Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato rimosso dal suo incarico, in un clima di tensione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth in merito all’attuazione della riforma della costruzione navale. Ad alimentare gli attriti sarebbero anche stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. Ad assumere la leadership della Marina sarà, ad interim, il sottosegretario Hung Cao.

Le tensioni con Hegseth e la decisione di Trump

Diverse fonti hanno riferito alla Cnn che da mesi serpeggiava tensione tra Phelan e Hegseth, il quale riteneva che Phelan stesse procedendo troppo lentamente nell’attuazione delle riforme della cantieristica navale. Hegseth era inoltre infastidito dalla sua comunicazione diretta con Trump, che interpretava come un tentativo di scavalcarlo. Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, la questione è giunta al culmine durante un incontro tra Trump e Hegseth alla Casa Bianca, mercoledì 22 aprile 2026, incentrato sulla costruzione navale. Il presidente, frustrato dalla lentezza dei progressi, si sarebbe convinto durante il colloquio che Phelan dovesse essere sostituito e avrebbe detto a Hegseth di nominare qualcuno di più efficiente (il segretario della Marina è subordinato al segretario alla Difesa). Hegseth ha così inviato un messaggio a Phelan informandolo che doveva dimettersi o sarebbe stato licenziato. Quest’ultimo, non credendo che Trump fosse a conoscenza del messaggio, si è recato alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il tycoon, che gli ha confermato tutto.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»

Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e amico di vecchia data di Donald Trump, sta provando a compiere l’impresa che dal lontano 2017 sembra impossibile per ct e calciatori nostrani: far qualificare la Nazionale italiana ai Mondiali. Come riporta il Financial Times, l’imprenditore ha suggerito al presidente della Fifa Gianni Infantino e a Trump, in quanto leader di uno dei Paesi co-organizzatori del torneo, di ammettere l’Italia alla Coppa del Mondo al posto dell’Iran, in virtù del ricco palmares azzurro.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Donald Trump e Gianni Infantino (Imagoeconomica).

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Il piano di Zampolli: ricucire lo strappo Trump-Meloni

«Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, l’Italia ha il pedigree per giustificare l’inclusione», ha detto Zampolli al Ft. Il giornale spiega che il piano dell’imprenditore è uno «sforzo per riparare i legami fra Trump e Giorgia Meloni» dopo le frizioni nate dagli attacchi del presidente Usa a papa Leone XIV per la guerra in Iran.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’Iran ha appena confermato la partecipazione ai Mondiali

C’è però un problema non da poco per Zampolli e il calcio italiano: dopo aver escluso la partecipazione a seguito dei primi raid statunitensi (e israeliani) e aver chiesto – invano – di poter giocare le proprie partite in Canada o in Messico (anziché a Los Angeles e Seattle), l’Iran ha fatto sapere di non aver intenzione di rinunciare al torneo, che si apre a giugno. Trump, da parte sua, aveva dichiarato che i giocatori della Repubblica Islamica erano i «benvenuti» negli Usa senza però nascondere che sarebbe stato inappropriato e potenzialmente pericoloso per loro. Quanto a Infantino, il presidente Fifa si è sempre detto certo della partecipazione dell’Iran.

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Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader

E alla fine arriva Silvia. Silvia Salis, naturalmente, la sindaca di Genova, citatissima su Internet e non solo, animatrice di musica techno per interposta Charlotte de Witte. È alla guida del suo Comune da neanche un anno ma già se ne tracciano traiettorie governative pazzesche: leader dell’opposizione, prossima sfidante di Giorgia Meloni, e allora perché no, presidente del Consiglio.

L’impronta di Renzi

La politica è in mano alla comunicazione; la politica è morta, viva la politica! Spadroneggia l’agnolettismo, nel senso di Marco Agnoletti, potente spin doctor di Salis e non solo, ex portavoce di Matteo Renzi. Marito renziano, Fausto Brizzi, comunicatore renziano. «A questo punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto». Sarà mica un’operazione di Renzi, Silvia Salis? Mah, verrebbe da pensare che l’ex presidente del Consiglio in realtà cavalchi l’onda ma senza essere l’ispiratore del lancio della sindaca; in fondo Renzi cavalca soprattutto se stesso in vista delle elezioni politiche del 2027, quando Italia Viva o come si chiamerà, Casa Riformista, faticherà non poco a rientrare in Parlamento. Non c’è tempo per altri esperimenti. 

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader

Dalla polemica sulle Manolo alla copertina di Vanity

Nel frattempo la sindaca va ovunque, potenza agnolettiana. A Otto e Mezzo, su Bloomberg, dove viene descritta come «l’anti-Meloni», su Vanity Fair, dove si è appena conquistata il pacchetto completo: copertina e intervista. Dispensa perle di saggezza come se governasse da anni in ruoli di potere elevato. Parla come se il potere lo conoscesse e praticasse per davvero: «Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto». Lo ripetiamo: è sindaca da meno di un anno, ancora non è successo niente. L’importante però è esserci. Esserci in tv, nel dibattito pubblico. Anche lasciando che nascano, fioriscano e perdurino polemiche che di politico hanno poco. Le scarpe costose. L’abbigliamento. Qualsiasi cazzata va bene purché se ne parli e purché, poi, se ne riparli. E infatti se ne parla: «È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare», dice ancora Salis a Vanity. È una vecchia e nota storia, la conosciamo bene, in cui abboccano tutti. Per la gioia dei portavoce.

