Minetti e Cipriani, chiesti 220 milioni di danni a Fatto Quotidiano e Rai

Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ha chiesto 250 milioni di dollari(oltre 216 milioni di euro) di risarcimento danni al Fatto Quotidiano e alla Rai per gli articoli e le puntate di Report relative alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda. Lo scrive Repubblica, che ha visionato il documento di 34 pagine. Non solo: la coppia ha anche avviato una procedura di mediazione nei confronti del giornale, avanzando una richiesta risarcitoria da 5 milioni di euro. In tutto, dunque, Cipriani e Minetti chiedono 220 milioni di danni.

I legali: «Campagna diffamatoria deliberata»

La richiesta di risarcimento danni negli Stati Uniti è stata presentata dalla società Cipriani Usa Inc. alla Corte Distrettuale di New York. Nel documento i legali parlano di «danno sostanziale arrecato all’attività» a causa di una «campagna diffamatoria deliberata, coordinata e/o negligentemente indifferente» diretta contro Giuseppe Cipriani, il Gruppo Cipriani e, soprattutto, la ricorrente Cipriani Usa, di cui il compagno di Minetti e l’azionista di maggioranza: «Sebbene le notizie false fossero presentate come riferite a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, anche quella con sede a New York». Tra i danni lamentati, «uno degli istituti di credito del ricorrente ha ritardato la conclusione di un’importante operazione di prestito, ha imposto nuovi termini e condizioni e ha richiesto al ricorrente di incaricare una società investigativa esterna indipendente, a costi esorbitanti, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate in primo luogo».

Minetti e Cipriani, chiesti 220 milioni di danni a Fatto Quotidiano e Rai
Nicole Minetti (Imagoeconomica).

Nella richiesta di risarcimenti, gli avvocati della società di Cipriani si concentrano su quattro punti, riportati dai media ma evidentemente falsi. Primo: l’imprenditore non è stato socio di Jeffrey Epstein e non ha ricevuto 800 mila sterline dal finanziere. Secondo: il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si è incontrato con Cipriani e Minetti nel ranch di Punta del Este, per discutere o agevolare la richiesta di grazia. Terzo: la coppia non ha mai organizzato festini a base di sesso e droga in Uruguay. Quarto: la Cipriani e Minetti non hanno corrotto funzionari pubblici nel Paese sudamericano per ottenere l’adozione del bambino. Secondo i legali, queste accuse «erano palesemente false», e sono state «formulate in modo da massimizzare lo scandalo, l’indignazione e la viralità».

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?

Matteo Salvini «sta perdendo il partito». «Ormai è finito». Sono tra i messaggi più ricorrenti che girano ai piani alti dei palazzi di governo occupati dagli alleati di centrodestra.

La mina Vannacci sulla leadership leghista

Dato al capolinea più di una volta, dal Papeete al sorpasso di Forza Italia, il segretario leghista ha sempre mostrato una tenacia incredibile, ed è stato capace di mantenersi al timone della Lega anche quando le acque erano veramente in tempesta. Ma, davanti al rischio di esser sorpassato da colui che ha fatto entrare dalla porta principale nel partito, il generale Roberto Vannacci, Salvini sembra aver esaurito tutte le ruote di scorta e anche i mezzi a pedali. E la domanda che tutti si pongono nel centrodestra è: riuscirà ad arrivare in sella alle elezioni politiche del prossimo anno?

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Per la prima volta su Salvini tira aria di ramazze

Non che l’altro vicepremier, l’azzurro Antonio Tajani, sia messo molto meglio, commissariato dai figli di Silvio Berlusconi e oscurato in politica estera dalla premier Giorgia Meloni. Ma sembra ormai chiaro che Marina B. prediliga la stabilità e non voglia grandi scombussolamenti al vertice di FI prima delle elezioni. Invece, nel partito che fu di Umberto Bossi, attorno all’ex capitano per la prima volta tira davvero aria di ‘ramazze’. Le uscite di parlamentari a cadenza quasi settimanale verso Futuro Nazionale, la discesa lenta e inesorabile come una goccia cinese nei sondaggi e il caos strategico, oltre che comunicativo, lo rendono debole come non mai. Non consolano neanche gli amati social, dove i commenti ai post sono spesso una sequela di insulti. E non può sempre intervenire la fidanzata Francesca Verdini a difenderlo, come fatto sul prato di Pontida dopo il funerale di Bossi, quando gridò «cafoni» ai militanti che chiedevano al capo di riavere la Lega. I commenti restano lì, lividi, spesso impietosi. Così come il numero dei presenti ai comizi e alle feste al Nord (sempre meno ne riesce a organizzare il partito).

