Bollette, vola il prezzo del gas: a ottobre +9,1 per cento

Per il mese di ottobre le quotazioni all’ingrosso del gas hanno subito un deciso rialzo e, pertanto, la spesa totale dell’utente tipo aumenterà del 9,1 per cento rispetto al mese precedente. Lo ha reso noto Arera, spiegando che dunque, per i 2,3 milioni circa di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas sarà pari a 88,36 euro al megawattora. Nel dettaglio, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente precisa che in ottobre il prezzo di riferimento del gas per il nuovo cliente tipo (famiglia con consumi medi di gas di 1.100 metri cubi annui) è pari a 176,80 centesimi di euro per metro cubo.

Le reazioni delle associazioni dei consumatori

«Un record storico. Mai il prezzo del gas, imposte incluse, è stato così alto», commenta Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che evidenzia come il +9,1 per cento registrato dall’Arera significhi spendere 163 euro in più su base annua, nell’ipotesi di prezzi costanti per i prossimi 12 mesi. «Si conferma la stangata sui consumi energetici degli italiani», afferma il Codacons commentando l’aggiornamento tariffario per il gas. «Si tratta di un vero e proprio allarme in vista dei prossimi mesi, quando cioè aumenteranno i consumi da parte delle famiglie», avverte Assoutenti, parlando di «nuova mazzata per gli italiani».

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole

Sono bastati gli annunci social di Sigfrido Ranucci per far volare gli ascolti di Spotlight, programma di approfondimento di RaiNews24. La prima puntata realizzata dopo l’ingresso nella rete all news dell’ex conduttore di Report, nella serata di lunedì 2 novembre, ha proposto un interessante servizio di Luca Gaballo sulla crisi degli affitti in Spagna. Niente inchieste esplosive, eppure i numeri sono schizzati: 82 mila telespettatori e lo 0,5 per cento di share, contro una precedente media di 27 mila spettatori e lo 0,16 per cento. Pubblico triplicato e share più che triplicato. Sui social la “chiamata alle armi” era suonata quasi esagerata: «Scattatevi una foto mentre guardate l’inchiesta di #Rainews. Postate la foto sui vostri social taggando @rainews e @sigfirdo ranucci» (con refuso scappato nel nome del conduttore). Intanto Report prepara la prima puntata de-ranuccizzata, prevista per domenica 8 novembre, e ricorre all’immagine di Milena Gabanelli per promuovere il ritorno su Rai3. Ma sui social, anziché gli applausi, piovono insulti e accuse di tradimento rivolte alla vecchia squadra. Due programmi, due campagne social e, per ora, due reazioni decisamente diverse. In attesa della sentenza dell’Auditel.

Anvedi come balla Chiocci

Giro di valzer per Gian Marco Chiocci: ma quello vero, nel senso del ballo. E tutti potranno dire «anvedi come balla Chiocci». Tutta colpa di “Vienna sul lago”, un progetto di formazione, cultura e solidarietà che coinvolge giovani donne provenienti dall’Italia e dall’estero, promuovendo valori di impegno, confronto e inclusione, con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero della Difesa, della Cultura, della Regione Piemonte, delle Ambasciate d’Austria in Italia e presso la Santa Sede, oltre che della città di Vienna. Evento che si conclude con la serata di charity intitolata “Il Gran ballo della Venaria Reale”, nella reggia sabauda, il 21 novembre. Che c’entra Chiocci? Durante la serata verrà conferito il Premio Costanzo, riconoscimento dedicato a “Donne, uomini e istituzioni che hanno saputo offrire un contributo importante al Paese con il proprio impegno”: quest’anno il premio sarà assegnato al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci per la categoria “Stampa”, come «riconoscimento per aver interpretato con rara competenza e professionalità le tematiche di attualità che caratterizzano il nostro tempo. Memorabile l’intervista fatta a Sua Santità papa Francesco». L’evento vedrà la partecipazione, in qualità di partner, di Rai Canone, promotore della campagna “Un abbonato in prima fila”, iniziativa volta a valorizzare la cultura e il patrimonio italiano attraverso un coinvolgimento diretto del pubblico. Chi saranno i presentatori? I giornalisti Roberta Ammendola, RaiNews24 e volto ufficiale di Rai Italia, e Maurizio Martinelli del Tg2. Al termine si ballerà, con Chiocci protagonista. In attesa di diventare amministratore delegato della Rai, secondo le intenzioni di Palazzo Chigi.

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Giovanni Grasso live show

Un palco, un ospite, la musica dal vivo e un pubblico chiamato a partecipare, intervenire e confrontarsi: è questa la formula di “Riflessi”, il live show del martedì, il progetto ideato da Fondazione Roma che trasforma il Museo del Corso – Palazzo Cipolla in un luogo di incontro tra idee, linguaggi artistici e persone. Martedì 3 novembre, alle sette di sera, il format inaugura una nuova tappa del suo percorso, dedicata alla parola “Pace”, con Giovanni Grasso, giornalista, scrittore e consigliere per la stampa e la comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A condurre la serata saranno il direttore artistico Daniele Pitteri e Gioia Salvatori, mentre per la musica ci penseranno la ricerca jazz e le architetture vocali dei LeePuma Quartet. L’incontro con Grasso partirà dalla sua produzione letteraria, che spazia dalla narrativa storica al romanzo, con titoli come Il segreto del tenente Giardina, Il caso Kaufmann e Il volo di Icaro, e dalle esperienze di adattamento teatrale di alcune sue opere. La serata offrirà l’occasione per riflettere sul valore della memoria, sul peso del potere, sul coraggio civile attraverso lo sguardo dello scrittore e dell’uomo delle istituzioni, maturato durante una lunga esperienza al servizio dello Stato. Tutti gli incontri sono pensati come occasioni di partecipazione culturale e solidarietà. L’intero incasso derivante dalla vendita dei biglietti sarà devoluto all’Associazione Andrea Tudisco Together Home, che accoglie bambini affetti da gravi patologie e le loro famiglie, offrendo loro ospitalità e sostegno durante il periodo delle cure. Fondazione Roma aggiungerà un contributo di pari importo, raddoppiando così la somma destinata all’associazione. La serata del 3 novembre sarà accessibile al pubblico previo acquisto del biglietto e potrà essere seguita anche in diretta streaming sul sito del Museo del Corso. Il calendario di novembre proseguirà martedì 17 con Giancarlo De Cataldo, per un appuntamento dedicato alla giustizia, alle ferite sociali e alle contraddizioni urbane, accompagnato dalle armonie folk e jazz del trio vocale August Sienna. Martedì 24 novembre sarà protagonista il maestro Nicola Piovani, tra i più importanti compositori della scena contemporanea, in una serata arricchita dalla ricerca sonora intima ed evocativa di Martha Deribe e Simone Maggio.

