Maria Rosaria Boccia presenta querela in Procura: teme di essere spiata

Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia, hanno presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata (Napoli), in cui viene ipotizzata una possibile manomissione del telefono cellulare dell’imprenditrice e dei dispositivi collegati.

Boccia dice di non riuscire a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo

Boccia, stando alla querela, non riesce a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo, assieme a lei coimputato davanti al Tribunale di Roma nel processo scaturito dalla denuncia per interferenze illecite presentata dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e dalla moglie, la giornalista Federica Corsini. Boccia ha pertanto chiesto di verificare se il suo smartphone sia stato oggetto di manomissioni eseguite da remoto e dunque l’eventuale sussistenza del reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche attraverso l’uso di software malevoli. Alla querela sono state allegate una serie di schermate di chat su WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale che vede imputati Boccia e Tarallo.

Progettava attentati in sinagoga e moschea, 22enne arrestato a Milano

I carabinieri, su ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Milano, hanno arrestato un 22enne «intenzionato ad eseguire un attentato in una sinagoga e in un luogo di preghiera islamica dell’hinterland, dopo aver pianificato nei minimi dettagli le modalità di confezionamento di ordigni esplosivi e la modifica di armi da sparo». Nei suoi device sono stati trovati «contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi». Il 22enne è indagato per il reato ex art.270-quinquies del codice penale che punisce l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Dall’analisi dei suoi dispositivi elettronici è emersa «attività nel costante autoaddestramento con finalità terroristiche, nel reperimento di sostanze chimiche atte a confezionare ordigni, nonché nella divulgazione e condivisione di materiale di propaganda e istigazione a delinquere». Rinvenuti «proclami ideologici con denominazione di “testamento”», nonché «scritti e pensieri di Anders Breivik», il terrorista autore delle stragi in Oslo e Utoya nel 2011.

Strage del bus di Mestre, patteggiamento per sette tra dirigenti e funzionari comunali

La gup di Venezia Benedetta Vitolo ha ratificato i patteggiamenti concordati con i pm veneziani Laura Cameli e Giorgio Gava dalle difese dei sette dirigenti e funzionari comunali indagati per la strage del bus di Mestre, che precipitò dal cavalcavia superiore il 3 ottobre 2023. Patteggiate pene inferiori a due anni per omicidio stradale plurimo: alcune sono sospese e altre convertite con lavori di pubblica utilità. Nello schianto morirono 22 persone e altre 14 rimasero ferite. Stando a quanto ricostruito nell’inchiesta l’autobus della società La Linea andò a sbattere contro la barriera di sicurezza per circa 50 metri fino a quando, «trovando un varco di circa 2,40 metri», precipitò dal cavalcavia. Gli indagati sono stati accusati dalla Procura veneziana, appunto, per il varco. I familiari delle vittime sono stati risarciti con oltre 20 milioni di euro da Allianz, la compagnia assicurativa de La Linea.

Scontri a Milano, il gip rimette in libertà Youssef Siher

È ritornato libero Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine fermato in qualità di amministratore del canale Telegram Movimento 17 ottobre aperto dopo gli scontri e le devastazioni di Milano. L’ha deciso, secondo fonti legali, la gip Tiziana Landoni rigettando la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta con il procuratore Marcello Viola. Nel colloquio con la giudice, Siher si era avvalso della facoltà di non rispondere.

Meloni: «Decisione vergognosa»

La premier Giorgia Meloni ha così commentato la notizia: «Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram Movimento 17 ottobre, cioè la pagina che incitava all’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano. Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali. E davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura».

Spionaggio e repressione su dissidenti cinesi: 10 indagati a Milano

La Procura di Milano ha chiuso le indagini in vista della richiesta di processo a carico di 10 indagati, tra cui quattro cittadini cinesi «in continuo contatto» con le autorità di Pechino, accusati di associazione per delinquere finalizzata ad «azioni repressive e coercitive nei confronti» di connazionali «dissidenti» nel capoluogo lombardo. Tra le vittime principali di stalking, monitoraggio, pressioni e minacce figura Li Ying, artista e attivista cinese residente in Italia, noto soprattutto per il suo account X ‘Teacher Li Is Not Your Teacher’.

