Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.
È pronta l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa che ha chiuso il G7 di Evian. «Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello stretto e proteggere le navi mercantili», ha spiegato il capo dell’Eliseo, definendo la ripresa del libero transito la «pietra angolare» dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. All’iniziativa, che scatterà se arriverà una richiesta in tal senso, hanno dato la disponibilità «una ventina di Paesi».
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Meloni: «Italia pronta a fare la propria parte»
Sulla questione si è espressa anche Giorgia Meloni: «Ora è importante lavorare per la sua attuazione a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando le necessarie autorizzazioni che sono dovute e richieste in questi casi».
Per ora c’è la foto. Poi si vedrà. Il selfie campolarghista, ma non campolarghissimo, diffuso martedì 16 giugno immortala – sorridenti, incamiciati e incravattati – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro leader della sinistra-sinistra, seduti al tavolo di un’osteria a due passi da Campo de’ Fiori e illuminati da luci soffuse, hanno annunciato grandi novità per l’8 e il 15 luglio. Vedremo. Intanto il solito Carlo Calenda ha immediatamente fatto notare la mancanza della quarta (?) gamba della possibile coalizione. E cioè Matteo Renzi. «Era sotto il tavolo?», ha commentato sarcastico il leader azionista.
«E perché dovremmo essere arrabbiati?», ha risposto il senatore di Rignano. «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare». Insomma, ha continuato il capo di Italia viva: «Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni–Salvini–Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto».
Matteo Renzi (Ansa).
La madre di tutte le foto di gruppo: Vasto 2011
C’è da dire che il format “foto di gruppo” al centrosinistra è sempre piaciuto. Anche se di solito non porta benissimo. Il pensiero va alla matrice del genere: Vasto, 2011. In posa allora c’erano Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, i protagonisti dell’alleanza a tre che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere il nucleo del Nuovo Ulivo. L’idillio durò pochi mesi. Il resto è storia.
Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro a Vasto nel 2011 (Ansa).
Renzi & Bersani versione Blues Brothers
Due anni dopo, è rimasto agli annali lo scatto dell’armistizio tra Matteo Renzi in versione rottamatore e Bersani. A Firenze, nell’allora teatro tenda Obihall, ora Teatro Cartiere Carrara, davanti a più di 2 mila militanti del Pd il sindaco e il segretario del partito, dopo un faccia a faccia a Palazzo Vecchio, si fecero immortalare sul palco mentre risuonavano le note di Everybody Needs Somebody to Love dal film Blues Brothers. La photo opportunity della tregua venne particolarmente apprezzata da Vendola: «Cari Bersani e Renzi siete stati davvero bravi. Finalmente ricominciamo a parlare all’Italia dopo 20 anni di berlusconismo. Ora tocca a noi», twittò l’allora governatore della Puglia. Anche in questo caso, sappiamo com’è finita tra i due duellanti.
Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a Firenze nel 2013 (Imagoeconomica).
I moschettieri europei in camicia bianca
Nel settembre 2014, in pieno renzianesimo (40,8 per cento alle Europee), il Bomba lanciò il “patto del tortellino“, un asse per imprimere all’Unione europea una sferzata a sinistra. Alla Festa dell’Unità di Bologna salì sul palco con i moschettieri progressisti europei, tutti con le camicie bianche d’ordinanza: il socialdemocratico Achim Post, segretario del Partito socialista europeo, il leader laburista olandese Diederik Samsom, il segretario socialista spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro francese Manuel Valls. Anche questa foto non portò fortuna. Valls si dimise per candidarsi alle Primarie in vista della corsa all’Eliseo, ma venne sconfitto. Post già allora non brillava nella Spd. Samsom tramontò. Sanchez, ora di nuovo primo ministro, finì in minoranza nel Psoe dimettendosi anche da deputato. E Renzi? Be’, Renzi venne affossato dal referendum costituzionale.
Da sinistra Achim Post, Pedro Sánchez, Matteo Renzi, Manuel Valls e Diederik Samsom alla festa nazionale dell’Unità di Bologna del 2014 (Ansa).
I giallorossi in posa a Narni
E poi c’è la foto di Narni del 2019. I due leader della maggioranza giallorossa, il dem Nicola Zingaretti e il pentastellato Luigi Di Maio, posarono per la prima volta insieme in occasione della chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Umbria. Con loro c’era il candidato civico Vincenzo Bianconi, il premier Giuseppe Conte e il segretario di Leu Roberto Speranza. Il segretario Pd commentò: «Stiamo insieme perché amiamo l’Italia anche se siamo diversi». Bianconi perse contro Donatella Tesei, Di Maio lasciò il M5s e Zingaretti è volato in Europa. Mentre Pd, M5s e sinistra sono ancora lì, in posa.
