Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Ci sono enti che celebrano gli anniversari, e anniversari che ricordano l’esistenza degli enti. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) appartiene decisamente alla seconda categoria. Quello che Matteo Renzi tentò inutilmente di abolire con il referendum costituzionale del 2016, e che da allora continua placidamente a occupare il suo posto nell’architettura della Repubblica, ha pensato bene di onorare i 70 anni della tragedia di Marcinelle con una delegazione all’altezza della propria importanza. Almeno secondo il Cnel.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
La delegazione del Cnel a Marcinelle (foto dal sito del Cnel).

Al Bois du Cazier, dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani, mica si è presentato soltanto il presidente Renato Brunetta. Sarebbe stato troppo poco. Con lui sono partiti il segretario generale Massimiliano Monnanni, il vicepresidente Claudio Risso, il consigliere Alfonso Luzzi e – perché evidentemente anche quattro potevano sembrare pochi – la consigliera del presidente Giulia Mancini. Cinque persone per rappresentare un ente solo, neanche fosse una delicatissima missione diplomatica.

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Naturalmente Marcinelle merita tutto il rispetto possibile. E proprio per questo la domanda riguarda la consistenza numerica del Cnel, non certo la sua presenza in sé. Brunetta da solo non sarebbe bastato? Evidentemente no. Servivano un segretario generale, un vicepresidente, un consigliere e una consigliera del presidente. Anche nelle commemorazioni l’organigramma vuole la sua parte.

Non sappiamo quanto sia costata la spedizione. Viaggi, trasferimenti, eventuali pernottamenti: magari pochissimo. Sarebbe però interessante conoscere la cifra, anche solo per curiosità, in un Paese dove ogni volta che bisogna trovare qualche risorsa si scopre che i soldi sono pochi. Non a caso la ricerca delle famigerate «coperture» è diventata una delle attività più praticate dai governi di ogni colore.

Il Cnel, del resto, ha una storia che è un inno alla longevità. Da quando Renzi provò ad abolirlo e perse il referendum, l’ente (che tra le altre cose ospita pure i produttori di vino) è sopravvissuto e sembra persino aver maturato una comprensibile fiducia nell’eternità. E così, quando c’è da andare a Marcinelle, Brunetta parte in compagnia. Se Renzi provò ad abolire il Cnel e non ci riuscì, per contro Brunetta ha scelto una strada più sicura: moltiplicarlo. Almeno in trasferta.

Presto, trovate un posto a Piantedosi

E se anche Giorgia Meloni si fosse convinta? L’avanzata dei consensi del generale Roberto Vannacci potrebbe spingerla davvero a far tornare Matteo Salvini al Viminale? Certo, sempre Quirinale permettendo. Finora è rimasto solo uno slogan, e resta comunque uno scenario difficile da realizzare. La novità possibile riguarda un incastro di caselle, visto che toccherebbe trovare un posto di riguardo a Matteo Piantedosi, l’attuale titolare del ministero dell’Interno. Dove piazzarlo eventualmente? Magari all’Anticorruzione, come ha “suggerito” Il Foglio. Archiviata la presidenza di Giuseppe Busia (che scade proprio a settembre), ora infatti l’Anac ha bisogno di una nuova guida: l’incarico dura 6 (sei!) anni, ed è sicuramente di altissimo valore. Di certo nessuno avrebbe da ridire sulla scelta di Piantedosi alla presidenza dell’Anac. Così finalmente Salvini potrebbe tornare al Viminale, anche se ovviamente si creerebbe un vuoto da colmare al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: qui può scattare il passaggio di Claudio Andrea Gemme, classe 1948, dalla guida di Anas al dicastero di Porta Pia. Irrefrenabile, Gemme sarebbe la soluzione ideale per terminare la legislatura e dare una scossa al ministero. Solo fantapolitica agostana? Chissà…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole

Conte e quella staffetta per un ego smisurato

Nel Partito democratico non ne possono più di Giuseppe Conte. Il protagonismo televisivo, i convegni e i comizi a raffica, l’apparizione davanti alla commissione Covid con un monologo infinito (a proposito, ma il presidente Marco Lisei non doveva metterlo all’angolo?), l’ennesima richiesta di indire le Primarie addirittura con il voto online: tutto questo calderone sta facendo riflettere Elly Schlein, specie dopo il pranzo di giugno all’Hostaria Costanza. Nel Pd qualcuno dice che «chi ha tradito una volta non smetterà mai di farlo»: Conte, è il ragionamento, è stato capace di scavare la fossa al fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, di andare al governo con Matteo Salvini e poi scaricarlo per creare un altro esecutivo con una maggioranza che fino a pochi giorni prima era all’opposizione. «Vittima del proprio ego smisurato», secondo i maligni Conte deve guardare anche all’interno del M5s, con le truppe piemontesi di Chiara Appendino e quelle romane di Virginia Raggi e di “Dibba” che alle prossime elezioni conteranno, eccome. Tra i maggiorenti del Pd sono certi che alla fine l’accordo che verrà proposto da Conte sarà quello, classico, della staffetta, con il 62enne “avvocato del popolo” che, in caso di una vittoria alle Primarie e poi all’appuntamento delle elezioni politiche, rimarrebbe a Palazzo Chigi fino alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. A quel punto, in cambio del Quirinale, Conte lascerebbe la guida del governo a un esponente del Pd. Prospettiva irrealizzabile oppure opzione che è davvero presente sul tavolo delle trattative? “Giuseppi” è molto ambizioso…

Il Cnel di Brunetta in massa a Marcinelle, un posto per Piantedosi e le altre pillole
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno

È il giorno di Roberto Vannacci: il 5 agosto, nel pomeriggio, il leader di Futuro Nazionale sbarca a Montecitorio per parlare di migranti, sicurezza dei confini, approvvigionamenti e costi dell’energia.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
La locandina della conferenza stampa di Roberto Vannacci a Montecitorio.

È però probabile che la conferenza stampa “Immigrazione e crisi energetica, la visione di Vannacci per l’Italia” si trasformi in un dibattito più acceso sullo scostamento di bilancio e sulle spese per la Difesa, in particolare sul Safe su cui era inciampato qualche giorno fa Antonio Tajani. In Aula infatti i deputati vannacciani hanno contestato arditamente sia il piano sulla clausola di salvaguardia illustrato da Giancarlo Giorgetti sia il fondo europeo per le spese militari. «Il Safe è un cappio al collo nei confronti dell’Italia», ha gridato il futurista Edoardo Ziello brandendo un cappio (più una fune da barca, a essere sinceri).

E, poi, l’affondo sulla clausola di salvaguardia: «Noi pensiamo a un governo che si era insediato con l’auspicio di combattere i poteri forti e di non farsi contaminare dalla burocrazia di Bruxelles di fatto ha tradito quegli impegni», ha dichiarato l’ex leghista. «Voteremo in modo contrario alla risoluzione della maggioranza che chiede l’accesso alla clausola di salvaguardia e, quindi, anche al Safe». 

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
I vannacciani in Aula a Montecitorio.

Con Futuro Nazionale, il cappio è così è riapparso tra i banchi di Montecitorio dopo 30 anni. Era il 16 marzo del 1993, quando il leghista Luca Leoni Orsenigo (ah, la matrice) lo sventolò durante il voto del “decreto Conso”, il cosiddetto ‘colpo di spugna’ per i presunti corrotti, in piena Tangentopoli. Una cosa è certa: a Giorgia Meloni oggi pomeriggio fischieranno le orecchie.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Luca Leoni Orsenigo col cappio alla Camera nel 1993.

Le assunzioni di Valditara

«Con questi numeri, se ci saranno le preferenze il nostro Giuseppe Valditara rischia di essere il più votato», scherzano i leghisti. Già, perché le assunzioni decise dal governo riguardano l’immissione in ruolo di 346 dirigenti scolastici, 46.642 docenti – di cui quasi 11 mila di sostegno, 79 unità di personale educativo, 2.628 insegnanti di religione cattolica e 12.284 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Numeri che potrebbero portare la popolarità di Valditara a punteggi record. Che poi tra i ministri è tra i più «invisibili», dicono alcuni suoi colleghi, che in verità gli invidiano uno staff capace di coprire tutte (o quasi) le notizie potenzialmente negative. Una grancassa mediatica che porta consenso, quasi come le assunzioni in vista nel settore della scuola.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Giuseppoe Valditara (Imagoeconomica).

Un agosto da Leone

A Papa Leone XIV la villa pontificia di Castel Gandolfo piace, eccome. Tanto da tornarci pure nel mese di agosto. Si dice che il pontefice non abbia gradito la visione di piazza San Pietro praticamente vuota, assolatissima, all’Angelus di domenica scorsa. Quindi, meglio stare ai Castelli Romani, dove bastano un centinaio di fedeli sotto il balconcino per avere l’impressione di un “bagno di folla”. Prevost lascerà Castel Gandolfo il 6 agosto, festa della Trasfigurazione del Signore, per presiedere ad Assisi la messa nella basilica papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola per i partecipanti all’incontro “Go! Franciscan Youth Meeting”. Il 15 agosto, Assunzione della beata Vergine Maria, celebrerà invece la messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, sempre a Castel Gandolfo. Quindi il 22 agosto Leone XIV sarà in visita pastorale a Rimini, dove si tiene il tradizionale Meeting di Comunione e Liberazione, per presiedere la messa al porto. Il calendario del mese si chiude il 29 agosto con la messa e la processione nella chiesa di Maria Santissima del lago. E poi, a Dio piacendo, si torna a Roma.

Vannacci a Montecitorio, le assunzioni di Valditara e altre pillole del giorno
Papa Leone a Castel Gandolfo.

