Striscia la notizia è stata chiusa. Senza neppure un funerale, che un programma del genere, in onda dal 1988, forse avrebbe anche meritato. Ora si assiste a una vera e propria diaspora, tristissima, della squadra di inviati e conduttori che per decenni ha lavorato al tg satirico.
Dal Gf vip a Ballando: cosa fanno ora i volti di Striscia
Moreno Morello e Francesca Manzini al Grande fratello vip. Jimmy Ghione a Ballando con le stelle. Vittorio Brumotti è passato a Rai1 dove ha condotto il programma Italia A/R. Roberto Lipari, comico, si arrangia con qualche spettacolo, così come Sergio Friscia. Cristiano Militello è su R101, così come Rajae Bezzaz. Dario Ballantini è in tour con i suoi spettacoli mentre Valerio Staffelli, dopo migliaia di tapiri consegnati, ha sviluppato un suo format su YouTube, Lo Staffo è sempre all’erta, dedicato alla lotta alle frodi. Ezio Greggio si gode la vita a Montecarlo mentre Enzino Iacchetti è diventato un pepato opinionista politico in tv. Luca Abete, Enrico Lucci, Stefania Petyx, Max Laudadio e Pinuccio sono sostanzialmente fermi.
Ricci fagocitatore di talenti
Insomma, ci si arrabatta, quando ci si riesce, alla periferia dell’impero televisivo, in quegli anfratti che sono sempre stati il terreno preferito per le prese in giro di Striscia sulla finzione della tv e il meretricio artistico. Nessuno degli inviati di Striscia, storicamente, è riuscito a fare il grande balzo, ad affrancarsi, a costruirsi una vera e solida carriera: perché la presa di Antonio Ricci, inventore e deus ex machina del programma, è sempre stata tanto generosa quanto salda. Lui era il genio, gli altri dei semplici sudditi. E in effetti, se ci pensiamo, da Striscia la notizia, al netto della grandezza di Ricci, non è mai emerso praticamente nessuno.
L’eccezione di Ficarra e Picone
Gli unici che probabilmente hanno avuto un vero boost dalla conduzione sono stati Ficarra e Picone, che tuttavia si sono accorti dell’abbraccio mortale di Ricci e nel 2020 hanno abbandonato il programma per dedicarsi al cinema e al teatro. Greggio era già Greggio quando iniziò a condurre il tg satirico. Iacchetti, probabilmente, è diventato qualcuno, senza però mai combinare molto al di fuori della trasmissione. Gli altri conduttori, da Gerry Scotti a Michelle Hunziker, erano già personaggi famosi, e Roberto Lipari, Sergio Friscia, o Valeria Graci sono tornati in un quasi anonimato una volta terminata l’avventura a Striscia.
Ficarra e Picone nel 2020 (Ansa).
Veline queste sconosciute
Stessa cosa per quanto riguarda le Veline: sul bancone di Striscia, dal 1988, ne sono passate una cinquantina, ma quasi nessuna si è affermata come una stella dello show business. Ci ricordiamo di Elisabetta Canalis (anche se non è chiarissimo che mestiere faccia), di Maddalena Corvaglia (idem come sopra e concorrente al nuovo Tale e quale show), di Roberta Lanfranchi (che Ricci ha fatto lavorare a Paperissima), ma poi via via i volti e i nomi diventano sfumati, belle ragazze che non hanno lasciato traccia, e che finita Striscia hanno preso altre strade.
Un sistema chiuso che Mediaset non ha potuto sfruttare
È un po’ la legge di Ricci: finché si sta a Striscia si lavora in esclusiva per Striscia, e nessun tradimento è ammesso. In questo modo, tuttavia, il programma ha trattenuto a sé tutti i potenziali talenti, e non è diventato una fucina di professionisti da cui Mediaset potesse pescare. Era un sistema chiuso, dove a comandare c’era solo lui: Ricci. Ora Striscia non c’è più, i guinzagli sono stati tolti. E quel che resta dei protagonisti del programma più detonante della storia della tv, diciamolo, non fa tanto onore alla sua grandezza.
Essendo circondati da adolescenti, osservando come si vestono i nostri figli e i loro amici, ossia prevalentemente Nike e Air Jordan (che è sempre di Nike), e dovendo strisciare, sanguinando ogni volta, la carta di credito quando i ragazzi fanno acquisti, mai avremmo pensato che Nike potesse essere in crisi. E invece il 5 novembre 2021 il titolo del brand di abbigliamento sportivo valeva in Borsa 177,5 dollari, mentre adesso, dopo meno di cinque anni, siamo a quota 35,5 dollari, un tonfo clamoroso con una perdita secca dell’80 per cento. Come è stato possibile?
Il Nike store sulla Fifth Avenue a New York (foto Ansa).
