Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Alla presentazione dei palinsesti Rai (la kermesse è in programma venerdì 3 luglio ad Ancona) i vertici della tivù pubblica ci arrivano in un momento di grande difficoltà. Innanzitutto, entro quella data si deve decidere il nuovo conduttore o conduttrice di Chi l’ha visto?. L’intenzione è arrivare ad Ancona con un nome da presentare a stampa e inserzionisti, dando così l’idea di non essere stati presi in contropiede dalla rinuncia di Federica Sciarelli. Come invece è stato, nonostante la giornalista abbia mandato da tempo segnali di stanchezza e lasciato intendere la volontà di fermarsi col programma, dopo 22 anni, e intraprendere qualcosa di nuovo.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Al momento il nome più accreditato alla sostituzione, anche se non è un’interna Rai, sembra essere quello di Luisella Costamagna. Ma naturalmente girano anche altri candidati come Francesca Fagnani, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e addirittura Stefano Coletta, che però è un dirigente che non ha mai condotto nulla. Staremo a vedere. Intanto Sciarelli e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi stanno discutendo su un nuovo progetto, che però deve ancora prendere forma.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Sembra invece risolta, ma vedremo poi come andranno gli ascolti, la sostituzione di Milo Infante, passato a Mediaset. Ore 14 sarà condotto da Salvo Sottile, mentre a Far West arriverà Antonino Monteleone, che questa estate è impegnato anche con Filorosso.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Polemiche su due programmi cancellati

Mentre hanno fatto discutere altre chiusure: il programma di Stefano Massini Riserva indiana, quello di Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni Via dei matti numero 0 e anche il programma radiofonico Caterpillar. Le polemiche sembrano però esagerate, anche perché, come fa notare qualcuno, «non è che un programma Rai è un diritto divino, ogni prodotto può essere cambiato, modificato o cancellato quando si mette a punto un nuovo palinsesto».

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

È anche vero che non si è mai visto un amministratore delegato vantarsi della perdita di telespettatori, come ha fatto Rossi parlando di Rai 3. «Prima era TeleKabul, ora è molto più pluralista e poco importa che se molte persone che la guardavano si sono trasferite su La7», è stato il suo ragionamento molto poco aziendale partorito alla festa de Il Foglio.

Marano e Sergio, lite durante il cda

Ai palinsesti si arriva anche con un vertice Rai spaccato, con il presidente Antonio Marano e il direttore generale Roberto Sergio che non si parlano, dopo lo scontro avuto in un consiglio di amministrazione in cui si discuteva del piano immobiliare messo a punto dal dg. Tanto che Sergio ha fatto ventilare la possibilità di dimissioni, salvo poi smentire le voci messe in giro da lui stesso.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Il problema nasce dal fatto che lo stesso Sergio aveva architettato un piano per portare Simona Agnes a diventare direttrice generale al suo posto e lui sarebbe diventato presidente sostituendo Marano. Cosa che il dirigente leghista ha sventato, ma se l’è legata al dito, contrattaccando. La questione Agnes resta quindi bloccata, con la conseguenza che è paralizzata pure la commissione di Vigilanza Rai, che ogni tanto riesce a riunirsi, ma dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione continua proprio sulla candidatura di Agnes alla presidenza.

La redazione del Tg1 contro il direttore Chiocci

A tutto ciò si aggiunge anche il conflitto al Tg1 tra una parte della redazione e il direttore Gian Marco Chiocci dopo le sue parole pro-Meloni. «Siamo amici, ci sentiamo spesso, ma lei sul Tg1 non è mai intervenuta perché si fida». La parte della redazione iscritta all’Usigrai è subito partita all’attacco, con l’idea di sfiduciare Chiocci (anche se poi in Rai le mozioni di sfiducia delle redazioni ai direttori contano poco), ma la novità è che il sindacato rosso ha trovato sponda anche in una parte di Unirai, la sigla di destra, dove c’è una fazione che non ha particolare simpatia per il direttore, ex capo dell’Adnkronos.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Infine, si sono aperti altri due casi. Con il siluramento di Giuseppe Carboni dalla direzione di Rai Parlamento, i cinque stelle sono rimasti senza alcun direttore di testata e questo è stato fatto notare dal partito di Giuseppe Conte ai vertici della tivù pubblica. Nelle prossime nomine i pentastellati attendono dunque una compensazione. Mentre è andato in scena sotto Via Asiago un flash mob di parlamentari e militanti di Futuro nazionale.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).

Il movimento di Roberto Vannacci, infatti, nonostante i sondaggi in continua crescita non ha praticamente alcuna visibilità nei programmi e nei tg della televisione di Stato. Tanto che qualcuno ipotizza ci sia stato un diktat da Fratelli d’Italia e Lega per dare il minor spazio possibile al generale. Che però se n’è accorto e ora reclama visibilità. Con i palinsesti all’orizzonte, davvero un bel clima.

Vigile morto a Milano, arresti domiciliari per l’uomo al volante del suv

Andrà agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne albanese che era alla guida del suv inseguito in motocicletta dal vigile Francesco Imprezzabile, morto poi in seguito a una caduta. La misura, che era stata chiesta dalla pm Francesca Crupi al posto della custodia in carcere, è stata decisa per fuga pericolosa e per morte come conseguenza di altro reato e concessa in virtù dell’ammissione delle proprie responsabilità da parte dell’indagato (che aveva forzato un posto di blocco) e dell’arrivo dall’Albania della madre e della sorella.

Chi l’ha visto?, la Rai vuole affidare la conduzione a Stefano Coletta

La Rai avrebbe individuato in Stefano Coletta, attualmente direttore del Coordinamento Generi, il successore di Federica Sciarelli alla conduzione di Chi l’ha visto?, che la giornalista abbandonerà dopo 22 anni. Il nome di Coletta, già citato come possibile candidato di Sciarelli assieme a quelli di Eleonora Daniele, Massimo Giletti, Francesca Fagnani, Giorgia Cardinaletti e Serena Bortone, avrebbe assunto i contorni di una scelta quasi definitiva. Ma, va precisato, le altre ipotesi non sono state ancora accantonate. Coletta, spiega Adnkronos che dà per quasi fatto l’avvicendamento, rappresenterebbe una precisa strategia editoriale da parte della Rai: affidare uno dei programmi più identificativi del servizio pubblico a una figura che ne conosce la storia e la missione. Il diretto interessato, ormai abituato a lavorare dietro le telecamere, starebbe valutando la proposta.

LEGGI ANCHE: Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Chi l’ha visto?, la Rai vuole affidare la conduzione a Stefano Coletta
Stefano Coletta (Imagoeconomica).

