Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane
Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.
Over the next month I will be working tirelessly to transition the office of Attorney General to the amazing Todd Blanche before moving to an important private sector role I am thrilled about, and where I will continue fighting for President Trump and this Administration.…
— Attorney General Pamela Bondi (@AGPamBondi) April 2, 2026George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito
A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard
Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.




























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(@fawollo13)