Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Alberto Mina con Roberto Formigoni nel 2011 (foto Imagoeconomica).

La notizia data da L43 e poi uscita un po’ ovunque

Noi di Lettera43 siamo stati i primi a dare conto dei movimenti in corso. Poi è arrivata anche Prima Comunicazione, successivamente la notizia è rimbalzata su Policy Maker, iMille, Professione Reporter, AVIONEWS e altre pubblicazioni di settore, fino alla conferma arrivata attraverso dichiarazioni dello stesso Pandini, riportate da Il Foglio, e di Mina che ha pubblicato il suo nuovo incarico su LinkedIn.

Nulla di illegittimo, naturalmente. Professionisti che cambiano ruolo e passano dalla politica alle aziende esistono da sempre. Il punto, semmai, è ciò che accade quando un mercato intero sembra conoscere il nome del vincitore mentre la selezione è ancora formalmente aperta.

Più che una caccia al migliore, si legittimano solo scelte politiche

Nessuno può dire con certezza che la scelta fosse stata presa in anticipo. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove che oggi non esistono. Anche se i sospetti sono tanti. Ma che percezione si genera tra i candidati coinvolti? Come ci rimarreste di fronte a una procedura che formalmente continua mentre giornali, addetti ai lavori e ambienti istituzionali danno ormai per acquisito un esito? Hai voglia a considerare quella selezione come una vera competizione. Addio caccia al migliore, siamo di fronte a una ricerca di legittimazione di scelte politiche e non meritocratiche.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

Così i cacciatori di teste diventano notai di un rituale burocratico

Ma allora gli head hunter che ci stanno a fare? Dovrebbero rappresentare il mercato, il merito, la competizione tra competenze. Solo che così questi cacciatori di teste finiscono per essere percepiti come i notai di decisioni già maturate altrove. Eppure non stanno certo con le mani in mano: chiamano professionisti qualificati, raccolgono candidature, organizzano colloqui, producono report, costruiscono shortlist. Solo che l’intero esercizio rischia di ridursi a un sofisticato rituale burocratico.

De Biasio e Pandini, si vede lo zampino della Lega

Poi il caso Enav è anche politico. Pandini proviene direttamente dall’ufficio del ministro Salvini. De Biasio è da anni considerato vicino all’universo leghista, e del resto nel 2019 il Capitano celebrò personalmente il suo matrimonio civile, come ampiamente documentato dai giornali dell’epoca. Nessuno di questi elementi è una prova di interferenza politica, però unendo i puntini…

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Igor De Biasio (foto Imagoeconomica).

La credibilità del sistema non ne esce rafforzata…

Alla fine, chi ottiene l’incarico “si sistema” con comodi ritmi aziendali invece degli stress totalizzanti della politica. Però la credibilità del sistema ne esce malconcia. Se un manager investe giorni di lavoro per partecipare a una selezione che – sotto sotto – potrebbe essere già orientata, la fiducia nel mercato evapora. E al prossimo giro sarà dura convincere i migliori professionisti a partecipare. Che finaccia, quella degli head hunter: dovevano essere cacciatori di talenti, si sono ridotti a fare i direttori di casting di una rappresentazione dal finale già scritto.

Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole

“Furti di cavi da parte di ignoti”: niente da fare, a Matteo Salvini non ne va bene una, né come capo della Lega (mentre i sondaggi registrano i primi sorpassi da parte di Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e nemmeno come ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Poche ore dopo aver sgominato il gruppo di anarchici che metteva a rischio la circolazione ferroviaria, ecco che qualche ladruncolo di rame ha messo in ginocchio i treni. Federconsumatori ha rigirato il coltello nella piaga sciorinando gli impietosi dati del 2026: «In quattro mesi, ogni mese, sei giorni su 30 il servizio funziona regolarmente, mentre nei restanti 24 giorni si registrano disagi di varia entità che ricadono sistematicamente sui cittadini, in particolare su lavoratori, pendolari e soggetti con minore flessibilità negli spostamenti». Non solo, ci mancavano le frasi scritte su Il Foglio e nate da una conversazione tra Carmelo Caruso e Simonetta Matone, con l’esponente leghista che ha detto chiaramente cosa succede tra Luca Zaia e Salvini. La voglia di scappare è tanta, da parte di deputati e senatori eletti nelle liste del Carroccio, e Caruso ha riportato queste parole di Matone: «Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia che mi ha fatto votare in un seggio gioiello». Un messaggio per chi vuole capire quale potrebbe essere la destinazione…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Simonetta Matone con Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Calta ordina, Il Messaggero esegue