Chi è Stefano Coletta

Romano classe 1965, Coletta è entrato in Rai nel 1991 come redattore e conduttore radiofonico a Radio 2, prima di passare alla televisione tra Rai 1 e Rai 3. Tra il 1997 e il 2007 ha firma da autore e capo progetto diversi programmi di prima e seconda serata, come Mi manda Raitre, Tatami e Amore criminale. Nel 2008 è stato scelto come responsabile del Nucleo Produttivo di Programmi di servizio sociale: in queste vesti si è occupato anche di Chi l’ha visto?. La svolta dirigenziale è arrivata nel 2013, quando è stato nominato vicedirettore di Rai 3 con delega a palinsesto e marketing. Quattro anni dopo ha poi assunto la direzione della terza rete. Nel 2020 Coletta – di area Pd – è diventato direttore di Rai 1, per poi essere “retrocesso” nel 2022 alla direzione di genere Intrattenimento Prime Time, ottenendo peraltro ottimi risultati con il Festival di Sanremo targato Amadeus. Nel 2023 l’ultimo – finora – spostamento: la direzione di Distribuzione e Coordinamento Generi.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole

Alla faccia di Giorgia Meloni, ancora alle prese con gli strascichi della rissa con Donald Trump, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti andrà alla festa di Villa Taverna, il tradizionale ricevimento dell’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman Fertitta per le celebrazioni del 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Giorgetti nella giornata di venerdì 26 giugno è impegnato con gli “Stati Generali della Cultura della Lega Lombarda” (sì, esiste anche un appuntamento sui temi delle arti e delle lettere, nel Carroccio) e poi, ma sempre in video collegamento, il 2 luglio al mattino farà sentire la sua voce all’assemblea dell’Ania, ossia il mondo delle assicurazioni. Invece all’Independence Day, sempre il 2 luglio ma alle 18.30, come si legge nella sua agenda, ci sarà in carne e ossa. Per la gioia di Matteo Salvini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Cardini e d’Orsi, che coppia

Nella mattina di sabato 27 giugno, a Roma, nella sala congressi Cavour, a pochi passi dalla stazione Termini, imperdibile assemblea nazionale di “Agorà“, cioè «il primo polo delle piazze fisiche e digitali che vogliono uscire dall’Ue del riarmo e dell’economia di guerra». Patron dell’evento lo storico Angelo d’Orsi, che avrà accanto un collega di estrazione politicamente opposta come Franco Cardini. E poi l’ex giornalista del Tg5 Paolo Di Mizio, che conduceva la rassegna stampa nell’edizione notturna, quindi Moni Ovadia e non solo…

Quel “Mozzico” in arrivo da parte di Vannacci e Alemanno

«Annamo sulla Tiburtina a festeggià Gianni», era il coro di tanti militanti che in auto si sono presentati per celebrare il ritorno alla libertà di Gianni Alemanno. «Non sulla Tuscolana, meglio di no, quello era il locale dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro…», scherza qualcuno. Fatto sta che al ristorante “Il Mozzico”, vicino al carcere di Rebibbia, erano in tanti, insieme al gruppo del partito Futuro nazionale sotto la guida del generale Roberto Vannacci. C’era anche Sylvie Lubamba. «Ho trovato empatia. Non ci crederete, ma i detenuti sono quasi tutti di destra», ha detto Alemanno, non facendo grande pubblicità alla sua parte politica. Comunque nella Capitale il suo ritorno fa discutere, e a destra incute persino paura per la capacità dell’ex sindaco di Roma di entrare in sintonia con le fasce popolari della città. Un “mozzico” – che nello slang romano vuole dire “morso” – che punta direttamente ai polpacci delle gambe di Fratelli d’Italia.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole

Bellisario, premio a Minozzi jr

Sarà la cantautrice Malika Ayane a condurre su Rai 1 le tradizionali Mele d’oro del Premio Marisa Bellisario: commissione esaminatrice presieduta da Gianni Letta, premiate Alessandra Galloni, direttrice di Reuters, Reem Al Hashimy, ministro per la Cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti, suor Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei vescovi, Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, Valentina Pellegrini, ad del gruppo Pellegrini, Elisabetta Colacchia, Head of People & Organization di Enel, Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant, Francesca Sofia, dg della Fondazione Cassa depositi e prestiti. Il Premio Women Value Company Intesa Sanpaolo, giunto alla sua decima edizione e dedicato alle Pmi virtuose, sarà assegnato a 3TI Progetti, realtà italiana di ingegneria integrata, attiva a livello internazionale, e ad Antur, società benefit impegnata nei settori della sostenibilità ambientale, della ricerca scientifica e dell’innovazione Esg. Il Premio Women Empowerment Company promosso in collaborazione con Confindustria va a Iris Ceramica Group, storica eccellenza italiana guidata da Federica Minozzi. La famiglia Minozzi vanta partecipazioni azionarie in Snam e Mediobanca, in passato deteneva quote di Italgas e Terna. Lo scenario del premio? Il Colosseo, nella serata di sabato.

Acquazzone sul premio Agnes

Quando meno te l’aspetti, dopo una giornata caldissima, ecco che il cielo di Roma in serata ha regalato un acquazzone improvviso, fortissimo. E dove poteva cadere, se non su piazza di Spagna, location del premio Biagio Agnes? Panico tra i presenti, tutti vestiti da sera, con corse a cercare un riparo sotto un cornicione di uno dei palazzi che circondano l’area. Quello che nella Capitale viene chiamato “sgrullone” ha fermato per più di un’ora la kermesse, con serie difficoltà per Mara Venier e Antonio Matano che conducevano la premiazione. Un diluvio che ha colpito anche la vicina Villa Medici, dove i francesi avevano organizzato “La nuit des cabanes”, con allestimento di eventi e spettacoli nei giardini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Simona Agnes e Giampaolo Rossi alla cerimonia del Premio Biagio Anges (foto Imagoeconomica).

Ferrarelle in America e la “Monda family”

L’acqua minerale italiana sbarca sulla tivù americana. Ferrarelle e Fremantle hanno siglato un accordo di sponsorizzazione all’interno di America’s Got Talent, il programma creato da Simon Cowell, co-prodotto da Fremantle e Syco Entertainment, in onda su Nbc dal 2006. Obiettivo, rafforzare la notorietà del marchio e consolidarne la presenza, eccetera eccetera. L’operazione è frutto della collaborazione tra il team marketing di Ferrarelle e il team global branded entertainment di Fremantle, si legge nei dispacci diramati dalle società: «Questa partnership segna un passo significativo nel nostro percorso di crescita internazionale», ha detto Gabriele Monda, marketing director di Ferrarelle. Già, Monda: e a tutti vengono subito in mente i fratelli Monda, uno alla guida de L’Osservatore Romano, Andrea, e l’altro «l’uomo del cinema», Antonio, più noti nel circuito della politica come «i nipoti di Riccardo Misasi», lo scomparso democristiano calabrese, più volte presente nei governi della Prima Repubblica.

Fininvest ha ceduto la quota residua del 20 per cento del Monza

Fininvest ha perfezionato la cessione della residua partecipazione del 20 per cento detenuta nell’AC Monza. «Si conclude così, con il ritorno della squadra in Serie A, il percorso di Fininvest nell’azionariato del club, che ha rappresentato l’ultimo, grande progetto sportivo di Silvio Berlusconi», si legge in una nota della finanziaria della famiglia dell’ex premier, morto nel 2023: «Proprio nel segno della passione e della visione del suo fondatore, Fininvest rivolge all’AC Monza l’augurio di continuare a scrivere nuove importanti pagine della sua storia sportiva».

Ora a detenere la totalità delle quote è il fondo Beckett Layne Ventures

Fininvest aveva ratificato la cessione dell’80 per cento delle quote azionarie del Monza a Beckett Layne Ventures a fine settembre, annunciando contestualmente che il restante 20 per cento sarebbe stato rilevato dal fondo d’investimento statunitense guidato da Brandon Berger entro giugno 2026. E così è stato. BLV aveva corrisposto tre milioni di euro all’atto della firma (avvenuta a luglio 2025) e altri 21 al momento del closing. Berlusconi aveva rilevato il 100 per cento dell’Associazione Calcio Monza nel 2018.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio

In ogni operazione finanziaria, grande o piccola che sia, arriva il momento in cui la narrazione (abilmente costruita a suon di storytelling e munifici investimenti pubblicitari) incontra il bilancio. Per Banca Ifis quel momento è arrivato venerdì 26 giugno, con un crollo in Borsa che in tarda mattinata ha sfiorato il 40 per cento. Non quella che gli analisti chiamano una correzione di un titolo giudicato sopravvalutato, ma proprio una resa dei conti.

L’utile 2026 si è quasi dimezzato rispetto alle promesse

Il mercato, che pur nei mesi scorsi aveva applaudito la scalata a Illimity, la banca fondata da Corrado Passera, ha deciso di leggere bene i numeri. L’utile 2026, che a febbraio il presidente Ernesto Fürstenberg Fassio prometteva tra i 170 e i 190 milioni «in assenza di shock geopolitici», si è quasi dimezzato a 100-110 milioni. Un tonfo tanto più clamoroso se si pensa che, complice il risiko bancario in corso, l’intero settore viaggia sui massimi. Evidentemente lo shock Banca Ifis ce l’aveva già in casa, e si chiama appunto Illimity. Un brutto inciampo per le ambizioni di Fürstenberg Fassio.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Corrado Passera (foto Imagoeconomica).

Fuori dai crediti spazzatura proprio mentre si scopre di averne ereditati

Da notare l’ironia, tipica di quelle che la finanza confeziona con rara perfidia. Banca Ifis ha comprato l’istituto di Passera con l’idea di crescere nella specialty finance, ma nel frattempo aveva dato l’addio al business degli Npl, quello dei crediti deteriorati, prevalentemente nel segmento di mercato small tickets unsecured, crediti di piccolo taglio e senza garanzia. Cioè il mestiere che ne ha fatto la fortuna. Quindi la banca veneziana di Fassio esce dai crediti spazzatura proprio mentre scopre di averne ereditati a sufficienza altrove. Un miliardo e mezzo di portafoglio messo in vendita, firma entro l’anno, perfezionamento «a inizio 2027». Almeno si spera.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis (foto Imagoeconomica).

Comprarsi un competitor e portarsi in dote anche i rilievi della Vigilanza

Ma il capitolo più istruttivo è quello degli accantonamenti: 70 milioni, già stanziati, di cui 30 su «alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni» riviste con approccio «ancor più conservativo». Gli altri 40 su esposizioni cartolarizzate di Illimity, su cui Bankitalia aveva già acceso un faro, di cui Banca Ifis si è fatta carico con la sua acquisizione. Insomma, un capolavoro: si compra un competitor per le sinergie e ci si porta in dote anche i rilievi della Vigilanza. Che infatti è in casa: ispezione conclusa, rapporto finale atteso «tra la fine di luglio e l’inizio di settembre». Tradotto dal banchese: prima dell’estate non si sa nulla.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Banca Ifis.

A scongiurare il crollo della baracca sono arrivati puntuali altri 70 milioni di attività fiscali differite, le benemerite Dta, che «contribuiranno positivamente alla generazione di capitale negli esercizi successivi». È l’alchimia di sempre: una perdita di oggi promossa a risorsa di domani, purché domani vada tutto bene. Il Cet 1 dovrebbe attestarsi a 13,5 punti, ma l’amministratore delegato Frederik Geertman si dice «impegnato a raggiungere i 14». L’impegno, come la guidance, resta un genere letterario.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, con l’amministratore delegato Frederik Geertman (foto Imagoeconomica).

Sul piano industriale, prospettive diciamo nebulose. Niente «guidance formale» per il prossimo anno perché «abbiamo diverse cose in divenire». E sui dividendi, vero termometro per la famiglia Fürstenberg Fassio, imparentata con gli Agnelli e padrona del 50,5 per cento via la lussemburghese La Scogliera, la rassicurazione è di quelle che inquietano: la politica «non è cambiata formalmente».

Acquisire a sconto una banca in difficoltà è facile. Ma poi gli azionisti…

Resta la fotografia di un istituto che nel 2025 ha celebrato la «tappa storica», doppiato gli utili a 328 milioni grazie al badwill di una preda pagata meno del suo patrimonio, e che oggi scopre il significato meno nobile di quel termine inglese: cattiva volontà, sì, ma anche cattivo presagio. Comprare a sconto una banca in difficoltà è facile. Il difficile viene quando tocca poi spiegarlo agli azionisti. Che infatti hanno risposto nel modo più eloquente: vendendo i titoli a manetta.

Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo

Dopo due anni Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo. È stata la stessa economista ad annunciarlo, tramite una nota diffusa dall’Ansa. «Ho comunicato al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e ai componenti del mio consiglio di amministrazione la decisione di concludere il mio percorso alla presidenza di Enit Spa, al termine di due anni che restano tra i più intensi della mia vita professionale», si legge nel comunicato.

Chi è Alessandra Priante

Economista di grande esperienza internazionale e diplomatica, Priante dal 2010 al 2015 è stata inviata del Governo presso i Paesi del Golfo per la promozione della cultura e dell’istruzione italiana. Dal 2019 al 2024 è stata Direttrice Europa presso l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Turismo. Dal 2018 è inoltre docente e ricercatrice presso la LUISS Business School, dove insegna strategie turistiche e management culturale. «Ora è arrivato il momento di dare un nuovo volto alla mia carriera, tornando a dedicarmi con pienezza a ciò che resta il cuore dei miei interessi: l’impegno accademico e nelle istituzioni internazionali», si legge nel comunicato di Priante.

Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo
Alessandra Priante (Imagoeconomica).

I compiti dell’Enit

Posta sotto la vigilanza del Ministero del Turismo, l’Enit ha il compito di promuovere il patrimonio culturale, enogastronomico e paesaggistico italiano all’estero, supportando la commercializzazione dell’offerta turistica nazionale nel mondo. «Chi viene chiamato a guidare un’istituzione ha il dovere di servirla con dedizione assoluta, senza mai risparmiarsi, ed è quello che ho cercato di fare ogni giorno», ha scritto Priante nella nota.

Strage di Viareggio, Moretti si è costituito in carcere

Si è costituito in carcere Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Rigettando i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza dell’appello ter, nella serata del 25 giugno la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Moretti per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.

Moretti potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari

I giudici della Quarta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste della procura generale della Suprema Corte hanno inoltre confermato le condanne anche per altri 10 imputati tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto a schiena dritta, spero che non sia per troppo tempo. Per i manager è un precedente pericoloso», ha dichiarato Moretti. Vista l’età (ha 72 anni), potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri

Tramite una email inviata ai passeggeri, Trenitalia ha reso noto di aver subito un pesante attacco hacker da parte di «soggetti esterni non identificati», che sono riusciti a violare i sistemi informatici della principale compagnia ferroviaria italiana, ottenendo un accesso non autorizzato ai database legati ai titoli di viaggio. Come spiega Trenitalia, la lista delle informazioni potenzialmente finite nelle mani dei pirati informatici comprende dati anagrafici e identificativi, indirizzo e-mail e numero di telefono, dati di viaggio, estremi dei documenti d’identità. La comunicazione arriva all’indomani dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e, va detto, non è esattamente il migliore dei biglietti da visita per l’attuale ceo di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, dato favorito per prendere il suo posto.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri
Treno Frecciarossa (Imagoeconomica).

L’email inviata da Trenitalia

Questo il contenuto della email “Comunicazione di violazione dei dati personali ai sensi dell’art. 34 del Regolamento UE 679/2016”.

La informiamo che, a seguito di alcune verifiche, abbiamo rilevato un incidente di sicurezza informatica causato da soggetti esterni non identificati. Questo evento ha determinato un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali legati ai titoli di viaggio.
Per individuare con precisione i soggetti interessati potenzialmente coinvolti è stato necessario svolgere approfondite analisi tecniche e di sicurezza da parte delle nostre strutture IT. Queste verifiche hanno richiesto tempo, perché si è trattato di ricostruire nel dettaglio eventuali accessi impropri ai dati. Solo al termine di queste attività siamo stati in grado di identificare i clienti interessati e inviare questa comunicazione, come previsto dall’art. 34 del Regolamento (UE) 2016/679 e in conformità con le Linee guida EDPB n. 9/2022 versione 2.0 del 28 marzo 2023 (punti 86 e ss.).

Ci teniamo a rassicurarla su un punto importante: non sono stati coinvolti dati di accesso agli account, credenziali personali o informazioni relative ai pagamenti (come il numero della carta, la scadenza o il codice di sicurezza).
Le informazioni che La riguardano e che potrebbero essere state oggetto di accesso non autorizzato, qualora presenti sui nostri sistemi informatici in relazione al titolo di viaggio, rientrano nelle seguenti categorie di dati personali:

  • Dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero; nome e cognome dell’eventuale acquirente);
  • Dati di contatto (e-mail, numero di telefono);
  • Dati di viaggio (informazioni associate al titolo di viaggio, quali, a titolo esemplificativo, tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio);
  • Codice carta fedeltà, ove associato al titolo di viaggio;
  • Società/ Ente datore di lavoro;
  • Tipologia di offerta o servizio associata al titolo di viaggio e dati necessari a fruire di dette offerte;
  • Estremi documento d’identità;
  • Dati connessi alla generazione del titolo di viaggio.Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Abbiamo inoltre notificato l’accaduto all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali e allo CSIRT Italia, in conformità alla normativa vigente, e presentato denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Considerata la tipologia di dati coinvolti, potrebbe esserci il rischio che Lei riceva comunicazioni fraudolente o tentativi di contatto ingannevoli che fanno riferimento ai suoi viaggi. Per questo Le consigliamo di prestare particolare attenzione a eventuali messaggi sospetti, soprattutto se richiedono dati personali o finanziari o contengono link o allegati inattesi. In caso di dubbio, verifichi sempre l’affidabilità del mittente. Le ricordiamo inoltre che Trenitalia non la contatterà mai per chiederLe password o dati di pagamento. Per qualsiasi chiarimento, abbiamo attivato un servizio di assistenza dedicato: – può inviare una richiesta tramite il webform opzione “Privacy – Gestione dei dati personali”. La preghiamo di inserire nell’apposito campo il seguente codice di riferimento: C68NE#.

Amadeus lascia Warner Bros Discovery con due anni di anticipo

Amadeus dice addio a Warner Bros Discovery, dove era approdato nell’agosto del 2024 dopo aver lasciato la Rai, con due anni di anticipo. A dare la notizia è la stessa multinazionale attraverso una nota: «Warner Bros Discovery e Amadeus comunicano di aver raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del contratto che legava per altre due stagioni televisive la media company internazionale e il conduttore. Il percorso, avviato nel 2024, ha visto Amadeus impegnato nella realizzazione di diversi programmi andati in onda su Nove in prime time e nelle fascia dell’access prime time. Warner Bros. Discovery desidera ringraziare Amadeus per il lavoro svolto, per la professionalità dimostrata e per il valore profuso da lui e dalla sua squadra nella realizzazione dei progetti insieme al gruppo Warner Bros Discovery».

Amadeus: «Sono stati due anni intensi»

«Sono stati due anni intensi, ringrazio Alessandro Araimo (ndr l’amministratore delegato) per la stima, assolutamente reciproca, e faccio un grosso in bocca al lupo a tutto il gruppo Warner Bros Discovery per i progetti futuri», ha detto Amadeus.

