Picierno, l’addio al Pd e la chimera di una Cosa centrista

Un addio ampiamente previsto, raccontato, annunciato, costruito nel corso dei mesi. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha lasciato il Pd, dunque il gruppo dei Socialists and Democrats, per passare al Partito Democratico Europeo, di cui è segretario Sandro Gozi, e che fa parte del gruppo Renew. In questo modo peraltro la delegazione del Pd in S&D si riduce ulteriormente, dopo l’addio di Elisabetta Gualmini a febbraio di quest’anno. Finora i deputati erano 20, come la Spagna, ora diventano 19. Il Pd dunque non è più la delegazione più numerosa dentro il gruppo socialista. Non solo. Il partito di Elly Schlein, garantisce Picierno sbattendo la porta, non è nemmeno più la casa dei riformisti, dunque meglio sloggiare. Prima di lei, a inizio maggio, Marianna Madia aveva salutato la curva per aderire a Italia viva, seppur con toni meno ruvidi.

Picierno, l’addio al Pd e la chimera di una Cosa centrista
Pina Picierno all’Assemblea Nazionale del Pd all’Auditorium Antonianum, dicembre 2025 (Ansa).

Guerini punge Schlein ma resta al suo posto

Ma adesso? Magari ci saranno altri addii, anche se qualche allarme è già rientrato, peraltro da tempo. Lorenzo Guerini, che pure non ha condiviso il passaggio alla maggioranza schleiniana di Stefano Bonaccini, saluta cordialmente la compagna di battaglie riformiste ma rimane al suo posto: «Mi spiace molto che Pina Picierno abbia deciso di lasciare il Pd», dice. «Abbiamo fatto tante battaglie insieme e ne ho sempre apprezzato determinazione e coraggio. Anche quando, come in questo passaggio, avevamo una visione diversa. Le auguro davvero il meglio. Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e con rispetto. Il valore del pluralismo del Pd credo sia una delle sue fondamenta, se si impoverisce ne risente in negativo tutto il partito. Mi auguro che lo si abbia tutti presente». Lui presente lo ha di sicuro visto che nello stesso giorno dell’addio di Picierno, in un’intervista al Corriere della sera, non ha risparmiato stilettate alla segreteria, dai «necessari» investimenti nella difesa che «non possono essere subordinati alle ragioni di un’alleanza», perché «l’unità è importante, ma non può essere l’unica stella polare. Servono responsabilità e visione, non una confusa demagogia», alla patrimoniale recentemente rispolverata da Schlein. «La priorità delle priorità è la crescita», sottolinea Guerini. «E gli stipendi degli italiani, ben sotto la media europea. E gli affanni della produzione industriale. Ce n’è abbastanza, direi, per lavorare a dare risposta su questi fronti».

Picierno, l’addio al Pd e la chimera di una Cosa centrista
Lorenzo Guerini (Imagoeconomica).

La favola della Cosa centrista e la lezione di Renzi

Da parecchio si favoleggia di una Cosa centrista, un ircocervo – per metà libdem, per metà cattolico – che vada in doppia cifra e certifichi l’esistenza in vita di un punto di riferimento istituzionale che dia risposte ai delusi di entrambi gli schieramenti. Eppure quell’epoca è finita da tempo, le ambizioni terzopoliste sono state incenerite dalle elezioni politiche del 2022, quando Matteo Renzi e Carlo Calenda entrarono insieme in Parlamento, ma solo per separarsi. Un’alleanza di scopo durata quanto uno yogurt. Un’esperienza che ha segnato dirigenti ed elettori, convinti di non volerla più ripetere. D’altronde questa è un’epoca polarizzante e polarizzata. L’indicatore maggiore dell’assenza di una prospettiva centrista lo fornisce sempre Renzi, che da mesi è entrato saldamente dentro il campo largo e ripete in ogni dove che non ci sono spazi oggi per partitini di centro o esperimenti analoghi. D’altronde la sua Italia viva non si schioda dal 2 per cento (ultimo sondaggio Ipsos di 20 giorni fa) nonostante l’iperattivismo del caro leader.

