Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi

Sono anni che in Italia si prova a creare un unico operatore per la gestione delle infrastrutture di trasmissione radiotelevisiva, ossia, in gergo, delle torri di trasmissione. E si è tentato in mille modi di integrare Rai Way con EI Towers. Prima con un’Opa lanciata da EI Towers su Rai Way nel 2015: «ci è stata stoppata dalla politica», ha spiegato qualche sera fa Pier Silvio Berlusconi, ceo del gruppo Mfe-Mediaset (azionista al 40 per cento di EI Towers). Poi con lunghissime trattative tra le parti, che però hanno portato a un nulla di fatto, con la rottura definitiva del tavolo il primo luglio 2026.

Di chi è la colpa dell’affare saltato?

Ufficialmente l’amministratore delegato della tivù di Stato, Giampaolo Rossi, ha dichiarato: «L’operazione di fusione di Rai Way con EI Towers non è andata in porto per dinamiche di negoziazione e di visioni strategiche diverse. Noi cercavamo un percorso industriale e strategico di lungo periodo. Ora ragioniamo solo sul consolidare industrialmente un’azienda che è un asset importante per la Rai e che sta anche diversificando il suo business».

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (foto Ansa).

Mentre Berlusconi ha commentato: «Un’occasione mancata, era una grande opportunità. L’Italia resta il solo Paese in Europa senza un’unica rete di distribuzione. E, prevedo, adesso arriverà l’ennesimo operatore straniero che si porterà via un altro pezzo di Italia. Noi ci abbiamo provato in tutti i modi: prima con un’Opa, poi dialogando con pazienza. Ma le richieste di Rai Way ci hanno stoppato».

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Mfe-Mediaset (foto Ansa).

In realtà la creazione di un unico player delle torri, al 50,1 per cento Rai, interessava di più a EI Towers: Mfe avrebbe trovato una collocazione a un asset, quello delle torri, non core, mentre il fondo F2i, che controlla il restante 60 per cento di EI Towers, avrebbe potuto monetizzare un investimento fatto nel 2018.

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
I ripetitori Rai di Corso Sempione a Milano (foto Imagoeconomica).

Il fatto è che, invece, alla Rai la diluizione di Rai Way in un altro soggetto conveniva poco, e il mercato ha avuto sentore della rottura già a inizio maggio: il titolo Rai Way, infatti, era trattato a 6,13 euro ad azione il 7 maggio, e da allora è crollato di circa il 25 per cento, a 4,6 euro.

Un gioiello di società che fa comodo

Giusto per ricordare un paio di numeri, Rai Way ha portato alla televisione pubblica dividendi per 59 milioni di euro nel 2025 e per 56,9 milioni di euro nel 2024. Rai ora controlla il 65 per cento di Rai Way (il resto è flottante trattato in Borsa), un gioiello di società che nel 2025 ha realizzato 282,8 milioni di ricavi (di cui 249,5 milioni versati da Rai) con un Ebitda di 191,8 milioni di euro e utili netti per 88,6 milioni.

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
Roberto Cecatto, ad di Rai Way (foto Imagoeconomica).

Insomma, Rai Way è determinante per i conti Rai e per la comunicazione dell’ad Rossi, che da settimane vanta un ritorno all’utile per il consolidato Rai. Però, come evidenziato dai documenti, il bilancio di esercizio 2025 in realtà si è chiuso con 21,1 milioni di euro di perdite. E il consolidato riesce invece a invertire la rotta con utili per 9,3 milioni di euro anche (e soprattutto) grazie all’utile di Rai Way e ai benefici fiscali del consolidamento.

C’era anche il rischio di legarsi mani e piedi al digitale terrestre

Quindi il management del broadcaster pubblico, dopo lunga e attenta riflessione, ha deciso che Rai Way può proseguire da sola: le sinergie con EI Towers erano ormai limitate (hanno entrambe un parco torri più che sufficiente); c’era un rischio sul fronte debiti, consolidando i 600 milioni di euro di indebitamento in dote a EI Towers; infine, Rai avrebbe dovuto legarsi mani e piedi al digitale terrestre, una tecnologia a forte rischio di diventare obsoleta nei prossimi anni.

