Il veltronismo della Gialappa’s band, i La Russa per le moto storiche e le altre pillole del giorno

Dopo il documentario di Walter Veltroni presentato alla mostra del Cinema di Roma, nuova vita per la Gialappa’s. Anche se, nonostante la popolarità del trio, il film ha avuto per ora un’accoglienza gelida in sala.

Ma torniamo alla tv. Lunedì sera, per il secondo appuntamento della nuova stagione di GialappaShow ad affiancare il Mago Forest sarà la modella e conduttrice Bianca Balti, ma c’è chi nota anche la presenza di un fedelissimo di Veltroni: l’attore Stefano Fresi.

Il veltronismo della Gialappa’s band, i La Russa per le moto storiche e le altre pillole del giorno
Stefano Fresi (Ansa).

Non solo. Anche l’imitazione di Aldo Cazzullo portata in scena da Edoardo Ferrario desta qualche sospetto. I maligni sibilano che sotto sotto ci sarebbe la rivalità tra il giornalista e Veltroni (Fresi, tra l’altro, è stato anche protagonista di C’è tempo uscito nel 2019). Al Corriere della Sera sembra ci sia una gara tra i due a chi occupa più spazio con interviste e altre amenità, fatto sta che la concorrenza esiste. E, curiosamente, nel programma osannato da Veltroni arriva il “perculamento” di Cazzullo…

Giacomo Poretti chi ringrazia? Veltroni

Giacomo Poretti, protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky Tg24, ospite del vicedirettore Omar Schillaci, che cosa fa? Ringrazia Walter Veltroni. Nella puntata di lunedì, Poretti spiega la nascita e il successo di Tafazzi: «Stavamo costruendo uno sketch dei supereroi. Ad Aldo e Giovanni erano venute due belle idee: Aldo faceva Superman, Giovanni faceva Flash. E io avevo solo il vestito. Quando sei umiliato, sei vicino al fallimento. Ho visto la bottiglia lì sul tavolo, che casualmente era lì, e ho cominciato a battermela addosso. Loro sono morti dal ridere. Tafazzi non aveva proprio un testo, non aveva battute, non aveva niente». La fortuna del personaggio è arrivata grazie a Walter Veltroni, allora direttore de L’Unità, che fece scrivere a Sandro Veronesi un articolo in prima pagina: «Mi telefonò dicendo che era un personaggio geniale. Io devo questa fortuna anche a lui». Se non ci fosse Veltroni, cosa sarebbe la televisione italiana?

I La Russa per il motorismo storico

Giornata memorabile, quella di martedì 27 ottobre a Roma. Nel pomeriggio, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, edificio del Senato, si terrà un prezioso convegno intitolato “Motorismo storico, patrimonio vivo d’Italia”, organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano (ASI) per celebrare i 60 anni dell’associazione. L’iniziativa, coordinata da Francesco Giorgino, docente di Comunicazione e Marketing alla LUISS, vedrà l’intervento di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato poi passerà la parola al numero 1 dell’ACI, cioè suo figlio Geronimo. Parteciperanno anche Alberto Scuro in qualità di presidente Asi e Fiva, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, Cristina Rossello, presidente dell’intergruppo parlamentare Patrimonio Italiano e fedelissima della famiglia Berlusconi, Remo Chiodi dg per l’ippica del ministero per l’Agricoltura, Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

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Geronimo e Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Eccellenze italiane, Centinaio “sfida” Lollobrigida

Il Senato premia le eccellenze italiane. Ma pare esserci una sfida tutta interna al centrodestra per stabilire chi è più attento alla gastronomia. Il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida è “insidiato” dal leghista e vicepresidente di Palazzo Madama, Gian Marco Centinaio che qualche giorno fa è stato protagonista del Premio Luxury Food 2026, per premiare gli chef che con il loro percorso sono gli “Alfieri del nuovo lusso Made in Italy”. Una vera e propria sfida lanciata al ministro di Subiaco, paladino dell’italianità a tavola. La tavola rotonda dell’evento è stato da Angelo Mellone, direttore del Day Time della Rai.

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Gian Marco Centinaio (Imagoeconomica).

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Mettimelo qui, Ben. E Ben questa volta ha deciso di mettere qui il suo racconto. Dopo il video andato virale in cui ha spifferato le ombre del metodo Falsissimo, l’ex stretto collaboratore di Fabrizio Corona ha rilasciato una lunga intervista esclusiva a Lettera43. Dove svela i segreti dell’ex re dei paparazzi. Tra chat artefatte, audio recitati e testimonianze apparecchiate. Altro che “verità”…

Perché hai deciso che è arrivato il momento di raccontare la tua verità?

«La decisione non è arrivata oggi, è stata maturata in tanti mesi di lavoro e semplicemente oggi è il giorno in cui scelgo di uscire allo scoperto, di raccontare un po’ tutto quanto. Dovevano esserci delle coincidenze da rispettare, quindi ho scelto martedì come giorno sfruttando il potere mediatico del processo di Mediaset».

Perché dovremmo credere a te se fino a ieri facevi parte di quello che denunci?

«Beh, quello che pubblico lo provo con delle fonti certe e verificate, quindi questa è la prima distinzione rispetto al lavoro fatto da Fabrizio. Con lui il mio pensiero non aveva alcun tipo di valore, quindi assolutamente mi discosto da tutto quello che è stato pubblicato ed è stato fatto perché è sempre stata una sua scelta, sono sempre state le sue idee. E soprattutto, come specifico nel video, lavorare con lui significa dire di sì, il no non è contemplato. Non c’è possibilità di rivedere le sue idee».

Che rapporti avevi con Corona e qual era il tuo ruolo nel suo lavoro e nella sua vita?

«Il rapporto con Corona nasce tra dicembre 2024 e gennaio 2025, lui aveva dei problemi con YouTube e io sono uno dei migliori in questo campo. Quindi mi chiede un aiuto tramite un’altra persona. Dopodiché con il passare del tempo il rapporto è diventato sempre più stretto, ci si poteva dire quasi amici, ero un po’ la persona a cui faceva riferimento».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Qual è stato il primo episodio che ti ha fatto pensare di doverti proteggere da lui?

«Dal momento in cui l’ho conosciuto ero già consapevole del tipo di personaggio. Ho scelto di tutelarmi da subito. Sicuramente ci sono stati diversi episodi che mi hanno fatto pensare che il suo metodo potesse essere pericoloso anche per me. La consapevolezza è arrivata vedendo anche il rapporto che ha con Francesca Persi, amministratrice delegata di Athena srl (società che gestisce i diritti d’immagine di Corona, ndr), che ha avuto problemi solo perché gli è stata accanto».

Nelle registrazioni che possiedi c’è qualcosa che mette in difficoltà pure te?

«Sicuramente potrebbe esserci qualcosa che, mal interpretato, potrebbe mettermi in cattiva luce. La realtà è che ovviamente il mio ruolo era quello di essere un interprete, recitavo una parte».

Portaci all’origine di Falsissimo: com’è nato il format e qual era il vero scopo di Corona?

«Il format nasce quando io e Fabrizio ancora non ci conoscevamo e serviva per ripulire la sua immagine, per dargli un nuovo volto e per dargli un rilancio dopo l’uscita dal carcere. Il format sicuramente aveva grandi potenzialità, poteva essere un ottimo modo non solo di rilanciare il suo personaggio, ma anche di fare della vera informazione. La realtà è che poi, da sempre, tutto quello che tocca Fabrizio perde un po’ l’anima. E così è stata anche per Falsissimo».

Cos’è quindi in pratica il metodo Falsissimo?

«Ripeto, come ho già specificato ampiamente nel video, il metodo Falsissimo è molto semplice in realtà, è la ricerca di un obiettivo e del raggiungimento di un risultato. C’è sempre la scelta di un nemico da combattere, c’è sempre uno scoop da inseguire, c’è sempre qualcosa da raccontare. Per raggiungere l’obiettivo, per fare visualizzazioni, per fare hype si è disposti ormai a tutto. Quindi anche a falsificare prove e raccontare storie non vere».

Dunque è una sorta di manipolazione della realtà. Hai assistito alla costruzione di una notizia falsa?

