Presidenza Figc, Malagò incassa anche il sostegno di calciatori e allenatori

A poco meno di due mesi dall’Assemblea elettiva federale del 22 giugno e in vista dell’ultimo giorno per la presentazione delle candidature alla carica di presidente della Figc, Giovanni Malagò dopo quello della Lega Serie A incassa anche il sostegno dell’Associazione Italiana Calciatori e dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio. «È la persona in grado di rispondere alle tante sfide del presente e soprattutto del futuro», si legge in una nota in cui viene evidenziato che, nel corso degli incontri e dei confronti delle ultime settimane, «sono emerse importanti convergenze sui principali punti programmatici quali il Club Italia, la Sostenibilità e le Riforme, il Progetto tecnico-sportivo e il Calcio Femminile; una visione di politica sportiva che offre ampie garanzie in questa delicata e importante stagione federale nella quale ragionare di sistema è la sola strada da percorrere». All’Assemblea del 22 giugno le due componenti avranno assieme un peso del 30 per cento (20 per cento l’Aic e 10 per cento l’Aiac), che si aggiunge al 18 per cento della Lega Serie A (solo il presidente laziale Claudio Lotito fa ancora muro). Malagò, a questo punto, sfiora la maggioranza: per essere eletti occorre il 50 per cento più uno dei voti validi.

Trump attacca Merz: «Pensi a risanare la Germania in rovina e non interferisca con l’Iran»

Alta tensione sull’asse Washington-Berlino. Dopo aver minacciato di ridurre la presenza militare americana in Germania a seguito delle dichiarazioni di Friedrich Merz, che aveva parlato di un’Europa in sofferenza per il blocco dello stretto di Hormuz e di un Donald Trump «umiliato dalla leadership iraniana» nei negoziati, nonché di una totale mancanza di strategia nel conflitto, il tycoon ha attaccato pesantemente il cancelliere tedesco su Truth.

Trump attacca Merz: «Pensi a risanare la Germania in rovina e non interferisca con l’Iran»
Il post di Trump contro Merz.

Trump contro Merz: cosa ha scritto su Truth

«Dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!) e a risanare il suo Paese in rovina, soprattutto in materia di immigrazione e energia, e meno tempo a interferire con coloro che si stanno adoperando per eliminare la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, Germania compresa, un luogo più sicuro!». Questo il post di Trump su Truth.

Approvata la risoluzione di maggioranza sul Dfp

Via libera di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica. A Montecitorio, dove il testo era stato messo in votazione circa un’ora prima, i voti a favore sono stati 180, i contrari 97 e 4 gli astenuti. A Palazzo Madama il semaforo verde è arrivato con 96 sì e 60 no, senza alcuna astensione. Con il voto a favore della risoluzione della maggioranza sono stati preclusi i testi presentati dalle opposizioni.

Approvata la risoluzione di maggioranza sul Dfp
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti: «Ho validato io la risoluzione, testo condiviso»

«Ho validato io il testo della risoluzione, quindi si può dire che è stato condiviso». Lo ha detto a margine del voto sulle risoluzioni sul Dfp in Senato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo ai cronisti che gli avevano chiesto se la modifica apportata al testo, con la richiesta di interlocuzioni con l’Unione europea per attivare le clausole di salvaguardia, fosse appunto condivisa oppure no.

La Bce lascia i tassi al 2 per cento

Come da attese, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto fermi i tassi di interesse: nel dettaglio, quelli sui depositi presso Francoforte resta al 2 per cento (raggiunto a giugno del 2025); quelli sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento; quelli sui prestiti marginali al 2,40 per cento.

Aumentano i rischi per inflazione e crescita

L’istituto presieduto da Christine Lagarde sottolinea però che i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita economica si sono intensificati. «Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia», si legge in una nota. «Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia».

La politica monetaria per stabilizzare l’inflazione

Il Consiglio direttivo si è impegnato a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine, spiegando di «essere tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza». Come evidenzia la nota, «le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa». E poi: «Le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi».

La Rai invia una lettera di richiamo a Ranucci per le dichiarazioni su Nordio

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di richiamo per le sue dichiarazioni riguardo al ministro della Giustizia Carlo Nordio rese durante la puntata di È sempre Cartabianca (Rete 4) di martedì 28 aprile 2026. L’azienda contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata, come da lui stesso ammesso, una testimonianza secondo la quale il Guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Un’ipotesi smentita nel corso della puntata dallo stesso ministro che, chiamando in studio ha ribattuto: «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina e in Uruguay uno o due anni fa. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico». Secondo la Rai, inoltre, Ranucci era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. L’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse intraprendere un’iniziativa legale nei suoi confronti.

