Bologna, la bodycam degli agenti mostra il contatto tra Fakir e un’altra persona

Emergono nuovi elementi sui fatti di Bologna. Le immagini della bodycam dei poliziotti intervenuti per fermare Abderrahim Fakir al Pilastro, messe in onda in esclusiva dal Tg1, mostrano la progressione di tutte fasi del fermo. Dopo essere intervenuti su segnalazione di alcuni residenti e aver atteso 40 minuti che si calmasse, gli agenti temono che la situazione possa degenerare perché l’uomo si sarebbe scagliato contro un’auto. «C’è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un’auto e che entrano in un contatto con lui. A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e devono risolvere questa situazione», ha spiegato Gabriele Bordoni, legale difensore degli agenti. Fakir viene quindi placcato e immobilizzato, prima dell’intervento dei soccorritori e dei tentativi di rianimazione. Il video delle bodycam è stato consegnato in procura.

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica

Mario Calabresi non si nasconde più. E, a domanda precisa, durante un incontro alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi (zona sud-est di Milano, contesto che più progressista non si potrebbe), il 22 luglio ha confermato la sua voglia di candidarsi a sindaco di Milano: «Sì, ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte. Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo». Calabresi, quindi, successore di Beppe Sala alla guida della cosiddetta capitale economica e morale del Paese.

L’ex direttore di Stampa e Repubblica scende in campo?

Uno scenario che avrebbe assolutamente senso, essendo Calabresi stato anche direttore dei quotidiani La Stampa e la Repubblica con un piglio pro Pd perfetto per scendere in campo. Solo che Calabresi è pure ceo ed editor in chief a Chora News, la testata giornalistica di Chora, e azionista di Be water, la holding che controlla Chora media, Will, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be water film e molto altro.

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica
Beppe Sala e Mario Calabresi (foto Imagoeconomica).

La Be water nel giro dell’ultimo anno e mezzo è stata sepolta dai soldi di Tether. Un investimento di oltre 41 milioni di euro (per controllare il 38 per cento, mentre il 40 per cento rimane nelle mani di Guido Maria Brera) da parte di una società, Tether appunto, fondata da Giancarlo Devasini e Pierce Brock, il cui ceo è Paolo Ardoino, con una capitalizzazione da 184 miliardi di dollari, che ha chiuso il 2025 con utili per oltre 10 miliardi di dollari, dopo i 13 miliardi di dollari di utili del 2024.

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica
Guido Maria Brera (foto Imagoeconomica).

Tether emette la criptovaluta Usdt, la stablecoin più usata al mondo (soprattutto in Turchia e in Argentina), agganciata al dollaro e con riserve in oro per 140 tonnellate conservate in un forziere anti-atomico in Svizzera per un controvalore di 17,4 mld di dollari.

Tether, simpatie mai nascoste per Trump

Devasini e Ardoino non hanno mai nascosto le loro simpatie per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al punto da investire 775 milioni di dollari in Rumble, il social diretto concorrente di YouTube che aveva accolto lo stesso Trump quando era stato messo al bando da Meta e dal Twitter pre Elon Musk.

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica
Tether (Ansa).

Come si concilierà, quindi, l’anima progressista del Calabresi giornalista e pensatore con l’anima capitalista del Calabresi azionista al 3 per cento di una società, Be water, che nell’arco di un anno e mezzo è passata dall’essere valorizzata 100 milioni di euro, salendo poi a 150 milioni a inizio 2026 (in base alle operazioni di scambio di azioni per l’acquisto di Cronache di spogliatoio), fino ai 200 milioni di euro complessivi di fine giugno (con aumento di capitale riservato a Tether per 30,8 milioni di euro)?

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).

Di sicuro l’affare l’ha fatto Guido Brera. Pure lui libero pensatore progressista ma con l’anima da finanziere che, come raccontato nel suo libro (poi diventato serie di Sky), non solo ha frequentato I Diavoli della City londinese, ma ne ha anche fatto parte.

Brera ha incrociato anni fa Devasini…

Bazzicando spesso i territori svizzeri, con la scusa della sua passione per la montagna, Brera ha incrociato anni fa Devasini, il socio fondatore di Tether. Addirittura, raccontano fonti informate, Valentina Picozzi, compagna di Devasini, e Caterina Balivo, moglie di Brera, sarebbero conoscenti piuttosto affiatate. E in più di un’occasione, anche a Lugano, Brera ha intervistato pubblicamente Ardoino, il ceo di Tether. Un lavoro ai fianchi che però ha fruttato 41 milioni di euro freschi freschi investiti su Be water.

Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica
Giancarlo Devasini, creatore di Tether (Imagoeconomica).

Quelli di Tether sono filo-trumpiani? Da un lato chi se ne importa, perché per lo sviluppo di Be water ci vogliono soldi, e non si può stare a guardare il capello, come dicono a Roma, patria natia di Brera.  Poi, però, c’è anche la grande capacità di Brera di rigirare la frittata. E, a domanda diretta sul tema, ha risposto: «Tether filo-trumpiana? Diciamo che io ho una percezione diversa: Tether è una società su scala globale, punta alla disintermediazione, è open source, e ha consentito a centinaia di milioni di persone senza un conto corrente in banca di proteggersi dall’inflazione, di conservare il loro potere di acquisto e di trasferire i soldi in modo meno oneroso. Tether ci lascia assoluta libertà di stampa, i soci fondatori sono amanti della libertà, e Tether stessa è una società moderna perché, citando il sociologo Luciano Gallino, crea valore, non estrae valore. E questo per me è dirimente». Un maestro.

