Il Comitato di redazione del Corriere della Sera non ci sta e critica la lunga intervista a Urbano Cairo firmata da Fabrizio Roncone e pubblicata il 2 agosto sulle pagine (sì, due) del quotidiano.
L’intervista a Urbano Cairo sul Corriere.
«Questo Cdr ritiene inopportuna la scelta di dedicare uno spazio così ampio, ben due pagine, a un’intervista all’editore (per quanto ben scritta), editore che da tre giorni consecutivi è in prima pagina sul Corriere», si legge nella nota. «Scelte di questo genere comportano un rischio concreto: renderci autoreferenziali e trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata». E, ancora: «Ci sembra ulteriormente grave il riferimento allo sciopero dei giornalisti del 2023. Un’azione sindacale forte, certo, ma decisa dall’assemblea di redazione in modo compatto e soprattutto in risposta alla chiusura totale dell’azienda sulle vertenze aperte. Il tutto in anni in cui Rcs vantava bilanci più che positivi». Per i rappresentanti dei giornalisti è grave anche il tempismo dell’intervista visto che venerdì l’azienda aveva annunciato, a partire dal 5 agosto, l’aumento di 20 centesimi del prezzo del quotidiano. «I nostri lettori, a cui viene richiesto questo ulteriore sacrificio, meritano pagine di notizie, quelle che hanno reso unico il Corriere della Sera», conclude il Cdr. Chissà se anche i colleghi della Gazzetta dello Sport li seguiranno, visto l’intervento di Cairo nelle vesti di presidente del Torino sulla Rosea di lunedì con tanto di didascalia «numero uno»…
L’intervento di Urbano Cairo sulla Gazzetta dello Sport del 3 agosto.
Amazon, grazie a un rialzo del 5,6 per cento all’inizio delle contrattazioni a Wall Street, ha superato per la prima volta nella sua storia i 3 mila miliardi di dollari di capitalizzazione, unendosi così alla ristretta cerchia di colossi della Borsa capaci di superare tale soglia: Nvidia, Alphabet, Microsoft e Apple. Dopo aver raggiunto per la prima volta una valutazione di 2 mila miliardi di dollari a giugno del 2024, Amazon ha impiegato poco più di due anni per superare questa nuova soglia. E lo ha fatto al termine di alcuni mesi caratterizzati soprattutto da vendite, dovute allo scetticismo riguardante le società che avevano annunciato investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale. Il titolo aveva perso quasi il 18 per cento tra il massimo storico registrato il 6 maggio e il minimo trimestrale toccato a luglio. Poi una nuova accelerata, grazie a un’ondata di rinnovato ottimismo sull’IA, che ha spinto i titoli tecnologici a nuovi massimi.
Qualche giorno fa, il Foglio ha proposto una lettura suggestiva dello scenario che si prospetta in vista delle prossime elezioni comunali a Bologna: Giorgia Meloni starebbe valutando di appoggiare Elisabetta Gualmini, europarlamentare ex Pd, oggi in Azione, come candidata sindaco di Bologna per colpire Elly Schleinnel cuore della sua città, la roccaforte rossa per eccellenza. Una mossa di alta politica nazionale travestita da competizione locale. Ma per capire come il centrodestra spera di far perdere il Pd a Bologna bisogna guardare meno alla candidatura in sé e più alla geometria politica che potrebbe sostenerla.
Elisabetta Gualmini con Carlo Calenda (Imagoeconomica).
Perché Bologna, perché ora
Il contesto bolognese offre condizioni quasi ideali per questo disegno. Matteo Lepore è una figura politicamente indebolita: i sondaggi lo danno in difficoltà, e alcune sue uscite pubbliche recenti sono state viste con un certo scetticismo da più di un osservatore. Gli scontri del 19 luglio, seguiti al presidio convocato dallo stesso sindaco per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia, hanno offerto al centrodestra nazionale un assist di proporzioni inattese, alimentando la narrazione sull’amministrazione uscente come inadeguata e nemica delle forze dell’ordine. In questo contesto, non è passata inosservata la presa di distanza di Gualmini: l’ex europarlamentare, uscita dal Pd a febbraio per divergenze ritenute insanabili con la linea di Schlein, ha descritto con toni durissimi quanto visto quella sera a Bologna. Una dichiarazione che la colloca plasticamente in posizione di discontinuità rispetto all’amministrazione uscente, esattamente il profilo necessario per intercettare quell’elettorato moderato che potrebbe fare la differenza al ballottaggio.
Matteo Lepore (Imagoeconomica).
