Fabrizio Corona stasera sarà ospite del “Gran Premio Città di Corridonia”, che si terrà all’Ippodromo Martini nella località del Maceratese. Fin qui niente di strano: si tratta di un personaggio in grado di attirare molto pubblico. Come evidenzia Dagospia, però, la presenza di Corona stona con quella del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste tra gli sponsor dell’evento. La premier Giorgia Meloni, leader del partito del ministro Francesco Lollobrigida nonché sua ex cognata, è infatti al momento in causa proprio con Corona.
La locandina dell’evento.
Perché Meloni ha querelato Corona
Meloni sarà sentita il 28 settembre come persona offesa nel processo per diffamazione aggravata a carico di Corona: il procedimento è scaturito dalla querela che la premier e il deputato (ex Fratelli d’Italia) Manlio Messina hanno sporto contro Mr Falsissimo per un articolo pubblicato su Dillingernews.it il 20 ottobre 2023 dal titolo: “E se il cuore di Giorgia Meloni fosse già occupato? Dalla Sicilia ci raccontano che..”. Nel pezzo veniva ipotizzata una relazione tra i due dopo la rottura con Andrea Giambruno. Dopo tutto questo, sorge una domanda: la presidente del Consiglio sarà contenta dell’ospitata di Corona a Corridonia?
Francesco Lollobrigida e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.
La confessione di Lavitola dopo l’arresto
Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.
Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.
Violenta esplosione nello stabilimento dell'ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della 'Knds Ammo Italy', a Colleferro. L'azienda produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. I… pic.twitter.com/N8thD1f5dc
Il ddl sul primo soccorso promosso dall’ex calciatore della Fiorentina (oggi al Watford) Edoardo Bove, colpito da arresto cardiaco in campo nel dicembre 2024, è fermo al palo: il provvedimento ha concluso il suo iter in commissione al Senato il 13 maggio, ma da allora il Ministero dell’Economia e delle Finanze non è ancora riuscito a reperire i cinque milioni di euro necessari per introdurre la formazione sul primo soccorso nelle scuole.
Edoardo Bove (Imagoeconomica).
L’amarezza di Bove: «Quanto vale una vita umana?»
«Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali», ha detto Bove intervistato da Repubblica, sottolineando che «è frustrante pensare che si rischia di buttare tutto il lavoro fatto». Il ddl punta a rendere obbligatoria la formazione sul primo soccorso nelle ore dedicate alla sicurezza nel lavoro, e non nelle ore di materie scolastiche, per non tradire l’autonomia della scuola. Inoltre prevede la riduzione dell’Iva sui defibrillatori, da portare al 5 per cento.
Marco Lombardo (Imagoeconomica).
Lombardo (Azione): «Investire nella cultura del primo soccorso»
«Questo non è un problema di costi, ma di investimenti: bisogna investire nella cultura del primo soccorso», ha dichiarato il senatore Marco Lombardo (Azione), firmatario del disegno di legge, evidenziando che «la formazione servirebbe anche per evitare lo spreco di risorse pubbliche». Oggi in molti centri sportivi sono infatti presenti defibrillatori, ma pochissime persone li sanno usare. «Il ministro Abodi è molto disponibile sul tema, gli ho detto: avete trovato quattro milioni per un emendamento sulle piscine, dal fondo speciale, non mi potete dire che da quasi un anno non riuscite a trovarne cinque per questo». Come riporta Repubblica, Bove e Lombardo sono stati ricevuti dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha garantito risposte in tempi brevi.
in nome e per conto del Dott. Filippo Maria Grasso, nostro assistito, formuliamo la presente per invitarLa, ai sensi dell’art. 8 della Legge n. 47/1948, a pubblicare la rettifica all’articolo di stampa pubblicato, sulla testata da Lei diretta, in data 12 agosto 2026 titolato “Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta“.
La richiesta si rende necessaria considerato che alcune informazioni relative al nostro assistito risultano non veritiere. In particolare, nell’articolo pubblicato sulla testata da Lei diretta si legge che:
«a contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici. Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana».
«Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026».
Il suggestivo accostamento tra la presidenza di Lgs ricoperta dal nostro assistito e l’incremento dell’attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi, il titolo suggestivo “Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno” e la circostanza che una delle società beneficiarie delle attività delegate sia in ottimi rapporti con il Dott. Grasso inducono il lettore a credere che il Dott. Grasso sia responsabile dell’aumento delle attività affidate a società terze nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi; tale circostanza è evidentemente falsa, atteso che il Dott. Grasso non aveva alcuna delega per potere affidare all’esterno le attività riportate nell’articolo.
In considerazione di quanto sopra, La invitiamo, ad ogni effetto e conseguenza di legge, ai sensi e per gli effetti dell’art. 8 della legge 8 febbraio 1948 n. 47, all’immediata rettifica di un articolo di stampa che contenga le predette precisazioni e rettifiche, utilizzando i medesimi spazi e caratteri dell’articolo già pubblicato sul tema.
In difetto, ci vedremo costretti a tutelare gli interessi del cliente presso le competenti Autorità Giudiziarie.
Con l’auspicio di una fattiva collaborazione, inviamo cordiali saluti.
La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d’arresto. Il ministro della Giustizia marocchino, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di sospendere l’accordo bilaterale di estradizione per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l’estradizione. La minaccia arriva mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla. Nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa spagnola Efe, il ministro ha spiegato che la valutazione è legata in particolare ad alcune richieste di estradizione marocchine le cui procedure non sarebbero state completate dalla parte spagnola. Le estradizioni tra Marocco e Spagna sono disciplinate da una convenzione bilaterale firmata a Rabat il 24 giugno 2009 ed entrata in vigore l’1 settembre 2012. Secondo Ouahbi, il meccanismo si blocca in corso d’opera.