Chi è ‘Teacher Li’

Li è diventato un punto di riferimento globale durante la pandemia, quando ha documentato – aggirando la censura di Pechino – le proteste contro le misure della politica ‘zero Covid’ che hanno scosso l’intera Repubblica Popolare, diffondendo sul web migliaia di video. A seguito della sua crescente popolarità, Li ha subito intimidazioni, sorveglianza e minacce da parte delle autorità cinesi. A marzo del 2026 l’Italia aveva espulso otto cittadini cinesi coinvolti in un’attività di monitoraggio di polizia nei suoi confronti. La storia di Li e il suo impatto sono al centro del documentario interattivo in realtà mista All I Know About Teacher Li, che è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 2024.

Adinolfi torna ai domiciliari: accolta l’istanza di scarcerazione

Mario Adinolfi torna agli arresti domiciliari: il gip di Roma ha infatti accolto la nuova istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del fondatore del Popolo della Famiglia, arrestato a luglio in quanto accusato di aver truffato decine di risparmiatori attraverso un falso sistema di investimenti online.

Era stato trasferito in carcere il 21 settembre

Adinolfi, che già si trovava agli arresti domiciliari (con braccialetto elettronico) con l’accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi, era stato trasferito in carcere a Regina Coeli il 21 settembre. La gip aveva deciso di aggravare la misura cautelare perché il leader del Popolo della Famiglia dalla sua abitazione aveva pubblicato numerosi articoli e post su Internet, quando invece era stato obbligato, al momento della concessione dei domiciliari, a «non utilizzare in alcun modo, salvo che per contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici».

La ‘scommessa collettiva’: perché è stato arrestato

Adinolfi è stati arrestato l’8 luglio nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta ‘scommessa collettiva‘, un circuito di raccolta fondi da privati – decine le persone coinvolte – ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». Il 31 luglio il Tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma. Poi il trasferimento il carcere e infine il ritorno ai domiciliari.

Fakir, per i periti della Procura lo schiacciamento fu «concausa della morte»

La perizia medico-legale definitiva sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 19 luglio 2026 a Bologna durante un intervento di due agenti delle volanti della polizia, ha stabilito che lo schiacciamento e la compressione toracica in posizione prona sono stati una concausa della morte, assieme alla presenza di cocaina nell’organismo.

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Il fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo

La prima autopsia aveva evidenziato la presenza di sangue vivo nei polmoni e schiacciamento. La Procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro delle annotazioni preliminari i due agenti della polizia intervenuti nel fermo e i quattro soccorritori della Croce Rossa, tutti non formalmente indagati. I pm si riuniranno il 28 ottobre per stabilire come procedere nell’inchiesta: dovranno decidere se archiviare o formalizzare l’accusa di omicidio colposo per i due poliziotti responsabili del fermo e per i quattro soccorritori.

Scontri a Milano, Youssef Siher non risponde al gip

Youssef Siher, il creatore dei canali social del Movimento 17 ottobre, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio con la gip Tiziana Landoni nel carcere milanese di San Vittore. Il ricercatore 30enne, legato sia a gruppi ProPal che all’antagonismo milanese, è stato fermato il 24 ottobre per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, perché ritenuto l’amministratore degli account del Movimento 17 ottobre da lui creati subito dopo la guerriglia urbana in pieno centro a Milano. Dopo l’udienza, la gip dovrà decidere sulla richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi.

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti

La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) per Alessandro Labile, già direttore dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile Ispra della sezione per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Le richieste sono arrivate nell’ambito delle indagini sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024. Nel complesso sono state chieste misure interdittive per 10 persone.

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti
Lucia Morselli (Imagoeconomica).