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Silvia Salis con le Manolo Blahnik (dai social).

Resta da sciogliere il nodo primarie

Rimane un problema: come può diventare Salis leader del campo progressista se non vuole partecipare alle primarie? Vabbè che ormai vale tutto, ma pensare che i partiti dell’opposizione si riuniscano nel segreto di una stanzetta per decidere di consegnare a lei la leadership del centrosinistra appare quantomeno puerile. Intendiamoci, potrebbe pure cambiare idea, come le suggerisce anche Renzi, che in questo modo avrebbe risolto il problema di chi appoggiare nelle eventuali primarie. Nel Pd, a Roma, studiano la faccenda, ma l’istruttoria potrebbe essere lunga. D’altronde devono calcolare bene quanto Salis possa danneggiare la cara leader Elly Schlein prima di ammetterla all’eventuale banchetto politico-istituzionale. Lei sembra essere persino pronta al salto: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga», ha detto Salis a Bloomberg con una serietà disarmante. Il dibattito – «No, il dibattito no!» – rischia di andare avanti fino al prossimo voto, che dovrebbe essere nel 2027 (sempre che Meloni non cambi idea bruciando tutti sul tempo, Salis compresa). 

Silvia Salis, copertine e polemiche: la costruzione (mediatica) di una leader
Elly Schlein con Silvia Salis, durante ‘Democrazia alla Prova’ a palazzo Ducale (Ansa).

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi

Sarà lo smacco per la sconfitta al referendum, sarà la tensione per le frizioni con Donald Trump, sta di fatto che lo stop del Quirinale alla norma contenuta nell’ultimo decreto legge sulla sicurezza ha fatto saltare i nervi alla maggioranza. Un’interferenza ai limiti dello sgarbo, secondo molti esponenti del centrodestra, da parte di Sergio Mattarella. Che invece tale non l’aveva considerato. «I rapporti con palazzo Chigi non sono mai stati tanto sereni», sussurrava qualcuno sul Colle più alto non più tardi di una settimana fa.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La moral suasion di Mattarella e le prerogative del Colle

Da parte sua il presidente della Repubblica si è ‘limitato’ a fare quel che ha già fatto decine di altre volte in passato: mettere sull’avviso il governo circa un testo per evitare di andare allo scontro. Si chiama moral suasion. Visto che la Costituzione affida al capo dello Stato il potere di emanare un decreto e di promulgare una legge, il Quirinale fa sapere in fase di preparazione di un provvedimento se ritiene che ci siano elementi di palese incostituzionalità, dando il tempo al governo di correggerli. In caso contrario può negare la firma e, se si tratta di una legge, rinviarla alle Camere. Mattarella ha rinviato una sola legge, sulle mine antiuomo, durante il governo Gentiloni, sostenuto dalla maggioranza che lo aveva eletto Presidente. Più volte ha firmato allegando una nota in cui sottolineava alcune criticità, anche durante il governo Draghi che era ritenuto sua emanazione diretta. Molte volte, come ha confessato lui stesso, ha firmato leggi sulle quali non era d’accordo, e tutti hanno capito che tra queste ce n’erano diverse dei governi Conte e Meloni. Insomma, nel suo curriculum, per chi lo vuole leggere bene, c’è un atteggiamento concreto il più possibile super partes.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il nervosismo sospetto di Palazzo Chigi e della Lega

Eppure questa volta, sarà la fuga di notizie, sarà il delicato momento politico, lo stop del Quirinale non è andato giù a palazzo Chigi e tantomeno alla Lega. Ora l’ordine di scuderia di Giorgia Meloni sembra quello di voler salvare capra e cavoli, con una soluzione all’italiana che preservi il senso della norma contestata anche dagli avvocati senza arrivare allo scontro con il Colle. Dopo il gelo del caso Garofani di cinque mesi fa, i rapporti sembravano sereni, complice anche una rinnovata sponda sul piano internazionale, come dimostra la nota di solidarietà di Mattarella a Meloni dopo gli attacchi del giornalista russo Solovyev. Ma è bastato un tocco di moral suasion a far tornare l’orologio indietro di mesi, a un rapporto che è sempre stato di diffidenza reciproca, insomma a far scattare di nuovo l’allarme, segno del nervosismo che caratterizzerà gli ultimi mesi di legislatura, pochi o tanti che saranno.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri

Paolo Barelli, appena nominato sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento, lascia la guida operativa della Federazione Italiana Nuoto. Cambia la forma, non la sostanza: in sella dal 2000, l’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha infatti solo delegato al vice Andrea Pieri le funzioni di presidente «in ragione del temporaneo impedimento ai sensi della legge n.215/2004 riguardante il regime delle incompatibilità dei titolari di cariche di Governo e in ottemperanza all’articolo 12, comma 6, dello Statuto della Federazione Italiana Nuoto», fa sapere la Fin. Pieri assumerà anche la rappresentanza della Federnuoto in seno al Consiglio Nazionale del Coni, in sostituzione di Barelli per tutta la durata dell’incarico governativo.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Andrea Pieri (Imagoeconomica).

