Cortocircuito Delfin, meglio di Succession: cosa succede nella holding di Del Vecchio

Warren Buffett ha sempre tenuto la sua Berkshire Hathaway lontana dalla leva finanziaria usata per gonfiare i rendimenti, e la ragione che ripete da decenni è una sola: non voler mai essere costretto a soddisfare una margin call nel momento sbagliato. La vicenda che in queste ore tiene col fiato sospeso la finanza italiana, con l’assemblea di Delfin convocata per martedì 30 giugno in Lussemburgo, mostra cosa accade quando si imbocca la strada opposta. È prima di tutto una storia di leva, e di una margin call che incombe.

Cortocircuito Delfin, meglio di Succession: cosa succede nella holding di Del Vecchio
Warren Buffett (Imagoeconomica).

Delfin è la cassaforte lussemburghese della famiglia Del Vecchio, e custodisce partecipazioni per oltre 40 miliardi: il 32 per cento di EssilorLuxottica e quote pesanti di Generali, Mps, UniCredit, Covivio. Chi controlla Delfin muove una fetta del capitalismo finanziario italiano. Per questo una faccenda nata come problema privato di uno degli otto eredi è diventata un caso di sistema.

Il motore: 1,3 miliardi di debito personale

Al centro c’è l’esposizione di Leonardo Maria, il quartogenito 31enne. Le ricostruzioni, confermate da fonti vicine al suo family office Lmdv, parlano di un indebitamento complessivo che supera quota 1,3 miliardi, maturato nei quattro anni dalla morte del padre: circa 350 milioni con Crédit Agricole, 650 milioni di prestito personale erogato da UniCredit alla persona fisica, 110 milioni di leasing per il mega-yacht da 72 metri e la collezione di auto, oltre 100 milioni di crediti di firma, più una coda di private debt molto caro.

Cortocircuito Delfin, meglio di Succession: cosa succede nella holding di Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Il dettaglio che ribalta la narrazione ufficiale sta nei numeri. L’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola, valorizzate 10 miliardi per il 25 per cento complessivo, sarebbe servito a Leonardo per ottenere dalle banche un finanziamento ancora più ampio, intorno agli 11 miliardi, e rifinanziare così la sua posizione. La scalata alla holding e il salvataggio finanziario personale erano la stessa identica mossa.

La clausola mancante e il rischio di maxi penale

L’operazione si è arenata per due ragioni lineari. EssilorLuxottica ha perso oltre il 37 per cento da gennaio, scivolando verso i 166 euro: il valore delle quote da offrire in garanzia è crollato e i rapporti loan-to-value su cui le banche avevano costruito tutto sono saltati. In più i contratti con i fratelli sarebbero stati firmati senza la clausola che subordina l’acquisto all’effettiva concessione del finanziamento. La conseguenza è pesante. Se Leonardo non compra, rischia di dover versare una penale da 500 milioni a ciascuno dei due fratelli. Un altro miliardo. Il suo debito, in caso di scalata fallita, viaggia verso i 2,3 miliardi. Non può finanziare l’operazione, e tirarsi indietro gli costa quanto un piccolo Stato.

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Romolo Bardin (foto Imagoeconomica).

La detonazione sulla governance

Quando le banche hanno chiesto garanzie più solide, la richiesta ha smesso di essere personale e ha bussato alla porta di Delfin. Lì la crisi è diventata societaria. Nel consiglio del 24 giugno il board si è spaccato: a favore della linea che apriva la cassaforte si sono schierati il presidente Francesco Milleri e il notaio di famiglia Mario Notari, contrari l’amministratore delegato Romolo Bardin con i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. La maggioranza del board ha bocciato l’ipotesi di impegnare risorse comuni a copertura di un’operazione fatta nell’interesse di un singolo socio, per giunta a valori non più coerenti con il mercato.

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Mario Notari (foto Imagoeconomica).

Leonardo Del Vecchio padre voleva evitare risse tra figli

A complicare tutto c’è lo statuto, disegnato da Leonardo Del Vecchio padre proprio per evitare le risse tra figli. Per modificarlo serve l’88 per cento del capitale; per nominare o revocare i manager serve l’unanimità degli otto soci. Ogni erede, con il suo 12,5 per cento, è di fatto una minoranza di blocco. Nessuno vince da solo, e chiunque può inceppare la macchina.

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Leonardo Del Vecchio, morto nel 2022.

Gli interessi veri dietro gli schieramenti

Milleri sostiene Leonardo perché ha un legato personale da incassare, un pacchetto di azioni Essilux da oltre 350 milioni più le relative imposte, che dipende dalla distribuzione dei dividendi e da passaggi statutari a maggioranza qualificata. Per portarlo a casa gli serve il blocco di eredi allineato, e il motore di quel blocco oggi è Leonardo. Il suo appoggio regge finché gli garantisce i numeri per il legato.

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Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Bardin gioca un’altra partita. Tiene la linea della prudenza, che è solida sul piano societario, e soprattutto controlla l’orologio. Ogni giornata che Essilux passa in calo peggiora la posizione del debitore Leonardo. Per chi vuole logorare, la pazienza è un’arma. Anche la maggioranza dei cinque eredi firmatari è meno granitica di quanto sembri. È una coalizione di liquidità, tenuta insieme da chi vuole uscire e monetizzare. Luca e Paola appoggiano Leonardo finché lui resta il loro canale per incassare. Appena una strada alternativa offre gli stessi soldi senza passare da lui e dalle sue banche, quel sostegno evapora.

I quattro scenari sul tavolo

1 – Il buyback: Delfin ricompra direttamente le quote di Luca e Paola, attingendo a riserve e debito, e liquida chi vuole uscire. È l’esito più ordinato, e in queste ore prende quota. Per Leonardo è una sconfitta strategica: resta al 12,5 per cento, col debito personale intatto e senza il maxi-finanziamento che inseguiva.

2 – Lo stallo: nessuna maggioranza, esecuzione del testamento congelata, Essilux che continua a scendere. È lo scenario più insidioso, perché avvicina la chiamata a margine sui prestiti di Leonardo e accende per primo il debito più caro, quello con clausole onerose in caso di default.

3 – La vendita delle partecipazioni: è la strada che Rocco Basilico, il fratellastro in guerra con Leonardo, ha messo nero su bianco in una lettera al board e ai soci alla vigilia dell’assemblea. La avanza in due varianti. Nella prima Delfin vende le partecipazioni finanziarie (Mps, Generali, UniCredit), incassa e con quel denaro ricompra le quote di chi vuole uscire, lasciando ai soci che restano una holding concentrata solo sull’occhialeria. Nella seconda, definita intermedia, Delfin non vende nulla e distribuisce direttamente ai soci le partecipazioni finanziarie, così che ciascuno se le venda per conto proprio, preservando intatta la quota in EssilorLuxottica.

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Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico.