La geometria dello schema
Elemento fondamentale di questa strategia risiede nel “come” arrivare a sostenere Gualmini. L’idea che circola in alcune stanze del centrodestra bolognese sarebbe apparentemente paradossale: sostenerla, senza sostenerla. Ovvero, marciare divisi, ognuno per sé, con candidature autonome, per favorirne l’ascesa al ballottaggio. Nel quale, a quel punto, contro Lepore, non servirebbe nemmeno un appoggio esplicito: gli elettori di centrodestra si mobiliterebbero in ogni caso. La divisione delle forze di centrodestra non sarebbe quindi un segno di disorganizzazione, ma una scelta tattica. Si dice che qualcuno in Forza Italia starebbe valutando un appoggio più o meno formale a Gualmini, mentre FdI e Lega correrebbero con candidature di bandiera separate. L’obiettivo non sarebbe massimizzare il voto di coalizione al primo turno, ma favorire l’arrivo di Gualmini al ballottaggio senza che un apparentamento esplicito ne comprometta la credibilità presso gli elettori più centristi: l’ex eurodeputata Pd infatti sarebbe competitiva solo se portasse con sé in questa corsa un pezzo di base dem. Al secondo turno, il voto di centrodestra confluirebbe su di lei in modo naturale, senza bisogno di accordi formali, senza simboli sul palco, senza la foto di rito con Meloni o con altri leader “compromettenti”. Lo schema, nei suoi elementi essenziali, è questo: rinunciare a una candidatura di bandiera realmente competitiva, convogliare le proprie energie su una candidata “terza” capace di arrivare al ballottaggio e sostenerla al secondo turno, ma senza dirlo troppo ad alta voce.
Galeazzo Bignami (Imagoeconomica).
Il precedente veneziano
Una simile operazione fu sperimentata a Venezia per ben due volte. Nel 2005 il centrodestra, strutturalmente minoritario in città, favorì senza dirlo esplicitamente la candidatura di Massimo Cacciari contro il candidato di centrosinistra Felice Casson. Cacciari arrivò al ballottaggio e fu sostenuto senza apparentamento formale, per non “azzopparlo” con un abbraccio troppo visibile. Dieci anni dopo lo stesso schema fu riproposto con Luigi Brugnaro, imprenditore presentatosi con liste civiche e appoggiato ufficialmente dalla sola Forza Italia, mentre Lega e Fratelli d’Italia corsero con propri candidati al primo turno. In entrambi i casi bastò un orientamento del centrodestra sufficientemente chiaro per fare la differenza: prima vinse Cacciari, poi Brugnaro. Se Gualmini dovesse vincere, l’effetto, solo apparentemente collaterale, sul quadro nazionale sarebbe dirompente: una sconfitta di Schlein nella sua città simbolo, una crepa nell’egemonia della sinistra nel più progressista dei grandi centri urbani. Il centrodestra, con un realismo che potremmo definire machiavellico, non si candida a vincere Bologna con una propria candidatura. Si candida a far perdere la sinistra, che è cosa diversa e richiede una strategia diversa. Il modello veneziano ha già dimostrato per due volte che una simile operazione è possibile. Che possa funzionare anche a Bologna, tuttavia, rimane tutto da dimostrare.
Nel 2021 Capital One decise di chiudere oltre 300 conti riconducibili alla Trump Organization a seguito di una verifica antiriciclaggio riguardante l’azienda di famiglia del presidente Usa. Lo ha reso noto la banca d’affari statunitense, nel tentativo di far archiviare la causa intentata a marzo del 2025 dal Donald J. Trump Revocable Trust e da Eric Trump davanti a un tribunale della Florida, a cui si sono in seguito accodati anche DJT Holdings, DJT Holdings Managing Member e DTTM Operations, tutti convinti che Capital One avesse agito per motivi politici.
Donald Trump (Ansa).
La famiglia Trump sostiene che il debanking sia avvenuto per motivi politici
Le società legate a Trump avevano parlato di una decisione politicamente orientata da parte di Capital One, incompatibile con le norme invocate a tutela dei consumatori e contro le pratiche commerciali ingannevoli, sostenendo che il debanking era avvenuto a causa delle convinzioni woke dell’istituto e dal suo desiderio di trarre profitto dal clima politico successivo all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Capital One, invece, sostiene che la chiusura dei conti sia avvenuta dopo attente analisi affidate a professionisti dell’antiriciclaggio, nel rispetto delle procedure aziendali e delle indicazioni delle autorità di vigilanza.
