Malagò, Mancini, Ranieri e il trionfo dell’amichettismo come metodo di lavoro

Fossero stati quattro amichetti al bar, ci saremmo risparmiati tutto questo balletto sul commissario tecnico che ci ha distratto dalle discussioni sul prezzo del gasolio e sui gioiellieri pistoleri. Invece al bar c’erano i rappresentanti di almeno tre comitive diverse, ciascuna con la sua rivendicazione per la panchina della Nazionale. E lì si è materializzato il fracasso. Perché fino a che c’è da discettare di Cynar Spritz, la famosa condivisione non è un problema. Ma se invece si tratta di assegnare un ruolo – e mica uno qualsiasi, bensì quello di guida della squadra azzurra – ecco che sbucano i coltelli da sotto il tavolino. Alla fine l’hanno spuntata Roberto Mancini nel ruolo di ct (quindi proveremo a tornare al Mondiale affidandoci all’allenatore che non ci ha portato al penultimo Mondiale, geniale) e Claudio Ranieri (74 anni, di nuovo in gioco nonostante avesse annunciato il suo addio al calcio nel 2024, prima di essere richiamato dalla Roma) in quello di direttore tecnico. Dunque ha vinto il filone dell’amichettismo targato Giovanni Malagò.

Malagò, Mancini, Ranieri e il trionfo dell’amichettismo come metodo di lavoro
Giovanni Malagò e Roberto Mancini.

Il nostro calcio si è avvitato in una crisi drammatica

La figuraccia però era stata già ampiamente confezionata. Di dimensione Mondiale, come la manifestazione che il nostro calcio manca con regolarità da 12 anni (e diventeranno almeno 16). Con facce che sembrano nuove (anche se in realtà sono sempre le stesse) a intestarsela e un record già incamerato: farsi ridere dietro dal mondo intero senza ancora essere scesi in campo. Bisognerebbe essere dei geni del male per raggiungere un esito del genere. E invece i personaggi coinvolti non possono aspirare nemmeno a questo status. Semplicemente sono persone di sciattissimi maneggi, seppur convinte di possedere la vis strategica. Giusto per capire una volta di più quanto drammatica sia la crisi in cui il nostro calcio si è avvitato. Abbiate fiducia, ché si può sempre fare peggio.

Malagò, Mancini, Ranieri e il trionfo dell’amichettismo come metodo di lavoro
Claudio Ranieri assieme a Giovanni Malagò durante la cerimonia per la consegna del Premio Enzo Bearzot 2016 (foto Ansa).

Giochi di potere con l’unica logica delle relazioni personali

Il caos Figc aveva raggiunto l’apice con le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo dopo poco più di due settimane dal loro annuncio ufficiale. E meno male che Malagò aveva parlato di condivisione totale: «Loro non faranno mai nulla che non è condiviso con me e io non farò mai nulla che non è condiviso con loro». Si è visto. È bene trarre il principale insegnamento da quanto la vicenda ha messo in scena: un conflitto fra gruppetti di amici, pronti a scannarsi in applicazione di una strana declinazione della Logica del Beduino: cioè di quello schema che porta a filtrare le relazioni personali attraverso l’applicazione della dialettica amico-nemico. Nella caldazza di questo luglio romano abbiamo scoperto che in riva al Tevere vige una versione parecchio diversa di quella logica. Non più «l’amico del mio amico è mio amico…» eccetera eccetera, bensì «sei mio amico se assumi il mio amico, sei mio nemico se vuoi assumere il tuo amico anziché il mio amico».

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Giovanni Malagò, Leonardo e Paolo Maldini (foto Ansa).

Anche Pirlo non era una scelta dettata dal merito

Esagerazioni? Non proprio, visti gli esiti di questi 16 giorni in cui la federazione, in nome del grottesco Metodo clessidra” voluto dal fresco presidente, ha avuto un direttore tecnico e un consulente del direttore tecnico. Questi ultimi due avevano individuato il loro candidato in Andrea Pirlo: oggettivamente inadeguato alla missione, e per di più messo in fondo a una lista di tentativi andati a monte che comprende i nomi probabilmente troppo esosi di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Al di là delle ombre russe, è evidente che fosse una scelta dettata non certo dal merito (Pirlo nella sua carriera in panchina, tra Turchia ed Emirati Arabi Uniti, non ha fatto nulla per avere una credibilità tale da diventare ct), quanto dall’amicizia nata ai tempi del Milan.

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Il presidente della Figc Giovanni Malagò (foto Ansa).

La fuga milionaria di Mancini in Arabia? Già in cavalleria

Dal canto suo, Malagò è riuscito a imporre il suo candidato, il socio di circolo e compagno di calcetto Roberto Mancini, formando così un quadretto da film di Muccino più che da questione di emergenza calcistica nazionale. Tra l’altro i due assieme hanno appena vinto la Coppa Canottieri Over 60, con la squadra dell’Aniene, battendo 8-3 i biancocelesti del Circolo Canottieri Lazio. E pazienza se il Mancio nel 2023 aveva abbandonato la nave per un contratto pluriennale da oltre 90 milioni come ct dell’Arabia Saudita, tanto che ancora oggi c’è chi lo accusa di essere un traditore. A condire ulteriormente il volemose bene in salsa capitolina, ecco rispolverato dalla pensione Ranieri, vicino di casa – guarda un po’ – di Malagò: entrambi abitano nel quartiere Parioli.

La Lega Serie A pro-Conte martellava grazie alla Gazza

È risultata sconfitta la terza banda, un po’ meno chiassosa ma non per questo mansueta, cioè quella della Lega di Serie A, che non ha mai nascosto la preferenza per Antonio Conte. A nulla è servita la campagna a mezzo stampa de La Gazzetta dello Sport, edita dal presidente del Torino Urbano Cairo, per scongiurare l’opzione Mancini: «Non si può farlo rientrare dalla finestra, ha lasciato la Nazionale in un mare di guai per allenare l’Arabia. Sarebbe incomprensibile», scriveva il direttore della rosea prima dell’ufficializzazione della scelta di Malagò. Per la serie: marciare divisi e colpirsi uniti.

Malagò, Mancini, Ranieri e il trionfo dell’amichettismo come metodo di lavoro
Antonio Conte quando guidava la Nazionale, nel 2016 (foto Ansa).

Israele, via all’occupazione di un altro campo profughi in Cisgiordania

Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz, durante una riunione con i vertici dell’IDF, ha dato ordine di «intensificare le attività offensive contro il terrorismo palestinese e prepararsi all’occupazione di un altro campo profughi, seguendo il modello adottato con quelli di Jenin, Tulkarem e Nur a-Shams». Lo riportano i media dello Stato ebraico. I tre campi profughi citati sono stati oggetto nel recente passato di devastanti operazioni delle forze di Tel Aviv. Nella stessa riunione Katz ha inoltre disposto di non rinnovare l’ordine di detenzione amministrativa nei confronti di Tal Yinon Dardik, colono israeliano residente nell’avamposto illegale Tarfon Farm in Cisgiordania: era arrestato a luglio perché sospettato del coinvolgimento in un attacco nel villaggio palestinese Khirbet Humsa, avvenuto a marzo. Tra le accuse rivolte a Darkik, anche quella di abusi sessuali su un palestinese, di cui avrebbe legato i genitali con una fascetta di plastica. È in sciopero della fame da 20 giorni ed è stato visitato da Katz in carcere a Gerusalemme alcuni giorni fa.

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

«Non mi sembra ci siano le possibilità giuridiche. Se ci fossero, starebbe alla sensibilità dei partiti valutare, ma non credo ci siano». Lo ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana, rispondendo – durante la cerimonia del Ventaglio – a una domanda dei cronisti su un’eventuale candidatura di Mario Roggero https://www.lettera43.it/roggero-procura-sequestra-50-mila-euro-conto-tunisia/ , il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori. Fontana è un esponente della Lega, che ha reso noto di stare valutando «ogni possibile iniziativa, nel pieno rispetto della legge» per sostenere Roggero, tra cui «l’eventuale candidatura, qualora ne ricorrano i presupposti normativi». Il ministro e vicepremier Matteo Salvini, leader del Carroccio, aveva inoltre dichiarato: «Se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare». Lo stesso Salvini ha peraltro visitato più volte Roggero in carcere a Bollate, invocando fin dalla sentenza della Cassazione la grazia per il gioielliere. Quanto al provvedimento di clemenza, Fontana ha detto: «Legittimo che forze politiche facciano richieste, ma è una prerogativa del Presidente della Repubblica, per cui nutro grande rispetto. Spetta al Capo dello Stato verificare i margini che ci possono essere».

