L’incontro tra il primo ministro francese Sébastien Lecornu e i rappresentanti dei sindacati transalpini, in attesa di risposte politiche alle loro rivendicazioni, è terminato con una fumata nera. Al termine della riunione a Matignon, infatti, la segretaria generale della Confédération générale du travail (Cgt), Sophie Binet, ha chiamato alla «più ampia mobilitazione generale possibile» per il 5 novembre, invitando a «tenere assemblee ovunque, in tutti i luoghi di lavoro, per estendere lo sciopero anche nei giorni successivi».
«Siamo venuti per ottenere risposte concrete e immediate alla rabbia sociale. Il primo ministro e il governo non hanno annunciato alcuna misura, né alcuna considerazione delle nostre richieste». La leader sindacale ha inoltre affermato che «non si risponde alla mobilitazione sociale con misure di sicurezza e repressione» e che il governo dovrebbe smettere di «disprezzare, calpestare e umiliare giovani e lavoratori».
Quattro ministri. Due letture diverse degli scontri di Milano. Una la domanda: dietro ai saccheggi e agli scontri nel salotto della città c’è o no una regia esterna?
Per Crosetto è «guerra ibrida»
A lanciare il sasso è stato il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che ha parlato senza giri di parole di «guerra ibrida». «I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca», ha detto Crosetto martedì, intervenendo al Defense procurement forum in corso a Roma. I numeri, secondo il ministro, lo confermerebbero: «Se tre ragazzi su 10 hanno partecipato a quelle manifestazioni, non parliamo di maranza, di italiani di seconda generazione, se sei su 10 le condividono è perché in questi anni hanno subito una controeducazione da qualche parte, non dalla famiglia o dalla scuola, che gli ha dato valori, ambizioni, una visione del mondo e dei punti di riferimento che è in conflitto con la società in cui viviamo e con le regole democratiche».
Il ministro della Difesa Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Salvini e Piantedosi escludono regie esterne
Una teoria non condivisa dal titolare dei Trasporti, Matteo Salvini, impegnato su due fronti: la benzina elettorale dei baby casseur a Milano (sia per le Politiche sia per le Comunali) e la mancanza di benzina al Sud causata dallo sciopero degli autotrasportatori con cui la trattativa è in salita. Il leader leghista esclude «regie esterne, regie occulte o guerre ibride». La sua lettura è molto più semplice: «Questi cercavano le Nike, l’iPhone, ambivano ai Rolex», ha detto. «Io vi dico che dei 343 fermati e 50 arrestati non c’entrano nulla rivendicazioni politiche, il caro gasolio, il caro vita, gli studentati universitari e quello che volete voi, questi sono arrivati a Milano per rubare e devastare senza nessun tipo di ideale alle spalle». Per Salvini non c’entra nemmeno il disagio. «Se uno esce da casa con le mazze ferrate, le forbici e i martelli, lì c’è poco da fare a scuola, lì c’è da reprimere», ha tagliato corto uscendo dalla riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Milano. «Qui stiamo parlando di qualcuno che dice siamo a disagio e poi ha un telefonino da 1.700 euro. Hanno saccheggiato negozi di abbigliamento, scarpe e telefonia. Quindi non c’entra nulla il disagio».
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
A escludere una regia esterna è anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Per il Viminale non esisterebbe «alcuna evidenza» che i giovani saccheggiatori «siano manovrati» dell’esterno.
Matteo Piantedosi (Ansa).
Tajani si schiera con il ministro della Difesa
Cambia il ministero, cambia la lettura. Dalla Farnesina, Antonio Tajani sulla possibile «regia esterna» dà ragione a Crosetto. «L’ho anche detto più volte che c’è il rischio di influenza, un tentativo di influenzare i risultati elettorali in Europa», ha dichiarato il vicepremier forzista. «L’Unione Europea sta indagando e mi pare che le parole del ministro Crosetto siano condivisibili, io la penso come lui». Non è un caso, ha aggiunto Tajani, «che anche nel nostro ministero sia stata fatta una rivoluzione organizzativa, c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza cibernetica, che comprende le fake news, tutte le notizie che arrivano, anche l’uso di TikTok, quali messaggi vengono dati… messaggi sempre contro la civiltà occidentale, quindi bisogna verificare. Certamente non è da escludere che possano esserci anche tentativi di sfruttare dall’esterno quello che succede. Questo, come l’utilizzo di alcune piattaforme che non sono italiane, deve farci riflettere, deve farci verificare cosa c’è dietro».
La Commissione Ue ha avviato un procedimento formale nei confronti di Booking.com, principale piattaforma di prenotazione di alloggi in Europa, per verificare il rispetto del Digital Services Act (Dsa): l’istruttoria si concentrerà sulla gestione degli annunci fraudolenti, sulle truffe di phishing e sulla trasparenza delle inserzioni a pagamento sul sito, che beneficiano di un posizionamento privilegiato ma non chiaramente identificabili come pubblicità. «Il Dsa attribuisce alle piattaforme chiare responsabilità per far fronte a tali rischi, e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa le prenda sul serio», ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione Ue. Il procedimento nei confronti di Booking.com è il secondo legato alle truffe online nell’ambito del Dsa, dopo quello avviato su Meta ad aprile 2024.
