Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history

L’alternate history, l’immaginare cosa sarebbe successo se la storia avesse preso una strada diversa da quella che conosciamo, è un fortunato sottogenere della fiction speculativa o della fantascienza, ma in realtà è molto più antico: uno dei primi esempi si trova addirittura in Tito Livio, quando immagina cosa sarebbe successo se Alessandro Magno fosse vissuto abbastanza per attaccare l’Europa e per scontrarsi con Roma (spoiler: secondo Livio, avrebbe vinto Roma). Ma è con Internet che la storia alternativa ha conquistato il grande pubblico, con un’abbondante fioritura di forum e siti dedicati alla domanda «e se…?» applicata a eventi fatidici del passato.

Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
(foto di Inaki del Olmo via Unsplash)

Quelle svolte mai accadute che generano rimpianti o sollievo retrospettivo

Gran parte delle speculazioni si concentrano sulla prima metà del Novecento e sulle due guerre mondiali, in particolare sulla seconda: e se nel Regno Unito il filonazista Edoardo VIII fra la Corona e Wallis Simpson, avesse scelto la prima, realizzando il sogno hitleriano di un asse fra Londra e Berlino? Se i russi avessero perso la battaglia di Stalingrado? Se l’Italia fascista fosse rimasta neutrale, come la Spagna di Franco? È l’opposto del sito di scommesse geopolitiche Polymarket, dove, magari con l’aiuto di qualche soffiata dalla Casa Bianca, si punta sugli sviluppi del giorno dopo e si guadagnano milioni: nella storia alternativa si ipotizzano svolte mai accadute, e non si guadagna nulla, se non rimpianti o sollievo retrospettivo.

Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history

Il proclama Alexander non fu il frutto di una luna storta

Ed è quest’ultima sensazione quella che prova chi, in questo 25 aprile in cui festeggiamo la nostra Liberazione e la fine di una delle ultime guerre in cui hanno vinto i “buoni” – un asse antifascista che, come diceva il compianto scrittore Aldo Zargani, andava da Topolino a Stalin – si domanda: come sarebbe finita, e cosa ne sarebbe stato della nostra Resistenza, se il presidente degli Stati Uniti non fosse stato Franklin Delano Roosevelt, ma Donald Trump? Uno che un minuto prima vuole sterminare gli ayatollah e quello dopo li invita al tavolo delle trattative, e agli oppositori iraniani ha detto «tenete duro, stiamo arrivando», per poi abbandonarli al loro destino? L’appoggio continuativo degli Alleati, e segnatamente degli Stati Uniti, è stato essenziale per il successo della lotta partigiana, in tutta Europa. Vero, nell’inverno del 1944, dopo il proclama Alexander («attendete la primavera») i combattenti per la libertà si ritrovarono senza aiuti, affamati, esposti ai rastrellamenti e alle rappresaglie nazifasciste, ma la decisione fu dettata dalla necessità di spostare truppe e rifornimenti sul fronte francese dopo lo sbarco in Normandia, non perché Roosevelt si era svegliato male o perché leggeva al rovescio la carta geografica. Appena le condizioni tornarono propizie, la collaborazione con i partigiani riprese per sferrare il colpo finale alle dittature.

Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
Franklin Delano Roosevelt.

Un presidente americano su due era psichicamente disturbato

Va detto che, statisticamente, le probabilità di avere un matto alla Casa Bianca durante la Seconda Guerra Mondiale (o qualunque altra guerra) erano altissime. Sostengono gli studiosi che, nella storia degli Stati Uniti, i presidenti psichicamente disturbati sono stati il 49 per cento, praticamente uno su due. Le sconfitte militari spingevano George Washington sull’orlo del suicidio; John Adams, Teddy Roosevelt e Woodrow Wilson vennero additati come pazzi furiosi; Abramo Lincoln, Calvin Coolidge e Franklin Pierce precipitarono nella depressione dopo la tragica morte dei rispettivi figli. Veri e propri psicopatici furono Lyndon Johnson e Andrew Jackson, un narcisista maligno dalla pistola facile che Trump rivendica come role-model. Alcuni studiosi americani sostengono addirittura che gli stessi tratti psicopatici che spingono a comportamenti criminali possono essere il miglior propellente per arrivare alla Casa Bianca.

Trump al posto di Roosevelt: il 25 aprile e l’incubo dell’alternate history
Donald Trump (Imagoeconomica).

Roosevelt non invitò i partigiani a uscire allo scoperto per poi scaricarli e scendere a patti con la RSI

Se Roosevelt (che morì il 12 aprile 1945, poche settimane prima della resa tedesca) aveva qualche handicap psichico, oltre a quello fisico della poliomielite, non è stato tale da spingerlo a invitare i partigiani italiani a uscire allo scoperto contro il nazifascismo, per poi scaricarli e scendere a patti con la Repubblica Sociale, proclamando che era avvenuto un regime change, e con il Mussolini di Salò si poteva fare un accordo (non che sia stato tutto chiaro e limpido, in quegli ultimi mesi di guerra, e anche per questo i partigiani decisero di farla finita con il duce e i gerarchi, per non rischiare di ritrovarseli sul groppone, “graziati” dagli americani che cominciavano a pensare che nella Resistenza ci fossero un po’ troppi comunisti). Ma se prendiamo atto che la relativa stabilità mentale dell’allora inquilino della Casa Bianca ha giocato qualche ruolo nella Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, resta però un altro dubbio inquietante, e lo rimpalliamo ai cultori dell’alternate history: come sarebbe finita con gli americani, se i dittatori europei avessero controllato i più grossi giacimenti di petrolio del Pianeta?