Anche Fontana allontana la candidatura di Roggero

Perché la candidatura di Roggero è impossibile

In effetti, la candidatura di Rogger è pressoché impossibile. Innanzitutto, l’articolo 29 del Codice penale stabilisce che la condanna ad almeno cinque anni di reclusione comporta «l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici»: al gioielliere piemontese è stata inflitta una pena (ormai definitiva) di quasi 15 anni. Per fare chiarezza, cosa si intende per interdizione dai pubblici uffici? Lo spiega l’articolo precedente, il numero 28: tale misura priva il condannato «del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale», cioè in qualsiasi votazione, e di ogni altro diritto politico. In pratica, Roggero non può più né votare né essere eletto. Come se non bastasse, c’è anche il decreto legislativo del 2012, noto come “legge Severino” dal nome dell’allora ministra della Giustizia Paola Severino, che fu adottato dal governo Monti grazie a una legge delega approvata anche con i voti della Lega. In base alla “legge Severino” per le elezioni della Camera e del Senato, così come del Parlamento europeo, non possono essere candidati coloro che sono stati condannati in via definitiva a più di due anni di reclusione per un delitto non colposo per il quale sia prevista una pena massima di almeno quattro anni.

Riforma Rai, relatori: «Ad nominato dal cda, membri in carica quattro anni»

Gli emendamenti presentati dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato prevedono un aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del cda, che l’amministratore delegato venga nominato dal cda e nessuna riduzione del canone del 5 per cento ogni anno in casi eccezionali (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) come previsto inizialmente. La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom media act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda

«Portiamo il mandato dei componenti del cda a quattro anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali»,ha spiegato Rosso. Trovata la quadra anche sui componenti la cui nomina spetta al ministero dell’Economia: «Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda ma non l’amministratore delegato, che viene nominato dal cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta». Quanto alla norma voluta da Giorgetti sulla riduzione del canone, Rosso ha chiarito: «Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa (ndr la riduzione in casi eccezionali) capita per cinque anni, si è ridotto di un quarto il canone». E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

No Tav, chiesta la custodia cautelare in carcere per due fermati

La procura di Torino ha chiesto al gip la custodia cautelare in carcere per i due 25enni tedeschi arrestati dalla Digos in flagranza differita il 26 agosto, in quanto ritenuti responsabili – in concorso con altri soggetti in corso di identificazione – dei reati di devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale aggravata in occasione degli scontri con le forze di polizia avvenuti il giorno precedente nel cantiere dell’Alta-Velocità a Chiomonte, in Val di Susa. La richiesta del carcere per i due No Tav, che sono stati trovati con occhiali, guanti e impermeabili neri, probabilmente utilizzati per travisarsi prima di assaltare il cantiere, è basata su «sussistenti esigenze cautelari che ne rendono necessaria l’applicazione».

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Si Safe chi può. Antonio Tajani inciampa sullo strumento messo a disposizione da Bruxelles per fornire prestiti a tassi agevolati per aumentare gli investimenti in Difesa entro il 2030. Dopo aver dichiarato davanti alle commissioni riunite di Esteri e Difesa di Camera e Senato di aver deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno – «formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha detto – il ministro degli Esteri è stato costretto ad aggiustare il tiro: «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno: sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè quello è il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno». Una giravolta che non è sfuggita alle opposizioni e soprattutto a Matteo Renzi che su X è stato il primo a bacchettare il vicepremier azzurro: «Tajani va in commissione e dice: abbiamo deciso di chiedere fondi europei Safe per 14,9 miliardi di euro. Una notizia importante! Ma scatta il subbuglio in maggioranza. Dopo mezz’ora Tajani precisa: “Non li abbiamo chiesti ma solo ‘prenotati’. Ma dove vive il nostro ministro degli Esteri? I fondi Safe sono già prenotati: il governo deve decidere se usarli o no», ha twittato il leader di Italia, lanciando una stoccata finale: «Come al solito Tajani parla poi viene richiamato all’ordine. Un incapace totale. Verrebbe da dire con Checco Zalone: “Ma è del mestiere, questo?”».

