Non si vive solo di piani industriali. Dopo l’arrivo della nuova proprietà e il rilancio editoriale, c’è tempo persino per un po’ di team building a tema sportivo. E se sei a Roma, cosa c’è di più praticato e popolare del padel? Così il Gruppo Gedi ha deciso di organizzarci un torneo per dipendenti. Appuntamento nella Capitale domenica 29 novembre, in un centro sportivo dedicato. La nuova gestione delle Risorse umane ci tiene. E ha chiamato a raccolta tutti: «L’obiettivo? Passare qualche ora insieme, divertirci e fare squadra. Non serve essere campioni, né aver mai preso in mano una racchetta: si gioca in coppia e, se vuoi partecipare ma non hai un partner, pensiamo noi agli abbinamenti».
Partecipazione gratuita, iscrizione entro il 15 novembre
Dunque, dopo la trasferta ad Atene del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Theo Kyriakou, ecco un’altra iniziativa del nuovo corso greco che travalica i confini del Gruppo e diventa una curiosità dal magico mondo dei giornali. La partecipazione è gratuita e aperta a chiunque. Per le iscrizioni c’è tempo fino al 15 novembre. Con tanto di messaggio motivazionale finale: «Che tu sia un giocatore esperto o alla prima partita, l’importante è esserci. Ci farebbe davvero piacere incontrarvi in campo. Ci vediamo a padel!». Allora che fa, batti lei?
Dopo il documentario di Walter Veltroni presentato alla mostra del Cinema di Roma, nuova vita per la Gialappa’s. Anche se, nonostante la popolarità del trio, il film ha avuto per ora un’accoglienza gelida in sala.
Ma torniamo alla tv. Lunedì sera, per il secondo appuntamento della nuova stagione di GialappaShowad affiancare il Mago Forest sarà la modella e conduttrice Bianca Balti, ma c’è chi nota anche la presenza di un fedelissimo di Veltroni: l’attore Stefano Fresi.
Stefano Fresi (Ansa).
Non solo. Anche l’imitazione di Aldo Cazzullo portata in scena da Edoardo Ferrario desta qualche sospetto. I maligni sibilano che sotto sotto ci sarebbe la rivalità tra il giornalista e Veltroni (Fresi, tra l’altro, è stato anche protagonista di C’è tempo uscito nel 2019). Al Corriere della Sera sembra ci sia una gara tra i due a chi occupa più spazio con interviste e altre amenità, fatto sta che la concorrenza esiste. E, curiosamente, nel programma osannato da Veltroni arriva il “perculamento” di Cazzullo…
Giacomo Poretti chi ringrazia? Veltroni
Giacomo Poretti, protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky Tg24, ospite del vicedirettore Omar Schillaci, che cosa fa? Ringrazia Walter Veltroni. Nella puntata di lunedì, Poretti spiega la nascita e il successo di Tafazzi: «Stavamo costruendo uno sketch dei supereroi. Ad Aldo e Giovanni erano venute due belle idee: Aldo faceva Superman, Giovanni faceva Flash. E io avevo solo il vestito. Quando sei umiliato, sei vicino al fallimento. Ho visto la bottiglia lì sul tavolo, che casualmente era lì, e ho cominciato a battermela addosso. Loro sono morti dal ridere. Tafazzi non aveva proprio un testo, non aveva battute, non aveva niente». La fortuna del personaggio è arrivata grazie a Walter Veltroni, allora direttore de L’Unità, che fece scrivere a Sandro Veronesi un articolo in prima pagina: «Mi telefonò dicendo che era un personaggio geniale. Io devo questa fortuna anche a lui». Se non ci fosse Veltroni, cosa sarebbe la televisione italiana?
Giornata memorabile, quella di martedì 27 ottobre a Roma. Nel pomeriggio, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, edificio del Senato, si terrà un prezioso convegno intitolato “Motorismo storico, patrimonio vivo d’Italia”, organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano (ASI) per celebrare i 60 anni dell’associazione. L’iniziativa, coordinata da Francesco Giorgino, docente di Comunicazione e Marketing alla LUISS, vedrà l’intervento di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato poi passerà la parola al numero 1 dell’ACI, cioè suo figlio Geronimo. Parteciperanno anche Alberto Scuro in qualità di presidente Asi e Fiva, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, Cristina Rossello, presidente dell’intergruppo parlamentare Patrimonio Italiano e fedelissima della famiglia Berlusconi, Remo Chiodi dg per l’ippica del ministero per l’Agricoltura, Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.
Il Senato premia le eccellenze italiane. Ma pare esserci una sfida tutta interna al centrodestra per stabilire chi è più attento alla gastronomia. Il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida è “insidiato” dal leghista e vicepresidente di Palazzo Madama, Gian Marco Centinaio che qualche giorno fa è stato protagonista del Premio Luxury Food 2026, per premiare gli chef che con il loro percorso sono gli “Alfieri del nuovo lusso Made in Italy”. Una vera e propria sfida lanciata al ministro di Subiaco, paladino dell’italianità a tavola. La tavola rotonda dell’evento è stato da Angelo Mellone, direttore del Day Time della Rai.
Mentre il governo Meloni mostra i muscoli sulla sicurezza, benzina per la campagna elettorale, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo se ne va per musei. Con tanto di gallery fotografiche, con il forzista che stringe la mano al direttore di turno. Come è accaduto con Fabio De Chirico, a Palazzo Poli, sede dell’Istituto Centrale per la Grafica. «Una mattinata dedicata all’arte», si legge sul profilo Instagram del museo.
Alla Farnesina, però, dove Zangrillo non è amatissimo, ricordano che «De Chirico in passato ha lavorato a lungo in Calabria, a contatto con la famiglia Occhiuto». E il governatore Roberto Occhiuto è una delle spine nel fianco di Antonio Tajani. Le lotte interne a Forza Italia ora si combattono anche al museo?
Raduno al Circo Massimo, ma c’è il villaggio della Difesa
Sabato 24 ottobre l’attenzione dei media (e non solo) sarà concentrata su Milano, dove si temono nuovi disordini dopo quelli dello scorso fine settimana. Così per «prevenire e reprimere», in città sono atterrati 500 parà. Roma, però, non è da meno. Nella Capitale, infatti, sono previste quattro diverse manifestazioni: in mattinata “Sblocchiamo tutto” organizzata da Gioventù Nazionale e da Azione Studentesca contro le proteste violente di questi giorni. I militanti di destra sfileranno da piazza della Libertà a piazza Risorgimento. Nel pomeriggio si svolgerà il corteo dell’Asse antimperialista che da piazza della Repubblica raggiungerà via dei Fori Imperiali al grido di «Fuori l’Italia dalla guerra». Ma a preoccupare sono altri due appuntamenti non autorizzati. A Piazza del Popolo si terrà un sit-in di Noi siamo il popolo, mentre al Circo Massimo è stato lanciato online il raduno del Movimento 17 ottobre. Il fatto è che proprio al Circo Massimo è in allestimento il Villaggio della Difesa per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Sono già arrivati carri armati e alcuni elicotteri, tra cui un Mangusta, e molti stand sono quasi pronti. Ovviamente l’area è presidiata H24 e per prevenire eventuali “assalti” si starebbe pensando di svuotare i serbatoi dei blindati. Come se non bastasse, sabato sera allo stadio Olimpico andrà in scena Lazio-Parma.
Il Villaggio della Difesa al Circo Massimo nel 2024 (ministero della Difesa).