Il vero detonatore è il criterio di prezzo. Basilico propone di valutare le partecipazioni finanziarie al 100 per cento del valore di mercato, perché facilmente liquidabili, e di applicare invece a EssilorLuxottica uno sconto del 25 per cento sulla quotazione di Borsa, motivandolo con il fatto che il titolo dentro una holding non è liquido come sul mercato.

4 – La rottura di governance: Milleri o Bardin sbattono la porta. Siccome nominare un nuovo amministratore richiede l’unanimità, una sola dimissione paralizza la holding. È l’arma di pressione reciproca, e per questo nessuno la impugna davvero finché può evitarlo.

Il notaio Notari è in lite ma è un consigliere che vota

Sul tavolo pesano poi alcuni nodi che meritano attenzione. Mario Notari, custode del testamento e membro del board, è in contenzioso civile con la stessa famiglia per una parcella giudicata troppo alta, tanto che la pratica di successione è passata a un altro notaio milanese. Oggi quel consigliere vota su operazioni che riguardano gli azionisti con cui è in lite.

I ruoli che fanno discutere: Talarico e Paolo Basilico

Marco Talarico, braccio destro di Leonardo appena uscito dalla guida del family office, è stato proposto come commissario ai conti della cassaforte che appartiene a tutti e otto gli eredi, con un mandato fino al 2030 e poteri di accesso all’intera contabilità. Un uomo legato a un singolo socio messo a sorvegliare i numeri di tutti. E qui la genealogia pesa: Talarico arriva da Kairos, la società fondata da Paolo Basilico, padre di quel Rocco che a Leonardo sta facendo la guerra. Il fedelissimo di un erede, con una storia professionale radicata nel mondo del padre del suo rivale, candidato a controllare i conti della holding di famiglia.

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Marco Talarico e Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

E la coda di private debt più costosa, fino al 14-16 per cento con clausole pesanti in caso di default secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, condurrebbe Lmdv verso una società di advisory, la Duepuntozero Npl, le cui ramificazioni, stando alle ricostruzioni finanziarie, sfiorano il mondo degli ex gestori di Kairos e gli investimenti di Paolo Basilico, padre proprio di Rocco.

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Paolo Basilico (foto Imagoeconomica).

Il genio di Agordo aveva costruito una fortezza pensata per durare oltre di lui, blindata contro le liti tra figli. Quella stessa fortezza oggi rischia di diventare una gabbia per l’erede più ambizioso, prigioniero della sua stessa leva. L’assemblea del 30 giugno non chiuderà la partita. La accompagnerà per tutta l’estate.

Meloni in elicottero di Stato all’Argentario? La smentita di Palazzo Chigi

Botta e risposta su X tra il giornalista Paolo Ojetti e Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, sul presunto uso privato di un elicottero di Stato da parte della premier Giorgia Meloni per raggiungere un locale di Porto Ercole, all’Argentario.

Il botta e risposta su X

«I fatti sono diversi. Giorgia Meloni non è arrivata in elicottero al Sottovento: si è recata in auto. Da giornalista, prima di spargere sciocchezze e insinuazioni sull’uso privato di mezzi dello Stato, dovrebbe verificare i fatti», ha scritto Alfano su X.

Ojetti aveva riferito del passaggio di un elicottero a bassa quota sui tetti dell’Argentario attorno alle 19 di sabato 28 giugno: «Sembrava stesse precipitando. Infatti si precipitava a mollare la Meloni al bar Sottovento di Porto Ercole affinché la premier gustasse l’aperitivo». E poi: «Chiedo umilmente: uso privato?».

Trump dovrà pagare 5 milioni di dollari per violenza sessuale e diffamazione

La Corte Suprema Usa ha respinto la richiesta di Donald Trump di annullare il verdetto con cui una giuria lo aveva ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di E. Jean Carroll, che sarebbe avvenuta nel 1996 nei camerini di Bergdorf Goodman, grande magazzino newyorchese di lusso di fronte alla Trump Tower. L’attuale presidente Usa era stato anche riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti della donna.

Trump dovrà pagare 5 milioni di dollari per violenza sessuale e diffamazione
Jean E. Carroll (Ansa).

I legali di Trump contestavano, in particolare, il fatto che nel corso del processo sia stata data la possibilità di testimoniare ad altre due donne che hanno accusato il tycoon di abusi sessuali, che sarebbero avvenuti decenni fa. Trump, da parte sua, ha sempre respinto anche tali accuse. Ma la Corte Suprema gli ha dato torto: Carroll ha dunque diritto al risarcimento di 5 milioni di dollari sancito dalla giuria.

Le due cause intentate da Carroll contro Trump

Carroll ha fatto causa a Trump nel 2019 per diffamazione e lo ha poi citato nuovamente in giudizio nel 2022 per diffamazione e violenza sessuale, dopo che lo Stato di New York aveva approvato una legge che consentiva alle vittime di abusi sessuali di intentare cause civili per episodi avvenuti in passato. Il secondo procedimento è arrivato a processo per primo e la giuria ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 è arrivata a processo successivamente e si è conclusa con una sentenza che ha condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari. Il tycoon ha impugnato la sentenza, che non è ancora arrivato davanti alla Corte Suprema. In caso di esito analogo, includendo gli interessi, Trump dovrebbe in tutto a Carroll oltre 100 milioni di dollari.

La Corte ha anche consentito a Cook di rimanere alla Fed

La Corte Suprema, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, ha anche impedito a Trump di procedere nell’immediato al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, accusata di frode sui mutui. Inoltre, con un’altra sentenza, ha riconosciuto poi al presidente degli Stati Uniti ampi poteri per rimuovere, senza dover fornire motivazioni, i vertici di altre agenzie federali indipendenti. Le due decisioni rappresentano di fatto un verdetto contrastante sul tentativo di Trump di rafforzare il controllo dell’esecutivo sulle autorità indipendenti.

Comcast separerà le attività media e tecnologiche in due società quotate

Comcast Corporation ha annunciato l’intenzione di separarsi in due società quotate tramite lo spin-off esentasse di NBCUniversal e Sky dalle attività di connettività. L’operazione dovrebbe concludersi nell’arco di un anno. NBCUniversal, che si occuperà di contenuti e intrattenimento, includerà gli Universal Studios, la divisione parchi di intrattenimento, i network NBC e Telemundo, Sky e il servizio streaming Peacock. All’altra società, denominata Comcast, rimarranno le attività dedicate alla banda larga, alla tv via cavo e ai servizi della telefonia mobile.

Scelti i vertici delle due nuove società

Comcast prevede di mantenere una partecipazione fino al 19,9 per cento in NBCUniversal per un massimo di un anno post nascita dello scorporo. Brian Roberts, presidente e co-amministratore delegato di Comcast Corporation, continuerà a essere attivamente coinvolto nella leadership di Comcast e NBCUniversal, lavorando a stretto contatto con i nuovi vertici delle due società. Mike Cavanagh sarà il ceo di NBCUniversal, mentre Michael Angelakis, ex direttore finanziario di Comcast, diventerà l’amministratore delegato dell’omonima nuova azienda una volta completata la separazione. Al termine dell’operazione, gli azionisti di Comcast Corporation deterranno azioni sia di Comcast che di NBCUniversal.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene

Theodore Kyriakou sembra deciso a rispettare il copione. Da quando ha preso il controllo di Gedi, la casa editrice di Repubblica ora orfana de La Stampa, la sensazione è quella di assistere a una lenta ma radicale riscrittura del gruppo. Al timone il patron greco del gruppo Antenna ha messo Mirja Cartia d’Asero, arrivata dal Sole 24 Ore dopo una parentesi in Clessidra, il fondo di private equity della famiglia Pesenti. E il primo effetto è sotto gli occhi di tutti: gli organigrammi si svuotano, i nuovi arrivi parlano quasi tutti con lo stesso accento aziendale e la bussola sembra puntare sempre più verso la televisione.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).

È tutto un susseguirsi di cambi al vertice. Escono Michela Marani ed Edoardo Biancardi, rispettivamente responsabili di gestione e controllo e della funzione di Internal Audit. Prima di loro aveva già lasciato Fabiano Begal, che guidava il digitale. E un altro manager di peso, Alessandro Bianco, direttore delle risorse umane, prende la strada della Sae di Alberto Leonardis, dove nel frattempo è approdata La Stampa.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Mirja Cartia d’Asero, ex ad del gruppo Sole 24 Ore (foto Imagoeconomica).

La manager ex Dazn che sbarca proprio adesso…

Chi arriva, però, racconta molto più di chi se ne va. Cartia d’Asero pesca dove conosce meglio le acque: il suo vecchio indirizzo di via Monte Rosa a Milano. Dal Sole 24 Ore approdano Vincenzo Turtur alla centrale acquisti e Alessandra Orsini al marketing. Più che una campagna acquisti, sembra un trasloco. Al digitale, invece, è atteso un nome che da solo racconta dove punta il gruppo: Veronica Diquattro, reduce dal cda dello stesso Sole e, prima ancora, dai vertici di Dazn. Già, proprio Dazn: la manager che ne ha guidato gli esordi sbarca in Gedi nel momento esatto in cui il gruppo sposa Dazn sul canale di news. Coincidenze che, di solito, hanno l’aria di non essere coincidenze.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Veronica Diquattro ai tempi di Dazn. (Ansa)

Una Cnn italiana costruita insieme a Discovery

Perché il vero investimento è la televisione. È lì che si concentrano energie e risorse. La joint venture con Dazn per un canale di news in concomitanza con il Mondiale di calcio ha rappresentato il primo passo. Più avanti potrebbe arrivare il digitale terrestre, che secondo indiscrezioni sempre più ricorrenti sono in molti a immaginare nella forma di una Cnn italiana costruita insieme a Discovery.

In arrivo Pucci, responsabile delle news di Mediaset

Anche qui il copione non cambia, e la pesca si fa sempre lontano dalle acque di casa. Per guidare il nuovo polo informativo, infatti, il nome che circola è quello di Andrea Pucci, oggi responsabile delle news a Mediaset. Anche se fonti vicine alla nuova proprietà fanno sapere che la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà coinvolta.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Mario Orfeo (Ansa).

Tutto il malumore del direttore Orfeo, una vita in Rai

Una prospettiva che però avrebbe irritato non poco Mario Orfeo. E non è difficile capirne il motivo. Se c’è una persona che conosce il linguaggio della televisione è proprio il direttore di Repubblica, passato più volte dalla direzione dei telegiornali fino alla guida della Rai. Essere tenuto ai margini proprio del progetto televisivo non è soltanto uno sgarbo. È il modo più elegante per fargli capire che la partita si giocherà altrove.

I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno. Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere.

Terremoto in Venezuela, forte scossa di assestamento a Caracas

Una forte scossa di assestamento di magnitudo 5.1 è stata registrata in Venezuela. Il sisma – tra i più intensi delle scosse di assestamento dal devastante terremoto del 24 giugno – ha avuto epicentro in mare vicino a La Guaira, lo Stato più colpito, dove i soccorritori hanno interrotto le operazioni per motivi di sicurezza. La scossa è stata avvertita distintamente anche nella capitale Caracas, dove sono oltre 700 gli edifici crollati completamente o parzialmente.

Terremoto in Venezuela, forte scossa di assestamento a Caracas
Ansa, un soccorritore tra le macerie (Ansa).

Più di 1.400 morti accertati, enorme il numero dei dispersi

Col passare delle ore si riduce sempre più la speranza di ritrovare persone ancora in vita e, di contro, continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime. Sono salite a 1.450 i morti accertati e ci sono più di 3 mila i feriti, mentre i dispersi superano quota 50 mila.

Terremoto in Venezuela, forte scossa di assestamento a Caracas
Edificio gravemente danneggiato dal terremoto in Venezuela (Ansa).

L’Ue fornisce subito 5 milioni di euro al Venezuela

L’Unione europea fornirà 5 milioni di euro in aiuti umanitari per fornire assistenza immediata alle comunità più colpite del Venezuela. Come spiega la Commissione Ue, questo finanziamento di emergenza si concentrerà sulla fornitura di alloggi e assistenza sanitaria alle persone colpite dal disastro. Inoltre, Bruxelles sta anche organizzando un ponte aereo umanitario per trasportare beni di prima necessità nelle zone colpite: in primo volo è previsto in partenza da Copenaghen all’inizio di questa settimana, con circa 50 tonnellate di materiale per la costruzione di alloggi, attrezzature per l’acqua e i servizi igienico-sanitari. Questo nuovo aiuto si aggiunge ai 52 milioni di euro già stanziati nel corso del 2026 per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socio-economica nel Paese.

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole

La Stampa sta attirando molti giornalisti. Il nuovo corso della storica testata sabauda sembra favorire la fuga da altri quotidiani famosi, con Antonio Di Rosa alla guida pronto a imbarcare nuovi “neo-torinesi”. Nel gruppo Sae è arrivato Vito Ribaudo, nuovo direttore generale del gruppo di Alberto Leonardis ed ex numero uno delle risorse umane di RcsCorriere della Sera. A Roma si parla molto dell’uscita dal quotidiano Il Messaggero di un big delle pagine dell’economia, Rosario Dimito, pronto dal primo settembre a entrare nel gruppo Sae e a fare contenuti per tutto il digital. Già orfana di Osvaldo De Paolini, che lasciò il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone per approdare a il Giornale e dirigere anche il settimanale Moneta, la redazione economica di via del Tritone ora ha come capo Andrea Bassi, ex di Milano Finanza. Come lo era De Paolini, che era stato il direttore del giornale di via Marco Burigozzo, a Milano. E pure Dimito è un altro ex MF. Tutti professionisti che in tempi lontani hanno lavorato nello stesso giornale, e con la stessa “filosofia giornalistica”. Ma la diaspora è destinata a continuare…

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole

Corriere, chi entrerà alle 6 del mattino?