Dalla maggioranza, invece, è arrivato lo stop della Lega che ricorda: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento». Sul caso interviene pure l’Europa che invita Roma a essere più chiara: «Vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo», ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue. «Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», perché «c’è bisogno di chiarezza al più presto».

Emergenza “mensa” al Circolo Canottieri Aniene

I pasticci della Figc? La nomina a ct di Mancini? Al Circolo Canottieri Aniene di Roma hanno altro di cui discutere: il ristorante (che molti chiamano «la mensa») è chiuso. I lavori in corso sembrano interminabili, fatto sta che l’estate 2026 verrà ricordata a lungo dai soci, che non hanno a disposizione il giardino per passare delle serate al fresco con gli amici. Sarà un caso ma già a luglio, le zone di Roma Nord (Prati, Parioli, Fleming, Olgiata, aree di provenienza dei soci del circolo) si sono svuotate più del solito.

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Il Circolo Canottieri Aniene (Imagoeconomica).

Conte con Paglia

L’agenda di monsignor Vincenzo Paglia è fittissima. Basta scorrere l’elenco dei suoi appuntamenti. Non solo il 30 luglio sarà cerimoniere del Centro all’incontro tra civici e centristi di area progressista: mercoledì mattina il prelato “che piace alla gente che piace” è atteso all’incontro “Dividendo Sociale Sistemico per una nuova società” organizzato da Human Economic Forum. Sempre nella Capitale, a Palazzo San Macuto, nella sala del Refettorio, sotto la moderazione dell’esperto Eugenio Fatigante, colonna del quotidiano della Cei, Avvenire. Dopo i saluti di Paglia, in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, parleranno, tra gli altri, il docente Leonardo Becchetti, il parlamentare europeo ed ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico e, udite udite, il leader pentastellato Giuseppe Conte. Chissà se si affaccerà all’incontro anche l’ex direttore del quotidiano Avvenire, attualmente eurodeputato, Marco Tarquinio

Tajani inciampa sul Safe, l’emergenza al Circolo Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Monsignor Vincenzo Paglia (Imagoeconomica).

Il Tribunale dichiara il fallimento del Brescia calcio

Il tribunale di Brescia ha dichiarato il fallimento del Brescia calcio, rigettando la richiesta del club che aveva chiesto un concordato in bianco per evitarlo. La decisione è arrivata nel giorno del 70esimo compleanno del presidente Massimo Cellino in seguito all’esclusione della società dai campionati professionistici per il mancato rispetto delle scadenze economiche e il successivo avvio della procedura concorsuale. «È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione», ha commentato Cellino. Il provvedimento dei giudici fallimentari ha dato atto dell’esposizione complessiva della società per 20 milioni di euro, 10 milioni di finanziamenti e 10 milioni verso creditori privilegiati e altri.

Scelta la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?

La Rai ha annunciato che, a partire dalla prossima stagione televisiva, sarà Raffaella Griggi la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?.
Giornalista Rai, da anni volto e inviata della trasmissione, Griggi raccoglie il testimone di Federica Sciarelli, che ha condotto il format per 22 anni. «La scelta nasce nella piena continuità con la storia e i valori di Chi l’ha visto?. La sua esperienza maturata all’interno della redazione e come inviata della trasmissione, unita alla sua riconosciuta professionalità di giornalista Rai, rappresentano la migliore garanzia per accompagnare il programma in una nuova fase», ha dichiarato Paolo Corsini, direttore Approfondimento Rai. «L’obiettivo è coniugare continuità e innovazione, rafforzando ulteriormente l’identità di un programma che ha saputo trasformare il giornalismo di servizio in un patrimonio del Paese. In questa prospettiva, sarà valorizzato ancora di più il lavoro corale della redazione e degli inviati, che rappresentano da sempre una delle principali ricchezze di Chi l’ha visto?», ha aggiunto. Questo verrà fatto con il loro coinvolgimento in studio nella conduzione di spazi tematici legati al loro lavoro sul campo.

L’annuncio di Malagò: Mancini nuovo ct della Nazionale

Fine della telenovela: Roberto Mancini è il ct della Nazionale. Lo ha annunciato il presidente della Figc Giovanni Malagò al Consiglio Federale in corso a Roma, spiegando che in pratica manca solo la firma. Attesa anche l’ufficialità di Claudio Ranieri come direttore tecnico azzurro in sostituzione di Paolo Maldini, il quale ha lasciato l’incarico (assieme al consulente Leonardo) dopo la bocciatura di Andrea Pirlo.

