La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?

Nel regolamento de Il Mondo al Contrario, i Team Vannacci sono presentati come parte di una strategia di «guerra asimmetrica», nella quale forze minoritarie ma agguerrite agiscono di sorpresa, «colpendo l’avversario». La macchina politica di Roberto Vannacci si autodefinisce con il lessico dei manuali militari. Prendiamoli in parola, allora. E leggiamola con lo strumento adatto: un manuale vero.

Cosa sono le operazioni psicologiche

Si intitola Mind Weavers, “i tessitori di menti”, ed è uscito a Islamabad nell’aprile 2024. Lo firma Fahd Ayub, militare pakistano. Nel manuale l’autore spiega come si progetta una psy-op: come si sceglie il bersaglio, come lo si studia, come lo si lavora, come si misura il risultato. Ma che cos’è una psy-op? In parole povere è un insieme di strategie messe in atto per influenzare emozioni, comportamenti e opinioni di un gruppo o di una popolazione. Prima si studiano paure, frustrazioni e abitudini dei soggetti. Poi si somministrano stimoli a dosi calibrate, uno alla volta. Ogni messaggio è un mattone che si ha l’impressione di aver posato in autonomia. E alla fine il muro nemmeno si vede. Ayub condensa questa tecnica in un’immagine: gli schiavi possono ignorare perfino l’esistenza del padrone. Ora proviamo a leggere le tappe dell’avventura vannacciana attraverso questa lente.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
La copertina di Mind Weavers.

Le tappe: dal Mondo al contrario a Futuro Nazionale

Agosto 2023. Un generale in servizio pubblica tramite la piattaforma in self-publishing Il mondo al contrario. Costo editoriale contenuto. Resa: settimane di prime pagine, oltre 230 mila copie vendute e una seconda edizione curata dalla casa editrice Il Cerchio con la prefazione di Francesco Borgonovo. Diritti d’autore stimati in quasi 1 milione di euro. Un’operazione che nel manuale di Ayub ricorda lo stimolo d’innesco, la provocazione costruita perché sia il pubblico a selezionarsi da solo. Chi si indigna amplifica. Chi applaude alza la mano, e si fa contare. Il titolo stesso scelto da Vannacci taglia il mondo in due: noi del mondo dritto, loro che l’hanno rovesciato.

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Roberto Vannacci presenta Il mondo al contrario (Imagoeconomica).

Giugno 2024. Alle Europee, Vannacci viene candidato da indipendente nelle liste della Lega ottenendo 555.980 preferenze totali, il secondo in assoluto più votato in Italia dietro Giorgia Meloni. È una dinamica simile a quella che Ayub descrive quando parla di scelta del veicolo: cerchi un gruppo già organizzato, con simboli, sedi e platee, ci entri e sali.

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Roberto Vannacci con Matteo Salvini in campagna elettorale per le Europee (Imagoeconomica).

Aprile-maggio 2025. Vannacci prende la tessera della Lega e poco dopo Matteo Salvini lo nomina, tra le polemiche interne, vicesegretario. Intanto, all’esterno del partito cresce la rete con il suo marchio: l’associazione Il Mondo al Contrario e i Team Vannacci della «guerra asimmetrica». Dieci tesserati minimo, un team leader, nomi come “Decima Laghi” e “Decima Bustense”. Tessera a 20 euro. Così Vannacci costruisce un proprio fortino all’interno della casa che lo ospita. Una dinamica analoga a quella descritta nel manuale: il gruppo che ti ospita si conquista dall’interno, e intanto ti prepari la struttura tua, per il giorno in cui non ti servirà più.

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Matteo Salvini consegna la tessera della Lega a Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).


Febbraio 2026. La scissione. Nasce Futuro Nazionale. A giugno si tiene il congresso a Roma, tesseramento dichiarato dal partito a quota 100 mila iscritti. Vannacci accoglie i suoi definendoli i rifiuti degli altri, “la sporca dozzina”, «la feccia». Nel suo libro, Ayub parla di coesione per marchio d’infamia: prendi l’insulto che il tuo pubblico riceve e trasformalo in divisa; l’esclusione diventa orgoglio, il gruppo si salda proprio sulla ferita.