Capital One non ha accusato di attività illegali la holding dei Trump
Si tratta della prima volta che una banca collega formalmente dei sospetti di riciclaggio all’azienda di famiglia di Trump. Ma, va sottolineato, Capital One non ha accusato la holding di alcuna attività illegale: semplicemente, la banca ha spiegato che alcuni schemi transazionali emersi dall’indagine erano rientrati tra quelli che le indicazioni federali sottopongono a particolare attenzione. Convinto che ciò non corrisponda a verità, ad agosto 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo secondo cui le decisioni delle banche devono poggiare su valutazioni individuali, oggettive e basate sul rischio, non sulle opinioni politiche o religiose dei clienti.
Il consiglio di amministrazione di Enav, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera come fornitore in esclusiva di servizi alla navigazione aerea civile nello spazio aereo di competenza italiana, ha attribuito all’amministratore delegato Igor De Biasio, nominato a maggio, anche la carica di direttore generale, appositamente istituita. Visto che l’operazione è coerente con la politica di remunerazione della di Enav, ricade nei casi di esclusione della disciplina sulle operazioni con parti correlate adottata dalla società in esecuzione del regolamento Consob (De Biasio non detiene quote dell’azienda). Al dirigente, che viene da tre anni come presidente di Terna, restano attribuiti nel complesso poteri e compensi in linea con l’assetto precedente.
Non si placano le tensioni tra Spagna e Italia dopo l’ondata migratoria che ha travolto Ceuta, con l’arrivo di oltre 70 mila persone a nuoto dal Marocco. Dopo la decisione di Roma di sospendere Schengen con Madrid e il successivo attacco del governo spagnolo, il ministro degli Esteri José Manuel Albares è tornato a tuonare contro il nostro Paese. «Ci sono stati governi che non sono stati all’altezza della situazione migranti, il governo italiano è stato uno di questi», ha detto in un’intervista in tv. «L’Italia è sommersa di migranti a Lampedusa ed è il Paese con il maggior numero di arrivi di irregolari in Europa. Non è capace di risolvere la situazione, come ha fatto invece la Spagna». Albares ha infatti sottolineato che, in breve tempo, quasi tutti i migranti che negli scorsi giorni hanno attraversato illegalmente la frontiera sono stati rimpatriati in Marocco. Il ministro iberico ha anche evidenziato come Ceuta e Melilla «non sono mai state minacce per lo spazio Schengen», mentre lo sono stati «altri spazi europei e la Spagna è sempre stata solidale». Come Lampedusa: «Piacerebbe all’Italia risolvere la situazione lì. Sono arrivati negli anni talmente tanti migranti al punto che la Spagna ha dovuto accoglierne una parte».
La replica del Viminale: «Con Meloni crollati gli sbarchi»
Non si è fatta attendere la risposta del Viminale, il quale dichiara che dall’inizio dell’anno gli sbarchi irregolari in Italia siano diminuiti del 55 per cento rispetto al 2025 e di circa l’82 per cento rispetto al 2023. Quanto alla «presunta invasione» di Lampedusa, il ministero dell’Interno sottolinea che sull’isola si trovano attualmente 98 migranti e che «da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza».
Neya, società benefit del Gruppo Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, avvia la seconda fase del progetto Ma Honko in Madagascar, dedicata al ripristino delle mangrovie lungo le coste del Paese. Obiettivo della società è ripristinare ecosistemi degradati, migliorare la biodiversità e rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, coinvolgendo le comunità locali. Dopo il lancio della prima fase a dicembre 2025, il progetto entra ora in una nuova fase di sviluppo che porterà l’area di intervento da 500 ettari – dove sono state avviate attività di riforestazione di aree costiere degradate con mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky – a oltre 2.400 ettari, estendendo il progetto al Nord del Madagascar.
Si stima una rimozione di oltre 750 mila tonnellate di CO₂ in 20 anni
Le mangrovie, tra gli ecosistemi più efficaci nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, trattengono significative quantità di CO₂ nella biomassa e nei suoli costieri. L’ampliamento a 2.400 ettari, l’equivalente di 3.300 campi di calcio, consentirà di incrementare la capacità di assorbimento e stoccaggio del carbonio delle aree interessate, con una rimozione totale stimata di circa 755 mila tonnellate di CO₂ nell’arco di 20 anni. Accanto agli impatti climatici, Ma Honko favorisce la protezione delle coste dall’erosione, sostiene la conservazione degli habitat naturali e crea opportunità economiche per le comunità coinvolte attraverso attività di vivaio, piantumazione, pesca e apicoltura. Dalla nascita di Neya, nell’ambito della prima fase del progetto, sono già stati ripristinati 272 ettari, pari a oltre il 54 per cento dell’obiettivo iniziale, attraverso la messa a dimora di mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky. A supporto delle attività di riforestazione sono stati realizzati 847 vivai e piantate quasi 1,8 milioni di piante. Gli interventi seguono una metodologia basata sui cicli di marea, che consente alle giovani piante di beneficiare di un’irrigazione naturale, favorendone l’attecchimento e la crescita.
