Il tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato l’istanza presentata dal giornalista SigfridoRanucci per il reintegro alla conduzione della trasmissioneReport. Il 5 ottobre la Rai aveva sospeso il giornalista per 10 giorni. La motivazione dell’ordinanza si fonda sulla esistenza di un malessere della redazione di Report derivato dal clamore mediatico della vicenda e dall’accertato clima conflittuale instauratosi tra la squadra e l’ex conduttore. Questo, si spiega, ha reso opportuna la riorganizzazione della redazione e l’avvicendamento del conduttore.
Sigfrido Ranucci (Ansa).
La decisione della Rai di «procedere a una riorganizzazione della redazione con avvicendamento autorale e di conduzione», si legge nell’ordinanza, «appare, a un esame sommario, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge».
La risposta dei legali di Ranucci
«Prendiamo atto della decisione del tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo», commentano i legali di Ranucci, Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita. «La decisione cautelare non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano».
L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila. Dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “geotermia superhot”. Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione geotermica italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero industry act.
Il progetto Shift per ampliare il potenziale della geotermia
Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili. Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot geothermal summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo polare artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura.
Geotermia (Enel).
Tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off meeting tecnico del progetto Shift (Superhot geothermal – Integrated demonstration and flow testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle superhot rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.
L’impegno di Enel
Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’azienda a livello internazionale. In Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33 per cento del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13 mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60 mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto Shift confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della “geotermia supercalda” e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.
Le sfide per l’Italia
L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un piano d’azione nazionale per la geotermia e una roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.
Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione Banca dei Territori, ha lanciato un piano dedicato alle piccole e piccolissime imprese di commercio, artigianato e turismo per favorire ricadute economiche e stabilità occupazionale nelle diverse aree del Paese. Un’iniziativa in linea con la missione del Gruppo di dare vicinanza e attenzione ai territori, sostenere l’economia di prossimità e le famiglie lavoratrici, compiere azioni a tutela dell’occupazione, e stringere relazioni con il mondo associativo e imprenditoriale verso una strategia comune che risponda alle esigenze di crescita e alle preoccupazioni per il futuro. In particolare, Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per nuovi finanziamenti in innovazione, digitalizzazione e riqualificazione, oltre ad agevolazioni sui sistemi di pagamento digitali con l’azzeramento delle commissioni per importi fino a 20 euro effettuati con il pos fisico. Misure con cui la banca punta a rispondere ai bisogni reali del tessuto produttivo, offrendo un sostegno concreto agli imprenditori che nel corso del tempo hanno ridefinito priorità ed esigenze, trasformando il proprio approccio culturale al fare impresa.
Nuovo patto di sistema con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato
Le misure nascono dal confronto e dalla continua collaborazione con le principali associazioni di categoria dei settori commercio, artigianato e turismo. Sono infatti stati rinnovati gli accordi con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato ed è stato consolidato un nuovo patto di sistema per rafforzare la competitività e affrontare alcune tra le attuali sfide, dai costi energetici agli strumenti digitali fino alla formazione specializzata e alla difesa dell’occupazione. I nuovi interventi sono destinati al segmento delle piccole e piccolissime aziende che alimentano l’economia di prossimità con negozi, servizi, strutture ricettive, laboratori. Un bacino di circa 800 mila imprese clienti della divisione Banca dei Territori, che sostiene quotidianamente il tessuto economico delle comunità locali in cui opera, ascoltando da vicino le varie esigenze grazie ad un presidio costante del territorio. Un’attenzione che dal 2020 al giugno 2026 si è tradotta in oltre 20 miliardi di euro di finanziamenti erogati alle aziende di questo segmento.
Il giudice monocratico di Roma, nell’ambito del processo a carico dell’ex ministro Daniela Santanchè, ha sollevato alla Consulta conflitto di attribuzione in riferimento al voto del Senato che ha riconosciuto insindacabilità delle affermazioni fatte in Aula dall’imputata. La vicenda riguarda l’accusa di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, un azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa. Il voto del Senato, che ha negato l’autorizzazione a procedere, è del luglio scorso. Il giudice Emilia Conforti ha disposto l’invio degli atti alla Corte costituzionale chiedendo di dichiarare che non spettava al Senato la valutazione della condotta addebitabile alla senatrice Santanchè. La difesa di Santanchè aveva chiesto il non luogo a procedere alla luce del voto parlamentare.
Da presidente della Figc a commissario: un caso unico, quello di Giovanni Malagò. Ma la tela dell’ex numero uno del Coni è, come sempre, ambiziosissima. Tra le sfide importanti per la Figc conta parecchio il piano di rinnovamento dello stadio Olimpico, in vista di Euro 2032, con un investimento di 150 milioni di euro e l’inizio dei lavori nell’estate del 2027 per concludersi, si spera, entro il 2030. Un progetto che è di Sport e Salute, in accordo con la Figc e la Struttura commissariale per Uefa Euro 2032. E chi è il presidente di Sport e Salute? Marco Mezzaroma, stretto parente di Claudio Lotito (che ha sposato la sorella, Cristina Mezzaroma).