La Banca centrale europea lascia i tassi di interesse invariati

Confermando le attese, la Banca centrale europea ha mantenuto invariati i tassi. Quello sui depositi rimane dunque al 2,25 per cento, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento, dopo il rialzo di un quarto di punto deciso nella riunione di giugno. Non è però del tutto escluso un rialzo a settembre. «Guarderemo con grande attenzione ai dati, alla nostra funzione di reazione, alle prospettive di inflazione e ai rischi», ha detto la presidente Christine Lagarde. In particolare saranno presi in esame gli effetti di second-round, quelli che possono trasformare un aggiustamento dei prezzi relativi (energia e settori correlati contro gli altri) in una vera inflazione generalizzata.

«L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi»

Nel comunicato emesso dopo la riunione, la Bce ha sottolineato che «le prospettive per i prezzi dell’energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno dagli esperti dell’Eurosistema e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente». Nella visione della banca centrale non c’è quindi la necessità di intervenire nuovamente sul costo del credito. La situazione resta però sotto attento monitoraggio: «L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno. Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto».

Cinque italiani in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2026

Ci sono cinque film italiani tra i 20 in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre 2026. Si tratta di Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, che vede Adriano Giannini nei panni di Mariano Guerra che torna in Argentina per testimoniare contro gli ex-militari che lo sequestrarono, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, dramma familiare tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini con Vanessa Scalera e Lino Musella, Succederà questa notte di Nanni Moretti, che segue le vicende di quattro inquilini che vivono nello stesso edificio in una città israeliana e ha nel cast, oltre allo stesso regista, Louis Garrell, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot e Angela Finocchiaro, The echo chamber di Andrea Pallaoro, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, e L’estranea di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Il più atteso è quello di Moretti, che torna al Lido 37 anni dopo Palombella Rossa.

Gli altri film in concorso

Accanto agli italiani, in concorso ci sono:

  • Ink di Danny Boyle, film d’apertura
  • Company di Casey Affleck
  • Kami nour (A Bit of light) di Ali Asgari
  • Un bon petit soldat di Stéphane Brizé
  • Kvinde ukendt (Woman unknown) di May el-Toukhy
  • Bucking fastard di Werner Herzog
  • 15/18 (A Place to heal) di Cédric Kahn
  • DAU di Ilya Khrzhanovsky
  • Look back di Hirokazu Kore-eda
  • Ga-neung-han sa-rang (Possible love) di Lee Chang-dong
  • Wild Horse Nine di Martin McDonagh
  • Primetime di Lance Oppenheim
  • Un peu avant minuit di Nicolas Pariser
  • Nelson san, anata wa hito wo koroshimashita ka? (Mr. Nelson, Did you kill people?) di Shinya Tsukamoto
  • Bunker di Florian Zeller

A Venezia anche gli Oasis

Fuori concorso, alla Mostra verrà anche presentato, in anteprima mondiale, il documentario Oasis: Don’t Look Back In Anger dedicato allo storico ritorno sulle scene della band britannica composta dai fratelli Liam e Noel Gallagher. Il progetto è stato ideato dallo sceneggiatore e produttore Steven Knight e diretto dal duo Dylan Southern e Will Lovelace. «I fratelli Gallagher hanno promesso di venire a Venezia», ha annunciato il direttore artistico della Mostra Alberto Barbera presentando il programma della nuova edizione. Il lungometraggio si concentra sul tour di reunion Oasis Live ’25, documentandolo dall’interno.

Acea, i risultati del primo semestre 2026: utile netto cresce a 454 milioni

Il consiglio di amministrazione di Acea, riunitosi sotto la presidenza di Alessandro Rivera, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. I ricavi consolidati pro-forma hanno raggiunto 1,55 miliardi di euro, evidenziando una crescita del 2 per cento rispetto ai 1,52 miliardi del corrispondente periodo del 2025. Le attività regolate hanno contribuito per circa 1,2 miliardi di euro, confermandosi su livelli sostanzialmente in linea con quelli dell’esercizio precedente.

Ebitda consolidato pro-forma a 721 milioni

L’Ebitda pro-forma ricorrente è aumentato del 4 per cento a 719 milioni di euro, sostenuto dalla crescita organica dei business regolati a conferma della solida performance operativa del Gruppo. L’Ebitda consolidato pro-forma si è attestato a 721 milioni, in lieve flessione (-1,9 per cento) rispetto al primo semestre 2025. Tale andamento riflette principalmente la contabilizzazione, nel 2025, dei premi per la qualità tecnica e contrattuale del servizio idrico integrato per il periodo 2022-2023, nonché gli effetti della variazione di perimetro legata alla cessione delle attività di Alta tensione e di alcuni asset fotovoltaici, oltre al deconsolidamento di Publiacqua. L’Ebit consolidato pro-forma è passato da 374,4 milioni di euro del primo semestre 2025 a 338,4 milioni di euro nel primo del 2026. La variazione è principalmente riconducibile agli effetti non ricorrenti e alle modifiche del perimetro di consolidamento che hanno interessato i periodi a confronto.

