L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti

E brava Marianna Madia, deputata del Pd dal 2006, già giovane ministra per la Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, che ora con auliche e gravose riflessioni lascia il partito per approdare nella sempiterna pentola in ebollizione che è Italia viva, alias Matteo Renzi. Che dire, consentendoci per un attimo di non credere all’universo mondo di motivazioni addotte? Che nella fisiologia della politica arriva sempre un momento in cui il mandato popolare smette di essere un servizio e diventa una rendita.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Marianna Madia nel 2008 (foto Ansa).

Meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile

Madia ha raggiunto quel momento dopo vent’anni di dimenticabile militanza passati indenni tra le varie mutazioni del Pd, e con la stentorea praticità di chi sa far bene di conto. Manca un anno alla fine della legislatura, forse meno se la maggioranza dovesse implodere sotto il peso delle sue oramai troppe convulsioni, quindi meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti

Come noto, funziona così: si fa un comunicato, lo si correda di una serie di interviste visto che tanto i giornali che vogliono infilare il dito nella piaga non mancano, si pronunciano parole come «riformismo radicale» (l’ossimoro fa sempre figo), «nuovo soggetto politico», «discontinuità necessaria» e, non si era davvero mai sentito, «provare a entrare nei problemi reali delle persone».

Il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni

Nell’attesa, parlando di problemi, Madia comincia a risolvere i suoi. Che il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni, nonostante padrinaggi nobili ma oramai di antico lignaggio, lo si poteva supporre. Che fare allora? Piangere un po’, lamentarsi della deriva sempre più estremista del partito, spargere una spruzzatina di profumo cinque stelle per ribadire la sudditanza di Elly Schlein e dei compagni (di strada) che Marianna sentitamente ringrazia. Addio doloroso, ma è pur vero, signora mia, che il Pd non è più quello di una volta.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Matteo Renzi e Marianna Madia nel 2015 (foto Ansa).

Poi, raccolti bagagli e armi, si citofona a casa Renzi, il quale ovviamente gongola per il nuovo acquisto. Con l’accordo che alle elezioni ci sarà un posto nei listini di Italia viva. Cinque anni assicurati sulla carta, ma se anche fossero meno è meglio che stare ai giardinetti o fondare un think tank che al massimo ti garantisce qualche comparsata nei salotti televisivi. La carriera è salva, lo stipendio pure, e il riformismo radicale un propellente per restare in orbita.

Italia viva, un taxi con le quattro frecce sempre accese

Va ammesso che Renzi nell’apparecchiare queste operazioni è di una competenza artigianale che sfiora il virtuosismo. Sa riconoscere il disperato dal convinto, il rifugiato dal militante. Li accoglie tutti e poi li espone in vetrina con appesa al collo l’etichetta del decaduto blasone: guardate, anche questa viene dal Pd. Sottotesto: che di me fece carne di porco con inaudito accanimento. La collezione si arricchisce, il partito resta quello che è: un taxi con le quattro frecce sempre accese, disponibile h24 per chi ha una destinazione da raggiungere e che sulla composizione dei viaggiatori non guarda al pelo nell’uovo, se mai nell’uopo.

Se va male si può sempre fondare un altro partitino (vero Marattin?)

Più avanti si vedrà, perché se anche Italia viva si rivelasse un vestito stretto, come mostra l’ex compagno (di viaggio) Luigi Marattin, si può sempre fondare un altro partitino. Intanto, man mano che ci si avvicina alle elezioni, e il centrodestra imbolsisce per sua stessa mano, il transito dal Pd a Italia viva o Azione rischia di diventare un’affollata via percorsa da onorevoli e senatori che altrimenti rischierebbero l’uscita di scena.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Matteo Renzi con Luigi Marattin (foto Ansa).

Il pensiero corre ai riformisti del Pd: i picierni, i gori, i sensi o i delrii per i quali la pur poco carismatica Schlein equivale all’aglio per i vampiri. Naturalmente dietro al cambio di casacca mai una franca ammissione di realismo politico: a casa mia per me non c’è più spazio, vado da chi me ne offre uno comunque consustanziale alla mia area di riferimento, ma sempre e solo l’accorato richiamo a visione, progetto, a un nuovo sol dell’avvenire per il futuro del centrosinistra italiano. Bisogna far sì che il calcolo personale si travesta da necessità storica. Della quale, guarda caso, Madia e con lei molti altri si accorgono solo quando il profilo dell’urna si staglia all’orizzonte.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno

Prende il via oggi 5 maggio l’offerta pubblica di sottoscrizione di UniCredit su Commerzbank. L’operazione resterà aperta fino al 16 giugno e prevede un rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank conferito. Lo ha comunicato l’amministratore delegato Andrea Orcel nel corso della conference call con gli analisti sui risultati trimestrali.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da UniCredit

Il via libera di UniCredit all’aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro a servizio dell’offerta su Commerzbank è stato approvato il 4 maggio dall’assemblea straordinaria dei soci, che si è tenuta a Milano. L’operazione, a cui ha dato semaforo verde il 99,55 per cento del capitale e avente diritto di voto, prevede l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie UniCredit, con godimento regolare e le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione. L’istituto guidato da Orcel è aperto a raccogliere la totalità delle quote ordinarie della banca tedesca non già detenute direttamente, pari a circa il 30 per cento.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Torre Unicredit a Milano (Imagoeconomica).

Il management di Commerzbank e Berlino continuano a opporsi all’operazione

«Ciò che UniCredit ha messo sul tavolo dopo 18 mesi e numerosi incontri è un piano che smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti», ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Commerzbank, Michael Kotzbauer. Unicredit, entrata in Commerzbank a settembre 2024, è già ora il maggiore azionista dell’istituto, davanti allo Stato tedesco. A marzo il governo federale di Berlino, che detiene una partecipazione del 12 per cento, tramite il portavoce del ministero delle Finanze Maximilian Kall aveva espresso la sua opposizione all’ops, definita «inaccettabile» in quanto la seconda banca privata tedesca per dimensioni «è di importanza sistemica». Orcel, presentando un piano di ristrutturazione in caso di acquisizione, aveva criticato la rete estera di Commerzbank definendola «sovradimensionata» e «inefficiente». Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit, nel corso dell’assemblea straordinaria ha rassicurato i tedeschi parlando di «interesse chiaro affinché la banca esprima pienamente il proprio potenziale» e di «opinione condivisa, sia dal consiglio di amministrazione sia dal management, che ciò non stia attualmente accadendo nella misura in cui sarebbe possibile e opportuno».

