Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica

La mobilità elettrica si sta facendo strada nella quotidianità degli italiani e rappresenta uno dei tasselli della transizione energetica. È in questo contesto che si inserisce la European mobility week, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana, in programma dal 16 al 22 settembre 2026 e dedicata quest’anno al tema Mobility for everyone. Un appuntamento che richiama l’obiettivo di costruire sistemi di trasporto più sostenibili, accessibili e inclusivi.

La situazione in Italia tra punti di ricarica e mercato delle auto elettriche

In Italia la rete di ricarica continua ad ampliarsi. Secondo i dati di Motus-E, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica pubblici erano 84.564, con 6.311 nuove installazioni nel solo secondo trimestre e oltre 17 mila nell’arco degli ultimi 12 mesi. La crescita riguarda anche le autostrade, dove le infrastrutture sono salite a 1.516, rispetto alle 1.159 di giugno 2025. Il 59 per cento offre potenze superiori a 150 kW e più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di sistemi di ricarica. Parallelamente cresce il mercato delle auto elettriche. A fine agosto il parco circolante italiano di vetture completamente elettriche ha raggiunto 444.863 unità. Nei primi otto mesi dell’anno sono state immatricolate 90.381 Bev, il 68,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una quota di mercato salita a circa l’8 per cento.

Enel protagonista della transizione

In questo scenario, Enel è tra i principali protagonisti. Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo gestisce una rete di circa 28 mila punti di ricarica pubblici distribuiti sul territorio nazionale, dai centri urbani alle principali direttrici extraurbane. Di questi, 5 mila sono stati installati nell’ambito dei bandi Pnrr. Oltre 1.200 nuovi punti veloci ultimati lo scorso giugno si sono aggiunti ai 3.730 completati entro la fine del 2025, rafforzando la presenza in nove regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle principali aree metropolitane. A questa infrastruttura si affianca la rete ad alta potenza, con oltre 1.800 punti HPC da 100 a 400 kW in più di 500 stazioni. L’impegno comprende anche la mobilità pesante, con due siti dedicati anche agli e-truck a Piacenza e Noceto. Ewiva, controllata del Gruppo Enel, si è inoltre aggiudicata tre lotti del bando Autostrade per l’Italia per nuove stazioni di ricarica da realizzare entro il 2027 lungo alcune delle principali direttrici autostradali. I nuovi siti prevedono anche sistemi di accumulo, pensiline fotovoltaiche, illuminazione intelligente e soluzioni progettate per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica
Flavio Cattaneo (Enel).

Le soluzioni per una ricarica semplice e integrata

La strategia di Enel, però, non riguarda soltanto il numero delle colonnine. L’obiettivo è costruire un ecosistema che renda l’esperienza di ricarica semplice e integrata. Con Enel on your way, l’app del Gruppo dedicata alla mobilità elettrica, è possibile localizzare i punti disponibili, verificarne in tempo reale lo stato, avviare e interrompere la ricarica, effettuare il pagamento e pianificare gli itinerari. Grazie al roaming interoperabile, l’app consente di accedere a oltre 55 mila punti in Italia e a più di 60 mila complessivamente. La tecnologia Plug&Charge permette invece di iniziare la ricarica collegando direttamente il veicolo alla colonnina abilitata, senza autenticazione manuale, mentre i POS integrati consentono di pagare direttamente con carta. Per la casa, Waybox permette di programmare le ricariche e gestire in maniera intelligente i consumi. A questa si aggiunge Enel Drive, la soluzione che integra veicolo elettrico, tariffa luce dedicata e Waybox con installazione inclusa.

Verso un nuovo modo di muoversi più semplice e accessibile

La prossima sfida sarà accompagnare l’espansione della rete con procedure autorizzative e connessioni alla rete elettrica sempre più rapide, soprattutto nelle aree ancora meno servite. Perché alla crescita del numero di infrastrutture dovrà corrispondere anche una maggiore facilità di utilizzo. Una rete capillare, interoperabile e veloce può contribuire a ridurre le barriere percepite dagli automobilisti e rendere l’auto elettrica una soluzione sempre più concreta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È anche questo il senso della European mobility week: fare dell’elettrificazione non soltanto una questione tecnologica, ma un nuovo modo di muoversi, più semplice e accessibile nella vita di tutti i giorni. Un percorso nel quale Enel punta a rafforzare il proprio ruolo attraverso l’espansione della rete, le soluzioni digitali e i servizi dedicati alla ricarica, contribuendo alla trasformazione della mobilità nel quadro della transizione energetica italiana.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Come le Presidenziali del 2024, che hanno riconfermato senza sorprese Vladimir Putin, anche le elezioni parlamentari che si concluderanno domenica si svolgono in tempo di guerra. Quella che il Cremlino aveva definito “operazione militare speciale” si è trasformata in un confronto sempre più aspro con l’Occidente e la Nato, con riflessi evidenti in Russia: il sistema politico si è irrigidito ulteriormente, si è ridotto lo spazio per il dissenso, l’architettura putiniana – basata sugli equilibri fra i poteri forti, soprattutto quelli legati all’apparato militare e d’intelligence – è stata puntellata, abbandonando gli elementi meno coesivi. In questa prospettiva il voto rappresenta un ulteriore test per l’intero apparato.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

L’esclusione di Yabloko, unica formazione pacifista

L’esito come sempre è scontato. Dominerà Russia Unita, il partito del presidente, e le formazioni della cosiddetta opposizione sistemica, quella che da decenni è inserita nei meccanismi della cosiddetta democratura, si divideranno le briciole. Sono in corsa nove partiti, tra cui quello comunista di Gennadij Zjuganov, i liberaldemocratici del LDPR, Russia Giusta e il più recente Nuova gente, nato nel 2020. Manca all’appello Yabloko, storica formazione liberale fondata agli inizi degli Anni 90, esclusa di forza dalla corsa perché unico partito apertamente pacifista. Alle scorse elezioni si era fermata a poco più dell’1 per cento. Come nel 2024, dunque, per Putin si tratta di certificare una legittimazione alla quale non ci sono alternative.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Un seggio elettorale a San Pietroburgo (Ansa).

