Le autorità russe hanno vietato l’esportazione di gasolio a partire da oggi, 8 luglio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Alexander Novak, a seguito di una riunione di governo presieduta da Vladimir Putin, spiegando anche che la Russia inizierà a importare carburante da altri Paesi.
Automobili in coda in una stazione di servizio in Russia (Ansa).
Le lunghe code e le risse ai distributori di tutto il Paese
Dalla fine di maggio in Russia – terzo produttore mondiale di petrolio – è in corso una crisi dei carburanti, innescata dai ripetuti attacchi condotti dall’Ucraina con droni contro le raffinerie, i magazzini e i centri logistici del Paese. In numerose regioni della Federazione Russa si stanno verificando da giorni lunghe code ai distributori, con automobilisti costretti ad attendere per ore. E sono state segnalate spesso risse, causate dalle priorità concesse alle auto in dotazione ai funzionari di vario grado, a cui viene consentito di saltare le code. «L’attuale situazione presso le stazioni di servizio sta destando preoccupazione tra la popolazione e il governo continua ad adottare ulteriori misure per affrontare queste problematiche e stabilizzare la situazione», ha affermato Novak. Da gennaio il prezzo della benzina alla pompa è aumentato dell’11,6 per cento.
Crisi dei carburanti in Russia (Ansa).
Putin aveva ammesso «una certa carenza di carburante»
A fine giugno Putin, durante una riunione di alti funzionari sull’approvvigionamento e la distribuzione di carburante, aveva ammesso le difficoltà, istituendo una task force «per garantire le che tutti i programmi stagionali di fornitura di carburante siano rispettati per le imprese agroindustriali, perché il raccolto dipende da questo». Lo zar, parlando di «una certa carenza di carburante», aveva inoltre affermato che le riserve di benzina ammontavano a 1,7 milioni di tonnellate e che erano in corso valutazioni sulla «necessità di introdurre un divieto totale all’esportazione di gasolio».
«Non mi pento di nulla di quello che ho fatto». Lo ha detto Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato di Ankara, rispondendo a una domanda sull’investimento politico fatto sul rapporto con Donald Trump, che sostanzialmente l’ha rinnegata, facendo ironia nei suoi confronti e accusandola a più riprese. «L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente», ha affermato la presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Meloni: «Non cambio idea, ho una strategia in testa»
«Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori», ha continuato Meloni, ricordando che col presidente Usa «ci sono affinità su alcuni temi della politica, dall’immigrazione alla cultura woke». E poi: «Chiaramente ritenevo che potesse essere più semplice. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea. Ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa». Parlando con Mark Rutte, Trump si è lamentato ancora dell’Italia, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Meloni: «La linea dell’Italia sull’Iran è molto chiara»
A tal proposito, Meloni ha dichiarato: «Non è che abbiamo preso delle decisioni o abbiamo fatto delle scelte così, un giorno ne facciamo una, un giorno ne facciamo un’altra. Abbiamo avuto una linea molto chiara dall’inizio del conflitto in Iran. E quella linea la manteniamo». Così poi sugli impegni con la Nato: «Vogliamo chiaramente rispettarli, lo faremo e lo stiamo facendo già, però lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità in base al contesto, in base alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia però assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo».
L’inchiesta che aveva scosso il mondo del calcio si sta sgonfiando. L’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, sta infatti per vedere archiviata la sua posizione dopo l’interrogatorio reso una settimana fa negli uffici della Procura di Milano. La decisione dovrebbe arrivare entro fine mese.
Sparite dal capo d’imputazione le “bussate” in sala Var
Convocato il 30 aprile dal pm Maurizio Ascione, Rocchi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. A seguito di un nuovo invito a comparire, l’ex fischietto si è invece presentato, rispondendo alle domande dell’accusa. Stando a quanto emerso, dal capo d’imputazione sono sparite le “bussate” in sala Var a Lissone per suggerire le decisioni agli arbitri davanti ai monitor. Insomma, su questo aspetto della vicenda non sarebbe stato rilevato alcunché di rilevante sul piano penale.
Gianluca Rocchi (Ansa).
