Morto il giornalista Roberto Arditti

L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».

Chi era Roberto Arditti

Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.

Disastro Italia, dopo Gravina lascia anche Buffon: l’annuncio sui social

Oltre a Gabriele Gravina, che ha finalmente lasciato la poltrona di presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali ha fatto un passo indietro anche Gianluigi Buffon. L’ex portiere ha annunciato sui social le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, rassegnate – ha spiegato – «un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia», prima della richiesta di «temporeggiare» arrivata dai piani alti: «Un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».

«Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale», scrive Buffon. E poi: «È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino». Buffon ha poi detto di aver «chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita» ai cambiamenti necessari per riportare in alto l’Italia: «Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».

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Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante

Nei corridoi di Montecitorio e nelle chat riservate dei parlamentari pentastellati, l’aria è pesante. Non si tratta più dei soliti malumori fisiologici di un partito che cerca di trovare la sua identità tra le pieghe del centrosinistra. Questa volta, la sensazione diffusa tra i peones e i vertici è quella di una resa dei conti finale. Il Movimento 5 stelle, o ciò che ne resta dopo anni di mutazioni genetiche, rischia di implodere, proprio mentre il suo leader, suonando la carica delle primarie, ha lanciato l’attacco alla leadership del cosiddetto campo largo. Fronte che cerca faticosamente di compattarsi contro il governo Meloni, indebolito da vizi privati e pubbliche leggerezze (ultimo in ordine di tempo l’affaire tra il ministro Piantedosi e la giornalista Claudia Conte).

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Grillo vuole riprendersi nome e simbolo

Al centro della tempesta perfetta c’è lui, il fondatore, il Garante che ha deciso di smettere i panni del padre nobile per indossare quelli dell’avvocato divorzista. Beppe Grillo ha rotto gli indugi e ha notificato un atto di citazione al tribunale di Roma contro il M5s guidato da Giuseppe Conte. L’obiettivo è chiaro e letale: riprendersi il nome e il simbolo. Secondo la tesi dei legali del comico genovese, l’associazione romana presieduta dall’ex premier avrebbe i simboli solo «in uso», mentre la titolarità esclusiva resterebbe in capo all’associazione originaria di Genova. La prima udienza è fissata per luglio 2026, ma gli effetti politici di questa mossa sono già deflagranti. Dal quartier generale contiano, l’iniziativa è stata bollata come «assurda e temeraria», ma dietro le quinte la preoccupazione è palpabile. L’ex ministro Alfonso Bonafede, da tempo nei box a scaldare i motori e tornato di recente in tv, è descritto da chi lo frequenta particolarmente inquieto. Ma non è il solo. La fronda interna dei delusi rischia di trasformarsi nell’ennesima mina sulla strada di Conte verso Palazzo Chigi.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Beppe Grillo (Imagoeconomica).

Conte rischia di ritrovarsi alla guida di un partito sfilacciato

Il piglio padronale contestato a Grillo è, di fatto, la caratteristica principale del presidente Conte abituato da sempre a fare da solo, a non ascoltare consigli e a vivere le critiche come offese personali. Nonostante i cambi al vertice del direttivo al Senato, ad esempio, tutto è rimasto fermo, complice anche il terremoto da referendum, scatenando numerosi maldipancia. La nuova legge elettorale, se si farà, inoltre, metterebbe a rischio candidature date per scontate con rising star che scalpitano e pronte a fare carte false pur di trovare la casella giusta nelle liste per le prossime elezioni. In questo quadro, se Grillo dovesse vincere, Conte si ritroverebbe alla guida di un partito sfilacciato, scontento senza simbolo e senza storia.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Beppe Grillo (Imagoeconomica).

L’attivismo sospetto dell’ortodossa Raggi

In uno scenario da “muoia Sansone con tutti i Filistei”, si inserisce poi l’insolito e rumoroso attivismo di Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma, da sempre considerata la “guerriera” prediletta di Grillo, è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Le sue recenti apparizioni televisive e le battaglie legali annunciate contro il termovalorizzatore della Capitale non sono iniziative isolate, ma tasselli di una strategia più ampia. Raggi rema apertamente contro l’alleanza strutturale con il Partito Democratico e contro l’amministrazione Gualtieri, incarnando l’anima ortodossa del Movimento che non ha mai digerito la svolta istituzionale e progressista impressa da Conte. Il suo posizionamento è un segnale inequivocabile: se Grillo dovesse riprendersi il simbolo, Raggi sarebbe in pole position per guidare la “nuova-vecchia” creatura politica.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi (Imagoeconomica).

Dibba con la sua Schierarsi potrebbe tornare in gioco

Ma Raggi non è l’unica a scaldare i motori. L’offensiva legale di Grillo ha risvegliato le aspirazioni sopite di un intero esercito di ex parlamentari, espulsi o giubilati dalla ferrea regola del doppio mandato. Per molti di loro, rimasti ai margini della politica attiva ma ancora influenti sui territori, la mossa del fondatore rappresenta l’ultima, insperata occasione per tornare in gioco. Le chat degli “ex” sono in fermento, animate dalla speranza di una restaurazione che spazzi via la classe dirigente contiana, accusata di aver trasformato il Movimento in un partito tradizionale, prono alle logiche di coalizione. A catalizzare questo malcontento c’è un altro convitato di pietra: Alessandro Di Battista.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ex “pasionario”, da anni lontano dalle istituzioni ma mai davvero uscito dai radar politici, sta pianificando il suo rientro nell’agone. Attraverso la sua associazione Schierarsi, Di Battista sta sondando il terreno con un tour nelle piazze italiane, valutando una discesa in campo ufficiale prevista per l’autunno del 2026. Il suo obiettivo è intercettare non solo i delusi della gestione Conte, ma anche quell’elettorato anti-sistema che il M5S delle origini sapeva mobilitare. Un asse Grillo-Raggi-Di Battista, magari benedetto da figure simbolo come Nino Di Matteo, è l’incubo peggiore per i vertici attuali del Movimento.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi, Nino Di Matteo e di spalle Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Le fibrillazioni interne al M5s inquietano il Pd