Roberto Speranza, Nicola Zingaretti, Vincenzo Bianconi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte nel 2019 a Narni (Ansa).
È spuntato un piano B per il finanziamento da 11 miliardi di euro che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin, finanziaria di famiglia a capo di EssilorLuxottica e con partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit, acquisendo le quote dei fratelli Luca e Paola. Le trattative con il pool di banche avrebbero registrato un rallentamento, sia per il risiko bancario sia per la mancata quadratura del cerchio sui termini complessivi dell’operazione. Perciò, come spiegano il Sole 24 Ore e l’Ansa citando fonti vicine al dossier, LMDV Capital – holding di investimento di Delvecchio – avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit: tra essi anche il colosso statunitense Apollo Global Management, uno dei principali fondi a livello mondiale.
Un fondo offrirebbe condizioni diverse rispetto alle banche
Sarebbe al momento questa la pista privilegiata. Un fondo come Apollo, infatti, offrirebbe condizioni diverse (leggasi più vantaggiose) rispetto alle banche: contratti più flessibili e una durata del prestito fino sette anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario. L’operazione, aggiungono le stesse fonti dell’Ansa, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare. Alcune delle banche del consorzio originario, su tutte UniCredit, resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni.
L’ufficio del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, a quanto si apprende da fonti Ue, nelle ultime settimane ha avviato brevi contatti per aprire canali di comunicazione con la Russia, nel tentativo di coinvolgere il presidente russo Vladimir Putin in discussioni su una possibile conclusione della guerra in Ucraina. Nel corso di questi contatti, anticipati oggi da Bloomberg, non si è discusso di questioni di merito. Le fonti sottolineano che «l’Ue ha interessi specifici che dovranno essere difesi, pertanto è importante disporre di canali diplomatici consolidati con la Russia. L’Ue, in questi colloqui, non è un mediatore».
Cambio della guardia al vertice di Dazn Italia. Dal primo luglio Andrea Faelli assumerà l’incarico di amministratore delegato subentrando a Stefano Azzi, che – riporta Calcio e Finanza – si appresta a passare a Enel dopo quattro anni al timone della divisione italiana della piattaforma di sport in streaming. Faelli ha lasciato di recente la carica di ceo di Entain, società che opera in Italia con il marchio Eurobet.
Chi è Faelli, nuovo amministratore delegato di Dazn Italia
Tra il 2003 e il 2009 Faelli ha ricoperto prima il ruolo di business unit director e poi di commercial director in Lottomatica (ora Brightstar). Dopo alcuni anni all’estero, che lo hanno visto ricoprire ruoli di vertice in Gtech e bwin, ha fatto ritorno in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director e poi come amministratore delegato di Entain per i mercati di Italia, Belgio, Grecia e Francia.
Stefano Azzi (Imagoeconomica).
Azzi guidava Dazn Italia dal 2022: passerà a Enel
Approdato a Dazn Italia dopo una significativa carriera in Tim, Azzi era stato nominato ceo della piattaforma di sport in streaming a marzo del 2022. Sotto la sua gestione è stato negoziato e siglato il nuovo accordo quinquennale riguardante i diritti tv della Serie A, valido fino al 2029. In Enel ritroverà Flavio Cattaneo, con cui aveva già lavorato in Tim.
A due giorni dalla firma in Svizzera dell’accordo tra Washington e Teheran, Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran. «Non è un testo finale, è un memorandum d’intesa. E se non mi piacerà, se non si comporteranno bene, ricominceremo a sganciare bombe sulle loro teste. Perché si sono comportati male per 47 anni», ha affermato il presidente americano nel corso di un bilaterale con l’omologo egiziano Abdel Fatah Al-Sisi, a margine del vertice G7 di Evian.