Come funziona l’accordo di estradizione e perché si blocca
Il ricercato viene arrestato in Spagna e la sua identità viene accertata. Viene quindi fissata una data per la sua consegna alle autorità marocchine. Ma quando Rabat invia agenti per prendere in consegna il ricercato, la procedura finisce per bloccarsi e la consegna alla fine non avviene. Di qui la valutazione di sospendere l’accordo, perché giudicato inutile. Il testo prevede, a determinate condizioni, la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovino nel territorio dell’altro. La convenzione, tuttavia, esclude l’estradizione di cittadini di uno Stato verso l’altro. In Marocco vige la pena di morte, il codice penale la include e viene comminata ma non è più eseguita dal 1993, per una moratoria. In Spagna è stata abolita nel 1978. Anche solo il dubbio che il ricercato possa ricadere nei casi di condanna alla pena di morte blocca l’estradizione.
E ora che succederà? E soprattutto: a chi verrà affidata la trasmissione Report? La posizione di Sigfrido Ranucci, dopo gli ultimi sviluppi sul “finto” attentato dell’ottobre 2025 che hanno portato all’arresto del suo (ex?) amico Valter Lavitola, è sempre più vacillante. Il conduttore ha provato la carta del martire, paragonandosi in un post a Moro, Falcone e Borsellino. A destra però non si sono fatti intenerire, anzi: Matteo Salvini lo ha invitato a prendersi «una pausa dalla Rai», e del resto che il caso Ranucci fosse diventato il caso Report era ormai evidente da tempo, con la redazione divisa e la convinzione che il programma sarebbe dovuto comunque andare avanti, anche senza di lui. Per evitare ulteriori tensioni interne, alla Rai stanno pensando di mettere al timone una figura “terza”, esterna, che poi risponderebbe al nome di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e già conduttore televisivo, visto che ha presentato programmi di interviste e approfondimento giornalistico come La Confessione (in onda sul Nove e poi su Rai 3) e Un alieno in patria. «Qua si passa da Gomes a Gomez», scherza un vecchio dirigente della tivù pubblica che non ha mai amato Ranucci, con riferimento a Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola. Ranucci, si evince dalle carte, lo conosceva dal 2022. E addirittura chiedeva a Lavitola di prestarglielo, scherzando, nonostante si parlasse di un personaggio descritto dagli inquirenti come di «elevato spessore criminale»: «Sono in difficoltà su tutto. Ma vado avanti. Mi dovresti prestare Gomes», si legge nelle intercettazioni. Adesso il programma potrebbe finire sotto la guida del quasi omonimo Gomez. «Tra l’altro ha il doppio passaporto, anche quello americano, Peter piacerà senz’altro alla segretaria del Pd Elly Schlein e pure all’ambasciatore a stelle e strisce in Italia, Tilman Fertitta», continua l’anziano capo del servizio pubblico. Il totonomi però sembra essere appena iniziato. In attesa del ritorno delle inchieste di Report, previsto, stando ai palinsesti Rai, per domenica 8 novembre 2026, sempre su Rai 3, primo dei 12 appuntamenti del ciclo autunnale. Con un nuovo volto?
Peter Gomez (foto Imagoeconomica).
Quella “discesa in campo” già tentata nel 2013 con Gabanelli
Ma perché il conduttore di una trasmissione televisiva dovrebbe diventare presidente del Consiglio? Oggi si parla di Ranucci e Lavitola, con quest’ultimo autore del progetto della scalata politica di “mastro Titta” (così viene chiamato da molti Ranucci in Rai) a Palazzo Chigi, ma in passato, rimanendo sempre in tema di Report, c’era chi voleva portare Milena Gabanelli al Quirinale. La storica conduttrice era entrata nelle grazie dei grillini, che nel 2013 organizzarono le “Quirinarie” per scegliere online il loro candidato da portare al Colle. Beppe Grillo credeva tanto in questa iniziativa, come ora Lavitola con la sua: era il mese di aprile e sul web il Movimento 5 stelle scatenò i suoi iscritti per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Milena Gabanelli vinse la consultazione. Dopo il suo rifiuto a correre per il Colle, il movimento indicò Stefano Rodotà come candidato ufficiale. Finì con la rielezione di Giorgio Napolitano, che due anni dopo, nel 2015, lasciò il posto al primo mandato di Sergio Mattarella. Ma alla base del ragionamento di Lavitola, e dell’attenzione di Ranucci al progetto, c’è proprio quanto idearono i grillini 13 anni fa: le preferenze per Gabanelli furono 5.796, davanti a Gino Strada e Rodotà. Forse per Lavitola il governo era un obiettivo più raggiungibile, avendo avuto a che fare con Silvio Berlusconi che a Palazzo Chigi dimorò per anni, e che il Colle lo vide solo con il cannocchiale: il Quirinale era la classica meta impossibile per il Cavaliere, nonostante gli sforzi infiniti per avvicinarsi al settennato presidenziale. Indubbiamente Report ha un suo pubblico affezionato, che da anni segue le inchieste di una redazione combattiva e capace di andare contro il mainstream, ma a trasformarla in un partito qualcuno ci aveva già provato. Fece bene Gabanelli a ritirarsi ufficialmente dalla gara per il Quirinale, anche se soltanto dopo averla vinta. Ranucci coltivava un’ambizione, forse. Senz’altro affidata alle mani sbagliate…
La “fonte” Lavitola e le domande sui pagamenti
Sul caso Lavitola fioccano gli interrogativi, non solo nei partiti della maggioranza. Ecco alcune delle domande che girano negli ambienti giornalistici. La prima: se Valter era una fonte della trasmissione di Sigfrido Ranucci, ci saranno dei compensi a favore del ristoratore tra le spese di Report? La seconda: la Rai renderà mai pubblica un’analisi dei conti della trasmissione, almeno per gli anni della gestione di Ranucci? La terza: ma i passaggi di Ranucci al ristorante di Lavitola chi li pagava? La quarta: non è che magari i pasti erano messi in conto alla Rai con la dicitura “pranzo con fonte”?
