Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato

Nel corso di Taste of Roma 2026, Fagianeria ha presentato il nuovo Ègelato firmato da Cirio Agricola di Andrea Benetton, nato per valorizzare autenticità della materia prima, controllo diretto della filiera e cultura del latte. La presentazione è avvenuta durante il festival internazionale dedicato all’alta cucina, conclusosi domenica 10 maggio 2026 al Gazometro di Roma dopo cinque giorni di degustazioni, incontri e nuove tendenze gastronomiche, confermandosi uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del food contemporaneo.

Il latte rappresenta il vero asse del progetto

Presentato durante il weekend della manifestazione, Ègelato nasce dall’approccio integrato della Filiera Bianca di Cirio Agricola, modello produttivo fondato sulla continuità naturale dei processi e sulla circolarità delle risorse. Un sistema che unisce coltivazioni sostenibili, allevamento di una mandria frisona secondo elevati standard di benessere animale e tecnologie 4.0, fino alla produzione del latte, materia viva che attraversa l’intera filiera. Il latte rappresenta infatti il vero asse del progetto. Insieme alla panna costituisce circa l’80 per cento della ricetta di Ègelato e proviene direttamente dalla filiera interna, riducendo al minimo i passaggi intermedi e preservando freschezza, caratteristiche organolettiche e identità del prodotto.

Il gelato non è solo un prodotto finale ma l’espressione autentica della cultura produttiva da cui nasce

«La qualità nasce dal controllo diretto della filiera. Conoscere ogni passaggio, dall’allevamento alla trasformazione, significa offrire un prodotto autentico, riconoscibile e coerente con il nostro territorio. Ègelato è la sintesi di questo approccio. Pochi ingredienti, origine certa, identità forte», ha spiegato Andrea Benetton.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato
Andrea Benetton.

Il debutto è avvenuto attraverso il gusto più identitario del progetto, Èlatte, un fior di latte puro e riconoscibile, pensato per raccontare senza mediazioni l’origine agricola del prodotto. Una scelta che mette al centro la materia prima e risponde alla crescente domanda di trasparenza, semplicità e qualità da parte dei consumatori. Con Ègelato, Fagianeria rafforza il proprio posizionamento su qualità, filiera corta e identità agricola, portando nel mondo del gelato un approccio in cui produzione, allevamento e trasformazione diventano parte di un unico ecosistema. Un progetto che interpreta il gelato non solo come prodotto finale, ma come espressione autentica dell’origine del latte e della cultura produttiva da cui nasce.

Ministero del lavoro, Antonio Teti nominato nel Comitato nazionale sull’IA

Nuovo incarico istituzionale per Antonio Teti, nominato componente del Comitato per la definizione di una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La nomina è stata formalizzata attraverso il decreto ministeriale n. 51/2026. Insieme a lui sono stati designati, come parte dello stesso organo creato per analizzare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale e supportare la definizione di linee guida strategiche per il Paese, Luciano Pietronero, Giuliano Noci, Luca Oneto, Vincenzo Lomonaco, Ivana Pais, Leopoldo Mondauto e Stefano Menghinello. Tra gli obiettivi principali del comitato rientrano la promozione di un utilizzo etico, responsabile e inclusivo dell’intelligenza artificiale, oltre alla definizione di modelli capaci di accompagnare imprese, lavoratori e istituzioni nella trasformazione digitale. Professore presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, Teti è anche responsabile del settore Sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’ateneo, responsabile per la Transizione digitale di ateneo per l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e delegato del responsabile della Conservazione dati dell’ateneo.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»

Commentando le parole di Vladimir Putin sul possibile coinvolgimento di Gerhard Schröder nei colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che «dare il diritto alla Russia di scegliere i negoziatori europei non sarebbe molto saggio». All’arrivo al Consiglio Esteri, Kallas ha inoltre definito l’ex cancelliere tedesco «lobbista di alto profilo per le aziende statali russe», aggiungendo che Putin lo vorrebbe perché, visti i suoi trascorsi e i legami con il Cremlino, «siederebbe a entrambe le parti del tavolo».

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Kaja Kallas (Ansa).

I legami col Cremlino e la ‘candidatura’ da parte di Putin

Poco dopo aver abbandonato la carriera politica, Schröder ha accettato la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG, che si è occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto tra la Russia e la Germania, promosso negli anni da cancelliere socialdemocratico (1998-2005). Poi è stato un lobbista del suo raddoppio Nord Stream 2 – mai entrato in funzione – quando al suo posto era subentrata Angela Merkel. Successivamente è stato nominato presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale. «Penso che la guerra stia finendo. Come negoziatore preferirei Schröder», aveva detto Putin sabato 9 maggio, rispondendo ai giornalisti nel Giorno della Vittoria.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Vladimir Putin (Ansa).

