Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV

Una strana coppia si aggira per l’Europa: è quella costituita dal premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, e da Papa Leone XIV. I due sulla carta non potrebbero apparire più lontani ma nella realtà stravolta della politica internazionale di questa stagione storica sembrano avere bisogno l’uno del sostegno dell’altro. In tal senso la visita di Leone in Spagna è densa di significati.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Pedro Sanchez accoglie Papa Leone XXIV (Ansa).

Sanchez e il Psoe nella bufera giudiziaria

Per Sanchez non è esattamente un periodo sereno. Il suo partito, il suo entourage, per non parlare di qualche vecchio leader come José Luis Rodriguez Zapatero, sono finiti al centro di una tempesta giudiziaria che rischia di portare alla caduta dell’esecutivo. Sanchez nel giro di pochi mesi è così passato dal ruolo di possibile leader della sinistra globale (come dimostra la convention progressista tenutasi a Barcellona lo scorso aprile) a elemento scomodo nel panorama politico europeo. Almeno finché le inchieste dei giudici proseguiranno. Sanchez vede nella visita in Spagna di Papa Leone la possibilità di spostare l’attenzione mediatica dalla questione giudiziaria ai temi che hanno, in parte, segnato la sua azione politica. D’altro canto, il pontefice aveva e ha un disperato bisogno di leader con i quali giocare di sponda per tentare di ridare fiato alla diplomazia negli scenari di guerra e di rimettere al centro del dibattito il tema della povertà, delle crescenti diseguaglianze economiche, del cambiamento climatico che sta facendo aumentare i flussi migratori.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Il faccia a faccia tra Sanchez e Prevost (Imagoeconomica).

L’avvicinamento cominciato da Francesco e continuato da Leone

Certo è che quello che sta andando in scena in Spagna, tra il Psoe – uno dei partiti europei tradizionalmente più anticlericali – e la Santa Sede – è un film inedito. Il franchismo ha infatti lasciato dietro di sé gli strascichi di un conflitto tra chi combatteva la dittatura da posizioni laiche e un cattolicesimo tradizionalista che si identificava con la destra reazionaria spagnola. C’è voluto il pontificato di Francesco per cominciare a cambiare il clima, con le nomine di diversi vescovi – fra i quali quelli di Madrid e Barcellona – di area più progressista, e comunque più aperti al cambiamento. E, per quanto non siano finiti del tutto gli scontri fra settori anticlericali della sinistra iberica e la Chiesa, la situazione sta rapidamente mutando. Inutile dire che il Papa americano ha avuto un’accoglienza trionfale in Spagna, proprio perché rappresenta la continuità con Francesco.

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Leone XIV in visita al Parlamento spagnolo (Ansa).

Al centro dell’incontro migranti, rifugiati e polarizzazione politica

Per queste ragioni, il 27 maggio scorso, Sanchez è stato ricevuto in Vaticano, e l’8 giugno, nella nunziatura apostolica di Madrid, ha avuto un faccia a faccia con Prevost, subito prima dello storico discorso del pontefice il parlamento (le Cortes). Un discorso che ha avuto al centro il tema delle migrazioni, l’accoglienza dei rifugiati e la difesa dei diritti umani dei più vulnerabili. Un lungo passaggio è stato dedicato alla necessità di superare l’eccessiva polarizzazione politica, sia in Spagna sia a livello internazionale. Certo, il Papa ha ribadito le posizioni classiche della Chiesa contro aborto ed eutanasia, ma il cuore del suo intervento è stata l’affermazione della tutela della dignità umana in tutte le sue declinazioni, sfuggendo così a interpretazioni ideologiche e riproponendo per intero l’insegnamento del Vangelo.

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Papa Leone al Congresso spagnolo (Ansa).

Sanchez, da parte sua, in un comunicato diffuso dalla Moncloa, ha sottolineato come «la visita papale consolida le relazioni bilaterali e consente di compiere progressi su due priorità condivise da entrambe le parti: la cooperazione in materia di migrazione e l’impegno per la pace e la stabilità internazionale». Secondo il governo, questo nuovo incontro tra il capo dell’esecutivo e Leone XIV rappresenta il culmine dell’agenda di accordi siglati negli ultimi anni con la Chiesa cattolica, tra cui l’esumazione di Francisco Franco dal mausoleo di Cuelgamuros e il trasferimento delle spoglie nella tomba di famiglia nel cimitero di Mingorrubio-El Pardo, il patto sulla registrazione degli immobili, l’eliminazione di alcune esenzioni fiscali e, infine, l’accordo per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali.

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Felipe VI e Letizia di Spagna con Papa Leone e Pedro Sanchez (Imagoeconomica).

I punti di contatto tra governo spagnolo e Santa sede

A seguito del discorso del Papa al Congresso, il ministro della Presidenza, della giustizia e dei Rapporti con le Cortes, Félix Bolaños, responsabile anche dei rapporti del governo con la Chiesa cattolica, ha sottolineato che l’impegno di Prevost «per la pace, il multilateralismo, la dignità di tutte le persone, compresi i migranti, e il modo in cui dovrebbero essere accolti, è stato molto chiaro». «È stato un discorso molto coraggioso che ci interpella tutti, sia nel governo che in Parlamento», ha ribadito. Il ministro ha poi confermato che «il governo è assolutamente in linea» con lo «storico» discorso del Papa. E ha celebrato «l’inequivocabile successo della visita». L’aborto e l’eutanasia restano punti di disaccordo, vero. Ma Bolaños ha mostrato rispetto per la posizione della Chiesa cattolica – una novità – e si è concentrato sugli accordi firmati negli ultimi cinque anni. «Ci sono divergenze, ma le affrontiamo con rispetto, ascoltando e cercando di comprenderci a vicenda», ha tenuto a sottolineare. Preferendo evidenziare l’accordo «assolutamente senza precedenti» sulle riparazioni per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno

La storia sembra uscita dal Codice da Vinci, ma la penna non è quella di Dan Brown. Tutto parte da Papa Leone XIV che alla presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, dedicata all’intelligenza artificiale, ha voluto seduto vicino Christopher Olah, cofondatore di Anthropic insieme a Dario Amodei.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Pope Leone XIV con Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Ansa).

Proprio in questi giorni la società di Olah sta facendo tremare la BCE. Tanto che lunedì 26 maggio Christine Lagarde ha convocato un meeting urgente con le banche dell’area euro per lanciare l’allarme su Claude Mythos, il nuovo modello di IA targato Anthropic, che sarebbe in grado di individuare le vulnerabilità dei sistemi delle banche, quelle falle finora nascoste da cui potrebbero entrare i cybercriminali: chi lo ha, può gestire il futuro del mondo finanziario. Solo alcuni privilegiati di Wall Street hanno testato Claude Mythos, a cominciare da Jp Morgan, e questo ha fatto drizzare le antenne a Francoforte che ha esortato gli statunitensi a condividere le informazioni a cui finora le controparti europee non hanno avuto accesso.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christine Lagarde (Ansa).

