Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.
Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.
Le quattro proposte selezionate
Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:
l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).
Consulenze mirate costruite sui bisogni locali
Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.
Secondo quanto riporta Bloomberg, che cita fonti vicine al marchio di moda, Dolce & Gabbana sta negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito.
D&G potrebbe vendere alcune proprietà per poi riaffittarle
Bloomberg scrive che l’operazione potrebbe prevedere formule di sale-and-leaseback, consentendo alla società – che ad aprile aveva confermato ad aprile di essere in trattativa con le banche creditrici – di continuare a utilizzare gli edifici dopo la cessione, prendendoli in affitto. Nel 2025 Dolce & Gabbana aveva rifinanziato 300 milioni di euro con scadenza al 2030, ottenendo inoltre 150 milioni aggiuntivi destinati a sostenere i piani di sviluppo nei settori beauty e real estate.
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI. La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).
Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.
L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox
Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.
Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.
Dopo il lancio delle edizioni britannica, francese, tedesca e quella europea da Bruxelles, infatti, Axel Springer, editore di Politico, si appresta a debuttare in Spagna, da settembre. E poi, a seguire, toccherà all’Italia.
Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.
Robert Albritton nel 2017 (foto Ansa).
Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno
La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.
Il sito europeo di Politico.
Come detto, sta per arrivare una versione italiana di Politico, tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una redazione di poche persone (si parla di 4-5 al massimo) molto capaci e introdotte.
Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (foto Imagoeconomica).
La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA
La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.
Playbook, una newsletter con un target molto specializzato
Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.
Il logo dell’editore tedesco Axel Springer (foto Imagoeconomica).
Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?
Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.
Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.
Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista
Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:
Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.
Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.
I benefici economici che può apportare l’eolico offshore
Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.
L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2
«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».
Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»
Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».
Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»
«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».
«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.
Le modalità di truffe più comuni e come difendersi
I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.
Il Diavolo di sicuro veste Prada: lo aveva fatto 20 anni fa ed è tornato recentemente a farlo. La questione, però, è capire se anche i comuni mortali acquistino i capi della famosa casa del lusso. E qui la faccenda si fa più complicata: mentre il super-ad Andrea Guerra trimestre dopo trimestre continua a ripetere il ritornello dell’«alta desiderabilità del marchio», i consumatori non sembrano così propensi a spendere. Almeno nel Nord Europa. Lo scorso autunno, con un tempismo perfetto per la volata del Natale, Prada aveva aperto il suo primo negozio monomarca in Norvegia. Il debutto a Oslo, per la prima volta nella storia dell’azienda, fu salutato con grandi fanfare, ma sei mesi dopo, da festeggiare c’è poco. Secondo indiscrezioni raccolte da L43, i numeri sono pessimi: il negozio avrebbe dovuto incassare, secondo i piani, almeno 30 mila euro al giorno, invece è al di sotto della soglia minima per coprire i costi. È il segnale, non il primo e non il solo, che la bolla del lusso sta iniziando a scoppiare.
Chiudere la boutique di Oslo, però, è semplicemente impensabile e allora ecco che il taglio dei costi si abbatte altrove: ancora una volta sul Regno Unito. Sempre alla fine dell’anno scorso, mentre festeggiava lo sbarco in terra vichinga, molto più in sordina Prada aveva chiuso il suo negozio a Glasgow, l’unico di tutta la Scozia, e uno dei suoi due punti vendita di Manchester, a Old Trafford. Ma non è bastato: adesso Guerra ha deciso di uscire del tutto dalla città del calcio, che come reddito e importanza è la seconda del Paese: chiuderà anche il negozio all’interno dei grandi magazzini Selfridges, nel centro commerciale Manchester Exchange. In Gran Bretagna, Prada rimarrà dunque solo con le sue boutique di Londra, ma la crisi del lusso inizia anche a lambire l’un tempo inaffondabile capitale inglese. Tra i piani di Guerra ci sarebbe infatti anche la chiusura di Prada White City, dentro l’enorme centro commerciale Westfield, nella zona ovest di Londra.
Andrea Guerra (Imagoeconomica).
Tutte le grane in casa Prada
Il flop iniziale di Oslo e le chiusure di Manchester e Londra puntellano un 2026 che si preannuncia difficile per la maison. L’anno è partito col freno a mano tirato, i ricavi dei primi tre mesi sono saliti di un modestissimo 2 per cento, e peraltro a fine marzo non era ancora scoppiata in pieno la crisi dello Stretto di Hormuz. L’anno, per il gruppo che fattura quasi 6 miliardi di euro, si chiuderà con utili in calo, secondo gli analisti di Barclays. Negli uffici di via Bergamo a Milano, oltre alle tensioni internazionali e al calo delle vendite, hanno anche un altro problema di nome Versace. Mangiarsi una grande azienda è già difficile, saperla digerire lo è ancora di più. E la casa della Medusa non è un boccone facile: Prada l’ha comprata al picco della bolla del lusso, ma il marchio è reduce da anni di declino e di perdite milionarie. L’anno scorso, Versace aveva già zavorrato i conti di Prada e quest’anno le cose stanno addirittura peggiorando, secondo quanto sarebbe trapelato in un incontro riservato con gli analisti finanziari. Andrea Guerra non solo deve cercare di rendere redditizio l’esborso di 1,25 miliardi, ma deve riuscirci mentre il mondo del lusso sta imboccando la via della crisi.
Una pubblicità Prada e la vetrina di un negozio Versace (Ansa).
La Tangenziale di Napoli è ufficialmente la prima smart road del Paese, avendo ottenuto la certificazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018. Un riconoscimento che ne attesta l’adeguamento agli standard tecnologici necessari alla digitalizzazione del monitoraggio degli asset, alla gestione intelligente del traffico e al dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma. Il progetto, che coinvolge la Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo Aspi, ha trasformato una delle principali arterie urbane del Paese in un vero e proprio laboratorio di mobilità intelligente.
La definizione di smart road
Queste le tre caratteristiche che definiscono una smart road secondo la normativa:
monitoraggio del traffico, con sensori lungo tutta la rete che raccolgono dati sulla viabilità, utili all’operatore del centro di controllo per supportarlo nei processi decisionali relativi alla gestione attiva della mobilità;
monitoraggio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano dati meteorologici, condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, con l’obiettivo di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni che potrebbero causare a breve fenomeni come alluvioni, frane, etc. e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite;
comunicazioni ai viaggiatori e mobilità connessa.
Così vengono migliorate sicurezza e qualità del viaggio
L’infrastruttura smart road si basa su una rete diffusa di telecamere intelligenti, sensori e antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su flussi di traffico, velocità, eventi critici e condizioni di esercizio. Lungo i 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere, insieme a 15 portali di rilevamento, otto centraline metereologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuiti sull’intero percorso. Dispositivi che permettono di raccogliere i dati di traffico e di inviarli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon, che li integra con ulteriori dati provenienti da fonti esterne e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. I sistemi rilevano infatti informazioni come posizione, direzione e velocità dei veicoli, restituendo agli automobilisti indicazioni aggiornate sulle condizioni della viabilità e contribuendo a migliorare sicurezza e qualità del viaggio.
Un salto verso la mobilità del futuro
Lungo la Tangenziale di Napoli sono operativi i servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Viene inoltre suggerita la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Uno dei risultati più significativi sulla rete è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la sua velocità in funzione delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un salto verso la mobilità del futuro, in cui infrastruttura e veicoli diventano insieme un sistema connesso. La certificazione come smart road non solo migliora la sicurezza e la gestione del traffico urbano ma, facendo della Tangenziale di Napoli la prima infrastruttura in Italia ufficialmente riconosciuta come tale, apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa.
Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.
La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa
Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.
Luciano Tancredi e Alessandro De Angelis (Imagoeconomica)
Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno
Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.
Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.
Roberto Gualtieri e Barbara Marinali (Imagoeconomica).
Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea
Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.
Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.
Un modello innovativo di restauro della natura
Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.
Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia
La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità
Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente
Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.
Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato un accordo sul riassetto di Delfin – la cassaforte che oltre a essere il maggior azionista di EssilorLuxottica ha in mano le partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit – e, di conseguenza, rinunciato alle azioni legali paventate negli ultimi giorni. Rocco Basilico – figlio del banchiere Paolo e di Nicoletta Zampillo, due volte moglie del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio – aveva impugnato l’ok di Delfin all’operazione che consentirà al fratellastro di salire al 37,5 per cento della holding di famiglia.
Il via libera era arrivato durante l’ultima assemblea di Delfin
Attraverso Lmdv Fin, società costituita ad aprile e interamente controllata da Lmdv Capital, Del Vecchio intende salire dal 12,5 al 37,5 per cento di Delfin grazie al trasferimento di un quarto delle quote dai fratelli Luca e Paola, diventando il primo socio della holding. Il via libera era arrivato in occasione dell’ultima assemblea di Delfin, durante la quale i soci a maggioranza (sei su otto) hanno dato il via libera al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio nella LMDV di Leonardo Maria: un’operazione da 10 miliardi di euro, a cui Basilico aveva detto no. Quest’ultimo, nell’impugnazione davanti alla giustizia del Lussemburgo (dove ha sede Delfin), sosteneva che la delibera sarebbe stata approvata con una maggioranza insufficiente rispetto a quanto previsto dallo statuto. Poi però è arrivata l’intesa col fratellastro.
Rocco Basilico, Nicoletta Zampillo e Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).
Il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali da otto eredi
Dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, il capitale di Delfin era detenuto in parti uguali (12,5 per cento) da otto eredi: i sei figli dell’imprenditore (ai quattro già citati vanno aggiunti Marisa e Clemente), la moglie Nicoletta Zampillo e il primo figlio di lei, Basilico. Delfin detiene le quote di EssilorLuxottica, Mps (17,5 per cento), Generali (10 per cento) e Unicredit (2,7 per cento).
L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.
La composizione del nuovo cda
Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.
Disaronno group ha perfezionato il closing per l’acquisizione del 100 per cento di Amaro Averna e Zedda Piras, precedentemente appartenuti a Campari. L’operazione, il cui accordo era stato sottoscritto a dicembre 2025, si concretizza attraverso la costituzione della newco Meridia con sede a Sassari, la cui governance vede il passaggio da Campari Group a Disaronno Group. I dipendenti dei due stabilimenti rispettivamente in Sicilia e in Sardegna, 11 in totale, sono tutti stati assorbiti da parte di Meridia.
Ferrari: «Così arricchiamo il nostro portfolio a livello internazionale»
L’annuncio del closing arriva a pochi giorni della comunicazione da parte del Gruppo del proprio rebranding in Disaronno Group che segna un’evoluzione volta a rafforzare il posizionamento globale. «Questa operazione rappresenta un passo fondamentale nel nostro piano di crescita e ci consente di arricchire strategicamente il nostro portfolio a livello internazionale, rafforzando significativamente, grazie ad Amaro Averna, la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari, Stati Uniti, Germania ed Italia», ha affermato Marco Ferrari, ceo di Disaronno Group. «In questo contesto, per Zedda Piras l’obiettivo è il consolidamento della presenza sul mercato italiano».
Il razzo New Glenn di Blue Origin, società di Jeff Bezos, è esploso mentre si trovava sulla piattaforma di lancio a Cape Canaveral. «Abbiamo riscontrato un’anomalia durante il test di accensione», ha spiegato l’azienda in un breve comunicato pubblicato su X, aggiungendo che «tutto il personale è presente all’appello». In un video che mostra l’incidente si vede del fumo che fuoriesce da sotto il razzo New Glenn, seguito da una palla di fuoco.
«Tutto il personale si trova in salvo. È troppo presto per conoscere la causa principale, ma stiamo già lavorando per individuarla. Giornata molto difficile, ma ricostruiremo tutto ciò che necessita di essere ricostruito e torneremo a volare. Ne vale la pena», ha scritto Bezos su X.
All personnel are accounted for and safe. It’s too early to know the root cause but we’re already working to find it. Very rough day, but we’ll rebuild whatever needs rebuilding and get back to flying. It’s worth it.
Blue Origin, di proprietà del fondatore di Amazon Bezos, aveva dichiarato di puntare a collocare 48 satelliti nella orbita terrestre bassa per conto del colosso dell’e-commerce, tramite l’invio nello spazio del razzo New Glenn, nel tentativo di espandere le sue capacità di banda larga.