Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra

Sono stati individuati dai carabinieri e denunciati per lesioni e percosse quattro militanti di estrema destra ritenuti responsabili di aver aggredito un 33enne sorpreso a staccare a Milano alcuni manifesti riguardanti la commemorazione del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.

Aggredito perché strappava manifesti per Ramelli, denunciati quattro estremisti di destra
Saluti romani al termine del corteo dell’ultradestra milanese per Ramelli (Ansa).

L’aggressione si è verificata nella zona di via Aselli, dove era prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. L’uomo colpito con calci e pugni era stato poi trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi. «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere», aveva commentato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»

La Procura di Pavia ha invitato Andrea Sempio per un interrogatorio il 6 maggio. Nell’atto l’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi compare come l’unico autore del delitto, aggravato «dalle sevizie e dai futili motivi». Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.

Il movente: il rifiuto della vittima a un approccio sessuale

Dell’invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini si ricavano i due elementi nuovi a carico di Sempio: il movente e la dinamica dell’omicidio. L’indagato, secondo la Procura, avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi (Sempio era amico di Marco, fratello di Chiara). Da qui l’aggravante dei futili motivi, «riconducibili all’odio per la vittima» per quel “no”. Per quanto riguarda le sevizie, il presunto assassino avrebbe infierito oltre quanto stabilito dalle vecchie sentenze.

Garlasco, l’accusa dei pm a Sempio: «Uccise Chiara Poggi dopo il rifiuto a un approccio sessuale»
Combo con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (Ansa).

La nuova ricostruzione del delitto: cosa sarebbe successo

Questa la ricostruzione: «Dopo una iniziale colluttazione» Sempio «colpiva reiteratamente» Chiara Poggi «con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» della villetta e, dopo che la vittima aveva provato a «reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi». A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».

Per Stasi l’aggravante delle sevizie era stata esclusa

Per Stasi era stata invece esclusa l’aggravante delle sevizie: la sentenza nei suoi confronti è passata in giudicato e per ribaltarla sarebbe necessario un processo di revisione. Le due aggravanti determinerebbero nell’ergastolo la pena massima in caso di processo ed eventuale condanna. Sempio è atteso il 6 maggio alle 10 nell’ufficio del procuratore aggiunto Stefano Civardi per l’interrogatorio. Il 20 maggio 2025 non si era presentato sfruttando un vizio formale della notifica.

Crans-Montana, l’Italia si costituisce parte civile

«La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Perché l’Italia si è costituita parte civile

La decisione «è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Per quanto riguarda le responsabilità del rogo e quindi della strage avvenuta nella notte di Capodanno nella località sciistica svizzera, «il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili». Il Governo italiano, prosegue la nota, «continuerà ad assicurare il massimo impegno nel monitorare ogni fase del procedimento giudiziario in Svizzera, garantendo un’informazione costante e trasparente sulle proprie iniziative e confermando il pieno e ininterrotto supporto alle famiglie delle vittime e ai feriti», affinché «sia fatta piena luce sulle responsabilità e sia resa giustizia per il grave danno subito dalla comunità nazionale».

Milano, 33enne aggredito per aver strappato i manifesti per Ramelli

Un uomo di 33 anni è stato aggredito per aver strappato alcuni manifesti dedicati a Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della gioventù di cui il 29 aprile si commemora la morte per mano di esponenti di Avanguardia operaia. È accaduto nella zona di via Aselli a Milano, dove in serata è prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. Secondo una prima ricostruzione, il trentatreenne è stato avvicinato da alcune persone, probabilmente militanti di estrema destra, che lo avrebbero colpito con calci e pugni, per poi allontanarsi in auto. L’uomo è stato trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi.