Ma che c’entra Papa Leone XIV in tutto questo? A sentire alcuni cardinali c’entra eccome. Non solo perché «in teologia magari non sarà ferratissimo ma è un matematico di prim’ordine che conosce la tecnologia meglio di tutti gli altri, tra i Sacri palazzi», ma anche per il suo interesse nella finanza. Prevost ha profondamente riformato lo IOR con ottimi risultati visto che il bilancio 2025 si è chiuso con un utile di 51 milioni di euro, in crescita del 55 per cento rispetto al 2024, anche grazie a una «gestione attiva e disciplinata dei portafogli». Bene, si mormora che Claude Mythos sarebbe già entrato tra le mura digitali dell’Istituto per le Opere di Religione. Se fosse confermato, la finanza vaticana avrebbe un vantaggio enorme rispetto a quella italiana ed europea. Non a caso molti porporati concordano sul fatto che «far diventare Papa uno che di numeri ci capisce davvero è stata proprio un’ottima scelta». Sotto questa luce, quel «camminare insieme» pronunciato da Olah al cospetto di Leone, assume tutto un altro significato.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christopher Olah (Ansa).

Vannacci, Alemanno e la “presa” di Roma

Gianni Alemanno uscirà dal carcere tra un mese e ad aspettarlo, politicamente si intende, ci sarà Roberto Vannacci. Il movimento Indipendenza dell’ex sindaco di Roma ha infatti stretto un’alleanza con Futuro Nazionale, il partito del generale che il 13 e il 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione celebrerà l’assemblea costituente. L’obiettivo del patto di ferro? Dare vita «a un polo sovranista, identitario e nazional popolare». Caso vuole che proprio il 13 giugno, a Roma, sia stata indetta una manifestazione nazionale per la remigrazione, promossa dal comitato Remigrazione e conquista, sotto il cui ombrello si muovono CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani. Il generale saluterà i “patrioti” in marcia sulla Capitale?

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Gianni Alemanno (Imagoeconomica).

Tra i protagonisti dell’alleanza Alemanno-Vannacci oltre a Ramona Castellino, sorella dell’ex leader di Forza Nuova Giuliano (attualmente a Rebibbia come Alemanno), ci sono anche i futuristi Riccardo Corsetto – un passato di responsabile dell’ufficio stampa del Delegato del sindaco di Roma alle Politiche agricole e di militanza prima nella Lega e poi in FdI – e Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea capitolini ai tempi di Alemanno, che è stato forzista, leghista e meloniano prima di essere folgorato dalla folgore Vannacci. A quanto pare una folgorazione ricambiata: si sussurra che Pomarici possa essere il candidato futurista per le Comunali a Roma, in caso in cui il generalissimo decida di non entrare nella coalizione di centrodestra. O non venisse invitato a farne parte.

LEGGI ANCHE: Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano

Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, è atteso per giovedì 7 maggio in Vaticano. Lo scopo dell’incontro con Leone XIV, in agenda per le 11.15 del mattino, è raffreddare il clima fin troppo acceso dello scontro fra Casa Bianca e Santa Sede delle scorse settimane. Il presidente Donald Trump, seguito da esponenti della sua Amministrazione – dal vice JD Vance al segretario della Difesa Pete Hegseth – ha infatti preso di mira Prevost per aver espresso la sua netta contrarietà all’intervento militare degli Usa in Iran. Dopo giorni di attacchi personali rilanciati anche da canali tv e media del mondo MAGA, sembrava però che la strategia fosse cambiata. Inviare Rubio in Italia anche per riportare il conflitto pubblico con la Chiesa di Roma in un abito istituzionale sembrava la scelta giusta per spegnere uno dei focolai politici che incendiano la scena politica americana.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Marco Rubio e alle sue spalle Pete Hegseth (Ansa).

Il nuovo attacco di Trump e la risposta di Leone

Tuttavia, rispondendo a un istinto profondo, e forse a malumori crescenti verso le istituzioni cattoliche a stelle e strisce che si sono schierate compatte con Leone, Trump non ha mollato la presa e, conversando con il conduttore Hugh Hewitt della rete conservatrice Salem News Channel, ha rincarato la dose: «Penso che il Papa stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Lui pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Beh, è di Chicago, deve imparare parecchie cose…». Un nuovo attacco frontale al Pontefice, che dimostra ancora una volta come il capo della Casa Bianca si muova calpestando costantemente la grammatica istituzionale.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Donald Trump (Imagoeconomica).

Dal canto suo Leone ha replicato che «la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace». «Chi mi critica per annunciare il Vangelo», ha aggiunto, «lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi non c’è nessun dubbio. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». Il tutto è avvenuto alla vigilia della visita di Rubio in Italia e in Vaticano. Così la missione del segretario di Stato (cattolico e con ambizioni presidenziali) rischia di essere azzoppata in partenza. Certo non mancheranno le buone maniere diplomatiche, ma è chiaro che rimarrà una certa freddezza nelle relazioni fra Casa Bianca e Santa Sede.

«L’influenza normativa» del Papa va oltre la religione

Un osservatore attento delle vicende vaticane come il gesuita padre Antonio Spadaro, ex direttore di Civiltà cattolica, in un commento scritto per l’agenzia cattolica asiatica Ucanews, descrivendo il ruolo del Papa nell’attuale scenario internazionale in relazione alla visita di Rubio, ha sottolineato: «La Santa Sede è un attore diplomatico singolarmente peculiare: non dispone di una forza militare, non esercita una significativa influenza economica, eppure esercita una sorta di influenza normativa – una capacità di rimodellare la grammatica morale del conflitto – enormemente sproporzionata rispetto al suo peso materiale». Così «quando Papa Leone XIV dichiara che la guerra è impensabile, o moralmente indifendibile, non sta semplicemente esprimendo un’opinione religiosa. Sta ridefinendo i confini di ciò che si può dire nella vita pubblica, con reali ripercussioni sulle alleanze, sull’opinione pubblica globale e sulla legittimità percepita di qualsiasi potenza che aspiri a presentarsi come forza di stabilità».

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

I nuovi vescovi Usa anti-Trump

Forse il tentativo di Trump è quello di intimorire il Pontefice a suon di interventi imbarazzanti e attacchi personali, ma difficilmente Prevost cederà di fronte a tutto questo. Di certo, gli ultimi segnali arrivati dal Vaticano non vanno in questa direzione. Si consideri, infatti, che fra i nuovi vescovi americani nominati dal Papa ci sono il nuovo ausiliario di Washington, il reverendo 46enne Robert Paul Boxie III, cappellano di Harvard, che aveva duramente criticato lo smantellamento dei programmi sulla diversità, equità e inclusione (DEI), e un difensore degli immigrati come monsignor Evelio Menjivar-Ayala. Nato in El Salvador, il nuovo vescovo di Wheeling-Charleston, West Virginia, arrivò da clandestino negli Usa nel 1990 e ha ottenuto la cittadinanza nel 2006. Una scelta che rafforza il messaggio del Papa sull’immigrazione: i nuovi arrivati, quando accolti e integrati, possono contribuire alla crescita del nuovo Paese in cui vivono. D’altro canto, il pontefice sta nominando vescovi originari dell’America Latina e del Sud-Est asiatico, Paesi dai quali è forte l’immigrazione diretta negli Stati Uniti, segno inequivocabile di una visione opposta a quella dell’amministrazione repubblicana protagonista di una violenta campagna di espulsioni accompagnata da una chiusura ermetica delle frontiere.