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Sciopero trasporto aereo 11 maggio 2026: orari, voli coinvolti e fasce di garanzia

Possibili disagi lunedì 11 maggio 2026 per i viaggiatori a causa di uno sciopero nazionale del trasporto aereo che coinvolge il personale della compagnia EasyJet ma anche quello di diverse aziende che lavorano nei servizi di terra e di sicurezza in vari aeroporti italiani, come Roma Fiumicino e Ciampino, Milano Malpensa, Napoli, Palermo e Cagliari. Il personale di EasyJet e quello che lavora negli aeroporti romani per conto dell’azienda pubblica Enav ha aderito allo sciopero per più ore, dalle 10 alle 18. In questo caso l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli garantiti. L’agitazione è stata indetta da diversi sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Anpac) che protestano contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e, in generale, contro condizioni di lavoro che considerano inadeguate. I voli saranno regolari nelle fasce garantite dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense

La nave da crociera MV Hondius, su cui si è sviluppato un focolaio di hantavirus, ha raggiunto Tenerife nella mattinata di domenica 10 maggio, nonostante la contrarietà di Fernardo Clavijo, governatore delle Canarie. A bordo «stanno tutti bene», ha assicurato la ministra spagnola della Salute Monica Garcia. Ma intanto è arrivata la notizia di due nuovi contagi: sono infatti risultati positivi all’hantavirus una passeggera francese e uno americano. Il virus finora ha fatto tre vittime: una coppia olandese e una donna tedesca.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
La nave MV Hondius (Ansa).

Proseguono le operazioni di rimpatrio dei passeggeri

Dalla nave MV Hondius, operata da Oceanwide Expeditions e ancorata nelle acque del porto industriale di Granadilla, ieri sono stati evacuati i 14 passeggeri spagnoli, che faranno la quarantena all’ospedale militare di Madrid. Poi è stata la volta di quelli olandesi, francesi, britannici e turchi: in tutto più di 90 persone. A bordo sono rimasti i membri dell’equipaggio e una cinquantina di passeggeri tra australiani, zelandesi e statunitensi. Oggi sono previsti i voli che li riporteranno a casa. Poi la nave lascerà le Canarie per far definitivamente ritorno nei Paesi Bassi.

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Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
Passeggeri olandesi della MV Hondius al rientro nei Paesi Bassi (Ansa).

Peggiorate le condizioni di una passeggera francese

Come detto, è arrivata la notizia di altri due contagiati. In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro. Le cinque persone rimpatriate sono stati immediatamente posti in isolamento rigoroso e trasferiti all’Ospedale Bichat di Parigi. Nel Paese, ha aggiunto Riste, sono stati identificati «22 casi di contatto stretto o indiretto» legati al contagio da hantavirus. Queste persone non si trovavano a bordo della nave MV Hondius, ma su voli effettuati dai passeggeri della crociera tra Sant’Elena e Johannesburg o tra Johannesburg e Amsterdam.

Positivo anche un passeggero proveniente dagli Stati Uniti

Dalla Francia agli Stati Uniti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani Usa ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, aggiungendo che «presenta attualmente sintomi lievi». Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena. L’Oms ha classificato tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio come “contatti ad alto rischio”, raccomandando una sorveglianza medica attiva per 42 giorni.

In Australia in sei faranno la quarantena in una struttura usata durante il Covid

Sei passeggeri destinati a lasciare oggi la MV Hondius (quattro australiani, una persona con il permesso di soggiorno in Australia e un neozelandese) saranno messi in quarantena in Australia per almeno tre settimane, in una struttura predisposta per l’isolamento a nord di Perth, che era stato utilizzato durante la pandemia di Covid. Lo ha reso noto l ministro della salute australiano Mark Butler, in una conferenza stampa. Nessuno dei sei passeggeri ha sintomi.

L’Iran respinge il piano Usa: «Richieste eccessive»

L’Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti per la fine della guerra, secondo quanto riportato dai media di Teheran. La proposta americana, riferisce la tv statale Press Tv, «avrebbe significato la sottomissione alle eccessive richieste» del presidente Donald Trump. E ancora: «Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Usa paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese». Pronta la risposta del presidente statunitense ad Axios: «Non mi piace la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta». Il tycoon si è tuttavia rifiutato di scendere nei dettagli sui contenuti della risposta stessa, attesa per giorni dagli Usa. La Casa Bianca sperava che le posizioni di Teheran mostrassero ulteriori progressi verso un accordo, ma la reazione iniziale di Trump è sembrata indicare l’esatto contrario.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia

Fratelli coltelli d’Italia. L’ultima puntata della serie post referendum dipinge uno scenario inedito nella guerra tra bande interna al partito di Giorgia Meloni. Iniziato con le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi (fazione Fazzolari), proseguito con la rimozione di Daniela Santanchè (fazione La Russa), il conflitto si sposta in ‘casa’ di Alessandro Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Alessandro Giuli (Ansa).

La controffensiva di Giuli: via Merlino e Proietti

Il ministro-dandy, finito nel mirino per la gestione dei casi Venezi e Biennale, cerca di rialzare la testa e reagisce punendo i suoi, ovvero defenestrando il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e la segretaria particolare, Elena Proietti. Il primo pagherebbe per i mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, stigmatizzati come «inaccettabili» dal ministro nei giorni scorsi. La seconda, viene riferito, non si sarebbe presentata in aeroporto, ‘bucando’ una missione di Giuli a New York. Il problema è che Merlino è ritenuto vicinissimo a Giovanbattista Fazzolari (ancora lui), mentre Proietti è consigliera comunale a Terni e responsabile del dipartimento regionale del Turismo per Fratelli d’Italia.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).

