C’è un primo indagato per il caso della chat sessista degli autisti Atm, che si scambiavano su WhatsApp foto delle passeggere estratte dalle riprese dei sistemi di videosorveglianza dei mezzi pubblici di Milano. La procura meneghina ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico. Sono state inoltre effettuate perquisizioni nei confronti di almeno altre cinque persone: non è escluso che altri nomi possano essere aggiunti nel registro degli indagati.
La chat è stata scoperta da una passeggera
Il caso è stato aperto dalla segnalazione di una passeggera di un tram, che ha fotografato la schermata dello smartphone di un dipendente di Atm e ha deciso di segnalare l’accaduto. Annunciando l’avvio di un’indagine interna, l’azienda dei trasporti di Milano ha spiegato in una nota di essersi «prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città». Oggi è arrivata la prima mossa della Procura.
Il record è stato toccato al minuto 65 della partita contro il Brasile. È stato quello il momento in cui il commissario tecnico della nazionale del Marocco, Mohamed Ouahbi, ha effettuato le prime due sostituzioni. Una di queste ha riguardato Azzedine Ounahi, centrocampista classe 2000 tesserato dal Girona. Che nella partita contro la selezione brasiliana guidata da Carlo Ancelotti deteneva uno status particolare: nella formazione iniziale marocchina era l’unico calciatore nato in Marocco. Tutti gli altri sono nati in Europa, dividendosi tra Belgio, Francia, Paesi Bassi e Spagna. Il posto in campo di Ounahi è stato preso da Samir El Mourabet, calciatore nato a Strasburgo e tesserato dalla società locale che è anche un satellite del Chelsea. Dunque, dal 20′ del secondo tempo, il Marocco ha schierato 11 calciatori su 11 nati all’estero.
Il brasiliano Vinicius con Achraf Hakimi, capitano del Marocco (foto Ansa).
Una situazione che per la nazionale dei Leoni dell’Atlante è stata una sorta di chiusura del cerchio. Nelle due precedenti edizioni dei Mondiali il Marocco era stato primatista per numero di calciatori non nativi inseriti nella lista dei convocati: 17 a Russia 2018, 14 a Qatar 2022. In questa edizione di Canada-Messico-Usa il numero si è impennato a 19, ma la novità è che la nazionale marocchina ha perso il primato della squadra con il maggior numero di foreign-born athletes. Scivolando addirittura al terzo posto, preceduta da Curaçao con 25 e Repubblica Democratica del Congo con 20.
La diaspora che ha trasformato il Marocco in una potenza
Siamo partiti dal caso del Marocco perché è emblematico. Grazie all’utilizzo dei calciatori provenienti dalla vasta diaspora, la nazionale allenata prima da Walid Regragui (marocchino nato in Francia) e poi da Mohamed Ouahbi (marocchino nato in Belgio) è diventata una potenza emergente del calcio mondiale, capace di raggiungere le semifinali a Qatar 2022 (massimo risultato per una nazionale africana) e di dominare sul piano del gioco il Brasile (pur fermandosi sull’1-1) nella gara d’esordio della manifestazione del 2026. Ma molti altri esempi possono essere riportati, sia guardando i numeri sia le storie personali.
Sui 1.248 calciatori convocati dalle 48 selezioni, 292 sono “nati all’estero”
Quanto ai numeri, il conto è presto fatto: sui 1.248 calciatori convocati dalle 48 selezioni finaliste, 292 sono “nati all’estero”, una cifra che corrisponde al 23,6 per cento del totale, come riferiscono i dati elaborati dall’Oxford Migration Observatory. Va specificato che nell’insieme vengono conteggiati casi in cui la mera nascita all’estero ha un significato relativo, perché non connessa con un procedimento di naturalizzazione o con uno status di doppia nazionalità. Un esempio di questi riguarda l’interista Marcus Thuram, nazionale francese ma nato in Italia (a Parma) durante la militanza del padre Lilian in Serie A.
Marcus Thuram (foto Ansa).
