Sospeso lo sciopero del settore ferroviario dell’11 giugno

I sindacati confederali di settore ferroviario hanno sospeso lo sciopero di 8 ore (dalle 9 alle 17) previsto l’11 giugno. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Al centro dell’agitazione annunciata e poi sospesa il bando per la messa in gara del servizio Intercity, che coinvolge circa 3 mila ferrovieri e che il Mit ha deciso di dividere in tre lotti. Resta invece confermato lo sciopero dalle 3 di giovedì 11 giugno alle 2 di venerdì 12 giugno, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base) «a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri». Così il Ministero dei Trasporti: «Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati».

Mediaset e non solo: i rapporti tesi tra Inps ed editori e la crisi del giornalismo

Il rapporto tra Inps e mondo dell’editoria, da qualche anno, vive momenti di tensione. Da un lato l’Istituto nazionale di previdenza sociale, che dal 2022 ha anche assorbito l’Inpgi (l’ente previdenziale dei giornalisti), cerca di massimizzare le entrate con ispezioni frequenti nelle aziende, provando pure a ergersi a organizzazione di tutela di una professione, quella giornalistica, sempre meno sindacalizzata, con scarso potere contrattuale e dove ormai quasi nessuno ha il coraggio di denunciare situazioni poco chiare per timore di venire espulso dal sistema.

Il business è cambiato, le regole in parallelo no

Dall’altro, tuttavia, ci sono gli editori, che operano in un comparto in crisi strutturale da quasi 20 anni, dove il business, con l’avvento del digitale e dei grandi over the top, è completamente cambiato senza che le regole si siano però in parallelo adeguate: la definizione di collaboratore, di consulente, l’applicazione di questo o quel contratto giornalistico o poligrafico, creano zone d’ombra dove per le società e gli imprenditori, anche quando intendano agire correttamente, non è sempre facile muoversi.

Le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato

Giusto per citare qualche caso di cronaca: nel 2018 ci fu la vertenza Inps contro RepubblicaEspresso, con le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato per aver ottenuto sia cig (Cassa integrazione e guadagno) sia prepensionamenti a favore di circa 80 dei propri dipendenti senza averne diritto.

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La vecchia insegna di Repubblica a Roma (foto Ansa).

Poi, in epoca pandemia, l’Inps si è costituito parte civile nel processo contro la casa editrice Visibilia per i rimborsi Covid. Non è ovviamente colpa dell’Inps, ma in entrambi i casi i destini successivi dei poli editoriali non sono poi stati fortunatissimi.

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Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

La questione del contratto: Fieg-Fnsi oppure Uspi?

Più di recente, ecco altre operazioni targate Inps che hanno sollevato dibattito. A febbraio del 2026, per esempio, dopo numerose ispezioni sono state comminate sanzioni per 4,5 milioni di euro a Citynews (editore dei quotidiani online Roma Today, Milano Today, eccetera) e per 3,5 milioni a Ciaopeople (Fanpage, eccetera) per una diatriba tutta interna alle associazioni di categoria e relativa all’applicazione, per i giornalisti, di un contratto FiegFnsi (con remunerazioni più alte) oppure Uspi (con remunerazioni più basse di circa il 40 per cento).

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Francesco Cancellato, direttore di Fanpage (foto Imagoeconomica).

Il rischio di dimezzamento delle redazioni

Prescindendo da chi ha torto e chi ha ragione, va constatato che un intervento di queste proporzioni su realtà come Citynews e Ciaopeople, che peraltro danno spazio al giornalismo e ai giornalisti a differenza di tante altre iniziative sul digitale, potrebbe avere come effetto proprio la riduzione dei posti di lavoro che si vorrebbero tutelare: si è parlato addirittura di un dimezzamento delle redazioni, dove oggi lavorano circa 500 addetti giornalistici, per far fronte a queste multe. I due editori stanno interloquendo con l’Inps, e per il momento non ci sono novità rispetto a quanto uscito a inizio anno.

Mediaset e il faro sui “collaboratori” di Videonews

Freschissima, invece, la notizia di una multa da 21 milioni di euro inflitta dall’Inps a Mediaset e anticipata sabato 6 giugno da Il Fatto Quotidiano. La questione riguarda una cinquantina di collaboratori dei programmi di informazione del Biscione che, in base alle accuse, lavorerebbero di fatto a Videonews come fossero dipendenti, pur essendo inquadrati come partite Iva o con contratti co.co.co.

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Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato del gruppo MFE – MediaForEurope (foto Imagoeconomica).

Mediaset ha subito risposto, ribadendo che «non esistono casi di lavoratori sottopagati. I professionisti coinvolti sono lavoratori autonomi, non lavoratori dipendenti. Hanno svolto la loro attività sulla base di accordi liberamente sottoscritti e con compensi coerenti con il lavoro richiesto. L’Inps contesta il ruolo di alcuni collaboratori. L’azienda non condivide questa ricostruzione e ha già presentato ricorso. Il contenzioso non riguarda il livello dei compensi e non nasce da denunce o segnalazioni dei professionisti interessati. Mediaset conferma la correttezza del proprio operato e farà valere le proprie ragioni nelle sedi previste dalla legge».

Il rapporto Inps: gap retributivo e precarietà

Consulenti, collaboratori, redattori sotto mentite spoglie: confini labili che spesso si fatica a individuare con certezza. Ricordando, peraltro, che l’ultimo report dell’Inps su “Lo stato del giornalismo italiano” mostra come su 103.581 giornalisti iscritti all’Ordine dei giornalisti, nel 2023 solo 17.179 hanno versato contributi all’Inps, mentre 25.791 all’Inpgi.

