Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.
L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha annunciato le dimissioni dal comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi a seguito delle nomine per il nuovo cda del museo fiorentino decise dal ministro Alessandro Giuli, denunciando una «lottizzazione del patrimonio culturale» da parte dell’attuale governo, vista la presenza nel board di figure legate al centrodestra.
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).
Montanari: «Si stanno prendendo tutto»
«Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di FI alla Regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato Montanari, sollevando poi dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di Carmen Bambach, «curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi».
I nuovi consiglieri d’amministrazione degli Uffizi
Oltre alla già citata Bambach, del nuovo cda degli Uffici fanno parte Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; l’ex deputato azzurro Stefano Mugnai e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi.
Alessandro Campi (Imagoeconomica).
Il nuovo consiglio d’amministrazione comprende poi di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
Carlo Deodato (Imagoeconomica).
La replica di Giuli: «Motivazioni pretestuose»
«Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato». Così, parafrasando una frase di Palmiro Togliatti (che l’aveva usata nel 1951 per l’addio di Elio Vittorini al Partito comunista italiano), Giuli ha deciso di commentare il passo indietro dello storico dell’arte. E poi: «Le motivazioni addotte, ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale».
Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.
La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa
Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.
Luciano Tancredi e Alessandro De Angelis (Imagoeconomica)
Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno
Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.
Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Tra i componenti figurano nomi considerati vicini all’attuale maggioranza di governo tra cui Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia candidato presidente della Toscana nel 2015. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell’arte è invece Carmen Bambach, tra le maggiori esperte di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio questo ruolo ha generato alcune discussioni, con l’ombra di interferenze con un museo che spesso chiede prestiti alle Gallerie. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.
Roberto Gualtieri e Barbara Marinali (Imagoeconomica).
Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea
Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.
L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.
La composizione del nuovo cda
Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.
Buonanotte al Sechi. Dopo voci di frizioni che si rincorrevano da tempo, il direttore di LiberoMario Sechi è stato cacciato dall’editore Antonio Angelucci. Lo ha annunciato lui stesso su X, con tono ovviamente polemico: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti».
Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti.
Poco prima era stato più criptico, twittando semplicemente: «Libero». Ma il gioco di parole non è stato colto, e quindi ha dovuto spiegarlo in modo meno romantico.
Il timing della defenestrazione, in effetti, non è stato il massimo: Sechi aveva appena raccontato delle minacce ricevute e del suo sentirsi come uno che «vive prigioniero da uomo libero». Ricevendo la solidarietà bipartisan dal mondo della politica: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giuseppe Conte, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Angelucci però non si è fatto intenerire. Con una battuta, si potrebbe dire che finire sotto scorta non porta granché bene, a livello lavorativo: capitò infatti praticamente la stessa cosa a Carlo Verdelli il 14 marzo 2020, messo sotto protezione per minacce di morte e intimidazioni di matrice nazifascista ma comunque sollevato dall’incarico di direttore di Repubblica neanche un mese dopo. Questa però è un’altra storia.
Tra direttore ed editore c’erano stati mesi di tensioni. Un po’ come quelli registrati con il direttore editoriale Daniele Capezzone, che infatti avevano portato all’addio dell’ex Radicale. Sechi si sentiva forte del fatto di rappresentare la linea meloniana, ma Angelucci ha tirato dritto andando allo scontro frontale: l’imprenditore, editore dei quotidiani di centrodestra e ras delle cliniche private, è anche deputato leghista “a tempo perso” (nel senso che in parlamento non ci va mai, è re degli assenteisti), a dimostrazione dunque che nella maggioranza ormai siamo davvero alla resa dei conti tutti contro tutti.
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).
Per la sua successione si fa il nome di Sallusti, altro meloniano
E adesso chi al suo posto? Si fa il nome di Alessandro Sallusti, e sarebbe un cavallo di ritorno, visto che è già stato direttore di Libero in due mandati, dal 2007 al 2008 e dal 2021 al 2023, nel più classico dei rimpalli di carriera con il Giornale (stesso rimbalzo che hanno fatto Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro). Di certo Sallusti è un altro meloniano di ferro, e con la premier ha scritto anche un libro, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023).
Cambi in vista nell’organigramma del Polo strategico nazionale (PSN), la società cui fa capo l’infrastruttura cloud creata per dotare la Pubblica Amministrazione italiana di servizi digitali ad alta affidabilità, che vede nel suo azionariato la presenza di Tim, Leonardo, Cdp Equity (che però sta cedendo a Poste la sua quota) e Sogei. In ballo la possibile sostituzione dell’amministratore delegato Emanuele Iannetti fortemente voluto dal ministro Guido Crosetto e il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti della Difesa. Il candidato più accreditato a prendere il suo posto è Serafino Sorrenti, attuale capo della segreteria tecnica del Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti.
A volte ritornano. Emanuela D’Alessandro, attuale ambasciatrice a Parigi, a 65 anni rientra al Quirinale dove ha già ricoperto fino a quattro anni fa il ruolo di consigliera diplomatica di Sergio Mattarella. Prima donna a esercitare questa funzione, una delle più prestigiose nella carriera diplomatica, D’Alessandro fu nominata, a ridosso del bis del capo dello Stato, ambasciatrice in una delle capitali cruciali per i rapporti internazionali dell’Italia.
Ottimo il rapporto tra Mattarella ed Emmanuel Macron, più conflittuale quello tra l’inquilino dell’Eliseo e Giorgia Meloni: D’Alessandro si è trovata a gestire mesi difficili, riuscendo a tenere sempre aperto il canale di dialogo tra Roma e Parigi. Negli anni al Colle aveva assecondato la “politica estera” del presidente, tra sostegno a Onu, Unione europea e Nato e apertura a Cina, Sud Est asiatico, Africa e Sud America.
Segnale di quanto sia importante per Mattarella il rapporto con la Francia
Ora rieccola al Quirinale. Un segnale di quanto sia importante per Mattarella il rapporto con la Francia che entra in un difficile anno elettorale (si vota nel 2027, così come in Italia). Tra le due consigliature di D’Alessandro, la feluca del Colle è stato l’ambasciatore Fabio Cassese, ora destinato a un’altra capitale fondamentale per Roma e per il futuro di Nato e Ue: Londra.
Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.
Partito ufficialmente il nuovo corso in Terna: il consiglio di amministrazione appena eletto ha nominato all’unanimità Pasqualino Montiamministratore delegato e direttore generale della società responsabile della trasmissione, della gestione e del dispacciamento dell’energia elettrica sulla rete italiana ad alta e altissima tensione. Monti, indicato da Cassa Depositi e Prestiti, a cui fa capo il 29,85 per cento di Terna, succede a Giuseppina Di Foggiache è stata eletta alla presidenza di Eni. Il cda ha inoltre confermato Stefano Cuzzilla nel ruolo del presidente.
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).
Chi è Pasqualino Monti
Nato a Ischia nel 1974 e dato in quota leghista, Monti da aprile del 2023 era amministratore delegato di Enav, società quotata in Borsa e leader nella gestione del traffico aereo e delle infrastrutture aeronautiche. Dal 2017 ha inoltre guidato per circa otto anni l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale (che comprende i porti di Palermo, Termini Imerese, Porto Empedocle, Gela e Trapani): il suo mandato si è concluso a metà 2025. In precedenza, tra il 2011 e il 2016, era stato a capo dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, dapprima come presidente e poi come commissario straordinario. Dal 2013 al 2017 è stato inoltre presidente di Assoporti.
Sarà il giudice contabile Donato Luciano, finora capo dell’ufficio legislativo del MiC, a prendere il posto di Emanuele Merlino, il capo della segreteria tecnica silurato dal ministroAlessandroGiuli. Lo riporta Il Foglio, sottolineando che Luciano è molto stimato al Quirinale.
Luciano era stato scelto come capo dell’ufficio legislativo del MiC a gennaio del 2024 dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano: consigliere della Corte dei conti con funzioni di Vice Procuratore Generale, ricopriva già il ruolo di vice capo di gabinetto vicario del ministero. Avvocato nato a Potenza nel 1972, Luciano è anche giudice della Corte di Giustizia Tributaria di appello del Lazio, Presidente del Comitato di sorveglianza di grandi imprese in amministrazione straordinaria, Presidente del Collegio dei Revisori dei conti di Università e Componente della Cabina di Regia per il Codice dei Contratti pubblici.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).
Il futuro di Merlino e quello della capo di gabinetto
Per quanto riguarda Merlino – uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – Repubblica riporta che inizialmente è stato valutato per lui un ruolo di coordinamento nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Difficile però liberare questa casella: possibile che gli venga assegnato anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo a Montecitorio, ma c’è anche l’opzione di un “trasloco” ai vertici di un altro ministero. Il “salvataggio” di Merlino permetterebbe a Giuli di rimuovere anche la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui non è mai entrato in sintonia.
Nuovo incarico istituzionale per Antonio Teti, nominato componente del Comitato per la definizione di una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La nomina è stata formalizzata attraverso il decreto ministeriale n. 51/2026. Insieme a lui sono stati designati, come parte dello stesso organo creato per analizzare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale e supportare la definizione di linee guida strategiche per il Paese, Luciano Pietronero, Giuliano Noci, Luca Oneto, Vincenzo Lomonaco, Ivana Pais, Leopoldo Mondauto e Stefano Menghinello. Tra gli obiettivi principali del comitato rientrano la promozione di un utilizzo etico, responsabile e inclusivo dell’intelligenza artificiale, oltre alla definizione di modelli capaci di accompagnare imprese, lavoratori e istituzioni nella trasformazione digitale. Professore presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, Teti è anche responsabile del settore Sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’ateneo, responsabile per la Transizione digitale di ateneo per l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e delegato del responsabile della Conservazione dati dell’ateneo.
Fabrizio Palermo, consigliere d’amministrazione indipendente e componente del Comitato per le operazioni con le parti correlate di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha rassegnato le dimissioni dalla carica, con decorrenza immediata: alla base della decisione le recenti determinazioni in materia di governance, non condivise dal ceo e direttore generale di Acea. Lo ha reso noto Mps in un comunicato.
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).
Palermo era in pole come nuovo ceo, poi il ribaltone
Palermo era stato indicato come unico candidato alla carica di amministratore delegato nella lista del cda uscente per il rinnovo del board del Monte. Ma nell’assemblea del 15 aprile 2026 c’è stato il ribaltone con la vittoria a sorpresa della lista promossa da Plt Holding, che sosteneva il ceo uscente Luigi Lovaglio, il quale ha dunque ottenuto la conferma alla guida di Rocca Salimbeni.
Nei giorni scorsi Carlo Vivaldi, altro rappresentante della lista del consiglio poi superata da quella di Plt Holding, era stato invece dichiarato decadutoper non aver dato le dimissioni da consigliere di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto di Mps prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedono nel board di un istituto concorrente.
A partire dai primi di novembre Claude Sarrailh, attualmente ceo di Ahold Delhaize per Europa e Indonesia, assumerà il ruolo di amministratore delegato e direttore generale di Esselunga. Lo ha reso noto l’azienda in una nota. Nel primo incarico Sarrailh sostituirà Marina Caprotti, la più giovane delle figlie del fondatore Bernardo, mentre nel secondo prenderà il posto di Gabriele Villa, che lascerà in vista del pensionamento.
Un superstore Esselunga (Imagoeconomica).
Sarrailh dal 2014 al 2018 ha guidato Metro Italy
Sarrailh vanta oltre 30 anni di esperienza nel retail business, maturata in gruppi globali come Carrefour, Metro e, appunto, Ahold Delhaize. «Dopo quasi 10 anni dalla scomparsa di mio padre, si apre per Esselunga una nuova fase di evoluzione e rafforzamento della governance», ha dichiarato Caprotti (che resterà presidente esecutivo): «Siamo convinti che il contributo di Sarrailh porterà nuovo slancio allo sviluppo dell’azienda e al rafforzamento del nostro brand, in continuità con il nostro piano strategico e con i valori che da sempre ci contraddistinguono». Sarrailh conosce direttamente anche il mercato italiano: dal 2014 al 2018 ha infatti guidato Metro Italy, prima di assumere la responsabilità di Metro China fino al 2021.
Il consiglio di presidenza della Corte dei conti ha bocciato la nomina di Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, a consigliere della stessa Corte. A chiedere il parere era stata l’Associazione magistrati della Corte dei conti, che aveva domandato formalmente al Consiglio di presidenza di valutare rigorosamente i requisiti professionali che la legge richiede per poter essere nominati consiglieri. Secondo l’Associazione, Mattei aveva un profilo carente sul fronte della preparazione giuridica in quanto è un «professionista con formazione specialistica in ambito medico, e non un giurista o un avvocato» (ndr è un ginecologo). Era stato proposto in quota governo – vicino a Fratelli d’Italia, è stato sindaco ad Albano Laziale e assessore regionale presso la giunta Polverini – e sulla sua nomina era stata presentata anche un’interrogazione da parte del Movimento 5 stelle. Il deputato Alfonso Colucci l’aveva definito «amico di Giorgia e Arianna Meloni», ritenendo la sua nomina «il più classico dei provvedimenti improntati ad amichettismo». Il parere negativo dell’organo di autogoverno della Corte non è comunque vincolante, anche se ha un peso rilevante. Ora la palla passa al governo, che dovrà valutare come procedere.
L’assemblea di Borsa Italiana, che ha come unico socio Euronext, ha rinnovato il consiglio di amministrazione, che ha poi confermato Fabrizio Testa come amministratore delegato e Claudia Parzani nel ruolo di presidente. Il rinnovo senza una procedura di valutazione e selezione è arrivato nonostante la contrarietà di Cassa depositi e prestiti, che si era rivolta alla Corte di Amsterdam contro la gestione delle nomine dei vertici da parte di Euronext, ottenendo però una sentenza sfavorevole.
Claudia Parzani (Imagoeconomica).
Il contenzioso tra Euronext e Cdp
Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono confermati. Oltre che alla Corte di Amsterdam, Cdp – azionista di Borsa Italiana – si è rivolta anche al Tribunale di Milano, vedendosi però respingere l’istanza presentata.
