Si riaccende lo scontro tra Forza Italia e Via Arenula: cosa è successo

Una mossa di Forza Italia ha riacceso lo scontro tra il partito guidato da Antonio Tajani e il Ministero della Giustizia. Quale? La richiesta e l’ottenimento, da parte degli azzurri, di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri del nostro Paese. Tra i principali promotori il deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, accusato ironicamente da Giusi Bartolozzi – ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio nonché ex forzista – di essere passato all’opposizione.

«Sovraffollamento, suicidi, organici ridotti, Polizia Penitenziaria esemplare ma insufficiente, attività criminali così come, anche, segnalate dal Procuratore della Repubblica di Palermo necessitavano di un immediato intervento da parte della Politica», ha scritto Calderone sui social, spiegando che «per queste ragioni Forza Italia ha chiesto una tempestiva Indagine che è stata deliberata alla unanimità» dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In una nota , firmata dal capogruppo alla Camera Enrico Costa, e dai deputati in commissione Davide Bellomo, Pietro Pittalis e dallo stesso Calderone, si legge che spiegato che «la proposta ha l’obiettivo di acquisire dati certi sul sistema carcerario italiano: dal sovraffollamento, che a giugno 2026 ha raggiunto, secondo i dati del Dap, un tasso del 139,5 per cento, allo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria; dalle modalità di espiazione della pena al fenomeno dei suicidi; infine, alle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria e di quanti operano nelle carceri».

La replica piccata di Bartolozzi all’iniziativa annunciata da Calderone

«Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…», ha replicato Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio fino al 24 marzo 2026, quando ha lasciato l’incarico a causa della vicenda giudiziaria legata al rimpatrio del generale libico Almasri (è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero). Nel suo post, Bartolozzi – oggi consigliera giuridica di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr – ha taggato sia Nordio che l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che aveva la delega alle carceri.

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea

Matteo Renzi ha annunciato le date e il tema della prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche previste nel 2027: il convegno annuale ideato dal leader di Italia Viva si terrà dal 2 al 4 ottobre, come sempre a Firenze, e – sulla scia del film Odissea di Christopher Nolan – «sarà dedicata a Itaca».

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il messaggio nell’ultima enews prima delle ferie

Questo il messaggio di Renzi versione Ulisse nell’ultima enews prima delle vacanze: «Sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca. Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte. Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a Firenze».

Gli elogi al film di Nolan visto al cinema

Curiosità: il 18 luglio Renzi aveva dedicato un post social a Odissea, elogiando la pellicola appena uscita nelle sale, basata sull’omonimo poema epico di Omero. «Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno», aveva scritto l’ex premier, aggiungendo: «Ma è un film bellissimo sull’uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film».

Usa, Meta multata per 567 milioni di dollari per danni ai minori

Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato Meta al pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp), soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. Si tratta della sanzione più alta mai ricevuta dalla società legata a questioni sulla sicurezza dei minori. Il giudice che ha emesso la sentenza ha detto di ritenere che Meta rappresenti «un danno per il pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico, ordinando all’azienda di istituire un fondo per ridurre i rischi per i minori e adottare alcune misure per la loro tutela. Tra queste l’introduzione di un sistema per limitare il tempo trascorso su Facebook e Instagram dagli utenti minorenni all’interno del New Mexico, l’occultamento del numero di like ricevuti dai contenuti da loro condivisi e l’introduzione di materiali informativi sui rischi per chi utilizza le piattaforme. Durante il processo, è emerso che Meta ha in più occasioni violato la legge del New Mexico sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla tutela dei consumatori per il modo in cui gli algoritmi delle sue piattaforme indirizzano gli utenti verso contenuti considerati pericolosi per i minori.

Propaganda per l’Isis, arrestato per terrorismo un 16enne residente nel Comasco

Un 16enne italiano di origini straniere, residente nel Comasco, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale e religioso. Il giovane, incensurato, è stato rintracciato e fermato in provincia di Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è nata da una segnalazione dell’Aisi nei confronti di un utente registrato su una piattaforma di instant messaging che, attraverso diversi profili, diffondeva contenuti di propaganda di matrice jihadista. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre tutti i profili al giovane indagato, che finora non era mai stato individuato in ambienti radicali.