La stabilità garantita dai tecnocrati

Oltre quattro anni di guerra e sanzioni hanno inciso sull’economia russa, pur non conducendola al collasso come molti avevano previsto. Il sistema alla fine ha retto, anzi si è addirittura rafforzato, nonostante i contraccolpi e gli imprevisti del conflitto: la rivolta armata del 2023 orchestrata da Evgeni Prigozhin, dipinta lontano da Mosca come una notte dei lunghi coltelli che avrebbe fatto crollare in quattro e quattr’otto il castello di Vladimir Vladimirovich, è rimasta un episodio isolato che però ha dimostrato quanto Putin fosse saldo in sella, malgrado le faide interne, da sempre presenti all’ombra del Cremlino. Anche l’asse tra potere politico e oligarchia si è stabilizzato, grazie ai tecnocrati che governano la macchina, dal primo ministro Mikhail Mishustin alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, passando per Kirill Dmitriev, presidente del fondo sovrano russo e pedina fondamentale per quel che riguarda gli aspetti economici e finanziari nei colloqui fra Mosca e Washington sulla possibile road map verso la pace.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Il malcontento non fa calare il consenso al sistema

Non è un caso che, al di là delle urne annacquate, gli elettori russi continuino a esprimere fiducia sia nel premier (64 per cento, secondo i dati attuali del Levada Center) sia nei governatori regionali (67 per cento). Lo stesso Putin – dato in leggera risalita dal 74 al 76 per cento dopo i mesi estivi e le difficoltà che hanno toccato la popolazione tra i blackout di Internet e i droni sulle raffinerie – non sembra soffrire di tutti i mali, di salute e politici, che gli vengono attribuiti in Europa. Certo, per i russi le cose non stanno andando per il meglio. ‘Solo’ il 56 per cento dei cittadini pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta, mentre il 27 per cento è convinto che la strada imboccata sia quella sbagliata. Ma l’ipotesi che possano scatenarsi rivolte sociali o politiche è lunare.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

La capacità di adattamento del regime

Allo stato delle cose, la Russia è dunque sostanzialmente stabile. I poteri forti fedeli al presidente si sono adattati alla nuova economia di guerra, che più di rivoluzioni necessita di costanti correzioni periodiche. Anche per questo le elezioni non rappresentano certo uno spartiacque, né per la tenuta del regime, né per gli equilibri che si delineeranno successivamente: certo, rimpasti governativi sono possibili e nemmeno Mishustin è al sicuro. Tanto che, in un ottica di cambiamento, sarebbe già pronto il vice Denis Manturov, più legato all’industria militare. E soprattutto sarà interessante capire se il Cremlino ordinerà una mobilitazione per rafforzare l’esercito o se il conflitto proseguirà sui binari attuali, senza scossoni, né al fronte né in casa. 

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre

Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità nazionale palestinese, si è fatto avanti affermando di essere la fonte citata nell’articolo di Haaretz che riportava come Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito dei piani di Hamas dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed, poco prima del 7 ottobre 2023. L’articolo di Haaretz si basava su alcuni passaggi del libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval.

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ammissione in un video pubblicato su Facebook

In un video su Facebook, Abu Zaida ha spiegato di aver svolto all’epoca dei fatti raccontati nel volume il ruolo di intermediario tra Israele e Hamas, trasmettendo agli Emirati e ai servizi di intelligence di Tel Aviv un avvertimento sui piani di Yahya Sinwar (allora leader di Hamas a Gaza) per una grande offensiva: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente. Haaretz aveva ipotizzato inizialmente che l’intermediario fosse Mohammed Dahlan, ex leader di Fatah nella Striscia di Gaza, o una persona che agiva per suo conto.

Chi è Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Anp

Esponente di Fatah, il 66enne Abu Zaida è stato ministro per gli Affari dei Detenuti dell’Anp dall’inizio del 2005 a quello del 2006, quando le elezioni legislative palestinesi videro la vittoria di Hamas. Originario di Jabalia e parte di una fazione di Fatah che sostiene Dahlan, nel tempo ha collaborato strettamente con Tel Aviv (nonostante avesse trascorso 12 anni in una prigione dello Stato ebraico) e intrecciato legami con importanti esponenti di Hamas, mantenendo anche contatti regolari con giornalisti israeliani. Au Zaida ha lasciato l’enclave palestinese alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra: da allora risiede al Cairo.

Netanyahu, la smentita e l’attacco a Haaretz

L’ufficio di Netanyahu si era affrettato a smentire quanto scritto nel libro e riportato da Haaretz: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua». Successivamente lo stesso Netanyahu, ha inviato una lettera di diffida alla testata di sinistra, da sempre una spina nel fianco dell’attuale premier israeliano. Questa la risposta del direttore Aluf Benn: «Non siamo spaventati dalle minacce del primo ministro e dai suoi tentativi di strangolarci finanziariamente. Continueremo a difendere i diritti umani e civili e denunciare le irregolarità e i crimini di guerra del governo».

San Marino Rtv presenta la nuova stagione 2026-2027

San Marino Rtv presenta la nuova stagione televisiva 2026-2027. Un palinsesto profondamente rinnovato che rafforza l’identità del servizio pubblico sammarinese e consolida la presenza dell’emittente nel panorama televisivo italiano e internazionale. La nuova programmazione sarà presentata martedì 29 settembre, dalle ore 11 alle 13, con un evento in diretta realizzato contemporaneamente da due sedi – a San Marino, presso gli studi di San Marino Rtv in Piazza J.F. Kennedy, e a Roma, presso lo studio Roma Montecitorio, in Piazza Montecitorio 116. A condurre l’appuntamento saranno Vittoriana Abate da Roma e Silvia Pelliccioni da San Marino.

I protagonisti della nuova offerta

La stagione segna un ulteriore passaggio nel percorso di trasformazione di Rtv con più produzioni originali, nuovi programmi e nuovi protagonisti, maggiore spazio all’informazione e all’approfondimento, all’attualità, alla cultura, alla musica, allo spettacolo, allo sport e ai grandi eventi. Una squadra ampia e autorevole che vede tra i protagonisti Dario Fabbri, Monica Giandotti, Daniele Ruvinetti (i due su San Marino Rtv conducono assieme il programma Point Break, su attualità nazionale e internazionale, che nelle prime 10 puntate ha ottenuto ottimi ascolti), Giovanni Terzi, Myrta Merlino, Mauro Mazza, Simona Ventura, Red Ronnie, Roberto Giacobbo, Mirko Casadei, Andy Luotto, Fabrizio Maffei, Eraldo Pecci, Senhit, Luciano Onder, Angelica Amodei, Giovanni Anversa, Marco Carrara e Giordano Fatali, insieme ai volti e ai giornalisti di San Marino Rtv.

Rafforzate le aree di informazione, approfondimento e intrattenimento

Il nuovo palinsesto rafforza l’area dell’informazione e dell’approfondimento, con uno sguardo aperto sui principali temi italiani e internazionali, ma anche sulla società, sulla cultura, sull’economia e sui territori. Una programmazione che vuole offrire confronto, pluralismo e libertà, valorizzando al tempo stesso la specificità e l’identità della Repubblica di San Marino. Crescono anche gli spazi dedicati all’intrattenimento, alla musica, allo sport, alla cultura e alla memoria televisiva, con produzioni originali, nuovi format e il coinvolgimento di personalità provenienti da esperienze e linguaggi differenti.

Spazio all’Eurovision per otto mesi

Un capitolo strategico sarà dedicato al mondo Eurovision. Un percorso continuativo accompagnerà il pubblico per otto mesi, dal Junior Eurovision Song Contest di ottobre, passando per Dreaming San Marino Song Contest da ottobre a febbraio, fino alle tre serate del San Marino Song Contest di marzo e all’Eurovision Song Contest di maggio 2027. Una vera filiera editoriale, musicale e produttiva che lega San Marino al più grande evento televisivo musicale internazionale e che accompagnerà il pubblico, senza interruzioni, dall’autunno 2026 alla primavera 2027.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina

È iniziato alle 14 e terminerà allo stesso orario di domenica 20 settembre il voto online degli iscritti pentastellati sulla “Alleanza per la Costituzione”, in pratica il programma del M5s, che si tiene in concomitanza con la due giorni di Nova a Milano. Il documento, «sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio», è diviso in 20 aree tematiche, che vanno dalla sanità al lavoro, fino alle pensioni e alle tasse, passando per scuola, ambiente e sicurezza, senza dimenticare l’immigrazione e diritti Lgbt. Tra tutti i punti che il partito di Giuseppe Conte porterà «al tavolo della coalizione» spicca quello al numero 17, dedicato alla guerra. O, meglio, al suo ripudio.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina
Elly Schlein e, sul maxischermo, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il punto 17: “L’Italia ripudia la guerra”

Nessuno sconto al Pd, tantomeno giri di parole nell’affrontare il tema più discusso all’interno della coalizione progressista, cioè il sostegno militare a Kyiv. «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge al punto 17. E poi: «È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale». Questa parte del documento ribadisce inoltre i “no” al piano Rearm Eu e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil in sede Nato. Sì invece al riconoscimento dello Stato della Palestina.

“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.

Acea, Aquanexa acquisisce Danphix ed Ecoris e lancia la business unit Trenchless technologies

Aquanexa, piattaforma integrata di servizi per l’industria idrica acquisita da Acea, ha annunciato il perfezionamento delle acquisizioni di Danphix ed Ecoris, due realtà italiane d’eccellenza specializzate nelle tecnologie trenchless per la riabilitazione delle condotte. Le due società entrano a far parte del Gruppo confluendo nella nuova business unit Trenchless Technologies, che concentra sotto un’unica regia industriale — insieme a Dinamica Project — tutte le competenze di Aquanexa dedicate al rinnovo infrastrutturale senza scavo, dando vita a uno dei poli più solidi del panorama nazionale nelle tecnologie di relining con un fatturato aggregato 2025 che supera i 20 milioni di euro. Il Gruppo Aquanexa conta 14 aziende e un ecosistema di collaborazioni strategiche che copre l’intero ciclo dell’acqua, con circa 350 professionisti e oltre 140 milioni di euro di fatturato, unendo infrastruttura, IoT, ingegneria di rete e piattaforme digitali al servizio dei gestori idrici.

Gli ambiti di azione delle due società

Danphix, fondata nel 2016 e con sede a Reggio Emilia, opera nell’ingegneria civile con specializzazione nella riabilitazione trenchless di condotte idriche, fognarie e in pressione, utilizzando tecnologie avanzate come il Cipp (Cured in place pipe) e il sistema Primus line, e offrendo servizi di videoispezione e prove di tenuta in pressione a clienti pubblici e privati in Italia e all’estero con specifico riferimento anche al settore Oil & Gas. La società può contare su un team di circa 14 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 13 milioni di euro, con un Ebitda reported di circa 4,8 milioni di euro. Ecoris, fondata nel 1992 a Viareggio, opera nel relining e nella manutenzione di reti idriche e fognarie, con attività di videoispezione, mappatura delle condotte e risanamento non distruttivo. La società può contare su un team di circa 15 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 4,8 milioni di euro, in crescita del 49 per cento rispetto all’anno precedente, con un Ebitda reported di circa 2,0 milioni di euro. Le due aziende si affiancano a Dinamica Project, che entra nella nuova business unit portando 40 anni di esperienza, 16 mezzi allestiti con sistemi di relining, videoispezione e robot, e la divisione North sea project dedicata alle tecnologie no-dig per il risanamento e la ricostruzione non distruttiva di condotte fognarie e idriche.