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
L’evento con Giovanni Grasso.

Cardinaletti all’Opera senza il suo Bechis

Ormai Giorgia Cardinaletti è sposata, ma al Teatro dell’Opera ci va da sola, senza la sua metà. Così per la prima romana del Falstaff, l’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, con la direzione di Michele Mariotti, la giornalista del Tg1 si è fatta accompagnare da Simona Sala, direttrice di Radio 3 Rai, e non dal marito, Francesco Bechis, con il quale è appena convolata a nozze. «Si sa, al quotidiano Il Messaggero si lavora tanto, mica è la Rai», ha commentato sussurrando un invitato eccellente. Che poi di politici ce n’erano, eccome: il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella, il sottosegretario al Mef Federico Freni, il presidente della commissione cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, addirittura il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso. Per chi si occupa giornalisticamente di politica come Bechis jr, è stato davvero un peccato “bucare” un evento del genere…

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
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Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo

Non sapete dove mettere quei due o tre crisantemi che vi avanzano dopo la tradizionale visita al cimitero a trovare i vostri cari trapassati? La soluzione più saggia, con quel che costano, è rivenderli sul posto ad altri dolenti. La più generosa, deporli sulle tombe ancora fresche di alcuni illustri scomparsi alla cui perdita abbiamo dovuto rassegnarci. Ecco qualche suggerimento.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Un cimitero (foto di Rodion Kutsaiev via Unsplash).

RIP diritto internazionale

Tutti abbiamo avuto una nonna o un’anziana zia autorevole e amante della concordia familiare, davanti alla quale ci vergognavamo di spintonare il cuginetto piccolo o di scofanarci da soli tutte le pastarelle per la festa della mamma. Bastava il suo «non si fa!» a scoraggiarci, o almeno a negare le marachelle più gravi. Finché un giorno alcuni nipoti gradassi si sono rotti le scatole e l’hanno scaraventata giù per le scale con la sedia a rotelle, stile Goodfellas. Per quanto giudicassimo la povera vecchietta ingenua, pedante e alla fin fine ininfluente, da quando non c’è più lei a bandire la legge della giungla, la famiglia si è sfasciata e al cenone di Natale è meglio nascondere i coltelli. Se ogni tanto ci tocca rimpiangere quella benintenzionata parente, quest’anno non potremo esimerci dal portare un fiore e una prece anche sulla tomba del suo equivalente politico, il diritto internazionale, calpestato a morte dagli stivali di Putin, dai mocassini fetish di Donald Trump e dalle scarpe di Benjamin Netanyahu (magari quelle al cioccolato che nel 2018 il premier israeliano fece servire come bizzarro dessert all’omologo nipponico Shinzo Abe, provocando un clamoroso incidente diplomatico: in Giappone le scarpe sono considerate oggetti disgustosi e nauseanti, più o meno come lo scopino del wc per noi, o gli attivisti della Global Sumud Flotilla per la destra israeliana).

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo

RIP contratto sociale

A dire il vero, l’entità teorizzata da Jean-Jacques Rousseau è morta da un pezzo: la sentenza capitale l’aveva pronunciata ben 40 anni fa Margaret Thatcher col suo «non esiste la società, esistono gli individui».

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Margaret Thatcher (Ansa).

In seguito i governi, come nipoti inetti e disonesti che occultano nel congelatore il cadavere del prozio per continuare a percepirne la pensione, hanno fatto finta che il contratto sociale fosse ancora vivo e vegeto, in modo da convincere il popolo a starsene buono, a non girare armato e soprattutto a pagare regolarmente tasse sempre più alte. In cambio lo Stato, più suadente del Battiato de La cura, prometteva ai cittadini di superare le correnti gravitazionali e di guarirli da tutte le malattie, perché erano esseri speciali e lui avrebbe avuto cura di loro. Dai e dai, la truffa è venuta a galla, e le manifestazioni dei giovani che infiammano Milano, Parigi, Tirana e Nuova Delhi in realtà sono disperati cortei funebri per un patto sociale irrecuperabilmente decomposto, anche perché oggi gli Stati, più che il welfare, preferiscono finanziare il warfare. Gli under-30 possono sempre sperare nel contratto social: se sbancano su TikTok e su Instagram qualche soldo lo portano a casa.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Manifestazione degli studenti francesi (Ansa).

RIP woke

Il terrore che il woke, alias politicamente corretto, torni dall’aldilà con le sue irricevibili pretese di rendere la cultura occidentale un po’ meno androcentrica, omofoba, razzista e abilista continua a perseguitare l’opinione pubblica, malgrado i contriti autodafè arrivati perfino da paladine della prima ora come Alexandria Ocasio-Cortez e Chiara Valerio. Del resto “woke” significa “desto e vigile“, condizioni antitetiche all’eterno riposo, e così gli anti-woke invocano pallottole d’argento e paletti di frassino (possibilmente falliformi) per prevenire il risveglio dell’odiato spettro dell’inclusione. I pochi sostenitori rimasti sono entrati in clandestinità, e per prevenire vandalismi e tentativi di profanazione da parte dei fan di Cruciani e del generale Vannacci, hanno tumulato il politicamente corretto in una catacomba segreta, rintracciabile solo seguendo simboli esoterici incisi sui muri: lo schwa, l’asterisco, l‘arcobaleno. Chi nonostante tutto si sente orfano del woke e vuole rendergli un omaggio postumo, tenga presente che il 2 novembre inclusivo si chiama Dead Pride e celebra tutte le identità della sfaccettata community dei non-vivi: defunti, defunte, bidefunti, transdefunti e interdefunti.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Alexandria Ocasio-Cortez (Ansa).