Nordio avvia l’istruttoria per la concessione della grazia a Roggero

«Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia in favore di Mario Roggero». È quanto comunicato direttamente da Via Arenula in riferimento al caso del gioielliere 72enne di Gallo di Grinzane (Cuneo), che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo in seguito a un colpo nel suo negozio, per il quale ieri è arrivata dalla Cassazione la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere.

La mobilitazione del governo per la grazia

Per la grazia a Roggero si sono mobilitati diversi esponenti del centrodestra – che ha avviato una raccolta firme in parlamento – e anche del governo, da Matteo Salvini ad Antonio Tajani, fino a Guido Crosetto. Il segretario della Lega ha affermato sui social: «Un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo ingiusta questa condanna».

Crosetto, invece, ha dichiarato: «La giurisprudenza che le leggi al punto di stravolgerle. Ha consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, per questo ciò che è accaduto a Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare».

Futuro Nazionale, invece, aveva organizzato un sit-in davanti alla Corte di Cassazione, a Roma, in solidarietà a Roggero. Alla richiesta di grazia si è unito anche Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte. Roggero, nonostante gli annunci degli ultimi giorni, non si è ancora costituito.

Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale sale ancora

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di cinque sondaggi sulle intenzioni di voto condotti realizzati dal 2 al 15 luglio da quattro istituti, evidenzia un nuovo balzo in avanti di Futuro Nazionale, che arriva al 6,5 per cento: +0,6 rispetto a due settimane fa. Continua invece a calare nel complesso la coalizione del governo, mai così in basso nei sondaggi dal momento dell’insediamento.

Sondaggi politici, la Supermedia: Futuro Nazionale sale ancora
Giorgia Meloni (Ansa).

Il campo largo avanti di oltre due punti sul centrodestra

Fratelli d’Italia è ancora largamente il principale partito del Paese, ma scende al 27 per cento (-0,6). Pur restando stabile al 21,3 per cento si avvicina dunque il Partito democratico. Il Movimento 5 stelle registra lo stesso calo dei meloniani e arretra al 12,8 per cento. Forza Italia sale all’8,1 per cento, guadagnando un quinto di punto. Si tratta dello stesso incremento di Alleanza Verdi e Sinistra, che al 6,5 per cento si vede però raggiunta da Futuro Nazionale. Prosegue il calo di consensi della Lega, ora data al 5,9 per cento (-0,3). Azione e Italia Viva sono in leggero aumento (+0,1), rispettivamente al 3,1 e 2,4 per cento. +Europa scende all’1,3 per cento (-0,2), mentre Noi Moderati sale all’1,2 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, la Supermedia vede il campo largo (44,3 per cento) avanti di oltre due punti sul centrodestra (42,2 per cento), mai così in basso dalle Politiche del 2022.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia

Sono arrivate le sentenze di primo grado per crollo del ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone. Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, è stato condannato a 12 anni di carcere. Era il principale imputato nel processo: la Procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia
Il ponte Morandi dopo il crollo (Imagoeconomica).

Le condanne per gli altri imputati

Il tribunale di Genova ha inoltre condannato altri ex vertici di Autostrade per l’Italia, così come di Spea Engineering: le due società che avrebbero dovuto tenere sotto controllo lo stato di usura del ponte Morandi e commissionare interventi di manutenzione. Michele Donferri, ex capo delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni di carcere (il pm aveva chiesto 15 anni e 6 mesi). Paolo Berti, ex direttore centrale operazioni di Autostrade per l’Italia, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi (erano stati chiesti 12 anni e sei mesi). Stessa condanna per Antonino Galatà, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Spea (il pm aveva chiesto 7 anni). È stato poi condannato a 5 anni di reclusione Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti.

Ponte Morandi: 12 anni per Castellucci, ex ceo di Autostrade per l’Italia
Abbraccio tra parenti delle vittime dopo la lettura della sentenza per il crollo del Ponte Morandi (Ansa).

Tutti gli imputati erano accusati di diversi reati, tra cui omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le motivazioni della sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Genova verranno depositate entro sei mesi

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno

Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).

Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero

Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).