La risposta di Booking.com
«Booking.com collabora pienamente con la Commissione europea e partecipa in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate nell’ambito del Regolamento sui servizi digitali. La sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute», ha dichiarato in una nota l’azienda finita nel mirino dell’Ue: «Confermiamo il nostro impegno a collaborare con i governi e le autorità di regolamentazione competenti, le forze dell’ordine e i partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere i viaggiatori e i partner».
La procura di Roma, nell’ambito dell’indagine sul Ponte sullo Stretto, ha delegato i Carabinieri del Ros all’esecuzione di un ordine di esibizione nei confronti del Mit, del Dipe/Cipess, della società Ponte sullo Stretto e del Consorzio Eurolink, finalizzato all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei conti, nell’ambito dell’attività di controllo relativa alla delibera Cipess n. 61/2025 e al decreto n.190 del 1 agosto 2025. É quanto si legge in una nota della procura relativa al procedimento avviato a piazzale Clodio per corruzione in cui sono indagati, tra gli altri, l’ex presidente aggiunto della Corte Tommaso Miele e l’avvocato Giacomo Saccomanno. L’attività investigativa fa seguito alla precedente del 9 giugno, con l’esecuzione di un decreto di perquisizione finalizzato all’acquisizione di documentazione e dei dispositivi elettronici (smartphone, device, etc..) in uso alle persone sottoposte alle indagini.
Elon Musk, che più volte ha citato potenziali sinergie tra gruppi e non ha fatto mistero di voler mettere un po’ di ordine nella sua galassia di aziende, ha definito una «buona idea», la possibile fusione tra SpaceX e Tesla, rivelando che i consigli di amministrazione delle due società hanno costituito comitati speciali per studiare l’integrazione, già ipotizzata nei mesi scorsi. https://www.lettera43.it/fusione-tesla-spacex-musk/. Il magnate – che a fine luglio aveva smentito il Wall Street Journal – ha sottolineato che non c’è alcuna garanzia che una fusione si realizzi e che non è stato ancora concordato nulla, inoltre un eventuale accordo dovrebbe comunque essere approvato dagli azionisti. Ma l’ipotesi della nascita di un nuovo colosso da oltre 3 trilioni di dollari, a questo punto, è tutt’altro che campata in aria.
Elon Musk (Imagoeconomica).
Con la fusione nascerebbe un colosso da 3,5 trilioni di dollari
La fusione tra SpaceX e Tesla darebbe origine a una delle società di maggior valore al mondo. L’azienda aerospaziale di Musk ha una capitalizzazione di mercato di 2 trilioni di dollari, mentre il marchio di auto elettriche vale quasi 1,5 trilioni. Sulla carta, con la loro integrazione nascerebbe un conglomerato da 3.500 miliardi, che avrebbe davanti solo Microsoft, Alphabet, Apple e Nvidia come valore di mercato.
La presentazione di Tesla Roadster (Imagoeconomica).
Musk ha parlato delle possibili sinergie tra le due aziende
Nella visione di Musk, ceo di entrambe le aziende, unire SpaceX e Tesla sarebbe vantaggioso dato il lavoro che ciascuna di esse svolge nell’ambito dei chip, dell’intelligenza artificiale e di altri progetti tecnologici. Nello specifico, l’operazione combinerebbe le auto, i robot e la tecnologia di guida autonoma di Tesla con i razzi, i data center, i satelliti e le attività di telecomunicazione di SpaceX. Reuters scrive che Starlink potrebbe servire robotaxi e robot umanoidi Optimus; mentre le batterie Tesla potrebbero supportare i fabbisogni energetici di SpaceX. Come sottolinea il Financial Times, le due aziende collaborano già su diversi fronti: i thruster a gas freddo del nuovo Roadster, presentato di recente, sono stati realizzati da SpaceX. Inoltre, la fusione conferirebbe a Musk un maggiore controllo sui diritti di voto nella società risultante rispetto a quello che detiene attualmente in Tesla: un’unica società, insomma, consentirebbe all’uomo più ricco del mondo di gestire la strategia nel campo dell’IA secondo le proprie intenzioni e con pochi compromessi.
Massimo Garavagliaè riuscito a raccogliere le 80 firme – tra delegati provenienti da quattro Regioni diverse – necessarie per candidarsi alla segreteria della Lega: la scadenza dei termini era prevista per le ore 13 di oggi. Il senatore ed ex ministro del Turismo (ricoprì questo incarico nel Governo Draghi) sfiderà ufficialmente Matteo Salvini per la leadership del partito al congresso straordinariodel Carroccio, che si terrà sabato 24 e domenica 25 ottobre a Milano. Tra le sottoscrizioni a sostegno di Garavaglia soprattutto firme lombarde, su tutte quelle del presidente Attilio Fontana e del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ma anche quelle degli assessori regionali Claudia Terzi e Massimo Sertori (vicinissimo al governatore e tra i malpancisti). In Piemonte ha invece firmato Gianna Gancia, moglie di Roberto Calderoli. Tiepido invece il sostegno da Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Con due candidati in corsa il voto sarà a scrutinio segreto.