Ma nella quasi totalità dei casi si tratta di calciatori che si sono ritrovati a scegliere fra due nazionali: quella del Paese di nascita e quella del Paese che offre un’altra opportunità per ius sanguinis o per procedimenti di acquisizione della cittadinanza. In questa condizione, che vede quasi un quarto del plotone di convocati al Mondiale portatore dello status di foreign-born player, le percentuali registrate dalle tre nazionali menzionate in precedenza sono soverchianti: Marocco 73 per cento, Repubblica Democratica del Congo 85 per cento, Curaçao 96 per cento. Né queste cifre esauriscono la vastità della casistica. Probabile che esse raddoppierebbero se si facesse il computo dei calciatori convocati che si trovano in una condizione di doppia o multipla nazionalità, e che dunque potrebbero o avrebbero potuto optare per una nazionale diversa da quella del Paese di nascita.
Lo svedese di padre tunisino che ha affossato la Tunisia
È il caso di Yasin Ayari, che ci permette di spostare il discorso dalla dimensione dei numeri a quella delle storie personali. Attaccante del Brighton e della Svezia che ha siglato una doppietta nella gara vinta 5-1 dalla sua nazionale contro la Tunisia, Ayari è svedese di padre tunisino e madre nata in Svezia da genitori marocchini. Con i suoi due gol (dopo il primo non ha esultato in segno di rispetto, dopo il secondo… sì) ha provocato l’immediato esonero del commissario tecnico tunisino Sabri Lamouchi, ma avrebbe potuto ritrovarsi schierato sul versante opposto o essere l’ennesimo calciatore reclutato dal Marocco.
Yasin Ayari, calciatore della Svezia (foto Ansa).
La casistica è molto ampia e comprende anche lo schema dei fratelli separati. Come succede ai due Doué: Désiré, centrocampista, gioca nel Paris Saint-Germain e milita nella nazionale francese; Guéla, difensore dello Strasburgo, ha scelto di difendere i colori della Costa d’Avorio. I due si sono ritrovati da avversari in occasione dell’amichevole pre-Mondiale vinta 2-1 dagli ivoriani sulla Francia.
E alla lista degli incroci familiari potrebbero essere aggiunti quelli mancati. Per esempio, il confronto tra i fratelli Reijnders: Tijjani, ex milanista che adesso gioca nel Manchester City, disputa questa edizione del Mondiale con la nazionale olandese; il fratello Eliano, centrocampista ex PEC Zwolle poi emigrato al Persib (Indonesia), ha provato ad arrivarci con la nazionale indonesiana, ma l’obiettivo è stato mancato.
Il quadro che se ne ricava parla di un panorama delle appartenenze nazionali di grande complessità. In tutto ciò il calcio, e lo sport in generale, dimostrano una volta di più di essere efficaci lenti d’ingrandimento sui processi di mutamento globale in corso. Le società sono sempre più differenziate dai fenomeni migratori, ciò che crea spazi di doppia appartenenza.
Nuove opportunità nell’era della propaganda sulla remigrazione
I soggetti che si trovano entro questi spazi compiono delle scelte e lo fanno a partire da motivazioni che possono variare, ma che in ultima analisi sono legittime e disciplinate dai regolamenti. Per molte federazioni nazionali la possibilità di attingere alle diaspore è una straordinaria opportunità, così come lo è per tanti calciatori che non troverebbero spazio nelle nazionali dei Paesi di nascita. In tutto ciò, c’è chi continua a parlare di remigrazione. No comment.
Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.
Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.
Le quattro proposte selezionate
Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:
l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).
Consulenze mirate costruite sui bisogni locali
Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.
La cerimonia di firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran si terrà venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, hotel a cinque stelle situato nei pressi di Lucerna sull’omonima montagna che domina il Lago dei Quattro Cantoni, difficilmente accessibile e dunque facilmente adattabile ai protocolli di sicurezza richiesti. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri svizzero, spiegando che il luogo «è stato proposto dai mediatori pachistani e qatarioti, nonché da Usa e Iran». Il 15 e 16 giugno 2024 il Bürgenstock Resort aveva ospitato la Conferenza sulla pace in Ucraina, che aveva radunato 100 delegazioni e 57 tra capi di Stato e di Governo, provenienti da tutti gli angoli del globo.
Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.
D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle
Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.
Tra Giorgia Meloni e Donald Trump c’è stato un «incontro di chiarimento». Lo riferiscono fonti diplomatiche italiane a margine del G7 spiegando che lo scambio è avvenuto a margine della cena dei leader di lunedì 15 giugno 2026 èd è stata “una” delle occasioni, ma ce ne saranno altre entro la fine del vertice. Non ci sono stati focus su singoli aspetti, ma si è trattato di un utile scambio nel corso del quale la premier italiana ha ribadito «quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali», principio chiarito «da entrambe le parti». Lo scambio, ribadiscono le fonti italiane, è servito «a chiarirsi», ma la premier «non chiede segnali» dal punto di vista comunicativo al presidente americano». In questi mesi«”c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente Trump ed è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui la premier insiste sempre e crede realmente».