Il messaggio di Prevost alle Charities americane

La Casa Bianca ha inoltre cancellato anche i programmi tradizionalmente confermati dai presidenti Usa – democratici e repubblicani – di accoglienza verso un certo numero di richiedenti asilo ogni anno, con particolare attenzione a chi proveniva da Paesi in guerra. Programmi storicamente finanziati dalla Casa Bianca, che vedevano le istituzioni cattoliche in prima fila nella gestione dei rifugiati. Non a caso il Pontefice ha ricevuto in Vaticano, un paio di giorni fa, il Consiglio Direttivo di Catholic Charities Usa, l’articolata e forte rappresentanza delle organizzazioni caritative cattoliche che svolgono un ruolo centrale nella rete dell’assistenza sociale negli States. Rivolgendosi dunque alle Charities americane, il Papa ha affermato che nell’esercizio del loro ministero è necessario cercare «di trovare soluzioni a situazioni disumane, di alleviare la sofferenza di individui e famiglie e di alleggerire il fardello di quanti sono oppressi da difficoltà e conflitti. In tutte queste circostanze deve essere la carità di Cristo a spingervi nel vostro lavoro quotidiano». «Vale a dire», ha aggiunto, «il desiderio di portare ad altri aiuto materiale con l’amore e il cuore di Gesù, perché è in quell’amore che troveranno sollievo autentico e rispetto della loro dignità». Un messaggio chiaro per chi, alla Casa Bianca e dintorni, gioca a sostituirsi a Cristo in qualche meme, improvvisa lezioni di teologia e brandisce la Bibbia come fosse un randello. 

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Nel conflitto apertosi fra il Papa e Donald Trump non ci sono solo i due protagonisti – che certo attirano il grosso dell’attenzione mediatica per ovvie ragioni – ma contano pure tutta una serie di personalità tutt’altro che secondarie. Si tratta delle rispettive squadre, fra cardinali e uomini chiave dell’amministrazione, che hanno alimentato lo scontro o il confronto, inedito, fra Casa Bianca e Santa Sede.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Papa Leone XIV e Donald Trump.

I vescovi americani compatti con Prevost

Di certo senza precedenti è il declino delle relazioni fra Chiesa di Roma e amministrazione repubblicana. Se tutto era cominciato già con Francesco all’epoca del primo mandato del presidente Trump – ma in quel caso le diffidenze erano state attribuite un po’ superficialmente soprattutto all’origine sudamericana del Papa argentino – pochi immaginavano che si arrivasse ai ferri corti con un Pontefice nato a Chicago.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Donald Trump e Papa Francesco (Imagoeconomica).

Eppure Prevost, che pure ha passato lunghi anni e della propria esperienza ecclesiale in Perù, forse è stato scelto proprio per questo dai suoi confratelli cardinali in Conclave. Non tanto perché in quanto americano poteva essere un buon interlocutore per il tycoon, ma al contrario, proprio perché statunitense, poteva contrastarne meglio politiche e metodi. Con Prevost, a differenza di quanto avvenne con Bergoglio, i vescovi Usa si sono schierati come un sol uomo dalla sua parte. Non solo quelli tradizionalmente “liberal”, ma anche diversi esponenti considerati più vicini al fronte repubblicano.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Papa Prevost (Imagoeconomica).

La squadra dei porporati: da Broglio a Gomez

A cominciare dall’ex presidente della conferenza episcopale Usa, mons. Timothy Broglio, ordinario militare, che si è spinto a ipotizzare l’obiezione di coscienza da parte di militari in caso di attacco Usa alla Groenlandia; ha poi duramente criticato la caccia agli immigrati in scuole e chiese. D’altro canto, la politica migratoria trumpiana ha suscitato ampie proteste nella chiesa d’Oltreoceano; e anche un altro arcivescovo ‘conservatore’ come Josè Gomez, non a caso originario del Messico, titolare della diocesi di Los Angeles, una delle più grandi del Paese, ha puntato il dito contro i metodi usati dalle forze di sicurezza in modo indiscriminato contro chi lavora e vive in negli Stati Uniti da molti anni. Più classica la presa di posizione di tre cardinali progressisti contro la politica estera della Casa Bianca, contestata nel merito e nel metodo. Si tratta di Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington e di Joseph Tobin, capo della diocesi di Newark che hanno firmato un documento comune.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

La linea diplomatica di Parolin con Gallagher e Giordano Caccia

La cattura di Nicolas Maduro, senza che il Venezuela avviasse una transizione verso la democrazia, lo strangolamento economico imposto a Cuba, l’appoggio acritico a Benjamin Netanyahu nella distruzione di Gaza, il tentativo di svuotare definitivamente le Nazioni Unite da qualsiasi ruolo attivo nella risoluzione delle crisi internazionali e, infine, la guerra di aggressione all’Iran, sono altri capitoli del dissenso della Chiesa cattolica rispetto al modus operandi di Trump e dei suoi più stretti collaboratori. D’altro canto, i vescovi Usa giocano di sponda con il Vaticano dove il capo della diplomazia del Papa, il cardinale Pietro Parolin in questi mesi ha sapientemente tracciato la linea politico-diplomatica da seguire. «La risposta alla crisi dell’ordine internazionale, generata da un rinnovato orientamento all’uso della forza e dal dileggio delle regole del diritto internazionale, può trovarsi solo nel delineare percorsi concreti di pace, fatti di principi, regole e strutture garanti dell’ordine tra le Nazioni», spiegava lo scorso 27 aprile il cardinale. Al suo fianco troviamo l’inglese mons. Paul Gallagher quale Sostituto per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato; insieme a loro la rete dei nunzi apostolici che costituisce un riferimento essenziale in questa vicenda, a cominciare da quello negli Usa appena nominato il 7 marzo scorso e proveniente dall’incarico di rappresentante vaticano alle Nazioni Unite: monsignor Gabriele Giordano Caccia.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Il fronte della Casa Bianca: dal ‘teologo’ Vance a Paula Cain

Sul fronte opposto, ovvero quello della Casa Bianca, sono diversi gli esponenti dell’amministrazione Trump che si sono scatenati dopo che il presidente ha deciso di rompere gli indugi e attaccare frontalmente Leone XIV. Anche perché il rischio intravisto dall’establishment trumpiano è quello di perdere una parte del voto cattolico – decisivo per la vittoria di The Donald alle Presidenziali – in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Ma non è affatto detto che la strategia di assaltare la Santa Sede produca gli effetti sperati. Fra i falchi di questa battaglia, c’è senz’altro il vicepresidente JD Vance, neoconvertito al cattolicesimo, che ha cercato di contrastare Leone tirando fuori l’argomento della «guerra giusta» contro i regimi autoritari (quale appunto l’Iran), come argomento teologico del quale il papa non avrebbe tenuto conto.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Con lui, c’è il capo del Dipartimento di Stato, Marco Rubio, cattolico, di origini cubane. Rimasto ai margini delle polemiche, Rubio ha però in mente la «reconquista» dell’isola caraibica e non molla la presa dell’embargo economico-energetico puntando al sovvertimento del regime castrista. Si prosegue con Pete Hegseth, capo del Pentagono, protestante d’assalto, che per giustificare il conflitto in corso in Iran si è abbandonato a una citazione biblica, ma invece delle Scritture ha citato Pulp fiction. Una gaffe niente male.