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Giugno 2026. Il sorpasso: i sondaggi danno Futuro Nazionale sopra la Lega. Ora l’ha praticamente doppiata, superando anche Forza Italia. L’ospite è svuotato. Alle Comunali di Vigevano accade una cosa piccola ma significativa. Furio Suvilla, il candidato di Vannacci, resta fuori dal ballottaggio col 14,2 per cento e ordina ai suoi: scheda nulla o bianca. Secondo l’analisi dei flussi di YouTrend, su 100 elettori di Suvilla, 52 si sono astenuti, 41 hanno votato il candidato di Forza Italia e 7 quello del centrosinistra. Un dato che misura almeno in parte la capacità di incidere sul comportamento elettorale. Nel manuale di Ayub questo momento è compatibile con quello che viene definito l’indicatore di impatto. Ogni operazione seria misura i propri risultati, e il risultato qui è la prova che il pubblico risponde ai comandi.

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Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Settembre 2026. Continuano gli attacchi alla «coerenza» della Lega (l’ultimo sulla giravolta di Matteo Salvini circa l’AfD) il partito che gli aveva aperto la porta.

Come può essere letto il caso-Egonu

Ogni tappa, da sola, è politica ordinaria. La sequenza intera, letta alla luce del manuale, è un’operazione a fasi: sotto-operazioni concatenate, correzioni di rotta, un obiettivo che avanza un gradino alla volta. Ayub mette in guardia: il professionista si riconosce dalla pazienza del dosaggio. Anche qui le similitudini non mancano. Un esempio? Il caso Egonu. Ne Il Mondo al contrario, la campionessa di pallavolo è «italiana di cittadinanza», però «i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità». Bufera. Nelle uscite successive la frase si ripresenta con la premessa nuova: «Non sono razzista. Io ammiro Paola Egonu, sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma…». Il contenuto delle due dichiarazioni è identico, la dose però è ricalibrata. Prima la formulazione brutale che apre il ciclo mediatico, poi la versione ammorbidita che consolida il messaggio presso il pubblico esitante. Anche Ayub descrive un comportamento simile: misura la reazione, aggiusta lo stimolo, prosegui (la querela di Egonu è stata archiviata: le frasi erano inappropriate e scorrette ma il tribunale di Lucca non ha ritenuto la condotta penalmente rilevante come diffamazione).

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Nella combo, Roberto Vannacci e Paola Egonu (Ansa).

Le parole-cardine e la satira gentile

Poi ci sono le parole-cardine. Il manuale insegna a costruire i messaggi con le glittering generalities, generalità scintillanti: parole-virtù talmente gonfie di consenso da non aver bisogno di argomenti. Prendiamo termini come “normalità”, “buonsenso” e “patria”. Il trucco della propaganda sta nella vaghezza: ognuno può riempirle come vuole. Proprio per questo tutti si sentono d’accordo. Smontarle è facile: basta chiedere: «Sì, ma in concreto?». Se la risposta è un’altra parola scintillante, si è scivolati dentro il meccanismo. E infine c’è il sorriso. Il manuale dedica pagine alla satira gentile: la battuta abbassa le difese, il messaggio entra senza attrito. Anche quando l’ex generale sfotte o posta meme e video assurdi, qualcuno ride. Poi rifila il sondaggio in crescita. È il tema dell’inevitabilità: la vittoria raccontata prima che accada, per convincerti a salire sul carro. E una volta a bordo tutto il resto si accetta a scatola chiusa.

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Dalla pagina Fb di Roberto Vannacci.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un

Il primo ministro russo Mikhail Mishustin lo ha definito un «simbolo di amicizia». Il suo omologo nordcoreano Pak Thae-song ha parlato di un «evento storico». Russia e Corea del Nord hanno inaugurato un ponte stradale lungo il confine. Dietro la solida intesa tra Kim Jong-un e Vladimir Putin, così come nelle relazioni tra Pyongyang e Pechino, ci sono tuttavia esigenze strategiche più che ideologiche. Ed è questo che muove la nuova diplomazia di Kim, intenzionato a mantenere ottimi rapporti con il vicinato ma anche ad ampliare la sua rete di alleanze per acquisire influenza internazionale.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
Kim e la figlia nel 2024 (Ansa).

