Checco Zalone, gli incassi di tutti i suoi film fino al 2025

Il successo di Checco Zalone non conosce pause. Con altri 3,5 milioni di euro nel weekend fra il 15 e il 18 gennaio e 1,6 milioni solamente nelle ultime 24 ore, il suo Buen Camino è diventato il più grande incasso della storia al botteghino nazionale. L’ultimo lungometraggio del comico pugliese, stavolta nei panni di un ricco erede vanitoso e superficiale impegnato nel difficile rapporto con la figlia, ha superato il primato di Avatar che resisteva addirittura dal 2009 (68,6 milioni di euro) ed è divenuto anche il primo a sfondare il tetto dei 70 milioni al box office: al 19 gennaio 2026, infatti, gli incassi sono pari a 70.445.612 euro. Numeri in continua crescita che fanno impallidire quelli raggiunti dai cinque film della carriera del comico: eccoli nel dettaglio.

Checco Zalone, gli incassi di tutti i suoi film fino al 2025

Cado dalle nubi (2009): 14.073.000 euro

Esordio cinematografico di Checco Zalone, Cado dalle nubi è il film che ha incassato di meno in tutta la carriera del comico barese: “appena”, si fa per dire, 14 milioni di euro. Eppure, nonostante il dato più basso, con il suo successo commerciale ha rappresentato l’inizio della carriera al cinema dell’attore, che negli anni successivi avrebbe consolidato la propria popolarità con i record di Che bella giornata (2011), Sole a catinelle (2013) e soprattutto Quo vado?. Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika.

Che bella giornata (2011): 43.474.047 euro

Sempre diretto da Gennaro Nunziante, Checco Zalone è tornato al cinema due anni dopo il debutto con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce a bella Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. Il film ha chiuso la corsa con un incasso di oltre 43 milioni.

Sole a catinelle (2013): 51.936.318 euro

Checco Zalone è ancora una volta un emigrato meridionale in Sole a catinelle, terzo film in carriera capace di incassare quasi 52 milioni di euro (51.936.318 per l’esattezza). Stanco della vita monotona come cameriere, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo.

Quo vado? (2016): 65.365.676 euro

Vero simbolo del successo di Checco Zalone al cinema è Quo Vado?, suo quarto film e prima dell’arrivo di Buen Camino maggior incasso nella storia per un film italiano. Uscito nel 2016, ha terminato la sua corsa con l’incredibile cifra di 65.365.676 euro, appena 3,3 milioni sotto Avatar, in vetta alla classifica assoluta. Nel film è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia.

Tolo Tolo (2020): 46.201.300 euro

Prima di tornare con Buen Camino, Checco Zalone è stato protagonista di Tolo Tolo, che ha segnato anche il suo debutto alla regia. Giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia, oberato dai debiti fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando la guerra civile spazza via tutto, finisce dapprima in un villaggio e in seguito sulla rotta dei migranti verso l’Europa: deciso a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film ha terminato la sua corsa con un incasso di 46.201.300 euro.

I 10 film più visti del 2025 in Italia

Checco Zalone è ancora il re del box office italiano. Tornato in sala sei anni dopo Tolo Tolo, il comico pugliese ha già conquistato la classifica dei nostri cinema: il suo Buen Camino, uscito il 25 dicembre, in appena quattro giorni è diventato il film più visto del 2025. Secondo i dati Cinetel, nel weekend del debutto ha incassato 26,9 milioni di euro, sfiorando i risultati di Quo Vado?, finora maggior successo in carriera dell’attore e regista barese nonché film italiano più redditizio nella storia, che arrivò poco oltre i 27 milioni. Si tratta però della miglior apertura di sempre per un film distribuito nel periodo di Natale: più di 3,3 milioni i biglietti venduti. Un successo travolgente che ha trainato l’intero mercato nazionale, che nel fine settimana ha registrato una crescita del 256,5 per cento rispetto a quello precedente e dell’87 per cento sullo stesso periodo nel 2024.

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Zalone e gli altri: i 10 film più visti del 2025 in Italia

In classifica quattro titoli prodotti in Italia

I 10 film più visti del 2025 in Italia
Il regista Paolo Genovese alla presentazione del film Follemente (Ansa).

In appena 96 ore, Checco Zalone ha infranto il record stabilito nel 2025 da Lilo & Stitch, il remake live action dell’omonimo film animato della Disney del 2002 uscito lo scorso maggio. Le avventure della piccola Lilo e della creatura da lei chiamata Stitch hanno incassato poco più di 22,3 milioni di euro. Al terzo posto, un altro film italiano: si tratta di Follemente, premiato con il Nastro d’argento per la miglior commedia dell’anno e vincitore con Edoardo Leo del Flaiano per la miglior interpretazione. Diretto da Paolo Genovese, vanta un cast corale con Pilar Fogliati, Emanuela Fanelli, Vittoria Puccini, Claudia Pandolfi, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Marco Giallini e Maurizio Lastrico. Sbarcato al cinema il 20 febbraio 2025, ha incassato 17,9 milioni di euro.

In Top 10 anche altri due titoli prodotti nel nostro Paese: sono Diamanti di Ferzan Ozpetek, uscito però in sala nel dicembre 2024, e Io sono la fine del mondo con Angelo Duro, uscito il 9 gennaio, rispettivamente all’ottavo e al nono posto. Il primo, insignito del David dello Spettatore, ha guadagnato solamente nel 2025 9,8 milioni di euro per un totale, comprendendo anche gli incassi delle ultime settimane dell’anno precedente, di poco più di 16,3 milioni di euro. Il secondo, diretto da Gennaro Nunziante, regista di tanti successi di Checco Zalone tra cui Buen Camino, si è issato fino a 9,7 milioni di euro per oltre 1,2 milioni di biglietti venduti. Oltre a Zalone, in Top 5 anche un altro film uscito nella seconda metà di dicembre: si tratta di Avatar: Fuoco e cenere, terzo capitolo della saga fantasy di James Cameron, che ha già sfondato il tetto dei 15 milioni.

La Top 10 completa con i relativi incassi in euro

  • Buen Camino (26.921.300 euro)
  • Lilo & Stitch (22.318.920 euro)
  • Follemente (17.954.560 euro)
  • Zootropolis 2 (15.955.616 euro)
  • Avatar: Fuoco e cenere (15.089.521 euro)
  • Un film Minecraft (11.974.623 euro)
  • Jurassic World: La rinascita (10.982.619 euro)
  • Diamanti (9.830.399 euro, considerando solo gli incassi del 2025)
  • Io sono la fine del mondo (9.736.428 euro)
  • The Conjuring: Il rito finale (9.512.323 euro)

Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia

Attrice simbolo della Nouvelle Vague, icona sexy, cantante, attivista per i diritti degli animali. Brigitte Bardot, morta a 91 anni, è stata tutto questo. Ma anche altro: una paladina dell’estrema destra francese, molto vicina alla famiglia Le Pen e addirittura sposata (in quarte nozze) con un consigliere del patriarca Jean-Marie. Acclamata come la Marilyn Monroe francese, dopo il suo ritiro dalle scene BB fu la prima grande star del cinema a sfruttare fascino e fama per sostenere l’estrema destra transalpina, di cui ha poi appoggiato le istanze per oltre tre decenni.

Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Brigitte Bardot negli Anni 60 (Ansa).

Fu condannata cinque volte per incitamento all’odio razziale

Le idee politiche di Brigitte Bardot, come lei stessa non ha mai nascosto, erano fortemente orientate a destra. Pure troppo, considerate le cinque condanne per incitamento all’odio razziale, in particolare verso i musulmani e contro quella che lei definiva una «invasione di stranieri» in Francia. Nel 2001, per esempio, pagò una multa di 4 mila euro per i contenuti di una lettera alla Francia pubblicata nel libro Le carré de Pluton (uscito nel 1999), in cui aveva puntato il dito contro l’immigrazione islamica, il gran numero di moschee esistenti nel Paese e le pratiche halal di macellazione degli animali. Nel mirino di BB erano però finiti anche gli abitanti dell’isola di Réunion, dipartimento francese nell’Oceano Indiano, che arrivò a definire «selvaggi» per il trattamento riservato agli animali.

Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia

Il quarto marito conosciuto tramite i Le Pen e il sostegno a Marine

All’inizio degli Anni 90, nel contesto della crescente presenza dell’estrema destra in Costa Azzurra, dove viveva, a una cena organizzata a Saint-Tropez BB incontrò il futuro quarto marito Bernard d’Ormale, consigliere di Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito di estrema destra francese Front National, poi diventato Rassemblement National. Nel 2004 smentì di essere elettrice del Front National. Ma nel 2017, in vista del ballottaggio delle elezioni presidenziali, invitò pubblicamente i francesi a votare per Marine Le Pen (che fu sconfitta da Emmanuel Macron), definendola «l’unica donna con le palle». Questo dopo averla già sostenuta in occasione delle candidature presidenziali del 2012.

Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia

Nell’ultimo libro ha esaltato il RN come «unico rimedio all’agonia della Francia»

La stima, d’altra parte, era reciproca. Nel 2016 Le Pen, che esaltò BB come simbolo per eccellenza della francesità, nel mezzo di una controversia politica sul divieto di indossare costumi da bagno integrali in spiaggia ricordò che la Costa Azzurra un tempo era stata la “patria” di Bardot in bikini. Questo il ricordo della leader dell’ultradestra transalpina su X: «La scomparsa di Brigitte è una profonda perdita. La Francia ha perso una donna eccezionale, straordinaria per il suo talento, il suo coraggio, la sua sincerità e la sua bellezza. Una donna che ha scelto di concludere una carriera incredibile per dedicarsi agli animali, che ha difeso fino all’ultimo respiro con energia e amore inesauribili. Era la quintessenza della Francia: uno spirito libero, indomito e intransigente».

Icona nazionale o paladina dell’estrema destra? Brigitte Bardot divide la Francia
Brigitte Bardot (foto Ansa).

A BB non piaceva solo Le Pen, ma anche il suo delfino Jordan Bardella: dopo le elezioni anticipate indette da Macron nel 2024, Bardot lo aveva definito «molto capace». Da parte sua, il presidente del RN l’ha omaggiata dopo la morte ricordandola come «un’ardente patriota». BB ha sostenuto la destra francese fino all’ultimo: nel libro Mon BBcédaire, pubblicato poche settimane fa, si legge che il Rassemblement National rappresenterebbe «l’unico rimedio urgente all’agonia della Francia», Paese diventato «noioso, triste, sottomesso, malato, rovinato, devastato, ordinario e volgare».

La Francia si divide su una commemorazione nazionale per l’attrice: c’è chi dice no

Eric Ciotti, leader del piccolo partito Udr e alleato del RN, ha invitato Macron a organizzare una commemorazione nazionale per l’attrice, come quella riservata nel 2017 al cantante Johnny Hallyday. L’ipotesi è stata però respinta dal segretario socialista Olivier Faure. «Brigitte Bardot è stata un’attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed è stata pluricondannata dalla giustizia per razzismo», ha scritto su X. A dimostrazione di quanto sia divisiva la figura di Bardot (che voleva essere ricordata solo come attivista per i diritti degli animali) c’è anche la chiusura del thread su Reddit in memoria di BB, dove quasi tutti i commenti erano pesanti insulti all’attrice, definita “nazi” da molti utenti.

I 20 film più visti del 2025 a livello globale

Il 2025 sta per finire ed è tempo di bilanci. Nei cinema italiani domina Buen Camino, il nuovo film del comico pugliese Checco Zalone che in appena quattro giorni dal debutto è già diventato il più visto dell’anno. Con quasi 27 milioni di euro in 96 ore, ha infatti superato Lilo & Stitch, l’adattamento live action dell’omonimo cartone animato Disney che si era fermato a 22,3 milioni. E a livello mondiale? Avatar: Fuoco e cenere di James Cameron tallona la Top 5 con 760 milioni di dollari in poco più di 10 giorni dall’uscita, ma ai primi due posti c’è l’animazione, che si conferma il genere più forte e capace di attirare maggior pubblico in sala anche nell’era dello streaming. In vetta, un lungometraggio che ha superato i 2 miliardi.

I 20 film più visti del 2025 a livello globale

Il podio è dominato dall’animazione

I 20 film più visti del 2025 a livello globale
La locandina ufficiale di Ne Zha 2 (da X).

Come detto, a dominare gli incassi del 2025 a livello globale è l’animazione. Al primo posto spicca il sorprendente Ne Zha 2, lungometraggio prodotto in Cina capace di totalizzare 2,1 miliardi di dollari in tutto il mondo. Ambientato nel Fenshen Cinematic Universe, inaugurato dal primo capitolo del 2019, L’ascesa del guerriero di fuoco è diretto da Jiaozi e racconta le avventure del giovane demone Ne Zha e del principe dei draghi Ao Bing. Dopo la morte dei loro corpi fisici, le loro anime si trovano costrette a collaborare per sventare una cospirazione che minaccia l’ordine globale, umano e divino. Forte di 1,8 miliardi di dollari incassati in Cina dall’uscita del 29 gennaio, con 2,1 in tutto il mondo ha superato Inside Out 2 diventando il film di animazione più redditizio della storia del cinema, il quinto in assoluto e appena il settimo a sfondare il tetto dei 2 miliardi.

Al secondo posto dei film più visti del 2025 c’è Zootropolis 2, uscito in Italia il 26 novembre e capace di incassare già 15,9 milioni di euro issandosi al quarto posto della classifica nazionale. Sommando i mercati di tutto il mondo, il sequel del film Disney del 2016 ha guadagnato 1,4 miliardi di dollari, di cui 321 milioni solamente negli States. Protagonisti sono ancora una volta la poliziotta Judy Hopps e il suo amico Nick Wilde, che nel primo capitolo era riuscito a entrare in polizia. I due devono indagare su un nuovo caso quando un misterioso rettile di nome Gary mette a soqquadro la città. Sul gradino più basso del podio c’è invece Lilo & Stitch, remake live action dell’omonimo film animato del 2002: nel cast anche Zack Galifianakis e Tia Carrere. In Italia ha totalizzato 22,3 milioni di euro, mantenendo il primo posto fino all’irruzione di Zalone.

La Top 20 completa degli incassi al cinema nel 2025

  • Ne Zha 2 (2,15 miliardi)
  • Zootropolis 2 (1,42 miliardi)
  • Lilo & Stitch (1,038 miliardi)
  • Un fiilm Minecraft (958 milioni)
  • Jurassic World: La Rinascita (869 milioni)
  • Avatar: Fuoco e cenere (760 milioni)
  • Demon Slayer: Kimetsu no yaiba – Il Castello dell’Infinito (714 milioni)
  • Dragon Trainer (636 milioni)
  • F1: The Movie (631 milioni)
  • Superman (616 milioni)
  • Mission: Impossible – The Final Reckoning (598 milioni)
  • I Fantastici Quattro – Gli inizi (521 milioni)
  • Wicked – Parte 2 (503 milioni)
  • The Conjuring: Il rito finale (494 milioni)
  • Captain America: Brave New World (415 milioni)
  • Thunderbolts* (382 milioni)
  • Sinners (367 milioni)
  • Final Destination Bloodlines (315 milioni)
  • Weapons (269 milioni)
  • Troppo cattivi 2 (239 milioni)

Buen Camino di Checco Zalone domina il box office: incassi record in quattro giorni

Checco Zalone è inarrestabile. Tornato in sala dopo quasi sei anni di assenza, con il suo Buen Camino sta dominando il box office italiano, facendo registrare numeri come sempre da capogiro. In quattro giorni, secondo i dati Cinetel, il film diretto da Gennaro Nunziante ha totalizzato 26.921.300 euro, richiamando nelle sale più di 3,3 milioni di spettatori. Dopo aver registrato il miglior esordio natalizio della storia e il miglior Santo Stefano di sempre per un lungometraggio al cinema, il 28 dicembre ha incassato altri 6,7 milioni di euro. Le cifre lo pongono così in linea, seppur leggermente al di sotto, di Quo Vado?, che nei primi quattro giorni guadagnò 27,09 milioni di euro prima di chiudere con 65 milioni al primo posto della classifica dei film italiani con i maggiori incassi di sempre.

Zalone da record, ma Avatar 3 si difende bene in Italia

Alle spalle di Checco Zalone si è piazzato come da pronostico Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga di fantascienza diretta da James Cameron. Il kolossal internazionale ha incassato altri 1,4 milioni di euro il 28 dicembre, sfiorando gli 8 nella settimana di Natale e issandosi a 15 milioni totali. Difficile che raggiunga i risultati fatti registrare da La via dell’acqua, che tra la fine del 2022 e i primi giorni del 2023 incassò poco più di 45 milioni di euro: inarrivabile invece il primo storico capitolo del 2009, ad oggi in vetta alla classifica degli incassi in Italia con 68,6 milioni di euro. A livello mondiale, il terzo film di Avatar ha sfondato il tetto dei 760 milioni di dollari, di cui più di 200 nei soli States, tanto da mettere nel mirino il miliardo ad appena 10 giorni dall’uscita.

Gli altri incassi nei cinema italiani: sul podio Norimberga

Alle spalle dei due giganti si è piazzato Norimberga, film di James Vanderbilt con Russell Crowe nei panni di Hermann Göring e Rami Malek in quelli dello psichiatra dell’esercito Usa Douglas Kelley. In sala dal 18 dicembre, ha incassato 2,2 milioni di euro nel periodo compreso fra il 25 e il 28, salendo a 3,4 milioni complessivi. Ai piedi del podio, considerando lo stesso range temporale, Zootropolis 2 con 1,999 milioni di euro: in totale, il nuovo film Disney è salito a 15,9 milioni di euro, confermando gli ottimi risultati dell’animazione nel nostro Paese. Quinto posto per Un topolino sotto l’albero, film natalizio norvegese che ha guadagnato 570 mila euro salendo a 903 mila complessivi. Seguono Primavera di Damiano Michieletto, Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, Leone d’oro a Venezia 2025, e Oi vita mia con il duo Pio e Amedeo.

È morta Brigitte Bardot

È morta Brigitte Bardot, icona del cinema francese e mondiale. Aveva 91 anni. Ad annunciare la scomparsa di “BB” è stata la sua Fondazione. Attrice e cantante, con apparizioni in 45 film e una settantina di brani incisi, aveva dedicato gran parte della sua vita alla difesa dei diritti degli animali dall’addio alle scene avvenuto nel 1973.

È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot

Cinema, i numeri del nuovo film di Checco Zalone al botteghino

Dopo il debutto record del 25 dicembre, quando Buen camino aveva raccolto 5,6 milioni di euro, l’ultimo film di Checco Zalone ha accelerato ulteriormente il giorno di Santo Stefano con un incasso di 7,9 milioni. In appena 48 ore la commedia ha così toccato quota 13.766.122 euro, registrando una media per sala di 10.715 euro e conquistando una quota di mercato del 70,8 per cento: più di sette spettatori su dieci hanno scelto la pellicola girata da Gennaro Nunziante, favorito anche da una distribuzione molto ampia, con oltre 1.200 copie in circolazione. Buen camino ha superato in soli due giorni l’incasso complessivo di Avatar: fuoco e cenere di James Cameron, fermo a 12.196.000 euro.

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Avengers: Doomsday, il primo trailer del film Marvel

A distanza di un anno dall’uscita nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, prevista per il 16 dicembre 2026, Marvel Entertainment ha rilasciato il primissimo trailer di Avengers: Doomsday. Il film sarà ancora una volta diretto dai fratelli Anthony Russo e Joe Russo, dopo il successo degli ultimi due capitoli della saga, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Ora i fan sono in trepidante attesa per scoprire come sarà raccontata la storia del celebre Doctor Doom, in Italia conosciuto come Dottor Destino. Non c’è ancora una trama ufficiale, ma il film è destinato a sbancare il botteghino, visto che farà anche da trait d’union con l’ultimo capitolo della saga. Il gran finale sarà infatti Avengers: Secret Wars, in uscita a fine 2027.

Odissea, online il primo trailer del kolossal di Christopher Nolan

Online le prime, attesissime, immagini di Odissea, adattamento cinematografico del poema omerico diretto da Christopher Nolan. Universal ha infatti rilasciato sui social e su YouTube il trailer del nuovo kolossal del regista e sceneggiatore britannico, premio Oscar per Oppenheimer, che porta sul grande schermo l’epica classica. Girato interamente in IMAX 70 millimetri tra Marocco, Grecia, Sud Italia e Scozia con un budget di circa 250 milioni di dollari, è uno dei lungometraggi più attesi del 2026: nelle sale italiane arriverà il 16 luglio. Stellare il cast, che vede Matt Damon nei panni del protagonista e Anne Hathaway in quelli della moglie Penelope.

Odissea, le anticipazioni sul film di Christopher Nolan

Come è lecito aspettarsi, il film di Nolan ricalcherà pedissequamente la trama del poema epico. Le prime immagini del trailer mostrano Ulisse nel suo tortuoso e lungo cammino verso Itaca al termine della decennale guerra di Troia, dove ha servito i re Agamennone e Menelao nell’assalto della città. Il teaser mostra il suo peregrinare in mare, con tanto di naufragio, e per terra, ma anche la grotta del ciclope Polifemo (ancora visibile in penombra) e il famigerato cavallo di legno a Troia. «Il pubblico può aspettarsi un capolavoro cinematografico visivo e irripetibile, di cui lo stesso Omero sarebbe stato molto probabilmente fiero», ha spiegato a Variety il presidente di Universal, Jim Orr.

Nel cast anche Tom Holland nei panni di Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, mentre Zendaya veste i panni della dea Atena. Charlize Theron è la maga Circe, mentre Robert Pattinson interpreta Antinoo, uno dei Proci che insediano il trono di Ulisse sull’isola di Itaca e aspirano alla mano di Penelope. Infine, Jon Bernthal è Menelao, mitico re di Sparta e marito di Elena. Sebbene gran parte dei fan sui social abbia riservato elogi, non mancano le tradizionali critiche di anacronismo storico. In tanti, già dalla pubblicazione del poster, hanno lamentato inesattezze per quanto riguarda soprattutto il look dei personaggi e in particolare delle loro armature.

Oscar 2026, annunciate le shortlist

L’Italia non sarà rappresentata ai premi Oscar 2026 da Familia. Il film di Francesco Costabile è fuori dalla shortlist composta dai quindici titoli che si contenderanno l’Oscar per il Miglior film internazionale. Le pellicole in gara saranno L’agente segreto (Brasile), Belén (Argentina), Homebound (India), Kokuho (Giappone), La mia famiglia a Taipei (Taiwan), No Other Choice (Corea del Sud), Palestine 36 (Palestina), Un semplice incidente (Francia), Sentimental Value (Norvegia), Sirât (Spagna), Il suono di una caduta (Germania), La torta del presidente (Iraq), Tutto quello che resta di te (Giordania), L’ultimo turno (Svizzera), La voce di Hind Rajab (Tunisia). Può esultare, invece, Mattia Buriani. Il regista bolognese è rientrato nella shortlist dei corti animati con il suo Playing God. Il 22 gennaio 2026 l’Academy renderà note le cinquine per ogni categoria. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 15 marzo.