Giovanni Malagò e Marco Mezzaroma (foto Imagoeconomica).
Il (contestatissimo) patron della Lazio è anche il solito “signor no” che non ha mai avuto buoni rapporti con Malagò (e con una gran parte del mondo): riuscirà Giovannino a convincere pure lui? Un gioco di incastri dove le famiglie hanno un ruolo fondamentale, come è stato dimostrato dal caso Buonfiglio (con l’ombra del conflitto di interessi per gli incarichi del figlio Marco).
Claudio Lotito (foto Imagoeconomica).
Intanto viene data per imminente l’uscita del segretario generale della Figc Marco Brunelli, tagliato: era lui l’autore della certificazione della candidabilità di Malagò.
Marco Brunelli (foto Imagoeconomica).
E adesso? Ci sono due mesi per indire le elezioni, la prima data utile era quella del 7 dicembre. «Ma così finiamo per infastidire i milanesi, visto che quel giorno festeggiano Sant’Ambrogio e hanno pure il classico appuntamento con la prima del teatro La Scala», dice un fedelissimo del presidente-commissario rispolverando le vecchie ruggini e la solita rivalità sull’asse Roma-Milano. Allora è scattato il 14 dicembre come prima data fattibile. Magari facendo un salto alla Scala, per stringere gli ultimi accordi con i meneghini.
Il ministro dello Sport Andrea Abodi (in video) e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).
Ma qual è l’ambizione di Malagò? Semplice: non avere candidati concorrenti. Tutti uniti sul nome del commissario, unico elemento da votare nella gara per diventare (di nuovo) presidente della Figc. Lavorare ai fianchi i possibili competitor, smontandone ogni velleità: cercare un protagonismo, oggi, non avrebbe senso (lo sfidante di giugno, Giancarlo Abete, ha già detto che non si ripresenterà). Fatto sta che il vero vincitore è lui, e mettersi in guerra contro Malagò vuol dire rischiare di fare la figura di Tafazzi. In troppi, negli anni, hanno provato a scalzarlo, ma non ne è rimasta traccia…
«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno». L’ha scritto in una nota il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar dopo l’assegnazione del premio a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana nota per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. E per aver chiaramente definito “genocidio” quello che sta accadendo a Gaza. «Mi hanno reso omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano tutti i fatti, quindi si tratta di un processo decisionale imparziale», ha detto, a tal proposito, nel suo primo discorso dopo la proclamazione.
La reazione dell’Ue
«Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente», ha aggiunto Sa’ar nella sua nota. L’attacco del ministro israeliano arriva dopo che diverse personalità del mondo della politica, della cooperazione internazionale e della cultura hanno commentato in termini positivi la scelta del comitato del Nobel. Tra queste la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen («pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei»), il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa («il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto») e il premier spagnolo Pedro Sanchez («dal governo spagnolo ci uniamo al riconoscimento, al plauso al suo lavoro e ribadiamo, ora più che mai, il nostro sostegno agli organismi internazionali che si occupano di vegliare per la pace»).
Il Consiglio dell’Ue ha formalmente nominato Carlo Comporti presidente dell’Esma, l’Autorita’ europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Comporti assumerà l’incarico l’1 novembre 2026, con un mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta. Comporti è attualmente commissario della Consob e membro del Consiglio delle autorità di vigilanza e del Consiglio di amministrazione dell’Esma. La nomina conclude un iter avviato con la presentazione al Consiglio, da parte del Consiglio delle autorità di vigilanza dell’Esma, di una rosa di due candidati. Dopo i colloqui con entrambi, gli ambasciatori dell’Ue avevano raggiunto un accordo provvisoriosulla nomina di Comporti nel luglio 2026. Il Parlamento europeo aveva dato il proprio via libera il 15 settembre. L’Esma, che ha sede a Parigi, ha il compito di rafforzare la tutela degli investitori e promuovere mercati stabili e ordinati. Opera nell’ambito del sistema europeo di vigilanza finanziaria, in collaborazione con le altre autorità europee e con le autorità nazionali competenti per i mercati mobiliari.
Tajani: «Successo per l’Italia»
Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato la nomina: «Un ulteriore successo per l’Italia e motivo di orgoglio che un italiano sia alla guida di un’autorità così strategica per i mercati finanziari europei».
Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Yves Saint Laurent dopo 10 anni. L’ha annunciato la maison, sottolineando che «ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del brand, contribuendo a rafforzarne l’identità e l’influenza nel mondo della moda e della cultura» e aggiungendo che a breve svelerà il nome del suo successore. L’annuncio è giunto al termine di una Settimana della moda di Parigi dominata dalle speculazioni sulla possibile conclusione del mandato decennale del 44enne stilista belga. La sua sfilata primavera 2027, interamente dorata, è sembrata a molti addetti ai lavori del mondo della moda una sorta di addio. La favorita per la successione è Chemena Kamali, attuale direttrice creativa di Chloè. Una figura non nuova per la maison, dove aveva ricoperto il ruolo di direttrice del design del pret-à-porter femminile sotto la guida di Vaccarello dal 2016 al 2023.
The ultimate cinematic moment from Anthony Vaccarello at Saint Laurent! A golden procession of signature silhouettes followed by a striking blackout march of evening wear. Paris at its absolute most ostentatious and romantic. #Lures#AnthonyVaccarello#SaintLaurent#YSLpic.twitter.com/7SOWyUR04d
De Meo: «Ha contribuito a rafforzare l’influenza del marchio»
Queste le dichiarazioni di Luca de Meo, ceo di Kering, il Gruppo francese che possiede il marchio: «Desidero esprimere la mia sincera gratitudine ad Anthony per il contributo offerto a Saint Laurent negli ultimi 10 anni. Grazie alla sua visione creativa e ai suoi standard rigorosi, ha contribuito a rafforzare la duratura influenza di una delle più grandi maison di haute couture francesi, mentre ci prepariamo ad aprire un nuovo capitolo della sua storia».
L’ex arbitro Gianluca Rocchi, fino ad aprile responsabile della Can per la Serie A e la Serie B, diventa opinionista ed entrerà a far parte della squadra di Dazn per il programma Fuoriclasse, lo show della domenica sera condotto da Diletta Leotta. Un nuovo ruolo per lui dopo i mesi trascorsi al centro dell’inchiesta sul sistema arbitrale italiano. Il debutto è previsto per l’11 ottobre 2026 in occasione di Cagliari-Juventus delle 20:45. «Non vedo l’ora di ripartire e di mettermi alla prova in un ruolo diverso da quello a cui sono abituato, accompagnando i tifosi anche nella lettura più tecnica delle dinamiche di gioco che possono influenzare le decisioni arbitrali», ha commentato.
L’indagine per frode sportiva conclusasi con l’archiviazione
Qualche mese fa, Rocchi è rimasto coinvolto in un’indagine della procura di Milano per frode sportiva in concorsocon l’ipotesi che, in qualità di designatore arbitrale, avesse influenzato sia le designazioni sia l’attività del Var, anche attraverso interventi nella sala di Lissone. Gli episodi contestati riguardavano partite di Serie A e Coppa Italia della stagione 2024/25 e avrebbero potuto produrre vantaggi sportivi indebiti. In particolare, la procura aveva ipotizzato che Rocchi potesse aver favorito l’Inter, evitando di assegnargli l’arbitro Daniele Doveri nelle gare più importanti. Dopo l’emersione dell’inchiesta, Rocchi si è autosospeso. L’inchiesta si è poi conclusa con un’archiviazione.
Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay «per i suoi sforzi nel promuovere la pace e il diritto internazionale». Sudafricana di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l’Alta Corte del Sudafrica. Ha inoltre prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nell’aprile 2015, Pillay è diventata il 16esimo commissario della Commissione internazionale contro la pena di morte. Dal 2008 al 2014 ha anche ricoperto la carica di alto commissario delle Nazioni Unite.
È morto a 76 anni lo storico speaker radiofonico Federico l’Olandese Volante, all’anagrafe Federico Van Stageren. «Le radio italiane piangono la scomparsa di una delle voci più riconoscibili dell’etere», si legge in un post di Rtl 102.5. «Ieri la notizia del suo ricovero in terapia intensiva in Puglia, presso l’ospedale di Monopoli, oggi fonti vicino a lui hanno confermato la sua dipartita. Dalle prime radio libere a oggi, Federico ha dedicato tutta la sua vita all’intrattenimento radiofonico, condividendo con noi del gruppo Rtl 102.5 tanti anni di dirette e di musica». Tante le emittenti nelle quali gli italiani hanno sentito la sua voce, da Radio 105 a Radio Norba fino a R101.
Da RMC a Radio 1015 e Rtl 102.5
Dopo gli inizi a Radio Monte Carlo, dove grazie al Federico Show divenne noto come L’Olandese volante, ha lavorato per Rai Radio 2 e, alla fine degli Anni 70, ha iniziato a collaborare con Radio 105 dov’è rimasto come conduttore del pomeriggio per 12 anni. Poi l’esperienza a Rtl 102.5, dove ha dato vita al programma The Flight che ha condotto per 16 anni. Nel 2010 si è trasferito a R101, radio del gruppo Mondadori, mentre dal 2015 al 2024 è stato all’emittente pugliese Radionorba. Tra le ultime esperienze, nel 2025, l’approdo a RadioFreccia con il programma 0 anni a tutto rock.