Mediaset e non solo: i rapporti tesi tra Inps ed editori e la crisi del giornalismo
Un giornalista freelance (foto Unsplash).

La retribuzione media dei giornalisti è di circa 59 mila euro, con un divario di genere (oltre che generazionale) significativo: gli uomini guadagnano in media il 16 per cento in più rispetto alle donne. Le pensioni mostrano una disparità ancora maggiore, con una media di 71 mila euro per gli uomini e 48 mila euro per le donne. Inoltre, il 70 per cento dei lavoratori autonomi guadagna meno di 25 mila euro all’anno, evidenziando una precarietà diffusa nel settore.

Firmato l’accordo per il contratto degli statali, aumento medio di 162 euro

L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni e i sindacati rappresentativi del comparto Funzioni centrali (con la sola esclusione di Usb) hanno firmato l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 di circa 205 mila dipendenti statali di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La struttura retributiva, articolata in tre scatti progressivi con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno del triennio, prevede un incremento medio complessivo a regime – dal primo gennaio 2027 – di circa 162 euro mensili lordi per 13 mensilità, con un massimo di 221 euro per l’area delle Elevate professionalità.

Le novità introdotte dal nuovo contratto

l contratto introduce per la prima volta nella contrattazione collettiva delle Funzioni centrali, un titolo interamente dedicato all’intelligenza artificiale, con alcuni paletti all’uso dell’IA. Tra le altre innovazioni ci sono la regolamentazione contrattuale della figura del social media e digital manager; la soppressione del regime differenziato delle ferie per i neoassunti, l’introduzione del “patentino delle competenze” per rafforzare il sistema della formazione; il potenziamento delle tutele per le categorie più vulnerabili nel lavoro agile e da remoto. Il nuovo contratto include anche dei permessi per gli screening oncologici previsti dal Sistema sanitario nazionale per chi ha più di 50 anni.

Puglia, indagata per concussione l’assessora regionale al Turismo

Graziamaria Starace, assessora al Turismo della Regione Puglia, è indagata a causa di una presunta concussione che avrebbe messo in atto col sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti (che è anche presidente della provincia di Foggia), e a Vincenzo Ragno, dirigente dell’ufficio tecnico comunale della cittadina garganica.

Puglia, indagata per concussione l’assessora regionale al Turismo
Giuseppe Nobiletti (Imagoeconomica).

La denuncia dell’ex marito di Starace: cosa sarebbe successo

I fatti risalirebbero al periodo in cui Starace faceva parte della giunta di Nobiletti a Vieste, prima di essere chiamata da Antonio Decaro, attuale governatore della Puglia, a far parte della sua squadra. Il reato ipotizzato dalla procura di Foggia sarebbe stato commesso nel 2025 ai danni di Alessandro Corso, ex marito dell’attuale assessora regionale, il quale ha denunciato presunte pressioni per far revocare la concessione balneare a uno stabilimento di cui era tornato in possesso dopo la messa in regola e i relativi controlli eseguiti nell’ambito di una ricognizione disposta dagli uffici comunali sugli stabilimenti balneari. A quanto sembra le pressioni sarebbero state messe in atto per ritorsione rispetto ai mancati pagamenti degli alimenti all’ex moglie.

Puglia, indagata per concussione l’assessora regionale al Turismo
Graziamaria Starace (Imagoeconomica).

A dare notizia dell’iscrizione nel registro è stato Nobiletti, che si è detto sereno e fiducioso riguardo all’esito delle indagini: «La vicenda trae origine da un’ordinaria attività di controllo svolta nei confronti di un operatore economico condotta con gli stessi criteri e con la medesima uniformità applicati a tutti gli altri operatori, e conclusasi con la sola richiesta di adeguamento degli impianti alla normativa comunale. Si tratta di soggetto legato da uno stretto rapporto ad un assessore della mia giunta. Da quel controllo, privo di qualsiasi intento persecutorio e anzi rispettoso della parità di trattamento, è scaturita la denuncia dalla quale è derivato il procedimento». Nobiletti ha anche spiegato di aver revocato la delega assessorile all’assessore ai grandi eventi Gaetano Paglialonga, dopo aver appreso dagli atti giudiziari che quest’ultimo ha registrato di nascosto le loro conversazioni e quelle avute con esponenti della maggioranza.

Cosa prevede il 21esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia

Ursula von der Leyen ha presentato a Bruxelles il 21esimo pacchetto di sanzioni Ue nei confronti della Russia per l’invasione dell’Ucraina. Nel mirino dell’Unione europea servizi finanziari, cripto, commercio e pesca, oltre alla circolazione nell’Ue dei combattenti russi sul fronte ucraino. La Commissione Ue, ha spiegato inoltre Von der Leyen, è pronta ad aprire il primo cluster negoziale per l’adesione di Kyiv.

Si allunga l’elenco delle banche sottoposte a sanzioni

Il nuovo pacchetto di sanzioni Ue aggiungerà 31 banche russe all’elenco esistente delle istituzioni finanziarie colpite: verranno soggette a tutte le misure già previste per le altre, compreso il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e di effettuare transazioni. Il nuovo pacchetto include poi restrizioni sui servizi in criptovalute.

