Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?

Avrebbero anche continuato a spendere. La chiusura del calciomercato estivo 2026 è scoccata in Italia alle 20 di martedì primo settembre e come sempre c’è stata la corsa a chi depositava in extremis la documentazione dell’ultimo trasferimento. Si conclude sempre così questa maratona che ogni estate dura circa due mesi: con uno sprint assurdo, tale da far sembrare che nei 59 giorni precedenti si sia rimasti tutti quanti a girarsi i pollici. Ciò che non corrisponde al vero, ma è come se lo fosse. E così si giunge regolarmente sul limitare estremo: con la sensazione che i dirigenti dei club seguiterebbero a spendere se avessero altri giorni a disposizione, con una compulsività da ludopatici alla slot machine. Toccherà loro stare in astinenza fino al 2 gennaio, quando aprirà la sessione invernale e ci sarà tempo fino al primo febbraio per scatenare un altro baccanale di dissipazioni. Invero, ci sarebbero ancora alcuni mercati nazionali aperti: quello turco chiude venerdì 4 settembre, quello saudita addirittura il 12 ottobre. E poi ci sarebbe anche qualche mercato africano. Ma in questi casi si potrebbe agire soltanto in uscita, niente spesa. Va aggiunto il vasto capitolo degli svincolati, ma non dà una particolare libidine. Saranno quattro mesi di quaresima.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Goncalo Ramos, pagato circa 74 milioni dal Milan al Psg (foto Ansa).

Come se il denaro venisse generato da una fonte inesauribile

Pare una provocazione e invece non lo è per niente. Quello che un tempo era semplicemente il mercato dei trasferimenti di calciatori si è trasformato in un manicomio globale che non conosce crisi. Scordatevi le guerre, le crisi energetiche, il prezzo del gasolio e lo Stretto di Hormuz: per il calcio tutto ciò appartiene a un’altra galassia. Non c’è contrazione alla spesa per acquisizione di calciatori e per i loro salari, come se il denaro venisse generato da una fonte alternativa e sconosciuta. E da un anno all’altro viene fissato un nuovo record di spesa, regolarmente fatto segnare dalla Premier League, il campionato inglese: stavolta sono state acquisizioni di calciatori per 3,49 miliardi di sterline, che in euro fanno 4,07 miliardi.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Randal Kolo Muani della Juventus in azione contro il Parma (foto Ansa).

Anche la finestra “di riparazione” ha preso una piega pericolosa

Dunque la linea rossa dei 4 miliardi di euro è stata oltrepassata. Inoltre, la storia recente insegna che anche il mercato “di riparazione” di gennaio (che un tempo era dedicato agli aggiustamenti e per questo registrava livelli molto inferiori di trasferimenti e circolazione del denaro) ha preso la piega delle spese allegre. Si può già scommettere su quale sarà la cifra all’altezza della quale verrà fissato il prossimo primato. E nell’attesa che ciò succeda si può guardare ai casi più clamorosi.

Follie inglesi: 590 milioni di euro spesi l’ultimo giorno

Spicca il Manchester City, che ha speso 533,5 milioni di euro. Seguono il Liverpool con 483,4 milioni di euro, il Chelsea con 406,5 milioni e il Tottenham con 351,8 milioni. I Citizens, oltre a capeggiare la classifica della spesa, sono anche quelli che fanno segnare il saldo negativo più vasto (oltre 190 milioni di euro) perché sono quelli che hanno ricavato meno dalle cessioni. Un ulteriore dato delle follie inglesi è quello del denaro che i club della Premier hanno speso nell’ultimo giorno di mercato: quasi 590 milioni di euro, un salto clamoroso rispetto ai 455,5 milioni di euro spesi nell’ultimo giorno del calciomercato estivo 2025.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Da sinistra Mateo Kovacic, Gianluigi Donnarumma e Josko Gvardiol del Manchester City (foto Ansa).

Persino la Roshan League saudita ha dovuto rassegnarsi alla realtà

Tra la Premier e il resto del mondo c’è una distanza abissale. A partire dalle altre quattro principali leghe europee, nessuna può mettersi in concorrenza con la NBA del calcio. Anche la Roshan League saudita, dopo la partenza pirotecnica dell’estate 2023, ha dovuto rassegnarsi alla realtà: gli inglesi sono irraggiungibili e lo rimarranno almeno finché non esploderà la bolla.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Cristiano Ronaldo, attaccante dell’Al-Nassr (foto Ansa).

Secondi e infelici: il super disavanzo della nostra Serie A

Tenuto conto di questo dato strutturale va rimarcato l’aspetto più interessante per noi italiani: la Serie A si conferma la seconda lega più spendacciona al mondo. Il dato elaborato dal sito specializzato Transfermarkt dice che i nostri club hanno speso 1,16 miliardi di euro in questo mercato estivo. Siamo secondi anche per disavanzo tra acquisti e cessioni: 423,34 milioni di euro. Una cifra molto lontana da quella della Premier (-1,606 miliardi di euro), ma superiore a quella della Liga spagnola (-257,63 milioni di euro) e a quelle delle due che addirittura fanno registrare attivi; Bundesliga tedesca (+35,66 milioni) e Ligue 1 francese (+726,6 milioni).

Il Paris Saint-Germain più virtuoso di Lecce e Frosinone

Tutto ciò avviene in un’estate nella quale persino un big spender come il Paris Saint-Germain ha registrato un clamoroso attivo di calciomercato: 152 milioni di euro di acquisizioni, 334,3 milioni di euro di cessioni. Stiamo parlando del club bicampione europeo in carica, controllato dal ricchissimo fondo sovrano del Qatar. Ma che, nonostante ciò, si dimostra più virtuoso di Lecce (-4,65 milioni di euro) e Frosinone (-30,2 milioni di euro).

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Luis Enrique, allenatore del Psg (foto Ansa).

Siamo un campionato di esuberi e di seconde-terze scelte

Si tratta del segno eloquente di un movimento che continua a spendere malissimo e vende poco perché non ha molto da piazzare, né in termini di giovani promesse né guardando ai calciatori in carriera. I migliori vanno via subito, chi resta o arriva lo fa rispecchiandosi in una situazione sempre più deprimente. La Serie A è diventata un campionato di esuberi (della Premier, principalmente) e di seconde-terze scelte.

