Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». È poco lombardo e molto gattopardesco lo spirito che si respira nell’estate più calda della Lega dai giorni del Papeete del 2019.

Il capo come Don Fabrizio è chiuso nel suo fortino

Matteo Salvini, la cui leadership è stata messa per la prima volta in discussione da alcuni big lombardi, è un Don Fabrizio Salina asserragliato nel suo fortino. La villa del segretario alla Camilluccia è la Donnafugata leghista, con Donna Francesca Verdini che controlla tutto mentre si dedica alla coltivazione dei pomodori dell’orto, e gli ultimi fedelissimi del capo che provano a tirare le fila abbozzando una strategia. Al fianco di Salvini sono rimasti il vice Claudio Durigon, i falchi Claudio Borghi e Armando Siri, gli amici “fratelli”, Alessandro Morelli ed Eugenio Zoffili.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Matteo Salvini e Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Durigon detta la linea della conservazione

L’affondo del duo lombardo composto da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo è stato comunque attutito dal cuscinetto della nomenklatura leghista, poco incline ai cambiamenti perché teme di perdere, insieme al capo, le proprie posizioni. Tra i lealisti figurano i veneti Lorenzo Fontana e Alberto Stefani, i lombardi Silvia Sardone, Andrea Crippa e Luca Toccalini, la toscana Susanna Ceccardi. Assordante invece il silenzio di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Mentre in Trentino Maurizio Fugatti ha avuto il coraggio di evitare la photo opportunity a Pinzolo. Intanto Durigon detta la linea della ‘conservazione’, ovvero la confusa strategia in vista della manovra: sarà concordata con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti? A giudicare dai desiderata irrealizzabili con i vincoli di bilancio parrebbe proprio di no.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Claudio Durigon (Imagoeconomica).

I colonnelli Zoffili e Morelli

Veniamo ai colonnelli-fratelli. Zoffili era presente alla Versiliana proprio nel giorno delle contestazioni a Romeo (in tutto tre persone al grido di «il Capitano non si tocca»), come un tempo era accanto a Salvini quando il leader si aggirava per il Pilastro di Bologna suonando citofoni alla ricerca di spacciatori. Morelli è vice ministro con delega al Cipess ma nell’estate del caos si improvvisa inviato a Ceuta, come ai tempi di Radio Padania, con il microfono/gelato con il simbolo della Lega, per documentare la situazione a un mese dall’«invasione» di migranti nell’exclave spagnola in Marocco.

Torna anche il vecchio lessico a partire da «Finanziaria» (come, appunto, si chiamava 10 anni fa la legge di bilancio), e Salvini rispolvera battaglie classiche, come flat tax e pensioni, mentre festeggia il no dell’Islanda alla riapertura dei negoziati per l’adesione all’Ue definendolo una scelta di «democrazia».

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
Eugenio Zoffili tra il pubblico della Versiliana (Lettera43).

Si rispolverano le vecchie battaglie (manca solo il ritorno del no-euro)

Il segretario riprende anche la battaglia contro l’apertura delle moschee, o quella per gli assegni a tutela dei padri separati. Insomma, ci manca solo che Borghi, oltre a chiedere un contributo extra alle banche, torni a sbandierare le sue teorie contro l’euro e siamo tornati al 2014. Intanto, l’atteso incontro di Salvini-Don Fabrizio con Tancredi-Romeo, colui che tutto vuole cambiare per ritornare alla Lega Nord, non è ancora avvenuto. Solo una stretta di mano fugace (col broncio) a Fontana-Angelica Sedara, spasmodicamente rincorso a margine del meeting di Comunione e Liberazione.

Salvini, le strategie dei fedelissimi e l’aria gattopardesca della Lega
La stretta di mano tra il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana al padiglione del Mit al Meeting (Ansa).

La resa dei conti alla vigilia di Pontida?

