Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste

Sarà la prima Pontida dopo la morte di Umberto Bossi. Il Senatùr, va detto, non era più una presenza assidua sul pratone. La sua ultima volta fu nel 2017, ai tempi della critica alla svolta nazionale salviniana, quando non gli fu concesso di parlare dal palco. Dopodiché saltò, anche per ragioni di salute, tutti i raduni a partire dal 2018. Nonostante questo la famiglia ha voluto che i suoi funerali fossero celebrati proprio nell’abbazia di Pontida. Gli amici hanno organizzato una messa in suo ricordo: l’appuntamento, promosso dall’ex senatore Giuseppe Leoni, è per sabato 19 settembre, giorno in cui Bossi avrebbe compiuto 85 anni. Dopo la funzione, i bossiani pianteranno un ulivo in segno di «pace e riconciliazione», ha spiegato Leoni, invitando i militanti a portare una manciata di terra da casa «in segno di unità e fratellanza».

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Umberto Bossi si commuove dopo l’elezione di Roberto Maroni a segretario della Lega Nord, con lui da sinistra Giuseppe Leoni e Bruno Caparini (Ansa).

Come sono cambiati gli equilibri dopo la morte di Bossi

Ma quest’anno il clima che si respira sotto il cielo di Pontida non è esattamente pacifico. Persino questa iniziativa è vista con sospetto perché si sovrappone a quella della Lega Giovani, in programma il giorno prima del raduno, come sempre. Bossi avrebbe voluto una “pacificazione”, va dicendo da mesi Leoni. Ma quello che resta del partito che fondò 35 anni fa è un movimento con un leader indebolito, schiacciato dalla crescita dei consensi di Giorgia Meloni prima e di Roberto Vannacci poi. Un partito profondamente balcanizzato al suo interno. Ecco dunque una mappa del ‘pratone’ leghista, sconvolto negli equilibri dopo la morte del fondatore e dopo le contestazioni interne al segretario arrivate in agosto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).

Il cerchio magico di Salvini: lo staff, i fratelli e i falchi

Attorno al leader Matteo Salvini si è creato da tempo un ‘cuscinetto’ di protezione molto attivo, costituito sostanzialmente dal suo staff, il portavoce Cristiano Bosco e il responsabile comunicazione Davide Vecchi, amico della fidanzata Francesca Verdini. Sarebbe stata proprio lei ad aver favorito la sostituzione di Matteo Pandini, ‘promosso’ all’Enav, con l’ex direttore del Tempo. Poi ci sono i sottogruppi del cerchio magico. Il primo è formato dai “fratelli”, gli amici di lunghissimo corso: i milanesi Alessandro Morelli e Igor Iezzi e gli ex commissari lombardi Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili. Quest’ultimo si è dato un gran daffare questa estate per controllare i movimenti dei critici Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, presenziando a tutte le presentazioni del libro del capo della Lega lombarda. Altra sottocategoria è quella dei falchi sovranisti che, a ogni situazione di confusione, riescono a conquistare spazio e visibilità: tra questi figurano l’ideologo della Flat tax Armando Siri e gli economisti euroscettici Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

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I ribelli nordisti: la fronda lombarda

Dalla morte di Bossi è cresciuto il malcontento sotterraneo della base lombarda: il segretario Romeo e il governatore Fontana sono i principali interpreti di questo disagio. Da tempo chiedono un ritorno ai temi della Lega delle origini: attenzione alle identità locali e lotta al centralismo. È un movimento soprattutto lombardo (del resto Bossi fondò la Lega lombarda nel 1984 e da questa promosse la federazione di tutte le Leghe autonomiste nella Lega Nord nel 1991) ed è sostenuto dalle segreterie provinciali di Brescia, Bergamo, Varese e Sondrio. Tra i ribelli più attivi c’è l’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, molto vicino a Giancarlo Giorgetti. Nel direttivo lombardo del 7 agosto, questa fronda è arrivata a chiedere un “passo di lato” di Salvini e un “rinnovamento” della leadership. Del direttivo fanno parte anche alcuni ex deputati come Daniele Belotti, storico speaker di Pontida ed ex segretario bergamasco.

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L’asse scricchiolante dei governatori

Fino a qualche mese fa unito – la foto del pranzo a base di sushi alla vigilia delle Regionali venete a testimoniare l’alleanza – il fronte degli amministratori più influenti si è sostanzialmente diviso dopo la ribellione lombarda. Del gruppo facevano parte Fontana e Romeo, insieme al governatore del Friuli Venezia-Giulia Massimiliano Fedriga, al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e al presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Mentre Fugatti quest’estate si è distinto per aver evitato il selfie con Salvini in vacanza a Pinzolo (il trentino continua a chiedere la revisione del divieto di terzo mandato), Zaia, pur molto critico nei confronti di Salvini, non ha appoggiato la ribellione lombarda, mentre Fedriga lo ha fatto sottotraccia e solo in un primo momento. Alla base dello scontro tra governatori e segretario, lo stop al terzo mandato che ha bloccato la ricandidatura di Zaia e bloccherà quella di Fedriga, Fontana e Fugatti. Per mesi i governatori hanno insistito affinché Salvini ottenesse un’apertura alla modifica delle regole da parte degli alleati di centrodestra, contrari a cambiarle. Invece Salvini è sembrato non troppo convinto della battaglia. Forse – malignano i critici – anche per togliersi di torno figure ingombranti. In più, con il via libera degli alleati alla candidatura del leghista Alberto Stefani in Veneto, il segretario ha firmato un impegno a cedere a Fratelli d’Italia la candidatura in Lombardia quando si andrà a votare nel 2028, scatenando così l’ira dei lombardi.