Hammamet, se l’uomo Bettino oscura il politico Craxi

Gianni Amelio si concentra sull'umanità del leader Psi. Sottrarsi a ogni giudizio e presa di posizione, però, rappresenta una delle debolezze del film.

Gianni Amelio racconta con Hammamet gli ultimi sei mesi di vita di Bettino Craxi, interpretato da un camaleontico Pierfrancesco Favino.

E lo fa senza mai nominarlo: il leader Psi è soltanto “il Presidente”.

Il regista propone il ritratto di un uomo invecchiato e in “esilio”, che trascorre il suo tempo tra problemi di salute e famiglia, dialogando con i suoi ospiti del passato e, ovviamente, di politica.

Il film non dà alcun giudizio sulla figura di Craxi e racconta la permanenza a Hammamet come una sorta di diario-confessione. I personaggi secondari sono solo abbozzati e risultano stereotipati. Anche per questo, senza la presenza di Favino Hammamet faticherebbe a convincere lo spettatore.

Regia: Gianni Amelio; genere: drammatico (Italia, 2020); attori: Piefrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Alberto Paradossi, Federico Bergamaschi, Roberto De Francesco, Adolfo Margiotta, Massimo Olcese, Omero Antonutti, Giuseppe Cederna e con Renato Carpentieri e Claudia Gerini.

HAMMAMET IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: ti piacciono i film che affrontano la recente storia italiana concentrandosi sul lato umano dei protagonisti.

DEVI EVITARLO SE: ti aspetti un film che prenda posizione su una delle figure più discusse della politica italiana.

CON CHI VEDERLO: con chi ha assistito alla caduta del leader socialista e alla fine della Prima Repubblica.

LA SCENA MEMORABILE: Le riflessioni sulla politica di Craxi.

LA FRASE CULT: «Finanziamenti illeciti, chi li ha mai negati! Ma non tutto serviva per la parata!»

La locandina di Hammemet uscito nelle sale il 9 gennaio.

1. NON È UN BIOPIC

La sceneggiatura, scritta da Gianni Amelio in collaborazione con Alberto Taraglio, si è concentrata sul lato più privato e umano degli ultimi sei mesi di vita del politico, malato da tempo di diabete e con un tumore al rene. Il regista ha sottolineato che non si tratta di un film biografico, ma di un progetto che dà spazio agli «spasmi di un’agonia».

Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi.

2. L’INCREDIBILE TRASFORMAZIONE DI FAVINO

Pierfrancesco Favino è stato trasformato in Craxi da un team di truccatori italiani che hanno studiato in Inghilterra. Per ottenere l’incredibile livello di realismo, sono stati impiegati molti mesi. L’attore ha sottolineato: «Ricordo che durante il rituale dell’applicazione arrivava il momento, quello in cui venivano messe le sopracciglia finte e indossavo gli occhiali, che era per me il momento dell’oblio di sé, capace di aprire la porta verso qualcosa di nuovo e di diverso. Una porta che, non ci fosse stata, non sarei stato in grado di entrare in un mondo altro e di toccare le cose e le corte che ho toccato». Trovare la giusta voce è stato invece frutto di un lavoro meticoloso basato sulla visione di molti video e interviste.

3. L’UOMO PRIMA DEL POLITICO

Favino ha ammesso di conoscere, prima del film, solo il politico Craxi, non l’uomo. Per addentrarsi nella storia senza prendere posizione o esprimere giudizi, l’attore si è concentrato sul concetto di “eredità” e sulla figura di un padre.

4. LE LOCATION DEL PRESIDENTE

Per aumentare ulteriormente l’aderenza con la realtà, alcune sequenze del film sono state girate nei luoghi in cui ha vissuto Craxi tra cui la casa di Hammamet dove l’ex presidente del Consiglio è rimasto fino alla morte, il 19 gennaio 2000.

L’impressionante trasformazione di Favino.

5. UN FILM DI INNOMINATI

Gianni Amelio ha eliminato tutti i nomi propri dal film. «Non si fanno», ha spiegato il regista, «perché si conoscono anche troppo». La scelta invece di modificarne alcuni e chiamare la figlia Anita invece di Stefania è stata presa pensando alla venerazione del politico nei confronti di Garibaldi.

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Con Tolo Tolo Checco fa dimenticare Zalone

Il film già campione di incassi più che risate a cuor leggero offre la possibilità di riflettere su noi stessi. E la nuova versione della star della commedia italiana convince.

Con Tolo Tolo Checco Zalone, già campione di incassi (34 milioni fino al weekend dell’Epifania), spiazza chi si aspettava delle risate facili e si è ritrovato davanti a una sferzante critica sociale. Al centro della trama c’è Checco che vive a Spinazzola, in Puglia, e rifiuta il reddito di cittadinanza per aprire un sushi restaurant.

Checco Zalone in una scena di Tolo Tolo.

Dopo il fallimento della sua impresa decide di fuggire dai creditori riparando in Africa dove lavora come cameriere in un resort di lusso e stringe amicizia con Oumar, che sogna di diventare regista e ama il cinema italiano. Quando scoppia la guerra civile i due sono però costretti a emigrare insieme alla bella Idjaba e al piccolo Doudou, intraprendendo un viaggio da clandestini.

GUARDA ANCHE: Ora Salvini vuole Zalone senatore a vita

La sceneggiatura scritta insieme a Paolo Virzì non risparmia politica, governo, il fascismo strisciante e l’ipocrisia di una certa stampa. Il tutto lasciando spazio a momenti musicali e onirici che spiazzano ma convincono. Tante, forse troppe, le tematiche che affronta Tolo Tolo. Tuttavia il film scorre veloce verso un finale a sorpresa che obbliga a riflettere su se stessi senza offrire risposte preconfezionate.

Regia: Checco Zalone; genere: commedia (Italia, 2019); attori: Checco Zalone, Souleymane Silla, Manda Touré, Nassor Said Berya, Nicola Nocella, Alexis Michalik, Antonella Attili, Maurizio Bousso, Gianni D’Addario, Barbara Bouchet.

TOLO TOLO IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: ami i film che fanno riflettere con momenti musicali e onirici.

DEVI EVITARLO SE: cerchi un momento di puro svago e sei un fan di Zalone “prima maniera”.

Con Tolo Tolo Zalone ha battuto i suoi precedenti record di incassi.

CON CHI VEDERLO: anche da soli, per poter farsi un’idea su un film che ha fatto discutere già prima dell’arrivo nelle sale.

PERCHÉ VEDERLO: Per scoprire una nuova versione di Checco Zalone.

LA SCENA MEMORABILE: Il finale a sopresa (niente spoiler!).

LA FRASE CULT: «Non chiedete cosa possa fare il mio Paese per voi: un cazzo, non può fare un cazzo».

Il film è stato scritto con Paolo Virzì.

1. UNA LAVORAZIONE DURATA UN ANNO E MEZZO

La realizzazione del film ha richiesto una lavorazione di circa un anno e mezzo, dalla fase di scrittura a quella delle riprese. Nel film gli eventi si svolgono nel villaggio di Saint-Jacques, luogo immaginario tra Kenia e Senegal, dove prende il via il viaggio dei migranti.

2. UN INCONTRO INASPETTATO SUL SET

Il regista ha scelto uno dei giovanissimi interpreti dopo averlo incontrato in un villaggio. Il ragazzino si era avvicinato alla troupe chiedendo delle caramelle e Zalone lo ha notato per la sua esuberanza. Dopo un provino organizzato su due piedi lo ha scritturato.

3. COSA C’È DIETRO IL BALLO DEI NAUFRAGHI

Commentando la scena del balletto in mare con i naufraghi, la star della comicità italiana ha spiegato di aver preferito abbandonare il realismo per adottare una dimensione onirica in grado di trasmettere un’idea di fratellanza e speranza.

