Mps, depositati alla Consob i documenti delle offerte su Bpm e Banca Generali

Monte dei Paschi di Siena ha depositato presso la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) i documenti delle due offerte pubbliche di scambio volontarie totalitarie promosse su Banco Bpm e Banca Generali. I documenti forniti da Siena, a sua volta oggetto di un’opas da parte di Intesa Sanpaolo, che ha presentato un esposto relativo alla duplice offerta, saranno pubblicati al termine dell’istruttoria svolta dalla Consob. Per ciascuna azione di Piazza Meda portata in adesione, Rocca Salimbeni riconoscerà un corrispettivo unitario pari a 1,567 azioni ordinarie di nuova emissione. Per quanto riguarda la banca del Leone di Trieste, verranno invece corrisposte 6,958 azioni ordinarie di nuova emissione di Mps. Siena, che pochi giorni fa ha ricevuto il via libera della Bce all’incorporazione di Mediobanca, ha anche presentato alle autorità competenti le comunicazioni per l’ottenimento delle autorizzazioni richieste ai sensi della normativa applicabile a ciascuna delle offerte.

Noel Clarke, attore di Doctor Who, è accusato di reati sessuali contro cinque donne

L’attore britannico Noel Clarke, 50 anni, è stato formalmente incriminato nel Regno Unito per una serie di reati sessuali. In dettaglio, dovrà rispondere di due capi di imputazione per aggressione sessuale, tre per voyeurismo e uno per esposizione indecente. Secondo quanto contestato dagli inquirenti, i presunti reati sarebbero stati commessi tra il 2007 e il 2016 e riguarderebbero cinque donne. L’attore, riferisce la Bbc, non ha finora rilasciato pubblicamente dichiarazioni sulle accuse. L’inchiesta della polizia è iniziata circa un anno fa. Un uomo, che all’epoca aveva circa 40 anni, era stato arrestato il 25 settembre 2025 nell’ambito dell’indagine. Successivamente, gli investigatori hanno trasmesso un fascicolo di prove al Cps, che ha autorizzato la formulazione delle accuse. Clarke comparirà davanti alla Westminster Magistrates’ Court il 21 ottobre. Il sovrintendente della polizia Mike Cagney, alla guida della squadra che conduce l’indagine, ha spiegato che le donne coinvolte nelle accuse stanno continuando a ricevere assistenza da parte di agenti specializzati.

Chi è Noel Clarke

Celebre per aver interpretato il ruolo di Mickey Smith in Doctor Who, ha partecipato anche a Casualty e Metrosexuality. Ha vinto un Laurence Olivier Awards come Miglior promessa nel 2003 per la sua interpretazione in Where do we live al Royal Court Theatre. Nel 2006 ha scritto la sceneggiatura del film Kidulthood e nel 2008 ha diretto il seguito, Adulthood. Ha inoltre sceneggiato l’episodio Combattimento di Torchwood, spin-off di Doctor Who.

Trump promette 5 mila dollari a ogni americano in caso di vittoria alle Midterm

Comizio-show di Donald Trump alla convention repubblicana andata in scena a Dallas in vista delle elezioni di metà mandato, iniziativa, inedita nella politica Usa. Il presidente americano, di fronte ai sondaggi sfavorevoli per il GOP, dal Texas ha chiamato l’elettorato conservatore alla mobilitazione, promettendo un «dividendo» di 5 mila dollari a ogni cittadino statunitense adulto se il suo partito riuscirà a mantenere il controllo di Camera e Senato.

Trump: «Fateci finire il lavoro che abbiamo iniziato»

«In 55 giorni gli americani andranno a votare per le elezioni più importanti della nostra storia. La scelta è facile. I democratici vi chiedono il voto per portare avanti la loro fallimentare agenda. Vi chiedo di farci finire il lavoro che abbiamo iniziato», ha detto Trump durante il suo discorso, durato quasi due ore. «Se affidate il futuro dell’America ai democratici, il Paese ci metterà un decennio per rialzarsi. se perdiamo, voi perderete il controllo dei confini, perderete il taglio delle tasse, perderete la vostra sicurezza. Perderete la vostra ricchezza. Il nostro Paese attraverserebbe un inferno e voi vivrete un inferno come è successo appena due anni fa», ha aggiunto il tycoon, riferendosi alla presidenza Biden. E poi, rivendicando il tasso di omicidi sceso al livello più basso degli ultimi 125 anni: «I democratici hanno messo le manette alla nostra polizia, noi invece le abbiamo messe ai criminali». Trump, che nel suo comizio ha insistito sul fatto di aver «vinto la presidenza tre volte», includendo anche le elezioni del 2020, ha detto che andrà nei 35 Stati americani dove le corse di Midterm per il Congresso sono più incerte, compreso il Texas per sostenere Ken Paxton, il suo candidato per il Senato.

Trump promette 5 mila dollari a ogni americano in caso di vittoria alle Midterm
Donald Trump (Ansa).

Le minacce all’Iran: «Meglio se non fanno i furbi»

Nel discorso non potevano mancare le solite minacce all’Iran. «Abbiamo notato un po’ di attività a Pickaxe Mountain. Consiglierei agli iraniani di non fare i furbi, perché altrimenti dovremo colpire molto duramente», ha detto riferendosi al il sito nucleare in costruzione in profondità sotto la montagna Kuh-e Kolang Gaz, che si trova a 30 chilometri a sud di Isfahan. Poi: «Stiamo vincendo la guerra. Controlliamo lo stretto di Hormuz. Dovremmo chiamarlo ‘stretto di Trump’, dovrò pur ricavarci qualcosa. Sono sicuro che la leadership iraniana ne sarà entusiasta». Il presidente Usa ha poi affermato che la guerra con l’Iran finirà dopo le elezioni di metà mandato.

Trump promette 5 mila dollari a ogni americano in caso di vittoria alle Midterm
Donald Trump (Ansa).

Tornerà sul palco anche per chiudere la convention

Come detto, una convention con queste tempistiche non si era mai vista negli Stati Uniti, dato che si tengono tradizionalmente negli anni delle elezioni presidenziali: «Sono sicuro che diventerà un appuntamento fisso», ha affermato Trump. Prima di congedarsi sulle note di YMCA dei Village People, il capo della Casa Bianca ha concluso il comizio con queste parole: «Per favore, fate finta che sia io a candidarmi. Andate a votare il 3 novembre, o anche prima, perché in realtà mi sto davvero candidando: dobbiamo conquistare il Congresso». The Donald tornerà sul palco a Dallas per chiudere anche la seconda e ultima serata della convention, dopo l’intervento del vicepresidente JD Vance. Ma, ha anticipato, il suo prossimo discorso sarà molto più breve.