«Mai più trasmissioni come repubbliche autonome in Rai»
Alla fine, il caso Lavitola-Ranucci ha messo in moto «la macchina della restaurazione» in Rai, come dice qualcuno. Ossia «mai più trasmissioni come repubbliche autonome», tipo appunto Report, cioè con indipendenza totale e gestione insindacabile. Anche perché, si è visto, paradossalmente diventano più facili le ingerenze esterne, con gruppi di potere, anche piccolissimi, in grado di orientare o comunque suggerire temi da sottoporre per le inchieste. Il problema però, in tema di autonomia totale, rischierebbe di toccare anche Bruno Vespa e Monica Maggioni, ai quali «nessuno può dire niente». E questo potrebbe suggerire ai vertici di andarci piano con la stretta aziendale…
S&P Global Ratings ha posto il rating BBB+ di EasyJet sotto osservazione con implicazioni negative a seguito dell’annuncio dell’acquisizione da parte di Apollo. L’inserimento in CreditWatch riflette l’elevata probabilità di un potenziale declassamento di più livelli qualora la transazione si concludesse come proposto. Il 6 agosto, la compagnia aerea ha raggiunto un accordo per essere acquisita dalla società di private equity statunitense in un’operazione che la valuta 5,7 miliardi di sterline. L’acquisizione, soggetta all’approvazione degli azionisti e delle autorità di regolamentazione, prevede una combinazione di capitale proprio da parte di Apollo e debito nell’ambito di linee di finanziamento provvisorie. Al completamento dell’operazione, S&P ritiene che la politica finanziaria di easyJet diventerà probabilmente più aggressiva e che i suoi parametri di credito si indeboliranno in modo significativo. Ciò contrasta con le precedenti previsioni, secondo le quali easyJet avrebbe mantenuto una posizione di cassa netta positiva.
La procura di Roma darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola, avanzata dopo l’interrogatorio di garanzia dall’avvocato difensore Sergio Cola alla luce dell’ammissione del suo assistito di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo il legale non sussistono i pericoli di fuga, mancata collaborazione e inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato.
L’assedio dei coloni israeliani alle case di due famiglie palestinesi a Qusra è un «orribile atto di terrorismo» e «un’azione ripugnante». Lo ha scritto su X l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, evidenziando uno strappo tra Washington e Tel Aviv per quanto sta accadendo nel piccolo villaggio vicino a Nablus, in Cisgiordania. «Non ci sono scuse per un comportamento così violento», ha aggiunto il diplomatico, mosso anche mosso dal fatto che tra le abitazioni nel mirino ce n’è anche una di proprietà di un cittadino statunitense.
This is another lie. @usembassyjlm has been VERY involved & the IDF & Israel Police have gone at our request to remove the Israeli terrorists doing this. The actions of those doing this to this family’s home is criminal. The WH hasn’t “intervened” because we have kept DC… https://t.co/qrfnCYcOtB
— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) August 13, 2026
L’assedio iniziato domenica e l’ordine di evacuazione
Da domenica un gruppo di coloni israeliani sta di fatto assediando le abitazioni di due famiglie palestinesi, gli Hassan e gli Abu Ridi, a Qusra: si sono accampati all’esterno delle case, bloccando tutti gli accessi e staccando la corrente e l’allaccio dell’acqua. L’esercito di Tel Aviv finora ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione: alcuni soldati, addirittura, sono stati filmati mentre fraternizzavano con i coloni violenti.
Alcuni dei coloni israeliani che stanno assediando le case dei palestinesi a Qusra (Ansa).
Secondo la tv pubblica israeliana Kan, l’Idf ha però adesso emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti delle case sotto assedio e i residenti della zona, in vista di un’operazione militare destinata a durare diversi giorni. «Anche se dovessimo diventare martiri, chiediamo di essere sepolti nella nostra casa, affinché rimanga a testimonianza dei crimini commessi dai coloni contro di noi e contro il popolo palestinese», ha detto Aisha Abu Ridi.
Here is evidence that @IDF & @israelpolice went to Qusra to remove illegal trespassers there to intimidate Palestinian residents. It's just not accurate to say @Israel nor @usembassyjlm did nothing to protect Palestinian homeowners/US citizens. pic.twitter.com/UMKyHqdtFJ
— Ambassador Mike Huckabee (@GovMikeHuckabee) August 13, 2026
L’Idf: «Smantellati 151 avamposti illegali da inizio anno»
L’esercito israeliano ha reso noto di aver inviato ieri sul posto il 51mo battaglione della brigata Golani. Il sindaco di Qusra ha spiegato ad Al Jazeera che l’Idf ha completamente chiuso l’area, imposto il coprifuoco e dispiegato centinaia di soldati per smantellare l’avamposto degli ultraortodossi. E proprio per smentire il mancato impegno contro le azioni dei coloni violenti contro i palestinesi, l’Idf ha reso noto di aver smantellato 151 avamposti illegali di israeliani in Cisgiordania dall’inizio del 2026. La radio militare dell’Idf ha sottolineato che diversi avamposti smantellati erano gli stessi che i coloni hanno ristabilito più volte dopo ogni operazione dell’esercito.
