Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.
Il testo scelto per la prova di latino al Classico
Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.
I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico
Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.
Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.
Primo giorno di esami di Stato per i 527.747 maturandi d’Italia. Si parte, come sempre, con il tema. Le tracce, comuni a tutti gli indirizzi di studio, sono in tutto sette, divise in tre tipologie diverse: due analisi del testo (uno poetico e l’altro in prosa), tre di testo argomentativo e due di attualità. Eccole.
Le analisi del testo (poesia e prosa)
Una delle due analisi del testo proposte ai maturandi riguarda la poesia Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, che parla dell’amore non ricambiato per l’attrice statunitense Constance Dowling. L’altro brano proposto, in prosa, è tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, diario nel quale lo scrittore espresse riflessioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.
Studenti pronti a sostenere l’esame di Stato (Ansa).
Le tracce di tipo argomentativo
Le tracce di tipo argomentativo sono tre. La prima riguarda l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, pronunciato il 26 giugno 1946 a Montecitorio. Agli studenti viene chiesto di individuare gli «altri doveri» che per Saragat sovrastavano l’Assemblea costituente e di spiegare per quale motivo la democrazia «è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo» e a quali eventi si riferiva Saragat con l’espressione «pesante eredità di miserie e di dolori». Un’altra traccia di tipo argomentativo è un brano tratto dal libro Alzarsi all’alba di Mario Calabresi. C’è poi un passaggio dal libro Te lo dico con parole tue di Piero Bianucci, volume che passa in rassegna le diverse forme giornalistiche e affronta argomenti delicati come la scelta delle fonti e l’etica professionale di chi scrive.
Le proposte legate all’attualità
Per quanto riguarda le tracce di attualità, uno di due temi proposti ruota attorno al concetto di “incanto”. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia” e apparso su Internazionale a gennaio. Tra le proposte ai maturandi per la prima prova scritta, infine, c’è un brano tratto da I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere di Frank Furedi.
L’assemblea di Aeroporto di Genova ha nominato il nuovo presidente e il nuovocda della società di gestione dello scalo genovese. Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, guiderà il Cristoforo Colombo su indicazione dei soci Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale (60 per cento) e Camera di Commercio di Genova (40 per cento). Il nuovo cda, che rimarrà in carica fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2026, è composto dai consiglieri Barbara Grasso e Alessandro Arvigo (indicati da Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale) e da Alessandro Cavo e Daniele Papone (indicati dalla Camera di Commercio di Genova).
Paroli: «Fase delicata e strategica»
«L’Autorità di sistema portuale ha ritenuto opportuno assumere direttamente la responsabilità della fase di accompagnamento della società aeroportuale verso il percorso di valorizzazione e dismissione delle quote pubbliche previsto dalla normativa vigente», ha dichiarato il nuovo presidente Paroli. «Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante per il futuro dell’Aeroporto di Genova, che coincide con l’avvio delle attività di due diligence finalizzate alla determinazione del valore della società e alla successiva individuazione, attraverso procedure trasparenti e di mercato, di un partner industriale in grado di sostenerne lo sviluppo. Questa fase è particolarmente delicata e strategica».
Il Consiglio dei ministri ha stabilito che le carte d’identità cartacee non ancora scadute manterranno la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026, «per determinate finalità e nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi». Nelle more del rilascio della carta d’identità elettronica, i comuni potranno inoltre rilasciare un documento di identità provvisorio. Chi è in possesso di una vecchia carta di identità cartacea ancora valida potrà dunque utilizzarla come documento di riconoscimento anche oltre il 3 agosto.
È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, a lungo vicario per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano e presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007. Eminenza grigia della Chiesa, Ruini fu ordinato vescovo (nel 1983) e cardinale (otto anni dopo) da Giovanni Paolo II. Vicinissimo al suo successore Benedetto XVI, si era sempre schierato su posizioni fortemente conservatrici su temi come aborto e eutanasia.
Camillo Ruini e Silvio Berlusconi (Ansa).
Noto per l’amicizia con Silvio Berlusconi – anche se tra i due non mancarono momenti di tensione – in occasione di un’intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva elogiato Giorgia Meloni: «Il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale». E proprio la premier è stata tra i primi a omaggiare Ruini, per decenni la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.