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I sudisti capitanati da Durigon

il vicesegretario Claudio Durigon è il dominus della fazione dei sudisti, comparsa nel 2017 con la svolta nazionale voluta da Salvini. Negli ultimi mesi ogni strategia sembra passare da Durigon. Lui ha gestito il negoziato per un accordo con Zaia, saltato lo scorso giugno. E sempre Durigon ha organizzato la convention romana alle Officine Farneto per illustrare le idee della Lega in vista della «finanziaria», come si chiamava la legge di bilancio fino al 2009. La kermesse, documentata con grandeur sui social della Lega, è sembrata ai più una sorta di esibizione del potere di Durigon. Eppure, nei corridoi di via Bellerio, si mormora che il vicesegretario abbia avviato le trattative per passare con FdI a ridosso delle Politiche e che stia addirittura negoziando posti per altri colleghi, come Simonetta Matone, Roberto Marti e persino un fedelissimo salviniano come Andrea Paganella. Da settimane di lui Zaia dice che sarà il primo a tradire.

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I basculanti tornati fedeli alla linea

Ci sono poi i basculanti. In questa categoria rientra la maggior parte della classe dirigente leghista che, a seconda di come tira l’aria, è pronta a riposizionarsi in base alle prospettive di ricollocamento. Nel gruppo figurano le “Erinni”, Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, un tempo molto critiche della gestione salviniana, anche se per motivi diversi, ora sono riallineatissime. Sardone si era alleata con Romeo, e fino a qualche mese fa si esibiva in dure invettive contro la gestione della sicurezza da parte del governo. Dopo essersi imposta alle Primarie milanesi e aver incassato la promessa di una candidatura per Palazzo Marino, tutto sembra essere rientrato. Così come Ceccardi. L’europarlamentare toscana ha fatto la guerra a Roberto Vannacci alle Regionali dell’anno scorso ed è stata protagonista di un duro scontro su questo tema con Salvini durante un consiglio federale. Uscito dalla Lega il generale, Ceccardi si è riscoperta salviniana. Poi ci sono Andrea Crippa e Luca Toccalini, gli ex giovani, creature puramente salviniane. Il fidanzato di Anna Falchi è caduto in disgrazia più volte per le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Meloni, tanto che la sua nomina a vicesegretario non è stata rinnovata nel congresso di Firenze dell’aprile 2025. Ora appare riabilitato. Così come Toccalini, a lungo critico con il segretario dopo che quest’ultimo lo ha costretto a ritirare la candidatura contro Romeo al congresso lombardo. Infine, il caso più eclatante è quello del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Tra i più critici fino a qualche mese fa sulla strategia e l’organizzazione del partito, il piemontese è completamente rientrato nei ranghi.

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I don Abbondio della Lega

Se il romanzo lombardo per eccellenza, I Promessi sposi, ci ha regalato una figura unica, quella del pavido don Abbondio, la Lega di Bossi-Maroni è riuscita nell’impresa di raddoppiarla. Noti per la mancanza di iniziativa politica e per la capacità di sopravvivere a tutte le stagioni, i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli sanno fare benissimo ciò che hanno fatto durante la loro lunga vita politica: obbedire al capo. Per tutta l’estate, secondo alcuni retroscena ben informati, hanno mandato avanti i ribelli lombardi appoggiandone le istanze ma quando è stato il momento di venire allo scoperto avrebbero tirato indietro la mano. Buona parte della militanza imputa loro la responsabilità dell’immobilismo che sta facendo precipitare il partito. Nella famiglia Calderoli ha parlato però la moglie del ministro, Gianna Gancia, che in pieno agosto in un’intervista a Repubblica ha inveito contro gli «opportunisti e i ruffiani». «Chi critica Salvini lo osannava», ha puntualizzato.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
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Gli ex e i nostalgici sulle barricate

C’è infine una folta schiera di ex, fuoriusciti o espulsi dal partito, che vorrebbe riesumare le battaglie della Lega Nord. Il primo è Paolo Grimoldi che da qualche anno ha dato vita al partito Patto per il Nord. Poi ci sono l’ex deputato Gianluca Pini e l’ex assessore lombardo Gianni Fava che hanno presentato ricorso in tribunale affinché si tenga il congresso della Lega Nord, formazione tenuta in vita come ‘bad company’ per saldare il debito con lo Stato in seguito alla condanna per uso irregolare dei rimborsi elettorali. Pini e Fava sostengono che la ‘vecchia’ Lega Nord detenga il simbolo di Alberto da Giussano con lo spadone e vorrebbero bloccarne l’uso da parte della Lega Salvini premier.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
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A2A presenta Teti, il progetto per la gestione dei sedimenti negli invasi idroelettrici

A2A presenta il Progetto Teti, una tecnologia che, per la prima volta in Italia, ridefinisce la manutenzione degli invasi idroelettrici. Presso la diga di Cancano, in Valtellina, è in corso la sperimentazione pilota di un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo, sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate. Una iniziativa che conferma il ruolo di A2A tra le aziende più innovative nella gestione sostenibile delle infrastrutture idroelettriche, in un momento in cui il cambiamento climatico rende sempre più urgente riconsiderare come tutelare l’acqua, risorsa strategica per l’energia, per l’agricoltura e per gli usi potabili.

Una risposta concreta alla doppia sfida del clima

Il cambiamento climatico mette sotto pressione la gestione degli impianti idroelettrici da due direzioni opposte. Da un lato, periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati rendono ogni metro cubo d’acqua più prezioso. Dall’altro, gli eventi meteorologici estremi intensificano l’erosione dei versanti montuosi e il conseguente accumulo di sedimenti negli invasi. È da questa duplice sfida – e da un percorso di design thinking sviluppato internamente ad A2A – che nasce il Progetto Teti, una soluzione pensata per tutelare l’acqua e, allo stesso tempo, rendere più efficiente la produzione di energia green.