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La trattativa in salita per nominare Zaia vicesegretario

Ed è impietoso soprattutto il confronto con gli afflussi oceanici agli eventi organizzati dal generale. Persino i quotidiani del gruppo del leghista Angelucci riportano sondaggi sull’apporto in consensi che arriverebbe da un maggior coinvolgimento di Luca Zaia nella Lega. Alcuni parlano di un documento pronto con la richiesta di congresso da presentare al ritiro di partito che si dovrebbe tenere il primo fine settimana di luglio. La trattativa per nominare Zaia vice è complicatissima, perché quest’ultimo vuole garanzie su tutto: fondazione di un partito ‘nordista’ nel partito, autonomia sulle liste e sulla gestione della campagna elettorale. E poi il doge è abituato a comandare. «E allora, Matteo, cosa aspetti?», è il ragionamento di molti. «Indebolito dall’animale politico che tu stesso hai creato, davvero pensi di portare la Lega a fondo con te? Stai lì a raccontarci che sei tu che stai lavorando al lancio della nuova fase, con Zaia, Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti. Ma la verità è che si tratta di una proposta allo stato vuota», almeno per come è stata illustrata mercoledì nel ‘vertice’ segreto a Roma con gli interessati. Non molto di più di una foto di gruppo. È tutto qua il progetto per ‘salvare’ la Lega?

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Bossi e la parabola di Re Salomone

Ed ecco che per la prima volta si torna a sentir aria di scope, come nell’aprile 2012. Allora, alla Fiera di Bergamo, le scope per umiliare il fondatore le aveva portate proprio Salvini. Le lacrime di Bossi, travolto dalle indagini sui rimborsi elettorali irregolari e umiliato sul palco, furono catartiche per un partito che si doveva salvare dallo scandalo. Bossi che era Bossi – il capo per tutti, fondatore, anima e cuore della Lega – non si rassegnò. Costretto alle dimissioni, non si diede pace fino al minuto prima dell’elezione di Roberto Maroni, il primo luglio 2012, al Forum di Assago. In una saletta aveva parlato a lungo con Roberto Castelli e l’allora moglie, Sara Fumagalli, fervente cattolica. Salito sul podio, in camicia verde, il Senatur prese parola per raccontare la parabola di Re Salomone. Due madri si contendevano lo stesso neonato, narra la Bibbia. E per scoprire la verità, il re ordinò di dividere il bambino in due. La vera madre preferì cederlo pur di salvarlo, svelando così il suo amore. «Così ho dovuto fare io», scoppiò a piangere Bossi, lasciando in lacrime il palazzetto. «Il nuovo segretario della Lega è Roberto Maroni», proclamò, dopo il voto, il presidente dell’assemblea che – sembra un segno del destino – era proprio Zaia.

Lega, Salvini è davvero arrivato al capolinea?
Roberto maroni e Umberto Bossi nel 2012 (Imagoeconomica).

Il senatore Silvestro indagato per violenza sessuale

Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Lo scrive Repubblica dopo aver raccontato la vicenda, sostenendo che il fascicolo «approda in queste ore alla procura di Roma». Sotto inchiesta anche il carabiniere Antonio P., colui che ha fatto da intermediario tra i due, con l’accusa di tentata violenza privata. L’iscrizione del senatore e del militare «sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna, anche a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati».

Elezioni comunali, i risultati dei ballottaggi nei capoluoghi

Seggi chiusi per il secondo turno delle elezioni comunali. Gli aventi diritto sono andati al voto per il ballottaggio nei centri sopra i 15 mila abitanti, 42 in tutto, tra cui sei capoluoghi di provincia. Guardando ai risultati del primo turno, i candidati espressione del centrodestra partivano in vantaggio a Lecco (con Filippo Boscagli), Macerata (con Sandro Parcaroli) e Arezzo (con Marcello Comanducci). Il centrosinistra era invece avanti ad Agrigento (con Michele Sodano), Trani (con Marco Galiano) e Chieti (con Giovanni Legnini). L’affluenza ai ballottaggi si è attestata attorno al 54 per cento, con un calo di otto punti rispetto al primo turno. Ecco i risultati.