Il conto alla rovescia per Pontida è partito e ormai il tempo stringe. Fioccano i retroscena diffusi ad arte dai ‘salvinisti’ che pensano così di dividere il fronte dei critici con ricostruzioni di offerte anche un po’ improbabili: la presidenza di una delle Camere a Zaia, un incarico al Csm per Fontana, la segreteria a Fedriga (niente per Romeo, ovviamente). Tutta fuffa – pare – per confondere le acque. Il segretario si è detto disposto ad accogliere il contributo di tutti. Ma allo stato, nulla è cambiato. Se non l’attaccamento al potere. I lombardi hanno chiesto un cambiamento prima del raduno sul sacro prato nelle valli bergamasche del 20 settembre. Se ciò non avverrà, hanno minacciato di dar vita a un‘associazione ‘nordista’. Non tutti i critici sono d’accordo: Zaia da mesi in privato placa i ‘ribelli’ e cerca di prendere tempo, non vuole ‘scope’ ma un passo indietro ‘spontaneo’ di Salvini, costretto dalla discesa dei consensi nei sondaggi. Si vedrà se avranno la meglio i più coraggiosi. O se il peccato che i lombardi non vorranno perdonare sarà il «fare», proprio come i siciliani del Gattopardo, abituati al «sonno», all’oblio e all’inerzia delle dominazioni che hanno subito.

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare

Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, rivelando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti autunnali – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? dopo l’addio di Federica Sciarelli e di Report in vista del siluramento di Sigfrido Ranucci, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni. Inoltre Fagnani non avrebbe digerito il fatto che la Rai non si stia ancora parlando del piano di produzione per Belve, che andrà in onda dal 20 ottobre al primo dicembre.

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

La Rai: «Fagnani asset fondamentale»

Dopo la notizia del possibile addio data da Adnkronos, nel corso della giornata la Rai ha diffuso un comunicato per precisare che Fagnani «Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime time ed ha un contratto di esclusiva con l’azienda». Quanto allo stallo sul piano di produzione della nuova edizione di Belve, «durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma».

Fagnani pronta a lasciare la Rai: dove potrebbe andare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

Mediaset o La7: il futuro di Fagnani

Al di là delle smentite, quale destinazione potrebbe esserci nel futuro di Fagnani, in caso di addio anticipato alla Rai? La più accreditata sembra essere Mediaset. Pier Silvio Berlusconi e i vertici del Biscione la stimano e la stessa giornalista è in buoni rapporti con diversi personaggi di punta di Mediaset, come Maria De Filippi. C’è poi l’ipotesi La7, dove è di casa il compagno Enrico Mentana, il quale però non è detto rimanga alla corte di Urbano Cairo oltre l’attuale scadenza del contratto a fine anno. Nel futuro dell’attuale direttore del TgLa7 potrebbe esserci infatti un trasloco a Repubblica.

Enel lancia una nuova campagna istituzionale

Enel ha lanciato una nuova campagna istituzionale incentrata sul racconto d’autore di oltre 60 anni di trasformazioni, sogni realizzati e stili di vita che cambiano all’interno di un Paese che non ha mai smesso di crescere e migliorare. Un affresco corale che celebra i legami duraturi e quella forza invisibile che, da generazioni, muove le persone e dà carica al Paese. La campagna è on air sui principali network televisivi con formati impattanti da 60″, 30″ e 15″.

Enel come presenza costante e affidabile nel tempo

Mentre i protagonisti crescono e costruiscono il proprio futuro, il mondo attorno a loro cambia forma e colori. Gli oggetti, i negozi di quartiere, la moda e le tecnologie evocano con precisione poetica le diverse epoche attraversate dall’Italia. In questo lungo viaggio nel tempo, Enel rappresenta una presenza costante e affidabile – la forza silenziosa ma fondamentale dell’energia che sostiene i grandi e piccoli momenti della vita di ogni giorno. Questo racconto trova la sua sintesi perfetta nel claim Enel. Da generazioni, energia che, oltre a rappresentare la società, sottolinea il suo ruolo per il Paese. «Da generazioni» non indica soltanto un passato solido alle spalle, ma anche la capacità dell’azienda di rinnovarsi continuamente per essere sempre al fianco delle persone di fronte alle sfide energetiche e sociali del domani. A scandire questo affresco generazionale è A whiter shade of pale dei Procol Harum, capolavoro della musica internazionale pubblicato nel 1967. Con la sua melodia iconica ed evocativa, il brano fa da ponte tra passato e futuro, accompagnando lo scorrere degli anni e sottolineando quel senso di profonda continuità e fiducia che lega Enel alle famiglie e ai territori.

