Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.

L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».

Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda

Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).

Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio

Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.

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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.

L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»

A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».

Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola

Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa

SpaceX ha adottato politiche di governance aziendale che eroderanno in maniera sostanziale le tipiche tutele degli azionisti, conferendo al fondatore Elon Musk un’autorità esecutiva praticamente illimitata quando – entro la fine dell’anno – l’azienda produttrice di razzi verrà quotata in Borsa.

Le “precauzioni” adottate da Musk con SpaceX

Alcuni estratti del prospetto informativo per l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, forniti alla Securities and Exchange Commission e esaminati da Reuters, mostrano che la società sta combinando azioni con diritto di voto plurimo, arbitrato obbligatorio, norme più severe sulle proposte degli azionisti e la legge societaria del Texas per conferire a Musk e altri dirigenti un ampio controllo. Allo stesso tempo, è prevista una drastica limitazione della facoltà degli investitori di contestare il management, intentare cause legali e imporre votazioni su questioni di governance. Insomma, l’unica persona che potrà licenziare Musk sarà Musk stesso, visto che manterrà il controllo della maggioranza.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa
Componenti di un razzo realizzato da SpaceX (Imagoeconomica).

Le limitazioni non scoraggeranno gli investimenti

Secondo gli esperti di corporate governance, Musk sta strutturando SpaceX in modo da proteggere l’azienda dalle critiche degli azionisti, come successo con Tesla. Gli investitori del marchio di veicoli elettrici hanno contestato Musk su diverse questioni, ad esempio per il suo pacchetto retributivo da mille miliardi di dollari all’acquisizione della sua azienda di energia solare SolarCity. Per gli analisti, queste limitazioni non dovrebbero scoraggiare i potenziali investitori, disposti ad accettare di rinunciare ad alcuni dei loro diritti come il prezzo da pagare per partecipare a quella che si preannuncia come la più grande offerta pubblica iniziale della storia. SpaceX punta a incassare fino a 75 miliardi di dollari e raggiungere una capitalizzazione di 1.750 miliardi di dollari.

Irama giudice di X Factor al posto di Achille Lauro

Irama è stato scelto da Sky come quarto giudice di X Factor 2026 al posto di Achille Lauro, che si è chiamato fuori dal talent show dopo due edizioni. Lo scrive Luca Dondoni, speaker di RTL 102.5 e giornalista de La Stampa. Come “erede” di Achille Lauro continua a girare anche il nome di Tananai.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»

È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).

Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia (Ansa).

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Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.

È morto Ted Turner, fondatore della Cnn

Addio a Ted Turner, fondatore della Cnn, morto all’età di 87 anni. Lo riferisce l’emittente statunitense citando un comunicato della Turner Enterprises. Originario dell’Ohio, oltre che un imprenditore è stato un dirigente sportivo, un filantropo – ha fondato la Fondazione delle Nazioni unite -, un attivista e un ambientalista. Ha anche creato il cartone animato Captain Planet per educare i bambini al rispetto dell’ambiente. A renderlo famoso è stata la sua visione audace di fornire notizie da tutto il mondo in tempo reale, a tutte le ore. La Cnn è infatti stata il primo canale all news della storia. Nel 1991 fu nominato Uomo dell’anno dalla rivista Time per «aver influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia».

Thompson: «Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn»

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato della Cnn, ha dichiarato in una nota: «Ted era un leader intensamente coinvolto e impegnato, intrepido, impavido e sempre pronto a sostenere un’intuizione e a fidarsi del proprio giudizio. Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn. Ted è il gigante sulle cui spalle stiamo, e oggi ci prenderemo tutti un momento per riconoscere lui e il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo». Poco più di un mese prima del suo ottantesimo compleanno nel 2018, Turner aveva rivelato di avere la Demenza a corpi di Lewy, un disturbo cerebrale progressivo. All’inizio del 2025, era stato ricoverato in ospedale per un lieve caso di polmonite prima di riprendersi in una struttura di riabilitazione. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.

Hantavirus, la nave da crociera MV Hondius attraccherà a Tenerife

La nave da crociera MV Hondius con il focolaio di hantavirus attraccherà sabato 9 maggio sull’isola di Tenerife (nel porto di Granadilla) e i passeggeri stranieri saranno evacuati nei rispettivi Paesi d’origine. Lo ha annunciato la ministra spagnola della Sanità, Monica Garcia, dopo la riunione interministeriale alla Moncloa sulla crisi sanitaria. I 14 spagnoli che viaggiano sulla nave saranno sottoposti a controlli alle Canarie e trasferiti poi in aereo a Madrid, dove trascorreranno un periodo di quarantena in un ospedale militare. L’imbarcazione al momento è ancorata al largo di Capo Verde.