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino

Sciopero e cortei in tutta Italia nel venerdì di protesta promosso dall’Usb contro carovita e riarmo: come prevedibile non stanno mancando gli incidenti. Cariche in piazza Castello a Torino da parte delle forze dell’ordine contro il corteo degli studenti e degli antagonisti: azionati anche gli idranti per respingere i manifestanti diretti verso la Prefettura. Prima della partenza della manifestazione per lo sciopero generale, un gruppo di agricoltori ha scaricato due bidoni di letame davanti al Municipio.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo lungo la Tangenziale Est di Milano (Ansa).

A Milano occupata la Tangenziale Est

A Milano, dove sono circa 25 mila le persone scese in piazza, il corteo di protesta è arrivato sulla Tangenziale Est (chiusa preventivamente al traffico), rimasta bloccata per un’ora e mezza. I manifestanti sono poi rientrati in città dallo svincolo di Lambrate, per dirigersi verso piazza Leonardo Da Vinci.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo a Roma (Ansa).

Tensioni in Veneto: feriti a Mestre e Vicenza

Tensioni in Veneto nei cortei organizzati contro il carovita. A Mestre (Venezia) sette poliziotti sono rimasti leggermente feriti, riportando contusioni e tagli, dopo il contatto con il corteo che cercava di sfondare il blocco del percorso della manifestazione. Tre invece i feriti tra i partecipanti al corteo di Vicenza: uno sarebbe stato colpito in testa da un lacrimogeno. A Treviso alcune uova colorate sono state lanciate contro la sede di Confindustria.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Tende piantate ai Fori Imperiali a Roma (Ansa).

Roma: tende ai Fori Imperiali e lancio di oggetti al Colosseo

A Roma i manifestanti hanno montato le tende ai Fori Imperiali dopo la conclusione del corteo di protesta. Lanci di oggetti contro le forze dell’ordine quando un gruppo di 300 manifestanti si è staccato ed è andato verso il Colosseo. Nel porto di Napoli i manifestanti hanno invaso pacificamente il varco Bausan. A Genova i manifestanti, come preannunciato, hanno occupato l’area portuale da dove poi raggiungeranno il centro. A Ravenna, come effetto del corteo organizzato dalla Filt Cgil, c’è stato il blocco operativo e del traffico del porto.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio

Dopo un’avventura lampo, durata giusto il tempo di tre settimane, Rosario Dimito ha già trovato la sua nuova destinazione lavorativa. E quale se non la realtà editoriale da settimane sulla bocca di tutti per l’intesa campagna acquisti del suo padrone, Leonardo Maria Del Vecchio? Sì, anche Dimito entra nella galassia di Qn, assunto con un contratto da editorialista.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Il big delle pagine di economia quest’estate aveva lasciato Il Messaggero per trasferirsi, da settembre, al gruppo Sae di Alberto Leonardis, con l’incarico di fare contenuti per tutto il digital. Dopo appena 21 giorni, però, la brusca separazione. Qualcuno aveva rivisto Dimito nei paraggi di via del Tritone, a Roma, sede del suo vecchio quotidiano. Ma per lui niente ritorno all’ovile. Dopo l’esperienza flash a Torino, si passa alla corte di Lmdv. Al quale consigliamo, attento com’è a ricoprire i giornalisti di benefit e lauti stipendi, di non tralasciare alcun comfort, soprattutto quando si parla di stanze di alberghi…

Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.

Del Vecchio rinuncia all’opa sul Fatto Quotidiano

Niente opa sul Fatto Quotidiano. Lmdv Media ha preso atto della decisione del cda della società editrice della testata di non accogliere la richiesta di due diligence confermatoria e della volontà dei soci fondatori di non aderire all’offerta. «Non essendo stato possibile accedere alle informazioni necessarie per una valutazione completa, Lmdv Media non intende, allo stato, promuovere l’offerta», si legge in una nota. «La nostra porta resta aperta, al Fatto come a ogni editore che voglia costruire un’informazione libera e sostenibile. L’informazione è un’infrastruttura essenziale del Paese e Lmdv Media continuerà a investire per difenderla».

«Il futuro dell’informazione si garantisce investendo in tecnologia»

La proposta, continua il comunicato, «nasceva da una convinzione che resta immutata», ovvero che «il futuro dell’informazione non si garantisce riducendo i costi all’infinito per inseguire ricavi in calo, ma investendo in tecnologia e in chi fa i giornali». «In Italia troppi giornalisti, a partire da collaboratori e freelance, sono pagati pochi euro a pezzo e vivono nella precarietà. Restituire dignità a questo lavoro, con compensi equi e contratti stabili, è il primo dovere di un editore e la prima condizione per un’informazione libera. Non esiste indipendenza editoriale senza giornalisti messi in condizione di lavorare».

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop

Venerdì 30 ottobre si prospetta come una giornata di forti disagi a causa della mobilitazione nazionale indetta dall’Unione Sindacale di Base (Usb), che ha chiamato alla protesta il personale impiegato sia nel settore pubblico sia in quello privato. Tra le principali richieste di Usb ci sono l’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, anche attraverso il ripristino della scala mobile. Il sindacato chiede inoltre interventi per ridurre i prezzi dei beni essenziali, le bollette e i costi degli affitti, così come una riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità. Secondo Usb, il governo sta destinando troppe risorse alle spese militari, mentre quelle per la sanità, l’istruzione e gli altri servizi pubblici restano insufficienti.