Castelli e gli «involucri performanti»
«Involucri performanti, energie rinnovabili, strutture sicure» è il titolo del un convegno che si terrà al Senato nella sala Capitolare del Palazzo della Minerva il prossimo 4 novembre. La presentazione e i saluti istituzionali sono affidati ai forzisti Antonio Trevisi, Dario Damiani e Claudio Lotito. Tra i relatori compare anche Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia e commissario di governo per il sisma 2016. Ma dopo la maxi inchiesta sulla ricostruzioneprivata che vede coinvolto, tra gli altri, l’ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche, il meloniano Francesco Acquaroli, il programma potrebbe subire qualche modifica per evitare imbarazzi.
Uno, nessuno e centomila. Giovedì mattina Salvatore Bella, leader del Cts, Il Comitato trasportatori siciliani costituitosi solo qualche giorno fa, ha diffuso un bel comunicato stampa per annunciare «la fine della vertenza» sul caro-gasolio. Bella si è sperticato in ringraziamenti «alla Polizia di Stato e, in modo particolare, alla Digos per la costante e preziosa disponibilità dimostrata nel corso dell’intera mobilitazione». Tutto meraviglioso. Ma chi è Salvatore Bella? Oltre a guidare questo comitato di autotrasportatori, è pure un dirigente della Lega: lo scorso agosto è stato incaricato dal commissario regionale della Lega Sicilia, Nino Germanà, di costituire il nuovo direttivo comunale del partito a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento. Bella a dirla tutta aveva già annunciato la fine della protesta dopo aver partecipato all’incontro di pochi giorni fa con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Che poi sarebbe il leader del suo partito. Pirandello vive e lotta insieme a noi.
Salvatore Bella (da Youtube).
Giambruno firma carte
Piazza Colonna, mercoledì, mancano pochi minuti alle 16: a pochi passi dalla ringhiera che circonda Palazzo Chigi, sul lato opposto alla Presidenza del Consiglio e davanti alla chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi c’è Andrea Giambruno, il giornalista Mediaset e già compagno di Giorgia Meloni, oltre che padre della piccola Ginevra. Nel frattempo alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine lo salutano. Fatto sta che dopo una decina di minuti di attesa gli viene incontro un funzionario presidenziale elegantissimo che consegna a Giambruno una grande busta, come quelle di una volta del Rischiatutto di Mike Bongiorno. Giambruno la apre con lentezza, estrae dei fogli e si appoggia alla mensola dell’edicola automatica del quotidiano Il Tempo, quella che era stata voluta da Tommaso Cerno per le interviste ai “vip”. Dopo un’attenta lettura ed aver estratto una penna dalla tasca, Giambruno si mette a scrivere sui fogli. «Documenti di famiglia da condividere», spiffera qualcuno. Terminata l’operazione, il funzionario torna sui suoi passi. Missione compiuta, evidentemente. Certo, sembrava il set di un film.
Lollobrigida e la pasta che «costa poco»
All’incontro con Unione Italiana Food, nel ristorante romano Antica Pesa, quello dell’ormai televisivo Francesco Panella, il ministro Francesco Lollobrigida ha detto la sua: «La pasta costa poco». Il tema era «dare valore economico al prodotto»: davanti a Paolo Barilla, il re della pasta che è presidente di Unione Italiana Food, Lollo si è scatenato tra aneddoti familiari, accuse velate contro la filiera – «anche nel settore del grano ci sono gli extraprofitti» – e accostamenti degni di trapezisti circensi – «non capisco perché un etto di pasta deve costare meno di una bottiglia d’acqua minerale». In modalità unchained, Lollobrigida ha pure assicurato che «il vino è un integratore di felicità». Insomma, più di un quarto d’ora di monologo. Quando qualcuno ha annunciato la lettura di un messaggio del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’esponente meloniano si è dileguato con un forte «devo andare via». Rapida uscita, quindi via sull’Alfa ministeriale, in vista di un altro convegno.
Meloni e la battaglia del guano
Allarme volatili a Palazzo Chigi. Piccioni e gabbiani bella entrano e scagazzano in piena libertà, anche sullo scalone d’onore che utilizzato da Giorgia Meloni e dalle varie autorità. Per contrastare il fenomeno è stato dato l’ok all’acquisto di un sistema elettromagnetico di dissuasori per volatili per un costo di poco più di 22 mila euro. Insomma, dalla battaglia del grano di mussoliniana memoria, ora Meloni è alle prese con la battaglia del guano ripulire l’edificio
Altro che Palazzo Chigi, dove da tempo viene indicato come prossimo comunicatore della presidenza del Consiglio, senza però mai arrivare al dunque: Gian Marco Chiocci, il giornalista di cui Giorgia Meloni si fida ciecamente, attuale direttore del Tg1, con la riforma della Rai pare essere destinato a diventare l’amministratore delegato della televisione pubblica. L’attesa per la nuova governance sta facendo scaldare gli animi: al Senato il 26 novembre inizia la discussione generale dedicata alla riforma della Rai, con la Lega che punta a vendere politicamente la possibilità di ridurre il canone. Prevista la durata di quattro anni per il consiglio di amministrazione e per l’amministratore delegato, la nomina del presidente e dell’ad da parte del cda e la continuità del contratto di servizio oltre la sua naturale scadenza: ma sono in programma anche le “barricate” da parte del Partito democratico, anche se con Elly Schlein non si sono viste grandi battaglie per difendere le postazioni dirigenziali, cosa che invece è sempre accaduta in passato, toccando l’apice con Walter Veltroni che aveva sempre sotto controllo l’organigramma della sede centrale e di Saxa Rubra e ci teneva ad avere uno schieramento di “amici” nel servizio pubblico. Con la promozione di Chiocci alla carica di ad si libera un posto, quello di capo del Tg1, e qui i direttori del gruppo editoriale della famiglia Angelucci sono pronti alla chiamata, a cominciare da Tommaso Cerno, ora alla guida del Giornale e al quale non manca l’ambizione di essere messo al comando dell’ammiraglia dell’informazione pubblica. Come seconda scelta c’è Daniele Capezzone, direttore del Tempo, anche lui molto apprezzato da Meloni e ritenuto «efficace mediaticamente». La riforma della Rai serve anche per avvicinarsi alle prossime elezioni politiche…
Mercoledì arrivano i vandali anche a Roma?
Roma esente dai vandalismi? Aspettiamo la giornata di mercoledì 21 ottobre, quando sono annunciate contestazioni in occasione di un convegno dove si parlerà di investimenti immobiliari, nello scenario dell’Ara Pacis: nel mirino c’è la partecipazione dei proprietari dello Spin Time, il palazzo che era stato occupato da centinaia di persone e che è stato sgomberato dopo un incendio. InvestiRe Sgr, Coima e tanti altri saranno protagonisti di un evento del Sole 24 Ore, con la presenza annunciata del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore Tobia Zevi. Su Instagram girano gli inviti a partecipare: «Chi vive e lavora a Roma non è stato invitato a un incontro dove vogliono decidere il futuro della città», fa notare qualcuno, e «i grandi investitori e la giunta capitolina stanno trasformando i nostri quartieri in patrimonio da mettere a rendita». La rigenerazione urbana viene indicata come «parte integrante del modello capitalista di governo del territorio, che viene portato avanti da Gualtieri in collaborazione con la Regione di Rocca». Sono attesi Mario Abbadessa, ceo e fondatore di Add Capital, Domenico Bilotta, managing director di InvestiRe Sgr, Gabriele Bonfiglioli, di Coima Sgr, ossia la società di Manfredi Catella impegnata nel progetto di rigenerazione delle ex caserme di via Guido Reni, quelle situate nella strada dove c’è il museo Maxxi. Gualtieri è chiamato a chiudere la kermesse, sul tema “Real Estate nella Capitale: la rivoluzione post-Giubileo”. La mattinata di mercoledì, comunque, si preannuncia piovosa: e gli acquazzoni a Roma capitano sempre quando ci sono manifestazioni potenzialmente pericolose…
Totti, spopola la gag sulla prostata
Serata romana al Teatro Brancaccio con Francesco Totti che ha presentato il suo libro, ammettendo candidamente di non averlo letto. Il romanista più sfegatato della città, che risponde al nome di Giovanni Floris, ha esultato, anche perché il libro esce per i tipi di Cairo Editore, che è anche il proprietario di La7, la rete dove da anni conduce la sua trasmissione il martedì. Il teatro era pieno, qualcuno ha contato oltre 1.500 presenti, e Totti non ha nascosto la sua commozione: «Facevo un lavoro che ho sempre voluto, una mia passione e un mio divertimento. Ho cercato sempre di dare e trasmettere quello che io provavo quando giocavo a calcio. Questo per me è stato un amore vero, non è semplice trasformare quello che pensi. In quei momenti ero sicuro di me stesso e spero che sia entrato dentro alle persone l’amore che avevo dentro». Oggi pensa al basket, con la sua società Maxima. Guardando Oltre, come il titolo del libro. Anche se uno dei momenti più memorabili della serata è stato il racconto di una traumatica visita alla prostata. Con battute e tempi comici da consumato attore. Forse il futuro dell’ex Pupone potrebbe essere quello…
Forum Internazionale dell’Agricoltura a Roma, per due giorni, nello scenario incantevole del Casino dell’Aurora Pallavicini, a due passi dal Quirinale. Leggendo su internet il programma, però, qualcuno ha fatto un salto sulla sedia, guardando attentamente i nomi dei relatori: l’annuncio vede un lungo elenco nel quale appare anche Roberto Arditti, che però è morto ad aprile. Come errore è da matita blu, davvero.
Mostre dedicate alla fotografia di scena, mostre su Jacques Perrin e su Luchino Visconti. E poi iniziative di ogni tipo tra una proiezione e l’altra, con degustazioni di caffè e pacchi di pasta. «Ma la Festa del Cinema non ricorda un protagonista dell’immagine come Umberto Pizzi che nella sua carriera ha immortalato tante star», lamentano i professionisti che lavorano all’Auditorium Parco della Musica. Alla kermesse, però, si parla eccome di Pizzi. Che poi il patron dell’Auditorium, Raffaele Ranucci, aveva più volte detto allo stesso Pizzi, scomparso lo scorso 29 settembre, che gli sarebbe piaciuto allestire una sua mostra fotografica, con gli scatti del mondo del cinema e non solo, celebrandolo con un grande evento. Fatto sta che senza Pizzi la Festa del Cinema è molto più povera.
Raffaele Ranucci con Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).
Nella serata della quarta giornata, quella di venerdì, calcherà il red carpet Jovanotti per la presentazione del documentario Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti di Dario Zonta e Carlo Zoratti, in Sala Sinopoli alle 21.30. Tocca accontentarsi, perché un’ora prima, presso il Teatro Studio Gianni Borgna, è in programma Un jeu dangereux di Karine Silla. L’ennesimo film con protagonista Valeria Bruni Tedeschi e gli immancabili francesi plaudenti.
Jovanotti in concerto (Ansa).
L’incrocio delle Marie Rosarie
Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, ha lasciato la guida del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute (affidato ad anterim a Sergio Iavicoli) per dirigere l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. Negli stessi giorni un’altra Maria Rosaria, che di cognome fa Boccia, è stata avvistata in zona Lungotevere Ripa, sede del ministero della Salute, dove regna il sottosegretario Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni e presente in passato a iniziative con l’imprenditrice-scrittrice di Pompei sulla dieta mediterranea e a Sanremo. Si mormora che le due Marie Rosarie si sarebbero incrociate lo scorso giugno sulla partita delle nomine all’ospedale Ruggi di Salerno: per l’incarico di direttore generale, Campitiello avrebbe sostenuto Giuseppe Gambale, ma alla fine l’ha spuntata Nicola Cantone, molto vicino a Boccia.
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).
Sosta per i rider in biblioteca
I rider, a furia di pedalare tutto il giorno, spesso non hanno tempo nemmeno per un caffè. Così a Roma il Campidoglio ha pensato di promuovere il progetto Sos Rider, con l’apertura di 10 spazi di sosta e ristoro dedicati ai lavoratori del delivery per offrire riparo dal maltempo, ricarica dei dispositivi e servizi essenziali. Ma dove si trovano i primi quattro punti attivati? Nelle biblioteche: per ora sono stati attivati a Villa Leopardi, presso la Laurentina, all’Arcipelago e alla Vaccheria Nardi. Insomma, oltre agli zaini degli studenti in biblioteca si vedranno anche quelli termici brandizzati. Ma obbligare questi colossi planetari a tirare finalmente fuori qualche spicciolo, obbligandoli ad affittare locali per i propri fattorini, non si può?
Manca poco all’8 novembre, data della prima puntata del nuovo Report de-ranuccizzato. E la tensione in redazione sale alle stelle. A quanto apprende Lettera43, i vertici Rai avrebbero pensato a una conferenza stampa di presentazione, ma potrebbe rivelarsi un trappolone. Immaginate il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini seduto fianco a fianco con i neoconduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, con in platea Giorgio Mottola e tutti gli altri: se i giornalisti presenti volessero fare il loro lavoro, le domande imbarazzanti fioccherebbero. Detto ciò, è mistero fitto sull’auto-inchiesta di Report: ci sarà o non ci sarà il servizio su Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e tutto quello che è successo in questi due mesi, fino alla rimozione dell’ex conduttore? E se ci sarà, chi lo curerà e con quale linea? E cosa succederà se Ranucci dovesse intervenire live sui social durante o dopo la conferenza stampa oppure dopo la messa in onda della puntata per dire la sua? Insomma, un gran casotto… (di Carlo Tarallo)
Studentati e tende, il trasformismo di Manzi
Il piede in due staffe, per cavalcare la protesta degli studenti ma anche per presenziare alla presentazione degli interventi politici che provano a trovare una soluzione all’emergenza. È il curioso caso della 49enne Irene Manzi, deputata del Partito democratico e responsabile Scuola della segreteria di Elly Schlein. Bionda e con una vistosa montatura nera degli occhiali, a luglio 2026 è stata facilmente riconosciuta dietro la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini a Macerata (non a caso città natale di Manzi), durante l’inaugurazione di uno studentato realizzato con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Neanche tre mesi dopo però rieccola davanti a Montecitorio con la segretaria dem e Virginia Libero dei Giovani Pd (quella dei «disertori») per sostenere la protesta delle tende, al presidio organizzato dall’Unione degli Universitari che chiedono alloggi sostenibili a suon di slogan come «Senza casa nessuna dignità» e «Non rimarremo a guardare mentre viene smantellato il nostro futuro». Probabilmente studia talmente bene il dossier da saltare con una certa disinvoltura da una parte all’altra della barricata. Chi ha orecchie per intendere… in tenda.
Irene Manzi dietro la ministra Bernini al taglio del nastro dello studentato a Macerata.Nel cerchio rosso, Irene Manzi.
