Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra

È una vittoria di Marina Berlusconi e di Roberto Occhiuto, che hanno voluto fortemente la sua candidatura. Parliamo di Fabio Roscioli – tesoriere di Forza Italia, avvocato di Fininvest e quindi molto vicino alla famiglia Berlusconi ma anche al governatore calabrese – che lunedì si è imposto alle elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria con oltre il 52 per cento, diventando deputato al posto di Francesco “Ciccio” Cannizzaro, che aveva lasciato Montecitorio a seguito della sua elezione a sindaco di Reggio Calabria.

Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
Fabio Roscioli (Ansa).

Meloni tira un sospiro di sollievo

In parte è pure una vittoria per Giorgia Meloni, che dopo tante parole e sondaggi, ha visto circoscritto il successo di Roberto Vannacci. Anche se il candidato dell’ex generale, l’ex forzista Domenico Giannetta, non è andato affatto male, toccando la soglia del 10 per cento. Il grande timore del centrodestra era che Futuro Nazionale facesse il botto tanto da provocare la sconfitta di Roscioli in favore del candidato del campo largo, Frank Benedetto, che partiva in netto svantaggio e poi arrivato a oltre il 36 per cento. Un grande risultato di Vannacci poteva davvero compromettere la vittoria del candidato berlusconiano. A fare da quarto incomodo c’era poi Francesco Toscano (1,37 per cento) di Democrazia sovrana e popolare, fresco di rottura con Marco Rizzo.

Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
Domenico Giannetta (Ansa).

Per la prima volta la maggioranza ha dovuto vedersela con un competitor di destra

Sono le prime elezioni in cui la maggioranza di governo ha dovuto vedersela con un competitor alla sua destra. Non solo. Roscioli da queste parti era un perfetto sconosciuto: si è trattata di una candidatura calata dall’altro per volere della famiglia, si è più volte fatto notare, con l’obiettivo di avere più occhi e orecchie possibili tra i parlamentari. Roscioli ha però beneficiato del sostegno sia di Occhiuto sia del sindaco Cannizzaro, che nelle ore di chiusura della campagna è stato protagonista di un acceso scontro verbale con l’ex generale a colpi di «curnutu sarai tu e chi non te lo dice!».

Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
Francesco Cannizzaro (Imagoeconomica).

Anche Lotito presente ai festeggiamenti

Il primo dato però significativo è l’affluenza, bassissima (una tendenza comune a tutte le Suppletive): ha votato solo il 22,34 per cento degli aventi diritto (702 mila persone), mentre alle Politiche 2022 votò il 49,40 per cento, anche se in una sola giornata. Con la chiusura dei seggi alle 15 e senza exit poll, si è rimasti col fiato sospeso fino a oltre le 16, anche se fonti dal centrodestra davano già dal primo pomeriggio per certa la vittoria di Roscioli. E a ufficializzarla è stato proprio Occhiuto con un post su X alle 16.20, con tanto di bottiglia stappata: «Vittoria!», ha esultato il governatore. In un video postato poco dopo si vedono gioire lo stesso Occhiuto, l’infaticabile Cannizzaro, Roscioli, Stefania Craxi e pure Claudio Lotito, senatore forzista nonché patron della Lazio e della Reggina che milita in serie D. In molti si sono chiesti che ci facesse in prima fila, e i più maliziosi sostengono che sia stato un modo per garantirsi una rielezione, magari proprio in Calabria. Occhiuto poi ha rincarato la dose: «Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio Calabria ha preso sassate…».

La soddisfazione di Ronzulli… e di Tajani

La prima a esultare sulle agenzie è un’altra esponente della cosiddetta minoranza anti-Tajani, Licia Ronzulli, che proprio nei giorni scorsi aveva avvisato che al partito «serve una svolta». «La vittoria di Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È un successo di Fabio ma è anche il frutto del lavoro importante del presidente Occhiuto e del sindaco Cannizzaro», ha sottolineato la senatrice azzurra. «Grande affermazione di Roscioli. Non c’è stato alcun effetto Vannacci e i consensi avuti da Giannetta sono per lo più suoi…», le ha fatto eco la capogruppo al Senato, Stefania Craxi.

Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
Licia Ronzulli (Ansa).

Dopo le 17, a vittoria ultra-acquisita, arrivano anche le parole di Tajani. «È la conferma della forza del nostro partito sul territorio, del suo radicamento tra la gente e della capacità di attrarre cittadini e categorie su idee serie, condivise e popolari. Ci confermiamo, anche in queste elezioni, un pilastro di quel centrodestra», ha commentato il vicepremier azzurro (insidiato però da Occhiuto nella corsa alla leadership azzurra). Seguito poi da Giorgia Meloni. «Il centrodestra si conferma unito anche nelle Suppletive di Reggio Calabria, imponendosi sul campo larghissimo delle opposizioni. Un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori», le parole della premier.

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Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Marina B ora vorrà dire la sua sulle liste elettorali

La netta vittoria di Roscioli porterà a due conseguenze, in FI e nel governo. Il successo del tesoriere, infatti, rafforzerà la linea di rinnovamento chiesta da Marina, visto che Roscioli è un suo fedelissimo. Naturalmente anche Antonio Tajani ci metterà il cappello, sta di fatto che il nuovo deputato è una pura emanazione della famiglia e il ministro degli Esteri, nelle sue prossime mosse, dovrà farci i conti. Anche perché il vicepremier negli ultimi giorni è stato messo sotto accusa su più fronti: il calo nazionale nei sondaggi, ma pure alcune sue gaffe, come quella sulle donne con le gonne corte o lunghe, tanto da ricevere un “cazziatone” dalla primogenita del Cavaliere, che lo avrebbe indotto a scusarsi. Ma anche il ritardo nel bonifico della famiglia al partito di cui è avuta notizia negli ultimi giorni ha contribuito ad accentuare un clima poco sereno intorno al leader. E la vittoria di Roscioli verrà fatta pesare soprattutto in fase di compilazione delle liste elettorali, dove la famiglia vorrà contare per due terzi e avere l’ultima parola sui sui capilista.

