America’s Cup 2027, Frecciarossa sponsor ufficiale di Luna Rossa

Due eccellenze italiane si incontrano in vista di uno dei più importanti appuntamenti sportivi internazionali. Frecciarossa, brand di Trenitalia (Gruppo Fs), è sponsor ufficiale di Luna Rossa, il team velico italiano protagonista della storia dell’America’s Cup. La partnership è stata annunciata giovedì 3 settembre 2026 al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, alla presenza dell’amministratore delegato di Luna Rossa, Max Sirena, del vicedirettore generale Corporate del Gruppo Fs, Giuseppe Inchingolo, e del direttore Marketing e Revenue management di Trenitalia, Mario Alovisi.

Frecciarossa gestirà i flussi di visitatori durante l’evento

L’accordo nasce dall’incontro tra due realtà simbolo del Made in Italy che condividono la stessa visione – tecnologia d’avanguardia, velocità, performance e innovazione – e segna l’avvio di una collaborazione che accompagnerà Frecciarossa e Luna Rossa verso la 38esima America’s Cup, in programma per la prima volta in Italia, a Napoli, nel 2027. L’evento rappresenterà una vetrina di risalto mondiale per il capoluogo partenopeo e per l’intero Paese, con ricadute positive su turismo e mobilità. In questo scenario, Frecciarossa, insieme a Trenitalia e al Gruppo Fs, svolgerà un ruolo chiave nella gestione dei flussi di visitatori, collegando la Napoli con le principali città e integrando mobilità, sport e promozione del territorio.

Sirena: «Condividiamo gli stessi valori basati su competenza, prestazioni e tecnologia»

«Siamo felici di avere Frecciarossa al nostro fianco nella sfida alla 38esima America’s Cup», ha detto Max Sirena, amministratore delegato di Luna Rossa. «Si tratta di un nome simbolo dell’eccellenza italiana, con cui condividiamo gli stessi valori fondati su competenza, prestazioni, stile e tecnologia. In un team sportivo l’attenzione al dettaglio, la precisione assoluta e la competenza si traducono nella capacità di competere ai massimi livelli. Per Frecciarossa gli stessi principi si esprimono in una mobilità veloce, affidabile, puntuale. In entrambi i casi, l’eccellenza nasce dalla capacità di guardare avanti, innovare e alzare costantemente i propri standard. Siamo certi che la loro presenza darà un grande contributo alla nostra campagna».

Inchingolo: «Così rafforziamo la nostra presenza internazionale»

«La collaborazione con Luna Rossa va oltre la sponsorizzazione sportiva. Accompagnare il team velico verso uno storico appuntamento come l’America’s Cup ci permette di rafforzare la presenza internazionale di Frecciarossa e di valorizzare l’eccellenza italiana in un contesto globale», ha aggiunto Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo Fs. «Allo stesso tempo, attraverso questa partnership, vogliamo contribuire concretamente alla riuscita di un grande evento, mettendo a disposizione la nostra esperienza nel trasporto. È anche attraverso una mobilità sempre più integrata ed efficiente che possiamo sostenere la crescita dei territori e accompagnare il Paese nei grandi appuntamenti che lo vedono protagonista sulla scena internazionale».

Alovisi: «Valorizziamo la nostra identità e parliamo a un pubblico globale»

«Frecciarossa di Trenitalia sta vivendo una fase di profonda evoluzione, definita dal nuovo logo e dal progressivo ingresso in circolazione dei treni ad alta velocità di nuova generazione. Unire il nostro percorso a quello di Luna Rossa significa valorizzare la nostra identità e parlare a un pubblico globale attraverso una vetrina d’eccezione, condividendo gli stessi valori di italianità, eccellenza e gioco di squadra», ha concluso Mario Alovisi, direttore Marketing e Revenue management di Trenitalia.

Enel apre al pubblico le centrali di Santa Barbara e Venaus

Dalla bicicletta all’energia, passando per il cuore dei territori. In Toscana e Piemonte, due appuntamenti sulle due ruote diventano l’occasione per andare oltre il percorso e varcare le porte di luoghi dove l’energia prende forma. Enel apre in via straordinaria al pubblico le centrali di Santa Barbara, nel Valdarno, e di Venaus, in Val di Susa, invitando cittadini e visitatori a scoprire da vicino il funzionamento degli impianti e il loro ruolo nella transizione energetica.

Il 6 settembre tour della centrale di Santa Barbara in occasione della Marzocchina

Il primo appuntamento è in Toscana, domenica 6 settembre 2026, in occasione della Marzocchina, la ciclostorica che attraversa borghi, strade bianche e campagne del Valdarno aretino e fiorentino. La partenza è da piazza Cavour a San Giovanni Valdarno, con tre percorsi da 27, 43 e 78 chilometri pensati per diversi livelli di preparazione. In parallelo alla manifestazione, dalle 9 alle 12, sarà possibile visitare la centrale di Santa Barbara attraverso tour guidati dal personale tecnico. Un’occasione per conoscere il funzionamento dell’impianto a ciclo combinato, che dispone di una potenza installata di 392 MW, e approfondire il ruolo delle diverse fonti energetiche nella transizione ecologica. Le visite, della durata di circa un’ora, saranno gratuite e organizzate per due gruppi, con prenotazione obbligatoria. L’apertura si inserisce inoltre nel più ampio percorso di valorizzazione dell’area mineraria circostante, oltre 1.600 ettari al centro di un progetto di riqualificazione orientato alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare.