Il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

La nuova business unit nasce per rispondere a una domanda che, in un Paese con reti tra le più vecchie d’Europa, non è più se rinnovare le infrastrutture, ma come farlo con la minore invasività possibile. Dopo la stagione straordinaria del Pnrr, il settore è chiamato a garantire continuità agli investimenti programmati — oltre 21,2 miliardi di euro per il sessennio 2024-2029 secondo i programmi degli interventi approvati dagli enti di governo d’ambito — senza gravare eccessivamente sulle tariffe e senza immobilizzare le città in cantieri aperti per mesi. In questo contesto le tecnologie no-dig assumono un ruolo strategico poiché consentono il recupero funzionale delle condotte interrate esistenti senza scavi a cielo aperto, eliminando demolizioni, ripristini stradali e disagi per cittadini e attività commerciali, con una riduzione significativa di emissioni di CO₂, consumi di carburante, materiali di scarto e rumore rispetto allo scavo convenzionale, come dimostrato dalle analisi del ciclo di vita condotte con le principali utility italiane.

La tecnica del relining

La tecnica principale è il relining. All’interno del “tubo ospite” viene inserito un liner in materiale composito a base di resine termoindurenti che, attraverso processi come il Cipp nelle varianti termica, Uv e Uv-Led, si polimerizza aderendo alle pareti interne e creando un nuovo tubo strutturalmente autonomo, per diametri da DN80 a DN1500, anche in presenza di curve accentuate e accessi difficoltosi. A queste competenze Aquanexa affianca la tecnologia brevettata Talr (Trenchless automated leakage repair) di una società del Gruppo, Pipecare, per la riparazione massiva delle perdite, offrendo ai gestori una copertura completa — oltre 100 mezzi sul territorio e l’intera gamma delle tecnologie di relining — che nessun altro operatore garantisce oggi con la stessa profondità.

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway, il colosso che ha guidato per oltre 60 anni. Il suo posto sarà preso dal figlio Howard, 71 anni, nel cda della holding dal 1993 e amministratore di una delle tre fondazioni a cui il padre ha già destinato in eredità il suo immenso patrimonio. In passato è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Coca-Cola, uno dei principali investimenti di Berkshire Hathaway. Warren resterà nel consiglio di amministrazione e assumerà il titolo di presidente emerito. La holding ha un portafoglio azionario del valore di oltre 300 miliardi e capitalizza a Wall Street più di 1.000 miliardi di dollari. Fra le sue principali partecipazioni per valore figurano i pacchetti in Apple, Alphabet-Google, Bank of America e American Express.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno

Francesco Rocca unchained. Il numero uno della Pisana in quota Fratelli d’Italia in questi giorni è vulcanico. Il bersaglio? il forzista Claudio Lotito. Circa l’inchiesta della Procura di Roma sul presunto complotto per destituirlo dalla presidenza della SS Lazio, Rocca, agguerrito tifoso biancoceleste, pare avere le idee chiare: «Sull’inchie­sta sospen­de­rei il giu­di­zio», ha detto al Corriere della sera, «e comun­que non ci vedo un nesso tra la pro­te­sta di popolo e la poli­tica. Sil­vio Ber­lu­sconi can­didò Lotito per­ché era il pre­si­dente della Lazio e dun­que capace di por­tare con­sensi, ma con le sue barac­co­nate si è cac­ciato lui adesso in que­sta situa­zione. È un pro­blema di postura». E ancora: «Lui è fis­sato col com­plotto, credo abbia pro­prio un pro­blema carat­te­riale, una totale man­canza di empa­tia». Complotto o meno, è un fatto che Lotito ormai è completamente isolato anche all’interno di Forza Italia. Sarà, maligna qualcuno, perché «Antonio Tajani è juventino». O più probabilmente perché la curva dà e la curva prende. E un ulteriore salasso di voti gli azzurri, tallonati se non superati da Futuro Nazionale, proprio non possono permetterselo.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Parole che hanno ringalluzzito gli aquilotti, tanto da far pensare a una sua possibile candidatura per il Campidoglio. Suggestione che Rocca ha però stroncato sul nascere. Non solo dovrebbe lasciare anzitempo l’incarico in Regione, ma vorrebbe ricandidarsi per un secondo mandato. Fatto sta che alle feste dei vip, come a quella di giovedì sera del Circolo Parioli, Gualtieri e Rocca sembravano impegnati in un “testa a testa” dal sapore elettorale. A questo punto resta da capire chi candiderà il centrodestra contro Roberto Gualtieri. I primi nomi sono noti: l’eterno gabbiano Fabio Rampelli, la destrissima Roberta Angelilli, assessora regionale allo Sviluppo economico e la consigliera regionale di FdI Laura Corrotti. E Rocca che dice? «Rampelli è un ottimo profilo, vediamo se accetta».

