L’Uefa è pronta a un’azione penale contro Infantino

L’Uefa, dopo aver revocato il sostegno precedentemente accordato a Gianni Infantino per nuovo mandato, ha intenzione di presentare una denuncia penale contro il presidente della Fifa presso i tribunali della Svizzera per cattiva gestione, ai sensi dell’articolo 158 del Codice penale elvetico. Per sostenere la denuncia, la confederazione calcistica europea ha chiesto alla Corte distrettuale della Florida di emettere un’ordinanza per l’accesso a documenti Fifa ritenuti probatori: di recente il Congresso Usa ha avviato un’indagine su presunti rapporti economici illeciti tra Infantino e Donald Trump. La battaglia tra l’organo di governo del calcio europeo e il presidente della Fifa, iniziata a causa del progetto – poi ritirato – di vendere quote della Coppa del Mondo a investitori privati, si arricchisce così di un nuovo capitolo.

Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo

«Pensare che 10 anni fa il Meeting sembrava in piena decadenza. Papa Francesco non lo vedeva di buon occhio», osserva la mia amica, mentre sorseggiamo una birra ghiacciata sedute a un tavolo nella zona ristoro, nelle ultime ore di un’edizione da record. La kermesse riminese di Cl, dedicata quest’anno a “L’amor che move il sole e l’altre stelle,” ha incassato 900 mila presenze, la visita di papa Leone XIV – che ha sancito la ritrovata armonia con la Santa Sede -, una carrellata di ministri, e gran finale con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e con il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa. È per lui che la mia amica e io siamo venute qui, insieme ad altri ex alunni del liceo Giulio Cesare. E il nostro ex compagno del ginnasio, diventato cardinale e quasi-papa, non ci ha deluso: al termine del suo evento, ci ha regalato strette di mano e selfie di gruppo e ha perfino condiviso ricordi dei nostri vecchi prof, la prova che Sua Eminenza non stava bluffando e, a distanza di oltre 40 anni, aveva collocato le nostre facce attempate nel punto giusto della sua articolata biografia, il che ha del miracoloso.

Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo
Cosa resta del Meeting di Rimini, la Fashion Week del governo

Il perenne sorriso dei volontari produce un effetto Pluribus

Dopo l’incontro, abbiamo deciso di restare, non tanto per smaltire l’emozione della carrambata, quanto per guardarci intorno e assaporare il Meeting nel momento liminale delle sue ultime battute, quando, esauriti gli appuntamenti del programma, ripartiti tutti gli ospiti famosi, dileguati i giornalisti, nei padiglioni della Fiera di Rimini restano solo gli ultimi visitatori a caccia di un pasto veloce nei ristoranti che stavano via via esaurendo tutti i condimenti (gli ultimi arrivati si sono dovuti accontentare di pasta in bianco e piadine vuote) e l’esercito dei volontari. Sono di tutte le età, di tutte le provenienze e dei soli due generi creati da Dio (nell’app del Meeting, che ho scaricato per avere i pass, puoi indicare te stesso solo come maschio o femmina, non sono previste altre opzioni oppure la reticenza). È un variegato popolo di 3.300 persone, accomunate solo dalla fede, dall’inossidabile cordialità e dal perenne sorriso, il che produce un inquietante effetto Pluribus, la celebrata serie filosofico-fantascientifica sugli effetti di un virus che connette tutta l’umanità, salvo pochi immuni, in una mente collettiva pacifica e appagata. Ma per accorgersene bisogna a) non essere ciellini, e b) avere visto Pluribus, e qui dentro non devono essere molti a possedere entrambi i requisiti.

