Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views

Il secondo capitolo de Il diavolo veste Prada, 20 anni dopo, ci offre un ritratto spietato sulla trasformazione del mondo dell’editoria e sulle difficoltà estreme delle vecchie generazioni ad adattarsi all’universo digitale, dove influencer e content creator hanno spazzato via interi giardinetti di competenze.

Ce n’è un po’ per tutti. Sia per quel giornalismo duro e puro che in tempi grami come questi non disdegna di scendere a compromessi, mettendo da parte gli ideali di gioventù; sia per il mondo dell’editoria dei femminili, quello dominato per decenni da Vogue & co., che invece non detta più le tendenze, non intercetta investimenti pubblicitari come una volta, e deve lottare per sopravvivere tra social, visualizzazioni e viralità.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Meryl Streep interpreta Miranda Priestly.

Prima la shitstorm, poi la rabbia degli investitori pubblicitari

Runway, la rivista di fashion guidata da Miranda Priestley (Meryl Streep), viene travolta da una shitstorm sui social perché ha pubblicato un articolo elogiativo dedicato a un’azienda che, invece, si scopre essere disinvolta sfruttatrice della manodopera. Pure gli investitori pubblicitari chiedono una sorta di risarcimento per lo scandalo che ha colpito Runway, e in particolare Dior, il cui business retail è ora guidato da Emily (Emily Blunt), l’antica assistente di Miranda.

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Emily Blunt.

Messa alle strette sui due fronti (contenuti editoriali e raccolta adv), la casa editrice di Runway decide di chiamare Andrea (Anne Hathaway) come responsabile dei contenuti editoriali, poiché nel frattempo l’ex ragazza del 2006 è diventata un’apprezzata giornalista che vince premi ma che è appena stata licenziata, insieme a tutta la redazione, dal quotidiano Guardian. Miranda, con un inatteso bagno di umiltà, è d’altro canto costretta ad andare a trattare con gli investitori pubblicitari, Emily compresa.

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Anne Hathaway.

«In quanti hanno cliccato sull’articolo? Non è diventato virale»

Possiamo quindi usare alcuni touchpoint della sceneggiatura del film, in sala dal 29 aprile, per allargare il discorso a un’analisi del settore fashion ed editoriale. Innanzitutto, i pur brillanti articoli di Andrea, nuova responsabile contenuti, hanno sul web un buon numero di commenti da parte della élite, ma… «in quanti hanno cliccato sull’articolo? Quante visualizzazioni ha fatto? Non è diventato virale», è il cinico commento dell’editore di Runway.

La Miranda del 2006 governava gli eventi, li determinava. Quella del 2026 è più passiva, li subisce, non detta più le regole, accetta senza fiatare le condizioni poste dagli investitori pubblicitari: «A risarcimento dello scandalo ci farete tre pagine di servizi e poi un’intervista celebrativa dedicata alla nostra nuova sede», le dice Emily. E a chi prova a chiedere a Miranda di essere un po’ meno accondiscendente, la direttrice risponde: «Abbiamo bisogno degli investimenti pubblicitari, il numero di Runway di settembre pare un filo interdentale», lasciando intendere che mancano le pagine pubblicitarie e la foliazione è ridotta al minimo.

Che fatica adattarsi alle nuove regole woke su diversity e body shaming

Lei, d’altronde, ragiona ancora guardando quasi solo all’edizione cartacea, percepisce come svilenti tutte le variazioni editoriali sul digitale, e quando partecipa alle riunioni in cui viene sommersa dai dati su metriche e visualizzazioni si annoia tremendamente. Fa anche molta fatica ad adattarsi alle nuove regole woke in tema di diversity e body shaming: «Ho detto ragazza grassa del New Jersey. Cos’è che non si può dire? Non posso dire che è del New Jersey?».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
La locandina del film.

Ecco quindi emergere un suo gap sia tecnologico sia culturale con i nuovi standard dell’editoria. Nel passaggio generazionale dal vecchio proprietario, appassionato di editoria, a suo figlio, molto meno a suo agio tra redazioni e menabò, si evidenzia ancor di più il cambio di passo: i consulenti di McKinsey chiedono di tagliare i costi un po’ ovunque, e, preferibilmente, di vendere la società.

Convocazione nella mensa aziendale: ma chi l’ha mai vista?

Miranda è costretta a viaggiare da New York a Milano in economy e non più in business; vengono abolite le macchine con autista e si caldeggia l’utilizzo di Uber; il nuovo editore convoca Miranda alla mensa aziendale, «ma lei non ha mai messo piede in quel piano dell’azienda, non sapeva neppure che esistesse una mensa aziendale», dice il suo art director Nigel (Stanley Tucci), che poi ricorda i bei tempi in cui «per fare questo servizio potevo andare in Africa tre mesi col fotografo Richard Avedon. Ora vanno bene tre giorni in una location periferica di Brooklyn».

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Stanley Tucci e Anne Hathaway nel film.