Rinnovati anche i vertici di MTS
Dopo il rinnovo, il board di Borsa Italiana oltre a Testa e Parzani ha confermato Gianluca Garbi come vicepresidente e Giorgio Modica (cfo del gruppo Euronext) consigliere con delega alla finanza. Il contenzioso tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext riguarda non solo Piazza Affari, anche il rinnovo dei vertici di MTS, che a sua volta si è riunito per confermare Maria Cannata presidente e Angelo Proni amministratore delegato.
Il consiglio di amministrazione di Mps, riunitosi sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha dichiarato Carlo Vivaldi decaduto dalla carica di consigliere in quanto ricopre, al contempo, l’incarico di consigliere di amministrazione di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedano nel cda di una banca concorrente. Il posto di Vivaldi dovrebbe andare al primo dei non eletti nella lista dei cda, ovvero Gianluca Brancadoro. Se anche l’ex vicepresidente di Mps declinasse l’invito, la poltrona andrebbe di diritto ad Alessandro Caltagirone, secondogenito del costruttore romano.
Costituiti i comitati endoconsiliari
Il board ha poi deliberato di procedere alla costituzione dei comitati endoconsiliari, nominandone i relativi componenti:
Comitato Rischi e sostenibilità, formato da cinque membri: Carlo Corradini (presidente), Livia Amidani Aliberti, Antonella Centra, Paola De Martini e Massimo Di Carlo;
Comitato Remunerazione, formato da tre membri: Livia Amidani Aliberti (presidente), Antonella Centra e Paola Leoni Borali;
Comitato per le Operazioni con le parti correlate, formato da tre membri: Flavia Mazzarella (presidente), Patrizia Albano e Fabrizio Palermo;
Comitato IT e digitalizzazione, formato da tre membri: Paolo Boccardelli (presidente), Carlo Corradini e Paola Leoni Borali.
È stato inoltre integrato il Comitato Nomine, formato da cinque membri, con la nomina del consigliere Corrado Passera. Il Comitato Nomine risulta pertanto costituito da quest’ultimo e da Patrizia Albano (presidente), Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali e Flavia Mazzarella, nominati in data 23 aprile 2026. È stato, da ultimo, costituito l’organismo di vigilanza con compiti di presidio composto da due professionisti esterni, Romina Guglielmetti (presidente) e Gianluca Tognozzi, nonché dal consigliere Nicola Maione.
Francesco De Dominicis, finora capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani, assume la guida delle relazioni esterne di Simest. Lo riporta Dagospia. Qualche mese fa era stato sospettato di essere la “talpa” che aveva rivelato a La Veritàil presunto piano per ostacolare l’eventuale rielezione di Giorgia Meloni tramato dal Quirinale, carpito dalla bocca di Francesco Saverio Garofani – consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – durante una cena tra tifosi romanisti sulla terrazza Borromini: l’evento era stato organizzato da Luca Di Bartolomei, figlio della bandiera giallorossa Agostino.
Perché De Dominicis è stato additato come presunta talpa
De Dominicis, romani classe 1976, era stato giornalista di Libero ai tempi della direzione di Alessandro Sallusti e poi anche durante quella di Belpietro. Da qui la convinzione che fosse stato lui a rivelare tramite una email al suo ex direttore – oggi alla guida de La Verità – le confidenze del consigliere di Mattarella. «Non scherziamo, non sapevo nemmeno chi fosse Garofani», si era difeso De Dominicis. «C’era gente strana che ci osservava, i ristoranti di Roma sono tappezzati di cimici», era arrivato a dire al Corriere della Sera per cercare di allontanare le attenzioni da sé, pur ammettendo la presenza quella sera nello stesso locale della confidenza scappata (e poi pompata ad arte dai media) a Garofani.
Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni col Quirinale
Garofani, da parte sua, aveva ammesso di essersi lasciato andare a qualche parola di troppo in una conversazione tra amici, anche se non avrebbe mai parlato di «provvidenziale scossone», come riportato inizialmente. In quei frangenti Giorgia Meloni aveva tentato di stemperare le tensioni con il Quirinale, che aveva reagito con «stupore» alla richiesta del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami di smentire quanto riportato da La Verità.
La delicata situazione fu molto discussa dentro la Fabi
La delicata situazione aveva fatto parecchio discutere dentro la Fabi, timorosa di essere additata come politicamente schierata (a sinistra), con il segretario generale Lando Sileoni che si era trovato in difficoltà. Nei giorni concitati del Garofani-gate, Sileoni aveva smentito a Lettera43 il licenziamento di De Dominicis, così come le sue dimissioni da capo ufficio stampa della Federazione autonoma bancari italiani. Ma alla fine, dopo cinque mesi, De Dominicis ha fatto le valigie.