De Corato: «Se l’è cercata»

«Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… non aggiungo altro». Così il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato ha commentato la vicenda. «È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere. Uno che va a strappare i manifesti di Sergio Ramelli il giorno che è morto, insomma…». «Se questo è avvenuto e il responsabile è uno di destra ovviamente è da condannare tanto quanto fosse stato uno di sinistra», ha aggiunto l’assessore regionale ed esponente di Fratelli d’Italia Romano La Russa. «Siamo contrari a ogni forma di violenza politica da sempre. Se c’è una responsabilità di qualche elemento di destra, come diceva Almirante pena di morte per i terroristi di sinistra, doppia pena di morte per i terroristi di destra».

Stalking all’ex compagna, arrestato il comico Massimo Bagnato

Il comico Massimo Bagnato, apparso in programmi come Zelig, Quelli che il calcio e LOL, è stato arrestato a Roma con l’accusa di stalking ai danni della sua ex compagna. Fermato dai carabinieri sotto casa della donna in zona Balduina mentre «stava dando in escandescenze, inveiva e scalciava», riporta Il Messaggero: Bagnato voleva insistentemente parlare con l’ex, nonostante la sua contrarietà.

Disposto il divieto di avvicinamento alla donna

Bagnato è stato fermato la sera del 27 aprile. Il giorno successivo, nel processo per direttissima, è stato convalidato il fermo ma ha escluso il carcere, disponendo nei confronti del comico il divieto di avvicinamento alla vittima. Bagnato, da parte sua, ha provato a difendersi «ammettendo di averla aspettata in alcune occasioni sotto casa o fuori dalla palestra che di solito la ex frequenta, ma sempre con educazione e solo per chiedere spiegazioni sulla rottura del loro rapporto».

L’ex ha sporto una querela molto dettagliata

La relazione tra i due è durata circa 10 anni, poi la rottura arrivata a inizio aprile. Ma lui avrebbe continuato a contattarla sia su WhatsApp, nonostante fosse stato bloccato, che di persona «La vittima ha sporto una querela molto dettagliata» nella quale ha ripercorso i «diversi episodi» nei quali Bagnato «l’avrebbe avvicinata dopo che la stessa aveva deciso di porre fine alla relazione sentimentale», si legge sul Messaggero. Comportamenti, questi, «che le avrebbero procurato ansia e timore, facendole cambiare alcune delle sue abitudini di vita».

Spari a Roma per il 25 aprile: fermato un ventenne

Svolta nelle indagini sull’aggressione a colpi di pistola ad aria compressa esplosi contro una coppia di sessantenni militanti di Sinistra Italiana al parco Schuster di Roma alla fine del corteo del 25 aprile. È stato fermato un 21enne appartenente alla Comunità ebraica che, stando al Corriere della sera, avrebbe ammesso le proprie responsabilità dicendo di fare parte della Brigata ebraica. Decisivi per la sua identificazione i video delle telecamere della zona. Il ventenne a bordo di uno scooter con casco integrale aveva sparato almeno tre colpi contro i due manifestanti – Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano – con al collo il fazzoletto dell’Anpi, ferendoli in modo lieve.

Caso Venezi, i sindacati della Fenice: «Minacce di morte ai lavoratori dopo il licenziamento»

Non si placa il caso del licenziamento di Beatrice Venezi, silurata dal Teatro La Fenice prima ancora di assumere l’incarico di direttrice musicale a causa dei contenuti di un’intervista al quotidiano argentino La Nación. I sindacati della Fenice, in una nota, fanno sapere che i lavoratori del teatro veneziano «in questi giorni stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e minacce, anche di morte».

Caso Venezi, i sindacati della Fenice: «Minacce di morte ai lavoratori dopo il licenziamento»
Beatrice Venezi (Ansa).

La denuncia dei rappresentanti dei lavoratori della Fenice

«Vogliamo far sapere che ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per difenderci da tanta inutile meschinità», si legge inoltre nella nota. «I rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori mai e sottolineiamo mai, hanno offeso o calunniato né la Maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione», spiegano i sindacati. E poi: «La nostra istanza, durata sette mesi, è stata costantemente e unicamente finalizzata al ripristino di quella ordinaria prassi consolidata che garantisce un clima di fiducia e rispetto, presupposto indispensabile per la gestione di un Teatro e che garantisce la più alta resa artistica possibile». Domenica 26 aprile, prima che il sipario si aprisse sul wagneriano Lohengrin di Damiano Michieletto, l’orchestra della Fenice ha esultato alla notizia della cancellazione di ogni collaborazione con Venezi.