Il progetto contribuisce agli obiettivi del Climate action plan del Gruppo…
Il progetto integra agli obiettivi climatici, una forte componente di tutela della biodiversità. Le attività di monitoraggio hanno infatti confermato la presenza, nell’area, di specie endemiche e minacciate, tra cui l’ibis sacro malgascio e l’airone del Madagascar, entrambe classificate come “in pericolo” nella Lista rossa Iucn (International union for conservation of nature). Realizzato in collaborazione con partner locali, il piano di ripristino è sviluppato secondo i requisiti dello standard internazionale Gold standard. I benefici ambientali generati dall’iniziativa si inseriscono nel percorso di decarbonizzazione e nella strategia di sostenibilità del Gruppo Mundys. In questo contesto, il progetto contribuisce agli obiettivi del Climate action plan del Gruppo, tra i primi adottati nel settore delle infrastrutture di trasporto, che promuove la transizione energetica e la progressiva decarbonizzazione delle attività lungo l’intera catena del valore, con il traguardo della rimozione delle emissioni nette dirette (Scope 1 e 2) entro il 2040.
… e sostiene le comunità locali
In continuità con la prima fase, il progetto prevede il reinvestimento di parte dei benefici economici sul territorio a sostegno delle comunità locali. Le attività coinvolgono personale e lavoratori provenienti dalle aree interessate, contribuendo alla creazione di competenze e opportunità di reddito. Le attività di riforestazione proseguiranno per tutto il 2026 e 2027, con nuove piantumazioni previste nel corso dell’anno compatibilmente con le condizioni stagionali e climatiche locali, fino al completamento delle aree interessate dalla nuova fase di sviluppo del progetto.
I telegiornali italiani continuano a muoversi poco. O almeno così sembrerebbe. Il tempo complessivamente dedicato dagli italiani ai notiziari della sera passa infatti da 276 a 279 milioni di ore nel primo trimestre del 2026: un incremento minimo, quasi fisiologico. Ma dietro questa apparente immobilità, i dati Agcom raccontano una geografia degli ascolti meno scontata. Al vertice cambia poco. Il Tg1 delle 20 resta il leader incontrastato con quasi 4,8 milioni di spettatori e una lieve crescita (+0,8 per cento), mentre il Tg5 consolida il secondo posto con 3,7 milioni e un modesto +0,5 per cento. Più complicata la situazione della TgR, che pur mantenendo il terzo gradino del podio con 2,3 milioni di telespettatori perde il 4 per cento, e del Tg3, fermo a un incremento assai esiguo (+0,6 per cento). La sorpresa arriva invece dal Tg2. L’edizione serale cresce del 17,1 per cento, il dato più brillante tra tutti i grandi telegiornali nazionali. Non è un semplice rimbalzo statistico: è l’unico vero cambio di passo in un mercato dove tutti gli altri si muovono di pochi decimali o arretrano. Anche Tg La7 continua la sua lenta ma costante progressione (+0,7 per cento), confermando la fedeltà del proprio pubblico.
Antonio Preziosi (foto Imagoeconomica).
Interessante anche il confronto con gli altri notiziari del gruppo Mediaset. Studio Aperto delle 18.30 sale del 17 per cento, mentre il Tg4 delle 19 cresce del 18,6 per cento, segno che l’area dell’informazione “non di punta” sta vivendo una stagione più dinamica delle edizioni principali. Il segnale favorevole al Tg2 trova conferma anche nelle edizioni diurne. Qui il notiziario di Rai2 guadagna un ulteriore 3,7 per cento, mentre il Tg1 resta sostanzialmente fermo, il Tg3 cresce dell’1,5 per cento e la TgR perde l’1,8. Sul fronte Mediaset, invece, il Tg5 continua a soffrire (-4,9 per cento), compensato dall’ottima performance del Tg4 (+26,7 per cento) e dalla crescita di Studio Aperto (+8,7 per cento). La fotografia dell’Agcom suggerisce così un cambiamento meno banale di quanto sembri. I grandi equilibri non vengono rivoluzionati: Tg1 e Tg5 continuano a dominare per volume di pubblico. Ma sotto la superficie qualcosa si sta muovendo. Il Tg2 è il notiziario che cresce di più all’interno del servizio pubblico, mentre la TgR è quello che mostra le maggiori difficoltà. È ancora presto per parlare di nuovo ordine televisivo, ma i flussi degli spettatori indicano che una parte del pubblico sta ricominciando a cambiare abitudini e fonti informative di riferimento.
