Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande

Un affidamento diretto da 53.680 euro oltre Iva, della durata di quattro anni e prorogabile per altri quattro. È il contratto con cui Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici), società totalmente partecipata dal ministero dell’Economia che agisce come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di garanzia, servizi assicurativi pubblici e indennizzi a tutela dei cittadini, ha assegnato a Deal srl la gestione delle presenze dei dipendenti attraverso la piattaforma di Risorse umane “Wel-Don”. Il documento, datato 22 settembre 2025, è firmato per Consap da Leonardo Francesco Nucara, responsabile della Direzione stazione appaltante. Ed è proprio sul ruolo di Nucara che si concentrano le principali domande.

Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande
Leonardo Francesco Nucara.

Servizio prorogabile per altri 48 mesi, con spesa di 28.800 euro più Iva

L’importo comprende 9.880 euro per la licenza, 6 mila euro per la configurazione, 600 euro mensili per assistenza e manutenzione e fino a 9 mila euro per personalizzazioni e integrazioni. È prevista inoltre la possibilità di prorogare il servizio per ulteriori 48 mesi, con una spesa aggiuntiva di 28.800 euro oltre Iva.

Sono interrogativi ai quali la direzione guidata da Nucara dovrebbe rispondere con atti e dati, soprattutto considerando la durata potenziale del rapporto, che potrebbe arrivare a otto anni.

Consap si avvale già dello Studio Donati per paghe e adempimenti fiscali

Deal srl è la società tecnologica collegata allo Studio Donati: ha sviluppato materialmente e gestisce a livello tecnico la piattaforma Wel-Don. Non è un caso: Consap si avvale già dello Studio Donati, riferibile a Corinna Donati, per attività relative alle paghe e agli adempimenti fiscali.

Il punto comunque resta politico e amministrativo: chi gestisce una società pubblica deve rendere comprensibili le proprie decisioni, soprattutto quando ricorre ad affidamenti esterni.

Non c’è chiarezza sulla valutazione della congruità economica

Nucara, in qualità di responsabile della Stazione appaltante e firmatario del contratto, dovrebbe quindi fare chiarezza sugli eventuali preventivi acquisiti, sulla motivazione dell’affidamento e sulla valutazione di congruità economica. Finché questi nodi non verranno sciolti, resterà il dubbio di una gestione poco trasparente, nella quale incarichi esterni, competenze interne e rapporti professionali sembrano sovrapporsi senza una spiegazione pubblica adeguata.

Prima condanna per gli insulti social a Liliana Segre

Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci

A margine della presentazione dei palinsesti Mediaset, l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi ha parlato anche di due protagonisti della politica italiana, seppur con ruoli decisamente diversi: Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. «Non è il mio mestiere, c’è un primo ministro che io penso faccia un grande lavoro», ha detto Berlusconi interpellato su eventuali consigli da dare alla premier e, dunque, anche sull’opportunità di includere Futuro Nazionale all’interno della coalizione di centrodestra.

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa).

Forza Italia non chiude la porta a Vannacci

Senza sbattere la porta in faccia a Vannacci, Berlusconi ha definito l’ex generale «un bravo comunicatore» e, sottolineando che «l’Italia non è nuova a fenomeni che crescono dal nulla», ha aggiunto: «La propaganda è propaganda e Vannacci lo sa molto bene. Aspettiamo di vedere il programma e vedremo se è coerente con quello del centrodestra». Una posizione più conciliante rispetto a quella della sorella Marina, che ritiene troppo estremiste le prese di posizione del fondatore di Futuro Nazionale e per questo incompatibili con la linea di Forza Italia, che peraltro ha visto l’addio di alcuni esponenti passati proprio dalla parte dell’ex generale. Vannacci, peraltro, è tornato a criticare i partiti «eterodiretti e guidati dal denaro», ponendo interrogativi sul ruolo politico ufficiale di Marina Berlusconi. Da parte sua, Pier Silvio ha assicurato che Forza Italia «farà le sue scelte in piena autonomia».

Pier Silvio Berlusconi difende Meloni e non chiude a Vannacci
Giorgia Meloni (Ansa).

La solidarietà a Meloni per gli attacchi di Trump

Parlando di Meloni, l’amministratore delegato di Mediaset si è detto «profondamente infastidito» e «offeso da italiano» dai recenti attacchi del presidente americano Donald Trump nei confronti della premier: «La stimo, penso che, vista situazione e il personaggio con cui abbiamo a che fare, meglio di così sarebbe difficile fare: trovare un equilibrio tra una posizione giusta con gli Stati Uniti e non mollare il punto sulle posizioni europee».

Guai per il consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina

Un consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina, A.P, sarebbe finito nei guai a Guangzhou con l’accusa di uso e spaccio di stupefacenti. Con lui sarebbero stati fermati altri italiani e stranieri residenti nella Repubblica Popolare. Dopo alcune settimane di fermo, con l’intervento del consolato italiano a Canton, Petrini sarebbe stato rilasciato, in attesa del processo formale che ci sarà nei prossimi mesi.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente

È iniziata l’analisi di quanto sequestrato al faccendiere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, che continua a difenderlo: gli inquirenti hanno acquisito in particolare sette manoscritti, appunti di Lavitola, tre telefonini e due pen drive che erano nella disponibilità dell’imprenditore. A Lavitola vengono contestati i reati di strage e associazione mafiosa. Le prove a supporto al momento sono al vaglio e non sono state chieste misure cautelari.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola (Ansa).

Lavitola ha respinto l’accusa di essere il mandante

Davanti ai pm che lo hanno convocato per l’interrogatorio, Lavitola si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere idea di quale possa essere stato il movente. Per quanto riguarda la sua presenza sul luogo dell’attentato dinamitardo un mese prima dei fatti, Lavitola ha spiegato che andava spesso a trovare Ranucci, in virtù del rapporto di amicizia col conduttore di Report. «Ci vediamo quasi tutti giorni, le nostre famiglie si frequentano, andiamo a cena spesso. È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente»: sarebbero state queste le sue parole.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci ha rivendicato l’amicizia con Lavitola

«Non mi pento del rapporto di amicizia con Lavitola. Mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria». È quanto detto da Ranucci a Esperia, facendo una distinzione tra rapporto personale e collaborazione professionale. Interpellato sull’attendibilità giornalistica di Lavitola, Ranucci lo ha poi definito «un po’ una scatola nera del Paese», ribadendo insomma che, nel corso degli anni, il faccendiere è diventato un’importante fonte. Dopo aver saputo dell’indagine su Lavitola, Ranucci aveva detto pubblicamente di considerarlo «un amico vero» e che «non avrebbe mai voluto fare del male» a lui e alla sua famiglia. Il giornalista ha inoltre spiegato di aver conosciuto Lavitola nel 2019, dopo alcune inchieste fatte da Report sul suo conto e di frequentare spesso il ristorante romano “Cefalù Bistrò di Pesce”, di sua proprietà. Per ora non è prevista una nuova convocazione in procura per essere ascoltato come testimone. L’ipotesi di Ranucci è che l’attentato sia stato organizzato da qualcuno che voleva impedire che a Report arrivassero delle informazioni.

Attentato a Ranucci, i dubbi sul ruolo di Lavitola e le ipotesi sul movente
Valter Lavitola lascia la procura di Roma da un’uscita secondaria (Ansa).

Il ruolo del factotum camerunense di Lavitola

Assieme a Lavitola è indagato anche Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense da anni dipendente del ristorante del faccendiere e suo «factotum», accusato di essere l’intermediario che ha reclutato il commando contro Ranucci. I cinque presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 (Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis) sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’attentato, Tavares Gomes è tornato in Camerun, dove si trova tuttora. «Sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit», avrebbe spiegato Lavitola.

Restano tanti dubbi e manca il movente

Nel frattempo restano tanti i dubbi attorno all’attentato. Lavitola è sospettato di essere il mandante e a corroborare tale ipotesi ci sono delle intercettazioni di telefonate con Tavares Gomes. Tuttavia il faccendiere è effettivamente amico di Ranucci e progettava di farlo entrare in politica, addirittura – ha ricostruito Repubblica – nelle vesti di capo di un’eventuale coalizione del campo largo. Insomma, manca il movente. «E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta», avrebbe detto Lavitola a Ranucci durante una cena, accostandosi a uno dei più fidati consiglieri politici di Silvio Berlusconi. Questa parte della storia è stata confermata dal faccendiere a La Verità. Parlando col Corriere della Sera, Ranucci ha detto di essere a conoscenza del progetto, smentendo però la volontà di candidarsi.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno

Con queste temperature canicolari, ci vuole un po’ di Frescot. Cioè Villa Frescot, la storica casa della famiglia Agnelli sulle colline torinesi, dove l’Avvocato Gianni è morto nel 2003. La novità è che la vendita della dimora ottocentesca è stata affidata alla società immobiliare di lusso Sotheby’s, perché fin qui, nei quasi tre anni in cui è rimasta sul mercato, di offerte concrete ne sono arrivate pochine, e di sicuro lontane da quanto richiesto: si era parlato inizialmente di 10 milioni, poi a quanto pare scesi a 6. Tra gli interessati si vociferava ci fosse Tamīm bin Ḥamad Al Thani, emiro del Qatar a capo del consiglio di amministrazione di Qatar Investment Authority, fondo da 600 miliardi di dollari. Ma non se n’è fatto niente. L’abitazione è composta in tutto da tre edifici distinti, per un totale di oltre 1.000 metri quadri di spazio abitabile, con 29 camere, 15 bagni e trattativa rigorosamente riservata. Margherita Agnelli, figlia di Gianni, ha deciso di liquidare l’immobile sul quale non ci sono rischi giudiziari, dato che non fa parte della guerra ereditaria con John, Lapo e Ginevra Elkann. Sotto il video promozionale su Instagram ha commentato anche l’ex giocatore e bandiera della Juventus Claudio Marchisio, scrivendo «stupenda». Anche se chi era davvero interessato era stato invitato dalla pagina social di Sotheby’s a scrivere «Frescot» per avere maggiori dettagli…

Per questi Mari

Dicevano che Michele Mari, dopo la disavventura sul pulmino insieme ai colleghi finalisti del premio Strega 2026, avrebbe avuto poche possibilità di vittoria. E invece niente da fare, nonostante le reprimende di Teresa Ciabatti & co. per le parole dette dallo scrittore su Michela Murgia: alla fine Mari, in giacca e cravatta, ha conquistato l’ambito riconoscimento, sulla piazza del Campidoglio. I convitati di pietra piace, anche se lo stesso autore lo ha definito «cinico» e «sadico». Un libro scritto in un mese, che non è certo un record ma indica la volontà di mettere nero su bianco, rapidamente, una storia. Lui stesso ama di più un altro suo titolo, Leggenda privata, ma la spiegazione che fornisce appare convincente: «Tutti i libri di uno scrittore sono come i figli, pezzi di cuore, di anima. Certo mi fa un po’ impressione che questo titolo in particolare verrà associato a questa vittoria a discapito di altri. Il mio compito sarà consolare un po’ i figli minori perché si sentano tutti figli dello stesso padre». Conduzione televisiva affidata a Pino Strabioli, che se la cava sempre meglio di Gigi Marzullo. Nessuna traccia di Geppi Cucciari (Sangiuliano, remember?), il ministro della Cultura Alessandro Giuli c’era, la serata è filata liscia come l’olio. Bollente. Immancabile la presenza dell’eterna Dacia Maraini. Nessuna nostalgia del Ninfeo di Villa Giulia, la piazza del Campidoglio va bene per lo Strega.

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
Lo scrittore Michele Mari vincitore della 80esima edizione del Premio Strega (foto Ansa).

Meglio lasciare perdere i treni, Salvini punta sugli aerei

È stata una giornata dedicata agli aerei, quella di mercoledì 8 luglio, anche perché ai treni è meglio non avvicinarsi per tutta la settimana, con i problemi che ci sono tra Milano e Roma per colpa dei lavori a Firenze: così Matteo Salvini, in qualità di ministro per i Trasporti e le Infrastrutture, ha inaugurato il nuovo terminal all’aeroporto della Capitale. Oltre al leghista c’erano il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e l’assessore ai Trasporti del Campidoglio Eugenio Patanè, «quello delle piste ciclabili». La struttura punta a servire con elicotteri e piccoli velivoli il collegamento con l’aeroporto di Fiumicino, e poi Pescara, Fano, Elba e Tortolì Arbatax. Non manca il servizio di caffetteria e ristorazione curato dall’Antico Forno Panella. Per il presidente di Enac Pierluigi Di Palma «si corona un sogno, con questo terminal ci avviamo verso un futuro di collegamenti aria-aria, anche attraverso i droni».

Cosa regala Erdogan? Pistole e pallottole

Pistole personalizzate con l’incisione del nome di ciascun destinatario e corredate di munizioni: questo è il regalo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto donare ai leader della Nato alla fine del vertice di Ankara. Era una riunione di guerrafondai, in fondo: la notizia è stata data da Keir Starmer, primo ministro britannico in carica ancora per qualche giorno prima che a Downing Street gli subentri Andy Burnham, già sindaco di Manchester. Mentre monta la curiosità di vedere dal vivo il revolver con la scritta “Giorgia Meloni”, un oggetto magari da porre sul tavolo di Palazzo Chigi durante gli incontri con gli alleati di governo, sul modello di certe assemblee di condominio (si scherza), il laburista comunque ha sottolineato di aver lasciato l’arma in Turchia, perché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Anche se nella tradizione turca porta sfortuna non accettare un presente, specie se viene consegnato dal leader della nazione: ma tanto Starmer il suo posto lo ha già perso, quindi peggio di così…

Villa Frescot degli Agnelli in vendita su Sotheby’s e le altre pillole del giorno
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (foto Ansa).

Potere al popolo trionferà

A Napoli quelli di Potere al popolo si sono fatti sentire, durante l’incontro con il campo largo. Gli attivisti hanno movimentato non poco la kermesse, e alla fine è stato Angelo Bonelli, portavoce di Avs, uno di sinistra ma che è anche figlio di un carabiniere, a rispondere ai manifestanti dicendo che si trattava di una «provocazione inaccettabile», e beccandosi risposte impubblicabili. Chi invece ha mostrato un volto dialogante è stato il pentastellato Giuseppe Conte: «Venite a parlare con noi dall’altro lato», ha detto, sottolineando la disponibilità a un confronto diretto, senza dimenticare di affermare che «la differenza è che noi non vi toglieremo mai la vostra bandiera come voi avete fatto con il Movimento 5 stelle». Frase ad effetto: uno a uno, palla al centro. Dieci minuti di alta tensione, quelli vissuti a Napoli, che comunque verranno ricordati. Tanto che addirittura la premier Giorgia Meloni ha espresso la sua solidarietà (pelosa?) ai leader del centrosinistra contestati…

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla

Da tempo si sa che gli Aponte, quelli di MSC crociere, non sarebbero particolarmente soddisfatti del direttore del Secolo XIX, quotidiano di cui hanno rilevato la proprietà da Gedi nel 2024. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: Michele Brambilla, per altro scelto da loro, è poco incline ad accompagnare i desiderata dell’establishment cittadino, in particolare del presidente della Regione Marco Bucci, con cui si è spesso scontrato lamentandone l’invadenza. Così, con la pazienza degli armatori abituati a scegliere i comandanti delle loro navi, avrebbero aperto il casting per il nuovo direttore.

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla
Gianluigi Aponte (Imagoeconomica).

Tra i nomi sondati c’è anche quello di Malaguti

Tra i nomi sondati c’è stato anche quello di Andrea Malaguti, appena uscito dalla direzione della Stampa in coincidenza del suo passaggio alla Sae di Alberto Leonardis. Un incontro c’è stato, ma per il momento senza seguito. Malaguti, dopo la direzione, è diventato editorialista del quotidiano torinese. La cosa curiosa, semmai, è un’altra. Se davvero il problema di Brambilla è quello di avere la schiena troppo dritta, quale ragionamento porta a pensare che Malaguti possa essere più disponibile a piegarla? Perché, con tutti i difetti che si possono attribuire ai due, ce n’è uno che difficilmente si può contestare loro: non hanno mai costruito la loro carriera inginocchiandosi davanti agli editori o ai potenti di turno. Forse il vero casting non è quello del nuovo direttore. È quello dell’editore ideale: uno che cerca un giornalista indipendente e poi non si stupisce se si comporta da giornalista come tale.

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla
Andrea Malaguti (Imagoeconomica).

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Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale consolida il sorpasso sulla Lega

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di 11 sondaggi condotti dal 25 giugno all’8 luglio da sette istituti, conferma il sorpasso di Futuro Nazionale sulla Lega. Il partito di Roberto Vannacci è dato al 6,2 per cento, in crescita dello 0,9 per cento nelle ultime due settimane, mentre il centrodestra nel complesso arretra esattamente della stessa misura. Stabili i partiti di opposizione, a +2,4 per cento sul centrodestra.

Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale consolida il sorpasso sulla Lega
Roberto Vannacci (Ansa).

La Lega continua ad arretrare

Fratelli d’Italia è ancora saldamente la prima formazione politica del Paese col 27,7 per cento (-0,1), seguito dal Partito democratico al 21,5 per cento (+0,1). Il Movimento 5 stelle sale al 13 per cento (+0,2). In leggera flessione invece Forza Italia al 7,8 per cento (-0,2). Segue Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,5 per cento (-0,1). Detto dei vannacciani, continua ad arretrare la Lega, ora al 5,8 per cento (-0,4). Azione scende al 3 per cento (-0,2). Stabile Italia Viva al 2,3 per cento. Poi +Europa all’1,3 per cento e Noi Moderati all’1 per cento -0,1 per entrambi i partiti). Per quanto riguarda le coalizioni, il campo largo sale al 44,7 per cento staccando ulteriormente il centrodestra, in netto calo al 42,3 per cento.

Morta Bonnie Tyler, voce di “Total Eclipse of the Heart”

È morta Bonnie Tyler, cantante britannica interprete di una serie di hit negli Anni 70 e 80, tra cui Total Eclipse of the Heart. Aveva 75 anni. A maggio era stata posta in coma indotto dopo un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino in Portogallo, dove abitava: era ancora ricoverata in terapia intensiva.

Il grido che le cambiò la voce (e la carriera)

Nata nel 1951 come Gaynor Hopkins nel Galles meridionale, Bonnie Tyler scelse il nome d’arte con cui divenne nota leggendo un giornale e selezionando nomi e cognomi che le piacevano. I primi successi erano arrivati a metà degli Anni 70 con i singoli Lost in France e More Than a Lover. Nel 1977, dopo un intervento chirurgico per dei noduli alle corde vocali, l’episodio che le cambiò la carriera, raccontato nella sua autobiografia: mentre si recava in ospedale a trovare il fratello, si accorse di aver dimenticato il regalo che aveva comprato per lui e così lanciò un grido talmente forte, che le provocò danni permanenti. La voce di Bonnie Tyler ne uscì trasformata, assumendo una timbrica più roca: nello stesso anno incise It’s a Heartache, che divenne una hit mondiale. Il suo brano più famoso è però senza alcun dubbio Total Eclipse of the Heart, arrivato nel 1983.

Morta Bonnie Tyler, voce di “Total Eclipse of the Heart”
Bonnie Tyler negli Anni 80 (Ansa).

Nel 1984 fu ospite del Festiva di Sanremo

L’anno successivo, ospite al Festival di Sanremo, eseguì la canzone sul palco dell’Ariston, cosa che di fatto la lanciò anche in Italia, dove era ancora poco conosciuta. Nel frattempo, però, era inserita nel Guinness dei primati grazie all’album Faster Than the Speed of Night, che era entrato nella classifica inglese direttamente al numero 1, cosa mai successo in precedenza a un’artista britannica.

Tra i suoi successi anche Holding Out for a Hero

Tra i successi della sua lunga carriera figurano anche Holding Out for a Hero, dalla colonna sonora di Footloose, e Here She Comes, canzone nata dalla collaborazione con Giorgio Moroder.

Morta Bonnie Tyler, voce di “Total Eclipse of the Heart”
Bonnie Tyler nel 2018 (Ansa).

Nel 2013, anno in cui era stata insignita del titolo di Member of the Order of the British Empire per il suo contributo alla musica, aveva rappresentato il Regno Unito all’Eurovision Song Contest con il brano Believe in Me. L’ultimo album di Bonnie Tyler, The Best Is Yet To Come (il 18esimo in studio), era uscito nel 2021.

Morta Bonnie Tyler, voce di “Total Eclipse of the Heart”
Bonnie Tyler all’Eurovision Song Contest nel 2013 (Ansa).

Spionaggio, espulsi dall’Italia due addetti militari dell’ambasciata russa

Dopo l’inchiesta sullo spionaggio e l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti, accusati di aver venduto informazioni riservate sulla sicurezza nazionale in cambio di denaro, il Governo ha deciso di espellere due addetti militari dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia coinvolti nella vicenda. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

«Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale», ha scritto Tajani sui social.

I casi analoghi del recente passato

Astakhov e Gorbachev, protetti dall’immunità diplomatica, sono stati dichiarati persone non grate e pertanto espulsi dall’Italia. Una misura che richiama direttamente quanto accaduto nel 2021 ad altri due diplomatici di Mosca, allontanati dal Paese dopo l’arresto dell’ufficiale di Marina Walter Biot, fermato mentre consegnava documenti riservati a funzionari dell’ambasciata russa nel parcheggio di un centro commerciale di Roma. Nel 2023, inoltre, il ministero degli Esteri aveva espulso come persona non grata l’addetto militare russo Damir Ravilevich Kurmashov, scoperto a corrompere Gavino Raoul Piras (protagonista della vicenda di questi giorni). Al posto del diplomatico allontanato era arrivato in Italia proprio Astakhov, che aveva ereditato i contatti del predecessore. La posizione di Piras invece era stata archiviata.

Chi sono gli ex agenti dell’Aisi arrestati

Nell’ambito dell’inchiesta sulle spie per la Russia sono stati arrestati due ex funzionari dell’Aisi in pensione: il già citato Piras e Vincenzo Di Pasquale. Entrambi avevano anche prestato servizio per l’Arma dei Carabinieri. Piras, in particolare, è stato ripreso scambiava cellulari, schede di memoria e pizzini col suo interlocutore russo. Oltre ai due arrestati ci sono poi altri cinque indagati (di cui quattro militari) a piede libero: Davide Piantanida, Gianluca Nardella, Giuseppe Tempesta, Sergio Romeo, Antonio Guerra.

Alla direzione della Provincia di Como arriva il vice di Sallusti

Mai sottovalutare il richiamo della Provincia. In questo caso quella di Como. Secondo i ben informati, il direttore del quotidiano lacustre Diego Minonzio starebbe per cedere il timone a Lorenzo Mottola, attuale vicedirettore di Libero. Non è dato sapere cosa abbia spinto Mottola, riminese classe 1980 e a Libero dal 2009, a lasciare via dell’Aprica e il quotidiano di Alessandro Sallusti per trasferirsi sul lago. Minonzio era entrato alla Provincia nel 1992, ricoprendo il ruolo di caporedattore centrale e di responsabile dell’edizione lecchese. Dal 2006 al 2011 era passato proprio a Libero come capocronista per Milano e la Lombardia, prima di tornare a Como come direttore de La Provincia.

Alla direzione della Provincia di Como arriva il vice di Sallusti
Diego Minonzio.

Caos treni in Calabria, ritardi e cancellazioni per danneggiamenti alla ferrovia

Treni in ritardo e alcune cancellazioni, in modo particolare tra quelli a lunga percorrenza, si sono verificati in Calabria a causa del danneggiamento della linea ferroviaria nel crotonese e nel cosentino. A Cutro, Isola Capo Rizzuto ed a San Lucido sono stati tranciati dei cavi in fibra della linea ferroviaria. Il danneggiamento sarebbe riconducibile, secondo le prime ipotesi, a un tentativo di furti di rame. Rfi ha reso noto che si sta procedendo a smaltire la circolazione anche attraverso la sostituzione delle tratte interessate con l’utilizzo del servizio autobus. La procura della Repubblica di Paola (Cosenza) ha avviato una indagine sul danneggiamento della linea. Nell’area del crotonese la manomissione è avvenuta in due luoghi distinti: il primo a circa 500 metri dalla stazione di Isola Capo Rizzuto e il secondo in prossimità dell’ingresso della galleria di Cutro. In ciascun sito sono stati eseguiti quattro tagli netti che hanno tranciato sia le linee di fibra ottica che quelle di rame. È stato accertato che entrambe le zone sono sprovviste di impianti di videosorveglianza. Sebbene la prima ipotesi investigativa propenda per un tentato furto di rame fallito, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Tra gli scenari al vaglio vi è anche l’ipotesi di un vero e proprio atto di sabotaggio.

La Cassazione accoglie il ricorso di Irene Pivetti: processo d’appello bis

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Irene Pivetti, annullando con rinvio la sentenza di condanna a 4 anni per l’ex presidente della Camera dei deputati, accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. La procura generale aveva chiesto ai giudici della seconda sezione penale della Cassazione di confermare la condanna. Pivetti tornerà ora davanti a una diversa sezione della Corte d’appello a Milano. Era stata condannata in primo grado a settembre del 2024 e i 4 anni di reclusione erano stati poi confermati in appello a dicembre del 2025.

La presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo

Al centro del procedimento che vede Pivetti sul banco degli imputati figurano alcune operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, legate alla presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo, che aveva coinvolto il gruppo cinese Daohe. Secondo le ricostruzioni svolte dai pm e dagli investigatori della Guardia di Finanza, quelle transazioni sarebbero state utilizzate da Pivetti per riciclare fondi provenienti da irregolarità fiscali. La vicenda giudiziaria già nel 2022 aveva portato la Cassazione a confermare un sequestro di oltre 3,4 milioni di euro a carico dell’ex presidente della Camera.

Usa-Iran, nuovi attacchi reciproci nella notte

Al vertice Nato di Ankara, Donald Trump aveva detto di ritenere conclusa la tregua con l’Iran. Nella notte gli Stati Uniti sono tornati ad attaccare nella parte meridionale della Repubblica Islamica. Tra le località interessate dai raid Bandar Abbas e a Sirik, nei pressi dello stretto di Hormuz, e la costa occidentale di Sirik. Segnalati attacchi anche a Konarak e Chabahar. Teheran ha risposto con missili e droni sulle basi americane in Kuwait e Bahrein.

Usa-Iran, nuovi attacchi reciproci nella notte
Donald Trump (Ansa).

Il Centcom: «Colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani»

Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver colpito «circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, capacità navali e infrastrutture logistiche militari lungo la costa iraniana», al fine di «indebolire ulteriormente la capacità di Teheran di attaccare navi mercantili e marinai civili innocenti nello stretto di Hormuz».

Teheran: «Almeno 14 morti negli ultimi raid Usa»

I Guardiani della rivoluzione affermano che gli attacchi statunitensi hanno colpito, tra le altre cose, i ponti sulle strade che portano a Mashhad, ovvero la città in cui l’ex guida suprema Ali Khamenei verrà sepolto nel corso della giornata. Secondo il ministero della Salute iraniano, gli attacchi Usa delle scorse ore hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti in cinque province del Paese.

La risposta dell’Iran: nel mirino nel basi militari Usa

Come detto, l’Iran ha risposto alla nuova offensiva americana con missili e droni contro le basi Usa nel Golfo Persico. Gli attacchi, spiegano le forze armate di Teheran, hanno preso di mira un sistema missilistico Patriot in Kuwait, serbatoi di carburante dell’esercito statunitense in Bahrein e un sito di antenne satellitari per l’allerta precoce in Qatar: «Non permetteremo in alcun caso che gli obiettivi e le aspirazioni dello sciocco presidente degli Stati Uniti si realizzino e difenderemo gli alti ideali della Rivoluzione Islamica fino alla vittoria finale». Al Jazeera riporta che, dopo il secondo giorno di attacchi statunitensi all’Iran, il traffico nello stretto di Hormuz risulta quasi completamente bloccato.

Michele Mari vince il Premio Strega 2026

Michele Mari supera le polemiche e vince, con 190 voti, il Premio Strega 2026. L’acceso dibattito seguito all’affaire Murgia non ha pesato sulla vittoria de I convitati di pietra (Einaudi) con cui lo scrittore, alla sua prima volta al più ambito riconoscimento letterario italiano, aveva già incassato il Premio Strega Giovani. Il suo è un romanzo corale in cui racconta un patto goliardico, che si trasforma in una competizione feroce, tra compagni di classe di un liceo milanese dopo gli esami di maturità. Al secondo posto si è piazzato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli) con 152 voti, al terzo Bianca Pitzorno con La sonnambula (Giunti), 84 voti. Quarto Alcide Pierantozzi, in finale anche al Premio Campiello 2026 con Lo sbilico (Einaudi), che ha avuto 78 voti, e quinta con un piccolissimo stacco Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti. Chiude la classifica in sesta posizione Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma), che ha totalizzato 64 voti. Il totale dei voti espressi è stato pari a 643, cifra corrispondente all’80,4 per cento degli aventi diritto.

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti

A Milano, in via dell’Aprica, non si respira. È tutta una colata di cemento bollente, ma nelle redazioni del gruppo editoriale del senatore Angelucci soffia una potente aria condizionata che attutisce l’afa irrespirabile. La stessa aria condizionata deve aver accolto nell’ufficio di Alessandro Sallusti, da poco nuovo direttore di Libero, un giovane “professore” dei social. Si tratta di Gino Zavalani, il direttore editoriale di Esperia, già social media manager di Sallusti, che terrà insieme al suo editore Pietro Dettori – ex braccio destro di Gianroberto Casaleggio nel M5s delle origini poi di Luigi Di Maio e recentemente ‘arruolato’ nella campagna social per il Sì al referendum della giustizia – dei veri e propri corsi di formazione firmati Dors Media per la creazione di contenuti social alle firme del quotidiano cartaceo fondato da Vittorio Feltri.

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti
Gino Zavalani (Imagoeconomica).

La sfida silenziosa tra Libero e il Giornale di Cerno

Ormai lo sanno anche i muri che l’informazione non passa più attraverso la carta stampata, ma dai reel di Instagram e da TikTok. Dunque Sallusti non poteva desiderare di meglio del tandem Zavalani-Dettori che con Esperia, che dietro alla dichiarata indipendenza dalla politica avrebbe contatti con la destra e con FdI, macinano numeri da capogiro sulle varie piattaforme. Un passaggio obbligato per rinnovarsi in quella sfida silenziosa tra Sallusti e il Giornale di Tommaso Cerno che, contro ogni previsione, non è riuscito a trovare la formula magica per ripetere il successo ottenuto con Il Tempo

Sallusti porta Esperia a Libero: corsi social di Dettori e Zavalani per giornalisti
Tommaso Cerno (Imagoeconomica).

Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio

Le autorità russe hanno vietato l’esportazione di gasolio a partire da oggi, 8 luglio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Alexander Novak, a seguito di una riunione di governo presieduta da Vladimir Putin, spiegando anche che la Russia inizierà a importare carburante da altri Paesi.

Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio
Automobili in coda in una stazione di servizio in Russia (Ansa).

Le lunghe code e le risse ai distributori di tutto il Paese

Dalla fine di maggio in Russia – terzo produttore mondiale di petrolio – è in corso una crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese. In numerose regioni della Federazione Russa si stanno verificando da giorni lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore. E sono state segnalate spesso risse, causate dalle priorità concesse alle auto in dotazione ai funzionari di vario grado, a cui viene consentito di saltare le code. «L’attuale situazione presso le stazioni di servizio sta destando preoccupazione tra la popolazione e il governo continua ad adottare ulteriori misure per affrontare queste problematiche e stabilizzare la situazione», ha affermato Novak. Da gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6 per cento.

Putin corre ai ripari: stop alle esportazioni di gasolio
Crisi dei carburanti in Russia (Ansa).

Putin aveva ammesso «una certa carenza di carburante»

A fine giugno Putin, durante una riunione di alti funzionari sull’approvvigionamento e la distribuzione di carburante, aveva ammesso le difficoltà, istituendo una task force «per garantire le che tutti i programmi stagionali di fornitura di carburante siano rispettati per le imprese agroindustriali, perché il raccolto dipende da questo». Lo zar, parlando di «una certa carenza di carburante», aveva inoltre affermato che le riserve di benzina ammontavano a 1,7 milioni di tonnellate e che erano in corso valutazioni sulla «necessità di introdurre un divieto totale all’esportazione di gasolio».

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»

«Non mi pento di nulla di quello che ho fatto». Lo ha detto Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Ankara, rispondendo a una domanda sull’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump, che sostanzialmente l’ha rinnegata, facendo ironia nei suoi confronti e accusandola a più riprese. «L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente», ha affermato la presidente del Consiglio.

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).

Meloni: «Non cambio idea, ho una strategia in testa»

«Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori», ha continuato Meloni, ricordando che col presidente Usa «ci sono affinità su alcuni temi della politica, dall’immigrazione alla cultura woke». E poi: «Chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa». Parlando con Mark Rutte, Trump si è lamentato ancora dell’Italia, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.

Meloni: «Trump? Non mi pento di niente»
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).

Meloni: «La linea dell’Italia sull’Iran è molto chiara»

A tal proposito, Meloni ha dichiarato: «Non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così, un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un’altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. E quella linea la manteniamo». Così poi sugli impegni con la Nato: «Vogliamo chiaramente rispettarli, lo faremo e lo stiamo facendo già, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo».

Inchiesta arbitri, Rocchi verso l’archiviazione

L’inchiesta che aveva scosso il mondo del calcio si sta sgonfiando. L’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sta infatti per vedere archiviata la sua posizione dopo l’interrogatorio reso una settimana fa negli uffici della Procura di Milano. La decisione dovrebbe arrivare entro fine mese.

Sparite dal capo d’imputazione le “bussate” in sala Var

Convocato il 30 aprile dal pm Maurizio Ascione, Rocchi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A seguito di un nuovo invito a comparire, l’ex fischietto si è invece presentato, rispondendo alle domande dell’accusa. Stando a quanto emerso, dal capo d’imputazione sono sparite le “bussate” in sala Var a Lissone per suggerire le decisioni agli arbitri davanti ai monitor. Insomma, su questo aspetto della vicenda non sarebbe stato rilevato alcunché di rilevante sul piano penale.

Inchiesta arbitri, Rocchi verso l’archiviazione
Gianluca Rocchi (Ansa).

Restano le accuse legate alle designazioni per l’Inter

Resta l’accusa di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione», ovvero di aver concordato le designazioni degli arbitri destinati all’Inter. Non più con ignoti, ma con esponenti della società nerazzurra «e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina». Tuttavia non risultano indagati né dirigenti dell’Inter, né l’ex presidente della Figc. Peraltro, a seguito di nuove intercettazioni a Rocchi viene contestato di essere intervenuto (dopo l’autosospensione da designatore) nella scelta di Maurizio Mariani come arbitro di Torino-Inter del 26 aprile 2026 (partita ormai ininfluente) «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».