Le ripercussioni di questo scontro fratricida si abbattono inevitabilmente sul campo largo. L’alleanza con il Partito democratico di Elly Schlein, già messa a dura prova dalle differenze programmatiche e dalle tensioni locali, senza contare l’imbarazzo per la vicinanza tra Conte e l’emissario trumpiano in Italia Paolo Zampolli, rischia di implodere sotto il peso delle beghe interne ai cinque stelle. Sebbene le opposizioni abbiano recentemente trovato una fragile unità nel sostenere il No al referendum sulla giustizia, la prospettiva di un M5s spaccato in due, con un’ala ortodossa pronta a sabotare ogni accordo con i dem, terrorizza il Nazareno (e fa contenti i riformisti). Conte, che ha sempre rivendicato il ruolo di federatore progressista, si trova ora a dover difendere la sua leadership e la sopravvivenza stessa del suo progetto politico.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

La partita è appena iniziata, ma i pezzi sulla scacchiera si muovono velocemente. Da una parte l’Avvocato del Popolo, arroccato nella difesa di un partito che ha plasmato a sua immagine; dall’altra il Garante, pronto a distruggere la sua creatura pur di non vederla snaturata, affiancato dai reduci della prima ora. In mezzo, un elettorato disorientato e un centrosinistra che guarda con apprensione a una faida che potrebbe regalare al centrodestra un’ipoteca definitiva sulle prossime elezioni. Sempre che Grillo non miri solo ai soldi…

Michele Uva direttore esecutivo di Euro 2032 Italia

L’Uefa ha affidato a Michele Uva il ruolo di direttore esecutivo di Euro 2032 Italia. A lui il compito di guidare le attività di coordinamento, pianificazione e sviluppo del progetto italiano legato alla competizione europea a cui – sospiro di sollievo – l’Italia parteciperà certamente in quanto Paese ospitante assieme alla Turchia. Dal 2017 nella Uefa di cui è stato anche vicepresidente, Uva lascia l’incarico legato alla sostenibilità di cui si è occupato negli ultimi cinque anni: a ottobre del 2025 è stato inserito nella lista TIME100 dedicata ai personaggi più influenti al mondo sul tema del clima, il primo nell’ambito dello sport.

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Dalla pallavolo al calcio, chi è Michele Uva

Classe 1964, Uva ha vanta una lunga esperienza manageriale maturata nel mondo dello sport. Calcio, ma non solo. Ha infatti iniziato come dirigente nel 1985 nella pallavolo prima con la Zinella Volley Bologna, poi con la Sisley Volley Treviso e infine come direttore generale nella squadra della sua città, Matera, capace di primeggiare a livello nazionale e continentale. In questo periodo è stato nominato anche presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile, incarico che ha mantenuto fino al 1996, anno del passaggio al calcio. Dal 1996 al 2001 è stato direttore generale del Parma, con cui ha vinto Coppa Italia, Supercoppa italiana e Coppa Uefa. Successivamente, fino a novembre 2002 è stato vicepresidente e ceo della Lazio. Dal 2003 al 2006 ha svolto il ruolo di consulente strategico per la società tedesca Sport+Markt AG (oggi Nielsen Sport). Poi è passato al basket, diventando per due anni direttore generale della Virtus Roma. A settembre del 2014 è stato nominato direttore generale della Figc. Nel 2017 l’approdo all’Uefa, di cui è stato vicepresidente fino al 2020. Dal 2021 era executive director della Uefa con responsabilità sui temi della Social & Environmental Sustainability

Chi è l’eurodeputata Rima Hassan, fermata per apologia di terrorismo

L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan «è stata posta in custodia cautelare» a Parigi con l’accusa di apologia di terrorismo. Lo ha reso noto il suo partito La France Insoumise, confermando quanto inizialmente riportato da Le Parisien. Hassan è stata fermata nell’ambito di un’indagine su un post pubblicato il 26 marzo su X (e poi cancellato) in cui aveva fatto riferimento a Kozo Okamoto, membro del gruppo terroristico Armata Rossa Giapponese coinvolto nell’attentato avvenuto nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv.

L’attentato del 30 maggio 1972 all’aeroporto di Tel Aviv

Il massacro dell’aeroporto di Lod (oggi Tel Aviv-Ben Gurion) avvenne il 30 maggio 1972, quando tre terroristi giapponesi, per conto del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – Operazioni Esterne, uccisero 26 civili di varie nazionalità e ne ferirono 80, sparando con fucili d’assalto nell’area di sosta dello scalo. Due dei terroristi, morirono nel successivo scontro con la polizia (uno suicida): sopravvisse solo Okamoto. Condannato all’ergastolo, fu rilasciato nel 1985 con altri 1.150 prigionieri in uno scambio con tre soldati israeliani e si stabilì in Libano, Paese dove erano stati addestrati i tre terroristi e che nel 2000 gli ha concesso lo status di rifugiato politico.

