Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato

La Consob sta studiando da tempo il caso della governance del Monte dei Paschi di Siena. Lo riporta Il Sole 24 Ore Radiocor citando fonti della Commissione nazionale per le società e la borsa, organo di controllo del mercato finanziario italiano. Un’attività, questa, che prosegue mentre sul mercato i fari restano puntati sulle attività del board di Rocca Salimbeni, in vista di una possibile proposta di fusione con Banco Bpm, e – vista l’opas lanciata da Intesa Sanpaolo – sui possibili riflessi della “passivity rule” che limita le iniziative delle società destinatarie di un’offerta pubblica. E proprio a tal proposito, scrive Adnkronos, la Consob starebbe valutando una potenziale manipolazione del mercato: ogni azione difensiva o negoziazione che possa frustrare un’offerta in corso deve obbligatoriamente passare al vaglio preventivo dell’assemblea dei soci e pertanto le trattative portate avanti in solitaria dai vertici di Siena potrebbero configurare una serie di potenziali illeciti. Come se non bastasse, sono anche previsti vincoli ulteriori per le operazioni che riguardano le parti correlate, proprio come sono Mps e Bpm.

LEGGI ANCHE: Mps, Bpm e Crédit Agricole: tutte le strade del risiko portano a Parigi

Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato
Logo di Banco Bpm (Imagoeconomica).

La lettera dei quattro consiglieri di minoranza sull’operato di Lavaglio

Non finisce qui. Quattro dei cinque consiglieri di minoranza del cda di Monte dei Paschi di Siena (tutti tranne Corrado Passera) tramite una lettera hanno chiesto conto per punti di una serie di inadempienze attribuite alla gestione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Al centro delle contestazioni le operazioni straordinarie prospettate con Banco Bpm per un’integrazione, la mancata convocazione di una riunione del cda per la nomina dei consiglieri mancanti, le tempistiche di consegna dei documenti al consiglio e la composizione dei comitati endoconsiliari. Da inizio maggio, dopo la decadenza di Carlo Vivaldi e le dimissioni di Fabrizio Palermo, il boad di Mps è composto da 13 membri: la mancata sostituzione dei due consiglieri viene attribuita alla lentezza nella comunicazione da parte del cda alla Banca centrale europea. Tutto fermo sul piano della governance, denunciano i consiglieri di minoranza, mentre di contro è stato incessante il lavoro di Lovaglio per la fusione con Banco Bpm, operazione alternativa all’ops lanciata da Intesa Sanpaolo.

Mps-Banco Bpm, la Consob valuta una possibile manipolazione del mercato
Luigi Lovaglio e Carlo Messina (Imagoeconomica).

Messina sull’ops su Mps: «Siamo fortemente determinati ad andare avanti»

Intanto, in una call con gli analisti sui risultati del primo semestre 2026, il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha parlato dell’opas lanciata su Mps: «Siamo fortemente determinati ad andare avanti e siamo convinti che sia la migliore opzione per Monte dei Paschi, per gli azionisti e per Intesa Sanpaolo. L’operazione creerà valore senza rischi di integrazione». E poi: «Possiamo creare una situazione normale in termini di governance dell’azienda. È incredibile che l’impresa si trovi in questa situazione, anche in base a quello che è successo negli ultimi mesi. C’è qualcosa che deve esser valutato da parte delle controparti con una solida reputazione che dà agli azionisti di Siena una base solida e un porto sicuro».

Dodici indagati per gli scontri a Bologna dopo la morte di Fakir

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con 12 indagati per gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine scoppiati la sera del 20 luglio davanti alla Prefettura, durante la manifestazione organizzata dopo la morte di Abderrahim Fakir, deceduto il giorno prima nel rione Pilastro durante un fermo della polizia. Ipotizzati a vario titolo i reati di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento e lesioni. Tra gli indagati anche un 20enne arrestato la sera dei disordini: il giovane era stato fermato in flagranza, poi il giudice ne aveva disposto la scarcerazione applicando il divieto di dimora nell’intera città metropolitana di Bologna. Andrà a processo il 9 settembre.

Banca Generali, primo semestre 2026 da record: utile netto in crescita del 39 per cento

Semestre record per Banca Generali, chiuso con un utile netto e un utile ricorrente ai livelli più elevati di sempre grazie alla leva operativa e ai mercati favorevoli. Nei primi sei mesi dell’anno, il primo dato è stato pari a 278,7 milioni di euro, in crescita del 39 per cento sullo stesso periodo del 2025, mentre il secondo a 291,9 milioni (+15 per cento), sostenuto dalla normalizzazione delle dinamiche operative, dal distintivo posizionamento della banca e da un modello di business diversificato ed ulteriormente rafforzato dalle più recenti
iniziative strategiche. Il margine di intermediazione è salito del 28,4 per cento su base annua a 606,8 milioni di euro, spinto dal contributo di tutte le sue voci, tra cui le commissioni nette ricorrenti (291,9 milioni) e il margine finanziario (189 milioni). Il margine d’interesse è aumentato a 167,4 milioni (+3,5 per cento), trainato dalla spinta dei volumi dei depositi da clientela retail. I primi sei mesi del 2026 hanno visto anche una netta accelerazione della raccolta netta, che ha raggiunto i 4,4 miliardi di euro. Alla luce di questi risultati, Banca Generali ha deciso di rivedere al rialzo i propri obiettivi di crescita puntando a realizzare una raccolta netta per l’anno in corso a circa 7,5 miliardi.