Agrigento

Sodano, candidato del centrosinistra, è eletto sindaco di Agrigento: niente da fare per il rivale di centrodestra Dino Alonge.

Arezzo

Ad Arezzo ha vinto Comanducci, candidato del centrodestra, che ha staccato di circa nove punti il rivale Vincenzo Ceccarelli.

Chieti

A Chieti è stato eletto sindaco Legnini del centrosinistra, che ha superato Cristiano Sicari di circa cinque punti.

Lecco

A Lecco Boscagli, candidato del centrodestra, ha sopravanzato Mauro Gattinoni di circa quattro punti.

Macerata

A Macerata ha vinto Sandro Parcaroli: il candidato del centrodestra ha staccato Gianluca Tittarelli del centrosinistra di quasi otto punti.

Trani

A Trani Galiano ha battuto Angelo Guarriello, staccandolo di oltre due punti. Sono stati dunque confermate tutte le indicazioni del primo turno.

Non solo capoluoghi: il ballottaggio a Vigevano

I fari erano poi puntati anche su Vigevano (Pavia), il Comune più popoloso chiamato al voto in Lombardia: Furio Suvilla, appoggiato da Roberto Vannacci e capace al primo turno di raggiungere il 14,21 per cento (5 punti in più della Lega) aveva invitato i concittadini a votare scheda bianca o nulla al ballottaggio, che non l’ha visto protagonista. Ebbene, dopo un ribaltamento rispetto al primo turno Vigevano resta al centrodestra: il candidato di Forza Italia Paolo Previde Massara ha infatti prevalso su Rossella Buratti, sostenuta dall’intero campo largo, che l’aveva staccato di una decina di punti nel voto del 24-25 maggio.

Israele e Iran sospendono per il momento gli attacchi reciproci

Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la sospensione delle operazioni militari contro Israele, minacciando però «attacchi più duri e devastanti» qualora lo Stato ebraico riprendesse i bombardamenti sul Libano. Poco dopo, anche Tel Aviv ha comunicato la sospensione dei raid sulla Repubblica Islamica, avvertendo però che l’IDF continuerà a colpire la roccaforte di Hezbollah a Beirut, Dahiyeh, se gli attacchi contro il nord di Israele dovessero proseguire. La tregua, durata 60 giorni e interrotta dagli ultimi raid reciproci, rischia insomma di essere davvero finita.

Netanyahu ha deciso di fermare gli attacchi dopo una telefonata con Trump

Tel Aviv ha deciso di fermare gli attacchi sull’Iran e dunque dopo una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu: i raid avrebbero dovuto avere una portata ben maggiore di quelli che si sono verificati durante l’interruzione della tregua, arrivata dopo 60 giorni di cessate il fuoco. Resta però la questione del Libano: l’emittente Al Araby riporta di nuovi raid aerei vicino alla città costiera di Tiro, nella parte meridionale del Paese dei cedri.

«Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia», ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, spiegando che Teheran non ha abbandonato né il campo di battaglia, né il tavolo dei negoziati.

Israele e Iran sospendono per il momento gli attacchi reciproci
Donald Trump (Ansa).

Trump: «Iran e Israele al lavoro per un cessate il fuoco immediato»

Secondo quanto scritto da Trump su Truth, l’Iran e Israele «stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato». Il presidente Usa ha aggiunto che «i negoziati finali sulla pace stanno procedendo, salvo interferenze dovute a ignoranza o stupidità». Il blocco navale statunitense dei porti navali iraniani resterà in vigore fino al raggiungimento di un’intesa definitiva, ha precisato Trump.

Il caso di Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia denunciato per violenza sessuale

Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare per le questioni regionali, è stato denunciato da una donna di 52 anni per violenza sessuale. Secondo il racconto di lei, riportato da Repubblica, i fatti si sarebbero verificati il 25 febbraio 2025 nell’ufficio di Silvestro in piazza a Roma, a pochi passi dal Senato. I due si erano incontrati lì per parlare di un possibile acquisto di vini (ndr lei è un agente di commercio di vini). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Silvestro: «Magari mi vuole estorcere qualcosa»

In un primo momento, il diretto interessato ha dichiarato a Repubblica di non ricordare «nulla del genere», insinuando che la donna possa averlo accusato per ottenere qualcosa e sminuendo anche il suo aspetto fisico: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… Uno può dire quello che vuole. Poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa. La signora so che va anche da altri senatori, per vendere il vino». Poi si è scusato: «Chiedo scusa per le parole che ho pronunciato nel corso di un colloquio telefonico con una giornalista di Repubblica. Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità. Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità». Ha detto comunque di non avere ricevuto nessun atto d’indagine e anche il suo avvocato, Roberto Guida, ha dichiarato che non gli risulta nessun procedimento penale aperto nei confronti del senatore.

La presunta vittima: «Dopo la violenza, anche il dileggio»

«Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo. Non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità», ha replicato la denunciante.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Francesco Gaetano Caltagirone, dopo la sconfitta della battaglia su Monte dei Paschi di Siena, si appresta a contare i soldi della plusvalenza grazie all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo d’accordo con Carlo Cimbri, Unipol e Bper, in risposta alla mossa di Bpm. E intanto che fa il costruttore-editore? Nel pomeriggio di martedì 9 giugno è in programma nella romana Villa Miani, a Monte Mario, la solita kermesse aziendale del suo gruppo, con l’Ingegnere in pole position pronto a dettare la linea ai suoi “scudieri” e a chi «deve ascoltare le sue parole». L’incontro è intitolato “Futuro Capitale – La Nuova Italia: Roma motore strategico del Sistema Paese”. Con Calta, «presidente de Il Messaggero» ci saranno, tra gli altri, Flavio Cattaneo, ad di Enel, Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri, Claudio Descalzi, ad di Eni, Fabrizio Palermo, ad e dg di Acea, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Certo, quel titolo “Futuro Capitale” suona molto simile al vannacciano Futuro Nazionale, ma almeno qui lasciamo stare il generalissimo…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cairo ringrazia Gualtieri e Onorato: cosa c’è dietro?

A destra è allarme rosso: i meloniani sfogliano le pagine capitoline del Corriere della Sera e trovano solo articoli elogiativi della giunta “de sinistra”. Perché accade? I maligni hanno subito la risposta pronta. Roma ormai è diventata la sede del gran finale del Giro d’Italia, che una volta si svolgeva a Milano. Dal 2023 la Capitale si è garantita la vetrina fissa dell’ultima tappa (in precedenza era successo, in via eccezionale, solo nel 1911, 1950, 2009 e 2018), versando nelle casse di Urbano Cairo 1,2 milioni di euro a stagione. Soldi che nel 2023 erano stati presi addirittura dal Pnrr, poi invece si è attinto a fondi ordinari del Comune, comunque pubblici. Il sindaco Roberto Gualtieri gongola, e pure l’assessore ai Grandi eventi Alessandro Onorato, che nelle pagine romane viene sempre lodato: anche nell’edizione di domenica 7 giugno, con tanto di foto. E poi c’è la marcia di avvicinamento all’evento del 12 giugno, quando Onorato riunirà tutti i suoi amici in vista del passaggio alla politica nazionale (la famosa quarta gamba centrista del campo largo, o anche “partito degli amministratori”).

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
L’intervista a Onorato sul Corriere.

Comunque le pagine del Corriere della Sera sono davvero da incorniciare, per merito del Giro d’Italia: «Il Giro come se fosse il concertone del Primo Maggio», si legge, «una marea rosa che aveva voglia solo di divertirsi e fare festa», «il trionfo del Giro si celebra a Roma per il quarto anno consecutivo mentre il quinto è già nel mirino», fino all’apoteosi, «i Campi Elisi parigini al confronto sono una strada di periferia». Il traffico diventa «un festoso ingorgo» (chiedetelo ai romani in coda), e poi «ha vinto il Giro, ha vinto Roma. Il binomio funziona», «il presidente di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, si è goduto una giornata da ricordare», «il sindaco non può che condividere le parole di Cairo», dato che la corsa «costruisce un rapporto di amore e passione con i romani», e il patron di Rcs sottolinea come «il Giro sia la più grande festa popolare italiana» che «coinvolge tutta Roma, dal centro storico a Ostia». Sì, proprio nel quartier generale di Onorato. Fino al dato “spannometrico”, che serve sempre a riempire gli articoli, sul fatto che il Giro fa «cascare sulla città 175 milioni». Evviva. «Che passione, aumenta ogni anno», dice Cairo, che ha sempre un occhio di riguardo al fatturato, quando registra un segno positivo.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
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Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cento anni di Tortorella con una (quasi) centenaria

Due giornate, lunedì 8 e martedì 9 giugno a Roma, per ricordare Aldo Tortorella nel centenario della nascita e anche la storia del comunismo italiano. Tortorella fu partigiano, dirigente nazionale del Pci, direttore de l’Unità e protagonista del dibattito politico e culturale italiano del secondo Novecento: il convegno si intitola “Passione politica e libertà – Aldo Tortorella a 100 anni dalla nascita” ed è promosso dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Enrico Berlinguer, dall’Associazione per il rinnovamento della sinistra e dalla rivista Critica Marxista. Sessioni dedicate alla sua esperienza nel Pci, alla direzione del giornale fondato da Gramsci, al rapporto con Berlinguer, alla crisi e alla trasformazione della sinistra italiana dopo il 1989 e ai principali nuclei della sua riflessione teorica, dall’idea di libertà al socialismo, dal razionalismo critico al rapporto tra politica, cultura e femminismo. Ci sarà anche Luciana Castellina, classe 1929, in un momento che si annuncia anche spiritoso, dato che il titolo è “Sei una pivla!…”, cioè come Tortorella definiva, con la sua “evve” moscia, la Castellina. E nei due giorni non mancheranno pause e buffet. Per ricordare che i comunisti si cibano come tutti gli altri, mica mangiano i bambini…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
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Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Scontro in Commissione Covid, le opposizioni abbandonano i lavori

È scontro, nella commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, sulle audizioni, a giudizio delle opposizioni «illegittime, se non addirittura illecite», svolte da soggetti estranei al Parlamento «attraverso discutibili deleghe». Nel mirino gli interrogatori di alcuni cittadini in un commissariato di polizia. Le accuse sono contenute in una lettera inviata dai capigruppo della minoranza ai presidenti di Camera e Senato e sono state respinte dal presidente della commissione Marco Lisei (Fratelli d’Italia), secondo cui «non è stato violato nulla».

Le opposizioni abbandonano i lavori

In una nota congiunta, i capigruppo di Pd, M5S, AVS e Italia Viva hanno scritto: «Siamo stati costretti ad abbandonare i lavori odierni della commissione d’inchiesta sul Covid, perché Fratelli d’Italia ha superato una linea rossa. Il presidente della commissione Lisei, senatore del partito della premier Meloni, ha delegato consulenti della commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia. Per questo motivo, ieri abbiamo inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo la sconvocazione dell’audizione di oggi, senza però ottenere risposta».

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros

Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano per accertamenti programmati dopo il malore che lo ha colpito al Roland Garros, con conseguente eliminazione al secondo turno dello Slam francese: l’intenzione del tennista numero uno al mondo è capire bene cosa gli è successo a Parigi nel match contro Juanma Cerundolo, dove era avanti due set e 5-1 nel terzo, prima del tracollo.

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros
Jannik Sinner (Ansa).

Fino al malore Sinner aveva giocato (e vinto) ininterrottamente da marzo

L’eliminazione al Roland Garros è avvenuta il 28 giugno: fino al colpo di calore che lo ha steso a Parigi, Sinner aveva giocando ininterrottamente da marzo, collezionando vittorie a Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid e Roma. Mercoledì 10 marzo riprenderà gli allenamenti a Monte Carlo e, come già annunciato, non giocherà nessun torneo sull’erba prima di Wimbledon.

Il cambio di programma di Sinner, che era atteso per i test al JMedical di Torino

Il fuoriclasse azzurro era atteso inizialmente a Torino al JMedical, il centro medico della Juventus a cui già in passato si era rivolto in altre occasioni. Poi il cambio di programma: relax al mare in Sardegna con la compagna Laila Hasanovic, in attesa degli accertamenti clinici riprogrammati a Milano.

Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa

Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.

La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa

Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.

Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa
Luciano Tancredi e Alessandro De Angelis (Imagoeconomica)

Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno

Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.

Nominato il nuova cda delle Gallerie degli Uffizi

Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Tra i componenti figurano nomi considerati vicini all’attuale maggioranza di governo tra cui Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia candidato presidente della Toscana nel 2015. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell’arte è invece Carmen Bambach, tra le maggiori esperte di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio questo ruolo ha generato alcune discussioni, con l’ombra di interferenze con un museo che spesso chiede prestiti alle Gallerie. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa

Il partito filoeuropeo Contratto Civile, già al governo in Armenia, ha vinto le elezioni parlamentari che si sono tenute nello Stato caucasico. Il risultato conferma Nikol Pashinyan come primo ministro (è in carica dal 2018) e consolida l’allontanamento del Paese dalla Russia dopo decenni in cui l’Armenia, ex repubblica sovietica, era rimasta nella sfera di influenza di Mosca.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Nikol Pashinyan (Ansa).

Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento all’Europa

Contratto Civile ha ottenuto il 49,81 per cento circa dei voti: Pashinyan ha dichiarato che il suo partito governerà da solo, senza alleanze. La principale formazione dell’opposizione, Armenia Forte del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan (che ha denunciato violazioni e repressione), ha ottenuto il 23 per cento. In parlamento entreranno anche altre due forze di opposizione: l’alleanza Armenia dell’ex presidente Robert Kocharyan e il partito Armenia Prospera. Subito dopo la certezza della vittoria, Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento con l’Occidente, sviluppando allo stesso tempo relazioni amichevoli con la Russia.

«Caro Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale. Lo spirito della Rivoluzione di velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e vegeto», ha scritto Ursula von der Leyen su X: «Valutiamo profondamente la nostra partnership con un’Armenia democratica che si sta avvicinando sempre di più all’Europa. L’Armenia può contare su di noi».

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Voto in Armenia (Ansa).

Il primo ministro confermato vuole porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian

Questa tornata elettorale era di fatto un referendum su Pashinyan e e sulle due decisioni fondamentali prese come premier: quella di avvicinarsi all’Ue (mentre la Russia rimane il più importante partner commerciale) e quella di porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian – iniziato con la dissoluzione dell’Urss – che vede al centro il Nagorno-Karabakh, regione formalmente azera ma abitata da persone di etnia armena. Sostanzialmente perso nel 2023 il territorio (che controllava dal 1993), Erevan dovrà affrontare con Baku la questione dell’exclave azera del Nakhchivan. «Il popolo armeno ha votato per la pace, la prosperità regionale e la cooperazione regionale, e spero che questo venga accolto positivamente da Turchia e Azerbaigian», ha dichiarato Pashinyan. Nel conflitto per il Nagorno-Karabakh l’Armenia è stata sostenuta dalla Russia (che impegnata in Ucraina non ha fatto molto), mentre l’Azerbaigian ha potuto contare sull’appoggio della Turchia.

Nuovi attacchi tra Israele e Iran, Houthi vietano la navigazione a Tel Aviv nel Mar Rosso

Sono ripresi gli attacchi incrociati tra Israele e Iran dopo i rinnovati attacchi missilistici di Teheran nel Nord dello Stato ebraico. In risposta, l’Idf ha colpito obiettivi militari sul territorio iraniano, con diverse esplosioni avvertite a Teheran, Tabriz e Isfahan. Azione confermata dalle Guardie Rivoluzionarie in una dichiarazione: «Il regime sionista ha preso di mira alcune zone dell’Iran questa mattina presto, utilizzando missili balistici lanciati dall’aria». Donald Trump aveva chiesto a Benjamin Netanyahu di non reagire all’attacco iraniano e di concedere più tempo alla diplomazia.

Teheran minaccia di bloccare anche lo stretto Bab al-Mandab

«La sicurezza odierna a Bab al-Mandab non deve indurre il nemico a commettere un errore di valutazione», ha dichiarato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali. «I circoli della resistenza hanno la capacità di bloccare entrambi gli stretti, Hormuz e Bab al-Mandab. La scelta è vostra, fermare questa follia o instaurare un equilibrio di controllo sulle due vie navigabili». Intanto gli Houthi, il gruppo yemenita sostenuto dall’Iran, hanno annunciato che vieteranno la navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso, prendendo di mira ancora una volta le imbarcazioni affiliate a Israele.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. L’opas avrà a oggetto un massimo di 3.036.151.673 azioni dell’emittente. Come si legge in una nota, l’operazione valorizza le azioni della banca senese 10,091 euro l’una ed è strutturata con un corrispettivo in azioni di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione di Mps, con un premio del 12,5 per cento rispetto al prezzo ufficiale in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro.

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Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Rocca Salimbeni (Imagoeconomica).

La proposta di Bpm a Mps: fusione alla pari

La mossa di Intesa Sanpaolo è di fatto una risposta a Bpm, che ha sottoposto a Mps un’offerta di fusione alla pari. L’aggregazione dei due istituti bancari – con Siena che sta completando l’integrazione di Mediobanca – porterebbe alla creazione del secondo operatore nazionale, dietro proprio a Intesa Sanpaolo. Il primo azionista della nuova entità sarebbe la francese Crédit Agricole, (che detiene quasi il 23 per cento di Bpm), poi ci sarebbero Delfin e il gruppo Caltagirone.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
La sede di Banco Bpm (Imagoeconomica).

Nel risiko bancario entra anche Unipol

Nel riassetto del settore bancario italiano legato all’operazione su Monte dei Paschi di Siena entra anche Unipol, che ha sottoscritto un accordo con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di un ramo bancario composto da 635 filiali Mps una volta completata l’opas promossa dall’istituto guidato da Carlo Messina. Unipol, si legge in una nota, proporrà a Bper – di cui è azionista di riferimento – una combinazione tra l’istituto modenese e la banca ceduta da Intesa, con il gruppo post-fusione che prenderà il nome Banca Monte dei Paschi. A supporto dell’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. Il perimetro interessato comprende una rete con circa 55 miliardi di raccolta diretta e 42 miliardi di finanziamenti alla clientela, oltre a una base di circa 2 milioni di clienti. Il corrispettivo massimo dell’acquisizione sarà pari a circa 3,5 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Logo Unipol (Imagoeconomica).

New York, sei persone accoltellate alla Penn Station

Sei persone sono state accoltellate alla Penn Station di New York, importante snodo del trasporto della città. Tutti i feriti, di cui uno in condizioni gravi, sono stati trasportati in ospedale e l’aggressore è stato arrestato. I fatti si sono verificati a pochi metri dal Madison Square Garden dove Donald Trump assisterà alla finale dell’Nba tra i Knicks a i San Antonio Spurs. La presenza del presidente al match ha già comportato un rafforzamento delle misure di sicurezza attorno all’arena e negli isolati circostanti, e per tutta la giornata è prevista una massiccia presenza di agenti del Secret Service, del dipartimento di Polizia di New York e di altre agenzie.

Ancora ignoto il movente dell’aggressione

«Il mio pensiero va a tutti i feriti, ai loro cari e a tutti coloro che sono rimasti sconvolti da questa inaccettabile violenza», ha scritto il sindaco di New York Zohran Mamdani in un post su X.

La polizia non ha ancora reso noti i motivi dell’attentatore, ma è possibile che soffrisse di gravi problemi di salute mentale. «Molti interrogativi importanti sorgono sul fatto che questo sospetto sia sfuggito alle cure di un sistema di salute mentale fin troppo permeabile», ha scritto il revisore dei conti della città, Mark Levine, su X.

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato

I matrimoni che non s’hanno da fare sono i più ostinati. Quello tra Milano e Siena, dato per morto almeno un paio di volte, ha scelto una domenica per risorgere, contendendo allo sport il suo giorno di gloria. Giuseppe Castagna, ad di Bpm, ha infatti mandato a Luigi Lovaglio, il suo omologo del Montepaschi, una proposta di nozze. Alla pari, per prevenire la suscettibilità di due galli la cui convivenza nello stesso pollaio sulla carta non promette bene specie quando, apprendiamo dalla missiva inviata a Siena, in palio c’è la costruzione del secondo polo bancario italiano. Non più il terzo, come lo si era sin qui battezzato per distinguerlo dai giganti Intesa e Unicredit. Ma bisogna pur sempre ricordare che se Lovaglio all’ultima assemblea dei soci è tornato clamorosamente alla guida della banca di Rocca Salimbeni lo deve proprio a Castagna, che lo ha sostenuto in un’impresa che sembrava persa in partenza. Eguali sì, ma con qualche debito di riconoscenza del Napoleone senese verso l’ex campione di nuoto olimpico. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Lega e Mef tornano a spingere sull’acceleratore

Passano i mesi, ma il disegno è sempre lo stesso, quello teorizzato a suo tempo da un governo in maggior spolvero di adesso, e ostinatamente difeso quando Unicredit, che aveva messo occhi e mani su Bpm, voleva rovinargli la festa: unire Milano e Siena, costruire un’alternativa ai poteri forti bancari ammantandola da crociata in difesa dell’italico risparmio. Sullo sfondo Generali, la preda più ambita, l’oggetto del desiderio di chiunque voglia cementare la propria egemonia. A spingere sull’acceleratore, allora come oggi, la Lega e il Mef, per mano di un Giancarlo Giorgetti che a suo tempo, pur di frenare le mire di Andrea Orcel e della sua Unicredit su Piazza Meda, non aveva esitato a maneggiare il golden power con incredibile disinvoltura facendo alzare più di un sopracciglio in Europa. Un esecutivo che da arbitro si era trasformato in giocatore. Uno strumento nato per difendere gli asset strategici dagli appetiti stranieri, impiegato invece per orientare il risiko domestico, cui quella di Orcel non poteva partecipare in quanto «banca tedesca» (copyright Matteo Salvini). 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Niente golden power per Crédit Agricole?

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Lovaglio è stato fatto fuori e poi subitamente reintegrato dagli azionisti, si è preso Mediobanca e due settimane fa ha sentenziato che «tutte le strade portano a Siena». Profezia o presagio, dipende dai punti di vista. Ma sotto i ponti della politica l’acqua invece non sembra scorrere, e quel progetto Roma continua a coltivarlo con la tenacia di chi non si rassegna. C’è però un particolare che meriterebbe un soprassalto di coerenza. Se le nozze si celebrassero, il primo azionista del nuovo soggetto sarebbe il Crédit Agricole, socio di riferimento di Bpm. Vale a dire una banca francese. Per gli amanti delle simmetrie, esattamente il medesimo contesto (ammessa e non concessa l’inverosimile etichetta tedesca appiccicata dall’esecutivo a Unicredit) contro cui il golden power era stato sfoderato. A rigore, il governo dovrebbe dunque rispolverarlo all’istante. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Il logo di Crédit Agricole (Imagoeconomica).

La contromossa di Messina in tandem con Bper

Ma le cose non finiscono qui perché, in serata, ecco arrivare la contromossa dell’ad di Intesa Carlo Messina, pronto a mettersi di traverso in tandem con Bper e, sullo sfondo, l’ombra della Unipol di Cimbri. Dal terzo polo al terzo incomodo. Ed è qui che la faccenda comincia a popolarsi di interrogativi. A partire da quello sulla natura e il senso della lettera di Castagna, non l’annuncio di un’Opa con tanto di concambi ma una richiesta affinché Siena convenisse sulla bontà del matrimonio. Il che è curioso, per non dire incomprensibile. Le offerte, di norma, si fanno, non si annunciano. Le si lascia parlare con i numeri, non con i comunicati. A meno che lo scopo non fosse l’offerta in sé, ma il presidio del territorio: piantare una bandierina su Mps prima che pretendenti più ingombranti si presentassero al portone. Tipo, appunto, Messina. Se così fosse, la mossa avrebbe già mancato il suo obiettivo. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Carlo Messina (Imagoeconomica).

Occhi puntati sulle mosse del governo

Resta la domanda delle domande: cosa farà ora il governo. Non fosse altro perché il Mef siede ancora, con il suo 5 per cento, al tavolo di Mps, tra Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio i quali, comunque vada, ne usciranno ricchissimi. Almeno a parole, Giorgia Meloni aveva detto che di Mps non voleva più sentir parlare, specie dopo che la Procura di Milano era entrata a piedi uniti nel dossier. Vedremo se manterrà il proposito. Difficile, comunque, immaginare una regia ferma da parte di un esecutivo reduce da una sconfitta referendaria che ne ha incrinato l’aura. E con la Lega di Salvini, il partito più innamorato delle nozze tra Milano e Siena, alle prese con l’emorragia dei suoi uomini che sfollano numerosi in direzione Vannacci

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un governo indebolito, un partito che perde pezzi, una banca francese in cima alla catena di comando e un terzo incomodo che bussa perentoriamente alla porta. L’offerta di matrimonio arriva lunedì mattina sul tavolo del cda di Siena, dove però la dote l’aveva messa anni fa il contribuente. Resta da capire chi si siederà a capotavola. Tradizione vuole infatti che nei matrimoni combinati gli sposi siano gli ultimi a saperlo.