La promessa di Barelli: «Non lascerò mai il nuoto»

La legge Frattini del 2004 imponendo una chiara separazione tra ruoli di governo e gestioni operative in enti come la Fin. Questo perché ogni anno attraverso Sport e Salute, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo Stato elargisce alle federazioni contributi pubblici (questo prima avveniva tramite il Coni). «Non lascerò mai il nuoto», aveva detto Barelli nei giorni scorsi. A tal proposito, si era parlato di una presidenza della Fin ancora possibile per l’esponente di FdI in quanto quello dei Rapporti con il Parlamento è un ministero senza portafoglio. Alla fine Barelli è di fatto rimasto alla guida della Federnuoto, delegando le funzioni operative al fidato vice Pieri.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Tiscali News chiude dopo 26 anni

L’editoria italiana perde un altro pezzo. Dopo la chiusura di Wired Italia, il 30 aprile cesserà le pubblicazioni Tiscali News, il sito fondato da Renato Soru nel 2000, ora di proprietà del Gruppo Tesselis che ha deciso di chiudere il settore giornalistico dell’azienda. Il giornale on line visse la sua stagione d’oro a partire dal 2001 con l’arrivo di Giovanni Valentini – già direttore de L’Espresso e fondatore di Repubblica. In quegli anni, il sito tentò il vero salto di qualità con un’ossatura robusta di cronaca e politica e siti verticali tematici di livello. Nel 2003, nonostante il ridimensionamento della redazione e l’addio di Valentini, il sito aveva saputo resistere, mantenendo una sua identità precisa nel panorama mediatico nazionale. Con la chiusura, 12 giornalisti rimarranno a casa – 10 hanno scelto l’esodo e lasceranno l’azienda dal 5 maggio, mentre due andranno in cassa integrazione.

La crisi e il mancato futuro per la testata

Il gruppo Tiscali, confluito nella holding Tessellis, ha avviato la fase conclusiva di una lunga crisi industriale. Secondo quanto emerge da fonti sindacali e aziendali, la società ha aperto nei mesi scorsi una procedura di composizione negoziata della crisi, con lo scorporo dei vari rami d’azienda e la vendita per perimetri distinti. In questo quadro, la parte B2C – insieme ai servizi web e ai marchi – è oggetto di una procedura competitiva per la cessione, mentre non è previsto alcun futuro per la testata giornalistica. L’acquirente individuato è la società energetica Canarbino, la cui offerta, in assenza di proposte alternative, potrebbe diventare vincolante a partire dal mese di giugno.

Trump “fissa” la nuova data dei colloqui con l’Iran

Il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, finito in standby, potrebbe avere luogo venerdì 24 aprile. Lo scrive il New York Post, che cita fonti pakistane anonime e Donald Trump. «È possibile!», ha risposto il presidente Usa in un messaggio di testo al quotidiano, che gli aveva chiesto di commentare quanto riferito da fonti in Pakistan (Paese mediatore del primo round di colloqui), secondo cui un nuovo incontro «è previsto a Islamabad entro le prossime 36-72 ore». Trump ha esteso la tregua di due settimane nel conflitto contro l’Iran, proprio mentre il cessate il fuoco stava per scadere e dopo aver escluso a lungo tale possibilità.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Documento di finanza pubblica in cui il governo ha «adeguato il Pil per il 2026 e 2027, che scende nel 2026 da 0,7 a 0,6 per cento, nel 2027 dal 0,8 a 0,6 e nel 2028 da 0,9 a 0,8», ha spiegato in conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Ufficio parlamentare di bilancio, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma – ahimè – nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti».

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Le nuove previsioni su deficit e debito

Nelle nuove previsioni contenute nel Dfp cresce poi l’indebitamento netto del prossimo triennio. Il deficit nel 2026 sale dal 2,8 al 2,9 per cento, nel 2027 dal 2,6 al 2,8, nel 2028 dal 2,3 al 2,5. Nel Dfp il debito pubblico è al 137,1 nel 2025, al 138,26 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9 nel 2028. Dati che, ha spiegato Giorgetti, «risentono ancora del vecchio Superbonus», il quale «pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda ancora di 20 miliardi nel 2027». Senza questi dati, ha aggiunto il titolare del Mef, «l’andamento del debito sarebbe stato discendente».

