Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Si Safe chi può. Antonio Tajani inciampa sullo strumento messo a disposizione da Bruxelles per fornire prestiti a tassi agevolati per aumentare gli investimenti in Difesa entro il 2030. Dopo aver dichiarato davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato di aver deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno – «formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha detto – il ministro degli Esteri è stato costretto ad aggiustare il tiro: «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno: sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè quello è il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno». Una giravolta che non è sfuggita alle opposizioni e soprattutto a Matteo Renzi che su X è stato il primo a bacchettare il vicepremier azzurro: «Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi europei Safe per 14,9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: “Non li abbiamo chiesti ma solo ‘prenotati’. Ma dove vive il nostro ministro degli Esteri? I fondi Safe sono già prenotati: il governo deve decidere se usarli o no», ha twittato il leader di Italia, lanciando una stoccata finale: «Come al solito Tajani parla poi viene richiamato all’ordine. Un incapace totale. Verrebbe da dire con Checco Zalone: “Ma è del mestiere, questo?”».

Dalla maggioranza, invece, è arrivato lo stop della Lega che ricorda: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento». Sul caso interviene pure l’Europa che invita Roma a essere più chiara: «Vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo», ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue. «Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», perché «c’è bisogno di chiarezza al più presto».

Emergenza “mensa” al Circolo Canottieri Aniene

I pasticci della Figc? La nomina a ct di Mancini? Al Circolo Canottieri Aniene di Roma hanno altro di cui discutere: il ristorante (che molti chiamano «la mensa») è chiuso. I lavori in corso sembrano interminabili, fatto sta che l’estate 2026 verrà ricordata a lungo dai soci, che non hanno a disposizione il giardino per passare delle serate al fresco con gli amici. Sarà un caso ma già a luglio, le zone di Roma Nord (Prati, Parioli, Fleming, Olgiata, aree di provenienza dei soci del circolo) si sono svuotate più del solito.

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Il Circolo Canottieri Aniene (Imagoeconomica).

Conte con Paglia

L’agenda di monsignor Vincenzo Paglia è fittissima. Basta scorrere l’elenco dei suoi appuntamenti. Non solo il 30 luglio sarà cerimoniere del Centro all’incontro tra civici e centristi di area progressista: mercoledì mattina il prelato “che piace alla gente che piace” è atteso all’incontro “Dividendo Sociale Sistemico per una nuova società” organizzato da Human Economic Forum. Sempre nella Capitale, a Palazzo San Macuto, nella sala del Refettorio, sotto la moderazione dell’esperto Eugenio Fatigante, colonna del quotidiano della Cei, Avvenire. Dopo i saluti di Paglia, in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, parleranno, tra gli altri, il docente Leonardo Becchetti, il parlamentare europeo ed ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico e, udite udite, il leader pentastellato Giuseppe Conte. Chissà se si affaccerà all’incontro anche l’ex direttore del quotidiano Avvenire, attualmente eurodeputato, Marco Tarquinio

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Monsignor Vincenzo Paglia (Imagoeconomica).

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Nel Tg2 di sabato 25 luglio è andato in onda un servizio da Capri, per elogiare l’isola guidata dall’entusiasta sindaco Paolo Falco e con tanto di coro finale dedicato al telegiornale della seconda rete, come quando i bimbi capresi, vestiti a festa, devono salutare i vacanzieri vip. Il “pezzo” ha fatto arricciare il naso a qualche parlamentare del centrosinistra perché era firmato da Federica Corsini, ossia la moglie di Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, ex ministro della Cultura e ora capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Campania. Corsini è rimasta al fianco di Sangiuliano dopo il caso Boccia. E, professionalmente parlando, è stata anche eletta nel comitato di redazione del Tg2, risultando la più votata. Ora qualcuno in zona Nazareno dice: «Non sarebbe meglio occupare la consorte con qualcosa che è fuori dal collegio elettorale del marito, tenendosi ben lontana dal territorio campano? Ne va della trasparenza del telegiornale, visto che si tratta del servizio pubblico pagato da tutti i contribuenti e non di una rete privata». Sì, perché se a Mediaset intorno alla figura di Andrea Giambruno, già compagno di Giorgia Meloni, si può agire in totale libertà, senza problemi di conflitti d’interessi, alla Rai qualche “comitato etico” pare esistere, come dimostra il caso di Report

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
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I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Ma mi faccia il paciere

NH, quella che nelle lettere di una volta era l’abbreviazione di Nobilis Homo, il nobiluomo italiano, ora è la sigla di una catena di alberghi: così a Roma nell’NH Hotel di piazza dei Cinquecento, giovedì 30 luglio, in un caldissimo pomeriggio è in programma la riunione dei centristi del “Gruppo momentaneo” del grande centro, o il “centro largo”, con l’assistenza spirituale di monsignor Vincenzo Paglia. Tutti pronti a partecipare: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente di +Europa Matteo Hallissey, l’assessore al Comune di Napoli Carlo Puca in rappresentanza di Progetto civico Italia di Alessandro Onorato (sì, è lo stesso Puca che faceva l’autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana), e molti altri ancora. «Paglia sembra chiamato con il ruolo di paciere, viste le diverse anime centriste che sono state chiamate a partecipare», dicono alcuni ex democristiani. Seguirà tutto, a distanza, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Portavoce in scadenza

Tutti a cercare un posto di lavoro. Un posto fisso, non legato alle follie della politica che dura una legislatura e poi ti lascia a casa. Tra i portavoce e i collaboratori dei ministri del governo di Giorgia Meloni è partita la caccia alla poltrona in una società pubblica, una partecipata, o alla Rai: i mesi passano, la scadenza elettorale si avvicina, l’incarico “di fiducia” è a tempo. «Metti che vincono gli altri» è la frase che si sente di più tra chi lavora nei dicasteri. E allora via alla ricerca delle caselle vuote, comprese quelle “da moltiplicare” (della serie, «lì non ci sono vicedirettori, almeno uno va creato»): l’attività è frenetica, ogni passaggio da una casella all’altra in questi giorni viene visto con terrore e, nello stesso tempo, gioia («hai visto che Marco Ludovico è andato all’agenzia per la cybersicurezza nazionale e lascia libero il posto di capo della comunicazione in Anas?»), i telefoni cellulari risultano operativi a ogni ora della notte. Sì, è l’ultima estate prima delle elezioni…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno

L’adesione di Luca Bernardo a Futuro Nazionale fa rumore. E per più di un motivo. In Forza Italia ha iniziato di nuovo a lampeggiare la spia d’allarme: Antonio Tajani, spifferano i maligni, «non riesce a controllare cosa accade fuori Roma e il Lazio, figuriamoci a Milano e in Lombardia dove ha pochissimi amici». Chissà cosa ne pensa la famiglia Berlusconi… Ma i problemi non solo solo interni a Forza Italia. Con l’ingresso del capogruppo azzurro in Consiglio comunale ed ex candidato sindaco (a dirla tutta si era pure riproposto per il dopo Sala senza successo), Roberto Vannacci ha piantato la sua bandierina anche a Palazzo Marino, dopo aver arruolato al Pirellone i consiglieri Pietro Macconi (da FdI) e Luca Daniel Ferrazzi (eletto con la lista a sostegno di Letizia Moratti e poi passato al Misto).

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Pietro Macconi, Robeerto Vannacci e Luca Ferrazi (Imagoeconomica).

Sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere Bernardo al salto. Della falange futurista lombarda fanno poi parte Massimiliano ‘Max’ Bastoni, ex leghista (ai tempi del Carroccio coniò lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”) ed ex forzista, la consigliera comunale di Bresso Cheyenne Pagano e il padre Mario sempre da FI, oltre naturalmente a Laura Ravetto, cuneese ma eletta con la Lega nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Massimiliano Bastoni (Imagoeconomica).

Vannacci nella sua incursione lombarda può inoltre contare sull’aiuto del “barone nero” Roberto Longhi Lavarini. Ora il generale in pensione, a cui (per ora) Giorgia Meloni ha chiuso le porte della coalizione, può prepararsi per le Comunali a Milano e come front runner potrebbe rispolverare Bernardo, anche se si fanno i nomi pure di Paolo Del Debbio, del professore di diritto Nicolò Zanon, dell’avvocato Alessandro Munari, dell’ex comandante dei carabinieri Carmelo Burgio e dell’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini. Ma l’uscita di Bernardo fa rizzare le antenne anche per un altro motivo: il pediatra, fatta eccezione per lo scivolone della pistola portata al lavoro, sembra tutto fuorché un estremista di destra, quella «feccia», fatta di «figli di nessuno» di cui il generalissimo va orgoglioso. Siamo al tramonto della fase sansepolcrina?