Il party di Setta

Restando in Puglia è tutto pronto per il compleanno numero 62 di Monica Setta. Ancora una volta il party della giornalista brindisina si terrà alla Masseria Torre Maizza a Savelletri di Fasano. Il programma parte al tramonto con un aperitivo tra gli ulivi, seguito da una cena placée per una quarantina di ospiti super selezionati, come assicura il comunicato stampa. La lista è ovviamente top secret, ma tra i pochi nomi trapelati ci sono quelli «dell’ad di Sistemi Urbani del Gruppo FS, Matteo Colamussi, l’imprenditore Marco Di Venuto, inserito da Forbes tra i 100 giovani più promettenti, il past president di Confindustria Brindisi Gabriele Menotti Lippolis, l’industriale salentino Fernando Nazaro, esponente di Confindustria Puglia, il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani e alcune delle più care amiche della festeggiata, tra cui la direttrice del Museo di Brindisi Anna Cinti, l’architetta Isabella Altamura e gli storici amici Stefania Rengo ed Enzo Visentin». Grande attesa, si ricorda, per il super ospite a sorpresa.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno

In campagna elettorale non si butta via niente. Figuriamoci un cavallo di battaglia come il Ponte sullo Stretto. Matteo Salvini, in calo di consensi dentro e fuori la Lega, tra un tweet di esultanza per la sospensione di Schengen e un “bravo” al leader di Vox Santiago Abascal, trova il tempo di occuparsi della grande opera. Come scrive La Repubblica, con un decreto ministeriale, il ministro dei Trasporti ha rinnovato in anticipo rispetto alla scadenza naturale del dicembre 2026 il Consiglio superiore dei lavori pubblici. La tempistica, però, ha destato qualche sospetto visto che l’organo consultivo è chiamato in questi giorni a pronunciarsi proprio su alcuni dei passaggi più delicati del progetto Ponte. Due le new entry che hanno fatto storcere il naso al co-leader di Avs Angelo Bonelli: Mauro Dolce, professore di tecnica delle costruzioni alla Federico II e già assessore della prima Giunta Occhiuto, e Giuseppe Roberto Tomasicchio, professore di costruzioni idrauliche e marittime all’università del Salento. Non solo due esperti: il primo fa parte del comitato scientifico della società Stretto di Messina Spa e il secondo è iscritto al comitato Ponte subito.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Bonelli, parlando di «blitz inaccettabile», ha annunciato un’interrogazione durante il question time di Salvini alla Camera previsto per mercoledì. Sulle barricate anche il Pd con Anthony Bargallo, capogruppo in Commissione Trasporti alla Camera. «Il Consiglio superiore dei lavori pubblici non può essere trasformato in un organismo chiamato soltanto a ratificare le decisioni del ministro Salvini, in una sorta di struttura ‘yes man’ pronta a dire sempre sì alle sue scelte», ha tuonato il segretario regionale del Pd siciliano. Mentre per il 5 stelle Agostino Santillo, inserire nel Consiglio superiore dei lavori pubblici figure vicine alla società Stretto di Messina e ai comitati del “Sì” «significa trasformare un organo super partes in una cassa di risonanza della propaganda di governo». Salvini dal canto suo tira dritto. Lo scorso giugno insieme con l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci aveva annunciato che l’iter approvativo del Ponte sarà completato entro la fine di questa estate. Il progetto, come ricorda Repubblica, dovrà essere poi esaminato dall’Assemblea generale del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dalla Commissione speciale chiamata a valutare gli approfondimenti richiesti dopo le osservazioni della Corte dei conti e recepite dal Mit e dalla società Stretto di Messina. Il tutto poi passerà al nuovo esame da parte del Cipess e infine al controllo della magistratura contabile che il governo ha fretta di riformare…

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Matteo Salvini a Messina (Ansa).

Pier Silvio, che reputation!

Sta scalando tutte le classifiche immaginabili, roba da Guinness dei primati. Secondo l’ultima rilevazione di Top Manager Reputation, Pier Silvio Berlusconi è il primo della lista, superando di un soffio personaggi del calibro di Andrea Orcel, Carlo Messina, Claudio Descalzi, ovvero i “classici detentori” del titolo.

Il Ponte sullo Stretto e i sospetti sulle nomine di Salvini: le pillole del giorno
Pier Silvio Berlusconi (foto Imagoeconomica).

Un gioiello di giornalista

«Una collezione fatta di forme materiche ispirate alla terra e ai suoi orizzonti senza tempo. La sua forza discreta, il carattere unico e riconoscibile hanno conquistato attrici, giornaliste, presentatrici tv e persino la Famiglia Reale inglese». Così Giulia Barela pubblicizza i suoi gioielli, un brand che “piace alla gente che piace”, soprattutto a Roma, mostrando le immagini di conduttrici del piccolo schermo che indossano le sue creazioni durante le dirette. E tra le giornaliste ecco Alessandra Viero, di Mediaset, che si aggiunge alle tante che in passato hanno esibito ciondoli, orecchini e altre gioie a beneficio dei telespettatori (e non solo), tra le ire dei consumatori. Nella newsletter estiva inviata dalla maison ai clienti si legge: «C’è chi riconosce la bellezza a prima vista e la sceglie nel tempo. Le creazioni Giulia Barela, negli anni, hanno saputo conquistare sguardi diversi, dalla vita di ogni giorno ai palcoscenici più illuminati, tra tv, cinema e non solo».

Renzi, addio allo storico braccio destro

Si chiamava Bruno Cavini, democristianissimo, storico sindaco di Palazzuolo sul Senio e per tanti anni “braccio destro” di Matteo Renzi. Cavini, scomparso il 3 agosto a 84 anni, fu a lungo presidente nazionale di Uncem, l’Unione nazionale delle Comunità Montane e indimenticabile capo di gabinetto, portavoce e braccio destro di Renzi quando “il Bomba” era presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze.

Parla Foti

È agosto, il caldo a Roma è infernale ma le commissioni parlamentari lavorano a pieno ritmo, Se martedì è saltata l’audizione del capo del M5s Giuseppe Conte nella commissione Covid, dato che in aula sono in programma le votazioni, mercoledì il ruolo di protagonista spetterà a Tommaso Foti. Le Commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato svolgono l’audizione del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione sulle prospettive del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034. Sarà inevitabile un passaggio su quanto accaduto a Ceuta un tema che scalda parecchio il governo italiano, impegnato in una guerra senza quartiere contro il premier spagnolo Pedro Sanchez

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno

I telegiornali italiani continuano a muoversi poco. O almeno così sembrerebbe. Il tempo complessivamente dedicato dagli italiani ai notiziari della sera passa infatti da 276 a 279 milioni di ore nel primo trimestre del 2026: un incremento minimo, quasi fisiologico. Ma dietro questa apparente immobilità, i dati Agcom raccontano una geografia degli ascolti meno scontata. Al vertice cambia poco. Il Tg1 delle 20 resta il leader incontrastato con quasi 4,8 milioni di spettatori e una lieve crescita (+0,8 per cento), mentre il Tg5 consolida il secondo posto con 3,7 milioni e un modesto +0,5 per cento. Più complicata la situazione della TgR, che pur mantenendo il terzo gradino del podio con 2,3 milioni di telespettatori perde il 4 per cento, e del Tg3, fermo a un incremento assai esiguo (+0,6 per cento). La sorpresa arriva invece dal Tg2. L’edizione serale cresce del 17,1 per cento, il dato più brillante tra tutti i grandi telegiornali nazionali. Non è un semplice rimbalzo statistico: è l’unico vero cambio di passo in un mercato dove tutti gli altri si muovono di pochi decimali o arretrano. Anche Tg La7 continua la sua lenta ma costante progressione (+0,7 per cento), confermando la fedeltà del proprio pubblico. 

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Antonio Preziosi (foto Imagoeconomica).

Interessante anche il confronto con gli altri notiziari del gruppo Mediaset. Studio Aperto delle 18.30 sale del 17 per cento, mentre il Tg4 delle 19 cresce del 18,6 per cento, segno che l’area dell’informazione “non di punta” sta vivendo una stagione più dinamica delle edizioni principali. Il segnale favorevole al Tg2 trova conferma anche nelle edizioni diurne. Qui il notiziario di Rai2 guadagna un ulteriore 3,7 per cento, mentre il Tg1 resta sostanzialmente fermo, il Tg3 cresce dell’1,5 per cento e la TgR perde l’1,8. Sul fronte Mediaset, invece, il Tg5 continua a soffrire (-4,9 per cento), compensato dall’ottima performance del Tg4 (+26,7 per cento) e dalla crescita di Studio Aperto (+8,7 per cento). La fotografia dell’Agcom suggerisce così un cambiamento meno banale di quanto sembri. I grandi equilibri non vengono rivoluzionati: Tg1 e Tg5 continuano a dominare per volume di pubblico. Ma sotto la superficie qualcosa si sta muovendo. Il Tg2 è il notiziario che cresce di più all’interno del servizio pubblico, mentre la TgR è quello che mostra le maggiori difficoltà. È ancora presto per parlare di nuovo ordine televisivo, ma i flussi degli spettatori indicano che una parte del pubblico sta ricominciando a cambiare abitudini e fonti informative di riferimento. 

Lazio e Polymarket, verso l’indennizzo?

Il main sponsor della Lazio è sparito. Polymarket è stata infatti inserita nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che la ha assimilata a un operatore di scommesse non autorizzato a operare sul mercato italiano. «È stata una scommessa», dicono scherzando alcuni tifosi riferendosi al patron Claudio Lotito. Fatto sta che alla Lazio dovevano arrivare 20 milioni di euro. Salvatore Palella – il discusso ex re dei monopattini – che con Palcomm ha curato l’accordo fra Lazio e Polymarket, «lo stop non è dovuto al rapporto tra Lazio e Polymarket, che resta ottimo, bensì alle nuove indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in cui ne Lazio che Palcomm sono coinvolti). La Lazio ha già percepito e continuerà a percepire un riconoscimento economico per questa operazione. Lo stesso vale per PalcommItalia, la società che ha intermediato l’accordo». Dalla Lazio si parla di un indennizzo che potrebbe coprire oltre una stagione di contratto anche senza esporre il marchio. Come andrà a finire?

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito (foto Ansa).