Come funziona la tecnologia

Il cuore dell’innovazione è un robot cingolato che opera direttamente sul fondale dell’invaso – nel caso di Cancano, a circa 80 metri di profondità – mantenendo l’impianto sempre operativo, senza fermi produttivi legati allo svuotamento del bacino. Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un’area dedicata dell’invaso, lontano dalle prese d’acqua, evitandone l’ostruzione. Il sistema è inoltre dotato di sensori avanzati che permettono, tramite una control room, il monitoraggio da remoto e in tempo reale dei parametri operativi, come portata e concentrazione dei detriti aspirati. Un’innovazione a basso impatto sia sotto il profilo paesaggistico – poiché l’attività si svolge in modo sommerso e con un cantiere dagli spazi contenuti -, sia ambientale – perché evita l’intorbidimento dell’acqua salvaguardando la fauna lacustre – oltre ad essere alimentata interamente a energia elettrica. La sperimentazione ha già portato alla rimozione di oltre 10 mila metri cubi di sedimenti dal bacino di Cancano, un dato che conferma l’efficacia della tecnologia fin dalle prime fasi di test e apre la strada a una sua applicazione su scala più ampia.

Un cambio di paradigma rispetto al passato

Fino ad oggi, la rimozione dei sedimenti è stata affidata prevalentemente alla fluitazione, un’operazione che richiede lo svuotamento dell’invaso e l’utilizzo dell’acqua stessa per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe. Un intervento necessario per garantire la funzionalità delle infrastrutture, ma che riduce temporaneamente la disponibilità della risorsa idrica per la produzione di energia e per altri usi fondamentali, come quello idropotabile e agricolo, con ricadute anche sul paesaggio. Il Progetto Teti supera questi limiti, offrendo una gestione degli invasi più efficiente, continua e sostenibile.

Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu

Friedrich Merz potrebbe essere già arrivato al capolinea, dopo aver sbattuto violentemente contro il muro dell’Alternative für Deutschland: domenica scorsa in Sassonia-Anhalt la destra radicale ha raddoppiato i voti, sfondando il 40 per cento, mentre il partito del cancelliere li ha dimezzati. Il 20 settembre si replica a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove la Cdu rischia un’altra débâcle e l’AfD diventerà con grande probabilità il primo partito, superando anche la Spd della governatrice Manuela Schwesig.

Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu
Friedrich Merz (Ansa).

La rosa dei papabili successori di Merz

Comunque andrà alle Regionali, il futuro del cancelliere sembra scritto, tanto che – come ha impietosamente dichiarato Clara von Nathusius, tesoriera della Junge Union, l’organizzazione giovanile del partito – i suoi giorni alla guida del governo sono contati: «Con lui non si vince più un’elezione, se ne deve andare», ha sentenziato. Von Nathusius ha in fondo detto quello che molti nella base pensano e non hanno avuto il coraggio di dire: Friedrich Merz non detiene solo il record di impopolarità tra gli elettori tedeschi – nemmeno il 10 per cento approva il suo operato – ma anche a casa propria è sempre più isolato. Arrivato alla guida della Cdu con l’obiettivo dichiarato di riportare i conservatori a essere un partito di massa e di dimezzare il consenso dell’AfD, si sta ritrovando con i numeri capovolti e la coalizione di governo ormai alla frutta. Ci sarebbe addirittura un gruppo di circa 30 parlamentari della Cdu che sta valutando una mozione di sfiducia interna e un cambio alla cancelleria. Nei corridoi del Bundestag definiscono Merz «la persona sbagliata» per guidare il Paese, e al suo posto, almeno temporaneamente, molti vedrebbero bene il governatore del Nordreno-Vestfalia Hendrik Wüst, quello dell’Assia Boris Rhein oppure il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt.

Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu
Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu
Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu

L’ultimo tentativo di blindare il cancelliere

Le speculazioni se da un lato hanno irritato il cancelliere, dall’altro hanno fatto scattare i meccanismi di autodifesa. Il potente Landeshauptmann della Baviera e leader della Csu, Markus Söder, come i potenziali successori, si è schierato a fianco di Merz. Almeno per ora. Anche Thorsten Frei, capogruppo al Bundestag, ha assicurato compattezza, ma l’impressione è che sia una semplice difesa d’ufficio. Il rischio è infatti che i prossimi risultati elettorali negativi mettano fine al crepuscolo del cancelliere.

Merz al capolinea? I possibili successori e le divisioni nella Cdu
Markus Söder con Friedrich Merz (Ansa).

Chi nella Cdu è disposto a tendere una mano all’AfD

Proprio von Nathusius è stata mandata in tv in prima serata a sparare su Merz, criticando soprattutto la strategia del muro tagliafuoco nei confronti della AfD, con il sostegno di chi dentro la Cdu considera l’estrema destra non un nemico, ma un potenziale alleato. Del resto, la linea isolazionista dei vertici per ora non solo non ha pagato, ma ha danneggiato i conservatori, tanto che, soprattutto nelle regioni della Germania orientale, le voci di un cambiamento di rotta si sono fatte sempre più forti. Per adesso si sono mossi solo pochi esponenti, non di primo piano, come Daniel Peters, candidato in Meclemburgo, e Florian Oest, in Sassonia, ma il vento è destinato a rafforzarsi anche in vista del prossimo anno elettorale, quando si voterà in altre quattro regioni, tutte all’Ovest: Saarland, Schleswig-Holstein, Nordreno Vestfalia e Bassa Sassonia.

