Doomjobbing, la svilente ricerca del lavoro che spiega il clima di questo Primo maggio

Niente rende meglio il clima di questo Primo maggio della nuova tendenza dilagante fra i giovani in cerca di lavoro – anche se magari un lavoro ce l’hanno già, malpagato e insoddisfacente come sono spesso i primi impieghi. Si chiama doomjobbing, e se fa venire in mente il doomscrolling, cioè l’immersione morbosa nel flusso di cattive notizie ammannite dalla Rete, una ragione c’è: consiste nell’applicazione dello stesso principio alla ricerca di lavoro.

Il neologismo inventato da una ragazzina americana

Il termine, a quanto pare, è una creazione estemporanea di una sveglissima ragazzina americana di otto anni, che vedeva il padre, appena licenziato, passare inutilmente ore e ore su LinkedIn. «Lei l’ha chiamato doomjobbing. Esatto. È proprio quello», ha scritto l’uomo su Threads. Il suo post, e soprattutto il neologismo, sono diventati virali, e qualcuno ha persino suggerito al padre di registrarlo e di stamparlo sulle magliette, con il font di LinkedIn.

Doomjobbing, la svilente ricerca del lavoro che spiega il clima di questo Primo maggio
Passare inutilmente ore e ore su LinkedIn? Ora c’è un neologismo (foto Unsplash).

Doomjobbing, l’avrete capito (perché magari lo fate anche voi), è guardare ogni giorno decine, centinaia di offerte d’impiego o inviare il proprio curriculum a pioggia a una lista infinita di potenziali interessati. Più lunga è la lista, più numerosi sono i rifiuti o le non-risposte che si ricevono, più aumenta l’impressione che tutto quell’impegno non serva a nulla, e che la propria situazione, lavorativa o no, non abbia alcun margine di miglioramento.

Le aspettative avvizziscono e in parallelo cresce l’ansia

Il doomjobbing è una trappola insidiosa, perché dà l’impressione di essere attivi, senza produrre nessun reale passo avanti, nemmeno nel rendere più efficace la propria ricerca, magari selezionando meglio le offerte di lavoro o finalizzando più utilmente il proprio curriculum. Le aspettative avvizziscono e in parallelo cresce l’ansia, e malgrado si sia sempre più convinti dell’inanità dei propri sforzi, è vietato smettere di tentare e ritentare, perché sarebbe ammettere di avere sbagliato tutto.

Doomjobbing, la svilente ricerca del lavoro che spiega il clima di questo Primo maggio
Il doomjobbing è la vana e sfiancante ricerca di lavoro online (foto Unsplash).

Le imprese ora preferiscono affidare certi lavori all’intelligenza artificiale…

La beffa è che anche aver fatto tutte le cose “giuste” cinque o sei anni fa, fidandosi delle guide alla scelta universitaria più promettente e al master più quotato, oggi non mette al riparo dal doomjobbing. E infatti, i più esposti alla sindrome sono i laureati in STEM, illusi che il loro impegnativo percorso di studi avrebbe dato loro un lavoro sicuro e redditizio (fino a due-tre anni fa le aziende lamentavano la mancanza cronica di candidati con una formazione tecnicoscientifica), per poi scoprire non solo che in troppi hanno avuto la stessa idea, ma anche che le imprese ora preferiscono affidare quei lavori all’intelligenza artificiale, che li completa in una frazione di tempo, h24 e con zero salario. In pratica, cercare lavoro inviando a destra e a manca il proprio curriculum è come pescare a strascico in un braccio di mare in cui sono rimasti pochissimi pesci che richiedono modalità di cattura più sofisticate.

Occhio alla fuffa degli annunci-civetta

A incrementare la depressione da doomjobbing, dall’altro lato, c’è la sempre più diffusa pratica degli annunci-civetta, inserzioni per posti che non esistono, dietro ai quali a volte ci sono vere e proprie truffe, ma che possono avere anche obiettivi meno criminali ma più subdoli. Le aziende vogliono dare l’impressione di essere in crescita, quindi di cercare nuovo personale; oppure, gli annunci sono un modo per rastrellare dati personali o curriculum, per esercitare l’intelligenza artificiale o da sfruttare a fini pubblicitari.

Doomjobbing, la svilente ricerca del lavoro che spiega il clima di questo Primo maggio
Il doomjobbing è una trappola insidiosa, perché dà l’impressione di essere attivi (foto Unsplash).

I Paesi che prendono sul serio i problemi lavorativi sono altri…

Da quando i miei figli cercano lavoro diffondendo, fra le altre cose, i loro recapiti, si vedono la casella email inondata di spam e ricevono messaggi o chiamate moleste da numeri sconosciuti. Il fenomeno è così grave e diffuso che Paesi come il Canada hanno appena varato una legge contro gli annunci falsi. Combinazione, sono quasi sempre Paesi dove c’è anche il salario minimo (in Canada, 18 dollari canadesi l’ora, poco più di 11 euro). Sono Paesi, insomma, dove la politica e i sindacati prendono sul serio i problemi lavorativi dei giovani, che si riflettono sul loro benessere fisico ed emotivo – e dove, non a caso, i giovani italiani finiscono per emigrare. Chissà quanti ce ne sono che, in questo Primo maggio, stanno preparando le valigie. Il doomjobbing fa tristezza, ma è ancora più triste che in Italia l’antidoto possa essere così semplice: un biglietto aereo, sola andata.

