Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?

Sigfrido Ranucci in questi giorni è in tour per l’Italia a presentare il suo libro Il ritorno della casta (Bompiani), con accoglienza calorosa e lunghi firmacopie un po’ ovunque. 

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La presentazione de Il ritorno della casta ad Asiago (Ansa).

Le fatiche letterarie di Ranucci e i numeri

In carriera il giornalista, finora, è arrivato in libreria con quattro opere: la prima, del 2010, è stata scritta insieme al collega Nicola Biondo, Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri. La trattativa stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato (Chiarelettere). È un titolo con periodiche ripubblicazioni in edizioni tascabili, economiche e via dicendo, che ha ancora una sua vita dopo 16 anni, e che ha venduto complessivamente circa 40 mila copie, in base a quanto risulta dalla classifica GfK-Nielsen consultata da Lettera43.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina de Il patto edito da Chiarelettere.

La scelta ha venduto 64 mila copie

Nel 2024, poi, Ranucci ha dato alle stampe La scelta (Bompiani), ovvero quella sorta di autobiografia più o meno romanzata che ha suscitato notevoli polemiche soprattutto per le parti in cui il giornalista descrive il modo piuttosto spregiudicato con il quale si rapporterebbe alle fonti e alle stagiste che incrocia sul suo percorso (vedere, a questo proposito, anche il j’accuse di Angela Camuso pubblicato da Il Tempo). La scelta, giusto per capirci, è il libro sul quale Selvaggia Lucarelli ha di recente aperto tre diverse questioni. La prima riguarda il contenuto, da cui si desumono rapporti con stagiste e fonti definiti «spregiudicati». «Sono convinta», dice Lucarelli, «che non molestasse fisicamente nessuno, ma sono altrettanto convinta del fatto che il suo rapporto con alcune fonti e collaboratrici sia stato spregiudicato. È il famoso tema dell’asimmetria di potere: sei Ranucci, hai un enorme potere sulle carriere, dovresti avere una particolare cautela nel separare il piano professionale da quello privato». La seconda fa riferimento alle recensioni su Amazon, con Ranucci che, sempre secondo Lucarelli, avrebbe scritto finte entusiastiche recensioni firmandosi Emilio Cresci. Infine il terzo punto riguarda il numero di copie vendute, perché «Ranucci in alcune occasioni pubbliche e promozionali aveva dichiarato 100 mila copie, per definire il grande successo commerciale del volume. Ora però parla di 70 mila…». I numeri ufficiali de La scelta, per tagliare la testa al toro, certificano 64 mila copie secondo GfK-Nielsen, che sono comunque un ottimo risultato se paragonato alle vendite medie degli altri titoli in Italia.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina de La scelta edito da Bompiani.

Per ora Il ritorno della casta è a quota 19.400

Dopo questo volume dai contenuti anche scabrosi, Ranucci ha invece voluto recuperare un tono più familiare e divulgativo con Navigare senza paura. Guida per giovani esploratori del web (Salani/Ape junior) scritto insieme con il figlio Giordano. È uscito a fine gennaio 2026, a poco più di tre mesi dall’attentato subito fuori dalla sua abitazione nell’ottobre 2025, e finora ha venduto appena 10 mila copie.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina di Navigare senza paura edito da Salani/Ape junior.

A inizio marzo 2026, tuttavia, il prolifico Ranucci occupava di nuovo gli scaffali delle librerie con Il ritorno della casta, che in questi giorni sta continuando a promuovere in giro per la Penisola. È un saggio di inchiesta che analizza il rapporto tra politica, informazione e magistratura in Italia, ricostruendo un presunto piano di restaurazione del potere politico dopo Tangentopoli per depotenziare i controlli di legalità e ridimensionare il ruolo della magistratura. In questi sei mesi in libreria, tuttavia, l’ultima fatica di Ranucci non sembra avere sfondato più di tanto: al momento è a quota 19.400 copie vendute. Vediamo se i firmacopie estivi riescono a muovere la classifica. 

Sinner rinuncia agli US Open

Jannik Sinner non parteciperà ai prossimi US Open a causa del persistente problema al ginocchio emerso nelle scorse settimane, che lo aveva portato a sottoporsi a controlli assidui tra Milano e il JMedical di Torino. «Nonostante il duro lavoro svolto con il mio team e lo staff medico, abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di non partecipare agli US Open di quest’anno», si legge nella nota con cui il fuoriclasse azzurro ha sciolto le riserve. New York vedrà invece l’atteso ritorno di Carlos Alcaraz dopo oltre quattro mesi di inattività.

Sinner: «Non vedevo l’ora di tornare a giocare a New York»

«Siamo tornati ad allenarci a Monte Carlo negli ultimi giorni e ci siamo resi conto di aver bisogno di più tempo per recuperare dal problema al ginocchio destro», ha spiegato Sinner nel comunicato. «Sono ovviamente molto triste e deluso, dato che New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedevo l’ora di tornare a giocare in quell’atmosfera elettrizzante, davanti a un pubblico fantastico». Il programma di Sinner, vincitore a Flushing Meadows nel 2024, prevede ora la permanenza in Europa e per proseguire il recupero, con l’obiettivo di farsi trovare pronto per la tournée asiatica e i tornei di Pechino e Shanghai.

La Turchia chiede un mandato di arresto internazionale per Netanyahu anche per la Flotilla

Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha annunciato che Ankara ha richiesto l’emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu anche per l’intercettazione delle navi della Global Sumud Flotilla, abbordate nel Mediterraneo, e la successiva detenzione degli attivisti, che stavano facendo rotta verso Gaza per portare aiuti umanitari.

Non è la prima richiesta di red notice da parte di Ankara

La Turchia ha già spiccato mandati contro Netanyahu e altri alti funzionari, accusati di genocidio per le operazioni dell’Idf nella Striscia.
La misura scaturisce da un’indagine condotta dall’undicesima Corte penale di Istanbul, che coinvolge in totale 35 imputati. La Turchia ha chiesto l’emissione di un codice rosso da parte dell’Interpol anche per il funzionario israeliano Afek Moskovitch, accusato al pari di Netanyahu di «crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni personali dolose, tortura, distruzione di beni, saccheggio aggravato e appropriazione indebita di mezzi di trasporto». Oltre 400 gli attivisti che, dopo essere stati prelevati dalle imbarcazioni abbordate a ovest di Cipro, erano stati condotti con la forza in Israele e poi detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere espulsi.

Gli attivisti: «L’impunità dura da troppo tempo»

«Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo». Lo ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla: «Quello che abbiamo subito – attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze – è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale».

Scoperto in Germania un deposito segreto di armi: sospetti sulla Russia

Le autorità di sicurezza tedesche hanno scoperto un deposito segreto di armi in un bosco nei pressi di Berlino. Secondo quanto riportato da varie testate, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione ritiene che le armi fossero destinate ad agenti dei servizi segreti russi, incaricati di compiere attentati: tra i potenziali obiettivi dirigenti dell’industria della difesa, esponenti dell’opposizione in esilio e sostenitori dell’Ucraina.

La scoperta del deposito e l’arresto di un sospettato in Romania

La scoperta, di cui si è avuto notizia solo adesso, sarebbe in realtà avvenuta sul finire dell’estate del 2025, dopo una soffiata. Le armi (tra cui alcune pistole) non erano state sequestrate, ma era stata avviata un’attività di sorveglianza. Inoltre, nell’ambito delle indagini, nell’autunno successivo un sospettato di aver partecipato all’operazione di occultamento sarebbe stato arrestato in Romania. L’ambasciata della Federazione Russa a Berlino ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni: le autorità di Mosca avevano precedentemente negato che i servizi segreti stessero pianificando o attuando atti di sabotaggio in Germania.

Gb, polemica per gli eventuali costi della scorta di Harry e Meghan

È polemica nel Regno Unito sugli eventuali costi di una scorta per il principe Harry e Meghan a carico dello Stato, dopo l’annuncio a sorpresa del ritorno dagli Usa a sei anni dallo strappo dalla famiglia reale. Secondo gli esperti citati dai media, la protezione potrebbe costare ai contribuenti fino a 5 milioni di sterline l’anno. Il dibattito in corso nel Paese sembra confermare che la sicurezza dei duchi di Sussex dovrebbe avere dei costi pubblici, anche se non è stata comunicata in merito una decisione da parte del governo. Per ora il premier laburista Andy Burnham si è limitato a parlare di un «affare privato» di Harry e Meghan, riferendosi alla loro protezione una volta ritornati a fine mese nel Regno. Il principe è ancora in attesa dell’esito della revisione delle misure di sicurezza dopo la revoca del diritto automatico alla scorta seguita allo strappo con i Windsor e alla rinuncia del ruolo di membro attivo della Royal Family con la moglie. Ora il comitato governativo preposto si è trovato a esaminare la situazione alla luce del trasferimento in pianta stabile dei Sussex. Dai Davies, ex responsabile di Scotland Yard per la protezione dei reali, ha detto che portare con sé la famiglia, essere residente nel Regno e il suo profilo pubblico fanno aumentare le possibilità che Harry ottenga la protezione della polizia.

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno

Che cosa ci faceva Tommaso Verdini alla Versiliana proprio nel giorno dell’intervista doppia a Massimiliano Romeo e Attilio Fontana? Il fratello della fidanzata di Matteo Salvini è stato notato dal pubblico leghista mentre si aggirava con il telefono in mano attorno alla sala dove hanno parlato i leader della fronda ‘nordista’. Niente di male, i Verdini – anche Francesca e Denis – sono degli habitué della vacanza a Forte dei Marmi dove ha casa anche il segretario lombardo Romeo. Certo, tra i militanti ha stupito l’avvistamento del quasi cognato del leader proprio a ridosso della contestazione ai ‘ribelli’. E cioè quando tre uomini, due dall’apparente accento napoletano e uno fiorentino, hanno intonato «C’è solo un capitano» per chiedere la blindatura di Salvini alla segreteria. Un’altra presenza non è passata inosservata nella piccola sala allestita per il maltempo. Ovvero quella di Eugenio Zoffili, ex capo segreteria di Salvini a Strasburgo ed ex vice commissario lombardo prima della vittoria di Romeo al congresso. Proprio Zoffili è stato ‘pizzicato’ davanti all’ingresso della sala prima della contestazione.

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno

Cacciari non ha l’età per fondare un partito

Massimo Cacciari, 82 anni, se avesse mezzo secolo di meno non ci penserebbe due volte: fonderebbe subito un nuovo partito. A la Nuova Venezia e agli altri quotidiani del gruppo Nem, il filosofo ed ex sindaco di Venezia mette sotto accusa il centrosinistra, incapace a suo giudizio di rappresentare gli interessi materiali dei ceti meno abbienti, e il Pd veneto in particolare, al quale dopo la sconfitta nella Serenissima chiede di ammettere: «Abbiamo sbagliato tutto». Per una nuova formazione c’è «uno spazio enorme». Potrebbe rivolgersi a quell’elettorato che negli ultimi anni ha votato partiti diversissimi tra loro: dalla Lega al M5s, fino a FdI e ora Futuro Nazionale. Si tratta di «grandi masse, anche di ceto medio, che non trovano alcuna rappresentanza». L’analisi di Cacciari è lucida: «Di fronte alla grande rivoluzione capitalistica, alla trasformazione dei modi di produzione e al venir meno delle vecchie composizioni sociali di classe, la sinistra non è riuscita a rappresentare il nuovo ceto medio e le classi meno abbienti. È significativo che oggi gli iscritti ai sindacati siano per tre quarti pensionati». Dopo aver sferrato un colpo al leader della Cgil Maurizio Landini, pur senza nominarlo, Cacciari ricorda che «c’era una forte rappresentanza del Partito comunista a livello operaio, ma nel commercio, nell’artigianato, nella piccola industria e nell’agricoltura in Veneto non c’è mai stata. Venezia, con una grande concentrazione industriale e una forte presenza della sinistra, era un’isola». Per il filosofo, il centrosinistra dovrebbe mettere a terra «una riforma fiscale realmente ridistributiva, dei processi di formazione, delle istituzioni riprendendo le grandi idee federalistiche. Un’ipotesi di riforma rivoluzionaria, facendo leva sugli interessi calpestati negli ultimi 30 anni e che hanno portato il nostro Paese ad avere salari tra i più bassi d’Europa». Amen…

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Massimo Cacciari (Imagoeconomica).

Gualtieri e Durigon tra gli ospiti del Meeting

Imperdibile appuntamento per i leghisti, domenica pomeriggio al Meeting di Rimini: si parla di “Formazione professionale e crescita delle competenze”, con Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, e Claudio Durigon, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’uomo della Lega di Matteo Salvini nel Lazio. L’abbinamento è davvero interessante, data la passione di Durigon per la cucina italiana. Sempre al Meeting, ma venerdì sera, è atteso il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il primo cittadino capitolino sarà tra i protagonisti del convegno “Fare ancora città”, insieme a Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, Alberto Stefani presidente della Regione Veneto, Sergio Urbani direttore generale e ceo Fondazione Cariplo, Mario Valducci presidente Invimit. A moderare Emmanuele Forlani, direttore generale Compagnia delle Opere. E poi, nella giornata di sabato, al Meeting arriva pure Papa Leone XIV.

Autostrade presenta Linee in movimento al Meeting di Rimini

A quasi 100 anni dalla nascita di Hugo Pratt, in occasione della 47esima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, Autostrade per l’Italia dedica all’artista nato a Rimini la raccolta di racconti Linee in movimento e una mostra dal medesimo titolo. Visitabile alla Fiera di Rimini dal 21 al 26 agosto 2026, nell’ambito del Padiglione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Linee in movimento è un percorso in cui le autostrade diventano parte dello scenario di 10 racconti, che danno vita a un itinerario dalla valenza culturale, storica e paesaggistica. Le storie, in un viaggio simbolico lungo la penisola, ci fanno scoprire, attraverso gli occhi dei protagonisti, inedite interpretazioni del pensiero di Hugo Pratt e del suo celebre Corto Maltese.

L’opera e l’immaginario dell’artista raccontate attraverso 10 storie

In questo contesto, gli ospiti della mostra saranno accolti da un’imponente statua, realizzata da Opera Laboratori, alta tre metri e raffigurante proprio il personaggio più noto di Pratt, omaggio a quel «pirata di poche parole ma ottime letture» di cui parla anche il volume. Uomini liberi, Pratt come Corto Maltese, qui icone di quella “libertà di movimento” che, ormai da qualche anno, Aspi ha scelto come suo manifesto. Fotografie, tavole, acquerelli e testi narrativi sono proiettati nell’universo di Corto Maltese e diventano linee in movimento: traiettorie, rotte e connessioni che restituiscono il senso del viaggiare. Questa iniziativa è l’adattamento espositivo dell’omonimo progetto editoriale con fotografie di Iwan Baan, illustrazioni del maestro Pratt e testi di Fabrizio Paladini. L’opera e l’immaginario dell’artista vengono qui raccontate attraverso 10 storie ambientate nei territori adiacenti alla rete di Autostrade per l’Italia, luoghi che valorizzano il viaggio come esperienza di relazione, conoscenza e memoria collettiva, in continuità con il tema centrale del Meeting 2026. L’autostrada non come protagonista del racconto, ma come parte integrante della storia, quella «strada che unisce culture, dialetti, abitudini e usanze e le rende Nazione».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump

«È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione, cultura woke e difesa dell’identità occidentale. Le cose sono andate in maniera diversa». Lo ha detto Giorgia Meloni nel corso di un’intervista concessa al New York Times, in cui è stato affrontato anche il tema dei rapporti tra i due leader, che si sono deteriorati nonostante le affinità politiche: tutto è iniziato con gli attacchi di Trump a Leone XIV, poi ci sono state le parole sui militari europei impegnati in Afghanistan e le accuse all’Italia per non aver supportato a dovere gli Usa nella guerra all’Iran. Il tutto è deflagrato al G7 di Evian, con il caso della foto “implorata” dalla presidente del Consiglio. I due, per ammissione di Meloni, non si parlano da diverse settimane. Quanto a un eventuale incontro dopo l’estate, la premier sì è poi limitata a un laconico: «Vedremo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian (Imagoeconomica).

Il ruolo dell’Italia e la domanda sul fascismo

Nel corso dell’intervista, Meloni ha rivendicato una linea di politica estera che va oltre le simpatie individuali. «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali», ha spiegato la presidente del Consiglio. Poi, parlando di «rivoluzione dell’orgoglio», ha aggiunto: «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre». Meloni ha inoltre parlato con Roger Cohen del Nyt anche del suo percorso politico, che dalla periferia di Roma l’ha portata a Palazzo Chigi. E in questa parte dell’intervista è arrivata anche la domanda scomoda sulle radici post-fasciste di Fratelli d’Italia. La premier se l’è “cavata” così: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l’avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l’avremmo percepita diversamente, no? Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).

L’Olanda si aggiunge ai Paesi pronti a rimandare in Italia i “dublinanti”

La mossa di Giorgia Meloni di sospendere Schengen dopo la crisi migratoria di Ceuta si sta decisamente rivelando un boomerang per la presidente del Consiglio. Continua infatti ad allungarsi la lista dei Paesi che si preparano (e in alcuni casi lo hanno già fatto) a rimandare in Italia i cosiddetti “dublinanti” nell’ambito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. A Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia si sono ora aggiunti anche i Paesi Bassi. Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, ha dichiarato che «sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti». Amsterdam non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di migranti che potrebbero essere interessate dai futuri trasferimenti. E non ha nemmeno precisato se la procedura riguarderà solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo Patto Ue, o anche quelli già presenti in precedenza nei Paesi Bassi.

L’Olanda si aggiunge ai Paesi pronti a rimandare in Italia i “dublinanti”
Giorgia Meloni (Ansa).

Chi sono i “dublinanti” e cosa prevede il nuovo Patto Ue

Il termine “dublinanti” identifica i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati, si sono poi spostati in un altro Paese. Sono detti dublinanti perché il meccanismo che stabilisce quale Paese è responsabile della domanda di asilo deriva dal cosiddetto “sistema di Dublino”, che per anni ha regolato questa materia in Europa. Dal 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che ridisegna le regole per gestire gli arrivi nei 27 Paesi dell’Ue, in base al quale i migranti devono essere riportati nello Stato in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda di asilo. Dal 5 dicembre 2022 – data della circolare del Viminale che ha bloccato i rientri – al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80 mila le richieste all’Italia di presa in carico dei dublinanti. Domande che sono state perlopiù inevase. Secondo i dati Eurostat, l’Italia – Paese di primo approdo con più arrivi – nel 2025 ha ricevuto 24.152 richieste da altri Stati di riprendersi migranti, accettandone però solo 85.

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda

Nel risiko bancario che torna a impazzare bisogna stare attenti a dichiararsi cacciatori. Si rischia di svegliarsi qualche settimana dopo e scoprire di essere stati impallinati. Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, ne sa qualcosa. All’inizio dell’estate era andato a bussare alla porta di Luigi Lovaglio proponendogli un matrimonio tra eguali, con tanto di lettera d’amore – finanziario, che non si pensi ad altro -spedita da Milano a Siena, inneggiante alle magnifiche sorti e progressive che accompagnano immancabilmente ogni fusione. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Quel piano sfumato per colpa di Crédit Agricole

L’idea non era neppure malaccio. Banco Bpm e Montepaschi insieme avrebbero finalmente dato corpo al famoso terzo polo bancario, creatura mitologica che da anni compare e scompare dalle cronache senza mai materializzarsi. Un po’ come il centro in politica: tutti lo cercano, molti sostengono di abitarci, poi arrivano le elezioni e diventa difficile trovarlo. Al governo l’idea piaceva, alla Lega ancora di più. Banco Bpm è pur sempre la banca dei territori del Nord, quasi una dependance sentimentale del Carroccio. Mps invece, dopo essere stata per decenni una propaggine della sinistra senese che era quasi riuscita ad ammazzarla, è risorta grazie ai miliardi dello Stato, che attraverso il Mef ne conserva una piccola quota. Ma siamo sempre dalle parti di Cuccia: certe azioni, più che contarle, bisogna pesarle. Anche le poltrone erano sistemate. Castagna avrebbe comandato, Lovaglio sarebbe diventato presidente, e nessuno avrebbe dovuto cercarsi un altro mestiere. A mandare tutto all’aria ci ha però pensato Crédit Agricole, che possiede quasi il 30 per cento di Banco Bpm. Quando il primo azionista storce il naso, gli altri in genere si adeguano senza fare storie. Le nozze furono archiviate e ognuno tornò a casa sua. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Matteo Salvini con Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

La contromossa dell’irriducibile Lovaglio

Sembrava finita. Ma Lovaglio ha una tenacia che persino i suoi nemici gli ammirano e, come ha scritto ironicamente Mario Seminerio, pur di salvare Mps (e se stesso) sarebbe capace di lanciare un’Opa anche su JP Morgan. Per il momento si è accontentato di Banco Bpm e di Banca Generali, l’altro fronte che ha aperto, pur con grandi mal di pancia nel cda e uno dei suoi advisor Vitale-Barucci che, in mancanza di informazioni più dettagliate, non ha dato parere di fairness sull’operazione. Lovaglio ha ripescato la vecchia lettera di Castagna e gliel’ha rispedita sotto forma di Ops: 25,3 miliardi in azioni per comprarsi la banca di quello che pochi mesi fa voleva fondersi con lui. Per sottrarre Siena all’abbraccio di Intesa Sanpaolo, ha pensato che il modo migliore fosse abbracciare l’ex amico milanese.

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il governo potrebbe togliere Castagna dal fuoco

Per Castagna, ex nuotatore olimpico, ora comincia una gara nella quale qualunque corsia scelga rischia di sbattere contro il bordo della piscina. Se dice sì, Banco Bpm entra nel nuovo gruppo e lui, magari non subito, prepara le valigie: Lovaglio non ha attraversato tutte le guerre di Siena per costruire una banca più grande e poi consegnarne le chiavi a un altro. Se dice no, conserva banca e poltrona, ma anche il Crédit Agricole, che con quasi il 30 per cento da inquilino sta diventando padrone. I francesi potrebbero naturalmente decidere che quella quota è soltanto un antipasto e provare a mangiarsi tutto Banco Bpm. Ma a quel punto entrerebbe in scena la politica. Lo stesso governo che ha fermato con il golden power l’assalto di UniCredit avrebbe qualche difficoltà a spalancare le porte a Crédit Agricole. La Lega ancora di più. Per mesi Piazza Meda è stata difesa dagli appetiti di Andrea Orcel, trattato come uno straniero nonostante UniCredit abbia sede a Milano. Sarebbe curioso scoprire che, scampato il pericolo di Piazza Gae Aulenti, la soluzione patriottica si trova a Parigi. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

C’è differenza tra essere lo sposo o la dote

Castagna ha però una carta da giocare. Banco Bpm è azionista di Mps e quando l’assemblea senese sarà chiamata a pronunciarsi sulla maxi operazione potrà dire la sua. Con una situazione abbastanza rara persino nel nostro anomalo capitalismo: votare da socio della banca che vuole comprargli quella che dirige. Non è difficile immaginare quale possa essere il suo interesse. Nel risiko bancario tra essere lo sposo ed essere la dote la differenza non è un proprio un dettaglio. 

Maltempo, allerta meteo in quattro Regioni: frane, allagamenti e blackout

Emergenza maltempo in diverse regioni del Nord Italia, con nuove perturbazioni attese in giornata. Per oggi, venerdì 21 agosto, la Protezione civile ha diramato allerta arancione in quattro regioni: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Toscana. Sono 13 le Regioni interessate dall’allerta gialla.

La situazione più delicata si registra in Lombardia

Il maltempo ha già provocato frane, allagamenti, cadute di alberi, problemi alla viabilità e interruzioni dei servizi in diverse zone. La situazione più delicata si registra in Lombardia, dove nella notte sono stati effettuati oltre 200 interventi di soccorso. A Isola di Fondra (Bergamo) da un campeggio sono state evacuate a scopo precauzionale 250 persone. Sempre nella Bergamasca sei Comuni (Valleve, Carona, Foppolo, Branzi, Valbondione e Gandellino) sono ancora isolati per via del maltempo: 350 gli evacuati. In Val Camonica, nel Bresciano, una frana ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia. Il maltempo ha interessato anche il Comasco, in particolare Domaso, dove l’esondazione di un torrente ha compromesso la viabilità, e la provincia di Sondrio, con criticità a seguito dell’esondazione del bacino dei Forni e il crollo di un ponte pedonale.

In Toscana 6 mila famiglie rimaste senza elettricità

In Toscana tra le 21 e le 23 sono caduti oltre 8 mila fulmini. Forti piogge sulle province di Massa Carrara, Lucca, Grosseto, Siena, Pisa e Livorno. Numerosi gli alberi abbattuti dalle forti raffiche di vento. «Il vasto sistema temporalesco sta per avvicinarsi alla Toscana. Oltre 6 mila le utenze rimaste senza elettricità.

A Pescia (Pistoia) è crollato parte del muro dello stadio. Nelle prossime tre ore il sistema si sposterà verso est raggiungendo l’arcipelago, la costa centro-settentrionale e le aree di nord ovest. Attesi rovesci e forti raffiche di vento localmente superiori a 110 km/h. Nelle successive tre ore spostamento del fronte temporalesco verso le zone interne», ha scritto sui social il governatore Eugenio Giani.

I danni del maltempo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria

Allagamenti e alberi abbattuti anche in Friuli-Venezia Giulia: dalle 18 di ieri alle 7 di oggi ci sono state complessivamente 135 chiamate legate a richieste per il maltempo (50 nella provincia di Udine, 40 in quella di Pordenone, 32 in quella di Gorizia e 13 in quella di Trieste). Per quanto riguarda la Liguria, dove un fulmine già ieri aveva mandato in tilt la stazione ferroviaria di Ventimiglia, durante la notte le zone più colpite sono state quelle di Montoggio e Sant’Olcese, nell’entroterra genovese, dove in un’ora sono caduti 65,6 millimetri di acqua. Anas ha disposto la chiusura temporanea dell’Aurelia nel territorio di Savona, in corrispondenza del ponte sul torrente Quiliano. Nel Comune di Arenzano (Genova) è stata bloccata la strada in corrispondenza della galleria Pizzo.

Nuovi rincari per i carburanti: benzina a 2,005 euro al litro

Non si ferma l’impennata del prezzo dei carburanti. La benzina segna un nuovo picco dopo i 2,002 euro al litro raggiunti ieri e sale a 2,005 euro in modalità self service sulla rete stradale: si tratta del prezzo più alto da settembre del 2023. In autostrada il prezzo medio della benzina è salito a 2,080 al litro (ieri era 2,077). Il gasolio ha invece raggiunnto 2,122 al litro sulla rete stradale (ieri era 2,116) e 2,194 in autostrada (ieri 2,186). Sono i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti. Il record degli ultimi anni è stato toccato a marzo del 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il prezzo medio della verde era arrivato a circa 2,2 euro al litro.

Trump e il suo ex avvocato Cohen riuniti dopo anni di scontri

Donald Trump e Michael Cohen di nuovo insieme in un’intervista radiofonica. Dopo gli accesi scontri e gli attacchi passati, il presidente Usa ha accettato di parlare con il suo ex avvocato personale e uomo di fiducia ai microfoni di Wabc, network di New York. Durante il colloquio, Cohen ha sfiorato il tema del loro rapporto «rianimato», perché i due si sono ormai perdonati a vicenda, lasciando spazio al tycoon per esporre le sue posizioni su Iran («li abbiamo spazzati via» e «presto avremo pieno controllo di Hormuz»), Israele («non esisterebbe senza di me») e Partito democratico («credo saranno spazzati via alle elezioni di midterm»). Cohen, che in passato aveva paragonato Trump a un mafioso, questa volta si è rivolto a lui chiamandolo «signore» sei volte, «signor presidente» quattro volte e «capo» una.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi

All’indomani del cda che ha dato semaforo verde al piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, Monte dei Paschi di Siena ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sull’intero capitale di Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di 34 miliardi di euro.

Il valore delle due operazioni lanciate da Mps

L’offerta di scambio totalitaria su Banco Bpm prevede 1,567 azioni del di Mps per ogni titolo della banca milanese. L’ops, spiega Rocca Salimbeni, non include alcun premio e valorizza l’istituto guidato da Giuseppe Castagna 25,35 miliardi di euro. L’offerta su Banca Generali prevede un rapporto di cambio di 6,958 nuove azioni di Mps per ciascun titolo della controllata del Leone, con un premio del 10 per cento sui prezzi ufficiali del 19 agosto.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il 29 ottobre sarà l’assemblea dei soci a esprimersi

Mps prevede che il periodo di adesione alla doppia offerta su Banca Generali e Banco Bpm «possa avere inizio entro la prima metà del mese di dicembre 2026 e concludersi entro la prima metà del mese di febbraio 2027». L’efficacia delle due ops è condizionata al raggiungimento di un livello minimo di adesioni del 50 per cento. Inoltre, in osservanza della passivity rule, servirà il via libera dell’assemblea dei soci del Monte, convocata il 29 ottobre, che vedrà anche il voto sulla fusione con Mediobanca. In caso di adesione integrale, gli attuali azionisti di Siena deterranno il 50,1 per cento del gruppo combinato (che sarà il terzo polo italiano del credito), quelli di Bpm il 37,2 per cento e quelli Banca Generali il 12,7 per cento.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi
Una filiale del Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

In arrivo anche una supercedola per gli azionisti

Il piano messo a punto da Lovaglio per fronteggiare l’opas di Intesa Sanpaolo prevede poi la distribuzione di 4 miliardi di euro di dividendi a favore degli azionisti di Mps, da corrispondere parte in cassa (1 miliardo) e parte in azioni Generali (3 miliardi).

Melania Trump torna in pubblico alla Casa Bianca

Dopo settimane di assenza, la first lady americana Melania Trump è ricomparsa in pubblico alla Casa Bianca per parlare di Fostering the future, un’iniziativa per «valorizzare i giovani americani in base al merito e al talento, consentendo loro di superare le difficoltà economiche e qualsiasi altra condizione che possa limitare le opportunità». Un nuovo tassello del suo progetto che punta a offrire borse di studio ai giovani in affido. Melania ha presieduto la cerimonia degli accordi raggiunti con IndyCar e Fox, che hanno donato un milione di dollari ciascuno per la causa, destinata agli studenti della Indiana University e della Purdue University. «La nostra missione è semplice ma trasformativa: offrire a ogni giovane proveniente dal sistema di affido la possibilità di conseguire una formazione universitaria, avviare una carriera significativa e raggiungere un’indipendenza economica duratura», ha spiegato la first lady, che ha cercato di placare le polemiche sulla sua presunta assenza dagli impegni ufficiali.

Melania: «Ho sentito che vi sono mancata»

«Ho sentito che vi sono mancata», ha scherzato all’inizio, dopo essere uscita mano nella mano con il marito dallo Studio Ovale della Casa Bianca e aver raggiunto il podio nel Giardino delle Rose. La sua ultima apparizione pubblica risaliva a più di un mese fa, quando ha assistito alla finale della Coppa del Mondo di calcio il 19 luglio 2026.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male

E anche questo Ferragosto ce lo siamo tolti di mezzo. Dove eravamo rimasti? Ah già. L’avventura politica del campo largo alle primarie rischia di finire molto bene per Giuseppe Conte, molto male per il Pd, e chissà quanto bene per la mitologica unità della coalizione.

I riformisti e la carta Salis

Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli, elaborato per testare la fiducia sulla futura leadership del sinistra-centro, Conte sarebbe in testa con il 36 per cento. A seguire, Silvia Salis (30 per cento) ed Elly Schlein (29 per cento). Per carità, i sondaggi vanno presi per quello che valgono. Soprattutto ora, a chissà quanto tempo dalle famose o famigerate primarie, per adesso solo virtuali. Ancora infatti non si sa se, come e quando ci saranno. Intanto però si sa che sono già un problema per il Pd. Non solo per la cara leader, ma pure per i suoi avversari interni, che non vedrebbero l’ora di poter partecipare alle prossime consultazioni interne del sinistra-centro. C’è solo un dettaglio, non secondario: Giorgio Gori – riformista non bonacciniano – sarebbe disposto a fare un passo in avanti verso la candidatura. Ci sta ragionando seriamente da tempo. Solo che se c’è Salis candidata, no.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giorgio Gori con Elly Schlein (foto Ansa).

Ma se questi sono i numeri, allora una possibilità per la sindaca di Genova c’è. Il punto per Salis non è vincere ora le primarie, ma articolare una presenza, certificare che un’area moderata nel centrosinistra è possibile, che non è tutto Conte quel che luccica (che poi sembra essere quello che dice Matteo Renzi, che da settimane cerca di convincere la sindaca genovese a presentarsi alle primarie). 

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Silvia Salis, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Conte è tutto ciò che Schlein non è (e non può essere)

L’ex presidente del Consiglio comunque rimane il più insidioso fra gli avversari, è considerato competitivo persino nei confronti di Giorgia Meloni, ha l’allure di chi ha già governato, elemento che inspiegabilmente sembra piacere, persino rassicurare. Il capo dei cinque stelle è tutto ciò che Schlein non è e non può essere. È trasversale, pronto a governare con chiunque, come dimostra il curriculum di uno che ha prima governato con la Lega e poi con il Pd, pronto a piroettare sulla sicurezza, mettendo in seria difficoltà gli alleati tradizionalmente molto generosi, pronto anche a fare della politica estera, dell’Ucraina, il suo principale terreno di scontro politico irenico-pacifista. Non è un’improvvisazione, quella su Kyiv, non è nemmeno una provocazione costante. Conte sa che c’è un pezzo dell’elettorato che non condivide la linea Schlein e che pensava, sperava, ipotizzava, rosybindianamente, che il Pd tre anni fa cambiasse rotta. E lì sta, rimane, titilla la pubblica opinione infischiandosene se nel resto della coalizione qualcuno borbotta.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giuseppe C>onte (Imagoeconomica).

Conte ragiona già da capo del campo largo, qualche giorno fa è pure andato a Sant’Anna di Stazzema nelle vesti di oratore ufficiale dell’anniversario dell’eccidio nazista, dispensando lezioni di bon ton etico-istituzionale alla maggioranza: «Chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria. Non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi ha sacrificato la propria vita per non piegarsi alla dittatura», ha detto Conte: «Anzi chi evita di pronunciare parole di verità non solo continua a ferire la verità ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana. La Costituzione è punto di partenza per l’unità, per costruire l’azione politica del futuro».

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giuseppe Conte a Sant’Anna di Stazzema (Ansa),

Il Pd, ancora oggi, sembra che debba farsi perdonare qualcosa

Il Pd ha sempre sofferto Conte e sembra continuare a soffrirlo. Soprattutto culturalmente: il partito di Schlein sembra sempre, ancora oggi, che debba farsi perdonare qualcosa (aver troppo governato o essere stato troppo renziano, o renziano e basta). Il capo del M5s è stato dunque così in questi anni il surrogato della leadership del centrosinistra; ne ha condizionato l’impostazione culturale, come dimostra il taglio del numero dei parlamentari avallato anche dal Pd, soprattutto da quella parte che bettinianamente adora Conte, il pater familias degli italiani, l’avvocato del popolo, il tribuno del campo largo in pochette arcobaleno che sogna di tornare a Palazzo Chigi

Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca

Breaking news: sembra che la destra ora apprezzi le femministe “di sinistra”, quelle arrabbiate. O meglio, le apprezzerebbe se invece di arrabbiarsi per l’insufficienza della prevenzione dei femminicidi o il depotenziamento della legge antistupro se la prendessero con il giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci, tombeur e trombeur confesso e impenitente, oltre che vittima del torbido «attentato d’amore» (copyright Paolo Mieli) ordito dall’amico Valter Lavitola.

Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Descriversi come un pussy magnet non è stata una grande idea

«Dove sono coloro che in altre circostanze hanno denunciato maschilismo, patriarcato e squilibri di potere?», si è chiesta la senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Campione, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su femminicidio e violenza di genere, riferendosi alle spericolate (sia deontologicamente sia umanamente) relazioni con fonti e stagiste, descritte da Ranucci nel suo La scelta, classificabile come autofiction più che come autobiografia. «Parti romanzate trasformate in gossip» da giornali e piattaforme social, ha lamentato il giornalista su Facebook, senza considerare che sarebbe stato lui il primo a non fare un gran favore a se stesso, descrivendosi come un pussy magnet stile James Bond vecchia maniera (anche se nemmeno il Bond più sciovinista avrebbe liquidato la tragica morte di una sua amante con la frase «ahò, dopo la vita di merda che faccio, una trombata me la fate fare?», pronunciata da Ranucci in un’intervista con Alessandro Masala).

Il j’accuse di Camuso e quel «non ero l’Olgettina di turno»

Ma mettiamo anche che gli idilli di Sigfrido con colleghe e informatrici fossero per lo più del tipo raccontato al Tempo dalla giornalista Angela Camuso, che nel 2018 lo contattò per una possibile collaborazione al suo programma: zero interesse per le qualità professionali, ma molti apprezzamenti fisici, avance, vocali conditi di baci, messaggi in orari inappropriati, inviti a cena, insomma, tutto l’arsenale del capo provolone o del produttore viscido alle prese con una candidata giovane e carina. E Camuso, che il lavoro a Report lo voleva, per un po’ fece buon viso a cattivo gioco, ma poi mise in chiaro che non le interessavano profferte di tipo non professionale («non ero l’Olgettina di turno», sottolinea con spiacevole sussiego retrospettivo), e Ranucci si defilò, per cercare altrove momenti di distrazione alla sua «vita di merda». Non era quello che Camuso si aspettava da un eroe popolare, un’icona del giornalismo senza macchia e senza paura, che si paragona a Moro, Falcone, Borsellino, e ultimamente pure a Guccini, da poco scomparso.

Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca
L’intervento di Angela Camuso su Il Tempo.

Un «patriarcato mediterraneo» in camicia bianca

Ma torniamo alla domanda di Susanna Campione: perché nessuna voce da sinistra depreca l’atteggiamento prevaricatore e patriarcale di Ranucci-uomo? Al di là della malafede (è un po’ come quando la destra rimprovera alla sinistra di manifestare per Gaza e non per i dissidenti iraniani oppressi, senza pensare che ogni tanto anche il popolo di destra potrebbe darsi una mossa e scendere in piazza per un motivo non egoistico e spregevole), la questione è pertinente: non ci si può scandalizzare per il «patriarcato mediterraneo» in camicia nera e nel contempo minimizzare quello in camicia bianca.

Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Forse le donne di sinistra sono già in assetto pre-elettorale

L’unica ad avere rotto il silenzio è Selvaggia Lucarelli. Dall’alto di Vale tutto, la sua newsletter su Substack, una delle più lette del mondo, ha vivisezionato puntigliosamente il caso Ranucci anche sotto il profilo delle avventure amorose, evidenziandone la multiforme scorrettezza, tanto da guadagnarsi un grossolano attacco pubblico da parte del giornalista («Siamo al punto che perfino Selvaggia Lucarelli mi imputa rapporti spregiudicati: sarebbe interessante citare i suoi»). «So che sto facendo un favore alla destra», avvertiva Lucarelli nel suo articolo, «ma voglio essere intellettualmente onesta». Ecco, appunto. In Italia essere intellettualmente onesti è un lusso che ben pochi possono concedersi, specie a una manciata di mesi dalle elezioni. E anche le donne di sinistra devono essere già in assetto pre-elettorale, «il nemico del mio nemico è mio amico, fosse anche un predatore narcisista con tendenze mitomani e privo del senso del ridicolo».

Mps, la decisione del cda sulle offerte di scambio su Bpm e Banca Generali

Il cda di Monte dei Paschi di Siena, dopo oltre sette ore, ha approvato il piano sottoposto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio di promuovere due offerte di scambio separate su Banco Bpm e Banca Generali, nel tentativo di costruire un’alternativa all’offerta lanciata a giugno su Rocca Salimbeni da Intesa Sanpaolo. E dunque di evitare il piano che prevede lo smembramento e la divisione di Mps tra Intesa Sanpaolo e Unipol/Bper.

Mps, la decisione del cda sulle offerte di scambio su Bpm e Banca Generali
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Hanno detto sì nove consiglieri su 13, quattro gli astenuti

La proposta di Lovaglio sarebbe stata approvata con nove voti su 13, oltre a quattro astensioni da parte dei consiglieri espressi dalle liste di minoranza. Mps si prepara dunque a lanciare due offerte – da pagare in proprie azioni – con l’obiettivo di creare il terzo polo nel credito nazionale, con una capitalizzazione vicina ai 70 miliardi di euro. Nel caso di Banca Generali si profila un’offerta in cui entrerebbe in gioco la quota del 13,2 per cento del Leone di Trieste detenuta da Mps attraverso Mediobanca. La doppia operazione renderebbe i francesi di Crédit Agricole (che detiene il 29,3 per cento di Banco Bpm) e Generali tra i principali azionisti del nuovo polo. Il piano d Lovaglio prevederebbe inoltre l’ipotesi della distribuzione di un dividendo straordinario agli azionisti di Siena, per invogliarli a rinunciare all’opas di Intesa Sanpaolo.

Mps, la decisione del cda sulle offerte di scambio su Bpm e Banca Generali
Intesa Sanpaolo (Imagoeconomica).

Palermo, bambina di quattro anni muore per difterite: i genitori sono no vax

Una bambina di quattro anni è morta all’ospedale Civico di Palermo per difterite. La piccola non era stata vaccinata subito dopo la nascita per volontà dei genitori. Il padre e la madre erano convinti, hanno raccontato i medici, che l’autismo di un loro cugino fosse dipeso dal vaccino trivalente. Come ha spiegato a Repubblica Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’Arnas Civico, si tratta del primo caso di morte per difterite negli ultimi 10 anni: «L’ultimo in Europa era stato accertato quattro anni fa in un villaggio no vax della Spagna». La Procura palermitana ha aperto un’inchiesta.

Che cos’è la difterite

Come si legge sul sito del Ministero della Salute, la difterite è una malattia infettiva acuta, potenzialmente fatale, a notifica obbligatoria, che si contrae per via aerea. La tossina difterica, oltre a indurre necrosi tessutale locale, può diffondere attraverso il circolo sanguigno e raggiungere organi vitali causando gravi complicanze. Nella forma più classica e grave, la difterite si presenta come malattia respiratoria che si manifesta a livello delle vie aeree superiori (naso, faringe, laringe, trachea), caratterizzata dalla formazione di pseudomembrane che, aderendo alle mucose, ostruiscono il passaggio di aria e causano la morte del paziente per soffocamento. Nel caso della bambina di Palermo, i genitori l’avrebbero scambiata per una normale tonsillite. Rara nei Paesi industrializzati, la difterite è endemica in altre zone del mondo: in Italia dal 2000 sono stati segnalati sei casi.

Bergamo, misure di sicurezza eccezionali per Atalanta-Hapoel Tel Aviv

Sono state messe in campo misure di sicurezza eccezionali a Bergamo, dove alle 20:30 di giovedì 20 agosto 2026, presso la New Balance Arena, l’Atalanta si scontrerà con l’Hapoel Tel Aviv nella partita di andata delle qualificazioni di Conference League. Secondo quanto riporta il Corriere, saranno schierati 350 agenti (anche se i numeri non sono ufficiali). Il ministero dell’Interno ha poi concesso che arrivino rinforzi anche da altre città, l’utilizzo di un elicottero e di apparecchiature anti drone. L’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) ha inoltre emesso un Notam (Notice to air mission), cioè un avviso speciale ai piloti che prevede il divieto di sorvolo sopra lo stadio a ogni tipo di velivolo, compresi i droni. Il divieto è iniziato già nel pomeriggio di mercoledì 19 agosto e resterà valido fino a quando lo stadio non sarà vuoto.

Controlli più rigidi agli ingressi dello stadio

Oltre alla consueta ordinanza contro la vendita di alcolici, il comune ne ha emesse altre. Una riguarda il divieto di sosta, con rimozione forzata, su tutte le vie attorno allo stadio. Un’altra ordina la chiusura dalle ore 17.00 di viale Giulio Cesare da piazzale Oberdan e di via Lazzaretto nel tratto compreso tra via Crescenzi e via Baioni (tutte vie vicine allo stadio), per evitare che la tifoseria locale e quella ospite entrino in contatto e per garantire corridoi d’uscita liberi da auto. Più rigidità anche per entrare allo stadio. La questura ha chiesto all’Atalanta di aumentare il numero degli assistenti agli ingressi e i controlli anche su striscioni e bandiere, comprese quelle della Palestina, che sono state vietate. I cancelli apriranno alle 18.30, due ore prima dell’inizio.