«Sarebbe più semplice dire forse quali non sono false. Tutto è mischiato, realtà e finzione, quindi ormai è praticamente indistinguibile. Qualsiasi puntata di Falsissimo viene raccontata e viene narrata con degli aspetti che servono sia a dare colore ma servono anche a fomentare il pubblico. E quindi lì il rischio è che anche una storia vera viene poi ingigantita e viene raccontata in maniera totalmente diversa e distorta semplicemente per accontentare il pubblico».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Un esempio su tutti? Il caso di Lamine Yamal: da questa storia si capisce molto e da qui parte un po’ tutto il racconto. Lui riceve una notizia in cui si dice che questa ragazza di Lecco è rimasta incinta di Lamine Yamal, è rimasta incinta fregandolo. Incontra il presunto ex manager di questa ragazza, il quale racconta di essere in possesso appunto di alcuni audio compromettenti della ragazza. Questi audio non li abbiamo mai sentiti, il manager non li ha mai fatti vedere. Quindi molto semplicemente Corona prende la sua migliore amica, le fa fare un audio, lo fa modificare al montatore e lo inserisce nella puntata. È tutto fatto per portare il pubblico pagante sul suo canale YouTube».

Quindi ci stai dicendo che il pubblico di fatto paga degli abbonamenti per avere delle notizie false?

«Definire falso tutto quello che è stato prodotto in abbonamento sarebbe un errore. Però diciamo che una gran parte del prodotto ovviamente è artefatta».

Com’è nata l’idea di attaccare Mediaset?

«Purtroppo non conosco così a fondo la psiche di Fabrizio Corona per capire da dove sia nata effettivamente quest’idea. La realtà è che Mediaset, come tanti altri, è stato solamente un nemico da attaccare».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Parliamo del caso Signorini. Dunque perché Coppola ha denunciato Corona?

«Perché Vito Coppola abbia deciso di denunciare Fabrizio Corona purtroppo non lo so. La realtà è che sicuramente, rispetto agli accordi che si erano dati quando si sono incontrati la prima volta per fare l’intervista, Fabrizio non rispettandoli potrebbe aver causato un ripensamento di quello che voleva fare Vito Coppola».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Parli di offerta di denaro e di assistenza legale ai testimoni. Che cosa veniva offerto e che cosa veniva chiesto in cambio?

«Allora, offrire denaro è un’abitudine di Fabrizio Corona. La realtà è che poi nel 99 per cento dei casi non paga mai. Nel caso specifico di Vito Coppola erano stati offerti 20 mila euro in contanti e tutto quello che servisse per il gratuito patrocinio».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Vito Coppola con Fabrizio Corona.

Restando sul caso Coppola, che cosa hai visto direttamente tu e che cosa ti è stato riferito?

«Ciò che ho visto con Vito Coppola è tutto quello che riguarda dal primo incontro in ufficio fino alla registrazione dell’ultima puntata, ovviamente passando per tutte le chiamate. Però, come ho già specificato, tutto questo materiale io lo trattengo e lo metto a disposizione di chiunque ne abbia bisogno».

Parliamo dell’audio costruito di Fedez. Chi avrebbe deciso la modifica e chi era al corrente prima della pubblicazione?

«Stabilire chi abbia deciso questa modifica purtroppo mi è impossibile perché io in quel momento ancora non lavoravo con Fabrizio. La realtà è che, conoscendolo, probabilmente sarà una sua idea, però non voglio darlo per certo. Prima della pubblicazione sicuramente ne erano a conoscenza i montatori, ne erano a conoscenza gli autori, quindi chiunque faccia parte del team. Però è importante ricordare che chiunque sia con lui nella fase di produzione della puntata non ha alcun tipo di potere decisionale. È lì solamente come visualizzatore che vede tutto quello che va online semplicemente qualche attimo prima».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Su Belén parli di chat finte, puoi spiegarci meglio cosa significa?

«Quelle che vengono mostrate nell’episodio 27 di Falsissimo sono delle chat completamente inventate che solo lui ricorda. Quindi non c’è alcun tipo di fonte, alcun tipo di prova che dimostri che quelle chat siano mai esistite. Vengono utilizzate pure delle grafiche dell’iPhone vecchie per farle sembrare ancora più realistiche».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Esistono presunti scoop che Corona aveva lanciato ma sui quali poi ha frenato perché temeva conseguenze?

«Diciamo che ho visto poche volte Fabrizio fermarsi di fronte alla notizia, questa è l’unica cosa che gli devo riconoscere. Però ci sono stati alcuni casi in cui questo è successo. E Garlasco è uno di questi esempi».

Corona parla tanto di Marotta e Lotito per aumentare l’hype, ma perché poi sul calcio non quaglia mai?

«Esattamente come dici tu è per aumentare l’hype, tutto è finalizzato solamente a quello. Parlare di Lotito e Marotta è uno strumento di lancio di comunicazione ed è quello che lui fa benissimo nelle discoteche e nei locali che frequenta. La realtà, come si vede nel video, è che non c’è mai stato un lavoro su Lotito e su Marotta. E quindi nessun tipo di informazione è in suo possesso».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
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Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»

Quali rapporti politici hai visto direttamente al di là delle dichiarazioni pubbliche?

«È stata una scoperta negli ultimi mesi, non conosco grandi rapporti fra lui ed esponenti del mondo politico, se non quello con Vannacci che si è visto nell’ultima puntata. Quello che posso dire di certo è che questa collaborazione politica, se così si può chiamare, in realtà è frutto solo della sua immaginazione, non c’è mai stato alcun tipo di accordo scritto o certificato dal generale Vannacci. E quindi diciamo che Fabrizio, esattamente come tutte le altre cose che fa, ha interesse nella politica solo per aiutarsi a monetizzare ancora di più».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Il vice segretario di chi?

«Ma come? Il vice segretario di “Corona per la Verità”, il nuovo movimento politico».

Intervista esclusiva a Ben, ex collaboratore di Corona: «Vi svelo il metodo Falsissimo»
Fabrizio Corona (da YouTube).

Cosa succedeva quando qualcuno gli diceva: «Questa cosa non è vera e non possiamo pubblicarla»?

«Diciamo che ormai ultimamente pochissime volte ho sentito qualcuno cercare di fermarlo. E questo semplicemente perché quando trovi sempre qualcuno che dall’altra parte ti intimidisce, ti dice di stare in silenzio, dopo un po’ diventa anche inutile provare a fermarlo. La realtà è che nessuna di queste persone poi è in grado di tenere a bada Fabrizio Corona».

Parliamo un po’ di te. Che accesso avevi a materiali, conversazioni e decisioni?

«Rispondo per punti. Sicuramente avevo accesso a qualsiasi tipo di materiale, quindi sia quello che era registrato in studio, sia tutto quello che ho archiviato personalmente registrando qualsiasi tipo di appuntamento, incontro, videochiamata o chiamata che facessi insieme a lui. Per quanto riguarda le decisioni, io non potevo essere in grado di dare il mio parere, non potevo decidere quello che sarebbe successo poi in puntata. Le uniche persone a cui Corona faceva un po’ di riferimento in ambito decisionale erano Christian Contessa e Massimo Cappello, che sono i due autori del programma Falsissimo. Ma anche loro in realtà potevano solamente dare dei consigli, ma mai prendere delle vere e proprie decisioni».

Perché hai deciso di fare tutto questo?

«Per raccontare la verità, cosa che ormai è sempre più difficile trovare, e soprattutto perché Fabrizio Corona ormai ha raggiunto un potere mediatico impressionante. E girando con lui nei tour dei teatri ho visto decine di migliaia di persone osannarlo ed essere pronte a votare il suo partito in caso di discesa in politica. Quindi diciamo che in quei momenti ti rendi conto di quanto effettivamente sia pericoloso avere un potere così forte nelle mani di una persona che non lo sa gestire. È ovvio che poi tutto questo per me è anche un tornaconto possibilmente economico, ma questo chiaramente l’ho imparato da lui. Perché quando hai la notizia ovviamente raccontala, ma se puoi monetizza anche. La verità è che però avrò delle grandi cause a cui far fronte».

Qual è la prova più forte che puoi mettere a disposizione oggi?

«La prova più forte che ho oggi la tengo nel mio cassetto di sicurezza. Non voglio ancora scoprire tutte le mie carte, sono sicuro che ci sarà un momento in cui dovrò sedermi a tavolino con Fabrizio Corona e i suoi legali e quindi quello forse sarà il momento in cui dimostrerò veramente tutto quello di cui sono in possesso».

Cosa potrebbe dimostrare Corona per smentire la tua ricostruzione?

«Fondamentalmente nulla, perché è tutto vero ed è tutto certificato. L’unica cosa che potrebbe fare e che io gli consiglio di fare è quella di rimescolare tutte le carte, fare un periodo in cui riflette su quello che ha fatto e poi sceglie di tornare sul campo semplicemente con la verità».

Vuoi dirci qualcuno dei segreti nascosti nel tuo archivio? E che cos’è il libro nero di Fabrizio Corona?