L’annuncio di Malagò: Mancini nuovo ct della Nazionale
Roberto Mancini (Imagoeconomica).

Mancini era stato già ct dal 2018 al 2023

Per Mancini si tratta di un ritorno sulla panchina azzurra: era stato infatti commissario tecnico dal 2018 al 2023, guidando l’Italia per 61 partite e portandola a vincere il Campionato europeo nel 2021. Aveva poi lasciato l’incarico (con una pec inviata da Mykonos) dopo la mancata qualificazione alla fase finale della Coppa del Mondo del 2022 e una successiva Nations League senza squilli, venendo sostituito da Luciano Spalletti. Mancini aveva motivato il passo indietro con l’eccessiva stanchezza, salvo poi dire sì – poco dopo – a un ricco contratto offerto dalla federcalcio saudita. La sua esperienza come commissario tecnico dall’Arabia Saudita si era conclusa dopo poco più di un anno. A novembre del 2025, ingaggiato dall’Al-Sadd di Doha (Qatar), era poi tornato ad allenare una squadra di club. Adesso il ritorno sulla panchina dell’Italia.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine

Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Gianni Infantino, richiedendo documenti in grado di fare luce sui legami tra la Fifa e Donald Trump. Raskin, spiega il Guardian, ha chiesto al dirigente svizzero di fornire tutti i documenti e le comunicazioni relativi a regali, pagamenti o vantaggi concessi a Trump e ai suoi collaboratori, nonché i registri degli accessi agli uffici di rappresentanza che l’organo di governo del calcio mondiale ha aperto nella Trump Tower di New York a luglio del 2025. Fissando il 9 agosto come termine per la consegna dei documenti, ha inoltre sollecitato un’audizione di Infantino davanti al Congresso. Dato che i Democratici non hanno la maggioranza alla Camera, Raskin non ha il potere di imporre a Infantino di presentarsi: servirebbe il sostegno dei Repubblicani.

Infantino ha corrotto Trump? Il Congresso Usa apre un’indagine
GIANNI INFANTINO PRESIDENTE FIFA DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

L’affondo di Raskin, che in una lettera a Infantino ha scritto di «vantaggi inquietanti e inspiegabili concessi alla Fifa apparentemente in cambio di favori a Trump», si inserisce in un quadro già complicato per la federazione calcistica mondiale. Il rapporto Infantino-Trump è finito sotto esame a partire da dicembre, quando in occasione del sorteggio dei gironi della fase finale dei Mondiali a Washington il dirigente elvetico ha conferito al tycoon il “Premio Fifa per la pace” di nuova istituzione. Poi, durante la Coppa del Mondo, ha fatto molto discutere la revoca della squalifica inflitta all’attaccante statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il “pressing” di Trump su Infantino. La lettera di Raskin fa inoltre riferimento alla decisione del Dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse contro gli imputati coinvolti nelle indagini del governo statunitense sulla corruzione nel calcio mondiale, inclusa l’azione legale avviata nel 2015 nei confronti di oltre 20 alti funzionari Fifa e dirigenti del marketing sportivo. «La sua elezione a presidente della Fifa avrebbe dovuto segnare una netta rottura – come un cartellino rosso – con una cultura di corruzione e scandali durata decenni, che aveva infangato la reputazione del calcio mondiale. Invece, all’inizio del suo mandato, ha smantellato i presidi etici della Fifa e neutralizzato il comitato etico dell’organizzazione, allontanandone la maggior parte dei membri. Tale mancanza di trasparenza e di controlli le ha poi spianato la strada per ingraziarsi l’Amministrazione Trump attraverso tattiche che un docente di diritto della New York University e un suo ex membro del comitato etico hanno definito “corruzione legale”», si legge nella lettera, che affronta anche la politica sulla vendita dei biglietti per la Coppa del Mondo, su cui stanno conducendo indagini i procuratori generali di New York, New Jersey, Texas e California.