Chi è l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan

Rima Hassan Mobarak, eletta europarlamentare nel 2024, è nata il 28 aprile 1992 nel campo profughi di Neirab, in Siria, da una famiglia palestinese espulsa durante la Nakba del 1948. Arrivata in Francia a 10 anni come apolide attraverso un programma di ricongiungimento familiare, ha poi ottenuto la cittadinanza una volta diventata maggiorenne. Laureata in Diritto internazionale alla Sorbonne con una tesi sull’apartheid in Sudafrica e in Israele, nel corso degli anni si è dedicata alla difesa dei diritti dei rifugiati, tema sui cui si è concentrata anche a Strasburgo dopo l’elezione al Parlamento europeo. Nel giugno del 2025, insieme con altri 11 attivisti internazionali (tra cui Greta Thunberg), Hassan ha preso parte alla Gaza Freedom Flotilla, salpando dal porto di Catania. Non è la prima volta che Hassan è oggetto di un fermo: in passato era infatti già stata denunciata per episodi simili. Ad aprile del 2024 era stata convocata e interrogata dalla polizia francese con l’accusa di apologia del terrorismo, date alcune sue affermazioni con cui aveva legittimato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Nomine, si parte con Poste italiane: il Mef conferma i vertici

Il ministero dell’Economia e delle Finanze conferma i vertici di Poste Italiane in vista del rinnovo del mandato nell’assemblea del 27 aprile. In una nota, il Mef – titolare direttamente del 29,26 per cento e, attraverso Cdp, di un altro 35 per cento- ha comunicato di aver depositato la lista che risulta guidata dall’attuale presidente Silvia Rovere e dall’attuale amministratore delegato Matteo del Fante, candidati a essere confermati nei rispettivi ruoli. A completare la lista ci sono Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo, candidati alla carica di consiglieri.

Nei prossimi giorni attese altre nomine

Sono 79 le società partecipate di cui si dovranno rinnovare i vertici entro maggio. Dopo il primo passo riguardante il settore dei servizi postali, l’attenzione si sposterà su Eni e Leonardo, per le quali il termine ultimo del deposito delle liste è fissato al 13 aprile. Pochi giorni dopo, il 17 aprile, scadrà il termine per Enel e Terna.

Ancora tensioni tra Trump e Macron: «Brigitte lo tratta estremamente male»

Ancora scintille tra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Il presidente americano è tornato a prendersi gioco del suo omologo francese durante un pranzo privato, affermando che «Macron, la cui moglie lo tratta estremamente male, si sta ancora riprendendo dal pugno che ha preso alla mascella». Il riferimento è a un video diventato virale a maggio 2025 che riprende Brigitte Macron portare entrambe le mani sul viso del presidente francese in quello che poteva sembrare uno schiaffo. La frase del tycoon è ripresa in un filmato pubblicato sul canale YouTube della Casa Bianca, che ne ha poi bloccato l’accesso. C’è di più. Criticando gli alleati della Nato per il mancato sostegno alla guerra in Iran, Trump ha affermato di aver chiesto a Macron un appoggio militare nel Golfo, imitando la risposta ricevuta con accento francese: «No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Potremo farlo una volta vinta la guerra».

La replica di Macron: «No comment, affermazioni né eleganti né appropriate»

Il presidente francese ha risposto ai commenti di Trump sulla sua vita privata definendoli «né eleganti né appropriati». Queste sue osservazioni, ha aggiunto durante una visita di Stato in Corea del Sud, «non meritano una risposta».

Gravina si è dimesso da presidente della Figc

Gabriele Gravina non è più presidente della Figc. Le sue dimissioni, invocate da più parti dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, sono arrivate all’inizio del vertice in Federcalcio a cui hanno partecipato anche i i numeri uno di Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC, ovvero Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri. Contestualmente l’ormai ex presdidente del calcio italiano ha indetto le elezioni per la nomina del suo successore: si terranno a Roma il 22 giugno.

Il comunicato della Figc

Questo il comunicato della Figc: «Si è svolto oggi presso la sede della Figc a Roma l’incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della Figc per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici. Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano. Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo. A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensi erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)».

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

In poco tempo era arrivata a conoscere vertici politici, militari ed ecclesiastici, Claudia Conte, fino a quella esplosiva dichiarazione in cui «non poteva negare» un legame con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nei “sacri palazzi”, quelli della Santa Sede, erano ormai abituati alle scorribande della 34enne ciociara (è nata a Cassino, in provincia di Frosinone), che nella basilica di San Pietro «sembrava voler prendere la residenza», sussurra qualcuno. A dirla tutta, i primi a rotolare nel fango mediatico sono quelli della Comunità di Sant’Egidio, che «con la ragazza ci erano cascati mani e piedi», come racconta uno dei principali esponenti.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
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Claudia Conte, in qualità di “scrittrice e attivista per i diritti umani”, il 26 febbraio del 2023 aveva presentato proprio “alla Sant’Egidio” il suo libro “La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, con un elenco di vip che cominciava proprio da Piantedosi per poi continuare con l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la parlamentare Caterina Chinnici, il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, sindaci, prefetti, questori, magistrati, direttori di giornali e forze dell’ordine.

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Claudia Conte e il suo libro “La legge del cuore”.