Ai cristianodemocratici non basterà sostituire Merz

In questa prospettiva la Cdu ha due problemi. Il primo è che a livello nazionale Alternative für Deutschland è il primo partito in assoluto e ha raggiunto negli ultimi sondaggi quasi il 30 per cento. Ovunque la formazione di Alice Weidel e Tino Chrupalla continua a guadagnare consensi, sottraendo voti in gran parte proprio alla Cdu. Il fallimento di Merz è sotto gli occhi di tutti e il cancelliere difficilmente riuscirà a difendersi dall’accusa di aver sbagliato sia la strategia nei confronti degli avversari sia di guidare un governo fallimentare. Il bilancio della Große Koalition è impietoso: le riforme promesse non si sono viste, l’industria è in crisi, e i piccoli e medi imprenditori, un tempo bacino elettorale della Cdu, si sono spostati verso l’estrema destra, come hanno dimostrato i risultati in Sassonia-Anhalt. Colui che era stato definito dai media amici e col senno di poi un po’ miopi l’Außenkanzler, il cancelliere forte almeno in politica estera, non è riuscito a convincere nessuno ed è a un passo dall’uscita di scena. Il secondo problema della Cdu è che non basterà certo cambiare il cavaliere se il cavallo rimane lo stesso: quello che chiede la maggioranza dei tedeschi è un vero cambio di passo, sia in politica interna sia in politica estera, dato che la via imboccata dai governi precedenti ha procurato più danni che benefici al Paese. Se i vertici della Cdu, insieme a quelli della Spd nella coalizione di governo, avranno la forza di rimodulare la linea tenendo conto dei segnali che arrivano dagli elettori potranno sperare di rimanere in sella, altrimenti dovranno fare i conti con la destra estremista maggioritaria.

Vannacci a Orvieto, l’ex generale a testa in giù nel volantino dell’Anpi

Dal 18 al 20 settembre Orvieto ospiterà il Forum dell’indipendenza italiana, evento della destra sociale nato nel 1999 che quest’anno si svolgerà sotto l’egida di Futuro Nazionale. La città umbra sarà per tre giorni la capitale del sovranismo: oltre a Roberto Vannacci e Gianni Alemanno (oggi iscritto a FN), è attesa anche una delegazione dalla Germania di Alternative für Deutschland. Ebbene, in concomitanza col convegno sovranista la sezione locale dell’Anpi, in collaborazione con Articolo 21, Spi-Cgil e Rose Rosse d’Europa, ha organizzato un «picchetto democratico e antifascista»: sul volantino che promuove l’iniziativa, oltre a una serie di figure che nei secoli hanno dato lustro a Orvieto, campeggia anche Vannacci a testa in giù.

Vannacci a Orvieto, l’ex generale a testa in giù nel volantino dell’Anpi
Gianni Alemanno e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In alto nel volantino si legge una citazione di Francesco De Gregori: «Generale, questa non è la sua trincea. Quindi, per favore, resti dietro la collina». Nel testo viene ricordato che Orvieto «è stata cantiere per Beato Angelico e Luca Signorelli, per Ippolito Scalza e per Emilio Greco, autore delle porte bronzee del Duomo». E che in città «papa Urbano IV istituì nel 1264 la festa universale del Corpus Domini; insegnò San Tommaso d’Aquino; trovò asilo papa Clemente VII in fuga dal Sacco di Roma». Inoltre «Sigmund Freud studiò gli affreschi del Duomo per i suoi saggi sulla memoria e sul lapsus» e «William Turner ne fu stregato». Orvieto, aggiungono poi gli organizzatori della mobilitazione, «ha dato i natali a Luigi Barzini, a Livio Orazio Valentini, all’ironia di Anna Marchesini e alla tenacia civile di Luca Coscioni», nonché ai sette martiri di Camorena, giovani antifascisti e renitenti alla leva fucilati dai nazifascisti il 29 marzo 1944. Per cui Vannacci, di orgogliose simpatie nostalgiche, non può che essere un intruso. E questo vale anche per il suo «attendente» Alemanno.

Alemanno: «Un motivo in più per venire e ridere di questi trogloditi»

«Il volantino parla degli uomini di cultura che sono nati a Orvieto, ma l’esito è sempre lo stesso: il nemico politico va messo a testa in giù. Questa volta tocca a Vannacci», ha scritto Alemanno sui social. «L’Anpi e Articolo 21 chiamano alla mobilitazione antifascista per impedirci di svolgere il nostro Forum dell’indipendenza italiana sotto l’egida di Futuro Nazionale. Come se non bastasse mi qualificano come “l’attendente del Generale”», ha aggiunto poi l’ex sindaco di Roma: «Questo sarà solo un motivo in più per vederci ad Orvieto, diffondere le nostre idee e ridere di questi trogloditi».

Castello Sgr, secondo closing a 45 milioni di euro per Energy Transition Capital Fund

Castello Sgr, società leader nella promozione e gestione di prodotti di investimento alternativi, prevalentemente real estate, consolida il proprio impegno nel settore energy e annuncia il secondo closing di Energy Transition Capital Fund che, dopo i 26 milioni di euro raccolti in occasione del primo closing nel 2025, raggiunge circa 45 milioni di euro di commitment, affiancata da Energy Transition Capital in qualità di advisor strategico.

Cresce la platea degli investitori

Il nuovo risultato conferma il crescente interesse degli investitori nei confronti di Energy Transition Capital Fund, fondo di investimento alternativo istituito ex articolo 8 del regolamento UE SFDR e dedicato alla transizione energetica, trainato dall’opportunità per il tessuto industriale italiano di dotarsi di capacità energetica rinnovabile a supporto della competitività. La strategia del fondo si inserisce, all’interno di questo contesto, con un profilo rischio-rendimento distintivo, dando agli investitori la possibilità di investire in asset infrastrutturali senza la necessità di immobilizzare capitali nel lungo termine. Con il secondo closing, la platea dei sottoscrittori sale infatti a oltre 50 investitori e, accanto all’anchor investor che ha accompagnato l’iniziativa fin dalla sua prima fase, registra l’ingresso di un primo investitore istituzionale (cassa previdenziale professionale), ampliando e diversificando ulteriormente la base degli investitori.

Fotovoltaico e Bess al centro della strategia

Alla crescita della raccolta si accompagna, inoltre, il progressivo consolidamento della strategia di investimento. Grazie alle competenze e al posizionamento di Entracap, il Fondo ha infatti identificato e assicurato una pipeline di progetti nei settori fotovoltaico e Bess (Battery energy storage systems), dando concreta attuazione al piano industriale delineato al momento del lancio. I primi risultati di tale strategia si sono già concretizzati nell’avvio dei cantieri per la realizzazione di due impianti fotovoltaici per complessivi 9MWe di potenza installata. A rafforzare ulteriormente le prospettive della strategia contribuisce anche il positivo riscontro del sistema bancario verso questa asset class, con finanziamenti già accordati, unitamente al lancio, nel luglio scorso, di FIEE Storage Platform powered by Entracap, nuova piattaforma industriale dedicata allo sviluppo, alla costruzione e alla gestione di sistemi di accumulo elettrochimico.

Raccolta prorogata fino a settembre 2027

Proprio alla luce dell’interesse riscontrato sul mercato, dell’ampliamento della base degli investitori e delle prospettive di ulteriore sviluppo del portafoglio, il consiglio di amministrazione di Castello Sgr ha deliberato di prorogare di 12 mesi il periodo di collocamento di Energy Transition Capital Fund, fino a settembre 2027, potendo portare la raccolta fino a 100 milioni di euro di dimensione massima del Fondo. L’estensione consentirà di proseguire il percorso di raccolta facendo leva sui risultati raggiunti e sulla crescente attenzione degli investitori sia istituzionali che privati verso strategie capaci di intercettare le opportunità generate dalla transizione energetica.

Mario Sechi nuovo direttore responsabile dell’Agenzia Dire

Dal 22 settembre 2026 Mario Sechi sarà il nuovo direttore responsabile dell’Agenzia Dire. Lo ha comunicato l’editore Stefano Valore al comitato di redazione. Classe 1968, giornalista e scrittore ex portavoce di Giorgia Meloni, ha già diretto L’Unione Sarda, il Tempo, Libero e l’Agi. Prenderà il posto di Nico Perrone, che l’editore della testata ha ringraziato per il lavoro svolto in questi anni. «La scelta di Sechi punta a dare nuovo slancio e aprire una stagione di innovazione all’Agenzia di stampa Dire, che rappresenta un importante punto di riferimento nello scenario dell’informazione italiana», ha dichiarato Valore. L’agenzia viene da un lungo periodo di difficoltà economica – tra tagli alla redazione e stati di solidarietà protratti – dopo il cambio di editore dovuto all’inchiesta per corruzione che ha colpito il precedente proprietario nonché fondatore dell’agenzia Federico Bianchi di Castelbianco.

Dopo la diserzione, ecco l’anticapitalismo: i Giovani Dem fanno ancora discutere

Non bastava l’appello alla diserzione da parte di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici. A pochi giorni di distanza i “baby” del Pd tornano a far discutere con Marco Rocco De Luca, consigliere comunale di Cesena, che sempre dalla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia ha esortato i compagni di partito a «distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico». Un altro intervento, insomma, destinato a riaccendere il confronto sull’identità della nuova generazione dem e, più in generale, del Pd.

Quelle sopra sono le parole scelte per la didascalia del video pubblicato sul suo profilo Instagram. De Luca, che della giovanile del Pd è responsabile nazionale Cultura Politica, Fondazioni, Memoria e Antifascismo, dal palco di Reggio Emilia ha arringato così la platea: «Sì, noi siamo i figli, noi siamo i nipoti della storia del comunismo italiano e nel concreto dobbiamo liberarci dal giogo imperialista di Trump e degli Stati Uniti, dall’ossessiva retorica sionista, dalla tentazione di cedere alle sirene del capitalismo, del capitale, del liberismo e salpare finalmente con coraggio verso nuovi orizzonti».

L’affondo di Marattin: «Serve un Comitato di Liberazione Nazionale contro il campo largo»

«E voi che pensavate che l’attacco al neo-liberismo della segretaria Schlein – o l’invito alla diserzione della segreteria dei giovani – fosse abbastanza. Sentite un po’ qua invece, va», ha scritto sui social Luigi Marattin, deputato e segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, commentando il video di De Luca. Raggiunto da Adnkronos, ha poi ironizzato: Ho cambiato idea. Ho sempre pensato che non servisse una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale contro il pericolo fascista. Invece serve. Contro il campo largo però».

Perché con il Melonellum il voto in autunno è una via quasi obbligata

Cortocircuito elettoral-istituzionale alle viste. Se infatti una volta approvata la legge elettorale ci saranno dei ricorsi alla Corte Costituzionale, il giudizio sulla legittimità del Melonellum potrebbe impattare sulla data delle prossime Politiche rischiando un braccio di ferro tra Palazzo Chigi e Quirinale.

L’ultimo passaggio alla Camera

Come è ovvio i ‘se’ sono molti. Vediamoli. Innanzitutto il grande ‘se’ è legato all’approvazione della riforma. Il testo approderà alla Camera il 28 settembre per la terza e teoricamente ultima lettura. Giorgia Meloni ha già annunciato che metterà la fiducia, ma a Montecitorio c’è anche il voto finale che può essere a scrutinio segreto e, anche se assai poco probabili, non sono escluse sorprese come quella dello scorso luglio sulle preferenze. Ora il testo è cambiato e sembra esserci un patto di maggioranza. Secondo tutti gli opinionisti reggerà, ma a volte il diavolo sta nei dettagli.

Perché con il Melonellum il voto in autunno è una via quasi obbligata
Giorgia Meloni (Ansa).

I tempi della Corte Costituzionale sono un’incognita

Una volta approvata la riforma, come è già stato annunciato dalle opposizioni, saranno attivati comitati per avviare le procedure in vista del ricorso presso la Consulta. E qua i tempi diventano determinanti. Perché il primo step è una denuncia alle Corti d’Appello per lesione del diritto di voto. Se anche solo un giudice si rivolgerà alla Corte Costituzionale, questa dovrà avviare l’iter del ricorso ma, fatti due conti con il calendario, siamo già arrivati a novembre. Innanzitutto si dovrà attendere la formazione dei comitati per il sì e per il no e poi la loro costituzione in giudizio presso la Corte. A quel punto quasi sicuramente la Consulta sceglierà un procedimento d’urgenza. Ma abbiamo già scavallato il Capodanno. E tra le possibilità c’è la collisione tra i tempi della decisione dei giudici costituzionali e l’indizione delle elezioni.

