Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Alla presentazione dei palinsesti Rai (la kermesse è in programma venerdì 3 luglio ad Ancona) i vertici della tivù pubblica ci arrivano in un momento di grande difficoltà. Innanzitutto, entro quella data si deve decidere il nuovo conduttore o conduttrice di Chi l’ha visto?. L’intenzione è arrivare ad Ancona con un nome da presentare a stampa e inserzionisti, dando così l’idea di non essere stati presi in contropiede dalla rinuncia di Federica Sciarelli. Come invece è stato, nonostante la giornalista abbia mandato da tempo segnali di stanchezza e lasciato intendere la volontà di fermarsi col programma, dopo 22 anni, e intraprendere qualcosa di nuovo.
Al momento il nome più accreditato alla sostituzione, anche se non è un’interna Rai, sembra essere quello di Luisella Costamagna. Ma naturalmente girano anche altri candidati come Francesca Fagnani, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e addirittura Stefano Coletta, che però è un dirigente che non ha mai condotto nulla. Staremo a vedere. Intanto Sciarelli e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi stanno discutendo su un nuovo progetto, che però deve ancora prendere forma.
Sembra invece risolta, ma vedremo poi come andranno gli ascolti, la sostituzione di Milo Infante, passato a Mediaset. Ore 14 sarà condotto da Salvo Sottile, mentre a Far West arriverà Antonino Monteleone, che questa estate è impegnato anche con Filorosso.
Polemiche su due programmi cancellati
Mentre hanno fatto discutere altre chiusure: il programma di Stefano Massini Riserva indiana, quello di Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni Via dei matti numero 0 e anche il programma radiofonico Caterpillar. Le polemiche sembrano però esagerate, anche perché, come fa notare qualcuno, «non è che un programma Rai è un diritto divino, ogni prodotto può essere cambiato, modificato o cancellato quando si mette a punto un nuovo palinsesto».
È anche vero che non si è mai visto un amministratore delegato vantarsi della perdita di telespettatori, come ha fatto Rossi parlando di Rai 3. «Prima era TeleKabul, ora è molto più pluralista e poco importa che se molte persone che la guardavano si sono trasferite su La7», è stato il suo ragionamento molto poco aziendale partorito alla festa de Il Foglio.
Marano e Sergio, lite durante il cda
Ai palinsesti si arriva anche con un vertice Rai spaccato, con il presidente Antonio Marano e il direttore generale Roberto Sergio che non si parlano, dopo lo scontro avuto in un consiglio di amministrazione in cui si discuteva del piano immobiliare messo a punto dal dg. Tanto che Sergio ha fatto ventilare la possibilità di dimissioni, salvo poi smentire le voci messe in giro da lui stesso.
Il problema nasce dal fatto che lo stesso Sergio aveva architettato un piano per portare Simona Agnes a diventare direttrice generale al suo posto e lui sarebbe diventato presidente sostituendo Marano. Cosa che il dirigente leghista ha sventato, ma se l’è legata al dito, contrattaccando. La questione Agnes resta quindi bloccata, con la conseguenza che è paralizzata pure la commissione di Vigilanza Rai, che ogni tanto riesce a riunirsi, ma dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione continua proprio sulla candidatura di Agnes alla presidenza.
La redazione del Tg1 contro il direttore Chiocci
A tutto ciò si aggiunge anche il conflitto al Tg1 tra una parte della redazione e il direttore Gian Marco Chiocci dopo le sue parole pro-Meloni. «Siamo amici, ci sentiamo spesso, ma lei sul Tg1 non è mai intervenuta perché si fida». La parte della redazione iscritta all’Usigrai è subito partita all’attacco, con l’idea di sfiduciare Chiocci (anche se poi in Rai le mozioni di sfiducia delle redazioni ai direttori contano poco), ma la novità è che il sindacato rosso ha trovato sponda anche in una parte di Unirai, la sigla di destra, dove c’è una fazione che non ha particolare simpatia per il direttore, ex capo dell’Adnkronos.

Infine, si sono aperti altri due casi. Con il siluramento di Giuseppe Carboni dalla direzione di Rai Parlamento, i cinque stelle sono rimasti senza alcun direttore di testata e questo è stato fatto notare dal partito di Giuseppe Conte ai vertici della tivù pubblica. Nelle prossime nomine i pentastellati attendono dunque una compensazione. Mentre è andato in scena sotto Via Asiago un flash mob di parlamentari e militanti di Futuro nazionale.

Il movimento di Roberto Vannacci, infatti, nonostante i sondaggi in continua crescita non ha praticamente alcuna visibilità nei programmi e nei tg della televisione di Stato. Tanto che qualcuno ipotizza ci sia stato un diktat da Fratelli d’Italia e Lega per dare il minor spazio possibile al generale. Che però se n’è accorto e ora reclama visibilità. Con i palinsesti all’orizzonte, davvero un bel clima.










































modulo TAST (Technical Assistance and Support Team, giunti da Lombardia e Toscana),… 













