È diventata definitiva la condanna a due anni e mezzo inflitta a Riccardo Bossi, primogenito di Umberto, per aver percepito 12 mila euro di reddito di cittadinanza tra il 2020 e il 2023 grazie a false attestazioni. La settima sezione della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal figlio del fondatore della Lega contro la sentenza della Corte di appello di Milano, che aveva confermato il primo verdetto di colpevolezza emesso dal gup di Busto Arsizio.
Bossi jr dovrà versare 15 mila euro di risarcimento all’Inps
Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Bossi ha ricevuto il reddito di cittadinanza per 43 mesi in relazione al pagamento dell’affitto di un appartamento, dal quale era già stato sfrattato perché moroso. Dovrà versare 15 mila euro all’Inps come risarcimento.
Confermata la condanna per i maltrattamenti alla madre
Non è questa l’unica vicenda giudiziaria che vede implicato Riccardo Bossi. Sempre in questi giorni la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a 16 mesi che gli è stata inflitta a giugno 2025 per maltrattamenti sulla madre Gigliola Guidali, prima moglie del Senatur, per vicende legate a questioni economiche. Il legale di Bossi jr ha annunciato il ricorso in Cassazione.
L’Ue si prepara ad aggiornare le norme che tutelano i passeggeri all’interno della sua area per quanto riguarda ritardi, indennizzi e obblighi delle compagnie aeree. La novità più rilevante riguarda i bagagli a mano: la misura stabilisce che il prezzo finale del biglietto mostrato dalle piattaforme di prenotazione e dalle compagnie debba comprenderlo ed essere chiaro fin dall’inizio. Ciò non vuol dire che le low cost non potranno più chiedere di pagare un extra per portare a bordo un trolley, ma che semplicemente dovranno mostrare sempre il prezzo comprensivo del bagaglio a mano. Al momento della prenotazione, il viaggiatore potrà sempre optare per la tariffa senza il trolley, che costerà di meno. Insomma, a livello tecnico cambia poco, ma non ci sarà più il cosiddetto drip pricing (il prezzo che sale progressivamente durante le schermate di acquisto a causa di extra obbligatori o essenziali) e verranno uniformati i criteri di visualizzazione degli algoritmi di prenotazione. Quando si cercheranno i voli sui motori di ricerca, il confronto tra low cost e vettori tradizionali sarà quindi visivamente più corretto perché a parità di servizio offerto.
Genitori vicino ai figli senza sovrapprezzo
Un altro punto su cui l’Unione europea è intervenuta riguarda il divieto di imporre costi aggiuntivi per far sedere i bambini vicino ai genitori. Le compagnie non potranno più far pagare extra per l’assegnazione dei posti ai minori di 14 anni accanto al proprio accompagnatore. Lo stesso principio di gratuità e tutela viene applicato anche alle persone con disabilità o mobilità ridotta e ai loro assistenti.
Ritardi e cancellazioni
Per quanto riguarda i ritardi, il Parlamento europeo ha respinto i tentativi di indebolire le tutele esistenti. La soglia limite delle tre ore di ritardo per ottenere un risarcimento economico è stata mantenuta intatta e i passeggeri conservano il diritto al rimborso monetario o a un volo alternativo (riprotezione) in caso di negato imbarco, cancellazione comunicata meno di 14 giorni prima della partenza, o ritardi prolungati all’arrivo. Gli indennizzi non cambiano e rimangono calcolati sulla base della distanza della tratta aerea:
250 euro per tutti i voli inferiori o uguali a 1.500 chilometri
400 euro per le tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri
600 euro per i voli superiori a 3.500 chilometri
Sui voli superiori ai 3.500 chilometri il vettore può ridurre l’importo dell’indennizzo del 50 per cento (a 300 euro) se offre un volo alternativo o se il ritardo accumulato all’arrivo non supera le quattro ore. Le compagnie non sono tenute a pagare se il disservizio è causato da circostanze eccezionali fuori dal loro controllo. Per evitare interpretazioni arbitrarie da parte dei vettori, l’accordo introduce un elenco chiaro (seppur non esclusivo) di tali eventi: calamità naturali, guerre, condizioni meteo proibitive, comportamenti indisciplinati dei passeggeri o scioperi dei servizi aeroporti, della navigazione aerea o dell’assistenza a terra.
