Il Pd e i riformisti in fuga: anatomia di una diaspora che non fa sistema
Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù… Il riformismo italiano è in cerca d’autore, di leadership, di direzione. Nel frattempo però si limita a togliere il disturbo. Dal Pd, tendenzialmente. Marianna Madia lunedì ha lasciato il partito di Elly Schlein, non una sorpresa a dire il vero. I riformisti delle chat riformiste aspettavano questo annuncio riformista da tempo. Questione di giorni, di mesi, di anni, ma alla fine l’ex ministra dei governi Renzi e Gentiloni si è congedata, ha spiegato che proseguirà la battaglia altrove, dentro Italia viva ma da indipendente (una definizione invero assurda, ma tant’è), per liberare l’Italia da Giorgia Meloni e i suoi.

I tentennamenti di Delrio e il futuro di Comunità Democratica
E ora? Ora potrebbero andarsene altri; quello di “indiziato speciale a lasciare il Pd” da qualche tempo è diventato una professione. Il primo che viene in mente è Graziano Delrio, che punterebbe a far crescere Comunità Democratica, l’associazione nata per dare sfogo e spazio ai cattolici del centrosinistra che non sanno che farsene dello schleinismo. Il passo in avanti potrebbe essere quello di dare vita a una Cosa Centrista, ma Delrio – pur molto presente nel dibattito pubblico, con le sue idee che non convergono con quelle della segreteria – ha fin qui sempre evitato di fare la mossa successiva, quella che conduce fuori dal partito. Forse perché fuori dalla chiesa democratica non v’è salvezza e anche il più scazzato fra i riformisti sa che lo spettro del 2 per cento è sempre in agguato.

La solita Pina nel fianco
Ma ci sono anche altri nomi che vengono in mente. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, quasi quotidianamente evidenzia i limiti della segreteria del Pd, in uno scontro continuo che come minimo le potrebbe costare l’esclusione dalle liste al prossimo giro. Anche lunedì ha sferzato il Nazareno, parlando all’Ansa, dopo l’uscita di Madia: «È un silenzio preoccupante e onestamente inspiegabile quello del Nazareno su una ferita dolorosissima per il Pd: l’addio di una delle fondatrici del partito, Marianna Madia. L’uscita di Madia non può essere derubricata a fatto personale, racconta un disagio che riguarda la natura del partito e per questo non meriterebbe affatto il silenzio come risposta». In fondo è lo stesso silenzio che viene riservato anche a Picierno, quando parla di Russia e viene attaccata dai filo putiniani eccetera eccetera.

Gori pronto a un congresso che forse non ci sarà
Giorgio Gori, europarlamentare del Pd, sembra essere pronto a tutto, ha passato gli ultimi mesi a costruire un dialogo tra il Pd e quei mondi che l’attuale segreteria non sembra voler affatto presidiare (gli imprenditori). Pronto a tutto, persino a un congresso se ci dovesse mai essere, anche se lo stesso ex sindaco di Bergamo non pensa che effettivamente ci sarà; d’altronde l’unica competizione che Schlein stavolta condivide, avalla, accetta è una in cui non c’è partita. Una non-partita, insomma, che peraltro non danneggi troppi chi è appena passato – occhiali a goccia e bagagli – nelle file della maggioranza, vale a dire Stefano Bonaccini, il cui ruolo di presidente del Pd regge finché gli viene garantito lo spazio di alfiere riformista. Un ruolo su cui in diversi ex compagni di Energia Popolare, a cominciare da Lorenzo Guerini, hanno qualcosa da ridire.

Il vero problema dei riformisti è la modalità del dissenso
Ma il problema più grosso dei riformisti, oggi, è la modalità di dissenso. Se ne vanno alla spicciolata, prima Elisabetta Gualmini (verso Azione), ora Madia (verso Italia viva), quasi per caso, a distanza di molte settimane, senza una prospettiva organica. Rompono ma non del tutto, perché rimangono comunque nell’alveo del campo largo, specie ora che Renzi è diventato il primo tifoso, novello portavoce, dell’alleanza di centrosinistra per provare a battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. Traslocano, semmai, senza fare troppi danni. Il rischio di questa spicciolata è che diventi sterile, non produca niente se non altro spaesamento, in attesa che le Politiche si compiano. La vittoria referendaria ha senz’altro rinvigorito Schlein, spingendo la notte più in là. Ma i riformisti sembrano ipotizzare che l’anno prossimo per Schlein, alle elezioni, quando non ci saranno (forse) magistrati a far campagna elettorale con l’opposizione, arriverà una secchiata d’acqua gelida.








