Gli investitori di Anthropic prevedono che l’azienda si quoti in borsa a ottobre con una valutazione che potrebbe essere pari o superiore a 2 mila miliardi di dollari. Se così fosse, verrebbe surclassata anche l’Ipo storica di SpaceX e sarebbe di fatto la più grande offerta pubblica iniziale di sempre. Lo scrive il Financial times, specificando che una simile valutazione rappresenterebbe un raddoppio, nel giro di pochi mesi, rispetto a quella attuale, e sarebbe giustificata dalla crescita vertiginosa dei ricavi dell’azienda. Gli investitori prevedono che, grazie ai suoi modelli, Anthropic possa arrivare a 100-120 miliardi di dollari di ricavi annualizati entro la fine del 2026. Il Ft precisa che diversi investitori hanno rivelato che i vertici della società non hanno ancora fissato un target di valutazione per l’Ipo, dunque la cifra mosntre è basata sulle loro valutazioni. Quella reale dovrà tenere conto di diversi fattori contro, come la concorrenza cinese e le pressioni sulla regolamentazione dei modelli più avanzati, ma anche le preoccupazioni dell’opinione pubblica dopo che alcuni di essi sono stati coinvolti in incidenti informatici durante i test.
Da un ex generale all’altro: Carmelo Burgio, che ha ricoperto tale l’incarico nell’Arma dei Carabinieri, sarà il candidato sindaco di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci alle elezioni amministrative che si terranno a Milano nel 2027. Annunciando l’investitura dal palco della Versiliana, Vannacci ha definito un «uomo delle istituzioni», che ha «dedicato la sua vita all’Italia, alla sicurezza e alla patria». Con Burgio a Palazzo Marino, ha promesso il fondatore di Futuro Nazionale, Milano verrà «rivoltata come un calzino» e potrà tornare a essere «la città della Madonnina e non dei maranza». Fin qui – più o meno – tutto bene. Poi il patatrac, quando Vannacci ha sottolineato che Burgio «saprebbe come rastrellare Rogoredo».
Burgio: «Fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio»
L’infelice affermazione di Vannacci ha scatenato le proteste della vicesindaca Anna Scavuzzo e del presidente dell’Anpi provinciale Primo Minelli, così come dell’ex deputato dem Emanuele Fiano, di fede ebraica. Ma, intervistato da Fanpage, Burgio ha difeso le parole di Vannacci, almeno nella sostanza. Spiegando che sarebbero state più adatte espressioni come «impiego a massa oppure di servizi ad alto impatto», Burgio ha detto: «Ho lavorato in Sardegna nel periodo dei sequestri di persona. Quando cercavamo i latitanti, lo facevamo con operazioni di search in massa. Erano rastrellamenti. Quando a Caserta sono intervenuto in una certa zona per arrestare un killer di camorra come Giuseppe Setola, che aveva fatto 20-26 omicidi in sei mesi, ho fatto dei rastrellamenti». Insomma, «fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio o una coppia di fascette sul bavero della camicia e mettere insieme tutti gli ebrei del ghetto, ma è un’attività a massa che serve per contrastare una situazione di sicurezza pubblica particolarmente critica». Un conto è però setacciare la Barbagia alla ricerca dei nascondigli dell’Anonima sequestri o andare casa per casa per arrestare uno dei più pericolosi latitanti della camorra, un altro avere in mente «servizi ad alto impatto» nel boschetto d Rogoredo. Ma tant’è.
Carmelo Burgio nel 2003 (Ansa).
La carriera di Burgio, dai parà a Livorno alla promozione a generale dei Carabinieri
Oltre alla passione per i rastrellamenti (o come Burgio preferisce chiamarli), cosa sappiamo poi del candidato vannacciano per Palazzo Marino? Originario di Anzio, nella città metropolitana di Roma, Burgio ha 69 anni ed è generale dei Carabinieri in pensione. Il suo primo incarico è stato presso il 1º Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” a Livorno. Nel 1982 ha partecipato alla missione Libano 2 a Beirut e successivamente ha fatto parte del Gis, fino a diventarne vicecomandante. Impegnato nei servizi di scorta al Presidente della Repubblica ai tempi di Francesco Cossiga, nel corso della carriera ha partecipato a numerose missioni all’estero che ha gestito in qualità di comandante: nel 2003, dopo l’attentato di Nassiriya, assunse la guida del reggimento Multinational Specialized Unit in Iraq. Inoltre ha lavorato pure alla Direzione investigativa antimafia. Promosso Generale di Divisione nel 2017, il suo ultimo incarico risale al 2021, quando si è insediato come nuovo Comandante Interregionale Carabinieri “Podgora” di Roma, ruolo ricoperto fino al compimento del 65esimo anno di età e, dunque, alla pensione. Adesso il “reclutamento” da parte di Vannacci.
L’European broadcasting union, l’ente che organizza l’Eurovision song contest, ha aggiornato il proprio regolamento e stabilito che, dal 2027, «l’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo stato o della sua regione immediata». È stato inoltre stabilito che, se necessario, l’Ebu potrà commissionare valutazioni di sicurezza indipendenti sulla situazione del paese vincitore e, in caso di non idoneità, il diritto di ospitare l’edizione successiva sarà dato a un altro Paese. Tra le nuove regole annunciate c’è anche l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del limite minimo di età per partecipare, con l’obiettivo di «rafforzare le misure di tutela e proteggere gli artisti più giovani dalle pressioni legate alla partecipazione» alla kermesse.
