La fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’autore della strage di Fort Hood, non sarà trasmessa in streaming. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth, smentendo l’annuncio da parte del segretario della Difesa Pete Hegseth, che aveva sollevato forti polemiche. «Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming». Tuttavia, ha aggiunto il presidente Usa, «i familiari più stretti delle vittime potranno assistere all’esecuzione di persona, se lo desiderano», in quanto «meritano di vedere la giustizia in azione».
Pete Hegseth e Donald Trump (Ansa).
Trump: «Avrebbe mostrato come trattiamo i terroristi»
«Ritengo che trasmettere l’esecuzione in diretta, affinché tutti potessero vederla, avrebbe potuto costituire un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America affronta i terroristi e la feccia come Hasan», ha spiegato Trump nel suo post. Tuttavia, ha aggiunto, «molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non assistere alla sua morte, né tramite una diretta né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo».
Il post di Trump sulla fucilazione di Hasan (Truth).
Il ricordo della strage e il dito puntato contro Obama
La strage di Fort Hood è avvenuta il 5 novembre 2009 nell’omonima base militare statunitense in Texas (oggi rinominata Fort Cavazos). Hasan, maggiore dell’esercito e psichiatra militare («trasformatosi in traditore»), spinto da motivazioni legate all’estremismo islamico, fece fuoco uccidendo 13 persone – tra cui una soldatessa incinta, deceduta insieme al figlio che portava in grembo – e ferendone altre 32. Nel suo post, Trump ha ricordato i fatti, lanciando pesanti accuse nei confronti di Barack Obama: «L’Fbi intercettò comunicazioni elettroniche tra Hasan e il religioso radicale yemenita-americano Anwar al-Awlaki. Dopo averle esaminate, la task force antiterrorismo dell’Fbi stabilì che le e-mail di Hasan non costituivano una minaccia. Tale valutazione, riconducibile all’operato dell’Amministrazione Obama, è stata in seguito considerata un grave fallimento dell’intelligence».
È stato firmato, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il contratto da 803 milioni di euro tra Autostrade per l’Italia e Webuild per la realizzazione del Lotto B del tunnel subportuale di Genova, progetto del Gruppo Aspi che ridisegna la mobilità e l’aspetto paesaggistico dell’intera area portuale e del capoluogo ligure. La firma segue l’aggiudicazione dello scorso luglio ed è avvenuta alla presenza del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, del subcommissario per la ricostruzione di Genova Carlo De Simone, dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana e dell’amministratore delegato di Webuild Pietro Salini.
Un’opera sostenibile che riqualifica l’area metropolitana
Il tunnel subportuale è un’opera unica nel Paese per complessità ingegneristica. L’infrastruttura, progettata da Tecne, società di ingegneria del Gruppo Autostrade per l’Italia, prevede un tracciato di circa 4,2 chilometri, di cui oltre 3 costituiti da due gallerie separate, una per ogni direzione di marcia. Il tunnel, che collegherà il ponente e il levante cittadino, è stato concepito come un approccio altamente sostenibile sia in termini ambientali che sociali, configurandosi come un intervento di ricucitura e riqualificazione dell’area metropolitana e restituendo alla città 6 ettari di verde grazie al nuovo parco della Lanterna. Il Lotto B comprenderà la realizzazione della parte centrale del tracciato, sviluppata sotto il porto e il tessuto urbano cittadino. Si tratta della sezione più complessa dell’intervento, che fa del tunnel subportuale una delle opere sotterranee più impegnative da realizzare in Italia. Per lo scavo, Webuild impiegherà una TBM con un diametro di circa 16 metri, tra le più grandi mai utilizzate nel Paese. È prevista la creazione di oltre 700 posti di lavoro tra diretti e di terzi. La firma del contratto apre una nuova fase di lavorazioni, in continuità con le attività partite nel 2024 e affidate ad Amplia, società di costruzione del Gruppo Aspi. Nell’ambito del cosiddetto Lotto A sono state infatti completate, oltre alle opere di demolizione e preparazione dell’area, anche una galleria ferroviaria di 410 metri, la nuova viabilità portuale e lo scolmatore del Fosso San Bartolomeo.
Giana: «Impegno per consegnare l’infrastruttura nei tempi previsti»
Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, ad di Autostrade: «Il tunnel subportuale è un’opera in cui si esprime al meglio la sinergia tra le varie competenze del nostro Gruppo. Da quella ingegneristica e progettuale di Tecne, fino alla capacità realizzativa di Amplia che ha completato in linea con il cronoprogramma e con la previsione di spesa tutte le attività della prima fase. Consegnare nei tempi previsti alla città di Genova un’infrastruttura unica nel Paese per complessità e visione paesaggistica è stato e continua a essere per noi una priorità. Confidiamo che, con questa nuova fase, si proceda con la stessa determinazione che ci ha accompagnati fin dalla nascita di questo progetto, segno tangibile del nostro impegno verso la città».
Salini: «Sfida ingegneristica di altissimo livello»
Gli ha fatto eco Pietro Salini, ad di Webuild. «Portiamo a Genova il meglio dell’ingegneria italiana per realizzare il primo tunnel sottomarino del Paese, un’opera che rappresenta una sfida ingegneristica di altissimo livello. È la stessa eccellenza che abbiamo già messo al servizio della Liguria contribuendo a realizzare alcune delle opere più importanti per il futuro del Paese, destinate a cambiare strutturalmente la competitività del sistema logistico italiano. Dal Ponte Genova San Giorgio, nato da una straordinaria sfida collettiva, alla nuova diga foranea, fino al terzo valico dei Giovi–Nodo di Genova e da oggi al tunnel subportuale, continuiamo a investire in competenze ingegneristiche, innovazione e capacità esecutiva per creare infrastrutture che generano valore duraturo per il territorio e rafforzano il ruolo di Genova quale porta strategica di accesso dell’Europa meridionale». .