Da rilevare poi, sempre in tema religioso, il ruolo di Paula White, capa dell’Ufficio della fede presso la Casa Bianca, nota telepredicatrice evangelica che promuove il Vangelo della prosperità. A lei si devono, ad esempio, le immagini che ritraggono Trump raccolto in preghiera circondato da pastori evangelici nello Studio Ovale. Anche in questo caso il tentativo è quello di non perdere quella parte del voto MAGA che non vede di buon occhio l‘interventismo internazionale di Trump ed è fortemente legato a un fondamentalismo religioso di origine protestante. Da ultimo tuttavia, a polemizzare apertamente con il Papa, ci si è messo Tom Homan, il cosiddetto  “zar delle frontiere”, cattolico di formazione e interprete della linea dura contro gli immigrati. Homan ha invitato Leone a occuparsi di ciò che non va nella Chiesa lasciando da parte la politica. Una menzione, infine,  merita anche Steve Bannon, ex uomo forte del primo mandato di Trump, per la sua lunga opposizione a Bergoglio e poi a Prevost.  

Giro di nomine in Vaticano: scelti sostituto, prefetto della Casa Pontificia e nunzio in Italia

Giro di nomine all’interno della Santa Sede. Leone XIV ha scelto il nuovo sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – una sorta di “ministro degli Interni” del Vaticano – affidando l’incarico all’arcivescovo Paolo Rudelli, 55 anni, sacerdote dal 1995 e incardinato a Bergamo. Laureato in teologia morale, dal 2023 era nunzio apostolico in Colombia su nomina di Papa Francesco, che lo aveva ordinato arcivescovo nel 2019. Nel 2020 era stato inviato nello Zimbabwe, dopo un’esperienza a Strasburgo da osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.

Peña Parra nunzio in Italia, Rajič prefetto della Casa Pontificia

Il pontefice ha poi provveduto alla nomina di Edgar Peña Parra come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Dal 2015 guidava la nunziatura apostolica in Mozambico, partecipando anche al gruppo di mediazione per ristabilire la pace tra governo nazionale e partito politico di opposizione. Nato nel 1960, diplomatico di lungo corso con esperienze anche in Kenya, Jugoslavia, Honduras e Messico, Peña Parra è stato anche sostituto, secondo latino-americano a ricoprire l’incarico dopo l’argentino Leonardo Sandri. Il ruolo di nunzio in Italia era stato, dal 2024, ricoperto dall’arcivescovo Petar Rajič, che ora diventa nuovo prefetto della Casa Pontificia. Un incarico rimasto vacante dal 2023, quando l’arcivescovo Georg Gänswein aveva concluso il suo mandato per poi essere nominato nunzio nei Paesi del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania).

Ior, Pauly nominato presidente del Consiglio di Sovrintendenza

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha annunciato che il lussemburghese François Pauly è stato nominato prossimo presidente del Consiglio di Sovrintendenza: la scelta è stata approvata dalla Commissione Cardinalizia il 28 gennaio. Succederà a Jean-Baptiste Douville de Franssu, che ricopre l’incarico dal 2014: l’attuale presidente resterà in carica fino alla riunione del Consiglio prevista per il 28 aprile, quando saranno approvati i risultati finanziari dello Ior al 31 dicembre 2025.

Chi è François Pauly

Pauly è membro del Consiglio di Sovrintendenza dal 2024 e, come sottolinea lo stesso Ior in una nota, «vanta una solida esperienza nel settore finanziario». Ha iniziato la carriera in ambito bancario alla fine degli Anni 80, ricoprendo nel corso dei decenni incarichi di primo piano in diversi Paesi europei. In Italia è stato vice amministratore delegato di Dexia Crediop nel biennio 2002-2003. In seguito è stato ceo di Banque Internationale à Luxembourg (2011-2016) e membro del cda del Fondo Pensioni Vaticano (2017-2021). Nel board di diverse società nei settori assicurativo, bancario e dell’asset management in Lussemburgo, Svizzera e Belgio, Pauly è attualmente presidente di La Luxembourgeoise Group e fa parte della Commissione per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Lussemburgo.

Cardinale Becciu, processo da rifare: decretata la «nullità relativa» del primo grado

La Corte d’appello vaticana ha decretato la «nullità relativa» del primo grado del processo Becciu, in cui il cardinale era stato condannato per peculato e truffa legati all’acquisto opaco di un immobile di lusso al 60 di Sloan Avenue a Londra. L’operazione, avvenuta tra il 2014 e il 2018 con fondi della Segreteria di Stato, ha causato perdite stimate in oltre 139 milioni di euro. A distanza di oltre un anno (la condanna risale a dicembre 2023), la Corte ha ordinato la «rinnovazione del dibattimento» e il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio.

Accolto il ricorso delle difese che avevano eccepito errori procedurali

Processo da rifare dunque, anche se non da zero. I giudici hanno infatti precisato che «non dichiarano la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado, del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti». Il nuovo giudizio, dunque, tiene formalmente in vita le condanne di primo grado, che però verranno inevitabilmente superate dal processo che riparte dall’Appello. Tutto è partito dal ricorso delle difese, che avevano eccepito errori procedurali nel dibattimento. La questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del promotore di giustizia. Le parti dovranno comparire il 22 giugno 2026 per stabilire il calendario delle udienze.

La difesa del porporato: «Soddisfatti»

Così i difensori di Angelo Becciu, gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto».

Leone XIV e Trump, lo scontro che spacca l’America cattolica

Papa Leone XIV, il primo pontefice statunitense, deve vedersela con un presidente megalomane e per alcuni pericoloso come Donald Trump. Forse anche per questo è stato eletto dai suoi confratelli cardinali l’8 maggio scorso, un po’ come avvenne con Giovanni Paolo II all’epoca della Cortina di ferro. Il paragone non è azzardato, considerati gli attriti crescenti fra la Chiesa cattolica e la Casa Bianca, e la posizione assunta dalla Santa Sede sulla politica estera Usa, sulla quella migratoria e sui tagli agli aiuti internazionali, al settore sanitario e ai servizi sociali. Fra l’altro il gelo fra Chiesa cattolica e Casa Bianca rischia di diventare un serio problema per il partito repubblicano in vista delle elezioni di midterm, soprattutto se si tiene presente che il voto cattolico favorì in modo determinante Trump nella corsa elettorale del 2024. 

Leone XIV e Trump, lo scontro che spacca l’America cattolica
Donald Trump (Ansa).

I richiami del Papa: da Cuba al trattato sulle armi nucleari

Il clima insomma è tutt’altro che sereno. Lo si è visto anche domenica scorsa quando all’Angelus il Papa ha parlato della crisi fra gli Stati Uniti e Cuba, invitando «tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano». Il riferimento era alla decisione della Casa Bianca di impedire a qualsiasi petroliera di raggiungere Cuba. Una stretta che sta mettendo in ginocchio la già fragile economia dell’isola caraibica. Trump ha successivamente accennato a un possibile accordo con L’Avana, ma di certo dopo l’operazione Maduro, la preoccupazione Oltretevere che si possa arrivare a un’escalation militare con conseguenze pesanti per la popolazione civile è tangibile. Tanto che nelle prossime settimane i vescovi cubani saranno ricevuti in visita ad limina apostolorum da Leone. Pressoché inascoltato è stato poi l’appello del pontefice per il rinnovo del New Start, l’ultimo trattato sulle armi nucleari rimasto in vigore tra Russia e Stati Uniti. Giovedì 5 febbraio è scaduto, anche se ci sarebbero ancora margini per una proroga. «È quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti», aveva detto Leone.