Quando entrano in vigore le nuove norme
Trattandosi di un accordo provvisorio tra i negoziatori del Parlamento Ue e del Consiglio, il testo deve ora essere confermato e votato dalle rispettive istituzioni (con la votazione finale del Parlamento calendarizzata per metà luglio 2026). Una volta approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, diventerà il nuovo standard per i cieli europei, plausibilmente dalla seconda metà del 2027.
Matteo Salvini è furioso. Il bersaglio non sono le opposizioni né qualche giornalista “ostile”. Nel mirino, questa volta, c’è Antonio Marano, consigliere anziano della Rai e, come tale, facente funzione di presidente, accusato dentro la Lega di pensare soprattutto alle proprie partite mentre ai piani alti ci si prepara l’ennesimo risiko delle nomine. La tensione si concentra su Rai Cinema, dove la possibile riconferma di Paolo Del Brocco (area Pd) come amministratore delegato e di Nicola Claudio alla presidenza vengono osservate con crescente irritazione da chi ritiene che Marano stia costruendo equilibri che vanno ben oltre i confini del centrodestra.
Paolo Del Brocco (Imagoeconomica).
Ma il vero terreno dello scontro è un altro. Da settimane, infatti, nei corridoi dell’azienda circola il nome di Simona Agnes, questa volta non per la presidenza (questione che sta bloccando i lavori della commissione di Vigilanza da quasi due anni) ma per la direzione generale, poltrona ora occupata da Roberto Sergio. Un’operazione la cui regia molti attribuiscono proprio a Marano, ma che si sta rivelando più complicata del previsto. Per una ragione molto semplice: il direttore generale viene nominato dall’amministratore delegato e Giampaolo Rossi, almeno per ora, non sembra avere alcuna intenzione di agevolare la nomina della figlia di Biagio, vicina a Forza Italia e in particolare a Gianni Letta.
Da sinistra Roberto Sergio, Giampaolo Rossi e Simona Agnes (Imagoeconomica).
A complicare ulteriormente il quadro c’è lo statuto della Rai. Il direttore generale è una figura operativa che partecipa ai consigli d’amministrazione ma senza diritto di voto. Una condizione che rischierebbe di entrare in conflitto con l’attuale ruolo di Agnes nel board. Una sovrapposizione che potrebbe offrire il fianco a ricorsi e contestazioni, trasformando una nomina in un problema giuridico. E non finisce qui. Se Agnes dovesse lasciare il consiglio per assumere l’incarico operativo, si aprirebbe immediatamente il tema della sua sostituzione. Un nuovo consigliere significherebbe nuovi equilibri e, potenzialmente, una nuova partita per la presidenza. Uno scenario che Marano vorrebbe evitare e che invece altri osservano con crescente interesse. È per questo che il malumore della Lega continua a salire. Dietro una discussione apparentemente tecnica si sta consumando uno scontro molto politico. E come spesso accade in Rai, le norme statutarie contano. Ma contano ancora di più i rapporti di forza che quelle norme finiscono per mettere in discussione.
Antonio Marano (foto Imagoeconomica).
Landini a Livorno per i 125 anni della Fiom
La Fiom compie 125 anni e per l’occasione, martedì 16 giugno, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini è arrivato a Livorno, dove nel 1901 si svolse il congresso fondativo e 20 anni dopo venne fondato il Partito Comunista Italiano. Sono previsti, tra gli altri, interventi di Mona Abuamara, ambasciatrice straordinaria della Palestina in Italia, Luigi Ciotti, presidente di Libera, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi. Un parterre non da poco. A qualcuno nel Pd lato riformista fischieranno le orecchie.
Maurizio Landini (Imagoeconomica).