Unicredit, il 7 maggio a Porto Rotondo un incontro dedicato all’economia del mare

Si svolgerà il 7 maggio 2026 allo Yacht Club di Porto Rotondo, con inizio alle ore 18,30, l’incontro Navigare il futuro, organizzato da Unicredit con l’obiettivo di realizzare un dialogo con gli imprenditori dell’economia del mare. Il talk è inserito all’interno della Fiera nautica di Sardegna, in programma dal 7 al 10 maggio.

Un’occasione per rafforzare il dialogo tra la banca e le imprese

L’economia del mare in Sardegna è un asset economico strutturale e sostiene settori chiave come il turismo costiero, la logistica portuale, la cantieristica, la pesca e le nuove energie rinnovabili marine. I lavori saranno aperti da Corrado Fara, presidente del Circolo nautico Yacht club porto, e da Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit. A seguire si svolgerà un dialogo tra alcuni imprenditori della filiera nautica e Unicredit. In dettaglio interverranno Matteo Molinas, imprenditore Marina di Porto Rotondo, Paolo Manca, imprenditore e vicepresidente Federalberghi ed Enrico Gaia, commercialista e presidente Garanzia etica. Le conclusioni saranno effettuate da Batini, che ha così illustrati l’evento: «Sarà l’occasione per ascoltare gli imprenditori della filiera nautica del territorio e comprendere come la finanza può sostenere le esigenze connesse agli investimenti, alla transizione green e alla crescita dimensionale. La nostra banca pone una grande attenzione all’economia del mare e crede che questi incontri siano estremamente utili per rafforzare il dialogo tra imprese e banca e per far crescere la collaborazione reciproca».

Elezioni amministrative 2026: dove e quando si vota

Domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026 si terranno le elezioni amministrative in circa 750 comuni tra cui un capoluogo di Regione (Venezia) e 18 capoluoghi di provincia tra cui Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno, Agrigento, Enna e Messina. Domenica i seggi saranno aperti dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15. L’eventuale ballottaggio, previsto nei Comuni con oltre 15 mila abitanti, si terrà domenica 7 e lunedì 8 giugno negli stessi orari. Le partite più attenzionate sono quelle di Venezia, che il centrosinistra tenterà di strappare al centrodestra, e Reggio Calabria, dove lo scenario è opposto.

Il centrosinistra tenta il ribaltone a Venezia

Nel capoluogo veneziano ci sono otto candidati sindaco, tutti uomini:

  • Simone Venturini, assessore al Turismo della giunta uscente, sostenuto dal centrodestra e da una lista civica che porta il suo nome;
  • Andrea Martella, senatore del Partito democratico appoggiato dal campo largo e da alcune liste civiche;
  • Giovanni Andrea Martini, docente di liceo in pensione, già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano e consigliere comunale uscente, sostenuto da una coalizione comprendente alcune liste civiche;
  • Pierangelo Del Zotto, ex assessore al bilancio della provincia di Venezia, uscito dalla Lega da un decennio, che si candida con la lista Prima il Veneto;
  • Michele Boldrin, economista e docente negli Stati Uniti, che si presenta con la lista centrista Ora-il coraggio dell’ovvio di ispirazione liberale;
  • Claudio Vernier, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco, sostenuto dalla lista civica Città vive;
  • Roberto Agirmo, imprenditore, con la lista Resistere Veneto nata nel 2025 intorno alla figura del medico “free vax” Riccardo Szumski;
  • Luigi Corò, esponente di Futuro nazionale, che si candida con la lista Futuro per Venezia Mestre (non formalmente legata al partito di Vannacci).

Secondo un sondaggio divulgato il 30 aprile da BiDiMedia, Martella risulta in vantaggio con il 47,3 per cento delle preferenze, seguito da Venturini al 41,6 per cento. Il centrosinistra ha ancora tre settimane per tentare il ribaltone e prendersi la città, attualmente amministrata da Luigi Brugnaro.

Il centrodestra prova a prendersi Reggio Calabria

Il centrodestra proverà invece a prendersi Reggio Calabria, al momento in mano alla coalizione avversaria. I candidati sindaco sono quattro:

  • Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia, sostenuto dal cdx, da Azione e da alcune liste civiche;
  • Domenico Battaglia, attuale sindaco facente funzione dopo la decadenza di Giuseppe Falcomatà (per incompatibilità con la carica di consigliere regionale della Calabria), appoggiato dal centrosinistra;
  • Edoardo Lamberti Castronuovo, imprenditore ed editore, sostenuto da due liste civiche;
  • Saverio Pazzano, consigliere comunale, con la lista civica La Strada.

A Salerno in corsa l’ex governatore De Luca

Ha assunto valenza nazionale anche il caso Salerno, dove corre per la carica di sindaco l’ex governatore Vincenzo De Luca sostenuto da una coalizione di centrosinistra “anomala”. Il Pd non presenta infatti il proprio simbolo, mentre il M5s e Avs appoggiano un altro candidato, Franco Massimo Lanocita, già dirigente di Pci e Ds e consigliere regionale. Il centrodestra ha schierato il docente universitario Gherardo Maria Marenghi.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm

Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si avvarrà della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio in programma il 6 maggio in Procura a Pavia. Lo hanno reso noto i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia: la scelta è dettata dal fatto che le indagini «non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo». Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato poi di aver conferito un incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sul loro assistito, ritenuta indispensabile prima dell’interrogatorio.

Convocati anche Marco Poggi e le gemelle Cappa

Convocati anche Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, e Marco Poggi, fratello di Chiara: verranno sentiti come testimoni, dunque con l’obbligo di rispondere. Le gemelle, diventate famose per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco, saranno sentite oggi a Milano: gli inquirenti vogliono capire se Chiara Poggi fosse stata vittima di avance: Sempio è sospettato di averla ucciso dopo un approccio sessuale rifiutato. Marco Poggi, verrà invece sentito domani (per la terza volta dalla ripresa delle indagini): potrebbe spiegare i rapporti tra la sorella e l’amico Sempio, così come rispondere del contenuto dei video intimi, protetti da password, trovati nel computer di casa. La perizia ha escluso tracce di visualizzazione di questi file.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm
Chiara Poggi.

L’ossessione di Sempio per una ragazza: «Non era Chiara»

Negli ultimi giorni sono emerse dei post scritti da Sempio su un forum online, all’epoca dell’omicidio, in cui il nuovo indagato per il delitto di Garlasco raccontava di essere ossessionato da una ragazza: la donna in questione, hanno precisato i suoi legali, non era però Chiara Poggi, bensì una «barista di una birreria». Denunciando uno «strumentale tentativo di mostrizzazione nell’imminenza dell’interrogatorio», l’avvocato Cataliotti ha spiegato che quel forum «ospitava dei post di ragazzi timidi, introversi e con difficoltà nell’approcciarsi al rapporto con ragazze», che online cercavano solo consigli da «’maestri’ che potessero insegnare a vivere i rapporti interpersonali o comunque di seduzione».

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”

È morta a 97 anni l’attrice francese Claire Maurier, nota per aver interpretato nel 1959 la signora Doinel ne I 400 colpi di François Truffaut e, diversi decenni dopo, la burbera proprietaria del café ne Il favoloso mondo di Amélie (2001).

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”
Claire Maurier in una scena de “I 400 colpi”.

La carriera di Claire Maurier

Vero nome Odette-Michelle-Suzanne Agramon, Claire Maurier era nata a Céret il 27 marzo 1929. Nella sua lunghissima carriera, in cui ha spaziato tra teatro, televisione e cinema, ha lavorato con i maggiori registi francesi. Dopo gli inizi calcando il palcoscenico, il debutto sul grande schermo era arrivato nel 1952, con una piccola parte ne Un capriccio di Caroline chérie. Maurier aveva poi raggiunto la notorietà alla fine degli Anni 50, con I 400 colpi, dove interpretò la madre dura e distante del protagonista. Negli Anni 60 aveva lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema francese, tra cui Gilles Grangier e Édouard Molinaro, che l’avrebbe poi diretta anche nel 1978 ne Il vizietto. Due anni dopo la parte ne Una brutta storia di Claude Sautet, le valse una candidatura ai premi César come miglior attrice non protagonista. Dopo aver lavorato anche con Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, la popolarità internazionale tornò nel 2001 con ll favoloso mondo d’Amélie e la parte di Madame Suzanne, proprietaria del café di Montmartre frequentato dalla protagonista.

Tensione a Hormuz, Iran: «Project Freedom senza sbocco»

Tensione a Hormuz, dove lunedì 4 maggio 2026 è scattata l’operazione americana Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto dall’inizio della guerra. Gli Stati Uniti sostengono di aver aperto un corridoio per garantire il passaggio sicuro nell’area, mentre l’Iran smentisce e annuncia di aver sparato missili contro unità statunitensi, sostenendo che l’operazione è «un progetto morto». A dirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha evidenziato: «Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati».

Trump: «Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore»

Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Ospite del programma The Hugh Hewitt Show, al presidente americano è stato chiesto se la tregua fosse finita e se gli attacchi sarebbero ripresi. «Beh, non posso dirvelo», ha risposto Trump, aggiungendo che «se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente».

Maersk: «Una nostra nave ha lasciato Hormuz sotto scorta militare Usa»

Il colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi ha attraversato con successo lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. L’imbarcazione, la Alliance Fairfax battente bandiera americana, era rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra a febbraio e le è stata offerta l’opportunità di partire scortata dalle forze armate statunitensi. Ha quindi lasciato il Golfo Persico senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi

Ormai è caos. O quasi. Da quando Marina Berlusconi ha deciso di intervenire nelle dinamiche di Forza Italia, imponendo ad Antonio Tajani il cambio dei capigruppo di Senato e Camera (Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri ed Enrico Costa al posto di Paolo Barelli), è come se ci fossero due partiti in uno. Il primo fa sempre riferimento al segretario e ministro degli Esteri, l’altro guarda, invece, alla famiglia.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

La rivolta campana e l’intervento di Marina B.

Esemplare in tal senso il caso (svelato dall’AdnKronos e dal Fatto Quotidiano) dei quattro parlamentari campani – Francesco Silvestro, Annarita Patriarca, Raffaele De Rosa e Pino Bicchielli – che hanno scritto una missiva alla primogenita chiedendole di intervenire per risolvere i problemi e le faide del partito nella regione, chiedendo addirittura il commissariamento del coordinatore regionale Fulvio Martusciello, fedelissimo del segretario. È dovuta intervenire Marina che, tramite una lettera del tesoriere Fabio Roscioli, ha spiegato che la famiglia non ha alcuna intenzione di entrare in questioni interne di questo tipo, perché equivarrebbe a un depotenziamento totale di Tajani, ma che la sua azione si limita solo a una moral suasion su temi e principi fondamentali, dai diritti civili alle politiche liberali, eccetera eccetera. In pratica, un commissariamento di Tajani, ma soft.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Fulvio Martusciello (Imagoeconomica).

Traballa anche la poltrona di Nevi

La vicenda forse finirà lì, ma è sintomatica di un clima, perché ora tutti gli insoddisfatti della gestione Tajani e dei suoi coordinatori sul territorio si sentiranno in diritto di interagire direttamente con Arcore. Dove verranno riversati, come già accade, tutti i problemi locali. Anche in Sicilia, per esempio, è caos, con Giorgio Mulè che quasi ogni giorno sferra un attacco contro Renato Schifani. E la situazione è critica pure in Basilicata e Lombardia. Tanto che si è deciso, sui congressi, di mantenere solo quelli unitari evitando i più spinosi. Mentre il congresso nazionale è rinviato a dopo le Politiche. Nelle prossime settimane potrebbero registrarsi altri sommovimenti: a rischio è anche la poltrona di Raffaele Nevi, portavoce del partito, cui ambirebbe Deborah Bergamini.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Paolo Barelli e Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Da Cirio a Zangrillo: la rosa dei possibili leader

Il problema maggiore, però, è il ruolo della famiglia nel cambio di passo. Si è capito, infatti, che Marina e Pier Silvio vogliono costruire un partito cucito su misura ai loro input, con un altro segretario. Tajani, infatti, ha ormai la data di scadenza: dopo le prossime Politiche, al congresso, potrebbe anche presentarsi dimissionario, favorendo così il passaggio di testimone a un nuovo segretario, uomo o donna che sia, con la benedizione di Arcore. Assai improbabile, comunque, che sia uno dei due figli maggiori di Silvio Berlusconi a scendere in campo direttamente. Non che la cosa non attragga entrambi. All’inizio era Pier Silvio a smaniare dalla voglia e lo si è visto in più occasioni. Si diceva: Pier Silvio è molto tentato ma Marina lo frena. Ora invece è anche la primogenita a essere tentata. Ma, ripetiamo, al momento l’eventualità è assai improbabile. L’energia viene riservata invece per cercare una candidatura autorevole. Che non è detto sia per forza all’interno del partito, dove al momento il più accreditato alla leadership è il governatore del Piemonte Alberto Cirio, seguito da Paolo Zangrillo e, in terz’ordine, Roberto Occhiuto. Ci sarebbe, poi, anche Letizia Moratti, che sarebbe perfetta se avesse una quindicina d’anni di meno, ma l’anagrafe è quella che è.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Roberto Occhiuto e Alberto Cirio (Imagoeconomica).