Caso Venezi, i sindacati della Fenice: «Minacce di morte ai lavoratori dopo il licenziamento»
Beatrice Venezi (Ansa).

Bignami: «Deve andare avanti anche chi è bravo e non di sinistra»

Intanto sulla questione si è espresso Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Reputavo arrogante la sinistra quando contestava il sovrintendente Nicola Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Venezi, non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che con la solita autonomia ha scelto diversamente. Beatrice è brava e giovane. Fino ad oggi ha pagato non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è di sinistra».

Dell’Utri a processo per i 42 milioni ricevuti da Berlusconi

La gup di Milano Giulia Marozzi ha rinviato a giudizio Marcello Dell’Utri e la moglie Miranda Ratti per la vicenda dei 42 milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi attraverso otto bonifici tra il 2012 e il 2021, donazioni perlopiù giustificate dall’ex premier come aiuto per spese legali e personali. La prima udienza del processo si terrà il 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale.

Dell’Utri a processo per i 42 milioni ricevuti da Berlusconi
Marcello Dell’Utri (Imagoeconomica).

Perché Dell’Utri è finito a processo

Dell’Utri è finito a processo perché, essendo già condannato in via definitiva per concorso in associazione mafiosa, ha in base alla legge Rognoni-Della Torre l’obbligo di comunicare le sue variazioni patrimoniali. Nell’ambito dell’inchiesta che lo vedeva indagato a Firenze per strage e associazione mafiosa, gli inquirenti hanno rilevato una serie di donazioni (da parte di Berlusconi) per un totale di 42 milioni, che appunto l’ex senatore di Forza Italia non aveva dichiarato al Fisco e agli organi competenti. Da qui l’apertura di un altro procedimento nei suoi confronti, che è stato poi trasferito da Firenze a Milano a marzo del 2025 per competenza territoriale. Su una parte della somma è già scattata la prescrizione.

Delitto di Garlasco, la procura di Pavia chiede la revisione della condanna di Stasi: cosa può succedere

La Procura di Pavia ha chiesto la revisione del processo in cui Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Lo ha confermato la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, al termine dell’incontro di questa mattina con il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone. Per i pm sulla scena del crimine c’era Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.

Perché la Procura di Pavia chiede la revisione

Al centro dell’incontro andato in scena a Milano la chiusura delle indagini, atto che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ma anche l’eventualità di un’istanza di revisione per Stasi, da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. Sono diversi gli elementi emersi nella nuova inchiesta che hanno portato la Procura di Pavia a fare questo passo. I consulenti dei pm hanno attribuito a Sempio l’impronta palmare numero 33 repertata sulle scale dove venne gettato il corpo di Poggi. E sono compatibili sempre con Sempio le tracce di Dna sulle unghie della vittima. Inoltre, la consulenza medico-legale firmata dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo sposterebbe l’orario dell’omicidio più tardi della ristretta finestra temporale tra le 9:12 e le 9:35, scagionando di fatto Stasi. Per i pm di Pavia l’unica persona condannata (in carcere dal 2015) è entrata nella villetta dei Poggi solo quando ha scoperto il corpo di Chiara e sulla scena del delitto, invece, ci sarebbe stato Sempio.

Delitto di Garlasco, la procura di Pavia chiede la revisione della condanna di Stasi: cosa può succedere
Chiara Poggi e Andrea Sempio (Ansa).

Nanni: «Non sarà uno studio né veloce né facile»

Nelle prossime settimane la Procura di Pavia trasmetterà alla Procura generale di Milano un’informazione sulla nuova inchiesta. I pm del capoluogo lombardo, a quel punto, valuteranno se chiedere ulteriori atti, ai fini di un’eventuale revisione del processo di Stasi. «Non possiamo sbilanciarci in alcun modo, dobbiamo ovviamente prima studiare le carte. Non sarà uno studio né veloce né facile», ha dichiarato Nanni.

Depositati gli audio su un possibile depistaggio

Intanto, lo Studio Legale Gasperini Fabrizi oggi ha depositato in Procura a Milano alcuni audio, che farebbero riferimento a una presunta pista alternativa e, soprattutto, a un possibile depistaggio nella nuova inchiesta.

Neonati sepolti, Chiara Petrolini condannata a 24 anni e tre mesi

Chiara Petrolini, la ragazza di 22 anni di Traversetolo (Parma) accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino di casa due neonati partoriti nel 2023 e 2024, è stata condannata a 24 anni e tre mesi. Lo ha deciso la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, che l’ha condannata per l’omicidio del secondo figlio e assolta da quello del primogenito. I giudici hanno anche riqualificato una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio, nel meno grave reato di occultamento di cadavere. Anche il gip di Parma che a settembre 2024 aveva disposto i domiciliari aveva aderito a questa tesi. Chiara Petrolini ha assistito impassibile alla lettura della sentenza, dopodiché è uscita dall’aula accompagnata dai carabinieri. La procura aveva chiesto una condanna a 26 anni.

Gianni Alemanno scarcerato a giugno: accolta la riduzione di pena

Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha dato il via libera alla riduzione di pena per Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma che sta scontando in carcere a Rebibbia una condanna a un anno e 10 mesi per traffico di influenze. I giudici hanno accolto l’istanza ex articolo 35ter dell’ordinamento penitenziario che riconosce i giorni di riduzione «a causa delle condizioni inumane e degradanti da lui subite» presentata dalla difesa. La pena sarà così ridotta di 39 giorni e Alemanno sarà scarcerato il 24 giugno. «Una piccola grande vittoria», ha commentato il suo avvocato Edoardo Albertario, «perché è un’ordinanza che certifica la battaglia che Alemanno sta conducendo contro il sovraffollamento carcerario».

Perché si trovava in carcere

Alemanno avrebbe dovuto scontare la sua pena svolgendo attività presso la struttura Solidarietà e Speranza che si occupa di famiglie in difficoltà e di vittime di violenze. Ma era stato accusato di «gravissima e reiterata violazione delle prescrizioni imposte», in quanto avrebbe presentato falsa documentazione per giustificare impegni lavorativi ed evitare i servizi sociali. Avrebbe inoltre incontrato in tre occasioni tra marzo e settembre 2025 un pregiudicato, condannato in via definitiva nel 2018 a quattro anni e sei mesi. Di qui la revoca dei servizi sociali e la decisione della carcerazione.

Caso Cospito, il pg di Roma chiede l’assoluzione per Delmastro

La procura generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Il pg ha chiesto di fare cadere le accuse perché «il fatto non costituisce reato». In primo grado l’esponente di Fdi era stato condannato a otto mesi con pena sospesa. Spetta ora alla Corte d’Appello di Roma decidere se confermare la condanna o accogliere la richiesta di assoluzione.

I fatti risalgono al 2023

Tutto ha inizio il 31 gennaio 2023 quando, alla Camera, il deputato Giovanni Donzelli attacca il Partito democratico e, in particolare, quattro suoi esponenti (Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e Andrea Orlando) colpevoli, secondo lui, di aver fatto visita in carcere all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il 41 bis. Il deputato di Fdi cita passaggi di relazioni della polizia penitenziaria, facendo esplodere la polemica sulla riservatezza di quelle informazioni. Donzelli spiega che quei documenti gli sono stati forniti da Delmastro, il quale li ha ottenuti dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Da lì sono partite le indagini. Per gli inquirenti, Delmastro aveva sì il potere di acquisire gli atti, ma non di divulgarli perché si trattava di relazioni «a limitata divulgazione». La procura aveva già espresso dubbi chiedendo l’archiviazione, ma il giudice aveva deciso di mandare l’esponente di Fdi a processo, il cui primo grado si è chiuso con la condanna. Ora il nuovo passaggio e il cambio di prospettiva, con la procura che sostiene che la condotta contestata non integri una violazione penalmente rilevante.