Secondo quanto riportato dal Financial times, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva pianificato di effettuare attacchi contro l’Iran all’inizio di ottobre 2026, ma il presidente americano Donald Trump si è opposto alla ripresa dei combattimenti prima delle elezioni di medio termine statunitensi. Tre persone a conoscenza dei fatti hanno riferito al giornale che l’Idf era pronto a effettuare attacchi nel fine settimana del 10 ottobre per colpire impianti nucleari e siti del regime iraniano, nonché infrastrutture civili, tra cui centrali energetiche. Secondo le fonti, gli attacchi sarebbero stati più intensi di quelli condotti da Stati Uniti e Israele a febbraio. Non è chiaro se gli Stati Uniti si sarebbero uniti ai raid.
È morto a 70 anni Roberto Bernabai, storico volto del giornalismo sportivo di Telemontecarlo e La7. Romano, dopo aver iniziato la carriera collaborando con vari periodici, dal 1985 al 1990 era stato radiocronista e conduttore per emittenti regionali laziali. Nel 1990 l’approdo alla redazione sportiva di TMC, emittente per la quale è stato inviato e telecronista a tre Mondiali e tre Europei di calcio, nonché alle Olimpiadi di Barcelloni. Per sei stagioni, inoltre, era stato commentatore delle partite della Liga spagnola in coppia con Giancarlo De Sisti. Con la trasformazione di Telemontecarlo in La7, Bernabai era stato scelto come conduttore della prima edizione del telegiornale della neonata emittente. Dalla stagione 2006/2007 era stato inoltre conduttore di Area Gol, che viene trasmesso prima e dopo le partite di Serie A trasmesse sui canali del digitale terrestre Cartapiù, oltre che degli studi pre e post-partita della Coppa Uefa. Bernabai, tifoso della Roma, era inoltre una voce conosciuta nell’etere capitolino: tante le sue collaborazioni con diverse emittenti, tra cui Retesport e Radio Radio.
Una vasta ondata di maltempo si sta abbattendo in queste ore sull’Italia, motivo per cui la Protezione Civile ha diramato l’allerta arancione in Liguria e su parte di Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Campania, e l’allerta gialla in Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e su alcuni settori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.
A Jesolo, in provincia di Venezia, un uomo è morto dopo che un albero ha travolto la sua auto. Si tratta di un militare di 46 anni che stava andando a lavoro quando, in via Roma Destra, un tronco ha ceduto e si è abbattuto sul tetto della sua vettura. Nonostante l’intervento immediato dei soccorritori, tra cui anche i Vigili del fuoco, per lui non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri di Jesolo.
Dopo i colloqui a Oslo con Volodymyr Zelenksy e alcuni leader europei, Steve Witkoff è arrivato a San Pietroburgo, dove è stato accolto da Kirill Dmitriev, direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante speciale di Vladimir Putin per gli investimenti e la cooperazione economica con l’estero. Witkoff, inviato di Donald Trump, presenterà al presidente russo una proposta aggiornata per porre fine alla guerra in Ucraina. Jared Kushner, consigliere (nonché cognato) di Trump, parteciperà ai colloqui a distanza. Oltre a Witkoff, Putin incontrerà oggi a San Pietroburgo anche il primo ministro cinese Li Qiang.
Vladimir Putin (Imagoeconomica).
Rubio: «Positivii colloqui di Oslo»
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito «positivi» i colloqui di Oslo tra Witkoff e Zelensky: «Niente di inaspettato, niente di sorprendente. Ora, con queste idee, Witkoff può andare a San Pietroburgo e condividerle con la controparte russa, e vediamo se riusciamo a fare dei progressi». La Casa Bianca auspica che Putin mostri una maggiore disponibilità al compromesso, dopo che Trump ha acconsentito a revocare le sanzioni sulle vendite di gasolio russo e adottato altre misure accolte con favore da Mosca.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Mosca apre a negoziati con Kyiv
Zelensky, da Oslo, ha dichiarato che il prossimo passo dovrebbe essere un incontro trilaterale tra lui, Putin e Trump: un formato, questo, che la Russia ha finora respinto. Tuttavia proprio oggi Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, commentando la proposta di Trump di escludere Zelensky dal tavolo delle trattative, ha detto che è «impossibile» discutere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina senza la presenza di rappresentanti di Kyiv. Intanto, per quanto riguarda le operazioni militari, Zelensky ha confermato il ripristino della condivisione di intelligence con gli Usa sui lanci di missili balistici russi, fondamentali per la difesa della popolazione civile.
È arrivata la stretta del governo dopo i saccheggi di Milano e i disordini di piazza in varie città d’Italia: il Consiglio dei ministri ha infatti dato il via libera al decreto legge sulla sicurezza, che prevede otto articoli. Ecco il contenuto del provvedimento.
Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. https://t.co/kqk51X8YZa
Introdotto innanzitutto un nuovo reato: chi durante le proteste utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone rischia una reclusione da due a cinque anni e una multa fino a 20 mila euro. La pena aumenta se le violenze sono commesse a volto coperto e in caso di danni a infrastrutture o servizi di pubblica utilità. Chiunque, poi, anche «mediante strumenti informatici o telematici», organizza o promuove la formazione di gruppi per dar vita a manifestazioni violente rischia la reclusione da quattro a 12 anni.