Fiumicino attende Fazzolari in spiaggia
Dicono che «potrebbe esserci anche Fazzolari», il potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e fedelissimo di Giorgia Meloni. Fatto sta che la mattina di sabato 20 giugno, a Fiumicino, sul Lungomare della Salute, sarà inaugurata la “Spiaggia per Tutti”, progetto promosso dal Comune che gode del sostegno della Presidenza del Consiglio dei ministri e della Regione Lazio. Alla cerimonia interverranno il sindaco Mario Baccini, il presidente del Consiglio comunale Roberto Severini e l’assessore alle Pari Opportunità Monica Picca. Il lido, «senza barriere architettoniche e accessibile a tutti, negli anni ha riscosso un grande apprezzamento da parte dei cittadini e rappresenta oggi un punto di riferimento per numerose famiglie del territorio che finalmente possono vivere il mare in piena libertà». Saranno disponibili bagni e docce accessibili, passerelle dedicate e sedie da mare speciali per agevolare l’ingresso in acqua. Il progetto prevede inoltre 70 ombrelloni, 140 lettini. Ma perché si parla di Fazzolari? Perché la segreteria tecnica di “Fazzo” a Palazzo Chigi è guidata da Emilio Scalfarotto che a Fiumicino è cresciuto politicamente prima come assessore alle Risorse Umane, Affari Generali, Avvocatura e Giovani (dal 2008 al 2011) e poi come dirigente amministrativo (dal 2018 al 2022). E c’è chi scommette che potrebbe accompagnare il “capo” al taglio del nastro.
L’Antitrust ha avviato un’indagine nei confronti di Apple, Apple Distribution International Ltd e Apple Italia per l’inosservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital markets act cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS. Infatti, ai sensi dell’articolo 6, la società deve garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer, a titolo gratuito, l’effettiva interoperabilità con i sistemi operativi iOS e iPadOS, nonché parità di accesso alle stesse componenti hardware e software che sono disponibili per il servizio iCloud di Apple. L’Autorità ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud. A titolo di esempio, sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple.
Dona: «Concorrenza si può avere solo con l’osservanza degli obblighi»
«Si faccia subito chiarezza», ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, sottolineando che la concorrenza «si può avere solo con l’osservanza dell’obbligo di interoperabilità del sistema operativo, altrimenti l’egemonia industriale diventa un monopolio a tutti gli effetti e i consumatori vengono danneggiati, sia con prezzi maggiori sia con minori servizi disponibili tra cui scegliere». Federconsumatori ha espresso soddisfazione per l’indagine, evidenziando che questa «risulta importante non solo perché tutela i cittadini che fruiscono di tale servizio, ma anche perché si tratta della prima volta in cui l’Agcm esercita i poteri previsti dall’articolo 38 del Digital markets act».
Vladimir Putin ha firmato il decreto che stabilisce la data delle prossime elezioni legislative della Federazione Russa, le prime dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina: si terranno il 20 settembre. La tornata elettorale rappresenterà un importante test per valutare la flessione della popolarità dello zar (rieletto nel 2024 per un altro mandato presidenziale di sei anni) e del suo partito, Russia Unita, dopo oltre quattro anni di conflitto. Nel 2021 la formazione guidata da Putin aveva vinto le elezioni per il rinnovo della Duma di Stato – camera bassa dell’Assemblea federale – con il 49,8 per cento dei voti, aggiudicandosi 324 seggi, mentre nella tornata del 2016 era arrivato al 54,2 per cento, conquistando 343 seggi.
Il governo federale tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisizione di UniCredit per Commerzbank, affermando di sostenere l’indipendenza dell’istituto di credito guidato da Bettina Orlopp, visto «il ruolo importante nel finanziamento dell’economia nazionale e del settore delle medie imprese». Lo ha reso noto l’Agenzia delle Finanze di Berlino, che gestisce la partecipazione statale di oltre il 12 per cento in Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania.
Bettina Orlopp (Imagoeconomica).
Berlino: «Approccio aggressivo di UniCredit e offerta non adeguata»
«Accettare l’offerta non era già un’opzione dal punto di vista finanziario, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni di Commerzbank», sottolinea il governo di Berlino, evidenziando poi «l’approccio aggressivo di UniCredit». La Germania si oppone fermamente all’operazione fin da quando l’istituto di credito italiano guidato da Andrea Orcel ha reso nota la sua partecipazione in Commerzbank, quasi due anni fa: 26 per cento del capitale in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. A metà marzo UniCredit ha annunciato l’offerta pubblica di scambio, iniziata il 5 maggio e la cui chiusura – prevista in origine per oggi – è stata posticipata al 3 luglio.
Andrea Orcel (Imagoeconomica).
