Il governo e la maledizione di Venezia e le altre pillole del giorno

Venezia non dà pace alla destra. Tra il caso Venezi, che pare tutt’altro che chiuso, la bufera alla Biennale e i presunti rapporti di amicizia tra Carlo Nordio e la famiglia Cipriani, il cui erede Giuseppe è il compagno di Nicole Minetti, l’epiteto Serenissima fa quasi sorridere.

La risposta di Venezi e l’ombra delle Comunali

Partiamo dalla Fenice. Dopo l’annullamento da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi di tutte le collaborazioni future con la cosiddetta “Bacchetta nera”, la direttrice – pardon, direttore – d’orchestra 34enne si è tolta qualche sassolino dalla scarpa. «Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno», ha scritto Beatrice Venezi in una nota, lasciando intendere un possibile ricorso alle vie legali.

Il governo e la maledizione di Venezia e le altre pillole del giorno
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Il governo e la maledizione di Venezia e le altre pillole del giorno
Il governo e la maledizione di Venezia e le altre pillole del giorno

Le dichiarazioni rese a La Nación, ufficialmente alla base del “siluramento”, «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate». Di più: non solo Venezi assicura di non aver mai mancato di rispetto ai lavoratori, ma sarebbe lei stessa vittima delle maestranze del teatro veneziano che in otto mesi «mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». Insomma «in Italia essere giovane è un handicap e poi donna una aggravante», prosegue la nota. «Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta». L’underdog della classica però non ha convinto il melonianissimo presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, che a La Stampa ha ammesso che Venezi, a cui ha confermato la sua stima, «è andata troppo oltre». Anche se resta convinto che l’orchestra «sia stata strumentalizzata dalla sinistra». Nonostante il governo abbia prontamente negato di aver avuto un ruolo nell’affaire Fenice, c’è chi sostiene che dietro lo scaricamento della direttrice ci siano calcoli poco lirici e molto politici. Come scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, alle Comunali del 25 e il 26 maggio dopo il decennio di Luigi Brugnaro, strenuo difensore di Venezi, il centrodestra che schiera l’assessore uscente Simone Venturini rischia di perdere. Stando a rilevazioni riservate e visionate da Fratelli d’Italia, il caso Venezi poteva costare 4-5 punti percentuali. Un lusso che non ci si poteva permettere. E poi, come ha ricordato Mollicone, «alcuni referenti dell’orchestra, non è certo un segreto, hanno legami con chi si candiderà alle prossime elezioni comunali di Venezia. Sono vicini a liste e comitati di centrosinistra»…

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Luigi Brugnaro (Ansa).

Cipriani, i presunti legami con Nordio e l’affaire Minetti

Se Pietrangelo Buttafuoco inaugurerà la Biennale senza il ministro Alessandro Giuli dopo la rottura sul padiglione della Russia, Venezia resta al centro della cronaca, sebbene in modo indiretto, anche per l’ultima grana del governo Meloni: il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. Dopo la richiesta da parte del Quirinale di ulteriori verifiche al ministero della Giustizia e alla Procura di Milano, dalle parti di Via Arenula c’è chi punta il dito contro Giusi Bartolozzi, l’ex zarina “dimissionata”, che avrebbe gestito il dossier. Ma c’è anche chi ricorda i (presunti) rapporti di amicizia tra il Guardasigilli Carlo Nordio, che in Laguna fu procuratore aggiunto, e la famiglia Cipriani, legata al celebre Harry’s Bar aperto nel 1931 Giuseppe Cipriani a due passi da Piazza San Marco. Erede della dinastia è un altro Giuseppe Cipriani, 60 anni, compagno dell’ex igienista dentale del Cav ed ex consigliera regionale in Lombardia…

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Carlo Nordio e dietro Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).

Festa all’Ucid con Abodi

Il cardinale Giovanni Battista Re, classe 1934, alla fine non ha partecipato alla cena sociale dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) Lazio, organizzata da Riccardo Pedrizzi, preferendo una cena casalinga. Grande protagonista dell’evento è stato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, tempestato di domande su chi governerà il calcio italiano, ben sapendo che Giancarlo Abete è sempre stato ai vertici proprio dell’Ucid, il gotha del potere (quasi totalmente romano) legato al Vaticano e ai suoi molteplici interessi. Abete è il “concorrente” di Giovanni Malagò nella corsa alla conquista della poltrona che è stata di Gabriele Gravina. Tra l’altro, e pochi lo ricordano, Abodi è stato presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B. Comunque, se non c’è stato Re, era presente l’avvocato Giorgio Assumma, anche lui classe 1934, «che senz’altro è più potente del nostro amico cardinale», spifferavano i maligni nella sala dell’Eur. 

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Andrea Abodi (Imagoeconomica).

Giavazzi torna a Roma. E Tremonti parla con Fratoianni

Francesco Giavazzi torna a farsi vedere a Roma. Tanto che davanti a Palazzo Chigi si sente dire che «appena un governo scricchiola, subito arrivano nella Capitale i cosiddetti tecnici». Pronti a rientrare nell’edificio simbolo del potere (o di quel che ne rimane): Giavazzi, ai tempi di Mario Draghi “regnante”, entrava e usciva dalla Presidenza del Consiglio a velocità supersonica, impegnatissimo con i dossier delle nomine delle società statali. Nella mattina di martedì, al Senato, nella sala Nassiryia, si tiene l’incontro intitolato “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello zero virgola”, con il docente milanese Marco Leonardi autore del volume Il prezzo nascosto, Giavazzi, i parlamentari del Partito Democratico Lia Quartapelle e Giorgio Gori. Poi, nel pomeriggio, altro evento imperdibile: in piazza della Minerva, alla Biblioteca del Senato dedicata a Giovanni Spadolini, nella sala degli Atti Parlamentari, va in scena la presentazione del libro Libercomunismo di Emiliano Brancaccio, con Peppe De Cristofaro capogruppo al Senato di Avs, Giulio Tremonti, presidente commissione Esteri della Camera e Nicola Fratoianni. Davvero curioso, come incontro per parlare di economia. Tanto che qualcuno si domanda: «Non è che pure Giulio Tremonti sta facendo un pensierino per un mandato presidenziale, un domani, sul Colle?».

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L’economista Francesco Giavazzi (foto Imagoeconomica).

A Di Foggia è andata male. In passato, invece…

«A Giuseppina Di Foggia con Terna è andata male, la buonuscita da 7,3 milioni di euro è svanita… In passato invece c’è chi si ha incassato», sibila un vecchio agente di Borsa davanti a un gin tonic. E continua: «Senza bisogno di andare troppo in là con gli anni, per esempio con il caso di Biagio Agnes alla Stet, pensionato a 55 anni, tra i tanti che mi vengono in mente, nel settembre 2022 ci fu un caso che andò liscio come l’olio, altro che Di Foggia». Qual era? «Mentre i giornali erano concentrati sulla vittoria di Giorgia Meloni, Giuseppe Gola lasciava l’incarico di ad di Acea per fare spazio a Fabrizio Palermo. La nota ufficiale parlava di uno “scioglimento consensuale” del rapporto di lavoro “in essere con l’ingegner Gola”, riconoscendogli oltre al Tfr un importo lordo di 2,46 milioni di euro “a titolo di incentivazione all’esodo e di transazione generale e novativa”. Senza dimenticare l’importo relativo al Mbo 2022 pari a 172.500 euro e quelli di Lti 2021 e 2022, pari alla somma lorda di 153.333 euro. Che da maggio 2020 a settembre 2022 pare davvero un ottimo affare. E a naso possiamo dire che Terna vale tre volte tanto, e a Di Foggia quindi è andata davvero male». Che poi Gola ovviamente ha conquistato un’altra splendida poltrona, quella di ad di Open Fiber. Qual è la morale della storia? Che un manager che vuole incassare cifre cospicue deve puntare a uno “scioglimento consensuale” senza attendere la fine del mandato e poi aspettare qualche mese in pieno relax prima di tornare a lavorare. Si sa, la fretta genera errori…

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Giuseppina Di Foggia (Terna).

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno

Antonio Tajani si mette di traverso, quando c’è il nome di Federico Freni per la presidenza della Consob. Perché mai? Le voci romane evocano un legame tra Freni e Gianni Letta, bypassando Tajani: tutta colpa della passione di Freni per il bel canto, che lo ha spinto a frequentare l’Opera e i teatri, condividendo così con Letta serate e incontri fuori dai riflettori. Ma per Forza Italia, a Roma, c’è anche un altro problema: Freni è stato eletto nella Capitale, in un collegio uninominale, quello di Monte Mario, Aurelia e dintorni, e se diventasse numero uno della Consob toccherebbe tornare a votare, visto che la carica è incompatibile con quella di membro del parlamento. Dunque dimissioni ed elezioni suppletive per riassegnare il suo seggio. Che, con il clima che c’è, secondo i sondaggisti finirebbe alla sinistra. Togliendo così un deputato alla maggioranza di governo. Tanto che pure Giorgia Meloni e quello che sarebbe il capo politico di Freni, cioè il leghista Matteo Salvini, a questo punto stanno iniziando a pensare a un’altra soluzione. Magari interna alla Consob, come quella che corrisponde al nome di Federico Cornelli. Tra l’altro ci sarebbe, secondo Repubblica, pure un documento interno alla Consob che boccia la candidatura di Freni per «profili di illegittimità» legati all’eventuale nomina di un soggetto di provenienza politica: Freni è sottosegretario al ministero dell’Economia, con compiti e deleghe incidenti nel settore oggetto dell’attività di regolamentazione e vigilanza della Consob…

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
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Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno

Cena cristiana per Tajani, Casellati e Abodi

Serata con cena e benedizione, lunedì 27 aprile, con il gruppo Ucid Lazio, l’associazione che riunisce imprenditori e dirigenti di ispirazione cristiana, che vede come presidente Giuseppe Pedrizzi. A Roma, nello Spazio Novecento, hanno confermato la loro presenza il cardinale Giovanni Battista Re, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex leader della Cisl (sindacato cattolico che sembra essere in rotta col governo…) Luigi Sbarra, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, il presidente della Commissione Esteri e Difesa Maurizio Gasparri, il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Massimo Garavaglia, il presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato, l’amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, il presidente di Febaf Fabio Cerchiai, la presidente emerita di Ania Maria Bianca Farina, il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse e il presidente dell’Ocf, Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari, Mauro Maria Marino. Una folla. Sottolineando sempre che «la missione dell’Ucid è promuovere un’economia incentrata sulla dignità della persona, sulla solidarietà e sul bene comune, attraverso la diffusione dell’insegnamento sociale della Chiesa». Amen.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
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Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno

Laika è arrivata alla Garbatella, dalla Meloni

In occasione della Festa della Liberazione dal nazifascismo, la street artist Laika ha firmato una nuova opera apparsa nella notte tra il 24 e il 25 aprile nel quartiere della Garbatella, a Roma, luogo simbolo della Resistenza capitolina. Il lavoro, realizzato in collaborazione con i collettivi Join the Resistance e Artivismo, si intitola “Senza memoria non c’è futuro” e ritrae un nonno partigiano che regala un fiore rosso alla sua nipotina. Già nel mese di luglio del 2025, in occasione della commemorazione di Awdah Hathaleen, attivista palestinese conosciuto per aver lavorato al documentario vincitore del premio Oscar No Other Land, ucciso nel villaggio di Masafer Yatta da un colono israeliano, la street artist italiana aveva affisso un poster dal titolo “Awdah”. L’opera, affissa a Piazza Sauli, nel quartiere Garbatella a Roma, raffigurava il volto dell’attivista.

Tornatore, dal cinema impegnato alla Niaf

Su Rete4 stanno proponendo Il camorrista, una prima visione, al termine della programmazione della prima serata, una versione in cinque puntate del primo film di Giuseppe Tornatore. La pellicola ha visto il suo primo passaggio televisivo nazionale, sempre su Rete4, il 20 marzo 1994, in prima serata. Nel 1985, in netto anticipo sui tempi, la serie venne girata contestualmente al film: Tornatore era sul set di Cento giorni a Palermo, nel 1984 come regista di seconda unità, e qui conobbe Giuseppe Marrazzo, che gli propose la lettura del manoscritto Il camorrista, un romanzo sotto forma di autobiografia fittizia del boss Raffaele Cutolo. Appena uscita, la pellicola fu oggetto di tre querele. Nonostante fosse sparita dai circuiti ufficiali, l’opera ha conosciuto il successo grazie alle tivù locali, soprattutto campane, che l’hanno trasmessa con cadenza quasi settimanale, facendone un cult. Poi Tornatore, dopo i successi, ha firmato il film dedicato alla vita di Brunello Cucinelli, e con Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha presentato a New York, nel corso del prestigioso gala annuale del Niaf – National Italian American Foundation, il progetto del suo prossimo film, The First Dollar, per evocare la figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Il regista Giuseppe Tornatore (Imagoeconomica).

Dai depositi dei musei agli alberghi, con Mollicone

La testa di Afrodite Cnidia, copia romana del II secolo d.C. ispirata al celebre modello greco di Prassitele, è una delle protagoniste di “Arte fuori dal museo”, progetto promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla Direzione generale Musei del ministero della cultura con la non-profit LoveItaly Ets cara a Tracy Roberts, e Federalberghi. Il 22 aprile l’opera è stata presentata nell’Albergo del Senato, di proprietà di Paolo Pelosi, alla presenza di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati. L’opera è concessa in prestito temporaneo all’Albergo del Senato, che si trova in compagnia, tra l’altro, dell’hotel Mediterraneo del gruppo Bettoja Hotels al quale è stata consegnata una statua di marmo di archeologia romana del II secolo d.C. raffigurante la Dea Roma o Virtus proveniente dai depositi del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano. L’inaugurazione si avvicina per i prossimi alberghi: Hotel Locarno, con vasi etruschi e maschere; Hotel Bernini Bristol, dove il patron è Bernabò Bocca, con un Timpano Curvilineo di marmo; Hotel Canada, con statuette di Afrodite e Artemide; Hotel Nord Nuova Roma del gruppo Bettoja con la statua di Venere e la mela di Thorvaldsen, dell’Accademia Nazionale di San Luca.

Le frenate su Freni per il seggio da riassegnare: le pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno

Ormai c’è la fila: gli eredi dei grandi del passato chiamati per “valorizzare” le politiche del governo di Giorgia Meloni e delle Regioni guidate dal destra-centro continuano a dire no. Una contestazione cominciata con la famiglia di Enrico Mattei che non vuole vedere il cognome del patron dell’Eni accostato al progetto per l’Africa della premier. Adesso anche gli eredi di Gio Ponti puntano i piedi: il nipote del grande architetto Salvatore Licitra, curatore dei Gio Ponti Archives, e Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare, hanno inviato una diffida formale a Regione Lombardia e all’Adi (Associazione design industriale, di cui Ponti fu tra i fondatori) perché affermano di non essere stati consultati in merito alla convenzione siglata tra Regione e Adi per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum, ricordando che ogni uso del nome e delle opere di Ponti deve avere il loro benestare.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Federica Caruso tra Ignazio La Russa e Gianmarco Mazzi alla Scala (Imagoeconomica).

L’accordo è stato celebrato da Francesca Caruso, assessora regionale alla Cultura di fede larussiana, e dal presidente della commissione Cultura della Camera, il melonianissimo Federico Mollicone. L’Adi contesta questa ricostruzione e assicura che il progetto è stato approvato dagli eredi. Mentre gli interessati, come scrive Repubblica, non vogliono che il nome del grande designer sia associato alla destra, magari con la scusa della sua fervente fede cattolica e della sua attività durante il Ventennio. Comunque, alcune straordinarie opere di Ponti sono state acquisite, nel corso dei decenni, da un “collezionista finissimo” come Marcello Dell’Utri…

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Ndo sta Veltroni?

Venerdì mattina nella nuova sede Rai di via Alessandro Severo i giornalisti lo aspettavano. Ma nulla, Walter Veltroni alla conferenza stampa di presentazione della fiction Buonvino. Misteri a Villa Borghese ispirata ai suoi romanzi gialli che sarà trasmessa su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, non si è fatto vedere. Del resto, nel comunicato Rai che annunciava l’evento il nome dell’ex sindaco di Roma non compariva. Una dimenticanza assai strana, anche alla luce dei comunicati diffusi per altre serie come Imma Tataranni, l’avvocato GuerrieriMàkari e Rocco Schiavone in cui sono sempre stati citati gli autori dei romanzi ispiratori: Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini. Visto lo sgarbo, o presunto tale, perché Veltroni avrebbe dovuto partecipare? Se non altro perché nell’invito diffuso dalla casa di produzione della fiction, la Palomar, il suo nome compariva come consulente editoriale…

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Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

Biennale, niente premi a Russia e Israele

«Xe pèso el tacòn del buso», hanno sibilato a Venezia dopo la decisione della “giuria” della Biennale di escludere dai premi Russia e Israele in quanto «i leader dei due Paesi sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Un po’ come giocare un Mondiale, vincere le partite e non poter sollevare la coppa. La decisione, ovviamente, è un maldestro tentativo di togliere le castagne dal fuoco a Pietrangelo Buttafuoco, lasciato solo a inaugurare l’edizione 2026 della Biennale. Fatto sta che il risultato, a sentire i veneziani, appare ridicolo…

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Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Tajani mostra i muscoli con la festa del Ppe

Una folla per Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia mostra i muscoli (o quantomeno ci prova) per far vedere a Marina Berlusconi quanto ancora conta. In Europa, innanzitutto. Venerdì pomeriggio si tiene la kermesse 50 PPE, liberi forti, popolari al Salone delle Fontane, all’Eur, il quartiere «più facile da raggiungere per chi sbarca in aereo a Fiumicino», per celebrare il mezzo secolo dei Popolari europei.

Chi ci sarà alla giornata organizzata da Forza Italia? Aprono i lavori, Fulvio Martusciello, capodelegazione dei forzisti al Parlamento Europeo, Enrico Costa, nuovo capogruppo alla Camera, Roberta Metsola presidente del Parlamento Ue e il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar. A seguire, sono previsti interventi di Deborah Bergamini, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Dieter Steger presidente del Südtiroler Volkspartei, Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Damijan Terpin, presidente di Slovenska Skupnost, Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per le Autonomie Sicilia. E, ancora, di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – sindacato ora in rotta con Giorgia Meloni – e di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti dato tra i favoriti per il dopo-Fontana in Lombardia.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Daniela Fumarola (Imagoeconomica).

Tra i relatori figurano anche Maurizio Gasparri e Stefania Craxi dopo lo scambio di poltrone (il primo è stato costretto a lasciare quella di capogruppo a Palazzo Madama alla seconda sostituendola alla presidenza della commissione Esteri e Difesa del Senato); Simone Leoni segretario dei Giovani azzurri; l’eurodeputata Letizia Moratti, Barbara Cimmino vicepresidente di Confindustria, l’ex numero 1 degli Industriali Antonio D’Amato ora presidente di Seda International Packaging Group. Chiudono i lavori Dolors Montserrat, segretario generale del Partito Popolare Europeo, il presidente Manfred Weber, e ovviamente Tajani. Con buona pace di Marina…

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Antonio Tajani e Manfred Weber (Imagoeconomica).

Chi si rivede? Maria Teresa Armosino

Chi si ricorda di Maria Teresa Armosino? La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha ufficializzato i propri rappresentanti nel cda della Banca di Asti. Nella lista appare il nome di Armosino, classe 1955, già presidente della Provincia dal 2008 al 2012, e prima ancora sottosegretaria all’Economia e Finanze quando al governo c’era Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006. Uscita ufficialmente dalla politica per tornare alla professione legale, aveva tentato di diventare presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con l’aiuto degli industriali.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Maria Teresa Armosino in uno scatto del 2008 (Imagoeconomica).

