Chat antisemite di FdI a Trento, le opposizioni chiedono un’informativa di Meloni

Pd, M5s e Avs hanno chiesto alla Camera un’informativa di Giorgia Meloni dopo la pubblicazione da parte del Domani di alcuni screenshot di una chat di Whatsapp tra dirigenti trentini di Fratelli d’Italia (ex e attuali), in cui si leggono pesanti espressioni antisemite.

I messaggi incriminati scritti in chat

Come spiega il Domani, tutto è nato da una storia pubblicata su Instagram dal giornalista e militante di FdI Francesco Barone, in cui lo si vedeva assieme a David Parenzo, arrivato a Trento per il Festival dell’Economia. «Tra minchioni si intendono bene», scrive Daniele Demattè, consigliere comunale meloniano. Poco dopo il messaggio di dell’ex consigliere comunale Cristian Zanetti: «Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci». Una cosa sì, almeno per Antonio Manara, cioè «i leccaculo dei giudei». Via della Scrofa già ieri aveva preso le distanze dal contenuto della chat, spiegando che «qualsiasi forma di antisemitismo è incompatibile con Fratelli d’Italia» e annunciando, se necessario, provvedimenti.

Chat antisemite di FdI a Trento, le opposizioni chiedono un’informativa di Meloni
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Schlein: «Meloni prenda provvedimenti»

«I messaggi di odio antisemita emersi dall’inchiesta del Domani nelle chat territoriali di Fratelli d’Italia di Trento sono gravissimi e inquietanti», ha dichiarato Elly Schlein, segretaria del Pd: «Parliamo di dirigenti ed ex rappresentanti istituzionali del partito di Meloni: per questo è necessario e urgente che lei, in prima persona, condanni con fermezza questi fatti e prenda provvedimenti». E poi: «L’odio antisemita rivolto contro gli ebrei non può trovare alcuno spazio. Non può esserci neppure il minimo dubbio che posizioni come quelle emerse nelle chat possano essere tollerate o derubricate». Dura condanna anche da parte della deputata Debora Serracchiani: «Ci domandiamo come possa la presidente del Consiglio tollerare che possano essere presenti ancora e ricoprire dei ruoli istituzionali importanti ed essere presenti nel coordinamento di FdI alcune persone che hanno in una chat utilizzato dei termini che sono a dir poco antisemiti». Così Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato: «Chi guida FdI prenderà provvedimenti contro chi ha espresso questi giudizi? Oppure anche stavolta farà finta di nulla, mettendo come sempre la polvere sotto il tappeto?».

Gli attacchi di M5s e Avs alla premier

Per la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti «non è tollerabile che il partito di maggioranza di questo Paese e quello che esprime la presidente del Consiglio accolga tra le sue fila esponenti che si esprimono come abbiamo letto». Così Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera: «Scandalosa e schifosa ipocrisia, avete bollato per mesi tanti di noi come antisemiti e gli antisemiti ce l’avete nel vostro partito».

Donnarumma “a rapporto” da Salvini, Calatrava colpisce ancora: le pillole

Mercoledì 27 maggio, il giorno della Lega: a Roma, nella nuova aula dei gruppi parlamentari a Campo Marzio, Matteo Salvini ha convocato i fedelissimi per il pomeriggio. Si deve parlare di «crescita e stabilità»: e chi viene “a rapporto” per questo appuntamento? Quattro amministratori delegati di peso, ossia Stefano Donnarumma per Fs, Pierroberto Folgiero per Fincantieri, Agostino Scornajenchi per Snam e Flavio Cattaneo per Enel. Occhi soprattutto su Donnarumma, che deve ancora sorbirsi le proteste governative, di Giorgia Meloni in particolare, per le pubblicità escogitate da Italia viva di Matteo Renzi nelle stazioni ferroviarie, con lo slogan “Quando c’era lei. La premier ha poi negato di essersi lamentata direttamente con l’ad di Ferrovie, ma l’irritazione c’è stata, eccome. E poi ci saranno, sotto la guida di Alberto Bagnai che comanda il dipartimento economico della Lega, il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, il coordinatore dei dipartimenti della Lega Armando Siri, Giulio Centemero, responsabile dipartimento Innovazione Lega, il sottosegretario al Mef Federico Freni (quello che ha mollato il sogno Consob), Claudio Borghi in qualità di componente del Copasir, il sottosegretario al Cipess Alessandro Morelli, la sottosegretaria al Mimit Mara Bizzotto, il presidente della Commissione Attività produttive alla Camera Alberto Gusmeroli. Conclusioni affidate al ministro all’Economia e alle Finanze Giancarlo Giorgetti. Cioè il vero leader, dice qualcuno…