Reggio Calabria, le conseguenze della vittoria di Roscioli su Forza Italia e sul centrodestra
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

I futuri equilibri del centrodestra in vista delle Politiche

Ma anche per Meloni la giornata non è nera. Intendiamoci: il 10 per cento di Giannetta è tanta roba. Ma il fatto che il partito di Vannacci non sia risultato decisivo sul risultato finale consente alla premier di ragionare più a mente fredda sia sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Futuro Nazionale, sia anche sulla data del voto. La premier non ha ancora deciso se imbarcare o meno l’ex generale nell’alleanza: dipendesse da lei lo lascerebbe fuori, ma con un Fn a oltre 10 per cento, Meloni sarebbe quasi obbligata ad aprire una trattativa. Sempre che l’obiettivo sia quello di vincere subito e non di mirare a un pareggione per poi tornare più agguerrita di prima dopo un governo di larghe intese o tecnico che dir si voglia. Una domanda resta: ma se invece dello Stabilicum si fossero lasciati più collegi uninominali, non sarebbe stato meglio per tutti (tranne che per Vannacci)? 

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Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Delitto di Garlasco, chiuse le indagini: Sempio verso il processo per omicidio aggravato

La Procura di Pavia ha chiuso le nuove indagini a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. L’avviso di conclusione dell’inchiesta, visto quanto emerso, prelude alla richiesta di processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio verso la vittima. La Procura dovrà lasciare il tempo alla difesa di poter ribattere con i suoi accertamenti: serviranno almeno altri 20 giorni.

L’impronta 33 è compatibile con le misure del suo piede

Dopo aver disposto accertamenti integrativi a fine maggio (dopo una prima chiusura e le consulenze difensive), i pm hanno depositato nuovi atti, tra cui consulenze, come quella sulla nota impronta della scarpa e un’altra sul Dna. Come ha spiegato il procuratore Fabio Napoleone, i consulenti tecnici della Procura di Pavia «hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio». Le osservazioni formulate dalla difesa non hanno dunque introdotto elementi nuovi tali da modificare le conclusioni già espresse nelle precedenti valutazioni tecniche sull’impronta numero 33. Secondo quanto sostiene la Procura di Pavia, Sempio avrebbe ucciso Poggi «per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

La pesante accusa della Procura di Pavia al Ris di Parma

La nuova inchiesta si è chiusa con una pesante accusa relativa alle prime indagini del 2007: secondo la Procura di Pavia, il Ris di Parma eseguì due test di controllo sul materiale prelevato dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, condannato a 16 anni in via definitiva e ormai in semilibertà. Entrambi i test, si legge, diedero esito negativo riguardo alla presenza di sangue di Poggi: i risultati però non finirono nel fascicolo e non furono nemmeno comunicati ai magistrati, che pochi giorni dopo disposero il fermo dell’allora fidanzato della vittima. Stasi starebbe pensando di chiedere la revisione del processo.

Strage di Ustica, la Francia collaborerà con la Procura di Roma

La Procura di Roma va verso il ritiro della richiesta di archiviazione del procedimento sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, costata la vita nel 1980 alle 81 persone a bordo del DC9 Itavia che, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò invece nel mar Tirreno. L’ambasciata francese ha infatti inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità del trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage Ustica in possesso del Ministero della Difesa transalpino, come era stato richiesto dal Governo Meloni che si era formalmente opposto alla richiesta di archiviazione presentata originariamente dai pubblici ministeri, unendosi alla storica battaglia dell’Associazione Parenti delle Vittime.

Dopo 46 anni e numerose rogatorie la Francia si è decisa a collaborare

Nel corso dei decenni, la magistratura italiana ha inviato numerose rogatorie internazionali a diverse nazioni (tra cui appunto la Francia) per ottenere i tracciati radar e i registri di volo di quella notte. Finora, i tentativi di ottenere piena collaborazione si erano scontrati con forti reticenze. Dopo 46 anni, però la Francia si è finalmente decisa a collaborare. Il Ministero degli Esteri, tramite Presidenza del Consiglio, ha trasmesso l’incartamento a quello della Giustizia che, a sua volta, l’ha inviato alla Procura di Roma. Le autorità di Parigi si sono dette inoltre disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. La nuova inchiesta sulla strage di Ustica è stata avviata nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9.

Stefania Nobile e Wanna Marchi premiate in Campidoglio, è polemica

È polemica per la premiazione in Campidoglio di Stefania Nubile e della madre Wanna Marchi, insignite del Premio internazionale della cultura per i rispettivi libri Vendere… cara la pelle e La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. La manifestazione, ideata dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri insieme al presidente Silvestro Mucillo, è giunta alla seconda edizione e ha coinvolto personalità della letteratura, dell’arte e dello spettacolo oltre che istituzioni. Si è trattato, dunque, di un’iniziativa privata non riconducibile a Roma Capitale o al Campidoglio. Ma la premiazione delle regine delle televendite ha comunque suscitato non poca indignazione sui social. A destare clamore è la convivenza, nella stessa frase, dei loro nomi e dell’espressione “premio della cultura” oltre che di una location istituzionale come il Campidoglio.

Le polemiche sui social

«Deve essere per forza una bufala. Mi rifiuto di credere a una cialtronata del genere», ha scritto un utente su X. «Ecco il livello che abbiamo raggiunto in fatto di cultura in Italia. Complimenti soprattutto alle istituzioni che l’hanno accolta», ha fatto eco un altro. Pronta la replica di Nubile: «Fattene una ragione».

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore

La prima mossa è stata fatta. Giuseppe De Bellis ha ufficializzato la scelta di mollare il suo ruolo di Executive vice president Sport, News
and Entertainment di Sky Italia. L’addio si concretizzerà il 4 dicembre. Per andare dove? I comunicati parlano genericamente di «una nuova sfida professionale» da intraprendere, ma la meta è già stata spifferata da Lettera43 da giorni: ad attenderlo c’è la direzione del Sole 24 Ore.