La prassi e la retorica della vecchia sinistra, senza essere a sinistra

Senza il riferimento della serie di Vince Gilligan, l’impressione che si riceve dal Meeting dei seguaci ed eredi di don Luigi Giussani è quella condivisa dai tanti profani che nel corso degli anni ci hanno messo il naso guardinghi, aspettandosi all’ingresso un atheism-detector e un esame di catechismo, e poi ne sono usciti pieni di incredula meraviglia. A colpirli, soprattutto, l’accoglienza, l’efficienza e l’abnegazione dei volontari venuti da tutta Italia per sgobbare dalle otto a mezzanotte a scaricare casse, allestire mostre, accompagnare visitatori e farcire piadine, pagandosi le spese di soggiorno a Rimini o accampandosi in casa di amici. Roba che da un pezzo non si vede più neanche alle feste dell’Unità. E pazienza se l’impegno non è del tutto disinteressato, e può procurare protezioni e facilitazioni nel ramificato universo economico-imprenditoriale ciellino, anche se forse oggi è meno scontato di una volta. «C’è molto di simile alla prassi e alla retorica della vecchia sinistra», scriveva nel 2008 lo storico e saggista Claudio Giunta, «solo che qui decisamente non siamo a sinistra».

Un’anteprima delle tendenze politiche autunno/inverno

No, decisamente no. Non lo era nel 2008, quando il Meeting ospitò praticamente tutto il governo Berlusconi IV, più il senatore a vita Giulio Andreotti, la A del CAF (le altre lettere dell’acronimo erano Craxi e Forlani) di cui, prima di Tangentopoli, Cl era la colonna nel mondo cattolico. E non è troppo a sinistra nemmeno il cast dell’ultima edizione, in cui i personaggi meno sovranisti erano probabilmente Papa Leone e il cardinal Pizzaballa. Anzi, negli ultimi tempi il Meeting è una specie di Fashion Week in cui il centrodestra mostra in anteprima le tendenze della prossima stagione, idee che, come gli abiti che gli stilisti fanno sfilare in passerella, sono improponibili nella realtà, ma fanno chiacchierare i giornalisti. Esempio, le tasse sugli extraprofitti che, secondo Tajani, «sanno di Unione Sovietica» (a quanto pare, il vicepremier ha raccolto il trend trumpiano dell’anticomunismo di ritorno), o i corsi d’italiano obbligatori per i genitori stranieri, caldeggiati del ministro dell’Istruzione Valditara, per prendere con una fava due piccioni: invadere il terreno di Roberto Vannacci ed evitare che i nuovi italiani parlino come Adolfo Urso.

E per il 2027 aspettiamo i «pionieri coraggiosi»

Mentre “L’amor che move il sole e l’altre stelle” va a fare compagnia ai titoli dei Meeting passati (memorabili “La Bestia, Parsifal e Superman” e l’insuperato, in termini di lunghezza, “Lo Starets rispose: Davvero, tutto è splendido perché tutto è Verità”), è già stato divulgato quello dell’edizione 2027: “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”. Al netto del consueto sospetto di supercazzola, c’è da chiedersi se questi “pionieri custodi dell’umano” Cl crede di poterli trovare a destra, dove sembrano più preoccupati di custodire i confini dall’umano, specie se è povero e con troppa melanina. E forse con questa retorica vinceranno le prossime elezioni.

Il caso del raduno di gruppi neonazi di tutta Europa nel Nord Italia

Dal 3 al 6 settembre, in un luogo imprecisato nel Nord Italia, si terrà il raduno neonazi “Ritorno a Camelot 2026”, organizzato da Veneto Fronte Skinheads, che vedrà non solo esibirsi numerosi gruppi musicali, ma anche la partecipazione di militanti dell’ultradestra suprematista provenienti da tutta Europa. Tra essi pure membri di Blood & Honour, sanzionato dal governo britannico nell’ambito della locale normativa antiterrorismo.

Interrogazione di Bonelli a Piantedosi

Come detto, non si sa dove si terrà l’evento. Ma a giudicare dalle distanze dagli aeroporti fornite dagli organizzatori e dalla loro provenienza geografica, l’area prescelta potrebbe trovarsi a nord del Lago di Garda, a cavallo tra Veneto e Trentino. Il fatto che sia proprio l’Italia a ospitare un evento di questo tenore ha portato Angelo Bonelli ad annunciare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Non si tratta di un evento folkloristico né di libera espressione», ha detto il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: «È la messa in scena organizzata di ideologie che la nostra Costituzione ripudia esplicitamente».

Intesa Sanpaolo supporta il piano di transizione energetica del Gruppo Arena

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking guidata da Mauro Micillo, ha perfezionato un finanziamento in favore di Energy power 1, controllata di Arena energy power, realtà del Gruppo Arena dedicata allo sviluppo degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. L’operazione si inserisce nella più ampia strategia di transizione energetica del Gruppo Arena.

Il Gruppo Arena potrà proseguire nel proprio percorso di decarbonizzazione

Il finanziamento, del valore complessivo di 8,8 milioni di euro, include un Green Loan di 6,8 milioni di euro destinato alla realizzazione di un impianto fotovoltaico Full Merchant della potenza complessiva di circa 9,9 MWp nel Comune di Assoro (Enna). Il progetto consentirà al Gruppo Arena di incrementare la produzione di energia elettrica da fonte solare, ridurre progressivamente la dipendenza dall’approvvigionamento energetico esterno e proseguire il proprio percorso di decarbonizzazione, generando benefici ambientali ed economici nel lungo periodo. L’operazione conferma l’approccio della divisione IMI CIB nel mettere a disposizione delle imprese soluzioni finanziarie sempre più evolute, capaci di integrare innovazione, sostenibilità e supporto ai piani di sviluppo industriale. La struttura del Green Loan, conforme ai Green Loan Principles della Loan Market Association (LMA) e integralmente allineata alla Tassonomia UE, risponde ai più avanzati standard della finanza sostenibile e alle crescenti esigenze delle imprese impegnate nella transizione energetica.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica

È morto Ratko Mladic, leader militare condannato per genocidio per i crimini commessi durante la guerra nell’ex Jugoslavia come comandante dei serbo-bosniaci, su tutti il massacro di Srebrenica del 1995. Aveva 84 anni. Il decesso è avvenuto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica
Ratko Mladic nel 1993 (Ansa).

I crimini di guerra, la latitanza e l’arresto

Nato a Božanovići, oggi Bosnia ma all’epoca Croazia, Mladic era figlio di un partigiano comunista, che sarebbe stato poi ucciso dagli Ustasha. Dopo aver scalato i ranghi dell’Armata Popolare Jugoslava, ricoprì la carica di capo di stato maggiore delle forze armate dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina durante la guerra in Bosnia, rendendosi responsabile dell’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, e anche del massacro di Srebrenica, compiuto assieme alle forze paramilitari di Arkan. Accusato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, Mladic fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aja: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Poche ore prima della morte era stata respinta l’ultima richiesa di scarcerazione per Mladic, che durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

È morto Ratko Mladic, il boia di Srebrenica
Murale dedicato a Ratko Mladic a Belgrado (Ansa).

Alluvione in Nepal, anche tre italiani tra i 1.300 dispersi

Sono tre gli italiani che mancano all’appello dopo l’alluvione innescata da una frana che ha devastato l’area di confine tra il Nepal e il Tibet, regione autonoma della Cina. Lo hanno confermato fonti della Farnesina: uno dei tre è Marco Ratto, 50enne titolare di un negozio di orologeria e oreficeria di Rapallo: al momento del disastro era in uscita dal Nepal. L’agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il gruppo di cui faceva parte ha confermato di aver perso i contatti al valico. Le autorità nepalesi avrebbero inserito il suo nome per due volte nella lista perché era registrato presso due diversi tour operator. Risulta poi irreperibile una coppia italo-svizzera, che dal Tibet era invece diretta in Nepal. Il ministero degli Esteri ha inoltre reso i nomi dei due italiani tratti in salvo: si tratta di Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo, adesso in viaggio verso Kathmandu.

Mattia Feltri lascia la direzione di HuffPost Italia

Mattia Feltri si è dimesso da direttore di HuffPost Italia, incarico che ricopriva da aprile del 2020. Lo ha reso noto Gedi, gruppo editoriale controllato da Antenna Media, comunicando l’avvio di «una nuova fase» per la testata e aprendo «la ricerca del direttore che guiderà questo percorso». Feltri, figlio di Vittorio ex direttore de il Giornale e Libero, approderà a QN – Quotidiano Nazionale, dove terrà una sua rubrica. Il gruppo, di cui fanno parte Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, è di proprietà di Leonardo Maria Del Vecchio, che a inizio anno ha acquisito la quota di maggioranza di Editoriale Nazionale dal gruppo Monrif tramite la società Lmdv Media.

Mattia Feltri lascia la direzione di HuffPost Italia
Mattia Feltri (Imagoeconomica).

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno

L’attesa del gazebo non è essa stessa un gazebo? Il centrosinistra non riesce a liberarsi dal «primarie sì, primarie dai, primarie fantasma»: ogni giorno un dem sa che dovrà correre più di un cinque stelle (e viceversa) per riuscire a guadagnare un titolo sul giornale, anche se del tema, per dirla con Massimo Cacciari, «non gliene frega niente a nessuno». Tale è la stanchezza, che in molti invitano gentilmente i leader campolarghisti a chiudersi in una stanza e a non uscire finché non arrivino a un’intesa. Un appello che, viste le dichiarazioni quotidiane su ogni media disponibile, pare essere inascoltato. Nel Pd, costantemente in modalità rincorsa, si sta ingrossando il partito del no (da incorniciare la proposta di Roberto Speranza di indicare sulla scheda un «diciottenne o un partigiano») e al Nazareno c’è chi legge in questi appelli alla prudenza una strategia per indebolire Elly Schlein: insistere sui rischi delle primarie fa percepire la segretaria in bilico e in svantaggio rispetto a Giuseppe Conte, è il ragionamento.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).

Nel M5s, manco a dirlo, è tutto un sussulto di democrazia dal basso: «Individuiamo prima i principi e i valori e le apriamo a chiunque, anche online, senza preregistrazioni o tessere che allontanano la partecipazione», rilancia giovedì lo “smarmellatore” Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Riccardo Ricciardi (Imagoeconomica).

Non poteva mancare Goffredo Bettini che sul Fatto invita a frenare le «tarantelle». «Serve un comitato di garanti», dice, ed è necessario «un clima di amicizia tra di noi, più sincero rispetto all’oggi». Schlein, secondo il “demiurgo del Pd romano”, non ha paura: «Un aspetto non criticabile della segretaria è il coraggio. Ne ha da vendere». Vedremo.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Andrea Orlando e Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

Pure Sandra Zampa concorda su un punto: «Basta esternazioni a caso sulle primarie, il Pd convochi la direzione», dice al Resto del Carlino la riformista prodiana. «Leggere che importanti esponenti non le vorrebbero mi pare surreale». Si fa avanti pure il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale: «Se si facesse un sondaggio sulle primarie tra il popolo del centrosinistra penso che l’opinione prevalente sarebbe contraria», spiega a La Stampa. Ma non bisogna temerle. «Primarie? Non so, non le escludo», ha tagliato corto dal palco del Meeting Stefano Bonaccini. «Dopo che avremo scritto il programma valuteremo, parlarne adesso vuol dire mettere il carro davanti ai buoi». L’importante è che siano dei paesi tuoi.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Michele De Pascale (Imagoeconomica).

Sotto il polverone di dichiarazioni, gli sherpa dem e cinque stelle – Igor Taruffi e Paola Taverna – continuano a lavorare per arrivare a un accordo sulle regole. Tanto per cominciare: turno unico come propone Conte o ballottaggio? Ancora non si sa chi e quanti saranno i candidati: in AVS circolano i nomi di Nicola Fratoianni, Elisabetta Piccolotti e addirittura di Francesca Albanese. Riccardo Magi di +Europa si dice pronto, ma i suoi frenano l’entusiasmo. Qualcuno punta su Silvia Salis e su Ernesto Maria Ruffini. Infine rimane il convitato di pietra: che farà il kraken Matteo Renzi? L’osservatorio Primarie continua.

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

La frecciata a Urso sulla rivista dell’Eni

Geminello Alvi, economista e scrittore, si è tolto un sasso dalla scarpa. Nell’ultimo numero della rivista trimestrale di Eni, WE World Energy (nata dalle ceneri di Oil diretta da Lucia Annunziata) che giunge nelle redazioni in quantità industriali, Alvi firma un articolo, oggettivamente interessante, intitolato La contabilità delle risorse. Tema attualissimo. Il marchigiano, con la sua verve, tocca anche il tema delle terre rare su cui, scrive, «in Italia non c’è ministro o presunto esperto che non ne sottolinei il ruolo strategico per le filiere produttive». Qualcuno leggendo il passaggio ha strabuzzato gli occhi: mettere sullo stesso piano un ministro e un «presunto esperto» è un segnale da studiare con attenzione. Alvi non fa nomi, ma l’identikit è quello del titolare del Mimit, il “destro” Adolfo Urso che ha sottolineato spesso il ruolo strategico dei minerali critici. Chissà se la direttrice della rivista, Rita Lofano, che guida anche l’Agi, l’agenzia giornalistica dell’Eni, ha riletto con attenzione i testi dei prestigiosi collaboratori prima di dare l’ok alla tipografia…

La tarantella delle Primarie, la frecciata a Urso sulla rivista Eni e le altre pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Zinzi attacca Romeo: Lady Verdini e Zoffili approvano

Ogni giorno ha la sua pena nella rovente estate leghista. L’ultima uscita che ha infiammato le chat nordiste è stata l’intervista di Giampiero Zinzi da Caserta contro il segretario lombardo e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Commissario del partito in Campania dal 2024, dal 2013 al 2020 Zinzi è riuscito nell’impresa di cambiare quattro formazioni: Udc, Forza Italia, Cambiamo! di Giovanni Toti per poi sei anni fa accasarsi con gli ex lumbard. Figlio d’arte – il padre Domenico è stato sottosegretario alla Salute nel Berlusconi III – da mesi si vocifera di un suo possibile ritorno a FI o di un approdo in FN di Roberto Vannacci. Fatto sta che al Corriere del Mezzogiorno Zinzi ha bersagliato Max Romeo da Monza, segretario dell’ex potentissima Lega lombarda. Secondo Zinzi, Romeo attaccherebbe Matteo Salvini perché «frustrato» per non essere riuscito a realizzare più progetti per il suo territorio e «dovrebbe lavorare di più». Ma ciò che ha fatto più scandalo nelle chat lombarde è il like di due persone vicinissime a Salvini al post: la fidanzata del segretario Francesca Verdini e l’amico fraterno e parlamentare Eugenio Zoffili. L’altro tema che tra gli ex lumbard ha tenuto banco è il nuovo sondaggio condiviso da Vannacci in cui il suo movimento, Futuro nazionale, sale all’8 per cento e supera Forza Italia (7,3 per cento), imponendosi come quarto partito, con la Lega che scende al 4,8 per cento.

Mosca minaccia Londra: «Possibili attacchi a siti militari fuori dall’Ucraina»

La decisione di Regno Unito e Francia di trasferire tecnologia militare all’Ucraina equivale a «giocare con il fuoco» e potrebbe avere conseguenze imprevedibili, anche per Londra e Parigi. Lo ha affermato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, aggiungendo che la risposta di Mosca agli attacchi di Kyiv condotti con armi britanniche «potrebbe comprendere azioni contro strutture militari del Regno Unito sia in Ucraina sia al di fuori dei suoi confini». L’esercito di Kyiv ha già impiegato missili da crociera britannici Storm Shadow e droni di fabbricazione britannici per attacchi in profondità nel territorio russo.

Le parole di Zakharova dopo la visita di Ratcliffe a Mosca

Qualsiasi contingente straniero in Ucraina «che ostacoli lo svolgimento dell’operazione militare speciale» diventerà «un obiettivo militare legittimo per la Russia», ha detto inoltre Zakharova. Tali dichiarazioni arrivano a due giorni dalla visita a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, che avrebbe avvertito Vladimir Putin di non attaccare Paesi membri della Nato. Il capo dei servizi segreti per l’estero russi, Serghei Nyshkin, ha confermato di avere avuto un colloquio con Ratcliffe, affermando però che si è tratto di «un normale incontro di lavoro».

Mosca minaccia Londra: «Possibili attacchi a siti militari fuori dall’Ucraina»
Dmitry Peskov (Imagoeconomica).

Il Cremlino: «Nessuna intenzione di attaccare la Nato»

Sulla presunta intenzione della Russia di attaccare la Nato si è espresso anche Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, il quale intervistato da Bloomberg ha parlato di notizie che «non hanno niente a che vedere con la realtà». Allo stesso tempo, ha sottolineato, «la Federazione Russa si trova ad affrontare una politica molto aggressiva nei suoi confronti da parte dei Paesi europei». E poi: «Se parliamo di escalation militare, noi semplicemente non ne abbiamo bisogno, perché stiamo avanzando in Ucraina».

Putin-Pezeshkian, incontro il primo settembre in Kirghizistan

Secondo il Wall Street Journal e Politico, nel corso della sua visita a sorpresa a Mosca il capo della Cia John Ratcliffe ha anche chiesto a Vladimir Putin di interrompere il sostegno militare ed economico all’Iran. Il presidente russo, però, a breve ha un incontro in programma con l’omologo iraniano Massoud Pezeshkian: i due infatti avranno un bilaterale il primo settembre a Bishkek, capitale del Kirghizistan, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Lo ha annunciato Kazem Jalali, ambasciatore iraniano a Mosca, sottolineando che si tratterà del sesto bilaterale tra i due presidenti.

Cos’è l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è un organismo intergovernativo fondato nel 2001 da sei Paesi: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Successivamente hanno aderito anche India, Pakistan, Iran e Bielorussia. Nata come meccanismo per favorire la risoluzione di dispute territoriali tra i paesi aderenti, l’organizzazione ha intensificando negli anni la cooperazione tra i suoi membri, tanto su questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale. Ha sede permanente a Pechino e rappresenta la più grande organizzazione regionale al mondo per estensione geografica e popolazione: copre infatti oltre il 40 per cento della popolazione e circa un quarto del Pil globale.

Prorogato fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio

In vista dell’ultimo controesodo estivo, il governo ha prorogato fino al 5 settembre il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise sul gasolio, stanziando circa 130 milioni di euro: le risorse per coprire lo sconto arrivano da un sistema di anticipo dell’acconto delle tasse sui dividendi dei grandi gruppi energetici che nel 2025 hanno messo a segno ricavi che superano i 20 miliardi di euro, previsto nel decreto legge.

Il governo al lavoro per «sostegni selettivi sulla base del reddito»

Quella appena varata è però solo l’ennesima misura tampone per arginare il caro-carburanti. E, riguarda solo il gasolio, non la benzina. L’impegno ribadito nel Consiglio dei ministri è quello di far scattare nuove modalità di «sostegni selettivi sulla base del reddito». Nei prossimi giorni verrà valutata la forma di queste misure e, soprattutto, la copertura finanziaria. Dal 4 luglio, sottolinea il Codacons, i prezzi della benzina sono saliti di 19,7 centesimi al litro sulla rete stradale nazionale, mentre il diesel ha registrato un aumento di 23,8 centesimi al litro.

Alluvione tra Tibet e Nepal oltre 500 turisti stranieri dispersi

È stato il collasso di un ghiacciaio a provocare la devastante alluvione che mercoledì 26 agosto 2026 ha colpito l’area tra Tibet e Nepal. A certificarlo è l’Usgs, l’Istituto di geologia statunitense, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 «è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle». Sono centinaia i morti e quasi un migliaio i dispersi, tra cui tanti stranieri. Gli Stati Uniti, intanto, hanno stanziato 500 mila dollari di aiuti per la popolazione colpita.