L’Eurovision song contest 2027 a Burgas
Intanto è stata annunciata la città bulgara che ospiterà la prossima edizione della manifestazione. Si tratta di Burgas, città affacciata sul Mar Nero, che nella sua Arena Burgas – il più recente impianto sportivo e di intrattenimento della Bulgaria, inaugurato nel 2023 – accoglierà artisti, delegazioni, fan, giornalisti e milioni di spettatori dall’11 al 15 maggio 2027. Burgas ospiterà il concorso in seguito alla vittoria di DARA all’Eurovision Song Contest 2026, che ha assicurato al Paese la prima vittoria in assoluto all’Eurovision portandolo in Bulgaria per la prima volta.
Le autorità della Groenlandia hanno costretto Greenland Energy Company, società petrolifera legata a Donald Trump, a rinviare le trivellazioni nel territorio autonomo del Regno di Danimarca, smentendo di fatto quanto affermato dall’inviato del presidente Usa Jeff Landry, secondo cui la compagnia (con sede in Texas) avrebbe potuto cominciare a estrarre greggio già da marzo del 2027. Alla base della decisione la preoccupazione per le tempistiche troppo ristrette. Le autorità dovranno decidere se autorizzare le trivellazioni in una zona umida protetta, habitat di uccelli rari e dei buoi muschiati, da cui dipendono i cacciatori locali: per valutare l’esatto impatto ambientale e sociale servirà molto tempo. Quanto? Le trivellazioni non inizieranno prima della fine del 2027.
Tramonto a Nuuk, in Groenlandia (Ansa).
Il progetto è stato avviato grazie alla licenza della britannica 80 Mile
Si tratta di una stima ben lontana da quella formulata a maggio da Landry, governatore della Louisiana scelto da Trump come suo inviato in Groenlandia. Dopo una visita in loco, Landry aveva affermato che gli Usa intendevano avviare le trivellazioni «nel giro di circa 10 mesi», aggiungendo che il petrolio presumibilmente presente nel sottosuolo groenlandese avrebbe potuto alleviare la crisi energetica scatenata dall’attacco all’Iran. Secondo Greenland Energy nella remota Terra di Jameson sarebbero presenti giacimenti che custodirebbero petrolio per un valore di mille miliardi di dollari. La società, costituita nel 2025, ha avviato il progetto delle trivellazioni in partnership con la britannica 80 Mile, che detiene licenze di esplorazione ottenute prima che la Groenlandia sospendesse il rilascio di tali permessi nel 2021, motivando la decisione con la crisi climatica. Greenland Energy ha annunciato l’intenzione di investire 60 milioni di dollari – raccolti presso gli investitori – per finanziare totalmente le attività di perforazione, ottenendo in cambio una quota di maggioranza nel progetto. A luglio la compagnia petrolifera ha sbarcato nel territorio artico attrezzature per la trivellazione. E lo ha fatto senza alcuna autorizzazione, suscitando proteste da parte del governo di Nuuk.
Protesta anti-Usa all’esterno del consolato statunitense a Nuuk (Ansa).
I legami tra il presidente americano e Greenland Energy Company
Quali sono i legami tra Greenland Energy Company, società privata con sede in Texas, e Trump? Ufficialmente nessuno, a parte l’interesse di The Donald per il petrolio groenlandese. Larry Swets, finanziere che figura tra i maggiori azionisti di Greenland Energy e ne ricopre la carica di presidente esecutivo, ha assicurato che il progetto «non è legato all’annessione americana». Ma sua moglie – come indicano vari post social – nel corso del 2026 è stata più volte al The Mar-a-Lago Club di Trump, che funge da sorta di corte presidenziale distaccata dalla Casa Bianca. Inoltre ad aprile il miliardario Kenneth Griffin, importante finanziatore del Partito Repubblicano, ha acquistato il 9 per cento delle azioni di Greenland Energy. A giugno, poi, nel cda della società è entrata Carol Craig: si tratta della fondatrice di Sidus Space, l’azienda che sta lavorando al sistema di difesa missilistica Golden Dome, voluto da Trump. Lo stesso tycoon ha dichiarato che il controllo della Groenlandia (dove ha sede la base spaziale Usa di Pituffik) costituisce un «elemento vitale del piano Golden Dome». Sempre a giugno, Greenland Energy ha annunciato un accordo con la Envoy Media di Phil McGraw, personaggio televisivo noto come “Dr. Phil” molto vicino a Trump, per la realizzazione di una docuserie sulla società, che «racconterà la missione di questi moderni pionieri delle trivellazioni».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Truth che la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt lascerà il suo incarico alla fine di agosto per motivi familiari, in particolare per trascorrere più tempo con i figli. La sua ultima bambina è nata a maggio e, «da quando sono tornata alla Casa Bianca (dopo il congedo di maternità ndr), ho sentito nel cuore di non poter essere la madre migliore che i miei due figli piccoli meritano, continuando a dedicare al ruolo di portavoce tutto il tempo, l’energia e l’attenzione che richiede costantemente», ha scritto Leavitt su X. Di qui la decisione di lasciare l’incarico, che il tycoon ha compreso e rispetta «pienamente». La donna resterà comunque una delle sue principali consigliere esterne e collaborerà con il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre. Scelta come portavoce della Casa Bianca nel novembre del 2024 all’inizio del secondo mandato di Trump, era stata la persona più giovane ad assumere questo incarico (aveva 27 anni). In precedenza era stata portavoce della sua campagna elettorale.