I silenzi dopo l’indiscrezione del Corriere

La notizia dei licenziamenti viene fatta filtrare di domenica, poco dopo pranzo, tramite il sito del Corriere della sera. E fino a sera nessuno conferma ufficialmente che i decreti di revoca degli incarichi siano stati già firmati da Giuli, come riportato dal quotidiano online. Il ministro non risponde. E i suoi collaboratori sostengono di non avere elementi per confermare né smentire (salvo, poi, nel corso del pomeriggio cancellare ogni traccia dei messaggi ai cronisti). Fonti governative di maggioranza che frequentano il Collegio romano sostengono che i decreti non sono ancora stati firmati. E così anche da Palazzo Chigi ambienti vicini a Fazzolari instillano il dubbio che i provvedimenti non siano ancora definitivi. Insomma, tutto fa pensare a una soffiata ai giornali per far saltare l’operazione decisa da Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Giovanbattista Fazzolari (Imagoeconomica).

Lollobrigida cerca (inutilmente) di gettare acqua sul fuoco

Poi, poco dopo le 20.30, arriva la nota di Francesco Lollobrigida. Il ministro parla a titolo di capo delegazione di FdI nel governo e l’intento del comunicato è quello di gettare acqua sul fuoco: i licenziamenti sono liquidati come «normali avvicendamenti» al MiC. Ma l’effetto è esattamente l’opposto. In primo luogo perché, in quasi quattro anni di governo, non si ricorda un intervento di Lollobrigida a ‘sanare’ crepe interne all’esecutivo cosi evidenti da far apparire la situazione tanto grave. E poi perché le parole del titolare dell’Agricoltura non sono in alcuno modo rassicuranti.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

«Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico», premette Lollobrigida, la cui addetta stampa è stata per anni la sorella di Giuli, Antonella (ora all’ufficio stampa della Camera). Dicendosi «certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza», Lollobrigida sottolinea che Merlino e Proietti sapranno «essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale» poiché «la loro esperienza e capacità sono», per quanto lo riguarda, «indiscusse». In altre parole, difende Giuli e cerca di placare la fronda Fazzolari promettendo una ricollocazione dei defenestrati. Insomma, la puntata è finita ma la saga è appena iniziata. Pop corn per le opposizioni.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione

Una figuraccia come quella rimediata la scorsa settimana sarebbe stata più che sufficiente per indurlo a farsi da parte. Ma Gianni Infantino, presidente della Fifa, a levarsi di torno non ci pensa proprio. Da quando è a capo dell’organizzazione che governa il calcio ha passato il tempo a piegarla su se stesso, facendola coincidere con la sua persona: Fifantino.

Un pacificatore fallito: la figuraccia di Vancouver

L’interpretazione egocentrica del ruolo non lo mette al riparo dal collezionare scivoloni. Come quello che ha messo in curriculum lo scorso 30 aprile, in occasione del 76° Congresso Fifa tenuto a Vancouver (Canada). Convinto di poter recitare il ruolo di grande pacificatore (che nessuno gli ha assegnato), Infantino ha chiamato al centro della scena il presidente della federazione palestinese, Jibril Al Rajoub, e il vicepresidente della federazione israeliana, Basim Sheikh Suliman. Pretendeva una stretta di mano, per dimostrare che la Fifa è capace di regalare un istante di pace anche tra parti ferocemente divise. Risultato: stretta di mano rifiutata e boomerang che torna veloce sulla pelata presidenziale. Infantino si è limitato a dire che certe situazioni sono complicate. Come se avesse soltanto scambiato il sale col pepe rosa.

Un mix di personalismo e riformismo megalomane

Una scena emblematica del modo di governare infantiniano, quella rappresentata a Vancouver. Un impasto di personalismo, improvvisazione, presunzione e faccia bronzea. Sintetizzando il tutto con un’etichetta: dilettantismo politico. Ma proiettato su una dimensione di governo che si espande su scala globale e pretende di abbracciare un mappamondo più vasto di quello tracciato dall’Onu (211 federazioni calcistiche nazionali contro i 193 Stati nazione riconosciuti dalle Nazioni Unite). Questa è la Fifa governata dall’avvocato italo-svizzero. Un ex oscuro segretario generale dell’Uefa che, per una straordinaria coincidenza di circostanze, si è trovato la strada spianata verso la presidenza del calcio mondiale. E che adesso lo governa in modo pasticciato, mettendo se stesso davanti a tutto e imprimendo un riformismo megalomane, che ha il solo effetto di inflazionare le competizioni e renderle sempre più costose.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione

Il servilismo nei confronti di Trump

A dimostrare questo andazzo sono state le due grandi manifestazioni che Infantino ha voluto fortemente: il Mondiale Fifa per Club e il Mondiale per nazionali in versione extralarge, passato d’un colpo da 32 a 48 squadre. Due competizioni pacchiane, tecnicamente discutibili, caratterizzate da prezzi indecenti dei biglietti e conseguenti spalti vuoti in diverse gare. Ma lui è contento così e sventola l’aumento del montepremi, o le fantascientifiche cifre delle richieste di biglietti online. Come se questi fossero i parametri per giudicare lo stato di salute del movimento. E mentre sfoggia numeri mirabolanti, si preoccupa di intessere rapporti politici muovendosi con un piglio da segretario generale dell’Onu. Il servilismo nei confronti di Donald Trump – insignito di un inedito Premio Fifa per la Pace, che già basterebbe per battezzarlo definitivamente Fifantino – è degno del miglior Giandomenico Fracchia.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino consegna a Trump il premio Fifa per la pace (foto Ansa).

Il pasticcio della Coppa d’Africa scopre la classe dirigente infantiniana

Ma anche la gestione delle periferie dell’impero desta non pochi imbarazzi. Il pateracchio dell’ultima Coppa d’Africa, con l’irrisolta querelle fra Marocco e Senegal, porta la sua firma perché ha visto in prima linea due uomini della sua massima fiducia: il presidente della confederazione calcistica africana (CAF), Patrice Motsepe, e il segretario generale allora in carica della stessa CAF, Véron Mosengo Omba, svizzero di origine congolese nonché stretto collaboratore di Infantino. Il disastro combinato da quei due è un marchio d’infamia per la stessa Fifa. In seguito a quel fattaccio, ma anche per avere superato i limiti di età per rivestire la carica di segretario generale, Mosengo Omba si è dimesso a fine marzo. Ma è già pronto a rientrare in pista come candidato presidente della federcalcio congolese. Evidentemente non riesce a fare a meno del campo, così come Motsepe. Che, quando venne eletto per la prima volta alla presidenza della CAF, disse che avrebbe fatto un solo mandato. E invece è ancora lì a fare il secondo. L’inscalfibile classe dirigente infantiniana.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Patrice Motsepe (Ansa).

L’autocelebrazione e il culto della personalità

Ma, per il capo del calcio mondiale, questo e molti altri episodi sono roba secondaria. Il suo culto della personalità, che è anche l’altra faccia di un insopprimibile complesso di inferiorità che lo porta a una ininterrotta celebrazione di se stesso. E poiché giusto quest’anno ricorre il decennale della sua elezione alla presidenza, ecco il diluvio di celebrazioni. Il sito Fifa è stato usato per diffondere un imbarazzante messaggio a più voci in cui i più fidi collaboratori incensano il capo. E adesso è stato appena mandato in libreria un volume celebrativo. Del quale omettiamo il titolo perché non leggerlo è il solo uso sensato che se ne possa fare. L’autore è Alessandro Alciato, insipido bordocampista promosso agiografo ufficiale. Così vanno le cose nel regno di Fifantino. Blatter era un modesto travet, al confronto.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?

Il 5 maggio il Teatro La Fenice di Venezia era tirato a lucido per un evento. Non si festeggiava la defenestrazione di Beatrice Venezi dalla direzione musicale del teatro, no. Si celebrava, invece, l’apertura della filiale italiana della società turca Iki Dakika creative house, una media company specializzata nella produzione di serie tivù brevi dedicate ai consumi attraverso lo smartphone, e quindi in modalità di visione verticale.

Anche Netflix introduce novità nella sua app mobile

L’iniziativa è arrivata a breve distanza dall’annuncio di Maria De Filippi, che, attraverso la sua casa di produzione Fascino, ha lanciato Witty Drama, progetto pensato per le mini-serie tivù verticali (short drama) da guardare sullo smartphone e attraverso i social network.
D’altronde, se persino un gigante come Netflix si muove introducendo nella sua app mobile un feed di video verticali, brevi, personalizzati, utilizzando un linguaggio familiare a TikTok, significa che qualcosa sta davvero cambiando nell’industria dei contenuti.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Anche Netflix pensa ai formati verticali (foto Unsplash).

In forte crescita la visione di contenuti sullo smartphone

E un paio di dati possono bene spiegare la trasformazione. L’ultimo rapporto Censis sui media testimonia, per esempio, che nel 2025 gli utenti della televisione in Italia sono il 93,2 per cento della popolazione. Tuttavia, la tivù tradizionale pesa per il 79,5 per cento, 3,6 punti in meno del 2024 (e 13,6 punti in meno del 2007), mentre gli utenti della tivù satellitare sono stabili al 47,8 per cento. Bene la web tivù al 62 per cento, e in forte crescita proprio la mobile tivù, al 38,6 per cento, con 3,7 punti in più del 2024.

Un mercato che vale già 11 miliardi di dollari (Cina esclusa)

Quindi si guarda la televisione in mobilità, ossia sul telefonino, e perciò con una visione verticale, un po’ come da approccio abituale quando si maneggia uno smartphone. C’è un business in netta crescita: il mercato mondiale (Cina esclusa) dell’intrattenimento e della serialità pensata ad hoc in verticale vale, secondo Omdia, circa 11 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 14 miliardi nel 2026. A cui aggiungere il mercato cinese, che in base ad alcune stime avrebbe già toccato gli 11 miliardi di dollari annui.