La polizia di Stato di Torino sta eseguendo perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia nei confronti di militanti antagonisti, nell’ambito delle indagini sui fatti avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna. Le perquisizioni sono state delegate dall’autorità giudiziaria. Nell’ambito dell’inchiesta, il pubblico ministero ha richiesto 19 misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi, a vario titolo, in occasione del corteo. Il 31 gennaio, a margine della manifestazione organizzata contro lo sgombero del centro sociale di Torino, avvenuto il 18 dicembre, si erano verificati violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine. Gli agenti erano stati attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. I disordini erano proseguiti per circa due ore. Durante gli scontri, concentrati soprattutto nella zona di corso Regina Margherita, alcuni gruppi di manifestanti a volto coperto avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. Un agente era stato inoltre accerchiato e aggredito da un gruppo di antagonisti e colpito con un martello.
Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che la fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood, in programma per il 3 dicembre, sarà pubblica. Nidal Hasan «affronterà un plotone d’esecuzione composto da soldati, com’è giusto che sia, e faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia pubblica, perché la gente deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose», ha spiegato. Sarebbe la prima esecuzione pubblica degli Stati Uniti in 90 anni. I media hanno inoltre riferito che, in base a quanto detto da un funzionario del Pentagono, sarà trasmessa in diretta streaming. Hasan è stato condannato per l’uccisione di 13 persone e il ferimento di altre 32. I fatti risalgono al 2009, quando fece irruzione nella base militare di Fort Hood, in particolare in un’affollata sala d’aspetto dove decine di soldati aspettavano di fare una visita medica. Qui aprì il fuoco al grido di Allah Hakbar. Ex psichiatra, musulmano di origini palestinesi, aveva detto di aver agito per proteggere i ribelli islamici all’estero dall’aggressione degli Stati Uniti.
«Cosa fa Giuseppe?». «Cosa ha detto Elly?». Ormai nel campo largo si ragiona così: i leader di M5s e Pd si studiano di sottecchi e i loro fedelissimi si marcano a vista, pronti a intercettare ogni minimo segnale in un senso o nell’altro, verso le aperture o le chiusure.
Anche in Aula tra i due leader il clima è gelido
Per rendersene conto, bastava osservare i movimenti e gli sguardi durante il voto di fiducia sulla legge elettorale, giovedì mattina alla Camera. Aula strapiena, come pure le tribune della stampa, tutti lì a osservare soprattutto loro due, tentando di captarne gesti e mimica. E così si annota che mentre parla Conte, Schlein non lo degna di uno sguardo, piegata a rivedere il suo intervento che sarebbe arrivato poco dopo. E naturalmente non ha mai applaudito l’Avvocato del popolo, così come del resto ha fatto tutto il Pd. Ma questa è una prassi in Parlamento: ogni partito applaude i suoi e basta. Poco dopo prende la parola Schlein. Ma Conte dov’è? Eccolo laggiù, in piedi sotto l’emiciclo, da solo. Almeno, però, lui Elly la guarda, segue il suo intervento, in un paio di occasioni accenna un timido applauso. Verrebbe quasi da canticchiare Gianni Morandi, «la mia nemica amatissima…». Tra i due, però, il clima resta gelido.
Elly Schlein alla Camera (Imagoeconomica).
Conte e quel terzo nome che ha irritato Schlein
Schlein non ha mandato giù il fatto che Conte abbia svelato di averle proposto un passo indietro per lasciare il campo a un terzo nome. «Non è vero che ha avanzato questa ipotesi, mi ha solo chiesto se si andava dritti alle primarie o no», ha confidato la segretaria ai suoi. Dallo staff dell’ex premier, invece, insistono: lui quella possibilità l’ha avanzata e l’aveva fatto anche in passato. Chi dice la verità e chi mente? La questione, però, è che con questa mossa il leader pentastellato ha messo in difficoltà l’alleata, facendola sembrare l’unica rimasta ferma sulle primarie senza considerare altre ipotesi. Scavando un solco, oltretutto, tra la segretaria e la parte del Pd che le primarie non le vuole. Con il seguente sottotesto: Schlein non vuol sentire ragioni sulle primarie perché è convinta di vincerle e di poter battere pure Giorgia Meloni, puntando dritta su Palazzo Chigi. Tatticismo puro, soprattutto se si pensa che ‘Giuseppi’ è stato il primo a lanciare le primarie a urne referendarie ancora aperte, spiazzando i suoi alleati. «Ora invece ha cambiato linea, così lui passa per quello generoso, pronto al passo indietro e a sacrificarsi per il campo largo, mentre lei passa per ‘poltronara’, quella che ambisce solo a Palazzo Chigi. Quando ad ambire a Chigi è soprattutto lui…», è il ragionamento che si fa sui divanetti dove stazionano i deputati dem.