Nel film Zalone è costretto a intraprendere un viaggio della speranza con altri migranti.

4. LA COLLABORAZIONE CON VIRZÌ

Paolo Virzì, co-sceneggiatore, voleva raccontare la storia di un italiano che è costretto a compiere il viaggio insieme ai migranti, vivendo in prima persona una odissea di cui troppo spesso si parla senza comprendere davvero cosa comporti.

5. DA SORDI A BENIGNI: I PUNTI DI RIFERIMENTO DI ZALONE

 Tra le fonti di ispirazione del regista e attore ci sono Alberto Sordi e Roberto Benigni, senza dimenticare Totò. Un altro mito di Zalone è Adriano Celentano, del quale il regista ha visto tutti i film.

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Film e serie tv premiati ai Golden Globe 2019

Sam Mendes e Quentin Tarantino conquistano i premi per i migliori film. Netflix esce ridimensionata dopo le 34 nomination.

Due grandi firme sui Golden Globe 2019. I premi più ambiti, quelli per il miglior film drammatico e la migliore commedia cinematografica, sono andati a Sam Mendes, con 1917 e Quentin Tarantino, con C’era una volta…a Hollywood. Mendes e Tarantino si sono portati a casa anche un altro premio a testa, il primo come miglior regista, il secondo per la sceneggiatura. C’era una volta… a Hollywood è poi valso a Brad Pitt il riconoscimento come migliore attore non protagonista. Beffata Netflix, che per la prima volta sembrava superfavorita della vigilia con le sue produzioni e che aveva messo insieme ben 34 candidature, e che invece è uscita ridimensionata dai premi.

LA SALA BATTE LO STREAMING

«Spero che significhi che la gente vada a vedere questi film sul grande schermo, nel modo che era inteso», ha detto Mendes inserendosi nella lunga e infinita diatriba tra sala e streaming. Solo due i premi per Netflix, quello a Laura Dern per Marriage Story e quello a Olivia Colman per The Crown, che però è una serie tv, quindi decisamente fuori dal perimetro della distribuzione cinematografica.

MENDES BATTE IL JOKER

Marriage Story e Due Papi, altre due produzioni Netflix, hanno subito la sconfitta da 1917, esattamente come Joker di Todd Phillips. Quattro premi su 15 candidature per Hbo, con Chernobyl e Succession, due per Amazon, grazie a Fleabag, che si è aggiudicata il globo come miglior serie comica e quello come migliore attrice per Phoebe Waller-Bridge. Successo di Parasite del sudcoreano Bong Joon-Ha nella categoria dei film stranieri, mentre Renée Zellweger e Joaquin Phoenix hanno vinto come migliori attori protagonisti.

LA POLITICA NEI DISCORSI DELLE STAR

Spizzichi di politica nella serata condotta dal britannico Ricky Gervais: Michelle Williams ha fatto appello per la difesa dei diritti di scelta delle donne in fatto di aborto accettando il premio come migliore attrice in una miniserie per Fosse/Verdon, mentre Joaquin Phoenix ha chiesto ai vip dell’entertainment di far di più per combattere il clima impazzito. Nicole Kidman è apparsa in lacrime sul red carpet per gli incendi che stanno devastando la sua Australia.

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Film e serie tv premiati ai Golden Globe 2019

Sam Mendes e Quentin Tarantino conquistano i premi per i migliori film. Netflix esce ridimensionata dopo le 34 nomination.

Due grandi firme sui Golden Globe 2019. I premi più ambiti, quelli per il miglior film drammatico e la migliore commedia cinematografica, sono andati a Sam Mendes, con 1917 e Quentin Tarantino, con C’era una volta…a Hollywood. Mendes e Tarantino si sono portati a casa anche un altro premio a testa, il primo come miglior regista, il secondo per la sceneggiatura. C’era una volta… a Hollywood è poi valso a Brad Pitt il riconoscimento come migliore attore non protagonista. Beffata Netflix, che per la prima volta sembrava superfavorita della vigilia con le sue produzioni e che aveva messo insieme ben 34 candidature, e che invece è uscita ridimensionata dai premi.

LA SALA BATTE LO STREAMING

«Spero che significhi che la gente vada a vedere questi film sul grande schermo, nel modo che era inteso», ha detto Mendes inserendosi nella lunga e infinita diatriba tra sala e streaming. Solo due i premi per Netflix, quello a Laura Dern per Marriage Story e quello a Olivia Colman per The Crown, che però è una serie tv, quindi decisamente fuori dal perimetro della distribuzione cinematografica.

MENDES BATTE IL JOKER

Marriage Story e Due Papi, altre due produzioni Netflix, hanno subito la sconfitta da 1917, esattamente come Joker di Todd Phillips. Quattro premi su 15 candidature per Hbo, con Chernobyl e Succession, due per Amazon, grazie a Fleabag, che si è aggiudicata il globo come miglior serie comica e quello come migliore attrice per Phoebe Waller-Bridge. Successo di Parasite del sudcoreano Bong Joon-Ha nella categoria dei film stranieri, mentre Renée Zellweger e Joaquin Phoenix hanno vinto come migliori attori protagonisti.

LA POLITICA NEI DISCORSI DELLE STAR

Spizzichi di politica nella serata condotta dal britannico Ricky Gervais: Michelle Williams ha fatto appello per la difesa dei diritti di scelta delle donne in fatto di aborto accettando il premio come migliore attrice in una miniserie per Fosse/Verdon, mentre Joaquin Phoenix ha chiesto ai vip dell’entertainment di far di più per combattere il clima impazzito. Nicole Kidman è apparsa in lacrime sul red carpet per gli incendi che stanno devastando la sua Australia.

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Jumanji: The Next Level è il classico film di Natale senza pretese

Inseguimenti, ponti sospesi, animali selvaggi di ogni tipo: se volete passare un po' di tempo durante le feste in relax con la famiglia il secondo sequel dell'episodio del 1995 è quello che fa per voi. Una trama esile non certo per palati fini.

Jumanji: The Next Level riporta al cinema le incredibili avventure del gruppo di giovani che vengono trasportati all’interno di un videogioco, secondo sequel del film del 1995 Jumanji, dopo Jumanji – Benvenuti nella giungla del 2017. La situazione in questo capitolo della storia è complicata dalla presenza del nonno di Spencer, ragazzo che fa fatica ad abituarsi alla normalità dopo la prima esperienza nella giungla in cui ha avuto un avatar davvero eroico e possente, e del suo amico Milo, ruoli affidati alle star della comicità Danny DeVito e Danny Glover.

BLOCKBUSTER DAI RITMI DIVERTENTI

Il nuovo elemento su cui si sviluppa la narrazione si rivela vincente: i due personaggi alle prese con la scoperta delle regole del gioco, del loro nuovo “fisico” e di conoscenze e abilità inedite danno vita a momenti esilaranti grazie alle performance di Dwayne Johnson e Kevin Hart che interpretano alla perfezione lo spaesamento dei due personaggi. Karen Gillan e Jack Black sono nuovamente brillanti, e anche loro messi alla prova con uno scambio di ruoli, e la new entry Awkwafina conferma di essere in grado di passare dal registro drammatico del film rivelazione The Farewell – Una bugia buona ai ritmi necessari a far divertire gli spettatori del blockbuster.

AZIONI IN STILE VIDEOGIOCO E BUONI SENTIMENTI

Il cattivo Jorgen il Bruto, ben costruito sulla fisicità di Rory McCann, è poi un antagonista adatto alla situazione e gli elementi che ricreano le avventure dei videogame “vintage” sostengono bene una trama esile, ma efficace. Il regista Jake Kasdan aumenta la spettacolarità proposta dal film tra inseguimenti, ponti sospesi, animali selvaggi di ogni tipo, continui cambi di location e missioni da compiere, ovviamente in pieno stile videogioco, e il risultato è una commedia leggera, coinvolgente e con la giusta dose di azione e buoni sentimenti.