Picierno, l’addio al Pd e la chimera di una Cosa centrista
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Picierno sembra seguire la logica calendiana

È dentro la coalizione di centrosinistra che si deve restare, come ha anche detto Madia andandosene dal Pd, quasi a spiegare che niente in fondo è cambiato: sì, me ne vado, ma tanto resto in un partito del campo largo, è soltanto un travaso parlamentare, che volete che sia. È il progetto di chi, bettinianamente parlando, vuole costruire una coalizione in cui c’è la sinistra, autorevolmente rappresentata dal Pd, e poi c’è la “gamba” (non s’è mai capito se terza o quarta, dipende dalle convenienze) riformista. Secondo questo schema, i riformisti sono legittimati a essere inseriti in una quota di rappresentanza, una fascia politico-sociale protetta. Picierno, per come si è mossa e per quello che ha detto in questi mesi, sembra ambire a restare fuori dallo schema Bettini-Franceschini, aderendo alla logica della corsa in splendida solitudine di Carlo Calenda, che non vuole fare un altro Terzo Polo ma andare dritto da solo con Azione. Non a caso, il leader azionista si è subito scapicollato su X, invitando la vicepresidente del parlamento europeo a unirsi alla causa. Così come Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico, pronto ad accogliere Picierno. Per ora, insomma, l’europarlamentare ex Pd ha risolto il problema della collocazione a livello europeo. Ha trovato una casa, Renew. Quello che le manca è però una sistemazione italiana.

Picierno, l’addio al Pd e la chimera di una Cosa centrista
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Milano, violenze sessuali alla scuola militare Teulié: arrestato un docente

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di diversi allievi, almeno sette. Sono questi i reati di cui è accusato un insegnante della scuola militare Teulié di Milano, che è stato arrestato. Secondo le pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, che coordinano le indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, il docente avrebbe minacciato di ostacolare gli allievi agli esami di maturità se non avessero soddisfatto le sue richieste.

La Procura: «Assoggettamento psichico degli studenti»

L’inchiesta è nata dalla denuncia di una delle sette vittime maggiorenni, allievi dell’istituto di formazione dell’Esercito Italiano che ha sede in Corso Italia. Come si legge nella nota della procura guidata da Marcello Viola l’uomo, 48enne, da ottobre del 2024 avrebbe creato un «assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione», attraverso il quale avrebbe costretto gli allievi «a subire abusi sessuali e a condividere particolari intimi della loro vita».

Roma, Barbara Marinali alla presidenza di Atac

Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.

Roma, Barbara Marinali alla presidenza di Atac
Roberto Gualtieri e Barbara Marinali (Imagoeconomica).

Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea

Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.

L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano

Come sarà il futuro? A raccontarcelo, paradossalmente, sono due “ex giovani”: papa Leone XIV e Sergio Mattarella, 70 anni il primo, 84 il secondo. Sono stati loro, nel giro di una settimana, a parlare di quali saranno le sfide dei prossimi decenni, dall’intelligenza artificiale alla robotica fino alla nuova conquista dello Spazio. Ponendo dubbi sui rischi, pur non negando le opportunità, e proponendo qualche soluzione.

L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano

E gli altri? I politici italiani di ogni colore? Qualche frasetta, alcuni allarmi, ogni tanto una rassicurazione. Eppure il tema è in agenda, come si dice in politica, cioè se ne parla in famiglia, sugli autobus, nei luoghi di lavoro, i ragazzi ne discutono animatamente perché sanno che la loro vita quotidiana ne sarà condizionata e stravolta. E nel 2027 in Italia si vota. Insomma, ci sarebbero tutte le condizioni ideali per avere un dibattito pubblico su questi temi. Che infatti nel resto del mondo tengono banco.

Gli unici a porre con forza il tema all’esame dell’opinione pubblica

Perché mentre negli Stati Uniti si dibatte dei limiti all’uso dell’IA nel campo militare, mentre Elon Musk sta per sbarcare in Borsa con SpaceX, mentre nel Regno Unito il confronto pubblico su tutela del lavoro e proprietà intellettuale è tanto acceso da aver già riempito le piazze di proteste, mentre a Bruxelles ci si divide tra sprone alla competitività e regolamentazione, in Italia tutto langue.

L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
Padre Paolo Benanti (foto Imagoeconomica).

Tanti convegni, poca concretezza politica

Convegni tanti – encomiabile l’impegno del presidente della Commissione AI padre Paolo Benanti -, ma ancora manca lo scatto dei partiti. Un altro non politico, il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, ha suonato la sveglia: l’Italia è indietro, solo il 16 per cento delle aziende la usa, molto meno rispetto agli standard europei. E pensare che l’IA, se ben governata, può essere anche un acceleratore di Pil.

L’IA interessa al papa e a Mattarella ma non alla politica: il paradosso italiano
Fabio Panetta (Imagoeconomica).

