Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula

All’indomani del discorso di Donald Trump, oggi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha preso la parola il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Che, nel suo intervento, ha replicato al tycoon. «Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine», ha detto Pezeshkian: «Ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo». La delegazione Usa ha lasciato l’aula non appena il presidente iraniano ha iniziato il suo intervento: ieri, durante il discorso di Trump, erano usciti dalla sala del Palazzo di Vetro tutti i diplomatici di Teheran tranne uno.

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
I posti lasciati vuoti dalla delegazione Usa (Ansa).

Messa in evidenza la disparità di trattamento con Israele

Pezeshkian nel suo discorso ha insistito molto sulla disparità di trattamento con Israele. «Il tema di questa assemblea è la fiducia reciproca, che non si può ottenere solo a parole, bensì evitando di applicare due pesi e due misure. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran». Lo Stato ebraico «ha massacrato brutalmente oltre 70 mila innocenti a Gaza», ha insistito Pezeshkian, mentre la Repubblica Islamica «è stata bombardata proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati».

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
Masoud Pezeshkian (Ansa).

Pezeshkian: «La tecnologia nucleare è un nostro diritto»

Sempre a proposito del nucleare, Pezeshkian – parlando di applicazioni nei settori di energia, sanità e agricoltura – ha ribadito che tale tecnologia è «parte del progresso» iraniano: «Non chiniamo la testa e non rinunciamo a un diritto che è chiaramente un nostro diritto. Diciamo chiaramente, niente armi nucleari, niente limiti a tecnologia nucleare pacifica». E «la resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli», ha assicurato.

Il presidente iraniano: «Pronti al dialogo e alla diplomazia»

Così sullo stretto di Hormuz: «Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua». L’Iran, ha comunque spiegato, è pronto alla diplomazia: «Non dobbiamo permettere che il XXI secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia».

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura

C’è una partita che si gioca tra il Quirinale e il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Al centro c’è Marco Delogu, fotografo, curatore e presidente dell’Azienda speciale PalaExpo. Il suo nome, secondo fonti vicine al dossier, sarebbe tra quelli presi in considerazione per la direzione artistica del museo, ruolo vacante da fine giugno dopo la fine del mandato di Francesco Stocchi.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Marco Delogu (Imagoeconomica).

Lo zampino di Giovanni Grasso

A sostenere la sua candidatura sarebbe in particolare Giovanni Grasso, portavoce e consigliere per la Stampa e la Comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rapporto tra i due ha un precedente documentato. Nel 2020 Grasso partecipò come autore a Le Piazze \[in\]visibili, progetto culturale ideato e curato proprio da Delogu e promosso dal ministero degli Esteri. L’iniziativa coinvolse fotografi e scrittori nella rappresentazione delle piazze italiane durante il lockdown. Delogu, del resto, conosce bene i circuiti culturali della Capitale. Nel 2002 ideò FotoGrafia, il festival internazionale di Roma, sviluppato durante l’amministrazione di Walter Veltroni. Nel 2004, alla terza edizione, la manifestazione veniva presentata come un progetto fortemente voluto dall’allora sindaco: alla direzione artistica c’era proprio Delogu. Un percorso proseguito attraverso numerose iniziative espositive, fino al PalaExpo, alla cui presidenza è stato nominato nel giugno 2022. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Giovanni Grasso (Imagoeconomica).

Il pasticcio della mostra di Damien Hirst

Ma è proprio nella gestione di quest’ultima istituzione che, secondo quanto riferiscono fonti interne, sarebbe maturata una vicenda destinata a pesare sul dibattito intorno alla sua possibile candidatura. La storia comincia con un annuncio di quelli che fanno notizia nel mondo dell’arte contemporanea: Damien Hirst, uno degli artisti britannici più conosciuti a livello internazionale, sarebbe arrivato al Palazzo delle Esposizioni con una grande mostra. Il 23 marzo scorsoArtribune ne raccontava i dettagli. L’esposizione, prevista dal 19 ottobre 2026 e affidata alla curatela di Mario Codognato, avrebbe dovuto presentare oltre 80 opere tra installazioni, sculture e dipinti. L’annuncio arrivava mentre Roma Capitale destinava più di 35 milioni di euro al sistema PalaExpo per il triennio 2026-2028.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Mario Codognato (Ansa).

Il problema della copertura economica

Poi sarebbero cominciati i problemi. La mostra non avrebbe avuto una copertura economica sufficiente per essere realizzata secondo il programma annunciato. Per trovare le risorse necessarie, Delogu avrebbe contattato lo scorso luglio alcunisponsor privati dell’ente, chiedendo loro di anticipare una parte delle sponsorizzazioni previste per gli anni successivi. Un’operazione che avrebbe consentito di finanziare l’esposizione utilizzando oggi risorse inizialmente destinate alla programmazione futura. Gli sponsor, riferiscono le stesse fonti, avrebbero manifestato una disponibilità iniziale. Ma quando la questione è arrivata all’interno dell’azienda, pare che siano emerse contestazioni sulla sostenibilità dell’operazione. A sollevare obiezioni sarebbero stati in particolare la vicepresidente Ivana Della Portella e il consigliere Mino Dinoi, entrambi componenti del consiglio di amministrazione di PalaExpo. Si dice che i due abbiano contestato la possibilità di anticipare finanziamenti destinati agli esercizi successivi per sostenere una mostra già annunciata. La vicenda si è conclusa con la cancellazione dell’esposizione di Hirst di cui ormai si sono perse le tracce. E su cui Delogu non è mai intervenuto pubblicamente, neppure con una nota o un semplice comunicato. È su questo passaggio che la vicenda PalaExpo incrocia quella del MAXXI. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Ivana Della Portella (imagoeconomica).

Il nodo dei criteri di selezione

Delogu ha costruito gran parte della propria carriera professionale nella fotografia, ma ha diretto festival e curato progetti espositivi, oltre a guidare un ente che gestisce Palazzo delle Esposizioni, MACRO e altri spazi culturali romani. La sua eventuale candidatura alla direzione artistica del MAXXI aprirebbe dunque una questione sui criteri della selezione, sulle competenze richieste (che necessitano anche una certa conoscenza del mondo dell’arte) e sull’esperienza maturata nella programmazione delle mostre. 