Giuseppe Conte (Ansa).
Pranzi, chat e tattiche tra alleati
Poi ci sono le manovre di piccolo cabotaggio. Il pranzo di mercoledì tra Conte, Bonelli e Fratoianni al ristorante di Montecitorio, a cui però Schlein non ha partecipato perché aveva già lasciato la Camera e forse non si sentiva bene. O la chat su WhatsApp in cui i quattro leader (senza Matteo Renzi) si scrivono e si dovrebbero confrontare ma che evidentemente non aiuta a concordare quasi nulla. Giovedì la dem si è intrattenuta a lungo a parlare con Fratoianni nel corridoio dei fumatori di Montecitorio, poi ha interloquito in Aula anche con Bonelli.
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).
Il timore, nel Pd, è che AVS, che le primarie non le vorrebbe, possa portare più voti a Conte, con cui c’è maggiore sintonia, che a Schlein. A meno che Bonelli e Fratoianni non si presentino con un loro candidato. I dem lo sperano, convinti che un nome di AVS sottrarrebbe più voti a Conte che a Schlein. Insomma, questo è l’unico argomento di cui si parla nel centrosinistra e sarà così ancora per mesi, fino a quando si terranno queste benedette consultazioni per il leader. Ma anche su questo Elly e Giuseppe divergono: lui le vorrebbe il prima possibile, lei più tardi, a ridosso del voto. Ma, come mette in guardia Bonelli: «Attenzione, perché se Meloni decide di andare a votare ad aprile-maggio, saremmo presi in contropiede, senza programma e senza candidato premier».
Giuseppe Conte con Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).
Intanto la segretaria del Pd e il presidente del M5s si studiano, senza fidarsi l’uno dell’altro. In un gioco di mosse, contromosse e tattica che rischia solo di fare del male alla coalizione. Come si è visto anche in queste tre intense giornate parlamentari che hanno segnato l’approvazione della legge elettorale targata Meloni.
Ridisegnare collegi e circoscrizioni elettorali con l’obiettivo di influenzare il risultato delle elezioni. È una tendenza che sembra contagiosa. Negli Stati Uniti i Repubblicani e Donald Trump ne hanno fatto un vero e proprio metodo, promuovendo iniziative per irrigidire i requisiti di accesso alle urne e rinfocolando la battaglia sul gerrymandering, ovvero la pratica di ridisegnare a tavolino la mappa dei collegi per “impacchettare” o disperdere il voto degli avversari e garantirsi la maggioranza anche con un minor numero di preferenze complessive.
Donald Trump (Ansa).
La logica, insomma, è quella di agire d’anticipo. Una tentazione a cui non riesce a resistere nemmeno la destra radicale spagnola di Vox. Risponde, infatti, a questa strategia il ricorso d’urgenza depositato al Tribunal Supremo (la Corte Suprema di Madrid) con cui la formazione guidata da Santiago Abascal ha chiesto di escludere dai seggi per le elezioni anticipate del prossimo 29 novembre tutti coloro che hanno ottenuto la nazionalità grazie alla cosiddettaLey de Nietos, la legge dei nipoti.
Il leader di Vox, Santiago Abascal (Ansa).
Il dibattito sulla Ley de Memoria Democrática del 2022
Per comprendere la portata della contesa, occorre fare un passo indietro e guardare al funzionamento del meccanismo finito nel mirino di Vox. Si tratta di una disposizione aggiuntiva della Ley de Memoria Democrática. In vigore dall’ottobre 2022, la norma nasceva, come suggerisce il nome, con un preciso intento di riparazione storica: consentire l’ottenimento della nazionalità ai nati all’estero con genitori o nonni che l’avevano persa a causa dell’esilio per ragioni politiche, ideologiche, religiose o di orientamento e identità sessuale durante la Guerra Civile e la dittatura franchista. Per guidare il lavoro dei consolati sommersi dalle pratiche, il ministero della Giustizia aveva introdotto una presunzione automatica: chiunque avesse lasciato la Spagna tra il 18 luglio 1936 e il 31 dicembre 1955 veniva considerato a priori un perseguitato. Ai discendenti bastava quindi certificare l’espatrio degli antenati in quell’arco di tempo per ottenere automaticamente il passaporto e quindi il diritto di voto. Secondo i più critici, la circolare ha finito per snaturare lo spirito del testo originario, spalancando le porte a una concessione generalizzata della cittadinanza anche agli eredi di chi era emigrato per meri motivi economici. Lo scorso settembre, il Tribunal Supremo era già intervenuto con un’ordinanza che congelava l’iscrizione al registro elettorale dei residenti all’estero che avevano ottenuto il passaporto tramite la cosiddetta Ley de Nietos. La Corte specificava, tuttavia, che il blocco non si sarebbe applicato alle persone per le quali i funzionari consolari avessero potuto attestare la discendenza da spagnoli esiliati per i motivi previsti dal testo.