Serving as the White House Press Secretary over the past year and a half has been the honor and adventure of a lifetime. I am incredibly grateful to President Trump for granting me so many extraordinary opportunities, such as working in the West Wing and spending countless hours… https://t.co/4jyW61DGGhpic.twitter.com/xny1yccuBn
Per vincere un’elezione serve un messaggio forte, univoco e chiaro. Il problema è che in questo momento in casa repubblicana c’è il caos. Mentre gli Stati Uniti si preparano a una tornata di midterm, quelle di novembre 2026, che può azzoppare gli ultimi due anni di presidenza Trump, il Gop (Grand old party) fatica a trovare unità, complice un presidente imprevedibile e una strategia cervellotica.
Il presidente americano Donald Trump (foto Ansa).
I dolori dei conservatori nascono da una criticità di fondo: le maggioranze sottili alla Camera e in Senato impediscono di arrivare a leggi e provvedimenti da poter spendere in campagna elettorale. E così il partito si perde in discussioni parlamentari. I fronti che prosciugano le energie, anche a causa di un Donald Trump poco interessato alle midterm e sempre più impegnato a blindare la sua presa sul Gop, sono almeno quattro.
Il pantano al Congresso tra shutdown e Save America Act
Il primo è quello fiscale. Da anni democratici e repubblicani finiscono spesso per andare avanti grazie a pacchetti che spostano soltanto più in là il problema. Il Senato ha congelato il rischio di uno shutdown dell’ultimo minuto votando un pacchetto ponte per arrivare all’11 dicembre: in questo modo è stato almeno evitato uno stop alle attività del governo federale che poteva scattare alla fine di settembre. Solo che la Camera ha votato un pacchetto diverso, seppur con gli stessi effetti, e al momento non è chiaro quale dei due rimarrà in vigore e quale delle due Camere voterà l’altro. Insomma, il rischio di una paralisi non può dirsi scongiurato al 100 per cento. In ogni caso si tratta dell’ennesima misura tampone, non di un risultato concreto da sventolare agli occhi degli elettori. In questo guazzabuglio si inserisce anche il secondo fronte: la controversa legge Save America Act.
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Ansa).
Il provvedimento, voluto a tutti i costi dalla Casa Bianca, dovrebbe introdurre restrizioni all’accesso al voto imponendo, fra le altre cose, di presentare la carta di identità ai seggi. Lo speaker della Camera potrebbe introdurlo dentro un provvedimento fiscale, ma se anche dovesse passare, al Senato rimarrebbe impantanato perché quattro repubblicani hanno già fatto sapere di non volerlo approvare. L’iter potrebbe trasformarsi in un “Vietnam”, tra contro-emendamenti, ostruzionismo e altre defezioni. Vien da sé che, in questo contesto, per il Gop diventa arduo presentarsi agli elettori vantando risultati convincenti.
La guerra con l’Iran è giudicata peggio del disastro Afghanistan
Come se non bastasse, e qui veniamo al terzo grattacapo, c’è da gestire la spinosa guerra con l’Iran, che si arricchisce tra l’altro di rivelazioni su possibili attentati sventati contro il presidente in Turchia. Ma attorno al conflitto pesa anche un nodo economico, visto che le scorte americane di missili stanno per essere prosciugate. Bisogna quindi correre ai ripari. Trump aveva parlato di pacchetti da 350 miliardi, il Pentagono ha indicato una cifra nell’ordine dei 60 miliardi. Oggi sul tavolo della Camera ci sarebbe invece un provvedimento da 73 miliardi. Sullo sfondo di questo balletto di cifre, spunta un ostacolo più grave per i repubblicani: l’inconcludente conflitto iniziato da The Donald non piace agli americani. Solo il 28 per cento dei votanti pensa che sia stata una buona idea. Si tratta di valutazioni peggiori persino della disastrosa avventura bellica in Afghanistan.
Trump col mitra in un’immagine postata si Truth.
L’ultimo terreno di battaglia, non meno importante, si registra sulla gestione dell’enorme debito pubblico, arrivato alla cifra monstre di 39 trilioni di dollari. Non solo. Stando all’Ufficio di bilancio del Congresso (Cbo), un organismo apartitico, solo quest’anno il governo contrarrà prestiti per 2 trilioni di dollari. Gli interessi sul debito costeranno almeno un altro trilione: una cifra pari, grosso modo, al bilancio del Pentagono auspicato da Trump.
Tagliare, ma dove? Occhio ai mal di pancia dell’opinione pubblica
Per trovare un equilibrio servirebbero tagli, ma dove? I repubblicani più trumpiani sostengono che basti colpire il mondo delle frodi al sistema di assistenza sociale, ma in realtà sono poche, circoscritte a contesti locali e il loro contrasto non basterebbe a colmare questi buchi. E poi già un anno fa i tagli alla spesa di Medicaid e dei buoni pasto per finanziare l’abbassamento delle tasse voluto da Trump avevano creato grossi mal di pancia tra gli elettori, stretti tra il carovita e un mercato del lavoro in raffreddamento.
L’economia e il costo della vita sono tra le preoccupazioni maggiori
Tra shutdown, Iran, spese in armamenti e sforbiciate, è complicato trovare qualcosa da “vendere” in campagna elettorale. Basta una carrellata dei sondaggi per capire il disallineamento tra il Gop e l’opinione pubblica. Per gli americani le priorità vere hanno a che fare con la vita di tutti i giorni. Secondo l’aggregatore di sondaggi USPollingData, il 48 per cento dei cittadini sostiene che l’economia e il costo della vita siano i temi più importanti, mentre il 38 per cento è preoccupato dalla sanità, il 32 per cento dalla tenuta del sistema democratico e il 29 per cento è in ansia per l’immigrazione. Numeri che costituiscono un campanello d’allarme a destra, soprattutto perché la Casa Bianca ormai non parla più di soldi. Si concentra invece sullo scontro con Teheran, che ha fatto ballare i prezzi dei carburanti e dato nuovo slancio all’inflazione.