E a fine anno, sempre per “la Sant’Egidio”, ecco Conte con il conduttore televisivo Max Giusti: «Sono contenta di tornare a trovare gli amici ospiti del Buon Pastore, antico monastero nel quartiere romano di Trastevere. Insieme alle giovani donne volontarie della comunità abbiamo portato regali di Natale e panettoni donati da Vanni, storico bar di Roma. È importante che ognuno di noi dia il proprio contributo con l’obiettivo di arginare la solitudine e l’alienazione, per riportare in primo piano l’amicizia e la vicinanza, che sono i tratti distintivi dell’operato della comunità».

Quelle collaborazioni con monsignor Rino Fisichella

Ma c’è di più: nel 2025 Claudia Conte (con tanto di cappellino in testa) si era impegnata con la fondazione americana no profit “Italy for Christ” nel progetto speciale “Forever Open”, ideato in occasione del Giubileo, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte col cappellino del progetto speciale “Forever Open”.

Così, «la prima giornata di volontariato si è tenuta presso la Comunità di Sant’Egidio, nella chiesa del Buon Pastore a Trastevere, struttura che offre accoglienza a persone senza dimora. I volontari, accompagnati da Claudia Conte, hanno portato doni speciali e conforto agli ospiti, hanno sistemato i magazzini e pulito la chiesa e infine hanno servito loro una cena speciale».

La scalata iniziata grazie a un potente dirigente di banca

Fisichella, si diceva. La lama di Claudia Conte ha tagliato come il burro qualsiasi confine di Stato, portoni di bronzo, auto blindate di personalità di ogni tipo. Anche se lei aveva già cominciato la scalata quando ufficialmente era la compagna di un potente dirigente di una banca attiva nel settore dello sport.

«Non commento i fatti del giorno accanto a questa»

Presenzialista nelle rassegne stampa televisive, a RaiNews24 con la direzione di Paolo Petrecca, tra le proteste di illustri giornalisti-direttori che poi si lamentavano dicendo: «Non mi possono mettere a commentare i fatti del giorno stando accanto a questa». Comunque, Conte ha messo in cascina non solo contratti targati Rai, perché pure La7 con Giovanni Floris è caduto nella rete, uno abituato a cercare di dare credibilità a personaggi di ogni tipo.

Ma torniamo al Vaticano; Conte su Instagram aveva festeggiato il 7 dicembre 2024 il fatto di «essere una Dama dell’Ordine di Malta»: istituzione che poi è finita nell’occhio del ciclone, tra scandali di vario tipo raccontati da Lettera43 e nei servizi de Le Iene di Mediaset, con passaggi di potere, lotte tra casate aristocratiche e altro ancora.

«Era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni»

Perché ora è saltato tutto? A parte l’autodafé che era indicato come «imminente», la scelta di dichiararsi in questo modo da parte di Conte ha reso contenti tanti politici, escluso ovviamente il titolare del Viminale che tiene già famiglia (e che famiglia). Qualcuno in parlamento spiffera che per la ciociara «era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni». E guarda caso il tappo è saltato appena si vociferava di elezioni anticipate: con pochi seggi disponibili, i concorrenti erano pronti a far deflagrare lo scandalo, che già era sulla bocca di tutti.

Che scontro con una conduttrice Rai famosa e molto combattiva

Altri indicano una guerra nucleare in casa Rai perché «si parlava di destinare a lei una trasmissione televisiva in una fascia di grande ascolto, ai danni di una conduttrice famosa e molto combattiva». Una che non avrebbe atteso alla finestra una decisione dei vertici aziendali e sarebbe stata pronta a svelare tutti gli altarini della rampante Claudia. Rumors tipicamente romani, che denunciano innanzitutto la fragilità del sistema nazionale e la “pochezza” del cosiddetto “personale politico”. Che poi i parlamentari non ne vogliono sapere di finire nel baratro dei giudizi, perché in fin dei conti «Piantedosi non è un politico, ma un tecnico». Ma la sostanza non cambia…

Claudia Conte-Piantedosi, il ministro dà mandato a un legale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non commenta la bufera scatenata dall’intervista della giornalista Claudia Conte, che ha ammesso di avere una relazione con lui, né ha cambiato agenda. È infatti regolarmente al lavoro al Viminale e, secondo quanto si apprende, ha dato mandato a un legale per tutelarsi da quanti, dopo la notizia, hanno insinuato che abbia favorito o agevolato qualcuno. La linea è che dal ministro non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno, e chi sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti.

Proclamato uno sciopero in Borsa italiana

Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno proclamato mezza giornata di sciopero per giovedì 30 aprile 2026, a partire dalla pausa pranzo, per tutte le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Borsa italiana-Euronext. La decisione è stata assunta dopo l’esito negativo della procedura di conciliazione svoltasi presso l’Abi a Milano e conclusasi senza risposte concrete da parte aziendale sui temi al centro della vertenza. Le Rsa (Rappresentanze sindacali) del Gruppo Borsa italiana e le Segreterie territoriali di Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno denunciato l’assenza di una chiara prospettiva industriale per le attività italiane del Gruppo, le incertezze su occupazione, professionalità e investimenti, il peggioramento delle condizioni di lavoro, tra carichi, ritmi, orari e smart working, oltre al perdurante stallo sul contratto integrativo aziendale e sul premio aziendale. Per Fabi, First Cisl e Fisac Cgil serve un cambio di rotta immediato, perché «non è più accettabile un confronto sindacale privo di reali margini negoziali, mentre ai lavoratori continuano a essere chiesti sacrifici senza adeguate garanzie e riconoscimenti». Lo sciopero del 30 aprile si inserisce in un più ampio calendario di mobilitazione già avviato nelle prossime settimane.

