Spiò i dati di Meloni, dipendente dell’Inps rischia il processo

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una dipendente dell’Inps che il 7 febbraio del 2025, senza averne alcun motivo di servizio, consultò i dati personali di Giorgia Meloni. Gli accessi contestati, emersi dopo accertamenti interni dell’Istituto, furono tre: due all’Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps in cui sono riportati i dati identificativi associati a una persona (come codice fiscale e luogo di residenza), e uno all’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale dei cittadini.

Spiò i dati di Meloni, dipendente dell’Inps rischia il processo
La sede centrale dell’Inps (Imagoeconomica).

La donna, interrogata a metà aprile, è accusata di accesso abusivo a un sistema informatico. Un reato che, già di per sé, sarebbe sufficiente per un processo. Nel caso specifico c’è pure l’aggravante di aver agito nella veste di dipendente dell’Inps (in particolare del Coordinamento generale medico legale), violando dunque i poteri connessi alla sua funzione. L’impiegata non ha fornito alcuna spiegazione per gli accessi indebiti. Nel procedimento risultano indicate come persone offese sia Meloni che l’Inps, titolare del sistema informatico utilizzato per gli accessi contestati. Per la premier, tra l’altro, c’è già un precedente di dati indebitamente consultati. Nel 2024 venne infatti alla luce che un impiegato di Intesa Sanpaolo aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto, tra cui appunto anche la presidente del Consiglio.

Macron ci riprova: nuova versione della legge per vietare i social agli under 15

Il governo di Parigi ha sottoposto alla Commissione europea una nuova versione della legge per il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni, che era stata bocciata dal Consiglio costituzionale francese. Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron, che ha scritto su X: «Dal primo giorno ho preso un impegno: proteggere i nostri bambini online. Andremo fino in fondo».

La bocciatura e l’incarico a Lecornu di riscrivere la legge

La prima versione della legge era stata approvata a luglio dal parlamento francese e sarebbe dovuta entrare in vigore il primo settembre. A metà agosto, però, era arrivato l’alt del Consiglio costituzionale. Dopo il semaforo rosso da parte della massima istituzione giurisdizionale transalpina, secondo cui il provvedimento avrebbe rappresentato «una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione», Macron aveva incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione del provvedimento conforme alle osservazioni del Consiglio e al diritto europeo, per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027».

Il nuovo testo, che tiene conto delle criticità segnalate dal Consiglio costituzionale, sarà presentato subito alla Commissione Europea, che avrà tre mesi per emettere un parere. Nel suo post, Macron ha evidenziato di aver scritto a Ursula von der Leyen per chiedere l’approvazione di un testo che stabilisca il divieto di social per gli under 15 a livello Ue: «Ho condiviso con la presidente della Commissione europea la mia determinazione affinché l’Europa avanzi in modo rapido ed esigente, per armonizzare questa interdizione a livello dell’Unione e regolamentare le funzionalità delle piattaforme».

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance

Nella prima convention organizzata da un partito prima delle elezioni di midterm, Donald Trump si è appellato ai Repubblicani promettendo un incentivo di 5 mila dollari per il voto al GOP e mandandoli preventivamente al diavolo in caso contrario. Che il presidente Usa stia avvertendo la pressione in vista delle elezioni che potrebbero costare la maggioranza alla Camera e al Senato? Di sicuro, il sostegno a Trump è in calo in tutte le fasce d’età, ma soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z, categorie che nel 2024 erano state fondamentali per il suo ritorno alla Casa Bianca. Da qui il bisogno di coinvolgere il più possibile (compatibilmente col suo ego) il vice JD Vance, che a Dallas ha fatto le prove per le Presidenziali del 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump (Ansa).

Una generazione sul piede di guerra

A preoccupare macchina politica del Grand Old Party sono soprattutto le – cattive – opinioni dei Millennials (i nati dal 1981 al 1996). Innanzitutto, ormai costituiscono la generazione più numerosa negli States. Inoltre sono la fascia demografica con il maggior numero di figli in età scolare (dunque a carico) e che pertanto risente maggiormente dell’aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante, fattore che sta pesando molto nel crollo dei consensi di The Donald. Gli sforzi paralleli delle campagne di Trump e di Kamala Harris per raggiungere i Millennials attraverso podcast e altri media digitali erano emersi come un elemento chiave del ciclo elettorale del 2024. Anche alle Midterm lo scontro tra repubblicani e democratici si giocherà su questo terreno.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump a Dallas (Ansa).

Il sentiment negativo dilaga soprattutto tra i maschi

Secondo un recente sondaggio di Navigator, il tasso di approvazione di Trump tra i Millennials è calato al 38 per cento. E tra chi lo ha votato nel 2024, il 28 per cento ammette di essersi pentito. Un’altra indagine Economist/YouGov, condotta sempre ad agosto, evidenzia dati ancora peggiori: solo il 26 per cento delle persone di età compresa tra 30 e 44 anni approva attualmente l’operato di Trump come presidente. Il sentiment negativo per l’operato di Trump è forte, evidenziano i sondaggi, in particolare tra i maschi.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump alla convention di Dallas (Ansa).

