Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica

Emanuela Maccarani, che era stata alla guida della nazionale italiana dal 1996 al 2025 prima di finire sotto inchiesta per presunti abusi psicologici su alcune ex ginnaste, è la nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica per gli esercizi di gruppo. La notizia, annunciata dalla federazione di Mosca, è stata poi confermata su Facebook dal marito, Moreno Buccianti.

Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica
Emanuela Maccarani (Imagoeconomica).

Maccarani, una delle allenatrici più titolate al mondo degli esercizi di gruppo, da commissaria tecnica della squadra nazionale italiana di ginnastica ritmica aveva raccolto risultati di enorme prestigio, come la medaglia d’argento ai Giochi olimpici di Atene 2004 e quelle di bronzo a Londra 2012, Tokyo 2020 e Parigi 2024. A marzo dell’anno scorso la Federazione Ginnastica d’Italia – dopo una sospensione di tre mesi – aveva però interrotto i rapporti con Maccarani dopo le denunce di maltrattamenti a livello psicologico da parte di due ex ginnaste, Anna Basta e Nina Corradini, arrivate nell’autunno del 2022. L’ex allenatrice delle “Farfalle” ed ex direttrice tecnica dell’Accademia Internazionale di ginnastica ritmica di Desio, in passato anche membro della giunta del Coni, è stata rinviata a giudizio per i presunti abusi: il processo a suo carico è iniziato a febbraio del 2026.

Dite a Binaghi che il tennis senza Sinner ha perso audience e interesse

Il mondo del tennis italiano, da quasi tre anni, ha alzato la voce contro il calcio, brandendo il vessillo di Jannik Sinner, le sue vittorie, i suoi primati, le masse di tifosi che affollano le arene, i palazzetti e ingrossano le audience televisive. E non è un caso che, per esempio, in concomitanza con le prossime Atp Finals di Torino in novembre, il calendario della Serie A di calcio abbia spostato la partita in casa della Juventus a lunedì, per evitare sovrapposizioni con i match del torneo di tennis.

Le polemiche per le sovrapposizioni con il calcio

Tutto ciò è stato fatto ascoltando le lamentele del presidente della Federtennis e padel, Angelo Binaghi, che aveva parlato di un mondo del calcio quasi intenzionato a ostacolare la cavalcata in popolarità del tennis, sia piazzando la finale di Coppa Italia all’Olimpico di Roma, proprio di fianco al Foro Italico e in concomitanza delle partite di tennis, sia per gli incontri di Torino e Juventus durante le Atp finals sotto la Mole.

Dite a Binaghi che il tennis senza Sinner ha perso audience e interesse
Angelo Binaghi, presidente della Fitp (foto Ansa).

Binaghi ha spesso usato ironia e anche presunzione, quando si parlava di eventi sovrapposti, come il derby di Roma e le partite di tennis degli Internazionali: «Oggi, in Italia, dobbiamo spostarci noi o il calcio? Chiediamolo all’opinione pubblica. Noi ci siamo spostati per 25 anni». E poi ancora, la stilettata velenosa durante il Mondiale americano senza l’Italia: «A che ora gioca la Nazionale? Mi sono distratto con Wimbledon…».

Ok la cultura sportiva multidisciplinare, ma…

È obiettivamente giusto, per la Fitp, rivendicare più spazio, lungo un percorso che intende accrescere la cultura sportiva multidisciplinare in Italia, dove invece il calcio, per tradizione, la fa sempre da padrone. Ma è altrettanto doveroso ricordare al mondo del tennis che tutta la forza contrattuale del momento gli deriva esclusivamente dal fattore Sinner. Appena Jannik scompare, il mondo di racchette e palline, mediaticamente, evapora. Insieme ai tifosi.

Dite a Binaghi che il tennis senza Sinner ha perso audience e interesse
Il post su Instagram di Sinner, infortunato e costretto a saltare gli Us Open.

I dati di ascolto dell’ultimo Us Open di tennis, senza Sinner, sono lì a dimostrarlo: su Sky -46 per cento di audience media giornaliera nella prima settimana del torneo rispetto all’edizione 2025; su Supertennis, in chiaro, -58 per cento.

Gli altri tennisti non scaldano i cuori degli italiani

Purtroppo i vari Flavio Cobolli, Lorenzo Musetti, Luciano Darderi (quello che ha resistito di più agli Us Open, eliminato agli ottavi da Alexander Zverev), Matteo Berrettini o Jasmine Paolini non scaldano i cuori degli italiani, che si emozionano solo per chi vince, non per chi arriva in finale, o in semifinale, o comunque lotta alla pari con i più forti. Senza Sinner, che sperando di riprendersi dall’infortunio al ginocchio è andato a Monza a godersi il Gran Premio di F1 (e lì c’era il fenomeno tutto italiano Kimi Antonelli che sta spingendo gli ascolti tivù della F1 su Sky e Tv8 a vette che da tempo non si vedevano), lo spazio riservato al tennis sulla stampa, nei notiziari e nella cosiddetta talkability sui social è stato davvero minimo.

Dite a Binaghi che il tennis senza Sinner ha perso audience e interesse
Luciano Darderi, eliminato da Alexander Zverev agli ottavi degli Us Open (foto Ansa).

Nel frattempo, l’Italia sta sistemando lo scacchiere geografico dei tornei: dopo il torneo Atp 1000 di Roma, le Atp Finals di Torino e le Finali di Coppa Davis a Bologna, dal 2028 debutterà un torneo Atp 250 a Ca’ Tron di Roncade (Treviso): sarà in programma in giugno, subito dopo il Roland Garros, in preparazione a Wimbledon su campi in erba costruiti da privati con soldi privati sui terreni del campus di H-Farm (gruppo veneto specializzato in formazione, start-up, consulenze e sviluppo tecnologico), alle porte della laguna di Venezia.

Per il torneo a Ca’ Tron di Roncade versati 27 milioni di dollari

I diritti del torneo, si ricorderà, erano stati comprati dalla Fitp alcuni mesi fa, con il versamento ad Atp di 27 milioni di dollari per rilevare quelli che erano i diritti del torneo di Bruxelles. Insomma, è tutto quasi pronto, come conferma Gianni Milan, vicepresidente della Fitp. E il nuovo torneo italiano dovrà giostrarsi tra i due grandi Atp 500 al Queen’s di Londra o ad Halle (in Germania), facendo a spallate pure con gli altri tornei 250 su erba di Stoccarda, ’s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Maiorca (Spagna) ed Eastbourne (Inghilterra).

Presidenza Fifa, la Figc ritira il sostegno alla candidatura di Infantino

La Figc (Federazione italiana gioco calcio) ha deciso di ritirare il sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per le elezioni alla presidenza della Fifa in programma a marzo 2027. Una scelta, spiega la Federcalcio, che intende esprimere in maniera chiara e trasparente la posizione della Federazione, in piena condivisione con la Uefa e con il suo presidente Aleksander Čeferin, rispetto alle recenti iniziative promosse dal presidente della Fifa in materia di governance e sviluppo delle competizioni internazionali. «Continueremo a lavorare al fianco dell’Uefa e delle altre federazioni europee per promuovere un modello di calcio fondato su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi», ha dichiarato il presidente della Figc Giovanni Malagò. «Ci riconosciamo in un modello di confronto, di ascolto e di corresponsabilità che ha fino ad ora consentito al calcio di crescere, innovare e al tempo stesso difendere i propri principi fondanti».

Sinner rinuncia agli US Open

Jannik Sinner non parteciperà ai prossimi US Open a causa del persistente problema al ginocchio emerso nelle scorse settimane, che lo aveva portato a sottoporsi a controlli assidui tra Milano e il JMedical di Torino. «Nonostante il duro lavoro svolto con il mio team e lo staff medico, abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di non partecipare agli US Open di quest’anno», si legge nella nota con cui il fuoriclasse azzurro ha sciolto le riserve. New York vedrà invece l’atteso ritorno di Carlos Alcaraz dopo oltre quattro mesi di inattività.

Sinner: «Non vedevo l’ora di tornare a giocare a New York»

«Siamo tornati ad allenarci a Monte Carlo negli ultimi giorni e ci siamo resi conto di aver bisogno di più tempo per recuperare dal problema al ginocchio destro», ha spiegato Sinner nel comunicato. «Sono ovviamente molto triste e deluso, dato che New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedevo l’ora di tornare a giocare in quell’atmosfera elettrizzante, davanti a un pubblico fantastico». Il programma di Sinner, vincitore a Flushing Meadows nel 2024, prevede ora la permanenza in Europa e per proseguire il recupero, con l’obiettivo di farsi trovare pronto per la tournée asiatica e i tornei di Pechino e Shanghai.

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

Addio al cavallo Varenne, considerato il miglior trottatore di tutti i tempi, morto a 31 anni nell’allevamento LJ di Eboli (Salerno). Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, Varenne – chiamato così per la rue de Varenne di Parigi, dove si trova l’Ambasciata d’Italia in Francia – era nato presso l’allevamento di Zenzalino a Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995. Acquistato da Enzo Giordano per 180 milioni di lire dopo una promettente ma sfortunata prova d’esordio e affidato all’allenatore finlandese Jori Turja, a esclusione della sua prima gara e di sole altre due nel corso della carriera, Varenne è sempre stato guidato dal driver Giampaolo Minnucci. In tutto ha conquistato 62 vittorie su 73 corse disputate, vincendo oltre 6 milioni di euro in premi.

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

Tra i suoi principali successi il Derby italiano del trotto (1998), il Gran Premio Lotteria di Agnano (2000, 2001 e 2002), il Prix d’Amérique (2001 e 2002), l’Elitloppet (2001 e 2002) e la Breeders Crown (2001). Nel 2001, dunque, riuscì a imporsi in tutte e tre le prove del Grand Slam del trotto europeo (Amérique, Lotteria, Elitloppet) e anche nella Breeders Crown, la corsa più importante degli Stati Uniti.

È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi
È morto Varenne, addio al cavallo trottatore più forte di tutti i tempi

La sua fama travalicò i confini dell’ippica

Le sue prestazioni gli garantirono l’attenzione dei media, con numerosi articoli e copertine anche sulla stampa non specializzata, in Italia e all’estero. All’apice della sua carriera, la Snai (attraverso l’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi) commissionò a Enzo Jannacci un inno per il cavallo. Il cantautore milanese, appassionato di ippica, accettò con entusiasmo: «In due giorni ho composto la canzone: Varenne non è un cavallo, è un capolavoro».

Dopo il ritiro dalle corse, avvenuto il 28 settembre del 2002 (anno in cui aveva completato il Grand Slam europeo), Varenne aveva continuato a essere protagonista come stallone: tra i suoi figli (circa 2 mila) figurano già cinque vincitori del Derby.

Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano

Giusto per restare in tema di Grande raccordo anulare, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene, Giovanni Malagò ha scelto un altro romano. Questa volta è un giornalista, Alessandro Catapano, che dal primo settembre assumerà il ruolo di portavoce del presidente, andando a rafforzare la squadra della comunicazione della Figc.

Per 17 anni alla Rosea, poi il passaggio in via del Tritone

Catapano ha lavorato per 17 anni a La Gazzetta dello Sport, prima di passare a Il Messaggero e diventare capo dello sport. Poi il salto della barricata dai giornali agli uffici stampa delle istituzioni sportive, con il lavoro alla Federazione italiana tennis e padel, l’incarico da consulente alla Federazione italiana di atletica leggera, i ruoli di direttore della comunicazione alla Flai-Cgil, alla Federazione ciclistica italiana e a quella della danza sportiva.

Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano
Alessandro Catapano.

Il libro sull’amore per la Roma, con Venditti…

Ora è stato scelto per gestire i rapporti con i media e la comunicazione collegata all’attività istituzionale del presidente, tra l’altro alle prese con la grana su Bianchedi capodelegazione della Nazionale. A proposito di Roma, romanismi e romanisti, Catapano ha scritto anche un libro: Ti amo. (La) Roma dritta al cuore. Con prefazione di Antonello Venditti.

Scontro Coni-Figc su Bianchedi capodelegazione della Nazionale: cosa è successo

Dopo il caso di Andrea Pirlo quasi ct” e le dimissioni di Paolo Maldini da direttore tecnico, ecco un altro pasticcio azzurro targato Giovanni Malagò. La nomina di Diana Bianchedi come nuova capodelegazione della Nazionale italiana di calcio maschile, annunciata dal presidente della Figc, è stata infatti stoppata dal Coni. Il motivo? Secondo il Comitato Olimpico Nazionale Italiano c’è da verificare la legittimità del doppio incarico, in quanto l’ex schermitrice dal 2025 è vicepresidente vicaria della propria struttura.

Scontro Coni-Figc su Bianchedi capodelegazione della Nazionale: cosa è successo
Diana Bianchedi (Ansa).

La nota del Coni col richiamo all’articolo 7 dello Statuto

Con un colpo di teatro, Malagò ha scelto come capo delegazione della Nazionale italiana di calcio maschile una donna, proveniente da tutt’altro sport, dove ha vinto l’oro olimpico a Barcellona 92 e Sydney 2000. Il Coni è però intervenuto in gamba tesa contro il suo ex presidente, spiegando che «ai sensi dello Statuto e delle Leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità» riguardanti gli incarichi di Bianchedi. Secondo l’articolo 7, comma 4, dello Statuto del Coni, i componenti della Giunta nazionale (di cui fa parte l’ex schermitrice in quanto vicepresidente) «qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi sono considerati incompatibili con la carica che rivestono, e debbono essere dichiarati decaduti». A questo si aggiunge un altro aspetto: dopo la nomina a vicepresidente, la stessa Bianchedi ha firmato il modulo Coni per la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità, inconferibilità o conflitto di interessi richieste per incarichi istituzionali, candidature sportive, riconoscimento di professioni o iscrizioni a elenchi e registri del Coni.

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Scontro Coni-Figc su Bianchedi capodelegazione della Nazionale: cosa è successo
Giovanni Malagò (Ansa).

La Figc: «A Bianchedi un ruolo di mera rappresentanza»

La Figc ha rapidamente replicato di non ravvisare «alcun conflitto di interessi» nella nomina di Bianchedi nel ruoloche negli anni è stato di Gigi Riva, Gianluca Vialli e Gianluigi Buffon: «Non c’è né norma statale né statutaria che preveda espressamente un’incompatibilità tra il ruolo di membro di Giunta del Coni e un incarico federale; né si ritiene che l’incarico possa configurare il conflitto di interessi permanente richiamato dall’articolo 7 dello statuto del Coni. Si tratta di un ruolo di mera rappresentanza». Sta ora a Bianchedi decidere il da farsi: la leggenda della scherma, legata al Comitato olimpico italiano da un accordo da 50 mila euro l’anno, deve ancora firmare il contratto in Figc, che prevede un compenso attorno ai 150 mila euro. Altamente improbabile una coesistenza dei due incarichi: in caso di sì a Malagò, dovrà dimettersi dal Coni.

Sinner a Milano per controlli ortopedici prima di Cincinnati: cosa è successo

A pochi giorni dalla partenza per Cincinnati, dove si terrà il prossimo Masters 1000 a cui parteciperà, Jannik Sinner ha raggiunto Milano per svolgere nuovi controlli medici dopo quelli effettuati a giugno all’ospedale San Raffaele, che erano serviti per approfondire sul malore fisico e i problemi avvertiti durante il match del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo.

La visita potrebbe essere legata a un fastidio al ginocchio destro

Stavolta Sinner, che nei giorni scorsi ha effettuato un check-up al J Medical di Torino, si recato presso la clinica privata Physioclinic, per controlli ortopedici e preventivi: l’ipotesi è che ci sia stato un focus sul ginocchio destro – di recente il campione altoatesino è stato fotografato con un cerotto applicato proprio in quella zona – in vista dell’imminente partenza per la stagione sul cemento americano. Gli esami, durati quattro ore, sono stati organizzati su richiesta del suo staff e Sinner è stato visitato dal dottor Piero Volpi (ex medico sociale dell’Inter). Se dagli accertamenti non emergeranno criticità, Sinner – arrivato a Milano in auto da Monte Carlo – decollerà verso l’Ohio domenica 9 agosto.

Il Tribunale dichiara il fallimento del Brescia calcio

Il tribunale di Brescia ha dichiarato il fallimento del Brescia calcio, rigettando la richiesta del club che aveva chiesto un concordato in bianco per evitarlo. La decisione è arrivata nel giorno del 70esimo compleanno del presidente Massimo Cellino in seguito all’esclusione della società dai campionati professionistici per il mancato rispetto delle scadenze economiche e il successivo avvio della procedura concorsuale. «È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione», ha commentato Cellino. Il provvedimento dei giudici fallimentari ha dato atto dell’esposizione complessiva della società per 20 milioni di euro, 10 milioni di finanziamenti e 10 milioni verso creditori privilegiati e altri.

Zinedine Zidane è il nuovo ct della Francia

Zinédine Zidane è ufficialmente il nuovo ct della Francia. Lo ha confermato il presidente della Federazione francese, Philippe Diallo, specificando che il contratto è valido per quattro anni. «La nazionale francese è l’unica cosa che volevo fare», ha dichiarato Zidane dopo l’ufficializzazione. «È una continuità, in un certo senso un sogno. Ho avuto proposte in questi quattro, cinque anni per riprendere un club e le ho rifiutate tutte per la nazionale francese». L’ex trequartista, campione del mondo nel 1998 con i Bleus, succede al suo ex compagno di squadra Didier Deschamps, ct dal 2012. Zidane, 54 anni, era senza incarico dal 2021, quando concluse la sua seconda esperienza sulla panchina del Real Madrid.

Guardiola rifiuta l’offerta della Federcalcio: non sarà ct dell’Italia

Pep Guardiola non sarà il commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha comunicato ai vertici della Federcalcio che nei giorni scorsi gli avevano offerto di guidare gli azzurri. Da quanto si apprende, Guardiola ha detto ai dirigenti italiani di essere stato molto tentato, ma alla fine hanno prevalso gli impegni che il tecnico aveva preso con la sua famiglia. Non avrebbe infatti rinunciato per motivazioni economiche ma per dedicare più tempo ai familiari.

Il grande favorito ora è Andrea Pirlo

Ora il favorito per il ruolo di ct è Andrea Pirlo, attualmente allenatore dello United Football di Dubai dove ha un contratto fino al 2027 (ma ritiene che non sarebbe un problema interromperlo in anticipo). Sembrano invece tramontate le ipotesi legate a Mancini (il preferito di Giovanni Malagò) e a Conte, il prediletto dei club di A.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse

Anche il tempio sacro della tradizione del tennis, ossia il torneo di Wimbledon, si è dovuto inchinare all’ossessione per la digitalizzazione totale delle nostre vite: non solo il sistema di chiamata elettronica in tempo reale, che ha sostituito i giudici di linea, ma pure sensori seminati ovunque e che restituiscono miliardi di dati da elaborare e restituire in statistiche pronte all’uso.

Qualcuno, ingenuo, potrebbe pensare che tutto ciò abbia a che fare con la completezza delle telecronache (fornendo ai giornalisti molti numeri per dare informazioni più dettagliate ai telespettatori e agli appassionati) e con un senso di giustizia, per togliere l’elemento umano, fallibile e influenzabile, e oggettivare la chiamata di una pallina dentro o fuori dalle linee del campo. Ma non è così.

La digitalizzazione del tennis e il diluvio di dati sono invece legati a una svolta di 4-5 anni fa, quando Atp (l’associazione dei tennisti professionisti che gestisce il circuito) e Atp Media hanno creato Tennis data innovations, una società che gestisce il comparto dati e live streaming fondamentale per il mondo delle scommesse.

Partnership globale con Sportradar: pioggia di partite (e soldi)

In questo modo Atp ha cessato di essere un semplice venditore di diritti ed è diventato un partecipante attivo e strategico nel mercato dei dati per il betting. Tennis data innovations ha firmato una partnership globale con Sportradar, una delle principali società di tecnologia e dati sportivi al mondo. L’accordo ha reso Sportradar il partner esclusivo per i dati di scommesse e lo streaming per l’intero Atp Tour e Challenger Tour, coprendo oltre 14.500 partite all’anno. E ci sono tanti soldi da fare.

Il calcio è in testa, ma il tennis cresce sul campo delle scommesse

Come mostra infatti il rapporto sul “Global sports betting market” realizzato da Fortune business insight, il mercato delle scommesse sul tennis vale tra il 12 e il 15 per cento del totale scommesse mondiali sullo sport, ossia dai 13 ai 19 miliardi di dollari all’anno. Una montagna di denaro che fa del tennis uno degli sport preferiti dagli scommettitori (proprio per la cascata di dati disponibili e la possibilità di puntare su qualunque cosa), anche se ancora lontano dal calcio che assorbe una fetta del 41 per cento di tutte le puntate.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
L’ombra di Matteo Berrettini al torneo di Wimbledon (foto Ansa).

Peraltro, e Atp lo sa bene, il comparto delle scommesse sportive è in crescita costante: ora vale quasi 114 miliardi di dollari all’anno (dati 2025) e nel 2026 si prevede un’espansione a 126,5 miliardi, per poi sfiorare addirittura i 300 miliardi di dollari annui entro il 2034.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
Jannik Sinner a Wimbledon (foto Ansa).

L’Europa, in questo processo, è molto coinvolta, essendo la parte di mondo più dedita all’azzardo: vale il 39 per cento del mercato globale delle scommesse sportive (con il Regno Unito, patria di Wimbledon, a quota 31 per cento del mercato europeo, e la Germania al 26 per cento), davanti al Nord America (34 per cento), Asia-Pacifico (20 per cento), e resto del mondo (7 per cento).

Un ruolo determinante è quello delle puntate live

Le scommesse online, e quindi l’approccio guidato quasi esclusivamente dalla pioggia torrenziale di dati elaborati, pesano per il 72 per cento del mercato delle scommesse, mentre quelle offline, coi vecchi metodi di puntata fisica in qualche agenzia, sono scese al 28. In questo processo di evoluzione del betting stanno assumendo un ruolo determinante le scommesse live, durante la partita (Il prossimo punto sarà vinto con un dritto o con un rovescio? Quanti colpi di rovescio farà durante il game? Il tennista scenderà a rete una o più volte durante il set? Quanti servizi farà al centro? E quanti a uscire?, e così via…), grazie all’analisi dei dati in real time e al potenziamento, su tutto il globo terrestre, delle connessioni alla Rete mobile.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
Matteo Berrettini (foto Ansa).

Perciò, quando sentiamo un telecronista intrattenerci sulle statistiche più impensabili dedicate a Jannik Sinner o Matteo Berrettini, è importante sapere che dietro questi numeri ci sono tantissimi soldi. Il betting è diventato cruciale per l’organizzazione del tour di tennis, al punto che è la voce di ricavi di gran lunga più rilevante del bilancio Atp: circa 200 milioni di dollari all’anno (ma erano appena 32 milioni nel 2019), il 54 per cento del totale.

Ecco perché nessuno se la prenderà con gli scommettitori disturbatori…

Comprensibile, quindi, che il sopracciglio alzato di qualche direttore di torneo contro gli scommettitori che popolano gli spalti e disturbano questo o quel giocatore non possa mai essere seguito da concrete prese di posizione: il betting è una fonte di business cruciale per il tennis e lo sport in generale.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
Il francese Arthur Fils nel match del secondo turno contro Berrettini (foto Ansa).

A Dazn Italia un manager che arriva (guarda caso) da quel mondo

Basti vedere la decisione presa da Dazn Italia, piattaforma di streaming dedicata quasi esclusivamente allo sport e che dal primo luglio ha sostituito l’amministratore delegato Stefano Azzi (esperto di telecomunicazioni) con Andrea Faelli, una carriera tutta all’interno di società di scommesse.

Dietro l’ossessiva digitalizzazione del tennis c’è un solo business: le scommesse
Andrea Faelli (foto Imagoeconomica).

O le iniziative future di un colosso come Meta, azienda che starebbe sviluppando una nuova app dedicata al mondo dei mercati predittivi, e quindi delle scommesse (nome in codice: Arena) a seguito della grande passione del fondatore, Mark Zuckerberg, per il settore delle arti marziali e del Mma, dove il betting la fa da padrone.

Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli

Massimiliano Allegri è ufficialmente il nuovo allenatore del Napoli. Ad annunciarlo è stato il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis che, con un tweet su X, ha salutato il nuovo tecnico: «Benvenuto Max!». L’ex allenatore del Milan ha firmato un contratto di tre anni fino al 30 giugno 2029.

Il comunicato del Napoli

Questo il comunicato del club azzurro: «La SSC Napoli dà il benvenuto a Massimiliano Allegri, che assume l’incarico di allenatore della prima squadra. Il tecnico ha firmato un contratto che lo legherà al Club fino al 30 giugno 2029. Dopo una lunga carriera da calciatore, in cui ha indossato anche la maglia del Napoli nel ’97/98, Max Allegri intraprende il percorso da allenatore a partire dalla stagione 2003/04. Nel 2007/08 conduce il Sassuolo alla prima storica promozione in Serie B, vincendo nella medesima annata anche la Supercoppa di Serie C1. Qualche mese più tardi fa il suo debutto in Serie A con il Cagliari, chiudendo il campionato al nono posto e vincendo la Panchina d’oro. Nel 2010 approda al Milan, riuscendo a vincere il diciottesimo scudetto e la sesta Supercoppa Italiana della storia rossonera. Dal 2014 al 2019 è il tecnico della Juventus, con cui conquista cinque scudetti consecutivi, quattro coppe Italia di seguito e due Supercoppe. Nello stesso periodo conduce per due volte i bianconeri alla finale della Champions League. Dopo due anni torna alla guida della Juventus vincendo la sua quinta Coppa Italia nel 2024. Nella scorsa stagione ha allenato nuovamente il Milan, terminando il campionato al quinto posto. Benvenuto, mister Allegri!».

Nuove accuse di doping per Schwazer

Nuove accuse di doping per Alex Schwazer. A lanciarle è stata l’agenzia nazionale antidoping tedesca, che ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore azzurro, sospeso in via cautelare. A Schwazer, durante i campionati tedeschi di marcia su strada, sono state rilevate tracce di Eritropoietina sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue. Nel comunicato che informa della positività, l’agenzia ha aggiunto di aver presentato una denuncia alla procura competente sulla base della legge antidoping.

Ruben Amorim sarà il nuovo allenatore del Milan

Sarà Ruben Amorim il nuovo allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con il club rossonero, con cui ha firmato un contratto biennale (fino al 2028), con opzione per un terzo anno. A riferirlo è il quotidiano portoghese A Bola, secondo cui Amorim riceverà 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus per scudetto e qualificazione alla Champions League, competizione mancata dai rossoneri nelle ultime due stagioni. Il 41enne di Lisbona attende solo l’approvazione definitiva di Gerry Cardinale di Red Bird, proprietario del club, per recarsi in Italia e firmare il contratto.

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros

Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano per accertamenti programmati dopo il malore che lo ha colpito al Roland Garros, con conseguente eliminazione al secondo turno dello Slam francese: l’intenzione del tennista numero uno al mondo è capire bene cosa gli è successo a Parigi nel match contro Juanma Cerundolo, dove era avanti due set e 5-1 nel terzo, prima del tracollo.

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros
Jannik Sinner (Ansa).

Fino al malore Sinner aveva giocato (e vinto) ininterrottamente da marzo

L’eliminazione al Roland Garros è avvenuta il 28 giugno: fino al colpo di calore che lo ha steso a Parigi, Sinner aveva giocando ininterrottamente da marzo, collezionando vittorie a Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid e Roma. Mercoledì 10 marzo riprenderà gli allenamenti a Monte Carlo e, come già annunciato, non giocherà nessun torneo sull’erba prima di Wimbledon.

Il cambio di programma di Sinner, che era atteso per i test al JMedical di Torino

Il fuoriclasse azzurro era atteso inizialmente a Torino al JMedical, il centro medico della Juventus a cui già in passato si era rivolto in altre occasioni. Poi il cambio di programma: relax al mare in Sardegna con la compagna Laila Hasanovic, in attesa degli accertamenti clinici riprogrammati a Milano.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

Adriano Panatta, 76 anni a luglio, si è ritirato dai campi di tennis nel 1983. Dal 1984 al 1997 è stato capitano non giocatore di Coppa Davis. E poi ha fatto il direttore degli Internazionali di tennis di Roma dal 1999 al 2003. Ma nel 2002 è iniziato lo scontro con la Federtennis, già presieduta da Angelo Binaghi (siede su quella poltrona dal 2001), che peraltro Panatta aveva appoggiato, assieme ad altri, nella scalata per abbattere Paolo Galgani, presidente dal 1976 al 1998. Cos’era successo?

Una vecchia storia di compensi in nero versati dagli sponsor

La Federtennis aveva risolto il contratto di consulenza con Panatta, imputando all’ex campione «comportamenti lesivi dell’immagine e delle finanze della Federazione», relativi a ipotesi di compensi in nero versati da alcuni sponsor. Panatta, successivamente, perse sia la causa civile sia davanti ai giudici sportivi. E da lì in poi è iniziato il periodo di grande freddezza con la Fit.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Adriano Panatta (Ansa).

Nel 2015, quando al Foro Italico venne inaugurata la Walk of fame dello sport italiano, Binaghi fece di tutto perché la targa di Adriano Panatta venisse esclusa. Poi, però, con la mediazione dell’allora presidente del Coni Giovanni Malagò, il nome del campione di tennis rientrò tra i primi 100 (e negli anni successivi sono stati aggiunti altri 48 nomi incisi nelle targhe sulla pavimentazione del Foro Italico).

I rapporti tra i due sono rimasti comunque ai minimi storici

I rapporti tra Panatta e Binaghi, anche una volta risolte le questioni legali, sono rimasti comunque ai minimi storici. E, nell’avvicinarsi dell’edizione 2026, quella a 50 anni dalla vittoria di Panatta agli Internazionali di Roma del 1976, tutti si interrogavano sulla sua eventuale presenza alla cerimonia di premiazione.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Un Adriano Panatta d’annata (foto Ansa).

Il 22 aprile, tuttavia, a pochi giorni dal via degli Internazionali (disputati dal 4 al 17 maggio), Panatta faceva sapere: «Nessuno mi ha invitato. Però mi è arrivato l’invito di Parigi, come sempre: lo fanno con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis. A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano: facciano un po’ come gli pare. Una decina di anni fa mi invitarono per celebrare i 40 anni dalla vittoria della Coppa Davis. Lo facemmo in uno stadio vuoto, deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste».

«Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano»

Evidentemente qualcuno, lette queste parole, si è messo una mano sulla coscienza. E lo stesso Panatta, in una successiva intervista al Corriere della sera del 5 maggio, disse: «Mi hanno invitato al Foro Italico per premiare il vincitore. È arrivata una mail a nome del consiglio della Federtennis. Mi fa piacere, ci vado volentieri. Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano».

In tribuna autorità sul Centrale Panatta era molto defilato

Le apparenze sembravano salve, insomma. Il resto è cronaca: la finale di domenica 17 ha visto Jannik Sinner vincitore. Un altro italiano dopo 50 anni. Un passaggio di consegne perfetto tra lui e Panatta. Ma attenzione, colpo di scena. Innanzitutto, anche solo osservando la tribuna autorità sul Centrale del Foro Italico durante la finale maschile, si poteva notare come Panatta fosse stato fatto accomodare lontano da tutti, in posizione molto defilata rispetto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

In secondo luogo, è stato lo stesso Binaghi a rivelare cos’è accaduto: «Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a convincere il capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui».

Niente passaggio di consegne, solo un abbraccio

E così è andata. Niente passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo campione. Al buon Panatta, pure lui sul campo centrale, non è rimasto che abbracciare con affetto Sinner, premiato da Mattarella, farsi spettinare il ciuffo, e poi, mesto mesto, tornarsene al suo circolo tennis a Treviso. Perché Binaghi non perdona.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco

Il Foro Italico non è un luogo: è una metafora. Di una città capitale, di un Paese, di un popolo intero con la sua anima guitta ch’è peso netto anziché tara. Il Foro Italico siamo noi. Per questo dovremmo guardare con serietà a tutto ciò che in questi giorni si è mosso intorno all’epicentro di un pasticciaccio brutto. Perché la vicenda parla di noi: della povera cosa che siamo diventati come Stato. Ma soprattutto perché siamo al cospetto di un vero “foro”: un buco ampio e profondo da cui è stata inghiottita la credibilità italica. Da qui in avanti, quando pronunciate “Foro Italico”, percepite la formula in questo senso.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Le frecce tricolori sopra il Foro Italico (foto Ansa).

Quei 30 minuti di scarto che hanno salvato la situazione

La Lazio e la Roma (più le altre otto squadre che dovevano giocare in contemporanea per ragioni di “regolarità”). La Lega di Serie A e la federazione italiana del tennis (Fit). La prefettura di Roma e il Tar del Lazio, con l’avvocatura dello Stato a fare rinterzo. E poi Jannik Sinner e Maurizio Sarri. E ancora: il pallone e le palline, le scarpe coi tacchetti e le racchette. Una serie di dualismi che potrebbe continuare fino al derby di ritorno e alla finale degli Internazionali, mettendoci dentro anche la domenica alle 12.30 e il lunedì alle 20.45. Alla fine del caos, la decisione si è trovata in mezz’ora. Quei 30 minuti di scarto, l’inezia che ha salvato le capre del calendario e il cavolo di situazione in cui s’erano cacciate. Che a leggerla così era la soluzione più semplice del mondo: partita di domenica alle 12 anziché 12.30. Una cosa così facile che pare di rivedere il Lino Banfi di Fracchia la belva umana mentre si dà manate sulla pelata per certificare quanto è stato abile nella cogitazione. E invece si era stati davvero a mezz’ora dal casino supremo.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Ezio Simonelli, presidente della Serie A (Imagoeconomica).

Dire che adesso siano tutti contenti sarebbe una fake news. Diciamo che sono sollevati. Se avessero l’opportunità di ritrovarsi in un vicolo, e contassero sulla certezza che tutto quanto avvenga lì non sia portato fuori, si accapiglierebbero a morsi e sputi. Ma poiché sono soggetti di pubbliche responsabilità e governance, allora tocca loro indossare la parte di quelli che sono riusciti a venire a capo della situazione. Per il resto, devono incrociare le dita. Perché soltanto il test di questa domenica bestiale potrà dire se la soluzione ha funzionato. Cosa mica scontata, dato che i ceffi abituati ad aggirarsi intorno al derby romano possono fare casino a mezzogiorno della domenica come alle nove di sera del lunedì, e indipendentemente dal fatto che nei dintorni si giochi la finale degli Internazionali di tennis o un Burraco Contest.

Sarri e la Lazio si presenteranno?

Chi vivrà vedrà. E saprà anche quale sarà la soluzione per uno degli interrogativi collaterali: davvero l’allenatore Sarri si rifiuterà di accomodarsi sulla panchina laziale al mezzodì di domenica? Parole forti, quelle da lui pronunciate nel post partita della finale di Coppa Italia persa contro l’Inter. E certo, bisogna riservargli qualche comprensione per la rognosa stagione che gli è toccato affrontare. Ma spararla così grossa, suvvia. Fosse per lui, la Lazio non dovrebbe nemmeno presentarsi in campo per la partita dell’ora di pranzo, «che tanto, anche se ci penalizzano di un punto in classifica, non ci cambia niente». Come no? Ve l’immaginate la situazione in cui una delle due romane diserta il derby concedendo all’altra la vittoria a tavolino, e magari spianandole la strada verso la Champions League? Nemmeno Zdenek Zeman, al tempo in cui sosteneva che il derby è una partita come tutte le altre, avrebbe osato tanto.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
L’allenatore della Lazio Maurizio Sarri (foto Ansa).

Ormai si è capito che si può fare soltanto di peggio

Due sole sono le certezze che questo immenso Foro Italico si lascia alle spalle. La prima: che la domenica bestiale, in qualche modo, passerà. La seconda: che la figura di melma rimane a imperitura memoria. Di più: andrebbe solennizzata, calendarizzata. Ricordata come il giorno in cui il Paese si è concesso una botta di grottesco e ancora nemmeno sapeva se sarebbe bastata. Perché ormai s’è capito che si può fare soltanto di peggio, e che gli architetti del caos sono l’unico corpo d’élite sul cui servizio permanente effettivo questo Paese possa contare.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Il presidente della Fitp Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Non c’è stata la minima considerazione per i tifosi

Tenetevi sempre in mente la situazione da commediola di Serie Z: 10 squadre (!) che ancora il giovedì non sapevano se avrebbero giocato la domenica mattina o il lunedì sera; le relative tifoserie messe in sospeso senza la minima considerazione per i loro diritti; la bollinatura dei responsabili del calendario di Serie A che da qui in avanti si porteranno in giro questa vicenda come una macchia di sugo sulla cravatta; il cortocircuito istituzionale; e infine, l’innata simpatia di quel presidente della Federtennis che, come direbbero nelle East Midlands, è «like sand in your underwear». Va’ a vedere che potrebbero farci anche un format, su ‘sta storia qui. Orfani come siamo di Boris, potrebbe anche essere un successone.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Il tennis tallona il calcio: i numeri del boom

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico

Risultati abnormi. La maratona di Londra del 26 aprile ci ha regalato risultati che dovremmo definire straordinari. Ma che straordinari rischiano di smettere di esserlo. Sia nel segmento maschile sia in quello femminile sono state registrate nuove prestazioni record. Fra le donne, l’etiope Tigist Assefa ha fissato il cronometro a 2 h 15’ 41”, migliorando se stessa, visto che esattamente un anno prima, a Londra, aveva toccato il tempo di 2 h 15’ 50”. Più clamoroso l’esito della gara maschile, dove sono stati tre gli atleti che hanno superato la prestazione ottenuta a Chicago nel 2023 dal keniota Kelvin Kiptum (2 h 00’ 35”). Soprattutto, addirittura due di questi tre atleti sono scesi sotto le due ore: il keniota Sabastian Sawe, che ha fermato il cronometro a 1 h 59’ 30”, e l’etiope Yomif Kejelcha, che ha fatto registrare il tempo di 1 h 59’ 41”. Alle loro spalle si è piazzato l’ugandese Jacob Kiplimo, che con 2 h 00’ 28” ha migliorato di sette secondi la performance di Kiptum. Tre risultati record in un colpo, due dei quali sterilizzati. È davvero un buon segno?

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da sinistra a destra il secondo arrivato Yomif Kejelcha (Etiopia), il vincitore Sabastian Sawe (Kenya) e il terzo arrivato, l’ugandese Jacob Kiplimo (foto Ansa).

Non solo Adidas: è una battaglia tecnologica tra case produttrici

Prima di rispondere a questo interrogativo è necessario soffermarsi su un dettaglio, e cioè l’impatto generato dai nuovi modelli di calzature da competizione. Che definire iper-prestative rischia persino di essere riduttivo. Siamo nel pieno di una battaglia tecnologica tra case produttrici, che porta le principali marche globali a trasformarsi in laboratori della sperimentazione sulla performance. Come informa un dettagliato articolo pubblicato dal sito di Sky Sport, le nuove scarpe Adidas Evo hanno fatto segnare una tappa trionfale. A Londra le avevano sia i due vincitori (Sawe e Assefa) sia il secondo classificato nella gara maschile (Kejelcha). Una circostanza che dà il titolo: con questi “attrezzi” ai piedi, per la prima volta nella storia della maratona competitiva, due esseri umani si sono spinti sotto il muro delle due ore.

Leggerissime (97 grammi) e costosissime (500 euro)

Lo hanno fatto calzando una scarpa leggerissima in termini di peso (97 grammi) e pesantissima in termini di prezzo (500 euro). Di per sé, la questione dei costi è un argomento che non può essere eluso: se davvero indossarle dà un vantaggio competitivo così evidente, gli atleti che non possono permettersele sono doppiamente penalizzati.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Sabastian Sawe, primo arrivato alla maratona di Londra, con annesso nuovo record del mondo (foto Ansa).

Ma al quadro va aggiunto che Adidas non è la sola a essere impegnata in una campagna di sviluppo tecnologico delle calzature da competizione. Il terzo classificato nel maschile, Kiplimo, ha testato con ottimi risultati le nuove Nike Alphafly 4: ha mancato per soli 29 secondi l’obiettivo di abbattere il limite delle due ore. E tornando alla gara femminile, la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya) ha sperimentato un nuovo modello di scarpe svizzere On.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da destra a sinistra la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya), la vincitrice Tigst Assefa (Etiopia) e la terza arrivata Joyciline Jepkosgei (Kenya) posano dopo la fine della maratona di Londra 2026 (foto Ansa).

Siamo dunque nel pieno di una competizione tecnologica tra case produttrici. Ciò crea una situazione in cui bisogna chiedersi se lo sviluppo delle calzature sia al servizio della prestazione, o se viceversa la prestazione sia diventata un test per lo sviluppo tecnologico. Ma si deve tornare al dato dei record per porsi qualche questione cruciale.

Cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo?

Si diceva: se in una sola gara il record viene battuto tre volte, possiamo ancora parlare di circostanza straordinaria? Dipende. Di sicuro non è cosa normale. Altrettanto sicuro è che si banalizza il record stesso. Che deve essere, a sua volta, circostanza straordinaria perché rara. Ma cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo? Nulla, specie se questo dovesse diventare l’andazzo prossimo venturo.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
I controversi costumi in poliuretano che sono stati banditi nel nuoto (foto Ansa).

La memoria torna al biennio dei costumi in poliuretano nel nuoto (2008-09). In quel lasso di tempo vennero battuti 255 record del mondo. Ai Mondiali di nuoto di Roma (2009), nelle otto giornate di gara in vasca vennero battuti 43 record. Alcuni duravano dalla sera alla mattina. Si parlò di doping tecnologico, ma soprattutto ci si rese conto di avere esagerato: se normalizziamo il record, lo sport perde fascino. Per questo si decise di mettere al bando il poliuretano per tornare ai costumi in tessuto. Il timore è che nella maratona si sia attraversata la medesima soglia. Lo sapremo presto. Ma intanto è bene tenere presente questo dato.