Il procuratore di Milano Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia hanno chiesto il processo per omicidio volontario per Carmelo Cinturrino, l’ex poliziotto del commissariato Mecenate che, il 26 gennaio, nel boschetto della droga di Rogoredo (Milano) ha ucciso con un colpo di pistola alla testa – esploso da circa 30 metri – il pusher Abderrahim Mansouri. Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm non contestano più l’aggravante della premeditazione, indicata fino alla chiusura delle indagini. Resta solo quella della violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione. Senza premeditazione Cinturrino potrà chiedere il rito abbreviato e non rischierà più l’ergastolo.
L’ultima Supermedia Youtrend/Agi, media ponderata di nove sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto realizzati dal primo al 14 ottobre da sette istituti, conferma il calo di Futuro Nazionale, con tanto di controsorpasso da parte di Forza Italia, nonché il testa a testa tra il campo largo e il centrodestra (in recupero): le due coalizioni risultano quasi appaiate attorno al 43 per cento.
#Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia (e variazione rispetto al 1° ottobre):
FdI 27,2% (+0,4)
PD 20,1% (-0,3)
M5S 12,4% (-0,4)
FI 7,4% (0)
FN 7,2% (-0,5)
AVS 6,4% (+0,1)
Lega 6,0% (+0,3)
Az 3,2% (0)
IV 2,4% (+0,2)
+E 1,7% (0)
PLD 1,4% (+0,1)
NM 1,2% (+0,1)
SCN 1,1% (N.A.) https://t.co/Accb8BD6Df
Rispetto a due settimane fa, Fratelli d’Italia guadagna lo 0,4 per cento e si attesta al 27,2 per cento, confermandosi con ampio vantaggio la principale formazione politica del Paese. Segue il Partito democratico, in calo (-0,3) al 20,1 per cento. Perde terreno (-0,4) anche il Movimento 5 stelle, che scende al 12,4 per cento. Stabile al 7,4 per cento Forza Italia, che però effettua il sorpasso su Futuro Nazionale in virtù della frenata (-0,5) dei vannacciani, scesi al 7,2 per cento. Alleanza Verdi e Sinistra è data in leggera crescita (+0,1) al 6,4 per cento e risale (+0,3) pure la Lega, ora al 6 per cento. Seguono Azione stabile al 3,2 per cento, Italia Viva al 2,4 per cento (+0,2), +Europa ferma all’17 per cento, il Partito Liberal Democratico all’1,4 (+0,1), Noi Moderati all’1,2 (+0,1) e Sud chiama Nord all’1,1. Grazie all’ingresso di quest’ultimo partito nel centrodestra, la coalizione di maggioranza (42,9 per cento) torna a tallonare il campo largo (43,1).
Entra nel vivo la rottamazione quinquies delle cartelle riferite a tasse, imposte e multe di Comuni, Regioni e altri enti locali affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Sul sito è possibile richiedere il prospetto informativo che contiene l’elenco dei carichi che possono essere inseriti nella rottamazione e l’importo delle somme dovute per la definizione agevolata. Venerdì 16 ottobre si aprirà la finestra per inviare le domande, che rimarrà attiva fino al 15 dicembre, esclusivamente in via telematica. L’Agenzia ricorda che la rottamazione quinquies non riguarda i tributi locali gestiti in proprio (riscossione diretta) o affidati a concessionari privati, per i quali la Legge di bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di emanare apposite delibere e regolamenti per introdurre una definizione agevolata autonoma che sarà gestita secondo le modalità decise da ciascun ente. Gli enti territoriali che hanno aderito sono in tutto circa 1.500.
Dopo una notte tranquilla, Leone XIV «questa mattina ha eseguito i controlli di routine che sono risultati nella norma». La radiografia del torace «ha mostrato la buona ripresa del polmone operato». Il pontefice «ha svolto le attività quotidiane autonomamente» e «la seduta di fisioterapia ha comportato attività motorie complete». Lo rendono noto i dottori Luigi Carbone e Stefano Margaritora nell’ultimo bollettino che aggiorna sulle condizioni di salute del papa, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo la rimozione di un tumore maligno subita martedì 13 ottobre: «Complessivamente il decorso post-operatorio procede regolarmente». Mentre all’esterno del Gemelli continua il via vai di fedeli, Prevost ha inoltre «ripreso l’attività lavorativa». Lo fa sapere Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa Vaticana. Come già successo ieri, anche oggi Leone XIV ha concelebrato messa. Per ora il papa non ha ricevuto visite.
Manca poco all’8 novembre, data della prima puntata del nuovo Report de-ranuccizzato. E la tensione in redazione sale alle stelle. A quanto apprende Lettera43, i vertici Rai avrebbero pensato a una conferenza stampa di presentazione, ma potrebbe rivelarsi un trappolone. Immaginate il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini seduto fianco a fianco con i neoconduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, con in platea Giorgio Mottola e tutti gli altri: se i giornalisti presenti volessero fare il loro lavoro, le domande imbarazzanti fioccherebbero. Detto ciò, è mistero fitto sull’auto-inchiesta di Report: ci sarà o non ci sarà il servizio su Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e tutto quello che è successo in questi due mesi, fino alla rimozione dell’ex conduttore? E se ci sarà, chi lo curerà e con quale linea? E cosa succederà se Ranucci dovesse intervenire live sui social durante o dopo la conferenza stampa oppure dopo la messa in onda della puntata per dire la sua? Insomma, un gran casotto… (di Carlo Tarallo)
Studentati e tende, il trasformismo di Manzi
Il piede in due staffe, per cavalcare la protesta degli studenti ma anche per presenziare alla presentazione degli interventi politici che provano a trovare una soluzione all’emergenza. È il curioso caso della 49enne Irene Manzi, deputata del Partito democratico e responsabile Scuola della segreteria di Elly Schlein. Bionda e con una vistosa montatura nera degli occhiali, a luglio 2026 è stata facilmente riconosciuta dietro la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini a Macerata (non a caso città natale di Manzi), durante l’inaugurazione di uno studentato realizzato con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Neanche tre mesi dopo però rieccola davanti a Montecitorio con la segretaria dem e Virginia Libero dei Giovani Pd (quella dei «disertori») per sostenere la protesta delle tende, al presidio organizzato dall’Unione degli Universitari che chiedono alloggi sostenibili a suon di slogan come «Senza casa nessuna dignità» e «Non rimarremo a guardare mentre viene smantellato il nostro futuro». Probabilmente studia talmente bene il dossier da saltare con una certa disinvoltura da una parte all’altra della barricata. Chi ha orecchie per intendere… in tenda.
Irene Manzi dietro la ministra Bernini al taglio del nastro dello studentato a Macerata.Nel cerchio rosso, Irene Manzi.
L’ultima del Comune di Roma? Il “non compleanno” nelle scuole
Finora era solo una categoria letteraria, unbirthday, inventata da Lewis Carroll, traslata in una festa e in una celebre canzone nel cartone animato DisneyAlice nel Paese delle Meraviglie. Ma il Comune di Roma ha compiuto il miracolo di trasformare l’immaginifico in realtà. Da quest’anno, nelle scuole dell’infanzia capitoline si festeggerà il “non compleanno”. Niente cappellaio matto, lepre marzolina o ghiro a cantare gli auguri – non illudetevi -, ma la trovata di fissare un solo giorno utile per festeggiare i bambini che compiono gli anni in quel mese. La decisione è stata presa per evitare l’ingresso di cibi (nello specifico torte) dall’esterno, a tutela della salute dei bambini. La torta, un ciambellone, verrà fornita dalla mensa scolastica, ma solo in una data prestabilita con anticipo. E quel giorno si festeggeranno tutti i bambini che compiono gli anni nell’arco del mese solare. La commissione mensa ha già stabilito le date fino a Natale: 26 ottobre, 27 novembre e 21 dicembre. E quindi chi ha compiuto gli anni a inizio ottobre dovrà aspettare il 26; chi li compie dopo deve invece anticipare la festa, e farla condivisa. Una delusione per bambini e famiglie. E qualcuno sta pensando di comprare torte finte per mantenere la festa il giorno (giusto) del compleanno. Malgrado Carroll, caro sindaco, meglio la torta finta piuttosto che il “non compleanno” collettivo.
Le proteste degli operai dell’ex Ilva, che hanno previsto anche il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, bloccando così gli approvvigionamenti di carburante, stanno causando una vera e propria emergenza in Puglia ma anche in Basilicata e Calabria. Decine di distributori sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, che temono di restare senza benzina e diesel senza l’arrivo di nuove scorte. Alcune stazioni di servizio hanno terminato il carburante e hanno chiuso l’attività, esponendo il cartello “tutto esaurito”. Fra i titolari e i dipendenti serpeggia l’incertezza sulla data di riapertura. Tutto è legato alla fine del blocco degli accessi alla raffineria di Taranto e alla ripresa della catena distributiva. Impossibile, per gli stessi addetti ai lavori, indicare una giornata in cui la situazione potrebbe tornare alla normalità.
Gli autotrasportatori minacciano un fermo nazionale
Ad aggiungere disagio anche la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante che, in assenza di risposte dal governo, minacciano un fermo nazionale. «La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese, che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese. Proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di altre aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per fare blocchi stradali», ha detto all’Ansa il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo. Di qui il suo appello: «Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate».
Fabrizio Corona è stato denunciato a piede libero per non essersi fermato all’alt dei carabinieri e aver compiuto una serie di manovre azzardate nel successivo breve tentativo di fuga a bordo di un suv. È successo nella notte a Milano, in zona Sempione. L’ex re dei paparazzi, oggi autore del format Falsissimo, invece di fermarsi ha accelerato. Ma è stato poi raggiunto e bloccato dai militari dopo aver percorso circa 700 metri. Il controllo ha fatto emergere la guida senza patente e il fermo amministrativo già disposto sul veicolo, una Range Rover. La vettura è stata sequestrata. Corona, oltre che per guida senza patente, è stato denunciato anche per fuga pericolosa.
Show della famiglia Castellitto, padre Sergio e figlio Pietro, in occasione della presentazione della campagna pubblicitaria istituzionale di Intesa Sanpaolo alla Villa Magistrale del Sovrano militare ordine di Malta, all’Aventino. I Castellitto’s curano la regia dei nuovi spot in onda dal 18 ottobre. «Finalmente un sogno che si realizza», ha confessato il vecchio Sergio. Perché? «Dopo il diploma, mio fratello maggiore mi impose, e fu lui e non mio padre che invece era anarchico sul tema, di inviare il mio curriculum a 14 banche per essere assunto. Nessuno mi rispose. Oggi con questi spot, dopo tanti anni di attesa, lavoro per una banca. Devo dire che è una grande soddisfazione». Ma qual è stato il momento più bello dello spot? «Alla fine, quando a mio figlio do degli scappellotti, tutti quelli che avrei dovuto dargli negli anni passati». Pietro racconta quale è stata la sua vendetta: «Gli ho rifilato una schicchera nelle parti basse». All’incontro era presente anche la star della danza Roberto Bolle, che appare nello spot in un cameo girato in Galleria Borghese, fresco del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres ricevuto dall’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes.
C’è la Festa del Cinema, anche se nella Capitale la kermesse si sta svolgendo in sordina tra partite di calcio come Roma-Real Madrid e altri eventi sparsi per la città, tipo la Settimana nazionale della Protezione civile a piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese. Si dice che per riempire le sale gli organizzatori si stiano attaccando ai telefoni, cercando di piazzare biglietti. Ma se i film e i red carpet hanno perso fascino, il gossip continua a tenere banco. In questi giorni c’è un amore che fa impazzire i salotti: si spiffera che tra due registi si starebbe consumando un amour fou. Entrambi sono famosi. Lui ha girato film di successo e gode della fama di scapestrato. Lei ha cominciato da poco, ma è sempre applauditissima. Gli incontri tra i due, a quanto si sente, avvengono nella massima segretezza, per non scatenare le malelingue, ma qualcuno li avrebbe visti insieme. Certo, se uscissero allo scoperto sarebbe un bel colpo, roba da rispolverare La dolce vita di via Veneto. Anche perché un antenato dei due con la «Hollywood sul Tevere» ha avuto a che fare, eccome…
L’Amministrazione Trump sta valutando la possibilità di revocare parzialmente le sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra” che trasporta petrolio e derivati da Paesi come Russia, Iran e Venezuela. Lo riporta Reuters, citando una fonte e spiegando che sul tavolo c’è la possibilità di consentire il trasporto di “petrolio legale”, ovvero non proveniente da Russia e Iran, su navi già colpite da sanzioni. Chi desidera utilizzare navi della “flotta ombra” per tali scopi, nei piani della Casa Bianca, dovrà ottenere l’autorizzazione dal Dipartimento del Tesoro Usa. Secondo Washington tale provvedimento contribuirà a ridurre le tariffe di trasporto per le navi cisterna che trasportano greggio, attualmente ai massimi storici. Questo, a sua volta, consentirà di esportare una maggiore quantità di prodotti petroliferi dal Golfo Persico.
Donald Trump (Ansa).
Da Trump un nuovo “regalo” per Putin?
Si tratterebbe di un altro regalo di Trump a Vladimir Putin dopo la sospensione temporanea delle sanzioni sul gasolio di Mosca. Inoltre, secondo il Financial Times, gli Usa avrebbero proposto ai Paesi europei di sbloccare alcuni beni sovrani russi congelati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Per quanto riguarda la flotta ombra, gli esperti sentiti da Reuters hanno osservato che è improbabile che la revoca parziale delle sanzioni porti a una riduzione delle tariffe di trasporto. Le compagnie assicurative, infatti, saranno comunque obbligate a rispettare le leggi dell’Unione europea e del Regno Unito, che non prevedono la revoca delle sanzioni.
Chicco Testa è stato confermato alla presidenza di Assoambiente, l’associazione che rappresenta le imprese che operano nei settori dell’igiene urbana, del riciclo, del recupero, dell’economia circolare, dello smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche. La conferma è arrivata dall’assemblea dell’associazione che ha rinnovato all’unanimità il mandato per i prossimi due anni. Nel corso del nuovo mandato Assoambiente sarà impegnata a rafforzare ulteriormente la rappresentanza, a livello nazionale ed europeo, di un comparto chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nelle politiche ambientali, industriali ed energetiche del Paese.
Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea e Wind
Nato a Bergamo e laureato in Filosofia, Chicco Testa è attualmente amministratore delegato di Telit Spa e presidente di Sorgenia Spa, Energie Valsabbia Spa e Proger Spa, oltre che di Assoambiente. Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea, Wind ed è stato Presidente di Cispel. Dal 1987 al 1994 è stato eletto parlamentare alla Camera dei Deputati, dopo essere stato per sette anni segretario nazionale e poi presidente di Legambiente. È stato anche professore universitario incaricato presso le Università di Roma (Luiss), Macerata e Napoli.
È stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento programmatico di bilancio (Dpb), approvato martedì dal Cdm, che presenta le linee della prossima Manovra. Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze. Il testo illustra una Legge di bilancio da circa 23,5 miliardi di euro nel 2027, con interventi a sostegno delle famiglie e delle imprese e coperture che arriveranno anche dal settore finanziario, dai tagli ai ministeri e dai giochi.
Le coperture dai tagli ai ministeri e dai giochi
Secondo le tabelle del Dpb, banche e settore finanziario saranno chiamati a contribuire alla prossima Manovra con un apporto stimato in oltre 4,6 miliardi di euro. Il comparto rappresenta la quota più consistente delle coperture non legate agli spazi di flessibilità concessi dall’Ue, con un contributo pari allo 0,21 per cento del Prodotto interno lordo (0,13 nel 2028 e 0,1 nel 2029). Seguono i tagli ai ministeri, per oltre un miliardo di euro, equivalenti allo 0,05 per cento del Pil, e gli interventi sul settore dei giochi, pari allo 0,03 per cento.
