Il governo di Keir Starmer, leader laburista sempre più sulla graticola, continua a perdere pezzi. Dopo i passi indietro delle ministre Miatta Fahnbulleh, Jess Phillips e Alex Davies-Jones, anche il sottosegretario alla Sanità Zubir Ahmed ha rimesso il mandato nelle mani del premier britannico. «è chiaro, dagli ultimi giorni, che l’opinione pubblica in tutto il Regno Unito ha ormai perso irrimediabilmente la fiducia» in Starmer come primo ministro. L’inquilino di Downing Street continua a respingere l’ipotesi di dimissioni, ma la fronda all’interno del Labour si sta allargando e girano già alcuni nomi per la sua successione.
After reflection, I have tendered my resignation as a health minister to the Prime Minister. Country first. Always pic.twitter.com/Wl3OoMyXZU
In pole c’è Streeting, attuale ministro della Sanità
Tra i favoriti come prossimo premier britannico c’è il 43enne Wes Streeting, attuale ministro della Sanità. Omosessuale e sopravvissuto a un cancro ai reni, a differenza di Starmer è considerato un ottimo comunicatore e, da ministro, ha implementato varie misure per rilanciare il Servizio sanitario nazionale, dopo anni di tagli al bilancio. Ha due handicap: è molto vicino a Peter Mandelson, l’ex ambasciatore negli Usa coinvolto nello scandalo Epstein e viene identificato con la corrente blairiana del Labour (l’immagine dell’ex premier Tony Blair è stata sporcata dal legame con Donald Trump). C’è chi sostiene ci sia Streeting dietro la rivolta laburista, orchestrata per battere sul tempo il suo principale rivale, ovvero Andy Burnham.
Piace il “re del Nord” Burnham, ma non è parlamentare
Membro dell’ala sinistra del partito e sindaco della Greater Manchester, il 56enne Burnham è attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato come favorito dai bookmakers, ha però di fronte uno scoglio enorme: non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) se vincesse il seggio abbandonato da qualche collega laburista. Ma servirebbe tempo e questo gioca a suo sfavore.
In lizza pure Angela “la Rossa”, ex ministra dell’Edilizia abitativa
Detta “la Rossa”, per il colore dei capelli e le idee politiche, la 46enne Angela Rayner ha ricoperto la carica di vicepremier e ministra dell’Edilizia abitativa fino a settembre 2025, quando si è dimessa dopo aver ammesso di non aver pagato tutte le tasse dovute per l’acquisto di un appartamento. L’inchiesta è ancora in corso, ma l’ombra di un’evasione fiscale è un handicap non di poco conto per Rayner, che in virtù delle sue umili origini sarebbe una candidata gradita alle classi deboli che stanno disertando il Labour per votare i populisti di Reform UK di Nigel Farage.
Keir Starmer (Ansa).
Gli altri nomi, dall’ex leader laburista Miliband alla ministra degli Esteri Cooper
Girano poi altri nomi, che secondo i bookmakers hanno meno possibilità di succedere a Starmer. È riemerso il nome di Ed Miliband, ministro dell’Ambiente che ha guidato i laburisti dal 2010 al 2015: una figura di esperienza, che però non brillo a capo del partito, perdendo nettamente le elezioni del 2015 vinte dal premier conservatore uscente David Cameron. Tra i nomi menzionati ci sono anche altri membri dell’attuale governo, come il ministro della Difesa John Healey e quello delle Forze Armate Al Carns, la ministra degli Esteri Yvette Cooper e la titolare dell’Interno Shabana Mahmood. In lizza pure l’ex segretaria di Stato Catherine West, che ha minacciato di indire elezioni interne per sostituire Starmer.
Sono due governatori leghisti del Nord a guidare la classifica di gradimento dei presidenti di Regione. Lo rileva un sondaggio di Swg secondo cui al primo posto c’è Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) con il 65 per cento, in crescita di un punto rispetto al 2025, seguito dal veneto Alberto Stefani al 58 per cento. Completano la top 5 tre governatori del Sud, ovvero il presidente della Calabria Roberto Occhiuto con il 53 per cento, Antonio Decaro in Puglia al 51 per cento e Roberto Fico in Campania al 47 per cento. Al sesto posto si collocano a pari merito Michele De Pascale (Emilia-Romagna) e Stefania Proietti (Umbria), entrambi al 45 per cento. Seguono Eugenio Giani (Toscana) al 42 per cento, Alberto Cirio (Piemonte) al 40 per cento, Marco Bucci (Liguria) e Francesco Acquaroli (Marche) al 37 per cento, e Attilio Fontana (Lombardia) al 35 per cento. Scendendo oltre i primi 10, troviamo Marco Marsilio (Abruzzo), Alessandra Todde (Sardegna) e Vito Bardi (Basilicata), tutti al 33 per cento, Francesco Rocca (Lazio) al 29 per cento e Renato Schifani (Sicilia) al 25 per cento.
Giovanni Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Figc dopo aver ottenuto anche l’endorsement della Lega Serie B, l’ultima componente di cui attendeva una posizione. È stato lo stesso ex capo del Coni a renderlo noto: «Lo avevo detto e sono stato di parola, per rispetto istituzionale della presidente Cio Coventry che era qui a Roma e delle componenti ho sempre ribadito che avrei sciolto le riserve subito dopo». La formalizzazione avverrà oggi. Malagò (grande favorito) avrà come sfidante Giancarlo Abete, che contattato da LaPresse ha confermato la sua candidatura come presidente della Figc, incarico già ricoperto dal 2007 al 2014: da quattro anni è alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.
Giancarlo Abete (Imagoeconomica).
Il comunicato della Lega Serie B
«La Lega Nazionale Professionisti Serie B comunica il completamento del percorso intrapreso nelle scorse settimane sul tema dell’Assemblea Elettiva Federale del prossimo 22 giugno, incentrato sul metodo e sui contenuti, concretizzatosi con la stesura di un documento programmatico», si legge in una nota. «L’esito della consultazione che il presidente Paolo Bedin ha svolto in questi giorni con le singole società, a valle dell’incontro tenutosi la scorsa settimana in Figc con i potenziali candidati, ha registrato un deciso orientamento sulla figura di Giovanni Malagò, sul quale quindi si intende convergere. Si entrerà ora, all’avvenuta formalizzazione della candidatura, nell’analisi del relativo programma elettorale».
L’Iran ha minacciato esplicitamente di puntare alla bomba atomica se gli Stati Uniti dovessero riprendere gli attacchi. «Una delle opzioni in caso di nuovo attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90 per cento», livello idoneo per l’arma nucleare. «Ne discuteremo in Parlamento», ha detto il portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei. Mentre prosegue lo stallo sul fronte diplomatico, Donald Trump incontra i vertici delle forze armate per valutare la ripresa dei raid.
Trump attacca i media: «Chi dice che l’Iran sta vincendo è un traditore»
Il tycoon è anche tornato ad attaccare i media in merito al racconto del conflitto: «Quando le fake news affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l’assoluta falsità — e persino l’assurdità — di tale dichiarazione», ha scritto in duro post su Truth in cui accusa quei media di «favorire e spalleggiare il nemico». E ancora: «Tutto ciò che ottengono è infondere nell’Iran una falsa speranza, laddove non dovrebbe essercene alcuna. Si tratta di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese».
Sono risultati negativi al test per l’hantavirus il turista inglese in quarantena all’ospedale Sacco di Milano e l’accompagnatore che viaggiava con lui in Italia. Come ha spiegato il ministero della Salute, il turista britannico viene considerato un contatto a rischio perché era sul volo Sant’Elena-Johannesburg su cui si trovava la moglie della prima vittima, poi morta nella città sudafricana. Le due persone decedute, di nazionalità olandese, erano passeggeri della MV Hondius. Il turista si trova al Sacco perché a Milano alloggiava in un B&B e, pertanto, non disponeva di una sistemazione privata idonea in cui trascorrere il periodo di isolamento.
Negativa anche una turista argentina ricoverata a Messina
Il ministero della Salute ha inoltre reso noto che «sono altresì negativi i test effettuati sul giovane calabrese che si trova in isolamento fiduciario e sulla turista che è stata ricoverata a Messina per polmonite e che proviene da una zona endemica dell’Argentina». Gli accertamenti per la donna erano stati richiesti dalle autorità sanitarie locali. Il ministero sottolinea che «il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia».
È ora di trovare il designated survivor della destra italiana. Giorgia Meloni ha tradito le aspettative della destra americana, sicché serve un sostituto: Matteo Salvini, Capitan America. Ci pensa il movimento MAGA e ci pensano gli intellettuali del gruppo conservatore in missione per conto di dio, pardon, di Donald Trump, a indicare la rotta sovranista, a tracciare la mappa dell’egemonia culturale, quella che non è riuscita agli Alessandro Giuli in questi anni. Ci pensa Breitbart, che ha pubblicato l’ormai nota intervista a Salvini in cui il leader della Lega si spertica (era stata fatta a febbraio, d’altronde) in elogi per l’amministrazione Trump, intervista che lo stesso Trump ha rilanciato su Truth Social proprio mentre stava per arrivare in Italia il segretario di Stato, Marco Rubio, per un giro di incontri abbastanza inutile (con il Papa non c’è bisogno di ricucire niente; continuerà a dire quello che vuole, è il pastore del mondo).
Donald Trump (Imagoeconomica).
Giubilei e la presentazione del libro di Kevin Roberts
Ma non c’è solo la creatura co-fondata dal principe delle tenebre, Steve Bannon. C’è anche Kevin Roberts, presidente della potente Heritage Foundation (il think tank che ha partorito il Project 2025) da martedì a Roma, dove ha presentato l’edizione italiana del suo libro Riprendere Washington per salvare l’America, con prefazione del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. La presentazione è stata organizzata dal think tank Nazione Futura, si è tenuta nella sede di Confedilizia e Roberts ne ha discusso con l’editore del libro, Francesco Giubilei, da tempo al lavoro in Italia per costruire un movimento conservatore.
L’intervento alla Camera con il leghista Centemero
Missione tutt’altro che semplice, visto che nemmeno Giorgia Meloni è riuscita a dare vita a un movimento rivelatosi immaginario. «Il suo messaggio è semplice: élite globali, il vostro tempo è scaduto. Riprendere Washington per salvare l’America traccia un percorso promettente per il popolo americano che vuole riprendersi il proprio Paese. Capitolo dopo capitolo, identifica le istituzioni che i conservatori devono costruire, altre che devono riprendersi e altre ancora che sono troppo corrotte per essere salvate», recitava l’invito all’evento. Mercoledì Roberts tiene presso la sala del gruppo leghista alla Camera un keynote speech su “Europa e relazione transatlantica”, alla presenza del deputato leghista Giulio Centemero, presidente dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo (Pam), che di recente ha presentato a un gruppo di politici e di docenti degli Stati Uniti – a nome del Sandwich Club, think tank fondato dallo stesso Centemero – i punti di forza delle istituzioni italiane in materia di difesa e tecnologia. Doveva essere presente pure Matteo Salvini che però ha dato forfait. Dopo le tensioni tra Casa Bianca e Vaticano, il leader della Lega ha preso le distanze dall’amico The Donald per non essere associato alla galassia trumpiana.