La citazione di Boskov sul rapporto deficit/Pil

Giorgetti ha poi commentato il rapporto deficit/Pil dell’Italia certificato dall’Eurostat, che per il 2025 è risultato del 3,1 per cento. E per farlo ha citato Vujadin Boskov, indimenticabile allenatore della Sampdoria e “aforista”: «Rigore è quando arbitro fischia, le regole sono queste, si può essere d’accordo o meno. Vi dico che tutto questo dibattito sull’uscita dalla procedura mi interessava molto fino al 28 febbraio 2026, cioè il giorno prima dell’inizio della guerra in Iran, dopo mi ha interessato molto meno». Secondo i dati di Eurostat, l’Italia dovrebbe quindi rimanere in procedura per deficit eccessivo: per uscirne, avrebbe dovuto assestarsi sotto la soglia del 3 per cento.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti: «Potremmo muoverci da soli sullo scostamento»

Rispondendo a chi gli chiedeva un possibile isolamento dell’Italia in Europa in materia di scostamento di bilancio, Giorgetti ha detto: «Per quanto riguarda, non lo escluderei». E poi: «Parlando con i colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione. Abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti, non li possiamo curare dandogli l’aspirina». Durante la conferenza stampa, Giorgetti ha anche smentito di aver chiesto una deroga al patto di stabilità», aggiungendo però che «bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni». A tal proposito, il ministro dell’Economia ha affermato che «sicuramente la Manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento».

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?

Il governo di Giorgia Meloni naviga in acque sempre più agitate, tra forti tensioni internazionali, un rapporto sempre più freddo con Donald Trump e la crisi economica che continua a mordere. A rendere il quadro ancora più complesso, il caos scoppiato in Forza Italia che l’attivismo crescente di Marina Berlusconi non è riuscito del tutto a placare. Elementi che suggeriscono scenari di profondo cambiamento nel centrodestra a poco più di un anno dalla fine naturale della legislatura. Tanto che sono tornate a circolare ipotesi di elezioni anticipate o addirittura di governo tecnico.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giorgia Meloni e Donald Trump sul maxischermo (Imagoeconomica).

Il centrodestra in affanno, dal decreto Sicurezza al rapporto deficit-pil

L’ultimo inciampo del governo Meloni è stato il pasticciaccio (negato dalla premier in visita al Salone del Mobile) dell’ennesimo decreto Sicurezza attenzionato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e la toppa di un decreto per correggere l’articolo 30bis sui rimpatri volontari e i compensi agli avvocati. Non va meglio sul fronte economico, con la certificazione europea di un rapporto deficit/pil al 3,1 per cento che costringe l’Italia a rimanere in procedura di infrazione. Le previsioni presentate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel Documento di finanza pubblica rivedono al ribasso il Pil con un +0,6 per cento nel 2026 e nel 2027. Un quadro che potrebbe portare le agenzie di rating a una revisione del nostro outlook e a speculazioni da parte dei mercati.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

I malumori crescenti in FI

La vera spina nel fianco è proprio il deficit pubblico. La conferma di Eurostat del rapporto deficit-Pil al 3,1 per cento per il 2025 complica non solo la prossima manovra di bilancio, ma potrebbe limitare drasticamente la libertà di azione del governo quando mancano (o mancherebbero) circa 400 giorni alle Politiche. Troppo per un esecutivo che, oltretutto, non è riuscito a portare a casa nessuna delle riforme che si era proposto. All’interno della maggioranza, e in particolare in Forza Italia, si avvertono forti scricchiolii. Nonostante i cambi al vertice imposti da Arcore con la sostituzione dei capigruppo alla Camera e al Senato, i malumori nel partito azzurro non sono finiti. Tanto che lo scenario, finora relegato alla fantapolitica, di una rottura con Fratelli d’Italia e Lega, per qualche berluscones sarebbe il male minore.

Caso Cospito, il pg di Roma chiede l’assoluzione per Delmastro

La procura generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Il pg ha chiesto di fare cadere le accuse perché «il fatto non costituisce reato». In primo grado l’esponente di Fdi era stato condannato a otto mesi con pena sospesa. Spetta ora alla Corte d’Appello di Roma decidere se confermare la condanna o accogliere la richiesta di assoluzione.

I fatti risalgono al 2023

Tutto ha inizio il 31 gennaio 2023 quando, alla Camera, il deputato Giovanni Donzelli attacca il Partito democratico e, in particolare, quattro suoi esponenti (Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e Andrea Orlando) colpevoli, secondo lui, di aver fatto visita in carcere all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il 41 bis. Il deputato di Fdi cita passaggi di relazioni della polizia penitenziaria, facendo esplodere la polemica sulla riservatezza di quelle informazioni. Donzelli spiega che quei documenti gli sono stati forniti da Delmastro, il quale li ha ottenuti dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Da lì sono partite le indagini. Per gli inquirenti, Delmastro aveva sì il potere di acquisire gli atti, ma non di divulgarli perché si trattava di relazioni «a limitata divulgazione». La procura aveva già espresso dubbi chiedendo l’archiviazione, ma il giudice aveva deciso di mandare l’esponente di Fdi a processo, il cui primo grado si è chiuso con la condanna. Ora il nuovo passaggio e il cambio di prospettiva, con la procura che sostiene che la condotta contestata non integri una violazione penalmente rilevante.

