È durata solo un anno l’esperienza di Damien Comolli come amministratore delegato della Juventus. Al termine di una stagione segnata da deludenti risultati sportivi, complici anche una serie di acquisti disastrosi, il manager francese formalizzerà le dimissioni domani, venerdì 12 giugno, nel corso della riunione del cda. La decisione è maturata dopo gli ultimi confronti con la proprietà, che nel frattempo ha già individuato il successore: Giovanni Carnevali, da 12 anni al Sassuolo di cui è l’attuale ceo. Secondo quanto filtra da Torino, il consigliere d’amministrazione Antonio Belloni dovrebbe assumere un ruolo sempre più centrale nella gestione finanziaria del club.
Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.
I benefici economici che può apportare l’eolico offshore
Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.
L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2
«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».
Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»
Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».
Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»
«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».
«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.
Le modalità di truffe più comuni e come difendersi
I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.
Dopo aver annunciato per 37 volte di aver quasi raggiunto l’accordo con Teheran e aver ripreso i raid contro l’Iran per «diplomazia coercitiva» (parole del Pentagono), Donald Trump ha fatto sapere – tramite Truth – che gli Stati Uniti torneranno ad attaccare la Repubblica Islamica questa notte, aggiungendo inoltre che presto gli Usa si prenderanno la strategica isola di Kharg.
Il post di Donald Trump su Truth.
Il messaggio di Trump su Truth
Questo il messaggio di Trump su Truth: «Gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran (la cui Marina, Aeronautica, Radar, Difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!), questa notte. In un futuro non troppo lontano, prenderemo l’isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America».
Perde un altro pezzo il governo di Keir Starmer, alle prese con una crisi sempre più serie della sua leadership. Dopo il passo indietro del ministro della Sanità Wes Streeting, che aveva fatto seguito ad altri addii eccellenti, si è infatti dimesso a sorpresa anche John Healey, ministro (ex ormai) della Difesa considerato un fedelissimo del premier: alla base della decisione il rifiuto del Tesoro di concedere gli investimenti che aveva richiesto il suo dicastero per difendere il Regno Unito «in questo momento di minacce crescenti».
Keir Starmer (Ansa).
Le accuse a Starmer e alla ministra delle Finanze
«Questa nuova era per la difesa richiedeva ulteriori investimenti attraverso il piano di investimenti per la difesa. L’eccellente e approfondito lavoro intergovernativo concluso a gennaio – sotto la supervisione mia, vostra e del Cancelliere dello Scacchiere – ha confermato la portata della sfida e le crescenti esigenze in materia di difesa», si legge nella lettera di dimissioni di Healey. «Da allora, non siete stati in grado, e il Tesoro non ha voluto, impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce».
Healey ha dunque criticato la titolare del Tesoro Rachel Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non averla contraddetta.
Rachel Reeves (Ansa).
I ritardi nell’approvazione del Defence Investment Plan
L’approvazione di un piano decennale di investimenti nella difesa, inizialmente prevista per l’autunno del 2025, è stata rinviata più volte: il governo britannico si è infine impegnato a pubblicare il “Defence Investment Plan” prima del vertice Nato del 7 luglio. Starmer si è impegnato a portare la spesa britannica per la difesa al 2,5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2027, poi al 3 per cento dopo il 2029 e al 3,5 per cento del Pil entro il 2035, in linea con l’obiettivo fissato dalla Nato. Ma, appunto, secondo Healey le risorse stanziate dal governo sono tutt’altro che sufficienti. L’ex ministro della Difesa aveva chiesto almeno 18 miliardi di sterline nel prossimo quadriennio, mentre il Tesoro, calcolatrice e stime alla mano, era sceso a poco più di 13.
Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero dei Trasporti, è indagata nell’ambito dell’inchiesta sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e in particolare nel filone sull’appalto per la costruzione della cabinovia “Apollonio Socrepes”, che vede iscritto nel fascicolo anche il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. Coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione (STM) presso il Mit e considerata uno dei punti di riferimento più vicini a Matteo Salvini, Pellegrini ha ricevuto oggi l’avviso di garanzia.
Elisabetta Pellegrini al fianco di Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Ipotizzato il reato di turbativa d’asta
Pellegrini è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia a Cortina d’Ampezzo. Ieri gli investigatori hanno sequestrato computer e telefoni cellulari della dirigente del Mit, acquisendo dispositivi e materiali ritenuti utili per ricostruire passaggi, comunicazioni e rapporti attorno alla procedura contestata.
La Bce ha deciso di alzare i tassi di interesse di area euro di 0,25 punti percentuali. Non lo faceva da più di due anni e mezzo, l’ultima volta fu il 14 settembre 2023. Il tasso sui depositi sale, così, dal 2 al 2,25 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,40 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento. L’ente ha poi tagliato le previsioni sulla crescita dell’Unione europea, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. Nel nuovo scenario di base, la crescita è ora attesa allo 0,8 per cento per il 2026 (da 0,9 per cento delle precedenti proiezioni di marzo) e all’1,2 per cento per il 2027 (da 1,3). L’inflazione è alzata al 3 per cento per quest’anno (da 2,6) e al 2,3 per cento per il 2027 (da 2).
Pier Silvio Berlusconi è rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre tornava a casa dal suo ufficio di Cologno Monzese. I fatti si sono verificati tra Villasanta e Arcore nella serata di mercoledì 10 giugno 2026. Secondo quanto riportato dall’Ansa, il manager ne è uscito praticamente illeso, riportando solo lievi ferite, nonostante la violenza dell’impatto frontale. Una macchina proveniente dalla corsia opposta ha infatti perso il controllo in piena accelerazione, invadendo la carreggiata e finendo nel senso di marcia contrario, colpendo la vettura di Berlusconi Jr. Lo scontro ha causato la distruzione della parte anteriore del veicolo e l’apertura di tutti gli airbag. Pier Silvio ha comunque mantenuto invariati i suoi impegni e sarà regolarmente presente alla celebrazione del terzo anniversario della scomparsa di suo padre in programma nella sede di Mediaset con tutti i collaboratori del Gruppo.
Pina Piciernose ne va dal Partito democratico. E questo si sa. Ma intanto che fa? Propone film al parlamento europeo. Mercoledì 10 giugno infatti Bruxelles ha ospitato la proiezione speciale del film Elena del ghetto, diretto da Stefano Casertano. Un «evento privato» promosso proprio da Picierno, vicepresidente del parlamento europeo con delega alla Giornata della memoria (che si celebra il 27 gennaio) e alla lotta contro l’antisemitismo. Il film è stato presentato nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, mentre a Bruxelles si è detto che «l’iniziativa rappresenta un importante momento di riflessione dedicato alla memoria della Shoah. In un contesto storico in cui il contrasto all’antisemitismo e la tutela dei valori democratici sono quanto mai urgenti, il cinema si conferma un linguaggio universale capace di parlare alle coscienze, promuovere la consapevolezza civile e dialogare con le nuove generazioni». Con Picierno c’erano Maria Grazia Saccà, ceo di Titanus Production, il regista Casertano, l’attore Marcello Maietta e Guido Lombardo, presidente di Titanus Spa.
Ma al di là del “Nuovo Cinema Picierno”, come l’ha ribattezzata qualcuno, cosa farà politicamente ora la fuoriuscita dem? L’appuntamento è al Teatro Franco Parenti di Milano, lunedì 15 giugno. Lì, dalle 17 alle 20, verrà presentato ufficialmente il Movimento degli europeisti. A proposito di quella “Cosa centrista” che sa tanto di chimera. Hanno aderito al progetto, tra gli altri, Mario Monti, il leader di Azione Carlo Calenda, l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, il presidente di +Europa Matteo Hallissey. Si punta forte su «difesa comune», «difesa dell’Ucraina», «difesa dei confini». C’è davvero un elettorato pronto a dire ciaone a Elly Schlein per seguire questa iniziativa?
A Cardinaletti ormai il Tg1 va stretto
Il Tg1 ormai sta stretto a Giorgia Cardinaletti, sposa promessa del giornalista del quotidiano Il MessaggeroFrancesco Bechis, figlio di Franco, oggi direttore di Open. Dopo l’exploit al Festival di Sanremo, la conduttrice del tg della rete ammiraglia del servizio pubblico condurrà il mega concerto “Vita!”, al Circo Massimo, nella Capitale, lunedì 22 giugno. In occasione della giornata mondiale contro la droga e le dipendenze, sono attesi 10 artisti: sul palco saliranno Andrea Bocelli, Annalisa, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Emma, Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Gigi D’Alessio, Riccardo Cocciante e Il Volo, accompagnati dalla Nuova Orchestra Sinfonietta diretta dal maestro Leonardo De Amicis. A condurre la serata, assieme a Giorgia Cardinaletti, ci sarà Nek. Ospiti Lorella Cuccarini e Raoul Bova. Patrocinano Gianmarco Mazzi e Alessandro Giuli, con i ministeri del Turismo e della Cultura, con la “regia” dell’evento nelle mani di Salvo Nastasi, presidente della Siae. Tra l’altro Cardinaletti sarà sul palco di quel Circo Massimo dove per due giorni, il 6 e 7 giugno, c’è stato il suo ex Cesare Cremonini, con concerti sold out…
Anche Carraro junior a La Stampa
C’è pure Luigi Carraro, figlio di Franco, ex presidente del Coni, nel board del quotidiano La Stampa “deagnellizzato”. Luigi è a capo della federazione del padel, sport amatissimo nei circoli romani, formalmente indipendente ma nei fatti “costola” di quella Fit che è guidata da Angelo Binaghi. E il salotto di casa Carraro, nella Capitale, con Sandra, è sempre stato lo snodo di tanti accordi e trattative, con la benedizione di Gianni Letta. Maria Angiolillo, la regina dei salotti con il suo villino a Trinità de’ Monti, definiva Sandra Carraro la sua «migliore amica». Il mondo è piccolo…
Luigi Carraro (Imagoeconomica).
L’Inps e quei concorsi che fanno discutere
È un classico: ormai l’Inps mette a concorso decine di posti di dirigenti di seconda fascia per chi vanta «almeno cinque anni di servizio nella pubblica amministrazione, oppure in alternativa, requisiti specifici equivalenti per dipendenti di organismi internazionali o con funzioni dirigenziali già maturate». Insomma, si assume chi già lavora nello Stato. Una modalità che suscita qualche polemica, ma che stranamente viene vista “di buon occhio” dai sindacati, che da sempre hanno vantato nel board i loro rappresentanti (è sufficiente vedere quanti numeri uno dell’istituto facevano il mestiere di sindacalista, uno fra tutti lo scomparso Giacinto Militello, Cgil e presidente Inps, compagno di Laura Pennacchi, sottosegretaria al Tesoro nel primo governo di Romano Prodi). E pensare che Beppe Grillo favoleggiava anni fa di un sistema potentissimo con un gigantesco computer che avrebbe permesso a una persona sola di gestire le pensioni di tutti gli italiani, senza avere uffici sparsi in ogni città…
Niente Salerno? Erri De Luca va al festival “Ebraica”
Cacciato dalla kermesse che Salerno dedica alla letteratura, Erri De Luca diventa protagonista a Roma del festival “Ebraica”. E probabilmente per lo stesso motivo (cioè le sue parole su Gaza). Si parte domenica 14 giugno, di sera, nel Palazzo della Cultura, con “Difendiamo le parole”, una conversazione tra lo scrittore e l’ex direttore di RepubblicaMaurizio Molinari per «proteggere il linguaggio da veleni, aggressività e fake news che generano intolleranza, con l’idea che rispettare le parole significhi rispettare chi le pronuncia». Non mancheranno le polemiche. A seguire, “Disegnare il futuro. Cultura, innovazione, speranza. Il caso Roma” , un dibattito con protagonisti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Enrico Vanzina e ancora Molinari.
La Corte di Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare che l’8 settembre 2024 a Viareggio, dopo essere stata rapinata, inseguì e poi travolse uccidendolo il 52enne marocchino Noureddine Mezgui, che le aveva portato via la borsa. Concesse le attenuanti, non riconosciute tutte le aggravanti. Sconterà la pena agli arresti domiciliari, misura cautelare a cui era già sottoposta.
La Procura aveva chiesto l’ergastolo
La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Dal Pino, accusata di omicidio volontario pluriaggravato al termine di quella che era stata definita una «forma di giustizia privata». Secondo l’accusa, l’imprenditrice era consapevole delle conseguenze del suo gesto: lo investì quattro volte. La donna, peraltro, non effettuò alcuna richiesta di soccorso per il borseggiatore, rimasto a terra agonizzante. «Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere a terra per poter recuperare la mia borsa», ha detto Dal Pino nel corso del processo, spiegando di essere poi tornata a casa pensando che Mezgui «fosse al massimo ferito». Secondo le ricostruzioni la donna investì più volte il 52enne mentre camminava a piedi a bordo strada su via Coppino: durante il processo il medico legale ha indicato come causa della morte il primo impatto.
L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.
I Paesi membri dell’Ue possono localizzare centri di permanenza per migranti anche fuori dall’Unione europea, ma «restano tenuti a rispettare le garanzie previste dal diritto comunitario in materia di asilo». È la posizione di Laila Medina, avvocata generale della Corte di giustizia dell’Ue, nelle conclusioni sul protocollo Italia-Albania.
Protesta contro i Cpr in Albania (Imagoeconomica).
La sentenza della Corte di giustizia Ue è attesa nei prossimi mesi
Medina evidenzia che il protocollo siglato da Roma e Tirana e la normativa italiana di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti» previsti da Bruxelles come «la difesa, il rispetto della vita privata e familiare e il rilascio immediato alla scadenza del termine di convalida del trattenimento». Di conseguenza, tali disposizioni «possono incidere o modificare le garanzie procedurali minime previste dal diritto dell’Ue». L’avvocata generale indica una possibile soluzione giuridica, non decide l’esito della causa: la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa nei prossimi mesi.
Anche oggi la Lega cambia domani. È il refrain che si ode al termine della riunione del consiglio federale di mercoledì, uno ‘sfogatoio’ di tre ore, tutti in presenza, nella sala Salvadori del gruppo a Montecitorio. E, mentre volano gli stracci, Luca Zaia appare sempre più arroccato sulle sue posizioni e meno disponibile a mettersi a disposizione per ‘salvare’ il partito dal calo di consensi dopo l’uscita del generale Roberto Vannacci.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
I dubbi di Zaia
Non si capisce bene se il Doge sia più restio a farsi carico del partito o Matteo Salvini a cedergli spazio all’interno della struttura leghista. Anche perché chi è vicino al segretario sostiene che non sia ben chiaro cosa l’ex governatore voglia. Gli è stato proposto di tutto e lui ha sempre rifiutato tutto, è la lamentela. Chi è invece vicinissimo a Zaia sa cosa il veneto non vuole: fare da vice a Salvini con il rischio di essere trascinato giù al 4 per cento alle Politiche del prossimo anno. «Se continua così, finiremo al 3 per cento, segnatevelo», va dicendo da almeno un anno con chiunque parli della Lega. Da sempre critico rispetto all’operazione Vannacci, nei giorni scorsi era apparso più possibilista rispetto a un suo coinvolgimento. «Non posso tirarmi indietro. Mi tocca candidarmi», aveva confidato ai leghisti che lo avevano contattato.
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto ed ex governatore, Luca Zaia (Ansa).
L’affondo di Romeo contro la leadership
Ma c’è il tema della «immagine deteriorata» del segretario, per citare le parole choc usate da Massimiliano Romeo durante il federale. Nel durissimo intervento, il capogruppo al Senato parla di partito «in crisi di credibilità» senza più ormai anticorpi. «Tra poco non saremo più in grado neanche di organizzare una serata delle scope», aggiunge, citando la notte in cui Umberto Bossi chiese scusa ai militanti, piangendo sul palco di Bergamo dopo l’inchiesta sui rimborsi irregolari. Ed è questo che più allontana Zaia dal posto di vicesegretario della Lega. Non è disposto al sacrificio della sua immagine al fianco di un leader che tutti considerano ormai «finito». La mediazione però non è ancora completamente chiusa. Salvini ha rinviato ogni decisione alla prossima settimana, ma Zaia ha fatto spallucce. «Io la prossima gliel’ho detto che sono via», lamenta, «non posso andare ad alcun federale, lo sa». Insomma, sembra proprio che questo matrimonio non s’abbia da fare. E intanto continuano i litigi. Contro Romeo tuona il senatore ‘sudista’ Roberto Marti, per mesi dato come colui che avrebbe voluto sfilare proprio al lombardo il ruolo di capogruppo a Palazzo Madama. Interviene Attilio Fontana a difendere le ragioni del Nord.