A settembre si cambia, al Corriere della Sera. La nuova direttiva di Luciano Fontana, alla guida di via Solferino, prevede la chiusura obbligatoria del giornale alle 22.30. Sì, perché risparmiando sulla notte così si può “alimentare” la mattina, anche a beneficio delle altre realtà del gruppo di Urbano Cairo che comprende pure l’emittente televisiva La7. E il sito del Corriere ha bisogno di battere la concorrenza, con i lettori che si collegano a internet appena svegli e vogliono essere aggiornati con news fresche. I contenuti digitali vengono ritenuti strategici per far crescere la testata. Allora che si fa? Dalle 6 del mattino scatterà il primo turno, già definito come quello degli “avanguardisti”, un drappello di scalpitanti giornalisti che vedrà aumentare la consistenza alle 7. Quindi, secondo turno alle 11, per dare corpo al giornale, e ultimo alle 15, che sgobberà fino all’orario di chiusura. Una faticaccia, aprire all’alba: chi si assumerà questo ingrato compito di “alzare la saracinesca”? Lo schema 6-11-15 nella realtà sarà un 30-30-40, vista la percentuale di utilizzo del lavoro nei diversi turni. Il più consistente è dedicato al giornale su carta. Sperando sempre che non ci siano notizie importantissime alla fine della giornata, quando il quotidiano ormai è chiuso

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
Luciano Fontana (foto Imagoeconomica).

Buttafuoco al Lirico. Come Mussolini

Il Teatro Lirico di Milano è un luogo fondamentale nella storia d’Italia: proprio lì il 16 dicembre 1944 si tenne l’ultimo discorso e l’ultima apparizione pubblica di Benito Mussolini in qualità di capo della Repubblica Sociale Italiana. «Vogliamo che tutta l’Italia sia repubblicana», disse ai “camerati milanesi”: e Mussolini era appena sfuggito da Salò, dove era tenuto sotto controllo dal generale tedesco Karl Friedrich Wolff (quello che l’anno successivo liberò il capo partigiano Ferruccio Parri). Fatto sta che per la destra italiana quel discorso di Mussolini è storico, e viene ritenuto ancora un “testamento politico”, una linea da seguire (a cominciare dal ripudio dei regnanti di casa Savoia). Non a caso, visto che Sky Tg24 Live torna a Milano per una nuova tappa del suo percorso itinerante tra le principali città italiane, al canale all news diretto da Fabio Vitale non poteva dire di no un uomo di destra come Pietrangelo Buttafuoco: il 6 luglio il Teatro Lirico, che oggi porta il nome di Giorgio Gaber, vedrà la presenza di protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della ricerca. Buttafuoco parteciperà in qualità di presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Il Teatro Lirico ha sempre il suo fascino, a destra. Magari ci scappa pure una lacrima…

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Fs, per qualcuno c’è «Strisciuoglio»

Nominarlo è difficile, tanto che sembra uscito da una commedia di Eduardo de Filippo, ma anche dalle barzellette di Uccio De Santis, pugliese doc: Gianpiero Strisciuglio conosce fin da piccolo questo tema, avendo un cognome complicato. L’ingegnere barese che è stato indicato dai più come il successore di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs se la deve vedere anche con i giornalisti che storpiano il suo cognome: Veronica Gervaso, per esempio, durante il Tg5 lo ha fatto diventare «Strisciuoglio». Senza nessuna rettifica. Urgono comunicati ufficiali dell’azienda con il nome scritto in stampatello, e con un formato gigante per chi ha problemi di vista, per evitare gaffe di ogni tipo. Che poi con Strisciuglio ci manca pure quel nome, «Gianpiero», con la “enne” invece che con la “emme”, come succede a tutti gli altri «Giampiero» sparsi nel territorio nazionale.

La grande campagna acquisti de La Stampa, le albe al Corriere e altre pillole
Gianpiero Strisciuglio (foto Imagoeconomica).

Germania, sparatoria vicino a un centro per minori a Stade: cinque morti

Paura in Germania, dove cinque persone sono morte a causa di una sparatoria vicino a un centro per minori a Stade, in Bassa Sassonia. Il numero di morti, tutti adulti, è stato confermato dalla polizia che ha schierato una grande quantità di agenti nell’area e invitato la popolazione a non avvicinarsi. «Secondo lo stato attuale delle indagini, in una struttura di assistenza ai minori in Dankersstrasse si è verificato un omicidio con diverse vittime. Allo stato attuale, cinque persone sono state uccise, mentre altre hanno riportato ferite», ha riferito in un aggiornamento. «Nel corso delle operazioni di ricerca e di intervento avviate immediatamente, sono state arrestate due persone sospettate di essere coinvolte nell’accaduto, tra cui il presunto autore degli spari», ha aggiunto, specificando che «le indagini sui retroscena e sull’esatta dinamica dei fatti sono ancora in corso». Le autorità non hanno al momento fornito indicazioni sul movente o sul contesto della sparatoria.

Pozzolo, patente sospesa per un anno dopo l’incidente in auto

La prefettura di Biella ha sospeso per un anno la patente al parlamentare vannacciano Emanuele Pozzolo, che il 3 giugno è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che collega il capoluogo piemontese a Vigliano. Sottoposto all’etilometro, al deputato di Futuro Nazionale era stato rilevato un tasso alcolemico doppio rispetto a quello consentito dalla legge. Pozzolo era rimasto illeso e nessun altro era stato coinvolto nell’incidente. «Reputo ci siano molte cose da chiarire, come qualsiasi cittadino italiano farò ricorso», ha dichiarato a Adnkronos.

Dovrà anche sottoporsi a un controllo della commissione medica

Pozzolo aveva spiegato di essersi messo alla guida dopo un pranzo e che era stato un nubifragio a provocare l’uscita di strada: la prefettura di Biella ha deciso comunque di raddoppiare la sospensione minima prevista di sei mesi. Il deputato, che a ottobre del 2025 è stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi per la vicenda dello sparo di Capodanno 2024, dovrà inoltre sottoporsi a un controllo da parte della commissione medica.

Banca Ifis dimezzata in Borsa: chi paga il conto del disastro ora?

Per anni Banca Ifis ha investito una cifra monstre in immagine, sponsorizzazioni, mostre, eventi e convegni d’ogni sorta, costruendo l’aura dell’istituto diverso da tutti gli altri: vellutato, colto, mecenate, banca con l’anima, non solo attenta al vil denaro. E i dipendenti, chiamati Ifis people come fossero una classe di eletti, dovevano essere orgogliosi di lavorare lì. Una macchina del consenso oliata alla perfezione, capace di travestire da fondazione culturale un gruppo che tra i principali mestieri ha più prosaicamente quello di vendere crediti deteriorati.