Pedro Sanchez (Ansa).
Abascal agita lo spauracchio della frode elettorale
Esattamente qui si inserisce la mossa di Vox, tornato all’attacco per chiedere una drastica inversione dell’onere della prova: invece di far verificare le carte ai consolati, spetterebbe ai singoli cittadini presentare un ricorso individuale e dimostrare con documenti alla mano l’effettivo esilio dei propri avi per poter andare alle urne. Non si tratta di una schermaglia formale, ma di un’offensiva il cui impatto aritmetico sarebbe dirompente. Tra le elezioni del 2023 e l’estate del 2026, gli iscritti al censo estero sono cresciuti di oltre 408 mila unità (+15 per cento), superando quota 2,8 milioni di potenziali aventi diritto. Un bacino che la destra radicale percepisce come strutturalmente ostile e la cui ripartizione sulle circoscrizioni di Madrid e Barcellona (le due città con gli incrementi più significativi) potrebbe spostare seggi decisivi per la futura maggioranza di governo. Agitando lo spauracchio del pucherazo (la frode elettorale), Abascal ha così trasformato la verifica dei registri consolari nel primo scontro frontale della campagna.
Santiago Abascal ospite di Atreju nel 2023 (Imagoeconomica).
La riorganizzazione del Frente Amplio
Questa contesa si innesta sul terremoto politico provocato dalla decisione del premier Pedro Sánchez di sciogliere le Cortes e indire le elezioni anticipate il 29 novembre. Una mossa arrivata al culmine di una fase parlamentare segnata dalla bocciatura dei decreti sull’emergenza abitativa. Certo, la sua riconferma appare poco verosimile. Secondo le rilevazioni di RTVE, la tv pubblica spagnola, il PSOE perderebbe cinque punti percentuali rispetto al 2023 e ben 17 seggi. Per non parlare delle forze alla sua sinistra, attraversate da una profonda riorganizzazione dopo il fallimento del progetto Sumar e il definitivo disimpegno della vicepremier Yolanda Díaz. I partiti dell’alleanza — tra cui Izquierda Unida, i Comuns dell’ex sindaca Ada Colau, Más Madrid e quel che resta di Sumar — cercano di ricompattarsi sotto l’ombrello del Frente Amplio, strizzando l’occhio alle esperienze sudamericane (dall’Uruguay al Cile), più che al campo largo italiano. Inoltre, con tempi strettissimi e tensioni interne alle stelle, manca ancora la convergenza con Podemos.
Pedro Sanchez (Imagoeconomica).
Popolari ed estrema destra in vantaggio nei sondaggi
Mentre il centrosinistra cerca faticosamente di salvare il salvabile per contenere l’onda conservatrice, quest’ultima viaggia a vele spiegate. Il sondaggio di RTVE accredita al blocco formato da Partido Popular e Vox un netto vantaggio: 203 seggi (27 oltre la soglia di 176 necessaria per la maggioranza assoluta). Il PP otterrebbe il 32,5 per cento dei consensi (-0,6 per cento rispetto a tre anni fa), mentre la destra radicale veleggia verso il 18,7 per cento, un dato in crescita del 6,3 per cento se confrontato con i risultati delle ultime Politiche.
Alberto Nunez Feijo (Ansa)
Tra le condizioni poste da Vox c’è anche la remigrazione
Dopo aver riassorbito i contraccolpi di una tentata scissione interna nei mesi scorsi, Abascal ha già dettato le condizioni non negoziabili per sostenere un esecutivo a guida PP: applicazione rigida della «priorità nazionale», drastica deregulation economica, tutele per i lavoratori autonomi e il ricorso esplicito alla “remigrazione” per incentivare i rimpatri. Difficile che Alberto Núñez Feijóo possa rifiutare. D’altronde l’alleanza di governo tra popolari e Vox non costituirebbe una novità assoluta per il Paese, visti i precedenti a livello regionale in Andalusia, Castiglia e León, Aragona ed Estremadura. In questo quadro di fortissima polarizzazione, il tentato blitz di Vox svela la vera posta in gioco della competizione che attende la Spagna: un braccio di ferro non tanto su chi votare, ma per decidere chi ha il diritto di farlo.
Le perquisizioni compiute a febbraio nelle due residenze dell’ex principe Andrea nell’ambito delle indagini sul caso Epstein erano «illegittime». L’ha stabilito un giudice presso l’Alta Corte di Londra dando ragione al figlio di Re Carlo che, nei giorni precedenti, aveva presentato ricorso per contestare la legittimità delle azioni delle autorità. Durante le perquisizioni, avvenute nel giorno del suo 66esimo compleanno nelle dimore di Sandringham e di Windsor, fu anche sottoposto a un arresto temporaneo di circa 24 ore. L’operazione faceva parte di un’indagine – ancora in corso – riguardante le frequentazioni di Andrea con il defunto faccendiere Jeffrey Epstein che, precisa il giudice, andrà avanti. L’ipotesi è che l’ex principe abbia inoltrato a terzi informazioni e rapporti confidenziali ottenuti mentre ricopriva il ruolo di inviato speciale per il commercio internazionale e gli investimenti.
Le autorità locali ucraine della città di Kramatorsk, nella regione del Donetsk, hanno denunciato un raid russo contro due autobus avvenuto nella mattinata di giovedì 8 ottobre 2026. Nell’attacco sono morte 33 persone e almeno 18 sono rimaste ferite. Il governatore Vadym Filaskin, visto il «netto deterioramento della sicurezza nella regione», ha ordinato alle amministrazioni militari delle città di Kramatorsk e Sloviansk di sospendere il trasporto pubblico. «Si tratta di una misura imposta dal comportamento del nemico, per il quale il trasporto di civili è diventato un ulteriore mezzo per uccidere gli ucraini».
Zelensky: «L’attacco non rimarrà senza risposta»
In un post su X, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è così intervenuto sulla vicenda: «I medici stanno lottando per salvare le vite delle persone ferite nell’attacco russo a Kramatorsk. La bomba russa ha colpito in pieno due bus urbani. Alcune delle vittime non sono ancora state identificate a causa della gravità delle loro ferite. Le mie condoglianze a tutte le loro famiglie e ai loro cari. Anche edifici residenziali e automobili sono stati danneggiati». E ancora: «Questo attacco non rimarrà senza risposta. La Russia sta cercando di distruggere ogni forma di vita nel Donbass, e una risposta dal mondo è d’obbligo. Una risposta energica, esattamente come i russi meritano per tutte le morti che hanno causato. Che tutti i caduti riposino in pace».
Doctors are now fighting to save the lives of people injured in the Russian strike on Kramatorsk. As of now, 30 people have been confirmed killed, and sadly, that number may rise. The Russian bomb effectively hit two city minibuses. Some of those killed have still not been… pic.twitter.com/NLhomq6974
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) October 8, 2026
Ue: «Crimini di guerra, manteniamo alta la pressione su Mosca»
Sull’episodio si è espresso anche un portavoce della Commissione europea: «La Russia ha intensificato gli attacchi contro i civili. Abbiamo appena appreso dell’ultimo episodio di attacchi russi contro alcuni autobus a Kramatorsk. Gli attacchi intenzionali contro i civili e gli obiettivi non militari costituiscono crimini di guerra. Tutti gli autori e i complici di queste violazioni del diritto internazionale umanitario saranno chiamati a rispondere delle loro azioni. L’Ue manterrà il sostegno all’Ucraina e continuerà ad aumentare e a mantenere la pressione sulla Russia».
Credit Agricole non intende aderire all’offerta di Monte dei paschi di Siena su Banco Bpm. «Abbiamo deciso di non conferire le azioni», ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo francese, Olivier Gavalda, durante una conferenza stampa a Francoforte, secondo quanto riportato da Bloomberg. Credit Agricole detiene il 29,3 per cento del capitale di Banco Bpm ed è il primo azionista dell’istituto. Il no dei francesi non è l’unico ostacolo per l’amministratiore delegato di Mps Luigi Lovaglio. A restringere ulteriormente i suoi margini di manovra del banchiere sono arrivati il rilancio di Intesa Sanpaolo, che il 3 ottobre ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti della propria opas su Mps (portandola a 1,25 euro per azione, oltre a 1,6 titoli Intesa di nuova emissione), ma anche la bocciatura del Gruppo Caltagirone che, l’8 ottobre, ha annunciato di seguire Delfin ed Edizione votando contro le due ops su Banco Bpm e Banca Generali.