Mps, Assoutenti presenta un esposto a Consob e Bankitalia sulle ops su Bpm e Generali

Assoutenti ha presentato un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia in merito alle ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’associazione, si legge in una nota, «non esprime alcuna valutazione preventiva sulla legittimità, sulla correttezza o sulla convenienza delle operazioni annunciate né intende prendere posizione a favore o contro alcuno dei soggetti coinvolti» ma sollecita, nell’interesse dei cittadini, dei piccoli azionisti e dei risparmiatori, «ogni verifica ritenuta opportuna dalle autorità competenti, affinché il mercato possa disporre di informazioni complete, chiare, coerenti e tempestive».

Le richieste di Assoutenti

In particolare, l’esposto chiede di verificare la tempistica e le modalità con cui informazioni potenzialmente rilevanti per il mercato sono divenute pubbliche, anche attraverso indiscrezioni di stampa, e di accertare il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di gestione delle informazioni privilegiate, riservatezza, tenuta degli elenchi delle persone aventi accesso a tali informazioni e comunicazione al pubblico». Assountenti chiede inoltre di verificare le conversazioni tra Mps e Banco Bpm prima delle operazioni successive, la comunicazione delle sinergie economiche presentate nei vari scenari industriali al mercato e i processi di governance interna di Mps. «La nostra iniziativa non è contro nessuna banca. Non supportiamo nessuna operazione in corso e non vogliamo giudicare in anticipo. Interveniamo solo per difendere i cittadini e i risparmiatori», ha commentato il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.

Vannacci sull’ipotesi ballottaggio nella legge elettorale: «Mossa della paura»

Le riflessioni sul ballottaggio nella legge elettorale rappresentano «la mossa della paura». Lo ha scritto sui social Roberto Vannacci, riferendosi alle interlocuzioni in corso nella maggioranza sull’introduzione del doppio turno. «Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?». Sono favorevoli all’ipotesi Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre a frenare è la Lega. Fermamente contro il ballottaggio anche l’opposizione in blocco.

«Per mesi Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto», ha scritto l’ex generale: nell’ultima rilevazione di BiDiMedia sulle intenzioni di voto, il suo partito ha superato anche Forza Italia. «Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci». Il fondatore di FN ha aggiunto: «La legge elettorale non viene pensata per gli italiani. Non viene pensata per garantire una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che, democraticamente, si sta consolidando nel panorama politico italiano». E poi: «Quando la politica comincia a studiare le regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è già entrata nei Palazzi».

Arnaud Belloni nuovo ceo di Fiat, Abarth e Lancia

Stellantis ha annunciato la nomina di Arnaud Belloni come nuovo amministratore delegato dei marchi Fiat, Abarth e Lancia e chief marketing officer del gruppo per l’Europa. Olivier François supporterà Belloni fino a metà ottobre, per garantire una transizione ordinata e continuerà a supportare Stellantis in qualità di advisor strategico. Nei suoi nuovi incarichi Belloni riporterà a Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer per l’Enlarged Europe.

Per Belloni si tratta di un ritorno

Per Belloni, che arriva dal gruppo Renault, si tratta di un ritorno: aveva infatti già trascorso 16 anni nel gruppo. Era stato direttore marketing di Fiat e Lancia per la Francia, managing director di Lancia per la Francia e vicepresidente del marketing per l’Asia Pacifico. Dal 2015 al 2020, inoltre, era stato Global Chief Marketing Officer per Comunicazione e Sport di Citroen. In Renault ha ricoperto gli incarichi di Global Chief Marketing Officer e Chief Branding Officer per tutti i marchi del gruppo.