La tentazione azzurra per le larghe intese

Per questo Marina e Pier Silvio stanno guardando anche all’esterno del partito, nella società civile. Ma lì il discorso si fa anche più difficile. Insomma, un candidato berlusconiano destinato a succedere a Tajani ancora non c’è, ma per trovarlo c’è ancora tempo. Anche perché, nel frattempo, occorre vedere come andranno le elezioni. Forza Italia è sempre meno prona nei confronti di FdI e Lega, ed è pronta a dialogare anche con un centrosinistra riformista in caso di pareggio e di possibile governo di larghe intese.

Nel futuro di Tajani potrebbe esserci la presidenza del Senato

Nel frattempo, però, vedremo un partito sempre più diviso in due, una fazione o corrente, che dir si voglia, con Tajani e l’altra che guarda verso Arcore. Poi ci sono anche altri, nel mezzo, a fare un po’ i pesci in barile. Come Paolo Emilio Russo. O Licia Ronzulli. Una cosa è certa: la corrente pro-Tajani è destinata ad assottigliarsi sempre più. «Dopo la sostituzione dei capigruppo nel partito tutti hanno capito chi comanda, chi è il padrone del vapore, e quindi ci si comporterà di conseguenza. Già si nota che quelli considerati vicini al segretario sono un po’ più freddi quando parlano di Antonio…», fa notare una fonte autorevole. Tanto più che le liste per le Politiche saranno vidimate direttamente ad Arcore. Motivo in più per spostarsi dalla parte della famiglia. Saranno Marina e Pier Silvio a dare le carte e questo ormai l’hanno capito tutti, anche il ministro degli Esteri. Che però, se saprà giocarsela bene, la poltrona di presidente del Senato nella prossima legislatura non gliela leva nessuno. 

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana

Il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza presentata da Cassa Depositi e Prestiti per bloccare il rinnovo del consiglio di amministrazione di Borsa Italiana, società controllata da Euronext. Lo riporta Radiocor, spiegando che il giudice non ha ravvisato i requisiti per un intervento d’urgenza.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Uffici di Euronext (Imagoeconomica).

La contesa Cdp-Euronext su Borsa Italiana

Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che – in base agli accordi tra i soci – la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono rinnovati. Alle 9 di martedì 5 maggio è prevista la nuova riunione degli azionisti, che potrà dunque trattare l’ordine del giorno sulla nomina del cda: Euronext propone come amministratore delegato ancora Fabrizio Testa. Alla presidenza di Borsa Italiana è invece candidata per un secondo mandato Claudia Parzani.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Fabrizio Testa (Imagoeconomica).

Le frizioni tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext per la governance di Borsa Italiana, iniziate nel corso del 2025, sono sfociate lo scorso febbraio in un contenzioso legale quando il gruppo francese ha comunicato l’intenzione di rinominare Testa quale ceo, senza appunto avviare una procedura di valutazione e selezione. Oltre che al Tribunale di Milano, Cdp si è anche rivolta alla Corte di Amsterdam, ottenendo però una sentenza sfavorevole (riguardante pure la nomina di Angelo Proni alla guida di MTS), che ha poi impugnato.

Stretto di Hormuz, nave sudcoreana in fiamme dopo un’esplosione: cosa sappiamo

Un’esplosione e un incendio si sono verificati a bordo di una nave battente bandiera panamense della compagnia di navigazione sudcoreana HMM Co., ancorata nelle acque vicino agli Emirati Arabi Uniti, all’interno dello Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Seul: a bordo della portarinfuse c’erano 24 persone, di cui sei di nazionalità coreana. Non ci sarebbero vittime.

L’incendio è scoppiato nella sala macchine

Il ministero degli Esteri sudcoreano ha spiegato che le cause dell’esplosione e dell’incendio, così come l’entità dei danni, sono attualmente oggetto di indagine. «Il governo continuerà a comunicare strettamente con i Paesi interessati in merito all’incidente e adotterà le misure necessarie per garantire la sicurezza delle navi e dei membri dell’equipaggio sudcoreani nello Stretto di Hormuz», si legge in una nota. La compagnia di navigazione ha dichiarato che l’incendio è scoppiato nella sala macchine.

Putin mette a capo delle Forze aerospaziali uno dei responsabili dei massacri di Bucha

Il colonnello generale Alexander Chaiko è stato nominato nuovo comandante in capo delle forze aerospaziali russe: prende il posto di Viktor Afzalov. Non si tratta di una promozione come le altre: il 16 marzo 2026, in occasione del quarto anniversario dei fatti, Chaiko è stato infatti sanzionato dall’Ue assieme ad altri comandanti in quanto responsabile dei massacri compiuti dalle forze di Mosca a Bucha. Vladimir Putin ha deciso di sostituire Afzalov dopo una serie di attacchi con droni che le difese aeree russe non sono riuscite a respingere. Dal 2019 al 2021 Chaiko è stato comandante del contingente russo in Siria, per poi dirigere il Distretto Militare Orientale: ritenuto responsabile da (tra gli altri) Human Rights Watch del bombardamento di ospedali e scuole nel Paese mediorientale, nonché dell’uso indiscriminato di armi in aree civili, era già stato sanzionato dal Regno Unito.

Mundys, Neya lancia in Cile un nuovo progetto di riforestazione di 170 ettari

Prende il via nel Sud del Cile un nuovo progetto di riforestazione di Neya, società benefit di Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, ripristinare ecosistemi degradati e generare benefici economici per le comunità locali. L’iniziativa, che segue il primo progetto avviato da Neya in Madagascar per la riforestazione di 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola, si sviluppa nella Foresta Valdiviana, uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità e minacciati al mondo. La riforestazione riguarderà 170 ettari, l’equivalente di 240 campi da calcio, e coinvolgerà lavoratori attivi sul territorio, come piccoli e medi proprietari terrieri che saranno coinvolti nella creazione di foreste native miste.