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

Più che restaurazione, è l’ora del restauro. Giusto in tempo per festeggiare il compleanno numero 42. Nella famiglia Berlusconi è scattato il momento di Barbara. Con adeguato sostegno dei social, la terzogenita del Cavaliere è lanciatissima nel mondo del mecenatismo, visto che per adesso la strada della discesa in campo resta un discorso limitato agli ambiti della fantapolitica. Quel che è certo, intanto, è che nel progetto della “Grande Brera” sono scattati i lavori per tutelare e conservare i monumenti dedicati a Giuseppe Parini e Cesare Beccaria, annunciati a metà giugno ma raccontati di nuovo in pompa magna il 30 luglio, proprio nel giorno in cui BB spegne le candeline. Tutto grazie alla Fondazione Barbara Berlusconi, che vuole «incidere, nel tempo, sulla società», con «cultura, educazione e libertà economica» che sono «i tre assi attorno ai quali si sviluppa il lavoro della Fondazione, visti come dimensioni profondamente connesse tra loro».

A proposito di arte, nel frattempo nell’hangar di viale Monte Rosa dove il Cav ha ospitato la collezione dei suoi 25 mila quadri verrà costruito un discount, e di sicuro lui non sarebbe stato contento. Ma quella è un’altra storia. Tornando a Barbara Berlusconi in versione mecenate e filantropa, è chiaro che ormai abbia deciso di puntare sulla beneficenza, la tutela dei beni culturali e i restauri. Sguardo magnetico, eloquio sicuro: secondo qualcuno sarebbe perfetta anche per una candidatura, sulle orme di papà. Ma si sa, Forza Italia è roba di Marina e Pier Silvio, difficile trovare margini di inserimento. Del resto lei stessa ha sempre smentito quegli scenari: «Non è una staffetta, pensare di entrare in politica solo per il cognome non ha senso». Meglio entrare nei consigli di amministrazione, come quello del Teatro alla Scala, o diventare azionista di maggioranza di società tipo Unaluna, media company (nel cda c’è pure Andrea Stroppa, la pedina di Elon Musk in Italia) che controlla il sito di gossip Whoopsee e il canale The Muffa.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

Sul fronte Mediaset, non manca la presenza quotidiana di Pier Silvio Berlusconi, impegnato a comunicare durante i telegiornali i successi delle reti televisive di famiglia: qualcuno deve avergli suggerito di evitare i filmati dove lui arringa le folle di dipendenti radunati per eventi e meeting, e così ora appare un cartello con a sinistra la foto piersilviesca e nella parte destra il contenuto delle sue dichiarazioni. Anche queste sono strategie di marketing. E in casa Berlusconi se ne intendono, da sempre…

Presto, serve un portavoce a Piantedosi

Tutti in fuga dal governo di Giorgia Meloni. Al Viminale è scattata la ricerca per trovare il successore di Francesco Kamel che, secondo il cronoprogramma che gira nel palazzone del ministero dell’Interno, dal primo settembre è pronto ad approdare a Leonardo come direttore degli Affari istituzionali. E così la stagione autunnale è cerchiata di rosso. Perché per il ministro Matteo Piantedosi non sarà facile andare a pescare un professionista capace di tenere in piedi la sua (delicata) comunicazione (vedi le ciniche supercazzole in burocratese sullo “scudo penale” ai poliziotti). A maggior ragione dato che potrebbe trattarsi di un incarico di poco più di sei mesi, se si dovesse andare all’anticipo “tecnico” del voto, come sembra volere il capo dello Stato. Senza considerare poi lo scenario in cui al Viminale dovesse esserci la contro-staffetta con Matteo Salvini, cosa che però appare improbabile.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Francesco Kamel con Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Restando in tema di Piantedosi, dopo la liaison col ministro (da lei stessa confessata), Claudia Conte è stata addirittura promossa in Rai: resterà su Radio1, ma stavolta condurrà un programma mattutino sugli animali domestici («Telemeloni premia l’amante di un ministro, danno di immagine enorme», ha attaccato infatti il M5s). Piantedosi-Conte: manuale di come non farsi scalfire minimamente da uno scandalo.

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole

A proposito di merito, nelle stesse ore Francesco Palese è passato da essere redattore ordinario di Rai News 24 a vicedirettore di Rai Parlamento. C’entrerà forse il suo ruolo in passato da segretario di Unirai, il sindacato vicino a Fratelli d’Italia, come non ha mancato di notare Dagospia? Anche Virginia Lozito, un’altra delle new entry alla vicedirezione, viene da un ruolo nel Consiglio direttivo di Unirai in qualità di consigliera…

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Francesco Palese (Imagoeconomica).

Cappellini, la fiducia non è ai minimi storici (semi-cit.)

A Repubblica Stefano Cappellini, nominato direttore ad interim dalla nuova proprietà greca dopo l’addio di Mario Orfeo approdato alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio (e subito sfiduciato), ha ottenuto una percentuale di gradimento dell’86 per cento. Alla votazione sul direttore hanno partecipato 240 redattori: i sì sono stati 208, i no 12. Chissà se quella sporca dozzina si è fatta distrarre dalle notizie sul pranzo di Enrico Mentana con l’amministratrice delegata di Gedi Mirja Cartia d’Asero, che sembra aver riaperto alcune partite sulle poltrone che contano…

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Stefano Cappellini (Ansa).

Soldi ai partiti, per Busia non c’è privacy che tenga

Come ultimo regalo ai partiti è davvero avvelenato, quello ideato da Giuseppe Busia, presidente uscente dell’Anac, l’anticorruzione: bisogna rendere noti i singoli donatori dei contributi elettorali, ha scritto a chiare lettere. Niente più anonimato: i contributi ricevuti a supporto della campagna elettorale di titolari di cariche politiche elettive di livello statale, regionale, locale vanno resi pubblici nel pieno della trasparenza. Anche i nomi devono essere resi conoscibili attraverso l’accesso civico, si legge nella delibera 295. «È un importante passo avanti nella trasparenza su chi finanzia i rappresentanti politici eletti». Lui, Busia, intanto se ne va…

Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Giuseppe Busia (Ansa).

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole

Va bene raccogliere «lo scarto, la feccia, i figli di nessuno» ed essere «orgogliosi», anzi «fierissimi» di farlo, come ha sempre detto il Roberto Vannacci. Ma forse il generalissimo non si aspettava che il suo uomo forte a Milano inciampasse in una bega giudiziaria. E così il responsabile vicario di Futuro nazionale per la Lombardia, con delega su Milano, è già saltato per aria. Luca Carleo, imprenditore milanese classe 1981, si è dimesso dopo un giorno. Nominato il 28 luglio, ha salutato tutti il 29. È durato meno di Paolo Maldini e Leonardo alla guida della rivoluzione calcistica italiana. Carleo è indagato per presunte frodi da oltre 30 milioni di euro: è uno degli amministratori delle società del gruppo Ops finita al centro di un’inchiesta finanziaria della procura di Milano, che oltre a lui coinvolge altre otto persone. Tra le varie ipotesi di reato contestate ci sono: ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche, responsabilità amministrativa delle società per reati commessi a loro vantaggio da parte degli amministratori. Come ha riportato Il Giorno, Carleo nel suo curriculum si definiva un «manager creativo e visionario», con un’esperienza ventennale nello sviluppo di brand a livello internazionale, soprattutto nei settori del retail e dell’editoria locale lombarda. Su Instagram il suo motto è «Crederci fino in fondo! Crederci ad ogni costo!». Ci aveva creduto anche Vannacci, ma è durata solo un giorno. Il coordinatore nazionale di Fn, Massimiliano Simoni, ha commentato così provando a togliersi dall’imbarazzo: «Mi auguro che possa essere fatta piena luce e lo ringrazio per il senso di responsabilità nel fare un passo indietro in un momento così delicato. Nei prossimi giorni il partito provvederà a una nuova nomina all’altezza dell’incarico». Nel 2018 Carleo era stato presentato come candidato dell’Udc nella lista Noi con l’Italia. Dal centro è poi giunta la virata verso l’estrema destra. Però si è bruciato in fretta.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
Luca Carleo nel 2018 ai tempi dell’Udc (foto Imagoeconomica).

Tra papa Leone e Trump sbuca… Bocelli

È sempre in viaggio, Andrea Bocelli: il cantante non conosce soste, e nella serata di mercoledì 29 luglio era da papa Leone XIV, a Castel Gandolfo. Il pontefice, appena tornato a Roma dopo quasi un mese di vacanza, è rientrato apposta nella villa vaticana per partecipare all’incontro di preghiera e fraternità “Cantico di Pace” a Borgo Laudato si’, nei Giardini Pontifici, insieme a Bocelli e al coro formato da voci bianche provenienti da Uganda, Terra Santa e Italia. Già, ma quale ruolo ha Bocelli? A Castel Gandolfo si spiffera di un compito molto delicato, ossia addirittura quello di “ponte” tra papa Leone XIV e Donald Trump. Non è un mistero che Bocelli abbia praticamente “libero accesso” alla Casa Bianca, e infatti molte volte appare al fianco del presidente degli Stati Uniti nello Studio Ovale, anche grazie alle tante iniziative benefiche che vedono come protagonista il cantante italiano vivente più famoso al mondo con la sua fondazione. Un ambasciatore di lusso, che si somma alla vastissima rete diplomatica vaticana, e che però ha il vantaggio di parlare “a tu per tu” con Trump. E visto il contesto attuale, dove le guerre non si contano più, aver ospitato Bocelli proprio nel luogo più amato da papa Leone XIV, Castel Gandolfo, fuori dal caos romano e lontano dai “sacri palazzi”, aumenta il valore dell’iniziativa nel Borgo Laudato si’. È stata promossa dal Centro di Alta Formazione Laudato si’ e dalla Andrea Bocelli Foundation, rappresentata dallo stesso tenore, inserita nel programma delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
Andrea Bocelli con Donald Trump nello Studio Ovale (foto Imagoeconomica).

Parliamo delle prigioni di Alemanno?

Nella giornata di venerdì 31 luglio, alla Regione Lazio, va in scena la relazione annuale del Garante regionale delle persone detenute, Stefano Anastasia. Oggetto dell’incontro, la presentazione della relazione di fine mandato, “Bilancio di un decennio (2016-2026)”. Si parlerà anche della storia carceraria di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e amico da sempre del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca? Si vedrà. A ruota, si prevedono i commenti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, potenzialmente perfetti per alimentare una polemica sulla situazione carceraria italiana che può durare, grazie al sostegno dei media, almeno fino al prossimo lunedì.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
Gianni Alemanno all’uscita da Rebibbia (Ansa).