Dopo la sospensione del bollo si avvicina il taglio del canone Rai

Via libera della commissione Ambiente del Senato agli emendamenti dei relatori – Claudio Fazzone e Roberto Rosso (Forza Italia) – al Ddl di riforma della Rai (tranne due accantonamenti): approvate le proposte sulla nomina e composizione del cda e sul taglio del canone.
Dopo il semaforo verde ottenuto a Palazzo Madama è partita – come successo col bollo auto – a destra è partita la gara per attribuirsi la paternità della misura: i senatori del Carroccio Giorgio Maria Bergesio, Tilde Minasi e Manfredi Potenti, dopo il voto in commissione al Senato, si sono affrettati a parlare «risultato politico importante per il centrodestra e vittoria della Lega, che da anni porta avanti questa battaglia». Ieri i parlamentari leghisti in commissione di Vigilanza Rai avevano dichiarato: «Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone».

Il canone Rai è pari a 90 euro, addebitati nelle bollette della luce

Attualmente la quota ordinaria del canone Rai, imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione televisive nel territorio italiano, è pari a 90 euro all’anno, addebitati automaticamente in 10 rate mensili da 9 euro da gennaio a ottobre sulle bollette della luce domestiche. L’importo era stato temporaneamente ridotto a 70 euro nel 2024, per poi tornare a 90 euro nel 2025: la Rai aveva ricevuto risorse aggiuntive, ma senza un automatismo stabile fissato dalla legge.

Il taglio sarà compensato da «altre forme di finanziamento pubblico»

«Il voto di oggi segna un nuovo passo verso un obiettivo storico del nostro movimento, ora condiviso dalla maggioranza. Continueremo a lavorare perché questa possibilità diventi un beneficio concreto per i cittadini, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie al servizio pubblico», hanno dichiarato i tre esponenti delle Lega. «Si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica», avevano avvertito ieri i tre consiglieri di amministrazione Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale. Secondo l’opposizione il taglio del canone sarebbe in contrasto con il Media Freedom Act, che all’articolo 5 prevede per i servizi pubblici «risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili». Il forzista Rosso ha sottolineato che la misura garantisce la stabilità delle risorse: il testo dell’emendamento stabilisce infatti che qualsiasi contrazione del gettito derivante dal canone debba essere compensata da altre forme di finanziamento pubblico.

Sondaggio su primarie centrosinistra a Milano, Calabresi avanti col 48-53 per cento

Secondo un sondaggio Monitor-Ixè, tra gli aspiranti candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano – se si faranno – Mario Calabresi risulta quello più votato con un consenso che oscilla tra il 48 e il 53 per cento. Un dato sensibilmente superiore all’intervallo registrato per Pierfrancesco Majorino (30/36 per cento), per Anna Scavuzzo (8/10 per cento) e per gli altri candidati. Stando ai dati raccolti dal sondaggio, Majorino ha il primato di notorietà e registra una percentuale di conoscenza del 75 per cento (la somma di coloro che dichiarano di conoscerlo bene o ne hanno sentito parlare), superiore di otto punti al dato rilevato per Calabresi. Segue Scavuzzo con il 48 per cento. Per i tre candidati più noti cambia la graduatoria quando si monitora il livello di fiducia. Calabresi è ai vertici con il 68 per cento, contro il 50 per cento di Majorino e il 47 per cento di Scavuzzo. La differenza tra i tassi di fiducia associati ai candidati verosimilmente orienta il consenso degli elettori che si recherebbero a votare in eventuali primarie del centrosinistra, sottolinea l’indagine.

Un elicottero dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo polacco

La Polonia ha reso noto che questa mattina si è verificata una breve violazione dello spazio aereo nazionale da parte di un elicottero Mi-8 delle Forze Armate della Federazione Russa. È successo a nord di Braniewo, città situata a pochi chilometri dalla laguna della Vistola, sul fiume Pasłęka, circa metà strada tra Danzica e la oblast’ di Kaliningrad, exclave della Federazione Russa tra la Lituania e la Polonia affacciata sul Mar Baltico.

La violazione dello spazio aereo è durata 42 secondi

Il ministero della Difesa di Varsavia ha spiegato che il velivolo «stava eseguendo un volo dalla regione di Kaliningrad» e che la violazione dello spazio aereo polacco, «con una profondità massima di 300 metri», è durata 42 secondi. Il volo dell’elicottero russo è stato osservato dai sistemi radar e «sono decollati immediatamente i caccia», mentre le forze di terra e i mezzi sono rimasti in stato di allerta. «La natura dell’incidente indica che la Russia sta testando nuovamente la prontezza della nostra difesa aerea», ha denunciato il ministero polacco.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola

Trentasei anni e cinque milioni di immigrati in più. Sta qui, ma non solo, la differenza tra la circolare di Sergio Mattarella quando nel 1990 era ministro dell’Istruzione e il decreto legge che Giorgia Meloni varerà nel Consiglio dei ministri di questa settimana sul tetto ai minori stranieri in classe. Per questo le parole della premier sulla circolare hanno sorpreso il Quirinale. Non che non si aspettassero l’insofferenza di Fratelli d’Italia e della maggioranza per il monito di lunedì ad Amatrice sulla «scuola aperta a tutti», ma un attacco così diretto e malizioso mancava da qualche mese dai radar che monitorano marette e marosi nel canale che divide Palazzo Chigi dal Quirinale. E martedì si è registrata tempesta.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Giorgia Meloni a Porta a Porta (Imagoeconomica).

Il botta e risposta a distanza sul tetto agli stranieri

Ma riassumendo. Scena uno: a Fenix, la festa dei giovani di FdI, la premier (i maligni dicono per allungare su Roberto Vannacci) annuncia un provvedimento per mettere un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab. Scena due: all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice Mattarella ricorda che l’articolo 34 della Costituzione vuole le scuole aperte a tutti e attive nell’evitare la formazione di ghetti. Scena tre: nella tribuna di Bruno Vespa la leader di FdI ricorda che anche l’attuale Presidente da ministro varò una circolare per limitare il numero di stranieri in classe.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Cosa è cambiato dal 1990 al 2026

Allora vediamo le differenze tra Mattarella 1990 e Meloni 2026. Innanzitutto i numeri: allora gli stranieri in Italia erano poco più di 600 mila, ora sono 6 milioni. Ovvio che ora il tema è più presente. Seconda differenza: nel 1990 ci si limitò a diramare una circolare, per consigliare e indirizzare i presidi, non certo per obbligarli, tanto che l’indicazione di un massimo di cinque alunni stranieri per classe era indicata «ove possibile». E, soprattutto, mirava a non creare nelle scuole una sola classe o sezione in cui riunire tutti gli stranieri, perché quello sì sarebbe stato un ghetto. Ora le condizioni sono diverse, in alcune scuole (poche proporzionalmente e circoscritte ad aree ad alta densità di lavoratori stranieri) esiste il problema e va ovviamente affrontato. Magari al Quirinale avrebbero preferito un’ulteriore circolare o un disegno di legge più che un decreto che comunque non sarà applicabile che dal prossimo anno scolastico. Ma tant’è, ormai si è dato fuoco alle polveri, in un clima che ricorda quello dello scontro sulla tirata di orecchie del Presidente ai poliziotti che usano il manganello e quello del caso Garofani.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Sergio Mattarella con il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara ad Amatrice (Imagoeconomica).

Il vero senso del richiamo del Colle

Quel che preme al capo dello Stato, che ha chiaro di non essere in cima ai pensieri più affettuosi della premier, è che la campagna elettorale non travolga le persone e quindi che il nuovo testo non leda i diritti dei bambini e dei ragazzi. Dunque le sue parole di lunedì da Amatrice, se lette con attenzione, non erano altro che una serie di paletti da non superare per scrivere un provvedimento senza incorrere nella censura sua e della Consulta. È ovvio che la filosofia di Mattarella non è la stessa di quella di Meloni. Basta leggere la circolare del 90: «Gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze», la diversità culturale è una «quotidiana ricerca di dialogo». Ma il tema non è portare la premier dalla sua parte, è chiaro che un provvedimento sarà fatto e nessuno al Quirinale pensava di impedirlo. L’importante è scriverlo non come uno slogan ma come un tema delicato, senza cancellare il diritto allo studio di migliaia di bambini.  

La Commissione Ue propone di sbloccare 4,2 miliardi di euro all’Ungheria

Dato che «l’Ungheria ha adottato misure importanti per rafforzare lo Stato di diritto e tutelare gli interessi finanziari dell’Unione», e che «le riforme danno i loro frutti», la Commissione Ue ha proposto di sbloccare 4,2 miliardi di euro a Budapest e di riaprire le porte di Erasmus+ e di Horizon agli studenti e ai ricercatori ungheresi. «Sono molto lieta che possano nuovamente beneficiare appieno delle opportunità offerte dalla nostra Unione», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Le misure di salvaguardia erano state adottate nel 2022 ai sensi del regolamento sulla condizionalità. La revoca è stata proposta in quanto la Commissione ritiene che l’Ungheria abbia risolto le violazioni dello Stato di diritto che incidono sul bilancio dell’Ue. La misura deve essere approvata dal Consiglio.

La nota della Commissione Ue

«La Commissione ha valutato le misure correttive notificate dall’Ungheria il 9 settembre 2026 e la loro attuazione, giungendo alla conclusione che il Paese abbia risolto le carenze e le lacune precedentemente individuate in settori quali gli appalti pubblici, il quadro anticorruzione, i rischi di conflitto di interessi e l’efficacia dell’azione penale», si legge in una nota.

Gaza, il primo piano da 2,45 miliardi di dollari del Board of Peace di Trump

Il Board of Peace creato da Donald Trump per la ricostruzione post-bellica della Striscia di Gaza è pronto a presentare un piano della durata di sei mesi e del valore di 2,45 miliardi di dollari per il territorio palestinese. Lo scrive Axios, spiegando che il piano – frutto di un anno di lavoro del Board of Peace e del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza – prevede 66 progetti divisi in sei aree.

Le sei aree del piano e le spese previste

Il piano stima in 35,2 miliardi di dollari i danni fisici nella Striscia e in 71,4 miliardi la somma da sborsare in un decennio per la sua ripresa. I 66 progetti previsti, come detto, sono relativi a sei diverse aree: sviluppo infrastrutturale; sviluppo umano; accelerazione economica; trasformazione digitale; affari legali; pace e sicurezza. Almeno per i prossimi primi mesi sarà lo sviluppo delle infrastrutture a pesare di più: previsto un esborso di un miliardo di dollari, di cui 400 milioni per rifugi temporanei (roulotte coibentate per gli sfollati che attualmente vivono in tende), 275 milioni per la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, 50 milioni per il ripristino degli ospedali e 30 milioni per la riparazione della rete stradale. Per quanto riguarda la sicurezza, il Board of Peace stima una spesa iniziale di 885 milioni di dollari: 275 milioni serviranno per la costruzione di un sito permanente e fortificato a Rafah, destinato a 5 mila membri del personale della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf). Altri 140 milioni serviranno per reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare un contingente di sicurezza multinazionale. Per la mobilitazione della polizia palestinese verrebbero stanziati 120 milioni.

Servirà però la cooperazione di Israele e Hamas

Tra le altre varie spese del piano, visionato da Axios, ci sono 20 milioni di dollari per finanziare un programma di riacquisto di armi da Hamas e altri gruppi armati, 300 milioni per programmi sanitari, educativi e di assistenza sociale. I progetti del Board of Peace comprendono poi la riparazione dei valichi di frontiera, il riempimento permanente dei tunnel di Hamas, sovvenzioni per la ripartenza delle piccole imprese, connettività 4G, un sistema di identità digitale e un fondo per gli investimenti a Gaza. Affinché il piano possa andare avanti, il Board of Peace necessità sia della cooperazione di Israele che di Hamas. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu abbia accettato in linea di principio alcuni aspetti, ma per ragioni elettorali non li sta attuando. Il gruppo palestinese ha messo invece in standby il disarmo perché Tel Aviv non intende attuare un cessate il fuoco di 14 giorni prima dell’avvio del processo di smilitarizzazione. La speranza del Board of Peace è che qualcosa possa smuoversi dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno

È tornata Maria Rosaria Boccia. Dopo l’ospitata da Massimo Giletti allo Stato delle cose, martedì sera ha bissato a Filorosso di Antonino Monteleone. L’eclettica imprenditrice di Pompei pare però aver perso il tocco magico. In entrambi i casi, infatti, non ha fatto registrare picchi di share. Filorosso si è fermato al 2,7 per cento contro il 2,6 del martedì precedente, mentre Giletti ha incassato il 7,4 per cento contro il 7,8 per cento del debutto.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia allo stato delle cose.

Dopo il bailamme mediatico del caso Sangiuliano, Boccia tenta il bis con l’effetto Ranucci, complice l’uscita del suo libro Guai a chi lo tocca, Io, Sigfrido e le tempeste («In appena 72 ore, è al primo posto tra i Bestseller Kindle di Giornalismo su Amazon», esulta lei su Instagram) e la promessa (o la minaccia, a seconda di come la si legge) di avere pronto e «congelato» un altro titolo che aprirà, assicura, un nuovo vaso di Pandora.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Il libro di Maria Rosaria Boccia.

Restando a Monteleone, non è stato salvifico per lo share nemmeno il monologo affidato a Fabio Ferrari – figlio del grande Paolo e per i più âgés Chicco Lazzaretti dei I ragazzi della 3ª C – che nei piani forse doveva essere un Massini de destra. Se sui social le sue posizioni politiche non fossero sufficientemente chiare, pochi giorni fa al Tempo aveva ammesso di non aver votato per Giorgia Meloni ma di non vedere l’ora di farlo.

Coerente, del resto, con quanto confessò al Foglio più o meno un anno fa quando oltre a esprimere stima nei confronti della premier giurò di non aver mai votato a destra e di non essersi «mai spinto oltre Calenda». Alla fine è stato cosi anche per le percentuali di share…

Avvistato Dimito in via del Tritone

Dopo l’uscita repentina dal gruppo Sae di Leonardisavventura durata appena 21 giorni – dove è stato avvistato Rosario Dimito? A Roma, a via del Tritone, davanti al Messaggero. In tanti lo hanno riconosciuto e salutato. Tornerà alla testata che aveva abbandonato per andare a Torino? 

Brunetta schiera Visco e “sfida” Mattarella

Pomeriggio di fuoco per gli appuntamenti romani, con Renato Brunetta pronto a sfidare nientemeno che Sergio Mattarella. Mercoledì intorno alle 17 a villa Lubin, sede del Cnel brunettiano, va in scena la presentazione del libro Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli. Brunetta ‘schiera’ Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia, in compagnia di Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit. Alla stessa ora, però, il Presidente della Repubblica sarà nella Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro seguita dalla tavola rotonda “L’Eredità di Aldo Moro nella Storia della Repubblica”. Curiosamente entrambi gli eventi sono moderati da firme de Il Sole 24 Ore: a Villa Lubin ci sarà Dino Pesole, a Montecitorio Lina Palmerini.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta con Ignazio Visco (Imagoeconomica).

Il combattente Vespa

Non molla la prima linea. E nemmeno Rai 1. Anche se ammaccato a causa di una caduta, Bruno Vespa, indomito, dopo aver affrontato le cure al Policlinico Gemelli, non ha voluto rinviare l’intervista a Giorgia Meloni ospite sia di Cinque minuti sia di Porta a Porta, presentandosi ammaccato. La Presidente del Consiglio – che da Vespa ha attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tetto agli alunni stranieri – aveva pure proposto di rinviare l’impegno vista l’età del conduttore…

A Roma Abravanel finisce al museo

Roger Abravanel, ex direttore di McKinsey, saggista ed editorialista del Corriere della sera, è finito al museo. Che poi è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta dalla moglie, Renata Cristina Mazzantini. Martedì sera, Abravanel era a Valle Giulia per festeggiare il restauro delle opere di Pietro Consagra ed Eliseo Mattiacci. Nel giardino si è brindato insieme al presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Mazzantini proprio al Corriere, qualche giorno fa, aveva raccontato la sua storia con Abravanel, conosciuto quando scrisse Meritocrazia. «Mio marito è un gigante», aveva sottolineato Mazzantini, «Lui è un McKinsey che si è battuto anche per l’apertura dei cda alle donne».

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Roger Abravanel a Villa Giulia (L43).

Oscar 2027, designato il film che rappresenterà l’Italia

Il Comitato di selezione per il film italiano da designare agli Oscar ha votato L’Estranea di Paolo Strippoli quale pellicola che rappresenterà l’Italia alla 99esima edizione della kermesse nella selezione per la categoria Miglior film internazionale. Questa la motivazione: «È un film nuovo, di genere, di un giovane autore, che ha da poco iniziato il suo percorso ed è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica nazionale e internazionale». L’Estranea concorrerà per la shortlist che includerà i 15 migliori film internazionali selezionati dall’Academy e che sarà resa nota il 15 dicembre 2026. L’annuncio delle nomination (la cinquina dei film nominati per concorrere al premio) è previsto invece per il 21 gennaio 2027, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 14 marzo 2027. Dopo l’anteprima a Venezia 83, il film di Paolo Strippoli è stato presentato a Toronto con il titolo internazionale The spiral.

Uscirà nelle sale l’8 ottobre

La pellicola, un thriller familiare dalle venature horror, arriverà nelle sale l’8 ottobre e ha per protagonisti Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi e Romana Maggiora Vergano. La trama parte dall’arrivo improvviso di una donna a casa di sua figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito troppo a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo.

Il Cremlino allontana i negoziati di pace

Attualmente «non esistono i presupposti» per avviare negoziati di pace sull‘Ucraina, sebbene la Russia «rimanga aperta a questa possibilità». Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, all’indomani dell’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky andato in scena a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Peskov: «Gli appelli per una tregua? Pura retorica»

Commentando l’appello di Trump e Zelensky a favore di una tregua energetica, Peskov ha detto: «La militarizzazione dell’Ucraina sta proseguendo. Gli Stati europei cercano di reperire sempre più fondi per l’acquisto di armamenti. Il regime di Kyiv continua la sua attività di stampo terroristico». Il portavoce di Putin ha poi definito «pura retorica» le dichiarazioni dei presidenti di Stati Uniti e Ucraina sulla necessità di una tregua.

Le parole di Trump all’Assemblea delle Nazioni Unite

«La pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi», aveva affermato Trump durante il suo discorso all’Assemblea dell’Onu, sottolineando che sia Kyiv che Mosca «non ne possono più» del conflitto. Il capo della Casa Bianca ha poi detto di essere pronto a usare i nuovi poteri in materia di dazi per colpire la Russia e i suoi partner commerciali.

Studente pianifica di accoltellare la prof: fermato dopo la segnalazione dei compagni

I carabinieri di Lamezia Terme hanno fermato uno studente di 14 anni dell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile” che, come accaduto qualche giorno fa a Roma, era pronto ad aggredire con un coltello la sua docente di italiano. Lo riporta la Gazzetta del Sud. Il giovane, che voleva vendicarsi per essere stato bocciato, avrebbe manifestato le sue intenzioni su un gruppo Telegram dove erano presenti i compagni di classe: sono stati proprio loro a effettuare la segnalazione a un adulto, che a sua volta ha allertato i carabinieri. Il giovane, è emerso, aveva già nascosto l’arma nei bagni della scuola. Nel corso di una perquisizione domiciliare sono stati sequestrati il cellulare e gli abiti usati dal giovane nelle foto sui social.

Cosa era successo a Roma

Venerdì 18 settembre, alla scuola media “Giovanni Verga” nel quartiere romano di Centocelle, un alunno di 13 anni ha colpito con tre coltellate la professoressa di italiano Isabella Marsilio, dopo averle spruzzato dello spray urticante. La docente, portata in ospedale e poi dimessa, con una prognosi di 15 giorni per ferite superficiali alla zona ascellare, ha espresso pubblicamente il proprio perdono verso l’alunno, sottolineando la presenza di un grave malessere psicologico latente nel minore.

Marco Tronchetti Provera sale al 29,9 per cento di Pirelli

Marco Tronchetti Provera, Camfin, Camfin alternative assets (Caa) e Longmarch Holding hanno reso noto che si è perfezionato l’acquisto del 3,34 per cento del capitale di Pirelli da parte di Caa da un primario istituto bancario. In seguito all’operazione, la catena di controllo che fa capo a Marco Tronchetti Provera detiene quindi una quota complessiva pari a circa il 29,9 per cento di Pirelli, rinsaldando così il ruolo di Camfin e Mtp quali azionisti stabili e ribadendo la fiducia e l’impegno nel sostenere i progetti industriali di Pirelli. L’acquisto è stato effettuato a completamento di quanto deliberato dai consigli di amministrazione delle società, come comunicato al mercato a ottobre 2024, in merito all’autorizzazione ad acquisti fino a una partecipazione massima complessiva del 29,9 per cento del capitale di Pirelli nel corso dei 24 mesi successivi alla delibera.

L’Ocse rivede al rialzo le stime sul Pil dell’Italia nel 2026

L’Ocse ha rivisto al rialzo le stime del Pil dell’Italia nel 2026. La crescita sarà dello 0,9 per cento contro lo 0,5 precedentemente stimato. Resta invece invariata la stima per il 2027 allo 0,6 per cento. Per quanto riguarda l’inflazione, nell’Interim Outlook, viene confermata la stima del 3 per cento nel 2026 ma viene rivista al rialzo la stima per il 2027 dal 2,2 al 2,6 per cento.

Rivisto al rialzo anche il Pil mondiale

Il Pil mondiale crescerà del 2,9 per cento nel 2026 e del 3 per cento nel 2027, contro il 3,4 per cento del 2025. Le stime sono state leggermente riviste rispetto al precedente Outlook di giugno. Prima dell’estate, l’organizzazione prevedeva una crescita del 2,8 per cento (0,1 punti in meno rispetto ad oggi) per il 2026 e del 3,1 per cento per il 2027 (0,1 punti in più rispetto ad oggi). Secondo l’organizzazione parigina, le prospettive economiche globali restano fortemente condizionate dal raggiungimento di una soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, sottolinea l’Ocse, la crescita annuale dovrebbe attestarsi al 2,2 per cento nel 2026 e al 2,1 per cento nel 2027, con i forti investimenti legati all’intelligenza artificiale parzialmente compensati da un rallentamento della spesa dei consumatori e della crescita del reddito reale. Per l’eurozona, l’organizzazione internazionale stima un aumento del Pil dell’1,0 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, grazie al rafforzamento della domanda man mano che i prezzi dell’energia si normalizzeranno e le nuove iniziative nel settore della difesa prenderanno slancio. In Cina, infine, la crescita dovrebbe contrarsi al 4,5 per cento nel 2026 e al 4,2 per cento nel 2027.

Precipita durante lavori notturni al Colosseo, morto operaio di 22 anni

Attorno alla mezzanotte un operaio rocciatore di 22 anni, addetto ai lavori di installazione in quota di un nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, è morto dopo essere caduto da un’altezza di circa 10 metri. La vittima si chiamava Andrea Moretti: era specializzato per lavori in fune in quota.

Giuli chiude il Colosseo in segno di lutto

Dopo l’incidente il ministro della Cultura Alessandro Giuli si è subito recato sul posto e, riporta Adnkronos, ha trascorso la notte al Colosseo, disponendo poi la chiusura al pubblico dell’Anfiteatro Flavio in segno di rispetto dopo la tragedia. Lo ha reso noto il Parco Archeologico del Colosseo, spiegando che la decisione «è stata attuata dopo aver gestito il primo turno di visita, composto da migliaia di persone ignare dell’accaduto», in quanto «una chiusura immediata degli accessi avrebbe infatti determinato una forte concentrazione di visitatori all’esterno del monumento, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull’ordine pubblico». Così il ministro Giuli: «Un evento tragico che ci lascia sgomenti e storditi. Le poche parole che riusciamo a esprimere le dedichiamo ad Andrea, alla sua famiglia, ai suoi affetti: rivolgiamo a tutti il nostro profondo, dolente cordoglio di fronte alla morte assurda di un giovane uomo impegnato nel proprio lavoro».

La Procura indaga per omicidio colposo

La Procura di Roma sta procedendo per omicidio colposo in relazione alla morte dell’operaio. Il procedimento, legato alle norme sulla sicurezza del lavoro, è al momento contro ignoti. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno acquisendo una serie di documenti per accertare eventuali responsabilità. Disposta l’autopsia.

Morti sul lavoro: i dati Inail del 2025

La tragedia al Colosseo è avvenuta all’indomani della diffusione dei dati Inail sui morti sul lavoro nel 2025. La Relazione annuale ha evidenziato che i casi mortali denunciati sono stati 1.198, in calo del 3,3 per cento rispetto ai 1.239 del 2024. In particolare, nel 2025 sono stati registrano 1.189 decessi tra i lavoratori (37 in meno) con una riduzione del 3,02 per cento, e nove tra gli studenti (quattro in meno) con una flessione del 30,77 per cento. Per i casi mortali, la diminuzione dei 37 casi tra i lavoratori si traduce in un decremento dei decessi avvenuti in occasione di lavoro (-4,1 per cento) e in una sostanziale stabilità di quelli in itinere (da 298 a 299), rimasti al di sotto del dato del 2019 (335). Le denunce di infortunio complessive sono state 600 mila (+1,2 per cento), delle quali 519 mila per lavoratori (+0,8 sul 2024) e 81 mila per studenti (+3,4).

Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni

Ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti, parlando del tema caldo del momento Giorgia Meloni ha detto che «quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe». Sono state due le circolari con cui, tra il 1989 e il 1990, l’allora ministro (del governo Andreotti VI) Sergio Mattarella indicava un numero massimo di alunni stranieri. Ecco cosa prevedevano.

Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni
Giorgia Meloni (Ansa).

La prima circolare, firmata nel 1989

Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989, che aveva come oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo“. Da ministro Mattarella scriveva che l’immigrazione, già all’epoca, rendeva necessario «da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse». In tale ottica, indicava la circolare, «ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità». Ai singoli istituti il compito di valutare «specifiche esigenze e situazioni», per trovare «le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe».

Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni
Sergio Mattarella nel 1990, quando era ministro dell’Istruzione (Ansa).

La seconda circolare, firmata nel 1990

Meno di un anno dopo, Mattarella firmò una seconda circolare sul tema: la numero 205 del 26 luglio 1990, che aveva come oggetto “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”. I concetti erano praticamente gli stessi, espressi però con termini più perentori. «L’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe», si legge nel documento. E poi: «Sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche». La circolare precisa che «rispetto ad un fenomeno così complesso, le strategie di intervento educativo richiedono una elaborazione in sede locale sulla base della conoscenza puntuale delle situazioni, dell’analisi dei bisogni e della ricognizione delle risorse disponibili», invitando a «distinguere i soggetti di recente immigrazione da quelli il cui arrivo nel nostro paese è più remoto: i primi avranno non solo problemi di integrazione linguistica, ma manifesteranno problemi di adattamento alle nuove condizioni di vita». Poi la sottolineatura, molto importante: «La necessaria specificazione non deve tuttavia far dimenticare che gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con le loro individualità e differenze, fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle variabili da prendere in considerazione, senza tuttavia escludere gli opportuni accertamenti sul piano motorio, cognitivo e socio-affettivo che sono alla base di una corretta azione programmatoria per tutti gli alunni». Il documento poi sottolinea che «l’educazione interculturale avvalora il significato di democrazia, considerato che la “diversità culturale” va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone». Pertanto «l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme: essa comporta non solo l’accettazione e il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento».

Violenza sessuale, chiesta l’archiviazione per il senatore forzista Silvestro

La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento per violenza sessuale nei confronti del senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, accusato da un’imprenditrice di un presunto episodio di abusi che sarebbe avvenuto a febbraio del 2025 all’interno del suo studio da parlamentare nel complesso di San Luigi dei Francesi, a Roma.

Perché è stata chiesta l’archiviazione

Lo ha reso noto l’avvocata Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna e legale della persona offesa, sottolineando che «la richiesta di archiviazione è fondata esclusivamente su una questione relativa alla procedibilità del reato», avendo la presunta vittima querelato oltre i termini previsti dalla legge, ovvero un anno dopo la violenza. Non è stato dunque smentito, nel merito, il suo racconto.

Il racconto dell’imprenditrice

I due si erano incontrati per parlare di un possibile acquisto di vini (lei è un agente di commercio). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Tetto agli stranieri in classe, Meloni lo difende tirando in ballo Mattarella

La premier Meloni ha risposto al presidente Mattarella che, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, si era espresso sulla proposta del governo di inserire un tetto al numero di stranieri nelle classi. «La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità», aveva detto il capo dello Stato. Dal salotto di Bruno Vespa, la premier ha risposto ricordando come anche Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, «redigeva circolari» che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi.

Cos’ha detto Meloni e a che circolari si riferisce

«Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole del presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così», ha detto a Cinque minuti. «Il presidente della Repubblica, per l’appunto, dice: “La scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti”. Creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possa sentirsi nel ghetto». Quindi il riferimento all’attività politica di Mattarella: «Il presidente della Repubblica quando era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buonsenso e che quindi mi pare sia giusto portarla avanti». Il riferimento è alle circolari emanate tra il 1989 e il 1990 dove si raccomandava di distribuire gli studenti stranieri tra le classi e di non superare cinque alunni dello stesso gruppo linguistico.

Nel 2024 Fdi si oppose all’idea di un tetto stabilito per legge

Già nel 2024 il ministro dell’Istruzione Valditara aveva parlato dell’urgenza di porre un tetto agli stranieri per classe. Erano i giorni delle polemiche sulla scuola scuola di Pioltello, nel Milanese, chiusa per il Ramadan. Ma Fratelli d’Italia, in quel momento, si diceva esplicitamente contraria all’idea di fissare una percentuale per legge. L’allora capogruppo alla Camera Tommaso Foti aveva dichiarato che «una legge che dovesse avere carattere di perentorietà nei numeri rischierebbe di scontrarsi contro un limite invalicabile, la realtà dei fatti». Secondo Foti, dunque, un’idea del genere in molti territori non sarebbe stata attuabile, visto che la popolazione scolastica in alcune aree è rappresentata soprattutto da stranieri: «Dico solo che nella città in cui vivo, Piacenza, la presenza di alunni non italiani è superiore al 20 o 30 per cento del totale in molti istituti. Non è una scelta. Se in una scuola ci sono 100 bambini, 70 stranieri e 30 italiani, anche se li ridistribuisci in quattro classi, il rapporto rimane lo stesso».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno

I riformisti a Prato, il ‘correntone’ dem a Montepulciano. Come un anno fa, ma con le elezioni molto più vicine. Le correnti del Pd cominciano a organizzarsi in vista di una campagna elettorale di fatto già in pieno corso, ma soprattutto di alcuni passaggi statutari che attendono la segretaria. E con essa il partito.

La sfida tra Schlein e Conte ha messo la sordina alle polemiche interne

Sabato 26 settembre, i riformisti si vedranno alla Casa del Popolo di via Bisenzio a San Martino per la seconda assemblea, dal titolo Cambiare!, che suona come un auspicio e un’esortazione rispetto alla sfida contro Giorgia Meloni. A ottobre invece la maggioranza Pd si è data appuntamento a Montepulciano, dove l’anno scorso è stata tenuta a battesimo dalle tre aree che fanno riferimento a Dario Franceschini, ad Andrea Orlando e a Stefano Bonaccini, ormai parte integrante della maggioranza dem. Da sottolineare la ‘sordina’ messa alle polemiche interne dalla corsa ingaggiata da Elly Schlein contro Giuseppe Conte per la leadership del centrosinistra. Corsa nella quale, nonostante le tensioni che hanno attraversato il partito dall’avvio dell’amministrazione Schlein, i riformisti sostengono convintamente la segretaria, non fosse altro che per scacciare lo spettro di una coalizione a trazione contiana.