Catanzaro, donna si getta dalla finestra con i tre figli: morti lei e due bimbi, grave la terza

Tragedia familiare a Catanzaro, dove una donna di 46 anni si è lanciata dal terzo piano con in braccio i tre figli di quatto mesi, quattro anni e cinque anni. Lei è morta sul colpo insieme ai due bimbi più piccoli, mentre la terza è rimasta gravemente ferita ed è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale cittadino. Sul posto sono intervenuti la pm di turno Graziella Viscomi, che coordina le indagini, la Polizia e il personale del 118. Le cause del gesto non sono al momento note. I vicini hanno descritto la donna come una persona tranquilla, schiva e molto religiosa. Lavorava in una struttura sanitaria ed era molto attiva nella vicina parrocchia del SS Salvatore. In casa, al momento dei fatti, c’era anche il marito, il quale si sarebbe svegliato sentendo dei rumori. Compreso ciò che era successo, è sceso in strada e ha provato a rianimare i bambini prima dell’arrivo dei sanitari. La tragedia ha scosso la città e il Comune di Catanzaro proclamerà il lutto cittadino.

Escort di lusso a Milano, coinvolti calciatori anche di Milan, Inter e Juve

Sono almeno 70 i calciatori che hanno partecipato alle feste organizzate da un’agenzia di eventi di Milano al centro di un’indagine per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Si tratta di giocatori anche di Inter, Milan, Juve, Sassuolo e Verona – i cui nomi, nell’ordinanza, sono omissati. Nessuno di loro è indagato in quanto non hanno commesso reati. Non è stato accertato quanti abbiano usufruito anche del servizio di escort e gas esilarante.

«Lavoravamo anche durante il Covid»

Gli arrestati – i gestori Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini e i collaboratori Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga – avrebbero gestito, attraverso l’agenzia Ma.De Milano (formalmente dedita all’organizzazione di eventi), un presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con pacchetto “all inclusive” che comprendeva serate in locali a cinque stelle della movida milanese, escort e a volte gas esilarante, gradito agli atleti perché non risultava all’antidoping. Da alcune conversazioni nelle mani degli inquirenti risulta che le escort venissero retribuite non direttamente dal cliente bensì dall’agenzia in contanti. Buttini e Ronchi avrebbero trattenuto almeno il 50 per cento dell’importo pagato dal cliente, consegnando alle ragazze il resto. L’organizzazione aveva iniziato nel 2019 a promuovere serate, senza poi fermarsi nemmeno nel periodo del Covid. «Lavoravamo quasi tutte le sere, anche durante il lockdown», ha raccontato una teste.

Tra i clienti anche un pilota di Formula 1

Tra i clienti, oltre ai calciatori, ci sarebbero imprenditori ma anche giocatori di hockey e un pilota di Formula 1. «Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?», si legge in un’intercettazione. «Gli mando la brasiliana».

Milano, smantellato giro di escort di lusso: tra i clienti anche calciatori di Serie A

I finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito quattro arresti domiciliari nei confronti di un gruppo che «ha promosso un’attività finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, con conseguente autoriciclaggio dei relativi proventi». Tra i clienti del giro di escort scoperto a Milano figurano anche un numero «consistente» di calciatori di Serie A, che avrebbero partecipato a eventi in cui venivano offerte prestazioni sessuali. Oltre agli arresti è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

Il servizio di escort era fornito da una società di eventi

Secondo quanto emerso, il servizio di escort era fornito da quella che sembrava una normale agenzia di eventi, che metteva a disposizioni pacchetti ‘all inclusive’ per serate che iniziavano nei locali della movida e si concludevano nelle camere di hotel. Gli indagati, secondo l’accusa, «avevano incentrato il proprio business sul reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre». Nessun calciatore risulta indagato nell’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.