Il 12 settembre visite all’impianto di Venaus durante la Pellegrina Legends 4

La seconda tappa sarà invece in Piemonte, sabato 12 settembre 2026, in occasione della Pellegrina Legends 4, la manifestazione cicloturistica che si svolge in Val di Susa e di cui Enel è sponsor. Nell’ambito del Progetto Territorio, l’azienda aprirà eccezionalmente le porte della centrale idroelettrica di Venaus, offrendo ai partecipanti l’opportunità di scoprirne da vicino il funzionamento e il ruolo nella produzione di energia rinnovabile. Le visite guidate, in programma dalle 11.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 15.00, sono gratuite con prenotazione obbligatoria e saranno condotte dal personale tecnico di Enel. Entrata in servizio nel 1967 e automatizzata nel 1986, la centrale in caverna è alimentata dalle acque del lago artificiale del Moncenisio e rappresenta uno degli impianti strategici del sistema idroelettrico piemontese. Con una potenza installata di 260 MW e una produzione media annua di circa 273 GWh, contribuisce al fabbisogno energetico di oltre 100 mila famiglie. Il sito rappresenta inoltre un esempio di integrazione tra diverse fonti rinnovabili. Nel 2023, infatti, sulla vasca di scarico della centrale è stato realizzato il primo impianto fotovoltaico galleggiante di Enel, successivamente ampliato fino a raggiungere una capacità installata di 2 MW.

Dallo sport alla consapevolezza sulla transizione energetica

Due regioni, due centrali e due occasioni per avvicinare il pubblico del ciclismo al mondo dell’energia. Attraverso queste aperture straordinarie, Enel rafforza il legame tra impianti, comunità e territorio, trasformando una giornata dedicata allo sport in un’opportunità per scoprire da vicino le infrastrutture che accompagnano la transizione energetica.

Trump rivuole dall’Europa «i soldi delle armi date da Biden» per l’Ucraina

In un lungo post iniziato con un attacco alla «feccia traditrice che si rifiuta di riferire correttamente» sulla guerra intrapresa contro l’Iran, mettendo in giro false voci (secondo la Casa Bianca) sulla scarsità di missili dopo mesi di raid, Donald Trump ha avuto un pensiero anche per l’Europa, facendo sapere al Vecchio Continente che vuole indietro i soldi delle armi fornite dall’Amministrazione Biden per la difesa dell’Ucraina.

Trump rivuole dall’Europa «i soldi delle armi date da Biden» per l’Ucraina
Il post di Trump su Truth.

«L’Amministrazione Biden ha ceduto all’Ucraina – a costo zero per loro – molte più munizioni di quante ne abbiamo impiegate in Iran», ha scritto Trump. «Sono stati trasferiti gratuitamente all’Ucraina e alla Nato centinaia di miliardi di dollari che l’Europa avrebbe pagato, se solo glielo si fosse chiesto; tuttavia, chiederemo indietro quel denaro, seppur con un certo ritardo».

RTL 102.5, così la guerra tra i fratelli Suraci sta danneggiando la radio

È ormai guerra totale tra i fratelli Lorenzo e Virgilio Suraci, che insieme hanno fondato e guidato per anni il gruppo radiofonico RTL 102.5 da 58 milioni di euro di fatturato consolidato nel 2025. Uno, Lorenzo, nato a Vibo Valentia nel 1952, si è trasferito a Bergamo quando aveva 19 anni, è tuttora presidente di RTL 102.5 e per l’esercizio 2025 si è dato un compenso di 702.908 euro. L’altro, Virgilio, nato a Bergamo e di una ventina di anni più giovane, si è occupato per 30 anni della concessionaria pubblicitaria Open Space, fino al 2023, quando ha perso la carica di amministratore delegato, entrando in conflitto col fratello. Una litigiosità tra soci che si sta trascinando negli anni, creando non pochi problemi nella gestione del gruppo, che comprende non solo RTL 102.5 (prima radio per ascolti nel giorno medio), ma pure Radiofreccia e Radio Zeta.

RTL 102.5, così la guerra tra i fratelli Suraci sta danneggiando la radio
Lorenzo Suraci (foto Imagoeconomica).

La vicenda del contestato bilancio del 2022

E infatti l’esercizio 2025 si è chiuso con perdite per 1,48 milioni di euro, rispetto ai 3,6 milioni di rosso del 2024, mentre a livello consolidato il deficit si è fermato a 846 mila euro dopo un milione di perdite nel 2024. Ma cosa è successo? Virgilio Suraci, una volta estromesso dalla sua carica di ad della concessionaria, ha impugnato la delibera dell’assemblea dei soci che approvava il bilancio 2022 di RTL 102.5. Forte della sua quota del 21,7 per cento di RTL, e appoggiato da Alfonso Suraci (3 per cento) e Paola Cinzia Cavazzana (4,5 per cento), ha iniziato una guerra durissima contro la gestione del fratello Lorenzo. E dopo anni di carte bollate, il tribunale di Brescia, il 18 marzo 2026, ha in effetti dato ragione a Virgilio, annullando la delibera di approvazione del bilancio 2022. Quindi l’assemblea dei soci ha dovuto riapprovare quel bilancio, con opportune modifiche.

RTL 102.5, così la guerra tra i fratelli Suraci sta danneggiando la radio
Virgilio Suraci (foto Imagoeconomica).

Inoltre Virgilio Suraci ha pure fatto causa a RTL 102.5 davanti al giudice del lavoro del tribunale di Monza, con un procedimento che si è concluso con una conciliazione che ha comportato il versamento, da parte di RTL 102.5, di 456 mila euro a Virgilio Suraci a titolo di incentivo all’esodo.

