Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale

First reaction: shock! E non può essere altrimenti: il 27 aprile Matteo Renzi vestirà i panni di Barack Obama sul palco del Teatro Parioli Costanzo di Roma per l’ultima messa in scena della stagione de La Storia a Processo!, di e a cura di Elisa Greco. A interpretare Michelle Obama, moglie del 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, sarà l’ex ministra della Giustizia Paola Severino.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Matteo Renzi (Ansa).

Gli altri partecipanti al “processo” a Obama-Renzi

Il processo teatrale a Obama si svolgerà sul palco attraverso un dibattimento in cui si scontreranno le ragioni di accusa e difesa, con le parti che si sfideranno a colpi di interventi a braccio, coinvolgendo il pubblico. Per l’accusa saliranno sul palco i giornalisti Giorgio Dell’Arti e Gerardo Greco, mentre la difesa sarà affidata alle testimonianze di Gregory Alegi, giornalista e professore di Storia e Politica degli Usa alla Luiss e, Antonio Di Bella, storico volto dell’informazione Rai. Guidati dal presidente della Corte Giovanni Salvi, già procuratore generale della Cassazione, si sfideranno il Pubblico Ministero Luisa De Renzis, sostituto procuratore generale della Cassazione, e l’avvocato difensore Maurizio Bellacosa, avvocato penalista e professore di Diritto Penale della Luiss Guido Carli.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Paola Severino (Ansa).

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo

Dopo 15 anni, Tim Cook lascerà il ruolo di ceo di Apple. Regista e volto della trasformazione del gigante di Cupertino, passerà la guida al vicepresidente John Ternus e diventerà presidente esecutivo del consiglio di amministrazione dell’azienda. Il passaggio di consegne avverrà dal 1º settembre 2026. La transizione, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, è il risultato di un processo di pianificazione della successione e di lungo periodo. Cook, ha spiegato Apple, continuerà a ricoprire il ruolo di ceo per tutta l’estate, lavorando a stretto contatto con Ternus per garantire una transizione fluida. Nel presentare il successore, Cook l’ha definito uno con la «mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità e onore». E ancora, «un visionario i cui contributi ad Apple in 25 anni anni sono già troppo numerosi per essere contati» e «senza dubbio la persona giusta per guidare Apple nel futuro».

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo
John Ternus (Ansa).

Chi è John Ternus

Nell’azienda dal 2001, Ternus ha assunto un’importanza crescente nella divisione hardware. Ha ricoperto un ruolo chiave nella progettazione dei processori Apple Silicon e ne ha guidato la transizione nei Mac da quelli x86. Ha contribuito allo sviluppo di gran parte dei prodotti Apple oggi sul mercato e a inizio marzo 2026 ha personalmente presentato il MacBook Neo. La sua nomina sarebbe stata decisa, oltre che all’insegna della continuità interna, con un occhio al futuro imminente. A differenza di altri manager più orientati alla gestione operativa, Ternus è prima di tutto un ingegnere, cosa che assume particolare rilevanza in una fase in cui Apple punta su intelligenza artificiale, chip proprietari e dispositivi di nuova generazione.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro

Dopo Kristi Noem e Pam Bondi, salta un’altra ministra dell’Amministrazione Trump: la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer. Il capo della comunicazione della Casa Bianca, Steve Cheung, ha dichiarato che «assumerà una posizione nel settore privato», formula già usata per congedare la procuratrice generale Bondi. In realtà l’ormai ex segretaria al Lavoro è stata travolta da un’indagine interna.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Donald Trump (Ansa).

Le accuse rivolte a Chavez-DeRemer

«Ha svolto un lavoro fenomenale nel suo ruolo, proteggendo i lavoratori americani, attuando pratiche di lavoro eque e aiutando gli americani ad acquisire competenze aggiuntive per migliorare le loro vite», ha aggiunto Cheung. Il caso di Chavez-DeRemer è diverso da quelli di Noem e Bondi, perché almeno ufficialmente è stata lei a dimettersi e non Donald Trump a rimuoverla dall’incarico. In realtà da tempo c’erano forti pressioni su di lei affinché facesse un passo indietro, visto che era finita nell’occhio del ciclone per spese non consentite e comportamenti inappropriati sul lavoro. In particolare avrebbe avuto una relazione extraconiugale con un membro della sua scorta, bevuto alcolici durante l’orario di lavoro e usato risorse pubbliche per organizzare viaggi personali spacciati per impegni istituzionali. Non solo: secondo diverse ricostruzioni, il marito e il padre di Chavez-DeRemer avrebbero inviato messaggi inappropriati e richieste personali a giovani collaboratrici del suo staff.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Lori Chavez-DeRemer (Imagoeconomica).

Avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale

L’ispettore generale, figura indipendente incaricata di sorvegliare l’etica e la legalità nei singoli ministeri, aveva aperto un’indagine a gennaio: a giorni Chavez-DeRemer avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale, anticipato però dalle dimissioni. Il comando del Dipartimento del Lavoro passa ora temporaneamente nelle mani del vice Keith Sonderling.

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, verso un intervento correttivo in Cdm

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, con il governo che cerca di correre ai ripari. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, che rischia di far mancare la controfirma di Mattarella al provvedimento. La maggioranza aveva fatto sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma, poi, ha bloccato le macchine per timore dell’ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata infatti necessaria una terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma essendo i tempi serratissimi (la scadenza ultima è il 25 aprile), il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Il governo sta quindi vagliando l’ipotesi di un nuovo decreto, da presentare in Cdm, che abroghi il punto contestato.

Insorgono le opposizioni

Intanto le opposizioni insorgono. «Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle», ha accusato la capogruppo del Partito democratico Chiara Braga, parlando di «fibrillazione istituzionale senza precedenti». «È gravissimo», ha rincarato Alleanza verdi-sinistra. «Così governo e maggioranza preferiscono lo scontro con il Paese ed ignorano il richiamo del Colle». Critica anche Italia viva, con Roberto Giachetti che ha definito la situazione «la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari». Si attende ora il secondo round in Aula dopo la fine travagliata dei lavori in commissione e l’arrivo del decreto sicurezza nell’Emiciclo per il voto finale, così come è uscito da Palazzo Madama.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi

La domanda chemolti nel centrodestra si stanno facendo in queste ore è la seguente: il terremoto in Forza Italia mette a rischio la stabilità del governo? La risposta è: per il momento no. Ma Giorgia Meloni e i suoi più stretti collaboratori a Palazzo Chigi, a partire da Giovanbattista Fazzolari, qualche inquietudine ce l’hanno. Per un motivo molto semplice: in questi anni di governo hanno imparato a rapportarsi con Antonio Tajani, con le truppe parlamentari forziste guidate da Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, assai fedeli all’esecutivo.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni dovrà riprendere il rapporto con i Berlusconi

Ora con Stefania Craxi in Senato ed Enrico Costa alla Camera sarà ancora così? Meloni sa bene che, dopo questo intervento della famiglia su Forza Italia, il suo interlocutore per il prossimo anno di governo non può essere solo Tajani.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Enrico Costa (Imagoeconomica).

Dovrà essere, gioco forza, anche Marina Berlusconi. Le due, a quanto si sa, di recente non si sono sentite al telefono. Ma potrebbero farlo presto. Perché ormai la premier ha capito che con Tajani potrà andare d’amore e d’accordo, ma non è lui a tenere la golden share del partito. Se Arcore comanda, lui è costretto a ubbidire, anche se a malincuore, come si è visto con i capigruppo. Quindi toccherà alla premier riprendere i fili di un rapporto con i Berlusconi che negli ultimi anni è stato altalenante. Qualcuno (Fazzolari) ha suggerito alla presidente del Consiglio di attivare una sorta di filo diretto, un telefono rosso tra lei e Marina da utilizzare quando è necessario, per le questioni importanti. La premier non stravede all’idea ma, se serve, lo farà. Per ora, però, si naviga a vista.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Gianni Letta e Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Gli attriti all’interno della maggioranza e la strategia di FI

Gli ultimi sussulti riguardano la nomina alla presidenza delle Consob del leghista (anomalo) Federico Freni, stoppata da FI finché il partito non avrà rassicurazioni sui nuovi ingressi al governo, Paolo Barelli ma non solo. Ma pure la norma nel decreto sicurezza sui fondi agli avvocati che lavorano per i rimpatri dei migranti non è piaciuta affatto alla parte liberal di FI, poiché è un provvedimento che “puzza” di remigrazione. Insomma, le questioni e le divisioni sul tavolo ci sono e ci saranno. E la premier dovrà abituarsi ad avere a che fare con una Fi meno destrorsa e più liberal su molti temi, a partire dai diritti civili. È notizia di queste ore che i berluscones abbiano intenzione di riaprire due capitoli lasciati in stand by come la legge sul fine vita e quella sullo ius scholae. Temi su cui i forzisti sono molto più vicini alle posizioni del Pd che a quelle degli alleati di governo. Mentre Tajani ha fatto sapere di voler invitare il nuovo premier ungherese Péter Magyar a Roma per i 50 anni del Ppe. 

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

I possibili innesti da Mediaset e le preoccupazioni di Confalonieri

Fondamentale, per la tenuta dell’esecutivo, sarà vedere come si assesterà il riequilibrio nel partito berlusconiano, come si poserà la polvere in vista di un ultimo anno di governo. La presunta discesa in campo di Marina Berlusconi al momento non è prevista, come lunedì è tornato a sottolineare Giorgio Mulè. Per ora l’intenzione di Marina e Pier Silvio è quella di mettere in posizioni chiave persone a loro vicine, soprattutto in vista delle liste elettorali per le Politiche, che saranno vidimate in ultima istanza ad Arcore. Col rischio che un pezzo dell’azienda traslochi nel partito. In tal senso il Foglio ha fatto i nomi dell’ex portavoce di Marina, Franco Currò, del giornalista Paolo Liguori, di Leonardo Panetta, dell’ex moglie di Paolo Del Debbio e potente donna Mediaset, Gina Nieri, del manager Ernesto Mauri e della collaboratrice di Mauro Crippa, Lorenza Mazzotti. Staremo a vedere. Non risulta però che Fedele Confalonieri, come qualcuno ha scritto, abbia “cazziato” Marina e Pier Silvio per la loro voglia di scendere in campo. Di sicuro, però, a Fidel non fa piacere che un pezzo di azienda trasmigri tra gli azzurri, come avvenne nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che però ebbe l’intelligenza di portare nel partito le terze e le quarte file di Mediaset, Fininvest e Publitalia, non certo le prime.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Fedele Confalonieri (Imagoeconomica).