Calatrava colpisce ancora. Pure la Ferrari

Alla fine sulla nuova Ferrari Luce è montato persino papa Leone XIV, che si è messo alla guida della costosissima supercar. Fatto sta che in Borsa il titolo Stellantis ha avuto un crollo, e le recensioni non sono proprio entusiastiche (eufemismo), anche per via del design.

Ma c’era un fastidio in più. Come ben sanno tanti architetti, il dito è stato puntato anche sul luogo scelto per la presentazione romana: la Vela di Calatrava. La stampa infatti ha dovuto faticare non poco per raggiungere la zona, fuori dai circuiti classici degli eventi, a Tor Vergata, periferia Sud-Est della Capitale. Ora, per diverse dicerie che negli anni si sono sommate, il nome di quell’archistar spagnolo naturalizzato svizzero è legato a una pessima fama, roba da fare gli scongiuri. «Ma come gli è venuto in mente di abbinare un nuovo prodotto, della Ferrari poi, con quel progettista lì?», si sente dire fino a Venezia, dove il cosiddetto “ponte della Costituzione”, altra opera di Calatrava, ha falcidiato decine di persone che lo hanno attraversato, finite in ospedale per gli scivoloni nei giorni di pioggia, e non solo.

Donnarumma “a rapporto” da Salvini, Calatrava colpisce ancora: le pillole
Luce, la prima Ferrari elettrica (Imagoeconomica).

Quel gigantesco complesso romano era stato iniziato per i Mondiali di nuoto del 2009, poi l’opera è stata consegnata all’Agenzia del Demanio per la rivisitazione del progetto. Ora per l’ex Città dello Sport si punta, in condivisione con la Regione Lazio e il Comune di Roma Capitale, a realizzare una nuova centralità metropolitana, una «Green City per la salute, la ricerca e la formazione», dicono i promotori. Insomma, un «ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi, nuove opportunità per ripristinare la fiducia dei giovani verso le Istituzioni pubbliche». Adesso questo «spazio futuristico, per la prima volta nella sua storia», è stato dedicato a un evento come quello della Ferrari.

Sabato 30 maggio è in programma addirittura un percorso di scoperta della Ferrari Luce: «L’esperienza immersiva, gratuita e fortemente voluta dall’Agenzia del Demanio e da Roma Capitale, inizierà con un’esposizione delle componenti tecnologiche e di design delle vetture, con successivi momenti di approfondimento delle sue caratteristiche uniche. Al termine della visita, i partecipanti potranno ammirare da vicino anche altri modelli iconici della storia di Ferrari. A rendere ancora più suggestivo l’evento, a partire dalle ore 21, dei light show illumineranno l’architettura avveniristica dell’edificio». C’è chi arriverà con gli amuleti in tasca.

Barbara Berlusconi sfoggia la sua fondazione

Barbara Berlusconi è come suo padre: da qualche tempo ha pure una fondazione a suo nome, e da viva. Sui social stanno impazzando le immagini della visita di BB (ma non è Brigitte Bardot) alla Pinacoteca di Brera, in veste di mecenate e amante delle arti: che poi è il modo migliore per apparire con un profilo “positivo” al grande pubblico e farsi amare dai follower. Sarà lei a mettere il nome, anzi il cognome, di famiglia, alle prossime elezioni politiche? Difficile. Al massimo, dice qualcuno, forse sta facendo un pensierino alle prossime Comunali di Milano del 2027, per aiutare Forza Italia nella piazza meneghina. O magari un altro partito? Ah, saperlo: ma forse Ignazio La Russa già sa come andranno le cose…

Conte e Ranucci dove presentano il libro sulla Rai? Da Mondadori

È davvero il mondo al contrario (ma per una volta il generalissimo Roberto Vannacci non c’entra): la presentazione pentastellata del libro sulla Rai si è svolta nella romana Galleria Alberto Sordi, all’interno dello spazio della libreria Mondadori. Che è della famiglia Berlusconi. Grande partecipazione dei fedelissimi e dei simpatizzanti, tutti a elogiare le fatiche della presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, la pentastellata Daniela Floridia, a cominciare dall’ex premier Giuseppe Conte per continuare con Sigfrido Ranucci. In pole position Duilio Giammaria (quello di Petrolio, il programma di approfondimento giornalistico della Rai) e l’ex direttore del Tg1 Giuseppe Carboni. Più l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria. Alla fine è stata una rimpatriata M5s, sotto le insegne Mondadori.

Radio2 Social Club, Barbarossa promuove Netflix e Zerocalcare

Ogni mattina c’è qualcuno che fa un salto sulla sedia quando vede Luca Barbarossa e i suoi ospiti su Radio2 Social Club, che va in onda anche su Rai 2. Mercoledì mattina ecco Zerocalcare e un gigantesca promo a tutto vantaggio di Netflix, per Due spicci, la nuova miniserie animata realizzata dal celebre fumettista romano (mezzo francese, da parte di madre). «Alla faccia della nostra egemonia culturale, qua sta ancora tutto in mano alla sinistra?», fanno notare quegli insaziabili di Fratelli d’Italia all’ad della Rai Giampaolo Rossi

La procura di Roma chiede di acquisire tutte le chat tra Delmastro e Caroccia

Nell’ambito delle indagini sulla società Bisteccheria d’Italia, la procura di Roma ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati di poter acquisire le conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese. Lo riporta il Corriere della Sera.

Delmastro è appena stato ascoltato in Antimafia

Ascoltato in Antimafia in merito alla sua partecipazione nel ristorante Le Cinque Forchette assieme alla figlia di Caroccia, , Delmastro ha dichiarato di essere finito per la prima volta nel locale perché «aveva una struttura simpatica». Precisando, inoltre, di essere stato all’oscuro delle vicissitudini giudiziarie di Caroccia e di essere entrato in società con la figlia senza aver fatto prima alcuna ricerca online. «Bastava cercare su Google. Non farlo è stata una imperdonabile leggerezza politica e non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni», ha detto l’ex sottosegretario.

La procura di Roma chiede di acquisire tutte le chat tra Delmastro e Caroccia
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il legale di Caroccia “scagiona” Delmastro

«In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all’epoca rivestiva Delmastro, ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata», ha dichiarato dopo la richiesta dei pm l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Caroccia.

Contatti con malati di ebola, in quarantena una dottoressa italiana in arrivo dal Congo

Verrà subito portata allo Spallanzani per la quarantena e per sottoporsi a test clinici una chirurga italiana di Medici senza frontiere in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo: nell’ambito della sua attività, nel centro di salute di Salamat (Bunia- Ituri), è entrato in contatto il 16 maggio con pazienti risultati poi positivi al virus ebola. Inoltre, il 18 maggio ha operato d’urgenza un bambino ferito dallo scoppio di una granata, poi risultato un caso sospetto di ebola (il risultato del test non è ancora arrivato). Come ha spiegato il ministero della Salute, la donna non ha sintomi e sta rientrando a Roma con un volo privato organizzato da Medici senza Frontiere. Il dicastero ricorda che «l’allarme è molto basso nel nostro Paese» e che «sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali».

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione

Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita quattro fonti, nei quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace di Donald Trump non ha ricevuto alcun finanziamento, nonostante promesse di donazioni per 17 miliardi di dollari: l’organizzazione è bloccata in una situazione di stallo e nessun fondo è stato al momento destinato per la ricostruzione di Gaza.

Le perplessità dei potenziali finanziatori del Board of Peace

Presentato come uno strumento centrale del piano in 20 punti per porre fine al conflitto a Gaza, il consiglio voluto dal tycoon si è di fatto impantanato. Il piano di Trump prevedeva tre obiettivi principali: il disarmo di Hamas, il ritirare delle truppe israeliane da Gaza e la ricostruzione della Striscia. Ma sono passati mesi e non ci sono stati progressi. Un rappresentante del consiglio ha spiegato che, anziché utilizzare un fondo finanziario gestito dalla Banca Mondiale, l’organizzazione riceve contributi (o meglio dovrebbe riceverli) direttamente tramite un conto bancario di JPMorgan. Una soluzione che non è stata apprezzata molto dai potenziali finanziatori, che «avrebbero preferito utilizzarne altre». Mentre la Banca Mondiale è tenuta a riferire sullo stato dei propri fondi finanziari ai donatori e ai membri del Board of Pace, tale obbligo non si applica al conto presso JPMorgan.

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione
Donald Trump e i vari leader che hanno aderito al Board of Peace (Ansa).

Nemmeno il Dipartimento di Stato Usa ha erogato fondi

Due fonti del Financial Times hanno tenuto a precisare che «nemmeno un dollaro americano» è stato stanziato per il Board of Peace. Il Dipartimento di Stato Usa prevede di riallocare circa 1,2 miliardi di dollari di aiuti a progetti legati al consiglio voluto da Trump. Tuttavia, tali fondi non sono ancora stati utilizzati. Sempre il Dipartimento di Stato prevede di stanziare circa 50 milioni di dollari direttamente al Board of Peace per le spese operative, ma anche questi fondi non sono ancora stati erogati.

Madrid, perquisizioni nella sede del Partito Socialista del premier Sanchez

A Madrid sono in corso perquisizioni dell’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil nella sede centrale del Partito Socialista (Psoe), guidato dal primo ministro Pedro Sanchez, che è al momento a Roma per incontrare il papa Leone XIV. Gli agenti, secondo quanto filtra dalla Spagna, stanno cercando negli uffici di calle Ferraz prove su presunti finanziamenti illeciti al partito.

L’inchiesta sui pagamenti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024

L’operazione della Guardia Civil è avvenuta nell’ambito di un’inchiesta sui pagamenti in contanti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024 per spese sostenute dai suoi dirigenti, dipendenti e associati. Alcuni di questi versamenti, come quelli ricevuti dall’ex ministro dei Trasporti Josè Luis Abalos (ex braccio destro di Sanchez) e dal suo consigliere Koldo Garcia, potrebbero configurarsi come riciclaggio di denaro. I due, attualmente in carcere preventivo, sono sotto processo per presunte tangenti legate a forniture di materiale sanitario durante la pandemia di Covid 19: il procedimento ha portato più volte l’opposizione a chiedere le dimissioni dell’attuale governo.

Le polemiche per Luce, la prima Ferrari elettrica

Luce, la prima Ferrari elettrica, non è praticamente piaciuta a nessuno. Nata tra Maranello e San Francisco e disegnata dall’ex Apple Jony Ive, la vettura rappresenta una rivoluzione per il Cavallino. Per molti, però, è un insulto alla storia del marchio. E non solo per l’alimentazione: si tratta di una berlina con cinque posti e un bagagliaio da station wagon.

Montezemolo: «Si rischia la distruzione di un mito»

Durissimo l’ex numero 1 di Maranello Luca Cordero di Montezemolo, che a margine dell’Assemblea di Confindustria ha dichiarato così: «Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che almeno tolgano il Cavallino da quella macchina». Poi la battuta: «Questa sicuramente è una macchina che i cinesi non ci copieranno».