Lo show di Psg-Bayern e il nostro calcio camminato: come venderemo il prodotto?

La frase più in voga: «È un altro sport». Lo spettacolo messo in scena nella serata di martedì 28 aprile da Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, con quel 5-4 che pareva un punteggio fissato dopo i calci di rigore, ha rappresentato in un certo senso l’ennesimo indicatore dello stato di crisi del calcio italiano. Una sfida pirotecnica, che è soltanto metà del doppio confronto e che dunque potrebbe moltiplicare le emozioni nella partita di ritorno di mercoledì 6 maggio all’Allianz Arena di Monaco di Baviera. In tutto ciò, è la comparazione a ferire maggiormente. Perché il termine di paragone è stato MilanJuventus. Un match concluso sullo 0-0, e che su questo punteggio si sarebbe fissato anche se si fosse andati avanti a giocare per tre giorni.

Lo show di Psg-Bayern e il nostro calcio camminato: come venderemo il prodotto?
Marquinhos contro Luis Diaz durante Psg-Bayern (foto Ansa).

Non siamo più all’altezza di quel livello

Già, il paragone. Come provare a fare un confronto tra il Metaverso e i fratelli Lumière. Una cosa impietosa, che bisognerebbe avere l’accortezza di evitare, ma che invece è impossibile eludere. Perché, volenti o nolenti, quel livello del calcio internazionale continua a essere il nostro termine di paragone. Anche quando è ormai palese che non è alla nostra portata e chissà quando potrà tornare a esserlo. Proprio qui sta il punto: crediamo di essere ancora su quel livello lì, vogliamo darci la missione di mantenerlo, ma ci rendiamo perfettamente conto di non esserne all’altezza. È un ruolo troppo largo per il nostro gracile presente. Ma allora, che fare?

Peggio del 1974, quando tutti eravamo disfattisti

A memoria ci sovviene un solo precedente di situazione depressiva del nostro calcio equiparabile a quella attuale: il post Mondiale del 1974. La spedizione in Germania Ovest si era risolta in un’eliminazione al primo turno, ma a diffondere un senso di malessere era stata soprattutto l’immagine di disfacimento che la nostra Nazionale aveva proiettato. Ne erano uscite diagnosi allarmistiche sul calcio italiano, che a distanza di oltre cinquant’anni risultano francamente esagerate. E in effetti quattro anni dopo gli Azzurri avrebbero conquistato il quarto posto in Argentina, mentre al termine del quadriennio successivo avrebbero vinto il Mondiale di Spagna 1982.

Lo show di Psg-Bayern e il nostro calcio camminato: come venderemo il prodotto?
L’attaccante dell’Italia Giorgio Chinaglia durante il disastroso Mondiale dl 1974, quando la Nazionale uscì al girone (foto Ansa).

In quel momento però pareva davvero che si fosse nel pieno di una crisi di sistema. E si guardava ai campionati stranieri come se fossero tutti migliori della Serie A, cui invece si rimproverava l’eccesso di 0-0. Eh già, lo stereotipo che iniziava a diffondersi sull’arido calcio all’italiana.

Pensiamo sia un incidente anziché un errore di sistema

Tornando con la memoria a quei giorni, viene da rimpiangere quel senso di inadeguatezza e quell’impeto di autoflagellazione. Che, per quanto esagerati, hanno sortito l’effetto positivo di stimolare la ricostruzione. L’opposto di adesso. Siamo alla terza mancata partecipazione consecutiva a un Mondiale, e i nostri club non si spingono oltre i quarti di finale anche nelle coppe europee di rango inferiore. Eppure si continua a fare come se fossimo quelli di una volta. E a credere che, ogni volta, sia soltanto un incidente anziché un errore di sistema. Salvo poi guardare il calcio che si gioca nelle semifinali di Champions league e rendersi conto che si sta viaggiando su pianeti diversi.

Lo show di Psg-Bayern e il nostro calcio camminato: come venderemo il prodotto?
Josip Stanisic e Willian Pacho durante Psg-Bayern (foto Ansa).

L’epoca del calcio camminato: la Serie A è ancora un prodotto vendibile?

Quanto è competitivo oggi il nostro calcio? I dati oggettivi sono già impietosi: siamo diventati una periferia del calcio d’élite. Ma ci sono anche altri aspetti, meno oggettivi e però egualmente riscontrabili. Riguardano l’ambito spettacolare: vi pare che il nostro calcio sia oggi un prodotto vendibile? Prendete una partita qualsiasi della nostra Serie A: nella maggior parte dei casi vi sembrerà di assistere a una prova di calcio camminato. Il ritmo è da moviola, il confronto fra le forze in campo è puro rifiuto della velocità, la tattica continua a essere l’elemento principale della contrapposizione. A meno di essere coinvolti come tifosi, lo spettacolo che vi si propone è quasi sempre inguardabile.