Una scena coi due protagonisti anziani.

FORMULA CALIBRATA PER GIOVANI E FAMIGLIE

Non manca infatti lo spazio per le amicizie da riallacciare, nuove occasioni e un pizzico di romanticismo, formula ben calibrata su un pubblico composto da giovani e famiglie. Jumanji: The Next Level, pur non proponendo nulla di veramente originale, appare però come un titolo perfetto per le festività natalizie che permettono di trascorrere più tempo in totale relax.

JUMANJI: THE NEXT LEVEL IN PILLOLE

LA SCENA MEMORABILE

Eddie e Milo si ritrovano nel mondo di Jumanji e iniziano a scoprirne i segreti e le nuove abilità a loro disposizione.

LA FRASE CULT

«Sono morto e mi sono trasformato in un piccolo boy scout pieno di muscoli?».

TI PIACERÀ SE

Ami i film per tutta la famiglia ricchi di avventura e divertimento.

DEVI EVITARLO SE

Non apprezzi i progetti spettacolari ideati senza troppe pretese.

CON CHI VEDERLO

Con la propria famiglia, per divertirsi insieme durante le feste.

PERCHÉ VEDERLO

Per trascorrere un po’ di tempo in totale relax immergendosi in un mondo fantastico.

Regia: Jake Kasdan; genere: commedia, avventura (Usa, 2019); attori: Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart, Karen Gillan, Awkwafina, Danny DeVito, Danny Glover, Alex Wolff, Nick Jonas.

1. SCENA SUI TITOLI DI CODA: LE BASI PER UN TERZO CAPITOLO

Una scena inserita durante i titoli di coda di Jumanji: The Next Level mostra l’arrivo a casa di Spencer di chi deve occuparsi di alcune riparazioni, ruolo affidato a Lamorne Morris, che scende nello scantinato e nota la console del videogioco, prendendola in mano. Come accade nel film originale del 1995 e nei romanzi di Chris Van Allsburg fonte di ispirazione per il franchise, nel mondo “reale” iniziano quindi ad apparire delle creature provenienti da quello fantastico. La continuazione della storia potrebbe quindi sviluppare nuovamente lo spunto narrativo di elementi incredibili e pericolosi che “invadono” la nostra realtà.

2. HOLLYWOOD APPREZZA: C’È LA FILA DI ATTORI

Dwayne Johnson ha rivelato che nel caso in cui venga realizzato un terzo capitolo di Jumanji ci sono già molte star che hanno espresso il desiderio di essere coinvolte nel progetto e “diventare” degli avatar. L’attore ha infatti spiegato che molti colleghi gli hanno chiesto di ottenere la possibilità di avere una parte nella realizzazione di un’avventura di Jumanji e essere “interpretati” da lui o da Kevin Hart.

3. COME INTERPRETARE DEVITO? OSSERVANDOLO

Danny DeVito ha raccontato che Dwayne Johnson lo ha osservato a lungo sul set per capire in che modo “interpretarlo” nel film. La star ha spiegato di non aver dato alcun consiglio al collega che ha semplicemente sfruttato nel migliore dei modi il tempo trascorso insieme per scoprire tutti i dettagli utili per lavorare sul set nel migliore dei modi.

4. DAGLI AVATAR L’IDEA DI COINVOLGERE DEGLI ANZIANI

Dwayne Johnson ha svelato di aver avuto l’idea di introdurre nella storia la coppia di anziani amici affidati poi a Danny DeVito e Danny Glover mentre parlava con Jake Kasdan dell’ipotesi di realizzare un sequel. Il fatto che in Jumanji vengano coinvolti gli avatar, che modificano totalmente l’aspetto fisico e le caratteristiche di una persona, lo hanno spinto a ipotizzare una storia in stile Cocoon, arrivando quindi al coinvolgimento nelle avventure nel mondo del videogame del nonno di Spencer e del suo amico.

5. ULTIMO FILM? JACK BLACK VERSO IL RITIRO

Jack Black, durante la promozione del film, ha svelato di non escludere che Jumanji: The Next Level sia il suo ultimo film. Da tempo l’attore ha infatti pensato a un possibile ritiro dal mondo dello spettacolo per poter trascorrere più tempo con la sua famiglia e per ora non ha deciso se accettare ulteriori progetti. Il 50enne Jack ha però ammesso che potrebbe valutare dei ruoli in qualche serie tivù, visto che l’impegno sul set sarebbe più lungo, ma con orari meno impegnativi.

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Dopo il calcio, Cristiano Ronaldo sogna il cinema di Hollywood

Una volta detto addio allo sport, il campione vorrebbe recitare in film importanti: «Voglio uscire dalla mia zona di confort. Quando lo fai, è una grande sfida».

«C’è vita dopo il calcio, ed è importante ricordarselo: vincere più Palloni d’oro e Champions mi rende più felice ma è solo una tappa». A Dubai, dove si trova per l’assegnazione dei Globe Soccer Awards, ecco il Cristiano Ronaldo che non ti aspetti, che mantiene intatto il desiderio di vincere («Spero che il 2020 sia un anno eccellente, come lo sono stati questi ultimi, anzi spero sia fantastico») ma filosofeggia sulla vita e rivela i suoi desideri per quando smetterà di giocare: «Non succederà a breve, ma quando accadrà avrò l’umiltà giusta di rendermi conto se la mia mente sarà più veloce del mio corpo». E tra i suoi sogni c’è Hollywood: «Recitare al top è un qualcosa a cui voglio prepararmi». Ecco quindi il CR7 in futuro attore, non tanto per vanità personale come potrebbe pensare chi non lo conosce e si ferma alle apparenze: «Voglio uscire dalla mia zona di confort. Quando lo fai, è una grande sfida e a me piacciono le sfide: voglio sorprendere prima me stesso e poi gli altri, e continuare a raggiungere traguardi».

LA LETTURA COME HOBBY PER IL TEMPO LIBERO

Nel frattempo c’è il Cristiano extra calcio di oggi, quello per il quale è importante trovare ogni giorno un paio d’ore da dedicare a se stesso: «Magari per rilassarmi o leggere un libro». Già i libri, forse uno dei rimpianti di uno che dalla vita ha avuto tutto. «Ho quattro figli e se mi chiedono qualcosa e non so rispondere mi vergogno, quindi devo autoeducarmi, perché per via del calcio non ho potuto studiare molto, ma quando mi chiedono qualcosa devo poter rispondere. Così quando avevo 26-27 anni ho cominciato ad essere più curioso nei confronti della vita, ad informarmi di più, a parlare meglio l’inglese, e a leggere un buon libro che fa crescere la tua intelligenza e la tua cultura».

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Dopo il calcio, Cristiano Ronaldo sogna il cinema di Hollywood

Una volta detto addio allo sport, il campione vorrebbe recitare in film importanti: «Voglio uscire dalla mia zona di confort. Quando lo fai, è una grande sfida».

«C’è vita dopo il calcio, ed è importante ricordarselo: vincere più Palloni d’oro e Champions mi rende più felice ma è solo una tappa». A Dubai, dove si trova per l’assegnazione dei Globe Soccer Awards, ecco il Cristiano Ronaldo che non ti aspetti, che mantiene intatto il desiderio di vincere («Spero che il 2020 sia un anno eccellente, come lo sono stati questi ultimi, anzi spero sia fantastico») ma filosofeggia sulla vita e rivela i suoi desideri per quando smetterà di giocare: «Non succederà a breve, ma quando accadrà avrò l’umiltà giusta di rendermi conto se la mia mente sarà più veloce del mio corpo». E tra i suoi sogni c’è Hollywood: «Recitare al top è un qualcosa a cui voglio prepararmi». Ecco quindi il CR7 in futuro attore, non tanto per vanità personale come potrebbe pensare chi non lo conosce e si ferma alle apparenze: «Voglio uscire dalla mia zona di confort. Quando lo fai, è una grande sfida e a me piacciono le sfide: voglio sorprendere prima me stesso e poi gli altri, e continuare a raggiungere traguardi».

