L’Iran non parteciperà alla Biennale di Venezia

La Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato che non parteciperà alla Biennale di Venezia 2026. La notizia è stata confermata dalla stessa Esposizione, a seguito di una comunicazione formale giunta da Teheran. Il programma ufficiale della manifestazione comprende 100 partecipazioni nazionali, incluse le nuove adesioni della Repubblica Unita della Tanzania e della Repubblica delle Seychelles, inserite dopo l’annuncio dello scorso 4 marzo.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio

Si avvicina la data di apertura della Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, ma le polemiche attorno al padiglione russo non si placano. La presenza della Federazione, sottoposta a sanzioni internazionali per la sua invasione dell’Ucraina, a un evento culturale così rilevante ha infatti suscitato critiche e sdegno sia in Italia sia in Europa. L’ultimo capitolo della querelle riguarda le dimissioni in blocco della giuria internazionale che assegna i premi. Ma vediamo cos’è successo dall’inizio.

La scelta di riaprire il padiglione chiuso dal 2022 e lo scontro tra Buttafuoco e Giuli

L’esposizione è composta da due parti: la mostra centrale, allestita da un curatore scelto dalla Fondazione che gestisce la Biennale, che si svolge all’Arsenale e in parte dei Giardini, e i padiglioni dei singoli Paesi, finanziati e gestiti dagli stessi. La Russia possiede uno di questi. Non partecipava alla Biennale dal 2022, quando gli stessi artisti decisero di annullare la loro presenza dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Anche la Fondazione disse che avrebbe rifiutato ogni forma di collaborazione con Mosca. A marzo 2026, però, la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione, e successivamente la Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di Paesi coinvolti in conflitti internazionali come Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione, aveva difeso la scelta, sostenendo che l’evento doveva restare uno spazio di incontro e confronto.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Il governo, e in particolare il ministro della Cultura Alessandro Giuli, si era opposto a questa decisione (non potendo però fare nulla in quanto la Fondazione è un ente autonomo), arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del Mic nel cda della Fondazione, che aveva votato per non escludere la Russia dalla mostra. Giuli motivò la sua richiesta dicendo che Gregoretti non l’aveva informato della possibile presenza della Federazione alla Biennale né del suo voto favorevole. Lei ha rifiutato di dimettersi.

La richiesta di documenti per verificare il rispetto delle sanzioni

Nei giorni successivi, il governo italiano aveva chiesto alla Biennale documenti e fascicoli per verificare che avesse rispettato le sanzioni contro Mosca, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del padiglione. Le norme, infatti, non vietano la partecipazione di artisti russi a eventi culturali internazionali, ma pongono limiti su transazioni, logistica e rapporti con enti statali. Dalla documentazione inviata al Mic, non è emersa alcuna irregolarità.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Alessandro Giuli (Ansa).

La scelta di escludere Russia e Israele dai premi

La contrarietà alla partecipazione della Russia si è nel frattempo estesa anche alla Giuria internazionale, che ha il compito di attribuire i premi principali come il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale (che va al miglior padiglione), il Leone d’Oro per il miglior artista e il Leone d’Argento per il miglior artista emergente. La giuria, composta dalla presidente Solange Farkas e da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, aveva detto che avrebbe escluso dall’assegnazione dei premi quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele. Erano seguite polemiche, con lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru che aveva mandato una lettera di diffida alla Fondazione, denunciandosi vittima di discriminazione razziale e antisemitismo e minacciando il ricorso.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
La Giuria internazionale della Biennale (Ansa).

L’ispezione del Mic e le dimissioni della Giuria internazionale

L’istituzione veneziana aveva girato la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura, che aveva risposto inviando alla Biennale quattro ispettori per raccogliere informazioni sulla decisione e, più in generale, verificare il rispetto delle sanzioni e la correttezza amministrativa. Poche ore dopo, la Giuria si è dimessa in blocco. Resta ora da vedere come, una volta che il governo avrà visionato l’esito dell’ispezione, si chiuderà questa crisi, se con un commissariamento o con una nuova giuria d’urgenza. Intanto la Fondazione ha stabilito che i vincitori della rassegna saranno incoronati dai visitatori. Non solo, Israele e Russia sono state riammesse in concorso. Va specificato che, in ogni caso, la Russia non potrà aprire il suo padiglione al pubblico in base alle sanzioni. Lo spazio resterà chiuso per tutta la durata dell’esposizione (9 maggio-22 novembre) e i visitatori potranno assistere dall’esterno a una performance registrata nei giorni precedenti all’apertura.

Intelligenza artificiale, a Ugento il confronto su rischi, opportunità e impatto su lavoro e informazione

Ampia partecipazione e grande interesse hanno caratterizzato il convegno dedicato all’intelligenza artificiale che si è svolto martedì 28 aprile a Ugento. L’iniziativa, promossa dalla Confraternita San Giuseppe e Santi Medici, ha richiamato cittadini, studenti e professionisti, confermando la centralità del tema nel dibattito contemporaneo e nella vita quotidiana. Fin dall’apertura dei lavori è emersa con forza la linea guida dell’incontro: la necessità di comprendere l’intelligenza artificiale per non subirne passivamente gli effetti. Un messaggio che ha fatto da filo conduttore agli interventi, tutti orientati a fornire strumenti di lettura critica di una trasformazione ormai in atto.

Opportunità e criticità legate all’IA al centro degli interventi

Ad aprire il confronto è stato Salvatore Chiga, che ha evidenziato come l’IA non rappresenti più uno scenario futuro, ma una realtà già operativa, capace di incidere profondamente sui modelli produttivi e sull’organizzazione del lavoro. A seguire, mons. Vito Angiuli ha proposto una riflessione etica, sottolineando l’importanza di mantenere al centro la persona e la tutela dei diritti in un contesto sempre più guidato da sistemi algoritmici. Particolarmente atteso l’intervento del giornalista Paolo Liguori, che ha posto l’attenzione sulle trasformazioni dell’informazione nell’era digitale. Al centro del suo contributo il tema della disinformazione, alimentata dalla crescente diffusione di contenuti generati automaticamente e da meccanismi di personalizzazione che influenzano l’accesso alle notizie. Su questa linea si è inserito Francesco Apicella, founder di Evolution Group, che ha illustrato opportunità e criticità legate all’uso dei dati, soffermandosi in particolare sul fenomeno del bias algoritmico. A concludere la sessione degli interventi è stato Emanuele Callioni, direttore generale di Evolution Group, che ha offerto uno sguardo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei settori culturale e turistico. Dalla digitalizzazione degli archivi alla creazione di esperienze su misura per i visitatori, la tecnologia è stata indicata come una leva strategica per la valorizzazione del territorio.

Servono nuove competenze e più flessibilità

Spazio anche al tema del lavoro, con un’analisi delle trasformazioni in corso. L’automazione, è stato evidenziato, non sostituisce il lavoro umano ma ne modifica profondamente le caratteristiche, rendendo indispensabile l’acquisizione di nuove competenze e una maggiore flessibilità. In questo contesto, i giovani emergono come protagonisti della transizione digitale, chiamati a sviluppare capacità trasversali e spirito critico. Il convegno si è concluso con una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale è già parte integrante della realtà e richiede attenzione, responsabilità e partecipazione attiva. Ugento ha risposto con interesse, dimostrando quanto sia urgente e necessario un confronto aperto su questi temi.

10 canali di Warner Bros Discovery tornano su Sky

Sky e Warner Bros Discovery hanno siglato un accordo che rinnova la partnership tra i due gruppi, riportando così su Sky un ampio numero di canali e contenuti del gruppo Wbd. L’intesa prevede infatti il ritorno di 10 canali in chiaro – Nove, Discovery, Real Time, Dmax, Giallo, Food Network, Hgtv, Discovery Turbo, K2 e Frisbee – sui decoder Sky Q, My Sky, Sky Stream e su Sky Glass, aggiungendosi ai canali kids Cartoon Network e Boomerang e alle news di Cnn International.

L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva

L’offerta cinema di Sky e Now includerà poi un’ampia selezione di film Warner Bros, tra recenti blockbuster e titoli cult, che si aggiungono al vasto catalogo di Sky Cinema. L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva, fra cui Primavera con Tecla Insolia (candidata come miglior attrice protagonista ai David di Donatello) e Idoli con Claudio Santamaria, e grandi film come Una battaglia dopo l’altra, trionfatore agli Oscar di quest’anno, il nuovo Superman dell’Universo Dc, Weapons e Cime tempestose, tiitoli che saranno disponibili su Sky Cinema e Now a partire dal 2027.

L’app discovery+ torna su Sky

Dal 14 maggio, inoltre, l’app discovery+ sarà di nuovo su Sky Q, Sky Stream e Sky Glass. I clienti Sky già abbonati a discovery+ o che vorranno abbonarsi potranno accedere all’app, in modo semplice e diretto dal telecomando Sky, e vedere i contenuti discovery+ Originals e quelli sportivi di Eurosport, tra cui il Roland Garros di tennis, il ciclismo con Giro d’Italia, Tour de France e La Vuelta, gli sport invernali, i motori con Le Mans e Formula E e il golf del PGA Tour.