Complessivamente risultano indagate 28 persone

Morselli amministrava Acciaierie d’Italia nell’ambito di una gestione che vedeva la multinazionale ArcelorMittal come socio di maggioranza, poi superata a febbraio 2024 con l’immissione di AdI nell’amministrazione straordinaria, tuttora vigente. Complessivamente risultano indagate cinque società e 28 persone: in otto rispondono – secondo l’impostazione accusatoria – di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione: la gestione dello stabilimento di Taranto, infatti, sarebbe stata orientata a massimizzare profitti e produzione a scapito della tutela ambientale.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher

La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo con l’applicazione della custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il ricercatore di origini marocchine ritenuto dagli investigatori della Digos e dai pm la mente del Movimento 17 ottobre, nato sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro del capoluogo lombardo. Siher è stato fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, tramite la creazione e gestione di canali social e chat, anche su Telegram, per alimentare la mobilitazione nelle piazze. Assieme a Youssef è indagata per istigazione a delinquere in concorso anche la moglie Sagia Hammoud.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher
Sagia Hammoud.

Il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato

Secondo i pm Siher deve restare in carcere perché sussistono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il politologo e attivista pro Pal, spiegano, ha assunto «un profilo di spicco nel movimentismo» ed era a «conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone». Le istruzioni fornite agli utenti «denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine». La Procura di Milano ritiene poi insufficiente la misura degli arresti domiciliari perché «appare evidente la sussistenza» del pericolo di fuga: Siher, infatti, «ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce». L’interrogatorio di convalida del fermo è in programma martedì 27 ottobre nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Tiziana Landoni.

Giulia Tramontano, i giudici riconoscono la premeditazione per Impagnatiello

È stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello nel processo d’appello bis per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, incinta di sette mesi e uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese. La Corte d’Assise d’Appello di Milano è stata chiamata a rivalutare l’aggravante, esclusa nel precedente giudizio di secondo grado, su indicazione della Cassazione. Impagnatiello è già stato condannato all’ergastolo ed è in carcere a Pavia. Il riconoscimento della premeditazione comporta un isolamento diurno di tre mesi sulla condanna all’ergastolo. Dopo la lettura del verdetto, i familiari della vittima hanno applaudito in aula. Ci sono poi stati abbracci tra la madre, la sorella e il fratello di Giulia e il loro legale Nicodemo Gentile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.

La sorella di Giulia: «Alessandro dovrebbe solo chiedere scusa»

Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha così dichiarato dopo la sentenza: «Mi appello alle nuove generazioni. Se volete un esempio da non seguire scrivete su Google “Alessandro Impagnatiello” e vedrete che è una persona che nella vita non si è mai pentita. È entrato in quest’aula credendo di avere il diritto che non gli fosse riconosciuta la premeditazione, quando dovrebbe avere solo il dovere di chiedere scusa, non necessariamente a parole, ma con un atteggiamento che dimostri di sentirle».

Caro carburanti, presidio di taxi e Ncc davanti al Mit

Dopo la tregua ottenuta con autotrasportatori, agricoltori e pescatori, si scalda di nuovo il fronte contro il caro carburante con mobilitazioni e assemblee di tassisti e Ncc. Al momento la protesta si sostanzia con un presidio davanti al ministero dei Trasporti, senza blocchi o interruzioni di servizio. Numerose sigle sindacali che rappresentano i tassisti confluiranno poi martedì 27 ottobre 2026 a Firenze per una maxi assemblea di categoria. Un rappresentante di Federtaxi Cisal ha spiegato che la richiesta del settore riguarda il credito d’imposta che «anno dopo anno si è ridotto ai minimi». «Si tratta di una misura facilmente praticabile e può avere effetto sui costi di gestione che da quando è cominciata la crisi sono aumentati del 25-30 per cento. Siamo determinati e tra le varie forme di protesta sul piatto c’è anche lo sciopero», ha evidenziato. Alcune sigle chiedono anche l’estensione del gasolio professionale (ma i taxi ormai sono quasi tutti a benzina o ibridi o elettrici) e quella di un fondo di compensazione straordinario.

Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore

Il giornalista e scrittore Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore. «Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: si, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti», ha scritto in un post su Facebook. «Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla. I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile», ha aggiunto. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo. Proprio Zaia è stato tra i primi a mandargli un messaggio di vicinanza: «Caro Toni, è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero».

Giovanissimi programmavano saccheggi nei negozi, blitz a Bari

La Polizia, con il coordinamento della Dda e della procura per i minori, ha condotto una vasta operazione di perquisizioni e interrogatori in tutta la provincia di Bari nell’ambito di un’indagine su un folto gruppo di giovani e giovanissimi che «era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi» del centro del capoluogo. Sono ipotizzati i reati di istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, con finalità di terrorismo, e la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.

Erano in procinto di procurarsi armi da usare contro gli agenti

La Digos di Bari ha costantemente monitorato i principali social attraverso i quali i giovanissimi si stavano organizzando per colpire, a partire dal pomeriggio del 23 ottobre, i negozi dell’alta moda italiana ed internazionale, oltre a negozi sportivi e di elettronica ubicati nel centro città, in particolare in via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele, che sono le principali strade dello shopping barese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inoltre, i giovanissimi erano in procinto di procurarsi armi, materiale esplodente e arnesi da scasso, da utilizzare anche nei confronti delle forze dell’ordine.

Rimossi i blocchi stradali dei tir in Campania

Sono stati rimossi nella notte, nel Casertano e nel Salernitano, tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori sulla rete autostradale in Campania. Sciolto dai manifestanti anche il presidio a Napoli, nella zona del varco Bausan. Ancora molti i distributori di carburante che mostrano il tutto esaurito mentre davanti alle pompe aperte si registrano lunghe file. Lento il ritorno alla normalità per i supermercati, rimasti completamente vuoti di gran parte dei prodotti e per i quali ora ricomincia l’approvvigionamento.

Rimossi i mezzi dai presidi anche nel Crotonese

Rimossi i presidi anche sulla Strada statale 106 nelle località di Passovecchio e Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. La carreggiata è stata completamente liberata dai mezzi pesanti che da giorni stazionavano ai lati. I mezzi di trasporto, che dal 16 ottobre erano fermi, hanno ripreso a viaggiare regolarmente per rifornire di merci gli esercizi commerciali. Sulle rotatorie restano posizionati alcuni trattori, lasciati come presidio simbolico di un’agitazione al momento solo sospesa. L’allentamento della morsa fa seguito all’impegno assunto dai manifestanti dopo il colloquio con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. I rappresentanti della protesta hanno precisato che lo sblocco è un atto di responsabilità finalizzato a non penalizzare l’approvvigionamento cittadino, ribadendo che l’obiettivo resta la tutela economica delle aziende. Il comparto denuncia l’insostenibilità delle attuali condizioni operative, aggravate da pratiche commerciali ritenute sleali e da un rincaro del carburante stimato al 50 per cento in un solo anno. Il 27 ottobre è in programma un tavolo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione verrà ripristinata.

Fedez denunciato da quattro fan: «Aggrediti da lui e dai suoi bodyguard per un selfie»

Quattro ragazzi hanno denunciato Fedez per minacce e lesioni personali sostenendo di essere stati aggrediti dal rapper e dai suoi bodyguard dopo aver chiesto un selfie. Lo riporta il Corriere della sera, spiegando che l’episodio contestato risale al 16 ottobre 2026 fuori dal The club in Largo La Foppa a Milano, dove Fedez stava festeggiando il compleanno con alcuni amici. Oltre alla denuncia sono stati depositati dei video che documenterebbero gli atti. Nel testo si legge che i ragazzi sarebbero stati «spintonati violentemente dalle guardie del corpo, sotto le direttive di Fedez». «Se rimani qua le prendi», avrebbe detto quest’ultimo prima di avvicinarsi a uno di loro e «colpirlo violentemente al volto con un pugno». Il rapper e la sua squadra, secondo quanto scritto nella denuncia, avrebbero inseguito i ragazzi per alcuni metri in corso Garibaldi, continuando ad aggredirli, fermandosi solo di fronte alle chiamate al 112 fatte dagli amici del giovane preso di mira. All’arrivo della polizia, il rapper e il suo seguito si erano già dileguati. Il ragazzo colpito è stato poi soccorso dal 118 e accompagnato al Policlinico, dove i medici gli avrebbero riscontrato una «perdita di coscienza di qualche secondo con amnesia retrograda», oltre a «un taglio nella zona alta della fronte a destra» e una «contusione all’altezza dello zigomo sinistro e una sulla tempia destra», per un prognosi di quattro giorni. Per gli altri qualche escoriazione, qualche taglio e per uno una «perdita di coscienza di qualche secondo associata a nausea».