Leone XIV e Trump, lo scontro che spacca l’America cattolica
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Parolin in difesa del diritto internazionale

Non solo. Il Segretario di Stato Pietro Parolin aveva chiesto a più riprese ai leader mondiali di rispettare il diritto internazionale e di non rinunciare al multilateralismo, considerati requisiti essenziali per risolvere le crisi globali. L’esatto opposto della politica trumpiana, volta ad affermare la supremazia americana in termini economici e militari. Anche la richiesta arrivata dagli Usa al Vaticano di entrare a far parte del board of pace ha lasciato piuttosto fredda la Santa Sede, non ultimo per via del progetto – in sé discutibile – di trasformare la Striscia in una riviera turistica di lusso. 

Leone XIV e Trump, lo scontro che spacca l’America cattolica
Il cardinale Pietro Parolin (Imagoeconomica).

Le critiche della Chiesa dopo le violenze dell’Ice

Al di là dei problemi internazionali, è all’interno degli Stati Uniti che il conflitto con la Chiesa sta diventando dirompente, in particolare dopo le operazioni condotte dall’Ice (Immigration and Customs Enforcement) a Minneapolis. Le violenze hanno suscitato proteste in tutto il Paese, e la voce di vescovi, cardinali ed esponenti del laicato cattolico si è levata con decisione contro la Casa Bianca, tanto che 300 leader cattolici hanno chiesto al Congresso che l’agenzia paramilitare non venga rifinanziata. Un appello che si aggiunge alla critica di tre cardinali statunitensi – Robert McElroyBlase Cupich e Joseph Tobin, arcivescovi di Washington, Chicago e Newark – contro l’aggressiva politica estera del tycoon. «È chiaro che dobbiamo tornare a comprendere cosa significhi la dignità umana», ha affermato Cupich all’emittente Ms Now affrontando poi il nodo della crisi interna degli Stati Uniti scaturita dalle violenze dell’Ice contro i migranti o chiunque è sospettato di esserlo in base al colore della pelle. «Insultare, riferirsi alle persone come parassiti, animali o spazzatura», ha aggiunto il porporato, «ci mette davvero in una posizione molto difficile in questo Paese». Il cardinale si è quindi spinto a un parallelo con il nazismo. Parlando in occasione del Giorno della Memoria, ha ricordato che l’Olocausto «non è iniziato con i campi di concentramento, ma con le parole. Penso che dobbiamo tenerlo a mente e imparare dalla storia che le parole contano».

Il papa andrà in Angola nel suo primo viaggio in Africa

Nel suo primo viaggio in Africa, che però non è stato ancora pianificato, papa Leone XIV visiterà l’Angola, Paese che fu colonia portoghese e dove oltre la metà della popolazione è di fede cattolica. Lo ha detto l’arcivescovo Kryspin Witold Dubiel, nunzio apostolico nella nazione dell’Africa meridionale. Il diplomatico ha confermato che il pontefice ha accettato gli inviti sia dei vescovi cattolici dell’Angola che del presidente João Lourenço. Tempi, itinerario e programma della visita sono in fase di definizione.

Papa Leone riceve Maria Corina Machado

Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano María Corina Machado, esponente di primo piano dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025. L’incontro, reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede e inserito tra gli impegni ufficiali della giornata, è avvenuto su richiesta della stessa Machado. Fondatrice e guida del movimento Vente Venezuela, l’attivista è da tempo impegnata nella denuncia delle violazioni dei diritti democratici nel Paese sudamericano. Dopo essere fuggita dal Venezuela per partecipare a Oslo alla cerimonia del Nobel a dicembre 2025, in seguito al sequestro e al trasferimento a New York di Maduro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso una sua eventuale ascesa alla guida del Paese, annunciando comunque che incontrerà la leader dell’opposizione «martedì o mercoledì» e chiarendo che una grazia per Maduro non è «uno scenario possibile».

L’appello di Machado e l’appello del Pontefice per il Venezuela

Già a ottobre 2025 Machado aveva chiesto al Pontefice di intervenire presso il governo di Caracas per favorire la liberazione dei detenuti politici. Negli ultimi giorni, infatti, diverse scarcerazioni sono state disposte dalle autorità venezuelane, tra cui anche quelle degli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò, come annunciato dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello della vicepresidente e presidente facente funzioni Delcy Rodríguez. Durante l’Angelus del 4 gennaio, Papa Leone XIV aveva richiamato l’attenzione sulla crisi venezuelana, affermando di seguirne gli sviluppi «con animo colmo di preoccupazione» e sottolineando che «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

Concistoro: cos’è, come funziona e a cosa serve

Papa Leone XIV ha convocato il suo primo Concistoro straordinario. I lavori si svolgono mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio 2026 in Vaticano, a porte chiuse, con la partecipazione dei membri del Collegio cardinalizio. Al centro delle due giornate ci sono i principali nodi del pontificato: la Evangelii gaudium e la missionarietà della Chiesa, l’attuazione della costituzione apostolica Praedicate Evangelium, il ruolo della Curia romana nel rapporto con le Chiese particolari, la sinodalità e la liturgia. L’obiettivo, spiega la Santa Sede, è favorire un discernimento comune e offrire consiglio al papa nel governo della Chiesa universale

Cos’è il Concistoro e come funziona

Concistoro: cos’è, come funziona e a cosa serve
Concistoro del 2024 (Imagoeconomica).

Il Concistoro è una riunione ufficiale del papa con il Collegio dei cardinali. Il termine viene dal latino consistorium, cioè seduta, assemblea, consiglio. Può essere ordinario o straordinario e serve a consultare i porporati su questioni di particolare rilievo per la Chiesa. Non è un organo deliberativo, ma consultivo: le decisioni restano prerogativa del pontefice, che utilizza il confronto come strumento di orientamento e sostegno. A differenza del concistoro ordinario, a quello straordinario partecipano tutti i cardinali. Il confronto avviene a porte chiuse e non produce votazioni o documenti vincolanti. Il Collegio cardinalizio conta oggi 245 cardinali: 122 elettori, con meno di 80 anni, e 123 non elettori. Dal 5 gennaio, con il compimento degli 80 anni del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, i non elettori hanno superato numericamente gli elettori per la prima volta nella storia della Chiesa.

A cosa serve il Concistoro

Il Concistoro serve a mettere il papa nelle condizioni di confrontarsi direttamente con i cardinali sui passaggi più delicati della vita della Chiesa. È uno strumento di consultazione e ascolto: il Pontefice espone orientamenti, priorità e problemi aperti, e raccoglie valutazioni, osservazioni e suggerimenti dai membri del Collegio cardinalizio. Nel caso dei Concistori straordinari, l’obiettivo è affrontare temi di particolare rilevanza pastorale e istituzionale, che incidono sull’assetto della Chiesa universale. Durante questo tipo di assemblea possono anche essere creati dei nuovi cardinali. Nei 10 concistori convocati da papa Francesco, sono stati creati 163 cardinali, dei quali 133 elettori (al momento della nomina). Tra questi, c’era il futuro papa Leone XIV.