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Luca Bernardo, Luca Ferrazzi e in video collegamento Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gualtieri si fa la sua “Sport e Salute”

Alla fine non ha saputo resistere: come regalo di compleanno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto un’altra partecipata comunale, Roma Sport Spa. La nuova struttura controllerà e gestirà le aree dedicate allo sport, in primo luogo l’ippodromo di Capannelle. Sarà l’ennesimo carrozzone comunale, come teme qualcuno, o servirà davvero per promuovere l’attività sportiva tra i romani? E non rischia di essere un duplicato di Sport e Salute, che di tutti questi temi se ne occupa a livello nazionale? Intanto ci saranno nuovi uffici, un nuovo consiglio d’amministrazione, dipendenti, auto, spese varie…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

I maligni dicono che ne dimostra di più. Ma intanto a Roma sono stati festeggiati i 60 anni, tondi tondi, di Roberto Gualtieri, il sindaco della Capitale, che da tempo sfoggia sorrisi a tutta bocca. Lui scherza: «Ho preso confidenza con il mestiere». Un’affermazione che lo lancia direttamente nella campagna elettorale per le Comunali del 2027. La sua agenda sembra non terminare mai, anche in pieno luglio: al mattino una conferenza stampa per presentare il nuovo bando per la refezione scolastica, nell’Esedra del Marco Aurelio, nei Musei Capitolini, per poi tornare in ufficio. Quindi, nel pomeriggio, in uno dei luoghi più caldi di Roma, al Gazometro in via Ostiense, ecco Gualtieri che partecipa alla giornata conclusiva del Dock Startup Lab 2026, “academy per founder di startup”, con la presentazione dei 10 team più promettenti e innovativi emersi tra 150 talenti selezionati da oltre 60 università e centri di ricerca. In realtà al sindaco interessano ben altri profili promettenti: quelli adatti al nuovo volto del Pd romano.

Il nuovo capogruppo che ha battuto diversi candidati

Tra riunioni, telefonate, incontri quando il sole è già calato, Giovanni Zannola è stato indicato come nuovo capogruppo in Campidoglio, in sostituzione dell’uscente Valeria Baglio, diventata nel frattempo la nuova assessora alle Attività produttive. I candidati erano numerosi: Riccardo Corbucci, Antonella Melito, Andrea Alemanni (quello che in Campidoglio vanta il soprannome di “mister Beautiful”), Giammarco Palmieri. Alla fine l’ha spuntata Zannola, presidente della commissione Mobilità, laureato in psicologia dell’educazione e dello sviluppo, nato a Ostia (che è lo stesso territorio del pluriassessore Alessandro Onorato) dove è cresciuto come militante politico nella Sinistra giovanile, di cui è stato anche segretario.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

Nel Pd a Roma c’è preoccupazione perché «mancano le donne», e in tempi di quote rosa e parità di genere l’argomento è serio: la partecipazione alla politica da questa parte è scarsa, «perché nella Capitale tutte quelle che fanno carriera militano a destra, anche per merito di Giorgia Meloni». E in effetti la squadra di Gualtieri è formata, a maggioranza assoluta, da uomini: lui dice che «sta studiando il tema», ma dimentica che il suo problema principale è un altro, e lo notano nello stesso Pd. E cioè «che piace ai poteri forti ma meno ai cittadini».

Piste ciclabili e lavori in corso, quanti grattacapi

I problemi quotidiani infatti non mancano, a partire dalle piste ciclabili ai Parioli e sull’Appia Antica, che hanno azzerato il consenso della gauche caviar. Per non parlare del dissesto del trasporto pubblico, con autobus introvabili (spesso appaiono attese da 40 minuti, e non in periferia ma a due passi dal centro) e fermate della metropolitana come Lepanto, proprio quella accanto al tribunale civile, chiuse per lavori. Senza dimenticare i danni provocati dai cantieri, come la tubatura dell’acqua bucata facendo gli scavi in viale Mazzini, a due passi dalla Corte dei Conti. Tutti questi guai fanno la felicità del forzista Simone Baldelli, che imita ogni giorno sui social Gualtieri, con tanto di caschetto in testa.

«Il mio desiderio è rivoluzionare Roma», dice Gualtieri, e guardando il “bombardamento” cantieristico, con piazza Venezia invasa dai silos di Webuild per costruire la metropolitana (fino a quando resteranno lì? 2034?) con il conseguente blocco del traffico per riuscire a sorpassare l’area, ci è già riuscito. Aver occupato la poltrona di ministro del Tesoro è stata un’esperienza utile per Gualtieri, che in quel periodo ha conosciuto i big dell’economia e della finanza, senza dimenticare i contatti che erano stati creati da europarlamentare, voluto da Massimo D’Alema.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
Roberto Gualtieri e Massimo D’Alema (foto Imagoeconomica).

«Non è uno che ha fatto zig zag tra le correnti del partito, perché Gualtieri è un gualtieriano», dice, ridendo, un vecchio esponente della sinistra romana, che ricorda il sindaco per la sua professione, quella di storico, con tanto di pennacchio accademico, che poi gli servì per “entrare nel giro” della fondazione dedicata ad Antonio Gramsci, cara a D’Alema e soprattutto alla moglie Linda Giuva.

«Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma»

Poi non si poteva fare a meno di mettersi in fila davanti a Goffredo Bettini, a stare al tavolo con Nicola Zingaretti, e con tutto quel “corpaccione” della sinistra romana che ha saputo, con un anticipo di molti anni rispetto alla scena nazionale, dare vita a quel campo largo che oggi appare un’impresa disperata, per le elezioni politiche 2027. «Ho un mix di energia e di esperienza. Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma», sentenzia Gualtieri. In fondo è ancora giovane, non dia retta ai maligni. Anche perché, secondo una militante, se sembra più vecchio «è solo colpa della calvizie, perché se Roberto avesse i capelli sarebbe quasi un ragazzo». Forse il volto giovane e nuovo del Pd è già lui.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Il ministro della Difesa Guido Crosetto blinda il palazzo della Marina. L’edificio storico situato a Roma, al Flaminio, è oggetto di interventi per renderlo inespugnabile: una specie di trincea è stata scavata per accedere al parcheggio, sul modello dell’ambasciata americana di via Veneto, piazzando sistemi per bloccare le auto e identificarle. Fino a oggi si vedevano solo garitte blindate, ma le ruspe e gli addetti stanno intervenendo per creare un “limite militare” che selezionerà ancora di più gli accessi. E pensare che quell’area di 1.700 metri quadrati era stata ceduta a titolo gratuito alla Marina, dividendo il consiglio del secondo Municipio di Roma. A suo tempo uno dei più battaglieri consiglieri contrari all’iniziativa era stato Luca Sappino, del gruppo Sinistra l’Arcobaleno, oggi conosciuto dal pubblico come giornalista a La7, nella trasmissione Tagadà: Sappino tuonava, dicendo che «il parcheggio deve tornare alla città perché, al contrario di quel che può sembrare, rappresenta proprio l’idea di città alternativa. Il Flaminio è la miniatura di una città che trova il giusto equilibrio tra trasporto pubblico e trasporto privato: con l’ampia rete tranviaria, con la fermata della metro, con i capolinea degli autobus e la pista ciclabile, rappresenta un felice esempio di città vivibile dotata di una corretta mobilità. Il secondo Municipio ha concesso l’area a titolo gratuito. Nessuna contropartita economica ripagherà la comunità di quanto sarà perso». Vediamo se Sappino intervisterà Crosetto sul tema del parcheggio blindato…

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Casimirri e il Nicaragua in guerra con il Vaticano

