Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati

Transatlantico, giovedì pomeriggio. In Aula sono ancora in corso le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge elettorale. Sotto le plafoniere che hanno ispirato il nome del salone – come quelle che illuminavano le grandi navi delle rotte transoceaniche – si aggirano i massimi esponenti del Pd. Poche ore prima, Elly Schlein aveva dettato una linea all’esecutivo del partito che suonava come un avvertimento a Giuseppe Conte e ai suoi. «Il tavolo del programma deve essere fatto con tutti», centristi compresi. E tra gli alti dignitari dem c’è quello che viene considerato coram populo il Richelieu della segretaria, Igor Taruffi. A sentirlo, però, sembra più a suo agio nella veste di Theodor Robinson: «Non c’è problema». Lo ripete a ogni cronista che gli si avvicini. Il programma? «Non c’è problema». Le primarie? «Non c’è problema». I riformisti dem? «Non c’è problema». Vero è che Taruffi è abituato a lavorare lontano dai riflettori e chi pensava che il Nazareno fosse in modalità semaforo forse si sbagliava.

Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati
Igor Taruffi (Imagoeconomica).

Le stoccate di Schlein a Meloni e a Conte

Un passo avanti. Venerdì 2 ottobre, Nazareno. È in corso la relazione della segretaria alla direzione del partito. Un appuntamento atteso, che prepara quello dell’assemblea chiamata a prorogare il mandato della leader fino a dopo le Politiche. Ci si attende una Schlein in formato «volemose bene», come dice un deputato. E invece la segretaria indossa l’elmetto e distribuisce stoccate a destra e a sinistra, dentro e fuori il partito. Incalza Giorgia Meloni sulla spesa sanitaria e le armi, sul prezzo dei carburanti e il caro vita, per chiosare: «Prima andate a casa e meglio è per l’Italia». Ma è soprattutto a Conte e agli altri alleati del centrosinistra che parla quando dice che «uno non vale uno», ovvero che il Partito Democratico «ha il doppio dei voti degli altri partiti». In qualsiasi altro Paese europeo basterebbe questo a stabilire a chi appartiene la leadership dell’alleanza di centrosinistra. Quindi, se Schlein accetta di fare le primarie lo fa come gesto di generosità. Ma attenti: «Generosi sì, ingenui no».

Perché Schlein ha cambiato passo con Conte e gli alleati
Elly Schlein alla direzione nazionale del Pd, 2 ottobre 2026 (Ansa)

Per le primarie servono regole certe e un patto di ferro tra alleati

Insomma, le primarie si fanno con regole certe e, soprattutto, con un patto di ferro che stabilisce che, una volta incoronato il leader, non ci saranno scappatoie: si resta e si sostiene l’alleanza. Altro che diktat sulle armi all’Ucraina. Il nodo rimane quello, senza dubbio, e Conte lo rimette sul tavolo ogni volta che ne ha la possibilità. Sa che è una faglia che divide il Pd prima ancora che il fronte di centrosinistra. «Si troverà una sintesi», continua a dire Schlein ribadendo, allo stesso tempo, che la linea del suo partito non cambia: ogni aiuto a Kyiv, ma contemporaneamente uno sforzo negoziale che veda in campo anche l’Europa. Conte non ci sta e a Frosinone, dove fa tappa per presentare il suo libro, avverte che il punto sull’Ucraina è quello posto dalla base del M5s con la campagna di ascolto. Da lì non si passa.

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Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La nuova apertura della segretaria a Renzi

A impensierire l’ex premier, però, è anche la nuova apertura arrivata da Schlein a Matteo Renzi, sul tavolo del programma. Per Conte è Schlein a doversi fare garante di questa scelta. In altre parole, se poi Renzi dovesse strappare – come accaduto quando ha fatto cadere il suo governo – dovrà essere Schlein a risponderne. «Vogliamo garanzie», è la sintesi di Conte. Renzi sembrava non attendere altro per rispolverare un vecchio adagio di Clint Eastwood: «Se vuoi garanzie, comprati un tostapane», dice dal palco della Leopolda (il film è La Recluta del 1990). Quanto a quell’«uno non vale uno» scandito dalla segretaria dem in direzione, il presidente M5s si limita a dire: «Mi pare evidente che, arrivati a questo punto, non ci siano alternative alle primarie». La segretaria non pare impressionata: «Siamo pronti a fare le primarie, a vincerle e andare al governo del Paese», ribadisce in direzione, per poi aggiungere: «C’è un pezzo di establishment che non vuole una donna di sinistra a Palazzo Chigi».

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Matteo Renzi alla Leopolda (Imagoeconomica).