Unicredit finanzia progetti di sviluppo immobiliare a Milano e Roma

Allegria Developments, società specializzata nello sviluppo di soluzioni Pbsa (alloggi per studenti appositamente costruiti) e flex-living, insieme alla famiglia Bongiorno, ha lanciato New Living, una piattaforma di investimento dedicata al settore living italiano, realizzata in partnership con un primario investitore istituzionale internazionale e con Azimut infrastructures & Real assets. Il settore alloggi per studenti (student housing) e alloggi per giovani professionisti (young professional living), pur in rapida crescita, rimane in Italia ancora fortemente sottodimensionato rispetto al resto d’Europa. Ad oggi la piattaforma New Living ha raccolto circa 50 milioni di euro di capitale da partner principali e investitori privati e ulteriori 50 milioni di finanziamenti bancari senior. Il piano di sviluppo comprende circa 1.000 posti letto in tre progetti, rispettivamente a Milano (Certosa e Corvetto) e a Roma (Tor Vergata), con apertura prevista nel 2027. Unicredit ha finanziato i progetti di Milano Certosa e di Roma per complessivi 30,5 milioni di euro tramite una Sicaf neocostituita e gestita da Savills investment management Sgr, alla quale sono stati conferiti i due asset attualmente in sviluppo.

Servizi premium e certificazione Leed Gold per le nuove unità

La piattaforma New Living beneficia di una partnership strategica con Habyt, uno dei principali operatori globali di living ibrido, con 10 mila unità gestite. I nuovi sviluppi rappresentano interventi di rigenerazione urbana in aree universitarie strategiche, saranno certificati Leed Gold e offriranno un’ampia gamma di servizi premium – reception condivisa, spa, palestra, lounge, sale studio, cinema, cucina comune e, in alcuni casi, una componente commerciale integrata.

Bongiorno: «Così rispondiamo a una vera e propria emergenza abitativa»

Queste le dichiarazioni di Leonardo Bongiorno, fondatore e ceo di Allegria Developments: «Ringraziamo Unicredit che, agendo da partner finanziario nell’iniziativa, conferma il suo ruolo attivo di istituto di credito sempre attento a dinamiche sociali e di sostenibilità per lo sviluppo del nostro Paese. Il lancio della piattaforma New Living, insieme al supporto e alla fiducia di primari investitori istituzionali, consentiranno ad Allegria di avviare nuovi progetti nelle principali città universitarie Italiane rispondendo alla crescente domanda per soluzioni abitative ibride. L’intento di New Living è quello di creare un portafoglio nazionale che possa portare rendimenti interessanti per i nostri investitori ma allo stesso tempo creare un impatto positivo sul mercato, realizzando strutture ricettive moderne dedicate sia a studenti universitari che a giovani professionisti, offrendo la flessibilità di formule abitative omnicomprensive con durate che possano variare dall’intera stagione universitaria fino alla singola notte, alla settimana o al mese, andando così a rispondere a quella che è una vera e propria emergenza abitativa».

Fiorini: «Priorità per noi accompagnare lo sviluppo sostenibile dei clienti»

Così invece Roberto Fiorini, Regional manager Centro Italia di Unicredit: «Con questo intervento creditizio ribadiamo la volontà di UniCredit di proporsi come partner di riferimento per le realtà imprenditoriali interessate a sviluppare piani di investimento nel settore dell’edilizia che siano concreti e sostenibili. Promuovere e accompagnare lo sviluppo sostenibile dei nostri clienti e delle comunità nelle quali operiamo continua ad essere una priorità per Unicredit».

Il Libano chiederà a Israele una proroga di un mese della tregua

In occasione dei colloqui diretti previsti domani a Washington, il Libano «chiederà la proroga di un mese della tregua e la cessazione da parte di Israele delle operazioni di demolizione e distruzione nelle zone in cui è presente». Lo riporta Afp, citando una fonte vicina al governo di Beirut. Si tratterebbe di un prolungamento ben più consistente di quello auspicato, almeno ufficialmente, dal presidente Joseph Aoun, il quale ha invece detto che «sono in corso contatti per prorogare di 10 giorni il cessate il fuoco», in scadenza domenica 26 aprile. Durante una riunione di alto livello sulla sicurezza, il capo di Stato libanese – chiedendo una più rigorosa applicazione delle misure governative – ha anche affermato che «a nessuna parte sarà consentito ostacolare l’attuazione delle misure di sicurezza o minare la stabilità» e che «mantenere la pace civile in questa fase della storia del Paese è una linea rossa invalicabile». Un messaggio a Hezbollah, oltre che a Israele?