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo aumenta il vantaggio sul centrodestra

La Supermedia Agi/Youtrend del 30 aprile, realizzata sulla base di nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti dal 16 al 29 aprile da sette istituti, fotografa il riavvicinamento tra Lega e Avs e, sul piano delle coalizioni, un aumento del vantaggio del campo largo sul centrodestra. Il margine, secondo la media dei sondaggi, è arrivato a un punto esatto: si tratta del vantaggio più ampio registrato in questa legislatura dalle opposizioni sulla coalizione di governo.

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo aumenta il vantaggio sul centrodestra
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I dati dell’ultima Supermedia Agi/Youtrend

Nel complesso la Supermedia evidenzia una grande stabilità. Fratelli d’Italia è dato al 28,2 per cento: +0,1 rispetto a due settimane fa. Inalterati i dati di Partito democratico (22,4 per cento) e Movimento 5 stelle (12,8 per cento). Forza Italia è all’8,2 per cento (-0,1) e la Lega al 7 per cento (-0,2). Alleanza Verdi e Sinistra sale invece al 6,5 per cento (+0,3). Futuro Nazionale è dato al 3,4 per cento (-0,1), seguito da Azione al 3,1 per cento (+0,1). Poi c’è Italia Viva al 2,4 per cento (-01). Stabili +Europa (1,5 per cento) e Noi Moderati (1,1 per cento). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo è dato al 45,6 per cento (+0,2), mentre il centrodestra al 44,6 per cento (-0,1).

Primo maggio, Mattarella: «Tempo di visione e non di misure di corto respiro»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera, uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana. La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025. «C’è una piaga che non accenna a sanarsi, proseguono notizie di lavoratori che perdono la vita sul lavoro. La sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile», ha dichiarato il capo dello Stato.

«Occorre colmare il divario di genere»

«Per produttività e capacità di innovazione si registra in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni», ha aggiunto Mattarella, evidenziando che «è tempo di visione e non di misure di corto respiro» e «bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita». Poi un focus sul divario di genere: «L’occupazione femminile in Italia è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni».

Cosa sappiamo della nuova coalizione per Hormuz proposta da Trump

L’Amministrazione Trump sta invitando altri Paesi ad aderire a una nuova coalizione internazionale che – nei piani – consentirà il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita alcune fonti vicine alla Casa Bianca. L’iniziativa, chiamata Maritime Freedom Construct (Mfc) e messa a punto congiuntamente dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono, è stata delineata in una circolare interna inviata alle ambasciate statunitensi, che incarica i diplomatici Usa di persuadere i governi stranieri.

Cosa c’è scritto nella circolare interna del Dipartimento di Stato

Il Maritime Freedom Construct «costituisce un primo passo fondamentale per la creazione di un’architettura di sicurezza marittima post-conflitto per il Medio Oriente», si legge nel documento, che parla della necessità di «garantire la sicurezza energetica a lungo termine, proteggere le infrastrutture marittime critiche e mantenere i diritti e le libertà di navigazione nelle rotte marittime vitali». Secondo quanto riportato nella circolare, la componente dell’iniziativa guidata dal Dipartimento di Stato fungerebbe da centro diplomatico tra i Paesi partner e l’industria marittima, mentre quella del Pentagono, operante dal quartier generale del Centcom in Florida, coordinerebbe il traffico marittimo in tempo reale e comunicherebbe direttamente con le navi che transitano nello Stretto di Hormuz.

«Il Maritime Freedom Construct integrerà altre task force per la sicurezza marittima, comprese le iniziative guidate da Regno Unito e Francia», si legge poi nella circolare. La nuova coalizione prevede che i partecipanti si scambino informazioni, coordinino gli sforzi diplomatici e applichino le sanzioni nei confronti dell’Iran. Nel documento c’è inoltre l’invito ai partecipanti a specificare se desiderano diventare «partner diplomatico e/o militare», anche se l’iniziativa non è stata concepita come una coalizione militare: «Accogliamo con favore ogni livello di coinvolgimento e non ci aspettiamo che il vostro Paese sposti risorse e mezzi navali dalle strutture e organizzazioni marittime regionali esistenti». Il Maritime Freedom Construct, precisa infine il documento, è distinto dalla campagna di massima pressione del presidente e dai negoziati in corso». Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha confermato il piano, spiegando che si tratta di «una delle tante risorse diplomatiche e politiche a disposizione del presidente».

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra

Sono stati individuati dai carabinieri e denunciati per lesioni e percosse quattro militanti di estrema destra ritenuti responsabili di aver aggredito un 33enne sorpreso a staccare a Milano alcuni manifesti riguardanti la commemorazione del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra
Saluti romani al termine del corteo dell’ultradestra milanese per Ramelli (Ansa).