Restano le accuse legate alle designazioni per l’Inter
Resta l’accusa di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione», ovvero di aver concordato le designazioni degli arbitri destinati all’Inter. Non più con ignoti, ma con esponenti della società nerazzurra «e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina». Tuttavia non risultano indagati né dirigenti dell’Inter, né l’ex presidente della Figc. Peraltro, a seguito di nuove intercettazioni a Rocchi viene contestato di essere intervenuto (dopo l’autosospensione da designatore) nella scelta di Maurizio Mariani come arbitro di Torino-Inter del 26 aprile 2026 (partita ormai ininfluente) «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito».
Nella dichiarazione conclusiva del summit di Ankara, i leader dei Paesi Nato hanno confermato l’impegno di destinare 70 miliardi di dollari all’Ucraina nel 2026 «in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento» e almeno altrettanti nel 2027, per un totale di 140. «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale». L’appoggio della Nato a Kyiv, si legge nel documento, «deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine».
Donald Trump e Mark Rutte (Ansa).
Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa
Nella dichiarazione si legge poi che i Paesi europei e il Canada, «in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità» per la deterrenza e la difesa dell’Alleanza», che si basano su «un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche». Annunciati oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti per la difesa.
Giorgia Meloni al vertice Nato di Ankara (Ansa).
Il monito all’Iran e la conferma della Russia come «minaccia»
Per quanto riguarda l’Iran, gli Alleati ribadiscono che la Repubblica Islamica «non deve mai possedere un’arma nucleare», invitando Teheran «a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». I leader della Nato hanno inoltre confermato la definizione della Russia come «minaccia a lungo termine» per l’Alleanza.
A Roma, mercoledì pomeriggio, tutti da Michele Vietti. Nella Capitale, nel palazzo del ventennio che un tempo ospitava la gioventù del littorio e che ora si chiama WeGil, va in scena l’assemblea di Anfir, ovvero l’associazione delle finanziarie regionali che detengono le leve del potere economico a livello locale, e che di fatto si sono sostituite alle vecchie, gloriose, casse di risparmio. Alla guida c’è una storica conoscenza della politica italiana, Michele Vietti, già vicepresidente del Csm, e che ora è presidente Anfir oltre che della finanziaria regionale piemontese, quella della sua terra. All’appuntamento ci saranno, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, l’ad di Cdp Dario Scannapieco, Regina Corradini D’Arienzo, ad di Simest, Michele Pignotti ad di Sace.
Michele Vietti (Imagoeconomica).
La geopolitica di Cairo
Urbano Cairo si appassiona con i temi del nuovo ordine mondiale. Nella giornata di giovedì a Milano non mancherà il suo contributo al talk “Governare la complessità: scenari geopolitici e trasformazione del business”, organizzato da Rcs Academy, Corriere della Sera e Bcg, «per analizzare i nuovi equilibri geopolitici e le relative implicazioni nel posizionamento delle imprese globali». Oltre al patron di Rcs MediaGroup, saranno presenti il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, il presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e la vicepresidente di Confindustria Barbara Cimmino. Lo spettacolo è assicurato. E soprattutto, cosa si diranno Cairo e Fitto dopo il convegno?
Urbano Cairo (Imagoeconomica).
Ariecco il Meeting di Rimini
Puntuale come una cartella delle tasse, torna il Meeting di Rimini. In una giornata con un sole a picco, caldissimo, a Roma viene presentata la prossima, imminente, edizione . Lo scenario è sempre quello di Palazzo Borromeo, con il Custode di Terra Santa fra Francesco Ielpo, non in presenza ma in collegamento. Accanto al padrone di casa Francesco Di Nitto, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, ci sarà Lucia Albano, sottosegretaria al ministero dell’Economia. Dalle parti di Palazzo Chigi dicono che «il tema della Terra Santa è molto delicato, e non a caso la delegazione governativa è stata ridotta all’essenziale».
Dopo la Rai, anche La7 ha presentato il suo palinsesto autunnale. Confermati tutti i big, la principale novità è rappresentata dall’approdo sulla tv generalista della serie M – Il figlio del secolo, incentrata su Benito Mussolini (interpretato da Luca Marinelli) e tratta dai romanzi di Antonio Scurati.
Lilli Gruber (Imagoeconomica).