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Le voci a Segrate circolano con sempre più insistenza: a Mondadori starebbero pensando a una (per molti versi clamorosa) chiusura di Chi, il settimanale di gossip fondato nel 1995 e che negli ultimi mesi è finito nel tritacarne del caso CoronaSignorini, costringendo gli eredi di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, a una dura prova nella gestione del loro impero editoriale. Alfonso Signorini, già direttore responsabile dal 2006 al 2023, ha già annunciato che lascerà il suo attuale incarico di direttore editoriale, anche se le accuse dell’ex re dei paparazzi «non hanno minimamente influenzato una decisione maturata da anni», ha assicurato. Così come non c’entrano con l’ipotesi di un eventuale stop alle pubblicazioni: una scelta drastica che andrebbe a confermare il processo di graduale ridimensionamento di tutto il comparto dei periodici da parte di Mondadori, confermando il requiem per i “femminili”, cioè l’ampia crisi dei settimanali di moda e gossip. A Segrate stanno facendo i conti con un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari e di calo delle copie vendute, e anche durante l’ultima assemblea della casa editrice Marina Berlusconi ha ribadito che l’intenzione è quella di puntare sempre di più sul settore libri, che oggi rappresenta la fetta maggiore di ricavi e margini complessivi del Gruppo, mentre i ricavi derivanti dalle attività digitali dell’area Media hanno superato quelli della carta stampata. La fine di Chi, anche se di ufficiale non c’è ancora nulla e restiamo nel campo degli scenari, potrebbe davvero essere l’ultimo eclatante sviluppo di questo trend?

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Calenda in tour, prima con Nordio e poi con Buccini

Irrefrenabile Carlo Calenda: non solo deve presentare il suo libro, ma si preoccupa anche di andare a parlare di quelli degli altri. Il leader di Azione nella giornata di mercoledì 22 aprile è impegnato in un tour romano sfiancante: prima al cinema Trevi, in vicolo del Puttarello, per la presentazione del volume di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, intitolato Liberale è. Predicare inutilmente, dove sono attesi il ministro della Giustizia Carlo Nordio (che dopo la batosta referendaria è sparito dalla circolazione) e l’economista Carlo Cottarelli. Ha solo un’ora di tempo, Calenda, perché poi deve correre al Maxxi, dove è in programma un dibattito dedicato al libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, del giornalista del Corriere Goffredo Buccini: lì troverà Antonio Tajani, ministro degli Esteri, oltre all’ex direttore di Rai 3 e Rai News Antonio Di Bella e ad Alessia Melcangi, storica del Medio Oriente.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Riecco la famiglia nel bosco: va a Montecitorio

Il primo ad accogliere la famiglia nel bosco era stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, come tutti ben si ricordano. Mercoledì 22 aprile tocca a Montecitorio aprire le porte agli stranieri che cercavano una vita bucolica in Italia, con un incontro pubblico “sull’allontanamento giudiziale dei minori dai nuclei familiari”. Protagonisti, su iniziativa dell’attivista ambientalista e animalista nonché ex deputata e sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla, proprio loro, i coniugi Nathan e Catherine Trevallion, assieme al loro avvocato Marco Femminella e a tre esperti psicoterapeuti: il consulente di parte Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana di Roma, Massimo Ammaniti dell’Università La Sapienza e Daniela Pia Rosaria Chieffo, responsabile dell’Unità operativa semplice Psicologia Clinica del Policlinico Agostino Gemelli e docente di Psicologia generale all’Università Cattolica di Roma. Più tanti fotografi. Anche se, adesso che non servono più per attaccare quei cattivoni dei giudici in ottica propagandistica per il referendum, i membri della famiglia hanno perso un po’ di appeal…

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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La riunione della Lega si fa al Maxxi

Al Maxxi, il museo statale che ha Maria Emanuela Bruni come presidente della fondazione, la Lega presenta nella serata di mercoledì la sfida per il Campidoglio, avviando il percorso verso le elezioni amministrative del 2027. Nella caffetteria Palombini, dopo la candidatura del professor Antonio Maria Rinaldi, «il partito intende costruire una proposta concreta e credibile per la Capitale, capace di intercettare i bisogni reali dei cittadini e di restituire a Roma una prospettiva di sviluppo, efficienza e buon governo». L’iniziativa si chiama “Parliamo di Roma” e prevede la partecipazione di Alessandro Morelli, Claudio Durigon, Antonio Angelucci, Simona Baldassarre, Davide Bordoni e molti altri.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Antonio Maria Rinaldi e, dietro di lui, una bandiera con la faccia di Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Enel e l’Arma dei Carabinieri lanciano un ciclo di incontri contro le truffe

Enel rafforza il proprio impegno nella tutela contro le truffe e, insieme ai Carabinieri, inaugura dal mese di aprile 2026 un nuovo ciclo di incontri, all’interno dei propri negozi, dedicati alla prevenzione delle frodi. L’iniziativa offrirà un momento di confronto diretto con il personale dell’Arma per condividere esperienze, ricevere informazioni utili e acquisire strumenti concreti per riconoscere e prevenire i tentativi di truffa.