Guai per l’immagine e la redditività aziendale

Come sottolineano gli amministratori del gruppo radiofonico, permane comunque una «conflittualità in seno alla compagine sociale di RTL e di Open Space, gravata da iniziative giudiziali. Detta conflittualità ostacola e condiziona il sereno svolgimento delle attività gestionali nel loro complesso. Senza trascurare la rilevanza che la percezione all’esterno della litigiosità fra i soci, e di tutti gli accadimenti che ne derivano, possa avere, in particolare modo nei confronti degli investitori pubblicitari e della concorrenza, a sicuro discapito dell’immagine e della redditività aziendale».

Indagine sui militari che hanno aderito a Futuro Nazionale

La Procura militare di Roma ha avviato «accertamenti preliminari» in relazione all’esposto presentato ieri dal Sindacato dei Militari in relazione alla presenza di membri delle Forze armate nei ranghi di Futuro Nazionale. Il sindacato, in particolare, aveva richiesto approfondimenti sul ruolo di un carabiniere e di un militare dell’Aeronautica, indicati come referenti di due comitati del movimento fondato dall’ex generale Roberto Vannacci.

Il Sindacato dei militari ha presentato due esposti

L’attività della Procura con le stellette, «è in ordine alla posizione di appartenenti alle Forze Armate all’interno della struttura organizzativa Futuro Nazionale», spiega in una nota il procuratore Marco De Paolis. L’obiettivo dei pm è verificare «l’eventuale sussistenza di fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare». La Procura, insomma, intende chiarire quali incarichi sono stati assegnati da Vannacci a militari in servizio, che poteri comportano e da quanto durano. L’esposto in questione aveva fatto seguito a quello del 28 agosto in cui è stata ipotizzata la ricostituzione del Partito fascista e dunque una violazione della legge Scelba.

Ponte sullo Stretto, entro settembre al via l’istruttoria per la delibera CIPESS

Entro settembre il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e la società Stretto di Messina Spa avvieranno l’istruttoria per la delibera del CIPESS di approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Lo ha reso noto il ministero guidato da Matteo Salvini. A novembre 2025 la Corte dei Conti aveva dichiarato illegittima la delibera CIPESS n. 41/2025 sul Ponte sullo Stretto di Messina a causa di una grave inadeguatezza dell’istruttoria e di vizi procedurali. Dopo le osservazioni della Corte dei Conti, la “macchina” del Ponte sullo Stretto è ripartita e, di recente, è arrivato il parere favorevole del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ottenuto il visto di legittimità, la delibera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) diventerà efficace: questo dovrebbe consentire, entro la fine del 2026, di avviare la fase realizzativa con la progettazione esecutiva e l’inizio del Programma delle Opere anticipate. Il cronoprogramma prevede l’apertura al traffico nel 2034, dopo sette anni e mezzo di lavori.

Salvo Sottile insultato dagli inviati di Report in Rai

Mentre si sta ragionando sulla conduzione di Report dopo il passo indietro di Giulia Presutti il nuovo nome in pole è quello di Claudia Di Pasquale -, alcuni inviati del programma hanno insultato Salvo Sottile nel cortile della sede Rai di Via Teulada, dove il conduttore si era recato per la conferenza stampa di Ore 14 di cui sarà al timone. Secondo quanto ricostruito, Sottile ha incontrato Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni e ha chiesto loro come stessero, ricevendo come risposta insulti e offese tra cui «venduto» e «pezzo di merda». «Confermo quanto accaduto», ha poi spiegato a margine della conferenza stampa. «Sono volate parole grosse. Sono cose che possono succedere negli ambienti di lavoro, facciamo tutti parte della redazione Approfondimento. Immagino ci sia del nervosismo, ma è sempre spiacevole insultare un collega». Alla base della tensione ci sono i post su social che Sottile ha scritto sulla vicenda Ranucci. La Rai avvierà le verifiche del caso per capire se possano esserci i presupposti per provvedimenti disciplinari.

Leonardo Maria Del Vecchio chiede ai revisori di Delfin un’indagine sul cda

Leonardo Maria Del Vecchio, che ha recentemente lasciato i ruoli ricoperti nel gruppo EssilorLuxottica, il 29 agosto ha inviato una lettera formale ai revisori legali di Delfin, Fabio Scoyni e Lara Forte, chiedendo di avviare un’indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding di famiglia, con sede in Lussemburgo. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

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Le contestazioni sollevate da Leonardo Maria Del Vecchio

Nel mirino di Leonardo Maria Del Vecchio, in particolare, ci sono presunti conflitti di interessi di due consiglieri: Mario Notari (amministratore di Delfin) e Romolo Bardin (ceo), così come i legami con Brooks Brothers. Notari risulta coinvolto in cause legali contro eredi e legatari della famiglia, mentre Bardin ricoprirebbe ruoli sovrapposti tra Delfin e CDV Holdings, società di proprietà di Claudio Del Vecchio (primogenito di Leonardo, fondatore di Luxottica). C’è inoltre l’esposizione legale di Delfin negli Stati Uniti relativa a Brooks Brothers di cui il fondatore di LMDV Capital non sarebbe mai stato informato. Leonardo Maria Del Vecchio lamenta poi che le proprie richieste di documenti a Delfin siano state respinte nel corso del tempo. Si tratta di contestazioni già sollevate in passato: la novità è che adesso sono stati chiamati in causa i revisori.