Aereo di Zelensky sfiorato da drone in Moldavia, cosa sappiamo

Mentre stava per decollare dalla Moldavia per Oslo, diretto ai funerali del re Harald V, l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky «è stato quasi colpito da un drone». L’ha riferito il premier norvegese Jonas Gahr Store aggiungendo che «questa è la realtà con cui si deve confrontare». Anche Jens Stoltenberg, ex segretario Nato oggi ministro delle Finanze norvegese, ha confermato che ci sono state minacce contro il volo. La narrazione successiva si è però divisa in due, con una fonte della presidenza ucraina che ha definito esagerata l’idea che Zelensky abbia corso un rischio diretto. Secondo questa versione, si è trattato di un allarme scattato per l’incursione del drone nello spazio aereo, non di un vero e proprio sfioramento del velivolo presidenziale. Non ci sono prove pubbliche di un contatto ravvicinato tra drone e aereo, ma solo la certezza di un’incursione russa nel valico di frontiera tra Ucraina e Moldavia, dove i droni hanno anche ucciso due civili.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega

Le ricostruzioni giornalistiche parlano di tregua. Le meno ottimistiche di tregua armata. Ma la verità sarebbe ancora un’altra. E un ‘nordista’ di peso la racconta così: è andata «male», è stato un «incontro finto», in cui è andata in scena una «finta pacificazione» per non ‘sporcare’ il sacro prato di Pontida, nel giorno del primo raduno dopo la morte di Umberto Bossi. Due ore con Matteo Salvini non sono servite a risolvere granché delle beghe interne leghiste. Il segretario – bisogna riconoscerlo – ha mostrato disponibilità: ha detto persino di essere pronto ad «allargare la segreteria», viene riferito. Restando lui il capo, però, ça va sans dire.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Le ambizioni nazionali di Zaia

All’incontro hanno partecipato i presunti critici del salvinismo: i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Presunti, appunto. Perché Zaia – e lo si era capito dai toni soft usati nell’intervista che ha preceduto l’incontro – ha dimostrato di non concordare sull’urgenza di un rinnovamento della leadership del partito chiesta invece dai riottosi lombardi (insieme a Fontana, l’altro ribelle è il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, che però non era stato invitato). «A Zaia interessa poco, lo ammette anche, ha poca voglia di essere coinvolto, e ha altri progetti», confida un big lombardo, «e non vuole partecipare a ‘processi’: per lui Salvini deve affondare da solo». All’ex doge poi non dispiacerebbe l’offerta del segretario di una candidatura alle Politiche nel 2027: magari in vista di un posto di prestigio, dopo gli anni passati a Palazzo Balbi, come la guida di un ministero o la presidenza di una delle Camere, in caso di vittoria del centrodestra.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Luca Zaia (Ansa).

L’incontro ha reso evidente la frattura del fronte dei governatori

In fondo a questo è servito l’incontro: a rendere evidente la frattura del fronte dei governatori. Su questo Salvini aveva ragione da vendere. I lombardi, in pressing per un rinnovamento profondo, non fanno proseliti tra gli altri big. Non che le critiche al capo siano risparmiate da altri, ma ci sono divergenze sulla strada da seguire. Zaia vuole evitare lo scontro. Fontana e Romeo sono sostanzialmente rimasti soli, anche se è vero che sono sostenuti dalle principali segreterie provinciali della regione. Ed è anche per questo che, dopo aver nascosto tutte le armi sotto il tappeto per il weekend di Pontida, programmano di tornare alla carica e andare avanti con la costituzione dell’associazione nordista che hanno annunciato di voler fondare. Con tutte le conseguenze che ciò comporterà.

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Attilio Fontana alla kermesse leghista ‘A tua difesa’ (Imagoeconomica).

Fontana in difesa di Romeo (che rischia la poltrona)

Chi rischia di più allo stato è Romeo, che potrebbe perdere il posto di capogruppo al Senato. Ma l’incontro romano è servito a Fontana anche per mettere in chiaro che sono inaccettabili simili ritorsioni. «Non pensare di toccare Romeo», ha avvertito il governatore, rivolgendosi a Salvini. I ribelli lombardi sostengono di interpretare il volere della base e di non riuscire più a contenere la Lega lombarda, storico movimento fondato da Bossi nel 1984 (dalle federazioni delle leghe regionali, sempre per intuizione del Senatur, nacque nel 1991 la Lega Nord).

La partita dei congressi provinciali lombardi

Durante l’incontro, che è servito formalmente ad annunciare che verrà redatto un manifesto programmatico condiviso in vista delle Politiche, è stata confermata la volontà di convocare i congressi provinciali lombardi entro la fine di ottobre. Quindi nelle prossime settimane si vedrà se le assise eleggeranno nuovi segretari vicini all’ala meno salviniana o se il segretario riuscirà a imporre i suoi uomini. «Ho ancora cinque camicie verdi nel mio armadio a Milano. E quando qualcuno non sapeva ancora di essere al mondo abbiamo fatto più di una battaglia. Nel 1990 ho fatto la tessera della Lega lombarda», ha rivendicato Salvini. Meglio lasciarle nell’armadio, le camicie verdi. L’ultima volta che ne ha indossata una fuori tempo è stato lo scorso marzo, per il funerale di Bossi e si prese i fischi e l’accusa di «traditore».

Salvini e i governatori, una tregua che non ricuce la Lega
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano

Passeggiando tra gli stand della Festa dell’Unità milanese, si respira un clima decisamente rilassato, nonostante la morsa del caldo anomalo. Assistiamo al ritrovo di vecchi amici (o “compagni”, per i più nostalgici), alla sfilata di personalità di tutto il centrosinistra, a comuni elettori che ascoltano – più o meno interessati – i numerosi dibattiti e ai Giovani Democratici che, qualunque cosa succeda, continuano a spillare le birre come se non ci fosse un domani. Tutto come sempre molto bene organizzato, in una calma rassicurante, ma solo apparente.

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
La Festa dell’Unità milanese al circolo Corvetto (Ansa).