L’aggressione si è verificata nella zona di via Aselli, dove era prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. L’uomo colpito con calci e pugni era stato poi trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi. «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere», aveva commentato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»

La Procura di Pavia ha invitato Andrea Sempio per un interrogatorio il 6 maggio. Nell’atto l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi compare come l’unico autore del delitto, aggravato «dalle sevizie e dai futili motivi». Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Il movente: il rifiuto della vittima a un approccio sessuale

Dell’invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini si ricavano i due elementi nuovi a carico di Sempio: il movente e la dinamica dell’omicidio. L’indagato, secondo la Procura, avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi (Sempio era amico di Marco, fratello di Chiara). Da qui l’aggravante dei futili motivi, «riconducibili all’odio per la vittima» per quel “no”. Per quanto riguarda le sevizie, il presunto assassino avrebbe infierito oltre quanto stabilito dalle vecchie sentenze.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»
Combo con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (Ansa).

La nuova ricostruzione del delitto: cosa sarebbe successo

Questa la ricostruzione: «Dopo una iniziale colluttazione» Sempio «colpiva reiteratamente» Chiara Poggi «con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» della villetta e, dopo che la vittima aveva provato a «reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi». A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».

Per Stasi l’aggravante delle sevizie era stata esclusa

Per Stasi era stata invece esclusa l’aggravante delle sevizie: la sentenza nei suoi confronti è passata in giudicato e per ribaltarla sarebbe necessario un processo di revisione. Le due aggravanti determinerebbero nell’ergastolo la pena massima in caso di processo ed eventuale condanna. Sempio è atteso il 6 maggio alle 10 nell’ufficio del procuratore aggiunto Stefano Civardi per l’interrogatorio. Il 20 maggio 2025 non si era presentato sfruttando un vizio formale della notifica.

L’ex direttore dell’Fbi James Comey si è costituito in Virginia

L’ex direttore dell’Fbi James Comey, nei confronti del quale è stato emesso un mandato di arresto per aver «minacciato di morte» Donald Trump, si è costituito alle forze dell’ordine in Virginia. Il funzionario, che è stato rapidamente rilasciato su cauzione, era stato nominato da Barack Obama a capo dell’Fbi e confermato dal tycoon durante il suo primo mandato. Le accuse si riferiscono a una foto da lui postata su Instagram in cui si vede
una serie di conchiglie a formare i numeri «86 47», accompagnata dalla scritta «una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia». Un gesto che è stato interpretato come una minaccia contro il tycoon, dato che il numero 86 indica l’atto di eliminare o
sbarazzarsi definitivamente di qualcuno mentre il 47
farebbe riferimento al 47esimo presidente
degli Stati Uniti (Donald Trump, appunto). «Non finirà qui. Tuttavia, per quanto mi riguarda, nulla è
cambiato. Sono ancora innocente. Non ho ancora paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale», aveva detto l’ex capo del Bureau prima di costituirsi.

L’ex direttore dell’Fbi James Comey si è costituito in Virginia
Il post Instagram.

Israele intercetta la Global Sumud Flotilla al largo di Creta: decine di navi sequestrate

La Global Sumud Flotilla, diretta verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari, è stata intercettata nella notte dalle motovedette israeliane a ovest di Creta in acque internazionali. La Marina di Tel Aviv afferma di aver sequestrato circa 50 imbarcazioni con a bordo 400 attivisti. Ma i dati sono discordanti: secondo quanto riferito a RaiNews24 dalla portavoce Maria Elena Delia (e poi dal Ministero degli Esteri israeliano), sarebbero state bloccate 22 imbarcazioni.

«Circa 175 attivisti, provenienti da oltre 20 navi della “flottiglia dei preservativi”, stanno ora raggiungendo pacificamente Israele». Lo ha scritto su X il ministero degli Esteri di Tel Aviv condividendo un video su X, in cui si vedono anche alcuni attivisti che «si divertono a bordo di navi israeliane». In un’altra clip vengono mostrati preservativi e «droghe» rinvenuti su un’imbarcazione.