Il presidente delle Isole Canarie è contrario alla decisione di Madrid

Termina così lo stallo sulla MV Hondius, la nave da crociera partita dall’Argentina su cui sono verificati alcuni casi di hantavirus, con tre decessi (e probabilmente una trasmissione da uomo a uomo). Fernando Clavijo, presidente del governo delle Isole Canarie, si era infatti opposto al piano del governo di Pedro Sanchez di consentire l’attracco della nave nell’arcipelago. «Se i passeggeri sono sani e salvi, non ha senso che debbano venire alle Isole Canarie per essere rimpatriati, potrebbero farlo dall’aeroporto internazionale di Capo Verde», aveva dichiarato.

L’Oms: «Basso il rischio complessivo per la salute pubblica»

Intanto, tre pazienti affetti da hantavirus sono stati appena evacuati dalla MV Hondius e sono in viaggio verso i Paesi Bassi per ricevere cure mediche. Lo ha reso noto Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiungendo che l’organizzazione continua a collaborare con l’armatore della nave, oltre che con i governi di Capo Verde, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Sottolineando che «il rischio complessivo per la salute pubblica rimane basso», Ghebreyesus ha inoltre affermato che la situazione della nave da crociera colpita da hantavirus non è simile all’inizio della pandemia di Covid.

Zelensky: «Mosca ha violato la tregua, agiremo di conseguenza»

Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che la Russia ha violato il cessate il fuoco, con un «evidente disprezzo per la salvaguardia delle vite umane», aggiungendo che l’Ucraina, «sulla base dei rapporti serali delle nostre forze armate e dell’intelligence», deciderà come agire di conseguenza. Il cessate il fuoco unilateralmente dichiarato da Kyiv, in risposta a quello richiesto da Putin per le celebrazioni della Giornata della vittoria del 9 maggio, è scattato a mezzanotte. Stando alle accuse, sei ore dopo Mosca l’ha violato sferrando un nuovo attacco. Gli allarmi sono scattati in diverse regioni ucraine e le autorità di Zaporizhzhia hanno segnalato un raid aereo contro attrezzature industriali nella zona. «Questo dimostra che la Russia rifiuta la pace e che i suoi falsi appelli al cessate il fuoco del 9 maggio non hanno nulla a che fare con la diplomazia. A Putin interessano solo le parate militari, non le vite umane», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Buttafuoco: «Alla Biennale selezioniamo opere, non passaporti»

«Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso l’altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato». Lo ha detto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di presentazione della 61esima edizione, affrontando il tema della presenza russa alla manifestazione.

Buttafuoco: «Qui un unico veto, all’esclusione preventiva»

Buttafuoco ha inoltre detto: «Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna».

I riferimenti alle parole di Mattarella e Meloni

Buttafuoco, nel suo discorso, ha anche citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale «ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia». Da qui la scelta di consentire la partecipazione alla Russia. Poi un commento alle parole di Giorgia Meloni: «A precisa domanda ha detto: “La Fondazione Biennale di Venezia è autonoma, non sono d’accordo ma…” ed è proprio quel ma, e la ringrazio, ha confermato sgargiante e definitiva la libertà e l’autonomia»

L’ambasciatore russo: «Inaccettabili diktat dell’Ue»

Inaugurando il padiglione della Russia alla Biennale, l’ambasciatore in Italia Alexey Paramonov ha detto che c’è «qualcosa di veramente morboso e irrazionale nell’ossessione dell’Ue di perseguitare la cultura e l’arte» di Mosca «attraverso sanzioni e ogni sorta di restrizione». E poi la difesa di Buttafuoco: «È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la Direzione della Biennale, siano diventate bersaglio di inaccettabili e brutali diktat e pressioni da parte dell’Ue i cui burocrati grigi e senza volto hanno fatto di tutto per abbassare la “cortina di ferro” e impedire qualsiasi scambio tra i Paesi Ue e la Russia». La Commissione europea ha inviato una seconda lettera alla Biennale per condannare la decisione di far partecipare la Federazione Russa.