Francesco Gaetano Caltagirone lo aveva detto chiaramente, nel suo discorso a Villa Miani, che a Roma vale come quello del “predellino” fatto da Silvio Berlusconi: parlando di tasse, con la voce bene impostata, Calta ha sentenziato lentamente, davanti al sindaco di Roma Roberto Gualtieri seduto accanto ad Azzurra Caltagirone: «Faccio un esempio, piazza Navona. I ristoratori occupano lo spazio pubblico con tavolini all’aperto. Quello spazio è il più ambito. Il cliente lo preferisce. Il canone che il ristoratore versa non riflette questo valore. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all’aperto vale 100». È passato solo qualche giorno, giusto il tempo per fare un’inchiesta approfondita, ed ecco che giovedì 18 giugno sulla prima pagina de Il Messaggero è apparso un titolone: “Centro di Roma, giungla dehors. Evasione e anarchia dei tavolini: 4 su 10 non pagano il (poco) dovuto”, con la firma tra l’altro del neo caporedattore dell’economia. Sembra quasi uno “sbobinato”, come si diceva una volta, delle parole dell’editore, fatto sta che il diktat caltagironiano ora è diventato notizia. Il testo? «Il suolo è pubblico. Come pure il disagio. Il profitto, invece, è privato. Uno scandalo che si consuma impunito tra un pranzo e una cena, con l’intermezzo di uno spritz o di un gin tonic». Pare molto difficile scoprire le differenze tra l’articolo giornalistico e le frasi della proprietà…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
L’inchiesta del Messaggero sui dehors.

Sindrome da Bourlot

È uno «del giro di Raffaele Ranucci», il potentissimo braccio destro di Francesco Gaetano Caltagirone: e così ecco un nuovo acquisto in Campidoglio, che risponde al nome di Giuseppe Cornetto Bourlot, che ha ricevuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri l’incarico di collaborazione, a titolo gratuito, «a supporto delle attività di sviluppo economico, attrazione degli investimenti e promozione del mecenatismo». Gualtieri sta allargando la sua schiera di amici anche nel mondo dell’economia, e questa nomina è stata voluta fortemente, con l’obiettivo di rafforzare «il posizionamento internazionale di Roma Capitale», per promuovere la capacità della città di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di sviluppo economico. Non solo: tra i compiti di Cornetto Bourlot c’è la promozione e il coordinamento di progetti di fundraising, mecenatismo e partenariato pubblico-privato destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, musicale e architettonico della città. Classe 1960, Cornetto è stato presidente dell’agenzia di stampa Askanews, cara alla famiglia Abete, e siede nel cda della casa editrice di Internazionale, nel ruolo di vicepresidente.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Giuseppe Cornetto Bourlot (foto Imagoeconomica).

Ruini e quel filo diretto con Letta

È morto il cardinale Camillo Ruini, e con lui se ne va un pezzo della storia italiana, quella della Seconda Repubblica. Con tanto di funerale nella basilica di San Pietro, celebrato da papa Leone XIV. «Quel prete di Sassuolo che si chiamava don Camillo»: una coincidenza straordinaria, perfetta, per ricordare la serie fortunata di film con protagonisti Peppone e don Camillo, che deve aver ispirato anche Silvio Berlusconi e il centrodestra, contribuendo a schierare gran parte dell’elettorato cattolico verso Forza Italia, e non solo, pur di «combattere i comunisti». I contatti personali con Berlusconi erano pochi, perché Ruini il filo diretto lo aveva con Gianni Letta: due super mediatori, che potevano dialogare avendo alle spalle due big, perché uno parlava a nome di papa Giovanni Paolo II, e l’altro era il plenipotenziario del Cavaliere. Ruini esercitava il potere senza averne paura, una sorta di Richelieu che aveva la fortuna di essere italiano con un pontefice straniero, polacco, anti-comunista. Per uno come Ruini «la gioiosa macchina da guerra» evocata da Achille Occhetto da segretario del Pds bisognava solo combatterla.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Camillo Ruini con Silvio Berlusconi e Gianni Letta (foto Imagoeconomica).

Sondaggi politici, primo sorpasso di Vannacci su Salvini

Dopo l’aggancio, infine è arrivato anche il sorpasso di Roberto Vannacci su Matteo Salvini. L’ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 sulle intenzioni di voto vede infatti Futuro Nazionale al 5,9 per cento (+1,5 punti rispetto al 29 maggio) e la Lega al 5,8 per cento (in calo di un decimo percentuale). Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8 per cento (+0,1). In crescita di mezzo punto il Partito democratico, che sale al 22,2 per cento. Male il Movimento 5 stelle, che perde l’1,4 per cento e scende dal 12,1. Bene invece Forza Italia all’8,2 per cento e Alleanza Verdi Sinistra al 6,8: in entrambi i casi il sondaggio registra un +0,4. Lieve calo (-0,1) poi per Azione, che si attesta al 3,1 per cento, e per Italia Viva, al 2,1 per cento.

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.

Alta Velocità ancora in tilt: «Furto di cavi da parte di ignoti»

Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.

Puglia, si dimette l’assessora Starace indagata per concussione

L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, si è dimessa. «Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia», ha dichiarato. «Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche», ha aggiunto. «Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato».

Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”

Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.

Maturità, le tracce della prima prova

Primo giorno di esami di Stato per i 527.747 maturandi d’Italia. Si parte, come sempre, con il tema. Le tracce, comuni a tutti gli indirizzi di studio, sono in tutto sette, divise in tre tipologie diverse: due analisi del testo (uno poetico e l’altro in prosa), tre di testo argomentativo e due di attualità. Eccole.

Le analisi del testo (poesia e prosa)

Una delle due analisi del testo proposte ai maturandi riguarda la poesia Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, che parla dell’amore non ricambiato per l’attrice statunitense Constance Dowling. L’altro brano proposto, in prosa, è tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, diario nel quale lo scrittore espresse riflessioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.

Maturità, le tracce della prima prova
Studenti pronti a sostenere l’esame di Stato (Ansa).

Le tracce di tipo argomentativo

Le tracce di tipo argomentativo sono tre. La prima riguarda l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, pronunciato il 26 giugno 1946 a Montecitorio. Agli studenti viene chiesto di individuare gli «altri doveri» che per Saragat sovrastavano l’Assemblea costituente e di spiegare per quale motivo la democrazia «è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo» e a quali eventi si riferiva Saragat con l’espressione «pesante eredità di miserie e di dolori». Un’altra traccia di tipo argomentativo è un brano tratto dal libro Alzarsi all’alba di Mario Calabresi. C’è poi un passaggio dal libro Te lo dico con parole tue di Piero Bianucci, volume che passa in rassegna le diverse forme giornalistiche e affronta argomenti delicati come la scelta delle fonti e l’etica professionale di chi scrive.

Le proposte legate all’attualità

Per quanto riguarda le tracce di attualità, uno di due temi proposti ruota attorno al concetto di “incanto”. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia” e apparso su Internazionale a gennaio. Tra le proposte ai maturandi per la prima prova scritta, infine, c’è un brano tratto da I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere di Frank Furedi.

Trump: «Ho firmato il memorandum d’intesa con l’Iran»

«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho firmato a Versailles». Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. La Cnn ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo firmato dal tycoon agli iraniani. «Domenica il memorandum è stato firmato digitalmente da Vance e Ghalibaf alla presenza di Trump. Ora è stato firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian», ha spiegato un funzionario. Il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma.

Sempio, la madre ricoverata d’urgenza per overdose da farmaci

Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»

È pronta l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa che ha chiuso il G7 di Evian. «Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello stretto e proteggere le navi mercantili», ha spiegato il capo dell’Eliseo, definendo la ripresa del libero transito la «pietra angolare» dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. All’iniziativa, che scatterà se arriverà una richiesta in tal senso, hanno dato la disponibilità «una ventina di Paesi».

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni: «Italia pronta a fare la propria parte»

Sulla questione si è espressa anche Giorgia Meloni: «Ora è importante lavorare per la sua attuazione a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando le necessarie autorizzazioni che sono dovute e richieste in questi casi».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra

Per ora c’è la foto. Poi si vedrà. Il selfie campolarghista, ma non campolarghissimo, diffuso martedì 16 giugno immortala – sorridenti, incamiciati e incravattati – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro leader della sinistra-sinistra, seduti al tavolo di un’osteria a due passi da Campo de’ Fiori e illuminati da luci soffuse, hanno annunciato grandi novità per l’8 e il 15 luglio. Vedremo. Intanto il solito Carlo Calenda ha immediatamente fatto notare la mancanza della quarta (?) gamba della possibile coalizione. E cioè Matteo Renzi. «Era sotto il tavolo?», ha commentato sarcastico il leader azionista.

«E perché dovremmo essere arrabbiati?», ha risposto il senatore di Rignano. «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare». Insomma, ha continuato il capo di Italia viva: «Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo MeloniSalviniVannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Matteo Renzi (Ansa).

La madre di tutte le foto di gruppo: Vasto 2011

C’è da dire che il format “foto di gruppo” al centrosinistra è sempre piaciuto. Anche se di solito non porta benissimo. Il pensiero va alla matrice del genere: Vasto, 2011. In posa allora c’erano Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, i protagonisti dell’alleanza a tre che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere il nucleo del Nuovo Ulivo. L’idillio durò pochi mesi. Il resto è storia.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro a Vasto nel 2011 (Ansa).

Renzi & Bersani versione Blues Brothers

Due anni dopo, è rimasto agli annali lo scatto dell’armistizio tra Matteo Renzi in versione rottamatore e Bersani. A Firenze, nell’allora teatro tenda Obihall, ora Teatro Cartiere Carrara, davanti a più di 2 mila militanti del Pd il sindaco e il segretario del partito, dopo un faccia a faccia a Palazzo Vecchio, si fecero immortalare sul palco mentre risuonavano le note di Everybody Needs Somebody to Love dal film Blues Brothers. La photo opportunity della tregua venne particolarmente apprezzata da Vendola: «Cari Bersani e Renzi siete stati davvero bravi. Finalmente ricominciamo a parlare all’Italia dopo 20 anni di berlusconismo. Ora tocca a noi», twittò l’allora governatore della Puglia. Anche in questo caso, sappiamo com’è finita tra i due duellanti.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a Firenze nel 2013 (Imagoeconomica).

I moschettieri europei in camicia bianca

Nel settembre 2014, in pieno renzianesimo (40,8 per cento alle Europee), il Bomba lanciò il “patto del tortellino“, un asse per imprimere all’Unione europea una sferzata a sinistra. Alla Festa dell’Unità di Bologna salì sul palco con i moschettieri progressisti europei, tutti con le camicie bianche d’ordinanza: il socialdemocratico Achim Post, segretario del Partito socialista europeo, il leader laburista olandese Diederik Samsom, il segretario socialista spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro francese Manuel Valls. Anche questa foto non portò fortuna. Valls si dimise per candidarsi alle Primarie in vista della corsa all’Eliseo, ma venne sconfitto. Post già allora non brillava nella Spd. Samsom tramontò. Sanchez, ora di nuovo primo ministro, finì in minoranza nel Psoe dimettendosi anche da deputato. E Renzi? Be’, Renzi venne affossato dal referendum costituzionale.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Da sinistra Achim Post, Pedro Sánchez, Matteo Renzi, Manuel Valls e Diederik Samsom alla festa nazionale dell’Unità di Bologna del 2014 (Ansa).

I giallorossi in posa a Narni

E poi c’è la foto di Narni del 2019. I due leader della maggioranza giallorossa, il dem Nicola Zingaretti e il pentastellato Luigi Di Maio, posarono per la prima volta insieme in occasione della chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Umbria. Con loro c’era il candidato civico Vincenzo Bianconi, il premier Giuseppe Conte e il segretario di Leu Roberto Speranza. Il segretario Pd commentò: «Stiamo insieme perché amiamo l’Italia anche se siamo diversi». Bianconi perse contro Donatella Tesei, Di Maio lasciò il M5s e Zingaretti è volato in Europa. Mentre Pd, M5s e sinistra sono ancora lì, in posa.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Roberto Speranza, Nicola Zingaretti, Vincenzo Bianconi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte nel 2019 a Narni (Ansa).

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo

È spuntato un piano B per il finanziamento da 11 miliardi di euro che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin, finanziaria di famiglia a capo di EssilorLuxottica e con partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit, acquisendo le quote dei fratelli Luca e Paola. Le trattative con il pool di banche avrebbero registrato un rallentamento, sia per il risiko bancario sia per la mancata quadratura del cerchio sui termini complessivi dell’operazione. Perciò, come spiegano il Sole 24 Ore e l’Ansa citando fonti vicine al dossier, LMDV Capital – holding di investimento di Delvecchio – avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit: tra essi anche il colosso statunitense Apollo Global Management, uno dei principali fondi a livello mondiale.

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Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo
Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa).

Un fondo offrirebbe condizioni diverse rispetto alle banche

Sarebbe al momento questa la pista privilegiata. Un fondo come Apollo, infatti, offrirebbe condizioni diverse (leggasi più vantaggiose) rispetto alle banche: contratti più flessibili e una durata del prestito fino sette anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario. L’operazione, aggiungono le stesse fonti dell’Ansa, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare. Alcune delle banche del consorzio originario, su tutte UniCredit, resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni.

Ue, Costa ha avviato contatti con la Russia per colloqui sull’Ucraina

L’ufficio del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, a quanto si apprende da fonti Ue, nelle ultime settimane ha avviato brevi contatti per aprire canali di comunicazione con la Russia, nel tentativo di coinvolgere il presidente russo Vladimir Putin in discussioni su una possibile conclusione della guerra in Ucraina. Nel corso di questi contatti, anticipati oggi da Bloomberg, non si è discusso di questioni di merito. Le fonti sottolineano che «l’Ue ha interessi specifici che dovranno essere difesi, pertanto è importante disporre di canali diplomatici consolidati con la Russia. L’Ue, in questi colloqui, non è un mediatore».

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia

Cambio della guardia al vertice di Dazn Italia. Dal primo luglio Andrea Faelli assumerà l’incarico di amministratore delegato subentrando a Stefano Azzi, che – riporta Calcio e Finanza – si appresta a passare a Enel dopo quattro anni al timone della divisione italiana della piattaforma di sport in streaming. Faelli ha lasciato di recente la carica di ceo di Entain, società che opera in Italia con il marchio Eurobet.

Chi è Faelli, nuovo amministratore delegato di Dazn Italia

Tra il 2003 e il 2009 Faelli ha ricoperto prima il ruolo di business unit director e poi di commercial director in Lottomatica (ora Brightstar). Dopo alcuni anni all’estero, che lo hanno visto ricoprire ruoli di vertice in Gtech e bwin, ha fatto ritorno in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director e poi come amministratore delegato di Entain per i mercati di Italia, Belgio, Grecia e Francia.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia
Stefano Azzi (Imagoeconomica).

Azzi guidava Dazn Italia dal 2022: passerà a Enel

Approdato a Dazn Italia dopo una significativa carriera in Tim, Azzi era stato nominato ceo della piattaforma di sport in streaming a marzo del 2022. Sotto la sua gestione è stato negoziato e siglato il nuovo accordo quinquennale riguardante i diritti tv della Serie A, valido fino al 2029. In Enel ritroverà Flavio Cattaneo, con cui aveva già lavorato in Tim.

Il monito di Trump all’Iran: «Pronto a sganciare bombe se non si comporta bene»

A due giorni dalla firma in Svizzera dell’accordo tra Washington e Teheran, Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran. «Non è un testo finale, è un memorandum d’intesa. E se non mi piacerà, se non si comporteranno bene, ricominceremo a sganciare bombe sulle loro teste. Perché si sono comportati male per 47 anni», ha affermato il presidente americano nel corso di un bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fatah Al-Sisi, a margine del vertice G7 di Evian.

Trump: «L’accordo è ottimo per molte ragioni»

«È un ottimo accordo per molte ragioni, ma la prima, con una probabilità del 99,9 per cento, è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare, e non si può dare all’Iran un’arma nucleare. Non la avrà mai», ha aggiunto Trump. E poi: «Nessuno sa esattamente cosa preveda, ma è molto solido. E la maggior parte delle persone sembra molto contenta. Chi è veramente contento è il mercato, perché è salito di migliaia di punti negli ultimi quattro o cinque giorni da quando si è saputo dell’accordo. Lo stretto di Hormuz sta per essere riaperto, è già parzialmente aperto, e sarà completamente aperto nei prossimi uno o due giorni, e il mercato è impazzito, il petrolio è crollato a 73-74 dollari e si sta avvicinando molto al livello pre-crisi».

Approvato il nuovo regolamento Ue sui rimpatri, cosa prevede

Il Parlamento Ue ha approvato in via definitiva le modifiche alla politica europea sui rimpatri dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue. Il regolamento, approvato con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, mira ad accelerare le procedure di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue. In base alle modifiche, una decisione di rimpatrio emessa dalle autorità nazionali competenti nei confronti di un cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato. Ora il testo dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale prima di entrare in vigore.

Obbligo di cooperazione e trattenimento

I cittadini di paesi terzi soggetti a una decisione di rimpatrio saranno tenuti a cooperare con le autorità. Ai fini della preparazione del rimpatrio, questi potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza. Il trattenimento dovrà essere disposto da un’autorità amministrativa o giudiziaria e potrà durare fino a 24 mesi. Sarà inoltre possibile una proroga fino a sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un paese terzo. Se il cittadino si sposta in un altro paese Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento. Gli Stati membri potranno inoltre imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato. In alternativa al trattenimento, potranno essere previste misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico.

Accordi con paesi terzi per l’accoglienza dei rimpatriati

Sarà possibile trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso i cosiddetti “centri di rimpatrio” situati nel territorio di un Paese terzo che accetti di accoglierli, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro dell’Ue. Tali accordi potranno essere conclusi solo con paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento.

Regno Unito, Streeting sfida Starmer: ma il principale avversario del premier è Burnham

Auspicando una rapida soluzione «all’incertezza e alla paralisi» politica del Regno Unito, l’ex ministro della Sanità britannico Wes Streeting ha dichiarato di essere pronto ad avviare una competizione per la leadership del Partito Laburista, con l’obiettivo di sostituire il sempre più traballante Keir Starmer come premier già dalla prossima settimana.

Regno Unito, Streeting sfida Starmer: ma il principale avversario del premier è Burnham
Keir Starmer (Ansa).

Streeting avrebbe il sostegno di 81 parlamentari

Intervenuto a BBC Newsnight, Streeting ha affermato di avere il sostegno degli 81 parlamentari laburisti necessari per avviare la sfida, «da iniziare il prima possibile». La replica di Starmer, impegnato nel G7 di Evian, non si è fatto attendere. Il premier britannico ha messo in chiaro che farà di tutto per rimanere al suo posto: «Non credo che ci debba essere una competizione, perché ritengo che sarebbe una cosa negativa per il Paese. Ma se ci sarà, intendo combattere qualsiasi tentativo di sfidare la mia leadership».

Regno Unito, Streeting sfida Starmer: ma il principale avversario del premier è Burnham
Andy Burnham (Ansa).

I bookmakers continuano però a puntare su Burnham

Streeting non è l’unico politico che punta alla leadership labour e, dunque, a Downing Street. E non è nemmeno il favorito nella corsa alla sostituzione di Starmer. In pole c’è infatti Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester e attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato appunto come favorito dai bookmakers, non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe però tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) in caso di vittoria nelle elezioni suppletive a Ashton-in-Makerfield, che giovedì 18 giugno assegneranno il seggio lasciato strategicamente vacante da suo alleato Josh Simons. Di fatto, il destino del primo ministro britannico e la direzione del Partito Laburista sono nelle mani di un elettorato composto da appena 76 mila persone.

Regno Unito, Streeting sfida Starmer: ma il principale avversario del premier è Burnham
Manifesto elettorale pro-Burnham (Ansa).