Il ponte tra Russia e Corea del Nord

Il ponte Yakov Novichenko, intitolato all’ufficiale sovietico che nel 1946 salvò il primo leader nordcoreano Kim Il-sung da un attentato, collega Russia e Corea del Nord attraverso il fiume Tumen. Al netto della propaganda, la sua realizzazione è stata tutt’altro che lineare. L’inaugurazione prevista per il 19 giugno è slittata a fine agosto e i lavori sul lato russo risultavano completati solo al 65 per cento. Anche i costi sono lievitati: i 100 milioni di dollari inizialmente stanziati dal Cremlino sono raddoppiati. Presentato da Mosca e Pyongyang come un’infrastruttura commerciale e civile, il ponte potrebbe anche essere utilizzato per lo scambio di personale militare, di operai, di tecnologia bellica e risorse energetiche.

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L’inaugurazione del ponte sul fiume Tumen (Ansa).

L’equilibrismo necessario di Kim tra Pechino e Mosca

Gli interessi però vengono prima dell’amicizia. Kim e Putin hanno infatti siglato un Trattato di partenariato strategico globale che, tra le varie aree di collaborazione, prevede una clausola di assistenza militare reciproca in caso di necessità. I legami con Mosca sembrano dunque solidi, ma dietro questa intesa ci sono due aspetti da considerare. La Corea del Nord sa innanzitutto di dover mantenere un equilibrio diplomatico tra Russia e Cina, evitando di avvicinarsi troppo a una delle due potenze per non compromettere i rapporti con l’altra.

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Vladimir Putin con Kim Jong-un nel 2019 (Ansa).

Allo stesso tempo Kim non intende trasformare Pyongyang nel satellite di un alleato più forte. «L’allineamento tra Russia e Corea del Nord rimane fondamentalmente pragmatico e contingente, fondato più sulla convenienza a breve termine che su una solida architettura di alleanza», ha scritto l’Australian Journal of International Affairs. La diffidenza è evidente anche nei legami con la Cina. La sponda del Cremlino ha notevolmente accresciuto il senso di indipendenza nordcoreano dal Dragone, sfidando il quasi monopolio cinese sull’influenza geopolitica esercitata sul vicino. La convergenza tra Kim e Putin non è vista di buon occhio a Pechino, principale partner economico di Pyongyang (2,73 miliardi di dollari di interscambio commerciale nel 2025). Non farà inoltre piacere alla Cina la decisione della Corea del Nord di ricostruire le difese lungo il confine settentrionale tra i due Paesi, ripristinando campi minati. Ufficialmente per contrastare contrabbando ed espatri illegali, ma non esattamente un segnale di fiducia.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
Xi Jinping con Kim Jong-un (Ansa).

Dal Vietnam alla Tanzania, la rete diplomatica di Pyongyang

In politica estera Kim sta mostrando una curiosa intraprendenza diplomatica alla ricerca di nuove aree di cooperazione. Nel Sud-est Asiatico, per esempio, la Corea del Nord ha intensificato i dialoghi soprattutto con Vietnam e Laos. Sono poi andati in scena avvicinamenti analoghi con la Bielorussia di Alksandr Lukashenko e con la Tanzania, insospettabile Paese africano nel quale il governo nordcoreano vanta da tempo un’attivissima ambasciata. Kim vuole insomma ridurre l’isolamento internazionale ed evitare di dipendere troppo dai suoi vicini. Che restano comunque alleati imprescindibili.  

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance

Nella prima convention organizzata da un partito prima delle elezioni di midterm, Donald Trump si è appellato ai Repubblicani promettendo un incentivo di 5 mila dollari per il voto al GOP e mandandoli preventivamente al diavolo in caso contrario. Che il presidente Usa stia avvertendo la pressione in vista delle elezioni che potrebbero costare la maggioranza alla Camera e al Senato? Di sicuro, il sostegno a Trump è in calo in tutte le fasce d’età, ma soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z, categorie che nel 2024 erano state fondamentali per il suo ritorno alla Casa Bianca. Da qui il bisogno di coinvolgere il più possibile (compatibilmente col suo ego) il vice JD Vance, che a Dallas ha fatto le prove per le Presidenziali del 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump (Ansa).