L’ultima del Comune di Roma? Il “non compleanno” nelle scuole
Finora era solo una categoria letteraria, unbirthday, inventata da Lewis Carroll, traslata in una festa e in una celebre canzone nel cartone animato DisneyAlice nel Paese delle Meraviglie. Ma il Comune di Roma ha compiuto il miracolo di trasformare l’immaginifico in realtà. Da quest’anno, nelle scuole dell’infanzia capitoline si festeggerà il “non compleanno”. Niente cappellaio matto, lepre marzolina o ghiro a cantare gli auguri – non illudetevi -, ma la trovata di fissare un solo giorno utile per festeggiare i bambini che compiono gli anni in quel mese. La decisione è stata presa per evitare l’ingresso di cibi (nello specifico torte) dall’esterno, a tutela della salute dei bambini. La torta, un ciambellone, verrà fornita dalla mensa scolastica, ma solo in una data prestabilita con anticipo. E quel giorno si festeggeranno tutti i bambini che compiono gli anni nell’arco del mese solare. La commissione mensa ha già stabilito le date fino a Natale: 26 ottobre, 27 novembre e 21 dicembre. E quindi chi ha compiuto gli anni a inizio ottobre dovrà aspettare il 26; chi li compie dopo deve invece anticipare la festa, e farla condivisa. Una delusione per bambini e famiglie. E qualcuno sta pensando di comprare torte finte per mantenere la festa il giorno (giusto) del compleanno. Malgrado Carroll, caro sindaco, meglio la torta finta piuttosto che il “non compleanno” collettivo.
Show della famiglia Castellitto, padre Sergio e figlio Pietro, in occasione della presentazione della campagna pubblicitaria istituzionale di Intesa Sanpaolo alla Villa Magistrale del Sovrano militare ordine di Malta, all’Aventino. I Castellitto’s curano la regia dei nuovi spot in onda dal 18 ottobre. «Finalmente un sogno che si realizza», ha confessato il vecchio Sergio. Perché? «Dopo il diploma, mio fratello maggiore mi impose, e fu lui e non mio padre che invece era anarchico sul tema, di inviare il mio curriculum a 14 banche per essere assunto. Nessuno mi rispose. Oggi con questi spot, dopo tanti anni di attesa, lavoro per una banca. Devo dire che è una grande soddisfazione». Ma qual è stato il momento più bello dello spot? «Alla fine, quando a mio figlio do degli scappellotti, tutti quelli che avrei dovuto dargli negli anni passati». Pietro racconta quale è stata la sua vendetta: «Gli ho rifilato una schicchera nelle parti basse». All’incontro era presente anche la star della danza Roberto Bolle, che appare nello spot in un cameo girato in Galleria Borghese, fresco del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres ricevuto dall’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes.
C’è la Festa del Cinema, anche se nella Capitale la kermesse si sta svolgendo in sordina tra partite di calcio come Roma-Real Madrid e altri eventi sparsi per la città, tipo la Settimana nazionale della Protezione civile a piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese. Si dice che per riempire le sale gli organizzatori si stiano attaccando ai telefoni, cercando di piazzare biglietti. Ma se i film e i red carpet hanno perso fascino, il gossip continua a tenere banco. In questi giorni c’è un amore che fa impazzire i salotti: si spiffera che tra due registi si starebbe consumando un amour fou. Entrambi sono famosi. Lui ha girato film di successo e gode della fama di scapestrato. Lei ha cominciato da poco, ma è sempre applauditissima. Gli incontri tra i due, a quanto si sente, avvengono nella massima segretezza, per non scatenare le malelingue, ma qualcuno li avrebbe visti insieme. Certo, se uscissero allo scoperto sarebbe un bel colpo, roba da rispolverare La dolce vita di via Veneto. Anche perché un antenato dei due con la «Hollywood sul Tevere» ha avuto a che fare, eccome…
Tregua armata tra Antonio Tajani e Renato Schifani. Martedì a Roma c’è stato un incontro interlocutorio tra i due, con Tajani che, come si legge in una nota di Forza Italia, «ha confermato la fiducia (nel presidente della Regione Siciliana) e l’apprezzamento per il lavoro svolto, in particolare per il risanamento dei conti pubblici siciliani». Il leader azzurro ha poi invitato il governatore «a portare avanti il programma e l’attività di governo».
Renato Schifani (Imagoeconomica).
A Schifani, la cui ricandidatura a Palazzo d’Orleans è assai improbabile, era stato promesso come via d’uscita un posto al Csm, ma l’ipotesi è tramontata. Lui, su tutte le furie, aveva minacciato di dimettersi, anticipando le Regionali e facendo saltare il timing di Giorgia Meloni, che vorrebbe la Sicilia al voto insieme alle Politiche. Ma chi sarà il sostituto di Schifani per il centrodestra? In FI scalpita Giorgio Mulè, esponente però dei ribelli anti-Tajani. In agguato Cateno De Luca: il leader di Sud chiama Nord ha appena stretto un accordo nazionale con Meloni, e potrebbe spuntarla al fotofinish (Tajani non si strapperebbe le vesti: meglio Cateno di un avversario interno…).
Cateno De Luca (Ansa).
Ruffini, Befera e le Torri dell’Eur
Dicono che Ernesto Maria Ruffini, nel giorno della presentazione all’Eur di Più Unocon Franco Gabrielli, abbia fatto un salto al vicino laghetto per dare un’occhiata alle torri delle Finanze, realizzate dall’architetto Cesare Ligini e di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, finalmente restaurate (con un investimento di 250 milioni di euro) dopo due decenni di abbandono. I palazzi dal 2027 ospiteranno l’Agenzia delle Entrate, come ha sottolineato il direttore Vincenzo Carbone all’evento inaugurale. Inevitabile per i presenti pensare ai suoi predecessori alla guida dell’Agenzia. Ruffini, innanzitutto, ma anche Attilio Befera, che ha partecipato al ricordo di Roberto Gervaso a Palazzo Madama con l’anteprima del film di Giovanni Filippetto dedicato al giornalista.
Papa Leone, prima la Curia poi la cura
Spifferi vaticani. Quando Papa Leone a inizio ottobre ha nominato il cardinale Mauro Gambetti arcivescovo di Chieti-Vasto, esautorandolo dal ruolo di arciprete della Basilica di San Pietro e di Vicario generale per la Città del Vaticano, forse già era a conoscenza del nodulo al polmone e dell’imminente intervento. Così, sibilano i maligni, avrebbe deciso di giocare d’anticipo. Il francescano, già custode del Sacro Convento di Assisi e chiamato in Vaticano da Papa Francesco, aveva fatto discutere per una gestione troppo business oriented della basilica e della Fabbrica di San Pietro. L’ultima polemica, come scriveva il Corriere, era stata innescata dalla decisione di aggiungere sedie e tavoli sotto la cupola di Michelangelo per ampliare l’offerta del piccolo bar. Almeno, dal Gemelli, Prevost non dovrà preoccuparsi anche dei malumori cardinalizi.
Da presidente della Figc a commissario: un caso unico, quello di Giovanni Malagò. Ma la tela dell’ex numero uno del Coni è, come sempre, ambiziosissima. Tra le sfide importanti per la Figc conta parecchio il piano di rinnovamento dello stadio Olimpico, in vista di Euro 2032, con un investimento di 150 milioni di euro e l’inizio dei lavori nell’estate del 2027 per concludersi, si spera, entro il 2030. Un progetto che è di Sport e Salute, in accordo con la Figc e la Struttura commissariale per Uefa Euro 2032. E chi è il presidente di Sport e Salute? Marco Mezzaroma, stretto parente di Claudio Lotito (che ha sposato la sorella, Cristina Mezzaroma).
Giovanni Malagò e Marco Mezzaroma (foto Imagoeconomica).
Il (contestatissimo) patron della Lazio è anche il solito “signor no” che non ha mai avuto buoni rapporti con Malagò (e con una gran parte del mondo): riuscirà Giovannino a convincere pure lui? Un gioco di incastri dove le famiglie hanno un ruolo fondamentale, come è stato dimostrato dal caso Buonfiglio (con l’ombra del conflitto di interessi per gli incarichi del figlio Marco).
Claudio Lotito (foto Imagoeconomica).
Intanto viene data per imminente l’uscita del segretario generale della Figc Marco Brunelli, tagliato: era lui l’autore della certificazione della candidabilità di Malagò.
Marco Brunelli (foto Imagoeconomica).
E adesso? Ci sono due mesi per indire le elezioni, la prima data utile era quella del 7 dicembre. «Ma così finiamo per infastidire i milanesi, visto che quel giorno festeggiano Sant’Ambrogio e hanno pure il classico appuntamento con la prima del teatro La Scala», dice un fedelissimo del presidente-commissario rispolverando le vecchie ruggini e la solita rivalità sull’asse Roma-Milano. Allora è scattato il 14 dicembre come prima data fattibile. Magari facendo un salto alla Scala, per stringere gli ultimi accordi con i meneghini.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi (in video) e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).
Ma qual è l’ambizione di Malagò? Semplice: non avere candidati concorrenti. Tutti uniti sul nome del commissario, unico elemento da votare nella gara per diventare (di nuovo) presidente della Figc. Lavorare ai fianchi i possibili competitor, smontandone ogni velleità: cercare un protagonismo, oggi, non avrebbe senso (lo sfidante di giugno, Giancarlo Abete, ha già detto che non si ripresenterà). Fatto sta che il vero vincitore è lui, e mettersi in guerra contro Malagò vuol dire rischiare di fare la figura di Tafazzi. In troppi, negli anni, hanno provato a scalzarlo, ma non ne è rimasta traccia…
Prosegue senza sosta la marcia “trionfale” degli Approfondimenti Rai verso il baratro. Mercoledì 7 ottobre, al debutto in prima serata su RaiDue, Patù – La passione delle idee è stato visto da 155 mila spettatori, pari all’1,5 per cento di share. Presentato in pompa magna dal direttorissimo Paolo Corsini, il programma di Roberto Inciocchi si è schiantato alla prima curva, tra l’altro penalizzando pure Chi l’ha visto?, che su RaiTre ha registrato il 6,4 per cento di share con 945 mila spettatori. In Rai i nervi sono a fior di pelle: Patù, se non si risolleva entro un paio di puntate, rischia di non arrivare al panettone. Maretta anche dalle parti di Filorosso, la trasmissione di Antonino Monteleone, che martedì 6 ottobre su RaiTre è rimasto inchiodato al 2,6 per cento. A quanto ci risulta, c’è stato un gabinetto di crisi con Monteleone, il direttore Corsini e il vice Giuseppe Malara. Un confronto ruvido, nel corso del quale sarebbe stato chiesto a Monteleone di ritoccare il format del programma, avvicinandolo a quello de Le Iene. Parola d’ordine: cercare di recuperare qualche spettatore, altrimenti pure Filorosso potrebbe chiudere i battenti prima del nuovo anno…
Toh, chi si rivede: Mastrapasqua all’Inps
Chi si ricorda di Antonio Mastrapasqua? Era stato colpito da un’ondata di accuse sfociate in un’inchiesta, quando era presidente dell’Inps, per il suo ruolo di direttore generale dell’ospedale israelitico che ha sede a Roma, tanto da doversi dimettere, nel 2014, mentre i sindacati festeggiavano la sua uscita: veniva definito «il collezionista di poltrone» per i tanti incarichi che aveva. A distanza di tanti anni, nella serata di giovedì 8 ottobre, Mastrapasqua torna a Palazzo Wedekind, sede dell’Inps, per la presentazione del suo libro intitolato Il futuro rubato. Pensioni, lavoro, giovani. Come invertire la rotta del declino. Con lui ecco Renato Brunetta, Sabino Cassese, Gabriele Fava, Antonio Polito. Chissà se si presenterà anche Enrico Giovannini, che allora, in qualità di ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta, accettò le dimissioni di Mastrapasqua da presidente dell’Inps. Ma forse Giovannini, ora protagonista nel settore della green economy, è troppo impegnato con la sua Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, di cui è co-fondatore e direttore scientifico.
I Caprotti a Roma si allargano
Invasione romana dei Caprotti. Nella giornata di mercoledì nella Capitale sono apparsi tanti signori con impeccabile vestito scurissimo e badge con il nome e cognome ben visibile: erano i top manager di Esselunga, capitanati dalla “proprietà”, ossia Marina Caprotti, anche lei munita del cartellino nominativo, incredibile ma vero. Nella mattinata il corteo ha presenziato all’apertura di una nuova “laEsse” in corso d’Italia, proprio a due passi dalla Cgil di Maurizio Landini (e a qualcuno è tornato in mente il libro del fondatore, Bernardo Caprotti, intitolato Falce e carrello). Quindi, nel pomeriggio, passaggio a Roma Nord, nella Balduina cara alla destra romana, a pochi passi dalla storica abitazione dell’ex sindaco capitolino Gianni Alemanno (ora tornato protagonista assieme a Roberto Vannacci di Futuro Nazionale).
Marina Caprotti, presidente di Esselunga, con la madre Giuliana, vedova di Bernardo (foto Imagoeconomica).
Due punti vendita che facevano parte di Decò Gourmet, e che aprono un nuovo capitolo del gruppo Caprotti, inaugurando la gestione del nuovo amministratore delegato Claude Sarrailh, in carica dal 2 ottobre, che sta spingendo sulle acquisizioni di strutture già esistenti, inglobando e assorbendo i dipendenti che ne facevano parte, che erano 47. A quanto pare, le nuove aperture romane non si fermeranno a queste due, che si sommano al gigantesco Esselunga di viale Palmiro Togliatti (sempre a proposito di Falce e carrello), e ai più piccoli di viale Liegi ai Parioli e via Tomacelli in centro, dove era stato pizzicato a fare la spesa Giuseppe Conte. L’oggetto del desiderio è sempre la zona di Prati, dopo la chiusura del punto di via Cola di Rienzo, aperto nel 2021 e chiuso pochi mesi fa per lo sfratto che ha subito il gruppo Coin, nel quale laEsse era stata inserita. Intanto Esselunga aumenta il fatturato, e pure gli utili. E dal 7 ottobre al 18 novembre il gruppo azzera i 7,90 euro di consegna per gli ordini online di almeno 130 euro a Roma e nel Lazio. Le altre realtà della grande distribuzione sono avvisate.
Contraerea schierata, dall’interno della sinistra, contro il progetto di proporre la sindaca di Genova Silvia Salis come candidata premier alle prossime elezioni. «Troppo elegante», è il commento unanime, ipotizzando una «coalizione da Tiffany» se fosse lei a guidare lo schieramento. Ci manca poi che a proporla sia il pentastellato Giuseppe Conte, in coppia con Matteo Renzi, e il disastro è servito: Elly Schlein non ci pensa due volte e si mette di traverso, agitando i suoi. La diretta interessata comunque continua a dirsi disponibile solo a dare una mano al Pd, nient’altro.