Delitto di Garlasco, la procura di Pavia chiede la revisione della condanna di Stasi: cosa può succedere

La Procura di Pavia ha chiesto la revisione del processo in cui Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Lo ha confermato la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, al termine dell’incontro di questa mattina con il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone. Per i pm sulla scena del crimine c’era Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.

Perché la Procura di Pavia chiede la revisione

Al centro dell’incontro andato in scena a Milano la chiusura delle indagini, atto che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ma anche l’eventualità di un’istanza di revisione per Stasi, da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. Sono diversi gli elementi emersi nella nuova inchiesta che hanno portato la Procura di Pavia a fare questo passo. I consulenti dei pm hanno attribuito a Sempio l’impronta palmare numero 33 repertata sulle scale dove venne gettato il corpo di Poggi. E sono compatibili sempre con Sempio le tracce di Dna sulle unghie della vittima. Inoltre, la consulenza medico-legale firmata dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo sposterebbe l’orario dell’omicidio più tardi della ristretta finestra temporale tra le 9:12 e le 9:35, scagionando di fatto Stasi. Per i pm di Pavia l’unica persona condannata (in carcere dal 2015) è entrata nella villetta dei Poggi solo quando ha scoperto il corpo di Chiara e sulla scena del delitto, invece, ci sarebbe stato Sempio.

Delitto di Garlasco, la procura di Pavia chiede la revisione della condanna di Stasi: cosa può succedere
Chiara Poggi e Andrea Sempio (Ansa).

Nanni: «Non sarà uno studio né veloce né facile»

Nelle prossime settimane la Procura di Pavia trasmetterà alla Procura generale di Milano un’informazione sulla nuova inchiesta. I pm del capoluogo lombardo, a quel punto, valuteranno se chiedere ulteriori atti, ai fini di un’eventuale revisione del processo di Stasi. «Non possiamo sbilanciarci in alcun modo, dobbiamo ovviamente prima studiare le carte. Non sarà uno studio né veloce né facile», ha dichiarato Nanni.

Depositati gli audio su un possibile depistaggio

Intanto, lo Studio Legale Gasperini Fabrizi oggi ha depositato in Procura a Milano alcuni audio, che farebbero riferimento a una presunta pista alternativa e, soprattutto, a un possibile depistaggio nella nuova inchiesta.

Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano

I trattori in piazza. I leader sul rooftop vista Duomo dopo la cena da Cracco. La manifestazione dei Patrioti europei a Milano si era aperta con il corteo dei trattori a guidare la protesta del popolo leghista contro i vincoli economici imposti dall’Unione europea. L’iniziativa, Senza paura. In Europa padroni a casa nostra, nelle intenzioni di Matteo Salvini, avrebbe dovuto dare una “sveglia” a Bruxelles, una sorta di ultimatum a favore della sospensione del patto di stabilità, per tutelare «giovani e lavoratori che combattono contro le regole assurde» imposte dalla «coppia malefica di Fmi e Ue». Un obiettivo ambizioso, se non impossibile.

Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano

Cena stellata da Cracco per big e delegati

L’altra finalità, più concreta e semplice, è invece stata raggiunta: fare trascorrere una due giorni ‘elegante’ ai partecipanti al raduno, interamente spesata dal gruppo a Strasburgo, con tanto di buffet-briefing sul rooftop The Dome vista Duomo prima del comizio, e cena stellata della vigilia – il 17 aprile – da Cracco, in Galleria Vittorio Emanuele II.

Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano

Una cinquantina i commensali, per un menù elaborato: uovo soffice asparagi e pisello (52 euro sulla carta), riso mantecato allo zafferano, sugo dell’orto e gremolada (una versione rielaborata di un piatto a 48 euro sul menù), Salmerino in crosta (una versione per due, 140 euro sul menù) e, per chiudere, colomba con mascarpone. Il tutto innaffiato dai vini dell’azienda agricola Rosa Fanti – moglie di Carlo Cracco – La Ciola 2022 e Colle Giove 2020 (44 euro a bottiglia sull’e-commerce di Cracco). Più low profile il brindisi, con un semplice Moscato d’Asti Saracco 2025.

Il selfie di Wilders con Salvini e Borchia

Il ristorante si trova al primo piano della Galleria e offre tre sale, due privé e un ‘fumoir’, «luogo d’altri tempi in stile Art Deco, messo in risalto da pareti rivestite da un filato metallico verde muschio», si legge sul sito. Sous chef Luca Sacchi, restaurant manager Christian Proserpio. I leader europei sembrano aver apprezzato, come testimonia il selfie scattato da Geert Wilders prima della cena in cui compare insieme a Salvini e, sullo sfondo, il capo delegazione della Lega a Strasburgo, Paolo Borchia.

Buffet sul rooftop e cena da Cracco: la due giorni dei Patrioti Europei a Milano
Il selfie pubblicato da Geert Wilders sul suo profilo Instagram.

Il giorno dopo, prima della manifestazione di piazza, ai dirigenti leghisti è stato dato appuntamento al The Dome rooftop, che offre una vista mozzafiato sulla piazza, per un buffet con le delegazioni straniere. Si tratta della terrazza dell’Odsweet hotel, «primo sweet hotel al mondo», che si trova in piazza Duomo. Si tratta di un hotel 4 stelle superior dal design ispirato ai dolci dei marchio partner con stanze arredate sulle «tonalità rosa marshmallow e marrone cioccolato».