Meloni: «Una delle menti più lucide della società italiana»
«Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana», ha dichiarato Meloni: «Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti. È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti».
Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il Suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che… pic.twitter.com/JBb0bgcJyp
La Russa: «Appassionato difensore della testimonianza cristiana»
Così Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche». Queste le parole di Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano».
Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai…
Salvini: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani»
Antonio Tajiani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia, ha ricordato Ruini come «una figura autorevole della Chiesa» e uno «strenuo difensore dei valori tradizionali». Così Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, vicepremier e segretario della Lega: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza».
Prodi: «La nostra amicizia era autentica e profonda»
Tra gli Anni 90 e Duemila, Ruini fu interlocutore dei due principali soggetti politici dell’epoca: Berlusconi e Romano Prodi. Gelidi i rapporti col secondo durante la sua permanenza a Palazzo Chigi. Eppure tra i due c’era un legame profondo e storico, nato in Emilia e culminato con la celebrazione del matrimonio di Prodi nel 1967. Ma il legame si incrinò a causa di un muro contro muro politico su temi etici e sociali, come la fecondazione medicalmente assistita, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e i Patti di Solidarietà (Pacs) per le coppie di fatto.
Camillo Ruini e Romano Prodi (Ansa).
Questo il messaggio di Prodi: «Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell’evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l’omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell’antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato».
Zuppi: «Ha servito con passione pastorale e profondo senso ecclesiale»
Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei: «Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura. In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale». Questo il ricordo di Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma: «Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, Ruini ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale “Veritas liberabit nos”».
Addio a Carlo Ginzburg, grande storico e teorico della microstoria, morto all’età di 87 anni. Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice NataliaGinzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue.
L’esordio con I benandanti
Nato a Torino nel 1939, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa in cui si era formato, negli Anni 60 scoprì un culto pagano diffuso in Friuli nel 500 e nel 600, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. Così intitolò il suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.
Ha scritto anche un saggio per la Storia d’Italia della Einaudi
Con Il formaggio e i vermi (1976) prese invece in esame le vicende di un mugnaio friulano del XVI secolo, Menocchio, per due volte sottoposto a processo da parte dell’inquisizione romana, una prima volta condannato al carcere a vita (fu poi liberato con un atto di clemenza per le cattive condizioni di salute e per la precaria situazione economica della sua famiglia) e in seguito arso al rogo come relapso e pertinace. In virtù dell’esperienza maturata nel campo della ricerca relativa alla storia delle mentalità, condotta generalmente mediante l’analisi di figure apparentemente poco importanti e marginali, ma giudicate emblematiche di orientamenti in realtà ampiamente diffusi, è stato invitato a scrivere il saggio Folklore, magia, religione per il primo volume della Storia d’Italia della Einaudi (I caratteri originali). Negli Anni 80 ha anche diretto, con Giovanni Levi, la collana Microstorie della Einaudi. In altri libri, pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si è concentrato sulla storia del pensiero politico, su questioni di metodo storico e sulla relazione tra verità e menzogna.
L’Ue si prepara ad aggiornare le norme che tutelano i passeggeri all’interno della sua area per quanto riguarda ritardi, indennizzi e obblighi delle compagnie aeree. La novità più rilevante riguarda i bagagli a mano: la misura stabilisce che il prezzo finale del biglietto mostrato dalle piattaforme di prenotazione e dalle compagnie debba comprenderlo ed essere chiaro fin dall’inizio. Ciò non vuol dire che le low cost non potranno più chiedere di pagare un extra per portare a bordo un trolley, ma che semplicemente dovranno mostrare sempre il prezzo comprensivo del bagaglio a mano. Al momento della prenotazione, il viaggiatore potrà sempre optare per la tariffa senza il trolley, che costerà di meno. Insomma, a livello tecnico cambia poco, ma non ci sarà più il cosiddetto drip pricing (il prezzo che sale progressivamente durante le schermate di acquisto a causa di extra obbligatori o essenziali) e verranno uniformati i criteri di visualizzazione degli algoritmi di prenotazione. Quando si cercheranno i voli sui motori di ricerca, il confronto tra low cost e vettori tradizionali sarà quindi visivamente più corretto perché a parità di servizio offerto.
Genitori vicino ai figli senza sovrapprezzo
Un altro punto su cui l’Unione europea è intervenuta riguarda il divieto di imporre costi aggiuntivi per far sedere i bambini vicino ai genitori. Le compagnie non potranno più far pagare extra per l’assegnazione dei posti ai minori di 14 anni accanto al proprio accompagnatore. Lo stesso principio di gratuità e tutela viene applicato anche alle persone con disabilità o mobilità ridotta e ai loro assistenti.
Ritardi e cancellazioni
Per quanto riguarda i ritardi, il Parlamento europeo ha respinto i tentativi di indebolire le tutele esistenti. La soglia limite delle tre ore di ritardo per ottenere un risarcimento economico è stata mantenuta intatta e i passeggeri conservano il diritto al rimborso monetario o a un volo alternativo (riprotezione) in caso di negato imbarco, cancellazione comunicata meno di 14 giorni prima della partenza, o ritardi prolungati all’arrivo. Gli indennizzi non cambiano e rimangono calcolati sulla base della distanza della tratta aerea:
250 euro per tutti i voli inferiori o uguali a 1.500 chilometri
400 euro per le tratte comprese tra 1.500 e 3.500 chilometri
600 euro per i voli superiori a 3.500 chilometri
Sui voli superiori ai 3.500 chilometri il vettore può ridurre l’importo dell’indennizzo del 50 per cento (a 300 euro) se offre un volo alternativo o se il ritardo accumulato all’arrivo non supera le quattro ore. Le compagnie non sono tenute a pagare se il disservizio è causato da circostanze eccezionali fuori dal loro controllo. Per evitare interpretazioni arbitrarie da parte dei vettori, l’accordo introduce un elenco chiaro (seppur non esclusivo) di tali eventi: calamità naturali, guerre, condizioni meteo proibitive, comportamenti indisciplinati dei passeggeri o scioperi dei servizi aeroporti, della navigazione aerea o dell’assistenza a terra.
Quando entrano in vigore le nuove norme
Trattandosi di un accordo provvisorio tra i negoziatori del Parlamento Ue e del Consiglio, il testo deve ora essere confermato e votato dalle rispettive istituzioni (con la votazione finale del Parlamento calendarizzata per metà luglio 2026). Una volta approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, diventerà il nuovo standard per i cieli europei, plausibilmente dalla seconda metà del 2027.
Il termine bottegai ha poco di elegante. Nel circolo Pickwick di Dickens, ai commercianti era vietato l’ingresso e lo “spirito di bottega” è stato sino a tempi recenti sinonimo di chiusura mentale e interesse esclusivo al tornaconto personale.
Ora rimpiangiamo il fruttivendolo all’angolo
Oggi le botteghe (artigianali) sopravvivono solo nella pubblicità dei brand del fashion. Però è noto che la storia spesso si tinge di rimpianto. Magari proprio per ciò che a lungo disdegnato viene improvvisamente rivalutato. Con i bottegai non siamo ancora a questo punto, ma ci siamo molto vicini. Perché la desertificazione commerciale è ormai un dato di fatto.
È iniziata nell’ultimo decennio del secolo scorso con la moltiplicazione incontrollata dei centri commerciali. Ma ora è Amazon che sta dando il colpo di grazia al commercio di prossimità. Tutto ciò con la responsabilità della classe politica e delle associazioni di categoria incapaci di interpretare le profonde trasformazioni economiche e sociali originate da internet e poi delle piattaforme. Così ora ci troviamo a rimpiangere il negozio sotto casa, il fruttivendolo all’angolo e il fornaio della piazza. Come implicitamente suggerisce la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata da Confesercenti e sulla quale sono assolutamente d’accordo, anche se temo sia tardi. Perché, al di là degli aspetti economici che pure sono il cuore del problema, ovvero la sostenibilità delle piccole imprese familiari, ci sono da affrontare questioni sociali e culturali forse più importanti.
La vetrina abbassata di un negozio storico (Ansa).