Casagit-Gemelli, accordo in alto mare

Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo

Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e il suo predecessore Renato Brunetta sono stati protagonisti di uno scontro verbale molto acceso, arrivando persino a strattonarsi. È successo a margine dell’assemblea nazionale dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), dove è stato rieletto presidente Antonio Patuelli.

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo
Renato Brunetta (Ansa).

La rabbia di Brunetta per l’intervista di Zangrillo

Motivo del contendere un’intervista rilasciata la settimana scorsa da Zangrillo a La Stampa, in cui il ministro aveva rivolto dure critiche alla riforma della Pubblica Amministrazione targata Brunetta e risalente al 2009, con Silvio Berlusconi premier. Affermazioni che, evidentemente, l’attuale presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) non ha gradito.

Il botta e risposta tra l’ex ministro e il suo successore

Brunetta avrebbe strattonato per un braccio Zangrillo, ammonendolo per quanto detto a La Stampa. A quel punto il ministro avrebbe sottolineato che, in effetti, «quella riforma ha fallito». Da qui la replica dell’ex forzista: «Certe cose si possono anche pensare, ma non è bello dirle». Lo scambio sarebbe proseguito con Zangrillo a sottolineare di dover rispondere solo agli italiani e non all’interlocutore, e con un Brunetta ancor più inviperito: «Non sai quello che dici. Hai raccolto i frutti del lavoro che ho fatto io». L’attuale ministro della PA gli avrebbe detto: «Non penso e non lo pensa neanche la Corte dei Conti, visto che ha rilevato come il 90 per cento dei dipendenti pubblici aveva risultati eccellenti». A quel punto Brunetta avrebbe dato la colpa ai ministri venuti dopo di lui. E a Zangrillo, che gli aveva fatto notare di essere stato a capo della PA anche con Mario Draghi: «In quel periodo avevo altre cose da fare».

Lite Zangrillo-Brunetta: cos’è successo
Paolo Zangrillo (Ansa).

La lettera di Brunetta a Zangrillo con i numeri a suo favore

l battibecco non è però finito qui. Brunetta avrebbe spedito una lettera al «caro Paolo» Zangrillo, suffragando le critiche all’intervista con i numeri e, in particolare, mettendo a confronto alcuni dati delle rispettive gestioni della Pubblica Amministrazione: «I dirigenti valutati con punteggio inferiore a 100/100 sono passati dal 13 per cento del 2023 all’11 per cento del 2024. Nel biennio 2021-2022, invece, sotto la mia gestione, quella quota aveva raggiunto il 33 e il 22 per cento, i valori più elevati dell’intera serie storica». E poi: «Il fenomeno che denunci si è dunque accentuato proprio sotto la tua guida. Ti invito a riflettere su entrambe le circostanze: la prima consegna alla tua diagnosi il valore di un’autocritica; la seconda dice qualcosa sullo stato presente di quella trasparenza che il 2009 aveva voluto totale. A mancare, in questi 17 anni, sono stati gli orchestrali e gli arrangiatori».

Food delivery, Uber acquisisce Delivery Hero

La società tedesca di consegna di cibo a domicilio Delivery Hero ha annunciato di aver accettato un’offerta di acquisizione da parte del colosso statunitense della mobilità Uber. L’operazione ha un valore di 12,7 miliardi di euro. «La piattaforma globale di mobilità e consegna di Uber, unita al nostro comune impegno per l’innovazione, rende questa partnership la scelta giusta per valorizzare i punti di forza di Delivery Hero nella consegna locale di cibo e nel quick commerce», ha dichiarato Niklas Ostberg, ceo e co-fondatore di Delivery Hero.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro

La Verkhovna Rada ha approvato la nomina di Sergiy Koretsky come nuovo primo ministro dell’Ucraina, proposta dal presidente Volodymyr Zelensky. Il via libera del parlamento di Kyiv è arrivato con il voto favorevole di 289 deputati. Koretsky succede alla dimissionaria Yulia Svyrydenko, che ha guidato il governo ucraino per un anno esatto (aveva assunto l’incarico il 17 luglio 2025).
Koretsky non ha una carriera politica alle spalle: viene infatti dal mondo degli affari. Il suo ultimo incarico è stato quello amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz (dal 2025) e prima ancora era stato ceo di Ukrnafta. Secondo i media ucraini, Koretsky è stato scelto da Zelensky per la sua reputazione di efficace gestore delle crisi.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro
Sergiy Koretsky.

Proteste in Ucraina per la rimozione del ministro della Difesa

Il rimpasto di governo annunciato da Zelensky, iniziato nei mesi scorsi non si fermerà con la nomina di Koretsky. Il capo della Bankova ha infatti deciso di non confermare nell’esecutivo il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, estremamente popolare aver trasformato in soli sei mesi ha l’approccio di Kyiv alla guerra, tramite l’automazione e l’uso di droni e robot (in precedenza aveva guidato il ministero per l’Innovazione tecnologica). Zelensky non ha ancora motivato la sua rimozione, ma da tempo si parlava di rapporti tesi tra il capo delle forze armate Oleksandr Syrskyi e Fedorov, che sarà sostituito da Ihor Klymenko, ministro degli Interni uscente.

Ucraina, il rimpasto di Zelensky va avanti: Koretsky nuovo primo ministro
Mykhailo Fedorov (Ansa).

Fedorov, dal canto suo, con un messaggio sui social ha elencato i principali risultati raggiunti, tra cui il blocco dei sistemi Starlink per le forze di Mosca e la campagna contro la logistica russa in Crimea. La decisione di Zelensky e il successivo passo indietro di Fedorov non è stato accettato da buona parte della società civile: numerosi gli ucraini scesi in strada a Kyiv come in altre città del Paese per protestare contro il presidente.

Via libera della Camera alla nuova legge elettorale

La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura la riforma della legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contro e 2 astenuti. La votazione della norma targata centrodestra è avvenuta con scrutinio segreto. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. L’esito del voto è stato accolto da un applauso di esultanza della maggioranza, reduce dalla sconfitta sulle preferenze.

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Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini

Paura a Bolzano, dove è crollata un’importante porzione del Tribunale: nell’edificio, risalente al Ventennio, erano in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento. Il cedimento, che ha coinvolto almeno un quarto del palazzo, per fortuna non ha causato vittime: al momento del crollo all’interno dell’edificio erano presenti tre persone (addette alle pulizie) e solo una è rimasta lievemente graffiata.
Come ha spiegato all’Ansa la presidente del Tribunale di Bolzano Francesca Bortolotti, «a cedere sono stati i pilastri portanti nell’area che era interessata dai lavori di ristrutturazione». Tutta la parte centrale dell’edificio è completamente inagibile: a seguito del crollo sono andate distrutte diverse aule, tra cui quella principale e quella della Corte d’Assise, così come vari uffici.

Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
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Crollata una parte del Tribunale di Bolzano: le immagini
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Saverio Valentino nominato presidente dell’Antitrust

I presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, hanno nominato l’avvocato Saverio Valentino presidente dell’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Avvocato, attualmente componente dell’Autorità, Valentino si è prevalentemente occupato di diritto della concorrenza italiano ed europeo, patrocinando dinanzi alle corti dell’Unione europea, a quelle amministrative e civili italiane, nonché alla Commissione europea, all’Autorità garante e ad altre autorità di concorrenza in diversi Paesi del mondo. Classe 1971, si è laureato in giurisprudenza a La Sapienza di Roma conseguendo poi un master in diritto comunitario presso il Collegio d’Europa di Bruges, nonché un Master in legge presso la University of Chicago Law School. Ha inoltre collaborato per un periodo di sei mesi con l’allora direzione generale I della Commissione europea, nell’unità che si occupava di politiche commerciali multilaterali e di questioni legate all’Organizzazione mondiale del commercio e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Arbitri, le lamentele di Rocchi per le pressioni dell’Inter e la telefonata scomparsa

La posizione dell’Inter è stata archiviata perché, secondo i pm di Milano, gli elementi raccolti nel corso delle indagini sulle presunte «inteferenze» nelle scelte degli arbitri da parte dell’ex designatore Gianluca Rocchi non sarebbero stati solidi al punto da reggere in un eventuale processo per frode sportiva. A corroborare l’ipotesi di reato c’erano però diverse intercettazioni, alcune dal contenuto anche piuttosto “pesante”.