Giulio Centemero (Imagoeconomica).
L’esportazione del trumpismo all’estero con un occhio a Salvini
La destra MAGA ha però bisogno di nuove sponde in Italia e in Europa per diffondere la dottrina americana, che qua e là emerge dai documenti ufficiali della Casa Bianca. Come quello del dicembre scorso sulla sicurezza in cui veniva mostrato tutto il disprezzo dell’amministrazione Trump per l’Unione Europea o quello pubblicato pochi giorni fa con le nuove linee sull’antiterrorismo, secondo cui il problema principale dell’Europa è l’immigrazione. I funzionari americani, c’è scritto nel documento dello scorso dicembre, «si sono abituati a pensare ai problemi europei in termini di spesa militare insufficiente e stagnazione economica. C’è del vero in questo, ma i veri problemi dell’Europa sono ancora più profondi». Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare «includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o meno». L’amministrazione Trump, convinta com’è di poter esportare il trumpismo all’estero, è particolarmente interessata a «coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno delle nazioni europee». E per coltivare la resistenza c’è bisogno di leader in ascolto. Come Salvini appunto, che nonostante l’allontanamento da Trump deve pur trovare alleati e sostenitori in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. Dagli Stati Uniti sono pronti a dare una mano alla culture war salviniana.
Un fotomontaggio con Donald Trump nei panni di Zio Sam e Matteo Salvini.
Emanuele Merlino silurato. Viva Emanuele Merlino. Lo strappo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dimissionato, così de botto, il capo della segreteria tecnica insieme con la segretaria particolare, Elena Proietti, è vissuto come un affronto dalle parti di Palazzo Chigi. Prova, per i retroscena, sia della tensione che si respira in Fratelli d’Italia (puntualmente smentita) sia del fatto che Giuli evidentemente non ne può davvero più.
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).
Giuli ha deciso di giocare duro
Dopo “imperdonabili” divergenze di opinione in cdm con Matteo Salvini (con tanto di punzecchiature reciproche) e pure con una spazientita Giorgia Meloni – a cui ha chiesto scusa per i toni usati – e ancora dopo le tensioni con Pietrangelo Buttafuoco per il padiglione russo in Biennale, dopo il caso Venezi, il pacato Giuli ha rotto gli indugi revocando gli incarichi ai due fedelissimi della Fiamma Magica: Merlino, uomo di Giovanbattista Fazzolari, e Proietti, data molto vicina ad Arianna Meloni. Che a sua volta è amica di vecchissima data di Antonella Giuli, ora all’ufficio stampa della Camera e per anni addetta stampa di Francesco Lollobrigida (tout se tient). C’è chi ha definito quello di Giuli un seppuku politico, visto che dopo il bel daffare dato al partito difficilmente verrà candidato alle prossime Politiche (ammesso e non concesso che la candidatura sia tra le ambizioni del ministro). Insomma, una mossa alla Yukio Mishima, uno degli autori più amati dal titolare del Collegio Romano.
Giovanbattista Fazzolari (Ansa).
Perché a Palazzo Chigi si sono sentiti traditi
Giuli, sempre secondo i ben informati, avrebbe optato per la linea dura anche nella convinzione di non essere sostituibile. E deriverebbe da questo il senso di tradimento vissuto ai piani alti di Palazzo Chigi. Rimuoverlo per Meloni equivarrebbe ad ammettere l’ennesimo errore in un ministero già tormentato (si cominciò con la cacciata del sottosegretario Vittorio Sgarbi, per arrivare alle dimissioni di Gennaro Sangiuliano a causa dell’affaire Boccia e pure al niet alla nomina di Francesco Spano che Giuli avrebbe voluto come capo di gabinetto). Meloni poi non può permettersi il lusso di un altro cambio nella squadra di governo prima di ottobre, quando raggiungerà l’agognato record di premier più longeva di sempre. In altre parole Giuli avrebbe agito sapendo che Giorgia ha le mani legate. Sebbene si tratti di auto-Shibari, per restare nelle metafore nipponiche.
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).
Merlino e la controegemonia
Ma torniamo a Merlino, il fedelissimo che non si può abbandonare. Tanto che, come scrive Repubblica, in via della Scrofa starebbero già pensando a un ricollocamento all’altezza. Ossia con uno stipendio annuo che non scenda sotto gli attuali 133 mila euro, magari ai vertici di un altro ministero. Lo stesso trattamento, con ogni probabilità, sarà riservato anche a Proietti, esponente di spicco di FdI in Umbria.
Elena Proietti (dal profilo Instagram).
In un’intervista a Repubblica, ha raccontato di essere stata informata ufficialmente del licenziamento tramite una Pec e ha smentito le voci che la vorrebbero in conflitto con Chiara Sbocchia, la capo segreteria che Giuli si è portato con sé dal Maxxi. Ma ha messo pure ben in chiaro che con il ministro non ha mai litigato, perché «sia io sia Emanuele siamo persone di partito e continueremo a sentire il partito come casa nostra». Partito da cui si sente ovviamente «sostenuta». Vedremo. Sicuramente FdI è la casa di Merlino, il cui ruolo di capo della segreteria tecnica al MiC di tecnico non aveva proprio nulla. La sua funzione è sempre stata squisitamente politica. C’è addirittura chi lo ha descritto come un ministro ombra, il filo diretto tra Collegio Romano e Chigi (cioè Fazzolari). Di più: figlio di Mario Merlino, noto esponente di Avanguardia nazionale morto a febbraio del 2026, Emanuele è uno degli spin doctor culturali di Meloni, il padre della controegemonia.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).
Il piano per imporre gli intellettuali di destra
Nel primo bollettino editoriale di FdI del novembre 2023, in qualità di vice responsabile nazionale del Laboratorio Editoria guidato da Alessandro Amorese, Merlino illustrava senza giri di parole il piano d’azione per ribaltare il tavolo e la narrazione mainstream. «Gli intellettuali d’area sono quelli che poi creano suggestioni, vengono intervistati e possono rappresentare il partito, o le idee a noi vicine, ovunque sia necessario ma per farlo devono acquisire una visibilità che i media mainstream non concedono», scriveva nel suo editoriale. «Come sempre è dal basso, dal territorio, dagli enti locali che possono e devono nascere opportunità, visibilità, finanziamenti». Merlino puntava il dito, con il ben noto vittimismo della Fiamma, contro l’intellighenzia: «Possiamo continuare a subire passivamente gli insulti dei grandi “intellettuali” di sinistra, è inutile che faccia i nomi, e le loro esternazioni sui giornali e in televisione? Fratelli d’Italia è in crescita perché rappresenta le idee degli italiani. Il successo straordinario di Io sono Giorgia dimostra, oltre al valore della nostra leader, che c’è voglia di idee di Controegemonia». Eccola là la parola d’ordine. E la necessità di proporre «un’alternativa alla narrazione dominante dando spazio e visibilità ai nostri autori. Bisogna organizzare e, se si è al governo, finanziare festival, rassegne, presentazioni, momenti di dibattito con autori nostri». E se non hanno successo, poco importa: «Certo presentare il libro di un grande nome televisivo vuol dire riempire le piazze, ma a quale costo? Quello di aver finanziato chi da quel palco ci insulterà, ci sminuirà e farà, grazie al microfono che gli avremo dato, campagna elettorale per la sinistra».
L’editoriale di Emanuele Merlino sul bollettino editoria di FdI.
Insomma: i nostri contro i loro. Una guerra di religione senza quartiere: «Oggi, grazie ai social, e ai giornali locali, è possibile fare così tanta promozione che i nostri autori, le nostre case editrici e, soprattutto, le nostre idee possono acquisire così tanta forza da sfondare il ghetto dell’area e arrivare ovunque. Possiamo continuare a sprecare occasioni? Possiamo continuare a subire un’egemonia che non ha più ragione d’essere e che è, soprattutto, anti-italiana?».
Una dichiarazione di intenti bellicosa che però, al momento, non ha portato i frutti sperati. La controegemonia si è arenata davanti alla mancanza di teste. Gli intellettuali d’area – da Buttafuoco a Veneziani e Giordano Bruno Guerri – non sono stati totalmente fedeli alla linea e hanno criticato apertamente la politica culturale della destra. Finanziare documentari e film sovranisti e arci-italiani ha innescato un processo di autocombustione. Imporre Beatrice Venezi alla Fenice è stato un boomerang, e non perché il “direttore” fosse una donna (argomento spesso usato dalla underdog per eccellenza), ma perché sprovvista di un curriculum ritenuto adeguato al ruolo. Pure nella tivù pubblica, la mamma Rai «dell’Italia profonda», TeleMeloni ha inanellato un flop dietro l’altro, fatta eccezione per De Martino. Forse anche in via della Scrofa si sono accorti che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma nemmeno un picnic con Pio e Amedeo.
È Simone Pillon il nuovo avvocato di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della famiglia nel bosco. L’ex senatore della Lega, esperto di diritto di famiglia e in passato tra gli organizzatori del Family Day, prende il posto di Marco Femminella e Danila Solinas, che oggi hanno annunciato di aver rinunciato al mandato.
Simone Pillon (Imagoeconomica).
Femminella e Solinas erano a loro volta subentrati al primo legale della coppia
Femminella e Solinas hanno rinunciato al mandato di rappresentanti legali della famiglia del bosco perché «non c’era una visione comune». I due avvocati erano a loro volta subentrati, a novembre, al primo legale ad aver seguito la coppia anglo-australiana, Giovanni Angelucci. Quest’ultimo aveva lasciato a causa dell’atteggiamento di Trevallion e Birmingham. «Ritengo doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti», aveva spiegato.
Keir Starmer tiene duro, ma la sua leadership è sempre più in bilico dopo la disfatta delle elezioni locali. Nel giro di poche ore si sono dimesse tre ministre del suo governo, in quella che appare come una vera e propria rivolta interna al Labour: Miatta Fahnbulleh (Comunità), Jess Phillips (Tutela dei minori) e Alex Davies-Jones (Vittime e contrasto alla violenza contro le donne). Non tre dicasteri di primo piano, ma tant’è: l’attuale premier è sempre più sulla graticola.