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

Ultimo giorno del mese con festeggiamenti, a Roma, per una grande firma che se ne va verso Nord. In via del Tritone, nella sede del quotidiano Il Messaggero, è il momento del saluto di Guido Boffo, detto «il torinese», che è stato anche direttore del giornale del gruppo Caltagirone. A parte gli scherzi dei colleghi, che amavano lo sketch di Maurizio Crozza nei panni dell’allora governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca che alla sua spalla diceva «voi di Torino siete rugosi, vi salutate scambiandovi le condoglianze», Boffo ha buon gioco nel lasciare senza rimpianti la corazzata caltagironiana. Da direttore, spesso agli eventi nei quali era invitato quasi nessuno lo riconosceva, tanto che l’ex numero uno Massimo Martinelli, colui che poi l’ha sostituito alla direzione, doveva accompagnarlo. Declassato improvvisamente a editorialista senza tante spiegazioni, Boffo aveva grande autonomia, ma senza quello “slancio” che lo aveva portato a Roma: al brindisi spiegherà ai colleghi perché ha rinunciato al trasferimento a Venezia, dove a luglio 2026 era stato chiamato come vice di Osvaldo De Paolini che dirigerà dal primo settembre Il Gazzettino. Che poi la motivazione è semplice: non era particolarmente soddisfatto del trattamento ricevuto, e soprattutto era da sempre in contatto con un altro ex direttore del Messaggero come Mario Orfeo. Così ha subito il fascino del richiamo del vecchio amico che ha accettato la proposta di Leonardo Maria Del Vecchio al Quotidiano Nazionale, dove è finito anche l’ex direttore di HuffPost Italia Mattia Feltri. Orfeo, da direttore editoriale, non si è dimenticato di Boffo, e allora ecco l’ingaggio anche per lui, alla corte del “miliardario erede” con il pallino dei giornali, appena uscito da EssilorLuxottica. Comunque la campagna acquisti di Lmdv pare non sia finita…

Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio
Boffo, il giorno del saluto a Caltagirone: cosa c’è dietro l’addio

L’assemblea dei giornalisti di Report: «Stato di agitazione, pronti allo sciopero»

L’assemblea dei giornalisti di Report ha indetto lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero, dopo la decisione della Rai di rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione. I cronisti, si legge in una nota, «sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte dell’azienda, di essere pronti ad abbandonare il programma».

La nota dei giornalisti di Report

«Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico», continua il comunicato. «Solo un più che solido vissuto professionale e l’autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani». E ancora: «I giornalisti interni di Report non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall’alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il dna del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall’azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra». Di qui la richiesta alla Rai di «correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell’identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse». I giornalisti chiedono inoltre il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, «al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico».

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027. A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte. Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale. E ora, al termine dei giochi, si fa mettere nelle liste dei fratellini d’Italia?

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la premier Giorgia Meloni (foto Ansa).

Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica. Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo. Nella giornata di lunedì 31 agosto ecco Piantedosi a Napoli, in prefettura, per una riunione sull’emergenza bradisismo nei Campi Flegrei, tema carissimo al capogruppo di FdI alla Regione Campania Gennaro Sangiuliano. Poi ecco nel calendario una visita ufficiale in Friuli-Venezia Giulia fissata il 6 settembre per discutere della gestione dei presidi al confine con la Slovenia: frontiere e immigrazione, cioè proprio i cavalli di battaglia salviniani…

Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero
Allarme per Salvini, Piantedosi candidato con Meloni? Lo spiffero

Sparatoria di Aarau, arrestato un 43enne svizzero

La polizia del Cantone Argovia ha annunciato che un uomo di 43 anni, cittadino elvetico, è stato arrestato per la sparatoria al rave party all’ippodromo di Aarau in cui è morta la 22enne abruzzese Maria Spinelli, da poco trasferitasi in Svizzera. «L’indagine sulla sequenza esatta degli eventi, sul contesto e sul possibile movente è attualmente in corso», spiega la polizia cantonale in una nota. Al momento le autorità ipotizzano che la sparatoria abbia un unico responsabile: da capire anche il movente, anche se gli inquirenti continuano a ritenere che le vittime (ci sono stati anche feriti) siano state colpite casualmente.

Guido De Maria morto a 93 anni: addio al papà di SuperGulp!

Addio a Guido De Maria, umorista, sceneggiatore e regista modenese, morto all’età di 93 anni. Raggiunse una grande notorietà negli Anni 70 quando, insieme a Giancarlo Governi, firmò le trasmissioni Gulp! e SuperGulp! di cui curò la regia, creando il linguaggio televisivo del fumetto in tv. Ha creato i personaggi di Giumbolo e, insieme a Bonvi, di Nick Carter.

