La Serie A trema sui diritti tivù: quanto intascherà nel quinquennio 2029-2034?
Nel 2027 verrà aggiudicato il bando per i diritti tivù della Serie A di calcio del quinquennio 2029-2034. E la grande preoccupazione dei club italiani è di non riuscire a confermare i 900 milioni all’anno del quinquennio 2024-2029 assicurati da Dazn (700) e Sky (200). Diritti aggiudicati nell’ottobre 2023, con un’Inter fresca finalista della Champions League persa di misura contro il Manchester City di Pep Guardiola. Ora, invece, sembrano davvero lontane le prospettive di squadre italiane nelle fasi finali della massima competizione europea per club.

Parlando con operatori vicini alle trattative, pare di capire che a questo giro la cifra massima che Dazn e Sky saranno disposti a versare non supererà i 700 milioni complessivi all’anno. Vediamo se il bando riuscirà a proporre tante soluzioni esclusive, in grado di massimizzare gli incassi, con per esempio una partita su Prime Video, una su Netflix, una in chiaro, alcune a Dazn, altre a Sky. Facendo però impazzire i tifosi, costretti a una miriade di abbonamenti.
In Francia i grandi broadcaster si sono tirati indietro
Ma il dramma vero sarebbe invece se, come già accaduto in Francia, i grandi broadcaster rinunciassero a fare offerte o addirittura si ritirassero dai contratti in essere, costringendo la Lega Serie A ad attuare la minaccia fantasma balenata da decenni, ossia il fantomatico canale della Lega, con esiti simili alla Francia: una Ligue 1 passata in pochi anni dai 750 milioni ai 184 milioni di euro annui della stagione 2025-26.
Non è solo questione di scarsa competizione nel campionato
Un tracollo del genere del prezzo di mercato dei diritti televisivi del calcio non si può attribuire solo al fenomeno francese, tirando in ballo il fatto che in Ligue 1 esista un’unica squadra di calcio, il Paris Saint-Germain, con pochissima competizione (12 degli ultimi 14 campionati vinti dal club di Parigi): perché, appunto, il dominio del Psg dura da 14 anni, mentre il flop francese nei ricavi dei diritti tivù è recente, e avvenuto, peraltro, in concomitanza col trionfo europeo della squadra allenata da Luis Enrique (vittoria delle ultime due edizioni della Champions) e con l’esplosione di tantissimi talenti francesi sparsi in molti club continentali.

Insomma, il calcio transalpino è cool, è zeppo di campioni, eppure nessuno vuole pagare più di tanto per vederlo. E allora perché, di grazia, uno dovrebbe invece spendere 40-50 euro al mese per lo spettacolo assicurato dalla Serie A italiana? Certo, la competitività è maggiore, e dal 2019-20 nessuna squadra bissa il successo in campionato (si sono succeduti Inter, Milan e Napoli, alternandosi). Ma la qualità della Serie A è crollata: ed è sufficiente dare un’occhiata ai 30 finalisti del Pallone d’oro per averne un’idea.
La penuria di calciatori di alto livello internazionale in Serie A
Nel 2026 c’è un solo calciatore italiano o che gioca nel campionato italiano: Lautaro Martinez. Non era mai successo in tempi recenti, e nell’ultimo decennio la media era stata di quattro-cinque calciatori, con l’eccezione del 2021 con addirittura nove tra italiani e calciatori che giocavano nel nostro campionato in Top 30, soprattutto grazie all’Europeo vinto dalla Nazionale di Roberto Mancini.

Ora, la classifica del Pallone d’oro non è tutto, ma è sicuramente un buon indicatore: la Francia, nella Top 30 del 2026, ha 14 calciatori francesi o che giocano in Ligue 1, e ne poteva contare 11 nel 2025 (l’anno in cui il Psg travolse in finale di Champions l’Inter 5-0). Se la Ligue 1 e i francesi, con tutta questa qualità in campo, valgono 184 milioni di euro all’anno, quanto può valere, quindi, la Serie A dove scorrazza ancora da protagonista il 41enne Luka Modric?

I club italiani stanno già accendendo candele in chiesa, tenuto conto che neppure i vari over-the-top alla Amazon o Netflix sembrano interessati a svenarsi per la competizione tricolore. E anche i progetti che parlano di 500 milioni di euro all’anno dai diritti internazionali della Serie A sembrano più che altro auspici di buona sorte. Chi mai potrebbe essere interessato, oltre confine, alle partite del campionato italiano nelle quali non gioca praticamente nessuna stella mondiale?
La nuova linea Orsato se non altro ha ravvivato lo spettacolo
L’unica possibile via di salvezza sembra essere la svolta impressa dal designatore degli arbitri Daniele Orsato, che grazie alle nuove regole ha diminuito le interruzioni per il Var e fatto aumentare il tempo effettivo delle partite, rendendole più avvincenti e soggette a piogge di gol e ribaltoni di risultato, soprattutto nei minuti finali. Basterà però per recuperare appeal?

Piccola chiosa finale: dal 2016 al 2026 solo quattro calciatori italiani sono entrati due volte nella Top 30 del Pallone d’oro: Gianluigi Buffon (2016 e 2017), Leonardo Bonucci (2017 e 2021), Nicolò Barella (2021 e 2023) e Gigio Donnarumma (2021 e 2025). Una volta, invece, Giorgio Chiellini e Jorginho, nel 2021. Stop.


