Il Papa ha chiuso la porta santa, termina così il Giubileo

Alle 9.41 di martedì 6 gennaio, Papa Leone XIV ha chiuso la porta santa della Basilica di San Pietro, atto conclusivo del Giubileo 2025 dedicato alla speranza. Il rito si è svolto nell’atrio della basilica, davanti a circa tremila fedeli riuniti in piazza San Pietro e a numerose autorità civili e religiose. Dopo la recita della preghiera di ringraziamento per l’Anno Santo – «Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza», la formula prevista dal rito – il Pontefice si è avvicinato alla soglia, si è inginocchiato e ha sostato per alcuni istanti in silenzio. Quindi ha chiuso personalmente i due grandi battenti di bronzo, segnando la fine ufficiale del Giubileo indetto da Papa Francesco. La muratura vera e propria della porta, tuttavia, avverrà in forma privata tra circa dieci giorni.

Il Papa ha chiuso la porta santa, termina così il Giubileo
La messa della cerimonia di chiusura del Giubileo (Ansa).

Al Giubileo hanno partecipato oltre 33 milioni di pellegrini

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, oltre a esponenti del governo e delle istituzioni. Dopo il rito, Leone XIV ha presieduto la messa della solennità dell’Epifania all’interno della Basilica vaticana e, a mezzogiorno, reciterà l’Angelus dal loggione centrale. Il Giubileo 2025 si chiude con numeri rilevanti: oltre 33 milioni di pellegrini arrivati a Roma da tutto il mondo, in una staffetta inedita tra Papa Francesco, che aveva aperto la Porta Santa il 24 dicembre 2024, e Leone XIV. L’evento più partecipato è stato quello dei primi di agosto, rivolti ai giovani, con più di un milione di pellegrini.

Leone XIV: «Garantire la sovranità del Venezuela»

Nel corso dell’Angelus, papa Leone XIV ha parlato anche della situazione in Venezuela. «Seguo gli sviluppi con animo colmo di preoccupazione», ha detto il pontefice. «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione». Rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV ha poi detto che bisogna rispettare «i diritti umani e civili di ognuno e di tutti» e lavorare «per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione di stabilità e di concordia con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

Papa Leone XIV: «Il mio pensiero va alle tende di Gaza»

Papa Leone XIV ha celebrato la messa di Natale nella Basilica di San Pietro. Dal pontificato di Paolo VI la celebrazione diurna del 25 dicembre era stata generalmente affidata a un cardinale, mentre il Papa presiedeva solo la benedizione Urbi et Orbi di mezzogiorno. L’ultimo pontefice a officiare personalmente la messa del giorno di Natale era stato Giovanni Paolo II nel 1994. Durante l’omelia, il Papa ha richiamato l’urgenza di farsi carico delle sofferenze dell’umanità, citando Papa Francesco: «A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza».

Papa Leone XIV: «Il mio pensiero va alle tende di Gaza»
Papa Leone XIV in piazza San Pietro (Ansa).

Dopo questo passaggio, Leone XIV si è espresso sulla situazione a Gaza: «Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire».

Papa Leone XIV: «Preghiamo per il martoriato popolo ucraino»

Nella benedizione Urbi et Orbi il Pontefice riserva un pensiero anche per l’Ucraina: «Al Principe della Pace affidiamo tutto il continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno. Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso».

Papa Leone XIV convoca il suo primo concistoro

Papa Leone XIV ha convocato il primo concistoro straordinario del suo pontificato, che si terrà il 7 e l’8 gennaio 2026. L’ha confermato la Sala Stampa della Santa Sede, aggiungendo che l’incontro con i cardinali sarà caratterizzato da momenti di comunione e fraternità, nonché da tempi dedicati alla riflessione, alla condivisione ed alla preghiera. Tali momenti, si legge nel comunicato, «saranno orientati a favorire un discernimento comune e a offrire sostegno e consiglio al Santo Padre nell’esercizio della sua alta e gravosa responsabilità nel governo della Chiesa universale». Il concistoro intende rafforzare la comunione tra il vescovo di Roma e i cardinali, chiamati a collaborare in modo particolare alla sollecitudine per il bene della Chiesa.

Visita a sorpresa di Leone XIV in Senato

Papa Leone XIV è arrivato a sorpresa a Palazzo Madama, dove ha in programma una serie di incontri, a partire da quello con Ignazio la Russa, presidente del Senato. Il pontefice visiterà inoltre la mostra sulla Bibbia di Borso d’Este, esposta nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva (che dal 2003 ospita la biblioteca del Senato). Il manoscritto, realizzato tra il 1455 e il 1461 dal calligrafo Pietro Paolo Marone e dai miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, è considerato uno dei capolavori dell’arte rinascimentale italiana. In esposizione dal 14 novembre 2025 al 16 gennaio 2026 a Palazzo della Minerva, solitamente è conservata nella Biblioteca Estense Universitaria di Modena.

Quello di Francesco è uno schiaffo all’immagine del papa

La reazione di Francesco in San Pietro è simbolo di umanità. Ma porta con sé un grave danno d'immagine. Che lambisce il dogma dell'infallibilità del pontefice. E che in Vaticano dev'essere preso sul serio.

Il dogma dell’infallibilità papale è molto recente, se rapportato all’intera storia della Chiesa. Risale infatti solo al 1870, quando fu proclamato per volontà di Pio IX, il quale convocò un apposito concilio – il “Vaticano I” – affinché il dogma venisse approvato e reso definitivo. Ma il papa è infallibile solo quando parla “ex cathedra”, cioè quando si esprime su elementi dottrinali e di fede, oppure quando proclama nuovi dogmi. In questi casi “non può sbagliare”. Ma quando si libera infastidito dalla presa di una fedele in Piazza San Pietro, schiaffeggiandola mano che lo trattiene? La condotta del papa è anch’essa infallibile?

Nel 1870 non esistevano le telecamere, né i telegiornali, né tanto meno il web e i social network. Un episodio come quello dello strattone al papa e della sua reazione stizzita non avrebbe avuto alcuna eco al di là degli spettatori presenti. Ma in realtà non sarebbe stato proprio possibile, perché il papa all’epoca non scendeva in mezzo alla gente, e se proprio doveva farlo, veniva portato in giro su una sedia pontificia che si levava alta, al riparo dalla folla e dalle sue intemperanze. Alla sedia è poi subentrata la papa-mobile, con la sua bolla trasparente, che espone il pontefice come in una protettiva vetrina semovente, mentre passa e benedice i fedeli. Perché quando si avvicina fisicamente alla gente, tutto è possibile, come accadde a Giovanni Paolo II, che si prese un colpo di pistola in pancia nel 1981 da turco Alì Agca, e venne salvato poi dai chirurghi del Policlinico Gemelli, oppure dalla Madonna stessa, a seconda delle convinzioni religiose.