Quindi che fine farà l’editoria? Beh, non ci sono molte strade, come racconta il film. O ci si rifugia in modelli di grande successo tipo l’Economist o il New York Times, con grandi gruppi dove però un manipolo di azionisti illuminati conserva azioni di classe B, non contendibili, per governare l’indirizzo editoriale delle attività; oppure si trova un miliardario appassionato che compra e lascia mano libera a direttori e giornalisti. L’antica formula dell’imprenditore che si compra i media non per il business in sé, ma per appoggiare e fare lobbying a favore delle altre sue attività sembra invece avere i giorni contati (in Italia, tuttavia, sembra essere un grimaldello che va ancora di moda).

«Il primo iPhone è stato in qualche modo l’inizio della fine»

Di sicuro la rivoluzione che si è abbattuta sull’editoria è stata anche la molla per avviare, 20 anni dopo, la realizzazione del sequel de Il diavolo veste Prada. Come spiega infatti il regista di entrambi i film, David Frankel, «il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Tutto il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito soltanto un anno dopo il primo film e penso che quello sia stato in qualche modo l’inizio della fine. Mentre vedevamo il mondo del giornalismo cartaceo sempre più in declino anno dopo anno, ci sembrava sensato esplorare questo cambiamento e sviluppare una storia in cui questi personaggi finissero nuovamente per interagire. Volevamo esplorare i compromessi a cui loro devono scendere per mantenere le proprie carriere. Se il primo film era un romanzo di formazione in cui una giovane donna (Anne Hathaway, ndr) scopriva il proprio posto nel mondo, il sequel parla di una donna matura che affronta tutte le scelte che ha compiuto nella propria vita».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Anne Hathaway e Meryl Streep.

Insomma «il cambiamento è ovviamente qualcosa che tutti noi sperimentiamo nelle nostre carriere professionali, e il modo in cui lo affrontiamo è una priorità assoluta; è una sfida che tutti i nostri personaggi devono superare, ma per Miranda la parola chiave era eredità, heritage. Come si fa a mantenere in vita qualcosa quando la sua influenza e la sua importanza culturale stanno svanendo? Come far sì che una testata che è chiaramente un heritage continui ad avere un significato per le persone? Si tratta anche della sua eredità personale. Se questo è ciò che ha fatto nella sua vita, lei deve trovare come vorrebbe che le persone ricordassero i suoi successi una volta che avrà smesso di farlo».

«Sono cambiate così tante cose nel mondo dell’editoria…»

Anche per Meryl Streep il cambiamento dell’editoria è stato lo spunto fondamentale per convincerla a interpretare il sequel: «Il motivo per cui oggi il film ha senso è che sono cambiate così tante cose nel mondo delle riviste, in quello dell’editoria e nel giornalismo in generale. Il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare. Ed è in quell’atmosfera che entrano in gioco la tensione e la trama, e vengono messe in luce tutte le cose che le persone devono fare per tenere a galla la barca in questi tempi così turbolenti. Quello del 2006 era un film su una donna a capo di una grande azienda, e i personaggi principali erano donne, per di più donne ambiziose. Quindi era tutto nuovo e divertente. Ora penso che sia ancora rilevante esplorare come le donne ricoprano ruoli di leadership e in quali modi. Il mondo è turbolento e piuttosto cupo. Le notizie sono deprimenti, ed è fantastico avere qualcosa che ci ricordi tutto ciò che c’è di meraviglioso, libero, bello e sciocco nel mondo».

Maggie Gyllenhaal presidente della Giuria internazionale a Venezia

La regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal sarà la presidente della Giuria internazionale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera. «Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno», ha dichiarato Gyllenhaal in una nota. «Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione».

Chi è Maggie Gyllenhaal

Nata a New York nel 1977, Gyllenhaal ha esordito sul grande schermo in alcuni film degli Anni 90 diretti dal padre Stephen, fino a ottenere un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko accanto al fratello minore Jake. Nel 2002 la sua interpretazione in Secretary le ha fatto ottenere una candidata ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha recitato in diverse pellicole di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, quest’ultimo secondo capitolo della saga cinematografica di Batman, dedicandosi anche al teatro e alla televisione. Nel 2010 ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe come Miglior attrice in una mini-serie o film tv per The Honourable Woman. Nel 2021 ha debuttato alla regia con il film La figlia oscura, per il quale ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia.

L’attore Mario Adorf morto a 95 anni: recitò in oltre 200 film

È morto all’età di 95 anni Mario Adorf, attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi, noir e d’autore italiani tra gli Anni 60 e 70, tra cui Milano calibro 9 di Fernando Di Leo e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. La notizia è stata confermata dal suo manager. Tra gli interpreti di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e La mala ordina di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

Carlo Verdone a novembre 2026 compie 76 anni. E ne sono passati 46 dalla sua prima regia, Un sacco bello, del 1980. Da allora non si è risparmiato, dirigendo 10 film tra il 1980 e il 1990, poi sette tra il 1991 e il 2000, quindi cinque tra il 2001 e il 2010, quattro tra il 2011 e il 2020. E due tra il 2021 e il 2026. Inframmezzando questi impegni pure con una decina di pellicole in cui è stato solo interprete e non regista.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
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Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

