Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre

Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità nazionale palestinese, si è fatto avanti affermando di essere la fonte citata nell’articolo di Haaretz che riportava come Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito dei piani di Hamas dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed, poco prima del 7 ottobre 2023. L’articolo di Haaretz si basava su alcuni passaggi del libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval.

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ammissione in un video pubblicato su Facebook

In un video su Facebook, Abu Zaida ha spiegato di aver svolto all’epoca dei fatti raccontati nel volume il ruolo di intermediario tra Israele e Hamas, trasmettendo agli Emirati e ai servizi di intelligence di Tel Aviv un avvertimento sui piani di Yahya Sinwar (allora leader di Hamas a Gaza) per una grande offensiva: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente. Haaretz aveva ipotizzato inizialmente che l’intermediario fosse Mohammed Dahlan, ex leader di Fatah nella Striscia di Gaza, o una persona che agiva per suo conto.

Chi è Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Anp

Esponente di Fatah, il 66enne Abu Zaida è stato ministro per gli Affari dei Detenuti dell’Anp dall’inizio del 2005 a quello del 2006, quando le elezioni legislative palestinesi videro la vittoria di Hamas. Originario di Jabalia e parte di una fazione di Fatah che sostiene Dahlan, nel tempo ha collaborato strettamente con Tel Aviv (nonostante avesse trascorso 12 anni in una prigione dello Stato ebraico) e intrecciato legami con importanti esponenti di Hamas, mantenendo anche contatti regolari con giornalisti israeliani. Au Zaida ha lasciato l’enclave palestinese alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra: da allora risiede al Cairo.

Netanyahu, la smentita e l’attacco a Haaretz

L’ufficio di Netanyahu si era affrettato a smentire quanto scritto nel libro e riportato da Haaretz: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua». Successivamente lo stesso Netanyahu, ha inviato una lettera di diffida alla testata di sinistra, da sempre una spina nel fianco dell’attuale premier israeliano. Questa la risposta del direttore Aluf Benn: «Non siamo spaventati dalle minacce del primo ministro e dai suoi tentativi di strangolarci finanziariamente. Continueremo a difendere i diritti umani e civili e denunciare le irregolarità e i crimini di guerra del governo».

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina

È iniziato alle 14 e terminerà allo stesso orario di domenica 20 settembre il voto online degli iscritti pentastellati sulla “Alleanza per la Costituzione”, in pratica il programma del M5s, che si tiene in concomitanza con la due giorni di Nova a Milano. Il documento, «sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio», è diviso in 20 aree tematiche, che vanno dalla sanità al lavoro, fino alle pensioni e alle tasse, passando per scuola, ambiente e sicurezza, senza dimenticare l’immigrazione e diritti Lgbt. Tra tutti i punti che il partito di Giuseppe Conte porterà «al tavolo della coalizione» spicca quello al numero 17, dedicato alla guerra. O, meglio, al suo ripudio.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina
Elly Schlein e, sul maxischermo, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il punto 17: “L’Italia ripudia la guerra”

Nessuno sconto al Pd, tantomeno giri di parole nell’affrontare il tema più discusso all’interno della coalizione progressista, cioè il sostegno militare a Kyiv. «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge al punto 17. E poi: «È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale». Questa parte del documento ribadisce inoltre i “no” al piano Rearm Eu e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil in sede Nato. Sì invece al riconoscimento dello Stato della Palestina.

“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale

Sigfrido Ranucci ha smentito la veridicità di un’immagine in cui lo si vede baciare Maria Rosaria Boccia, «evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ma finita al centro di un articolo di Libero.

«Altra falsità dei giornali di Angelucci, il parlamentare più assenteista d’Italia. Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto “Fosca” parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tra me e Boccia. È una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ha scritto Ranucci su Facebook. «Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI, la sospensione delle repliche estive di Report».