Venezuela in ginocchio dopo il terremoto, 50 mila dispersi

È di almeno 235 morti e 4.300 feriti l’ultimo bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela e in particolare la zona costiera dello Stato de La Guaira, con due scosse ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5. Ma i numeri del bollettino sono inevitabilmente destinati a salire: i dispersi sono infatti circa 50 mila, come segnala la piattaforma online lanciata per rintracciare i cittadini di cui non si hanno notizie. Il Paese sudamericano è in ginocchio e, mentre si scava senza sosta tra le macerie, aumenta il timore di una catastrofe umanitaria.

A La Guaira crollati più di 100 edifici

Più di 100 gli edifici crollati nello Stato costiero di La Guaira, vicino Caracas. Lo ha riferito il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, spiegando che «sono più di 70 mila» le famiglie sfollate.

Tra i morti anche un italo-venezuelano

La Farnesina ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970 e con parenti in Italia, coinvolto nel crollo di un edificio proprio a La Guaira. Il Ministero degli Esteri stima che in Venezuela ci siano circa 170 mila titolari di passaporto italiano.

Aiuti e solidarietà da tutto il mondo

La comunità internazionale si è subito attivata in sostegno del Venezuela, fornendo squadre di soccorso e aiuti umanitari. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha confermato l’arrivo di squadre di soccorso dall’estero per rafforzare le operazioni di ricerca dei superstiti. L’Italia sta inviando un team di vigili del fuoco formato da 41 unità.

Trump: «Al fianco dei nostri nuovi amici»

«Gli Stati Uniti sono pronti, disponibili e pienamente in grado di aiutare! Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo al fianco dei nostri nuovi e grandi amici». Lo ha scritto Donald Trump su Truth. Gli Usa hanno revocato le sanzioni al Venezuela: in particolare Washington ha autorizzato transazioni verso il Paese sudamericano, a condizione che siano legate alle «operazioni di soccorso».

Carlo e Camilla lasciano Buckingham Palace

Re Carlo e la regina Camilla lasceranno Buckingham Palace e vivranno stabilmente nella vicina Clarence House. Lo rivela il rapporto finanziario della monarchia britannica. L’obiettivo è di aumentare l’accesso del pubblico nel palazzo reale poiché, quando il sovrano è in sede, le misure di sicurezza limitano il numero di persone e le aree di accesso ai visitatori. Buckingham Palace, che dal 1837 funge da residenza ufficiale del sovrano del Regno Unito ed è attualmente in ristrutturazione, continuerà a essere la sede amministrativa della monarchia britannica. Il portavoce della casa reale ha specificato che i sovrani continueranno ad avere accesso ad alcune stanze private all’interno del palazzo «dove potranno ritirarsi durante la giornata lavorativa» e che potrebbero essere utilizzate come «possibile residenza in futuro».

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Giorgio Gori è lì che osserva. In giro – dentro il Partito democratico, nel campo largo, tra le fila dell’opposizione – abbonda l’agitazione. Gente che se ne va, come Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Pina Picierno, sbattendo più o meno la porta. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo ha invece deciso di restare, almeno per ora. Anzi, sta persino meditando qualche passo in avanti. D’altronde prima o poi ci saranno le Primarie nel centrosinistra e il tema della candidatura riformista è ancora intatto.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Elly Schlein e, dietro di lei, un’immagine di Giorgio Gori (foto Imagoeconomica).

Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato

La quota demopopulista è già abbondantemente coperta, fra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Stefano Bonaccini è già passato armi, bagagli e occhiali a goccia nella maggioranza. Fra i riformisti superstiti si cerca dunque qualcuno che possa rappresentare l’area. Gori ci pensa. Studia il campo. Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato. Da una parte Schlein potrebbe dimostrare che così il pluralismo è rispettato: vedete?, anche Gori è libero di candidarsi, mica siamo in una caserma; dall’altra parte c’è invece Matteo Renzi che deve trovare un sostituto di Silvia Salis, visto che la sindaca di Genova si sente come Marco Palestra che ha preferito il Chelsea all’Inter, puntando direttamente al salto più in alto. Gori conosce entrambi i rischi, ma non disdegna pragmaticamente nessuno. Nemmeno il vecchio compagno di viaggio Renzi, di cui ricorda bene i limiti.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Da tempo si confronta regolarmente con le aziende

Lunedì 22 giugno è andato al convegno “L’Europa che vogliamo”, organizzato dalla delegazione del Pd al parlamento europeo per un confronto con il mondo delle imprese. Gori da tempo si confronta regolarmente con le aziende (un’attività che sembra voler scoprire per la prima volta anche la segretaria del Pd). Ora che il tema dei riformisti del Pd col malessere è finalmente entrato nell’agenda di Schlein, che ha pure fatto un mini tour tra i cattolici e si sta ponendo il problema di non far scappare Graziano Delrio, Gori sta trovando quantomeno qualcuno disposto ad ascoltarlo nella maggioranza del Pd.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Il mantra del Paese che non cresce per colpa del governo Meloni

L’ex sindaco di Bergamo ha già pronta, nel caso, la piattaforma. Sono mesi che ne parla nei convegni, a Bruxelles, con gli imprenditori. L’Italia, dice, è un Paese che non cresce, da più di tre anni – cioè da quando c’è il governo Meloni – la produzione industriale è in calo e la produttività è diminuita del 3 per cento. Senza crescita non si produce ricchezza, senza ricchezza non c’è niente da redistribuire e non si possono aumentare gli stipendi.

L’importanza di sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue

La crescita però da sola non basta, in un mondo sempre più insicuro, con guerre e autocrati pronti a sconvolgere abitudini, consumi, mercati. Per questo Gori sostiene che per l’Europa sia prezioso sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue e imprescindibile garantirsi, come europei, l’autodifesa, che peraltro non è gratis. «La risposta europea alla guerra avviata da Vladimir Putin è stata superiore alle aspettative, tanto per rapidità che per compattezza. Questo però non toglie che l’Europa si sia trovata impreparata ad affrontare un conflitto in casa propria», ha scritto qualche mese fa su Il Foglio.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori quando da sindaco di Bergamo issò la bandiera dell’Ucraina sul palazzo del Comune, il 24 febbraio 2022 (foto Ansa).

«Non solo: in un mondo in cui le relazioni internazionali sono tornate a misurarsi sul piano della forza, la capacità di deterrenza militare è una componente non rinunciabile». Dunque «è intuitivo che quanto più questa capacità di difesa e di deterrenza sarà sviluppata a livello sovranazionale, tanto più sarà efficace e tanto più si allontanerà il rischio che gli strumenti militari possano tornare ad alimentare una conflittualità interna, tra i Paesi dell’Ue».

