Hsbc, Anna Tavano nuova ceo per l’Italia

Hsbc, colosso bancario britannico, ha annunciato la nomina di Anna Tavano a ceo per l’Italia. Questa nuova carica si aggiunge al suo attuale ruolo di head of Banking continental Europe, nell’ambito del quale guida le attività di banking del Gruppo in 12 Paesi europei. Non è stato fornito aalcun dettaglio su Gerd Pircher, che ricopriva finora il ruolo di ceo per l’Italia. Con quasi 30 anni di esperienza, Tavano ha ricoperto posizioni di crescente responsabilità nella finanza internazionale. Dopo aver iniziato la carriera in Citi e aver poi lavorato nel settore pubblico italiano (in Calabria e Lombardia), è tornata nel settore bancario. Entrata in Hsbc nel 2018 come head of Banking Italy, nel 2021 è stata nominata head of Global banking Continental Europe. Dal 2025 è head of Banking continental Europe e membro del Continental Europe operating committee e del Banking Europe & Americas operating committee.

Electrolux, raggiunto l’accordo: esuberi ridotti, salvi tutti gli stabilimenti italiani

Trovata un’ipotesi d’accordo tra Electrolux e i sindacati metalmeccanici al ministero delle imprese e del made in Italy. L’intesa, maturata dopo settimane di confronto e una maratona al tavolo durata più di due giorni tra l’azienda e Fim, Fiom e Uilm, pone fine alla vertenza partita a maggio dopo che la multinazionale aveva annunciato più di 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi in provincia di Ancona. L’intesa punta sulla volontarietà delle uscite, accompagnata da incentivi economici e da impegni industriali e di tutela legati ai principali stabilimenti italiani.

Le uscite volontarie

In Electrolux lavorano circa 4 mila persone. In tre anni saranno possibili 918 uscite volontarie con una ripartizione tra 390 operai di produzione, 16 operai di laboratorio, 512 impiegati. Un dimezzamento rispetto alle 1.719 unità comunicate dalla multinazionale svedese a maggio. Per rendere più sostenibile la decisione dei lavoratori, è previsto un sistema di incentivi all’esodo, con importi che possono arrivare fino a 95 mila euro.

Tutti gli stabilimenti italiani rimangono aperti

Un altro punto della bozza di accordo riguarda la mancata chiusura del sito di Cerreto d’Esi. È prevista continuità produttiva, con ricorso ad ammortizzatori sociali fino a quando non sarà individuato un investitore per la reindustrializzazione dello stabilimento. Stesse attenzioni, seppure su un altro piano, anche per Porcia, in provincia di Pordenone, dove l’azienda si impegna a mantenere circa il 70 per cento della produzione di lavasciuga salvaguardando volumi produttivi e occupazionali, almeno nella fase di transizione. A Forlì confermati i piano e forni a gas fascia medio-alta con 15 milioni di investimenti, mentre a Susegana, in provincia di Treviso, si continueranno a fare frigoriferi di fascia medio alta, oltre alla gamma premium e svizzera. A Solaro, in provincia di Milano, si produrranno lavastoviglie con un impegno di 35 milioni.

Il capitolo investimenti

Per il periodo 2027-2029 Electrolux indica un investimento complessivo di 100 milioni di euro destinati in misura del 75 per cento allo sviluppo di prodotti e per il 25 per cento alle innovazioni dei processi.

L’inflazione a ottobre sale al 5,4 per cento: record dal 2023

Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a ottobre l’inflazione ha accelerato ancora, tornando al livello registrato ad agosto 2023: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,9 per cento su base mensile e a +5,4 per cento su base annua, in forte aumento rispetto al +4,2 per cento rilevato a settembre.

Inflazione oltre le attese con il caro energia

L’aumento, spiega l’Istat, è spinto soprattutto dalla ripresa dei beni energetici (la variazione tendenziale passa dal +22,6 per cento di settembre al +31,4 di ottobre), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale, e dai rincari nel settore alimentare (in particolare i prodotti non lavorati, saliti da +5,5 per cento a +7,5) e nei servizi di trasporto (da +1,6 per cento a +3,1). Accelera anche il cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelera (da +1,5 a +2,5 per cento) e l’inflazione di fondo si attesa a +2,0 per cento (da +1,6). L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4 per cento.

Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio

Christine Lagarde, attuale presidente della Banca centrale europea, porrà fine al suo mandato il 7 febbraio 2027, data in cui lascerà ufficialmente l’incarico alla guida dell’istituzione monetaria. «È stato un grande orgoglio servire questa istituzione. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito, sostenuto e realizzato la missione che abbiamo in Europa: essere una roccia, essere solidi, garantire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria», ha detto Lagarde in un messaggio pubblicato su X dopo che la stessa Bce aveva reso noto in un comunicato la sua decisione di lasciare l’incarico in anticipo rispetto alla scadenza naturale a ottobre.

L’erede di Lagarde verrà nominato dal Consiglio europeo

La decisione di Lagarde, che aveva assunto la carica di presidente della Bce il primo novembre 2019 (la scadenza naturale del suo mandato sarebbe stata a ottobre 2027) era stata resa pubblica poco prima anche da Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo. La procedura per la nomina del successore sarà avviata immediatamente: l’erede di Lagarde verrà nominato dal Consiglio europeo, secondo la procedura prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue). Per Lagarde, che aveva smentito un suo addio anticipato e anche il possibile coinvolgimento nella corsa all’Eliseo, si è anche parlato di un futuro alla guida del World Economic Forum: sarebbe la prima donna al timone di Davos.

Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio
Christine Lagarde (Ansa).

Il Distretto manifatturiero unico del Nord rafforza l’alleanza con industria e banche

Il Distretto manifatturiero unico del Nord prosegue il proprio percorso per rafforzare la competitività del sistema produttivo e costruire una posizione comune sulle politiche industriali nazionali ed europee. Dopo gli appuntamenti di Milano e Torino, venerdì 23 ottobre 2026 le cinque Regioni – Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – si sono riunite a Milano, in occasione del World manufacturing forum, per un terzo incontro che ha visto il coinvolgimento del sistema bancario e delle rappresentanze regionali industriali, con l’obiettivo di trasformare le esigenze delle imprese in proposte concrete per le politiche industriali. Presenti i cinque assessori regionali allo Sviluppo economico Vincenzo Colla (Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia), Andrea Tronzano (Piemonte) e Massimo Bitonci (Veneto).

Il confronto con Abi e Confindustria

La giornata si è articolata in due momenti di confronto. Il primo con i rappresentanti regionali e nazionali dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e il secondo con i vertici delle Confindustrie regionali, per condividere le principali esigenze del sistema produttivo e individuare priorità e proposte comuni a sostegno della competitività delle imprese. Il confronto con Abi ha posto al centro l’accesso al credito e gli strumenti necessari a sostenere gli investimenti delle imprese, con particolare attenzione alle piccole e medie realtà produttive che costituiscono una componente fondamentale delle filiere manifatturiere del Nord. Il tavolo ha consentito di approfondire le principali esigenze del sistema produttivo in vista dei prossimi provvedimenti nazionali in materia di credito, con particolare riferimento alla necessità di procedere alla riforma del Fondo centrale di garanzia al fine di assicurare maggiore certezza e stabilità alle imprese.
È emersa inoltre l’importanza di sviluppare strumenti di sostegno al credito innovativi, quanto più possibile uniformi e coordinati tra le Regioni. Il successivo incontro con le rappresentanze regionali di Confindustria ha consentito di proseguire il lavoro sulle priorità comuni del sistema industriale, a partire dal rafforzamento delle filiere produttive, dal sostegno agli investimenti, dall’innovazione e dalla necessità di creare condizioni più favorevoli alla competitività delle imprese.

Al via la rottamazione di bolli e multe, come fare domanda dal 16 ottobre

Entra nel vivo la rottamazione quinquies delle cartelle riferite a tasse, imposte e multe di Comuni, Regioni e altri enti locali affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Sul sito è possibile richiedere il prospetto informativo che contiene l’elenco dei carichi che possono essere inseriti nella rottamazione e l’importo delle somme dovute per la definizione agevolata. Venerdì 16 ottobre si aprirà la finestra per inviare le domande, che rimarrà attiva fino al 15 dicembre, esclusivamente in via telematica. L’Agenzia ricorda che la rottamazione quinquies non riguarda i tributi locali gestiti in proprio (riscossione diretta) o affidati a concessionari privati, per i quali la Legge di bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di emanare apposite delibere e regolamenti per introdurre una definizione agevolata autonoma che sarà gestita secondo le modalità decise da ciascun ente. Gli enti territoriali che hanno aderito sono in tutto circa 1.500.