Senza variazioni la settimana del prime time
Confermato il gruppo storico di volti noti del giornalismo, per una settimana del prime time senza variazioni: lunedì con Corrado Augias a La Torre di Babele; martedì con Giovanni Floris a diMartedì; mercoledì con Aldo Cazzullo a Una giornata particolare; giovedì con Corrado Formigli a Piazzapulita; venerdì con Diego Bianchi a Propaganda Live; sabato con Massimo Gramellini a In altre Parole in onda a partire dall’access prime time, che da lunedì a venerdì vedrà ancora Lilli Gruber al timone di Otto e Mezzo.
Corrado Formigli (Imagoeconomica).
Di domenica la palla passerà ancora a In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Conferme in blocco anche nel daytime: Omnibus con Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Andrea Pennacchioli, Gerardo Greco e Frediano Finucci; Coffee Break con Andrea Pancani; L’Aria che tira con David Parenzo; Tagadà con Tiziana Panella.
La serie M sarà presentata in studio da Augias
La7 trasmetterà M grazie a un nuovo accordo con Sky. E, come ha spiegato il patron Urbano Cairo, la serie «sarà presentata da Augias con qualche ospite in studio». Le otto puntate di M «saranno divise in almeno quattro serate». L’editore ha inoltre respinto in modo netto qualsiasi lettura politica della scelta: «Riteniamo che ci sia tanta gente che vorrebbe vedere M. e non l’ha potuta vedere, è un’operazione che ha una valenza per ascolti, interessi commerciali, fortissimo. Quando facciamo scelte di palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte ispirate politicamente, ma commercialmente».
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi
Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi, miniserie che ripercorre in tre puntate la vicenda della loggia massonica e il ruolo del suo fondatore Licio Gelli (interpretato da Fabrizio Gifuni) nella storia italiana. Arriverà poi su La7 in prima visione The Apprentice – Alle origini di Trump, docufilm che racconta le origini dell’ascesa imprenditoriale dell’attuale presidente Usa. La7 trasmetterà inoltre Mr Nobody Against Putin, premiato con l’Oscar come miglior documentario.
Urbano Cairo (Imagoeconomica).
Annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play
Cairo ha inoltre annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play. «Presenteremo il progetto a ottobre o novembre, a dimostrazione di quanto crediamo nell’investimento sul digitale», ha spiegato l’imprenditore, aggiungendo che La7 Play avrà «un nuovo modo di dialogare con i vari device».
Enrico Mentana (Imagoeconomica).
Cairo: «La7 anti-Meloni? Non ci sono bolscevichi»
Rispondendo domanda sulle parole del direttore del TG La7 Mentana, che ha definito la rete «anti-Meloni», Cairo ha poi dichiarato che l’emittente «non ha mai fatto sconti ai governi». E poi: «Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese, vogliamo ospitare tutti i protagonisti». Successivamente ha aggiunto: «Quando Mentana è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Gad Lerner e Michele Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi».
A origliare le voci che riguardano nuovi, possibili scambi di poltrone viene il dubbio che a volte i papabili siano considerati un po’ come le figurine Panini che si scambiano da un posto all’altro. Prendiamo per esempio la Consob. La successione a Paolo Savona è ancora in alto mare tanto che il 13 luglio, la relazione annuale sarà presentata dalla commissaria anziana in carica Chiara Mosca.
Dal tira e molla su Freni alla carta Osnato
È dall’8 marzo che in Consob si naviga a vista, con candidati bruciati clamorosamente, altri come Federico Freniaffossati dai dissidi tra alleati e qualcuno come Marco Osnato che si è sfilato dalla competizione. Una cosa è certa: Giorgia Meloni vuole chiudere la partita il prima possibili e così il totonomi si arricchisce di esterni che ambirebbero alla posizione.
Marco Osnato (foto Imagoeconomica).
Spunta lo scambio Di Noia-Cornelli
Tra questi, secondo i ben informati, c’è anche Carmine di Noia, ex Consob passato all’Ocse. Nel 2022, infatti, il commissario traslocò a Parigi per assumere la direzione per gli Affari finanziari e delle imprese presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ora potrebbe rientrare come presidente scambiandosi la poltrona con Federico Cornelli, che lascerebbe la Consob per l’Ocse. Lo stesso Cornelli figura ancora tra i papabili per il dopo Savona ma su di lui penderebbe il veto leghista perché sostenuto da Antonio Tajani. Vedremo.
Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.
Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»
L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».
Un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) ha sparato e ucciso un cittadino messicano durante un controllo stradale a Houston. Lo ha confermato David Venturella, direttore ad interim dell’agenzia federale, spiegando che l’uomo – Lorenzo Salgado Araujo – aveva tentato di investire l’agente, il quale ha aperto il fuoco. Venturella ha descritto la vittima come un «immigrato clandestino».
On July 7, 2026, at approximately 6:50 AM CT, ICE law enforcement attempted to conduct a vehicle stop as part of a targeted enforcement operation to arrest an illegal alien. The driver of the vehicle, Lorenzo Salgado Araujo—an illegal alien from Mexico—attempted to evade arrest.… https://t.co/2TWG3GuOr9
In un video girato da un passante si vede un veicolo nero parcheggiato ad angolo rispetto a un furgone bianco, con le porte spalancate, e Salgado Araujo disteso a terra tra i due veicoli. Un agente è ripreso mentre è al telefono e una mano sul fianco dell’uomo, che sarebbe stato colpito all’addome. Nelle vicinanze si vedono altri agenti federali accanto ad almeno altri tre uomini ammanettati. L’ufficio dell’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna sta conducendo un’indagine sulla sparatoria.
An ICE officer shot and killed a man during a targeted enforcement operation in Houston on Tuesday morning.
According to federal officials, the shooting occurred just before 7 a.m. near Canal Street and Wayside Drive. Investigators stated that the suspect, identified as Lorenzo… pic.twitter.com/j96tgsvULj
OpenAI si prepara ufficialmente a rilasciare, giovedì 9 luglio 2026, il suo modello più avanzato di intelligenza artificiale, ovvero GPT-5.6, estendendo l’accesso all’anteprima a livello globale. L’ha dichiarato in un post su X l’azienda che, inizialmente, aveva reso disponibile questo modello solo a partner selezionati, a seguito delle pressioni dell’amministrazione Trump per scaglionarne il rilascio. Da allora il governo Usa ha revocato le restrizioni sulla piattaforma e il lancio arriva con il via libera dell’amministrazione statunitense. La famiglia di modelli di intelligenza artificiale GPT-5.6 di OpenAI si articola su tre livelli. Il prodotto di punta Sol è il più performante, Terra è bilanciato per le attività quotidiane e costa la metà, mentre Luna è progettato per essere veloce ed economico.
Dopo un periodo in cui ha avuto evidentemente altro a cui pensare, Donald Trump è è tornato alla carica su un dei suoi pallini: la Groenlandia. Al vertice Nato di Ankara, il presidente Usa ha dichiarato: «È molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Quando fu invasa dai nazisti, in meno di un giorno Adolf Hitler li sconfisse e prese il controllo. Ci chiesero di occuparci della Groenlandia. In effetti la prendemmo e poi stupidamente la restituimmo. Non avremmo dovuto farlo, perché siamo noi ad averne bisogno. Ne abbiamo bisogno per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti».
Le accuse di Trump alla Nato
Parlando col segretario generale Mark Rutte, Trump, inoltre, si è detto «arrabbiato» con la Nato: «Noi abbiamo speso più di mille miliardi in 10 anni per difendere i paesi Nato dalla Russia e in cambio siamo trattati ingiustamente. Abbiamo pagato troppo». E poi: «Non sono contento per quello che hanno fatto con la Groenlandia e perche non ci hanno voluto aiutare con quello che è lo Stato numero uno per sostegno al terrorismo, che è l’Iran».
Mark Rutte e Donald Trump (Ansa).
Dito puntato contro Madrid e Roma
Il tycoon ha poi puntato il dito contro la Spagna di Pedro Sanchez, che ha respinto ogni sostegno militare all’operazione Epic Fury: «È una causa persa, non voglio fare commercio on loro, tagliarlo completamente». E non ha risparmiato l’Italia governata da Giorgia Meloni, che «ha fatto molto male» nelle decisioni sulle sue basi.
Trump, ovviamente, dopo le nuove tensioni nel Golfo ha anche parlato dell’Iran: «Per quel che mi riguarda la tregua è finita. Non voglio più avere a che fare con loro. Sono persone malate, crudeli e violente. Lascio i negoziatori continuare a parlare se vogliono, ma queste persone non mi piacciono, è una perdita di tempo».