A Vance il compito di riconquistarli

Trump nella seconda e ultima serata della convention di Dallas non ha ripetuto il comizio-show della prima, concedendo 41 minuti sul palco a Vance, suo vice e volto più giovane di un’amministrazione guidata dalla persona più anziana mai eletta alla presidenza, un 80enne della generazione dei Baby Boomer. Vance invece è nato nel 1984 e, come ha ricordato con piena retorica MAGA, è padre di quattro figli piccoli che hanno il «diritto di nascita a ereditare le benedizioni del più grande Paese della Terra». Ha insomma le caratteristiche ideali per parlare a quella che oggi è la fetta più larga dell’elettorato: Trump, pur non investendolo ufficialmente del ruolo di erede politico, gli ha dato il compito di riconquistare i Millennials in vista delle elezioni di metà mandato. Con un occhio già al 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
JD Vance (Ansa).

Di Battista tornerà in Italia il 4 settembre con un’aeroambulanza

Alessandro Di Battista non farà ritorno in Italia domani, bensì venerdì 4 novembre. È stato lo stesso ex deputato del M5s a renderlo noto con un post sui profili social. «Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto “Dibba”, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano.

Di Battista farà rientro in Italia con un’aeroambulanza

«Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali», ha aggiunto Di Battista, che per il rientro in Italia ha detto no al volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: «Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza». Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.

Il post scriptum sui medici e infermieri palestinesi

Poi il post scriptum: «Da anni ho deciso di “sfruttare” gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l’Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall’altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui. Grazie a tutti per l’affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato».

Mattia Feltri lascia la direzione di HuffPost Italia

Mattia Feltri si è dimesso da direttore di HuffPost Italia, incarico che ricopriva da aprile del 2020. Lo ha reso noto Gedi, gruppo editoriale controllato da Antenna Media, comunicando l’avvio di «una nuova fase» per la testata e aprendo «la ricerca del direttore che guiderà questo percorso». Feltri, figlio di Vittorio ex direttore de il Giornale e Libero, approderà a QN – Quotidiano Nazionale, dove terrà una sua rubrica. Il gruppo, di cui fanno parte Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, è di proprietà di Leonardo Maria Del Vecchio, che a inizio anno ha acquisito la quota di maggioranza di Editoriale Nazionale dal gruppo Monrif tramite la società Lmdv Media.

Mattia Feltri lascia la direzione di HuffPost Italia
Mattia Feltri (Imagoeconomica).

Prezzi dei carburanti ancora in rialzo, in arrivo la proroga del taglio delle accise

Non si arresta la corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende infatti noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, lunga la rete stradale nazionale la benzina in modalità self service costa in media 2,017 euro al litro (ieri 2,015), mentre il gasolio è arrivato a 2,137 euro al litro (ieri 2,136). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio della verde è di 2,092 euro al litro per la benzina (da 2,091) e di 2,208 euro al litro per il diesel (da 2,207). Oggi alle 18 è prevista la riunione del Consiglio dei ministri che, come hanno anticipato fonti di Palazzo Chigi, dovrebbe prorogare per alcuni giorni il taglio delle accise sul gasolio.

Caro carburanti, in arrivo un’altra proroga dello sconto sulle accise

Dopo la riunione tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, domani – mercoledì 26 agosto – è stato fissato un nuovo Consiglio dei ministri, dedicato al caro carburanti e alle misure di sostegno. Il governo dovrebbe prorogare per alcuni giorni lo sconto sulle accise (per il gasolio), in scadenza appunto domani. Stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, il governo punta nel prossimo futuro a «predisporre una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo».

Salvini: «Vorrei qualcosa di più continuativo, servono soldi»

A tal proposito si è espresso direttamente Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Intanto prorogheremo lo sconto diesel e poi stiamo ragionando più a lungo termine». Lo sconto sulle accise, ha spiegato il segretario della Lega, durerà fino all’inizio di settembre: «Poi io vorrei fare qualcosa di più continuativo, di qualcosa di più sostanzioso, e quindi servono soldi».

Maltempo, allerta meteo in quattro Regioni: frane, allagamenti e blackout

Emergenza maltempo in diverse regioni del Nord Italia, con nuove perturbazioni attese in giornata. Per oggi, venerdì 21 agosto, la Protezione civile ha diramato allerta arancione in quattro regioni: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Toscana. Sono 13 le Regioni interessate dall’allerta gialla.

La situazione più delicata si registra in Lombardia

Il maltempo ha già provocato frane, allagamenti, cadute di alberi, problemi alla viabilità e interruzioni dei servizi in diverse zone. La situazione più delicata si registra in Lombardia, dove nella notte sono stati effettuati oltre 200 interventi di soccorso. A Isola di Fondra (Bergamo) da un campeggio sono state evacuate a scopo precauzionale 250 persone. Sempre nella Bergamasca sei Comuni (Valleve, Carona, Foppolo, Branzi, Valbondione e Gandellino) sono ancora isolati per via del maltempo: 350 gli evacuati. In Val Camonica, nel Bresciano, una frana ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia. Il maltempo ha interessato anche il Comasco, in particolare Domaso, dove l’esondazione di un torrente ha compromesso la viabilità, e la provincia di Sondrio, con criticità a seguito dell’esondazione del bacino dei Forni e il crollo di un ponte pedonale.