Il Nicaragua è in guerra con il Vaticano, e alla fine chi ci rimetterà è Alessio Casimirri, ex componente delle Brigate rosse. È una storia complessa quella dell’ex cittadino vaticano, coinvolto anche nel caso Moro, fuggito dall’Italia e protagonista della guerriglia sandinista contro i Contras, con tanto di cittadinanza nicaraguense ottenuta. Alessio è il figlio di uno dei più potenti capi della sala stampa della Santa Sede, Luciano Casimirri, storico funzionario vaticano, che ha lavorato a stretto contatto con tre pontefici, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, nel settore della comunicazione. Una famiglia con rapporti di altissimo livello in tutto il mondo: Alessio Casimirri, classe 1951, è stato al centro di una richiesta di estradizione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani sta spingendo, ma che si scontra con una situazione incandescente in Nicaragua. Lì, a Managua, è in corso una lotta spietata del governo contro la Chiesa cattolica, con sacerdoti e suore oggetto di arresti ed espulsioni, e il Vaticano da ormai tre anni non ha più un nunzio apostolico. Ora che in Vaticano c’è un pontefice americano come papa Leone XIV, l’ostilità è aumentata, tanto da vietare persino le processioni religiose. Ma Casimirri, in qualità di guerrigliero, non ha nulla da temere grazie ai legami strettissimi con il regime al potere, tanto che il Nicaragua ha rigettato la richiesta di Tajani e interrotto le relazioni diplomatiche con l’Italia. Come andrà a finire? Nella lista del presidente americano Donald Trump, dopo il Venezuela che era in mano a Nicolás Maduro, ora rinchiuso nelle galere statunitensi, pare ci sia proprio il Nicaragua…

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Ricordando Nicolò Amato

Nella giornata di martedì 21 luglio, nella Scuola di formazione e aggiornamento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Falcone, nella romana via di Brava, l’aula magna verrà intitolata alla memoria di Nicolò Amato, già direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena e capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, a cinque anni dalla sua scomparsa. Sono attesi gli interventi del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, di Giuseppe Amato, procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, a nome della famiglia dello scomparso, e del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

L’estate di Allevi

Si comincia il 21 luglio con il Giffoni Film Festival, storico appuntamento estivo, pronto ad accogliere Giovanni Allevi, compositore, filosofo, scrittore e direttore d’orchestra, «in un confronto dedicato ai temi della creatività, della fragilità, del coraggio e della forza trasformativa dell’arte». Tema “Le cose impossibili”. Ma Allevi, tornato in pista dopo problemi di salute, ossia il mieloma multiplo, non si fermerà a Giffoni: il 13 settembre sarà protagonista ad Assisi, nella Basilica Superiore di San Francesco, accompagnato dagli archi dell’Orchestra sinfonica italiana, e il 19 settembre porterà il progetto speciale “Musica dall’Anima” nella Reggia di Caserta, in un concerto-evento che intreccia pianoforte, orchestra e riflessioni sul valore della rinascita e della speranza.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Giovanni Allevi (foto Ansa).

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno

Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).

Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero

Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).

Casagit-Gemelli, accordo in alto mare

Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno

«Giornalista e sceneggiatore», recita la biografia di Stefano Cappellini su Internet, cui ora dovrà aggiungere anche direttore ad interim di Repubblica, chiamato a raccogliere l’eredità di Mario Orfeo in una fase tutt’altro che tranquilla per il quotidiano. 

Un battesimo propizio per il neo-direttore

Il battesimo, però, non poteva essere più propizio. Proprio nelle ore del suo insediamento, il governo Meloni è riuscito nell’impresa di auto-affondarsi su un emendamento della riforma elettorale, bocciato dai franchi tiratori della stessa maggioranza. Una delle più clamorose cappellate parlamentari degli ultimi tempi, con Palazzo Chigi costretto ad aprire immediatamente la caccia ai dissidenti. Per un direttore appena arrivato, un’apertura di giornale confezionata praticamente da sola e nel solco della linea che Repubblica vuole perseguire. Del resto Cappellini non ha mai nascosto le proprie posizioni, né è mancato negli anni alle trasmissioni di Nicola Porro su Mediaset nel ruolo dell’interlocutore più severo con il centrodestra. Ora avrà modo di esercitare quello stesso spirito critico dalla plancia di comando del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Sempre che la permanenza sia destinata a durare, ma su questo Theodore Kyriakou non lascia trapelare nulla.

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Elly Schlein con Stefano Cappellini (Ansa).

I piani dell’editore per il nuovo corso di Repubblica

Martedì l’editore greco, parlando alla redazione, si è limitato a un intervento di circostanza, il classico discorso istituzionale che accompagna ogni cambio al vertice. Molto più esplicita è stata invece l’amministratrice delegata Mjria Cartia d’Asero, che ha rivendicato la necessità di un ricambio del management sostenendo che chi oggi occupa certe posizioni non possiede più i requisiti richiesti dal nuovo corso. E, nello stesso intervento, ha annunciato l’arrivo di Veronica Diquattro, ex ad di Dazn, alla guida del digitale, descritta come una «manager bionda con gli occhi azzurri». Cosa che forse avrebbe fatto sorridere qualche cronista degli Anni 50, ma che difficilmente sarà stata accolta con entusiasmo dalla diretta interessata. Il clima, insomma, è quello del grande rimescolamento.  

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Mjria Carta d’Asero (Imagoeconomica).

Intanto Monica Giandotti presenta il libro di De Luca jr

E a fare da perfetto contrappunto arriva anche un appuntamento romano che sembra raccontare, in miniatura, le geometrie del potere. Alla libreria Mondadori della Galleria Alberto Sordi viene presentato il libro di Piero De LucaL’idea di Europa e il suo destino. Sul palco, insieme all’autore, Pier Ferdinando Casini, Paolo Gentiloni e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. A moderare l’incontro è Monica Giandotti, giornalista Rai approdata a Rai 2 dopo gli anni trascorsi a Rai 3, nonché moglie del nuovo direttore di Repubblica. Insomma, primo giorno da direttore e Cappellini si ritrova già al centro di un emblematico incrocio della politica romana: un governo che inciampa da solo, un’azienda che cambia pelle e un salotto romano dove il potere continua a riconoscersi a colpo d’occhio. 

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Monica Giandotti.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

A Roma i ristoranti hanno sostituito le sezioni di partito di una volta: le riunioni per decidere le strategie elettorali si svolgono tra un piatto di branzino su crema di patate e il classico sauté di cozze e vongole, per evocare un “re del pesce” come Valter Lavitola, impegnato a scegliere il futuro leader del campo largo. Ecco così che nel pieno dei commenti sul caso Ranucci spunta un appuntamento voluto da un finissimo politico, il kingmaker della sinistra romana, il nobile nato nel Pci che ha deciso di consegnare le sue fortune familiari e personali per creare la fortezza capitolina del Partito democratico, un monolite che solo Gianni Alemanno riuscì a disintegrare: Goffredo Bettini.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

Anche in questo caso, un ristorante: a Vigna Pia, distante dal centro tradizionale, e si chiama “La carovana”. Un nome che sembra scelto apposta per rendere l’idea di un gruppo indisciplinato, composto da profili diversi, e che a molti fa venire in mente L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, con gente raccattata in giro. Ma chi ci sarà con Bettini nella serata del 27 luglio, a Roma, quando ormai si saprà tutto della nuova legge elettorale?

Presente il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana

Alla sua destra apparirà Claudio Mancini, «il vero sindaco di Roma», «l’uomo senza il quale Roberto Gualtieri non saprebbe nemmeno accendere la luce della sua stanza in Campidoglio» (la battuta è di un dirigente del Comune, che ovviamente ha preteso l’anonimato per tutta la vita), «il general contractor che stipula accordi con l’opposizione», insomma il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana, e che è parlamentare del Pd.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

La candidata giusta per la Cultura?

Non solo per una questione di quote rosa, sarà presente al tavolo dei relatori anche Laura Delli Colli, storica presidente del sindacato dei critici cinematografici italiani, erede della dinastia Delli Colli che ha segnato con altissima professionalità la qualità del grande cinema (Tonino Delli Colli è stato un gigante come direttore della fotografia dei massimi registi mondiali). Già, perché nelle segrete stanze romane si parla di Laura Delli Colli come potenziale futura ministra della Cultura nel caso di una vittoria “de sinistra” alle Politiche 2027, oppure, male che vada, come assessora alla Cultura del Comune di Roma, in caso di (probabile) conferma di Gualtieri alle Amministrative.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Laura Delli Colli (foto Imagoeconomica).

«Non è faziosa, è molto intelligente, conosce come pochi altri il settore dello spettacolo. Pensate che compra i vestiti all’Ovs di corso Francia», così la raccontano i suoi amici più stretti. La classica “risorsa” da spendere sul mercato della politica che può venire in mente solo a Bettini, il quale già la convinse a diventare presidente della Fondazione Cinema per Roma, con l’unanimità del collegio dei soci fondatori composto da Roma Capitale, Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, Fondazione Musica per Roma, Istituto Luce Cinecittà – Mibac (regnante, al ministero, Dario Franceschini).

L’occasione: il primo numero su carta di Rinascita

Ma qual è il motivo di questa singolare convocazione? La pubblicazione del primo numero su carta (altra vecchia passione bettiniana) di Rinascita, che Goffredo ha voluto riportare in vita per creare un dibattito all’interno (e non solo) della sinistra. Saranno ovviamente ben accette le presenze dei vari Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e compagnia, magari pure Francesco Rutelli, ma la scena avrà un protagonista assoluto, Goffredo Bettini da Jesi, con tutta la sua cultura, la sua immaginazione, quella sapienza distillata nei secoli e che è visibile nell’enorme archivio gentilizio di famiglia depositato presso la Biblioteca Comunale Planettiana della città marchigiana.

Si parlerà di sinistra: voti, interessi, energie…

E quando parla Bettini, Roma si ferma per comprendere quale sarà il futuro della città: dalle sue parole si capirà quali sono le prospettive della sinistra, la sua capacità di attrarre voti, interessi, energie, oltre che di mobilitare il mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo «per la causa del bene comune, per creare una nuova società, per accompagnare i giovani verso un futuro di ideali e di speranze», per usare una terminologia bettiniana. E dopo la cena del 27 luglio non si potrà certo andare in vacanza, perché comincia la campagna elettorale: senz’altro quella comunale, per quella nazionale chissà…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Nessuno se l’aspettava: il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana che attacca il “suo” ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. E lo fa per ragioni tecniche, denunciando con i numeri le poche risorse umane dedicate alla sicurezza che per decisione del Viminale arriveranno nella sua regione: «Politicamente è un segno ulteriore di sottovalutazione delle necessità del Nord produttivo, della Lombardia, di Milano: l’assegnazione del 6 per cento dei nuovi agenti a una regione che rappresenta il 17 per cento della popolazione e il 23 per cento del Pil appare penalizzante e rischia di non rispondere alle crescenti richieste di sicurezza di un territorio così nevralgico per il Paese. Questa scelta riflette una logica che non sa leggere il territorio». Piantedosi, che si fa notare nelle sue visite a Benevento e nel sud del Lazio, a Fondi, ormai è nel mirino della Lega del nord, dove si deve anche cercare un posto alternativo per Matteo Salvini, dato che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è solo una “grana” che certo non porta popolarità, ma solo gli improperi dei viaggiatori. «Al Viminale mai più un cosiddetto tecnico, ci deve essere un politico», ripetono, uno dopo l’altro, i comandanti leghisti che vogliono evitare il tracollo del partito, specie adesso che il generale Roberto Vannacci si rafforza con la sua campagna sulla sicurezza. E uno come Fontana, quando parla, non può non essere ascoltato, specie se vuole coltivare l’idea di “scalare” la Lega e trovare un posto a Salvini, al Viminale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Attilio Fontana con Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

L’appoggio leghista a Buttafuoco: fibrillazioni alla Cultura

Ennesima divisione all’interno del ministero della Cultura, per colpa di Pietrangelo Buttafuoco: dopo che l’Europa ha sanzionato la Biennale di Venezia per la partecipazione russa alla kermesse, tagliando il finanziamento già concesso e pari a 2 milioni di euro, ecco che l’intellettuale siculo ha trovato la sponda di due partiti, i pentastellati e i leghisti. Ma se i primi sono all’opposizione, i secondi si trovano nella maggioranza governativa, e per di più con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni proprio nel dicastero di via del Collegio Romano. Giusto per creare un altro problema al ministro Alessandro Giuli. Queste le parole di Borgonzoni: «Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles». La sottosegretaria ha trovato anche come alleato Luca Zaia, l’ex governatore della Regione Veneto, oltre al capogruppo dei cinque stelle al Senato, Luca Pirondini. Che è uno dei più battaglieri oppositori di Giuli…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Federcasse copia l’Abi

Si sa, a Roma le sedi per ospitare gli eventi non sono tantissime quando è previsto l’afflusso di tanti partecipanti. Occorre fare un’analisi dei costi e dei benefici, con frasi ripetute all’infinito come «no, la Nuvola di Fuksas no, è troppo cara», oppure, «sì, quel centro congressi andrebbe bene, ma è troppo lontano». E allora che si fa? Si va nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria, all’Eur, ma meglio di giorno, perché al calar delle tenebre la zona pullula di presenze poco raccomandabili. Quindi, mercoledì 15 luglio, ecco che arriva l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, con il presidente Antonio Patuelli, per la classica assemblea dove partecipano il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Due giorni dopo, il 17 luglio, stessa sede per “Generare futuri. 135 anni della Rerum Novarum, 80 anni di Repubblica, 10 anni dalla Riforma delle Bcc”, ossia il titolo al centro dell’assemblea annuale di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen. Qui non ci sarà Panetta, ma la “Lectio Cooperativa 2026” verrà affidata a Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea e presidente della Task Force di alto livello dell’Eurosistema per l’euro digitale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Quelle pellicce di Fendi che non piacciono: Mazzantini nel mirino

I problemi alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea (Gnamc) di Roma non mancano mai: le proteste dei dipendenti contro la direttrice Renata Cristina Mazzantini, innanzitutto, e poi le mostre che fanno discutere. L’ultima è quella di Fendi, con annessa sfilata: per evocare la storia del brand è stata riproposta un’esposizione di una quarantina d’anni fa, dove protagoniste erano anche le pellicce della casa di moda. Pellicce che, se una volta venivano elogiate da quasi tutto il pubblico, ora sono viste come nemiche della sostenibilità: così, ecco che alcune reti televisive non hanno potuto parlare della mostra perché «la policy aziendale non lo permette», per il sostegno alle cause animaliste e per non avere noie con i movimenti green. Qualcuno evoca interrogazioni parlamentari per denunciare la presenza delle pellicce. Fatto sta che l’evento modaiolo non ha permesso di valorizzare il restauro di un giardino della galleria, anche perché tutti erano impegnati a passeggiare con calici di champagne tra le mani…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Alessandro Giuli e Renata Cristina Mazzantini (foto Imagoeconomica).

De Niro a Roma, tra film e alberghi

Robert De Niro nella Capitale. Lunedì 13 luglio l’attore è presente per gustarsi la versione restaurata di Novecento di Bernardo Bertolucci, nel 50esimo anniversario del film, uscito nel 1976. A dialogare con De Niro – che di Novecento è protagonista, nei panni del possidente terriero Alfredo Berlinghieri, assieme a Gérard Depardieu, che interpreta invece il contadino Olmo Dalcò – sono stati chiamati Antonio Monda e Valerio Carocci. Ma De Niro deve anche controllare il “suo” albergo di via Veneto, Nobu Hotel, di cui è socio proprietario, e valutare le prossime mosse.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Robert De Niro (Ansa).