Banca Ifis dimezzata in Borsa: chi paga il conto del disastro ora?
Il presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio presenta l’opera restaurata “Il bambino migrante” dello street artist Banksy (foto Ansa).

Le banche d’affari hanno certificato il disastro

A certificare il disastro hanno provveduto le banche d’affari, matita rossa impugnata con ineludibile severità. Intesa Sanpaolo da buy a neutral, con target price quasi dimezzato da 27,6 a 15,2 euro e stime di utile per azione 2026 tagliate del 70 per cento. Banca Akros da accumulate a neutral, prezzo obiettivo anche qui dimezzato da 28 a 14,8, e quel pudico riferimento alla «fase di transizione» con cui in finanza si indica il momento in cui non si capisce più granché. Persino la generosa Equita, che il buy lo conserva, ha dovuto resettare le attese e allinearsi alla parte bassa della guidance, da 28 a 19 euro.

Banca Ifis dimezzata in Borsa: chi paga il conto del disastro ora?
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).

Ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra

All’origine del patatrac, la decisione di avviare la vendita del business Npl, quei crediti deteriorati raccontati per anni come il gioiello di famiglia, per deconsolidarli, complici le nuove regole sul calendar provisioning. Tradotto: ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra da scaricare in fretta. E la guidance 2026, già che c’eravamo, ridotta da 170-190 a 100-110 milioni, una notizia comunicata con la nonchalance di chi annuncia un semplice cambio di stagione.

Una promessa su cui il mercato ha smesso di credere

Il punto delicato, però, sta nei tempi. Il deconsolidamento arriva pochi mesi dopo l’acquisizione di Illimity, la banca di Corrado Passera che Ernesto Fürstenberg Fassio e l’amministratore delegato Frederik Geertman hanno portato in casa con un’Ops costruita anch’essa su una narrazione di crescita e visione. Il copione era quello del gruppo che si fa grande comprando il futuro. Salvo poi scoprire che, mentre si recitava la parte dell’acquirente ambizioso, il motore storico della redditività, proprio gli Npl, andava smontato perché il regolatore non lo finanzia più a buon mercato. Il presidente che mette il nome sull’operazione e il manager che la esegue ora condividono la titolarità di una promessa su cui il mercato, numeri alla mano, ha smesso di credere.

Banca Ifis dimezzata in Borsa: chi paga il conto del disastro ora?
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).

Di solito in questi casi prima o poi qualche testa rotola

Ora il futuro si regge più sulle speranze che sulle certezze, tant’è che Banca Ifis ha rinunciato a fare previsioni. Resta da capire chi pagherà il conto di uno spettacolo partito come festa e trasformatosi in un film dell’orrore. Perché una regola non viene mai meno: quando un titolo in due sedute dimezza la sua capitalizzazione di Borsa, prima o poi qualche testa rotola. Di solito, si comincia da quella di coloro che prima del crollo hanno imbastito la sceneggiatura.

Il boss latitante Domenico Paviglianiti arrestato in Spagna

È stato arrestato in Spagna il latitante Domenico Paviglianiti, detto ‘Don Mico’, elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. L’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, è stata eseguita in stretta collaborazione con la polizia spagnola. L’uomo era latitante dal 2022, quando era stato emesso nei suoi confronti un ordine di arresto per cumulo di pene dalla procura di Bologna, che disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Per arrivare all’arresto è stato determinante il monitoraggio di alcuni soggetti che avevano rapporti con lui e dei viaggi che questi ultimi effettuavano con frequenza dall’Italia alla Spagna, dove Paviglianiti si era già stabilito dagli Anni 90. Attività di osservazione e pedinamento hanno consentito agli investigatori di individuare il ricercato in Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante. È già rientrato in Italia.

Polemiche in Regione per la nomina dei vertici di LazioCrea

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione di LazioCrea. A guidarlo sarà Giuseppe Sacco, affiancato dai consiglieri Fabio D’Acuti e Laura Pastore. Nel comunicare le nomine, Rocca ha ringraziato il presidente uscente Marco Buttarelli e il precedente cda per il lavoro svolto. Le scelte hanno subito scatenato le polemiche nella maggioranza di centrodestra. Marco Di Stefano, coordinatore laziale di Noi Moderati e capogruppo in Campidoglio, ha accusato il governatore di utilizzare le nomine per «placare le lotte interne» di Forza Italia e Fratelli d’Italia, denunciando una «monopolizzazione politica» delle partecipate regionali. Di Stefano ha inoltre collegato la vicenda alla recente esclusione del consigliere Nazzareno Neri dalla Commissione Sanità e annunciato per il 9 luglio una direzione regionale del partito per valutare i rapporti con gli alleati e fare il punto sui tre anni della giunta Rocca.

Tajani conferma la presenza a Villa Taverna

Antonio Tajani parteciperà alla festa a Villa Taverna per l’Independence Day, in programma all’ambasciata Usa il 2 luglio (dunque con due giorni di anticipo sulla festività), che si terrà sullo sfondo di tensioni tra Washington e Roma. Lo ha annunciato lo stesso ministro degli Esteri a Radio 24. «Sicuramente io ci sarò, ci saranno altri rappresentanti del governo, proprio a dimostrare che per noi le relazioni transatlantiche sono un punto fondamentale della nostra politica», ha detto il titolare della Farnesina: «Dobbiamo guardare avanti, non vogliamo alimentare la polemica, vogliamo invece far sì che all’interno dell’Alleanza Atlantica si possa lavorare bene per garantire la sicurezza di tutti i nostri cittadini e continuare anche a lavorare con gli Stati Uniti, perché abbiamo molti interessi in comune e siamo le facce dell’Occidente ed è giusto che si lavori insieme».

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Tajani conferma la presenza a Villa Taverna
I festeggiamenti del 4 luglio a Villa Taverna nel 2022 (Imagoeconomica).

Tajani: «Andremo a Villa Taverna a testa alta e schiena dritta»

Dopo lo strappo tra Donald Trump e Giorgia Meloni si era fatta strada l’idea di disertare il ricevimento ospitato nella residenza romana dell’ambasciatore Usa (al momento Tilman Fertitta), ipotesi poi rientrata. Lo stesso Tajani, dopo l’uscita di Trump su Meloni e la foto “implorata” dalla premier al G7 di Evian, aveva annullato la visita ufficiale del 21-22 giugno a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare a un business forum con l’omologo statunitense Marco Rubio. «Andremo a Villa Taverna, a testa alta e schiena dritta. Abbiamo sempre lavorato nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, anche quando abbiamo fatto da ponte, come nel caso della trattativa sui dazi, perché non c’era dialogo tra Unione europea e Stati Uniti», ha aggiunto Tajani. «Poi ci sono state le divergenze, penso alla vicenda della Groenlandia e all’Iran, però noi continuiamo a difendere le nostre tesi e a tutelare l’interesse nazionale, come abbiamo sempre fatto l’interesse dell’Italia e l’interesse dell’Europa».