Sperimenta altre forme di comunicazione, come i podcast

Gori ci tiene molto alla sua piattaforma e al suo stile, non esattamente da rottamatore. Uno stile che vorrebbe mantenere in caso di campagna elettorale per le Primarie. In questi mesi però ha cercato di sperimentare modalità diverse di comunicazione rispetto ai suoi standard più tradizionali, partecipando a podcast grazie ai quali agganciare un pubblico diverso. Il suo staff punterà ancora su questo tipo di format per veicolare le idee dell’ex sindaco di Bergamo.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro

Nei giorni del Mondiale di calcio 2026 si intercettano sui social molti commenti sulle telecronache della Rai. Qualcuno si lamenta di Giuseppe Galati, sconosciuto giornalista passato di botto dai match della Serie C italiana alle partite della Coppa del mondo, altri esaltano Stefano Bizzotto, voce puntuale e competente in grado di spaziare dal pallone ai tuffi dal trampolino, passando per l’hockey su ghiaccio. E allora è quasi inevitabile che si accenda una lampadina: chissà che fine ha fatto Paolo Petrecca, protagonista della sfortunata telecronaca Rai per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina di febbraio. Una performance talmente negativa da costringere il giornalista, che era anche direttore di RaiSport, alle dimissioni dall’incarico.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

La trasparenza amministrativa della Rai impone poi di segnalare pubblicamente i dipendenti con retribuzioni superiori ai 200 mila euro. Ed ecco, allora, che ci si imbatte in altri fenomeni interessanti.

L’ex vicedirettore di Rai News 24 che ora fa l’editorialista

Per esempio Diego Antonelli, ex vicedirettore di Rai News 24, che dal settembre 2023 ricopre l’incarico di «editorialista per la pagina sportiva di Rai News». Dunque dispensa le sue opinioni da una testata giornalistica che di sicuro non ha nello sport il suo piatto forte, avendone la Rai una ad hoc, RaiSport, che si occupa solo di quello impiegando 120 giornalisti. Il tutto per la modica cifra di 224.243 euro all’anno. Contributi preziosissimi.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Diego Antonelli.

La manager dell’infornata di Campo Dall’Orto sparita dai radar

Scorrendo gli elenchi pubblicati sul sito della Rai, si scovano altri dipendenti lautamente pagati per incarichi oscuri. C’è Antonella Di Lazzaro, manager dell’infornata di Antonio Campo Dall’Orto, rimasta in Rai pubblicità fino al 2025, e che dall’ottobre di quell’anno è un po’ caduta in disgrazia, essendo «alle dirette dipendenze del direttore relazioni internazionali e affari europei». Cosa farà? Boh. Ma lo fa comunque per 240 mila euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Antonella Di Lazzaro (foto Imagoeconomica).

Progetto interdirezionale di digitalizzazione… Cioè?

Roberta Enni, dopo aver diretto Rai 4, Rai Italia, Rai Premium, dal luglio 2022 è «alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato come referente per il progetto interdirezionale di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo aziendale». Avete capito? No? Comunque si mette in tasca 215.428 euro all’anno.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Roberta Enni (foto Imagoeconomica).

Un incarico alla direzione Rai per la Sostenibilità-Esg

Stefano Luppi nel maggio 2019 è stato nominato «direttore della direzione relazioni istituzionali». Però da ottobre 2021 a giugno 2022 è stato «vice direttore della direzione relazioni istituzionali», quindi è tornato indietro in modalità gambero. Poi da luglio 2022 è stato assegnato «alle dirette dipendenze della direzione Rai per la Sostenibilità-Esg, con l’incarico di seguire progetti per tecnologie sostenibili nella piattaforma satellitare Tivù, come vice direttore». Un enorme punto interrogativo che gli assicura 226.197 euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Stefano Luppi (foto Imagoeconomica).

Chi si è fatto una carriera sui vini

Ma il migliore di tutti è Rocco Tolfa, 67 anni, una vita al Tg2, dal 2018 alle dirette dipendenze del direttore del Tg2 come «curatore di rubriche», tra cui Tg2 Motori e soprattutto Tg2 Di-Vino. «Per Rai 2», scrive nel suo profilo sul sito della Rai, «è stato inoltre tra gli autori e i conduttori dei programmi Signori del Vino e In viaggio con Marcello, forte della sua competenza nel settore dell’enogastronomia. Al riguardo, ha ottenuto i diplomi di “Sommelier” con l’Ais, di “Executive Wine Master” con la Fis e di “Assaggiatore di vino” con l’Onav. Attualmente tiene seminari sui territori del vino presso la cattedra di “Enologia applicata” del corso di laurea “Tecnologie alimentari ed enologiche” dell’Università della Tuscia». Un grandissimo, questo Tolfa. Ah, dimenticavamo: 200.332 euro all’anno di stipendio Rai.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Rocco Tolfa (foto Imagoeconomica).

Doppio dito medio in diretta a Rai News 24, sospeso il conduttore Alessandro Baracchini

Alessandro Baracchini è stato sospeso dalla conduzione di Rai News 24 dopo il gesto del doppio dito medio in diretta, fatto il 19 giugno al termine dell’edizione del telegiornale delle 12. Il giornalista aveva cercato di bloccare la sigla per dare le ultime notizie, ma non aveva fatto in tempo. Così, pensando di non essere più in onda, aveva fatto il gestaccio rivolgendosi alla regia. Ma le telecamere, appunto, lo stavano ancora riprendendo. Rilanciato sui social, il video era subito diventato virale.

«Considerati anche i comunicati sindacali dei tecnici e il risalto avuto dalla vicenda su social e organi di stampa ritengo opportuno, anche a tutela dell’immagine della Testata e del collega, sospendere immediatamente dalla conduzione Alessandro Baracchini». È quanto si legge nel comunicato del direttore della testata, Federico Zurzolo, al Comitato di Redazione di Rai News 24.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Continua ad aggravarsi il bilancio dei due terremoti che in meno di un minuto hanno colpito il Venezuela. Le segnalazioni di persone disperse hanno superato quota 25 mila. I morti accertati sono 164 e i feriti quasi mille.

Online un sito per localizzare gli scomparsi del terremoto

Un gruppo di venezuelani ha aperto un sito internet (ww.desaparecidosterremotovenezuela.com) per aiutare le famiglie a rintracciare i propri cari dispersi dopo le violente scosse di terremoto, che hanno provocando anche gravi interruzioni delle comunicazioni. Il portale consente ai cittadini di segnalare parenti e amici con cui hanno perso i contatti e di comunicare quando una persona viene ritrovata sana e salva.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Il Fondo monetario internazionale stanzia 200 milioni

La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato che il Fondo monetario internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per «ricostruire infrastrutture, ospedali e le case di coloro che hanno perso la propria abitazione» e che sono state disposte linee di credito per coloro che a causa degli eventi sismici hanno perso la loro principale attività economica.