Sondaggi politici, campo largo ancora avanti sul centrodestra

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di indagini realizzate dal 19 marzo al primo aprile, conferma il sorpasso del campo largo sulla maggioranza, che era già stato fotografato in quella diffusa il 26 marzo, passati tre giorni dal referendum sulla giustizia. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,8 per cento (-0,3 in un mese). Il campo largo arriva invece al 45,2 per cento (+0,7).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,9 in un mese, scendendo al 27,9 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale al 9 per cento (+0,3) e la Lega al 6,9 (+0,4). Il Partito democratico cresce fino al 22 per cento (+0,4) e il Movimento 5 stelle al 12,9 per cento (+0,5). Scende Alleanza Verdi e Sinistra (6,4 per cento) e Azione (3,1 per cento). Futuro Nazionale sale al 3,3 per cento e Italia Viva al 2,3 per cento. La Supermedia vede +Europa in calo all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1 per cento.

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
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Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Centro-Italia alle prese con il maltempo, che ha colpito soprattutto Abruzzo e Molise. Intorno alle 9 di giovedì 2 aprile 2026 è crollato il ponte sul fiume Trigno al confine tra le due regioni, sulla Statale 16, dopo tre giorni di piogge intense. Il cedimento è avvenuto improvvisamente mentre erano in corso le verifiche per una possibile riapertura al traffico. Fortunatamente la strada era chiusa già dall’1 aprile (a causa di allagamenti causati dall’esondazione del fiume) e non c’erano mezzi in transito. Il crollo interrompe uno dei principali collegamenti tra Molise e Abruzzo, nel territorio di Montenero di Bisaccia, con pesanti ripercussioni sulla viabilità. Di fatto l’Italia si trova, nella sua parte orientale, divisa in due. L’Unità di crisi della Protezione civile ha annunciato che «nei territori colpiti dal maltempo sono segnalate ancora criticità diffuse con allagamenti, frane e interruzioni della viabilità e del traffico ferroviario». Situazione critica anche in Puglia, dove molti fiumi hanno raggiunto la terza soglia idrometrica.

Impedirono la conferenza stampa sulla remigrazione: sospesi 32 parlamentari

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso (al termine di una seduta piuttosto tesa) di sanzionare con una sospensione di quattro o cinque giorni 32 deputati delle opposizioni che il 30 gennaio, occupando la sala stampa di Montecitorio, avevano impedito lo svolgimento di un incontro sulla “remigrazione, organizzato dal leghista Domenico Furgiuele. All’evento avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella.

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Chi sono i 32 parlamentari sospesi

Per aver «materialmente impedito l’avvio della conferenza» sedendosi al banco degli oratori, sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del M5s; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs. Altri 10 deputati sono stati sospesi per quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala: cinque sono del Pd e altrettanti del M5s.

«CasaPound, che voleva organizzare quella conferenza stampa dentro la sala stampa del Parlamento della Repubblica italiana, è stata condannata per costituzione del partito fascista, manifestazioni fasciste e lesioni aggravate. Di fronte a questo esprimo la mia totale contrarietà e indignazione per questa scelta. Rivendico il gesto che ho fatto: un gesto fatto in nome e per difesa di una memoria storica di coloro i quali ci hanno dato la democrazia». Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha dichiarato su X: «Non considero questa sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei, lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, per onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista». Questo il commento del dem Gianni Cuperlo: «È la prima volta nella mia vita che vengo sospeso (mai, manco a scuola). Sono sereno e orgoglioso per la mia prima sospensione e domattina rifarei ciò che ho fatto».

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

La relazione tra Matteo Piantedosi e Claudia Conte sta agitando il governo che, già alle prese con la batosta del referendum (che ha già avuto pesanti ripercussioni), si trova ora ad affrontare una «faccenda privata» che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i numerosi incarichi istituzionali ottenuti negli ultimi tempi dalla giornalista, su cui le opposizioni hanno chiesto di fare chiarezza.

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Da fine 2025 è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo

Originaria di Cassino (Frosinone), la classe 1992 Conte ha iniziato come attrice per poi dedicarsi al mondo dell’informazione come giornalista, conduttrice e opinionista tv. Nel 2021 – breve excursus – denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione Angelo Paradiso, ex calciatore con cui aveva avuto una relazione. Finito sotto indagine, Paradiso si fece sei mesi di arresti domiciliari, prima dell’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma a far discutere adesso sono i numerosi incarichi di Conte. Che, «da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie», come si legge sul suo sito, è «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio». Insignita «del premio Oscar dei giovani in Campidoglio ed Eccellenze Italiane in Senato», da fine 2025 Conte è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo, ente indipendente che però collabora attivamente con istituzioni come il ministero dell’Istruzione e il Coni.