Avviata un’indagine per possibile manipolazione del mercato
La vicenda UniCredit-Commerzbank si è inoltre arricchito di un altro capitolo: la Procura di Francoforte ha infatti confermato di aver avviato un’indagine preliminare su una possibile manipolazione del mercato in relazione all’offerta pubblica di scambio. L’inchiesta fa seguito a una denuncia penale presentata dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank, pervenuta alla procura il 14 giugno.
Semyon Skrepetsky, artista russo che viveva in Polonia dal 2021, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Biala Podlaska. Lo riportano i media locali e lo conferma Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ricordando che Skrepetsky aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo alla Biennale. Noto per le sue caricature di politici, aveva realizzato ritratti satirici del presidente Vladimir Putin, dell’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, del leader ceceno Ramzan Kadyrov e del defunto leader dell’opposizione russa Alexei Navalny. Tre giorni prima di essere ucciso, in occasione della Giornata della Russia, si era recato a Berlino dove aveva inscenato una protesta solitaria con una caricatura di Joseph Stalin e Putin. Sarebbero due i suoi assassini, uno dei quali è stato arrestato vicino al consolato bielorusso della cittadina polacca.
I have heartbreaking news to share: Semyon Skrepetsky, who stood with us in Venice protesting the reopening of the Russian Pavilion, has been murdered.
Semyon was a Russian artist and dissident who chose to challenge power through his work. His cartoons targeted Putin, Kadyrov,… pic.twitter.com/YSKiXKycK4
Sette anarchici sono stati arrestati con l’accusa di aver costituito e organizzato una compagine criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversionedell’ordine democratico. In particolare la Digos ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e due di arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica.
L’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze e la rivendicazione
Due degli arrestati sono anche accusati di aver avuto una parte attiva nell’attentato sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze avvenuto il 14 febbraio tramite l’uso di esplosivi rudimentali, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455 mila euro. Questo sabotaggio, così come un altro effettuato sulla linea Roma-Napoli, era stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org, creato qualche mese prima, tramite un comunicato che faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Tra gli obiettivi del gruppo, radicato a Roma ma in relazione con realtà affini individuabili nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli, anche quello di mantenere attiva la mobilitazione contro il regime del 41bis a cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito.
Sono stati tutti assolti in primo grado, perché il fatto non costituisce reato, gli otto imputati per abuso edilizio e lottizzazione abusiva in relazione al caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa a Milano. Lo ha deciso la giudice Paola Braggion della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto otto condanne e anche la confisca dell’edificio. Secondo le accuse, la Torre era stata costruita come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Per la procura il permesso di costruire era stato concesso senza previo piano attuativo, ma solo con un’autodichiarazione. Ai funzionari pubblici veniva contestato di aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali fondamentali, e senza provvedere alla redazione di piano attuativo.
Il tribunale: «Imputati in buona fede, regole cambiate solo negli ultimi anni»
Ma, per il tribunale, gli imputati hanno agito in base alle regole che c’erano, che solo negli ultimi anni sono cambiate. E, in ogni caso,in buona fede senza dolo né colpa. Queste le ragioni dei magistrati, riportate da Repubblica: «Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione. Inoltre, la prassi consolidata del Comune di Milano (…), avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato alla società».
Secondo l’ultima rilevazione Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci – grazie a un balzo di mezzo punto in una settimana – è arrivato al 5,3 per cento, agganciando la Legadi Matteo Salvini, che invece nel giro di sette giorni ha registrato un -0,3 per cento.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Continua dunque la caduta libera del Carroccio, che un mese fa secondo Swg era al 6,2 per cento e a inizio anno all’8,3. Di contro, prosegue l’ascesa dell’ex generale, lanciato in politica proprio da Salvini.
Per quanto riguarda gli altri partiti, Fratelli d’Italia è al 27,9 per cento: meno quattro decimi in una settimana. Alle spalle dei meloniani si consolida il Partito democratico, in crescita minima al 22,1 per cento (+0,1), seguito dal Movimento 5 Stelle che sale al 13,3 per cento (+0,2). Sale anche Forza Italia, che arriva al 7,2 per cento (+0,2). Resta stabile la quota di Alleanza Verdi e Sinistra, che si conferma al 6,5 per cento. Leggero calo di Azione, che scende al 3,5 per cento (-0,1). Stabile Italia Viva al 2,4 per cento. Poi ci sono +Europa all’1,6 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1).