Utile netto +100 per cento, investimenti a 662,5 milioni

L’utile netto consolidato ha raggiunto quota 454,5 milioni di euro, in crescita del 100,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato beneficia, tra le altre, della plusvalenza realizzata a seguito della cessione di Acea Energia (268,5 milioni di euro). L’utile netto ricorrente ha registrato un incremento del 16 per cento a 176 milioni di euro, beneficiando della positiva dinamica registrata a livello operativo. Infine, gli investimenti lordi realizzati dal Gruppo nel primo semestre del 2026 sono stati pari a 662,5 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto al corrispondente periodo del 2025 (668,0 milioni). Gli investimenti al netto dei contributi ammontano a circa 570 milioni di Euro (vs 573 milioni) e risultano prevalentemente concentrati nei business regolati, che continuano a rappresentare la quota preponderante (91 per cento) dei capex complessivi.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno

L’adesione di Luca Bernardo a Futuro Nazionale fa rumore. E per più di un motivo. In Forza Italia ha iniziato di nuovo a lampeggiare la spia d’allarme: Antonio Tajani, spifferano i maligni, «non riesce a controllare cosa accade fuori Roma e il Lazio, figuriamoci a Milano e in Lombardia dove ha pochissimi amici». Chissà cosa ne pensa la famiglia Berlusconi… Ma i problemi non solo solo interni a Forza Italia. Con l’ingresso del capogruppo azzurro in Consiglio comunale ed ex candidato sindaco (a dirla tutta si era pure riproposto per il dopo Sala senza successo), Roberto Vannacci ha piantato la sua bandierina anche a Palazzo Marino, dopo aver arruolato al Pirellone i consiglieri Pietro Macconi (da FdI) e Luca Daniel Ferrazzi (eletto con la lista a sostegno di Letizia Moratti e poi passato al Misto).

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Pietro Macconi, Robeerto Vannacci e Luca Ferrazi (Imagoeconomica).

Sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere Bernardo al salto. Della falange futurista lombarda fanno poi parte Massimiliano ‘Max’ Bastoni, ex leghista (ai tempi del Carroccio coniò lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”) ed ex forzista, la consigliera comunale di Bresso Cheyenne Pagano e il padre Mario sempre da FI, oltre naturalmente a Laura Ravetto, cuneese ma eletta con la Lega nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Massimiliano Bastoni (Imagoeconomica).

Vannacci nella sua incursione lombarda può inoltre contare sull’aiuto del “barone nero” Roberto Longhi Lavarini. Ora il generale in pensione, a cui (per ora) Giorgia Meloni ha chiuso le porte della coalizione, può prepararsi per le Comunali a Milano e come front runner potrebbe rispolverare Bernardo, anche se si fanno i nomi pure di Paolo Del Debbio, del professore di diritto Nicolò Zanon, dell’avvocato Alessandro Munari, dell’ex comandante dei carabinieri Carmelo Burgio e dell’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini. Ma l’uscita di Bernardo fa rizzare le antenne anche per un altro motivo: il pediatra, fatta eccezione per lo scivolone della pistola portata al lavoro, sembra tutto fuorché un estremista di destra, quella «feccia», fatta di «figli di nessuno» di cui il generalissimo va orgoglioso. Siamo al tramonto della fase sansepolcrina?

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Luca Bernardo, Luca Ferrazzi e in video collegamento Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gualtieri si fa la sua “Sport e Salute”

Alla fine non ha saputo resistere: come regalo di compleanno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto un’altra partecipata comunale, Roma Sport Spa. La nuova struttura controllerà e gestirà le aree dedicate allo sport, in primo luogo l’ippodromo di Capannelle. Sarà l’ennesimo carrozzone comunale, come teme qualcuno, o servirà davvero per promuovere l’attività sportiva tra i romani? E non rischia di essere un duplicato di Sport e Salute, che di tutti questi temi se ne occupa a livello nazionale? Intanto ci saranno nuovi uffici, un nuovo consiglio d’amministrazione, dipendenti, auto, spese varie…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Ue, maxi multa da 890 milioni a Google: nel mirino Search e Play Store

La Commissione europea ha adottato due decisioni di non conformità nei confronti di Google nel quadro della legge sui mercati digitali (Dma), infliggendo due multe per un totale di 890 milioni di euro – 460 milioni per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search e 430 milioni per aver imposto restrizioni agli sviluppatori di app su Google Play nell’indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici. Mountain View ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni dell’esecutivo Ue, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5 per cento del suo fatturato globale totale.

Cosa deve fare Google

Secondo la Commissione, Google ha violato il Dma dando maggiore visibilità ai propri servizi, tra cui shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto a quelli dei concorrenti nei risultati dei motori di ricerca. Bruxelles contesta inoltre le restrizioni poste dalla società agli sviluppatori di app nel comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte e nel concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di loro scelta, inclusi gli app store di terze parti. Google è tenuta a porre fine alle inadempienze riscontrate. In particolare, dovrà garantire un trattamento equo e non discriminatorio ai servizi dei concorrenti rispetto ai propri nei risultati del motore di ricerca. Il colosso tech dovrà poi consentire agli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti anche al di fuori di Google Play Store.

Mfe riorganizza il Gruppo, nasce Mediaset Italia

Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, ha definito insieme ai suoi più stretti collaboratori una nuova strategia che prevede anche un diverso assetto organizzativo per il Gruppo e Mediaset. Questo prevede anche la nascita di Mediaset Italia dalla fusione per incorporazione di Mediaset in Rti. L’organizzazione è stata ridisegnata per rendere il Gruppo multinazionale ancora più efficace e veloce, così da accelerare la realizzazione delle sinergie previste. Maggiore chiarezza organizzativa, responsabilità ben definite, una linea di comando più corta e una capacità di azione ancora più tempestiva gli obiettivi della strategia.

Il nuovo assetto organizzativo

Al completamento dell’operazione, Pier Silvio Berlusconi assumerà la carica di presidente e amministratore delegato della nuova Mediaset Italia. Niccolò Querci ricoprirà quella di vicepresidente. L’assetto organizzativo conferma Mauro Crippa quale direttore generale Informazione e comunicazione. Inoltre, rafforza l’area editoriale attraverso tre strutture dedicate al prodotto televisivo. Giancarlo Scheri assume la vice direzione generale Reti, Palinsesto e Promozione. Alla guida di Canale 5 gli subentra Sebastiano Lombardi, nominato direttore della rete. Giorgio Restelli assume la vice direzione generale Intrattenimento e Risorse artistiche e Giampaolo Letta la vice direzione generale Fiction e Cinema. Completano l’organizzazione la nomina di Riccardo Siro Galli alla direzione del nuovo Marketing operativo in Italia, in coordinamento con la struttura internazionale guidata da Federico di Chio. E Andrea Chinese diventa responsabile della nuova direzione Promozione alle dirette dipendenze di Giancarlo Scheri. L’obiettivo è promuovere ulteriormente l’evoluzione del prodotto televisivo, con responsabilità più definite e un’organizzazione più tempestiva ed efficace.

Vannacci guadagna un consigliere a Milano: Bernardo passa a Fn

Forza Italia perde pezzi a Milano in favore di Futuro nazionale. Il capogruppo azzurro in Comune Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra alle scorse elezioni comunali, ha infatti aderito al partito di Roberto Vannacci. La comunicazione ufficiale è prevista giovedì 23 luglio nel corso di una conferenza stampa. Il consigliere regionale lombardo Luca Ferrazzi ha evidenziato che l’adesione di Bernardo «segna un nuovo passo nel percorso di crescita di Futuro nazionale, contribuendo a rafforzarne la presenza politica nella città di Milano e a consolidare il radicamento del movimento sul territorio e nelle istituzioni». In un’intervista rilasciata a Milano Quotidiano, Vannacci ha così commentato la notizia: «Questa è la migliore risposta a Letizia Moratti che, non più tardi dell’altro ieri invocava, durante una trasmissione tv su La7, una censura nei miei confronti dimostrando, oltretutto, un’ignoranza crassa sulle norme che regolano il mantenimento del grado militare. Con l’adesione di Bernardo si rinforza il manipolo meneghino e si inizia a definire la squadra che si potrà proporre alle prossime elezioni comunali di Milano. Presto l’annuncio del candidato sindaco di Futuro nazionale. Nessun dorma».

Le motivazioni di Bernardo

Dietro la scelta di Bernardo ci sarebbe un malcontento covato da tempo verso la segreteria milanese di Forza Itali guidata da Cristina Rossello, con cui – riportano i media – i rapporti si sarebbero raffreddati. L’ex candidato sindaco avrebbe lamentato di non aver ricevuto il sostegno atteso dopo la corsa a Palazzo Marino e avrebbe vissuto come uno sgarbo l’esclusione dal pranzo organizzato dal presidente del Senato Ignazio La Russa con i possibili candidati sindaco del centrodestra.

Mario Calabresi valuta una possibile candidatura a sindaco di Milano

Il giornalista e scrittore Mario Calabresi, ex direttore di Repubblica e La Stampa e attuale direttore di Chora Media, sta valutando una sua possibile candidatura a sindaco di Milano. Lo ha confermato lui stesso alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi, vicino al capoluogo lombardo, dopo le indiscrezioni girate negli ultimi tempi che lo vedevano un possibile candidato del centrosinistra. «Candidarmi? Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo», ha dichiarato, aggiungendo però che ci sono ancora diverse incognite, a partire dal fatto che non si sa ancora se ci saranno le primarie per decidere il candidato della coalizione. Calabresi ha detto che se ne saprà di più dopo l’estate, in linea con quanto aveva fatto intendere anche il Partito democratico. Il segretario dem milanese Alessandro Capelli aveva infatti affermato che a settembre sarà presentato un progetto su come organizzare le eventuali primarie e con quali criteri. Nel centrosinistra, l’attuale sindaco Beppe Sala non può ricandidarsi perché è al suo secondo mandato.

Bologna, verifiche del Viminale sul sindaco Lepore e sulla piazza «non concordata»

Il Viminale ha avviato un’istruttoria interna per verificare se il presidio convocato dal sindaco di Bologna Matteo Lepore per esprimere solidarietà ai familiari di Abderrahim Fakir, il 43enne morto domenica durante un fermo di Polizia, fosse stato concordato con questura e prefettura. Secondo il Comune erano state informate per tempo, eppure, filtra dal ministero dell’Interno, non sarebbe stato presentato alcun formale preavviso per l’uso della piazza. Il capogruppo alla Camera di FdI Galeazzo Bignami, bolognese doc, ha chiesto le dimissioni di Lepore e anche il leader di Azione, Carlo Calenda, lo ha criticato. A spezzare l’isolamento è arrivato però il sostegno di tanti sindaci del centrosinistra, da Gualtieri a Sala, da Manfredi a Salis. In 35 hanno sottoscritto una lettera: «Il sindaco si è assunto la responsabilità di chiedere verità e giustizia. Le successive violenze e danneggiamenti appartengono esclusivamente a chi li ha compiuti e meritano la più ferma e netta condanna».

Osvaldo De Paolini sarà il nuovo direttore de Il Gazzettino

Osvaldo De Paolini torna nel gruppo Caltagirone. Come anticipato da Lettera43, dopo l’addio burrascoso alla condirezione de il Giornale e alla direzione del settimanale economico Moneta, dal 2 settembre sarà il nuovo direttore de Il Gazzettino al posto di Roberto Papetti che assumerà il ruolo di direttore editoriale. Guido Boffo e Antonello Calia saranno vice.