Perché con il Melonellum il voto in autunno è una via quasi obbligata
L’opposizione manifesta contro il Melonellum (Imagoeconomica).

La prudenza del Quirinale

Vero, la premier ha assicurato che intende arrivare «alla scadenza della legislatura», che è a settembre, ma ogni tanto a Palazzo Chigi torna l’idea di anticipare il voto ad aprile. In quel caso i ritmi sarebbero molto serrati. La sentenza della Corte potrebbe infatti arrivare verso gennaio-febbraio, ma per poter votare il 18 aprile (la data del voto la sceglie il governo) bisogna sciogliere le Camere (e questo invece spetta al Presidente della Repubblica) al più tardi tra fine febbraio e inizi marzo, cioè tra 45 e 70 giorni prima della data delle elezioni. Ora il dubbio è: se Giorgia Meloni si presentasse a metà febbraio al Quirinale per dire: «Ho finito il mio compito, voglio andare a votare a fine aprile», Mattarella scioglierebbe le Camere pur sapendo che incombe la sentenza della Corte con il rischio di una bocciatura del Melonellum?

Perché con il Melonellum il voto in autunno è una via quasi obbligata
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

L’arma propagandistica del Parlamento delegittimato

Chi lo conosce prevede che di certo non si metterebbe di traverso fino a dar vita a un governo alternativo: diventare il supercapo dell’opposizione non è certo la sua aspirazione. Ma di certo consiglierebbe un supplemento di pazienza alla premier, per attendere la sentenza. Se Meloni insistesse, ci troveremmo davanti a uno scontro tra Palazzo Chigi e Quirinale ben più manifesto di quelli avvenuti finora. L’unica certezza è che se si votasse con il Melonellum e questo poi venisse giudicato incostituzionale, l’esito delle elezioni non sarebbe annullato. Certo l’arma propagandistica del Parlamento delegittimato verrebbe usata dagli sconfitti, ma a livello istituzionale nulla cambierebbe. Insomma, i ‘se’ sono moltissimi, dando fiducia alle parole della premier, si voterà a settembre. Ma nella politica italiana vale la regola di James Bond: mai dire mai.

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti

Il Gip del tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che era sospettato di aver incassato denaro per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta del 2017 sul delitto di Garlasco, e dunque di corruzione in atti giudiziari. L’Ansa, citando fonti del palazzo di giustizia, riporta che «l’ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone». Gli atti saranno trasferiti a Pavia.

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti
Un frame di Andrea Sempio durante la trasmissione Quarto Grado di Rete 4 (foto Ansa).

Nell’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Sempio, depositata a inizio giugno alla Procura di Brescia, non era emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti Sarebbero invece appunto emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione.

Garlasco, cade l’accusa di corruzione per l’ex pm Mario Venditti
Mario Venditti (Ansa).

Perché Venditti era stato iscritto nel registro degli indagati

La Procura di Brescia aveva iscritto Venditti nel registro degli indagati alla fine di settembre del 2025, col sospetto che avesse incassato denaro per archiviare Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e già all’epoca segnalato come possibile autore alternativo del delitto rispetto ad Alberto Stasi, poi condannato. Tutto era nato a seguito di un appunto rinvenuto a casa della famiglia Sempio, dove c’era scritto: «Venditti gip archivia X 20.30 euro». La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sue abitazioni a Pavia, Genova e Campione d’Italia, oltre che in quelle dei familiari di Sempio e di due ex appartenenti alla Polizia giudiziaria.

Il bollo auto di Meloni, l’Ici di Berlusconi, denti e cataratte: tutte le mance elettorali

Con la sospensione (guarda caso proprio nel 2027, anno elettorale) del bollo per le auto e le moto di potenza inferiore a 80 kW, misura pomposamente definita dalla premier come l’abolizione di «una delle tasse più odiate dagli italiani», Giorgia Meloni ha giocato la sua prima carta – anzi mancia – in vista delle Politiche in programma l’anno prossimo. Una mossa alla Cetto La Qualunque da parte della premier, che curiosamente aveva denigrato chi in passato aveva proposto una misura analoga, citando proprio il personaggio di Antonio Albanese. Che, va detto, ha molti punti in comune con uno dei predecessori di Meloni a Palazzo Chigi…

Meloni prendeva in giro Tridico e Renzi, che se ne sono ricordati

«Per batterci alle elezioni il centrosinistra si è giocato ogni carta possibile, inclusi il riconoscimento dello Stato della Palestina se avessero vinto nelle Marche e l’esenzione dal bollo auto se avessero vinto in Calabria. Roba che Cetto La Qualunque in confronto è Ottone di Bismarck». Dal palco di Atreju 2025, Meloni aveva ironizzato così su Pasquale Tridico, che da candidato governatore calabrese aveva proposto la sospensione del bollo. E l’europarlamentare del Movimento 5 stelle se n’è ricordato: «Meloni mi aveva denigrato, definendomi Cetto La Qualunque. Mi chiedo dunque se la presidente del Consiglio continui a pensarla alla stessa maniera e se con coerenza definisca la sua proposta una mossa da Cetto La Qualunque». Non solo: Matteo Renzi ha ripescato un post del 2016 in cui Meloni lo aveva attaccato definendolo «mago della distrazione di massa» e «venditore di pentole» per l’idea (ai tempi di Palazzo Chigi) di abolire il bollo per alcune categorie di auto e i motorini.

La premier ha poi risposto al leader di Italia Viva (che a sua volta ha controreplicato): «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Renzi, per la cronaca, in passato aveva proposto l’abolizione del canone Rai.