La scomparsa dei bar e l’impoverimento del tessuto sociale
La volta scorsa ho scritto della scomparsa di bar e caffè e segnalato come il venire meno di questi luoghi sia un danno rilevante per il sistema della socialità e convivialità che tiene assieme le comunità, allargando i confini della famiglia e degli amici. In Italia negli ultimi 10 anni sono stati chiusi 21 mila bar e caffè e il fenomeno ha riguardato soprattutto i piccoli centri, i territori marginali che già scontavano una povertà di relazioni sociali. Sono invece 156 mila i punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante scomparsi tra il 2012 e il 2025. Questa la cifra, che rappresenta oltre un quarto del totale, emersa nell’ambito del rapporto “Città e demografia d’impresa” condotto dall’Ufficio Studi di Confcommercio su 122 città italiane, tra cui 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo ma tra i più popolosi del nostro Paese. Senza addentrarci in analisi specifiche, mi limiterò a sottolineare che bar e negozi sono per eccellenza i luoghi nei quali le persone entrano in contatto, sia pure per brevi attimi e casualmente, con sconosciuti o persone che appena si conoscono.
Ci si vede, magari ci si tocca (una stretta di mano, una pacca sulla spalla), si scambiano due chiacchiere sul tempo che fa o farà, si commenta il fatto del giorno. Insomma niente di speciale, ma qualcosa di molto prezioso per il nostro umore del momento, per il nostro sentirci meno soli e in sintonia con l’ambiente esterno.
Foto di Yasin Aribuga via Unsplash.
L’importanza dei legami deboli
Questa socialità minore ma essenziale per la tenuta dei legami sociali trova la sua espressione nei “legami deboli”, teorizzati dal sociologo Mark Granovetter e intesi come “funzioni ponte” che uniscono e collegano cerchie sociali differenti e attraverso scambi di notizie, idee e suggerimenti arricchiscono il capitale socialedegli individui. Ovviamente i legami deboli non sono una prerogativa esclusiva di bar e negozi, però ne sono una componente rilevante.
Si può senz’altro affermare che la loro rarefazione, che non dà segni di rallentamento, è una delle principali cause della spoliticizzazionedello spazio pubblico, così come della vita quotidiana delle persone. Un fenomeno segnato anche dalla scomparsa, nell’ultimo trentennio, delle sezioni di partito e dalla progressiva crisi degli oratori, che hanno comportato anche una crescente incomunicabilità fra giovani e adulti, essendo stati a partire dal Secondo Dopoguerra due luoghi topici per la socializzazione e per la formazione di un civismo responsabile.
Ogni anno perdiamo più di 120 mila parole
L’afasia sociale che stiamo vivendo e scontando è stata ed è anche un’afasia comunicativa. Nel senso che ci siamo mangiati letteralmente le parole, non servono più per comunicare, non le usiamo più. Per la semplice e drammatica ragione che non abbiamo più o abbiamo sempre meno i luoghi e le occasioni per farlo. Secondo una recente ricerca della rivista scientifica Perspectives on Psychological Science, tra il 2005 e il 2019 nei Paesi occidentali abbiamo pronunciato in media 338 parole in meno al giorno rispetto all’anno precedente: siamo passati da 16 mila parole al giorno nel 2005 alle 12.700 nel 2019, per un totale di 120 mila parole sottratte in un anno alle nostre conversazioni quotidiane. Trecentotrentotto parole in un giorno possono sembrare poca cosa. Non abbiamo infatti perso le conversazioni più lunghe che ci capitano in una giornata, ma le parole sparse in tanti brevi e occasionali scambi quotidiani. Convenevoli casuali, fatti di brevi momenti che si accumulano, anche se ora si sta accumulando anche la loro assenza.
Foto di Matt Quinn via Unsplash.
Una vera chiacchiera ci salverà
Riccarda Zezza, sul settimanale Vita, ha messo in fila le tante occasioni e parole che negli ultimi anni si sono perse, impoverendo i legami sociali e riducendo le occasioni di conversazione, le possibilità di dialogo e la spontaneità nelle interazioni. «La chiacchiera con il barista, ogni mattina, al banco. Il barista che sa come prendi il caffè, ti chiede come è andata la settimana. Oggi ordini su un’app, paghi col telefono, prendi e vai». Il tragitto in macchina con i figli. «Portarli a scuola era 20 minuti di conversazione quasi obbligatoria […]. Oggi molti si mettono le cuffie, così quel viaggio è diventato silenzioso». La telefonata al posto del messaggio. «C’è stato un momento in cui chiamare qualcuno senza preavviso era normale e non era scortese. Oggi si manda un messaggio per chiedere se si può chiamare».
Per concludere quelle 338 parole che si perdono ogni giorno possiamo considerarle l’unità di misura dell’attuale povertà sociale e relazionale. Ma anche il silenzioso e insieme potente invito a smettere di messaggiare e inviare vocali e ricominciare invece a parlarci faccia a faccia. Ritrovarci a fare due chiacchiere al bar e dal barbiere, tra un «oggi come va?» dal salumiere e un «sua moglie come sta?» dal panettiere.
Insomma a riprenderci quelle parole che, pur richiedendo limitati investimenti emotivi e di tempo, ci permettono di mantenere una rete ampia di conoscenze, in grado di alimentare le dinamiche e la mobilità sociale.
La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice deciso dalla Fondazione che gestisce l’ente, contestando la decisione e ribadendo la volontà di proseguire regolarmente l’attività professionale prevista dal suo contratto decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030. A riportare la notizia è l’Adnkronos, che ha preso visione della lettera che la musicista ha inviato al teatro.
Provvedimento «nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio»
Secondo quanto si legge nella missiva, Venezi sarebbe venuta a conoscenza attraverso gli organi di stampa della comunicazione rilasciata il 26 aprile 2026 dal sovrintendente Nicola Colabianchi, relativa al’interruzione del rapporto di lavoro «per presunte e apodittiche dichiarazioni» da lei rese alla «stampa internazionale» che avrebbero «leso l’immagine della Fondazione». Nella comunicazione, i legali della direttrice d’orchestra hanno definito il provvedimento «nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio». La direttrice sostiene, inoltre, che le dichiarazioni contestate non siano state specificate e che le motivazioni addotte dalla Fondazione risultino generiche. Ha quindi manifestato la propria disponibilità a rispettare gli impegni contrattuali assunti, confermando l’intenzione di mettere a disposizione della Fondazione le proprie competenze artistiche e professionali e di svolgere tutte le attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie all’esecuzione dell’incarico.
La Nasa ha annunciato i nomi dei quattro astronauti che parteciperanno alla missione Artemis III, che servirà a testare una serie di manovre per il ritorno degli umani sulla Luna previsto nel 2028. Tra loro c’è anche l’italiano Luca Parmitano, nel ruolo di pilota. Gli altri sono gli specialisti statunitensi Andre Douglas e Frank Rubio e il comandante Randy Bresnik. Artemis III non porterà gli astronauti sulla Luna ma sarà organizzata intorno alla Terra in vista delle missioni Artemis IV e Artemis V che eseguiranno i test per l’allunaggio. Dovrebbe partire intorno alla metà del 2027 e durare per circa due settimane.
Our astronaut Luca Parmitano is assigned as pilot of NASA’s #ArtemisIII mission.
With Europe powering Orion with the European Service Module, this mission will test the critical operations preparing for humankind's return to the Moon.
«La mia base di lancio è stata il mio paese, l’Italia, che mi ha dato l’istruzione necessaria per arrivare a questa missione. L’Esa è stata la torre di lancio, che mi ha permesso di costruire relazioni e di esprimere tutto il mio potenziale. La Nasa è stata il razzo», ha detto Parmitano. L’astronauta ha 49 anni e in tutto ha trascorso 366 giorni nello spazio. Ha iniziato la sua carriera come pilota collaudatore ed è poi diventato colonnello dell’Aeronautica militare italiana. Oggi fa parte dell’Agenzia spaziale europea (Esa).
I sindacati confederali di settore ferroviario hanno sospeso lo sciopero di 8 ore(dalle 9 alle 17) previsto l’11 giugno. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Al centro dell’agitazione annunciata e poi sospesa il bando per la messa in gara del servizio Intercity, che coinvolge circa 3 mila ferrovieri e che il Mit ha deciso di dividere in tre lotti. Resta invece confermato lo sciopero dalle 3 di giovedì 11 giugno alle 2 di venerdì 12 giugno, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base) «a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri». Così il Ministero dei Trasporti: «Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati».
L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni e i sindacati rappresentativi del comparto Funzioni centrali (con la sola esclusione di Usb) hanno firmato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 di circa 205 mila dipendenti statali di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La struttura retributiva, articolata in tre scatti progressivi con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno del triennio, prevede un incremento medio complessivo a regime – dal primo gennaio 2027 – di circa 162 euro mensili lordi per 13 mensilità, con un massimo di 221 euro per l’area delle Elevate professionalità.
Le novità introdotte dal nuovo contratto
l contratto introduce per la prima volta nella contrattazione collettiva delle Funzioni centrali, un titolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale, con alcuni paletti all’uso dell’IA. Tra le altre innovazioni ci sono la regolamentazione contrattuale della figura del social media e digital manager; la soppressione del regime differenziato delle ferie per i neoassunti, l’introduzione del “patentino delle competenze” per rafforzare il sistema della formazione; il potenziamento delle tutele per le categorie più vulnerabili nel lavoro agile e da remoto. Il nuovo contratto include anche dei permessi per gli screening oncologici previsti dal Sistema sanitario nazionale per chi ha più di 50 anni.
Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ha chiesto 250 milioni di dollari(oltre 216 milioni di euro) di risarcimento danni al Fatto Quotidiano e alla Rai per gli articoli e le puntate di Report relative alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda. Lo scrive Repubblica, che ha visionato il documento di 34 pagine. Non solo: la coppia ha anche avviato una procedura di mediazione nei confronti del giornale, avanzando una richiesta risarcitoria da 5 milioni di euro. In tutto, dunque, Cipriani e Minetti chiedono 220 milioni di danni.
I legali: «Campagna diffamatoria deliberata»
La richiesta di risarcimento danni negli Stati Uniti è stata presentata dalla società Cipriani Usa Inc. alla Corte Distrettuale di New York. Nel documento i legali parlano di «danno sostanziale arrecato all’attività» a causa di una «campagna diffamatoria deliberata, coordinata e/o negligentemente indifferente» diretta contro Giuseppe Cipriani, il Gruppo Cipriani e, soprattutto, la ricorrente Cipriani Usa, di cui il compagno di Minetti e l’azionista di maggioranza: «Sebbene le notizie false fossero presentate come riferite a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, anche quella con sede a New York». Tra i danni lamentati, «uno degli istituti di credito del ricorrente ha ritardato la conclusione di un’importante operazione di prestito, ha imposto nuovi termini e condizioni e ha richiesto al ricorrente di incaricare una società investigativa esterna indipendente, a costi esorbitanti, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate in primo luogo».
Nicole Minetti (Imagoeconomica).
Nella richiesta di risarcimenti, gli avvocati della società di Cipriani si concentrano su quattro punti, riportati dai media ma evidentemente falsi. Primo: l’imprenditore non è stato socio di Jeffrey Epstein e non ha ricevuto 800 mila sterline dal finanziere. Secondo: il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si è incontrato con Cipriani e Minetti nel ranch di Punta del Este, per discutere o agevolare la richiesta di grazia. Terzo: la coppia non ha mai organizzato festini a base di sesso e droga in Uruguay. Quarto: la Cipriani e Minetti non hanno corrotto funzionari pubblici nel Paese sudamericano per ottenere l’adozione del bambino. Secondo i legali, queste accuse «erano palesemente false», e sono state «formulate in modo da massimizzare lo scandalo, l’indignazione e la viralità».
È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.
Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale
Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.
Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»
Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».
È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.
«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»
«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».
È morta a 56 anni la fumettista e illustratrice franco-iraniana Marjane Satrapi, famosa in tutto il mondo per la graphic novel autobiografica Persepolis, con la quale aveva descritto la sua infanzia in Iran durante la Rivoluzione islamica e la successiva adolescenza in Europa. Il romanzo a fumetti in bianco e nero, uscito in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, fu adattato in un film d’animazione di grande successo, scritto e diretto dalla stessa Satrapi e da Vincent Paronnaud: il lungometraggio, aspramente criticato dal regime di Teheran, si aggiudicò il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e fu inoltre candidato alla Palma d’Oro, all’Oscar e al Golden Globe.
Satrapi, si legge in una nota della famiglia diffusa da Agence France-Presse, «è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Il produttore, attore e sceneggiatore era morto l’8 aprile 2025.
Dopo aver effettuato verifiche sulla concessione della grazia a Nicole Minetti – chieste dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – la Procura generale di Milano ha espresso un nuovo parere positivo in merito al provvedimento di clemenza ottenuto dall’ex consigliera regionale lombarda. È quanto si legge in un comunicato stampa emesso dai vertici della magistratura milanese. L’atto è stato trasmesso al ministero della Giustizia.
Il comunicato della Procura generale di Milano
«Dagli accertamenti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti», si legge nel comunicato della Procura generale di Milano. Come sottolinea la nota, «sono stati delegati accertamenti ai carabinieri e all’Interpol per controllare la verità del contenuto delle notizie di stampa apparse su un quotidiano (Il Fatto Quotidiano), nonché per verificare le ulteriori notizie successivamente pubblicate». Gli accertamenti hanno appurato (tra le altre cose) che «il decesso in circostanze non chiare» di uno degli avvocati coinvolti nella procedura di adozione di un bambino da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani «non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo», ma «si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole all’adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentanti dal difensore di ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore». La Procura generale ha inoltre confermato «il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre». E in generale non ci sono, si legge nella nota, «segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay e in Spagna» nei confronti di Minetti e Cipriani.
Possibili disagi per i passeggeri dei treni giovedì 11 giugno 2026 a causa di uno sciopero nazionale di otto ore, dalle 9 alle 17, del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti. Al centro dell’agitazione una protesta contro il governo che «ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity dove è emersa la volontà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividere in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto». Si contesta dunque l’imminente pubblicazione del bando per la messa in gara del servizio Intercity che coinvolge circa 3 mila ferrovieri. Non sono previste fasce di garanzia, dato che le consuete (dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21) sono fuori dall’orario previsto per l’agitazione.
Il Mit al lavoro per evitare la mobilitazione
Le motivazioni sono state giudicate fondate dallo stesso ministero dei Trasporti, che ha annunciato di essere al lavoro per scongiurare la mobilitazione. «Alla luce dell’ennesimo sciopero, questa volta proclamato per l’11 giugno, si informa che i tecnici del Mit sono al lavoro già da tempo, su indicazione diretta del ministro Matteo Salvini, per risolvere il problema ed evitare la mobilitazione. Peraltro, va sottolineato che, in questo caso, la richiesta dei lavoratori è condivisibile».
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza provocare danni alla collettività e venendo rapidamente zittite dagli altri avventori», diceva Umberto Eco nel 2015. In un decennio la situazione è drammaticamente peggiorata. Le legioni di imbecilli ora sono un esercito e il bar sport digitale, con il suo opinionismo dilagante e non moderato, è un oggettivo fattore di aumento della conflittualità e di indebolimento dei legami sociali. Compresi quei modelli di convivialità che hanno in un caffè o in uno Spritz occasioni di incontro con conoscenti e anche con sconosciuti. Legami sociali deboli, come quelli che si hanno con la cassiera del market, che però sono essenziali per la vita di relazione.
Umberto Eco (Ansa).
I bar e i caffè sono una fabbrica sociale
Bar sport di Stefano Benni resta un capolavoro satirico nella rappresentazione dell’umanità che si ritrova(va) seduta ai tavoli di un caffè a parlare di calcio o di donne e motori con la stessa serietà riservata alla politica o all’agricoltura. «È perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar», sottolineava Benni. Ma al di là delle battute, dobbiamo seriamente considerare che bar e caffè sono una “fabbrica sociale”. Segnalando però che il bar sport digitale sta uccidendo il bar sport reale.
Solo incontrandosi e vedendosi di persona e facendo le cose assieme si accende la socialità. Da soli seduti davanti a uno schermo si attiva addirittura la funzione contraria. La discussione online genera contatto ma non relazioni. Accende e spegne le persone a seconda dei casi e dei temi, ma non attiva quel “noi” che si può manifestare solo attraverso la modalità dal vivo. In altre parole accentua l’isolamento delle persone, condannandole a un irreparabile individualismo.
Stefano Benni nel 2013 (Ansa).
Dove si chiudono i bar cresce l’estrema destra
In questa luce risulta particolarmente interessante la ricerca Quando i bar-tabacs chiudono: erosione del legame sociale e aumento del voto all’estrema destra che ha preso in considerazione la chiusura in Francia di circa 18 mila bar-tabac o bistrot tra il 2000 e il 2022. È emerso che le zone dove la percentuale di serrande abbassate è stata più alta, maggiore è risultato l’aumento del sostegno al partito di estrema destra Rassemblement National (RN), salito negli anni successivi tra l’1,3 e il 3,6 per cento circa. Una correlazione, questa, che non si è registrata con la chiusura di altre attività commerciali, come per esempio le panetterie. E che viene confermata dal dato che quando apre un nuovo bar-tabac, la percentuale di voti per l’estrema destra tende a diminuire nel tempo. «Gli effetti di questo processo sono tre volte più forti nelle comunità rurali, dove i bar sono rimasti l’ultimo luogo di socialità», sottolinea il curatore della ricerca Hugo Subtil dell’Università di Zurigo.
Marine Le Pen e alle sue spalle Jordan Bardella (Ansa).
La mancanza di spazi terzi di socialità porta a una visione del mondo più angusta
Senza entrare nel merito di cosa si fa al bar, o meglio quanto le singole attività (dal gioco di carte alle scommesse, dal biliardo alle bevute in compagnia) influenzino la visione del mondo dei frequentanti, la cosa più importante è quel “cosa” che si fa assieme. «È l’aspetto condiviso, sociale, a fare la differenza», continua Subtil, definendo i bar-tabac «spazi terzi», rispetto alla casa e al posto di lavoro, dove persone di origini diverse si mescolano. Quando questi posti scompaiono, le persone socializzano in una cerchia più ristretta di amici e familiari che la pensano allo stesso modo. La visione e la prospettiva del mondo si restringono. L’altro, il diverso da sé, quasi scompare. «Questo, col tempo, erode il tessuto sociale e indebolisce i legami che si creano di persona».
In tutta Europa, i sondaggi e le ricerche suggeriscono che dove la fiducia interpersonale e la solidarietà locale sono più deboli, il sostegno ai partiti di destra radicale tende a essere più alto. L’infelicità insomma sembra avere molto a che fare con il populismoe il sovranismo.
Gli infelici sono attratti dagli estremi dello spettro politico
Naturalmente la discussione e un’eventuale confutazione è aperta. Sono però rilevanti le tre chiavi di lettura, che sono anche sintesi estrema della relazione che intercorre tra populismo e infelicità e che considerano anche le implicazioni politiche delle pratiche di cura e condivisione.
Il declino della felicità e della fiducia sociale in Europa e negli Stati Uniti spiega gran parte dell’aumento della polarizzazione politica e dei voti antisistema.
Atteggiamenti soggettivi come la soddisfazione di vita e la fiducia giocano un ruolo molto più importante nel plasmare i valori e il comportamento di voto rispetto alle ideologie tradizionali o alla lotta di classe.
Le persone infelici sono attratte dagli estremi dello spettro politico. Chi ha poca fiducia si trova più spesso all’estrema destra, mentre chi ha molta fiducia è più propenso a votare per l’estrema sinistra.
Il boom di serrande chiuse: dal Regno Unito all’Italia
Ma tornando allo stretto ambito della ricerca sui bar si deve segnalare che la situazione francese non è unica, perché il declino dei locali pubblici (bar, bistrot, osterie) riguarda l’Europa intera. Una vera e propria istituzione, qual è stata il caffè (come bevanda e come luogo), che dal Settecento in poi è venuto identificandosi con l’Illuminismo e la stessa democrazia, deve fare oggi i conti con una crisi che è deflagrata con la pandemia. Per effetto delle nuove abitudini post Covid, le persone bevono meno, escono con meno frequenza e passano più tempo a casa. Oltremanica, in Inghilterra e in Galles, l’anno scorso hanno chiuso o sono stati convertiti a nuovi usi 366 pub, uno al giorno. Nei Paesi Bassi, un caffè su cinque dal 2020 ha cessato l’attività. Ma anche in Italia negli ultimi anni il settore dei bar e dei caffè ha subito una profonda contrazione, con la chiusura di oltre 21 mila locali nell’arco di un decennio. Solo nel corso del 2024, a fronte di 3.937 nuove aperture, si sono contate ben 12.188 cessazioni di attività, per un saldo netto negativo di 8.251 imprese.
Una desertificazione che induce alla conclusione che la società incattivita nella quale ci troviamo e della quale la crisi della partecipazione politica e della democrazia tout court è espressione, sta seduta ai tavolini di bar che non ci sono più. Come i quattro a amici che «tra un bicchiere di coca e un caffè» volevano cambiare il mondo e ora fanno fatica perfino a uscire di casa.