La Federazione mondiale di nuoto riammette gli atleti russi e bielorussi con bandiera e inno

Gli atleti russi e bielorussi «saranno autorizzati a competere negli eventi mondiali di nuoto allo stesso modo dei loro colleghi che rappresentano altre nazionalità sportive», ovvero «con le rispettive divise, bandiere e inni». È quanto si legge in un comunicato diffuso da World Aquatics, nota fino al 2022 come Federazione internazionale di nuoto, dopo la modifica delle linee guida sulla partecipazione degli atleti nei periodi di conflitto politico. «Negli ultimi tre anni, World Aquatics e Aquatics Integrity Unit hanno contribuito con successo a garantire che i conflitti rimangano al di fuori delle sedi delle competizioni sportive. Siamo determinati a garantire che piscine e acque libere restino luoghi in cui atleti di tutte le nazioni possano riunirsi in competizioni pacifiche», ha dichiarato il presidente Husain Al Musallam. La federnuoto mondiale aveva già aperto le porte a russi e bielorussi nelle gare juniores e ammesso molti senior, ma solo come atleti neutrali. Resta un unico paletto alla riammissione con bandiera e inno nazionale degli atleti di Russia e Bielorussia: come precisa World Aquatics, potranno gareggiare solo dopo aver superato almeno quattro controlli antidoping consecutivi.

Figc, scende in campo anche Abete oltre a Malagò

Giancarlo Abete lancia la sua candidatura alla presidenza della Figc attraverso la Lega nazionale dilettanti. L’ha annunciato lui stesso a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi». Già presidente della Figc dal 2007 al 2014, dal 2022 Abete è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. È stato anche alla guida del settore tecnico, presidente dell’allora Serie C, commissario della Lega Serie A e vice presidente Uefa.

Presidenza Figc, la Lega Serie A esprime 18 preferenze per Malagò

I presidenti dei club di Serie A si sono riuniti a Milano per un’assemblea di Lega volta a individuare il candidato della componente Serie A alla presidenza della Figc, in vista delle prossime elezioni federali dopo le dimissioni di Gravina. Il nome che ha raccolto il consenso più ampio è stato quello di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, che può contare sull’appoggio di gran parte dei top club tra cui Inter, Napoli e Torino. Sono in totale 18 le preferenze complessive a suo favore, mentre all’opposizione restano Lazio e Verona che non hanno sottoscritto la sua candidatura. La Lega rappresenta il 18 per cento del peso elettorale in Figc. Se le previsioni verranno confermate, l’assemblea indicherà Malagò come candidato ufficiale entro il 13 maggio, con il voto in Consiglio federale previsto per il 22 giugno. Il 13 aprile toccherà invece ai club di Serie B esprimersi sulla candidatura per la presidenza della Federazione.

De Laurentiis: «Conte alla Nazionale? Se me lo chiedesse non direi di no»

Aurelio De Laurentiis è pronto a lasciar andare Antonio Conte in caso di chiamata come allenatore della Nazionale. Lo ha detto lo stesso presidente del Napoli a Los Angeles, dove si trova per la proiezione di Ag4in, il documentario sullo scudetto conquistato dai partenopei la scorsa stagione, proprio con Conte in panchina. In un’intervista a Calcionapoli24, De Laurentiis ha dichiarato: «Se Conte mi chiedesse di liberarlo per tornare ct, penso che gli direi di sì. Ma, poiché è molto intelligente, fino a quando non esiste un interlocutore serio, e fino ad ora non ce ne sono stati, penso che lui desisterebbe nell’immaginarsi a capo di una cosa completamente disorganizzata».

«Malagò in Figc sarebbe perfetto»

Il presidente del Napoli è tornato anche a parlare del futuro del calcio italiano dopo la disfatta contro la Bosnia e la raffica di dimissioni che ne è seguita, ribadendo il suo supporto nei confronti di Giovanni Malagò come successore di Gabriele Gravina alla guida della Figc: «È la persona perfetta per fare il commissario prima e il presidente poi di una nuova federazione». Un altro punto che ha toccato è la maggior centralità che per lui dovrebbe avere la Lega Serie A: «Il calcio italiano è la Serie A che viene considerata come una cenerentola, ha soltanto il 18 per cento federativamente parlando, mentre i dilettanti e i calciatori hanno la maggioranza. Questa è un’assurdità considerando che senza la Serie A la federazione non esisterebbe, considerando che noi la finanziamo con ben 130 milioni all’anno. Bisogna rimodulare tutto, azzerare il sistema e dare alla Serie A la maggioranza assoluta. Perché altrimenti potrebbe anche capitare che la Serie A decida di non appartenere più al mondo federativo e di crearsi autonomamente la sua lega e la sua federazione in casa. Tutto è possibile». E infine: «Ci sono troppi galli a cantare nel calcio, bisogna mettersi d’accordo con la Uefa, con la Fifa, poi con la politica italiana che però è molto lontana dal calcio. Tutti quanti vogliono partecipare, chiedono biglietti, fanno il tifo ma di positività e di cambiamento non apportano mai nulla. Questo è grave».

