Dopo il successo della 37esima edizione a Barcellona nel 2024, Unicredit supporterà anche la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup a Napoli in qualità di global partner e global banking partner, rafforzando il proprio impegno di lungo periodo nei confronti della competizione e verso progetti internazionali complessi e di alto profilo. La collaborazione tra Unicredit e l’America’s Cup si basa su valori condivisi, con un focus chiaro su innovazione, sostenibilità e inclusione, offrendo al contempo un contesto concreto in cui competenze finanziarie, capacità di esecuzione e coordinamento tra più stakeholder risultano centrali per il successo dell’iniziativa.
Attenzione a innovazione, sostenibilità ed energie alternative
Nelle precedenti edizioni, l’America’s Cup ha saputo coniugare eccellenza sportiva e iniziative a supporto della blue economy, dello sviluppo delle comunità locali e dell’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità definiti da World Sailing nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’evento ha inoltre rappresentato un banco di prova per l’innovazione tecnologica, promuovendo l’adozione progressiva di soluzioni a basso impatto ambientale, la sperimentazione di piattaforme di navigazione a zero emissioni e l’applicazione di tecnologie avanzate. Nell’ambito dell’attuale protocollo che regola la 38esima Louis Vuitton America’s Cup, il programma prevede anche l’utilizzo sistematico di un’imbarcazione dedicata alimentata a idrogeno, sottolineando l’importanza crescente delle energie alternative e della finanza sostenibile nell’ambito di progetti ad alta intensità di capitale.
Il ruolo di Unicredit riflette la sua dimensione paneuropea
L’America’s Cup è la più antica competizione sportiva internazionale al mondo ed è tra gli eventi sportivi più seguiti a livello globale, con un’audience di centinaia di milioni di spettatori nelle edizioni più recenti. L’Europa rappresenta una presenza forte e in crescita, con un numero significativo di team anche nelle regate delle Youth e Women’s America’s Cup. In questo contesto, il ruolo di Unicredit come global partner riflette la dimensione paneuropea del Gruppo, il suo forte posizionamento in molteplici Paesi e l’ampia base di clienti a livello internazionale.
E ora? L’attivismo di Giuseppe Conte – libro in uscita, incontro con amico-inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli a seguire, indi ri-occupazione del palinsesto mediatico-televisivo – ha decisamente spiazzato il Partito Democratico. A cominciare da Elly Schlein, convinta – insieme ai suoi strateghi – che bastasse non occuparsene. Che bastasse lasciar scorrere. Primarie? Noi si parla di giovani in difficoltà. Leadership del centrosinistra? Noi si ri-parla di salario minimo.
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Renzi rilancia e presenta le Primarie delle Idee
E invece no. Conte si è ripreso la scena e il Pd si trova, di nuovo, ad aggiustare il tiro. Quello che sembrava appropriato la settimana scorsa – ignorare, resistere, ignorare, resistere, ignorare – non può più essere praticato. Anche perché è pure in corso uno strano asse fra Conte e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non è solo il principale sostenitore dell’alleanza progressista contro Giorgia Meloni, descritta come finita, bollita, etichettata come codarda dal senatore fiorentino.
Matteo Renzi e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
No, Renzi è il teorico e pratico della nuova stagione delle primarie. Al punto da lanciare le “Primarie delle Idee”, roba in sé non nuovissima e invero sufficientemente retorica, ma per ora funzionale all’agenda politica: il prossimo 11 aprile, alle ore 11, allo Spazio Vittoria a Roma, Renzi farà partire «il cantiere delle idee». «Il centrosinistra può vincere, ma per farlo deve mettere al centro le proposte per il Paese, non le ambizioni di leader, commentatori, editorialisti», dice Renzi. «E poi anche le primarie vere e proprie. Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi? Ognuno ha il suo nome per fare il leader. E perché il nome di un commentatore o di un ex parlamentare deve valere più del voto di due milioni di persone? Io le primarie le ho vinte e le ho perse ma non ho mai avuto paura del giudizio delle persone: finché sei in democrazia non puoi rifiutare di misurarti con il consenso».
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
Leader cercasi: ora spunta pure Nardella
Lo sta dicendo anzitutto a Schlein, che adesso – qui sta il punto – non può più tirarsi indietro. Dopo aver vinto tre anni fa le primarie per fare la leader del Pd, la segretaria non può rinunciare alle primarie del campo largo. In fondo è anche merito suo se c’è questa sacra alleanza TTG, Tutti Tranne Giorgia, che cerca disperatamente di trasformare i No referendari in voti sonanti per le elezioni politiche. L’unico che potrebbe farlo per davvero sembra davvero Conte contro il settarismo schleiniano. Ma per ora sono soltanto speculazioni politiche in una fase liquida, a tratti persino ambigua. Una fase che sembra dare spazio alle ambizioni di tutti. Da Silvia Salis, che non si perde un convegno politico (a seguirla c’è Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi), a qualcuno meno esposto ma alla ricerca di consenso più o meno facile.
Silvia Salis (Imagoeconomica).
Alla schiera di possibili candidati alle prossime primarie si potrebbe aggiungere persino l’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi europarlamentare irrequieto. Ha persino fondato una sua corrente, quella dei nardelliani, un po’ per proteggere la sua eredità politica a Firenze dalla sindaca Sara Funaro, non particolarmente in forma di recente, tra sicurezza, lavori e ristrutturazione dello stadio, un po’ perché Nardella vede uno spazio fra lo schleinismo e il «riformismo radicale», come lo chiama il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Anche Nardella si muove, insomma; ha persino una scuola di formazione in politiche europee, Akadémeia, “per il governo del territorio”. Glocal, insomma. L’ex sindaco di Firenze potrebbe non giocare l’eventuale partita delle primarie partita con l’ambizione di vincere, semmai per garantirsi un futuro più stabile.
Dario Nardella (Imagoeconomica).
Schlein deve stare attenta ai contiani di casa
Schlein insomma non può davvero stare tranquilla neanche dopo una vittoria referendaria, per quanto determinata dalla partecipazione straordinaria dell’Anm, ormai partito a tutti gli effetti. Tra poco dovrà iniziare a guardarsi anche da quelli che l’hanno sostenuta e che sognano di riportare Conte a Palazzo Chigi. Tanto lui il presidente del Consiglio l’ha già fatto.
Mark Rutte, segretario generale della Nato, si recherà nei prossimi giorni negli Stati Uniti: mercoledì 8 aprile incontrerà a Washington Donald Trump per un bilaterale e in agenda ci sono incontri anche col segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth. La missione si inserisce in un contesto di forte tensione tra gli Usa e i suoi Alleati atlantici dopo le minacce del capo della Casa Bianca di ritirarsi dalla Nato. Il 9 aprile Rutte terrà poi un discorso al Ronald Reagan Presidential Foundation & Institute. Infine, dal 10 al 12 aprile, il segretario generale della Nato parteciperà alla riunione del Gruppo Bilderberg.
È caccia all’uomo in Iran, dove sono scattate le ricerche per trovare il pilota (o i piloti, non è chiaro) di un jet F-15 statunitense abbattuto dai pasdaran. Il militare Usa era stato dato per morto, ma invece si sarebbe eiettato dal velivolo, atterrando in territorio iraniano. La tv Irib ha trasmesso un annuncio rivolto ai residenti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: «Catturate il pilota o i piloti nemici e consegnateli vivi alle autorità, per ottenere una lauta ricompensa».
Le operazioni di recupero da parte delle forze Usa
L’agenzia iraniana Tasnim ha riportato riporta che le forze statunitensi, ritenendo che chi era a bordo fosse ancora vivo, hanno fatto scattare le operazioni di recupero, con elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 Hercules. Non è escluso che, in tutto questo caos, il militare sia già stato catturato dai Guardiani della rivoluzione.
Washington non ha ancora confermato l’abbattimento
Una fonte statunitense di Axios ha confermato le ricerche per trarre in salvo i due membri dell’equipaggio del caccia F-15. Washington non ha ufficialmente confermato l’abbattimento, ma sarebbe la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran che un jet Usa viene distrutto dal fuoco nemico. Altri due F-15 sono stati infatti centrati da fuoco amico, mentre un aereo cisterna KC 135 Stratotanker è precipitato in Iraq: in quel caso sono morti tutti e sei i membri dell’equipaggio.