Leonardo Maria Del Vecchio chiede ai revisori di Delfin un’indagine sul cda
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Pochi giorni fa un giudice lussemburghese ha dato il via libera al trasferimento delle quote di Delfin detenute personalmente da Paola e Luca Del Vecchio (12,5 per cento ciascuno) in società veicolo di loro proprietà. Il semaforo verde era imprescindibile, in quanto lo statuto della holding stabilisce che i soci siano solo persone fisiche eredi del fondatore: l’operazione consentirà pertanto agli eredi di Leonardo Del Vecchio di aggirare il veto di dare in pegno le azioni Delfin, aprendo margini operativi maggiori e sbloccando di fatto il riassetto della holding. A marzo Leonardo Maria Del Vecchio aveva esercitato la prelazione sulle quote dei fratelli Paola e Luca, ma il suo piano è poi saltato perché il board di Delfin non ha fornita la lettera di patronage richiesta dalle banche per finanziare la maxioperazione.

Report, ipotesi conduzione a Claudia Di Pasquale

Dopo il passo indietro di Giulia Presutti, la co-conduzione di Report dovrebbe essere affidata a Claudia Di Pasquale, storica inviata della trasmissione la cui scelta soddisferebbe anche la redazione. Resta confermato Daniele Piervincenzi, come evidenziato dal direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini.

Corsini: «Scelgo io i conduttori, mi pagano per questo»

Durante la conferenza stampa convocata in via Teulada per presentare il nuovo Ore 14 guidato da Salvo Sottile, il dirigente ha spiegato che «quella di Giulia è stata una scelta personale, ma per la Rai lei è un’ottima professionista, una risorsa che verrà perciò valorizzata per quel che merita». A chi gli ha chiesto se Piervincenzi rimarrà alla conduzione, ha risposto «assolutamente sì», facendo sapere di star lavorando affinché la trasmissione possa ripartire come previsto l’8 novembre. Infine, Corsini non ha mancato di rivendicare la legittimità della designazione iniziale che aveva innescato la rivolta della redazione: «I conduttori li sceglie il direttore, mi pagano per questo».

Rizzo lancia un altro partito: nasce Italia Domani

Marco Rizzo ha fondato, di nuovo, un altro partito: l’ex PCI ha infatti annunciato la nascita di Italia Domani, progetto politico che ha preso forma dopo l’uscita da Democrazia Sovrana Popolare, da lui stesso creata assieme a Francesco Toscano. «L’Italia torni protagonista. Pace, lavoro, identità, sovranità»: questo lo slogan che si legge sulla pagina Facebook di Italia Domani, «movimento politico per cambiare per davvero» il Paese.

L’ombra di Vannacci, la rottura con Toscano e l’addio a Dsp

Rizzo, critico nei confronti del centrosinistra dai tempi dell’Ulivo, fa sapere che il nuovo partito è nato con l’ambizione di superare le tradizionali contrapposizioni tra gli schieramenti politici. «Con questa sinistra le cose sono totalmente chiuse. Con la destra dobbiamo vedere», ha dichiarato. Alla base della rottura con Toscano c’è stata soprattutto l’avvicinamento di Rizzo a Roberto Vannacci. La scissione si è consumata a fine luglio al congresso di Dsp, nel corso del quale è passata quasi all’unanimità la “mozione” di Toscano: niente alleanze, né con il centrodestra né tantomeno con Futuro Nazionale. Rizzo, che sapeva di essere finito in minoranza, non si era nemmeno presentato.

Vannacci cavallo di Troia della Russia, l’ironia della moglie che si improvvisa cabarettista

Camelia Mihailescu, la moglie rumena di Roberto Vannacci, risponde all’articolo del Financial times in cui suo marito viene definito un «cavallo di troia di Putin». In un video pubblicato su Instagram, la donna si improvvisa cabarettista indossando un foulard intorno al capo, bevendo vodka e brindando «ai miei amici russi, soprattutto a Vladimir e al cavallo di troia italiano». «Za zdorov’ye! (alla salute)». Il leader di Futuro nazionale aveva già risposto all’autore dell’articolo comparso sul quotidiano britannico: «Onestamente, mi aspettavo di più da lei. […] Tuttavia, grazie mille per aver amplificato – gratis, spero! – le mie posizioni».

Poche settimane prima il dito medio a una band che suonava Bella ciao

Nata a Bucarest da padre militare, laureata in Giurisprudenza e Pedagogia e madre di due figlie avute dall’ex generale, Lady Vannacci si era già distinta qualche settimana prima mostrando il dito medio a una band che suonava Bella ciao a Viareggio. Al passaggio suo e del marito, un complesso musicale aveva infatti intonato il canto partigiano a cui la donna aveva risposto con il gestaccio. Alcuni presenti l’avevano ripresa con i cellulari e il video era diventato virale.

Paolo Signorelli torna al fianco di Lollobrigida come capo della comunicazione

Francesco Lollobrigida ha fatto sapere di aver (di nuovo) assoldato Paolo Signorelli come capo della comunicazione del suo ufficio, incarico ricoperto da oltre due anni da Edoardo Garibaldi, il quale ha deciso di lasciare il posto al ministero dell’Agricoltura per un lavoro in Rai. Per Signorelli si tratta di un ritorno al passato: già portavoce di Lollobrigida, si era dimesso a giugno del 2024 dopo la pubblicazione di una serie di messaggi antisemiti e inneggianti al terrorismo neofascista scambiati qualche anno prima con Fabrizio Piscitelli, capo ultrà della Lazio noto come Diabolik, coinvolto in varie attività criminali e ucciso a Roma nel 2019.