L’ad Mossa: «Miglior semestre della nostra storia»

Queste le dichiarazioni di Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali: «Chiudiamo il miglior semestre della nostra storia, con una crescita a doppia cifra delle principali voci operative, una raccolta record e masse ai nuovi massimi. Un risultato che conferma la solidità del nostro modello e la capacità di creare valore attraverso la crescita della clientela, l’evoluzione dell’offerta e il continuo rafforzamento della qualità dei ricavi».

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano

Tutta colpa di Vannacci. E questa volta non si parla di Lega. L’ex generale ha combinato guai anche in Democrazia Sovrana Popolare, il partito da uno-virgola di Marco Rizzo e Francesco Toscano. La scissione dell’atomo si è consumata pubblicamente domenica scorsa: al congresso romano, l’ex comunista non si è nemmeno presentato. La “mozione” Toscano – classe 79, giornalista e già candidato con DSP alla presidenza della Regione Calabria (dove ha ottenuto l’1,01 per cento) – è passata quasi all’unanimità: niente alleanze di sorta, né con il centrodestra né tantomeno con Futuro Nazionale.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Marco Rizzo (Imagoeconomica).

Rizzo assente è finito in minoranza

«All’indomani dello strepitoso successo del Congresso di Democrazia Sovrana Popolare del 26 luglio che ha visto riunirsi a Roma oltre 500 persone provenienti da ogni angolo d’Italia per ribadire una linea politica che conferma le nostre intenzioni iniziali, impreziosito dalla presenza di illustrissimi ospiti italiani e stranieri, arriva la fuga di Marco Rizzo», ha commentato sui social con una certa enfasi Toscano.

Scissione in DSP, la resa dei conti tra Rizzo e Toscano
Francesco Toscano (Imagoeconomica).

«Paventando fantomatici possibili scontri, che sicuramente non fanno parte del nostro ethos, Rizzo riconosce di fatto di non essere in sintonia con il popolo di Democrazia Sovrana Popolare che in questi anni lo ha sostenuto con grandissima generosità e intensità. L’agibilità politica di Rizzo in questi ultimi anni è stata il risultato dell’impegno di una comunità che il 26 luglio ha chiesto di vedere rispettata una linea politica che non cede di fronte all’opportunismo di tipo elettoralistico». Rizzo, che forte del suo “patrimonio mediatico” ha indetto un proprio congresso il 3 e il 4 ottobre, è accusato di aver abbandonato la “comunità” perché finito in minoranza. «Anziché accettare il risultato di un Congresso libero e democratico, che ha volutamente e irresponsabilmente disertato, decide di andare via, una volta resosi conto che non era possibile soffocare la passione e il sentimento della base attraverso un tentativo di colpo di mano partorito e realizzato insieme a quattro amici nel buio di una stanza», continua Toscano. Rizzo dal canto suo ha risposto a distanza pubblicando un nuovo manifesto politico, il suo «programma per l’Italia». Un video istituzionale, quasi quirinalizio, in giacca e cravatta, con stampante e pianta sullo sfondo.

Le accuse reciproche e la tentazione Vannacci

Alla base della rottura, come detto, la figura del generalissimo. Toscano da settimane accusava Rizzo di voler entrare in Futuro Nazionale in modo da garantirsi un seggio alle prossime Politiche, mentre Rizzo denunciava le simpatie del presidente del partito per Alessandro Di Battista e per il movimento Agorà lanciato dal professor Angelo D’Orsi. Insomma un duumviro era più tendente al bruno e l’altro al rosso. Resta da capire chi alla fine di questa tarantella fatta di congressi e veleni la spunterà. Intanto va registrato il passaggio da DSP a FN di Nicolas Gabrielli. Quello che Rizzo definiva «la meglio gioventù» e che da qualche tempo posa orgoglioso con il generalissimo.







.

Terna, i risultati del primo semestre 2026: oltre 1,5 miliardi di investimenti

Il consiglio di amministrazione di Terna, riunitosi sotto la presidenza di Stefano Cuzzilla, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. Un periodo caratterizzato da un contesto macroeconomico incerto, con tensioni geopolitiche che hanno aumentato la volatilità dei mercati energetici e delle materie prime, rallentato la crescita globale e alimentato pressioni inflazionistiche in Europa. Pur in questo scenario, il Gruppo ha registrato una crescita dei principali indicatori economico-finanziari e, in particolare, ha accelerato gli investimenti a favore della decarbonizzazione, dell’indipendenza energetica e della competitività del Paese.

2,1 miliardi di ricavi, utile netto a 591 milioni

Da gennaio a giugno del 2026, infatti, Terna ha investito oltre 1,58 miliardi di euro, con una crescita del 19,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi, pari a 2,1 miliardi, hanno registrato un aumento dell’+11,6 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2025. Tale risultato è dovuto, in parte, alla crescita delle attività regolate, sostenuta dall’incremento della base asset regolata a seguito delle nuove entrate in esercizio e dell’ampliamento del perimetro di consolidamento dopo l’acquisizione della società Rete 2 a fine settembre 2025. L’Ebitda del primo semestre 2026 si attesta a 1,4 miliardi di euro, in crescita del 7,9 per cento rispetto al dato dei primi sei mesi del 2025. L’Ebit, a valle di ammortamenti e svalutazioni pari a 505,6 milioni di euro, è invece pari a 961,4 milioni di euro (+5,3 per cento). L’utile netto di Gruppo del periodo è pari a 591,2 milioni di euro, in crescita dello 0,6 per cento rispetto al primo semestre del 2025.