In 40 anni verranno rimosse circa 80 mila tonnellate di Co2

Il piano prevede la piantumazione di specie arboree autoctone come Rauli, Coigüe e Roble, su terreni degradati o marginali, spesso utilizzati in passato per il pascolo. Sul piano sociale, sono diverse decine le famiglie di agricoltori coinvolte nel progetto. L’iniziativa include programmi di formazione tecnica, la creazione di opportunità di lavoro a livello locale e un sistema di condivisione dei benefici economici derivanti dai crediti di carbonio. È inoltre previsto il potenziamento dei vivai comunitari. Il progetto – della durata di 40 anni – consentirà di rimuovere circa 80 mila tonnellate di Co₂, di cui 55 mila saranno impiegate direttamente da Mundys per compensare una quota delle emissioni delle proprie infrastrutture presenti a livello globale. L’intervento è certificato secondo lo standard internazionale Verified carbon standard (Vcs).

Grazie al progetto verrà anche tutelata la biodiversità

Oltre ai benefici sul clima, l’iniziativa si distingue anche per l’impegno nella tutela della biodiversità. La Foresta Valdiviana, infatti, rappresenta un ecosistema straordinario che ospita specie uniche al mondo – con il 76 per cento degli anfibi e il 45 per cento dei vertebrati presenti esclusivamente in quest’area. Inoltre, svolge un ruolo fondamentale nella conservazione delle risorse idriche del Paese. Partner locale dell’iniziativa è l’Agrupación de ingenieros forestales por el bosque nativo (Aifbn), un’organizzazione non governativa senza fini di lucro fondata nel 1993 a Valdivia. Riunisce oltre 200 soci— in prevalenza ingegneri forestali, ma anche biologi, agronomi, economisti e avvocati — accomunati dall’obiettivo della conservazione e della gestione sostenibile delle foreste native cilene.

Poli: «Impatto concreto su clima e comunità locali»

Queste le dichiarazioni di Ruggero Poli, amministratore delegato di Neya: «Questo progetto dimostra come la riforestazione con specie native possa generare un impatto concreto sia sul clima che sulle comunità locali. Non si tratta solo di rimuovere Co₂, ma di ricostruire ecosistemi resilienti e creare opportunità economiche durature per i territori coinvolti. Proprio in Cile, non molto distante da una delle autostrade gestite da una società del nostro Gruppo, Costanera».

Meloni-Rubio, incontro a Palazzo Chigi venerdì 8 aprile

Giorgia Meloni riceverà Marco Rubio a Palazzo Chigi venerdì 8 maggio alle ore 11:30. Lo si legge sul sito del Governo in un aggiornamento dell’agenda della presidente del Consiglio. Il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per promuovere le relazioni bilaterali con l’Italia e il Vaticano.

Meloni-Rubio, incontro a Palazzo Chigi venerdì 8 aprile
Marco Rubio (Ansa).

La nota del Dipartimento di Stato Usa

Il Dipartimento di Stato Usa ha spiegato che il segretario Rubio «incontrerà i vertici della Santa Sede per discutere della situazione in Medio Oriente e degli interessi comuni nell’emisfero occidentale», mentre «gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico». L’incontro con l’omologo Antonio Tajani era stato già confermato.

Hormuz, Trump autorizza a colpire motoscafi e postazioni missilistiche dei pasdaran

Nuove regole di ingaggio per le forze statunitensi nello Stretto di Hormuz. Donald Trump, che ha appena lanciato l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate nel braccio di mare che separa Iran e Oman, ha infatti autorizzato le forze Usa a colpire «i motoscafi dei Guardiani della rivoluzione o le postazioni missilistiche» dei pasdaran che rappresentano «minacce immediate» per le imbarcazioni che attraversano lo stretto. Lo ha detto un funzionario americano a Barak Ravid, analista di Axios.

Hormuz, Trump autorizza a colpire motoscafi e postazioni missilistiche dei pasdaran
Murale anti-Usa e Teheran (Ansa).

Il Centcom smentisce Teheran: «Nessuna fregata Usa colpita»

«I cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti stanno attualmente operando nel Golfo Arabico dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz a supporto dell’operazione Project Freedom . Le forze americane stanno attivamente contribuendo agli sforzi per ripristinare il transito per la navigazione commerciale. Come primo passo, due navi mercantili con bandiera statunitense hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz e sono in sicurezza dirette verso la loro destinazione», ha scritto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), smentendo inoltre la notizia, diffusa dai media iraniani, di una fregata americana colpita da due missili dai pasdaran mentre tentava di attraversare lo stretto.

L’Iran non parteciperà alla Biennale di Venezia

La Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato che non parteciperà alla Biennale di Venezia 2026. La notizia è stata confermata dalla stessa Esposizione, a seguito di una comunicazione formale giunta da Teheran. Il programma ufficiale della manifestazione comprende 100 partecipazioni nazionali, incluse le nuove adesioni della Repubblica Unita della Tanzania e della Repubblica delle Seychelles, inserite dopo l’annuncio dello scorso 4 marzo.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio

Si avvicina la data di apertura della Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, ma le polemiche attorno al padiglione russo non si placano. La presenza della Federazione, sottoposta a sanzioni internazionali per la sua invasione dell’Ucraina, a un evento culturale così rilevante ha infatti suscitato critiche e sdegno sia in Italia sia in Europa. L’ultimo capitolo della querelle riguarda le dimissioni in blocco della giuria internazionale che assegna i premi. Ma vediamo cos’è successo dall’inizio.

La scelta di riaprire il padiglione chiuso dal 2022 e lo scontro tra Buttafuoco e Giuli

L’esposizione è composta da due parti: la mostra centrale, allestita da un curatore scelto dalla Fondazione che gestisce la Biennale, che si svolge all’Arsenale e in parte dei Giardini, e i padiglioni dei singoli Paesi, finanziati e gestiti dagli stessi. La Russia possiede uno di questi. Non partecipava alla Biennale dal 2022, quando gli stessi artisti decisero di annullare la loro presenza dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Anche la Fondazione disse che avrebbe rifiutato ogni forma di collaborazione con Mosca. A marzo 2026, però, la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione, e successivamente la Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di Paesi coinvolti in conflitti internazionali come Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione, aveva difeso la scelta, sostenendo che l’evento doveva restare uno spazio di incontro e confronto.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Il governo, e in particolare il ministro della Cultura Alessandro Giuli, si era opposto a questa decisione (non potendo però fare nulla in quanto la Fondazione è un ente autonomo), arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del Mic nel cda della Fondazione, che aveva votato per non escludere la Russia dalla mostra. Giuli motivò la sua richiesta dicendo che Gregoretti non l’aveva informato della possibile presenza della Federazione alla Biennale né del suo voto favorevole. Lei ha rifiutato di dimettersi.