La strategia dell’hate election: paura e odio per l’avversario
Per queste ragioni, la ricetta in casa conservatrice è quella di impostare le midterm come se fossero una hate election. Cioè? Mentre voci anonime tra i repubblicani ammettono le difficoltà, altri puntano sulla strategia di far leva sulla paura e sull’avversione verso i democratici.
Un funzionario vicino all’amministrazione Trump ha ammesso ad Axios che le prossime elezioni si baseranno sull’odio, appunto. Per vincere, «gli elettori devono odiare i democratici più di quanto odino noi. E abbiamo materiale su cui lavorare». Gestire un appuntamento alle urne sperando che i cittadini votino per chi «odiano di meno» è però pericoloso, soprattutto se si va a vedere il consenso di Trump.
L’ultima rilevazione Reuters/Ipsos tra giugno e luglio dice che il presidente ha perso altri due punti nell’indice di gradimento, che ora è sprofondato al 35 per cento. Persino nelle roccaforti repubblicane serpeggia parecchia insoddisfazione. Sempre stando a Reuters, nell’America rurale il tasso di approvazione del presidente è sceso sotto il 50 per cento a giugno.
Donald Trump (Imagoeconomica).
Nemmeno su un dossier in cui il Gop è sempre stato percepito come più affidabile le cose funzionano. A fine luglio lo stesso sondaggio di Reuters/Ipsos fotografava un clamoroso sorpasso: per gli americani, i democratici sarebbero i più adatti a gestire l’economia, un rovesciamento, seppur piccolo (37 per cento a fronte di un 36 pro repubblicani), che arriva dopo quasi 10 anni di dominio.
Il brand dei dem è ancora tutto da ricostruire
È anche vero che il brand dei dem, uscito malconcio dalle elezioni del 2024, è ancora tutto da ricostruire e il partito viene visto negativamente dalla maggioranza degli americani. Trump e i repubblicani, in questa operazione costruita sull’odio, vorrebbero provare a puntare sul pericolo di un’ascesa di profili liberal e socialisti, come dimostra la vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan, per dipingere il partito come sempre più estremista.
Abdul El-Sayed (Ansa).
La strategia potrebbe essere efficace per convincere i moderati, ma pure qui non manca un’incognita. Secondo una rilevazione di Cnbc, quando si parla di estremisti gli americani hanno un’idea diversa rispetto a qualche anno fa. Interpellati su socialisti ed esponenti Maga (Make America great again), sono questi ultimi a essere etichettati come peggiori. A proposito di “odio”, tra gli elettori registrati il 50 per cento non sarebbe disposto a votare un candidato socialista, ma il 57 per cento non ne sceglierebbe uno Maga. In sostanza, per un Gop a corto di argomenti da vendere neppure la carta dell’odio sembra una soluzione vincente.
Un fenomeno eccezionale e suggestivo che si registra poche volte in un secolo e lascia il pubblico a bocca aperta. No, non stiamo parlando dell’eclissi solare prevista per il 12 agosto, ma del fatto che fino a oggi le forze (si fa per dire) politiche italiane non abbiano ancora trovato motivi per scannarsi anche riguardo all’eclissi. Diciamo “fino a oggi” perché, proprio come l’eclissi, anche questa inusitata concordia è di breve durata, e inevitabilmente nelle prossime ore i partiti sentiranno il bisogno di marcare la loro posizione rispetto allo straordinario evento astronomico. Anzi, stanno già trapelando indiscrezioni sui vari orientamenti.
Sánchez approfitta della nostra distrazione per mandarci i marocchini
«Un’altra emergenza nazionale cui il governo saprà rispondere con tempestività e serietà»: con queste parole Giorgia Meloni annuncerà sui suoi canali social un’ulteriore riscrittura del decreto sicurezza per neutralizzare la minaccia rappresentata dall’eclissi. La premier ipotizza che dietro il fenomeno ci sia un diabolico piano della Spagna, decisa a vendicarsi per la sospensione di Schengen disposta dalla premier dopo i fatti di Ceuta: il suo omologo Pedro Sánchez vuole approfittare della distrazione degli italiani, tutti col naso in su, per scaricare sulle nostre coste vagonate di migranti marocchini. Per scongiurare il pericolo incombente, Meloni è pronta a sospendere oggi stesso la legge di gravitazione universale di Newton, appena sarà riuscita a capirla dal disegno che le ha fatto Giovanbattista Fazzolari.
Meloni attrezzata per l’eclissi (foto modificata con l’IA).
Salvini non gestisce il traffico dei treni, figuriamoci quello dei corpi celesti
«A Matteo Salvini non basta più incasinare il traffico ferroviario, ora incasina anche quello del sistema solare»: per Matteo Renzi l’eclisse è lo spunto per l’ennesimo attacco al ministro dei Trasporti. Per il fondatore di Italia viva sarà già molto se la luna non andrà a schiantarsi contro il sole, provocando ingorghi nella circolazione cosmica e un blackout nella Via Lattea. «Durante il mio governo avevo lanciato l’idea di costruire rotatorie nello spazio per impedire ai corpi celesti di incrociarsi», ha sottolineato polemicamente Renzi. «Invece Salvini per quattro anni non ha fatto che vaneggiare di irrealizzabili ponti sullo Stretto. Se avesse solo un briciolo di dignità, il primo a doversi eclissare sarebbe lui».
Renzi e l’eclissi (foto modificata con l’IA).