Cinghiali in vacanza

Sono ormai un classico del panorama di Roma nord: i cinghiali ormai fanno parte dell’habitat dell’Olgiata, ma anche del Fleming, di Vigna Clara, della via Cassia, della Giustiniana, e qualcuno si è affacciato anche in zona piazzale Clodio, dalle parti del tribunale. E chi ha una casa al Circeo o a Sabaudia adesso se li ritrova pure lì: le famigliole di ungulati stanno dominando il territorio, vagano quando non fa caldo, di sera, e hanno tanta sete. Ma mentre nella Capitale si “attaccano” alle fontanelle dell’acqua potabile, in campagna e al mare i cinghiali scavano forsennatamente in cerca dei tubi, spesso di plastica, rompendoli per riuscire a bere. Così nelle ville lungo la costa, quelle dei veri vip, spesso manca l’acqua perché i cinghiali di turno hanno spaccato le tubature. C’è chi ha messo delle grandi trappole dove far cadere i cinghiali, ma si muovono numerosi e al massimo riescono a prenderne un paio, mentre gli altri scappano. Non si contano le Smart che di notte vengono prese “a testate” dagli ungulati, con gravi danni. Una situazione che sembra essere sfuggita di mano e che non pare risolvibile, a breve. Intanto qualche ristorante annuncia con enfasi, tra i piatti del menù, “cacciagione di giornata”: qualcuno ha dei dubbi sulla provenienza, temendo una carne a “chilometro zero”, appena trovata su qualche strada di campagna, nei pressi del locale che offre secondi piatti succulenti e molto saporiti…

A Sabaudia arriva Piantedosi

Non solo cinghiali, a Sabaudia: venerdì 31 luglio, di sera, arriva l’incontro “L’Italia delle imprese: le sfide per la crescita”, per “Sabaudia Incontra – Dialoghi in Corte”, rassegna estiva condotta dal vicedirettore del Tg La7 Andrea Pancani. Non mancheranno le “autorità”, ossia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e poi il leghista Alessandro Morelli in qualità di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione e al coordinamento della politica economica, il presidente dell’Anac Giuseppe Busia insieme agli amministratori delegati di Anas Claudio Andrea Gemme e della Società Stretto di Messina Pietro Ciucci, e molti altri ancora.

La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole
La grana giudiziaria di Vannacci a Milano, Bocelli tra il papa e Trump e le altre pillole

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno

«Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni». Beppe Grillo esce dal cono d’ombra in cui si era rintanato e torna a bastonare la sua ex creatura. Dal pulpito del suo blog, con un post dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, lancia il solito anatema: «Il Movimento 5 stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio». Eppure, continua il co-fondatore del M5s, «qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo…». E via a elencare le battaglie stellari che furono: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, democrazia diretta e transizione ecologica. Insomma, «Il M5s doveva cambiare la politica ma la politica ha cambiato il Movimento», scrive Grillo. «Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone». «Ma le domande non sono scomparse», conclude Grillo, «sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…».

Un appello grillino in purezza che però non è riuscito a “far rivedere le stelle” agli elettori delusi del Movimento, almeno sui social dove molti gli rinfacciano la fiducia al governo Draghi. A ben guardare, però, qualcuno ha risposto al j’accuse: sempre lui, Andrea Stroppa, il Musk Alfa italiano, che su X ha lanciato i suoi due cent, giusto per agitare le acque: «Casaleggio, con tutti i suoi limiti – spesso tecnologici – ha creato il Movimento 5 stelle, una potente innovazione portata al grande pubblico da Grillo e tradita da disgraziati. Sarebbe giusto che il Movimento tornasse al co-fondatore e che si ripartisse dall’idea originaria». Tutto fa brodo, per rompere le uova nel paniere del campo largo.

Infine fa pensare la tempistica dell’ultima sberla rifilata da Beppe all’avvocato del popolo. Solo pochi giorni fa, l’ex pasionario cinque stelle Alessandro Di Battista, ora scrittore-attivista politico-commentatore tv e reporter, ha infatti rimediato un primo flop: la raccolta firme lanciata dall’associazione Schierarsi contro il finanziamento pubblico ai giornali è terminata il 26 luglio a quota 264.734 sottoscrizioni online che sommate a quelle raccolte ai banchetti arrivano a circa 370 mila, dunque sotto le 500 mila necessarie per indire un referendum. Una doccia fredda sulle (presunte) ambizioni di tornare in campo in funzione anti Pd e anti-Conte.

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ultimo Stadio di Matteo

«Matteo Salvini è all’ultimo stadio. Quello della Roma», scherzano i tifosi giallorossi. E pure i leghisti duri e puri. Sì, perché fa discutere molto nella Capitale l’intervento del capo (?) della Lega, che in qualità di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha partecipato alla conferenza dei servizi dedicata al nuovo stadio della Roma Calcio. Il tentativo, forse, di mettere il cappello sul lavoro che da anni portano avanti l’As Roma e il Campidoglio. Ma cosa ha detto Salvini? «È l’inizio di un percorso: come ministero delle Infrastrutture siamo determinati a rispettare i tempi e i costi. Con Fs ci mettiamo un investimento di 35 milioni di euro per rendere più moderna e sicura la stazione Tiburtina che sarà di riferimento per i tifosi che andranno allo stadio». Con l’obiettivo di «avere per il quartiere una infrastruttura moderna e integrata con il territorio, che sia vissuta 365 giorni all’anno». Dopo l’affossamento del Ponte sullo stretto di Messina, a Salvini conviene aggrapparsi al nuovo stadio della Roma. Poi però non deve lamentarsi se dalle regioni del Nord, con in prima fila il governatore della Lombardia Attilio Fontana, arrivano attacchi pesantissimi…

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno
Matteo Salvini e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (Ansa).

Sinner che fa? Inaugura le navi da crociera

«Jannik Sinner gioca a tennis solo quando vuole lui», spifferano i maligni al Coni. Partecipa ai tornei che rendono di più, sempre con un occhio alla classifica per restare il tennista numero uno al mondo, quando è in vacanza in Sardegna va a fare acquisti nei discount ma non dimentica il business, per esempio, inaugurando navi da crociera. Eccolo così a bordo del Mediterranean Prelude Journey, ovvero l’anteprima di viaggio della Explora III, la nuova ammiraglia extralusso di Explora Journeys, brand di eccellenza del gruppo Msc di Gianluigi Aponte. Salpata qualche giorno fa dal porto di Genova alla presenza dell’immancabile sindaca Silvia Salis, l’Explora III ha avuto come madrina Lorella Cuccarini mentre Maya D’Aponte ha rotto la classica bottiglia sullo scafo. Gli ospiti hanno avuto un accesso in anteprima a “In balance: a Jannik Sinner ocean wellness programme”, una nuova proposta wellness distintiva sviluppata in collaborazione con Explora Journeys. Non solo: il campione ha inaugurato il campo da padel a bordo di Explora. Senza dimenticare la promozione di “Jannik Sinner Foundation”, per raccogliere fondi destinati ad attività di educazione alla tutela marina per bambini nelle comunità del Mediterraneo.

C’era una volta Gianni Battistoni

Era il «re di via Condotti», Gianni Battistoni: nel suo negozio arrivavano vip di ogni tipo, capeggiati da Gianni Letta, e a metà dicembre la presentazione del suo calendario obbligava a disporre un servizio di security in grande stile. Scomparso il fondatore nel 2024, la società che porta il suo nome è in concordato preventivo in continuità aziendale, disposto dal tribunale di Roma. Il brand di alta sartoria maschile ha sempre il suo fascino, ma come spesso accade, «con l’addio del suo inventore diventano inevitabili i processi di ristrutturazione aziendale», spiffera un vecchio amico, e storico cliente, di Gianni Battistoni.

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Si Safe chi può. Antonio Tajani inciampa sullo strumento messo a disposizione da Bruxelles per fornire prestiti a tassi agevolati per aumentare gli investimenti in Difesa entro il 2030. Dopo aver dichiarato davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato di aver deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno – «formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha detto – il ministro degli Esteri è stato costretto ad aggiustare il tiro: «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno: sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè quello è il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno». Una giravolta che non è sfuggita alle opposizioni e soprattutto a Matteo Renzi che su X è stato il primo a bacchettare il vicepremier azzurro: «Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi europei Safe per 14,9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: “Non li abbiamo chiesti ma solo ‘prenotati’. Ma dove vive il nostro ministro degli Esteri? I fondi Safe sono già prenotati: il governo deve decidere se usarli o no», ha twittato il leader di Italia, lanciando una stoccata finale: «Come al solito Tajani parla poi viene richiamato all’ordine. Un incapace totale. Verrebbe da dire con Checco Zalone: “Ma è del mestiere, questo?”».

Dalla maggioranza, invece, è arrivato lo stop della Lega che ricorda: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento». Sul caso interviene pure l’Europa che invita Roma a essere più chiara: «Vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo», ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue. «Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», perché «c’è bisogno di chiarezza al più presto».

Emergenza “mensa” al Circolo Canottieri Aniene

I pasticci della Figc? La nomina a ct di Mancini? Al Circolo Canottieri Aniene di Roma hanno altro di cui discutere: il ristorante (che molti chiamano «la mensa») è chiuso. I lavori in corso sembrano interminabili, fatto sta che l’estate 2026 verrà ricordata a lungo dai soci, che non hanno a disposizione il giardino per passare delle serate al fresco con gli amici. Sarà un caso ma già a luglio, le zone di Roma Nord (Prati, Parioli, Fleming, Olgiata, aree di provenienza dei soci del circolo) si sono svuotate più del solito.

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Il Circolo Canottieri Aniene (Imagoeconomica).

