Roggero resta in carcere, no al differimento della pena

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di detenzione domiciliare presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour detenuto a Bollate dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo. La richiesta era stata avanzata dal suo avvocato Stefano Marcolini in attesa di una decisione sulla domanda di grazia presentata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La difesa aveva chiesto in via principale il differimento dell’esecuzione della pena e, in subordine, la possibilità per il 72enne di scontarla ai domiciliari.

Le motivazioni del Tribunale

Il Tribunale di Sorveglianza torinese ha però evidenziato che il differimento della pena previsto quando è stata presentata una domanda di grazia è «un’ipotesi residuale con pochissimi precedenti giurisprudenziali» e che l’intervento della magistratura risulterebbe una «quasi irrispettosa intrusione» in un ambito che costituisce «prerogativa esclusiva del capo dello Stato». Inoltre, il differimento della pena potrebbe risultare “pregiudizievole” per lo stesso Roggero qualora Mattarella decidesse di concedere una grazia solo parziale. Il periodo di pena sospeso non verrebbe infatti sottratto all’ammontare complessivo della pena, posticipando i requisiti temporali per accedere ai benefici penitenziari.

Salvini: «A Pontida un gazebo per le spese legali»

Sulla decisione è già intervenuto Matteo Salvini, annunciando che a Pontida ci sarà un gazebo a sostegno del gioielliere. «Nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura continuiamo a ritenere che la sua permanenza in carcere non sia necessaria. L’auspicio è che possa tornare in libertà il prima possibile. La Lega continuerà a essere concretamente al suo fianco. Domenica a Pontida sarà presente anche un gazebo per raccogliere fondi a sostegno delle spese legali che Roggero sta affrontando», ha affermato.

Ex Ilva, protesta dell’indotto: sciopero di 24 ore e blocco delle strade

I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto a partire dalle ore 9 di lunedì 14 settembre 2026 sino alle 7 di martedì. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta dopo la decisione della Corte d’appello civile di Milano di chiudere l’area a caldo dello stabilimento, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio licenziamenti per 2.500 operai. Le sigle sindacali hanno spiegato che la mobilitazione non è indirizzata specificamente contro il provvedimento dei giudici, ma contro le responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della vertenza ex Ilva. L’obiettivo è ottenere dall’esecutivo risposte politiche e industriali prima che il rischio di licenziamenti si traduca in una nuova emergenza occupazionale per il territorio.

«Non ci fermeremo senza soluzioni per tutti i lavoratori»

«Sia chiaro», hanno sottolineato i sindacati nella comunicazione di sciopero, «che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori». Dopo la protesta dei lavoratori dell’indotto, martedì è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo tra governo e sindacati. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito le sigle, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto.

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann

Colpo di scena in tribunale. La giudice dell’udienza preliminare Irene Giani ha respinto la richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della madre, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. La figlia dell’Avvocato è stata invece ammessa come parte civile per la parte di processo che vede alla sbarra il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero (che è anche l’attuale presidente della Juventus) e il notaio Remo Moroni, accusati di falso in atto pubblico. Accolta dunque solo parte dell’istanza presentata il 22 giugno dai legali. Come ha spiegato in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende Elkann, Margherita Agnelli (nella nota indicata come “de Phalen”, cognome del secondo marito), «non ha alcun titolo per lamentare danni» contro il figlio per i fatti al centro del procedimento: «La costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge».

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, aveva disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto, che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria.

«Fra il diritto all’attività di impresa e quello alla salute vince quest’ultimo»

A luglio i giudici avevano ordinato al gruppo siderurgico di interrompere entro 90 giorni l’attività produttiva dell’area a caldo degli altiforni, fin quando non fosse «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e non fossero adottate «le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza». Ilva spa e Acciaierie d’Italia, avevano chiesto alla Corte d’Appello di sospendere il decreto, prospettando il pericolo di un grave danno economico in caso di spegnimento dell’area a caldo, con migliaia di licenziamenti e di messe in cassa integrazione. Ma i giudici non hanno accolto la richiesta, motivandola col fatto che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».