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Fabio Paratici, dirigente della Fiorentina (foto Imagoeconomica).

Le multiproprietà ingovernabili e la schizofrenia di Paratici

Un contesto nel quale può capitare che il binomio formato da allenatore e direttore sportivo blocchi la cessione di un calciatore decisa dalla proprietà americana (come è successo alla Roma col centrocampista Manu Koné che era a un passo dal Chelsea). Dove il fattore della multiproprietà sta diventando sempre più ingovernabile. E dove i figlioli prodighi alla Fabio Paratici entrano in totale confusione e mettono in piedi due campagne trasferimenti fra prima e dopo l’inizio del campionato (la Fiorentina ha speso oltre 150 milioni di euro, quasi quanto il Psg). La prospettiva di risanare è sempre più lontana, quella di tornare a essere competitivi si fa complicata. Ma finché c’è spesa c’è speranza.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino

Le elezioni in Sassonia-Anhalt rischiano di provocare un terremoto non solo nella regione orientale tedesca, ma a livello nazionale. Alla vigilia i sondaggi danno infatti nettamente in testa Alternative für Deutschland, partito di estrema destra messo sotto osservazione dall’Ufficio per la protezione della Costituzione, dato intorno al 40 per cento, il doppio rispetto alla precedente tornata. L’AfD potrebbe addirittura ottenere la maggioranza assoluta al parlamento di Magdeburgo, davanti alla dimezzata Cdu, la formazione conservatrice del cancelliere Friedrich Merz, data intorno al 20 per cento. Più distanziati i socialdemocratici della Spd e la sinistra della Linke, tra l’8 e il 10 per cento, e ancora più lontani i Verdi e il Bündnis Sarah Wagenknecht. Partito che, con il 5-6 per cento, potrebbe però fare da stampella a un governo guidato dalla destra radicale.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il voto rischia di picconare la Große Koalition

I conti si faranno domenica sera dopo le 18, quando i seggi verranno chiusi. Quello che è certo è che il voto cambierà i rapporti di forza a Magdeburgo, con l’eventuale rebus di chi e con quale eventuale coalizione guiderà il Land, e metterà ulteriore pressione alla Große Koalition di Berlino, che dovrà affrontare gli effetti dell’ondata nera in arrivo: il 20 settembre si voterà proprio nella Capitale, che costituisce una regione autonoma, e anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, sempre nella vecchia Germania Est. Anche qui la spinta dell’AfD potrebbe scardinare gli equilibri attuali con riverberi sulla stabilità nazionale.

I motivi dell’avanzata dell’estrema destra

L’avanzata della destra, guidata in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, 35enne che dal 2016 occupa un seggio al parlamento di Magdeburgo, è stata ampiamente prevista: viene da lontano e deriva non tanto per meriti dell’AfD ma piuttosto per demeriti altrui sia su questioni locali sia nazionali. La Regione è retta dal 2002 da governatori della Cdu e l’attuale alleanza è tra conservatori, socialdemocratici e liberali, che con grande probabilità rischiano di non superare la soglia del 5 per cento, come già accaduto nel 2025 a livello nazionale. Dopo 24 anni di governo cristianodemocratico, la volontà di cambiamento è diventata quindi fisiologica. L’elettorato si è così velocemente spostato dal centro a destra sulla scia di crescenti difficoltà economiche e sociali che il Land ha dovuto affrontare negli ultimi anni, accompagnate dalle crisi nazionali e internazionali che hanno aggravato la situazione.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Ulrich Siegmund (Ansa).

Merz non è riuscito ad arginare l’AfD

I governatori a Magdeburgo e i cancellieri a Berlino hanno insomma spianato la strada all’AfD, pronta a raccogliere i frutti degli errori di altri. Poco importa che il populismo di Siegmund, insieme con quello dei due leader nazionali, Alice Weidel e Tino Chrupalla, sia condito di retorica nazionalista ed estremista: gli elettori tedeschi paiono in larga maggioranza stufi della classe politica attuale. Anche in ambito federale, l’Alternative für Deutschland è al momento il primo partito, con circa il 27 per cento, davanti alla Cdu di Merz con il 22. Il cancelliere era stato eletto al vertice della Cdu con la promessa di riportare il partito ai fasti di Helmut Kohl e Angela Merkel, dimezzando il potenziale dell’AfD, e i risultati sono quelli di oggi. Nel caso di elezioni anticipate il disastro per i partiti tradizionali sarebbe completo.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Alice Weidel e Tino Chrupalla, leader della AfD (Ansa).

Siegmund e lo sdoganamento delle camicie brune

Ulrich Siegmund, definito dal settimanale Der Spiegel «l’uomo più pericoloso in Germania», è riuscito a dosare carisma e doti da piazzista, captando la necessità di cambiamento e facendo dimenticare le varie ombre del partito. Nato politicamente nella Cdu si è poi spostato nell’AfD con buona parte dell’elettorato conservatore, tanto che il partito è la prima forza nella regione. Alternative für Deutschland potrebbe diventare così la prima formazione di estrema destra a guidare un Land dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, anche se Siegmund non sarebbe certo il primo esponente in camicia bruna a raggiungere i piani alti di una regione. Prima di lui ci furono Hans Filbinger, governatore del Baden Württenberg per otto anni tra il 1971 e il 1979 ed ex membro del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori di Adolf Hitler e il cancelliere Georg Kiesinger, alla guida della Germania federale fra il 1966 e il 1969. Iscritto sin dal 1933 nel partito hitleriano, fino al 1945 lavorò al ministero degli Esteri nazista.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Supporter di Ulrich Siegmund e della AfD (Ansa).

Insomma, la Germania si ritrova adesso a combattere contro i fantasmi del passato o presunti tali. Se le dichiarazioni xenofobe di Siegmund sono inquietanti, non lo sono meno certe uscite sul riarmo e il ruolo della Germania in Europa di Merz, il cui nonno materno militò nel partito nazista. E chissà se prima o poi i destini di Cdu e AfD andranno a intrecciarsi, come già accaduto in altri Paesi europei tra formazioni della destra moderata ed estremista.