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Rai, Sergio non va in pensione: deve recuperare le ferie

Guai a dire che Roberto Sergio ora andrà in pensione: il dg della Rai ha ufficializzato che il 30 settembre concluderà anticipatamente il suo percorso professionale e ha chiarito che il suo pensionamento scatterà il primo giugno 2027. Com’è possibile? Anche in Rai c’è l’abitudine di cumulare il cosiddetto “monte ferie” che deve essere liquidato o consumato prima di lasciare l’azienda. Forse Sergio di giorni arretrati ne aveva parecchi… Resta invece aperto il capitolo sammarinese, a cui Sergio pare tenere parecchio. «A valle delle determinazioni che il consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese», spiega, «valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali». Vedremo, anche perché si vocifera che Sergio ambirebbe a ritornare nel cda Rai alla prossima infornata di nomine.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anniversario della presa di Porta Pia? Meglio l’Angelus di Leone

«Minimo sindacale, anzi, nemmeno quello»: in Campidoglio tengono a precisare che quest’anno le celebrazioni per il 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia, sono al lumicino. Quello che una volta era un rito della sinistra romana ora è solo un ricordo. Anzi, visto che quest’anno il 20 settembre cade di domenica, e che si avvicina l’appuntamento con le elezioni anche nella Capitale, è meglio andare a piazza San Pietro a sentire l’Angelus di Papa Leone XIV, magari facendosi notare dalle telecamere.

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Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale

Sigfrido Ranucci ha smentito la veridicità di un’immagine in cui lo si vede baciare Maria Rosaria Boccia, «evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ma finita al centro di un articolo di Libero.

«Altra falsità dei giornali di Angelucci, il parlamentare più assenteista d’Italia. Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto “Fosca” parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tra me e Boccia. È una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ha scritto Ranucci su Facebook. «Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI, la sospensione delle repliche estive di Report».

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

L’interrogatorio della compagna di Lavitola, ricostruito da Libero

Nell’articolo di Libero viene riportata una frase di Valter Lavitola, reo confesso mandante dell’attentato a Ranucci, rivelata dalla compagna Natalia Potenza in procura durante l’interrogatorio del 12 settembre: «Questo scemo non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia». Queste parole risalirebbero allo scorso maggio, ovvero al periodo in cui il faccendiere stava lavorando al famoso sondaggio su Ranucci in politica. Secondo la testimonianza, il Lavitola era «rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, come una belva», dopo aver visto quella foto – palesemente fake – che, ha affermato Potenza, era stata mostrata al compagno «dai servizi segreti o da qualche investigatore». La foto in questione non era mai stata diffusa e lo stesso articolo di Libero, va detto, metteva in dubbio la sua effettiva esistenza: ci ha pensato Ranucci, come ha spiegato, a ripescarla dalla chat.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La reazione di Boccia, che ha scritto un libro sul rapporto con Ranucci

Sulla questione si è espressa (tramite il suo legale) anche Boccia. «Nell’interesse della mia assistita comunico che nella giornata odierna procederemo nelle competenti sedi giudiziarie nei confronti della signora Natalia Potenza, del quotidiano Libero e del giornalista Giacomo Amadori, in relazione alle dichiarazioni e ai contenuti pubblicati nell’edizione odierna», ha dichiarato l’avvocato Francesco Di Deco: «Contestiamo nel modo più categorico l’esistenza e la veridicità della fotografia descritta nell’articolo, nei termini in cui viene rappresentata, e ogni ricostruzione idonea a far ritenere che tra la mia assistita e Ranucci ci siano stati incontri o rapporti della natura insinuata dalla pubblicazione». Di Deco ha inoltre precisato che, negli ultimi due anni gli incontri tra Boccia e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». L’arco temporale indicato non è casuale: da domani sarà infatti disponibile Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, libro nel quale l’imprenditrice ricostruisce, dal proprio punto di vista, quasi due anni di rapporto con il giornalista, conosciuto a settembre del 2024 quando Boccia era al centro della vicenda politica legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV

Roberto Sergio ha ufficializzato l’addio anticipato alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, lasciando però aperta la porta a una sua permanenza alla guida dell’emittente San Marino RTV. «Come già noto, il prossimo 30 settembre concluderò anticipatamente, per mia scelta personale, il percorso professionale in Rai, dopo oltre 22 anni trascorsi al servizio dell’Azienda in ruoli di crescente responsabilità», ha scritto sui social, spiegando che la decisione è stata presa per scelta personale e che non coincide col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. Con l’uscita di Sergio, considerato espressione delle componenti vicine a Fratelli d’Italia e Lega nell’attuale governance, l’interim verrà assunto dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Sergio è deciso a rimanere alla guida di San Marino RTV

«Valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino RTV, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali», ha poi aggiunto Sergio. Che è direttore generale di San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai, dal 7 novembre 2024. Secondo il dirigente, quest’ultimo incarico non risulterebbe in scadenza in quanto arrivato dal cda di RTV e non dai vertici Rai.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

La decisione su RTV verrà presa nel prossimo cda Rai

La volontà di Sergio di dire addio alla tv di Stato italiana, mantenendo però contestualmente le redini di quella sammarinese, ha causato tensioni interne. Anche perché si vocifera che il suo piano sarebbe poi di rientrare nel cda Rai con la prossima infornata di nomine. Alla fine ha prevalso la linea che rimetterà la questione a una delibera del consiglio d’amministrazione. Come si legge in un comunicato della Rai, infatti, «il tema della direzione generale di San Marino RTV è stato aggiornato alla prossima seduta consiliare». La prossima seduta del cda, spiega la nota, si svolgerà il 29 settembre a L’Aquila, che in quei giorni ospiterà l’edizione 2026 del Prix Italia, appuntamento annuale per la valorizzazione della produzione radiotelevisiva, digitale e multimediale a livello internazionale.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

C’erano una volta i pacifisti. Potevano avere torto o ragione, essere ingenui, velleitari, persino un po’ noiosi, ma nessuno chiedeva loro di scusarsi perché preferivano la pace alle armi. Poi Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e anche il pacifismo è finito sotto processo. Sono comparsi i «pacifinti», orribile storpiatura lessicale che contiene già una sentenza: chi è contro la guerra diventa sospetto, e avere qualche dubbio sul riarmo basta per essere arruolati tra i complici di Mosca.