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore

Il trasferimento, che nel mondo dell’editoria italiana sta facendo discutere, è stato commentato così da Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia: «Ringrazio Giuseppe per il grande contributo che ha dato in questi anni alla crescita di Sky Tg24 e, nell’ultimo anno, alla gestione integrata dei nostri contenuti e delle nostre produzioni, valorizzando la ricchezza e la qualità dell’offerta Sky. Impegno che proseguirà grazie allo straordinario team di professionisti che sono certo gestirà al meglio non soltanto questa fase di transizione, ma soprattutto le sfide future che ci attendono, potendo naturalmente contare sul mio supporto. A Giuseppe auguro il meglio per la nuova sfida professionale che ha scelto di intraprendere».

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
Andrea Duilio, ceo di Sky Italia (foto Imagoeconomica).

Il segreto di Pulcinella, appunto, è l’approdo al quotidiano economico-finanziario “salmonato”, edito da Confindustria, dove subentra a Fabio Tamburini, che era al timone dal 2018. Per l’annuncio della nomina si attende probabilmente il consiglio di amministrazione del 30 settembre. De Bellis aveva appena presentato, il 3 settembre, la nuova stagione delle coppe europee e dei palinsesti sportivi di Sky Sport per il 2026/2027, nella stupenda cornice di Villa Necchi Campiglio, a Milano. Ma la sua testa, evidentemente, era già proiettata altrove…

De Bellis lascia ufficialmente Sky Italia, lo attende Il Sole 24 Ore
Fabio Tamburini (Imagoeconomica).

Da Intesa Sanpaolo e Bei 300 milioni per sostenere housing sociale e residenze universitarie

La Bei (Banca europea per gli investimenti) e Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking, hanno sottoscritto un accordo da 300 milioni di euro finalizzato a sostenere la realizzazione di nuovi studentati e alloggi a prezzo calmierato in Italia. L’iniziativa consentirà di finanziare programmi di investimento promossi da operatori pubblici e privati per la realizzazione di alloggi a canoni sostenibili e di strutture dedicate agli studenti, contribuendo a rispondere a una crescente domanda abitativa in particolare nelle aree caratterizzate da una maggiore pressione demografica e universitaria.

L’impegno per soluzioni abitative sostenibili e di qualità

L’operazione si inserisce nella strategia del Gruppo Bei volta a sostenere investimenti con un elevato impatto sociale e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili e di qualità. Negli ultimi cinque anni, ha destinato oltre 18 miliardi di euro al social e affordable housing in Europa, contribuendo alla costruzione di oltre 84 mila nuove abitazioni e alla riqualificazione di 580 mila alloggi. Per Intesa Sanpaolo l’accordo testimonia l’impegno del Gruppo nel supportare iniziative capaci di generare valore economico e sociale per il Paese. Il Piano d’Impresa 2026-2029 conferma questo impegno, con l’obiettivo di rafforzare l’inclusività finanziaria tramite il social lending, attraverso il credito al terzo settore, il finanziamento di affordable housing e infrastrutture essenziali e il credito alle persone vulnerabili.

I dettagli dell’accordo

Il finanziamento della Bei potrà coprire fino al 50 per cento del costo complessivo dei singoli progetti eleggibili, mentre la restante quota sarà assicurata attraverso ulteriori fonti di finanziamento e mezzi propri dei soggetti promotori. Grazie all’accordo potranno essere attivati investimenti complessivi per circa 600 milioni di euro. Intesa Sanpaolo agirà come intermediario finanziario, mettendo a disposizione le risorse della Bei attraverso specifiche operazioni di finanziamento rivolte a progetti che rispettino i criteri previsti dalla normativa europea e dalla stessa Banca europea per gli investimenti.

Elezioni suppletive a Reggio Calabria: il centrodestra stravince con Riscioli

Le elezioni suppletive a Reggio Calabria, che si sono rese necessarie per assegnare il seggio alla Camera rimasto vacante dopo l’elezione di Francesco Cannizzaro – deputato azzurro dal 2022 – a sindaco della città, hanno visto la vittoria con ampio margine dall’esponente di Forza Italia Fabio Roscioli, avvocato di Fininvest candidato della coalizione di governo, che ha ottenuto circa il 57 per cento delle preferenze, staccando nettamente Frank Benedetto, primario di cardiologia espressione del campo largo (33 per cento).

Elezioni suppletive a Reggio Calabria: il centrodestra stravince con Riscioli
Domenico Giannetta (Imagoeconomica).

Flop per Vannacci e il “suo” Giannetta

C’era grande curiosità per quanti voti sarebbe riuscito a raccogliere l’ex forzista Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento: l’esponente di Futuro Nazionale si è fermato attorno all’8 per cento. Il quarto candidato era Francesco Toscano di Democrazia Sovrana Popolare (1 per cento). Al voto erano chiamati gli elettori di 71 dei 97 Comuni dell’area metropolitana reggina, distribuiti in 487 sezioni elettorali, per un corpo elettorale complessivo di 345.788 elettori, di cui 58.729 residenti all’estero. L’affluenza finale è stata molto bassa: 22,34 per cento, in linea con quello delle altre elezioni suppletive di tutta Italia.

Allarme terrorismo alla base Raf di Fairford: cosa sappiamo

Sono tutti cittadini britannici i cinque uomini arrestati in relazione all’allarme esplosivi scattato alle prime ore del 27 settembre nei pressi della base Raf di Fairford, nel Regno Unito, condivisa da decenni con le forze Usa e utilizzata di recente anche dai bombardieri statunitensi nella guerra contro l’Iran. Cosa sappiamo.

I cinque arrestati sono residenti a Londra

La polizia ha trovato esplosivi su tre furgoni diretti verso la base della Royal Air Force e arrestato cinque uomini tra i 23 e i 25 anni di età, tutti cittadini britannici e provenienti dall’area di Londra. Sono stati accusati inizialmente di violazione dell’Explosives Act dalla Gloucestershire Police e poi formalmente di pianificazione di un attacco terroristico dai vertici di Scotland Yard, subentrata a stretto giro nel coordinamento delle indagini.