Le televisioni pagano un miliardo a stagione per i diritti di questo scempio

Fino a quando sarà possibile venderlo all’estero? Ma soprattutto: fino a quando le tivù pagheranno un miliardo a stagione per aggiudicarsi questo prodotto? Sono domande che bisogna farsi con urgenza, specie quando si sente montare la critica alle difese allegre di Psg e Bayern, capaci di rifilarsi nove gol e di sfiorarne altrettanti.

Lo show di Psg-Bayern e il nostro calcio camminato: come venderemo il prodotto?
Gli allenatori di Milan e Juventus, Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti (foto Ansa).

Milan-Juve allo stadio? I biglietti meno cari costavano 139 euro…

Secondo una visione integralista, partite con punteggi del genere non sarebbero più calcio. Opinione rispettabile. Ma a patto di controbattere con un’altra domanda: è calcio quello 0-0 fra Milan e Juventus, per il quale sono stati chiesti 139 euro agli spettatori piazzati nella “piccionaia” del Meazza? Soltanto dandosi una bella ridimensionata sarà possibile ripartire. Ma di segni che vanno in questa direzione non se ne vede. Zero autocritica, zero voglia di riformare. Il problema sta sempre altrove. Il problema siamo noi.

Presidenza Figc, Malagò incassa anche il sostegno di calciatori e allenatori

A poco meno di due mesi dall’Assemblea elettiva federale del 22 giugno e in vista dell’ultimo giorno per la presentazione delle candidature alla carica di presidente della Figc, Giovanni Malagò dopo quello della Lega Serie A incassa anche il sostegno dell’Associazione Italiana Calciatori e dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio. «È la persona in grado di rispondere alle tante sfide del presente e soprattutto del futuro», si legge in una nota in cui viene evidenziato che, nel corso degli incontri e dei confronti delle ultime settimane, «sono emerse importanti convergenze sui principali punti programmatici quali il Club Italia, la Sostenibilità e le Riforme, il Progetto tecnico-sportivo e il Calcio Femminile; una visione di politica sportiva che offre ampie garanzie in questa delicata e importante stagione federale nella quale ragionare di sistema è la sola strada da percorrere». All’Assemblea del 22 giugno le due componenti avranno assieme un peso del 30 per cento (20 per cento l’Aic e 10 per cento l’Aiac), che si aggiunge al 18 per cento della Lega Serie A (solo il presidente laziale Claudio Lotito fa ancora muro). Malagò, a questo punto, sfiora la maggioranza: per essere eletti occorre il 50 per cento più uno dei voti validi.

Simest, inaugurato a Torino il nuovo ufficio alla presenza di Tajani

Simest, società del Gruppo Cdp, ha inaugurato il nuovo ufficio di Torino, rafforzando ulteriormente la propria presenza sul territorio e il supporto alle imprese italiane nei processi di crescita e internazionalizzazione. Alla cerimonia di apertura ha preso parte il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nell’ambito delle tappe di avvicinamento alla Conferenza nazionale dell’export 2026 in corso nel capoluogo piemontese. Presenti all’evento il presidente di Simest Vittorio de Pedys e l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo, insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, alla vicesindaca di Torino Michela Favara e a rappresentanti del mondo istituzionale, confindustriale e imprenditoriale. L’apertura del nuovo presidio torinese rappresenta un passo concreto nella strategia di Simest volta a consolidare la propria vicinanza alle imprese, sostenendone lo sviluppo economico per creare impatto sulla comunità locale, promuovendo la competitività del sistema produttivo italiano sui mercati internazionali.

De Pedys: «Radicamento sui territori leva strategica per valorizzare le eccellenze locali»

«L’inaugurazione dell’ufficio di Torino rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento del nostro accompagnamento, grazie anche alla vicinanza dei territori, con l’obiettivo di consolidare un modello operativo sempre più di partner strategico», ha dichiarato il presidente Vittorio De Pedys. «Il radicamento sui territori non è solo una scelta organizzativa, ma una leva strategica per intercettare bisogni, valorizzare le eccellenze produttive locali e sostenere in modo mirato e duraturo la crescita dell’export italiano. In questo senso, Torino e il Nord-Ovest costituiscono un contesto particolarmente dinamico e ricco di potenziale».

Corradini D’Arienzo: «Presidio per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento»

«Con l’apertura del nuovo ufficio, Simest rafforza concretamente il proprio supporto al tessuto imprenditoriale, con un’attenzione particolare alle pmi, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo», ha aggiunto l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. «La sede di Torino sarà un presidio operativo strategico per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, pensato per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento. Vogliamo accompagnare le imprese lungo tutto il percorso di internazionalizzazione, offrendo ancor prima degli strumenti finanziari, competenze specialistiche e affiancamento anche per far crescere le comunità locali. Il nostro impegno è rendere questi percorsi sempre più accessibili, efficaci e di valore di lungo termine, contribuendo alla crescita sostenibile del Paese all’interno del Sistema Italia, con la regia della Farnesina, e in coordinamento con Cdp, Sace, Ice e le associazioni imprenditoriali».

