La gip del tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, ha accolto la richiesta di patteggiamento – 3 anni da scontare ai servizi sociali – per Salvatore Cuffaro, indagato per corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanità siciliana. L’ex governatore, che aveva già subito una condanna a sette anni per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, verrà dunque liberato dagli arresti domiciliari, misura a cui era sottoposto da quasi sei mesi.
Andranno invece a processo otto coimputati, uno col rito abbreviato
Come gup, sempre Marfa ha rinviato a giudizio sette coimputati di Cuffaro, che a differenza dell’ex presidente siciliano hanno optato per il rito ordinario. Inizierà il 7 settembre il processo per corruzione e traffico di influenze illecite, reati contestati a vario titolo all’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, Roberto Colletti, al primario del Trauma Center dello stesso nosocomio Antonio Iacono, all’ex autista e storico collaboratore di Cuffaro Vito Raso, a Mauro Marchese e Marco Dammone della srl Dussman, al legale della società Roberto Spotti e all’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice. Il faccendiere Ferdinando Aiello, che ha ottenuto il rito abbreviato, verrà invece giudicato a luglio.
Il passo indietro di Federico Freni alla presidenza della Consob ha messo in luce l’ostinazione di chi persiste in una candidatura che sta bloccando un organismo del Parlamento. Quella di Simona Agnes, figlia di Biagio Agnes e consigliera di amministrazione della Rai, che nell’autunno 2024 il centrodestra ha proposto come presidente della tv pubblica, dopo la nomina dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, e che è ancora lì sul tavolo.
Su Freni è piombato il veto di Forza Italia
Da quattro mesi Freni era candidato alla presidenza dell’organismo che vigila sulla Borsa. Deputato leghista nonché sottosegretario all’Economia, era fortemente sostenuto da Giancarlo Giorgetti. L’accordo tra alleati sul suo nome pareva cosa fatta, ma Forza Italia si è improvvisamente sfilata. Per Antonio Tajani il leghista romano era troppo politico per guidare un’autorità indipendente. Rilievo assolutamente legittimo, anche se nel 2010 alla Consob arrivò Giuseppe Vegas, viceministro di Giulio Tremonti e parlamentare del Popolo della Libertà. Su Freni si era allungata poi l’ombra di un possibile conflitto di interessi: visto che si era occupato di redigere le nuove regole del mercato finanziario, da un giorno all’altro sarebbe passato da giocatore ad arbitro. Il braccio di ferro è andato in scena per quattro mesi fino all’epilogo di mercoledì scorso, quando Freni ha manifestato la volontà di togliersi dalla corsa. «Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. E in Parlamento, di fronte alle attestazioni di stima dei colleghi, ha commentato: «La vita è altro. Mia moglie e le mie figlie stanno bene. Il resto è solo lavoro…».
Federico Freni (Imagoeconomica).
La candidatura di Agnes tiene in ostaggio la Vigilanza
Un passo indietro, una rarità nel nostro Paese, che rende ancora più evidente la cocciutaggine di Agnes. Non è solo una questione di stile. La sua ostinazione sta lasciando la tv pubblica semi-decapitata (il ruolo di presidente è ricoperto dal facente funzioni Antonio Marano) e al contempo sta bloccando i lavori della commissione di Vigilanza da quasi due anni. Visto che il centrosinistra si rifiuta di votare Agnes per una questione di metodo (il nome, che dovrebbe essere di garanzia quindi bipartisan, è stato proposto dal centrodestra senza alcuna interlocuzione: prendere o lasciare), ogni volta che la commissione decide di riunirsi, la maggioranza fa mancare il numero legale. Fin qui si sono tenute solo alcune audizioni “straordinarie”, come quella a Sigfrido Ranucci dopo l’attentato e all’ad Rai Giampaolo Rossi, per il resto l’attività dell’organismo è congelata. E continua a esserlo nonostante gli accorati appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quelli un po’ meno accorati dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e pure, da ultimo, lo sciopero della fame che sta portando avanti Roberto Giachetti (Iv).
Simona Agnes e Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Mesi sulla graticola sono un danno di immagine
Nulla da fare. Agnes, sostenuta da Gianni Letta ma soprattutto da Maurizio Gasparri, non si muove di un millimetro. Resta lì, candidata a una poltrona dove non verrà mai eletta: per il via libera sono necessari i due terzi dei voti in Vigilanza, numeri di cui il centrodestra non dispone. Servirebbe un accordo con l’opposizione o con una parte di essa, ma al momento l’eventualità non esiste. In Parlamento sono in molti a pensare, anche nelle file della destra, che Agnes dovrebbe seguire l’esempio di Freni e farsi da parte. Perché restare sulla graticola dal 2024, lasciando la Rai senza presidente e bloccando la Vigilanza, dimostra poco senso delle istituzioni. «Se si fosse ritirata dalla corsa, com’era logico, a quest’ora probabilmente la tv pubblica avrebbe un presidente e la Vigilanza sarebbe operativa. Anche noi non capiamo perché preferisce stare lì, a farsi rosolare, oltretutto con un notevole danno d’immagine…», sussurrano alcuni parlamentari dell’opposizione in commissione.
Simona Agnes e Gianni Letta (Imagoeconomica).
Rai e Consob: il doppiopesismo di Tajani
In queste ore in Transatlantico il paragone tra i due casi viene evocato da molti, come si evince pure da uno scambio andato in scena giovedì pomeriggio. «Ho apprezzato il passo indietro di Freni dalla corsa per la Consob», ha commentato Tajani, specificando che non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti. Non è una questione di nome. Pure se fosse stato uno di Forza Italia avrei detto che serve una figura tecnica alla guida della Consob e non di un politico». «L’apprezzamento del ministro degli Esteri per Freni rende inevitabile una domanda: si tratta dello stesso Tajani che, pur di imporre alla presidenza Simona Agnes, contribuisce a bloccare ormai da 20 mesi la Vigilanza Rai?», chiede Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva. Mentre il suo collega di partito, Giachetti, è in sciopero della fame da lunedì 4 maggio. Una protesta che finora non ha prodotto alcun risultato.