Nel mirino anche i metalli per aerospaziale e difesa

Ulteriori misure riguarderanno i metalli e le leghe utilizzati nei settori aerospaziale e della difesa, ha aggiunto Von der Leyen. Le sanzioni interesseranno anche i droni, con nuovi divieti all’esportazione di attrezzature di supporto a terra e di sistemi di disturbo (jamming) e di lancio. L’Ue introdurrà poi divieti sulle importazioni di componenti per auto.

Cosa prevede il 21esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia
Ursula von der Leyen (Ansa).

Le limitazioni per i prodotti ittici (e la Bielorussia)

Il pacchetto varato da Bruxelles include anche limiti sostanziali alle importazioni di alcuni prodotti ittici dalla Russia. Il merluzzo, ad esempio, sarà del tutto vietato. L’Ue, ha spiegato Von der Leyen, allineerà le restrizioni commerciali per la Bielorussia, in modo che il Paese guidato da Alexander Lukashenko (fidato alleato di Vladimir Putin) non possa fungere da porta d’accesso alternativa per il commercio russo.

Il nuovo pacchetto amplierà anche le restrizioni marittime

Il 21esimo pacchetto amplierà anche le restrizioni marittime, aggiungendo 30 navi all’elenco delle 632 imbarcazioni già sottoposte a sanzioni. Le nuove misure prenderanno di mira in modo specifico le navi che supportano le operazioni della flotta ombra di Mosca.

Vietato l’ingresso nell’Ue a chi ha combattuto in Ucraina

Infine, l’Ue non consentirà più l’ingresso sul suo territorio a chiunque abbia prestato servizio nelle forze armate russe dall’inizio della guerra in Ucraina. «L’Europa resterà off-limits per chiunque abbia partecipato all’invasione dell’Ucraina, semplice e chiaro», ha affermato Von der Leyen.

Arrestato l’ex marito di Nessy Guerra, l’italiana condannata in Egitto per adulterio

È stato arrestato in Egitto Tamer Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, la donna italiana condannata per adulterio da un tribunale del Cairo e bloccata nel Paese con la bimba di tre anni e mezzo. L’uomo, che da mesi la minaccia e la intimidisce, è stato condannato dalla magistratura italiana per reati compiuti in Italia, ma di recente è stato denunciato alla polizia egiziana dal console onorario d’Italia ad Hurgada per minacce e tentativo di aggressione. Secondo quanto si apprende, l’arresto sarebbe legato proprio a questo gesto. «Dovete darmi i soldi e dovete smetterla di comportarvi così. Datemi i soldi sennò ti faccio sparare alle gambe, finisci su una sedie a rotelle». Sarebbero queste le parole da lui pronunciate al viceconsolato onorario d’Italia a Hurghada, dove si era presentato insieme alla madre

Nessy condannata per aver violato l’esclusività sessuale del marito

Nessy Guerra è stata condannata in primo e secondo grado a sei mesi di carcere per aver violato «il diritto del marito all’esclusività sessuale sulla moglie» e aver «commesso adulterio con un uomo estraneo, intrattenendo con lui rapporti assimilabili a quelli coniugali e rapporti sessuali con il proprio consenso, durante la sussistenza del vincolo matrimoniale». Per i giudici e la legge egiziana diventa secondario che lei abbia sempre negato ogni relazione con il presunto amante.

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno

Le giornate di Pier Ferdinando Casini sono frenetiche. Lunedì mattina ha cominciato con un funerale: nella romana piazza Ungheria, a San Roberto Bellarmino, era in programma l’ultimo saluto a Vania Protti Traxler, protagonista del mondo del cinema nel ruolo della distribuzione e che per decenni ha segnato la vita mondana della Capitale, e non solo, nell’appartamento situato a Palazzo Carandini, a due passi dal Quirinale, dove il vicino di casa si chiamava Gianni Agnelli. Vania Protti per anni aveva avuto una boutique a Riccione, dopo la fine del matrimonio con Teddy Reno (che l’11 luglio compie 100 anni) e prima di impalmare Manfredi Traxler, morto nel 2000 a 63 anni.

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno
Manfredi Traxler con la moglie Vania Protti (foto Imagoeconomica).

E poi incontri vari fino alla giornata di martedì, tra la kermesse aziendale di Francesco Gaetano Caltagirone nel pomeriggio a Villa Miani e in serata una cena dove proprio Casini sarà protagonista assieme a Maurizio Talarico, nel Circolo Canottieri Aniene, con una riunione che metterà insieme i vecchi amici del Ccd, il Centro cristiano democratico fondato nel 1994 da esponenti della Democrazia cristiana che non volevano la svolta a sinistra del Partito popolare e poi confluito nel 2002 nell’Udc, l’Unione di Centro: attesi Lorenzo Cesa, Mario Baccini, Renzo Lusetti, Bruno Tabacci, Roberto Sergio, Gianfranco Rotondi, Giampiero D’Alia e molti altri ancora.

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno
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Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno

Il menù è per palati fini: prosciutto di Parma e melone, mozzarella di bufala campana, tagliolini con pesce spada e pomodori pachino, spigola al forno, millefoglie di patate al rosmarino, torta di millefoglie con fragole.

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno
Il menù visionato da L43.