Un Caravaggio per la signora Previti

Giovedì pomeriggio culturale a Roma con la presentazione, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, del nuovo libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, dedicato a Caravaggio e pubblicato da Mondadori. A dialogare con l’autrice, la firma di Repubblica Dario Pappalardo. Chissà se si è accorto che ad ascoltare la presentazione, tra il pubblico, c’era la moglie di Cesare Previti, Silvana.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Cesare Previti e la moglie Silvana (Imagoeconomica).

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno

Con la Biennale di Venezia targata Pietrangelo Buttafuoco le polemiche non finiscono mai. Ed è sempre per colpa della partecipazione degli artisti cari a Vladimir Putin. Nei palazzi del potere romano si narra di scontri epici tra l’intellettuale siciliano e Giorgia Meloni, per non parlare di un presunto colloquio a tu per tu con Giovanbattista Fazzolari: «Roba da far tremare i muri». Fatto sta che rimarrà lui, Buttafuoco, da solo, a inaugurare la Biennale: l’assenza governativa rappresenta «una cosa mai vista» nella storia dell’istituzione veneziana. Addirittura, anche il Padiglione Italia verrà aperto senza la presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che diserterà completamente la manifestazione. Uno strappo fortissimo, senza dimenticare che Buttafuoco e Giuli un tempo erano amici: il legame si è però bruscamente interrotto, con la decisione del primo di avere il padiglione della Russia a Venezia. A oggi, chi sarà fisicamente nella laguna risponde al nome di Angelo Piero Cappello, il numero uno, al ministero, della creatività contemporanea. E basta.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno

Una ricompensa per Merlino

Restando in tema Mic: il su citato Cappello a breve dovrebbe lasciare il posto di Direttore generale della Creatività Contemporanea a Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero e vicinissimo a Fazzolari. Una sorta di contentino per il figlio del noto esponente di Avanguardia nazionale scomparso lo scorso febbraio. Merlino era infatti tra i favoriti a occupare la poltrona di sottosegretario lasciata libera da Gianmarco Mazzi, volato (si fa per dire) al Turismo, su cui però alla fine si è accomodato il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella. I maligni sussurrano che l’annuncio della nomina di Merlino avverrà dopo il 25 aprile, giusto per non appiccare nuove polemiche.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).l

Petruccioli, Mieli e le spie

«Vado nella sede di Confagricoltura alla presentazione di un libro», si sente dire sempre più spesso a Roma. Possibile? Sì, e giovedì 23 aprile, nel Palazzo Della Valle, sarà la volta di Spie vere & carte false, scritto dall’85enne Claudio Petruccioli, già presidente della Rai ed esponente per tanti anni del Pci e delle sue successive declinazioni. Dopo l’introduzione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, via alla discussione con Paolo Mieli, Marcello Sorgi e Alessandra Libutti. Di cosa si parlerà? Del caso Cirillo, di cui Petruccioli si era molto occupato ai tempi del rapimento, e di tanto altro ancora. Nel suo libro Menù e dossier, Federico Umberto D’Amato scrisse che «la lunga prigionia dell’assessore democristiano Cirillo si risolse addirittura in un festival gastronomico, tanto che egli si convinse di essere tenuto prigioniero nel retrobottega di un ristorante di lusso. Invece, si occupava di lui la dottoressa Rosaria Perna (che poi passò fra i pentiti) e che cucinava secondo la buona tradizione partenopea. Fra i piatti che Cirillo non dimenticherà vi fu una fumante spaghettata ai frutti di mare arricchita sulla sommità da aragostine». Lo spettacolo è assicurato.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Claudio Petruccioli (foto Imagoeconomica).

Rimini, il sesso e… D’Annunzio

A Rimini il sesso non manca mai, non solo d’estate. A primavera, come da tradizione, ci si prepara alla stagione “calda”, e così ecco il congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in programma dal 21 al 24 aprile al Palacongressi di Rimini. I presidenti del congresso sono Maria Concetta Fargnoli, professoressa ordinaria di Dermatologia e Venereologia e direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore della Clinica dermatologica dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Chissà cosa ne penserebbe il Vate

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Le voci a Segrate circolano con sempre più insistenza: a Mondadori starebbero pensando a una (per molti versi clamorosa) chiusura di Chi, il settimanale di gossip fondato nel 1995 e che negli ultimi mesi è finito nel tritacarne del caso CoronaSignorini, costringendo gli eredi di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, a una dura prova nella gestione del loro impero editoriale. Alfonso Signorini, già direttore responsabile dal 2006 al 2023, ha già annunciato che lascerà il suo attuale incarico di direttore editoriale, anche se le accuse dell’ex re dei paparazzi «non hanno minimamente influenzato una decisione maturata da anni», ha assicurato. Così come non c’entrano con l’ipotesi di un eventuale stop alle pubblicazioni: una scelta drastica che andrebbe a confermare il processo di graduale ridimensionamento di tutto il comparto dei periodici da parte di Mondadori, confermando il requiem per i “femminili”, cioè l’ampia crisi dei settimanali di moda e gossip. A Segrate stanno facendo i conti con un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari e di calo delle copie vendute, e anche durante l’ultima assemblea della casa editrice Marina Berlusconi ha ribadito che l’intenzione è quella di puntare sempre di più sul settore libri, che oggi rappresenta la fetta maggiore di ricavi e margini complessivi del Gruppo, mentre i ricavi derivanti dalle attività digitali dell’area Media hanno superato quelli della carta stampata. La fine di Chi, anche se di ufficiale non c’è ancora nulla e restiamo nel campo degli scenari, potrebbe davvero essere l’ultimo eclatante sviluppo di questo trend?

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Calenda in tour, prima con Nordio e poi con Buccini

Irrefrenabile Carlo Calenda: non solo deve presentare il suo libro, ma si preoccupa anche di andare a parlare di quelli degli altri. Il leader di Azione nella giornata di mercoledì 22 aprile è impegnato in un tour romano sfiancante: prima al cinema Trevi, in vicolo del Puttarello, per la presentazione del volume di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, intitolato Liberale è. Predicare inutilmente, dove sono attesi il ministro della Giustizia Carlo Nordio (che dopo la batosta referendaria è sparito dalla circolazione) e l’economista Carlo Cottarelli. Ha solo un’ora di tempo, Calenda, perché poi deve correre al Maxxi, dove è in programma un dibattito dedicato al libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, del giornalista del Corriere Goffredo Buccini: lì troverà Antonio Tajani, ministro degli Esteri, oltre all’ex direttore di Rai 3 e Rai News Antonio Di Bella e ad Alessia Melcangi, storica del Medio Oriente.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Riecco la famiglia nel bosco: va a Montecitorio

Il primo ad accogliere la famiglia nel bosco era stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, come tutti ben si ricordano. Mercoledì 22 aprile tocca a Montecitorio aprire le porte agli stranieri che cercavano una vita bucolica in Italia, con un incontro pubblico “sull’allontanamento giudiziale dei minori dai nuclei familiari”. Protagonisti, su iniziativa dell’attivista ambientalista e animalista nonché ex deputata e sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla, proprio loro, i coniugi Nathan e Catherine Trevallion, assieme al loro avvocato Marco Femminella e a tre esperti psicoterapeuti: il consulente di parte Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana di Roma, Massimo Ammaniti dell’Università La Sapienza e Daniela Pia Rosaria Chieffo, responsabile dell’Unità operativa semplice Psicologia Clinica del Policlinico Agostino Gemelli e docente di Psicologia generale all’Università Cattolica di Roma. Più tanti fotografi. Anche se, adesso che non servono più per attaccare quei cattivoni dei giudici in ottica propagandistica per il referendum, i membri della famiglia hanno perso un po’ di appeal…

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

La riunione della Lega si fa al Maxxi

Al Maxxi, il museo statale che ha Maria Emanuela Bruni come presidente della fondazione, la Lega presenta nella serata di mercoledì la sfida per il Campidoglio, avviando il percorso verso le elezioni amministrative del 2027. Nella caffetteria Palombini, dopo la candidatura del professor Antonio Maria Rinaldi, «il partito intende costruire una proposta concreta e credibile per la Capitale, capace di intercettare i bisogni reali dei cittadini e di restituire a Roma una prospettiva di sviluppo, efficienza e buon governo». L’iniziativa si chiama “Parliamo di Roma” e prevede la partecipazione di Alessandro Morelli, Claudio Durigon, Antonio Angelucci, Simona Baldassarre, Davide Bordoni e molti altri.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Antonio Maria Rinaldi e, dietro di lui, una bandiera con la faccia di Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

L’idea era geniale: avere come “guest star” alla cerimonia aziendale di Unipol il nuovo numero uno della Consob. E così, agenda alla mano, era stata scelta la data del 21 aprile, avendo come location il romano Palazzo della Cancelleria, per di più vaticanissimo dato che è di proprietà della Santa Sede, alla presenza di Carlo Cimbri e del vertice del colosso assicurativo: quasi una benedizione, per Federico Freni. Peccato però che il calcolo fosse sbagliato. Contro Freni si sono messi tutti: prima Antonio Tajani, poi Giorgia Meloni che formalmente nutrirebbe dubbi sul passaggio dal governo alla Consob senza un periodo sabbatico, quindi le varie autorità più o meno indipendenti che vagliano il curriculum del pretendente e fanno scivolare giudizi anonimi che però rischiano di essere letali per il candidato (come è già capitato con le banche, con fucilate dirette a chi vuole diventare amministratore delegato). I forzisti puntano su un altro Federico, Cornelli: sarebbe una promozione interna. Fatto sta che l’evento romano non ha permesso di festeggiare Freni. Non gli resta che andare al prossimo appuntamento al Teatro dell’Opera, nell’attesa.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Giovanna Melandri torna in un museo, il Palaexpo romano

«Come si fa a lasciare Giovanna Melandri senza un incarico?», si sente dire da tempo nei salotti romani, quelli del centro storico e dei Parioli, la ben nota “Ztl del Pd capitolino”. Già, la Melandri: senza il Maxxi, dove ha esercitato il suo potere per tanti anni, ora è pronta una nuova poltrona, stavolta per decisione del Campidoglio che ha il controllo dell’Azienda Speciale Palaexpo, quella che ha in pancia il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Dopo Marco Delogu, tutte le voci indicano Giovanna Melandri come nuova presidente: intanto lei visita mostre, studi di artisti, va in giro per musei. Si è fatta vedere con Manfredi Catella, il numero uno di Coima, proprio al Maxxi, guardando dall’altra parte della strada, verso via Guido Reni, dove c’è il cantiere caro all’immobiliarista. «L’amica Melandri», ha sempre detto Catella. Che poi la ex presidente della Fondazione Maxxi ha la sua Human Foundation e, particolare da non dimenticare, è cugina di Giovanni Minoli

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).