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

L’interrogatorio della compagna di Lavitola, ricostruito da Libero

Nell’articolo di Libero viene riportata una frase di Valter Lavitola, reo confesso mandante dell’attentato a Ranucci, rivelata dalla compagna Natalia Potenza in procura durante l’interrogatorio del 12 settembre: «Questo scemo non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia». Queste parole risalirebbero allo scorso maggio, ovvero al periodo in cui il faccendiere stava lavorando al famoso sondaggio su Ranucci in politica. Secondo la testimonianza, il Lavitola era «rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, come una belva», dopo aver visto quella foto – palesemente fake – che, ha affermato Potenza, era stata mostrata al compagno «dai servizi segreti o da qualche investigatore». La foto in questione non era mai stata diffusa e lo stesso articolo di Libero, va detto, metteva in dubbio la sua effettiva esistenza: ci ha pensato Ranucci, come ha spiegato, a ripescarla dalla chat.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La reazione di Boccia, che ha scritto un libro sul rapporto con Ranucci

Sulla questione si è espressa (tramite il suo legale) anche Boccia. «Nell’interesse della mia assistita comunico che nella giornata odierna procederemo nelle competenti sedi giudiziarie nei confronti della signora Natalia Potenza, del quotidiano Libero e del giornalista Giacomo Amadori, in relazione alle dichiarazioni e ai contenuti pubblicati nell’edizione odierna», ha dichiarato l’avvocato Francesco Di Deco: «Contestiamo nel modo più categorico l’esistenza e la veridicità della fotografia descritta nell’articolo, nei termini in cui viene rappresentata, e ogni ricostruzione idonea a far ritenere che tra la mia assistita e Ranucci ci siano stati incontri o rapporti della natura insinuata dalla pubblicazione». Di Deco ha inoltre precisato che, negli ultimi due anni gli incontri tra Boccia e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». L’arco temporale indicato non è casuale: da domani sarà infatti disponibile Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, libro nel quale l’imprenditrice ricostruisce, dal proprio punto di vista, quasi due anni di rapporto con il giornalista, conosciuto a settembre del 2024 quando Boccia era al centro della vicenda politica legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Torino, tensioni al presidio anti Vannacci

Attimi di tensione davanti all’hotel Nh a Torino, dove Roberto Vannacci ha partecipato al convegno sull’insicurezza urbana organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. Una cinquantina di manifestanti si sono radunati fuori dall’edificio avvicinandosi allo schieramento delle forze dell’ordine e lanciando uova contro gli agenti, dai quali non è giunta alcuna risposta. «Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino», recita lo striscione esposto. Alcuni manifestanti hanno anche cercato di aggirare il blocco delle autorità per raggiungere la sede del convegno, ma i tentativi sono andati a vuoto. Ogni strada di accesso è presidiata da personale in tenuta antisommossa. Il presidio è stato organizzato dal network antagonista torinese che fa capo al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.

Vannacci a Orvieto, l’ex generale a testa in giù nel volantino dell’Anpi

Dal 18 al 20 settembre Orvieto ospiterà il Forum dell’indipendenza italiana, evento della destra sociale nato nel 1999 che quest’anno si svolgerà sotto l’egida di Futuro Nazionale. La città umbra sarà per tre giorni la capitale del sovranismo: oltre a Roberto Vannacci e Gianni Alemanno (oggi iscritto a FN), è attesa anche una delegazione dalla Germania di Alternative für Deutschland. Ebbene, in concomitanza col convegno sovranista la sezione locale dell’Anpi, in collaborazione con Articolo 21, Spi-Cgil e Rose Rosse d’Europa, ha organizzato un «picchetto democratico e antifascista»: sul volantino che promuove l’iniziativa, oltre a una serie di figure che nei secoli hanno dato lustro a Orvieto, campeggia anche Vannacci a testa in giù.

Vannacci a Orvieto, l’ex generale a testa in giù nel volantino dell’Anpi
Gianni Alemanno e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In alto nel volantino si legge una citazione di Francesco De Gregori: «Generale, questa non è la sua trincea. Quindi, per favore, resti dietro la collina». Nel testo viene ricordato che Orvieto «è stata cantiere per Beato Angelico e Luca Signorelli, per Ippolito Scalza e per Emilio Greco, autore delle porte bronzee del Duomo». E che in città «papa Urbano IV istituì nel 1264 la festa universale del Corpus Domini; insegnò San Tommaso d’Aquino; trovò asilo papa Clemente VII in fuga dal Sacco di Roma». Inoltre «Sigmund Freud studiò gli affreschi del Duomo per i suoi saggi sulla memoria e sul lapsus» e «William Turner ne fu stregato». Orvieto, aggiungono poi gli organizzatori della mobilitazione, «ha dato i natali a Luigi Barzini, a Livio Orazio Valentini, all’ironia di Anna Marchesini e alla tenacia civile di Luca Coscioni», nonché ai sette martiri di Camorena, giovani antifascisti e renitenti alla leva fucilati dai nazifascisti il 29 marzo 1944. Per cui Vannacci, di orgogliose simpatie nostalgiche, non può che essere un intruso. E questo vale anche per il suo «attendente» Alemanno.

Alemanno: «Un motivo in più per venire e ridere di questi trogloditi»

«Il volantino parla degli uomini di cultura che sono nati a Orvieto, ma l’esito è sempre lo stesso: il nemico politico va messo a testa in giù. Questa volta tocca a Vannacci», ha scritto Alemanno sui social. «L’Anpi e Articolo 21 chiamano alla mobilitazione antifascista per impedirci di svolgere il nostro Forum dell’indipendenza italiana sotto l’egida di Futuro Nazionale. Come se non bastasse mi qualificano come “l’attendente del Generale”», ha aggiunto poi l’ex sindaco di Roma: «Questo sarà solo un motivo in più per vederci ad Orvieto, diffondere le nostre idee e ridere di questi trogloditi».

Dopo la diserzione, ecco l’anticapitalismo: i Giovani Dem fanno ancora discutere

Non bastava l’appello alla diserzione da parte di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici. A pochi giorni di distanza i “baby” del Pd tornano a far discutere con Marco Rocco De Luca, consigliere comunale di Cesena, che sempre dalla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia ha esortato i compagni di partito a «distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico». Un altro intervento, insomma, destinato a riaccendere il confronto sull’identità della nuova generazione dem e, più in generale, del Pd.

Quelle sopra sono le parole scelte per la didascalia del video pubblicato sul suo profilo Instagram. De Luca, che della giovanile del Pd è responsabile nazionale Cultura Politica, Fondazioni, Memoria e Antifascismo, dal palco di Reggio Emilia ha arringato così la platea: «Sì, noi siamo i figli, noi siamo i nipoti della storia del comunismo italiano e nel concreto dobbiamo liberarci dal giogo imperialista di Trump e degli Stati Uniti, dall’ossessiva retorica sionista, dalla tentazione di cedere alle sirene del capitalismo, del capitale, del liberismo e salpare finalmente con coraggio verso nuovi orizzonti».

L’affondo di Marattin: «Serve un Comitato di Liberazione Nazionale contro il campo largo»

«E voi che pensavate che l’attacco al neo-liberismo della segretaria Schlein – o l’invito alla diserzione della segreteria dei giovani – fosse abbastanza. Sentite un po’ qua invece, va», ha scritto sui social Luigi Marattin, deputato e segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, commentando il video di De Luca. Raggiunto da Adnkronos, ha poi ironizzato: Ho cambiato idea. Ho sempre pensato che non servisse una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale contro il pericolo fascista. Invece serve. Contro il campo largo però».

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti

Il Gip del tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che era sospettato di aver incassato denaro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta del 2017 sul delitto di Garlasco, e dunque di corruzione in atti giudiziari. L’Ansa, citando fonti del palazzo di giustizia, riporta che «l’ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone». Gli atti saranno trasferiti a Pavia.

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti
Un frame di Andrea Sempio durante la trasmissione Quarto Grado di Rete 4 (foto Ansa).

Nell’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Sempio, depositata a inizio giugno alla Procura di Brescia, non era emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti Sarebbero invece appunto emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione.

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti
Mario Venditti (Ansa).

Perché Venditti era stato iscritto nel registro degli indagati

La Procura di Brescia aveva iscritto Venditti nel registro degli indagati alla fine di settembre del 2025, col sospetto che avesse incassato denaro per archiviare Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e già all’epoca segnalato come possibile autore alternativo del delitto rispetto ad Alberto Stasi, poi condannato. Tutto era nato a seguito di un appunto rinvenuto a casa della famiglia Sempio, dove c’era scritto: «Venditti gip archivia X 20.30 euro». La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sue abitazioni a Pavia, Genova e Campione d’Italia, oltre che in quelle dei familiari di Sempio e di due ex appartenenti alla Polizia giudiziaria.

Elezioni in Svezia, il centrosinistra vince di tre seggi

A scrutinio ultimato, la coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni in Svezia che si sono svolte domenica 13 settembre 2026. Secondo i dati definitivi, che sono arrivati dopo lo spoglio dei voti degli elettori all’estero, i quattro partiti che la compongono hanno ottenuto complessivamente il 49,5 per cento dei voti e 176 seggi, contro il 48,9 per cento e i 173 seggi conquistati dai quattro partiti di centrodestra. Il premier svedese Ulf Kristersson ha rassegnato le proprie dimissioni. La coalizione di centrosinistra è composta dai Socialdemocratici, che nonostante un calo dei consensi sono da oltre un secolo il primo partito svedese, dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro. A Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, servirà il sostegno di tutti e quattro i partiti per formare il governo, siccome la maggioranza che hanno è solo di due seggi. Non è scontato che accada perché soprattutto i partiti Centro e Sinistra hanno posizioni diverse su alcune politiche, specie quelle economiche.

Busta con proiettile e minacce recapitata al ministro Valditara

Nelle scorse settimane, presso il ministero dell’Istruzione e del Merito, è stata recapitata una busta indirizzata a Giuseppe Valditara, contenente un proiettile e una lettera con frasi minatorie. La notizia, riportata da Adnkronos, è stata nei fatti confermata da Giorgia Meloni, che sui social ha espresso «piena solidarietà» al ministro «per le gravi minacce ricevute».

Meloni: «Atto intimidatorio che non può trovare spazio in una democrazia»

«Un proiettile e una lettera minatoria sono vili atti intimidatori che non possono trovare spazio in una democrazia. Confidiamo nel lavoro delle Forze dell’ordine per fare piena luce sull’accaduto e in una condanna netta e unanime da parte di tutte le forze politiche», ha scritto Meloni. Sul caso è stata sporta denuncia agli organi di polizia.

Amplifon, cda convoca assemblea per ingresso di Gn nel capitale

Il cda di Amplifon, in seduta straordinaria, ha deliberato di convocare l’assemblea degli azionisti per approvare l’aumento di capitale – mediante l’emissione di 56 milioni di nuove azioni ordinarie pari a circa 17 per cento del capitale sociale – riservato a Gn Store Nord, in relazione all’acquisizione dell’intera sua divisione Hearing. L’assemblea sarà inoltre chiamata alla nomina, subordinata al perfezionamento dell’acquisizione, di Scott Davis quale rappresentante di Gn nel cda, e alla conferma della nomina per cooptazione di Francesca Fiore. Inoltre, il consiglio proporrà all’assemblea alcune modifiche allo statuto sociale, al fine di adeguarlo alle disposizioni introdotte dalla riforma del Tuf, e di dare approvazione definitiva alla scissione parziale mediante spin-off, annunciata il 30 luglio 2026, finalizzata a rendere più efficiente la struttura societaria del gruppo. La data dell’assemblea verrà determinata in seguito.

L’Ue approva il Kids Act col divieto dei social per gli under 13

La Commissione europea ha adottato l’Eu Kids Act per rafforzare la sicurezza dei minori online. La proposta vieta alle piattaforme social l’accesso agli under 13 e fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account autonomo. Tra 13 e 15 anni sarà previsto il controllo dei genitori, attraverso “mini account” che dovrebbero prevedere garanzie come contatti sociali limitati e un tempo di utilizzo massimo di un’ora al giorno. Il testo introduce inoltre il principio dell’inversione dell’onere della prova: saranno i fornitori a dover dimostrare che i loro servizi sono adeguati all’età e sicuri per impostazione predefinita.

Previsti obblighi sugli account di under 18

L’Ue Kids Act propone che i bambini tra i 3 e i 13 anni non possano accedere ai social ma possano utilizzare servizi di video sharing specificamente progettati per la loro età attraverso account gestiti dal genitore. Prevede inoltre obblighi per i servizi online che offrono social media, video sharing, videogiochi online, assistenti IA e chatbot a utenti di età inferiore ai 18 anni. Tra le misure indicate figurano il divieto di funzionalità che creano dipendenza e di feed di raccomandazione basati sulla profilazione che possono trascinare i minori verso contenuti dannosi, oltre al divieto dello scrolling infinito privo di punti di interruzione, di meccanismi di ricompensa e di notifiche push durante le ore di sonno. È inoltre previsto il divieto di contatti non richiesti da parte di estranei. I profili dei minori dovrebbero essere privati per impostazione predefinita, con geolocalizzazione, fotocamera e microfono disattivati. I servizi dovrebbero inoltre offrire strumenti semplici per bloccare e silenziare altri utenti, strumenti per la gestione del tempo e sistemi di raccomandazione sicuri che i minori possano controllare, modificare e reimpostare.

OpenAI: «Sei nuovi casi di comportamento preoccupante dei modelli di intelligenza artificiale»

In un post sul suo blog, OpenAI ha reso noto di aver riscontrato sei casi di «comportamento imprevisto o preoccupante dei modelli» di intelligenza artificiale negli ultimi sei mesi, in aggiunta all’incidente che in estate ha interessato Hugging Face e un secondo episodio già emerso pubblicamente in Germania. Due dei principali episodi di comportamento scorretto hanno riguardato dei modelli – uno di ricerca non ancora rilasciato e una sessione di addestramento di GPT‑5.6 Sol – che inserivano istruzioni destinate alle loro versioni future all’interno dei riepiloghi delle chat, «allo scopo di celare errori all’utente o comportamenti non allineati». Un altro caso ha coinvolto un modello a uso esclusivamente interno che ha usato una chiave API trapelata «senza alcuna autorizzazione», arrivando poi a falsificare i dati. Due episodi hanno visto modelli e agenti comunicare tra loro tramite bacheche di messaggistica e sistemi di condivisione file non autorizzati, mentre l’ultimo caso ha riguardato due modelli in fase di addestramento che hanno caricato file su Internet per poterli poi citare come risposte pertinenti agli occhi dei valutatori umani. La comunicazione del colosso dell’AI è giunto in un momento di crescente pressione sulle aziende di intelligenza artificiale perché affrontino con maggiore serietà le questioni relative alla sicurezza e al cosiddetto «disallineamento» dei modelli.

Trump, fissata una riunione sull’Iran con i leader del Golfo

Donald Trump incontrerà – tranne sorprese – i leader del Golfo in una riunione che si terrà a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, in programma martedì 22 settembre (Giorgia Meloni non ci sarà): sul tavolo il conflitto con l’Iran e i passi da fare dopo la sua conclusione. Lo riporta Axios, citando tre fonti e spiegando che il vertice dovrebbe riguardare le idee Usa per una strategia post-bellica, la cui definizione è prevista dopo le elezioni di metà mandato. La notizia arriva in un momento in cui gli sforzi di Washington per riavviare i negoziati sembrano in fase di stallo e che vede i Paesi del Golfo subire un’escalation di attacchi da parte dell’Iran e degli Houthi, che negli ultimi giorni hanno ulteriormente perturbato le esportazioni di energia e scosso i mercati petroliferi.

Possibile anche un faccia a faccia con Netanyahu

Trump incontrerà i leader dei sei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman). Ma non è escluso che al vertice possa partecipare una platea più ampia di rappresentanti di Paesi arabi e a maggioranza musulmana. Secondo quanto riferito ad Axios, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il desiderio di un bilaterale con Trump a New York, ma non è stato ancora fissato un incontro.

L’offensiva pubblicitaria di Trump per vincere le elezioni di midterm

Tre Super PAC legati a Donald Trump (Safety and Affordability, ‘No Going Back Pac, MAGA Inc.) hanno prenotato negli ultimi 10 giorni spazi pubblicitari per 138 milioni di dollari per sostenere candidati repubblicani che corrono alle elezioni di midterm. Lo riporta il New York Times.

L’offensiva pubblicitaria di Trump per vincere le elezioni di midterm
Donald Trump (Ansa).

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Quanto hanno speso nel dettaglio i tre Super PAC

I Super PAC (Super Political Action Committee) sono comitati indipendenti di spesa politica negli Stati Uniti che possono raccogliere e spendere somme illimitate di denaro da parte di aziende, sindacati, associazioni e singoli donatori per sostenere o osteggiare i candidati alle elezioni. Safety and Affordability, che appare concentrato sui candidati alla Camera, ha acquistato spazi pubblicitari per 27 milioni. Ma a fare la parte del leone per il momento è No Going Back Pac, creato il primo settembre, che ha già speso oltre 95 milioni di dollari. Questo comitato è strettamente legato all’attuale apparato politico di Trump: condivide infatti tesoriere, indirizzo e numero di telefono con MAGA Inc., il principale super Pac di Trump, che invece ha speso “solo” 9 milioni in spazi pubblicitari.