Gattuso lascia la Nazionale: risolto il contratto con la federazione

Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.

La disfatta dell’Italia diventa un caso politico

L’Italia non parteciperà per la terza volta di fila alla Coppa del Mondo di calcio. Un dramma sportivo, diventato però un’abitudine per gli Azzurri. Dopo Svezia e Macedonia del Nord, ieri sera siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali dalla Bosnia, che ha prevalso ai rigori. A Zenica in panchina c’era Rino Gattuso, mentre milioni di allenatori hanno seguito la partita in tv: l’eliminazione dell’Italia è diventata rapidamente (anche) un caso politico.

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Esposito sbaglia il rigore: la Russa se la prende col «presuntuoso» Bonucci

Questo il commento su X di Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite». Da interista, insomma, La Russa condanna la scelta di affidare a Pio Esposito il primo tiro dal dischetto, “scagionando” l’attaccante nerazzurro (che lo ha sbagliato) e scagliandosi contro l’ex juventino Bonucci. Quel «ridire adesso come la pensiamo sarebbe inutile» lascia invece intravedere una critica all’eccessiva presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane, anche a livello giovanile.

Salvini parla di «vergogna inaccettabile» e invoca le dimissioni di Gravina

«Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina», ha scritto Matteo Salvini chiedendo un passo indietro da parte del presidente della Figc, che essendo in sella dal 2018 ha già due mancati Mondiali nel curriculum.

La Lega è allineata al pensiero del suo segretario: «Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina».

Mollicone (FdI): «Chiederò un’audizione a Gravina in Parlamento»

La Russa non ha chiesto le dimissioni di Gravina, ma altri esponenti di Fratelli d’Italia sì. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Istruzione e Sport della Camera, ha annunciato che, «dati i poteri di vigilanza del Parlamento», chiederà un’audizione del presidente della Figc «per capire i motivi di una simile disfatta». Così su X Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera: «Dopo l’ennesimo fallimento della nazionale di calcio italiana, il Presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili».

Ronzulli: «L’Italia del calcio merita di meglio rispetto a Gravina»

Tra i partiti di governo manca solo Forza Italia. Ecco il post social della senatrice azzurra Licia Ronzulli: «Per la terza volta l’Italia ESCLUSA dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. GRAVINA, DOPO QUESTO DISASTRO HAI SOLO UNA COSA DA FARE: DIMISSIONI IMMEDIATE! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio».

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp

Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

Sinner è ora molto vicino a Alcaraz

Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

A Montecarlo può tornare numero 1

Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti

Il ministro dello Sport di Teheran ha annunciato che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in programma in estate negli Stati Uniti. «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», ha affermato Ahmad Donjamali in tv, sottolineando le «misure malvagie intraprese contro l’Iran». «Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare», ha evidenziato. Donald Trump aveva detto al presidente della Fifa Gianni Infantino che la nazionale iraniana era benvenuta a partecipare al torneo. L’Iran è inserito nel girone G che comprende anche Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, come stabilito dal sorteggio del 5 dicembre a Washington.

La Cerimonia delle Paralimpiadi tra portabandiera assenti e boicottaggi tv

È nata con l’intento di unire le nazioni, eppure continua a essere oggetto di dispute. Proseguono infatti le polemiche sulla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali in programma il 6 marzo 2026. Come ha deciso l’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, a portare le bandiere non saranno gli atleti rappresentanti di un Paese ma dei volontari. «Poiché molte delegazioni non hanno inviato atleti alla cerimonia a causa delle gare in programma la mattina seguente, l’Ipc, per garantire la massima uniformità, ha deciso che sarebbero stati i volontari a portare le bandiere durante la cerimonia di apertura». Oltre alla lontananza dai campi di gara, motivo ufficiale della decisione, a pesare è però stata anche la scelta di alcuni Stati di boicottare la cerimonia come gesto di protesta contro la sfilata delle bandiere di Russia e Bielorussia. Tra questi Ucraina, Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia, Canada e Germania. Un totale di 11 Paesi che, rispetto ai 56 in gara, avrebbero rappresentato un’assenza troppo impattante per poter mantenere la cerimonia così com’era.

Alcuni Stati non trasmetteranno la cerimonia in tv

Immagini pre-registrate degli atleti portabandiera andranno in onda nella trasmissione televisiva della cerimonia, che resta comunque oggetto di ulteriori boicottaggi. Le televisioni di Estonia, Finlandia, Lettonia e Lituania hanno deciso di non trasmetterla, mentre la Polonia interromperà la diretta quando sfileranno le bandiere russa e bielorussa, sostituendo le immagini con un messaggio sullo schermo che ne spiegherà il motivo.

Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Ricordiamo ancora il Fabrizio Romano, classe 1993, di una decina di anni fa, ai tempi di Sky Sport. Quando lo incrociavamo in luglio, sulla linea 2 della metropolitana di Milano, completamente sfatto, camicia bianca d’ordinanza sudata e fuori dai pantaloni, attorno a mezzanotte, mentre se ne tornava a casa dopo aver fatto la posta ad agenti e direttori sportivi fuori dai ristoranti della movida. E, fra di noi, commentavamo: «Mamma mia, che lavoro assurdo, speriamo che almeno lo paghino decentemente».

Lo slogan Here we go e incassi da 5 milioni l’anno

Ma di lì a poco, citando Francesco De Gregori, «il ragazzo si farà», diventando, negli ultimi sei anni, il giornalista sportivo più influente al mondo sulle vicende di calciomercato, con il suo celebre slogan «Here we go» a sancire la buona riuscita di una trattativa e oltre 122 milioni di follower sui social sparsi su tutto il Pianeta che gli valgono incassi annui attorno ai 5 milioni di euro. In un settore in continua evoluzione, dove il confine tra giornalismo e intrattenimento è sempre più labile.

Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Coccolato e corteggiato da brand e media

Testimonial Tim (agendo prevalentemente come influencer e creator sui social media, opera al di fuori dei vincoli più rigidi dell’informazione tradizionale italiana, che non permetterebbe ai giornalisti di fare pubblicità), coccolato e corteggiato da tutti i media internazionali (nel nostro Paese collabora con Dazn), Fabrizio Romano siede su una miniera d’oro. Anche se è stato sommerso da una classica shitstorm social, cioè una “tempesta di guano”, per un video postato sui suoi canali social in cui elogia il ruolo umanitario globale dell’Arabia Saudita attraverso il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre (KSRelief), elencando tutta una serie di progetti meritevoli, dalla realizzazione di centri di soccorso in 13 Paesi, passando per forniture di acqua potabile e finendo con programmi sanitari contro le malattie e di riabilitazione per le vittime di conflitti armati.

La storia è sempre la stessa: il regime saudita, accusato di aver fatto a pezzi nel 2018 il giornalista scomodo Jamal Khashoggi (anche se Donald Trump, e chi se non lui, sull’argomento ha appena “scagionato” alla sua maniera il principe saudita Mohammad bin Salman), non evoca un approccio esattamente umanitario alle cose del mondo. E in molti hanno visto nel video di Romano una sorta di scivolone, trasformandolo in una specie di Matteo Renzi del giornalismo sportivo (do you remember il «Nuovo Rinascimento saudita»?).

Un post da 10 milioni di visualizzazioni e tante critiche

In meno di 24 ore quel contenuto su X ha comunque già superato quota 10 milioni di visualizzazioni, con più di 23 mila cuoricini e oltre 3 mila commenti, nella gran parte negativi («Fabri, perché non ricordare anche lo straordinario lavoro fatto dalla Germania nazista per la società multirazziale»; «Fabrizio, sei imbarazzante», «Per quanti soldi si è disposti a perdere la propria credibilità? Ognuno ha il suo prezzo, ma in ogni caso questa adv al regime saudita certifica la completa metamorfosi di Romano da giornalista a influencer», giusto per far capire il tono predominante dei messaggi). Il post si è beccato pure una di quelle note di fact-checking da parte della community dove si precisa la pessima reputazione dell’Arabia in materia di rispetto dei diritti umani (ma va?). E all’estero, come ha fatto per esempio il Telegraph, si è parlato di «giorno particolarmente triste per il giornalismo sportivo».

Non sappiamo, ovviamente, se l’endorsement di Romano nei confronti dell’Arabia Saudita sia stato fatto spontaneamente o dietro lauto compenso. Poco dopo, guarda caso, ha però pubblicato un’esclusiva sulla permanenza di Cristiano Ronaldo nel regno, in un momento in cui si vociferava molto di un suo temporaneo ritorno in Europa, in fuga dalla guerra mediorientale (CR7 è anche infortunato). Di sicuro, come già spiegato da Lettera43, l’Arabia Saudita e tutti i Paesi del Golfo hanno usato, usano e useranno lo sport, e il calcio in particolare (Mondiale in Qatar nel 2022 e in Arabia Saudita nel 2034) come leva efficiente di soft power per imporsi sullo scacchiere internazionale, spolverando di modernità la loro immagine. Si chiama sportswashing.

Il business del pallone, volenti o nolenti, passa dal Medio Oriente

E gli addetti ai lavori (basti vedere il comportamento di Gianni Infantino, presidente della Fifa) non possono non tenerne conto, a prescindere dal fatto che ci sia o meno un cachet: il business del pallone, volenti o nolenti, passa ancora da quelle parti, a meno che la guerra in Iran non degeneri.

Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Fabrizio Romano, peraltro, è piuttosto sensibile ai temi che riguardano quell’area del mondo, essendo stato premiato proprio a Dubai con il Globe soccer award come Best football journalist nel 2022 e come Best digital journalist nel 2023.