Osvaldo De Paolini sarà il nuovo direttore de Il Gazzettino
Roberto Papetti (Imagoeconomica).

I motivi dell’addio al Giornale

Vicedirettore vicario del Messaggero dal 2012, De Paolini era arrivato al Giornale (di cui era già stato vicedirettore dal 1997 al 2001) nel 2023, assumendo prima la carica di vicedirettore poi, dal dicembre 2025, affiancando Tommaso Cerno alla direzione. Un anno prima, nel 2024, aveva lanciato Moneta. La decisione di lasciare il quotidiano, raccontano i ben informati, sarebbe arrivata dopo mesi di tensioni con l’editore sfociati recentemente in un confronto molto acceso con Giampaolo Angelucci. Il rapporto con Cerno inoltre pare non sia mai stato idilliaco e l’arrivo di Lirio Abbate alla vicedirezione non ha contribuito a rasserenare il clima.

Venture Forum 2026, Roma si candida come hub del venture capital nel Mediterraneo

Si è tenuta mercoledì 22 luglio 2026 la quinta edizione del Rome Venture Forum, l’appuntamento dedicato al venture business e all’economia dell’innovazione promosso da Roma Startup in collaborazione con Sace, l’export credit agency italiana. L’evento ha riunito alcuni tra i principali investitori privati e istituzionali italiani ed europei della filiera dell’innovazione, rappresentanti di fondi di venture capital, grandi imprese e partner dell’ecosistema startup, in un confronto sullo stato del mercato nel 2026 e sul ruolo di Roma come piattaforma di attrazione per capitali e talenti, anche in una prospettiva mediterranea.

Carnovale: «Polo a Roma per cogliere le opportunità del Mediterraneo»

Ad aprire i lavori è stato Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, che ha richiamato l’etimologia della parola “venture”, dal latino adventura, ciò che deve ancora accadere, per ricordare come Roma sia stata storicamente una delle grandi piattaforme di innovazione e di scala della storia: «Il sistema italiano del venture capital ha bisogno di completare il suo ciclo di maturazione, dopo la sua genesi tardiva rispetto agli altri Stati Ue, e questo passa per almeno due fattori. Da una parte deconcentrare il settore attraverso il consolidamento di un secondo polo nazionale centrato su Roma, per cogliere le opportunità del Centro-Sud e del Mediterraneo. Dall’altra proseguire nell’allocazione di capitale di natura pubblica all’interno del settore, proseguendo nel solco del governo Draghi e dell’Unione europea, per accompagnare senza interruzioni o incertezze gli investimenti lungo l’arco temporale tipico con cui i fondi vc portano i risultati, che è nell’ordine di 10-15 anni – durante i quali non si può fermare il sostegno perché sarebbe come smettere di irrigare un campo a metà tra il momento della semina e quello del raccolto».

Pignotti: «Ecosistema più integrato per unire imprese, investitori e istituzioni»

Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, ha richiamato lo stretto legame tra internazionalizzazione, missione dell’azienda e innovazione, citando il fenomeno che gli economisti definiscono learning by exporting – le aziende che competono sui mercati internazionali crescono e innovano più velocemente di quelle che restano sui mercati domestici. «Per rafforzare la competitività del nostro Paese», ha dichiarato, «è necessario costruire un ecosistema sempre più integrato, capace di mettere in relazione imprese innovative, investitori e istituzioni e di accompagnare le realtà a maggiore potenziale dalla fase di avvio fino alla crescita sui mercati internazionali». E ancora: «Il venture capital svolge un ruolo fondamentale nel trasformare idee, competenze e tecnologie in imprese solide e competitive. Sace può accompagnarne il successivo percorso di sviluppo sostenendo gli investimenti, mitigando i rischi e facilitando l’accesso ai mercati globali. Favorire l’incontro tra capitali pubblici e privati, investitori istituzionali e nuove imprese significa trasformare il potenziale innovativo italiano in crescita concreta, occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni».

Gualtieri: «A Roma un innovation campus su aerospazio, difesa e AI»

Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ha citato i dati del Global cities index di Kearney sull’attrattività delle città, secondo cui Roma è salita di 19 posizioni negli ultimi anni, entrando nella top 10 europea come prima città italiana. Il primo cittadino ha collegato il risultato agli investimenti in corso sull’innovazione digitale dell’amministrazione – dal 5G di nuova generazione all’impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi comunali – e ha ribadito l’ambizione di realizzare in città un innovation campus di dimensioni paragonabili alle maggiori esperienze europee e internazionali, con un focus su quantum computing, aerospazio e difesa, life science e intelligenza artificiale. «Oggi è importante incontrare gli attori dell’innovazione a Roma», ha dichiarato, «perché la città sta diventando un ecosistema dell’innovazione sempre più ricco. Tutto questo deve fare squadra, deve fare sistema, perché noi possiamo attrarre talenti invece di esportarli, possiamo investire il risparmio che produciamo copiosamente nella nostra città, nel nostro Paese».

La destra cercava l’egemonia culturale, ma ha trovato Vannacci

Il “momento Vannacci” sembra non finire più. Anzi, è in corso un’operazione di egemonia culturale vannaccizzante, complice anche la cronacaccia nera. Il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, è diventato materiale di contesa elettorale estrema ed estremizzante. La destra ha già deciso, vannaccianamente parlando, da che parte stare. Forza Italia cerca di distinguersi, ma dentro il partito di Antonio Tajani c’è anche chi si smarca dalla linea di partito (favorevole alla grazia) e dice di non voler firmare alcunché, vedi Tommaso Calderone, convinto peraltro che non serva a niente lanciare appelli pubblici e che la grazia, lo dice la legge, spetta al presidente della Repubblica.