Ha prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot

Nato nel 1932 a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, De Maria ha iniziato come vignettista umoristico disegnando per testate nazionali e internazionali come la rivista settimanale Epoca, diretta da Enzo Biagi. Agli inizi degli Anni 60 passò alla pubblicità e diede vita alla Vimder film, una casa di produzione per le pubblicità di carosello. Dopo aver prodotto e diretto centinaia di caroselli e spot pubblicitari (oltre 1.200), tra cui I Brutos e Franco e Ciccio per Cera Grey, Salomone pirata pacioccone per Amarena Fabbri, la “camicia coi baffi” (con Maurizio Costanzo), Nelsen Piatti e i nanetti di Loacker, venne il tempo di Gulp! e Supergulp!. Per quest’ultimo, insieme al musicista Franco Godi, ha composto le sigle della trasmissione. Il 45 giri di Giumbolo vendette oltre 100 mila copie.

Rai, Fagnani pronta a lasciare

Francesca Fagnani sarebbe pronta a lasciare la Rai. Lo riporta Adnkronos, raccontando che a giugno la giornalista avrebbe formalizzato – tramite una lettera recapitata prima della presentazione dei palinsesti della prossima stagione – l’intenzione di risolvere il contratto di esclusiva valido fino alla primavera del 2027. Alla base della decisione «un rapporto di fiducia compromesso con parte dell’azienda» e la mancata valorizzazione da parte della Rai. Il nome di Fagnani, al timone di Belve dal 2021, era circolato per la conduzione di Chi l’ha visto? e Report, ma i vertici della tv pubblica hanno poi optato per altre soluzioni.

Rai, Fagnani pronta a lasciare
Francesca Fagnani (Imagoeconomica).

L’Italia conferma il blocco di Schengen con la Spagna per altri 15 giorni

Il governo ha deciso di prorogare di 15 giorni i controlli alla frontiera aerea e navale con la Spagna. Tutti i passeggeri di Paesi terzi in arrivo con voli e navi da scali spagnoli dovranno continuare ad esibire i documenti. La decisione è stata presa dopo una valutazione secondo cui la situazione nell’exclave spagnola di Ceuta non è ancora sotto controllo, con almeno 5 mila persone arrivate irregolarmente di cui la gran parte non è stata identificata e tra cui potrebbero celarsi terroristi di matrice jihadista. La Spagna potrebbe ora decidere di prorogare i controlli dei viaggiatori provenienti dall’Italia. Il provvedimento emesso dal governo spagnolo scade il 7 settembre, ma nei giorno scorsi Madrid aveva fatto sapere di attendere la decisione di Roma per stabilire se proseguire o meno con i controlli alla frontiera.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele

Dietro alla disinformazione che ha innescato l’assalto di decine di migliaia di migranti all’enclave spagnola di Ceuta c’è stata la mano di Russia e Israele e, certamente, non quella del Marocco. Lo ha affermato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nel corso di un’intervista concessa al programma Hoy por Hoy dell’emittente radiofonica Cadena Ser.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele
Migranti a Ceuta (Ansa).

Il ruolo delle «reti russe e israeliane»

Secondo Sanchez, a diffondere la fake news sull’impossibilità di respingere i migranti giunti a nuoto a Ceuta (o Melilla), sancita da una supposta sentenza del Tribunale Supremo, è stata «un’internazionale dell’ultradestra che utilizza sempre la migrazione non solo per attaccare la Spagna ma anche l’Europa, e dividerla», guidata in particolare da «reti russe e israeliane». In disaccordo con la Spagna per la sua posizione riguardo alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, i due Paesi hanno poi approfittato della crisi migratoria per criticare il governo di Madrid.

Crisi di Ceuta, Sanchez scagiona il Marocco: dito puntato contro Russia e Israele
Migranti a Ceuta (Ansa).

Scagionato «senza dubbio» il Marocco

Nel corso dell’intervista, Sanchez ha inoltre sottolineato che le informazioni raccolte dal Centro Nacional de Inteligencia scagionano «senza dubbio» il Marocco, che peraltro ha offerto una cooperazione «istantanea, immediata» fin dall’inizio della crisi. Le relazioni bilaterali Madrid-Rabat sono «positive», ha assicurato, e presentano «molte sfaccettature e aspetti» rilevanti nell’ambito della migrazione. Sanchez ha poi precisato che il governo non dispone ancora di una spiegazione completa di quanto accaduto e che l’indagine resta aperta.

Spagna, libero l’italiano che era stato accusato di aver ucciso la compagna

È stato rilasciato l’italiano di 60 anni che era stato arrestato in Spagna in quanto accusato di aver ucciso la compagna, cittadina tedesca: la perizia forense ha indicato il suicidio come causa del decesso, escludendo la possibilità di un omicidio. I media spagnoli spiegano che, in realtà, la Guardia Civil aveva lavorato su questa ipotesi fin dall’inizio. Il caso è stato provvisoriamente archiviato.