In Toscana 6 mila famiglie rimaste senza elettricità

In Toscana tra le 21 e le 23 sono caduti oltre 8 mila fulmini. Forti piogge sulle province di Massa Carrara, Lucca, Grosseto, Siena, Pisa e Livorno. Numerosi gli alberi abbattuti dalle forti raffiche di vento. «Il vasto sistema temporalesco sta per avvicinarsi alla Toscana. Oltre 6 mila le utenze rimaste senza elettricità.

A Pescia (Pistoia) è crollato parte del muro dello stadio. Nelle prossime tre ore il sistema si sposterà verso est raggiungendo l’arcipelago, la costa centro-settentrionale e le aree di nord ovest. Attesi rovesci e forti raffiche di vento localmente superiori a 110 km/h. Nelle successive tre ore spostamento del fronte temporalesco verso le zone interne», ha scritto sui social il governatore Eugenio Giani.

I danni del maltempo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria

Allagamenti e alberi abbattuti anche in Friuli-Venezia Giulia: dalle 18 di ieri alle 7 di oggi ci sono state complessivamente 135 chiamate legate a richieste per il maltempo (50 nella provincia di Udine, 40 in quella di Pordenone, 32 in quella di Gorizia e 13 in quella di Trieste). Per quanto riguarda la Liguria, dove un fulmine già ieri aveva mandato in tilt la stazione ferroviaria di Ventimiglia, durante la notte le zone più colpite sono state quelle di Montoggio e Sant’Olcese, nell’entroterra genovese, dove in un’ora sono caduti 65,6 millimetri di acqua. Anas ha disposto la chiusura temporanea dell’Aurelia nel territorio di Savona, in corrispondenza del ponte sul torrente Quiliano. Nel Comune di Arenzano (Genova) è stata bloccata la strada in corrispondenza della galleria Pizzo.

Gli Stati Uniti e la rotta segreta per trasportare petrolio attraverso Hormuz

Secondo quanto riportato da Axios, che cita due funzionari statunitensi, l’esercito americano avrebbe segretamente creato un corridoio di navigazione nello stretto di Hormuz, attraverso la rotta meridionale lungo la costa dell’Oman. Attivo da diverse settimane, consentirebbe a 15-20 petroliere di entrare e uscire ogni notte da Hormuz, per un trasporto quotidiano di circa 10 milioni di barili di greggio: più o meno la metà del volume precedente alla guerra tra Stati Uniti e Iran. «Controlliamo la parte meridionale dello stretto ormai da due mesi ormai. I pasdaran potranno anche essere una seccatura, ma non controllano Hormuz», ha detto una delle fonti di Axios.

Come si svolge il trasferimento di petrolio lungo la rotta segreta

La task force che sovrintende alle operazioni, scrive Axios, ha sede nella Carolina del Nord. E da coordina le proprie azioni con i partner regionali: ogni giorno viene compilato un elenco delle navi in uscita dal Golfo Persico, così come uno delle petroliere vuote in arrivo dal Mar Arabico per caricare greggio. Le imbarcazioni, spiegano le fonti di Axios, viaggiano in fila indiana per un periodo di tempo prestabilito, protette da aerei da combattimento americani. Già nei giorni scorsi Bloomberg aveva riportato che i Paesi esportatori del Medio Oriente avevano istituito canali di trasporto segreti attraverso lo stretto di Hormuz, tramite navi con i transponder spenti e il successivo trasferimento del greggio su altre petroliere in attesa nel Golfo dell’Oman.

Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono

Manca un mese a Pontida e la sensazione è che il 20 settembre il pratone caro a Umberto Bossi possa essere teatro di una resa dei conti tra Matteo Salvini, segretario della Lega sempre più in bilico, e il fronte dei “nordisti”, che sta premendo per ottenere un congresso straordinario. L’obiettivo dei frondisti è arginare il tracollo di iscritti e consensi e ciò non può che passare dal siluramento del Capitano, che appena un anno fa – sembrano passati secoli – aveva fatto salire sul palco Roberto Vannacci, oggi nei sondaggi davanti alla Lega col suo Futuro Nazionale.

Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Matteo Salvini (Ansa).

Il fronte del Nord: i leghisti che non vogliono più Salvini

Dopo mesi di tensioni, culminati in un inizio agosto che ha visto la condivisione dello Statuto del partito fantasma su una vecchia chat leghista e un acceso direttivo lombardo in cui è stato chiesto a Salvini di farsi da parte, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha rotto gli indugi in un’intervista al Corriere della Sera. «Non escludo nulla, nemmeno un passo indietro», ha detto riferendosi al capo di via Bellerio, aggiungendo poi di essersi messo al lavoro col segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo (autore di un libro sul necessario rinnovamento del partito) per un’associazione che dovrebbe raccogliere i malpancisti. Gli altri big dell’ala nordista, è cosa nota, sono Luca Zaia (ex governatore del Veneto), Massimiliano Fedriga (presidente del Friuli-Venezia Giulia) e Maurizio Fugatti (presidente della Provincia autonoma di Trento). Ma Salvini può ancora contare su una serie di fedelissimi.

Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono

I fedelissimi sui cui può ancora contare Salvini

Il governatore veneto Alberto Stefani ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha difeso il segretario, rompendo il fronte dei governatori del Nord. «Chi oggi polemizza perché a suo tempo non ha scelto di candidarsi e di raccogliere i voti dei militanti?», ha affondato Stefani, ridimensionando le tensioni e le richieste di un passo indietro avanzate da altri importanti esponenti leghisti. Tra i fedelissimi di Salvini va annoverato anche Lorenzo Fontana. Il presidente della Camera è tornato a vestire i panni del militante leghista per difendere il segretario dagli attacchi interni. «Essere alla guida di un partito per tanti anni comporta uno sforzo enorme, e Salvini continua a spendersi, sacrificando anche una parte importante della propria vita privata. Merita più rispetto», ha detto la terza carica dello Stato, spiegando di essere favorevole al dibattito interno, ma in un clima di unità, e ricordando che con Bossi ci furono tempi ancora più magri. C’è poi la fedelissima per eccellenza di Salvini, ossia l’eurodeputata e vicesegretaria federale Silvia Sardone. «Il nostro segretario, peraltro rieletto un anno fa, ha portato il partito dal 5 al 34 per cento, ma questo qualcuno sembra dimenticarlo», ha detto al Corsera. Pontida, ha assicurato, «non sarà una passerella». E poi ha sottolineato: «Autonomia e federalismo fiscale, nostri obiettivi da 30 anni, stanno diventando leggi dello Stato proprio grazie a una Lega che rappresenta tutta l’Italia e con questo segretario».

Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono

Parlando col Giornale, l’altro vice, Claudio Durigon, ha puntato il dito contro l’idea dell’associazione lanciata da Fontana. «So che erano contrari a quella che all’epoca aveva creato Roberto Vannacci e quindi mi sembra strano che possano essere oggi favorevoli ad altre associazioni», ha fatto notare il sottosegretario al Lavoro, sponsorizzando poi Salvini per il Viminale: «Sarebbe la persona giusta al posto giusto, senza nulla togliere a Matteo Piantedosi». Dalla parte di Salvini si è schierata inoltre l’eurodeputata Susanna Ceccardi. «Se c’è un problema, argomenta, lo si affronta nelle sedi opportune. C’è stato un congresso l’anno scorso che è stato unitario. Abbiamo cinque ministri lombardi, il tema del Nord è già ampiamente rappresentato», ha detto a Repubblica, escludendo che il segretario possa essere “commissariato” da una direzione collegiale: «Quando scadrà Salvini o se dovesse venire meno la fiducia del Consiglio federale ne riparleremo, ma non mi sembra questo il caso. Se qualcuno vuole continuare strumentalmente a creare un problema sui giornali, problema suo». Ceccardi ha anche affermato che non è possibile «tornare a una stagione secessionista» della Lega Nord: «È una stagione che non c’è più, né c’è questa vocazione nel nostro elettorato».

Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono
Salvini sotto attacco: chi sono i colonnelli della Lega che lo difendono

Per quanto riguarda il già citato direttivo lombardo, gli unici che si sono apertamente schierati con Salvini – come riferito da diverse fonti a Lettera43 – sono stati la ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli, il capo dei Giovani Luca Toccalini, il capogruppo in Regione Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini.

Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa

L’assedio dei coloni israeliani alle case di due famiglie palestinesi a Qusra è un «orribile atto di terrorismo» e «un’azione ripugnante». Lo ha scritto su X l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, evidenziando uno strappo tra Washington e Tel Aviv per quanto sta accadendo nel piccolo villaggio vicino a Nablus, in Cisgiordania. «Non ci sono scuse per un comportamento così violento», ha aggiunto il diplomatico, mosso anche mosso dal fatto che tra le abitazioni nel mirino ce n’è anche una di proprietà di un cittadino statunitense.

L’assedio iniziato domenica e l’ordine di evacuazione

Da domenica un gruppo di coloni israeliani sta di fatto assediando le abitazioni di due famiglie palestinesi, gli Hassan e gli Abu Ridi, a Qusra: si sono accampati all’esterno delle case, bloccando tutti gli accessi e staccando la corrente e l’allaccio dell’acqua. L’esercito di Tel Aviv finora ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione: alcuni soldati, addirittura, sono stati filmati mentre fraternizzavano con i coloni violenti.

Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa
Alcuni dei coloni israeliani che stanno assediando le case dei palestinesi a Qusra (Ansa).

Secondo la tv pubblica israeliana Kan, l’Idf ha però adesso emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti delle case sotto assedio e i residenti della zona, in vista di un’operazione militare destinata a durare diversi giorni. «Anche se dovessimo diventare martiri, chiediamo di essere sepolti nella nostra casa, affinché rimanga a testimonianza dei crimini commessi dai coloni contro di noi e contro il popolo palestinese», ha detto Aisha Abu Ridi.