Così l’appoggio di Azione danneggia Calabresi

Il retroscena è una continua fibrillazione di contatti tra dirigenti locali e nazionali, nonché tra punti di riferimento delle varie correnti e gli aspiranti candidati a quelle primarie che nessuno si è ancora preso la briga di ufficializzare. La lunga attesa su una decisione in merito si è trasformata in tensione dopo l’annuncio di Mario Calabresi che, lasciando Chora Media, ha in pratica preso la rincorsa verso Palazzo Marino. Un effetto paradossale: come è possibile che, invece che gioire della disponibilità di una personalità unificante e fuori dagli schieramenti di partito, siano aumentate le turbolenze?

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Mario Calabresi (Ansa).

Le ragioni sono diverse, ma la più evidente ha un nome e un cognome: Carlo Calenda. La pervicacia con la quale Azione vuole intestarsi la candidatura dell’ex direttore di Repubblica rischia di trasformarsi in un boomerang. Un conto è rivendicare il fatto di aver sempre indicato il suo nome come punto di caduta ideale per una proposta capace di andare oltre il perimetro del centrosinistra, ben altro è pretendere – come fa Calenda –  di dettare le condizioni, riassumibili in una formula semplice: no a candidati considerati “estremisti” come Pierfrancesco Majorino e magari le primarie evitiamole del tutto. Con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, il lider maximo dei riformisti dà e toglie patenti di agibilità politica, dall’alto di un peso elettorale più autocertificato che reale. D’accordo, nei quartieri centrali Azione ha sicuramente un buon appeal, ma se si guarda ai precedenti storici e ai sondaggi sembra davvero azzardato ipotizzare che il suo contributo possa cambiare l’esito di una sfida che appare già scritta, come ammettono anche per i più ottimisti sostenitori del centrodestra. Semmai, Azione può fare la differenza in negativo, insistendo nel voler mettere la bandiera su un candidato che non è suo e che trae la sua forza proprio dall’essere civico.

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Azione e la politica dei due forni

A molti elettori del Pd Calenda è indigesto come solo Matteo Renzi lo è stato in anni recenti, il ché è tutto dire. Non è certo una questione (solo) personale, ma strettamente politica. A Milano, Azione è saldamente collocata nel centrosinistra che marcia verso la vittoria, ma tutti ricordano il suo lungo flirt – alla luce del sole – con Forza Italia, con l’idea che arrivasse un Carlo Cottarelli a celebrare. Quando anche il pazientissimo economista ha deciso di scendere dal treno in corsa, Azione è rientrata nei ranghi, cogliendo con grande gioia la disponibilità di Calabresi, che pure aveva da tempo invocato. Questo le va riconosciuto, unitamente alla lealtà con la quale ha sostenuto la Giunta Sala anche nei momenti meno facili, senza avere in cambio né un assessore, né un presidente di Municipio. Altrettanto vero è però che Calenda ha serenamente dichiarato che alle prossime elezioni politiche correrà da solo, togliendo il proprio sostegno al campo largo e quindi aiutando indirettamente Giorgia Meloni nella sfida a distanza con Elly Schlein (o Giuseppe Conte).

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Carlo Calenda e Carlo Cottarelli (Ansa).

I dirigenti dem temono la rivolta nelle urne

Il mal di pancia degli elettori sta iniziando a preoccupare i dirigenti del Pd milanese, schierati in larghissima maggioranza con Calabresi e – nel contempo – convinti di poter compattare una coalizione che tenga dentro tanto Azione, quanto Alleanza Verdi Sinistra, il Movimento cinque stelle e persino Rifondazione Comunista, che da tempo tratta la propria risalita a bordo. Progetto troppo ambizioso? Il problema, per i diretti interessati, non è tanto questo ma si nasconde in un piccolo dettaglio: in democrazia, bisogna convincere gli elettori. La più indispettita sta però a Roma e fa la segretaria del Pd, uno dei lavori più difficili al mondo. Già piuttosto indaffarata nel gestire le ambizioni di Giuseppe Conte e di chi, all’interno del suo partito, vorrebbe negare la candidatura a Palazzo Chigi, Schlein si trova di fronte a un bivio. La sua scelta di non partecipare alla Festa dell’Unità di Milano e tantomeno alle scelte politiche, lasciando il pallino nelle mani dei primaristi, è suonata come una condanna per le ambizioni (legittime) di Majorino, stretto al centro da Calabresi, a sinistra dall’arrembante Lorenzo Pacini e in nessun modo appoggiato dall’unica persona che potrebbe ribaltare l’equilibrio trovato a Milano. Fino ad oggi, almeno.

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Schlein medita un colpo di mano: imporre Majorino

Ai vertici del Pd milanese interessa soprattutto tenere calme le acque. La vittoria è praticamente certa (con Calabresi già al primo turno, sostengono informalmente molti analisti), basta tenere la barra dritta per riconquistare Palazzo Marino e proiettare verso il Parlamento sia la segretaria regionale Silvia Roggiani, che già vi è stata eletta, sia quello meneghino Alessandro Capelli, che invece vi aspira. A meno che, appunto, non sia Schlein a imporsi indicando lei stessa un candidato, che non potrebbe essere che Majorino. Una bella sconfessione per il livello locale, ma non sarebbe l’unico dei problemi, a cominciare dallo schiaffo che ciò rappresenterebbe per altri due dem importanti, quali la vicesindaco Anna Scavuzzo e il giovane Pacini, protagonista di una campagna che comunque rimarrà quale benchmark.

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Elly Schlein con Alessandro Capelli (Imagoeconomica).

Lo spauracchio-Sardone e il precedente delle Regionali

Come cambierebbe lo scenario? Da un punto di vista di riconferma in città, probabilmente poco. Secondo i succitati analisti, l’unico scenario nel quale Majorino potrebbe rischiare la sconfitta sarebbe nello scontro con Silvia Sardone, che assumerebbe toni ideologici. La vicesegretaria della Lega ha però problemi ben diversi all’interno del suo partito, in netta crisi di identità, e non è quindi nella miglior posizione per tentare il colpaccio. Il vero strappo sarebbe però con la base, che ormai si sta preparando per dire la propria nelle primarie. Magari non le aspetta con il più acceso entusiasmo del mondo (anzi, c’è il tema di un’affluenza molto a rischio), ma è davvero complicato che a questo punto qualcuno abbia la faccia tosta di calare la scelta dall’alto, come se nulla fosse. Oltretutto sarebbe un déja-vu, viste le polemiche suscitate dalla candidatura di Majorino alle Regionali del 2023, anche in quel caso senza primarie, sebbene ci fosse un altro pezzo grosso come Pierfrancesco Maran altrettanto disponibile per la sfida.

Quali sono gli ostacoli alla candidatura di Calabresi a Milano
Pierfrancesco Majorino (Ansa).

Chi decide davvero a Milano?

C’è quindi in gioco qualcosa di più che la scelta del candidato sindaco, ovvero il rapporto tra il Pd, quale principale partito della coalizione, e la città che governa da 15 anni, con altri cinque all’orizzonte, salvo autogol che non vanno mai esclusi. Questa lunghissima e stucchevole discussione sulla successione di Beppe Sala, al quale probabilmente fischiano le orecchie da un biennio, ha pochissimo a che fare con i reali problemi della città, i quali sono invece ben conosciuti da chi la vive. Dall’inquinamento ai trasporti, dalla sicurezza al carovita, i punti interrogativi sono veramente numerosi e profondamente incidenti sulla carne viva dei cittadini. Il momento delle decisioni si avvicina – con tutte le relative responsabilità che ciò comporta – e questo continuo buttare la palla in tribuna, sperando che l’arbitro fischi la fine, è una tattica che non può portare a nulla.

Gli avvertimenti dei ricercatori di Anthropic su un’IA capace di «distruggere l’umanità»

Nel giro di poche ore tre ricercatori di Anthropic, tramite dei post pubblicati su X, hanno espresso forte preoccupazione riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, avvertendo che l’IA potrebbe distruggere l’umanità nel corso di un decennio. Il primo a parlare è stato il 27enne Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni, che è arrivato a dimettersi. «Chi sviluppa l’IA crede sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non si tratta di una trovata pubblicitaria», ha scritto Coxon, che in precedenza ha lavorato in OpenAI. «Semmai, molti dirigenti e ricercatori di alto livello scelgono con cura le parole da usare con la stampa per apparire ragionevoli, ma in privato sento le stesse persone esprimere timore. Nessun’altra attività umana comporta un tale livello di pericolo», ha aggiunto, prospettando la prossima esistenza di «sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi settore dall’oggi al domani e acquisire potere e risorse reali».

A stretto giro, sempre su X, gli ha dato ragione Evan Hubinger, altro ricercatore di Anthropic (nel campo della sicurezza): «Crediamo davvero con sincerità che l’IA potrebbe uccidere tutti gli esseri umani! Personalmente penso che ci sia più del 10 per cento di probabilità che accada entro il prossimo decennio». Affermando di ritenere che Anthropic «stia facendo del suo meglio», Hubinger ha poi osservato: «Non abbiamo ancora un piano per risolvere il problema dell’allineamento per la superintelligenza e non siamo chiaramente sulla strada giusta per farlo». Così Samuel Marks, responsabile della supervisione scalabile: «Gli sviluppatori di IA ritengono che la loro tecnologia possa causare l’estinzione dell’umanità (o esiti altrettanto gravi). Ciò potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, più elevato è il livello gerarchico del dipendente, maggiore è la sua preoccupazione».

Anche i vertici di OpenAI si sono detti preoccupati

Tali avvertimenti sono arrivati a pochi giorni dalle dichiarazioni dei vertici di OpenAI – tra cui il ceo Sam Altman – secondo cui l’IA sta correndo verso una fase inquietante e fuori controllo, ma anche in un momento in cui Anthropic (che ha fatto della sicurezza dell’intelligenza artificiale un elemento centrale della propria immagine) si prepara a una colossale offerta pubblica iniziale (Ipo) che potrebbe portare la valutazione dell’azienda di San Francisco a mille miliardi di dollari.

Enel, raggiunto l’accordo con i sindacati sulla nuova organizzazione della rete

Enel e le organizzazioni sindacali di categoria hanno firmato un intesa sul nuovo modello organizzativo della rete con l’obiettivo di consolidare un approccio innovativo di relazioni industriali e rafforzare il dialogo con i sindacati in vista delle nuove sfide che il settore elettrico affronterà nei prossimi anni per garantire energia competitiva, sicura e sostenibile a beneficio di tutto il Paese. Si tratta di un passo significativo nel percorso di evoluzione del modello operativo delle reti di distribuzione, considerate dal Gruppo un asset strategico per la transizione energetica. Il nuovo accordo, approvato dalla maggioranza dei lavoratori, si inserisce infatti in un quadro caratterizzato da un piano di investimenti particolarmente rilevante, con circa il 55 per cento delle risorse destinate all’Italia, in continuità con gli interventi già realizzati nel biennio 2024–2025.

Si punta a una gestione dei disservizi più rapida ed efficiente

L’accordo abilita l’adozione di un modello di funzionamento della rete capace di garantire maggiore flessibilità, efficienza e rapidità nella gestione dei disservizi, assicurando al contempo una migliore pianificazione delle attività programmate e una maggiore prevedibilità dell’impegno lavorativo. Per sostenere questo percorso, Enel ha avviato contestualmente un importante piano di assunzioni nella rete, con circa 3 mila ingressi tra il 2024 e il 2026. Parallelamente sono state introdotte nuove figure di coordinamento operativo (vicecapi Blue team) e misure di welfare aggiuntive, tra cui il servizio di baby-sitting, sviluppate anche grazie ai contributi emersi dai momenti di ascolto con il personale.

Il settore elettrico è al centro di una profonda trasformazione

In uno scenario internazionale attraversato da nuove competizioni tecnologiche, industriali ed energetiche, il settore elettrico è al centro di una profonda trasformazione e di un consistente sviluppo. Secondo lo studio L’elettricità per un’Italia più sicura e competitiva realizzato da Teha Group in collaborazione con Elettricità futura, recentemente presentato al Forum di Cernobbio, quello elettrico è già oggi il primo settore industriale per investimenti, ed è pronto a investire ulteriormente fino a 200 miliardi di euro nei prossimi 10 anni.

Il ruolo di primo piano di Enel

In questo contesto, Enel si conferma un attore di primo piano. Nel biennio 2026-2028, la multinazionale energetica guidata da Flavio Cattaneo prevede di realizzare ben 53 miliardi di nuovi investimenti, di cui 20 miliardi destinati alle energie rinnovabili, con un incremento di 8 miliardi rispetto al precedente Piano strategico. Un percorso di crescita che passa attraverso la valorizzazione del capitale umano, delle competenze e delle nuove assunzioni e che testimonia il concreto impegno dell’azienda nel garantire un servizio sempre più efficiente e capillare, assicurando al contempo condizioni di lavoro sostenibili e in linea con i più elevati standard di sicurezza.

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ufficialmente per «conflitti tra le agende», ha annullato una telefonata programmata con Donald Trump a distanza di poche ore dal post su Truth con cui il presidente degli Stati Uniti ha celebrato la vittoria di Alternative für Deutschland alle elezioni in Sassonia-Anhalt. Lo ha reso noto un portavoce di Merz, aggiungendo che il cancelliere si è spesso opposto «in termini generali» a «interferenze o commenti sulla situazione politica interna, in particolare riguardo alle elezioni». Al momento non c’è una nuova data per il colloquio telefonico saltato.

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa
Donald Trump (Imagoeconomica).

Cosa aveva scritto Trump sulla vittoria di AfD

Trump ha scritto, senza citare Alternative für Deutschland, che «il partito populista» aveva vissuto in Germania «una serata davvero importante», aggiungendo che i tedeschi «si sono finalmente stancati delle norme e dei regolamenti sull’immigrazione, assolutamente disastrosi, che hanno gravemente danneggiato» il Paese europeo. Poi l’acronimo “MGGA”, ovvero Make Germany Great Again. Che Trump, la cui famiglia ha origini tedesche, si sia forse dimenticato di come sono andate le cose l’ultima volta che un partito di ultradestra ha governato in Germania?

Trump esulta per la vittoria di AfD, Merz cancella la telefonata col presidente Usa
Il post di Trump sulla vittoria di AfD.

L’attacco di Merz: «La remigrazione è pulizia etnica»

Parlando oggi al Bundestag subito dopo che la leader di AfD Alice Weidel lo aveva attaccato dicendo che il suo governo è finito, Merz – allontanando l’ipotesi di dimissioni – ha replicato: «La vostra remigrazione non è altro che una pulizia etnica. Ciò che vi contraddistingue è il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e una costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato».

LEGGI ANCHE: Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni

Francesco Giubilei, fondatore del think tank Nazione Futura e attuale direttore scientifico di Fondazione Alleanza Nazionale, approda a Bar Centrale, programma del sabato pomeriggio di Rai 1 condotto da Elisa Isoardi (ex di Matteo Salvini).

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Elisa Isoardi (Imagoeconomica).

Lo riporta Fanpage, spiegando che Giubilei prenderà il posto di Davide Rondoni nel parterre degli opinionisti dello show: fungerà da contrappeso politico a Serena Bortone, vicina al centrosinistra, confermata come ospite fissa al pari di Rosanna Lambertucci e Gigi Marzullo.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Davide Rondoni (Imagoeconomica).

La mossa di Mellone dopo la presentazione dei palinsesti

Alla presentazione dei palinsesti Rai, Isoardi aveva anticipato che la squadra degli opinionisti sarebbe stata interamente confermata: il direttore del Daytime Angelo Mellone ha però preferito inserire una voce contraria a quella di Bortone, assoldando così Giubilei. A farne le spese Rondoni, appunto, che però non abbandonerà Bar Centrale: per il poeta, scrittore e drammaturgo si profila però una presenza più saltuaria, che si verificherà soprattutto in collegamenti esterni.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Serena Bortone (Imagoeconomica).

Fanpage scrive che la scelta di Giubilei come nuovo opinionista del programma del sabato pomeriggio di Rai 1 «avrebbe sollevato più di un malumore». La nuova stagione di Bar Centrale inizierà il 3 ottobre.

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno

Dopo la sequenza temporale sospetta tra le polemiche sulla Biennale di Venezia e la chiusura del suo programma radiofonico in Rai, Pietrangelo Buttafuoco ha già trovato una nuova sistemazione. L’intellettuale di destra approda a Radio InBlu2000, cioè l’emittente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Lo scrittore e presidente della Biennale di Venezia conduceva Lupus in fabula, una striscia letteraria quotidiana di 10 minuti che andava in onda al mattino su Rai Radio1, alle ore 6.50, ma che non è stata riconfermata. Insomma, da mamma Rai alla radio della Chiesa, che fa capo allo stesso gruppo di Tv2000. Entrambe le realtà sono dirette da Vincenzo Morgante, giornalista con un lungo passato in Rai. Ma cosa c’è dietro la chiusura di Lupus in fabula? Impossibile non pensare al duro confronto tra Buttafuoco e gli esponenti del governo Meloni sulla vicenda del padiglione russo alla Biennale (con la destra in preda a un tic conformista), e in particolare al gelo con il ministro della Cultura Alessandro Giuli e alle frizioni con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Eppure alla Mostra del Cinema di Venezia proprio Giuli, in una cerimonia ufficiale, alla presenza di Buttafuoco ha appena espresso la sua solidarietà al programma cancellato. Ad ascoltare il ministro tra l’altro c’erano anche la consigliera d’amministrazione Rai Simona Agnes e altri dirigenti della tivù pubblica. Non è certo bastato per un ripensamento. Per Buttafuoco ora si apre un nuovo capitolo. Secondo indiscrezioni dell’agenzia AdnKronos, il programma parlerebbe sempre di letteratura e sarebbe collocato proprio nella stessa fascia oraria di Lupus in fabula.

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
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La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno

Gualtieri e gli irresistibili assaggi al Vinoforum

Le giornate del sindaco di Roma Roberto Gualtieri sono micidiali. Tra riunioni con gli assessori, Consigli comunali, visite di vip in Campidoglio che vogliono la foto sul balconcino che si affaccia sui Fori, video per i social, si arriva alla sera: e anche qui si lavora, come è accaduto martedì 8 settembre, al calar del sole. Via sull’Alfa Romeo Stelvio d’ordinanza, scorta attentissima: Gualtieri non indossa la cravatta, per colpa del caldo africano che opprime la Capitale anche nelle serate, e va a cercare un po’ di fresco. Dove? A Villa Borghese, dove è allestito il villaggio di Vinoforum, la kermesse enogastronomica che il giorno precedente era stata inaugurata da Lollo, ossia il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’Alfa del primo cittadino supera tutti i varchi della polizia municipale (e ci mancherebbe) e si ferma all’ingresso: improvvisamente si crea un codazzo, che man mano si ingrossa e forma un corteo che ricorda quello del film con Alberto Sordi intitolato Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, diretto da Luciano Salce. Con passo militaresco, “alla Vannacci”, Gualtieri solca il prato verde di Piazza di Siena: manca solo il “Samba Fortuna” ideato da Piero Piccioni, e la scena è proprio quella della pellicola con Sordi. Il sindaco avanza rapido per andare negli stand istituzionali, quelli del Campidoglio: prima però c’è quello dell’Ama, l’azienda della nettezza urbana, e qui la fermata si impone. Cambio di passo, giro, e si arriva in fondo alla piazza: c’è pure lo stand dei vini di Massimo D’Alema, con la sua “Cantina La Madeleine”. D’ora in poi è una serie di incontri vinicoli, capaci di mettere a dura prova Gualtieri, perché da ognuno parte l’offerta di un assaggio. Cortesissimo, il sindaco non si tira indietro, all’inizio, dopo cerca di resistere, senza successo però: un produttore siciliano, con tenacia, riesce a fargli continuare le degustazioni. Fa caldo, e ogni grado alcolico rende difficile proseguire, ma il tour deve continuare: il passo rallenta, anche il corteo perde pezzi e rimane un drappello di fedelissimi. Quasi alla fine c’è uno stand che attira la sua attenzione, quello del Club degli Amici del Sigaro, e il sindaco si intrattiene, anche perché la missione pare finalmente conclusa: per Gualtieri c’è una borsa griffata Manifatture Sigaro Toscano ricca di prodotti da fumare, che gli viene offerta e rende felice lo staff. L’argomento gli è noto, perché quando era ministro dell’Economia, nel secondo governo di Giuseppe Conte, Gualtieri si occupava anche delle accise sul tabacco. Stanco ma soddisfatto, il sindaco può pensare alla prossima giornata: mercoledì, e all’ex Mattatoio di Testaccio, spazio caro al Comune di Roma, va in scena la kermesse di Alleanza Verdi e Sinistra con il vertice del cosiddetto campo largo, con l’annunciata presenza di Sigfrido Ranucci

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno

Gentiloni pasteggia con Lamberto Dini

Un pranzo nel The Westin Excelsior, nella romana via Veneto: con la scusa di partecipare a un evento culturale legato al Giappone, ecco che due ex presidenti del Consiglio si siedono a tavola, nella giornata di martedì. I due sono Paolo Gentiloni e Lamberto Dini (classe 1931), che vanta sempre la definizione di «ottima forchetta» in occasione dei pasti. Un’oretta di colloquio, presente anche la consorte di Dini, Donatella Pasquali Zingone. C’è da sottolineare che Gentiloni, perfetto conoscitore della lingua tedesca, ha sempre informazioni di prima mano su quello che accade in Germania

La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
Lamberto Dini (foto Imagoeconomica).
La nuova vita radiofonica di Buttafuoco, gli assaggi di Gualtieri: le pillole del giorno
Paolo Gentiloni (Imagoeconomica).

Tennis & Friends – Salute e Sport, a Torino la terza tappa del tour 2026

Dall’11 al 13 settembre, il Parco del Valentino di Torino e Villa Glicini ospiteranno la terza tappa del tour 2026 di Tennis & Friends – Salute e Sport, official charity delle Nitto Atp Finals. Per tre giornate sport, salute e prevenzione saranno protagonisti di un grande appuntamento aperto a tutta la cittadinanza, con esibizioni di tennis, incontri con volti noti dello sport, dello spettacolo e della cultura e numerose attività dedicate al benessere. Per la sesta edizione Tennis & Friends fa tappa a Torino e, per la prima volta, il Parco del Valentino sarà sede della manifestazione, inaugurando una nuova cornice ancora più grande per l’evento dopo l’importante intervento di riqualificazione che ha interessato l’area. Il cuore della manifestazione saranno ancora una volta gli screening sanitari gratuiti, rivolti alla cittadinanza e realizzati sotto il coordinamento della Regione Piemonte e dell’Asl Città di Torino, con il coinvolgimento anche delle strutture sanitarie militari. Un’occasione per avvicinare le persone alla prevenzione e rendere la salute accessibile a tutti, attraverso visite, consulti, informazioni e attività di sensibilizzazione.

In 15 anni di attività effettuati oltre 400 mila check-up gratuiti

Nato nel 2011 da un’idea del professor Giorgio Meneschincheri, medico specialista in Medicina preventiva del Policlinico Universitario Agostino Gemelli e docente all’Università Cattolica di Roma e all’Università Temple di Philadelphia, Tennis & Friends – Salute e Sport ha offerto in 15 anni di attività oltre 400 mila check-up gratuiti ai cittadini, con oltre un milione di presenze totali agli eventi e una crescita annua costante di presenze. A testimonianza del valore del progetto, nel 2025 Tennis & Friends è stato onorato di un encomio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quale riconoscimento dell’impegno costante nella promozione della salute e della prevenzione.

Maddaloni e Lollobrigida ambassador dell’evento

Anche nel 2026 Tennis & Friends – Salute e Sport sarà il palcoscenico del lancio ufficiale di #BeActive – Settimana europea dello sport, in programma dal 23 al 30 settembre. L’iniziativa, promossa dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e co-finanziata dalla Commissione europea attraverso il dipartimento per lo Sport, è attuata da Sport e Salute Spa. Il lancio è previsto sabato mattina alla presenza di due ambassador d’eccezione, il judoka Giuseppe Maddaloni e la pattinatrice Francesca Lollobrigida. Al centro della campagna i valori di benessere, inclusione e appartenenza, con l’obiettivo di avvicinare sempre più cittadini di tutte le età alla pratica sportiva e promuovere uno stile di vita attivo e salutare.

Acea e Polimi, accordo per promuovere ricerca, formazione e innovazione

Acea e il Politecnico di Milano hanno sottoscritto un accordo quadro triennale finalizzato a promuovere attività congiunte di formazione, ricerca e innovazione nei settori dell’energia, dei sistemi idrici e dell’economia circolare. L’intesa nasce dalla volontà condivisa di rafforzare la collaborazione tra il mondo accademico e quello industriale, valorizzando competenze complementari e creando nuove opportunità di sviluppo scientifico e tecnologico. Attraverso l’accordo, le due organizzazioni intendono ideare, sviluppare e implementare iniziative comuni in grado di generare conoscenza, innovazione e impatto concreto sui principali ambiti della transizione sostenibile.