Il FMI rivede al rialzo il Pil italiano nel 2026

Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo il Pil italiano nel 2026 portandolo dal +0,5 per cento dell’aggiornamento di luglio al +0,8 per cento. È quanto si legge nel World Economic Outlook presentato durante le riunioni del FMI a Bangkok, in Thailandia. Aggiunto inoltre un decimale alla stima di crescita per il 2027, portata allo 0,6 per cento. Per quanto riguarda le altre previsioni del Fondo monetario internazionale, l’inflazione dovrebbe aumentare al +3,3 per cento nel 2026 dal +1,6 per cento del 2025, per poi rallentare al +2,8 il prossimo anno. Il tasso di disoccupazione frenerà al 5,6 per cento nel 2026: l’anno scorso era stato pari al 6,1 per cento. Nel 2027 dovrebbe poi risalire di 0,2 punti percentuali al +5,8 per cento.

La Spagna vola, recupera la Germania

L’area euro crescerà dell’1,1 per cento nel 2026 (dallo 0,9 della previsione di luglio) e dell’1,2 per cento. La Spagna si conferma la “locomotiva” d’Europa: +2,5 per cento nel 2026, mentre nel 2027 il Pil crescerà dell’1,8 per cento. In ripresa la Germania, il cui Pil passa dallo 0,2 per cento del 2025 al +1,3 per cento di quest’anno, mentre nel 2027 si attesterà al +1,1 per cento. Al di fuori dell’eurozona, il Regno Unito crescerà dell’1,3 per cento quest’anno e dell’1,2 il prossimo.

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?

Essendo circondati da adolescenti, osservando come si vestono i nostri figli e i loro amici, ossia prevalentemente Nike e Air Jordan (che è sempre di Nike), e dovendo strisciare, sanguinando ogni volta, la carta di credito quando i ragazzi fanno acquisti, mai avremmo pensato che Nike potesse essere in crisi. E invece il 5 novembre 2021 il titolo del brand di abbigliamento sportivo valeva in Borsa 177,5 dollari, mentre adesso, dopo meno di cinque anni, siamo a quota 35,5 dollari, un tonfo clamoroso con una perdita secca dell’80 per cento. Come è stato possibile?

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Il Nike store sulla Fifth Avenue a New York (foto Ansa).

L’addio di Mbappé è stato un brutto colpo

L’azienda di Portland è sotto attacco. E adesso dovrà fronteggiare la concorrenza del marchio svizzero On anche sul calcio: Kylian Mbappé, il 28enne attaccante francese del Real Madrid, lascia infatti Nike dopo 19 anni, molla il contratto da 14 milioni di dollari annui più bonus, rifiuta un rinnovo decennale da 20 milioni di dollari annui e preferisce trasferirsi armi e bagagli da On come primo importante testimonial e partner (avrà anche una quota azionaria della società e una responsabilità sullo sviluppo dei prodotti) per lo sbarco del brand, finora specializzato nel tennis e nel running, pure nel mondo del pallone.

Un colpaccio per On e per il fresco director of football, l’ex campione francese Thierry Henry. E un duro colpo per Nike nel calcio, che di recente aveva perso pure Lamine Yamal, giovanissima star del Barcellona, passato ad Adidas.

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Lamine Yamal (foto Ansa).

Il gruppo svizzero On collabora dal 2019 con Federer

Ma i grandissimi dello sport sono di casa nell’azionariato e nel management di On, che veste anche il nostro tennista Flavio Cobolli: non si deve infatti dimenticare che il gruppo svizzero collabora dal 2019 con Roger Federer e che l’ex mago della racchetta ne detiene il 2,5 per cento del capitale e viene spesso consultato per le nuove creazioni.

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Il tennista italiano Flavio Cobolli con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Torniamo comunque al tema iniziale: come mai Nike ha perso così tanta capitalizzazione nonostante lo swoosh, il “baffo“, sia praticamente ovunque?