A questo punto si tratta solo di attendere, per verificare se questa deriva “Pubblicità Progresso” di Romano a favore di chi calpesta i diritti umani avrà un seguito e sarà declinata anche in altri Paesi. O se, invece, resterà un caso isolato. Ma che prezzo ha un inciampo del genere a livello reputazionale?

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo

L’attacco missilistico di Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran ha scatenato una risposta di Teheran piuttosto imprevista quanto a obiettivi centrati: sono state colpite le città di Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, Riad in Arabia Saudita, Doha in Qatar, e sono stati coinvolti anche Bahrein e Kuwait.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
La penisola araba.

Insomma, in poche ore tutti i Paesi del Golfo rischiano di vedere evaporare il lungo lavoro di trasformazione di quei luoghi da terre che vivevano sostanzialmente di estrazione del petrolio a moderne nazioni in grado di attirare capitali, aziende, start up, sviluppo immobiliare, turisti, vip e influencer.

Lo sport come leva molto efficiente di soft power

Per imporsi sullo scenario mondiale, questi Stati hanno usato lo sport come leva molto efficiente di soft power: dal Mondiale di calcio in Qatar (2022) a quelli previsti in Arabia Saudita nel 2034, passando per la Formula 1, la MotoGp, il tennis, il golf, o l’ingaggio di Cristiano Ronaldo e di altre star del pallone per la Saudi league araba.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Cristiano Ronaldo in campo ad Abu Dhabi (foto Ansa).

Ma la profonda instabilità creata dai droni iraniani che stanno colpendo i grattacieli simbolo di queste città del Golfo, con celebrity che sommergono i social mostrando i cieli illuminati dai missili, incendi, comunicando paura, voglia di rientrare nelle loro case in Europa o negli Stati Uniti, avvolge ora questa zona del mondo di una patina di insicurezza che mette a rischio, tra le altre cose, anche i più importanti circuiti professionistici.

La Formula 1 da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo

Giusto per citare alcuni casi: dal 10 al 12 aprile è previsto il Gran premio di Formula 1 in Bahrein; dal 17 al 19 aprile la gara a Gedda (Arabia Saudita). Due appuntamenti molto ravvicinati, per i quali manca solo un mese e mezzo. Ed è difficile ipotizzare che l’area ritorni tranquilla in così poco tempo. Peraltro la Formula 1, che da anni fa molto affidamento sui soldi del Golfo, ha anche in programma due ulteriori Grand prix da quelle parti nel 2026: dal 27 al 29 novembre a Lusail (Qatar) e dal 4 al 6 dicembre nel circuito di Abu Dhabi.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Formula 1 in Bahrein (foto Ansa).

Incombe, quindi, un bel problema su Formula One group (società controllata da Liberty Media) e sugli oltre 4 miliardi di dollari di incassi che le sfide tra McLaren, Red Bull, Mercedes e Ferrari assicurano annualmente. Anche il circus della MotoGp (che vale meno di 800 milioni di ricavi all’anno, controllato anch’esso da Liberty media) dovrebbe passare in Qatar dal 10 al 12 aprile. Ma ci sono tutte le incognite del caso.

Il tennis Atp ha appena concluso il suo mini tour nel Golfo

Il circuito del tennis Atp ha concluso il suo mini tour nel Golfo: si è giocato a Doha dal 16 al 21 febbraio (dove Jannik Sinner è stato eliminato presto), mentre il torneo di Dubai, dal 23 al 28 febbraio, è riuscito a non disputare la finale nel giorno degli attacchi missilistici grazie al ritiro dell’olandese Tallon Griekspoor, che ha consegnato quindi la vittoria al russo Daniil Medvedev.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Jannik Sinner in campo a Doha (foto Ansa).

Però pare che dopo gli attacchi iraniani siano rimasti bloccati a Dubai gli stessi Medvedev e Griekspoor, oltre ad altri tennisti come Andrej Rublev, Marcelo Arévalo e Mate Pavic e a giudici e membri dello staff ATP, visto che lo spazio aereo sugli Emirati Arabi Uniti è stato chiuso, con oltre 5 mila voli cancellati.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Daniil Medvedev a Dubai (foto Ansa).

È naturale pensare che il senso di sicurezza e di inviolabilità che caratterizzava quelle zone del mondo stia venendo meno. E anche per le finali Atp delle NextGen, fissate in dicembre a Gedda, si sta già cercando una nuova destinazione.

I campioni del golf si trasferiscono per motivi fiscali. Ma ora chissà…

Un altro circuito che vede gli Stati di quelle zone come terre strategiche per i propri business è quello del golf. Non solo per le gare che si disputano nei circoli, ma soprattutto perché i Paesi del Golfo nel loro complesso, da anni, stanno diventando per i golfisti quello che il Principato di Monaco è per i tennisti: ossia un hub per il golf, dove i vari campioni trasferiscono la loro residenza per motivi fiscali, di strutture, di logistica, di qualità della vita, di tutela della privacy e, cosa ora messa in forte discussione, di sicurezza.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
L’olandese Darius Van Driel negli Emirati Arabi Uniti (foto Ansa).