Le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte

I fatti risalgono al 28 agosto, quando il corpo della donna – cittadina tedesca di 47 anni – era stato rinvenuto attorno alle 9 di mattina nella zona della spiaggia di Punta del Caimán a Isla Cristina, località balneare dell’Andalusia. Sul corpo della donna sono state rilevate numerose coltellate: le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte. La coppia, residente in Germania, si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper.

Alessandro Di Battista, arrivati all’Avana i medici del Gemelli

La compagna di Alessandro Di Battista, Sahra Lahouasnia è arrivata all’Avana dove l’ex deputato M5s è ricoverato nell’ospedale Hermanos Ameijeiras dopo un malore accusato venerdì sera. Nella capitale cubana è giunta anche un’equipe sanitaria del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, pronta a fornire assistenza medica. Si tratta di due medici che affiancheranno il team cubano e valuteranno le condizioni del politico per capire quando possa fare rientro in Italia, dal momento che finora è stato considerato “non trasferibile”.

Il ritorno sui social e la telefonata con Tajani

Intanto, nella giornata di domenica, Di Battista si è fatto sentire sui social rassicurando sulle sue condizioni di salute. Dopo aver commentato un post del pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo, sottolineando la sua volontà di vederlo presto dopo aver ricevuto il suo invito a Napoli, in serata ha anche condiviso una storia su Instagram contro il genocidio a Gaza. Ha anche parlato al telefono con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che lo ha trovato «combattivo nel tono» e che gli ha garantito che il governo farà tutto il necessario.

Si riaccende la guerra Usa-Iran: i raid americani e la risposta dei pasdaran

Dopo un mese di stop sono ripresi i bombardamenti statunitensi in Iran. Nel mirino lanciarazzi dei pasdaran sulla piccola isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha spiegato di aver attaccato «forze dei pasdaran intente a preparare il lancio di razzi carichi di mine navali» verso lo stretto. Pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno annunciato di aver completato la bonifica del tratto di mare. L’ultimo attacco Usa contro l’Iran risaliva al 29 luglio.

La risposta iraniana agli attacchi Usa

In risposta al raid statunitense, l’Iran ha risposto con attacchi su obiettivi Usa in Giordania: secondo i pasdaran i missili balistici lanciati hanno causato gravi danni, mentre per gli statunitensi sono stati tutti intercettati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver «affrontato una minaccia con droni» proveniente dall’Iran sulle sue acque territoriali dopo che Teheran aveva detto di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone statunitense sullo stretto di Hormuz. La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha inoltre dichiarato che «una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine».

Pd, Franceschini ha rivelato di avere il Parkinson

Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, ha rivelato in un’intervista al Corriere di avere il morbo di Parkinson. «Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. La diagnosi è stata una botta tremenda», ha raccontato. «Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d’incidenti di percorso che un po’ tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre».

«Fondamentale non scoraggiarsi e riempire le giornate»

Franceschini ha spiegato che inizialmente la sua reazione è stata quella di tentare di nasconderla: «Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. Ma è fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi. Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci». Per questo ha deciso di rendere pubblica la diagnosi: «Parlare pubblicamente della mia malattia è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo e, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, mi sono convinto che sia giusto descrivere questa particolare stagione della mia vita. Per dire a tutti gli altri malati di Parkinson: non isolatevi, continuate a vivere». La malattia ha cambiato anche il suo rapporto con la politica: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Nonostante ciò, Franceschini continua comunque la sua attività: «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni».

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»

Code lunghissime, attese di oltre tre ore e migliaia di contenuti rilanciati sui social. In Cina è esplosa una nuova mania: quella delle Plush Lamb Dolls, piccoli pupazzi di lana a forma di agnello vestiti con abiti colorati caratteristici della regione autonoma dello Xinjiang. C’è già chi li ha soprannominati i «Labubu dello Xinjiang», paragonandoli ai celebri art toys collezionabili creati da Pop Mart. Ma dietro al loro successo c’è molto più di una moda passeggera.