Trump attacca Merz: «Pensi a risanare la Germania in rovina e non interferisca con l’Iran»

Alta tensione sull’asse Washington-Berlino. Dopo aver minacciato di ridurre la presenza militare americana in Germania a seguito delle dichiarazioni di Friedrich Merz, che aveva parlato di un’Europa in sofferenza per il blocco dello stretto di Hormuz e di un Donald Trump «umiliato dalla leadership iraniana» nei negoziati, nonché di una totale mancanza di strategia nel conflitto, il tycoon ha attaccato pesantemente il cancelliere tedesco su Truth.

Trump attacca Merz: «Pensi a risanare la Germania in rovina e non interferisca con l’Iran»
Il post di Trump contro Merz.

Trump contro Merz: cosa ha scritto su Truth

«Dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!) e a risanare il suo Paese in rovina, soprattutto in materia di immigrazione e energia, e meno tempo a interferire con coloro che si stanno adoperando per eliminare la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, Germania compresa, un luogo più sicuro!». Questo il post di Trump su Truth.

Approvata la risoluzione di maggioranza sul Dfp

Via libera di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica. A Montecitorio, dove il testo era stato messo in votazione circa un’ora prima, i voti a favore sono stati 180, i contrari 97 e 4 gli astenuti. A Palazzo Madama il semaforo verde è arrivato con 96 sì e 60 no, senza alcuna astensione. Con il voto a favore della risoluzione della maggioranza sono stati preclusi i testi presentati dalle opposizioni.

Approvata la risoluzione di maggioranza sul Dfp
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti: «Ho validato io la risoluzione, testo condiviso»

«Ho validato io il testo della risoluzione, quindi si può dire che è stato condiviso». Lo ha detto a margine del voto sulle risoluzioni sul Dfp in Senato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo ai cronisti che gli avevano chiesto se la modifica apportata al testo, con la richiesta di interlocuzioni con l’Unione europea per attivare le clausole di salvaguardia, fosse appunto condivisa oppure no.

La Bce lascia i tassi al 2 per cento

Come da attese, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto fermi i tassi di interesse: nel dettaglio, quelli sui depositi presso Francoforte resta al 2 per cento (raggiunto a giugno del 2025); quelli sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento; quelli sui prestiti marginali al 2,40 per cento.

Aumentano i rischi per inflazione e crescita

L’istituto presieduto da Christine Lagarde sottolinea però che i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita economica si sono intensificati. «Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia», si legge in una nota. «Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia».

La politica monetaria per stabilizzare l’inflazione

Il Consiglio direttivo si è impegnato a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine, spiegando di «essere tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza». Come evidenzia la nota, «le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa». E poi: «Le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi».

Intelligenza artificiale, a Ugento il confronto su rischi, opportunità e impatto su lavoro e informazione

Ampia partecipazione e grande interesse hanno caratterizzato il convegno dedicato all’intelligenza artificiale che si è svolto martedì 28 aprile a Ugento. L’iniziativa, promossa dalla Confraternita San Giuseppe e Santi Medici, ha richiamato cittadini, studenti e professionisti, confermando la centralità del tema nel dibattito contemporaneo e nella vita quotidiana. Fin dall’apertura dei lavori è emersa con forza la linea guida dell’incontro: la necessità di comprendere l’intelligenza artificiale per non subirne passivamente gli effetti. Un messaggio che ha fatto da filo conduttore agli interventi, tutti orientati a fornire strumenti di lettura critica di una trasformazione ormai in atto.

Opportunità e criticità legate all’IA al centro degli interventi

Ad aprire il confronto è stato Salvatore Chiga, che ha evidenziato come l’IA non rappresenti più uno scenario futuro, ma una realtà già operativa, capace di incidere profondamente sui modelli produttivi e sull’organizzazione del lavoro. A seguire, mons. Vito Angiuli ha proposto una riflessione etica, sottolineando l’importanza di mantenere al centro la persona e la tutela dei diritti in un contesto sempre più guidato da sistemi algoritmici. Particolarmente atteso l’intervento del giornalista Paolo Liguori, che ha posto l’attenzione sulle trasformazioni dell’informazione nell’era digitale. Al centro del suo contributo il tema della disinformazione, alimentata dalla crescente diffusione di contenuti generati automaticamente e da meccanismi di personalizzazione che influenzano l’accesso alle notizie. Su questa linea si è inserito Francesco Apicella, founder di Evolution Group, che ha illustrato opportunità e criticità legate all’uso dei dati, soffermandosi in particolare sul fenomeno del bias algoritmico. A concludere la sessione degli interventi è stato Emanuele Callioni, direttore generale di Evolution Group, che ha offerto uno sguardo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei settori culturale e turistico. Dalla digitalizzazione degli archivi alla creazione di esperienze su misura per i visitatori, la tecnologia è stata indicata come una leva strategica per la valorizzazione del territorio.

Servono nuove competenze e più flessibilità

Spazio anche al tema del lavoro, con un’analisi delle trasformazioni in corso. L’automazione, è stato evidenziato, non sostituisce il lavoro umano ma ne modifica profondamente le caratteristiche, rendendo indispensabile l’acquisizione di nuove competenze e una maggiore flessibilità. In questo contesto, i giovani emergono come protagonisti della transizione digitale, chiamati a sviluppare capacità trasversali e spirito critico. Il convegno si è concluso con una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale è già parte integrante della realtà e richiede attenzione, responsabilità e partecipazione attiva. Ugento ha risposto con interesse, dimostrando quanto sia urgente e necessario un confronto aperto su questi temi.

L’ascesa dell’AfD tra sondaggi e finanziamenti opachi

Il baricentro politico tedesco si sta spostando sempre più a destra. Alternative für Deutschland (Afd) è ormai diventata il primo partito a livello nazionale. I sondaggi più recenti confermano l’aumento del distacco dalla Cdu del cancelliere Friedrich Merz: secondo l’Istituto Forsa, l’estrema destra è al 27 per cento, davanti ai conservatori al 22 per cento. Merz è ai minimi storici, con la fiducia di solo il 15 per cento. E la discesa potrebbe ancora proseguire, visto l’andamento del governo: la Große Koalition con i socialdemocratici della Spd è una palla al piede per una Germania che sta sempre più sprofondando nella crisi economica. C’è poco da stupirsi dunque se l’AfD è in pole position in vista delle elezioni regionali che in autunno si terranno in tre Länder orientali. Ad attestarlo non solo solo i numeri dei centri di ricerca, che decretano impietosamente e progressivamente il disastro di Merz, ma anche quelli dei finanziamenti privati ai partiti, le donazioni che già a partire dallo scorso anno sono cresciute in maniera enorme a favore dell’AfD.

L’ascesa dell’AfD tra sondaggi e finanziamenti opachi
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Nel 2025 l’AfD ha ricevuto donazioni per oltre 5 milioni

Secondo Lobbycontrol, organizzazione che monitora le attività delle formazioni in parlamento, il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla nel 2025 ha aumentato le entrate derivanti da donazioni da quasi zero a oltre 5 milioni di euro, ma ci sono forti indizi che fanno sospettare l’esistenza di versamenti effettuati da prestanome. La donazione più consistente dovrebbe provenire in realtà dal miliardario tedesco-svizzero Henning Conle, che da tempo compare come finanziatore dell’AfD anche – stando a quanto denunciato da Lobbycontrol – ricorrendo a meccanismi di occultamento in parte illeciti.

L’ascesa dell’AfD tra sondaggi e finanziamenti opachi
Alice Weidel e Tino Chrupalla, leader della AfD (Ansa).

Sospetti di irregolarità su alcuni finanziamenti

La donazione di Conle del 2025 è stata temporaneamente confiscata dall’amministrazione del Bundestag, mentre l’AfD ha intrapreso un’azione legale per rovesciare la decisione. Ma non è l’unica ad aver sollevato sospetti di irregolarità. In un altro caso, il donatore indicato dal partito, Horst Jan Winter, aveva a sua volta ricevuto una donazione milionaria dall’imprenditore Udo Böttcher, noto volto in Turingia, uno dei Länder della vecchia Germania Est dove la destra radicale è in forte ascesa. Resta da spiegare il boom di entrate dell’AfD: se tra il 2020 e il 2024, il partito aveva incassato in piccole donazioni private solo 500 mila euro, improvvisamente nel 2025 le donazioni sopra i 35 mila euro – e quindi da dichiarare al Bundestag – hanno superato i 5 milioni, con il 95 per cento del totale proveniente da un pugno di sostenitori.

Com’è cambiato l’atteggiamento dell’élite economica

Per Lobbycontrol, se fino a qualche tempo fa un sostegno aperto a un partito con ombre antidemocratiche non solo era strategicamente poco attraente, ma comportava anche un notevole stigma sociale, adesso si sta assistendo a un ribaltamento. E sebbene la Cdu nel 2025 abbia ricevuto complessivamente un numero maggiore di donazioni, nessun altro partito ha registrato un boom come quello di Alternative für Deutschland. Il flusso di denaro verso gli estremisti dimostra chiaramente che un sostegno più aperto al partito di estrema destra è diventato socialmente accettabile, con parte dell’élite economica e industriale che si sta preparando a una possibile partecipazione dell’AfD ai governi a livello regionale.

L’ascesa dell’AfD tra sondaggi e finanziamenti opachi
La co-leader dell’AfD Alice Weidel a Budapest (Ansa).

L’ultima bufera mediatica riguarda il miliardario berlinese Kurt Krieger. Nel 2024 aveva sovvenzionato il partito di Weidel e Chrupalla con solo 18 mila euro, ma è entrato nell’occhio del ciclone per aver sostenuto con convinzione le posizioni dell’AfD. La questione si inserisce nel dibattito più ampio sul rapporto tra il mondo economico tedesco e l’AfD, caratterizzato da un avvicinamento progressivo e sempre meno critico. Per Lobbycontrol il problema delle donazioni elevate, indipendentemente dal partito a cui sono destinate, è che rappresentano una porta d’accesso per influenzare la politica, erodendo la fiducia nelle istituzioni democratiche. Una tendenza che deve essere corretta.

La Rai invia una lettera di richiamo a Ranucci per le dichiarazioni su Nordio

La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di richiamo per le sue dichiarazioni riguardo al ministro della Giustizia Carlo Nordio rese durante la puntata di È sempre Cartabianca (Rete 4) di martedì 28 aprile 2026. L’azienda contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata, come da lui stesso ammesso, una testimonianza secondo la quale il Guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Un’ipotesi smentita nel corso della puntata dallo stesso ministro che, chiamando in studio ha ribattuto: «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina e in Uruguay uno o due anni fa. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico». Secondo la Rai, inoltre, Ranucci era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. L’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse intraprendere un’iniziativa legale nei suoi confronti.

Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno

«L’oracolo è tornato», hanno sussurrato a Mediaset vedendo che nella scaletta del programma di Rete 4 Realpolitik c’era un collegamento con l’ex presidente della Rai, e ora eurodeputata del Partito democratico, Lucia Annunziata. Ai tempi di Viale Mazzini, la giornalista cresciuta nella redazione de il manifesto si era guadagnata tra i corridoi del settimo piano un soprannome curioso sulle sue presunte doti “divinatorie”, diciamo così, anche se forse lei non se n’è mai accorta. Fatto sta che il conduttore Tommaso Labate ha fatto parlare a lungo “donna Lucia”, sull’universo mondo, permettendole di lanciare un duro affondo sul caso che riguarda la grazia a Nicole Minetti. Mentre Labate ripeteva all’infinito le lodi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamato nel 2022 da tutte le forze politiche, tranne Fratelli d’Italia, a restare al Quirinale per un secondo mandato, Annunziata ha scagliato un sasso gigantesco nello stagno di Realpolitik. L’eurodeputata ha sostenuto che «la macchina del Quirinale» dopo tanti anni va «ritarata», perché c’è gente che sta lì da tanti anni e forse non è più attenta come fino a poco tempo fa. Insomma, c’è un senso di stanchezza che andrebbe rimosso, cambiando qualche casella.

Un affondo che salva, ovviamente, il capo dello Stato, ma mette nel mirino qualcuno che lavora al fianco di Mattarella. Tanto che nei palazzi della politica, il giorno dopo, le domande si accavallano: «Ma Lucia Annunziata ce l’aveva con il potentissimo Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica? O nel suo mirino ci sono altri personaggi che ormai da 11 anni lavorano al Colle nello staff presidenziale?». A proposito, vi ricordate il caso Garofani, il consigliere ex Pd pizzicato in una chiacchierata in cui sembrava tramare contro Giorgia Meloni? Anche in quella circostanza i fedelissimi di Mattarella finirono nel mirino e si parlò di teste che rischiavano di rotolare…

Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
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Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno

Mattarella alla Piaggio prova a dimenticare le polemiche

Anticipando la festa dei lavoratori in programma il primo maggio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha in agenda, giovedì 30 aprile, una visita a Pontedera, allo stabilimento della Piaggio. In particolare, il viaggio riguarda il reparto principale dedicato all’assemblaggio finale degli scooter, quella Vespa che nel 2026 compie 80 anni. E la catena di montaggio è un reparto con un «alto coinvolgimento della manodopera», sottolineano dall’azienda, in stretto collegamento con i reparti verniciatura e assemblaggio. In programma c’è anche la visita al Museo Piaggio, il più grande a tema motociclistico d’Italia: nell’auditorium avrà inizio la cerimonia, con il presidente dell’Unione Industriale Pisana, Andrea Madonna, e poi il “padrone di casa” Matteo Colaninno, presidente esecutivo di Piaggio, assieme a Pamela Vanni in rappresentanza dei lavoratori Piaggio, e a Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. Poi l’intervento del capo dello Stato.

Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
Il presidente Sergio Mattarella saluta le operaie e gli operai della Piaggio, a Pontedera.

Donnet a Roma parlerà del risiko bancario?

Al Senato il 30 aprile è atteso un personaggio centrale nel mondo dell’economia e della finanza: la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo ha in programma l’audizione di Philippe Donnet, amministratore delegato di Assicurazioni Generali. A Palazzo Madama la curiosità è notevole, anche perché si attendono domande sulla scalata bancaria, fallita, di Francesco Gaetano Caltagirone: per ora è prevista la registrazione integrale della seduta, a meno che qualche componente non si metta a chiedere di “secretare” certi momenti dell’audizione, per non rendere pubbliche informazioni che possono terremotare il mercato borsistico…

Il caso Minetti e le ruggini nella macchina del Quirinale: le pillole del giorno
Philippe Donnet (Imagoeconomica).

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo aumenta il vantaggio sul centrodestra

La Supermedia Agi/Youtrend del 30 aprile, realizzata sulla base di nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti dal 16 al 29 aprile da sette istituti, fotografa il riavvicinamento tra Lega e Avs e, sul piano delle coalizioni, un aumento del vantaggio del campo largo sul centrodestra. Il margine, secondo la media dei sondaggi, è arrivato a un punto esatto: si tratta del vantaggio più ampio registrato in questa legislatura dalle opposizioni sulla coalizione di governo.