Gli orari della mobilitazione nel settore dei trasporti

Nel settore ferroviario l’astensione dal lavoro è prevista dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 del 30 ottobre, mentre nel trasporto aereo è previsto che duri per tutta la giornata di venerdì. Nel trasporto pubblico locale orari e modalità varieranno a seconda delle città. Lo sciopero dovrebbe riguardare anche i taxi (intera giornata di venerdì) e il personale autostradale (a partire dalle 22 di giovedì). Venerdì 30 ottobre è prevista inoltre una giornata di mobilitazione internazionale per i lavoratori portuali contro il traffico di armi, le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti.

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini ha precettato, ma il sindacato Usb non ci sta

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato l’ordinanza che chiede per i settori del trasporto aereo, taxi, trasporto pubblico locale, trasporto ferroviario e marittimo, appalti ferroviari e circolazione e sicurezza stradale, «interessati dalla regola della franchigia legata alla commemorazione dei defunti, il differimento ad altra data» dello stop. Nonostante la precettazione, Usb ha invitato ugualmente a scioperare, «accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime». Parallelamente anche i Cobas hanno proclamato uno sciopero generale insieme con Adl, Clap e Sial, per i settori pubblici e privati, ma nel loro caso con l’eccezione dei trasporti.

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop
Manifestazione da parte di studenti (Imagoeconomica).

Cortei degli studenti nelle principali città d’Italia

Si uniranno protesta anche tutte le principali associazioni studentesche, pronte a scendere in piazza nelle principali città d’Italia. Allo sciopero ha aderito pure Ultima Generazione. Il 30 ottobre sarà dunque un nuovo banco di prova per l’ordine pubblico. «Gli allarmi ci sono, perché avete visto questo modo di attivazione delle piazze molto insidioso, ma nulla diverso rispetto a quello che abbiamo trattato finora», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare

C’è qualcosa di infantile, e di irresistibilmente esibizionistico, nella frenesia con cui Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni e un bel po’ di miliardi (per ora virtuali) in tasca, si è impadronito della scena mediatica, con l’aria di volerci restare il più a lungo possibile. Il nostro passa dai salotti televisivi ai podcast dell’amico Fedez, si confessa, pontifica, veste i panni dell’editore illuminato, e poi si lamenta di non essere capito. Come ha spiegato in un’intervista a RTL 102.5, chi lo critica non ha ancora compreso chi sia. Ma a giudicare dalla frequenza delle sue apparizioni, sembra deciso a non lasciare nessuno nell’ignoranza. 

Quell’indole da protocapitalista da accumulo

La stessa bulimia ne guida gli investimenti. Ristoranti, bevande, cinema, giornali, acque minerali. E ora il Fatto Quotidiano, ultima preda sulla quale si è incaponito. Ricorda quei bambini che, davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli, vorrebbero portarsi a casa tutto. Solo che lui può farlo. Se poi esista un disegno imprenditoriale capace di tenere insieme attività tanto disparate sarebbe interessante saperlo, anche per diradare il sospetto che Lmdv proceda con l’indole del protocapitalista per accumulo, rimandando a un secondo momento il problema di che cosa fare di ciò che compra. Il padre aveva scelto una strada e l’aveva percorsa fino in fondo. Il figlio, che potrebbe imboccarle tutte, non ha ancora deciso quale privilegiare. 

Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
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Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare

Leonardino ricorda Charles Foster Kane

A muoverlo, più che il fiuto per gli affari, pare essere il bisogno di riconoscimento, a cominciare da quello paterno. Del Vecchio senior, straordinario imprenditore, a detta di Leonardo Maria è stato assai meno generoso negli affetti che nel patrimonio. Gli ha lasciato una fortuna, ma non quell’amore di cui continua a parlare, salvo correggersi e spiegare che il padre, in realtà, lo amava a modo suo. Il giudizio oscilla tra il rimprovero e l’assoluzione, a seconda dell’intervista. Viene in mente Charles Foster Kane. Divorato dalla smania di possedere compra giornali e opere d’arte, stipando Xanadu di oggetti che non basteranno a riempirgli la vita. Muore pronunciando una parola misteriosa, Rosebud, e alla fine, tra le ricchezze ammassate, l’oggetto che conta di più si rivela quello che vale meno. Il paragone può sembrare azzardato, ma non del tutto. Anche Leonardino dà l’impressione di cercare nel possesso qualcosa che il denaro non riesce a procurargli, e forse il suo Rosebud è proprio quell‘amore paterno di cui continua a lamentare la mancanza. Con una differenza: Kane inseguiva senza saperlo ciò che aveva perduto da bambino, Lmdv ha le idee più chiare su quello che gli manca. Il che non gli impedisce di continuare gli acquisti. 

La fama di sciupafemmine e i rapporti con i fratelli

Non meno movimentati i rapporti con le donne. A Fedez ha raccontato di averne conquistate oltre 2 mila, per poi precisare che si trattava di un’iperbole. Ma il numero conta meno del bisogno di rendere pubblica la sua fama di sciupafemmine, come se anche in amore il successo si misurasse a consuntivo. Quanto ai fratelli, prima li trascina in una guerra giudiziaria sull’eredità, poi annuncia di aver dato mandato agli avvocati di chiudere tutte le cause, perché la pace in famiglia viene prima dei contratti. Conversione comunicata, naturalmente, davanti a un microfono, così da farla diventare l’ennesima notizia che lo riguarda. 

La “maledizione” del cognome

Forse il problema di Leonardino si riassume nell’essere nato con un cognome che gli ha spalancato tutte le porte ma dal quale continua a cercare di emanciparsi. E ogni sua nuova impresa dovrebbe affrancarlo da quell’eredità paterna che però la rende possibile. Il padre costruiva un impero senza bisogno di raccontarlo ogni giorno, il figlio sembra soprattutto impegnato a costruire il proprio personaggio. Ma viene il sospetto che, tra tutti i giocattoli che può permettersi, quello che desidera di più sia l’unico che non è in vendita. Esattamente come Rosebud, lo slittino di Kane. 

Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare
Del Vecchio, l’unico giocattolo che Leonardino non può comprare

Francesco Viganò nuovo presidente della Corte costituzionale

La Corte costituzionale ha eletto all’unanimità come nuovo presidente Francesco Viganò. Assumerà l’incarico il 14 novembre, al termine del mandato di Giovanni Amoroso. Viganò ricoprirà il ruolo di presidente della Consulta fino all’8 marzo 2027, giorno in cui scadrà il suo mandato di giudice costituzionale, iniziato nel marzo 2018 con la nomina da parte del presidente della Repubblica.

Francesco Viganò nuovo presidente della Corte costituzionale
Francesco Viganò (Imagoeconomica).

Chi è Francesco Viganò

Viganò era vicepresidente della Corte costituzionale da gennaio del 2025. Nato a Milano nel 1966, ha iniziato la carriera accademica presso l’Università degli Studi di Brescia, dove è stato ricercatore dal 1995 al 2001 e poi professore associato dal 2001 al 2004, insegnando diritto penale italiano e comparato. Dal 2004 è stato professore straordinario e poi ordinario di diritto penale all’Università degli Studi di Milano, dove si era laureato in giurisprudenza nel 1989. Nel 2016 era stato chiamato dall’Università Bocconi, dove ha insegnato diritto penale italiano e transnazionale fino alla nomina a giudice costituzionale.

Il caso della foto di Landini con Lula con Camusso cancellata

È diventata un caso la foto comparsa sul sito della Cgil dopo la vittoria di Lula alle elezioni in Brasile. A corredo del messaggio di congratulazioni del sindacato c’è infatti uno scatto risalente al 13 febbraio 2020, quando Lula arrivò in Italia in visita dal Papa e alla Cgil dopo 580 giorni di detenzione. L’immagine mostra Maurizio Landini che stringe la mano al riconfermato presidente del Brasile. Fin qui niente di strano, se non fosse che nella foto originale c’era anche Susanna Camusso, che lo aveva preceduto alla guida della Cgil e che ora è stata cancellata. Il caso di censura è stato rivelato da Il Foglio, confermando gli attriti tra i due. «Non è stato certo un incidente. Quando si cancella una persona da una foto lo si fa in maniera deliberata e ben ponderata. Per questo ritengo sia meglio seppellire sotto un “no comment” questa pessima vicenda», ha commentato Camusso al Corriere della sera.

Il caso della foto di Landini con Lula con Camusso cancellata
Il confronto tra la foto originale e quella modificata (X).

Nuovo taglio delle accise sul gasolio: durerà fino al 7 novembre

Un decreto interministeriale Mef-Mase, pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha reintrodotto per il periodo dal 28 ottobre al 7 novembre un nuovo taglio delle accise sul gasolio: sconto di 4 centesimi al litro, che diventano circa 4,9, iva compresa. L’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio, usato come carburante «è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri». La misura verrà finanziata con 38,7 milioni derivanti dall’extragettito Iva di settembre.

Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre

Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del settore taxi, riunitesi oggi a Firenze e già sul piede di guerra per il caro-carburanti, hanno proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre, accompagnato da una manifestazione a Roma, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà economiche e operative. Oltre allo sciopero, le sigle che rappresentano il comparto hanno annunciato tre manifestazioni: a Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre).

Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre
Rifornimento di carburante per un taxi (Imagoeconomica).

I motivi dello sciopero: concorrenza sleale, prezzi ad asta e caro-carburanti

Il motivo dello sciopero risiede nella «totale inerzia del governo», spiegano i tassisti. «Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro», si legge nel comunicato diffuso dopo la riunione da organizzazioni sindacali e associazioni di categoria: «Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e Ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, ed infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo». E poi: «Nonostante il preavviso di mobilitazione, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il ministero dell’Interno e il ministero delle Imprese e del Made in Italy non hanno fornito ad oggi alcun riscontro».

Del Vecchio propone a Travaglio un confronto pubblico sul Fatto

Leonardo Maria Del Vecchio conferma e rilancia il proprio interesse per il Fatto Quotidiano, proponendo al direttore Marco Travaglio un confronto pubblico sulle prospettive della testata. «Nel contesto che preferisce, per parlare di piani industriali e avere l’opportunità di chiarire la mia posizione in merito all’offerta d’acquisto», ha scritto su X.

L’annuncio arriva dopo che il cda della sua società di investimento personale, la LMDV, ha annunciato di aver autorizzato un’attività di due diligence sulla Seif, società editrice del giornale, per promuovere successivamente un’offerta per l’acquisto. La due diligence è l’analisi preliminare sulla situazione economica e finanziaria di una società che si vuole acquisire, per verificare i suoi conti e prospettive. Nel comunicato, LMDV ha spiegato che in questo caso intende svolgere «analisi più approfondite» per valutare «il fabbisogno operativo e di cassa di Seif nei prossimi 24 mesi» e verificare se la società, come risulta da alcune stime preliminari fatte sulla base di documenti pubblici, «necessiti di un apporto di ulteriori mezzi finanziari non superiore a 4 milioni di euro, per supportarne la continuità aziendale ed editoriale». Se il fabbisogno del Fatto non superasse effettivamente i 4 milioni e la due diligence avesse un esito positivo, verrebbe avviata un’opa.