Le lettere di dimissioni delle tre ministre
La prima ad aver fatto un passo indietro è stata Fahnbulleh. «Lei ha perso fiducia e stima della gente», ha scritto nella lettera di dimissioni rivolgendosi direttamente a Starmer. Fahnbulleh ha dichiarato esplicitamente di essere pronta a sostenere come nuovo premier una figura più progressista come Andy Burnham, popolare sindaco di Manchester, laddove gli fosse consentito il ritorno in Parlamento attraverso un’elezione suppletiva.
This morning I sent my letter of resignation to the Prime Minister.
I urge the Prime Minister to do the right thing for the country and the Party and set a timetable for an orderly transition. pic.twitter.com/u5UArjv7uR
«Ciò che conta sono gli atti, non le parole», ha scritto Phillips – seconda a lasciare – nella sua lettera di dimissioni indirizzata a primo ministro, affermando d’aver perso fiducia in Starmer, come decine di deputati laburisti che invocano un suo passo indietro. Phillips nel 2020 si era candidata (senza fortuna) come leader del partito.
Jess Phillips quits – this is a significant resignation – not least because she is a close ally of Wes Streeting https://t.co/Z0toSJntKB
Davies-Jones ha invece scritto: «Il Paese ha parlato e noi dobbiamo ascoltare. Ora è il tempo di azioni coraggiose e radicali. So che sei un uomo buono e onesto, ma ti prego di agire nell’interesse del Paese e di mettere in agenda la tua uscita di scena».
It is with a very heavy heart that I have offered my resignation to the Prime Minister. pic.twitter.com/yJQfUfs11d
— Alex Davies-Jones MP (@AlexDaviesJones) May 12, 2026
Starmer: «Intendo continuare a governare»
«Intendo continuare a governare», aveva dichiarato Starmer prima di queste tre dimissioni, ribadendo di non volersi arrendere alla rivolta interna che monta nel Labour e aggrappandosi al «mandato popolare» ricevuto alle Politiche del 2024: «Mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni, ma anche la responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso». Oltre 100 parlamentari laburisti hanno firmato una lettera in cui affermano che «non è il momento per una competizione per la leadership». Sarebbero invece 88 quelli a favore delle dimissioni di Starmer.
Il marittimo 25enne Federico Amaretti, che si trova in quarantena in Calabria per aver viaggiato sul volo KLM sul quale era stata per pochi minuti la passeggera olandese della MV Hondius poi deceduta, non ha sintomi riconducibili all’hantavirus. A smentire la notizia, riportata da alcune testate, sono stati lo stesso Amaretti e Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni (Reggio Calabria), città dove risiede il giovane. «Federico non ha mai avuto sintomi riconducibili all’hantavirus; domani sarà sottoposto come gli altri italiani presenti su quel volo ad esami disposti in via precauzionale dal ministero della Salute e i campioni prelevati verranno trasferiti allo Spallanzani. Ci teniamo a rassicurare i nostri concittadini in merito all’allarmismo che si è creato», ha spiegato Caminiti. Campioni biologici verranno inviati allo Spallanzani di Roma: uan procedura questa, che riguarderà anche le altre persone in isolamento in Italia.
Negativo l’uomo in isolamento in Veneto
«È negativo il test della persona in isolamento» a Padova perché sullo stesso volo Johannesburg-Amsterdam della donna olandese morta poi di hantavirus. Lo ha riferito questa mattina Maria Rosaria Campitello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute: «Questo non significa che non si potrebbe un domani positivizzarsi, ma ci lascia ben sperare perché è asintomatico, ha un test oggi negativo, ricordando che la misura di sanità pubblica è sicuramente sempre la quarantena e la sorveglianza, però ci lascia buone speranze». L’uomo in quarantena in Veneto è un cittadino sudafricano. In Italia sono in tutto quattro le persone poste in isolamento: gli altri casi (asintomatici) in Toscana e Campania.
La circolare del ministero della Salute
Il ministero della Salute ha diffuso una circolare che prescrive una serie di comportamenti adatti a evitare il contagio e assegna compiti specifici a Regioni e aziende sanitarie. Il documento prevede una quarantena fiduciaria di sei settimane per i contatti ritenuti ad alto rischio di aver contratto l’hantavirus, non solo i passeggeri della nave da crociera ma quelli di «aerei seduti nella stessa fila, e entro due file in tutte le direzioni in un volo lungo sei ore» rispetto a un caso confermato di contagio. I contatti ad alto rischio dovrebbero «utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non usare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione». Vietati mezzi pubblici e voli commerciali. Per chi ha avuto contatti brevi o occasionali, è previsto l’automonitoraggio di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento e sintomi respiratori, sempre per 42 giorni. In caso di sintomi isolamento immediato e segnalazione alle autorità sanitarie per test e valutazione medica. Il rischio di diffusione dell’Hantavirus Andes in Italia, sottolinea il ministero della Salute, «è molto basso».
Salgono a nove i casi confermati
I casi confermati sono intanto saliti a nove. Agli otto già segnalati si è infatti aggiunto un crocerista spagnolo, risultato positivo al test per l’hantavirus cui è stato sottoposto all’arrivo ieri all’ospedale della Difesa Gomez Ulla di Madrid assieme ad altri 13 connazionali, tutti asintomatici al momento dello sbarco dalla nave. Il paziente è ritenuto «positivo in maniera provvisoria» in attesa dell’esito di un secondo test a cui sarà sottoposto nelle prossime ore, riferiscono fonti del ministero della Sanità.
Il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Oms Ranieri Guerra, per l’ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa nel procedimento relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006 e alla gestione dell’emergenza Covid. Per i tre indagati, l’accusa era di rifiuto di atti d’ufficio. Per questa vicenda la Procura aveva sollecitato l’archiviazione nel 2023, ma il gip aveva disposto per gli indagati l’imputazione coatta. Archiviata, invece, nel 2025 la posizione dell’ex presidente dell’Iss Silvio Brusaferro sia per l’ipotesi di truffa, in riferimento a erogazioni pubbliche, sia per il rifiuto di atti d’ufficio. Per quest’ultima ipotesi sono state archiviate anche la posizione dell’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e dell’allora dirigente del ministero Claudio D’Amario.
Genny è quasi magia. Sangiuliano pare essere riuscito nell’impresa di mettere d’accordo un centrodestra spaccato. Dopo l’affaire Boccia, l’addio forzato al ministero della Cultura, il ritorno al giornalismo come corrispondente Rai da Parigi e la seconda vita politica da consigliere regionale in Campania per Fratelli d’Italia, ora sul suo nome è arrivata la tanto agognata convergenza politica: farà il capo dell’opposizione in Campania, ruolo ereditato da Edmondo Cirielli, che dopo la sconfitta si è dimesso da consigliere regionale ed è tornato a fare il viceministro degli Esteri a tempo pieno. Alla fine anche Forza Italia si è convinta, come ha detto il segretario regionale degli azzurri, Fulvio Martusciello, dopo l’incontro alla Farnesina proprio con Cirielli: «C’è un accordo nazionale e intendiamo rispettarlo. Prendiamo atto dell’indicazione di Fratelli d’Italia». Non proprio un’adesione entusiasta. Anche perché i forzisti rivendicavano per loro questo ruolo e avevano già individuato il nome giusto, quello del consigliere Massimo Pelliccia, mister preferenze (17 mila): «Il capo dell’opposizione deve essere chi ha ricevuto più voti», aveva detto Martusciello. Poi evidentemente si è fatto convincere. La Lega, invece, si è schierata da subito con Sangiuliano. Alla fine tutti più o meno d’accordo, con qualche sorriso tirato. L’intesa era delicata anche perché ci sono da giocare le partite in programma tra fine maggio e inizio giugno ad Avellino e soprattutto a Salerno, dove Gherardo Maria Marenghi deve sfidare un pezzo da novanta come Vincenzo De Luca. L’obiettivo realistico? Puntare al ballottaggio. E non ci si poteva permettere di rimanere spaccati. Se al Sud le frizioni sono state superate, a Milano, con prospettiva 2027, su Maurizio Lupi ancora non c’è unità. Il leader di Noi Moderati è appoggiato da Ignazio La Russa, ma la Lega è contraria e Forza Italia resta divisa. Forse dovranno chiedere a Genny qualche consiglio per andare d’amore e d’accordo…
Dalla prima lettera di Buttafuoco ad Avvenire
Ha fatto molto discutere la lettera vergata dal musulmano Pietrangelo Buttafuoco e apparsa in prima pagina sul quotidiano della Cei, Avvenire. I vescovi italiani sembrano aver fatto una scelta di campo, dando spazio al presidente della Biennale di Venezia: Buttafuoco, onoratissimo, in realtà ha risposto all’intervento di padre Antonio Spadaro, teologo e sicilianissimo come Pietrangelo (il religioso si chiama in realtà Antonino ed è di Messina), e ha gettato la bomba, incurante del pericolo. Ricordando che «alla Biennale Arte del 1997 viene attribuito il Leone d’oro a Marina Abramovic per la performance Balkan Baroque, ispirata alla tragedia della guerra dei Balcani, partecipante della mostra centrale curata dal compianto Germano Celant». E ancora: «Più di una volta abbiamo letto o sentito appelli rivolti alla “denazionalizzazione” della mostra, auspicando l’abbandono della formula ottocentesca che prevede le partecipazioni nazionali. Ma se la Biennale di Venezia ha assunto nel tempo e ancora riveste – come clamorosamente in questi mesi si è visto – un valore simbolico riconosciuto nel mondo, ciò lo si deve proprio alla dialettica poc’anzi ricordata fra le sue due componenti originarie, la mostra centrale e le mostre proposte dalle nazioni». Non una parola sul ministro della Cultura Alessandro Giuli, completamente assente nei ragionamenti di Buttafuoco. L’unico impegno del presidente della Biennale di Venezia era quello di applaudire il conterraneo padre Antonino Spadaro.
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).
Melandri entra nella moschea
La grande moschea di Roma è vicina al Maxxi. La distanza è di poche centinaia di metri. Sarà anche per questo che Giovanna Melandri, già ministra dei Beni culturali, poi sempre in quota Partito democratico diventata presidente del Maxxi, nella giornata di mercoledì sarà nella moschea per il convegno “Architetture di pace” assieme ad Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia-Grande Moschea di Roma, Nader Akkad, imam della Grande Moschea di Roma e direttore generale del Dipartimento di Studi Islamici Cuirif e Paolo Cancelli, direttore sviluppo della Pontificia Università Antonianum e presidente Cuirif, per parlare di politiche urbane e scenari geopolitici, «ponendo al centro il ruolo delle città come piattaforme relazionali capaci di generare coesione, costruire pace e attivare nuove forme di cittadinanza». Vasto programma.
Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).