Clooney a Venezia attacca Trump: «Usa guidati da persone incapaci»

George Clooney attacca Trump (pur senza mai citarlo) e il governo americano dal Lido di Venezia, dov’è arrivato per ricevere il Leone d’oro alla carriera in occasione della serata inaugurale della Mostra del cinema. «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo. A novembre ci sono le elezioni di midterm che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e, se va tutto bene, torneremo ad una situazione di maggiore normalità», ha detto l’attore. «L’idea poi che la crudeltà sia alla base e faccia parte del divertimento del mondo, e che un segretario alla Difesa, Pete Heghset, abbia twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi ridendoci su, è davvero una cosa assurda. Questa è kakistocrazia (il governo dei peggiori, ndr)», ha aggiunto. «Dov’è finito il senso della decenza? Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori», ha chiosato.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo

Gli investigatori tedeschi hanno identificato due persone sospettate di aver partecipato al tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle, per cui la Germania ha ufficialmente accusato la Russia, innescando un botta e risposta che ha coinvolto anche l’Ue e la Nato. Come riportano i media tedeschi, una delle persone identificate è un bielorusso con passaporto russo: il suo Dna è stato rinvenuto sul luogo dell’incidente del drone. L’altro, di origine russa con passaporto lettone, è sospettato di aver contribuito all’organizzazione dell’attacco. Uno dei sospettati, è emerso, aveva il visto turistico italiano. Secondo le autorità, i due hanno agito per conto di agenzie statali russe.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Johann Wadephul e Alexander Dobrindt (Ansa).

L’annuncio delle autorità tedesche e la replica di Mosca

Dopo settimane di indagini, ieri la Germania ha accusato la Russia per gli attacchi con i droni-bomba avvenuti (senza conseguenze) nella zona dell’aeroporto di Lipsia. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il collega degli Esteri, Johann Wadephul, hanno parlato di un Paese «bersaglio della guerra ibrida» orchestrata da Mosca. Di seguito sono arrivate la chiusura del consolato generale a Bonn (dal 18 settembre) e la risoluzione del contratto con la Casa russa di Berlino. La Russia, da parte sua, ha minacciato di reagire «a tutte le decisioni antirusse della Germania» con «risposte devastanti». Dura la reazione dell’Ue e della Nato dopo gli ultimi sviluppi su Lipsia: «Voglio essere molto chiara, questo è stato un attacco con materiale militare portato avanti da un’operazione della Russia in territorio europeo. Non lo tolleriamo. Quest’intimidazione non funzionerà, l’Ue e la Nato sono uniti. Non solo manterremo alta la pressione sulla Russia, ma la alzeremo», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, affiancata dal segretario generale della Nato Mark Rutte, prima del loro incontro a Bruxelles. Successivamente, l’incaricato d’affari della Germania a Mosca è stato convocato al ministero degli Esteri.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Mark Rutte e Ursula con der Leyen (Ansa).

Inter-Ausilio, è addio

Piero Ausilio è vicinissimo a lasciare il ruolo di direttore sportivo dell’Inter. Il dirigente, in scadenza nel 2027 e da 29 anni in nerazzurro, non ha trovato l’accordo con Oaktree per il rinnovo (l’offerta era per un altro anno) e ha comunicato alla società che non ci sono le condizioni per proseguire. L’addio è a questo punto inevitabile e, stando a quanto filtra da Milano, potrebbe arrivare in anticipo: le parti sono infatti al lavoro per una risoluzione consensuale. Ausilio è entrato nei quadri nerazzurri nel 1997 e da segretario delle giovanili è arrivato a ricoprire l’incarico di direttore sportivo della prima squadra, assunto nel 2014: da allora l’Inter ha vinto tre campionati, tre Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane

Ex Ilva, l’8 settembre un nuovo tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi

È stato convocato un nuovo incontro a Palazzo Chigi con i sindacati sul futuro dell’ex Ilva. L’appuntamento è per martedì 8 settembre 2026, alle 17.30, nella Sala verde. L’hanno riferito fonti sindacali. Si discuterà della vendita di Acciaierie d’Italia, del destino dell’area a caldo, dell’offerta della cordata italiana, di quella di Jindal Steel International e, soprattutto, del futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. L’incontro si terrà alla vigilia dell’esame in Corte d’Appello di Milano sullo spegnimento dell’area a caldo. Il 9 settembre sarà infatti esaminata l’istanza con cui Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha chiesto di sospendere l’esecutività del decreto che dispone il fermo dell’area produttiva. Sul fronte della vendita, i commissari straordinari stanno esaminando due proposte, ovvero l’offerta vincolante presentata da Jindal e la manifestazione d’interesse della cordata italiana, che dovrà essere trasformata in un’offerta vera e propria.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

A destra è tempo di pulizie. Soprattutto nelle liste elettorali: anche se non si conosce quale sarà il sistema di voto scelto per andare alle urne, in via della Scrofa, nel quartier generale di Fratelli d’Italia, si discute animatamente. Giorgia Meloni e la sorella Arianna vogliono svecchiare anagraficamente gli eletti ed evitare scivolate con qualche nome impresentabile.

Preoccupa il travaso in Veneto verso Vannacci

Tutto questo accade mentre non smettono di uscire dal partito esponenti locali, diretti verso il generale Roberto Vannacci: in Veneto, in particolare, la situazione pare sfuggita di mano, con Futuro nazionale che ha aperto una sede a Rovigo, e i sindaci che cambiano casacca per aderire al movimento dell’ex parà non si contano. Si va da Luciano Alberti, primo cittadino di San Mauro di Saline (Verona), a Roberto Brizzi, sindaco di Bussolengo, sempre nel Veronese, senza dimenticare Massimo Campagnolo, sindaco di Cervarese Santa Croce (Padova). A civici di destra e fratellini d’Italia, poi, la posizione sul fine vita di Luca Zaia (che la considera una «legge di civiltà») non piace a tutti, e così gli animi si riscaldano.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In questo panorama, ecco la revisione delle liste, con le “Meloni sister” pronte a depennare alcuni pesi massimi: si parla innanzitutto di Marcello Pera, classe 1943, ex presidente del Senato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Marcello Pera (foto Imagoeconomica).