Tra stop al bollo e mille euro per tutti, la realtà eguaglia la fantasia

C’è poco da fare: la realtà a volte supera (o quantomeno eguaglia) la fantasia. In un fiume di promesse di totale anarchia fiscale, Cetto La Qualunque si diceva pronto all’abolizione delle bollette del gas e della luce, ma anche dell’Ici (ci torneremo), della Tari, del bollo (eccoci) e dell’assicurazione auto. Il personaggio di Albanese prometteva poi anche mille euro a persona, anzi 2 mila, e un’imbiancatura gratis della casa.

Meloni ha abolito (sebbene parzialmente, temporaneamente e pure qualunquemente) il bollo auto e, in effetti, in qualche modo si era mossa per far sì che gli italiani ricevessero mille euro: era successo a fine marzo del 2020, quando all’inizio della pandemia aveva esortato l’allora premier Giuseppe Conte a elargire tale cifra a chi avesse dichiarato di averne bisogno.

Il maestro indiscusso delle mance elettorali resta Berlusconi

Se vogliamo però parlare di mance elettorali, il maestro resta Silvio Berlusconi. Il Cav nel 2006 fece la promessa – mantenuta – di abolire l’imposta comunale sugli immobili (Ici). Che poi fu reintrodotta, sotto forma di Imu, dal governo tecnico di Mario Monti intervenuto per mettere qualche pezza e riordinare i conti pubblici.

In seguito, intervistato dal Giornale, promise – di nuovo, e con tanto di disegno di legge pronto – l’abolizione dell’imposta municipale unica sulla prima casa, definendola «una tassa insopportabile».

E poi ci sono i tormentoni: dentiere e cure odontoiatriche per gli anziani che non potevano permettersele si sono ripresentati in varie tornate elettorali, a partire dal 2001 e fino al 2022. Curiosamente, un anno dopo la morte di Berlusconi la Regione Lombardia ha parzialmente approvato una misura simile.

Spese veterinarie pagare per cani e gatti

Il Cav amava promettere, assieme alle cure dentistiche gratuite, anche operazioni alla cataratta a costo zero. E poi non si possono dimenticare le proposte per l’esenzione fiscale o l’assegnazione di sussidi mensili per chi adotta o possiede un cane o un gatto, per coprire spese veterinarie e cibo. Anche questo un altro cavallo di battaglia berlusconiano.

Elezioni in Svezia, il centrosinistra vince di tre seggi

A scrutinio ultimato, la coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni in Svezia che si sono svolte domenica 13 settembre 2026. Secondo i dati definitivi, che sono arrivati dopo lo spoglio dei voti degli elettori all’estero, i quattro partiti che la compongono hanno ottenuto complessivamente il 49,5 per cento dei voti e 176 seggi, contro il 48,9 per cento e i 173 seggi conquistati dai quattro partiti di centrodestra. Il premier svedese Ulf Kristersson ha rassegnato le proprie dimissioni. La coalizione di centrosinistra è composta dai Socialdemocratici, che nonostante un calo dei consensi sono da oltre un secolo il primo partito svedese, dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro. A Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, servirà il sostegno di tutti e quattro i partiti per formare il governo, siccome la maggioranza che hanno è solo di due seggi. Non è scontato che accada perché soprattutto i partiti Centro e Sinistra hanno posizioni diverse su alcune politiche, specie quelle economiche.

Intesa Sanpaolo società leader in Italia per gli aspetti Esg secondo Extel

Intesa Sanpaolo è stata riconosciuta come la società leader in Italia per gli aspetti Esg tra le società italiane a grande capitalizzazione di tutti i settori merceologici. Il riconoscimento si basa sui risultati dell’Extel Survey 2026, che ha coinvolto oltre 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari. Marco Delfrate è risultato il miglior Investor relations professional in Italia nella categoria Large cap, classificandosi al primo posto per il nono anno consecutivo e per la decima volta negli ultimi 11 anni. Sara Pellicanó è stata premiata come IR Rising star nella stessa categoria. Extel è un fornitore di ricerca indipendente con una solida reputazione presso analisti finanziari e investitori istituzionali e una metodologia accurata e trasparente, che opera sul mercato da oltre 50 anni. I premi sono stati consegnati nel corso degli Italian investor relations awards 2026, evento organizzato da Air (Associazione italiana investor relations).

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde

Avete capito bene, aboliremo il bollo auto. In realtà per ora lo sospendiamo e basta, ma non stiamo a sottilizzare. La mossa berlusconiana in stile Ici 2006 sembra proprio la più classica delle mancette pre-elettorali, e nel governo è partita la gara a metterci il cappello sopra. Troppo ghiotta da rivendicare come propria idea: così Giorgia Meloni, dopo averla annunciata in Consiglio dei ministri, ha pubblicato due video sui suoi canali social, il secondo dei quali per dire che la misura non sarà valida solo per il 2027 ma diventerà strutturale (tanto per le coperture ci pensa Giancarlo Giorgetti). L’intervento era ripreso dall’ospitata di mercoledì sera su Rete4 da Nicola Porro, dove la premier si è pigliata i meriti.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni da Nicola Porro.

Matteo Salvini, sponda Lega, non è stato da meno: prima un video per le strade di Roma proprio davanti al suo ministero dei Trasporti, inquadrato per bene, con la targa in bella vista, a ricordare che la materia è la sua, il merito è il suo, la promessa era la sua. E poi di sera stesso copione, sempre su Rete4, stavolta da Paolo Del Debbio.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Il video di Salvini davanti al suo ministero dei Trasporti.

E Antonio Tajani? Mica poteva far sembrare che Forza Italia non c’entrasse nulla: oltre a essere andato pure lui in tivù, identico canale dei colleghi (grande originalità), stavolta da Bianca Berlinguer, ha mandato avanti il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (uno che tra l’altro punta a fargli le scarpe alla guida del partito, dopo le elezioni, ma questa è un’altra storia), che ha ricordato come fosse stato proprio lui il primo a escogitare la geniale trovata!