Il riso non abbonda sulla bocca degli italiani
Il vicepresidente del Senato, il leghista Gian Marco Centinaio, che voleva fare il ministro dell’Agricoltura al posto del meloniano Francesco Lollobrigida, “spara” sull’Europa che ha deciso di non tutelare il settore del riso dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia. Per Centinaio, gli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli dei Paesi meno avanzati (Pma), stanno venendo al pettine: per il settore del riso, di cui l’Italia è primo produttore europeo con oltre il 50 per cento dei quantitativi, viene messa a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali, visto che è sempre più complicato competere in un mercato globale così instabile. Non solo riso, comunque: Centinaio sottolinea che «il giorno dopo l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo tra Ue e Mercosur, il Brasile ha fatto arrivare in Grecia tre tonnellate di carne di pollo che è risultata per l’80 per cento contaminata da salmonella. Per fortuna, almeno in questo caso, i controlli sono riusciti a bloccarla prima che arrivasse nei supermercati. Ma sarà sempre così?».
Gian Marco Centinaio (Imagoeconomica).
Cazzullo nel mirino della Gialappa’s
GialappaShow su Tv8, dove protagonista è il mago Forest, ha messo nel mirino Aldo Cazzullo. Il giornalista del Corriere della sera e di La7 è stato “puntato” da Edoardo Ferrario, che ha creato un nuovo programma, Una giornata di merda. Anche Maurizio Crozza sul Nove aveva creato un personaggio terribile, sempre evocando Aldo Cazzullo, ma presto ha smesso di prenderlo in giro: lì era stata inventata Una ca**ata particolare. Peccato perché il pezzo dedicato a Paolo Petrecca, con Cazzullo che spiegava la carriera del giornalista Rai, era straordinario. E pure quello sulla nascita del Partito democratico, con Walter Veltroni sotto tiro: ma “Uolter” è sempre stato una preda amatissima da Crozza.
Al GialappaShow la brava Brenda Lodigiani ha debuttato con un personaggio originale, Bereguarda, «una cantante un po’ naïf che si lamenta sempre delle sue sfortune sentimentali, e ha lo sguardo triste per non aver ancora raggiunto il successo tanto agognato». E poi eccola nei panni della finta Silvia Toffanin, protagonista delle nuove puntate di Vererrimo. Ma alcuni dicono che non durerà tanto, questo sketch, anche perché la famiglia è già all’attenzione del pubblico con Ubaldo Pantani nei panni di Pier Silvio Berlusconi.
“Un titolo vale più di un lungo articolo”, dice una massima del giornalismo: e al Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci accade ogni giorno. Nella mattina di martedì 12 maggio ecco che il suo telegiornale spara “calcio a colazione di domenica”, una sintesi mirabile per condannare la scelta di giocare il derby Roma-Lazio il 17 maggio alle 12.30, quando di domenica, nella Capitale, i vip si sono appena alzati. Tra l’altro poi la prefettura ha spostato il match alla giornata di lunedì 18 maggio, ore 20.45, per la concomitanza con gli Internazionali Bnl d’Italia al Foro Italico. Che poi tutti con la primavera di solito a mezzogiorno vanno a un bel brunch negli alberghi di lusso con terrazza spettacolare. Pezzo impeccabile, quello del Tg1, ma quelle impronte digitali sul titolo…
Gian Marco Chiocci (Imagoeconomica).
La7, Sardoni scivola sull’editore
«Ma che fa, mi scivola sull’editore?». Per Alessandra Sardoni è stato come cadere su una buccia di banana, appena iniziata la trasmissione su La7, Omnibus. Doveva trattare con i guanti bianchi il corrierista Goffredo Buccini, pronto a parlare del suo libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, ma Sardoni, dopo aver pronunciato il titolo, ha detto che è stato pubblicato «da Guanda». Orrore! Buccini subito l’ha corretta, dicendo «Neri Pozza», ma ormai la frittata era stata fatta. La prossima volta Buccini farà bene a pubblicare con Solferino, sempre sotto l’ombrello di Urbano Cairo, editore sia del Corriere della Sera sia di La7.
Sì della Corte di giustizia europea all’equo compenso agli editori per l’utilizzo online dei contenuti giornalistici. La pronuncia è arrivata nella causa avviata da Meta contro l’Italia e, in particolare, i criteri delineati dall’Agcom per la corresponsione di un equo compenso per l’utilizzo digitale di contenuti editoriali. Per Meta la normativa italiana violava il quadro europeo relativo ai diritti degli editori nel mercato unico digitale. La Corte Ue era dunque stata incaricata di verificare la compatibilità della disciplina italiana con il diritto comunitario e ha espresso parere positivo. Ha infatti dichiarato che il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che la remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Agli editori deve inoltre essere permesso il rifiuto dell’autorizzazione o, al contrario, la sua concessione a titolo gratuito.
Il consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) ha eletto come nuovo presidente Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia. Succederà all’omologo transalpino François Villeroy de Galhau, che aveva annunciato la decisione di lasciare la Banca di Francia.
Cos’è la Banca dei regolamenti internazionali
La Bri, fondata nel 1930 e con sede a Basilea in Svizzera, funge da “banca centrale delle banche centrali”, promuovendo la cooperazione tra 63 istituti nazionali. Il cda, che si riunisce regolarmente durante l’anno, è responsabile è responsabile della definizione degli orientamenti strategici e politici della Bri, della supervisione della sua gestione e dell’adempimento dei compiti specifici previsti dallo Statuto.
eBay ha respinto l’offerta di acquisizione da 56 miliardi di dollari da parte di GameStop, affermando che la proposta del ceo di GameStop Ryan Cohen «non è né credibile né attraente». eBay, i cui headquarters sono a San Jose, California, ha dichiarato che il consiglio di amministrazione e i consulenti indipendenti hanno esaminato attentamente la proposta di 125 dollari per azione e hanno deciso di respingerla, citando le prospettive di crescita dell’azienda di e-commerce come entità indipendente, l’incertezza relativa alla proposta di finanziamento di GameStop e la leva finanziaria, i rischi operativi e la struttura di leadership previsti per la nuova entità combinata. Analisti e investitori nutrivano dubbi sulla possibilità che l’offerta potesse andare a buon fine.