Nike, scarsa innovazione e troppa pigrizia

In realtà le più recenti strategie non sono state esattamente lungimiranti: si imputa alla società una scarsa innovazione, poca ricerca su nuovi prodotti, nessun design di rottura, troppa pigrizia nel puntare tutto sulla massimizzazione delle vendite dei modelli classici, anche datati, sul sotto-brand Air Jordan, lasciando scoperto il segmento tecnico.

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Un negozio Nike a Praga (foto Ansa).

Effetti negativi pure dalla decisione di tagliare la distribuzione dei prodotti Nike in catene di abbigliamento di terzi, favorendo invece i negozi monomarca Nike (dove però i ricavi calano del 7 per cento) e la vendita online tramite la app di Nike Digital (pure qui ricavi giù del 12 per cento).

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Scarpe Nike vendute in Cina (foto Ansa).

In Cina i brand locali Anta e Li-Ning sono forti concorrenti

Per questi motivi le vendite sono complessivamente diminuite (nel 2025 i ricavi di Nike sono scesi del 10 per cento fermandosi a 46,3 miliardi di dollari) e l’assenza nei negozi di terzi ha favorito l’ascesa di brand concorrenti come On, Hoka, New Balance, e il recupero di Adidas e Brooks. Inoltre i magazzini Nike si sono riempiti e per smaltire le scorte è stata necessaria una politica di vendita aggressiva, con forti sconti che hanno assottigliato i margini e compromesso l’immagine premium di Nike. Male anche in Cina, dove i brand locali come Anta e Li-Ning sono forti concorrenti.

Quali sono i veri motivi dietro l’impensabile crisi di Nike?
Alexandre Arnault (foto Imagoeconomica).

Nel cda è arrivato il figlio di Bernard Arnault

Pochi giorni fa nel consiglio di amministrazione di Nike è entrato il 34enne Alexandre Arnault, figlio di Bernard Arnault, cioè il patron di Lvmh, per portare aria fresca e idee innovative nelle stanze di Nike. Che comunque, quanto ai cali in Borsa, è in buona compagnia: proprio il già citato gruppo svizzero On, infatti, dopo aver sfiorato i 60 dollari ad azione a fine maggio 2025, ha valutazioni calate a 27,4 dollari, -54,3 per cento in poco più di un anno. Tutto per colpa di una crescita rallentata delle vendite sul mercato americano (negli Stati Uniti c’è un effetto combinato dato dalla crisi dei consumi e dai dazi imposti dal presidente Donald Trump) e di una scarsa distribuzione dei prodotti On all’ingrosso per mantenere un’immagine premium.

Fibercop, Marco Nespolo nominato amministratore delegato

Il Consiglio di amministrazione di FiberCop ha nominato Marco Nespolo amministratore delegato, con effetto dal 12 ottobre 2026. Massimo Sarmi, che ricopre la carica di presidente di FiberCop dal novembre 2020 e ha svolto anche il ruolo di ceo da gennaio 2025, continuerà nel suo ruolo di presidente, garantendo continuità nella governance mentre la società prosegue lo sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. Il cda ha anche riconosciuto che, sotto la guida di Sarmi, la separazione di Fibercop è stata realizzata con successo, il Pnrr è stato completato integralmente e una storica infrastruttura in rame si sta trasformando in una moderna rete ad accesso aperto.

L’Ocse rivede al rialzo le stime sul Pil dell’Italia nel 2026

L’Ocse ha rivisto al rialzo le stime del Pil dell’Italia nel 2026. La crescita sarà dello 0,9 per cento contro lo 0,5 precedentemente stimato. Resta invece invariata la stima per il 2027 allo 0,6 per cento. Per quanto riguarda l’inflazione, nell’Interim Outlook, viene confermata la stima del 3 per cento nel 2026 ma viene rivista al rialzo la stima per il 2027 dal 2,2 al 2,6 per cento.