Il blitz di Pussy Riot e Femen con lancio di fumogeni

Questa mattina ai Giardini della Biennale di Venezia c’è stato inoltre un blitz di Pussy Riot e Femen, che hanno lanciato fumogeni in segno di protesta contro l’apertura del padiglione russo. Assieme alle attiviste anti-Putin anche qualche centinaio di manifestanti aderenti a gruppi e movimenti vicini ai dissidenti russi.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Le sirene di Mediaset stanno per caso ammaliando Fiorello? Lo showman siciliano ogni giorno invia messaggi a Pier Silvio Berlusconi, tra telefonate-parodia e veri e propri appelli. L’ultimo mercoledì su Rai2 nel corso della Mattinanza, che poi è la versione del giorno dopo della Pennicanza. Fiorello ha evocato un suo possibile futuro fuori dalla Rai, corroborato dall’invito a Pier Silvio di acquistare il Teatro delle Vittorie, messo in vendita dal servizio pubblico tra le polemiche. «Potrebbero essere dei terzi a comprare», ha esordito lo showman. Poi, rivolgendosi al ceo di Mfe MediaForEurope, ha aggiunto: «Cosa sono 7 milioni di euro per te, più altri 7 per ristrutturarlo?». Quindi, ammiccante, ha insinuato: «Se Pier Silvio lo compra…». Come ormai molti spifferano in Rai, sì, a quel punto Fiorello potrebbe pure passare a Mediaset, per andare in onda dal teatro che era stato caro a Pippo Baudo.

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Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

Del resto un invito a passare al Biscione era arrivato lo scorso marzo direttamente dal secondogenito del Cav. «Ho modo di ascoltare poco Fiorello, ho un rapporto con lui di totale simpatia, lo abbraccio», aveva detto Pier Silvio Berlusconi in occasione dell’incontro sul bilancio aziendale. «L’unica critica che posso fargli è che dovrebbe venire a fare televisione da noi». Vedremo.

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Pier Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

Andrea Morricone all’Aniene

Metti un Maestro al Circolo Canottieri Aniene. Andrea Morricone, direttore d’orchestra e figlio di Ennio, ha chiesto di poter essere ammesso all’esclusivo club. A presentarlo due big: Giovanni Malagò, che dell’Aniene è presidente onorario, e Giampaolo Letta. I soci sono chiamati a esprimersi dal 21 al 25 maggio, ma si presume che nessuno avrà da obiettare.

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Andrea Morricone (Imagoeconomica).

Sala contro Roma. E Gualtieri…

Beppe Sala, da Milano, tuona contro i super poteri a Roma Capitale. «Penso che non sia giusto che ci sia una legge speciale solo per Roma Capitale», ha sottolineato il sindaco di Milano. «Bisogna ripartire dalle tre grandi città metropolitane che sono Napoli, Roma e Milano, oppure allarghiamo le città metropolitane». Roberto Gualtieri, il primo cittadino della Città eterna, un politico «che ormai non conosce confini alle proprie ambizioni, dopo aver conosciuto il valore dei social», sibilano i maligni, ha risposto a modo suo festeggiando ufficialmente i nuovi 800 dipendenti assunti dal Comune di Roma. Un vero e proprio esercito di impiegati e funzionari, donne e uomini che poi serviranno anche a dare il via alla gestione dei super poteri. «La Capitale è solo una», ripetono dal Pd romano, «un partito nel partito» che sta consolidando il proprio apparato e che, affermano anche a destra, «vincerà a mani basse le prossime elezioni comunali, sempre con Gualtieri, mentre Sala chissà dove sarà, forse in qualche giardinetto», si maligna.

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Roberto Gualtieri e Beppe Sala (Imagoeconomica).

Oscar di Montigny tra i farmacisti

Tutti lo conoscono perché fa parte della famiglia Doris. Marito di Annalisa Sara Doris, figlia di Ennio e sorella di Massimo, Oscar di Montigny, scrittore, divulgatore e per anni dirigente Mediolanum, venerdì sarà uno dei protagonisti del convegno promosso dall’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti nell’ambito di Cosmofarma 2026, in programma a BolognaFiere. L’incontro, dal titolo “Essere previdenti. Il primo investimento sulla propria professione”, si terrà nel pomeriggio «e rappresenta un’occasione di approfondimento sui principali strumenti previdenziali e assistenziali a disposizione dei farmacisti lungo tutto il ciclo professionale». Al centro del dibattito, il tema della sostenibilità delle carriere nel settore farmacia, alla luce delle «evoluzioni normative e delle nuove esigenze di tutela, con particolare attenzione alle misure di welfare integrato, al sostegno alla genitorialità e alle iniziative dedicate ai giovani professionisti». Ad aprire i lavori sarà il presidente Enpaf, Maurizio Pace, quindi Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (è stato anche parlamentare di Forza Italia), fino ad arrivare al «comunicatore» Oscar di Montigny che «analizzerà l’evoluzione dei paradigmi professionali e sociali». Anni fa, per lui, si parlava di un futuro da sindaco di Milano…

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Oscar di Montigny (Imagoeconomica).