L’ad Monti: «Conferma dell’impegno e della solidità del Gruppo»

Queste le dichiarazioni di Pasqualino Monti, amministratore delegato e direttore generale di Terna: «I risultati del primo semestre ribadiscono la solidità di Terna e la capacità del Gruppo di generare valore per il Paese attraverso investimenti, innovazione e competenze distintive, a conferma del nostro ruolo fondamentale di abilitatori della trasformazione energetica e digitale del sistema elettrico. Sono risultati che nascono dall’impegno e dalla professionalità delle nostre persone, il patrimonio più prezioso dell’azienda. In un contesto energetico e tecnologico in rapida evoluzione, continuiamo a investire con determinazione in infrastrutture che consentiranno all’Italia di affrontare con successo le sfide dei prossimi decenni. Stiamo realizzando una rete elettrica sempre più moderna, resiliente e digitale, capace di integrare quote crescenti di energia rinnovabile. In questo modo potremo favorire la riduzione del costo delle bollette per famiglie e imprese, sostenere l’elettrificazione dei consumi e garantire sicurezza, qualità ed efficienza del servizio di trasmissione, supportando l’indipendenza energetica, la crescita e la competitività del Paese».

Calenda a Salvini: «Inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile»

«Mi scuso a nome di Azione con Salvini per l’uso di questo termine. È una cosa grave, moralmente sbagliata e anche inutile quando, per descrivere Matteo, si possono usare parole come: inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile.. E questi sono solo gli aggettivi che iniziano con la I». Lo ha scritto su X Carlo Calenda, cogliendo la “palla al balzo” di un brutto post di un iscritto ad Azione contro Matteo Salvini per attaccare duramente il segretario della Lega.

Un responsabile provinciale di Azione aveva definito Salvini «handicappato»

«C’è poco da fare, Salvini è un handicappato con l’aggravante di essere un populista e la recidiva di professare il sovranismo. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Lasciamo stare l’operato come ministro». È quanto aveva scritto su X tale Maurizio Bufi, responsabile provinciale organizzazione del di Azione a Terni, commentando un post che criticava il plauso di Salvini al disegno di legge “anti-maranza” («Dalle parole ai fatti. Grazie Lega!»). Il leader del Carroccio aveva a quel punto ripreso il post, commentando: «Comprendo che ci possa essere chi la pensa diversamente da me, chi mi critica anche aspramente, persino chi mi odia. Ma c’è un limite che non dovrebbe essere superato: usare la disabilità come insulto. Quella di questo esponente di Azione non è una caduta di stile, ma una mancanza di rispetto verso milioni di persone. Non chieda scusa a me: chieda scusa a loro e alle loro famiglie».

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali

Non bastavano i recenti scandali, dalla revoca della squalifica di Folarin Balogun al discutibile premio per la pace assegnato a Donald Trump. Ora Gianni Infantino se n’è inventata un’altra: il presidente della Fifa ha infatti messo a punto un progetto per cedere una parte del valore delle Coppe del Mondo (4,2 miliardi di dollari – circa il 20 per cento) a investitori privati, tra cui il fondo Thrive Eternal di Joshua Kushner, fratello di quel Jared genero di Trump.

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali
Gianni Infantino e Donald Trump con la Coppa del Mondo (Ansa).

Fifa Forward Enterprise: il piano di Infantino

A rivelare il progetto di Infantino è stato il Times e poco dopo la Fifa ha confermato l’anticipazione: tutto vero. Il dirigente elvetico intende creare una holding commerciale valutata 20 miliardi di dollari, denominata Fifa Forward Enterprise (Ffe), destinata a gestire in esclusiva i diritti e la macchina organizzativa di Coppa del Mondo e Mondiale per Club: diritti televisivi, sponsorizzazioni, licensing, biglietteria, hospitality ed eventi. Gli investitori privati, di fatto, saranno comproprietari dei grandi eventi Fifa e per massimizzare i dividendi sarà indispensabile aumentare ulteriormente il numero della Nazionali partecipanti alla fase finale dei Mondiali e rendere più frequenti i tornei (organizzandoli magari ogni due anni). Secondo il Financial Times, l’operazione è seguita da JP Morgan e da Greg Maffei, ovvero l’ex ceo di Liberty Media che ha trasformato la Formula 1 in uno dei prodotti sportivi più redditizi al mondo. Il Times scrive che Infantino, destinato al ruolo di amministratore delegato di Ffe al termine dell’incarico da presidente Fifa, si “auto-elargirebbe” uno stipendio da oltre 60 milioni di dollari. Da parte sua, la Fifa ha spiegato che si tratta di un progetto «per liberare il potenziale commerciale del calcio».