Attentato a Ranucci, Lavitola resta in carcere

Resta in carcere Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto a ottobre dello scorso anno. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, respingendo l’istanza dei difensori del faccendiere, che avevano chiesto per il loro assistito gli arresti domiciliari in una casa in Basilicata. Confermata per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso. Per quanto riguarda le indagini, le analisi della Procura di Roma avrebbero evidenziato buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci: il sospetto è che ci siano state cancellazioni nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che dopo.

Le ultime dichiarazioni di Lavitola

Nelle dichiarazioni spontanee rese lunedì 7 ottobre, nel corso dell’ultima udienza, Lavitola si è nuovamente assunto «tutte le responsabilità» come mandante dell’attentato all’ex conduttore di Report, spiegando: «C’era un grande rapporto di amicizia con Ranucci e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». La bomba piazzata all’esterno dell’abitazione del giornalista, ha detto, è stata un’idea di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato «un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno».

Maltempo, donna muore annegata in Friuli nell’auto intrappolata nel sottopasso

Il maltempo che si è abbattuto sul Nord e Centro Italia, che ha provocato gravi danni materiali e disagi alla circolazione, ha anche causato una vittima in Friuli-Venezia Giulia: a Latisana, in provincia di Udine, una donna è morta annegata nell’abitacolo della propria auto rimasta intrappolata in un sottopasso allagato. Un carabiniere, giunto sul posto dopo la chiamata al 112, si è lanciato in acqua ed è riuscito a estrarre la donna dall’abitacolo, ma questo non ha impedito il decesso. L’intera zona tra Latisana e Lignano ha subito pesanti disagi e allagamenti per l’ondata di maltempo abbattutasi tra la notte scorsa e stamattina. Come fa sapere Rfi, a causa di scariche atmosferiche e piogge torrenziali la circolazione ferroviaria è fortemente perturbata in varie zone della Regione.

Frana in Lombardia, evacuate 45 persone

Il maltempo ha fatto danni anche in Lombardia. in Valtellina il distacco della storica frana dello Scaiun sopra l’abitato di Cataeggio, nel territorio comunale di Val Masino (Sondrio), ha fatto finire a valle grandi quantità di materiali, detriti, pietrame, alberi spezzati, facendo scattare l’emergenza. Evacuate 45 persone e scuole chiuse. Notte di precipitazione intense anche nella Bergamasca, a Brescia (allagati gli Spedali Civili) e a Milano, dove il Lambro è esondato brevemente e poi rientrato dopo avere allagato via Rilke e via Camaldoli, protette però dalle paratoie mobili. Sempre a Milano la pioggia battente ha provocato il crollato del controsoffitto dell’aula bunker di piazza Filangieri, di fronte al carcere di San Vittore: saltato un’udienza del processo Hydra sulla ‘mafia a tre teste’ in Lombardia.

Allagamenti e danni in Veneto e Toscana

Allagamenti, alberi abbattuti e danni provocati dall’acqua in Veneto: le principali criticità si registrano tra San Donà di Piave, Eraclea, Caorle, San Giorgio di Livenza e San Michele al Tagliamento. Stessi disagi in Toscana, dove sono caduti 63 mila fulmini in 12 ore: le situazioni più critiche nel Fiorentino, in Versilia, nelle province di Massa-Carrara e Livorno. Disagi anche in Liguria e Piemonte.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti

I carabinieri del Nucleo Investigativo e i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone accusate – a vario titolo – dell’omicidio dell’ex capo degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, a Roma.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
Manifesti appesi a Roma a un anno dall’omicidio di Piscitelli (Imagoeconomica).

Le persone individuate come mandanti dell’omicidio

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’esistenza di un accordo criminoso tra diversi clan romani, volto a tutelare i rispettivi interessi nel narcotraffico. Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan considerato dominante nell’area in cui venne eseguito l’agguato, è stato individuato come mandante apicale: avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli, che si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti assieme a Fabrizio Fabietti e si rifiutava di corrispondere la quota pattuita sui profitti delle sue attività illecite. Leandro Bennato (mandante e organizzatore), a capo avrebbe deliberato l’eliminazione di ‘Diabolik’ ritenendolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer (Raul Esteban Calderon è stato però assolto in appello) a bordo di uno scooter rubato.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
La panchina su cui fu uccisio Fabrizio Piscitelli (Ansa).