Quindi potrebbe toccare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nato nel 1947, che non riporta voti alti nelle pagelle governative, in un dicastero dove pure il sottosegretario Andrea Delmastro si è fatto notare per le cattive compagnie.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
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Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Anche Giulio Tremonti, altro classe 1947, già ministro dell’Economia, pare destinato al capolinea, tanto che qualcuno di Fratelli d’Italia scherza, dicendo «ma era stato eletto con noi? Non me ne ero accorto». Insomma, basta con gli ottantenni: la direttiva sembra essere questa. L’unico a continuare l’esperienza politica, ormai lunghissima, è ovviamente l’intoccabile Ignazio La Russa, il presidente del Senato, classe (tanto per cambiare) 1947.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
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Spazio agli emergenti: si pesca nel mondo delle imprese

Spazio agli emergenti, e in particolare ai rappresentanti del mondo delle imprese, specialmente quelli del Nord-Est: tra i papabili, destinato a diventare ministro in un futuro governo di centrodestra, gira il nome di Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, del quale tra i meloniani si parla molto bene. Prima un seggio parlamentare, poi una poltrona ministeriale: il percorso sembra essere tracciato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Matteo Zoppas (foto Imagoeconomica).

In Forza Italia c’è la grana Casellati

Un tema, quello dell’età dei candidati, che scalda anche un altro partito, Forza Italia, dove gli anni avanzano, e che ha un nome su tutti in cima ai problemi: quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nata nel 1946, è la più anziana componente del governo di Giorgia Meloni, già presidente del Senato, «asfaltatrice degli uffici stampa, tanto da cambiarne più delle borsette», ricordano a Palazzo Madama.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Lei ambirebbe a continuare la vita da parlamentare, ma all’interno della casa politica berlusconiana si dice abbia molti nemici. «E poi dove la candidiamo Casellati? In Veneto c’è già Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, eletta alle ultime politiche al Senato nel collegio di Padova, e che certo non vuole mollare la zona per tornare nella sua Emilia-Romagna», spiffera un forzista di lungo corso, che non vorrebbe vedere accapigliarsi le due esponenti, addirittura due ministre, per un seggio. E la Lega? Matteo Salvini ha già troppi problemi, gli manca solo il dramma dell’età dei candidati…

Così le università telematiche ampliano l’accesso agli studi e riducono gli abbandoni

Le università telematiche contribuiscono ad ampliare l’accesso all’istruzione universitaria, intercettando persone che avrebbero avuto una minore probabilità di iscriversi. È una delle conclusioni del paper della Banca d’Italia Who goes online? Selection and performance in Italian higher education di luglio 2026, che analizza la crescita degli atenei online e il profilo dei loro studenti. Secondo lo studio, la crescita delle università telematiche si è concentrata soprattutto nelle province dove l’accesso all’università era storicamente più basso. Per gli autori questo rappresenta un’espansione della platea degli studenti universitari e non un semplice spostamento di iscritti dagli atenei tradizionali a quelli online. L’analisi mostra inoltre che chi sceglie una laurea telematica aveva, già prima dell’immatricolazione, una probabilità inferiore di iscriversi all’università. Per questo il rapporto sostiene che gli atenei online agiscono «almeno in parte come complemento e non come sostituto» del sistema universitario tradizionale, portando nella formazione accademica persone che altrimenti avrebbero avuto minori possibilità di intraprendere tale percorso.

Più studenti che completano il percorso

Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita significativa. Gli iscritti agli 11 atenei telematici sono passati da circa 119 mila nell’anno accademico 2018/19 a quasi 308 mila nel 2024/25, arrivando a rappresentare il 15 per cento della popolazione universitaria italiana. Nello stesso periodo sono aumentati anche i laureati e l’offerta formativa, con i corsi attivi cresciuti del 40 per cento. Tra gli aspetti più rilevanti messi in evidenza dalla ricerca figurano anche gli esiti del percorso universitario. A parità di caratteristiche degli studenti, l’iscrizione a un’università telematica si associa a un tasso di abbandono tra primo e secondo anno inferiore di 9,8 punti percentuali rispetto agli atenei tradizionali e a una probabilità più elevata di conseguire la laurea nei tempi previsti. Il differenziale stimato è di 14,6 punti percentuali a favore degli studenti iscritti agli atenei online. Il rapporto individua diverse possibili spiegazioni di questi risultati. La maggiore flessibilità della didattica online può ridurre gli ostacoli per chi lavora o ha responsabilità familiari, consentendo di conciliare gli studi con altri impegni. Inoltre, chi torna a studiare dopo alcuni anni tende a essere particolarmente motivato a completare il percorso. Modalità di valutazione più modulari possono infine contribuire a limitare il rischio di interruzione degli studi. Il rapporto, tuttavia, presenta queste come ipotesi interpretative, senza indicarne una come prevalente.

Un canale complementare a quello tradizionale che intercetta una platea con esigenze diverse

Quanto al profilo degli studenti che scelgono gli atenei telematici, si tratta mediamente di persone più adulte rispetto agli iscritti alle università tradizionali, spesso lontane dal conseguimento del diploma e più frequentemente residenti nel Mezzogiorno o nelle aree interne del Paese. Secondo gli autori, gli atenei telematici sembrano quindi intercettare soprattutto persone per le quali l’accesso alla formazione terziaria può essere ostacolato dalla distanza temporale dal diploma, dalla necessità di conciliare gli studi con il lavoro o altri impegni e dalla residenza in territori caratterizzati da una partecipazione universitaria più bassa. È proprio la combinazione di questi fattori a rendere l’offerta online un canale complementare rispetto a quella tradizionale: non si limita ad attirare studenti che avrebbero comunque scelto l’università, ma rende più praticabile l’ingresso o il rientro negli studi a una popolazione che, sulla base delle proprie caratteristiche iniziali, avrebbe avuto una minore probabilità di iscriversi. 

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci

C’è chi entra, sperando magari in una ricandidatura altrove impossibile, ma anche chi lascia, nonostante il vento propizio dei sondaggi che danno Futuro Nazionale al 7,5 per cento, ormai seconda forza politica del centrodestra. Eppure anche tra i vannacciani si comincia a registrare qualche addio.

«Su Islam e immigrazione posizioni inaccettabili»

L’ultimo è quello di Luca Bellotti. Con alle spalle una lunga militanza nel centrodestra, da An a FdI passando per Pdl e Fli, e già sottosegretario al Lavoro nel Berlusconi IV, Bellotti aveva aderito a Futuro Nazionale lo scorso aprile insieme con l’ex meloniano Joe Formaggio (già consigliere regionale veneto e organizzatore dello “squadrismo summer fest” a Vedelago, giusto per inquadrare il personaggio) e l’ex leghista altoatesino Massimo Bessone. Ora però considera l’esperienza in FN conclusa. «Sono un uomo di destra, coerente e fedele alla mia storia», scrive in una lettera aperta indirizzata a Roberto Vannacci. Ma «su Islam e immigrazione» le posizioni sono «inaccettabili».