L’Uefa minaccia di boicottare i Mondiali del 2030

Secondo il giornalista investigativo Romain Molina, Infantino ha inviato una lettera ai presidenti delle 211 federazioni affiliate alla Fifa, chiedendo di esprimere entro il 19 settembre il proprio sostegno al suo progetto, che è già stato bocciato dall’Uefa. «L’anima e la governance del calcio non sono beni da mettere sul mercato, tanto più in assenza totale di trasparenza su chi ne trarrebbe vantaggi economici»., ha dichiarato in una nota l’organo di governo del pallone europeo, secondo cui il piano di Infantino «oltrepassa un limite che le istituzioni di governo del calcio non dovrebbero mai superare». L’Uefa sta accelerando i tempi per convocare una riunione d’emergenza delle sue 55 federazioni affiliate: tra le ipotesi sul tavolo pure il potenziale boicottaggio dei Mondiali 2030, secondo quanto riporta Espn. Come l’Uefa, ha espresso preoccupazione anche la Concacaf, ossia l’organo di controllo del calcio del Nordamerica, Centroamerica e dei Caraibi.

L’ultima di Infantino: il presidente della Fifa mette in vendita i Mondiali
Gianni Infantino (Ansa).

Il caso ha agitato anche Bruxelles. «Giù le mani dal nostro sport», ha dichiarato Glenn Micaleff, commissario allo Sport dell’Ue: «Nei limiti dei poteri conferitile dai Trattati, la Commissione europea esaminerà queste proposte con la massima attenzione per valutare il rispetto delle norme sulla concorrenza». Micaleff ha poi affermato che «diventa particolarmente preoccupante il caso in cui i poteri regolamentari della Fifa si allineano con gli interessi finanziari di entità private, quando il valore degli investimenti dipende dalle decisioni prese dalla Fifa. Questo solleva profondi interrogativi in merito a governance, indipendenza e conflitti di interesse». Anche la federcalcio francese ha già espresso forti perplessità sull’iniziativa. Unendosi alle critiche di Fifa e Ue, il nuovo premier britannico Andy Burnham ha dichiarato: «Il calcio non appartiene agli investitori. Appartiene alle persone che riempiono gli spalti e che stanno a bordo campo settimana dopo settimana, con la pioggia o con il sole».

Poste italiane, record di pacchi consegnati nel primo semestre 2026

Sei mesi da primato per la logistica di Poste italiane, che da gennaio a giugno 2026 ha consegnato la cifra record di 179 milioni di pacchi, segnando una crescita anno su anno del 12,5 per cento. Aumenta anche il numero di pacchi recapitati dai portalettere, pari a 81 milioni (+22,6 per cento rispetto al primo semestre 2025). Un dato che cresce trimestre dopo trimestre. Tra aprile e giugno, infatti, i portalettere di Poste Italiane hanno effettuato quasi la metà delle consegne totali in tutto il Paese. Un risultato che riflette il nuovo assetto della logistica avviato con la nascita della nuova rete corriere a gestione diretta che potrà contare, grazie ad un nuovo accordo sindacale, su un modello di distribuzione a zone capace di garantire maggiore flessibilità ed efficienza per milioni di clienti.

Continua l’impegno green del Gruppo

Portalettere, dunque, sempre più centrali nella logistica di Poste italiane legata all’e-commerce, secondo una strategia ogni giorno più green costruita su una flotta di 30 mila veicoli a basse emissioni, 6.200 dei quali full green. Nell’ottica di avere consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green delivery, che offre ai clienti una gran varietà di punti di ritiro. La rete dei circa 12.700 uffici postali a cui si aggiungono i circa 20 mila punti, tra Rete Punto poste e Locker, offre una nuova soluzione flessibile che, accentrando la consegna, permette una consistente riduzione delle emissioni di Co2. Una soluzione, questa, che gode del doppio vantaggio di rispondere alla domanda di consegne flessibili e alle esigenze di tutela dell’ambiente.

Fincantieri, i risultati del primo semestre 2026: utile netto a 102 milioni

Il consiglio di amministrazione di Fincantieri, riunitosi sotto la presidenza di Biagio Mazzotta, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. Il periodo si è chiuso con un balzo dell’utile netto a 102 milioni, circa tre volte superiore al dato del primo semestre 2025 pari a 35 milioni. Questa performance consente al Gruppo di avvicinarsi già a fine giugno all’utile netto record registrato nell’intero esercizio 2025, pari a 117 milioni di euro.

Ebitda a 350 milioni

Il risultato riflette l’andamento positivo del business e una forte espansione dei margini. Al 30 giugno 2026, i ricavi risultano stabili su base annua a circa 4,6 miliardi di euro, registrando al contempo una significativa accelerazione nel secondo trimestre, coerente con il previsto incremento dei volumi di produzione per lo sviluppo del backlog già acquisito. L’Ebitda ha raggiunto 350 milioni di euro, in aumento del 12,5 per cento rispetto al primo semestre 2025, con un Ebitda margin del 7,6 per cento, in crescita di circa 0,8 punti percentuali rispetto al periodo corrispondente del 2025.

Folgiero: «Numeri che testimoniano l’efficacia del percorso intrapreso»

Queste le dichiarazioni di Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri: «I risultati del primo semestre 2026 confermano che la crescita del Gruppo è sempre più accompagnata da una forte espansione della redditività e della capacità di generare valore. L’utile netto, quasi triplicato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, testimonia l’efficacia del percorso intrapreso e la nostra capacità di tradurre la profonda visibilità del portafoglio ordini in risultati concreti. Il contributo sempre più rilevante del business Underwater, insieme al costante rafforzamento delle attività che rappresentano il cuore del Gruppo, sta rendendo il nostro profilo industriale ancora più solido, equilibrato e distintivo. Con un backlog di 74 miliardi e una visibilità sulle consegne estesa fino al 2039, possiamo guardare ai prossimi anni facendo leva su una piattaforma industriale e commerciale di assoluta solidità».

