Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
Le antiche città dell’impero, le metropoli futuristiche, i paesaggi rurali e i luoghi simbolo della Rivoluzione comunista. La Cina punta forte sul turismo per rilanciare l’economia nazionale e stimolare i consumi interni. Negli ultimi mesi Pechino ha ampliato le politiche di esenzione dal visto, esteso il numero degli Stati beneficiari e lavorato all’apertura di nuove rotte aeree internazionali, oltre ad aver incrementato i collegamenti già esistenti. L’intenzione è chiara: trasformare il Paese in una “potenza turistica” entro il 2030.
Entro il 2030 potrebbero raggiungere il 6,7 per cento del Pil
Nel 2025 la Cina ha registrato 154,5 milioni di arrivi dall’estero (+17,1 per cento su base annua) che hanno generato un giro d’affari pari a 131,1 miliardi di dollari (+39,2 per cento). Nel prossimo quinquennio il Dragone vuole raggiungere i 190 milioni di ingressi internazionali annui, con una spesa complessiva superiore ai 150 miliardi, e almeno 8,3 miliardi di viaggi interni. Questi numeri, nelle intenzioni del governo, dovrebbero rendere il turismo uno dei settori trainanti dell’economia. Morgan Stanley ha stimato che i ricavi complessivi del turismo in Cina, comprendendo sia i visitatori domestici sia stranieri e i viaggi di lavoro, rappresenteranno il 6,7 per cento del Pil entro il 2030 (contro il 4,8 per cento del 2024).

Più esenzioni dal visto per incrementare gli arrivi stranieri
Una delle misure più importanti adottate dal governo di Xi Jinping per incentivare il turismo è stata l’ampia estensione delle esenzioni dal visto. La misura riguarda oggi oltre il 77 per cento degli arrivi esteri. Nei primi sei mesi del 2026 questa politica ha contribuito a far crescere del 20,4 per cento su base annua il numero di ingressi di cittadini stranieri in Cina, arrivati a quota 22,9 milioni. Pechino spera che questi visitatori spendano il più possibile e che tornino a casa con un’impressione positiva del Paese.

La scommessa del “turismo rosso”
I turisti internazionali sono soliti visitare le grandi città, dalla capitale Pechino all’avveniristica Shanghai, passando per la cyberpunk Chongqing, ma anche mete classiche come la Grande Muraglia o l’Esercito di terracotta. I turisti cinesi stanno invece alimentando il cosiddetto hongse luyou, il turismo rosso che richiama milioni di visitatori in siti, musei e località collegate alla storia del Partito, alla Rivoluzione e alla nascita della Repubblica Popolare. Le mete più gettonate includono Yan’an, base del Partito durante la guerra civile, Shaoshan, città natale di Mao Zedong, Jinggangshan, uno dei luoghi simbolo della rivoluzione comunista, e Nanchang, legata alla nascita dell’Esercito Popolare di Liberazione. Non esiste una statistica nazionale omogenea in grado di quantificare il fenomeno nel suo complesso. Il ministero della Cultura e del Turismo lo calcola tra i viaggi domestici che nel 2025 hanno generato una spesa di circa 900 miliardi di dollari.

I viaggiatori spendono ancora troppo poco
Nonostante i numeri incoraggianti, resta un problema: i viaggiatori spendono ancora troppo poco. Secondo una ricerca di Trip.com citata dal Wall Street Journal, nel 2025 i visitatori stranieri hanno speso in media circa 2.200 dollari a testa: una cifra considerevole ma inferiore ai due terzi della spesa media sostenuta dai turisti stranieri negli Stati Uniti. Sul fronte interno non va meglio: nella prima metà del 2026 sono stati effettuati 3,5 miliardi di viaggi domestici, in aumento del 5,4 per cento su base annua, ma la spesa è cresciuta appena del 2 per cento raggiungendo circa 478 miliardi di dollari. Ancora troppo poco per considerare il turismo un vero volano per l’economia.





















Mohamed Al Khereiji, presidente de la UD Almería, con el icono del fútbol Cristiano Ronaldo, uno de los dueños del club, antes del partido amistoso internacional entre la UD Almería y el Al Nassr en Lisboa 








