L’addio di Mbappé è stato un brutto colpo
L’azienda di Portland è sotto attacco. E adesso dovrà fronteggiare la concorrenza del marchio svizzero On anche sul calcio: Kylian Mbappé, il 28enne attaccante francese del Real Madrid, lascia infatti Nike dopo 19 anni, molla il contratto da 14 milioni di dollari annui più bonus, rifiuta un rinnovo decennale da 20 milioni di dollari annui e preferisce trasferirsi armi e bagagli da On come primo importante testimonial e partner (avrà anche una quota azionaria della società e una responsabilità sullo sviluppo dei prodotti) per lo sbarco del brand, finora specializzato nel tennis e nel running, pure nel mondo del pallone.
Un colpaccio per On e per il fresco director of football, l’ex campione francese Thierry Henry. E un duro colpo per Nike nel calcio, che di recente aveva perso pure Lamine Yamal, giovanissima star del Barcellona, passato ad Adidas.
Lamine Yamal (foto Ansa).
Il gruppo svizzero On collabora dal 2019 con Federer
Ma i grandissimi dello sport sono di casa nell’azionariato e nel management di On, che veste anche il nostro tennista Flavio Cobolli: non si deve infatti dimenticare che il gruppo svizzero collabora dal 2019 con Roger Federer e che l’ex mago della racchetta ne detiene il 2,5 per cento del capitale e viene spesso consultato per le nuove creazioni.
Il tennista italiano Flavio Cobolli con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).
Torniamo comunque al tema iniziale: come mai Nike ha perso così tanta capitalizzazione nonostante lo swoosh, il “baffo“, sia praticamente ovunque?
Nike, scarsa innovazione e troppa pigrizia
In realtà le più recenti strategie non sono state esattamente lungimiranti: si imputa alla società una scarsa innovazione, poca ricerca su nuovi prodotti, nessun design di rottura, troppa pigrizia nel puntare tutto sulla massimizzazione delle vendite dei modelli classici, anche datati, sul sotto-brand Air Jordan, lasciando scoperto il segmento tecnico.
Un negozio Nike a Praga (foto Ansa).
Effetti negativi pure dalla decisione di tagliare la distribuzione dei prodotti Nike in catene di abbigliamento di terzi, favorendo invece i negozi monomarca Nike (dove però i ricavi calano del 7 per cento) e la vendita online tramite la app di Nike Digital (pure qui ricavi giù del 12 per cento).
Scarpe Nike vendute in Cina (foto Ansa).
In Cina i brand locali Anta e Li-Ning sono forti concorrenti
Per questi motivi le vendite sono complessivamente diminuite (nel 2025 i ricavi di Nike sono scesi del 10 per cento fermandosi a 46,3 miliardi di dollari) e l’assenza nei negozi di terzi ha favorito l’ascesa di brand concorrenti come On, Hoka, New Balance, e il recupero di Adidas e Brooks. Inoltre i magazzini Nike si sono riempiti e per smaltire le scorte è stata necessaria una politica di vendita aggressiva, con forti sconti che hanno assottigliato i margini e compromesso l’immagine premium di Nike. Male anche in Cina, dove i brand locali come Anta e Li-Ning sono forti concorrenti.
Alexandre Arnault (foto Imagoeconomica).
Nel cda è arrivato il figlio di Bernard Arnault
Pochi giorni fa nel consiglio di amministrazione di Nike è entrato il 34enne Alexandre Arnault, figlio di Bernard Arnault, cioè il patron di Lvmh, per portare aria fresca e idee innovative nelle stanze di Nike. Che comunque, quanto ai cali in Borsa, è in buona compagnia: proprio il già citato gruppo svizzero On, infatti, dopo aver sfiorato i 60 dollari ad azione a fine maggio 2025, ha valutazioni calate a 27,4 dollari, -54,3 per cento in poco più di un anno. Tutto per colpa di una crescita rallentata delle vendite sul mercato americano (negli Stati Uniti c’è un effetto combinato dato dalla crisi dei consumi e dai dazi imposti dal presidente Donald Trump) e di una scarsa distribuzione dei prodotti On all’ingrosso per mantenere un’immagine premium.
Torna la protesta dei trattori, questa volta contro il caro gasolio: da oggi è in preparazione un presidio nazionale a Torrimpietra (Roma), al chilometro 29,7 dell’Aurelia, nello stesso punto dove, in passato, presero forma analoghe proteste degli agricoltori delle zone nord della Capitale. I coltivatori sono pronti a manifestare in particolare per il forte rincaro del gasolio agricolo, arrivato a 1,7 euro al litro (con il diesel per le automobili addirittura a 2,4 euro). Nei propositi il raduno è programmato per tre giorni.