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno

«Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni». Beppe Grillo esce dal cono d’ombra in cui si era rintanato e torna a bastonare la sua ex creatura. Dal pulpito del suo blog, con un post dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, lancia il solito anatema: «Il Movimento 5 stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio». Eppure, continua il co-fondatore del M5s, «qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo…». E via a elencare le battaglie stellari che furono: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, democrazia diretta e transizione ecologica. Insomma, «Il M5s doveva cambiare la politica ma la politica ha cambiato il Movimento», scrive Grillo. «Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone». «Ma le domande non sono scomparse», conclude Grillo, «sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere…».

Un appello grillino in purezza che però non è riuscito a “far rivedere le stelle” agli elettori delusi del Movimento, almeno sui social dove molti gli rinfacciano la fiducia al governo Draghi. A ben guardare, però, qualcuno ha risposto al j’accuse: sempre lui, Andrea Stroppa, il Musk Alfa italiano, che su X ha lanciato i suoi due cent, giusto per agitare le acque: «Casaleggio, con tutti i suoi limiti – spesso tecnologici – ha creato il Movimento 5 stelle, una potente innovazione portata al grande pubblico da Grillo e tradita da disgraziati. Sarebbe giusto che il Movimento tornasse al co-fondatore e che si ripartisse dall’idea originaria». Tutto fa brodo, per rompere le uova nel paniere del campo largo.

Infine fa pensare la tempistica dell’ultima sberla rifilata da Beppe all’avvocato del popolo. Solo pochi giorni fa, l’ex pasionario cinque stelle Alessandro Di Battista, ora scrittore-attivista politico-commentatore tv e reporter, ha infatti rimediato un primo flop: la raccolta firme lanciata dall’associazione Schierarsi contro il finanziamento pubblico ai giornali è terminata il 26 luglio a quota 264.734 sottoscrizioni online che sommate a quelle raccolte ai banchetti arrivano a circa 370 mila, dunque sotto le 500 mila necessarie per indire un referendum. Una doccia fredda sulle (presunte) ambizioni di tornare in campo in funzione anti Pd e anti-Conte.

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ultimo Stadio di Matteo

«Matteo Salvini è all’ultimo stadio. Quello della Roma», scherzano i tifosi giallorossi. E pure i leghisti duri e puri. Sì, perché fa discutere molto nella Capitale l’intervento del capo (?) della Lega, che in qualità di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha partecipato alla conferenza dei servizi dedicata al nuovo stadio della Roma Calcio. Il tentativo, forse, di mettere il cappello sul lavoro che da anni portano avanti l’As Roma e il Campidoglio. Ma cosa ha detto Salvini? «È l’inizio di un percorso: come ministero delle Infrastrutture siamo determinati a rispettare i tempi e i costi. Con Fs ci mettiamo un investimento di 35 milioni di euro per rendere più moderna e sicura la stazione Tiburtina che sarà di riferimento per i tifosi che andranno allo stadio». Con l’obiettivo di «avere per il quartiere una infrastruttura moderna e integrata con il territorio, che sia vissuta 365 giorni all’anno». Dopo l’affossamento del Ponte sullo stretto di Messina, a Salvini conviene aggrapparsi al nuovo stadio della Roma. Poi però non deve lamentarsi se dalle regioni del Nord, con in prima fila il governatore della Lombardia Attilio Fontana, arrivano attacchi pesantissimi…

L’ultima sberla di Grillo a Conte, Salvini giallorosso e le altre pillole del giorno
Matteo Salvini e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (Ansa).

Sinner che fa? Inaugura le navi da crociera

«Jannik Sinner gioca a tennis solo quando vuole lui», spifferano i maligni al Coni. Partecipa ai tornei che rendono di più, sempre con un occhio alla classifica per restare il tennista numero uno al mondo, quando è in vacanza in Sardegna va a fare acquisti nei discount ma non dimentica il business, per esempio, inaugurando navi da crociera. Eccolo così a bordo del Mediterranean Prelude Journey, ovvero l’anteprima di viaggio della Explora III, la nuova ammiraglia extralusso di Explora Journeys, brand di eccellenza del gruppo Msc di Gianluigi Aponte. Salpata qualche giorno fa dal porto di Genova alla presenza dell’immancabile sindaca Silvia Salis, l’Explora III ha avuto come madrina Lorella Cuccarini mentre Maya D’Aponte ha rotto la classica bottiglia sullo scafo. Gli ospiti hanno avuto un accesso in anteprima a “In balance: a Jannik Sinner ocean wellness programme”, una nuova proposta wellness distintiva sviluppata in collaborazione con Explora Journeys. Non solo: il campione ha inaugurato il campo da padel a bordo di Explora. Senza dimenticare la promozione di “Jannik Sinner Foundation”, per raccogliere fondi destinati ad attività di educazione alla tutela marina per bambini nelle comunità del Mediterraneo.