Rivisto al rialzo anche il Pil mondiale

Il Pil mondiale crescerà del 2,9 per cento nel 2026 e del 3 per cento nel 2027, contro il 3,4 per cento del 2025. Le stime sono state leggermente riviste rispetto al precedente Outlook di giugno. Prima dell’estate, l’organizzazione prevedeva una crescita del 2,8 per cento (0,1 punti in meno rispetto ad oggi) per il 2026 e del 3,1 per cento per il 2027 (0,1 punti in più rispetto ad oggi). Secondo l’organizzazione parigina, le prospettive economiche globali restano fortemente condizionate dal raggiungimento di una soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, sottolinea l’Ocse, la crescita annuale dovrebbe attestarsi al 2,2 per cento nel 2026 e al 2,1 per cento nel 2027, con i forti investimenti legati all’intelligenza artificiale parzialmente compensati da un rallentamento della spesa dei consumatori e della crescita del reddito reale. Per l’eurozona, l’organizzazione internazionale stima un aumento del Pil dell’1,0 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, grazie al rafforzamento della domanda man mano che i prezzi dell’energia si normalizzeranno e le nuove iniziative nel settore della difesa prenderanno slancio. In Cina, infine, la crescita dovrebbe contrarsi al 4,5 per cento nel 2026 e al 4,2 per cento nel 2027.

Deficit al 3,1 per cento del Pil: l’Italia resta in procedura d’infrazione Ue

Nel 2025 le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al 3,1 per cento del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024. Lo rileva l’Istat confermando il dato diffuso ad aprile. Sfuma dunque per l’Italia l’ipotesi di un’uscita anticipata già nel 2026 dalla procedura di infrazione Ue, sulla quale il governo aveva puntato molto nelle ultime settimane. «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit/Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027», ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Il miglioramento rispetto al 2024 non è bastato

Il rapporto deficit/Pil misura la proporzione tra il disavanzo annuo delle finanze pubbliche e la ricchezza totale prodotta da un Paese in un anno. L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,079 per cento del Pil, addirittura un po’ sopra il dato comunicato ad aprile (3,073 per cento). Il 2025 ha visto un miglioramento rispetto al 2024, quando il deficit aveva toccato il 3,4 per cento del prodotto interno lordo, ma non sufficiente. Per portare il dato al 3 per cento e dunque rientrare nella soglia per l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo avviata dall’Ue nel 2024, che avrebbe aperto margini di bilancio aggiuntivi su energia e difesa a partire anche dalla prossima Manovra, sono mancati 1,8 miliardi. Ne sarebbero serviti ancora di più (circa 3,1) per abbassare il rapporto deficit/Pil al 2,94 per cento, valore indicato dall’Istat come quello necessario per ottenere un dato chiaramente inferiore al 3 per cento anche dopo l’arrotondamento.

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento

Nel mese di agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,5 per cento su base mensile e del +3,3 per cento su base annua (da +2,9 per cento di luglio). Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Il tasso di inflazione è ai massimi da quasi tre anni: per avere un dato più elevato bisogna tornare a settembre del 2023, quando aveva toccato il 5,3 per cento.

Balzo a doppia cifra per energia e carburanti

L’aumento dell’inflazione riflette principalmente l’andamento dei prezzi degli Energetici, regolamentati (da +14,8 a +18,6 per cento) e, soprattutto, non regolamentati come i carburanti (da +11,4 a +17 per cento), dei Beni durevoli (da +0,7 a +1,3 per cento) e, in misura più lieve, degli Alimentari non lavorati (da +3,6 a +3,8 per cento).

L’energia spinge l’inflazione di agosto al 3,3 per cento
Carrello della spesa (Imagoeconomica).

Rallenta però il carrello della spesa

La variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto “carrello della spesa“, si riduce (da +1 a +0,9 per cento), mentre quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto aumenta (da +3,4% a +4,3 per cento). Decelera anche la crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0 a +2,6 per cento) e quella dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,6 a +0,8 per cento).

Intesa Sanpaolo, dall’assemblea via libera all’aumento per l’Opas su Mps

L’assemblea di Intesa Sanpaolo ha approvato, con 10.952.907.059 voti favorevoli, pari al 96,96025 per cento sulle azioni ordinarie rappresentate, la proposta di aumentare il capitale sociale, in una o più volte, con emissione di un numero massimo pari a 5,7 miliardi di azioni ordinarie – il cui prezzo di emissione sarà determinato in conformità alle previsioni di legge e alla delega conferita al cda – da liberare mediante conferimento in natura, in quanto a servizio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria avente ad oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Mps.