Mercoledì? Si comincia di mattina nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, dove è stata organizzata la presentazione del volume Vino & Turismo. Teoria e pratica dell’enoturismo in cantina, firmato da Donatella Cinelli Colombini, direttrice del Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo), e da Dario Stefano, presidente del Ceseo e già parlamentare. L’incontro è promosso proprio su iniziativa di Casini e vedrà la partecipazione di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura. Non mancherà Riccardo Cotarella, enologo dei vip. Cin cin…

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Zuppi contro il gioco d’azzardo: frecciata all’ambasciatore di Trump

Il cardinale Matteo Zuppi è pronto a lanciare la sua crociata contro il gioco d’azzardo, nella mattina di mercoledì. Il luogo? La sede di Roma dell’Associazione della stampa estera in Italia, a Palazzo Grazioli. Dove ci sono i giornalisti stranieri. Zuppi, che guida la Cei, la Conferenza episcopale italiana, esprime la linea di papa Leone XIV, americano, che sottotraccia ha ingaggiato una sua battaglia contro Donald Trump. E quindi contro l’ambasciatore americano a Roma, che si chiama Tilman Fertitta, che tra le sue attività più remunerative vanta proprio… il gioco d’azzardo. L’imprenditore texano di origine siciliana è proprietario della catena di casinò Golden Nugget, parte di un “impero” che comprende anche il gruppo di ristorazione Landry’s, numerosi marchi dell’hospitality e la squadra Nba degli Houston Rockets. Il miliardario Fertitta pochi giorni fa ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Caesars Entertainment per circa 5,7 miliardi di dollari, con “Fertitta Entertainment” pronta a pagare agli azionisti di Caesars 31 dollari per azione facendosi carico di circa 11,9 miliardi di dollari di debiti residui della società. E non mancano in Italia le voci di iniziative ideate per “legalizzare” i casinò, rendendo il mercato del gioco meno rigido. Casualmente, ora arriva Zuppi alla Stampa estera per «rimettere le persone al centro delle scelte politiche». Con il cardinale ci sarà il presidente del Forum delle Associazioni familiari Adriano Bordignon, il sociologo Maurizio Fiasco, la storica firma del quotidiano Avvenire Toni Mira, più una tavola rotonda alla quale parteciperanno Stefano Vaccari del Partito democratico, Ylenja Lucaselli di Fratelli d’Italia, Paola Boscaini di Forza Italia, Laura Cavandoli della Lega e Andrea Quartini del Movimento 5 stelle.

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Fendi? Sfilerà in un museo, alla Gnamc di Roma

Roma sarà il palcoscenico della prima collezione couture autunno/inverno 2026-2027 di Fendi, firmata Maria Grazia Chiuri. La location resta al momento top secret, ma c’è una data confermata: giovedì 9 luglio. Top secret per tutti, non per Lettera43: il luogo scelto è la Gnamc, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, a Valle Giulia. Il museo guidato da Renata Cristina Mazzantini sarà il palcoscenico per la sfilata con protagonista Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, incarico che ricopre da ottobre 2025.

Casini ovunque tra funerali, “Calta” e cene: le pillole del giorno
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Davanti a Fini, Monda abbraccia Bocchino

Si chiamano “Conversazioni”, sono gli incontri che si svolgono a Roma nell’Hotel de Russie, nel giardino. Nella serata di lunedì c’erano Gianfranco Fini e Fausto Bertinotti, con Antonio Monda a condurre le danze. Tra chi chiedeva a Fini di alzare la voce, ma senza ottenere successo, e le visibilissime presenze di Alessia Fabiani, Camilla Morabito e Francesca Lo Schiavo, il dibattito è andato avanti con l’ex capo di Alleanza nazionale che parlava di Brigate rosse e il sub-comandante Fausto impegnato a ripetere cosa era accaduto al G8 di Genova del 2001. In tutto questo contesto, Monda ha avuto il tempo di abbracciare Italo Bocchino, che poi durante l’incontro era impegnatissimo con il telefono cellulare. Meno male che c’era un potente ventilatore per combattere il caldo, a beneficio della “sora Lella”, ossia la moglie di Bertinotti…

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV

Una strana coppia si aggira per l’Europa: è quella costituita dal premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, e da Papa Leone XIV. I due sulla carta non potrebbero apparire più lontani ma nella realtà stravolta della politica internazionale di questa stagione storica sembrano avere bisogno l’uno del sostegno dell’altro. In tal senso la visita di Leone in Spagna è densa di significati.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Pedro Sanchez accoglie Papa Leone XXIV (Ansa).

Sanchez e il Psoe nella bufera giudiziaria

Per Sanchez non è esattamente un periodo sereno. Il suo partito, il suo entourage, per non parlare di qualche vecchio leader come José Luis Rodriguez Zapatero, sono finiti al centro di una tempesta giudiziaria che rischia di portare alla caduta dell’esecutivo. Sanchez nel giro di pochi mesi è così passato dal ruolo di possibile leader della sinistra globale (come dimostra la convention progressista tenutasi a Barcellona lo scorso aprile) a elemento scomodo nel panorama politico europeo. Almeno finché le inchieste dei giudici proseguiranno. Sanchez vede nella visita in Spagna di Papa Leone la possibilità di spostare l’attenzione mediatica dalla questione giudiziaria ai temi che hanno, in parte, segnato la sua azione politica. D’altro canto, il pontefice aveva e ha un disperato bisogno di leader con i quali giocare di sponda per tentare di ridare fiato alla diplomazia negli scenari di guerra e di rimettere al centro del dibattito il tema della povertà, delle crescenti diseguaglianze economiche, del cambiamento climatico che sta facendo aumentare i flussi migratori.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Il faccia a faccia tra Sanchez e Prevost (Imagoeconomica).