C’era una volta Gianni Battistoni

Era il «re di via Condotti», Gianni Battistoni: nel suo negozio arrivavano vip di ogni tipo, capeggiati da Gianni Letta, e a metà dicembre la presentazione del suo calendario obbligava a disporre un servizio di security in grande stile. Scomparso il fondatore nel 2024, la società che porta il suo nome è in concordato preventivo in continuità aziendale, disposto dal tribunale di Roma. Il brand di alta sartoria maschile ha sempre il suo fascino, ma come spesso accade, «con l’addio del suo inventore diventano inevitabili i processi di ristrutturazione aziendale», spiffera un vecchio amico, e storico cliente, di Gianni Battistoni.

Grillo rompe il silenzio e attacca il M5s

Nel giorno in cui si tiene a Roma la prima udienza per la causa civile per la titolarità del nome e del simbolo, con un lungo post sul suo blog intitolato «Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni», Beppe Grillo è tornato dopo un lungo silenzio ad occuparsi del Movimento 5 stelle, lanciando una serie di frecciate alla formazione politica che aveva fondato nel 2009 assieme a Gianroberto Casaleggio. Queste le parole con cui ha presentato il post sui social: «Il M5s ha perso la sua identità e, soprattutto, quella “diversità” che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il MoVimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone».

Grillo: «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse»

«Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo», scrive Grillo. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», prosegue poi il comico ricordando la nascita del M5s: «Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet».

I passaggi sull’intelligenza artificiale e il rapporto tra “rete” e democrazia

Grillo passa quindi ad un’analisi della crisi del modello occidentale: «Se pensiamo che debba essere difeso dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo». L’ex garante pentastellato continua: «Il programma dovrebbe partire da qui, dall’ascolto. Le domande riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio». Infine nel post trovano spazio anche una riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite e un passaggio che lega la “rete” alla democrazia: «La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, più che per eliminare la rappresentanza, per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni».

ViViBanca, Michele Saponara nominato vicedirettore generale e cfo

ViViBanca ha annunciato la nomina di Michele Saponara in qualità di vicedirettore generale e cfo del Gruppo. Il suo ingresso segna un passo fondamentale nel percorso di rafforzamento della governance e del management, finalizzato a sostenerne lo sviluppo dimensionale, consolidarne la solidità patrimoniale e assicurarne la rispondenza con l’indirizzo imprenditoriale unitario del Gruppo. Nel suo duplice ruolo, Saponara avrà la responsabilità di curare l’attuazione operativa degli indirizzi strategici e delle politiche di governo dei rischi deliberate dal cda, sovrintendendo e coordinando le attività di redazione e revisione dei piani strategici e dei budget sia della capogruppo sia delle società controllate.

Ha lavorato in Solution Bank e Mediobanca

Con oltre 14 anni di esperienza nel settore bancario e finanziario, Saponara porta in ViViBanca un percorso professionale maturato in primarie istituzioni finanziarie italiane. Negli ultimi otto anni ha lavorato in Solution Bank come cfo, guidando la creazione e lo sviluppo dell’intera funzione Finance, coordinando pianificazione strategica, reporting, tesoreria, contabilità, fiscalità e segnalazioni di vigilanza. In precedenza, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità presso il Fondo interbancario di tutela dei depositi, Kpmg Advisory, Banca IMI, Rothschild e Mediobanca.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne

Cambio della guardia alle relazioni esterne di Acea. Dopo tre anni spesi a rifare l’immagine della municipalizzata romana, portandola anche ai tavoli che contano, come Davos, Virman Cusenza lascia l’azienda. L’ex direttore del Messaggero torna al vecchio e mai sopito amore, l’editoria, con ruoli e progetti in corso di definizione.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne
Virman Cusenza, a destra, con l’assessore romano Alessandro Onorato (foto Imagoeconomica).

Al suo posto arriva, da Ferrovie, Ivan Dompè, milanese, 51 anni, un passato in grandi gruppi industriali come Pirelli, Luxottica, Terna e Tim, che nel gruppo di Piazza della Croce Rossa è arrivato alla fine del 2025 sotto la gestione di Stefano Donnarumma, e dove attualmente è responsabile Global Strategy & International – Head of Geopolitical Intelligence Unit. Dompè prenderà servizio in Acea dal 15 settembre.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne
Ivan Dompè (Imagoeconomica).

Eug 2026 per la prima volta in Italia: Salerno al centro dell’Europa universitaria

Gli European universities games 2026 hanno portato per la prima volta in Italia la più importante manifestazione continentale dedicata agli studenti-atleti, trasformando Salerno e la Campania in un punto di incontro tra sport, formazione, cultura e dialogo internazionale. Fino al 1° agosto il campus dell’Università degli Studi di Salerno sarà il cuore pulsante dello sport universitario europeo. Dopo la spettacolare cerimonia di apertura del 18 luglio in Piazza della Libertà, i Giochi sono entrati nel vivo con numeri che raccontano la dimensione di un evento senza precedenti. Oltre 4.500 studenti-atleti, provenienti da 31 Paesi europei, rappresentano circa 400 università, impegnate in più di 1.400 competizioni distribuite in 13 discipline sportive, dagli sport di squadra al tennis, dal padel al beach volley, fino al rugby a 7 e al tennistavolo. Le gare si svolgono tra i campus di Fisciano e Baronissi e gli impianti sportivi di 13 comuni delle province di Salerno e Avellino, confermando il ruolo della Campania come autentico palcoscenico europeo dello sport universitario.