«I segreti che nascondo nel mio archivio per il momento rimarranno segreti, poi deciderò quando utilizzarli. Mentre il libro nero di Fabrizio Corona semplicemente racchiude tutti i segreti che lui possedeva fino a oggi, che io ho acquisito. Quindi sì, se ve lo state chiedendo esiste un libro nero di Fabrizio Corona».

Ben, se denunci un sistema che trasforma tutto in attenzione e denaro, perché lanci un merchandising proprio con questo video?

«La scelta di lanciare un merchandising è finalizzata in primis a utilizzare il suo metodo contro di lui, quindi sfruttare la tensione mediatica che ha generato questo video per lanciare un mio prodotto. E soprattutto per appropriarmi di quello che fino a oggi è stato il motto con cui si è parlato di me, quindi “mettimelo qui Ben”».

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Show della famiglia Castellitto, padre Sergio e figlio Pietro, in occasione della presentazione della campagna pubblicitaria istituzionale di Intesa Sanpaolo alla Villa Magistrale del Sovrano militare ordine di Malta, all’Aventino. I Castellitto’s curano la regia dei nuovi spot in onda dal 18 ottobre. «Finalmente un sogno che si realizza», ha confessato il vecchio Sergio. Perché? «Dopo il diploma, mio fratello maggiore mi impose, e fu lui e non mio padre che invece era anarchico sul tema, di inviare il mio curriculum a 14 banche per essere assunto. Nessuno mi rispose. Oggi con questi spot, dopo tanti anni di attesa, lavoro per una banca. Devo dire che è una grande soddisfazione». Ma qual è stato il momento più bello dello spot? «Alla fine, quando a mio figlio do degli scappellotti, tutti quelli che avrei dovuto dargli negli anni passati». Pietro racconta quale è stata la sua vendetta: «Gli ho rifilato una schicchera nelle parti basse». All’incontro era presente anche la star della danza Roberto Bolle, che appare nello spot in un cameo girato in Galleria Borghese, fresco del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres ricevuto dall’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes.

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
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Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Festa del Cinema, amour fou tra due registi

C’è la Festa del Cinema, anche se nella Capitale la kermesse si sta svolgendo in sordina tra partite di calcio come Roma-Real Madrid e altri eventi sparsi per la città, tipo la Settimana nazionale della Protezione civile a piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese. Si dice che per riempire le sale gli organizzatori si stiano attaccando ai telefoni, cercando di piazzare biglietti. Ma se i film e i red carpet hanno perso fascino, il gossip continua a tenere banco. In questi giorni c’è un amore che fa impazzire i salotti: si spiffera che tra due registi si starebbe consumando un amour fou. Entrambi sono famosi. Lui ha girato film di successo e gode della fama di scapestrato. Lei ha cominciato da poco, ma è sempre applauditissima. Gli incontri tra i due, a quanto si sente, avvengono nella massima segretezza, per non scatenare le malelingue, ma qualcuno li avrebbe visti insieme. Certo, se uscissero allo scoperto sarebbe un bel colpo, roba da rispolverare La dolce vita di via Veneto. Anche perché un antenato dei due con la «Hollywood sul Tevere» ha avuto a che fare, eccome…

Morto l’attore RJ Mitte, interpretò il figlio di Walter White in Breaking Bad

È morto l’attore statunitense RJ Mitte, noto per aver interpretato Walter White Jr. (“Flynn”) nella serie televisiva Breaking Bad. Aveva 34 anni: il suo portavoce ha confermato a People che si è tolto la vita. Proprio come il suo alter ego televisivo più famoso, Mitte era affetto da paralisi cerebrale (sebbene in forma meno accentuata), diagnosticata all’età di tre anni in seguito a un danno cerebrale subito alla nascita, e ha dedicato parte della sua vita al sostegno delle persone con disabilità.

Morto l’attore RJ Mitte, interpretò il figlio di Walter White in Breaking Bad
RJ Mitte nel 2013 (Ansa).

La carriera di RJ Mitte

Nato a Jackson, in Mississippi, Mitte aveva trascorso buona parte dell’infanzia con i tutori alle gambe, di cui non ha più avuto bisogno dall’adolescenza. A 14 anni si era trasferito con la famiglia a Los Angeles, dove si era appassionato alla recitazione. La svolta era arrivata con Breaking Bad, acclamata serie tv creata da Vince Gilligan, in cui ha appunto interpretato il figlio dei personaggi di Bryan Cranston (Walter White) e Anna Gunn (la moglie Skyler). Nel 2014 la vittoria dello Screen Actors Guild Award per il miglior cast in una serie drammatica, riconoscimento ottenuto per l’ultima stagione dello show.

Dopo la fine della serie aveva continuato a lavorare con regolarità tra cinema e televisione, con ruoli ricorrenti nel teen drama Switched at Birth – Al posto tuo e nella serie Now Apocalypse, mentre sul grande schermo aveva recitato in The Horror (2017) e Triumph (2021). Mitte era attualmente impegnato nella promozione del suo ultimo film, Talking to Strangers. Come detto, Mitte si è speso a lungo i diritti delle persone con disabilità: oltre a essere ambasciatore di diverse organizzazioni, tra cui United Cerebral Palsy e Shriners Children’s, aveva inoltre creato una sua fondazione benefica, la Mitte Foundation.

Il ricordo di Bryan Cranston

Questo il commosso ricordo di Bryan Cranston, affidato a Instagram: «Nato con una paralisi cerebrale, non ha mai – mai – permesso che quella sfida fosse una scusa. Ha affrontato di petto il programma di riprese impegnativo con grande determinazione. Ascoltava sempre i consigli che i suoi genitori televisivi (Anna Gunn e io) gli davamo. Ma, da adolescente, a volte ignorava maliziosamente i consigli per imparare sulla propria pelle… Era una delle star di una serie tv di successo, ma pur sempre un ragazzino». E poi: «Era ancora piuttosto acerbo quando abbiamo iniziato a girare l’episodio pilota nel febbraio del 2007. Ma, un passo alla volta, lo abbiamo visto trasformarsi in un attore davvero eccellente. Ha sfruttato l’esperienza maturata nella serie per farsi portavoce degli artisti con disabilità e guidava un’organizzazione filantropica dedicata proprio a sostenere la comunità dei disabili. Vedere andare perdute tutte quelle promesse e quel potenziale è una perdita enorme. È davvero straziante sapere che si è tolto la vita».

Morto il comico Giorgio Bracardi: i suoi cinque personaggi più famosi

È morto il comico Giorgio Bracardi, lanciato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni nel programma Alto gradimento. Aveva 93 anni e dalla scorsa primavera, dopo la rottura di un femore, era ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano. Bracardi, che è stato anche musicista e cantante, fin da piccolo aveva vissuto l’ambiente dello spettacolo: era infatti figlio di un tenore (che fu anche uno dei primi gestori del Salone Margherita) e di una soprano. Diventato pianista, a inizio carriera si era cimentato anche come compositore e autore, partecipando in questa veste anche al Festival di Sanremo. Raggiunse però la popolarità come comico, grazie ai personaggi proposti nella trasmissione radiofonica Alto gradimento, ideata assieme a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Il passaggio dalla radio alla televisione consolidò poi la fama di Bracardi: nel 1985 era sbarcato sul piccolo schermo con Quelli della notte, partecipando poi anche a Pronto, chi gioca? condotto da Enrica Bonaccorti e Giancarlo Magalli. Numerosi i personaggi ideati da Bracadi: ecco i cinque più famosi.

Max Vinella

Sedicente giornalista di cronaca nera, Max Vinella cercava di mascherare la propria pochezza professionale con un improbabile eloquio finto-francese e disastrosi tentativi di vocalizzi lirici: il suo tormentone era «Chiàppala! Chiàppala! Pà! Pà!».

Ermanno Catenacci

Bracardi impersono anche il nostalgico fascista Ermanno Catenacci, dal marcato accento romagnolo, che raccontava fervore inverosimili episodi del Ventennio e improbabili retroscena della vita di Benito Mussolini: un personaggio che immaginiamo sia piaciuto molto a Roberto Vannacci.

Il dottor Marsala

Tra i personaggi ideati da Bracardi c’è poi il dottor Marsala, anziano capotecnico Rai depresso e sempre afflitto a emicrania, ma anche ipocondriaco, sempre pronto a entrare di sorpresa nello studio col pretesto di controllare la funzionalità di microfoni e cuffie.

Onorato Spadone

Era invece un farmacista Onorato Spadone, che non mancava di ricordare come ciascun individuo, di ogni classe sociale e livello culturale, vivente o meno, dovesse assolvere le necessità imposte dalla propria regolarità intestinale: «L’uomo è una bestia! – E la donna? – Due volte bestia!» e «Lei, ha il mal di testa? Allora le do una purga!».