La destra cercava l’egemonia culturale, ma ha trovato Vannacci
Tommaso Calderone (Imagoeconomica).

Tutti a rincorrere l’ex generale

Il “momento Vannacci” dura e perdura. A destra a Bologna – senza nemmeno aver capito bene la dinamica dei fatti – ci si schiera in difesa della polizia. Non si tratta però di difendere nessuno, bensì di accertare le responsabilità. Il generale in pensione ci sguazza, continua a crescere, le responsabilità politiche di Matteo Salvini, suo ex demiurgo, crescono con l’aumentare dei consensi di Futuro nazionale. Il “momento Vannacci” è un sentimento, non soltanto una fase. Chissà quanto durerà. Oltretutto, è così trasversale che nessuno può fare a meno di occuparsene. Se Vannacci parla di sicurezza, attiva una risposta anche a sinistra, dove però abbondano i problemi su un tema sentito anche dai cittadini e dagli elettori di sinistra. Un tema «divisivo» come si direbbe con una parolaccia. Se Vannacci parla di Russia, attiva il cortocircuito del campo largo, con Giuseppe Conte pronto a putinizzarsi in tempo zero. Se parla di Decima MAS, vecchio classico della campagna elettorale vannacciana, attiva il cortocircuito della destra che non ha fatto i conti con la destra della destra. Insomma, il “momento Vannacci” è imprescindibile, sia che il generale in pensione faccia parte del destra-centro sia che non ne faccia parte.

La destra cercava l’egemonia culturale, ma ha trovato Vannacci
Matteo Salvini (Ansa).

Vannacci ha contaminato il dibattito pubblico, a destra e a sinistra

Ha ormai vinto lui, perché ha contaminato il dibattito pubblico di destra e di sinistra. Peraltro si capisce benissimo che vorrebbe stare dentro il destra-centro, d’altronde lo egemonizzerebbe bene, creando non pochi problemi a chi per ruolo non può estremizzarsi più di tanto. L’Italia è quel Paese in cui non si può fare la rivoluzione perché tanto ci conosciamo tutti; è stato così per tutti i migliori dinamitardi politici della Repubblica, chissà se varrebbe anche per Vannacci. Non è ancora chiaro tuttavia se Giorgia Meloni sia disponibile – pare di no, visto che Vannacci vota contro il governo, ma è tutto possibile – a imbarcare l’ex militare, abituato più a dare ordini e comandare che a seguire le direttive.

La destra cercava l’egemonia culturale, ma ha trovato Vannacci
Roberto Vannacci nel corso di un evento in Comune a Pescara (foto Ansa).

Dopo Trump, ecco il campione nostrano della slopaganda

D’altronde il capo è lui. Vuole essere anche il capo della slopaganda con quel video fatto con l’intelligenza artificiale in cui nei panni di imperatore romano ordina la morte per dei finti Schlein e Conte. Sicché, si capisce, dopo Donald Trump il generale in pensione vuole diventare anche il capo della memetica, nel senso dei meme. La politica nel 2026 si fa anche con l’intelligenza artificiale, anche in maniera grossolana.

Il “momento Vannacci” così rischia di rimanere fra noi a lungo, perché mancano soluzioni creative ed efficaci per contrastarne il proseguimento. Il leader di Futuro nazionale in ogni caso gode di un invidiabile vantaggio politico: può ancora crescere, richiamando al voto ex elettori della destra ed elettori populisti che avevano smesso di crederci. Finché non arriverà il prossimo leader estremista, beninteso, chissà magari uno della Gen Z, già nativamente pronto per la repubblica dei meme.

Simest, i risultati del primo semestre 2026: investimenti per circa 6 miliardi 

Il Consiglio di amministrazione di Simest, la società del Gruppo Cdp per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, presieduta dal professor Vittorio de Pedys, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. In un contesto internazionale caratterizzato da persistenti elementi di complessità e da una crescente domanda di strumenti a supporto della competitività, Simest conferma il proprio ruolo di partner strategico delle imprese italiane nei percorsi di crescita sui mercati esteri. Nel periodo in oggetto la società ha sostenuto investimenti per circa 6 miliardi di euro, in crescita del 20 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025. Prosegue anche l’ampliamento della platea delle imprese supportate. con circa 1.900 imprese imprese, di cui oltre 1.100 nuove aziende, a conferma della capacità di raggiungere un numero crescente di realtà che investono nella crescita internazionale. Circa il 90 per cento dei clienti è rappresentato da piccole e medie imprese.

Cresce il supporto all’export

Il semestre evidenzia una crescita diffusa delle principali attività della società. Il supporto all’export – gestito attraverso il Fondo 295/73 in convenzione con il mnistero degli Esteri – ha raggiunto 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 15 per cento rispetto al primo semestre 2025, confermando il ruolo di Simest nel favorire la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali. Particolarmente significativa la performance della finanza agevolata – gestita attraverso il Fondo 394/81 in convenzione con il ministero degli Esteri – che ha registrato finanziamenti per circa 1 miliardo di euro, in crescita del 112 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a testimonianza dell’efficacia degli strumenti pubblici a sostegno degli investimenti per l’internazionalizzazione.