Zinedine Zidane è il nuovo ct della Francia

Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo ct della Francia. Lo ha confermato il presidente della Federazione francese, Philippe Diallo, specificando che il contratto è valido per quattro anni. «La nazionale francese è l’unica cosa che volevo fare», ha dichiarato Zidane dopo l’ufficializzazione. «È una continuità, in un certo senso un sogno. Ho avuto proposte in questi quattro, cinque anni per riprendere un club e le ho rifiutate tutte per la nazionale francese». L’ex trequartista, campione del mondo nel 1998 con i Bleus, succede al suo ex compagno di squadra Didier Deschamps, ct dal 2012. Zidane, 54 anni, era senza incarico dal 2021, quando concluse la sua seconda esperienza sulla panchina del Real Madrid.

Talco cancerogen: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari di risarcimenti

Si avvicina la fine di una dura battaglia legale durata circa un decennio: Johnson & Johnson pagherà 5,5 miliardi di dollari (circa 4,84 miliardi di euro) di risarcimenti per chiudere 76 mila cause legali intentate contro il suo talco per bambini e altri prodotti sospettati di aver causato casi di cancro alle ovaie. Affinché diventi effettivo, l’accordo dovrà essere accettato dal 95 per cento delle persone che hanno presentato richieste di risarcimento.

L’azienda continua a parlare di accuse «prive di fondamento»

La multinazionale statunitense, che nel 2023 ha messo di vendere suo talco per bambini in tutto il mondo, sostituendolo con amido di mais, aveva già provato in passato a raggiungere un’intesa nella maggior parte delle cause che l’avevano portata in tribunale con l’accusa che il suo talco contenesse amianto, causa principale di mesotelioma in migliaia di clienti, senza però riuscirci. Inoltre tra il 2018 e il 2025 era stata più volte condannata a pagare risarcimenti milionari. Erik Haas, vicepresidente di Johnson & Johnson, ha ribadito che le accuse sono «prive di fondamento» e che l’azienda ha deciso di raggiungere un accordo solo per chiudere la questione.

La proposta dell’Oman all’Iran per la gestione congiunta di Hormuz

L’Oman ha presentato all’Iran una proposta per un meccanismo congiunto per la gestione dello stretto di Hormuz con tariffe volontarie. Lo scrive Reuters, spiegando che la soluzione avanzata da Muscat, in base alla quale Teheran non eserciterebbe il controllo esclusivo sulla via navigabile, gode del sostegno degli altri Paesi della regione. Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno improvvisamente sospeso la massiccia campagna di attacchi aerei contro l’Iran, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica che consenta la ripresa del traffico marittimo a Hormuz. La proposta omanita, sottolinea Reuters, ricalca il meccanismo già utilizzato per la gestione dello stretto di Malacca, via d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese: coloro che utilizzano questo passaggio marittimo contribuiscono volontariamente al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e delle operazioni di ricerca e salvataggio. Intanto è saltato il maxi-vertice tra la coalizione dei Volenterosi e gli Stati Uniti su Hormuz, che si sarebbe dovuto tenere a Londra.

Tajani: «Abbiamo deciso di chiedere il Safe per 14,9 miliardi»

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che «abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno». «Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto per come investirli nell’anno successivo», ha spiegato nel dibattito seguito all’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara resa col ministro della Difesa Guido Crosetto alle commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Il Safe è lo strumento dell’Unione europea che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa. «Quanti ne useremo (dei 14,9 miliardi, ndr) lo decideremo a fine anno», ha precisato Tajani. «Come ho sempre detto, e come hanno detto tutti i miei colleghi, Giorgetti e Crosetto, ne utilizzeremo probabilmente di meno. Sei, sette, otto, nove, lo abbiamo detto anche oggi. Quindi ne abbiamo prenotati 14,9, cioè il tetto massimo, ma ne utilizzeremo di meno».

Ct della Nazionale, la bocciatura di Pirlo diventa un caso politico

La bocciatura di Andrea Pirlo come nuovo ct dell’Italia, dovuta ai legami del “Maestro” con la Russia, è diventata anche un caso politico. E non solo perché sul caso si è espresso il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il quale ha parlato di «brutta figura» provocando la reazione stizzita («Bisogna vedere chi l’ha fatta») del presidente della Figc Giovanni Malagò, entrato in rotta di collisione col direttore tecnico Paolo Maldini e l’advisor Leonardo, che nel frattempo si sono dimessi.

I vannacciani e i pentastellati stanno dalla parte di Pirlo

«Cultura, arte e sport devono restare fuori dalla politica e dalle relazioni internazionali. Per assegnare incarichi, anche a Pirlo, va considerata la competenza e certo non gli affari con agenzie varie», ha dichiarato Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale: «Come feci con Buttafuoco a Venezia, dunque, a lui do la mia solidarietà. Non vedo proprio una questione etica». Ha difeso Pirlo anche Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera, cogliendo la palla al balzo per attaccare Guido Crosetto: «Siamo il paese in cui una persona non può fare il Commissario Tecnico della Nazionale, se ha un contratto con una società russa ma in cui un ex lobbista delle armi può fare il ministro della difesa». Sempre in casa pentastellata si è espressa sul caso anche l’eurodeputata ed ex calciatrice Carolina Morace: «La vicenda Pirlo è surreale. Lo stesso metro dovrebbe valere sempre. Dov’è stata la stessa indignazione nei confronti di chi ha continuato a intrattenere rapporti sportivi, istituzionali o culturali con Israele mentre Gaza veniva devastata?». Così Alessandro Di Battista, grande ex del M5s notoriamente vicino a Mosca: «Quello che sta accadendo a Pirlo è semplicemente osceno. Sapete tutto questo come si chiama? Russofobia. Secondo voi, se Pirlo avesse lavorato con un marchio israeliano, qualcuno avrebbe aperto bocca? Sarebbero stati tutti zitti!».

Il Pd e l’ex dem Picierno approvano la bocciatura di Pirlo

«Fateci caso: sulla questione Pirlo i primi galli a cantare e a dolersi per la sfumata indicazione a commissario tecnico, guarda caso, sono tutti esponenti politici molto sensibili alla Russia», ha dichiarato il senatore del Pd Filippo Sensi, commentando le dichiarazioni di Vannacci e Ricciardi. Questo il commento di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex esponente dem: «Accolgo con soddisfazione la scelta di non nominare Pirlo. È una scelta giusta e doverosa, considerato ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata».

La lettera dell’ambasciatore russo e la replica di Calenda

Nel caos totale di questi giorni, come se non bastasse, si è inserito anche l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che in una lettera aperta postata su Telegram ha espresso «sincera e umana solidarietà» nei confronti di Pirlo: «Rattrista constatare che, nonostante il suo contributo straordinario allo sport mondiale e all’immagine dell’Italia nel mondo, proprio nel Suo Paese, lei sia oggi oggetto di ostracismo da parte di un establishment da molti definito “pseudo-democratico”». Questa la replica di Carlo Calenda, leader di Azione: «Direi che con questa dichiarazione possiamo chiudere l’assurda discussione sull’opportunità di prendere come allenatore della Nazionale un signore pagato dai russi».

Attacco ucraino a Mosca con centinaia di droni

Attacco ucraino a Mosca e alla regione circostante, nella notte tra lunedì 27 e martedì 28 luglio 2026, con circa centinaia di droni. L’ha riferito l’agenzia ucraina Rbc, secondo la quale è stato colpito anche un centro logistico della Wildberries, l’Amazon russa già presa di mira nei giorni scorsi. «12 droni diretti verso Mosca sono stati abbattuti dal sistema di difesa aerea del ministero della Difesa», aveva annunciato il sindaco moscovita Sergey Sobyanin. Ma poi l’attacco ucraino si è intensificato con il trascorrere delle ore fino a quando i droni, secondo Rbc, hanno circondato Mosca da ogni lato. La regione della capitale russa è stata presa di mira da oltre 390 droni, ha spiegato il primo cittadino, aggiungendo che la maggior parte è stata neutralizzata prima di raggiungere la città. Il governatore della regione, Andrei Vorobyov, ha riferito che un edificio e alcune case sono stati danneggiati, ma al momento non si segnalano vittime. L’attacco si è verificato alla vigilia della visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega

Sono nati i Cockroach padani. Come in India, dove i giovani hanno usato un insulto – “scarafaggi” – pronunciato da un giudice dell’Alta Corte per fondare un movimento di rivolta contro un sistema corrotto di ingresso all’università e ottenere le dimissioni del ministro dell’Istruzione, nelle valli tra Varese, Bergamo e Brescia, dove la Lega affonda le sue radici, i militanti si professano «nostalgici» per contrastare la leadership di Matteo Salvini.