La trasformazione digitale delle organizzazioni non si esaurisce nell’adozione di nuove tecnologie. Dietro l’aggiornamento dei sistemi di un ospedale, la digitalizzazione dei servizi di un comune o la messa in sicurezza delle reti di una realtà strategica esiste un lavoro complesso che richiede competenze specialistiche, capacità di integrazione e continuità operativa. In un contesto sempre più interconnesso, la sfida non è soltanto implementare nuove soluzioni, ma garantirne il funzionamento e l’evoluzione nel tempo.
La digitalizzazione richiede competenze e continuità
In Italia, il percorso di innovazione procede a velocità differenti tra settori e territori. Le infrastrutture pubbliche e private, dai sistemi amministrativi agli ambienti industriali più complessi, devono confrontarsi con esigenze sempre più articolate in termini di sicurezza, interoperabilità e conformità normativa. In questo scenario emerge il ruolo dei partner tecnologici in grado di accompagnare le organizzazioni lungo l’intero ciclo di vita dei progetti. La capacità di comprendere il contesto operativo, conoscere i vincoli regolatori e garantire supporto continuativo rappresenta infatti un elemento sempre più rilevante per il successo delle iniziative di trasformazione.
Il ruolo di Zenita Group
Tra le realtà attive in questo ambito figura Zenita Group, polo italiano di ingegneria digitale che opera nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture intelligenti. Il gruppo conta oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e una presenza internazionale in diversi Paesi. L’approccio adottato punta a seguire i clienti lungo tutte le fasi del percorso tecnologico, dalla progettazione delle soluzioni fino alla gestione operativa, con l’obiettivo di garantire continuità e integrazione tra sistemi e processi.
Cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche
Uno degli ambiti di attività riguarda la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. La crescente esposizione ai rischi cyber ha infatti reso necessario investire in strumenti capaci di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la risposta agli incidenti. In questo settore, Zenita Group ha sviluppato un patrimonio di tecnologie proprietarie e brevetti legati a settori come computer vision, Internet of Things e cyber defence. Soluzioni progettate per operare in contesti ad alta criticità, dove affidabilità e continuità rappresentano requisiti essenziali.
Innovazione nella pubblica amministrazione
La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un altro fronte strategico per il sistema Paese. Tra le aree maggiormente interessate dai processi di innovazione figurano le procedure concorsuali, che negli ultimi anni hanno registrato una crescente spinta verso l’adozione di piattaforme digitali. Il Gruppo ha sviluppato soluzioni dedicate alla gestione dei concorsi pubblici su larga scala, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre i tempi organizzativi e garantire elevati standard di trasparenza e tracciabilità.
Mobilità, edifici intelligenti e città connesse
L’evoluzione delle città e dei servizi urbani passa anche attraverso la diffusione di sistemi intelligenti capaci di integrare dati, reti e servizi. Mobilità, smart building e gestione del territorio sono oggi settori sempre più orientati verso modelli basati sull’interconnessione e sull’analisi delle informazioni in tempo reale. Per amministrazioni e gestori di servizi, la sfida consiste nel realizzare soluzioni che non siano soltanto efficienti nella fase iniziale, ma che mantengano nel tempo livelli adeguati di affidabilità, sicurezza e sostenibilità operativa. Ciò che accomuna tutti gli ambiti è la crescente necessità di disporre di competenze specialistiche e capacità di gestione diretta delle componenti più critiche dei progetti tecnologici. In questo contesto, Zenita Group ha costruito il proprio modello operativo puntando sullo sviluppo di competenze proprietarie e sulla gestione interna delle principali attività tecnologiche, così da offrire continuità ai clienti e supportare la realizzazione di progetti destinati a evolvere nel lungo periodo.
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI. La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).
Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
Dal G7 di Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, Donald Trump ha elogiato «l’ottimo lavoro» fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e assicurato che «venerdì Hormuz sarà completamente riaperto». Dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, ha affermato che «è giunta l’ora di concentrarsi sull’Ucraina». «Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin e vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte», ha detto. «Credo che entrambi siano aperti a una soluzione». Il leader ucraino ha rivelato di aver suggerito a Trump un incontro a tre con l’omologo russo negli Stati Uniti. «Un formato che renderebbe molto più difficile al presidente russo rifiutare», ha spiegato, ricordando come tutti gli appelli rivolti finora al capo del Cremlino siano caduti nel vuoto.