L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
E brava Marianna Madia, deputata del Pd dal 2006, già giovane ministra per la Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, che ora con auliche e gravose riflessioni lascia il partito per approdare nella sempiterna pentola in ebollizione che è Italia viva, alias Matteo Renzi. Che dire, consentendoci per un attimo di non credere all’universo mondo di motivazioni addotte? Che nella fisiologia della politica arriva sempre un momento in cui il mandato popolare smette di essere un servizio e diventa una rendita.

Meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile
Madia ha raggiunto quel momento dopo vent’anni di dimenticabile militanza passati indenni tra le varie mutazioni del Pd, e con la stentorea praticità di chi sa far bene di conto. Manca un anno alla fine della legislatura, forse meno se la maggioranza dovesse implodere sotto il peso delle sue oramai troppe convulsioni, quindi meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile.
Come noto, funziona così: si fa un comunicato, lo si correda di una serie di interviste visto che tanto i giornali che vogliono infilare il dito nella piaga non mancano, si pronunciano parole come «riformismo radicale» (l’ossimoro fa sempre figo), «nuovo soggetto politico», «discontinuità necessaria» e, non si era davvero mai sentito, «provare a entrare nei problemi reali delle persone».
Il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni
Nell’attesa, parlando di problemi, Madia comincia a risolvere i suoi. Che il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni, nonostante padrinaggi nobili ma oramai di antico lignaggio, lo si poteva supporre. Che fare allora? Piangere un po’, lamentarsi della deriva sempre più estremista del partito, spargere una spruzzatina di profumo cinque stelle per ribadire la sudditanza di Elly Schlein e dei compagni (di strada) che Marianna sentitamente ringrazia. Addio doloroso, ma è pur vero, signora mia, che il Pd non è più quello di una volta.

Poi, raccolti bagagli e armi, si citofona a casa Renzi, il quale ovviamente gongola per il nuovo acquisto. Con l’accordo che alle elezioni ci sarà un posto nei listini di Italia viva. Cinque anni assicurati sulla carta, ma se anche fossero meno è meglio che stare ai giardinetti o fondare un think tank che al massimo ti garantisce qualche comparsata nei salotti televisivi. La carriera è salva, lo stipendio pure, e il riformismo radicale un propellente per restare in orbita.
Italia viva, un taxi con le quattro frecce sempre accese
Va ammesso che Renzi nell’apparecchiare queste operazioni è di una competenza artigianale che sfiora il virtuosismo. Sa riconoscere il disperato dal convinto, il rifugiato dal militante. Li accoglie tutti e poi li espone in vetrina con appesa al collo l’etichetta del decaduto blasone: guardate, anche questa viene dal Pd. Sottotesto: che di me fece carne di porco con inaudito accanimento. La collezione si arricchisce, il partito resta quello che è: un taxi con le quattro frecce sempre accese, disponibile h24 per chi ha una destinazione da raggiungere e che sulla composizione dei viaggiatori non guarda al pelo nell’uovo, se mai nell’uopo.
Se va male si può sempre fondare un altro partitino (vero Marattin?)
Più avanti si vedrà, perché se anche Italia viva si rivelasse un vestito stretto, come mostra l’ex compagno (di viaggio) Luigi Marattin, si può sempre fondare un altro partitino. Intanto, man mano che ci si avvicina alle elezioni, e il centrodestra imbolsisce per sua stessa mano, il transito dal Pd a Italia viva o Azione rischia di diventare un’affollata via percorsa da onorevoli e senatori che altrimenti rischierebbero l’uscita di scena.

Il pensiero corre ai riformisti del Pd: i picierni, i gori, i sensi o i delrii per i quali la pur poco carismatica Schlein equivale all’aglio per i vampiri. Naturalmente dietro al cambio di casacca mai una franca ammissione di realismo politico: a casa mia per me non c’è più spazio, vado da chi me ne offre uno comunque consustanziale alla mia area di riferimento, ma sempre e solo l’accorato richiamo a visione, progetto, a un nuovo sol dell’avvenire per il futuro del centrosinistra italiano. Bisogna far sì che il calcolo personale si travesta da necessità storica. Della quale, guarda caso, Madia e con lei molti altri si accorgono solo quando il profilo dell’urna si staglia all’orizzonte.


























CLAIM: Iranian state media claims that Iran's Islamic Revolutionary Guard Corps hit a U.S. warship with two missiles.
TRUTH: No U.S. Navy ships have been struck. U.S. forces are supporting Project Freedom and enforcing the naval blockade on Iranian ports. 








Claudius Nero's Legion 