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo aumenta il vantaggio sul centrodestra
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I dati dell’ultima Supermedia Agi/Youtrend

Nel complesso la Supermedia evidenzia una grande stabilità. Fratelli d’Italia è dato al 28,2 per cento: +0,1 rispetto a due settimane fa. Inalterati i dati di Partito democratico (22,4 per cento) e Movimento 5 stelle (12,8 per cento). Forza Italia è all’8,2 per cento (-0,1) e la Lega al 7 per cento (-0,2). Alleanza Verdi e Sinistra sale invece al 6,5 per cento (+0,3). Futuro Nazionale è dato al 3,4 per cento (-0,1), seguito da Azione al 3,1 per cento (+0,1). Poi c’è Italia Viva al 2,4 per cento (-01). Stabili +Europa (1,5 per cento) e Noi Moderati (1,1 per cento). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo è dato al 45,6 per cento (+0,2), mentre il centrodestra al 44,6 per cento (-0,1).

Primo maggio, Mattarella: «Tempo di visione e non di misure di corto respiro»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera, uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana. La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025. «C’è una piaga che non accenna a sanarsi, proseguono notizie di lavoratori che perdono la vita sul lavoro. La sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile», ha dichiarato il capo dello Stato.

«Occorre colmare il divario di genere»

«Per produttività e capacità di innovazione si registra in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni», ha aggiunto Mattarella, evidenziando che «è tempo di visione e non di misure di corto respiro» e «bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita». Poi un focus sul divario di genere: «L’occupazione femminile in Italia è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni».

Cosa sappiamo della nuova coalizione per Hormuz proposta da Trump

L’Amministrazione Trump sta invitando altri Paesi ad aderire a una nuova coalizione internazionale che – nei piani – consentirà il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita alcune fonti vicine alla Casa Bianca. L’iniziativa, chiamata Maritime Freedom Construct (Mfc) e messa a punto congiuntamente dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono, è stata delineata in una circolare interna inviata alle ambasciate statunitensi, che incarica i diplomatici Usa di persuadere i governi stranieri.

Cosa c’è scritto nella circolare interna del Dipartimento di Stato

Il Maritime Freedom Construct «costituisce un primo passo fondamentale per la creazione di un’architettura di sicurezza marittima post-conflitto per il Medio Oriente», si legge nel documento, che parla della necessità di «garantire la sicurezza energetica a lungo termine, proteggere le infrastrutture marittime critiche e mantenere i diritti e le libertà di navigazione nelle rotte marittime vitali». Secondo quanto riportato nella circolare, la componente dell’iniziativa guidata dal Dipartimento di Stato fungerebbe da centro diplomatico tra i Paesi partner e l’industria marittima, mentre quella del Pentagono, operante dal quartier generale del Centcom in Florida, coordinerebbe il traffico marittimo in tempo reale e comunicherebbe direttamente con le navi che transitano nello Stretto di Hormuz.

«Il Maritime Freedom Construct integrerà altre task force per la sicurezza marittima, comprese le iniziative guidate da Regno Unito e Francia», si legge poi nella circolare. La nuova coalizione prevede che i partecipanti si scambino informazioni, coordinino gli sforzi diplomatici e applichino le sanzioni nei confronti dell’Iran. Nel documento c’è inoltre l’invito ai partecipanti a specificare se desiderano diventare «partner diplomatico e/o militare», anche se l’iniziativa non è stata concepita come una coalizione militare: «Accogliamo con favore ogni livello di coinvolgimento e non ci aspettiamo che il vostro Paese sposti risorse e mezzi navali dalle strutture e organizzazioni marittime regionali esistenti». Il Maritime Freedom Construct, precisa infine il documento, è distinto dalla campagna di massima pressione del presidente e dai negoziati in corso». Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha confermato il piano, spiegando che si tratta di «una delle tante risorse diplomatiche e politiche a disposizione del presidente».

10 canali di Warner Bros Discovery tornano su Sky

Sky e Warner Bros Discovery hanno siglato un accordo che rinnova la partnership tra i due gruppi, riportando così su Sky un ampio numero di canali e contenuti del gruppo Wbd. L’intesa prevede infatti il ritorno di 10 canali in chiaro – Nove, Discovery, Real Time, Dmax, Giallo, Food Network, Hgtv, Discovery Turbo, K2 e Frisbee – sui decoder Sky Q, My Sky, Sky Stream e su Sky Glass, aggiungendosi ai canali kids Cartoon Network e Boomerang e alle news di Cnn International.

L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva

L’offerta cinema di Sky e Now includerà poi un’ampia selezione di film Warner Bros, tra recenti blockbuster e titoli cult, che si aggiungono al vasto catalogo di Sky Cinema. L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva, fra cui Primavera con Tecla Insolia (candidata come miglior attrice protagonista ai David di Donatello) e Idoli con Claudio Santamaria, e grandi film come Una battaglia dopo l’altra, trionfatore agli Oscar di quest’anno, il nuovo Superman dell’Universo Dc, Weapons e Cime tempestose, tiitoli che saranno disponibili su Sky Cinema e Now a partire dal 2027.