Conte con Paglia

L’agenda di monsignor Vincenzo Paglia è fittissima. Basta scorrere l’elenco dei suoi appuntamenti. Non solo il 30 luglio sarà cerimoniere del Centro all’incontro tra civici e centristi di area progressista: mercoledì mattina il prelato “che piace alla gente che piace” è atteso all’incontro “Dividendo Sociale Sistemico per una nuova società” organizzato da Human Economic Forum. Sempre nella Capitale, a Palazzo San Macuto, nella sala del Refettorio, sotto la moderazione dell’esperto Eugenio Fatigante, colonna del quotidiano della Cei, Avvenire. Dopo i saluti di Paglia, in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, parleranno, tra gli altri, il docente Leonardo Becchetti, il parlamentare europeo ed ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico e, udite udite, il leader pentastellato Giuseppe Conte. Chissà se si affaccerà all’incontro anche l’ex direttore del quotidiano Avvenire, attualmente eurodeputato, Marco Tarquinio

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Monsignor Vincenzo Paglia (Imagoeconomica).

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Nel Tg2 di sabato 25 luglio è andato in onda un servizio da Capri, per elogiare l’isola guidata dall’entusiasta sindaco Paolo Falco e con tanto di coro finale dedicato al telegiornale della seconda rete, come quando i bimbi capresi, vestiti a festa, devono salutare i vacanzieri vip. Il “pezzo” ha fatto arricciare il naso a qualche parlamentare del centrosinistra perché era firmato da Federica Corsini, ossia la moglie di Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, ex ministro della Cultura e ora capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Campania. Corsini è rimasta al fianco di Sangiuliano dopo il caso Boccia. E, professionalmente parlando, è stata anche eletta nel comitato di redazione del Tg2, risultando la più votata. Ora qualcuno in zona Nazareno dice: «Non sarebbe meglio occupare la consorte con qualcosa che è fuori dal collegio elettorale del marito, tenendosi ben lontana dal territorio campano? Ne va della trasparenza del telegiornale, visto che si tratta del servizio pubblico pagato da tutti i contribuenti e non di una rete privata». Sì, perché se a Mediaset intorno alla figura di Andrea Giambruno, già compagno di Giorgia Meloni, si può agire in totale libertà, senza problemi di conflitti d’interessi, alla Rai qualche “comitato etico” pare esistere, come dimostra il caso di Report

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Ma mi faccia il paciere

NH, quella che nelle lettere di una volta era l’abbreviazione di Nobilis Homo, il nobiluomo italiano, ora è la sigla di una catena di alberghi: così a Roma nell’NH Hotel di piazza dei Cinquecento, giovedì 30 luglio, in un caldissimo pomeriggio è in programma la riunione dei centristi del “Gruppo momentaneo” del grande centro, o il “centro largo”, con l’assistenza spirituale di monsignor Vincenzo Paglia. Tutti pronti a partecipare: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente di +Europa Matteo Hallissey, l’assessore al Comune di Napoli Carlo Puca in rappresentanza di Progetto civico Italia di Alessandro Onorato (sì, è lo stesso Puca che faceva l’autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana), e molti altri ancora. «Paglia sembra chiamato con il ruolo di paciere, viste le diverse anime centriste che sono state chiamate a partecipare», dicono alcuni ex democristiani. Seguirà tutto, a distanza, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Portavoce in scadenza

Tutti a cercare un posto di lavoro. Un posto fisso, non legato alle follie della politica che dura una legislatura e poi ti lascia a casa. Tra i portavoce e i collaboratori dei ministri del governo di Giorgia Meloni è partita la caccia alla poltrona in una società pubblica, una partecipata, o alla Rai: i mesi passano, la scadenza elettorale si avvicina, l’incarico “di fiducia” è a tempo. «Metti che vincono gli altri» è la frase che si sente di più tra chi lavora nei dicasteri. E allora via alla ricerca delle caselle vuote, comprese quelle “da moltiplicare” (della serie, «lì non ci sono vicedirettori, almeno uno va creato»): l’attività è frenetica, ogni passaggio da una casella all’altra in questi giorni viene visto con terrore e, nello stesso tempo, gioia («hai visto che Marco Ludovico è andato all’agenzia per la cybersicurezza nazionale e lascia libero il posto di capo della comunicazione in Anas?»), i telefoni cellulari risultano operativi a ogni ora della notte. Sì, è l’ultima estate prima delle elezioni…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno

L’adesione di Luca Bernardo a Futuro Nazionale fa rumore. E per più di un motivo. In Forza Italia ha iniziato di nuovo a lampeggiare la spia d’allarme: Antonio Tajani, spifferano i maligni, «non riesce a controllare cosa accade fuori Roma e il Lazio, figuriamoci a Milano e in Lombardia dove ha pochissimi amici». Chissà cosa ne pensa la famiglia Berlusconi… Ma i problemi non solo solo interni a Forza Italia. Con l’ingresso del capogruppo azzurro in Consiglio comunale ed ex candidato sindaco (a dirla tutta si era pure riproposto per il dopo Sala senza successo), Roberto Vannacci ha piantato la sua bandierina anche a Palazzo Marino, dopo aver arruolato al Pirellone i consiglieri Pietro Macconi (da FdI) e Luca Daniel Ferrazzi (eletto con la lista a sostegno di Letizia Moratti e poi passato al Misto).

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Pietro Macconi, Robeerto Vannacci e Luca Ferrazi (Imagoeconomica).

Sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere Bernardo al salto. Della falange futurista lombarda fanno poi parte Massimiliano ‘Max’ Bastoni, ex leghista (ai tempi del Carroccio coniò lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”) ed ex forzista, la consigliera comunale di Bresso Cheyenne Pagano e il padre Mario sempre da FI, oltre naturalmente a Laura Ravetto, cuneese ma eletta con la Lega nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Massimiliano Bastoni (Imagoeconomica).

Vannacci nella sua incursione lombarda può inoltre contare sull’aiuto del “barone nero” Roberto Longhi Lavarini. Ora il generale in pensione, a cui (per ora) Giorgia Meloni ha chiuso le porte della coalizione, può prepararsi per le Comunali a Milano e come front runner potrebbe rispolverare Bernardo, anche se si fanno i nomi pure di Paolo Del Debbio, del professore di diritto Nicolò Zanon, dell’avvocato Alessandro Munari, dell’ex comandante dei carabinieri Carmelo Burgio e dell’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini. Ma l’uscita di Bernardo fa rizzare le antenne anche per un altro motivo: il pediatra, fatta eccezione per lo scivolone della pistola portata al lavoro, sembra tutto fuorché un estremista di destra, quella «feccia», fatta di «figli di nessuno» di cui il generalissimo va orgoglioso. Siamo al tramonto della fase sansepolcrina?

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Luca Bernardo, Luca Ferrazzi e in video collegamento Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gualtieri si fa la sua “Sport e Salute”

Alla fine non ha saputo resistere: come regalo di compleanno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto un’altra partecipata comunale, Roma Sport Spa. La nuova struttura controllerà e gestirà le aree dedicate allo sport, in primo luogo l’ippodromo di Capannelle. Sarà l’ennesimo carrozzone comunale, come teme qualcuno, o servirà davvero per promuovere l’attività sportiva tra i romani? E non rischia di essere un duplicato di Sport e Salute, che di tutti questi temi se ne occupa a livello nazionale? Intanto ci saranno nuovi uffici, un nuovo consiglio d’amministrazione, dipendenti, auto, spese varie…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

I maligni dicono che ne dimostra di più. Ma intanto a Roma sono stati festeggiati i 60 anni, tondi tondi, di Roberto Gualtieri, il sindaco della Capitale, che da tempo sfoggia sorrisi a tutta bocca. Lui scherza: «Ho preso confidenza con il mestiere». Un’affermazione che lo lancia direttamente nella campagna elettorale per le Comunali del 2027. La sua agenda sembra non terminare mai, anche in pieno luglio: al mattino una conferenza stampa per presentare il nuovo bando per la refezione scolastica, nell’Esedra del Marco Aurelio, nei Musei Capitolini, per poi tornare in ufficio. Quindi, nel pomeriggio, in uno dei luoghi più caldi di Roma, al Gazometro in via Ostiense, ecco Gualtieri che partecipa alla giornata conclusiva del Dock Startup Lab 2026, “academy per founder di startup”, con la presentazione dei 10 team più promettenti e innovativi emersi tra 150 talenti selezionati da oltre 60 università e centri di ricerca. In realtà al sindaco interessano ben altri profili promettenti: quelli adatti al nuovo volto del Pd romano.

Il nuovo capogruppo che ha battuto diversi candidati

Tra riunioni, telefonate, incontri quando il sole è già calato, Giovanni Zannola è stato indicato come nuovo capogruppo in Campidoglio, in sostituzione dell’uscente Valeria Baglio, diventata nel frattempo la nuova assessora alle Attività produttive. I candidati erano numerosi: Riccardo Corbucci, Antonella Melito, Andrea Alemanni (quello che in Campidoglio vanta il soprannome di “mister Beautiful”), Giammarco Palmieri. Alla fine l’ha spuntata Zannola, presidente della commissione Mobilità, laureato in psicologia dell’educazione e dello sviluppo, nato a Ostia (che è lo stesso territorio del pluriassessore Alessandro Onorato) dove è cresciuto come militante politico nella Sinistra giovanile, di cui è stato anche segretario.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

Nel Pd a Roma c’è preoccupazione perché «mancano le donne», e in tempi di quote rosa e parità di genere l’argomento è serio: la partecipazione alla politica da questa parte è scarsa, «perché nella Capitale tutte quelle che fanno carriera militano a destra, anche per merito di Giorgia Meloni». E in effetti la squadra di Gualtieri è formata, a maggioranza assoluta, da uomini: lui dice che «sta studiando il tema», ma dimentica che il suo problema principale è un altro, e lo notano nello stesso Pd. E cioè «che piace ai poteri forti ma meno ai cittadini».

Piste ciclabili e lavori in corso, quanti grattacapi

I problemi quotidiani infatti non mancano, a partire dalle piste ciclabili ai Parioli e sull’Appia Antica, che hanno azzerato il consenso della gauche caviar. Per non parlare del dissesto del trasporto pubblico, con autobus introvabili (spesso appaiono attese da 40 minuti, e non in periferia ma a due passi dal centro) e fermate della metropolitana come Lepanto, proprio quella accanto al tribunale civile, chiuse per lavori. Senza dimenticare i danni provocati dai cantieri, come la tubatura dell’acqua bucata facendo gli scavi in viale Mazzini, a due passi dalla Corte dei Conti. Tutti questi guai fanno la felicità del forzista Simone Baldelli, che imita ogni giorno sui social Gualtieri, con tanto di caschetto in testa.