Vittorio Sgarbi trasferito in terapia sub-intensiva

Vittorio Sgarbi è uscito dalla terapia intensiva del Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato ricoverato il 30 settembre a causa di una grave crisi respiratoria. Come riporta l’Adnkronos Salute, il 74enne critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura è stato trasferito nel reparto di terapia sub-intensiva. I medici hanno rilevato un miglioramento della funzione respiratoria, anche se permane la tracheostomia che era stata praticata nelle scorse settimane. Sgarbi inizierà la riabilitazione respiratoria.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche

Se il campo largo piange, pure il centro non ride. Per lo meno quello che guarda a sinistra, dove le sigle aumentano, ma sarà dura per ognuna di loro arrivare all’agognato 3 per cento, ovvero la soglia di sbarramento della legge elettorale targata Meloni. E così qualcuno propone di federarsi in una lista unitaria, non solo per le elezioni, ma anche in vista delle primarie, con un unico candidato di centro a sfidare Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma è un percorso niente affatto facile.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Tabacci tende la mano a +Europa e a Più Uno

Innanzitutto, molti di questi centrini avranno il grosso problema di raccogliere le firme: per presentare una nuova lista se ne devono racimolare 450 mila in tutta Italia e 6 mila in ogni collegio. Per aggirare lo scoglio, molti stanno cercando di agganciarsi a mini-gruppi già presenti in Parlamento, per fare scendere l’asticella a 1500 firme a collegio. L’abbiamo visto in queste ore con +Europa (di Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino) che ha prenotato il “taxi” di Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro per formare il gruppo +Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Bruno Tabacci (Ansa).

Tabacci è pronto ad aiutare anche Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli. I due giovedì scorso hanno presentato il loro programma nella sede della stampa estera: 43 proposte per il governo del Paese, ognuna corredata dal corrispettivo di spesa. Per Ruffini e Gabrielli le primarie dovrebbero essere aperte a più candidati (e non limitate una corsa a due) e a doppio turno. Ma se si riuscissero ad evitare, sarebbe pure meglio. E qui si spera nella Consulta e nella possibilità che venga bocciata la parte dello Stabilicum che prevede l’indicazione del premier. Se così fosse, le primarie non sarebbero più così necessarie. Più Uno, che si rifà nei valori all’Ulivo di Romano Prodi, è fermamente nel centrosinistra. E Ruffini ha lanciato l’appello ai centristi per presentarsi con una lista unica alle elezioni.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Bruno Tabacci (Imagoeconomica).

La rete di Alessandro Onorato e di Enzo Maraio

Matteo Renzi e la sua Casa riformista è pronto a raccogliere l’invito e a fare da collante per le varie anime centriste. Chi invece sembra svicolare è Alessandro Onorato col suo Progetto Civico che non solo vorrebbe candidarsi alle primarie, ma non sembra esaltato dall’idea di correre tutti insieme sotto un unico simbolo. «No alle ammucchiate», ha detto l’assessore romano nella kermesse di Progetto Civico all’Eur nello scorso fine settimana. E del resto perché mai Progetto Civico, nato su input di Goffredo Bettini con la benedizione di Giuseppe Conte, che ha accolto al suo interno anche ControCorrente di Ismaele La Vardera e ha stretto un accordo con i socialisti di Enzo Maraio (sfumato il passaggio di Tabacci, a dare manforte è arrivato il senatore del M5s Luigi Nave che ha traslocato nel Misto) dovrebbe mai mescolarsi con l’acerrimo nemico Renzi o con Ruffini e Gabrielli? In politica mai dire mai, e se la legge elettorale poi obbligherà all’unione tutto potrà succedere, ma al momento le posizioni e le ambizioni sembrano distinte e distanti. Anche perché Progetto Civico sta trovando sempre più la sua identità come movimento dei sindaci, cosa assai diversa dalla creatura di Gabrielli e Ruffini, «lo sbirro e l’esattore», come li ha ribattezzati Salvatore Merlo sul Foglio.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

Gli appelli all’unità di Spadafora

Completa il quadro Primavera, l’associazione del redivivo Vincenzo Spadafora, ex pentastellato ed ex ministro delle Politiche giovanili, che decise di seguire Luigi Di Maio nella sfortunata scissione dal M5s. Spadafora da tempo invita i centristi a unirsi: «Concretamente ci vuole un bel bagno di realtà», ha ricordato in una recente intervista al Corriere della sera. «Noi realtà del centro nate di recente abbiamo percentuali simboliche dello zero virgola. A stento si arriva all’1 per cento. Nessuna ha scaldato i cuori a tal punto da pensare che da sola può farcela. Non c’è stato a sinistra “l’effetto Vannacci”. Non si può continuare ad andare ognuno per la sua strada, se vogliamo bene al Paese». L’aiuto di Schlein a Rifondazione comunista.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Vincenzo Spadafora (Imagoeconomica).

Tra i “piccoli”, anche se lontanissimo dal centro, c’è anche Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo, a cui Elly Schlein ha di recente “prestato” il senatore dem Andrea Crisanti, passato al Misto in modo da consentire al partito di raccogliere “solo” 1500 firme per collegio. Insomma, gruppi, listini e movimenti che da soli hanno percentuali da prefisso telefonico, ma insieme possono fare numero insieme alle forze principali del campo largo (Pd, M5S e Avs) per raggiungere l’agognato 42 per cento che farebbe scattare il premio di maggioranza.

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Andrea Crisanti (Imagoeconomica).

Le mosse interne al centrodestra

Dall’altra parte, nel centrodestra, il centrino è meno affollato. C’è Noi Moderati di Maurizio Lupi, che nacque su ispirazione di Ignazio La Russa per “svuotare” Forza Italia, fallendo l’obiettivo (è inchiodato da anni all’1 per cento). Ora subirà pure la concorrenza di Sud chiama Nord di Cateno De Luca e dell’ex viceministra conque stelle all’Economia Laura Castelli, che punta al 2 per cento su scala nazionale e in Parlamento ha avuto l’aiutino di Giorgia Meloni, che gli ha prestato un suo deputato, Luca Sbardella, sempre in chiave anti-firme. Cateno De Luca sarà a Roma col suo movimento nei prossimi tre giorni per una kermesse dove si alterneranno ministri e giovedì ci sarà pure la premier. Meloni è stata generosa anche nei confronti di Marco Rizzo, prestandogli il senatore di Fdi Antonio Guidi, che ha fondato a Palazzo Madama la componente del nuovo partitino Italia Domani, nato dalle ceneri di Democrazia Sovrana Popolare. «Escludo di candidarmi col centrosinistra», ha assicurato l’ormai rossobruno Rizzo, ormai sempre più bruno e sempre meno rosso. E per la Meloni tutto fa brodo.   