Istituita la Giornata in memoria giornalisti uccisi: perché è stato scelto il 3 maggio

Dopo il via libera della Camera dei deputati a luglio del 2025 è arrivato anche l’ok definitivo dell’aula del Senato alla legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione. La ricorrenza verrà celebrata il 3 maggio, dunque già la prossima domenica. Negli ultimi 20 anni, in tutto il mondo, sono stati uccisi circa 1.500 giornalisti.

Il 3 maggio è la Giornata mondiale della libertà di stampa

Per la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi è stato scelto il 3 maggio perché in questa data viene già celebrata la Giornata mondiale della libertà di stampa. Paolo Emilio Russo, deputato di Forza Italia, ha detto che la data scelta è «un segnale importante di attenzione ad una categoria che ha dato un contributo prezioso alla nostra democrazia e a un settore, quello del giornalismo e dell’editoria, attraversato da una vera e propria rivoluzione».

Meloni: «Un dovere onorare la memoria dei giornalisti uccisi»

«Da oggi in poi, ogni 3 maggio, l’Italia renderà omaggio a tutti quei giornalisti che hanno perso la propria vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, facendo arrivare i nostri occhi dove altrimenti non sarebbero arrivati, in Italia come all’estero», ha dichiarato Giorgia Meloni, ricordando poi «figure come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Marco Luchetta, Alessandro Saša Ota, Dario D’Angelo, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Andrea Rocchelli, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz». Uomini e donna, ha sottolineato la presidente del Consiglio, che «hanno messo la propria passione e la propria professionalità al servizio di tutti noi, e che tutti noi abbiamo il dovere di onorare».

Biennale di Venezia, Giuli invia gli ispettori dopo il via libera al padiglione russo

Il ministero della Cultura ha disposto l’invio di ispettori nella sede della Biennale di Venezia per verifiche e approfondimenti legati alla gestione dell’edizione 2026 e, in particolare, alle autorizzazioni concesse alla Russia in relazione all’organizzazione del proprio padiglione, da settimane al centro di polemiche nazionali e internazionali. Lo riporta l’Adnkronos, spiegando che i funzionari del Mic dovrebbero acquisire nuovi documenti relativi alla riapertura dello spazio destinato alla Federazione. Già nelle scorse settimane la Biennale aveva inviato copia della corrispondenza intrattenuta con le autorità di Mosca al Mic, senza che fossero emerse irregolarità nel rispetto del regime sanzionatorio che vige nei confronti della Russia dopo l’aggressione all’Ucraina. Secondo quanto si apprende, i nuovi controlli sarebbero legati alle polemiche seguite all’esclusione di Russia e Israele dai premi che la giuria internazionale assegnerà il 9 maggio, e alla necessità di completare l’acquisizione dei documenti ricevuti in precedenza dal Mic.

La figlia del ministro Giorgetti valuta l’addio all’Inter

Mentre la questione delle elezioni a presidente della Figc sta agitando il governo, che spinge per il commissariamento della federazione calcistica mentre la Lega Serie A ha candidato l’ex numero uno del Coni Giovanni Malagò – in tempi rapidi e “inaspettati” per l’esecutivo, che sperava ci avrebbe messo più tempo nel selezionare un candidato in grado di vincere e quindi pensava di avere lo spazio di manovra per arrivare al commissariamento – c’è un altro tema più personale che coinvolge un membro del Cdm, ovvero il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo quanto riportato da Calcio Finanza, sua figlia Marta potrebbe presto terminare il suo percorso lavorativo all’Inter (uno dei club che ha insistito per la candidatura di Malagò) dove attualmente ricopre la carica di Football Travel Officer. L’idea sarebbe quella di trasferirsi nella Capitale.

Scontro social tra Tozzi e Burioni sulla caccia

Botta e risposta sui social tra Mario Tozzi e Roberto Burioni sulla caccia. Tutto ha avuto inizio quando Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, ha condiviso una notizia del DailyMail riguardante la morte di un cacciatore statunitense milionario calpestato a morte da cinque elefanti mentre cacciava antilopi. «Purtroppo la caccia è questa m***a qui. Spiace sempre per una morte, ma i cacciatori non dicono sempre che è uno sport? Questo qui ha perso», ha scritto ripostando la news. Tra i tanti commenti non è passato inosservato quello di Burioni: «Scusa ma a ragionare così allora anche l’alpinismo sarebbe una m* perché ogni tanto qualcuno ci lascia la pelle. Premesso che della caccia non me ne frega niente, a me pare un atteggiamento più ideologico che science-based. Nulla di male, per carità, basta dirlo».

Burioni: «Gli animali me li mangio con gusto e senza rimorso»

Lo scambio di tweet è proseguito con Tozzi che ha osservato: «A Robe’ ma leggiti almeno Bekoff, De Waal e Safina, e magari pure Lorenz. Individui. Gli animali sono individui, ciascuno diverso dagli altri, ciascuno prodotto di cultura di specie. Proprio come noi. Te lo dico io: studia! Sempre con simpatia, eh». Quindi la controreplica di Burioni: «A Marie’, i fanatici che mescolano scienza e ideologia già ci hanno rovinato nel 1987 con il nucleare, da quella volta mi stanno antipatici anche se parlano di caccia. Sempre con simpatia, eh. PS: gli animali saranno individui, ma me li mangio con gusto e senza rimorso».

Sciopero generale 1 maggio 2026: chi si ferma, orari e fasce di garanzia

Per venerdì 1 maggio 2026 il sindacato Unione Sindacale Italiana (USI-CIT) ha proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore. La mobilitazione coinvolgerà tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che di quello privato. Ha infatti un carattere definito “onnicomprensivo”, il che significa che ogni comparto è interessato e ogni lavoratore e lavoratrice è chiamata all’astensione dal lavoro. In particolare, come cita la fonte USI-CIT, si fermano gli uffici comunali, gli sportelli amministrativi, i servizi locali e le attività commerciali. Anche sul fronte trasporti potranno esserci disagi, con l’adesione che potrebbe variare a seconda delle realtà locali e dei singoli accordi aziendali.

Le fasce di garanzia

Nonostante si tratti di uno sciopero generale che interessa tutta Italia da Nord a Sud, sono garantite alcune fasce orarie che rimarranno comunque operative, ovvero dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Come sempre avviene in questi casi, saranno regolarmente operativi i servizi di emergenza, pronti soccorsi e assistenze sanitarie. Chi si vuole spostare in treno, autobus o in metropolitana, è invitato a controllare eventuali cancellazioni o variazioni d’orario sui siti ufficiali.

Tiscali News chiude dopo 26 anni

L’editoria italiana perde un altro pezzo. Dopo la chiusura di Wired Italia, il 30 aprile cesserà le pubblicazioni Tiscali News, il sito fondato da Renato Soru nel 2000, ora di proprietà del Gruppo Tesselis che ha deciso di chiudere il settore giornalistico dell’azienda. Il giornale on line visse la sua stagione d’oro a partire dal 2001 con l’arrivo di Giovanni Valentini – già direttore de L’Espresso e fondatore di Repubblica. In quegli anni, il sito tentò il vero salto di qualità con un’ossatura robusta di cronaca e politica e siti verticali tematici di livello. Nel 2003, nonostante il ridimensionamento della redazione e l’addio di Valentini, il sito aveva saputo resistere, mantenendo una sua identità precisa nel panorama mediatico nazionale. Con la chiusura, 12 giornalisti rimarranno a casa – 10 hanno scelto l’esodo e lasceranno l’azienda dal 5 maggio, mentre due andranno in cassa integrazione.

La crisi e il mancato futuro per la testata

Il gruppo Tiscali, confluito nella holding Tessellis, ha avviato la fase conclusiva di una lunga crisi industriale. Secondo quanto emerge da fonti sindacali e aziendali, la società ha aperto nei mesi scorsi una procedura di composizione negoziata della crisi, con lo scorporo dei vari rami d’azienda e la vendita per perimetri distinti. In questo quadro, la parte B2C – insieme ai servizi web e ai marchi – è oggetto di una procedura competitiva per la cessione, mentre non è previsto alcun futuro per la testata giornalistica. L’acquirente individuato è la società energetica Canarbino, la cui offerta, in assenza di proposte alternative, potrebbe diventare vincolante a partire dal mese di giugno.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole

Le voci a Segrate circolano con sempre più insistenza: a Mondadori starebbero pensando a una (per molti versi clamorosa) chiusura di Chi, il settimanale di gossip fondato nel 1995 e che negli ultimi mesi è finito nel tritacarne del caso CoronaSignorini, costringendo gli eredi di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, a una dura prova nella gestione del loro impero editoriale. Alfonso Signorini, già direttore responsabile dal 2006 al 2023, ha già annunciato che lascerà il suo attuale incarico di direttore editoriale, anche se le accuse dell’ex re dei paparazzi «non hanno minimamente influenzato una decisione maturata da anni», ha assicurato. Così come non c’entrano con l’ipotesi di un eventuale stop alle pubblicazioni: una scelta drastica che andrebbe a confermare il processo di graduale ridimensionamento di tutto il comparto dei periodici da parte di Mondadori, confermando il requiem per i “femminili”, cioè l’ampia crisi dei settimanali di moda e gossip. A Segrate stanno facendo i conti con un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari e di calo delle copie vendute, e anche durante l’ultima assemblea della casa editrice Marina Berlusconi ha ribadito che l’intenzione è quella di puntare sempre di più sul settore libri, che oggi rappresenta la fetta maggiore di ricavi e margini complessivi del Gruppo, mentre i ricavi derivanti dalle attività digitali dell’area Media hanno superato quelli della carta stampata. La fine di Chi, anche se di ufficiale non c’è ancora nulla e restiamo nel campo degli scenari, potrebbe davvero essere l’ultimo eclatante sviluppo di questo trend?

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Calenda in tour, prima con Nordio e poi con Buccini

Irrefrenabile Carlo Calenda: non solo deve presentare il suo libro, ma si preoccupa anche di andare a parlare di quelli degli altri. Il leader di Azione nella giornata di mercoledì 22 aprile è impegnato in un tour romano sfiancante: prima al cinema Trevi, in vicolo del Puttarello, per la presentazione del volume di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, intitolato Liberale è. Predicare inutilmente, dove sono attesi il ministro della Giustizia Carlo Nordio (che dopo la batosta referendaria è sparito dalla circolazione) e l’economista Carlo Cottarelli. Ha solo un’ora di tempo, Calenda, perché poi deve correre al Maxxi, dove è in programma un dibattito dedicato al libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, del giornalista del Corriere Goffredo Buccini: lì troverà Antonio Tajani, ministro degli Esteri, oltre all’ex direttore di Rai 3 e Rai News Antonio Di Bella e ad Alessia Melcangi, storica del Medio Oriente.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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Riecco la famiglia nel bosco: va a Montecitorio

Il primo ad accogliere la famiglia nel bosco era stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, come tutti ben si ricordano. Mercoledì 22 aprile tocca a Montecitorio aprire le porte agli stranieri che cercavano una vita bucolica in Italia, con un incontro pubblico “sull’allontanamento giudiziale dei minori dai nuclei familiari”. Protagonisti, su iniziativa dell’attivista ambientalista e animalista nonché ex deputata e sottosegretaria Michela Vittoria Brambilla, proprio loro, i coniugi Nathan e Catherine Trevallion, assieme al loro avvocato Marco Femminella e a tre esperti psicoterapeuti: il consulente di parte Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana di Roma, Massimo Ammaniti dell’Università La Sapienza e Daniela Pia Rosaria Chieffo, responsabile dell’Unità operativa semplice Psicologia Clinica del Policlinico Agostino Gemelli e docente di Psicologia generale all’Università Cattolica di Roma. Più tanti fotografi. Anche se, adesso che non servono più per attaccare quei cattivoni dei giudici in ottica propagandistica per il referendum, i membri della famiglia hanno perso un po’ di appeal…

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
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La riunione della Lega si fa al Maxxi

Al Maxxi, il museo statale che ha Maria Emanuela Bruni come presidente della fondazione, la Lega presenta nella serata di mercoledì la sfida per il Campidoglio, avviando il percorso verso le elezioni amministrative del 2027. Nella caffetteria Palombini, dopo la candidatura del professor Antonio Maria Rinaldi, «il partito intende costruire una proposta concreta e credibile per la Capitale, capace di intercettare i bisogni reali dei cittadini e di restituire a Roma una prospettiva di sviluppo, efficienza e buon governo». L’iniziativa si chiama “Parliamo di Roma” e prevede la partecipazione di Alessandro Morelli, Claudio Durigon, Antonio Angelucci, Simona Baldassarre, Davide Bordoni e molti altri.

Le voci sulla chiusura di Chi, il tour di Calenda e le altre pillole
Antonio Maria Rinaldi e, dietro di lui, una bandiera con la faccia di Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Per colpa della guerra ora aumenta anche il prezzo dei preservativi

Fate l’amore, non fate la guerra? Facile a dirsi, più costoso a farsi. Tra gli effetti del conflitto in Medio Oriente c’è anche un incremento del prezzo dei preservativi, almeno quelli prodotti dall’azienda malese Karex, fornitore di marchi leader come Durex e Trojan, oltre che di sistemi sanitari nazionali come l’Nhs britannico e di programmi di aiuto globali gestiti dalle Nazioni Unite. Intervistato da Bloomberg, l’amministratore delegato Goh Mia Kiat ha detto che l’azienda prevede di aumentare i prezzi dei suoi preservativi del 30 per cento nei prossimi mesi, a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento e all’aumento dei costi.

Karex produce un preservativo su cinque a livello globale

Il ceo di Karez, azienda che produce un preservativo su cinque a livello mondiale, ha spiegato che la guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha reso complicato l’approvvigionamento di componenti chiave per la produzione di preservativi: ammoniaca, utilizzata per conservare il lattice; etanolo, usato per l’imballaggio e la stampa; e olio di silicone, fondamentale come lubrificante. Tutti materiali che non è facile sostituire, a causa dei rigidi requisiti normativi per i prodotti medicali.

Antitrust, istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette. In particolare, secondo l’Autorità garante Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture.

Le accuse alla piattaforma

Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi Partner Preferiti avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative. Di conseguenza, le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose.

Addio a Wired Italia, la testata chiude dopo 17 anni

Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».

C’entra anche l’intelligenza artificiale

Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.

Mancato rinnovo del contratto, terzo giorno di sciopero dei giornalisti

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Il comunicato della Fnsi

Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, il 16 aprile, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.

Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.

E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.

Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.

Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni.

La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione

Passaggio di testimone ai vertici della comunicazione di Regione Lombardia e alla direzione di Lombardia Notizie: al posto di Pierfrancesco Gallizzi è subentrato Davide Bertani. In Regione da più di 22 anni, Bertani dal 2019 al 2024 è stato condirettore del sito dell’agenzia di stampa ufficiale della Giunta e poi dirigente responsabile della comunicazione di Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza fino alla promozione dello scorso aprile. Inoltre è consigliere nazionale della Fnsi. Gallizzi, che ha lasciato l’incarico a due anni dalla fine naturale della consiliatura, come aveva anticipato Lettera43, è passato in ACI dove ha trovato come presidente Geronimo La Russa, del cui padre Ignazio era stato portavoce ai tempi in cui l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa.

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione
Pierfrancesco Gallizzi (Imagoeconomica).

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)

Se ne è andato Guglielmo Pepe, e nella redazione di Repubblica i “vecchi” ricordano con affetto un giornalista che ha dato molto al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Ma nelle stesse ore si torna a parlare di un’altra firma che ha scritto per anni a piazza Indipendenza, avendo a che fare proprio con Pepe quando era alla guida della redazione di Roma. La giornalista poi cambiò testata, si dice su interessamento di Gianni Letta, per non doversi trasferire nella nuova sede di largo Fochetti, su via Cristoforo Colombo, lontana dal centro storico. Si parla di Romana Liuzzo, che entrò nella redazione capitolina di Panorama, in via Sicilia, settimanale allora del gruppo Mondadori.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Guglielmo Pepe (Imagoeconomica).

I saluti e video saluti istituzionali

Liuzzo, definita «l’anima del premio Guido Carli», torna in scena con una nuova edizione, la numero 17, della manifestazione dedicata allo storico governatore della Banca d’Italia. La kermesse si terrà l’8 maggio presso la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Ad aprire la cerimonia sarà il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, dopo il saluto iniziale della stessa Liuzzo, cui seguiranno il video saluto istituzionale del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e un video intervento del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto.

Premio Guido Carli, alla kermesse di Liuzzo c’è anche Piantedosi (da remoto)
Romana Liuzzo e Matteo Piantedosi nel 2023 (Imagoeconomica).

Premiato un tris di donne: Cuccarini, Fagnani e Ferzetti

Dopo i saluti da remoto, verrà dato il via allo spettacolo vero e proprio: una live performance di Leo Gassmann, in prima linea contro bullismo e cyberbullismo. Tra le 12 “eccellenze” premiate, spicca un tris di donne: Lorella Cuccarini, per i 40 anni di carriera e la vicinanza ai malati oncologici e alle loro famiglie con Trenta ore per la vita; Francesca Fagnani, conduttrice di Belve e autrice di inchieste sulla criminalità romana, e Anna Ferzetti, interprete di La Grazia di Paolo Sorrentino, di Domani interrogo di Umberto Carteni e del dramma sulle dipendenze People, Places & Things di Duncan Macmillan, per la regia del marito di Ferzetti, ossia Pierfrancesco Favino. Auliche le parole di Liuzzo: «La forza dell’impegno sociale e del sogno europeo di pace e prosperità in un mondo segnato dal maggior numero di conflitti dal Dopoguerra è il valore che vogliamo onorare, in memoria di Carli, coniugando leggerezza e profondità». In giuria siedono due ex premiati: il fondatore di PizzAut, Nico Acampora e Gino Cecchettin, il papà di Giulia, vittima di femminicidio. Chi condurrà l’evento? Veronica Gentili, direttamente da Le Iene. Le solite malelingue spifferano che sarebbe stata prevista anche la partecipazione di Claudia Conte, ma dopo i noti fatti il suo nome sarebbe stato “espunto” dalla lista. Mah. Intanto Piantedosi si limiterà come detto a un video saluto. Non è però ancora esclusa la sua partecipazione alla tradizionale cena a porte chiuse che viene organizzata alla fine del premio Carli, nella Coffee House di Palazzo Colonna, proprio davanti a via IV Novembre dove, a Palazzo Valentini, si trova la sede della Prefettura guidata da Lamberto Giannini.

Global Sumud Flotilla, la Procura di Roma contesta anche il reato di tortura

Nell’indagine avviata dopo gli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flottila, dopo aver ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio, la Procura di Roma contesta adesso anche il reato di tortura. Il pm Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno aperto un fascicolo contro ignoti. L’Ansa riporta che gli inquirenti, dopo aver ascoltato i partecipanti alla missione umanitaria, sono pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele.

Il Nord-Ovest valuta una candidatura unitaria per le Olimpiadi estive

Le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle Città di Torino, Milano e Genova hanno annunciato l’avvio di un percorso congiunto per valutare la possibilità di presentare una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano per ospitare una futura edizione delle Olimpiadi estive. Un primo orizzonte temporale sono i Giochi del 2036 o, in alternativa, quelli del 2040. Le istituzioni promotrici si sono riunite martedì 14 aprile 2026 per un primo incontro operativo, avviando formalmente il confronto.

L’idea di un modello olimpico diffuso innovativo e sostenibile

Un elemento centrale della possibile candidatura, spiega una nota, è «l’impegno a costruire un progetto fortemente orientato alla sostenibilità ambientale ed economica, in linea con le più recenti indicazioni del Comitato internazionale olimpico». Il tutto valorizzando in larga parte infrastrutture e impianti già esistenti, anche con il coinvolgimento delle imprese del territorio. «Un modello olimpico diffuso che riduca l’impatto ambientale, ottimizzi le risorse pubbliche e generi benefici concreti e duraturi per le comunità locali», si legge nel comunicato. Le istituzioni coinvolte intendono avviare una fase preliminare di confronto con Coni, governo, mondo dello sport, università e i principali stakeholder territoriali, per verificare la fattibilità di una candidatura. L’obiettivo è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando al contempo la vocazione internazionale del Paese e la capacità di promuovere l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. «Il Nord-Ovest italiano possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport», concludono le istituzioni.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro

Adessitudine e presentismo sono i due termini che definiscono la nostra attuale dimensione temporale e sociale. Viviamo infatti in un qui e ora che pare eterno. Sospeso tra un futuro che non si vede e un passato in odore di nostalgia. Buono per il vintage, ma non per orientare processi decisionali e anche scelte di vita. Da qui la domanda che si pone il primo fascicolo 2026 della rivista il Mulino dal titolo Quali storie: «Ci serve ancora conoscere la storia?».

Siamo iper-tecnologici ma viviamo in uno spiacevole déjà-vu

La risposta è sì, ovviamente. Consapevoli però che «la storia insegna che non si impara mai dalla storia» (Hegel), come stiamo peraltro vedendo nella ripetizione in questi anni di crisi e tragedie internazionali che hanno lo spiacevolissimo sapore del déjà-vu. Si parli di guerre, di risorgente razzismo, di persecuzioni etniche, di risposte alla pandemia, il copione sembra essere d’annata. Per quanto inscritto in un contesto, soprattutto tecnologico, nuovo mostra numerose costanti. L’Europa attuale sembra più simile a quella di 100 anni fa (con gli umori grevi generati da una lunga guerra, impaurita dall’epidemia di spagnola e alle prese con una grave crisi economica) che non a quella di fine secolo caratterizzata dall’ottimistica ascesa di Internet e della globalizzazione.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Un veicolo colpito da un raid israeliano a Gaza (Ansa).

Quella promessa non mantenuta

Saremo tutti e in tutto il mondo più ricchi, più benestanti, più colti e solidali si ripeteva un po’ ovunque. Nel contempo si decretavano la fine delle ideologie e anche della storia, con la caduta del muro di Berlino e dell’Urss. Come è finito quel sogno, lo stiamo appunto verificando ora, con un sovrappiù di rammarico visto che il prevedibile non è stato previsto. Come diceva l’economista francese Frédéric Bastiat «dove non passano i commerci prima o poi passano gli eserciti». Se si soffia sulla paura le persone diventano aggressive, la mancanza di sicurezza aumenta sia la sfiducia sia la richiesta dell’uomo forte. L’ascesa dei sistemi autoritari fra le due Guerre ci indica che non è per niente sorprendente, per quanto raccapricciante, l’attuale rinascita e crescente consenso per il nazismo e il fascismo «che fece anche cose buone».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
L’adunata neo fascista di Acca Larentia a gennaio 2026 (Ansa).

Il revival dei favolosi Ottanta

Quali storie possono essere utili e rispondere ai nostri bisogni conoscitivi e usi pubblici? Il quesito a cui prova a rispondere il fascicolo de Il Mulino ci porta su un altro versante storico indagato dal sociologo Vanni Codeluppi in I favolosi Ottanta. Memoria dal decennio che ha cambiato il mondo (Derive e Approdi). Una storia, fra il saggio e il memoir, che rilegge la complessità di un periodo cruciale per la storia dell’Occidente sviluppato e i cui effetti sono su molti piani ancora agenti. A partire, per esempio, dalla passione per gli oggetti, le atmosfere e i personaggi di quel decennio che hanno giovani e giovanissimi di oggi. Pur essendo distanti anni luce, soprattutto tecnologicamente e politicamente, sono affascinati dalle mode, dalla cultura, dalla musica di quel periodo. «Forse perché non c’erano», ha scritto qualche anno fa lo stilista e giornalista di moda Christopher Niquet. Certo è che se pensiamo al ritorno di certe mise e al perdurante successo di gruppi e cantanti Anni 80, dobbiamo convenire, come ha scritto il sociologo norvegese Th. Eriksen in Tempo tiranno, che stiamo procedendo a tutta velocità guardando lo specchietto retrovisore.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
La copertina de i favolosi Ottanta di Vanni Codeluppi (Derive e Approdi).

Il boom del made in Italy e l’alba della società dell’immagine

Ma negli 80 c’è stato ed è accaduto tanto altro. Il diario di viaggio di Codeluppi parte dai grandi concerti negli stadi di Patti Smith e Lou Reed e si allunga a quelli dei cantautori italiani come Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Passa da Luigi Ghirri, grande innovatore della fotografia italiana, e dal famoso comizio di Enrico Berlinguer, preso nuovamente in braccio da Roberto Benigni alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia del settembre 1983 (il comico lo aveva già fatto il giugno di quell’anno a Roma), per approdare alla Milano da bere. Che vede la trasformazione dei sarti in stilisti e dei cuochi in chef. Gli architetti non sono ancora archistar, ma il made in Italy è in piena ascesa internazionale. La “dolce vita” è un richiamo irresistibile e un anestetico dopo gli anni di piombo e dello stragismo nero culminato con la bomba alla stazione di Bologna. Ma il decennio vede anche l’ascesa della tv commerciale del Cavaliere, il boom dei fast food e la comparsa dei paninari, il pieno dispiegarsi della società dell’immagine: quella del look e del colpo d’occhio, delle modelle che nessuno chiama più indossatrici. Timberland e Nutella, ma anche Olivetti e Commodore 64 in ambito tecnologico sono i marchi iconici.

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Roberto Benigni prende in braccio Enrico Berlinguer (Ansa).

Il decennio che tra luci e colori cambiò il mondo (e non in meglio)

Il memoir di Codeluppi si limita però alle arti e alla cultura popolare, ai media e al consumo musicale. La politica e l’economia non entrano se non di riflesso nell’inventario. Ma su questi temi si devono aggiungere alcune importanti considerazioni riferite a ciò che sta ancora determinando fortemente il presente. Cioè l’avvio delle politiche liberiste che hanno in Ronald Reagan e Margaret Thatcher due assoluti protagonisti. Due rispettive frasi sintetizzano bene la loro visione e azione politica: «Lo stato non è la soluzione, ma il problema» e «La società non esiste: ci sono individui, uomini e donne, e le famiglie».

Crisi globali e nostalgie: viviamo in un eterno presente che guarda indietro
Margaret Thatcher, Helmut Kohl e Ronald Reagan nel 1985 (Ansa).

Al di là dell’allegra connotazione data al decennio (non a caso si parla di edonismo reaganiano) e nonostante l’apparizione degli yuppies, iniziò lì lo smantellamento dello Stato sociale e la celebrazione del successo, dell’immagine personale, dei soldi. Se oggi le disuguaglianze economiche sono aumentate a dismisura e l’esaltazione dell’individualità a tutto danno del legame sociale è stata normalizzata si deve guardare anche ai favolosi Ottanta. Condividendo con Codeluppi il giudizio che, nonostante le profonde contraddizioni, quel decennio ha effettivamente cambiato il mondo.