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il leader ucraino Volodymyr Zelensky a margine del Vertice Nato ad Ankara. Nel corso del colloquio, spiega una nota di Palazzo Chigi, «è stato ribadito il fermo impegno dell’Italia al fianco dell’Ucraina e a favore di un percorso che conduca a una pace giusta e duratura». Meloni ha inoltre «confermato la prosecuzione dell’assistenza italiana alla popolazione ucraina, con particolare attenzione agli interventi volti a rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche, duramente colpite dagli attacchi russi».
UniCredit ha chiuso l’offerta pubblica di acquisto volontaria su Commerzbank con adesioni pari al 17,6 per cento del capitale della banca tedesca. È quanto emerge dai dati definitivi dopo i tempi supplementari dell’operazione, fortemente osteggiata da Berlino. L’istituto guidato da Andrea Orcel, che deteneva già il 26,77 per cento della quarta banca di Germania, arriva così a possedere il 44,37 per cento delle quote. E con il 3,22 per vento in strumenti convertibili in azioni, la partecipazione può raggiungere il 47,59 per cento. Nella prima parte dell’offerta, lanciata il 5 maggio e chiusa il 16 giugno, le adesioni erano arrivate al 12,51 per cento.
Una filiale di Commerzbank (Ansa).
Come spiega UniCredit, che parla di «risultato ben oltre le aspettative iniziali», la posizione del 47,59 per cento «corrisponde al 49,65 per cento dei diritti di voto di Commerzbank, in quanto le azioni proprie non conferiscono diritto di voto». Tale percentuale «salirà comunque a tale livello una volta che Commerzbank avrà effettuato l’annullamento delle azioni proprie, operazione che la banca si è impegnata a realizzare».
Torna la tensione tra Usa e Iran. Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni economiche sul petrolio iraniano e preso di mira obiettivi iraniani a causa delle azioni «totalmente inaccettabili» di Teheran nello Stretto di Hormuz, dove diverse navi sono state attaccate. In meno di 24 ore, infatti, almeno tre imbarcazioni commerciali, tra cui la M/T Al Rekayyat battente bandiera delle Isole Marshall, la M/T Wedyan battente bandiera saudita e la M/T Cyprus Prosperity battente bandiera liberiana, sono state colpite mentre erano in transito. Un’aggressione ingiustificata, ha spiegato il Comando Centrale Usa, che rappresenta una palese violazione del cessate il fuoco. Di qui la decisione dell’America di rispondere sferrando «una serie di potenti attacchi contro l’Iran».
Colpiti 80 obiettivi iraniani
Le forze statunitensi hanno colpito circa 80 obiettivi tra cui sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e diverse piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche nello stretto e nelle sue vicinanze, al fine di indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso il corridoio commerciale internazionale. «L’Iran sta violando la tregua con l’attacco alle navi, gli Usa dovevano reagire con forza», ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Teheran minaccia ritorsioni
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che ci saranno ritorsioni in seguito agli attacchi di Washington contro obiettivi nello Stretto di Hormuz. «L’Iran lancia un serio avvertimento sulle conseguenze della violazione del trattato da parte degli Stati Uniti e adotterà misure decisive per proteggere i propri interessi e la sicurezza nazionale», ha affermato.
Mario Adinolfi è stato arrestato a Roma e posto ai domiciliari: al giornalista e leader del Popolo della Famiglia vengono contestati i reati di evasione fiscale e truffa. La misura è stata eseguita dalla Guardia di Finanza. Oggetto dell’indagine dei pm capitolini la cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. Le promesse, scrive Repubblica che ha anticipato la notizia, «per diversi partecipanti non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite». Le prime denunce sono arrivate proprio da alcuni di loro: il meccanismo delle scommesse sportive collettive era già stato oggetto di diversi servizi de Le Iene. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro.
Mario Adinolfi (Imagoeconomica).
Il gip di Roma: «Adinolfi pronto a nuove truffe»
Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico di Adinolfi, il gip di Roma Giulia Arcieri ha evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». È infatti emerso come, «dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa “Scommessa collettiva”, di recente» il leader del Popolo della Famiglia «abbia creato l’ulteriore iniziativa “Cristo Regna” ed abbia raccolto già oltre 3 milioni euro: iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime».
Del campo largo si sa solo che c’è; nel senso si sa che esiste una cosa che si fa chiamare campo largo, ma che l’anno prossimo potrebbe diventare, invariabilmente, Alleanza progressista o Alleanza per la Costituzione. A seconda di chi ne parla, ovvero Elly Schlein o Giuseppe Conte. Per il resto, al di là delle intenzioni testardamente unitarie perlopiù rivendicate dalla segretaria del Pd in questi mesi, si sa poco. E l’incontro di mercoledì a Napoli, ore 19.30 in piazza del Gesù, non sarà molto illuminante, visto che i due nodi principali dell’opposizione di centrosinistra non saranno sciolti: programma e leadership.
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).
Per ora c’è accordo solo su salario minimo e congedo paritario
Sarà evidentemente un comizio corale, con Schlein, Conte e i Sussi e Biribissi della sinistra italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (oltre naturalmente al sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Campania Roberto Fico), ma il programma non sarà svelato in questa occasione. Anche perché Pd-M5S-Avs ci lavoreranno da settembre, figuriamoci: se ne parla dopo l’estate insomma, come nella migliore tradizione. A Napoli dunque, come ha spiegato Schlein nei giorni scorsi, saranno rilanciate proposte già condivise come salario minimo e congedo paritario. Un po’ poco insomma per il momento. Vediamo poi che cosa succederà quando ci sarà da parlare di politica estera fra Pd, M5s e Avs, cartina di tornasole per valutare la sostenibilità di qualsiasi alleanza, di questi tempi, che aspiri a diventare coalizione di governo.
Gaetano Manfredi e Roberto Fico (Imagoeconomica).
L’eterno nodo della leadership
C’è poi la questione della leadership; ancora non s’è capito, e forse non l’hanno capito neanche loro, se ci saranno delle primarie oppure no. Le alternative sono sempre allo studio: papa straniero esterno agli attuali partiti del campo largo o metodo analogo a quello usato dalla maggioranza di Palazzo Chigi (il candidato lo fa il leader del partito che ha un voto in più degli altri). Sembrano tutti dettagli, ma in realtà la somma di quei dettagli è come quella dei centimetri di cui parla Tony D’Amato alias Al Pacino in Ogni maledetta domenica: «Sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta».
Renzi sì o Renzi no?
Il ragionamento potrebbe essere allargato anche alla questione degli alleati. Renzi sì o Renzi no, vecchio tormento della politica italiana. Ancora l’incognita non è stata risolta e il leader di Italia Viva è in attesa di essere ricevuto dal customer care del campo largo. Renzi vorrebbe fare parte dell’alleanza progressista, tant’è che nel frattempo è diventato il portavoce ombra dell’opposizione di sinistra-centro. C’è però chi non lo vuole, come il M5s di Conte che non saprebbe come giustificare l’intesa di fronte al proprio riottoso elettorato antirenziano. La scelta delle alleanze – anzi del perimetro delle alleanze, come dicono quelli che parlano in politichese – potrebbe produrre centimetri utili a vincere le elezioni politiche del 2027.
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
Il Pd e la galassia dell’associazionismo cattolico
Le alleanze non sono solo con i partiti, peraltro. C’è tutto il mondo dell’associazionismo cattolico. Lunedì scorso Schlein e Conte hanno partecipato all’Istituto Sturzo a un incontro con una quindicina di associazioni cattoliche, dall’Acli all’Agesci a Sant’Egidio alla Compagnia delle opere. L’incontro è stato aperto da un messaggio del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei: «La frammentazione, la polarizzazione, le chiusure al dialogo in politica sono un male che può ripresentarsi. Nessuno è un’isola e la democrazia è proprio quella comunità di destino che aiuta a pensarci insieme e trovare le risposte necessarie al bene di tutti. Lo spirito costituente ci indica un metodo indispensabile per affrontare i grandi temi arrivando a decisioni condivise liberandosi dalla pericolosa polarizzazione, agonistica ma non costruttiva, povera di cultura e di visione». Insomma anche Zuppi è testardamente unitario, mentre Schlein prova a non far scappare i cattolici dal Pd, dopo riformisti e libdem già congedati. Citofonare Graziano Delrio, punto fortissimo di riferimento dei cattolici del Pd.