Il contenuto delle chat scambiate con Diabolik

Tra le varie espressioni riportate anche: «Mortacci loro e degli ebrei. Che ha detto quel porco di Gad Lerner?». Nella chat su WhatsApp, Signorelli gioiva inoltre per l’assoluzione di Elvis Demce, un altro esponente della criminalità romana. Lollobrigida ha affermato che non esistono elementi «di impedimento» nel riassegnamento del ruolo: le chat erano sì confluite negli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Piscitelli, ma furono considerate penalmente irrilevanti e Signorelli è sempre risultato estraneo alle indagini. Dopo la diffusione della chat, Signorelli – nipote di un importante esponente di Ordine Nuovo suo omonimo, condannato per associazione sovversiva e banda armata – in un’intervista al Foglio aveva spiegato di essere «lontano anni luce dall’antisemitismo» e marito e padre di tre figli «che ogni anno va a Medjugorje». Quanto al contenuto dei messaggi scambiati con Piscitelli, aveva detto: «Era un’altra fase della mia vita, quello era un altro Paolo. Sono notizie che parlano di un tempo lontano a cui non faccio riferimento e in cui non mi riconosco in nessun modo».

Carburanti a prezzi record, nuova proroga dello sconto sul diesel

Il governo si appresta a confermare oltre il 5 settembre 2026 il taglio di 17 centesimi sulle accise per il diesel, riservandosi nelle prossime settimane di individuare misure più mirate e selettive per fare fronte all’aumento del costo dei carburanti. Giovedì 3 settembre il prezzo medio della benzina alla pompa ha toccato il livello più alto dall’8 luglio 2022 a 2,124 euro. Non va meglio il gasolio che, al netto dello sconto sull’accisa di 14 centesimi (17 centesimi Iva inclusa), ha superato il record di 2,229 euro del 17 marzo 2022, arrivando a 2,316 euro. Nell’immediato il governo prorogherà lo sconto generalizzato per tutti solo per il diesel, mentre in prospettiva l’obiettivo è mettere in campo un pacchetto di aiuti selettivi. Tra le ipotesi figurano bonus in busta paga per i lavoratori dipendenti e un credito da aggiungere alla social card.

Salvini chiede tutele anche per gli autonomi

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha chiesto «che vengano inseriti nelle tutele anche i camionisti, gli agricoltori, i pescatori e gli agenti di commercio». «Come Lega», ha aggiunto, «chiediamo che non siano agevolati solo i lavoratori dipendenti, perché escludere il lavoro autonomo e le partite Iva sarebbe un errore clamoroso».

Vannacci, l’”imprensentabile” che eccita i media

Ci sono momenti in cui la politica italiana mette in scena i propri paradossi con una precisione che neppure un bravo sceneggiatore sognerebbe. Questo che stiamo vivendo è uno di quelli, e gli esempi abbondano. Ma qui interessa soprattutto il caso di Roberto Vannacci che viene invitato a Cernobbio, tempio laico dell’establishment, proprio mentre il Financial Times lo dipinge come un «cavallo di Troia» dell’influenza russa in Italia. Carlo Calenda, che all’ex generale riserva da tempo parole al fulmicotone, cancella la sua partecipazione: il Forum, dice, accoglie in pompa magna un personaggio neofascista, razzista e filorusso. 

Il cortocircuito russo del centrodestra

Sul cavallo di Troia si può discutere. Il leader di FN forse non nasconde in pancia un manipolo di cosacchi pronti a uscire nottetempo, ma le sue simpatie per Mosca non sono un mistero. Al confronto, quelle di un altro amico di Putin, Matteo Salvini, rischiano di sembrare tiepide. Con un curioso cortocircuito: mentre Antonio Tajani avverte che Mosca potrebbe tentare di interferire nelle prossime elezioni, il suo collega di governo si preoccupa dell’ansia antirussa che a suo giudizio starebbe contagiando il Paese. Il centrodestra riesce così nel piccolo miracolo di allarmarsi per le interferenze russe e, insieme, per chi si preoccupa troppo delle medesime. Ma questa è un’altra storia. 

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Dalla pagina Fb di Roberto Vannacci.

L'”impresentabile” che i talk si contendono

Quella più interessante riguarda Vannacci e la curiosa sorte riservata agli “impresentabili” nella società dello spettacolo. Il leader di Futuro Nazionale viene indicato da buona parte dello schieramento politico, tranne qualche eccezione (maggioranza compresa), come un personaggio dal quale tenersi alla larga. Poi si accende una telecamera e succede esattamente il contrario: i talk show fanno a gara per averlo. Ultimo caso mercoledì sera, quando nel programma di Bianca Berlinguer, l’ex generale ha goduto di uno spazio spropositato, avendo la meglio anche sui tentativi della conduttrice e di Gad Lerner, penalizzato peraltro dal collegamento esterno, di arginarlo. 

Vannacci, piaccia o meno, funziona bene in televisione. E il talk, per sua natura, non è un programma dove la discussione spacca il capello, ma mette sul piatto dichiarazioni grossolane che il giorno dopo diventano titoli di giornale o materiale per i social. Se il leader di FN è dunque politicamente da isolare, nella logica televisiva, questa sì affetta da un’ansia da prestazione permanente, è invece da invitare. Dice cose che dividono, irrita chi è lì per contrastarlo, entusiasma i suoi adepti che i sondaggi danno in costante crescita. Soprattutto garantisce risultati sicuri in termini di audience, l’unica cosa che interessa davvero a chi costruisce un palinsesto. Il resto viene dopo. Ed è questo l’equivoco con cui Calenda e gli altri indignati dovrebbero fare i conti. Ai media non importa stabilire se Vannacci abbia ragione o torto, né sottoporre il programma di Futuro Nazionale a una disamina politica ponderata. Interessa che faccia audience. E su questo, finora, lui è una garanzia. 