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

«Quando ho aderito», ricorda l’ormai ex futurista, «l’ho fatto con convinzione, mettendo a disposizione la mia esperienza e contribuendo, nella mia provincia, all’adesione di oltre 500 persone. Credevo di poter contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito, ma anche capace di mettere al centro umanità e rispetto verso le persone dí qualunque credo o colore. Purtroppo avevo visto male». L’ex meloniano dice di non riconoscersi più in una linea politica troppo spesso caratterizzata «dalla provocazione e dalla spregiudicatezza». «Ho chiesto più volte un confronto diretto con te, per discutere nel merito, senza mai riuscire a ottenerlo», continua la lettera. «Questo ha contribuito alla mia decisione, ma il motivo principale è politico: non mi sento più rappresentato dalla direzione intrapresa da Futuro Nazionale». Quella di Bellotti non è la prima retromarcia. Lo scorso giugno passò come una meteora in FN la consigliera comunale di Brindisi Maria Ciaccia. Giusto pochi giorni e tornò nelle fila di Forza Italia, ringraziando il segretario regionale azzurro Mauro D’Attis per la fiducia. Qualche defezione si è registrata anche in Puglia a causa della nomina di Rossano Sasso a responsabile regionale.

Salvini allontana il ritorno della Lega Nord: «Non c’è bisogno di partiti paralleli»

«Non c’è bisogno di partiti paralleli. Il nord – come il centro e il sud – non ha voglia di alchimie politiche, ha voglia di risposte concrete». Lo ha detto Matteo Salvini, in visita al comando di Stazione dei Carabinieri di Roma-Alessandrina, commentando la mossa degli ex parlamentari e segretari provinciali che hanno creato il ‘Comitato per il Congresso federale’ con l’obiettivo di riprendere il controllo della ‘vecchia’ Lega Nord, rottamata a fine 2017 e sostituita dalla Lega Salvini premier, ma tenuta in vita saldare il debito di 49 milioni di euro con lo Stato per le irregolarità commesse dal tesoriere Francesco Belsito nella rendicontazione dei rimborsi elettorali. «Di Lega ce n’è una. È forte e governa 14 Regioni su 20», ha aggiunto il segretario del Carroccio. Poi la stoccata ai promotori del comitato che chiede il congresso del partito fondato da Umberto Bossi: «Ci sono alcuni ex parlamentari che vorrebbero tornare a fare i parlamentari. Siccome la Lega sono i militanti, 500 sindaci, decine di migliaia di iscritti e volontari. Non è qualche ex parlamentare che cerca un altro posto. Mi tocca meno che zero».

L’allarme di Tajani: «Possibili tentativi di influenze russe sul voto in Italia»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani teme possibili ingerenze della Russia alle prossime elezioni italiane. «È una questione generale, è una questione che riguarda tutta l’Unione europea, ma non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota. Sono convinto che possa accadere, per questo bisogna intervenire in anticipo», ha detto parlando da Gymnich, in Irlanda. «Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione europea, interferendo sulle libere elezioni democratiche che si svolgono nei nostri Paesi, cercando di condizionare con questa attività deprecabile la volontà popolare», ha aggiunto. E ancora: «Noi continueremo a vigilare, non è un caso che ci sia stata una riforma del ministero degli Esteri. Dal primo di gennaio c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista operativo, e non è un caso che ci sia una sala operativa che opera 24 ore su 24, proprio per respingere gli attacchi cibernetici, molti dei quali arrivano da hacker russi, contro le nostre sedi diplomatiche, contro il ministero».

Salvini: «Italiani non hanno mai votato per influenze russe»

Sulle parole di Tajani è intervenuto a stretto giro il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io, ma non voglio mancare d’intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non parlo di Tajani, ma mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa. La Russia ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità, ma ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto magari per vendere altre armi. Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca».

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci

Sigfrido Ranucci candidato alle prossime Politiche per il Movimento 5 stelle? La suggestione negli ultimi giorni è girata, tanto che mercoledì Giuseppe Conte, sollecitato in materia, si è visto costretto a smentire. «È una voce trapelata forse per indebolire la sua figura, ma per quanto mi riguarda non ho mai parlato della possibile candidatura di Ranucci né col diretto interessato, né con alcun esponente del M5s», ha assicurato l’ex premier davanti alle telecamere de La7. Un paio di fonti autorevoli del partito, però, assicurano che della questione nei giorni scorsi in via di Campo Marzio si è parlato, facendo arrivare la cosa anche al conduttore, che naturalmente non ha ancora preso alcuna decisione riguardo il suo futuro.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il M5s e la carta Ranucci

A buona parte dei pentastellati, però, l’idea piacerebbe, perché consentirebbe loro di fare una parte della campagna elettorale dando battaglia contro TeleMeloni e a difesa della libertà di stampa e del giornalismo d’inchiesta, messo a dura prova dalla cacciata del giornalista dal programma; ma pure dal mancato recepimento da parte dell’Italia dell’European media freedom act (Emfa) per colpa della melina del centrodestra. Per non parlare del fatto che Ranucci porterebbe ai 5 stelle un discreto pacchetto di voti in più, addirittura il 2-3 per cento secondo i più ottimisti. Anche perché l’ex braccio destro di Milena Gabanelli è già in campagna elettorale, visto il successo del suo tour in giro per l’Italia, Diario di un trapezista, che a ogni appuntamento registra la presenza di migliaia di persone. Il giornalista uscirà in autunno con un nuovo libro, cui seguiranno altri incontri e presentazioni, che potrebbero diventare l’antipasto ideale di una candidatura.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Il partito è sceso subito in campo pro-Report

I 5 stelle, del resto, sono il partito politico che in queste settimane più si è schierato dalla parte del conduttore, con dichiarazioni a tamburo battente e interviste dei suoi maggiori esponenti, da Conte all’ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia, e poi altri, soprattutto deputati e senatori della commissione sulla tv pubblica, da cui tutta l’opposizione si è dimessa in blocco. Solidarietà a Ranucci è arrivata anche da altre forze politiche, come Pd e Avs, ma sono i 5 stelle ad averne fatto una vera battaglia politica per l’autonomia di Report. Una battaglia che, al di là di come finirà la vicenda dal punto di vista televisivo e giudiziario, da Campo Marzio assicurano che sarà uno dei temi forti della campagna elettorale pentastellata. Se poi lo si potrà fare presentandosi addirittura insieme a Ranucci, tanto meglio. 

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

La partita per Report non è ancora chiusa

Per ora il conduttore è in attesa e non ha ancora perso del tutto la speranza di tornare a Report. La redazione ha fatto sapere che un dialogo con la Rai può riprendere solo a patto che i due conduttori designati, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, facciano un passo indietro. Mercoledì nel primo pomeriggio il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini incontrerà gli inviati della squadra per discutere della ristrutturazione del programma. Si attende poi la risposta dei vertici aziendali alle richieste di chiarimenti degli avvocati di Ranucci, che esigono motivazioni dettagliate per la sua cacciata dal programma. E infine, anche alla luce della risposta della tv pubblica, bisognerà vedere se partirà un’azione legale per puntare al reintegro di Ranucci e quale ne sarà l’epilogo. Difficilmente, però, il giornalista accetterà le tre proposte che gli sono state avanzate dall’azienda: la vice direzione ad personam di Tg3 o RaiNews o l’ufficio di corrispondenza del Cairo. Com’è assai difficile che Ranucci possa passare alla concorrenza: né Mediaset, né La7 in questi anni hanno mai manifestato interesse per un programma simil-Report per gli elevati costi che comporta, di realizzazione del prodotto e di spese legali. Ma difficile è anche l’ipotesi di un Report in onda fuori dai grandi gruppi tv, sull’esempio della prima stagione di Servizio Pubblico di Michele Santoro nel 2011, trasmesso in diretta sul web e su una rete di canali locali.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

La tentazione della politica resta

Ranucci, insomma, è pronto alla pugna, mediatica e politica. Alle elezioni manca ancora tempo, Conte per ora l’ha scartata, ma tutto può ancora accadere e nulla si può escludere, come ha dichiarato lo stesso Ranucci alla domanda su una sua discesa in politica. «Non escludo nulla», ha detto il giornalista qualche giorno fa. Come extrema ratio, una candidatura potrebbe rappresentare un’arma in più per la battaglia contro chi l’ha epurato dalla sua creatura televisiva. E per Conte un Ranucci “anti-Meloni” da sbandierare in campagna elettorale sarebbe un bel colpo, anche in chiave anti-Schlein.   

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait

Dalle spiagge della Versilia alle sponde del Lago di Como: ci sarà anche Roberto Vannacci tra i relatori della prossima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in programma a Villa d’Este dal 4 al 6 settembre. Sulla presenza del fondatore di Futuro Nazionale, indiscusso protagonista dell’estate politica italiana, si è espresso il leader di Azione Carlo Calenda. Che, criticando il trattamento di favore riservato all’ex generale, ha annullato la sua partecipazione.

Calenda: «Peggiore tradizione del lobbismo italico»

«Al Forum Ambrosetti hanno invitato in pompa magna Vannacci. Il segretario di Futuro Nazionale non dovrà confrontarsi nel panel con tutte le altre opposizioni ma godrà di un trattamento preferenziale in un panel a lui dedicato», ha scritto Calenda sui social, aggiungendo che «secondo la peggiore tradizione del lobbismo italico si corre a genuflettersi davanti all’ultimo populista, in questo caso un neofascista, razzista e pro-russo». E poi: «Credo che questa dovrebbe essere una buona ragione per considerare seriamente la partecipazione al Forum da parte di imprenditori e leader politici. Per quanto mi concerne ne starò alla larga». Calenda avrebbe dovuto partecipare domenica alla sessione dell’Agenda per l’Italia dedicata alle opposizioni insieme con Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, e Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
ROBERTO VANNACCI FUTURO NAZIONALE

Chi sarà invece presente alla kermesse di Cernobbio

Se Calenda nel weekend starà alla larga da Cernobbio, in tanti hanno invece risposto presente. D’altra parte si tratta di un prestigioso incontro internazionale, che accoglie da sempre un parterre di relatori provenienti da tutto il mondo. Oltre ai già citati esponenti dell’opposizione ci sarà infatti mezzo governo Meloni, tra cui l’odiato (da Calenda) Matteo Salvini, ospite fisso del Forum Ambrosetti. Tra i relatori anche Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Sul Lago di Como arriveranno poi il primo ministro albanese Edi Rama, il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella e il sottosegretario Usa per gli Affari economici Jacob Helberg.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Valter Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia

Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere di Rebibbia, dove si trova dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Subito soccorso e visitato, «non corre pericolo» secondo quanto hanno riferito fonti della polizia penitenziaria. Il pestaggio è ora oggetto di un’indagine, i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla procura. Interrogato sulla vicenda, il suo legale Sergio Cola ha spiegato: «Al momento non ho alcuna informazione di eventuali aggressioni a Valter Lavitola, che ieri abbiamo sentito alle 17. Poi, contattato intorno alle 20 da fonti dei media, mi era stato riferito informalmente che potrebbe essere stato aggredito. In ogni caso se si fosse trattato di qualcosa di grave saremmo stati sicuramente informati».

Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici

Secondo quanto riportato dal Financial Times, nell’ambito di un programma segreto denominato C430L la Russia dal 2023 sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera con motore a statoreattore, dunque capaci di mantenere il volo a velocità di gran lunga superiori a quella del suono. Secondo gli esperti, le tecnologie in fase di sviluppo sono destinate a missili antinave e d’attacco terrestre, in vista di possibili futuri attacchi contro obiettivi statunitensi in Medio Oriente.

Il programma C430L non si è fermato con gli attacchi statunitensi e israeliani

L’inchiesta del Ft si basa su documenti russi che sarebbero dovuti rimanere top secret, dati di viaggio e analisi di brevetti militari. La testata britannica spiega che il programma C430L, andato avanti anche dopo l’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, è stato organizzato dall’ente statale russo per l’esportazione di armamenti, Rosoboronexport, in coordinamento con la NPO Mashinostroyenia, società di progettazione di razzi con sede a Reutov, soggetta a sanzioni Usa. A partire dal 2023, spiega il Financial Times, funzionari russi responsabili dell’esportazione di armamenti e ingegneri di alto livello della NPO Mashinostroyenia si sono recati più volte in Iran.

Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici
Masoud Pezeshkian e Vladimir Putin (EPA/KRISTINA SOLOVYOVA/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Il legame tra Iran e Russia è sempre più solido: le parole di Pezeshkian

Il primo settembre, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che si è tenuto in Kirghizistan, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ringraziato Vladimir Putin per la posizione assunta dalla Russia riguardo alla guerra in Medio Oriente, affermando che i due Paesi possono opporsi insieme a quello che ha definito «unilateralismo» statunitense. Proprio Putin, poco più di due anni fa, dichiarò che in risposta agli attacchi condotti da Kyiv con armi occidentali in Russia, Mosca avrebbe sostenuto militarmente i Paesi intenzionati ad attaccare gli alleati dell’Ucraina. Secondo il Wall Street Journal e Politico, nel corso della sua visita a sorpresa a Mosca il capo della Cia John Ratcliffe, oltre a mettere in guardia Putin da eventuali attacchi alla Nato, ha anche chiesto allo zar di interrompere il sostegno militare ed economico all’Iran.

Lottomatica, accordo per la fusione con la spagnola Cirsa

Lottomatica, gruppo quotato su Euronext Milan, e Cirsa Enterprises, società spagnola attiva nel settore dei giochi, hanno raggiunto un accordo sulla struttura e i principali termini di una possibile fusione interamente basata su scambio azionario. La proposed combination sarà implementata mediante fusione transfrontaliera per incorporazione di Cirsa in Lottomatica, in forza della quale Cirsa cesserà di esistere come entità giuridica distinta, e Lottomatica proseguirà quale società risultante dalla fusione. L’operazione darà vita al secondo operatore quotato in borsa a livello globale nel settore del gaming e delle scommesse sportive, con un adjusted Ebitda pro forma di circa 2 miliardi di euro. Sono previste 115 milioni di euro annui di sinergie di cassa pre-imposte, chiaramente identificabili, derivanti da risparmi sui costi operativi e sugli oneri finanziari, il cui conseguimento è atteso entro il terzo esercizio completo successivo al perfezionamento dell’operazione. Stimata una crescita complessiva e distribuzioni agli azionisti in linea rispetto allo scenario standalone di Lottomatica, con una remunerazione per gli azionisti fino a 4 miliardi di euro nei tre anni successivi al perfezionamento, oltre a un flottante pro forma più ampio e ad una maggiore liquidità del titolo.

Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta

La combined company manterrà l’attuale denominazione sociale di Lottomatica, con sede legale, sede centrale e domicilio fiscale a Roma, in Italia, e sede secondaria per Cirsa nella provincia di Barcellona, in Spagna. Le azioni Lottomatica, comprese quelle di nuova emissione che saranno assegnate agli azionisti di Cirsa nell’ambito dell’operazione, rimarranno quotate su Euronext Milan e, al perfezionamento, saranno ammesse alla negoziazione anche sulle Borse spagnole. Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta. Il perfezionamento della proposed combination è previsto per il secondo trimestre del 2027.

Prima della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario

Immediatamente prima dell’efficacia della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario pari a 262 milioni di euro (1,56 euro per azione Cirsa). Inoltre, una volta espletate tutte le formalità societarie e/o normative del caso, il cda di Lottomatica sottoporrà all’approvazione degli azionisti della combined company una distribuzione di capitale pari a 744 milioni di euro, da attuare tramite la distribuzione di un dividendo straordinario, un’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su azioni proprie, o una combinazione di entrambe le alternative, come verrà stabilito al momento opportuno. A seguito del perfezionamento dell’operazione, si prevede che gli attuali azionisti di Lottomatica detengano circa il 67,5 per cento del capitale sociale della combined company, mentre gli attuali azionisti di Cirsa deterranno la quota restante, pari a circa il 32,5 per cento. Blackstone, il maggiore azionista di Cirsa, diventerà il maggiore azionista della combined company con circa il 24 per cento del capitale sociale.

Angelozzi presidente e ad della combined company

Il cda della combined company sarà composto da 13 membri – gli attuali 11 amministratori di Lottomatica e due nuovi amministratori nominati su designazione di Blackstone. È attualmente previsto che Guglielmo Angelozzi ricopra la carica di presidente e amministratore delegato della combined company. Antonio Hostench ricoprirà invece la carica di amministratore delegato di Cirsa.

Di Battista tornerà in Italia il 4 settembre con un’aeroambulanza

Alessandro Di Battista non farà ritorno in Italia domani, bensì venerdì 4 novembre. È stato lo stesso ex deputato del M5s a renderlo noto con un post sui profili social. «Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto “Dibba”, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano.

Di Battista farà rientro in Italia con un’aeroambulanza

«Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali», ha aggiunto Di Battista, che per il rientro in Italia ha detto no al volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: «Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza». Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.

Il post scriptum sui medici e infermieri palestinesi

Poi il post scriptum: «Da anni ho deciso di “sfruttare” gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l’Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall’altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui. Grazie a tutti per l’affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato».

Esplosione alla stazione centrale di Augusta, due feriti

Un’esplosione si è verificata intorno alle 5 di mercoledì 2 settembre 2026 alla stazione centrale di Augusta, in Germania. Lo riporta la Bild, secondo cui un oggetto non identificato è esploso in un passaggio interno di un edificio. Due persone hanno riportato lievi ferite da shock acustico, secondo quanto riferito. Anche i vetri delle finestre sarebbero stati danneggiati dall’esplosione. La causa è ancora sconosciuta. Gli artificieri dell’Ufficio criminale regionale della Baviera sono sul posto. A causa dell’intervento in corso, le strade nella zona della stazione centrale sono state chiuse al traffico. Anche il trasporto pubblico locale di Augusta è interessato dal disservizio. Un portavoce della polizia ha riferito inoltre alla Bild che l’edificio della stazione e il binario 1 sono attualmente chiusi. Ripercussioni anche sul traffico ferroviario.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power

Chi inizia ad annoiarsi con il risiko bancario potrebbe scoprire al rientro dalle ferie un’alternativa: il risiko degli yacht. Niente a che vedere con le solite facce dei vari Lovaglio, Caltagirone e Donnet. Questa è una storia di bellissime barche contese, di autorità italiane sbertucciate e forse anche di segreti militari trafugati.

Ferretti ha in portafoglio la crème della crème delle imbarcazioni di lusso

Il tribunale di Bologna e più avanti l’autorità del Golden power sono chiamati a pronunciarsi su un’inedita battaglia tra Pechino e Praga che si svolge sul suolo (o per meglio dire sul mare) italiano e ha per oggetto Ferretti, il gruppo che ha in portafoglio la crème della crème delle imbarcazioni di lusso (Ferretti, Itama, Riva, Pershing eccetera).

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Alberto Galassi (foto Imagoeconomica).

I cinesi del gruppo statale Weichai hanno controllato per anni la società con una quota di minoranza, lasciando però la gestione in mani italiane. Fino a maggio del 2026 la presidenza era affidata a Piero Ferrari (figlio del Drake) con l’amministratore delegato Alberto Galassi. Nel capitale c’è il magnate ceco Karel Komarek, già noto in Italia per essersi aggiudicato con Igt la gara per il Lotto.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Piero Ferrari.

Kkcg Maritime, questa la società di Komarek, voleva dare maggiore peso alla sua presenza in Ferretti, salendo dal 13 al 29 per cento. Ha stretto quindi un’alleanza con i manager italiani, insofferenti dell’invadenza cinese, lanciando un’Opa sulla maggioranza della Ferretti, che però è riuscita solo in parte (si è arrivati a poco più del 23 per cento).

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Karel Komarek (foto Imagoeconomica).

Addirittura è stata sconfitta la Banca d’Italia

Il 14 maggio i due contendenti si sono affrontati in assemblea e, a sorpresa, Weichai ha sconfitto Kkcg. Perché a sorpresa? Perché nel capitale di Ferretti ci sono circa 150 fondi italiani e stranieri che votano tutti per i cechi. Non solo: c’è addirittura la Banca d’Italia, con l’1,38 per cento del capitale. Via Nazionale, per tradizione, non vota in assemblea. Questa volta lo ha fatto ed è finita tra gli sconfitti. Cose mai viste.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Fabio Panetta, governatore di Bankitalia (Imagoeconomica).

I cinesi hanno eluso le regole di comunicazione e l’obbligo di Opa

Come hanno fatto i cinesi a vincere, per la precisione 52 per cento contro 47? Semplice: accanto a Weichai sono comparsi con pacchetti inferiori al 3 per cento – e quindi senza obbligo di notifica alla ConsobBank of China, AdTech, Yanjian International, Hong Kong Securities e altri soggetti cinesi per una quota del 10 per cento circa. Eludendo non solo le regole di comunicazione, ma anche l’obbligo di Opa.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power

Un manager bulgaro privo di esperienza (e il titolo crolla in Borsa)

Dopo l’assemblea di maggio gli italiani sono stati cacciati. Alla presidenza è arrivato un cinese e come amministratore delegato Stassi Anastassov, manager bulgaro di lungo corso, ma privo di esperienza nella cantieristica e nella nautica di lusso. Tanto è vero che dal suo insediamento il titolo Ferretti ha perso quasi il 20 per cento.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Stassi Anastassov, manager bulgaro.

C’è dell’altro? Sì, c’è molto altro. C’è la divisione difesa della Ferretti che produce scafi dual use (cioè buoni sia per le imbarcazioni da diporto sia per quelle militari) e che è valsa, secondo la presidenza del Consiglio dei ministri, la definizione di azienda strategica. Su questa base Weichai avrebbe dovuto notificare al Golden power il nuovo assetto azionario. Ma loro, zitti zitti, si sono limitati a far sapere che è un business minore in via di dismissione.

I dubbi dell’ex capo di Stato maggiore Camporini

Chi non la pensa così è però Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore e forse il massimo esperto di cose militari in Italia. In un articolo di giugno su Il Sole 24 Ore ha scritto: «Il gruppo Ferretti custodisce scafi plananti oltre i 45 nodi, carbonio che riduce la firma radar, propulsione ibrida che abbatte la segnatura acustica, competenze che convertono uno yacht veloce in un pattugliatore o in un mezzo d’assalto». Immaginate un barchino iraniano con quelle caratteristiche stealth lanciato contro una portaerei Usa e intercettabile solo quando è a portata di binocolo.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Vincenzo Camporini (foto Imagoeconomica).

La richiesta in America: mettete Weichai in black list

Anastassov ha minimizzato: «Abbiamo chiuso la divisione difesa, non ci interessa, sarebbe come chiedere a Ferrari di produrre un carro armato». Chiusa per andare dove? Nel polo nautico di Qingdao, sede della flotta settentrionale cinese? «Emerge un trasferimento di tecnologie produttive», ha scritto ancora Camporini, che ora nessun manager italiano potrà contrastare. In ogni caso, a non credere al manager bulgaro è il senatore repubblicano Jim Banks, un super falco ex ufficiale della Marina americana, che ha chiesto al segretario alla guerra Pete Hegseth di mettere il gruppo Weichai in black list. Ce n’è abbastanza perché il Golden power batta un colpo.

Il risiko degli yacht: le mani cinesi su Ferretti alla faccia del Golden power
Il senatore repubblicano Jim Banks (foto Ansa).

Il Venezuela cede a una compagnia Usa giacimenti finora gestiti da Russia e Cina

La società statunitense North American Blue Energy Partners (Nabep) acquisirà il controllo di 14 giacimenti petroliferi in Venezuela, precedentemente gestiti da diverse aziende cinesi e da una russa. Lo hanno riferito a Reuters due funzionari americani, spiegando che il governo di Washington otterrà una partecipazione del 35 per cento Nabep, oltre a un «accesso preferenziale» a un quinto del petrolio prodotto al prezzo di costo.

Trump ha annunciato il «più grande accordo petrolifero» di sempre con Caracas

La scorsa settimana Donald Trump ha annunciato in pompa magna il «più grande accordo petrolifero della storia» tra Washington e Caracas. In base all’intesa, gli Stati Uniti otterranno il controllo di giacimenti petroliferi venezuelani per un totale di 65 miliardi di barili. Ciò dovrebbe consentire al Venezuela di attrarre circa 100 miliardi di dollari di investimenti privati, che contribuiranno alla ripresa economica del Paese sudamericano.