La stretta sui minori
Tra le altre novità c’è l’estensione del fermo preventivo anche per «chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone»: tale misura varrà anche per i minorenni, ma solo se hanno compiuto 16 anni. Previste poi l’estensione dell’arresto in flagranza differita per le ipotesi di danneggiamento e la procedibilità d’ufficio anche per lesioni personali lievi o lievissime procurate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza durante l’adempimento delle loro funzioni. Da un precedente ddl confluisce la presunzione di capacità di intendere e di volere del minore che ha già compiuto 14 anni, rendendolo così subito imputabile senza subordinarlo all’accertamento della capacità d’intendere e di volere al momento del fatto. In arrivo poi multe da 500 a 1.000 euro – raddoppiabili in caso di reiterazione -per i genitori di minorenni (anche non imputabili) che commettono violenze durante manifestazioni.
Introdotto il divieto di raduno
Tra le misure del decreto legge figura inoltre la possibilità del questore di disporre il divieto di radunarsi ai minorenni quando cinque o più persone, anche in forma di gruppo, in luogo pubblico o aperto al pubblico, tengono comportamenti intimidatori. Questa misura di prevenzione può interessare anche determinate fasce orarie predeterminate a persone che abbiano commesso, nei cinque anni precedenti o che vengano colte nel compimento di alcuni comportamenti lesivi contro persone e cose o che siano stati già, nei cinque anni precedenti, autori di fatti per i quali sono stati colpiti da provvedimenti di carattere preventivo.
I militari inviati a Milano
L’articolo 8 dispone infine l’invio da subito di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, con una spesa di 4,7 milioni di euro: i parà della Folgore che saranno spediti nel capoluogo lombardo dopo i disordini non avranno poteri di polizia.
Nel 2025 le emissioni globali di gas serra si sono mantenute su livelli record, secondo un report dell’Onu. Il documento avverte che la Terra è avviata verso un riscaldamento compreso tra 2,6°C e 2,8°C entro il 2100, anche nell’ipotesi in cui i governi rispettino i recenti impegni climatici assunti. Si tratta di proiezioni più cupe rispetto a quelle dello scorso anno – che indicavano un riscaldamento compreso tra 2,3°C e 2,5°C – dovute, tra l’altro, al ritiro degli Stati Uniti (il secondo maggior inquinatore al mondo) dall’Accordo di Parigi e alla revisione delle stime sulle emissioni storiche. Tra i sei maggiori emettitori, i dati preliminari per il 2025 indicano un aumento delle emissioni negli Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, a fronte di una diminuzione in India, Russia e Unione Europea.
Per raggiungere un picco entro 1,8°C occorre diminuire le emissioni del 69 per cento entro il 2040
La possibilità di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C è svanita, sentenzia il rapporto, dopo decenni di un’azione climatica insufficiente, in particolare da parte dei paesi ricchi del G20, responsabili di tre quarti delle emissioni. Il rapporto delinea tuttavia uno scenario più favorevole, in cui il riscaldamento globale raggiungerebbe un picco compreso tra 1,7°C e 1,8°C, per poi scendere nuovamente al di sotto di 1,5°C entro il 2100. Per riuscirci, le emissioni globali dovrebbero ridursi del 18 per cento entro il 2030, del 45 per cento entro il 2035 e del 69 per cento entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Per fare un confronto, secondo l’Onu, il rispetto degli attuali impegni climatici porterebbe a una riduzione di appena il 5-8 per cento entro il 2030 e dell’11-15 per cento entro il 2035.
Ci sono dettagli, spifferi, voci di corridoio che però trovano conferma nei modi di fare e negli atteggiamenti. Insomma, la notizia è questa: da qualche giorno Giuseppe Conte appare assai più moderato rispetto al provocatore spiazzante cui siamo abituati. È più soft, meno corrosivo quando parla di Elly Schlein, più dialogante verso il Pd. L’unico contro cui non intende mollare è Matteo Renzi. Sul resto il leader M5s sembra aver indossato l’abito, con tanto di pochette, del perfetto democristiano.
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Anche l’intervista di martedì al Corriere della Sera aveva toni garbati, concilianti, quasi accomodanti. Chi conosce bene le dinamiche di Campo Marzio la vede così: da quando Schlein ha iniziato a fare la voce grossa, a rispondere colpo su colpo, a dichiarare apertamente di puntare a Palazzo Chigi, come ha fatto all’assemblea dem di domenica scorsa, l’ex premier ha iniziato a frenare, preferendo la moderazione e il dialogo allo scontro aperto. Tanto per quello ci sarà tempo, alle primarie. Insomma, Conte si è reso conto che pure Schlein è capace di mordere, quindi anche per questo avrebbe deciso di darsi una calmata.
Elly Schlein all’assemblea Pd (Imagoeconomica).