Corriere, le due condirettrici pronte a duellare?

Cambiano gli equilibri al Corriere della sera. E il futuro post Luciano Fontana (che ha 67 anni ed è alla direzione dal 2015, ma è stato confermato almeno fino al 2028) sembra essere donna, visto che le due contendenti pronte a scannarsi per la poltrona più prestigiosa del quotidiano sono state designate. Barbara Stefanelli (classe 1965) assume l’incarico di condirettrice a Milano, affiancata da Fiorenza Sarzanini, 60 anni, che ricoprirà lo stesso ruolo nella sede di Roma. La rivoluzione – o presunta tale – è pronta a iniziare a metà maggio. Lo scopo? Nelle intenzioni, rafforzare la prima linea e attrezzare il gruppo dirigente per la gestione dei progetti legati all’intelligenza artificiale e alla completa trasformazione digitale, in un passaggio definito delicato quanto quello del 2016. Ma non tutti la pensano così. E specialmente Stefanelli sarebbe mal sopportata da un gruppo di uomini della redazione. Novità anche per Venanzio Postiglione: il 59enne vicedirettore viene promosso (siamo proprio sicuri sia una promozione?) alla direzione del settimanale 7. Postiglione manterrà comunque il ruolo di editorialista e la guida delle attività per le celebrazioni dei 150 anni del quotidiano. Sono mosse che rappresentano solo il primo tassello di una riorganizzazione più ampia che coinvolgerà l’intero gruppo dirigente e i progetti editoriali. Nelle prossime settimane è previsto il confronto con il Cdr per definire i dettagli di una fase che si preannuncia di rottura con il passato recente.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Papa Francesco oscura il Natale di Roma

C’era una volta il Natale di Roma, festeggiato il 21 aprile. Il Campidoglio si riempiva di personaggi arrivati da ogni parte del mondo, il Comune organizzava eventi con gli scienziati dell’Unione Sovietica e dei Paesi oltre la “cortina di ferro”, si parlava del legame tra Roma e Mosca. Fino a tempi recenti, con iniziative di ogni tipo. Ora, invece, dato che papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, a Roma le cerimonie sono tutte in suo onore. La basilica di Santa Maria Maggiore ha in cantiere un omaggio nella cappella Paolina, tante volte visitata dal papa argentino, con la preghiera del Rosario. Quindi verrà svelata una lapide commemorativa dello speciale legame tra papa Francesco e l’icona della Salus Populi Romani. Si potrà leggere, in latino: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 21 aprile 2026, Primo anniversario della morte». Dopo il rosario, la Messa, durante la quale sarà letto il messaggio di Leone XIV, fisicamente assente da Roma, impegnato nel viaggio apostolico in Africa. La celebrazione sarà trasmessa su un maxischermo presente sul fronte della basilica, in piazza di Santa Maria Maggiore. Quella che era la “laicità” di Roma, celebrata il 21 aprile, resterà solo un ricordo. A dirla tutta, è una situazione che piace al sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che sta lavorando per candidarsi al secondo mandato di primo cittadino: anche perché, come ha sperimentato Donald Trump, a mettersi contro il papa e il Vaticano si rischia brutto

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Papa Francesco con Roberto Gualtieri nel 2024 (foto Imagoeconomica).

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi

Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).

Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Mazzi, l’aerofobia e… Celentano

Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di Adriano Celentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole

Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…

Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Alla fine è saltata l’alleanza tra la Cisl e Giorgia Meloni. E pure male. «Tutta colpa del referendum», sibilano nei corridoi di Palazzo Chigi: da parte governativa pare infatti che ci siano state pesanti lamentele (per non dire di peggio) nei confronti di quello che viene considerato «lo scarsissimo apporto della Cisl nella campagna referendaria sulla giustizia». Luna di miele terminata, dunque. E chi ci rimette, in questo caso? L’ex numero uno del sindacato cattolico, Luigi Sbarra, chiamato alla corte della premier con un incarico da sottosegretario con delega al Sud. «Se la Cisl non ci porta voti, allora cosa ci facciamo?», è la domanda che circola tra quelli di Fratelli d’Italia. Senza capire però che alla base della mancanza di interesse sindacale c’era l’orientamento della Chiesa cattolica, che non vedeva certo di buon occhio il referendum. Fatto sta che anche con il cosiddetto decreto Primo maggio il governo non ha voluto pacificare gli animi, in vista della festa dei lavoratori, con il risultato che la Cisl è tornata a battagliare insieme alla Cgil e alla Uil, lasciando Meloni con il cerino in mano.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
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La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Così Maurizio Landini, Pierpaolo Bombardieri e Daniela Fumarola ora parlano continuamente tra loro. Anche davanti a tutti, non solo nelle stanze private e al telefono. Un plateale “ritorno nella Triplice” da parte della Cisl è avvenuto, oltretutto, in occasione del tradizionale evento organizzato da Confcommercio nella romana Villa Miani, officiato da Carlo Sangalli detto Carluccio, classe 1937, il quale è impegnato nella battaglia contro il “dumping contrattuale”, mettendosi così pure lui insieme al fronte dei sindacati.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Per il governo si tratta di una disfatta totale se pure i commercianti si mettono a remare contro Palazzo Chigi. In cima a Monte Mario l’esecutivo ha inviato come rappresentante Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro ed ex sindacalista dell’Ugl che però non ha convinto nessuno dei presenti, a proposito del decreto che dovrebbe riscrivere le regole della rappresentanza sindacale: si è messo a parlare di un «incentivo alla contrattazione», poi ha detto che di soldi ce ne sono pochi, ma che «come Lega pensiamo che si debba sforare il patto di stabilità». Insomma, «acqua fresca», per usare un commento della sala.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Da sinistra Pierpaolo Bombardieri, Claudio Durigon, Carlo Sangalli, il suo vice Mauro Lusetti, Maurizio Landini e Daniela Fumarola (foto Imagoeconomica).

Glaciale la frase pronunciata da Landini, per mettere alle corde il governo e dare l’idea del rinnovato clima d’intesa tra i sindacati, con la Cisl pronta a fare la propria parte insieme a Cgil e Uil: «Riabituatevi a vederci insieme». Senza dimenticare di dire che «il governo sta discutendo dell’ennesimo decreto Primo maggio senza le parti sociali, come ha già fatto, e non ci sono stati risultati importanti per chi lavora. Dovrebbero imparare dall’esperienza: sarebbe meglio si fermassero». La festa dei lavoratori segnerà un punto di non ritorno, tagliando ogni rapporto con il governo. Un fatto che, in vista delle prossime elezioni politiche, si può tradurre in un serio problema per Giorgia Meloni.

Mazzi, un ministro coi piedi per terra

Il 16 e il 17 aprile i ministri del Turismo dell’Ue si sono dati appuntamento in quel di Lefkosia, a Cipro, per un incontro informale per favorire la collaborazione tra i 27 e stabilire linee d’azione comuni. Pare però che il neo nominato Gianmarco Mazzi non parteciperà al meeting, almeno non in presenza. Il motivo? La sua notoria paura di volare. Alquanto bizzarro per chi si occupa di promuovere le mete italiane all’estero…

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Gianmarco Mazzi in versione (improbabile, vista la sua paura) pilota d’aereo.

Sciopero dei giornalisti, ma a Rai 2 c’è Federico Rampini

Sciopero dei giornalisti, con la Rai che non propone telegiornali: però, nonostante la serrata dell’informazione, al mattino c’è Rai2 Social Club, con Luca Barbarossa, che per tantissimo tempo ospita Federico Rampini, invitato a parlare degli Stati Uniti d’America, ovviamente con il suo ultimo libro da promuovere…

Martelli alla Camera, Amato alla Fondazione Besso

I socialisti sono scatenati: nella giornata di giovedì, a Montecitorio, nella sala della Regina, per “Cultura socialista” è in programma il quarto appuntamento del ciclo di sei seminari organizzati dalla Camera dei deputati sulle culture politiche in occasione dell’80esimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, con guest star Claudio Martelli. Alla Fondazione Marco Besso, sempre per parlare della Costituzione, ecco l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. E alle riunioni dei socialisti di solito si presentano in tanti…

È morto Emmanuele Emanuele

Nella notte tra il 15 e il 16 aprile è morto Emmanuele Francesco Maria Emanuele: nato nel 1937, ha guidato per tanti anni la Fondazione Roma. Voleva essere ricordato come «mecenate e filantropo», per le innumerevoli manifestazioni artistiche realizzate e i musei creati nella Capitale.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Emmanuele Francesco Maria Emanuele con Sergio Mattarella nel 2019 (foto Imagoeconomica).