Cosa succederà al Mondiale con Iran, Qatar e Arabia Saudita?

Insomma, tra i diversi effetti destabilizzanti che la tensione con l’Iran sta creando nell’area, ecco che ci sono quelli sullo sport, leva fondamentale di diplomazia e marketing che tutti gli Emirati hanno usato in questi anni. E che adesso potrebbe venire meno. Si pensi, per esempio, a cosa potrebbe accadere al Mondiale di calcio di Usa-Messico-Canada 2026, dove le nazionali di Iran, Qatar e Arabia Saudita risultano qualificate. O all’Eurolega di basket in cui gioca anche il club di Dubai. O ai tornei di volley organizzati nei Paesi del Golfo, così come per le gare di ciclismo, offshore oppure polo.

La nuova guerra del Golfo e la fine dell’El Dorado sportivo arabo
Gianni Infantino con Donald Trump nello Studio Ovale (foto Ansa).

È tutto un mondo di eventi sportivi gonfiati ad arte dai petrodollari, senza grosse reali passioni da parte del pubblico locale, e che all’improvviso potrebbe scomparire sotto i colpi di qualche drone targato Teheran.

Perché l’Ucraina boicotterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

L’Ucraina boicotterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, che si terrà il 6 marzo a Verona, in segno di protesta contro la decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di consentire agli atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto la propria bandiera nazionale e non più come neutrali. Il Comitato Paralimpico di Kyiv ha inoltre chiesto che la bandiera ucraina non venga utilizzata alla cerimonia di apertura. Matviy Bidny, ministro dello Sport ucraino, aveva definito «scandalosa» la decisione dell’International Paralympic Committee.

Il duro comunicato Comitato Paralimpico Ucraino

«È necessario rendersi conto che la Russia, che oggi occupa i territori ucraini, uccide in modo massiccio civili – donne, bambini, anziani, persone con disabilità – issando immediatamente la sua bandiera, intrisa del sangue della popolazione civile ucraina, sui territori che ha conquistato», si legge in una nota del Comitato Paralimpico Ucraino: «La leadership del Comitato Paralimpico Internazionale permetterà di issare sul territorio di Milano-Cortina proprio questa bandiera del Paese assassino, concedendo il numero massimo di posti per la partecipazione ai rappresentanti della Russia».

Assegnati sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia

Gli atleti di Russia e Bielorussia erano stati sospesi dalle competizioni dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. A Parigi 2024 c’era stata la parziale riammissione, senza simboli: alle Olimpiadi di Milano-Cortina hanno preso parte come atleti individuali e neutrali 13 sportivi russi e sette bielorussi. Alle Paralimpiadi sono attesi sei atleti russi e quattro bielorussi.

Annunciati i portabandiera dell’Italia alla cerimonia di chiusura di Milano-Cortina

Saranno la biatleta Lisa Vittozzi e il pattinatore di velocità Davide Ghiotto i portabandiera dell’Italia alla cerimonia di chiusura dei Giochi di Milano-Cortina, che si svolgerà domenica 22 febbraio a partire dalle 20 all’Arena di Verona. La scelta di una coppia mista per la sfilata conclusiva sottolinea i valori di equilibrio e rappresentatività che hanno caratterizzato la delegazione azzurra, protagonista di una rassegna a cinque cerchi di altissimo livello.

Annunciati i portabandiera dell’Italia alla cerimonia di chiusura di Milano-Cortina
Lisa Vittozzi (Ansa).

Chi è Lisa Vittozzi

Vittozzi, friulana classe 1995, è stata protagonista di un’Olimpiade di altissimo livello coronata con il primo oro olimpico individuale nella storia del biathlon italiano, primeggiando nell’inseguimento senza alcun errore al poligono. Si è aggiudicata inoltre l’argento nella staffetta mista, confermandosi, tra le grandi interpreti internazionali della disciplina, peraltro dopo un grave infortunio le aveva fatto saltare l’intera stagione 2024/2025. Nel 2018 a Pyeongchang aveva vinto il bronzo nella staffetta mista.

Annunciati i portabandiera dell’Italia alla cerimonia di chiusura di Milano-Cortina
Davide Ghiotto (Ansa).

Chi è Davide Ghiotto

Ghiotto, classe 1993, con Andrea Giovannini e Michele Malfatti ha formato il terzetto tricolore che ha conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre dello speed skating. Per l’atleta vicentino è stata la seconda medaglia olimpica della carriera dopo il bronzo nei 10.000 metri vinto a Pechino 2022.

Russi e bielorussi con le proprie bandiere alle Paralimpiadi, Kyiv non ci sta

Il Comitato paralimpico internazionale ha stabilito che sei atleti russi e quattro bielorussi potranno partecipare alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina (che si svolgeranno dal 6 al 15 marzo) usando la bandiera, la divisa e l’inno dei loro Paesi, e non più come neutrali. Revocato dunque il divieto imposto dopo l’invasione dell’Ucraina: una mossa, quella del International Paralympic Committee, che ha fatto infuriare Kyiv. «La decisione degli organizzatori delle Paralimpiadi di consentire agli assassini e ai loro complici di competere ai Giochi Paralimpici sotto le bandiere nazionali è deludente e scandalosa», ha scritto su X Matviy Bidny, ministro dello Sport ucraino. Anche Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino, ha criticato duramente la decisione.

Il Comitato paralimpico internazionale ha assegnato sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia

A Parigi 2024 c’era stata la parziale riammissione senza simboli, dopo l’iniziale divieto di gareggiare: russi e bielorussi avevano potuto partecipare come atleti individuali e neutrali. E anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina, sempre con gli stessi criteri, stanno gareggiando 13 atleti russi e sette bielorussi. L’International Paralympic Committee ha assegnato sei posti alla Russia: due nello sci alpino (uno maschile, uno femminile), due nello sci di fondo (uno maschile, uno femminile) e due nello snowboard (entrambi maschili). Alla Bielorussia sono stati invece assegnati quattro posti, tutti nello sci di fondo (uno maschile e tre femminili).

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump

Sono diversi gli atleti olimpici statunitensi che hanno affermato di sentirsi a disagio nel rappresentare il proprio Paese a Milano-Cortina, visto il controverso operato dell’Amministrazione Trump, che ne ha surriscaldato il clima politico. Da Hunter Hess a Amber Glenn, ecco chi ha criticato l’inquilino della Casa Bianca e le sue sferzanti risposte.

Trump ha attaccato Hess, che si era detto a disagio: «Un vero perdente»

«Rappresentare gli Stati Uniti in questo momento suscita emozioni contrastanti. Penso che sia un po’ difficile», ha detto lo sciatore freestyle Hunter Hess in conferenza stampa. «Ovviamente stanno succedendo molte cose di cui non sono un grande fan, e credo che molte persone non lo siano. Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti». In un post su Truth, Trump lo ha definito «un vero perdente», aggiungendo che «è molto difficile tifare per qualcuno così».

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump
Amber Glenn (Ansa).

Contro Trump anche la pattinatrice artistica Glenn e la snowboarder Kim

Pochi giorni prima la pattinatrice artistica Amber Glenn aveva criticato le politiche della Casa Bianca nei confronti delle persone della comunità Lgbtq: «Spero di poter usare la mia voce e questa piattaforma per aiutare le persone a rimanere forti in questi tempi difficili». Le parole di Glenn avevano trovato supporto in vari atleti, tra cui la snowboarder Chloe Kim, figlia di immigrati sudcoreani. «Penso che in momenti come questi sia davvero importante per noi unirci e difenderci a vicenda per tutto quello che sta succedendo», aveva detto, precisando di essere «davvero orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti».

Gli atleti Usa di Milano-Cortina che hanno criticato Trump
Chloe Kim (Ansa).

Vance: «Chi interviene su questioni politiche si espone alle critiche»

Il vicepresidente JD Vance, che è stato fischiato durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, ha dichiarato che, intervenendo si questioni politiche, inevitabilmente gli atleti si espongono alle critiche. Anche a quelle dello stesso presidente.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey

Nel caso di qualificazione della nazionale Usa alla finale del torneo di hockey maschile, Donald Trump potrebbe effettuare un blitz in Italia per assistere alla partita per la medaglia d’oro, che si terrà domenica 22 febbraio nell’impianto di Santa Giulia a Milano. Lo hanno confermato all’Agi fonti della Federazione mondiale di hockey: se ne saprà di più venerdì 20 febbraio, quando si giocheranno le due semifinali: in caso di successo nei quarti (contro la vincente del playoff Svezia-Lettonia), gli Stati Uniti dovrebbero incontrare il Canada.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
Tifosi statunitensi all’Arena Santa Giulia di Milano (Ansa).

Prime riunioni per il rafforzamento della sicurezza

Il possibile arrivo di Trump a Milano ha fatto scattare in Prefettura e Questura le prime riunioni operative per un rafforzamento delle misure di sicurezza. Al di là dell’approdo o meno degli Stati Uniti in finale, resta anche l’incognita su quanto dovrebbe durare la permanenza di Trump in Italia. E dove si sposterebbe poi il tycoon, che dopo la finale dell’hockey potrebbe decidere di spostarsi all’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici. In questo caso si tratterebbe di un blitz di poche ore, seppur in due luoghi. Ma non è escluso che il presidente americano possa arrivare con il suo Air Force One fin da sabato sera.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
L’Air Force One (Ansa).

Gli Usa hanno vinto solo due volte il torneo olimpico

La nazionale di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, nonostante la grande popolarità di questo sport negli Usa e il fatto che le franchigie americane (assieme a quelle canadesi) disputino la ricca NHL, ovvero la lega professionistica nordamericana, ha vinto solo due ori olimpici: nel 1960 e nel 1980. Questo perché gli Stati Uniti alle Olimpiadi hanno a lungo schierato giocatori dilettanti (provenienti dalle università) e non le star dell’NHL.

Olimpiadi, Italia seconda in classifica ma per il Nyt è prima: perché

Stando al medagliere aggiornato al 13 febbraio 2026, l’Italia è seconda in classifica alle Olimpiadi di Milano Cortina con sei medaglie d’oro, tre medaglie d’argento e otto di bronzo. Come mai, dunque, il New York Times sulle sue pagine colloca la nazionale azzurra al primo posto? La risposta è presto detta ed è basata sulla modalità di calcolo delle posizioni.

Le modalità di calcolo

Il regolamento del Comitato olimpico internazionale vuole che la classifica si faccia in base alle medaglie d’oro. Avendone l’Italia ottenute sei e la Norvegia sette, va considerato primo del medagliere il Paese scandinavo. C’è però chi, come il Nyt, è rimasto al calcolo “alternativo” rispetto a quello ufficiale (che si faceva decenni fa) basato sul numero di medaglie complessive ottenute da uno Stato. Dunque, dato che l’Italia ne ha conquistate 17, più di ogni altra nazione, ecco spiegato perché viene collocata prima in classifica, seguita dalla Norvegia e dagli Stati Uniti che sono a quota 14.

Perché stato accolto il ricorso di Rebecca Passler, riammessa a Milano-Cortina

Accolto il ricorso della biatleta azzurra Rebecca Passler, che è stata dunque riammessa ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina: l’altoatesina di Anterselva era stata sospesa dopo una positività al letrozolo riscontrata nel corso di un controllo antidoping effettuato il 26 gennaio.

Riconosciuto il “fumus boni iuris”

La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha riconosciuto il “fumus boni iuris“, ossia l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto. Passler, che potrà dunque prendere parte alle Olimpiadi, si aggregherà alle compagne di squadra a partire da lunedì 16 febbraio, giorno in cui sarà a disposizione dello staff tecnico per le successive competizioni del programma a cinque cerchi. «Sono stati giorni molto difficili. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100 per cento sul biathlon», ha dichiarato Passler, ringraziando le persone che le sono state vicine e la Federazione Italiana Sport Invernali.

Cos’è il letrozolo

Il letrozolo è un farmaco che viene usato prevalentemente in casi oncologici e in particolare nel trattamento di donne in postmenopausa con tumore al seno iniziale positivo ai recettori ormonali. Il letrozolo non ha effetti dopanti di per sé, ma può essere usato per ridurre gli alti livelli di estrogeni dovuti agli anabolizzanti, motivo per cui è vietato dalla Wada. Le rare positività in archivio (in passato mise nei guai anche la tennista Sara Errani) sono spesso dovute a contaminazioni o incauta assunzione.

Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi

Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi
Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi
Casco vietato, l’atleta ucraino Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi

L’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych è stato squalificato dalle Olimpiadi di Milano Cortina poco prima della gara di giovedì 12 febbraio 2026. Al centro della decisione del Cio, il Comitato olimpico internazionale, la sua volontà di indossare un casco con raffigurati gli atleti e le atlete dell’Ucraina uccisi durante l’invasione russa. Un gesto che le autorità olimpiche gli avevano vietato, in quanto violava l’articolo 50 della Carta Olimpica che proibisce, in gara, «ogni tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale». L’alternativa che gli era stata proposta era quella di sostituire il casco con una fascia nera al braccio, ma lui aveva deciso di tirare dritto e non scendere a compromessi. Già durante le prove ufficiali di martedì e mercoledì aveva utilizzato il casco in questione, ribadendo che l’avrebbe indossato anche alle gare. Ma, poco prima che iniziassero, è arrivata la squalifica.

Sul caso era intervenuto anche Zelensky

Sulla vicenda era intervenuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta, questa verità non può essere imbarazzante, inappropriata o etichettata come manifestazione politica in un evento sportivo. Semplicemente, ricorda a tutti il ruolo globale dello sport. E la missione storica del movimento olimpico: è tutto per la pace». Il Parlamento ucraino aveva anche approvato una risoluzione a sostegno di Heraskevych, ma evidentemente non è bastato.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Scommettiamo che in pochi si sono resi conto che le Atp Finals di tennis andavano in onda in chiaro (una partita al giorno) sui canali della Rai dal 2021, cioè da quando il prestigioso torneo era sbarcato a Torino dopo tante edizioni, dal 2009 al 2020, alla O2 Arena di Londra.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
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Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Le ruggini della redazione sportiva Rai sul tennis

La Rai, obiettivamente, negli Anni 2000 aveva perso il filo del tennis, e la redazione sportiva mostrava parecchia ruggine, poiché da molto tempo racchette e palline erano una questione pay di Sky ed Eurosport, e in chiaro di Supertennis. Con nessuno, peraltro, che se ne era troppo lamentato, nonostante i successi del tennis femminile italiano.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
L’errore della Rai con lo Zverev sbagliato, a sinistra.

Ricordiamo ancora i promo in onda sui canali della tivù pubblica dove, tra i campioni protagonisti delle Finals, si mostrava erroneamente Mischa Zverev al posto del fratello Alexander Zverev, lui sì qualificatosi per Torino.

Il boom televisivo è arrivato nel 2023, grazie a Sinner

Le prime due edizioni, 2021 e 2022, furono piuttosto sfortunate perché fiaccate dal Covid, dalle limitazioni del pubblico sugli spalti e dal fatto che non ci fosse nessun italiano in campo. Il boom televisivo è arrivato nel 2023, con Jannik Sinner in finale (sconfitto da Nole Djokovic), e poi nel 2024 e 2025, con Sinner trionfatore affiancato nel 2025, in quota Italia, pure da Lorenzo Musetti, eliminato invece ai gironi.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Lorenzo Musetti alle Atp Finals 2025 contro Alcaraz (Ansa).

L’impalpabile Fiocchetti e quell’addio un po’ fuori contesto

La telecronaca Rai è stata affidata, per cinque anni, all’impalpabile Marco Fiocchetti, quello che, pochi secondi dopo il match point di Sinner su Alcaraz nella finale 2025, annunciò al mondo che se ne sarebbe andato in pensione (ma a chi interessava?), salutando mamma Rai dopo decenni di onorato servizio.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Marco Fiocchetti (da Instagram).

Il popolo degli appassionati, naturalmente, in questo periodo ha continuato a vedere le Atp Finals su Sky, che ha i diritti pay per tutte le partite del torneo. E sarà così anche per le prossime stagioni.

La Rai pagava solo 1 milione di euro all’anno

Alla grande massa generalista, invece, dovranno parlare i telecronisti di Mediaset che dal prossimo novembre, e almeno fino al 2028, ha acquisito i diritti in chiaro delle Atp Finals (otto partite in chiaro, una al giorno) versando alla Atp circa 4 milioni di euro all’anno. Una cifra molto superiore a quella pagata dalla Rai (1 milione di euro all’anno), che però aveva sottoscritto l’intesa con Atp in anni precedenti al boom del tennis in Italia.

La concorrenza di Dazn sul calcio e i conti di Publitalia

Essendo scaduto il contratto a fine 2025, anche Rai, ovviamente, aveva rilanciato mettendo sul piatto cifre superiori. Ma non sufficienti a raggiungere l’offerta Mediaset. E tra l’altro ora sembra in difficoltà anche sui Mondiali di calcio, con Dazn pronta a comprare i diritti di alcune partite, come rivelato da Calcio e finanza. Di sicuro in Publitalia le stime ritengono che le Atp Finals, sui canali del Biscione, siano in grado di portare in cassa una raccolta attorno agli 8 milioni di euro a edizione. In effetti il tennis, con tutte le sue pause ogni due game, si presta molto all’inserimento di break pubblicitari, a differenza del calcio dove, invece, si fatica a raccogliere un milione di euro anche per le partite di cartello.

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Jannik Sinner in posa col trofeo delle Atp Finals (foto Ansa).

Alberto Brandi ora dovrà pensare a come allestire la squadra

Il numero uno dello sport di Mediaset, Alberto Brandi, dovrà ora decidere chi scegliere per le telecronache. Nelle ultime occasioni in cui il Biscione era stato chiamato in causa per il tennis (match in chiaro degli Internazionali d’Italia a Roma), il commento delle gare era affidato a Giampaolo Gherarducci (che però ora non fa più parte della redazione Sportmediaset, essendosi trasferito a TgCom24) e a Riccardo Trevisani, con Francesca Schiavone a fare da “spalla” tecnica.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
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Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro

Lo studio era condotto da Lucia Blini, con Federico Mastria inviato sui campi per interviste e commenti. C’è tempo fino a novembre per creare la nuova squadra, selezionando un nuovo telecronista principale e un talent maschile da affiancare alla Schiavone.

L’antica tradizione di Mediaset, con gli Us Open commentati da Rino Tommasi

In effetti Mediaset vanta un’antica tradizione tennistica, con le esclusive degli Us Open commentate da Rino Tommasi nei primissimi Anni 80 (quelle lunghe notti davanti a Canale 5 a guardare Björn Borg perdere regolarmente da John McEnroe o Jimmy Connors), il Torneo Olio Cuore di Milano, le finali Wct di Dallas. Tradizione che poi è stata chiusa in un cassetto per oltre 30 anni, quando il tennis è diventato un prodotto televisivo sostanzialmente pay.

Il tennis a Mediaset e i conti che non tornano in Rai: cosa c’è dietro
Rino Tommasi e Sandro Piccinini nel 2006 (foto Imagoeconomica).

E anche se 4 milioni di euro per otto partite possono sembrare molti (nonostante le ottimistiche previsioni di Publitalia), si può dire che un gruppo come Mediaset ha bisogno adesso di riaccendersi sullo sport, settore un po’ troppo trascurato negli ultimi anni.