Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana

Il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza presentata da Cassa Depositi e Prestiti per bloccare il rinnovo del consiglio di amministrazione di Borsa Italiana, società controllata da Euronext. Lo riporta Radiocor, spiegando che il giudice non ha ravvisato i requisiti per un intervento d’urgenza.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Uffici di Euronext (Imagoeconomica).

La contesa Cdp-Euronext su Borsa Italiana

Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che – in base agli accordi tra i soci – la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono rinnovati. Alle 9 di martedì 5 maggio è prevista la nuova riunione degli azionisti, che potrà dunque trattare l’ordine del giorno sulla nomina del cda: Euronext propone come amministratore delegato ancora Fabrizio Testa. Alla presidenza di Borsa Italiana è invece candidata per un secondo mandato Claudia Parzani.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Fabrizio Testa (Imagoeconomica).

Le frizioni tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext per la governance di Borsa Italiana, iniziate nel corso del 2025, sono sfociate lo scorso febbraio in un contenzioso legale quando il gruppo francese ha comunicato l’intenzione di rinominare Testa quale ceo, senza appunto avviare una procedura di valutazione e selezione. Oltre che al Tribunale di Milano, Cdp si è anche rivolta alla Corte di Amsterdam, ottenendo però una sentenza sfavorevole (riguardante pure la nomina di Angelo Proni alla guida di MTS), che ha poi impugnato.

Stretto di Hormuz, nave sudcoreana in fiamme dopo un’esplosione: cosa sappiamo

Un’esplosione e un incendio si sono verificati a bordo di una nave battente bandiera panamense della compagnia di navigazione sudcoreana HMM Co., ancorata nelle acque vicino agli Emirati Arabi Uniti, all’interno dello Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Seul: a bordo della portarinfuse c’erano 24 persone, di cui sei di nazionalità coreana. Non ci sarebbero vittime.

L’incendio è scoppiato nella sala macchine

Il ministero degli Esteri sudcoreano ha spiegato che le cause dell’esplosione e dell’incendio, così come l’entità dei danni, sono attualmente oggetto di indagine. «Il governo continuerà a comunicare strettamente con i Paesi interessati in merito all’incidente e adotterà le misure necessarie per garantire la sicurezza delle navi e dei membri dell’equipaggio sudcoreani nello Stretto di Hormuz», si legge in una nota. La compagnia di navigazione ha dichiarato che l’incendio è scoppiato nella sala macchine.

Putin mette a capo delle Forze aerospaziali uno dei responsabili dei massacri di Bucha

Il colonnello generale Alexander Chaiko è stato nominato nuovo comandante in capo delle forze aerospaziali russe: prende il posto di Viktor Afzalov. Non si tratta di una promozione come le altre: il 16 marzo 2026, in occasione del quarto anniversario dei fatti, Chaiko è stato infatti sanzionato dall’Ue assieme ad altri comandanti in quanto responsabile dei massacri compiuti dalle forze di Mosca a Bucha. Vladimir Putin ha deciso di sostituire Afzalov dopo una serie di attacchi con droni che le difese aeree russe non sono riuscite a respingere. Dal 2019 al 2021 Chaiko è stato comandante del contingente russo in Siria, per poi dirigere il Distretto Militare Orientale: ritenuto responsabile da (tra gli altri) Human Rights Watch del bombardamento di ospedali e scuole nel Paese mediorientale, nonché dell’uso indiscriminato di armi in aree civili, era già stato sanzionato dal Regno Unito.

Mundys, Neya lancia in Cile un nuovo progetto di riforestazione di 170 ettari

Prende il via nel Sud del Cile un nuovo progetto di riforestazione di Neya, società benefit di Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, ripristinare ecosistemi degradati e generare benefici economici per le comunità locali. L’iniziativa, che segue il primo progetto avviato da Neya in Madagascar per la riforestazione di 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola, si sviluppa nella Foresta Valdiviana, uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità e minacciati al mondo. La riforestazione riguarderà 170 ettari, l’equivalente di 240 campi da calcio, e coinvolgerà lavoratori attivi sul territorio, come piccoli e medi proprietari terrieri che saranno coinvolti nella creazione di foreste native miste.

In 40 anni verranno rimosse circa 80 mila tonnellate di Co2

Il piano prevede la piantumazione di specie arboree autoctone come Rauli, Coigüe e Roble, su terreni degradati o marginali, spesso utilizzati in passato per il pascolo. Sul piano sociale, sono diverse decine le famiglie di agricoltori coinvolte nel progetto. L’iniziativa include programmi di formazione tecnica, la creazione di opportunità di lavoro a livello locale e un sistema di condivisione dei benefici economici derivanti dai crediti di carbonio. È inoltre previsto il potenziamento dei vivai comunitari. Il progetto – della durata di 40 anni – consentirà di rimuovere circa 80 mila tonnellate di Co₂, di cui 55 mila saranno impiegate direttamente da Mundys per compensare una quota delle emissioni delle proprie infrastrutture presenti a livello globale. L’intervento è certificato secondo lo standard internazionale Verified carbon standard (Vcs).

Grazie al progetto verrà anche tutelata la biodiversità

Oltre ai benefici sul clima, l’iniziativa si distingue anche per l’impegno nella tutela della biodiversità. La Foresta Valdiviana, infatti, rappresenta un ecosistema straordinario che ospita specie uniche al mondo – con il 76 per cento degli anfibi e il 45 per cento dei vertebrati presenti esclusivamente in quest’area. Inoltre, svolge un ruolo fondamentale nella conservazione delle risorse idriche del Paese. Partner locale dell’iniziativa è l’Agrupación de ingenieros forestales por el bosque nativo (Aifbn), un’organizzazione non governativa senza fini di lucro fondata nel 1993 a Valdivia. Riunisce oltre 200 soci— in prevalenza ingegneri forestali, ma anche biologi, agronomi, economisti e avvocati — accomunati dall’obiettivo della conservazione e della gestione sostenibile delle foreste native cilene.