Il caso del film del neo sottosegretario Cannella finanziato dal Mic

Nemmeno il tempo di insediarsi come sottosegretario alla Cultura (e vicesindaco di Palermo) Giampiero Cannella è già finito al centro di un caso, già noto: quello dei contributi erogati dal Mic ai film considerati meritevoli, dai quali è stato escluso il documentario su Giulio Regeni. Come ha ricostruito da La Stampa, la commissione ministeriale ha infatti finanziato con 600 mila euro il film Tf45 – Kilo Point, tratto dal quasi omonimo romanzo Task Force 45 – Scacco al califfo, scritto proprio dal meloniano Cannella.

Il regista è stato elogiato da Meloni per un film sulle foibe

La pellicola, così come il romanzo da cui è stata tratta la sceneggiatura, racconta le operazioni di un’élite delle forze armate italiane contro il network terroristico di Al Qaeda, Isis e talebani in Afghanistan. Il regista? Maximiliano H. Bruno, elogiato in passato da Giorgia Meloni per Red Land (Rosso Istria), film sulle foibe. Altro curioso particolare: la task force protagonista di Tf45 – Kilo Point è quella che nel 2006 fu guidata da Roberto Vannacci.

Il caso del film del neo sottosegretario Cannella finanziato dal Mic
Giampiero Cannella e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il Pd e il M5s annunciano un’interrogazione parlamentare

La storia è subito approdata in Parlamento: nel corso della seduta fiume sul decreto Sicurezza, il deputato Pd Andrea Casu ha annunciato che chiederà conto «in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia». La senatrice dem Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd in Commissione Cultura, e il collega Francesco Verducci, componente dello stesso organismo, hanno annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro Alessandro Giuli e a Meloni. E lo stesso ha fatto il M5s tramite il deputato Gaetano Amato, che ha parlato di «azione predatoria» di Fratelli d’Italia nella cultura e nel cinema, che «non smette di offrire ogni giorno dettagli sempre peggiori».

Acea sostiene i giovani artisti con il premio Acea contemporanea

Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’arte digitale, dalla performance al design e alla moda, Acea e Valore Italia lanciano il premio Acea contemporanea, un progetto che mette al centro l’arte e la cultura come leve strategiche per generare impatti concreti e duraturi sui temi Esg. Fulcro dell’iniziativa è l’acqua, risorsa vitale ma non infinita. Il premio nasce per attivare un dialogo autentico tra impresa e creatività artistica, valorizzando il talento delle nuove generazioni e arricchendo la collezione corporate di Acea con opere capaci di interpretare in chiave contemporanea uno dei temi più cruciali per il nostro futuro. Il concorso è rivolto a studentesse, studenti e neodiplomati dell’Accademia di Belle arti di Roma, di Accademia italiana e di Sae Institute, chiamati a riflettere sul valore dell’acqua come bene prezioso, oggi al centro di profonde criticità ambientali, sociali ed economiche. Le opere saranno una sintesi del rapporto tra uomo, natura e risorsa idrica, esplorando temi come la scarsità, l’inquinamento, il cambiamento climatico, la gestione responsabile e le disuguaglianze nell’accesso all’acqua.

Le opere finaliste faranno parte di una mostra collettiva permanente presso Acea Heritage

Gli studenti selezionati vivranno esperienze immersive con visite guidate agli acquedotti romani e a una centrale idroelettrica, luoghi simbolo della storia e dell’innovazione legate alla gestione dell’acqua. Questi momenti costituiranno una fonte diretta di ispirazione per la realizzazione delle opere. I vincitori del concorso riceveranno da Acea un premio in denaro, assegnato da una giuria composta da rappresentanti di Acea, curatori e critici d’arte, a sostegno delle spese universitarie e di formazione dei giovani artisti. Le opere finaliste, selezionate attraverso bandi interni delle istituzioni coinvolte, entreranno a far parte di una mostra collettiva permanente presso Acea Heritage, il nuovo spazio espositivo nella storica sede di Piazzale Ostiense – un luogo in cui visione, innovazione e memoria dialogano per costruire il futuro. L’apertura della mostra, con la premiazione dei vincitori, si svolgerà martedì 19 maggio 2026 nell’ambito delle Giornate del Made in Italy, iniziativa promossa del ministero delle Imprese e del Made in Italy per valorizzare l’eccellenza produttiva, la creatività e l’innovazione delle imprese italiane. Nelle giornate di sabato 23 e domenica 24 maggio 2026 sarà possibile visitare la mostra presso lo spazio espositivo di Acea Heritage con la guida di alcuni degli studenti che hanno realizzato le opere.

Acea sostiene i giovani artisti con il premio Acea contemporanea
Sede Acea (Acea).

Amura: «Così i giovani vengono connessi con il mondo produttivo»

«Questo progetto conferma quanto la formazione sia oggi un motore fondamentale per lo sviluppo culturale e professionale dei giovani», ha dichiarato Salvatore Amura, amministratore delegato di Valore Italia. «Le accademie rappresentano luoghi privilegiati in cui talento, creatività e competenze si incontrano e si trasformano in valore concreto. Il nostro impegno è accompagnare questi percorsi, offrendo ai giovani artisti opportunità reali di crescita e connessione con il mondo produttivo, affinché possano esprimere pienamente il proprio potenziale e contribuire in modo attivo al futuro del Paese».

Accurso: «La creatività diventa uno strumento per condividere cultura e responsabilità»

«Per Accademia italiana, la partecipazione al premio Acea contemporanea è la conferma di un approccio didattico che ha sempre cercato il contatto con i territori e con le eccellenze che questi esprimono», ha dichiarato Nicola Accurso, managing director di Ad Education Italy. «Portare la ricerca e la sperimentazione artistica a confrontarsi con temi impattanti e attuali, come il ruolo dell’acqua per le comunità e per il futuro del pianeta, è esattamente il tipo di tema in cui la creatività diventa strumento di condivisione di cultura e di responsabilità. Siamo orgogliosi che anche gli studenti di Sae Institute siano parte di questa iniziativa. È la dimostrazione di come le istituzioni del gruppo Ad Education sappiano essere protagoniste sulla scena della creatività contemporanea, ciascuna con la propria identità, tutte con una visione condivisa».