L’app discovery+ torna su Sky

Dal 14 maggio, inoltre, l’app discovery+ sarà di nuovo su Sky Q, Sky Stream e Sky Glass. I clienti Sky già abbonati a discovery+ o che vorranno abbonarsi potranno accedere all’app, in modo semplice e diretto dal telecomando Sky, e vedere i contenuti discovery+ Originals e quelli sportivi di Eurosport, tra cui il Roland Garros di tennis, il ciclismo con Giro d’Italia, Tour de France e La Vuelta, gli sport invernali, i motori con Le Mans e Formula E e il golf del PGA Tour.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra

Sono stati individuati dai carabinieri e denunciati per lesioni e percosse quattro militanti di estrema destra ritenuti responsabili di aver aggredito un 33enne sorpreso a staccare a Milano alcuni manifesti riguardanti la commemorazione del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra
Saluti romani al termine del corteo dell’ultradestra milanese per Ramelli (Ansa).

L’aggressione si è verificata nella zona di via Aselli, dove era prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. L’uomo colpito con calci e pugni era stato poi trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi. «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere», aveva commentato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.

Stephen Hickey nominato nuovo ambasciatore britannico a Roma

Stephen Hickey è stato nominato ambasciatore britannico presso la Repubblica italiana e ambasciatore non residente presso la Repubblica di San Marino. Lo ha reso noto il Foreign, commonwealth and development office. Hickey, che assumerà l’incarico da giugno 2026, succede a Lord Llewellyn, che ricoprirà il ruolo di direttore politico dell’Ufficio degli Esteri, del Commonwealth e dello Sviluppo (Fcdo) e direttore generale per gli Affari politici. In passato Hickey è stato ambasciatore britannico a Baghdad dal 2019 al 2021, ambasciatore e coordinatore politico presso la missione del Regno Unito alle Nazioni Unite a New York, vice capo missione al Cairo, consigliere politico a Pretoria, capo della missione britannica a Bengasi e vice capo missione a Damasco. Nel corso della carriera ha inoltre ricoperto incarichi al Foreign Office su Iran, Medio Oriente e rapporti con l’Unione europea.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»

La Procura di Pavia ha invitato Andrea Sempio per un interrogatorio il 6 maggio. Nell’atto l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi compare come l’unico autore del delitto, aggravato «dalle sevizie e dai futili motivi». Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Il movente: il rifiuto della vittima a un approccio sessuale

Dell’invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini si ricavano i due elementi nuovi a carico di Sempio: il movente e la dinamica dell’omicidio. L’indagato, secondo la Procura, avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi (Sempio era amico di Marco, fratello di Chiara). Da qui l’aggravante dei futili motivi, «riconducibili all’odio per la vittima» per quel “no”. Per quanto riguarda le sevizie, il presunto assassino avrebbe infierito oltre quanto stabilito dalle vecchie sentenze.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»
Combo con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (Ansa).

La nuova ricostruzione del delitto: cosa sarebbe successo

Questa la ricostruzione: «Dopo una iniziale colluttazione» Sempio «colpiva reiteratamente» Chiara Poggi «con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» della villetta e, dopo che la vittima aveva provato a «reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi». A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».

Per Stasi l’aggravante delle sevizie era stata esclusa

Per Stasi era stata invece esclusa l’aggravante delle sevizie: la sentenza nei suoi confronti è passata in giudicato e per ribaltarla sarebbe necessario un processo di revisione. Le due aggravanti determinerebbero nell’ergastolo la pena massima in caso di processo ed eventuale condanna. Sempio è atteso il 6 maggio alle 10 nell’ufficio del procuratore aggiunto Stefano Civardi per l’interrogatorio. Il 20 maggio 2025 non si era presentato sfruttando un vizio formale della notifica.

L’ex direttore dell’Fbi James Comey si è costituito in Virginia

L’ex direttore dell’Fbi James Comey, nei confronti del quale è stato emesso un mandato di arresto per aver «minacciato di morte» Donald Trump, si è costituito alle forze dell’ordine in Virginia. Il funzionario, che è stato rapidamente rilasciato su cauzione, era stato nominato da Barack Obama a capo dell’Fbi e confermato dal tycoon durante il suo primo mandato. Le accuse si riferiscono a una foto da lui postata su Instagram in cui si vede
una serie di conchiglie a formare i numeri «86 47», accompagnata dalla scritta «una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia». Un gesto che è stato interpretato come una minaccia contro il tycoon, dato che il numero 86 indica l’atto di eliminare o
sbarazzarsi definitivamente di qualcuno mentre il 47
farebbe riferimento al 47esimo presidente
degli Stati Uniti (Donald Trump, appunto). «Non finirà qui. Tuttavia, per quanto mi riguarda, nulla è
cambiato. Sono ancora innocente. Non ho ancora paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale», aveva detto l’ex capo del Bureau prima di costituirsi.

L’ex direttore dell’Fbi James Comey si è costituito in Virginia
Il post Instagram.