«Il mio desiderio è rivoluzionare Roma», dice Gualtieri, e guardando il “bombardamento” cantieristico, con piazza Venezia invasa dai silos di Webuild per costruire la metropolitana (fino a quando resteranno lì? 2034?) con il conseguente blocco del traffico per riuscire a sorpassare l’area, ci è già riuscito. Aver occupato la poltrona di ministro del Tesoro è stata un’esperienza utile per Gualtieri, che in quel periodo ha conosciuto i big dell’economia e della finanza, senza dimenticare i contatti che erano stati creati da europarlamentare, voluto da Massimo D’Alema.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
Roberto Gualtieri e Massimo D’Alema (foto Imagoeconomica).

«Non è uno che ha fatto zig zag tra le correnti del partito, perché Gualtieri è un gualtieriano», dice, ridendo, un vecchio esponente della sinistra romana, che ricorda il sindaco per la sua professione, quella di storico, con tanto di pennacchio accademico, che poi gli servì per “entrare nel giro” della fondazione dedicata ad Antonio Gramsci, cara a D’Alema e soprattutto alla moglie Linda Giuva.

«Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma»

Poi non si poteva fare a meno di mettersi in fila davanti a Goffredo Bettini, a stare al tavolo con Nicola Zingaretti, e con tutto quel “corpaccione” della sinistra romana che ha saputo, con un anticipo di molti anni rispetto alla scena nazionale, dare vita a quel campo largo che oggi appare un’impresa disperata, per le elezioni politiche 2027. «Ho un mix di energia e di esperienza. Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma», sentenzia Gualtieri. In fondo è ancora giovane, non dia retta ai maligni. Anche perché, secondo una militante, se sembra più vecchio «è solo colpa della calvizie, perché se Roberto avesse i capelli sarebbe quasi un ragazzo». Forse il volto giovane e nuovo del Pd è già lui.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Il ministro della Difesa Guido Crosetto blinda il palazzo della Marina. L’edificio storico situato a Roma, al Flaminio, è oggetto di interventi per renderlo inespugnabile: una specie di trincea è stata scavata per accedere al parcheggio, sul modello dell’ambasciata americana di via Veneto, piazzando sistemi per bloccare le auto e identificarle. Fino a oggi si vedevano solo garitte blindate, ma le ruspe e gli addetti stanno intervenendo per creare un “limite militare” che selezionerà ancora di più gli accessi. E pensare che quell’area di 1.700 metri quadrati era stata ceduta a titolo gratuito alla Marina, dividendo il consiglio del secondo Municipio di Roma. A suo tempo uno dei più battaglieri consiglieri contrari all’iniziativa era stato Luca Sappino, del gruppo Sinistra l’Arcobaleno, oggi conosciuto dal pubblico come giornalista a La7, nella trasmissione Tagadà: Sappino tuonava, dicendo che «il parcheggio deve tornare alla città perché, al contrario di quel che può sembrare, rappresenta proprio l’idea di città alternativa. Il Flaminio è la miniatura di una città che trova il giusto equilibrio tra trasporto pubblico e trasporto privato: con l’ampia rete tranviaria, con la fermata della metro, con i capolinea degli autobus e la pista ciclabile, rappresenta un felice esempio di città vivibile dotata di una corretta mobilità. Il secondo Municipio ha concesso l’area a titolo gratuito. Nessuna contropartita economica ripagherà la comunità di quanto sarà perso». Vediamo se Sappino intervisterà Crosetto sul tema del parcheggio blindato…

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Casimirri e il Nicaragua in guerra con il Vaticano

Il Nicaragua è in guerra con il Vaticano, e alla fine chi ci rimetterà è Alessio Casimirri, ex componente delle Brigate rosse. È una storia complessa quella dell’ex cittadino vaticano, coinvolto anche nel caso Moro, fuggito dall’Italia e protagonista della guerriglia sandinista contro i Contras, con tanto di cittadinanza nicaraguense ottenuta. Alessio è il figlio di uno dei più potenti capi della sala stampa della Santa Sede, Luciano Casimirri, storico funzionario vaticano, che ha lavorato a stretto contatto con tre pontefici, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, nel settore della comunicazione. Una famiglia con rapporti di altissimo livello in tutto il mondo: Alessio Casimirri, classe 1951, è stato al centro di una richiesta di estradizione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani sta spingendo, ma che si scontra con una situazione incandescente in Nicaragua. Lì, a Managua, è in corso una lotta spietata del governo contro la Chiesa cattolica, con sacerdoti e suore oggetto di arresti ed espulsioni, e il Vaticano da ormai tre anni non ha più un nunzio apostolico. Ora che in Vaticano c’è un pontefice americano come papa Leone XIV, l’ostilità è aumentata, tanto da vietare persino le processioni religiose. Ma Casimirri, in qualità di guerrigliero, non ha nulla da temere grazie ai legami strettissimi con il regime al potere, tanto che il Nicaragua ha rigettato la richiesta di Tajani e interrotto le relazioni diplomatiche con l’Italia. Come andrà a finire? Nella lista del presidente americano Donald Trump, dopo il Venezuela che era in mano a Nicolás Maduro, ora rinchiuso nelle galere statunitensi, pare ci sia proprio il Nicaragua…

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

Ricordando Nicolò Amato

Nella giornata di martedì 21 luglio, nella Scuola di formazione e aggiornamento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Falcone, nella romana via di Brava, l’aula magna verrà intitolata alla memoria di Nicolò Amato, già direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena e capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, a cinque anni dalla sua scomparsa. Sono attesi gli interventi del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, di Giuseppe Amato, procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, a nome della famiglia dello scomparso, e del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole

L’estate di Allevi

Si comincia il 21 luglio con il Giffoni Film Festival, storico appuntamento estivo, pronto ad accogliere Giovanni Allevi, compositore, filosofo, scrittore e direttore d’orchestra, «in un confronto dedicato ai temi della creatività, della fragilità, del coraggio e della forza trasformativa dell’arte». Tema “Le cose impossibili”. Ma Allevi, tornato in pista dopo problemi di salute, ossia il mieloma multiplo, non si fermerà a Giffoni: il 13 settembre sarà protagonista ad Assisi, nella Basilica Superiore di San Francesco, accompagnato dagli archi dell’Orchestra sinfonica italiana, e il 19 settembre porterà il progetto speciale “Musica dall’Anima” nella Reggia di Caserta, in un concerto-evento che intreccia pianoforte, orchestra e riflessioni sul valore della rinascita e della speranza.

Il bunker di Crosetto al palazzo della Marina e le altre pillole
Giovanni Allevi (foto Ansa).

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno

Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).

Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero

Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).

Casagit-Gemelli, accordo in alto mare

Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno

«Giornalista e sceneggiatore», recita la biografia di Stefano Cappellini su Internet, cui ora dovrà aggiungere anche direttore ad interim di Repubblica, chiamato a raccogliere l’eredità di Mario Orfeo in una fase tutt’altro che tranquilla per il quotidiano. 

Un battesimo propizio per il neo-direttore

Il battesimo, però, non poteva essere più propizio. Proprio nelle ore del suo insediamento, il governo Meloni è riuscito nell’impresa di auto-affondarsi su un emendamento della riforma elettorale, bocciato dai franchi tiratori della stessa maggioranza. Una delle più clamorose cappellate parlamentari degli ultimi tempi, con Palazzo Chigi costretto ad aprire immediatamente la caccia ai dissidenti. Per un direttore appena arrivato, un’apertura di giornale confezionata praticamente da sola e nel solco della linea che Repubblica vuole perseguire. Del resto Cappellini non ha mai nascosto le proprie posizioni, né è mancato negli anni alle trasmissioni di Nicola Porro su Mediaset nel ruolo dell’interlocutore più severo con il centrodestra. Ora avrà modo di esercitare quello stesso spirito critico dalla plancia di comando del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Sempre che la permanenza sia destinata a durare, ma su questo Theodore Kyriakou non lascia trapelare nulla.

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Elly Schlein con Stefano Cappellini (Ansa).

I piani dell’editore per il nuovo corso di Repubblica

Martedì l’editore greco, parlando alla redazione, si è limitato a un intervento di circostanza, il classico discorso istituzionale che accompagna ogni cambio al vertice. Molto più esplicita è stata invece l’amministratrice delegata Mjria Cartia d’Asero, che ha rivendicato la necessità di un ricambio del management sostenendo che chi oggi occupa certe posizioni non possiede più i requisiti richiesti dal nuovo corso. E, nello stesso intervento, ha annunciato l’arrivo di Veronica Diquattro, ex ad di Dazn, alla guida del digitale, descritta come una «manager bionda con gli occhi azzurri». Cosa che forse avrebbe fatto sorridere qualche cronista degli Anni 50, ma che difficilmente sarà stata accolta con entusiasmo dalla diretta interessata. Il clima, insomma, è quello del grande rimescolamento.  

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Mjria Carta d’Asero (Imagoeconomica).

Intanto Monica Giandotti presenta il libro di De Luca jr

E a fare da perfetto contrappunto arriva anche un appuntamento romano che sembra raccontare, in miniatura, le geometrie del potere. Alla libreria Mondadori della Galleria Alberto Sordi viene presentato il libro di Piero De LucaL’idea di Europa e il suo destino. Sul palco, insieme all’autore, Pier Ferdinando Casini, Paolo Gentiloni e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. A moderare l’incontro è Monica Giandotti, giornalista Rai approdata a Rai 2 dopo gli anni trascorsi a Rai 3, nonché moglie del nuovo direttore di Repubblica. Insomma, primo giorno da direttore e Cappellini si ritrova già al centro di un emblematico incrocio della politica romana: un governo che inciampa da solo, un’azienda che cambia pelle e un salotto romano dove il potere continua a riconoscersi a colpo d’occhio. 