Il bilancio di morti e dispersi

Secondo il Nepal Tourism Board (Ntb), 823 persone sono ancora disperse tra cui 517 turisti stranieri e 127 cittadini nepalesi. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading e Gorkha, con squadre composte da forze di sicurezza, autorità locali, guide e Tourist Police impegnate anche nelle operazioni di evacuazione e nella verifica delle persone irreperibili. La Polizia ha riferito di aver recuperato 177 corpi. I media statali cinesi hanno invece parlato di 558 dispersi, tra cui 260 stranieri. I due bilanci, tuttavia, non possono essere automaticamente sommati.

Wsj: «Il capo della Cia ha avvertito Putin di non attaccare Paesi Nato»

Secondo quanto riportato da Politico e Wall Street Journal, il capo della Cia John Ratcliffe si è recato a sorpresa a Mosca il 25 agosto per mettere in guardia Vladimir Putin dall’attaccare Paesi della Nato, in particolare Estonia, Lettonia e Lituania. L’avvertimento, spiegano le testate citando fonti, segue le nuove valutazioni dell’intelligence americana secondo cui il presidente russo nei prossimi anni potrebbe mettere alla prova la determinazione dell’Alleanza atlantica con un attacco limitato contro uno Stato membro. Una fonte di Politico ha inoltre affermato che Ratcliffe ha anche chiesto allo zar di interrompere il sostegno militare ed economico all’Iran. Da pare sua, il Cremlino dichiarato che il direttore della Cia si è recato a Mosca per «contatti tra agenzie di intelligence» e non per incontrare Putin.

Wsj: «Il capo della Cia ha avvertito Putin di non attaccare Paesi Nato»
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

È morta l’artista giapponese Yayoi Kusama, regina dei pois

Yayoi Kusama, l’artista giapponese nota in tutto il mondo per le sue ripetizioni di pois, le sculture a forma di zucca e le “Infinity Mirror Rooms”, è morta il 14 agosto a Tokyo all’età di 97 anni. L’annuncio è stato dato solo settimane dopo dalla fondazione che porta il suo nome. Nata nel 1929 a Nagano in una famiglia benestante ma segnata da tensioni familiari, Kusama iniziò a disegnare i suoi caratteristici puntini e reticoli già a 10 anni, sviluppati come modo per esorcizzare le proprie paure.

Nel 2016 fu inserita dal Time tra le 100 persone più influenti

Dopo aver studiato pittura a Kyoto, nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, prima a Seattle e poi a New York, dove per 16 anni, nonostante le ristrettezze economiche, divenne un nome di punta dell’avanguardia. Negli Anni 60 organizzava “happenings” con corpi nudi dipinti a pois in luoghi pubblici, in chiave antimilitarista e a sostegno dei diritti civili, e lanciò una linea di moda. Tornata in Giappone nel 1973, scelse di vivere volontariamente in un ospedale psichiatrico di Tokyo, da dove ha continuato a lavorare fino in età avanzata. Il successo commerciale arrivò tardi, a partire dagli Anni 90, con le sue zucche e le sale degli specchi infiniti, divenute fenomeno globale anche sui social network. Nel 2016 fu inserita dal Time tra le 100 persone più influenti al mondo, e le sue opere hanno raggiunto prezzi da capogiro.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega

La rappresentazione di una Lega spaccata in due, con Matteo Salvini da una parte e un fronte compatto dei governatori del Nord dall’altra, rischia di essere una semplificazione. Nel partito esiste certamente un malcontento, ci sono movimenti e posizionamenti in vista dei prossimi appuntamenti politici e si respira insofferenza nei confronti del leader. Ma quando si passa ai rapporti di forza reali, il fronte anti-Salvini appare tutt’altro che omogeneo.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega
Matteo Salvini (Ansa).

Il Veneto di Stefani resta fedele al segretario

Il punto di partenza è il Veneto. Una regione che, per storia, peso elettorale e radicamento territoriale, resta fondamentale negli equilibri della Lega. Alberto Stefani, presidente della Regione, è per ora chiaramente collocato su una linea di sostegno a Salvini. Non è un dettaglio. Se il Veneto non entra compatto nella partita contro il segretario, diventa difficile parlare di un fronte settentrionale monolitico deciso a mettere in discussione la leadership.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega
Alberto Stefani al Meetin di Rimini (Ansa).

Fedriga e Zaia evitano scontri frontali

Diversa, e soprattutto più articolata, è la posizione di Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Entrambi rappresentano due delle figure più autorevoli dell’area amministrativa e autonomista del partito, ma nelle ultime settimane hanno mantenuto un profilo decisamente più defilato rispetto alla componente lombarda. Non sembrano intenzionati, almeno in questa fase, a trasformare le divergenze politiche in uno scontro frontale con il segretario.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega
Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

Le turbolenze lombarde

È soprattutto in Lombardia, infatti, che il malcontento appare più esplicito. Attilio Fontana e Massimiliano Romeo sono tra i big che si sono esposti maggiormente, rendendo visibile la dialettica interna sulla linea politica e sugli equilibri futuri del partito. Ma proprio questa differenza di atteggiamento dimostra come sia difficile sommare automaticamente Fontana, Romeo, Zaia e Fedriga dentro un’unica corrente organizzata. Zaia, peraltro, sembra attraversare una fase diversa della propria esperienza pubblica. Sta lavorando anche a nuovi progetti di comunicazione, a cominciare dal podcast Il Fienile, e dopo il fallimento della mediazione per dare vita a una costola nordista all’interno della Lega, appare meno interessato a entrare nelle faide interne. Lo stesso vale, per motivi differenti, per Fedriga. Il presidente del Friuli Venezia Giulia continua a rappresentare un punto di riferimento importante per l’area più istituzionale della Lega, ma proprio per questo sembra avere interesse a non esasperare lo scontro interno.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega
Attilio Fontana e Massimiliano Romeo intervistati da Cesare Zapperi alla Versiliana (Ansa).

Per cambiare la leadership la strada è una: il congresso

C’è poi un elemento politico che spesso viene dimenticato. La Lega ha celebrato appena un anno fa il proprio congresso federale, dal quale Salvini è uscito confermato alla guida del movimento. La leadership del partito non può essere cambiata attraverso dichiarazioni, retroscena o riunioni tra amministratori. Se qualcuno vuole realmente aprire una fase nuova, la strada è quella prevista dalle regole del partito: convocare un congresso, presentare una proposta politica alternativa e vincerlo. Una cosa insomma è criticare la linea politica di Salvini, chiedere maggiore attenzione ai territori del Nord o contestare determinate scelte; altra è riuscire a costruire una maggioranza interna capace di sostituire il segretario.

Fontana, Zaia, Fedriga: le diverse anime del fronte nordista della Lega
Matteo Salvini confermato segretario al Congresso di Firenze del 2025 (Ansa).

Per questo, almeno per ora, i salviniani tendono a ridimensionare la fronda dei governatori, circoscrivendola soprattutto alla Lombardia, dove però oltre al capogruppo al Senato Romeo e al governatore Fontana, sulle barricate ci sono anche le segreterie provinciali chiave di Bergamo, Brescia, Sondrio e Varese. Il Veneto di Stefani resta comunque salviniano, Zaia e Fedriga non sembrano intenzionati a dare battaglia e il resto del partito osserva. I movimenti interni esistono e sarebbe sbagliato sottovalutarli. Ma tra il rumore di una fronda e la costruzione di un’alternativa politica c’è ancora molta strada. E, alla fine, nella Lega la questione della leadership potrà essere risolta soltanto nello stesso luogo in cui dovrebbe essere risolta in ogni partito: un congresso e i voti per vincerlo.