Un’occasione per capire come difendersi da truffe e raggiri

Al centro degli incontri le forme di raggiro oggi più diffuse, dalle telefonate moleste alle e-mail di phishing, fino ai falsi interventi di assistenza, con l’obiettivo di smascherare le tecniche utilizzate nelle comunicazioni telefoniche fraudolente. L’iniziativa offre ai cittadini strumenti concreti per riconoscere i principali tentativi di truffa, orientarsi con maggiore consapevolezza tra i diversi canali di contatto e individuare tempestivamente i segnali d’allarme, adottando comportamenti più sicuri. Il progetto nasce in risposta al forte aumento delle chiamate moleste (spoofing), phishing e contatti fraudolenti che colpiscono non solo il settore energetico. Un fenomeno che colpisce clienti di ogni età e richiede interventi sempre più strutturati. Enel è impegnata da tempo nel contrasto a queste pratiche con campagne informative, sistemi di contatto certificati e iniziative per rafforzare la sicurezza digitale, con l’obiettivo di garantire un’esperienza più semplice e soprattutto più protetta. La nuova iniziativa si inserisce nel format degli Enel Energy Bar, attraverso cui gli Enel Store aprono le porte al pubblico. In questi appuntamenti, esperti e consulenti guidano i cittadini in un percorso pratico alla scoperta dell’energia.

Ue, approvato prestito da 90 miliardi all’Ucraina

Il Coreper, Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’Ue, ha approvato l’ultima tessera legislativa mancante per procedere con il prestito da 90 miliardi all’Ucraina, bloccato sinora dal veto dell’Ungheria. Ora il provvedimento sarà sottoposto alla procedura scritta, che dovrebbe concludersi nel pomeriggio di giovedì 23 aprile, in vista dell’adozione definitiva da parte del Consiglio. «La presidenza cipriota si è adoperata senza sosta affinché l’Ue continui a sostenere con determinazione l’Ucraina e a esercitare pressioni sulla Russia», ha detto il portavoce. Nella medesima seduta, il Coreper ha anche dato il via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, anch’esso rimasto bloccato per il veto di Budapest.

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»

Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi di Enrico fondatore dell’Eni, ha diffidato Giorgia Meloni «dall’uso del cognome di famiglia dopo tre anni di governo e due dall’avvio del Piano strategico di partenariato con i Paesi africani». Lo riporta La Stampa, che ha ricevuto una lettera dal nipote dell’imprenditore morto nel 1962 in un incidente aereo.

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»
Enrico Mattei (Ansa).

Le accuse dell’erede di Mattei a Meloni

Meloni ha intitolato il suo Piano al fondatore dell’Eni in virtù del rapporto che aveva saputo coltivare con le nazioni africane. Ma la premier, sostiene il nipote Pietro, sta facendo esattamente «il contrario» dello zio, anche per quanto riguarda la dipendenza dagli Usa: «Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina».

Il nipote di Mattei diffida Meloni: «Smetta di usare il nome di mio zio per il suo Piano»
Giorgia Meloni in una foot del 2023, mentre osserva alcune citazioni di Enrico Matteo nella sua casa natale di Acqualagna (Ansa).

Pietro Mattei: «Faremo causa, civile e penale»

Nella lettera riportata da La Stampa, Pietro Mattei definisce l’operato di Meloni «in totale antitesi» con le gesta dello zio, che negli Anni 50 lanciò la sfida alle Sette Sorelle (locuzione coniata per indicare il cartello delle principali compagnie petrolifere occidentali), aggiungendo che l’uso del suo cognome è «finalizzato a scopi di propaganda» che rischiano di distorcere la figura e l’eredità politica del fondatore dell’Eni: «Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota».

Gli eredi reclamano anche una serie di beni da Eni

La Stampa riporta inoltre che i nipoti ed eredi di Enrico Mattei (che quando morì era sposato, ma senza figli), stanno reclamando da Eni una serie di beni appartenuti allo zio: «oggetti, lettere, e diversi quadri del primo Novecento, soprattutto due nature morte di Giorgio Morandi», per i quali «è stata presentata una citazione in sede civile per petizione ereditaria al tribunale di Macerata contro l’azienda di Claudio Descalzi». La multinazionale ha risposto dicendo che «i beni rientrano nel patrimonio aziendale di Eni, che pertanto farà valere tale posizione nel giudizio avviato dai familiari di Mattei».

Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo

Non sono state le batterie dei veicoli elettrici a causare l’incendio divampato in un parcheggio multipiano Byd a Shenzhen, in Cina, il 14 aprile 2026. Le analisi tecniche hanno infatti individuato l’origine del rogo in un’area interessata da lavori di ristrutturazione. Un contesto ad alto rischio operativo, dove l’incendio è partito durante le attività di cantiere. Una dinamica già vista in episodi analoghi, come quello di Notre Dame nel 2019. Le auto elettriche sono state coinvolte solo in un secondo momento. Anche le esplosioni visibili nei video sono da considerare conseguenze del fuoco, non il punto di partenza.

Con i veicoli termici il quadro sarebbe stato probabilmente più critico

Il dato più rilevante riguarda però il comportamento delle batterie. Le Blade battery al litio-ferro-fosfato sviluppate da Byd hanno contribuito a evitare un’escalation. Si tratta di una tecnologia consolidata, testata in condizioni estreme come il nail penetration test, perforazione diretta senza sviluppo di fiamme o fumo e con temperature sotto controllo. A questo si aggiungono test superati con successo in scenari di schiacciamento, deformazione, esposizione a 300°C e sovraccarichi.

Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo
Blade battery (Byd).

Guardando allo scenario alternativo, con veicoli termici, a gas o con batterie agli ioni di litio tradizionali, il quadro sarebbe stato probabilmente più critico – reazioni più violente, maggiore propagazione e rischi concreti per le persone. In questo caso, invece, non c’è stata alcuna vittima e l’impatto è stato contenuto. Va inoltre considerata la minore emissione di sostanze nocive durante la combustione, un aspetto particolarmente rilevante in contesti urbani o ad alta densità.

Per colpa della guerra ora aumenta anche il prezzo dei preservativi

Fate l’amore, non fate la guerra? Facile a dirsi, più costoso a farsi. Tra gli effetti del conflitto in Medio Oriente c’è anche un incremento del prezzo dei preservativi, almeno quelli prodotti dall’azienda malese Karex, fornitore di marchi leader come Durex e Trojan, oltre che di sistemi sanitari nazionali come l’Nhs britannico e di programmi di aiuto globali gestiti dalle Nazioni Unite. Intervistato da Bloomberg, l’amministratore delegato Goh Mia Kiat ha detto che l’azienda prevede di aumentare i prezzi dei suoi preservativi del 30 per cento nei prossimi mesi, a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento e all’aumento dei costi.

Karex produce un preservativo su cinque a livello globale

Il ceo di Karez, azienda che produce un preservativo su cinque a livello mondiale, ha spiegato che la guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha reso complicato l’approvvigionamento di componenti chiave per la produzione di preservativi: ammoniaca, utilizzata per conservare il lattice; etanolo, usato per l’imballaggio e la stampa; e olio di silicone, fondamentale come lubrificante. Tutti materiali che non è facile sostituire, a causa dei rigidi requisiti normativi per i prodotti medicali.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran

L’agente del Mossad morto nel naufragio di un battello sul Lago Maggiore del 28 maggio 2023, nel quale persero la vita anche i due funzionari dell’Aise Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, oltre che la moglie dello skipper, non era un ex 007 a riposo. Tutt’altro: era impegnato in un’operazione contro l’Iran. Lo ha rivelato il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana David Barnea, durante la cerimonia dello Yom HaZikaron.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
David Barnea (Ansa).

Cosa ha detto Barnea a tre anni dal naufragio

A quasi tre anni di distanza dal naufragio del battello Gooduria, Barnea nel suo discorso ha onorato la memoria di un agente ‘M‘, morto all’estero, spiegando che aveva guidato «operazioni rilevanti e significative» per la sicurezza dello Stato ebraico con «un impatto notevole sulla campagna contro l’Iran». Jerusalem Post e Channel 12 hanno identificato ‘M’ come lo 007 che ha perso la vita sul Lago Maggiore, «mentre collaborava con i servizi segreti italiani per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate». Il sospetto, a questo punto, è che ‘M’, Alonzi e Barnobi siano stati uccisi dagli iraniani.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
Le operazioni di recupero del battello naufragato nel Lago Maggiore (Ansa).

L’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da 30 anni

Al funerale della spia israeliana morta in Italia, nota con l’identità di copertura di Shimoni Erez, avevano partecipato i vertici del Mossad. All’epoca, Barnea aveva descritto lo 007 come «un uomo dai modi raffinati, un amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo», che «sapeva stare in mezzo alla gente». Secondo quanto riferito da persone a lui vicine, l’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da circa tre decenni.

L’incidente sospetto, il processo e la condanna per lo skipper

L’incidente, decisamente sospetto viste le persone coinvolte, era stato ufficialmente attribuito a una tempesta che aveva colpito il Lago Maggiore quel giorno e agli errori dello skipper Claudio Carminati, che ha patteggiato quattro anni di pena per naufragio colposo. Durante il processo gli era stato contestato di aver fatto salire a bordo 23 persone (22 erano agenti segreti), quando l’imbarcazione aveva una capienza massima di 15, così come di aver sottovalutato l’allerta meteo e il fenomeno del “downburst”. Tuttavia, che gli agenti italiani morti non fossero in vacanza ma in servizio era già stato implicitamente confermato nel 2024, quando nella sede del Dis erano apparse due lapidi in ricordo di Alonzi e Barnobi, con un riferimento alle morte dei due agenti «nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri».

Governo, verso la nomina di cinque sottosegretari

Dovrebbe completarsi oggi, con il Consiglio dei ministri previsto per mezzogiorno ma ancora non ufficialmente convocato, il giro di nomine per riempire le caselle dei sottosegretari rimaste vacanti nella squadra di governo. Secondo quanto si apprende, il posto di Andrea Delmastro al ministero della Giustizia sarà ricoperto dal senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Sempre in quota FdI, Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo dovrebbe ottenere il ruolo di sottosegretario alla Cultura. Atteso l’ingresso nell’esecutivo anche dell’ex capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli, che andrà ai Rapporti con il Parlamento, e di Mara Bizzotto (Lega), che sostituirà il collega di partito Massimo Bitonci al Mimit – dopo che quest’ultimo è diventato assessore in Veneto. Infine Massimo Dell’Utri di Noi Moderati andrà al ministero degli Esteri dopo l’uscita di Giorgio Silli.