L’attacco di Salvini alla falange nordista e ai fuoriusciti

Il manifesto è un articolo del Foglio. L’autore, il giornalista parlamentare Carmelo Caruso, da anni molto attento alle cronache interne del partito, si dilunga sullo sfogo di Salvini alla festa con i gruppi parlamentari che si è tenuta nella villa di Antonio Angelucci la settimana scorsa. Assente il padrone di casa, tra i fenicotteri rosa e le orchidee portate da Simonetta Matone, deputati e senatori di via Bellerio si sono ritrovati nei giardini della tenuta di Marino, ai Castelli, dove un tempo si faceva fotografare la vecchia proprietaria, Sophia Loren. Nel suo discorso il segretario leghista – stando a quanto risulta anche a L43 – è stato a sorpresa molto duro con la ‘falange’ dei nordisti lombardi, il governatore Attilio Fontana e il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, accusandoli di portare avanti una linea ormai «fuori dal tempo». Senza fare nomi, Salvini ha tuonato contro tutti i suoi critici. La proposta di un partito del Nord dentro la Lega avanzata da Luca Zaia? Macché. «Basta Nord, è una roba da nostalgici», ha detto il capo, che se l’è presa anche con i fuoriusciti che hanno scelto di abbracciare Futuro nazionale di Roberto Vannacci.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Matteo Salvini, alla festa AderLegaFest di Adro, nel Bresciano (Ansa).

In Lombardia il partito ribolle

È forse la prima volta che il segretario si pronuncia in modo così netto contro una parte del partito che da mesi, se non anni, ne critica la linea, a partire dalla decisione di coinvolgere Vannacci (ben prima del clamoroso addio dell’ex generale). L’asse dei governatori, formato, oltre che da Zaia e Fontana, da Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, chiede un ritorno agli ideali delle origini, un rinnovamento della leadership con maggior coinvolgimento di Zaia. Si tratta di un movimento che trova ampio consenso in Lombardia, tra lo zoccolo duro del leghismo, ma anche tra dirigenti, sindaci, amministratori, che hanno fatto la storia della Lega e che ritengono, come molti militanti chiedono ai gazebo e alle feste, che Salvini da tempo avesse dovuto fare un passo indietro per ‘salvare’ il partito. Questa Lega è un partito che ascolta ancora i militanti, ma che da mesi soffre, impotente, l’occupazione salviniana della segreteria. Anche per colpa dell’immobilismo degli stessi governatori e di storici dirigenti come i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Elio Fagioli e Roberto Calderoli alla festa estiva di Pontida (Ansa).

Il tam tam social in solidarietà a Fontana

Nelle settimane scorse sono stati appesi in diverse località del Nord alcuni manifesti in cui si chiedevano le dimissioni di Salvini a favore di Zaia. E ora è iniziato il tam tam sulle bacheche di militanti e dirigenti. Gli ‘scarafaggi’ padani si autoproclamano «nostalgici» in dissenso con la segreteria. E così gira lo slogan «Se Fontana è nostalgico, allora lo sono anche io», condiviso, tra i primi, sui social del consigliere lombardo, capogruppo al Pirellone nella passata legislatura, Roberto Anelli.

La grafica è stata condivisa sulla bacheca di diversi militanti storici. Seguita da commenti come: «Ora basta sedersi sulla riva del fiume e attendere». «Sì lo ammetto, sono nostalgica anche io», scrive l’ex senatrice Simona Pergreffi. «Non è una questione di nostalgia, ma di coerenza, Matteo Salvini. Siamo nati per impegnarci per le nostre comunità, per i nostri territori e per il nord, non siamo nostalgici ma realisti, così non va. Se non ci fossero le regioni con i governatori e le amministrazioni del nord, non ci sarebbe la Lega», commenta Giampaolo Pesenti, vicesindaco di Zogno, nella Bergamasca.

La minaccia di provvedimenti disciplinari e la chiamata a Pontida

Sembra che Salvini non abbia preso bene l’iniziativa e minacci provvedimenti disciplinari. Sicuramente ha reagito diffondendo il manifesto di Pontida 2026 nel quale, per inciso, compare il vecchio simbolo della Lega senza il suo nome. Le bandiere autonomiste e i militanti sono ritratti sul prato davanti al grande palco. Tutti al raduno, esortano i fedelissimi.

Salvini contro “nostalgici del Nord”: si allarga il fronte interno alla Lega
Il manifesto d Pontida 2026.