Trump: «L’accordo è ottimo per molte ragioni»
«È un ottimo accordo per molte ragioni, ma la prima, con una probabilità del 99,9 per cento, è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare, e non si può dare all’Iran un’arma nucleare. Non la avrà mai», ha aggiunto Trump. E poi: «Nessuno sa esattamente cosa preveda, ma è molto solido. E la maggior parte delle persone sembra molto contenta. Chi è veramente contento è il mercato, perché è salito di migliaia di punti negli ultimi quattro o cinque giorni da quando si è saputo dell’accordo. Lo stretto di Hormuz sta per essere riaperto, è già parzialmente aperto, e sarà completamente aperto nei prossimi uno o due giorni, e il mercato è impazzito, il petrolio è crollato a 73-74 dollari e si sta avvicinando molto al livello pre-crisi».
Il Parlamento Ue ha approvato in via definitiva le modifiche alla politica europea sui rimpatri dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue. Il regolamento, approvato con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, mira ad accelerare le procedure di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, incluso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive, e a prevenire al contempo abusi e movimenti non autorizzati all’interno dell’Ue. In base alle modifiche, una decisione di rimpatrio emessa dalle autorità nazionali competenti nei confronti di un cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare comporta l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato. Ora il testo dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale prima di entrare in vigore.
Obbligo di cooperazione e trattenimento
I cittadini di paesi terzi soggetti a una decisione di rimpatrio saranno tenuti a cooperare con le autorità. Ai fini della preparazione del rimpatrio, questi potranno essere trattenuti sulla base di una valutazione individuale, ad esempio in caso di mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza. Il trattenimento dovrà essere disposto da un’autorità amministrativa o giudiziaria e potrà durare fino a 24 mesi. Sarà inoltre possibile una proroga fino a sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un paese terzo. Se il cittadino si sposta in un altro paese Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento. Gli Stati membri potranno inoltre imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato. In alternativa al trattenimento, potranno essere previste misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico.
Accordi con paesi terzi per l’accoglienza dei rimpatriati
Sarà possibile trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati, verso i cosiddetti “centri di rimpatrio” situati nel territorio di un Paese terzo che accetti di accoglierli, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro dell’Ue. Tali accordi potranno essere conclusi solo con paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento.
Auspicando una rapida soluzione «all’incertezza e alla paralisi» politica del Regno Unito, l’ex ministro della Sanità britannico Wes Streeting ha dichiarato di essere pronto ad avviare una competizione per la leadership del Partito Laburista, con l’obiettivo di sostituire il sempre più traballanteKeir Starmer come premier già dalla prossima settimana.
Keir Starmer (Ansa).
Streeting avrebbe il sostegno di 81 parlamentari
Intervenuto a BBC Newsnight, Streeting ha affermato di avere il sostegno degli 81 parlamentari laburisti necessari per avviare la sfida, «da iniziare il prima possibile». La replica di Starmer, impegnato nel G7 di Evian, non si è fatto attendere. Il premier britannico ha messo in chiaro che farà di tutto per rimanere al suo posto: «Non credo che ci debba essere una competizione, perché ritengo che sarebbe una cosa negativa per il Paese. Ma se ci sarà, intendo combattere qualsiasi tentativo di sfidare la mia leadership».
Andy Burnham (Ansa).
I bookmakers continuano però a puntare su Burnham
Streeting non è l’unico politico che punta alla leadership labour e, dunque, a Downing Street. E non è nemmeno il favorito nella corsa alla sostituzione di Starmer. In pole c’è infatti Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester e attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato appunto come favorito dai bookmakers, non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe però tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) in caso di vittoria nelle elezioni suppletive a Ashton-in-Makerfield, che giovedì 18 giugno assegneranno il seggio lasciato strategicamente vacante da suo alleato Josh Simons. Di fatto, il destino del primo ministro britannico e la direzione del Partito Laburista sono nelle mani di un elettorato composto da appena 76 mila persone.
Evolution Group, tech company attiva nell’editoria digitale, advertising e tecnologie per publisher, lancia Sequel, nuova società di consulenza strategica e operativa guidata da Marco Micheli nel ruolo di general manager. L’obiettivo è quello di integrare strategia, comunicazione, tecnologia ed esecuzione in un unico modello di crescita per imprese, media, enti e istituzioni. In un contesto in cui competenze e strumenti sono frammentati, e le pmi mancano di una direzione strategica integrata, Sequel «offre una regia unica e si assume la responsabilità dei risultati». L’obiettivo della società è aumentare la visibilità e l’autorevolezza dei brand sui canali che oggi influenzano le decisioni degli utenti, dai motori di ricerca tradizionali ai grandi modelli linguistici basati sull’intelligenza artificiale, fino ai consumatori finali.