Rocchi si lamentava delle pressioni nerazzurre

Il Corriere della Sera ha pubblicato il contenuto di una telefonata del 29 aprile 2025 tra Rocchi e l’allora supervisore degli arbitri Andrea Gervasoni, in cui l’ex designatore dice: «Siccome questi dell’Inter ci stanno rompendo il cazzo pesantemente, stavo pensando… Ma se noi invertissimo, e su Inter-Verona mettessimo Piccinini invece che Sozza?». Dello stesso tenore un’altra chiamata intercettata, che vede Rocchi al telefono con Riccardo Pinzani, fino allo scorso anno coordinatore dei rapporti con le società di calcio per l’Aia. Quest’ultimo riferisce a Rocchi di un colloquio telefonico con Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell’Inter. «Lo so, rompono il cazzo per questo motivo», replica l’ex designatore riferendosi allo scarso gradimento dei nerazzurri per Sozza. A questo punto Pinzani aggiunge: «Schenone mi ha detto: “Guarda, so che Marotta (presidente dell’Inter, ndr) ne stava parlando con Viglione” (capo dell’ufficio legislativo della Federcalcio ndr)». Questa l’ulteriore risposta di Rocchi: «Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni, te lo dico io».

Il caso della chiamata “scomparsa” con qualcuno dell’Inter

In un’intercettazione, insomma, Rocchi si lamenta con Pinzani per una telefonata che vedeva dall’altro capo qualcuno dell’Inter: forse l’addetto agli arbitri Schenone, forse direttamente il presidente Beppe Marotta. Non è dato saperlo, perché la chiamata non è stata intercettata e dunque non è agli atti. Il motivo? La telefonata in questione potrebbe essere avvenuta su altre utenze non individuate oppure – molto semplicemente -tramite una piattaforma come WhatsApp. Quel che è sicuro è che, alla fine, Rocchi per Inter-Verona del 3 maggio 2025 non designò Simone Sozza, bensì Gianluca Manganiello.

Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio

La Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) ha approvato il documento d’offerta per l’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Poste Italiane su Tim. Il periodo di adesione avrà inizio alle 8:30 del 20 luglio e terminerà alle ore 17:30 dell’11 settembre, con pagamento del corrispettivo il 18 settembre. Qualora ricorrano i relativi presupposti, il periodo di adesione potrà essere riaperto tra il 21 e il 25 settembre, con pagamento del corrispettivo il 2 ottobre. L’opas è un’operazione con cui un soggetto propone agli azionisti di una società quotata di acquistare i loro titoli offrendo, in cambio, una combinazione di denaro e azioni del soggetto offerente. Per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante riconoscerà un corrispettivo costituito da una componente in denaro, pari 1,67 euro, e una componente in azioni, rappresentata da 0,218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione.

Ok della Consob, l’opas di Poste Italiane su Tim inizierà il 20 luglio
Logo di Tim (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’intesa sui droni tra Ue e Ucraina

La presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno siglato un Drone Deal, un accordo di sinergia industriale per la produzione di droni. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, Kyiv ha ottenuto dall’Ue una deroga per una parte della tranche da 6 miliardi di euro del prestito da 90 accordato da Bruxelles per acquistare componenti per droni dalla Cina. Su questo sviluppo, ha osservato il foglio britannico, ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che l’Europa non ha le capacità industriali per soddisfare le richieste dell’Ucraina. Il secondo è che la deroga mette in evidenza il ruolo di Pechino nella fornitura di armamenti a entrambe le parti nel conflitto che dura ormai da oltre quattro anni, sebbene l’Ue abbia accusato la Cina di essere il principale facilitatore della guerra della Russia contro l’Ucraina. Interpellato a riguardo, l’esecutivo Ue ha cercato di derubricare la questione, ricordando che tali deroghe rappresentano un’eccezione limitata e non la regola. Nell’ambito del nuovo partenariato, la Commissione, sempre sulla base del prestito da 90 miliardi di euro, ha sborsato un ulteriore miliardo all’Ucraina per l’acquisto e la produzione di droni. L’intesa punta ad avviare entro la fine del 2026 la produzione congiunta di droni e sistemi anti-drone e ad estendere la cooperazione alla produzione di missili antibalistici entro il 2028.