Allarme terrorismo alla base Raf di Fairford: cosa sappiamo
Polizia all’esterno della base Raf di Fairford (Ansa).

A lanciare l’allarme è stata una contadina

Gli agenti hanno intercettato i tre furgoni dopo la segnalazione di una comune cittadina, una contadina che ha chiamato la polizia dopo aver notato «un folto gruppo di uomini incappucciati e mascherati» che si aggiravano vicino al margine del bosco. La polizia ha istituito un cordone di sicurezza di 400 metri attorno alla base aerea e evacuato i residenti di circa 85 abitazioni di Whelford, nel cuore delle Cotswolds.

La base Raf, condivisa con gli Usa

La base aerea, che si trova nella contea inglese del Gloucestershire a circa 160 chilometri a ovest di Londra, appartiene alla Raf. Ma da decenni viene condivisa con l’esercito Usa. Il suo utilizzo più rilevante è stato quello di base aerea per i B-52 dell’Aeronautica militare statunitense durante la prima guerra del Golfo del 1991, per i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia del 1999, per la guerra in Iraq del 2003 e, negli ultimi mesi, per il decollo dei bombardieri americani diretti in Iran. La base di Fairford è stata teatro in passato di proteste organizzate da attivisti pacifisti.

Allarme terrorismo alla base Raf di Fairford: cosa sappiamo
Cronisti e polizia alla base Raf di Fairford (Ansa).

L’Iran nega ogni coinvolgimento

Gli arresti avvengono in un clima di crescente tensione riguardo alla minaccia per l’Europa rappresentata da Stati ostili come Russia e Iran. Teheran, che aveva dichiarato di considerare qualsiasi base utilizzata per attaccare il proprio territorio come un obiettivo legittimo, ha respinto ogni accusa. L’ambasciata iraniana a Londra ha parlato di «speculazioni infondate e malevole», diffuse peraltro dopo «atti criminali di aggressione commessi dagli Stati Uniti e dal regime israeliano», che servono «soltanto ad alimentare la propaganda iranofoba nel Regno Unito».

Cosa ha detto Trump sull’operazione

Nonostante tutto sia partito da una chiamata notturna di una comune cittadina, Donald Trump ha dichiarato che gli arresti sono stati possibili grazie alla collaborazione tra Stati Uniti e Regno Unito e che gli arrestati erano «sotto osservazione da tempo». Il ministro della Difesa britannico Wes Streeting ha definito «motivo di orgoglio» il riconoscimento espresso da Trump nei confronti del lavoro svolto dalla polizia e dai servizi di intelligence britannici.

SAE affida a Valerio Berruti la nuova sezione motori de La Stampa

Dal 3 ottobre, ogni sabato, su La Stampa troverà spazio una sezione dedicata al mondo dell’automotive e della mobilità, con una parte online aggiornata quotidianamente. A guidare la redazione motori della testata torinese sarà Valerio Berruti, che dal 2010 era responsabile Motori del quotidiano e del sito de la Repubblica. Il progetto nasce sotto la nuova proprietà del Gruppo SAE, che ha scelto di riportare al centro dell’offerta editoriale un settore profondamente legato alla storia industriale di Torino.

Chi è Valerio Berruti

Berruti sempre per Repubblica ha ricoperto anche il ruolo di caporedattore dello Sport, caporedattore della Cronaca di Roma e caposervizio di Trovaroma. Tra le voci più autorevoli dell’automotive italiano, nel 2009 Berruti ha inoltre ideato e curato l’Enciclopedia dell’Automobile, opera in 10 volumi edita dal gruppo Espresso.

Forza Italia e i sospetti calabresi: le pillole del giorno

Sospetti e malignità sulle Suppletive in Calabria. Intervenendo qualche giorno fa a Radio Napoli Centrale, Francesca Pascale, ex fidanzata di Silvio Berlusconi, oltre a criticare duramente la gestione Tajani arrivando a definire quello tra il leader e Forza Italia un «rapporto tossico», aveva buttato lì, sul finale del collegamento, una suggestione in odore di complotto: come mai il capogruppo azzurro in Regione Domenico Giannetta, tra l’altro «uomo di fiducia di Paolo Barelli», ha tradito il partito candidandosi con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci? Pascale ha lasciato intendere che lo strappo non sarebbe dispiaciuto troppo agli attuali vertici forzisti perché in funzione anti-Occhiuto. Del resto il presidente della Regione Calabria è dato, a fasi alterne, come possibile alternativa a Tajani alla guida di FI.

A fine mese tra l’altro uscirà il suo libro Il coraggio di governare, in cui stando alle anticipazioni, Occhiuto tornerà a insistere sulla rivoluzione liberale cara agli eredi di B. Certo sfidare il ministro degli Esteri non sarà una passeggiata anche perché Tajani si sta blindando con i congressi locali sostenendo i suoi fedelissimi (l’ultimo in Campania ha visto la nomina per acclamazione di Fulvio Martusciello). Il braccio di ferro è appena cominciato e il voto a Reggio Calabria è l’ultimo fronte: l’avvocato di Fininvest e tesoriere azzurro Fabio Roscioli, imposto dicono i critici da Marina Berlusconi e sostenuto da Occhiuto e dal sindaco Francesco Cannizzaro riuscirà a vincere senza i voti di Giannetta?

Gualtieri alla presentazione di Renzi

Lunedì sera all’Auditorium Parco della Musica andrà in scena la presentazione del nuovo libro di Matteo Renzi, Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni. Sul palco con il leader di Iv, oltre alla moderatrice Bianca Berlinguer, ci sarà pure Roberto Gualtieri. Si tratterà di una ghiotta anticipazione della prossima Leopolda fiorentina, in programma dal 2 al 4 ottobre, con l’ex presidente del Consiglio che come titolo ha Itaca.

Forza Italia e i sospetti calabresi: le pillole del giorno
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

IP IP Urrà!