LA LETTURA COME HOBBY PER IL TEMPO LIBERO

Nel frattempo c’è il Cristiano extra calcio di oggi, quello per il quale è importante trovare ogni giorno un paio d’ore da dedicare a se stesso: «Magari per rilassarmi o leggere un libro». Già i libri, forse uno dei rimpianti di uno che dalla vita ha avuto tutto. «Ho quattro figli e se mi chiedono qualcosa e non so rispondere mi vergogno, quindi devo autoeducarmi, perché per via del calcio non ho potuto studiare molto, ma quando mi chiedono qualcosa devo poter rispondere. Così quando avevo 26-27 anni ho cominciato ad essere più curioso nei confronti della vita, ad informarmi di più, a parlare meglio l’inglese, e a leggere un buon libro che fa crescere la tua intelligenza e la tua cultura».

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La dea fortuna di Ozpetek non è il solito film sulle famiglie arcobaleno

Una coppia gay in crisi (Accorsi-Leo) si trova a gestire i due bambini di un'amica (Trinca). Ma la storia fa riflettere sulla genitorialità di tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale. Una raffica di sentimenti, emozioni, risate e qualche lacrima.

Ferzan Ozpetek torna alla regia con La dea fortuna, film con cui esplora nuovamente il tema della famiglia tramite il racconto della coppia composta da Alessandro (Edoardo Leo) e Arturo (Stefano Accorsi) che fa i conti con un rapporto in difficoltà e la cui quotidianità viene stravolta dall’entrata in scena di Annamaria (Jasmine Trinca), la migliore amica di Alessandro, e dei suoi due figli.

TROPPO IN SECONDO PIANO GLI ATTORI NON PROTAGONISTI

La sceneggiatura, scritta dal filmmaker in collaborazione con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni, riesce a delineare i protagonisti con grande attenzione, permettendo ad Accorsi e Leo di regalare due ottime interpretazioni che sostengono una narrazione in cui i personaggi secondari, nonostante propongano degli spunti narrativi interessanti come nel caso di chi deve fare i conti con l’Alzheimer, restano purtroppo sempre in secondo piano.

RACCONTO DIVERTENTE E A TRATTI COMMOVENTE

La bravura delle due star riesce però a proporre un racconto emozionante, divertente e a tratti commovente di un amore che si rinnova e si mette alla prova, trovando nei giochi di contrasti la formula quasi perfetta per coinvolgere gli spettatori nel susseguirsi di situazioni, musica, scambi di battute e suggestioni visive.

LA FOTOGRAFIA VALORIZZA LE LOCATION

La luminosa fotografia valorizza inoltre le location scelte, passando da Roma alla Sicilia, e facendo quasi dimenticare l’irrealtà del mondo creato da Ozpetek fatto anche di terrazzi e palazzi che rispecchiano l’apertura o la chiusura mentale di chi ci abita.

Jasmine Trinca interpreta il ruolo di Annamaria, la mamma dei due bambini.

FILM NON SENZA DIFETTI MA CHE LASCIA IL SEGNO

La dea fortuna non è un film privo di difetti, tuttavia riesce a mantenersi ben ancorato alla realtà grazie ai sentimenti e alle emozioni portate in scena, regalando ai fan di Ozpetek un nuovo racconto che lascia il segno.

LA DEA FORTUNA IN PILLOLE

LA SCENA MEMORABILE

Alessandro e Arturo affrontano i compiti dei due bambini.

LA FRASE CULT

«Mettiamoci ancora più nei guai!».

TI PIACERÀ SE

Ami lo stile del regista e il suo approccio alla rappresentazione di situazioni reali.

DEVI EVITARLO SE

Non apprezzi i racconti pieni di sentimenti ed emozioni.

CON CHI VEDERLO

Con la propria famiglia, per riflettere sui sentimenti che legano le persone tra loro.

PERCHÉ VEDERLO

Per apprezzare l’approccio pieno di speranza che offre il racconto.

Regia: Ferzan Ozpetek; genere: commedia (Italia, 2019); attori: Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Sara Ciocca, Edoardo Brandi.

1. L’OBIETTIVO: PARLARE DELLA GENITORIALITÀ

Ferzan Ozpetek ha spiegato che il suo obiettivo non era di affrontare il tema delle famiglie arcobaleno, ma di riflettere sul fatto che essere genitori «non è una questione genetica, ma di cuore, cervello e moralità». Il regista, presentando il suo nuovo film, ha voluto ribadire: «Si è genitori dalla cintura in su, non dalla cintura in giù».

2. LO SPUNTO PER OZPETEK: UNO SCENARIO COI SUOI NIPOTI

Alla base del progetto c’è un’esperienza personale vissuta dal regista: alcuni anni fa suo fratello si è gravemente ammalato e sua moglie gli ha chiesto, nel caso in cui fosse successo qualcosa anche a lei, di occuparsi assieme al compagno dei suoi due figli. Questa situazione ha portato Ozpetek ad affrontare dei dubbi e delle paure personali inedite, non sapendo come avrebbe reagito alla possibile entrata nella sua vita quotidiana dei nipoti 12enni. La dea fortuna nasce quindi come esplorazione di quelle emozioni e di quei dubbi, cercando di offrire a se stesso e a gli spettatori delle risposte.

3. CHE FEELING SUL SET: LA COMPLICITÀ TRA I PROTAGONISTI

Stefano Accorsi ha svelato di essere rimasto sorpreso dall’essere riuscito a creare subito la giusta complicità con Edoardo Leo, potendo così rappresentare una coppia che sta insieme da oltre 10 anni in modo naturale ed efficace. La collaborazione tra di loro, secondo l’attore, è stata molto facile. Il suo collega ha confermato questo elemento lodando la capacità del cast di comprendere con bravura la storia proposta dalla sceneggiatura e le caratteristiche uniche dei personaggi.

4. IL SOGNO DIVENTATO REALTÀ DI LEO: LAVORARE COL REGISTA

Edoardo Leo ha raccontato che lavorare con Ferzan Ozpetek è sempre stato un suo sogno e da anni sperava di ricevere una proposta per collaborare con lui. L’attore ha sottolineato che entrare a far parte della famiglia creata dal regista è un’esperienza unica e gli ha permesso di mettersi alla prova come attore, in particolare dal punto di vista emotivo che ha richiesto un grande impegno.

5. L’APPROCCIO AL LAVORO: CAMBI A SORPRESA SUL SET

Accorsi ha raccontato che quando si lavora con Ozpetek si arriva sul set senza sapere esattamente cosa accadrà, pur avendo un’idea di quello che si dovrebbe girare. L’attore ha spiegato che la scena in cui si balla sotto la pioggia inizialmente mostrava tutti che fuggivano tranne Annamaria, interpretata da Jasmine Trinca. Il regista è però arrivato sul set e ha cambiato tutto perché ha detto che la reazione dei personaggi sarebbe stata proprio l’opposto, cioè uscire sotto la pioggia a danzare.

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La dea fortuna di Ozpetek non è il solito film sulle famiglie arcobaleno

Una coppia gay in crisi (Accorsi-Leo) si trova a gestire i due bambini di un'amica (Trinca). Ma la storia fa riflettere sulla genitorialità di tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale. Una raffica di sentimenti, emozioni, risate e qualche lacrima.

Ferzan Ozpetek torna alla regia con La dea fortuna, film con cui esplora nuovamente il tema della famiglia tramite il racconto della coppia composta da Alessandro (Edoardo Leo) e Arturo (Stefano Accorsi) che fa i conti con un rapporto in difficoltà e la cui quotidianità viene stravolta dall’entrata in scena di Annamaria (Jasmine Trinca), la migliore amica di Alessandro, e dei suoi due figli.

