Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino

Le antiche città dell’impero, le metropoli futuristiche, i paesaggi rurali e i luoghi simbolo della Rivoluzione comunista. La Cina punta forte sul turismo per rilanciare l’economia nazionale e stimolare i consumi interni. Negli ultimi mesi Pechino ha ampliato le politiche di esenzione dal visto, esteso il numero degli Stati beneficiari e lavorato all’apertura di nuove rotte aeree internazionali, oltre ad aver incrementato i collegamenti già esistenti. L’intenzione è chiara: trasformare il Paese in una “potenza turistica” entro il 2030.

Entro il 2030 potrebbero raggiungere il 6,7 per cento del Pil

Nel 2025 la Cina ha registrato 154,5 milioni di arrivi dall’estero (+17,1 per cento su base annua) che hanno generato un giro d’affari pari a 131,1 miliardi di dollari (+39,2 per cento). Nel prossimo quinquennio il Dragone vuole raggiungere i 190 milioni di ingressi internazionali annui, con una spesa complessiva superiore ai 150 miliardi, e almeno 8,3 miliardi di viaggi interni. Questi numeri, nelle intenzioni del governo, dovrebbero rendere il turismo uno dei settori trainanti dell’economia. Morgan Stanley ha stimato che i ricavi complessivi del turismo in Cina, comprendendo sia i visitatori domestici sia stranieri e i viaggi di lavoro, rappresenteranno il 6,7 per cento del Pil entro il 2030 (contro il 4,8 per cento del 2024).

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
Lo skyline di Shanghai (Ansa).

Più esenzioni dal visto per incrementare gli arrivi stranieri

Una delle misure più importanti adottate dal governo di Xi Jinping per incentivare il turismo è stata l’ampia estensione delle esenzioni dal visto. La misura riguarda oggi oltre il 77 per cento degli arrivi esteri. Nei primi sei mesi del 2026 questa politica ha contribuito a far crescere del 20,4 per cento su base annua il numero di ingressi di cittadini stranieri in Cina, arrivati a quota 22,9 milioni. Pechino spera che questi visitatori spendano il più possibile e che tornino a casa con un’impressione positiva del Paese.

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
Xi Jinping (Ansa).

La scommessa del “turismo rosso”

I turisti internazionali sono soliti visitare le grandi città, dalla capitale Pechino all’avveniristica Shanghai, passando per la cyberpunk Chongqing, ma anche mete classiche come la Grande Muraglia o l’Esercito di terracotta. I turisti cinesi stanno invece alimentando il cosiddetto hongse luyou, il turismo rosso che richiama milioni di visitatori in siti, musei e località collegate alla storia del Partito, alla Rivoluzione e alla nascita della Repubblica Popolare. Le mete più gettonate includono Yan’an, base del Partito durante la guerra civile, Shaoshan, città natale di Mao Zedong, Jinggangshan, uno dei luoghi simbolo della rivoluzione comunista, e Nanchang, legata alla nascita dell’Esercito Popolare di Liberazione. Non esiste una statistica nazionale omogenea in grado di quantificare il fenomeno nel suo complesso. Il ministero della Cultura e del Turismo lo calcola tra i viaggi domestici che nel 2025 hanno generato una spesa di circa 900 miliardi di dollari.

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
L’Esercito di terracotta (Ansa).

I viaggiatori spendono ancora troppo poco

Nonostante i numeri incoraggianti, resta un problema: i viaggiatori spendono ancora troppo poco. Secondo una ricerca di Trip.com citata dal Wall Street Journal, nel 2025 i visitatori stranieri hanno speso in media circa 2.200 dollari a testa: una cifra considerevole ma inferiore ai due terzi della spesa media sostenuta dai turisti stranieri negli Stati Uniti. Sul fronte interno non va meglio: nella prima metà del 2026 sono stati effettuati 3,5 miliardi di viaggi domestici, in aumento del 5,4 per cento su base annua, ma la spesa è cresciuta appena del 2 per cento raggiungendo circa 478 miliardi di dollari. Ancora troppo poco per considerare il turismo un vero volano per l’economia.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

La notizia è clamorosa, il contesto in cui si inserisce un po’ meno. Stando a quanto riferito dal sito del quotidiano sportivo portoghese A Bola, si starebbe apparecchiando un affare che riguarda il cambio di assetto proprietario di uno fra i principali club del massimo campionato saudita: e a essere coinvolti nel dossier sarebbero Cristiano Ronaldo e il patron del Milan, Gerry Cardinale, boss del gruppo RedBird Capital Partners.

Una delle quattro squadre sotto il controllo del Public Investments Fund

Il club in questione è l’Al-Nassr, quello da cui CR7 è tesserato dagli ultimi giorni del 2022. Per la cronaca, è una delle quattro squadre della Roshan League che a giugno 2023 – cioè sei mesi dopo l’atterraggio di Cristiano nel massimo torneo saudita – sono state portate sotto il controllo del Public Investments Fund (Pif), il principale braccio finanziario del regno saudita, investito della diretta responsabilità di sviluppare il torneo calcistico nazionale.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Gli altri tre club allora coinvolti nell’operazione sono Al-Ahli, Al-Ittihad e Al-Hilal. Quello era il momento in cui il regno dispiegava il massimo sforzo politico ed economico nello sviluppo dello sport nazionale e, più nello specifico, del calcio come principale strumento di una politica di potenza internazionale. Da allora molte cose sono cambiate, sia nell’atteggiamento del governo saudita verso lo sport sia, soprattutto, nella megalomania della progettazione politico-economica della grandezza saudita. E il fatto che si proceda verso la messa sul mercato dei club controllati da Pif è un segnale di questo mutamento. Ma andiamo nel dettaglio.

Un consorzio di cinque investitori

L’articolo pubblicato dal sito del quotidiano portoghese parla di un’operazione da 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) che vede la partecipazione di cinque investitori. Oltre a Cristiano Ronaldo e a Cardinale vengono infatti indicati tre imprenditori sauditi: Ibrahim Al-Muhaidib, Mohammed Al-Khereiji e Sharaf Al-Hariri.

Al-Muhaidib è un giovane quarantenne rampante che ha costruito la sua fortuna dapprima col business delle cliniche dentali (le notizie agiografiche narrano che, in questo settore, la trafila sia partita dal ruolo di receptionist all’età di 13 anni) per poi diversificare nei segmenti dell’hospitality e del real estate. A maggio del 2026 la rivista specializzata Forbes gli accreditava un patrimonio personale da 2,1 miliardi di dollari.

Confermata la presenza di CR7 tra gli investitori

Dell’Al-Nassr è stato presidente per un breve periodo, nel 2024. E già a giugno il suo nome era stato fatto come possibile acquirente della quota di maggioranza (70 per cento) che Pif sarebbe intenzionato a vendere. Fra le indiscrezioni che in quella fase erano state fatte c’era anche quella sulla possibile presenza di CR7 tra gli investitori: cosa che, a tre mesi di distanza, verrebbe confermata.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 in azione con la maglia dell’Al-Nassr (foto Ansa).

Per quanto riguarda Al-Khereiji, si tratta di un 38enne a capo di un conglomerato (l’Al-Khereiji Group) il cui settore prevalente è quello della comunicazione e dei media. Da poco più di un anno Al-Khereiji si è radicato nel mondo del calcio, avendo acquisito un club della serie B spagnola: l’Almeria. Manco a farlo apposta, è il club di cui Cristiano Ronaldo ha rilevato una quota del 25 per cento nel mese di febbraio.

Il più anziano dei tre è Al-Hariri (classe 1971), che gestisce un colosso degli investimenti globali (Hozon Holding) e ha la passione per i cavalli, ma non disdegna il pallone.

Il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport

Questa formazione sarebbe pronta a rilevare da Pif il club che ha vinto l’ultima edizione del campionato saudita. Il fatto che uno dei possibili investitori sia anche un suo calciatore tesserato – anzi, il più importante calciatore della sua storia – è un’anomalia che passa abbastanza in secondo piano. Più interessante è comprendere il quadro economico di medio periodo in cui questa operazione avviene. Un quadro che segna il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

La traiettoria dell’Al-Nassr è comune a quella degli altri tre club che erano finiti sotto la sfera d’influenza del fondo sovrano. Tra fine agosto e inizio settembre è stato perfezionato il trasferimento del 70 per cento dell’Al-Hilal (il club che ha affidato la panchina a Simone Inzaghi) a Kingdom Holding Company.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Simone Inzaghi, allenatore dell’Al-Hilal (foto Ansa).

L’Al-Nassr sarebbe il secondo club la cui maggioranza viene alienata. Anche Al-Ahli e Al-Ittihad sono posti sulla stessa rotta. Si tratta di dismissioni programmate che dicono più di quanto il fondo sovrano voglia lasciar trasparire. E il messaggio che se ne può ricavare è alquanto chiaro: dire che si era esagerato con le spese è persino un eufemismo. Adesso bisogna rientrare e gli attori dell’economia privata sono chiamati a farsi carico dei “gioielli di famiglia calcistici”, che si sono rivelati un lusso pacchiano.

Il progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro

Con una specificazione: che parlando di “attori privati”, a proposito dell’economia saudita, si deve usare qualche cautela definitoria. Sono tutti quanti più o meno legati alla mano munifica della corona e alle strutture di un’economia statale non ancora emancipata dal sistema dei clan: ne hanno beneficiato nel corso del tempo, dunque sono chiamati a caricarsi qualche fardello laddove sia necessario. Tornando a Pif, la dinamica del disinvestimento è ancora più chiara se si guarda all’abbandono del delirante progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Why, mister Cardinale?

In questo intreccio di miliardari sauditi, di multiproprietà calcistiche e di ex fuoriclasse del calcio che non vogliono rassegnarsi al fine carriera (l’altra sera CR7, oltre a subire una sconfitta 4-0 nella Champions asiatica per mano dell’Al-Ain, si è reso protagonista di una scena di nervosismo abbastanza ridicola), resta da capire a che pro il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, entri nel business. Ha già dovuto costruirsi tutte le scappatoie possibili per sanare la posizione multiproprietaria coi francesi del Tolosa. E adesso vuole prendersi un giocattolo costosissimo in Arabia Saudita. Perché? Forse si sta lasciando ammaliare un po’ troppo dalle sirene portoghesi. Un giorno tirerà le somme e cercherà di capire se gli sarà convenuto.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica

La mobilità elettrica si sta facendo strada nella quotidianità degli italiani e rappresenta uno dei tasselli della transizione energetica. È in questo contesto che si inserisce la European mobility week, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana, in programma dal 16 al 22 settembre 2026 e dedicata quest’anno al tema Mobility for everyone. Un appuntamento che richiama l’obiettivo di costruire sistemi di trasporto più sostenibili, accessibili e inclusivi.

La situazione in Italia tra punti di ricarica e mercato delle auto elettriche

In Italia la rete di ricarica continua ad ampliarsi. Secondo i dati di Motus-E, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica pubblici erano 84.564, con 6.311 nuove installazioni nel solo secondo trimestre e oltre 17 mila nell’arco degli ultimi 12 mesi. La crescita riguarda anche le autostrade, dove le infrastrutture sono salite a 1.516, rispetto alle 1.159 di giugno 2025. Il 59 per cento offre potenze superiori a 150 kW e più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di sistemi di ricarica. Parallelamente cresce il mercato delle auto elettriche. A fine agosto il parco circolante italiano di vetture completamente elettriche ha raggiunto 444.863 unità. Nei primi otto mesi dell’anno sono state immatricolate 90.381 Bev, il 68,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una quota di mercato salita a circa l’8 per cento.

Enel protagonista della transizione

In questo scenario, Enel è tra i principali protagonisti. Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo gestisce una rete di circa 28 mila punti di ricarica pubblici distribuiti sul territorio nazionale, dai centri urbani alle principali direttrici extraurbane. Di questi, 5 mila sono stati installati nell’ambito dei bandi Pnrr. Oltre 1.200 nuovi punti veloci ultimati lo scorso giugno si sono aggiunti ai 3.730 completati entro la fine del 2025, rafforzando la presenza in nove regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle principali aree metropolitane. A questa infrastruttura si affianca la rete ad alta potenza, con oltre 1.800 punti HPC da 100 a 400 kW in più di 500 stazioni. L’impegno comprende anche la mobilità pesante, con due siti dedicati anche agli e-truck a Piacenza e Noceto. Ewiva, controllata del Gruppo Enel, si è inoltre aggiudicata tre lotti del bando Autostrade per l’Italia per nuove stazioni di ricarica da realizzare entro il 2027 lungo alcune delle principali direttrici autostradali. I nuovi siti prevedono anche sistemi di accumulo, pensiline fotovoltaiche, illuminazione intelligente e soluzioni progettate per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica
Flavio Cattaneo (Enel).

Le soluzioni per una ricarica semplice e integrata

La strategia di Enel, però, non riguarda soltanto il numero delle colonnine. L’obiettivo è costruire un ecosistema che renda l’esperienza di ricarica semplice e integrata. Con Enel on your way, l’app del Gruppo dedicata alla mobilità elettrica, è possibile localizzare i punti disponibili, verificarne in tempo reale lo stato, avviare e interrompere la ricarica, effettuare il pagamento e pianificare gli itinerari. Grazie al roaming interoperabile, l’app consente di accedere a oltre 55 mila punti in Italia e a più di 60 mila complessivamente. La tecnologia Plug&Charge permette invece di iniziare la ricarica collegando direttamente il veicolo alla colonnina abilitata, senza autenticazione manuale, mentre i POS integrati consentono di pagare direttamente con carta. Per la casa, Waybox permette di programmare le ricariche e gestire in maniera intelligente i consumi. A questa si aggiunge Enel Drive, la soluzione che integra veicolo elettrico, tariffa luce dedicata e Waybox con installazione inclusa.

Verso un nuovo modo di muoversi più semplice e accessibile

La prossima sfida sarà accompagnare l’espansione della rete con procedure autorizzative e connessioni alla rete elettrica sempre più rapide, soprattutto nelle aree ancora meno servite. Perché alla crescita del numero di infrastrutture dovrà corrispondere anche una maggiore facilità di utilizzo. Una rete capillare, interoperabile e veloce può contribuire a ridurre le barriere percepite dagli automobilisti e rendere l’auto elettrica una soluzione sempre più concreta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È anche questo il senso della European mobility week: fare dell’elettrificazione non soltanto una questione tecnologica, ma un nuovo modo di muoversi, più semplice e accessibile nella vita di tutti i giorni. Un percorso nel quale Enel punta a rafforzare il proprio ruolo attraverso l’espansione della rete, le soluzioni digitali e i servizi dedicati alla ricarica, contribuendo alla trasformazione della mobilità nel quadro della transizione energetica italiana.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Come le Presidenziali del 2024, che hanno riconfermato senza sorprese Vladimir Putin, anche le elezioni parlamentari che si concluderanno domenica si svolgono in tempo di guerra. Quella che il Cremlino aveva definito “operazione militare speciale” si è trasformata in un confronto sempre più aspro con l’Occidente e la Nato, con riflessi evidenti in Russia: il sistema politico si è irrigidito ulteriormente, si è ridotto lo spazio per il dissenso, l’architettura putiniana – basata sugli equilibri fra i poteri forti, soprattutto quelli legati all’apparato militare e d’intelligence – è stata puntellata, abbandonando gli elementi meno coesivi. In questa prospettiva il voto rappresenta un ulteriore test per l’intero apparato.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

L’esclusione di Yabloko, unica formazione pacifista

L’esito come sempre è scontato. Dominerà Russia Unita, il partito del presidente, e le formazioni della cosiddetta opposizione sistemica, quella che da decenni è inserita nei meccanismi della cosiddetta democratura, si divideranno le briciole. Sono in corsa nove partiti, tra cui quello comunista di Gennadij Zjuganov, i liberaldemocratici del LDPR, Russia Giusta e il più recente Nuova gente, nato nel 2020. Manca all’appello Yabloko, storica formazione liberale fondata agli inizi degli Anni 90, esclusa di forza dalla corsa perché unico partito apertamente pacifista. Alle scorse elezioni si era fermata a poco più dell’1 per cento. Come nel 2024, dunque, per Putin si tratta di certificare una legittimazione alla quale non ci sono alternative.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Un seggio elettorale a San Pietroburgo (Ansa).

La stabilità garantita dai tecnocrati

Oltre quattro anni di guerra e sanzioni hanno inciso sull’economia russa, pur non conducendola al collasso come molti avevano previsto. Il sistema alla fine ha retto, anzi si è addirittura rafforzato, nonostante i contraccolpi e gli imprevisti del conflitto: la rivolta armata del 2023 orchestrata da Evgeni Prigozhin, dipinta lontano da Mosca come una notte dei lunghi coltelli che avrebbe fatto crollare in quattro e quattr’otto il castello di Vladimir Vladimirovich, è rimasta un episodio isolato che però ha dimostrato quanto Putin fosse saldo in sella, malgrado le faide interne, da sempre presenti all’ombra del Cremlino. Anche l’asse tra potere politico e oligarchia si è stabilizzato, grazie ai tecnocrati che governano la macchina, dal primo ministro Mikhail Mishustin alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, passando per Kirill Dmitriev, presidente del fondo sovrano russo e pedina fondamentale per quel che riguarda gli aspetti economici e finanziari nei colloqui fra Mosca e Washington sulla possibile road map verso la pace.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Il malcontento non fa calare il consenso al sistema

Non è un caso che, al di là delle urne annacquate, gli elettori russi continuino a esprimere fiducia sia nel premier (64 per cento, secondo i dati attuali del Levada Center) sia nei governatori regionali (67 per cento). Lo stesso Putin – dato in leggera risalita dal 74 al 76 per cento dopo i mesi estivi e le difficoltà che hanno toccato la popolazione tra i blackout di Internet e i droni sulle raffinerie – non sembra soffrire di tutti i mali, di salute e politici, che gli vengono attribuiti in Europa. Certo, per i russi le cose non stanno andando per il meglio. ‘Solo’ il 56 per cento dei cittadini pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta, mentre il 27 per cento è convinto che la strada imboccata sia quella sbagliata. Ma l’ipotesi che possano scatenarsi rivolte sociali o politiche è lunare.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

La capacità di adattamento del regime

Allo stato delle cose, la Russia è dunque sostanzialmente stabile. I poteri forti fedeli al presidente si sono adattati alla nuova economia di guerra, che più di rivoluzioni necessita di costanti correzioni periodiche. Anche per questo le elezioni non rappresentano certo uno spartiacque, né per la tenuta del regime, né per gli equilibri che si delineeranno successivamente: certo, rimpasti governativi sono possibili e nemmeno Mishustin è al sicuro. Tanto che, in un ottica di cambiamento, sarebbe già pronto il vice Denis Manturov, più legato all’industria militare. E soprattutto sarà interessante capire se il Cremlino ordinerà una mobilitazione per rafforzare l’esercito o se il conflitto proseguirà sui binari attuali, senza scossoni, né al fronte né in casa. 

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre

Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità nazionale palestinese, si è fatto avanti affermando di essere la fonte citata nell’articolo di Haaretz che riportava come Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito dei piani di Hamas dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed, poco prima del 7 ottobre 2023. L’articolo di Haaretz si basava su alcuni passaggi del libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval.

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ammissione in un video pubblicato su Facebook

In un video su Facebook, Abu Zaida ha spiegato di aver svolto all’epoca dei fatti raccontati nel volume il ruolo di intermediario tra Israele e Hamas, trasmettendo agli Emirati e ai servizi di intelligence di Tel Aviv un avvertimento sui piani di Yahya Sinwar (allora leader di Hamas a Gaza) per una grande offensiva: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente. Haaretz aveva ipotizzato inizialmente che l’intermediario fosse Mohammed Dahlan, ex leader di Fatah nella Striscia di Gaza, o una persona che agiva per suo conto.

Chi è Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Anp

Esponente di Fatah, il 66enne Abu Zaida è stato ministro per gli Affari dei Detenuti dell’Anp dall’inizio del 2005 a quello del 2006, quando le elezioni legislative palestinesi videro la vittoria di Hamas. Originario di Jabalia e parte di una fazione di Fatah che sostiene Dahlan, nel tempo ha collaborato strettamente con Tel Aviv (nonostante avesse trascorso 12 anni in una prigione dello Stato ebraico) e intrecciato legami con importanti esponenti di Hamas, mantenendo anche contatti regolari con giornalisti israeliani. Au Zaida ha lasciato l’enclave palestinese alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra: da allora risiede al Cairo.

Netanyahu, la smentita e l’attacco a Haaretz

L’ufficio di Netanyahu si era affrettato a smentire quanto scritto nel libro e riportato da Haaretz: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua». Successivamente lo stesso Netanyahu, ha inviato una lettera di diffida alla testata di sinistra, da sempre una spina nel fianco dell’attuale premier israeliano. Questa la risposta del direttore Aluf Benn: «Non siamo spaventati dalle minacce del primo ministro e dai suoi tentativi di strangolarci finanziariamente. Continueremo a difendere i diritti umani e civili e denunciare le irregolarità e i crimini di guerra del governo».

San Marino Rtv presenta la nuova stagione 2026-2027

San Marino Rtv presenta la nuova stagione televisiva 2026-2027. Un palinsesto profondamente rinnovato che rafforza l’identità del servizio pubblico sammarinese e consolida la presenza dell’emittente nel panorama televisivo italiano e internazionale. La nuova programmazione sarà presentata martedì 29 settembre, dalle ore 11 alle 13, con un evento in diretta realizzato contemporaneamente da due sedi – a San Marino, presso gli studi di San Marino Rtv in Piazza J.F. Kennedy, e a Roma, presso lo studio Roma Montecitorio, in Piazza Montecitorio 116. A condurre l’appuntamento saranno Vittoriana Abate da Roma e Silvia Pelliccioni da San Marino.

I protagonisti della nuova offerta

La stagione segna un ulteriore passaggio nel percorso di trasformazione di Rtv con più produzioni originali, nuovi programmi e nuovi protagonisti, maggiore spazio all’informazione e all’approfondimento, all’attualità, alla cultura, alla musica, allo spettacolo, allo sport e ai grandi eventi. Una squadra ampia e autorevole che vede tra i protagonisti Dario Fabbri, Monica Giandotti, Daniele Ruvinetti (i due su San Marino Rtv conducono assieme il programma Point Break, su attualità nazionale e internazionale, che nelle prime 10 puntate ha ottenuto ottimi ascolti), Giovanni Terzi, Myrta Merlino, Mauro Mazza, Simona Ventura, Red Ronnie, Roberto Giacobbo, Mirko Casadei, Andy Luotto, Fabrizio Maffei, Eraldo Pecci, Senhit, Luciano Onder, Angelica Amodei, Giovanni Anversa, Marco Carrara e Giordano Fatali, insieme ai volti e ai giornalisti di San Marino Rtv.

Rafforzate le aree di informazione, approfondimento e intrattenimento

Il nuovo palinsesto rafforza l’area dell’informazione e dell’approfondimento, con uno sguardo aperto sui principali temi italiani e internazionali, ma anche sulla società, sulla cultura, sull’economia e sui territori. Una programmazione che vuole offrire confronto, pluralismo e libertà, valorizzando al tempo stesso la specificità e l’identità della Repubblica di San Marino. Crescono anche gli spazi dedicati all’intrattenimento, alla musica, allo sport, alla cultura e alla memoria televisiva, con produzioni originali, nuovi format e il coinvolgimento di personalità provenienti da esperienze e linguaggi differenti.

Spazio all’Eurovision per otto mesi

Un capitolo strategico sarà dedicato al mondo Eurovision. Un percorso continuativo accompagnerà il pubblico per otto mesi, dal Junior Eurovision Song Contest di ottobre, passando per Dreaming San Marino Song Contest da ottobre a febbraio, fino alle tre serate del San Marino Song Contest di marzo e all’Eurovision Song Contest di maggio 2027. Una vera filiera editoriale, musicale e produttiva che lega San Marino al più grande evento televisivo musicale internazionale e che accompagnerà il pubblico, senza interruzioni, dall’autunno 2026 alla primavera 2027.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina

È iniziato alle 14 e terminerà allo stesso orario di domenica 20 settembre il voto online degli iscritti pentastellati sulla “Alleanza per la Costituzione”, in pratica il programma del M5s, che si tiene in concomitanza con la due giorni di Nova a Milano. Il documento, «sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio», è diviso in 20 aree tematiche, che vanno dalla sanità al lavoro, fino alle pensioni e alle tasse, passando per scuola, ambiente e sicurezza, senza dimenticare l’immigrazione e diritti Lgbt. Tra tutti i punti che il partito di Giuseppe Conte porterà «al tavolo della coalizione» spicca quello al numero 17, dedicato alla guerra. O, meglio, al suo ripudio.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina
Elly Schlein e, sul maxischermo, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il punto 17: “L’Italia ripudia la guerra”

Nessuno sconto al Pd, tantomeno giri di parole nell’affrontare il tema più discusso all’interno della coalizione progressista, cioè il sostegno militare a Kyiv. «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge al punto 17. E poi: «È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale». Questa parte del documento ribadisce inoltre i “no” al piano Rearm Eu e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil in sede Nato. Sì invece al riconoscimento dello Stato della Palestina.

“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.

Acea, Aquanexa acquisisce Danphix ed Ecoris e lancia la business unit Trenchless technologies

Aquanexa, piattaforma integrata di servizi per l’industria idrica acquisita da Acea, ha annunciato il perfezionamento delle acquisizioni di Danphix ed Ecoris, due realtà italiane d’eccellenza specializzate nelle tecnologie trenchless per la riabilitazione delle condotte. Le due società entrano a far parte del Gruppo confluendo nella nuova business unit Trenchless Technologies, che concentra sotto un’unica regia industriale — insieme a Dinamica Project — tutte le competenze di Aquanexa dedicate al rinnovo infrastrutturale senza scavo, dando vita a uno dei poli più solidi del panorama nazionale nelle tecnologie di relining con un fatturato aggregato 2025 che supera i 20 milioni di euro. Il Gruppo Aquanexa conta 14 aziende e un ecosistema di collaborazioni strategiche che copre l’intero ciclo dell’acqua, con circa 350 professionisti e oltre 140 milioni di euro di fatturato, unendo infrastruttura, IoT, ingegneria di rete e piattaforme digitali al servizio dei gestori idrici.

Gli ambiti di azione delle due società

Danphix, fondata nel 2016 e con sede a Reggio Emilia, opera nell’ingegneria civile con specializzazione nella riabilitazione trenchless di condotte idriche, fognarie e in pressione, utilizzando tecnologie avanzate come il Cipp (Cured in place pipe) e il sistema Primus line, e offrendo servizi di videoispezione e prove di tenuta in pressione a clienti pubblici e privati in Italia e all’estero con specifico riferimento anche al settore Oil & Gas. La società può contare su un team di circa 14 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 13 milioni di euro, con un Ebitda reported di circa 4,8 milioni di euro. Ecoris, fondata nel 1992 a Viareggio, opera nel relining e nella manutenzione di reti idriche e fognarie, con attività di videoispezione, mappatura delle condotte e risanamento non distruttivo. La società può contare su un team di circa 15 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 4,8 milioni di euro, in crescita del 49 per cento rispetto all’anno precedente, con un Ebitda reported di circa 2,0 milioni di euro. Le due aziende si affiancano a Dinamica Project, che entra nella nuova business unit portando 40 anni di esperienza, 16 mezzi allestiti con sistemi di relining, videoispezione e robot, e la divisione North sea project dedicata alle tecnologie no-dig per il risanamento e la ricostruzione non distruttiva di condotte fognarie e idriche.

Il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

La nuova business unit nasce per rispondere a una domanda che, in un Paese con reti tra le più vecchie d’Europa, non è più se rinnovare le infrastrutture, ma come farlo con la minore invasività possibile. Dopo la stagione straordinaria del Pnrr, il settore è chiamato a garantire continuità agli investimenti programmati — oltre 21,2 miliardi di euro per il sessennio 2024-2029 secondo i programmi degli interventi approvati dagli enti di governo d’ambito — senza gravare eccessivamente sulle tariffe e senza immobilizzare le città in cantieri aperti per mesi. In questo contesto le tecnologie no-dig assumono un ruolo strategico poiché consentono il recupero funzionale delle condotte interrate esistenti senza scavi a cielo aperto, eliminando demolizioni, ripristini stradali e disagi per cittadini e attività commerciali, con una riduzione significativa di emissioni di CO₂, consumi di carburante, materiali di scarto e rumore rispetto allo scavo convenzionale, come dimostrato dalle analisi del ciclo di vita condotte con le principali utility italiane.

La tecnica del relining

La tecnica principale è il relining. All’interno del “tubo ospite” viene inserito un liner in materiale composito a base di resine termoindurenti che, attraverso processi come il Cipp nelle varianti termica, Uv e Uv-Led, si polimerizza aderendo alle pareti interne e creando un nuovo tubo strutturalmente autonomo, per diametri da DN80 a DN1500, anche in presenza di curve accentuate e accessi difficoltosi. A queste competenze Aquanexa affianca la tecnologia brevettata Talr (Trenchless automated leakage repair) di una società del Gruppo, Pipecare, per la riparazione massiva delle perdite, offrendo ai gestori una copertura completa — oltre 100 mezzi sul territorio e l’intera gamma delle tecnologie di relining — che nessun altro operatore garantisce oggi con la stessa profondità.

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway, il colosso che ha guidato per oltre 60 anni. Il suo posto sarà preso dal figlio Howard, 71 anni, nel cda della holding dal 1993 e amministratore di una delle tre fondazioni a cui il padre ha già destinato in eredità il suo immenso patrimonio. In passato è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Coca-Cola, uno dei principali investimenti di Berkshire Hathaway. Warren resterà nel consiglio di amministrazione e assumerà il titolo di presidente emerito. La holding ha un portafoglio azionario del valore di oltre 300 miliardi e capitalizza a Wall Street più di 1.000 miliardi di dollari. Fra le sue principali partecipazioni per valore figurano i pacchetti in Apple, Alphabet-Google, Bank of America e American Express.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno

Francesco Rocca unchained. Il numero uno della Pisana in quota Fratelli d’Italia in questi giorni è vulcanico. Il bersaglio? il forzista Claudio Lotito. Circa l’inchiesta della Procura di Roma sul presunto complotto per destituirlo dalla presidenza della SS Lazio, Rocca, agguerrito tifoso biancoceleste, pare avere le idee chiare: «Sull’inchie­sta sospen­de­rei il giu­di­zio», ha detto al Corriere della sera, «e comun­que non ci vedo un nesso tra la pro­te­sta di popolo e la poli­tica. Sil­vio Ber­lu­sconi can­didò Lotito per­ché era il pre­si­dente della Lazio e dun­que capace di por­tare con­sensi, ma con le sue barac­co­nate si è cac­ciato lui adesso in que­sta situa­zione. È un pro­blema di postura». E ancora: «Lui è fis­sato col com­plotto, credo abbia pro­prio un pro­blema carat­te­riale, una totale man­canza di empa­tia». Complotto o meno, è un fatto che Lotito ormai è completamente isolato anche all’interno di Forza Italia. Sarà, maligna qualcuno, perché «Antonio Tajani è juventino». O più probabilmente perché la curva dà e la curva prende. E un ulteriore salasso di voti gli azzurri, tallonati se non superati da Futuro Nazionale, proprio non possono permetterselo.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Parole che hanno ringalluzzito gli aquilotti, tanto da far pensare a una sua possibile candidatura per il Campidoglio. Suggestione che Rocca ha però stroncato sul nascere. Non solo dovrebbe lasciare anzitempo l’incarico in Regione, ma vorrebbe ricandidarsi per un secondo mandato. Fatto sta che alle feste dei vip, come a quella di giovedì sera del Circolo Parioli, Gualtieri e Rocca sembravano impegnati in un “testa a testa” dal sapore elettorale. A questo punto resta da capire chi candiderà il centrodestra contro Roberto Gualtieri. I primi nomi sono noti: l’eterno gabbiano Fabio Rampelli, la destrissima Roberta Angelilli, assessora regionale allo Sviluppo economico e la consigliera regionale di FdI Laura Corrotti. E Rocca che dice? «Rampelli è un ottimo profilo, vediamo se accetta».

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Rai, Sergio non va in pensione: deve recuperare le ferie

Guai a dire che Roberto Sergio ora andrà in pensione: il dg della Rai ha ufficializzato che il 30 settembre concluderà anticipatamente il suo percorso professionale e ha chiarito che il suo pensionamento scatterà il primo giugno 2027. Com’è possibile? Anche in Rai c’è l’abitudine di cumulare il cosiddetto “monte ferie” che deve essere liquidato o consumato prima di lasciare l’azienda. Forse Sergio di giorni arretrati ne aveva parecchi… Resta invece aperto il capitolo sammarinese, a cui Sergio pare tenere parecchio. «A valle delle determinazioni che il consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese», spiega, «valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali». Vedremo, anche perché si vocifera che Sergio ambirebbe a ritornare nel cda Rai alla prossima infornata di nomine.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anniversario della presa di Porta Pia? Meglio l’Angelus di Leone

«Minimo sindacale, anzi, nemmeno quello»: in Campidoglio tengono a precisare che quest’anno le celebrazioni per il 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia, sono al lumicino. Quello che una volta era un rito della sinistra romana ora è solo un ricordo. Anzi, visto che quest’anno il 20 settembre cade di domenica, e che si avvicina l’appuntamento con le elezioni anche nella Capitale, è meglio andare a piazza San Pietro a sentire l’Angelus di Papa Leone XIV, magari facendosi notare dalle telecamere.

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Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale

Sigfrido Ranucci ha smentito la veridicità di un’immagine in cui lo si vede baciare Maria Rosaria Boccia, «evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ma finita al centro di un articolo di Libero.

«Altra falsità dei giornali di Angelucci, il parlamentare più assenteista d’Italia. Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto “Fosca” parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tra me e Boccia. È una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ha scritto Ranucci su Facebook. «Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI, la sospensione delle repliche estive di Report».

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

L’interrogatorio della compagna di Lavitola, ricostruito da Libero

Nell’articolo di Libero viene riportata una frase di Valter Lavitola, reo confesso mandante dell’attentato a Ranucci, rivelata dalla compagna Natalia Potenza in procura durante l’interrogatorio del 12 settembre: «Questo scemo non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia». Queste parole risalirebbero allo scorso maggio, ovvero al periodo in cui il faccendiere stava lavorando al famoso sondaggio su Ranucci in politica. Secondo la testimonianza, il Lavitola era «rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, come una belva», dopo aver visto quella foto – palesemente fake – che, ha affermato Potenza, era stata mostrata al compagno «dai servizi segreti o da qualche investigatore». La foto in questione non era mai stata diffusa e lo stesso articolo di Libero, va detto, metteva in dubbio la sua effettiva esistenza: ci ha pensato Ranucci, come ha spiegato, a ripescarla dalla chat.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La reazione di Boccia, che ha scritto un libro sul rapporto con Ranucci

Sulla questione si è espressa (tramite il suo legale) anche Boccia. «Nell’interesse della mia assistita comunico che nella giornata odierna procederemo nelle competenti sedi giudiziarie nei confronti della signora Natalia Potenza, del quotidiano Libero e del giornalista Giacomo Amadori, in relazione alle dichiarazioni e ai contenuti pubblicati nell’edizione odierna», ha dichiarato l’avvocato Francesco Di Deco: «Contestiamo nel modo più categorico l’esistenza e la veridicità della fotografia descritta nell’articolo, nei termini in cui viene rappresentata, e ogni ricostruzione idonea a far ritenere che tra la mia assistita e Ranucci ci siano stati incontri o rapporti della natura insinuata dalla pubblicazione». Di Deco ha inoltre precisato che, negli ultimi due anni gli incontri tra Boccia e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». L’arco temporale indicato non è casuale: da domani sarà infatti disponibile Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, libro nel quale l’imprenditrice ricostruisce, dal proprio punto di vista, quasi due anni di rapporto con il giornalista, conosciuto a settembre del 2024 quando Boccia era al centro della vicenda politica legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV

Roberto Sergio ha ufficializzato l’addio anticipato alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, lasciando però aperta la porta a una sua permanenza alla guida dell’emittente San Marino RTV. «Come già noto, il prossimo 30 settembre concluderò anticipatamente, per mia scelta personale, il percorso professionale in Rai, dopo oltre 22 anni trascorsi al servizio dell’Azienda in ruoli di crescente responsabilità», ha scritto sui social, spiegando che la decisione è stata presa per scelta personale e che non coincide col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. Con l’uscita di Sergio, considerato espressione delle componenti vicine a Fratelli d’Italia e Lega nell’attuale governance, l’interim verrà assunto dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Sergio è deciso a rimanere alla guida di San Marino RTV

«Valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino RTV, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali», ha poi aggiunto Sergio. Che è direttore generale di San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai, dal 7 novembre 2024. Secondo il dirigente, quest’ultimo incarico non risulterebbe in scadenza in quanto arrivato dal cda di RTV e non dai vertici Rai.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

La decisione su RTV verrà presa nel prossimo cda Rai

La volontà di Sergio di dire addio alla tv di Stato italiana, mantenendo però contestualmente le redini di quella sammarinese, ha causato tensioni interne. Anche perché si vocifera che il suo piano sarebbe poi di rientrare nel cda Rai con la prossima infornata di nomine. Alla fine ha prevalso la linea che rimetterà la questione a una delibera del consiglio d’amministrazione. Come si legge in un comunicato della Rai, infatti, «il tema della direzione generale di San Marino RTV è stato aggiornato alla prossima seduta consiliare». La prossima seduta del cda, spiega la nota, si svolgerà il 29 settembre a L’Aquila, che in quei giorni ospiterà l’edizione 2026 del Prix Italia, appuntamento annuale per la valorizzazione della produzione radiotelevisiva, digitale e multimediale a livello internazionale.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

C’erano una volta i pacifisti. Potevano avere torto o ragione, essere ingenui, velleitari, persino un po’ noiosi, ma nessuno chiedeva loro di scusarsi perché preferivano la pace alle armi. Poi Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e anche il pacifismo è finito sotto processo. Sono comparsi i «pacifinti», orribile storpiatura lessicale che contiene già una sentenza: chi è contro la guerra diventa sospetto, e avere qualche dubbio sul riarmo basta per essere arruolati tra i complici di Mosca.

Nel Pd la componente bellicista si è imbestialita

Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, lo ha scoperto a sue spese. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia ha detto che i ragazzi della sua generazione non saranno «i soldati delle vostre guerre» e, già che c’era, ha promesso di «organizzare i disertori». Apriti cielo. Nel Pd la componente bellicista le ha ricordato che la difesa della Patria è un dovere, mentre in pochi si sono schierati dalla sua parte. Non Elly Schlein, che per tenere insieme le varie tribù del partito è ormai costretta a equilibrismi da vecchia Dc.

Se bisogna parlare come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi

Certo, magari Virginia si è un po’ lasciata trascinare dai sentimenti, ma ha 28 anni. E se a quell’età bisogna già pesare le parole come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi. A farla diventare rapidamente adulta ci hanno pensato le polemiche, seguite dall’inevitabile precisazione: sta con l’Ucraina e condanna Putin. Una specie di liberatoria che ormai accompagna qualsiasi discorso sul tema: prima si certifica di non essere agenti del Cremlino, poi si può cominciare a parlarne.

Il pacifista-pacifinto si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin

Se prendiamo sul serio questo nuovo galateo, un problema ce l’ha persino la Costituzione. L’articolo 11 dice infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali. Il verbo è piuttosto categorico, anche se la stessa Carta stabilisce che la difesa della Patria è un sacro dovere. Due principi che per decenni sono riusciti a convivere senza che nessuno sentisse il bisogno di scegliere tra l’uno e l’altro. Oggi, invece, il riarmo è diventato sinonimo di realismo, mentre dubitarne è già un indizio a carico. Cercare uno sbocco politico diventa cedimento, e discutere quanti miliardi spendere in armamenti subito suona di appeasement col nemico. Così il pacifista, diventato pacifinto, si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

A spiegare ai giovani che il mondo è diventato troppo pericoloso per permettersi il pacifismo sono spesso i boomer, ossia quelli di una generazione cresciuta quando Hiroshima era ancora una memoria vicina e il Vietnam mostrava che cosa significasse mandare dei ragazzi a combattere dall’altra parte del mondo. Allora erano loro a scendere in piazza contro le armi, a diffidare dei generali e a non vergognarsi affatto di essere pacifisti.

Non si può considerare vigliacco chi continua a preferire la pace alle armi

Mezzo secolo dopo, parecchi hanno cambiato idea. Ma fa un certo effetto sentirli spiegare ai più giovani che bisogna essere pronti a combattere. Il fatto che Libero non lo sia non è un buon motivo per gettarle la croce addosso. Senza che ciò significhi confondere le carte. L’Ucraina è stata invasa, Putin è l’aggressore e gli ucraini hanno tutto il diritto di difendersi. Ma riconoscere questa realtà non obbliga a considerare vigliacco, o peggio complice del nemico, chi continua a preferire la pace alle armi.

La generazione comoda di quelli che se la prendono con i giovani…

Anche perché, se le cose dovessero mettersi davvero male, e la guerra diventare realtà, quelli della generazione della segretaria dei Giovani dem non vi assisterebbero davanti alla televisione. Mentre coloro che oggi spiegano quanto sia necessario essere pronti a combattere possono farlo con una certa serenità. Per raggiunti limiti d’età, non toccherebbe a loro imbracciare un fucile.

Torino, tensioni al presidio anti Vannacci

Attimi di tensione davanti all’hotel Nh a Torino, dove Roberto Vannacci ha partecipato al convegno sull’insicurezza urbana organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. Una cinquantina di manifestanti si sono radunati fuori dall’edificio avvicinandosi allo schieramento delle forze dell’ordine e lanciando uova contro gli agenti, dai quali non è giunta alcuna risposta. «Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino», recita lo striscione esposto. Alcuni manifestanti hanno anche cercato di aggirare il blocco delle autorità per raggiungere la sede del convegno, ma i tentativi sono andati a vuoto. Ogni strada di accesso è presidiata da personale in tenuta antisommossa. Il presidio è stato organizzato dal network antagonista torinese che fa capo al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.