Una generazione sul piede di guerra

A preoccupare macchina politica del Grand Old Party sono soprattutto le – cattive – opinioni dei Millennials (i nati dal 1981 al 1996). Innanzitutto, ormai costituiscono la generazione più numerosa negli States. Inoltre sono la fascia demografica con il maggior numero di figli in età scolare (dunque a carico) e che pertanto risente maggiormente dell’aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante, fattore che sta pesando molto nel crollo dei consensi di The Donald. Gli sforzi paralleli delle campagne di Trump e di Kamala Harris per raggiungere i Millennials attraverso podcast e altri media digitali erano emersi come un elemento chiave del ciclo elettorale del 2024. Anche alle Midterm lo scontro tra repubblicani e democratici si giocherà su questo terreno.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump a Dallas (Ansa).

Il sentiment negativo dilaga soprattutto tra i maschi

Secondo un recente sondaggio di Navigator, il tasso di approvazione di Trump tra i Millennials è calato al 38 per cento. E tra chi lo ha votato nel 2024, il 28 per cento ammette di essersi pentito. Un’altra indagine Economist/YouGov, condotta sempre ad agosto, evidenzia dati ancora peggiori: solo il 26 per cento delle persone di età compresa tra 30 e 44 anni approva attualmente l’operato di Trump come presidente. Il sentiment negativo per l’operato di Trump è forte, evidenziano i sondaggi, in particolare tra i maschi.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump alla convention di Dallas (Ansa).

A Vance il compito di riconquistarli

Trump nella seconda e ultima serata della convention di Dallas non ha ripetuto il comizio-show della prima, concedendo 41 minuti sul palco a Vance, suo vice e volto più giovane di un’amministrazione guidata dalla persona più anziana mai eletta alla presidenza, un 80enne della generazione dei Baby Boomer. Vance invece è nato nel 1984 e, come ha ricordato con piena retorica MAGA, è padre di quattro figli piccoli che hanno il «diritto di nascita a ereditare le benedizioni del più grande Paese della Terra». Ha insomma le caratteristiche ideali per parlare a quella che oggi è la fetta più larga dell’elettorato: Trump, pur non investendolo ufficialmente del ruolo di erede politico, gli ha dato il compito di riconquistare i Millennials in vista delle elezioni di metà mandato. Con un occhio già al 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
JD Vance (Ansa).

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann

Colpo di scena in tribunale. La giudice dell’udienza preliminare Irene Giani ha respinto la richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della madre, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. La figlia dell’Avvocato è stata invece ammessa come parte civile per la parte di processo che vede alla sbarra il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero (che è anche l’attuale presidente della Juventus) e il notaio Remo Moroni, accusati di falso in atto pubblico. Accolta dunque solo parte dell’istanza presentata il 22 giugno dai legali. Come ha spiegato in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende Elkann, Margherita Agnelli (nella nota indicata come “de Phalen”, cognome del secondo marito), «non ha alcun titolo per lamentare danni» contro il figlio per i fatti al centro del procedimento: «La costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge».

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Ucraina, la Commissione Ue approva altri 6 miliardi per la difesa

La Commissione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per l’acquisizione di vari prodotti nei settori della difesa aerea e missilistica, delle munizioni, dei droni e della guerra elettronica. Questi fondi sosterranno la capacità dell’Ucraina di resistere alla continua intensificazione degli attacchi russi condotti con missili balistici e droni. La decisione consente a Kyiv di acquistare anche missili Pac-3 per i sistemi Patriot. Finanziato nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro (30 miliardi per aiuti di bilancio e 60 miliardi per la difesa nel periodo 2026-2027), il pacchetto prevede cinque deroghe alle condizioni standard di ammissibilità – tre per droni e componenti di fabbricazione ucraina che superano le soglie di costo e due per attrezzature di fabbricazione statunitense (in particolare missili Pac-3) anche attraverso il meccanismo Purl coordinato dalla Nato. Con questa approvazione, i 28,3 miliardi di euro destinati al sostegno della difesa ucraina per il 2026 sono stati interamente assegnati.

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni

Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
Nicola Fratoianni, Sigfrido Ranucci e Angelo Bonelli (foto Imagoeconomica).





Di Battista, oggi il volo di rientro in Italia

Alessandro Di Battista dovrebbe partire da Cuba venerdì 11 settembre 2026, a distanza di due settimane dal malore che l’ha costretto a un ricovero prima a Santa Clara e poi a L’Avana. Secondo quanto appreso, si tratterebbe di un volo a tappe e a bassa quota che potrebbe durare 12 ore. L’arrivo in Italia è previsto per il pomeriggio di sabato. Da giorni si lavora per il rientro ma le sue condizioni, finora, non erano compatibili con il viaggio. Doveva infatti partire il 4 settembre ma un intervento chirurgico l’ha trattenuto sull’isola.

Il malore e il ricovero

L’ex parlamentare del M5s, 48 anni, si era sentito male venerdì 28 agosto mentre era a Cuba per realizzare un reportage per il Fatto quotidiano, con cui collabora. Un forte mal di testa, a cui è seguito il ricovero d’urgenza a Santa Clara, l’ospedale più vicino, e poi il trasferimento nel più attrezzato Hermanos Ameijeiras a L’Avana. Sull’isola, nel frattempo, era stato raggiunto dalla compagna Sahra Lahouasnia e da due specialisti del Policlinico Gemelli, un neurochirurgo e un rianimatore, che hanno collaborato con l’equipe cubana alla sua assistenza.

La vicepresidente di Taiwan in Italia, Pechino protesta con Roma

Tensione sull’asse Pechino-Roma: la Cina ha presentato una protesta formale all’Italia a causa del viaggio nella Penisola di Hsiao Bi-khim, vicepresidente di Taiwan, arrivata a Ventotene assieme al ministro degli Esteri Lin Chia-lung per partecipare alla seconda Conferenza europea per libertà e democrazia.

Dito puntato di Pechino contro le «forze straniere» che appoggiano Taipei

Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le autorità del Partito Progressista Democratico (Dpp), al governo a Taiwan, stanno usando il pretesto della democrazia e della libertà «per cercare l’indipendenza facendo affidamento su forze straniere». La Repubblica Popolare Cinese considera Taiwan – ufficialmente Repubblica di Cina – parte proprio territorio e, come esplicitato a più riprese dal presidente Xi Jinping, non esclude l’uso della forza per ottenere la «riunificazione nazionale». Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri, ha parlato di «comportamento spregevole» e «vano» di Taipei, aggiungendo che la Cina «si oppone fermamente a qualsiasi forma di scambio ufficiale» con Taiwan da parte dei Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Pechino».

OpenAI pronta a rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata

Di fronte alle crescenti preoccupazioni sui rischi legati a un’intelligenza artificiale fuori controllo, espresse peraltro da alcuni ricercatori di Anthropic, OpenAI – l’azienda che ha lanciato la corsa globale ai chatbot – sta valutando di rallentare il ritmo di sviluppo dei suoi sistemi di IA più avanzati. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, citando una riunione interna in cui l’amministratore delegato Sam Altman ha parlato della possibilità di coordinarsi su un’eventuale frenata con altre realtà del settore. Pochi giorni fa, il ricercatore britannico Jacob Coxon ha annunciato le proprie dimissioni da Anthropic (in precedenza aveva lavorato proprio per OpenAI), lanciando l’allarme riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, capace di distruggere l’umanità nel corso di un decennio.

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, aveva disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto, che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria.

«Fra il diritto all’attività di impresa e quello alla salute vince quest’ultimo»

A luglio i giudici avevano ordinato al gruppo siderurgico di interrompere entro 90 giorni l’attività produttiva dell’area a caldo degli altiforni, fin quando non fosse «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e non fossero adottate «le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza». Ilva spa e Acciaierie d’Italia, avevano chiesto alla Corte d’Appello di sospendere il decreto, prospettando il pericolo di un grave danno economico in caso di spegnimento dell’area a caldo, con migliaia di licenziamenti e di messe in cassa integrazione. Ma i giudici non hanno accolto la richiesta, motivandola col fatto che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».

Morto l’ex ministro Raffaele Costa

È morto a 90 anni l’ex ministro Raffaele Costa, ultimo segretario del Partito Liberale Italiano prima dello scioglimento avvenuto nel 1994 e poi esponente di Forza Italia, con cui aveva sfiorato l’elezione a sindaco di Torino.

La carriera politica di Costa

Nato a Mondovì (Cuneo), Costa era stato eletto alla Camera dei deputati la prima volta nel 1976 con il PLI. Confermato nelle successive sette legislature, sarebbe poi rimasto a Montecitorio per 30 anni esatti, fino al 2006. Nel 1994, dopo lo scioglimento del Partito Liberale Italiano, aveva fondato l’Unione di Centro, che si schierò al fianco di Forza Italia di Silvio Berlusconi, appena sceso in politica.
Dopo essere stato più volte sottosegretario di Stato tra 1979 e il 1989 in vari dicasteri, Costa tra il 1992 e il 1994 fu scelto come ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie e gli Affari regionali nel primo governo Amato, ministro dei Trasporti nel governo Ciampi e ministro della Sanità nel primo governo Berlusconi. Nel 1997 Costa si candidò a sindaco di Torino: perse con uno scarto di meno di 5 mila voti contro Valentino Castellani. Eurodeputato dal 1999 al 2004, successivamente (fino al 2009) è stato presidente della Provincia di Cuneo. Era il padre di Enrico Costa, anch’egli politico e deputato (è capogruppo alla Camera di Forza Italia), già ministro nei governi Renzi e Gentiloni.

Lo ha ricordato in un lungo post Guido Crosetto: «Raffaele è stato un liberale vero: laico, garantista, non incline alle mode e allergico alla burocrazia, agli sprechi, ai privilegi e a quel proliferare di norme, paletti e leggi contro cui ha condotto battaglie continue». E poi: «Alla Sanità aveva avuto un approccio innovativo: i blitz negli ospedali, visite a sorpresa per verificare di persona le attese, i disservizi e il funzionamento delle strutture. Lo stesso approccio con cui per anni ha messo nel mirino sprechi della macchina pubblica, privilegi e complicazioni burocratiche». Così Antonio Tajani: «Con lui se ne va un grande protagonista della politica italiana, un vero liberale impegnato nella difesa dei valori e nella lotta contro gli eccessi della burocrazia che paralizzano le attività di chi intraprende e creano grandi difficoltà ai cittadini».

Gli Houthi prendono il controllo dell’area di Bab al-Mandeb

Gli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran, hanno conquistato l’ultimo tratto della costa yemenita sul Mar Rosso, l’area di Bab al-Mandeb, portando a termine un’offensiva durata 18 ore che garantisce loro il pieno controllo dell’intero litorale. Le forze navali hanno poi proseguito l’offensiva in mare, conquistando l’isola di Mayyun e aprendo la strada con la forza verso l’isola di Zuqar, dove gli scontri sono ancora in corso. Lo riferiscono i corrispondenti sul campo di Al Jazeera e lo confermano fonti di France Press. La conquista arriva dopo aver preso il controllo della città portuale strategica di Mokha, sul Mar Rosso, finora controllata dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. In pochi giorni oltre 25 missili l’hanno colpita, costringendo il porto a sospendere le operazioni. Insieme allo Stretto di Hormuz, quello di Bab el-Mandeb è uno dei corridoi più importanti per l’economia mondiale, da cui passano circa un quarto delle spedizioni quotidiane di petrolio e greggio.

Morte di Emma Bonino, le reazioni del mondo politico

Il mondo politico italiano e internazionale esprime il suo cordoglio per la morte di Emma Bonino, leader di Più Europa scomparsa all’età di 78 anni. Dalla premier Meloni al presidente del Senato La Russa fino alla presidente del Parlamento europeo Metsola, tutti ricordano il suo ruolo nella scena pubblica e le sue battaglie.

Meloni: «Voce forte e riconoscibile»

Questo il messaggio della premier Giorgia Meloni: «Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio».

Magi: «Ha lottato contro tutto ciò che nega le libertà»

Così Riccardo Magi, segretario di Più Europa: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai. Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero. Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera. La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo. Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. E per l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa. È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti».

Metsola: «L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza»

Cordoglio anche da Bruxelles, con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola che ha scritto: «Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri. È così che sarà ricordata in Italia e a Bruxelles, dove ha ricoperto il ruolo di deputata al Parlamento europeo e di Commissaria europea. L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza».

Calenda: «Le sue battaglie hanno portato alla modernizzazione del Paese»

Questo il messaggio di Carlo Calenda, leader di Azione: «È mancata Emma Bonino, l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese. È un pezzo della storia politica italiana ed europea che se ne va. A nome mio e di Azione esprimo la nostra vicinanza alla sua comunità politica e alla sua famiglia».

Gentiloni: «Esempio di militante per la libertà»

Così l’ex premier dem Paolo Gentiloni: «Emma Bonino ci ha lasciati. Ci mancherà il suo esempio di militante per la libertà e di leader italiana e europea. Voleva sempre cambiare le cose. E qualche volta ci è riuscita. Buon viaggio Emma».

La Russa: «Battaglie portate avanti con forza e tenacia»

Queste le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Apprendo con sincero dispiacere della scomparsa di Emma Bonino, già vicepresidente del Senato, ministro degli Esteri nel governo Letta, ministro per il Commercio internazionale nel governo Prodi II, deputata, senatrice e Commissaria europea. Di lei ricordo le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia e che hanno segnato sempre il suo lungo impegno pubblico. Ai suoi familiari, ai suoi cari e alla sua comunità politica giungano le mie più sincere condoglianze e quelle del Senato della Repubblica».

Tusk: «Scongiurata una minaccia al confine polacco-ucraino»

La Polonia ha sventato nella notte del 10 settembre una «minaccia immediata» da parte della Russia a uno dei suoi valichi di frontiera con l’Ucraina. Lo ha rivelato il primo ministro polacco Donald Tusk, senza andare nei dettagli, ma limitandosi solo a spiegare che il pericolo è stato scongiurato grazie alla cooperazione con Kyiv.

Tusk: «Scongiurata una minaccia al confine polacco-ucraino»
Donald Tusk e Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Tusk, parlando con la stampa da Bratislava, ha ricordato che la Russia «ha già fatto ricorso ad attacchi provocatori contro i valichi di frontiera ucraini», ad esempio in Moldavia, e che il suo governo si aspetta «azioni simili» anche al confine ucraino-polacco da parte di Mosca, che ha l’obiettivo di indebolire economicamente Kyiv colpendo le rotte commerciali. Tusk ha affermato di aver ricevuto dalla Cia un «rapporto abbastanza accurato» sui possibili sviluppi dei prossimi mesi: «La Polonia e tutta l’Europa devono essere preparate a diversi scenari, non solo per quanto riguarda la situazione sul fronte russo-ucraino, ma anche lungo il fianco orientale dell’Ue», ha dichiarato il capo del governo di Varsavia. Il Cremlino non ha commentato le parole di Tusk, arrivate peraltro a stretto giro dalle rivelazioni della Reuters su un piano russo per il sabotaggio di alcuni cavi sottomarini nelle acque profonde artiche delle Svalbard, sventato dalla Nato.

È morta Emma Bonino

È morta Emma Bonino, fondatrice di +Europa e storica esponente del Partito Radicale. Aveva 78 anni. Ricoverata il 7 settembre a Roma a seguito di un’insufficienza respiratoria, era poi è uscita dalla terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma per essere trasferita in una struttura privata.

Trump lancia Vance verso il 2028: «Se non votate, andate al diavolo»

Il presidente Usa Donald Trump ha chiuso la convention repubblicana di midterm a Dallas ripercorrendo i risultati del suo secondo mandato e riproponendo molti dei temi affrontati il giorno precedente. Ha attaccato nuovamente i democratici, definiti «radicali» e «comunisti», e i media che avevano segnalato la presenza di numerosi posti vuoti nell’arena. Come riporta il Washington Post, il tycoon ha anche apparentemente indicato JD Vance come possibile erede politico alla guida del Partito repubblicano, pur senza un endorsement formale per le presidenziali del 2028. Il vicepresidente ha infatti avuto un ruolo centrale alla convention e, oltretutto, è stato anche “investito” dalla platea come candidato. La folla di delegati ha gridato «J.D 48», cioè 48° presidente, una sorta di investitura popolare a cui lui ha replicato che «bisogna curarsi di novembre» prima di pensare alla corsa per la presidenza. A tal proposito, Trump ha chiuso così la kermesse: «Sapete cosa succede se non votate? Andate al diavolo».