La digitalizzazione delle imprese italiane cresce, ma resta disomogenea e ancora poco strutturata. Nel 2025 quasi l’80 per cento delle imprese con almeno 10 addetti ha raggiunto un livello base di digitalizzazione, ma solo il 38,1 per cento presenta livelli avanzati. Il divario si amplia tra le pmi e nei territori del Mezzogiorno. Parallelamente, i pagamenti elettronici hanno superato i 518 miliardi di euro, raggiungendo il livello più alto mai registrato e confermando una trasformazione ormai strutturale dei sistemi di incasso. È in questo contesto – crescita del digitale e necessità di rafforzarne qualità e sicurezza – che si inserisce l’accordo tra Unicredit e Confcommercio distretto Salerno.
Innovazione e digitale ma anche protezione e gestione del rischio
L’iniziativa punta a sostenere la diffusione dei pagamenti elettronici e dei servizi digitali tra le imprese locali, affiancandoli a strumenti di protezione e gestione del rischio, in un quadro in cui la crescita tecnologica non è ancora accompagnata da un adeguato livello di sicurezza. Secondo l‘Istat, oltre il 70 per cento delle pmi è digitalizzato a livello base, ma solo una quota limitata dispone di strumenti evoluti, mentre le grandi imprese superano l’83 per cento di digitalizzazione avanzata. Le imprese a bassa digitalizzazione rappresentano inoltre oltre il 70 per cento di quelle attive esclusivamente sul mercato interno. Anche sul fronte tecnologico emergono ritardi. L’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale si attesta all’8,2 per cento, ancora sotto la media europea del 13,5 per cento. A questo si aggiunge il tema della protezione. Secondo Ivass, nel Sud Italia la diffusione delle coperture assicurative resta inferiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i rischi operativi e digitali.
Nel corso della riunione annuale dei Ministri degli Affari Esteri del Consiglio d’Europa (composto da 46 membri), che si è tenuta a Chișinău in Moldavia, l’Unione europea e 36 Paesi hanno espresso l’intenzione di aderire a un nuovo Accordo Parziale Allargato che istituisce il Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. Tra essi anche l’Italia, rappresentata in Moldavia dal sottosegretario Massimo Dell’Utri.
Il Segretario generale: «Dare seguito all’impegno politico»
«Questi Stati hanno compiuto un passo decisivo verso l’effettiva istituzione del Tribunale speciale e il riconoscimento delle responsabilità per l’aggressione contro l’Ucraina», ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset. «Ora occorre agire per dare seguito a questo impegno politico, garantendo il funzionamento e il finanziamento del Tribunale. Si avvicina rapidamente il momento in cui la Russia dovrà rispondere della sua aggressione. La strada che ci attende è quella della giustizia, che deve prevalere».
Il processo di istituzione annunciato a maggio 2025
I Paesi devono ora completare le proprie procedure nazionali per l’adesione. Successivamente avrà inizio il processo vero e proprio di costituzione di quello che è stato soprannominato “Tribunale di Putin”: selezione dei giudici e del pubblico ministero, approvazione del regolamento interno. Il comitato direttivo dovrà riunirsi almeno una volta all’anno. Così Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino: «Le fondamenta morali dell’Europa e del mondo saranno ripristinate solo quando il crimine di aggressione contro l’Ucraina sarà punito. Non è una questione del passato, ma del futuro. Si tratta di ristabilire uno spazio comune di verità, giustizia e fiducia». Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa aveva annunciato l’avvio del processo di istituzione del tribunale a maggio del 2025.
Le altre decisioni prese in Moldavia dai ministri degli Esteri
A Chișinău i ministri hanno inoltre accolto con favore la Convenzione che istituisce una Commissione internazionale per i risarcimenti per Kyiv, seconda parte di un meccanismo di compensazione globale relativo alla guerra di aggressione della Russia, che si baserà sul Registro dei danni per l’Ucraina. Istituito nel 2023, quest’ultimo raccoglie e registra le richieste di risarcimento presentate da individui, organizzazioni ed enti pubblici in Ucraina: adottato finora da 44 Paesi, ha già ricevuto oltre 150 mila richieste.
Nell’ambito dell’indagine sulla diffusione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione Nazionale Antimafiae Antiterrorismo, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dnaa Antonio Laudati. In tutto sono a rischio processo una ventina di indagati. Nel procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, sono coinvolti anche alcuni giornalisti: per uno di loro i magistrati di piazzale Clodio hanno chiesto l’archiviazione.
Guido Crosetto (Ansa).
L’inchiesta è nata da una denuncia di Crosetto
L’inchiesta era stata avviata dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’eventuale violazione di informazioni secretate a seguito di un articolo del Domani, in cui venivano citati i compensi da lui stesso ricevuti per consulenze a Leonardo e altre aziende.
Raffaele Cantone (Ansa).
Ne è emersa una maxi operazione di dossieraggio condotta per anni su leader politici, imprenditori, volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo, tramite accessi non autorizzati alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Tra i “dossierati” Matteo Renzi e Giuseppe Conte (così come il suo portavoce storico Rocco Casalino), ma anche Giuseppe Valditara, Marta Fascina e Francesco Totti.
Antonio Laudati (Imagoeconomica).
Figura chiave della vicenda il già citato Striano, tenente della Guardia di Finanza in forza al nucleo di Polizia valutaria di Roma, distaccato all’Antimafia. Sarebbe stato lui ad accedere all’ufficio Sos (sigla che sta per Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette) per acquisire informazioni finanziarie (movimentazioni bancarie, operazioni di ogni tipo) su vari personaggi, senza una reale giustificazione, girando poi i dati ai giornalisti che ovviamente, visto da dove arrivavano, li ritenevano assolutamente attendibili. Il tutto, secondo Perugia, con la connivenza di Laudati, allora pm della procura Antimafia (oggi in pensione). Da parte sua, Striano ha sostenuto invece di aver fatto ricorso alle banche dati per destinare le ricerche alle procure distrettuali, con l’obiettivo di dare seguito a iniziative investigative.