#claudiaconte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere…

— Mario Giordano (@mariogiordano5) April 2, 2026

Da febbraio è consulente di una Commissione parlamentare di inchiesta

Tra i suoi incarichi c’è quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e di presidente nazionale del comparto Federitaly Comunicazione e Media. Dal 12 febbraio 2026 è inoltre consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dal deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio. L’incarico risulta a tempo parziale e a titolo gratuito. Moderatrice di numerosi incontri, Conte ha moderato quello sull’eredità di Aldo Moro che si è svolto in Senato a maggio del 2023 (era presente Piantedosi) e anche quello su ordine pubblico e sicurezza urbana che si è svolto a Ostia Antica a novembre del 2025, evento col marchio di Fratelli d’Italia a cui hanno partecipato esponenti di spicco del partito.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

L’incarico presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

Come ha rivelato Domani, Conte è stata anche protagonista di presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al Viminale. Dai piani altri della Polizia è arrivata la precisazione: non si è trattato di “docenze”, come ha scritto Domani, ma di alcune lettere d’invito per moderare quattro tavole rotonde alla scuola interforze, di cui una sul disagio giovanile, svolte tra dicembre 2023 e novembre 2024. In ogni caso, pare che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto.

Il programma su Rai Radio 1 dedicato a sicurezza e legalità

Conte è inoltre una speaker di Rai Radio 1: il servizio pubblico le ha affidato il programma Mezz’ora legale, in cui parla proprio di sicurezza e legalità, due temi che le stanno molto a cuore. Così come quello del disagio giovanile. Anche se in un’occasione ha fatto confusione tra “baby gang” e “gang bang”: non esattamente la stessa cosa. Curiosità: dal 2023 al 2025 alla direzione di Rai Radio 1 c’era Francesco Pionati, avellinese come Piantedosi.

Conte è anche unica della srl Shallow: di cosa si occupa la società

Conte è anche socia unica di Shallow, società che ha «mission» di «creare un network tra gli stakeholder del Paese per la realizzazione di progetti culturali volti a promuovere la cultura dello Sviluppo Sostenibile e della Responsabilità Sociale trattando gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030». La piccola srl ha ricevuto due affidamenti diretti dalla Regione Campania nel 2023 e nel 2024: il primo, da 36 mila euro, per valorizzare la presenza della Campania a Ecomondo, e il secondo, da 35 mila euro, per la promozione degli Stati generali dell’ambiente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Si potrebbe dire, viste le fibrillazioni che agitano i campi (quello confusamente largo della sinistra e quello acciaccato del centrodestra) che di resa dei Conte si tratta. C’è infatti una coincidenza antroponomastica che curiosamente unisce le due vicende che stanno occupando in queste ore le cronache della politica. Della prima il Conte protagonista è Giuseppe, per ben due volte presidente del Consiglio e oggi capo indiscusso del Movimento 5 stelle, fotografato a pranzo con Paolo Zampolli, emissario trumpiano spedito in Italia (sul quale circolano incredibili racconti) a coltivare relazioni ma soprattutto, com’è nello stile della casa (Bianca), affari (Fedez e Mr Marra l’hanno appena fatto arrabbiare, ma questa è un’altra storia).

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Ghiotta occasione per la maggioranza di affondare il coltello nel burro di un incontro che un po’ di domande le suscita. Che ci faceva l’anti-americano Giuseppi, come l’aveva battezzato il Trump del primo mandato da presidente, a tavola col nemico? Siamo di fronte a uno dei tanti casi di un leader che in favor di telecamere recita da incendiario poi si fa colomba con l’amico americano con cui, se sceglie di incontrarsi in pieno giorno a un ristorante, vuol farsi vedere?

Via libera a illazioni, sfottò e battute su Conte-Zampolli

Troppo generiche le motivazioni addotte da Giuseppi e da Zampolli – «ho solo incontrato un amico» – per diradare le ombre del dubbio. Via libera dunque a illazioni, sfottò e battute. La più felice, quella del piddino Filippo Sensi. «Nessuna sorpresa», ha commentato l’ex portavoce di Matteo Renzi, si tratta «di un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra».

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Giuseppe Conte e, sullo sfondo, una sua foto con Donald Trump (Imagoeconomica).

Cuore e corna, al Viminale c’è un nuovo caso Boccia

Ben più appetibili, visto che di mezzo ci sono presunte questioni di cuore e corna, la vicenda della seconda Conte. Cioè Claudia, giornalista alquanto prezzemolina che naviga da tempo nella comfort zone del centrodestra, in cerca di contratti e visibilità. Non siamo al caso di Maria Rosaria Boccia, la signora che ha imperversato al ministero della Cultura riducendo il povero Gennaro Sangiuliano a vittima di una pochade sadomaso, ma le analogie non possono evitare il confronto.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

La Conte ha rivelato la sua relazione con Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, uomo più delle istituzioni che di partito, facendosi intervistare da un podcaster organico a Fratelli d’Italia. Al quale, secondo quanto riferito dallo stesso intervistatore, avrebbe esplicitamente chiesto di farle la domanda malandrina sulla sua liaison con l’inquilino del Viminale.

Anche i muri sapevano che la relazione andava avanti da tre anni

Se così fosse, non siamo alla voce dal sen sfuggita, ma a un’operazione costruita attraverso un canale scelto con cura. La domanda a questo punto non è perché la Conte abbia ammesso la sua relazione – chi frequenta il sottobosco del potere sa bene quando è il momento di diventare visibile -, ma perché lo abbia fatto solo ora visto che, come un anonimo frequentatore dei Palazzi romani ha affermato, anche i muri sapevano che la cosa andava avanti da tre anni.