I costi di produzione restano piuttosto bassi

D’altronde i micro-drama, le serie short-form già ora registrano, in mobilità, un tempo di visualizzazione superiore a quello di Netflix o Disney+, con una narrazione, ovviamente, non di grande qualità, fatta di episodi che si chiudono con un colpo di scena per mantenere alto il coinvolgimento e stimolare la visione della puntata successiva, mentre i costi di produzione restano piuttosto bassi e i ricavi arrivano sia da pubblicità e da branded content, sia da micro-pagamenti per sbloccare i nuovi episodi.

Linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva

Come spiegano da Iki Dakika creative house, il loro è «un modello narrativo e produttivo innovativo, costruito su episodi brevi di genere drama, comedy, romance, thriller e youth, linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva. La società è infatti il primo studios interamente dedicato alle vertical short-form series ed è pure il produttore della prima serie drama verticale turca distribuita esclusivamente sui social media, senza app dedicate o piattaforme ott».

Sviluppo di titoli originali anche nel nostro Paese

La fondatrice, Ilkin Kavukcu, ha inoltre annunciato che Iki Dakika creative house avvierà presto la produzione di una nuova serie originale in Italia, per sviluppare titoli originali nel nostro Paese, ricordando che la società turca, con le sue produzioni social-first, ha raggiunto 390 milioni di visualizzazioni, 24 milioni di utenti unici, oltre 3 milioni di like e interazioni e più di 615 mila condivisioni, superando quota 600 milioni di visualizzazioni complessive e 100 milioni di minuti visti per le sue serie principali.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Una società turca specializzata in serie tivù brevi pensate per il consumo su smartphone sbarca in Italia (foto Unsplash).

Insomma, il formato 16:9 potrebbe presto lasciare il posto al verticale 9:16. E d’altronde anche il regista Peter Greenaway lo diceva, con la giusta dose di umorismo: «Gli uomini per secoli hanno realizzato la loro arte in formato orizzontale, per poi guardarla dalle loro finestre, dunque in formato verticale».

Il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione

L’importante, da un punto di vista produttivo, è non avere un approccio pigro, per esempio continuando semplicemente a trasformare in 9:16 qualcosa di pensato e girato in orizzontale. Un errore enorme, perché il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione. Infatti, sottolineano i promotori del Vertical movie festival (la nona edizione è in programma a Roma, alla Casa del cinema, dal 30 settembre al primo ottobre 2026), «il cinema orizzontale, quello di sempre, è inclusivo. Al contrario, quello verticale è escludente: un primo piano riempie lo schermo ed esclude tutto il resto. Si tratta di un formato che mette, letteralmente, al centro la figura umana, la stacca dal contesto. Le sceneggiature devono essere scritte diversamente. Puoi entrare più facilmente nella mente dei personaggi e non ci sono inquadrature che li mettono in relazione. Perciò la scrittura deve dare il tempo ai protagonisti di relazionarsi tra loro».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Il tennis tallona il calcio: i numeri del boom

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo

Nell’ambito del programma voluto da Donald Trump “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, che punta a rendere più trasparenti le conoscenze del governo Usa in merito ai cosiddetti “fenomeni aerei non identificati”, il Pentagono ha pubblicato una serie di file inediti – in tutto 161 – tra cui alcuni relativi alle missioni spaziali Apollo 1, del 1969, e Apollo 17, del 1972. Il Dipartimento della Difesa anche messaggi scambiati tra il Pentagono e la Nasa.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

In una delle foto, scattata dalla superficie lunare e in bianco e nero, si vedono ad esempio tre minuscoli puntini nel cielo. Un altro documento, invece, riporta l’interrogatorio dell’Fbi a una persona identificata come pilota di droni che, a settembre del 2023, aveva riferito di aver avvistato in cielo «un oggetto lineare» con una luce talmente intensa da permettere di «distinguere delle fasce all’interno della luce stessa».

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

Hegseth: «È ora che gli americani vedano coi propri occhi»

«Questi documenti, a lungo classificati, hanno alimentato speculazioni giustificate, ed è ora che il popolo americano li veda con i propri occhi. La pubblicazione di questi documenti declassificati dimostra il sincero impegno dell’Amministrazione Trump per una trasparenza senza precedenti», ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth. «Il materiale qui archiviato riguarda casi irrisolti, ovvero casi per i quali il governo non è in grado di giungere a una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati», si legge sul sito del Pentagono. «Ciò può verificarsi per diverse ragioni, tra cui la mancanza di dati sufficienti, e il Dipartimento della Difesa accoglie con favore l’applicazione di analisi, informazioni e competenze provenienti dal settore privato». E poi: «Continueremo a pubblicare rapporti separati sui casi di UAP risolti, come previsto dalla legge. Sotto questa Amministrazione, perseguiremo la verità e condivideremo i nostri risultati con il popolo americano».

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star

L’assistente di volo di KLM che era stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam dopo essere entrata in contatto con una passeggera olandese della MV Hondius, poi morta in Sudafrica, è risultata negativa all’hantavirus. L’attenzione resta però massima, anche perché – al di là delle tre vittime totali – a bordo della nave da crociera si è verificata una trasmissione da uomo a uomo. Certamente hanno drizzato le antenne i virologi star del Covid, che d’un colpo si sono risvegliati e hanno ripreso un’intensa attività social.

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star
Roberto Burioni (Imagoeconomica).

Buroni e i bollettini su Substack (gratis per i tirchi)

Roberto Burioni, professore di Virologia e Microbiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da qualche giorno sta pubblicando su Substack articoli dedicati alla vicenda della MV Hondius, scaricabili tramite abbonamento, «per poter capire in prima persona quello che sappiamo, e quello che non sappiamo». Un’iniziativa che sta andando molto bene, come ha tenuto a precisare lo stesso Burioni.

«Alcuni dicono che lo faccio per avere visibilità, altri per i soldi, altri ancora mi dicono che sono felice che tutto questo avvenga, infine alcuni mi accusano di copiare o usare l’IA. Ebbene, voi non potete immaginare il piacere fisico che provo pensando che tutti questi rifiuti umani non possono leggere i miei articoli», aveva scritto peraltro Burioni, prima di cambiare idea e rendere i suoi articoli (teoricamente) alla portata di chiunque: «Proprio perché in una situazione di emergenza sanitaria è importante che tutti abbiano a disposizione informazioni accurate chi ha difficoltà economiche e non può pagare 1,65 euro al mese mi scrive in mail dicendomelo e io gli regalo l’abbonamento. Chi invece è così tirchio da non volere pagare 1,65 euro al mese mi scrive in mail autocertificandosi “tirchio” e l’abbonamento glielo regalo anche a lui».

Bassetti contro Heather Parisi: la storia si ripete

«Siamo passati in poche ore da milioni di esperti di mine navali nello stretto di Hormuz a criminologi per Garlasco e adesso tutti virologi di nuovo come ai tempi del Covid», ha anche scritto Burioni, che in epoca di Covid si era accapigliato con la no vax Heather Parisi. Cosa che, sul tema-hantavirus, ha già fatto Matteo Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. «Non andrò in lockdown per hantavirus. Non mi ingannate con la propaganda “stai uccidendo persone se viaggi o esci di casa”. E non chiedetemi di vaccinarmi contro hantavirus per proteggere i più deboli. Questo trucco subdolo e carogna ve lo siete giocato con la vostra propaganda Covid e non attacca più. Finitela di prenderci per i fondelli», ha scritto la showgirl sui social. Questa la risposta di Bassetti: «Stia tranquilla. Potrà continuare a giocare a fare la virologa. Nessuno la vaccinerà perché non esiste un vaccino e neanche una terapia specifica. Sarà per questo che il 50 per cento di chi si contagia con hantavirus muore. Lo sapeva? Non lo avevano insegnato al corso di virologia fatto su Facebook?».

Bassetti, che ha anche auspicato che «il governo voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms», come Burioni ha poi in qualche modo incolpato gli italiani di interessarsi a vicende in cui non ci sia traccia di agenti patogeni: «Mi raccomando, continuate a seguire il delitto di Garlasco e la salute della famiglia del bosco, mentre il mondo evoluto si interroga su come rintracciare tutti i passeggeri che hanno avuto contatti con i casi di hantavirus della nave Hondius. Sono 23, i passeggeri che erano sulla nave e sono scesi il 22 aprile. Questi hanno viaggiato tra stazioni e aeroporti e chissà quante persone hanno incontrato».

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star
Massimo Galli (Imagoeconomica).

Galli invece se la prende con Trump: «Complimentoni…»

L’allarme-hantavirus ha infine risvegliato anche Massimo Galli, che durante la pandemia di Covid aveva prodotto decine di pubblicazioni scientifiche sulla pandemia, acquisendo – col suo gruppo di collaboratori – un ruolo di riferimento nazionale. Galli ha puntato il dito contro l’attuale presidente Usa.

«Vale la pena di ricordare che nel 2025 l’Amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni», ha scritto l’infettivologo su Facebook: «In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare».

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

«Ma lo sapete che la sorella del leader dell’opposizione lavora al fianco del vice del capo del governo? Non si è mai vista una situazione simile», dicono tra il serio e il faceto dentro Fratelli d’Italia. In effetti è proprio così, e politicamente la coincidenza è curiosa: alla Farnesina, negli uffici che ogni giorno hanno a che fare con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, si aggira anche Susanna Schlein, che è la sorella di Elly, la segretaria del Partito democratico. Le cronache si erano occupate di lei solo una volta, quando lavorava nell’ambasciata d’Italia ad Atene: su un “dispaccio” Ansa del 2022 si dava conto di un attentato degli anarchici che aveva «distrutto le auto della prima consigliera d’ambasciata d’Italia ad Atene Susanna Schlein, sorella dell’esponente del Pd Elly Schlein». Un episodio che ovviamente aveva scatenato anche la pronta solidarietà dello stesso Tajani. Da allora non si è più parlato della “sorElly”: nel frattempo, e sono passati ormai tre anni e mezzo, la diplomatica è stata promossa, arrivando a lavorare a Roma, nel cuore del potere del ministero degli Affari Esteri, la Farnesina. A stretto contatto con il ministro Antonio Tajani, che è di Forza Italia. L’attuale incarico di Susanna Schlein è alla direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo, una delle più potenti del Maeci, con il ruolo di “capo unità”. Una situazione che ha fatto dare di gomito qualcuno nel partito di via della Scrofa, dove si guardano con estrema attenzione le mosse di Forza Italia, non solo di Tajani ma anche di Marina Berlusconi: da qui a dire che questa “vicinanza lavorativa” possa provocare un ribaltone governativo e un asse “silenziosamente attivo” tra il Pd e i forzisti ce ne passa, ma del resto la fantapolitica non dorme mai. «Ve lo immaginate se in un governo presieduto da Bettino Craxi, dove il ministro degli Esteri era Giulio Andreotti, poi alla Farnesina vi trovavate la parente più stretta del capo del Pci Achille Occhetto?», è la battuta che circola tra i più ostili a Forza Italia…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

Metti Folgiero e Gubitosi a tavola

Cosa si saranno detti, martedì a pranzo, nel ristorante romano Al Ceppo, uno dei migliori luoghi della Capitale per “apparecchiare” i potenti, due personaggi come Pierroberto Folgiero e Luigi Gubitosi? Il dialogo tra l’amministratore delegato di Fincantieri e l’ex direttore generale della Rai, oltre che della Luiss che ha la sede proprio lì vicino, è stato fittissimo…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

Rubio va Dal Bolognese

Alla fine, anche l’americano Marco Rubio non ha saputo resistere al fascino della “dolce vita” romana: e così, al termine della giornata di giovedì 7 maggio, ecco il segretario di Stato Usa e la moglie Jeanette Dousdebes Rubio a cena a piazza del Popolo, nel ristorante Dal Bolognese. Tre ore d’inferno per il centro storico, con il divieto di transito anche ai pedoni su tutta la piazza: dalla porta del Popolo fino a un buon punto di via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, blindature con un esercito di forze dell’ordine e di mezzi antisommossa, tanto che ci voleva una ventina di minuti per fare un giro lunghissimo per superare gli ostacoli. E tutti hanno ricordato quanto era stata differente la visita del presidente francese Emmanuel Macron e la moglie Brigitte, sempre nel locale di piazza del Popolo, ma senza dare così tanto fastidio ai romani.

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Papa Leone con Marco Rubio (Imagoeconomica).

L’ex senatore forzista D’Anna contro il governo

È stato senatore di Forza Italia, Vincenzo D’Anna. Da presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei biologi, ora D’Anna bombarda il governo di Giorgia Meloni. Tutta colpa del «grave ritardo» nell’avvio dei bandi e nell’assegnazione dei finanziamenti per le scuole di specializzazione post laurea di area sanitaria. D’Anna, che è un combattente, lamenta che «nonostante i numerosi solleciti inviati», il ritardo rischia di avere «gravi ricadute sul regolare svolgimento della specializzazione».

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Vincenzo D’Anna (foto Imagoeconomica).

Delfin, Rocco Basilico fa ricorso contro la procedura per il passaggio delle quote

Rocco Basilico, figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio, ha presentato un ricorso al Tribunale del Lussemburgo contro la procedura per il passaggio del 25 per cento di Delfin, la holding di famiglia che controlla quasi un terzo di EssilorLuxottica, a Leonardo Maria Del Vecchio per circa 10 miliardi. Lo riporta Bloomberg spiegando che Basilico, che detiene il 12,5 per cento di Delfin, sostiene che l’assemblea abbia applicato una soglia di approvazione del 75 per cento anziché dell’88 per cento richiesto dallo statuto per i trasferimenti a terzi. Tale soglia avrebbe conferito al suo voto contrario potere di veto. L’erede contesta inoltre l’approvazione di una politica di dividendi minimi all’80 per cento dell’utile netto per il triennio 2025-2027, che non figurava nell’ordine del giorno originale. L’operazione, che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin come primo azionista, dovrebbe chiudersi entro il 27 giugno. All’Ansa fonti finanziarie hanno segnalato che l’iniziativa di Basilico non impedisce il trasferimento delle quote.

Crosetto-Tajani, il 13 maggio audizione alla Camera su Hormuz

Mercoledì 13 maggio la seduta dell’Aula della Camera dei deputati «inizierà alle 10:30 al fine di consentire lo svolgimento dinnanzi alle commissioni III e IV dell’audizione dei ministri degli Esteri e della Difesa», Antonio Tajani e Guido Crosetto, «sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». Lo ha annunciato Giorgio Mulè, presidente di turno a Montecitorio.

Rubio a Tajani: «Le nazioni occidentali proteggano i propri interessi»

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un incontro di circa un’ora e mezza con la premier Giorgia Meloni. In precedenza, aveva fatto visita alla Farnesina, dove era stato accolto dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Durante il colloquio con quest’ultimo, Rubio ha sottolineato «la necessità che le nazioni occidentali proteggano i propri interessi economici», come si legge nella nota del dipartimento di Stato Usa diramata al termine dell’incontro. I due hanno discusso di cooperazione bilaterale, nonché di sfide alla sicurezza globale e regionale. Il segretario ha parlato degli sforzi per promuovere la libertà di navigazione e la sicurezza marittima nelle principali vie navigabili internazionali e affrontato l’importanza di risolvere la guerra in Ucraina.