La replica dei legali del rapper

Gli avvocati di Fedez, Gabriele Minniti e Andrea Petrolucci, «in merito alle notizie diffuse su un presunto pestaggio ai danni di alcuni ragazzi», hanno precisato che il loro assistito «ha reagito a un’aggressione subita da alcuni giovani in evidente stato di alterazione e non ha preso parte ad alcun pestaggio». «Chiunque riporti ricostruzioni difformi dai fatti realmente accaduti se ne assumerà le responsabilità innanzi all’autorità giudiziaria», hanno aggiunto.

Proteste contro il caro carburanti, nell’Adriatico si fermano anche i pescherecci

Nonostante gli interventi messi in campo dal governo (in arrivo dal Cdm) e la parziale revoca dei blocchi, la protesta contro il caro carburanti si allarga, estendendosi anche alla pesca. In numerosi porti lungo l’Adriatico (in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia), molti pescherecci sono rimasti fermi per i costi ritenuti insostenibili.

A rischio la sostenibilità economica del settore

Come spiega Confcooperative Agroalimentare e Pesca la mobilitazione, nata autonomamente nelle marinerie e con epicentro nell’Alto Adriatico, denuncia una crisi che mette a rischio la sostenibilità economica del settore: a pesare è soprattutto il costo del carburante che, in alcuni casi, supera il 60 per cento dei costi operativi. Nel mirino anche le regole Ue, che incidono sia sul numero di giornate in cui è possibile pescare (e dunque spalmare i costi fissi), sia sull’insieme di adempimenti richiesti alle aziende.

Sospesi i blocchi dei tir in Sicilia e Calabria

Dopo l’incontro andato in scena nella serata del 21 ottobre in Prefettura a Catania, i camionisti dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, che ancora mantenevano i blocchi dei tir in diversi punti dell’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade siciliane, hanno deciso di sospendere la protesta. «Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir perché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto», ha dichiarato il presidente dell’Aias Giuseppe Richichi.

Revocato il blocco anche in Calabria

Un’analoga decisione è stata presa in Calabria. Lo ha reso noto la Federazione regionale della (Federlog) , che aveva proclamato la protesta, parlando di «decisione sofferta ma meditata, presa con profondo senso di responsabilità verso la collettività, le imprese, i cittadini e per la tutela della sicurezza nazionale». Federlog ha «deciso di sospendere l’astensione per dare fiducia al governo e al ministero dei Trasporti». In mancanza di «risposte adeguate» nell’incontro del 27 ottobre con Matteo Salvini, Federlog è pronta a «organizzare un corteo verso Roma con tutti i mezzi».

Il governo si riunisce per varare un nuovo decreto

Il governo, che teme infiltrazioni criminali, ha intanto scelto la linea dura contro le proteste, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Il Viminale, poi, fa sapere di essere «attivo per decongestionare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare le merci di prima necessità, assicurando la distribuzione dei generi alimentari e anche la consegna dei farmaci»: le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. In attesa dell’incontro del 27 ottobre, Giorgia Meloni ha poi convocato oggi il Cdm: in arrivo un decreto da 560 milioni di euro con interventi sull’autotrasporto e risorse per l’agricoltura.

Ricostruzione post sisma 2016, otto arresti e 51 indagati

Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e un sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro. È il bilancio dell’operazione Ricostruzione della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda, su un sistema illecito in commesse per la ricostruzione privata post-sisma 2016 e appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino, per accuse di truffa aggravata, infiltrazioni di criminalità organizzata di stampo mafioso, e corruzione. Oltre 50 perquisizioni nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. L’operazione si è articolata in più filoni, tra i quali uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori sono stati subappaltati anche a soggetti collegati alla criminalità organizzata calabrese e campana, e un altro concernente condotte di corruzione poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori. Gli accertamenti, tra esecuzione delle misure cautelari, perquisizioni e acquisizioni di documenti, hanno impegnato circa 230 militari della Finanza.

Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?

A Milano circola un video di 40 secondi che ha già fatto più chilometri di una “gazzella” in pattuglia. Via Orefici, domenica 18 ottobre, tra scontri e atti di vandalismo. In serata un signore in giubbino blu, jeans e scarpe da skater si pianta davanti a un presidio e detta la linea: «Vergognatevi! La vita è sacra, andatevene a casa!».

Le testate giornalistiche lo chiamano «un passante», «un cittadino indignato». Quando una ragazza lo manda a quel paese, i toni si accendono. Il cittadino indignato accetta il confronto e rilancia: «Vai a cagare tu, stronza!».

Il passante più alto in grado d’Italia

Di chat in chat però circola un’indiscrezione che si fa sempre più insistente: secondo più fonti, quell’uomo sarebbe il generale di brigata Rodolfo Santovito, 53 anni, originario di Pompei, che da agosto del 2025 è il comandante provinciale dei carabinieri di Milano. Se così fosse, saremmo davanti al passante più alto in grado d’Italia. E in effetti anche la somiglianza tra le due foto sembra a prova di smentita.

Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?
Un confronto tra la foto del “passante” e quella di Rodolfo Santovito.

Il video così diventerebbe un corso accelerato di comunicazione istituzionale. All’insediamento il generale aveva promesso ai milanesi «un ascolto sensibile e attento»: in via Orefici l’ascolto è durato quanto un semaforo verde pedonale. Aveva detto di voler garantire una «convinta collaborazione» con i cittadini: la ragazza in questione l’ha ricevuta a pieni polmoni, con tanto di indicazioni stradali.

I carabinieri devono dirigere l’ordine pubblico in divisa

Dalle immagini si notano alcuni particolari. Radio non pervenuta, uniforme nemmeno. Nei manuali di base, i membri dell’Arma dei carabinieri che dirigono l’ordine pubblico stanno in divisa, si fanno riconoscere e tengono la radio in una mano e la catena di comando nell’altra.

Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?
Rodolfo Santovito, comandante provinciale dei carabinieri di Milano (foto Imagoeconomica).

Resta il quesito da caserma: Santovito era in servizio? Se sì, Milano ha tenuto a battesimo una tecnica inedita, l’ordine pubblico in borghese e a voce: niente reparti, niente funzionario, niente megafono, una sobrietà quasi francescana per un generale. Il comandante provinciale, nelle serate calde, di solito siede in sala operativa, dove arrivano le immagini di tutta la città e si decide chi mandare dove.

Una “gazzella” ridotta a un rottame in piazza del Duomo

Quella sera in piazza del Duomo, nell’epicentro degli scontri, una “gazzella” è stata ridotta a un rottame: parabrezza sfondato, vetri in frantumi, carrozzeria presa a calci. Senza grate sui finestrini, senza un reparto antisommossa a coprirla, è finita in mezzo ai facinorosi. Le foto la mostrano poi chiusa in un recinto di transenne sotto la facciata del Duomo. Per chi l’ha distrutta vale più di cento striscioni, il simbolo dell’Arma consegnato in omaggio alla foto di copertina. Chi l’ha mandata lì? Domanda da sala operativa. Appunto.

Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?
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Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?

Poco più in là, due uomini portano via un manifestante tenendolo per le braccia. Felpa scura, pantaloni cargo, scarpe da ginnastica e in testa il casco con la visiera, in mano lo sfollagente. Mezzo reparto mobile e mezzo tifoso in trasferta: una divisa a metà, come la serata. Il cittadino che guarda vede due signori col casco che trascinano un ragazzo, a poche vie da un terzo signore senza casco che urla alle passanti. E si chiede, legittimamente, chi siano i buoni.

Milano, un passante insulta i manifestanti: ma è il comandante dei carabinieri?
Rodolfo Santovito (foto Imagoeconomica).

Di solito le piazze si governano con una sola dote, la calma di chi comanda. Sabato 24 ottobre saranno più affollate. E meno educate della ragazza di via Orefici. Se sono bastati 40 secondi e un invito un po’ colorito a far saltare i nervi al passante più alto in grado d’Italia…