La svolta verso lo streaming a causa del Covid

Tanto lavoro, moltissime idee già sviluppate, e poi, insieme col suo storico produttore Filmauro, l’approdo sulle piattaforme in streaming. Una scoperta, diciamo così, forzata. Dopo Benedetta follia del 2018 (8,4 milioni di euro al box office), arrivò Si vive una volta sola, programmato in sala dal 26 febbraio 2020. Tuttavia il Covid si mise di mezzo, coi cinema chiusi. Il titolo allora slittò al 26 novembre 2020, ma la pandemia ebbe un ritorno di fiamma, ed ecco un ulteriore posticipo al 20 gennaio 2021, quando però le sale erano ancora deserte. Infine, la scelta di uscire al cinema solo su Roma, dal 28 aprile 2021, e poi farsi distribuire direttamente da Prime Video, dal 13 maggio 2021.

La gran paura di non incassare nulla (Si vive una volta sola era costato 5,9 milioni di euro), poi rientrata grazie a ricchi contributi pubblici (3,3 milioni complessivi) e ai fondi di Amazon, convinse tuttavia sia Verdone sia Filmauro che lo streaming rappresentava un’ottima alternativa, comoda e soprattutto senza rischi d’impresa, poiché il prodotto audiovisivo veniva comprato a scatola chiusa e quindi non c’erano le incertezze del botteghino.

Le quattro stagioni della serie Vita da Carlo

Tra il 2021 e il 2025 sono arrivate dunque le quattro stagioni della serie Vita da Carlo. La prima (6,9 milioni di costi produttivi e 2,4 milioni di contributi pubblici) è stata distribuita da Prime Video. Poi il fumantino Aurelio De Laurentiis, patron di Filmauro, ha litigato coi manager di Amazon e trasferito il prodotto, armi e bagagli, alla nascente piattaforma Paramount+: la seconda stagione ha avuto costi per 6,7 milioni e due milioni di contributi pubblici; nella terza il conto è lievitato a 8,2 milioni di euro (2,4 milioni di tax credit); e, infine, nella quarta si è arrivati a 9,1 milioni di euro (2,7 milioni di tax credit).

Una pacchia assicurata che adesso continua con il film Scuola di seduzione

Una specie di paradiso in terra: ricavi assicurati ex ante, nessun rischio d’impresa per Filmauro, lauti cachet per Verdone. E l’accordo con Paramount prevedeva, in chiusura, pure un film originale da distribuire solo in piattaforma, Scuola di seduzione (appena rilasciato su Paramount+), 7,2 milioni di costi produttivi e 2,1 milioni di tax credit.

È il ritorno di Verdone al formato film dopo sei anni: senza un ruolo di protagonista, ma con lo stesso numero di pose degli altri attori che lo hanno affiancato (Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Karla Sofía Gascón e Beatrice Arnera, tra gli altri). Un prodottino leggero, impalpabile, di sicuro non indimenticabile.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

E ci immaginiamo Verdone, nell’incontro con il management di Paramount+, un po’ come Nanni Moretti nella pellicola Il sol dell’avvenire, quando lo stesso Moretti ricostruisce un ipotetico colloquio coi vertici di Netflix Italia che gli dicono: «Dovete essere più ambiziosi, i nostri prodotti sono visti in 190 Paesi, 190 Paesi, 190 Paesi… Purtroppo la sua sceneggiatura è uno slow burner che non esplode. Gli spettatori decidono se continuare a guardare un film nei primi due minuti. Bisogna arrivare prima all’incidente scatenante. Mentre il primo turning point a che minuto arriva? Comunque c’è un grosso problema: in questo film manca un momento What a fuck!».

Verdone sembra un po’ più stanco del solito

In effetti Verdone, nelle sue ultime uscite, è apparso un po’ più stanco del solito, come se gli fosse rimasta addosso la malinconia del suo personaggio ne La grande bellezza, e pure quel senso di inadeguatezza nel partecipare a un film premiato con l’Oscar senza però essere personalmente celebrato da nessuno.

De Laurentiis preoccupato dal possibile flop al box office

Adesso, ha annunciato, tornerà a girare un film vero, di quelli pensati per la sala, dove è assente dal 2018. E il produttore Filmauro, che non è più abituato a questo genere di imprese (basta vedere il sito web della Filmauro, non più aggiornato dal febbraio 2020), già trema. Si dice, addirittura, che De Laurentiis abbia ricevuto tre versioni del soggetto pensato da Verdone, rimandandole tutte e tre al mittente. Perché alle piattaforme puoi rifilare di tutto. Ma al cinema, se fai flop al box office, poi rischi di perdere soldi veri.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Carlo Verdone tra Aurelio e Luigi De Laurentiis (foto Ansa).

È morto Chuck Norris

Chuck Norris, tra i più famosi attori di film d’azione di Hollywood e star della serie Waker Texas Ranger, è morto a 86 anni dopo un ricovero d’urgenza alle Hawaii, avvenuto il 19 marzo.

È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris

La carriera di Chuck Norris

La sua carriera cinematografica aveva spiccato il volo dopo L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente del 1972, in cui combatteva contro Bruce Lee al Colosseo.