Il terzo presunto mandante è Alessandro Capriotti, broker della cocaina conosciuto negli ambienti criminali come “il Fornaro” o “il Miliardero”: avrebbe contribuito a organizzare la trappola mortale fissando un appuntamento con Piscitelli nel Parco degli Acquedotti all’ora dell’omicidio. Il sicario, travestito da runner, lo colpì poi con uno sparo in testa sorprendendolo alle spalle mentre era seduto su una panchina. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Crans-Montana, il Comune sapeva del pericolo incendio al Constellation: le prove

Il Comune di Crans-Montana era a conoscenza che la schiuma fonoassorbente del Constellation era infiammabile. Lo rivela una email inviata da una dirigente, diventata la 17esima persona iscritta nel registro degli indagati: il messaggio di posta elettronica era rimasto fino a questo momento fuori dagli atti dell’inchiesta sull’incendio, costato la vita 41 ragazzi e in cui sono rimasti feriti in modo grave altri 115 giovani.

L’email inviata da Rose Marie Clavien e l’iscrizione nel registro degli indagati

A inviare l’email, che avvertiva di prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale, è stata Rose Marie Clavien, ex consigliera comunale con delega all’edilizia tra il 2017 e il 2024. La donna, come ha spiegato il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, è stata convocata per un interrogatorio il 28 agosto: quando gli inquirenti le hanno sottoposto il messaggio di posta elettronica, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Da persona informata sui fatti è così diventata un’indagata.

Ex Ilva, al via le lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori

L’Aigi, l’Associazione italiana giuristi di impresa, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità di 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva. «Si tratta di un atto estremo e doloroso al quale non avremmo mai voluto fare ricorso», ha spiegato il presidente dell’Aigi Nicola Convertino in una lettera, parlando di «atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio». «Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende», ha aggiunto. Anche se il governo incontrerà, martedì 8 settembre, i sindacati dei metalmeccanici e i vertici di Confindustria e di altre associazioni datoriali, le imprese dell’indotto ritengono che manchi la volontà di dare loro un sostegno concreto e hanno proceduto con le lettere di licenziamento. Scettiche anche sull’esito dell’istanza presentata alla Corte d’appello di Milano che chiede la sospensione del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo, che si discuterà il 9 settembre.

Valter Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia

Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere di Rebibbia, dove si trova dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Subito soccorso e visitato, «non corre pericolo» secondo quanto hanno riferito fonti della polizia penitenziaria. Il pestaggio è ora oggetto di un’indagine, i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla procura. Interrogato sulla vicenda, il suo legale Sergio Cola ha spiegato: «Al momento non ho alcuna informazione di eventuali aggressioni a Valter Lavitola, che ieri abbiamo sentito alle 17. Poi, contattato intorno alle 20 da fonti dei media, mi era stato riferito informalmente che potrebbe essere stato aggredito. In ogni caso se si fosse trattato di qualcosa di grave saremmo stati sicuramente informati».

Sparatoria di Aarau, arrestato un 43enne svizzero

La polizia del Cantone Argovia ha annunciato che un uomo di 43 anni, cittadino elvetico, è stato arrestato per la sparatoria al rave party all’ippodromo di Aarau in cui è morta la 22enne abruzzese Maria Spinelli, da poco trasferitasi in Svizzera. «L’indagine sulla sequenza esatta degli eventi, sul contesto e sul possibile movente è attualmente in corso», spiega la polizia cantonale in una nota. Al momento le autorità ipotizzano che la sparatoria abbia un unico responsabile: da capire anche il movente, anche se gli inquirenti continuano a ritenere che le vittime (ci sono stati anche feriti) siano state colpite casualmente.

Spagna, libero l’italiano che era stato accusato di aver ucciso la compagna

È stato rilasciato l’italiano di 60 anni che era stato arrestato in Spagna in quanto accusato di aver ucciso la compagna, cittadina tedesca: la perizia forense ha indicato il suicidio come causa del decesso, escludendo la possibilità di un omicidio. I media spagnoli spiegano che, in realtà, la Guardia Civil aveva lavorato su questa ipotesi fin dall’inizio. Il caso è stato provvisoriamente archiviato.

Le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte

I fatti risalgono al 28 agosto, quando il corpo della donna – cittadina tedesca di 47 anni – era stato rinvenuto attorno alle 9 di mattina nella zona della spiaggia di Punta del Caimán a Isla Cristina, località balneare dell’Andalusia. Sul corpo della donna sono state rilevate numerose coltellate: le lesioni da arma bianca sarebbero state autoinflitte. La coppia, residente in Germania, si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper.

Spagna, arrestato un italiano accusato di femminicidio

Un italiano di 60 anni è stato arrestato dalla Guardia Civil spagnola a Isla Cristina, in Andalusia a pochi chilometri dal confine con Portogallo: è accusato di aver ucciso con numerose coltellate (almeno 20) la compagna, una donna tedesca di 47 anni, ritrovata senza vita in strada nei pressi della spiaggia di Punta del Caiman. Secondo le prime informazioni, la coppia si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper. L’uomo è stato portato in caserma e sarà trasferito davanti all’autorità giudiziaria per l’eventuale convalida del fermo. Secondo i dati del Ministero dell’Uguaglianza, quello avvenuto a Isla Cristina è il 37esimo femmicidio registrato in Spagna dall’inizio dell’anno.

Il caso del raduno di gruppi neonazi di tutta Europa nel Nord Italia

Dal 3 al 6 settembre, in un luogo imprecisato nel Nord Italia, si terrà il raduno neonazi “Ritorno a Camelot 2026”, organizzato da Veneto Fronte Skinheads, che vedrà non solo esibirsi numerosi gruppi musicali, ma anche la partecipazione di militanti dell’ultradestra suprematista provenienti da tutta Europa. Tra essi pure membri di Blood & Honour, sanzionato dal governo britannico nell’ambito della locale normativa antiterrorismo.

Interrogazione di Bonelli a Piantedosi

Come detto, non si sa dove si terrà l’evento. Ma a giudicare dalle distanze dagli aeroporti fornite dagli organizzatori e dalla loro provenienza geografica, l’area prescelta potrebbe trovarsi a nord del Lago di Garda, a cavallo tra Veneto e Trentino. Il fatto che sia proprio l’Italia a ospitare un evento di questo tenore ha portato Angelo Bonelli ad annunciare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Non si tratta di un evento folkloristico né di libera espressione», ha detto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: «È la messa in scena organizzata di ideologie che la nostra Costituzione ripudia esplicitamente».

In Lombardia il primo suicidio assistito gestito dal servizio sanitario

In Lombardia c’è stato il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale. Si tratta di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, morto il 25 agosto 2026 dopo aver ottenuto l’assistenza da parte della sanità regionale. Come spiega l’associazione Luca Coscioni, è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, e il primo caso nel quale il servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere. L’uomo ha disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica.

L’associazione Luca Coscioni: «Servono tempi più brevi»

Domenico, che era di Giussano nel Milanese, aveva presentato la richiesta di accedere alla morte assistita all’Asst Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni. «Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare “Liberi subito“», hanno sottolineato Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni.

Arrestata Nefertari Mancini, figlia di ex membri della banda della Magliana

Nefertari Mancini, 32enne figlia di Antonio Mancini e Fabiola Moretti, storici appartenenti alla banda della Magliana, è stata arrestata dopo essere evasa dai domiciliari per andare a incontrare il fidanzato nel carcere di Viterbo. I fatti risalgono al 23 agosto, quando la donna si è fatta accompagnare in auto nel penitenziario da un coetaneo senza patente (poi denunciato). Arrivata all’interno, al momento dell’identificazione per l’accesso alla sala colloqui, la giovane Nefertari ha esibito una carta d’identità elettronica intestata a un’altra persona. Gli agenti hanno notato una palese difformità tra la foto sulla carta plasticata e il cartellino anagrafico originale. Ispezionandola, si sono accorti che anche gli ologrammi (cioè gli elementi ottici di sicurezza che impediscono la contraffazione) mostravano differenze. All’uscita dal colloquio, la donna è stata quindi fermata e, dopo aver continuato a mentire, ha infine ammesso la propria identità. Le forze dell’ordine l’hanno arrestata in flagranza di reato con le accuse di evasione dai domiciliari, fabbricazione e uso di documento di identificazione falso valido per l’espatrio e sostituzione di persona. Su disposizione della procura di Viterbo, è stata trasferita nel carcere di Civitavecchia, in attesa dell’udienza di convalida.

Bimba morta per difterite a Palermo, i genitori denunciano gli ospedali

I genitori no vax della bimba di quattro anni morta per difterite a Palermo, indagati per omicidio colposo, hanno presentato alla procura una denuncia querela nei confronti dei tre ospedali che hanno avuto in cura la piccola dal 13 al 19 agosto: Cervello, Civico e Ospedale dei bambini (che dipende dal Civico). La coppia aveva scelto di non vaccinare la figlia, convinta che l’autismo di un suo cuginetto fosse stato causato dal vaccino trivalente.

L’accusa: morte causata da diagnosi e cure errate

I genitori della bambina hanno denunciato «le condotte poste in essere dal personale sanitario delle tre strutture ospedaliere di Palermo». Stando al racconto della coppia, alla piccola sarebbero state diagnosticate patologie errate da parte dei medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo, «in seguito alle quali la piccola avrebbe subito cure mediche inadeguate e interventi chirurgici invasivi, che avrebbero finito per peggiorare le già gravi condizioni di salute, causando la morte».

Furto al museo di Messina, indagato un custode

Uno dei custodi del Museo Accascina, da cui nel giorno di Ferragosto sono state trafugate sei opere di Antonello da Messina (due poi lasciate all’esterno della struttura), è indagato per false dichiarazioni ai pm. Sono diverse le piste seguite dagli inquirenti a caccia della banda: non è escluso che i ladri abbiano potuto contare su una talpa.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Le due tavole di Antonello da Messina rinvenute all’esterno del museo (Ansa).

Come il custode è passato da testimone a indagato

Il custode era stato convocato nei giorni scorsi dai magistrati in qualità di testimone, assieme ad altri tre colleghi in servizio la sera del 15 agosto. Ma, una volta emerse numerose contraddizioni rispetto ai resoconti degli altri addetti alla sorveglianza, la sua audizione è stata sospesa: il custode, da persona informata sui fatti, è stato successivamente iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero. Il custode ha parlato dell’allarme scattato e poi spento da un collega, che ha confermato la circostanza spiegando di averlo fatto pensando a un falso contatto: i pm vogliono capire se il furto sia stato possibile grazie all’incompetenza di chi doveva sorvegliare, oppure se nella squadra dei custodi ci fosse un basista.

Furto al museo di Messina, indagato un custode
Tela nera al posto delle tavole rubate al museo Accascina di Messina (Ansa).

Restano ancora molte ombre sul colpo di Ferragosto

Restano ancora moltissime ombre su quanto accaduto al Museo Accascina di Messina. Come è emerso dalle immagini acquisite dalla polizia, le telecamere di video-sorveglianza hanno ripreso ogni fase del furto. Ma a quanto pare davanti ai monitor dei controlli di sicurezza non c’era nessuno. E perché non è stato dato peso all’allarme, subito disattivato? I custodi del museo, inoltre, avrebbero appreso del furto solo quando le forze dell’ordine hanno bussato alla porta della struttura per capire se le due opere ritrovate sul muretto esterno appartenessero alla collezione d’arte.

Maltempo, allerta meteo in quattro Regioni: frane, allagamenti e blackout

Emergenza maltempo in diverse regioni del Nord Italia, con nuove perturbazioni attese in giornata. Per oggi, venerdì 21 agosto, la Protezione civile ha diramato allerta arancione in quattro regioni: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Toscana. Sono 13 le Regioni interessate dall’allerta gialla.

La situazione più delicata si registra in Lombardia

Il maltempo ha già provocato frane, allagamenti, cadute di alberi, problemi alla viabilità e interruzioni dei servizi in diverse zone. La situazione più delicata si registra in Lombardia, dove nella notte sono stati effettuati oltre 200 interventi di soccorso. A Isola di Fondra (Bergamo) da un campeggio sono state evacuate a scopo precauzionale 250 persone. Sempre nella Bergamasca sei Comuni (Valleve, Carona, Foppolo, Branzi, Valbondione e Gandellino) sono ancora isolati per via del maltempo: 350 gli evacuati. In Val Camonica, nel Bresciano, una frana ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia. Il maltempo ha interessato anche il Comasco, in particolare Domaso, dove l’esondazione di un torrente ha compromesso la viabilità, e la provincia di Sondrio, con criticità a seguito dell’esondazione del bacino dei Forni e il crollo di un ponte pedonale.

In Toscana 6 mila famiglie rimaste senza elettricità

In Toscana tra le 21 e le 23 sono caduti oltre 8 mila fulmini. Forti piogge sulle province di Massa Carrara, Lucca, Grosseto, Siena, Pisa e Livorno. Numerosi gli alberi abbattuti dalle forti raffiche di vento. «Il vasto sistema temporalesco sta per avvicinarsi alla Toscana. Oltre 6 mila le utenze rimaste senza elettricità.

A Pescia (Pistoia) è crollato parte del muro dello stadio. Nelle prossime tre ore il sistema si sposterà verso est raggiungendo l’arcipelago, la costa centro-settentrionale e le aree di nord ovest. Attesi rovesci e forti raffiche di vento localmente superiori a 110 km/h. Nelle successive tre ore spostamento del fronte temporalesco verso le zone interne», ha scritto sui social il governatore Eugenio Giani.

I danni del maltempo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria

Allagamenti e alberi abbattuti anche in Friuli-Venezia Giulia: dalle 18 di ieri alle 7 di oggi ci sono state complessivamente 135 chiamate legate a richieste per il maltempo (50 nella provincia di Udine, 40 in quella di Pordenone, 32 in quella di Gorizia e 13 in quella di Trieste). Per quanto riguarda la Liguria, dove un fulmine già ieri aveva mandato in tilt la stazione ferroviaria di Ventimiglia, durante la notte le zone più colpite sono state quelle di Montoggio e Sant’Olcese, nell’entroterra genovese, dove in un’ora sono caduti 65,6 millimetri di acqua. Anas ha disposto la chiusura temporanea dell’Aurelia nel territorio di Savona, in corrispondenza del ponte sul torrente Quiliano. Nel Comune di Arenzano (Genova) è stata bloccata la strada in corrispondenza della galleria Pizzo.

Palermo, bambina di quattro anni muore per difterite: i genitori sono no vax

Una bambina di quattro anni è morta all’ospedale Civico di Palermo per difterite. La piccola non era stata vaccinata subito dopo la nascita per volontà dei genitori. Il padre e la madre erano convinti, hanno raccontato i medici, che l’autismo di un loro cugino fosse dipeso dal vaccino trivalente. Come ha spiegato a Repubblica Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’Arnas Civico, si tratta del primo caso di morte per difterite negli ultimi 10 anni: «L’ultimo in Europa era stato accertato quattro anni fa in un villaggio no vax della Spagna». La Procura palermitana ha aperto un’inchiesta.

Che cos’è la difterite

Come si legge sul sito del Ministero della Salute, la difterite è una malattia infettiva acuta, potenzialmente fatale, a notifica obbligatoria, che si contrae per via aerea. La tossina difterica, oltre a indurre necrosi tessutale locale, può diffondere attraverso il circolo sanguigno e raggiungere organi vitali causando gravi complicanze. Nella forma più classica e grave, la difterite si presenta come malattia respiratoria che si manifesta a livello delle vie aeree superiori (naso, faringe, laringe, trachea), caratterizzata dalla formazione di pseudomembrane che, aderendo alle mucose, ostruiscono il passaggio di aria e causano la morte del paziente per soffocamento. Nel caso della bambina di Palermo, i genitori l’avrebbero scambiata per una normale tonsillite. Rara nei Paesi industrializzati, la difterite è endemica in altre zone del mondo: in Italia dal 2000 sono stati segnalati sei casi.