Da Ruffini a Onorato: le mosse dei centrini per correre alle Politiche
Cateno De Luca (Imagoeconomica).

L’ultima di Gedi? Un team building a colpi di padel

Non si vive solo di piani industriali. Dopo l’arrivo della nuova proprietà e il rilancio editoriale, c’è tempo persino per un po’ di team building a tema sportivo. E se sei a Roma, cosa c’è di più praticato e popolare del padel? Così il Gruppo Gedi ha deciso di organizzarci un torneo per dipendenti. Appuntamento nella Capitale domenica 29 novembre, in un centro sportivo dedicato. La nuova gestione delle Risorse umane ci tiene. E ha chiamato a raccolta tutti: «L’obiettivo? Passare qualche ora insieme, divertirci e fare squadra. Non serve essere campioni, né aver mai preso in mano una racchetta: si gioca in coppia e, se vuoi partecipare ma non hai un partner, pensiamo noi agli abbinamenti».

Partecipazione gratuita, iscrizione entro il 15 novembre

Dunque, dopo la trasferta ad Atene del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Theo Kyriakou, ecco un’altra iniziativa del nuovo corso greco che travalica i confini del Gruppo e diventa una curiosità dal magico mondo dei giornali. La partecipazione è gratuita e aperta a chiunque. Per le iscrizioni c’è tempo fino al 15 novembre. Con tanto di messaggio motivazionale finale: «Che tu sia un giocatore esperto o alla prima partita, l’importante è esserci. Ci farebbe davvero piacere incontrarvi in campo. Ci vediamo a padel!». Allora che fa, batti lei?

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi

Tutto accade ora. Non c’è futuro e nemmeno storia. Tutto rischia di apparire inspiegabile, anche le rivolte che stanno mettendo a soqquadro Milano, Bologna e altre città italiane ed europee. Oscurate le cause, che pure hanno radici, e incapaci di immaginare un domani quale che sia, è il qui e ora che si impone. Con lo sguardo corto di chi è più interessato a ristabilire lo status quo che a interrogarsi sulle ragioni di una protesta che ha carattere di massa e che sembra confermare la fine di un’epoca e forse annunciare una nuova stagione sociale. 

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Scontri tra polizia e casseur a Milano (Ansa).

I nuovi modelli culturali

Le novità che offre questa ribellione dei giovani europei non vengono colte, ma nemmeno ci si rende conto che sono numerosi i dejà-vu. Di assolutamente inedito c’è la giovanissima età dei rivoltosi e il modo in cui movimenti di massa vengono convocati in pochissimo tempo. Anche se i flash mob, chiamate alle armi che si formavano in un attimo e altrettanto rapidamente si scioglievano, attorno al 2010 hanno avuto grande popolarità e le primavere arabe furono innescate dai social, segnatamente Twitter. Inediti sono invece i modelli culturali portati in piazza dalla Generazione Z: studenti e ragazzi vestiti da Batman, Chucky e persone travestite da Pepe the Frog o sventolanti la bandiera pirata di One Piece. L’assenza di capi, di leader dichiarati è un altro fattore che rende misteriosa la protesta e favorisce il diffondersi di teorie dietrologiche sulle quali ritorneremo. Ora vorrei segnalare tre fatti storici che illuminano il presente.

Da Stoccolma 1956 a Bologna 1977

Come ha ricordato Roger Caillois nel suo fondamentale I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, a Capodanno del 1956 Stoccolma fu teatro di una rivolta violenta che esplose improvvisa per le vie del centro, con protagonisti giovani e giovanissimi che assaltarono la polizia. Allora come oggi si trattava di assembramenti di adolescenti, sfide alle forze dell’ordine e atti di vandalismo. Nel 1968 l’allora ministro della Gioventù e dello Sport francese François Missoffe, inaugurando una piscina all’Università di Nanterre, si rivolse agli studenti che cominciavano a scendere nelle piazze parigine invitandoli a farsi un bel tuffo per rinfrescare le loro idee rivoluzionarie. Oggi i poteri pubblici non si concedono battute, non si danno nemmeno il tempo di pensare e corrono subito a varare provvedimenti da stato di guerra. Nel 1977 a Bologna scoppiò una violenta rivolta urbana innescata dall’uccisione del giovane Francesco Lorusso, studente di medicina e militante di Lotta Continua. Tanti furono gli espropri proletari, allora di moda e praticati un po’ ovunque, che sulla stampa internazionale si riassunsero nell’immagine delle forme di Parmigiano-Reggiano che rotolavano fuori dal ristorante Cantunzein. Allora la fame degli esclusi dal banchetto consumista era anche simbolica, ma aveva a che fare con il cibo. I giovani saccheggiatori di oggi puntano invece gli oggetti firmati.

Le azioni sembrano ispirate a serie tv e videogiochi

L’immaterialità della griffe segnala che il conflitto è diventato più immaginario. Al punto che si può parlare di violenza spettacolare. Di azioni che paiono ispirate da videogiochi, serie tv e film violenti, sceneggiate social dove i cattivi sono molto cattivi. «La protesta nell’epoca dello spettacolo virale», titola un bell’articolo di The Conversation. D’altronde non viviamo nella società dell’eccesso? Non si può ignorare il contesto e il fatto che ciò che pare inspiegabile ha profonde radici sociali. Ma il problema è che le “questioni sociali” sono da almeno 20 anni sparite dal dibattito politico e dall’attenzione dei governi che sin qui si sono succeduti. Quello attuale aggiunge solo un’ottusità che fa il paio con il furore securitario. 

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Una scena di Stress dei Justice (da Youtube).