Così Salvatore Fais, agricoltore del nord della Toscana e già leader di Riscatto contadino: «Gli agricoltori tornano a far sentire la loro voce proprio come negli scorsi anni: a febbraio 2024, per esempio, quando invasero la statale Aurelia per raggiungere la Capitale; e ad aprile 2026. Con i costi del carburante alle stelle, i produttori locali non riescono più a sostenere le spese. Dal presidio di Torrimpietra, da più di tre anni, cerchiamo di far sentire la nostra voce, ma la politica e i sindacati continuano a fare finta che non esistiamo».
E gli autotrasportatori sono pronti a scioperare
Minacciano poi lo sciopero contro il caro gasolio gli autotrasportatori. Lo ha annunciato il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, in una conferenza stampa dell’associazione a Roma. Si tratterebbe, ha spiegato, di «un’arma definitiva», perché lo stop «anche solo per un giorno significa fermare il Paese». Anna Vita Manigrasso, presidente nazionale di Assotir, con amara ironia ha constatato che «magari non c’è neanche modo di arrivare allo sciopero»: viste le difficoltà economiche del settore, «gli autotrasportatori potrebbero fermarsi anche perché non ce la fanno più».
Da qualche giorno Hans Crescent Road, nel cuore di Knightsbridge, a Londra, è meno movimentata del solito. Manca l’allegra brigata del Crazy Pizza, la famosa catena di ristoranti di Flavio Briatore e Francesco Costa. Il locale è chiuso, la porta sbarrata, le sale sono totalmente al buio. Agli iscritti alla newsletter del locale è arrivata una email vuota con un semplice oggetto: See You Soon, a presto, che però nel mondo anglosassone è anche un modo garbato di annunciare la chiusura di un’attività. Intanto sul sito e sui social campeggia la promessa di nuove aperture: New location, same crazyness.
La schermata del sito.
La strada del lusso sembrava garanzia di successo
Quello di Hans Crescent non è un indirizzo qualsiasi: chi ha un po’ di familiarità con la città sa che è un luogo super esclusivo: è la strada pedonale che costeggia l’ingresso di Harrods, i celeberrimi grandi magazzini. Ogni anno, su quella via, passano milioni di persone. Un luogo perfetto per il Crazy Pizza, il cui successo – incluse le polemiche sulla Pizza al Patanegra a 60 sterline(prezzo che peraltro a Londra e in quella zona non è nemmeno troppo scandaloso) – sembrava garantito. Peraltro, il compassato pubblico londinese aveva mostrato di apprezzare la miscela di “caciara” e atmosfera modaiola del locale, con le pizze giganti fatte roteare in sala e i dj chhe sparavano brani di Italo-Disco. Così sono cominciate a serpeggiare le voci: per caso il gruppo Majestas, holding che gestisce tutti gli affari di Briatore nell’ospitalità, ha alzato bandiera bianca?
Harrods in Hans Crescent Road (Ansa).
Nel settembre 2025 il flop di Sumosan Twiga
A Londra Crazy Pizza aveva debuttato nel 2019, con un locale nella zona di Marylebone, dove prima si trovava uno degli storici ristoranti di Carluccio’s. In un secondo momento si era trasferito davanti a Harrods. Alcune voci parlano di una possibile riapertura, forse nella zona Est, quartieri molto giovani e vivaci che però non sono lontanamente comparabili con Knightsbridge, né come prestigio, né come prezzi. Sempre vicino a Harrods, lungo Sloane Street, Briatore aveva aperto anche il risto-disco-sushi Sumosan-Twiga che ha chiuso i battenti a settembre 2025 con perdite relative al 2024 per oltre 1,8 milioni di euro. Insomma, il quartiere di Knightsbridge sarà pure pieno di milionari, ma pare non portare fortuna al Flavio Nazionale.
A partire dal 29 settembre sarà disponibile in libreria La strada, esordio del giornalista e manager della comunicazione Augusto Rubei. Un racconto crudo ed empatico che ripercorre la storia di Pietro, per tutti “Pietruccio”, un bambino goffo e impacciato che nasce a San Basilio, nella periferia più dura di Roma, dove l’infanzia finisce presto e nessuno ti spiega come si diventa grandi. Nel giorno d’uscita, il libro sarà anche presentato alle 18.30 presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, dove l’autore dialogherà con la condirettrice del Corriere della seraFiorenza Sarzanini.
La trama
Come anticipato, la trama segue la storia di Pietro, un bambino cresciuto in un contesto dove violenza, droga e silenzio sembrano già tracciare il destino della sua generazione. Dopo un episodio che gli fa capire di avere davanti due possibilità — arrendersi al futuro che gli altri hanno scritto per lui o cercare una via d’uscita —, il protagonista decide di provare a cambiare strada. Impara così a sopravvivere, a riconoscere i pericoli e a costruirsi un percorso diverso, fino ad arrivare alle stanze più importanti e riservate del Paese, ambienti che sembravano irraggiungibili per un ragazzo come lui. Un viaggio di riscatto che, però, non significa dimenticare le proprie origini, ma imparare a portarle con sé.
Il giudice del Tribunale del Lavoro di Roma si è riservato di decidere sul ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai a fine agosto. Al termine dell’udienza il giornalista ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni. Era presente anche Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, il quale ha spiegato ai cronisti: «Ero venuto qui come persona informata sui fatti, se il giudice avesse voluto sentirmi». Ma la cosa non è accaduta.
Ranucci aveva depositato il 15 settembre un ricorso urgente ex art. 700 del Codice di procedura civile, in modo da poter rientrare alla conduzione di Report in tempo utile per prima puntata della nuova stagione, che inizierà l’8 novembre (con al timone Daniele Piervincenzie Claudia Di Pasquale – dopo la rinuncia di Giulia Presutti). Ranucci, nel ricorso, ha contestato le motivazioni del provvedimento della Rai, ritenute carenti, il demansionamento e la discriminazione. Il giornalista, peraltro, entro il 27 settembre è stato chiamato a scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione del Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).
L’aeroporto di Milano-Malpensa è stato ufficialmente intitolato a Silvio Berlusconi, con una cerimonia a cui erano presenti, oltre ai familiari, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Assente invece il sindaco di Milano Beppe Sala, cosa che ha suscitato qualche polemica da parte del leader della Lega. «Dispiace per gli assenti, perché oggi non è una giornata politica, non ricordiamo il Berlusconi politico, ricordiamo uno dei più grandi imprenditori della storia della Repubblica Italiana. Non è un’intitolazione partitica, è un riconoscimento della realtà. Spero che ci sia un futuro in cui anche la politica si riunirà riconoscendo i meriti storici e innegabili di qualcuno aldilà dell’appartenenza», ha detto Salvini.
Sala: «Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare?»
La replica di Sala non si è fatta attendere: «Sento qualcuno lamentarsi della mia assenza – a dire il vero non si cita il mio nome, ma la sostanza è quella – all’intitolazione di Malpensa a Silvio Berlusconi. Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare? Essere presente, con un finto sorriso? Oppure essere presente e ribadire i miei distinguo? Sono un uomo coerente e cerco di ricordarmene ogni giorno. Segnalo che nello stesso momento ero, con la fascia di sindaco Metropolitano, a Inveruno per inaugurare una piazza a Piersanti Mattarella. Ho preferito essere lì».
Jannik Sinner, che sembrava pronto a tornare a giocare, salterà anche il torneo Atp 500 di Pechino, che inizierà il 30 settembre e dove avrebbe dovuto difendere il titolo conquistato un anno fa. Lo ha annunciato lui stesso con un video in inglese sui social: la decisione è stata presa a causa del perdurare del problema al ginocchio destro.
«Mi dispiace molto annunciare che quest’anno non potrò giocare a Pechino. Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere. Ma farò tutto il possibile per tornare in campo il prima possibile», ha detto Sinner. E poi: «Quello che mi manca di più è naturalmente il torneo, i tifosi e l’atmosfera. Negli anni scorsi sono stato davvero benissimo qui e ho anche vinto il titolo l’anno scorso. Sono molto deluso di non poterlo difendere quest’anno, ma sono felice di poter tornare l’anno prossimo. Auguro a tutti un grande torneo e ci vediamo molto presto di nuovo in campo».
Sinner non gioca una partita dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon
L’ultimo match giocato da Sinner è la finale di Wimbledon, vinta contro Alexander Zverev il 12 luglio. Poi l’infiammazione al ginocchio destro, che ha costretto il fuoriclasse azzurro a saltare tutta la stagione sul cemento americano. Il prossimo in cui potrebbe scendere in campo è il Masters 1000 di Shanghai, che comincerà il 7 ottobre e al quale è già iscritto. Ma l’opzione più credibile è un rientro tra Vienna e Parigi, due tornei che un anno fa aveva vinto. Con il forfait di Pechino si assottiglierà ancora il vantaggio nel ranking Atp su Zverev, secondo in classifica: con un doppio successo in Cina il tennista tedesco lo supererebbe.
Il Consiglio di amministrazione di FiberCop ha nominato Marco Nespolo amministratore delegato, con effetto dal 12 ottobre 2026. Massimo Sarmi, che ricopre la carica di presidente di FiberCop dal novembre 2020 e ha svolto anche il ruolo di ceo da gennaio 2025, continuerà nel suo ruolo di presidente, garantendo continuità nella governance mentre la società prosegue lo sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. Il cda ha anche riconosciuto che, sotto la guida di Sarmi, la separazione di Fibercop è stata realizzata con successo, il Pnrr è stato completato integralmente e una storica infrastruttura in rame si sta trasformando in una moderna rete ad accesso aperto.
17 cittadini, tra cui 14 minori, sono stati perquisiti in diverse città italiane da carabinieri del Ros e agenti della Digos con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo. In particolare, pubblicavano manifesti sulle stragi di attentatori suprematisti esaltando Hitler o Brenton Tarrant, l’autore di attacchi a moschee con decine di morti, e proponevano tecniche per azioni o costruzione di ordigni. Alcuni di loro partecipavano al gruppo social Chat del Nuovo ordine europeo, altri al gruppo del Fronte fascista italiano con post contro ebrei, omosessuali e persone di colore.
Simulavano nei giochi online l’omicidio di persone appartenenti a minoranze etniche
Durante le perquisizioni sono state sequestrate anche armi bianche tra cui coltelli, vessilli e oggetti che richiamano alla simbologia nazista. Gli indagati giocavano anche online simulando virtualmente omicidi di persone appartenenti a minoranze etniche. Le perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros con il supporto dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento e dagli agenti della Digos della questura di Verona, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Bresca e Trento.
La campagna elettorale è ormai avviata. E per tentare di contenere Roberto Vannacci non bastano misure come il superamento del bollo auto, il tetto agli alunni stranierinelle classi e il divieto di burqa a scuola. Giorgia Meloni vuole giocarsi tutte le carte in vista delle Politiche. E, alla ripresa dopo la pausa estiva, la trasformazione della premier è evidente, nei contenuti e nel look: più pop e meno istituzionale.
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
All’Onu manda Tajani, lei preferisce il gala dinner con Wintour
Meloni ha anticipato che intende concentrarsi sui temi nazionali nei prossimi mesi. Resterà prevalentemente in Italia e l’unico impegno internazionale che ha tenuto a mantenere in agenda è il vertice del G20 a Miami, a metà dicembre. All’assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana, per esempio, ha mandato Antonio Tajani. Non ha voluto mancare, invece, al gala dinner della Fashion week milanese (l’ultimo premier che ha partecipato agli eventi della settimana della moda è stato Matteo Renzi nel 2016). Alla cena a Palazzo reale Meloni era seduta tra ll’ambasciatore Usa, Tilman J. Fertitta, il miliardario texano proprietario degli Houston Rockets, che quest’estate ha girato le coste italiane a bordo del suo mega yacht, e il padrone di casa, Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda. Di fronte erano accomodati il sindaco di Milano Beppe Sala e la donna più influente della moda mondiale, Anna Wintour.
Il tour delle eccellenze made in Italy
Al suo arrivo, in tailleur in raso nero e camicia bianca con dettagli in pizzo – total look di Ermanno Scervino -, la premier ha posato sul red carpet come una star, prima di lei si sono fermati a favore dei fotografi il cantante Ghali e la top model Bianca Balti (in mini abito trasparente). Ma quello a Palazzo Reale è stato solo l’ultimo del ciclo di appuntamenti orientati verso le realtà produttive italiane inaugurato dalla leader di Fratelli d’Italia. Prima di Milano, Meloni non è mancata ai 500 anni di Beretta, a Gardone Val Trompia; ha visitato lo stabilimento dell’azienda di moda di lusso Herno, a Lesa, sul Lago Maggiore; e la fabbrica di posateria di Sambonet Paderno Industrie, a Orfengo, nel Novarese, marchio vincitore più volte del Compasso d’oro.
Insomma, un tour – tra selfie e folle di ammiratori – tra le eccellenze e le realtà produttive del Nord come mai prima d’ora era stato organizzato da Palazzo Chigi. È solo l’inizio, spiegano dalle parti della presidenza del Consiglio, nei prossimi mesi Meloni sarà completamente concentrata sull’Italia.
Addio modello Merkel, ecco la svolta blig-bling
Parallelamente all’avvio della campagna sul territorio, si è poi conclusa un’altra trasformazione: quella del look e dell’aspetto della leader. Nei giorni scorsi, Meloni è apparsa in tv da Bruno Vespa ancora più curata del solito. Sembrano lontanissimi gli anni del tailleur “catarifrangente” con cui si sentì il “brutto anatroccolo” vestito da “Platinette” di fianco a Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, sistemate in ordine di altezza, durante le pose per le foto del giuramento del Berlusconi IV.
Insomma, viste le premesse – di cui si è ampiamente lamentata nel libro Io sono Giorgia -, Meloni avrebbe potuto finire per inseguire il modello Merkel anche in tema di look (e non solo per l’agognata stabilità). E invece, a sorpresa, sembra ormai compiuta la trasformazione ‘bling-bling’. Applicazioni in paillettes anche di giorno. Gioielli e accessori vistosi. Per non parlare delle unghie finte lunghissime e del taglio butterfly (la rivelazione è di Carlo Calenda) alla chioma biondissima, arricchita forse di qualche extension. Oltre al sospetto di qualche ritocchino.