Prosegue senza sosta la marcia “trionfale” degli Approfondimenti Rai verso il baratro. Mercoledì 7 ottobre, al debutto in prima serata su RaiDue, Patù – La passione delle idee è stato visto da 155 mila spettatori, pari all’1,5 per cento di share. Presentato in pompa magna dal direttorissimo Paolo Corsini, il programma di Roberto Inciocchi si è schiantato alla prima curva, tra l’altro penalizzando pure Chi l’ha visto?, che su RaiTre ha registrato il 6,4 per cento di share con 945 mila spettatori. In Rai i nervi sono a fior di pelle: Patù, se non si risolleva entro un paio di puntate, rischia di non arrivare al panettone. Maretta anche dalle parti di Filorosso, la trasmissione di Antonino Monteleone, che martedì 6 ottobre su RaiTre è rimasto inchiodato al 2,6 per cento. A quanto ci risulta, c’è stato un gabinetto di crisi con Monteleone, il direttore Corsini e il vice Giuseppe Malara. Un confronto ruvido, nel corso del quale sarebbe stato chiesto a Monteleone di ritoccare il format del programma, avvicinandolo a quello de Le Iene. Parola d’ordine: cercare di recuperare qualche spettatore, altrimenti pure Filorosso potrebbe chiudere i battenti prima del nuovo anno…
Toh, chi si rivede: Mastrapasqua all’Inps
Chi si ricorda di Antonio Mastrapasqua? Era stato colpito da un’ondata di accuse sfociate in un’inchiesta, quando era presidente dell’Inps, per il suo ruolo di direttore generale dell’ospedale israelitico che ha sede a Roma, tanto da doversi dimettere, nel 2014, mentre i sindacati festeggiavano la sua uscita: veniva definito «il collezionista di poltrone» per i tanti incarichi che aveva. A distanza di tanti anni, nella serata di giovedì 8 ottobre, Mastrapasqua torna a Palazzo Wedekind, sede dell’Inps, per la presentazione del suo libro intitolato Il futuro rubato. Pensioni, lavoro, giovani. Come invertire la rotta del declino. Con lui ecco Renato Brunetta, Sabino Cassese, Gabriele Fava, Antonio Polito. Chissà se si presenterà anche Enrico Giovannini, che allora, in qualità di ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta, accettò le dimissioni di Mastrapasqua da presidente dell’Inps. Ma forse Giovannini, ora protagonista nel settore della green economy, è troppo impegnato con la sua Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, di cui è co-fondatore e direttore scientifico.
I Caprotti a Roma si allargano
Invasione romana dei Caprotti. Nella giornata di mercoledì nella Capitale sono apparsi tanti signori con impeccabile vestito scurissimo e badge con il nome e cognome ben visibile: erano i top manager di Esselunga, capitanati dalla “proprietà”, ossia Marina Caprotti, anche lei munita del cartellino nominativo, incredibile ma vero. Nella mattinata il corteo ha presenziato all’apertura di una nuova “laEsse” in corso d’Italia, proprio a due passi dalla Cgil di Maurizio Landini (e a qualcuno è tornato in mente il libro del fondatore, Bernardo Caprotti, intitolato Falce e carrello). Quindi, nel pomeriggio, passaggio a Roma Nord, nella Balduina cara alla destra romana, a pochi passi dalla storica abitazione dell’ex sindaco capitolino Gianni Alemanno (ora tornato protagonista assieme a Roberto Vannacci di Futuro Nazionale).
Marina Caprotti, presidente di Esselunga, con la madre Giuliana, vedova di Bernardo (foto Imagoeconomica).
Due punti vendita che facevano parte di Decò Gourmet, e che aprono un nuovo capitolo del gruppo Caprotti, inaugurando la gestione del nuovo amministratore delegato Claude Sarrailh, in carica dal 2 ottobre, che sta spingendo sulle acquisizioni di strutture già esistenti, inglobando e assorbendo i dipendenti che ne facevano parte, che erano 47. A quanto pare, le nuove aperture romane non si fermeranno a queste due, che si sommano al gigantesco Esselunga di viale Palmiro Togliatti (sempre a proposito di Falce e carrello), e ai più piccoli di viale Liegi ai Parioli e via Tomacelli in centro, dove era stato pizzicato a fare la spesa Giuseppe Conte. L’oggetto del desiderio è sempre la zona di Prati, dopo la chiusura del punto di via Cola di Rienzo, aperto nel 2021 e chiuso pochi mesi fa per lo sfratto che ha subito il gruppo Coin, nel quale laEsse era stata inserita. Intanto Esselunga aumenta il fatturato, e pure gli utili. E dal 7 ottobre al 18 novembre il gruppo azzera i 7,90 euro di consegna per gli ordini online di almeno 130 euro a Roma e nel Lazio. Le altre realtà della grande distribuzione sono avvisate.
Il Premio Nobel per la Letteratura 2026 è stato assegnato all’autrice canadese Anne Carson «per la sua audace e inventiva opera che, in un giocoso dialogo con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea».
BREAKING NEWS The 2026 #NobelPrize in Literature is awarded to the Canadian author Anne Carson, “for her bold and inventive oeuvre that, in playful dialogue with the classical tradition, has created new forms for contemporary literature.” pic.twitter.com/YRvlRghlGG