Nel Pd la componente bellicista si è imbestialita

Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, lo ha scoperto a sue spese. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia ha detto che i ragazzi della sua generazione non saranno «i soldati delle vostre guerre» e, già che c’era, ha promesso di «organizzare i disertori». Apriti cielo. Nel Pd la componente bellicista le ha ricordato che la difesa della Patria è un dovere, mentre in pochi si sono schierati dalla sua parte. Non Elly Schlein, che per tenere insieme le varie tribù del partito è ormai costretta a equilibrismi da vecchia Dc.

Se bisogna parlare come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi

Certo, magari Virginia si è un po’ lasciata trascinare dai sentimenti, ma ha 28 anni. E se a quell’età bisogna già pesare le parole come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi. A farla diventare rapidamente adulta ci hanno pensato le polemiche, seguite dall’inevitabile precisazione: sta con l’Ucraina e condanna Putin. Una specie di liberatoria che ormai accompagna qualsiasi discorso sul tema: prima si certifica di non essere agenti del Cremlino, poi si può cominciare a parlarne.

Il pacifista-pacifinto si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin

Se prendiamo sul serio questo nuovo galateo, un problema ce l’ha persino la Costituzione. L’articolo 11 dice infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali. Il verbo è piuttosto categorico, anche se la stessa Carta stabilisce che la difesa della Patria è un sacro dovere. Due principi che per decenni sono riusciti a convivere senza che nessuno sentisse il bisogno di scegliere tra l’uno e l’altro. Oggi, invece, il riarmo è diventato sinonimo di realismo, mentre dubitarne è già un indizio a carico. Cercare uno sbocco politico diventa cedimento, e discutere quanti miliardi spendere in armamenti subito suona di appeasement col nemico. Così il pacifista, diventato pacifinto, si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
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In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

A spiegare ai giovani che il mondo è diventato troppo pericoloso per permettersi il pacifismo sono spesso i boomer, ossia quelli di una generazione cresciuta quando Hiroshima era ancora una memoria vicina e il Vietnam mostrava che cosa significasse mandare dei ragazzi a combattere dall’altra parte del mondo. Allora erano loro a scendere in piazza contro le armi, a diffidare dei generali e a non vergognarsi affatto di essere pacifisti.

Non si può considerare vigliacco chi continua a preferire la pace alle armi

Mezzo secolo dopo, parecchi hanno cambiato idea. Ma fa un certo effetto sentirli spiegare ai più giovani che bisogna essere pronti a combattere. Il fatto che Libero non lo sia non è un buon motivo per gettarle la croce addosso. Senza che ciò significhi confondere le carte. L’Ucraina è stata invasa, Putin è l’aggressore e gli ucraini hanno tutto il diritto di difendersi. Ma riconoscere questa realtà non obbliga a considerare vigliacco, o peggio complice del nemico, chi continua a preferire la pace alle armi.

La generazione comoda di quelli che se la prendono con i giovani…

Anche perché, se le cose dovessero mettersi davvero male, e la guerra diventare realtà, quelli della generazione della segretaria dei Giovani dem non vi assisterebbero davanti alla televisione. Mentre coloro che oggi spiegano quanto sia necessario essere pronti a combattere possono farlo con una certa serenità. Per raggiunti limiti d’età, non toccherebbe a loro imbracciare un fucile.

Torino, tensioni al presidio anti Vannacci

Attimi di tensione davanti all’hotel Nh a Torino, dove Roberto Vannacci ha partecipato al convegno sull’insicurezza urbana organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. Una cinquantina di manifestanti si sono radunati fuori dall’edificio avvicinandosi allo schieramento delle forze dell’ordine e lanciando uova contro gli agenti, dai quali non è giunta alcuna risposta. «Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino», recita lo striscione esposto. Alcuni manifestanti hanno anche cercato di aggirare il blocco delle autorità per raggiungere la sede del convegno, ma i tentativi sono andati a vuoto. Ogni strada di accesso è presidiata da personale in tenuta antisommossa. Il presidio è stato organizzato dal network antagonista torinese che fa capo al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste

Sarà la prima Pontida dopo la morte di Umberto Bossi. Il Senatùr, va detto, non era più una presenza assidua sul pratone. La sua ultima volta fu nel 2017, ai tempi della critica alla svolta nazionale salviniana, quando non gli fu concesso di parlare dal palco. Dopodiché saltò, anche per ragioni di salute, tutti i raduni a partire dal 2018. Nonostante questo la famiglia ha voluto che i suoi funerali fossero celebrati proprio nell’abbazia di Pontida. Gli amici hanno organizzato una messa in suo ricordo: l’appuntamento, promosso dall’ex senatore Giuseppe Leoni, è per sabato 19 settembre, giorno in cui Bossi avrebbe compiuto 85 anni. Dopo la funzione, i bossiani pianteranno un ulivo in segno di «pace e riconciliazione», ha spiegato Leoni, invitando i militanti a portare una manciata di terra da casa «in segno di unità e fratellanza».

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Umberto Bossi si commuove dopo l’elezione di Roberto Maroni a segretario della Lega Nord, con lui da sinistra Giuseppe Leoni e Bruno Caparini (Ansa).

Come sono cambiati gli equilibri dopo la morte di Bossi

Ma quest’anno il clima che si respira sotto il cielo di Pontida non è esattamente pacifico. Persino questa iniziativa è vista con sospetto perché si sovrappone a quella della Lega Giovani, in programma il giorno prima del raduno, come sempre. Bossi avrebbe voluto una “pacificazione”, va dicendo da mesi Leoni. Ma quello che resta del partito che fondò 35 anni fa è un movimento con un leader indebolito, schiacciato dalla crescita dei consensi di Giorgia Meloni prima e di Roberto Vannacci poi. Un partito profondamente balcanizzato al suo interno. Ecco dunque una mappa del ‘pratone’ leghista, sconvolto negli equilibri dopo la morte del fondatore e dopo le contestazioni interne al segretario arrivate in agosto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).

Il cerchio magico di Salvini: lo staff, i fratelli e i falchi

Attorno al leader Matteo Salvini si è creato da tempo un ‘cuscinetto’ di protezione molto attivo, costituito sostanzialmente dal suo staff, il portavoce Cristiano Bosco e il responsabile comunicazione Davide Vecchi, amico della fidanzata Francesca Verdini. Sarebbe stata proprio lei ad aver favorito la sostituzione di Matteo Pandini, ‘promosso’ all’Enav, con l’ex direttore del Tempo. Poi ci sono i sottogruppi del cerchio magico. Il primo è formato dai “fratelli”, gli amici di lunghissimo corso: i milanesi Alessandro Morelli e Igor Iezzi e gli ex commissari lombardi Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili. Quest’ultimo si è dato un gran daffare questa estate per controllare i movimenti dei critici Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, presenziando a tutte le presentazioni del libro del capo della Lega lombarda. Altra sottocategoria è quella dei falchi sovranisti che, a ogni situazione di confusione, riescono a conquistare spazio e visibilità: tra questi figurano l’ideologo della Flat tax Armando Siri e gli economisti euroscettici Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
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I ribelli nordisti: la fronda lombarda

Dalla morte di Bossi è cresciuto il malcontento sotterraneo della base lombarda: il segretario Romeo e il governatore Fontana sono i principali interpreti di questo disagio. Da tempo chiedono un ritorno ai temi della Lega delle origini: attenzione alle identità locali e lotta al centralismo. È un movimento soprattutto lombardo (del resto Bossi fondò la Lega lombarda nel 1984 e da questa promosse la federazione di tutte le Leghe autonomiste nella Lega Nord nel 1991) ed è sostenuto dalle segreterie provinciali di Brescia, Bergamo, Varese e Sondrio. Tra i ribelli più attivi c’è l’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, molto vicino a Giancarlo Giorgetti. Nel direttivo lombardo del 7 agosto, questa fronda è arrivata a chiedere un “passo di lato” di Salvini e un “rinnovamento” della leadership. Del direttivo fanno parte anche alcuni ex deputati come Daniele Belotti, storico speaker di Pontida ed ex segretario bergamasco.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
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L’asse scricchiolante dei governatori

Fino a qualche mese fa unito – la foto del pranzo a base di sushi alla vigilia delle Regionali venete a testimoniare l’alleanza – il fronte degli amministratori più influenti si è sostanzialmente diviso dopo la ribellione lombarda. Del gruppo facevano parte Fontana e Romeo, insieme al governatore del Friuli Venezia-Giulia Massimiliano Fedriga, al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e al presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Mentre Fugatti quest’estate si è distinto per aver evitato il selfie con Salvini in vacanza a Pinzolo (il trentino continua a chiedere la revisione del divieto di terzo mandato), Zaia, pur molto critico nei confronti di Salvini, non ha appoggiato la ribellione lombarda, mentre Fedriga lo ha fatto sottotraccia e solo in un primo momento. Alla base dello scontro tra governatori e segretario, lo stop al terzo mandato che ha bloccato la ricandidatura di Zaia e bloccherà quella di Fedriga, Fontana e Fugatti. Per mesi i governatori hanno insistito affinché Salvini ottenesse un’apertura alla modifica delle regole da parte degli alleati di centrodestra, contrari a cambiarle. Invece Salvini è sembrato non troppo convinto della battaglia. Forse – malignano i critici – anche per togliersi di torno figure ingombranti. In più, con il via libera degli alleati alla candidatura del leghista Alberto Stefani in Veneto, il segretario ha firmato un impegno a cedere a Fratelli d’Italia la candidatura in Lombardia quando si andrà a votare nel 2028, scatenando così l’ira dei lombardi.

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I sudisti capitanati da Durigon

il vicesegretario Claudio Durigon è il dominus della fazione dei sudisti, comparsa nel 2017 con la svolta nazionale voluta da Salvini. Negli ultimi mesi ogni strategia sembra passare da Durigon. Lui ha gestito il negoziato per un accordo con Zaia, saltato lo scorso giugno. E sempre Durigon ha organizzato la convention romana alle Officine Farneto per illustrare le idee della Lega in vista della «finanziaria», come si chiamava la legge di bilancio fino al 2009. La kermesse, documentata con grandeur sui social della Lega, è sembrata ai più una sorta di esibizione del potere di Durigon. Eppure, nei corridoi di via Bellerio, si mormora che il vicesegretario abbia avviato le trattative per passare con FdI a ridosso delle Politiche e che stia addirittura negoziando posti per altri colleghi, come Simonetta Matone, Roberto Marti e persino un fedelissimo salviniano come Andrea Paganella. Da settimane di lui Zaia dice che sarà il primo a tradire.

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I basculanti tornati fedeli alla linea

Ci sono poi i basculanti. In questa categoria rientra la maggior parte della classe dirigente leghista che, a seconda di come tira l’aria, è pronta a riposizionarsi in base alle prospettive di ricollocamento. Nel gruppo figurano le “Erinni”, Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, un tempo molto critiche della gestione salviniana, anche se per motivi diversi, ora sono riallineatissime. Sardone si era alleata con Romeo, e fino a qualche mese fa si esibiva in dure invettive contro la gestione della sicurezza da parte del governo. Dopo essersi imposta alle Primarie milanesi e aver incassato la promessa di una candidatura per Palazzo Marino, tutto sembra essere rientrato. Così come Ceccardi. L’europarlamentare toscana ha fatto la guerra a Roberto Vannacci alle Regionali dell’anno scorso ed è stata protagonista di un duro scontro su questo tema con Salvini durante un consiglio federale. Uscito dalla Lega il generale, Ceccardi si è riscoperta salviniana. Poi ci sono Andrea Crippa e Luca Toccalini, gli ex giovani, creature puramente salviniane. Il fidanzato di Anna Falchi è caduto in disgrazia più volte per le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Meloni, tanto che la sua nomina a vicesegretario non è stata rinnovata nel congresso di Firenze dell’aprile 2025. Ora appare riabilitato. Così come Toccalini, a lungo critico con il segretario dopo che quest’ultimo lo ha costretto a ritirare la candidatura contro Romeo al congresso lombardo. Infine, il caso più eclatante è quello del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Tra i più critici fino a qualche mese fa sulla strategia e l’organizzazione del partito, il piemontese è completamente rientrato nei ranghi.

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I don Abbondio della Lega

Se il romanzo lombardo per eccellenza, I Promessi sposi, ci ha regalato una figura unica, quella del pavido don Abbondio, la Lega di Bossi-Maroni è riuscita nell’impresa di raddoppiarla. Noti per la mancanza di iniziativa politica e per la capacità di sopravvivere a tutte le stagioni, i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli sanno fare benissimo ciò che hanno fatto durante la loro lunga vita politica: obbedire al capo. Per tutta l’estate, secondo alcuni retroscena ben informati, hanno mandato avanti i ribelli lombardi appoggiandone le istanze ma quando è stato il momento di venire allo scoperto avrebbero tirato indietro la mano. Buona parte della militanza imputa loro la responsabilità dell’immobilismo che sta facendo precipitare il partito. Nella famiglia Calderoli ha parlato però la moglie del ministro, Gianna Gancia, che in pieno agosto in un’intervista a Repubblica ha inveito contro gli «opportunisti e i ruffiani». «Chi critica Salvini lo osannava», ha puntualizzato.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
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Gli ex e i nostalgici sulle barricate

C’è infine una folta schiera di ex, fuoriusciti o espulsi dal partito, che vorrebbe riesumare le battaglie della Lega Nord. Il primo è Paolo Grimoldi che da qualche anno ha dato vita al partito Patto per il Nord. Poi ci sono l’ex deputato Gianluca Pini e l’ex assessore lombardo Gianni Fava che hanno presentato ricorso in tribunale affinché si tenga il congresso della Lega Nord, formazione tenuta in vita come ‘bad company’ per saldare il debito con lo Stato in seguito alla condanna per uso irregolare dei rimborsi elettorali. Pini e Fava sostengono che la ‘vecchia’ Lega Nord detenga il simbolo di Alberto da Giussano con lo spadone e vorrebbero bloccarne l’uso da parte della Lega Salvini premier.

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A2A presenta Teti, il progetto per la gestione dei sedimenti negli invasi idroelettrici

A2A presenta il Progetto Teti, una tecnologia che, per la prima volta in Italia, ridefinisce la manutenzione degli invasi idroelettrici. Presso la diga di Cancano, in Valtellina, è in corso la sperimentazione pilota di un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo, sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate. Una iniziativa che conferma il ruolo di A2A tra le aziende più innovative nella gestione sostenibile delle infrastrutture idroelettriche, in un momento in cui il cambiamento climatico rende sempre più urgente riconsiderare come tutelare l’acqua, risorsa strategica per l’energia, per l’agricoltura e per gli usi potabili.

Una risposta concreta alla doppia sfida del clima

Il cambiamento climatico mette sotto pressione la gestione degli impianti idroelettrici da due direzioni opposte. Da un lato, periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati rendono ogni metro cubo d’acqua più prezioso. Dall’altro, gli eventi meteorologici estremi intensificano l’erosione dei versanti montuosi e il conseguente accumulo di sedimenti negli invasi. È da questa duplice sfida – e da un percorso di design thinking sviluppato internamente ad A2A – che nasce il Progetto Teti, una soluzione pensata per tutelare l’acqua e, allo stesso tempo, rendere più efficiente la produzione di energia green.

Come funziona la tecnologia

Il cuore dell’innovazione è un robot cingolato che opera direttamente sul fondale dell’invaso – nel caso di Cancano, a circa 80 metri di profondità – mantenendo l’impianto sempre operativo, senza fermi produttivi legati allo svuotamento del bacino. Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un’area dedicata dell’invaso, lontano dalle prese d’acqua, evitandone l’ostruzione. Il sistema è inoltre dotato di sensori avanzati che permettono, tramite una control room, il monitoraggio da remoto e in tempo reale dei parametri operativi, come portata e concentrazione dei detriti aspirati. Un’innovazione a basso impatto sia sotto il profilo paesaggistico – poiché l’attività si svolge in modo sommerso e con un cantiere dagli spazi contenuti -, sia ambientale – perché evita l’intorbidimento dell’acqua salvaguardando la fauna lacustre – oltre ad essere alimentata interamente a energia elettrica. La sperimentazione ha già portato alla rimozione di oltre 10 mila metri cubi di sedimenti dal bacino di Cancano, un dato che conferma l’efficacia della tecnologia fin dalle prime fasi di test e apre la strada a una sua applicazione su scala più ampia.

Un cambio di paradigma rispetto al passato

Fino ad oggi, la rimozione dei sedimenti è stata affidata prevalentemente alla fluitazione, un’operazione che richiede lo svuotamento dell’invaso e l’utilizzo dell’acqua stessa per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe. Un intervento necessario per garantire la funzionalità delle infrastrutture, ma che riduce temporaneamente la disponibilità della risorsa idrica per la produzione di energia e per altri usi fondamentali, come quello idropotabile e agricolo, con ricadute anche sul paesaggio. Il Progetto Teti supera questi limiti, offrendo una gestione degli invasi più efficiente, continua e sostenibile.