Lazio e Polymarket, verso l’indennizzo?
Il main sponsor della Lazio è sparito. Polymarket è stata infatti inserita nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che la ha assimilata a un operatore di scommesse non autorizzato a operare sul mercato italiano. «È stata una scommessa», dicono scherzando alcuni tifosi riferendosi al patron Claudio Lotito. Fatto sta che alla Lazio dovevano arrivare 20 milioni di euro. Salvatore Palella – il discusso ex re dei monopattini – che con Palcomm ha curato l’accordo fra Lazio e Polymarket, «lo stop non è dovuto al rapporto tra Lazio e Polymarket, che resta ottimo, bensì alle nuove indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in cui ne Lazio che Palcomm sono coinvolti). La Lazio ha già percepito e continuerà a percepire un riconoscimento economico per questa operazione. Lo stesso vale per PalcommItalia, la società che ha intermediato l’accordo». Dalla Lazio si parla di un indennizzo che potrebbe coprire oltre una stagione di contratto anche senza esporre il marchio. Come andrà a finire?
Il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito (foto Ansa).
Dopo le polemiche sulla proposta di vendere a privati quote della Coppa del Mondo l’indice di gradimento di Gianni Infantino, già inviso a buona parte degli appassionati per la sua gestione della Fifa, è crollato. Il presidente dell’organo di governo del calcio mondiale ha rinunciato ai suoi propositi, ma a quanto pare è servito a poco: 50 delle 55 federazioni affiliate alla Uefa si starebbero preparando a ritirare in massa le lettere di sostegno al dirigente svizzero in vista di un possibile quarto mandato e alcune sono già passate ai fatti.
Dal Galles la prima revoca al sostegno per la rielezione
Il Galles, prima nazione a farlo, ha ritirato ufficialmente il sostegno alla candidatura di Infantino per un nuovo mandato dal 2027 al 2031. La Football Association of Wales, in una nota, ha parlato di «recenti fallimenti in termini di buona governance, processi, leadership, valori, gestione degli stakeholder, comunicazioni e giudizio sano». Nel comunicato della Federcalcio gallese si legge anche: «Non mettere al primo posto i migliori interessi del calcio è un fallimento che non possiamo accettare». A breve è attesa un’analoga presa di posizione da parte della Football Association inglese. Come scrive il Guardian, la FA scriverà a Infantino per ritirare una precedente lettera di sostegno alla sua rielezione, segno dell’approccio coordinato che l’Europa del calcio sta adottando per rimuoverlo dall’incarico il più rapidamente possibile.
Gianni Infantino (Imagoeconomica).
Infantino gode ancora di grande sostegno a livello globale
Tale approccio arriva dopo la dura condanna dell’Uefa: l’organo di governo del calcio europeo (che non vota) aveva minacciato di boicottare i Mondiali dopo che era diventata di dominio pubblico l’idea di Infantino di creare una holding per raccogliere miliardi cedendo agli investitori una parte dei ricavi delle future Coppe del Mondo. Con ogni probabilità molte altre federazioni calcistiche seguiranno l’esempio di quelle gallese e inglese, nel tentativo di portare Infantino a non ricandidarsi. Il destino del dirigente elvetico, tuttavia non dipende solo dai voti che verranno meno dall’Europa: in Asia e Centro-Nord America, infatti, Infantino continua a godere di grande sostegno.
Tra i nodi che il campo largo deve ancora sciogliere in vista delle prossime elezioni politiche c’è anche quello del sostegno militare all’Ucraina. La speranza è che da qui al voto arrivi un accordo di pace. In caso contrario, sarà necessaria un’intesa tra i vari partiti dell’annunciata coalizione. Ieri Giuseppe Conte ha ribadito il “no” del Movimento 5 stelle alla prosecuzione degli aiuti militari a Kyiv, spiegando di essere «per una svolta negoziale che l’Europa non vuole» e che l’intesa arriverà dalle primarie. Oggi, tramite Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Schlein, è arrivata la replica del Partito democratico.
Alessandro Alfieri (Imagoeconomica).
La risposta del Partito democratico a Conte
«Credo che chi si candida a guidare il Paese deve sapere unire e che temi così delicati, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo, debbano essere affidati al confronto tra i partiti che trovano punti di sintesi avanzati nel programma che ci deve poi unire tutti», ha dichiarato Alfieri sottolineando poi: «Sarebbe invece un grave errore affidarne la soluzione alla battaglia delle primarie».