La società si è dissolta insieme con le questioni sociali

È così che i problemi reali e le cause che li determinano vengono fagocitati da un allarmismo che produce emotività e parole a caldo anziché discorsi meditati. Ma sparisce anche la società, come struttura regolatrice di conflitti e comunità che non è pura sommatoria di individui. La povertà e non i poveri, così come la ricchezza e non i ricchi devono tornare a essere una questione sociale e non individuale. Allo stesso modo del lavoro, della casa, dei trasporti, della sanità. Diritti fondamentali, costituzionali che al momento restano pura declamazione, carta straccia. È un «capitalismo brutale». Così lo definisce il filosofo Slavoj Zizek, spiegando che la realtà è ben diversa da quella che viene raccontata dai media asserviti al potere, oggi identificato come un sistema di capitalismo sfrenato, lasciato correre liberamente e che si appoggia a governi fortemente conservatori.

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Corteo contro il caro-vita a Torino.

L’analfabetismo politico e la disaffezione per il voto

Ora se questioni sociali, tendenze autoritarie e crisi della democrazia dovrebbero essere il motore della ribellione studentesca, mancano obiettivi precisi di lotta. Certo il caro-vita, il caro-studio, il caro-spesa alimentano la protesta, ma la richiesta al momento è genericamente rivendicativa. Qui si evidenzia il vuoto politico di una o forse due generazioni cresciute senza essere passate da luoghi e momenti formativi di vita partitica. L’analfabetismo politico, che si manifesta anche nella crescente disaffezione per il voto e in una polarizzazione che ha cancellato l’idea stessa del confronto, è oggi il problema più serio che dovremmo affrontare. Ma non lo è perché è sparita la consapevolezza che cambiamento e progresso sociale sono stati il prodotto di lotte collettive. È il “noi” che deve tornare a essere protagonista. Che questo sia il tema lo si comprende anche dal furore repressivo della pubblica autorità oltre che dai vari tentativi di distrazione che sembrano attualizzare la “strategia della tensione” dei decenni Settanta e Ottanta. La «guerra ibrida» evocata dal ministro Guido Crosetto e l’ipotesi di una regia esterna se non dimostrate sono perfette per alimentare paure e sospetti. E anche per non rispondere all’unica domanda seria che si dovrebbe rivolgere al ministro: abbiamo gli strumenti per difenderci?

Il Movimento 17 ottobre annulla le piazze: «Ne sceglieremo altre all’ultimo minuto»

«La strategia è la seguente: le piazze iniziali non sono più valide. Non andate in piazza Duomo, in piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro», ovvero le Forze dell’Ordine. È il messaggio diffuso dal Movimento 17 ottobre, che aveva chiamato di nuovo alla mobilitazione indicando i punti di ritrovo per i manifestanti in varie città d’Italia. La protesta è confermata. Ma, dopo le misure adottate dal governo, cambieranno le modalità.

Il comunicato del Movimento 17 ottobre

Alle 14:30 in punto di domani, sabato 14 ottobre, in ogni città, saranno comunicati tre concentramenti. «Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. Ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce». Poi alle 15:30 il Movimento 17 ottobre renderà nota la piazza finale: i tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati». E poi: «In meno di due giorni è stato scritto, approvato ed è entrato in vigore un provvedimento che per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo», scrive il Movimento 17 ottobre. «Un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano».

International Artery Film Festival, sabato 24 ottobre la finale a Concorezzo

Si avvia alla conclusione l’International Artery Film Festival, un appuntamento dedicato al cinema internazionale, alla cultura e alla scoperta di nuovi talenti che ha raccolto l’attenzione del mondo cinematografico internazionale con oltre 3 mila opere provenienti da oltre 100 Paesi. La serata finale si terrà sabato 24 ottobre, alle ore 20.30, al Cineteatro San Luigi di Concorezzo. Le premiazioni dei vincitori si uniranno a musica, spettacolo e alla presenza di importanti protagonisti del cinema e dello spettacolo italiano.

Conduzione affidata ad Arianna Ciampoli, ad Antonio Catania il Premio alla Carriera

A condurre l’evento sarà Arianna Ciampoli, volto noto della televisione italiana e conduttrice capace di unire eleganza, ritmo e grande capacità di dialogo con gli ospiti. Accanto a lei, il pubblico potrà assistere all’intervento di Sergio Sgrilli, che porterà sul palco la sua esperienza di attore e intrattenitore, aggiungendo alla serata un momento di spettacolo e comicità. La musica avrà un ruolo altrettanto importante grazie a Nicol Manenti, che interpreterà alcuni celebri brani tratti dalle colonne sonore di film, creando un ideale filo conduttore tra cinema e musica. Particolarmente significativo sarà inoltre il momento dedicato ad Antonio Catania, al quale il Festival conferirà un Premio alla Carriera, riconoscendo il percorso di uno degli interpreti più apprezzati del cinema italiano.

Un Festival che valorizza il cinema ma anche il territorio

La serata sarà dunque molto più di una semplice cerimonia di premiazione. Sarà un’occasione per celebrare il cinema nelle sue diverse forme con protagonisti, musica, intrattenimento e riconoscimenti che accompagneranno il pubblico verso la conclusione della prima edizione del Festival. Una manifestazione alla cui visibilità ha contribuito la presenza di Rai Cultura in qualità di media partner, un riconoscimento di particolare prestigio che sottolinea la rilevanza culturale del progetto e il suo legame con il mondo del cinema e della cultura italiana. Il progetto, realizzato con il patrocinio del Comune di Concorezzo, della Provincia di Monza Brianza e di Confimi Monza Brianza, oltre ad aver creato un luogo di incontro tra cinema italiano e internazionale, valorizzando opere, autori e interpreti, ha inoltre costruito uno stretto rapporto con il territorio e le istituzioni. Si è infatti legato alla città attraverso importanti iniziative culturali tra cui la mostra fotografica ospitata a Villa Zoia, storico luogo della comunità e oggi uno degli spazi culturali più significativi di Concorezzo.