Utile netto a 7 milioni

Prosegue anche il rafforzamento della solidità patrimoniale, con un patrimonio netto di circa 340 milioni di euro, in crescita del 4 per cento rispetto al primo semestre 2025. Il risultato lordo raggiunge circa 10,4 milioni di euro, in crescita del 15 per cento, mentre l’utile netto si attesta a circa 7 milioni di euro, con un incremento dell’8 per cento.

Processo Filo conduttore a Catania, cinque condanne e tre assoluzioni

Il gup di Catania ha emesso cinque condanne e tre assoluzioni, con la trasmissione di atti alla procura, nell’ambito del processo col rito abbreviato relativo all’operazione Filo conduttore della Guardia di finanza, che ipotizzava una serie di bancarotte per agevolare il clan Pillera Puntina. Il giudice ha condannato Domenico Lombardo a tre anni di reclusione e a cinque anni ciascuno Santo Finocchiaro, Antonio Messina, Antonio Zingale e Silvestro Zingale. Assolti da ogni accusa Giuseppe Alessandro Aloisio, Luca Bianco e Alessandro Musumeci. Il gup ha disposto delle assoluzioni da alcune contestazioni per i cinque imputati condannati. Per Lombardo, che è stato assolto per le ipotesi di bancarotta post-fallimentare e di riciclaggio, è stato disposto il dissequestro e la restituzione dei beni. Disposta invece la confisca delle disponibilità finanziarie in sequestro della società Af e TeleNet. Il giudice ha infine trasmesso copia degli atti alla procura sui rapporti fra Sielte e il clan Pillera-Puntina e su un dipendente dell’impresa.

Ue, scelto l’italiano Carlo Comporti per la presidenza dell’Esma

Il Consiglio Ue ha scelto, nel corso della riunione degli ambasciatori dei 27, l’italiano Carlo Comporti come candidato alla presidenza dell’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. La scelta non costituisce un via libera definitivo ma va confermata dal Parlamento europeo. Comporti ha avuto la meglio sulla danese Karen Dortea Abelskov. Entrambi sono membri del board dell’Esma.

Giorgetti: «Abbiamo vinto, è quattro mesi che ci lavoro»

Soddisfatto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, alla Camera, ha annunciato ai cronisti la notizia prima che arrivasse la comunicazione ufficiale: «Abbiamo vinto, è quattro mesi che ci lavoro. Anche se il processo non è ancora concluso, il voto decisivo di oggi è un riconoscimento alla persona e all’Italia». «L’Esma», ha aggiunto, «ricopre un ruolo strategico e in futuro è destinata a svilupparsi come Consob europea. Sono soddisfatto per il risultato di oggi, frutto del metodo di lavoro che adottiamo dall’inizio di questa legislatura e conferma della ritrovata credibilità in Europa del nostro Paese e del governo».

Attentato a Ranucci, il Riesame conferma arresti e metodo mafioso

Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato le quattro misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre del 2025. Respinte infatti le istanze presentate dalle difese che chiedevano l’annullamento delle misure e il non riconoscimento del metodo mafioso. Rimangono dunque in carcere Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e ai domiciliari Marica De Filippi. Tutti e quattro sono accusati a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Quest’ultima viene contestata per diverse ragioni, la prima delle quali rinvenuta nella forza intimidatoria del gesto (aver piazzato l’ordigno davanti al cancello della casa del giornalista). A rafforzare il riconoscimento del metodo mafioso c’è poi il fatto che l’attentato sia stato organizzato su commissione di un mandante, per ora ritenuto dalla procura il giornalista Valter Lavitola, pur se rimane oscuro il movente.

Iachetti senza freni augura la morte a Schillaci e attacca Vannacci, Salvini e Meloni

È polemica per le ultime uscite di Enzo Iachetti che, durante un incontro pubblico a Pratovecchio (Arezzo) nell’ambito della rassegna «Naturalmente Pianoforte» organizzata da Andrea Scanzi, ha sparato a zero contro i leader del centrodestra arrivando persino ad augurare la morte a un ministro.

Gli attacchi contro Vannacci, Meloni e Salvini

Il primo a finire nel mirino è stato Roberto Vannacci: «Vorrei che i pomodori in Puglia in agosto venissero raccolti da quelli che vogliono la remigrazione. Io vorrei vedere la faccia di Vannacci sudare a un euro netto all’ora. E vorrei vederlo asfaltare le strade di notte a 40 gradi, perché io non vedo mai un bianco farlo. Non c’è un bianco che asfalta le strade di notte a 40 gradi». Poi è toccato a Matteo Salvini: «Vorrei che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti provasse un giorno a salire su un Frecciarossa, in seconda classe. Deve essere lì quando il treno si ferma tra Parma e Bologna per quattro ore senza aria condizionata, non in executive, dove l’aria condizionata funziona sempre». Non è stata risparmiata nemmeno la premier Giorgia Meloni: «Mi piacerebbe sapere cosa risponderà questa signora, questa mamma, tra 20 anni, a sua figlia che leggerà sui libri di storia di 25 mila bambini ammazzati, a volte trucidati, a cui sono state tagliate le gambe. Che leggerà di coloni che spaccano i crocifissi e che uccidono le persone. E questa bambina ormai adulta andrà a chiederle: “Mamma, ma quell’anno lì non eri il presidente del Consiglio? E perché non hai mai detto un cazzo su queste cose? Io sogno questo momento, peccato che tra 20 sarò già all’inferno».