Così le creazioni di Abdulla Emirla sono diventate virali

A dare il via al fenomeno è stato Abdulla Emirla, un artigiano 19enne di Urumqi diventato virale sul web. La scorsa primavera ha messo in vendita una semplice bambola a forma di agnello con un piccolo cappello tradizionale dello Xinjiang: è andata subito a ruba. Emirla ha così sviluppato l’idea proponendo nuovi modelli con abiti realizzati in seta Atlas, gioielli, strass e altri accessori ispirati all’estetica locale. Il successo è stato tale che, come ha raccontato al China Daily, ha dovuto limitare a 150 le bambole vendute ogni giorno nella sua bancarella, fissando a tre il numero massimo acquistabile da ciascun cliente. Nel frattempo tanti altri artigiani della zona hanno iniziato a realizzare questi pupazzi richiestissimi in tutta la Cina.

Il costo va dai 6 ai 9 dollari

Acquistare un agnello dello Xinjiang è un’esperienza creativa. Si parte dalla scelta del cappello da far indossare al pupazzo, per poi decidere decorazioni, colori, tessuti e fantasie dei suoi abiti. Una bambola base, con copricapo, orecchini, collana e strass, richiede due o tre minuti di lavoro e costa mediamente 40 yuan (circa 5 euro). Le versioni più elaborate, con gonne e altri orpelli, sono pronte in sei minuti al prezzo di 60 yuan (7,60 euro). Non esistono dati ufficiali sulle vendite, anche se gli artigiani del Grand Bazaar di Urumqi sostengono di riuscire a piazzarne centinaia al giorno. E con l’avvicinarsi del 2027, che segna l’inizio dell‘Anno della Capra secondo lo zodiaco cinese, questi stravaganti pupazzetti potrebbero diventare il prossimo must-have della Cina.

Pechino cavalca il successo per ‘ripulire’ l’immagine dello Xinjiang

Le autorità di Pechino hanno subito sfruttato la viralità del fenomeno per proporre al pubblico internazionale una nuova narrazione dello Xinjiang, nel chiaro tentativo di attenuare le accuse rivolte alla Cina per il trattamento riservato alle minoranze musulmane localiIn un report pubblicato nel 2021, per esempio, Amnesty International ipotizzava che la repressione degli uiguri, la più numerosa delle minoranze etniche della regione, potesse configurare un crimine contro l’umanità. Un anno più tardi, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) giungeva a una conclusione simile.

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»
La moschea Etigar, nello Xinjiang (Ansa).

Gli agnelli sono un volano per il turismo

L’ascesa delle Plush Lamb Dolls sta consacrando la cultura dello Xinjiang e promuovendo il turismo nella regione più remota della Cina: due obiettivi a lungo perseguiti da Xi Jinping. Per i media cinesi gli agnelli di lana sono infatti diventati il simbolo del cambiamento di una regione oggi descritta come un fiorente hub creativo in cui giovani artigiani reinterpretano la tradizione in chiave moderna. Nel frattempo Abdulla resta umile. Non vuole meriti né essere esaltato. «Non sono stato io a rendere popolare l’agnello dello Xinjiang. Queste tradizioni locali meritavano di essere conosciute», ha spiegato l’artigiano che ormai tutti chiamano il Fratello degli agnelli dello Xinjiang.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

L’Ucraina ha celebrato qualche giorno fa il 35º anniversario dell’indipendenza da Mosca ma il suo futuro è ogni giorno che passa più incerto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 non ha portato solo alla creazione di uno Stato sovrano, ma ha trascinato con sé rivoluzioni e conflitti. Quello in corso su larga scala dal 2022 non è che l’evoluzione di un percorso cominciato nel 2004 con la Rivoluzione arancione, passato attraverso Euromaidan (2013) ed esploso con la prima guerra nel Donbass nel 2014.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky alla celebrazione del 35° anniversario dell’indipendenza dalla Russia (Ansa).

Serve una nuova architettura di sicurezza continentale

La guerra tra Russia e Ucraina ha coinvolto a vari livelli altri attori. Da un lato l’Occidente, la Nato e i cosiddetti volenterosi, dall’altro alleati più o meno dichiarati di Mosca, in primis la Cina. In questo contesto è evidente che il futuro del Paese dipenderà dal tipo di accordi che usciranno da un eventuale trattato di pace. L’intesa dovrà garantire la nuova architettura di sicurezza continentale: senza un patto condiviso e duraturo, l’Ucraina resterà in bilico, pronta a riesplodere.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa (Ansa).