Urto tra treni sulla Milano-Genova: ritardi fino a tre ore

Un urto tra un treno merci e un treno della linea S13 avvenuto tra le stazioni di Locate (Milano) e Certosa (Pavia) sta provocando pesanti ritardi alla circolazione ferroviaria lungo la linea Milano-Genova, inizialmente sospesa e ora in graduale ripresa. Rfi ha spiegato che si è trattato di un «leggero contatto» tra il regionale che procedeva a 30 km/h in uscita dalla stazione e il treno merci in sosta. Dopo aver visto quest’ultimo su un binario adiacente, il macchinista ha frenato immediatamente, senza riuscire a evitare lo sfregamento della prima carrozza con il cargo. L’incidente, avvenuto alle 8.20 di lunedì 20 aprile, non ha provocato alcuna conseguenza per i passeggeri del convoglio né per il personale Trenord, ma “solo” cancellazioni e ritardi sino a 200 minuti, con problemi sia per i treni regionali di Trenord che per quelli a lunga percorrenza di Trenitalia. È stato attivato un servizio di autobus sostitutivo tra le stazioni di Pavia e Certosa.

Dossier e spionaggio, perquisizioni a Roma nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore

I carabinieri del Ros stanno eseguendo delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell’ordine accusati di confezionare dossier. Le accuse contestaste sono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.

Del Deo, ex vicedirettore del Dis, indagato per peculato

Al centro delle perquisizioni ci sarebbero due vicende. La prima è l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Carmine Saladino a cui, tra il 2022 e il 2024, la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza. Il secondo filone di indagine è più specifico sugli spionaggi illeciti condotti dalla Squadra Fiore e coinvolge chi ne faceva parte. Coinvolgerebbe anche anche l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e una manciata di membri della squadra. Del Deo sarebbe indagato per peculato da 5 milioni di euro che, in base all’impianto accusatorio, affidava con contratti alla società amica Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anch’egli indagato.

Sospeso lo sciopero degli autotrasportatori dopo l’investimento di un camionista

Era da poco iniziato in tutta Italia lo sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato per protestare contro il caro carburante, quando un camionista, impegnato nella protesta, è stato investito e ucciso da un’auto sulla A1 in provincia di Caserta. A seguito dell’episodio, Trasportounito (che aveva indetto l’agitazione) ha deciso di sospendere lo sciopero che avrebbe dovuto durare fino al 25 aprile. La protesta, proclamata nonostante le valutazioni della commissione Garanzia sciopero, avrebbe messo a rischio la logistica e la distribuzione delle merci con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Se l’adesione fosse stata massiccia, si sarebbe infatti rischiato un vero e proprio blackout della logistica in Italia, dove la gran parte delle merci si muove proprio su gomma, con ripercussioni sulla disponibilità di materie e materiale.

Longo: «Crisi senza precedenti»

«L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti. E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente», aveva dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, nell’indire lo sciopeo. «Paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione Sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

Mondo del calcio in lutto per la morte dell’ex portiere della Juventus e della Nazionale austriaca Alex Manninger, travolto da un treno mentre con la sua auto attraversava un passaggio senza barriere nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Illesi circa 25 passeggeri del treno locale che si è scontrato col minivan di Manninger, così come il macchinista. Da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo o meno.

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

La carriera di Manninger con i club e l’Austria

Nato nel 1977 a Salisburgo, Manninger dopo gli esordi in patria si era trasferito all’Arsenal, militando nel club londinese fino al 2001, anno in cui si era trasferisce in prestito Fiorentina. Aveva poi terminato la stagione successiva, iniziata in Spagna con l’Espanyol, vestendo la maglia del Torino. In seguito aveva difeso la porta di Bologna, Brescia e Siena, con un intermezzo nel Salisburgo. Poi l’ingaggio, nel 2008, da parte della Juventus: quattro le stagioni vissute in bianconero. Nel 2012 era passato all’Augusta, in Germania, dove era rimasto per altri quattro anni. Aveva poi chiuso la carriera nel 2017 dopo una stagione al Liverpool. Come detto, Manninger ha giocato anche in Nazionale: 33 le presenze collezionate tra il 1999 e il 2009.