Frittella per Confagricoltura

Come moderatore è molto ricercato: Marco Frittella, ormai pensionato Rai, ha trovato un modo per non andare ai giardinetti. E così, lunedì 11 maggio, nella sede di Confagricoltura a Palazzo Della Valle a Roma, condurrà la presentazione della nuova edizione del Rapporto AGRIcoltura100. Tra gli ospiti, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, Luca Filippone, direttore generale Reale Group e Sergio Marchi, direttore generale Ismea. 

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Marco Frittella (Imagoeconomica).

Mahmood al fast food

Mahmood è brand ambassador di un fast food. Burger King Italia ha dato il via alla collaborazione «con una tra le voci più iconiche e amate del panorama musicale italiano contemporaneo», ovvero Mahmood, e «la partnership trova la sua massima espressione nella campagna dedicata ai nuovi Baby Burger: è qui che il cantautore firma lo spot con una serie di barre create per l’occasione, sintetizzando alla perfezione quell’incontro tra attitudine, stile e personalità che caratterizza questa nuova evoluzione del brand».

Una scelta artistica e commerciale che non stupisce troppo. Mahmood segue infatti le orme dei colleghi Achille Lauro e Ghali che, rispettivamente nel 2025 e nel 2022, hanno collaborato con la concorrente McDonald’s.

Campbell chiede il cellulare di Giorgia Meloni a Varvello

Dopo l’addio «con rammarico» alla Rai, Marco Varvello si è messo a scrivere per i giornali: eccolo su La Stampa con interviste a personaggi britannici famosi. Mercoledì è la volta di Alistair Campbell, l’uomo che «ha condiviso la stagione blairiana, ha lavorato e conosciuto bene l’ex ministro Peter Mandelson». Campbell, il «potentissimo portavoce e braccio destro di Blair nei governi a cavallo del Millennio, poi consulente di vari governi fino a scalare oggi le classifiche dei podcast con il suo popolarissimo The rest is politics. Un pubblico da milioni di ascoltatori. Incontrarlo alla vigilia del voto che vede il rinnovo di migliaia di amministrazioni locali inglesi, nonché dei parlamenti di Scozia e Galles, è come indossare occhiali che mettono a fuoco i sommovimenti dell’elettorato britannico e consentono di vedere con maggiore chiarezza la crisi delle nostre democrazie», scrive Varvello.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Marco Varvello (Imagoeconomica).

Si arriva a discutere di Donald Trump da cui in Europa sembrano prendere tutti le distanze, compresa la premier italiana Giorgia Meloni. Una scelta che Campbell giudica positiva. «Credo poi che sotto sotto sia anche contenta della sconfitta di Orbán», sottolinea. «È stato rimosso l’ultimo dei pasdaran di Trump nell’Unione europea. La vostra premier gode di un buon credito nel mondo politico britannico. Prima era conosciuta solo come esponente della estrema destra europea, come Marine Le Pen. La sua svolta pragmatica la rende ora molto più interessante anche per il governo britannico. Se si arrivasse a una trattativa vera per il rientro del Regno Unito il governo italiano dovrebbe appoggiarci. Sarebbe interesse comune bilanciare l’equilibrio interno dell’Unione rispetto all’asse franco-tedesco». Tutto procede, fino al gran finale: prima di congedarsi, Campbell si ricorda del suo podcast: «A proposito, da tempo vorrei avere Meloni ospite, per caso hai il suo cellulare?».

Caso Claudia Conte, Piantedosi querela Dagospia

L’avvocato Roberto De Vita, su mandato del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha presentato atto di denuncia e querela nei confronti di Roberto D’Agostino, direttore responsabile di Dagospia, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. L’iniziativa, ha spiegato il legale, è stata presa «in relazione alla continuativa, massiva, seriale e persistente campagna diffamatoria, fatta di insistenza narrativa e amplificazione progressiva, attraverso oltre 50 unità comunicative nell’arco di poche settimane tra articoli, rilanci, flash, citazioni indirette, foto didascalie e post», che «con incessanti e infondate affermazioni, insinuazioni e allusioni» ha attribuito a Piantedosi di «aver fatto ottenere illegittimamente incarichi pubblici anche retribuiti ed altre munificenze pubbliche alla dottoressa Claudia Conte». Questo “tam tam” da parte di Dagospia, spiega De Vita, ha «ingenerato nell’opinione pubblica la convinzione» che il ministro dell’Interno abbia «asservito la propria funzione istituzionale a presunti interessi personali», cosa che ha leso «gravemente la reputazione e l’integrità personale, professionale ed istituzionale» del titolare del Viminale.