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze (Imagoeconomica).
Risorse per taglio delle tasse e sanità
Sul versante degli interventi, le tabelle del Dpb indicano nel 2027 quasi 2 miliardi di euro destinati alle misure fiscali e circa 2,3 miliardi alla sanità: le voci corrispondono rispettivamente allo 0,09 e allo 0,1 per cento del Pil.
Deficit al 3,4 per cento del prodotto interno lordo
Il deficit è previsto al 3,4 per cento del Pil nel 2027 e al 3,2 nel 2028, dopo il rientro sotto il 3 per cento atteso quest’anno.
Confronto con Bruxelles sulla clausola per energia e difesa
Il Dpb è un documento di finanza pubblica previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 che i Paesi dell’Eurozona devono inviare ogni anno alla Commissione Europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. La Manovra, si legge nel testo, «consentirà il rafforzamento della difesa nazionale e della sicurezza energetica» attraverso il ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale: «La definizione puntuale degli interventi che confluiranno nel disegno di legge di bilancio di prossima presentazione al Parlamento terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia».
Il supervisory board di Uniper, colosso tedesco dell’energia, ha deliberato la riconferma di Michael Lewis nel ruolo di ceo e presidente del cda per un ulteriore mandato quinquennale che decorrerà dal 1° novembre 2026 al 31 ottobre 2031, sostituendo l’attuale che sarebbe scaduto a maggio 2028. Il Consiglio di sorveglianza ha preso questa decisione in anticipo rispetto ai tempi previsti nell’interesse della società. Ciò garantisce la continuità della leadership durante una fase critica dell’attuazione strategica. Uniper, con sede a Düsseldorf, è un’azienda energetica europea con una presenza globale. Conta circa 7 mila dipendenti e svolge un ruolo chiave nel garantire un approvvigionamento energetico sicuro in Europa, in particolare nei suoi mercati principali che sono Germania, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi.
Lewis: «Concentrati a investire in energia sicura e sostenibile»
Queste le dichiarazioni di Lewis: «Desidero ringraziare il Consiglio di sorveglianza per la continua fiducia riposta in noi. La capacità di Uniper di guardare al futuro con fiducia è il risultato della dedizione e dell’impegno dimostrati dai nostri dipendenti. Sono stati loro a guidare l’azienda attraverso un periodo straordinario. Ora costruiamo su queste basi. Rimaniamo concentrati sull’investimento in energia sicura e sostenibile, sulla promozione della crescita e sulla creazione di valore a lungo termine per i nostri azionisti, clienti e la società».
Archiviata definitivamente la presunta tregua energetica tra Russia e Ucraina, che era stata annunciata da Donald Trump. Dopo Mosca, anche Kyiv ha infatti ripreso i raid contro i siti energetici della Federazione Russa: un incendio è divampato in una raffineria di petrolio in seguito a un massiccio attacco di droni nella regione di Ryazan.
Local residents report a fire at the Ryazan oil refinery. Meanwhile, an oil storage tank that exploded yesterday in Rostov remains ablaze. #RussiaEnergy https://t.co/7E0wg1hzmh
Volodymyr Zelensky aveva appena annunciato la revoca del divieto di colpire le raffinerie russe durante un’intervista al Financial Times. «Ne abbiamo abbastanza», aveva tuonato il presidente ucraino, osservando che l’esercito di Kyiv non aveva attaccato infrastrutture energetiche in Russia per tre giorni, soddisfacendo così le richieste degli Stati Uniti. Mosca, invece, nel frattempo ha continuato a mettere nel mirino le infrastrutture energetiche ucraine. Il capo della Bankova ha anche spiegato che il divieto è stato revocato a causa della «pericolosa interruzione» nella trasmissione di intelligence da parte degli Stati Uniti e delle limitazioni all’utilizzo di Starlink durante i massicci bombardamenti russi.
I libri della scrittrice irlandese Sally Rooney non saranno più venduti nel Regno Unito. Il motivo è legato al suo sostegno economico a Palestine Action, organizzazione pro Palestina che il governo britannico ha dichiarato illegale in base alle leggi antiterrorismo del paese. Per questo, la casa editrice Faber non può versarle i proventi derivanti dalle vendite dei suoi libri in maniera legale, motivo per cui ha deciso, in accordo con l’autrice, di smettere di distribuirli nel Regno Unito in qualsiasi formato». Rooney ha 35 anni e ha scritto successi internazionali come Persone normali, Parlarne tra amici e Intermezzo.
Il sostegno alla causa palestinese
Da tempo sostiene la causa palestinese e nel 2025 aveva detto che avrebbe donato a Palestine Action i ricavi dei suoi libri e degli adattamenti televisivi della BBC di Persone normali e Parlarne tra amici. Per la legge del Regno Unito, però, ricevere denaro con l’intenzione di utilizzarlo per sostenere il terrorismo è un reato. Per il timore di essere arrestata, negli ultimi mesi la scrittrice ha anche evitato di partecipare a festival e presentazioni nel paese.
Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma da martedì 13 ottobre, giorno in cui ha subito l’intervento chirurgico per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, dove era stato individuato un adecarcinoma, ossia un tumore maligno, «ha trascorso bene la notte in ospedale, si è alzato e ha fatto colazione». Lo comunica la Sala Stampa della Santa Sede, fornendo un nuovo aggiornamento sulle condizioni di salute del pontefice. Ieri Prevost era stato sottoposto agli esami del sangue e alla radiografia del torace previsti dopo l’intervento, con esiti che hanno confermato «un decorso post-operatorio regolare».
Al via il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, in cui i leader dell’Ue si riuniranno a Bruxelles per discutere di diversi temi, dalle questioni relative all’economia alle risposte da dare alle sfide per la competitività europea, compresi i prezzi dell’energia, fino alla situazione geopolitica e all’immigrazione. Ecco i temi sul tavolo.
Competitività e sfide economiche globali
Per quanto riguarda i prezzi dell’energia, i leader dell’Unione forniranno alla Commissione orientamenti su misure a breve termine mirate e temporanee per attenuare l’impatto dei costi elevati, proteggendo i cittadini e le imprese europee. Discuteranno inoltre della strategia a lungo termine dell’Europa volta a ridurne la dipendenza dai combustibili fossili. Verranno poi esaminati i progressi compiuti in merito all’agenda all’insegna di «un’Europa, un mercato», compresa la sua attuazione nel 2026 e nel 2027.
Ucraina e Medio Oriente
Tra i temi in agenda anche le guerre in Ucraina e Medio Oriente. Nel corso della riunione,i leader discuteranno del perdurante sostegno a Kyiv, comprese le esigenze operative delle sue infrastrutture critiche in vista dell’inverno. Nel contesto dell’allargamento dell’Ue, i leader faranno inoltre il punto sui progressi compiuti dall’Ucraina verso l’adesione all’Ue. Discuteranno del comportamento sempre più aggressivo della Russia, compresi i suoi attacchi ibridi in tutta Europa. Faranno il punto sui progressi compiuti in merito all’agenda dell’Ue per la prontezza alla difesa e discuteranno di come mantenere lo slancio e accelerare i lavori, anche per affrontare le carenze in termini di capacità militari critiche. Si parlerà anche degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, tra cui la libertà di navigazione e la sicurezza marittima, elementi fondamentali per le catene di approvvigionamento globali, in particolare per quanto riguarda l’energia, i concimi e i prodotti alimentari.
Immigrazione
I leader dell’Ue terranno infine una discussione strategica sulla migrazione. Nella sua lettera d’invito, il presidente Costa ha sottolineato il fatto che l’approccio globale dell’Ue in materia di migrazione funziona, come dimostra la significativa e duratura diminuzione del numero di migranti irregolari. Ha sottolineato inoltre la necessità di rimanere vigili e preparati, di agire in modo solidale ogniqualvolta gli Stati membri si trovano ad affrontare situazioni di crisi e di continuare a rafforzare la capacità dell’Ue di rispondere alle crisi, compresi i casi di strumentalizzazione.
Massimo Garavaglia da Marcallo con Casone proverà a sfidare Matteo Salvini al congresso leghista del 24-25 ottobre. La decisione, scovata in ‘nuce’ dal cronista parlamentare del Foglio Carmelo Caruso, è maturata e si è consolidata nelle ultime ore, quando ormai sembrava tramontata ogni ipotesi di candidaturacontro il segretario uscente. Difficile anche il percorso di una mozione ‘nordista’ da opporre alla linea di Salvini.
Massimo Garavaglia (Imagoeconomica).
L’allergia dei salviniani per Garavaglia
Ex sindaco del paesino di poco più di 6 mila abitanti a ovest di Milano, Garavaglia è uno degli esponenti lombardi cui i leghisti salviniani sono più allergici. Entrato alla Camera nel 2006, al posto di Umberto Bossi che aveva optato per il Senato, da allora, si è alternato tra Montecitorio e Palazzo Madama in tutte le legislature, con una pausa tra il 2013 e il 2018, quando Roberto Maroni lo chiamò a fare l’assessore all’Economia in Regione Lombardia (una sorta di governatore ‘ombra’, cui l’amico Bobo affidava tutte le questioni tecniche). Tornato a Roma, ha sostituito il collega Giancarlo Giorgetti – Garavaglia e il ministro dell’Economia sono i due bocconiani della Lega – come riferimento del partito per le questioni di legge di bilancio. È stato viceministro all’Economia nel Conte I, ministro al Turismo del governo Draghi poi presidente della commissione Finanze del Senato in questa legislatura.
Massimo Garavaglia con Giancarlo Giorgetti nel 2019 (Imagoeconomica).
L’obiettivo è intercettare il malessere lombardo
La crepa con i salviniani risale proprio all’esecutivo dell’ex presidente della Bce, quando quest’ultimo ebbe l’ardire di decidere la formazione del suo governo senza consultare i capi dei partiti che lo sostenevano (in quel caso Salvini per la Lega e Silvio Berlusconi per Forza Italia). Ritenuto vicino a Giorgetti, Garavaglia non sarebbe stato la prima scelta di Salvini come ministro, con il quale da allora i rapporti si sono raffreddati. E proprio la vicinanza con il ‘Gianca’ leghista sembra essere all’origine della candidatura del senatore milanese, che dovrà raccogliere 80 firme tra delegati provenienti da quattro Regioni diverse entro mercoledì. Se riuscisse a candidarsi, Garavaglia potrebbe intercettare nel segreto dell’urna il malessere dei lombardi che da questa estate chiedono un rinnovamento e il ritorno a un partito «sindacato del territorio».
Massimo Garavaglia al Senato (Imagoeconomica).
I motivi del «grande freddo» tra Salvini e Giorgetti
I ben informati raccontano che, negli ultimi tempi, il termometro dell’altalenante rapporto tra Salvini e Giorgetti – un topos per gli amanti del genere, secondo nella ‘letteratura’ leghista solo a quello tra Bossi e Maroni – sia sceso in uno stato di «grande freddo». Il capo di via Bellerio riterrebbe, a torto o a ragione, che il titolare del Mef sia coinvolto nella ‘congiura’ estiva dei lombardi, insieme al segretario regionale Massimiliano Romeo e al governatore Attilio Fontana, che hanno chiesto un suo passo di lato. Ed è così che Giorgetti è stato totalmente emarginato dal congresso del MiCo.
Massimiliano Romeo con Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).
Un anno e mezzo fa, a Firenze, il ministro dell’Economia ha presieduto l’assise; ora Salvini ha deciso di dare l’incarico al presidente della Camera Lorenzo Fontana (che di certo non ha preteso l’incarico, attento com’è a cercare di mantenere un profilo istituzionale). Quando poi si è trattato di nominare un vicesegretario vicario che facesse da reggente fino al congresso, il numero uno leghista ha deciso di affidarsi al tesoriere Alberto Di Rubba, commercialista bergamasco il cui curriculum elettorale si limita a una riga, ovvero alla vittoria alle suppletive del seggio della Camera lasciato vacante in Veneto da Alberto Stefani dopo l’elezione a governatore.
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).
Il ministro rischierebbe di non essere candidato alle Politiche
Ma l’assenza di Giorgetti da incarichi importanti al congresso – spiegano le stesse fonti – sarebbe in realtà solo un segnale di problemi ben più gravi. Nel partito, i ben informati sostengono addirittura che il ministro dell’Economia rischierebbe allo stato di essere lasciato fuori dalle liste alle prossime Politiche. Deputato dal 1996, 30 anni alla Camera, sette legislature consecutive, con il sogno non realizzato nel 2022 di diventarne il presidente, Giorgetti sarebbe finito nella tagliola di Salvini alla ricerca di posti per i fedelissimi (alcune proiezioni fatte in base ai sondaggi attribuiscono alla Lega 17 deputati, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale). La voce è insistente. Le narrazioni divergono ma approdano tutte nella stessa conclusione. C’è chi sostiene che sia stato fatto capire a Giorgetti che comunque in caso di vittoria lui avrebbe una poltrona «sicura» nel governo Meloni 2. E chi invece fa battute al vetriolo sul fatto che ormai non ha problemi a trovare un posto di lavoro, può chiedere agli «amici di Goldman Sachs». Fatto sta che da giorni nella chat leghiste gira una lista di possibili candidature che riprodurrebbe fedelmente una ricostruzione riferita a voce da una salviniana doc.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
La lista che gira nelle chat leghiste e l’interrogativo su Zaia
Ecco, anche in questa lista di candidati alle Politiche il nome del Gianca di Cazzago Brabbia non c’è. Mentre sarebbero sicuri gli amici milanesi di Salvini Igor Iezzi e Alessandro Morelli, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, i tesorieri Di Rubba e Giulio Centemero, il ministro Roberto Calderoli a Bolzano e l’ex vicesegretario Andrea Crippa in Toscana. Grande punto interrogativo, invece, sul Veneto, e sulla disponibilità di Luca Zaia a correre in cinque collegi. L’ex doge ormai è visto con delusione dai lombardi che si sentono traditi dalla sua mancanza di azione e di coraggio. E in molti ritengono che abbia già stretto l’accordo con Salvini per una sua candidatura e un posto di rilievo a Roma (ministero o presidenza di una Camera) rompendo di fatto l’asse tra i governatori, di cui fanno parte anche il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e quello della Provincia di Trento Maurizio Fugatti. Dal canto suo, coi suoi, Zaia nega l’accordo, anche se riferisce del pressing di Salvini. Ma anche la dialettica tra veneti e lombardi è un altro topos ricorrente, fatto di alti e bassi (come la storia di Salvini e Tosi dimostra). E, come tale difficile da sondare e dagli esiti imprevedibili.
Andrea Antonelli, detto Kimi, ha compiuto 20 anni il 25 agosto 2026. E diventerà presto campione del mondo di Formula 1 (solo una questione di tempo, primo match point già nel Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, a fine ottobre), un risultato che a un italiano aveva ottenuto per l’ultima volta con Alberto Ascari nel 1953. Antonelli è nato a Bologna. Però dal 2024, guarda caso l’anno in cui la scuderia Mercedes ha ufficializzato che nel 2025 sarebbe diventato un pilota del Mondiale di Formula, ha trasferito la sua residenza nella Repubblica di San Marino.
Antonelli festeggia il terzo posto al Gran premio di Formula 1 di Singapore (foto Ansa).
Eppure, mentre la residenza di Jannik Sinner a Montecarlo ha fatto sollevare tante sopracciglia all’intellighenzia dei commentatori nazionali, nessuno ha invece eccepito nulla sull’Antonelli sammarinese. Questioni di pregiudizio: il tennista è italiano quando vince, ma diventa subito un insopportabile tirolese–austriaco quando i suoi comportamenti piacciono poco. E anche di percepito: Montecarlo è un paradiso fiscale pieno di ricchi evasori, San Marino un simpatico paesello romagnolo dove al massimo comprare una balestra.
Ma, a voler essere onesti al 100 per cento, la residenza di Antonelli a San Marino ha molto di più a che fare con la minore pressione fiscale assicurata, rispetto alla scelta di Sinner verso Montecarlo. E spieghiamo perché.
I montepremi vinti dai tennisti sono tassati alla fonte nei Paesi dei tornei
Il Principato di Monaco assicura la tassazione a zero per i redditi delle persone fisiche. Ma i montepremi vinti da un tennista come Sinner, in giro per il mondo, sono tassati alla fonte nei vari Paesi in cui si giocano i tornei. Sinner risiede a Monaco dove ha le sue società che seguono i suoi diritti d’immagine (il campione italiano è testimonial di tantissimi brand, da Allianz a Rolex, da Gucci a De Cecco, da Enervit a Fastweb, da Lavazza a La Roche-Posay fino a Nike e Head, per citarne solo alcuni), ma nel Principato le società vengono tassate.
Jannik Sinner col presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).
Perciò Sinner lo possiamo considerare certamente residente monegasco, ma contribuente del mondo. Paga tanto. E di sicuro più di molti altri. Peraltro l’Italia, con la flat tax per i super ricchi, sarebbe attraente più o meno come il Principato di Monaco dal punto di vista fiscale. E allora perché i tennisti non vengono a risiedere a Genova o a Milano?
Vicino a Monaco ci sono numerosi centri di allenamento
Il motivo, in realtà, è piuttosto semplice: perché manca un ambiente ideale per i tennisti, lo sport, gli sportivi e le loro famiglie. Anche nel Regno Unito esiste un regime fiscale simile, con la possibilità di non pagare le tasse per quattro anni sui redditi prodotti all’estero. Ma nessun tennista si trasferisce in Inghilterra. Perché? Perché a Monaco ci sono numerose strutture di allenamento nel giro di pochi chilometri, tra Francia e Italia.
Jannik Sinner e Kimi Antonelli in un selfie pubblicato sulla pagina Instagram del pilota.
A Monaco, 39 mila abitanti di cui il 20 per cento è di nazionalità italiana, c’è una sicurezza assoluta nella vita di tutti i giorni, c’è la tutela della privacy, non ci sono tifosi o giornalisti assillanti. A Monaco ci sono le scuole internazionali per i figli. E ai tennisti l’ambiente internazionale piace, perché sono abituati a stare in giro per il mondo 11 mesi all’anno.
San Marino non ha certo infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1
Tutto questo non si può certo dire di San Marino: non ha infrastrutture ad hoc per piloti di Formula 1, non si percepisce un’atmosfera internazionale, è semplicemente un paesello di 34 mila abitanti, di cui circa il 10 per cento è di nazionalità italiana, a pochi chilometri dal mare romagnolo.
Kimi Antonelli (foto Ansa).
E allora per quale motivo Antonelli ha lasciato i portici di Bologna per risiedere sul Monte Titano nella Repubblica di San Marino? Beh, intanto il papà, Marco Antonelli, ha una scuderia automobilistica, la Antonelli Motorsport, che ha sede a San Marino dal 2019. Inoltre, grazie alle norme di San Marino, un ragazzo giovane come Kimi può comunque guidare su strada automobili molto potenti, mentre non potrebbe farlo con la patente italiana.
Il bottino del prossimo campione del mondo si moltiplicherà presto
Ma, alla fin fine, si arriva sempre alle agevolazioni fiscali che San Marino assicura rispetto all’Italia. Tenendo conto che nel 2025 Antonelli ha guidato la Mercedes di Formula 1 con uno stipendio al minimo (1 milione di euro), che nel 2026 il tutto è salito a circa 3 milioni di euro di fisso, 10 di bonus e 3 milioni dagli sponsor (per un totale di 15 milioni) e che, da campione del mondo, il bottino si moltiplicherà per due o tre volte. Giusto per dare un’idea, Max Verstappen ha attualmente incassi complessivi annui per 100 milioni di euro, Lewis Hamilton per 70, Charles Leclerc per 50, il campione del mondo in carica Lando Norris per 40 milioni, il compagno di scuderia di Antonelli, George Russell, per 34 milioni.
Il pilota italiano della Mercedes Andrea Kimi Antonelli (foto Ansa).
Risiedendo a San Marino il buon Kimi Antonelli potrà godere di una tassazione ordinaria sulle persone fisiche con aliquote progressive dal 9 al 35 per cento; nessuna imposta patrimoniale, su successioni o donazioni; aliquota del 3 per cento su dividendi di fonte estera percepiti da persone fisiche, e del 10 per cento su interessi su titoli e capital gain.
Le imposte sammarinesi sono molto attraenti per le aziende
Ma San Marino risulta particolarmente attraente per chi unisce la residenza personale a quella della propria azienda: l’imposta sulle società è infatti al 17 per cento, e per i primi cinque anni di profitto si riduce all’8,5 per cento o al 5 per cento in caso di start up innovative; i dividendi distribuiti da una società sammarinese a un socio residente a San Marino sono tassati al 5 per cento. Insomma, ci sono tanti buoni motivi per respirare l’aria buona di San Marino pur sfrecciando su una Mercedes di Formula 1. E quando poi ti riesci a comprare anche una balestra o uno spadone medievale, beh, che dire, la vita ti sorride.