La premier Giorgia Meloni è volata nel Golfo Persico per una missione di due giorni in alcuni Paesi della zona. Atterrata a Gedda nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, è la prima leader occidentale a recarsi nell’area dall’inizio del conflitto di Iran. Incontrerà i principali leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. La sua visita punta, tra l’altro, al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale.
Il vicepresidente americano JD Vance, che si prepara a volare a Budapest per supportare Viktor Orban in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, ha appena ottenuto un nuovo incarico da Donald Trump: quello di “zar delle frodi”. Lo ha annunciato il capo della Casa Bianca su Truth.
Nell’annuncio social, Trump ha usato le virgolette per la parola “frode”. Non è dato sapere perché, ma ad ogni modo il tycoon ha spiegato che «si tratta di un fenomeno enorme e pervasivo», aggiungendo che il lavoro affidato a Vance sarà «determinante» per il futuro degli Stati Uniti. «Lo chiameremo “zar delle frodi” e la sua attenzione sarà rivolta “ovunque”», ha poi scritto ancora usando le virgolette, precisando che Vance e il suo team agiranno «soprattutto negli Stati a maggioranza democratica dove i politici democratici corrotti, come quelli di California, Illinois, Minnesota (attenzione, Somalia!), Maine, New York e molti altri, hanno avuto carta bianca nel furto senza precedenti di denaro dei contribuenti». Infine: «Le cifre sono talmente elevate che, in caso di successo, potremmo letteralmente pareggiare il bilancio americano. Le perquisizioni sono già iniziate a Los Angeles».
Un ragazzo italiano residente a Teramo è stato arrestato con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e apologia di reato. L’indagine, coordinata dalla procura distrettuale dell’Aquila, ha delineato il profilo di un uomo profondamente radicalizzato all’interno delle correnti anarco-primitiviste e accelerazioniste, il cui obiettivo dichiarato era la distruzione violenta del sistema tecnologico e democratico. Secondo gli inquirenti, l’indagato pianificava azioni terroristiche ispirandosi aTheodore Kaczynski, noto come Unabomber.
Forniva guide per fabbricare fucili e creare esplosivi
Attraverso canali telematici, diffondeva proclami volti a scatenare una rivoluzione antitecnologica, accompagnando i suoi messaggi con immagini di uomini armati e travisati per esaltare la lotta sovversiva. La sua non era solo propaganda teorica ma un vero e proprio supporto tecnico per la lotta armata attraverso la pubblicazione di guide dettagliate per la fabbricazione di pistole e fucili, suggerendo persino l’utilizzo di stampanti 3D. Oltre alla produzione di armi, l’uomo distribuiva istruzioni e manuali per la creazione di esplosivi e munizioni artigianali, indicando con precisione i bersagli strategici da colpire. Tra gli obiettivi individuati figuravano non solo i centri nevralgici della vita civile e dei servizi pubblici, ma anche data center e grandi società di gestione patrimoniale americane.
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).
Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto
Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.
Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.
Gianmarco Mazzi è il nuovo Ministro per il Turismo e non poteva esserci nomina peggiore. Vi ricorderete, forse, di lui e delle sue condotte opache per il caso dell’esibizione di Gergiev a Caserta la scorsa estate. Ci mancava solo la nomina a Ministro, per un soggetto noto per le… https://t.co/AMw3S6jqIE
Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona
Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).
Desidero rivolgere all’amico Gianmarco Mazzi le mie sincere e affettuose congratulazioni per il nuovo importante incarico. Conoscendo molto bene Gianmarco, le sue capacità e la sua esperienza, sono certo che lo svolgerà con competenza continuando l’opera già avviata di… pic.twitter.com/BSlPJtDxcA
Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese
Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).
Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?
E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).
Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.
Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona
Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.
Francesco Lollobrigida (da Fb).
Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.
Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravinae del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.
Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia dichiarando illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati dalla piattaforma nel 2017, 2019, 2021 e a novembre 2024. In particolare, il colosso streaming ha omesso di inserire nei contratti una clausola richiesta dal Codice del consumo per giustificare il motivo dell’aumento. L’ha introdotta solo nei contratti da gennaio 2024. Ciascun abbonato avrà ora diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il giudice ha infatti chiesto a Netflix di avvisare i clienti impattati, anche ex, dicendo che hanno diritto al rimborso. Se vuole applicare loro gli aumenti dovrà proporre un nuovo contratto, con la clausola in questione. Gli utenti potranno quindi scegliere se rifiutare il contratto (e quindi dismettere Netflix) o accettarlo con i nuovi prezzi.
Quanto valgono i rimborsi
Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano ad oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro a ottobre 2024. L’abbonamento che nel 2017 costava 11,99 euro ora costa 19,99 euro, quello di 9,99 euro è aumentato a 13,99 euro.
La Kribi, nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale transalpino Cma Cgm e battente bandiera maltese, ha attraversato lo Stretto di Hormuz da ovest a est per lasciare il Golfo Persico, mostrando sul suo segnale di navigazione il messaggio “armatore francese” mentre seguiva il corridoio approvato tra le isole di Qeshm e Larak. È quanto emerge dai dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic. Si tratta della prima nave europea riuscita a varcare dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il passaggio che divide la penisola arabica dalle coste della Repubblica Islamica. Secondo MarineTraffic, questa mattina la Kribi si trovava al largo di Muscat. La portacontainer sarebbe diretta verso Pointe-Noire, città portuale della Repubblica del Congo.
In vista di Pasqua e Pasquetta 2026, torna centrale per i consumatori il tema delle aperture dei supermercati. La maggior parte sono chiusi domenica 5 aprile, mentre lunedì 6 molti sono aperti, seppur spesso con orari ridotti o festivi. Le principali insegne della grande distribuzione hanno fornito indicazioni sulle aperture durante le festività ma, per evitare inconvenienti, il consiglio resta quello di verificare sempre in anticipo gli orari del proprio supermercato di fiducia, consultando i siti ufficiali o le app dedicate.
Supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026
Per quanto riguarda Aldi, la catena conferma la chiusura totale nel giorno di Pasqua. Diversa la situazione a Pasquetta, quando i punti vendita seguiranno generalmente l’orario domenicale, pur con possibili variazioni locali. Stesso schema per Bennet, che non alzerà le serrande a Pasqua ma garantirà l’apertura nel Lunedì dell’Angelo. Anche in questo caso, gli orari possono cambiare a seconda della zona. Carrefour si muove su una linea simile: la maggior parte dei supermercati resterà chiusa a Pasqua, mentre molti riapriranno a Pasquetta. In particolare, i punti vendita più piccoli e centrali, come i Carrefour Express, risultano spesso operativi anche nei giorni festivi. Per Conad, la domenica di Pasqua sarà prevalentemente di chiusura, mentre a Pasquetta numerosi negozi torneranno accessibili, sebbene con orari ridotti. Una situazione più articolata riguarda invece Coop e Ipercoop, dove alcuni punti vendita potrebbero restare aperti a Pasqua (con orario limitato) e chiudere il giorno successivo. Grande variabilità per Crai, dove la gestione degli orari festivi è demandata ai singoli esercenti: ciò significa che le aperture possono cambiare sensibilmente da città a città. Anche Despar lascia margine ai territori, con alcuni supermercati aperti sia a Pasqua che a Pasquetta, ma spesso con fasce orarie ridotte. Per Esselunga si parla di chiusura totale a Pasqua e riapertura parziale a Pasquetta, soprattutto nei grandi centri urbani e nei centri commerciali. Lidl, infine, adotta una gestione flessibile, con aperture e chiusure che dipendono dalla località del punto vendita.
Sulla sede della Cgil a Rovigo è comparso uno striscione intimidatorio rivolto alla deputata del Pd Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica: «Sei solo una povera comunista di merda. Guardati le spalle, amica dei negri di merda».
Romeo: «Non è solo un attacco personale, ma a intere comunità»
«Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei deputati», ha scritto su Facebook la deputata rodigina Romeo, che è stata sospesa per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito (con altri 31 deputati) che nella sala stampa di Montecitorio si tenesse un incontro sulla “remigrazione”, che prevedeva l’intervento di esponenti di CasaPound (e altre organizzazioni di estrema destra). «Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili», ha aggiunto Romeo. E poi: «Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio».