Mentre il centrodestra sta ancora litigando sulla papabile candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano, la partita per il post Beppe Sala che si gioca nel 2027 potrebbe essere meno aperta di quel che si pensi, dopo 15 anni consecutivi di amministrazione di centrosinistra. Proprio la coalizione progressista sarebbe in netto vantaggio, almeno secondo i sondaggi condotti da Youtrend in vista delle prossime elezioni comunali. Le intenzioni di voto indicano il 54,6 per cento degli elettori a favore di Pierfrancesco Majorino, che quindi vincerebbe già al primo turno, e il 40,6 per cento schierato con un generico candidato del centrodestra, il cui nome non è stato indicato. Briciole per eventuali terzi incomodi: giusto un misero 4,8 per cento. La rilevazione è stata eseguita tramite 818 interviste ed è stata commissionata dall’agenzia di stampa Bovindo, quella che segue il Pd in Regione Lombardia, dove cioè proprio Majorino è capogruppo. Guardando le singole formazioni politiche, il 27,3 per cento degli elettori sceglierebbe il Partito democratico, seguito dal 19,8 per cento per Fratelli d’Italia e il 12,4 per cento per Alleanza Verdi-Sinistra. Mentre restando sui singoli nomi, il 35 per cento degli elettori del centrosinistra si orienterebbe su Majorino, consigliere regionale del Pd ed ex assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, mentre il 31 per cento preferirebbe Mario Calabresi, attuale ceo, direttore editoriale e socio fondatore di Chora Media, nonché ex direttore de La Stampa e la Repubblica. Niente dati sulla vicesindaca Anna Scavuzzo, che pure è stata fin qui l’unica a essersi esplicitamente resa disponibile alla corsa per Palazzo Marino. Alessandro Capelli, segretario del Pd a Milano, ha detto che il cavallo su cui puntare sarà scelto dopo l’estate, e che la via delle Primarie sarebbe la migliore possibile. Nel sondaggio c’è anche una valutazione sugli indici di notorietà dei possibili candidati: dopo l’attuale sindaco Sala (91 per cento), i nomi più noti sono quelli di Majorino (76 per cento), Maurizio Lupi (73 per cento), Stefania Craxi (72 per cento), Mario Calabresi (65 per cento) e Umberto Ambrosoli (56 per cento). All’appuntamento con le urne manca un anno, ma i numeri cominciano a dare qualche chiara indicazione.
Valditara molto amato dai presidi delle scuole
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, quello che ha detto che Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica, fu ucciso dalle Brigate Rosse (anziché da Cosa Nostra, giustificandosi poi dietro la scusa del «lapsus»), è amatissimo dai presidi delle scuole. Il motivo? Il maxi aumento di stipendio che è stato concesso alla “sezione dirigenti” del dicastero, e che comprende proprio i presidi. Per effetto del rinnovo del contratto, gli aumenti medi sono di circa 500 euro al mese, con arretrati che toccano quota 6 mila euro. Cifre che somigliano molto a quelle conquistate dal sindacato dei bancari, e che nel pubblico impiego non si vedevano da tempo. E così Valditara è diventato l’idolo dei presidi delle scuole.
Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
Reale Mutua tra La Stampa e Confagricoltura
Per il futuro del quotidiano La Stampa si parla di un intervento «importante» di Reale Mutua. La compagnia assicurativa in questi ultimi tempi è molto attiva sul fronte della comunicazione e della pubblicità: a parte gli spot con protagonista Lillo, un attore certo lontanissimo dallo standing sabaudo del gruppo, le presenze del board a Roma si sono moltiplicate. L’ultima è avvenuta nella sede nazionale di Confagricoltura, dove insieme alla confederazione guidata da Massimiliano Giansanti è stata promossa l’iniziativa “AGRIcoltura100” con il patrocinio del ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida, «per valorizzare il contributo del settore agricolo alla crescita sostenibile dell’Italia e promuovere un modello di sviluppo responsabile in linea con l’Agenda Onu 2030». Fatto sta che le apparizioni nella Capitale stanno diventando sempre più importanti, per Reale Mutua, specie con il governo presieduto da Giorgia Meloni.
Piepoli prevede anche… il turismo
Nicola Piepoli, classe 1935, storico “re dei sondaggisti”, lavora senza sosta. Nella giornata di lunedì 18 maggio a Roma è chiamato ad annunciare le sue previsioni sulle prossime vacanze, in un focus dedicato a quel turismo che ormai rappresenta la prima industria italiana. “Prospettive e opportunità per l’estate 2026”, è il titolo dell’incontro in programma nella sede della Camera di Commercio di Roma, a piazza di Pietra.
Nicola Piepoli (foto Imagoeconomica).
I regali di Senato e Camera al Salone del Libro
Chi va a Torino al Salone del Libro viene sommerso dai regali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Anche quest’anno le istituzioni partecipano alla manifestazione organizzata all’interno del Lingotto Fiere, e nello spazio ospitato nel padiglione “Oval”, condiviso con il ministero dell’Istruzione e del merito, si tengono incontri dove a tutti viene regalata una copia della Costituzione vigente, con lo speciale logo per gli 80 anni della Repubblica, e la riproduzione anastatica del testo firmato il 27 dicembre 1947, assieme ad altre pubblicazioni come la Dichiarazione universale dei diritti umani e “Il Senato in sintesi”. Non è tutto gratis, però, dato che i visitatori possono acquistare, per esempio, alcuni dei volumi più significativi della produzione editoriale del Senato, anche in collaborazione con alcune case editrici nazionali, come il Codice parlamentare e i cataloghi delle mostre che si svolgono negli spazi di Palazzo Madama. Entusiastico il comunicato del Senato guidato da Ignazio La Russa: «Molto apprezzata la riproduzione fotografica dell’Aula, che è ormai luogo tradizionale di selfie per ragazzi e adulti». Già, perché ormai chi visita Palazzo Madama, e pure Montecitorio, ci tiene tantissimo al selfie, più che seguire i lavori parlamentari e conoscere i meccanismi che regolano la vita parlamentare…
James Murray è il nuovo ministro della Salute del Regno Unito dopo le dimissioni di Wes Streeting. L’ha reso noto l’ufficio del premier britannico Keir Starmer. Deputato di Ealing North, è stato eletto per la prima volta nel 2019 e riconfermato nel 2024. È stato anche sottosegretario del Tesoro. Prima di essere eletto in Parlamento, è stato attivo a livello locale offrendo il proprio contributo in municipio e, in particolare, in ambito edilizia abitativa e costruzione di nuove case popolari. Secondo i media britannici, Streeting si è dimesso perché intende candidarsi alla guida del governo, in un contesto segnato dalle pressioni su Starmer perché lasci l’incarico dopo le sconfitta alle elezioni amministrative.