Allora non resta che sperare che i politici, di destra, di centro e di sinistra, si chiariscano le idee, studino i dossier, elaborino una strategia, propongano ricette. Magari aiuterebbe anche a recuperare un po’ di quella disaffezione che pesa ogni elezione di più sull’affluenza al voto. Perché al netto di come la si pensi, papa Prevost e il presidente Mattarella dall’alto della loro visione hanno centrato il punto: IA, robotica e Spazio determineranno le nostre condizioni di vita nei prossimi decenni. I ragazzi lo sanno già. Si attende (con calma) anche la politica nostrana.

Grazia a Minetti, Mattarella «prende atto» delle conclusioni della Procura Generale di Milano

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva chiesto al Ministero della Giustizia di far disporre nuovi accertamenti sulla grazia concessa a Nicole Minetti, «ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano», in base alle quali «non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». È quanto si legge in una nota del Quirinale.

Grazia a Minetti, Mattarella «prende atto» delle conclusioni della Procura Generale di Milano
Nicole Minetti (foto Ansa).

La nota del Quirinale

«Si ricorda – per corretta e autentica informazione – che, da oltre 11 anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia», si legge poi nella nota, in un passaggio dal tono polemico. E poi «Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza». Nella maggior parte dei casi di concessione di grazia, infatti, il Quirinale non emette comunicati, a causa della presenza di dati sensibili (malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati) che non devono diventare pubblici. Nel corso del suo secondo mandato, Mattarella ha firmato 42 grazie e in 30 casi non è stata data alcuna notizia in merito.

Famiglia nel bosco, Nordio archivia l’inchiesta

Dopo l’inchiesta sulla famiglia nel bosco disposta dal ministro della Giustizia, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati. «Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione», ha riferito il ministero della Giustizia sottolineando che il Guardasigilli Carlo Nordio ha disposto l’archiviazione del procedimento sul caso. L’ispezione era stata avviata per verificare possibili violazioni dei doveri di imparzialità, correttezza e riservatezza rispetto alle misure adottate dal tribunale per i minorenni dell’Aquila (allontanamento e collocamento dei figli) e alle modalità dell’indagine. Gli ispettori del ministero della Giustizia si sono recati al tribunale, hanno acquisito atti e ascoltato i magistrati coinvolti, senza appunto riscontrare illeciti.

Terna rafforza l’impegno per la tutela della biodiversità con Life PolliNetwork

Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.

Un modello innovativo di restauro della natura

Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.

Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia

La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità

Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente

Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.

Cosa prevede il ddl sul consenso informato, approvato dal Senato e diventato legge

Con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto l’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il ddl sul consenso informato in ambito scolastico, che così diventa legge. Il testo, conosciuto anche come ddl Valditara dal nome del ministro dell’Istruzione, si compone di tre articoli e introduce disposizioni volte a garantire il consenso informato delle famiglie e degli studenti maggiorenni per le attività scolastiche ed extra-curriculari riguardanti l’educazione alla sessualità.

Cosa prevede il testo sul consenso informato in ambito scolastico

Innanzitutto, il testo dispone per le istituzioni scolastiche l’obbligo di richiedere il consenso scritto dei genitori o degli studenti se maggiorenni per attività didattiche sulla sessualità: a tal fine, gli istituti dovranno mettere a disposizione, per opportuna visione, il materiale didattico che intendono utilizzare. La nuova legge richiede poi il consenso preventivo scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni anche la partecipazione alle iniziative extracurriculari eventualmente previste dal piano triennale dell’offerta formativa (Ptof). Anche in tal caso l’adesione è subordinata alla previa visione del materiale didattico. Il testo prevede la presenza di un docente durante lo svolgimento delle lezioni extracurriculari e di ampliamento dell’offerta formativa che coinvolgano minorenni. Ed è fatto divieto di svolgere qualunque progetto o attività didattica avente ad oggetto l’ambito della sessualità nelle scuole dell’infanzia o primarie.

Le critiche da parte delle opposizioni e la posizione della maggioranza

I senatori della maggioranza hanno votato a favore del consenso informato in ambito scolastico, mentre il testo ha raccolto una pioggia di critiche da parte delle opposizioni, che hanno votato contro. Secondo Daniela Sbrollini di Italia Viva, il ddl approvato dal Senato è «anacronistico e antiscientifico». Peppe De Cristofaro di Avs parla di «provvedimento ipocrita che riflette un’ossessione ideologica della maggioranza». Fermamente contrario anche il M5s. Cecilia D’Elisa del Pd ha affermato che, con il via libera al ddl, la coalizione al governo «si assume una grave responsabilità». Secondo la maggioranza «la libertà educativa dei genitori è un principio cardine: spetta a loro l’ultima parola su temi delicati e personali come la sfera affettiva e sessuale».

Il deputato Erik Pretto lascia la Lega

Un altro addio nella Lega. Erik Pretto, deputato vicentino ha deciso di lasciare il partito, a cui era iscritto dal 2009 e di cui era parlamentare dal 2018. «Me ne vado perché ho ricevuto un affronto personale e politico che mai avrei immaginato. Mi ribello ad un tentativo evidente di colpire la mia reputazione. Un tentativo meschino», ha detto in un’intervista al Giornale di Vicenza riferendosi alla richiesta di espulsione per presunte inadempienze rispetto agli obblighi di versamento della quota mensile in favore del Carroccio. «Le modalità di questa vicenda hanno rappresentato un’insanabile rottura del rapporto di fiducia. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma il mio disagio, come sa bene chi mi conosce, non nasce oggi», ha aggiunto. «È tanto tempo che sono perplesso. La Lega è sempre stato il partito dei militanti, invece è diventato il partito delle rendite di posizione degli eletti. Non abbiamo una linea politica su quasi nulla. Si rincorrono le tendenze social per sperare di recuperare qualche voto, si urlano slogan senza che questi vengano concretizzati in serie azioni di governo. Si è perso di vista il dna del partito, non siamo più il sindacato del territorio, non riusciamo a dare risposte ai nostri territori».

Sarebbe pronto all’addio anche Furgiuele

Secondo quanto riporta Repubblica, Pretto non sarebbe il solo a volersene andare dalla Lega. Sarebbe infatti pronto a seguirlo il deputato Domenico Furgiuele, che potrebbe dire addio al Carroccio per poi lasciare il ruolo di relatore al disegno di legge per la riforma dei porti in commissione Trasporti.

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole

Grande evento nel tardo pomeriggio di giovedì a Roma, nella libreria Feltrinelli di largo di Torre Argentina: Elly Schlein incontra Maurizio Landini. La segretaria del Partito democratico e il numero uno della Cgil saranno protagonisti di un dibattito per presentare il volume L’Italia che non arriva a fine mese, edito dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, con gli autori Mimmo Carrieri, professore della Luiss e con un passato a La Sapienza, Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, e Agostino Megale, uno che è stato a capo della segreteria nazionale Cgil e della segreteria generale Fisac, assumendo anche la presidenza dell’Ires-Cgil. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Conte: Valentina, non certo Claudia, la donna coinvolta nell’affaire Piantedosi. Una scelta che comunque, per colpa del cognome, «sembra quasi voler evocare il presidente Giuseppe Conte», si sente commentare ironicamente dai pentastellati. Si parlerà di “Lavoro e salari: una questione di sinistra”, come suggerisce il sottotitolo del libro. E magari, chissà, anche di patrimoniale, tema sul quale – guarda caso – Schlein e Landini sono favorevoli, mentre Conte è contrario. Comunque un’altra libreria Feltrinelli, quella in via Appia Nuova, alla stessa ora ha in programma un evento che rischia di battere quello proposto nel centro storico romano: c’è Luca Carboni che incontra i suoi fan e si prepara a un firmacopie per la sua “fatica letteraria” Luca non parlava mai. Imperdibile…

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
Maurizio Landini con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

La marcia su Roma di Vannacci (ma occhio a non sbandare come Pozzolo)

«Ci vediamo il 4 giugno a Roma», ha detto il generale Roberto Vannacci girando l’Italia. Il giorno è arrivato: giovedì all’Eur, nel salone delle Fontane, arriva Futuro Nazionale. Partecipa all’evento Francesco Biava, già deputato nella XVI legislatura, che secondo i vannacciani «vanta un excursus e un curriculum politico di prim’ordine», anche come «capo della segreteria del ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno». Il partito del generale «non potrà che registrare una grande crescita testimoniata dal grandissimo numero di tesserati e dall’entusiasmo che si rinnova in ogni incontro. Una nuova stella della politica italiana con la quale tutti dovranno confrontarsi e non solo la coalizione del centrodestra». La strada insomma è tracciata, l’importante è non sbandare, come ha fatto Emanuele Pozzolo, deputato che militava in Fratelli d’Italia e che ha traslocato in Futuro Nazionale dopo le note vicende biellesi della pistola a Capodanno del 2024: «Essere positivi all’alcoltest non significa essere ubriachi», ha provato a dire lui, giustificandosi. «Con le attuali leggi bastano due bicchieri di vino per raggiungere il valore che sarebbe risultato dai controlli effettuati dalla polizia stradale». Può sempre recriminare col ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo inasprito codice della strada

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole

Per Mattarella si copre anche il cantiere Webuild

L’allestimento della festa del 2 giugno non è stato facile: tutta colpa del cantiere di piazza Venezia, con Webuild che sta scavando per realizzare la nuova linea della metropolitana romana. Come fare per migliorare lo spettacolo agli occhi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel momento della discesa dalle scale dell’Altare della Patria dopo aver reso omaggio al Milite Ignoto? Ecco l’idea geniale: collocare in mezzo ai “lavori in corso” una gigantesca gru capace di tenere in piedi un altrettanto enorme telo con lo stellone della Repubblica Italiana. E così è stato fatto: lo stendardo taglia XXL ha praticamente coperto anche quelli che i romani chiamano “i mammozzoni”, ossia i silos collocati per le esigenze di cantiere, e che per una “operazione artistica” sono stati ornati con teli d’autore che però non piacciono per niente a turisti e indigeni. Almeno così alla più alta carica dello Stato è stato evitato il colpo d’occhio alla piazza, oggi occupata da Pietro Salini con il suo cantiere.

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
La copertura del cantiere Webuild.

Zingaretti: uno al Quirinale, l’altro a Bruxelles a silurare Pina

Nicola Zingaretti lo aveva detto: «Il 2 giugno sarò al parlamento europeo». Mica alla festa della Repubblica, a Roma. Che poi la stessa cosa era stata annunciata dal generale Roberto Vannacci: «Sarò a Bruxelles, a lavorare». Sì, ma lo Zingaretti politico aveva una missione da compiere: “silurare” Pina Picierno, che ha lasciato il suo posto prezioso da vicepresidente del parlamento europeo a beneficio di… Zingaretti. E infatti “la Pina” piange, su Il Foglio, accusa, strepita, dicendo che abbandona il Partito democratico. Alla fine la destinazione potrebbe essere tra le braccia di Carlo Calenda, che spinge molto, anche se lei per ora nega. Il leader di Azione del resto è un altro super tifoso della causa ucraina. Invece l’altro Zingaretti, Luca, stava al cospetto del capo dello Stato Mattarella, per gli 80 anni della Repubblica.

Schlein sempre più con Landini, la marcia su Roma di Vannacci e le altre pillole
Nicola Zingaretti con Pina Picierno al parlamento europeo (foto Imagoeconomica).

Approvato alla Camera il ddl sul nucleare sostenibile

La Camera dei Deputati ha approvato ha approvato con voti 155 favorevoli, 86 contrari e otto astensioni il disegno di legge delega Pichetto in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento passa adesso al Senato per la seconda lettura: il governo conta sull’approvazione definitiva prima della pausa estiva del Parlamento, in modo da poter emanare i decreti attuativi entro la fine del 2026. Tra gli astenuti figura il gruppo di Italia Viva. Oltre alla maggioranza, si sono espressi a favore del disegno di legge delega anche Azione e la componente Pld-Misto.

Cosa prevede il disegno di legge sul nucleare

Il disegno di legge, di cinque articoli, delega il governo ad adottare entro un anno dalla sua entrata in vigore uno o più decreti legislativi per disciplinare la produzione e l’utilizzo in Italia di energia da fonte nucleare sostenibile; la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare; la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti; la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito e la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione. La delega viene collocata nel quadro delle politiche europee per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 ed è volta a perseguire, al tempo stesso, la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, il contenimento dei costi dell’energia per i clienti finali domestici e non domestici, nonché la competitività del sistema produttivo nazionale. Dal punto di vista prettamente industriale, il testo fa riferimento a Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e micro-reattori.

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner

In Albania si stanno intensificando le proteste contro un progetto di resort di lusso sostenuto da Jared Kushner, genero di Donald Trump, attraverso la sua società di investimento Affinity Partners. Mercoledì 3 giugno migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana per il terzo giorno consecutivo, dopo che gli oppositori hanno respinto l’offerta del primo ministro Edi Rama di «discutere soluzioni».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Jared Kushner (Ansa).

Rama difende il resort finanziato dal genero di Trump

Proteste sono previste anche nel sud del Paese, dove sono recentemente iniziati i lavori di costruzione del complesso da 1,4 miliardi di euro, che dovrebbe sorgere in un’area considerata una delle più sensibili dal punto di vista ambientale del Mediterraneo.
Rama, che ha difeso il progetto come una pietra miliare nel percorso di trasformazione del Paese balcanico in meta turistica di lusso, ha proposto un incontro con i manifestanti nel tentativo di sbloccare la situazione. Ribadendo però la sua posizione: «Non c’è assolutamente alcuna possibilità che gli investimenti si fermino finché sarò qui».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Edi Rama (Ansa).

I timori della più antica organizzazione ambientalista d’Albania

Protection and Preservation of Natural Environment in Albania, la più antica organizzazione ambientalista del Paese, ha lanciato l’allarme quando sono emersi rischi sulla distruzione di una regione caratterizzata da un’enorme biodiversità e da un importante patrimonio culturale. «Non c’è stata alcuna consultazione pubblica in merito ai permessi e non sono stati diffusi documenti in merito. Se rimuovono i bulldozer, la recinzione e ripristinano gli habitat allo stato precedente, allora possiamo iniziare a parlarne», ha detto il direttore esecutivo Aleksandr Trajce, denunciando la «totale mancanza di trasparenza» da parte del governo di Tirana.

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Scontri tra manifestanti e polizia a Tirana (Ansa).

Il resort dovrebbe sorgere su un’area che comprende non solo l’isolotto disabitato di Sazan (l’unica isola albanese), ma anche zone umide e habitat costieri all’interno del parco nazionale marino che la circonda. Queste acque rappresentano uno degli ultimi rifugi per la foca monaca del Mediterraneo e ospitano oltre 200 specie di uccelli, molte delle quali a rischio di estinzione, tra cui fenicotteri e pellicani dalmati. La speculazione immobiliare potrebbe riguardare anche ampie zone a nord del villaggio di Zvërnec, tra la laguna di Narta e il mare.

Stragi del ’93, archiviate le accuse nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi

Il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Secondo il giudice, mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’ex premier. Per questo motivo, il 15 gennaio 2026 ha firmato il decreto di archiviazione. Dopo 30 anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.

Dell’Utri era accusato di aver istigato il boss Graviano a organizzare le stragi

L’ipotesi degli inquirenti nell’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi di Firenze, Milano e Roma, era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare le stragi. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di «indicatore dei luoghi» dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell’Utri ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico

Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato un accordo sul riassetto di Delfin – la cassaforte che oltre a essere il maggior azionista di EssilorLuxottica ha in mano le partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit – e, di conseguenza, rinunciato alle azioni legali paventate negli ultimi giorni. Rocco Basilico – figlio del banchiere Paolo e di Nicoletta Zampillo, due volte moglie del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio – aveva impugnato l’ok di Delfin all’operazione che consentirà al fratellastro di salire al 37,5 per cento della holding di famiglia.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

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Il via libera era arrivato durante l’ultima assemblea di Delfin

Attraverso Lmdv Fin, società costituita ad aprile e interamente controllata da Lmdv Capital, Del Vecchio intende salire dal 12,5 al 37,5 per cento di Delfin grazie al trasferimento di un quarto delle quote dai fratelli Luca e Paola, diventando il primo socio della holding. Il via libera era arrivato in occasione dell’ultima assemblea di Delfin, durante la quale i soci a maggioranza (sei su otto) hanno dato il via libera al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio nella LMDV di Leonardo Maria: un’operazione da 10 miliardi di euro, a cui Basilico aveva detto no. Quest’ultimo, nell’impugnazione davanti alla giustizia del Lussemburgo (dove ha sede Delfin), sosteneva che la delibera sarebbe stata approvata con una maggioranza insufficiente rispetto a quanto previsto dallo statuto. Poi però è arrivata l’intesa col fratellastro.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico
Rocco Basilico, Nicoletta Zampillo e Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

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Il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali da otto eredi

Dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, il capitale di Delfin era detenuto in parti uguali (12,5 per cento) da otto eredi: i sei figli dell’imprenditore (ai quattro già citati vanno aggiunti Marisa e Clemente), la moglie Nicoletta Zampillo e il primo figlio di lei, Basilico. Delfin detiene le quote di EssilorLuxottica, Mps (17,5 per cento), Generali (10 per cento) e Unicredit (2,7 per cento).

Ucciso un casco blu nel Sud del Libano

Un casco blu è morto in Libano a causa delle ferite gravi riportate quando colpi di mortaio hanno colpito la sua posizione vicino Marjayoun, nel Sud del Paese. Lo ha confermato la stessa Unifil su X, aggiungendo che «altri due caschi blu, che hanno riportato anch’essi ferite, stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base Unifil». La vittima era di nazionalità serba, come comunicato dal ministero della Difesa di Belgrado.

È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis

È morta a 56 anni la fumettista e illustratrice franco-iraniana Marjane Satrapi, famosa in tutto il mondo per la graphic novel autobiografica Persepolis, con la quale aveva descritto la sua infanzia in Iran durante la Rivoluzione islamica e la successiva adolescenza in Europa. Il romanzo a fumetti in bianco e nero, uscito in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, fu adattato in un film d’animazione di grande successo, scritto e diretto dalla stessa Satrapi e da Vincent Paronnaud: il lungometraggio, aspramente criticato dal regime di Teheran, si aggiudicò il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e fu inoltre candidato alla Palma d’Oro, all’Oscar e al Golden Globe.

Satrapi, si legge in una nota della famiglia diffusa da Agence France-Presse, «è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Il produttore, attore e sceneggiatore era morto l’8 aprile 2025.

È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran

Con 215 voti favorevoli e 208 contrari la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, a meno dell’ok da parte del Congresso per la prosecuzione del conflitto. Donald Trump potrà porre il veto sul provvedimento, in caso di ulteriore via libera da parte del Senato: per il presidente Usa, che ha coinvolto l’esercito nel conflitto il 28 febbraio, si tratta comunque di una sconfitta dal forte valore simbolico. Assieme ai democratici hanno infatti votato a favore anche quattro membri del Partito Repubblicano: Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Warren Davidson (Ohio), Thomas Massie (Kentucky) e Tom Barrett (Michigan).

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Ansa).

«Condivido l’interesse a garantire che l’Iran non sviluppi un’arma nucleare, ma dobbiamo farlo attraverso l’autorizzazione all’uso della forza», ha affermato Barrett: «Il Congresso ha l’autorità esclusiva, solo il Congresso dichiara guerra. È qualcosa che dobbiamo, ovviamente, proteggere». Capitol Hill non emette una dichiarazione di guerra dal 1942, ma nel corso del XX secolo ha utilizzato a più riprese l’Authorization for Use of Military Force per conferire al presidente ampi poteri.

Il voto riflette il malcontento che serpeggia nel Grand Old Party

Il voto, come detto, riflette il malcontento di alcuni repubblicani riguardo alla gestione del conflitto da parte di Trump dopo quattro mesi di guerra e rappresenta un raro sforzo bipartisan per limitare i poteri presidenziali in materia militare. Tre precedenti risoluzioni sui poteri riservati al capo della Casa Bianca erano state bocciate alla Camera con margini sempre più ristretti: i leader repubblicani avevano bruscamente rinviato la votazione su questa a maggio, quando sembrava probabile che venisse approvata. Come difatti è successo. Sempre a maggio il Senato ha approvato una risoluzione simile, con una votazione procedurale, dopo che sette precedenti tentativi erano falliti. Non sono ancora state programmate ulteriori votazioni su tale provvedimento.

Trump nomina Todd Blanche attorney general

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato, in occasione di una cena privata alla Casa Bianca, l’intenzione di nominare Todd Blanche nuovo attorney general (ministro della Giustizia). L’annuncio è stato diffuso anche tramite un video pubblicato su X dal consigliere presidenziale Dan Scavino, nel quale Trump anticipa formalmente la decisione dicendo: «Domani istruirò Dan e tutti gli altri coinvolti in questo processo complesso, che procederà rapidamente, a rendere Blanche il procuratore generale permanente». La nomina, una volta ufficializzata, porrà fine al periodo di circa due mesi in cui Blanche ha ricoperto l’incarico ad interim, subentrando dopo la rimozione di Pam Bondi.

Israele e Libano, accordo su tregua e zone di sicurezza che escludono Hezbollah

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza libanesi che escluderanno Hezbollah. Lo si legge in un comunicato diffuso al termine del secondo giorno di colloqui tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal Dipartimento di Stato americano. Israele e Libano hanno anche concordato di partecipare a un nuovo ciclo di colloqui nella settimana del 22 giugno con l’obiettivo di raggiungere un «accordo globale». Le delegazioni israeliane e libanesi si sono incontrate a Washington martedì e mercoledì.

L’intenzione di progredire verso un «accordo globale di pace e sicurezza»

Così sì legge nella nota congiunta: «A seguito di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco subordinato alla cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Libano meridionale. Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l’istituzione di zone pilota in cui le Forze armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali. Queste misure sono intese a progredire verso un accordo globale di pace e sicurezza».

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste

La patrimoniale s’affaccia ciclicamente nel dibattito pubblico della sinistra e subito scompare, se ne parla per un po’, titoli di giornale, solito giro di interviste, qualche punto di riferimento fortissimo per i progressisti brandito come esempio virtuoso (oggi svetta sopra tutti Zohran Mamdani), solito giro di incazzature e poi stop, pausa di qualche settimana, di qualche mese, di qualche anno, e poi si ricomincia.

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Schlein torna all’attacco (e Conte si smarca)

«Penso che non possa essere un tabù» tassare i patrimoni, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite ad Accordi&Disaccordi. «Stiamo parlando dell’1 per cento, forse anche meno, della popolazione rispetto a una esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99 per cento». Sempre stata favorevole, precisa la leader del Pd, a una patrimoniale. Una proposta però che non entusiasma, diciamo così, gli alleati: «La patrimoniale è uno slogan che funziona bene sui social ma non funziona nella realtà», ha detto Matteo Renzi a Quotidiano Nazionale. «Se l’Italia aumenta le tasse ai ricchi, i ricchi se ne vanno dall’Italia. E così abbiamo meno gettito per la sanità, per la scuola, per la sicurezza. Dunque è uno slogan che funziona a parole ma nella sostanza è un autogol».

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Giuseppe Conte ha sempre espresso la sua contrarietà, anche in pubblico. L’anno scorso, a novembre, quando si riaccese per la milionesima volta il dibattito sull’argomento, il leader del M5s fu piuttosto esplicito: «La patrimoniale non è all’ordine del giorno, non è prevista. Quando se n’è parlato, come fanno eminenti studiosi, lo abbiamo fatto a livello globale». Qualche mese prima, a febbraio del 2025, era stato l’economista-movimentista vicino ai cinque stelle Andrea Roventini, nel corso di un dibattito organizzato dalla Treccani, a rilanciare l’idea, a riaprire la discussione, sempre con il solito giro di interventi (sì Avs, no M5s).

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

L’effetto campagna elettorale

L’avvicinarsi delle elezioni politiche radicalizza i leader e le proposte identitarie dei partiti. Nel 2021, prima dunque delle elezioni del 2022 vinte – chissà perché – dal centrodestra, Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, rilanciò l’assalto alle «grandi ricchezze»: «La nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la tassazione sulle grandi ricchezze conviene al 95 per cento degli italiani. In Italia non è che non ci sia la ricchezza ma è suddivisa in un modo talmente ineguale quasi da configurare un quadro immorale. Questa è la realtà», sentenziò su La7. «E poi la nostra proposta, do una notizia, le tasse le toglie: viene cancellata l’Imu sulla seconda casa, e viene cancellata l’imposta di bollo introdotta da Monti che è una tassa sui titoli e sui depositi bancari a prescindere da quanto siano grandi, e quindi assai iniqua. Quindi ci sarebbe una bella fetta di popolazione italiana che paga un sacco di tasse a cui converrebbe davvero questa nostra riforma».

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Un altro assist alla maggioranza

Ma quello sulla patrimoniale è davvero un dibattito antico, gli archivi delle agenzie di stampa sono così ricchi da rischiare una robusta tassa sui patrimoni. Magari quello di Schlein è solo riposizionamento in vista delle future primarie che il campo largo dovrà celebrare per scegliere la prossima guida, soprattutto se nella nuova legge elettorale ci sarà l’indicazione del candidato premier. Magari sarà nella piattaforma programmatica del Pd formato elettorale, per la gioia di tutti i riformisti superstiti (che hanno appena ‘perso’ Pina Picierno) che hanno deciso di rimanere democratici sperando di non dover morire schleiniani. In ogni caso è il solito grande favore che il Pd fa al centrodestra in un momento in cui la coalizione di Palazzo Chigi non brilla. Il governo può adesso mettersi in modalità “Allarme Socialismo” e gridare che non i fascisti bensì i comunisti sono alle porte (tutte cose che funzionano altrettanto bene a livello retorico; anche sui social, per dirla con Renzi). Chissà se arriverà mai il momento in cui qualcuno fra Giorgio Gori e Filippo Sensi salterà su come il celebre Fantozzi gridando che la corazzata Patrimoniale è una cagata pazzesca.

La Corazzata patrimoniale è una cagata pazzesca, ma Schlein insiste
Giorgio Gori (Imagoeconomica).