Su San Marino Rtv debutta Point Break con Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti

Prende il via mercoledì 29 aprile 2026, sul canale unico 550 di San Marino Rtv, la trasmissione Point Break, il punto di rottura, il nuovo appuntamento settimanale dedicato all’attualità politica ed agli scenari internazionali. Andrà in onda alle 22.30 con la conduzione di Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti. Per 10 puntate, il programma offrirà analisi e confronto sui principali fatti di politica interna ed estera, con spazio anche alle tendenze social del momento, analizzate ed interpretate per coglierne l’impatto sul dibattito pubblico. Elemento distintivo della trasmissione sarà il coinvolgimento degli studenti della Scuola di giornalismo della Luiss Guido Carli, che nel corso di ogni puntata proporranno domande, osservazioni e commenti, arricchendo il confronto con lo sguardo delle nuove generazioni.

Bergamini e Parsi tra gli ospiti della prima puntata

Per l’esordio del 29 aprile sarà in studio Debora Bergamini, vicesegretaria di Forza Italia e responsabile Esteri del partito, chiamata ad analizzare i nuovi assetti internazionali e le traiettorie di rinnovamento del suo partito. A seguire l’intervento di Vittorio Emanuele Parsi, politologo, tra i più autorevoli studiosi di geopolitica e relazioni internazionali. Nella parte finale della trasmissione, il confronto sarà affidato a due voci di primo piano del panorama culturale italiano, ovvero Giovanni Orsina, politologo e direttore della School of government della Luiss Guido Carli, e Michela Ponzani, storica, autrice di numerosi saggi e studi sulla Resistenza e sull’Italia repubblicana. Attraverso le loro competenze, il programma proporrà una lettura trasversale del crescente clima di odio che attraversa le società occidentali, dalla radicalizzazione del confronto pubblico fino alla crisi del dialogo democratico.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset

Fallita la procedura di mediazione, Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset, portando in tribunale l’azienda che tre anni fa l’ha messa alla porta. Lo scrive l’edizione online de La Stampa. La conduttrice ha denunciato diritti non pagati e ingerenze da parte di Mediaset nei suoi programmi, in particolare per quanto riguarda la scelta degli ospiti. E poi c’è la questione degli insulti pubblicati online da un account ufficiale del Biscione.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).

I motivi della denuncia da parte di Barbara D’Urso

La conduttrice contesta a Mediaset il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice nei suoi 20 anni in azienda, nonché per il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. La presentatrice ha inoltre denunciato presunte ingerenze di Mediaset, in quanto avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. D’Urso, inoltre, non ha ancora ricevuto le scuse per le ingiurie apparse a marzo del 2023 in un post social del profilo ufficiale ‘Qui Mediaset’, di proprietà dell’azienda, che ha sempre sostenuto di avere subito un hackeraggio.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso in una foto dei suoi primi anni a Mediaset (Ansa).

Grande Fratello Vip, Ilary Blasi al debutto fa peggio di Alfonso Signorini

La nuova edizione del Grande Fratello Vip, che vede al timone Ilary Blasi e Selvaggia Lucarelli al fianco di Cesara Buonamici come opinionista, non è iniziata in modo brillante. La prima puntata, andata in onda il 17 marzo su Canale 5, non è infatti andata oltre il 18,4 per cento di share (2.146.000 spettatori): peggio del debutto dell’ultima edizione condotta da Alfonso Signorini, che l’11 settembre 2023 era partita col 23,01 per cento di share (2.994.000 spettatori).

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La sfida agli ascolti tv del prime time ha visto trionfare la serie Le Libere Donne – andata in onda su Rai 1 – con 3.046.000 spettatori, pari al 18,7 per cento di share.

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Sanremo, Conti recupera e fa record di share nella terza serata

Sono stati 9 milioni e 543 mila, pari al 60,6 per cento di share, i telespettatori che in media hanno seguito la terza serata del Festival di Sanremo 2026. Rispetto alla seconda serata, Carlo Conti ha dunque recuperato sia in teste (erano state 9 milioni e 53 mila) sia in percentuale (59,5 per cento). L’anno scorso, invece, la terza serata fu seguita da 10 milioni e 700 mila persone, pari al 59,8 per cento di share. Il conduttore può tirare un sospiro di sollievo, visto che si tratta del miglior share per una terza serata del festival costruito su cinque serate. Per trovarne uno migliore bisogna infatti risalire al 1990, con la conduzione di Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, quando la terza serata ottenne il 64,59 per cento di share, ma la kermesse durava quattro serate.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP

Selvaggia Lucarelli affiancherà Cesara Buonamici come opinionista della prossima edizione del Grande Fratello VIP, che andrà in onda da martedì 17 marzo in prima serata su Canale 5 per sei settimane, con la conduzione di Ilary Blasi dopo la rinuncia di Alfonso Signorini. L’indiscrezione è stata confermata da un comunicato di Mediaset.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP
Selvaggia Lucarelli nei panni di giudice di “Ballando con le stelle” (Ansa).

Per Lucarelli la classica offerta che non si può rifiutare

Lucarelli, dal 2016 giudice di Ballando con le stelle, aveva ufficiosamente annunciato la sua partecipazione con una storia su Instagram già il 21 febbraio: «Nel cast del GF c’è un personaggio che vi farà sognare», aveva scritto, lasciando intendere che ci sarebbe stata in qualche veste anche la sua presenza. Il 25 febbraio, durante La vita in diretta, il conduttore Alberto Matano – opinionista del dance show di Milly Carlucci – le ha detto: «Possiamo dire che ti vedremo per un po’ su altri schermi? Però tornerai, l’importante è che ritorni». Per Lucarelli, che non è legata alla Rai con un’esclusiva ma da un contratto rinnovato di anno in anno, si parla di un cachet importante: la classica offerta che non poteva rifiutare. Il suo ritorno nella prossima edizione di Ballando con le stelle, comunque, è dato praticamente per certo.

Ascolti, share e spettatori della seconda serata di Sanremo 2026

Ascolti in calo anche per la seconda serata di Sanremo 2026. Stando ai dati Auditel, lo share è arrivato al 59,5 per cento e gli spettatori sono stati 9 milioni e 53 mila. Rispetto alla prima serata, che era stata seguita da 9,6 milioni di persone pari al 58 per cento di share. Conti migliora dunque la percentuale ma cede sull’audience. In dettaglio, la prima parte dalle 21.46 alle 23.34 ha totalizzato il 57,8 per cento (11 milioni e 224 mila spettatori), mentre la seconda parte dalle 23.39 all’1.10 il 62,3 per cento (5 milioni e 794 mila spettatori). La seconda serata dell’anno precedente aveva registrato il 64,6 per cento per una media di 11 milioni e 800 mila teste.

Il confronto con le seconde serate degli anni precedenti

Nel 2024, quando però non c’era ancora la total audience e gli ascolti venivano misurati solo sulle televisioni (ora coinvolgono anche altri dispositivi come smartphone e tablet e piattaforme streaming come RaiPlay), la seconda serata era stata seguita da 10 milioni e 316 mila persone (60,1 per cento di share), mentre nel 2023 gli spettatori erano stati 10 milioni e 545 spettatori (62,3 per cento).

Ascolti, i dati su share e spettatori della prima serata di Sanremo 2026

La prima serata del Festival di Sanremo 2026 ha totalizzato il 58 per cento di share, con 9 milioni e 600 mila spettatori in termini di total audience. Numeri in calo per Carlo Conti, che l’anno scorso all’esordio aveva raccolto in media 12 milioni e 630 mila teste pari al 65,3 per cento. La prima parte, dalle 21.42 alle 23.34, ha registrati 13 milioni e 158 mila spettatori per uno share del 57,7 per cento, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all’01.32, ha segnato 6 milioni e 45 mila spettatori per uno share del 58,7 per cento.

Il confronto con le edizioni passate

In termini di share, la serata fa comunque segnare il nono miglior risultato di sempre dopo quelli delle prime tre edizioni in cui fu attivo l’Auditel (66,3 nel 1987, 69,5 nel 1988 e 65,7 nel 1989), quella del 1997 condotta da Mike Bongiorno (che totalizzò il 58,7) e quelli delle ultime tre edizioni, quando la media ha superato il 60 per cento – 65,3 nel 2025, 65,1 nel 2024 e 62,5 nel 2023. Va sottolineato che non è propriamente corretto fare il confronto diretto con le edizioni passate, dato che dal 2025 è stata introdotta la rivoluzione della total audience che misura, oltre agli spettatori televisivi, anche quelli che seguono i programmi su dispositivi mobili, smart tv e piattaforme di streaming come RaiPlay. L’unico confronto “opportuno” è dunque quello con l’edizione 2025, quando questo sistema era già attivo.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

In molti si stanno chiedendo che fine abbia fatto l’audit interno che doveva chiarire l’assunzione del fidanzato della figlia di Antonio Marano, Alessandro Valadè, a Rai Pubblicità. Era stato lo stesso consigliere di amministrazione in quota Lega nonché presidente ad interim della Rai a chiedere un accertamento che verificasse il rispetto delle procedure aziendali e la correttezza della sua condotta. La storia del genero di Marano era stata raccontata per prima da la Repubblica: Valadè era stato scelto all’interno di una selezione che mirava a reclutare esperti in marketing, comunicazione, digitale e vendite. Tra i tanti candidati, alla fine ha avuto la meglio proprio lui. Le opposizioni avevano subito parlato di «vergognosa parentopoli» e «servizio pubblico preda delle scorribande della destra». E pare che anche l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi (nel frattempo indaffarato anche con l’imbarazzante caso Petrecca) non abbia preso bene l’episodio e si sia lamentato dell’inopportunità politica di quell’assunzione, che presta il fianco agli attacchi sulla presunta occupazione militare della destra della tivù di Stato, trasformata in TeleMeloni. Il “suocero” ha provato a difendere Valadè così: «Ha un curriculum prestigioso. Ha passato sei colloqui di selezione. E se io non ho rivelato prima all’ad di Rai Pubblicità quale fosse il nostro rapporto è proprio per non esercitare alcuna forma di pressione». Sarà, ma intanto adesso si attende il risultato dell’audit, visto che nel frattempo sono passati due mesi.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Antonio Marano (foto Ansa).

Si vocifera, tra l’altro, anche di un Marano preoccupato dal fatto che dopo la fine dei Giochi olimpici invernali ci possano essere ulteriori sviluppi sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato l’operato della Fondazione Milano Cortina, di cui lo stesso Marano è stato direttore commerciale dal 2021 praticamente fino a oggi. Anche qui sono piovute accuse di parentopoli, per restare in tema: nelle carte dell’inchiesta si è parlato di «carenza di trasparenza e imparzialità nelle assunzioni» e «malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari». Tra gli altri, per esempio, sono stati assunti il figlio di Ignazio La Russa e la nipote di Mario Draghi. Tra rimborsi spese vari e vetture con autista a carico della fondazione, i pm hanno trasmesso gli atti dell’indagine al procuratore della Corte dei conti della Lombardia per eventuali profili di danni erariali, come raccontato da Il Fatto Quotidiano. Anche se gli stessi pm hanno pure chiesto al gip di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l’abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge come reato, grazie alla riforma Nordio del luglio 2024. E dall’altro perché l’ipotesi di turbativa d’asta nelle gare private per conto di amministrazioni pubbliche sussiste solo nell’acquisto di «beni e servizi» e non per «l’assunzione di personale». Il decreto Salva Olimpiadi del 2024 oltretutto aveva definito la Fondazione come ente privato, bloccando di fatto le indagini per reati contro la pubblica amministrazione. La questione però è passata all’esame della Corte costituzionale: il tribunale di Milano ha sollevato infatti la questione di legittimità costituzionale, e ora la decisione della Consulta potrebbe riaprire le indagini. L’udienza è fissata per il 5 maggio 2026.

Arianna Meloni a Gradoli, al pranzo del Purgatorio

Gradoli, si sa, è un Comune diventato noto per colpa del rapimento di Aldo Moro: dal tavolino della seduta spiritica di Romano Prodi e dei suoi commensali spuntò proprio “Gradoli”, indicato come il luogo nel quale trovare lo statista democristiano, ma invece di andare in via Gradoli a Roma, nel covo delle Brigate rosse, tutti andarono nel paese situato in provincia di Viterbo, con un enorme, e inutile, dispiegamento di mezzi. Fatto sta che lì, proprio nel Comune di Gradoli, ogni mercoledì delle Ceneri va in scena il cosiddetto “pranzo del Purgatorio”, preparato nel corso della notte da un esercito di cuoche nella “stanza del fuoco”, con 50 quintali di legna per riscaldare i calderoni: alle 13 in punto, nei capannoni della Cantina Oleificio Sociale, ecco i prelibati “fagioli del Purgatorio”, con tanto di luccio, nasello, baccalà e tinca. L’organizzazione che cura tutto si chiama “Fratellanza del Purgatorio di Gradoli”, e ha al suo vertice il capitano Massimo Del Signore. E se c’è una fratellanza, ecco Fratelli d’Italia, con la presenza di Arianna Meloni. Che a Gradoli hanno chiamato «la sorellanza», per restare in tema con il sodalizio. Gli abitanti sono poco più di un migliaio, i partecipanti al pranzo molti di più, qualcuno ne ha contati 1.500, e Arianna è legatissima a questi luoghi. Tanto da lasciare un messaggio sui social: «Grazie per averci accolto al Pranzo del purgatorio. Una giornata in cui la comunità intera si prende cura dei più deboli attraverso un banchetto di beneficenza e si ritrova intorno a un piatto di fagioli e un brodo di tinca, tipici della cucina territoriale». Con Arianna c’erano il deputato Mauro Rotelli, la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Zelli, la capogruppo di FdI Viterbo Laura Allegrini, il coordinatore provinciale Massimo Giampieri. Lo scorso anno, all’evento, c’era il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
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I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

Giovanni Grasso va per mostre

Giovanni Grasso, oltre a lavorare al Quirinale come portavoce del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, coltiva da sempre la passione per la letteratura. E per l’arte. Così l’altra sera era al Mattatoio di Roma, a Testaccio, all’inaugurazione della mostra “Chiara Capobianco. Architettura di una metamorfosi”. Come si legge nella presentazione, «l’idea che sostiene il progetto espositivo è ispirata dai miti raccontati nelle Metamorfosi di Ovidio, i cui motivi narrati, che hanno per soggetto identità fluide, corpo, desiderio, perdita e resistenza, diventano strumento per interrogare il presente…».

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
Giovanni Grasso con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Fiuggi, Abodi porta lo sport

Dite a Leonardo Maria Del Vecchio che dal 20 al 22 marzo Fiuggi si trasformerà in un grande laboratorio nazionale dedicato al futuro della “Repubblica del Movimento” e delle comunità attive. L’iniziativa promossa da Fondazione Sportcity in collaborazione con il comune di Fiuggi coinvolgerà oltre 200 addetti ai lavori tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, manager, imprenditori del settore e dirigenti sportivi. Ecco così il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, insieme al sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro. La seconda giornata entrerà nel vivo con una serie di interventi dedicati a politiche sportive, infrastrutture e sviluppo dei territori. Tra i protagonisti della mattinata ci saranno Diego Nepi Molineris, Livio Gigliuto ed Evelina Christillin, oltre ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impiantistica sportiva.

I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno
I grattacapi di Marano tra genero e Olimpiadi e le altre pillole del giorno

Petrecca si è dimesso da direttore di Rai Sport

Il direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, ha rimesso il proprio mandato nelle mani dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi: lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina, evento a cinque cerchi di cui ha commentato in modo disastroso la cerimonia di apertura. La responsabilità di Rai Sport sarà affidata in via transitoria a Marco Lollobrigida. Oggi era in programma il consiglio di amministrazione della Rai. All’ordine del giorno ufficiale la policy aziendale sull’intelligenza artificiale, i piani di trasmissione e produzione per il 2026, la relazione del 2025 e il piano per l’internal audit. Ma sul tavolo c’era anche il dossier Petrecca. Dalla Rai era filtrato che la questione sarebbe stata affrontata solo dopo il Festival di Sanremo. Ma alla fine il nodo è stato sciolto in anticipo.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste

Sanremo non è ancora cominciato, ma Carlo Conti pensa già al dopo. Prima dei bilanci, dei confronti, degli share mattutini, delle inevitabili polemiche, il direttore artistico della kermesse ha annunciato che con il 2026 si chiude un ciclo. Questo sarà il suo ultimo Festival, buona la quinta (edizione) dunque. La domanda allora è: chi sarà il suo successore? A radio Subasio, Conti non aveva dato alcuna indicazione ovviamente: «C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico». Un professionista con l’esperienza necessaria per riuscire a guidare e a gestire «una macchina del genere».

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).

De Martino sogna l’Ariston

Se è ancora nebbia fitta sul prossimo direttore artistico, sul possibile frontman invece le voci girano e da tempo. Il più quotato, e non da oggi, è il re dei pacchi, Stefano De Martino. I faretti sullo showman campano si erano riaccesi a gennaio quando lo stesso Conti, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica, sul futuro del Festival aveva detto: «Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio». Un identikit che corrisponde perfettamente a quello dell’ex ballerino di Amici, oggi 36enne.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Stefano De Martino (Ansa).

Savino scalda i motori ma c’è l’incognita Fiorello

Il team #DeMartino e il diretto interessato, però, non hanno considerato i superpoteri di Conti che avrebbe già in testa il suo successore, per lo meno sul palco dell’Ariston. Un personaggio che è già suo ‘vice’ visto che condurrà per la quarta edizione consecutiva il Dopofestival: Nicola Savino (reduce dalla conduzione di quattro puntate di Tali e Quali, a proposito di eredità). In Rai qualcuno ne è più che certo: «Conti e Savino solo alleati contro De Martino. Ne dovrà mangiare di polvere, il povero Stefano, prima di mettere le mani sul Festival». Savino – quello che «da vecchio sarà come Massimo D’Alema, e tra poco come Tommaso Labate», scherza la fonte – sarebbe già pronto a incassare. C’è solo un big che potrebbe rovinargli la festa ed è Fiorello.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Nicola Savino (Ansa).

Le baruffe alla Pennicanza

Tra l’altro lo showman siciliano recentemente ha scazzottato amabilmente proprio con Conti, buttando una bombetta a La Pennicanza sulla possibile partecipazione al Festival Adriano Celentano. Conti non ha né confermato né smentito il presunto spoiler. È stato il prezzo per aver ‘mentito’ a Fiorello sulla partecipazione di Eros Ramazzotti. «Quando io l’ho chiamato qua gli ho chiesto “Senti ma c’è Ramazzotti?”, lui mi ha risposto “non mi risulta”…bugiardo sei!!!». L’uomo è avvisato.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Fiorello in videochiamata con Carlo Conti (Ansa).

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2

Dopo Tommaso Cerno, ecco un altro esterno a cui dovrebbe andare un’importante casella (potenzialmente) destinata a giornalisti Rai. È infatti pronto ad approdare sulla tivù pubblica Vittorio Brumotti, l’ex inviato di Striscia la notizia e campione di bike trial, noto al pubblico per i servizi su chi parcheggia nei posti destinati ai disabili e contro i piccoli spacciatori (da cui ha ricevuto anche qualche botta). Secondo quanto riportato da Repubblica, a Brumotti – in passato pure presentatore di Paperissima Sprint – sarebbe stato offerto «un contratto con parecchi zeri, in esclusiva e per due anni» per andare in onda in prima serata su Rai 2, con un programma itinerante in grado di unire (almeno nelle idee) intrattenimento e racconto di territori. Sempre il quotidiano romano scrive che a voler puntare su Brumotti è in particolare Paolo Corsini, direttore degli approfondimenti Rai, «sempre sensibile ai suggerimenti che gli vengono dal partito di riferimento, ovvero Fratelli d’Italia». La notizia al momento non è stata confermata né dalla Rai, né dallo stesso Brumotti.

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2
Vittorio Brumotti (Imagoeconomica).

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Cambio stagione, cambio poltrone. Con la primavera alle porte si apre la giostra delle nomine, e la Rai non fa eccezione. Occhi puntati sulla poltronissima a cui tutti, nel centrodestra, puntano: la direzione del Tg1. Sempre ammesso che Gian Marco Chiocci decida di fare le valigie, destinazione Palazzo Chigi.

Tredicesima fumata nera per Agnes in Vigilanza

Gli animi dunque si scaldano. Lo si è visto anche in Commissione di Vigilanza dove mercoledì 11 febbraio si è registrata la 13esima fumata nera nel voto per Simona Agnes alla presidenza, tanto che, dopo l’ennesima diserzione della maggioranza, la presidente Barbara Floridia ha deciso di convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi per sbloccare uno stallo che va avanti da oltre un anno. Nei corridoi di Via Asiago però le voci corrono. Tutto si consumerà, ça va sans dire, dopo le Olimpiadi invernali e soprattutto dopo Sanremo, evento clou per la raccolta pubblicitaria (per l’edizione 2026 si punta a tagliare il traguardo dei 70 milioni, contro i 65,2 dello scorso anno).

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Rossi alle prese con il caso Petrecca

Nella girandola di nomine potrebbe rientrare anche Paolo Petrecca. Sempre che Rossi decida di trasferire il contestatissimo direttore di RaiSport in una casella “meno sensibile”. Dove cioè, sibilano i maligni, non possa fare danni (o farne di limitati). Non è passato inosservato come Petrecca (a differenza di Andrea Pucci che è stato spalleggiato in modo compatto), dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e la protesta della sua redazione, sia stato difeso soltanto dai “suoi”, e cioè da Fratelli d’Italia. Nessuna levata di scudi da parte di Forza Italia e Lega: un’ulteriore prova dei malumori che agitano il centrodestra.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Petrecca (foto Imagoeconomica).

L’ipotesi di accorpamento delle Relazioni Istituzionali e internazionali

Ma quali posti sono in scadenza? Si parte dalla direzione delle Relazioni internazionali, dove Simona Martorelli andrà in pensione a marzo, e da quella delle Relazioni istituzionali, retta a interim dal capo azienda dopo la nomina, lo scorso ottobre, di Angela Mariella alla guida della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa al posto di Monica Maggioni. Si vocifera che le due direzioni potrebbero essere accorpate in un’unica struttura alla cui guida, almeno fino a qualche settimana fa, era data per favorita la vicedirettrice del Tg2Maria Antonietta Spadorcia, particolarmente gradita a FdI.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Maria Antonietta Spadorcia (Imagoeconomica).

Le mire su Rai Cinema

C’è poi Rai Cinema. L’eterno Paolo Del Brocco è in scadenza e la domanda è una: riuscirà Angelo Mellone, attuale capo del Day Time, a scalzarlo? Se il passaggio avvenisse (ma, va detto, le possibilità sono al lumicino), al posto di Mellone potrebbe arrivare dal Prime Time Williams Di Liberatore a cui, per la gestione di Sanremo, Rossi aveva “affiancato” l’esperto Stefano Coletta, direttore del Coordinamento Generi (si è parlato di “commissariamento”). Una misura che, però, non è stata sufficiente a evitare la bufera Pucci.

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (Imagoeconomica).

Cambio di direzione al Tg1?

Tra coloro che sperano di essere trasferiti in altri lidi, ci sarebbe anche Paolo Corsini, attuale direttore dell’Approfondimento, che si dice miri a prendere il posto del direttore del Giornale Radio e Radio 1 Nicola Rao. Il quale a questo punto potrebbe traslocare al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Le voci dell’arrivo di Chiocci a Palazzo Chigi come portavoce di Giorgia Meloni, dopo le smentite, sono infatti tornate a circolare, alimentando gli appetiti di Lega e Forza Italia per la poltrona delle poltrone. Per il momento però tutti i papabili, compreso Rao, rientrano nell’orbita di FdI, a partire da Mario Sechi, direttore di Libero e nel 2023 per qualche mese capo ufficio stampa di Meloni. Tra gli outsider spuntano anche Alessia Lautone, numero 1 di LaPresse, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa, che ai tempi in cui era vicedirettrice del Tg1 definì l’aborto «un omicidio» e che lo scorso ottobre, a un convegno del Cnel, arrivò a dichiarare che a Gaza non esisteva «una sola prova» che l’esercito israeliano avesse «mitragliato civili inermi».

Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1
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Nomine Rai, il caso Petrecca e gli appetiti nel centrodestra per il Tg1

Cosa fare con Petrecca? La Rai meloniana a un bivio

La domanda è: riuscirà Paolo Petrecca a resistere alla direzione di RaiSport dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026?

La tirata d’orecchie dell’ad Rossi

A vedere l’esito dell’incontro con Giampaolo Rossi in Via Asiago per ora sembrerebbe di sì. Ma non è detto. Lunedì l’amministratore delegato della Rai gli ha tirato parecchio le orecchie: non dovevi essere tu a condurre l’evento, sei il direttore e devi cercare di valorizzare la tua direzione, se proprio volevi farlo almeno dovevi prepararti meglio. Petrecca avrebbe risposto ventilando ipotetici complotti ai suoi danni fin da quando dirigeva RaiNews, ma Rossi l’ha zittito: quella telecronaca era pessima, basta, non ci sono scuse. Ora non farti più vedere in video e la conduzione dell’evento finale la farà qualcun altro. E, ha aggiunto, cerca in qualche modo di ricucire con la redazione. Che, per la cronaca, da lunedì è in sciopero delle firme fino alla fine delle Olimpiadi e subito dopo si procederà con i tre giorni di sciopero già approvati dall’assemblea.

Il nodo Petrecca verrà sciolto solo dopo Sanremo

Insomma, Rossi ha preso tempo. Prima, a suo dire, bisogna portare a termine nel miglior modo possibile le Olimpiadi, concentrandosi per due settimane senza altre sbavature. Poi c’è Sanremo, travolto dal polverone su Andrea Pucci. Archiviato il festival, però, rivela a Lettera43 una fonte ben inserita ai piani alti, i nodi verranno al pettine e la questione Petrecca sarà affrontata una volta per tutte. Perché, se fin qui il giornalista è sempre stato difeso a testuggine dalla compagine meloniana, d’ora in poi non sarà più così. Tre indizi, del resto, fanno una prova: Petrecca è stato spostato a RaiSport proprio per i danni combinati a RaiNews, ma l’errore è stato trasferirlo sottovalutando l’importanza degli eventi sportivi, molto più più seguiti della politica e della cronaca; il silenzio assordante dell’azienda nella giornata di sabato è parso a tutti un evidente segnale di imbarazzo, come a dire: eccolo, ne ha combinata un’altra; la stessa convocazione a Roma da Rossi evidenzia che anche per i “fratelli” un problema Petrecca esiste. Quindi, dopo Sanremo, la questione sarà affrontata.

Cosa fare con Petrecca? La Rai meloniana a un bivio
Giampaolo Rossi (Ansa).

Il direttore di RaiSport potrebbe finire nel prossimo giro di poltrone

Sì, ma come? C’è chi dice che si coglierà l’occasione del giro di poltrone previste per la primavera, con alcune caselle da riempire: la direzione relazioni internazionali (Simona Martorelli va in pensione in questi giorni) e quella delle relazioni istituzionali (interim a Rossi). Poi c’è in scadenza Paolo Del Brocco a Rai Cinema e sembra pure che Paolo Corsini non ne possa più dell’approfondimento e abbia chiesto di essere trasferito alla radio, dove l’attuale direttore del Giornale Radio e Rai Radio 1 Nicola Rao potrebbe spostarsi al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Insomma, qualche movimento ci sarà e potrebbe rientrarci anche Petrecca, magari su una poltrona dove davvero non possa fare danni. Questa è l’ipotesi più gettonata.

Cosa fare con Petrecca? La Rai meloniana a un bivio
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

L’ipotesi blindatura: difendere Petrecca per difendere TeleMeloni

Ma ce n’è una minoritaria che invece descrive un altro scenario: si difenderà Petrecca fino alla fine, perché «se cediamo su uno dei nostri così importante, allora dobbiamo cedere su tutto e sanciremmo il fallimento della nostra gestione», sussurra una fonte destrorsa. Insomma, «siamo sotto attacco e dobbiamo reagire, difendendo il direttore di RaiSport, difendiamo tutti noi». Staremo a vedere, ma per il momento Petrecca è più morto che vivo (professionalmente parlando). Anche perché con lui e Pucci la Rai ha rischiato di giocarsi gli unici eventi porta-soldi della stagione: le Olimpiadi e Sanremo. Sui Mondiali di calcio, infatti, aleggia ancora una grande interrogativo e comunque i diritti saranno smezzati con Dazn, mentre è delle ultime ore la voce secondo cui Via Asiago abbia perso i diritti sulle prossime Atp Finals di Torino in favore di Mediaset.

Cosa fare con Petrecca? La Rai meloniana a un bivio
Da sinistra, Francesca Oliva vicedirettore di RaiNews24, Paolo Petrecca, il ministro dello Sport Andrea Abodi, l’ad Rai Giampaolo Rossi e Nicola Rao, direttore del Giornale Radio (Imagoeconomica).

Ma chi fu il vero responsabile dell’ascesa di Petrecca?

Qualcuno, intanto, dentro l’azienda ricorda il “colpevole” dell’ascesa di Petrecca. Era l’autunno del 2021 e c’era da nominare il nuovo direttore di RaiNews dopo Andrea Vianello. Si doveva scegliere un meloniano perché, secondo le quote Rai, quella poltrona spettava a un “fratello” e si brancolava nel buio quando ad Antonio Di Bella, da sempre vicino al Pd, si accese la lampadina: c’è un vicedirettore meloniano a RaiNews, è Paolo Petrecca, facciamolo direttore. Il resto è storia.

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

Le Olimpiadi invernali sono partite malissimo per Paolo Petrecca, il direttore di RaiSport, e dentro la redazione qualcuno sussurra che nel ciclismo «gli avrebbero dato la maglia nera, quella dell’ultimo classificato», sorvolando sul fatto che «comunque il colore nero gli sarebbe piaciuto», vista la sua vicinanza a Fratelli d’Italia. La conduzione della serata inaugurale finirà negli annali di “come non si deve fare una telecronaca”, roba da instant book per i neoassunti della Rai. Per dirla col critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’ha distrutto, «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati». I giornalisti di RaiSport sono sul piede di guerra, hanno annunciato un pacchetto di sciopero a fine Olimpiadi e comunicato la decisione di ritirare la loro firma da servizi, collegamenti e telecronache fino alla fine dei Giochi, «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Se non altro è arrivata una buona notizia: Petrecca non condurrà la cerimonia finale dei Giochi, niente “esame di riparazione” per lui (aridatece il povero Auro Bulbarelli, defenestrato per aver spoilerato lo sketch di Sergio Mattarella sul tram). Ma è difficile che questo basti a salvarlo, e l’ipotesi dimissioni (probabilmente a fine Olimpiadi) sembra sempre più inevitabile. A Roma, tra l’altro, dall’Ordine dei giornalisti si spiffera che Petrecca abbia qualche conto in sospeso anche sulla parità di genere, con una commissione che sarà chiamata a valutare la «mancanza di un’adeguata rappresentanza» delle conduttrici, dato che sono stati scelti, tra i “big”, tantissimi uomini per raccontare le Olimpiadi.

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
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I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

I guai di Petrecca di certo vengono da lontano e non nascono certo con Milano-Cortina. Contro di lui a fine agosto del 2025 la redazione aveva già annunciato tre giorni di sciopero, sfiduciandolo, dopo la mancata approvazione del piano editoriale. Il quasi 62enne Petrecca è passato allo Sport a marzo dell’anno scorso, ma prima le cose non andavano tanto meglio, quando era alla guida di RaiNews. Nell’ordine, breve riassunto: il cdr lo ha accusato di presunti tagli imposti ai pezzi di cronaca sul figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa indagato per violenza sessuale; è finito nel mirino per non aver dato risalto nel telegiornale alla sconfitta della destra alle elezioni in Francia, con un particolare grottesco: «Petrecca ritiene opportuno concedere spazio a un evento non scevro da interessi personali», scrisse il cdr, alludendo al “Festival delle città identitarie” di Pomezia, dove si esibiva la cantante Alma Manera, che incidentalmente era la sua fidanzata (ora diventata moglie). Fu anche pesantemente attaccato dalla redazione per aver titolato sull’«assoluzione» del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, anticipando la sentenza: peccato si trattasse solo della richiesta dei pm sul caso Cospito, tant’è che poi Delmastro è stato condannato a otto mesi, altro che assoluzione. L’episodio portò la redazione a sfiduciarlo (c’è chi lo chiama il collezionista di sfiduce). E ora il caos olimpico, che potrebbe costargli la poltrona. Per Petrecca venerdì è arrivata una totale “stecca”, per usare il linguaggio caro ai musicisti: non c’entra nulla la già citata consorte del direttore, Alma Manera, la cantante che, visto il senso della Rai per la meritocrazia, qualcuno ha temuto per un attimo di vedere infilata nello spettacolo dello stadio Olimpico, pardon, San Siro, tra Mariah Carey e Laura Pausini

Sanremo 2026, le prime voci su cover e duetti

Rumors e voci di corridoi iniziano ad accompagnare Sanremo 2026. La settimana santa della musica italiana, programmata quest’anno dal 24 al 28 febbraio per lasciar posto alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, inizia già a calamitare l’attenzione mediatica con le indiscrezioni su ospiti e favoriti. Grande attesa soprattutto per la quarta serata, quella dedicata alle cover, in cui i cantanti in gara si cimenteranno con un brano tratto dal repertorio italiano o internazionale affiancato da un ospite, non per forza un cantante, ma anche un performer o un gruppo vario. Nel 2025 vinse Giorgia che, assieme ad Annalisa, interpretò una splendida versione di Skyfall di Adele. Ecco le prime indiscrezioni.

Sanremo 2026, i possibili duetti per la serata delle cover

Sanremo 2026, le prime voci su cover e duetti
Giorgia e Annalisa con il trofeo delle cover 2025 (Ansa).

A raccogliere le prime indiscrezioni sulla serata delle cover è Adnkronos, che ha anticipato i possibili duetti che accenderanno il palco del Teatro Ariston venerdì 27 febbraio. Patty Pravo è attesa da un omaggio a Ornella Vanoni sulle note di Ti lascio una canzone, accompagnata da una coreografia che si preannuncia carica di emozione. Tommaso Paradiso potrebbe invece duettare con gli Stadio, che vinsero il Festival nel 2016, quando alla conduzione c’era proprio Carlo Conti. Enrico Nigiotti invece avrebbe scelto di dividere il palco con il giovane artista Alfa, altro nome noto all’Ariston nelle ultime edizioni, mentre Maria Antonietta & Colombre potrebbero cantare assieme a Brunori Sas, uno dei protagonisti dello scorso anno. Luchè, tra gli artisti più attesi dell’anno, potrebbe essere affiancato da Gianluca Grignani. LDA & Aka 7even potrebbero chiamare Tullio de Piscopo, mentre con Ditonellapiaga ci potrebbe essere Tony Pitony (sua la sigla del Fantasanremo).

Per Adnkronos, Elettra Lamborghini starebbe valutando un ospite internazionale, in linea con alcuni suoi featuring recenti, mentre i The Kolors sarebbero stati richiesti sia da Sal Da Vinci (che in questo modo ricambierebbe il favore dopo che lo scorso anno fu loro ospite per Rossetto e caffè) sia da Raf. Durante il podcast Pezzi invece sono stati dati per certi i duetti fra Eddie Brock e Fabrizio Moro per cantare Portami via di quest’ultimo, Dargen D’Amico coi Ricchi e Poveri sulle note di Sarà perché ti amo e Fedez e Marco Masini con Chiello, che potrebbero interpretare Meravigliosa creatura di Gianna Nannini. Tra le ipotesi e indiscrezioni, questa è l’unica che prevede un duetto fra concorrenti che è previsto dal regolamento e che ridurrebbe il numero di canzoni proposte il venerdì e quindi la lunghezza della serata.

Come funziona la serata delle cover: classifica a sé stante

Sanremo 2026, le prime voci su cover e duetti
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).

Esattamente come nel 2025, i voti ricevuti nella serata delle cover saranno ininfluenti per la proclamazione del vincitore del Festival di Sanremo. Sarà invece proclamato un campione di serata grazie al mix di Televoto, Giuria delle radio e Giuria della sala stampa, tv e web. Da regolamento, la serata del 27 febbraio prevede l’interpretazione, da parte di ciascuno dei 30 Big in gara, di una cover, scelta tra le canzoni italiane o internazionali pubblicate entro il 31 dicembre 2025.

Carlo Conti omaggia Pippo Baudo: a marzo torna Sanremo Top

Si avvicina sempre più Sanremo 2026, 76esima edizione del Festival, che scatterà al Teatro Ariston martedì 24 febbraio. Nel giorno del tradizionale pre-ascolto dei brani riservato alla stampa, Carlo Conti ha annunciato il ritorno di un programma ideato da Pippo Baudo nel 1994 e andato in onda fino al 2002: Sanremo Top. L’intento? Analizzare l’andamento delle canzoni presentate in gara nelle classifiche nazionali, scoprendo se le vendite rispecchiano i verdetti dell’Ariston. «I tempi ormai sono cambiati, abbiamo le classifiche in tempo reale», ha precisato il direttore artistico e conduttore. «Divideremo i protagonisti in due serate speciali, il 7 e il 14 marzo, per vedere come vanno le cose. Prendiamo un’idea di Pippo, ma l’intero Festival sarà in suo onore».

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A Sanremo un omaggio anche ai grandi che ci hanno lasciato nel 2025

Carlo Conti omaggia Pippo Baudo: a marzo torna Sanremo Top
Il conduttore Carlo Conti (Imagoeconomica).

«Per quanto riguarda Pippo non ci sarà qualcosa di specifico, ma l’edizione è interamente per lui», ha precisato Conti. «L’ho sempre detto, anche l’anno scorso ho dichiarato che stiamo facendo oggi il Festival come l’ha impostato lui, come ce l’ha insegnato lui, con l’intervento della stampa, con tutte le polemiche, la forza, l’energia e le canzoni. Tutto e il contrario di tutto l’ha inventato Pippo. Non ci sarà qualcosa di specifico, ma mi piacerebbe, laddove ci sia qualche ospite da lui lanciato, farlo presentare proprio da lui». Durante la 76esima edizione del Festival di Sanremo ci sarà spazio anche per il tributo ai grandi della musica che ci hanno lasciato nel 2025, da Ornella Vanoni a Tony Dallara fino al maestro Peppe Vessicchio. «Ci stiamo pensando e vedremo cosa fare», ha aggiunto Conti. «Per alcuni ci sarà un lungo applauso, per altri avremo altri spunti».

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Sanremo 2026, Sabrina Ferilli e Achille Lauro tra i super ospiti?

Manca ormai meno di un mese alla 76esima edizione del Festival di Sanremo, la cui prima serata si svolgerà martedì 24 febbraio, due giorni dopo la conclusione dei Giochi invernali di Milano-Cortina. In attesa del debutto, proprio nel giorno in cui i giornalisti ascolteranno in anteprima di 30 brani dei Big in gara, spuntano interessanti indiscrezioni sui super ospiti che accenderanno il palco del Teatro Ariston. Come anticipato da Vanity Fair, attraverso la newsletter Celebrity Watch firmata da Santo Pirrotta, al Festival potrebbero approdare Sabrina Ferilli, Luca Argentero e Achille Lauro. Ecco quello che sappiamo.

Sanremo 2026, le indiscrezioni sui super ospiti del Festival

Già certa la presenza, confermata dal conduttore e direttore artistico Carlo Conti, di Laura Pausini in qualità di co-conduttrice delle cinque serate e di Max Pezzali. L’ex volto degli 883 sarà a Sanremo nei panni di super ospite sul palco della nave Costa durante il Party boat per interpretare i suoi grandi successi per tutta la durata della manifestazione. Tra gli ultimi nomi, spunta anche quello di Sabrina Ferilli, reduce dal grande successo della fiction A testa alta – Il coraggio di una donna trasmessa sulle reti Mediaset. L’attrice, che nel 2022 fu co-conduttrice con Amadeus, potrebbe apparire nella serata delle cover verosimilmente al fianco di Tommaso Paradiso, in gara con la canzone I Romantici: non è chiaro tuttavia quale sarà il suo ruolo e se duetterà con l’ex frontman dei Thegiornalisti.

Sanremo 2026, Sabrina Ferilli e Achille Lauro tra i super ospiti?
Achille Lauro in concerto (Ansa).

Tra le indiscrezioni del Festival di Sanremo 2026 anche un duetto che potrebbe coinvolgere Laura Pausini e Achille Lauro sulle note di 16 marzo, brano del rapper che la cantante di Faenza ha inciso e inserito nel suo disco di cover Io canto 2. Secondo il giornalista di Vanity Fair all’Ariston potrebbe tornare dopo diversi anni anche Luca Argentero, volto simbolo della fiction italiana, per promuovere il racconto televisivo del nostro Paese nel mondo. Nei giorni precedenti, invece, Adnkronos aveva ipotizzato la presenza di Tiziano Ferro, la cui ultima apparizione al Festival risale al 2020 nell’edizione condotta da Amadeus

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?

Carlo Conti è pronto a lasciare Sanremo. A quasi un mese esatto dall’inizio dell’edizione 2026, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica di Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano (su tutte le piattaforme dalle ore 18 del 23 gennaio), il direttore artistico e conduttore ha escluso di tornare anche nel 2027. «Questo è il mio ultimo anno al Festival come direttore artistico e presentatore», ha chiarito. «Non penso nemmeno all’opportunità, che qualcuno ha già immaginato, di ricoprire lo stesso ruolo nel 2027 e padrino di un eventuale conduttore-conduttrice. Reputo assolutamente remota la possibilità che io possa esserci nel 2027». Quella dal 24 al 28 febbraio sarà dunque, verosimilmente, l’ultima volta sul palco del Teatro Ariston nelle vesti di padrone di casa. Chi al suo posto?

Sanremo, Stefano De Martino al posto di Carlo Conti nel 2027?

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?
Il conduttore Carlo Conti (Imagoeconomica).

Sempre durante il suo intervento al podcast, Conti ha spoilerato il possibile profilo del successore al Festival di Sanremo. «Spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio», ha spiegato a Pezzi – Dentro la musica. Un ritratto che, come hanno interpretato molti utenti sui social, sembra calzare a pennello con Stefano De Martino, ormai da diverso tempo uno dei volti di punta della Rai anche grazie al successo di Affari Tuoi. Intanto il Conti V prende forma. «Ci sarà più varietà musicale rispetto all’anno scorso: un tocco di rock, country, ma anche rap puro, suoni e ritmi latini, pop, un brano classico ma senza ritornello», ha anticipato il conduttore. «La direzione artistica è la parte più entusiasmante del lavoro. Per me il Festival è finito all’annuncio dei nomi al Tg1: il resto è un prodotto televisivo che rientra nel mio lavoro normale».

Il conduttore: «Festival senza Big? Leggendo i nomi, non direi»

Sanremo 2027, Carlo Conti non ci sarà: arriva Stefano De Martino?
Marco Masini e Fedez a Sarà Sanremo (Ansa).

Parlando nel podcast, Conti ha avuto modo anche di replicare a chi afferma che l’edizione 2026 del Festival sarà priva di Big. «Non credo che Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Marco Masini e Fedez, Malika Ayane, Arisa e potrei andare avanti, non siano Big», ha spiegato il direttore artistico. «Molti sono venuti l’anno scorso, qualcuno non aveva il disco pronto, qualcuno ha partorito: ho lavorato per chi ci sarà nel 2027». Un impegno descritto mediante l’uso di una metafora: «Magari vuoi un mazzo solo di rose dai colori diversi, poi dal fioraio scopri che ha solo quelle rosse e che quelle gialle sono appassite e vedi altri fiori dei quali non sai il nome ma che stanno bene». Quanto all’edizione in arrivo, Conti ha anticipato che ci saranno degli omaggi a Pippo Baudo, così come per Ornella Vanoni, Tony Dallara, Sandro Giacobbe e Peppe Vessicchio.

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming

Nei primi nove mesi del 2025 il Tg1 si conferma il telegiornale più seguito in Italia sia a pranzo sia in prima serata, mentre l’Agcom registra un calo complessivo degli ascolti televisivi e una crescita selettiva delle piattaforme di streaming a pagamento. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Autorità, aggiornato al terzo trimestre 2025.

Telegiornali: Tg1 primo a pranzo e alle 20

Dati Agcom sui primi nove mesi del 2025: tg più visti, ascolti e streaming
Sala di regia del Tg3 (Imagoeconomica).

Nella fascia delle 13.30 il Tg1 supera i 3 milioni di spettatori, con una crescita dell’1 per cento su base annua. Seguono il Tg5 delle 13.00 con oltre 2,6 milioni di telespettatori (-2,9 per cento), il TgR delle 14.00 su Rai 3 con poco più di 2 milioni (-3 per cento) e il Tg2 con meno di 1,4 milioni (-10,1 per cento). Crescono invece Studio Aperto delle 12.25 (oltre 1 milione, +1,9 per cento), il Tg4 delle 12.00 (+17,2 per cento) e il Tg La7 delle 13.30 (+14,1 per cento). Alle 20 il Tg1 registra poco più di 4,1 milioni di ascolti giornalieri, in aumento dell’1,3 per cento nel terzo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Seguono il Tg5 con oltre 3,2 milioni (-4,4 per cento), il TgR serale con 2,1 milioni (-2,8 per cento) e il Tg3 con 1,6 milioni (-2,7 per cento). Il Tg La7 cresce da 1,17 a 1,23 milioni di telespettatori (+5 per cento), mentre il Tg2 perde il 15,3 per cento. Tra i Tg serali Mediaset, Studio Aperto delle 18.30 sale da 464 mila a 507 mila spettatori (+9,3 per cento) e il Tg4 delle 19.00 da 496 mila a 594 mila (+19,8 per cento).

Ascolti tv: flessione generale, Rai leader in prime time

Nel giorno medio fino al terzo trimestre 2025 gli ascolti tv calano del 2,9 per cento in prime time e del 3 per cento sull’intera giornata rispetto al 2024. In prima serata la Rai resta prima con 6,8 milioni di spettatori medi (37 per cento di share), ma scende del 6,8 per cento. Mediaset segue con 6,7 milioni (36,5 per cento di share) e cresce di 1,1 punti percentuali. Nell’intera giornata Mediaset guida con 2,9 milioni di spettatori medi (37,2 per cento), mentre la Rai registra 2,8 milioni (35,7 per cento), in calo del 6,4 per cento.

Streaming: Netflix resta prima

A settembre 2025 le piattaforme di streaming a pagamento contano 15,7 milioni di utenti unici, in calo di 210 mila rispetto al 2024 (-1,3 per cento). Nel terzo trimestre Netflix guida con 8,3 milioni di utenti unici (+1,6 per cento), seguita da Amazon Prime Video con 7,2 milioni (+5,5 per cento), Disney+ con 3,7 milioni (+0,8 per cento), Dazn con 2,3 milioni (+7,3 per cento) e Now con 1,3 milioni (-7,7 per cento). Il tempo complessivo di navigazione supera i 43 milioni di ore a settembre, in aumento dell’11,1 per cento su base annua.

Carlo Conti: «Madonna a Sanremo 2026? Impossibile»

Madonna non comparirà sul palco del Teatro Ariston. A smentire l’indiscrezione circolata nei giorni scorsi è lo stesso Carlo Conti, direttore artistico nonché conduttore del Festival di Sanremo 2026, in programma dal 24 al 28 febbraio prossimi. «Credo sia abbastanza impossibile», ha spiegato parlando con gli allievi della Scuola di Giornalismo di Perugia. «Si è creato un cortocircuito perché ha cantato una cover de La Bambola di Patty Pravo (incisa da Madonna per lo spot di Dolce&Gabbana, ndr.), che è una delle artiste in gara. Credo tuttavia che sia una strada non percorribile».

Carlo Conti: «Madonna a Sanremo 2026? Impossibile»
Carlo Conti (Imagoeconomica).

Carlo Conti: «Ecco come ho convinto Laura Pausini»

Incalzato dalle domande degli aspiranti giornalisti della Scuola di Perugia, Carlo Conti ha raccontato il suo stato d’animo alla vigilia del suo quinto Festival di Sanremo come conduttore nonché direttore artistico. «È una macchina a ciclo continuo, in cui la preparazione comincia il giorno dopo la chiusura dell’edizione precedente», ha sottolineato il presentatore. «Durante le cinque serate sono rilassato. Per me è un momento di divertimento: mentre tutti sono tesi, io scambio messaggi in una chat con Panariello e Pieraccioni». Spazio anche per una battuta su Laura Pausini e su come l’ha convinta ad affiancarlo alla conduzione per l’intera kermesse. «Ho capito che aveva gran voglia di farlo, mettersi in gioco e divertirsi con me. Laura è molto spontanea: se riusciamo a tirar fuori questa caratteristica, lavorando sull’improvvisazione, sarà una chiave vincente».