L’Idf: «Smantellati 151 avamposti illegali da inizio anno»

L’esercito israeliano ha reso noto di aver inviato ieri sul posto il 51mo battaglione della brigata Golani. Il sindaco di Qusra ha spiegato ad Al Jazeera che l’Idf ha completamente chiuso l’area, imposto il coprifuoco e dispiegato centinaia di soldati per smantellare l’avamposto degli ultraortodossi. E proprio per smentire il mancato impegno contro le azioni dei coloni violenti contro i palestinesi, l’Idf ha reso noto di aver smantellato 151 avamposti illegali di israeliani in Cisgiordania dall’inizio del 2026. La radio militare dell’Idf ha sottolineato che diversi avamposti smantellati erano gli stessi che i coloni hanno ristabilito più volte dopo ogni operazione dell’esercito.

Un altro amico di Malagò in Figc: Luca Bergamini capo di gabinetto

Prosegue la ricostruzione della Figc sotto la nuova presidenza di Giovanni Malagò, che dopo Roberto Mancini come ct (dopo il caso-Pirlo) e la pupilla Diana Bianchedi come capodelegazione della Nazionale maschile (ma la nomina è in standby) pesca di nuovo nella sua cerchia di conoscenze, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene. L’avvocato Luca Bergamini, che a cavallo tra gli Anni 80 e 90 ha giocato (e vinto) con Malagò nel calcio a 5, è infatti in procinto di diventare il nuovo capo dello staff della Figc, incarico amministrativo e finora inedito.

Un altro amico di Malagò in Figc: Luca Bergamini capo di gabinetto
Giovanni Malagò (Ansa).

LEGGI ANCHE: Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano

I tre scudetti di calcio a 5 vinti con Malagò

Romano classe 1961, Bergamini è già ben inserito nella macchina federale e avrà il compito di coordinare i più fidati collaboratori del numero uno di Via Allegri: non entrerà nelle questioni tecniche e calcistiche in senso stretto. Oggi legato al consiglio d’amministrazione del Bologna dopo essersi occuato dell’area legale del club, come detto in passato è stato portiere di futsal, vincendo quattro campionati con la Roma RCB: tre gli scudetti conquistati assieme a Malagò, tra il 1988 e il 1991. Sempre come giocatore vanta la partecipazione, con la Nazionale italiana, al Fifa Futsal World Championship 1989. Appesi i guanti al chiodo, successivamente nel calcio a 5 ha anche ricoperto dal 2021 al 2024 il ruolo di presidente della Divisione all’interno della Lega Nazionale Dilettanti.

Morto il produttore William Orbit, famoso per la collaborazione con Madonna

È morto a 69 anni il produttore discografico William Orbit, famoso per collaborazione con Madonna nell’album del 1998 Ray of Light, disco elettronico considerato uno dei migliori nella carriera della regina del pop.

Gli originali arrangiamenti di Orbit segnarono un nuovo capitolo per Madonna (proveniente dal non eccezionale Bedtime Stories), che grazie a successi come la title track, Frozen e The Power of Goodbye vinse tre Grammy Award. Il decesso è avvenuto il 23 luglio, ma è stato annunciato solo oggi dalla famiglia.

Desiderosa di non ripetersi, Madonna per il successivo album Music scelse Mirwais come produttore principale, pur mantenendo per tre brani la collaborazione con Orbit. Quest’ultimo produsse anche due singoli di successo di Madonna destinati a colonne sonore: Beautiful Stranger per Austin Powers – La spia che ci provava e la cover di American Pie di Don McLean, tratta dal film Sai che c’è di nuovo? (di cui l’artista fu anche protagonista). Orbit tornò a collaborare con Miss Ciccone per l’album MDNA del 2012, co-producendone sei brani.

Morto il produttore William Orbit, famoso per la collaborazione con Madonna
William Orbit (Facebook).

Le altre collaborazioni di Orbit

Nel corso della carriera Orbit ha lavorato anche ad altri dischi di successo come lo sperimentale 13 dei Blur, quello di Tender & Coffee & TV, e Pure Shores delle All Saints, che arrivò al numero 1 nel Regno Unito). Come pezzi singoli, Orbit ha inoltre collaborato con Britney Spears, Ricky Martin, Kraftwerk, Beck, Melanie C, Robbie Williams, Chris Brown, Pink, No Doubt e U2.

Morto il produttore William Orbit, famoso per la collaborazione con Madonna
William Orbit (Facebook).

Papa Leone XIV in viaggio apostolico in Sudamerica a novembre: le tappe

Papa Leone XIV compirà un viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù dal 6 al 17 novembre. Lo ha reso noto la Santa Sede, spiegando che il pontefice si recherà a Montevideo, Paisandú e Florida dal 6 all’8 novembre; a Buenos Aires, Córdoba e Luján dall’8 all’11 novembre; e a Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa dall’11 al 17 novembre.

Papa Leone XIV in viaggio apostolico in Sudamerica a novembre: le tappe
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Leone XIV tornerà nella “sua” Chiclayo, dove è stato vescovo per otto anni

Si tratta del quinto viaggio apostolico di Leone XIV dopo quelli in Turchia-Libano, Principato di Monaco, Algeria-Camerun-Angola-Guinea Equatoriale e Spagna. E avrà un sapore particolare per Prevost, statunitense in possesso anche della cittadinanza peruviana grazie agli oltre 20 trascorsi nel Paese, che tornerà da pontefice nella “sua” Chiclayo, dove è stato vescovo della diocesi dal 2015 al 2023. L’ipotesi di un viaggio di Leone XIV in Perù era stata anticipata all’inizio di giugno dall’allora presidente José María Balcázar, che nel frattempo ha lasciato il posto a Keiko Fujimori.

Nuovo massiccio attacco su Kyiv, Zelensky torna a chiedere più intercettori

Almeno 17 persone sono morte nel terzo massiccio attacco combinato di missili e droni russi sulla regione di Kyiv e sulla capitale ucraina, che ha visto la distruzione di edifici residenziali, magazzini e siti industriali. Colpita anche una stazione ferroviaria. Circa 50 i feriti. Le forze ucraine hanno abbattuto 98 dei 115 droni lanciati dalla Russia durante la notte, ma non sono state in grado di abbattere nessuno dei missili di Mosca: Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere un maggior numero di intercettori Patriot, di fabbricazione statunitense.

Zelensky: «Gli intercettori balistici avrebbero salvato vite»

«Gli intercettori balistici sono ciò che avrebbe potuto salvare la vita delle persone uccise oggi», ha scritto Zelensky sui social: «È fondamentale che i nostri partner comprendano che i ritardi nella fornitura di tali sistemi, o la riluttanza a fornirli, portano direttamente a perdite umane e distruzioni così terribili». Kyiv è ormai in grado di intercettare la stragrande maggioranza dei droni russi, ma dipende ancora dai rifornimenti degli alleati occidentali per contrastare i missili. Tutto questo mentre la Russia sta intensificando gli attacchi: secondo Reuters, starebbe schierando addirittura un’unità missilistica nordcoreana nell’ovest del Paese.

Mosca: «Colpite anche tre navi mercantili nel Mar Nero»

Mosca ha rivendicato di aver colpito «centri di trasporto, logistica e distribuzione» nella città e nella regione di Kyiv, «coinvolti nello stoccaggio e nella consegna di armi e materiale militare di vario genere, nonché nella produzione e distribuzione di droni». Il ministero della Difesa russo, inoltre, ha dichiarato di aver bombardato tre navi mercantili che trasportavano armi nel Mar Nero, a sud di Odessa.

Pasticcio sul riconoscimento facciale: l’Ue richiama l’Italia, slitta il voto alla Camera

Nella giornata di oggi a Montecitorio non è slittato solo il voto sull’utilizzabilità delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ma anche quello della commissione Affari Ue della Camera sullo schema di decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale, tema su cui si è espressa anche l’Unione europea, bacchettando l’Italia.

Cosa prevede il decreto legislativo

L’Italia ha accelerato sul decreto che recepisce l’AI Act europeo, ma con una sbandata. Se l’articolo 8 prevede il riconoscimento facciale in tempo reale nei casi più estremi – come terrorismo e ricerca di persone scomparse – con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, a far discutere è l’articolo 10. Che, a differenza dei momenti successivi a gravi reati o sparizioni, disciplina la quotidianità. Il decreto legge, infatti, introduce la raccolta preventiva dei dati biometrici di chi entra in un’area ritenuta sensibile, per una sorta di “sorveglianza generalizzata” che ha fatto drizzare le antenne del centrosinistra e pure di Bruxelles.

Pasticcio sul riconoscimento facciale: l’Ue richiama l’Italia, slitta il voto alla Camera
Telecamere di sorveglianza (Ansa).

La strigliata dell’Unione europea all’Italia

In base all’articolo 10 del decreto, i dati biometrici di chi passa davanti a una telecamera potranno in un’area sensibile potranno restare in memoria per sette giorni. Se nel frattempo verrà commesso un reato, diventeranno materiale d’indagine. Altrimenti saranno cancellati. Il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici, che suona molto simile a una profilazione di massa stile Grande Fratello (tipica dei regimi) non è però coerente con le norme introdotte da Bruxelles due anni fa con l’AI Act, firmato dagli allora commissari Margrethe Vestager e Thierry Breton. Rispondendo a una domanda decreto legislativo, il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha dichiarato: «Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge Ue sull’intelligenza artificiale: questo divieto vige già dall’anno scorso. Non vogliamo che con l’IA ci sia un controllo pubblico su dove ci spostiamo quotidianamente».

Palazzo Chigi: «L’Italia rispetta le norme Ue»

«Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria», hanno dichiarato fonti di Palazzo Chigi, aggiungendo che «l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale». Le stesse fonti hanno poi affermato: «Siamo stati i primi in Europa ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione. Il Governo continuerà a lavorare in questa direzione, nel rispetto della visione che porta avanti fin dall’inizio, per uno sviluppo e un’applicazione dell’IA centrata sull’uomo e governata dall’uomo». Dopo il via libera della commissione Politiche Ue del Senato, arrivato ieri, il provvedimento è approdato oggi anche all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri. In tali sedi al momento l’iter prosegue senza rinvii.

La proposta dell’Oman all’Iran per la gestione congiunta di Hormuz

L’Oman ha presentato all’Iran una proposta per un meccanismo congiunto per la gestione dello stretto di Hormuz con tariffe volontarie. Lo scrive Reuters, spiegando che la soluzione avanzata da Muscat, in base alla quale Teheran non eserciterebbe il controllo esclusivo sulla via navigabile, gode del sostegno degli altri Paesi della regione. Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno improvvisamente sospeso la massiccia campagna di attacchi aerei contro l’Iran, alimentando le speranze di una soluzione diplomatica che consenta la ripresa del traffico marittimo a Hormuz. La proposta omanita, sottolinea Reuters, ricalca il meccanismo già utilizzato per la gestione dello stretto di Malacca, via d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola indonesiana di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese: coloro che utilizzano questo passaggio marittimo contribuiscono volontariamente al finanziamento della navigazione, della protezione ambientale e delle operazioni di ricerca e salvataggio. Intanto è saltato il maxi-vertice tra la coalizione dei Volenterosi e gli Stati Uniti su Hormuz, che si sarebbe dovuto tenere a Londra.

Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici

È morto a 78 anni l’attore Sam Neill, famoso aver interpretato il paleontologo Alan Grant nella saga di Jurassic Park. «La perdita è stata improvvisa e inaspettata, ma confortata dal fatto che Sam fosse libero dal cancro», si legge in un comunicato della famiglia pubblicato su Instagram. L’attore, nato in Irlanda del Nord e cresciuto in Nuova Zelanda, aveva annunciato ad aprile di essere guarito da un tumore del sangue al terzo stadio.

Non solo Alan Grant: i ruoli più importante della carriera di Sam Neill

Come detto, Neill è noto al grande pubblico soprattutto per il personaggio del paleontologo Grant, apparso in Jurassic Park nel 1993, ripreso in Jurassic Park III e poi, quasi due decenni più tardi, in Jurassic World – Il dominio. Interprete versatile, Neill nel corso della sua lunga carriera, oltre che in blockbuster ha recitato anche in film indipendenti e varie serie televisive. Nel 1981, al fianco di Isabelle Adjani, fu il protagonista maschile di Possession, pellicola tra l’horror psicologico e il dramma sentimentale, diretta da Andrzej Żuławski e diventata cult anni dopo la sua uscita nelle sale. Nel 1988 recitò accanto a Meryl Streep in Un grido nella notte, dramma ispirato a una nota vicenda di cronaca australiana: la scomparsa della neonata Azaria Chamberlain, che durante un campeggio con la famiglia fu uccisa da un cane selvatico nel deserto. Nel 1990 aveva interpretato il capitano Vasily Borodin, “secondo” del comandante Marko Ramius alias Sean Connery in Caccia a Ottobre Rosso. Nel 1993 uscì Lezioni di piano, film vincitore della Palma d’oro a Cannes, che lo vede nel ruolo del marito della protagonista Ada McGrath. L’anno successivo Neill fu John Trent, paziente in un ospedale psichiatrico e investigatore assicurativo, protagonista dell’horror Il seme della follia. Tra i suoi film più celebri c’è poi L’uomo bicentenario, in cui fu il papà della famiglia Martin, che acquista un androide (interpretato da Robin Williams) inaspettatamente capace di provare emozioni. Più di recente, Neill era tornato alla ribalta nei panni dell’investigatore Chester Campbell, principale nemico della famiglia Shelby nelle prime due stagioni della serie Peaky Blinders.

Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici
Morto a 78 anni l’attore Sam Neill: i suoi ruoli più iconici

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse

Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).

Perché il design dei due social creerebbe dipendenza

Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).

Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea

«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)

Ha pubblicato un altro libro di successo, ha contribuito a mediare un accordo di pace provvisorio con l’Iran, ha intrapreso un’intensa campagna mediatica ed è in costante ascesa nei sondaggi. Cosa ancor più importante, sembra aver ormai fatto definitivamente colpo su Donald Trump, che nel 2024 lo aveva pescato come vice per la sua corsa alla Casa Bianca e che nel 2028 potrebbe tirargli la volata. L’estate sembra aver consacrato J.D. Vance come indiscusso erede politico di The Donald, qualora dovesse candidarsi alle primarie repubblicane e dunque alle prossime Presidenziali. Con buona pace di Marco Rubio, dato in vantaggio fino a pochi mesi fa.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance (Ansa).

Vance era stato superato da Rubio, che poi è inciampato

Indicato già all’inizio del secondo mandato di Trump come suo possibile successore, Vance era stato superato (almeno per gli analisti) da Rubio, più lontano dalla retorica identitaria di altri esponenti MAGA. L’ascesa del segretario di Stato era stata sancita in Baviera alla Conferenza di Monaco, dove aveva ricevuto una standing ovation. Tutto questo mentre il presidente li metteva a confronto – arrivando quasi a contrapporli – nei suoi incontri coi consiglieri nello Studio Ovale, in vista di un ipotetico ticket elettorale per il 2028. I diretti interessati, senza mai dichiarare apertamente l’ambizione di raccogliere il testimone del capo, nel frattempo affermavano di non aver intenzione di mettersi i bastoni tra le ruote, assicurandosi reciproco sostegno. A metà aprile, però, Rubio si è imbarcato in due infruttuose missioni diplomatiche: in Ungheria il suo sostegno non ha impedito la sconfitta elettorale di Viktor Orban e in Pakistan dove i primi colloqui con l’Iran non hanno prodotto risultati. Da quel momento in poi è iniziata la rimonta di Vance, fino al contro-sorpasso.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance; Donald Trump e Marco Rubio (Ansa).

Il punto di svolta per Vance è arrivato con l’Iran

Funzionari di Washington, citati da Axios, raccontano di un Trump con sempre meno dubbi riguardo al nome del suo erede politico. «Se l’è guadagnato», ha affermato una fonte della testata, aggiungendo che Rubio, il quale «non aveva comunque intenzione di candidarsi, ora è ancora meno propenso a farlo». Al di là delle “disavventure” del segretario di Stato, il punto di svolta per Vance è arrivato a metà giugno, quando assieme agli inviati presidenziali Jared Kushner e Steve Witkoff ha contribuito a negoziare il memorandum d’intesa con l’Iran, siglato il 17 del mese. Il giorno precedente, con eccezionale tempismo, aveva pubblicato il suo nuovo libro Communion: Finding My Way Back to Faith. Vance, che aveva già in programma un tour di presentazione del volume sulla sua ritrovata fede, ha tratto vantaggio dall’attenzione mediatica suscitata dal suo ruolo nei colloqui di pace, ottenendo un boom di vendite. Ben 33 le interviste rilasciate nel corso di un mese, spaziando da podcast MAGA e briefing stampa alla Casa Bianca a brevi scambi informali con i giornalisti, fino a partecipazioni a programmi come lo show di Bill Maher su HBO e il talk show di orientamento progressista The View, su ABC. Intervento, quest’ultimo, pare molto apprezzato da Trump, certo non un fan del programma, che ha avuto tempo di seguire l’ospitata del suo vice tra una telefonata a Gianni Infantino e la pubblicazione di un meme su Giorgia Meloni. Di recente, Vance si è concentrato anche sulla raccolta fondi per il Republican National Committee, contribuendo a incassare circa 70 milioni di dollari: risorse che potrebbero risultare fondamentali qualora decidesse di candidarsi alla presidenza.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance e Donald Trump (Ansa).

Il numero due di Trump è in costante ascesa nei sondaggi

Vero, l’indice di gradimento di Vance tra tutti gli americani resta in territorio negativo, sostanzialmente pari a quello di Trump. Ma tra i repubblicani è salito al 62 per cento, appena al di sotto del 65 per cento di Trump (che non si potrà ricandidare) e ben al di sopra del 51 per cento di Rubio. Questo almeno secondo Navigator Research, istituto vicino ai Democratici. Inoltre, Vance è in vantaggio su altri potenziali rivali repubblicani nei sondaggi nazionali e in quelli degli Stati che votano per primi: Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina. L’ultimo sondaggio di Big Data Poll lo vede ampiamente in testa tra i potenziali candidati repubblicani con il 35,4 per cento dei consensi, più del doppio rispetto a Rubio.

Perché J.D Vance è il favorito per la successione a Trump (per ora)
JD Vance (Ansa).

Resta il nodo Carlson

Il ruolo di Vance nella firma dell’accordo sul nucleare iraniano e le sue critiche al governo di Benjamin Netanyahu hanno irritato i conservatori filo-israeliani. Ma questo, secondo gli analisti, non dovrebbe spostare molto. Idem per le opinioni riguardo al ruolo dell’esecutivo nelle attività d’impresa, criticate di recente al vertice dell’organizzazione conservatrice Club for Growth, in quanto non sufficientemente favorevoli al libero mercato. Il vero (ma relativo) inghippo in ottica Casa Bianca è rappresentato da Tucker Carlson. Sebbene Trump sia entusiasta di Vance, non vede infatti di buon occhio un suo importante alleato: il noto podcaster MAGA, appunto, che gli ha voltato le spalle arrivando ad assumersi con tono affranto la responsabilità del ritorno al potere di The Donald. «Finora non rappresenta un problema. Ma potrebbe diventarlo se Trump chiedesse a J.D. di prendere le distanze da lui», ha spiegato a Axios un consigliere del presidente Usa. Vedremo. Per ora, Vance non è solo in vantaggio su Rubio nei favori del presidente, ma anche per la squadra di consulenti politici e addetti ai lavori che ha già assoldato dietro le quinte, una “infrastruttura” di cui il segretario di Stato non dispone. Il sorpasso è cosa fatta: al momento non ci sono dubbi che sia Vance il grande favorito in casa Grand Old Party per le Presidenziali del 2028, anno in cui alla Casa Bianca potrebbe approdare un hillbilly.