UN PAPA PARAGONATO A UNA ROCKSTAR

Nella nostra era ultramediatica, il papa – e soprattutto questo papa, Bergoglio – viene giustamente paragonato a una rockstar, che suscita nei fedeli lo stesso tipo di fanatismo che si rivolge ai miti della musica e ai divi del cinema. Molto meno ai personaggi politici. Ed è forse che per questo che un politico scaltro come Matteo Salvini, superando gli elementi dell’idolatria berlusconista, ha fatto propria una gestualità religiosa che allude continuamente a una presunta “vera fede”, in contrapposizione alle aperture misericordiose di Francesco, pontefice di cui i sovranisti diffidano massimamente. Al punto da pubblicare, Salvini, un video stupidissimo, in cui la fidanzata Francesca Verdini figura come la fedele postulante di Piazza San Pietro, mentre lui stesso vi recita il ruolo di “papa buono”, che si libera dolcemente dalla presa della mano e le accarezza il viso, come a correggere il comportamento opinabile del papa, criticato aspramente per un buffetto alle mani dagli stessi sovranisti che tifano per l’affondamento di barconi e migranti in mare.

UNO STRATTONE CHE VA PRESO SUL SERIO

Bergoglio si è poi scusato pubblicamente per aver dato «il cattivo esempio», e ammettendo di aver perso le staffe, come può capitare a chiunque. Dunque il papa è un chiunque, uno di noi, un essere umano fallibile e imperfetto? Certo che sì, personalmente non avevamo dubbi. Ma il danno di immagine è grave, proprio perché consente a personaggi di bassissimo profilo di proporsi credibilmente come detentori di simboli e verità religiose, facendo di se stessi e del proprio corpo un feticcio. Una strategia che trova la sua apoteosi nella pratica dei selfie scattati a raffica coi telefonini insieme ai propri seguaci. Lo fa Salvini e lo fa anche il papa. Forse quello strattone dovrebbe essere preso sul serio in Vaticano. Senza dogmatismi.

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Difficile essere atei da quando c’è Francesco

Il brutto anno che ci lasciamo alle spalle ha avuto per me una sola luce: la presenza di questo papa buono, ironico, severo, comprensivo.

Ho ascoltato spesso in questo anno che sta finendo papa Francesco in tivù mentre parlava ai fedeli in piazza san Pietro. E mi hanno sempre colpito le sue parole, l’uso del testo dei Vangeli, le parabole che ha citato. Ho letto i suoi libri. Non sono stato né cattolico né di altra fede. Nella mia famiglia non c’era l’abitudine, cosa singolare essendo una piccola famiglia del Sud, di frequentare e far frequentare ai figli la parrocchia. Posso persino dire che alcune pesanti disavventure familiari avevano creato nei miei genitori una certa avversità verso la fede. La mia formazione si è svolta al di fuori di ogni influenza religiosa. Paradossalmente l’impatto più forte l’ho avuto nei miei lunghi anni trascorsi nel Pci quando il tema del rapporto con i cattolici era cruciale. Si passò nel volgere di un paio di decenni dall’apprezzamento di “una sofferta coscienza cattolica” al tempo, erano gli anni di Enrico Berlinguer, in cui i cattolici, non più sofferenti (lo scrivo con evidente ironia verso il togliattismo), divennero nostri compagni e dirigenti.

Tutto questo è avvenuto senza che io mi schiodassi da una freddezza verso ogni fede, a parte una curiosità culturale molto accentuata verso l’ebraismo che mi ha portato a numerosi viaggi in Israele e a intrecciare con amici ebrei rapporti molto forti di grande sintonia. Da quando c’è Francesco sento, però, che qualcosa è mutato. Non ho il linguaggio per esprimere bene, cioè correttamente, quello che sento e che vorrei mettere a confronto con chi mi legge, ma il tema della fede si sta facendo spazio nella mia mente e, se posso dire, nel mio cuore. Ho amato da laico alcuni papi. Oltre alla predilezione per papa Giovanni XXIII, ho provato una ammirazione sconfinata per papa Paolo VI. Degli altri non dico. In quel singolare mese di papato mi colpirono le parole di Albino Luciani, così vicine alla sensibilità anche di chi non credeva.

UN NUOVO APPROCCIO ALLA FEDE

Poi è arrivato dalla fin del mondo Francesco che ha introdotto nel linguaggio pubblico e nella coscienza dei singoli, sicuramente nella mia, una dimensione della fede che mi appare, lo scrivo con approssimazione, non solo capace di mettermi in contatto con il mondo ma anche di trovare in questo contatto le ragioni di una comprensione della persona, del suo destino, della natura che nel passato non era mai appartenuta con tanta intensità. Ho capito, credo di aver capito, che cosa vuol dire il papa e cosa vuole spingerci a fare nella, e della nostra, vita quando chiede di illuminarla con la “misericordia”. Devo anche dire che c’è un filosofo ateo che mi ha molto aiutato, con i suoi testi, a comprendere la profondità del messaggio di fede e persino, più recentemente, del significato mariano: parlo di Massimo Cacciari. Mi direbbe un cattolico di antica data che anche da questo si capisce perché le vie del Signore sono infinite.

Il punto centrale del ragionamento che mi ispira il papa sta nella sua straordinaria umanità, nel suo voler sospingere noi umani su una strada di misericordia e di comprensione

Molti di voi penseranno che scrivo queste cose perché il papa viene descritto come di sinistra, addirittura “comunista”. Non replico a queste sciocchezze. Né l’affetto filiale verso Francesco è cresciuto sentendolo vittima di attacchi pieni di veleno. Giudico, come faccio ogni giorno, la politica sulla base della politica. Mi interessa poco l’uso della religione nella miserabile battaglia elettorale. Il punto centrale del ragionamento, razionale e sentimentale, che mi ispira il papa sta nella sua straordinaria umanità, nel suo voler sospingere noi umani su una strada di misericordia e di comprensione. Parla di un Dio amico delle persone singole e dell’umanità. Perché mi è venuta questa voglia di rendere pubblica questa emozione? Non voglio fare annunci (non ne ho), né sento di potermi definire ancora né credente né cattolico. Ho capito da Francesco che bisogna essere persone trasparenti e che non bisogna aver paura di iniziare a provare un sentimento religioso così intrecciato con l’amore per l’umanità. E questo brutto anno che ci lasciamo alle spalle ha avuto per me una sola luce: la presenza di questo papa buono, ironico, severo, comprensivo. Tutto qui.

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Dagli abusi alle riforme, in Vaticano è un Natale di terremoti

Le rivelazioni sulle violenze dei Legionari di Cristo nei confronti dei minori hanno scosso la Curia. Mentre per papa Francesco «non siamo più nella cristianità». Scandali, denunce, potere che difende i privilegi: cosa sta succedendo nella Chiesa.

Il Natale 2019 in Vaticano è stato preceduto da una raffica di notizie sorprendenti e rivelatrici. Papa Francesco nel discorso di auguri alla Curia vaticana ha ribadito la necessità di riformare gli uffici e le funzioni dei dicasteri che “governano” la Chiesa universale chiarendo che organismi storicamente importanti – e dal ruolo ben definito – fra i quali la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) e la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda fide), non potranno più essere quelli del passato. Quello che stiamo attraversando infatti, per il papa, è un cambiamento d’epoca che pone la Chiesa di fronte a sfide drammatiche per la sua stessa sopravvivenza.

LA FEDE SPESSO DERISA E NEGATA

«Fratelli e sorelle», ha detto Francesco, «non siamo nella cristianità, non più!». II tema della riforma della Curia, ha spiegato, non è legato solo alla necessità di aggiornare istituzioni vetuste e limitare le burocrazie, il nodo vero è quello dell’evangelizzazione in un’epoca in cui i pastori, i vescovi, non sono più i primi a produrre cultura e valori, né i più ascoltati. La fede in tutto l’Occidente, ha precisato il papa, non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, al contrario avviene che essa venga spesso derisa e negata.

SENZA REAZIONE DESTINATI A ESSERE TRAVOLTI

Se negli anni passati Francesco aveva elencato tutti i vizi della Curia romana compilando severi e drammatici j’accuse di un mondo arrogante e chiuso in se stesso, nelle proprie dinamiche interne, nei privilegi anacronistici fatti passare per tradizione, attaccato al potere a volte allo sfarzo, quest’anno il papa è passato a delineare la fine di un mondo che fra non molto se non si reagisce, era il sottinteso di un intervento inusuale, travolgerà anche la cittadella d’Oltretevere.

STRATEGIA OSTRUZIONISTICA CONTRO FRANCESCO

La Curia finora ha fatto orecchie da mercante di fronte ai tentativi di riforma interna promossi dal papa, la bozza finale della nuova costituzione vaticana arrivata all’ultimo miglio (doveva essere approvata prima di Natale), è stata sommersa da centinaia di emendamenti secondo la più classica strategia ostruzionistica. Questa volta Bergoglio, tuttavia, ha lanciato un allarme che è andato oltre la contesa ormai classica fra il papa venuto dalla fine del mondo e il vecchio ordine romano, ha fatto capire che il tempo sta per scadere perché nelle città di oggi, ha detto al nutrito drappello di cardinali e alti funzionari curiali riuniti ad ascoltarlo, la Chiesa per orientarsi ha bisogno di «nuove mappe»; insomma se si vuole salvare la barca di Pietro, Curia compresa, non c’è tempo da perdere. Chissà se il messaggio verrà recepito. Nel frattempo Francesco si è circondato di fedelissimi nei dicasteri chiave delle finanze vaticane (snodo nevralgico della riforma), considerando ormai fallito ogni tentativo di governo che coinvolgesse l’opposizione.

DECISIONE FORTE SUL POTENTE SODANO

In questa direzione va anche la decisione di mandare in pensione il già anziano cardinale Angelo Sodano (92 anni), che ha lasciato l’incarico non solo onorifico di decano del sacro collegio cardinalizio. Francesco ne ha accetto la rinunzia e al contempo ha riformato l’istituto stabilendo che la carica ha la durata in tutto di cinque anni eventualmente rinnovabili; Sodano è rimasto al suo posto per quasi 15 anni. Considerato da sempre uno degli uomini più potenti in Vaticano, è stato fra le altre cose attaccato da un altro peso massimo del sacro collegio, l’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, che ha ricordato come l’ex decano lo avesse violentemente messo sotto accusa davanti a Benedetto XVI nel 2010 per essersi impegnato con i vescovi austriaci nel denunciare gli abusi sessuali commessi dal cardinale Hans Hermann Groer, ex arcivescovo di Vienna (un’inchiesta del giornalista Hubertus Czernin arrivò a parlare di circa 2 mila ragazzi abusati da Groer).

LEGAMI OSCURI CON GLI SCANDALI SUGLI ABUSI

Sodano negò con virulenza la fondatezza delle notizie contro Groer. La carriera di Sodano, del resto, è costellata da episodi riferibili allo scandalo degli abusi sessuali: abbiamo già ricordato i suoi legami – raccontati da alcune vittimecon il sacerdote cileno abusatore Fernando Karadima, vicino al dittatore Augusto Pinochet (i rapporti di Sodano con i regimi sudamericani sono un altro argomento di critica nei suoi confronti). Dalla vicenda Karadima è scaturita una crisi che ha portato alle dimissioni dei vertici della Chiesa cilena in tempi recenti.

TUTTE LE MACCHIE DEI LEGIONARI DI CRISTO

Ancora, l’ex Segretario di Stato di Giovanni Paolo II e per un breve periodo di Benedetto XVI è stato chiamato in causa da testimonianze e inchieste giornalistiche per aver offerto protezione al fondatore dei Legionari di Cristo, l’oscuro padre Marcial Maciel (del resto protetto dallo stesso Karol Wojtyla), dal conclamato profilo criminale. E proprio sabato 21 dicembre, dalla Congregazione dei Legionari, in quello che assomiglia a un tentativo pubblico di contribuire alla verità, è stato diffuso un rapporto nel quale si accusa lo stesso fondatore dell’organizzazione di aver abusato di almeno 60 minori, parte di un più vasto gruppo di 175 ragazzi compresi fra gli 11 e i 26 anni vittime di abusi – nell’arco di 80 anni – commessi da 33 sacerdoti membri della Congregazione, 18 dei quali ne fanno ancora parte (ma i casi potrebbero essere molti di più). Anche diverse decine di seminaristi, emerge dal rapporto, hanno subito e compiuto violenze.

UNA «MAFIA» CHE COPRIVA LE VIOLENZE

D’altro canto non può essere dimenticato quanto disse il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, capo del dicastero vaticano per la vita religiosa e gli istituti di vita consacrata, che a fine 2018 spiegò come le accuse contro Maciel fossero note al Vaticano dal 1943, quindi aggiunse: «Chi lo ha coperto era una mafia, non rappresentava la Chiesa». In questo quadro va ricordato che fra le finalità note dei Legionari rientrava quella di combattere la diffusione della teologia della liberazione in America Latina. Infine è arrivata la notizia che solo nell’ultimo anno sono giunte in Vaticano circa 1.000 denunce relative a casi di abusi sessuali commessi da esponenti del clero. La crisi insomma è ben lungi dal concludersi, anche se con Francesco la Chiesa ha iniziato la sua lunga traversata del deserto.

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In Vaticano mille denunce di abusi sessuali in un anno: «È uno tsunami»

John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della sezione disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede: «Se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa».

Sopraffatti dalle denunce, letteralmente. L’ufficio vaticano che riceve le denunce di abusi sessuali da parte del clero ha registrato quest’anno la cifra record di 1.000 casi segnalati da tutto il mondo, anche da Paesi di cui non aveva mai sentito parlare prima, e potrebbe non essere finita qui. John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della Sezione Disciplinare nella Congregazione per la dottrina della fede, lo ha detto all’agenzia di stampa americana Associated press, precisando che l’enorme afflusso di denunce ha “sopraffatto” il personale

«STIAMO ASSISTENDO A UNO TSUNAMI DI CASI»

Per evadere tutti i documenti relativi al 2019, il quadruplo di quanti se ne gestivano un decennio fa, il personale – ha spiegato Kennedy – «dovrebbe lavorare sette giorni alla settimana». «Stiamo effettivamente assistendo a uno tsunami di casi, al momento, in particolare da Paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima», ha detto, riferendosi ai casi più eclatanti emersi in Argentina, Messico, Cile, Italia, Polonia e Stati Uniti. «Suppongo che se non fossi un prete e se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa», ha detto Kennedy. Ma il Vaticano – ha ricordato – si è impegnato a combattere gli abusi e ha solo bisogno di tempo per esaminare tutti i casi. «Li esamineremo dal punto di vista forense e garantiremo il giusto risultato – ha aggiunto -. Non si tratta di riconquistare la gente, perché la fede è qualcosa di molto personale. Ma almeno diamo alla gente la possibilità di dire: ‘Forse diamo alla chiesa una seconda possibilità di ascoltare il messaggio’».

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