Opportunità che vanno oltre quelle sportive

Ma Eug Salerno 2026 va ben oltre la competizione agonistica. I Giochi rappresentano un grande laboratorio internazionale di relazioni, formazione e crescita personale. Gli studenti-atleti condividono gli spazi delle residenze universitarie, vivono il campus come una vera cittadella europea e partecipano a un fitto calendario di iniziative culturali e sociali che favoriscono il confronto tra lingue, tradizioni ed esperienze differenti. A fare da cuore pulsante della manifestazione è anche la FanZone allestita nel campus di Fisciano, uno spazio aperto alla comunità universitaria e ai cittadini con panel scientifici, showcooking, masterclass, concerti, dj set, incontri, attività dedicate al benessere e momenti di intrattenimento che accompagnano ogni giornata dei Giochi. Grande attenzione è riservata anche alla salute grazie al Longevity Corner, dove studenti e accompagnatori possono sottoporsi gratuitamente a screening e ricevere informazioni su prevenzione, alimentazione e corretti stili di vita.

Eug 2026 per la prima volta in Italia: Salerno al centro dell’Europa universitaria
European University Games.

Il rettore D’Antonio: «Unisa protagonista dell’istruzione e della ricerca in Europa»

Per il rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Virgilio D’Antonio, il valore della manifestazione va ben oltre quello sportivo: «Siamo orgogliosi di essere la prima università italiana ad ospitare i Giochi europei universitari. È un riconoscimento del lavoro svolto negli anni e, allo stesso tempo, una responsabilità che affrontiamo con entusiasmo e senso delle istituzioni. Il vero successo di questa manifestazione non si misurerà soltanto nel numero delle medaglie assegnate, ma nella capacità di lasciare un’eredità duratura fatta di cooperazione internazionale, nuove opportunità per i nostri studenti e una rinnovata centralità dell’università come motore di sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio». E ancora: «Gli European universities games rappresentano molto più di una competizione internazionale. Per l’Università degli Studi di Salerno costituiscono una straordinaria occasione per affermare il ruolo dell’ateneo come protagonista dello spazio europeo dell’istruzione superiore e della ricerca. Accogliere migliaia di studenti-atleti provenienti da decine di Paesi significa trasformare il nostro campus in un luogo di dialogo interculturale, dove lo sport diventa il linguaggio universale capace di unire persone, esperienze e culture diverse».

Un’occasione per valorizzare Salerno e la Campania

Gli Eug 2026 costituiscono anche un’occasione per valorizzare il territorio. Salerno e la Campania si presentano all’Europa come una realtà dinamica, accogliente e capace di organizzare eventi di rilevanza internazionale, mettendo in rete università, istituzioni, associazioni e comunità locali. È un investimento sul futuro, perché i giovani che oggi vivono questa esperienza porteranno con sé il ricordo della nostra terra e diventeranno i migliori ambasciatori del suo patrimonio culturale, scientifico e umano. Con lo slogan Passion never ends, l’evento sta dimostrando come lo sport universitario possa essere uno straordinario strumento di diplomazia, inclusione e sviluppo territoriale.

L’Iran attacca una base Usa in Giordania e tre petroliere a Hormuz

Dopo l’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca sono ripresi gli attacchi di Iran e Stati Uniti. Teheran ha bersagliato una base americana in Giordania ed ha anche colpito tre petroliere nello stretto di Hormuz. Poco dopo, l’esercito Usa ha condotto attacchi in Iraq contro un’alleanza paramilitare legata ai Guardiani della Rivoluzione.

I missili israeliani contro la base in Giordania e le petroliere

Poco prima di mezzanotte l’Iran ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. L’attacco è stato confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che parla di «raid a sorpresa contro le forze Usa di stanza in Medio Oriente». Tutti i missili iraniani, ha assicurato il Centcom in un post su X, «sono stati intercettati con successo». Nessuna indicazione specifica, invece, sulla base messa nel mirino da Teheran. Da parte sua, l’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto cinque razzi iraniani. Per quanto riguarda Hormuz, i pasdaran hanno annunciato di aver attaccato tre petroliere che tentavano di attraversare lo stretto. «Hanno ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi», hanno dichiarato le forze navali dei Guardiani della Rivoluzione, citate dall’agenzia Tasnim.

I raid Usa in Iraq contro le Forze di Mobilitazione Popolare

Il Centcom e le Forze Armate dell’Arabia Saudita hanno reso noto di aver condotto «attacchi di precisione in Iraq contro terroristi legati all’Iran che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica aveva incaricato di colpire le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite». In una nota si legge che «caccia Usa e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e depositi di armi dei terroristi nell’Iraq orientale, in una decisa risposta a oltre 30 attacchi con droni aerei orchestrati dai pasdaran nelle ultime 72 ore». I raid di Washington e Riad hanno colpito posizioni appartenenti alle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) in diverse province: l’attacco più letale si è verificato nella provincia di Ninive, dove sono stati uccisi almeno 20 miliziani.

La Russia ha emesso un mandato di cattura per il capo di Telegram

La Russia ha annunciato di aver emesso un mandato di cattura internazionale per Pavel Durov, fondatore e ceo di Telegram, con l’accusa di complicità nel terrorismo. In un comunicato diffuso dai servizi di sicurezza russi (Fsb) si specifica che Durov, nato in Russia e in possesso di passaporto francese ed emiratino, si trova attualmente in Francia. Vive all’estero dal 2016, quando iniziò ad avere problemi con il governo di Mosca per essersi rifiutato di condividere informazioni sugli utenti registrati su VKontakte, il più popolare social network in Russia fondato sempre da lui. A febbraio le autorità russe avevano aperto un’indagine su di lui accusandolo di non aver rimosso da Telegram canali, chat e bot a loro dire usati dai servizi segreti ucraini e da gruppi terroristici per organizzare atti di sabotaggio e terrorismo, omicidi di massa e frodi informatiche in Russia.