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Caso Claudia Conte, Piantedosi querela Dagospia
Roberto D’Agostino (Imagoeconomica).

La replica di Dagospia: «Fatto solo giornalismo»

Questa la replica di Dagospia: «Piantedosi non ha il coraggio di parlare della sua relazione con Claudia Conte, ma solo di querelare per diffamazione Dagospia, che ha fatto il suo mestiere, raccontando la sfavillante carriera della prezzemolona ciociara. Dovrebbe essere Piantedosi a chiarire il perimetro di una relazione extraconiugale mai smentita, per fugare dubbi e ombre visto il delicato incarico ricoperto di ministro della legalità. Chiedersi quale sia stato il ruolo giocato dalla liaison nella carriera di Claudia Conte non è “campagna diffamatoria”: è solo giornalismo!».

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Caso Claudia Conte, Piantedosi querela Dagospia
Claudia Conte (Imagoeconomica).

Le opposizioni chiedono di sbloccare la riforma Rai: «Non garantiamo lavori in commissione»

Le opposizioni hanno scritto al presidente della commissione Bilancio del Senato, Nicola Calandrini, e a Claudio Fazzone, presidente della commissione competente per materia, per sbloccare l’iter del ddl di riforma della Rai. «Il 17 settembre 2025 il comitato ristretto della commissione Ambiente e Lavori pubblici ha adottato un nuovo testo, dopo di che non è accaduto più nulla», denunciano in una nota comune, ricordando che il nuovo testo del comitato ristretto «risulta tuttora fermo in attesa del parere della commissione Bilancio che, nonostante i ripetuti solleciti, non è stato ancora espresso». In assenza di risposte positive – si legge nella nota, le opposizioni «non garantiranno più un ordinato svolgimento dei lavori della commissione Bilancio».

Quasi pronto un memorandum Usa-Iran per la fine delle ostilità

Iran e Stati Uniti starebbero finalizzando la stesura di un memorandum per mettere fine alla guerra. Lo riporta Axios, citando funzionari anonimi a conoscenza del dossier. A condurre il negoziato sull’intesa, in 14 punti, sarebbero Steve Witkoff e Jared Kushner per parte americana e diversi funzionari iraniani, sia direttamente che attraverso i mediatori. Fonti pakistane confermano i progressi. Il testo dichiarerebbe la fine del conflitto nella regione e l’inizio di un periodo di 30 giorni di negoziati su un accordo dettagliato per aprire lo stretto di Hormuz, limitare il programma nucleare iraniano, revocare le sanzioni statunitensi e rilasciare gradualmente i fondi iraniani congelati.

Le reciproche restrizioni verrebbero revocate gradualmente durante i 30 giorni

Le nuove trattative potrebbero avvenire a Islamabad o Ginevra. Le restrizioni dell’Iran sul trasporto marittimo attraverso lo stretto e il blocco navale degli Stati Uniti verrebbero gradualmente revocate durante i 30 giorni. Se le trattative fallissero, le forze statunitensi potrebbero ripristinare il blocco o riprendere l’azione militare, ha spiegato una fonte Usa. A quanto si apprende, i mediatori americani si aspetterebbero una risposta iraniana entro 48 ore. Intanto Trump ha sospeso l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate a Hormuz.

Esselunga, Claude Sarrailh nuovo ceo e dg

A partire dai primi di novembre Claude Sarrailh, attualmente ceo di Ahold Delhaize per Europa e Indonesia, assumerà il ruolo di amministratore delegato e direttore generale di Esselunga. Lo ha reso noto l’azienda in una nota. Nel primo incarico Sarrailh sostituirà Marina Caprotti, la più giovane delle figlie del fondatore Bernardo, mentre nel secondo prenderà il posto di Gabriele Villa, che lascerà in vista del pensionamento.

Esselunga, Claude Sarrailh nuovo ceo e dg
Un superstore Esselunga (Imagoeconomica).

Sarrailh dal 2014 al 2018 ha guidato Metro Italy

Sarrailh vanta oltre 30 anni di esperienza nel retail business, maturata in gruppi globali come Carrefour, Metro e, appunto, Ahold Delhaize. «Dopo quasi 10 anni dalla scomparsa di mio padre, si apre per Esselunga una nuova fase di evoluzione e rafforzamento della governance», ha dichiarato Caprotti (che resterà presidente esecutivo): «Siamo convinti che il contributo di Sarrailh porterà nuovo slancio allo sviluppo dell’azienda e al rafforzamento del nostro brand, in continuità con il nostro piano strategico e con i valori che da sempre ci contraddistinguono». Sarrailh conosce direttamente anche il mercato italiano: dal 2014 al 2018 ha infatti guidato Metro Italy, prima di assumere la responsabilità di Metro China fino al 2021.

Antitrust, istruttoria nei confronti di società del gruppo Glovo e di Deliveroo

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di alcune società del gruppo Glovo (Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy) e una nei confronti di Deliveroo Italy per possibili condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Le società avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (come il codice etico e le sezioni “chi siamo” sui loro siti web), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponderebbe al vero. In particolare, ciò è accaduto per quanto riguarda le condizioni di lavoro e il rispetto della legalità nella gestione dei rider, con riferimento anche al modello operativo e all’algoritmo utilizzato dalle due società. I funzionari dell’Autorità, con l’ausilio della Guardia di finanza, hanno svolto ispezioni nelle sedi di Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy e nella sede di Deliveroo Italy.

Colpita una portacontainer francese in transito nello Stretto di Hormuz: ci sono feriti

La nave portacontainer francese San Antonio è stata colpita mentre transitava nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato in un comunicato CMA CGM, colosso francese delle spedizioni (è la terza compagnia al mondo), spiegando che alcuni membri dell’equipaggio sono rimasti feriti e che l’imbarcazione ha subito danni. I feriti sono stati evacuati e stanno ricevendo assistenza medica: si tratterebbe di cittadini filippini.

L’attacco nel giorno della sospensione del Project Freedom

La San Antonio è stata attaccata lo stesso giorno in cui Donald Trump ha sospeso in via temporanea il Project Freedom, cioà l’operazione lanciata il 3 maggio per facilitare l’uscita delle navi dallo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha dichiarato di aver ordinato la sospensione per verificare se «per verificare se l’accordo con l’Iran possa essere finalizzato e sottoscritto».

La Corte dei conti boccia la nomina di Mattei, capo di gabinetto di Schillaci

Il consiglio di presidenza della Corte dei conti ha bocciato la nomina di Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, a consigliere della stessa Corte. A chiedere il parere era stata l’Associazione magistrati della Corte dei conti, che aveva domandato formalmente al Consiglio di presidenza di valutare rigorosamente i requisiti professionali che la legge richiede per poter essere nominati consiglieri. Secondo l’Associazione, Mattei aveva un profilo carente sul fronte della preparazione giuridica in quanto è un «professionista con formazione specialistica in ambito medico, e non un giurista o un avvocato» (ndr è un ginecologo). Era stato proposto in quota governo – vicino a Fratelli d’Italia, è stato sindaco ad Albano Laziale e assessore regionale presso la giunta Polverini – e sulla sua nomina era stata presentata anche un’interrogazione da parte del Movimento 5 stelle. Il deputato Alfonso Colucci l’aveva definito «amico di Giorgia e Arianna Meloni», ritenendo la sua nomina «il più classico dei provvedimenti improntati ad amichettismo». Il parere negativo dell’organo di autogoverno della Corte non è comunque vincolante, anche se ha un peso rilevante. Ora la palla passa al governo, che dovrà valutare come procedere.

Stretto di Hormuz, Trump sospende il Project Freedom

Donald Trump ha sospeso temporaneamente il Project Freedom, ovvero l’operazione lanciata per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz duramente condannata dall’Iran, «al fine di verificare se l’accordo» con Teheran «possa essere finalizzato e sottoscritto». La decisione, ha spiegato Trump su Truth, è stata presa «su richiesta del Pakistan e di altri Paesi, in considerazione del formidabile successo militare conseguito durante la campagna contro l’Iran» e anche perché «sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti iraniani». Il blocco navale imposto dalla Marina Usa ai porti della Repubblica Islamica resterà in vigore, ha precisato il presidente Usa.

È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi

È morto a 69 anni Evaristo Beccalossi, ex calciatore ricordato soprattutto per la militanza nell’Inter e molto amato dai tifosi nerazzurri. Lottava da oltre un anno contro le conseguenze di un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito a gennaio del 2025.

