Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni

Francesco Giubilei, fondatore del think tank Nazione Futura e attuale direttore scientifico di Fondazione Alleanza Nazionale, approda a Bar Centrale, programma del sabato pomeriggio di Rai 1 condotto da Elisa Isoardi (ex di Matteo Salvini).

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Elisa Isoardi (Imagoeconomica).

Lo riporta Fanpage, spiegando che Giubilei prenderà il posto di Davide Rondoni nel parterre degli opinionisti dello show: fungerà da contrappeso politico a Serena Bortone, vicina al centrosinistra, confermata come ospite fissa al pari di Rosanna Lambertucci e Gigi Marzullo.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Davide Rondoni (Imagoeconomica).

La mossa di Mellone dopo la presentazione dei palinsesti

Alla presentazione dei palinsesti Rai, Isoardi aveva anticipato che la squadra degli opinionisti sarebbe stata interamente confermata: il direttore del Daytime Angelo Mellone ha però preferito inserire una voce contraria a quella di Bortone, assoldando così Giubilei. A farne le spese Rondoni, appunto, che però non abbandonerà Bar Centrale: per il poeta, scrittore e drammaturgo si profila però una presenza più saltuaria, che si verificherà soprattutto in collegamenti esterni.

Rai 1, Giubilei opinionista di Bar Centrale al posto di Rondoni
Serena Bortone (Imagoeconomica).

Fanpage scrive che la scelta di Giubilei come nuovo opinionista del programma del sabato pomeriggio di Rai 1 «avrebbe sollevato più di un malumore». La nuova stagione di Bar Centrale inizierà il 3 ottobre.

South Park, i creatori prendono in giro Trump: la serie diventa ‘South America’

Alla luce degli ordini esecutivi firmati da Donald Trump per ribattezzare il Lago Ontario e il Golfo del Messico e «ispirati dal coraggio e dal patriottismo di Apple e Google», che lo hanno assecondato, i creatori di South Park hanno provocatoriamente annunciato che nella prossima stagione lo show si intitolerà South America.

Trump e quella mania di cambiare la toponomastica che sta sfuggendo di mano

Parker e Stone, da sempre in rotta di collisione con Trump e il mondo MAGA, questa volta hanno posto l’accento sulla fissazione del presidente Usa di cambiare la toponomastica con varianti a stelle e strisce. Di recente The Donald ha pure suggerito di rinominare ‘New America’ lo Stato del New Mexico. E poi ha pubblicato online anche una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump ha inoltre rinominato il Monte Denali in Alaska, diventato Monte McKinley.

Le critiche a Paramount Skydance per la fusione con Warner Bros. Discovery

La prossima stagione di South Park, la 29esima, debutterà il 16 settembre su su Paramount+. Trey Parker e Matt Stone, in un comunicato, hanno anche criticato il piano di fusione della casa madre del programma, Paramount Skydance, con Warner Bros. Discovery (guidata dal figlio di Larry Ellison, molto vicino a Trump).

Codice presenta Ipazia, l’intelligenza artificiale che dialoga con gli ospiti

Un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere a domande preparate in anticipo, ma può essere interrogata, reagire agli interlocutori e costruire le proprie risposte nel corso della conversazione. È Ipazia, la nuova intelligenza artificiale sviluppata per Codice, il programma di Rai 1 condotto da Barbara Carfagna dedicato alle trasformazioni tecnologiche, scientifiche e sociali del nostro tempo, arrivato alla sua decima edizione.

Il confronto con l’AI diventa parte del racconto televisivo

Ipazia nasce come una Rag aziendale, una tecnologia ben più complessa di un semplice chatbot. Le Rag – Retrieval-augmented generation – sono sistemi elaborati e costosi, che richiedono la costruzione e l’organizzazione di una base documentale, infrastrutture tecnologiche, modelli di intelligenza artificiale e procedure per selezionare e recuperare le informazioni pertinenti prima di generare una risposta. Nel caso di Codice, questo apre una prospettiva particolarmente interessante: dieci edizioni rappresentano infatti un patrimonio editoriale fatto di centinaia di interviste, reportage, testimonianze, immagini, analisi e incontri con scienziati, imprenditori, ricercatori e protagonisti delle grandi trasformazioni contemporanee. Un archivio che può progressivamente diventare non soltanto consultabile, ma interrogabile. Nel programma, Ipazia può dialogare con gli ospiti, porre domande ed essere a sua volta interrogata, senza che domande e risposte debbano necessariamente essere preparate in precedenza. Il confronto con l’intelligenza artificiale diventa così parte del racconto televisivo e, nello stesso tempo, un esperimento sul futuro dell’interazione tra pubblico, contenuti e media.

L’avatar potrebbe sbarcare su RaiPlay

L’esperimento potrebbe inoltre uscire dallo studio televisivo. Ipazia potrebbe essere inserita nella pagina di Codice su RaiPlay, diventando accessibile anche da casa. Gli spettatori potrebbero interrogarla direttamente, approfondire gli argomenti affrontati nelle dieci edizioni, porre nuove domande e continuare l’esperienza del programma oltre il momento della messa in onda. Una televisione, dunque, che non termina con i titoli di coda, ma il cui patrimonio editoriale può diventare interrogabile. Codice sperimenta così un possibile passaggio dalla televisione lineare a un ambiente nel quale lo spettatore non è più soltanto destinatario del racconto, ma può entrare in relazione con la conoscenza accumulata dal programma nel corso degli anni. Con Ipazia, Codice porta l’intelligenza artificiale non soltanto tra i temi raccontati dalla trasmissione, ma dentro il suo stesso linguaggio e il suo processo editoriale, sperimentando una possibile nuova vita digitale dell’archivio televisivo.

Salvo Sottile insultato dagli inviati di Report in Rai

Mentre si sta ragionando sulla conduzione di Report dopo il passo indietro di Giulia Presutti il nuovo nome in pole è quello di Claudia Di Pasquale -, alcuni inviati del programma hanno insultato Salvo Sottile nel cortile della sede Rai di Via Teulada, dove il conduttore si era recato per la conferenza stampa di Ore 14 di cui sarà al timone. Secondo quanto ricostruito, Sottile ha incontrato Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni e ha chiesto loro come stessero, ricevendo come risposta insulti e offese tra cui «venduto» e «pezzo di merda». «Confermo quanto accaduto», ha poi spiegato a margine della conferenza stampa. «Sono volate parole grosse. Sono cose che possono succedere negli ambienti di lavoro, facciamo tutti parte della redazione Approfondimento. Immagino ci sia del nervosismo, ma è sempre spiacevole insultare un collega». Alla base della tensione ci sono i post su social che Sottile ha scritto sulla vicenda Ranucci. La Rai avvierà le verifiche del caso per capire se possano esserci i presupposti per provvedimenti disciplinari.

Report, ipotesi conduzione a Claudia Di Pasquale

Dopo il passo indietro di Giulia Presutti, la co-conduzione di Report dovrebbe essere affidata a Claudia Di Pasquale, storica inviata della trasmissione la cui scelta soddisferebbe anche la redazione. Resta confermato Daniele Piervincenzi, come evidenziato dal direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini.

Corsini: «Scelgo io i conduttori, mi pagano per questo»

Durante la conferenza stampa convocata in via Teulada per presentare il nuovo Ore 14 guidato da Salvo Sottile, il dirigente ha spiegato che «quella di Giulia è stata una scelta personale, ma per la Rai lei è un’ottima professionista, una risorsa che verrà perciò valorizzata per quel che merita». A chi gli ha chiesto se Piervincenzi rimarrà alla conduzione, ha risposto «assolutamente sì», facendo sapere di star lavorando affinché la trasmissione possa ripartire come previsto l’8 novembre. Infine, Corsini non ha mancato di rivendicare la legittimità della designazione iniziale che aveva innescato la rivolta della redazione: «I conduttori li sceglie il direttore, mi pagano per questo».

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso

Giulia Presutti fa fatto un passo indietro. La co-conduttrice designata di Report, in coppia con Daniele Piervincenzi, nella serata di mercoledì ha inviato una mail al direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini rinunciando all’incarico, «nella speranza», spiega, «di aiutare in questo modo la trasmissione che mi ha formata e alla quale ho avuto l’onore di contribuire. Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità». La decisione è arrivata dopo l’incontro di Corsini con la redazione del programma, – riunione alla quale Presutti e Piervincenzi non hanno partecipato su consiglio del direttore degli Approfondimenti – che ha riaperto un canale di dialogo tra gli inviati e l’azienda.

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso
Danilo Procaccianti con i giornalisti di Report all’ingresso della sede Rai di via Teulada dopo l’assemblea (Ansa).

Torna in campo l’ipotesi di una conduzione a rotazione

Corsini si è preso un giorno per valutare il da farsi e per scongiurare lo slittamento della trasmissione il cui inizio è previsto l’8 novembre su Rai3. L’idea di nominare capi autore Bernardo Iovene e Giulio Valesini era stata rispedita al mittente dai diretti interessati e la squadra di Report, sia gli interni sia gli esterni, ha fatto muro. Ora la Rai spera di raggiungere un compromesso, magari su una conduzione a rotazione. Piervincenzi, in quel caso, potrebbe restare, ma alla guida di Report Lab

Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione: la Rai cerca un compromesso
Daniele Piervincenzi esce dalla sede Rai di via Teulada (Ansa).

L’ultima stoccata di Ranucci a Presutti

Sempre mercoledì, Sigfrido Ranucci era tornato all’attacco di Presutti commentando la notizia pubblicata da Il Domani secondi cui la giornalista sarebbe stata autrice con Alessandro Perozzi, di uno servizio fake sulla strage di Cutro andato in onda su Agorà nel 2023. «Se confermato sarebbe gravissimo», ha scritto l’ex conduttore.

Sul piano legale, l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha dichiarato che «la Rai, dopo aver dichiarato formalmente l’esistenza di “continue pressioni, opacità, commistione, interferenze, obiettiva incompatibilità'”, ha comunicato che non intende esplicitare le ragioni di quel che ha scritto con il provvedimento» di rimozione del suo assistito. L’azienda ha fatto sapere, in realtà, di aver consegnato la documentazione richiesta, che è stata ritenuta, evidentemente, insufficiente. «Si tratta della insussistenza di motivazioni fattuali ovvero di ragioni esplicitabili», ha spiegato De Vita. «Grave che lo faccia un datore di lavoro, ancor più grave che lo faccia un’azienda pubblica».

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi

Sigfrido Ranucci è tornato all’attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervicenzi, scelti come nuovi conduttori di Report dopo il suo siluramento: il giornalista ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha rimarcato la «mediocrità» della decisione della Rai e rivendicato (autoincensandosi) i principali successi della sua carriera.

L’attacco a Piervincenzi dopo l’intervista al Domani

«Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana», inizia Ranucci. Che poi va nello specifico: «Un servizio realizzato per Report – peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte – non fa di nessuno un conduttore». Dopo aver ricordato il flop di Piervincenzi alla conduzione di Popolo Sovrano, Ranucci ha poi rievocato un episodio specifico: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro».

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

L’affondo contro Presutti: «Ha mentito in maniera seriale»

Quanto a Presutti, ecco l’affondo di Ranucci: «Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E poi: «Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi – anche quelli più vicini – tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso».

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Le critiche alla Rai e la lista dei suoi successi professionali

La Rai, continua Ranucci, «ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste». Da qui inizia l’autocelebrazione di Ranucci, che nel post ricorda anche di essere stato per 10 anni coautore di Milena Gabanelli, respirando la «sua stessa aria». Eccola: «Io sono entrato in Rai 36 anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali – come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino – e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo».

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Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci: «Disumano condurre Report senza meritarlo»

Infine la chiosa: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da 30 lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata».

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai

Chiamalo se vuoi Sevizio pubblico. La Rai meloniana travolta da addii, defezioni, nuovi editti e cacciate può solo appellarsi a Santo Stefano De Martino, sperando nella grazia sanremese e nella reunion dei Maneskin all’Ariston. Per il resto, tra Report e Belve – per citare solo gli ultimi due casi – la situazione comincia a essere insostenibile.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Stefano De Martino (Ansa).

I motivi dietro l’insofferenza di Francesca Fagnani

Francesca Fagnani ha intenzione di mettere fine al suo contratto. Si è compromesso il rapporto di fiducia, ha spiegato, accennando a idee divergenti con l’azienda. Tra le motivazioni ci sarebbero anche i cachet troppo onerosi degli ospiti. Fatto sta che perdere Belve e il suo share (con picchi del 12 per cento) è un rischio che questa tivù pubblica non può permettersi. E infatti è subito intervenuto Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time. «Francesca Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime Time ed è legata all’azienda da un contratto di esclusiva», ha messo in chiaro. «Durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma. Oggi siamo al lavoro». I problemi legati a un’eventuale uscita di Fagnani non finiscono con le percentuali di ascolto. Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, perdere Belve, co-prodotto dalla Rai e da Fremantle, significherebbe perdere pure l’accordo economico siglato con Disney+ attraverso la controllata Rai Com. Di sicuro, Fagnani non avrebbe problemi a ricollocarsi. Per lei si potrebbero aprire le porte di Mediaset, anche ai grazie ai buoni rapporti con Maria De Filippi, magari in accoppiata con Enrico Mentana, sempre più insofferente a La7.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Francesca Fagnani (Imageconomica).

Il caso Report e l’autogol dei vertici Rai

C’è poi il caso Report. La cacciata di Sigfrido Ranucci dalla conduzione ha avuto l’effetto di compattare la redazione. Fino a luglio, la stragrande maggioranza della squadra convergeva su una soluzione collegiale ma, dopo la bufera mediatica sollevata contro il conduttore dai giornali di destra, gli inviati hanno fatto fronte comune minacciando di lasciare in blocco la Rai. Evidentemente i vertici dell’azienda pensavano che bastasse come garanzia la doppia nomina a capo-autore di Bernardo Iovene e Giulio Valesini, ma è andata diversamente. I due hanno risposto picche ed è partita la rivolta contro i nuovi volti imposti dai vertici: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Destinato alla sede campana della TgR, Piervincenzi a Napoli non ha mai messo piede. Circostanza che, a posteriori, ha corroborato l’ipotesi che la scelta di Presutti e Piervincenzi fosse stata presa da tempo dai vertici, senza minimamente consultare la redazione, informata dall’avvicendamento solo da un lancio d’agenzia. Un pasticcio che ha infiammato animi già surriscaldati. Ora anche il cdr dell’Approfondimento Rai invita alla battaglia per difendere il «gior­na­li­smo di inchie­sta».

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Il botta e risposta tra Ranucci e Piervincenzi

Ranucci, che con i suoi legali sta preparando la causa contro il suo allontanamento, dai teatri e dalle serate firmacopie continua a cannoneggiare contro l’azienda. «Ci sono impren­di­tori pronti a finan­ziare la bat­ta­glia per la libertà di stampa e aiu­tare i col­le­ghi esterni con cen­ti­naia di migliaia di euro», ha tuonato. «Anche su You­Tube, faremmo numeri più alti di certe tra­smis­sioni», attaccando di nuovo i due presunti usurpatori con cui ha ingaggiato un botta e risposta a distanza. I maligni sussurrano che alla fine potrebbe persino candidarsi con il Movimento 5 stelle, seguendo le orme di Lucia Annunziata che, un anno dopo aver lasciato In mezz’ora, scese in campo col Partito democratico alle Europee trasferendosi a Strasburgo.

Chi l’ha visto? resisterà senza Federica Sciarelli?

Ai cahiers de doléances va poi aggiunto Chi l’ha visto?. L’uscita di scena di Federica Sciarelli potrebbe causare contraccolpi agli ascolti. Tra i papabili candidati a sostituirla c’era pure Fagnani, che si era resa disponibile. Non se ne è fatto nulla e al posto della Fede nazionale è arrivata l’interna Raffaella Griggi. Anche questo, per inciso, sarebbe uno dei motivi delle frizioni tra la Signora delle Belve e la Rai.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Federica Sciarelli nello studio di Chi l’ha visto? (Ansa).

Roberto Sergio lascia la poltrona di dg

Per non farsi mancare nulla, ai piani alti dell’azienda si registra l’uscita di Roberto Sergio che lascerà l’incarico di direttore generale a fine settembre. I motivi non sarebbero solo anagrafici (Sergio è nato nel 1960): si mormora che i rapporti con il presidente facente funzione Antonio Marano non siano dei migliori. A Sergio resta la guida di tv San Marino. L’interim, ha scritto Il Fatto, potrebbe andare all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, almeno fino a quando la tanto agognata riforma della Rai non vedrà la luce. Chissà se davanti alla nuova ondata di uscite (che arrivano, vale la pena di ricordarlo, dopo quelle di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, oltre che di Bianca Berlinguer, Amadeus, Corrado Augias, Massimo Gramellini e la già citata Annunziata) Rossi ripeterà la battuta con cui commentò le dimissioni di Augias: «La Rai è sopravvissuta all’addio di Baudo…». Il punto però è come sopravviverà.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Ansa).

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi

Sigfrido Ranucci saluta, suo malgrado, la conduzione di Report. La Rai ha infatti reso noto che nella prossima stagione televisiva alla guida della trasmissione ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «entrambi risultati vincitori della selezione per giornalisti professionisti». Una scelta, precisa il comunicato, «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Chi sono i due nuovi conduttori di Report

Presutti è da anni giornalista e inviata di Report, mentre Piervincenzi, è stato inviato e conduttore di programmi Rai quali Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano: nel 2017 fu colpito con una violenta testata da Roberto Spada, che aveva avvicinato per alcune domande sui presunti rapporti con CasaPound a Ostia.

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

Per Ranucci tre «opzioni di ricollocazione professionale»

«Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali», si legge nel comunicato, sono state sottoposte a Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Tra i passaggi del comunicato anche questo: «La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi

E ora che succederà? E soprattutto: a chi verrà affidata la trasmissione Report? La posizione di Sigfrido Ranucci, dopo gli ultimi sviluppi sul “finto” attentato dell’ottobre 2025 che hanno portato all’arresto del suo (ex?) amico Valter Lavitola, è sempre più vacillante. Il conduttore ha provato la carta del martire, paragonandosi in un post a Moro, Falcone e Borsellino. A destra però non si sono fatti intenerire, anzi: Matteo Salvini lo ha invitato a prendersi «una pausa dalla Rai», e del resto che il caso Ranucci fosse diventato il caso Report era ormai evidente da tempo, con la redazione divisa e la convinzione che il programma sarebbe dovuto comunque andare avanti, anche senza di lui. Per evitare ulteriori tensioni interne, alla Rai stanno pensando di mettere al timone una figura “terza”, esterna, che poi risponderebbe al nome di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e già conduttore televisivo, visto che ha presentato programmi di interviste e approfondimento giornalistico come La Confessione (in onda sul Nove e poi su Rai 3) e Un alieno in patria. «Qua si passa da Gomes a Gomez», scherza un vecchio dirigente della tivù pubblica che non ha mai amato Ranucci, con riferimento a Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola. Ranucci, si evince dalle carte, lo conosceva dal 2022. E addirittura chiedeva a Lavitola di prestarglielo, scherzando, nonostante si parlasse di un personaggio descritto dagli inquirenti come di «elevato spessore criminale»: «Sono in difficoltà su tutto. Ma vado avanti. Mi dovresti prestare Gomes», si legge nelle intercettazioni. Adesso il programma potrebbe finire sotto la guida del quasi omonimo Gomez. «Tra l’altro ha il doppio passaporto, anche quello americano, Peter piacerà senz’altro alla segretaria del Pd Elly Schlein e pure all’ambasciatore a stelle e strisce in Italia, Tilman Fertitta», continua l’anziano capo del servizio pubblico. Il totonomi però sembra essere appena iniziato. In attesa del ritorno delle inchieste di Report, previsto, stando ai palinsesti Rai, per domenica 8 novembre 2026, sempre su Rai 3, primo dei 12 appuntamenti del ciclo autunnale. Con un nuovo volto?

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
Peter Gomez (foto Imagoeconomica).

Quella “discesa in campo” già tentata nel 2013 con Gabanelli

Ma perché il conduttore di una trasmissione televisiva dovrebbe diventare presidente del Consiglio? Oggi si parla di Ranucci e Lavitola, con quest’ultimo autore del progetto della scalata politica di “mastro Titta” (così viene chiamato da molti Ranucci in Rai) a Palazzo Chigi, ma in passato, rimanendo sempre in tema di Report, c’era chi voleva portare Milena Gabanelli al Quirinale. La storica conduttrice era entrata nelle grazie dei grillini, che nel 2013 organizzarono le “Quirinarie” per scegliere online il loro candidato da portare al Colle. Beppe Grillo credeva tanto in questa iniziativa, come ora Lavitola con la sua: era il mese di aprile e sul web il Movimento 5 stelle scatenò i suoi iscritti per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Milena Gabanelli vinse la consultazione. Dopo il suo rifiuto a correre per il Colle, il movimento indicò Stefano Rodotà come candidato ufficiale. Finì con la rielezione di Giorgio Napolitano, che due anni dopo, nel 2015, lasciò il posto al primo mandato di Sergio Mattarella. Ma alla base del ragionamento di Lavitola, e dell’attenzione di Ranucci al progetto, c’è proprio quanto idearono i grillini 13 anni fa: le preferenze per Gabanelli furono 5.796, davanti a Gino Strada e Rodotà. Forse per Lavitola il governo era un obiettivo più raggiungibile, avendo avuto a che fare con Silvio Berlusconi che a Palazzo Chigi dimorò per anni, e che il Colle lo vide solo con il cannocchiale: il Quirinale era la classica meta impossibile per il Cavaliere, nonostante gli sforzi infiniti per avvicinarsi al settennato presidenziale. Indubbiamente Report ha un suo pubblico affezionato, che da anni segue le inchieste di una redazione combattiva e capace di andare contro il mainstream, ma a trasformarla in un partito qualcuno ci aveva già provato. Fece bene Gabanelli a ritirarsi ufficialmente dalla gara per il Quirinale, anche se soltanto dopo averla vinta. Ranucci coltivava un’ambizione, forse. Senz’altro affidata alle mani sbagliate…

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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La “fonte” Lavitola e le domande sui pagamenti

Sul caso Lavitola fioccano gli interrogativi, non solo nei partiti della maggioranza. Ecco alcune delle domande che girano negli ambienti giornalistici. La prima: se Valter era una fonte della trasmissione di Sigfrido Ranucci, ci saranno dei compensi a favore del ristoratore tra le spese di Report? La seconda: la Rai renderà mai pubblica un’analisi dei conti della trasmissione, almeno per gli anni della gestione di Ranucci? La terza: ma i passaggi di Ranucci al ristorante di Lavitola chi li pagava? La quarta: non è che magari i pasti erano messi in conto alla Rai con la dicitura “pranzo con fonte”?

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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«Mai più trasmissioni come repubbliche autonome in Rai»

Alla fine, il caso Lavitola-Ranucci ha messo in moto «la macchina della restaurazione» in Rai, come dice qualcuno. Ossia «mai più trasmissioni come repubbliche autonome», tipo appunto Report, cioè con indipendenza totale e gestione insindacabile. Anche perché, si è visto, paradossalmente diventano più facili le ingerenze esterne, con gruppi di potere, anche piccolissimi, in grado di orientare o comunque suggerire temi da sottoporre per le inchieste. Il problema però, in tema di autonomia totale, rischierebbe di toccare anche Bruno Vespa e Monica Maggioni, ai quali «nessuno può dire niente». E questo potrebbe suggerire ai vertici di andarci piano con la stretta aziendale…

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi

Ecco chi ha guadagnato davvero in tv: i bilanci del 2025

In Italia, il gruppo televisivo con la più alta capacità di produrre utili e fare fruttare il capitale investito in relazione al fatturato è Discovery. Esatto, quello dei canali Nove e Real Time, Dmax, Food network e Giallo, della sfortunata operazione Amadeus e dei buoni risultati di Maurizio Crozza e Fabio Fazio. Confrontando i conti 2025 di Rai, Sky, Mediaset, La7 e Discovery Italia, infatti, è proprio quest’ultima ad avere di gran lunga gli indici migliori sia nel rapporto utili/ricavi, sia in quello ebit/ricavi (l’ebit rappresenta i guadagni prima degli oneri finanziari e imposte, ma dopo gli ammortamenti e le svalutazioni, poste che nei gruppi televisivi sono di solito molto significative).

Ecco chi ha guadagnato davvero in tv: i bilanci del 2025
Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (Ansa).

I canali in chiaro di Discovery rimangono un ottimo affare

Nel 2025 Discovery Italia, società televisiva controllata da Warner Bros. Discovery, ha chiuso con 255,8 milioni di incassi (278,3 mln nel 2024), un ebit di 25,6 mln (61,8 mln nel 2024) e utili per 19,1 mln (45,1 mln). Nonostante il peggioramento nei conti (più per mutati criteri di iscrizioni contabili che per reali problemi economico-finanziari), è rimasto nettamente il gruppo televisivo italiano a più alta marginalità, con un 7,6 per cento di rapporto utili/ricavi (era al 16,2 nel 2024) e un 10 per cento di indice ebit/ricavi (era al 22,2). Insomma, i canali televisivi in chiaro gestiti in Italia da Discovery rimangono a tutti gli effetti un ottimo affare, almeno per il momento. Per un business che Paramount-Skydance, se nel 2027 andrà in porto l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, si ritroverà in casa e sul quale dovrà fare approfonditi ragionamenti prima di rinunciarvi a favore di un futuro fatto solo di piattaforme streaming e cinema.  

Il confronto con Rai, Sky, Mediaset e La 7

Ovviamente la dimensione di Discovery Italia resta piccola rispetto ai principali operatori televisivi attivi nel nostro Paese. La Rai ha chiuso un esercizio 2025 con 2,55 miliardi di euro di ricavi, Sky Italia, a quota 2,41 miliardi, e Mediaset Italia, con i suoi 2,09 miliardi. Ma la grandezza degli incassi non coincide con la marginalità dell’investimento. Su questo fronte, perlomeno finora, il peggiore investimento è stato quello in Sky, che da una ventina di anni accumula perdite: anche nel 2025 l’esercizio si è chiuso con quasi 176 milioni di rosso (in miglioramento sui -258 milioni del 2024). e un ebit negativo per oltre 222 milioni di euro (-241 mln nel 2024) a causa degli alti ammortamenti per le iniziative in ambito di telefonia mobile e internet. Anche la Rai chiude un esercizio 2025 in rosso (poi le cose le sistema a livello di gruppo coi dividendi di Rai way) con perdite per 21,2 milioni (erano di 47 milioni nel 2024) e un ebit negativo per quasi 148 milioni (-163 mln nel 2024). Mediaset Italia non presenta conti separati e relativi esclusivamente al business sulla Penisola: sono disponibili solo i ricavi italiani, vicini a 2,1 mld di euro, e l’ebit, pari a 61 milioni di euro (209 milioni nel 2024), per un rapporto ebit/ricavi del 2,9 per cento. 

Ecco chi ha guadagnato davvero in tv: i bilanci del 2025
L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (foto Ansa).

Sommando, invece, le operazioni di Mediaset in Italia, Spagna e Germania, allora i conti assumono tutt’altro aspetto, con ricavi 2025 pari a oltre quattro miliardi di euro, ebit superiore a 238 milioni e un risultato netto di 300 milioni. La7, come gruppo televisivo, ha perso centinaia di milioni di euro all’anno nell’era pre-Cairo. Ma anche da quando è stata acquistata dall’editore del Corriere della sera non ha certo mai brillato per la sua marginalità: pure nel 2025 chiude l’esercizio con ricavi per 143 milioni, un ebit modesto pari a 400 mila euro, e un risultato netto di 1,3 milioni di euro. Nulla di che, con indici di utili/ricavi pari allo 0,9 per cento e di ebit/ricavi dello 0,2. 

Myrta Merlino riparte dalla tv San Marino dopo il flop a Mediaset

Dopo l’esperienza (da dimenticare) a Pomeriggio Cinque e un anno senza un programma tutto suo, Myrta Merlino lascia Mediaset per approdare su San Marino RTV, emittente della Repubblica del Titano, dove a partire dall’autunno sarà alla guida di un programma incentrato su politica e attualità. Il passaggio è stato confermato dai vertici San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai: c’è già chi ipotizza un prossimo approdo della giornalista sui canali della tv pubblica italiana, magari già dalla stagione 2027/2028.

Myrta Merlino riparte dalla tv San Marino dopo il flop a Mediaset
Myrta Merlino (Imagoeconomica).

Pomeriggio Cinque aveva chiuso i battenti a giugno del 2025

Terminata la lunga esperienza a La7 al timone de L’aria che tira, Merlino nel 2023 era approdata a Mediaset per sostituire Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque, senza riuscire a replicare gli ascolti di chi l’aveva preceduta. E così il programma era stato addirittura chiuso dopo 17 anni a giugno del 2025 (al suo posto nel palinsesto Dentro la notizia, affidato a Gianluigi Nuzzi). La dirigenza Mediaset, a quel punto, non era riuscita a individuare un nuovo progetto adatto alla giornalista, che così ha trascorso la stagione 2025/2026 senza una trasmissione da condurre, limitandosi a qualche presenza come opinionista nei programmi d’approfondimento del Biscione. Ora il cambio di casacca.

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno

I telegiornali italiani continuano a muoversi poco. O almeno così sembrerebbe. Il tempo complessivamente dedicato dagli italiani ai notiziari della sera passa infatti da 276 a 279 milioni di ore nel primo trimestre del 2026: un incremento minimo, quasi fisiologico. Ma dietro questa apparente immobilità, i dati Agcom raccontano una geografia degli ascolti meno scontata. Al vertice cambia poco. Il Tg1 delle 20 resta il leader incontrastato con quasi 4,8 milioni di spettatori e una lieve crescita (+0,8 per cento), mentre il Tg5 consolida il secondo posto con 3,7 milioni e un modesto +0,5 per cento. Più complicata la situazione della TgR, che pur mantenendo il terzo gradino del podio con 2,3 milioni di telespettatori perde il 4 per cento, e del Tg3, fermo a un incremento assai esiguo (+0,6 per cento). La sorpresa arriva invece dal Tg2. L’edizione serale cresce del 17,1 per cento, il dato più brillante tra tutti i grandi telegiornali nazionali. Non è un semplice rimbalzo statistico: è l’unico vero cambio di passo in un mercato dove tutti gli altri si muovono di pochi decimali o arretrano. Anche Tg La7 continua la sua lenta ma costante progressione (+0,7 per cento), confermando la fedeltà del proprio pubblico. 

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Antonio Preziosi (foto Imagoeconomica).

Interessante anche il confronto con gli altri notiziari del gruppo Mediaset. Studio Aperto delle 18.30 sale del 17 per cento, mentre il Tg4 delle 19 cresce del 18,6 per cento, segno che l’area dell’informazione “non di punta” sta vivendo una stagione più dinamica delle edizioni principali. Il segnale favorevole al Tg2 trova conferma anche nelle edizioni diurne. Qui il notiziario di Rai2 guadagna un ulteriore 3,7 per cento, mentre il Tg1 resta sostanzialmente fermo, il Tg3 cresce dell’1,5 per cento e la TgR perde l’1,8. Sul fronte Mediaset, invece, il Tg5 continua a soffrire (-4,9 per cento), compensato dall’ottima performance del Tg4 (+26,7 per cento) e dalla crescita di Studio Aperto (+8,7 per cento). La fotografia dell’Agcom suggerisce così un cambiamento meno banale di quanto sembri. I grandi equilibri non vengono rivoluzionati: Tg1 e Tg5 continuano a dominare per volume di pubblico. Ma sotto la superficie qualcosa si sta muovendo. Il Tg2 è il notiziario che cresce di più all’interno del servizio pubblico, mentre la TgR è quello che mostra le maggiori difficoltà. È ancora presto per parlare di nuovo ordine televisivo, ma i flussi degli spettatori indicano che una parte del pubblico sta ricominciando a cambiare abitudini e fonti informative di riferimento. 

Lazio e Polymarket, verso l’indennizzo?

Il main sponsor della Lazio è sparito. Polymarket è stata infatti inserita nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che la ha assimilata a un operatore di scommesse non autorizzato a operare sul mercato italiano. «È stata una scommessa», dicono scherzando alcuni tifosi riferendosi al patron Claudio Lotito. Fatto sta che alla Lazio dovevano arrivare 20 milioni di euro. Salvatore Palella – il discusso ex re dei monopattini – che con Palcomm ha curato l’accordo fra Lazio e Polymarket, «lo stop non è dovuto al rapporto tra Lazio e Polymarket, che resta ottimo, bensì alle nuove indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in cui ne Lazio che Palcomm sono coinvolti). La Lazio ha già percepito e continuerà a percepire un riconoscimento economico per questa operazione. Lo stesso vale per PalcommItalia, la società che ha intermediato l’accordo». Dalla Lazio si parla di un indennizzo che potrebbe coprire oltre una stagione di contratto anche senza esporre il marchio. Come andrà a finire?

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito (foto Ansa).

Scelta la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?

La Rai ha annunciato che, a partire dalla prossima stagione televisiva, sarà Raffaella Griggi la nuova conduttrice di Chi l’ha visto?.
Giornalista Rai, da anni volto e inviata della trasmissione, Griggi raccoglie il testimone di Federica Sciarelli, che ha condotto il format per 22 anni. «La scelta nasce nella piena continuità con la storia e i valori di Chi l’ha visto?. La sua esperienza maturata all’interno della redazione e come inviata della trasmissione, unita alla sua riconosciuta professionalità di giornalista Rai, rappresentano la migliore garanzia per accompagnare il programma in una nuova fase», ha dichiarato Paolo Corsini, direttore Approfondimento Rai. «L’obiettivo è coniugare continuità e innovazione, rafforzando ulteriormente l’identità di un programma che ha saputo trasformare il giornalismo di servizio in un patrimonio del Paese. In questa prospettiva, sarà valorizzato ancora di più il lavoro corale della redazione e degli inviati, che rappresentano da sempre una delle principali ricchezze di Chi l’ha visto?», ha aggiunto. Questo verrà fatto con il loro coinvolgimento in studio nella conduzione di spazi tematici legati al loro lavoro sul campo.

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Nel Tg2 di sabato 25 luglio è andato in onda un servizio da Capri, per elogiare l’isola guidata dall’entusiasta sindaco Paolo Falco e con tanto di coro finale dedicato al telegiornale della seconda rete, come quando i bimbi capresi, vestiti a festa, devono salutare i vacanzieri vip. Il “pezzo” ha fatto arricciare il naso a qualche parlamentare del centrosinistra perché era firmato da Federica Corsini, ossia la moglie di Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2, ex ministro della Cultura e ora capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Campania. Corsini è rimasta al fianco di Sangiuliano dopo il caso Boccia. E, professionalmente parlando, è stata anche eletta nel comitato di redazione del Tg2, risultando la più votata. Ora qualcuno in zona Nazareno dice: «Non sarebbe meglio occupare la consorte con qualcosa che è fuori dal collegio elettorale del marito, tenendosi ben lontana dal territorio campano? Ne va della trasparenza del telegiornale, visto che si tratta del servizio pubblico pagato da tutti i contribuenti e non di una rete privata». Sì, perché se a Mediaset intorno alla figura di Andrea Giambruno, già compagno di Giorgia Meloni, si può agire in totale libertà, senza problemi di conflitti d’interessi, alla Rai qualche “comitato etico” pare esistere, come dimostra il caso di Report

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
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I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Ma mi faccia il paciere

NH, quella che nelle lettere di una volta era l’abbreviazione di Nobilis Homo, il nobiluomo italiano, ora è la sigla di una catena di alberghi: così a Roma nell’NH Hotel di piazza dei Cinquecento, giovedì 30 luglio, in un caldissimo pomeriggio è in programma la riunione dei centristi del “Gruppo momentaneo” del grande centro, o il “centro largo”, con l’assistenza spirituale di monsignor Vincenzo Paglia. Tutti pronti a partecipare: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, il presidente di +Europa Matteo Hallissey, l’assessore al Comune di Napoli Carlo Puca in rappresentanza di Progetto civico Italia di Alessandro Onorato (sì, è lo stesso Puca che faceva l’autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana), e molti altri ancora. «Paglia sembra chiamato con il ruolo di paciere, viste le diverse anime centriste che sono state chiamate a partecipare», dicono alcuni ex democristiani. Seguirà tutto, a distanza, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno
I discussi servizi della moglie di Sangiuliano al Tg2 e le altre pillole del giorno

Portavoce in scadenza

Tutti a cercare un posto di lavoro. Un posto fisso, non legato alle follie della politica che dura una legislatura e poi ti lascia a casa. Tra i portavoce e i collaboratori dei ministri del governo di Giorgia Meloni è partita la caccia alla poltrona in una società pubblica, una partecipata, o alla Rai: i mesi passano, la scadenza elettorale si avvicina, l’incarico “di fiducia” è a tempo. «Metti che vincono gli altri» è la frase che si sente di più tra chi lavora nei dicasteri. E allora via alla ricerca delle caselle vuote, comprese quelle “da moltiplicare” (della serie, «lì non ci sono vicedirettori, almeno uno va creato»): l’attività è frenetica, ogni passaggio da una casella all’altra in questi giorni viene visto con terrore e, nello stesso tempo, gioia («hai visto che Marco Ludovico è andato all’agenzia per la cybersicurezza nazionale e lascia libero il posto di capo della comunicazione in Anas?»), i telefoni cellulari risultano operativi a ogni ora della notte. Sì, è l’ultima estate prima delle elezioni…

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix

Ormai è un mantra che tutti i produttori di serialità e di film in Italia ripetono da un paio di anni: c’è incertezza sulle nuove regole del tax credit e dei finanziamenti pubblici all’audiovisivo, e le produzioni tagliano i budget, bloccano o rinviano le riprese, in attesa di tempi migliori. Lo spiegano i vertici di Rai, quando sottolineano che «su 100 ore di prodotti scripted in Italia, 74 sono Rai, con un peso crescente (erano 71 ore un anno fa, ndr) che dimostra la scarsa salute del settore, incapace di allargarsi ad altri committenti, siano essi broadcaster o piattaforme streaming». Lo ribadiscono gli amministratori di Medusa film, casa di produzione e distribuzione di Mfe-Mediaset, quando affermano che «permangono incertezze del quadro normativo in tema incentivi fiscali, ed è una situazione che spinge i produttori a rinviare l’inizio delle riprese di film. Questo potrebbe comportare una carenza generalizzata di prodotto italiano nell’ultimo trimestre del 2026 e nel primo semestre 2027».

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
(foto di Erik McLean via Unsplash).

Calano le produzioni con budget importanti

Basta dare un’occhiata alla tabella pubblicata dalla Direzione generale cinema audiovisivo del ministero della Cultura, quella aggiornata quotidianamente e che riporta tutte le serie e i film che chiedono sostegno pubblico e che quindi devono esplicitare i costi produttivi, per comprendere come la crisi, in realtà, sia già iniziata. Con poche produzioni da budget importanti (abbiamo considerato quelle dai sei milioni di euro in su), e dove gli unici soggetti che continuano a investire in maniera solida sono Rai e Netflix.

Nel 2026 la Rai ha una decina di serie oltre i 6 milioni

Nel 2026 Rai ha una decina di serie oltre i sei milioni di euro: la settima stagione di Rocco Schiavone (9,5 milioni per un totale di sei ore e 40 minuti di prodotto); L’ombra (dei Manetti Bros., otto ore e 20 minuti di prodotto per 9,6 milioni di euro); Mamma, non mamma (con Gabriella Pession, sei ore e 40 minuti di prodotto per 9,2 milioni di euro); One of us (con Raoul Bova, sei ore e 40 minuti per 7,7 milioni di euro); la seconda stagione di Stucky (con Giuseppe Battiston, sei ore e 30 minuti di prodotto per 7,5 milioni di euro); la quinta stagione di Makari (sei ore e 40 minuti per 9,4 milioni di euro); Ogni santo martedì, sei ore e 40 minuti con costi di produzione pari a 8,2 milioni di euro; la miniserie L’invisibile, per 8,3 milioni di euro; la seconda stagione di Libera (cinque ore per 6,1 milioni di euro); Una piccola formalità (cinque ore per 6,7 milioni di euro).

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
Marco Giallini durante il photocall della serie Rocco Schiavone (Ansa).

Netflix si ferma a cinque, tra serie e film

La piattaforma di streaming per il 2026 ha al momento solo cinque produzioni seriali originali o film importanti in Italia: Troppo invidiosa (con Diana Del Bufalo, tre ore e 20 minuti per 8,1 milioni di euro); The Label (con Christina De Sica, cinque ore per 12,6 milioni); Suburramaxima (cinque ore per 14,4 milioni di euro).

E poi due film: La valanga, sulla tragedia di Rigopiano, con un budget di rilievo, 17,2 milioni di costi produttivi; e Campioni (con Alessandro Gassmann, 8,2 milioni). Poca roba per gli altri broadcaster: Sky, nel 2026, ha in programma la serie Gucci-Fine dei giochi (di Gabriele Muccino, sei ore per 18 milioni di euro); e la seconda stagione di Piedone, tre film per un totale di quattro ore e 30 minuti con costi produttivi di 9,9 milioni di euro. Mediaset è ferma alla terza stagione di Viola come il mare (dieci ore per 12,74 milioni di euro). Prime Video al film Masterplan da 19,3 milioni. Hbo Max alla miniserie Melania. Il caso Rea-Parolisi (tre ore e 33 minuti per nove milioni di euro).

Anche il cinema non se la passa bene

Ma che il vento sia cambiato emerge anche dai film italiani per il cinema incasellati nell’anno 2026: addio alle produzioni oltre i 20 milioni di euro (c’è solo Cambiare l’acqua ai fiori, ma si tratta di una co-produzione internazionale), e pochissime quelle che superano i 10 milioni: Un tranquillo funerale di famiglia (regia di Massimiliano Bruno) ha costi produttivi di 7,3 milioni di euro; Petrichor, con Valeria Golino, 15,3 mln; Gaza- Linea di difesa (con Stefano Accorsi) 7,4 mln; Nessun dolore (regia di Gianni Amelio) sei milioni; Regina (di Margaret Mazzantini) 6,5 milioni di euro; Me, You, sette milioni; La casa in fiamme 7,3 milioni; Cuore nero (di Emanuele Crialese) otto milioni; Il rumore delle cose nuove 9,7 milioni; il già citato Cambiare l’acqua ai fiori 21,3 mln; e, infine, Succederà questa notte (di Nanni Moretti) con costi produttivi di 13,4 milioni di euro.

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
Nanni Moretti (Ansa).

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi

Sono anni che in Italia si prova a creare un unico operatore per la gestione delle infrastrutture di trasmissione radiotelevisiva, ossia, in gergo, delle torri di trasmissione. E si è tentato in mille modi di integrare Rai Way con EI Towers. Prima con un’Opa lanciata da EI Towers su Rai Way nel 2015: «ci è stata stoppata dalla politica», ha spiegato qualche sera fa Pier Silvio Berlusconi, ceo del gruppo Mfe-Mediaset (azionista al 40 per cento di EI Towers). Poi con lunghissime trattative tra le parti, che però hanno portato a un nulla di fatto, con la rottura definitiva del tavolo il primo luglio 2026.

Di chi è la colpa dell’affare saltato?

Ufficialmente l’amministratore delegato della tivù di Stato, Giampaolo Rossi, ha dichiarato: «L’operazione di fusione di Rai Way con EI Towers non è andata in porto per dinamiche di negoziazione e di visioni strategiche diverse. Noi cercavamo un percorso industriale e strategico di lungo periodo. Ora ragioniamo solo sul consolidare industrialmente un’azienda che è un asset importante per la Rai e che sta anche diversificando il suo business».

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (foto Ansa).

Mentre Berlusconi ha commentato: «Un’occasione mancata, era una grande opportunità. L’Italia resta il solo Paese in Europa senza un’unica rete di distribuzione. E, prevedo, adesso arriverà l’ennesimo operatore straniero che si porterà via un altro pezzo di Italia. Noi ci abbiamo provato in tutti i modi: prima con un’Opa, poi dialogando con pazienza. Ma le richieste di Rai Way ci hanno stoppato».

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Mfe-Mediaset (foto Ansa).

In realtà la creazione di un unico player delle torri, al 50,1 per cento Rai, interessava di più a EI Towers: Mfe avrebbe trovato una collocazione a un asset, quello delle torri, non core, mentre il fondo F2i, che controlla il restante 60 per cento di EI Towers, avrebbe potuto monetizzare un investimento fatto nel 2018.

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
I ripetitori Rai di Corso Sempione a Milano (foto Imagoeconomica).

Il fatto è che, invece, alla Rai la diluizione di Rai Way in un altro soggetto conveniva poco, e il mercato ha avuto sentore della rottura già a inizio maggio: il titolo Rai Way, infatti, era trattato a 6,13 euro ad azione il 7 maggio, e da allora è crollato di circa il 25 per cento, a 4,6 euro.

Un gioiello di società che fa comodo

Giusto per ricordare un paio di numeri, Rai Way ha portato alla televisione pubblica dividendi per 59 milioni di euro nel 2025 e per 56,9 milioni di euro nel 2024. Rai ora controlla il 65 per cento di Rai Way (il resto è flottante trattato in Borsa), un gioiello di società che nel 2025 ha realizzato 282,8 milioni di ricavi (di cui 249,5 milioni versati da Rai) con un Ebitda di 191,8 milioni di euro e utili netti per 88,6 milioni.

Rai Way, una mancata fusione per far quadrare i conti dell’ad Rossi
Roberto Cecatto, ad di Rai Way (foto Imagoeconomica).

Insomma, Rai Way è determinante per i conti Rai e per la comunicazione dell’ad Rossi, che da settimane vanta un ritorno all’utile per il consolidato Rai. Però, come evidenziato dai documenti, il bilancio di esercizio 2025 in realtà si è chiuso con 21,1 milioni di euro di perdite. E il consolidato riesce invece a invertire la rotta con utili per 9,3 milioni di euro anche (e soprattutto) grazie all’utile di Rai Way e ai benefici fiscali del consolidamento.

C’era anche il rischio di legarsi mani e piedi al digitale terrestre

Quindi il management del broadcaster pubblico, dopo lunga e attenta riflessione, ha deciso che Rai Way può proseguire da sola: le sinergie con EI Towers erano ormai limitate (hanno entrambe un parco torri più che sufficiente); c’era un rischio sul fronte debiti, consolidando i 600 milioni di euro di indebitamento in dote a EI Towers; infine, Rai avrebbe dovuto legarsi mani e piedi al digitale terrestre, una tecnologia a forte rischio di diventare obsoleta nei prossimi anni.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report

Non è facile la situazione per Sigfrido Ranucci. Col passare dei giorni, ogni sua dichiarazione contribuisce a rendere il quadro della vicenda dell’attentato sotto casa sua sempre più nebuloso. E la relazione di amicizia con Valter Lavitola, indagato per essere il mandante, sempre più ambigua. Tanto che, in Rai, Ranucci è considerato ormai un giornalista dimezzato. Intendiamoci, in queste ore sono scattate difese d’ufficio del conduttore e del programma, ma l’unico a dire ciò che molti pensano è stato Paolo Corsini, che per la prima volta ha separato Report dal suo conduttore. «È un programma storico della tv pubblica, un brand importante, che andrà avanti con o senza Ranucci», ha dichiarato il direttore degli Approfondimenti Rai.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

«Ci vorrebbe una puntata di Report sul caso Report»

Sono più o meno le stesse parole che nei corridoi, a microfono spento, pronunciano quasi tutti. Anche gli estimatori del giornalista. Insomma, questa vicenda ha fatto sì che ora Ranucci non sia più nel mirino solo della destra o di chi ce l’ha con lui per qualche inchiesta. «Cosa vuoi che ti dica, più si va avanti e più si sputtana la trasmissione. Come farà l’anno prossimo Report a realizzare inchieste in cui si parla di relazioni e rapporti pericolosi tra politici e imprenditori o altri quando abbiamo in seno la vicenda Lavitola?», è la risposta tipo di quasi tutte le fonti contattate da L43, anche le più vicine a Ranucci. Il programma e il brand ne escono così parecchio indeboliti. La battuta più citata è che ci vorrebbe una puntata di Report sul caso Report. Mentre si continuano a offrire assist a tutti coloro che in questi anni hanno messo il programma nel mirino, da Maurizio Gasparri ad Adolfo Urso, da Daniela Santanchè e Ignazio La Russa a Matteo Renzi. Pure Giorgia Meloni in passato non è stata tenera con il giornalista e la trasmissione.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Valter Lavitola (Ansa).

La redazione è spaccata e c’è chi chiede a Ranucci un passo indietro

Qualcuno ha consigliato al conduttore di fare un passo indietro, farsi da parte per salvare il programma. In fondo non sarebbe un grande sacrificio: tra due anni Ranucci, 65 anni il 24 agosto, andrà in pensione e ha almeno un anno di ferie arretrate. Quindi, a meno che non gli riesca un colpo alla Monica Maggioni che si è licenziata ottenendo un mega contratto da collaboratrice, avrebbe ancora circa un anno di lavoro davanti. Non molto. Anche la redazione su questo è spaccata. Ci sono quelli, forse la maggior parte, che difendono il conduttore senza se e senza ma. Poi ci sono coloro che invece nutrono dubbi. Sono gli stessi che non erano sempre d’accordo con i metodi usati nelle inchieste, per esempio con la precedenza accordata a quelle in cui erano coinvolti personaggi politici. Perché, si sa, sono i politici a fare più clamore e a dare visibilità. Anche i vertici Rai ora sperano nel passo indietro di Ranucci. Se lo augurano l’ad Giampaolo Rossi, che però sulla vicenda è molto cauto, e pure il già citato Corsini, che invece col conduttore ha un rapporto assai più burrascoso. «La differenza tra Ranucci e l’ideatrice e prima conduttrice del programma Milena Gabanelli? Con lei si parlava delle inchieste di Report, con lui invece si parla di Report. Report è diventato la notizia…», fa notare con un pizzico di amarezza una fonte autorevole. Intanto sta per partire il lavoro sui servizi e sulle inchieste della prossima stagione, che inizierà un po’ più in là, a novembre. Un lasso di tempo che potrebbe aiutare.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Giampaolo Rossi e Maurizio Gasparri.

Fioccano denunce e minacce di querela

Nel frattempo fioccano le denunce. Il giornalista minaccia di querelare per diffamazione tutti coloro che parlano di «finto attentato». La redazione invece ha presentato una denuncia per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo per alcuni articoli pubblicati da La Verità e Domani. Ma in queste ore si stanno consumando parecchie vendette. Per esempio La Russa ha preteso le scuse di Elly Schlein per aver accusato il governo di essere il mandante morale dell’attentato, mentre il ministro Adolfo Urso ha scritto a Rossi per chiedere che si intensifichino i controlli sulle fonti e sui consulenti delle trasmissioni d’inchiesta. Prese di distanze arrivano anche da persone da sempre vicine al programma, come Gaetano Bellavia che ha espresso perplessità non solo sull’amicizia tra Ranucci e Lavitola, ma pure sulle, a dir suo, inchieste a senso unico. Insomma, un gran caos.

In Rai il caso Ranucci è diventato il caso Report
Sigfrido Ranucci.

Ai piani alti della Rai si studia un piano B

Ai piani alti di Via Asiago e Via Severo si attende l’evolversi degli eventi, ma intanto si studia un piano B, ossia una nuova conduzione nel caso si decida di sostituire Ranucci. Si stanno vagliando alcuni volti Rai, come anche un paio di giornalisti interni a Report. Ma non si esclude nemmeno una conduzione collettiva della redazione, a turno. Una strada difficilmente percorribile perché nella tv ogni programma ha bisogno di identificarsi con un volto forte. O che forte lo diventa. Lo è stato per Milena Gabanelli ed è stato così pure Ranucci. Anche fin troppo, forse, per quanto riguarda Sigfrido.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini

Dopo la Rai, anche La7 ha presentato il suo palinsesto autunnale. Confermati tutti i big, la principale novità è rappresentata dall’approdo sulla tv generalista della serie M – Il figlio del secolo, incentrata su Benito Mussolini (interpretato da Luca Marinelli) e tratta dai romanzi di Antonio Scurati.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Lilli Gruber (Imagoeconomica).

Senza variazioni la settimana del prime time

Confermato il gruppo storico di volti noti del giornalismo, per una settimana del prime time senza variazioni: lunedì con Corrado Augias a La Torre di Babele; martedì con Giovanni Floris a diMartedì; mercoledì con Aldo Cazzullo a Una giornata particolare; giovedì con Corrado Formigli a Piazzapulita; venerdì con Diego Bianchi a Propaganda Live; sabato con Massimo Gramellini a In altre Parole in onda a partire dall’access prime time, che da lunedì a venerdì vedrà ancora Lilli Gruber al timone di Otto e Mezzo.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Corrado Formigli (Imagoeconomica).

Di domenica la palla passerà ancora a In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Conferme in blocco anche nel daytime: Omnibus con Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Andrea Pennacchioli, Gerardo Greco e Frediano Finucci; Coffee Break con Andrea Pancani; L’Aria che tira con David Parenzo; Tagadà con Tiziana Panella.

La serie M sarà presentata in studio da Augias

La7 trasmetterà M grazie a un nuovo accordo con Sky. E, come ha spiegato il patron Urbano Cairo, la serie «sarà presentata da Augias con qualche ospite in studio». Le otto puntate di M «saranno divise in almeno quattro serate». L’editore ha inoltre respinto in modo netto qualsiasi lettura politica della scelta: «Riteniamo che ci sia tanta gente che vorrebbe vedere M. e non l’ha potuta vedere, è un’operazione che ha una valenza per ascolti, interessi commerciali, fortissimo. Quando facciamo scelte di palinsesto non abbiamo in animo di fare scelte ispirate politicamente, ma commercialmente».

Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi

Tra le novità anche P2 – L’ombra delle stragi, miniserie che ripercorre in tre puntate la vicenda della loggia massonica e il ruolo del suo fondatore Licio Gelli (interpretato da Fabrizio Gifuni) nella storia italiana. Arriverà poi su La7 in prima visione The Apprentice – Alle origini di Trump, docufilm che racconta le origini dell’ascesa imprenditoriale dell’attuale presidente Usa. La7 trasmetterà inoltre Mr Nobody Against Putin, premiato con l’Oscar come miglior documentario.

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play

Cairo ha inoltre annunciato l’arrivo della piattaforma La7 Play. «Presenteremo il progetto a ottobre o novembre, a dimostrazione di quanto crediamo nell’investimento sul digitale», ha spiegato l’imprenditore, aggiungendo che La7 Play avrà «un nuovo modo di dialogare con i vari device».

Palinsesti La7: confermati i big, arriva la serie ‘M’ su Mussolini
Enrico Mentana (Imagoeconomica).

Cairo: «La7 anti-Meloni? Non ci sono bolscevichi»

Rispondendo domanda sulle parole del direttore del TG La7 Mentana, che ha definito la rete «anti-Meloni», Cairo ha poi dichiarato che l’emittente «non ha mai fatto sconti ai governi». E poi: «Ho ricevuto costantemente telefonate, non sono mai cessate. La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese, vogliamo ospitare tutti i protagonisti». Successivamente ha aggiunto: «Quando Mentana è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Gad Lerner e Michele Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi».

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese

Sono stati presentati oggi ad Ancona i nuovi palinsesti Rai per la prossima stagione televisiva. Nessuno stravolgimento, ma comunque diverse la novità annunciate e persino qualche sorpresa. Su tutte il ritorno di Roberto Benigni con una prima serata evento dedicata a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Alberto Angela (Imagoeconomica).

Alberto Angela si fa in cinque

Lo speciale su San Francesco, in onda domenica 4 ottobre alle 21:30 e trasmesso da Assisi, sarà condotto da Alberto Angela, che qualche giorno prima (il 27 settembre) sarà protagonista de Lo spettacolo della conoscenza, serata speciale dal Colosseo. La sera di Natale andrà poi in onda Stanotte a…, con Angela pronto a far scoprire agli italiani i musei, le strade, le piazze e le chiese di una nuova città. Confermati poi nei palinsesti Passaggio a Nord Ovest e Ulisse – Il piacere della scoperta.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Sal Da Vinci (Ansa).

Le serate-evento con Sal Da Vinci

L’offerta musicale non si fermerà al nuovo Festival di Sanremo targato Stefano De Martino. Il 20 e il 27 novembre, su Rai 1, andranno in onda le due puntate di Meravigliosamente, show con Sal Da Vinci che festeggia i 50 anni di carriera. Nel palinsesto anche lo speciale Roma, Baby. Cremonini Live Circo Massimo.

Le novità targate Gomez e Inciocchi

Sul fronte dell’informazione confermati Cinque Minuti con Bruno Vespa (dal 21 settembre, Rai 1) e Il Cavallo e la Torre con Marco Damilano (dal 7 settembre, Rai 3). Tra le principali novità Peter Gomez con L’elefante, in onda su Rai 3 il sabato alle 20:15. Dopo il trasloco di Milo Infante a Mediaset, Salvo Sottile prende il timone di Ore 14 e dello spin-off Ore 14 Sera, su Rai 2. Tra le vere novità di stagione spicca poi Patù, appuntamento di prima serata dedicato ai grandi temi politici, economici e sociali, condotto da Roberto Inciocchi ogni mercoledì su Rai 2 (dal 7 ottobre). Ufficializzato poi Antonino Monteleone alla conduzione delle nove puntate nella prima serata prevista per il martedì in autunno: sostanzialmente sostituirà FarWest di Sottile col suo Filorosso. Da segnalare poi i nuovi editoriali 2 di Picche con Tommaso Cerno, striscia quotidiana a cura della Direzione Approfondimento.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Roberta Bruzzone (Imagoeconomica).

I nuovi programma di Bruzzone e Brumotti

Novità nel prime time di Rai 2, con Dentro la Truffa, programma di Roberta Bruzzone dedicato ai principali meccanismi psicologici delle frodi contemporanee: sei le puntate previste. Si intitolerà poi Ultima chiamata il programma affidato a Vittorio Brumotti, approdato in Rai dopo una lunga militanza a Striscia la Notizia: un viaggio attraverso l’Italia, per raccontare storie di persone, comunità e associazioni che hanno saputo reagire a situazioni di disagio, emarginazione e difficoltà. Oltre a tornare al timone di Storie Italiane, Eleonora Daniele sbarcherà anche nella prima serata di Rai 3 con un nuovo programma: Le cose che non sai, dedicato alle vicende personali delle celebrità. Dal 21 dicembre (alle ore 19) Enzo Miccio condurrà su Rai 2 Il giorno più lungo, accompagnando le coppie che, ancora oggi, scelgono di suggellare il loro amore con un matrimonio. Lorella Boccia sarà poi il nuovo volto di Playlist, in onda su Rai 2 dal 17 ottobre. Confermato Chi l’ha visto?, ancora vuota però la casella della conduzione lasciata vuota da Federica Sciarelli.