L’avvicinamento cominciato da Francesco e continuato da Leone

Certo è che quello che sta andando in scena in Spagna, tra il Psoe – uno dei partiti europei tradizionalmente più anticlericali – e la Santa Sede – è un film inedito. Il franchismo ha infatti lasciato dietro di sé gli strascichi di un conflitto tra chi combatteva la dittatura da posizioni laiche e un cattolicesimo tradizionalista che si identificava con la destra reazionaria spagnola. C’è voluto il pontificato di Francesco per cominciare a cambiare il clima, con le nomine di diversi vescovi – fra i quali quelli di Madrid e Barcellona – di area più progressista, e comunque più aperti al cambiamento. E, per quanto non siano finiti del tutto gli scontri fra settori anticlericali della sinistra iberica e la Chiesa, la situazione sta rapidamente mutando. Inutile dire che il Papa americano ha avuto un’accoglienza trionfale in Spagna, proprio perché rappresenta la continuità con Francesco.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Leone XIV in visita al Parlamento spagnolo (Ansa).

Al centro dell’incontro migranti, rifugiati e polarizzazione politica

Per queste ragioni, il 27 maggio scorso, Sanchez è stato ricevuto in Vaticano, e l’8 giugno, nella nunziatura apostolica di Madrid, ha avuto un faccia a faccia con Prevost, subito prima dello storico discorso del pontefice il parlamento (le Cortes). Un discorso che ha avuto al centro il tema delle migrazioni, l’accoglienza dei rifugiati e la difesa dei diritti umani dei più vulnerabili. Un lungo passaggio è stato dedicato alla necessità di superare l’eccessiva polarizzazione politica, sia in Spagna sia a livello internazionale. Certo, il Papa ha ribadito le posizioni classiche della Chiesa contro aborto ed eutanasia, ma il cuore del suo intervento è stata l’affermazione della tutela della dignità umana in tutte le sue declinazioni, sfuggendo così a interpretazioni ideologiche e riproponendo per intero l’insegnamento del Vangelo.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Papa Leone al Congresso spagnolo (Ansa).

Sanchez, da parte sua, in un comunicato diffuso dalla Moncloa, ha sottolineato come «la visita papale consolida le relazioni bilaterali e consente di compiere progressi su due priorità condivise da entrambe le parti: la cooperazione in materia di migrazione e l’impegno per la pace e la stabilità internazionale». Secondo il governo, questo nuovo incontro tra il capo dell’esecutivo e Leone XIV rappresenta il culmine dell’agenda di accordi siglati negli ultimi anni con la Chiesa cattolica, tra cui l’esumazione di Francisco Franco dal mausoleo di Cuelgamuros e il trasferimento delle spoglie nella tomba di famiglia nel cimitero di Mingorrubio-El Pardo, il patto sulla registrazione degli immobili, l’eliminazione di alcune esenzioni fiscali e, infine, l’accordo per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali.

Cosa c’è dietro l’inedita convergenza tra Sanchez e Leone XIV
Felipe VI e Letizia di Spagna con Papa Leone e Pedro Sanchez (Imagoeconomica).

I punti di contatto tra governo spagnolo e Santa sede

A seguito del discorso del Papa al Congresso, il ministro della Presidenza, della giustizia e dei Rapporti con le Cortes, Félix Bolaños, responsabile anche dei rapporti del governo con la Chiesa cattolica, ha sottolineato che l’impegno di Prevost «per la pace, il multilateralismo, la dignità di tutte le persone, compresi i migranti, e il modo in cui dovrebbero essere accolti, è stato molto chiaro». «È stato un discorso molto coraggioso che ci interpella tutti, sia nel governo che in Parlamento», ha ribadito. Il ministro ha poi confermato che «il governo è assolutamente in linea» con lo «storico» discorso del Papa. E ha celebrato «l’inequivocabile successo della visita». L’aborto e l’eutanasia restano punti di disaccordo, vero. Ma Bolaños ha mostrato rispetto per la posizione della Chiesa cattolica – una novità – e si è concentrato sugli accordi firmati negli ultimi cinque anni. «Ci sono divergenze, ma le affrontiamo con rispetto, ascoltando e cercando di comprenderci a vicenda», ha tenuto a sottolineare. Preferendo evidenziare l’accordo «assolutamente senza precedenti» sulle riparazioni per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa.

Ponte sullo Stretto, la procura di Roma indaga per corruzione

La procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Disposte perquisizioni a carico di tre persone tra cui un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti, un avvocato già consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e un imprenditore. Il fascicolo, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, ruota intorno al sospetto che gli indagati abbiano tentato di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto del Ponte. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

L’ipotesi della procura

Come riporta una nota diffusa dall’ufficio giudiziario, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento in cambio del condizionamento del citato esame della Corte. I due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla Corte, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa. Inoltre, il magistrato contabile avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.

Chiuse le indagini sulla tesi di laurea, Maria Rosaria Boccia verso il processo

Maria Rosaria Boccia ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla sua tesi di laurea, che secondo la procura di Napoli è stata ripresa al 91 per cento da altre fonti. Adesso sarà suo diritto essere interrogata dal pm entro 20 giorni. Successivamente la procura partenopea (che contesta a Boccia due capi d’accusa per falso) potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

L’Università Pegaso si costituirà parte civile

In base alle indagini della Guardia di Finanza di Napoli, per la tesi di laurea in Economia e Management intitolata “Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica”, Boccia avrebbe usato – per il 70 per cento – materiale prodotto da una studentessa della Luiss che aveva terminato gli studi nel 2018. Ma, considerando altre fonti, gli inquirenti ipotizzano una percentuale complessiva di plagio pari al 91 per cento. Boccia, peraltro, avrebbe commesso un doppio falso con la firma della “Dichiarazione di originalità dell’elaborato”, in cui assicurava che l’eaborato era autentico, frutto del proprio lavoro e non trascritto o copiato da altre sorgenti, salvo eventuali parti esplicitamente citate. L’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dall’Università Telematica Pegaso, che ritenendosi parte lesa si costituirà parte civile.

Le parole dei legali di Maria Rosaria Boccia

«Riteniamo doveroso ricordare che l’avviso di conclusione delle indagini non equivale in alcun modo a un’affermazione di responsabilità, né anticipa le determinazioni future dell’autorità giudiziaria, ed ogni valutazione nel merito non è assolutamente possibile senza aver visionato gli atti», hanno dichiarato gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Boccia. «Esprimiamo inoltre preoccupazione per la reiterata diffusione di informazioni relative a procedimenti giudiziari prima che gli atti vengano formalmente portati a conoscenza della persona interessata e dei suoi difensori». Attraverso i suoi legali, Boccia sostiene che sulla sua persona si sia concentrata un’attenzione sproporzionata, mentre altre vicende giudiziarie nelle quali figura come parte offesa starebbero ricevendo, a suo dire, minore considerazione.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico

Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha annunciato le dimissioni dal comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi a seguito delle nomine per il nuovo cda del museo fiorentino decise dal ministro Alessandro Giuli, denunciando una «lottizzazione del patrimonio culturale» da parte dell’attuale governo, vista la presenza nel board di figure legate al centrodestra.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Montanari: «Si stanno prendendo tutto»

«Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di FI alla Regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato Montanari, sollevando poi dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di Carmen Bambach, «curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi».

I nuovi consiglieri d’amministrazione degli Uffizi

Oltre alla già citata Bambach, del nuovo cda degli Uffici fanno parte Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; l’ex deputato azzurro Stefano Mugnai e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Alessandro Campi (Imagoeconomica).

Il nuovo consiglio d’amministrazione comprende poi di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.

Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Carlo Deodato (Imagoeconomica).

La replica di Giuli: «Motivazioni pretestuose»

«Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato». Così, parafrasando una frase di Palmiro Togliatti (che l’aveva usata nel 1951 per l’addio di Elio Vittorini al Partito comunista italiano), Giuli ha deciso di commentare il passo indietro dello storico dell’arte. E poi: «Le motivazioni addotte, ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale».

La Cpi sospende il procuratore capo Karim Khan, accusato di abusi sessuali

La Corte penale internazionale dell’Aia ha sospeso il procuratore capo Karim Khan al termine di un procedimento disciplinare avviato a seguito di accuse di abusi sessuali a suo carico. Khan si era già autosospeso dalla guida della divisione della Cpi che indaga e persegue gli individui accusati di atrocità.

Il procedimento è stato deferito a una sessione speciale degli Stati membri

Il comitato esecutivo della Cpi ha votato a maggioranza qualificata per stabilire che Khan si è reso responsabile di gravi illeciti in relazione alle accuse di abusi sessuali, deferendo il procedimento contro il procuratore capo a una sessione speciale degli Stati membri della Corte, affinché ne valutino il futuro. La decisione di sospendere Khan, precisa l’organo direttivo, «non è indicativa dell’esito finale».

Khan, denunciato da una ex assistente, si era autosospeso a maggio del 2025

Khan, che si è autosospeso a maggio del 2025, era finito sotto inchiesta a novembre del 2024 dopo la denuncia di una sua ex assistente, che aveva raccontato di palpeggiamenti non consensuali, comportamenti coercitivi e abuso di autorità per un periodo prolungato. La donna aveva inoltre denunciato di aver subito pressioni per ritirare le accuse. Khan da parte sua ha negato ogni addebito, parlando di una campagna di disinformazione orchestrata contro di lui. Lo scandalo è emerso nello stesso periodo in cui il procuratore aveva chiesto mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e tre leader di Hamas, accusati di crimini di guerra.

Ucraina, Crosetto: «Minaccia atomica torna attuale, pensavamo fosse storia»

A causa della guerra in Ucraina conviviamo «con un conflitto che non mostra rallentamenti facendo diventare la narrazione di guerra parte del nostro quotidiano purtroppo. Torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia». L’ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni sulle missioni internazionali dell’Italia davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «Sul piano strettamente militare, ha aggiunto», «il conflitto appare oggi caratterizzato da una sostanziale situazione di stallo. Gli analisti sembrano concordare sul fatto che, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni perché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino».

Trasformazione tecnologica, quando l’innovazione si misura nella vita quotidiana

Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.

Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi

Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.

Mobilità intelligente e gestione del territorio

La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.

Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni

Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.

Il contributo di Zenita Group

In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.

Sondaggi Swg 8 giugno 2026: Vannacci sfiora il 5 per cento, cala il Pd

Secondo i sondaggi Swg illustrati durante il Tg La7 di lunedì 8 giugno 2026, Futuro nazionale di Roberto Vannacci prosegue con la sua crescita e si attesta quasi al 5 per cento (4,8 per cento). Tra i partiti maggiori, invece, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle sono in leggera risalita dello +0,1 per cento (rispettivamente al 28,3 e al 13,1), mentre il Partito democratico perde lo 0,3 per cento e si ferma al 22. Frenano anche Forza Italia (7 per cento) Avs (6,5 per cento) e Lega (5,6 per cento), con una perdita dello 0,2 per cento. Tra i partiti minori, Azione cresce dello 0,2 per cento a arriva al 3,6, mentre Italia viva rimane stabile al 2,4. Segno positivo anche per +Europa all’1,5 per cento (+0,1) mentre non si registra alcuna variazione per Noi moderati (1,2).

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»

Dopo 48 ore di intensi raid che avevano interrotto la tregua in vigore da due mesi, Iran e Israele hanno interrotto gli attacchi reciproci. A favorire la de-escalation è stato anche l’intervento di Donald Trump, che ha invitato pubblicamente le due parti a interrompere «immediatamente» le operazioni militari, anche durante una chiamata con Benjamin Netanyahu. La tregua continua però a essere fragile: Teheran ha minacciato di riprendere gli attacchi in caso di nuovi bombardamenti israeliani in Libano e Tel Aviv ha fatto sapere di non aver intenzione di cessare le operazioni contro Hezbollah.

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»
Benjamin Netanyahu (Ansa).

«Attualmente il fuoco è cessato, perché dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, esso ha smesso di attaccarci. Israele ha il pieno diritto all’autodifesa e lo eserciterà ogni volta che sarà necessario», ha dichiarato Netanyahu.

L’IDF va avanti con le operazioni militari in Libano

La tregua resta però fragile. Israele sta infatti proseguendo le operazioni militari in Libano contro Hezbollah. Nelle ultime ore l’IDF ha invitato gli abitanti della città di Tiro e delle aree circostanti a evacuare in previsione di nuovi attacchi: «Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di evacuare immediatamente le vostre abitazioni e di spostarvi a nord del fiume Zahrani».

Trump: «Accordo con l’Iran entro due o tre giorni»
Convoglio militare israeliano nel sud del Libano (Ansa).

Trump: «Usa vicini all’accordo con Teheran»

«È stato colpito e ha risposto per le rime. Non posso biasimarlo per questo. Ora hanno deciso di chiudere la questione», ha detto Trump riferendosi a Netanyahu. Poi il presidente Usa ha affermato che l’intesa tra Stati Uniti e Iran potrebbe arrivare «entro due o tre giorni», precisando che «sarà un ottimo accordo». E poi: «Stiamo andando verso la privazione totale dell’Iran delle armi nucleari. L’assedio economico sull’Iran è meglio dell’opzione militare».

Elicottero Usa precipita vicino allo stretto di Hormuz

Intanto, però, un elicottero Apache dell’esercito americano è precipitato vicino allo stretto di Hormuz: i due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Non è chiaro se l’Apache sia stato abbattuto dal fuoco iraniano, se abbia subito un guasto meccanico oppure abbia riscontrato qualche altro problema. L’incidente è oggetto di indagine.

Ben-Gvir indagato a Roma per il caso Flotilla, lui: «Siete il Paese delle infradito»

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir per i reati di tortura e sequestro di persona nell’ambito della vicenda della Global Sumud Flotilla. In particolare, il politico aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della missione mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod, riprendendo la scena in un video condiviso sui suoi social. Questa la sua reazione all’apertura del fascicolo: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

Tajani: «Parole indegne»

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario

C’è una lettera d’amore e c’è un assegno. Quando Banco Bpm ha proposto a Monte dei Paschi una fusione «tra pari» – nessun premio, nessun contante, solo la promessa di un polo da 50 miliardi – Carlo Messina ha rovesciato il tavolo in 24 ore. Intesa ha lanciato un’Opas da 30,6 miliardi, con premio e un euro cash a titolo.

«La loro è una lettera d’amore, la nostra è un’offerta vera», ha detto l’ad. Brutale, ma vero: una fusione tra pari non mette un euro nelle tasche dell’azionista oggi, un’Opas con premio sì.

Lo schema ormai è noto: Intesa si tiene Mediobanca e il 13,2 per cento di Generali (di cui ha approvato in chiave difensiva anche l’acquisto del 3 per cento), gira a Unipol e Bper il retail di Siena, 635 sportelli che diventano il terzo polo italiano. Bene, ma non è finita. Perché lo spezzatino di Mps è solo il trailer: il film vero comincia dopo.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio.

Scenario uno: Intesa si prende Generali davvero

Col 13 per cento non si governa nulla, e Messina lo sa: per questo ripete che la sua è «solo una partecipazione». Ma è il primo passo di una scommessa molto più grande. Oggi su Generali pesano due azionisti che valgono quanto e più di Mediobanca: Delfin, la holding dei Del Vecchio, al 10,15 per cento, e Caltagirone al 6,32 per cento. Anche se non comandano, insieme possiedono una partecipazione imprescindibile per chiunque puntasse a prendersi il Leone. Se Intesa, oltre che la quota in Mediobanca, rilevasse quelle di Delfin e Caltagirone, allora smetterebbe di essere un socio, diventando il padrone. A quel punto governerebbe Generali, e l’asse banca-assicurazione-risparmio gestito non sarebbe più uno slogan, ma un colosso mondiale vero, l’unico campione globale che l’Italia avrebbe la forza di esprimere. È costoso, servono altri miliardi sul tavolo.

Ma è qui – non nello spezzatino di Siena – che si decide se Intesa gioca per il primato europeo o resta una grande banca nazionale. E Delfin e Caltagirone? Monetizzano una posizione che, una volta arrivata Intesa, in termini di potere conterebbe di meno. Vendono in alto, incassano, e liberano capitale per le loro partite. Tutti, in questa mossa, troverebbero un tornaconto. È il classico nodo che si scioglie quando arriva qualcuno con i contanti e la visione.

E cosa sblocca, davvero, governare Generali? Un gruppo che mette insieme una grande banca commerciale, il primo assicuratore italiano con presenze pesanti in Francia, Germania e Mitteleuropa, e una macchina del risparmio gestito da centinaia di miliardi. Non un campione «anche all’estero», ma un campione che all’estero ci vive già, con i piedi dentro tre o quattro mercati continentali. È l’unico schema con cui l’Italia può sedersi al tavolo dei grandi senza chiedere permesso. Tutto il resto – gli sportelli, i premi, le filiali contese – è tattica. Questa è strategia. E si gioca su un orizzonte di anni, non di mesi: prima Mps-Mediobanca, poi la lenta scalata al capitale di Trieste, un mattone alla volta, finché il 13 per cento di oggi non diventa la maggioranza relativa che comanda.

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Carlo Messina, ceo Intesa Sanpaolo (Imagoeconomica).

Scenario due: il terzo polo deve correre, e i francesi fanno la posta

Dall’altra parte del tavolo, il polo Bper-Mps nasce con 2.600 sportelli e 170 miliardi di impieghi. Numeri da terzo gruppo italiano, ma con un mandato chiaro dagli azionisti di Unipol: non un trofeo che brucia cassa e taglia dividendi, bensì massa, solidità, crescita rapida. Il retail di Siena è solo il carburante. Il regista che tutti indicano, tra smentite e mezze ammissioni, è Alberto Nagel, l’uomo con il peso per far crescere ancora la creatura.

E qui entra Banco Bpm, il quarto incomodo. Castagna ha mosso d’anticipo e si è ritrovato scavalcato. La sua proposta senza contanti non regge un assegno con premio. Se Siena sceglie Intesa, a Bpm resterebbe solo il rilancio: con quali soldi, però?

Da sola non ha la potenza di fuoco. L’unico portafogli capace è quello di Crédit Agricole, già al 23 per cento e autorizzata a salire fino al 29,9. Ma attenzione: i francesi sono attentissimi al bilancio. Più che combattere una guerra cash, preferirebbero monetizzare, cedere il controllo di Bpm, prendersi un blocco pregiato di sportelli e diventare di fatto il quarto gruppo italiano senza dissanguarsi. E un terzo polo Bper-Mps in piena corsa sarebbe il compratore naturale di quel che resta. I francesi sarebbero interessati a vendere, Nagel a comprare. Ecco come, in un paio d’anni, la mappa si chiuderebbe su tre poli – Intesa, UniCredit, Bper-Mps – con la Francia che incasserebbe togliendosi così dal campo italiano alle sue condizioni.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Alberto Nagel (Ansa).

Scenario tre: Castagna o paga o diventa preda

Diciamolo senza giri di parole. La sorte di Banco Bpm è segnata: non oggi, ma a breve.

Castagna ha due sole strade: o si muove subito e tira fuori i soldi per comprare qualcuno – un’acquisizione che lo rimetta al centro come regista e non come oggetto. Oppure resta fermo, e diventa la preda che chiude il risiko: assorbito dal terzo polo o consegnato del tutto ai francesi.

Ha ceduto leve strategiche ad Agricole per restare indipendente, e rischia di ritrovarsi senza preda e senza autonomia. Il tempo gioca contro di lui.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna, ceo Banco Bpm (Imagoeconomica).

La cornice: o l’Europa o niente

Ma alziamo un attimo lo sguardo dall’Italia. Mentre a Siena si combatte, UniCredit ha già superato il 34 per cento di Commerzbank: Orcel non gioca in casa, gioca in Europa. E ha capito prima di tutti dove sta il futuro.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

C’è un dato che dovrebbe toglierci il sonno: nella classifica mondiale delle banche per capitalizzazione comandano americani e cinesi. JPMorgan da sola vale oltre 800 miliardi di dollari.

Nessuna banca dell’Eurozona – nemmeno Santander, la più grande del continente – è ai vertici. Nessuna. È la sindrome della Serie A: un tempo il campionato più bello del mondo, oggi scivolato dietro tutti. Stessa parabola, se non si cambia passo. E il consolidamento, da solo, non basta. Il nemico è la frammentazione: 27 mercati, 27 diritti, 27 pozze di capitale.

Se compro casa in Spagna non posso chiedere un mutuo in Finlandia, perché la banca non saprebbe come recuperare su un immobile spagnolo. La startup europea pesca in una pozza, quella americana nuota in un oceano. Così i nostri risparmi finanziano la crescita di Wall Street invece della nostra. Serve l’unione bancaria – ferma da anni sulla garanzia comune dei depositi che i tedeschi non vogliono – e quella dei capitali. E poiché armonizzare 27 codici è impresa secolare, la via realistica è un “ventottesimo regime”: una corsia europea opzionale che scavalchi i sistemi nazionali. Non si tratta di smontare i recinti, ma di costruirci sopra un’autostrada. Ecco perché la partita di Messina su Generali non è un dettaglio italiano. È il tentativo di costruire l’unico colosso mondiale che possiamo permetterci. Riesca o no, la domanda resta una sola: l’Europa avrà il coraggio di costruire il campo da gioco su cui i suoi campioni possano finalmente crescere? O continueremo a fonderci tra di noi – banche un po’ più grandi ma prigioniere di mercati troppo piccoli – finché qualcuno da fuori non verrà a comprarci tutti?