Israele, via all’occupazione di un altro campo profughi in Cisgiordania

Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz, durante una riunione con i vertici dell’IDF, ha dato ordine di «intensificare le attività offensive contro il terrorismo palestinese e prepararsi all’occupazione di un altro campo profughi, seguendo il modello adottato con quelli di Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams». Lo riportano i media dello Stato ebraico. I tre campi profughi citati sono stati oggetto nel recente passato di devastanti operazioni delle forze di Tel Aviv. Nella stessa riunione Katz ha inoltre disposto di non rinnovare l’ordine di detenzione amministrativa nei confronti di Tal Yinon Dardik, colono israeliano residente nell’avamposto illegale Tarfon Farm in Cisgiordania: era arrestato a luglio perché sospettato del coinvolgimento in un attacco nel villaggio palestinese Khirbet Humsa, avvenuto a marzo. Tra le accuse rivolte a Darkik, anche quella di abusi sessuali su un palestinese, di cui avrebbe legato i genitali con una fascetta di plastica. È in sciopero della fame da 20 giorni ed è stato visitato da Katz in carcere a Gerusalemme alcuni giorni fa.

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

«Non mi sembra ci siano le possibilità giuridiche. Se ci fossero, starebbe alla sensibilità dei partiti valutare, ma non credo ci siano». Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana, rispondendo – durante la cerimonia del Ventaglio – a una domanda dei cronisti su un’eventuale candidatura di Mario Roggero https://www.lettera43.it/roggero-procura-sequestra-50-mila-euro-conto-tunisia/ , il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori. Fontana è un esponente della Lega, che ha reso noto di stare valutando «ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge» per sostenere Roggero, tra cui «l’eventuale candidatura, qualora ne ricorrano i presupposti normativi». Il ministro e vicepremier Matteo Salvini, leader del Carroccio, aveva inoltre dichiarato: «Se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare». Lo stesso Salvini ha peraltro visitato più volte Roggero in carcere a Bollate, invocando fin dalla sentenza della Cassazione la grazia per il gioielliere. Quanto al provvedimento di clemenza, Fontana ha detto: «Legittimo che forze politiche facciano richieste, ma è una prerogativa del Presidente della Repubblica, per cui nutro grande rispetto. Spetta al Capo dello Stato verificare i margini che ci possono essere».

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

Perché la candidatura di Roggero è impossibile

In effetti, la candidatura di Rogger è pressoché impossibile. Innanzitutto, l’articolo 29 del Codice penale stabilisce che la condanna ad almeno cinque anni di reclusione comporta «l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici»: al gioielliere piemontese è stata inflitta una pena (ormai definitiva) di quasi 15 anni. Per fare chiarezza, cosa si intende per interdizione dai pubblici uffici? Lo spiega l’articolo precedente, il numero 28: tale misura priva il condannato «del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale», cioè in qualsiasi votazione, e di ogni altro diritto politico. In pratica, Roggero non può più né votare né essere eletto. Come se non bastasse, c’è anche il decreto legislativo del 2012, noto come “legge Severino” dal nome dell’allora ministra della Giustizia Paola Severino, che fu adottato dal governo Monti grazie a una legge delega approvata anche con i voti della Lega. In base alla “legge Severino” per le elezioni della Camera e del Senato, così come del Parlamento europeo, non possono essere candidati coloro che sono stati condannati in via definitiva a più di due anni di reclusione per un delitto non colposo per il quale sia prevista una pena massima di almeno quattro anni.

Riforma Rai, relatori: «Ad nominato dal cda, membri in carica quattro anni»

Gli emendamenti presentati dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato prevedono un aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del cda, che l’amministratore delegato venga nominato dal cda e nessuna riduzione del canone del 5 per cento ogni anno in casi eccezionali (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) come previsto inizialmente. La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom media act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda

«Portiamo il mandato dei componenti del cda a quattro anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali»,ha spiegato Rosso. Trovata la quadra anche sui componenti la cui nomina spetta al ministero dell’Economia: «Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda ma non l’amministratore delegato, che viene nominato dal cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta». Quanto alla norma voluta da Giorgetti sulla riduzione del canone, Rosso ha chiarito: «Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa (ndr la riduzione in casi eccezionali) capita per cinque anni, si è ridotto di un quarto il canone». E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

No Tav, chiesta la custodia cautelare in carcere per due fermati

La procura di Torino ha chiesto al gip la custodia cautelare in carcere per i due 25enni tedeschi arrestati dalla Digos in flagranza differita il 26 agosto, in quanto ritenuti responsabili – in concorso con altri soggetti in corso di identificazione – dei reati di devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in occasione degli scontri con le forze di polizia avvenuti il giorno precedente nel cantiere dell’Alta-Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. La richiesta del carcere per i due No Tav, che sono stati trovati con occhiali, guanti e impermeabili neri, probabilmente utilizzati per travisarsi prima di assaltare il cantiere, è basata su «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione».