Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino

I problemi della politica tedesca al momento sono due: il primo è che la Grande coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz è impantanata in litigi interni a cui si aggiunge l’incapacità di affrontare le crisi internazionali; il secondo è la minaccia dell’Alternative für Deutschland (AfD). L’estrema destra, data al 27 per cento, è virtualmente il primo partito a livello nazionale – più per demeriti altrui che per meriti propri – e si appresta a fare incetta di voti alle elezioni regionali che si terranno a settembre nell’Est del Paese. Qui i sovranisti guidati da Alice Weidel e Tino Chrupalla arrivano a superare il 40 per cento. È così possibile che in Sassonia Anhalt venga eletto governatore il candidato dell’AfD Ulrich Siegmund, magari grazie all’aiuto dell’estrema sinistra del Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), piccolo partito che alle Politiche anticipate dello scorso anno aveva fallito l’entrata al Bundestag, ma che a livello locale, soprattutto nelle zone orientali, gode di un discreto sostegno.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Friedrich Merz e Lars Klingbeil (Ansa).

Wegenknecht cerca il rilancio agganciandosi all’estrema destra

L’idea di un’alleanza rossobruna è stata recentemente avanzata proprio dalla leader del BSW che negli scorsi giorni ha ipotizzato il sostegno, per altro non richiesto, all’AfD. Sahra Wagenknecht del resto ha tutto da guadagnare: sprofondata da un anno nell’anonimato dopo l’esclusione nazionale, tenta adesso il ritorno in pista agganciandosi al treno destrorso. I due partiti hanno in comune una politica estera in chiave filorussa, almeno per quel che riguarda il contesto europeo, e una prospettiva anti-sistema, contro i partiti tradizionali al governo, la Cdu di Merz e i socialdemocratici della Spd del vice-cancelliere Lars Klingbeil. Per il resto, al netto delle tendenze populistiche – ormai diffuse anche al centro – nazionalisti di destra e radicali di sinistra hanno poco a che spartire. Il che non esclude che alla fine possano coalizzarsi per dare una spallata alla GroKo, con intenzioni più distruttive che costruttive.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Sahra Wagenknecht (Ansa).

Le voci di una fine anticipata della GroKo

Le speculazioni in questa direzione, quando mancano oltre tre mesi ai voti di settembre, mettono in evidenza quanto la Germania si trovi in difficoltà: non solo il governo attuale non ha trovato le ricette giuste per rimettere in carreggiata il Paese, ma l’idea che a livello regionale si formino coalizioni estremiste può essere considerato l’antipasto per un ulteriore terremoto a Berlino, con la fine anticipata della Große Koalition che in teoria dovrebbe andare avanti per altri tre anni. Merz e Klingbeil non hanno finora trovato la quadra, né politica né economica; il risultato è che riforme ed economia sono sostanzialmente al palo, mentre Alice Weidel e Tino Chrupalla possono gongolare all’opposizione, almeno fino quando non dovranno a loro volta provare a fare un governo, regionale o federale che sia.

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I leader dell’AfD, Alice Weidel e Tino Chrupalla (Ansa).

Gli elettori tedeschi bocciano Merz

Gli elettori tedeschi non hanno molta scelta: da una parte bocciano il cancelliere e il governo, dall’altro non sanno nemmeno loro chi potrebbe davvero sostituirli. Stando ai sondaggi, come quello realizzato a fine maggio dalla Zdf, la seconda rete televisiva pubblica tedesca, l’89 per cento degli intervistati ritiene fondamentali le riforme, dalle pensioni al mercato del lavoro fino alla sanità, anche se queste comportano oneri finanziari e tagli. Ma al contempo la maggioranza di loro nutre forti dubbi sulla volontà di riformare il Paese e tre quarti dei tedeschi non credono che il governo voglia davvero fare qualcosa, nonostante un anno di annunci. Solo il 24 per cento dei tedeschi crede che le promesse di Merz e Klingbeil verranno mantenute; il 26 per cento è abbastanza soddisfatto dell’operato di Merz, mentre il 71 per cento ritiene che stia facendo un lavoro piuttosto scadente. Record negativo, sulle orme del predecessore Olaf Scholz.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il cristiano democratico Wüst si scalda per la Cancelleria

C’è dunque poco da sorprendersi per l’ascesa dell’Alternative für Deutschland, alla quale viene data fiducia sulla carta, al di là di quello che sarà il reale programma in caso di governo. La richiesta di cambiamento, dopo le gestioni tutt’altro che dinamiche di Angela Merkel e l’ultima di Scholz, naufragata nella recessione post Covid e nei riflessi negativi del conflitto russo-ucraino, sta sfociando in una crescita di consensi per l’AfD, con buona parte degli elettori tedeschi che pur di cacciare il governo attuale, metterebbe in conto l’arrivo della destra radicale. Anche in società con l’estrema sinistra, in coalizioni sperimentali a livello regionale. In questo contesto a Berlino le malelingue hanno già ventilato l’ipotesi di un cambio in corsa alla cancelleria, con il governatore cristiano democratico del Nordreno Vestfalia, Hendrik Wüst, pronto a prendere il posto di Merz in autunno. A meno che non crolli tutto sul serio e la Germania si ritrovi nel giro di due anni alle seconde elezioni anticipate.

Kallas propone Aspides per lo sminamento dello stretto di Hormuz

Nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del consiglio Affari esteri dedicato ai temi della difesa, l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha proposto che la missione navale Aspides venga estesa allo stretto di Hormuz. Nel Golfo Persico, ha spiegato Kallas, l’operazione «potrebbe scortare le navi mercantili» e «cambiando il mandato, anche essere usata per operazioni di sminamento».

L’attuazione della missione di sminamento richiederebbe 4-6 settimane

«Potrebbe essere il nostro contributo alla coalizione dei Volenterosi a livello europeo», ha detto Kallas, affermando anche che «potrebbe essere il modo con cui rendere l’Europa davvero forte nella regione dal punto di vista geopolitico». Aspides, varata a febbraio del 2024, è una missione diplomatico-militare di sicurezza marittima dell’Unione europea, lanciata in risposta agli attacchi degli Houthi yemeniti contro le navi mercantili nel Mar Rosso. In caso di intesa tra i Ventisette, scrive Reuters, l’attuazione della missione di sminamento potrebbe richiedere da quattro a sei settimane. I ministri della Difesa dei Paesi dell’Ue torneranno a esaminare l’idea all’informale di Cipro in programma la prossima settimana. Gli Stati membri, ha evidenziato Kallas, dovranno «potenziare» le capacità attualmente a disposizione dell’operazione. Tra gli eventuali partecipanti avrebbe già detto sì Belgio, che avrebbe messo a disposizione una fregata.

Garlasco, nell’informativa sull’ex pm Venditti nessun elemento che avvalori la corruzione

Depositata alla Procura di Brescia l’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Andrea Sempio avvenuta nel 2017, che vede coinvolto anche l’ex pm di Pavia Mario Venditti. Secondo quanto riporta il Tg1, non è emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti, che è anche al centro di indagini sul cosiddetto “Sistema Pavia” su presunti episodi di corruzione legati alla gestione delle auto affidate alla Procura e all’assegnazione di servizi di intercettazione.

Emersi invece indizi che aggravano le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri

Sarebbero invece emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione di Sempio, ora accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Appena la posizione di Venditti verrà archiviata, assieme all’ex pm uscirà di scena anche la Procura di Brescia (non essendoci più magistrati pavesi coinvolti): il fascicolo potrà tornare nelle mani del procuratore Fabio Napoleone e le indagini in quelle dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano.

L’annotazione rinvenuta su un quaderno nell’abitazione dei Sempio

Il fascicolo sulla presunta corruzione di Venditti ruota attorno a una nota rinvenuta su un quaderno nell’abitazione della famiglia Sempio. Una piccola annotazione: «Venditti gip archivia per 20-30 euro». E sul retro del foglio: «Se archivia indaggine (scritto proprio con due g, ndr), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna». La Procura di Brescia aveva ipotizzato che fosse stato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, a versare una somma tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia per convincerlo ad archiviare la posizione del figlio. Venditti ha sempre respinto ogni addebito, al pari della famiglia di Sempio.

Alessandro Rivera nuovo presidente di Acea

L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.

La composizione del nuovo cda

Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello

La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha dato il via libera alla revoca dell’immunità di Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia a Strasburgo e coordinatore del partito in Campania, avanzata dalla procura federale del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. La stessa commissione ha invece respinto la richiesta di revoca dell’immunità di Salvatore De Meo, anche lui esponente di Forza Italia.

Il voto della commissione Affari giuridici

Per quanto riguarda Martusciello, gli europarlamentari si sono espressi con 14 voti a favore della revoca dell’immunità, 11 contrari e zero astensioni. Il margine del voto (appena tre schede di scarto) racconta di una commissione tutt’altro che compatta: a tentare di salvare l’eurodeputato, secondo quanto emerso, sono stati solo i compagni di partito del Ppe, quelli di Ecr (nel quale milita anche Fratelli d’Italia) e quello di Europa delle Nazioni Sovrane. De Meo è stato invece salvato da 18 voti contrari alla revoca, a fronte di 7 a favore. In entrambi casi la decisione definitiva spetterà all’Aula di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane.

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello
Salvatore De Meo (Imagoeconomica).

Martusciello: «Estraneo ai fatti contestati»

«Mi rimetto all’Aula nella consapevolezza della mia totale estraneità ai fatti contestati, come ho già avuto modo di dimostrare nel corso della mia audizione», ha dichiarato Martusciello, dicendosi «soddisfatto» della difesa svolta da Forza Italia: «Affronto questa vicenda con serenità e con pieno rispetto delle istituzioni, certo che ogni elemento utile contribuirà a chiarire definitivamente la mia posizione».

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello
Fulvio Martusciello (Imagoeconomica).

L’inchiesta su presunte attività di lobbying illecito

L’espressione “Huaweigate” indica l’inchiesta giudiziaria della Procura federale belga sul presunto sistema di corruzione e favori illeciti orchestrato dai lobbisti della società cinese Huawei, appunto, per influenzare le politiche dell’Unione europea. L’inchiesta è venuta alla luce a marzo del 2025, quando ci sono state perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri Paesi europei. Gli investigatori ipotizzano che siano stati offerti vantaggi di diversa natura per favorire gli interessi del colosso delle telecomunicazioni all’interno del Parlamento europeo e, dunque, dell’Ue.

L’ambasciatore di Israele contro Tajani: «Non c’è equità nelle dichiarazioni sul Libano»

L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, conversando con i giornalisti a margine di un briefing sulla situazione in Libano ha ammesso di aver avuto «alcune divergenze con il ministro degli Esteri italiano, perché le sue dichiarazioni includono sempre la sofferenza del popolo libanese, e non c’è dubbio che il popolo libanese stia soffrendo, ma non c’è l’equivalenza nel riportare anche la sofferenza delle comunità israeliane, che noi invece cerchiamo sempre di sottolineare». «Questo», ha aggiunto, «è motivo di attrito che abbiamo con il governo italiano».

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Che ci azzecca mamma Rai con l’esercito? Qualcuno forse lo dovrà spiegare. L’edizione 2026 di Bimbo Rai, la giornata pensata per fare conoscere ai figli dei dipendenti il lavoro dei genitori, tra le attività ricreative dedicate ai più grandicelli – come raccontato da Domani – prevede la presentazione di mezzi speciali e dimostrazioni operative dei corpi d’armata. Non solo: ci sarà naturalmente anche la polizia, a cavallo, in motocicletta e con le unità cinofile. Insomma una “baby parata” del 2 giugno replicata il 12. Mentre i bambini più piccoli dovranno “accontentarsi” di attività targate Rai Kids. Un’idea stramba che ha fatto levare gli scudi all’Usigrai. «Anziché mostrare con orgoglio come operano le diverse professionalità all’interno della più grande azienda culturale del Paese, la Rai delega l’intrattenimento dei figli dei dipendenti all’esercito e alle forze dell’ordine», ha scritto l’Unione sindacale dei giornalisti Rai in un comunicato. «Se anziché puntare l’attenzione all’uso di telecamere e computer e a visite guidate a studi e redazioni che da sempre hanno affascinato i più piccoli, si chiede a esercito e forze dell’ordine di intrattenere i piccoli visitatori con iniziative ed esibizioni che nulla c’entrano con il ruolo della Rai e il lavoro dei suoi dipendenti, evidentemente i primi a non credere più a quel ruolo e al valore di chi ci lavora sono proprio i vertici aziendali». E non è finita qui. Il Movimento 5 stelle ha annunciato un’interrogazione in commissione di Vigilanza. «Ai bambini», hanno scritto in una nota gli esponenti cinque stelle in Commissione, «dovrebbe essere mostrato il valore del servizio pubblico, dell’informazione, della cultura e della creatività, non una vetrina di apparati militari e di sicurezza». E ancora: «La Rai deve spiegare perché abbia ritenuto opportuno trasformare una giornata dedicata alle famiglie in un’occasione di promozione delle forze armate, per questo presenteremo un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai per fare piena luce su chi abbia autorizzato questa iniziativa e con quali finalità».

La Rai punta su Guareschi. E quelli di Fratelli d’Italia vengono precettati…

A Mediaset, su Rete 4, mandare in onda un film su Don Camillo e Peppone salva la serata: c’è sempre il pubblico per le pellicole con Fernandel e Gino Cervi. E la Rai che fa? I Fratelli d’Italia sono stati precettati: a Palazzo Giustiniani, nella sala Zuccari, luogo del Senato della Repubblica, c’è «un importante evento dedicato alla presentazione del film televisivo Rai intitolato Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano. L’iniziativa gode del patrocinio dell’assemblea legislativa», è scritto nell’invito rivolto ai parlamentari. Guareschi era uomo di destra, fervente anticomunista. Ma, come ricordò Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, rifiutò di firmare l’adesione al nazifascismo per uscire dai lager, «preferendo restare in prigionia in condizioni disumane pur di non combattere più per Hitler e Mussolini». Nel suo diario Guareschi scrisse: «Non muoio neanche se mi ammazzano», da qui il titolo del film Rai. A proposito di questioni sul fascismo, «l’evento sarà inaugurato dai saluti istituzionali del presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre l’introduzione sarà affidata al senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, che ha promosso l’iniziativa». E «nel corso della manifestazione interverranno numerosi ospiti, tra cui Giampiero Cannella in qualità di sottosegretario alla Cultura, il senatore Michele Barcaiuolo, esponente di Fratelli d’Italia, Gloria Giorgianni nella veste di produttrice della società Anele, Anouk Andaloro che ricopre il ruolo di capostruttura di Rai Fiction, e l’attore protagonista del film Giuseppe Zeno». Il film è liberamente tratto dal romanzo Chi sogna nuovi gerani di Alberto e Carlotta Guareschi. Nel cast c’è anche Andrea Roncato.

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Giovannino Guareschi (foto Ansa).

Fincantieri lavora per le ricerche di Trump?

Dicono che servirà a Donald Trump. Fatto sta che Vard, la controllata norvegese di Fincantieri, per 700 milioni di euro costruirà una nave lunga 162 metri: sarà altamente specializzata, progettata per attività di mappatura dei fondali, carotaggi e campionamenti, operazioni con sommergibili e molto altro ancora. Ideale per ricerche in acque profonde. Il committente? Inkfish, un’organizzazione di ricerca statunitense. Consegna prevista per il 2030.

Per salutare Peppino Gargani è arrivato pure Piantedosi

Fino all’ultimo ha partecipato a riunioni sul futuro dei democristiani: Giuseppe Gargani, morto a 91 anni, al funerale è stato salutato da una folla di esponenti di governo e non, in quel di Avellino. Rito funebre nel duomo della città, al termine di una camera ardente allestita a Palazzo Caracciolo, sede della Provincia di Avellino, che Gargani aveva guidato come presidente. Chi c’era? Ovviamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nato a Napoli ma originario di Pietrastornina, nella provincia avellinese. Oltre a lui, l’ex governatore della Regione Campania e ora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca con il figlio Piero, deputato e segretario regionale del Pd, l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, l’ex ministro Ortensio Zecchino con il figlio Ettore, consigliere regionale e storico giornalista dell’agenzia Ansa, l’ex deputato Giuseppe De Mita. Piantedosi ha detto: «Gargani ha dato prova di un impegno politico e istituzionale instancabile, sorretto da una vasta cultura giuridica e politica, di cui sono stato testimone diretto». Amen.

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Giuseppe Gargani nel 2020 (foto Ansa).

Quel curioso dialogo tra Colosimo e Boschi…

Nessuno se l’aspettava: eppure, durante la parata militare del 2 giugno, ai Fori Imperiali, si è visto un dialogo tra Chiara Colosimo e Maria Elena Boschi. L’esponente di Fratelli d’Italia, legatissima a Giorgia Meloni, è anche presidente della commissione Antimafia (e le capita spesso di finire nei guai per delle foto, che si tratti di una statuetta del Duce o di una controversa vacanza in Grecia) e chiacchierava con la fedelissima di Matteo Renzi: tutti a chiedersi quale fosse il contenuto della conversazione…

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Cinesi in festa a Milano, grazie a un democristiano

Dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, a Milano la gente di Pechino ha festeggiato. A Palazzo Clerici è andata in scena la prima edizione di “Festival di Mondo Cinese”, per sancire alleanze tra imprenditori e realtà orientali. Tutto con la scusa di celebrare Mondo Cinese, una rivista scientifica italiana che era nata nel 1972 grazie al senatore democristianissimo Vittorino Colombo, cioè «l’intimo amico del popolo cinese», come veniva definito nelle cerimonie ufficiali e nei documenti diplomatici di Pechino…

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Vittorino Colombo nel 1982 (foto Imagoeconomica).

Erri De Luca escluso da Salerno Letteratura Festival

Erri De Luca è stato escluso dalla prolusione che avrebbe dovuto tenere al Salerno Letteratura Festival, in programma dal 13 al 20 giugno nella città campana. Alla base della decisione della direzione artistica le controverse dichiarazioni su Israele, sionismo e genocidio nella Striscia di Gaza, rilasciate durante un’intervista all’Ansa.

Cosa aveva detto De Luca su sionismo e genocidio

De Luca, in pratica, si era definito sionista e aveva affermato di non ritenere un genocidio quello attuato da Israele a Gaza. «Sionismo è diventato un termine dispregiativo per la politica di Israele. Invece per me è quel movimento politico che ha operato per la costituzione dello Stato di Israele», aveva detto all’Ansa: «Sionista è chi crede a questo diritto. Chi parla di una soluzione a due Stati riconosce che uno di questi è Israele. Sionismo non è espansionismo, che invece lo tradisce». Così sulle operazioni militari dell’IDF nella Striscia: «Non uso il termine genocidio per definire la distruzione di vite umane in un conflitto che si svolge dentro centri abitati. A Gaza, la popolazione civile è stata continuamente spostata, costretta a essere profuga. Un genocidio l’avrebbe lasciata sul posto. Altrimenti estendiamo la parola genocidio alle battaglie di Raqqa, Mosul, Mariupol, Aleppo».

Erri De Luca escluso da Salerno Letteratura Festival
Erri De Luca (Imagoeconomica).

La decisione presa «anche per evitare strumentalizzazioni»

«La prolusione implica una certa identità di vedute con chi te le commissiona, quanto meno rispetto alla più tragica delle evidenze, i morti civili di Gaza», ha detto a Il Mattino Gennaro Carillo, condirettore artistico della di Salerno Letteratura. «È l’atto che apre il festival e in un certo senso ne detta la linea. Per questo abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria, anche per evitare strumentalizzazioni». Carrillo ha tenuto a precisare che «non c’è nessuna censura» nei confronti di De Luca: lo scrittore «era invitato comunque, seppure in un’altra sezione, ma ha preferito declinare».

De Luca: «Non polemizzo con chi ha problemi a ricevermi»

Raggiunto dal Corriere della Sera, De Luca ha detto che non parteciperà alla kermesse «per motivi personali». Quando all’esclusione dalla prolusione, ha invece affermato: «Non polemizzo con chi ha problemi a ricevermi». Dopo le polemiche per l’intervista all’Ansa, lo scrittore aveva dichiarato: «Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese, che naturalmente condivido».

Ue: «Deroghe al Patto anche per l’energia»

«Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3 per cento del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6 per cento del Pil nell’arco dei tre anni (non sarà quindi possibile utilizzare lo 0,3 per cento del Pil ogni anno per tre anni consecutivi)». L’ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis, specificando che «gli Stati membri devono presentare domanda per la Clausola nazionale di salvaguardia e, quelli che l’hanno già richiesta, dovranno estenderne l’ambito di applicazione».

Giorgetti: «La Commissione Ue recepisce le nostre proposte»

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è detto «soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato». «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, ha continuato, «il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche degli indicatori contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana».

Grazia a Nicole Minetti, la procura generale di Milano conferma il parere positivo

Dopo aver effettuato verifiche sulla concessione della grazia a Nicole Minettichieste dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – la Procura generale di Milano ha espresso un nuovo parere positivo in merito al provvedimento di clemenza ottenuto dall’ex consigliera regionale lombarda. È quanto si legge in un comunicato stampa emesso dai vertici della magistratura milanese. L’atto è stato trasmesso al ministero della Giustizia.

Il comunicato della Procura generale di Milano

«Dagli accertamenti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti», si legge nel comunicato della Procura generale di Milano. Come sottolinea la nota, «sono stati delegati accertamenti ai carabinieri e all’Interpol per controllare la verità del contenuto delle notizie di stampa apparse su un quotidiano (Il Fatto Quotidiano), nonché per verificare le ulteriori notizie successivamente pubblicate». Gli accertamenti hanno appurato (tra le altre cose) che «il decesso in circostanze non chiare» di uno degli avvocati coinvolti nella procedura di adozione di un bambino da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani «non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo», ma «si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole all’adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentanti dal difensore di ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore». La Procura generale ha inoltre confermato «il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre». E in generale non ci sono, si legge nella nota, «segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay e in Spagna» nei confronti di Minetti e Cipriani.

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Disaronno group finalizza l’acquisizione di Amaro Averna e Zedda Piras

Disaronno group ha perfezionato il closing per l’acquisizione del 100 per cento di Amaro Averna e Zedda Piras, precedentemente appartenuti a Campari. L’operazione, il cui accordo era stato sottoscritto a dicembre 2025, si concretizza attraverso la costituzione della newco Meridia con sede a Sassari, la cui governance vede il passaggio da Campari Group a Disaronno Group. I dipendenti dei due stabilimenti rispettivamente in Sicilia e in Sardegna, 11 in totale, sono tutti stati assorbiti da parte di Meridia.

Ferrari: «Così arricchiamo il nostro portfolio a livello internazionale»

L’annuncio del closing arriva a pochi giorni della comunicazione da parte del Gruppo del proprio rebranding in Disaronno Group che segna un’evoluzione volta a rafforzare il posizionamento globale. «Questa operazione rappresenta un passo fondamentale nel nostro piano di crescita e ci consente di arricchire strategicamente il nostro portfolio a livello internazionale, rafforzando significativamente, grazie ad Amaro Averna, la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari, Stati Uniti, Germania ed Italia», ha affermato Marco Ferrari, ceo di Disaronno Group. «In questo contesto, per Zedda Piras l’obiettivo è il consolidamento della presenza sul mercato italiano».

Sciopero treni 11 giugno 2026: orari, fasce di garanzia e motivi

Possibili disagi per i passeggeri dei treni giovedì 11 giugno 2026 a causa di uno sciopero nazionale di otto ore, dalle 9 alle 17, del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti. Al centro dell’agitazione una protesta contro il governo che «ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity dove è emersa la volontà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividere in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto». Si contesta dunque l’imminente pubblicazione del bando per la messa in gara del servizio Intercity che coinvolge circa 3 mila ferrovieri. Non sono previste fasce di garanzia, dato che le consuete (dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21) sono fuori dall’orario previsto per l’agitazione.

Il Mit al lavoro per evitare la mobilitazione

Le motivazioni sono state giudicate fondate dallo stesso ministero dei Trasporti, che ha annunciato di essere al lavoro per scongiurare la mobilitazione. «Alla luce dell’ennesimo sciopero, questa volta proclamato per l’11 giugno, si informa che i tecnici del Mit sono al lavoro già da tempo, su indicazione diretta del ministro Matteo Salvini, per risolvere il problema ed evitare la mobilitazione. Peraltro, va sottolineato che, in questo caso, la richiesta dei lavoratori è condivisibile».

Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato nei confronti della Procura di Milano e relativa a Daniela Santanchè, tra gli imputati per la vicenda della truffa aggravata ai danni dell’Inps sui fondi Covid da parte delle società del gruppo Visibilia. Al centro della vicenda l’uso nel procedimento di «contenuti di posta elettronica» della senatrice di Fratelli d’Italia e alcune «audio registrazioni occulte» di conversazioni dell’ex ministra del Turismo agli atti del fascicolo, senza la richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza. I giudici della Consulta hanno disposto che l’ordinanza sia notificata alla Procura di Milano entro 60 giorni.

Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Su cosa si basa il ricorso del Senato

Il ricorso del Senato riguardava l’utilizzo, nella richiesta di rinvio a giudizio, di contenuti di posta elettronica che vedevano Santanchè in copia e registrazioni audio effettuate da alcuni ex dipendenti delle società dell’ex ministra. Il tema sollevato da Palazzo Madama riguarda la distinzione tra prove acquisite come “documenti”, dunque utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure come “corrispondenza” equiparabile a “intercettazioni” (e sarebbe questo il caso). Sebbene non si tratti esattamente di intercettazioni, la tesi è che – in base all’articolo 68 della Costituzione – per usare fonti di prova di questo tipo serva l’ok del Senato. Il procedimento penale contro Santanchè è fermo da oltre un anno in udienza preliminare a Milano: la decisione della Corte Costituzionale, inevitabilmente, allungherà ancora i tempi del procedimento.

Selvaggia Lucarelli condurrà l’Isola dei Famosi e lascia Ballando con le stelle

Sarà Selvaggia Lucarelli la conduttrice dell’Isola dei famosi 2026. A riportare l’indiscrezione è il settimanale Chi nella rubrica «C’è Chi dice» di Giuseppe Candela, secondo cui il reality sarà registrato a giugno nelle Filippine ma sarà trasmesso su Canale 5 in autunno, motivo per cui la giornalista non potrà sedere dopo 10 anni nella giuria di Ballando con le stelle. La stessa rivista ha anche anticipato alcuni concorrenti, tra i quali figurano Pierpaolo Pretelli – impegnato lo scorso anno nel ruolo di inviato -, Zeudi Di Palma, ex Miss Italia e concorrente del Grande Fratello, Daniele Iaià, vincitore della prima edizione del reality Too Hot To Handle, e Francesco Chiofalo.

La sua newsletter è la più seguita al mondo nella categoria cultura

Un nuovo colpo per la giornalista, reduce da una stagione come opinionista del Gf Vip. Di recente, inoltre, Substack ha fatto sapere che la sua newsletter, Vale tutto, è la più seguita al mondo nella categoria cultura, nonostante sia scritta in italiano. Il suo progetto ha circa 220 mila iscritti tra gratuiti e paganti, numeri simili a quelli dei cronisti statunitensi che, negli ultimi anni, sono riusciti a raccogliere centinaia di migliaia di iscritti sulla piattaforma.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti

Martedì 2 giugno Emanuele Pozzolo, deputato di Futuro Nazionale, è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che porta a Cossato, all’altezza di Vigliano Biellese. L’auto è caduta in un fossato, dopo una sbandata causata forse dall’asfalto bagnato. Sottoposto all’alcoltest, il parlamentare – rimasto illeso – è risultato positivo con un tasso doppio rispetto a quello previsto dai limiti di legge. Lo riporta il Corriere della Sera.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti
Emanuele Pozzolo (Facebook).

La condanna per porto abusivo di arma da collezione

A ottobre del 2025 Pozzolo è stato condannato in primo grado dal tribunale di Biella a un anno e tre mesi per porto abusivo di arma da collezione, con sospensione condizionale della pena, per la vicenda dell’incidente di Capodanno 2024, quando durante una festa con alcuni colleghi di Fratelli d’Italia il genero del caposcorta di Andrea Delmastro (all’epoca sottosegretario alla Giustizia) fu ferito da un colpo di pistola sparato proprio dal deputato. L’inchiesta, incentrata su questioni tecniche relative all’arma e ai proiettili, non includeva più l’accusa di lesioni dopo il risarcimento e il ritiro della querela da parte della vittima. Espulso da FdI, Pozzolo è stato successivamente accolto da Roberto Vannacci nel nuovo partito fondato dall’ex generale.

Italia, l’Ocse rivede le stime del Pil nel 2026 e 2027

L’economia italiana crescerà dello 0,5 per cento nel 2026, mentre «il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export», frenando lo slancio legato all’aumento delle spese legate al Pnrr. Lo rileva l’Ocse, che rispetto a marzo ha quindi rivisto in lieve rialzo le previsioni per il nostro Paese da +0,4 per cento. Nel 2027, d’altra parte, il calo dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’incertezza, permetterà alla crescita di salire a +0,6 per cento, ma si tratta di una correzione al ribasso rispetto alla stima precedente di +0,7 per cento. L’organizzazione di Parigi sottolinea che «assicurare che le misure di contenimento dei prezzi dell’energia siano temporanee e limitate a famiglie e imprese vulnerabili limiterà l’impatto dello shock contenendo i costi fiscali».

Notte di attacchi reciproci nel Golfo, droni iraniani sull’aeroporto del Kuwait

Notte di raid e rappresaglie nel Golfo Persico: Washington ha attaccato una petroliera civile e un’isola iraniana e Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein. Secondo l’Iran, gli attacchi sono andati a segno, mentre il Centcom smentisce: di sicuro è stato colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, in un raid che ha causato un morto e diversi feriti, oltre alla chiusura dello scalo.

Missile Usa contro una petroliera diretta in Iran, poi l’escalation

Gli attacchi reciproci sono iniziati dopo che gli Usa hanno bloccato una petroliera battente bandiera del Botswana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano, in violazione del blocco americano: il Centcom ha spiegato che la nave M/T Lexie ha «ignorato ripetuti avvertimenti» e che un aereo è quindi intervenuto «lanciando un missile Hellfire contro la sala macchine». In risposta, l’Iran ha preso di mira con alcuni missili la nave statunitense-israeliana Panaya. Le forze Usa hanno quindi lanciato un attacco sull’isola di Qeshm (situata nello stretto di Hormuz), colpendo un’antenna di telecomunicazioni.

L’ulteriore risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Secondo i pasdaran, come detto, gli attacchi sono stati «precisi» e sono andati a segno. Versione smentita dal Centcom: «L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso i paesi vicini della regione; tuttavia, nessuno di essi ha colpito gli obiettivi previsti. Due missili iraniani lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto la destinazione o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle forze di difesa aerea statunitensi e bahreinite». Droni iraniani, questo è sicuro, hanno colpito un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait. Nella notte le sirene sono risuonate anche in Arabia Saudita. Inoltre sono state registrate esplosioni anche a Erbil, in Iraq.

Colpito l’aeroporto del Kuwait: un morto e diversi feriti

Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha reso noto che una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite in seguito agli attacchi di droni iraniani. «La sicurezza dello Stato del Kuwait, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio costituiscono una linea rossa» , si legge in un comunicato. Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l’attacco iraniano «un’aggressione criminale».

Droni ucraini contro un autobus russo: sette morti e 11 feriti

Un attacco di droni ucraini contro un autobus russo in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, ha causato sette morti e 11 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. «A Yenakiyevo, un drone ha colpito un autobus che collegava Mosca a Simferopol. Secondo le prime informazioni, sette civili sono stati uccisi. Altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità e stanno ricevendo le cure necessarie», ha scritto Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia, su Telegram.

Diversi feriti in un attacco a San Pietroburgo

Droni ucraini hanno inoltre colpito nella notte Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado, causando diversi feriti. Lo hanno riferito le autorità russe, parlando di generici attacchi a «infrastrutture». Secondo i media ucraini, è stato colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo dove è scoppiato un incendio. Il canale Telegram Astra ha confermato che nel complesso di raffinazione petrolifera, la JSC Petersburg Oil Terminal, sono divampate fiamme. Kronstadt, sede di un rilevante porto, ospita invece una fabbrica di droni.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Archiviata la sbornia celebrativa del 2 giugno, la settimana politica si dovrebbe chiudere con il “botto” dei nuovi ingressi nel partito di Roberto Vannacci. La data in cui è attesa l’operazione è sabato 6 giugno. L’unica certezza è il numero: si parla di quattro new entry, sempre alla Camera, in modo da far raddoppiare i deputati vannacciani, appena costituitisi in una componente del gruppo Misto.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Da Furgiuele a Bof, le voci sui nuovi arrivi in FN

I nuovi arrivi dovrebbero essere in prevalenza leghisti. Le voci danno in entrata in Futuro Nazionale il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre è fallita la trattativa con un altro leghista veneto, Erik Pretto. Quest’ultimo, contro il quale Matteo Salvini ha avviato un provvedimento disciplinare per mancato pagamento dei contributi al partito, dovrebbe approdare a breve in Forza Italia, anche se non ci sono conferme al momento. Gli altri deputati che sarebbero in predicato di trasloco in FN sarebbero gli ex leghisti, passati con FI da poco più di quattro mesi, Davide Bergamini e Attilio Pierro. L’idea sarebbe di chiudere con questo pacchetto prima dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma a Roma il 13 e 14 giugno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Ziello e il reclutamento vannacciano

Il responsabile organizzativo del partito (anche lui un ex leghista), Edoardo Ziello, ha raccolto più richieste e curriculum di un cacciatore di teste. Il deputato pisano inoltra con cadenza regolare le domande al generale, che le vaglia una a una. Questa fase di nuovi ingressi, inaugurata con l’arrivo della leghista Laura Ravetto il 19 maggio, dovrebbe concludersi sabato. Il generale punterebbe a costituire un gruppo (servirebbero altri 12 deputati in base al regolamento della Camera) e non è detto – viene spiegato – che non ci riesca prima della fine della legislatura. Ma per ora tiene tutto fermo e si accontenta di otto ‘soldati’.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Edoardo Ziello e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini tenta il rilancio con un ritiro di partito a luglio

Intanto, dalle parti degli ex compagni di partito regna il caos totale. Salvini è sempre più assente (non solo dalle celebrazioni del 2 giugno). Il segretario leghista ha ormai trasferito tutta la gestione della strategia comunicativa a Davide Vecchi, legato agli Angelucci e alla fidanzata Francesca Verdini. Vecchi ha in mano i rapporti con i territori e, da poco, anche quelli con le tv. Mentre la comunicazione dei gruppi, a cui comunque sovrintende, langue. La stessa comunicazione del leader è da mesi ormai molto low profile.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Matteo Salvini con Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Come rilanciarsi e tentare di crescere nei sondaggi, nei quali Lega è tallonata da Vannacci? Con il tesoriere Alberto Di Rubba e il vice Claudio Durigon, Salvini ha pensato di organizzare un ‘ritiro’ di partito, sul modello di quelli organizzati nel tempo dal centrosinistra (iniziò Romano Prodi con l’Ulivo in Toscana nel 1997, seguirono, in anni più recenti, Enrico Letta con i ministri nell’Abbazia di Spineto, nel 2013, ed Elly Schlein a Gubbio nel 2024). Solo che non appena ha fatto diramare la convocazione per il 19 e 20 giugno nella chat del consiglio federale sono partite le defezioni e i distinguo, tra chi aveva un impegno familiare (Luca Zaia) e chi istituzionale (Attilio Fontana). Il raduno è stato quindi spostato al primo weekend di luglio. Tutti i big dovrebbero esserci e sono già state avanzate alcune richieste tipo quelle di una foto di gruppo con i governatori da scattare il primo giorno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

La partita di Zaia e il modello a due Leghe

Zaia ha fiutato l’aria. Teme che il ritiro serva a lanciare la sua candidatura alle Politiche, probabilmente insieme ai governatori che non possono essere ricandidati per il blocco del terzo mandato, come Fontana, Massimiliano Fedriga e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti (i quali dovrebbero però dimettersi in anticipo rispetto alla fine della legislatura). L’ex Doge non intende darla vinta a Salvini così facilmente: vuole determinate garanzie sul suo futuro e anche un po’ fargli pagare tutti gli sgambetti che pensa di aver subito (in primo luogo il mancato superamento del divieto a una sua ricandidatura in Veneto e poi gli uomini legati ad Alberto Stefani sistemati alla guida della Liga veneta). Insomma, si agita e torna a proporre il modello delle due Leghe con due leader ispirato alla Cdu-Csu di cui Salvini non vuol proprio sentire parlare. E via ancora veleni, diffidenza e fendenti. Mentre Vannacci sale nei sondaggi.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza provocare danni alla collettività e venendo rapidamente zittite dagli altri avventori», diceva Umberto Eco nel 2015. In un decennio la situazione è drammaticamente peggiorata. Le legioni di imbecilli ora sono un esercito e il bar sport digitale, con il suo opinionismo dilagante e non moderato, è un oggettivo fattore di aumento della conflittualità e di indebolimento dei legami sociali. Compresi quei modelli di convivialità che hanno in un caffè o in uno Spritz occasioni di incontro con conoscenti e anche con sconosciuti. Legami sociali deboli, come quelli che si hanno con la cassiera del market, che però sono essenziali per la vita di relazione.

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Umberto Eco (Ansa).

I bar e i caffè sono una fabbrica sociale

Bar sport di Stefano Benni resta un capolavoro satirico nella rappresentazione dell’umanità che si ritrova(va) seduta ai tavoli di un caffè a parlare di calcio o di donne e motori con la stessa serietà riservata alla politica o all’agricoltura. «È perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar», sottolineava Benni. Ma al di là delle battute, dobbiamo seriamente considerare che bar e caffè sono una “fabbrica sociale”. Segnalando però che il bar sport digitale sta uccidendo il bar sport reale.

Solo incontrandosi e vedendosi di persona e facendo le cose assieme si accende la socialità. Da soli seduti davanti a uno schermo si attiva addirittura la funzione contraria. La discussione online genera contatto ma non relazioni. Accende e spegne le persone a seconda dei casi e dei temi, ma non attiva quel “noi” che si può manifestare solo attraverso la modalità dal vivo. In altre parole accentua l’isolamento delle persone, condannandole a un irreparabile individualismo.

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Stefano Benni nel 2013 (Ansa).

Dove si chiudono i bar cresce l’estrema destra

In questa luce risulta particolarmente interessante la ricerca Quando i bar-tabacs chiudono: erosione del legame sociale e aumento del voto all’estrema destra che ha preso in considerazione la chiusura in Francia di circa 18 mila bar-tabac o bistrot tra il 2000 e il 2022. È emerso che le zone dove la percentuale di serrande abbassate è stata più alta, maggiore è risultato l’aumento del sostegno al partito di estrema destra Rassemblement National (RN), salito negli anni successivi tra l’1,3 e il 3,6 per cento circa. Una correlazione, questa, che non si è registrata con la chiusura di altre attività commerciali, come per esempio le panetterie. E che viene confermata dal dato che quando apre un nuovo bar-tabac, la percentuale di voti per l’estrema destra tende a diminuire nel tempo. «Gli effetti di questo processo sono tre volte più forti nelle comunità rurali, dove i bar sono rimasti l’ultimo luogo di socialità», sottolinea il curatore della ricerca Hugo Subtil dell’Università di Zurigo. 

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Marine Le Pen e alle sue spalle Jordan Bardella (Ansa).

La mancanza di spazi terzi di socialità porta a una visione del mondo più angusta

Senza entrare nel merito di cosa si fa al bar, o meglio quanto le singole attività (dal gioco di carte alle scommesse, dal biliardo alle bevute in compagnia) influenzino la visione del mondo dei frequentanti, la cosa più importante è quel “cosa” che si fa assieme. «È l’aspetto condiviso, sociale, a fare la differenza», continua Subtil, definendo i bar-tabac «spazi terzi», rispetto alla casa e al posto di lavoro, dove persone di origini diverse si mescolano. Quando questi posti scompaiono, le persone socializzano in una cerchia più ristretta di amici e familiari che la pensano allo stesso modo. La visione e la prospettiva del mondo si restringono. L’altro, il diverso da sé, quasi scompare. «Questo, col tempo, erode il tessuto sociale e indebolisce i legami che si creano di persona».

In tutta Europa, i sondaggi e le ricerche suggeriscono che dove la fiducia interpersonale e la solidarietà locale sono più deboli, il sostegno ai partiti di destra radicale tende a essere più alto. L’infelicità insomma sembra avere molto a che fare con il populismo e il sovranismo.

Gli infelici sono attratti dagli estremi dello spettro politico

Naturalmente la discussione e un’eventuale confutazione è aperta. Sono però rilevanti le tre chiavi di lettura, che sono anche sintesi estrema della relazione che intercorre tra populismo e infelicità e che considerano anche le implicazioni politiche delle pratiche di cura e condivisione.

  • Il declino della felicità e della fiducia sociale in Europa e negli Stati Uniti spiega gran parte dell’aumento della polarizzazione politica e dei voti antisistema.
  • Atteggiamenti soggettivi come la soddisfazione di vita e la fiducia giocano un ruolo molto più importante nel plasmare i valori e il comportamento di voto rispetto alle ideologie tradizionali o alla lotta di classe.
  • Le persone infelici sono attratte dagli estremi dello spettro politico. Chi ha poca fiducia si trova più spesso all’estrema destra, mentre chi ha molta fiducia è più propenso a votare per l’estrema sinistra.

Il boom di serrande chiuse: dal Regno Unito all’Italia

Ma tornando allo stretto ambito della ricerca sui bar si deve segnalare che la situazione francese non è unica, perché il declino dei locali pubblici (bar, bistrot, osterie) riguarda l’Europa intera. Una vera e propria istituzione, qual è stata il caffè (come bevanda e come luogo), che dal Settecento in poi è venuto identificandosi con l’Illuminismo e la stessa democrazia, deve fare oggi i conti con una crisi che è deflagrata con la pandemia. Per effetto delle nuove abitudini post Covid, le persone bevono meno, escono con meno frequenza e passano più tempo a casa. Oltremanica, in Inghilterra e in Galles, l’anno scorso hanno chiuso o sono stati convertiti a nuovi usi 366 pub, uno al giorno. Nei Paesi Bassi, un caffè su cinque dal 2020 ha cessato l’attività. Ma anche in Italia negli ultimi anni il settore dei bar e dei caffè ha subito una profonda contrazione, con la chiusura di oltre 21 mila locali nell’arco di un decennio. Solo nel corso del 2024, a fronte di 3.937 nuove aperture, si sono contate ben 12.188 cessazioni di attività, per un saldo netto negativo di 8.251 imprese.

Una desertificazione che induce alla conclusione che la società incattivita nella quale ci troviamo e della quale la crisi della partecipazione politica e della democrazia tout court è espressione, sta seduta ai tavolini di bar che non ci sono più. Come i quattro a amici che «tra un bicchiere di coca e un caffè» volevano cambiare il mondo e ora fanno fatica perfino a uscire di casa.