Scarpantibus

Il nome di Bracardi è però soprattutto legato a quello di Scarpantibus, una delle sue creazioni più surreali e geniali: un improbabile “uccellaccio preistorico” che gli archeologi avevano catturato nel deserto del Nicaragua, dalle fattezze misteriose e grottesche, ma con un tratto distintivo chiarissimo alla radio… dei pesanti scarponi anfibi militari privi di stringhe.

Sanremo 2027, il nuovo regolamento: dalla Serata Performance ai paletti per l’IA

La Rai ha pubblicato il regolamento della 77esima edizione Festival di Sanremo, in programma dal 16 al 20 febbraio 2026. Diverse le novità introdotte da Stefano De Martino, dal numero di cantanti alle modalità di voto fino all’introduzione di paletti all’uso dell’intelligenza artificiale e della nuova Serata Performance.

La Serata Performance che decreterà il rappresentante all’Eurovision

La prima novità è, appunto, la Serata Performance che si terrà venerdì 19 febbraio. I concorrenti vestiranno i loro brani in gara in maniera particolarmente spettacolare, dalla messa in scena alle coreografie, richiamando il linguaggio visivo dell’Eurovision Song Contest. L’obiettivo della serata è infatti quello di designare il rappresentante italiano all’Esc, che non sarà più dunque in automatico il vincitore del Festival. Il sistema di voto della Serata Performance sarà coerente con questo scopo e abbinerà il televoto con il voto di una Academy, una giuria di esperti internazionali di varie discipline dello spettacolo (non solo musica ma anche coreografia e scenografia, ad esempio). Il vincitore rappresenterà l’Italia all’Eurovision.

Meno cantanti e in gara tutte le serate

Un’altra novità di rilievo è che quest’anno i cantanti in gara saranno meno del solito (24) e si esibiranno tutti ogni sera. I brani in gara verranno dunque ascoltati quattro volte (una serata resta dedicata all’esecuzione di cover con ospiti o duetti) prima della proclamazione del vincitore.

Cambia il peso del pubblico

Cambia anche il sistema di voto, con modifiche in particolare al peso del pubblico nella scelta del vincitore. Nelle diverse serate, il meccanismo di voto sarà così articolato:

  • al debutto del martedì voteranno la Giuria popolare (ndr il pubblico che esprime il proprio voto tramite televoto e voto online) e la Giuria della Sala stampa;
  • mercoledì toccherà alla Giuria popolare e alla Giuria delle Radio;
  • giovedì, nella serata cover, si esprimeranno congiuntamente Sala stampa, Radio e Giuria popolare;
  • venerdì, per la Serata Performance, voteranno la Giuria popolare e la Giuria di esperti Internazionali;
  • sabato sera, per la finale, voteranno di nuovo Sala Stampa, Radio e Giuria Popolare. Al termine, i punteggi della prima, seconda e quinta serata decreteranno la classifica generale, dalla quale emergeranno i finalisti delle prime posizioni, comunicati in ordine casuale in un numero compreso tra tre e cinque. Dopo la riproposizione delle loro canzoni, dal vivo o tramite registrazione, si aprirà la sfida decisiva dove a votare sarà esclusivamente la Giuria popolare per il 50 per cento. Il restante 50 per cento deriverà dalla dote complessiva dei punteggi accumulati nelle serate valide per la gara principale. La combinazione di questi due componenti stabilirà la graduatoria definitiva, incoronando il vincitore di Sanremo 2027.

La novità più evidente dunque il peso del pubblico nel momento più decisivo. Durante la sfida tra i finalisti voterà infatti solo la Giuria popolare. Come scritto sopra, non sarà comunque il pubblico da solo a determinare il vincitore – il risultato di quest’ultima votazione peserà per il 50 per cento e sarà sommato, per l’altro 50 per cento, ai risultati accumulati nelle precedenti serate.

Paletti all’uso dell’intelligenza artificiale

Altra novità è che il regolamento per l’edizione 2027 introduce per la prima volta dei paletti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa. Testi e musiche dovranno essere frutto esclusivo dell’ingegno dell’uomo, escludendo l’impiego di sistemi di IA che possono sostituire, alterare o snaturare l’apporto creativo primario, riservando alla Rai e alla direzione artistica la facoltà di ricorrere a verifiche tecnologiche per scongiurarne qualsiasi abuso.

Morto a 27 anni Presley Gerber, figlio di Cindy Crawford

Presley Gerber, figlio della top model Cindy Crawford, è morto all’età di 27 anni. Lo riferiscono i media americani. L’ufficio del medico legale della contea di Los Angeles ha reso noto che Gerber è deceduto mentre si trovava in una struttura di riabilitazione. La causa del decesso non è stata specificata. «La famiglia chiede riservatezza in questo momento estremamente difficile e doloroso», ha detto il portavoce della Crawford. Nato in California nel 1999, Presley era uno dei due figli avuti dalla Crawford con Rande Gerber. Come la sorella Kaia, aveva intrapreso la carriera di modello a soli 16 anni debuttando per Moschino.

Negli ultimi anni aveva parlato apertamente della sua depressione

Nel corso della sua carriera nel mondo della moda, Gerber ha sfilato per marchi quali Burberry, Dolce & Gabbana e Bottega Veneta, oltre che per le griffe statunitensi Tommy Hilfiger e Ralph Lauren. È stato protagonista anche di campagne per Calvin Klein, Celine, Pepsi e Omega, ed è apparso su riviste come GQ Style e The New York Times Style Magazine. Negli ultimi anni aveva parlato apertamente della sua depressione e della dipendenza dalle droghe, condividendo il suo percorso di guarigione su Instagram. «La salute mentale è una questione importante. È una parte fondamentale della mia vita. È un impegno costante, 24 ore su 24, e c’è molto altro dietro», raccontò al podcast Studio 22 tre anni fa.

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca

«E una diretta Twitch della prima notte di nozze, no?». Difficile risparmiarsi un pizzico di malignità, all’indomani del matrimonio-show di Luì e Sofì, alias Me Contro Te, celebrato sabato scorso all’Unipol Dome di Milano davanti a 6 mila spettatori paganti ed esultanti, specie quelli che avevano comprato i biglietti più economici e si sono visti spostare nelle prime file più costose, dove c’erano molti antiestetici vuoti da riempire.

Ma la frecciata nasce già spuntata. Innanzitutto, perché i due giovani content creator per bambini emanano la sensualità di un set di pentolini giocattolo, e la fantasia più sfrenata che può suggerire la loro prima notte è una battaglia a cuscinate. E poi perché il matrimonio dei Me Contro Te è stato effettivamente consumato, non in pubblico, ma dal pubblico, intendendo per “consumo” l’acquisto e l’uso di beni e servizi: oltre al biglietto, il meet-and-greet e il merchandising a tema, magliette, fermagli, cerchietti luminosi con velo andati letteralmente a ruba fra le piccole “Trote” (così si chiamano i loro fan).

L’età berlusconiana e lo sdoganamento delle nozze farsa

Quanto a validità, queste nozze ne avevano meno dello sposalizio di mia figlia quattrenne con il “morosino” dell’asilo, celebrato 20 anni fa nel giardinetto della scuola con un fazzoletto in testa al posto del velo e un bouquet di pratoline spelacchiate. Ma lo scimmiottamento dei sacri riti matrimoniali è l’ultima cosa che si può rimproverare a Luì e Sofì, in un Paese che ha innalzato a padre della patria uno specialista in sponsali-farsa, Silvio Berlusconi. Resta ancora un mistero l’identità della sua pseudo-sposa nella finta cerimonia officiata nel giardino di Villa Certosa nel 2008 e immortalata dal fotoreporter Antonello Zappadu; anche troppo nota è un’altra “fortunata”, Marta Fascina, impalmata per finta dal Cav a Villa Gernetto nel 2022 e oggi stipendiata per davvero da noi contribuenti come parlamentare di Forza Italia, con un tasso di assenze che sfiora l’88 per cento.

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca
Adriano Galliani e Gianni Letta al matromonio simbolico di Silvio Berlusconi e Marta Fascina (Imagoeconomica).

Solo un’operazione commerciale?

Qualcuno insinua che il matrimonio sia solo un’operazione commerciale per rinfocolare l’interesse intorno ai Me Contro Te, il cui successo comincia ad appannarsi, dopo un decennio di splendore in cui Luigi Calagna e Sofia Scalia, i due sconosciuti fidanzatini di Partinico, né belli né brutti, che postavano su YouTube le loro sfide a chi metteva più schifezze sulla sua pizza, hanno costruito un impero tentacolare, con un canale YouTube da quasi 7 milioni di iscritti, film campioni d’incassi, spettacoli in teatro, serie tv, podcast, libri, gadget e corredi scolastici, tutto firmato Luì e Sofì. E se l’Unipol Dome non era pieno come un uovo, la diretta Twitch del The Wedding Show ha registrato 100 mila contatti. «La mia infanzia si sposa», era il commento più frequente al video in cui i due piccioncini confidavano le loro “emozioni” alla vigilia del grande giorno (in realtà, da come ci ridevano su, sembravano i primi a considerarlo una pagliacciata, atteggiamento molto sano e lucido che andrebbe adottato dai nubendi in genere).

I Me Contro Te come spunto per l’educazione affettiva

C’è chi ci è cresciuto, con i Me Contro Te, in anni in cui le tivù generaliste avevano smesso di produrre contenuti per l’infanzia e si limitavano a trasmettere paccate di Masha e Orso e Peppa Pig. Luì e Sofì erano come due baby-sitter che avrebbero avuto bisogno loro stessi di una baby-sitter: allegri, sciocchini, giocavano con il cibo, paciugavano con lo slime, smentendo tutti i cliché sui siciliani scettici, fatalisti, fissati con sesso e morte. L’escapismo perfetto per la sparuta generazione post-2008, rari figli unici di adulti sempre più tristi, arrabbiati e sfiduciati. Col tempo, i maschietti si sono disamorati dei Me Contro Te, forse per quel Luì troppo poco sbruffone e testosteronico che non “comanda” abbastanza e non dice parolacce. Per lo stesso motivo, le bambine continuano ad amarli anche da più grandi, vagheggiando in loro una possibilità di coppia eterosessuale giocosa, spensierata, insolitamente paritaria, lontana dalla trita dinamica “immaturo-versus-saccentella” tipica di cartoni, film e telefilm per ragazzi (e non solo).

Un modello tutt’altro che tradizionale e che, a pensarci bene, potrebbe essere spendibile anche come spunto per l’educazione affettiva: i Me Contro Te ci mostrano un uomo e una donna che sono migliori complici e compagni di giochi, che sanno fantasticare e progettare insieme e dividersi equamente le responsabilità. E, facendolo, guadagnano un sacco di soldi, il che non guasta.

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca
I Me contro te al photocall del film Missione giungla nel 2023 (Ansa).

Adesso manca solo il baby shower a base di slime

Tutto vero (soldi a parte), o vero per finta, come il matrimonio milanese? In rete si vocifera che Calagna e Scalia in realtà non stiano più insieme da tempo, e che la coppia resista solo per difendere il marchio. Altri invece ipotizzano che le loro nozze siano solo il primo passo di un upgrade che, con la nascita di un figlio, trasferirà i Me contro Te nella categoria dei “family vlogger”. In questo caso, organizzati e previdenti come sono, Luì e Sofì avranno già opzionato l’Unipol Dome per il baby shower. A base di slime, naturalmente.

Clooney a Venezia attacca Trump: «Usa guidati da persone incapaci»

George Clooney attacca Trump (pur senza mai citarlo) e il governo americano dal Lido di Venezia, dov’è arrivato per ricevere il Leone d’oro alla carriera in occasione della serata inaugurale della Mostra del cinema. «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo. A novembre ci sono le elezioni di midterm che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e, se va tutto bene, torneremo ad una situazione di maggiore normalità», ha detto l’attore. «L’idea poi che la crudeltà sia alla base e faccia parte del divertimento del mondo, e che un segretario alla Difesa, Pete Heghset, abbia twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi ridendoci su, è davvero una cosa assurda. Questa è kakistocrazia (il governo dei peggiori, ndr)», ha aggiunto. «Dov’è finito il senso della decenza? Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori», ha chiosato.

Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’

È morta a 36 anni l’attrice statunitense Hayden Panettiere, che aveva raggiunto la fama internazionale interpretando Claire Bennet nella serie Heroes. Nel memoir This Is Me: A Reckoning, pubblicato quest’anno, aveva raccontato le difficoltà vissute durante gli anni in cui era un’attrice bambina a Hollywood, così come della depressione post partum, della dipendenza dagli oppioidi e dall’alcol, di episodi di violenza domestica. Lascia una figlia, Kaya Evdokia, nata nel 2014 dalla relazione con l’ex pugile ucraino Volodymyr Klyčko.

Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’
Morta l’attrice Hayden Panettiere, star di ‘Heroes’ e ‘Nashville’

La carriera di Hayden Panettiere

Nata a Palisades il 21 agosto 1989, Panettiere aveva cominciato a lavorare nel mondo dello spettacolo a soli 11 mesi, comparendo in uno spot pubblicitario per un trenino giocattolo. A quattro anni aveva ottenuto il ruolo di Sarah Roberts nella soap opera della ABC Una vita da vivere, interpretato dal 1994 al 1997. A nove anni era arrivato il primo ruolo al cinema con una piccola parte nel film L’oggetto del mio desiderio. La notorietà internazionale era arrivata nel 2006 con Heroes, in cui interpretava una cheerleader dotata del potere della rigenerazione cellulare. Nel 2011 aveva vestito i panni di Amanda Knox nell’omonimo film per la tv. Nello stesso periodo era tornata al cinema nel quarto capitolo della saga Scream nel ruolo di Kirby Reed, personaggio poi ripreso nel sesto. Dal 2012 al 2018 era stata tra i protagonisti di Nashville, serie ambientata nel mondo della musica country. Negli ultimi anni aveva notevolmente ridotto la presenza in film e serie televisive.

È morta Fiorenza Marchegiani, attrice di Ricomincio da tre di Troisi

È morta a 73 anni Fiorenza Marchegiani, attrice nata a Osimo (Ancona) nel 1953 che si fece conoscere al cinema partecipando al primo film di Massimo Troisi, Ricomincio da tre, dove interpretò Marta. Dopo gli esordi in teatro allo Stabile di Genova, negli Anni 80 fece qualche apparizione in serie televisive Rai prima di ottenere successo sul grande schermo al fianco di Troisi. In seguito, proseguì la carriera prevalentemente in televisione ma alternandosi con cinema e teatro. Dal 1999 al 2006 interpretò Letizia Visconti Gherardi nella soap opera Vivere, per poi recitare in Incantesimo, Distretto di Polizia e Le tre rose di Eva. «Grazie Fiorenza per quanto hai dato alla cultura e al cinema italiano e grazie per aver portato sempre nel cuore le tue origini», ha scritto sui social Michela Glorio, sindaca di Osimo. «A nome mio personale e dell’intera comunità osimana ci stringiamo al dolore dei suoi famigliari e di quanti le hanno voluto bene».

Cinque italiani in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2026

Ci sono cinque film italiani tra i 20 in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre 2026. Si tratta di Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, che vede Adriano Giannini nei panni di Mariano Guerra che torna in Argentina per testimoniare contro gli ex-militari che lo sequestrarono, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, dramma familiare tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini con Vanessa Scalera e Lino Musella, Succederà questa notte di Nanni Moretti, che segue le vicende di quattro inquilini che vivono nello stesso edificio in una città israeliana e ha nel cast, oltre allo stesso regista, Louis Garrell, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot e Angela Finocchiaro, The echo chamber di Andrea Pallaoro, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e L’estranea di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Il più atteso è quello di Moretti, che torna al Lido 37 anni dopo Palombella Rossa.

Gli altri film in concorso

Accanto agli italiani, in concorso ci sono:

  • Ink di Danny Boyle, film d’apertura
  • Company di Casey Affleck
  • Kami nour (A Bit of light) di Ali Asgari
  • Un bon petit soldat di Stéphane Brizé
  • Kvinde ukendt (Woman unknown) di May el-Toukhy
  • Bucking fastard di Werner Herzog
  • 15/18 (A Place to heal) di Cédric Kahn
  • DAU di Ilya Khrzhanovsky
  • Look back di Hirokazu Kore-eda
  • Ga-neung-han sa-rang (Possible love) di Lee Chang-dong
  • Wild Horse Nine di Martin McDonagh
  • Primetime di Lance Oppenheim
  • Un peu avant minuit di Nicolas Pariser
  • Nelson san, anata wa hito wo koroshimashita ka? (Mr. Nelson, Did you kill people?) di Shinya Tsukamoto
  • Bunker di Florian Zeller

A Venezia anche gli Oasis

Fuori concorso, alla Mostra verrà anche presentato, in anteprima mondiale, il documentario Oasis: Don’t Look Back In Anger dedicato allo storico ritorno sulle scene della band britannica composta dai fratelli Liam e Noel Gallagher. Il progetto è stato ideato dallo sceneggiatore e produttore Steven Knight e diretto dal duo Dylan Southern e Will Lovelace. «I fratelli Gallagher hanno promesso di venire a Venezia», ha annunciato il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera presentando il programma della nuova edizione. Il lungometraggio si concentra sul tour di reunion Oasis Live ’25, documentandolo dall’interno.

Video podcast, sulle views domina Fedez: male Gazzoli e Cattelan

In Italia c’è ormai un campionato di podcast, vodcast, chiamiamoli un po’ come si vuole, insomma dei video distribuiti online dove vengono intervistati o messi a confronto personaggi più o meno famosi. E, in chiusura di stagione 2025-26, si possono tirare le somme.

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I picchi con Vannacci vs Renzi e l’intervista a Meloni

Lo scudetto, senza alcun dubbio e in maniera netta, lo vince Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra. Le ultime 10 puntate in chiaro (perché loro fanno anche contenuti extra a pagamento e riservati agli abbonati) hanno raggiunto una media di 884 mila visualizzazioni ciascuna su YouTube, con i picchi del dibattito tra Roberto Vannacci e Matteo Renzi (2,3 milioni), dell’intervista a Giorgia Meloni (1,9 milioni) e dello scontro tra Giuseppe Cruciani e Saverio Tommasi (1,3 milioni).

Video podcast, sulle views domina Fedez: male Gazzoli e Cattelan
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).

Fedez ha parlato di «una stagione che ci ha dato grandi soddisfazioni, tutta in discesa rispetto alla prima, nella quale io non ero in forma e facevo fatica a stare in piedi. Al nostro tavolo si è seduto un parterre di un certo tipo, ma abbiamo sempre mischiato l’alto e il basso, la politica, i complotti, le sciocchezze e le cose oscene. Peraltro certi abbinamenti, come Cruciani vs Tommasi, ci sono stati suggeriti nei commenti dagli utenti, a noi non erano venuti in mente. Torneremo a settembre con la stagione regolare, ma in estate non ci fermiamo: ci saranno video per i soli abbonati (già prodotti oltre 60 contenuti a pagamento su Pulp podcast, ndr), a partire da Lirio Abbate che ci parla di Massimo Carminati, e poi Paolo Ruffini con i suoi amici, eccetera».

Al secondo posto, molto staccati, Rapone e Tinti con Tintoria

Un dominio assoluto, quello di Fedez. Soprattutto in confronto alla fase di stanca che gli altri podcast di interviste stanno vivendo. Al secondo posto c’è Tintoria, di Stefano Rapone e Daniele Tinti, ma staccatissimi a 257 mila visualizzazioni medie su YouTube per ciascuna delle ultime 10 puntate.

Va male Passa dal Bsmt di Gianluca Gazzoli, a quota 191 mila visualizzazioni a puntata, ma che, senza il recente botto con Alessandro Barbero, sarebbe a una media di 157 mila (e d’altronde ormai i personaggi interessanti da “intervistare”, per modo di dire, scarseggiano).

A 181 mila visualizzazioni medie a puntata è Fuori di Cabello, ultimo arrivato con Victoria Cabello. Mentre One more time di Luca Casadei è a 158 mila visualizzazioni.

Giacomo Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo) continua a stentare con Poretcast, a 90 mila visualizzazioni medie a puntata per le ultime 10 distribuite su YouTube, e pure Alessandro Cattelan, nonostante ospiti spesso illustri, non si schioda dalle 88 mila visualizzazioni a puntata per Supernova.

È un genere, quello del vodcast con intervista, che continua a venire preso d’assalto un po’ da tutti. C’è per esempio il neonato Tutto in piazza, con Ivan Zazzaroni, che ha circa 31 mila visualizzazioni a puntata.

E che dire del trio dei più potenti giornalisti musicali, Luca Dondoni (La Stampa), Paolo Giordano (il Giornale) e Andrea Laffranchi (Corriere della sera), che ormai da tempo si diletta con il podcast Pezzi dentro la musica, e che nelle ultime 10 puntate con interviste (quelle al Festival di Sanremo non valgono) ha raggiunto ben 1.847 visualizzazioni medie a puntata. Citofonando a qualche condominio, probabilmente, avrebbero avuto audience più alte.

È morto Victor Willis, fondatore e frontman dei Village People

Victor Willis, fondatore dei Village People, è morto all’età di 74 anni. L’ha reso noto la band sui social: «Siamo profondamente addolorati nell’annunciare la scomparsa di Victor Willis, il cantante dei Village People. Victor è venuto a mancare lunedì 30 giugno 2026 a causa di una breve ma aggressiva malattia. Si richiede rispetto per la sua privacy». Willis è stato il cantante e coautore dei più grandi successi del gruppo, tra cui YMCA, Go West e In the Navy.

Morta Patrizia Caselli, la conduttrice che lasciò la tv per seguire Craxi ad Hammamet

È morta Patrizia Caselli, volto noto della tv degli Anni 80 e 90 sia in Rai che sulle emittenti private. Aveva 66 anni ed era malata da tempo. Nel 1994 aveva lasciato la televisione per seguire Bettino Craxi ad Hammamet: i due furono legati sentimentalmente per nove anni, fino alla morte dell’ex presidente del Consiglio avvenuta nel 2000.

La carriera e l’addio alla tv per seguire Craxi

Nata a Udine, Caselli aveva iniziato la carriera giovanissima tra pubblicità e cinema, lavorando anche con Nanni Loy. Come conduttrice si era fatta strada nelle emittenti locali lombarde, da Antennatre a Telealtomilanese, dove incontrò Walter Chiari con cui ebbe, oltre che un sodalizio lavorativo, anche una lunga relazione sentimentale. Negli stessi anni si era cimentata come cantante, incidendo alcuni 45 giri, e come attrice teatrale. Il debutto in Rai nel 1987 con Bella d’estate su Rai2. Seguirono Chi tiriamo in ballo?, Master 88 e La rete. Condusse anche l’antesignano de La Vita in diretta, ovvero il programma Detto fra noi. Nel 1994 abbandonò la carriera televisiva per seguire Craxi nel suo esilio in Tunisia, restando fino all’ultimo al fianco dell’ex segretario Partito Socialista Italiano.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?

Il 5 maggio il Teatro La Fenice di Venezia era tirato a lucido per un evento. Non si festeggiava la defenestrazione di Beatrice Venezi dalla direzione musicale del teatro, no. Si celebrava, invece, l’apertura della filiale italiana della società turca Iki Dakika creative house, una media company specializzata nella produzione di serie tivù brevi dedicate ai consumi attraverso lo smartphone, e quindi in modalità di visione verticale.

Anche Netflix introduce novità nella sua app mobile

L’iniziativa è arrivata a breve distanza dall’annuncio di Maria De Filippi, che, attraverso la sua casa di produzione Fascino, ha lanciato Witty Drama, progetto pensato per le mini-serie tivù verticali (short drama) da guardare sullo smartphone e attraverso i social network.
D’altronde, se persino un gigante come Netflix si muove introducendo nella sua app mobile un feed di video verticali, brevi, personalizzati, utilizzando un linguaggio familiare a TikTok, significa che qualcosa sta davvero cambiando nell’industria dei contenuti.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Anche Netflix pensa ai formati verticali (foto Unsplash).

In forte crescita la visione di contenuti sullo smartphone

E un paio di dati possono bene spiegare la trasformazione. L’ultimo rapporto Censis sui media testimonia, per esempio, che nel 2025 gli utenti della televisione in Italia sono il 93,2 per cento della popolazione. Tuttavia, la tivù tradizionale pesa per il 79,5 per cento, 3,6 punti in meno del 2024 (e 13,6 punti in meno del 2007), mentre gli utenti della tivù satellitare sono stabili al 47,8 per cento. Bene la web tivù al 62 per cento, e in forte crescita proprio la mobile tivù, al 38,6 per cento, con 3,7 punti in più del 2024.

Un mercato che vale già 11 miliardi di dollari (Cina esclusa)

Quindi si guarda la televisione in mobilità, ossia sul telefonino, e perciò con una visione verticale, un po’ come da approccio abituale quando si maneggia uno smartphone. C’è un business in netta crescita: il mercato mondiale (Cina esclusa) dell’intrattenimento e della serialità pensata ad hoc in verticale vale, secondo Omdia, circa 11 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 14 miliardi nel 2026. A cui aggiungere il mercato cinese, che in base ad alcune stime avrebbe già toccato gli 11 miliardi di dollari annui.

I costi di produzione restano piuttosto bassi

D’altronde i micro-drama, le serie short-form già ora registrano, in mobilità, un tempo di visualizzazione superiore a quello di Netflix o Disney+, con una narrazione, ovviamente, non di grande qualità, fatta di episodi che si chiudono con un colpo di scena per mantenere alto il coinvolgimento e stimolare la visione della puntata successiva, mentre i costi di produzione restano piuttosto bassi e i ricavi arrivano sia da pubblicità e da branded content, sia da micro-pagamenti per sbloccare i nuovi episodi.

Linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva

Come spiegano da Iki Dakika creative house, il loro è «un modello narrativo e produttivo innovativo, costruito su episodi brevi di genere drama, comedy, romance, thriller e youth, linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva. La società è infatti il primo studios interamente dedicato alle vertical short-form series ed è pure il produttore della prima serie drama verticale turca distribuita esclusivamente sui social media, senza app dedicate o piattaforme ott».

Sviluppo di titoli originali anche nel nostro Paese

La fondatrice, Ilkin Kavukcu, ha inoltre annunciato che Iki Dakika creative house avvierà presto la produzione di una nuova serie originale in Italia, per sviluppare titoli originali nel nostro Paese, ricordando che la società turca, con le sue produzioni social-first, ha raggiunto 390 milioni di visualizzazioni, 24 milioni di utenti unici, oltre 3 milioni di like e interazioni e più di 615 mila condivisioni, superando quota 600 milioni di visualizzazioni complessive e 100 milioni di minuti visti per le sue serie principali.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Una società turca specializzata in serie tivù brevi pensate per il consumo su smartphone sbarca in Italia (foto Unsplash).

Insomma, il formato 16:9 potrebbe presto lasciare il posto al verticale 9:16. E d’altronde anche il regista Peter Greenaway lo diceva, con la giusta dose di umorismo: «Gli uomini per secoli hanno realizzato la loro arte in formato orizzontale, per poi guardarla dalle loro finestre, dunque in formato verticale».

Il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione

L’importante, da un punto di vista produttivo, è non avere un approccio pigro, per esempio continuando semplicemente a trasformare in 9:16 qualcosa di pensato e girato in orizzontale. Un errore enorme, perché il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione. Infatti, sottolineano i promotori del Vertical movie festival (la nona edizione è in programma a Roma, alla Casa del cinema, dal 30 settembre al primo ottobre 2026), «il cinema orizzontale, quello di sempre, è inclusivo. Al contrario, quello verticale è escludente: un primo piano riempie lo schermo ed esclude tutto il resto. Si tratta di un formato che mette, letteralmente, al centro la figura umana, la stacca dal contesto. Le sceneggiature devono essere scritte diversamente. Puoi entrare più facilmente nella mente dei personaggi e non ci sono inquadrature che li mettono in relazione. Perciò la scrittura deve dare il tempo ai protagonisti di relazionarsi tra loro».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views

Il secondo capitolo de Il diavolo veste Prada, 20 anni dopo, ci offre un ritratto spietato sulla trasformazione del mondo dell’editoria e sulle difficoltà estreme delle vecchie generazioni ad adattarsi all’universo digitale, dove influencer e content creator hanno spazzato via interi giardinetti di competenze.

Ce n’è un po’ per tutti. Sia per quel giornalismo duro e puro che in tempi grami come questi non disdegna di scendere a compromessi, mettendo da parte gli ideali di gioventù; sia per il mondo dell’editoria dei femminili, quello dominato per decenni da Vogue & co., che invece non detta più le tendenze, non intercetta investimenti pubblicitari come una volta, e deve lottare per sopravvivere tra social, visualizzazioni e viralità.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Meryl Streep interpreta Miranda Priestly.

Prima la shitstorm, poi la rabbia degli investitori pubblicitari

Runway, la rivista di fashion guidata da Miranda Priestley (Meryl Streep), viene travolta da una shitstorm sui social perché ha pubblicato un articolo elogiativo dedicato a un’azienda che, invece, si scopre essere disinvolta sfruttatrice della manodopera. Pure gli investitori pubblicitari chiedono una sorta di risarcimento per lo scandalo che ha colpito Runway, e in particolare Dior, il cui business retail è ora guidato da Emily (Emily Blunt), l’antica assistente di Miranda.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Emily Blunt.

Messa alle strette sui due fronti (contenuti editoriali e raccolta adv), la casa editrice di Runway decide di chiamare Andrea (Anne Hathaway) come responsabile dei contenuti editoriali, poiché nel frattempo l’ex ragazza del 2006 è diventata un’apprezzata giornalista che vince premi ma che è appena stata licenziata, insieme a tutta la redazione, dal quotidiano Guardian. Miranda, con un inatteso bagno di umiltà, è d’altro canto costretta ad andare a trattare con gli investitori pubblicitari, Emily compresa.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Anne Hathaway.

«In quanti hanno cliccato sull’articolo? Non è diventato virale»

Possiamo quindi usare alcuni touchpoint della sceneggiatura del film, in sala dal 29 aprile, per allargare il discorso a un’analisi del settore fashion ed editoriale. Innanzitutto, i pur brillanti articoli di Andrea, nuova responsabile contenuti, hanno sul web un buon numero di commenti da parte della élite, ma… «in quanti hanno cliccato sull’articolo? Quante visualizzazioni ha fatto? Non è diventato virale», è il cinico commento dell’editore di Runway.

La Miranda del 2006 governava gli eventi, li determinava. Quella del 2026 è più passiva, li subisce, non detta più le regole, accetta senza fiatare le condizioni poste dagli investitori pubblicitari: «A risarcimento dello scandalo ci farete tre pagine di servizi e poi un’intervista celebrativa dedicata alla nostra nuova sede», le dice Emily. E a chi prova a chiedere a Miranda di essere un po’ meno accondiscendente, la direttrice risponde: «Abbiamo bisogno degli investimenti pubblicitari, il numero di Runway di settembre pare un filo interdentale», lasciando intendere che mancano le pagine pubblicitarie e la foliazione è ridotta al minimo.

Che fatica adattarsi alle nuove regole woke su diversity e body shaming

Lei, d’altronde, ragiona ancora guardando quasi solo all’edizione cartacea, percepisce come svilenti tutte le variazioni editoriali sul digitale, e quando partecipa alle riunioni in cui viene sommersa dai dati su metriche e visualizzazioni si annoia tremendamente. Fa anche molta fatica ad adattarsi alle nuove regole woke in tema di diversity e body shaming: «Ho detto ragazza grassa del New Jersey. Cos’è che non si può dire? Non posso dire che è del New Jersey?».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
La locandina del film.

Ecco quindi emergere un suo gap sia tecnologico sia culturale con i nuovi standard dell’editoria. Nel passaggio generazionale dal vecchio proprietario, appassionato di editoria, a suo figlio, molto meno a suo agio tra redazioni e menabò, si evidenzia ancor di più il cambio di passo: i consulenti di McKinsey chiedono di tagliare i costi un po’ ovunque, e, preferibilmente, di vendere la società.

Convocazione nella mensa aziendale: ma chi l’ha mai vista?

Miranda è costretta a viaggiare da New York a Milano in economy e non più in business; vengono abolite le macchine con autista e si caldeggia l’utilizzo di Uber; il nuovo editore convoca Miranda alla mensa aziendale, «ma lei non ha mai messo piede in quel piano dell’azienda, non sapeva neppure che esistesse una mensa aziendale», dice il suo art director Nigel (Stanley Tucci), che poi ricorda i bei tempi in cui «per fare questo servizio potevo andare in Africa tre mesi col fotografo Richard Avedon. Ora vanno bene tre giorni in una location periferica di Brooklyn».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Stanley Tucci e Anne Hathaway nel film.

Quindi che fine farà l’editoria? Beh, non ci sono molte strade, come racconta il film. O ci si rifugia in modelli di grande successo tipo l’Economist o il New York Times, con grandi gruppi dove però un manipolo di azionisti illuminati conserva azioni di classe B, non contendibili, per governare l’indirizzo editoriale delle attività; oppure si trova un miliardario appassionato che compra e lascia mano libera a direttori e giornalisti. L’antica formula dell’imprenditore che si compra i media non per il business in sé, ma per appoggiare e fare lobbying a favore delle altre sue attività sembra invece avere i giorni contati (in Italia, tuttavia, sembra essere un grimaldello che va ancora di moda).

«Il primo iPhone è stato in qualche modo l’inizio della fine»

Di sicuro la rivoluzione che si è abbattuta sull’editoria è stata anche la molla per avviare, 20 anni dopo, la realizzazione del sequel de Il diavolo veste Prada. Come spiega infatti il regista di entrambi i film, David Frankel, «il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Tutto il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito soltanto un anno dopo il primo film e penso che quello sia stato in qualche modo l’inizio della fine. Mentre vedevamo il mondo del giornalismo cartaceo sempre più in declino anno dopo anno, ci sembrava sensato esplorare questo cambiamento e sviluppare una storia in cui questi personaggi finissero nuovamente per interagire. Volevamo esplorare i compromessi a cui loro devono scendere per mantenere le proprie carriere. Se il primo film era un romanzo di formazione in cui una giovane donna (Anne Hathaway, ndr) scopriva il proprio posto nel mondo, il sequel parla di una donna matura che affronta tutte le scelte che ha compiuto nella propria vita».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Anne Hathaway e Meryl Streep.

Insomma «il cambiamento è ovviamente qualcosa che tutti noi sperimentiamo nelle nostre carriere professionali, e il modo in cui lo affrontiamo è una priorità assoluta; è una sfida che tutti i nostri personaggi devono superare, ma per Miranda la parola chiave era eredità, heritage. Come si fa a mantenere in vita qualcosa quando la sua influenza e la sua importanza culturale stanno svanendo? Come far sì che una testata che è chiaramente un heritage continui ad avere un significato per le persone? Si tratta anche della sua eredità personale. Se questo è ciò che ha fatto nella sua vita, lei deve trovare come vorrebbe che le persone ricordassero i suoi successi una volta che avrà smesso di farlo».

«Sono cambiate così tante cose nel mondo dell’editoria…»

Anche per Meryl Streep il cambiamento dell’editoria è stato lo spunto fondamentale per convincerla a interpretare il sequel: «Il motivo per cui oggi il film ha senso è che sono cambiate così tante cose nel mondo delle riviste, in quello dell’editoria e nel giornalismo in generale. Il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare. Ed è in quell’atmosfera che entrano in gioco la tensione e la trama, e vengono messe in luce tutte le cose che le persone devono fare per tenere a galla la barca in questi tempi così turbolenti. Quello del 2006 era un film su una donna a capo di una grande azienda, e i personaggi principali erano donne, per di più donne ambiziose. Quindi era tutto nuovo e divertente. Ora penso che sia ancora rilevante esplorare come le donne ricoprano ruoli di leadership e in quali modi. Il mondo è turbolento e piuttosto cupo. Le notizie sono deprimenti, ed è fantastico avere qualcosa che ci ricordi tutto ciò che c’è di meraviglioso, libero, bello e sciocco nel mondo».

Maggie Gyllenhaal presidente della Giuria internazionale a Venezia

La regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal sarà la presidente della Giuria internazionale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera. «Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno», ha dichiarato Gyllenhaal in una nota. «Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione».

Chi è Maggie Gyllenhaal

Nata a New York nel 1977, Gyllenhaal ha esordito sul grande schermo in alcuni film degli Anni 90 diretti dal padre Stephen, fino a ottenere un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko accanto al fratello minore Jake. Nel 2002 la sua interpretazione in Secretary le ha fatto ottenere una candidata ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha recitato in diverse pellicole di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, quest’ultimo secondo capitolo della saga cinematografica di Batman, dedicandosi anche al teatro e alla televisione. Nel 2010 ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe come Miglior attrice in una mini-serie o film tv per The Honourable Woman. Nel 2021 ha debuttato alla regia con il film La figlia oscura, per il quale ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia.

L’attore Mario Adorf morto a 95 anni: recitò in oltre 200 film

È morto all’età di 95 anni Mario Adorf, attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi, noir e d’autore italiani tra gli Anni 60 e 70, tra cui Milano calibro 9 di Fernando Di Leo e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. La notizia è stata confermata dal suo manager. Tra gli interpreti di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e La mala ordina di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

Carlo Verdone a novembre 2026 compie 76 anni. E ne sono passati 46 dalla sua prima regia, Un sacco bello, del 1980. Da allora non si è risparmiato, dirigendo 10 film tra il 1980 e il 1990, poi sette tra il 1991 e il 2000, quindi cinque tra il 2001 e il 2010, quattro tra il 2011 e il 2020. E due tra il 2021 e il 2026. Inframmezzando questi impegni pure con una decina di pellicole in cui è stato solo interprete e non regista.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
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La svolta verso lo streaming a causa del Covid

Tanto lavoro, moltissime idee già sviluppate, e poi, insieme col suo storico produttore Filmauro, l’approdo sulle piattaforme in streaming. Una scoperta, diciamo così, forzata. Dopo Benedetta follia del 2018 (8,4 milioni di euro al box office), arrivò Si vive una volta sola, programmato in sala dal 26 febbraio 2020. Tuttavia il Covid si mise di mezzo, coi cinema chiusi. Il titolo allora slittò al 26 novembre 2020, ma la pandemia ebbe un ritorno di fiamma, ed ecco un ulteriore posticipo al 20 gennaio 2021, quando però le sale erano ancora deserte. Infine, la scelta di uscire al cinema solo su Roma, dal 28 aprile 2021, e poi farsi distribuire direttamente da Prime Video, dal 13 maggio 2021.

La gran paura di non incassare nulla (Si vive una volta sola era costato 5,9 milioni di euro), poi rientrata grazie a ricchi contributi pubblici (3,3 milioni complessivi) e ai fondi di Amazon, convinse tuttavia sia Verdone sia Filmauro che lo streaming rappresentava un’ottima alternativa, comoda e soprattutto senza rischi d’impresa, poiché il prodotto audiovisivo veniva comprato a scatola chiusa e quindi non c’erano le incertezze del botteghino.

Le quattro stagioni della serie Vita da Carlo

Tra il 2021 e il 2025 sono arrivate dunque le quattro stagioni della serie Vita da Carlo. La prima (6,9 milioni di costi produttivi e 2,4 milioni di contributi pubblici) è stata distribuita da Prime Video. Poi il fumantino Aurelio De Laurentiis, patron di Filmauro, ha litigato coi manager di Amazon e trasferito il prodotto, armi e bagagli, alla nascente piattaforma Paramount+: la seconda stagione ha avuto costi per 6,7 milioni e due milioni di contributi pubblici; nella terza il conto è lievitato a 8,2 milioni di euro (2,4 milioni di tax credit); e, infine, nella quarta si è arrivati a 9,1 milioni di euro (2,7 milioni di tax credit).

Una pacchia assicurata che adesso continua con il film Scuola di seduzione

Una specie di paradiso in terra: ricavi assicurati ex ante, nessun rischio d’impresa per Filmauro, lauti cachet per Verdone. E l’accordo con Paramount prevedeva, in chiusura, pure un film originale da distribuire solo in piattaforma, Scuola di seduzione (appena rilasciato su Paramount+), 7,2 milioni di costi produttivi e 2,1 milioni di tax credit.

È il ritorno di Verdone al formato film dopo sei anni: senza un ruolo di protagonista, ma con lo stesso numero di pose degli altri attori che lo hanno affiancato (Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Karla Sofía Gascón e Beatrice Arnera, tra gli altri). Un prodottino leggero, impalpabile, di sicuro non indimenticabile.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
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Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

E ci immaginiamo Verdone, nell’incontro con il management di Paramount+, un po’ come Nanni Moretti nella pellicola Il sol dell’avvenire, quando lo stesso Moretti ricostruisce un ipotetico colloquio coi vertici di Netflix Italia che gli dicono: «Dovete essere più ambiziosi, i nostri prodotti sono visti in 190 Paesi, 190 Paesi, 190 Paesi… Purtroppo la sua sceneggiatura è uno slow burner che non esplode. Gli spettatori decidono se continuare a guardare un film nei primi due minuti. Bisogna arrivare prima all’incidente scatenante. Mentre il primo turning point a che minuto arriva? Comunque c’è un grosso problema: in questo film manca un momento What a fuck!».

Verdone sembra un po’ più stanco del solito

In effetti Verdone, nelle sue ultime uscite, è apparso un po’ più stanco del solito, come se gli fosse rimasta addosso la malinconia del suo personaggio ne La grande bellezza, e pure quel senso di inadeguatezza nel partecipare a un film premiato con l’Oscar senza però essere personalmente celebrato da nessuno.

De Laurentiis preoccupato dal possibile flop al box office

Adesso, ha annunciato, tornerà a girare un film vero, di quelli pensati per la sala, dove è assente dal 2018. E il produttore Filmauro, che non è più abituato a questo genere di imprese (basta vedere il sito web della Filmauro, non più aggiornato dal febbraio 2020), già trema. Si dice, addirittura, che De Laurentiis abbia ricevuto tre versioni del soggetto pensato da Verdone, rimandandole tutte e tre al mittente. Perché alle piattaforme puoi rifilare di tutto. Ma al cinema, se fai flop al box office, poi rischi di perdere soldi veri.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Carlo Verdone tra Aurelio e Luigi De Laurentiis (foto Ansa).