Il vertice di due giorni dei ministri degli Esteri dei Paesi Brics, che si è svolto a Nuova Dehli, è terminato senza un accordo sul Medio Oriente, che era uno dei temi sul tavolo. La mancata intesa nasce dal fatto che l’organizzazione politico-economica intergovernativa raggruppa Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Etiopia, Egitto, Indonesia, Emirati Arabi Uniti e Iran: gli ultimi due Paesi al momento in guerra tra di loro.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar (Ansa).
La dichiarazione dell’India con i passaggi su Palestina e Cuba
Dal summit è uscita solo una dichiarazione dell’India, Paese ospitante, in cui si legge di «divergenze di opinione tra alcuni membri» sulla crisi in Medio Oriente e di ministri che hanno espresso «le rispettive posizioni nazionali» su questioni come la sovranità, la sicurezza marittima e la protezione delle infrastrutture civili e delle vite dei civili. Sempre a proposito di Medio Oriente, la dichiarazione contiene un passaggio sulla «importanza dell’unificazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza sotto l’Autorità palestinese» e sul «diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, compreso il diritto a un proprio Stato di Palestina indipendente». Il testo esprime poi preoccupazione per l’evolversi della situazione a Cuba, ribadendo «la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie» nei confronti dell’isola, «in conformità con la Risoluzione A/79/80 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite».
Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, si è ammanettato al proprio banco parlamentare alla Camera per manifestare «contro il sequestro della commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza». Già in sciopero della fame da 12 giorni, ha detto che passerà ora allo sciopero della sete. «In questi giorni nella maggioranza nessuno ha ritenuto di dover dare qualsiasi segnale, se non preoccuparsi per la mia salute. Invece di preoccuparsi per la mia salute, sarebbe utile che tutti ci occupassimo della salute della democrazia», ha detto in un intervento in Aula. «Ho deciso di non abbandonare questo luogo finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della commissione Vigilanza Rai». Giachetti è ancora incatenato al suo posto e, con lui, sono presenti nell’emiciclo assistenti parlamentari e un presidio sanitario. Il blocco dei lavori della commissione è legato al mancato accordo sulla presidenza della Rai, che richiede una maggioranza qualificata. In assenza di intesa, l’organo non riesce a riprendere l’attività ordinaria, con audizioni e funzioni di controllo ferme da mesi.
Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti si è ammanettato al proprio banco nell'aula di Montecitorio per denunciare lo stallo della Commissione di Vigilanza Rai. Ha annunciato l'avvio dello sciopero della sete dopo 12 giorni di sciopero della fame. Resterà in Aula finché la… pic.twitter.com/UQ7C8fXxOO
Russia e Ucraina hanno effettuato uno scambio di prigionieri con la liberazione di 205 per parte. Lo ha reso noto il ministero della Difesa russo, ringraziando gli Emirati Arabi Uniti per la loro mediazione. Lo riferiscono i media russi.
Almeno 24 vittime a Kyiv
Intanto cresce ancora il bilancio delle vittime dei massicci bombardamenti russi che hanno colpito Kyiv nella notte tra 13 e 14 maggio 2024. I morti accertati sono 24, tra cui tre bambini. Continuano le operazioni di rimozione delle macerie da un edificio crollato. Vittime anche a Ryazan, in Russia, dove tre persone sono morte e 12 sono rimaste ferite per un attacco di droni ucraini. Secondo quanto riferito dal governatore Pavel Malkov, nell’operazione sono stati colpiti due edifici residenziali e un impianto industriale.
La procura di Roma ha avviato un’indagine sulla morte dei cinque italiani alle Maldive, avvenuta durante un’immersione. I pm della capitale, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, avvieranno un fascicolo una volta arrivata la comunicazione del consolato e affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi, che si sono verificati durante l’esplorazione di alcune grotte sottomarine a 60 metri di profondità. Sono intanto iniziate le operazioni di recupero delle vittime, considerate ad altissimo rischio anche a causa del maltempo. L’ambasciatore d’Italia a Colombo (Sri Lanka), competente per le Maldive, è arrivato a Malè e per parlare con i responsabili della guardia costiera presenti.
Chi sono i cinque italiani morti alle Maldive
Alle Maldive hanno perso la vita Monica Montefalcone (professoressa associata in ecologia marina dell’Università di Genova) e sua figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti (capobarca), Federico Gualtieri (istruttore di sub) e Muriel Oddenino (biologa marina). Le vittime stavano partecipando a una crociera scientifica biologica nell’atollo di Vaavu a bordo del Duke of York, che offre escursioni e snorkeling nell’arcipelago dell’Oceano indiano.
Il mare delle Maldive (Ansa).
Le ipotesi: dall’iperossia alla perdita di orientamento
Sono diverse le ipotesi avanzate. Su tutte quelle dell’iperossia, condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione a elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno può provocare danni ai tessuti e colpire il sistema nervoso centrale, causando perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici. Ma c’è anche l’ipotesi della perdita di orientamento nella grotta, complice la scarsa visibilità per la sabbia smossa dal moto ondoso causato dal maltempo. Non si può al momento escludere che uno dei cinque sia rimasto incastrato e gli altri abbiano finito l’aria nel tentativo di aiutarlo. C’è chi parla poi di problemi legati a improvvise correnti ascensionali.
Non sarebbero state rispettate le norme sulle immersioni
Sembra, in ogni caso, che non siano state rispettate le norme sulle immersioni in vigore alle Maldive. Innanzitutto, non sarebbe stato presente una guida esperta locale, obbligatoria per immersioni di questo tipo. C’è poi l’aspetto della profondità: è stato ignorato il limite dei 30 metri per le immersioni ricreative. Infine, a detta di molti, sarebbero state sottovalutate le allerte meteo. Gli incidenti legati alle immersioni non sono così rari alle Maldive: negli ultimi sei anni ci sono state 42 vittime.
Quantico, piattaforma di investimento in club deal, ha annunciato l’ingresso di Confindustria nel proprio capitale sociale. In rappresentanza dell’associazione, Aurelio Regina entra nel consiglio di amministrazione della società. L’iniziativa, si legge in una nota, segna un passaggio strategico per Quantico, che rafforza il proprio posizionamento come realtà di riferimento nel private capital italiano, espressione diretta dell’imprenditoria del Paese e orientata a sostenere la crescita, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle mid-cap.
L’operazione contribuisce a creare un ponte tra industria e capitali
«Questa operazione rappresenta un passo decisivo per facilitare l’incontro tra capitali privati e aziende di eccellenza italiane», ha commentato Antonio Da Ros, ceo di Quantico. «Sosteniamo questo progetto perché contribuisce a creare un ponte concreto tra industria e capitali, mettendo a disposizione delle imprese risorse finanziarie e competenze», ha aggiunto Aurelio Regina, delegato all’energia di Confindustria. Per Unicredit, promotore e partner di Quantico, l’operazione consolida il posizionamento della banca a supporto della crescita delle imprese italiane, in particolare nel segmento delle medie aziende, sempre più centrali per la competitività del sistema economico nazionale ed europeo.
Donald Trump ha lasciato Pechino dopo aver «raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull’espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull’affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni», ha spiegato l’omologo cinese Xi Jinping. Da parte sua, il presidente Usa ha affermato che l’incontro è stato «di grande successo» e «indimenticabile». Sono stati diversi i temi sul tavolo: dal petrolio ai dazi all’intelligenza artificiale, fino all’Iran e dunque Hormuz, senza dimenticare ovviamente Taiwan. Un tema sempre caldo per la Repubblica Popolare e affrontato da Xi non appena Trump è sceso dall’Air Force One.
L’Air Force One diretti verso gli Usa dopo l’incontro Trump-Xi a Pechino (Ansa).
L’avvertimento di Xi su Taiwan
Bollando come «incompatibili» l’indipendenza di Taipei e la pace nello Stretto di Formosa, Xi in apertura del bilaterale aveva definito la questione di Taiwan «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire Trump: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». Poi aveva citato la “trappola di Tucidide”, concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata, auspicando che Cina e Stati Uniti riusciranno a evitarla e che il 2026 sia «un anno di svolta».
L’incontro Xi-Trump sui giornali cinesi (Ansa).
La “mezza vittoria” di Trump sull’Iran
Trump ha affermato che la Cina, al pari degli Usa, vuole la fine della guerra in Iran, lo Stretto di Hormuz aperto e una Repubblica Islamica senza armi nucleari, aggiungendo che Pechino potrebbe fare pressioni su Teheran, spingendo sul fabbisogno energetico cinese, per favorire un accordo con Washington. Nei fatti, quella del tycoon è una mezza vittoria: Xi chiede infatti un cessate il fuoco completo e duraturo, mentre The Donald continua a minacciare di bombardare nuovamente le installazioni nucleari civili se Teheran tenterà di recuperare l’uranio. In vista del bilaterale, aveva anche detto a Fox News che Xi si era impegnato a non fornire equipaggiamento militare all’Iran. Da parte sua, Pechino ha ribadito che per la crisi in Medio Oriente «la strada giusta» è quella del negoziato, sottolineando che le soluzioni militari «non portano da nessuna parte».
Trump parla di «accordi commerciali fantastici»
Trump, dopo il vertice, ha inoltre affermato che Xi ha accettato di acquistare petrolio dagli Stati Uniti, citando «accordi commerciali fantastici» che – in attesa di annunci ufficiali – c’è da credere non si fermeranno al greggio. Nei giorni che portavano al bilaterale, sui media americani girava la formula “Cinque B”, che riassumeva le priorità Usa (tutte economiche): Boeing, Beans, Beef, Board of Investment e Board of Trade, gli acquisti cinesi di aerei (200), semi di soia e carne bovina, oltre alla creazione di un board per gli investimenti e di uno per il commercio, che diventerebbe una camera di discussione sui dazi.
Vladimir Putin e Xi Jinping (Ansa).
Il 20 maggio Xi vedrà ancora Putin
Dopo aver ricevuto Trump, Xi si prepara a ricevere Vladimir Putin, che dovrebbe arrivare a Pechino il 20 maggio. I due leader, che a febbraio del 2022 (meno di tre settimane prima dell’invasione dell’Ucraina) hanno firmato un accordo di partenariato strategico «senza limiti», si sono si sono visti più di 40 volte nel corso degli anni: l’ultimo incontro si è tenuto in Cina a settembre del 2025.
Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cdp, lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese italiane colpite dagli effetti della crisi nell’area del Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei mercati e pressioni sulle catene di approvvigionamento, l’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Sistema Italia, guidato dal ministero degli Esteri, a sostegno della competitività del tessuto produttivo nazionale, accompagnandone la proiezione sui mercati globali. Le risorse – che provengono dal Fondo 394/81, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina – sono destinate alle imprese esportatrici e a quelle fornitrici dirette di aziende italiane che esportano.
Cosa prevede l’iniziativa
La misura è destinata alle imprese che abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10 per cento a seguito del conflitto e prevede:
contributo a fondo perduto fino al 30 per cento per le pmi (20 per cento per le altre imprese);
finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate;
anticipo fino al 50 per cento;
durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Potenziata anche la misura dedicata alle imprese energivore
Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, pilastro dell’intervento a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative volte a sostenere la continuità operativa e la capacità di investimento:
contributo a fondo perduto fino al 20 per cento;
esenzione dalla prestazione delle garanzie;
finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota destinabile alla capitalizzazione delle controllate;
anticipo elevato fino al 50 per cento;
estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Con questo intervento, Simest rafforza il proprio ruolo di operatore chiave per l’internazionalizzazione, contribuendo a sostenere la resilienza del sistema produttivo e a preservarne la competitività in uno scenario globale in rapido mutamento. L’obiettivo è accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nel rafforzamento strutturale necessario per competere con successo sui mercati internazionali.