Il crollo demografico e le ricadute su economia e politica

Da questa prospettiva è facile identificare le sfide, interne ed esterne, che Kyiv sarà chiamata ad affrontare. In primo luogo quella del cambiamento demografico. Se nel 1991 la popolazione ucraina superava i 51 milioni di abitanti, i dati attuali indicano che nei territori controllati dal governo, quindi escludendo Donbass e Crimea, oggi vivono tra i 22 e i 28 milioni di persone. Dal 2014 circa 2 milioni di ucraini si sono rifugiati in Russia, quasi 6 in Europa. Secondo le simulazioni dell’Accademia delle Scienze di Kyiv, se le ostilità cesseranno nel breve periodo, la popolazione potrebbe stabilizzarsi intorno ai 24-34 milioni entro i prossimi decenni, a seconda della quota di rientri. Più invece il conflitto si allungherà, più il Paese si spopolerà. E non è solo una questione di numeri, perché la questione demografica incide naturalmente su economia e politica.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Fiori deposti dopo un bombardamento russo (Ansa).

La ricostruzione e i possibili investitori esteri

Nel complesso quadro postbellico, la crisi demografica, l’economia e le scelte politiche si influenzeranno a vicenda: la perdita di capitale umano e la riduzione della popolazione economicamente attiva incideranno negativamente sul sistema economico, causando contrazione del Pil, carenza di manodopera, squilibri nei sistemi fiscali e pensionistici. Ci sono poi gli enormi costi della ricostruzione: le stime le fornite da Kyiv, dalla Banca Mondiale e della Commissione Europea li quantificano a oggi sui 600-700 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Soprattutto, in assenza di un ombrello politico definitivo, cioè senza solide garanzie bilaterali e accordi tra Russia e Occidente, sarà impossibile garantire all’Ucraina un futuro autonomo, in cui anche i Paesi stranieri potranno investire stabilmente, al di fuori del settore militare high tech. Il destino politico dell’Ucraina non dipenderà solo da come uscirà dalla guerra, vincente o perdente, ma anche da come l’esito del conflitto sarà presentato a un elettorato ridotto e sempre più radicalizzato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Una foto aerea di Kyiv (Ansa).

I due possibili scenari post-bellici

In caso di vittoria russa, l’Ucraina dovrà rinunciare a una parte consistente di territorio, i confini verranno ridefiniti e si andrà incontro a una sorta di finlandizzazione coatta. La presidenza di Volodymyr Zelensky ne uscirebbe fortemente delegittimata e il risentimento e la frustrazione di popolazione e militari potrebbero alimentare il focolaio di una guerra civile. L’arrivo alla Bankova di una figura popolare come l’ex generale Valery Zaluzhny o proveniente dall’intelligence forse riuscirebbe a evitare l’escalation, tenendo a bada l’estrema destra nazionalista. Sul lungo periodo però, la crisi economica e l’isolamento dall’Occidente rischiano di favorire l’ascesa di forze politiche intransigenti, esplicitamente inclini a ristabilire l’asse politico ed economico con la Russia, e innescare forse anche una guerriglia partigiana.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Vladimir Putin (Ansa).

Una vittoria totale di Kyiv al momento resta un’ipotesi di scuola. È più realistico ipotizzare un compromesso al ribasso per Mosca. Questo garantirebbe una transizione meno problematica, soprattutto se gli accordi internazionali definissero gli spazi di manovra economici e geopolitici per la nuova Ucraina, vero ponte tra Russia e Occidente. In questa cornice il Paese potrebbe rinascere grazie a un patto tra gruppi di potere vecchi e nuovi, optando per una finlandizzazione volontaria. Anche in questo caso, sul breve periodo, Zelensky difficilmente rimarrebbe in carica e Zaluzhny avrebbe la strada spianata per guidare il Paese. Sempre che non abbia la meglio l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che si è già schierato contro l’attuale capo di Stato e ha ammesso che Kyiv sta perdendo la guerra. Per il medio e lungo periodo sarebbe necessario un radicale rimodellamento degli equilibri, con una leadership ucraina veramente indipendente e non ostaggio né di attori esterni né di un sistema oligarchico mai veramente smantellato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra