Lovati a processo: l’ex avvocato di Sempio è accusato di diffamazione

Il giudice della Terza sezione penale di Milano, a conclusione di una breve udienza predibattimentale, ha rinviato a giudizio Massimo Lovati. L’ex avvocato di Andrea Sempio, reduce dal flop elettorale a Vigevano, andrà a processo il 14 settembre a causa di «dichiarazioni gravemente diffamatorie» nei confronti dello Studio Giarda, che fino al 2018 si era occupato della difesa di Alberto Stasi. A costituirsi parte civile sono stati i due figli del professor Angelo Giarda (deceduto nel 2021), che hanno chiesto a Lovati un risarcimento da 116 mila euro per danni morali e di immagine.

Le dichiarazioni di Lovati del 13 marzo 2025

Il 13 marzo 2025, all’inizio della nuova indagine sul delitto di Garlasco, Lovati dichiarò – a favore di telecamere all’uscita dalla Caserma Montebello di Milano – che l’istruttoria del 2017 contro Sempio era stata «frutto di una manipolazione» organizzata dagli avvocati di Stasi, che avrebbero «clandestinamente prelevato il Dna» a quello che allora era il suo assistito.

Respinta la richiesta di sospensione del procedimento

Fabrizio Gallo, difensore di Lovati, aveva chiesto la sospensione del procedimento in attesa dell’esito del nuovo processo. La richiesta non è stata però accolta, al pari di quella di ricevere gli atti dell’inchiesta della procura di Pavia sull’omicidio. «Non patteggiando, non abbreviando, non chiedendo riti alternativi la sorte è questa. Ne riparliamo il 14 settembre. Più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2007. Alla fine del processo vedremo se c’è stata», ha dichiarato Lovati all’uscita dall’aula.

Certificazioni dei chilometri e stato dell’auto

Ci scrivono diversi lettori chiedendoci se sono valide le certificazioni emesse da società online che secondo quanto riferiscono fanno accertamenti presso migliaia di aziende onde verificare la situazione di un’auto.

Secondo il pareri di esperti tali certificazioni non sono valide, considerando che sono aziende private e l’attendibilità del dato non è confermato da alcuna autorità come l’Aci e le case madri.

Facendo qualche ricerca, abbiamo rilevato che basta errare su una cifra del telaio per cadere in errore.

Come è capitato ad alcuni automobilisti che non hanno acquistato un’auto per via di questi dati errati e tendenziosi, per cui consigliamo di rivolgersi sempre alle case madri onde conoscere lo stato di un’auto e non da questi elementi che nulla hanno a che fare con i registri delle auto.

Castelluccio Inferiore(PZ)

Ancora una volta, il sindaco di Castelluccio Inferiore Paolo CAMPANELLA si distingue con un’amministrazione esemplare del proprio comune.

A seguito di quanto operato dal Campanella, il Comune di Castelluccio Inferiore si aggiudica il rilevante finanziamento a fondo perduto di 840.000,00 euro, per la messa in sicurezza del territorio.

A Paolo Campanella, vadano quindi i migliori in bocca al lupo per l’incessante opera di miglioramento del proprio territorio.

Redazione di Basilicata OnLine

Le tasse pagate dai giganti del web in Italia

Nel 2018 le 15 maggiori compagnie hanno versato al Fisco appena 64 milioni di euro, il 2,7% del loro fatturato. Lo studio di Mediobanca.

Appena 64 milioni di euro, corrispondenti al 2,7% del fatturato. A “tanto” ammontano le tasse pagate in Italia nel 2018 dai giganti del web, da Amazon a Microsoft e Google, passando per Facebook e Alibaba. Apple, non inclusa nel campione, ha pagato 12,5 milioni.

I dati sono contenuti nell’ultimo report di Mediobanca, secondo cui a livello globale le 25 maggiori compagnie con fatturato superiore a 8 miliardi di euro hanno risparmiato oltre 49 miliardi di tasse, spostando circa il 50% degli utili in Paesi con regimi fiscali più favorevoli. Il risparmio sale a 74 miliardi se si includono i 25 di Apple.

Per quanto riguarda l’Italia, le società analizzate dallo studio di Mediobanca sono 15. Microsoft ha pagato 16,5 milioni, Amazon 6 milioni, Google 4,7 milioni, Oracle 3,2 milioni, Facebook 1,7 milioni. Al conto vanno aggiunte le sanzioni, per un totale di 39 milioni, applicate dopo aver raggiunto accordi con l’Agenzia delle Entrate.

Il fatturato aggregato realizzato in Italia dai 15 giganti è pari a 2,4 miliardi di euro e i 64 milioni pagati nel 2018 rappresentano, come detto sopra, appena il 2,7%. Tale quota risulta in calo rispetto al 2017 (2,9%). In Italia, per giunta, rimane solo il 14% della liquidità totale, mentre l’84,7% confluisce in Paesi a fiscalità agevolata.

A livello mondiale, l’aliquota media effettiva pagata dal campione considerato è stata pari 14,1%. Cifra di gran lunga inferiore al 21% ufficialmente in vigore negli Stati Uniti e al 25% in vigore in Cina.

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