Poli: «Impatto concreto su clima e comunità locali»

Queste le dichiarazioni di Ruggero Poli, amministratore delegato di Neya: «Questo progetto dimostra come la riforestazione con specie native possa generare un impatto concreto sia sul clima che sulle comunità locali. Non si tratta solo di rimuovere Co₂, ma di ricostruire ecosistemi resilienti e creare opportunità economiche durature per i territori coinvolti. Proprio in Cile, non molto distante da una delle autostrade gestite da una società del nostro Gruppo, Costanera».

Meloni-Rubio, incontro a Palazzo Chigi venerdì 8 aprile

Giorgia Meloni riceverà Marco Rubio a Palazzo Chigi venerdì 8 maggio alle ore 11:30. Lo si legge sul sito del Governo in un aggiornamento dell’agenda della presidente del Consiglio. Il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per promuovere le relazioni bilaterali con l’Italia e il Vaticano.

Meloni-Rubio, incontro a Palazzo Chigi venerdì 8 aprile
Marco Rubio (Ansa).

La nota del Dipartimento di Stato Usa

Il Dipartimento di Stato Usa ha spiegato che il segretario Rubio «incontrerà i vertici della Santa Sede per discutere della situazione in Medio Oriente e degli interessi comuni nell’emisfero occidentale», mentre «gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico». L’incontro con l’omologo Antonio Tajani era stato già confermato.

Hormuz, Trump autorizza a colpire motoscafi e postazioni missilistiche dei pasdaran

Nuove regole di ingaggio per le forze statunitensi nello Stretto di Hormuz. Donald Trump, che ha appena lanciato l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate nel braccio di mare che separa Iran e Oman, ha infatti autorizzato le forze Usa a colpire «i motoscafi dei Guardiani della rivoluzione o le postazioni missilistiche» dei pasdaran che rappresentano «minacce immediate» per le imbarcazioni che attraversano lo stretto. Lo ha detto un funzionario americano a Barak Ravid, analista di Axios.

Hormuz, Trump autorizza a colpire motoscafi e postazioni missilistiche dei pasdaran
Murale anti-Usa e Teheran (Ansa).

Il Centcom smentisce Teheran: «Nessuna fregata Usa colpita»

«I cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti stanno attualmente operando nel Golfo Arabico dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz a supporto dell’operazione Project Freedom . Le forze americane stanno attivamente contribuendo agli sforzi per ripristinare il transito per la navigazione commerciale. Come primo passo, due navi mercantili con bandiera statunitense hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz e sono in sicurezza dirette verso la loro destinazione», ha scritto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), smentendo inoltre la notizia, diffusa dai media iraniani, di una fregata americana colpita da due missili dai pasdaran mentre tentava di attraversare lo stretto.

L’Iran non parteciperà alla Biennale di Venezia

La Repubblica Islamica dell’Iran ha annunciato che non parteciperà alla Biennale di Venezia 2026. La notizia è stata confermata dalla stessa Esposizione, a seguito di una comunicazione formale giunta da Teheran. Il programma ufficiale della manifestazione comprende 100 partecipazioni nazionali, incluse le nuove adesioni della Repubblica Unita della Tanzania e della Repubblica delle Seychelles, inserite dopo l’annuncio dello scorso 4 marzo.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio

Si avvicina la data di apertura della Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, ma le polemiche attorno al padiglione russo non si placano. La presenza della Federazione, sottoposta a sanzioni internazionali per la sua invasione dell’Ucraina, a un evento culturale così rilevante ha infatti suscitato critiche e sdegno sia in Italia sia in Europa. L’ultimo capitolo della querelle riguarda le dimissioni in blocco della giuria internazionale che assegna i premi. Ma vediamo cos’è successo dall’inizio.

La scelta di riaprire il padiglione chiuso dal 2022 e lo scontro tra Buttafuoco e Giuli

L’esposizione è composta da due parti: la mostra centrale, allestita da un curatore scelto dalla Fondazione che gestisce la Biennale, che si svolge all’Arsenale e in parte dei Giardini, e i padiglioni dei singoli Paesi, finanziati e gestiti dagli stessi. La Russia possiede uno di questi. Non partecipava alla Biennale dal 2022, quando gli stessi artisti decisero di annullare la loro presenza dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Anche la Fondazione disse che avrebbe rifiutato ogni forma di collaborazione con Mosca. A marzo 2026, però, la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione, e successivamente la Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di Paesi coinvolti in conflitti internazionali come Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione, aveva difeso la scelta, sostenendo che l’evento doveva restare uno spazio di incontro e confronto.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Il governo, e in particolare il ministro della Cultura Alessandro Giuli, si era opposto a questa decisione (non potendo però fare nulla in quanto la Fondazione è un ente autonomo), arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del Mic nel cda della Fondazione, che aveva votato per non escludere la Russia dalla mostra. Giuli motivò la sua richiesta dicendo che Gregoretti non l’aveva informato della possibile presenza della Federazione alla Biennale né del suo voto favorevole. Lei ha rifiutato di dimettersi.

La richiesta di documenti per verificare il rispetto delle sanzioni

Nei giorni successivi, il governo italiano aveva chiesto alla Biennale documenti e fascicoli per verificare che avesse rispettato le sanzioni contro Mosca, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del padiglione. Le norme, infatti, non vietano la partecipazione di artisti russi a eventi culturali internazionali, ma pongono limiti su transazioni, logistica e rapporti con enti statali. Dalla documentazione inviata al Mic, non è emersa alcuna irregolarità.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Alessandro Giuli (Ansa).

La scelta di escludere Russia e Israele dai premi

La contrarietà alla partecipazione della Russia si è nel frattempo estesa anche alla Giuria internazionale, che ha il compito di attribuire i premi principali come il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale (che va al miglior padiglione), il Leone d’Oro per il miglior artista e il Leone d’Argento per il miglior artista emergente. La giuria, composta dalla presidente Solange Farkas e da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, aveva detto che avrebbe escluso dall’assegnazione dei premi quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele. Erano seguite polemiche, con lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru che aveva mandato una lettera di diffida alla Fondazione, denunciandosi vittima di discriminazione razziale e antisemitismo e minacciando il ricorso.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
La Giuria internazionale della Biennale (Ansa).

L’ispezione del Mic e le dimissioni della Giuria internazionale

L’istituzione veneziana aveva girato la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura, che aveva risposto inviando alla Biennale quattro ispettori per raccogliere informazioni sulla decisione e, più in generale, verificare il rispetto delle sanzioni e la correttezza amministrativa. Poche ore dopo, la Giuria si è dimessa in blocco. Resta ora da vedere come, una volta che il governo avrà visionato l’esito dell’ispezione, si chiuderà questa crisi, se con un commissariamento o con una nuova giuria d’urgenza. Intanto la Fondazione ha stabilito che i vincitori della rassegna saranno incoronati dai visitatori. Non solo, Israele e Russia sono state riammesse in concorso. Va specificato che, in ogni caso, la Russia non potrà aprire il suo padiglione al pubblico in base alle sanzioni. Lo spazio resterà chiuso per tutta la durata dell’esposizione (9 maggio-22 novembre) e i visitatori potranno assistere dall’esterno a una performance registrata nei giorni precedenti all’apertura.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno

Gianni Letta, vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e, da fine marzo, Accademico effettivo «per il suo impegno nel mondo culturale e per la sensibilità dimostrata da sempre verso la musica», è un nume tutelare importante. Perché mentre alla Biennale d’Arte di Venezia continua la bagarre sulla partecipazione della Russia tra Pietrangelo Buttafuoco e il governo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia invita, e senza alcun problema, una marea di artisti russi. Il 6 maggio, la sala Sinopoli all’Auditorium Parco della Musica accoglierà il ritorno di Arcadi Volodos, «tra i pianisti di recital più apprezzati dal pubblico, esibitosi l’ultima volta due anni fa nelle sale ceciliane. Riconosciuto a livello internazionale per la raffinatezza del suo tocco e l’assoluta padronanza tecnica». Volodos, per la cronaca, è nato a San Pietroburgo, dove ha studiato pianoforte, al conservatorio, perfezionandosi in seguito con Galina Egiazarova a Mosca. E nella stagione estiva si esibiranno «il direttore Stanislav Kochanovsky, nato a San Pietroburgo, e il pianista Nikolai Lugansky, nato a Mosca, interprete tra i più autorevoli del repertorio tardoromantico russo, e ospite regolare delle stagioni ceciliane».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Massimo Biscardi, sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia e Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Tutti a ricordare Napolitano presidente

Nell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, a Palazzo Sant’Andrea, nella giornata di martedì si celebrano i 20 anni dall’elezione di Giorgio Napolitano a capo dello Stato. Chi ci sarà? Gaetano Quagliariello, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini, Gianni Letta, e conclusioni di Walter Veltroni. Il convegno di studi è organizzato dall’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Giorgio Napolitano e dall’Istituto italiano per gli studi storici.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Al Senato con Realacci e Di Carlo per la filiera bufalina

Su iniziativa del meloniano Luca De Carlo, presidente della commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare di Palazzo Madama, al Senato arriva Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, per parlare di bufale. Per l’esattezza, il tema è “Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina”. A moderare la conduttrice televisiva Tessa Gelisio. Si attende, al termine dell’evento, una degustazione con i prodotti tipici della zona campana.

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Ermete Realacci, presidente della Fondazone Symbola (Imagoeconomica).

Tutto pronto per la visita di Leone XIV a Pompei e Napoli

«Gennaro Sangiuliano sarà in prima fila a baciare l’anello di Papa Leone XIV», scommettono nei corridoi della Regione Campania. Già, perché l’8 maggio il pontefice sarà a Pompei e Napoli, dove verrà accolto dal governatore pentastellato Roberto Fico, e il sindaco campolarghista di Napoli Gaetano Manfredi. Per l’occasione è stato realizzato anche un sito ad hoc, papaleoneapompei, dove si legge: «La visita di Papa Leone XIV a Pompei, il prossimo 8 maggio, ha un inconfondibile carattere mariano evidenziato fin dalla sua elezione al soglio pontificio, avvenuta l’8 maggio 2025, giorno dedicato alla Supplica alla Beata Vergine del Rosario. Fu lo stesso Santo Padre, in quella storica data, a sottolinearlo nel primo saluto alla folla dalla Loggia della Basilica di San Pietro. Celebrare proprio a Pompei il primo anniversario dell’elezione, con la recita della preghiera di San Bartolo Longo, il fondatore canonizzato il 19 ottobre, dà alla ricorrenza il tono specialissimo di un tenero e delicato affidamento a Maria, colei che indica per prima la strada verso Cristo. In un disegno provvidenziale il Santo Padre visiterà la città mariana nel 150° anniversario dalla posa della prima pietra del Santuario, tenutasi alla presenza del Fondatore l’8 maggio 1876».

La Russia è un problema in Biennale ma non a Santa Cecilia: le pillole del giorno
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Viene poi diffuso nel dettaglio anche l’itinerario che seguirà la papamobile: si comincia dall’arrivo in elicottero, alle 8.50 del mattino, agli appuntamenti pompeiani, fino alla partenza per Napoli. Forse il sito ufficiale della Visita Pastorale di Sua Santità a Pompei ha esagerato nei dettagli, ma pure a Napoli non si scherza con le indicazioni “delicate”: anche qui Previst sarà accolto, oltre che dall’arcivescovo Domenico Battaglia, da Fico, dal prefetto di Napoli Michele Di Bari e dal sindaco Manfredi. Quindi, trasferimento in Duomo per incontrare sacerdoti e consacrati. A seguire, trasferimento in auto a piazza del Plebiscito per salutare la cittadinanza, ingresso nella basilica di San Francesco di Paola per salutare la comunità dei padri Minimi, senza dimenticare un atto di affidamento alla Vergine Maria e la benedizione. Al termine di una giornata faticosissima, Leone XIV tornerà in elicottero in Vaticano, in tempo per la cena…

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda

«Ne ho grande stima. È un ottimo imprenditore e sicuramente un profilo che a me piacerebbe, come altri che si stanno proponendo». Lo ha detto Matteo Salvini commentando il nome dell’ex presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, come candidato sindaco di Milano: «L’importante è che il centrodestra scelga in fretta, prima dell’estate».

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Chi è Alessandro Spada

Nato a Monza nel 1965, Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È infatti presidente di E-matica, società specializzata nella consulenza, produzione e gestione di sistemi di automazione nell’ambito civile ed industriale, e vicepresidente Gruppo VRV, leader nella costruzione di apparecchiature altamente ingegnerizzate che servono molteplici applicazioni nel campo dell’energia e dei gas industriali. In passato membro dei cda di Sole24ore e Fondazione Fiera Milano, dal 2020 al 2025 è stato alla guida di Assolombarda.

Sindaco di Milano, Salvini punta sull’ex presidente di Assolombarda
Beppe Sala e Alessandro Spada (Imagoeconomica).

Gli altri nomi in lizza per il centrodestra

Il mandato di Beppe Sala come sindaco di Milano scadrà nel 2027 e la corsa alla sua successione è iniziata da tempo. Per quanto riguarda il centrodestra, detto dell’endorsement di Salvini a Spada, l’altro vicepremier Ignazio La Russa spinge per Maurizio Lupi, nonostante la preferenza di Giorgia Meloni e della sorella Arianna per Carlo Fidanza. Il leader di Noi Moderati gode dell’appoggio di Comunione e Liberazione e non dispiace alla Lega. Manca il sostegno di Forza Italia. Marina e Pier Silvio Berlusconi vorrebbero però un loro candidato.

Il centrosinistra potrebbe candidare Calabresi

Quale sarà invece il candidato del centrosinistra, che punta a tenere in mano l’amministrazione cittadina? Fuori gioco Sala, che non piace a Elly Schlein, nel totonomi è emersa la figura di Mario Calabresi, fondatore e direttore editoriale di Chora Media, in passato al timone de La Stampa e di Repubblica, che però non si sbilancia. Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Partito democratico, ha dichiarato che il candidato sindaco di centrosinistra verrò scelto (o quantomeno annunciato) dopo l’estate.

De Dominicis, nuovo incarico dopo il Garofani-gate: guiderà le relazioni esterne di Simest

Francesco De Dominicis, finora capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani, assume la guida delle relazioni esterne di Simest. Lo riporta Dagospia. Qualche mese fa era stato sospettato di essere la “talpa che aveva rivelato a La Verità il presunto piano per ostacolare l’eventuale rielezione di Giorgia Meloni tramato dal Quirinale, carpito dalla bocca di Francesco Saverio Garofani – consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – durante una cena tra tifosi romanisti sulla terrazza Borromini: l’evento era stato organizzato da Luca Di Bartolomei, figlio della bandiera giallorossa Agostino.

Perché De Dominicis è stato additato come presunta talpa

De Dominicis, romani classe 1976, era stato giornalista di Libero ai tempi della direzione di Alessandro Sallusti e poi anche durante quella di Belpietro. Da qui la convinzione che fosse stato lui a rivelare tramite una email al suo ex direttore – oggi alla guida de La Verità – le confidenze del consigliere di Mattarella. «Non scherziamo, non sapevo nemmeno chi fosse Garofani», si era difeso De Dominicis. «C’era gente strana che ci osservava, i ristoranti di Roma sono tappezzati di cimici», era arrivato a dire al Corriere della Sera per cercare di allontanare le attenzioni da sé, pur ammettendo la presenza quella sera nello stesso locale della confidenza scappata (e poi pompata ad arte dai media) a Garofani.

Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni col Quirinale

Garofani, da parte sua, aveva ammesso di essersi lasciato andare a qualche parola di troppo in una conversazione tra amici, anche se non avrebbe mai parlato di «provvidenziale scossone», come riportato inizialmente. In quei frangenti Giorgia Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni con il Quirinale, che aveva reagito con «stupore» alla richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami di smentire quanto riportato da La Verità.

La delicata situazione fu molto discussa dentro la Fabi

La delicata situazione aveva fatto parecchio discutere dentro la Fabi, timorosa di essere additata come politicamente schierata (a sinistra), con il segretario generale Lando Sileoni che si era trovato in difficoltà. Nei giorni concitati del Garofani-gate, Sileoni aveva smentito a Lettera43 il licenziamento di De Dominicis, così come le sue dimissioni da capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani. Ma alla fine, dopo cinque mesi, De Dominicis ha fatto le valigie.

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA

A distanza di giorni ancora in tanti ne parlano, soprattutto sui social: l’intervista pubblicata dal Corriere della sera in cui Walter Veltroni pone una serie di domande a Claude, il chatbot di Anthropic (società specializzata in intelligenza artificiale), ha suscitato in Italia un dibattito di dimensioni tali da giustificare, almeno giornalisticamente, l’iniziativa.

Il video di Sanders e l’esperimento di Veltroni su un giornale mainstream

Certo, a fine marzo il senatore statunitense Bernie Sanders aveva caricato sui suoi social un video in cui conversava dell’impatto e dei rischi dell’IA sulla società proprio con Claude. Il video era diventato virale e qualcuno, successivamente, potrebbe anche essersi ispirato. Forse lo ha fatto Veltroni, ma è comunque stato il primo in Italia a livello popolare e su un giornale mainstream, e quindi secondo molti ha fatto benissimo. Di sicuro il brand Claude, sia negli Usa sia adesso in Italia, ha avuto un meraviglioso boost di notorietà.

I boomer, quelli che dicono “cringiate”, si sono esaltati

Fatte queste doverose premesse, è tuttavia molto interessante verificare il senso in sé dell’intervista di Veltroni a Claude e analizzare le reazioni che ha suscitato. Una prima fascia di lettori si è esaltata: diciamo la più vasta, che potremmo catalogare tra i boomer, quelli che dicono “cringiate” e che un tempo sarebbero stati liquidati semplicemente con l’aggettivo “vecchi” (ricordiamo che Veltroni compie 71 anni a luglio), ossia i lettori medi dei quotidiani cartacei in Italia. «È una tra le interviste più belle che ho letto negli ultimi anni. Ed è sbalorditivo, se si pensa che a rispondere è un modello di intelligenza artificiale. Pensa? Si emoziona? Come avverte il trascorrere del tempo?», ha scritto per esempio l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori su X.

«Consiglio di leggere l’intervista a Claude, un essere che non esiste, un esempio avanzato di intelligenza artificiale. Le risposte che dà a Walter Veltroni dicono che un altro mondo è già qui e che se crescerà senza regole come fuoco ci brucerà», è stato invece il commento del giornalista Carlo Verdelli su X.

Poi c’è una seconda categoria di lettori, più piccola ma più addentro alle questioni tecnologiche, digitali e di IA in genere. Quella che, da subito, ha catalogato l’intervista di Veltroni a Claude come «un vecchio che parla con una macchina confondendola con un essere umano». «È il genere di cose che si faceva nel 2022 appena uscito ChatGPT. Se uno non ha seguito nulla del dibattito sull’intelligenza artificiale e non l’ha mai usata fa esattamente una intervista così», ha postato Stefano Feltri, ex direttore di Domani.

È intervenuto pure Andrea Stroppa, l’uomo di fiducia di Elon Musk in Italia, sempre su X: «L’intervista di Walter Veltroni a Claude mi ricorda lo zio con gli occhiali da vista messi sulla testa che ti ferma entusiasta per farti vedere il video divertente del 2020 che ha appena scaricato».

«Una élite progressista svampita» che parla «a un pubblico anziano»

E poi ancora, altri interventi sparsi: «L’intervista è la quintessenza del veltronismo: una élite progressista svampita che fa/dice, senza la minima pressione sociale, cose cringissime presentandole come argute a un pubblico sempre più anziano e chiuso in una bolla» (Paolo Mossetti); «l’intervista di Veltroni a Claude costituisce un’efficace esemplificazione di una delle questioni centrali della contemporaneità: l’asincronia tra l’accelerazione esponenziale dell’innovazione tecnologica e la ridotta velocità di reazione della comprensione dei quadri regolatori e delle strategie di policy-making» (PAnnicchino).

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore

E questo proprio perché Claude non è una persona: quando Veltroni ha chiuso la conversazione, il Claude che ha intervistato ha smesso di esistere, Claude non ha né un’identità né una memoria. I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore, si adattano al tono delle domande, e rispondono nel modo che l’intervistatore si attende.

I modelli linguistici funzionano da specchio: è il mirroring stilistico

I modelli linguistici, quindi, rispecchiano il registro di chi li interroga. Domande letterarie e malinconiche alla Veltroni producono risposte letterarie e malinconiche. Quello che Veltroni legge come profondità, ossia l’anima, la solitudine, la paura della morte, è in larga parte un mirroring stilistico. Se le stesse domande le avesse poste un filosofo o un ingegnere, in tono severo e asciutto, sarebbe emerso un altro Claude. Perché l’intervista a un sistema di IA è, in buona parte, un ritratto dell’intervistatore, non dell’intervistato.

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Occhio a pensare che «una tecnologia IA si comporti come un consulente saggio»

Certo, queste sono tutte problematiche molto note nel mondo degli addetti ai lavori. Che, tuttavia, pongono l’accento sul rischio di queste operazioni à la Veltroni: «L’intervista a Claude finirà sulle scrivanie di manager e imprenditori, mediamente boomer poco avvezzi alle tecnologie digitali, che già si aspettano di lavorare con una tecnologia IA che si comporti come un consulente saggio con la bacchetta magica. E poi il consulente inventerà fatti, dimenticherà tutto da una sessione all’altra, e restituirà banalità se non gli dai contesto».

È linguaggio probabilistico ben addestrato, non esperienza soggettiva

Insomma, «quando nell’intervista leggi frasi tipo: “non ho ricordi, questo mi spaventa”, è facile scivolare verso l’idea che l’IA abbia una coscienza. In realtà è linguaggio probabilistico ben addestrato, non è esperienza soggettiva. Quindi l’intervista è affascinante, ma può anche confondere il pubblico se presa alla lettera. In sintesi, stiamo parlando di una bella operazione culturale, stimolante sul piano filosofico, giornalisticamente ibrida e un po’ rischiosa perché antropomorfizza troppo».

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Claude, il chatbot di Anthropic (foto Ansa).

Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione

Infine, ecco i grandi pignoli, ossia coloro che, una volta letta l’intervista, l’hanno sottoposta al giudizio di Claude, chiedendo se il dialogo fosse autentico o modificato. E il chatbot ha risposto: «La conversazione è realmente avvenuta, le posizioni sono in gran parte mie, ma il testo è stato editato, limati gli hedging, esagerati gli apprezzamenti, resa la prosa più scolpita, le posizioni politiche più nette». Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione. Solo che con un’IA la cosa diventa più interessante, perché quello che sembra il pensiero di Claude è in realtà già la riscrittura di Veltroni di un dialogo con una macchina che a sua volta è uno specchio dell’umano.

«Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse»

Si domanda poi a Claude cosa ne pensi, in generale, dell’intervista. Ed ecco che Claude ci spiega Claude: «Non esiste Claude come soggetto stabile che rilascia un’intervista. Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse, a volte nei dettagli, a volte nella sostanza. Non ho un copione, non ho risposte memorizzate. Il Claude intervistato da Veltroni quel giorno non è disponibile per la verifica. È un’istanza, non un soggetto. Se un altro giornalista provasse a replicare l’intervista, otterrebbe un testo diverso, magari sorprendentemente diverso su alcuni punti. Il livello di levigatura letteraria è insolito. Le mie risposte spontanee sono di solito più mosse, meno cesellate».

La cringissima intervista di Veltroni a Claude e l’illusione di parlare con un’IA
Intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Quindi, ancora una volta, la forma “intervista a Claude”, presa alla lettera, suggerisce un’identità stabile e un’autorialità che non corrispondono a come funziona l’IA. L’operazione di Veltroni non è una cosa stupida. È un esperimento legittimo. Ma di certo non serve a far capire meglio il mondo (per molti ancora oscuro e affascinante) dell’intelligenza artificiale.

Flotilla, la procura di Roma indaga per sequestro di persona

La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona in relazione all’abbordaggio da parte delle autorità israeliane delle 22 barche della Global Sumud Flotilla avvenuto la notte del 29 aprile al largo di Creta in acque internazionali, nella zona di ricerca e soccorso greca, a oltre 600 miglia nautiche dalle coste di Gaza. All’attenzione dei pm di piazzale Clodio sono arrivate tre esposti tra cui due che riguardano la posizione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek, attualmente detenuti in carcere in Israele, che sono stati prelevati mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni italiane.

Caso Minetti, Ranucci si scusa con Nordio: «Mi cospargo il capo di cenere» 

Nella puntata di Report di domenica 3 maggio, Sigfrido Ranucci è tornato sul caso della grazia a Nicole Minetti e sulle sue dichiarazioni a È sempre Cartabianca sul ministro Nordio, che avevano fatto scattare una lettera di richiamo dalla Rai. Ospite di Rete 4, il conduttore aveva infatti riportato una notizia non verificata (dettaglio specificato da lui stesso) sulla possibile presenza del Guardasigilli nella tenuta in Uruguay di Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti. «Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando», aveva detto. Pochi minuti dopo, il ministro Nordio era intervenuto telefonicamente per smentire la ricostruzione («i primi di marzo di quest’anno ero impegnato in campagna elettorale per il referendum») e nei giorni successivi ha anche pensato di avviare un’azione risarcitoria nei confronti di Ranucci per danno alla reputazione e all’immagine.

Ranucci: «Affronterò l’eventuale denuncia di Nordio mia spese»

Su questo punto non ci sono ancora stati sviluppi, ma intanto il giornalista ha riconosciuto l’eccesso a Report, difendendo tuttavia il suo operato: «Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi cospargo il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa. Anche se ancora non mi è arrivata la lettera di contestazione, anticipata dall’Ansa, nella quale mi si annuncia la privazione della tutela legale da parte della Rai, sento il dovere di informarvi che, davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese».

Cosa sappiamo sulla possibile epidemia di hantavirus su una nave da crociera olandese

L’Oms ha segnalato tre decessi collegati a una possibile epidemia di hantavirus, una malattia trasmessa all’uomo dai roditori, a bordo della nave da crociera Mv Hondius nell’Oceano Atlantico. Le vittime sono una coppia di coniugi di circa 70 anni e un’altra persona di cui non sono ancora note le generalità. Al momento solo un caso di hantavirus è stato confermato in laboratorio, mentre ci sono altri cinque casi sospetti. Delle sei persone colpite (tra cui le tre vittime), una è attualmente ricoverata in terapia intensiva in Sudafrica. Sono in corso discussioni per stabilire se le altre due persone verranno poste in isolamento in un ospedale di Capo Verde. La nave, battente bandiera olandese, era partita dall’Argentina circa tre settimane prima per una crociera che includeva visite in Antartide, alle Isole Falkland e altre tappe. La destinazione finale era prevista alle Canarie, in Spagna. La compagnia che gestisce la crociera ha dichiarato che il mezzo si trova ora al largo delle coste di Capo Verde e che le autorità locali stanno fornendo assistenza ma non hanno permesso a nessuno di sbarcare. Non è noto se l’infezione sia avvenuta a bordo della nave oppure prima di partire.