Persol, quanti occhiali al premio Strega…

Se a Roma vedete un “vip” con dei nuovi occhiali da sole griffati Persol, li ha presi alla cena del premio Strega. Sì, perché in occasione dell’evento mondan-letterario che si è svolto in Campidoglio, nel desco riservato ai personaggioni capitolini al tavolo c’erano degli oggetti, ossia appunto gli occhiali da sole Persol e le agendine Pineider. Ovviamente sono spariti tutti i “gift”, con approcci leggendari per dissimulare la “presa di possesso”, come quella signora che ha utilizzato tovagliolo per occultare all’interno gli occhiali e riporli lentamente nella borsa. Sui siti delle vendite online si trova qualcosa, comunque, di quella razzia “culturale”…

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Al momento è solo una scommessa, una suggestione che ritorna, uno scenario da fantapolitica. Ma per le due sorelle Meloni può essere una soluzione politicamente furba. Se da un lato Giorgia vuole concludere la legislatura da presidente del Consiglio, battendo il record da Guinness dei Primati e poi ricandidarsi alle elezioni politiche del 2027, alleati permettendo, dall’altro c’è anche la sorella Arianna che ha un suo ruolo. Oltre a guidare il partito (ma tutti rimpiangono Francesco Lollobrigida, «che come ministro non sarà ricordato negli annali, ma in via della Scrofa metteva tutti in riga», spifferano quelli di Fratelli d’Italia) coltiva ambizioni politiche. E deve condividerle con la sorella Giorgia. Qui esce con tutta la sua virulenza “il problema Roma”.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Il solito Rampelli e il disturbo di Vannacci

Mentre a sinistra, anzi nel campo largo, è già pronto il candidato al Campidoglio, ossia il sindaco uscente Roberto Gualtieri, ringalluzzito dal successo sui social (fuori dalla Capitale, però, perché quei video in città non piacciono per niente) e dai miliardi per la città elargiti dal governo Meloni, a destra ancora non esiste uno straccio di nome in campo. A parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera dei deputati che corre (come sempre) una partita tutta sua, ora c’è pure l’incubo della discesa in campo del generale Roberto Vannacci con il suo partito Futuro nazionale, che potrebbe anche schierare come candidato sindaco l’ex inquilino del Campidoglio Gianni Alemanno, innanzitutto con l’obiettivo di contare le forze nella città e fare uno sgambetto alla destra. Insomma, alla fine Vannacci potrebbe essere il migliore alleato di Gualtieri, una sorta di “campo largo aggiunto” pur facendo parte di uno schieramento situato politicamente dall’altra parte.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (foto Imagoeconomica).

L’elemento chiave: election day sì o no?

In mancanza di candidati, veniamo dunque all’idea: Arianna Meloni candidata sindaca di Roma. Mediaticamente porterebbe un vantaggio: un raddoppio della presenza politica del “brand Meloni”, a livello locale e nazionale, che darebbe vita a un bombardamento comunicazionale, dicono gli esperti, con la moltiplicazione meloniana. E forse proprio per questo Giorgia non vuole l’election day per le Comunali e le Politiche, un tema che scalda il Quirinale dato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella preferisce evitare spese inutili, facendo notare che due appuntamenti elettorali a breve distanza rappresenterebbero uno spreco di denaro pubblico. Separare le urne, facendo votare una volta per le Politiche e un’altra per le Comunali, consentirebbe però a Meloni di scindere le due campagne elettorali e testare la forza del partito a livello locale, specie nel caso di una candidatura della sorella Arianna a Roma.

Gualtieri rafforzato dall’asse con Caltagirone

Tra i tanti problemi che la Capitale porta in evidenza, oltre all’amministrazione capitolina, c’è anche il comportamento editoriale del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che con Il Messaggero ogni giorno elogia la gestione Gualtieri. Prendiamo come esempio le pagine di giovedì 9 luglio della cronaca romana del quotidiano di via del Tritone. Apertura su una “non notizia”, cioè la ridefinizione delle aree e dei quartieri di Roma che ora sono diventati addirittura 332. «Stilata con metodi scientifici», si legge, la «pianta della Capitale non veniva redatta dal 1961, quando furono individuate 165 aree urbane»: per un costruttore è un argomento vitale, per il lettore normale forse no.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Seguitiamo: “Atac, terzo bilancio positivo”, dove si sottolinea che per l’azienda municipalizzata è «un bilancio tutto con il segno più», «conti ancora in ordine», con un elenco di elogi che non finisce mai. Sotto, “Rifiuti, via libera al piano, la Tari ritoccata del 5 per cento” con la spiegazione benevola di «rialzi dovuti ma limitati». Se una volta ogni rincaro veniva bacchettato senza pietà dal Messaggero, ora viene giustificato scrivendo di un prossimo «potenziamento dei servizi sul territorio senza precedenti», con l’impegno del Campidoglio a «contenere al minimo l’incremento della tariffa Tari». Nessuna voce dissonante, solo l’azienda cara a Gualtieri che parla e minimizza l’aumento.

Stesso trattamento di favore per il governatore Rocca

Analogo trattamento lo ha la Regione Lazio di Francesco Rocca, con articoli sulle imprese regionali che «investono sempre di più» con una fotona del governatore, e in un’altra pagina la nascita del Garante per i diritti per gli anziani del Lazio. In questo panorama, il patto siglato tra Caltagirone e Gualtieri a Villa Miani, nel corso di un lungo pomeriggio romano, sembra non concedere spazi a un candidato alternativo della destra.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La tentazione di lanciare Arianna resta comunque forte. Evitando l’election day, se arrivasse prima l’appuntamento con le Politiche, il piano potrebbe portare le due sorelle in parlamento, una alla Camera e l’altra al Senato, e da senatrice Arianna farebbe con grande serenità la sua campagna elettorale per il Campidoglio. Una sorta di paracadute, nel caso l’avventura non andasse in porto: una poltrona a Palazzo Madama, comunque, ci sarebbe.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno

Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…

Per questi Mari

Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei

È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».

Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole

Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).

Potere al popolo trionferà

A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno

A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Michele Vietti (Imagoeconomica).

La geopolitica di Cairo

Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Ariecco il Meeting di Rimini

Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno

“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Zara per le cravatte

Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?

Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump

E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
George Clooney (Ansa).

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno

Renato Brunetta, si sa, produce vini nella periferia della Capitale, nella sua tenuta agricola Capizucchi, situata a sud di Roma nell’Agro Romano, vicino al santuario del Divino Amore. E le sue bottiglie godono anche di buona reputazione. Fatto sta che mercoledì 8 luglio, l’assemblea generale dell’Unione Italiana Vini si svolgerà nella sede del Cnel, presieduto proprio da Brunetta. Sarà lui ad aprire i lavori della sessione pubblica “Oltre l’Atlantico: l’Europa ridisegna i propri confini. Sfide e opportunità per il vino italiano”. Immancabili poi i saluti istituzionali del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del collega al Made in Italy Adolfo Urso. E qualche maligno già ci vede l’ombra di un conflitto d’interessi. Cin cin.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta (Imagoeconomica).

Salvini inaugura il cantiere

Matteo Salvini se ne va in giro a inaugurare cantieri: lunedì è stata la volta del “campo base” di Ghislarengo, al confine tra le province di Novara e Vercelli, dove il ministro per le Infrastrutture insieme con il collega all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dato il via ai lavori del tratto della Pedemontana Piemontese tra Ghemme e Masserano. La visita del segretario leghista arriva dopo quella del capogruppo FdI alla Camera, Giangaleazzo Bignami, con cui il partito di Giorgia Meloni ha cercato di “scippare” alla Lega la paternità dello sblocco definitivo dell’opera. L’investimento complessivo ammonta a quasi 400 milioni di euro. L’infrastruttura permetterà di connettere direttamente il casello di Ghemme sull’autostrada A26 con Masserano, punto di partenza della superstrada per Biella e prevede la realizzazione di circa 15 chilometri di nuovo tracciato stradale con quattro svincoli strategici pensati per migliorare i collegamenti.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Matteo Salvini all’inaugurazione della Pedemontana Piemontese (dalle story su Instagram)

A Roma da Panetta c’è Isabel Schnabel

Giornate campali alla Banca d’Italia, quelle di lunedì e martedì. Presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi a via Nazionale, si tiene la conferenza del Network ChaMP – Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World. Presente Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo della Bce, con il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta per discutere la trasmissione della politica monetaria.

Il Cnel di Brunetta ospita i produttori di vini e le altre pillole del giorno
Isabel Schnabel (Imagoeconomica).

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

I Tavernicoli: sono i presenzialisti di Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore degli Stati Uniti. In questa edizione del 2026, tra i Tavernicoli mancano, per una volta, Giorgia Meloni (al suo posto c’è Arianna) e Giuseppe Conte. In compenso, ecco Rocco Casalino con augusta genitrice. Quindi la pattuglia della sicurezza: Gianni De Gennaro, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Guido Crosetto, Carlo Nordio. Non poteva mancare Marco Tronchetti Provera che ha messo ko la compagine cinese presente nella Pirelli, per la gioia di Washington. In “quota generale Vannacci” si presenta Laura Ravetto. Gli hamburger, sussurrano i presenti, sono duri come la suola di una scarpa. Per la delusione di Matteo Salvini, che al profumo della carne non capisce più niente (a proposito, sembra che Tilman Fertitta proprio non riesca a pronunciare il suo nome, storpiato in “Mario”). Matteo Renzi si muove come se fosse il padrone di casa. Al posto di Elly Schlein si presenta Francesco Boccia, ma non è la stessa cosa. Alfredo Mantovano sembra appena uscito da un frigorifero, e circola senza apparente fatica in giacca e cravatta. Francesco Lollobrigida tiene fede al suo compito e da ministro dell’Agricoltura gira con un piatto in mano per testare le pietanze. C’è pure Simona Agnes. Sipario…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

Magistrati in riunione nel weekend

Occhio: nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio, a Roma, nella Corte di Cassazione, è in programma il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. I temi da discutere sono numerosi, e tutti di grande interesse (per il governo).

Addio a Giovanni Verusio, quanti aneddoti su quei salotti romani…

Se n’è andato Giovanni Verusio. Sul Corriere della sera di venerdì sono apparsi i necrologi per la morte di uno dei più famosi avvocati italiani: era nato il 27 ottobre 1932 ed era iscritto all’albo dal 1957. Nonostante la sua conclamata abilità professionale, la notorietà del cognome era legata a quel salotto romano che era animato dalla moglie Sandra, deceduta nel 2018: era il quartier generale della sinistra, con Massimo D’Alema protagonista. Quando un esponente “rosso” percorreva di sera via dei Coronari, la destinazione poteva essere solo una: l’attico dove a San Salvatore in Lauro potevi trovare Giovanni Sartori, Fausto Bertinotti e Carlo Azeglio Ciampi, quando non era ancora diventato presidente della Repubblica. Il soprannome di Sandra era «la compagna»: lei si arrabbiò in grande stile solo una volta, quando venne a sapere di una cena voluta da Maria Angiolillo per Piero Fassino. Per l’allora sindaco di Torino «fu l’inizio della fine», spiffera una storica frequentatrice del salotto Verusio. L’avvocato aveva clienti di altissimo livello, oltre a rapporti strettissimi con la famiglia Kennedy: quando Pietro Barilla ricomprò l’azienda dagli americani di Grace, il legale della proprietà Usa era Verusio. Il funerale è previsto per la mattina del 4 luglio nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, in via Appia Antica.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

A Roma bus elettrici già vecchi, viva la burocrazia

I modelli full-electric dei nuovi bus romani hanno problemi: il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, si è lamentato pubblicamente dei mezzi a disposizione, puntando il dito contro il sistema degli appalti italiani, caratterizzati da una lentezza esasperante. Cosa ha detto Aielli? Che i mezzi elettrici, immatricolati adesso, si riferivano «a un capitolato di quattro anni fa con le conoscenze disponibili allora sul mercato», mentre «siamo venuti a sapere di una società cinese che produce batterie di capacità doppia a parità di volume». Insomma, con gli appalti italiani compri qualcosa che quando lo utilizzi è già obsoleto. Chissà all’authority competente cos’hanno da dire a proposito…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Paolo Aielli, dg di Atac (foto Imagoeconomica).

Il Salemi dell’Avvenire

È stato capo ufficio stampa del ministero del Commercio internazionale, come responsabile dei rapporti con i media italiani ed esteri e della preparazione e della comunicazione delle missioni svolte all’estero per Emma Bonino. Poi ha lavorato per Paolo Romani, il forzista ministro per lo Sviluppo economico. Quindi è stato al servizio del governo Mario Monti e portavoce della vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. Se avete la copia del 3 luglio del quotidiano cattolico Avvenire in prima pagina c’è Giancarlo Salemi, con il titolone “Enti e imprese sociali al centro delle politiche”. Non c’è dubbio: la Chiesa perdona anche il passato, la parabola del Vangelo di Luca con protagonista il figliol prodigo è sempre attuale.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Giancarlo Salemi.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno

Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.

LEGGI ANCHE: Le mire di Lotito sulla Reggina, un’operazione più politica che calcistica

Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…

A Villa Taverna Giorgia Meloni manda Arianna

L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).

Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca

Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).

Colosseo, si ride da morire con Dario Argento

Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.

A Cinevillage c’è Rocco Siffredi

Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Nel caldo africano romano già girano i nomi di una squadra di Giorgia Meloni nell’ipotesi (per adesso ancora remota, ma presto chissà) di un’ascesa al Quirinale. Il posto più ambito è quello ora nelle mani di Giovanni Grasso, cioè la comunicazione: tutti scommettono su un nome, quello di Nicola Porro, dato che è lui ad aver fornito l’assist della dichiarazione meloniana sul tabù del presidente di centrodestra al Colle. Anche se, spifferano i soliti bene informati, «vuoi che un incarico del genere possa sfuggire a uno come Gennaro Sangiuliano? È capace di fare fuoco e fiamme pur di tornare a Roma con un ruolo quirinalizio». Altri puntano su Tommaso Cerno e Daniele Capezzone. La carica di consigliere culturale era perfetta per Pietrangelo Buttafuoco, ma dopo quello che è successo a Venezia con il padiglione della Russia la questione si è fatta più complicata. E anche qui, allora, riappare il nome di Sangiuliano. Consigliere del presidente, dove ora c’è Ugo Zampetti? Alfredo Mantovano. Ma l’elenco è lungo e rimane nell’ambito della fantapolitica. Per ora.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Di Pietro sindaco a Milano? E alla Consob…

Antonio Di Pietro candidato a sindaco di Milano? Se a Matteo Salvini piacerebbe vedere Giuseppe Cruciani al posto di Beppe Sala (anche perché farebbe contento il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, visto che il fratello “Champagne” è uno dei protagonisti della trasmissione radiofonica La zanzara), ecco che nel capoluogo lombardo “tendenza Santanchè” scatta l’operazione Di Pietro. Tonino si era speso tanto nella battaglia referendaria, miseramente persa, e ora qualcuno vuole rimetterlo in campo.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Antonio Di Pietro (Ansa).

Ma la candidatura “vera” in quota Ignazio La Russa è quella per la presidenza della Consob, con Marco Osnato in pole position. Osnato ha sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio. E, come si dice a Roma, «la Consob vale più di tre ministeri».

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).

Donnarumma non c’è, presenzia Inchingolo

Stefano Antonio Donnarumma nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario di Fs ha lasciato il suo posto: e allora chi va a presenziare gli eventi? Giuseppe Inchingolo per Fs (dato in ascesa) e Simone Gorini per Trenitalia sono stati chiamati a partecipare da protagonisti, nella mattinata del primo luglio, alla presentazione del nuovo treno Frecciarossa Napoli-Lecce alla FrecciaLounge della stazione di Napoli Centrale. L’evento non finisce a Napoli: altro appuntamento è fissato nel primo pomeriggio al binario 10 della stazione di Bari Centrale, dove è previsto l’arrivo del primo convoglio della nuova tratta. Alla cerimonia presenti sempre Inchingolo in qualità di chief corporate affairs, communication & sustainability officer del Gruppo Fs, e Gorini come direttore Operations Alta Velocità di Trenitalia, insieme con i rappresentanti delle istituzioni locali. Da segnalare, per la gioia del pentastellato Giuseppe Conte e dei pugliesi “del Nord”, la fermata in quel di Foggia.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole

Sal Da Vinci si laurea con Mastella

Sal Da Vinci ora è laureato. Si farà chiamare “dottore” prima di andare in scena, nelle serate estive in giro per l’Italia? In quel di Benevento, alla presenza di Clemente Mastella, al cantante napoletano è stata conferita la laurea honoris causa dal Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento. «Un diploma accademico in canto pop rock», ricevuto davanti alla moglie Paola Pugliese, la sua musa ispiratrice, anche della canzone Per sempre sì che ha permesso a Sal da Vinci di vincere il Festival di Sanremo 2026. Il sindaco di Benevento, Mastella, è stato protagonista dell’evento.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Sal Da Vinci (Ansa).

Suor Smerilli fa carriera anche con papa Leone

Papa Leone XIV ha nominato prefetta del dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale suor Alessandra Smerilli, finora segretaria dello stesso dicastero. La nomina avrà effetto dal primo settembre. Suor Alessandra ha subito ringraziato il cardinale Michael Czerny, attuale prefetto del dicastero, «per la sua visione e dedizione, e per il cammino percorso insieme negli ultimi anni»: la suora abruzzese, nata a Vasto, nel marzo 2021 era stata nominata sottosegretaria da papa Francesco e da agosto 2021 segretaria ad interim dello stesso dicastero e delegata per la Commissione vaticana Covid-19. Ad aprile 2022 Francesco l’aveva nominata segretaria. Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale è stato istituito da Bergoglio il primo gennaio 2017 fondendo insieme quattro precedenti pontifici consigli con il Motu Proprio Humanam Progressionem: insomma, un maxi ministero. Papa Leone XIV ha inoltre nominato pro-prefetto del dicastero il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario, con l’incarico speciale del Centro di Alta Formazione “Laudato si’”, e ha nominato segretario del medesimo dicastero Mons. Jozef Barlaš, finora sotto-segretario.

La squadra di Meloni per il Colle, Di Pietro a Milano e Osnato alla Consob: le pillole
Suor Alessandra Smerilli (foto Imagoeconomica).

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno

Giù la maschera, ora tutti conoscono il tabù di Giorgia. Che poi su questo sito l’indiscrezione era apparsa da più di un anno: parliamo della partita sulla scelta del prossimo capo dello Stato. «Non è detto che non si possa superare questo altro grande tabù e avere un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra», ha detto la leader di Fratelli d’Italia ospite di 10 minuti su Rete 4. Che magari potrebbe entrare nella storia in prima persona: Meloni è nata a Roma il 15 gennaio 1977, e ovviamente si può ambire alla carica di capo dello Stato allo scoccare del 50esimo anno di età. Quindi sia attendere la fine della legislatura sia anticiparne la chiusura ad aprile del 2027 significa comunque vedere la premier già potenzialmente in pista per il Quirinale. I maligni, che non mancano mai, dicono che «quello di Giorgia è stato un test per vedere le reazioni». Già, perché qualcuno ipotizza che qualora Sergio Mattarella decidesse con congruo anticipo di porre fine al suo settennato, che scade nel 2029, scardinerebbe il piano meloniano. E se le elezioni si tenessero in autunno, con un risultato di sostanziale pareggio? L’argomento è degno del mago Otelma, ma di certo il tabù di Giorgia farà ballare tutta l’estate.

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Un fotomontaggio di Meloni e Mattarella in versione Una poltrona per due.

Chi sta alla finestra ed è pronto a intervenire in qualsiasi momento è Matteo Renzi, che essendo nato nel 1975 può guardare con attenzione la situazione e «offrirsi sapendo che una sua salita al Colle permetterebbe di disintegrare il suo movimento, per la gioia di tutta la sinistra, il centro e la destra». Fantapolitica? Può darsi, anche se i contatti giusti a livello mondiale Renzi li ha, come ha dimostrato con l’invito rivolto solo a lui, in Italia, da parte di Barack Obama. E anche in ambito europeo l’ex rottamatore sguazza che è un piacere…

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno

Per Conte il campo largo… non esiste

Nel corso della lunga sfida televisiva di lunedì sera tra Nicola Porro e Giuseppe Conte, durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica concentrata sul tema delle mascherine per il Covid e la gestione commissariale di Domenico Arcuri, l’avvocato del popolo sembra aver seppellito il cosiddetto campo largo. Per Conte «non esiste», e anzi c’è un «campo progressista»: tutto per non mettere in mezzo Matteo Renzi, che ormai fa la parte dell’ospite indesiderato in qualunque compagnia, tanto che l’ex premier pentastellato ha chiesto a bruciapelo a Porro «ma lei si fida di Renzi?», e il conduttore, che era già molto provato dal faccia a faccia, se ne è uscito con un rapido «no». La serata era andata avanti tra un «non rida», «non faccia quelle risatine», «non faccia il fenomeno», «questa è diffamazione», fino a una stretta di mano. Da segnalare che Conte ha elogiato il giornalismo d’inchiesta de La Verità, per poi andare pesante sui quotidiani del gruppo Angelucci, mettendo Porro in serie difficoltà…

Il “regalino” di Giorgetti a Malagò

Come sarà la gestione del calcio nelle mani di Giovanni Malagò? Qualcuno spiffera di un piano per far mandare su tutte le furie l’ex presidente del Coni: se ne parla dalle parti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il tema è sempre quello delle tasse: avendo sotto mano la relazione della Corte dei conti sulla flat tax per i super ricchi è balzato agli occhi un dato molto particolare. La mega agevolazione concessa a chi si trasferiva in Italia, con tanto di residenza nel nostro Paese, ideata per attirare i Paperoni di ogni parte del mondo, alla fine interessa il mondo del calcio. Non a caso era stata battezzata, in origine, legge Ronaldo. I “pedatores”, per usare un termine che era caro a Gianni Brera, rappresentano una vasta fascia dei fortunati, con redditi da lavoro dipendente, gente che ha trasferito la residenza in Italia per motivi professionali perché chiamati dai club del calcio tricolore.

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Giancarlo Giorgetti e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).

In realtà la norma era nata per attrarre i possessori dei grandi patrimoni internazionali, consentendo di pagare un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero. E chi gioca al pallone magari dopo qualche anno se ne va, senza rimanere più in Italia, perché chiamato da un club straniero, rendendo inutile la norma e creando vantaggi solo per le squadre che possono attirare talenti con ingaggi praticamente esentasse per chi gioca sul campo. Oltretutto, a sentire i tecnici, questo “favoritismo fiscale” ha distrutto le scuole per i giovani calciatori italiani, visto che c’è uno straordinario interesse a muoversi su scala internazionale, specie quando ci sono cambi con valute non appartenenti all’area euro. E quale sarebbe l’idea per azzoppare Malagò, appena arrivato a guidare il calcio italiano? Cancellare la flat tax per coloro che sono destinati a fare i lavoratori dipendenti e arrivano dall’estero, e in particolare per gli sportivi. In difesa dello sport italiano. La trovata piacerebbe anche al ministro competente, Andrea Abodi, che ha sempre duellato con Malagò. Non resta che attendere: in effetti, una riforma più sovranista di questa non c’è…

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole

La Stampa sta attirando molti giornalisti. Il nuovo corso della storica testata sabauda sembra favorire la fuga da altri quotidiani famosi, con Antonio Di Rosa alla guida pronto a imbarcare nuovi “neo-torinesi”. Nel gruppo Sae è arrivato Vito Ribaudo, nuovo direttore generale del gruppo di Alberto Leonardis ed ex numero uno delle risorse umane di RcsCorriere della Sera. A Roma si parla molto dell’uscita dal quotidiano Il Messaggero di un big delle pagine dell’economia, Rosario Dimito, pronto dal primo settembre a entrare nel gruppo Sae e a fare contenuti per tutto il digital. Già orfana di Osvaldo De Paolini, che lasciò il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone per approdare a il Giornale e dirigere anche il settimanale Moneta, la redazione economica di via del Tritone ora ha come capo Andrea Bassi, ex di Milano Finanza. Come lo era De Paolini, che era stato il direttore del giornale di via Marco Burigozzo, a Milano. E pure Dimito è un altro ex MF. Tutti professionisti che in tempi lontani hanno lavorato nello stesso giornale, e con la stessa “filosofia giornalistica”. Ma la diaspora è destinata a continuare…

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole

Corriere, chi entrerà alle 6 del mattino?

A settembre si cambia, al Corriere della Sera. La nuova direttiva di Luciano Fontana, alla guida di via Solferino, prevede la chiusura obbligatoria del giornale alle 22.30. Sì, perché risparmiando sulla notte così si può “alimentare” la mattina, anche a beneficio delle altre realtà del gruppo di Urbano Cairo che comprende pure l’emittente televisiva La7. E il sito del Corriere ha bisogno di battere la concorrenza, con i lettori che si collegano a internet appena svegli e vogliono essere aggiornati con news fresche. I contenuti digitali vengono ritenuti strategici per far crescere la testata. Allora che si fa? Dalle 6 del mattino scatterà il primo turno, già definito come quello degli “avanguardisti”, un drappello di scalpitanti giornalisti che vedrà aumentare la consistenza alle 7. Quindi, secondo turno alle 11, per dare corpo al giornale, e ultimo alle 15, che sgobberà fino all’orario di chiusura. Una faticaccia, aprire all’alba: chi si assumerà questo ingrato compito di “alzare la saracinesca”? Lo schema 6-11-15 nella realtà sarà un 30-30-40, vista la percentuale di utilizzo del lavoro nei diversi turni. Il più consistente è dedicato al giornale su carta. Sperando sempre che non ci siano notizie importantissime alla fine della giornata, quando il quotidiano ormai è chiuso

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
Luciano Fontana (foto Imagoeconomica).

Buttafuoco al Lirico. Come Mussolini

Il Teatro Lirico di Milano è un luogo fondamentale nella storia d’Italia: proprio lì il 16 dicembre 1944 si tenne l’ultimo discorso e l’ultima apparizione pubblica di Benito Mussolini in qualità di capo della Repubblica Sociale Italiana. «Vogliamo che tutta l’Italia sia repubblicana», disse ai “camerati milanesi”: e Mussolini era appena sfuggito da Salò, dove era tenuto sotto controllo dal generale tedesco Karl Friedrich Wolff (quello che l’anno successivo liberò il capo partigiano Ferruccio Parri). Fatto sta che per la destra italiana quel discorso di Mussolini è storico, e viene ritenuto ancora un “testamento politico”, una linea da seguire (a cominciare dal ripudio dei regnanti di casa Savoia). Non a caso, visto che Sky Tg24 Live torna a Milano per una nuova tappa del suo percorso itinerante tra le principali città italiane, al canale all news diretto da Fabio Vitale non poteva dire di no un uomo di destra come Pietrangelo Buttafuoco: il 6 luglio il Teatro Lirico, che oggi porta il nome di Giorgio Gaber, vedrà la presenza di protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della ricerca. Buttafuoco parteciperà in qualità di presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Il Teatro Lirico ha sempre il suo fascino, a destra. Magari ci scappa pure una lacrima…

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Fs, per qualcuno c’è «Strisciuoglio»

Nominarlo è difficile, tanto che sembra uscito da una commedia di Eduardo de Filippo, ma anche dalle barzellette di Uccio De Santis, pugliese doc: Gianpiero Strisciuglio conosce fin da piccolo questo tema, avendo un cognome complicato. L’ingegnere barese che è stato indicato dai più come il successore di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs se la deve vedere anche con i giornalisti che storpiano il suo cognome: Veronica Gervaso, per esempio, durante il Tg5 lo ha fatto diventare «Strisciuoglio». Senza nessuna rettifica. Urgono comunicati ufficiali dell’azienda con il nome scritto in stampatello, e con un formato gigante per chi ha problemi di vista, per evitare gaffe di ogni tipo. Che poi con Strisciuglio ci manca pure quel nome, «Gianpiero», con la “enne” invece che con la “emme”, come succede a tutti gli altri «Giampiero» sparsi nel territorio nazionale.

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Gianpiero Strisciuglio (foto Imagoeconomica).

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole

Alla faccia di Giorgia Meloni, ancora alle prese con gli strascichi della rissa con Donald Trump, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti andrà alla festa di Villa Taverna, il tradizionale ricevimento dell’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman Fertitta per le celebrazioni del 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Giorgetti nella giornata di venerdì 26 giugno è impegnato con gli “Stati Generali della Cultura della Lega Lombarda” (sì, esiste anche un appuntamento sui temi delle arti e delle lettere, nel Carroccio) e poi, ma sempre in video collegamento, il 2 luglio al mattino farà sentire la sua voce all’assemblea dell’Ania, ossia il mondo delle assicurazioni. Invece all’Independence Day, sempre il 2 luglio ma alle 18.30, come si legge nella sua agenda, ci sarà in carne e ossa. Per la gioia di Matteo Salvini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Cardini e d’Orsi, che coppia

Nella mattina di sabato 27 giugno, a Roma, nella sala congressi Cavour, a pochi passi dalla stazione Termini, imperdibile assemblea nazionale di “Agorà“, cioè «il primo polo delle piazze fisiche e digitali che vogliono uscire dall’Ue del riarmo e dell’economia di guerra». Patron dell’evento lo storico Angelo d’Orsi, che avrà accanto un collega di estrazione politicamente opposta come Franco Cardini. E poi l’ex giornalista del Tg5 Paolo Di Mizio, che conduceva la rassegna stampa nell’edizione notturna, quindi Moni Ovadia e non solo…

Quel “Mozzico” in arrivo da parte di Vannacci e Alemanno

«Annamo sulla Tiburtina a festeggià Gianni», era il coro di tanti militanti che in auto si sono presentati per celebrare il ritorno alla libertà di Gianni Alemanno. «Non sulla Tuscolana, meglio di no, quello era il locale dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro…», scherza qualcuno. Fatto sta che al ristorante “Il Mozzico”, vicino al carcere di Rebibbia, erano in tanti, insieme al gruppo del partito Futuro nazionale sotto la guida del generale Roberto Vannacci. C’era anche Sylvie Lubamba. «Ho trovato empatia. Non ci crederete, ma i detenuti sono quasi tutti di destra», ha detto Alemanno, non facendo grande pubblicità alla sua parte politica. Comunque nella Capitale il suo ritorno fa discutere, e a destra incute persino paura per la capacità dell’ex sindaco di Roma di entrare in sintonia con le fasce popolari della città. Un “mozzico” – che nello slang romano vuole dire “morso” – che punta direttamente ai polpacci delle gambe di Fratelli d’Italia.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
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Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
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Bellisario, premio a Minozzi jr

Sarà la cantautrice Malika Ayane a condurre su Rai 1 le tradizionali Mele d’oro del Premio Marisa Bellisario: commissione esaminatrice presieduta da Gianni Letta, premiate Alessandra Galloni, direttrice di Reuters, Reem Al Hashimy, ministro per la Cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti, suor Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei vescovi, Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, Valentina Pellegrini, ad del gruppo Pellegrini, Elisabetta Colacchia, Head of People & Organization di Enel, Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant, Francesca Sofia, dg della Fondazione Cassa depositi e prestiti. Il Premio Women Value Company Intesa Sanpaolo, giunto alla sua decima edizione e dedicato alle Pmi virtuose, sarà assegnato a 3TI Progetti, realtà italiana di ingegneria integrata, attiva a livello internazionale, e ad Antur, società benefit impegnata nei settori della sostenibilità ambientale, della ricerca scientifica e dell’innovazione Esg. Il Premio Women Empowerment Company promosso in collaborazione con Confindustria va a Iris Ceramica Group, storica eccellenza italiana guidata da Federica Minozzi. La famiglia Minozzi vanta partecipazioni azionarie in Snam e Mediobanca, in passato deteneva quote di Italgas e Terna. Lo scenario del premio? Il Colosseo, nella serata di sabato.

Acquazzone sul premio Agnes

Quando meno te l’aspetti, dopo una giornata caldissima, ecco che il cielo di Roma in serata ha regalato un acquazzone improvviso, fortissimo. E dove poteva cadere, se non su piazza di Spagna, location del premio Biagio Agnes? Panico tra i presenti, tutti vestiti da sera, con corse a cercare un riparo sotto un cornicione di uno dei palazzi che circondano l’area. Quello che nella Capitale viene chiamato “sgrullone” ha fermato per più di un’ora la kermesse, con serie difficoltà per Mara Venier e Antonio Matano che conducevano la premiazione. Un diluvio che ha colpito anche la vicina Villa Medici, dove i francesi avevano organizzato “La nuit des cabanes”, con allestimento di eventi e spettacoli nei giardini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Simona Agnes e Giampaolo Rossi alla cerimonia del Premio Biagio Anges (foto Imagoeconomica).

Ferrarelle in America e la “Monda family”

L’acqua minerale italiana sbarca sulla tivù americana. Ferrarelle e Fremantle hanno siglato un accordo di sponsorizzazione all’interno di America’s Got Talent, il programma creato da Simon Cowell, co-prodotto da Fremantle e Syco Entertainment, in onda su Nbc dal 2006. Obiettivo, rafforzare la notorietà del marchio e consolidarne la presenza, eccetera eccetera. L’operazione è frutto della collaborazione tra il team marketing di Ferrarelle e il team global branded entertainment di Fremantle, si legge nei dispacci diramati dalle società: «Questa partnership segna un passo significativo nel nostro percorso di crescita internazionale», ha detto Gabriele Monda, marketing director di Ferrarelle. Già, Monda: e a tutti vengono subito in mente i fratelli Monda, uno alla guida de L’Osservatore Romano, Andrea, e l’altro «l’uomo del cinema», Antonio, più noti nel circuito della politica come «i nipoti di Riccardo Misasi», lo scomparso democristiano calabrese, più volte presente nei governi della Prima Repubblica.