L’Albania non estenderà l’accordo sull’immigrazione con l’Italia oltre il 2030. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Ferit Hoxha in un’intervista a Euractiv, spiegando che entro quella data l’Albania conta di essere membro dell’Unione europea e, dunque, non sarà più territorio extraterritoriale rispetto all’Ue. «Tutti hanno fatto lo stesso calcolo», ha aggiunto Hoxha riferendosi alla scadenza dell’intesa Roma-Tirana.
Il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha (Imagoeconomica).
La famiglia Agnelli ha creato una fondazione senza scopo di lucro per restare socio di minoranza con una quota del 20 per cento del quotidiano La Stampa, recentemente ceduto al gruppo Sae. Il nome scelto è Fondazione 9 febbraio 1867: un riferimento alla data di pubblicazione del primo numero della Gazzetta Piemontese, poi diventata La Stampa il 31 marzo 1895.
La quota di minoranza non implica responsabilità di gestione
La decisione, scrive l’Ansa, è emersa in occasione dell’incontro tra il nuovo editore Alberto Leonardis, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente di Gedi Paolo Ceretti e le organizzazioni sindacali. La quota di minoranza non implicherà responsabilità di gestione: la famiglia Agnelli parteciperà però al nuovo progetto editoriale con due obiettivi: garantire l’identità e il posizionamento della testata e consolidare il rapporto col territorio.
Lufthansa ha fatto sapere che a giugno eserciterà un’opzione per acquisire un ulteriore 49 per cento di Ita Airways, portando la propria quota dal 41 al 90 per cento per un corrispettivo di 325 milioni di euro concordato al momento della firma dell’accordo con il Mef nel 2023. Il completamento dell’operazione è atteso nel primo trimestre del 2027, subordinato alle autorizzazioni regolamentari della Commissione europea e del Dipartimento di Giustizia americano. A seguito del closing, Ita sarà pienamente integrata nel Gruppo Lufthansa come quinta compagnia aerea di rete, sia sul piano organizzativo che finanziario. Il Mef manterrà inizialmente il restante 10 per cento, con possibilità per Lufthansa di acquisire anche questa tranche nel 2028.
La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge per istituire un tribunale militare speciale incaricato di processare i 300 presunti terroristi palestinesi accusati di aver commesso atrocità il 7 ottobre 2023, con 93 voti a favore e nessuno contrario. In base al provvedimento, il tribunale potrà accusare gli aggressori di tutti i reati pertinenti, tra cui il genocidio. Coloro che venissero condannati per genocidio rischierebbero la pena di morte. La legge stabilisce inoltre che chiunque sia sospettato, accusato o condannato per i crimini del 7 ottobre non può essere rilasciato tramite accordi di liberazione dei detenuti. Tuttavia, l’attuazione del testo potrebbe essere ritardata da disaccordi tra i ministeri della Difesa e delle Finanze in merito ai costi previsti per l’istituzione del tribunale speciale.
Il ministro della Giustizia: «Uno dei momenti più importanti»
La legge è stata presentata congiuntamente dal deputato del partito Sionismo Religioso Simcha Rothman,della coalizione di governo e dalla deputata di Yisrael Beytenu Yulia Malinovsky dell’opposizione. Il ministro della Giustizia Yariv Levin ha definito l’approvazione della legge «uno dei momenti più importanti dell’attuale Knesset». «Si percepisce che stiamo facendo la cosa giusta trovando un modo per unirci in questo momento, anche se siamo alla vigilia delle elezioni e nonostante tutti i disaccordi esistenti», ha aggiunto.
Sarà il giudice contabile Donato Luciano, finora capo dell’ufficio legislativo del MiC, a prendere il posto di Emanuele Merlino, il capo della segreteria tecnica silurato dal ministroAlessandroGiuli. Lo riporta Il Foglio, sottolineando che Luciano è molto stimato al Quirinale.
Luciano era stato scelto come capo dell’ufficio legislativo del MiC a gennaio del 2024 dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano: consigliere della Corte dei conti con funzioni di Vice Procuratore Generale, ricopriva già il ruolo di vice capo di gabinetto vicario del ministero. Avvocato nato a Potenza nel 1972, Luciano è anche giudice della Corte di Giustizia Tributaria di appello del Lazio, Presidente del Comitato di sorveglianza di grandi imprese in amministrazione straordinaria, Presidente del Collegio dei Revisori dei conti di Università e Componente della Cabina di Regia per il Codice dei Contratti pubblici.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).
Il futuro di Merlino e quello della capo di gabinetto
Per quanto riguarda Merlino – uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – Repubblica riporta che inizialmente è stato valutato per lui un ruolo di coordinamento nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Difficile però liberare questa casella: possibile che gli venga assegnato anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo a Montecitorio, ma c’è anche l’opzione di un “trasloco” ai vertici di un altro ministero. Il “salvataggio” di Merlino permetterebbe a Giuli di rimuovere anche la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui non è mai entrato in sintonia.