Messina: «Integrazione con Mps accelerazione della nostra strategia di crescita»

«Ringrazio i nostri azionisti per il forte sostegno espresso oggi a favore della nostra proposta. L’approvazione dell’aumento di capitale rappresenta un passaggio fondamentale per realizzare l’operazione annunciata lo scorso giugno nei confronti del Monte dei Paschi di Siena e costruire un gruppo ancora più forte a beneficio di azionisti, clienti, famiglie, territori e dell’Italia nel suo insieme», ha commentato il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. E ancora: «Intesa Sanpaolo affronta questa operazione da una posizione di grande forza. Siamo tra le banche più profittevoli in Europa e abbiamo dimostrato nel tempo di saper raggiungere gli obiettivi annunciati, mantenere una patrimonializzazione elevata e distribuire valore agli azionisti in misura significativa. L’integrazione con Monte dei Paschi di Siena rappresenta per noi l’acceleratore di una strategia di crescita che sta già producendo risultati importanti».

La Bce alza i tassi di interesse di un quarto di punto

Come da previsioni, il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha alzato i tassi d’interesse di un quarto di punto percentuale: quello sui depositi sale dal 2,25 al 2,5 per cento, quello sui rifinanziamenti principali dal 2,5 al 2,65 per cento, quello sui prestiti marginali dal 2,75 al 2,9 per cento. «Il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato. La decisione odierna sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo di definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine», spiega la Bce.

La Bce alza i tassi di interesse di un quarto di punto
Christine Lagarde (Imagoeconomica).

Confermata la stima di inflazione al 3 per cento per il 2026

«La crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9 per cento nel 2026, all’1,4 nel 2027 e all’1,5 nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese», si legge poi nel comunicato della Bce sulla decisione di politica monetaria. Francoforte, inoltre, ha confermato la stima di inflazione al 3 per cento per quest’anno, rivedendo però al rialzo quelle per il 2027 e 2028, rispettivamente al 2,5 e al 2,1 per cento. «Lo scenario rimane molto incerto con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Con le decisioni di oggi rimaniamo ben posizionati per navigare le incertezze derivate dal conflitto in Medio Oriente», ha dichiarato in conferenza stampa Christine Lagarde, presidente della Bce.

Nasce Drita Capital Partners, search fund dedicato alla continuità aziendale delle pmi italiane

Nasce Drita Capital Partners, il primo search fund promosso da ex studenti di Polimi Graduate School of management con l’obiettivo di individuare, acquisire e gestire una pmi italiana ad alto potenziale. Drita Capital Partners è fondato da Yll Luma e Nazario Monzillo, professionisti con esperienza nei settori dell’investment banking, del corporate development e della finanza straordinaria. La partnership nasce dal loro lavoro al fianco degli imprenditori italiani. Nel corso delle rispettive carriere nel settore finanziario – Luma in Zurich Bank e Monzillo in Intermonte Sim – hanno supportato aziende familiari in operazioni di crescita, successione e cessione, osservando da vicino le sfide e le opportunità che caratterizzano queste trasformazioni.

Il progetto è sostenuto da un diversi investitori istituzionali italiani ed esteri

Il search fund promosso da Drita Capital Partners, ispirato al modello della Stanford Graduate School of Business, prevede una fase iniziale di scouting della durata di 24 mesi, sostenuta da un capitale di ricerca pari a 640 mila euro, raccolto da un gruppo selezionato di investitori professionali e privati. L’attività si concentra sull’identificazione di una società target con un fatturato compreso tra 5 e 40 milioni di euro e una preferenza per imprese B2B caratterizzate da ricavi ricorrenti, margini solidi e un’alta prospettiva di crescita. I settori di interesse includono segmenti ad alto potenziale in comparti significativi del tessuto imprenditoriale italiano, quali software e servizi Ict, healthcare e servizi medici, manifattura industriale e food & beverage B2B. Yll Luma e Nazario Monzillo assumeranno il ruolo di co-ceo nella società acquisita. Il progetto è sostenuto da un network selezionato di investitori istituzionali specializzati, italiani ed internazionali, tra cui Eureka! Venture, GDA Search, Evolutiq, Inseta Partners, Cabiedes, Pitlane Capital e Iberica Investments Partners, insieme a imprenditori di esperienza come Giovanni Affinita e Sascha Bovensmann.

Tim, Labriola e i manager aderiscono all’opas di Poste

Tim ha comunicato che l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche del Gruppo hanno portato in adesione le azioni detenute all’opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) totalitaria volontaria promossa da Poste italiane. L’offerta è di 1,67 euro cash e 0,218 azioni del gruppo postale di nuova emissione per ogni azione Tim consegnata. Il corrispettivo è stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal cda del Gruppo, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali. L’adesione del top management si è chiusa nella scorsa settimana e i dettagli relativi alle singole operazioni saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing, si legge in una nota. Salvo proroga con una finestra di riapertura dal 20 al 25 settembre, la chiusura dell’opas è fissata per l’11 settembre e venerdì 4 settembre le adesioni erano il 5,4 per cento. Percentuale che ha fatto salire la quota di Poste intorno al 25 per cento, ancora lontano dall’obiettivo minimo del 66,67 per cento.

Mps, Assoutenti presenta un esposto a Consob e Bankitalia sulle ops su Bpm e Generali

Assoutenti ha presentato un esposto alla Consob e alla Banca d’Italia in merito alle ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’associazione, si legge in una nota, «non esprime alcuna valutazione preventiva sulla legittimità, sulla correttezza o sulla convenienza delle operazioni annunciate né intende prendere posizione a favore o contro alcuno dei soggetti coinvolti» ma sollecita, nell’interesse dei cittadini, dei piccoli azionisti e dei risparmiatori, «ogni verifica ritenuta opportuna dalle autorità competenti, affinché il mercato possa disporre di informazioni complete, chiare, coerenti e tempestive».

Le richieste di Assoutenti

In particolare, l’esposto chiede di verificare la tempistica e le modalità con cui informazioni potenzialmente rilevanti per il mercato sono divenute pubbliche, anche attraverso indiscrezioni di stampa, e di accertare il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea in materia di gestione delle informazioni privilegiate, riservatezza, tenuta degli elenchi delle persone aventi accesso a tali informazioni e comunicazione al pubblico». Assountenti chiede inoltre di verificare le conversazioni tra Mps e Banco Bpm prima delle operazioni successive, la comunicazione delle sinergie economiche presentate nei vari scenari industriali al mercato e i processi di governance interna di Mps. «La nostra iniziativa non è contro nessuna banca. Non supportiamo nessuna operazione in corso e non vogliamo giudicare in anticipo. Interveniamo solo per difendere i cittadini e i risparmiatori», ha commentato il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso.

OpenAI, fatturato 2026 oltre i 40 miliardi in vista dell’Ipo

OpenAI potrebbe superare nel 2026 i 40 miliardi di fatturato, in base delle attuali prestazioni del gruppo, raddoppiando il tasso di crescita previsto a partire dalla fine del 2025 e rafforzando il piano per il debutto a Wall Street. Lo scrive Bloomberg citando fonti informate sulla questione. Il fatturato di OpenAI ha registrato un’accelerazione negli ultimi mesi, trainato dalla crescita del suo software di programmazione basato sull’Ia, dalle vendite degli abbonamenti e dalla recente attività pubblicitaria.

EasyJet, rating sotto osservazione per potenziale downgrade per operazione Apollo

S&P Global Ratings ha posto il rating BBB+ di EasyJet sotto osservazione con implicazioni negative a seguito dell’annuncio dell’acquisizione da parte di Apollo. L’inserimento in CreditWatch riflette l’elevata probabilità di un potenziale declassamento di più livelli qualora la transazione si concludesse come proposto. Il 6 agosto, la compagnia aerea ha raggiunto un accordo per essere acquisita dalla società di private equity statunitense in un’operazione che la valuta 5,7 miliardi di sterline. L’acquisizione, soggetta all’approvazione degli azionisti e delle autorità di regolamentazione, prevede una combinazione di capitale proprio da parte di Apollo e debito nell’ambito di linee di finanziamento provvisorie. Al completamento dell’operazione, S&P ritiene che la politica finanziaria di easyJet diventerà probabilmente più aggressiva e che i suoi parametri di credito si indeboliranno in modo significativo. Ciò contrasta con le precedenti previsioni, secondo le quali easyJet avrebbe mantenuto una posizione di cassa netta positiva.