Dopo Eni, per la gioia di Giorgia Meloni anche Ip, controllata da Socar, ha deciso (con alcuni distinguo) di mettere un tetto al prezzo dei carburanti. Per Palazzo Chigi, però, ancora non basta. Resta infatti da capire se anche Q8, Tamoil ed Esso aderiranno all’iniziativa di contenimento. Tutti soddisfatti? Nemmeno per idea. Lo sconto ha fatto imbufalire le cosiddette pompe bianche, i piccoli marchi indipendenti, e le relative associazioni di categoria come la Figisc che fa capo a Confcommercio. Tanto che già si parla di concorrenza sleale e di possibile ricorso all’Antitrust. Solo le big, infatti, possono permettersi di tagliare il prezzo. Le altre va da sé saranno penalizzate. Sulle barricate poi ci sono pure tassisti e camionisti. I primi chiedono al governo un intervento sul costo extra sostenuto dagli negli ultimi mesi. I secondi fanno notare che il price cap di Eni riguarda soltanto la distribuzione retail, e non l’ingrosso dove si riforniscono anche gli autotrasportatori che continuano a pagare il carburante a prezzo pieno.

Il caso della società russa di estrazione dati usata dalle polizie dell’Ue

Un’azienda statunitense specializzata in software in grado di estrarre e analizzare informazioni da smartphone e computer, accusata di essere gestita segretamente dalla Russia, ha partecipato ad almeno due progetti finanziati dall’Unione europea, volti a migliorare le modalità di raccolta, elaborazione e condivisione delle prove digitali nell’ambito delle indagini penali. Lo riporta Politico. La società in questione è Oxygen Forensics, con sede ufficiale in Virginia, ma accusata appunto dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di avere proprietà russa.

I due progetti Ue che hanno coinvolto Oxygen Forensics

Il primo progetto che ha visto coinvolta Oxygen Forensics è stato EVIDENCE (European Informatics Data Exchange Framework for Courts and Evidence), che tra il 2014 e il 2016 ha ricevuto oltre 1,9 milioni di euro di finanziamenti Ue, volto a migliorare la gestione e lo scambio di prove digitali in ambito penale. L’azienda finita nel mirino del Dipartimento di Giustizia Usa ha in questo caso lavorato a stretto contatto con Europol (l’agenzia di polizia dell’Ue), Eurojust (l’agenzia per la cooperazione giudiziaria) e Olaf (l’unità di informatica forense dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode). Il secondo progetto, INSPECTr – sostenuto nell’ambito di Horizon 2020, il programma UE di finanziamento per la ricerca e l’innovazione – è stato invece concepito per aiutare le forze di polizia europee a riunire e analizzare prove digitali raccolte mediante strumenti diversi. Il progetto ha portato alla creazione di un software capace di elaborare le prove estratte con le soluzioni di Oxygen Forensics, rendendone più agevole l’accesso e l’analisi da parte di investigatori che utilizzavano altri sistemi. Entrambi i progetti erano stati avviati ben prima dell’invasione dell’Ucraina e delle conseguenti sanzioni europee, ma INSEPCTr ha continuato a operare fino al 2023. E Oxygen Forensics figura ancora sui siti web di entrambi i progetti. E sul suo – sequestrato dalle autorità americane – la società indicava tra i propri clienti anche la Commissione europea. L’esecutivo Ue, da parte sua, ha precisato che l’azienda non faceva parte dei consorzi dei due progetti e che, quindi, non ha ricevuto finanziamenti.

Il caso della società russa di estrazione dati usata dalle polizie dell’Ue
Come appare oggi il sito di Oxygen Forensics, sequestrato dalle autorità Usa.

I prodotti di Oxygen Forensics sono stati usati pure in Italia

Non finisce qui: come indicato negli avvisi pubblicati nella banca dati degli appalti dell’Ue, a seguito del coinvolgimento nei due progetti sostenuti a livello comunitario, i prodotti di Oxygen Forensics sono stati certificati e acquistati da diverse forze di polizia nazionali in tutta Europa, tra cui quelle di Germania, Spagna, Polonia e Italia. Nel nostro Paese, in particolare, Politico cita un documento tecnico della Procura di Sassari dello scorso aprile, che elenca Oxygen Forensics tra i sistemi utilizzabili dalla polizia giudiziaria per estrarre e analizzare dati da dispositivi mobili.

Arrestati il gestore russo e il prestanome statunitense

Secondo quanto emerso, a capo di Oxygen Forensics ci sarebbe stato il cittadino russo Oleg Sergeyevich Davydov, sebbene l’azienda venisse presentata come guidata da Lee Reiber, 55enne originario di Boise, nell’Idaho. Quest’ultimo è stato arrestato negli Stati Uniti, mentre Davydov – secondo quanto riferito dal Dipartimento di Giustizia Usa – è stato fermato all’aeroporto londinese di Heathrow, mentre si accingeva a imbarcarsi su un volo per Istanbul. Dalle indagini è inoltre venuto fuori che i proprietari russi di Oxygen controllano Mko Systems, società che ha venduto la stessa tecnologia di estrazione dati all’Fsb (il servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa) e al ministero dell’Interno di Mosca. Il Dipartimento di Giustizia Usa non sostiene che i software di Oxygen contenesse codici dannosi, né che la società abbia avuto accesso non autorizzato ai sistemi o ai dati dei clienti.

La perizia sulla morte di David Rossi: «Aggredito da più persone, ha provato a difendersi»

Dalla perizia disposta dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, è emerso che l’ex capo della comunicazione di Mps, deceduto nel 2013 a Siena dopo essere precipitato da un palazzo della banca, sarebbe stato aggredito in maniera violenta e veloce nel suo ufficio da più persone, almeno due e corpulente. Prima di cadere dalla finestra era cosciente, quindi ha molto probabilmente cercato di difendersi. Una volta finito fuori dalla finestra, avrebbe tentato di aggrapparsi al bordo ed era tenuto dagli aggressori forse in un tentativo di intimidazione, ma poi la presa è mancata e Rossi è precipitato. Le valutazioni sono state fatte nell’ambito delle simulazioni della vicenda a Roma, con l’ausilio dei Ris.