I motivi della sterzata liberale dell’azienda non sono solo politici

Sta di fatto, però, che dentro Mediaset la sterzata dei Berlusconi per un partito meno destrorso e sdraiato sul governo qualche maldipancia lo sta generando, specie tra quelli che coi loro programmi soffiano nelle vele di Salvini e Meloni, ovvero Paolo Del Debbio – che sulla Verità ha attaccato Arcore per la convocazione di Tajani in azienda – e Mario Giordano, che domenica scorsa è addirittura andato a comiziare sul palco della Lega esortando alla “remigrazione”. Mentre una parte di azzurri milanesi manifestava in difesa dei figli dei migranti, generando un corto circuito nel centrodestra che è stato criticato da Licia Ronzulli (anti-Tajani ma rimasta vicina alla Lega). Del resto la sterzata a sinistra si era già vista nelle ultime stagioni proprio sui canali Mediaset, perché la tv anticipa sempre la politica. Con Cartabianca e Realpolitik l’intenzione di Cologno è andare a coprire quel pezzo di elettorato prima molto distante. Non è soltanto una questione politica, ma anche aziendale. Coprendosi a sinistra, le reti del Biscione cercano di intercettare un certo tipo di pubblico, chiamiamolo di “borghesia progressista”, che è assai più colto e soprattutto alto spendente rispetto al pubblico storico di Rete4, per la gioia degli inserzionisti. Insomma, sulla sterzata a sinistra di Mediaset ci sono anche motivi aziendali ed economici, non solo politici.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
La torre Mediaset a Cologno Monzese (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un nuovo patto del Nazareno e la ricerca del futuro leader

Comunque tutto ciò servirà anche al partito, perché se davvero dalle prossime elezioni dovesse uscire un sostanziale pareggio, è verosimile che FI possa essere tentata da uno sganciamento da Lega e FdI per aprire un dialogo con Pd e centristi per possibili governi alla “tedesca”. Una sorta di nuovo patto del Nazareno, il cui gran ciambellano potrebbe essere di nuovo Gianni Letta. Come ha ben ricostruito Francesco Bei su Repubblica, Marina e Pier Silvio Berlusconi stanno costruendo una Forza Italia in grado di dialogare anche a sinistra nel caso si aprissero trattative per governi di unità nazionale. Insomma, tra i berluscones si lavora per proporre un’offerta politica più variegata e meno monocorde. Poi, dopo il voto, si andrà a congresso (lunedì sera in una riunione di partito è stato deciso di andare avanti con quelli locali solo dove non ci sono divisioni e criticità) e qui sono ben pochi quelli che scommettono su una discesa in campo dei figli. Che invece nei loro incontri con i vari esponenti forzisti lasciano intendere di essere alla ricerca di un futuro leader azzurro che ancora non c’è. Qualcuno dice che potrebbe essere il governatore del Piemonte Alberto Cirio. Altri sostengono che i Berlusconi guardino anche fuori dal partito, chissà. A Tajani, come scrive Repubblica, sarà concesso di riportare in Parlamento un manipolo di fedelissimi e forse di sperare di accomodarsi sulla poltrona da presidente del Senato. Mentre sullo sfondo resta ben viva pure la partita che si giocherà per il Quirinale.  

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana

L’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo di Crans Montana. Si tratta di cifre cospicue: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. L’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune vittime dell’incendio, ha definito «inopportuni» i documenti inviati dall’ospedale svizzero.

L’ambasciatore italiano vedrà il presidente del governo cantonale

«In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato», ha spiegato Radice. Della questione si sta occupando l’ambasciata italiana nella capitale elvetica Berna. «Le autorità del Canton Vallese hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali», ha dichiarato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, aggiungendo che chiederà chiarimenti durante un incontro col presidente del governo cantonale Mathias Reynhard, in programma il 24 aprile.

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Milano Design Week, Iqos e Devialet presentano Soundsorial Design

In occasione della Milano Design Week 2026, Iqos – il sistema di riscaldamento del tabacco numero uno al mondo1 – e Devialet – leader internazionale nell’ingegneria acustica – hanno presentato Soundsorial Design, rinnovando per l’undicesimo anno consecutivo la presenza della linea di prodotti di Philip Morris all’interno della settimana del design più rilevante a livello globale. La missione di Devialet di riportare il suono al centro dell’esperienza di ascolto, attraverso innovazioni acustiche, incontra lo spirito all’avanguardia di Iqos, che guida il brand in un percorso costante di ricerca e sviluppo. Due culture orientate all’innovazione, unite da una comune ricerca dell’eccellenza.

Un’esperienza in cui il suono si trasforma in visione

«In entrambe le realtà il design è profondamente funzionale, e l’innovazione ne rappresenta il fondamento. Brevetti, prodotti e standard di settore ne sono la prova. Uniti da una ricerca costante dell’innovazione, Devialet e IQOS mettono in discussione lo status quo», ha dichiarato Oggie Kapetanovic, president Heat not burn di Philip Morris International. Con un’installazione realizzata attraverso tecnologie innovative, Soundsorial Design diventa uno spazio in cui spingersi oltre i confini dell’esperienza sensoriale, un ambiente in cui il suono di Devialet è vivo – visibile nel movimento dei suoi iconici woofer e percepibile fisicamente grazie alla potenza dell’infrabasso –, invitando ciascun visitatore a esplorare lo spazio da diverse posizioni, fino a individuare la propria frequenza e ad assistere al momento in cui il suono si trasforma in visione.

Un incontro tra tecnologia, estetica e performance

«Portando il savoir‑faire di Devialet all’interno dello spazio, il suono diventa un elemento centrale: non è un semplice sfondo, ma accompagna e scandisce il percorso. Le prestazioni del diffusore Devialet Phantom Ultimate trasformano l’ascolto in una presenza fisica», ha sottolineato Jacques Demont, chief executive officer di Devialet. In linea con lo spirito della collaborazione, Iqos e Devialet hanno inoltre presentato la Soundsorial limited edition capsule drop, che riflette l’approccio condiviso all’innovazione e al design. I pattern, ispirati alla propagazione delle onde sonore, traducono visivamente l’incontro tra tecnologia, estetica e performance. Creata come espressione creativa della partnership, la capsule non sarà disponibile per la vendita.

Continua il processo di trasformazione di Iqos

«Milano e la Design Week rappresentano per noi un appuntamento chiave: un luogo in cui cultura del progetto, innovazione e visione si incontrano in modo unico», ha dichiarato Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. «Essere presenti per l’undicesimo anno consecutivo significa rinnovare il nostro impegno nel dialogo con il mondo del design e della creatività, raccontando il percorso di trasformazione che stiamo portando avanti anche in Italia, fondato sull’innovazione e sulla ricerca. In Italia questo percorso si traduce in investimenti continui, nello sviluppo di competenze avanzate e in una filiera industriale e agricola sempre più orientata all’innovazione. Collaborazioni come quella con Devialet rappresentano per noi un modo concreto per condividere e valorizzare questo percorso di trasformazione» L’installazione sarà aperta al pubblico dal 20 al 26 aprile 2026, dalle 10.00 alle 21.00, presso Opificio 31, Tortona Rocks.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»

Nel giorno segnato dalla cattura di una nave iraniana nello Stretto di Hormuz, sembra essersi sbloccata l’impasse sui nuovi colloqui Usa-Iran in Pakistan. Donald Trump ha infatti detto al New York Post che la delegazione americana – guidata dal suo vice JD Vance – è in volo verso Islamabad. «È molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno», ha dichiarato sempre Trump parlando con The Hill, riferendosi al blocco marittimo americano sulle navi iraniane, su cui Washington ha fatto leva per spingere Teheran ad accettare nuovi colloqui. Secondo fonti riservate, Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente in Pakistan entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica. La Cnn, intanto, riporta – citando fonti a conoscenza dei piani – che Vance in realtà dovrebbe partire da Washington domani, mentre i negoziati si terrebbero mercoledì.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»
JD Vance (Ansa).

Trump allontana l’ipotesi di una revoca del blocco navale

Trump ha inoltre affermato che l’accordo con l’Iran «sarà firmato oggi» in Pakistan. Ondivago come al solito, intervistato da Pbs ha dichiarato: «Vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso». Poi ha aggiunto che, in caso di scadenza del cessate il fuoco martedì «allora inizieranno a esplodere molte bombe». Trump ha tra l’altro smentito la notizia, pubblicata da Reuters, che su consiglio del capo dell’esercito pakistano Asim Munir lo vedeva in qualche modo intenzionato a rimuovere il blocco navale, di ostacolo per i negoziati: «Non mi ha detto nulla». L’annuncio di Vance in volo per Islamabad è arrivato a stretto giro dalle dichiarazioni all’Afp di due funzionari pakistani, che avevano mostrato ottimismo sul nuovo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense. L’Iran sta riconsiderando il suo ritiro da un proposto secondo round di colloqui di pace diretti con gli Stati Uniti, ha dichiarato a Reuters un alto funzionario di Teheran.

L’Iran denuncia il «comportamento irragionevole» di Trump

Teheran, in giornata, aveva ribadito che non avrebbe partecipato a un secondo round di negoziati in presenza, a meno di una revoca del blocco navale. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, durante un colloquio col primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha denunciato le «continue mancanze» di Washington, che si sommano al «comportamento intimidatorio e irragionevole» di Trump, il quale continua a parlare di accordo imminente, minacciando però attacchi alla Repubblica Islamica, senza nessuna intenzione di porre fine al blocco navale.

Giovedì 23 aprile nuovi colloqui diretti Israele-Libano a Washington

Il secondo incontro diretto tra Israele e Libano si terrà giovedì 23 aprile a Washington, con la partecipazione dell’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e dell’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad. Lo ha rivelato il Jerusalem Post. Il presidente libanese Joseph Aoun, da parte sua, ha dichiarato che i negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti da una delegazione libanese guidata da Simon Karam, l’ex ambasciatore negli Stati Uniti.

Hezbollah: «Nessuno sarà in grado di disarmarci»

La notizia della data dei nuovi colloqui non è stata accolta con favore da Hezbollah. Il deputato del movimento sciita libanese Hassan Fadlallah ha dichiarato che «nessuno, né in Libano né all’estero, sarà in grado di disarmare» il gruppo, foraggiato dall’Iran. «Il tentativo dell’esercito israeliano di stabilire una zona cuscinetto, con il pretesto di una linea difensiva, una linea gialla, una linea verde e una linea rossa… tutte queste linee saranno infrante e non ne accetteremo nessuna», ha aggiunto. Fadlallah ha anche detto che Aoun «dovrebbe abbandonare i negoziati diretti con Israele».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo

Nel secondo giorno dell’Assemblea nazionale di +Europa, domenica 19 aprile, si è consumato un serio strappo all’interno del partito. Tutta colpa di una mozione messa ai voti e regolarmente passata, ma poi dichiarata non valida. Risultato? Riccardo Magi e l’intera segreteria di +Europa rimangono al loro posto. Ecco cosa è successo.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Matteo Hallissey (Imagoeconomica).

L’approvazione della mozione e il colpo di scena

Durante l’assemblea il presidente del partito, Matteo Hallissey, presidente anche dei Radicali italiani e fedelissimo dell’ex segretario Benedetto Della Vedova, ha presentato una mozione che chiedeva l’azzeramento della segreteria del partito. Dunque la rimozione del segretario Magi, dai vice Rosario Mariniello e Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi. La mozione è stata votata e, dopo alcuni momenti di tensione, è arrivato il risultato: 52 voti a favore su 100. Successivamente, però, la presidente dell’assemblea Agnese Balducci ha dichiarato “non legittima” la mozione. Il motivo? Da statuto, il congresso si deve tenere ogni tre anni a meno che non venga approvata una sfiducia della segreteria votata da almeno i due terzi dell’assemblea.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Benedetto Della Vedova (Imagoeconomica).

Il commento di Magi, Della Vedova e Hallissey

«Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato», ha commentato Magi, segretario dal 26 febbraio 2023 dopo essere stato presidente dal 18 luglio 2021: «È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti il nostro impegno per un’Europa federale e a difesa dello stato di diritto». Quanto successo, ovviamente, non è andato giù a Della Vedova, secondo cui la mozione era «perfettamente legittima». Altrimenti, ha spiegato, «non sarebbe stata messa ai voti». L’ex segretario ha poi detto di ritenere che «un congresso politico da tenersi al più presto sia la via migliore per una ripartenza forte e unitaria, piuttosto che andare avanti in una difficile situazione di divisione negli organi interni e senza maggioranza, scenario che rischia paralizzare il partito». Dello stesso avviso Hallissey, noto per i video di protesta contro tassisti e balneari: «Serve aprire una fase di confronto autentico, a partire da un dibattito sul Congresso libero da veti da parte del segretario o della presidente dell’assemblea».

Pulp Podcast, Vannacci: «Senza barra dritta alle elezioni vado da solo». Il duello con Renzi

Scintille a Pulp Podcast, il format di Fedez e Mr. Marra, tra il generale Roberto Vannacci e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Sei un doroteo. Anzi: un paraculo. La verità è che se vai da solo la destra perde. Sembro scemo, ma non sono mica come tutti quelli che frequenti te!», ha esordito l’ex premier rivolgendosi all’interlocutore. Che ha replicato: «Io voglio far vincere la destra, ma bisogna riportare la barra dritta. O sono d’accordo con me o me ne vado da solo». In particolare, Vannacci ha ricordato le promesse non mantenute dal governo sulla chiusura dei porti ai migranti illegali.

Il dibattito sui migranti e la gaffe di Vannacci

Proprio sull’immigrazione si è consumato uno scontro tra i due. «Io sono quello che apriva le porte e con il vostro governo ci sono meno rimpatri che con il nostro. O te ne vai dal governo o mi chiedi scusa», ha detto Renzi. Pronta la replica del generale: «Su quest’aspetto, Matteo, non puoi parlare, perché durante il tuo governo avevi la tua ministra degli Esteri, la signora Bonino, che ha ammesso di fronte a tutti “Abbiamo chiesto noi che gli sbarchi avvenissero in Italia”. Quindi, sei responsabile». Immediata la reazione dell’ex premier, che fa notare la gaffe: «E qui c’è l’errore, epic fail: la ministra Bonino era ministra di Enrico Letta. Hai presente “Stai sereno”? Non c’entro una mazza io. Quindi, epic fail di Vannacci».

Bppb, Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Acito condirettore generale

Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata (Bppb) ha definito gli assetti di governo societario per il triennio 2026-2028. In tale ambito, sono stati costituiti i seguenti comitati endoconsiliari: Comitato Rischi, presieduto da Giuseppe Abatista e composto da Caterina Luisa Appio e Candida Bussoli; Comitato Esg, presieduto da Lucia Forte e composto da Rosa Calderazzi e Valeria Stefanelli; Comitato Esecutivo, di nuova costituzione, presieduto da Luigi Montemurro e composto da Giovanni Rosso e Giuseppe Tammaccaro. Alla carica di vicepresidente è stata nominata Rosa Calderazzi. Nel corso della stessa seduta, il cda ha nominato Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Paolo Acito condirettore generale. La scelta dei due manager è finalizzata ad assicurare continuità gestionale e a valorizzare le risorse interne.

Milano, smantellato giro di escort di lusso: tra i clienti anche calciatori di Serie A

I finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito quattro arresti domiciliari nei confronti di un gruppo che «ha promosso un’attività finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, con conseguente autoriciclaggio dei relativi proventi». Tra i clienti del giro di escort scoperto a Milano figurano anche un numero «consistente» di calciatori di Serie A, che avrebbero partecipato a eventi in cui venivano offerte prestazioni sessuali. Oltre agli arresti è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

Il servizio di escort era fornito da una società di eventi

Secondo quanto emerso, il servizio di escort era fornito da quella che sembrava una normale agenzia di eventi, che metteva a disposizioni pacchetti ‘all inclusive’ per serate che iniziavano nei locali della movida e si concludevano nelle camere di hotel. Gli indagati, secondo l’accusa, «avevano incentrato il proprio business sul reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre». Nessun calciatore risulta indagato nell’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?

Secondo fonti riservate, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente a Islamabad entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran. L’intesa, che sarebbe già stata negoziata nelle sue linee fondamentali attraverso canali riservati, prevedrebbe due pilastri: uno stop decennale al programma nucleare iraniano e un meccanismo di divisione dei proventi del transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz tra Washington e Teheran. Se confermato, si tratterebbe del colpo di scena più clamoroso dall’inizio della guerra Iran-Usa, il 28 febbraio scorso. Le stesse fonti indicano che Trump intenderebbe intestarsi personalmente il merito dell’accordo prima che la notizia trapeli attraverso altri canali. Questa sarebbe la sequenza prevista: lunedì sera Steve Witkoff e Jared Kushner partecipano al secondo round negoziale; tra martedì sera e mercoledì – allo scadere dell’ultimatum del 22 aprile – ci dovrebbe essere l’annuncio della Casa Bianca; giovedì Trump volerà in Pakistan per la firma.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner (Ansa).

A Islamabad la sicurezza è stata raddoppiata

A supportare questa indiscrezione intervengono elementi oggettivi e verificabili. Il più eloquente è il dispositivo di sicurezza, drasticamente superiore a quello approntato per la visita del vicepresidente JD Vance dell’11-12 aprile. Per il primo round — 21 ore di negoziato, 300 membri nella delegazione americana — il Pakistan aveva dispiegato circa 10 mila unità tra polizia e forze paramilitari. Per il secondo round la scala di grandezza è diversa: oltre 18 mila unità nella sola Islamabad, con 7 mila rinforzi dal Punjab, per un totale che, secondo l’agenzia statale cinese Xinhua, raggiunge le 20 mila unità nelle twin cities. A questi si aggiungono 400 commandos d’élite, un centinaio di cecchini sui tetti con coordinamento radio in tempo reale e 600 posti di blocco su tutti i punti di accesso. Le misure aggiuntive sono senza precedenti: sospensione totale del trasporto pubblico, privato e merci; chiusura di ristoranti, banche, palestre, ostelli; requisizione del Serena e del Marriott Hotel; università chiuse con lezioni online. L’aumento di uomini rispetto alla visita di Vance è dell’ordine del 100-150 per cento. Non si prepara un dispositivo simile per un inviato speciale: lo si prepara per un Capo di Stato.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).

Tre C-17 Globemaster III atterrati a Rawalpindi

L’altro segnale materiale è il tipo di aerei militari americani atterrati alla Nur Khan Airbase di Rawalpindi. Per il primo round era arrivato un singolo C-130 Hercules con il team avanzato di sicurezza, inclusi agenti del Secret Service e della CIA. Sabato 19 aprile, i dati di flight tracking documentano tre C-17 Globemaster III dell’USAF — il primo alle 8.30, il secondo alle 11.03, il terzo alle 14.40 — con un quarto in rotta. Un C-17 trasporta fino a 77 tonnellate: tre significano oltre 230 tonnellate di capacità, contro le 20 del singolo Hercules della settimana precedente. Nella prassi delle visite presidenziali all’estero, i C-17 trasportano i veicoli blindati della scorta, le apparecchiature di comunicazione sicura e il materiale logistico necessario a replicare un perimetro di sicurezza equivalente a quello della Casa Bianca. A questi si aggiungono, secondo un funzionario pakistano intervistato da MSNBC, quattro ulteriori voli con i nominativi del team avanzato del vicepresidente.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
Le bandiere degli Stati Uniti e dell’Iran (Ansa).

Il rebus Vance e il protocollo di continuità

L’indizio più pesante però è il balletto sulla partecipazione di JD Vance. Domenica, in poche ore, la Casa Bianca ha prodotto quattro versioni incompatibili. Al mattino, l’ambasciatore statunitense all’Onu Michael Waltz e il segretario all’Energia Chris Wright confermano la partenza. Mezz’ora dopo, Trump telefona a Jonathan Karl di ABC: Vance non va, il Secret Service non riesce a organizzare la sicurezza con 24 ore di preavviso. Novanta minuti più tardi, la portavoce rettifica: Vance andrà con Witkoff e Kushner. La spiegazione delle «24 ore insufficienti» è fragile: la stessa operazione era stata realizzata una settimana prima. La confusione trova invece una lettura coerente in un protocollo fondamentale della sicurezza americana: nella prassi consolidata dalla Guerra Fredda, fondata sulla National Security Presidential Directive 51, presidente e vicepresidente non devono trovarsi contemporaneamente nello stesso luogo all’estero. Il principio è la continuity of government: la dispersione geografica della leadership garantisce che la catena di comando resti intatta in caso di evento catastrofico. Se Trump vola a Islamabad, Vance deve rientrare. La danza delle dichiarazioni potrebbe riflettere una decisione presidenziale ancora in fieri.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance (Ansa).

Sul piatto la divisione dei proventi di Hormuz e lo stop decennale al nucleare

Lo stop decennale al nucleare rappresenterebbe un compromesso tra la proposta americana di 20 anni — respinta da Teheran e sgradita dallo stesso Trump — e la posizione iraniana, che rivendica il diritto sovrano all’arricchimento. Il revenue sharing su Hormuz sarebbe l’innovazione più radicale: durante il primo round lo Stretto era rimasto un nodo irrisolto. Trump venerdì scorso aveva ribadito dall’Air Force One che «non ci saranno pedaggi». Un accordo di divisione dei proventi, però, potrebbe consentire a entrambi di dichiarare vittoria. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato domenica della volontà di Teheran di porre fine al conflitto «con dignità». La delegazione negoziale, tuttavia, è guidata dal presidente del Parlamento Bagher  Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Le agenzie iraniane hanno formalmente rigettato il secondo round, ma fonti di Teheran hanno contemporaneamente riferito alla CNN l’arrivo di una delegazione a Islamabad per martedì. Il cessate il fuoco scade mercoledì 22: senza accordo o proroga, le ostilità riprenderebbero. Il sequestro della nave Touska da parte della USS Spruance e la minaccia di ritorsione dell’IRGC aggiungono volatilità. Al momento della pubblicazione, nessuna fonte ufficiale ha confermato una visita presidenziale a Islamabad. Lo scenario resta condizionale e la fluidità della situazione — testimoniata dal caos comunicativo della stessa Casa Bianca — lascia aperta la possibilità che i piani cambino nelle prossime ore. Ma ciò che appare difficilmente contestabile è che il dispositivo in fase di dispiegamento nella Capitale pakistana non è proporzionato alla visita di un inviato. Qualcuno, a Washington, si sta preparando per qualcosa di molto più grande.

Urto tra treni sulla Milano-Genova: ritardi fino a tre ore

Un urto tra un treno merci e un treno della linea S13 avvenuto tra le stazioni di Locate (Milano) e Certosa (Pavia) sta provocando pesanti ritardi alla circolazione ferroviaria lungo la linea Milano-Genova, inizialmente sospesa e ora in graduale ripresa. Rfi ha spiegato che si è trattato di un «leggero contatto» tra il regionale che procedeva a 30 km/h in uscita dalla stazione e il treno merci in sosta. Dopo aver visto quest’ultimo su un binario adiacente, il macchinista ha frenato immediatamente, senza riuscire a evitare lo sfregamento della prima carrozza con il cargo. L’incidente, avvenuto alle 8.20 di lunedì 20 aprile, non ha provocato alcuna conseguenza per i passeggeri del convoglio né per il personale Trenord, ma “solo” cancellazioni e ritardi sino a 200 minuti, con problemi sia per i treni regionali di Trenord che per quelli a lunga percorrenza di Trenitalia. È stato attivato un servizio di autobus sostitutivo tra le stazioni di Pavia e Certosa.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X

Elon Musk è stato convocato a Parigi, dove gli inquirenti stanno indagando su presunte irregolarità legate a X, tra cui la diffusione di materiale pedopornografico e contenuti deepfake. Assieme a Musk è stata convocata per «coloqui volontari» anche Linda Yaccarino, ex amministratrice delegata di X (ha ricoperto tale ruolo da maggio 2023 a luglio 2025). Altri dipendenti della piattaforma saranno ascoltati come testimoni nel corso di questa settimana, fa sapere la procura di Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
Linda Yaccarino (Ansa).

A febbraio è stata perquisita la sede francese di X

Musk è stato convocato a seguito di una perquisizione avvenuta a febbraio presso la sede francese di X, nell’ambito di un’indagine avviata a gennaio del 2025. «Questi colloqui volontari con i dirigenti hanno lo scopo di consentire loro di presentare la propria posizione in merito ai fatti e, ove opportuno, alle misure di conformità che intendono attuare», hanno dichiarato i procuratori: «In questa fase, lo svolgimento dell’indagine si inserisce in un approccio costruttivo, con l’obiettivo finale di garantire che la piattaforma X rispetti la legge francese, nella misura in cui opera sul territorio nazionale». Non è ancora chiaro se Musk e Yaccarino si recheranno a Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
La app e il sito di Grok (Ansa).

Quali sono i reati ipotizzati dagli inquirenti

Le autorità francesi hanno avviato un’indagine in seguito alle segnalazioni di un parlamentare, secondo cui algoritmi distorti sulla piattaforma X avrebbero probabilmente alterato il funzionamento di un sistema automatizzato di elaborazione dati. L’inchiesta si è poi ampliata dopo che il sistema di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok, ha generato post negazionisti sull’Olocausto, reato punibile con la reclusione in Francia, e diffuso deepfake a sfondo sessuale. Gli inquirenti hanno ipotizzato i reati di “complicità” nel possesso e nella diffusione di immagini pornografiche di minori, deepfake a sfondo sessuale, negazionismo di crimini contro l’umanità e manipolazione di un sistema automatizzato di elaborazione dati nell’ambito di un’organizzazione criminale.

Dossier e spionaggio, perquisizioni a Roma nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore

I carabinieri del Ros stanno eseguendo delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell’ordine accusati di confezionare dossier. Le accuse contestaste sono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.

Del Deo, ex vicedirettore del Dis, indagato per peculato

Al centro delle perquisizioni ci sarebbero due vicende. La prima è l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Carmine Saladino a cui, tra il 2022 e il 2024, la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza. Il secondo filone di indagine è più specifico sugli spionaggi illeciti condotti dalla Squadra Fiore e coinvolge chi ne faceva parte. Coinvolgerebbe anche anche l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e una manciata di membri della squadra. Del Deo sarebbe indagato per peculato da 5 milioni di euro che, in base all’impianto accusatorio, affidava con contratti alla società amica Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anch’egli indagato.

Libano, soldato israeliano vandalizza una statua di Gesù: le scuse dell’IDF

L’esercito di Israele è stato costretto a scusarsi dopo la diffusione sui social media della foto di un soldato dell’IDF intento a colpire con una mazza la testa una statua di Gesù, caduta da una croce nel sud del Libano.

L’IDF: «Saranno presi provvedimenti adeguati»

L’IDF, dopo aver appurato l’autenticità della fotografia (scattata nel villaggio cristiano di Debl), ha affermato che «la condotta del soldato è totalmente incompatibile con i valori» delle forze armate di Tel Aviv, aggiungendo che «saranno presi provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili, in base agli esiti dell’indagine». L’esercito israeliano «sta collaborando con la comunità per il ricollocamento della statua al suo posto», si legge inoltre nel post. E poi: «Le IDF operano per smantellare l’infrastruttura terroristica creata da Hezbollah nel Libano meridionale e non hanno alcuna intenzione di danneggiare infrastrutture civili, inclusi edifici religiosi o simboli religiosi».

Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Israele, si è detto «fiducioso che verranno presi i necessari provvedimenti severi contro chiunque abbia compiuto questo vile gesto», che va contro i valori dello Stato ebraico, «che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi».

Tajani: «Violento accanimento contro i cristiani»

«Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel sud del Libano è un atto grave e vergognoso. Mi congratulo con l’Idf per la loro dichiarazione, per aver condannato l’accaduto e per aver avviato un’indagine», ha scritto Antonio Tajani su X. E poi: «Un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».

Sospeso lo sciopero degli autotrasportatori dopo l’investimento di un camionista

Era da poco iniziato in tutta Italia lo sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato per protestare contro il caro carburante, quando un camionista, impegnato nella protesta, è stato investito e ucciso da un’auto sulla A1 in provincia di Caserta. A seguito dell’episodio, Trasportounito (che aveva indetto l’agitazione) ha deciso di sospendere lo sciopero che avrebbe dovuto durare fino al 25 aprile. La protesta, proclamata nonostante le valutazioni della commissione Garanzia sciopero, avrebbe messo a rischio la logistica e la distribuzione delle merci con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Se l’adesione fosse stata massiccia, si sarebbe infatti rischiato un vero e proprio blackout della logistica in Italia, dove la gran parte delle merci si muove proprio su gomma, con ripercussioni sulla disponibilità di materie e materiale.

Longo: «Crisi senza precedenti»

«L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti. E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente», aveva dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, nell’indire lo sciopeo. «Paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione Sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».