Piattaforme interne che monitorano in tempo reale la visibilità dei brand
Uno degli elementi distintivi di Sequel è rappresentato dallo sviluppo interno delle piattaforme tecnologiche che supportano tutte le attività della società. Gli strumenti proprietari consentono di monitorare in tempo reale la visibilità dei brand sia sui motori di ricerca tradizionali sia sui sistemi generativi basati sull’intelligenza artificiale, individuando criticità e opportunità di crescita.
«In Ancona», come dicono nelle Marche, è stata organizzata la presentazione dei palinsesti della Rai, il 3 luglio. Il sindaco Daniele Silvetti ha esultato, dicendo che «sarà un momento straordinario per mostrare la bellezza e le eccellenze architettoniche e ambientali della città, anche in qualità di Capitale italiana della Cultura 2028. E di una Regione che finalmente è protagonista sulla scena nazionale e internazionale». Sono attese «migliaia di persone e centinaia di vip», dicono in città: già, ma qual è il vero motivo della scelta di Ancona? Alla Rai, in via Alessandro Severo, ossia la nuova sede romana che ha preso il posto (tra i mugugni) di quella storica di viale Mazzini, per spiegare tutto spifferano solo un nome e un cognome: Roberto Sergio. Ancona, di fatto, è molto più vicina a San Marino che a Roma, e Sergio, che è dg della Rai e della tivù di San Marino (il suo “giocattolo” che si atteggia da grande broadcaster), sta lavorando tantissimo in terra sanmarinese. «Sforzi titanici», si commenta scherzando sulla realtà della “Repubblica del Titano”, cioè il monte che caratterizza la nazione estera circondata dal territorio italiano. Nei corridoi qualcuno esagera, sussurrando che se Leone XIV si presenterà la mattinata di sabato 22 agosto nella Repubblica di San Marino, nell’ambito della visita nella Diocesi di Rimini e al Meeting, 15 anni dopo l’ultimo Pontefice, «il merito è tutto di Sergio». Tra l’altro nel 2026 cade il centesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra San Marino e la Santa Sede. Insomma, il democristianissimo Sergio sarebbe stato fondamentale per far riuscire l’operazione. A questo punto, magari proprio «in Ancona», alla fine della presentazione dei palinsesti, potrebbe esserci la comunicazione dell’addio alla Rai romana da parte di Sergio, intenzionato a blindarsi a San Marino. Anche perché il posto di direttore generale di Sergio, a Roma, serve a Simona Agnes, che da anni lotta inutilmente per conquistare quella presidenza che il consigliere anziano Antonio Marano, “l’architetto”, non ci pensa proprio a mollare. Poi mettiamo nel calderone anche che i rapporti tra Sergio e Marano sono tesissimi, e non da oggi…
Al giornale a lavorare? Meglio andare in giro per convegni
«Dove sono i capi del giornale? In giro per convegni», dicono al Corriere della Sera. In effetti l’attività di moderatore è diventata protagonista, per i corrieristi, che sono ricercatissimi da aziende e gruppi di ogni tipo per partecipare a congressi e incontri. Per esempio, cos’è successo a Roma nella giornata di martedì 16 giugno? Primo evento, all’Auditorium Parco della Musica, “Healthcare & Pharma Talk – Sistema Salute”, con la condirettrice del quotidiano Fiorenza Sarzanini che ha guidato il dibattito e condotto l’intervista di apertura con il ministro della Salute Orazio Schillaci. E c’erano pure, sempre per il Corriere, Antonella Baccaro e Monica Guerzoni. Qualche ora dopo, alla Casina Valadier, ecco Federico Fubini, per “L’automotive verso il 2035: previsioni, sfide, opportunità”, convegno promosso da Motus-E «per fare il punto sullo scenario che il settore automobilistico sarà chiamato ad affrontare nei prossimi anni». Poi all’Abi, nelle Scuderie di Palazzo Altieri, tocca al vicedirettore Daniele Manca, per l’assemblea Feduf, incentrata sui nuovi scenari e l’educazione finanziaria…
Bloomberg e Al Arabiya hanno diffuso il testo integrale del Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che verrà firmato venerdì in Svizzera, nei pressi di Lucerna. La bozza diventata di dominio pubblico è stata subito “contestata” da Teheran, che ha evidenziato la presenza di «numerose inesattezze». Ecco – ad ogni modo – i 14 punti dell’accordo.
1. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, assieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano con la firma del presente memorandum la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e di quelli successivi.
2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare reciprocamente sovranità e integrità territoriale e ad astenersi dall’interferire nei rispettivi affari interni.
3. Le due parti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile solo con il consenso di entrambe.
4. Immediatamente dopo la firma, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e a evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità. Il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie Forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.
5. A seguito della firma del presente memorandum, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.
6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.
7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.
8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale che confermerà le disposizioni del presente articolo.
9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un’intesa definitiva, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né accresceranno le proprie Forze nella regione.
10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.
11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica islamica dell’Iran vengano sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.
12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’accordo finale.
13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.
14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Teheran: «La bozza pubblicata è inesatta»
Fonti del team negoziale di Teheran hanno fatto sapere che la bozza di memorandum d’intesa diventata di dominio pubblico «non è accurata e presenta numerose inesattezze», soprattutto sulla gestione dello stretto di Hormuz, dove l’Iran intenderebbe imporre pedaggi. Il testo del memorandum «sarà pubblicato dopo la firma, prevista per venerdì, come concordato da entrambe le parti».
L’assemblea di Aeroporto di Genova ha nominato il nuovo presidente e il nuovocda della società di gestione dello scalo genovese. Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, guiderà il Cristoforo Colombo su indicazione dei soci Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale (60 per cento) e Camera di Commercio di Genova (40 per cento). Il nuovo cda, che rimarrà in carica fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2026, è composto dai consiglieri Barbara Grasso e Alessandro Arvigo (indicati da Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale) e da Alessandro Cavo e Daniele Papone (indicati dalla Camera di Commercio di Genova).
Paroli: «Fase delicata e strategica»
«L’Autorità di sistema portuale ha ritenuto opportuno assumere direttamente la responsabilità della fase di accompagnamento della società aeroportuale verso il percorso di valorizzazione e dismissione delle quote pubbliche previsto dalla normativa vigente», ha dichiarato il nuovo presidente Paroli. «Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante per il futuro dell’Aeroporto di Genova, che coincide con l’avvio delle attività di due diligence finalizzate alla determinazione del valore della società e alla successiva individuazione, attraverso procedure trasparenti e di mercato, di un partner industriale in grado di sostenerne lo sviluppo. Questa fase è particolarmente delicata e strategica».
Nonostante alcune iniziali preoccupazioni riguardo alla posizione di Donald Trump, i leader del G7riuniti a Evian, in Francia, hanno concordato una dichiarazione congiunta in cui hanno sottolineato il loro «incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale», riaffermando la «solidarietà al popolo ucraino, le cui infrastrutture critiche e il cui patrimonio culturale sono sotto attacco.
Donald Trump e Emmanuel Macron (Ansa).
La dichiarazione congiunta dei leader del G7
«Lodiamo l’Ucraina per la sua resilienza e per i progressi compiuti in prima linea negli ultimi mesi e sottolineiamo che ora c’è un rinnovato slancio», si legge nella dichiarazione dei leader del G7. «Per sostenere e amplificare questo slancio, abbiamo concordato di aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, di sistemi e di intercettori ulteriori nonché di capacità a lungo raggio. Siamo inoltre pronti a concedere all’Ucraina licenze per aumentare la sua produzione militare». La dichiarazione prosegue: «Sottolineiamo l’importanza della resilienza energetica, sulla base delle esigenze e delle priorità definite dalle autorità di Kyiv. Abbiamo concordato di fornire ulteriore sostegno all’Ucraina per consentire al Paese di affrontare il prossimo inverno». E poi: «Ci impegniamo ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa. In questo contesto, rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle sui settori petrolifero e del gas. Riteniamo che questo sia il momento opportuno per procedere con ulteriori misure, poiché il presidente Trump ha raggiunto un accordo che sosteniamo per la riapertura dello stretto di Hormuz».
Banco Bpm starebbe valutando un’operazione su Bff Bank insieme ad Amco. Lo scrive Milano Finanza, spiegando che l’ipotesi allo studio prevederebbe una suddivisione delle attività della banca a lungo sotto ispezione di Bankitalia e in fase di revisione strategica sotto il nuovo ceo Giuseppe Sica. Banco Bpm rileverebbe la banca depositaria e i servizi di pagamento, mentre Amco (controllata dal Mef) acquisirebbe il business del factoring verso la pubblica amministrazione. Negli scorsi mesi Bff ha avviato contatti, grazie agli advisor Mediobanca e Morgan Stanley, per individuare un compratore.
Dopo la revoca annunciata da Donald Trump e confermata poi dalle autorità di Teheran, alcune petroliere iraniane hanno oltrepassato la zona di blocco navale dei porti iraniani imposta dagli Stati Uniti il 13 aprile: dopo più di due mesi la Repubblica Islamica sta dunque riprendendo le esportazioni. «Autorizzo pienamente la libera riapertura dello stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo la rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio torni a scorrere!», aveva scritto Trump su Truth.
Hanno superato la zona di blocco navale almeno tre navi
Come ha rilevato piattaforma di monitoraggio marittimo TankerTrackers, nella serata di ieri hanno oltrepassato il perimetro del blocco navale statunitense nel Golfo di Oman due superpetroliere appartenenti alla National Iranian Tanker Company (Nitc), la Diona e la Hero 2, trasportando un totale di 3,8 milioni di barili di petrolio greggio. A queste due imbarcazioni si è poi aggiunta una terza petroliera con un milione di barili di greggio. Una quarta nave, la Stream, si stava invece avvicinando al blocco dalla zona economica esclusiva del Pakistan, dove è rimasta per sette settimane in attesa di entrare in Iran.
Il Consiglio dei ministri ha stabilito che le carte d’identità cartacee non ancora scadute manterranno la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026, «per determinate finalità e nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi». Nelle more del rilascio della carta d’identità elettronica, i comuni potranno inoltre rilasciare un documento di identità provvisorio. Chi è in possesso di una vecchia carta di identità cartacea ancora valida potrà dunque utilizzarla come documento di riconoscimento anche oltre il 3 agosto.
È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, a lungo vicario per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano e presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007. Eminenza grigia della Chiesa, Ruini fu ordinato vescovo (nel 1983) e cardinale (otto anni dopo) da Giovanni Paolo II. Vicinissimo al suo successore Benedetto XVI, si era sempre schierato su posizioni fortemente conservatrici su temi come aborto e eutanasia.
Camillo Ruini e Silvio Berlusconi (Ansa).
Noto per l’amicizia con Silvio Berlusconi – anche se tra i due non mancarono momenti di tensione – in occasione di un’intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva elogiato Giorgia Meloni: «Il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale». E proprio la premier è stata tra i primi a omaggiare Ruini, per decenni la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.
Meloni: «Una delle menti più lucide della società italiana»
«Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana», ha dichiarato Meloni: «Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti. È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti».
Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il Suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che… pic.twitter.com/JBb0bgcJyp
La Russa: «Appassionato difensore della testimonianza cristiana»
Così Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche». Queste le parole di Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati: «Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano».
Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai…
Salvini: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani»
Antonio Tajiani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia, ha ricordato Ruini come «una figura autorevole della Chiesa» e uno «strenuo difensore dei valori tradizionali». Così Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, vicepremier e segretario della Lega: «Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza».
Prodi: «La nostra amicizia era autentica e profonda»
Tra gli Anni 90 e Duemila, Ruini fu interlocutore dei due principali soggetti politici dell’epoca: Berlusconi e Romano Prodi. Gelidi i rapporti col secondo durante la sua permanenza a Palazzo Chigi. Eppure tra i due c’era un legame profondo e storico, nato in Emilia e culminato con la celebrazione del matrimonio di Prodi nel 1967. Ma il legame si incrinò a causa di un muro contro muro politico su temi etici e sociali, come la fecondazione medicalmente assistita, la ricerca scientifica sulle cellule staminali e i Patti di Solidarietà (Pacs) per le coppie di fatto.
Camillo Ruini e Romano Prodi (Ansa).
Questo il messaggio di Prodi: «Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell’evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l’omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell’antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato».
Zuppi: «Ha servito con passione pastorale e profondo senso ecclesiale»
Così il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei: «Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura. In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale». Questo il ricordo di Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma: «Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, Ruini ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale “Veritas liberabit nos”».
Addio a Carlo Ginzburg, grande storico e teorico della microstoria, morto all’età di 87 anni. Figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice NataliaGinzburg, era famoso in tutto il mondo per le sue ricerche sulla stregoneria e le credenze popolari. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue.
L’esordio con I benandanti
Nato a Torino nel 1939, professore emerito alla Scuola Normale di Pisa in cui si era formato, negli Anni 60 scoprì un culto pagano diffuso in Friuli nel 500 e nel 600, i cui membri erano una specie di guaritori sciamani accusati di eresia dall’Inquisizione, detti “benandanti”. Così intitolò il suo primo libro, uscito nel 1966, in cui ricondusse le origini di questo culto contadino a più antiche credenze diffuse in Europa centrale. I benandanti, pubblicato da Einaudi, è diventato un esempio dell’approccio di Ginzburg alla microstoria, un metodo di ricerca che si concentra su casi particolari che a volte sfuggono alla grande storia andando a spulciare atti giudiziari, epistolari, registri, diari.
Ha scritto anche un saggio per la Storia d’Italia della Einaudi
Con Il formaggio e i vermi (1976) prese invece in esame le vicende di un mugnaio friulano del XVI secolo, Menocchio, per due volte sottoposto a processo da parte dell’inquisizione romana, una prima volta condannato al carcere a vita (fu poi liberato con un atto di clemenza per le cattive condizioni di salute e per la precaria situazione economica della sua famiglia) e in seguito arso al rogo come relapso e pertinace. In virtù dell’esperienza maturata nel campo della ricerca relativa alla storia delle mentalità, condotta generalmente mediante l’analisi di figure apparentemente poco importanti e marginali, ma giudicate emblematiche di orientamenti in realtà ampiamente diffusi, è stato invitato a scrivere il saggio Folklore, magia, religione per il primo volume della Storia d’Italia della Einaudi (I caratteri originali). Negli Anni 80 ha anche diretto, con Giovanni Levi, la collana Microstorie della Einaudi. In altri libri, pubblicati perlopiù nella seconda parte della sua vita, Ginzburg si è concentrato sulla storia del pensiero politico, su questioni di metodo storico e sulla relazione tra verità e menzogna.
La Calabria. È lì che Claudio Lotito starebbe spostando il suo baricentro politico, dopo aver capito che il terreno sotto i piedi, tra Roma e il Molise, all’interno di Forza Italia non è più quello di una volta. Anche se di fronte si era trovato un italo-americano di origine calabrese molto più credibile di lui: Matt Rizzetta. Un osso duro che però pare essere stato sconfitto. Diavolo di un Lotito.
Nella terra di Occhiuto per continuare a contare
Il patron della Lazio, pesantemente contestato da una tifoseria senza ormai più distinzione tra curva, tribuna e distinti, avrebbe individuato nella Regione guidata da Roberto Occhiuto il nuovo approdo per continuare a contare dentro e fuori il parlamento.
Antonio Tajani e Roberto Occhiuto (Imagoeconomica).
Non è un mistero che nel suo storico bacino elettorale qualcosa si sia inceppato. A prendere le distanze non sarebbero soltanto gli elettori. Lotito alle elezioni politiche del 2022 è stato eletto al Senato nel collegio uninominale Molise – 01 (Campobasso) grazie al 42,9 per cento dei voti, ma ora si racconta di un raffreddamento con il governatore Francesco Roberti e soprattutto con il vero ras elettorale del territorio, l’europarlamentare della Lega Aldo Patriciello. Segnali che, per chi conosce la politica del Sud, equivalgono all’accensione di una spia rossa.
A Tajani ormai produce più problemi che consenso
Ma le crepe più rumorose arrivano da Forza Italia. Antonio Tajani non avrebbe alcuna voglia di caricarsi sulle spalle il peso politico di un dirigente che ormai produce più problemi che consenso. Un sentimento che ricorda molto da vicino quello dei tifosi biancocelesti, convinti di essere stati traditi da una gestione considerata senza ambizione e sempre più distante dalla storia del club.
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).
Contro la gestione della Lazio da parte di Lotito sono arrivate prese di posizione persino da Palazzo Chigi, visto che la petizione online lanciata per convincere il presidente a farsi da parte è stata firmata pure da Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa e uomo di fiducia di Giorgia Meloni.
Giorgia Meloni con Fabrizio Alfano (foto Ansa).
Una protesta che non è più solo contestazione calcistica
E così la protesta è diventata qualcosa di più di una contestazione calcistica. C’è chi annuncia il mancato rinnovo dell’abbonamento, chi promette di disertare lo stadio (in realtà già rimasto vuoto per gran parte della stagione 2025-26) e chi è pronto a trasformare il malcontento sportivo in una scelta politica contro Forza Italia. Come del resto è accaduto già nella campagna elettorale per il referendum (perso dal centrodestra) sulla giustizia: «Il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito, senatore del vostro partito», recitava per esempio uno striscione esposto sotto la sede di Forza Italia, nel centro di Roma.
La protesta “politica” dei tifosi della Lazio contro Lotito.
Per non parlare dei manifesti appesi in giro per la Capitale con un messaggio per il partito di Tajani: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto!”. Boicottaggi sui quali, tra l’altro, ha acceso un faro la procura, che vuole fare distinzione tra una protesta legittima e le minacce volte a fargli cedere il club (già a dicembre 2025 c’erano stati cinque indagati, accusati di concorso di tentata estorsione e manipolazione del mercato).
Manifesti contro Lotito.
Quel ponte politico-sportivo verso un’altra Regione…
Ecco allora la mossa del cavallo. Un filo conduttore che tiene assieme Occhiuto, la Calabria, il calabrese Rino Gattuso e soprattutto la Reggina. Troppi tasselli per essere soltanto una coincidenza. Dietro la scelta di ingaggiare l’ex ct della Nazionale per la panchina biancoceleste molti leggono il tentativo di costruire un ponte politico-sportivo verso una Regione che potrebbe diventare decisiva per il futuro di Lotito.
Rino Gattuso (Ansa).
Una decisione che, peraltro, non sembra aver acceso particolari entusiasmi (eufemismo) tra i tifosi laziali, sempre più convinti che il problema non sia tanto il nome dell’allenatore (reduce comunque dal clamoroso flop dell’Italia ai playoff contro la Bosnia per il Mondiale 2026) quanto quello del proprietario.
Ma la partita vera si chiama Reggina. Una squadra di Serie D molto più importante della categoria in cui gioca. Vale relazioni, territorio, consenso e presenza in una delle piazze più importanti del Mezzogiorno.
Il Campobasso trasformato in un caso di studio
È qui che il progetto di Lotito ha incontrato un ostacolo che pochi, fino a qualche anno fa, avrebbero immaginato. Matt Rizzetta appunto. Rizzetta arriva dagli Stati Uniti, dal mondo degli investimenti, della comunicazione e dello sport-business. Negli ultimi anni si è costruito una credibilità crescente nel calcio italiano partendo da una realtà periferica come il Campobasso (curiosamente, dove Lotito è stato eletto), trasformato in un caso di studio grazie a una strategia aggressiva di marketing, internazionalizzazione del marchio e valorizzazione del territorio.
Il presidente del Campobasso, lo statunitense Matt Rizzetta (foto Ansa).
Non solo calcio. Attraverso investimenti nel basket e in altre iniziative sportive, l’imprenditore italoamericano ha consolidato una rete di relazioni che lo ha portato a essere considerato uno dei protagonisti della nuova generazione di investitori statunitensi nel nostro sport.
Rizzetta non era percepito come un corpo estraneo in cerca di un approdo
Insomma, la differenza è che Rizzetta non si presentava come il rappresentante di un sistema di potere già esistente. Al contrario, ha costruito il proprio racconto pubblico come uomo dei territori, delle comunità locali e delle identità sportive spesso dimenticate. Ed è proprio questo che ha reso la sfida particolarmente delicata per Lotito. Perché in Calabria Rizzetta non era percepito come un corpo estraneo in cerca di un approdo, ma come un imprenditore di origini calabresi intenzionato a investire nella propria terra.
Claudio Lotito, presidente della Lazio (Ansa).
Secondo le indiscrezioni circolate negli ambienti finanziari e sportivi, la proposta economica riconducibile a Rizzetta sarebbe stata addirittura superiore di diversi milioni rispetto a quella attribuita all’area vicina al presidente della Lazio. Eppure alla fine ha prevalso Lotito. Visto che Rizzetta si è sfilato dicendo che «non ci sono più le condizioni», facendo dunque saltare la trattativa.
E allora la domanda diventa inevitabile. Com’è stato possibile fermare un’offerta più alta? Come si può spiegare a una piazza ferita e diffidente che aveva già alzato le barricate contro il temuto arrivo di Lotito, che la scelta alla fine non è ricaduta sulla proposta economicamente più vantaggiosa?
Domande che inevitabilmente alimentano sospetti, retroscena e tensioni. Perché se la partita fosse stata soltanto industriale e finanziaria, il mercato avrebbe già emesso il proprio verdetto. Se invece si è giocato anche sul piano politico, allora il risultato potrebbe essere dipeso da fattori molto diversi dal semplice valore dell’assegno. Ed è proprio questo che rende la vicenda Reggina molto più interessante di una normale operazione calcistica.