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Roberto vannacci alla Versiliana (Ansa).

Il circolo vizioso dei media

Si dirà che il fenomeno vale soprattutto per le televisioni commerciali, ma la distinzione tra pubblico e privato non regge più da tempo. Tutti inseguono gli ascolti e consultano freneticamente le curve dell’audience cercando il volto giusto per farle impennare. Di fronte a queste logiche, il telecomando non distingue tra i canali di Stato e quelli votati al profitto. Così, per i mesi che precederanno le elezioni, assisteremo a uno spettacolo prevedibile. Più Vannacci comparirà in televisione, più cresceranno le accuse di offrirgli una tribuna. Accuse che lo renderanno sempre più appetibile e prolifico in termini di share. I talk show, diventati un’ordalia nei palinsesti della nuova stagione, faranno a gara per strapparselo di mano, innescando un circolo vizioso destinato a ingigantirlo

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Roberto Vannacci e Lilli Gruber a Otto e mezzo (Ansa).

Anche i detrattori giovano dello stesso meccanismo infernale

C’è un dettaglio che mette nella vicenda una punta di perfidia: il fatto che di questo meccanismo infernale si giovano anche i suoi detrattori. Se infatti Vannacci produce ascolti, altrettanto fanno coloro che vanno in televisione a dire quanto sia scandaloso che sia onnipresente sul piccolo schermo. Manzoni si accontentava dei suoi venticinque lettori, ma qui il pubblico si conta a milioni e l’indignazione, nel mercato dell’audience, è materia preziosa quasi quanto la provocazione. I detrattori del leader di FN dovrebbero saperlo bene. Non perché abbiano qualcosa in comune con Vannacci, ma perché appartengono anch’essi a quella categoria di politici il cui peso mediatico supera di gran lunga quello elettorale. Vale per Calenda, per Matteo Renzi, per l’ineluttabile duo Bonelli-Fratoianni, per Lupi, persino per Salvini, che l’irrompere sulla scena del generale ha ridotto a percentuali minime. 

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Carlo Calenda (Ansa).

Addio al manuale Cencelli del consenso

Se distribuissimo gli spazi televisivi sulla base dei voti effettivamente raccolti, i palinsesti cambierebbero aspetto e qualche protagonista del dibattito passerebbe dalla prima serata a un più modesto salottino pomeridiano. Ma nessuno ormai distribuisce le presenze secondo il manuale Cencelli del consenso. I media hanno smesso da tempo di rispettare le vecchie gerarchie della politica: non conta quanti voti rappresenti, conta quanto sei utile alla narrazione. Un due o tre per cento di consenso reale può pesare televisivamente più del 20 di qualcun altro. Basta indovinare la battuta giusta o lo scontro buono a originare una clip a cui i social sono svelti a fare da cassa di risonanza, moltiplicandone a dismisura l’impatto. 

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gli effetti della mutazione del politico in personaggio

Nulla di inspiegabile, sono gli effetti della trasformazione del politico in personaggio. Un tempo si finiva in televisione perché si era importanti, oggi ci si va nella speranza di diventarlo. La differenza sembra sottile, ma dentro ci sta tutta la mutazione del rapporto tra politica e media degli ultimi 30 anni, ovvero dall’irrompere di Silvio Berlusconi sulla scena. Vannacci ha capito il gioco, di sicuro meglio di molti che lo denunciano. Non ha bisogno che gli si dia ragione, basta che gli si dia spazio. Anzi, più è attaccato e più gli conviene, perché rafforza l’immagine dell’uomo che va contro il sistema proprio mentre quello stesso sistema se lo contende. 

Vannacci, l'”imprensentabile” che eccita i media
Silvio Berlusconi (Ansa).

Anche Cernobbio obbedisce al mainstream

E così si arriva al paradosso finale. Mentre l’Anticristo della politica italiana viene accolto nei salotti che dovrebbero tenerlo fuori, gli avversari protestano perché viene invitato e così moltiplicano le ragioni per farlo. I giornali denunciano la sua avanzata dedicandogli pagine, e le televisioni discutono se sia opportuno dargli spazio, dandogliene dell’altro. Chapeau. Cernobbio, da questo punto di vista, non è un’eccezione, ma obbedisce al mainstream. Al Forum, non diversamente che in televisione, gli argomenti contano meno del numero di spettatori disposti a pagare – e profumatamente – per ascoltarli. 

Tensione Germania-Russia, Mosca chiude le sedi del Goethe-Institut

Tutte le sedi del Goethe-Institut in Russia verranno chiuse. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov durante una conferenza della società russa Znanie a margine dell’XI Forum Economico Orientale di Vladivostok. Si tratta di una risposta diretta del Cremlino alle chiusure del centro culturale Casa Russa a Berlino e del consolato russo a Bonn, decise dal governo tedesco a seguito delle indagini sul tentato attacco con droni esplosivi avvenuto all’aeroporto di Lipsia, che hanno evidenziato la mano di Mosca. «Hanno compiuto questo passo deliberatamente, non potevano non capirlo, e ciò significa la fine della loro presenza culturale in Russia, che era rimasta nonostante il peso delle vicissitudini ucraine nei nostri rapporti con l’Occidente», ha affermato Lavrov. Il capo della diplomazia russa ha poi aggiunto che Mosca potrebbe adottare ulteriori misure, tra cui la chiusura del consolato generale tedesco a San Pietroburgo.