Dopo sette mesi dalla nomina a segretario regionale del Pd in Campania, Piero De Luca ha scelto la sua segreteria, la squadra che lo accompagnerà nella direzione del partito. 20 nomi tra cui alcune figure esterne come Maurizio de Giovanni, lo scrittore che si occuperà di Cultura, l’ex procuratore generale Luigi Riello, alla Giustizia, e Anna Riccardi della fondazione Famiglia di Maria al Welfare. De Giovanni ha spiegato di aver aderito «a un progetto che ritengo interessante» e annunciato che lascerà la presidenza del premio Napoli.
I nomi e i ruoli
De Luca ha presentato la nuova segreteria come «un organismo strutturato in modo plurale ed inclusivo, nel pieno rispetto dell’equilibrio di genere e della rappresentanza territoriale, composto da donne ed uomini di spessore, animati da grande passione e spirito di militanza, aperto anche a figure provenienti dalla società civile di assoluta autorevolezza, esperienza e competenza, che ringrazio per la disponibilità fornita». Di seguito l’elenco dei nomi con le relative deleghe:
EnzaAmbrosone – Aree interne, Politiche agricole e alimentari;
La Spagna si è messa di traverso all’ipotesi di Maurizio Martina come nuovo direttore della Fao, proponendo il proprio candidato Luis Planas come successore di Qu Dongyu. Una mossa che non è piaciuta affatto al governo italiano, tanto da portare il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a scrivere una lettera di fuoco all’omologa cipriota Maria Panayiotou per contestare l’atteggiamento di Madrid. Che avrebbe messo nel mirino i vertici di tutte le agenzie internazionali del settore agricolo.
Maurizio Martina e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).
Il nuovo direttore verrà eletto a luglio del 2027
Il successore del cinese Qu verrà eletto a luglio del 2027 a Roma (dove ha sede la Fao) dai 194 membri dell’agenzia delle Nazioni Unite. La Spagna “detiene” già la direzione del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) con l’economista Alvario Lario – che si è ricandidato – e ora punta anche alla Fao. Restebbe fuori (al momento) solo il Programma alimentare mondiale (Pam).
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).
La lettera del ministro Lollobrigida all’Ue
«A fronte di tale quadro nelle tre agenzie considero francamente impraticabile qualsiasi percorso centrato sul rinnovo del solo vertice Fao e che prescinda dalla ricerca di un equilibrio complessivo nella definizione di una posizione unitaria Ue», ha scritto Lollobrigida a Panayiotou (Cipro detiene la presidenza di turno dell’Ue. E poi: «Ritengo parimenti impraticabile un coordinamento che ignori il ruolo proprio dei ministri degli Affari esteri, ai quali spetta la decisione finale circa l’orientamento europeo per il ricambio ai vertici delle tre agenzie Onu». Lollobrigida si era sfogato così con Repubblica: «Noi candidiamo uno del Pd al vertice di un organismo internazionale come la Fao e i socialisti, che sono alleati di Elly Schlein, con Sanchez ci oppongono un altro nome? Protesterò con l’Ue».
Il direttore della Cia John Ratcliffe ha incontrato a L’Avana alcuni funzionari cubani per migliorare il dialogo tra gli Stati Uniti e l’isola e comunicare l’apertura di Washington a colloqui economici e di sicurezza in cambio di significativi cambiamenti da parte del Paese. L’incontro, si legge in una nota, si è svolto «in un contesto caratterizzato dalla complessità delle relazioni bilaterali, con l’obiettivo di contribuire al dialogo politico tra le due nazioni». Gli elementi forniti dalla parte cubana e gli scambi avuti con la delegazione Usa, ha riferito il governo dell’isola, «hanno permesso di dimostrare categoricamente che Cuba non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, né sussistono ragioni legittime per includerla nella lista dei Paesi che, presumibilmente, sponsorizzano il terrorismo».
L’incontro è arrivato poche ore dopo l’annuncio del ministro cubano dell’Energia e delle Miniere secondo cui l’isola ha esaurito tutte le scorte di petrolio, gasolio e olio combustibile, fondamentali per alimentare la rete elettrica nazionale. I blackout, che già duravano gran parte della giornata, ora si sono allungati. La corrente arriva per un paio d’ore al giorno, perlopiù di notte, anche nella capitale. L’esaurimento delle riserve condizionerà ulteriormente anche il già limitato sistema dei trasporti e il funzionamento degli ospedali, che da alcuni mesi si occupano solo dei casi urgenti. Dalla fine di gennaio, gli Stati Uniti bloccano gli arrivi di combustibile sull’isola, con azioni navali e minacce di sanzioni e dazi a chi la rifornisca.
In Toscana è nato, o meglio ri-nato visto che già esisteva tempo fa, l’asse Giani-Renzi. Il leader di Italia viva vale meno del 3 per cento nei sondaggi, ma riesce sempre a trovare il modo di essere centrale nel Palazzo. Anche nelle vicende più modeste, come l’elezione del garante regionaleper l’infanzia e l’adolescenza della Toscana. Matteo Renzi è infatti riuscito a far nominare questa settimana, dal Consiglio regionale e grazie a un accordo di ferro con Eugenio Giani e il Pd, uno dei suoi uomini di fiducia: il senese Stefano Scaramelli, ex consigliere regionale rimasto senza un posto nel nuovo Consiglio.
Stefano Scaramelli (Imagoeconomica).
L'”odiato” Renzi è temuto dal Pd schleiniano
Ed è qui che si dimostra come in Toscana, dove pure governa saldamente il Pd schleiniano, nessuno può prescindere dall’“odiato” Renzi, di cui fondamentalmente tutti hanno paura per via delle sue capacità da demolition man. Dunque se l’ex presidente del Consiglio desidera qualcosa, il partito di Elly Schlein può solo eseguire. Anche quando questo mette in difficoltà il campo largo, visto che sia Avs sia il M5s non hanno votato Scaramelli in Consiglio. Giani in prima persona è intervenuto in Aula per difendere la scelta di Scaramelli, accusato dalle opposizioni (e da qualcuno della maggioranza) di non avere i requisiti adatti per ricoprire un incarico così delicato.
Matteo Renzi con Eugenio Giani nel 2020 (Imagoeconomica).
Le mire di Giani su Firenze
Da qui ai prossimi anni, l’asse Giani-Renzi potrebbe produrre risultati pittoreschi. Uno dei sogni dell’attuale presidente della Regione, arrivato al secondo e dunque ultimo mandato, è quello di diventare sindaco di Firenze. Alle prossime elezioni manca parecchio visto che si voterà nel 2029, e prima soprattutto ci sono le Politiche del 2027 (elezioni fondamentali anche per la leadership del centrosinistra: Schlein sopravvivrà a sé stessa?), ma Giani sta già apparecchiando la sua successione e pensando a che cosa fare del suo futuro. Non deve rendere conto a nessuno, soprattutto non deve rendere conto al Pd che pure aveva coltivato l’idea di rottamarlo dopo un solo mandato, per piazzare il deputato Marco Furfaro o il segretario regionale Emiliano Fossi. L’asse con Renzi potrebbe permettere a Giani di raggiungere l’obiettivo: diventare sindaco.
Eugenio Giani (Imagoeconomica).
Certo, ci sarebbe da risolvere un problema non secondario, che di nome fa Sara e di cognome Funaro. L’attuale prima cittadina è appena arrivata, è al primo mandato, anche se in città le lamentele sulla sua amministrazione iniziano a farsi sentire; c’è un problema di sicurezza, e non è più una questione da derubricare a percezione alimentata dalla destra, e c’è un problema con la viabilità, visti i numerosi lavori (per il completamento delle vie tramviarie) che stanno bloccando la città. A Firenze si accettano scommesse: riuscirà Funaro a fare un secondo mandato?
Sara Funaro ed Eugenio Giani ricevono Sergio Mattarella a Firenze il 25 ottobre 2025 (Ansa).
Alle Amministrative si presenta un Pd a pezzi
Prima di Firenze però il Pd – che sceglierà, salvo anticipi, i suoi nuovi segretari, metropolitano e cittadino, in autunno – deve fronteggiare le prossime Amministrative. Tra pochi giorni andranno al voto 20 Comuni, tra cui tre capoluoghi di provincia: Arezzo, Pistoia, Prato. Le prime due città sono in mano al centrodestra, l’ultima al centrosinistra. Il Pd potrebbe vincere, ma il partito è a pezzi ovunque. A Prato, dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti, si è dovuto ricandidare Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, già sindaco di Prato per 10 anni.
Matteo Biffoni (foto Imagoeconomica).
A Pistoia ci sono state le primarie, caratterizzate dalla spaccatura del Pd: Furfaro, dirigente nazionale del Pd, ha sostenuto il candidato che poi le ha vinte, Giovanni Capecchi, contro la candidata scelta dalla segreteria locale, Stefania Nesi, sostenuta anche dal potente Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana. A Pisa, invece, dove si voterà nel 2028, il Pd è commissariato due volte. Dopo il commissariamento del Pd provinciale a fine aprile è stato commissariato anche il Pd comunale. A dare le carte ancora una volta sono stati gli esterni (come il responsabile organizzazione del Pd nazionale Igor Taruffi), a testimonianza del fatto che il Pd regionale non è governato ed è sotto l’influsso del commissariamento ombra targato Marco Furfaro. Insomma, tutta campagna elettorale per migliorare l’efficacia dell’asse Giani-Renzi.
Negli Anni 70-80-90 e pure nei primi 2000 il dibattito che ruotava attorno agli stadi di calcio descriveva quegli spazi come zone di sospensione della legalità, dove prevaleva la violenza o quantomeno la maleducazione. E dove comandavano gli ultrà. Alla conclusione delle varie tavole rotonde, si auspicava sempre «il ritorno dei bambini e delle famiglie sugli spalti», perché il pallone era una cosa da vivere in serenità e col sorriso sulla bocca. La goccia, anno dopo anno, ha scavato un solco, e, al netto delle curve che continuano a essere porti franchi in mano a bande di malavitosi, ora gli stadi sono diventati effettivamente un’altra cosa. Non soltanto sono tornati a essere frequentati dalle mitologiche famiglie, ma, soprattutto nelle grandi città, sono entrati nel circuito dei turisti, come il Colosseo a Roma o la Tour Eiffel a Parigi.
L’esterno dello stadio Giuseppe Meazza (foto Ansa).
E quindi, nella visita a Barcellona, Madrid, Torino o Milano, ecco che l’esperienza di una partita di calcio si trova ormai su qualunque programma dei tour operator. Con un paio di effetti collaterali che, però, piacciono poco al pubblico dei veri appassionati.
I prezzi dei biglietti pensati per un target altospendente
In primis: i prezzi dei biglietti sono aumentati in maniera vertiginosa. Vale per gli stadi come un po’ per tutti gli eventi live, che dopo il Covid sono stati travolti da un boom di “ritorno alla vita” che non pare ancora scemare. Tanto per fare qualche esempio: nel 1999 un biglietto al secondo anello di San Siro, in quelli che erano i vecchi popolari pre-ristrutturazione per Italia 90, costava 20-30 mila lire. La tribuna 100 mila lire.
Tifosi al secondo e terzo anello di San Siro (foto Unsplash).
Nel 2005 i settori più a buon prezzo dello stadio milanese erano già saliti a 20-30 euro. Il listino prezzi di Inter-Parma, la partita che il 4 maggio ha consegnato ai nerazzurri la matematica vittoria del campionato 2025-26, elencava come tariffa più abbordabile i 130 euro per il terzo anello. Il secondo anello (cioè i vecchi popolari) quotava 210 euro (un papà con il figlio avrebbe quindi speso 420 euro). Per la tribuna rossa ci volevano 350 euro a testa. Un salasso.
Solo gli abbonati possono beneficiare di tariffe calmierate
Ovviamente i club dicono di preservare i tifosi attraverso gli abbonamenti, che hanno tariffe calmierate (Inter, Milan e Roma vendono circa 40 mila abbonamenti a testa a stagione), mentre i biglietti partita per partita (circa 35 mila sia per Inter sia per Milan), destinati appunto a target disposti a spendere, hanno prezzi che volano. E spennare i turisti è diventata una prassi un po’ ovunque, in particolar modo quando ci si avvicina a uno stadio, anche se ormai quegli inglesi sono diventati quasi a buon prezzo rispetto agli impianti italiani o spagnoli.
Lo stadio San Siro a Milano (foto Ansa).
All’estero fanno grandi ricavi da stadio anche quando non si gioca
C’è, in questo aspetto dei ricavi da stadio, anche una strategia di fondo dei club: convinti che coi diritti tivù non si camperà ancora per molto, la gran parte delle società si sta infatti strutturando proprio per accrescere i flussi di denaro derivanti dalle attività dello stadio, magari di proprietà. Strutture aperte tutti i giorni, sfruttate al massimo e in grado di assicurare entrate anche quando non ci sono partite. Per esempio il nuovo Santiago Bernabeu, inaugurato dal Real Madrid all’inizio della stagione 2024/2025, porta nelle casse dei Blancos circa 350 milioni di euro all’anno, soprattutto grazie ai 90 milioni di euro assicurati nei giorni senza match in programma, solo con i tour al museo e sugli spalti, o da eventi e ristoranti. Giusto per fare un paragone: il Real Madrid, in quelle date senza sfide in programma, incassa più soldi rispetto a quelli complessivi che ora frutta San Siro, partite comprese, all’Inter o al Milan.
La contestazione dei tifosi del Milan contro l’amministratore delegato Giorgio Furlani (foto Ansa).
Turisti che esultano, senza capire granché, mentre la squadra perde
Il secondo effetto negativo, perlomeno per i puristi, i tifosi o i nostalgici dei vecchi tempi, è il mutamento radicale dell’atmosfera da stadio. Lo si nota già quando le curve fanno lo sciopero del tifo e le partite si seguono praticamente in silenzio sugli spalti, senza cori, incitamenti o insulti. Ma ancora peggio quando l’atteggiamento di chi sta sulle tribune è completamente scollegato da quanto avviene in campo, e coi risultati della squadra di casa. I tifosi del Milan, per esempio, si sono parecchio lamentati del clima surreale di San Siro, con la squadra di casa umiliata da Udinese o Atalanta ma gli spalti gremiti da turisti in maglietta rossonera sorridenti che si facevano selfie, salutavano la telecamera entusiasti e applaudivano alle azioni senza capirci molto.
L’immagine “stonata” dei tifosi occasionali che esultavano davanti alla telecamera nonostante il Milan stesse perdendo malamente in casa contro l’Atalanta.
Ci si avvicina sempre più, insomma, a quel modello statunitense dove andare allo stadio è un momento di svago, intrattenimento, in cui si ride, si scherza, si mangia, si fanno foto e video. Ma della partita frega poco, tranne negli ultimi tre minuti del match.
Cuba ha esaurito le scorte di petrolio e gasolio a causa del blocco statunitense in corso, che sta privando l’isola di rifornimenti di carburante. Lo ha annunciato il ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Levy, spiegando che le riserve di petrolio necessarie per alimentare la già provata rete elettrica dell’isola sono quasi esaurite. «La situazione è molto tesa e sta facendo sempre più caldo», ha detto sulla tivù di Stato, riferimento ai torridi mesi estivi che a Cuba fanno sempre schizzare in alto domanda di energia. «Non abbiamo assolutamente gasolio», ha aggiunto De la O Levy.
Il petrolio arrivato dalla Russia a fine marzo è già terminato
Dopo l’operazione di gennaio in Venezuela, Paese alleato di Cuba e ricchissimo di petrolio, gli Stati Uniti hanno bloccano gli arrivi di combustibile sull’isola con azioni navali, minacciando inoltre sanzioni e dazi per chiunque rifornisca l’Avana. Interrotto dunque l’arrivo di petrolio dal Messico, secondo fornitore del Paese dopo il Venezuela. A poco è servita la donazione russa di petrolio arrivata alla fine di marzo (100mila tonnellate), già esaurita. E, in generale, non possono contribuire granché al fabbisogno energetico dell’isola i pannelli solari regalati dalla Cina.
Una strada dell’Avana durante un blackout (Ansa).
La corrente elettrica arriva nelle case per due ore al giorno
Cuba è ormai in ginocchio: la corrente elettrica arriva nelle case per due ore al giorno, con i cittadini che in pratica stanno vivendo un eterno blackout. In tanti lamentano di non avere abbastanza energia per ricaricare dispositivi come i ciclomotori elettrici o persino i telefoni. E in tanti sono costretti a svegliarsi nel cuore della notte – quando di solito torna l’elettricità – per svolgere attività basilari come lavare i panni e cucinare. Va da sé che sono andati in crisi anche i trasporti e gli ospedali, che da mesi si occupano solo dei casi urgenti.
Murale dedicato a Che Guevara a Cuba (Ansa).
Cuba va avanti tra proteste e minacce da parte di Trump
Negli ultimi giorni, gruppi di cubani sono scesi in piazza, spesso di notte, battendo pentole e padelle contro i prolungati blackout. Ma ci sono state anche manifestazioni più forti, come alcune barricate per strada. Nel frattempo continuano le trattative tra i governi di Cuba e Stati Uniti. Il dipartimento di Stato americano ha di recente offerto 100 milioni di dollari di aiuti, a patto che vengano attuate «riforme significative del sistema comunista». Da parte sua, Donald Trump ha affermato che il governo cubano è sull’orlo del collasso e che sta valutando la possibilità di ricorrere alla forza militare per prendere il controllo dell’isola.