Briatore: «C’è un vantaggio: cinesi non la copieranno»

Della stessa opinione Flavo Briatore. L’ex team manager di Formula 1, in un video pubblicato su Instagram ha detto: «Tutti mi chiedono della nuova Ferrari. C’è un gran vantaggio secondo me. I cinesi non ce la copiano».

Salvini: «E questa sarebbe “innovazione”?»

Anche alcuni politici hanno criticato la nuova Ferrari. Così Matteo Salvini: «Elettrica, costosissima (550 mila euro!) e, dal punto di vista estetico, si commenta da sola… Sembra tutto fuorché un’auto del Cavallino. E questa sarebbe “innovazione”? Chissà Enzo Ferrari cosa direbbe…».

L’ironia di Calenda: «Complimenti a Elkann…»

Questo il commento di Carlo Calenda: «La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Complimenti a John Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile».

Anche la Borsa pare aver bocciato Luce

A Piazza Affari il titolo Ferrari è sceso dell’8,37 per cento alla chiusura degli scambi, dopo che la giornata di contrattazioni si era aperta con una flessione attorno al 7 per cento. E al Nasdaq ha chiuso la giornata con un -5,26 per cento. Nel mirino degli investitori sarebbe finito soprattutto il prezzo salatissimo della prima Ferrari elettrica: 550 mila euro.

A Vigevano la Lega corre ai ripari: Centinaio commissario provinciale

 L‘exploit dei vannacciani a Vigevano fa tremare la Lega. Il terzo posto conquistato dal candidato futur-nazionalista Furio Suvilla (14,33 per cento) e il sorpasso su quello leghista Riccardo Ghia, fermo all’11 per cento, ha fatto scattare l’allarme in via Bellerio e il commissariamento del partito a Pavia affidato dal segretario lombardo Massimiliano Romeo a Gian Marco Centinaio.

Revocata la nomina del segretario Vignati

Il capo dei senatori leghisti, si legge in una nota, ha revocato «con efficacia immediata» sia il segretario provinciale Jacopo Vignati che il consiglio direttivo provinciale i cui poteri di rappresentanza. I vertici locali sono accusati di aver fatto «scelte politiche in relazione alla composizione della lista elettorale del Comune di Vigevano» – il segretario cittadino Andrea Sala aveva messo in lista due candidati musulmani: il portavoce della comunità islamica locale Hussein Ibrahim e la studentessa Hagar Haggag – che «hanno prodotto effetti lesivi per l’immagine del movimento, arrecando un evidente danno politico all’azione della Lega, con ripercussioni non circoscritte al solo ambito locale, ma estese al livello regionale e nazionale». La lista elettorale, continua il j’accuse, è stata compilata «con imperizia, superficialità e in totale contrasto con la linea politica del movimento, ricordando che l’articolo 6 dello Statuto al comma 2 prevede che “Le cariche elettive relative al candidato sindaco e alla collegata lista riferita a Comuni e città non capoluogo di Provincia, vengono proposte dalle sezioni Comunali competenti, e approvate dalla relativa sezione provinciale». Ritenuto «evidente il danno politico causato dalla mancata vigilanza della segreteria provinciale sulle liste presentate e la necessità di ripristinare una linea del movimento chiara, in modo urgente, in vista dell’imminente secondo turno delle elezioni amministrative», Romeo ha provveduto a nominare Centinaio commissario provinciale.

A Vigevano la Lega corre ai ripari: Centinaio commissario provinciale
MassimilianoRomeo (Imagoeconomica).

Vannacci: «Noi alle centinaia preferiamo le Decime»

Dal canto suo Vannacci risponde a suo modo, su Instagram, alla nomina di Centinaio commissario provinciale. «La conseguenza del grande risultato ottenuto dal candidato Furio Suvilla, sostenuto da Futuro Nazionale, evidentemente ha lasciato il segno», ha commentato il generalissimo. «E per correre ai ripari scelgono proprio Centinaio, quello che diceva che “un generale toscano con l’ideale della Decima Mas non ha niente a che fare con il Nord” e che, pochi giorni fa, dichiarava “Vannacci? Mai stretto neanche la mano». E conclude: «Noi, invece, le idee le abbiamo chiare e alle centinaia preferiamo le Decime. Sempre».

Raid di Israele su Gaza: ucciso Mohammed Odeh, capo militare di Hamas

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato con un post su X che Mohammed Odeh, nuovo capo militare di Hamas, è stato ucciso in un attacco lanciato ieri sera dall’IDF sulla città di Gaza.

«Il quarto comandante dell’ala militare dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a raggiungere i suoi compagni nelle profondità dell’inferno», ha scritto Katz, congratulandosi anche a nome del premier Benjamin Netanyahu con l’IDF e lo Shin Bet «per la brillante operazione».

Odeh aveva assunto l’incarico da pochi giorni

Odeh aveva assunto l’incarico di capo militare di Hamas la scorsa settimana, a seguito dell’uccisione di Izz al-Din al-Haddad: era a capo dei servizi segreti di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. «Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato quel massacro, e così sarà: sono tutti condannati a morte, ovunque si trovino. Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà», ha dichiarato Katz.

Meloni: «L’Ue faccia meno e meglio per difenderci dalla crisi»

Intervenuta all’Assemblea di Confindustria, Giorgia Meloni ha duramente criticato l’Unione europea, definita dalla presidente del Consiglio «un gigante burocratico» che si dimostra «miope quando deve far sentire la sua voce» e che «sacrifica la crescita sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici». La premier ha poi detto: «Chiediamo all’Ue di fare meno e meglio per difenderci dalla crisi». Nel corso del suo intervento, Meloni ha poi proposto agli industriali «avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia». Le parole della presidente del Consiglio sono state duramente criticate da Elly Schlein: «Dimentica che da quattro anni è al potere in Italia e in Europa, con una larga maggioranza di governi di destra».

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Al suo affacciarsi in politica qualcuno sorrideva. Parliamo di Paolo Zangrillo, che a tutti era apparso come l’ennesimo raccomandato, il fratello minore di Alberto Zangrillo, che fu medico personale di Silvio Berlusconi. Zangrillo junior, oggi 64 anni, s’è palesato sulla scena nel 2018, candidato ed eletto deputato nelle file di Forza Italia per volere del Cavaliere. Poi fu rieletto nel 2022, questa volta come senatore. Ma con l’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni, ecco che Zangrillo ha fatto il suo ingresso addirittura nel governo, come ministro della Pubblica amministrazione (anche se fu annunciato come ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per colpa di un clamoroso errore di lettura). Il suo nome sta rimbalzando parecchio negli ultimi tempi, anche in chiave tutta interna a Forza Italia, perché è lui il principale interlocutore con cui si interfaccia Marina Berlusconi. Tanto che tra gli azzurri ormai è sempre più diffusa l’idea che sarà Zangrillo il prossimo segretario, quando si andrà al congresso, dopo le elezioni del 2027, e Antonio Tajani sarà costretto a passare la mano.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Paolo Zangrillo e Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, su cui FI puntava parecchio, la primogenita del Cav ha deciso di incidere di più nella vita del partito. E lo si è visto in maniera plastica con la sostituzione dei due capigruppo alla Camera e al Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, con Enrico Costa e Stefania Craxi. Una richiesta antica di Marina che Tajani mai aveva soddisfatto. Ma con l’assurgere a leader dietro le quinte della presidente di Fininvest, è andato aumentando anche il ruolo di Zangrillo.

Zangrillo in pole rispetto a personaggi in ascesa come Occhiuto e Cirio

È con lui, infatti, che la figlia di Silvio si consulta più spesso, è con lui che si vede di sovente a pranzo nella sua abitazione in corso Venezia a Milano, dove lo chef Ruggero prepara dei gran risotti. Tanto che ormai i parlamentari azzurri sanno bene che, se vogliono far arrivare un messaggio a Marina Berlusconi, è con Zangrillo che devono parlare. «Parlate con lui e lei saprà», è il tam tam che viaggia dal Transatlantico di Montecitorio al Salone Garibaldi di Palazzo Madama. È il ministro, infatti, il principale trait d’union tra partito, territorio e famiglia. E quando si chiede a deputati e senatori forzisti chi potrebbe essere il futuro leader, la risposta è sempre la stessa: Zangrillo. Che viene dunque dato in pole position rispetto a personaggi in grande ascesa come Roberto Occhiuto e Alberto Cirio.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Roberto Occhiuto con Alberto Cirio (Imagoeconomica).

Del resto Zangrillo ha più confidenza con la famiglia, che frequenta da molti anni grazie al ruolo avuto dal fratello Alberto. E in questo tempo ha saputo instaurare un solido rapporto con Marina e Pier Silvio, che ne apprezzano le qualità politiche e umane. Insomma, è nato un feeling che per molti avrà come risultato la leadership di Forza Italia. Certo, alla rivoluzione manca parecchio, almeno un anno e mezzo, che in politica equivale a un’era geologica, soprattutto con le Politiche di mezzo. Ma per ora è lui il più accreditato alla successione.

In Lombardia Sorte resta coordinatore, Cattaneo vice

L’ha capito Occhiuto, che lo interpella spesso e l’ha pure invitato come ospite al congresso calabrese. E il rapporto è ottimo anche con altri coordinatori, a cominciare da Cirio. Del resto, lo stesso Tajani l’ha inviato sul territorio a dirimere i problemi e a far da mediatore in vista dei congressi. Almeno otto (su 20) andranno in scena prima dell’estate, tra cui quello più importante, in Lombardia, dove resterà coordinatore Alessandro Sorte, ma tra i suoi vice avrà un esponente della minoranza: Alessandro Cattaneo.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Ex rugbista, avvocato, Zangrillo fino al 2018 ha sempre lavorato nel privato, per esempio alla Magneti Marelli, tranne una parentesi in Acea. Sposato con Maria Luisa, ha tre figli: Carlotta, Alessandro e Francesco. «La nostra guida è Tajani, ma se servirà, se me lo chiedessero, io sono a disposizione», ha confidato Zangrillo qualche tempo fa a Il Foglio. «Conosco la famiglia Berlusconi da trent’anni, pranzo con Marina ma non ho bisogno di dirlo, non cerco i giornalisti per farlo sapere», aggiungeva, con un pizzico di veleno nei confronti dei colleghi di partito troppo ciarlieri.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Candidatura di Marina all’orizzonte? «Non credo»

E ancora: «Con i Berlusconi ho un rapporto che va oltre la politica. Marina è innamorata del suo mestiere e ha un amore viscerale per Forza Italia. È preziosissima nel darci i suoi consigli. Non credo che la sua candidatura sia all’orizzonte così come quella di Pier Silvio, che è impegnato nell’allargamento europeo dell’azienda». Concetti ribaditi più di recente pure alle agenzie di stampa. «Marina in questo passaggio politico sta dimostrando forza e visione. Lei a FI ci tiene, è normale e giusto che se ne interessi. Ma è anche vero che lei è innamorata di quello che fa, una sua candidatura al momento è impensabile».

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
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Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Tutti messaggi che è la stessa primogenita a far filtrare, per bocca di Zangrillo. Dunque, se parlate col ministro della Pa, Marina saprà, ma se lo ascoltate, saprete anche cosa pensa Marina. E a Tajani non resta che abbozzare. Attenzione però: fino alle Politiche non si muoverà nulla. «Alle elezioni abbiamo bisogno di un partito forte e di un segretario altrettanto forte, indebolire Tajani renderebbe più debole anche FI e questo non conviene a nessuno. La rivoluzione, se ci sarà, arriverà dopo», confida una fonte autorevole del partito. E la rivoluzione ha sempre più l’identikit di Paolo Zangrillo, con dietro l’ombra Marina B.