La capogruppo Braga: «Inaccettabile il silenzio delle istituzioni»
Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di «intervenire per perseguire i responsabili di tale atto» e al presidente della Camera Lorenzo Fontana e a tutte le forze politiche, «anche a quelle di centrodestra», di «prendere una posizione chiara di condanna». E poi: «Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Inaccettabile che CasaPound, covo neofascista, continui ad agire senza conseguenze». Inaccettabile, ha aggiunto, anche il silenzio delle istituzioni. Un concetto espresso anche da Romeo, secondo cui «rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce».
Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).
La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane
Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.
Over the next month I will be working tirelessly to transition the office of Attorney General to the amazing Todd Blanche before moving to an important private sector role I am thrilled about, and where I will continue fighting for President Trump and this Administration.…
— Attorney General Pamela Bondi (@AGPamBondi) April 2, 2026
George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito
A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).
La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard
Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.
Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissionidi Daniela Santanchèdal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.
L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario
Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.
È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti
La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.
L’attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 ha colpito i servizi amministrativi del polo delle Gallerie degli Uffizi — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — ha costretto la direzione a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti, trasferire i gioielli più pregiati nel caveau della Banca d’Italia e murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, il gruppo hacker che ha violato la rete informatica del polo museale fiorentino avrebbe svuotato i server rubando archivio fotografico, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Le informazioni così rubate, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le sale sapendo esattamente dove passare e cosa disattivare. I ladri avrebbero minacciato di vendere questi dati sul dark web se le Gallerie non pagheranno un riscatto. Al lavoro, dopo la denuncia degli Uffizi, ci sono procura e polizia postale con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
Nel 2018 la Nazionale non si qualificò al Mondiale di calcio in Russia, e l’asta per i diritti tivù, che avvenne dopo quella prima disfatta, vide Mediaset aggiudicarsi tutti i 64 match della manifestazione mettendo sul piatto 78 milioni di euro (la Rai si fermò a 60 milioni). Fuso orario favorevole, partite avvincenti, e alla fine del Mondiale i manager di Publitalia si dissero soddisfatti per essere riusciti anche a guadagnare una discreta cifra, portando a margine un tipo di torneo che invece, per concentrazione delle partite in pochi giorni e scarsità di break pubblicitari, in genere è sempre un bagno di sangue per il broadcaster che lo trasmette.
Il doloroso all-in della Rai nel 2022
Nel 2022 la Fifa, memore dell’Italia in bilico, decise di aprire l’asta per i diritti del Mondiale in Qatar ben prima della certezza di avere questa o quella nazione alla fase finale. E la Rai, ancora scottata dallo smacco subito nel 2018 (per la prima volta il Mondiale non figurava nei palinsesti del servizio pubblico), decise di fare un all-in: 166 milioni di euro a scatola chiusa per i diritti di tutte le partite del torneo organizzato tra novembre e dicembre (per ovviare al caldo torrido che ci sarebbe stato tra giugno e luglio in Qatar).
Giorgio Chiellini consola Giacomo Raspadori dopo la sconfitta nel 2022 ai playoff contro la Macedonia del Nord (foto Ansa).
Pure in quella occasione, tuttavia, l’Italia non si qualificò, eliminata agli spareggi dalla Macedonia del Nord. E per viale Mazzini fu un disastro, con perdite per decine di milioni di euro (la Rai, peraltro, a differenza di Mediaset ha tetti pubblicitari molto più stringenti) che influenzarono non poco i risultati del bilancio di esercizio.
Come ci si è tutelati per il 2026 con l’incognita Azzurri
Per il 2026 tutti i broadcaster operanti in Italia si sono mossi con più cautela. E, pur aggiudicandosi i diritti tivù già qualche settimana fa, si sono cautelati con azioni differenti in caso di partecipazione o meno degli Azzurri. Dopo l’eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia, ecco scattare i nuovi prezzi: la Rai verserà alla Fifa solo 70 milioni di euro per 35 partite in chiaro del Mondiale Canada–Usa–Messico, mentre Dazn pagherà circa 50 milioni di euro per tutti i 104 match del torneo in pay tivù.