Questa destra vuole privatizzare anche il sole
«Dimissioni subito»: per i dem, l’eclissi è solo l’ultimo fallimento del governo Meloni. «Con questa destra, nemmeno la luce solare è più una certezza», è il pensiero di Elly Schlein, convinta che il parziale e temporaneo oscuramento sia solo la prova generale di un progetto di privatizzazione del sole, che da bene pubblico universale diventerà una prestazione per cui dovremo pagare una bolletta salata. Secondo la leader del Partito democratico, presto gli italiani, già tartassati su tutti i fronti, dovranno prenotare i raggi solari come oggi prenotano le radiografie, con uguali ritardi e liste d’attesa: «Già bisogna aspettare otto mesi per una gastroscopia, dovremo aspettarne altrettanti per un po’ di tintarella».
Schlein pronta a guardare l’eclissi (foto modificata con l’IA).
Non è la luna a oscurare, ma un micidiale drone ucraino
«L’ultimo trucco per ingigantire la presunta minaccia russa». Questa la lettura dell’eclissi solare che Giuseppe Conte darà in un’intervista su Il Fatto Quotidiano. La sua spiegazione del fenomeno è decisamente controcorrente: a oscurare il disco del sole non sarà la luna, ma un micidiale drone ucraino di ultima generazione, finanziato da quei fresconi degli europei. Il guerrafondaio Volodymyr Zelensky, non contento di avere scatenato il conflitto contro la pacifica e inoffensiva Russia, ora si preparerebbe a invadere il cosmo con una flotta spaziale pagata con i nostri soldi. «Me l’ha detto Maria Zakharova, la portavoce di Vladimir Putin», afferma Conte, «quindi non c’è ragione di dubitarne».
Conte con gli occhialini per l’eclissi (foto modificata con l’IA).
Un pallido satellite, come la flaccida ideologia Lgbtq+
«Ennesima follia provocata dalla cultura woke»: così il generale Roberto Vannacci intende bollare il transito della luna davanti al sole. Nella visione del leader di estrema destra, la parziale copertura della maschia e possente stella da parte del piccolo e pallido satellite caro ai poeti non è una conseguenza dei moti astrali, ma un’imposizione della flaccida ideologia Lgbtq+ che sta rammollendo l’Occidente. «La luna è gobba a ponente e a levante, ha un colorito malsano e una superficie butterata, e ha un ciclo di 28 giorni», sottolinea Vannacci. «Non è colpa sua, poveretta, è nata così. Ma permetterle di oscurare il sole in considerazione delle sue disabilità è una degenerazione buonista e radical chic. Con Futuro nazionale certe pagliacciate non si vedranno più né in cielo né in terra».
Vannacci osservatore di eclissi solare (foto modificata con l’IA).
È morto a 98 anni l’ex premier cinese Zhu Rongji, che guidò la Repubblica Popolare dal 1998 al 2003: nel corso del suo mandato mise in atto una dura guerra alla corruzione e contribuì – assieme all’allora presidente Jiang Zemin – a innescare il boom economico che negli anni a venire avrebbe portato il Paese asiatico nel club delle superpotenze mondiali. «Un eccellente membro del Partito, un combattente comunista fedele, un eccezionale rivoluzionario proletario, leader dello Stato». Così lo ha ricordato il Comitato Centrale del Pcc.
Fu anche Governatore della Banca Popolare Cinese
Nato nel 1928 a Changsha, nella provincia dello Hunan, Zhu aveva aderì al Partito comunista nel 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Diventato membro della Commissione statale per la pianificazione, cadde in disgrazia durante la Rivoluzione culturale perché in disaccordo con Mao Zedong. Riabilitato alla morte del leader cinese, scalò le gerarchie degli incarichi pubblici e nel 1987 divenne sindaco di Shanghai, incarico ricoperto fino al 1991. Due anni dopo divenne Governatore della Banca Popolare Cinese e anche vicepremier con Li Peng alla guida del governo, avviando ambiziose riforme poi implementate una volta diventato primo ministro. Nelle vesti di premier (che in Cina è la figura tradizionalmente incaricata della gestione dell’economia), Zhu condusse le trattative per far entrare il Paese nell’Organizzazione mondiale del commercio, cosa che avvenne nel 2001.
Nel giorno dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, arrestato in quanto ritenuto il mandante dell’attentato nei suoi confronti, Sigfrido Ranucci ha pubblicato su Facebook un post intitolato “La voce che spaventa”, in cui ha implicitamente accostato in modo improvvido la sua figura a quelle dei martiri civili Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il post di Ranucci
«Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza», ha scritto Ranucci. «Muoiono tutti nello stesso identico modo. Non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
La portavoce del ministero dell’Interno della Germania ha affermato che «siamo un po’ sorpresi dell’agitazione» di Roma riguardo le espulsioni verso l’Italia dei cosiddetti dublinanti. Si tratta di richiedenti asilo che sono sbarcati sulle coste del nostro Paese e, anziché fermarsi nella Penisola, hanno varcato le Alpi e sono andati in Germania. «Germania e Italia già da tempo collaborano bene sulla questione migratoria e sull’implementazione del sistema di asilo comune», ha detto la portavoce, ricordando che nell’autunno 2025 «abbiamo chiuso accordi bilaterali con Italia e Grecia stabilendo che le norme di Dublino sarebbero state nuovamente applicate dall’entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo a giugno 2026». E questo significa che «le espulsioni saranno eseguite anche verso l’Italia». Al momento si tratta principalmente dei casi successivi all’entrata in vigore del nuovo Patto Ue. La questione riguarda poche decine di persone.