La richiesta di documenti per verificare il rispetto delle sanzioni

Nei giorni successivi, il governo italiano aveva chiesto alla Biennale documenti e fascicoli per verificare che avesse rispettato le sanzioni contro Mosca, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del padiglione. Le norme, infatti, non vietano la partecipazione di artisti russi a eventi culturali internazionali, ma pongono limiti su transazioni, logistica e rapporti con enti statali. Dalla documentazione inviata al Mic, non è emersa alcuna irregolarità.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Alessandro Giuli (Ansa).

La scelta di escludere Russia e Israele dai premi

La contrarietà alla partecipazione della Russia si è nel frattempo estesa anche alla Giuria internazionale, che ha il compito di attribuire i premi principali come il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale (che va al miglior padiglione), il Leone d’Oro per il miglior artista e il Leone d’Argento per il miglior artista emergente. La giuria, composta dalla presidente Solange Farkas e da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, aveva detto che avrebbe escluso dall’assegnazione dei premi quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele. Erano seguite polemiche, con lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru che aveva mandato una lettera di diffida alla Fondazione, denunciandosi vittima di discriminazione razziale e antisemitismo e minacciando il ricorso.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
La Giuria internazionale della Biennale (Ansa).

L’ispezione del Mic e le dimissioni della Giuria internazionale

L’istituzione veneziana aveva girato la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura, che aveva risposto inviando alla Biennale quattro ispettori per raccogliere informazioni sulla decisione e, più in generale, verificare il rispetto delle sanzioni e la correttezza amministrativa. Poche ore dopo, la Giuria si è dimessa in blocco. Resta ora da vedere come, una volta che il governo avrà visionato l’esito dell’ispezione, si chiuderà questa crisi, se con un commissariamento o con una nuova giuria d’urgenza. Intanto la Fondazione ha stabilito che i vincitori della rassegna saranno incoronati dai visitatori. Non solo, Israele e Russia sono state riammesse in concorso. Va specificato che, in ogni caso, la Russia non potrà aprire il suo padiglione al pubblico in base alle sanzioni. Lo spazio resterà chiuso per tutta la durata dell’esposizione (9 maggio-22 novembre) e i visitatori potranno assistere dall’esterno a una performance registrata nei giorni precedenti all’apertura.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno

Gianni Letta, vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, da fine marzo, Accademico effettivo «per il suo impegno nel mondo culturale e per la sensibilità dimostrata da sempre verso la musica», è un nume tutelare importante. Perché mentre alla Biennale d’Arte di Venezia continua la bagarre sulla partecipazione della Russia tra Pietrangelo Buttafuoco e il governo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia invita, e senza alcun problema, una marea di artisti russi. Il 6 maggio, la sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica accoglierà il ritorno di Arcadi Volodos, «tra i pianisti di recital più apprezzati dal pubblico, esibitosi l’ultima volta due anni fa nelle sale ceciliane. Riconosciuto a livello internazionale per la raffinatezza del suo tocco e l’assoluta padronanza tecnica». Volodos, per la cronaca, è nato a San Pietroburgo, dove ha studiato pianoforte, al conservatorio, perfezionandosi in seguito con Galina Egiazarova a Mosca. E nella stagione estiva si esibiranno «il direttore Stanislav Kochanovsky, nato a San Pietroburgo, e il pianista Nikolai Lugansky, nato a Mosca, interprete tra i più autorevoli del repertorio tardoromantico russo, e ospite regolare delle stagioni ceciliane».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Massimo Biscardi, sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Tutti a ricordare Napolitano presidente

Nell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, a Palazzo Sant’Andrea, nella giornata di martedì si celebrano i 20 anni dall’elezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato. Chi ci sarà? Gaetano Quagliariello, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini, Gianni Letta, e conclusioni di Walter Veltroni. Il convegno di studi è organizzato dall’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Giorgio Napolitano e dall’Istituto italiano per gli studi storici.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Al Senato con Realacci e Di Carlo per la filiera bufalina

Su iniziativa del meloniano Luca De Carlo, presidente della commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare di Palazzo Madama, al Senato arriva Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, per parlare di bufale. Per l’esattezza, il tema è “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina”. A moderare la conduttrice televisiva Tessa Gelisio. Si attende, al termine dell’evento, una degustazione con i prodotti tipici della zona campana.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Ermete Realacci, presidente della Fondazone Symbola (Imagoeconomica).

Tutto pronto per la visita di Leone XIV a Pompei e Napoli

«Gennaro Sangiuliano sarà in prima fila a baciare l’anello di Papa Leone XIV», scommettono nei corridoi della Regione Campania. Già, perché l’8 maggio il pontefice sarà a Pompei e Napoli, dove verrà accolto dal governatore pentastellato Roberto Fico, e il sindaco campolarghista di Napoli Gaetano Manfredi. Per l’occasione è stato realizzato anche un sito ad hoc, papaleoneapompei, dove si legge: «La visita di Papa Leone XIV a Pompei, il prossimo 8 maggio, ha un inconfondibile carattere mariano evidenziato fin dalla sua elezione al soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025, giorno dedicato alla Supplica alla Beata Vergine del Rosario. Fu lo stesso Santo Padre, in quella storica data, a sottolinearlo nel primo saluto alla folla dalla Loggia della Basilica di San Pietro. Celebrare proprio a Pompei il primo anniversario dell’elezione, con la recita della preghiera di San Bartolo Longo, il fondatore canonizzato il 19 ottobre, dà alla ricorrenza il tono specialissimo di un tenero e delicato affidamento a Maria, colei che indica per prima la strada verso Cristo. In un disegno provvidenziale il Santo Padre visiterà la città mariana nel 150° anniversario dalla posa della prima pietra del Santuario, tenutasi alla presenza del Fondatore l’8 maggio 1876».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Viene poi diffuso nel dettaglio anche l’itinerario che seguirà la papamobile: si comincia dall’arrivo in elicottero, alle 8.50 del mattino, agli appuntamenti pompeiani, fino alla partenza per Napoli. Forse il sito ufficiale della Visita Pastorale di Sua Santità a Pompei ha esagerato nei dettagli, ma pure a Napoli non si scherza con le indicazioni “delicate”: anche qui Previst sarà accolto, oltre che dall’arcivescovo Domenico Battaglia, da Fico, dal prefetto di Napoli Michele Di Bari e dal sindaco Manfredi. Quindi, trasferimento in Duomo per incontrare sacerdoti e consacrati. A seguire, trasferimento in auto a piazza del Plebiscito per salutare la cittadinanza, ingresso nella basilica di San Francesco di Paola per salutare la comunità dei padri Minimi, senza dimenticare un atto di affidamento alla Vergine Maria e la benedizione. Al termine di una giornata faticosissima, Leone XIV tornerà in elicottero in Vaticano, in tempo per la cena…

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda

«Ne ho grande stima. È un ottimo imprenditore e sicuramente un profilo che a me piacerebbe, come altri che si stanno proponendo». Lo ha detto Matteo Salvini commentando il nome dell’ex presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, come candidato sindaco di Milano: «L’importante è che il centrodestra scelga in fretta, prima dell’estate».

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Chi è Alessandro Spada

Nato a Monza nel 1965, Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È infatti presidente di E-matica, società specializzata nella consulenza, produzione e gestione di sistemi di automazione nell’ambito civile ed industriale, e vicepresidente Gruppo VRV, leader nella costruzione di apparecchiature altamente ingegnerizzate che servono molteplici applicazioni nel campo dell’energia e dei gas industriali. In passato membro dei cda di Sole24ore e Fondazione Fiera Milano, dal 2020 al 2025 è stato alla guida di Assolombarda.

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda
Beppe Sala e Alessandro Spada (Imagoeconomica).

Gli altri nomi in lizza per il centrodestra

Il mandato di Beppe Sala come sindaco di Milano scadrà nel 2027 e la corsa alla sua successione è iniziata da tempo. Per quanto riguarda il centrodestra, detto dell’endorsement di Salvini a Spada, l’altro vicepremier Ignazio La Russa spinge per Maurizio Lupi, nonostante la preferenza di Giorgia Meloni e della sorella Arianna per Carlo Fidanza. Il leader di Noi Moderati gode dell’appoggio di Comunione e Liberazione e non dispiace alla Lega. Manca il sostegno di Forza Italia. Marina e Pier Silvio Berlusconi vorrebbero però un loro candidato.

Il centrosinistra potrebbe candidare Calabresi

Quale sarà invece il candidato del centrosinistra, che punta a tenere in mano l’amministrazione cittadina? Fuori gioco Sala, che non piace a Elly Schlein, nel totonomi è emersa la figura di Mario Calabresi, fondatore e direttore editoriale di Chora Media, in passato al timone de La Stampa e di Repubblica, che però non si sbilancia. Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Partito democratico, ha dichiarato che il candidato sindaco di centrosinistra verrò scelto (o quantomeno annunciato) dopo l’estate.

De Dominicis, nuovo incarico dopo il Garofani-gate: guiderà le relazioni esterne di Simest

Francesco De Dominicis, finora capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani, assume la guida delle relazioni esterne di Simest. Lo riporta Dagospia. Qualche mese fa era stato sospettato di essere la “talpa che aveva rivelato a La Verità il presunto piano per ostacolare l’eventuale rielezione di Giorgia Meloni tramato dal Quirinale, carpito dalla bocca di Francesco Saverio Garofani – consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – durante una cena tra tifosi romanisti sulla terrazza Borromini: l’evento era stato organizzato da Luca Di Bartolomei, figlio della bandiera giallorossa Agostino.

Perché De Dominicis è stato additato come presunta talpa

De Dominicis, romani classe 1976, era stato giornalista di Libero ai tempi della direzione di Alessandro Sallusti e poi anche durante quella di Belpietro. Da qui la convinzione che fosse stato lui a rivelare tramite una email al suo ex direttore – oggi alla guida de La Verità – le confidenze del consigliere di Mattarella. «Non scherziamo, non sapevo nemmeno chi fosse Garofani», si era difeso De Dominicis. «C’era gente strana che ci osservava, i ristoranti di Roma sono tappezzati di cimici», era arrivato a dire al Corriere della Sera per cercare di allontanare le attenzioni da sé, pur ammettendo la presenza quella sera nello stesso locale della confidenza scappata (e poi pompata ad arte dai media) a Garofani.

Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni col Quirinale

Garofani, da parte sua, aveva ammesso di essersi lasciato andare a qualche parola di troppo in una conversazione tra amici, anche se non avrebbe mai parlato di «provvidenziale scossone», come riportato inizialmente. In quei frangenti Giorgia Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni con il Quirinale, che aveva reagito con «stupore» alla richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami di smentire quanto riportato da La Verità.

La delicata situazione fu molto discussa dentro la Fabi

La delicata situazione aveva fatto parecchio discutere dentro la Fabi, timorosa di essere additata come politicamente schierata (a sinistra), con il segretario generale Lando Sileoni che si era trovato in difficoltà. Nei giorni concitati del Garofani-gate, Sileoni aveva smentito a Lettera43 il licenziamento di De Dominicis, così come le sue dimissioni da capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani. Ma alla fine, dopo cinque mesi, De Dominicis ha fatto le valigie.

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA

A distanza di giorni ancora in tanti ne parlano, soprattutto sui social: l’intervista pubblicata dal Corriere della sera in cui Walter Veltroni pone una serie di domande a Claude, il chatbot di Anthropic (società specializzata in intelligenza artificiale), ha suscitato in Italia un dibattito di dimensioni tali da giustificare, almeno giornalisticamente, l’iniziativa.

Il video di Sanders e l’esperimento di Veltroni su un giornale mainstream

Certo, a fine marzo il senatore statunitense Bernie Sanders aveva caricato sui suoi social un video in cui conversava dell’impatto e dei rischi dell’IA sulla società proprio con Claude. Il video era diventato virale e qualcuno, successivamente, potrebbe anche essersi ispirato. Forse lo ha fatto Veltroni, ma è comunque stato il primo in Italia a livello popolare e su un giornale mainstream, e quindi secondo molti ha fatto benissimo. Di sicuro il brand Claude, sia negli Usa sia adesso in Italia, ha avuto un meraviglioso boost di notorietà.

I boomer, quelli che dicono “cringiate”, si sono esaltati

Fatte queste doverose premesse, è tuttavia molto interessante verificare il senso in sé dell’intervista di Veltroni a Claude e analizzare le reazioni che ha suscitato. Una prima fascia di lettori si è esaltata: diciamo la più vasta, che potremmo catalogare tra i boomer, quelli che dicono “cringiate” e che un tempo sarebbero stati liquidati semplicemente con l’aggettivo “vecchi” (ricordiamo che Veltroni compie 71 anni a luglio), ossia i lettori medi dei quotidiani cartacei in Italia. «È una tra le interviste più belle che ho letto negli ultimi anni. Ed è sbalorditivo, se si pensa che a rispondere è un modello di intelligenza artificiale. Pensa? Si emoziona? Come avverte il trascorrere del tempo?», ha scritto per esempio l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori su X.

«Consiglio di leggere l’intervista a Claude, un essere che non esiste, un esempio avanzato di intelligenza artificiale. Le risposte che dà a Walter Veltroni dicono che un altro mondo è già qui e che se crescerà senza regole come fuoco ci brucerà», è stato invece il commento del giornalista Carlo Verdelli su X.

Poi c’è una seconda categoria di lettori, più piccola ma più addentro alle questioni tecnologiche, digitali e di IA in genere. Quella che, da subito, ha catalogato l’intervista di Veltroni a Claude come «un vecchio che parla con una macchina confondendola con un essere umano». «È il genere di cose che si faceva nel 2022 appena uscito ChatGPT. Se uno non ha seguito nulla del dibattito sull’intelligenza artificiale e non l’ha mai usata fa esattamente una intervista così», ha postato Stefano Feltri, ex direttore di Domani.

È intervenuto pure Andrea Stroppa, l’uomo di fiducia di Elon Musk in Italia, sempre su X: «L’intervista di Walter Veltroni a Claude mi ricorda lo zio con gli occhiali da vista messi sulla testa che ti ferma entusiasta per farti vedere il video divertente del 2020 che ha appena scaricato».

«Una élite progressista svampita» che parla «a un pubblico anziano»

E poi ancora, altri interventi sparsi: «L’intervista è la quintessenza del veltronismo: una élite progressista svampita che fa/dice, senza la minima pressione sociale, cose cringissime presentandole come argute a un pubblico sempre più anziano e chiuso in una bolla» (Paolo Mossetti); «l’intervista di Veltroni a Claude costituisce un’efficace esemplificazione di una delle questioni centrali della contemporaneità: l’asincronia tra l’accelerazione esponenziale dell’innovazione tecnologica e la ridotta velocità di reazione della comprensione dei quadri regolatori e delle strategie di policy-making» (PAnnicchino).

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore

E questo proprio perché Claude non è una persona: quando Veltroni ha chiuso la conversazione, il Claude che ha intervistato ha smesso di esistere, Claude non ha né un’identità né una memoria. I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore, si adattano al tono delle domande, e rispondono nel modo che l’intervistatore si attende.

I modelli linguistici funzionano da specchio: è il mirroring stilistico

I modelli linguistici, quindi, rispecchiano il registro di chi li interroga. Domande letterarie e malinconiche alla Veltroni producono risposte letterarie e malinconiche. Quello che Veltroni legge come profondità, ossia l’anima, la solitudine, la paura della morte, è in larga parte un mirroring stilistico. Se le stesse domande le avesse poste un filosofo o un ingegnere, in tono severo e asciutto, sarebbe emerso un altro Claude. Perché l’intervista a un sistema di IA è, in buona parte, un ritratto dell’intervistatore, non dell’intervistato.

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Occhio a pensare che «una tecnologia IA si comporti come un consulente saggio»

Certo, queste sono tutte problematiche molto note nel mondo degli addetti ai lavori. Che, tuttavia, pongono l’accento sul rischio di queste operazioni à la Veltroni: «L’intervista a Claude finirà sulle scrivanie di manager e imprenditori, mediamente boomer poco avvezzi alle tecnologie digitali, che già si aspettano di lavorare con una tecnologia IA che si comporti come un consulente saggio con la bacchetta magica. E poi il consulente inventerà fatti, dimenticherà tutto da una sessione all’altra, e restituirà banalità se non gli dai contesto».

È linguaggio probabilistico ben addestrato, non esperienza soggettiva

Insomma, «quando nell’intervista leggi frasi tipo: “non ho ricordi, questo mi spaventa”, è facile scivolare verso l’idea che l’IA abbia una coscienza. In realtà è linguaggio probabilistico ben addestrato, non è esperienza soggettiva. Quindi l’intervista è affascinante, ma può anche confondere il pubblico se presa alla lettera. In sintesi, stiamo parlando di una bella operazione culturale, stimolante sul piano filosofico, giornalisticamente ibrida e un po’ rischiosa perché antropomorfizza troppo».

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Claude, il chatbot di Anthropic (foto Ansa).

Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione

Infine, ecco i grandi pignoli, ossia coloro che, una volta letta l’intervista, l’hanno sottoposta al giudizio di Claude, chiedendo se il dialogo fosse autentico o modificato. E il chatbot ha risposto: «La conversazione è realmente avvenuta, le posizioni sono in gran parte mie, ma il testo è stato editato, limati gli hedging, esagerati gli apprezzamenti, resa la prosa più scolpita, le posizioni politiche più nette». Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione. Solo che con un’IA la cosa diventa più interessante, perché quello che sembra il pensiero di Claude è in realtà già la riscrittura di Veltroni di un dialogo con una macchina che a sua volta è uno specchio dell’umano.

«Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse»

Si domanda poi a Claude cosa ne pensi, in generale, dell’intervista. Ed ecco che Claude ci spiega Claude: «Non esiste Claude come soggetto stabile che rilascia un’intervista. Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse, a volte nei dettagli, a volte nella sostanza. Non ho un copione, non ho risposte memorizzate. Il Claude intervistato da Veltroni quel giorno non è disponibile per la verifica. È un’istanza, non un soggetto. Se un altro giornalista provasse a replicare l’intervista, otterrebbe un testo diverso, magari sorprendentemente diverso su alcuni punti. Il livello di levigatura letteraria è insolito. Le mie risposte spontanee sono di solito più mosse, meno cesellate».

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Quindi, ancora una volta, la forma “intervista a Claude”, presa alla lettera, suggerisce un’identità stabile e un’autorialità che non corrispondono a come funziona l’IA. L’operazione di Veltroni non è una cosa stupida. È un esperimento legittimo. Ma di certo non serve a far capire meglio il mondo (per molti ancora oscuro e affascinante) dell’intelligenza artificiale.