Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Il tesoriere, lombardissimo, Alberto Di Rubba, candidato alla Camera. E, per ‘compensare’, almeno geograficamente, Mara Bizzotto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, piccolo ‘innesto’ veneto in un governo in cui ci sono «troppi lombardi». È questo l’incastro che si appresta ad annunciare Matteo Salvini.

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Alberto Di Rubba con Matteo Salvini (dal profilo Fb di Di Rubba).

La rosa dei candidabili nei due collegi veneti

Venerdì 13 febbraio, nel corso della riunione del consiglio federale della Lega, dovrebbe essere ufficializzata la corsa di Alberto da Casnigo, nella Bergamasca, per il seggio lasciato vacante dall’altro Alberto leghista, Stefani da Borgoricco, in provincia di Padova, eletto alla presidenza della Regione Veneto a fine novembre. Da tempo in Lega si discuteva di una candidatura ‘paracadute’ del tesoriere dopo le vicende giudiziarie legate alla Lombardia Film Commission. «Sulla stessa vicenda una Corte mi ha dichiarato innocente e un’altra Corte colpevole», ha spiegato recentemente Di Rubba. «Un paradosso! Un peculato senza danno. Un reato che non esiste. Tanto che hanno revocato la confisca. Sette anni di calvario. È emersa ancora la mia innocenza. Ma per un cavillo non è questa la Corte che ha potuto entrare nel merito. Ricorrerò in Cassazione».

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Una scelta un po’ curiosa – lamentano i maligni -, quella di schierare un bergamasco in Veneto, per un partito che ha fatto del legame con il territorio la sua bandiera identitaria. Il collegio è l’uninominale Veneto 2 – U01 (che comprende Rovigo) per il quale le elezioni suppletive dovrebbe tenersi in coincidenza con il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Per l’altro seggio – collegio uninominale Veneto 2 – U02 (Selvazzano Dentro) – lasciato vacante da Massimo Bitonci, che si è dimesso dopo essere stato arruolato da Stefani come assessore allo Sviluppo economico in Veneto – incarico incompatibile con il seggio parlamentare – la Lega dovrebbe schierare la rodigina Laura Cestari, rimasta fuori da Palazzo Ferro-Fini alle ultime Regionali, o il salviniano di ferro Giulio Centenaro da Padova.

Al Mimit dovrebbe spuntarla Mara Bizzotto

Infine l’ultimo incastro. Al posto di Bitonci, la poltrona di sottosegretario al Mimit dovrebbe invece andare a Bizzotto, che all’ultimo pare aver avuto la meglio sul collega senatore Roberto Marti.

Referendum sulla giustizia, le affermazioni choc di Gratteri

Con l’avvicinarsi del referendum sulla giustizia si moltiplicano gli appelli per il “sì” e per il “no”. E con essi anche le uscite spericolate, come quella del Pd che dopo i neofascisti di CasaPound ha usato (a loro insaputa) i campioni azzurri del curling per promuovere la posizione del Nazareno. Ma non è certo l’unico esempio, né il peggiore. Il magistrato Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, intervistato dal Corriere della Calabria si è infatti detto «certo che per il “no” voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento» della Regione, mentre per il “” «voteranno ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».

Ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, l’11 febbraio Gratteri aveva puntato il dito contro l’opposizione, affermando: «Penso che i partiti non stiano facendo abbastanza per sostenere il “no”. Hanno aspettato tanto, hanno iniziato a muoversi quando il consenso per il “no” è salito». E poi: «Non si interviene per convenienza. Ora inizio a vedere attività, ma non con molta forza e convinzione».

La replica di Tajani: «Sono una persona perbene e voterò sì»

«Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani». Così Antonio Tajani sui social.

Calenda: «Parole gravi, Gratteri cataloga in modo indegno»

Questa la replica di Carlo Calenda: «Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Si al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno».

Dopo due morti e 4 mila arresti Trump archivia l’operazione dell’Ice a Minneapolis

Lo “zar dei confini” Tom Homan ha annunciato la conclusione dell’operazione Metro Surge a Minneapolis e il conseguente ritiro dalla città della quasi totalità degli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). «C’erano alcuni problemi qui e li abbiamo risolti. Abbiamo avuto un grande successo con questa operazione e stiamo lasciando il Minnesota più sicuro», ha dichiarato Homan, precisando che ci sono stati 4 mila arresti, di cui nessuno «in chiese, ospedali o scuole elementari». Durante la massiccia operazione antimmigrazione – scattata a dicembre – sono morte due persone, che stavano manifestando contro l’operato di Ice e Border Patrol, la polizia di frontiera: Renée Good, uccisa a colpi di pistola il 7 gennaio, e Alex Pretti, che ha subito la stessa sorte il 24 gennaio. L’applicazione delle misure di controllo sull’immigrazione continuerà in tutta la nazione, ha sottolineato Homan, spiegando che un «piccolo numero» di agenti dell’Ice resteranno a Minneapolis.

Dopo due morti e 4 mila arresti Trump archivia l’operazione dell’Ice a Minneapolis
Tom Homan (Ansa).

Perché la polizia ha fatto irruzione nei locali della Commissione Ue a Bruxelles

La polizia belga ha fatto irruzione nei locali della Commissione Ue a Bruxelles nell’ambito di un’indagine su possibili irregolarità nella vendita di beni immobili per circa 900 milioni di euro nel 2024. Allora, come commissario al Bilancio, c’era l’austriaco Johannes Hahn. A condurre le indagini è la procura europea (Eppo), che ha riferito di stare «raccogliendo prove». Al centro ci sarebbe l’accordo finalizzato il 29 aprile 2024 dall’esecutivo comunitario con il fondo sovrano Federal holding and investment company per la vendita di 23 edifici della Commissione. Bruxelles aveva presentato l’operazione come un passaggio chiave per trasformare il quartiere europeo in un’area «moderna, attrattiva e più verde» in cui uffici, residenze, negozi e spazi ricreativi potessero convivere armoniosamente. L’intesa era stata definita «vantaggiosa per il quartiere europeo» e funzionale all’obiettivo della Commissione di ridurre del 25 per cento la superficie dei propri uffici entro il 2030, modernizzando e rendendo più sostenibile il patrimonio immobiliare e diminuendone l’impronta di carbonio. Il piano, secondo quanto spiegato allora dall’esecutivo Ue, avrebbe inoltre consentito economie di scala, concentrando il personale in un numero più limitato di edifici, più grandi ed efficienti dal punto di vista energetico.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione

Il Partito democratico perde un pezzo da novanta. L’europarlamentare Elisabetta Gualmini, esponente dell’ala riformista (sempre più insofferente nei confronti di Elly Schlein), ha infatti deciso di lasciare il Pd e dunque anche la sua delegazione a Strasburgo, che fa parte dei Socialisti europei. Da tempo in rotta con la linea politica del Nazareno, ufficializzerà la decisione lunedì 16 febbraio, in conferenza stampa a Bologna: a seguito dell’uscita dal Pd, Gualmini parteciperà alla prossima plenaria al Parlamento Ue, in programma a metà marzo, già nelle file di Renew Europe. Ma non come indipendente: lo farà come esponente di Azione.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione

Gualmini sarà la prima italiana di Renew Europe

Gualmini, che è stata coinvolta nell’inchiesta Qatargate a Bruxelles, in un messaggio inviato ai colleghi di partito ha scritto di «decisione molto sofferta», aggiungendo però di essere fermamente convinta della scelta. La politologa, ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con Stefano Bonaccini governatore, sarà la prima italiana di Renew Europe, dato che Azione non è rappresentata a Strasburgo. Con il suo cambio dii casacca, peraltro, il gruppo del Partito democratico perderà il primato numerico tra i Socialisti europei, scendendo a quota 20 deputati, tanti quanto il Partito Socialista Operaio Spagnolo.

LEGGI ANCHE: Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd

I contrasti con Schlein su politica estera e giustizia

Negli ultimi mesi, Gualmini è entrata in contrasto con Schlein su giustizia e politica estera. Per quanto riguarda il referendum del 22-23 marzo, al pari di Pina Picierno, che ha messo in chiaro di non aver digerito il diktat sul “no”, anche Gelmini si è schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati. E non c’è stato nemmeno bisogno della gaffe a tema curling per convincerla. Sulla giustizia c’è da dire però che non tutti i riformisti sono per il “sì”, come dimostra la lettera di dissenso inviata a fine dicembre dai senatori Dario Parrini e Walter Verini a LibertàEguale.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Non solo Guelmini: gli altri dem corteggiati da Calenda

Intervistato dal Corriere della Sera, l’8 febbraio Carlo Calenda aveva dichiarato di voler allargare il centro liberale, rivolgendosi «a tutti coloro che come Azione vogliono un’Europa federale ora». Tra i nomi citati quelli di alcuni riformisti del Pd, come Gualmini appunto, Picierno, Giorgio Gori e Simona Malpezzi, ma anche «+Europa di Hallisey e Magi e i popolari come Ruffini». Calenda però potrebbe perdere un deputato: sembra che Matteo Richetti, convinto che il leader di Azione stia guardando troppo a destra, possa passare al Pd.

Sarebbe pronto a lasciare il Pd anche Delrio

In Italia sarebbe pronto a lasciare il Pd anche il senatore ed ex ministro Graziano Delrio, che ha parlato di «aria irrespirabile» dopo le critiche ricevute dai pro Pal per le sue posizioni, ritenute antisemite. Niente approdo in Azione per Delrio, che sarebbe vicino al passaggio a Italia Viva di Matteo Renzi, con il quale è rimasto in ottimi rapporti.

A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo

Da una serie divulgativa a un festival culturale a tema, sono diverse le iniziative che A2A, partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, ha previsto durante l’intera durata della manifestazione che sta tenendo gli occhi del mondo concentrati sull’Italia. Progetti nati per promuovere il valore dello sport come strumento di crescita, integrazione e benessere collettivo – principi alla base dell’agire del Gruppo – e contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone.

Una serie per spiegare la fisica dietro ai gesti sportivi

Il primo è un vodcast realizzato con il professor Vincenzo Schettini, docente di fisica e divulgatore scientifico, che spiega i principi della fisica che si celano dietro ogni performance e ogni gesto sportivo. Intitolato La fisica delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, si compone di sei episodi da 20 minuti, ciascuno dei quali ruota intorno a una parola chiave, in cui l’esperto racconta, attraverso il dialogo con alcuni atleti, la fisica applicata agli sport invernali, i dietro le quinte delle prestazioni atletiche. Tra gli ospiti ci sono:

  • l’atleta Paralimpico di snowboard Riccardo Cardani, che approfondisce il concetto di Reazione, la capacità di gestire le difficoltà sia sulla tavola da neve sia nella vita;
  • l’ex atleta e ora allenatrice di pattinaggio Anna Memola, che parla di Conservazione e della capacità di essere costanti mantenendo le passioni pur di fronte ai cambi di prospettiva;
  • lo sciatore freestyle Ian Rocca, che discute di Traiettoria e del valore di una critica costruttiva per intraprendere nuovi percorsi;
  • la maestra di sci alpino Beatrice Lacedelli, che affronta il tema delle Forze e della combinazione di fattori e ispirazioni, positive o negative, che rendono possibile il raggiungimento di un risultato;
  • l’atleta Paralimpico di sci alpino Giacomo Bertagnolli, con cui si parla di Equilibrio come condizione che si raggiunge attraverso l’evoluzione, approfondendo la conoscenza di una disciplina che richiede sensibilità, precisione e grande lavoro di squadra;
  • la giovane promessa dell’hockey Chiara Carioti, che propone alcune riflessioni sulle Leggi che governano i gesti atletici e, di riflesso, sulla relazione tra regole e obiettivi conseguiti.
A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo
Vincenzo Schettini (A2A).

La serie, che unisce taglio scientifico e intrattenimento, è disponibile su RaiPlay e si inserisce nella collaborazione tra A2A e il professor Schettini che procede da tempo per sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della sostenibilità e dell’innovazione, unendo contenuti didattici ai linguaggi digitali. La partnership si è concretizzata attraverso progetti per le scuole, come Futuro in Circolo di cui il fisico è stato ambassador, e approfondimenti social sul funzionamento degli impianti del Gruppo.

Una rassegna culturale con concerti, incontri e laboratori per tutti

Per celebrare e accompagnare lo sport e la magia invernale anche al di fuori degli appuntamenti Olimpici e Paralimpici, il Gruppo A2A ha poi organizzato insieme al Teatro Franco Parenti un festival con otto spettacoli ispirati ai valori dei Giochi, gratuiti e dedicati a spettatori di tutte le età. La rassegna, in scena tra il 6 febbraio e l’1 marzo, unisce show, concerti, incontri e laboratori con musica, intrattenimento e arte sul tema dello sport, della neve, della montagna e della magia dell’inverno. Partecipa al festival lo stesso Schettini, che porta a teatro il vodcast di cui sopra il 19 febbraio (presentato, il 7, presso il Cinema Plinius di Bormio). Il programma prevede poi:

  • uno spettacolo-concerto con la regia di Marco Rampoldi che unisce musica classica, pop e rock, tra inni e film epici a tema sport;
  • un concerto del Coro Cantosospeso di Milano che offre un viaggio musicale attraverso i cinque continenti;
  • un incontro con il neuroscienziato Andrea Bariselli per scoprire il cervello dietro le grandi vittorie;
  • uno spettacolo con i comici Luca Ravenna e Daniele Tinti per celebrare lo spirito dello sport con leggerezza e comicità;
  • due rappresentazioni teatrali e un laboratorio pensati per i più piccoli, per farli immergere nei paesaggi innevati e glaciali.
A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo
La locandina del festival (A2A).

Per partecipare è possibile prenotare il proprio biglietto fino a esaurimento posti tramite la piattaforma messa a disposizione dal teatro, dove sono presenti anche maggiori informazioni sui singoli spettacoli.

Proiezioni sulle facciate delle sedi di Milano e Brescia

Un’ulteriore iniziativa messa a punto da A2A per accompagnare i Giochi prevede proiezioni speciali sulle facciate delle due sedi principali del Gruppo a Milano e Brescia. Fino al termine della manifestazione, ogni sera gli edifici di Corso di Porta Vittoria a Milano e di via Lamarmora a Brescia ospiteranno infatti immagini dedicate alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. Un’iniziativa che contribuisce ad accendere lo spirito dei Giochi e un omaggio simbolico alla manifestazione sportiva che richiama i valori di integrazione, inclusione e crescita individuale e collettiva, propri dello Spirito Olimpico e Paralimpico e dell’identità di A2A come Life Company.

Dai cambi di casacca alla fiducia, cosa prevedono le nuove regole della Camera

È pronta per l’esame dell’Aula la riforma del regolamento interno della Camera dei deputati, che introduce importanti novità in materia di disciplina dei gruppi parlamentari e delle cariche istituzionali. Tra queste misure che penalizzano i cambi di casacca. Nel caso in cui un deputato voglia passare in un altro gruppo parlamentare, infatti, il testo prevede che non trasferirà più integralmente la sua quota di contributi al nuovo gruppo, ma solo un 50 per cento. L’altra metà resterà al gruppo di provenienza (ndr ogni gruppo ha dei contributi in base al numero degli iscritti). Questa norma punta a disincentivare spostamenti frequenti e a mantenere una maggiore stabilità nei gruppi parlamentari. Un’altra regola prevede la decadenza da pressoché tutte le cariche – con l’eccezione del presidente della Camera – ricoperte nell’Ufficio di presidenza e in quello delle commissioni. A ciò si aggiunga l’ipotesi di superamento del vincolo delle 24 ore tra l’apposizione della questione di fiducia e il relativo voto, e l’introduzione di uno statuto delle opposizioni. La riforma, che verrà discussa lunedì 16 febbraio e potrebbe andare al voto già martedì, entrerà in vigore dalla prossima legislatura.

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

C’è pure l’italico prodiano Sandro Gozi tra i francesi che vogliono dare il benservito a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi. Gozi, eurodeputato italiano eletto in Francia e segretario generale del Partito democratico europeo, è uno dei firmatari del documento che ha messo nel mirino l’intervento tenuto il 7 febbraio a Doha, in un forum organizzato da Al Jazeera, nel corso del quale Albanese ha parlato di un «nemico comune dell’umanità», che secondo i suoi detrattori era un riferimento a Israele, che però in quella frase non era stato citato. Albanese ha poi cercato di spiegare che «il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile». Sta di fatto che Gozi ha seguito le direttive del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che è intervenuto all’Assemblea nazionale di Parigi annunciando che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. E Gozi, come da tradizione, si pone sulla scia del suo mentore, Romano Prodi, che aveva già “scaricato” Albanese da tempo, opponendosi alla cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna.

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

Anche il giovane leghista ha la sua Giorgia

Sorriso smagliante, faccia rassicurante da bravo ragazzo, il classico volto su cui puntare per un ricambio generazionale nel partito. Il 33enne leghista Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto da novembre del 2025, ora prova a dare un’ulteriore rinfrescata alla sua immagine presentando ufficialmente a Novella 2000 la sua nuova fidanzata, come raccontato molto dalla stampa veneta, in particolare da Il Giornale di Vicenza e Il Mattino di Padova. Lei si chiama Giorgia Tavella, ha 26 anni, ed è di Sarcedo, Comune della provincia di Vicenza. «È laureata in psicologia e ora sta facendo un master in psicologia forense. Ci conosciamo da un anno e non è sempre facile conciliare gli impegni istituzionali con la vita privata. Però cerchiamo sempre di fare il possibile per stare insieme», ha detto Stefani, raccontando poi il loro primo incontro avvenuto attraverso amici comuni, seguito da un invito a cena «molto classico». «In un mondo di ostentazione, la semplicità è rivoluzionaria», ha commentato il più giovane governatore d’Italia con una frase che sembra uscita dai Baci Perugina. Chissà se andrà d’accordo con Giorgia più di quanto il “Capitano” Matteo Salvini ci riesca con l’altra Giorgia, quella di governo…

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

Arriva la Ferrari “Luce”. Ma a Roma la chiamano “Luca”…

La nuova Ferrari totalmente elettrica ha un nome: “Luce”. Pomposa la spiegazione annunciata da San Francisco, con Luce che «inaugura una nuova strategia di denominazione, simbolo dell’ampliamento della gamma e dell’evoluzione del brand verso nuovi territori», e via con il bla bla bla. Fatto sta che a Roma, dove non mancano gli amici di Luca Cordero di Montezemolo, questa Ferrari tutti la chiamano Luca, e non Luce…

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

I cinquant’anni della banchiera

La sua carriera è stata spumeggiante, fin dall’inizio della sua storia professionale: e allora la banchiera ha deciso di festeggiare “alla grande” il suo mezzo secolo di vita. Inviti a vip e sodali dell’ultima ora per un evento che tutti preannunciano come «assolutamente indimenticabile». Fatto sta che alcuni vecchi amici non hanno ricevuto l’invito, e questa dimenticanza non è piaciuta: solo una gaffe dettata dall’entusiasmo per il momento felice che sta vivendo da cinquantenne, oppure si è trattato di un calcolo cinico? Ah, saperlo…

Ucraina-Russia, il ritorno della diplomazia tra negoziati e aiuti europei

Mentre sul campo si continua a combattere, i negoziati diretti fra Russia e Ucraina proseguono sotto traccia. Volodymyr Zelensky ha annunciato un possibile nuovo round negli Usa la prossima settimana, il 17 o 18 febbraio, anche se non è ancora chiaro se Mosca parteciperà o meno. In quell’occasione, ha spiegato il presidente ucraino, si discuterà la proposta statunitense di creare una zona cuscinetto nel Donbass. Idea che non convince né l’Ucraina né la Russia. Il Cremlino resta fermo sulle sue posizioni: prendersi l’intera regione, comprese le aree non ancora conquistate, mentre Kyiv insiste per un congelamento della linea del fronte. L’Ucraina si dice poi pronta a indire le elezioni solo dopo un «cessate il fuoco» e dopo aver ottenuto delle «garanzie di sicurezza».

Ucraina-Russia, il ritorno della diplomazia tra negoziati e aiuti europei
Volodymyr Zelensky (Ansa).

La diplomazia torna ad avere un ruolo nei negoziati

L’accelerazione impressa dagli Stati Uniti, confermata nei primi colloqui trilaterali ad Abu Dhabi di fine gennaio, ha però dato una nuova piega alle trattative, che lontano dai riflettori potrebbero essere arrivate a un punto decisivo. Nonostante tutto, dunque, la diplomazia pare giocare un ruolo fondamentale nella risoluzione del conflitto. I ruoli al tavolo delle contrattazioni sono ormai consolidati: la Casa Bianca, che dall’arrivo di Trump si è via via sfilata la veste di prima alleata dell’Ucraina, è ora la principale mediatrice nella discussione con i due contendenti, con un occhio, o forse tutti e due, ai propri interessi, economici e politici, non ultimo usare un eventuale accordo in chiave elettorale in vista delle midterm. Il disimpegno statunitense è stato invece certificato dai dati appena pubblicati dall’Istituto tedesco per l’economia di Kiel, che attraverso l’Ukraine Support Tracker dal 2022 controlla i flussi di aiuti occidentali all’Ucraina.

Ucraina-Russia, il ritorno della diplomazia tra negoziati e aiuti europei
Donald Trump (Ansa).

Si intensifica la mediazione svizzera

Cremlino e Bankova sono impegnati invece nel confronto diretto cercando di far valere le proprie posizioni, con la situazione sul terreno ancora favorevole a Mosca. A margine si collocano gli altri attori: da una parte i volenterosi europei che appoggiano apertamente l’Ucraina, dall’altra alcuni Paesi, come la Svizzera, che ultimamente hanno rilanciato la carta del dialogo e della mediazione politica. Non è stato un caso che Ignazio Cassis, capo del dipartimento degli Affari esteri della Confederazione e presidente di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, la scorsa settimana abbia fatto il pendolare fra Kyiv e Mosca per sondare gli spazi d’intesa. Berna, che già nel 2023 con la conferenza per la pace al Bürgenstock aveva tentato di tracciare un percorso risolutivo, è di nuovo alla ricerca di una mediazione che sia davvero efficace. La volontà è quella di fare da spalla sia alla politica statunitense, tentando di caricare maggiore responsabilità sulle organizzazioni internazionali come l’Osce, che già ha avuto compiti di monitoraggio dopo gli accordi di Minsk del 2015, sia alla mediazione “logistica” degli Emirati.

Ucraina-Russia, il ritorno della diplomazia tra negoziati e aiuti europei
Ignazio Cassis (Ansa).

Gli aiuti occidentali a Kyiv sono rimasti stabili

Il rilancio della diplomazia deriva naturalmente dalla situazione sul campo, determinata per Kyiv dagli aiuti occidentali (giovedì l’Eurocamera ha dato l’ok al prestito da 90 miliardi che contribuirà a coprire le esigenze di finanziamento del Paese). Secondo i dati dell’Ukraine Support Tracker, nonostante la sospensione del sostegno statunitense nel 2025, il volume totale del supporto internazionale è rimasto relativamente stabile, principalmente grazie al notevole aumento del sostegno militare europeo, aumentato del 67 per cento rispetto alla media del periodo 2022-2024. Le forniture sono però state sostenute da un numero limitato di Paesi e a causa del ritiro completo degli Usa, il supporto totale è stato inferiore del 13 per cento rispetto alla media annuale tra il 2022 e il 2024, periodo in cui Washington aveva fatto la parte del leone. L’istituto tedesco inoltre ha registrato anche un calo, sebbene contenuto, degli aiuti umanitari e finanziari intorno al 5 per cento rispetto agli ultimi tre anni, con volumi complessivi che si sono mantenuti al di sopra dei livelli registrati nel 2022 e nel 2023.

Il problema non è la quantità di armamenti, ma la qualità

In sostanza però, al di là dei numeri, è la qualità degli aiuti militari che conta. Da questo punto di vista, i volenterosi non hanno mantenuto le promesse fatte su sistemi missilistici a lunga gittata, dai Taurus tedeschi agli Scalp-Storm Shadow franco-britannici, come ha sottolineato lo stesso Volodymyr Zelensky qualche settimana fa a Davos. L’Ucraina non è stata insomma messa in grado di respingere l’aggressione russa e contrattaccare, riconquistando le regioni perdute già nel 2014. È per questo che i mediatori vecchi e nuovi, dagli Stati Uniti alla Svizzera, dagli Emirati alla Turchia – membro della Nato che già nel 2022 diede un notevole contributo nel raggiungimento dell’accordo sul grano e con Racep Tayyp Erdogan sempre in cerca di equilibrio fra Russia e Occidente – hanno quindi gli straordinari da fare.  

Perché la Russia ha bloccato WhatsApp

Da mercoledì 11 febbraio 2026 in Russia non è più possibile accedere a WhatsApp. L’app di messaggistica risulta infatti bloccata per decine di milioni di utenti attivi. Dietro questa mossa ci sarebbe l’intenzione di spingere i cittadini a usare un servizio concorrente promosso dallo Stato, ovvero Max, un’alternativa domestica alle applicazioni occidentali. Creata da VKontakte, sul piano delle funzioni offre le classiche caratteristiche di un messenger moderno – chat, gruppi, chiamate audio e video, vocali, invio di file molto pesanti e sticker. Ma in futuro potrebbe integrare altri servizi oltre la messaggistica, diventando una piattaforma capace di ospitare mini-app, pagamenti e collegamenti con servizi pubblici di identità digitale. Una sorta di strumento “tutto in uno” per comunicare e usare servizi quotidiani. Il principale punto è che diversi osservatori hanno evidenziato che Max non offrirebbe le stesse garanzie di crittografia end-to-end tipiche di WhatsApp (cioè il fatto che solo mittente e destinatario possano leggere i messaggi), motivo per cui viene spesso citata come app “governativa” e potenzialmente più esposta a richieste di accesso da parte delle autorità.

Peskov: «L’app non rispetta le leggi russe»

«Tentare di privare oltre 100 milioni di utenti di comunicazioni private e sicure è un passo indietro che non può che ridurre la sicurezza delle persone in Russia», ha dichiarato il servizio di messaggistica, che continuerà «a fare tutto il possibile per mantenere gli utenti connessi». Sulla vicenda è intervenuto il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov spiegando che la decisione è legata al fatto che WhatsApp non rispetta le leggi russe: «Si tratta di una questione di conformità alle nostre leggi. Se Meta si conforma, avvierà un dialogo con le autorità russe e poi ci sarà l’opportunità di raggiungere un accordo». Se invece «continuerà ad aggrapparsi alla sua posizione intransigente e a dimostrare la sua assoluta riluttanza a rispettare le leggi russe, allora non ci saranno possibilità». L’autorità di controllo delle telecomunicazioni russa sostiene che il servizio di messaggistica venga utilizzato per organizzare e svolgere attività terroristiche nel Paese e che sia anche uno dei principali servizi utilizzati per frodare ed estorcere denaro ai cittadini.

Perché la Russia ha bloccato WhatsApp
Dmitry Peskov (Ansa).

Numerosi in passato i tentativi di limitare WhatsApp e Meta

Più volte in passato il governo russo aveva cercato di limitare la diffusione di Meta e WhatsApp nel Paese, bloccandone l’accesso temporaneamente o rallentandone il funzionamento. Tra il 2023 e il 2024 vennero comminate a Meta due multe per non aver archiviato i dati dei propri utenti in territorio russo, per un totale di 21 milioni di rubli, circa 400 mila dollari. Nel 2022, invece, la condanna come organizzazione “estremista”, decisione che portò al blocco di Instagram e Facebook a marzo dello stesso anno, poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

In Svizzera si terrà un referendum sui limiti demografici (e contro l’immigrazione)

Il 10 giugno la Svizzera andrà al voto per un referendum sulla proposta dell’Unione Democratica di Centro – a dispetto del nome partito di estrema destra nazionalista – che mira a limitare la popolazione della Confederazione Elvetica a 10 milioni di persone. La misura, fortemente osteggiata da entrambe le Camere dell’Assemblea federale, così come dal mondo imprenditoriale e da quello dei servizi finanziari, secondo molti metterebbe a repentaglio accordi chiave con l’Ue e paralizzerebbe l’economia del Paese.

Cosa prevede la proposta sui cui i cittadini saranno chiamati a decidere

Se il referendum avrà successo, il governo elvetico sarà obbligato a adottare misure per limitare entro il 2050 l’immigrazione in Svizzera, che attualmente conta poco più di nove milioni di abitanti, negando l’ingresso ai nuovi arrivati, inclusi i richiedenti asilo e le famiglie dei residenti stranieri, già sforata la soglia dei 9,5 milioni. Se la popolazione raggiungesse i 10 milioni, entrerebbero allora in vigore ulteriori restrizioni.

In Svizzera si terrà un referendum sui limiti demografici (e contro l’immigrazione)
Svizzeri in fila per votare in occasione di un referendum nel 2021 (Ansa).

Secondo l’estrema destra il boom demografico della Svizzera è un problema

Nell’ultimo decennio, la popolazione della Svizzera – capace di attrarre sia lavoratori qualificati che non – è cresciuta circa cinque volte più velocemente della media degli Stati limitrofi membri dell’Ue. Un boom demografico che, secondo l’Udc, sta gonfiando gli affitti e mettendo a dura prova infrastrutture e servizi pubblici. Secondo gli ultimi dati del governo, circa il 27 per cento dei residenti nel Paese non ha la cittadinanza svizzera.

In Svizzera si terrà un referendum sui limiti demografici (e contro l’immigrazione)
Un cartello per il “sì” in un referendum svizzero per vietare il burqa (Ansa).

L’Udc conduce da tempo una dura campagna contro l’immigrazione

In Svizzera le cosiddette “iniziative popolari” vengono sottoposte a referendum se riescono a raccogliere 100 mila firme nei 18 mesi successivi al loro lancio. Si tratta di uno strumento utilizzato di frequente dalle varie forze politiche e in particolare dall’Unione Democratica di Centro, primo partito in ogni elezione dal 1999, che conduce da tempo una dura campagna contro l’immigrazione. Nel 2016 propose di espellere automaticamente gli immigrati riconosciuti colpevoli anche di reati minori e nel 2020 di porre fine alla libera circolazione con l’Ue: in entrambi i casi non riuscì nell’intento. In generale, solo il 10 per cento circa delle iniziative popolari viene approvato. Secondo un sondaggio condotto a dicembre, il 48 per cento degli abitanti della Svizzera sostiene la proposta dell’Udc di limitare la popolazione, mentre il 41 per cento degli intervistati si è detto contrario.

Trapani, Unicredit finanzia la ristrutturazione del palazzo ex sede della Banca d’Italia

La ristrutturazione dell’ex sede della Banca d’Italia in piazza Scarlatti a Trapani finalizzata alla trasformazione in una residenza turistica alberghiera verrà finanziata da Unicredit con la concessione di un finanziamento ipotecario green di 3,7 milioni di euro. Il restauro dell’immobile, che venne realizzato sul sito del Teatro Garibaldi, demolito a seguito dei gravi danni subiti dalle sue fabbriche nel corso dei bombardamenti aerei del 1943 e successivamente ricostruito intorno al 1950 per farne una prestigiosa sede della Banca d’Italia, rappresenta uno dei più importanti e apprezzabili progetti di riqualificazione urbana della città di Trapani.

L’immobile verrà progettato secondo i principi del restauro conservativo

In dettaglio, l’edificio sarà strutturato su tre piani fuori terra, oltre al piano copertura e al piano interrato. Nell’ottica del riuso a scopo turistico ricettivo, l’immobile verrà progettato secondo i principi del restauro conservativo e verrà posta particolare attenzione all’implementazione di tutti i comfort propri della ricettività di alto livello. Ciò si traduce nella creazione di un organismo di alta qualità architettonica naturalmente inserito nel suo contesto storico e in grado di fornire i più elevati standard di accoglienza per soddisfare le esigenze di una clientela cosmopolita.

Falcone: «Importanti potenzialità di riconversione urbana»

Queste le dichiarazioni di Ruggiero Falcone, amministratore unico della Palazzo Garibaldi Trapani srl: «Abbiamo acquistato l’immobile intuendo le potenzialità legate a un’operazione di restauro e riconversione urbana importante, legandola alle crescenti esigenze della provincia di Trapani in merito a un’offerta di turismo di qualità. Sarà gestito da Oriana Homèl, realtà italiana consolidata nell’accoglienza di stile che propone, ormai con successo nel territorio nazionale, un proprio modello ibrido tra casa e hotel».

Malandrino: «Valorizziamo l’attrattività del territorio»

Gli ha fatto eco Salvatore Malandrino, Regional manager Sicilia di UniCredit: «La banca è impegnata a sostenere tutte quelle iniziative imprenditoriali in grado di valorizzare l’attrattività del territorio e il potenziale in termini di ricettività. Un impegno che si traduce in un supporto concreto, che fa leva su un’offerta di prodotti e servizi dedicati e una presenza capillare in Sicilia».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum

Sul referendum della Giustizia il Pd non ne azzecca una. Almeno per quanto riguarda la comunicazione. Dopo il post in cui si associava il sì al fascismo – l’accostamento col saluto romano di Acca Larentia aveva fatto andare su tutte le furie anche chi nel partito voterà per la riforma Nordio, come Pina Picierno – i social media manager dem hanno ben pensato di cavalcare l’onda olimpica usando gli atleti azzurri del curlingStefania Constantini e Amos Mosaner – per promuovere il no. Naturalmente senza chiedere il permesso ai diretti interessati.

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Il post del Pd (Facebook).

I due azzurri si dissociano, Buonfiglio: «Sono esterrefatto»

Se il video è stato rimosso – “abbiamo scherzato, era un semplice meme“, la risposta in soldoni – non si può dire lo stesso della polemica. I primi a dissociarsi sono stati proprio i due involontari protagonisti. «Desidero precisare che non sono stato informato preventivamente dell’utilizzo di tali immagini né ho in alcun modo autorizzato l’associazione della mia performance sportiva a messaggi o iniziative di carattere politico», ha messo in chiaro Mosaner, seguito da Constantini. Indignato anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: «Resto sbalordito che si utilizzino immagini di atleti per promuovere una scelta politica. Sono esterrefatto da una cosa del genere».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Luciano Buonfiglio (Ansa).

Il tafazzismo dem colpisce ancora

E pensare che il no nei sondaggi stava riguadagnando posizioni: secondo l’ultima rilevazione di YouTrend per SkyTg24, in uno scenario ad alta partecipazione il sì è al 52,6 per centro contro il 47,4 per cento del no, mentre se l’affluenza fosse più bassa (al 46,5 per cento) la spunterebbe il no, 51,1 per cento contro 48,9. Eppure ha fatto comunque irruzione sulla scena il tafazzismo dem, porgendo così il fianco al centrodestra. E la contraerea è subito partita. «Utilizzare le immagini di due grandi campioni, che in questi giorni hanno portato l’Italia a un eccezionale medaglia olimpica per promuovere un messaggio di chiara valenza politica è davvero vergognoso. Oltre che irrispettoso nei confronti degli atleti, che sono stati coinvolti a loro insaputa», ha sbottato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli, che ha aggiunto: «È davvero vergognoso utilizzare l’immagine di due atleti italiani con l’obiettivo di pubblicizzare il “no” a una consultazione popolare. Così si politicizza il referendum e nello stesso tempo si offende lo sport intero e l’immagine dello stesso Pd». «Siamo entrati in un periodo di barbarie intellettuali tremende», ha commentato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «La battaglia che si sta combattendo sul referendum vede una parte, purtroppo anche una parte dei giudici, che ha iniziato una campagna fondata sulle bugie. Questa è la conseguenza. È grave perché il referendum è uno strumento di democrazia, tutte le forze politiche dovrebbero mettere a disposizione l’impegno massimo di informare i cittadini nel modo migliore, non raccontando bugie».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

L’accostamento del sì ai fascisti

Lo scivolone olimpico del Pd arriva dopo un altro autogol comunicativo. A inizio mese infatti l’account del partito aveva associato il sì al fascismo: «CasaPound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota no», recitava il post lanciato con il video dell’adunata fascista a braccia tese che urla «Presente» ad Acca Larentia.

Minoranza dem sulle barricate

In quel caso però, oltre alla (chiamata) reazione di Fratelli d’Italia, era stata la minoranza interna dem ad alzare la voce. O, almeno una parte, perché il referendum sulla Giustizia è riuscito anche a spaccare i riformisti. Durissima Picierno: «La linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà sì al referendum del 22-23 marzo gravemente insultante e svilente», aveva dichiarato la vicepresidente dell’Europarlamento. «Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti». Sulla stessa linea Stefano Ceccanti: «È un gioco alla campagna chi delegittima di più gli altri individuando sostenitori ‘impresentabili’ nello schieramento altrui. Da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio come è ritenuto giustamente il Pd, anche da molti che non lo votano, no». Elisabetta Gualmini poi aveva definito l’iniziativa «il punto più basso di qualsiasi polemica politica. Quindi chi sosteneva la mozione Martina nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti». Rilievi e critiche che la segretaria che Elly Schlein aveva liquidato, come al solito, velocemente: «Fa discutere il fatto che CasaPound abbia detto in una nota che voterà sì al referendum e ha avviato una campagna con linguaggio violento dicendo “Falli piangere, vota sì”. Quindi noi abbiamo semplicemente ripreso un fatto oggettivo».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Le Olimpiadi invernali non stanno portando bene alla politica

Tornando al curling, va detto che queste Olimpiadi invernali non stanno portando granché bene alla politica. Il medagliere (bipartisan) delle figure barbine infatti si allunga ogni giorno di più. Prima il caso Petrecca che ha agitato e non poco il centrodestra, poi il post del Pd, senza contare gli innumerevoli selfie salviniani sulle piste con il vicepremier pronto a rubare la scena ai campioni. Ci si può consolare con l’iniziativa del tridente rosa leghista Cisint-Ceccardi-Sardone: «SI SCIA SENZA SHARIA». Un confronto pubblico, scrivono le tre europarlamentari, sui temi dell’islamizzazione dell’Europa organizzato per il 21 febbraio al Passo del Tonale. Con tanto di fiaccolata & rinfresco. Sofia Goggia e Federica Brignone, scansatevi.

Perché Francesca Albanese ha accusato il Corriere della Sera di diffamazione

«La critica è legittima. La diffamazione no. Il Corriere della Sera dovrebbe saperlo». Lo ha scritto Francesca Albanese su X, condividendo uno screenshot della homepage dell’edizione online del quotidiano, in cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati viene definita una «militante filo Hamas riuscita nell’impresa di unire Francia e Usa».

Cosa aveva detto su Israele all’Al Jazeera Forum di Doha

Tutto nasce dalle parole su Israele pronunciate da Albanese in videocollegamento col 17esimo Al Jazeera Forum di Doha, in Qatar, a cui avevano preso parte anche Khaled Mashaal, uno dei capi di Hamas, e il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi. La relatrice speciale dell’Onu aveva parlato di «nemico comune» per l’umanità, denunciando inoltre «un’inerzia globale» di fronte al conflitto in Medio Oriente e le vendite di armi allo Stato ebraico mantenute dall’Occidente.

La Francia chiederà le sue dimissioni al Consiglio dei diritti umani dell’Onu

Quanto all’impresa di unire Francia e Stati Uniti, evocata dal Corsera, Parigi ha reso noto che a seguito delle «oltraggiose e irresponsabili» su Israele chiederà ufficialmente le dimissioni di Albanese al Consiglio dei diritti umani dell’Onu del 23 febbraio. La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, ha spiegato il ministro degli Esteri transalpino Jean-Noel Barrot intervenendo all’Assemblea Nazionale, si è resa protagonista di dichiarazioni che «prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e nazione».

Perché Francesca Albanese ha accusato il Corriere della Sera di diffamazione
Francesca Albanese (Ansa).

Albanese è stata inserita nella lista del Dipartimento del Tesoro Usa

A luglio del 2025 gli Stati Uniti hanno inserito Albanese nella Specially Designated Nationals and Blocked Persons List dell’Ofac, agenzia del Dipartimento del Tesoro che controlla gli asset stranieri: l’iscrizione nella lista nera, che prevede sanzioni come il blocco dei beni e il divieto di effettuare transazioni bancarie, è solitamente riservata a terroristi, trafficanti e colpevoli di riciclaggio. La colpa di Albanese, prima persona all’interno delle Nazioni Unite sanzionata da uno Stato in 80 anni? Aver denunciato la situazione atroce della popolazione della Striscia di Gaza, bombardata incessantemente dall’esercito di Israele.

Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi

Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi
Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi
Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi

L’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych è stato squalificato dalle Olimpiadi di Milano Cortina poco prima della gara di giovedì 12 febbraio 2026. Al centro della decisione del Cio, il Comitato olimpico internazionale, la sua volontà di indossare un casco con raffigurati gli atleti e le atlete dell’Ucraina uccisi durante l’invasione russa. Un gesto che le autorità olimpiche gli avevano vietato, in quanto violava l’articolo 50 della Carta Olimpica che proibisce, in gara, «ogni tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale». L’alternativa che gli era stata proposta era quella di sostituire il casco con una fascia nera al braccio, ma lui aveva deciso di tirare dritto e non scendere a compromessi. Già durante le prove ufficiali di martedì e mercoledì aveva utilizzato il casco in questione, ribadendo che l’avrebbe indossato anche alle gare. Ma, poco prima che iniziassero, è arrivata la squalifica.

Sul caso era intervenuto anche Zelensky

Sulla vicenda era intervenuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta, questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in un evento sportivo. Semplicemente, ricorda a tutti il ruolo globale dello sport. E la missione storica del movimento olimpico: è tutto per la pace». Il Parlamento ucraino aveva anche approvato una risoluzione a sostegno di Heraskevych, ma evidentemente non è bastato.

Morta Maria Franca Fissolo Ferrero, vedova del fondatore del colosso dolciario di Alba

È morta Maria Franca Fissolo Ferrero, vedova di Michele, creatore della Nutella e fondatore dell’omonimo gruppo dolciario, ora guidato dal secondogenito Giovanni. Aveva 87 anni. A dicembre era stata nominata all’unanimità presidente onoraria a vita di Ferrero International.

Aveva sposato Michele Ferrero nel 1962

Nata a Savigliano (Cuneo) il 21 gennaio 1939, era stata assunta come traduttrice e interprete nell’azienda di Alba nel 1961. L’anno successivo il matrimonio con Michele Ferrero (scomparso nel 2015). Due i figli della coppia: Pietro, morto prematuramente in Sudafrica nel 2011 a causa di un malore, e Giovanni, attuale presidente del gruppo che conta su 36 stabilimenti produttivi e una presenza in oltre 170 Paesi, nonché uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato in 41,3 miliardi di dollari. Nel 2024 Maria Franca Ferrero era stata insignita del titolo di Cavaliere di gran croce al merito della repubblica italiana.

Trump, smacco al Congresso: il blocco dei dazi al Canada passa grazie ai repubblicani

Smacco alla Camera dei rappresentati per Donald Trump: la risoluzione che punta a cancellare i dazi della Casa Bianca per il Canada è passata grazie a sei deputati repubblicani, che si sono uniti in modo decisivo a quelli democratici, votando a favore dell’abolizione delle tariffe doganali. La mozione progressista è infatti passata con 219 sì e 211 no. Il testo deve ora essere approvato dal Senato: in caso dovesse essere adottato, sarebbe certamente oggetto di veto da parte di Trump e quel punto per l’adozione servirebbero i due terzi del Congresso, cosa quasi impossibile vista l’attuale maggioranza Gop in entrambe le Camere.

Trump, smacco al Congresso: il blocco dei dazi al Canada passa grazie ai repubblicani
Donald Trump (Ansa).

Le minacce di Trump prima del voto alla Camera

Il sì alla risoluzione, che non avrà dunque conseguenze fattuali, ha però un forte significato simbolico visto che dazi doganali sono la pietra angolare della politica economica della Casa Biaca. Lo dimostrano le minacce di Trump ai repubblicani “ribelli” prima del voto: «Affronteranno gravi conseguenze al momento delle elezioni, comprese le primarie». Tutto questo mentre è atteso da settimane il pronunciamento della Corte Suprema sulla legittimità dei dazi per i prodotti canadesi, imposti dall’Amministrazione Trump senza passare da Capitol Hill.

Chi sono i sei deputati repubblicani ribelli

I sei deputati repubblicani che non si sono fatti spaventare dalle minacce di ritorsione sono Don Bacon, Dan Newhouse, Brian Fitzpatrick, Lori Chavez-DeRemer, Mike Lawler e Juan Ciscomani. «Perché il Congresso non dovrebbe difendere la propria autorità indipendente? I dazi sono una tassa significativa sui consumatori, sui produttori e sugli agricoltori americani», ha dichiarato Bacon, membro della Camera dei Rappresentanti per il Nebraska. Newhouse ha affermato che i dazi hanno «danneggiato direttamente i cittadini e le imprese dello Stato di Washington», da cui proviene, confinante appunto col Canada.

Trump, smacco al Congresso: il blocco dei dazi al Canada passa grazie ai repubblicani
Don Bacon (Ansa).

I dazi si inseriscono in un contesto di forti tensioni col Canada

Trump ha imposto dazi del 25 per cento su tutte le importazioni da Canada e Messico e del 10 per cento su quelle dalla Cina ricorrendo all’International Emergency Economic Powers Act, legge federale del 1977 che conferisce al presidente Usa il potere di identificare qualunque minaccia abbia origine al di fuori degli Stati Uniti. Le tariffe doganali per i beni canadesi si inseriscono nel contesto di crescenti tensioni sull’asse Washington-Ottawa. Pochi giorni fa Trump ha affermato di voler bloccare l’apertura del ponte Gordie Howe che collegherà Detroit a Windsor, destinato a diventare un’arteria vitale per il commercio automobilistico nordamericano. Questo per forzare il governo di Mark Carney a concessioni su sicurezza e immigrazione, altro cavallo di battaglia della Casa Bianca.

Olimpiadi, il caso del post del Pd sul no al referendum con gli azzurri del curling

Sta facendo discutere il caso del video condiviso sui social dal Pd con gli azzurri del curling Stefania Constantini e Amos Mosaner per promuovere il No al referendum sulla giustizia. Il filmato mostrava il frame di una partita con i due atleti e le scritte “Il tuo no al referendum” e “La giustizia controllata dal governo” in corrispondenza delle pietre. Poche immagini che hanno fatto infuriare sia gli sportivi sia il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che a caldo con l’Ansa ha sbottato: «Resto sbalordito che si utilizzino immagini di atleti per promuovere una scelta politica. I nostri atleti sono in gara e sto aspettando per capire se fossero stati coinvolti, ma io resto esterrefatto da una cosa del genere».

Mosaner: «Non ho autorizzato l’uso di mie immagini per scopi politici»

Gli azzurri erano ignari di tutto, tanto che lo stesso Mosaner ha commentato: «In merito alla diffusione, sui canali social del Partito democratico, di un video che riprende immagini di una mia partita accompagnate da un messaggio di invito al voto per il referendum del prossimo 22 e 23 marzo, desidero precisare che non sono stato informato preventivamente dell’utilizzo di tali immagini né ho in alcun modo autorizzato l’associazione della mia performance sportiva a messaggi o iniziative di carattere politico. Chiedo che le immagini che mi ritraggono vengano rimosse da qualsiasi comunicazione che possa generare un collegamento, diretto o indiretto, tra la mia attività sportiva e iniziative di natura politica. Il mio impegno è e rimane esclusivamente sportivo, nel rispetto dei valori olimpici e di tutti coloro che mi seguono e sostengono».

Olimpiadi, il caso del post del Pd sul no al referendum con gli azzurri del curling
Olimpiadi, il caso del post del Pd sul no al referendum con gli azzurri del curling

La replica del Pd: «Era un meme, nessuna volontà di strumentalizzare»

A stretto giro è arrivata la replica del Pd: «Il post pubblicato qualche ora fa dall’account del Partito democratico utilizzava l’immagine di un evento sportivo che aveva avuto grande seguito, con un linguaggio comunicativo, quello del meme, che per sua natura funziona grazie alla sua semplicità e si inserisce in un contesto ironico. Non vi era nessuna intenzione di coinvolgere direttamente gli atleti nella campagna referendaria, di attribuire loro una posizione politica, né di strumentalizzare in alcun modo le loro prestazioni sportive, delle quali siamo, come tutti, orgogliosi. Appena abbiamo appreso della richiesta avanzata da Amos Mosaner e da Stefania Costantini, dispiaciuti che il post possa essersi prestato a fraintendimenti, è stato rimosso immediatamente».

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Scommettiamo che in pochi si sono resi conto che le Atp Finals di tennis andavano in onda in chiaro (una partita al giorno) sui canali della Rai dal 2021, cioè da quando il prestigioso torneo era sbarcato a Torino dopo tante edizioni, dal 2009 al 2020, alla O2 Arena di Londra.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Le ruggini della redazione sportiva Rai sul tennis

La Rai, obiettivamente, negli Anni 2000 aveva perso il filo del tennis, e la redazione sportiva mostrava parecchia ruggine, poiché da molto tempo racchette e palline erano una questione pay di Sky ed Eurosport, e in chiaro di Supertennis. Con nessuno, peraltro, che se ne era troppo lamentato, nonostante i successi del tennis femminile italiano.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
L’errore della Rai con lo Zverev sbagliato, a sinistra.

Ricordiamo ancora i promo in onda sui canali della tivù pubblica dove, tra i campioni protagonisti delle Finals, si mostrava erroneamente Mischa Zverev al posto del fratello Alexander Zverev, lui sì qualificatosi per Torino.

Il boom televisivo è arrivato nel 2023, grazie a Sinner

Le prime due edizioni, 2021 e 2022, furono piuttosto sfortunate perché fiaccate dal Covid, dalle limitazioni del pubblico sugli spalti e dal fatto che non ci fosse nessun italiano in campo. Il boom televisivo è arrivato nel 2023, con Jannik Sinner in finale (sconfitto da Nole Djokovic), e poi nel 2024 e 2025, con Sinner trionfatore affiancato nel 2025, in quota Italia, pure da Lorenzo Musetti, eliminato invece ai gironi.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Lorenzo Musetti alle Atp Finals 2025 contro Alcaraz (Ansa).

L’impalpabile Fiocchetti e quell’addio un po’ fuori contesto

La telecronaca Rai è stata affidata, per cinque anni, all’impalpabile Marco Fiocchetti, quello che, pochi secondi dopo il match point di Sinner su Alcaraz nella finale 2025, annunciò al mondo che se ne sarebbe andato in pensione (ma a chi interessava?), salutando mamma Rai dopo decenni di onorato servizio.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Marco Fiocchetti (da Instagram).

Il popolo degli appassionati, naturalmente, in questo periodo ha continuato a vedere le Atp Finals su Sky, che ha i diritti pay per tutte le partite del torneo. E sarà così anche per le prossime stagioni.

La Rai pagava solo 1 milione di euro all’anno

Alla grande massa generalista, invece, dovranno parlare i telecronisti di Mediaset che dal prossimo novembre, e almeno fino al 2028, ha acquisito i diritti in chiaro delle Atp Finals (otto partite in chiaro, una al giorno) versando alla Atp circa 4 milioni di euro all’anno. Una cifra molto superiore a quella pagata dalla Rai (1 milione di euro all’anno), che però aveva sottoscritto l’intesa con Atp in anni precedenti al boom del tennis in Italia.

La concorrenza di Dazn sul calcio e i conti di Publitalia

Essendo scaduto il contratto a fine 2025, anche Rai, ovviamente, aveva rilanciato mettendo sul piatto cifre superiori. Ma non sufficienti a raggiungere l’offerta Mediaset. E tra l’altro ora sembra in difficoltà anche sui Mondiali di calcio, con Dazn pronta a comprare i diritti di alcune partite, come rivelato da Calcio e finanza. Di sicuro in Publitalia le stime ritengono che le Atp Finals, sui canali del Biscione, siano in grado di portare in cassa una raccolta attorno agli 8 milioni di euro a edizione. In effetti il tennis, con tutte le sue pause ogni due game, si presta molto all’inserimento di break pubblicitari, a differenza del calcio dove, invece, si fatica a raccogliere un milione di euro anche per le partite di cartello.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Jannik Sinner in posa col trofeo delle Atp Finals (foto Ansa).

Alberto Brandi ora dovrà pensare a come allestire la squadra

Il numero uno dello sport di Mediaset, Alberto Brandi, dovrà ora decidere chi scegliere per le telecronache. Nelle ultime occasioni in cui il Biscione era stato chiamato in causa per il tennis (match in chiaro degli Internazionali d’Italia a Roma), il commento delle gare era affidato a Giampaolo Gherarducci (che però ora non fa più parte della redazione Sportmediaset, essendosi trasferito a TgCom24) e a Riccardo Trevisani, con Francesca Schiavone a fare da “spalla” tecnica.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Lo studio era condotto da Lucia Blini, con Federico Mastria inviato sui campi per interviste e commenti. C’è tempo fino a novembre per creare la nuova squadra, selezionando un nuovo telecronista principale e un talent maschile da affiancare alla Schiavone.

L’antica tradizione di Mediaset, con gli Us Open commentati da Rino Tommasi

In effetti Mediaset vanta un’antica tradizione tennistica, con le esclusive degli Us Open commentate da Rino Tommasi nei primissimi Anni 80 (quelle lunghe notti davanti a Canale 5 a guardare Björn Borg perdere regolarmente da John McEnroe o Jimmy Connors), il Torneo Olio Cuore di Milano, le finali Wct di Dallas. Tradizione che poi è stata chiusa in un cassetto per oltre 30 anni, quando il tennis è diventato un prodotto televisivo sostanzialmente pay.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Rino Tommasi e Sandro Piccinini nel 2006 (foto Imagoeconomica).

E anche se 4 milioni di euro per otto partite possono sembrare molti (nonostante le ottimistiche previsioni di Publitalia), si può dire che un gruppo come Mediaset ha bisogno adesso di riaccendersi sullo sport, settore un po’ troppo trascurato negli ultimi anni.

Poste italiane, il dietro le quinte dello spot per le Olimpiadi 2026

Al Teatro 18 di Cinecittà, a Roma, ha preso forma lo spot di Poste Italiane dedicato alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Il Gruppo è premium logistics partner dell’evento. Un mese di preparazione tecnica, due giorni di riprese e oltre 50 professionisti coinvolti tra attori e atleti professionisti in varie discipline invernali. Il TgPoste ha dedicato un servizio per mostrare il dietro le quinte delle registrazioni, realizzate con l’utilizzo di 110 sacchi di neve sparata su una superficie di 500 metri quadri. Grazie anche all’intelligenza artificiale è stato realizzato un fondale con una risoluzione 18K per ricreare le condizioni di illuminazione delle Dolomiti in maniera ultra realistica, modificabile e personalizzabile in base alle esigenze di scena. Sullo sfondo, in continuità con quanto fatto nel 2025, torna la grande musica italiana con il brano Ci vuole un fisico bestiale di Luca Carboni, scelto come voce pensiero del protagonista, Giacomo di Poste italiane. Di seguito il video.