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).
Torna l’ipotesi di Salvini al Viminale
E poi c’è il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che rilancia l’idea di Salvini al Viminale. «Possiamo chiedere», propone, «di avere garanzie su questo in cambio del via libera alla riforma della legge elettorale». L’idea viene proposta da molti. Non si capisce se con intenzioni reali o solo come suggestione per accontentare il capo. Anche perché si tratta di un progetto molto difficile da realizzare, come si vorrebbe, nel corso dell’attuale legislatura: dovrebbe quantomeno avere l’avvallo degli alleati, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, e il via libera del Quirinale. Resta comunque scolpita nelle menti di tutti la frase di Giancarlo Giorgetti che su Matteo Piantedosi confessa: «Neanche io lo capisco a volte quando parla in Consiglio dei ministri».
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).
I governatori contro Siri
Altri momenti di tensione si registrano tra Salvini e Susanna Ceccardi. Al segretario non va giù che l’europarlamentare toscana si sia fermata qualche minuto a rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, prima dell’inizio della riunione del federale. E quando lei definisce i vannacciani dei «minus habens» senza futuro politico, fenomeni da baraccone creati dalla stampa, Salvini interviene duramente per rimproverarla e chiedere di parlare meno di Vannacci alla stampa: è controproducente. Ma il climax si ha solo alla fine. Il responsabile dei dipartimenti Armando Siri pensa bene di esplicitare quello che i salviniani vanno dicendo da anni: ovvero che i governatori hanno remato contro Salvini e il partito, decidendo di non candidarsi alle Europee.
Matteo Salvini e Armando Siri (Imagoeconomica).
La reazione di Zaia, Massimiliano Fedriga e Fontana non si fa attendere. Fedriga rivendica i risultati ottenuti alle Regionali, ultimo in ordine di tempo in Veneto con il 36 per cento. Il governatore lombardo si infervora ed esce sbattendo la porta. Zaia si arrabbia e poi la butta in caciara, sfoderando sarcasmo. «E cosa fa di mestiere questo? L’ideologo …» chiede, parlando di Siri, tra le risate. Sipario. Attendiamo la nuova puntata. Se ci sarà.
Alcuni Paesi dell’Ue stanno valutando la possibilità di “smantellare” il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), il servizio diplomatico dell’Unione europea attivo da 15 anni. Lo scrive il Financial Times, citando alti funzionari di Bruxelles e spiegando che a spingere in tale direzione solo al momento la Francia e la Germania, oltre ad altri Paesi però non citati. Al centro dei colloqui ci sarebbero diverse opzioni, tra cui la revoca dei poteri all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – ruolo attualmente ricoperto dall’estone Kaja Kallas – e la redistribuzione delle competenze del servizio, che ha un budget annuo di un miliardo di euro, tra la Commissione Ue e i 27 Paesi membri. Le fonti del Ft hanno spiegato che la struttura attuale viene ritenuta «disfunzionale» di fronte alle crisi geopolitiche nel mondo. Secondo i sostenitori della ristrutturazione, l’operazione potrebbe essere realizzata senza modificare i Trattati europei.
Cosa è il Servizio europeo per l’azione esterna
Il Seae, spesso definito de facto il ministero degli Esteri dell’Unione europea, è operativo dal 2011 e ha il compito di condurre la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e di gestire le relazioni diplomatiche con i Paesi extra-Ue, collaborando con l’Alto rappresentante e con i servizi diplomatici nazionali dei Ventisette, dell’Onu e delle altre potenze mondiali. Guidato dal responsabile degli affari esteri dell’Ue, l’organo è composto a Bruxelles da personale esperto trasferito dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai servizi diplomatici dei Paesi membri e, nel mondo, da una serie di uffici locali, le delegazioni dell’Ue (in tutto 140), che svolgono un ruolo analogo a quello di un’ambasciata.