Accise, nuova proroga dello sconto sul diesel

Il Consiglio dei ministri, che si è riunito oggi a Palazzo Chigi, ha approvato il nuovo decreto legge contro il caro carburanti: prorogato di una settimana il taglio delle accise sul gasolio. Quello appena varato dal Cdm è il 15esimo decreto per tamponare l’impennata dei prezzi innescata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La nuova proroga dello sconto sul diesel (17,1 centesimi al litro) sarà dunque valida fino alla mezzanotte di giovedì 17 settembre.

Gruppo Sae e media vaticani insieme per raccontare Leone XIV

Il Gruppo Sae e i media vaticani (Vatican News, Radio Vaticana e L’Osservatore Romano) del dicastero per la Comunicazione della Santa sede hanno siglato un accordo editoriale grazie al quale video e notizie su Papa Leone XIV e il suo pontificato saranno divulgate, 24 ore al giorno, sul sito internet de La Stampa e degli altri quotidiani del Gruppo Sae. È la prima volta che un gruppo editoriale italiano sigla un simile accordo con la Santa sede. Da venerdì 11 settembre, il widget sul sito web della Stampa informerà a getto continuo sull’attività di Leone XIV e della Chiesa nel mondo. Una finestra multimediale che offre una copertura globale su quanto accade nei sacri palazzi e nell’intera cattolicità.

Le rivelazioni sul piano russo nell’Artico sventato dalla Nato

La scorsa primavera, nelle profondità delle acque artiche vicino alle Svalbard, la Nato ha intercettato sommergibili russi intenti a esercitarsi nell’impiego di un’arma segreta, progettata per mettere fuori uso cavi sottomarini strategici senza lasciare tracce. Lo scrive la Reuters, citando due funzionari occidentali.

Le rivelazioni sul piano russo nell’Artico sventato dalla Nato
Bandiera della Nato (Ansa).

L’esercitazione clandestina di Mosca, spiegano le fonti della Reuters, è stata condotta dal Gugi (acronimo di Glavnoye Upravleniye Glubokovodnykh Issledovaniy), ovvero la Direzione principale per le ricerche in profondità della Russia, dipartimento militare segreto che gestisce sottomarini per acque profonde, navi spia e mezzi subacquei autonomi per operazioni di spionaggio. L’operazione della Nato ha coinvolto Regno Unito, Norvegia e Stati Uniti: alle imbarcazioni russe è stato impedito di portare a termine l’esercitazione e, alla fine, hanno lasciato l’area.

Le rivelazioni sul piano russo nell’Artico sventato dalla Nato

L’intelligence occidentale teme che la Russia possa testare l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che prevede la mutua difesa tra i membri, con operazioni di sabotaggio in Europa. E la distruzione dei cavi sottomarini, pur non rappresentando un raid militare, sarebbe comunque un attacco all’Occidente, in quanto renderebbe inutilizzabili infrastrutture fondamentali per la connettività Internet globale e le transazioni finanziarie. In questo caso, la Russia aveva messo nel mirino – probabilmente – i due cavi in fibra ottica, lunghi circa 1.400 chilometri e siti anche a 2.700 metri di profondità, che collegano l’arcipelago delle Svalbard alla Norvegia (di cui fanno parte). Attraverso questi cavi transitano enormi quantità di dati satellitari scaricati alla stazione terrestre satellitare SvalSat, la più grande al mondo nel suo genere e parte della rete spaziale Near Space Network della Nasa. Il Ministero della Difesa russo non ha risposto alla richiesta della Reuters di un commento sull’incidente.

La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi

Ma sai che avere questo editore greco non è poi così male? Con la trasferta pagata in terra ellenica si guarda tutto da un’altra prospettiva. Chiedere alla rappresentanza sindacale dei giornalisti di Repubblica, pronta a volare ad Atene il 7 e l’8 ottobre ospitata da Theo Kyriakou. Motivo della missione del comitato di redazione? «Una visita alla sede centrale di Antenna e una serie di incontri con i nostri colleghi greci e con l’editore». Sullo sfondo, oltre al Partenone e all’Antica Agorà, per giustificare il viaggio è stato spiegato alla redazione che ci sarà «il nuovo piano strategico di Gedi, di cui potremmo avere qualche elemento, anche se per ora non conosciamo tempi e modi della sua pubblicazione. Vi terremo aggiornati». Tra un Pita Gyros e una Moussaka magari ci scappa qualche rivelazione sulla possibile virata televisiva del gruppo…

La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi
La trasferta greca del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Gedi