Alcuni sondaggi riservati darebbero Schlein in vantaggio
Ma non c’è solo questo. Un paio di sondaggi riservati giunti sulla sua scrivania hanno fotografato un vantaggio della segretaria dem alle primarie. Rafforzati anche da una rilevazione che dà il campo largo in vantaggio sul centrodestra sia con Schlein sia con Conte alla guida. Insomma, entrambi avrebbero la possibilità di sconfiggere Giorgia Meloni, facendo cadere la tesi (anche di una parte del Pd) che solo l’ex premier sarebbe davvero competitivo. Ora, i sondaggi sulle primarie valgono quel che valgono, ma quei numeri hanno tolto a Conte la sicurezza di uscirne vincitore che invece aveva fino a qualche tempo fa. Così si giustifica anche la scelta di aprire a un federatore, proposta che Schlein nega di aver ricevuto, e che invece Conte assicura di aver messo sul tavolo, trovando però una porta chiusa. «Ma se fosse sicuro, o quasi, di vincere alle primarie, non avrebbe mai fatto una proposta simile…», spiega a L43 un deputato dem in buoni rapporti coi pentastellati. Da qualche tempo, dunque, l’ex avvocato del popolo sta mettendo in conto anche di perderle, queste benedette primarie. E così svicola. Prima ha proposto di cedere il passo a un terzo nome, ora insiste sul mettere a terra il programma prima della consultazione. Toni diversi rispetto a non troppi mesi fa, quando assicurava che la linea sulle questioni «non negoziabili», a partire dall’Ucraina, sarebbe stata decisa dal vincitore delle primarie. Ora non è più così.
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
L’endorsement ufficiale di AVS non è arrivato
C’è poi un altro elemento che ha tolto sicurezza all’ex premier. Nonostante i buoni rapporti con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, Conte non ha ricevuto la promessa di endorsement da parte di AVS: se ci saranno più candidati, la sinistra presenterà un proprio nome, se invece i contendenti saranno solo due, non si esprimerà, lasciando ai propri elettori libertà di voto. Conte invece avrebbe voluto un appoggio ufficiale da parte di Alleanza Verdi Sinistra. E questo cambia parecchio le carte in tavola. Infatti martedì pomeriggio l’ex premier si è augurato che alle primarie corrano più nomi. «Mi auguro che partecipino più candidati, così da non diventare un duello rusticano…», le sue parole. È convinto, l’ex premier, che più persone corrono e più penalizzata sarà Schlein, non lui.
Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La segretaria cambia look: dalle sneakers ai tailleur
Ma c’è anche un fattore estetico ad aver rafforzato la leader dem: il cambio di look. Fino a quando Schlein si presentava in ogni occasione in jeans e sneakers, l’avvocato del popolo aveva gioco facile ad apparire come il candidato ideale per Palazzo Chigi: sempre elegantissimo, con abiti sartoriali e perfette camicie bianche. Poi lui a Chigi c’è già stato, affrontando oltretutto una pandemia. Lei, invece, era dipinta dai critici come la studentessa del liceo cui non affidare nemmeno la guida di un condominio. Da qualche tempo, però, Schlein, oltre alla strategia, ha cambiato outfit, presentandosi con impeccabili tailleur pantalone. Non più scarpe da ginnastica, ma calzature eleganti con tacco basso. Eccomi, sono pronta per Palazzo Chigi, con tanto di guardaroba adeguato, sembra voler dire. L’immagine in questo caso conta parecchio. Lo sa bene Conte, che la sua la studia a tavolino per ogni occasione: con la pochette a sei, cinque o quattro punte agli appuntamenti istituzionali; senza pochette nelle occasioni più informali; addirittura senza cravatta se incontra i lavoratori dell’Ilva o va a Trastevere dai ragazzi del Cinema America. Insomma, anche nell’abbigliamento Conte ha capito di avere davanti una nuova Elly Schlein, più agguerrita e meno accomodante, pronta a sfidarlo senza esclusioni di colpi.
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Imagoeconomica).
La grana Virginia Raggi
L’ex avvocato del popolo però deve fronteggiare anche un problema interno. Se con Alessandro Di Battista l’ha scampata, poiché la malattia di Dibba ha azzerato le possibilità di una discesa in campo alle Politiche con il suo movimento Schierarsi (che rischiava di rosicchiare parecchi voti ai 5 stelle), Conte si trova ora a gestire il problema Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma si sarebbe stufata di fare la muffa in Campidoglio e ambisce a una candidatura in Parlamento, ma il leader e i suoi fedelissimi la temono, perché Raggi porta avanti posizioni che si rifanno al M5s delle origini e, soprattutto, non vuole alcuna alleanza con Roberto Gualtieri. Insomma, Conte preferirebbe non averla tra i piedi, ma non sarà facile stoppare (con motivazioni valide) una sua eventuale corsa. Un’altra piccola preoccupazione per il capo.
«Con Futuro Nazionale saremo noi a terrorizzare i delinquenti e i criminali, li andremo a prendere uno a uno nelle case, nelle scuole e gli faremo pagare i danni». Lo ha detto Roberto Vannacci durante la conferenza stampa di presentazione di una proposta di legge in materia di sicurezza da parte di Futuro Nazionale, commentando i disordini andati in scena a Milano: «La libertà di manifestazione è sacrosanta, ma è subordinata al rispetto della sicurezza e della salute pubblica».
La proposta di legge di Futuro Nazionale
«Chi prepara attacchi alla polizia con azioni paramilitari porta il terrorismo in piazza. Per noi questo è terrorismo e per noi la risposta deve essere il pugno duro», ha dichiarato inoltre Vannacci in videocollegamento. Tra le misure che il Futuro Nazionale intende proporre l’ex generale ha citato l’introduzione di pene pecuniarie per risarcire i danni, il potenziamento delle forze dell’ordine con maggiori poteri, la revoca della cittadinanza per i non italiani che delinquono, la tutela delle forze ordine attraverso «il vero scudo legale» e non quello proposto dalla «ipodestra».
Vannacci, su Facebook, aveva presentato le misure adottate dal governo «contro baby gang, devastazioni e violenze» come «una vittoria di Futuro Nazionale», in quanto il suo partito le aveva proposte già mesi fa. Tuttavia, aveva osservato l’ex generale invocando «pene più severe per chi distrugge e provvedimenti preventivi nelle situazioni più gravi», questo passo avanti non è sufficiente: «L’ordine pubblico non si garantisce con annunci e misure tampone. Serve una riforma organica che tuteli davvero chi difende lo Stato e chi rispetta la legge».
Come ha scritto qualcuno nei commenti, «si sta ribaltando la situazione». Ben, ex braccio destro di Fabrizio Corona, ha pubblicato un video di 15 minuti, registrato dallo studio di Coronasland, in cui, tramite alcune registrazioni fatte in segreto, mostrerebbe «tutta la verità» sui metodi adottati dall’ex re dei paparazzi per i suoi “scoop”, proponendo la sua versione dei fatti e mettendo in discussione tutto il sistema di Falsissimo. Nel filmato, postato su YouTube e rilanciato tramite una storia dall’account Instagram di Coronasland proprio nel giorno in cui Corona si è presentato in tribunale di Milano per la prima udienza della maxi causa intentata contro di lui dal gruppo Mediaset, Ben si rivolge a più riprese direttamente al volto di Falsissimo, accusandolo – tra le altre cose – di dire bugie e di non pagare compensi pattuiti. Come risponderà Corona?
Revolut ha registrato un problema tecnico che ha paralizzato l’accesso ai conti, i pagamenti con le carte, i bonifici e le conversioni di valuta sull’app e i prelievi agli sportelli in diversi Paesi europei, compresa l’Italia, dove la banca digitale ha da poco raggiunto i 5 milioni di clienti. Numerose le segnalazioni: Revolut ha confermato le anomalie e ha comunicato che i tecnici sono al lavoro per ripristinare il servizio.
I servizi Revolut sono fuori uso a causa di un problema legato a Google Cloud
I servizi Revolut non sono utilizzabili per via di un problema legato a Google Cloud, a cui si appoggia la banca digitale, che ha subito una grave interruzione di rete presso il data center europeo situato a Londra. I problemi hanno coinvolto anche altre aziende del settore finanziario con sede nel Regno Unito, come Lloyds Bank, HSBC e Halifax. «Stiamo lavorando alla soluzione del problema da quando è stato identificato questa mattina. Possiamo confermare che i dati e i soldi di tutti i nostri clienti sono al sicuro», ha detto all’Afp un portavoce di Revolut.
«I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube, senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo al Defense procurement forum a Roma in merito alle devastazioni avvenute nel weekend del 17 e 18 ottobre nel capoluogo meneghino. «Se tre ragazzi su 10 hanno partecipato a quelle manifestazioni», ha sottolineato Crosetto, «non parliamo di maranza, di italiani di seconda generazione. Se sei su 10 le condividono è perché in questi anni hanno subito una controeducazione da qualche parte, non dalla famiglia o dalla scuola, che gli ha dato valori, ambizioni, una visione del mondo e dei punti di riferimento che è in conflitto con la società in cui viviamo e con le regole democratiche».
Il timore di influenze attraverso l’analisi dei comportamenti sui social
Secondo Crosetto, la minaccia risiede nell’uso mirato di algoritmi, dati comportamentali e tecnologie avanzate: «La mia più grande preoccupazione oggi è la capacità che hanno alcune Nazioni dopo aver studiato con gli algoritmi le menti dei nostri giovani di conoscere molto meglio di noi come influenzarli. Perché quando hai avuto a che fare con contenuti che interessano, con le reazioni a quei contenuti, hai raccolto dati per anni e anni, hai visto le reazioni e con l’intelligenza artificiale hai la possibilità di studiarle, magari aumentando le capacità di analisi attraverso le tecnologie quantistiche, tu disponi di un‘arma potentissima: quella di instillare nelle mente delle persone dei modi di pensare che credono essere loro ma che derivano da una manipolazione molto sofisticata. E quando vedo cose come quelle di Milano la mia preoccupazione aumenta».
Salvini: «Nessuna regia, su russi ho letto cose strambe»
Di segno diametralmente opposto la posizione di Matteo Salvini: «No, ho letto cose strambe, i russi… No, basta: è per questo che chiedo un patto fra tutti per difendere e proteggere Milano. Molti di questi vengono da fuori Milano. Ne parlavo con il questore, la polizia ferroviaria li può intercettare a casa loro, quando vengono dalle province, quando vengono da Crema, da Pavia, da Lecco, da Varese, da Cinisello, li devi intercettare là e devi controllare le stazioni. Ripeto, quello che non si può più fare è concedere Piazza Duomo, perché vedere le fiamme in Piazza Duomo è un simbolo di resa che non possiamo».
Altro che Palazzo Chigi, dove da tempo viene indicato come prossimo comunicatore della presidenza del Consiglio, senza però mai arrivare al dunque: Gian Marco Chiocci, il giornalista di cui Giorgia Meloni si fida ciecamente, attuale direttore del Tg1, con la riforma della Rai pare essere destinato a diventare l’amministratore delegato della televisione pubblica. L’attesa per la nuova governance sta facendo scaldare gli animi: al Senato il 26 novembre inizia la discussione generale dedicata alla riforma della Rai, con la Lega che punta a vendere politicamente la possibilità di ridurre il canone. Prevista la durata di quattro anni per il consiglio di amministrazione e per l’amministratore delegato, la nomina del presidente e dell’ad da parte del cda e la continuità del contratto di servizio oltre la sua naturale scadenza: ma sono in programma anche le “barricate” da parte del Partito democratico, anche se con Elly Schlein non si sono viste grandi battaglie per difendere le postazioni dirigenziali, cosa che invece è sempre accaduta in passato, toccando l’apice con Walter Veltroni che aveva sempre sotto controllo l’organigramma della sede centrale e di Saxa Rubra e ci teneva ad avere uno schieramento di “amici” nel servizio pubblico. Con la promozione di Chiocci alla carica di ad si libera un posto, quello di capo del Tg1, e qui i direttori del gruppo editoriale della famiglia Angelucci sono pronti alla chiamata, a cominciare da Tommaso Cerno, ora alla guida del Giornale e al quale non manca l’ambizione di essere messo al comando dell’ammiraglia dell’informazione pubblica. Come seconda scelta c’è Daniele Capezzone, direttore del Tempo, anche lui molto apprezzato da Meloni e ritenuto «efficace mediaticamente». La riforma della Rai serve anche per avvicinarsi alle prossime elezioni politiche…
Mercoledì arrivano i vandali anche a Roma?
Roma esente dai vandalismi? Aspettiamo la giornata di mercoledì 21 ottobre, quando sono annunciate contestazioni in occasione di un convegno dove si parlerà di investimenti immobiliari, nello scenario dell’Ara Pacis: nel mirino c’è la partecipazione dei proprietari dello Spin Time, il palazzo che era stato occupato da centinaia di persone e che è stato sgomberato dopo un incendio. InvestiRe Sgr, Coima e tanti altri saranno protagonisti di un evento del Sole 24 Ore, con la presenza annunciata del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore Tobia Zevi. Su Instagram girano gli inviti a partecipare: «Chi vive e lavora a Roma non è stato invitato a un incontro dove vogliono decidere il futuro della città», fa notare qualcuno, e «i grandi investitori e la giunta capitolina stanno trasformando i nostri quartieri in patrimonio da mettere a rendita». La rigenerazione urbana viene indicata come «parte integrante del modello capitalista di governo del territorio, che viene portato avanti da Gualtieri in collaborazione con la Regione di Rocca». Sono attesi Mario Abbadessa, ceo e fondatore di Add Capital, Domenico Bilotta, managing director di InvestiRe Sgr, Gabriele Bonfiglioli, di Coima Sgr, ossia la società di Manfredi Catella impegnata nel progetto di rigenerazione delle ex caserme di via Guido Reni, quelle situate nella strada dove c’è il museo Maxxi. Gualtieri è chiamato a chiudere la kermesse, sul tema “Real Estate nella Capitale: la rivoluzione post-Giubileo”. La mattinata di mercoledì, comunque, si preannuncia piovosa: e gli acquazzoni a Roma capitano sempre quando ci sono manifestazioni potenzialmente pericolose…
Totti, spopola la gag sulla prostata
Serata romana al Teatro Brancaccio con Francesco Totti che ha presentato il suo libro, ammettendo candidamente di non averlo letto. Il romanista più sfegatato della città, che risponde al nome di Giovanni Floris, ha esultato, anche perché il libro esce per i tipi di Cairo Editore, che è anche il proprietario di La7, la rete dove da anni conduce la sua trasmissione il martedì. Il teatro era pieno, qualcuno ha contato oltre 1.500 presenti, e Totti non ha nascosto la sua commozione: «Facevo un lavoro che ho sempre voluto, una mia passione e un mio divertimento. Ho cercato sempre di dare e trasmettere quello che io provavo quando giocavo a calcio. Questo per me è stato un amore vero, non è semplice trasformare quello che pensi. In quei momenti ero sicuro di me stesso e spero che sia entrato dentro alle persone l’amore che avevo dentro». Oggi pensa al basket, con la sua società Maxima. Guardando Oltre, come il titolo del libro. Anche se uno dei momenti più memorabili della serata è stato il racconto di una traumatica visita alla prostata. Con battute e tempi comici da consumato attore. Forse il futuro dell’ex Pupone potrebbe essere quello…
Forum Internazionale dell’Agricoltura a Roma, per due giorni, nello scenario incantevole del Casino dell’Aurora Pallavicini, a due passi dal Quirinale. Leggendo su internet il programma, però, qualcuno ha fatto un salto sulla sedia, guardando attentamente i nomi dei relatori: l’annuncio vede un lungo elenco nel quale appare anche Roberto Arditti, che però è morto ad aprile. Come errore è da matita blu, davvero.
Idisordini di Milano sono stati condannati dalla coalizione di governo e, tutto sommato, anche dalle opposizioni. Di diverso avviso alcuni rapper, provenienti nella maggior parte dei casi proprio dalla scena milanese, che invece si sono schierati a favore dei manifestanti. Ecco gli artisti che hanno espresso la propria posizione e cosa hanno detto.
Marracash: «Con le buone non cambi le cose»
«Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose», ha scritto Marracash su Instagram, riferendosi anche proteste degli autotrasportatori: «Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». «Con le buone non cambi le cose». Hanno messo like al post del rapper milanese, tra gli altri, i colleghi Guè e Sayf.
Ghali: «Continuate a lottare per ciò in cui credete»
«A tutti i ragazzi che scendono in piazza, a quelli che hanno il coraggio di affrontare discorsi scomodi e a chi, nel silenzio, cerca la pace con sé stesso. Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti», si legge in una storia ricondivisa da Ghali (che è di Milano) su Instagram. E poi: «La libertà di pensiero è l’unica di cui possiamo disporre in questa vita».
La storia di Ghali sui disordini di Milano (Instagram).
Sayf: «Non crediamo alla propaganda degli infiltrati»
Sayf (che è di Genova), sempre su Instagram, ha invece puntato il dito contro chi utilizza gli episodi di violenza per screditare le proteste: «Non crediamo alla loro propaganda, è la tecnica più vecchia del mondo. Sono loro che si infiltrano nelle manifestazioni per renderle violente. Sono loro che accendono il faro sulla violenza di pochi, sono loro che la istigano in primis. E in ogni caso, la violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone». Poi: «Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto».
La storia di Sayf sugli scontri di Milano (Instagram).
Cosa hanno detto Artie 5ive, Luchè, Nayt e Kid Yugi
Così Artie 5ive, rapper cresciuto in zona Bicocca: «Abbiamo insegnato ai ragazzi a distruggere e questo è il risultato. Mettiamoci tutti una mano sulla coscienza, perché il problema più grande di questo Paese è l’incapacità di comprendere un discorso di più di 10 secondi. E siete privilegiati se vi potete lamentare di non poter prendere i mezzi o di non poter fare l’aperitivo, perché nel mondo reale si lotta ogni giorno per arrivare a fine giornata». Il rapper napoletano Luchè, per riaffermare le necessità sociali del conflitto, ha richiamato i versi del suo brano Se non ci fosse la rabbia. Nayt, lucano, non ha commentato esattamente gli scontri di piazza, limitandosi a criticare l’indifferenza e i meccanismi del consumismo e più in generale il sistema economico in cui viviamo, in cui «ogni individuo non vede più a un metro di distanza da sé». Kid Yugi, pugliese, ha parlato dei blocchi di camionisti agricoltori nel Sud: «Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli sono state negate e la dignità di cui sono stati privati». E poi: «La mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Lo Stato italiano è ormai fallito».
Il lungo post “controcorrente” di Fedez
E Fedez, che è di Rozzano? Il rapper ha rilanciato quanto detto a Pulp Podcast sulla disparità di trattamento mediatico tra le manifestazioni del Nord e il blocco totale del Sud, che non avrebbe trovato adeguata copertura sugli organi di informazione: «Al Sud è apocalisse da giorni nel silenzio dei media, un giorno di scontri a Milano ed è emergenza nazionale. Un pugno di maranza e i loro danni oscurano i motivi per cui si manifesta in tutta Italia». Successivamente ha pubblicato un altro lungo intervento, in cui ha sia solidarizzato con i manifestanti (riconoscendone le frustrazioni), che criticato i colleghi pronti a celebrare le proteste.
Al via a Milano l’incontro tra le associazioni dell’autotrasporto, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi, per trovare una soluzione alla protesta portata avanti dal comparto contro il caro carburanti e contro le carenze che stanno interessando il settore, in aggiunta ad altre criticità strutturali. In un’intervista a Rtl 102.5, Salvini ha confermato l’arrivo di 430 milioni sotto forma di credito d’imposta per il settore. Ha anche aggiunto di aver avuto un colloquio con i singoli autotrasportatori e alcune realtà del Sud, in Sicilia, Campania e Puglia, da cui è maturata la disponibilità a rimuovere i blocchi autostradali sull’A1 e su altre importanti arterie, per permettere di rifornire negozi, farmacie e supermercati. I 430 milioni che sono già a bilancio, quindi sono già stanziati, sono disponibili. Tuttavia, per superare gli ostacoli burocratici, ci siamo imposti di erogarli a partire da questa settimana, perché molte imprese non possono aspettare. Stiamo costruendo ora per ora un puzzle complicato e quindi non voglio anticipare nulla, ma ci saranno sicuramente risorse aggiuntive», ha spiegato.