Banca d’Italia ha autorizzato la fusione per incorporazione di illimity Bank in Banca Ifis, che sarà pertanto completata entro l’esercizio in corso, con l’iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite e conferma di sinergie annue per 75 milioni di euro dal 2027. Lo ha reso noto Ifis, spiegando che contestualmente cambia il vertice dell’istituto: a seguito delle dimissioni con efficacia immediata di Frederik Geertman, l’incarico di amministratore delegato passa a Raffaele Zingone. Il consiglio di amministrazione di Ifis ha inoltre indicato Fabio Lanza come nuovo direttore generale. Il semaforo verde per la fusione arriva dopo le verifiche avviate dalla banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio sulla precedente gestione di Illimity per quantificare eventuali danni riconducibili alle decisioni dei vecchi vertici: gli accertamenti, iniziati ad aprile, riguardano svalutazioni che nel 2025 hanno raggiunto un ammontare di circa 400 milioni.
Zingone vanta un’esperienza ventennale in Banca Ifis, dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità. Nel 2026 aveva assunto anche la carica di amministratore delegato di illimity Bank, guidando il rilancio del business della società e il processo di integrazione nel Gruppo Ifis, oltre all’ingresso nel mercato private, con il brand Fürstenberg. Dal 2021 è stato, inoltre, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer del Gruppo.
Dal campo largo al Prato largo: nel Partito democratico è la volta di ascoltare cosa succede nella città toscana. Nascerà lì un nuovo centro? Tutti a parlare dei problemi interni alla destra e alla sinistra, ma stavolta dalle parti di Elly Schlein la grana pare davvero grossa. In quel di Prato, nella Casa del Popolo, nella Toscana cara all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, sabato 26 settembre va in scena un appuntamento imperdibile, intitolato “Cambiare!”, ossia l’assemblea nazionale dei Riformisti del Pd. E i nomi dei protagonisti sono interessanti: l’eurodeputato Giorgio Gori, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il cattolicissimo Graziano Delrio, e poi Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad aprire l’evento il padrone di casa, cioè il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.
Gente che non vuole proprio sentire il nome di Giuseppe Conte, roba da far venire l’orticaria, in particolare quando il leader pentastellato veste i panni del filorusso, anzi filoputiniano. Che poi l’incontro “Cambiare!” è il passo successivo di “Crescere!”, appuntamento dell’anno scorso: questo serve a dare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027, e senza farsi mettere i piedi in testa da Conte.
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La linea è chiara, come si legge nel documento che accompagna il programma: «Abbiamo scelto Prato perché qui si vede meglio che altrove cosa significa per un territorio manifatturiero stare dentro la competizione globale: costi dell’energia, concorrenza internazionale, bisogno di innovazione e di lavoro qualificato. Il Paese è fermo e il governo non ha idee all’altezza che possano innescare un processo di rilancio. Noi vogliamo portare proposte serie, non slogan: su come far crescere le imprese, rafforzare l’Europa, rendere credibile la proposta di governo del centrosinistra e rimettere in moto un’Italia che da troppo tempo non cresce. Per questo abbiamo chiamato la giornata “Cambiare!”, un invito rivolto a tutti noi». Formalmente non si parla di Schlein, ma tutto il progetto è rivolto alla segretaria del Pd.
Bossi agli antipodi: Riccardo arrestato e Umberto celebrato
Strana la vita: Riccardo Bossi è stato arrestato nella giornata di giovedì, e le agenzie hanno lanciato la notizia poco più di un’ora prima della celebrazione in onore di Umberto Bossi alla Camera dei deputati. Già, perché nella sala della Regina, alle 17, il programma di Montecitorio ha previsto la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari, con il saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: tutto in casa leghista. Ma si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: che poi, voler ricordare un leader politico sanguigno come Bossi con un libro per molti è stata una forzatura…
La singolare password di Landini
Incontro di Maurizio Landini con la stampa, nella sede nazionale della Cgil, a Roma, in corso d’Italia. Il segretario illustra le manifestazioni che si svolgeranno a Milano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro alla Scala, divertendosi anche per il francobollo che è stato dedicato all’evento, addirittura ringraziando per questo il ministero guidato da Adolfo Urso. Ma c’è una cosa che attira i giornalisti, oltre all’eloquio torrenziale di Landini, nella sala intitolata a Fernando Santi, dove appare anche un bel quadro di Carlo Levi dedicato allo storico sindacalista riformista: l’accesso a internet. Appena entrati nella sala, un cartello indica che c’è un nuovo wi-fi a disposizione, con una singolare password: –eccheneso-. Davvero particolare, come scelta. E nella serata di venerdì Landini a Roma, nella villa Lazzaroni, sarà presente alla festa del tesseramento della Cgil Roma e Lazio, ossia «l’attivo del sindacato regionale», come si dice ancora oggi usando il linguaggio di una volta.
«Dopo una serie di ripensamenti sulla questione», Donald Trump ha comunicato a Volodymyr Zelensky che – concedendo le relative licenze – permetterà all’Ucraina di produrre missili avanzati per la difesa aerea Patriot. Lo ha reso noto il capo della Bankova, reduce da un incontro col tycoon negli Stati Uniti, in un messaggio vocale inviato ai giornalisti. Zelensky ha inoltre ricordato che Kyiv ha avviato negoziati con l’azienda produttrice Raytheon, ricevendo da quest’ultima un segnale di disponibilità a tale cooperazione. Secondo il presidente ucraino, l’avvio della produzione dei sistemi Patriot potrebbe richiedere circa un anno e mezzo.
L’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese
In una recente intervista a Deutsche Welle, Zelensky ha spiegato che, per resistere agli intensi raid russi attesi durante l’inverno, quando l’esercito di Mosca potrebbe decidere di accelerare la conquista di territori nel Donbass, l’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese. A metà agosto era volato a Washington per chiedere a Trump, senza risultato, la possibilità di co-produrre i missili assieme a Lockheed Martin, facendo poi appello agli alleati europei: in quel caso era riuscito a strappare singoli impegni da parte di alcuni “Volenterosi”.
Addio a Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice morta all’età di 85 anni. Secondogenita di genitori illustri, la sceneggiatrice Suso Cecchi e il musicologo Fedele d’Amico, era nata a Roma il 2 dicembre 1940. Come produttrice ha seguito tutta la lavorazione de Il Messia (1975) di Roberto Rossellini, suo compagno dal 1974 al 1977, e con lui ha progettato un grande film sull’amicizia giovanile di Marx ed Engels, Lavorare per l’umanità, rimasto incompiuto per la morte del regista.
L’ultimo lavoro da produttrice nel 2021
Con le società Excelsior, D’Amico produsse alcuni titoli significativi del cinema italiano e internazionale tra cui State buoni se potetedi Luigi Magni (1983), dedicato alla figura del prete fiorentino Don Filippo Neri interpretato da Johnny Dorelli, e Oci ciornie di Nikita Michalkov (1987), film per il quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione a Cannes. Il suo lavoro seguiva ogni fase della realizzazione, dall’ideazione all’edizione, con una presenza costante sul set. Alla sua filmografia appartengono anche numerosi documentari biografici dedicati a protagonisti del cinema, tra cui Suso. La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti (2007), dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi e Gioia Magrini (2006), dedicato a Marcello Mastroianni. Il suo ultimo lavoro da produttrice è stato Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho (2021), coproduzione tra Italia, Portogallo e Serbia ambientato negli Anni 90 con protagonista Ninni Bruschetta.
A febbraio Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, è stato vittima di una truffa multimilionaria, innescata da un finto messaggio WhatsApp ricevuto in apparenza da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (controllante dell’istituti torinese). Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che dalle casse di Fideuram sono usciti 95 milioni di euro: buona parte è stata recuperata, ma all’appello manca più di un terzo della somma.
Come è stato ingannato l’ex presidente di Fideuram
Il finto Messina ha indicato a Molesini, tramite WhatsApp, l’urgenza di operare attraverso la tesoreria di Fideuram (a causa di alcune ragioni pratiche) una serie di bonifici per non perdere l’occasione di una proficua operazione finanziaria all’estero. A seguire c’è stata una telefonata da un finto Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, avvocato d’affari che Moresini conosce (del tutto estraneo alla truffa) la cui voce è stata replicata ad arte con strumenti di IA.
Logo di Fideuram (Imagoeconomica).
L’alert e il recupero del bottino: mancano però 36 milioni
Convinto dalle conversazioni avute con i presunti Messina e Nastasi, Molesini a quel punto ha dato semaforo verde ai bonifici, per complessivi 95 milioni, soprattutto verso Cina e Hong Kong. I sistemi di controllo dell’istituto hanno fanno partire subito un alert: i sistemi di collaborazione interbancaria internazionale hanno permesso il recupero di buona parte del bottino: all’appello mancano però almeno 36 milioni, volatilizzati nella conversione in criptovalute. Gli inquirenti sono al lavoro per rintracciarli prima della monetizzazione.
Molesini si è dimesso a marzo «per ragioni personali»
Il 69enne Molesini, che dal 2015 al 2020 è stato ceo e direttore generale di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, divenendone presidente nel febbraio 2020, ha lasciato l’istituto a marzo, dunque appena dopo la truffa, «per ragioni personali».
Un uomo di 65 anni e una donna di 73 sono morti a Lucca a causa di un incendio. Il rogo si è sprigionato in un palazzo di tre piani in via Bertini, nel quartiere di San Vito, per cause ancora da accertare. Ci sono stati 13 feriti, con varie gravità, fra cui dei bambini. Le famiglie erano fuggite sui balconi in attesa dei soccorsi. Le due vittime abitavano nello stesso appartamento da cui sono partite le fiamme e sono state trovate al termine delle operazioni di spegnimento. Secondo le prime valutazioni di pompieri e polizia di Stato, potrebbero esserci state cause accidentali nell’innesco del fuoco, ma gli accertamenti sono solo all’inizio e i vigili del fuoco redigeranno una relazione tecnica coi tempi dovuti. Intanto il Comune si è attivato per dare una sistemazione provvisoria agli inquilini evacuati, dato che l’edificio è inagibile. Tra i feriti, una donna è stata portata in codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa. Nove sono stati ricoverati in codice giallo negli ospedali di Lucca, Versilia e Pisa, mentre tre erano in codice verde.
Lutto nel mondo della televisione e del giornalismo sportivo. È morta Elena Pero, storica voce del tennis di Sky Sport. Aveva 60 anni: a dare la notizia è stata la stessa emittente televisiva, che ha voluto ricordarla con un commosso messaggio della redazione letto in diretta dal direttore Federico Ferri.
Elena Pero non c’è più. La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre.
Aveva 60 anni. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria… pic.twitter.com/h2dCLVTsyv
Lavorava a Sky Sport dal 1991, quando si chiamava ancora Tele+: fu portata da Rino Tommasi
«La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 – in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera», si legge nel messaggio poi pubblicato sui social da Sky Sport. Pero ha lavorato per l’emittente fin dal 1991, quando quando si chiamava Tele+, dove era entrata fin dalla sua fondazione: era stata assunta da Rino Tommasi, «il suo grande maestro, del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante». Nel 1989 Tommasi, attraverso le pagine della rivista MatchBall, aveva indetto una selezione per trovare dei giovani collaboratori, a cui affidare il lavoro di raccolta dati per le sue statistiche: dei 30 prescelti ne portò due – fra cui Pero – nella redazione sportiva di Fininvest (quando non si chiamava ancora Mediaset). E quando due anni dopo diventò primo direttore dei servizi sportivi di Tele+, lo seguì.
Continua poi il direttore Ferri: «La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza. Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova. Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto – così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica, all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo – per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista. Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare, ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze». E poi: «Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport, come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici. Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington, tramite intermediari, un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. Durante un briefing a margine dell’Assemblea Onu, ha affermato che l’Iran è pronto ad attuare il piano non appena gli Stati Uniti darannoil proprio assenso, aggiungendo che «sarebbe preferibile» raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La proposta, ha evidenziato Araghchi, ricalca fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d’intesa raggiunto tra i due Paesi a giugno, poi rapidamente naufragato. Le condizioni poste dall’Iran per l’intesa prevedono che, nell’arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano, che gli Stati Uniti sblocchino i beni iraniani congelati — stimati in almeno 12 miliardi di dollari —, revochino le sanzioni sul petrolio iraniano e tolgano il blocco navale imposto all’Iran. Infine, l’ultimo giorno, verrebbe aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, inizierebbero negoziati globali sul programma nucleare iraniano.
Ci sono i primi indagati nell’inchiesta per la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni che ha perso la vita dopo una caduta da un’altezza di 10 metri all’interno del Colosseo: iscritte nel registro sette persone, con l’accusa di omicidio colposo in violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di una sorta di atto dovuto in vista dell’esame autoptico il cui incarico per lo svolgimento sarà affidato lunedì.
Da ricostruire la dinamica dell’incidente
Moretti, rocciatore esperto, è stato ritrovato con l’imbragatura e il caschetto di sicurezza, ma la fune era integra e l’occhiello che funge da passante libero. Dalle immagini di videosorveglianza non è stato possibile ricostruire la dinamica, e dunque, capire se ci siano state falle nella sicurezza o se si sia trattato di un errore umano: saranno indispensabili l’autopsia, appunto, e la perizia disposta sull’attrezzatura. Sotto la lente della procura anche la ditta Moretti Quintilio Srl, impresa del Teramano specializzata nella messa in sicurezza in caso di rischio sismico e nella manutenzione di beni culturali. I lavori nel Colosseo erano in subappalto: a inizio ottobre sarebbe stato inaugurato il nuovo impianto d’illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Al momento della tragedia, avvenuta attorno alla mezzanotte, nel cantiere erano presenti altri operai, tra cui il cognato di Moretti.
Il Parco del Colosseo riapre solo domani
Il Parco del Colosseo resterà chiuso fino a sabato 26 settembre. Prima di disporre la riapertura al pubblico, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si riserva di verificare l’indirizzo delle indagini in corso e di incontrare, assieme ai dirigenti del MiC e al direttore Simone Quilici, i lavoratori del parco per verificare se le loro condizioni psicologiche siano confacenti alla ripresa delle visite. È quanto si apprende da fonti del Collegio Romano.