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I passaggi per prorogare il mandato della segretaria

I due appuntamenti, dunque, serviranno per preparare la corsa al voto e, prima ancora, i due passaggi in Direzione e in Assemblea che servono a prorogare il mandato di Schlein. Un passaggio dovuto, ma scontato, dicono nel partito, visto che nessuno si sogna in questo momento di chiedere un passo indietro alla segretaria. Schlein ha bisogno di mettere il sigillo degli organi statutari alla proroga del mandato al Nazareno perché, in caso contrario, ogni suo provvedimento da segretaria potrebbe essere impugnato. Comprese le liste, vera arma di fine mondo di ogni leader del Pd che, con esse, può decidere della vita o della morte politica di ogni parlamentare o esponente che aspiri a entrare a palazzo.

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
La sede del Pd (Imagoeconomica).

Il difficile equilibrismo del Nazareno sull’Ucraina

Nonostante la ‘sordina’ alle polemiche interne, però, alcuni segnali dicono che i due appuntamenti delle aree non saranno del tutto privi di strascichi. I riformisti, che terranno un’assemblea incentrata su tre parole d’ordine – proteggere, prendersi cura e crescere – prevedono un focus sull’aiuto in armi all’Ucraina. Si tratta del tema più spinoso sul tavolo della segretaria, tirata sia dagli alleati perché dica un no convinto all’invio di armi a Kyiv sia dagli stessi riformisti – ma non solo loro – che spingono per una posizione più netta a favore del sostegno al popolo ucraino. Finora Schlein è riuscita a mantenere la barra sul «sostegno al popolo ucraino ingiustamente invaso», ma con un maggiore impegno diplomatico, soprattutto da parte dell’Unione Europea. Resta da vedere se con le primarie di coalizione alle porte questo basterà a sopire il duello con Conte. Anche perché il leader M5s continua a sottolineare che, comunque andranno le consultazioni, non si potrà continuare a inviare armi ad libitum. Un concetto ribadito anche dalle proposte uscite da Nova e ora al vaglio della base M5s: «Continuare a inviare armi» all’Ucraina, «significa allontanare la pace».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Continua il balletto delle primarie

Uno iato davanti al quale i maggiorenti di centrosinistra tornano a interrogarsi sull’opportunità di convocare i gazebo. Il rossoverde Angelo Bonelli, per esempio, avverte che «i gazebo rischiano di accentuare le differenze e di produrre conseguenze sugli elettori. I problemi programmatici e politici si risolvono con la politica». Un padre nobile del centrosinistra come Massimo D’Alema non nasconde le sue molte «perplessità verso un percorso che inevitabilmente mette l’accento sulle divisioni, sulle distinzioni e non sulle cose che uniscono. Perché se si fa una campagna elettorale all’interno del centrosinistra, ognuno è portato a distinguersi dagli altri. Non mi pare utile».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Massimo D’Alema con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Chi chiede di accelerare verso le primarie è, invece, il riformista Filippo Sensi: «Vorrei che ci fossero le primarie e mi piacerebbe che fossero a doppio turno. Dobbiamo scegliere e decidere noi un percorso, non aspettare che la data delle elezioni la dia Giorgia Meloni. Se facciamo così siamo appesi a quel che dice lei. E se ci facesse ‘il cucchiaio’, dicendo “votiamo a ottobre” e invece le elezioni si fanno ad aprile?».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Filippo Sensi (Imagoeconomica).

Cantiere Navale Vittoria, stipendi non pagati: milioni sotto indagine

Per acquistare il cantiere erano arrivati milioni di euro attraverso una rete di società campane. Ma per pagare gli operai, invece, i soldi continuano a mancare. È la seconda estate consecutiva segnata da problemi salariali al Cantiere Navale Vittoria, l’azienda di Adria finita nelle inchieste di Report (che tornerà sul tema nella prima puntata della nuova edizione) e nelle carte giudiziarie sull’attentato al conduttore Sigfrido Ranucci. Il 21 settembre la Fiom-Cgil di Rovigo ha denunciato in una nota come Cnv Srl non abbia versato le retribuzioni di luglio e agosto 2026. I due appalti acquisiti con Actv, l’azienda che gestisce i traghetti a Venezia, non sarebbero ancora partiti e nello stabilimento restano 22 dipendenti, contro la sessantina prima della crisi. Il sindacato proclama lo stato di agitazione e diffida l’azienda. Ci sono 10 giorni per saldare gli arretrati, altrimenti valuterà anche il ricorso al giudice. E non si capisce dove siano finiti gli 1,4 milioni di euro di anticipo versati da Actv: sarebbero dovuti servire per pagare proprio gli stipendi.

Cantiere Navale Vittoria, stipendi non pagati: milioni sotto indagine
Il varo del pattugliatore delle Fiamme Gialle (Ansa)

Il passaggio dalla famiglia Duò a Roberto Cavazzana

Per capire quello che sta succedendo serve un piccolo passo indietro. Fondato nel 1927 dalla famiglia Duò, il Vittoria ha costruito centinaia di imbarcazioni: vedette per Guardia costiera e Guardia di finanza, mezzi militari, commerciali e da lavoro, conquistando commesse anche all’estero. Un patrimonio industriale fatto di progettisti, saldatori e maestranze specializzate, non soltanto di capannoni e banchine. Poi è arrivata la crisi finanziaria della precedente gestione, la ricerca di un acquirente e il rischio di chiusura. Nel settembre 2024 è stata selezionata la proposta di Roberto Cavazzana, nell’ambito di un piano di ristrutturazione omologato dal Tribunale di Rovigo. Il rogito è stato firmato il 14 febbraio 2025: 8,2 milioni di euro per il complesso aziendale e immobiliare. La nuova proprietà si è presentata con l’impegno di salvaguardare l’occupazione e riportare il cantiere alla produzione. Nel frattempo la precedente gestione è finita sotto inchiesta. La Procura Europea di Venezia indaga per presunta truffa aggravata ai danni dell’Ue Paolo Duò, ultimo presidente della vecchia Cnv Spa, e l’allora direttore amministrativo Gabriele Busetto. Al centro ci sono circa quattro milioni di euro di finanziamenti ottenuti durante la pandemia da tre banche, con garanzie di un fondo europeo destinato alle imprese in crisi. Gli inquirenti verificano se il cantiere potesse accedere a quelle garanzie, considerata l’attività nel settore militare.

Cantiere Navale Vittoria, stipendi non pagati: milioni sotto indagine
Il proprietario del Cantiere Navale Vittoria di Adria (Rovigo), Roberto Cavazzana (da Report).

Un rilancio rimasto solo sulla carta

La promessa di Cavazzana è quella di una seconda vita. A ottobre 2025 la Regione ha presentato il piano industriale della nuova Cnv: tre unità operative, manutenzioni, costruzione di imbarcazioni, ricerca e sviluppo. C’era anche la prospettiva di una commessa Actv. Ma già a novembre il gruppo dirigente che aveva accompagnato il passaggio di proprietà era uscito dall’azienda. È stato allontanato Francescomaria Tuccillo, socio al 5 per cento e manager considerato dalla Regione una figura centrale per la transizione. Con lui se n’è andata anche la direttrice generale Valentina Cristanini. Cavazzana, rimasto amministratore unico, al tavolo regionale del 27 novembre aveva assicurato che il piano restava valido e sarebbe stato rafforzato con una nuova squadra. Dieci mesi dopo, secondo la Fiom, i lavori non sono ancora partiti. Il rilancio è rimasto solo sulla carta. 

Il nuovo rinvio del tavolo regionale

La questione degli stipendi, poi, ha una storia lunga più di un anno. Nel verbale reso alla Dda di Roma il 21 novembre 2025, Tuccillo ha raccontato di ripetuti contrasti con Cavazzana per i pagamenti bloccati. Ha detto di essersi fatto garante nei confronti dei dipendenti che non ricevevano la paga e di aver anticipato personalmente circa 40 mila euro. Il 27 agosto 2025, dopo l’ennesimo confronto sulle retribuzioni, Cavazzana gli avrebbe affidato una delega finanziaria rimasta, secondo il manager, lettera morta. Oggi, a distanza di oltre 12 mesi, il problema si ripresenta.  Cavazzana intanto ha chiesto il rinvio del tavolo regionale del 21 settembre, dopo quello già slittato il 2 luglio. Nella mail inviata sabato 19 settembre parla di un impegno aziendale «strategico» e non differibile, che gli impedirebbe di partecipare persino da remoto. Nega di sottrarsi al confronto e propone nuove date. Veneto Lavoro lo prende in parola: riunione fissata per lunedì 28 settembre alle 15, a Mestre e online, esattamente nel giorno e nell’orario indicati dall’azienda. Eppure in questi mesi Cavazzana aveva trovato il tempo di difendere sui giornali l’acquisizione e negare legami con la camorra.

Cantiere Navale Vittoria, stipendi non pagati: milioni sotto indagine
I Cantieri Vittoria di Adria, Rovigo (Ansa).

I presunti legami con il Casertano

L’altra storia del Cantiere passa infatti per Caserta, Padova e Rovigo. Nel suo verbale, Tuccillo racconta che il 25 agosto 2025 il commercialista avrebbe lamentato la mancanza dei documenti giustificativi delle somme utilizzate per gli acquisti, compresi gli otto milioni del Vittoria. Tre giorni dopo Cavazzana gli avrebbe annunciato un viaggio a Caserta per «sbloccare i fondi». Così flussi provenienti dalla Campania diventano oggetto degli accertamenti della Guardia di finanza, riportati negli atti della Dda romana. Tra luglio 2024 e febbraio 2025 la società casertana Arkipiù avrebbe bonificato quasi 7 milioni di euro alla Rete Het, riconducibile a Cavazzana. Le causali indicavano consulenze e riqualificazioni energetiche. Ma, secondo l’ipotesi dei militari, le somme provenivano invece dalla monetizzazione di crediti Superbonus creati attraverso fatture per lavori inesistenti. Nel circuito compare Pev Lavorazione Alluminio, società del Casertano sulla quale gli atti segnalano sospetti di contiguità con ambienti camorristici: avrebbe emesso fatture per 3.248.956,16 euro quando, secondo gli investigatori, le opere non erano ancora state eseguite.

Quali fondi sono stati destinati a produzione e stipendi?

Da quel circuito, secondo la ricostruzione investigativa, il denaro avrebbe raggiunto Cnv attraverso finanziamenti infruttiferi: cinque milioni da M6 e 1,99 milioni da Solid Epcm, società riferibili a Cavazzana. I bonifici urgenti da Het a M6 sarebbero seguiti al rifiuto delle banche di trasferire direttamente fondi al cantiere. Gli atti registrano altri 815.936 euro affluiti tra marzo e settembre 2025. Gli inquirenti ipotizzano un sistema di reimpiego di capitali di provenienza illecita. Cavazzana respinge questa lettura. Arkipiù sostiene che i rapporti commerciali fossero leciti e documentati e nega legami consapevoli con ambienti camorristici. Sul piano industriale una domanda resta però aperta, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta: quali risorse sono state effettivamente destinate alla produzione e alle retribuzioni

L’inchiesta di Report

Un’intercettazione del 12 maggio 2026 aggiunge un altro capitolo. Parlando con l’architetto di Badia Polesine Giorgio Faccioli, Cavazzana riferisce di contatti con «istituzioni governative, della Difesa» e della necessità di pagare Pev con contabilità dettagliate e importi precisi «al centesimo». I Carabinieri ipotizzano una sistemazione documentale successiva e la ricerca di una «schermatura» istituzionale. Nel settembre 2025 Report stava indagando sul Vittoria quando nel cantiere furono trovate due mitragliatrici, poi sequestrate.

Cantiere Navale Vittoria, stipendi non pagati: milioni sotto indagine
Le mitragliatrici trovate nel magazzino dei Cantieri Vittoria (Ansa).

Il 16 ottobre esplose la bomba davanti alla casa di Ranucci. Il giorno dopo Cavazzana comunicò a Tuccillo la revoca dell’incarico. La Dda romana approfondì un possibile movente economico, parlando di «allarmante coincidenza temporale», ma precisò che mancavano elementi chiari per attribuire a Cavazzana la decisione dell’attentato. L’indagine sulla bomba ha poi portato al faccendiere Valter Lavitola e Clesio Tavares Gomes. Nelle carte si prospetta comunque un possibile passaggio del relativo filone dalla Dda di Venezia a Napoli. Il 28 settembre Cavazzana avrà così davanti Regione, Confindustria e sindacati. Dovrà spiegare perché, dopo gli anticipi salariali raccontati da Tuccillo nel 2025, si sia arrivati a una seconda estate di stipendi in ritardo. E quando partiranno le commesse Actv. Il Vittoria ha quasi un secolo di storia e un patrimonio di competenze che la crisi sta distruggendo. Il cantiere è stato comprato. Gli operai aspettano ancora di sapere quando tornerà davvero a costruire navi e quando saranno pagati.