Seconda notte di disordini a Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, con proteste contro l’immigrazione legate all’accoltellamento di un quarantenne per cui è stato arrestato e incriminato un uomo sudanese. Quella di mercoledì 10 giugno 2026 è stata una serata più calma rispetto alla precedente, ma ci sono comunque stati scontri fra la polizia e i manifestanti, che hanno lanciato contro gli agenti bombe molotov, mattoni, bottiglie e pezzi di legno. In risposta, la polizia ha usato un idrante per disperdere i presenti. Alcuni edifici sono stati vandalizzati e incendiati al grido di slogan razzisti. Un centinaio di manifestanti ha cercato di avvicinarsi a un hotel nel Nord della città dove vengono alloggiati alcuni migranti, ma le forze dell’ordine li hanno allontanati. In giornata era circolata online una lista di circa 25 indirizzi dove si credeva che abitassero immigrati, poi rimossa da molti siti.
Northern Ireland saw a second night of unrest with police using water cannons on rioters, as the Belfast stabbing attack victim’s family said they were “disgusted” by the disorder.https://t.co/J4Og0weNrCpic.twitter.com/YO1tHUck4X
Alodid è stato incriminato per tentato omicidio e altri reati
Intanto il presunto responsabile dell’accoltellamento, il 30enne Hadi Alodid, si è presentato in tribunale, dove è stato incriminato per tentato omicidio, possesso di armi in luogo pubblico e minacce di morte. L’uomo, che per il momento rimarrà in carcere, non era noto alla polizia, viveva nel Regno Unito dal 2023 e aveva un permesso di soggiorno come rifugiato valido fino al 2028. Il ferito si chiama invece Stephen Ogilvie e nell’attacco ha perso la vista da un occhio e subìto gravi ferite in faccia e sulla schiena.
«I miei compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza, e a me sta bene. Voglio la sporca dozzina». Lo ha detto Roberto Vannacci nel corso della sua prima ospitata da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, nel corso della quale ha anche respinto per Futuro Nazionale l’etichetta di estrema destra. Semmai, ha precisato, «destra autentica». Ecco i temi affrontati e le affermazioni dell’ex generale.
Sulla remigrazione: «Servono tanti Cpr. Le piacciono i clandestini?»
Tra i temi affrontati l’immigrazione o, meglio la remigrazione: «Innanzitutto vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte, l’80 per cento». E come si fa la remigrazione? «Intanto creando tanti Cpr. Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare sull’applicazione di questi accordi vota contro». Secondo l’ex generale «possiamo portare queste persone in Paesi terzi sicuri, l’importante è che non stiano da noi». Poi Vannacci, citando le espulsioni messe in atto da Donald Trump, ha provocato Gruber: «A lei piacciono i clandestini?».
Roberto Vannacci (Ansa).
Su Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti»
Così su Matteo Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100 mila iscritti in soli tre mesi. Sono tutti quelli che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare per il Carroccio. È la dimostrazione plastica di quello che ho portato alla Lega». L’europarlamentare ha anche dichiarato: «Come mai proprio adesso il centrodestra è così titubante nei miei confronti e ogni giorno c’è qualcuno che dice che non vuole Vannacci mentre gli andavo bene quando ero vicesegretario della Lega? Non ho cambiato mai alcuna posizione, sono le stesse che ho oggi».
Roberto Vannacci e Matteo Salvini (Ansa).
Meloni «destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più»
«È destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più», ha detto poi Vannacci riferendosi a Giorgia Meloni. «Con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra», ha aggiunto il fondatore di Futuro Nazionale, puntando il dito sulle «molte proposte mai realizzate» e sulle riforme mancate del governo. «Tante posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra sono le stesse che prende il Pd», ha osservato Vannacci, definendosi poi «il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta una destra che ha perso la trebisonda».
Vannacci: «I gay? In ospedale vengono curati e in strada possono guidare»
Al centro del dibattito a Otto e Mezzo anche le posizioni di Vannacci sui diritti Lgbtq+: «E se scoprissimo che lei è gay?», la domanda posta a un certo punto all’ex generale. La risposta: «Non accamperei diritti. I gay se vanno in ospedale li curano, e in strada possono guidare. Continuo a promuovere la famiglia naturale. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba dare luogo a diritti».
La premier Meloni ha tenuto alla Camera le comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, esprimendosi su diversi temi di politica estera. «Sosteniamo la difesa dell’Ucraina, la nostra linea non cambia. Sostenere Kyiv e mantenere la pressione su Mosca rappresenta ancora oggi l’unico modo per aprire una stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee», ha detto in merito alla guerra in Ucraina, sostenendo «la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa». E ancora: «Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile ma necessaria, solo che coordinamento non significa delega».
Meloni contro Ben Gvir: «Dichiarazioni inaccettabili»
Quanto a Israele, ha dichiarato: «L’Italia intende sostenere misure contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l’inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Approfitto per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l’Italia e poco dignitose per Israele».
La tregua tra Israele e Iran regge, quella tra Stati Uniti e Repubblica Islamica è invece ancora lontana. Nella notte c’è stata infatti una nuova ondata di missili Usa: lanciati in tutto 49 Tomahawk per colpire target all’interno Iran, alcuni dei quali a 65 chilometri da Teheran.
I pesanti attacchi statunitensi in Iran
Gli Stati Uniti, come hanno fatto sapere i pasdaran, hanno attaccato «un complesso produttivo, un centro di intrattenimento e una fortezza militare nei pressi di Karaj e Nazarabad, nonché una base locale delle Guardie rivoluzionarie a Pishva». Il New York Times, sulla base di immagini satellitari, riporta che gli Stati Uniti hanno colpito un’infrastruttura per la fornitura di acqua potabile sulla costa dell’Iran, vicino allo stretto di Hormuz: i danni osservati sono compatibili con la Gbu-39, una bomba piccola di precisione. Esplosioni sono state udite nella città portuale meridionale di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm e nelle città di Minab, Kargan e Sirik. Il Centcom, ha sottolineato che i raid «di autodifesa» hanno riguardato i sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa aerea. Il Pentagono ha spiegato che gli attacchi all’Iran sono un atto di «diplomazia coercitiva», che punta a ottenere concessioni da Teheran.
La replica militare del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica non si è fatta attendere. I pasdaran hanno annunciato di aver colpito «in due ondate di operazioni, 18 importanti obiettivi appartenenti all’esercito statunitense» presso le basi di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait e quella aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Presa di mira, con 12 missili balistici, anche la base aerea e il centro di comando di Al-Azraq in Giordania: «Abbiamo distrutto le strutture e un gran numero di caccia».
Donald Trump (Ansa).
Le parole di Trump e la smentita dei pasdaran
Donald Trump, parlando con Fox, ha affermato che i raid «riprenderanno domani se l’Iran non firmerà l’accordo» e che Israele non è stato coinvolto negli ultimi attacchi americani. Il presidente Usa ha anche detto che funzionari di Teheran gli hanno chiesto di fermare i bombardamenti, chiamandolo mentre era nella Situation Room. Una circostanza, questa, subito smentita dai Guardiani della rivoluzione: «Le affermazioni di Trump sono un pretesto per evitare la guerra. Continueremo a rispondere militarmente a qualsiasi aggressione». I pasdaran hanno poi ribadito che lo stretto di Hormuz è chiuso, smentendo le affermazioni Usa secondo cui il transito delle navi attraverso il canale sarebbe ancora in corso.
«Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati. La Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero, sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto». L’ha detto Alexei Paramonov, ambasciatore russo in Italia, sferzando un duro attacco alle autorità del nostro Paese – e, in particolare, al Quirinale, anche se non citato esplicitamente.
Le accuse alla Nato: «Ha spinto i propri confini verso Est tramando minacce reali»
Nel discorso ufficiale nella sua residenza per la festa della Giornata della Russia, ha aggiunto che «è stata proprio la Nato che, a partire dalla metà degli Anni 90, ha spinto con insistenza, senza alcuna giustificazione, i propri confini verso Est, procedendo all’assimilazione politico-militare dei Paesi dell’Europa Orientale e degli Stati che un tempo facevano parte dell’Urss, impegnandosi a tramare, nei confronti della Russia attuale, minacce reali е non immaginarie». «In questa situazione», ha proseguito, «a Mosca non restava, né resta oggi, altra via d’uscita se non quella di prendere in mano il proprio destino e di difendere in maniera autonoma gli interessi nazionali». «È difficile immaginare che uno Stato sovrano, dotato di una storia plurisecolare, possa agire a discapito dei propri interessi. Così si comportano solo gli Stati e i leader che hanno ormai smarrito la propria sovranità e indipendenza, trasformatisi in definitiva in vassalli e servitori dei potenti del mondo, a scapito degli interessi della propria stessa popolazione».
«Operazione in Ucraina risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia»
Paramonov ha concluso affermanto che l’operazione militare speciale in Ucraina «rappresenta una risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia, una risposta ai tentativi di limitare le nostre capacità di sviluppo sovrano, di minare i nostri legittimi interessi politici ed economici, di destabilizzare l’assetto politico interno e di relegare la Russia ai margini della storia mondiale».
Goffredo Bettini ha saldamente preso il posto del Conte Max (Massimo D’Alema): ogni volta che c’è una sua intervista, e non si capisce peraltro da cosa derivi tutta questa sovraesposizione mediatica, il capo della “corrente thailandese” del Pd provoca ferite nel dibattito pubblico del partito di Elly Schlein.
Massimo D’Alema e Goffredo Bettini (Imagoeconomica).
La frenata sull’Ucraina e la volata a Onorato
L’ultima conversazione è stata con il Corriere della Sera, nel corso della quale Bettini, solitamente spacciato per intellettuale pubblico, lancia la solita volata al bencapitato di turno (stavolta tocca ad Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e animatore della solita formazione paracentristache piace a Bettini), distribuisce patenti di legittimità a sinistra e a sinistra, ritenendo che Pina Picierno fosse ormai incompatibile con il Pd e sparacchia sulla Russia e sull’Ucraina a favore dei putiniani (frenando parecchio sull’entrata di Kyiv nell’Ue): «Considerare la Russia asiatica e barbarica per sua natura, la spinge ancor di più verso un nazionalismo autocratico. La Russia è parte della storia europea. Serve all’Europa, alla sua stabilità e alla sua economia. E poi, altro che asiatici: Puskin, Gogol, Dostoevskij hanno capito, più di ogni altro, l’ombra della modernità occidentale».
Alessandro Onorato (Imagoeconomica).
I riformisti contro la deriva filorussa
Filippo Sensi, senatore del Pd, ha però un sospetto: che Bettini non abbia letto o abbia capito poco della letteratura russa che cita. «Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto. E un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere».
Filippo Sensi (Imagoeconomica).
E quando dà patenti di incompatibilità sulla politica estera, dice la deputata del Pd Lia Quartapelle, Bettini «parla di sé? Sembrerebbe di sì, visto che oggi il Pd presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata». La miglior risposta, aggiunge la senatrice Simona Malpezzi, «è la risoluzione del Pd che ribadisce con forza il pieno sostegno all’Ucraina e, soprattutto, il suo necessario ingresso nell’Ue. Noi riteniamo l’allargamento a Kyiv una scelta decisiva».
Simona Malpezzi (Imagoeconomica).
È Bettini che è contiano o Conte che è bettiniano?
Citofonare però Giuseppe Conte, l’alleato preferito di Bettini, che ammette di avere divergenze con il Pd sull’Ucraina (è Conte che è bettiniano o Bettini che è contiano? Ah, saperlo). E lui, l’ex europarlamentare di stanza a Bangkok, è proprio lì per far cambiare idea ai suoi compagni di partito. Sono anni che Bettini teorizza d’altronde l’alleanza demopopulista con l’aggiunta di una quota centrista, giusto per preservare la specie, purché non rompa troppo le scatole e sappia stare al posto suo. Ogni volta trova qualcuno che lo ascolta per un po’ – con i suoi riferimenti, sempre i soliti peraltro, a terze o quarte gambe o terze o quarte punte della coalizione di centrosinistra, un mix di giuoco del calcio e soldatini – s’accende il solito giro di repliche più o meno efficaci, poi si ricomincia daccapo, come nel giorno della marmotta o nel giorno della patrimoniale, la tassa più citata dai leader di sinistra italiani, imprescindibile a giorni alterni.
Goffredo Bettini e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La pratica della doppiezza comunista
È un mistero buffo quello di Bettini, che ha la capacità unica di far adontare anche quando prende una decisione apparentemente interessante. Come quando prima del referendum disse di essere a favore della separazione delle carriere dei magistrati, salvo poi rimangiarsi la parola per motivi puramente ideologici: «Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra e al Pd», disse a Radio24, spiegando però che il voto non era sulla giustizia bensì sull’esecutivo: «La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni». Bettini d’altronde è fatto così, pratica la doppiezza comunista che qualcuno teorizzava.
Goffredo Bettini con Elly Schlein (Imagoeconomica).