Progetti di ricerca, dottorati e iniziative per valorizzare i talenti

In qualità di partner industriale, Acea metterà a disposizione la propria esperienza nei settori della produzione, distribuzione e management dell’energia, della gestione del servizio idrico integrato e dei servizi ambientali, condividendo le tematiche di ricerca di particolare rilevanza strategica. Nel dettaglio, l’accordo prevede diverse aree di collaborazione strategica, tra cui lo sviluppo di progetti di ricerca nell’ambito dei sistemi idrici ed energetici, il finanziamento di percorsi di dottorato di ricerca e la promozione di iniziative dedicate all’orientamento, all’inserimento professionale e alla valorizzazione dei talenti, attraverso le attività del Career service del Politecnico di Milano. La collaborazione consentirà inoltre di favorire il trasferimento tecnologico e la formazione di nuove competenze, contribuendo a preparare professionisti e ricercatori capaci di affrontare le sfide della trasformazione digitale e della sostenibilità.

L’intesa per costruire infrastrutture e servizi più sostenibili…

«L’inizio della collaborazione con il Politecnico di Milano», ha dichiarato Marco Pastorello, chief Transformation officer di Acea, «rappresenta un’importante opportunità per rafforzare il nostro impegno nella ricerca applicata e nella formazione nei settori infrastrutturali. Attraverso questo accordo vogliamo mettere a sistema l’esperienza industriale di Acea e l’eccellenza accademica del Politecnico per contribuire concretamente alla costruzione di infrastrutture e servizi sempre più sostenibili, resilienti e orientati al futuro».

… e sviluppare soluzioni con un impatto positivo sulla società

«La collaborazione tra università e impresa è fondamentale per trasformare la ricerca e le competenze in innovazione capace di incidere concretamente sulle grandi sfide della transizione sostenibile e digitale», ha sottolineato Daniele Rocchi, vicerettore per il Trasferimento tecnologico e i rapporti con le imprese del Politecnico di Milano. «L’accordo nasce dalla condivisione di valori e obiettivi centrali per il Politecnico di Milano e per Acea: investire nella conoscenza, formare nuove competenze e sviluppare soluzioni innovative in grado di generare un impatto positivo sulla società. L’eccellenza della ricerca accademica, unita all’esperienza del mondo industriale, crea nuove opportunità di crescita e contribuisce allo sviluppo sostenibile del Paese».

South Park, i creatori prendono in giro Trump: la serie diventa ‘South America’

Alla luce degli ordini esecutivi firmati da Donald Trump per ribattezzare il Lago Ontario e il Golfo del Messico e «ispirati dal coraggio e dal patriottismo di Apple e Google», che lo hanno assecondato, i creatori di South Park hanno provocatoriamente annunciato che nella prossima stagione lo show si intitolerà South America.

Trump e quella mania di cambiare la toponomastica che sta sfuggendo di mano

Parker e Stone, da sempre in rotta di collisione con Trump e il mondo MAGA, questa volta hanno posto l’accento sulla fissazione del presidente Usa di cambiare la toponomastica con varianti a stelle e strisce. Di recente The Donald ha pure suggerito di rinominare ‘New America’ lo Stato del New Mexico. E poi ha pubblicato online anche una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha inoltre rinominato il Monte Denali in Alaska, diventato Monte McKinley.

Le critiche a Paramount Skydance per la fusione con Warner Bros. Discovery

La prossima stagione di South Park, la 29esima, debutterà il 16 settembre su su Paramount+. Trey Parker e Matt Stone, in un comunicato, hanno anche criticato il piano di fusione della casa madre del programma, Paramount Skydance, con Warner Bros. Discovery (guidata dal figlio di Larry Ellison, molto vicino a Trump).

Testamento Guccini: a chi vanno le case e i diritti d’autore

Le case di Francesco Guccini in via Paolo Fabbri 43 a Bologna e a Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, rientrano nell’eredità destinata a Raffaella Zuccari, ovvero la seconda moglie del cantautore, morto il 6 agosto a 86 anni. È quanto emerge dal testamento pubblico risalente al 19 gennaio 2022 e registrato l’8 settembre 2026 davanti al notaio Luigi Stame alla presenza della vedova e della figlia Teresa, secondo quanto riportato da Repubblica e Corriere della Sera. Il documento revoca espressamente le volontà espresse nel precedente testamento datato 17 dicembre 2015, indicando Zuccari come erede universale dell’artista.

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La casa di via Paolo Fabbri 43 andrà alla vedova

Teresa, unica figlia di Guccini – nata dalla lunga relazione con Angela Signorini – come indicato già nel documento del 2015 non erediterà dunque la casa bolognese in via Paolo Fabbri, resa celebre da un album del padre e a cui è legatissima, essendo cresciuta proprio lì.

Testamento Guccini: a chi vanno le case e i diritti d’autore
Francesco Guccini (Ansa).

Alla figlia Teresa metà di tutti i diritti d’autore

In base al testamento, inoltre, la gestione, lo sfruttamento e l’amministrazione dei diritti derivanti dall’attività artistica di Guccini come cantautore e scrittore spettano esclusivamente a Zuccari. Tuttavia il 50 per cento di tutti i proventi dovrà essere destinato alla figlia Teresa. E sempre a lei il cantautore ha precisato di voler lasciare la sua «chitarra Trameleluc, l’orologio Leonardo da Vinci e l’anello d’oro con le iniziali F e G» che apparteneva al padre. Curiosità: nel testamento, il “Maestrone” ha anche inserito una raccomandazione alla figlia anche una raccomandazione, cioè quella di «spostare le lancette dell’orologio soltanto in avanti per non romperlo».

Zelensky: «Pronto a compromessi, ma anche la Russia deve cedere qualcosa»

In un’intervista telefonica con un ristretto gruppo di media internazionali, alla quale ha partecipato anche La Stampa, il presidente Volodymyr Zelensky ha affrontato i principali nodi della guerra in Ucraina. Il suo messaggio è stato netto: Kyiv è disponibile al compromesso, ma non intende essere l’unica parte a fare concessioni. Il cuore dell’intervista ha riguardato i contatti diplomatici tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Zelensky ha riconosciuto agli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner un ruolo importante nel riavvio dei negoziati. La guerra, tuttavia, continua a pesare soprattutto sul fronte della difesa aerea. «Abbiamo bisogno di missili», ha detto Zelensky. Il nodo delle forniture dei sistemi per proteggere i cieli ucraini da missili e droni-jet del Cremlino è al centro dei rapporti con la Casa Bianca. A partire dal programma Freyja, sul quale il leader ucraino spera di ottenere l’appoggio di Washington. La questione dovrebbe essere sollevata anche nel prossimo incontro con Trump, che Zelensky conta di avere intorno al 20 settembre.

Zelensky: «Fedorov? Non lo sento da molto tempo»

Durante il colloquio si è parlato anche di Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, oggi indicato come consigliere del ministro italiano Guido Crosetto per l’innovazione e le tecnologie militari. «A dire il vero, non lo vedo né lo sento da molto tempo», ha dichiarato Zelensky, aggiungendo di non avere notizie precise sui suoi spostamenti. «Mi dicono che si trovi all’estero. Non ho dettagli, nessuna chiamata, nessun messaggio».

Di Battista, l’ultimo aggiornamento dopo l’intervento a Cuba

Alessandro Di Battista «sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento» e «non vede l’ora di riprendere le sue battaglie». È quanto si legge nell’ultimo aggiornamento riguardante l’ex deputato del M5s, fornito sui social dalla sua Associazione Schierarsi, che ha colto l’occasione per ringraziare i medici del reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana «con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana». Ringraziamenti anche per «le autorità italiane, l’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, per l’ambasciatrice Simona De Martino». Nel post pubblicato sui social, Schierarsi ha poi ribadito «la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni» sulle condizioni di salute di Di Battista.

Il rientro in Italia programmato e poi rinviato

Di Battista, colpito da un malore mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, sarebbe dovuto tornare in Italia sabato 5 settembre con un’aeroambulanza dall’Avana, dove era stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Ma i piani sono saltati a causa di un peggioramento delle condizioni di salute, che ha reso necessario un intervento chirurgico.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti

I carabinieri del Nucleo Investigativo e i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone accusate – a vario titolo – dell’omicidio dell’ex capo degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, a Roma.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
Manifesti appesi a Roma a un anno dall’omicidio di Piscitelli (Imagoeconomica).

Le persone individuate come mandanti dell’omicidio

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’esistenza di un accordo criminoso tra diversi clan romani, volto a tutelare i rispettivi interessi nel narcotraffico. Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan considerato dominante nell’area in cui venne eseguito l’agguato, è stato individuato come mandante apicale: avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli, che si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti assieme a Fabrizio Fabietti e si rifiutava di corrispondere la quota pattuita sui profitti delle sue attività illecite. Leandro Bennato (mandante e organizzatore), a capo avrebbe deliberato l’eliminazione di ‘Diabolik’ ritenendolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer (Raul Esteban Calderon è stato però assolto in appello) a bordo di uno scooter rubato.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
La panchina su cui fu uccisio Fabrizio Piscitelli (Ansa).

Il terzo presunto mandante è Alessandro Capriotti, broker della cocaina conosciuto negli ambienti criminali come “il Fornaro” o “il Miliardero”: avrebbe contribuito a organizzare la trappola mortale fissando un appuntamento con Piscitelli nel Parco degli Acquedotti all’ora dell’omicidio. Il sicario, travestito da runner, lo colpì poi con uno sparo in testa sorprendendolo alle spalle mentre era seduto su una panchina. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Escalation Usa-Iran, attacchi contro navi militari e petroliere

Escalation nelle acque del Golfo Persico e di quello dell’Oman, dove gli Stati Uniti hanno colpito e distrutto cinque petroliere iraniane, a seguito di un attacco dei pasdaran contro una serie di imbarcazioni che tentavano di varcare Hormuz. La risposta americana ha portato a nuovi raid dei Guardiani della rivoluzione, che hanno messo nel mirino obiettivi statunitensi in Giordania.

Gli attacchi iraniani contro due navi della Marina Usa

La nuova escalation è cominciata con gli attacchi dell’Iran contro due navi della Marina americana, otto petroliere e 10 «imbarcazioni non conformi» che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz. I pasdaran, dopo i raid in mare, hanno avvertito di essere pronti ad attaccare «tutte le petroliere presenti nei porti di Kuwait e Bahrein, che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali, sia che si trovino all’ancora sia ormeggiate in banchina». L’Iran ieri aveva dichiarato di aver catturato drone subacqueo dell’esercito statunitense all’imbocco di Hormuz.

La risposta americana: distrutte cinque petroliere iraniane

Poco dopo, il Comando centrale militare Usa ha comunicato la distruzione di cinque petroliere iraniane in risposta ai «ripetuti tentativi» di Teheran di attaccare due unità americane – una portaerei e un cacciatorpediniere – bersagliate invano con missili balistici e da crociera: quattro sono state colpite nel Golfo dell’Oman, all’esterno di Hormuz, e una accanto all’isola di Kharg, nel Golfo Persico.

Il raid dei pasdaran contro una base aerea Usa in Giordania

A quel punto Teheran ha condotto un attacco missilistico contro l’aeroporto di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono schierate decine di caccia americani, utilizzando munizioni a grappolo: almeno 30 gli ordigni lanciati. L’esercito di Amman ha reso noto di aver abbattuto 18 razzi provenienti dall’Iran, mentre due «sono caduti in aree disabitate», senza fare vittime.

Regno Unito e altri 11 Paesi mettono al bando i prodotti dei coloni israeliani

Il governo britannico, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall’impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi tra cui Canada, Francia e alcuni stati europei (Italia esclusa). Israele ha risposto chiudendo il consolato del Regno Unito a Gerusalemme est.

L’intervento del ministro Miliband

La scure nei rapporti è stata fatta calare alla Camera dei Comuni da Ed Miliband, titolare del Foreign office nella nuova compagine. Il ministro, con Burnham seduto al suo fianco, ha formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità «illegali», denunciandone l’espansione a partire dal contestato progetto E1 in Cisgiordania. Nato da genitori di radici ebraico-polacche in fuga dal nazismo, Miliband ha rivendicato con orgoglio la propria origine di ebreo della diaspora e ricordato i suoi familiari uccisi nell’Olocausto e i legami con Israele, Paese di cui si è detto «amico». Nel contempo, ha tuttavia sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del «diritto alla difesa dello Stato d’Israele» non siano in contrasto con il sostegno a uno «Stato di Palestina» nel quadro di una pace fondata sulla «soluzione dei due Stati». Una prospettiva che l’azione dei coloni e la politica del governo Netanyahu sta portando alla «distruzione», ha proseguito, dopo aver richiamato sia le «traumatiche» devastazioni di Gaza negli ultimi tre anni e le «sofferenze indicibilii» patite da uomini, donne e bambini nella Striscia, sia il «terrorismo dei coloni» estremisti in Cisgiordania. Mentre ha rinfacciato a Netanyahu e soci di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» imputata tanto ai coloni quanto all’incitamento esplicito di ministri come i super falchi Itamar Ben Gvir o Bezalel Smotrich.