Negli Anni 80 aveva recitato in diverse pellicole di successo come Una magnum per McQuade, Rombo di tuono, Il codice del silenzio e Delta Force. Dopo un calo di popolarità, nel 1993 la rinascita professionale con Walker Texas Ranger, serie dal successo clamoroso.
Noto soprattutto per il ruolo di Cordell Walker, ex marine campione di arti marziali, Norris era davvero cintura nera di Tang Soo Do, Taekwondo, Karate, Hapkido e Jiu-Jitsu brasiliano, discipline nelle quali aveva conquistato diversi titoli sportivi. E ne aveva creata anche una, basata su altre forme di combattimento, che ha preso il nome di Chun Kuk Do.

È morto Chuck Norris
Chuck Norris spegne 85 candeline

Negli ultimi anni era anche divenuto molto popolare sul web grazie alla diffusione di notizie inventate e inverosimili su di lui (tipo esempio: “Chuck Norris non ha incubi, gli incubi hanno lui”), fenomeno denominato Chuck Norris Facts. Per la sua apparizione ne I mercenari 2 fece ricorso a uno dei meme sul suo conto. All’entrata in scena, il suo personaggio risponde a quello interpretato da Sylvester Stallone, che gli ricorda come fosse stato morso da un cobra reale: «Sì, è vero. E dopo cinque giorni di agonia, il cobra è morto».

È morta Enrica Bonaccorti

È morta la conduttrice televisiva e radiofonica Enrica Bonaccorti. Aveva 76 anni ed era malata da tempo di un tumore al pancreas, diagnosticato nell’estate del 2025. Nonostante la gravità della situazione, Bonaccorti aveva voluto condividere con il suo pubblico il suo difficile percorso. Il 4 gennaio, ospite di Mara Venier a Domenica In, aveva detto di «in un limbo».

La carriera di Enrica Bonaccorti

Nata a Savona il 18 novembre 1949, aveva iniziato il suo percorso artistico tra teatro e cinema. Negli Anni 60 fu scelta per la compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini nello spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto. E proprio per Modugno firmò i testi di brani come Amara terra mia e La lontananza. Negli stessi anni lavorò anche in radio, partecipando al programma L’uomo della notte. L’esordio da conduttrice televisiva arrivò nel 1978, in Rai, con il gioco a premi Il sesso forte, presentato insieme con Michele Gammino. La consacrazione sarebbe arrivata nel decennio successivo con programmi come Italia sera e Pronto, chi gioca?. Passata alla Fininvest, Bonaccorti fu al timone del quiz Cari genitori, del talk show Ciao Enrica e della prima edizione di Non è la Rai.

È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti
È morta Enrica Bonaccorti

Nella storia della tv resta la puntata speciale di Capodanno del il 31 dicembre 1991: durante il Cruciverbone una concorrente da casa indovinò una parola di sette lettere (“eternit”), prima che Bonaccorti le avesse letto la definizione. La conduttrice, convinta che si trattasse di una truffa, andò su tutte le furie, accusò la spettatrice di imbroglio e riagganciò la telefonata. La signora Maria Grazia, finita a processo, fu poi assolta.

Tornata in Rai alla fine degli Anni 90, entrò nel cast de I fatti vostri su Rai 2. Poi dal 2000 al 2006 fu ospite fissa di Buona Domenica con Maurizio Costanzo. Nel 2019 Bonaccorti era approdata a Sky Italia con il programma Ho qualcosa da dirti, trasmesso su TV8.

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata

Sembrava fosse saltata l’ospitata al Festival di Sanremo di Vincenzo Schettini, docente volto del progetto social La fisica che ci piace, finito al centro delle polemiche per alcune affermazioni fatte durante il podcast di Gianluca Gazzoli e anche per presunti metodi controversi usati con gli studenti. Poi la smentita di Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time: il professore, noto per il suo approccio informale e innovativo alla didattica, salirà sul palco dell’Ariston.

Cosa aveva detto da Gazzoli

Ospite di Gazzoli a Passa dal BSMT, il prof influencer Schettini aveva detto: «L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti docenti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento». Poi aveva aggiunto: «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?».

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata
Vincenzo Schettini (Imagoeconomica).

I racconti degli ex studenti

A questo si è aggiunta un’altra controversia, ben più pesante. Sono infatti saltate fuori testimonianze di alcuni ex studenti di Schettini, che lo hanno accusato di usare metodi discutibili durante le sue lezioni, che sarebbero state usate spesso per registrare contenuti per il canale YouTube del professore. Con tanto di studenti utilizzati come assistenti tecnici per reggere smartphone e luci. Non solo: c’è anche chi ha parlato di presunti scambi tra voti alti e like sui suoi video online, con l’intento di aumentare le visualizzazioni. Secondo quanto riferito in forma anonima da un ex studente a MowMag, «per ottenere un incremento del voto, bisognava partecipare attivamente commentando durante la live». Ovviamente in modo positivo: i like, stando a quanto riferito, si traducevano in bonus da presentare – tramite Pdf – al momento dell’interrogazione.

La replica del prof influencer

Schettini da parte sua ha respinto ogni accusa, parlando sui social di una rappresentazione distorta della sua professionalità: «Nel cammino ho affiancato le lezioni in classe alle lezioni online, credendo fermamente che lo studio online possa essere uno strumento importante per far acquisire metodo a casa. E in questi anni ne ho avuto la riprova».

LEGGI ANCHE: Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Dopo l’esibizione della metà degli artisti in gara di martedì 25 febbraio, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston gli altri big. Le esibizioni sono state votate dal pubblico a casa con il televoto e dalla giuria della radio. Ecco i primi cinque classificati, senza ordine di piazzamento: Arisa (Magica favola), Serena Brancale (Qui con me), Sayf (Tu mi piaci tanto), Luchè (Labirinto) e Sal Da Vinci (Per sempre sì). La quarta serata, quella di venerdì 27 febbraio, sarà dedicata alle cover e ai duetti. In questo caso voteranno tutte le giurie – pubblico; sala stampa, tv e web; giuria delle radio – ma il risultato servirà solo a decretare il vincitore di questa serata e non influenzerà la classifica dei brani inediti in gara. La competizione vera e propria riprenderà con la finale di sabato 28 febbraio.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
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Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata

La seconda serata del Festival di Sanremo ha visto salire sul palco dell’Ariston 15 dei 30 big in gara. In ordine di uscita hanno cantato le Bambole di pezza (Resta con me), Chiello (Ti penso sempre), Dargen D’Amico (Ai ai), Ditonellapiaga (Che fastidio!), Elettra Lamborghini (Voilà), Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare), Ermal Meta (Stella stellina), Fedez & Marco Masini (Male necessario), Fulminacci (Stupida sfortuna), J-Ax (Italia starter pack), LDA & Aka 7even (Poesie clandestine), Levante (Sei tu), Nayt (Prima che), Patty Pravo (Opera) e Tommaso Paradiso (I romantici). A fine serata sono stati svelati i primi cinque della classifica ottenuta dal voto della Giuria delle Radio e Televoto, senza ordine di piazzamento: Tommaso Paradiso, LDA & Aka 7even, Nayt, Fedez & Masini e Ermal Meta.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
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Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Alle Olimpiadi invernali l’inno nazionale è risuonato così tante volte, grazie alle vittorie dei nostri atleti, che non ne abbiamo sentito la mancanza all’inaugurazione della kermesse patriottico-canora per eccellenza, il Festival di Sanremo. Anche perché quando è stato eseguito l’ultima volta sul palco dell’Ariston, dalla banda dell’Arma dei Carabinieri, l’8 febbraio 2020, non è che abbia portato tanta fortuna: un mese dopo l’Italia, anziché destarsi, si chiudeva in casa per il lockdown. Un altro inno, però, ci sarebbe stato bene: quello di Garibaldi, «si scopron le tombe, si levano i morti». L’Eroe di Caprera non gode di tanta popolarità nell’Italia meloniana di cui questo Festival è espressione – Peppino era troppo cosmopolita, troppo rivoluzionario, oggi un bel fermo preventivo non glielo toglierebbe nessuno – ma Carlo Conti sembra aver preso alla lettera almeno il suo inno: fin dalle battute iniziali, il suo Sanremo si presenta all’insegna della riesumazione, a cominciare dal defunto Pippo Baudo, evocato in voce ad aprire la prima seduta spiritica, pardon, la prima serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il ricordo di Pippo Baudo e Peppe Vessicchio a Sanremo (Ansa).

Il Sanremo di Conti è il Festival dei Due mondi, l’al di qua e l’aldilà

Sono seguite le evocazioni del maestro Peppe Vessicchio e l’ostensione di alcune reliquie viventi: la 105enne che votò per la prima volta nel referendum del 1946 e si è dichiarata apertamente «di sinistra» con l’impunità che oggi è concessa solo a una centenaria; il vetusto ma arzillo Kabir Bedi, il primo (e, per quanto mi riguarda, unico) Sandokan televisivo; Patty Pravo. Altre commemorazioni si attendono da qui alla finale. Insomma, il Festival dei Due mondi non è più a Spoleto, ma a Sanremo. Solo che i due mondi non sono l’Europa e le Americhe, come per Garibaldi, ma questo mondo e quello di là. Vista l’atmosfera da camera ardente, non stupisce che i look all’Ariston avessero tutti una nota sepolcrale: bianco-ectoplasma, rosa-corona funebre, marrone-cassa di noce, e un gettonatissimo nero, colore che sfina il Vip non ancora sgonfiato dall’Ozempic ed evoca cromaticamente sia la famiglia Addams che la famiglia politica oggi al potere, sintesi perfettamente rappresentata da Laura “Morticia” Pausini nella prima parte della serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Fedez-Masini, l’esorcismo perfetto per la coppia Mahmood e Blanco

Ma il nero totale più significativo era quello indossato da Fedez, che si è esibito in coppia con Masini, anche lui in tenuta da necroforo sbarazzino. Chi era il morto? Il passato di Fedez, probabilmente. Solo tre anni fa era l’uomo che la destra amava odiare, e che amava farsi odiare dalla destra, il mister Ferragnez audace e scostumato che a Sanremo provocava Salvini e baciava sulla bocca Rosa Chemical. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto sfarfallare fra gli eventi dei giovani di Forza Italia, dove ha criticato Beppe Sala e Marco Travaglio, e lo yacht dei Santanchè, al fianco di Ignazio La Russa. L’inversione a U ora l’ha riportato sul palco dell’Ariston al fianco di Marco Masini, accreditato fra gli “artisti di destra” e che presumibilmente deve fungere da garante della nigredo politica dell’ex rapper.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Fedez e Marco Masini (Ansa).

La loro presenza sul palco – due maschi vestiti indubitabilmente da maschi, che cantavano un testo cupo e vittimista – sembrava una specie di esorcismo per scacciare da Sanremo il ricordo di una coppia di tutt’altro genere, Mahmood e Blanco, così luminosamente belli, desiderabilmente fluidi e sfacciatamente stilosi, che nel 2022 con Brividi raccontavano il tormento e la malìa di un amore fra uomini, fra umani. Il punto più avanzato raggiunto dalla canzone italiana, prima del ritorno all’ordine. Oltretombale.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Blanco e Mahmood sul palco dell’Ariston nel 2022 (Ansa).

Festival di Sanremo, l’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata

Carlo Conti ha annunciato in conferenza stampa l’ordine di esibizione dei 15 big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo. Apriranno le Bambole di pezza, mentre l’ultimo a cantare sarà Tommaso Paradiso. Gli artisti cantanti saranno presentati dai restanti 15 colleghi, che vestiranno i panni di “annunciatori”.

L’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata di Sanremo

Ecco l’ordine di uscita dei big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo.

Bambole di Pezza – Resta con me
Chiello – Ti penso sempre
Dargen D’Amico – Ai ai
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Elettra Lamborghini – Voilà
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Ermal Meta – Stella stellina
Fedez & Marco Masini – Male necessario
Fulminacci – Stupida sfortuna
J-Ax – Italia starter pack
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Levante – Sei tu
Nayt – Prima che
Patty Pravo – Opera
Tommaso Paradiso – I romantici

Accanto a Conti e alla coconduttrice fissa Laura Pausini, il 25 febbraio saliranno sul palco dell’Ariston anche l’attrice Pilar Fogliati, il cantante Achille Lauro e il comico Lillo.

Miss Italia avvia azioni legali contro Ditonellapiaga: cos’è successo

Il concorso Miss Italia ha dato mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca di intraprendere le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione “Miss Italia” da parte della cantante Ditonellapiaga, che l’ha usata quale titolo di un proprio brano musicale nonché dell’album in cui esso è inserito, e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi. Il testo della canzone, si legge nella nota, contiene «espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al concorso». Una condotta che «risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione “Miss Italia”, nonché dell’immagine e della reputazione del concorso e delle sue partecipanti». La canzone non è ancora uscita così come l’album, che uscirà il 10 aprile.

La replica della cantante: «Nessun insulto, non hanno capito che parlo di me»

In conferenza stampa a Sanremo, in cui è in gara con la canzone Che fastidio!, Ditonellapiaga ha replicato alla notizia dicendosi sorpresa: «Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione. Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita. Mi dispiace che sia arrivata questa notizia, perché speravo in un po’ di autoironia. Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per poter capire che parlo di me e non parlo male del concorso». L’artista ha poi chiarito l’uso della parola “disperate“, al centro delle contestazioni: «Non ho detto che loro sono disperate. Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza. Mi sembra assurdo parlare di un testo che non è uscito. È facile estrapolare una frase senza il contesto, e un attimo dopo sembra che io dica che Miss Italia è una disperata o una sfigata. Non ho mai detto questo. Ho detto che l’essere in difficoltà con il proprio rapporto con la bellezza può portare a una disperazione. Anzi, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco, e quindi anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste».

Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata

Nel corso della prima serata del Festival di Sanremo i big hanno cantato tutti e 30 i brani in gara, che sono stati poi votati dalla giuria della sala stampa, tv e web. La prima classifica provvisoria, senza ordine di piazzamento, vede in testa Magica favola di Arisa, Stupida fortuna di Fulminacci, Qui con me di Serena Brancale, Che fastidio! di Ditonellapiaga, Male necessario di Fedez e Marco Masini.

Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata

Festival di Sanremo, l’ordine di uscita dei cantanti nella prima serata

Nella seconda e ultima conferenza stampa prima dell’inizio del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha annunciato che sul palco dell’Ariston – oltre a Can Yaman – salirà anche Kabir Bedi: i due attori che più hanno incarnato il personaggio salgariano di Sandokan si ritroveranno insieme nella prima serata della kermesse. Non solo: ha anche comunicato l’ordine di uscita dei cantanti in gara.

L’ordine di uscita dei cantanti in gara

La prima serata del Festival di Sanremo vedrà l’esibizione di tutti e 30 i big in gara. Ecco l’ordine di uscita:

Ditonellapiaga con Che fastidio!
Michele Bravi con Prima o poi
Sayf con Tu mi piaci tanto
Mara Sattei con Le cose che non sai di me
Dargen D’Amico con AI AI
Arisa con Magica favola
Luchè con Labirinto
Tommaso Paradiso con I romantici
Elettra Lamborghini con Voilà
Patty Pravo con Opera
Samurai Jay con Ossessione
Raf con Ora e per sempre
J-Ax con Italia Starter Pack
Fulminacci con Stupida sfortuna
Levante con Sei tu
Fedez & Marco Masini con Male necessario
Ermal Meta con Stella stellina
Serena Brancale con Qui con me
Nayt con Prima che
Malika Ayane con Animali notturni
Eddie Brock con Avvoltoi
Sal Da Vinci con Per sempre sì
Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare
Tredici Pietro con Uomo che cade
Bambole di Pezza con Resta con me
Chiello con Ti penso sempre
Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta
Leo Gassmann con Naturale
Francesco Renga con Il meglio di me
LDA & Aka7even con Poesie clandestine

Le esibizioni dei cantanti in gara verranno valutate esclusivamente dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, che assegnerà i voti necessari a stilare una classifica provvisoria dei 30 brani: al termine della serata, saranno comunicate le cinque canzoni più apprezzate dai giurati, senza però l’ordine di piazzamento.

Morto l’attore Robert Carradine

È morto l’attore statunitense Robert Carradine. Aveva 71 anni e da due decenni combatteva con il disturbo bipolare: si sarebbe tolto la vita. A dare l’annuncio è stata la famiglia, con una nota affidata a Deadline: «In un mondo che può sembrare così buio, Bobby è sempre stato un faro di luce per tutti coloro che lo circondavano. Siamo addolorati per la perdita di questa splendida anima e vogliamo rendere omaggio alla coraggiosa lotta di Bobby contro la sua battaglia. Speriamo che il suo percorso possa illuminare la nostra vita e incoraggiarci ad affrontare lo stigma sulla malattia mentale».

In Lizzie McGuire era il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff

Membro della famiglia cinematografica dei Carradine, nel corso della carriera ha recitato ne I cavalieri dalle lunghe ombre (1980) con i fratelli David e Keith, e ne I cowboys (1972), al fianco di John Wayne. Famoso anche per aver partecipato ai quattro film della serie La rivincita dei nerds, nel ruolo del protagonista Lewis Skolnick, nella serie Lizzie McGuire aveva interpretato il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff. E proprio quest’ultima lo ha ricordato sui social: «Leggere questa notizia fa male. È davvero difficile affrontare una verità del genere su un vecchio amico. Nella famiglia McGuire c’era tanto calore e mi sono sempre sentita amata e protetta dai miei genitori televisivi. Gliene sarò per sempre grata. Sono profondamente triste nel sapere che Bobby stava soffrendo. Il mio cuore è con lui, con la sua famiglia e con tutti coloro che gli hanno voluto bene».

Carlo Conti: «Io meloniano? Sono un uomo libero»

Nella prima conferenza stampa della 76esima edizione del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti è tornato (imbeccato dalla stampa) sulle polemiche politiche che hanno fatto seguito all’annunciata presenza – poi saltata – di Andrea Pucci sul palco dell’Ariston. «Quando c’era Renzi sono stato definito renziano, oggi meloniano, domani sarò cinquestelliano. Per fortuna in questi 40 anni sono un uomo libero, ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro. In televisione sono un giullare e orgogliosamente faccio il giullare», ha detto Conti.

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Conti: «Meloni può venire a Sanremo se compra il biglietto»

Dopo aver smentito di essere meloniano, Conti ha anche negato di aver invitato la presidente del Consiglio all’Ariston: «Fantascienza pura. Non ho nessun rapporto con lei. Io credo che la mia storia parli per me, parli per gli ospiti che ho portato al festival. Sanremo l’ho fatto con un governo e l’ho fatto con un altro». E poi: «La premier è una cittadina libera, se compra il biglietto e vuole venire, può venire. Come qualsiasi altro cittadino. Non è che decido io chi può venire o non venire a vedere il Festival».

Sul forfait di Pucci: «Dispiace umanamente e professionalmente»

Conti ha inoltre confermato di non aver ricevuto pressioni per far approdare Pucci a Sanremo: «Ripeto e sottolineo: preferisco che si dica che io non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che mi hanno obbligato a prendere qualcuno o mi hanno tirato per la giacca per favorire questo o quel comico o artista su quel palcoscenico». Il presentatore si è poi detto stupito dalle polemiche attorno alla figura del comico milanese: «È stato ospite di miliardi di trasmissioni, ha fatto programmi di grande successo, a settembre gli abbiamo dato il premio all’Arena di Verona per i suoi incassi. Sono andato a teatro a vederlo e non ci ho trovato niente di sconvolgente. Quando penso di invitare un artista non è che gli chiedo cosa pensa, cosa vota, da che parte è». Quanto alla rinuncia da parte del comico, Conti ha dichiarato: «Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui. Da un lato lo posso anche capire, perché voi tutti eravate testimoni di quello che è successo a un grande fuoriclasse con Maurizio Crozza su quel palcoscenico: quindi lui ha avuto paura di reazioni. Ha preferito fare un passo indietro».

Lo “scoop” di Fiorello: De Martino prossimo conduttore del Festival di Sanremo

Durante l’ultima puntata de La Pennicanza, Fiorello è riuscito a strappare all’attuale Direttore Generale della Rai Roberto Sergio la conferma che sarà Stefano De Martino a raccogliere il testimone da Carlo Conti come prossimo conduttore del Festival di Sanremo. Non è un annuncio ufficiale, ma poco ci manca. Ecco cosa è successo.

La chiamata di Sergio a Fiorello

Sergio ha chiamato Fiorello mentre era in diretta su Radio Due e in visual radio sul canale 202 e su RaiPlay. Dopo aver scambiato qualche battuta, lo showman ha chiesto al dirigente Rai: «Può dirci qualcosa che non sappiamo del futuro di questa azienda? Una cosa, che so, Sanremo dell’anno prossimo per esempio». A quel punto, Sergio ha risposto: «Ma chi? De Martino». Poi la chiusura della chiamata, piuttosto frettolosa.

La smentita del dirigente Rai

Successivamente, parlando di «gag incomprensibile», Sergio ha smentito di aver fatto annunciato De Martino come conduttore di Sanremo 2027, dopo essere stato “imbeccato” da Fiorello senza nemmeno poter capire cosa stesse accadendo.

Morta l’attrice e cantante Angela Luce

È morta a 88 anni Angela Luce: a teatro aveva recitato al fianco di Eduardo De Filippo, che l’aveva scoperta, e al cinema con Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Totò, lavorando per registi come Pupi Avati e Mario Martone. Vincitrice di un David di Donatello, all’attività di attrice aveva affiancato quella di cantante, partecipando anche al Festival di Sanremo.

Era stata scoperta da Eduardo De Filippo

Vero nome era Angela Savino, era nata a Napoli nel 1937 e nella sua città aveva cominciato a calcare il palcoscenico. Non ancora ventenne fu notata da Eduardo De Filippo, che la definì «una forza della natura» e la accolse nella sua compagnia senza nemmeno un provino; assieme furono protagionisti della versione teleteatrale de Il contratto. Nel corso della carriera teatrale lavorò anche con Peppino De Filippo e Nino Taranto.

Nel 1996 aveva vinto il David di Donatello

Nel 1956 l’esordio al cinema con Ricordati di Napoli, diretto da Pino Mercanti. Negli anni seguenti interpretò film come Il vedovo di Dino Risi, Lo straniero di Luchino Visconti e Signori si nasce di Mario Mattioli, al fianco di Totò. Attrice poliedrica, tra le sue interpretazioni più significative di Angela Luce ci sono quelle ne Il Decameron di Pier Paolo Pasolini e in Malizia di Salvatore Samperi. Per La seconda notte di nozze di Pupi Avati ricevette la nomination al Nastro d’argento. La parte ne L’amore molesto di Mario Martone nel 1996 le valse il David di Donatello (miglior attrice non protagonista) e una nomination per la Palma d’oro a Cannes.

Nel 1975 arrivò seconda a Sanremo

Per quanto riguarda la carriera di cantante, Angela Luce partecipò due volte a Un disco per l’estate e una al Festival di Sanremo, arrivando seconda nel 1975 con il brano Ipocrisia. Tra i suoi dischi più apprezzati ci sono Che vuò cchiù e Cafè Chantant, incisi negli Anni 70.

È morto Eric Dane, attore di Grey’s Anatomy ed Euphoria

È morto a 53 anni l’attore Eric Dane, celebre per il ruolo di Mark Sloan nella serie Grey’s Anatomy. Ad aprile 2025 aveva rivelato di avere la Sla, malattia neurodegenerativa progressiva che causa la morte dei motoneuroni e la paralisi dei muscoli volontari. Il decesso è stato confermato dalla portavoce Melissa Bank: «Ha trascorso gli ultimi giorni circondato dagli amici più cari, dalla sua amorevole moglie e dalle sue due splendide figlie, Billie e Georgia, che sono state il centro del suo mondo». Dopo la diagnosi, Dane era diventato testimonial per promuovere raccolte fondi per la ricerca.

Da Grey’s Anatomy a Euphoria

Nato a San Francisco nel 1972, aveva preso parte alla fortunata serie Med dalla terza alla nona stagione, indossando nuovamente i panni del dottor Sloan per un’apparizione nel 2021 nel corso della 17esima stagione. Aveva partecipato anche a una serie di film di successo tra cui X-Men – Conflitto finale, Io e Marley e Burlesque. In uno degli ultimi ruoli aveva interpretato il padre di Nate Jacobs – l’attore Jacob Elordi – nella serie Euphoria. A novembre 2025, in un episodio di Brilliant Minds, era diventato un vigile del fuoco colpito dalla Sla.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

I cinque ruoli più memorabili

Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.

Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.

Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.