Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
Anche il tempio sacro della tradizione del tennis, ossia il torneo di Wimbledon, si è dovuto inchinare all’ossessione per la digitalizzazione totale delle nostre vite: non solo il sistema di chiamata elettronica in tempo reale, che ha sostituito i giudici di linea, ma pure sensori seminati ovunque e che restituiscono miliardi di dati da elaborare e restituire in statistiche pronte all’uso.
Qualcuno, ingenuo, potrebbe pensare che tutto ciò abbia a che fare con la completezza delle telecronache (fornendo ai giornalisti molti numeri per dare informazioni più dettagliate ai telespettatori e agli appassionati) e con un senso di giustizia, per togliere l’elemento umano, fallibile e influenzabile, e oggettivare la chiamata di una pallina dentro o fuori dalle linee del campo. Ma non è così.
La digitalizzazione del tennis e il diluvio di dati sono invece legati a una svolta di 4-5 anni fa, quando Atp (l’associazione dei tennisti professionisti che gestisce il circuito) e Atp Media hanno creato Tennis data innovations, una società che gestisce il comparto dati e live streaming fondamentale per il mondo delle scommesse.
Partnership globale con Sportradar: pioggia di partite (e soldi)
In questo modo Atp ha cessato di essere un semplice venditore di diritti ed è diventato un partecipante attivo e strategico nel mercato dei dati per il betting. Tennis data innovations ha firmato una partnership globale con Sportradar, una delle principali società di tecnologia e dati sportivi al mondo. L’accordo ha reso Sportradar il partner esclusivo per i dati di scommesse e lo streaming per l’intero Atp Tour e Challenger Tour, coprendo oltre 14.500 partite all’anno. E ci sono tanti soldi da fare.
Il calcio è in testa, ma il tennis cresce sul campo delle scommesse
Come mostra infatti il rapporto sul “Global sports betting market” realizzato da Fortune business insight, il mercato delle scommesse sul tennis vale tra il 12 e il 15 per cento del totale scommesse mondiali sullo sport, ossia dai 13 ai 19 miliardi di dollari all’anno. Una montagna di denaro che fa del tennis uno degli sport preferiti dagli scommettitori (proprio per la cascata di dati disponibili e la possibilità di puntare su qualunque cosa), anche se ancora lontano dal calcio che assorbe una fetta del 41 per cento di tutte le puntate.

Peraltro, e Atp lo sa bene, il comparto delle scommesse sportive è in crescita costante: ora vale quasi 114 miliardi di dollari all’anno (dati 2025) e nel 2026 si prevede un’espansione a 126,5 miliardi, per poi sfiorare addirittura i 300 miliardi di dollari annui entro il 2034.

L’Europa, in questo processo, è molto coinvolta, essendo la parte di mondo più dedita all’azzardo: vale il 39 per cento del mercato globale delle scommesse sportive (con il Regno Unito, patria di Wimbledon, a quota 31 per cento del mercato europeo, e la Germania al 26 per cento), davanti al Nord America (34 per cento), Asia-Pacifico (20 per cento), e resto del mondo (7 per cento).
Un ruolo determinante è quello delle puntate live
Le scommesse online, e quindi l’approccio guidato quasi esclusivamente dalla pioggia torrenziale di dati elaborati, pesano per il 72 per cento del mercato delle scommesse, mentre quelle offline, coi vecchi metodi di puntata fisica in qualche agenzia, sono scese al 28. In questo processo di evoluzione del betting stanno assumendo un ruolo determinante le scommesse live, durante la partita (Il prossimo punto sarà vinto con un dritto o con un rovescio? Quanti colpi di rovescio farà durante il game? Il tennista scenderà a rete una o più volte durante il set? Quanti servizi farà al centro? E quanti a uscire?, e così via…), grazie all’analisi dei dati in real time e al potenziamento, su tutto il globo terrestre, delle connessioni alla Rete mobile.

Perciò, quando sentiamo un telecronista intrattenerci sulle statistiche più impensabili dedicate a Jannik Sinner o Matteo Berrettini, è importante sapere che dietro questi numeri ci sono tantissimi soldi. Il betting è diventato cruciale per l’organizzazione del tour di tennis, al punto che è la voce di ricavi di gran lunga più rilevante del bilancio Atp: circa 200 milioni di dollari all’anno (ma erano appena 32 milioni nel 2019), il 54 per cento del totale.
Ecco perché nessuno se la prenderà con gli scommettitori disturbatori…
Comprensibile, quindi, che il sopracciglio alzato di qualche direttore di torneo contro gli scommettitori che popolano gli spalti e disturbano questo o quel giocatore non possa mai essere seguito da concrete prese di posizione: il betting è una fonte di business cruciale per il tennis e lo sport in generale.

A Dazn Italia un manager che arriva (guarda caso) da quel mondo
Basti vedere la decisione presa da Dazn Italia, piattaforma di streaming dedicata quasi esclusivamente allo sport e che dal primo luglio ha sostituito l’amministratore delegato Stefano Azzi (esperto di telecomunicazioni) con Andrea Faelli, una carriera tutta all’interno di società di scommesse.

O le iniziative future di un colosso come Meta, azienda che starebbe sviluppando una nuova app dedicata al mondo dei mercati predittivi, e quindi delle scommesse (nome in codice: Arena) a seguito della grande passione del fondatore, Mark Zuckerberg, per il settore delle arti marziali e del Mma, dove il betting la fa da padrone.






































