«Vorrei vedere Schillaci morire mentre aspetta una tac»

Infine l’attacco più grave, quello al ministro Orazio Schillaci: «Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in ospedale e avere bisogno di una tac o di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere “Ci dispiace, la prima libera è tra otto mesi”. E allora voglio vederlo morire prima come succede in tanti casi».

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

I maligni dicono che ne dimostra di più. Ma intanto a Roma sono stati festeggiati i 60 anni, tondi tondi, di Roberto Gualtieri, il sindaco della Capitale, che da tempo sfoggia sorrisi a tutta bocca. Lui scherza: «Ho preso confidenza con il mestiere». Un’affermazione che lo lancia direttamente nella campagna elettorale per le Comunali del 2027. La sua agenda sembra non terminare mai, anche in pieno luglio: al mattino una conferenza stampa per presentare il nuovo bando per la refezione scolastica, nell’Esedra del Marco Aurelio, nei Musei Capitolini, per poi tornare in ufficio. Quindi, nel pomeriggio, in uno dei luoghi più caldi di Roma, al Gazometro in via Ostiense, ecco Gualtieri che partecipa alla giornata conclusiva del Dock Startup Lab 2026, “academy per founder di startup”, con la presentazione dei 10 team più promettenti e innovativi emersi tra 150 talenti selezionati da oltre 60 università e centri di ricerca. In realtà al sindaco interessano ben altri profili promettenti: quelli adatti al nuovo volto del Pd romano.

Il nuovo capogruppo che ha battuto diversi candidati

Tra riunioni, telefonate, incontri quando il sole è già calato, Giovanni Zannola è stato indicato come nuovo capogruppo in Campidoglio, in sostituzione dell’uscente Valeria Baglio, diventata nel frattempo la nuova assessora alle Attività produttive. I candidati erano numerosi: Riccardo Corbucci, Antonella Melito, Andrea Alemanni (quello che in Campidoglio vanta il soprannome di “mister Beautiful”), Giammarco Palmieri. Alla fine l’ha spuntata Zannola, presidente della commissione Mobilità, laureato in psicologia dell’educazione e dello sviluppo, nato a Ostia (che è lo stesso territorio del pluriassessore Alessandro Onorato) dove è cresciuto come militante politico nella Sinistra giovanile, di cui è stato anche segretario.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano

Nel Pd a Roma c’è preoccupazione perché «mancano le donne», e in tempi di quote rosa e parità di genere l’argomento è serio: la partecipazione alla politica da questa parte è scarsa, «perché nella Capitale tutte quelle che fanno carriera militano a destra, anche per merito di Giorgia Meloni». E in effetti la squadra di Gualtieri è formata, a maggioranza assoluta, da uomini: lui dice che «sta studiando il tema», ma dimentica che il suo problema principale è un altro, e lo notano nello stesso Pd. E cioè «che piace ai poteri forti ma meno ai cittadini».

Piste ciclabili e lavori in corso, quanti grattacapi

I problemi quotidiani infatti non mancano, a partire dalle piste ciclabili ai Parioli e sull’Appia Antica, che hanno azzerato il consenso della gauche caviar. Per non parlare del dissesto del trasporto pubblico, con autobus introvabili (spesso appaiono attese da 40 minuti, e non in periferia ma a due passi dal centro) e fermate della metropolitana come Lepanto, proprio quella accanto al tribunale civile, chiuse per lavori. Senza dimenticare i danni provocati dai cantieri, come la tubatura dell’acqua bucata facendo gli scavi in viale Mazzini, a due passi dalla Corte dei Conti. Tutti questi guai fanno la felicità del forzista Simone Baldelli, che imita ogni giorno sui social Gualtieri, con tanto di caschetto in testa.

«Il mio desiderio è rivoluzionare Roma», dice Gualtieri, e guardando il “bombardamento” cantieristico, con piazza Venezia invasa dai silos di Webuild per costruire la metropolitana (fino a quando resteranno lì? 2034?) con il conseguente blocco del traffico per riuscire a sorpassare l’area, ci è già riuscito. Aver occupato la poltrona di ministro del Tesoro è stata un’esperienza utile per Gualtieri, che in quel periodo ha conosciuto i big dell’economia e della finanza, senza dimenticare i contatti che erano stati creati da europarlamentare, voluto da Massimo D’Alema.

I 60 anni di Gualtieri tra cantieri, consenso e futuro del Pd romano
Roberto Gualtieri e Massimo D’Alema (foto Imagoeconomica).

«Non è uno che ha fatto zig zag tra le correnti del partito, perché Gualtieri è un gualtieriano», dice, ridendo, un vecchio esponente della sinistra romana, che ricorda il sindaco per la sua professione, quella di storico, con tanto di pennacchio accademico, che poi gli servì per “entrare nel giro” della fondazione dedicata ad Antonio Gramsci, cara a D’Alema e soprattutto alla moglie Linda Giuva.

«Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma»

Poi non si poteva fare a meno di mettersi in fila davanti a Goffredo Bettini, a stare al tavolo con Nicola Zingaretti, e con tutto quel “corpaccione” della sinistra romana che ha saputo, con un anticipo di molti anni rispetto alla scena nazionale, dare vita a quel campo largo che oggi appare un’impresa disperata, per le elezioni politiche 2027. «Ho un mix di energia e di esperienza. Nell’ultimo anno ho perso 15 chili, mi sento in forma», sentenzia Gualtieri. In fondo è ancora giovane, non dia retta ai maligni. Anche perché, secondo una militante, se sembra più vecchio «è solo colpa della calvizie, perché se Roberto avesse i capelli sarebbe quasi un ragazzo». Forse il volto giovane e nuovo del Pd è già lui.