Salis però non perde un minuto, tanto che è pronto il suo libro È già domani, un vero e proprio «manifesto politico» secondo i suoi numerosi fan («una graziosa sceneggiatura per un film», sostengono i suoi detrattori, ipotizzando una regia di Fausto Brizzi). Con il volume, in uscita con Feltrinelli, ci sarà l’inevitabile corollario di presentazioni (Fazio compreso) in ogni parte d’Italia. Che poi è quello che sta facendo Renzi, con la Leopolda trasformata in un firmacopie di Quando c’era Lei. Salis poi non dimentica di impegnarsi anche con i libri degli altri: il 9 ottobre a Genova sbarcherà Massimo D’Alema per la presentazione del suo Eravamo comunisti. L’incontro è organizzato dalla Fondazione Diesse in collaborazione con i Giardini Luzzati e vedrà le partecipazioni della sindaca Salis, del consigliere regionale Andrea Orlando e del giornalista Matteo Macor.
Massimo D’Alema (Imagoeconomica).
Va tutto in Malara
Malara tempora currunt. Mentre Filorosso sprofonda di nuovo al 2,6 per cento di share, Giuseppe Malara, vicedirettore Approfondimenti Rai e grande sponsor della trasmissione di Antonino Monteleone, si fa un bel selfie con Tommaso Cerno e il marito Stefano Balloch. La didascalia è una risposta (sacrosanta) agli insulti di Roberto Vannacci a Cerno. Detto ciò c’è poco da stare allegri: la pubblicità a tratti, come risulta dai dati, va meglio della trasmissione. A questo punto, maligna qualche addetto ai lavori, alla Rai converrebbe mandare in onda solo gli spot. Evidentemente tra l’altro continuare a martellare su Sigfrido Ranucci non premia…
Il selfie di Malara con Cerno e Balloch (dal profilo Instagram)
Il tour del Prof Cazzullo
«Prof. Aldo Cazzullo, storico e giornalista»: così era stata annunciata del vicedirettore ad personam del Corriere della Sera alla convention della CNA tenutasi all’Auditorium Antonianum di viale Manzoni a Roma. L’accademico (di quale ateneo, non si sa) Cazzullo poi pare aver preso gusto a partecipare agli eventi delle associazioni di categoria: sarà protagonista anche all’evento di Confesercenti che occuperà per quasi una settimana la centralissima piazza del Popolo, per presentare il suo libro Quando l’Italia rinacque – Il nostro Rinascimento, il 12 ottobre, e la serata si chiuderà con il concerto di Noemi.
La locandina dell’incontro organizzato dalla CNA.
La classe G a Palazzo Chigi
La classe G è il sogno di tanti appassionati di Mercedes. Si tratta del suv «più bello del mondo», a sentire gli amanti delle quattro ruote, e anche di uno dei più «assetati» di carburante, visto che con un litro di benzina fa poco più di 5 km. Un bel problema, soprattutto di questi tempi. Fatto sta che alle spalle di Palazzo Chigi si è fatto notare, parcheggiato, uno splendido Mercedes classe G di colore nero, un gioiello, con tanto di paletta “ministero dell’Interno – Polizia” e vetri posteriori perfettamente oscurati.
Il Mercedes parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).
Mica come quei Land Rover Defender 130 blindati che sono a disposizione ormai di numerosi ministri del governo di Giorgia Meloni, a cominciare da quello degli Affari Esteri Antonio Tajani, un mezzo che tutti già riconoscono da lontano, con il lampeggiante sul tetto…
Il Mercedes classe G parcheggiato vicino a Palazzo Chigi (L43).
Giorgia Meloni è ormai in modalità aspirapolvere: per raggiungere il famigerato 42 per cento che le permetterebbe di accomodarsi per altri cinque anni a Palazzo Chigi (salvo trasferimento a edificio più prestigioso, e ci siamo intesi) ha bisogno di ogni zerovirgola disponibile, per compensare il calo di Lega e Forza Italia. Così guarda al centro.
Giorgia Meloni (Ansa).
In quest’ottica va letta la benedizione di FdI alla nascita di Sindaci d’Italia, una sorta di listone civico di centrodestra battezzato domenica scorsa ad Assisi. L’operazione non è piaciuta troppo ai centrini sparsi per l’Italia e soprattutto a Carlo Calenda. Il più fedele degli avversari di Meloni teme infatti che questo listone – sempre che riesca a correre – finisca per andare a pescare nel suo elettorato, ma pure nel suo ceto politico. La scommessa di Calenda è che Meloni, senza l’alleanza con Roberto Vannacci, non riuscirà a ottenere il premio di maggioranza e avrà bisogno di lui per formare il governo dopo le elezioni. Se però Giorgia inizia a pescare nel suo stesso stagno elettorale, per Calenda si mette male…
Carlo Calenda (Imagoeconomica).
Futuro Nazionale ha già bisogno di un ritocchino?
Roberto Vannacci cresce ancora in Campania: martedì ufficializza il passaggio a Futuro Nazionale l’ex sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello. Già parlamentare di Forza Italia, Borriello sarà responsabile provinciale di FnV a Napoli. L’uomo non è nuovo ai cambi di casacca: ha militato nella Dc, in FI, nell’Udeur e pure in Italia dei Valori. Vannacci prosegue così nell’acquisizione di esponenti politici dal voto strutturato sui territori, da unire a quello di opinione che lui stesso intercetta in prima persona. In Campania l’ex generale sta puntellando la sua rete: si va dal vicario regionale Antonio Ambrosio al responsabile agli Enti locali, Attilio Pierro (deputato ex FI); dal responsabile Organizzazione con delega alla provincia di Avellino Sabino Morano alla responsabile per l’Amministrazione Lucia Abagnale. E ancora: per la provincia di Salerno il punto di riferimento è Franco Cardiello, per quella di Caserta è Paolo Santulli mentre per il Beneventano è confermato il coordinatore regionale Catello Di Capua. Curiosità: Borriello è un chirurgo plastico di primissimo piano, evidentemente Fn ha già bisogno di un ritocchino…
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Se la mostra di Keith Haring irrita il Vaticano…
Roberto Gualtieri avrebbe irritato qualcuno in Vaticano. Tutta colpa della mostra su Keith Haring, retrospettiva che raccoglie più di 140 opere dell’artista statunitense inaugurata il 6 ottobre al museo di Palazzo Braschi. Sede museale dal 1952, il Palazzo venne realizzato per volontà di Pio VI e poi venduto dalla famiglia Braschi al Regno d’Italia nel 1871. Eppure qualcuno Oltretevere, osservando alcune opere esposte, tra falli e scene hard, ha avuto da ridire rispolverando le origini papali dell’edificio. «Se avessero allestito la mostra in un museo di costruzione recente e quindi ‘senza una storia’ legata al passato, come per esempio il Maxxi, tanto per dirne uno, nessuno avrebbe avuto qualcosa da obiettare», si mugugna tra i sacri palazzi. E c’è già chi si preoccupa per lo shock che alcune opere e dettagli potrebbero provocare ai bambini che visiteranno l’esposizione. Per il momento, però, l’unica vera polemica capitolina legata al celebre artista newyorkese risale a qualche decennio fa e fu innescata dalla distruzione di due suoi murales. Il primo, realizzato da Haring sulla facciata sinistra del Palazzo delle Esposizioni, venne cancellato dal Comune nel 1992 in occasione della visita di Mikhail Gorbachev. Il secondo, dipinto sulle barriere trasparenti del Ponte Pietro Nenni lungo la linea A della metro, fece la stessa fine nel 2001.
I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).
La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…
Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.
L’ex meloniano che finanzia Vannacci
Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».
Visto e considerato che delle decisioni dei giudici è meglio non fidarsi del tutto – come dimostrano gli attacchi preventivi arrivati dai giornali di centrodestra alla giudice del Tribunale del Lavoro Donatella Casari che ha sulla scrivania il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report– la Rai si sarebbe assicurata un’uscita (di Sigfrido) di sicurezza. Nelle prossime ore, si apprende, potrebbe arrivare il parere del famoso Comitato Etico e il conseguente licenziamento di Ranucci. Una decisione drastica che sarebbe motivata in particolare dall’invio a soggetti esterni (ovvero a Valter Lavitola) di mail interne, come la circolare inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.
Paolo Corsini (Ansa).
Due settimane fa a Ranucci è stata inviata una lettera di contestazione sulla scorta, appunto, della relazione del Comitato Etico. Ora saremmo arrivati al punto: via con la procedura di licenziamento e tanti saluti al Tribunale del Lavoro. Qualcuno, anche nella redazione di Report,potrebbe così tirare un sospiro di sollievo. E non solo Giorgio Mottola, con cui Ranucci ha ingaggiato un duro botta e risposta dopo le dichiarazioni dell’inviato andate in onda a Filorosso.
«Ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi», ha attaccato Ranucci su Facebook. Ma «di certo non a lui», che «è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati».
Forza Italia, Occhiuto in Azione
È il momento di Roberto Occhiuto. Galvanizzato dalla “vittoria” di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria, il governatore azzurro sta presentando urbi et orbiIl coraggio di governare, la sua ultima fatica letteraria e Manifesto della Forza Italia che verrà. Così tra un’intervista e l’altra, il vicesegretario di FI non perde l’occasione di rifilare stilettate ad Antonio Tajani, invitandolo a rinnovare un partito «ingiallito». Ospite a Start su SkyTg24, parlando di alleanze ha invitato a guardare più che a Vannacci a «Calenda, a Marattin, a tutti quelli che nel centrosinistra hanno fatto esperienza della impossibilità di produrre un pensiero liberale e riformista. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo». Un piano che però presenta un ostacolo: Carlo Calenda, che secondo alcuni non vede l’ora di imbarcarsi con i moderati di centrodestra, accetterebbe di entrare in una coalizione con la Lega di Matteo Salvini? Togliere il nome dal simbolo, decisione che potrebbe essere annunciata al Congresso straordinario, e candidare Luca Zaia, all’Azionista di minoranza forse potrebbe non bastare.
Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.
Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).
Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).
Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.
E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.
Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano
Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).
Giorgia Meloni ha deciso: nessuna alleanza con Roberto Vannacci. «Mai e poi mai», ribadiscono a Lettera43 fonti autorevoli di Fratelli d’Italia. Seconde e terze file del centrodestra, disposte anche ad accordarsi con Futuro Nazionale pur di avere la certezza di rivincere le elezioni, possono mettersi il cuore in pace. La premier è infatti convinta che il centrosinistra, una volta individuato il leader della coalizione (la vera mina politica inserita nella nuova legge elettorale) andrà in frantumi. Meloni così punta tutto sul voto utile: in campagna elettorale tratterà Vannacci come se fosse “alleato” di Conte e Schlein. Rincorrendolo a destra, se necessario. E se senza il booster futurista dovesse accontentarsi di un pareggio, allora potrebbe sempre optare per un governo di scopo, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica (che, secondo i maligni, potrebbe essere l’unico vero collante del campo largo). Due anni di limbo e poi di nuovo al voto, magari senza zavorre.
Giorgia Meloni (Ansa).
Il muro della Rai contro un eventuale reintegro di Ranucci
Tanto rumore per nulla. Intorno alla decisione del giudice del lavoro di Roma sul reintegro a Report di Sigfrido Ranucci si sta scatenando una bagarre mediatica sostanzialmente senza senso. Anche nel caso in cui la decisione fosse favorevole al giornalista, infatti, la Rai pare non aver alcuna intenzione di consentire il ritorno dell’ex conduttore a Report. Si annunciano, nel caso, altre mosse legali.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
Fedez alla Leopolda ma gli occhi sono puntati sullo sceriffo De Luca
È partito il conto alla rovescia per la Leopolda. Quest’anno la kermesse renziana ha un titolo evocativo: «Riprenderci Itaca». E il Kraken ha cominciato a snocciolare i primi ospiti big, tra cui spiccano Vincenzo De Luca, lo “sceriffo” di Salerno (un colpo basso sia al Pd schleiniano sia al M5s di Giuseppe Conte) e Mario Calabresi, considerato candidato in pectore a Milano per il dopo Sala.
Ma sabato salirà sul palco pure Fedez. Il rapper ormai è un habitué degli eventi di partito, dopo la partecipazione alla convention dei Giovani di Forza Italia. E pare sempre più attratto dalla politica visto le ospitate a Pulp Podcast di Giorgia Meloni e, recentemente, di Beppe Grillo. A Firenze, Federico Leonardo Lucia sarà intervistato dai giovani di Italia viva sui nuovi media e sul successo del suo podcast. È passata un’eternità da quando, mano nella mano con l’allora moglie Chiara Ferragni, attaccava Renzi per l’affossamento del ddl Zan. «Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il ddl Zan?», twittava nel 2021 il rapper ancora in versione attivista.
Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il DDL Zan? per celebrare la libertà di parola organizziamo una partitella a scarabeo con Kim Jong-un? Gran tempismo. Comunque bravi tutti
Tutto perdonato. Del resto Fedez ci ha abituati a capriole e cambi di prospettiva. Venerdì però i riflettori della Leopolda saranno tutti puntati su De Luca chiamato a parlare di sicurezza, tema scivoloso su cui Renzi cerca di mettere con le spalle al muro i dem e i cinquestelle e, in generale, chi non lo vuole nel campo largo. Il giorno dopo, invece, sarà la volta di Calabresi, aspirante candidato sindaco del fronte progressista a Milano.
Sospetti e malignità sulle Suppletive in Calabria. Intervenendo qualche giorno fa a Radio Napoli Centrale, Francesca Pascale, ex fidanzata di Silvio Berlusconi, oltre a criticare duramente la gestione Tajani arrivando a definire quello tra il leader e Forza Italia un «rapporto tossico», aveva buttato lì, sul finale del collegamento, una suggestione in odore di complotto: come mai il capogruppo azzurro in RegioneDomenico Giannetta, tra l’altro «uomo di fiducia di Paolo Barelli», ha tradito il partito candidandosi con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci? Pascale ha lasciato intendere che lo strappo non sarebbe dispiaciuto troppo agli attuali vertici forzisti perché in funzione anti-Occhiuto. Del resto il presidente della Regione Calabria è dato, a fasi alterne, come possibile alternativa a Tajani alla guida di FI.
A fine mese tra l’altro uscirà il suo libro Il coraggio di governare, in cui stando alle anticipazioni, Occhiuto tornerà a insistere sulla rivoluzione liberale cara agli eredi di B. Certo sfidare il ministro degli Esteri non sarà una passeggiata anche perché Tajani si sta blindando con i congressi locali sostenendo i suoi fedelissimi (l’ultimo in Campania ha visto la nomina per acclamazione di Fulvio Martusciello). Il braccio di ferro è appena cominciato e il voto a Reggio Calabria è l’ultimo fronte: l’avvocato di Fininvest e tesoriere azzurro Fabio Roscioli, imposto dicono i critici da Marina Berlusconi e sostenuto da Occhiuto e dal sindaco Francesco Cannizzaro riuscirà a vincere senza i voti di Giannetta?
Gualtieri alla presentazione di Renzi
Lunedì sera all’Auditorium Parco della Musica andrà in scena la presentazione del nuovo libro di Matteo Renzi, Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni. Sul palco con il leader di Iv, oltre alla moderatrice Bianca Berlinguer, ci sarà pure Roberto Gualtieri. Si tratterà di una ghiotta anticipazione della prossima Leopolda fiorentina, in programma dal 2 al 4 ottobre, con l’ex presidente del Consiglio che come titolo ha Itaca.
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
IP IP Urrà!
Dopo Eni, per la gioia di Giorgia Melonianche Ip, controllata da Socar, ha deciso (con alcuni distinguo) di mettere un tetto al prezzo dei carburanti. Per Palazzo Chigi, però, ancora non basta. Resta infatti da capire se anche Q8, Tamoil ed Esso aderiranno all’iniziativa di contenimento. Tutti soddisfatti? Nemmeno per idea. Lo sconto ha fatto imbufalire le cosiddette pompe bianche, i piccoli marchi indipendenti, e le relative associazioni di categoria come la Figisc che fa capo a Confcommercio. Tanto che già si parla di concorrenza sleale e di possibile ricorso all’Antitrust. Solo le big, infatti, possono permettersi di tagliare il prezzo. Le altre va da sé saranno penalizzate. Sulle barricate poi ci sono pure tassisti e camionisti. I primi chiedono al governo un intervento sul costo extra sostenuto dagli negli ultimi mesi. I secondi fanno notare che il price cap di Eni riguarda soltanto la distribuzione retail, e non l’ingrosso dove si riforniscono anche gli autotrasportatori che continuano a pagare il carburante a prezzo pieno.
Dal campo largo al Prato largo: nel Partito democratico è la volta di ascoltare cosa succede nella città toscana. Nascerà lì un nuovo centro? Tutti a parlare dei problemi interni alla destra e alla sinistra, ma stavolta dalle parti di Elly Schlein la grana pare davvero grossa. In quel di Prato, nella Casa del Popolo, nella Toscana cara all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, sabato 26 settembre va in scena un appuntamento imperdibile, intitolato “Cambiare!”, ossia l’assemblea nazionale dei Riformisti del Pd. E i nomi dei protagonisti sono interessanti: l’eurodeputato Giorgio Gori, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il cattolicissimo Graziano Delrio, e poi Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad aprire l’evento il padrone di casa, cioè il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.
Gente che non vuole proprio sentire il nome di Giuseppe Conte, roba da far venire l’orticaria, in particolare quando il leader pentastellato veste i panni del filorusso, anzi filoputiniano. Che poi l’incontro “Cambiare!” è il passo successivo di “Crescere!”, appuntamento dell’anno scorso: questo serve a dare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027, e senza farsi mettere i piedi in testa da Conte.
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La linea è chiara, come si legge nel documento che accompagna il programma: «Abbiamo scelto Prato perché qui si vede meglio che altrove cosa significa per un territorio manifatturiero stare dentro la competizione globale: costi dell’energia, concorrenza internazionale, bisogno di innovazione e di lavoro qualificato. Il Paese è fermo e il governo non ha idee all’altezza che possano innescare un processo di rilancio. Noi vogliamo portare proposte serie, non slogan: su come far crescere le imprese, rafforzare l’Europa, rendere credibile la proposta di governo del centrosinistra e rimettere in moto un’Italia che da troppo tempo non cresce. Per questo abbiamo chiamato la giornata “Cambiare!”, un invito rivolto a tutti noi». Formalmente non si parla di Schlein, ma tutto il progetto è rivolto alla segretaria del Pd.
Bossi agli antipodi: Riccardo arrestato e Umberto celebrato
Strana la vita: Riccardo Bossi è stato arrestato nella giornata di giovedì, e le agenzie hanno lanciato la notizia poco più di un’ora prima della celebrazione in onore di Umberto Bossi alla Camera dei deputati. Già, perché nella sala della Regina, alle 17, il programma di Montecitorio ha previsto la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari, con il saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: tutto in casa leghista. Ma si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: che poi, voler ricordare un leader politico sanguigno come Bossi con un libro per molti è stata una forzatura…
La singolare password di Landini
Incontro di Maurizio Landini con la stampa, nella sede nazionale della Cgil, a Roma, in corso d’Italia. Il segretario illustra le manifestazioni che si svolgeranno a Milano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro alla Scala, divertendosi anche per il francobollo che è stato dedicato all’evento, addirittura ringraziando per questo il ministero guidato da Adolfo Urso. Ma c’è una cosa che attira i giornalisti, oltre all’eloquio torrenziale di Landini, nella sala intitolata a Fernando Santi, dove appare anche un bel quadro di Carlo Levi dedicato allo storico sindacalista riformista: l’accesso a internet. Appena entrati nella sala, un cartello indica che c’è un nuovo wi-fi a disposizione, con una singolare password: –eccheneso-. Davvero particolare, come scelta. E nella serata di venerdì Landini a Roma, nella villa Lazzaroni, sarà presente alla festa del tesseramento della Cgil Roma e Lazio, ossia «l’attivo del sindacato regionale», come si dice ancora oggi usando il linguaggio di una volta.
«Chi andrà a perdere la partita contro Roberto Gualtieri? Tanto sanno tutti che vincerà il sindaco uscente», si sente dire a via della Scrofa, quartier generale di Fratelli d’Italia. Le Comunali a Roma, come del resto quelle di Milano, sono una bella gatta da pelare e Arianna Meloni lo sa bene. Gualtieri forte del suo “campo largo” pare aver in tasca la riconferma. Il “gabbiano” Fabio Rampelli è l’eterno aspirante alla fascia tricolore. Questa volta pareva cosa fatta visti gli endorsement di Arianna Meloni e di Francesco Rocca. Ma la guerra interna a destra è imprevedibile e ora pare essere in vantaggio Roberta Angelilli, già Fronte della Gioventù, quindi Alleanza Nazionale, e più volte parlamentare europea con passaggi anche nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e Forza Italia. Alla fine, nel 2023 è tornata nella destra-destra, diventando vicepresidente della Regione Lazio, nominata da Rocca anche grazie alle tante preferenze ottenute, quasi 30 mila. Insomma nella Fiamma si preannuncia una corsa a due per il Campidoglio. E l’occasione giusta per sciogliere le riserve potrebbe essere la kermesse di Atreju, il prossimo dicembre.
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (Ansa).
Malpensa in festa: diventa l’aeroporto Berlusconi
Ci siamo, il grande giorno sta arrivando: a Ferno, in provincia di Varese, venerdì mattina l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa verrà intitolato ufficialmente a Silvio Berlusconi. Alle 11, nell’area Arrivi del Terminal 1, sbarcheranno il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il collega dei Trasporti Matteo Salvini – che qualche giorno fa ha annunciato la data dell’evento – il governatore lombardo Attilio Fontana (già ci si aspettano tra i due sorrisi gelidi) e alcuni rappresentanti della famiglia Berlusconi. E qui fioccano le scommesse, specie da parte dei forzisti: vista la presenza di Tajani, ci sarà Marina Berlusconi? Giorgia Meloni si guarda bene dal partecipare all’evento, spifferano a Palazzo Chigi, anche perché per Fratelli d’Italia c’è già in lista La Russa, che avrà il ruolo di più alta carica dello Stato presente. Grande assente il sindaco Beppe Sala, contrario all’intitolazione dell’aeroporto al Cav.