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Cosa aveva detto il presidente del M5s
«Noi siamo stati favorevoli al primo invio di armi per una asimmetria militare e impedire alla Russia di invadere e conquistare tutta l’Ucraina», ha detto Conte a PiazzAsiago. «Se dovessi essere io vincente alle primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale. Chiamerei Volodymyr Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo che lui è l’aggredito, ma gli preannuncerei che un attimo dopo chiamerei Vladimir Putin, l’aggressore, per imprimere una svolta negoziale». La linea del campo largo, ha assicurato Conte, verrà sancita dalle primarie: «Faremo decidere agli italiani».
Si terrà domani martedì 4 agosto il Consiglio europeo con la riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno europei, per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata dopo i fatti di Ceuta. L’incontro è stato chiesto attraverso una lettera promossa da Italia e Danimarca, firmata da 22 Paesi e indirizzata al presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Micheál Martin. Tra i Paesi che non hanno firmato la missiva figurano Francia e Portogallo, ovvero i due tra i Ventisette confinanti con la Spagna. In questa occasione, l’Italia tornerà a spingere per l’apertura di un hub extra-Ue per i migranti nel 2027.
Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi da coinvolgere
Al Consiglio europeo di domani l’Italia chiederà di sveltire le procedure la costruzione di centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Ue sul “modello Albania”, ma finanziati almeno in parte da Bruxelles e localizzati quasi tutti in Africa. Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Etiopia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. L’Italia dovrebbe anche chiedere l’attuazione stringente del programma Gsp+, che sarà in vigore dal primo gennaio del 2027 e che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Unione europea.
Agenti della Guardia Civil a Ceuta (Ansa).
A Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità
Nonostante la maggior parte dei migranti arrivati nell’exclave spagnola sia stata fatta rientrare in Marocco, a Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità. Lo ha spiegato Juan Jesus Vivas, presidente della città autonoma, durante una conferenza stampa con Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito Popolare. Nonostante la celerità con cui la polizia sta portando avanti i rimpatri volontari, a Ceuta «restano ancora diverse migliaia di persone» e gli abitanti avrebbero innalzato recinzioni per impedire l’ingresso dei migranti.
Barriere galleggianti al largo di Ceuta (Ansa).
Il Marocco continua ad allontanare ogni responsabilità
Le autorità spagnole hanno stimato che oltre 50 mila migranti siano arrivati nei giorni scorsi a Ceuta, mentre quelle marocchine stimano un afflusso di 40 mila persone. Molta più ampia la differenza nel bilancio delle vittime: per Madrid i morti in mare sono stati almeno 72, mentre per Rabat hanno perso la vita in 11. Allontanando le responsabilità per quanto accaduto, il ministero dell’Interno del Paese africano ha dichiarato che «il Marocco continuerà a essere un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nel campo della lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani». Rabat ha fatto poi riferimento a una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, che tre settimane fa ha stabilito che non è possibile effettuare respingimenti immediati di coloro che entrano a nuoto a Ceuta e Melilla. «Le interpretazioni errate» di questa decisione giudiziaria, si legge in una nota, possono aver portato in tanti a cercare di attraversare la frontiera, nella convinzione che «sia possibile evitare il rimpatrio immediato». Intanto a Ceuta sono pienamente operative le barriere galleggianti di contenimento al largo del molo del Tarajal, per ostacolare l’accesso dei migranti che arrivano a nuoto.
Secondo quanto riportato dal Financial times, la britannica AstraZeneca sta trattando una maxi fusione con la rivale Usa Bristol Myers Squibb. L’operazione darebbe vita a uno dei più grandi gruppi farmaceutici al mondo, con una capitalizzazione di mercato di quasi 400 miliardi di dollari. Secondo fonti informate, le due società hanno discusso negli ultimi mesi l’aggregazione e i colloqui potrebbero portare a un accordo nel prossimo futuro. AstraZeneca, seconda società quotata britannica per valore, capitalizza 196 miliardi di sterline (260 miliardi di dollari), mentre Bms 133 miliardi di dollari.
Donald Trump ha annunciato che con l’Iran «c’è un accordo su Hormuz» e «ce ne sarà uno sul nucleare», facendo poi sapere che oggi pomeriggio riprenderanno i negoziati tra Washington e Teheran. Il presidente americano, parlando con i cronisti a bordo dell’Air Force One durante il suo viaggio verso Il Cairo ha anche reso noto dopo aver bloccato un nuovo «massiccio attacco» contro l’Iran, pianificato congiuntamente con Israele, a condizione che si giungesse rapidamente a un accordo. Il capo della Casa Bianca ha poi spiegato che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar gli hanno chiesto di annullare l’attacco perché fiduciosi in un’intesa con l’Iran. In tal senso sarebbe stata fondamentale una chiamata da parte di Mohammed bin Salman, erede al trono saudita che da anni ha stretti rapporti con The Donald. Il tycoon ha detto che i pasdaran sapevano che l’attacco in arrivo «sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale».
Mohammed bin Salman e Donald Trump (Imagoeconomica).
L’Iran frena: «Al momento solo colloqui con l’Oman»
«Al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti. Attualmente stiamo conducendo solo colloqui con l’Oman sulla gestione di Hormuz», ha sottolineato il ministero degli Esteri iraniano, che tramite il portavoce Esmaeil Baqaei, ha comunque dimostrato apprezzamento per l’intervento di Riad. «La guerra degli Usa contro la Repubblica Islamica dell’Iran non è soltanto una guerra contro il nostro Paese: è una guerra contro l’intera regione e contro la sicurezza di tutti i Paesi della regione. È quindi naturale che i Paesi dell’area cerchino di impedire un ulteriore aggravamento della situazione». Domenica 2 agosto Hassan Qashqavi, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, aveva riferito che i mediatori stavano cercando di riattivare il memorandum d’intesa tra Teheran e Washington, concordato il 17 giugno per porre fine alla guerra iniziata da Israele e dagli Stati Uniti il 28 febbraio. L’accordo aveva consentito la riapertura dello stretto di Hormuz e l’avvio di un periodo di negoziazione di due mesi per raggiungere un accordo nucleare definitivo, ma poi erano ripresi gli attacchi reciproci, durati diversi giorni.
Al fine di allineare la deadline dell’offerta di Castlelake e quella di Apollo per Easyjet, la scadenza della prima, inizialmente prevista per il 3 agosto, è stata estesa fino al 7 agosto. Di conseguenza, entrambe le realtà dovranno, entro e non oltre le ore 17.00 di venerdì 7 agosto, annunciare una ferma intenzione di presentare un’offerta per la compagnia aerea in conformità alla Rule 2.7 del Code, oppure dichiarare di non avere intenzione di presentare un’offerta. Il comunicato ricorda che il board di Easyjet e Apollo hanno annunciato di aver raggiunto un accordo di principio sui principali termini finanziari di una possibile offerta in contanti per l’acquisizione dell’intero capitale sociale emesso e da emettere di easyJet al prezzo di 7,15 sterline per azione. Di conseguenza, il cda della compagnia ha annunciato di non essere più orientato a raccomandare la possibile offerta di Castlelake per l’acquisizione dell’intero capitale sociale emesso e da emettere di easyJet al prezzo di 6,90 sterline per azione. Da allora, EasyJet ha consentito sia ad Apollo sia a Castlelake di svolgere la due diligence, mettendo a loro disposizione la documentazione e le informazioni necessarie.
La sua tecnica è la stessa con tutti. Assomiglia al corteggiamento della mantide religiosa, uno dei comportamenti più studiati in natura. Gli esemplari maschi le si avvicinano con estrema cautela per non essere scambiati per prede. Ma se la mantide è affamata o particolarmente aggressiva, può decapitare il maschio prima, durante o dopo l’accoppiamento. E mangiarselo.
Il malcontento di Lega e FI per la tracotanza di Meloni
Nel famoso foglietto ‘carpito’ nell’ottobre del 2022 dai fotografi tra le mani di Silvio Berlusconi nelle fasi precedenti alla nascita del governo, Giorgia Meloni era definita «supponente, prepotente, arrogante e offensiva». In realtà, le accuse che le muovono da anni gli alleati di centrodestra sono meno concentrate sul temperamento ma ben più pesanti a livello politico. Per Forza Italia e Lega l’atteggiamento indigeribile messo in atto dalla premier è il carattere “fagocitante” della sua leadership. «Ci ha cannibalizzato completamente e ora che ha anche usato Roberto Vannacci contro di noi dove va?», si chiede un big leghista. «Tutto quello che di buono fa il governo riesce a intestarselo lei. Mentre a noi scarica le défaillance dei ministeri, dai Trasporti al Tesoro», fa eco un altro dirigente di via Bellerio. Insomma, il malcontentodilaga. E lo si è visto anche nel voto segreto alla Camera, dove leghisti, anche di spicco, avrebbero votato contro l’emendamento di FdI sulle preferenze alla legge elettorale. Così come esponenti di Forza Italia, partito che ormai non nasconde più la distanza sul tema. In molti hanno interpretato il voto come un segnale, anche per il futuro, un ‘alt’ alla tracotanza. Se pensa di eleggere qualcuno di suo gradimento al Colle dopo Sergio Mattarella, o se pensa addirittura di farsi eleggere lei, occhio ai franchi tiratori, sarebbe il ragionamento.