La Lega considera il ministero dell’Interno roba propria

Qui sì, come direbbe Giorgia Meloni, bisogna andare a caccia della ribalda manina che ha giostrato il tutto. Nel governo che ha appena incassato una sconfitta referendaria senza attenuanti, i veleni circolano con quell’abbondanza che di solito precede lo scontro finale. La Lega non ha mai smesso di considerare il Viminale roba propria, Matteo Salvini lì ci stava comodissimo per orchestrare la sua campagna elettorale permanente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Per la narrazione leghista Piantedosi è un occupante abusivo, sebbene in precedenza sia stato capo di gabinetto dell’attuale vicepremier e ora sia al suo posto in quota Carroccio. Destabilizzarlo attraverso la sua vita privata, rendendolo improvvisamente umano, cioè vulnerabile, non sembra un gesto d’affetto nei suoi confronti.

Le elezioni anticipate, un’irresistibile tentazione

Fratelli d’Italia, d’altra parte, ha il problema opposto: la batosta referendaria ha trasformato le sottili crepe della maggioranza e le faide dentro al partito tricolore in voragini. Il contesto internazionale, con l’improvvido abbraccio a Trump, sta trasformando nell’epopea meloniana quella che era una situazione economica vincente in un quadro dove tutti gli indicatori arrancano. E che riduce improvvisamente lo spazio per trasformare i sondaggi in consenso reale. Le elezioni anticipate, per chi parte avanti, sono sempre una irresistibile tentazione. Meglio andarci adesso, e non aspettare che la deriva si consolidi.

Non una congiura, ma una simultaneità di convenienze

Chi orchestra tutto questo? Probabilmente nessuno, nel senso di un unico regista con il copione in mano. Più probabilmente tutti, ciascuno per la propria quota di interesse, in quella forma di caos coordinato che è la specialità della nostra politica: non una congiura, ma una simultaneità di convenienze che produce lo stesso effetto. I Conte, dunque, non tornano. Ma che nell’ombra qualcuno stia già facendo la somma per farli tornare è sicuro.

Paola Berardino, chi è la moglie di Piantedosi (che ha anche un suocero ingombrante)

Dopo l’affaire Conte-Piantedosi, con la giornalista che ha ammesso di avere una relazione col ministro dell’Interno, il nome di Paola Berardino, finora rimasto fuori dai riflettori, è finito al centro dell’attenzione. Si tratta della moglie del titolare del Viminale, che attualmente ricopre l’incarico di prefetto di Grosseto. Classe 1964 e da sempre riservata sul suo privato, ha due figlie con Piantedosi.

Ha svolto diversi incarichi al Viminale

Nata a Santa Maria Capua Vetere, Berardino si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, dove ha anche conseguito il diploma di specializzazione in Diritto amministrativo e Scienze dell’amministrazione. Abilitata anche all’attività di avvocato, tra il 1991 e il 2019 ha prestato servizio presso le prefetture di Bologna, Roma e Firenze. Ha anche prestato servizio a più riprese al ministero dell’Interno, dove nel 2012 le è stato conferito l’incarico speciale per l’approfondimento degli aspetti connessi all’attuazione e verifica dell’Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. Sempre al Viminale è stata anche capo ufficio di staff prima degli Affari territoriali e autonomie locali, poi delle Libertà civili e immigrazione. Dal 9 agosto 2021 è prefetto di Grosseto.

Suo padre è un ex dirigente della Digos

Suo padre è Francesco Berardino, ex dirigente della Digos di Bologna ed ex capo del Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, organo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo

La relazione extraconiugale del ministro Matteo Piantedosi con la giornalista Claudia Conte, da semplice gossip, è diventato rapidamente un caso politico capace di provocare sussulti nella maggioranza, mentre dall’altra le opposizioni chiedono lumi sugli incarichi ottenuti dalla donna al centro di questa vicenda, maneggiata con cautela a Palazzo Chigi.

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Meloni sapeva della storia: l’incontro con Piantedosi a Palazzo Chigi

Dopo che la liaison Piantedosi-Conte è diventata di dominio pubblico, Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con lo stesso ministro dell’Interno. Al centro non tanto la relazione in sé, di cui – scrive Repubblica – la premier era a conoscenza da qualche mese. Piuttosto, per cercare di capire perché è stata tirata fuori adesso, in un momento delicato per il governo che si sta leccando le ferite dopo la batosta del referendum. Piantedosi, filtra da Palazzo Chigi, l’avrebbe tranquillizzata: «È una faccenda privata». Marco Gaetani, conduttore del podcast Money Talks, ha fatto sapere al Corriere della Sera che la confessione di Conte era stata preparata: «Prima di iniziare a registrare mi ha chiesto di farle la domanda, premettendo che il ministro era separato».

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: Salvini punta al Viminale

Piantedosi ha visto anche Matteo Salvini che, è noto, gradirebbe prendere il suo posto al Viminale. L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: dal 23 marzo è già saltata una ministra (Daniela Santanchè, Turismo) e, per una faccenda che ricorda questa, un altro (Gennaro Sangiuliano, Cultura) aveva lasciato l’incarico a settembre del 2024. Fonti della Lega assicurano che tra Piantedosi e Salvini c’è totale sintonia, ma se Fratelli d’Italia e Forza Italia dovessero aprire riflessioni sulla squadra di governo, il Carroccio spingerebbe per il ritorno del suo segretario al ministero dell’Interno. Se ciò avvenisse si tratterebbe di un duro colpo per i sostenitori della teoria secondo cui dietro alla rivelazione sarebbe arrivata dopo un’imbeccata di Roberto Vannacci, a cui Conte è molto vicina.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

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I fari sono puntati ora sui tanti incarichi collezionati da Claudia Conte

Piantedosi, sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, sarebbe stato consigliato a più riprese di troncare la relazione con Conte, visto il profilo “scomodo” della giornalista, scrittrice, conduttrice e opinionista tv, ormai presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali e – soprattutto – collezionista di incarichi. Come quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci, di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie e – come rivela Domani – di “docente” presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al ministero Viminale. Conte ha ottenuto quest’ultimo incarico a giugno 2024: fonti del ministero dell’Interno, riferisce sempre Domani, sostengono che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto. Ma è inevitabile che ora i fari siano stati accesi su questo aspetto della vicenda.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte (Imagoeconomica).