L’appello dell’ex presidente Maduro dagli Stati Uniti

In un messaggio diffuso sui social media da New York, dove è detenuto assieme alla moglie Cilia Flores in un carcere federale con accuse di narcotraffico e uso di armi, l’ex presidente Nicolas Maduro ha lanciato un appello all’unità nazionale, invocando anche «serenità e amore concreto» per «aiutare, proteggere, condividere, rialzare e ricostruire» dopo il terremoto: «Che nessuno resti solo, che ogni comunità si prenda cura dei propri bambini, dei propri anziani e dei propri malati e che tutti accompagnino il lavoro delle squadre di soccorso, della polizia, delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei lavoratori e dei volontari».

La Cassazione conferma la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi

I giudici della prima corte penale di Cassazione hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dall’avvocato difensore di Alessia Pifferi, rendendo pertanto definitiva la condanna a 24 anni inflitta nel processo di appello alla donna, che nel 2022 lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni.

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo, portando la condanna a 24 anni. Pifferi – tramite il suo legale – aveva fatto ricorso puntando a «una diversa quantificazione della pena e a una diversa qualificazione giuridica del fatto, ossia la morte in conseguenza di abbandono del minore». La procura generale di Milano chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche, sostenendo che «le condizioni psichiche dell’imputata non hanno minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere», dunque per una pena più severa.

La Francia intercetta una petroliera della flotta ombra russa al largo della Sicilia: i precedenti

La Francia ha intercettato una petroliera della flotta ombra russa mentre navigava al largo delle coste della Sicilia in violazione del diritto marittimo internazionale. Lo ha reso noto il presidente transalpino Emmanuel Macron, pubblicando sui social un video che mostra le forze speciali atterrare a bordo della petroliera Deliver da un elicottero e spiegando che l’operazione fa seguito a una simile messa in atto di recente dal Regno Unito.

Le operazioni condotte dalla Francia contro la flotta ombra russa

Dall’inizio del 2026, la Francia ha fermato diverse petroliere appartenenti alla flotta ombra russa, utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A gennaio è stata la volta della Grinch, partita da Murmansk e battente bandiera delle Isole Comore: dopo il fermo, la nave è stata ormeggiata nel porto di Marsiglia-Fos. A marzo è stata fermata la petroliera Deyna, bandiera del Mozambico e, come la Grinch salpata da Murmansk: dopo un mese è stata autorizzata a lasciare il porto di Marsiglia. Nello stesso mese, Francia e Belgio hanno condotto un’operazione congiunta che ha portato al sequestro della Boracay, poi portata nel porto belga di Zeebrugge. Il primo giugno le forze armate francesi hanno poi fermato nell’oceano Atlantico la petroliera Tagor, già sottoposta a sanzioni e sospettata di operare con documenti di bandiera irregolari. Macron ha citato il Regno Unito: le forze britanniche a metà giugno hanno intercettato la petroliera Smyrtos, battente bandiera del Camerun, mentre tentava di attraversare il Canale della Manica.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

Alla fine Stefano Antonio Donnarumma ha deragliato. Dopo un vertice col ministro dei Trasporti Matteo Salvini, si è dimesso dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato. Il passo indietro era concordato e, secondo fonti del Mit, l’obiettivo sarebbe far partire subito la “Fase 2”, chiusi gli obiettivi del Pnrr: la scelta del successore avverrà quindi all’interno del gruppo, e circola insistentemente il nome di Gianpiero Strisciuglio, attuale ad e direttore generale di Trenitalia. Mentre Giuseppe Inchingolo, ora a capo della comunicazione, è in ballo per la poltrona di vicedirettore generale.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

L’uscita di Donnarumma era nell’aria: al manager è mancato da sotto ai piedi il terreno dell’appoggio politico leghista, e non ha più voluto restare sulla graticola. A maggior ragione dopo le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Fs da parte di Caterina Belletti, arrivata alla presidenza di Fs International, e soprattutto di Tiziana De Luca, che era in quota Mef, vicecapa di gabinetto del ministro Giancarlo Giorgetti.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

A proposito, le frizioni tra Donnarumma e Giorgetti non erano certo mancate. C’era disaccordo sulla Rab (acronimo di Regulatory Asset Base), cioè il modello di finanziamento che deve attrarre capitali privati per sviluppare le grandi infrastrutture ferroviarie (come per esempio l’Alta Velocità): l’ad avrebbe aperto ai fondi esteri, Giorgetti assolutamente no. E ai più attenti non è sfuggito il duro intervento del ministro in conferenza stampa il 27 maggio, davanti all’ad: «Pensiamo a casa nostra! Guardo qui Donnarumma. Ma perché noi dobbiamo andare a cercare il fondo pensione canadese o australiano per le nostre infrastrutture, quando abbiamo i fondi pensione italiani? Perché nessuno parla di questo?».

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Stefano Donnarumma (Imagoeconomica).

Anche sui dossier principali non c’era intesa, per esempio sull’acquisizione del ramo ferroviario di Pizzarotti e di Firema. Con Donnarumma se ne vanno anche due big: il direttore finanziario Fabio Paris, dimissionario (lo attende Open Fiber) e il numero uno delle Risorse umane Gian Luca Orefice (futuro nella Difesa). Quale sarà la buonuscita dell’ad? Anche qui si è discusso: da contratto la cifra è intorno agli 1,5 milioni, ma il manager vorrebbe di più. Donnarumma, ex Acea e Terna, era arrivato nel gruppo nel giugno del 2024, voluto da Salvini. Le sue avventure nelle partecipate di Stato fin qui non sono state proprio fortunatissime.

Arianna sul vulcano

Arianna Meloni punta sul vulcano, l’Etna. Sarà un sabato infuocato quello in programma a Zafferana Etnea, in provincia di Catania, luoghi carissimi al presidente del Senato Ignazio La Russa: c’è la convention “Etna tricolore” promossa dai coordinamenti regionale e provinciale di Fratelli d’Italia. Ad aprire i lavori “sister Arianna”, capa della segreteria politica nazionale di FdI e ovviamente sorella della premier Giorgia. Interverranno, tra gli altri, Luca Sbardella, in qualità di commissario regionale di FdI Sicilia, ed Enrico Trantino, sindaco della Città Metropolitana di Catania ed erede di una storica dinastia della destra catanese. Sono attesi i commenti di ‘Gnazio…

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Arianna Meloni (Imagoeconomica).

Lega, una lacrima su Treviso

Altro che Una lacrima sul viso, la canzone di Bobby Solo, qui c’è una lacrima su Treviso. Niente da fare, nemmeno un appuntamento si riesce a tenere fissato tra i leghisti. Balla tutto. E così quello che doveva essere un incontro al vertice per mettere la parola fine alla guerra intestina nella Lega è saltato: il 4 e il 5 luglio nel Trevigiano era in programma una “cabina di regia”, ossia la riunione del tavolo dei territori della Lega, usando una terminologia che poteva essere cara a re Artù, ma anche ai Puffi. Tra Matteo Salvini e Luca Zaia (l’ex governatore poteva festeggiare il vertice nella sua zona, con tanto di prosecco per tutti) ormai regna l’incomunicabilità, come in un film di Michelangelo Antonioni. Intanto il partito annaspa, e Salvini si mette a chiedere l’esercito per presidiare le ferrovie: «Io militarizzerei le stazioni, altro che togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, fosse per me ci sarebbero su tutti i treni». In questo modo, dato che ha capito che il titolare del dicastero dell’Interno si chiama Matteo Piantedosi e resterà fino al termine della legislatura, Salvini vuole far arrabbiare il ministro della Difesa Guido Crosetto, punzecchiandolo sul tema della gestione dei militari italiani nelle città. Che poi Crosetto ha già i suoi problemi con il numero uno della Nato, Mark Rutte, ci manca solo il leghista a fargli aumentare il travaso di bile.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Matteo Salvini e Luca Zaia (foto Ansa).

Grafica Pride, scivolone e censura pure sul “recap”

Al ministero della Cultura a dar scandalo c’è sempre il direttore dell’Istituto centrale della grafica, cioè Fabio De Chirico. Prima ha provocato disastri politici per colpa del “Grafica Pride”, un evento dedicato ai temi dell’inclusione e dei diritti LGBTQIA+ andato in scena venerdì 19 giugno, il giorno prima del Roma Pride. La locandina dell’evento aveva i colori dell’arcobaleno sulla Fontana di Trevi (che tra l’altro non è statale, ma comunale) e in effetti doveva esserci una proiezione di quei colori sulla facciata. Che poi però non è mai avvenuta, dopo aver scatenato le proteste dei “pro-vita” di Massimo Gandolfini e aperture pesantissime (e che strizzavano l’occhio agli omofobi, tanto per gradire) in prima pagina del quotidiano La Verità.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole

De Chirico poi ha messo di nuovo in seria difficoltà il suo “nume tutelare” ministeriale Massimo Osanna, che guida i musei. Ha infatti pensato bene di pubblicare, a evento avvenuto, un “recap” della serata sul sito dell’Istituto, composto dalle immagini delle attività ospitate nella sede museale, con tanto di personale dedicato alla bisogna. Inutile dire che quella specie di “bignami” è durato solo l’espace d’un matin, anzi nemmeno, ed è stato fatto sparire tutto, per non lasciare più tracce di una manifestazione tanto controversa. Anno 2026, al governo di destra fanno ancora così tanto paura i diritti LGBTQIA+

Tajani a Farmindustria. Con tanti ombrelli…

Antonio Tajani, Adolfo Urso, Anna Maria Bernini e ovviamente Orazio Schillaci: sono andati tutti all’assemblea pubblica 2026 di Farmindustria, dedicata a “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”, dove è stato messo al centro il ruolo della farmaceutica italiana nel nuovo scenario globale. Nella romana via della Conciliazione una giornata caldissima: e nessuno ha ancora capito perché a ogni assemblea di Farmindustria, in pieno giugno, con un sole che spacca le pietre e un clima da savana, all’uscita viene sempre regalato un ombrello brandizzato. Addirittura c’è chi se ne è portati via tre, andando via dall’evento…

De Martino e Gerry Scotti per Simona Agnes

La serata romana va in scena giovedì 25 giugno, ma andrà in onda sulla Rai il 3 luglio: per il premio Biagio Agnes si sono mobilitati in tanti nel servizio pubblico radiotelevisivo pur di accontentare Simona Agnes, da anni pretendente al trono di presidente della Rai ma puntualmente respinta al punto di partenza, ossia il ruolo di semplice consigliere d’amministrazione. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi parla di «una grande festa del giornalismo e della televisione»: premiati e ospiti dovrebbero anche segnare una sorta di “pax televisiva” tra Rai e Mediaset. E così via alle presenze di Stefano De Martino e Gerry Scotti, più Lino Banfi, in una kermesse che bloccherà il centro storico romano, dato che si svolgerà in piazza di Spagna.

I motivi dietro l’addio di Donnarumma a Fs, un nuovo pasticcio al Mic e altre pillole
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina

Si è aperta a Danzica la nuova Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Presenti i leader di Polonia, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Romania e Svezia, assieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Manca però il leader maggiormente interessato dai lavori, ovvero il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dato forfait a causa della crisi diplomatica aperta con Varsavia. A guidare la delegazione ucraina è la premier Yuliia Svyrydenko.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
I leader presenti alla conferenza di Danzica (Ansa).

La decisione di Zelensky che ha portato allo scontro con Varsavia

La querelle sull’asse Kyiv-Varsavia, culminata nello scontro aperto tra Zelensky e l’omologo polacco Karol Nawrocki, è iniziata il 26 maggio quando il capo della Bankova ha annunciato la decisione di intitolare un’unità d’élite dell’esercito ucraino agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera.

I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale

Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica assieme alle SS Galizien. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Migliaia di ucraini furono uccisi in seguito come rappresaglia dall’Armia Krajowa, ovvero il principale movimento armato polacco dell’epoca.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Karol Nawrocki (Ansa).

La Polonia ha revocato a Zelensky la più alta onorificenza di Stato

Nawrocki ha parlato di «decisione critica» da parte di Zelensky, accusando il leader ucraino di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione». Poi il 29 giugno ha reso noto che avrebbe cercato di revocare a Zelensky la più alta onorificenza di Stato polacca, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dall’ex presidente Andrzej Duda. La revoca è poi effettivamente arrivata il 19 giugno. Il giorno successivo Zelensky ha annunciato di aver rispedito la medaglia a Varsavia per posta.

Tensioni con Varsavia, Zelensky diserta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Von der Leyen annuncia l’erogazione della prima tranche dei prestiti Ue

Nel suo intervento alla conferenza di Danzica, Von der Leyen ha annunciato l’erogazione della prima tranche del prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. «Oggi trasferiamo oltre 3 miliardi di euro in assistenza macrofinanziaria. Nei prossimi giorni inizieremo a erogare la prima tranche dei 6 miliardi di euro destinati alla produzione di droni. Questa è la solidarietà in azione. Dimostra che il sostegno dell’Europa all’Ucraina è destinato a durare».