Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti

Una lotta commovente, entusiasmante per chi crede che le lotte impossibili possano essere vinte. Ma solo se c’è la consapevolezza di essere dalla parte giusta. La vittoria della Lista degli studenti alle elezioni politiche in Serbia è una di queste imprese collettive che lasciano ammirati e stupiti. Soprattutto nel contesto attuale dove a ogni latitudine va di gran moda l’uomo solo al comando. Capi di governo autoritari, miliardari narcisi, politicanti furbastri e tycoon fuori di testa sono i protagonisti di storie e società che stanno andando a male. Che lasciano il sapore amaro della rassegnazione, dell’incapacità di guardare oltre l’orizzonte personale.

C’è ancora speranza contro lo «psicopatriarcato»

Effettivamente c’è solo da prepararsi al peggio, se si pensa alla comparsa segnalata da The Guardian dello «psicopatriarcato», una «reazione contraria ai progressi che abbiamo fatto su tutti i fronti (…), una realtà autoritaria e fascista, che sta avvelenando il nostro ambiente sociale e psicologico con violenza, crudeltà e precarietà terrificanti». Gli studenti universitari serbi ci dicono però che c’è ancora speranza se si riescono a riportare al centro della società i temi della democrazia, della partecipazione e della responsabilità. Come è accaduto dopo il crollo della pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, che causò la morte di 16 persone. Una tragedia che è stata la scintilla per lo scoppio di proteste, rapidamente estesesi a tutto il Paese. E alimentate dalle accuse di negligenza o dolo nei lavori pubblici rivolte al governo locale e nazionale.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Protesta contro il governo a Belgrado (Ansa).

Una lotta condotta tra la gente

A guidare la mobilitazione popolare e a trasformarla in una sfida vincente al sistema di potere costruito da Aleksandar Vucic sono stati gli studenti universitari. Sin qui la storia che tutti i media hanno raccontato in questi giorni, all’indomani della fine di un sistema autoritario e corrotto che sembrava incrollabile. C’è però tanto altro di più interessante in questa storia, cioè il modo in cui è stato pensato e costruito il movimento che ha alzato la bandiera della trasparenza, del funzionamento delle istituzioni pubbliche, della lotta alle infiltrazioni criminali. Un modo che è tanto più sorprendente e anomalo quanto più si è allontanato dalla pratiche digitali e social, che oggi identificano di fatto la politica, e si è ripreso la realtà, mettendosi materialmente in marcia. Questo è il primo elemento che va segnalato a quanti, studenti ma anche cittadini comuni, pensano che è tempo di risveglio e azione, non di proclami e parole vuote, bensì di lotte rivendicative fatte da individui in carne e ossa e non solo sul web. Gente, popolo, masse di persone – chiamatele come volete – che tornano a scendere in strada e ritrovarsi in piazza non per un concerto ma per affermare una comune identità.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
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La marcia degli studenti in ogni villaggio

Questo viaggio degli studenti serbi al centro della democrazia è riassunto sul loro sito web. «Studente in ogni villaggio» (SUSS) è l’unità interna al movimento studentesco che si è mossa per tutta la Serbia, visitando nell’ultimo anno oltre 400 località, più di 40 mila famiglie e parlato con oltre 20 mila persone. «Da Est a Ovest, da Nord a Sud, abbiamo cercato di essere ovunque. Da Jagoštica e Krupanj a Korbovo e Velika Vrbica, da Palić e Bajmok a Vranje e Grdelica, abbiamo cercato di essere presenti. Durante il nostro viaggio in Serbia, ci siamo convinti della sua bellezza e, parlando con la gente, abbiamo capito quanto sia importante il dialogo». Un lavoro di condivisione ascoltando le persone e le loro sfide quotidiane e percependo la responsabilità, ma anche la forza che deriva dal connettersi. «Il dialogo ha offerto non solo la possibilità di cambiare le condizioni di vita, ma anche la sensazione che nessuno sia solo. È proprio qui che risiede il suo valore più grande: nel creare fiducia, nel ripristinare la speranza e la convinzione che insieme possiamo fare di più».

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Studenti serbi in marcia (Ansa).

Il coinvolgimento di chi non si riconosceva più nei partiti

Obiettivo raggiunto. Missione compiuta. Le manifestazioni che chiedevano giustizia si sono trasformate in un movimento nazionale che ha messo in discussione la legittimità del governo. Come analizzato da EU Today, le proteste hanno messo in luce un conflitto più profondo tra la società serba e le istituzioni, percepite dai manifestanti come a servizio di interessi politici piuttosto che del pubblico. A differenza dei partiti di opposizione consolidati, il movimento studentesco non si è basato su un leader politico noto o sulla tradizionale struttura partitica. Ha mobilitato le comunità universitarie, gli accademici, i professionisti e i cittadini che in precedenza erano rimasti al di fuori dell’attività politica organizzata. La sua principale rivendicazione è stata la responsabilità istituzionale, piuttosto che un programma ideologico onnicomprensivo. Tale distinzione è stata cruciale. Concentrandosi sulla corruzione, sugli standard democratici e sul funzionamento dello Stato, il movimento ha attratto elettori con diverse visioni su nazionalismo, politica estera e integrazione europea.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Corteo della Lista degli studenti a Belgrado (Ansa).

Riannodare i fili di una società smarrita è vincente

Certo ora la stessa diversità che ha contribuito alla vittoria elettorale potrebbe rappresentare un’incognita per il nuovo governo. I candidati devono infatti concordare sulle priorità economiche, sulle nomine ministeriali, sulle relazioni estere e sull’entità delle riforme istituzionali. Questo ovviamente lo si vedrà. Certo è che la lezione e le indicazioni di metodo e di contenuti che la lotta vincente del movimento serbo offre alla protesta degli studenti europei e italiani sono principalmente due. La mobilitazione non può restare circoscritta al mondo della scuola e dell’università, ma deve porsi obiettivi politici più generali. Allargarsi e coinvolgere quella parte di cittadini e di elettori che sono in sofferenza economica ma che hanno da tempo abbandonato pratiche di resistenza attiva e di militanza partitica e sindacale. Sono i delusi, gli sconfitti, gli sfiduciati che vanno recuperati con un’idea di partecipazione e militanza, di cambiamento non velleitario, che non resti prigioniero della protesta violenta di piazza. Parlare, spiegare, ascoltare, cercare il dialogo, come hanno fatto gli studenti serbi, andando fisicamente in piazza ma anche casa per casa, serve a riannodare i fili di una socialità smarrita e ritrovare quel senso di appartenenza che consenta concretamente a ogni persona di non sentirsi abbandonata a se stessa.

Midterm, Leone XIV ha votato per posta, ma per chi?

La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che, «in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago», esprimendo dunque la propria preferenza per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Non essendoci mai stato in precedenza un pontefice statunitense, Prevost è entrato nella storia in quanto primo papa ad aver votato per un’elezione negli Usa.

Leone XIV è iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, in Illinois

Come precisa la Cnn la scheda elettorale di Leone XIV, iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, sobborgo di Chicago dove vive il fratello John, dovrebbe comprendere il voto per le elezioni del Senato e del governatore in Illinois, oltre a quelle per la Camera dei Rappresentanti e per le cariche a livello statale e di contea. Ma per chi avrà votato il papa? Secondo i registri elettorali consultati da Cbs News e i dati dell’Illinois State Board of Elections, l’attuale pontefice ha partecipato sia alle primarie repubblicane che a quelle democratiche (l’ultima volta è successo nel 2016): questo fa capire come non abbia una vera fede politica. Prevost, non ancora papa, aveva votato l’ultima volta negli Usa alle elezioni generali del 2024, anche se non è noto per quale partito abbia espresso la propria preferenza.

Eni Award 2026, premiate le eccellenze della ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente

Si è svolta giovedì 29 ottobre 2026 al Palazzo del Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio di amministrazione di Eni Giuseppina di Foggia e dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, la cerimonia di premiazione degli Eni Award. Giunto alla sua 18esima edizione, il premio è riconosciuto a livello internazionale nel mondo della ricerca e si contraddistingue per il focus sull’energia e sull’ambiente, argomenti su cui è sempre più necessario e urgente promuovere la collaborazione all’interno della comunità scientifica. Dall’istituzione di Eni Award nel 2008 ad oggi, la commissione scientifica, che valuta le ricerche candidate, ha visto la partecipazione di scienziati che appartengono ai più avanzati istituti di ricerca a livello mondiale, tra cui anche sei premi Nobel.

Transizione Energetica

Il premio Transizione Energetica, uno dei tre riconoscimenti principali, che valorizza le migliori innovazioni per la decarbonizzazione dell’attuale sistema energetico, è stato assegnato alla professoressa Véronique Gouverneur della University of Oxford (Regno Unito). Il suo lavoro pionieristico ha aperto nuove prospettive nella chimica del fluoro, sviluppando processi più sicuri e sostenibili per produrre composti utilizzati nelle batterie, ma anche nei farmaci e nei prodotti per l’agricoltura. Queste tecnologie consentono infatti di evitare la produzione di acido fluoridrico, una sostanza altamente critica, riducendo i consumi energetici e l’impatto ambientale. Gouverneur ha inoltre dimostrato che è possibile recuperare il fluoro dai rifiuti industriali, in un’ottica di economia circolare.

Frontiere dell’energia

Il premio Frontiere dell’energia, per ricerche che rivoluzioneranno il paradigma energetico del futuro, è stato assegnato alla professoressa Laura Gagliardi della University of Chicago (Stati Uniti).  La ricerca di Laura Gagliardi ha sviluppato modelli matematici avanzati, basati sulla meccanica quantistica, che permettono di prevedere le proprietà dei materiali prima ancora di realizzarli in laboratorio, accelerando la sperimentazione. Il suo lavoro si concentra sulla progettazione di materiali innovativi per l’energia e l’ambiente, tra cui le strutture reticolari, vere e proprie “spugne molecolari” capaci di catturare l’anidride carbonica direttamente dall’aria e raccogliere acqua dall’umidità atmosferica. Questi studi contribuiscono inoltre a migliorare l’efficienza dei processi catalitici, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di tecnologie energetiche più sostenibili.

Soluzioni ambientali avanzate

Il premio Soluzioni Ambientali Avanzate, dedicato a ricerche per la salvaguardia e l’uso sostenibile delle risorse naturali, è stato assegnato a John F. Hartwig della University of California, Berkeley (Stati Uniti). Il suo contributo rivoluzionario al riciclo della plastica si basa sullo sviluppo di un processo catalitico scalabile e sostenibile, che consente di scomporre il polietilene e il polipropilene, tra le plastiche più diffuse al mondo, nei loro componenti fondamentali, riutilizzabili per produrre nuovi materiali senza perdita di qualità. Un’innovazione che favorisce il riciclo circolare della plastica, riducendo i rifiuti, il consumo di materie prime fossili e le emissioni, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Giovane ricercatore dell’anno

Il premio Giovane ricercatore dell’anno è rivolto a ricercatori che hanno conseguito il dottorato di ricerca in università italiane; i due riconoscimenti sono stati assegnati a Leonardo Magherini e Filippo Trevisi. Leonardo Magherini, del Politecnico di Torino, nella sua tesi di dottorato, ha studiato i meccanismi di trasporto di diverse tipologie di particelle presenti nell’acqua, che possono avere una duplice natura: rappresentare una potenziale criticità per l’ambiente oppure costituire potenti strumenti per la bonifica. Filippo Trevisi, del Politecnico di Milano, ha esplorato una nuova classe di tecnologia eolica, i ventoplani, velivoli vincolati a terra da un cavo, che volano velocemente lungo traiettorie circolari ad alta quota, utilizzabili anche laddove non è possibile installare turbine eoliche tradizionali.

Giovani talenti dall’Africa

La sezione Giovani talenti dall’Africa, istituita nel 2017 in occasione del decennale di Eni Award e dedicata ai giovani talenti dal continente africano, conferisce, in questa edizione, due premi, assegnati a Nosakhare Jeremiah Aigbedion della Pan African University Institute for Basic Sciences, Technology and Innovation (Kenya) e a Gosego Keotshepile Mapula Sedikelo della University of South Africa (Sud Africa). I dottorandi vincitori ricevono un premio per potenziare e arricchire la loro attività di ricerca durante il corso di dottorato che stanno frequentando presso le università di appartenenza. La ricerca di Nosakhare Jeremiah Aigbedion punta a sviluppare nuove leghe metalliche più resistenti e durature per migliorare l’accumulo di energia da impianti solari a concentrazione e consentire la produzione di elettricità anche dopo il tramonto, favorendo un approvvigionamento energetico più stabile e sostenibile in Africa. La ricerca di Sedikelo sviluppa un metodo innovativo e sostenibile che utilizza gli ultrasuoni per recuperare metalli preziosi, come litio, nichel e cobalto, dalle batterie esauste, consentendone il riutilizzo nella produzione di nuove batterie e riducendo l’impatto ambientale.

Eni for Innovation

Per la sezione Eni for Innovation, che elegge i progetti più innovativi sviluppati da ricercatori ed esperti tecnici Eni, sono stati premiati:

  • Mario Baldassarre, Mauro Burattini, Rosa Carbone, Davide Chianetta, Davide Deriu (Eni) per aver sviluppato un processo innovativo per la valorizzazione degli scarti alimentari, massimizzando la resa a prodotti energetici (categoria: soluzione tecnologica);
  • Fabio Assandri, Francesco Bonacini, Angelo Ferrando, Ilic Formigoni, Marzia La Barbera, Mirco Nodari, Nicola Vecchini (Versalis) per aver sviluppato una tecnologia avanzata di pirolisi per il riciclo di rifiuti plastici misti a composizione altamente variabile (categoria: soluzione tecnologica);
  • Francesco Cannarile, Aurora Cerabolini, Roberto Grandi, Lorenzo Lancia, Debora Parisi, Gianmaria Tarantino (Eni) per aver sviluppato una metodologia per la specializzazione efficiente di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) applicabili ai domini aziendali (categoria: soluzione digitale).

Menzione speciale Eni Joule for entrepreneurship

Anche quest’anno Eni, attraverso Joule, la sua Scuola per l’Impresa, ha conferito la Menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship, un riconoscimento rivolto a team, spin off universitari, startup e finalizzato a sostenere l’applicazione, la valorizzazione e il trasferimento delle tecnologie per lo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione sostenibile.

Tre le startup che si sono distinte:

  • Alkelux produce un nanopolimero ecosostenibile impiegato come additivo nel packaging alimentare, valorizzando gli scarti di lavorazione agricola e rendendo la filiera più sostenibile.
  • Hypermeteo raccoglie, elabora e distribuisce dati e indici meteo-climatici certificati ad alta risoluzione unendo dati osservativi globali a intelligenza artificiale e algoritmi proprietari per trasformare l’informazione meteorologica in valore digitale.
  • Algae Scope propone alternative sostenibili ai PFAS (sostanze chimiche tossiche e inquinanti) sviluppando e trasformando le alghe marine in una polvere naturale e atossica in grado di rendere i tessuti e i materiali idrorepellenti e ignifughi.

Attualmente sono aperti i bandi per l’edizione 2027 di Eni Award. Il termine per presentare le candidature è fissato al 20 novembre 2026.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Doppia suspense a Washington, nelle cancellerie di mezzo globo e per i malati di politica alla vigilia del voto Usa di midterm di martedì 3 novembre. Oltre alla solita, classica attesa dell’esito elettorale, di quanto questo peserà sulle prossime Presidenziali americane, c’è infatti l’incognita di come Donald Trump accoglierà i risultati nel caso non gli fossero favorevoli.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump e Melania alle celebrazioni per Halloween (Ansa).

I fortini Gop in bilico

A metà dei quattro anni di presidenza, infatti, gli Stati Uniti rinnovano un terzo dei senatori e tutti i deputati oltre a 36 governatori. Sono le elezioni di metà mandato e vengono usate per prendere il polso all’elettorato. Spesso portano a un calo della maggioranza che sostiene il presidente di turno e provocano una situazione detta di anatra zoppa, un leader senza voti costretto a trattare ogni suo provvedimento con un Congresso in parte ostile. Il prossimo 3 novembre il rischio per il presidente è proprio questo: la solida maggioranza al Senato e la debole maggioranza alla Camera, stando ai sondaggi, potrebbero sfuggire a Trump, da mesi impopolare anche in aree del Paese in cui due anni fa aveva trionfato. Basti pensare al Texas, dove l’ultimo governatore democratico è stato eletto 36 anni fa (l’ultimo senatore nel 1988), mentre ora il giovanissimo James Talarico è dato stabilmente, seppur di poco, avanti nei sondaggi rispetto al trumpianissimo rivale Ken Paxton. O all’Alaska e al Kansas. Insomma, molti sono le partite in bilico, to close to call o stabilmente assegnati ai dem, dopo anni di dominio repubblicano.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
James Talarico con la bandiera del Texas (da Fb).

Trump affossato dal caro-vita e dalle deportazioni di massa

A piombare le ali a Trump (il cui gradimento, attenzione, comunque non scende mai sotto a un 30 per cento fortemente motivato) sono in generale i prezzi in ascesa in questi due anni, in particolare a causa dei dazi e dell’aumento della benzina dopo l’attacco all’Iran. Rincaro, quest’ultimo, particolarmente sentito nell’America rurale, tradizionale bacino elettorale dell’Elefantino e sensibile alla propaganda MAGA. Pesano poi alcune politiche che hanno intaccato il favore di pacchetti ben precisi di voti. Esempio classico il voltafaccia dei latinos, che lo avevano sostenuto nel 2024, delusi dopo le deportazioni di massa di migranti messe in campo dall’Ice. Infine sul gradimento del presidente pesa il malcontento, anche nel suo stesso partito, per la crociata a favore dei data center per l’IA.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump nello Studio Ovale (Ansa).

La nouvelle vague di giovani dem liberali

E poi c’è la nouvelle vague di giovani democratici che stanno scalzando nei cuori degli elettori il ‘vecchio’ establishment dei Clinton-Biden-Obama-Pelosi. Di Talarico si è già detto, ma accanto a lui si fa sempre più strada un altro quarantenne senatore della Georgia, Jon Ossoff. Moderato nelle politiche, spietato nell’attaccare Trump, ormai è una star. E ancora le governatrici della Virginia e del New Jersey Abigail Spanberger e Mikie Sherrill. Questi giovani danno voce ai tanti milioni di liberal che erano rimasti muti e annichiliti dalla vittoria di Trump e non avevano trovato nessuno che li rianimasse nemmeno tra i big del partito dell’Asinello. Ora gli elettori dem rialzano la testa, vedono alcuni volti nuovi combattivi e ritrovano la speranza. Martedì si capirà se questo basterà a schiodarli dal divano per portarli ai seggi, perché in America spesso i risultati reali rispetto ai sondaggi sono falsati dall’affluenza molto bassa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Gli outsider ‘socialisti’ sulla scia di AOC e Mamdani

Accanto ai nuovi moderati si è fatta poi strada una nuova ondata di outsider che si autodefiniscono senza mezzi termini socialisti. Un tempo oltreoceano questa era una bestemmia, ma l’affacciarsi di un modello con ricchi sempre più ricchi e molti nuovi poveri anche tra i giovani ha abbattuto questa barriera. Molti di loro vengono da famiglie di migranti, molti dalle periferie cittadine. Da Alexandria Ocasio-Cortez a Zohran Mamdani, da Abdul El-Sayed – che in caso di vittoria in Michigan sarebbe il primo senatore musulmano negli Stati Uniti – a Ilhan Omar stanno spostando le politiche dem a sinistra.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Le prossime elezioni diranno se questa corrente sarà in grado di allargare il consenso democratico o se continuerà a rappresentare uno spauracchio per gli elettori moderati, finendo per diventare un autogol.

La vera incognita è la reazione di The Donald

Ma al netto del risultato, mercoledì mattina, la vera incognita sarà la reazione di Trump. Se manterrà la maggioranza al Congresso, molti si attendono un inasprirsi di alcune sue politiche, a cominciare da un possibile nuovo attacco a Teheran. Se invece i repubblicani perdessero il controllo della Camera, e a maggior ragione del Senato, non tutti scommettono sull’aplomb e sul fair play del tycoon. Dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, c’è chi teme che Trump possa tentare di ampliare ulteriormente i propri poteri in caso di sconfitta. Tra le ipotesi c’è addirittura il ricorso alla legge marziale, nonostante gli ostacoli giuridici che comporterebbe. Inevitabilmente una simile iniziativa porterebbe a una dura reazione da parte dei democratici con conseguenze ben oltre i confini americani: quando entra in crisi la principale potenza economica e militare del mondo, a risentirne è anche l’Europa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump (Ansa).

Gli Stati in bilico da tenere d’occhio

Dunque gli appassionati di politica la notte del 3 novembre hanno già annullato ogni appuntamento e sono pronti con take away e thermos di caffè a sintonizzarsi sulle dirette tv e online. Il voto, ora italiana, si chiuderà in un arco temporale compreso tra l’una di notte di martedì e le 7 di mercoledì mattina. Ps. Per non perdere la testa e capire al volo come butta, questi sono i voti in bilico da tenere d’occhio, i seggi toss up che potrebbero spostare gli equilibri del Congresso, degli Usa e un po’ dei prossimi anni per tutti noi: per il Senato Texas, Alaska, Ohio, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Carolina del Nord e del Sud; per la Camera i distretti cruciali saranno 18 distribuiti tra Florida, California, Texas, Ohio, Iowa, Kentucky. Michigan, Montana, North Carolina, Virginia e Pennsylvania. Dunque martedì giornata di relax, perché la nottata sarà lunghissima.

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio

Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno trovato l’accordo, almeno sulle tempistiche: dalla prossima settimana «inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre», mentre le primarie «si terranno entro il mese di febbraio». È quanto si legge in una nota congiunta dei leader del campo largo. Per quanto riguarda il programma, «parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra». Quanto alle primarie, spiegano Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, c’è il comune «obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista».

LEGGI ANCHE: Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio
Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Trovato inoltre l’accordo per organizzare a dicembre, «mentre si discute questa pessima manovra», una mobilitazione a carattere nazionale «per l’alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze».

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino

Sciopero e cortei in tutta Italia nel venerdì di protesta promosso dall’Usb contro carovita e riarmo: come prevedibile non stanno mancando gli incidenti. Cariche in piazza Castello a Torino da parte delle forze dell’ordine contro il corteo degli studenti e degli antagonisti: azionati anche gli idranti per respingere i manifestanti diretti verso la Prefettura. Prima della partenza della manifestazione per lo sciopero generale, un gruppo di agricoltori ha scaricato due bidoni di letame davanti al Municipio.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo lungo la Tangenziale Est di Milano (Ansa).

A Milano occupata la Tangenziale Est

A Milano, dove sono circa 25 mila le persone scese in piazza, il corteo di protesta è arrivato sulla Tangenziale Est (chiusa preventivamente al traffico), rimasta bloccata per un’ora e mezza. I manifestanti sono poi rientrati in città dallo svincolo di Lambrate, per dirigersi verso piazza Leonardo Da Vinci.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo a Roma (Ansa).

Tensioni in Veneto: feriti a Mestre e Vicenza

Tensioni in Veneto nei cortei organizzati contro il carovita. A Mestre (Venezia) sette poliziotti sono rimasti leggermente feriti, riportando contusioni e tagli, dopo il contatto con il corteo che cercava di sfondare il blocco del percorso della manifestazione. Tre invece i feriti tra i partecipanti al corteo di Vicenza: uno sarebbe stato colpito in testa da un lacrimogeno. A Treviso alcune uova colorate sono state lanciate contro la sede di Confindustria.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Tende piantate ai Fori Imperiali a Roma (Ansa).

Roma: tende ai Fori Imperiali e lancio di oggetti al Colosseo

A Roma i manifestanti hanno montato le tende ai Fori Imperiali dopo la conclusione del corteo di protesta. Lanci di oggetti contro le forze dell’ordine quando un gruppo di 300 manifestanti si è staccato ed è andato verso il Colosseo. Nel porto di Napoli i manifestanti hanno invaso pacificamente il varco Bausan. A Genova i manifestanti, come preannunciato, hanno occupato l’area portuale da dove poi raggiungeranno il centro. A Ravenna, come effetto del corteo organizzato dalla Filt Cgil, c’è stato il blocco operativo e del traffico del porto.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio

Dopo un’avventura lampo, durata giusto il tempo di tre settimane, Rosario Dimito ha già trovato la sua nuova destinazione lavorativa. E quale se non la realtà editoriale da settimane sulla bocca di tutti per l’intesa campagna acquisti del suo padrone, Leonardo Maria Del Vecchio? Sì, anche Dimito entra nella galassia di Qn, assunto con un contratto da editorialista.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Il big delle pagine di economia quest’estate aveva lasciato Il Messaggero per trasferirsi, da settembre, al gruppo Sae di Alberto Leonardis, con l’incarico di fare contenuti per tutto il digital. Dopo appena 21 giorni, però, la brusca separazione. Qualcuno aveva rivisto Dimito nei paraggi di via del Tritone, a Roma, sede del suo vecchio quotidiano. Ma per lui niente ritorno all’ovile. Dopo l’esperienza flash a Torino, si passa alla corte di Lmdv. Al quale consigliamo, attento com’è a ricoprire i giornalisti di benefit e lauti stipendi, di non tralasciare alcun comfort, soprattutto quando si parla di stanze di alberghi…

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere


Arci Milano rischia di chiudere per via del contenzioso col Comune di Sesto San Giovanni. Il casus belli è rappresentato dal debito di quasi 400 mila euro che l’associazione ha accumulato nei sette anni in cui ha gestito il Carroponte, peraltro trasformandolo da area abbandonata a sede dei concerti dei più rinomati artisti internazionali.

La proposta di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni

L’arretrato nasce dal consumo di energia elettrica, calcolato solo a posteriori perché con l’amministrazione di centrosinistra non si era pensato a installare contatori separati per spettacoli ed eventi targati Arci. L’associazione inizialmente ha contestato l’ammontare del debito, ma dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione si propone di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il logo di Arci Milano.

Tuttavia il Comune – nel frattempo passato al centrodestra, con la storica svolta del 2017 – non sente ragioni. Il sindaco leghista Roberto Di Stefano sostiene di non poter accettare il pagamento a rate, se non vuole essere sanzionato dalla Corte dei conti per danno erariale.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano (foto Imagoeconomica).

Arci a sua volta ha presentato un ricorso al Tar e un esposto alla stessa Corte dei conti, affermando che l’amministrazione non verrebbe intaccata nei propri interessi, visto che in caso di mancato pagamento anche di una sola rata scatterebbe la procedura per il saldo del debito residuo. I vertici dell’associazione parlano di «scelta politica» e di un «comportamento da campagna elettorale», visto che nella primavera 2027 si torna a elezioni e, con Di Stefano non ricandidabile, il centrodestra cercherà un terzo successo consecutivo che non è per nulla scontato.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa

Propaganda, disinformazione e intelligenza artificiale. Un mix esplosivo ha travolto la campagna elettorale delle midterm americane in programma il 9 novembre. Non soltanto un test cruciale per il futuro politico di Donald Trump: queste elezioni di metà mandato sono anche le prime in cui l’IA ha raggiunto una potenza di fuoco tale da poter influenzare davvero le decisioni degli statunitensi. Eppure non è passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne. Erano le Presidenziali del 2024, Trump contro Kamala Harris. Solo che nel frattempo, in appena due anni, le grandi piattaforme social, dove milioni di elettori si informano, sono pericolosamente progredite a livello tecnologico: oggi YouTube, Facebook, Instagram, TikTok e X possono contare su sistemi avanzati basati sull’intelligenza artificiale. Per non parlare di Google, che con l’IA genera riassunti dei profili dei candidati, mentre chatbot come ChatGPT (di OpenAI) o Claude (Anthropic) sono diventati gli strumenti preferiti di chi cerca notizie sul web. E tutto questo come ha cambiato le regole del gioco?

«Ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto»

I politici e i loro staff ricorrono ormai sistematicamente all’intelligenza artificiale per creare contenuti propagandistici. Col rischio (e in alcuni casi proprio la spudorata intenzione) di somministrare agli utenti una dose massiccia di fake news, minacciando così l’integrità del voto. Frances Haugen, l’ex ingegnera di Facebook che ha svelato la tossicità della piattaforma di Mark Zuckerberg, ha spiegato al Guardian che «ora è possibile condurre una campagna d’informazione con una qualità che nel 2016 era impossibile, e a un prezzo molto, molto basso». L’esperto di politica digitale Deen Freelon ha detto al New York Times che «ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto».

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Mark Zuckerberg (Ansa).

I soldi spesi nell’IA sono passati da 50 mila dollari a 137 milioni…

Sarà pure sconosciuto, ma, a quanto pare, questo territorio non spaventa i candidati alle midterm, specialmente i repubblicani di Trump. Del resto, nell’IA hanno trovato un’arma micidiale per plasmare la percezione che i cittadini hanno dei loro antagonisti alle urne. Così, come segnala Wesleyan Media Project, che monitora la pubblicità politica negli Usa, soltanto nel 2026 i candidati di entrambi i partiti hanno speso più di 137 milioni di dollari per generare, tramite l’intelligenza artificiale, oltre 220 annunci, il 70 per cento dei quali senza alcuna etichetta che avvertisse della creazione attraverso l’IA. E pensare che l’investimento in questo campo era quasi nullo nella tornata precedente: meno di 50 mila dollari.

L’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana

Non sorprende constatare, poi, che l’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana. Certo, Trump (o chi per lui del suo staff) da tempo inquina il dibattito pubblico con le sue clip provocatorie che periodicamente danno forma alla sua visione del mondo. Da quella che promuoveva la costruzione del lussuoso resort a Gaza, sopra i cadaveri dei palestinesi uccisi, a quelle in cui umiliava chi ha osato manifestare contro la sua deriva autoritaria. Fino al video in cui il presidente si è trasformato in un personaggio dei Lego che, a tempo di rap, si vanta dei presunti risultati del suo secondo mandato. In tutto, di questi assurdi filmati ne sono stati contati almeno 60.

Intanto, la normalizzazione dell’IA ci ha messo poco a travalicare i confini dell’accettabile. Una delle vittime è stato il democratico James Talarico, che aspira a strappare ai repubblicani del Texas uno dei loro seggi più preziosi al Senato. Il suo rivale, Ken Paxton, ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale per creare uno spot in cui gli fa rivisitare, con parole sue, la Bibbia.

Talarico è finito nel mirino anche di Ryan Amacher, un provocatore di estrema destra nostalgico della Germania nazista, che ha pubblicato un audio deepfake in cui sembrava che il democratico fosse stato ricoverato in un centro di salute mentale.

Senza dimenticare l’inadempienza dei doveri da parte dei colossi tech, che negli ultimi anni, specialmente dopo la vittoria alle Presidenziali di Trump, hanno ridotto gli sforzi per individuare e neutralizzare i contenuti manipolati. Per esempio sia Meta sia YouTube, di proprietà di Google, hanno eliminato nel 2023 le politiche contro le bufale che sostenevano la tesi della frode nella vittoria di Joe Biden nel 2020.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Donald Trump e Elon Musk (Ansa).

Musk, il più grande finanziatore della storia delle midterm

Come sottolineato da uno studio del Brennan Center for Justice, quei pochi meccanismi adottati da alcune aziende di intelligenza artificiale per arginare la disinformazione falliscono: sebbene smentiscano la teoria del complotto sulle elezioni rubate a Trump, la maggior parte dei chatbot non è in grado di identificare i deepfake, «nemmeno quando erano stati loro stessi a crearli». D’altronde, molte di queste società sono accusate di conflitto d’interessi per aver donato miliardi di dollari ai candidati in campo. L’esempio di Elon Musk è il più eclatante: il proprietario di X è il più grande finanziatore della storia delle midterm, avendo investito una cifra record compresa tra i 366 e i 446 milioni di dollari complessivi a sostegno della causa conservatrice.

Maria Rosaria Boccia presenta querela in Procura: teme di essere spiata

Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia, hanno presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata (Napoli), in cui viene ipotizzata una possibile manomissione del telefono cellulare dell’imprenditrice e dei dispositivi collegati.

Boccia dice di non riuscire a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo

Boccia, stando alla querela, non riesce a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo, assieme a lei coimputato davanti al Tribunale di Roma nel processo scaturito dalla denuncia per interferenze illecite presentata dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e dalla moglie, la giornalista Federica Corsini. Boccia ha pertanto chiesto di verificare se il suo smartphone sia stato oggetto di manomissioni eseguite da remoto e dunque l’eventuale sussistenza del reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche attraverso l’uso di software malevoli. Alla querela sono state allegate una serie di schermate di chat su WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale che vede imputati Boccia e Tarallo.

Stellantis riorganizza la comunicazione in Italia

Riorganizzazione del team di comunicazione di Stellantis in Italia, diretto da Claudio D’Amico, tramite la redistribuzione degli incarichi tra cinque manager (operativi dal primo novembre) e l’accorpamento della gestione delle relazioni con la stampa di diversi marchi del gruppo.

I movimenti nel team di comunicazione di Stellantis in Italia

Dal primo novembre Marco Freschi, finora PR Manager di Fiat, Abarth, Fiat Professional, Stellantis Pro One, Stellantis Fleet & Business, assumerà l’incarico di PR Manager di Citroen e DS Automobiles. Andrea Gualano, già PR Manager di Jeep, Dodge e Ram, assumerà lo stesso ruolo per Fiat, Abarth, Fiat, Fiat Professional e Lancia. Marco Pontida entrerà in carica come PR Manager di Peugeot, mantiene lo stesso ruolo per Alfa Romeo. Stefano Virgilio diventerà PR Manager di Pro One e di Stellantis B2B, mantenendo l’incarico per Opel. Erika Camelin, che resterà PR Manager di Leapmotor, assumerà pure l’incarico di PR Manager di Parts & Service.

Crédit Agricole in Italia, i risultati dei primi nove mesi del 2026: utile netto a 1,5 miliardi

Sono stati presentati i risultati dei primi nove mesi del 2026 del gruppo Crédit Agricole in Italia, che ha conseguito un utile netto pari a 1,526 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico per Crédit Agricole, con una crescita dei ricavi pari a 4 miliardi di euro (+4,5 per cento a/a). La performance del Gruppo guidato da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, si riflette nel sostegno all’economia reale con un totale finanziamenti pari a 105 miliardi di euro (+3,9 per cento a/a) e una raccolta complessiva stabile a 348 miliardi di euro. Il Gruppo ha in Italia oltre 6 milioni di clienti e 16 mila collaboratori.

Utile netto di Crédit Agricole Italia a 708 milioni

Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati relativi ai primi nove mesi del 2026. L’utile netto consolidato si attesta a 708 milioni di euro, in crescita del 2,1 per cento su base annua. La banca ha continuato ad affiancare famiglie e imprese con un’offerta di prodotti e servizi ampia e completa, facendo leva sulle sinergie con tutte le società del Gruppo presenti in Italia. Il dinamismo commerciale è confermato dall’espansione della base clienti (+3 per cento a/a), con 152 mila nuove acquisizioni, risultato sostenuto dal costante contributo del canale digitale (38 per cento). La patrimonializzazione si conferma solida. Common equity tier 1 e total capital ratio si attestano, rispettivamente, a 13,3 per cento e 18,1 per cento, mantenendo un ampio margine rispetto ai requisiti minimi assegnati dalla Bce. A livello globale, il Gruppo Crédit Agricole ha ottenuto nei primi nove mesi del 2026 un utile netto di 8,302 miliardi, con ricavi pari a 31,378 miliardi di euro.

L’inflazione a ottobre sale al 5,4 per cento: record dal 2023

Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a ottobre l’inflazione ha accelerato ancora, tornando al livello registrato ad agosto 2023: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,9 per cento su base mensile e a +5,4 per cento su base annua, in forte aumento rispetto al +4,2 per cento rilevato a settembre.

Inflazione oltre le attese con il caro energia

L’aumento, spiega l’Istat, è spinto soprattutto dalla ripresa dei beni energetici (la variazione tendenziale passa dal +22,6 per cento di settembre al +31,4 di ottobre), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale, e dai rincari nel settore alimentare (in particolare i prodotti non lavorati, saliti da +5,5 per cento a +7,5) e nei servizi di trasporto (da +1,6 per cento a +3,1). Accelera anche il cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelera (da +1,5 a +2,5 per cento) e l’inflazione di fondo si attesa a +2,0 per cento (da +1,6). L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4 per cento.

Chi è il magnate ceco Michal Strnad, che ha offerto 30 miliardi per Delfin

https://www.lettera43.it/del-vecchio-lunico-giocattolo-che-leonardino-non-puo-comprare/Delfin ha rifiutato l’offerta del magnate ceco Michal Strnad, che il 20 ottobre aveva messo sul piatto 30 miliardi di euro per l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio, la cui proprietà è molto frammentata: ognuno degli otto eredi detiene infatti il 12,5 per cento, e come noto, ci sono forti contrasti interni. La notizia, anticipata dal Domani, è stata confermata da Leonardo Maria Del Vecchio, secondo cui «il lavoro di una vita» del padre Leonardo, fondatore di Luxottica, «deve restare un patrimonio dell’Italia».

Strnadc è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca

Strnad, che ha solo 34 anni, è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca: nel 2018 ha rilevato dal padre Jaroslav (che a metà Anni 90 aveva fondato Excalibur Army, azienda specializzata nel recupero e nella commercializzazione di mezzi militari dismessi dopo la fine della Guerra Fredda) il controllo nel 2018 del gruppo Czechoslovak Group (CSG), attivo nella difesa, che oggi capitalizza circa 14,7 miliardi di euro. Come ha evidenziato l’Economist, il fatturato di CSG ha cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: il gruppo è infatti uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga (e finanziato da diversi Paesi occidentali) per fornire munizioni a Kyiv.

Il colosso CSG è quotato in Borsa da gennaio

Della galassia di CSG, sbarcato a gennaio alla Borsa di Amsterdam, fanno parte oltre 100 aziende, appartenenti non solo alla difesa: dall’italiana Fiocchi, punto di riferimento a livello globale nella produzione di munizioni di piccolo calibro, a Kinetic Group, ramo delle munizioni di Vista Outdoor che comprende marchi statunitensi come Federal, CCI e Remington, fino a Tatra, storica casa automobilistica ceca, e l’italiana Armi Perazzi. Nel portafoglio di Strnad, diversificato attraverso una serie di investimenti del braccio finanziario Akipia, figurano anche la maggioranza del Viktoria Plzeň, squadra di calcio ceca, e il 14 per cento di Pirelli, acquisita dai cinesi di Sinochem per 987 milioni.

Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.

Intesa Sanpaolo: avanti con l’offerta su Mps, pronta un’opa obbligatoria su Mediobanca

All’indomani dell’assemblea dei soci di Mps che ha bocciato la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, tramite una nota Intesa Sanpaolo ha confermato formalmente l’intenzione di proseguire con l’opas rivolta alla totalità delle azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena. La decisione di procedere è una diretta conseguenza dell’esito dei voti assembleari di Rocca Salimbeni, che hanno respinto una serie di operazioni straordinarie alternative che avrebbero mutato l’assetto della banca senese, e da cui è uscito un “no” anche alla riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria di riserve.

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Pronta un’opa obbligatoria su Piazzetta Cuccia

Il punto cruciale per il proseguimento dell’offerta di Intesa Sanpaolo riguardava la fusione per integrazione tra Mps e Mediobanca. L’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti confermato la rinuncia alla relativa ‘condizione di efficacia’ posta originariamente l’8 giugno. L’offerta, di conseguenza, resta pienamente valida e non viene annullata dal mancato accordo con Piazzetta Cuccia. La nota diffusa chiarisce infine un ulteriore passaggio: nel caso in cui l’opas su Mps dovesse perfezionarsi con successo, la banca torinese promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni ordinarie di Mediobanca che non sono attualmente detenute né da Monte dei Paschi né dalla stessa Intesa Sanpaolo.

Novaya Gazeta chiude in Russia: «Uccisi dalle autorità e dai servizi»

Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. «Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività», si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

Cercasi accompagnatore. Pare un annuncio per gigolò. Invece è soltanto la condizione terminale della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), che continua a dimenarsi in cerca di un presidente, sette mesi dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale del Mondiale 2026. A contendersela sono due soggetti che di ritirarsi a vita privata non vogliono proprio saperne: il dottore in giurisprudenza Giovanni Malagò, 67 anni, e il geometra Adriano Galliani, 82 anni. Entrambi alle prese con un problema di tesseramento: ciò che risulta incredibile, se si pensa alla vastità del loro curriculum dirigenziale. Ma tant’è. Per questo entrambi hanno dovuto trovare l’escamotage per sanare la propria posizione: farsi tesserare come dirigenti accompagnatori, appunto.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò e Adriano Galliani nel 2013 (Imagoeconomica).

I taxi del Calcio a 5 dell’Aniene e dell’interista (sic!) Enotria

Nel caso di Malagò, il ruolo gli è stato concesso dalla squadra di calcio a 5 del Circolo Aniene, istituzione di cui è presidente onorario. Quanto a Galliani, si è rivolto all’Enotria. Che sarebbe un club milanese specializzato in formazione di giovani calciatori nonché affiliato all’Inter. Fatto che, per l’uomo che ha rappresentato un trentennio di milanismo, stride parecchio. Ma che volete farci? Siamo nell’epoca delle società liquide e del calcio gassoso. Sicché può starci pure che l’ex plenipotenziario rossonero compia il primo passo verso la candidatura presidenziale foderandosi di nerazzurro. Conta solo che i due, proponendosi nel ruolo di attempati accompagnatori, si siano messi nelle condizioni di rispettare le regole. Che solo dirlo fa sganasciare dalle risate. A proposito: ma non è che, per caso, sarebbe disponibile anche il buon vecchio Tonino Matarrese, che alla fine di anni ne ha solo 86?

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Figc, un crescendo di pasticci

Non serve che chiediate al calcio di dimostrare la sua impossibilità di essere normale: lo fa benissimo da sé, senza necessità di sollecitazioni. E per scongiurare il rischio che ve ne dimentichiate, ne dà mostra ogni volta in modo peggiore. Basta guardare freddamente la situazione, senza soffermarsi sui singoli episodi e sul loro carattere pirotecnico, che pare fatto apposta per calamitare l’attenzione sul dettaglio, deviandola dall’insieme. L’insieme dice che, da quel 31 marzo a Zenica che vide la Nazionale azzurra eliminata dalla Bosnia-Erzegovina, la Figc ha perso qualsiasi parvenza di stabilità.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

C’è stato dapprima il “trimestre bianco” di Gabriele Gravina, dimissionario ma rimasto in carica per l’ordinaria amministrazione nell’attesa del nuovo presidente: che in realtà non è stato un presidente, ma un circo. Il Circo Malagò. Fatto di finta innovazione della governance e reale personalismo nella gestione delle cose federali. Il primo intoppo, quello di cui è stata vittima la triade Maldini-Leonardo-Pirlo, sarebbe già stato prova sufficiente per rimandarlo a casa. Ma poi c’è stato anche il resto: l’anienizzazione della Nazionale e dei ruoli federali, la nomina di Diana Bianchedi palesemente incompatibile con la carica di vicepresidente Coni, e infine la scoperta che lo stesso Malagò fosse ineleggibile perché non tesserato dalla Figc. Risultato: federazione commissariata, con Malagò nominato commissario di se stesso e al lavoro per preparare l’elezione di se medesimo.

Galliani, orfano di Silvio, adesso prova a fare da sé

In un Paese normale sarebbe intervenuto non già il ministero competente, ma l’ambulanza dotata di camicie di forza. Ma siamo in Italia e questo basta per spiegare anche l’altra candidatura: Galliani Adriano da Monza, che si concede una nuova sfida nel calcio. Ne era uscito una prima volta dopo la fine dell’era berlusconiana al Milan; vi era rientrato durante la breve parentesi in cui Silvio ha voluto regalarsi il Monza come balocco calcistico della vecchiaia, ma dopo la morte del capo anche per il geometra è arrivata la fine di quella traiettoria. Adesso Galliani prova a fare da sé, senza l’ombra di Sua emittenza a tutelarlo.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Adriano Galliani (Imgoeconomica).

Può spendere un passato dirigenziale che lo ha visto impegnato anche nel ruolo di presidente della Lega Serie A. Un ruolo che ha lasciato il segno al punto tale che, come ci è stato raccontato da una voce confidenziale in Lega, ai tempi in cui era amministratore delegato del Monza il geometra, durante le assemblee, sedeva accanto ai dirigenti dei grandi club anziché nelle poltrone di retrovia della sala. Anche dove piazzi le natiche dice chi sei. Tornando al discorso del Paese normale, uno che nel 1991 ritirò dal campo la squadra durante una partita dell’allora Coppa dei Campioni contro il Marsiglia, in Francia, per il blackout di uno dei riflettori, non avrebbe più dovuto avere cittadinanza nel mondo dello sport. Ma, ancora una volta, siamo in Italia: sicché, 35 anni dopo quella prodezza, Galliani può serenamente correre per la presidenza Figc.

La partita decisiva si gioca in Lega Serie A

La candidatura di Galliani è un sasso nello stagno. Il balletto di Malagò che commissaria se stesso e poi si avvicenda era dato come naturalmente destinato verso l’esito di Malagò Giovanni che succede a Giovanni Malagò. E invece adesso l’esito è tutt’altro che scontato: perché se scende in campo un soggetto che ha alle spalle un passato (remoto) come quello di Galliani, non si può certo parlare di una candidatura di testimonianza: c’è alle spalle un sommovimento serio. A dimostrarlo è il fatto che due delle componenti di voto (l’Aic che rappresenta i calciatori e l’Aiac che rappresenta gli allenatori) si sono già schierate dalla sua parte. Ma la partita decisiva si gioca, ancora una volta, in Lega Serie A. La cosiddetta Confindustria del calcio era stata la componente che con maggiore decisione si era schierata dalla parte di Malagò in estate (19 società su 20) e grazie a questo endorsement la candidatura dell’ex presidente Coni aveva preso quota.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (foto Ansa).

La logica della scelta è quella del meno peggio

Ma poi sono cominciati i mal di pancia, a partire dalla nomina del commissario tecnico: la Lega pressava per Antonio Conte, Malagò voleva Roberto Mancini (socio Aniene e suo compagno di squadra nel calcio a 5), tanto da far fuori la triade Maldini-Leonardo-Pirlo e rimpiazzarla con Claudio Ranieri (Aniene pure illo) accanto al ct. E poi c’è stato tutto il balletto delle decisioni prese in totale autonomia, senza consultare le altre componenti. Era troppo sicuro del suo potere, Giovannino. Ma adesso che sente sul collo il fiato di Galliani, si preoccupa sul serio. Potrebbe essere ricordato come il presidente che non lo è mai stato, e che per nemmeno un anno ha governato da abusivo. Degna chiusura della carriera da dirigente sportivo. Per questo adesso rivendica risultati improbabili come prova del suo buon governo: tipo le vittorie della Nazionale sotto il suo mandato (due partite contro una scassatissima Turchia, capirai). Dal canto suo, Galliani non sa ancora su chi potrà contare come base elettorale. In Lega Serie A il consenso non è così scontato: persino i suoi due ex club, Milan e Monza, non sembrano schierati in partenza con lui. Ma potrebbe far leva sulla vasta delusione provocata da Malagò nelle stanze di via Rosellini. In fondo, la logica della scelta sarà quella del meno peggio. Di modo che il calcio italiano continui a galleggiare nella melma che è il suo habitat più recente.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò con Roberto Mancini.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci scende ancora, sorpasso di Avs

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi, media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto realizzata sulla base di nove sondaggi realizzati da sei istituti dal 15 al 28 ottobre, evidenzia un netto calo di Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci è infatti dato adesso al 6,1 per cento: -1,1 rispetto alla Supermedia di due settimane fa.

Futuro Nazionale viene anche raggiunto dalla Lega

La nuova Supermedia evidenzia la crescita di Fratelli d’Italia, principale beneficiario del netto calo dei vannacciani: il partito di Giorgia Meloni sale al 27,9 per cento (+0,7). Il Pd è dato al 20,2 per cento (+0,1), mentre frena ancora il Movimento 5 stelle, ora all’11,9 per cento (-0,5). Forza Italia è stabile al 7,4 per cento. Segue Alleanza Verdi e Sinistra, che nonostante un leggero calo (-0,2) con il 6,2 per cento è ora davanti a Fn, raggiunto peraltro dalla Lega (+0,1). Per quanto riguarda i partiti minori, Azione è al 3,3 per cento (+0,1), Italia Viva è stabile al 2,4 per cento, +Europa scende all’1,5 per cento (-0,2) e il Partito Liberal Democratico all’1,3 per cento (-0,1). In leggera frenata Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1), stessa quota di Sud chiama Nord. Per quanto riguarda le coalizioni, entrambe in risalita, c’è sostanziale parità tra il campo largo al 43,8 per cento (+0,7) e il centrodestra al 43,7 (+0,8).

I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali

Dopo aver detto no alla fusione per integrazione con Mediobanca, l’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena ha bocciato le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali: tramonta così il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per resistere all’offerta di Intesa Sanpaolo.

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I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

In entrambi i casi il ‘no’ ha superato quota 90 per cento

All’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, primo punto del piano di Lovaglio, ha detto no il 91,1 per cento del capitale presente (due terzi del totale), a fronte di un 6,47 favorevole e di un 2,41 che si è astenuto. Nel caso dell’offerta su Banca Generali, i voti contrari sono stati pari al 90,9 per cento del capitale presente, quelli favorevoli al 6,66 e gli astenuti al 2,41.