L’evento senza Italia sarà un massacro per le casse
A occhio e croce, comunque, per la Rai si tratterà ancora una volta di un bagno di sangue: più o meno la stessa cifra pagata da Mediaset nel 2018, ma per la metà delle partite. E, peraltro, non è detto che quelle fissate in calendario a orari comodi per l’Europa (occhio al fuso orario) siano anche le più interessanti. Tenuto conto della capacità di raccolta pubblicitaria del servizio pubblico, con i paletti fissati per legge, diciamo che il Mondiale porterà una perdita netta per la Rai nell’ordine dei 50 milioni di euro. Ovviamente, si può comprendere che il contratto di servizio pubblico comporti anche questi sforzi. Ma, limitandoci a un’analisi puramente economico-finanziaria, l’evento sarà un massacro per le casse della televisione di Stato.
Così come per Dazn, i cui 50 milioni di euro pagati li potremmo già classificare tutti come una perdita netta, tenuto conto che le partite a orari decenti saranno in chiaro sulla Rai, e che quelle a notte fonda avranno audience risibili sulla piattaforma in streaming a pagamento, senza stimolare molti nuovi abbonati.
Nello sconforto anche influencer, piattaforme social e podcast
Ma la sconfitta ai rigori con la Bosnia getta nello sconforto pure tutti gli influencer, le piattaforme social, i podcast che sul commento, il chiacchiericcio, la voglia di criticare o esultare avevano puntato grosso per i prossimi mesi di giugno e luglio, e che invece si ritroveranno solo a parlare con un ristretto pubblico di impallinati del calcio internazionale.
Rino Gattuso e la prima pagina della Gazzetta dopo la disfatta.
E il Mondiale 2026, proprio per i problemi di fuso orario dei match live, poteva essere un’occasione d’oro per progetti come Cronache di spogliatoio, con le sue dirette in orari di prime time dedicate ad analisi e opinioni (su YouTube dopo la débâcle di martedì sera c’erano addirittura 20 mila utenti collegati, cifra record per il canale, assatanati di commenti e giudizi post-partita).
Le conversazioni sulle partite erano potenti opportunità
Come sottolineato da Warc Media, piattaforma digitale che fornisce dati, insight e benchmark sull’efficacia del marketing e della pubblicità, «il Mondiale 2026 vale circa 10,5 miliardi di dollari di pubblicità incrementale a livello complessivo su tutto il globo, ma gli investimenti verranno divisi su più fronti, poiché i brand vorranno interagire con i tifosi e gli appassionati su più punti di contatto. Non solo attraverso i broadcaster tivù che, svenandosi, hanno comprato i diritti audiovisivi, ma pure con tutte le piattaforme che trarranno vantaggio dalle conversazioni relative al Mondiale senza sborsare un dollaro per i diritti: dai contenuti dei creator ai podcast, tutti touch point capaci di trasformare le conversazioni sulle partite in potenti opportunità di connessione e impatto».
Minori investimenti pubblicitari e mancati introiti per il sistema calcio
In Italia le conseguenze dell’eliminazione saranno pesanti: in base a stime Upa (Utenti di pubblicità associati, cioè le più importanti aziende che investono in pubblicità) per edizioni passate, la mancata presenza dell’Italia al Mondiale comporta minori investimenti pubblicitari nell’ordine di circa 100 milioni di euro. A cui sommare i circa 100 milioni di euro di mancati introiti per il sistema calcio. Per non parlare, poi, di tutto l’indotto che un Mondiale porta con sé in tema di bar, ristoranti, out of home. E della reputazione, quella del sistema Paese Italia, che dopo la bella immagine esportata nel mondo con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 torna adesso a livelli bassissimi.
L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».
Chi era Roberto Arditti
Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.
Oltre a Gabriele Gravina, che ha finalmente lasciato la poltrona di presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali ha fatto un passo indietro anche Gianluigi Buffon. L’ex portiere ha annunciato sui social le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, rassegnate – ha spiegato – «un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia», prima della richiesta di «temporeggiare» arrivata dai piani alti: «Un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».
«Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale», scrive Buffon. E poi: «È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino». Buffon ha poi detto di aver «chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita» ai cambiamenti necessari per riportare in alto l’Italia: «Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».