Il battesimo di Cappellini a Repubblica e gli incroci della politica romana: lo spiffero del giorno
Monica Giandotti.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

A Roma i ristoranti hanno sostituito le sezioni di partito di una volta: le riunioni per decidere le strategie elettorali si svolgono tra un piatto di branzino su crema di patate e il classico sauté di cozze e vongole, per evocare un “re del pesce” come Valter Lavitola, impegnato a scegliere il futuro leader del campo largo. Ecco così che nel pieno dei commenti sul caso Ranucci spunta un appuntamento voluto da un finissimo politico, il kingmaker della sinistra romana, il nobile nato nel Pci che ha deciso di consegnare le sue fortune familiari e personali per creare la fortezza capitolina del Partito democratico, un monolite che solo Gianni Alemanno riuscì a disintegrare: Goffredo Bettini.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero

Anche in questo caso, un ristorante: a Vigna Pia, distante dal centro tradizionale, e si chiama “La carovana”. Un nome che sembra scelto apposta per rendere l’idea di un gruppo indisciplinato, composto da profili diversi, e che a molti fa venire in mente L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, con gente raccattata in giro. Ma chi ci sarà con Bettini nella serata del 27 luglio, a Roma, quando ormai si saprà tutto della nuova legge elettorale?

Presente il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana

Alla sua destra apparirà Claudio Mancini, «il vero sindaco di Roma», «l’uomo senza il quale Roberto Gualtieri non saprebbe nemmeno accendere la luce della sua stanza in Campidoglio» (la battuta è di un dirigente del Comune, che ovviamente ha preteso l’anonimato per tutta la vita), «il general contractor che stipula accordi con l’opposizione», insomma il miglior “spiccia faccende” disponibile sulla piazza romana, e che è parlamentare del Pd.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

La candidata giusta per la Cultura?

Non solo per una questione di quote rosa, sarà presente al tavolo dei relatori anche Laura Delli Colli, storica presidente del sindacato dei critici cinematografici italiani, erede della dinastia Delli Colli che ha segnato con altissima professionalità la qualità del grande cinema (Tonino Delli Colli è stato un gigante come direttore della fotografia dei massimi registi mondiali). Già, perché nelle segrete stanze romane si parla di Laura Delli Colli come potenziale futura ministra della Cultura nel caso di una vittoria “de sinistra” alle Politiche 2027, oppure, male che vada, come assessora alla Cultura del Comune di Roma, in caso di (probabile) conferma di Gualtieri alle Amministrative.

La “carovana” di Bettini per apparecchiare il futuro della sinistra: lo spiffero
Laura Delli Colli (foto Imagoeconomica).

«Non è faziosa, è molto intelligente, conosce come pochi altri il settore dello spettacolo. Pensate che compra i vestiti all’Ovs di corso Francia», così la raccontano i suoi amici più stretti. La classica “risorsa” da spendere sul mercato della politica che può venire in mente solo a Bettini, il quale già la convinse a diventare presidente della Fondazione Cinema per Roma, con l’unanimità del collegio dei soci fondatori composto da Roma Capitale, Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, Fondazione Musica per Roma, Istituto Luce Cinecittà – Mibac (regnante, al ministero, Dario Franceschini).

L’occasione: il primo numero su carta di Rinascita

Ma qual è il motivo di questa singolare convocazione? La pubblicazione del primo numero su carta (altra vecchia passione bettiniana) di Rinascita, che Goffredo ha voluto riportare in vita per creare un dibattito all’interno (e non solo) della sinistra. Saranno ovviamente ben accette le presenze dei vari Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e compagnia, magari pure Francesco Rutelli, ma la scena avrà un protagonista assoluto, Goffredo Bettini da Jesi, con tutta la sua cultura, la sua immaginazione, quella sapienza distillata nei secoli e che è visibile nell’enorme archivio gentilizio di famiglia depositato presso la Biblioteca Comunale Planettiana della città marchigiana.

Si parlerà di sinistra: voti, interessi, energie…

E quando parla Bettini, Roma si ferma per comprendere quale sarà il futuro della città: dalle sue parole si capirà quali sono le prospettive della sinistra, la sua capacità di attrarre voti, interessi, energie, oltre che di mobilitare il mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo «per la causa del bene comune, per creare una nuova società, per accompagnare i giovani verso un futuro di ideali e di speranze», per usare una terminologia bettiniana. E dopo la cena del 27 luglio non si potrà certo andare in vacanza, perché comincia la campagna elettorale: senz’altro quella comunale, per quella nazionale chissà…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Nessuno se l’aspettava: il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana che attacca il “suo” ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. E lo fa per ragioni tecniche, denunciando con i numeri le poche risorse umane dedicate alla sicurezza che per decisione del Viminale arriveranno nella sua regione: «Politicamente è un segno ulteriore di sottovalutazione delle necessità del Nord produttivo, della Lombardia, di Milano: l’assegnazione del 6 per cento dei nuovi agenti a una regione che rappresenta il 17 per cento della popolazione e il 23 per cento del Pil appare penalizzante e rischia di non rispondere alle crescenti richieste di sicurezza di un territorio così nevralgico per il Paese. Questa scelta riflette una logica che non sa leggere il territorio». Piantedosi, che si fa notare nelle sue visite a Benevento e nel sud del Lazio, a Fondi, ormai è nel mirino della Lega del nord, dove si deve anche cercare un posto alternativo per Matteo Salvini, dato che il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è solo una “grana” che certo non porta popolarità, ma solo gli improperi dei viaggiatori. «Al Viminale mai più un cosiddetto tecnico, ci deve essere un politico», ripetono, uno dopo l’altro, i comandanti leghisti che vogliono evitare il tracollo del partito, specie adesso che il generale Roberto Vannacci si rafforza con la sua campagna sulla sicurezza. E uno come Fontana, quando parla, non può non essere ascoltato, specie se vuole coltivare l’idea di “scalare” la Lega e trovare un posto a Salvini, al Viminale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Attilio Fontana con Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

L’appoggio leghista a Buttafuoco: fibrillazioni alla Cultura

Ennesima divisione all’interno del ministero della Cultura, per colpa di Pietrangelo Buttafuoco: dopo che l’Europa ha sanzionato la Biennale di Venezia per la partecipazione russa alla kermesse, tagliando il finanziamento già concesso e pari a 2 milioni di euro, ecco che l’intellettuale siculo ha trovato la sponda di due partiti, i pentastellati e i leghisti. Ma se i primi sono all’opposizione, i secondi si trovano nella maggioranza governativa, e per di più con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni proprio nel dicastero di via del Collegio Romano. Giusto per creare un altro problema al ministro Alessandro Giuli. Queste le parole di Borgonzoni: «Quanto sta accadendo con il caso Biennale è semplicemente inaccettabile. Un organismo politico, l’Unione europea, raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi. Prima ancora che venga trovato, nell’eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione. Questa è la fine del diritto, una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. L’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici, non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles». La sottosegretaria ha trovato anche come alleato Luca Zaia, l’ex governatore della Regione Veneto, oltre al capogruppo dei cinque stelle al Senato, Luca Pirondini. Che è uno dei più battaglieri oppositori di Giuli…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Federcasse copia l’Abi

Si sa, a Roma le sedi per ospitare gli eventi non sono tantissime quando è previsto l’afflusso di tanti partecipanti. Occorre fare un’analisi dei costi e dei benefici, con frasi ripetute all’infinito come «no, la Nuvola di Fuksas no, è troppo cara», oppure, «sì, quel centro congressi andrebbe bene, ma è troppo lontano». E allora che si fa? Si va nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria, all’Eur, ma meglio di giorno, perché al calar delle tenebre la zona pullula di presenze poco raccomandabili. Quindi, mercoledì 15 luglio, ecco che arriva l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, con il presidente Antonio Patuelli, per la classica assemblea dove partecipano il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Due giorni dopo, il 17 luglio, stessa sede per “Generare futuri. 135 anni della Rerum Novarum, 80 anni di Repubblica, 10 anni dalla Riforma delle Bcc”, ossia il titolo al centro dell’assemblea annuale di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen. Qui non ci sarà Panetta, ma la “Lectio Cooperativa 2026” verrà affidata a Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea e presidente della Task Force di alto livello dell’Eurosistema per l’euro digitale.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole

Quelle pellicce di Fendi che non piacciono: Mazzantini nel mirino

I problemi alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea (Gnamc) di Roma non mancano mai: le proteste dei dipendenti contro la direttrice Renata Cristina Mazzantini, innanzitutto, e poi le mostre che fanno discutere. L’ultima è quella di Fendi, con annessa sfilata: per evocare la storia del brand è stata riproposta un’esposizione di una quarantina d’anni fa, dove protagoniste erano anche le pellicce della casa di moda. Pellicce che, se una volta venivano elogiate da quasi tutto il pubblico, ora sono viste come nemiche della sostenibilità: così, ecco che alcune reti televisive non hanno potuto parlare della mostra perché «la policy aziendale non lo permette», per il sostegno alle cause animaliste e per non avere noie con i movimenti green. Qualcuno evoca interrogazioni parlamentari per denunciare la presenza delle pellicce. Fatto sta che l’evento modaiolo non ha permesso di valorizzare il restauro di un giardino della galleria, anche perché tutti erano impegnati a passeggiare con calici di champagne tra le mani…

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Alessandro Giuli e Renata Cristina Mazzantini (foto Imagoeconomica).

De Niro a Roma, tra film e alberghi

Robert De Niro nella Capitale. Lunedì 13 luglio l’attore è presente per gustarsi la versione restaurata di Novecento di Bernardo Bertolucci, nel 50esimo anniversario del film, uscito nel 1976. A dialogare con De Niro – che di Novecento è protagonista, nei panni del possidente terriero Alfredo Berlinghieri, assieme a Gérard Depardieu, che interpreta invece il contadino Olmo Dalcò – sono stati chiamati Antonio Monda e Valerio Carocci. Ma De Niro deve anche controllare il “suo” albergo di via Veneto, Nobu Hotel, di cui è socio proprietario, e valutare le prossime mosse.

Fontana e l’asse leghista anti-Piantedosi, l’appoggio a Buttafuoco e altre pillole
Robert De Niro (Ansa).

Persol, quanti occhiali al premio Strega…

Se a Roma vedete un “vip” con dei nuovi occhiali da sole griffati Persol, li ha presi alla cena del premio Strega. Sì, perché in occasione dell’evento mondan-letterario che si è svolto in Campidoglio, nel desco riservato ai personaggioni capitolini al tavolo c’erano degli oggetti, ossia appunto gli occhiali da sole Persol e le agendine Pineider. Ovviamente sono spariti tutti i “gift”, con approcci leggendari per dissimulare la “presa di possesso”, come quella signora che ha utilizzato tovagliolo per occultare all’interno gli occhiali e riporli lentamente nella borsa. Sui siti delle vendite online si trova qualcosa, comunque, di quella razzia “culturale”…

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Al momento è solo una scommessa, una suggestione che ritorna, uno scenario da fantapolitica. Ma per le due sorelle Meloni può essere una soluzione politicamente furba. Se da un lato Giorgia vuole concludere la legislatura da presidente del Consiglio, battendo il record da Guinness dei Primati e poi ricandidarsi alle elezioni politiche del 2027, alleati permettendo, dall’altro c’è anche la sorella Arianna che ha un suo ruolo. Oltre a guidare il partito (ma tutti rimpiangono Francesco Lollobrigida, «che come ministro non sarà ricordato negli annali, ma in via della Scrofa metteva tutti in riga», spifferano quelli di Fratelli d’Italia) coltiva ambizioni politiche. E deve condividerle con la sorella Giorgia. Qui esce con tutta la sua virulenza “il problema Roma”.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Il solito Rampelli e il disturbo di Vannacci

Mentre a sinistra, anzi nel campo largo, è già pronto il candidato al Campidoglio, ossia il sindaco uscente Roberto Gualtieri, ringalluzzito dal successo sui social (fuori dalla Capitale, però, perché quei video in città non piacciono per niente) e dai miliardi per la città elargiti dal governo Meloni, a destra ancora non esiste uno straccio di nome in campo. A parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera dei deputati che corre (come sempre) una partita tutta sua, ora c’è pure l’incubo della discesa in campo del generale Roberto Vannacci con il suo partito Futuro nazionale, che potrebbe anche schierare come candidato sindaco l’ex inquilino del Campidoglio Gianni Alemanno, innanzitutto con l’obiettivo di contare le forze nella città e fare uno sgambetto alla destra. Insomma, alla fine Vannacci potrebbe essere il migliore alleato di Gualtieri, una sorta di “campo largo aggiunto” pur facendo parte di uno schieramento situato politicamente dall’altra parte.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (foto Imagoeconomica).

L’elemento chiave: election day sì o no?

In mancanza di candidati, veniamo dunque all’idea: Arianna Meloni candidata sindaca di Roma. Mediaticamente porterebbe un vantaggio: un raddoppio della presenza politica del “brand Meloni”, a livello locale e nazionale, che darebbe vita a un bombardamento comunicazionale, dicono gli esperti, con la moltiplicazione meloniana. E forse proprio per questo Giorgia non vuole l’election day per le Comunali e le Politiche, un tema che scalda il Quirinale dato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella preferisce evitare spese inutili, facendo notare che due appuntamenti elettorali a breve distanza rappresenterebbero uno spreco di denaro pubblico. Separare le urne, facendo votare una volta per le Politiche e un’altra per le Comunali, consentirebbe però a Meloni di scindere le due campagne elettorali e testare la forza del partito a livello locale, specie nel caso di una candidatura della sorella Arianna a Roma.

Gualtieri rafforzato dall’asse con Caltagirone

Tra i tanti problemi che la Capitale porta in evidenza, oltre all’amministrazione capitolina, c’è anche il comportamento editoriale del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che con Il Messaggero ogni giorno elogia la gestione Gualtieri. Prendiamo come esempio le pagine di giovedì 9 luglio della cronaca romana del quotidiano di via del Tritone. Apertura su una “non notizia”, cioè la ridefinizione delle aree e dei quartieri di Roma che ora sono diventati addirittura 332. «Stilata con metodi scientifici», si legge, la «pianta della Capitale non veniva redatta dal 1961, quando furono individuate 165 aree urbane»: per un costruttore è un argomento vitale, per il lettore normale forse no.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Seguitiamo: “Atac, terzo bilancio positivo”, dove si sottolinea che per l’azienda municipalizzata è «un bilancio tutto con il segno più», «conti ancora in ordine», con un elenco di elogi che non finisce mai. Sotto, “Rifiuti, via libera al piano, la Tari ritoccata del 5 per cento” con la spiegazione benevola di «rialzi dovuti ma limitati». Se una volta ogni rincaro veniva bacchettato senza pietà dal Messaggero, ora viene giustificato scrivendo di un prossimo «potenziamento dei servizi sul territorio senza precedenti», con l’impegno del Campidoglio a «contenere al minimo l’incremento della tariffa Tari». Nessuna voce dissonante, solo l’azienda cara a Gualtieri che parla e minimizza l’aumento.

Stesso trattamento di favore per il governatore Rocca

Analogo trattamento lo ha la Regione Lazio di Francesco Rocca, con articoli sulle imprese regionali che «investono sempre di più» con una fotona del governatore, e in un’altra pagina la nascita del Garante per i diritti per gli anziani del Lazio. In questo panorama, il patto siglato tra Caltagirone e Gualtieri a Villa Miani, nel corso di un lungo pomeriggio romano, sembra non concedere spazi a un candidato alternativo della destra.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La tentazione di lanciare Arianna resta comunque forte. Evitando l’election day, se arrivasse prima l’appuntamento con le Politiche, il piano potrebbe portare le due sorelle in parlamento, una alla Camera e l’altra al Senato, e da senatrice Arianna farebbe con grande serenità la sua campagna elettorale per il Campidoglio. Una sorta di paracadute, nel caso l’avventura non andasse in porto: una poltrona a Palazzo Madama, comunque, ci sarebbe.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno

Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…

Per questi Mari

Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei

È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».

Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole

Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).

Potere al popolo trionferà

A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno

A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Michele Vietti (Imagoeconomica).

La geopolitica di Cairo

Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?

Tutti da Vietti per l’assemblea Anfir e le altre pillole del giorno
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Ariecco il Meeting di Rimini

Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno

“Novecento Italiano, opere dalla collezione Generali. Special Guest: Gustav Klimt”. La mostra si terrà a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 14 luglio al 23 agosto. Tenete a mente la data dell’inaugurazione: è quella del tradizionale ricevimento a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia. E chi è il capo di Assicurazioni Generali? Philippe Donnet. Ebbene, il 13 luglio nell’edificio bonapartiano Donnet accoglierà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha già messo in agenda l’appuntamento. Un colpaccio, tra l’altro già avvenuto in passato, che stavolta cade nel pieno della scalata bancaria con vista sul Leone di Trieste.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Philippe Donnet, ceo di Generali (Imagoeconomica).

Donnet poi sarà tra gli ospiti del ricevimento dell’ambasciata, dove tra l’altro sono attesi i capi di Crédit Agricole, altri protagonisti del risiko estivo. Ma il genio di Donnet è infinito: sì, perché il giorno dopo sempre a Palazzo Bonaparte verrà aperta un’altra mostra, stavolta dedicata a un artista italiano, Marco Tamburro, il quale, per una curiosa coincidenza astrale, vanta un’amicizia decennale con Giorgia Meloni. Tra parentesi, Donnet ha acquisito la cittadinanza italiana nell’aprile del 2021, con una cerimonia organizzata dall’allora sindaco d Venezia Luigi Brugnaro a Ca’ Farsetti.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Palazzo Bonaparte (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Zara per le cravatte

Nella sede della Comunità Italiana di Zara è arrivata la mostra itinerante “La Storia della Cravatta – Dalle origini croate all’eccellenza italiana”, un percorso espositivo dedicato alla nascita e all’evoluzione della cravatta, dalle origini croate del XVII secolo fino alla sua affermazione come simbolo internazionale di eleganza e dell’eccellenza manifatturiera italiana. Chi c’era alla cerimonia? Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E Maurizio Talarico, fondatore dell’omonimo marchio e unico brand italiano presente nella mostra, in rappresentanza della tradizione artigianale del made in Italy nel settore della cravatta. Che poi era un accessorio dell’uniforme dei mercenari croati durante la guerra dei Trent’anni diventato nei secoli icona dello stile maschile.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Maurizio Talarico e Francesco Lollobrigida.

De Laurentiis ritirerà il premio della Stampa Estera?

Mercoledì 8 luglio, nella sede di Palazzo Grazioli, la Stampa Estera ha programmato di conferire al patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il tradizionale Premio alla Carriera per il «ruolo e l’impegno nel calcio italiano e internazionale», e per «un percorso caratterizzato da risultati sportivi di assoluto prestigio, capacità manageriale e un costante impegno nella valorizzazione della SSC Napoli e della città di Napoli nel mondo». Chissà se De Laurentiis, dopo le indagini della Procura di Bari, parteciperà alla cerimonia…

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
Aurelio De Laurentiis (Imagoeconomica).

Venezia, Clooney Leone alla carriera in barba a Trump

E poi dicono che Donald Trump se la prende con l’Italia… Il cda della Biennale di Venezia ha accolto la proposta del direttore artistico della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, di assegnare il Leone d’oro alla carriera a George Clooney. Bene, l’attore ha sempre criticato duramente il presidente Usa e già si scommette su cosa dirà sul palco della Laguna. L’annuncio del premio arriva in un momento di altissima tensione tra Roma e Washington e visto il carattere fumantino del presidente Usa rischia di non favorire la distensione. Tra l’altro Clooney per la sua militanza politica ha rinunciato a un ingaggio di 35 milioni di dollari che lo doveva vedere come protagonista di uno spot pubblicitario di El Al, la compagnia aerea israeliana.

Donnet prezzemolino, Lollobrigida in Croazia per le cravatte e le altre pillole del giorno
George Clooney (Ansa).