TROPPO IN SECONDO PIANO GLI ATTORI NON PROTAGONISTI

La sceneggiatura, scritta dal filmmaker in collaborazione con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni, riesce a delineare i protagonisti con grande attenzione, permettendo ad Accorsi e Leo di regalare due ottime interpretazioni che sostengono una narrazione in cui i personaggi secondari, nonostante propongano degli spunti narrativi interessanti come nel caso di chi deve fare i conti con l’Alzheimer, restano purtroppo sempre in secondo piano.

RACCONTO DIVERTENTE E A TRATTI COMMOVENTE

La bravura delle due star riesce però a proporre un racconto emozionante, divertente e a tratti commovente di un amore che si rinnova e si mette alla prova, trovando nei giochi di contrasti la formula quasi perfetta per coinvolgere gli spettatori nel susseguirsi di situazioni, musica, scambi di battute e suggestioni visive.

LA FOTOGRAFIA VALORIZZA LE LOCATION

La luminosa fotografia valorizza inoltre le location scelte, passando da Roma alla Sicilia, e facendo quasi dimenticare l’irrealtà del mondo creato da Ozpetek fatto anche di terrazzi e palazzi che rispecchiano l’apertura o la chiusura mentale di chi ci abita.

Jasmine Trinca interpreta il ruolo di Annamaria, la mamma dei due bambini.

FILM NON SENZA DIFETTI MA CHE LASCIA IL SEGNO

La dea fortuna non è un film privo di difetti, tuttavia riesce a mantenersi ben ancorato alla realtà grazie ai sentimenti e alle emozioni portate in scena, regalando ai fan di Ozpetek un nuovo racconto che lascia il segno.

LA DEA FORTUNA IN PILLOLE

LA SCENA MEMORABILE

Alessandro e Arturo affrontano i compiti dei due bambini.

LA FRASE CULT

«Mettiamoci ancora più nei guai!».

TI PIACERÀ SE

Ami lo stile del regista e il suo approccio alla rappresentazione di situazioni reali.

DEVI EVITARLO SE

Non apprezzi i racconti pieni di sentimenti ed emozioni.

CON CHI VEDERLO

Con la propria famiglia, per riflettere sui sentimenti che legano le persone tra loro.

PERCHÉ VEDERLO

Per apprezzare l’approccio pieno di speranza che offre il racconto.

Regia: Ferzan Ozpetek; genere: commedia (Italia, 2019); attori: Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Sara Ciocca, Edoardo Brandi.

1. L’OBIETTIVO: PARLARE DELLA GENITORIALITÀ

Ferzan Ozpetek ha spiegato che il suo obiettivo non era di affrontare il tema delle famiglie arcobaleno, ma di riflettere sul fatto che essere genitori «non è una questione genetica, ma di cuore, cervello e moralità». Il regista, presentando il suo nuovo film, ha voluto ribadire: «Si è genitori dalla cintura in su, non dalla cintura in giù».

2. LO SPUNTO PER OZPETEK: UNO SCENARIO COI SUOI NIPOTI

Alla base del progetto c’è un’esperienza personale vissuta dal regista: alcuni anni fa suo fratello si è gravemente ammalato e sua moglie gli ha chiesto, nel caso in cui fosse successo qualcosa anche a lei, di occuparsi assieme al compagno dei suoi due figli. Questa situazione ha portato Ozpetek ad affrontare dei dubbi e delle paure personali inedite, non sapendo come avrebbe reagito alla possibile entrata nella sua vita quotidiana dei nipoti 12enni. La dea fortuna nasce quindi come esplorazione di quelle emozioni e di quei dubbi, cercando di offrire a se stesso e a gli spettatori delle risposte.

3. CHE FEELING SUL SET: LA COMPLICITÀ TRA I PROTAGONISTI

Stefano Accorsi ha svelato di essere rimasto sorpreso dall’essere riuscito a creare subito la giusta complicità con Edoardo Leo, potendo così rappresentare una coppia che sta insieme da oltre 10 anni in modo naturale ed efficace. La collaborazione tra di loro, secondo l’attore, è stata molto facile. Il suo collega ha confermato questo elemento lodando la capacità del cast di comprendere con bravura la storia proposta dalla sceneggiatura e le caratteristiche uniche dei personaggi.

4. IL SOGNO DIVENTATO REALTÀ DI LEO: LAVORARE COL REGISTA

Edoardo Leo ha raccontato che lavorare con Ferzan Ozpetek è sempre stato un suo sogno e da anni sperava di ricevere una proposta per collaborare con lui. L’attore ha sottolineato che entrare a far parte della famiglia creata dal regista è un’esperienza unica e gli ha permesso di mettersi alla prova come attore, in particolare dal punto di vista emotivo che ha richiesto un grande impegno.

5. L’APPROCCIO AL LAVORO: CAMBI A SORPRESA SUL SET

Accorsi ha raccontato che quando si lavora con Ozpetek si arriva sul set senza sapere esattamente cosa accadrà, pur avendo un’idea di quello che si dovrebbe girare. L’attore ha spiegato che la scena in cui si balla sotto la pioggia inizialmente mostrava tutti che fuggivano tranne Annamaria, interpretata da Jasmine Trinca. Il regista è però arrivato sul set e ha cambiato tutto perché ha detto che la reazione dei personaggi sarebbe stata proprio l’opposto, cioè uscire sotto la pioggia a danzare.

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Il traditore fuori dalla corsa all’Oscar per il miglior film straniero

L'opera di Marco Bellocchio che racconta la storia di Tommaso Buscetta interpretato da Pierfrancesco Favino è fuori dalla shortlist. Ci sono Almodovar e il coreano Parasite.

È finita la corsa italiana per il Best international feature film, nuova definizione dell’Oscar per il miglior film straniero. Il traditore di Marco Bellocchio, che narra le vicende del pentito di mafia Tommaso Buscetta e della sua collaborazione con il giudice Giovanni Falcone, è fuori dalla shortlist diffusa dall’Academy. Una vera delusione per una pellicola che, dopo l’anteprima a Cannes, aveva suscitato molto interesse all’estero, riscuotendo gli applausi del pubblico e di gran parte della critica per la sua capacità di discostarsi dai cliché del “cinema di mafia” e, come ha scritto Liberation, di raccontare i personaggi «non come eroi o antieroi, ma come persone normali, a loro modo perbene, che credono ancora in un’etica all’interno di un mondo dove i valori si sono fatti sempre più rari, ciascuno a modo proprio e ciascuno dalla sua parte».

DELUSE LE SPERANZE DI BELLOCCHIO

Ad alimentare le speranze la superba interpretazione di Pierfrancesco Favino, come di tutto il cast, la ricostruzione fedele dell’epoca, il rispetto e la rivalutazione della lingua siciliana e, soprattutto, il mettere al centro di quest’opera la naturale teatralità, tragicità di questi personaggi degni di un’opera verdiana. Anche Bellocchio sembrava crederci: «Sono contento di questa candidatura. È una possibilità, una chiave per entrare nella grande gara. Non mi faccio illusioni, ma farò tutto il possibile per aiutare Il traditore in questo lungo cammino. Pur da vecchio anarchico pacifista e non violento, sento come un onore e una responsabilità di rappresentare l’Italia in questa sfida», aveva commentato dopo la candidatura.

PARASITE E DOLORE E GLORIA RESTANO IN LIZZA

Dieci i titoli ancora in corsa, tra cui Parasite di Bong Joon-ho (Sud Corea), Dolore e gloria di Pedro Almodovar (Spagna), Atlantics di Mati Diop (Senegal). Se quest’ultimo ricevesse la nomination, sarebbe la prima volta per il Senegal. In maggio Diop è diventata la prima donna di colore a competere per il primo premio a Cannes, andato alla fine a Parasite. Il film ha vinto pero’ il Grand Prix honor.

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