Le imbarcazioni italiane erano partite domenica da Augusta

«Prima sono arrivate due navi militari che si sono presentate come navi della Marina israeliana e hanno chiesto agli attivisti di fermarsi e tornare indietro. Dopo aver chiesto a tutti di mettersi a prua e in ginocchio alcuni militari sono saliti a bordo con le armi d’assalto, come si vede anche da alcuni video, dopo di che da quelle barche non abbiamo avuto più comunicazioni», spiega Delia. Secondo Freedom Flotilla Italia, l’azione si configura come «un intervento armato in acque internazionali ai danni di un’imbarcazione civile», e pertanto è «un episodio di estrema gravità che rappresenta una violazione del diritto internazionale». Tra i natanti coinvolti diverse battono bandiera italiana: erano partite dal porto di Augusta, in Sicilia, ed erano al quarto giorno di navigazione. La Farnesina ha chiesto informazioni a Tel Aviv.

Gli attivisti: «Rapimento di civili nel Mediterraneo, è pirateria»

L’inviato israeliano presso le Nazioni unite, Danny Danon, ha scritto su X che «è stata intercettata un’altra flottiglia provocatoria». Così gli attivisti: «Escalation pericolosa e senza precedenti il rapimento di civili nel mezzo del Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza, sotto gli occhi del mondo intero. Si tratta di pirateria. I governi devono agire ora per proteggere la Flotilla e ritenere Israele responsabile di queste flagranti violazioni del diritto».

Ferma condanna da parte della Turchia. Il ministero degli Esteri di Ankara, in un comunicato, ha scritto che l’azione della Marina di Tel Aviv «costituisce un atto di pirateria», aggiungendo che Israele col suo intervento «ha violato anche i principi umanitari e il diritto internazionale».

Trump valuta di ridurre la presenza di truppe Usa in Germania dopo lo scontro con Merz

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di ridurre la presenza militare americana in Germania, nell’ambito della polemica con il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla guerra tra Usa e Iran. Nei giorni scorsi, quest’ultimo aveva affermato che Washington è stata «umiliata» dalla leadership iraniana, criticando la mancanza di strategia nel conflitto. «Gli Stati Uniti stanno studiando e rivedendo la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che sarà presa prossimamente», ha scritto Trump in un post social. Gli Usa hanno diverse importanti strutture militari nel Paese, tra cui il quartier generale dello United States European Command e dello United States Africa Command, la base aerea di Ramstein e il Landstuhl Regional Medical Center.

Presidenza della Fed, la commissione bancaria del Senato Usa approva la nomina di Warsh

La commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha approvato la candidatura di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve, indicata direttamente da Donald Trump. Il voto ha seguito le linee di partito: favorevoli i repubblicani (13), contrari i democratici (11). La nomina di Warsh passa ora all’esame dell’intero Senato, dove il Partito repubblicano gode della maggioranza con 53 seggi su 100. Il voto con ogni probabilità avverrà nei prossimi giorni, consentendo così a Warsh di assumere l’incarico per il 15 maggio, quando scade il mandato di Jerome Powell, finito più volte nel mirino di Trump.

Crans-Montana, l’Italia si costituisce parte civile

«La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Perché l’Italia si è costituita parte civile

La decisione «è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Per quanto riguarda le responsabilità del rogo e quindi della strage avvenuta nella notte di Capodanno nella località sciistica svizzera, «il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili». Il Governo italiano, prosegue la nota, «continuerà ad assicurare il massimo impegno nel monitorare ogni fase del procedimento giudiziario in Svizzera, garantendo un’informazione costante e trasparente sulle proprie iniziative e confermando il pieno e ininterrotto supporto alle famiglie delle vittime e ai feriti», affinché «sia fatta piena luce sulle responsabilità e sia resa giustizia per il grave danno subito dalla comunità nazionale».

Istituita la Giornata in memoria giornalisti uccisi: perché è stato scelto il 3 maggio

Dopo il via libera della Camera dei deputati a luglio del 2025 è arrivato anche l’ok definitivo dell’aula del Senato alla legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione. La ricorrenza verrà celebrata il 3 maggio, dunque già la prossima domenica. Negli ultimi 20 anni, in tutto il mondo, sono stati uccisi circa 1.500 giornalisti.

Il 3 maggio è la Giornata mondiale della libertà di stampa

Per la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi è stato scelto il 3 maggio perché in questa data viene già celebrata la Giornata mondiale della libertà di stampa. Paolo Emilio Russo, deputato di Forza Italia, ha detto che la data scelta è «un segnale importante di attenzione ad una categoria che ha dato un contributo prezioso alla nostra democrazia e a un settore, quello del giornalismo e dell’editoria, attraversato da una vera e propria rivoluzione».

Meloni: «Un dovere onorare la memoria dei giornalisti uccisi»

«Da oggi in poi, ogni 3 maggio, l’Italia renderà omaggio a tutti quei giornalisti che hanno perso la propria vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, facendo arrivare i nostri occhi dove altrimenti non sarebbero arrivati, in Italia come all’estero», ha dichiarato Giorgia Meloni, ricordando poi «figure come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota, Dario D’Angelo, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Andrea Rocchelli, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz». Uomini e donna, ha sottolineato la presidente del Consiglio, che «hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi, e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare».