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
La debolezza di Tajani e Salvini
Ma la fotografia della ‘stanchezza’ della coalizione di centrodestra è soprattutto scolpita sui volti – appesantiti – dei due vicepremier. Antonio Tajani ormai fatica a controllare i gruppi parlamentari del suo partito e anche come ministro degli Esteri arranca; ultimo, in ordine di tempo, lo scivolone sui fondi del Safe prima richiesti in toto poi solo «prenotati». Per non parlare di Matteo Salvini, che ormai è scomparso dai giornali e fa titolo quasi solo per le gaffe, come la proposta impossibile di candidare il gioielliere Mario Roggero, condannato per duplice omicidio, o i tweet su Franco Baresi dato per morto prima che morisse, o ancora sugli effetti del decreto Maranza (peccato che si trattasse di un ddl non ancora in vigore).
"Chiunque è condannato a più di cinque anni è interdetto da pubblici uffici, legalmente non si può fare ministro, perché questa boutarde?", ha chiesto Giovanna Pancheri a Matteo Salvini, in relazione alla possibilità di candidare il gioielliere Roggero. "Stiamo approfondendo… pic.twitter.com/2WrysenxNG
Se per Tajani probabilmente ci penseranno gli eredi di Berlusconi a imporre un rinnovamento post voto, il segretario leghista le sta provando tutte per rimanere al suo posto. Dopo il divorzio con Roberto Vannacci e il fallimento della trattativa con Luca Zaia per una condivisione della leadership, il progetto salviniano sarebbe di tornare al piano A pre-Europee. Prima di lanciare la candidatura dell’ex generale, come piano B, Salvini aveva chiesto ai governatori (Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti) di correre con una candidatura di bandiera a Strasburgo per sostenere il partito. Loro rifiutarono, dicendo che lo trovavano un gesto poco serio nei confronti degli elettori che li avevano votati alla guida delle rispettive Regioni.
Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).
L’episodio resta una ferita mai rimarginata nei rapporti tra il segretario e gli amministratori (i salviniani danno la colpa ai governatori di tutto lo sfacelo poi arrivato con Vannacci) che ora potrebbe essere sanata con la candidatura dei quattro alle Politiche. È questa una delle motivazioni con cui il segretario porta avanti la decisione di acconsentire alla richiesta meloniana di introdurre le preferenze nella legge elettorale sfidando i mal di pancia dei suoi gruppi parlamentari. Ma in tanti sospettano che sia un modo per fare un ‘repulisti’ delle ricandidature senza dover far la figura del tagliatore di teste. O anche uno scambio con Meloni che gli avrebbe assicurato il Viminale (in ogni modo si tratterebbe del prossimo giro, e non in questa legislatura). Salvini sostiene da tempo in privato di aver ottenuto il via libera dell’amica «Gio». Ma sarà vero? La ‘mantide’ manterrà la promessa e ‘salverà’ per una volta uno dei suoi alleati? Molto dipenderà dai numeri che il capo di via Bellerio riuscirà a ottenere e questo sarà influenzato anche dal peso dei consensi di Zaia & Co. Oltre che dai voti che andranno a Vannacci. Sarebbe difficile accaparrarsi il ministero dell’Interno con il 4 o 5 per cento alle Politiche. Poi bisognerà aspettare i prossimi mesi anche per vedere se FdI, FI e Lega chiuderanno un accordo elettorale con Futuro nazionale in vista del voto.
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).
La premier fagociterà pure Vannacci?
Per il momento è certo che Meloni sta tentando la strategia del ‘cannibalismo’ anche con Vannacci, cercando di anticiparlo sui temi, in particolare su sicurezza e immigrazione. Così ha fatto sulla legittima difesa con il caso Roggero; il comunicato era pronto da tempo, ed è stato diffuso praticamente in coincidenza con la sentenza. E anche con i fatti di Ceuta. La premier ha subito chiesto la sospensione di Schengen, si è attivata con alleanze variabili in Europa, sostanzialmente ‘zittendo’ il controcanto di Vannacci. Insomma, riuscirà la mantide ad arginare il generale, fagocitandolo come fatto con gli alleati e “amici” Antonio e Matteo? La determinazione per ora non sembra mancarle.