È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi
È morto l’ex calciatore Evaristo Beccalossi

La carriera di Evaristo Beccalossi, bandiera dell’Inter

Trequartista mancino molto dotato tecnicamente ma discontinuo nel rendimento, Beccalossi era cresciuto nel Brescia – squadra della sua città – per poi passare all’Inter nel 1978. In sei anni di permanenza a Milano collezionò 217 presenze in tutte le competizioni e mise a segno 37 reti, tra cui una doppietta nel derby con Milan vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979. Vinse da protagonista lo scudetto nel 1980 e poi la Coppa Italia nel 1982.

Finita l’esperienza nerazzurra giocò una stagione alla Sampdoria (con cui vinse un’altra Coppa Italia) e poi una nel Monza, in B. Successivamente tornò a Brescia dove rimase per due stagioni, di cui la prima in Serie A ma conclusa con la retrocessione. Terminò la carriera da professionista al Barletta, in Serie B. Successivamente giocò nei dilettanti prima nel Pordenone e poi nel Breno. Nonostante il talento, Beccalossi non giocò mai in Nazionale maggiore, fermandosi a 3 presenze nell’under 21 e in 4 nell’Olimpica. Dopo il ritiro dal calcio, divenne molto popolare come commentatore in tivù.

Il monologo di Paolo Rossi sui due rigori sbagliati

Curiosità: nel 1992 l’attore e tifoso nerazzurro Paolo Rossi portò in scena il monologo intitolato Lode a Evaristo Beccalossi, nella quale ricordava la partita di Coppa delle Coppe del 1982 Inter-Slovan Bratislava, in cui il fantasista sbagliò due calci di rigore a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano

Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, è atteso per giovedì 7 maggio in Vaticano. Lo scopo dell’incontro con Leone XIV, in agenda per le 11.15 del mattino, è raffreddare il clima fin troppo acceso dello scontro fra Casa Bianca e Santa Sede delle scorse settimane. Il presidente Donald Trump, seguito da esponenti della sua Amministrazione – dal vice JD Vance al segretario della Difesa Pete Hegseth – ha infatti preso di mira Prevost per aver espresso la sua netta contrarietà all’intervento militare degli Usa in Iran. Dopo giorni di attacchi personali rilanciati anche da canali tv e media del mondo MAGA, sembrava però che la strategia fosse cambiata. Inviare Rubio in Italia anche per riportare il conflitto pubblico con la Chiesa di Roma in un abito istituzionale sembrava la scelta giusta per spegnere uno dei focolai politici che incendiano la scena politica americana.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Marco Rubio e alle sue spalle Pete Hegseth (Ansa).

Il nuovo attacco di Trump e la risposta di Leone

Tuttavia, rispondendo a un istinto profondo, e forse a malumori crescenti verso le istituzioni cattoliche a stelle e strisce che si sono schierate compatte con Leone, Trump non ha mollato la presa e, conversando con il conduttore Hugh Hewitt della rete conservatrice Salem News Channel, ha rincarato la dose: «Penso che il Papa stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Lui pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Beh, è di Chicago, deve imparare parecchie cose…». Un nuovo attacco frontale al Pontefice, che dimostra ancora una volta come il capo della Casa Bianca si muova calpestando costantemente la grammatica istituzionale.

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Donald Trump (Imagoeconomica).

Dal canto suo Leone ha replicato che «la missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace». «Chi mi critica per annunciare il Vangelo», ha aggiunto, «lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi non c’è nessun dubbio. Spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio». Il tutto è avvenuto alla vigilia della visita di Rubio in Italia e in Vaticano. Così la missione del segretario di Stato (cattolico e con ambizioni presidenziali) rischia di essere azzoppata in partenza. Certo non mancheranno le buone maniere diplomatiche, ma è chiaro che rimarrà una certa freddezza nelle relazioni fra Casa Bianca e Santa Sede.

«L’influenza normativa» del Papa va oltre la religione

Un osservatore attento delle vicende vaticane come il gesuita padre Antonio Spadaro, ex direttore di Civiltà cattolica, in un commento scritto per l’agenzia cattolica asiatica Ucanews, descrivendo il ruolo del Papa nell’attuale scenario internazionale in relazione alla visita di Rubio, ha sottolineato: «La Santa Sede è un attore diplomatico singolarmente peculiare: non dispone di una forza militare, non esercita una significativa influenza economica, eppure esercita una sorta di influenza normativa – una capacità di rimodellare la grammatica morale del conflitto – enormemente sproporzionata rispetto al suo peso materiale». Così «quando Papa Leone XIV dichiara che la guerra è impensabile, o moralmente indifendibile, non sta semplicemente esprimendo un’opinione religiosa. Sta ridefinendo i confini di ciò che si può dire nella vita pubblica, con reali ripercussioni sulle alleanze, sull’opinione pubblica globale e sulla legittimità percepita di qualsiasi potenza che aspiri a presentarsi come forza di stabilità».