Cos’è il Goethe-Institut e quante sedi ci sono in Russia

Il Goethe-Institut è l’istituto culturale ufficiale della Repubblica Federale Tedesca. Associazione senza scopo di lucro attiva a livello internazionale, ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza della lingua tedesca all’estero e incoraggiare la cooperazione culturale globale. Fondato nel 1951 a Monaco di Baviera, dove oggi si trova il quartier generale, Goethe-Institut ha oltre 150 sedi in più di 90 Paesi: quelle che verranno chiuse in Russia si trovano a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg.

Tensione Germania-Russia, Mosca chiude le sedi del Goethe-Institut
La Casa Russa di Berlino.

I sospetti sulla Russisches Haus di Berlino

La Russisches Haus di Berlino è invece un importante centro culturale affacciato sulla Friedrichstraße, nel quartiere Mitte. Colossale edificio di 29 mila metri quadri distribuiti su sette piani, è stata aperta nel 1984 come “Casa della Scienza e della Cultura Sovietica” all’epoca della Repubblica Democratica Tedesca, come simbolo dell’amicizia Urss-Ddr. In realtà, per l’intelligence occidentale invece la Russische Haus è sempre stata, più che un centro culturale, un covo di spie. Che avrebbero continuato il loro lavoro nell’ombra anche dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Di recente alcune testate tedesche hanno diffuso un documento del ministero dell’Interno francese, secondo cui la Russische Haus viene utilizzata «come copertura dai servizi segreti russi». Der Spiegel, in particolare, ha rilevato che l’edificio presenta consumi di elettricità insolitamente elevati, dato che ha contribuito ad alimentare sospetti sulla struttura.

È morta Cassandra Wilson, regina del jazz

Addio a Cassandra Wilson, cantante jazz americana tra le più note degli Anni 90 e 2000, morta all’età di 70 anni. Nel corso della sua carriera aveva vinto due Grammy, i più importanti premi dell’industria discografica statunitense, per Miglior performance vocale jazz con l’album New moon daughter e per Miglior album di jazz vocale con Loverly. La rivista Time l’aveva definita «la miglior cantante d’America».

Dal jazz al blues

Wilson iniziò a suonare piano e chitarra sin da giovane, diventando negli Anni 80 la voce ufficiale del M-Base Collective. Dopo qualche anno abbandonò il gruppo e nel 1985 registrò il suo primo album da solista con l’etichetta discografica tedesca JMT. Affermatasi come cantante jazz, cambiò improvvisamente direzione firmando per l’etichetta Blue Note una serie di album dalla forte vena blues, tra cui Blue Light ‘Till Dawn. Nel 2010 cantò My love And I di Johnny Mercer e David Raksin dal film L’ultimo Apache nell’album Sophisticated ladies con i Charlie Haden Quartet West per la Emarcy.

Barilla acquista Goodles, il marchio americano dei maccheroni al formaggio

Barilla, colosso italiano della pasta, ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Goodles, marchio statunitense di maccheroni al formaggio in scatola ad alta densità nutrizionale. I termini dell’intesa non sono stati resi noti. Goodles era stata valutata 88 milioni di dollari dopo un round di finanziamento del 2023, secondo dati PitchBook. Fondata nell’ottobre 2020 come Gooder Foods e con sede a Santa Cruz, in California, il brand è nato dall’idea che il comfort food preferito da tutti, i maccheroni al formaggio, potesse essere più nutriente. I suoi prodotti sono distribuiti negli Stati Uniti presso i principali rivenditori e catene di distribuzione indipendenti. L’accordo prevede che Goodles mantenga la propria sede centrale a Santa Cruz e continui a operare in modo indipendente come marchio autonomo, libero di prendere le proprie decisioni in merito a prodotto, ricette, qualità, ingredienti, fornitori, marketing e altro ancora. L’intero team verrà mantenuto senza modifiche gerarchiche e la cofondatrice e ceo Jen Zeszut continuerà a guidare il team.

Zeszut: «L’accordo può aiutarci a crescere a livello internazionale»

«Abbiamo scelto il Gruppo Barilla perché ci può aiutare a innovare e crescere a livello internazionale, permettendoci al contempo di prendere decisioni migliori e di mantenere la nostra qualità», ha dichiarato Zeszut. «Ho capito che il Gruppo Barilla era il partner perfetto quando, scherzando, ho offerto al presidente un adesivo Goodles per la sua nuova auto con la scritta “Io e i miei amici adoriamo i maccheroni” e lui l’ha accettato davvero. Sono entusiasta di vedere come i nostri due mondi continueranno a incontrarsi».

Barilla: «Colpiti dalla qualità dei prodotti e dalla visione lungimirante di Goodles»

«Oggi è un giorno importante per il nostro Gruppo», le ha fatto eco Guido Barilla, presidente del Gruppo Barilla. Seguivamo Goodles da tempo e siamo rimasti sempre più colpiti dalla forza del marchio, dalla qualità dei suoi prodotti e dalla dinamica della sua crescita. Conoscendo il team dirigenziale, guidato da Jen Zeszut, siamo rimasti altrettanto colpiti dalla solidità dell’organizzazione, dalla sua unità e dalla sua visione lungimirante. Insieme, queste qualità ci hanno convinto che Goodles fosse la scelta giusta e rappresenti un’entusiasmante opportunità per il futuro».

Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II

È morto Fabio Mussi, ex ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi (2006-2008), in passato presidente di Sinistra Democratica e attualmente dirigente di Sinistra Italiana. Aveva 78 anni.

Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II
Morto Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Prodi II

Dal PCI a Sinistra Italiana: la carriera politica

Nato a Piombino in una famiglia operaia, aveva aderito giovanissimo al Partito Comunista Italiano, diventando nel 1979 è il più giovane affiliato a fare parte del Comitato centrale: per permettere il suo inserimento venne abbassata di tre anni l’età minima. Allo scioglimento del PCI era diventato dirigente del Partito Democratico della Sinistra (1991-98), poi confluito nei Democratici di Sinistra. Deputato fin dal 1992, è stato vicepresidente della Camera dal 2001 al 2006, anno in cui era stato nominato ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi. Contrario alla fusione dei DS col nascente Partito Democratico, nel 2007 Mussi aveva partecipato alla fondazione di Sinistra Democratica, poi unitasi a Sinistra Ecologia e Libertà, partito a sua volta confluito in Sinistra Italiana, di cui era dirigente.

Il ricordo di Fratoianni: «Intellettuale raffinato»

«Fabio Mussi se n’è andato. Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente con cui mi investiva ogni volta che mi telefonava», ha scritto su Facebook Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana. «Prima del ciao o del come stai, fluivano come una raffica di mitraglia le sue parole che “sezionavano” letteralmente la questione di cui aveva premura di parlarmi. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la P maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno».

Vannacci apre a Meloni al Quirinale: «Sarebbe un ottimo capo di Stato»

Ospite di È sempre Cartabianca su Rete 4, Roberto Vannacci ha lanciato un segnale di avvicinamento al centrodestra e in particolare a Giorgia Meloni, definendo la premier una figura adatta al Quirinale. «Perché no? Penso che abbia dimostrato carisma, notevoli capacità, quindi potrebbe essere anche un ottimo Presidente della Repubblica», ha detto il fondatore di Futuro Nazionale. Sollecitato poi sul sostegno del suo partito alla candidatura di Meloni per il Colle nel 2029, l’ex generale ha risposto che si tratta di «una delle eventualità possibili». Le sue dichiarazioni di Vannacci seguono a stretto giro le recenti aperture del viceministro Edmondo Cirielli su una possibile alleanza tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale in vista delle Politiche del 2027. L’ingresso dei vannacciani nella coalizione di centrodestra, però, è al momento osteggiata da Forza Italia e soprattutto dalla Lega, rimasta scottata dal contatto ravvicinato con l’ex generale, che di fatto è stato lanciato in politica da Matteo Salvini.

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Vannacci apre a Meloni al Quirinale: «Sarebbe un ottimo capo di Stato»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La replica di Vannacci al Financl Times

Vannacci ha teso la mano alla premier anche nella risposta via social data – in inglese – al Financial Times, che (citando l’European Council on Foreign Relations) in un articolo lo aveva definito «cavallo di Troia russo che mette alla prova Meloni» sfidando direttamente la politica estera italiana, favorevole all’Ucraina, «con argomenti sorprendentemente vicini a quelli di Mosca». Nel post, che accompagna una sua immagine con colbacco e bicchierino di vodka – Vannacci ha smentito di essere un candidato manciuriano, ovvero un individuo, che viene segretamente controllato o manipolato da una forza ostile o esterna per agire come una marionetta contro gli interessi del proprio Paese.

«Onestamente, mi aspettavo di più da voi. Trovo ammirevole l’eleganza del complotto: invece di infiltrarsi nel quartier generale della Nato o manipolare le elezioni, l’Fsb (il servizio di sicurezza interna e controspionaggio della Federazione Russ, ndr) si sarebbe accontentato di far brontolare un generale italiano per le vacanze estive rovinate dal costo del carburante, una lamentela condivisa da ogni cittadino italiano, da Palermo a Bolzano, nessuno dei quali – che io sappia – risponde alla Lubjanka», ha scritto Vannacci. «Perdonatemi, ma fatico ancora ad accettare l’idea che dissentire dall’ortodossia di Bruxelles equivalga ormai, di fatto, a una mancanza di lealtà verso l’Occidente. Attendo con interesse il suo prossimo articolo sul complotto internazionale che si celerebbe dietro le lamentele per i prezzi dei supermercati». E poi: «A proposito: da quando chiedersi perché la benzina costi tanto richiede un nulla osta di sicurezza? Vi ringrazio comunque molto per aver dato risonanza – spero gratuitamente! – alle mie posizioni».

Wsj: «Pentagono estende dispiegamento truppe Usa in Medio Oriente fino al 2027»

Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha deciso di prorogare fino al 2027 il dispiegamento di truppe Usa in Medio Oriente. Lo riporta il Wall street journal citando alcune fonti, segnalando che la guerra potrebbe protrarsi fino al prossimo anno. Nella regione sono operative 19 navi della Marina statunitense, squadroni di caccia, unità di difesa aerea e paracadutisti. Il Wsj evidenzia che il prolungato dispiegamento sta mettendo a dura prova i militari e impedisce la corretta manutenzione delle attrezzature. I problemi logistici hanno anche fatto sì che i marinai ricevano lettere e pacchi dai propri cari con molta meno frequenza, mentre i rifornimenti sono diventati più difficili. Sempre secondo il quotidiano, il presidente Donald Trump appoggia privatamente l’idea di dichiarare la fine delle ostilità contro Teheran e ritiene che esercitare pressioni economiche sulla Repubblica islamica consentirebbe a Washington di raggiungere i propri obiettivi. Ciononostante, 50 mila soldati statunitensi rimangono in Medio Oriente.