Milano, 33enne aggredito per aver strappato i manifesti per Ramelli

Un uomo di 33 anni è stato aggredito per aver strappato alcuni manifesti dedicati a Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della gioventù di cui il 29 aprile si commemora la morte per mano di esponenti di Avanguardia operaia. È accaduto nella zona di via Aselli a Milano, dove in serata è prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. Secondo una prima ricostruzione, il trentatreenne è stato avvicinato da alcune persone, probabilmente militanti di estrema destra, che lo avrebbero colpito con calci e pugni, per poi allontanarsi in auto. L’uomo è stato trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi.

De Corato: «Se l’è cercata»

«Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… non aggiungo altro». Così il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha commentato la vicenda. «È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere. Uno che va a strappare i manifesti di Sergio Ramelli il giorno che è morto, insomma…». «Se questo è avvenuto e il responsabile è uno di destra ovviamente è da condannare tanto quanto fosse stato uno di sinistra», ha aggiunto l’assessore regionale ed esponente di Fratelli d’Italia Romano La Russa. «Siamo contrari a ogni forma di violenza politica da sempre. Se c’è una responsabilità di qualche elemento di destra, come diceva Almirante pena di morte per i terroristi di sinistra, doppia pena di morte per i terroristi di destra».

La battuta di re Carlo a Trump: «Senza di noi parlereste francese», Macron applaude

Durante la cena di Stato alla Casa Bianca, ospite di Donald Trump il sovrano britannico Carlo III ha strappato risate e applausi con una battuta che ha evocato una delle recenti “uscite spericolate” del tycoon: «Signor presidente, lei ha recentemente affermato che, se non fosse per gli Stati Uniti, i Paesi europei parlerebbero tedesco. Oserei dire che se non fosse per noi parlereste francese».

La battuta di Carlo richiama le origini degli Stati Uniti

Trump aveva fatto quella affermazione stizzito dal mancato sostegno dell’Europa nel conflitto contro l’Iran, sottolineando (a suo modo di vedere) l’irriconoscenza del Vecchio Continente, che durante la Seconda guerra mondiale era in buona parte sotto il giogo nazista prima dell’intervento degli Stati Uniti. La battuta di Carlo III, invece, richiama le origini degli Usa. La Francia aveva infatti colonizzato vaste aree del Nord America, arrivando a controllare un territorio immenso – la Louisiana francese – che andava dai Grandi Laghi al Golfo del Messico, poi ceduto nel 1803 da Napoleone agli Stati Uniti, nati dalle 13 colonie britanniche situate lungo la costa atlantica.

Il commento di Macron su X: «Sarebbe chic»

La battuta di re Carlo III non è passata inosservata in Francia e in particolare all’Eliseo. Il presidente transalpino Emmanuel Macron ha infatti condiviso su X quella parte del discorso del sovrano britannico, commentando: «Sarebbe chic».

Le altre battute di re Carlo III alla Casa Bianca

Quella sul francese non è stata l’unica battuta di un re Carlo in grande spolvero alla Casa Bianca. Accennando al progetto di Trump per la sala da ballo nell’ala est della White House, Carlo III ha detto che i britannici avevano già fatto un «piccolo tentativo di riqualificazione immobiliare»: nel 1814 le truppe britanniche invasero Washington e dettero fuoco a gran parte degli edifici pubblici, compresi la Casa Bianca e il Campidoglio. Il monarca ha poi concluso il suo discorso con una battuta sul Boston Tea Party, definendo la cena un miglioramento significativo.

Londra, due persone accoltellate in un quartiere ebraico

Due persone sono state accoltellate a Golders Green, nella zona Nord di Londra, abitata da diversi ebrei. Shomrim, l’organizzazione di sicurezza della comunità ebraica, ha dichiarato di essere intervenuta immediatamente e di aver fermato un sospetto. Ha dichiarato che successivamente è arrivata la polizia e ha usato il taser per fermarlo. La Bbc ha confermato che due uomini ebrei, uno di circa 70 anni e l’altro di circa 30, sono rimasti gravemente feriti nell’attacco e sono stati ricoverati in ospedale. In Parlamento, il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che il fatto è «profondamente preoccupante», spiegando che è in corso un’indagine. Il sospettato, che ha 45 anni, ha anche tentato di accoltellare gli agenti di polizia ed è stato immobilizzato prima di essere arrestato. Nessun agente è rimasto ferito.