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa

È previsto per oggi il picco dell’eccezionale ondata di calore che sta attanagliando l’Italia e buona parte dell’Europa. In Pianura Padana attesi fino a 41°C, mentre nelle zone interne tirreniche e sarde, nel Tavoliere delle Puglie e in alcune aree della Sicilia il termometro arriverà a segnare 39 °C. L’anticiclone africano, che sta portando aria calda dal Mediterraneo meridionale, cederà poi tra mercoledì e venerdì, giorni in cui si rafforzerà quello delle Azzorre. Nel gap tra i due sistemi si infilerà aria di origine nord-atlantica: le correnti più fresche nei prossimi giorni porteranno, oltre al calo termico, anche rovesci e temporali a tratti di forte intensità con rischio grandine.

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa
Turista cerca refrigerio in una fontana di Roma (Ansa).

Le temperature record toccate in Europa

Più di 191 milioni di persone nel Vecchio Continente hanno dovuto affrontare negli ultimi giorni temperature di almeno 35°C, con allerte per caldo estremo. L’ondata di calore si sta spostando a Est e oggi le temperature più estreme interesseranno in particolare Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, decisamente già colpite. Domenica 28 giugno la Germania ha registrato una nuova temperatura massima di 41,7°C a Coschen, vicino al confine polacco: questo dato ha superato il precedente record di 41,5°C stabilito appena il giorno prima a Drewitz. Anche l’Ungheria ha battuto il suo record assoluto ieri, con i 40,7°C registrati a Budakalßsz, superiore ai 40,0°C di sabato. La Repubblica Ceca ha registrato un nuovo record assoluto di 41,9°C a Doksany e per la Slovacchia il nuovo primato quanto al caldo è stato rilevato a Mula, con 39,3°C. La Danimarca ha registrato sabato la temperatura più alta da quando sono iniziate le misurazioni nel 1874: 36,6°C a nord di Odense. In Polonia sono stati toccati i 40,5°C a Subice, al confine con la Germania: superato battendo il precedente record di 40,2°C, stabilito nel 1921.

Caldo record, oggi il picco in Italia e in Europa
(Ansa).

L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che in Europa, dal 21 giugno, si sono registrati oltre 1.300 decessi riconducibili all’ondata di calore record che sta attanagliando gran parte del Vecchio Continente. «Lo stress da calore è spesso definito il “killer silenzioso” e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature», ha dichiarato in un video su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms: «L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale».

A proposito di vittime del caldo estremo, l’Agenzia nazionale per la sanità pubblica ha dichiarato che in Francia tra il 24 e il 27 giugno sono stati registrati 1.000 decessi in più rispetto ai mesi precedenti, perlopiù riconducibili alle alte temperature. Queste cifre sono provvisorie e la previsione è che aumenteranno significativamente. Secondo i dati preliminari provenienti dalla Spagna, giovedì 25 e domenica 28 giugno sono stati registrati nel Paese almeno 327 decessi riconducibili al caldo.

Polemiche in Francia per la vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps

Polemica in Francia per l’ultima copertina di Charlie Hebdo dedicata al ct della Francia Didier Deschamps, che pochi giorni fa ha perso la madre Ginette. La vignetta raffigura l’allenatore della Nazionale mentre solleva un’urna funeraria con la scritta “Maman”, come se fosse un trofeo. Ad accompagnare la vignetta la frase «Didier Deschamps porta a casa la coppa», con riferimento a Ramenez la coupe à la maison, il celebre brano di Vegedream diventato simbolo del trionfo della Francia ai Mondiali del 2018. La pubblicazione ha generato un’ondata di critiche sui social, dove numerosi utenti hanno attaccato il settimanale accusandolo di aver oltrepassato il limite.

Polemiche in Francia per la vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps
Vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps (X).

La Federcalcio francese condanna la vignetta

Condanna anche dalla Federcalcio francese. «Questa vignetta mi ha scioccato. Inappropriata nei confronti di un uomo che sta vivendo un momento di grande dolore. La federazione sostiene pienamente la libertà di espressione, ma questa copertina resta irrispettosa e indecente», ha detto il presidente Philippe Diallo. Intanto Deschamps è rientrato negli Stati Uniti dopo aver partecipato al funerale della madre in Francia e ha diretto la sua prima sessione di allenamento dal suo ritorno presso il campus della Bentley University a Waltham, Massachusetts. Dopo aver concluso al primo posto del Gruppo I, la Francia affronterà la Svezia nei 16esimi martedì 30 giugno 2026 a East Rutherford.

Usa-Iran: stop ai raid incrociati, vertice a Doha su Hormuz

Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, che erano ripresi nei giorni scorsi, e di tenere un incontro martedì 30 giugno a Doha, in Qatar. Lo riporta Axios, citando un funzionario americano. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, oggi erano previsti colloqui tecnici, ma Teheran li ha annullati dopo i raid incrociati degli ultimi giorni.

Perché erano ripresi i raid reciproci

A far riprendere le ostilità tra Usa e Iran, sostanzialmente, era stata la diversa interpretazione del memorandum d’intesa firmato pochi giorni fa. Secondo Washington il testo prevede la libera circolazione nello stretto di Hormuz, mentre per Teheran lascia mano libera all’Iran per decidere con l’Oman come gestire il braccio di mare. Tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, Teheran ha tra l’altro annunciato che a Muscat c’è stato un primo incontro sulla gestione di Hormuz, a cui ha partecipato Abdulaziz Al-Hinai, ministro degli Esteri dell’Oman. Non solo. Durante i negoziati in Svizzera, la delegazione Usa – guidata dal vicepresidente JD Vance – ha concordato con la parte iraniana di stabilire una linea diretta su Hormuz: gli Stati Uniti sostengono che sia da considerare a livello militare, tra Pentagono e pasdaran, mentre per gli ayatollah è solo a livello politico tra i due governi.

Gli attacchi degli ultimi cinque giorn

Tutto è ricominciato giovedì 25 giugno, con l’attacco dei pasdaran a una nave mercantile, raid che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti. Media iraniani avevano segnalato esplosioni nelle regioni meridionali di Sirik e Qeshm, con il Comando Centrale americano (Centcom) che aveva reso noto di aver colpito «infrastrutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione, strutture di difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine». Successivamente i pasdaran avevano rivendicato attacchi contro la base aerea Usa di Ali Al Salem in Kuwait e contro la Quinta Flotta Navale americana nei pressi di Manama, capitale del Bahrein. In tutto questo sono arrivate anche le solite minacce di annientamento da parte di Donald Trump, a cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato annunciando che Teheran manterrà il controllo esclusivo di Hormuz per i prossimi 30 giorni. Resta una certezza: la fragile tregua tra Usa e Iran resta appesa a un filo.

Marito di Roccella disperso nel lago di Vico, come procedono le ricerche

Sono ancora in corso le ricerche di Luigi Cavallari, il marito della ministra Eugenia Roccella, disperso da sabato 27 giugno 2026 nel lago di Vico, in provincia di Viterbo. Le operazioni, condotte da squadre di sommozzatori di Napoli, Firenze e La Spezia, sono particolarmente complicate dalla presenza di fango, alghe e melma sul fondo del lago. Nemmeno «Gov 20», l’ecoscandaglio che serve a individuare fonti di calore e monitorare il fondale per trovare oggetti o persone, è servito. «Si tratta di una ricerca particolarmente complessa per lo scenario. La visibilità è molto bassa già a pelo dell’acqua, quindi più si scende più si riduce ed è prossima allo zero», ha detto il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo.

Cos’è successo

Dalle prime ricostruzioni è emerso che l’uomo si trovava su una piccola barca insieme alla moglie quando si è tuffato per rinfrescarsi. Dopo essere riemerso per qualche istante, avrebbe detto di non sentirsi bene. Ma l’imbarcazione, che non era ancorata, si è allontanata e chi era a bordo non è riuscito a raggiungerlo in tempo. A lanciare l’allarme è stata la stessa Roccella che, dopo essere stata portata a riva, è stata accompagnata nella sua casa sua in provincia di Viterbo.

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Il Premio Strega 2026 conferma una dinamica sempre più riconoscibile nel panorama letterario italiano: la centralità delle grandi case editrici, la forza dei filoni narrativi consolidati e una progressiva trasformazione del romanzo in oggetto editoriale sensibile al marketing, non solo letterario. In questo quadro, la sestina dei finalisti offre un osservatorio privilegiato.

Un caso mediatico senza precedenti per lo Strega

Lo Strega compie 80 anni e la premiazione di mercoledì 8 luglio è stata organizzata in via eccezionale in piazza del Campidoglio. Come favorito era dato I convitati di pietra di Michele Mari, che ha raccolto nella votazione per la finale le maggiori preferenze. Ma poi un caso mediatico senza precedenti per lo Strega, a proposito di un giudizio poco lusinghiero di Mari nei confronti della scrittrice Michela Murgia, morta nel 2023 a 51 anni, potrebbe aver rimesso tutto in discussione.

Quanto verrà influenzato il voto degli Amici della domenica?

La Fondazione Bellonci, che assegna il premio, si è espressa subito per sopire la diatriba, auspicando che «la parola torni alla letteratura», non ai bisticci tra scrittori. Il critico letterario Gianluigi Simonetti, che dello Strega è uno dei massimi esperti (suo il saggio Caccia allo Strega. Anatomia di un premio letterario uscito nel 2023), spiega a Lettera43: «Non possiamo sapere con certezza in che misura ciò che è accaduto influenzerà il voto degli Amici della domenica, il corpo elettorale che decreta il vincitore».

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina
Il critico letterario Gianluigi Simonetti.

Mari, una scrittura che punta sulla riconoscibilità stilistica

«Prima dell’incidente, il libro di Mari poteva essere considerato favorito per vari motivi. Intanto perché ha alle spalle una macchina editoriale come quella di Einaudi. E poi perché Mari è certamente uno dei più grandi scrittori italiani viventi, riconosciuto dalla critica anche se non sempre dal mercato. Non è fatto per piacere a tutti: la sua è una scrittura che punta sulla riconoscibilità stilistica. Per lo Strega questo è forse l’unico libro di Mari che può funzionare bene, perché ha una linearità, una velocità, una commestibilità che lo rende più trasversale del solito», continua Simonetti.

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

C’è chi ha definito I convitati di pietra un’opera minore dell’autore, ma il critico respinge questa lettura: «Non è il suo libro migliore, però è un bel libro. Le caratteristiche di fondo della sua scrittura ci sono tutte e la lingua resta quella di Mari, una lingua letteraria».

Funzionano le biografie romanzate, come nel caso di Nucci

Lo Strega rappresenta anche un osservatorio privilegiato sulle principali tendenze della narrativa contemporanea, con il suo posizionarsi per generi, filoni letterari riconosciuti e apprezzati da una precisa tipologia di pubblico. Come le biografie romanzate. È il caso del secondo autore più votato, Matteo Nucci, con Platone. Una storia d’amore edito da Feltrinelli e frutto di un lungo e accurato lavoro di documentazione.

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Il romanzo appartiene al filone che recupera personaggi del passato diventati brand, nel bene e nel male, come dimostra il successo dei cinque libri su Benito Mussolini di Antonio Scurati, vincitore non a caso dello Strega 2019, o guardando oltre confine le opere della francese Maylis Besserie sul pittore Lucian Freud, nipote di Sigmund, e sugli ultimi giorni di Samuel Beckett, Premio Nobel per la letteratura nel 1969. Senza dimenticare Il mago di Colm Tòibin su Thomas MannIl rumore del tempo di Julian Barnes sul compositore e pianista sovietico Shostakovich.

Piace molto la ricostruzione narrativa di grandi personalità

«Ma anche il libro finalista di Elena Rui Vedove di Camus, pur molto diverso stilisticamente, si inserisce in questo filone», fa notare Simonetti. «In generale le biografie romanzate, incrociate spesso al romanzo storico, sono una presenza fissa nei premi letterari degli ultimi anni, perché incontrano il favore di lettori colti e di un pubblico in cerca di cultura, interessato alla ricostruzione narrativa di grandi personalità».

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Quello di Pitzorno è un libro pienamente di genere

Un filone interno al genere è quello della «biografia romanzata di donne straordinarie, in cui predomina il tema molto contemporaneo del riscatto, dell’eroismo quotidiano, opere di solito ambientate in un passato più o meno lontano, come un altro candidato, La sonnambula di Bianca Pitzorno, nel quale l’autrice applica le regole del romanzo d’appendice, senza però sovvertirle. Un libro pienamente di genere, che forse per questo non ci aspetteremmo in una finale di un premio letterario prestigioso».

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Ciabatti mixa diversi sottogeneri di tendenza: una matrioska

Una storia al femminile (anzi più storie) occupa in qualche misura anche Donnaregina di Teresa Ciabatti, una sorta di reportage sulla camorra attraverso l’intervista al collaboratore di giustizia Giuseppe Misso. Ciabatti mixa diversi sottogeneri di tendenza, e il risultato è un libro che ne contiene altri due, come una matrioska.

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Il primo, spiega il critico, è quello sul camorrista, simile a una versione più problematica e frammentaria di Gomorra. «Dal punto di vista narrativo si ritrova lo stesso meccanismo di Resistere non serve a niente di Walter Siti, che vinse nel 2013, guarda caso», ricorda Simonetti. «Lo scrittore autofittivo incontra un simpatico criminale, che dopo averlo annusato e apprezzato gli commissiona la propria biografia. Ma all’interno del libro di Ciabatti si aggiunge prima la storia dell’adolescenza difficile della figlia della narratrice e, successivamente, una patografia della malattia di M., il cui referente empirico è evidentemente Michela Murgia». Nell’insieme si intravede il calcolo di tenere il piede in più scarpe «per accattivarsi il lettore usando tutti i generi alla moda, ma la scrittura non ha la forza di tenere tutto insieme».

Il Premio Strega 2026 tra trend e polemiche: cosa ci dice la sestina

Il lavoro di Pierantozzi è uno dei più interessanti

Infine, accanto ai filoni consolidati, lo Strega continua a mostrare una tensione verso forme ibride tra fiction e non fiction, dove memoir, autopatografia e autofiction si intrecciano. È il caso di Alcide Pierantozzi, con Lo sbilico, che Simonetti considera uno dei più interessanti della sestina, «un bel lavoro che supera i limiti usuali del genere e realizza un’opera molto potente e originale nella quale la forza metaforica della scrittura riesce a dare valore universale a una storia molto personale».

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Alla presentazione dei palinsesti Rai (la kermesse è in programma venerdì 3 luglio ad Ancona) i vertici della tivù pubblica ci arrivano in un momento di grande difficoltà. Innanzitutto, entro quella data si deve decidere il nuovo conduttore o conduttrice di Chi l’ha visto?. L’intenzione è arrivare ad Ancona con un nome da presentare a stampa e inserzionisti, dando così l’idea di non essere stati presi in contropiede dalla rinuncia di Federica Sciarelli. Come invece è stato, nonostante la giornalista abbia mandato da tempo segnali di stanchezza e lasciato intendere la volontà di fermarsi col programma, dopo 22 anni, e intraprendere qualcosa di nuovo.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
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Al momento il nome più accreditato alla sostituzione, anche se non è un’interna Rai, sembra essere quello di Luisella Costamagna. Ma naturalmente girano anche altri candidati come Francesca Fagnani, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e addirittura Stefano Coletta, che però è un dirigente che non ha mai condotto nulla. Staremo a vedere. Intanto Sciarelli e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi stanno discutendo su un nuovo progetto, che però deve ancora prendere forma.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
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Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Sembra invece risolta, ma vedremo poi come andranno gli ascolti, la sostituzione di Milo Infante, passato a Mediaset. Ore 14 sarà condotto da Salvo Sottile, mentre a Far West arriverà Antonino Monteleone, che questa estate è impegnato anche con Filorosso.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
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Polemiche su due programmi cancellati

Mentre hanno fatto discutere altre chiusure: il programma di Stefano Massini Riserva indiana, quello di Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni Via dei matti numero 0 e anche il programma radiofonico Caterpillar. Le polemiche sembrano però esagerate, anche perché, come fa notare qualcuno, «non è che un programma Rai è un diritto divino, ogni prodotto può essere cambiato, modificato o cancellato quando si mette a punto un nuovo palinsesto».

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

È anche vero che non si è mai visto un amministratore delegato vantarsi della perdita di telespettatori, come ha fatto Rossi parlando di Rai 3. «Prima era TeleKabul, ora è molto più pluralista e poco importa che se molte persone che la guardavano si sono trasferite su La7», è stato il suo ragionamento molto poco aziendale partorito alla festa de Il Foglio.

Marano e Sergio, lite durante il cda

Ai palinsesti si arriva anche con un vertice Rai spaccato, con il presidente Antonio Marano e il direttore generale Roberto Sergio che non si parlano, dopo lo scontro avuto in un consiglio di amministrazione in cui si discuteva del piano immobiliare messo a punto dal dg. Tanto che Sergio ha fatto ventilare la possibilità di dimissioni, salvo poi smentire le voci messe in giro da lui stesso.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Il problema nasce dal fatto che lo stesso Sergio aveva architettato un piano per portare Simona Agnes a diventare direttrice generale al suo posto e lui sarebbe diventato presidente sostituendo Marano. Cosa che il dirigente leghista ha sventato, ma se l’è legata al dito, contrattaccando. La questione Agnes resta quindi bloccata, con la conseguenza che è paralizzata pure la commissione di Vigilanza Rai, che ogni tanto riesce a riunirsi, ma dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione continua proprio sulla candidatura di Agnes alla presidenza.

La redazione del Tg1 contro il direttore Chiocci

A tutto ciò si aggiunge anche il conflitto al Tg1 tra una parte della redazione e il direttore Gian Marco Chiocci dopo le sue parole pro-Meloni. «Siamo amici, ci sentiamo spesso, ma lei sul Tg1 non è mai intervenuta perché si fida». La parte della redazione iscritta all’Usigrai è subito partita all’attacco, con l’idea di sfiduciare Chiocci (anche se poi in Rai le mozioni di sfiducia delle redazioni ai direttori contano poco), ma la novità è che il sindacato rosso ha trovato sponda anche in una parte di Unirai, la sigla di destra, dove c’è una fazione che non ha particolare simpatia per il direttore, ex capo dell’Adnkronos.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Infine, si sono aperti altri due casi. Con il siluramento di Giuseppe Carboni dalla direzione di Rai Parlamento, i cinque stelle sono rimasti senza alcun direttore di testata e questo è stato fatto notare dal partito di Giuseppe Conte ai vertici della tivù pubblica. Nelle prossime nomine i pentastellati attendono dunque una compensazione. Mentre è andato in scena sotto Via Asiago un flash mob di parlamentari e militanti di Futuro nazionale.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).

Il movimento di Roberto Vannacci, infatti, nonostante i sondaggi in continua crescita non ha praticamente alcuna visibilità nei programmi e nei tg della televisione di Stato. Tanto che qualcuno ipotizza ci sia stato un diktat da Fratelli d’Italia e Lega per dare il minor spazio possibile al generale. Che però se n’è accorto e ora reclama visibilità. Con i palinsesti all’orizzonte, davvero un bel clima.

Vigile morto a Milano, arresti domiciliari per l’uomo al volante del suv

Andrà agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne albanese che era alla guida del suv inseguito in motocicletta dal vigile Francesco Imprezzabile, morto poi in seguito a una caduta. La misura, che era stata chiesta dalla pm Francesca Crupi al posto della custodia in carcere, è stata decisa per fuga pericolosa e per morte come conseguenza di altro reato e concessa in virtù dell’ammissione delle proprie responsabilità da parte dell’indagato (che aveva forzato un posto di blocco) e dell’arrivo dall’Albania della madre e della sorella.