Cosa è emerso dalla perquisizione dei dispositivi informatici del giovane

La Digos di Milano ha quindi eseguito un decreto di perquisizione personale e informatica nei confronti del giovane, che ha confermato il forte livello di radicalizzazione del ragazzo. Dai file sequestrati sono emersi propaganda jihadista e suprematista (con video di esecuzioni e sessioni di addestramento), ammissioni dirette (in alcune chat rivendicava il proprio sostegno all’Isis) e anche un filmato filmato in lingua russa (idioma noto al giovane) firmato dallo Stato Islamico per la creazione di un ordigno artigianale. Il 16enne, che partecipava a chat piene di contenuti non solo jihadisti, ma anche neonazisti e antisemiti, per coprire le sue tracce e accedere ai siti ufficiali di propaganda di Daesh utilizzava reti VPN e strumenti di offuscamento dei dati.

Iran, giallo sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei, e in cui lui stesso è rimasto gravemente ferito. Lo scrive il sito web di opposizione IranWire, citando due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Non solo: «Nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro», ha detto una delle due fonti.

Dal raid che ha ucciso il padre è diventato un fantasma

Da quando è diventato Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Sono state diffuse dichiarazioni attribuite al leader della Repubblica Islamica, ma senza registrazioni video o audio. Dal raid che ha ucciso il padre, Khamenei è praticamente diventato un fantasma, comunicando con i vertici dello Stato esclusivamente attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian, nel corso di un’intervista trasmessa di recente dalla televisione di Stato, ha ammesso apertamente che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».

Sparatoria in una scuola in Thailandia, almeno sei morti e 15 feriti

Strage in una scuola in Thailandia, dove uno studente ha ucciso almeno sei persone tra cui tre insegnanti e tre studenti. Secondo un comunicato della polizia, prima ha ucciso i suoi nonni, usando la pistola del nonno, poi si è recato in un istituto a nord di Bangkok aprendo il fuoco contro i presenti. Il sospettato è un adolescente di 14 anni. Durante la sparatoria ha ferito anche 15 persone, di cui due sarebbero in condizioni “critiche”, prima di togliersi la vita.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione

Ma se il duello non ci fosse? Se non esistesse alcun duello? Se lo scontro Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura e in realtà non ci fosse alcun vincitore, perché tanto sono tutti d’accordo? Se l’epica linea di frattura nel campo largo fosse solo testardamente apparecchiata? I riformisti del Pd ne sono convinti: non è Giuseppe Conte ad avere in pugno il centrosinistra, ma è Elly Schlein a essere naturalmente d’accordo con quello che dice l’alleato. Certo, la segretaria non dice che la guerra è scoppiata per colpa degli ucraini e della NATO, riconosce aggressore e aggredito, ma nel posizionamento «sì alla difesa comune europea, no al riarmo dei singoli Stati» ha trovato una comfort zone che le consente di convergere con Conte e i Sussi & Biribissi della sinistra italiana, Bonelli e Fratoianni

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Se il sostegno a Kyiv è solo a parole

In fondo nella risoluzione campolarghista sbarcata in Parlamento questa settimana, durante le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, concordata tra i gruppi dirigenti dei tre partiti, c’era scritto che non ci deve essere un euro per le spese militari. Il fatto che alla fine sia stata preclusa, dunque non messa ai voti, non cambia la sostanza politica. Gli aiuti all’Ucraina non sono frutto di un’interpretazione lessicale. Non basta dunque dire di voler difendere Kyiv per riuscirci, perché a canzoni non si fan rivoluzioni. Le guerre non si vincono con le belle parole, che poi sono quelle che il Pd ripeterà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, con il «massimo sostegno» all’Ucraina eccetera eccetera. Poi però resta integra una domanda: se ci fosse oggi un governo campolarghista – magari con Conte presidente del Consiglio – che cosa accadrebbe all’Ucraina? Questo presunto governo se ne infischierebbe? Bollerebbe la resistenza ucraina come furore bellicista?

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein alla Camera.

L’Ucraina val bene una scissione

Se l’angolo della visuale riformista è corretto, la settimana che si è appena conclusa potrebbe rappresentare una svolta in negativo per i rapporti interni al Pd. La minoranza è rimasta nel Pd, finora, nel tentativo di affermare non soltanto principi generici; è rimasta cercando di capire se ci sono ancora margini, spazi e agibilità politica in un partito che sta decidendo il proprio assetto in vista delle primarie, forse inevitabili, e delle elezioni politiche del 2027. La linea sull’Ucraina, se fosse quella unitaria del no agli aiuti militari, imporrebbe una seria riflessione ai riformisti superstiti. Se ci fossero davvero le primarie, tuttavia, le cose cambierebbero. Quella sarebbe l’occasione per capire davvero che spazi ci sono in una coalizione che sembra voler assomigliare sempre di più ai Democratic Socialists of America. Forse partecipare alle primarie sarebbe l’ultima iniziativa, quella definitiva, prima del congedo. L’Ucraina val bene una scissione, mica è solo uggia per la data del congresso. Sarebbe una scissione onorevole.

Primarie: l’incognita Salis e la tentazione di Gori

Ma prima c’è da combattere un’altrettanto onorevole battaglia, quella delle primarie. Per questo, se non ci fosse Silvia Salis in campo, i riformisti potrebbero scendere in campo.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Giorgio Gori, europarlamentare, ci stia pensando seriamente (Pigiama Palazzi se n’è occupato) convinto com’è che una alternativa a questa segreteria è necessaria. È anche una questione di sopravvivenza: i riformisti superstiti hanno capito che a rischiare più di chiunque altro sono loro, come forse si capirà anche dalla composizione delle liste elettorali. La “quota panda” sarà rispettata, naturalmente, perché qualche seggio riformista farà comodo, non fosse altro per poter dare l’immagine di partito pluralista e generoso. Ma per il resto potrebbe essere una lista a immagine e somiglianza della cara leader. 

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Lia Quartapelle con Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

LEGGI ANCHE: Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Mondiali ai privati, la Fifa chiede scusa e conferma pieno sostegno a Infantino

Dopo le polemiche e il ritiro della proposta di vendere a privati quote della Coppa del Mondo, il Consiglio direttivo della Fifa si è riunito in Marocco (Paese che co-ospiterà la Coppa del Mondo nel 2030): al termine dell’incontro, tramite una nota, il massimo organo di governo del calcio ha chiesto scusa per l’idea di Gianni Infantino, ribadendo la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.

Il comunicato della Fifa dopo il summit di Rabat

«Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente. È stato inoltre riconosciuto che sono stati commessi errori anche dopo che la proposta è trapelata ai media. In una lettera separata al Consiglio della Fifa e alle associazioni membri della Fifa, sono state presentate delle scuse per questi errori, impegnandosi a garantire che non si ripetano. Verrà ora condotta una revisione e un rapporto sarà presentato al Consiglio Fifa nella prossima riunione prevista», si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione, a cui ha partecipato lo stesso Infantino: «Con il ritiro del progetto, è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione». Nell’incontro di Rabat, come sottolineato nella stessa nota, «il segretario generale della Fifa e i membri del Consiglio Direttivo presenti hanno ribadito il loro pieno sostegno al presidente Infantino, in quanto unico funzionario eletto dalle 211 Federazioni affiliate».

La levata di scudi contro il piano di Infantino

L’iniziativa Fifa Forward Enterprise, condotta senza una reale condivisione preventiva, ha provocato un’immediata levata di scudi su scala mondiale, con molteplici richieste di dimissioni da parte di Infantino. Hanno fatto muro Uefa (organo amministrativo, organizzativo e di controllo del calcio in Europa), Concacaf (Nordamerica, Centroamerica e Caraibi) e Afc (Asia). Numerose le federazioni calcistiche nazionale che si sono opposte al progetto, revocando il sostegno a Infantino in vista delle elezioni del presidente Fifa. Hanno preso poi le distanze dal dirigente svizzero anche alcune figure chiave della Fifa, come il responsabile dello sviluppo mondiale del calcio Arsène Wenger, il segretario generale Mattias Grafström e Carlos Cordeiro, consigliare strategico di Infantino, che si è addirittura dimesso denunciando il rischio di «ipotecare il futuro del calcio».

Antitrust, multa milionaria a tre società di monopattini e bikesharing

L’Antitrust ha concluso le istruttorie, avviate a novembre 2025, nei confronti dei tre operatori autorizzati a svolgere il servizio di micromobilità (e-bike e monopattini elettrici) a Roma, per il periodo 2023-2026. Si tratta di Bird, Dott e Lime, sanzionate complessivamente per 2,675 milioni di euro per aver ostacolato la fruizione dei pacchetti di corse gratuite (cd Pass) riservati agli abbonati annuali Metrebus, il titolo di viaggio per il trasporto pubblico locale romano, secondo gli obblighi assunti dagli operatori in sede di aggiudicazione del servizio.

Limitata la fruizione di un servizio di mobilità più sostenibile

In particolare, l’Autorità ha ritenuto che le tre società abbiano adottato misure e strutture organizzative inadeguate a gestire le richieste degli utenti, rendendo faticosa l’attivazione e lunga l’attesa per il rilascio dei Pass e, di conseguenza, riducendo il tempo a disposizione degli utenti per poterne fruire. Inoltre, nei confronti di Bird, l’Autorità ha accertato anche un’altra pratica commerciale scorretta e cioè la disattivazione arbitraria degli account, senza un’informativa preventiva sulle circostanze che la legittimavano e senza un contraddittorio con gli utenti. Le condotte sanzionate hanno un forte impatto sui consumatori, perché le tre società hanno limitato la fruizione di un servizio di mobilità che è complementare al trasporto pubblico locale e più sostenibile, grazie all’uso di mezzi meno inquinanti.

È morto Francesco Guccini

È morto Francesco Guccini. Lo ha reso noto la famiglia del cantautore, scomparso a 86 anni nella sua adorata Pavana, spiegando che «nel rispetto delle sue volontà le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata». Poi a settembre, «per permettere a chi lo ha amato di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa». Durante la sua lunga carriera Guccini, autore di brani come La Locomotiva, L’avvelenataDio è mortoAuschwitz, Canzone per un’amica, Eskimo e Autogrill, ha pubblicato 30 album, di cui 17 in studio: l’ultimo, Canzoni da intorto, era uscito nel 2022.

Modenese di nascita ma bolognese d’adozione, dopo gli inizi come insegnante e giornalista Guccini si era affermato come cantautore a cavallo tra gli Anni 60 e 70, con una serie di brani diventati pietre miliari della musica italiana. Prima del suo debutto discografico solista con l’album Folk beat n. 1, arrivato nel 1967, come autore aveva firmato Auschwitz, incisa per la prima volta dall’Equipe 84, e Dio è morto, registrata dai Nomadi. Nel decennio successivo erano arrivati gli album Radici (1972), Via Paolo Fabbri 43 (1976) e Amerigo (1978), tutti dischi – come i successivi, in tutto 17 – molto impegnati sul piano politico e sociale.

Nel 2012 aveva detto definitivamente basta ai concerti dal vivo, scegliendo di dedicarsi soprattutto alla scrittura (ha pubblicato ben 26 libri) e ritirandosi di fatto nella sua adorata Pavana, sull’Appennino pistoiese, rifugio dove coltivare la passione per la memoria, il dialetto e la cultura locale. Nel 2022 aveva pubblicato il suo ultimo album in studio Canzoni da intorto, mentre l’anno successivo aveva registrato un nuovo 45 giri con due versioni di Bella Ciao.

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»

Dopo aver annunciato l’accordo con l’Oman sulla navigazione nello stretto di Hormuz (con una frecciata agli Stati Uniti: «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze»), l’Iran ha smentito che ci siano colloqui in corso con gli Usa per la riapertura del passaggio marittimo, cruciale per il commercio globale. «L’affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l’Iran è falsa», ha dichiarato in un’intervista televisiva il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, parlando di colloqui solo con Muscat in forma strettamente bilaterale e riconoscendo però che Teheran ha ricevuto messaggi da Washington sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti. Donald Trump, negli ultimi giorni, ha parlato più volte di «ottimi colloqui» in corso con l’Iran, dichiarando anche che i pasdaran hanno chiesto negoziati mentre gli Stati Uniti erano «pronti per il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale».

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»
JD Vance (Ansa).

Vance ammette: «Negoziati complessi, servirà tempo»

Intanto, JD Vance in un’intervista a Fox News ha definito «complessi» i negoziati di pace con Teheran, spiegando che richiederanno ancora tempo: «Gli iraniani sono un popolo straordinariamente difficile, con un sistema frammentato. Il nostro compito è quello di muoverci in questo contesto e ottenere il miglior risultato possibile per il popolo americano, ma anche per il presidente degli Stati Uniti». E poi: «I prezzi del petrolio scenderanno e rimarranno bassi. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare e gli Usa saranno in una posizione più forte. Ma siamo ancora nel vivo della questione e credo che molti stiano cercando di prevedere con esattezza come andrà a finire».

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»
Donald Trump e Pete Hegseth (Ansa).

Trump smentisce la carenza di missili, ma sarà vero?

«Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di “munizioni”, soprattutto di certi tipi. Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I ‘responsabili’ di queste dichiarazioni traditrici verranno braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!». Lo ha scritto Trump su Truth, riferendosi sulle rivelazioni di alcuni media sulla ridotta disponibilità di missili a causa della guerra in Iran. The Donald ha smentito la carenza di munizioni, ma il Washington Post scrive – citando due fonti – che la scorsa settimana a Camp David il presidente americano avrebbe chiesto spiegazioni a Pete Hegseth su questo problema: il segretario alla Guerra si sarebbe difeso attribuendo ogni responsabilità al suo vice Stephen Feinberg. Secondo la Cnn, a causa del conflitto contro l’Iran gli Usa hanno usato quasi l’80 per cento delle loro riserve missilistiche: alla base della decisione di Trump di rinunciare, negli ultimi giorni, a lanciare nuovi attacchi contro Teheran ci sarebbe proprio la carenza di razzi a lungo raggio e di intercettori per la difesa aerea.

La Camera nega l’uso delle chat di Delmastro: bagarre in Aula

Con 206 voti a scrutinio segreto, la Camera ha negato alla procura di Roma l’autorizzazione ad accedere alle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. All’esito della votazione, in Aula è scoppiata la bagarre con urla, proteste e accuse incrociate che hanno causato la sospensione della seduta. I deputati di Avs si sono bendati gli occhi simbolicamente (a significare che il governo vorrebbe occultare la verità agli italiani), mentre l’esponente Elisabetta Piccolotti ha definito «una barbarie impedire le indagini sulla mafia». A seguire, la segretaria dem Elly Schlein ha parlato di «due pesi e due misure» per definire il modo in cui la maggioranza intende la legalità. «Nessuno sta chiedendo a quest’Aula di fare un processo, non è il nostro mestiere. Noi stiamo chiedendo solo di far fare ai magistrati il loro mestiere. La questione è non fare saltare un processo per fatti connessi alla mafia». E ancora: «Se Delmastro ha detto che non ha nulla da nascondere, perché nascondete voi? Meloni ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario? Tutte le vostre energie sono per salvare voi stessi».

Conte: «Lo scudo vi appartiene per mentalità»

Protesta anche da parte del Movimento 5 stelle, i cui parlamentari hanno sollevato gli smartphone dietro lo slogan #fuorilechat. Durante il suo intervento, il leader Giuseppe Conte è stato protagonista di un botta e risposta con la presidente di turno Anna Ascani. Lui ha segnalato la totale assenza di esponenti del governo nei banchi dell’esecutivo, lei gli ha ricordato che, trattandosi di una deliberazione interna alla Camera, «non è previsto che i banchi del governo siano occupati». Il pentastellato è andato oltre accusando la maggioranza di aver «macchiato con disonore le istituzioni». «Lo scudo vi appartiene per mentalità», ha aggiunto.