Tajani a Rubio: «Anche gli Usa hanno bisogno di Italia e Europa»

«Sono convinto che l’Europa ha bisogno dell’America, l’Italia ha bisogno dell’America, ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia. Queste sono le relazioni transatlantiche, l’unità dell’Occidente è fondamentale», ha detto Tajani a Rubio, come spiegato da lui stesso in un punto stampa al termine del bilaterale. Stando a una nota della Farnesina, nell’agenda dell’incontro c’è stato un confronto sui principali temi dell’agenda internazionale e il rafforzamento dei rapporti Italia-Usa. Al centro la guerra in Iran, la crisi nello Stretto di Hormuz e le iniziative per la libertà di navigazione, il cessate il fuoco tra Libano e Israele e il disarmo di Hezbollah, il futuro post-Unifil, l’Ucraina e la transizione in Venezuela e a Cuba. Tajani ha ribadito a Rubio che «per noi è importante una presenza americana in Europa per rafforzare la Nato e naturalmente è importante anche un impegno forte degli europei da questo punto di vista, cosa che gli europei stanno facendo».

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni

L’ex presidente della Regione Siciliana ed ex senatore Salvatore Cuffaro, accusato di corruzione nell’ambito di un’indagine della procura di Palermo sulla gestione illecita di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia Cervello, sulle nomine dei vertici della sanità locale e su presunti illeciti nell’aggiudicazione di appalti, ha chiesto di patteggiare una pena di tre anni, con lavori sostitutivi per il residuo da scontare. Cuffaro, che è agli arresti domiciliari da cinque mesi, e aveva già subito una condanna a sette anni – quasi finita di scontare -per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. La decisione, che spetta alla gup Ermelinda Marfia, è attesa per il 15 maggio.

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni
Salvatore Cuffaro (Imagoeconomica).

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per altri otto indagati

La richiesta di patteggiamento da parte di Cuffaro è avvenuta in udienza preliminare davanti al gip, che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di otto coimputati. Sono accusati di corruzione Roberto Colletti, ex direttore generale dell’ospedale (che si è costituito parte civile), Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e Vito Raso, ex autista e storico collaboratore di Cuffaro. Secondo gli inquirenti, l’ex governatore e i coindagati avrebbero pilotato il concorso bandito per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Per un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa, con l’accusa di traffico di influenze, sono indagati invece Mauro Marchese e Marco Dammone, della srl Dussman, Roberto Spotti, legale rappresentante della società, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.

Fastweb chiede a Iliad di ritirare la pubblicità con Megan Gale

La nuova pubblicità di Iliad con Megan Gale, che gioca apertamente sul richiamo nostalgico agli storici spot Omnitel e Vodafone andati in onda dal 1999 al 2008, è finita al centro di uno scontro con Fastweb, che ha intimato «l’immediata cessazione della diffusione della campagna su qualsiasi mezzo» (sarà trasmessa in tv dal 10 maggio ma è già visibile sui social), chiedendo una risposta entro 24 ore e riservandosi, altrimenti, di agire «nelle sedi competenti».

Lo spot Iliad con Megan Gale per le vie di Milano

Come spiega la lettera di diffida inviata da Fastweb e diffusa da Benedetto Levi, ceo di Iliad Italia, la modella e attrice australiana «mentre cammina per le vie di Milano viene riconosciuta dalla gente come protagonista di un’altra pubblicità (“Megan, cosa ci fai in questo spot?”, le chiede un passante; “Ho deciso di cambiare”, risponde lei)», poi «inaspettatamente entra in un negozio Iliad (“Megan, anche tu qui!” esclama l’addetto) e sceglie Iliad, “perché è per sempre, quindi…”», inoltre «i commenti della gente non si fermano: “Ma hai visto chi è passata?” chiede un uomo alla donna che è con lui; “Eh sì, è passata in Iliad anche lei”, risponde la donna». Megan Gale, peraltro, è vestita di rosso, «il colore che identifica Vodafone fin dal suo uso nel mercato italiano a partire dal 2003».

Fastweb:«Effetti denigratori nei confronti di Vodafone»

Secondo Fastweb, licenziataria del marchio Vodafone, la campagna di Iliad «si pone con ogni evidenza in contrasto con numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile». Lo spot, si legge nella lettera, «realizza infatti un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb S.p.A., con effetti denigratori nei confronti del marchio Vodafone, abbandonato persino dalla sua storica testimonial, ed effettua una comparazione meramente suggestiva fra Vodafone e Iliad a tutto vantaggio di quest’ultima».

Inoltre, prosegue Fastweb, «l’uso strumentale che viene fatto dello storico testimonial Vodafone contrasta inoltre con obbligo di correttezza codificato nell’art. 1 c.a.». Questo il commento di Levi: «Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace».