Addio a Tim Curry, attore britannico celebre per aver interpretato il dottorFrank-N-Furter nel cult The Rocky Horror Picture Show e Pennywise nella miniserie televisiva It, morto all’età di 80 anni. Dopo aver iniziato la carriera in teatro, è sbarcato al cinema e in televisione. Vanta svariate interpretazioni, tra le quali quella del Dottor Petrov in Caccia a Ottobre Rosso (1990), quella del cardinale Richelieu ne I tre moschettieri (1993) e l’arguto maggiordomo Wadsworth in Signori, il delitto è servito (1985). Curry, che è stato anche cantante e musicista, viveva a Los Angeles. Non si è mai sposato e non ha avuto figli.
È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani. Aveva fondato le società di produzione cinematografica Italian International Film e Lucisano Media Group. Inoltre era stato presidente dell’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali (Anica) dal 1998 al 2001.
Lucisano nel corso dei decenni ha prodotto oltre 130 film
Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva avuto la prima esperienza nel mondo del cinema nel 1949, quando partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario sul Giubileo che si sarebbe tenuto nel 1950. Negli stessi anni aveva collaborato con l’Istituto Luce per la realizzazione dei cinegiornali destinati all’America Latina. Nel 1955 aveva prodotto il suo primo film: I quattro del getto tonante. Nel 1958 la fondazione della casa di produzione Italian International Film, di cui era ancora presidente. Tramite la IIF, Lucisano ha prodotto oltre 130 pellicole, tra cui Tre tigri contro tre tigri (1977), Ricomincio da tre (1981), Il ras del quartiere (1983), Il grande cocomero (1993), Ninfa plebea(1996),Fantozzi – Il ritorno(1996), La mia vita a stelle e strisce (2003) e Notte prima degli esami (2006). Nel 1992 aveva anche fondato Lucisano Media Group.
È morto a 84 anni Ben Jones, l’attore americano noto soprattutto per aver interpretato il meccanico Cooter Davenport nella celebre serie televisiva Hazzard. L’ha annunciato la moglie Alma Viator, spiegando che l’uomo è stato colpito da un infarto mentre si preparava a guardare in televisione una partita di baseball. Nato il 30 agosto 1941 a Tarboro, nella Carolina del Nord, Jones aveva costruito una lunga carriera tra cinema, televisione e politica. Dopo gli studi in radio, televisione e cinema all’Università della Carolina del Nord, aveva iniziato a lavorare a teatro, al cinema e in televisione alla fine degli Anni 60. Tra i film a cui aveva preso parte figurano Together for Days, Moonrunners, Il bandito e la ‘Madama e The Lincoln Conspiracy. Fece parte del cast di Hazzard dal 1979 al 1985, comparendo complessivamente in 141 episodi. Dopo la conclusione della serie, si dedicò alla politica tra le fila del Partito democratico. Nel 1988 conquistò un seggio in Georgia e venne rieletto nel 1990, rimanendo al Congresso per quattro anni. Successivamente tornò a lavorare nel settore dello spettacolo, comparendo in film come I colori della vittoria e Il segreto di Joe Gould, oltre che in diverse produzioni televisive.
È morto a 78 anni l’attore Sam Neill, famoso aver interpretato il paleontologo Alan Grant nella saga di Jurassic Park. «La perdita è stata improvvisa e inaspettata, ma confortata dal fatto che Sam fosse libero dal cancro», si legge in un comunicato della famiglia pubblicato su Instagram. L’attore, nato in Irlanda del Nord e cresciuto in Nuova Zelanda, aveva annunciato ad aprile di essere guarito da un tumore del sangue al terzo stadio.
Non solo Alan Grant: i ruoli più importante della carriera di Sam Neill
Come detto, Neill è noto al grande pubblico soprattutto per il personaggio del paleontologo Grant, apparso in Jurassic Park nel 1993, ripreso in Jurassic Park III e poi, quasi due decenni più tardi, in Jurassic World – Il dominio. Interprete versatile, Neill nel corso della sua lunga carriera, oltre che in blockbuster ha recitato anche in film indipendenti e varie serie televisive. Nel 1981, al fianco di Isabelle Adjani, fu il protagonista maschile di Possession, pellicola tra l’horror psicologico e il dramma sentimentale, diretta da Andrzej Żuławski e diventata cult anni dopo la sua uscita nelle sale. Nel 1988 recitò accanto a Meryl Streep in Un grido nella notte, dramma ispirato a una nota vicenda di cronaca australiana: la scomparsa della neonata Azaria Chamberlain, che durante un campeggio con la famiglia fu uccisa da un cane selvatico nel deserto. Nel 1990 aveva interpretato il capitano Vasily Borodin, “secondo” del comandante Marko Ramius alias Sean Connery in Caccia a Ottobre Rosso. Nel 1993 uscì Lezioni di piano, film vincitore della Palma d’oro a Cannes, che lo vede nel ruolo del marito della protagonista Ada McGrath. L’anno successivo Neill fu John Trent, paziente in un ospedale psichiatrico e investigatore assicurativo, protagonista dell’horror Il seme della follia. Tra i suoi film più celebri c’è poi L’uomo bicentenario, in cui fu il papà della famiglia Martin, che acquista un androide (interpretato da Robin Williams) inaspettatamente capace di provare emozioni. Più di recente, Neill era tornato alla ribalta nei panni dell’investigatore Chester Campbell, principale nemico della famiglia Shelby nelle prime due stagioni della serie Peaky Blinders.
Saranno la sceneggiatrice tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, la regista e sceneggiatrice afgana Shahrbanoo Sadat, il docente universitario italiano Francesco Casetti, il regista e sceneggiatore francese Xavier Giannoli, il regista e produttore hongkonghese Johnnie To a completare con la presidente Maggie Gyllenhaal – che era già stata annunciata – la Giuria internazionale del Concorso della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà al Lido dal 2 al 12 settembre 2026. La decisione è stata presa dal consiglio d’amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Alberto Barbera, direttore artistico della mostra.
Ai David di Donatello ogni tanto succede un piccolo incidente diplomatico: vince il film inatteso, facendo restare a bocca asciutta chi già pregustava la festa. Non lo avevano visto arrivare, e forse proprio per questo Le città di pianura ha sbancato. Otto statuette, comprese quelle che contano davvero, e la sensazione di una piccola insubordinazione consumata in diretta televisiva. Un film laterale, refrattario alle liturgie del nostro cinema, che dopo Cannes 2025 si è fatto strada eludendo il rumore di titoli annunciati nonché i confini dell’entroterra veneziano dentro cui svolge la sua trama.
Francesco Sossai premiato come miglior regia ai David di Donatello (Ansa).
Carlo e Doriano non inseguono più nulla, se non l’ultimo bicchiere
Francesco Sossai è nato a Feltre. Lontanissimo da quella geografia morale che da decenni coincide con il cinema ufficiale: Roma, le sue terrazze, attori che interpretano attori che interpretano crisi esistenziali in interni borghesi. E già questo suona come una dichiarazione di intenti. Il regista arriva dal Veneto di montagna e scende con la macchina da presa verso la pianura, come uno che sa benissimo dove cercare i suoi fantasmi. Non trova cartoline, ma capannoni. Non la regione da brochure industriale, tutta eccellenze, prosecco e imprenditoria paternalista, ma quella del giorno dopo che ha conosciuto la brutalità dello sviluppo e adesso si piega tristemente al suo declino. Ci sono fabbriche chiuse, parcheggi vuoti, bar che resistono come piccoli segnali di un’umanità residua. Ed è lì che si muovono Carlo Bianchi (Sergio Romano, premio al miglior attore) e Doriano (Pierpaolo Capovilla), due amici che sembrano fuoriusciti dalla grande epopea produttiva del Nord Est: uomini che non inseguono più niente, se non l’ultimo bicchiere.
Il vuoto geografico che diventa vuoto morale
È un road movieminimo, e proprio per questo feroce. Ci si muove molto, si arriva poco. C’è qualcosa del Wim Wenders di Nel corso del tempo, film di iniziazione per una generazione che ha preceduto quella dei due protagonisti de Lecittà di pianura: stesso vuoto geografico che diventa vuoto morale, stesso paesaggio che la cinepresa non accompagna ma osserva. Solo che lì era la Germania del Dopoguerra in bianco e nero, qui è il Veneto a colori della crisi di un modello, una terra che è passata dalla fame alla fabbrica e da questa al cartello “affittasi”. Più capannoni che case, si diceva ai tempi del miracolo economico e del Nord Est locomotiva. Quello che sembrava un vanto adesso si è trasformato in un atto d’accusa.
L’eco di Vitaliano Trevisan
Chi ha letto Vitaliano Trevisan riconosce subito il paesaggio mentale, più che quello fisico. La provincia come sistema nervoso. Il lavoro come ossessione e il denaro come unica religione capace di svuotare le chiese e riempire i conti correnti. Trevisan lo faceva con una scrittura tagliente e quasi disturbante nella sua precisione. Sossai prende quella stessa poetica e la sposta sullo schermo senza trasformarla in folklore. Ed è questo il punto decisivo. Non cerca la provincia pittoresca, non fa antropologia sentimentale che lascia intravedere un possibile riscatto, né indulge alla nostalgia del passato. C’è invece una constatazione più scomoda: il benessere è arrivato, ma si è portato via una parte cospicua dell’educazione sentimentale. I patrimoni sono cresciuti, le anime molto meno.
Vitaliano Trevisan.
Un film senza ansia di piacere si è mangiato i titoli più pettinati
Ed è forse per questo che il successo ai David dice qualcosa anche del sistema che lo premia. Un sistema che da anni umilia il cinema riducendolo a una dependance del piccolo schermo (possibile che non si trovi mai un presentatore che non sembri uscito da una riunione di palinsesto?) e che vive spesso nella convinzione che il Paese coincida con il raccordo anulare. Per una volta, invece, si è guardato altrove. Così un film piccolo, quasi dimesso, girato spesso in grana grossa e senza ansia di piacere, ha dato la polvere ai titoli più attesi dei registi più pettinati. Si dispiega tra bar, distributori, tangenziali e autogrill, ultima comfort zone di un’umanità che ha smesso di cercarsi. Si chiude alla Tomba Brion, a San Vito, davanti ai due cerchi intrecciati di Carlo Scarpa: un’idea di perfezione così perfetta da risultare ormai estranea alle vite slabbrate dei protagonisti.
È morta a 97 anni l’attrice francese Claire Maurier, nota per aver interpretato nel 1959 la signora Doinel ne I 400 colpi di François Truffaut e, diversi decenni dopo, la burbera proprietaria del café ne Il favoloso mondo di Amélie (2001).
Claire Maurier in una scena de “I 400 colpi”.
La carriera di Claire Maurier
Vero nome Odette-Michelle-Suzanne Agramon, Claire Maurier era nata a Céret il 27 marzo 1929. Nella sua lunghissima carriera, in cui ha spaziato tra teatro, televisione e cinema, ha lavorato con i maggiori registi francesi. Dopo gli inizi calcando il palcoscenico, il debutto sul grande schermo era arrivato nel 1952, con una piccola parte ne Un capriccio di Caroline chérie. Maurier aveva poi raggiunto la notorietà alla fine degli Anni 50, con I 400 colpi, dove interpretò la madre dura e distante del protagonista. Negli Anni 60 aveva lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema francese, tra cui Gilles Grangier e Édouard Molinaro, che l’avrebbe poi diretta anche nel 1978 ne Il vizietto. Due anni dopo la parte ne Una brutta storiadi Claude Sautet, le valse una candidatura ai premi César come miglior attrice non protagonista. Dopo aver lavorato anche con Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, la popolarità internazionale tornò nel 2001 con ll favoloso mondo d’Amélie e la parte di Madame Suzanne, proprietaria del café di Montmartre frequentato dalla protagonista.
Presentata la 79esima edizione del Festival di Cannes in programma dal 12 al 23 maggio 2026. Il delegato generale Thierry Frémaux ha annunciato il programma e i titoli dei film in concorso, molti dei quali erano stati previsti e dati per certi già nelle precedenti settimane. Ad aprire la kermesse sarà La Vénus Électrique di Pierre Salvadori, commedia romantica ambientata nella Parigi del 1928 con Pio Marmai e Anaïs Demoustier. Nessun film italiano è presente nella selezione ufficiale e nemmeno nelle sezioni collaterali annunciate finora. Non accadeva dal 2017.
L’elenco dei film in concorso a Cannes 2026
Ecco l’elenco dei film in concorso per la Palma d’oro:
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The man I love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Lea Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle monster di Marie Kreutzer
Nagi notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
The unknown di Arthur Harrari
All of a sudden di Ryusuke Hamaguchi
The dreamed adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodóvar
L’elenco dei film fuori concorso a Cannes 2026
Questi invece i titoli fuori concorso:
Diamond di Andy Garcia
Her private hell di Nicolas Winding Refn
L’Abandon di Vincent Garenq
Karma di Guillaume Canet
L’Objet du delit di Agnes Jaoui
L’Âge de fer di Antonin Baudry
La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film di apertura)
Annunciate le candidature della 71esima edizione dei David di Donatello. Le città di pianura di Francesco Sossai domina la selezione grazie a un elevato numero di candidature nelle principali categorie, tra cui miglior film, regia e sceneggiatura: ben 16.
Le città di pianura ha staccato La grazia di Paolo Sorrentino (14) e Le assaggiatrici di Silvio Soldini (13). Tutti e tre i film sono stati inseriti nella cinquina per il miglior film, assieme a Cinque secondi di Paolo Virzì e Fuori di Mario Martone.
I cinque registi in lizza per il David di Donatello
Per quanto riguarda la regia, la cinquina è composta da quattro dei cineasti già citati: Sossai, Sorrentino, Soldini e Martone, a cui si aggiunge Gabriele Mainetti per La città proibita.
I candidati come miglior attore protagonista
Per le interpretazioni, si contendono la statuetta di miglior attore protagonista Valerio Mastandrea (Cinque secondi), Claudio Santamaria (Il nibbio), Toni Servillo (La grazia), Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano (Le città di pianura).
Le candidate come miglior attrice protagonista
Come miglior attrice protagonista sono in lizza in sei: Valeria Bruni Tedeschi (Duse), Barbara Ronchi (Elisa), Valeria Golino (Fuori), Aurora Quattrocchi (Gioia mia), Anna Ferzetti (La grazia) e Tecla Insolia (Primavera).
La cinquina per il miglior film internazionale
Nella categoria internazionale, la cinquina comprende Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Io sono ancora qui di Walter Salles, The brutalist di Brady Corbet, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Un semplice incidente di Jafar Panahi.
Solo una candidatura per il film campione d’incassi
Curiosità: i due film che hanno incassato di più durante la stagione, cioè Buen Camino di Checco Zalone e Follemente di Paolo Genovese hanno ricevuto solo una candidatura: quella per la miglior canzone originale. La cerimonia di consegna dei David di Donatello andrà in onda mercoledì 6 maggio, in prima serata su Rai 1.
Una statuetta dopo l’altra. Il film diretto da Paul Thomas Anderson,Una battaglia dopo l’altra, è il grande (e annunciato) trionfatore della notte degli Oscar andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles e presentata, per il secondo anno consecutivo, dal comico e conduttore Conan O’Brien. Dopo aver vinto quasi tutti i principali premi della stagione, il film ha conquistato anche la statuetta per il Miglior film, mentre Anderson quella della Miglior regia. In tutto, Una battaglia dopo l’altra si è portato a casa sei Oscar compresi quelli per la migliore sceneggiatura non originale, firmata dallo stesso Anderson, per miglior montaggio (Andy Jurgensen) e per il miglior casting (Cassandra Kulukundis).
Paul Thomas Anderson (Ansa).
Premiato anche Sean Penn per la miglior interpretazione maschile non protagonista (la star non era presente perché nuovamente in Ucraina). mentre l’Oscar per il Miglior attore protagonista è andato a Michael B. Jordan, per la sua interpretazione ne I peccatori, diretto da Ryan Coogler. La pellicola ha ottenuto anche importanti riconoscimenti ‘tecnici’ e ‘creativi’ come l’Oscar per la Miglior la sceneggiatura originale sempre a Ryan Coogler, la Migliore fotografia ad Autumn Durald Arkapaw (prima donna e prima donna di colore a vincere in questa categoria), e per la migliore colonna sonora, firmata dal compositore Ludwig Göransson.
Michael B Jordan miglior attore protagonista per Sinners (Ansa).
A mani vuote Timothee Chalamet, candidato per Marty Supreme. Il premio per la Miglior attrice è invece stato assegnato a Jessie Buckley per Hamnet – Nel nome del figlio.
La statuetta per Miglior attrice non protagonista è andata invece a Amy Madigan per Weapons. Il premio per il Miglior film internazionale è stato assegnato a Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. Presentando le candidature, Javier Bardem ha esordito con: «No to War and Free Palestine».
Javier Bardem says “no to war and free Palestine” at the #Oscars, earning a huge round of applause from everyone in the room.
Nella categoria animazione ha trionfato Kpop Demon Hunters, che ha portato a casa anche l‘Oscar per la migliore canzone originale, Golden di KPop Demon Hunters. Riconoscimenti anche per Frankenstein, che ha dominato in alcune categorie tecniche: migliore scenografia per Tamara Deverell e Shane Vieau, migliori costumi per Kate Hawley e miglior trucco e acconciature per Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey.
Il regista sudcoreano Park Chan-wook è stato nominato presidente della giuria al Festival di Cannes 2026. Acclamato l’anno precedente sulla Croisette per il suo No other choice, è il primo coreano a ricoprire questo ruolo, che eredita dall’attrice francese Juliette Binoche. «La sua inventiva, maestria visiva e propensione a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini con strani destini hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili», hanno dichiarato la presidente del Festival Iris Knobloch e il direttore Thierry Frémaux. «Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un paese profondamente impegnato a mettere in discussione il nostro tempo». La giuria da lui presieduta sarà chiamata ad assegnare la Palma d’Oro, il riconoscimento più prestigioso del Festival, nella cerimonia di chiusura che si terrà il 23 maggio.
Dalla trilogia della vendetta a No other choice
Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Park Chan-wook è ritenuto tra i cineasti più importanti e influenti del cinema coreano. Ha ottenuto il successo internazionale con la trilogia della vendetta, composta da Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta. Con il secondo capitolo ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004, dove ha ricevuto anche il plauso del regista statunitense Quentin Tarantino che definì la pellicola come «il film che avrei voluto fare io».
Nel 2013 ha realizzato il suo primo film in lingua inglese, Stoker, con un cast che comprende Matthew Goode, Nicole Kidman e Mia Wasikowska. Tra gli altri suoi lungometraggi si ricordano Mademoiselle (2016), Decision to Leave (2022) e il sopracitato No other choice (2025).
Gli attori Aimee Lou Wood e David Jonsson hanno annunciato, in diretta da Londra, le nomination ai Bafta 2026, gli Oscar britannici e tra i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale. I favoriti della 79esima edizione sono, come prevedibile, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson che ha ricevuto 14 candidature (due in meno del record assoluto di Gandhi) e Sinners di Ryan Coogler, mattatore fra le nomination degli Oscar, a una sola lunghezza di distanza. L’Italia purtroppo non concorrerà per alcun premio, in quanto La Grazia di Paolo Sorrentino, presente in longlist, non è entrato nella cinquina dei film internazionali.
Bafta 2026, quando si terrà la cerimonia, dove vederla e chi sarà il conduttore
L’attore e regista scozzese Alan Cumming (Ansa).
La cerimonia di premiazione dei Bafta 2026 si terrà alla Royal Festival Hall di Londra il 22 febbraio. In Italia non dovrebbe essere prevista una diretta televisiva, ma sarà comunque possibile seguire le fasi salienti dell’evento di gala sul canale YouTube ufficiale e sui profili social: qui gli appassionati avranno modo di guardare il red carpet e le parti principali della cerimonia con l’assegnazione dei premi. Sul palco, nelle vesti di presentatore, ci sarà l’attore e regista britannico Alan Cumming, scozzese classe 1965 che in carriera ha vinto un Tony Award per il musical Cabaret del 1993 e un Emmy per la serie The Good Wife in cui ha interpretato il personaggio di Eli Gold. Apparso in Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, è noto soprattutto per aver portato sullo schermo Nightcrawler in X-Men 2, personaggio che riprenderà nel 2026 in Avengers: Doomsday.
I favoriti della 79esima edizione degli Oscar britannici
I premi dei Bafta (Ansa).
La 79esima edizione dei Bafta ha assegnato almeno una nomination a ben 46 produzioni. In vetta, come detto, c’è Una battaglia dopo l’altradi Paul Thomas Anderson con 14, tra cui miglior film, regia, attori e attrici (protagonisti e non protagonisti): in lizza per un premio, tra gli altri, Leonardo DiCaprio, Chase Infinity, Sean Penn e Benicio Del Toro. Segue Sinners, acclamato horror di Ryan Coogler con Michael B. Jordan (anche lui in lizza per un riconoscimento), che ha ricevuto 13 candidature. Ci sono poi Hamnete Marty Supremea pari merito con 11 e Frankenstein eSentimental Valuecon otto. Tre candidature per F1, film di Apple Tv con Brad Pitt nei panni di un veterano delle corse. Tra coloro che hanno ricevuto la prima nomination in carriera anche Stellan Skarsgard, candidato a 74 anni come attore non protagonista grazie a Sentimental Value.
Niente da fare tra i film internazionali (non in lingua inglese) per La Grazia di Paolo Sorrentino, che pure era riuscito a entrare in longlist. A contendersi il riconoscimento saranno soprattutto Un semplice incidentedi Jafar Panahi, Palma d’Oro a Cannes 2025, e Sentimental Value. Ottime chance anche per L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho con Wagner Moura, Sirat e La Voce di Hind Rajab, applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia.
Annata amara per l’Italia anche agli “Oscar britannici”. La Graziadi Paolo Sorrentino non è riuscito a ottenere la nomination ai Bafta 2026, annunciate nella giornata di oggi 27 gennaio a Londra da David Jonsson e Aimee Lou Wood. Tra i migliori film internazionali ci sono Un semplice incidente del regista iraniano Jafar Panahi, Palma d’Oro a Cannes, e Sentimental Value di Joachim Trier, che se la vedranno con Sirat, La Voce di Hind Rajab e soprattutto L’agente segreto. A dominare la scena, come previsto anche dopo le candidature agli Oscar, sono Una battaglia dopo l’altracon 14 e l’horror Sinners che ne ha ottenute 13. Staccati di due lunghezze Hamnet e Marty Supreme, mentre più distanziati con otto Sentimental Value e Frankenstein. La cerimonia di premiazione si terrà alla Royal Festival Hall di Londra il 22 febbraio con la conduzione di Alan Cumming.
È iniziato il countdown verso gli Oscar 2026. L’Academy hollywoodiana ha annunciato le nomination per la 98esima edizione dei premi più ambiti nel cinema internazionale, che si presenta con un nuovo e storico record: Sinners – I Peccatori di Ryan Coogler, regista di Creed – Nato per combattere e del cinecomic Black Panther, ha ricevuto ben 16 candidature, frantumando il precedente primato di 14 diviso ex aequo da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. Acclamato dalla critica a stelle e strisce e dal pubblico, tanto da registrare uno dei migliori incassi americani degli ultimi anni, è il grande favorito per la notte delle stelle, in programma a Los Angeles il 15 marzo: alla conduzione, Conan O’Brien.
Oscar 2026, i favoriti per la statuetta come miglior film
Lewis Pullman e Danielle Brooks annunciano le nomination agli Oscar 2026 (Ansa).
Pur avendo ottenuto una nomination in quasi tutte le categorie principali degli Oscar, Sinners non ha ricevuto quasi nulla ai Golden Globes2026, annunciati a metà gennaio: solo due i riconoscimenti a fronte di sei candidature, con successi per la colonna sonora e per il risultato al botteghino. A vincere i premi più ambiti sono stati in questo caso Una battaglia dopo l’altradi Paul Thomas Anderson tra le commedie e Hamnet – Nel nome del figliodi Chloé Zhao tra i drama. Il primo ha ottenuto ben 13 nomination agli Academy Awards, tra cui miglior film e regia, mentre il secondo potrebbe consentire alla cineasta cinese, naturalizzata statunitense, il secondo Oscar dopo quello del 2021 vinto per Nomadland. Occhio anche a Frankenstein, Sentimental Valuee Marty Supreme, che hanno ricevuto nove candidature a testa.
Non sono mancate le sorprese, sia per alcune nomination inattese sia per l’assenza di alcuni titoli dati per favoriti alla vigilia. Incredibile, per esempio, l’assenza del sudcoreano No Other Choicefra le pellicole internazionali così come di Wicked – Parte 2, di cui sono state escluse fra le attrici anche le performance di Cynthia Erivo e Ariana Grande. Stupisce invece la candidatura di F1 – The Movie con Brad Pitt per la categoria del miglior film così come l’assenza, fra i registi, di Guillermo del Toro con il suo Frankenstein.
Da Timothée Chalamet a Jessie Buckley, chi sono gli attori favoriti
Lewis Pullman e Danielle Brooks annunciano le nomination agli Oscar 2026 (Ansa).
Capitolo attori. Tra i protagonisti maschili, il grande favorito della vigilia sembra Timothée Chalamet per Marty Supreme, performance che gli ha permesso di vincere il Golden Globe e il Critics Choice Award. Più staccati Leonardo DiCaprio, che sembra destinato a ricevere l’ennesima delusione, candidato per Una battaglia dopo l’altra, Michael B. Jordan (Sinners) e Wagner Moura, presente per L’agente segreto. Sembra più difficile la vittoria di Ethan Hawke per Blue Moon. Fra le donne, occhi puntati su Jessie Buckley, rivelazione dei Golden Globes 2026 e favorita anche agli Oscar. Sono forti tuttavia anche le possibilità di Rose Byrne per Se avessi le gambe ti darei un calcio, mentre appare più difficile la vittoria di Emma Stone, ormai habitué della cerimonia.
Fra gli attori non protagonisti ci sono invece Benicio Del Toro e Sean Penn, entrambi nominati per Una battaglia dopo l’altra di Anderson. Il favorito, anche secondo la stampa americana, sembra però Stellan Skarsgard, premiato ai Golden Globes, candidato per Sentimental Value. Più distanti Jacob Elordi grazie alla performance nel Mostro di Frankenstein e Delroy Lindo, sorpresa delle nomination, per Sinners. Dal film di Ryan Coogler potrebbe arrivare tuttavia la miglior attrice di supporto con le ottime chance di Wunmi Musaku, che tuttavia dovrà vedersela con Teyana Taylor di Una battaglia dopo l’altra, leggermente avanti per i bookies. Sorpresa per Elle Fanning, presente nella cinquina per Sentimental Value.
Anche quest’anno, come sempre con 24 ore di anticipo rispetto agli Oscar, tornano i Razzie Awards, “riconoscimenti” destinati ai peggiori film e attori dell’anno. Giunta alla sua 46esima edizione, la manifestazione è organizzata dalla Golden Raspberry Award Foundation, che l’ha ideata nel 1981 come contraltare degli Academy Awards per celebrare, tra ironia e satira, il peggio del cinema. Primi a pari merito con sei nomination ci sono Biancaneve, remake live action del classico Disney con Gal Gadot e Rachel Zegler, e l’altrettanto criticatoLa guerra dei mondi con protagonista Ice Cube. Tante le star in lizza per un “premio”, tra cui The Weeknd, Michelle Yeoh e Robert De Niro. La cerimonia di gala si terrà sabato 14 marzo, il giorno prima degli Oscar.
Razzie Awards 2026, tutte le nomination ai peggiori film e attori
Il rapper e attore Ice Cube (Ansa).
Da notare come tra i candidati per i Razzie Awards 2026 ci siano numerose star, tra cui anche tre attrici premio Oscar. Si tratta di Natalie Portman, che ricevette la statuetta dell’Academy per Il cigno nero, e Michelle Yeoh, vincitrice nel 2023 per Everything Everywhere All At Once. Con loro c’è anche Ariana DeBose, premiata per West Side Story di Steven Spielberg. Ecco tutte le categorie.
Peggior film
The Electric State
Hurry Up Tomorrow
Biancaneve
Star Trek: Section 31
La guerra dei mondi
Peggior attore protagonista
Dave Bautista, In The Lost Lands
Ice Cube, La guerra dei mondi
Scott Eastwood, Alarum
Jared Leto, Tron: Ares
Abel “The Weeknd” Tesfaye, Hurry Up Tomorrow
Peggior attrice protagonista
Ariana DeBose, Colpi d’amore
Milla Jovovich, In The Lost Lands
Natalie Portman, Fountain Of Youth – L’eterna giovinezza
Rebel Wilson, Bride Hard
Michelle Yeoh, Star Trek: Section 31
Peggior attore non protagonista
I sette nani artificiali, Biancaneve
Nicolas Cage, Gunslingers
Stephen Dorff, Bride Hard
Greg Kinnear, Off the Grid
Sylvester Stallone, Alarum
Peggior attrice non protagonista
Anna Chlumsky, Bride Hard
Gal Gadot, Biancaneve
Eiza Gonzalez, Fountain of Youth – L’eterna giovinezza
Amara Okereke, In the Lost Lands
Isis Valverde, Alarum
Peggior regia
Paul W.S. Anderson, In the Lost Lands
Rich Lee, La guerra dei mondi
Fratelli Russo, The Electric State
Trey Edward Shults, Hurry Up Tomorrow
Marc Webb, Biancaneve
Peggior sceneggiatura
The Electric State
Hurry Up Tomorrow
In the Lost Lands
Biancaneve
La guerra dei mondi
Peggior combo sullo schermo (peggior cast)
I sette nani artificiali, Biancaneve
Ariana DeBose & Ke Huy Quan, Love Hurts
Robert De Niro & Robert De Niro, The Alto Knights – I due volti del crimine
Ice Cube & la sua telecamera Zoom, La guerra dei mondi
The Weeknd & il suo ego colossale, Hurry Up Tomorrow
Paolo Sorrentino torna al cinema con La Grazia, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e primo lavoro dopo l’acclamato Parthenope. La trama ruota attorno alla figura di un presidente della Repubblica, Mariano De Santis, giunto alla fine del suo mandato: entra nel semestre bianco tuttavia confrontandosi con due richieste di grazia e una controversa legge sull’eutanasia che attendono sulla sua scrivania. In tanti hanno rivisto, sia per l’aspetto sia per alcuni tratti caratteriali, potenziali riferimenti all’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, ma il regista ha più volte ribadito come il film non sia tratto da una storia vera.
La Grazia di Paolo Sorrentino: trama e cast del film
Protagonista del film è dunque un immaginario presidente della Repubblica, Mariano De Santis, nei cui panni recita Toni Servillo, storico collaboratore di Sorrentino apparso in diverse sue opere. Giunto alla fine del suo mandato, si trova di fronte agli ultimi compiti: in primo luogo, decidere in merito a due delicate richieste di grazia. Da un lato un ex insegnante di storia molto stimato nell’ambiente didattico, colpevole di aver ucciso la moglie afflitta da Alzheimer: si tratta di uno spunto che lo stesso Sorrentino ha preso da un episodio simile in cui Sergio Mattarella, nel 2016, aveva concesso la grazia ad un uomo reo confesso per un caso simile. Dall’altro lato c’è invece una giovane donna in carcere per aver accoltellato nel sonno il marito violento. In aggiunta, sulla sua scrivania c’è la bozza di una legge sull’eutanasia. Ad aiutarlo nelle difficili decisioni sono la sua coscienza e la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), giurista come lui.
«I punti in comune tra il protagonista del film, il presidente De Santis, e il presidente Mattarella? Il personaggio del film non è ispirato a Mattarella anche perché a voler essere precisi anche Scalfaro aveva una figlia». Con queste parole il premio Oscar Paolo Sorrentino ha risposto, in conferenza stampa, nel presentare La Grazia circa la possibilità di un collegamento fra il suo presidente e uno dei capi di Stato realmente esistiti. «La formazione cattolica è una costante di molti presidenti della Repubblica. Non ci siamo ispirati a Mattarella ma evidentemente qua e là per le coordinate essenziali abbiamo fatto riferimento a numerosi capi di Stato. Il personaggio ha poi preso una sua vita autonoma indipendente da qualsiasi riferimento reale». De Santis e la sua storia non sono dunque ispirati a una storia vera, ma rappresentano la proiezione delle sue domande e delle sue sensazioni che Sorrentino ha portato sullo schermo.
Buen Caminoha raggiunto un incasso complessivo di 68.823.069 euro in 24 giorni di programmazione, con 8.562.320 spettatori, superando così il primato che apparteneva ad Avatar fermo a 68,6 milioni. Il film di Checco Zalone diventa quindi il titolo con il maggiore incasso di sempre nelle sale italiane. Il 25 dicembre, giorno dell’uscita, la pellicola ha incassato 5.671.922 euro, stabilendo il miglior risultato di sempre in Italia nel giorno di Natale e superando il record di Natale a New York del 2006.
Con una quota del 78,8 per cento, ha spinto l’intero mercato cinematografico sopra i 7 milioni di euro giornalieri, un livello che non si vedeva dal 2011. Anche Santo Stefano ha segnato un nuovo traguardo, con quasi 8 milioni raccolti il 26 dicembre e un totale di circa 14 milioni nei primi due giorni. Il primo weekend si è chiuso a quota 27 milioni in quattro giorni, mentre il 1° gennaio sono arrivati oltre 5 milioni, superando i 41 milioni complessivi e i 5 milioni di spettatori. Nella seconda settimana il film ha oltrepassato i 53 milioni, scalando la classifica storica, fino a superare prima Quo Vado? e poi Avatar.
Assegnati a Los Angeles i Golden Globes, cerimonia che tradizionalmente apre la stagione dei grandi premi cinematografici internazionali in tutto il mondo. A trionfare sono stati soprattutto Hamnete Una battaglia dopo l’altra, candidati a fare incetta di riconoscimenti nei prossimi mesi. Poco prima, sempre negli States, si era tenuta anche la cerimonia dei Critics Choice, 31esima edizione dell’evento dedicato all’industria americana del grande e del piccolo schermo. Occhi puntati ora sugli Oscar, le cui nomination saranno ufficializzate il 22 gennaio in diretta streaming, prima di passare ai Bafta nel Regno Unito e, prima dell’estate, ai David di Donatello italiani. Ecco il calendario completo con tutte le date da cerchiare in rosso per non perdersi nemmeno un appuntamento.
Oscar, Actors Awards e DGA: i premi negli Stati Uniti
Le statuette degli Oscar (Ansa).
L’appuntamento più atteso della stagione cinematografica è indubbiamente quello dei premi Oscar, la cui cerimonia è in programma al Dolby Theatre di Los Angeles domenica 15 marzo (nella notte italiana fra il 15 e il 16). L’annuncio delle nomination arriverà in diretta streaming sul sito ufficiale dell’Academy e sul canale YouTube il 22 gennaio alle 14.30 italiane. Il primo marzo sarà invece il turno della cerimonia di premiazione degli Actor Awards, fino allo scorso anno noti come Sag Awards, che saranno assegnati dal sindacato americano degli attori Sag-Aftra presieduto da Sean Astin. Con sette nomination, il favorito della vigilia sembra essere Una battaglia dopo l’altra, seguito da Sinners che ne ha ottenute cinque.
Sabato 7 febbraio, presso il Beverly Hilton di Los Angeles, si terrà invece la cerimonia di premiazione dei DGA Awards, riconoscimenti assegnati dalla Directors Guild of America, il sindacato dei registi di cinema e tv. In corsa per la vittoria Paul Thomas Anderson con Una battaglia dopo l’altra, Chloé Zhao per Hamnet, Ryan Coogler con il suo Sinners – I peccatori e Guillermo del Toro per Frankenstein. Il 28 febbraio si terrà invece l’assegnazione dei PGA Awards 2026, premi conferiti dalla Producers Guild of America, associazione dei produttori statunitensi, in programma al Fairmont Century Plaza di Los Angeles. Tra i candidati, oltre ai film citati in precedenza, anche F1, Weapons e Marty Supreme. Il 15 febbraio invece si conosceranno i vincitori degli Annie Awards, 54esimi premi per l’animazione, con Elio e KPop Demon Hunters favoriti su Zootropolis 2 e La piccola Amelie.
Bafta, César e Goya: i riconoscimenti in Europa
Le maschere assegnate ai Bafta (Ansa).
Non solo America, ma anche tanta Europa. Nel vecchio continente sono in programma, come ogni anno, le assegnazioni di diversi premi cinematografici. Tra i più importanti indubbiamente figurano i Bafta Awards, gli “Oscar britannici”, assegnati dalla British Academy of Film and Television Arts. Il 27 gennaio è atteso l’annuncio delle nomination, con l’Italia che spera ne La grazia di Paolo Sorrentino entrato nella longlist dei film stranieri. La cerimonia di gala è in programma invece il 22 febbraio a Londra. Il 28 gennaio toccherà invece all’Accademia del cinema francese annunciare le candidature dei César, 51esima edizione dei massimi riconoscimenti di Parigi: per la cerimonia di premiazione bisognerà attendere venerdì 27 febbraio. Il giorno successivo si terrà invece quella dei Goya, premi conferiti dall’Accademia spagnola, che ha diramato le nomination martedì 13 gennaio.
David di Donatello e Nastri d’argento, i principali premi italiani
Maura Delpero ai David di Donatello 2025 (Ansa).
Per quanto riguarda l’Italia, riflettori puntati sui David di Donatello, istituiti nel 1956 e attribuiti ogni anno da una giuria composta sia dai responsabili dell’Ente David di Donatello sia dall’Accademia del cinema italiano. Ancora ignota la data della cerimonia di gala che, come ogni anno, andrà in onda in diretta sui canali Rai poco prima dell’estate, verosimilmente fra maggio e giugno. Nel 2026 cadranno inoltre gli 80 anni dei Nastri d’Argento, assegnati dal 1946 dal Sindacato nazionale dei giornalisti cinematografici italiani. Anche in questo caso, non si conosce ancora la data ufficiale della cerimonia o per l’annuncio delle candidature.
Checco Zalone stabilisce un nuovo record nella storia del cinema italiano con Buen Camino, la commedia diretta da Gennaro Nunziante che diventa il titolo italiano con l’incasso più alto di sempre. A tre settimane dall’uscita nelle sale, il film ha totalizzato 65.689.125 euro, portando al cinema 8.157.202 spettatori. Il risultato consente di superare il precedente primato, che apparteneva allo stesso Zalone con Quo vado?, fermo dal 2016 a 65.365.736 euro. Nella classifica generale dei maggiori incassi in Italia, Buen Camino si colloca ora al secondo posto assoluto, preceduto unicamente da Avatar, che mantiene la vetta con 68,6 milioni di euro.
Il percorso del film è stato caratterizzato da una sequenza di record fin dai primi giorni di programmazione. Il debutto del 25 dicembre ha fatto registrare il miglior incasso di sempre per un film nel giorno di Natale, con 5.671.922 euro, superando il precedente primato di Natale a New York del 2006. Il successo è proseguito anche nei giorni successivi: il 1° gennaio il film ha superato i 5 milioni di euro di incasso, arrivando oltre i 41 milioni complessivi e superando i 5 milioni di spettatori, con il terzo miglior risultato di sempre per un film nel giorno di Capodanno. Nella seconda settimana di programmazione ha oltrepassato quota 53 milioni, superando altri successi di Zalone come Sole a Catinelle e Tolo Tolo, fino a raggiungere e superare in meno di venti giorni i 65 milioni complessivi che gli hanno consentito di diventare il film italiano più visto e redditizio di sempre.
Hamnet – Nel nome del figlioè una delle rivelazioni dell’anno. Il nuovo film di Chloé Zhao, già premio Oscar per Nomadland nel 2021 e oggi tra i favoriti per la 98esima edizione degli Academy Awards di marzo 2026, ha trionfato ai Golden Globes, ricevendo l’ambita statuetta per il miglior drama davanti a Sinners – I peccatori, Frankenstein e Un semplice incidente. Premiata anche Jessie Buckley, miglior attrice protagonista in un lungometraggio drammatico nonostante la concorrenza di Julia Roberts per After the Hunt e soprattutto Jennifer Lawrence con Die My Love. Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e incentrato sulla vita privata di William Shakespeare e della moglie Agnes, uscirà al cinema in Italia il prossimo 5 febbraio.
Hamnet – Nel nome del figlio, trama e cast del film di Chloé Zhao
Jessie Buckley con il Golden Globe 2026 (Ansa).
La narrazione del film di Zhao ha inizio nell’Inghilterra del Cinquecento. Al centro della storia William Shakespeare in una versione ben distante da quella del Bardo e monumento del teatro mondiale: il talento della letteratura britannica non è ritratto come un genio isolato, ma come un uomo, marito e padre ferito da un grave lutto. Giovane insegnante di latino, interpretato da Paul Mescal, vive ai margini della società con la moglie Agnes (Jessie Buckley) e ai figli Susanna (Bodhi Rae Breathnach) e i gemelli Hamnet (Jacobi Jupe) e Judith (Olivia Lynes). Quando Shakespeare si trasferisce a Londra per inseguire il teatro, la moglie resta da sola a Stratford, custodendo la casa e crescendo i bambini. Tutto cambia con l’arrivo della peste, che causa la morte improvvisa di Hamnet e lacera per sempre la vita della coppia.
Dal lutto in poi, Hamlet – Nel nome del figlio racconta dall’interno il dolore di William e Agnes: l’uno decide di rifugiarsi nella scrittura, mentre la seconda si ritira nel cuore della natura. Una frattura da cui nascerà il grande capolavoro diAmleto. Paul Mescal restituisce sullo schermo uno Shakespeare più umano, che scrive perché non riesce a fare altro per restare attaccato alla vita. Jessie Buckley, che nel 2026 tornerà in sala anche con La sposa! di Maggie Gyllenhaal nei panni della compagna del mostro di Frankenstein e che è la vera rivelazione dei Golden Globes 2026, incarna un personaggio magnetico che si prende la scena centrale della storia. Nel cast anche Emily Watson nel ruolo di Mary Shakespeare, madre severa e ferita, e Joe Alwyn in quelli di Bartholomew, fratello di Agnes.
Da Stratford-upon-Avon alle case di Shakespeare, le location del film
Paul Mescal e Jessie Buckley alla première di Hamnet (Ansa).
Disponibile nelle sale britanniche da venerdì 9 gennaio, Hamnet – Nel nome del figlio è stato girato interamente nel Regno Unito. Sebbene il Bardo fosse originario di Stratford-upon-Avon, cittadina del Warwickshire dove visse con la moglie Agnes e la famiglia, le riprese hanno avuto luogo soprattutto a Weobley, nell’Herefordshire, a poco meno di 100 chilometri di distanza. Località che ora, secondo la Bbc, si attendono un aumento del turismo pari al 20 per cento. Gli amanti della storia potrebbero recarsi per visitare una delle cinque case di famiglia legate al drammaturgo e oggi in possesso dello Shakespeare Birthplace Trust: si tratta del cottage di Anne Hathaway, il luogo di nascita del Bardo, la fattoria di sua madre, la casa in cui morì e Halls Croft, dove gli eredi vissero dopo la morte.
«Stratford è rimasta immutata», ha spiegato Richard Paterson, direttore del Trust, alla Bbc. «È come camminare per le stesse strade percorse da Shakespeare». A Weobley, molti edifici nella classica bicromia bianco e nero risalgono alla fine del XV secolo o agli inizi del XVI così come Penbridge, altro villaggio noto per gli edifici in legno a due ore di cammino. Nella biblioteca e nelle sale del museo cittadino è stata allestita una mostra dedicata alle riprese del film di Zhao.