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Roberto Occhiuto rivendica l’idea di togliere il bollo auto.

«Lo scorso 13 giugno, in un’intervista al Messaggero, fui il primo a lanciare l’idea di una misura bandiera, facilmente riconoscibile dai cittadini e in linea con quanto aveva fatto negli scorsi decenni il presidente Silvio Berlusconi. Avevo proposto l’abolizione del bollo auto a livello nazionale, e dopo qualche settimana anche il mio partito, Forza Italia, aveva fatto propria questa suggestione. Oggi quella proposta diventa una misura concreta del governo guidato da Giorgia Meloni». Insomma è merito di tutti, tranne che di Roberto Vannacci, ricordatevelo quando sarete nel segreto dell’urna l’anno prossimo.

Le proteste delle Regioni per il mancato introito

Poi ci sono le polemiche alimentate da chi questa decisione la subirà. Il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani per esempio. Che proprio non ci sta a vedersi soffiare 300 milioni di euro di introiti per aiutare Meloni nell’anno che precede l’appuntamento con le elezioni politiche. E sul Fatto Quotidiano Giani è partito con la protesta, che ha anche solide basi giuridiche, secondo numerosi costituzionalisti. Le Regioni, a cominciare da quelle di sinistra, non staranno a guardare, ma la premier rischia di vedersela brutta anche con le amministrazioni guidate dalla destra, prive di fondi derivanti dal bollo.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Elly Schlein con Eugenio Giani (Ansa).

Dalle parti di Urso non c’è grande entusiasmo

Non solo: la decisione meloniana ha messo in subbuglio due ministeri, quelli del già citato Salvini e di Adolfo Urso. Perché in effetti pure in via Veneto, sede del dicastero delle Imprese e del Made in Italy, nonostante Urso sia dello stesso partito della premier, ossia Fratelli d’Italia, non si registra grande entusiasmo: era stata appena presentata la nuova Lancia Gamma, e al Mimit ci tengono sempre tantissimo ad avere in mano il boccino degli incentivi sulle auto, tra rottamazioni e passaggio all’elettrico. Sì, perché in fondo la scelta di limitare l’annullamento del bollo alle vetture meno potenti è, di fatto, un incentivo per indirizzare gli italiani a comprare quelle piccole e con pochi cavalli. Una modalità che può drogare il mercato, come succede ogni volta che viene adottata una decisione politica in tema di tasse e imposte.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Giorgia Meloni e Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Come cambieranno gli acquisti degli italiani?

Chi voleva un’auto veloce dirotterà le sue preferenze su una lenta? L’incentivo è un argomento di stretta competenza del Mimit di Urso: «Un furto d’auto in piena regola», scherza qualcuno, con Palazzo Chigi che ha sfilato la politica sulla motorizzazione a chi dovrebbe gestirla. Come andrà a finire? Intanto finiranno ferme sui piazzali delle concessionarie le auto con oltre 109 cavalli (l’equivalente degli 80 kW indicati dalla misura governativa), una soglia “amica” del gruppo Stellantis, che non ha in portafoglio vetture da Formula 1. Qualcuno maligna dicendo che rimane fuori, per esempio, il modello di Dacia Duster da 120 cavalli, e Dacia – che fa parte del gruppo Renault – piace molto a chi vuole viaggiare risparmiando. Alla fine, per Meloni saranno più le rimostranze che gli applausi, dato che è stata adottata una scelta selettiva, e non universale. E pensare che la buonanima del Cavaliere voleva abolirlo per tutti, questo bollo auto, prima nel 2008 e poi nel 2017, sempre – guarda caso – in occasione di una campagna elettorale.

Bollo auto, la gara a destra a metterci il cappello sopra e le proteste di chi ci perde
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti con quella faccia un po’ così di chi non sa dove prendere le coperture (foto Ansa).

Busta con proiettile e minacce recapitata al ministro Valditara

Nelle scorse settimane, presso il ministero dell’Istruzione e del Merito, è stata recapitata una busta indirizzata a Giuseppe Valditara, contenente un proiettile e una lettera con frasi minatorie. La notizia, riportata da Adnkronos, è stata nei fatti confermata da Giorgia Meloni, che sui social ha espresso «piena solidarietà» al ministro «per le gravi minacce ricevute».

Meloni: «Atto intimidatorio che non può trovare spazio in una democrazia»

«Un proiettile e una lettera minatoria sono vili atti intimidatori che non possono trovare spazio in una democrazia. Confidiamo nel lavoro delle Forze dell’ordine per fare piena luce sull’accaduto e in una condanna netta e unanime da parte di tutte le forze politiche», ha scritto Meloni. Sul caso è stata sporta denuncia agli organi di polizia.

Amplifon, cda convoca assemblea per ingresso di Gn nel capitale

Il cda di Amplifon, in seduta straordinaria, ha deliberato di convocare l’assemblea degli azionisti per approvare l’aumento di capitale – mediante l’emissione di 56 milioni di nuove azioni ordinarie pari a circa 17 per cento del capitale sociale – riservato a Gn Store Nord, in relazione all’acquisizione dell’intera sua divisione Hearing. L’assemblea sarà inoltre chiamata alla nomina, subordinata al perfezionamento dell’acquisizione, di Scott Davis quale rappresentante di Gn nel cda, e alla conferma della nomina per cooptazione di Francesca Fiore. Inoltre, il consiglio proporrà all’assemblea alcune modifiche allo statuto sociale, al fine di adeguarlo alle disposizioni introdotte dalla riforma del Tuf, e di dare approvazione definitiva alla scissione parziale mediante spin-off, annunciata il 30 luglio 2026, finalizzata a rendere più efficiente la struttura societaria del gruppo. La data dell’assemblea verrà determinata in seguito.