Acea sostiene i giovani artisti con il premio Acea contemporanea
Sede Acea (Acea).

Casorati: «L’arte stimola il dibattito e la riflessione collettiva»

«Nel panorama contemporaneo, l’arte si afferma in maniera sempre più chiara come uno strumento di conoscenza e di riflessione sul mondo e sulle questioni più urgenti del presente», ha dichiarato Cecilia Casorati, direttrice dell’Accademia di Belle arti di Roma. «L’arte è uno strumento di ricerca e un linguaggio di relazione, capace di evidenziare temi complessi e controversi e di stimolare il dibattito e la riflessione collettiva. Gli studenti dell’Accademia, con entusiasmo, hanno aderito all’eccellente iniziativa di Acea, dimostrando con le loro opere come la formazione artistica sia un percorso di crescita personale ma soprattutto un metodo che contribuisce a accrescere la consapevolezza di tutti».

Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Islamabad in serata con una piccola delegazione di Teheran. Lo riferiscono fonti governative pachistane, che danno ormai come vicino un secondo round di negoziati di pace a tra Stati Uniti e Iran, a seguito di colloqui con la squadra di mediazione. L’agenzia di stampa iraniana Irna ha intanto confermato che Araghchi si recherà in visita a Islamabad e poi anche a Muscat e Mosca, senza però specificare se in occasione della tappa in Pakistan incontrerà anche rappresentanti americani: «L’obiettivo di questo viaggio sono consultazioni bilaterali, discussioni e colloqui sulle trasformazioni in corso nella regione, nonché sull’ultima situazione della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime israeliano contro l’Iran».

Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan
Mohammad Bagher Ghalibaf (Ansa).

Ghalibaf avrebbe lasciato la guida della squadra negoziale

Intanto, Iran International riporta che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf si sarebbe dimesso da capo della squadra negoziale, a causa di disaccordi interni. A Ghalibaf, costretto a fare un passo indietro, sarebbe stato recriminato di aver tentato di includere la questione nucleare nei colloqui con Washington. Al suo posto potrebbe subentrare Saeed Jalili, rappresentante ultraintegralista della Guida Suprema Mojtaba Khamenei presso il Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Ma c’è chi ritiene che a sostituire Ghalibaf sarà Araghchi.

Delegazione iraniana con Araghchi verso il Pakistan
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).

Islamabad è blindata da giorni in attesa dei nuovi colloqui

Islamabad, dove è già presente un team logistico e di sicurezza statunitense, è blindata da diversi giorni in attesa della ripresa dei negoziati: come evidenzia la Bbc, è il sesto giorno con chiusure di strade, mercati e banche, come una sorta di lockdown, e non ci sono notizie di ritorno alla normalità. Al Jazeera parla di «alta probabilità di svolta», vista la partenza della delegazione dell’Iran. Le Forze armate americane, in questa fase di stallo, starebbero però mettendo a punto piani che prevedono di colpire le capacità iraniane nello Stretto di Hormuz, nel caso in cui dovesse saltare il cessate il fuoco. Lo riporta la Cnn.

Netanyahu ha rivelato di essere guarito da un tumore alla prostata

Benjamin Netanyahu ha annunciato di essere guarito da un tumore alla prostata. L’annuncio è arrivato tramite un post su X nel giorno in cui è stata pubblicata la valutazione annuale del suo stato di salute. Il primo ministro israeliano ha ricostruito personalmente le fasi della malattia, raccontando di essere stato operato un anno e mezzo fa per un ingrossamento benigno della prostata. Poi, nell’ultimo controllo, la scoperta di «un minuscolo alone di meno di un centimetro che, dagli esami, è emerso che si trattava di uno stadio iniziale molto precoce di tumore maligno, senza alcuna diffusione o metastasi». Davanti alla scelta se «convivere con esso, come fanno molti» o sottoporsi a cure per «eliminare il problema” ha optato per la seconda strada».

«Grazie a Dio ho sconfitto anche questo»

«Ho subito un trattamento mirato che ha eliminato il problema senza lasciarne traccia», ha evidenziato Netanyahu spiegando di essersi sottoposto a sedute di radioterapia mentre continuava a lavorare. «L’alone è scomparso completamente. Grazie a Dio, ho sconfitto anche questo». Il premier ha altresì aggiunto di aver chiesto che la pubblicazione del rapporto sulle sue condizioni di salute fosse posticipata di due mesi «affinché non venisse diffusa al culmine della guerra, per non consentire al regime terroristico iraniano di diffondere altra propaganda menzognera contro Israele».

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno

Ormai c’è la fila: gli eredi dei grandi del passato chiamati per “valorizzare” le politiche del governo di Giorgia Meloni e delle Regioni guidate dal destra-centro continuano a dire no. Una contestazione cominciata con la famiglia di Enrico Mattei che non vuole vedere il cognome del patron dell’Eni accostato al progetto per l’Africa della premier. Adesso anche gli eredi di Gio Ponti puntano i piedi: il nipote del grande architetto Salvatore Licitra, curatore dei Gio Ponti Archives, e Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare, hanno inviato una diffida formale a Regione Lombardia e all’Adi (Associazione design industriale, di cui Ponti fu tra i fondatori) perché affermano di non essere stati consultati in merito alla convenzione siglata tra Regione e Adi per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum, ricordando che ogni uso del nome e delle opere di Ponti deve avere il loro benestare.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Federica Caruso tra Ignazio La Russa e Gianmarco Mazzi alla Scala (Imagoeconomica).

L’accordo è stato celebrato da Francesca Caruso, assessora regionale alla Cultura di fede larussiana, e dal presidente della commissione Cultura della Camera, il melonianissimo Federico Mollicone. L’Adi contesta questa ricostruzione e assicura che il progetto è stato approvato dagli eredi. Mentre gli interessati, come scrive Repubblica, non vogliono che il nome del grande designer sia associato alla destra, magari con la scusa della sua fervente fede cattolica e della sua attività durante il Ventennio. Comunque, alcune straordinarie opere di Ponti sono state acquisite, nel corso dei decenni, da un “collezionista finissimo” come Marcello Dell’Utri…

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Ndo sta Veltroni?

Venerdì mattina nella nuova sede Rai di via Alessandro Severo i giornalisti lo aspettavano. Ma nulla, Walter Veltroni alla conferenza stampa di presentazione della fiction Buonvino. Misteri a Villa Borghese ispirata ai suoi romanzi gialli che sarà trasmessa su Rai 1 il 7 e il 14 maggio, non si è fatto vedere. Del resto, nel comunicato Rai che annunciava l’evento il nome dell’ex sindaco di Roma non compariva. Una dimenticanza assai strana, anche alla luce dei comunicati diffusi per altre serie come Imma Tataranni, l’avvocato GuerrieriMàkari e Rocco Schiavone in cui sono sempre stati citati gli autori dei romanzi ispiratori: Mariolina Venezia, Gianrico Carofiglio, Gaetano Savatteri e Antonio Manzini. Visto lo sgarbo, o presunto tale, perché Veltroni avrebbe dovuto partecipare? Se non altro perché nell’invito diffuso dalla casa di produzione della fiction, la Palomar, il suo nome compariva come consulente editoriale…

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

Biennale, niente premi a Russia e Israele

«Xe pèso el tacòn del buso», hanno sibilato a Venezia dopo la decisione della “giuria” della Biennale di escludere dai premi Russia e Israele in quanto «i leader dei due Paesi sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Un po’ come giocare un Mondiale, vincere le partite e non poter sollevare la coppa. La decisione, ovviamente, è un maldestro tentativo di togliere le castagne dal fuoco a Pietrangelo Buttafuoco, lasciato solo a inaugurare l’edizione 2026 della Biennale. Fatto sta che il risultato, a sentire i veneziani, appare ridicolo…

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Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Tajani mostra i muscoli con la festa del Ppe

Una folla per Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia mostra i muscoli (o quantomeno ci prova) per far vedere a Marina Berlusconi quanto ancora conta. In Europa, innanzitutto. Venerdì pomeriggio si tiene la kermesse 50 PPE, liberi forti, popolari al Salone delle Fontane, all’Eur, il quartiere «più facile da raggiungere per chi sbarca in aereo a Fiumicino», per celebrare il mezzo secolo dei Popolari europei.

Chi ci sarà alla giornata organizzata da Forza Italia? Aprono i lavori, Fulvio Martusciello, capodelegazione dei forzisti al Parlamento Europeo, Enrico Costa, nuovo capogruppo alla Camera, Roberta Metsola presidente del Parlamento Ue e il nuovo primo ministro ungherese Péter Magyar. A seguire, sono previsti interventi di Deborah Bergamini, Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Dieter Steger presidente del Südtiroler Volkspartei, Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, Giuseppe De Mita, segretario di Base Popolare, Damijan Terpin, presidente di Slovenska Skupnost, Raffaele Lombardo, fondatore del Movimento per le Autonomie Sicilia. E, ancora, di Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl – sindacato ora in rotta con Giorgia Meloni – e di Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti dato tra i favoriti per il dopo-Fontana in Lombardia.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Daniela Fumarola (Imagoeconomica).

Tra i relatori figurano anche Maurizio Gasparri e Stefania Craxi dopo lo scambio di poltrone (il primo è stato costretto a lasciare quella di capogruppo a Palazzo Madama alla seconda sostituendola alla presidenza della commissione Esteri e Difesa del Senato); Simone Leoni segretario dei Giovani azzurri; l’eurodeputata Letizia Moratti, Barbara Cimmino vicepresidente di Confindustria, l’ex numero 1 degli Industriali Antonio D’Amato ora presidente di Seda International Packaging Group. Chiudono i lavori Dolors Montserrat, segretario generale del Partito Popolare Europeo, il presidente Manfred Weber, e ovviamente Tajani. Con buona pace di Marina…

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Antonio Tajani e Manfred Weber (Imagoeconomica).

Chi si rivede? Maria Teresa Armosino

Chi si ricorda di Maria Teresa Armosino? La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti ha ufficializzato i propri rappresentanti nel cda della Banca di Asti. Nella lista appare il nome di Armosino, classe 1955, già presidente della Provincia dal 2008 al 2012, e prima ancora sottosegretaria all’Economia e Finanze quando al governo c’era Silvio Berlusconi, dal 2001 al 2006. Uscita ufficialmente dalla politica per tornare alla professione legale, aveva tentato di diventare presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con l’aiuto degli industriali.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Maria Teresa Armosino in uno scatto del 2008 (Imagoeconomica).

Un Caravaggio per la signora Previti

Giovedì pomeriggio culturale a Roma con la presentazione, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, del nuovo libro di Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, dedicato a Caravaggio e pubblicato da Mondadori. A dialogare con l’autrice, la firma di Repubblica Dario Pappalardo. Chissà se si è accorto che ad ascoltare la presentazione, tra il pubblico, c’era la moglie di Cesare Previti, Silvana.

Gli eredi di Gio Ponti contro la destra, lo scudo del Ppe per Tajani: le pillole del giorno
Cesare Previti e la moglie Silvana (Imagoeconomica).

Intesa Sanpaolo ha contribuito a sottoscrivere un finanziamento al Gruppo Lavazza

Un pool di banche formato da BofA Securities, BNL BNP Paribas, Crédit Agricole Italia, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank Milan Branch, Intesa Sanpaolo (IMI CIB), Mediobanca e Rabobank – che hanno agito in qualità di finanziatori e congiuntamente a BNP Paribas Italian Branch, anche in qualità di mandated lead arrangers – ha sottoscritto un contratto di finanziamento con il Gruppo Lavazza, fra le aziende leader a livello globale nel mercato del caffè. Nell’ambito dell’operazione, hanno agito in qualità di sustainability coordinator BNP Paribas Italian Branch e Intesa Sanpaolo (IMI CIB) che ha svolto anche il ruolo di agent.

Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza

L’importo complessivo di 900 milioni di euro è articolato in una linea di credito Term Loan e una linea di credito Revolving, entrambe con durata di cinque anni, ed è finalizzato a generiche esigenze del Gruppo. Il finanziamento è legato a specifici obiettivi Esg di Lavazza, con la previsione di un meccanismo premiante collegato al raggiungimento di determinati parametri di sostenibilità. Le banche sono state assistite dallo studio legale Hogan Lovells, mentre Lavazza è stata assistita dallo studio legale Eversheds Sutherland.

Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi

Chiara Petrolini, la ragazza di 22 anni di Traversetolo (Parma) accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa due neonati partoriti nel 2023 e 2024, è stata condannata a 24 anni e tre mesi. Lo ha deciso la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, che l’ha condannata per l’omicidio del secondo figlio e assolta da quello del primogenito. I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. Chiara Petrolini ha assistito impassibile alla lettura della sentenza, dopodiché è uscita dall’aula accompagnata dai carabinieri. La procura aveva chiesto una condanna a 26 anni.

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio

La Roma ha ufficializzato la fine del rapporto con l’ex tecnico Claudio Ranieri, che da luglio 2025, data della scadenza del contratto e del ritiro da allenatore, ricopriva l’incarico di senior advisor del club giallorosso. La fine del rapporto arriva dopo settimane di tensione tra Ranieri e l’attuale allenatore Gian Piero Gasperini.

Il comunicato della Roma

«L’AS Roma comunica che il rapporto con Claudio Ranieri è terminato. Il Club desidera ringraziare Claudio per il suo significativo contributo alla Roma. Ha guidato la squadra in un momento molto difficile e saremo sempre grati per i suoi sforzi», si legge in una nota. «Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara. Il Club è solido, con una leadership forte e una visione ben definita. «L’AS Roma verrà sempre al primo posto. Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia».

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio
Gian Piero Gasperini (Ansa).

Pronto a lasciare anche Massara

Ranieri lascia così la Roma dopo un’avventura da calciatore (1973-74), tre da allenatore (2009-2011, 2019, 2024-2025) e l’ultima, appunto, da consulente. Nel comunicato, come sottolinea il Corriere dello Sport, non ci sono riferimenti a dimissioni, risoluzioni o licenziamenti. Questo perché ci sarebbero ancora questioni in mano ai legali. Resta in bilico il direttore sportivo Frederic Massara, legato a doppio filo a Ranieri: secondo quanto filtra da Trigoria sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni.

Roma-Ranieri, ufficiale il divorzio
Claudio Ranieri e Frederic Massara (Imagoeconomica).

Decreto sicurezza, ok definitivo alla Camera: le opposizioni cantano Bella Ciao

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Sicurezza con 162 voti a favore, 102 contrari e un astenuto. Un voto lampo per evitare che scadessero i termini per la conversione in legge, fissati per il 25 aprile, caratterizzato dalla protesta delle opposizioni che, in apertura della seduta, si sono alzati in piedi e hanno cantato Bella Ciao. «Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori», ha redarguito il presidente di turno Fabio Rampelli. In risposta, i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’inno di Mameli alla fine della seduta. In Aula c’erano soltanto due ministri, dell’Interno Matteo Piantedosi e del Turismo Gianmarco Mazzi. C’erano anche i sottosegretari ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano e Paolo Barelli, e quello all’Interno, Nicola Molteni. In giornata dovrebbe arrivare anche il decreto correttivo che abroga, dopo i rilievi del Colle, la norma sui compensi agli avvocati per incentivare i rimpatri.

Il dibattito sul 25 aprile

Gli interventi dell’opposizione si sono tutti concentrati sull’anniversario della liberazione. «Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra che oggi governa ma ancora non riesce a fare i conti con la storia e dirsi chiaramente antifascista perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai», ha detto la capogruppo del Pd Chiara Braga intervenendo con il fazzoletto dell’Anpi al collo. «Ricordare la resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno. Viva la resistenza, l’Italia libera, la Repubblica e il 25 aprile». «La ricorrenza del 25 aprile fu voluta da De Gasperi come festa di tutti gli italiani», ha replicato il deputato di FdI Gianfranco Rotondi. Pronta la controreplica di Nicola Fratoianni di Avs: «Il 25 aprile è la festa di chi è morto per consentire anche a voi, che ha nel simbolo la fiamma del Movimento sociale italiano, di parlare in un’Aula della Repubblica. Affermare che cantare Bella ciao, una canzone che viaggia sotto braccio all’inno nazionale – perché l’antifascismo è la religione civile di questo Paese – è un atto divisivo, è un comportamento peloso». Per Luca Squeri di Forza Italia la canzone viene usata «come uno strumento di propaganda» e «il 25 aprile deve essere un momento unificante per l’Italia che, grazie a quel momento che visse, riuscì a scrivere questa Costituzione».

Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza

Il nuovo corso di Banca Monte dei Paschi di Siena ha preso forma con la prima riunione del cda, che ha definito il nuovo ticket di vertice e più in generale la riorganizzazione interna, senza alcuno spazio concesso alla minoranza. Luigi Lovaglio è stato confermato amministratore delegato e direttore generale. Cesare Bisoni, che tra il 2019 e il 2021 ha presieduto Unicredit, è stato investito della carica di presidente. Ha prevalso dunque la linea della lista Plt, promossa dall’imprenditore Pierluigi Tortora, che era uscita vincitrice dall’assemblea del 15 aprile.

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Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza
Cesare Bisoni (Imagoeconomica).

La maggioranza ha deciso di non aprire al confronto

Le decisioni sono state approvate a maggioranza, con il voto favorevole degli otto consiglieri – sui 15 totali – espressione di Plt Holding (tra cui gli stessi Lovaglio e Bisoni), senza il coinvolgimento delle minoranze. A votare in senso contrario sono stati i sei membri della lista del cda uscente e quello espresso dalla lista di Assogestioni. Secondo quanto scrive Adnkronos da fonti ben informate, i consiglieri che si sono opposti alla nomina di Bisoni sarebbero stati anche pronti a votare Lovaglio come ceo, qualora la presidenza fosse stata assegnata a un profilo super partes. Ma la maggioranza ha deciso di non aprire al confronto, forte dei voti necessari per imporre il suo ticket. Nominati anche i due vicepresidenti, sempre della lista Plt: Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper; e Carlo Corradini, ex consigliere delegato di Banca Imi.

Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

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Le voci sulla cessione della partecipazione in Generali

Secondo il Financial Times, che cita cinque fonti vicine a Siena, Lovaglio starebbe valutando la cessione della partecipazione di Mps in Generali tramite Mediobanca (il 13,2 per cento, valutato attorno ai 7,4 miliardi di euro) per finanziare l’acquisizione di Banco Bpm. Tra le opzioni vagliate al momento, scrive il Ft, ci sono la vendita dell’intero pacchetto a investitori italiani, con Unicredit e Intesa Sanpaolo tra i candidati, e la distribuzione della quota agli azionisti Mps come dividendo straordinario. Rocca Salimbeni ha però smentito.

Gianni Alemanno scarcerato a giugno: accolta la riduzione di pena

Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha dato il via libera alla riduzione di pena per Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma che sta scontando in carcere a Rebibbia una condanna a un anno e 10 mesi per traffico di influenze. I giudici hanno accolto l’istanza ex articolo 35ter dell’ordinamento penitenziario che riconosce i giorni di riduzione «a causa delle condizioni inumane e degradanti da lui subite» presentata dalla difesa. La pena sarà così ridotta di 39 giorni e Alemanno sarà scarcerato il 24 giugno. «Una piccola grande vittoria», ha commentato il suo avvocato Edoardo Albertario, «perché è un’ordinanza che certifica la battaglia che Alemanno sta conducendo contro il sovraffollamento carcerario».

Perché si trovava in carcere

Alemanno avrebbe dovuto scontare la sua pena svolgendo attività presso la struttura Solidarietà e Speranza che si occupa di famiglie in difficoltà e di vittime di violenze. Ma era stato accusato di «gravissima e reiterata violazione delle prescrizioni imposte», in quanto avrebbe presentato falsa documentazione per giustificare impegni lavorativi ed evitare i servizi sociali. Avrebbe inoltre incontrato in tre occasioni tra marzo e settembre 2025 un pregiudicato, condannato in via definitiva nel 2018 a quattro anni e sei mesi. Di qui la revoca dei servizi sociali e la decisione della carcerazione.

La guerra in Iran ha prosciugato le scorte Usa di missili: le stime

Le scorte di missili e armi statunitensi si sono notevolmente ridotte a causa della guerra con l’Iran. Lo scrive il New York Times, che cita valutazioni interne del Dipartimento della Difesa e fonti del Congresso. Gli Stati Uniti avrebbero utilizzato 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio (progettati per un eventuale conflitto con la Cina); 1.000 missili da crociera Tomahawk (il Pentagono ne acquista 100 ogni anno); 1.200 missili intercettori Patriot (ognuno costato più di 4 milioni di dollari); e 1.000 missili di precisione e missili terrestri. Secondo le stime, gli Stati Uniti hanno speso tra 28 e 35 miliardi di dollari durante la guerra, quasi uno al giorno. Costi enormi e scorte prosciugate: il Nyt afferma che il conflitto in Medio Oriente ha reso gli Usa meno preparati ad affrontare potenziali nemici come Russia e la già citata Cina.

Gli Stati Uniti starebbero pianificando attacchi all’Iran nello Stretto di Hormuz

L’articolo del New York Times, su un tema di cui si è già scritto in passato, è arrivato nel giorno in cui la Cnn, ha riferito che le forze armate americane stanno preparando piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz, qualora saltasse la tregua con l’Iran. Rivendicando il «controllo totale» del braccio di mare, Donald Trump – che ha «ordinato di distruggere qualsiasi imbarcazione posizioni mine» – ha perlomeno dichiarato che non ci sarà bisogno di usare l’arma nucleare in Medio Oriente. Dove intanto è arrivata la portaerei USS George H.W. Bush.

Meta effettuerà 8 mila licenziamenti a maggio

A maggio 2026 Meta Platforms effettuerà 8 mila licenziamenti, pari al 10 per cento del personale, per snellire le proprie operazioni e finanziare ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale. Lo ha riferito l’azienda in una nota interna, visionata dal Wall Street Journal. Nel promemoria inviato ai dipendenti, la chief people officer Janelle Gale ha rilevato che i tagli si sono resi necessari per consentire all’azienda di operare in modo più efficiente e per compensare i propri investimenti. «Non si tratta di una scelta facile e comporterà il dover far andare via persone che hanno fornito contributi significativi a Meta durante la loro permanenza qui», ha scritto Gale. L’azienda ha inoltre fatto sapere che annullerà i piani di assunzione per 6 mila posizioni aperte, come indicato nella nota.

Andrea Agnelli torna a investire nel mondo dello sport con una nuova società

Andrea Agnelli torna nel mondo dello sport come investitore con il lancio di Gamma Waves Partners, società con sede ad Amsterdam che, come spiega il Financial Times, «punterà su competizioni e formati innovativi, squadre, atleti e tecnologie per aumentare il coinvolgimento dei tifosi». Gamma Waves Partners gestirà capitali investiti dall’ex presidente della Juventus e da altri cofondatori, tra cui l’ex calciatore bianconero Giorgio Chiellini e Rocco Benetton, valutando – viene spiegato – anche il finanziamento di imprese attive nei contenuti generati dall’IA.

Andrea Agnelli torna a investire nel mondo dello sport con una nuova società
Andrea Agnelli (Imagoeconomica).

Andrea Agnelli è stato presidente della Juventus dal 2010 al 2022

Gamma Waves Partners ha già ottenuto impegni di finanziamento per 55 milioni di euro su un obiettivo di 100. Agnelli, presidente della Juventus dal 2010 al 2022, ha lasciato il club a seguito dell’inchiesta “Prisma” sulle plusvalenze e a settembre del 2025 ha ricevuto una condanna sospesa a 20 mesi nell’ambito di un patteggiamento, definendo la scelta «sofferta ma giusta» (non ha mai ammesso alcuna colpa) per chiudere il contenzioso penale. «Ho appena compiuto 50 anni, quindi c’è abbastanza spazio per scrivere un’altra pagina entusiasmante», ha detto al Ft.

La mail del Pentagono che ipotizza punizioni contro i Paesi Nato che non hanno aiutato gli Usa in Iran

Gli Stati Uniti starebbero valutando opzioni per punire i paesi Nato che non li hanno aiutati nella guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato un funzionario americano all’agenzia di stampa Reuters, secondo cui un’e-mail interna del Pentagono descrive le possibilità che gli Usa stanno vagliando in tal senso. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero la sospensione della Spagna dall’alleanza e la revisione della posizione americana sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland. Altre opzioni sono dettagliate in un rapporto che esprime frustrazione per la percepita riluttanza o il rifiuto di diversi alleati degli Stati Uniti di concedere loro l’accesso, ad esempio, a basi o voli attraverso il loro spazio aereo in base al trattato Nato.

Sanchez: «Valgono solo gli atti formali»

Interpellato sulla vicenda, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha così dichiarato a margine del vertice Ue informale di Cipro: «Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti».

Prorogato di tre settimane il cessate il fuoco tra Israele e Libano

Il cessate il fuoco tra Israele e Libano, in vigore da dieci giorni e in scadenza, è stato esteso di tre settimane. Lo ha annunciato Donald Trump dopo l’incontro alla Casa Bianca tra gli ambasciatori di Tel Aviv e Beirut, al secondo ciclo di negoziati. Esprimendo fiducia sulla possibilità di definire un accordo di pace permanente entro la fine del 2026 («Ci sono ottime probabilità. Penso che sia un obiettivo facile da centrare»), il tycoon ha poi dichiarato di aspettarsi che i leader dei due Paesi, dunque il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, lo incontrino nel corso delle prossime due settimane.

Un soldato Usa è stato arrestato per aver scommesso sulla cattura di Maduro

Gannon Ken Van Dyke, un soldato Usa coinvolto nell’operazione per catturare e destituire il presidente venezuelano Nicolas Maduro, è stato arrestato con l’accusa di aver utilizzato informazioni riservate a scopo di lucro, in particolare per scommettere sulla piattaforma Polymarket proprio sulla cattura del dittatore. Il sito permette agli utenti di scommettere in criptovalute sulla previsione che un certo evento accadrà o non accadrà o sulla sua data. Van Dyke, che era impegnato nell’operazione da un mese e aveva firmato accordi di riservatezza in cui si impegnava a non divulgare informazioni riservate o sensibili relative ad essa, avrebbe scommesso 32.500 dollari (circa 28 mila euro) sul fatto che Maduro sarebbe stato destituito entro il 31 gennaio del 2026. Il soldato avrebbe effettuato la maggior parte delle scommesse (13 in totale) nella notte del 2 gennaio, il giorno dell’operazione, vincendo più di 400 mila dollari (più di 340 mila euro). Subito dopo, avrebbe trasferito la maggior parte del denaro vinto in un portafoglio di criptovalute all’estero e chiesto a Polymarket di cancellare il suo account. Il militare è ora accusato di frode finanziaria e telematica e dell’utilizzo di informazioni riservate a scopo di lucro. Rischia fino a 60 anni di carcere.