Schlein entra a gamba tesa: «Ennesimo scandalo, il pesce puzza dalla testa»

I capigruppo di FdI alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, hanno rinnovato la «piena fiducia» al ministro dell’Interno, ma l’opposizione chiede chiarimenti sugli incarichi istituzionali ottenuti da Conte. Ospite di Realpolitik, la segretaria del Pd Elly Schlein ha detto: «Ennesimo scandalo. L’impressione è che (Meloni, ndr) cercasse dei facili capri espiatori per una sconfitta che è anzitutto sua. Ora non mi stupirei che il prossimo di cui chiederà le dimissioni fosse proprio Piantedosi, ma è tutto per celare il fatto che il pesce puzza dalla testa». Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, ha parlato di «rivelazioni molto opache», chiedendo a Piantedosi di spiegare «in base a quali competenze siano stati conferiti incarichi, tra cui una consulenza alla Commissione parlamentare sulle periferie». E il diretto interessato, ovvero Piantedosi, cosa dice? Per ora dal Viminale tutto tace.

Kristi Noem e il caso del marito travestito da donna

Un nuovo scandalo ha colpito Washington e, in particolare, l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem silurata da Trump a inizio marzo e sostituita da Markwayne Mullin. Tutto è partito dalle rivelazioni del Daily Mail, che ha pubblicato una serie di foto di suo marito Bryon Noem travestito da donna mentre indossa top attillati, minigonne color fucsia e palloncini gonfiabili sotto la maglietta, come a mostrare un seno prorompente.

L’ex ministra «devastata» dagli scatti

Il travestimento sarebbe avvenuto nell’ambito di una serie di chat con alcune donne (a una delle quali Byron avrebbe anche chiesto come si impianta un seno artificiale). Un gioco per adulti che conduce al “bimbofication”, cioè al desiderio di vestirsi da donna per promuovere lo stereotipo della bomba sexy ma poco intelligente. Lo staff dell’ex ministra, che viene descritta come «devastata» dagli scatti, teme che i documenti finiti al Daily Mail – oltre alle immagini ci sarebbero migliaia di file, inclusi messaggi – possano essere stati fatti circolare da qualcuno che volesse ricattarla. Nel frattempo, il marito ha rivelato al New York Times che un giorno racconterà tutta la storia dei suoi travestimenti: «Penso che lo farò a un certo punto, ma non è questo il giorno».

Il discorso di Trump alla nazione fa affossare le Borse: cos’ha detto

Dopo le sue dichiarazioni sulla fine della guerra entro due-tre settimane, che avevano portato il petrolio sotto i 100 dollari al barile e fatto respirare le Borse, con il suo discorso alla nazione Donald Trump ha di nuovo fatto affossare i mercati. In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali, ha sì dichiarato che «finiremo il lavoro molto velocemente», ma aumentando i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane: «Siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso». «Se non ci sarà un accordo», ha continuato, «colpiremo tutti i loro impianti di produzione di elettricità molto duramente e, probabilmente, allo stesso tempo. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo, e scomparirebbe, e non c’è niente che potrebbero fare per evitarlo».

La minaccia dell’Iran: «Attacchi devastanti dopo le parole di Trump»

Dopo le parole del presidente americano, l’esercito iraniano ha minacciato «attacchi devastanti» contro Stati Uniti e Israele. «Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione», ha detto il comando operativo militare Khatam Al-Anbiya in una dichiarazione, citata da Mehr.

Il petrolio risale oltre i 105 dollari al barile

Le dichiarazioni del tycoon hanno anche fatto bruscamente salire il prezzo del petrolio Brent sui mercati asiatici, superando nuovamente i 105 dollari al barile. Il Brent è balzato di oltre il 4 per cento a 105,55 dollari, mentre il greggio Wti ha guadagnato il 3 per cento e ha raggiunto i 103,16 dollari al barile. Entrambi avevano mostrato una tendenza al ribasso nelle ore precedenti al discorso di Trump.

Borse europee aprono in rosso

Male anche le Borse europee nell’ultima seduta della settimana (venerdì 3 aprile i mercati americani, inglesi ed europei saranno chiusi per le festività pasquali). Il Brent si attesta a 107,98 dollari al barile (+6,72 per cento) mentre il Wti a 106,52 dollari (+6,4 per cento). Torna a correre anche il prezzo del gas, che ad Amsterdam sale del 4,71 per cento a 49,75 euro al Megawattora. Milano ha aperto cedendo l’1,16 per cento, Parigi l’1,12 per cento e Francoforte l’1,44 per cento, in scia a quanto fatto in Asia dove il Nikkei ha terminato le contrattazioni in calo del 2,4 per cento.