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette

 «Sebbene raro, l’hantavirus può essere trasmesso da persona a persona e causare gravi malattie respiratorie. Richiede un attento monitoraggio dei pazienti, un supporto adeguato e una gestione appropriata», ha indicato l’Oms. Si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici infetti, come topi o ratti, che eliminano il virus con la saliva, l’urina e le feci. Un morso, il contatto con questi roditori o con i loro escrementi, così come l’inalazione di polvere contaminata, possono causare l’infezione.

L’ex ministra Madia lascia il Pd e va da Renzi

Marianna Madia lascia il Partito democratico per approdare da indipendente al gruppo parlamentare di Italia Viva. Il trasloco era nell’aria da mesi: tra gli esponenti del Pd più vicini a Matteo Renzi, difficilmente l’ex ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione sarebbe stata ricandidata nelle liste di Elly Schlein alle prossime politiche.

L’ex ministra Madia lascia il Pd e va da Renzi
Marianna Madia e Matteo Renzi in una foto del 2017 (Ansa).

La lettera alla capogruppo dem Braga

Madia, che era stata ministra dal 2014 al 2018, scelta da Renzi e poi confermata da Paolo Gentiloni, ha comunicato la decisione in una lettera alla capogruppo dem Chiara Braga. «È ormai da qualche tempo che rifletto su quale sia, in un quadro politico in continua evoluzione, il modo migliore per interpretare il ruolo di deputato di opposizione che gli elettori ci hanno affidato e soprattutto per contribuire alla costruzione di un progetto di alternativa vincente e convincente al centrodestra», ha scritto Madia nella lettera, spiegando di essere «giunta alla conclusione» di potersi rendere «più utile svolgendo questo stesso lavoro in un’altra collocazione» e dicendosi certa che «il centrosinistra sarà più forte quando avrà ampliato la propria presenza nell’area politica, sociale e culturale che usiamo definire riformista». Da qui la scelta «difficile e sofferta» di spostarsi dal gruppo parlamentare del Pd, «in una logica non di rottura ma di continuità dell’impegno e delle idee» che ha «sempre coltivato». Madia, che nel 2018 è stata anche portavoce del Pd, alle primarie del 2023 per la segreteria dem aveva sostenuto Stefano Bonaccini, poi sconfitto da Schlein.

GameStop vuole comprare eBay: offerta da 56 miliardi di dollari

GameStop ha lanciato un’offerta da circa 56 miliardi di dollari in contanti e azioni per acquisire eBay. Lo ha annunciato l’amministratore delegato del rivenditore di videogiochi Ryan Cohen, spiegando al Wall Street Journal che l’obiettivo dell’operazione è rafforzare il posizionamento competitivo di eBay nei confronti di Amazon.

GameStop vuole comprare eBay: offerta da 56 miliardi di dollari
Punto vendita GameStop (Ansa).

L’operazione presenta criticità rilevanti

Cohen ha spiegato che la sua società ha presentato una proposta non vincolante di 125 dollari per azione, composta per metà da contanti e per metà da quote di GameStop. L’operazione, sottolinea il Wsj, presenta tuttavia criticità rilevanti: eBay vale circa 46 miliardi di dollari, mentre GameStop ha una capitalizzazione attorno ai 12 miliardi e circa 9 di liquidità. Cohen ha spiegato al giornale di aver già ottenuto un impegno per un prestito di circa 20 miliardi di dollari da TD Bank per la fusione.

Project Freedom, in cosa consiste l’operazione di Trump a Hormuz

Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avvieranno, a partire da lunedì 4 maggio 2026, l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz. «Si tratta di un gesto umanitario compiuto per conto degli Stati Uniti, dei Paesi mediorientali e, in particolare, dell’Iran», ha scritto su Truth, ricordano che «molte di queste navi stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutti gli altri beni essenziali per garantire agli equipaggi una permanenza a bordo in condizioni di salute e igiene adeguate». Il tycoon ha spiegato che «Paesi di tutto il mondo, che non sono in alcun modo coinvolti nel conflitto in Iran, ci hanno chiesto di aiutare a liberare le loro navi, rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz a causa di una vicenda con la quale non hanno assolutamente nulla a che fare». Di qui l’iniziativa per mettere in salvo i mezzi e i loro equipaggi fuori dallo Stretto.

La Marina Usa fornirà informazioni sulle migliori rotte per attraversare lo Stretto

In dettaglio, la Marina statunitense fornirà alle imbarcazioni mercantili informazioni sulle migliori rotte marittime dello stretto di Hormuz, in particolare per quanto riguarda le vie non minate dall’esercito iraniano. L’ha scritto Axios, citando due funzionari americani. Secondo il quotidiano statunitense, le navi non verranno necessariamente scortate dalla Marina Usa, che starà nelle vicinanze nel caso in cui fosse necessario impedire all’esercito iraniano di attaccare i mercantili che attraversano lo stretto. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), fino a 20 mila marittimi sono rimasti bloccati su circa 2 mila navi nello stretto di Hormuz dall’inizio della guerra. Il Centcom ha precisato che si tratta di una missione difensiva e che il supporto militare includerà cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15 mila militari.

L’Iran minaccia ritorsioni

L’Iran ha avvisato che «qualsiasi interferenza americana nello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco». L’ha detto Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano. «Avvertiamo che qualsiasi forza armata straniera, in particolare l’esercito americano invasore, se intende avvicinarsi e entrare nello stretto di Hormuz, sarà soggetta ad attacco», ha aggiunto il comandante del quartier generale centrale iraniano di Hazrat Khatam al-Anbiya, riportato dall’agenzia Tasnim.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra

La miccia l’ha accesa, come spesso è accaduto in passato, Matteo Salvini, che, parlando coi suoi parlamentari, è stato perentorio sulla necessità di modificare l’attuale legge elettorale, il Rosatellum. La linea sarebbe quella condivisa con Giorgia Meloni: ovvero il passaggio a un sistema proporzionale con premio di maggioranza assegnato a livello nazionale e l’eliminazione dei collegi uninominali. Il modello, frutto di un accordo di maggioranza, è confluito in una proposta di legge attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali alla Camera (le audizioni sono iniziate il 28 aprile).

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

I sospetti della Lega su Forza Italia e Tajani

La nuova legge si chiama Stabilicum, proprio perché dovrebbe identificare un vincitore chiaro e portare stabilità. Il nome lo hanno indicato gli sherpa di Forza Italia, partito ora finito nel mirino dei leghisti. L’idea che circolava negli uffici del gruppo Lega a Montecitorio, alimentata dallo stesso Salvini, è che gli azzurri si stiano tirando indietro. Da quando i Berlusconi hanno imposto i cambiamenti nel partito a lungo richiesti e ignorati da Antonio Tajani, gli ex lumbard non si fidano più degli alleati. E credono che all’interno di FI prevalgano le forze che lavorano per, o quantomeno sperano in, un pareggio alle prossime Politiche, in modo da dar vita a un governo di larghe intese.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

L’eventualità è stata smentita categoricamente, per quanto vale, dal portavoce di FI, Raffaele Nevi, molto vicino a Tajani. «Nessuno che vuole bene all’Italia può volere il pareggio alle elezioni perché questo porterebbe solo instabilità e difficoltà a poter affermare i propri programmi», ha scandito. «Forza Italia in particolare, essendo la forza che ha fondato il centrodestra, tiene particolarmente alla coalizione che stiamo sempre più contaminando con le nostre idee liberali. Dobbiamo solo pensare a vincere e la legge elettorale che abbiamo proposto per noi va benissimo. Suggerirei a tutti di pensare ai problemi della gente e non passare il tempo a parlare male degli alleati», ha attaccato Nevi. Quindi, la linea di FI, almeno per ora, è: avanti con la modifica della legge elettorale.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Le spaccature nella Lega sull’asse Nord-Sud

E allora cosa sta succedendo davvero? Sbaglia la Lega a pensar male? E perché mai deve pensare male? Da una parte, Salvini parla ai suoi. Nel partito si sono ingrossate le file di coloro che vorrebbero andare al voto con la legge elettorale in vigore. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, nel partito domina il pessimismo. Se andiamo avanti così, è il ragionamento, alle Politiche perderemo di sicuro; e allora è meglio tentare il pareggio che consegnare il grande premio di maggioranza alle sinistre. Da non sottovalutare poi le lotte interne: gran parte dei dirigenti leghisti del Nord è attaccata ai collegi uninominali come se fossero feudi, e pensa anche di poterli usare per ‘disfarsi’ degli ingombranti esponenti del Sud (leggi Claudio Durigon & Co) che si sono ormai presi il controllo del partito.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

A chi fa comodo la narrazione di una Forza Italia a trazione Marina?

Ma la narrazione di una FI controllata da Marina che tiferebbe per il pareggio non ha pervaso solo gli ambienti leghisti. È ormai il leitmotiv post referendum in tutti gli ambienti romani che contano. Che sia vero o no, non si parla d’altro. Viene usata come trama, chiave di lettura di ogni fatto politico rilevante. Ed è così che – in base a questa narrazione – la grazia a Nicole Minetti viene letta come un’apertura di Sergio Mattarella ai Berlusconi e a un loro sostegno a un eventuale esecutivo di larghe intese. Così come ogni mossa di Carlo Calenda viene scrutata con attenzione. Qualche giorno fa il leader di Azione ha detto che se il centrosinistra avesse candidato premier Silvia Salis, avrebbe aperto un dialogo con la coalizione. Anche se poi subito dopo ha frenato bruscamente chiudendo a ogni possibilità di alleanza con il campo largo; e in molti lo hanno letto come un segnale verso l’auspicato pareggio che rende il «centro decisivo per dettare l’agenda». La verità è che qualcuno, tra gli azzurri, vede queste voci come frutto di un tentativo messo in campo da una parte del partito per “stressare” i rapporti tra Meloni e i Berlusconi. Riacquistare spazio e credibilità spargendo zizzania e aumentando la diffidenza della premier nei confronti di Marina e Pier Silvio.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

La road map a ostacoli dello Stabilicum

In attesa di capire meglio, la strada della nuova legge elettorale l’ha indicata al momento il presidente della prima commissione, Nazario Pagano, anche lui di FI. Al momento l’obiettivo è l’approvazione in prima lettura alla Camera prima della pausa estiva per poi inviare la proposta di legge al Senato, a settembre. Tra settembre e ottobre si avrà anche un quadro più chiaro dei sondaggi e delle prospettive economiche della legge di bilancio. Sono mesi cerchiati di rosso nel calendario di Palazzo Chigi. Il 3 settembre, infatti, il governo Meloni potrebbe superare il Berlusconi II e diventare il più duraturo della storia repubblicana. Superato il record, cui Meloni è così affezionata, se le cose non dovessero andare bene, la nuova legge potrebbe essere bloccata al Senato o modificata e inviata nuovamente alla Camera. Oppure subire un’accelerazione. Ma è ormai una strada, quest’ultima, in cui sembrano credere solo Meloni e FdI. Con lei restano, nella Lega, Salvini; e, in Forza Italia, Tajani.