Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito

Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane

Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.

George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito

A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard

Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.

Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti: cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.

Chi è Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo

Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissioni di Daniela Santanchè dal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.

L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario

Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.

È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti

La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.

Attacco hacker agli Uffizi: rubati dati e password, chiesto un riscatto

L’attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 ha colpito i servizi amministrativi del polo delle Gallerie degli Uffizi — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — ha costretto la direzione a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti, trasferire i gioielli più pregiati nel caveau della Banca d’Italia e murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, il gruppo hacker che ha violato la rete informatica del polo museale fiorentino avrebbe svuotato i server rubando archivio fotografico, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Le informazioni così rubate, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le sale sapendo esattamente dove passare e cosa disattivare. I ladri avrebbero minacciato di vendere questi dati sul dark web se le Gallerie non pagheranno un riscatto. Al lavoro, dopo la denuncia degli Uffizi, ci sono procura e polizia postale con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web

Nel 2018 la Nazionale non si qualificò al Mondiale di calcio in Russia, e l’asta per i diritti tivù, che avvenne dopo quella prima disfatta, vide Mediaset aggiudicarsi tutti i 64 match della manifestazione mettendo sul piatto 78 milioni di euro (la Rai si fermò a 60 milioni). Fuso orario favorevole, partite avvincenti, e alla fine del Mondiale i manager di Publitalia si dissero soddisfatti per essere riusciti anche a guadagnare una discreta cifra, portando a margine un tipo di torneo che invece, per concentrazione delle partite in pochi giorni e scarsità di break pubblicitari, in genere è sempre un bagno di sangue per il broadcaster che lo trasmette.

Il doloroso all-in della Rai nel 2022

Nel 2022 la Fifa, memore dell’Italia in bilico, decise di aprire l’asta per i diritti del Mondiale in Qatar ben prima della certezza di avere questa o quella nazione alla fase finale. E la Rai, ancora scottata dallo smacco subito nel 2018 (per la prima volta il Mondiale non figurava nei palinsesti del servizio pubblico), decise di fare un all-in: 166 milioni di euro a scatola chiusa per i diritti di tutte le partite del torneo organizzato tra novembre e dicembre (per ovviare al caldo torrido che ci sarebbe stato tra giugno e luglio in Qatar).

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
Giorgio Chiellini consola Giacomo Raspadori dopo la sconfitta nel 2022 ai playoff contro la Macedonia del Nord (foto Ansa).

Pure in quella occasione, tuttavia, l’Italia non si qualificò, eliminata agli spareggi dalla Macedonia del Nord. E per viale Mazzini fu un disastro, con perdite per decine di milioni di euro (la Rai, peraltro, a differenza di Mediaset ha tetti pubblicitari molto più stringenti) che influenzarono non poco i risultati del bilancio di esercizio.

Come ci si è tutelati per il 2026 con l’incognita Azzurri

Per il 2026 tutti i broadcaster operanti in Italia si sono mossi con più cautela. E, pur aggiudicandosi i diritti tivù già qualche settimana fa, si sono cautelati con azioni differenti in caso di partecipazione o meno degli Azzurri. Dopo l’eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia, ecco scattare i nuovi prezzi: la Rai verserà alla Fifa solo 70 milioni di euro per 35 partite in chiaro del Mondiale CanadaUsaMessico, mentre Dazn pagherà circa 50 milioni di euro per tutti i 104 match del torneo in pay tivù.

L’evento senza Italia sarà un massacro per le casse

A occhio e croce, comunque, per la Rai si tratterà ancora una volta di un bagno di sangue: più o meno la stessa cifra pagata da Mediaset nel 2018, ma per la metà delle partite. E, peraltro, non è detto che quelle fissate in calendario a orari comodi per l’Europa (occhio al fuso orario) siano anche le più interessanti. Tenuto conto della capacità di raccolta pubblicitaria del servizio pubblico, con i paletti fissati per legge, diciamo che il Mondiale porterà una perdita netta per la Rai nell’ordine dei 50 milioni di euro. Ovviamente, si può comprendere che il contratto di servizio pubblico comporti anche questi sforzi. Ma, limitandoci a un’analisi puramente economico-finanziaria, l’evento sarà un massacro per le casse della televisione di Stato.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
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La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web

Così come per Dazn, i cui 50 milioni di euro pagati li potremmo già classificare tutti come una perdita netta, tenuto conto che le partite a orari decenti saranno in chiaro sulla Rai, e che quelle a notte fonda avranno audience risibili sulla piattaforma in streaming a pagamento, senza stimolare molti nuovi abbonati.

Nello sconforto anche influencer, piattaforme social e podcast

Ma la sconfitta ai rigori con la Bosnia getta nello sconforto pure tutti gli influencer, le piattaforme social, i podcast che sul commento, il chiacchiericcio, la voglia di criticare o esultare avevano puntato grosso per i prossimi mesi di giugno e luglio, e che invece si ritroveranno solo a parlare con un ristretto pubblico di impallinati del calcio internazionale.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
Rino Gattuso e la prima pagina della Gazzetta dopo la disfatta.

E il Mondiale 2026, proprio per i problemi di fuso orario dei match live, poteva essere un’occasione d’oro per progetti come Cronache di spogliatoio, con le sue dirette in orari di prime time dedicate ad analisi e opinioni (su YouTube dopo la débâcle di martedì sera c’erano addirittura 20 mila utenti collegati, cifra record per il canale, assatanati di commenti e giudizi post-partita).

Le conversazioni sulle partite erano potenti opportunità

Come sottolineato da Warc Media, piattaforma digitale che fornisce dati, insight e benchmark sull’efficacia del marketing e della pubblicità, «il Mondiale 2026 vale circa 10,5 miliardi di dollari di pubblicità incrementale a livello complessivo su tutto il globo, ma gli investimenti verranno divisi su più fronti, poiché i brand vorranno interagire con i tifosi e gli appassionati su più punti di contatto. Non solo attraverso i broadcaster tivù che, svenandosi, hanno comprato i diritti audiovisivi, ma pure con tutte le piattaforme che trarranno vantaggio dalle conversazioni relative al Mondiale senza sborsare un dollaro per i diritti: dai contenuti dei creator ai podcast, tutti touch point capaci di trasformare le conversazioni sulle partite in potenti opportunità di connessione e impatto».

Minori investimenti pubblicitari e mancati introiti per il sistema calcio

In Italia le conseguenze dell’eliminazione saranno pesanti: in base a stime Upa (Utenti di pubblicità associati, cioè le più importanti aziende che investono in pubblicità) per edizioni passate, la mancata presenza dell’Italia al Mondiale comporta minori investimenti pubblicitari nell’ordine di circa 100 milioni di euro. A cui sommare i circa 100 milioni di euro di mancati introiti per il sistema calcio. Per non parlare, poi, di tutto l’indotto che un Mondiale porta con sé in tema di bar, ristoranti, out of home. E della reputazione, quella del sistema Paese Italia, che dopo la bella immagine esportata nel mondo con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 torna adesso a livelli bassissimi.

Morto il giornalista Roberto Arditti

L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».

Chi era Roberto Arditti

Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.

Disastro Italia, dopo Gravina lascia anche Buffon: l’annuncio sui social

Oltre a Gabriele Gravina, che ha finalmente lasciato la poltrona di presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali ha fatto un passo indietro anche Gianluigi Buffon. L’ex portiere ha annunciato sui social le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, rassegnate – ha spiegato – «un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia», prima della richiesta di «temporeggiare» arrivata dai piani alti: «Un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».

«Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale», scrive Buffon. E poi: «È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino». Buffon ha poi detto di aver «chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita» ai cambiamenti necessari per riportare in alto l’Italia: «Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».

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Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante

Nei corridoi di Montecitorio e nelle chat riservate dei parlamentari pentastellati, l’aria è pesante. Non si tratta più dei soliti malumori fisiologici di un partito che cerca di trovare la sua identità tra le pieghe del centrosinistra. Questa volta, la sensazione diffusa tra i peones e i vertici è quella di una resa dei conti finale. Il Movimento 5 stelle, o ciò che ne resta dopo anni di mutazioni genetiche, rischia di implodere, proprio mentre il suo leader, suonando la carica delle primarie, ha lanciato l’attacco alla leadership del cosiddetto campo largo. Fronte che cerca faticosamente di compattarsi contro il governo Meloni, indebolito da vizi privati e pubbliche leggerezze (ultimo in ordine di tempo l’affaire tra il ministro Piantedosi e la giornalista Claudia Conte).

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Grillo vuole riprendersi nome e simbolo

Al centro della tempesta perfetta c’è lui, il fondatore, il Garante che ha deciso di smettere i panni del padre nobile per indossare quelli dell’avvocato divorzista. Beppe Grillo ha rotto gli indugi e ha notificato un atto di citazione al tribunale di Roma contro il M5s guidato da Giuseppe Conte. L’obiettivo è chiaro e letale: riprendersi il nome e il simbolo. Secondo la tesi dei legali del comico genovese, l’associazione romana presieduta dall’ex premier avrebbe i simboli solo «in uso», mentre la titolarità esclusiva resterebbe in capo all’associazione originaria di Genova. La prima udienza è fissata per luglio 2026, ma gli effetti politici di questa mossa sono già deflagranti. Dal quartier generale contiano, l’iniziativa è stata bollata come «assurda e temeraria», ma dietro le quinte la preoccupazione è palpabile. L’ex ministro Alfonso Bonafede, da tempo nei box a scaldare i motori e tornato di recente in tv, è descritto da chi lo frequenta particolarmente inquieto. Ma non è il solo. La fronda interna dei delusi rischia di trasformarsi nell’ennesima mina sulla strada di Conte verso Palazzo Chigi.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Beppe Grillo (Imagoeconomica).

Conte rischia di ritrovarsi alla guida di un partito sfilacciato

Il piglio padronale contestato a Grillo è, di fatto, la caratteristica principale del presidente Conte abituato da sempre a fare da solo, a non ascoltare consigli e a vivere le critiche come offese personali. Nonostante i cambi al vertice del direttivo al Senato, ad esempio, tutto è rimasto fermo, complice anche il terremoto da referendum, scatenando numerosi maldipancia. La nuova legge elettorale, se si farà, inoltre, metterebbe a rischio candidature date per scontate con rising star che scalpitano e pronte a fare carte false pur di trovare la casella giusta nelle liste per le prossime elezioni. In questo quadro, se Grillo dovesse vincere, Conte si ritroverebbe alla guida di un partito sfilacciato, scontento senza simbolo e senza storia.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Beppe Grillo (Imagoeconomica).

L’attivismo sospetto dell’ortodossa Raggi

In uno scenario da “muoia Sansone con tutti i Filistei”, si inserisce poi l’insolito e rumoroso attivismo di Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma, da sempre considerata la “guerriera” prediletta di Grillo, è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Le sue recenti apparizioni televisive e le battaglie legali annunciate contro il termovalorizzatore della Capitale non sono iniziative isolate, ma tasselli di una strategia più ampia. Raggi rema apertamente contro l’alleanza strutturale con il Partito Democratico e contro l’amministrazione Gualtieri, incarnando l’anima ortodossa del Movimento che non ha mai digerito la svolta istituzionale e progressista impressa da Conte. Il suo posizionamento è un segnale inequivocabile: se Grillo dovesse riprendersi il simbolo, Raggi sarebbe in pole position per guidare la “nuova-vecchia” creatura politica.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi (Imagoeconomica).

Dibba con la sua Schierarsi potrebbe tornare in gioco

Ma Raggi non è l’unica a scaldare i motori. L’offensiva legale di Grillo ha risvegliato le aspirazioni sopite di un intero esercito di ex parlamentari, espulsi o giubilati dalla ferrea regola del doppio mandato. Per molti di loro, rimasti ai margini della politica attiva ma ancora influenti sui territori, la mossa del fondatore rappresenta l’ultima, insperata occasione per tornare in gioco. Le chat degli “ex” sono in fermento, animate dalla speranza di una restaurazione che spazzi via la classe dirigente contiana, accusata di aver trasformato il Movimento in un partito tradizionale, prono alle logiche di coalizione. A catalizzare questo malcontento c’è un altro convitato di pietra: Alessandro Di Battista.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ex “pasionario”, da anni lontano dalle istituzioni ma mai davvero uscito dai radar politici, sta pianificando il suo rientro nell’agone. Attraverso la sua associazione Schierarsi, Di Battista sta sondando il terreno con un tour nelle piazze italiane, valutando una discesa in campo ufficiale prevista per l’autunno del 2026. Il suo obiettivo è intercettare non solo i delusi della gestione Conte, ma anche quell’elettorato anti-sistema che il M5S delle origini sapeva mobilitare. Un asse Grillo-Raggi-Di Battista, magari benedetto da figure simbolo come Nino Di Matteo, è l’incubo peggiore per i vertici attuali del Movimento.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi, Nino Di Matteo e di spalle Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Le fibrillazioni interne al M5s inquietano il Pd

Le ripercussioni di questo scontro fratricida si abbattono inevitabilmente sul campo largo. L’alleanza con il Partito democratico di Elly Schlein, già messa a dura prova dalle differenze programmatiche e dalle tensioni locali, senza contare l’imbarazzo per la vicinanza tra Conte e l’emissario trumpiano in Italia Paolo Zampolli, rischia di implodere sotto il peso delle beghe interne ai cinque stelle. Sebbene le opposizioni abbiano recentemente trovato una fragile unità nel sostenere il No al referendum sulla giustizia, la prospettiva di un M5s spaccato in due, con un’ala ortodossa pronta a sabotare ogni accordo con i dem, terrorizza il Nazareno (e fa contenti i riformisti). Conte, che ha sempre rivendicato il ruolo di federatore progressista, si trova ora a dover difendere la sua leadership e la sopravvivenza stessa del suo progetto politico.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

La partita è appena iniziata, ma i pezzi sulla scacchiera si muovono velocemente. Da una parte l’Avvocato del Popolo, arroccato nella difesa di un partito che ha plasmato a sua immagine; dall’altra il Garante, pronto a distruggere la sua creatura pur di non vederla snaturata, affiancato dai reduci della prima ora. In mezzo, un elettorato disorientato e un centrosinistra che guarda con apprensione a una faida che potrebbe regalare al centrodestra un’ipoteca definitiva sulle prossime elezioni. Sempre che Grillo non miri solo ai soldi…

Michele Uva direttore esecutivo di Euro 2032 Italia

L’Uefa ha affidato a Michele Uva il ruolo di direttore esecutivo di Euro 2032 Italia. A lui il compito di guidare le attività di coordinamento, pianificazione e sviluppo del progetto italiano legato alla competizione europea a cui – sospiro di sollievo – l’Italia parteciperà certamente in quanto Paese ospitante assieme alla Turchia. Dal 2017 nella Uefa di cui è stato anche vicepresidente, Uva lascia l’incarico legato alla sostenibilità di cui si è occupato negli ultimi cinque anni: a ottobre del 2025 è stato inserito nella lista TIME100 dedicata ai personaggi più influenti al mondo sul tema del clima, il primo nell’ambito dello sport.

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Dalla pallavolo al calcio, chi è Michele Uva

Classe 1964, Uva ha vanta una lunga esperienza manageriale maturata nel mondo dello sport. Calcio, ma non solo. Ha infatti iniziato come dirigente nel 1985 nella pallavolo prima con la Zinella Volley Bologna, poi con la Sisley Volley Treviso e infine come direttore generale nella squadra della sua città, Matera, capace di primeggiare a livello nazionale e continentale. In questo periodo è stato nominato anche presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile, incarico che ha mantenuto fino al 1996, anno del passaggio al calcio. Dal 1996 al 2001 è stato direttore generale del Parma, con cui ha vinto Coppa Italia, Supercoppa italiana e Coppa Uefa. Successivamente, fino a novembre 2002 è stato vicepresidente e ceo della Lazio. Dal 2003 al 2006 ha svolto il ruolo di consulente strategico per la società tedesca Sport+Markt AG (oggi Nielsen Sport). Poi è passato al basket, diventando per due anni direttore generale della Virtus Roma. A settembre del 2014 è stato nominato direttore generale della Figc. Nel 2017 l’approdo all’Uefa, di cui è stato vicepresidente fino al 2020. Dal 2021 era executive director della Uefa con responsabilità sui temi della Social & Environmental Sustainability

Chi è l’eurodeputata Rima Hassan, fermata per apologia di terrorismo

L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan «è stata posta in custodia cautelare» a Parigi con l’accusa di apologia di terrorismo. Lo ha reso noto il suo partito La France Insoumise, confermando quanto inizialmente riportato da Le Parisien. Hassan è stata fermata nell’ambito di un’indagine su un post pubblicato il 26 marzo su X (e poi cancellato) in cui aveva fatto riferimento a Kozo Okamoto, membro del gruppo terroristico Armata Rossa Giapponese coinvolto nell’attentato avvenuto nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv.

L’attentato del 30 maggio 1972 all’aeroporto di Tel Aviv

Il massacro dell’aeroporto di Lod (oggi Tel Aviv-Ben Gurion) avvenne il 30 maggio 1972, quando tre terroristi giapponesi, per conto del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – Operazioni Esterne, uccisero 26 civili di varie nazionalità e ne ferirono 80, sparando con fucili d’assalto nell’area di sosta dello scalo. Due dei terroristi, morirono nel successivo scontro con la polizia (uno suicida): sopravvisse solo Okamoto. Condannato all’ergastolo, fu rilasciato nel 1985 con altri 1.150 prigionieri in uno scambio con tre soldati israeliani e si stabilì in Libano, Paese dove erano stati addestrati i tre terroristi e che nel 2000 gli ha concesso lo status di rifugiato politico.

Chi è l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan

Rima Hassan Mobarak, eletta europarlamentare nel 2024, è nata il 28 aprile 1992 nel campo profughi di Neirab, in Siria, da una famiglia palestinese espulsa durante la Nakba del 1948. Arrivata in Francia a 10 anni come apolide attraverso un programma di ricongiungimento familiare, ha poi ottenuto la cittadinanza una volta diventata maggiorenne. Laureata in Diritto internazionale alla Sorbonne con una tesi sull’apartheid in Sudafrica e in Israele, nel corso degli anni si è dedicata alla difesa dei diritti dei rifugiati, tema sui cui si è concentrata anche a Strasburgo dopo l’elezione al Parlamento europeo. Nel giugno del 2025, insieme con altri 11 attivisti internazionali (tra cui Greta Thunberg), Hassan ha preso parte alla Gaza Freedom Flotilla, salpando dal porto di Catania. Non è la prima volta che Hassan è oggetto di un fermo: in passato era infatti già stata denunciata per episodi simili. Ad aprile del 2024 era stata convocata e interrogata dalla polizia francese con l’accusa di apologia del terrorismo, date alcune sue affermazioni con cui aveva legittimato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Nomine, si parte con Poste italiane: il Mef conferma i vertici

Il ministero dell’Economia e delle Finanze conferma i vertici di Poste Italiane in vista del rinnovo del mandato nell’assemblea del 27 aprile. In una nota, il Mef – titolare direttamente del 29,26 per cento e, attraverso Cdp, di un altro 35 per cento- ha comunicato di aver depositato la lista che risulta guidata dall’attuale presidente Silvia Rovere e dall’attuale amministratore delegato Matteo del Fante, candidati a essere confermati nei rispettivi ruoli. A completare la lista ci sono Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo, candidati alla carica di consiglieri.

Nei prossimi giorni attese altre nomine

Sono 79 le società partecipate di cui si dovranno rinnovare i vertici entro maggio. Dopo il primo passo riguardante il settore dei servizi postali, l’attenzione si sposterà su Eni e Leonardo, per le quali il termine ultimo del deposito delle liste è fissato al 13 aprile. Pochi giorni dopo, il 17 aprile, scadrà il termine per Enel e Terna.

Ancora tensioni tra Trump e Macron: «Brigitte lo tratta estremamente male»

Ancora scintille tra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Il presidente americano è tornato a prendersi gioco del suo omologo francese durante un pranzo privato, affermando che «Macron, la cui moglie lo tratta estremamente male, si sta ancora riprendendo dal pugno che ha preso alla mascella». Il riferimento è a un video diventato virale a maggio 2025 che riprende Brigitte Macron portare entrambe le mani sul viso del presidente francese in quello che poteva sembrare uno schiaffo. La frase del tycoon è ripresa in un filmato pubblicato sul canale YouTube della Casa Bianca, che ne ha poi bloccato l’accesso. C’è di più. Criticando gli alleati della Nato per il mancato sostegno alla guerra in Iran, Trump ha affermato di aver chiesto a Macron un appoggio militare nel Golfo, imitando la risposta ricevuta con accento francese: «No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Potremo farlo una volta vinta la guerra».

La replica di Macron: «No comment, affermazioni né eleganti né appropriate»

Il presidente francese ha risposto ai commenti di Trump sulla sua vita privata definendoli «né eleganti né appropriati». Queste sue osservazioni, ha aggiunto durante una visita di Stato in Corea del Sud, «non meritano una risposta».

Gravina si è dimesso da presidente della Figc

Gabriele Gravina non è più presidente della Figc. Le sue dimissioni, invocate da più parti dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, sono arrivate all’inizio del vertice in Federcalcio a cui hanno partecipato anche i i numeri uno di Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC, ovvero Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri. Contestualmente l’ormai ex presdidente del calcio italiano ha indetto le elezioni per la nomina del suo successore: si terranno a Roma il 22 giugno.

Il comunicato della Figc

Questo il comunicato della Figc: «Si è svolto oggi presso la sede della Figc a Roma l’incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della Figc per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici. Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano. Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo. A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensi erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)».

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

In poco tempo era arrivata a conoscere vertici politici, militari ed ecclesiastici, Claudia Conte, fino a quella esplosiva dichiarazione in cui «non poteva negare» un legame con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nei “sacri palazzi”, quelli della Santa Sede, erano ormai abituati alle scorribande della 34enne ciociara (è nata a Cassino, in provincia di Frosinone), che nella basilica di San Pietro «sembrava voler prendere la residenza», sussurra qualcuno. A dirla tutta, i primi a rotolare nel fango mediatico sono quelli della Comunità di Sant’Egidio, che «con la ragazza ci erano cascati mani e piedi», come racconta uno dei principali esponenti.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
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Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

Claudia Conte, in qualità di “scrittrice e attivista per i diritti umani”, il 26 febbraio del 2023 aveva presentato proprio “alla Sant’Egidio” il suo libro “La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, con un elenco di vip che cominciava proprio da Piantedosi per poi continuare con l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la parlamentare Caterina Chinnici, il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, sindaci, prefetti, questori, magistrati, direttori di giornali e forze dell’ordine.

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Claudia Conte e il suo libro “La legge del cuore”.

E a fine anno, sempre per “la Sant’Egidio”, ecco Conte con il conduttore televisivo Max Giusti: «Sono contenta di tornare a trovare gli amici ospiti del Buon Pastore, antico monastero nel quartiere romano di Trastevere. Insieme alle giovani donne volontarie della comunità abbiamo portato regali di Natale e panettoni donati da Vanni, storico bar di Roma. È importante che ognuno di noi dia il proprio contributo con l’obiettivo di arginare la solitudine e l’alienazione, per riportare in primo piano l’amicizia e la vicinanza, che sono i tratti distintivi dell’operato della comunità».

Quelle collaborazioni con monsignor Rino Fisichella

Ma c’è di più: nel 2025 Claudia Conte (con tanto di cappellino in testa) si era impegnata con la fondazione americana no profit “Italy for Christ” nel progetto speciale “Forever Open”, ideato in occasione del Giubileo, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte col cappellino del progetto speciale “Forever Open”.

Così, «la prima giornata di volontariato si è tenuta presso la Comunità di Sant’Egidio, nella chiesa del Buon Pastore a Trastevere, struttura che offre accoglienza a persone senza dimora. I volontari, accompagnati da Claudia Conte, hanno portato doni speciali e conforto agli ospiti, hanno sistemato i magazzini e pulito la chiesa e infine hanno servito loro una cena speciale».

La scalata iniziata grazie a un potente dirigente di banca

Fisichella, si diceva. La lama di Claudia Conte ha tagliato come il burro qualsiasi confine di Stato, portoni di bronzo, auto blindate di personalità di ogni tipo. Anche se lei aveva già cominciato la scalata quando ufficialmente era la compagna di un potente dirigente di una banca attiva nel settore dello sport.

«Non commento i fatti del giorno accanto a questa»

Presenzialista nelle rassegne stampa televisive, a RaiNews24 con la direzione di Paolo Petrecca, tra le proteste di illustri giornalisti-direttori che poi si lamentavano dicendo: «Non mi possono mettere a commentare i fatti del giorno stando accanto a questa». Comunque, Conte ha messo in cascina non solo contratti targati Rai, perché pure La7 con Giovanni Floris è caduto nella rete, uno abituato a cercare di dare credibilità a personaggi di ogni tipo.

Ma torniamo al Vaticano; Conte su Instagram aveva festeggiato il 7 dicembre 2024 il fatto di «essere una Dama dell’Ordine di Malta»: istituzione che poi è finita nell’occhio del ciclone, tra scandali di vario tipo raccontati da Lettera43 e nei servizi de Le Iene di Mediaset, con passaggi di potere, lotte tra casate aristocratiche e altro ancora.

«Era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni»

Perché ora è saltato tutto? A parte l’autodafé che era indicato come «imminente», la scelta di dichiararsi in questo modo da parte di Conte ha reso contenti tanti politici, escluso ovviamente il titolare del Viminale che tiene già famiglia (e che famiglia). Qualcuno in parlamento spiffera che per la ciociara «era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni». E guarda caso il tappo è saltato appena si vociferava di elezioni anticipate: con pochi seggi disponibili, i concorrenti erano pronti a far deflagrare lo scandalo, che già era sulla bocca di tutti.

Che scontro con una conduttrice Rai famosa e molto combattiva

Altri indicano una guerra nucleare in casa Rai perché «si parlava di destinare a lei una trasmissione televisiva in una fascia di grande ascolto, ai danni di una conduttrice famosa e molto combattiva». Una che non avrebbe atteso alla finestra una decisione dei vertici aziendali e sarebbe stata pronta a svelare tutti gli altarini della rampante Claudia. Rumors tipicamente romani, che denunciano innanzitutto la fragilità del sistema nazionale e la “pochezza” del cosiddetto “personale politico”. Che poi i parlamentari non ne vogliono sapere di finire nel baratro dei giudizi, perché in fin dei conti «Piantedosi non è un politico, ma un tecnico». Ma la sostanza non cambia…

Claudia Conte-Piantedosi, il ministro dà mandato a un legale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non commenta la bufera scatenata dall’intervista della giornalista Claudia Conte, che ha ammesso di avere una relazione con lui, né ha cambiato agenda. È infatti regolarmente al lavoro al Viminale e, secondo quanto si apprende, ha dato mandato a un legale per tutelarsi da quanti, dopo la notizia, hanno insinuato che abbia favorito o agevolato qualcuno. La linea è che dal ministro non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno, e chi sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti.

Proclamato uno sciopero in Borsa italiana

Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno proclamato mezza giornata di sciopero per giovedì 30 aprile 2026, a partire dalla pausa pranzo, per tutte le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Borsa italiana-Euronext. La decisione è stata assunta dopo l’esito negativo della procedura di conciliazione svoltasi presso l’Abi a Milano e conclusasi senza risposte concrete da parte aziendale sui temi al centro della vertenza. Le Rsa (Rappresentanze sindacali) del Gruppo Borsa italiana e le Segreterie territoriali di Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno denunciato l’assenza di una chiara prospettiva industriale per le attività italiane del Gruppo, le incertezze su occupazione, professionalità e investimenti, il peggioramento delle condizioni di lavoro, tra carichi, ritmi, orari e smart working, oltre al perdurante stallo sul contratto integrativo aziendale e sul premio aziendale. Per Fabi, First Cisl e Fisac Cgil serve un cambio di rotta immediato, perché «non è più accettabile un confronto sindacale privo di reali margini negoziali, mentre ai lavoratori continuano a essere chiesti sacrifici senza adeguate garanzie e riconoscimenti». Lo sciopero del 30 aprile si inserisce in un più ampio calendario di mobilitazione già avviato nelle prossime settimane.

Sondaggi politici, campo largo ancora avanti sul centrodestra

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di indagini realizzate dal 19 marzo al primo aprile, conferma il sorpasso del campo largo sulla maggioranza, che era già stato fotografato in quella diffusa il 26 marzo, passati tre giorni dal referendum sulla giustizia. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,8 per cento (-0,3 in un mese). Il campo largo arriva invece al 45,2 per cento (+0,7).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,9 in un mese, scendendo al 27,9 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale al 9 per cento (+0,3) e la Lega al 6,9 (+0,4). Il Partito democratico cresce fino al 22 per cento (+0,4) e il Movimento 5 stelle al 12,9 per cento (+0,5). Scende Alleanza Verdi e Sinistra (6,4 per cento) e Azione (3,1 per cento). Futuro Nazionale sale al 3,3 per cento e Italia Viva al 2,3 per cento. La Supermedia vede +Europa in calo all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1 per cento.

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
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Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Centro-Italia alle prese con il maltempo, che ha colpito soprattutto Abruzzo e Molise. Intorno alle 9 di giovedì 2 aprile 2026 è crollato il ponte sul fiume Trigno al confine tra le due regioni, sulla Statale 16, dopo tre giorni di piogge intense. Il cedimento è avvenuto improvvisamente mentre erano in corso le verifiche per una possibile riapertura al traffico. Fortunatamente la strada era chiusa già dall’1 aprile (a causa di allagamenti causati dall’esondazione del fiume) e non c’erano mezzi in transito. Il crollo interrompe uno dei principali collegamenti tra Molise e Abruzzo, nel territorio di Montenero di Bisaccia, con pesanti ripercussioni sulla viabilità. Di fatto l’Italia si trova, nella sua parte orientale, divisa in due. L’Unità di crisi della Protezione civile ha annunciato che «nei territori colpiti dal maltempo sono segnalate ancora criticità diffuse con allagamenti, frane e interruzioni della viabilità e del traffico ferroviario». Situazione critica anche in Puglia, dove molti fiumi hanno raggiunto la terza soglia idrometrica.

Impedirono la conferenza stampa sulla remigrazione: sospesi 32 parlamentari

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso (al termine di una seduta piuttosto tesa) di sanzionare con una sospensione di quattro o cinque giorni 32 deputati delle opposizioni che il 30 gennaio, occupando la sala stampa di Montecitorio, avevano impedito lo svolgimento di un incontro sulla “remigrazione, organizzato dal leghista Domenico Furgiuele. All’evento avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella.

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Chi sono i 32 parlamentari sospesi

Per aver «materialmente impedito l’avvio della conferenza» sedendosi al banco degli oratori, sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del M5s; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs. Altri 10 deputati sono stati sospesi per quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala: cinque sono del Pd e altrettanti del M5s.

«CasaPound, che voleva organizzare quella conferenza stampa dentro la sala stampa del Parlamento della Repubblica italiana, è stata condannata per costituzione del partito fascista, manifestazioni fasciste e lesioni aggravate. Di fronte a questo esprimo la mia totale contrarietà e indignazione per questa scelta. Rivendico il gesto che ho fatto: un gesto fatto in nome e per difesa di una memoria storica di coloro i quali ci hanno dato la democrazia». Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha dichiarato su X: «Non considero questa sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei, lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, per onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista». Questo il commento del dem Gianni Cuperlo: «È la prima volta nella mia vita che vengo sospeso (mai, manco a scuola). Sono sereno e orgoglioso per la mia prima sospensione e domattina rifarei ciò che ho fatto».

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

La relazione tra Matteo Piantedosi e Claudia Conte sta agitando il governo che, già alle prese con la batosta del referendum (che ha già avuto pesanti ripercussioni), si trova ora ad affrontare una «faccenda privata» che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i numerosi incarichi istituzionali ottenuti negli ultimi tempi dalla giornalista, su cui le opposizioni hanno chiesto di fare chiarezza.

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Da fine 2025 è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo

Originaria di Cassino (Frosinone), la classe 1992 Conte ha iniziato come attrice per poi dedicarsi al mondo dell’informazione come giornalista, conduttrice e opinionista tv. Nel 2021 – breve excursus – denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione Angelo Paradiso, ex calciatore con cui aveva avuto una relazione. Finito sotto indagine, Paradiso si fece sei mesi di arresti domiciliari, prima dell’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma a far discutere adesso sono i numerosi incarichi di Conte. Che, «da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie», come si legge sul suo sito, è «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio». Insignita «del premio Oscar dei giovani in Campidoglio ed Eccellenze Italiane in Senato», da fine 2025 Conte è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo, ente indipendente che però collabora attivamente con istituzioni come il ministero dell’Istruzione e il Coni.

#claudiaconte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere…

— Mario Giordano (@mariogiordano5) April 2, 2026

Da febbraio è consulente di una Commissione parlamentare di inchiesta

Tra i suoi incarichi c’è quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e di presidente nazionale del comparto Federitaly Comunicazione e Media. Dal 12 febbraio 2026 è inoltre consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dal deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio. L’incarico risulta a tempo parziale e a titolo gratuito. Moderatrice di numerosi incontri, Conte ha moderato quello sull’eredità di Aldo Moro che si è svolto in Senato a maggio del 2023 (era presente Piantedosi) e anche quello su ordine pubblico e sicurezza urbana che si è svolto a Ostia Antica a novembre del 2025, evento col marchio di Fratelli d’Italia a cui hanno partecipato esponenti di spicco del partito.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
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L’incarico presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

Come ha rivelato Domani, Conte è stata anche protagonista di presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al Viminale. Dai piani altri della Polizia è arrivata la precisazione: non si è trattato di “docenze”, come ha scritto Domani, ma di alcune lettere d’invito per moderare quattro tavole rotonde alla scuola interforze, di cui una sul disagio giovanile, svolte tra dicembre 2023 e novembre 2024. In ogni caso, pare che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto.

Il programma su Rai Radio 1 dedicato a sicurezza e legalità

Conte è inoltre una speaker di Rai Radio 1: il servizio pubblico le ha affidato il programma Mezz’ora legale, in cui parla proprio di sicurezza e legalità, due temi che le stanno molto a cuore. Così come quello del disagio giovanile. Anche se in un’occasione ha fatto confusione tra “baby gang” e “gang bang”: non esattamente la stessa cosa. Curiosità: dal 2023 al 2025 alla direzione di Rai Radio 1 c’era Francesco Pionati, avellinese come Piantedosi.

Conte è anche unica della srl Shallow: di cosa si occupa la società

Conte è anche socia unica di Shallow, società che ha «mission» di «creare un network tra gli stakeholder del Paese per la realizzazione di progetti culturali volti a promuovere la cultura dello Sviluppo Sostenibile e della Responsabilità Sociale trattando gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030». La piccola srl ha ricevuto due affidamenti diretti dalla Regione Campania nel 2023 e nel 2024: il primo, da 36 mila euro, per valorizzare la presenza della Campania a Ecomondo, e il secondo, da 35 mila euro, per la promozione degli Stati generali dell’ambiente.