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)

Se ne è andato Guglielmo Pepe, e nella redazione di Repubblica i “vecchi” ricordano con affetto un giornalista che ha dato molto al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Ma nelle stesse ore si torna a parlare di un’altra firma che ha scritto per anni a piazza Indipendenza, avendo a che fare proprio con Pepe quando era alla guida della redazione di Roma. La giornalista poi cambiò testata, si dice su interessamento di Gianni Letta, per non doversi trasferire nella nuova sede di largo Fochetti, su via Cristoforo Colombo, lontana dal centro storico. Si parla di Romana Liuzzo, che entrò nella redazione capitolina di Panorama, in via Sicilia, settimanale allora del gruppo Mondadori.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Guglielmo Pepe (Imagoeconomica).

I saluti e video saluti istituzionali

Liuzzo, definita «l’anima del premio Guido Carli», torna in scena con una nuova edizione, la numero 17, della manifestazione dedicata allo storico governatore della Banca d’Italia. La kermesse si terrà l’8 maggio presso la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Ad aprire la cerimonia sarà il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, dopo il saluto iniziale della stessa Liuzzo, cui seguiranno il video saluto istituzionale del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e un video intervento del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Romana Liuzzo e Matteo Piantedosi nel 2023 (Imagoeconomica).

Premiato un tris di donne: Cuccarini, Fagnani e Ferzetti

Dopo i saluti da remoto, verrà dato il via allo spettacolo vero e proprio: una live performance di Leo Gassmann, in prima linea contro bullismo e cyberbullismo. Tra le 12 “eccellenze” premiate, spicca un tris di donne: Lorella Cuccarini, per i 40 anni di carriera e la vicinanza ai malati oncologici e alle loro famiglie con Trenta ore per la vita; Francesca Fagnani, conduttrice di Belve e autrice di inchieste sulla criminalità romana, e Anna Ferzetti, interprete di La Grazia di Paolo Sorrentino, di Domani interrogo di Umberto Carteni e del dramma sulle dipendenze People, Places & Things di Duncan Macmillan, per la regia del marito di Ferzetti, ossia Pierfrancesco Favino. Auliche le parole di Liuzzo: «La forza dell’impegno sociale e del sogno europeo di pace e prosperità in un mondo segnato dal maggior numero di conflitti dal Dopoguerra è il valore che vogliamo onorare, in memoria di Carli, coniugando leggerezza e profondità». In giuria siedono due ex premiati: il fondatore di PizzAut, Nico Acampora e Gino Cecchettin, il papà di Giulia, vittima di femminicidio. Chi condurrà l’evento? Veronica Gentili, direttamente da Le Iene. Le solite malelingue spifferano che sarebbe stata prevista anche la partecipazione di Claudia Conte, ma dopo i noti fatti il suo nome sarebbe stato “espunto” dalla lista. Mah. Intanto Piantedosi si limiterà come detto a un video saluto. Non è però ancora esclusa la sua partecipazione alla tradizionale cena a porte chiuse che viene organizzata alla fine del premio Carli, nella Coffee House di Palazzo Colonna, proprio davanti a via IV Novembre dove, a Palazzo Valentini, si trova la sede della Prefettura guidata da Lamberto Giannini.

Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra

Mentre i giornali lo allisciano nei soliti salamelecchi, celebrando con toni agiografici l’ennesima medaglia di Iginio Massari, un dettaglio macroscopico viene ignorato per pura convenienza o per una preoccupante distrazione collettiva. Al Vinitaly 2026, il riconoscimento di “Ambasciatore della cultura enogastronomica lombarda” è stato consegnato nelle mani del maestro bresciano da Regione Lombardia. Ossia l’ente pubblico dove sua figlia, Debora Massari, è assessora al Turismo e alla Moda da ottobre 2025 per Fratelli d’Italia. E non a caso era lei stessa presente al Vinitaly a inizio aprile, per la presentazione del padiglione della Lombardia.

Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra

Nella migliore e meno maliziosa delle ipotesi, la scelta è politicamente maldestra. Nella peggiore, un esempio di autoreferenzialità istituzionale che mina la credibilità delle onorificenze pubbliche. Ci mancherebbe: nessuno mette in discussione il valore tecnico di Massari, la cui carriera parla da sé, ma è proprio la sua statura a rendere superflua una premiazione avvenuta sotto l’egida familiare. C’è chi ha notato la “stonatura”: se un premio è indiscutibile, può attendere; se deve essere consegnato con urgenza mentre un parente di primo grado gestisce le deleghe regionali, il sospetto di una corsia preferenziale diventa imbarazzante.

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Cortocircuiti di potere tra la Regione e le pasticcerie bresciane

La rassegna stampa degli ultimi giorni è un catalogo di titoli fotocopia che celebrano l’eccellenza, il territorio (termine abusatissimo) e il saper fare. Nessuno che si ponga la domanda elementare sull’opportunità politica di questa iniziativa. La narrazione dominante preferisce appiattirsi sulla santificazione del personaggio piuttosto che analizzare i cortocircuiti di potere tra via Pola e le pasticcerie bresciane.

In un Paese che si riempie la bocca di meritocrazia, questa vicenda dimostra che il merito (anzi, in questo caso il “meritozzo”) in Italia, viaggia spesso in tandem con la visibilità istituzionale dei congiunti. Istituire una commissione tecnica per validare il nome è il solito paravento burocratico: la realtà politica dice che la Lombardia ha premiato il padre di chi, quella Lombardia, la governa. Invece di proteggere il prestigio del nome e del brand Massari, questa operazione lo espone a critiche evitabili, trasformando un tributo professionale in un caso di scuola sulla mancanza di pudore istituzionale. Perché in molti hanno alzato un sopracciglio, ritenendo che quando la politica premia la propria famiglia, non sta celebrando il talento: sta semplicemente esercitando un privilegio, sperando che i giornali continuino a confondere la cortesia con l’informazione.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Dopo essersi dimesso da capogruppo di Forza Italia alla Camera (al suo posto arriva Enrico Costa) e aver lanciato una stoccata velenosa ai figli di Berlusconi («I partiti si guidano dall’interno») Paolo Barelli è pronto a occupare la poltrona di viceministro per i Rapporti con il parlamento, dove ora c’è Matilde Siracusano. Quest’ultima, per fargli posto, si trasferisce ai Beni Culturali, dove sedeva il neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Che ha sostituito Daniela Santanchè, travolta dalle indagini a suo carico e dalla furia meloniana post batosta referendaria. Il nuovo incarico sarà senza portafoglio e permette dunque a Barelli di mantenere la presidenza di Federnuoto. Anche se, a dare un’occhiata alle sue dichiarazioni patrimoniali pubbliche, in quella casella dedicata alla Fin si legge una curiosa annotazione: «Funzione delegata a terzo». Barelli probabilmente ha ceduto in passato ai vice la gestione operativa e la rappresentanza a causa degli impegni politici e anche di pregresse sospensioni internazionali, poi annullate dal Tribunale arbitrale dello sport. Se fosse stato dirottato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, con Adolfo Urso, non avrebbe potuto invece restare al suo posto alla Fin. Dunque quel trasferimento è saltato: Valentino Valentini, attuale viceministro del dicastero di via Veneto, rimane al suo posto. L’intricato gioco di incastri è destinato a concludersi con la nomina dell’attuale sottosegretario all’Economia, il leghista Federico Freni, alla presidenza della Consob, di cui si parla da gennaio, ma che è sempre stata frenata da fibrillazioni dentro il centrodestra. Da tempo Matteo Salvini spinge sul suo nome, incontrando le resistenze di Antonio Tajani. Che dopo gli ultimi scossoni politici ha dato il via libera. Appuntamento al Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi giovedì 16 aprile per l’ufficializzazione di tutti gli spostamenti.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Manlio Messina non sa che il 16 c’è lo sciopero?

Manlio Messina, ex big di Fratelli d’Italia ora in rotta con la famiglia Meloni, cioè le sorelle Giorgia e Arianna, ha detto: «È arrivato il momento di aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia». Annunciando poi che «giovedì 16 aprile in una conferenza stampa alla Camera dei deputati» vuoterà il sacco sul suo addio al partito. Qualcuno però dovrà ricordargli che quel giorno è in programma lo sciopero dei giornalisti. Comunque l’attesa è forte, per quello che potrà dire: qualche anticipazione è stata vista a Report, con la storia dei finanziamenti alle iniziative culturali in terra siciliana.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Manlio Messina (foto Imagoeconomica).

Giuli ai Lincei per Cibele

Appuntamento imperdibile per il mondo della cultura: nel pomeriggio di martedì 14 aprile a Roma, nell’Accademia nazionale dei Lincei, è in programma la presentazione del libro Venne la Magna Madre. I riti, il culto e l’azione di Cibele Romana di Alessandro Giuli. Che poi è il ministro della Cultura. Attesi Roberto Antonelli, in qualità di presidente dell’Accademia, e professori di chiara fama come Luigi Capogrossi, Paola Corrente e Mario Mazza.

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto Ansa).

Che tempismo: Prodi tra papi e dollari

Un timing perfetto: la presentazione del libro di Massimo Franco intitolato Papi, dollari e guerre. Il potere dell’America in Vaticano dai tabù del passato a Leone XIV, in programma nella serata di martedì, cade proprio nel momento giusto, dopo l’attacco di Donald Trump al pontefice. E pensare che era stata inserita in agenda da mesi. Fatto sta che a Roma, al Teatro Manzoni, sono stati invitati Romano Prodi, monsignor Antonio Mennini e molti altri ancora. Per Franco, «con l’elezione di un papa statunitense, l’ultimo Conclave ha sancito il tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso. Il nuovo corso di Leone XIV va letto però alla luce di una lunga e tormentata marcia sotterranea, che ha visto il cattolicesimo americano giocare spesso un ruolo cruciale, al di là delle apparenze». Non solo: «Il flusso dei contributi provenienti da oltre Atlantico è un indizio che non si può ignorare: dai fondi affluiti a Roma tra gli Anni 20 e 30 del Novecento da una benefattrice, amica di Roosevelt e di Pio XI e XII, a quelli arrivati durante e dopo la Seconda guerra mondiale tramite il cardinale Francis Spellman. Più di recente emerge il ruolo della Papal Foundation creata da Giovanni Paolo II per cementare il cosiddetto “asse del Bene” con gli Usa di Ronald Reagan, e oggi guidata dal cardinale di New York, Timothy Dolan. E affiora la potenza finanziaria dei Cavalieri di Colombo e delle istituzioni caritative e culturali che hanno innaffiato di dollari i bilanci del Vaticano».

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
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L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Tutti da Grasso mercoledì sera

Mercoledì 15 aprile, di sera, nella romana Fondazione Marco Besso c’è in calendario la presentazione del volume Finché durerà la terra di Giovanni Grasso. Qui il braccio destro del presidente della Repubblica, il comunicatore del Quirinale, mette «a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento». Intanto, nel piccolo schermo, Grasso colleziona presenze ovunque, per parlare del suo libro. Mentre sui social, soprattutto l’ex Twitter, si è prodigato molto nel rispondere agli utenti che polemicamente chiedevano spiegazioni sulla grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Giovanni Grasso dietro Mattarella (foto Imagoeconomica).

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole

Giornata campale per il leader pentastellato Giuseppe Conte: lunedì 13 aprile alle ore 16 presenta nella sede della Camera di Commercio di Roma (altro luogo da inserire di diritto nelle “location low cost”, oltre alle già conosciute Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, al centro di un articolo di Lettera43) il suo libro Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, edito da Marsilio, dove lui stesso ammette di saper giocare “sporco”, specie nelle relazioni internazionali con i vertici di Bruxelles. Questa è la presentazione alla stampa, poi mercoledì 15 aprile in Galleria Alberto Sordi è la volta dell’incontro con il pubblico, con la direttrice di Qn-Quotidiano Nazionale, Agnese Pini, e il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti. E a proposito di giocare “sporco”, c’è qualcuno che non ha gradito certi passaggi contenuti nel libro, e cioè Luigi Di Maio. Che sui social ha risposto così al suo ex collega di Movimento Conte: «Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire. L’accusa è quella di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella e di aver goduto della stima del presidente Draghi. Due cose di cui sono profondamente orgoglioso», si legge nella prima di tre story su Instagram. Secondo Di Maio però Conte «cita un episodio completamente falso», «una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio (è morto nel 2023, ndr)». E ancora: «Al di là del vittimismo, che in politica funziona sempre, Conte nel suo libro elenca ulteriori “congiurati”: Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri, rei di aver sostenuto il governo Draghi dopo la caduta del Conte II e di aver partecipato attivamente alla rielezione del presidente della Repubblica. Peccato che oggi quei “draghiani” siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo. Sono gli stessi che, con i loro voti, gli permettono di ottenere sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri. E sono gli stessi che gli attivisti del Movimento 5 stelle saranno chiamati a sostenere nei collegi uninominali alle elezioni dell’anno prossimo, in nome di un bene superiore chiamato “campo largo”». Infine: «Sia chiaro, per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana. La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme». Cosa c’è dietro questo scontro? Per qualcuno c’entra anche il contenzioso sul logo del Movimento, nel quale Di Maio potrebbe schierarsi con Beppe Grillo

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
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Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole

Cercasi Draghi

Lo stanno richiamando, hanno bisogno di lui: Mario Draghi segue con attenzione tutti gli “accorati appelli” che gli arrivano, in via diretta e indiretta, anche sotto la forma di editoriali sulla carta stampata. A cominciare da quello di Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che sul suo giornale ha sostenuto, a proposito del patto di stabilità europeo, che se Draghi scrivesse un articolo sul Financial Times per sostenere le deroghe al patto a causa della situazione economica e finanziaria mondiale, sarebbe preso in grande considerazione, ottenendo alla fine il “via libera”. Insomma, solo lui avrebbe il potere di conquistare l’ascolto dei veri potenti del Pianeta. Ma perché Draghi dovrebbe fare questo passo? A lui, classe 1947, converrebbe? Certo un ritorno a Palazzo Chigi non gli interessa, ma c’è un’altra poltrona che potrebbe ancora farlo rimettere in gioco, per la quale era già stato inserito tra i papabili all’ultimo giro di giostra…

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
Sergio Mattarella e Mario Draghi (Getty Images).

Claudia Conte faceva pure i podcast con Enel

Ha lavorato tantissimo, Claudia Conte, in questi anni: a parte la relazione da lei stessa ammessa con Matteo Piantedosi, anch’essa senz’altro impegnativa, “l’attivista” ha prodotto una serie di podcast con Enel, con il titolo Storie di sostenibilità. Si legge, nel comunicato datato 2021: «Con questa nuova iniziativa multimediale Enel racconta i propri progetti di sostenibilità e quelli di Enel Cuore, la Onlus del Gruppo, attraverso testimonianze che coinvolgono il pubblico per sensibilizzarlo sempre di più sui temi della sostenibilità». E poi: «La sostenibilità rappresenta il motore della strategia aziendale di Enel e un obiettivo, condiviso con i propri stakeholder, che l’azienda persegue per una transizione energetica giusta e inclusiva. Una roadmap di sostenibilità che ha come protagoniste le persone e il loro impegno nel realizzare progetti che creano valore sociale, ambientale ed economico, in tutte le geografie in cui è presente il Gruppo. Ispirata da questi principi Enel lancia Storie di Sostenibilità, la prima serie di video podcast realizzata con l’importante contributo di Claudia Conte, giornalista e attivista per i diritti umani e delle donne, ideatrice e conduttrice della serie».

Cingolani blinda Cossu e Amoroso se ne va…

A Leonardo tutti hanno parlato di Helga Cossu, che ha assunto il ruolo di direttrice della Comunicazione, subentrando a Stefano Amoroso, che ha lasciato l’incarico dopo cinque anni. È stata in pratica l’ultima nomina decisa dall’amministratore delegato Roberto Cingolani prima della rimozione annunciata da tutti gli organi di informazione con largo anticipo, anche se lui afferma che nessuno gli aveva comunicato nulla. Nemmeno l’ex giornalista di SkyTg24 Helga Cossu, evidentemente. Fatto sta che Amoroso fino al primo maggio farà ancora parte della “famiglia” di Leonardo. E poi? Molte voci raccolte convergono su un suo possibile arrivo a Banca Ifis. Anche se dalla corte dei Fürstenberg smentiscono…

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
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Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole

I socialisti (e non solo) tutti da Cicchitto

Martedì di fuoco alla Camera dei deputati: Fabrizio Cicchitto presenta il suo libro L’odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi con una tavola rotonda introdotta da Aldo Cazzullo. Protagonisti saranno Stefania Craxi, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante, Claudio Signorile e Sergio Pizzolante.

Continua la saga di Renzi a tavola: dopo Kyriakou, va a cena addirittura con Macron

Allora ditelo che è un format. Dopo il pranzo con il nuovo editore di Repubblica, l’imprenditore greco Theo Kyriakou, Matteo Renzi non si stanca di attovagliarsi con gente importante. E ora il livello dell’asticella si alza, eccome. A Roma gira voce, insistente e accreditata, che nella serata di giovedì 9 aprile, all’Orient Express La Minerva, dove c’è il ristorante Gigi Rigolatto, il senatore di Rignano avrà a cena nientepopodimenoche… il presidente della Repubblica di Francia, Emmanuel Macron. Tra le mete previste dal tour romano del capo di Stato francese, che è nella Capitale per un incontro privato con papa Leone venerdì in Vaticano, c’è anche la Comunità di Sant’Egidio, per dialogare con Andrea Riccardi.

Continua la saga di Renzi a tavola: dopo Kyriakou, va a cena addirittura con Macron
Sandro Gozi tra Matteo Renzi ed Emmanuel Macron (foto Imagoeconomica).

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

«Sì, alla fine può pure lasciare la guida del gruppo, ma almeno un posto da sottosegretario se lo merita». Così dicono di Paolo Barelli, in vista dell’incontro di Antonio Tajani (che poi è il suo consuocero) con Marina Berlusconi. E allora, ecco che si materializza uno spazio ancora vuoto, quello lasciato da Massimo Bitonci, che aveva l’incarico di sottosegretario fino al 13 dicembre 2025, quando è stato indicato dal nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, per ricoprire il ruolo di assessore allo Sviluppo economico nella giunta regionale. Insomma, Barelli (per il suo posto di capogruppo alla Camera si fa il nome di Enrico Costa) a fare il semplice parlamentare non ci pensa proprio: fatto sta che qualcuno storce il naso, pensando che lui è anche presidente della Fin, che non è una finanziaria ma la Federazione italiana nuoto, e che dal Mimit ci sono contatti diretti con l’Istituto del credito sportivo. Sì, perché si può accedere a mutui a tasso zero per la costruzione e l’ammodernamento di campi, oltre a contributi a fondo perduto e bandi regionali per l’impiantistica e l’imprenditoria sportiva. Già, le imprese…

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
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Schillaci tentato da Forza Italia. Con Bassetti…

Orazio Schillaci tentato da Forza Italia. Domani ne ha parlato, inserendo anche una prospettiva professionale nel gruppo San Donato: fatto sta che i forzisti vogliono aumentare la quota dei medici eletti. In Liguria è tanta la voglia di schierare nelle liste l’infettivologo Matteo Bassetti, diventato un volto noto ai tempi del Covid-19. Poi c’è la famiglia Zangrillo, con quello che è stato il medico preferito da Silvio Berlusconi, Alberto, e il fratello ministro, Paolo. E va ricordato che Mario Pepe, medico endocrinologo e parlamentare di Forza Italia, è diventato il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, meglio nota come Covip. «Più che il corridoio del Transatlantico, quelli di Forza Italia lo hanno trasformato nel corridoio di un ospedale», scherza un leghista.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
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Schlein e Conte, sfida a Meloni sul voto per i 16enni

«Il voto dei giovani ha deciso il risultato del referendum sulla giustizia», dicono alcuni parlamentari del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. E allora, ecco la sfida a Giorgia Meloni, che vedrebbe uniti Elly Schlein e Giuseppe Conte: far votare anche i sedicenni alle elezioni politiche, già dal 2027. L’iniziativa “Voto16“, per chiedere una modifica dell’articolo 48 della Costituzione, è stata lanciata da +Europa. E ora una campagna mediatica per consentire di partecipare alle scelte nazionali anche coloro che ancora vanno a scuola «farebbe molti danni alla destra, che mettendosi contro si allontanerebbe molto dalla popolazione studentesca», sussurra qualcuno. Una sfida astuta, che punta ad aumentare la platea degli elettori spingendo sulla voglia di protestare di molti giovani. Anche se qualche centrista, sotto sotto, è d’accordo per far votare i sedicenni.

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Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Avvistato Grilli da Pomellato per una gioia

Improvvisamente, Vittorio Grilli è apparso nella romana via Condotti. Il banchiere, con la solita grisaglia d’ordinanza, è arrivato a piedi e a un certo punto della strada è entrato in un negozio. La meta? Pomellato. Alla fine, è uscito dallo store di lusso con una vistosa busta griffata, andandosene sempre a piedi con il prezioso acquisto. Grilli, classe 1957, ora è presidente di Mediobanca, con un compenso che viene indicato in 1,3 milioni di euro. Un suo “collega” ha notato la scena e ha detto: «Certo che nella stessa strada ci sono griffe ben più costose di quella che ha scelto lui, ma lì ci entrano i miliardari».

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Vittorio Grilli (Imagoeconomica).

Sechi e Ghisleri, da via Condotti alla televisione

Una coppia a passeggio nel centro storico di Roma. No, niente paura, non si tratta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e di Claudia Conte, i due impegnati in dotte conversazioni erano Mario Sechi e Alessandra Ghisleri, protagonisti di una lunga “vasca” in via Condotti, passando davanti a griffe del lusso come Bulgari e Louis Vuitton. Poi, in serata, il direttore di Libero e la regina dei sondaggi si sono ritrovati in televisione, nella stessa trasmissione, da Tommaso Labate su Rete4.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
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Riecco Bonaccini, al Vinitaly

Chi ha visto negli ultimi tempi l’eurodeputato ed ex presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini? Dopo qualche comparsata televisiva, soprattutto su La7, lunedì 13 aprile riapparirà a Verona, al Vinitaly, nella sala Salieri, all’evento intitolato “Il vino in un mondo che cambia: il valore del modello italiano oltre i dazi e lo scenario geopolitico”. Accanto avrà una vecchia conoscenza, l’ex ministro Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma.

Ecco la lista del Bilderberg Meeting

Volete sapere chi c’è a Washington DC al Bilderberg Meeting? Ecco la lista dei partecipanti, per l’Italia spicca il nome di Marco Alverà, ex Snam. E poi ci sono i capi di Amundi, Spotify, Engie, Deutsche Bank, Lazard…

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La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

«Ma guarda, Fuksas è entrato nella corte di Giuli»: lo spiffero romano, dalle parti di piazza Farnese, luogo amato e frequentatissimo dall’archistar, domina la scena. Nel Partito democratico capitolino storcono il naso appena si accenna alla nomina governativa dedicata a Fuksas. Cosa è successo? Sul sito della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea è apparso il nuovo consiglio d’amministrazione. Un elenco che ancora non è stato comunicato ufficialmente dal ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. Ed ecco i nuovi nomi: Massimiliano Fuksas, Pio Baldi, Renata Codello e Stefano Laporta. Nel collegio dei revisori dei conti appare Biagio Mazzotta, già ragioniere generale dello Stato e presidente di Fincantieri. Codello è stata dirigente del dicastero di via del Collegio Romano e ora è segretaria generale della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Baldi, nato nel 1945, è stato presidente del Maxxi, ma anche presidente della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, e amministratore dell’Accademia nazionale di San Luca. È però il nome di Fuksas, classe 1944, che fa rumore nella sinistra romana: è stato designato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. E subito ci si ricorda che nel 2016 Giorgia Meloni criticò aspramente i costi di costruzione della Nuvola all’Eur, opera progettata dallo studio Fuksas, definendoli soldi «buttati». Con tanto di manifestazione di Fratelli d’Italia davanti al cantiere, e Meloni pronta a dire che la spesa, «sommata alle vele di Calatrava, fa un miliardo di euro. Soldi dei romani che potevano essere spesi per risolvere il problema della manutenzione stradale». Comunque sono passati 10 anni. E recentemente Fuksas ha un po’ ricalibrato i suoi giudizi sulla premier. A proposito dell’immagine del volto di Meloni riprodotta su un angelo nel dipinto nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, per esempio ha detto: «Meglio lasciarla così, tutto fa parte della storia». Tutte dichiarazioni rilasciate durante un’intervista alla trasmissione Un giorno da pecora su Rai Radio1, in cui Fuksas ha spiegato: «Altro che angioletto, lei ha carattere forte e decisionista, è una delle poche in Italia. E poi quel volto ha un’altra impostazione. Secondo me è solo il frutto di un ammiratore segreto che si è lasciato andare». Ora la nomina di Fuksas nel cda dell’istituzione museale statale è destinata a far discutere. Non sarà stato lui quell’ammiratore segreto, vero?

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
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La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
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La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

Montecitorio a tutta birra

Si chiama “Know Your Beer”, è la nuova piattaforma digitale promossa dalla European Beer Consumers’ Union, ora disponibile anche in lingua italiana e pensata per «rafforzare la consapevolezza nel consumo e la trasparenza nel settore brassicolo». Dove verrà presentata ufficialmente? Il 9 aprile, alla Camera dei deputati presieduta da Lorenzo Fontana, nel corso dell’incontro dal titolo “Know Your Beer: Ebcu e Unionbirrai, la nuova frontiera della trasparenza”, che mette al centro anche l’impatto delle recenti riforme della normativa italiana sulla birra. E l’appuntamento a Montecitorio «aprirà la due giorni di lavori dell’Ebcu 73rd Delegates Meeting, in programma a Roma il 10 e 11 aprile e ospitata da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, dedicata al confronto sulle politiche europee della birra, al lancio di nuove campagne rivolte ai consumatori e a momenti di approfondimento strategico».

Zanda sui piedi per Conte

Che ne sarà della leadership del campo largo? È arrivata una stroncatura di peso firmata da Luigi Zanda, 83enne ex senatore, già tesoriere dem e padre fondatore del Pd, in un’intervista a Il Foglio: «Saggezza vorrebbe che il presidente del Consiglio fosse il segretario del partito più grande», ma «se Giuseppe Conte non lo accetta perché vuol fare lui il premier è un segno politico negativo». Di certo Zanda non si nasconde: «Non voterei mai per Conte. Perché non ha governato bene e ancor di più perché pencola verso destra». Insomma l’Avvocato del popolo «non è né di destra né di sinistra, ma va verso destra dal momento che ha sempre rifiutato di definirsi “uomo di sinistra”». Le Primarie? Per carità: «Oggi non sarebbero uno scontro tra alleati, ma tra nemici, un bel regalo a Giorgia Meloni». Ed Elly Schlein? «Non ha un profilo da statista, è evidente. Ha trasformato il Pd in un movimento leaderistico. E governare l’Italia è cosa diversa dall’essere volto di un partito. Tuttavia la voterei se dicesse in anticipo i suoi ministri dell’Economia, dell’Interno, degli Esteri e della Difesa».

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
Elly Schlein e Luigi Zanda (foto Imagoeconomica).

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno

Fermi tutti: a Roma, durante la pausa pasquale, è ricominciata la giostra dei direttori dei telegiornali della Rai. Colpa, si dice, del tanto strombazzato arrivo (che però sembra sempre più simile all’attesa di Godot…) a Palazzo Chigi di Gian Marco Chiocci da Gubbio, che attualmente guida il Tg1 della Rai e che da ormai un anno e mezzo viene indicato come il “salvatore” della comunicazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni (con Mario Sechi invece, in quell’esperienza flash di meno di quattro mesi, nel 2023, fu un mezzo disastro). «A furia di aspettare una decisione abbiamo perso il referendum», sbotta un meloniano doc, spingendo per il trasferimento di Chiocci a Piazza Colonna, lato edificio del governo. E a quel punto chi si prenderebbe la briga di dirigere il telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo? La risposta è spiazzante, un vero scoop: «Ora sta brillando una stella, quella di Francesco Verderami del Corriere della Sera, con i suoi commenti taglienti». Uno che, non a caso, dopo la vittoria del no aveva detto in televisione, spazientito: «Non parteciperò più a trasmissioni dove si parla di giustizia». In Fratelli d’Italia qualcuno lo definisce «volitivo e spietato, molto più di Chiocci. E poi è pure calabrese, una terra che piace tanto ai siciliani di Messina». Un modo astuto per evocare le origini di Giovanbattista Fazzolari, “il panzer” di Palazzo Chigi.

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
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Gualtieri alla guerra dei ponti con Salvini

Roberto Gualtieri vuole battere Matteo Salvini. Come? Con la guerra dei ponti. Sì, perché nella Capitale il primo cittadino del Partito democratico ha dato il via all’operazione “Ponte dei Congressi”, un cantiere da 300 milioni di euro che dovrà collegare il quartiere dell’Eur e il litorale romano. I lavori sono affidati al Consorzio Eteria e la progettazione al gruppo coordinato da Via Ingegneria, che ha progettato Piazza Pia. Nel conto entrano anche 8,6 milioni di euro di fondi giubilari, da sommare a 299 milioni di euro divisi equamente tra risorse comunali e finanziamenti del ministero dei Trasporti. Il Ponte sullo Stretto di Messina, caro al leghista Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, chissà invece quando comincerà (se comincerà)…

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Matteo Salvini e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Alla Camera si ricomincia, c’è anche l’inchiesta su David Rossi

Martedì 7 aprile la Camera dei deputati ricomincia a lavorare a tutto spiano. Dopo Pasqua e Pasquetta, nel pomeriggio ecco il ministro della Difesa Guido Crosetto protagonista dell’informativa urgente del governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Da non dimenticare la commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, con l’audizione a testimonianza di Giovanna Ricci, già dipendente del Comune di Siena. Imperdibile, nella commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone, l’audizione di Maddalena Fossati, presidente del Comitato promotore per la candidatura della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, in vista dell’inserimento «delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam». Un acronimo che a molti evoca la fame, ma che in realtà significa Alta formazione artistica, musicale e coreutica, in capo al ministero dell’Università e della Ricerca.

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quanto costano le “moderazioni” di Claudia Conte, la donna al centro del caso politico che ha coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in molti atti ufficiali risulta con il nome Anna Claudia Conte? Spulciando un po’, si trova un esempio molto interessante del suo “cachet”. E riguarda Andrea Covotta, storico giornalista Rai che da sempre si occupa di politica: il suo nome non è tra quelli più famosi, ma comunque ricopre il ruolo di direttore di Rai Quirinale. Ebbene, nel Comune di Colleferro, Città metropolitana di Roma Capitale, «l’Amministrazione comunale il giorno 30 ottobre 2024, alle ore 17.30, ha organizzato presso la Biblioteca Riccardo Morandi la presentazione del libro di Andrea Covotta, giornalista, responsabile della Struttura Rai Quirinale, dal titolo Politica e pensiero – Storie e personaggi dei partiti del Novecento». E indovinate chi c’era? Nella determinazione dirigenziale 985 del 30 ottobre 2024 del Comune l’oggetto è «incarico professionale di moderatrice alla dott.ssa Anna Claudia Conte».

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Andrea Covotta (foto Imagoeconomica).

L’opera di Covotta viene sintetizzata così: «Il libro è una sorta di viaggio nelle culture politiche italiane (cattolica, comunista, socialista e della destra) attraverso un ritratto dei suoi principali protagonisti, ripercorre la storia del pensiero politico italiano dagli inizi del Novecento fino al 1978, anno emblematico con la morte tragica di Moro, l’elezione di Pertini al Quirinale e la particolarità dei tre “papi”: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II». E ancora, si legge: «Interverranno alla presentazione il senatore Luigi Zanda e Claudio Sordo, giornalista parlamentare dal 1987» (che poi si chiama Sardo, ma tant’è).

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Compenso di 1.500 euro, anche perché aveva già condotto «egregiamente»…

Quindi ecco la parte sul compenso: «Considerato che: – occorre affidare l’incarico di moderatore dell’iniziativa de quo; – per tale motivo è stata contattata la dott.ssa Anna Claudia Conte che ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro; Preso atto del preventivo della dott.ssa Claudia Conte che, per lo svolgimento della performance, ha richiesto un compenso di €. 1.442,30 + oneri 4 per cento (€.57,70) per un totale di €. 1.500,00; Considerata la validità sociale e culturale dell’iniziativa; Dato atto che l’attività di moderatrice di cui trattasi è da considerarsi come prestazione artistica occasionale e rappresentazione artistica unica che, ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs 36/2023, prevede l’affidamento diretto a specifici operatori economici specializzati nel campo delle arti dello spettacolo e della musica».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
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Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quindi viene «dato atto che il presente affidamento diretto è motivato da: a) specificità della fornitura e tipo di servizio trattato; b) congruità dell’offerta, economicità della fornitura proposta; c) possesso, da parte dell’operatore economico, dei requisiti di serietà, professionalità e competenza nel settore richiesti dal contratto, nonché dei requisiti di legge».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Il compenso destinato dal Comune di Colleferro a Claudia Conte.

Un cachet a peso d’oro probabilmente per il suo ruolo di attrice?

Cosa si deduce da questo atto pubblico? Innanzitutto che Conte è laureata, o almeno viene dichiarata tale: è «un operatore economico», vanta su carta bollata «requisiti di serietà, professionalità e competenza», e soprattutto che moderare la presentazione di un libro è una «prestazione artistica occasionale», anzi, peggio, «una performance», e che «ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro». Quindi non nei panni della giornalista, ma dell’attrice, evidentemente, e con un compenso a peso d’oro. Alla faccia dell’Ordine dei giornalisti, del quale fa parte Covotta, fratello di Domenico, già sindaco di Ariano Irpino. Andrea Covotta è presidente dell’Avellino Club Roma, sodalizio che annovera i tifosi vip irpini che abitano nella Capitale. Da rilevare che l’evento vedeva protagonisti esponenti del Partito democratico

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Gianmarco Mazzi è diventato, nel venerdì santo che precede Pasqua, il nuovo ministro del Turismo: oltre che un segnale politico, è anche un messaggio all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e a chi lo riteneva pronto a diventare il successore di Daniela Santanchè, oltre che un assist a coloro che lo vogliono sulla sedia lasciata vuota alla Figc da Gabriele Gravina.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto

Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
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Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.

Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona

Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese

Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).

Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?

E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.

Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona

Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Francesco Lollobrigida (da Fb).

Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

In poco tempo era arrivata a conoscere vertici politici, militari ed ecclesiastici, Claudia Conte, fino a quella esplosiva dichiarazione in cui «non poteva negare» un legame con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nei “sacri palazzi”, quelli della Santa Sede, erano ormai abituati alle scorribande della 34enne ciociara (è nata a Cassino, in provincia di Frosinone), che nella basilica di San Pietro «sembrava voler prendere la residenza», sussurra qualcuno. A dirla tutta, i primi a rotolare nel fango mediatico sono quelli della Comunità di Sant’Egidio, che «con la ragazza ci erano cascati mani e piedi», come racconta uno dei principali esponenti.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
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Claudia Conte, in qualità di “scrittrice e attivista per i diritti umani”, il 26 febbraio del 2023 aveva presentato proprio “alla Sant’Egidio” il suo libro “La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, con un elenco di vip che cominciava proprio da Piantedosi per poi continuare con l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la parlamentare Caterina Chinnici, il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, sindaci, prefetti, questori, magistrati, direttori di giornali e forze dell’ordine.

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Claudia Conte e il suo libro “La legge del cuore”.

E a fine anno, sempre per “la Sant’Egidio”, ecco Conte con il conduttore televisivo Max Giusti: «Sono contenta di tornare a trovare gli amici ospiti del Buon Pastore, antico monastero nel quartiere romano di Trastevere. Insieme alle giovani donne volontarie della comunità abbiamo portato regali di Natale e panettoni donati da Vanni, storico bar di Roma. È importante che ognuno di noi dia il proprio contributo con l’obiettivo di arginare la solitudine e l’alienazione, per riportare in primo piano l’amicizia e la vicinanza, che sono i tratti distintivi dell’operato della comunità».

Quelle collaborazioni con monsignor Rino Fisichella

Ma c’è di più: nel 2025 Claudia Conte (con tanto di cappellino in testa) si era impegnata con la fondazione americana no profit “Italy for Christ” nel progetto speciale “Forever Open”, ideato in occasione del Giubileo, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte col cappellino del progetto speciale “Forever Open”.

Così, «la prima giornata di volontariato si è tenuta presso la Comunità di Sant’Egidio, nella chiesa del Buon Pastore a Trastevere, struttura che offre accoglienza a persone senza dimora. I volontari, accompagnati da Claudia Conte, hanno portato doni speciali e conforto agli ospiti, hanno sistemato i magazzini e pulito la chiesa e infine hanno servito loro una cena speciale».

La scalata iniziata grazie a un potente dirigente di banca

Fisichella, si diceva. La lama di Claudia Conte ha tagliato come il burro qualsiasi confine di Stato, portoni di bronzo, auto blindate di personalità di ogni tipo. Anche se lei aveva già cominciato la scalata quando ufficialmente era la compagna di un potente dirigente di una banca attiva nel settore dello sport.

«Non commento i fatti del giorno accanto a questa»

Presenzialista nelle rassegne stampa televisive, a RaiNews24 con la direzione di Paolo Petrecca, tra le proteste di illustri giornalisti-direttori che poi si lamentavano dicendo: «Non mi possono mettere a commentare i fatti del giorno stando accanto a questa». Comunque, Conte ha messo in cascina non solo contratti targati Rai, perché pure La7 con Giovanni Floris è caduto nella rete, uno abituato a cercare di dare credibilità a personaggi di ogni tipo.

Ma torniamo al Vaticano; Conte su Instagram aveva festeggiato il 7 dicembre 2024 il fatto di «essere una Dama dell’Ordine di Malta»: istituzione che poi è finita nell’occhio del ciclone, tra scandali di vario tipo raccontati da Lettera43 e nei servizi de Le Iene di Mediaset, con passaggi di potere, lotte tra casate aristocratiche e altro ancora.

«Era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni»

Perché ora è saltato tutto? A parte l’autodafé che era indicato come «imminente», la scelta di dichiararsi in questo modo da parte di Conte ha reso contenti tanti politici, escluso ovviamente il titolare del Viminale che tiene già famiglia (e che famiglia). Qualcuno in parlamento spiffera che per la ciociara «era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni». E guarda caso il tappo è saltato appena si vociferava di elezioni anticipate: con pochi seggi disponibili, i concorrenti erano pronti a far deflagrare lo scandalo, che già era sulla bocca di tutti.

Che scontro con una conduttrice Rai famosa e molto combattiva

Altri indicano una guerra nucleare in casa Rai perché «si parlava di destinare a lei una trasmissione televisiva in una fascia di grande ascolto, ai danni di una conduttrice famosa e molto combattiva». Una che non avrebbe atteso alla finestra una decisione dei vertici aziendali e sarebbe stata pronta a svelare tutti gli altarini della rampante Claudia. Rumors tipicamente romani, che denunciano innanzitutto la fragilità del sistema nazionale e la “pochezza” del cosiddetto “personale politico”. Che poi i parlamentari non ne vogliono sapere di finire nel baratro dei giudizi, perché in fin dei conti «Piantedosi non è un politico, ma un tecnico». Ma la sostanza non cambia…