Gli attacchi di Trump a Leone XIV rischiano di azzoppare la visita di Rubio in Vaticano
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

I nuovi vescovi Usa anti-Trump

Forse il tentativo di Trump è quello di intimorire il Pontefice a suon di interventi imbarazzanti e attacchi personali, ma difficilmente Prevost cederà di fronte a tutto questo. Di certo, gli ultimi segnali arrivati dal Vaticano non vanno in questa direzione. Si consideri, infatti, che fra i nuovi vescovi americani nominati dal Papa ci sono il nuovo ausiliario di Washington, il reverendo 46enne Robert Paul Boxie III, cappellano di Harvard, che aveva duramente criticato lo smantellamento dei programmi sulla diversità, equità e inclusione (DEI), e un difensore degli immigrati come monsignor Evelio Menjivar-Ayala. Nato in El Salvador, il nuovo vescovo di Wheeling-Charleston, West Virginia, arrivò da clandestino negli Usa nel 1990 e ha ottenuto la cittadinanza nel 2006. Una scelta che rafforza il messaggio del Papa sull’immigrazione: i nuovi arrivati, quando accolti e integrati, possono contribuire alla crescita del nuovo Paese in cui vivono. D’altro canto, il pontefice sta nominando vescovi originari dell’America Latina e del Sud-Est asiatico, Paesi dai quali è forte l’immigrazione diretta negli Stati Uniti, segno inequivocabile di una visione opposta a quella dell’amministrazione repubblicana protagonista di una violenta campagna di espulsioni accompagnata da una chiusura ermetica delle frontiere.

Il messaggio di Prevost alle Charities americane

La Casa Bianca ha inoltre cancellato anche i programmi tradizionalmente confermati dai presidenti Usa – democratici e repubblicani – di accoglienza verso un certo numero di richiedenti asilo ogni anno, con particolare attenzione a chi proveniva da Paesi in guerra. Programmi storicamente finanziati dalla Casa Bianca, che vedevano le istituzioni cattoliche in prima fila nella gestione dei rifugiati. Non a caso il Pontefice ha ricevuto in Vaticano, un paio di giorni fa, il Consiglio Direttivo di Catholic Charities Usa, l’articolata e forte rappresentanza delle organizzazioni caritative cattoliche che svolgono un ruolo centrale nella rete dell’assistenza sociale negli States. Rivolgendosi dunque alle Charities americane, il Papa ha affermato che nell’esercizio del loro ministero è necessario cercare «di trovare soluzioni a situazioni disumane, di alleviare la sofferenza di individui e famiglie e di alleggerire il fardello di quanti sono oppressi da difficoltà e conflitti. In tutte queste circostanze deve essere la carità di Cristo a spingervi nel vostro lavoro quotidiano». «Vale a dire», ha aggiunto, «il desiderio di portare ad altri aiuto materiale con l’amore e il cuore di Gesù, perché è in quell’amore che troveranno sollievo autentico e rispetto della loro dignità». Un messaggio chiaro per chi, alla Casa Bianca e dintorni, gioca a sostituirsi a Cristo in qualche meme, improvvisa lezioni di teologia e brandisce la Bibbia come fosse un randello. 

Il campione paralimpico Matteo Bonacina arrestato per abusi e stalking

L’atleta paralimpico Matteo Bonacina, arciere della Nazionale azzurra, è stato arrestato per abusi sessuali e stalking. Lo riporta Repubblica, spiegando che la procura di Roma ha aperto un’indagine su di lui partendo dalle denunce delle presunte vittime. Secondo le accuse, tra il 2019 e il 2024 avrebbe molestato cinque atlete e un’allenatrice. In occasione delle Paralimpiadi del 2024, avrebbe tentato di violentare una giovane azzurra dopo essersi introdotto nella sua camera. «Si è buttato verso di me con il fisico. Io gli chiedevo cosa stesse facendo e lui mi diceva “Sul pulmino eri così bella, mi ecciti”», ha raccontato lei. Negli anni precedenti avrebbe inviato foto intime corredate da messaggi a sfondo sessuale e preteso da una collega Nazionale un perizoma rosso come portafortuna. Bonacina, 41 anni e campione di tiro con l’arco, è stato posto agli arresti domiciliari.