Le simulazioni della morte di David Rossi

All’università del Foro Italico è stata infatti ricostruita la scena degli attimi che hanno preceduto la morte di Rossi. In particolare, è stata creata una finestra delle stesse dimensioni di quella della sede di Monte dei Paschi di Siena in Rocca Salimbeni e un atleta dei carabinieri, della stessa corporatura di David Rossi, si è prestato per simulare i movimenti di reazione della vittima. Sono state create tutte le ipotetiche simulazioni attraverso la dinamica della traumatologia forense. La caduta di Rossi è stata quindi ricostruita con un solo aggressore, con due o con tre, sia in condizioni di coscienza che di incoscienza della vittima.

Svezia, la leader dei socialdemocratici non è riuscita a formare un governo

La leader dei socialdemocratici svedesi, Magdalena Andersson, ha reso noto in conferenza stampa di non essere riuscita a formare un governo. La coalizione da lei guidata, formata da quattro partiti di centrosinistra, ha vinto le recenti elezioni in Svezia del 13 settembre per appena 50 mila voti, scarto che ha garantito una risicata maggioranza di appena tre seggi. Questo significa che il presidente del Parlamento affiderà l’incarico di formare un governo a un altro leader di partito, che potrebbe essere il premier conservatore uscente Ulf Kristersson, senza alcuna garanzia di successo.

Svezia, la leader dei socialdemocratici non è riuscita a formare un governo
Ulf Kristersson (Ansa).

La coalizione di centrosinistra ha 176 seggi, quella di centrodestra 173

La coalizione di centrosinistra composta dai Socialdemocratici, che nonostante un calo dei consensi sono da oltre un secolo il primo partito svedese, dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro, aveva ottenuto complessivamente il 49,6 per cento dei voti e 176 seggi, contro il 48,8 per cento e i 173 seggi conquistati dai quattro partiti di destra. Andersson, che è già stata prima ministra della Svezia tra il 2021 e il 2022, ha cercato il sostegno degli altri tre formazioni della coalizione vincitrice per formare il governo, ma hanno pesato le divergenze di pensiero (specie tra il Partito di Centro e il Partito della Sinistra) su alcuni temi caldi: immigrazione, sanità pubblica e – soprattutto – politiche economiche. Ora tocca al centrodestra.

Svezia, la leader dei socialdemocratici non è riuscita a formare un governo
Voto in Svezia (Ansa).

Armani pronto ad avviare incontri con tre big per la cessione del 15 per cento

Armani si sta preparando a incontrare nelle prossime settimane LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica per discutere una possibile vendita di una quota di minoranza del 15 per cento. Lo ha scritto il Financial times, spiegando che tra le opzioni discusse informalmente c’è quella di una suddivisione della quota tra i tre gruppi. Giorgio Armani, scomparso a settembre 2025, aveva stabilito nel suo testamento che una prima vendita del 15 per cento dell’azienda dovesse avvenire tra i 12 e i 18 mesi dopo la sua morte, seguita dalla cessione di una quota maggiore o dalla quotazione in Borsa. Aveva indicato il gruppo francese del lusso LVMH, il produttore di cosmetici L’Oréal e il gruppo dell’occhialeria EssilorLuxottica come acquirenti privilegiati. Secondo Reuters, EssilorLuxottica sarebbe interessata soltanto a una partecipazione limitata e potrebbe valutare un’operazione insieme ad altri investitori. L’Oréal, legata ad Armani da un accordo nel beauty fino al 2050, ha indicato che valuterà l’opportunità quando sarà formalmente avviato il processo. LVMH avrebbe invece esaminato la possibilità di un investimento autonomo.

Caro carburanti, scatta il price cap di Eni e IP

Eni ha introdotto un tetto massimo di prezzo sui carburanti commercializzati da Enilive, fissando la benzina verde a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro al litro. La misura parte oggi, lunedì 28 settembre 2026, e durerà 30 giorni, con una possibile estensione fino alla fine dell’anno a seconda dell’andamento del mercato. Secondo l’associazione di tutela dei consumatori Adusbef, il tetto massimo ai prezzi fissato da Eni determinerà un risparmio medio da 9,35 euro su un pieno di gasolio e di 8,45 euro su uno di benzina.

IP invece applicherà il price gap in modo progressivo

Anche IP ha annunciato l’applicazione, ma in modo progressivo, di un price cap per benzina e gasolio. Socar, azienda energetica dell’Azerbaigian che a maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding, non ha ancora comunicato un valore numerico del tetto: il prezzo dei carburanti verrà stabilito tenendo conto delle diverse esigenze della filiera e con l’obiettivo di garantire il sostegno ai partner e ai retisti. Ai circa 4 mila distributori Eni/Enilive si aggiungeranno i circa 4.500 punti vendita IP: l’effetto combinato delle due iniziative interesserà circa il 39 per cento delle circa 22 mila stazioni di servizio presenti lungo la Penisola.

Meloni ringrazia: «Segnale importante di attenzione»

«Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti», ha dichiarato Giorgia Meloni: «Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf».

Paolo Zangrillo lascia la segreteria piemontese di Forza Italia

Dopo nove anni alla guida di Forza Italia in Piemonte, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo lascia la segreteria regionale. L’ha anticipato a Repubblica e lo farà ufficialmente al prossimo congresso regionale. Per la successione verrà proposto unitariamente il suo vice Roberto Rosso, senatore, il cui posto potrebbe essere ricoperto da Franco Graglia, coordinatore provinciale del partito e vicepresidente del Consiglio regionale.

«Dobbiamo cambiare, chi ha posizioni di leadership deve dare esempio»

«In una fase di grandi trasformazioni, tutti dobbiamo cambiare. Non basta parlarne e chi ha posizioni di leadership deve dare l’esempio», ha detto Zangrillo motivando la sua decisione. Quanto alla segreteria del partito, «la figura più adatta per la transizione è Antonio (Tajani ndr), che può piacere o no, ma ha esperienza anche internazionale. Dopodiché, è legittimo porsi il tema di nuove leadership». Alcuni forzisti hanno letto la sua scelta come una mossa per non attaccarsi al fortino piemontese e avere mani libere per altre sfide, per esempio le prossime politiche.

Trump, cena privata alla Casa Bianca col ceo di Anthropic: prove di disgelo sull’AI

Donald Trump ha ospitato alla Casa Bianca Dario Amodei, ceo di Anthropic, per una cena privata: l’incontro potrebbe rappresentare un segnale di un miglioramento dei rapporti tra l’Amministrazione Usa e la società, dopo un periodo segnato da numerose tensioni sul tema dell’intelligenza artificiale. In un’intervista con Fox News, Trump aveva detto di voler parlare con Amodei proprio della proposta di rallentare lo sviluppo dei sistemi più avanzati.

Trump, cena privata alla Casa Bianca col ceo di Anthropic: prove di disgelo sull’AI
Donald Trump (Ansa).

Trump di recente ha criticato duramente Amodei

A metà settembre Trump aveva criticato duramente Amodei per aver chiesto di rallentare lo sviluppo delle intelligenze artificiali e di aumentare la supervisione dei modelli IA, concentrandosi sui rischi posti da sistemi sempre più potenti. The Donald, tra le altre cose, aveva affermato che il suo governo sta già impedendo alle aziende coinvolte di fare «cose potenzialmente pericolose». Le tensioni nascono da molto più lontano: a inizio anno Anthropic si era rifiutata di autorizzare il Pentagono a usare i propri modelli per attività di sorveglianza della popolazione e per la gestione autonoma di alcune armi, facendo saltare un contratto da 200 milioni di dollari. A seguito di tale decisione il Dipartimento della Difesa aveva definito Anthropic un rischio per la sicurezza nazionale, vietato all’azienda di collaborare con il governo federale.

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Trump, cena privata alla Casa Bianca col ceo di Anthropic: prove di disgelo sull’AI
Elon Musk (Ansa).

Secondo Trump l’IA non comporta alcun pericolo

La posizione di Trump sull’IA è molto chiara: gli Stati Uniti devono rimanere la superpotenza mondiale in questo settore e, nonostante le segnalazioni di svariati esperti, la pericolosità delle intelligenze artificiali è «un inganno». Il principale timore di Trump è che, rallentando sull’IA, gli Stati Uniti possano perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina (poco interessata a frenare): «Siamo avanti di circa un anno, forse un anno e mezzo, stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo», ha detto Trump a Fox News in vista della cena con Amodei. Alcuni ceo del settore tecnologico – tra cui Elon Musk di xAI, Sam Altman di OpenAI, Mark Zuckerberg di Meta e Sundar Pichai di Google – si sono recentemente uniti a Trump durante una cena di stato col presidente cinese Xi Jinping. Amodei non aveva partecipato. L’incontro potrebbe rappresentare un’opportunità per la startup, che dovrebbe lanciare entro la fine di quest’anno una mega Ipo, di migliorare i rapporti con l’Amministrazione Trump.

L’allarme di Kallas: «La Russia prepara nuovi atti di sabotaggio»

L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha dichiarato che «dalle nostre informazioni di intelligence emerge che la Russia sta pianificando ulteriori atti di sabotaggio e attacchi contro le nostre democrazie, con l’obiettivo di dividere e intimidire le nostre società e dissuaderle dal continuare ad aiutare l’Ucraina». «Kyiv», ha continuato prima del Consiglio Ue Difesa, «ha urgente bisogno di difesa aerea. Rinnoviamo l’appello a quei Paesi che dispongono di questi sistemi nelle proprie scorte affinché valutino di fornirli effettivamente all’Ucraina». La rimozione degli oligarchi Alisher Usmanonv e Mikhail Fridman dalla lista delle sanzioni è stata «deplorevole», ha aggiunto, ma «dobbiamo concentrarci sull’aspetto positivo, ovvero che 2.998 persone saranno soggette alle sanzioni per tre anni. E, per rimuoverle, è necessario che tutti siano d’accordo».

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon

Nessuno sfiderà il leader. Come previsto, Matteo Salvini sarà l’unico candidato al congresso straordinario che ha annunciato, con un coup de théâtre, dal palco di Pontida.

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon
Matteo Salvini a Pontida (Ansa).

Lo sfogo di Romeo: «Il congresso è un trappolone»

Il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, tra coloro che più si sono spinti nelle critiche al segretario, ha definito l’assise un «trappolone». «Io non ci casco», si è sfogato con il Corriere della sera. Il congresso «può farselo da solo», ha detto tranchant. In settimana si dovrebbe riunire il comitato elettorale leghista e sono attese novità riguardo al regolamento dell’assemblea. Il nodo contestato da Romeo & Co resta quello dei delegati. I componenti della nuova assise dovrebbero essere gli stessi di Firenze, ovvero 900 tra eletti e nominati un anno e mezzo fa, per la maggior parte legati a Salvini. E quindi non vale nemmeno la pena di candidarsi – è il ragionamento dei ‘ribelli’ – che, come anticipato da L43, stanno valutando di procedere raccogliendo le istanze del Nord in una mozione da presentare all’assemblea.

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

A rischio la poltrona di capogruppo o la ricandidatura alle Politiche

Il resto dello sfogo di Romeo pesa come un macigno sul segretario. «Io, Attilio Fontana e tutti gli altri ci stiamo muovendo solo ed esclusivamente per il bene del leghismo e pure dello stesso Salvini. Nessuno gli ha mai avanzato la richiesta di farsi da parte. Non è una sfida personale. La questione è solo politica», ha tenuto a precisare. «Il partito è in caduta libera. Il trend fa spavento. Perdiamo uno 0,2 per cento al mese», ha attaccato. «Questo significa che, se si dovesse votare a maggio, rischiamo di arrivarci intorno, se non addirittura, sotto al 4 per cento». Previsioni che non sono state ovviamente apprezzate da Salvini, il quale ha subito fatto diffondere una newsletter settimanale ai militanti in cui si citava un sondaggio in cui la Lega era al 7,7 per cento. Romeo, dal canto suo, sembra sempre più vicino a rischiare il posto. Forse non nell’immediato: molti ritengono che conserverà l’incarico di capogruppo al Senato ma che non verrà ricandidato alle Politiche.

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon
Massimiliano Romeo al Senato (Imagoeconomica).

Durigon al centro del cerchio magico salviniano

In sintesi, questa assise, che in prima battuta è servita a Salvini per riprendersi la scena e mettere in difficoltà i ribelli, non fa che complicare la vita politica della Lega. E peggiorare il clima interno. A molti sembra una forzatura da parte del leader che cerca di farsi confermare attraverso un colpo di mano. Insomma, una risposta che potrebbe andare bene per una trattativa sindacale, come quelle che è abituato a condurre il sottosegretario al Lavoro e ‘ras’ salviniano al Centro-Sud Claudio Durigon.

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

Ma che comporta non poche conseguenze a livello politico. Anche i governatori leghisti – Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia – sarebbero dello stesso avviso di Romeo sull’utilità dell’assemblea. Il congresso, si fa notare, servirà per affermare il potere di Durigon.

Il congresso della Lega? Serve solo a Salvini e a Durigon
Luca Zaia, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti, Massiliano Fedriga a Pontida (Ansa).

Nessuno più di lui, esclusa la fidanzata Francesca Verdini, è vicino al segretario in questo momento. E a lui è stato affidato il compito di preservare il leader a tutti i costi. Anche se le modalità con cui questo sta avvenendo – attaccano i critici – fanno ricordare alcuni Stati socialisti dell’ex Urss. O per fare paragoni a noi più vicini, simili al modo in cui veniva trattato negli ultimi anni Silvio Berlusconi.

La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori

Striscia la notizia è stata chiusa. Senza neppure un funerale, che un programma del genere, in onda dal 1988, forse avrebbe anche meritato. Ora si assiste a una vera e propria diaspora, tristissima, della squadra di inviati e conduttori che per decenni ha lavorato al tg satirico.

Dal Gf vip a Ballando: cosa fanno ora i volti di Striscia

Moreno Morello e Francesca Manzini al Grande fratello vip. Jimmy Ghione a Ballando con le stelle. Vittorio Brumotti è passato a Rai1 dove ha condotto il programma Italia A/R. Roberto Lipari, comico, si arrangia con qualche spettacolo, così come Sergio Friscia. Cristiano Militello è su R101, così come Rajae Bezzaz. Dario Ballantini è in tour con i suoi spettacoli mentre Valerio Staffelli, dopo migliaia di tapiri consegnati, ha sviluppato un suo format su YouTube, Lo Staffo è sempre all’erta, dedicato alla lotta alle frodi. Ezio Greggio si gode la vita a Montecarlo mentre Enzino Iacchetti è diventato un pepato opinionista politico in tv. Luca Abete, Enrico Lucci, Stefania Petyx, Max Laudadio e Pinuccio sono sostanzialmente fermi.  

La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
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La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
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La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
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La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori

Ricci fagocitatore di talenti

Insomma, ci si arrabatta, quando ci si riesce, alla periferia dell’impero televisivo, in quegli anfratti che sono sempre stati il terreno preferito per le prese in giro di Striscia sulla finzione della tv e il meretricio artistico. Nessuno degli inviati di Striscia, storicamente, è riuscito a fare il grande balzo, ad affrancarsi, a costruirsi una vera e solida carriera: perché la presa di Antonio Ricci, inventore e deus ex machina del programma, è sempre stata tanto generosa quanto salda. Lui era il genio, gli altri dei semplici sudditi. E in effetti, se ci pensiamo, da Striscia la notizia, al netto della grandezza di Ricci, non è mai emerso praticamente nessuno. 

L’eccezione di Ficarra e Picone

Gli unici che probabilmente hanno avuto un vero boost dalla conduzione sono stati Ficarra e Picone, che tuttavia si sono accorti dell’abbraccio mortale di Ricci e nel 2020 hanno abbandonato il programma per dedicarsi al cinema e al teatro. Greggio era già Greggio quando iniziò a condurre il tg satirico. Iacchetti, probabilmente, è diventato qualcuno, senza però mai combinare molto al di fuori della trasmissione. Gli altri conduttori, da Gerry Scotti a Michelle Hunziker, erano già personaggi famosi, e Roberto Lipari, Sergio Friscia, o Valeria Graci sono tornati in un quasi anonimato una volta terminata l’avventura a Striscia. 

La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
Ficarra e Picone nel 2020 (Ansa).

Veline queste sconosciute

Stessa cosa per quanto riguarda le Veline: sul bancone di Striscia, dal 1988, ne sono passate una cinquantina, ma quasi nessuna si è affermata come una stella dello show business. Ci ricordiamo di Elisabetta Canalis (anche se non è chiarissimo che mestiere faccia), di Maddalena Corvaglia (idem come sopra e concorrente al nuovo Tale e quale show), di Roberta Lanfranchi (che Ricci ha fatto lavorare a Paperissima), ma poi via via i volti e i nomi diventano sfumati, belle ragazze che non hanno lasciato traccia, e che finita Striscia hanno preso altre strade. 

La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori
La fine di Striscia la notizia e la diaspora degli inviati e conduttori

Un sistema chiuso che Mediaset non ha potuto sfruttare

È un po’ la legge di Ricci: finché si sta a Striscia si lavora in esclusiva per Striscia, e nessun tradimento è ammesso. In questo modo, tuttavia, il programma ha trattenuto a sé tutti i potenziali talenti, e non è diventato una fucina di professionisti da cui Mediaset potesse pescare. Era un sistema chiuso, dove a comandare c’era solo lui: Ricci. Ora Striscia non c’è più, i guinzagli sono stati tolti. E quel che resta dei protagonisti del programma più detonante della storia della tv, diciamolo, non fa tanto onore alla sua grandezza.