L’irritazione sull’ipotesi di un terzo nome

A sondare fonti del Pd sembra che ad aver fatto cambiare il mood a Schlein – da «testardamente unitaria» a «generosa sì, ingenua no» – sia stata l’uscita di Conte sul terzo nome. «Per la leadership del centrosinistra avevo proposto di cercare un nome terzo», si era fatto scappare poche ore prima del voto sulle pregiudiziali, «ma c’è stata indisponibilità». Sottinteso: da parte di Schlein. Altri, fra i dirigenti più vicini alla segretaria, affermano però che la relazione sia stata, come al solito, ben ponderata, studiata guardando soprattutto alla «vivacità» della minoranza interna e degli alleati. Proprio alla minoranza del suo partito, Schlein riserva la terza e ultima parte della sua relazione, dopo quella dedicata a Meloni e quella rivolta a Conte. Titolo: “Mi tolgo dei sassolini dalle scarpe“. Il seguito è un bilancio del cammino fatto dal Pd con lei in plancia di comando, «siamo cresciuti in tutte le tornate elettorali, riaperto e riacquistato sedi storiche, mandato sui territori il triplo delle risorse rispetto agli anni precedenti, ricucito legami spezzati con mondi che si erano allontanati. Abbiamo risanato il bilancio, il migliore degli ultimi 15 anni, lo abbiamo fatto restituendo dignità ai nostri dipendenti, abbiamo applicato quello che chiediamo al Paese come la riduzione dell’orario a parità di salario, abbiamo fatto ripartire la formazione». E poi, «siamo il primo partito nella maggior parte delle Regioni».

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Elly Schlein (Ansa).

Sigfrido Ranucci sospeso dalla Rai per 10 giorni

La Rai ha sospeso Sigfrido Ranucci per 10 giorni. L’azienda non ha comunicato per quali specifici giorni sarà effettivo il provvedimento né ha chiarito gli elementi che hanno portato alla decisione giunta, secondo l’Adnkronos, dopo l’analisi della Commissione per il Codice etico della Rai. Tra i fatti addebitati al giornalista, a quanto si apprende, una cinquantina di ingressi di una sua stretta collaboratrice in Rai, le email aziendali girate a Valter Lavitola e la denigrazione dei colleghi nominati al suo posto per la conduzione di Report. La sospensione arriva alla vigilia della sentenza sulla richiesta di reintegro fatta da Ranucci, attesa a giorni.

Corsini: «Ranucci reintegrato a Report? Speriamo di no»

Contro il giornalista, in mattinata era arrivata la sferzata del direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini: «Ranucci reintegrato alla conduzione di Report? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l’ho fatto. Sarebbe strano che adesso auspicassi un risultato opposto a quello atteso, cioè il rientro di Ranucci. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente».

Legge elettorale, il governo pone la fiducia sui primi tre articoli

Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale. Il presidente di turno Giorgio Mulè ha spiegato tutte le tappe della votazione, che inizierà martedì 6 ottobre alle 12.10 con le dichiarazioni di voto sull’articolo 1, a cui seguirà la votazione per appello nominale non prima delle 14. Poi ci saranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 2 e il voto per appello nominale. Mercoledì, dalle 9, inizieranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 3, con voto per appello nominale non prima delle 10.50. Al termine e fino alle 13.30 si passerà alla votazione dell’articolo 8 della legge elettorale. Dalle 16.15, con eventuale prosecuzione notturna, si andrà avanti con gli odg. Giovedì, a partire dalle 10.30 si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento in diretta tv. La votazione finale è prevista non prima delle ore 12.30.

Le opposizioni: «Maggioranza ha paura, schiaffo al Parlamento»

Protestano le opposizioni. Federico Fornaro del Partito democratico ha dichiarato alla Camera che «l’apposizione della fiducia è indegna», per poi esprimere «il disagio più profondo per uno schiaffo a questo ramo del Parlamento». «Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto che fortunatamente ci sarà», ha aggiunto. Stesso concetto ribadito da Filiberto Zaratti di Avs: «Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari», le parole di Filiberto Zaratti di Avs. Enrica Alifano del M5s accusa il governo di «mettrere in soffitta la democrazia parlamentare» mentre Riccardo Magi di Più Europa ha lanciato un appello: «Fermatevi, si può fare una normativa più ragionevole»

Cosa sappiamo sul presunto caso di peste polmonare in Siberia

Le autorità della regione di Irkutsk, nella Siberia meridionale, hanno adottato misure straordinarie per rischio epidemiologico dopo che il 2 ottobre una donna di 28 anni che lavorava in un centro di ricerca sulla peste è morta dopo aver accusato sintomi di una grave polmonite. Secondo i media locali, almeno quattro ospedali della città di Irkutsk sono stati messi in quarantena, vale a dire non permettono ai pazienti di uscite, non ne accettano di nuovi hanno sospeso le visite. La notizia sta avendo risalto su molti media internazionali soprattutto per la possibilità che la donna sia stata vittima di peste polmonare, una malattia molto rara e associata al passato il cui batterio causante, lo Yersinia pestis, è ancora in circolazione, seppure in forme estremamente ridotte. La peste di tipo polmonare è molto contagiosa perché si può trasmettere attraverso particelle respiratorie infette, tipicamente durante contatti ravvicinati. Causa tosse, difficoltà respiratorie e se non viene trattata per tempo può provocare complicazioni gravi, fino alla morte.

Cosa sappiamo sulla diagnosi e sull’eventuale infezione

Va specificato che ci sono pochissime informazioni per poter confermare questa diagnosi. L’ente federale russo che tutela la salute pubblica e la sicurezza sanitaria, chiamato Rospotrebnadzor, per ora ha solo riferito che la donna è morta per una polmonite dalle cause sconosciute. A parlare di peste polmonare sono stati Lyudi Baikala, un giornale locale indipendente, e il canale Telegram Mash. Per ora non ci sono state conferme ufficiali né attribuzioni più dettagliate. Su come la donna possa essersi eventualmente infettata è circolata soprattutto una teoria, ripresa da diversi media internazionali ma per ora poco solida, secondo cui avrebbe rotto una provetta che conteneva il batterio della peste mentre stava lavorando. Il Rospotrebnadzor ha però smentito questa ricostruzione e ha detto che dai test fatti sulla donna «non è stato rilevato alcun microrganismo associato alla sua attività professionale». Va anche detto che, pur essendo una fonte istituzionale, anche il Rospotrebnadzor – che dipende dal regime russo – potrebbe avere interesse a limitare le informazioni sul caso.

Usa e Ue monitorano la situazione

Dopo che la notizia è circolata in tutto il mondo, l’Unione europea e gli Stati Uniti si sono attivati seguendo con attenzione gli sviluppi. La portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha spiegato che la Commissione Ue è in contatto con l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e monitora con molta attenzione quanto sta avvenendo a Irkutsk. Ha poi ricordato che il batterio Yersinia pestis, responsabile della peste bubbonica e polmonare, è assente dall’Europa da circa 50 anni ed è trattabile con antibiotici. L’Ecdc, assicura, ha i suoi canali per ottenere informazioni sulla situazione in Siberia. Anche la Casa Bianca monitora la situazione, secondo quanto riportato da Axios.

Cremlino: «Fidatevi delle autorità sanitarie, non delle dicerie»

Sul caso è intervenuto anche il Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov, ha invitato a fare riferimento esclusivamente alle valutazioni dell’agenzia sanitaria Rospotrebnadzor, respingendo le indiscrezioni circolate sul presunto contagio. «Rospotrebnadzor è l’agenzia principale con giurisdizione in questo ambito. Dobbiamo fare affidamento sulle sue dichiarazioni ufficiali, senza dare ascolto a varie voci e speculazioni. L’agenzia si avvale di professionisti altamente qualificati in questo campo».

Ft: «L’Estonia sposta le truppe più vicino al confine con la Russia»

Secondo quanto riportato dal Financial times, l’Estonia si sta preparando a possibili provocazioni da parte della Russia e sta spostando truppe più vicino al confine russo, acquistando armi in grado di colpire in profondità nella Federazione. Come parte della nuova strategia di «difesa attiva», la base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, è stata ampliata e modernizzata. Il quartier generale della 1 Brigata di Fanteria è stato trasferito lì dalla principale base militare estone nella città di Tapa (circa 150 chilometri dal confine con la Russia). Inoltre, a Narva è in costruzione una nuova base militare, progettata per 1.000 militari. Si presume che 200 militari saranno stanziati qui in modo permanente, e la base potrà accogliere altre 800 persone in caso di situazione di crisi al confine. L’Estonia, scrive ancora il Financial times, ha inoltre firmato contratti per l’acquisto di nove lanciatori Himars di fabbricazione statunitense – capaci di lanciare missili con una gittata fino a 300 chilometri – e di nove sistemi lanciarazzi multipli sudcoreani Chunmoo, dotati di una portata analoga.

L’allarme dell’intelligence tedesca: «Si rischia conflitto violento con la Russia»

Intanto il presidente del Servizio federale di intelligence tedesco ha lanciato un allarme sulla possibilità che la Germania rischi di entrare in un «conflitto violento» con la Russia dopo il «tentato attentato di Lipsia». Il riferimento è al tentato attacco con droni contro un velivolo ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle. «Il pericolo di attentati contro obiettivi in Germania resta reale e attuale. Dobbiamo contrastarlo. La Russia conduce una guerra ombra contro di noi. Questa guerra non dichiarata non può essere inquadrata nelle tradizionali categorie militari o giuridiche. Non ci troviamo in una situazione di difesa e tuttavia veniamo attaccati, è appunto una guerra ombra», ha aggiunto.

Il video dei Giovani di FI Campania contro Occhiuto e le altre pillole del giorno

I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).

La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…

Nasce Sindaci d’Italia (con un occhio a FdI)

Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…

Il video dei Giovani di FI Campania  contro Occhiuto e le altre pillole del giorno
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.

L’ex meloniano che finanzia Vannacci

Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».


Giorgia Meloni ha registrato il suo marchio vocale contro i cloni AI e i deepfake

La premier Giorgia Meloni ha depositato il suo marchio vocale all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’intelligenza artificiale, possa essere utilizzata dai malintenzionati per scopi truffaldini. Una voce clonata può infatti diventare una dichiarazione mai rilasciata, una telefonata mai fatta o un audio falso che in pochi minuti rimbalza sui social. Di qui la decisione di depositare il proprio timbro che, con le sue inflessioni e caratteristiche riconoscibili, rende appunto riconoscibile chi emette un suono, tutelando da eventuali deepfake. Secondo quanto riportato da Repubblica che l’ha ascoltato, il marchio consisterebbe in quattro secondi che sembrano riportare a quel «io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» che negli anni è stato ripreso, campionato, remixato e trasformato in meme e canzoni da discoteca. Prima di Meloni, hanno depositato il proprio marchio vocale anche Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward.

Assegnato il Nobel per la Medicina 2026

Il Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato allo statunitense Karl Deisseroth e ai tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel. Secondo la motivazione riportata nell’annuncio, sono stati premiati «per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica (ndr la disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule». Il principio alla base di questa scienza è quello di utilizzare la luce per controllare l’attività di cellule specifiche, soprattutto neuroni. Grazie a proteine sensibili alla luce, chiamate channel rhodopsin, i ricercatori possono rendere determinate cellule nervose sensibili a impulsi luminosi e quindi attivarle o inibirle con un’elevata precisione temporale. La settimana dei Nobel proseguirà martedì 6 ottobre con l’annuncio del vincitore del premio per la Fisica.

Ex Ilva, la Corte di Milano conferma il blocco degli altoforni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell’area a caldo in vista dell’udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre. Per la magistratura, il «pericolo» che consegue «all’eventuale spegnimento degli altiforni» deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». La tutela «del diritto alla salute», infatti, è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali».

Firenze, trovata bombola di gas sotto la copia del David a piazzale Michelangelo

Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua del David a piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città. A fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunte pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Non è noto se la bombola fosse piena o esaurita. Secondo quanto riporta l’Ansa, presentava sull’esterno un oggetto tondo e dei fili sporgenti. Il traffico è rimasto bloccato per oltre due ore nella zona del piazzale.

Elezioni in Brasile, Bolsonaro avanti su Lula al primo turno

Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha battuto Lula al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, lanciandosi come favorito nel ballottaggio del 25 ottobre che deciderà chi sarà a guidare il Paese. Il candidato di destra ha ottenuto il 47,14 per cento dei voti contro il 45,03 per cento del presidente uscente, con una differenza tra i due di circa 2 milioni e mezzo di voti. Gli altri candidati minori, esclusi dal secondo turno, tutti di centrodestra, hanno raggiunto insieme circa il 12 per cento. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le ultime elezioni.

La suddivisione delle liste in Senato

Il Partito liberale, principale forza del campo bolsonarista, si avvia a essere protagonista del rinnovato Senato brasiliano. Con oltre l’85 per cento delle urne scrutinate, la formazione è in testa in 20 dei 54 seggi in palio, davanti al Movimento democratico brasiliano, con sette, e al Partito dei lavoratori di Lula con sei. Le nuove elezioni riguardano due terzi dei seggi della Camera alta, composta da 81 membri. I risultati dovranno essere sommati a quelli dei 27 senatori eletti nel 2022, il cui mandato proseguirà fino al 2031. Tra questi, otto appartengono al Partito liberale, che arriverebbe così a 28 senatori affermandosi come il gruppo più numeroso della Camera alta. Il nuovo equilibrio parlamentare sarà determinante per i rapporti di forza tra governo e opposizione nella prossima legislatura, rafforzando la posizione del campo conservatore nelle battaglie politiche e istituzionali, comprese quelle relative alle richieste di impeachment dei giudici della Corte suprema, al centro di scandali di corruzione.

Spagna, Sanchez si dimette: elezioni anticipate il 29 novembre

La Spagna andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. Lo ha annunciato il dimissionario premier Pedro Sanchez in un discorso in diretta tv dalla Moncloa. Sanchez, stando a El Pais, domenica pomeriggio aveva informato re Felipe VI. La decisione arriva dopo le proteste di piazza per l’emergenza abitativa che hanno preso il via dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal, e la bocciatura dei decreti casa al Congresso. Ma hanno contribuito a indebolire il governo Sanchez anche i recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista vicini al premier e la crisi migratoria di Ceuta.Intanto i sondaggi danno in forte vantaggio le destre. I Popolari guidati da Alberto Núñez Feijóo sono al 32,7 per cento contro il 26,4 per cento del Psoe, mentre Vox di Santiago Abascal veleggia oltre il 18 per cento.

Mps, il primo azionista Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo

Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo nella partita per Mps. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,6 per cento del capitale di Monte dei Paschi, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno ad aderire all’opas con l’intera partecipazione detenuta nella banca senese. L’impegno riguarda 534.676.825 azioni Mps e comprende anche la partecipazione all’assemblea convocata per il 29 ottobre, nella quale Delfin si è impegnata a tenere condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta in quel momento. La decisione arriva dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato da 1 a 1,25 euro la componente cash dell’opas, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Per ogni azione Mps consegnata all’offerta, gli azionisti riceveranno dunque 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo.

I due progetti per il futuro di Mps

Sul confronto tra Intesa e Mps si innestano due diversi progetti industriali. L’opas di Intesa punta all’integrazione della banca senese nel gruppo guidato da Carlo Messina. Il piano sostenuto dal management di Mps, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, prevede invece la crescita attraverso le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nel quadro del progetto che comprende anche l’integrazione con Mediobanca. È su questo confronto che si concentrerà il voto del 29 ottobre.

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica

In Asia il settore dell’aviazione civile sta attraversando una fase di profondi cambiamenti innescati da due fattori complementari. Da un lato la guerra in Iran, con l’interruzione delle forniture di petrolio e la conseguente impennata dei prezzi del carburante. Dall’altro la crescita delle rotte, dei passeggeri e degli investimenti nei mercati più dinamici del continente. Il risultato è un quadro in continua evoluzione nel quale si iniziano già a intravedere potenziali vincitori e vinti. 

I conti delle compagnie aeree cinesi

In Cina nel primo semestre del 2026 le tre maggiori compagnie aeree statali – Air China, China Eastern Airlines e China Southern Airlines – hanno registrato una perdita complessiva di 8,2 miliardi di yuan (quasi 1,2 miliardi di dollari). A pesare sono stati i costi del carburante aumentati tra il 35 e il 38 per cento. I ricavi sono comunque cresciuti sostenuti dalla domanda internazionale. La compagnia di bandiera Air China ha chiuso il semestre con 341 milioni di dollari di perdite, in aumento del 27 per cento su base annua, e ricavi per circa 13,3 miliardi di dollari (+10,5 per cento). China Eastern si è fermata rispettivamente a 327 milioni (+53,8 per cento) e 11 miliardi (+11 per cento). Infine China Southern: oltre 550 milioni di perdite (+141,8 per cento) e 14 miliardi di ricavi (+9,7%). Eppure i vettori del Dragone stanno continuando ad ampliare le proprie flotte con i velivoli prodotti dalla cinese COMAC, il principale costruttore di aerei commerciali del Paese, e ad aprire nuove rotte internazionali. Si va dal collegamento Pechino–Venezia di Air China allo Xiamen–Londra di Xiamen Airlines, a quelli Pechino–Helsinki e Guangzhou–Bishkek di China Southern fino allo Shenzhen–Sydney di Shenzhen Airlines. Negli ultimi otto mesi la Cina ha inoltre inaugurato 115 rotte cargo: 41 verso l’Europa, 57 in Asia, 13 verso il Nord America, tre verso l’Africa e una verso il Sud America. Il caro carburante pesa sui bilanci ma le compagnie cinesi continuano a scommettere sull’espansione globale per conquistare (nel lungo periodo) nuovi passeggeri e mercati.  

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica
Un aereo Air China (Ansa).

La crisi del vettore malese AirAsia

AirAsia, il colosso low cost del Sud-est asiatico, si trova invece in una situazione finanziaria disastrosa. Al 30 giugno presentava passività correnti per 4,5 miliardi di dollari e circa 240 milioni in liquidità, uno dei saldi più bassi tra le compagnie aeree monitorate a livello globale da Bloomberg. La compagnia malese prevede di raccogliere un miliardo sui mercati internazionali entro gennaio per ristrutturare il debito esistente. Secondo Reuters avrebbe però bisogno di almeno 3 miliardi di nuovi capitali per tornare a respirare. Nel frattempo il vettore ha tagliato le rotte meno redditizie, restituito 25 aeromobili alle società di leasing e rinegoziato i contratti con i fornitori per ridurre i costi. «Siamo in salute. Siamo sostenibili», ha dichiarato in conferenza stampa il cofondatore di AirAsia, Tony Fernandes, smentendo le voci sul possibile fallimento dell’azienda. 

Cina, India e Corea del Sud: le nuove sfide dell’aviazione asiatica
epa12931630 Travelers queue to check in at an Air Un banco check-in di Air Asia all’aeroporto di Suvarnabhumi in Thailandia (Ansa).

La crescita dell’India e le fusioni coreane 

Per Airbus il mercato dell’aviazione destinato a crescere più rapidamente al mondo è quello dell’India. Nelle previsioni per il periodo 2026-2045 il costruttore ha alzato dall’8,9 per cento al 9,3 per cento la stima di crescita media annua del traffico domestico. Il mercato indiano potrebbe inoltre aver bisogno di 3.480 nuovi aerei passeggeri nei prossimi 20 anni. È anche per questo che Adani Defence & Aerospace, un ramo del Gruppo Adani, tra i maggiori conglomerati del Paese, starebbe valutando l’ingresso nel settore aereo. Una simile mossa aumenterebbe la concorrenza in un mercato oggi dominato da IndiGo e Air India, che insieme controllano oltre il 90 per cento del traffico nazionale. Semaforo verde invece in Corea del Sud per l’acquisizione di Asiana Airlines da parte di Korean Air. Dopo sei anni l’iter è stato approvato dalle autorità. Il valore dell’operazione è di circa 1.800 miliardi di won (1,6 miliardi di dollari) per un altro gigante pronto a sfidare i player indiani e cinesi. In Asia e nel resto del pianeta.

 

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo

Alla fine Carlo Messina ha deciso che per convincere gli azionisti del Monte dei Paschi non bastavano le parole. Servivano altri soldi, e con essi un avvertimento piuttosto difficile da equivocare: se il 29 ottobre l’assemblea di Mps darà il via libera alle operazioni con cui Luigi Lovaglio sta cercando di costruire la sua alternativa all’Opas di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass farà saltare la propria offerta.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Carlo Messina (Imagoeconomica).

L’assemblea di Mps diventa un referendum sul piano di Lovaglio

A seguito del cda straordinario convocato sabato 3 ottobre, Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti: per ogni azione Mps offrirà 1,6 azioni Intesa più 1,25 euro cash, contro l’euro previsto inizialmente. In caso di adesione totalitaria, il controvalore dell’operazione sale così a 31,4 miliardi, di cui 3,8 miliardi in contanti. Ma il vero rilancio non sta nei 25 centesimi, che qualcuno già dava per possibili. Sta nelle condizioni che li accompagnano. Intesa ha chiarito che se l’assemblea del Monte del 29 ottobre approverà una o entrambe le Ops su Banco Bpm e Banca Generali, con i relativi aumenti di capitale, oppure la riduzione di capitale funzionale alla distribuzione straordinaria prevista dal piano, considererà non avverate le condizioni della propria offerta. L’Opas, dunque, diventerà inefficace. Tradotto per la casalinga di Voghera: cari azionisti del Monte, scegliete. Diverso il discorso sulla fusione tra Mps e Mediobanca. Anche qui Intesa invita caldamente i soci a non procedere, giudicando evidentemente preferibile lasciare aperta la strada alla propria offerta. Ma l’invito, per quanto esplicito, non è vincolante. Se la fusione venisse comunque approvata, Intesa non farebbe automaticamente decadere l’Opas. In caso contrario Ca’ de Sass ha già fatto sapere che rinuncerebbe alla relativa condizione prevista nell’offerta. Una differenza non secondaria: Intesa sconsiglia la fusione, ma non ne fa il casus belli. Sulle due Ops, invece, non lascia margini di manovra. È qui che il rilancio di Messina diventa qualcosa di più di un aumento del prezzo. L’obiettivo è trasformare l’assemblea del 29 ottobre in una sorta di referendum sul progetto di Lovaglio.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Gli ostacoli al disegno di Mps

L’ad del Monte ha costruito la propria difesa mettendo sul tavolo un disegno tanto ambizioso quanto complicato: dopo Mediobanca, anche Banco Bpm e Banca Generali, fino alla nascita di un gruppo destinato, nelle sue intenzioni, a giocare nella prima fila della finanza italiana. Più il progetto diventa grande, però, più aumentano le caselle da incastrare, i rischi di esecuzione e soprattutto i soldi necessari per realizzarlo. Con due problemi non proprio secondari. Banco Bpm ha già bollato l’offerta come a sconto anziché a premio, facendo capire di non vedere alcuna convenienza nell’aderirvi. Più complessa la partita su Banca Generali, per la quale Mps offre 6,958 proprie azioni per ogni titolo portato in adesione. Sullo sfondo c’è poi il 13,3 per cento di Generali ereditato da Mediobanca, che Mps intende acquisire direttamente e in parte distribuire ai propri azionisti attraverso la maxicedola straordinaria. Un patrimonio, dunque, che non arriva dal nulla: è già dentro il perimetro conquistato dal Monte con Mediobanca.

Intesa alza il prezzo e mette Lovaglio all’angolo
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Dove finiscono gli interessi del Monte e iniziano quelli di chi lo guida?

È precisamente su questo punto che Intesa ha deciso di battere. Da una parte offre agli azionisti Mps un prezzo certo, adesso un po’ più ricco, e la possibilità di diventare soci del maggiore gruppo bancario italiano. Dall’altra mette sotto i loro occhi un progetto che richiede di credere contemporaneamente nell’integrazione con Mediobanca, nella conquista di Banco Bpm e di Banca Generali e nelle sinergie che Lovaglio promette di ricavarne. E soprattutto costringe l’ad del Monte a rispondere a una domanda che fino a ieri poteva restare sullo sfondo: tutto questo serve davvero agli azionisti di Mps o solo a rendere la banca abbastanza grande e complicata da impedire a Intesa di conquistarla? Il dubbio è legittimo anche per un’altra ragione. Se il progetto andasse in porto, oltre a ridisegnare il sistema finanziario italiano consoliderebbe inevitabilmente Lovaglio alla guida del nuovo gruppo. Nulla di scandaloso: un amministratore delegato difende il proprio progetto e, insieme, anche il proprio ruolo. Ma gli azionisti hanno altrettanto legittimamente il diritto di chiedersi dove finisca l’interesse della banca e dove cominci quello di chi la guida. Messina ha scelto un modo piuttosto efficace per porre la domanda. Ha aggiunto 25 centesimi e ha tolto ai soci del Monte l’illusione di poter tenere aperte tutte le porte. Sulla fusione con Mediobanca possono ancora farlo, anche se Intesa li invita con forza a fermarsi. Su Banco Bpm e Banca Generali, invece, il 29 ottobre dovranno decidere con chi stare.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta

Febbraio 2029. Potrebbe essere questa la data di scadenza della prossima legislatura. Perché se quella attuale, la 19ª, pare – salvo sorprese – essere destinata a giungere a scadenza naturale, la 20ª rischia di durare poco più di un anno. Cioè potrebbe concludersi subito dopo il suo momento clou: l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il vero obiettivo è mettere il cappello sul Quirinale

Non è infatti un mistero per nessuno che l’obiettivo principale di chi si presenta alle prossime elezioni – destra, centro o sinistra – sia di mettere il cappello, o anche solo un fiocchetto, sul Quirinale. Ne è la prova il fatto che tutti ne abbiano già parlato, tutti abbiano sottolineato quanto sia importante evitare che l’avversario ‘si impadronisca’ della prima carica dello Stato, mentre ancora mancano all’appello i programmi concreti per risolvere i principali problemi dei cittadini. Ma si sa, la lingua batte dove il dente duole.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Il cambio della guardia al Quirinale (Imagoeconomica).

I possibili scenari

Il rischio però è che, eletto il ‘proprio’ Presidente, o almeno, sventata l’elezione di un ‘nemico’, la maggioranza in carica si dissolva come neve al sole e precipiti il Paese verso il voto anticipato. Ma ecco i possibili scenari. Vince il centrosinistra di misura. «Lo sanno tutti che un giorno dopo che abbiamo eletto il presidente della Repubblica cade il governo», sussurra un esponente del Pd. Amen. Del resto che sul programma tra Schlein e Conte non ci sia tutto questo feeling non è un mistero per nessuno. A quel punto o il capo dello Stato neoeletto si arrampica sugli specchi per imbastire un nuovo esecutivo con un soccorso centrista, oppure scioglie le Camere. E a quel punto Giorgia Meloni, rinvigorita da un anno e mezzo di opposizione, andrebbe a Palazzo Chigi in carrozza, senza forse nemmeno bisogno dell’aiuto di Vannacci.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).

Secondo scenario: vince il centrodestra di misura. Se Meloni tentasse una prova di forza per imporre un suo candidato, le possibilità di eleggerlo non sarebbero molte, la tenuta del governo dopo uno smacco simile sarebbe a rischio. Stesso rischio ci sarebbe se il Presidente fosse eletto da uno schieramento bipartisan tendente al centro. La tentazione di un’ordalia elettorale per lavare le colpe di un Parlamento di inciuciatori e garantirsi una maggioranza più ampia sarebbe per la premier molto forte.

Politiche e Quirinale: perché c’è il rischio di una legislatura usa e getta
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Le condizioni per non tornare al voto nel 2029

Insomma, salvo la vittoria ampia di uno dei due schieramenti o la conduzione più che magistrale del gran gioco dell’elezione al Colle da parte di uno dei leader politici, il rischio che la prossima legislatura abbia una data di scadenza come lo yogurt e duri meno di due anni è molto alto. Si accettano scommesse.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

«Mi faranno prima beato, poi santo»: così disse Carlo Acutis alla mamma, cui era apparso in sogno dopo la sua morte. Lo ha raccontato lei stessa nel salotto de La volta buona, mentre la conduttrice Caterina Balivo annuiva devotamente. Non è blasfemia pensare che la signora Acutis avrebbe preferito per suo figlio successi più secolari e terreni a una carriera post-mortem, pur brillante. E comunque, un figlio morto nel 2006 per una leucemia fulminante a soli 15 anni, nel cuore dei suoi genitori è già un angelo, senza bisogno di macchinosi processi di canonizzazione per assurgere agli status meno prestigiosi di beato e santo.

Domenica sfiorati i 4,3 milioni di spettatori

Ci piace immaginare che Carlo, che anche in Paradiso rimaneva un ragazzino, per di più piemontese, in quel sogno parlasse dei futuri onori degli altari con un filo di subalpino e autoironico understatement. Lo stesso che deve averlo spinto a non rivelare a sua madre un’altra e ben più strabiliante predizione: «Realizzeranno un film su di me che verrà trasmesso da Canale 5 e sbancherà l’audience». Sì, sbancata: malgrado il titolo pedestre Il mio nome è Carlo (scelto forse perché Vita da Carlo era già stato preso da Verdone), il biopic diretto da Giacomo Campiotti ha sfiorato domenica i 4,3 milioni di spettatori, accaparrandosi un terzo della platea televisiva.

Non si tratta soltanto di vetusti “telemorenti“, come li chiama Dagospia: la storia di san Carlo Acutis, a base di preghiere, sacrifici, morte prematura e miracoli, ha conquistato il segmento più ghiotto e imprendibile del pubblico, quello che apprezza tutti gli schermi tranne il televisore di casa: i giovani e giovanissimi (37 per cento) e addirittura i bambini (41 per cento).

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Sbaragliata la Rai nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose

Un vero colpaccio per Mediaset. Non contenta di aver scippato a mamma Rai il predominio sui giochi della fascia pre-serale (La ruota della fortuna supera regolarmente Affari tuoi) e di aver portato il Tg5 testa a testa col Tg1 (più per demeriti di Saxa Rubra che per altro), con Il mio nome è Carlo il Biscione sbaraglia l’emittente pubblica anche nel campo in cui si riteneva imbattibile, le fiction religiose.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)

Una vittoria che sa di rivincita, pensando a quella che negli annali televisivi è ricordata come la “guerra dei santi” fra il Padre Pio Rai e l’omologo Mediaset, nel lontano 2000. In termini di ascolti, il Pio di Stato (Michele Placido) superò di poco il Pio del Cav (Sergio Castellitto), che però fu più acclamato dalla critica e replicato a raffica con successo, tanto da meritare, una volta tanto appropriatamente, il titolo di “cult“.

Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Michele Placido ha interpretato Padre Pio nel film di Giulio Base sulla vita del frate di Pietrelcina (foto Ansa).
Il vero miracolo di Acutis? Aver incollato i giovani alla tivù (e mamma Rai rosica)
Sergio Castellitto nello sceneggiato su Padre Pio (foto Ansa).

Carlo in realtà era un baby-nerd alla Young Sheldon

Chissà se il piccolo Carlo Acutis ha visto almeno uno dei due Pio, all’epoca. Viene da dubitarne, visto che già a sei anni si era appassionato all’informatica, a nove programmava in Java e C++ e nelle pause suonava il sax. Insomma, era un baby-nerd alla Young Sheldon, distante dal cliché del santo giovinetto alla Luigi Gonzaga o alla san Domenico Savio.

Non sorprende troppo, quindi, che il pubblico giovane abbia apprezzato il biopic su un ragazzo “strano“, interpretato, peraltro, da Samuele Carrino, protagonista di un altro film di grande successo nella Generazione Alfa, Il ragazzo dai pantaloni rosa, anch’esso storia vera di un adolescente non conforme con un finale tragico, ma senza aureola postuma.

Uno smanettone modello per i giovani: non ditelo al governo…

Più sorprendente che uno smanettone per la maggior gloria di Dio venga proposto come modello agli adolescenti, proprio mentre i nostri governanti discutono su come tenerli lontani da pc, telefoni e tablet, considerati strumenti di perdizione e infiacchimento. Ma non è detto che, come protezione per i minori, un santino di san Carlo Acutis funzioni meglio del parental control.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo

Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.

Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai

Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).

I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).

Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.

In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano

Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).

«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).

Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…

Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.

Un vannacciano presidente della Vigilanza Rai? Il fanta-scenario per risolvere lo stallo
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.

Strage di Ustica, nuova svolta: gli atti tornano alla Procura

Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.

L’ordinanza del gip

«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.

Botta e risposta Schlein-Meloni: «10 giorni per rispondermi con 10 falsità»

«Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando 10 falsità». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni commentando le parole che la segretaria dem ha pronunciato alla direzione del partito al Nazareno.

Cos’ha detto Schlein

«Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», aveva detto Schlein. «Dicevate che avreste abbassato le tasse, siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Provate a negare questo. Quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi una persona su 10. Quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra. Dopo quattro anni di governo sulla natalità la destra ha fatto molta retorica e pochissime politiche. Eppure i dati sono chiari, non è la mancanza di valori a frenare le nascite ma la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani. Soprattutto al Sud di questo Paese i redditi troppo bassi, le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro. Ecco, quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine. Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano».