Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato nei confronti della Procura di Milano e relativa a Daniela Santanchè, tra gli imputati per la vicenda della truffa aggravata ai danni dell’Inps sui fondi Covid da parte delle società del gruppo Visibilia. Al centro della vicenda l’uso nel procedimento di «contenuti di posta elettronica» della senatrice di Fratelli d’Italia e alcune «audio registrazioni occulte» di conversazioni dell’ex ministra del Turismo agli atti del fascicolo, senza la richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza. I giudici della Consulta hanno disposto che l’ordinanza sia notificata alla Procura di Milano entro 60 giorni.

Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Su cosa si basa il ricorso del Senato

Il ricorso del Senato riguardava l’utilizzo, nella richiesta di rinvio a giudizio, di contenuti di posta elettronica che vedevano Santanchè in copia e registrazioni audio effettuate da alcuni ex dipendenti delle società dell’ex ministra. Il tema sollevato da Palazzo Madama riguarda la distinzione tra prove acquisite come “documenti”, dunque utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure come “corrispondenza” equiparabile a “intercettazioni” (e sarebbe questo il caso). Sebbene non si tratti esattamente di intercettazioni, la tesi è che – in base all’articolo 68 della Costituzione – per usare fonti di prova di questo tipo serva l’ok del Senato. Il procedimento penale contro Santanchè è fermo da oltre un anno in udienza preliminare a Milano: la decisione della Corte Costituzionale, inevitabilmente, allungherà ancora i tempi del procedimento.

Selvaggia Lucarelli condurrà l’Isola dei Famosi e lascia Ballando con le stelle

Sarà Selvaggia Lucarelli la conduttrice dell’Isola dei famosi 2026. A riportare l’indiscrezione è il settimanale Chi nella rubrica «C’è Chi dice» di Giuseppe Candela, secondo cui il reality sarà registrato a giugno nelle Filippine ma sarà trasmesso su Canale 5 in autunno, motivo per cui la giornalista non potrà sedere dopo 10 anni nella giuria di Ballando con le stelle. La stessa rivista ha anche anticipato alcuni concorrenti, tra i quali figurano Pierpaolo Pretelli – impegnato lo scorso anno nel ruolo di inviato -, Zeudi Di Palma, ex Miss Italia e concorrente del Grande Fratello, Daniele Iaià, vincitore della prima edizione del reality Too Hot To Handle, e Francesco Chiofalo.

La sua newsletter è la più seguita al mondo nella categoria cultura

Un nuovo colpo per la giornalista, reduce da una stagione come opinionista del Gf Vip. Di recente, inoltre, Substack ha fatto sapere che la sua newsletter, Vale tutto, è la più seguita al mondo nella categoria cultura, nonostante sia scritta in italiano. Il suo progetto ha circa 220 mila iscritti tra gratuiti e paganti, numeri simili a quelli dei cronisti statunitensi che, negli ultimi anni, sono riusciti a raccogliere centinaia di migliaia di iscritti sulla piattaforma.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti

Martedì 2 giugno Emanuele Pozzolo, deputato di Futuro Nazionale, è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che porta a Cossato, all’altezza di Vigliano Biellese. L’auto è caduta in un fossato, dopo una sbandata causata forse dall’asfalto bagnato. Sottoposto all’alcoltest, il parlamentare – rimasto illeso – è risultato positivo con un tasso doppio rispetto a quello previsto dai limiti di legge. Lo riporta il Corriere della Sera.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti
Emanuele Pozzolo (Facebook).

La condanna per porto abusivo di arma da collezione

A ottobre del 2025 Pozzolo è stato condannato in primo grado dal tribunale di Biella a un anno e tre mesi per porto abusivo di arma da collezione, con sospensione condizionale della pena, per la vicenda dell’incidente di Capodanno 2024, quando durante una festa con alcuni colleghi di Fratelli d’Italia il genero del caposcorta di Andrea Delmastro (all’epoca sottosegretario alla Giustizia) fu ferito da un colpo di pistola sparato proprio dal deputato. L’inchiesta, incentrata su questioni tecniche relative all’arma e ai proiettili, non includeva più l’accusa di lesioni dopo il risarcimento e il ritiro della querela da parte della vittima. Espulso da FdI, Pozzolo è stato successivamente accolto da Roberto Vannacci nel nuovo partito fondato dall’ex generale.

Italia, l’Ocse rivede le stime del Pil nel 2026 e 2027

L’economia italiana crescerà dello 0,5 per cento nel 2026, mentre «il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export», frenando lo slancio legato all’aumento delle spese legate al Pnrr. Lo rileva l’Ocse, che rispetto a marzo ha quindi rivisto in lieve rialzo le previsioni per il nostro Paese da +0,4 per cento. Nel 2027, d’altra parte, il calo dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’incertezza, permetterà alla crescita di salire a +0,6 per cento, ma si tratta di una correzione al ribasso rispetto alla stima precedente di +0,7 per cento. L’organizzazione di Parigi sottolinea che «assicurare che le misure di contenimento dei prezzi dell’energia siano temporanee e limitate a famiglie e imprese vulnerabili limiterà l’impatto dello shock contenendo i costi fiscali».

Notte di attacchi reciproci nel Golfo, droni iraniani sull’aeroporto del Kuwait

Notte di raid e rappresaglie nel Golfo Persico: Washington ha attaccato una petroliera civile e un’isola iraniana e Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein. Secondo l’Iran, gli attacchi sono andati a segno, mentre il Centcom smentisce: di sicuro è stato colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, in un raid che ha causato un morto e diversi feriti, oltre alla chiusura dello scalo.

Missile Usa contro una petroliera diretta in Iran, poi l’escalation

Gli attacchi reciproci sono iniziati dopo che gli Usa hanno bloccato una petroliera battente bandiera del Botswana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano, in violazione del blocco americano: il Centcom ha spiegato che la nave M/T Lexie ha «ignorato ripetuti avvertimenti» e che un aereo è quindi intervenuto «lanciando un missile Hellfire contro la sala macchine». In risposta, l’Iran ha preso di mira con alcuni missili la nave statunitense-israeliana Panaya. Le forze Usa hanno quindi lanciato un attacco sull’isola di Qeshm (situata nello stretto di Hormuz), colpendo un’antenna di telecomunicazioni.

L’ulteriore risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Secondo i pasdaran, come detto, gli attacchi sono stati «precisi» e sono andati a segno. Versione smentita dal Centcom: «L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso i paesi vicini della regione; tuttavia, nessuno di essi ha colpito gli obiettivi previsti. Due missili iraniani lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto la destinazione o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle forze di difesa aerea statunitensi e bahreinite». Droni iraniani, questo è sicuro, hanno colpito un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait. Nella notte le sirene sono risuonate anche in Arabia Saudita. Inoltre sono state registrate esplosioni anche a Erbil, in Iraq.

Colpito l’aeroporto del Kuwait: un morto e diversi feriti

Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha reso noto che una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite in seguito agli attacchi di droni iraniani. «La sicurezza dello Stato del Kuwait, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio costituiscono una linea rossa» , si legge in un comunicato. Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l’attacco iraniano «un’aggressione criminale».

Droni ucraini contro un autobus russo: sette morti e 11 feriti

Un attacco di droni ucraini contro un autobus russo in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, ha causato sette morti e 11 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. «A Yenakiyevo, un drone ha colpito un autobus che collegava Mosca a Simferopol. Secondo le prime informazioni, sette civili sono stati uccisi. Altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità e stanno ricevendo le cure necessarie», ha scritto Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia, su Telegram.

Diversi feriti in un attacco a San Pietroburgo

Droni ucraini hanno inoltre colpito nella notte Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado, causando diversi feriti. Lo hanno riferito le autorità russe, parlando di generici attacchi a «infrastrutture». Secondo i media ucraini, è stato colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo dove è scoppiato un incendio. Il canale Telegram Astra ha confermato che nel complesso di raffinazione petrolifera, la JSC Petersburg Oil Terminal, sono divampate fiamme. Kronstadt, sede di un rilevante porto, ospita invece una fabbrica di droni.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Archiviata la sbornia celebrativa del 2 giugno, la settimana politica si dovrebbe chiudere con il “botto” dei nuovi ingressi nel partito di Roberto Vannacci. La data in cui è attesa l’operazione è sabato 6 giugno. L’unica certezza è il numero: si parla di quattro new entry, sempre alla Camera, in modo da far raddoppiare i deputati vannacciani, appena costituitisi in una componente del gruppo Misto.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Da Furgiuele a Bof, le voci sui nuovi arrivi in FN

I nuovi arrivi dovrebbero essere in prevalenza leghisti. Le voci danno in entrata in Futuro Nazionale il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre è fallita la trattativa con un altro leghista veneto, Erik Pretto. Quest’ultimo, contro il quale Matteo Salvini ha avviato un provvedimento disciplinare per mancato pagamento dei contributi al partito, dovrebbe approdare a breve in Forza Italia, anche se non ci sono conferme al momento. Gli altri deputati che sarebbero in predicato di trasloco in FN sarebbero gli ex leghisti, passati con FI da poco più di quattro mesi, Davide Bergamini e Attilio Pierro. L’idea sarebbe di chiudere con questo pacchetto prima dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma a Roma il 13 e 14 giugno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Ziello e il reclutamento vannacciano

Il responsabile organizzativo del partito (anche lui un ex leghista), Edoardo Ziello, ha raccolto più richieste e curriculum di un cacciatore di teste. Il deputato pisano inoltra con cadenza regolare le domande al generale, che le vaglia una a una. Questa fase di nuovi ingressi, inaugurata con l’arrivo della leghista Laura Ravetto il 19 maggio, dovrebbe concludersi sabato. Il generale punterebbe a costituire un gruppo (servirebbero altri 12 deputati in base al regolamento della Camera) e non è detto – viene spiegato – che non ci riesca prima della fine della legislatura. Ma per ora tiene tutto fermo e si accontenta di otto ‘soldati’.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Edoardo Ziello e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini tenta il rilancio con un ritiro di partito a luglio

Intanto, dalle parti degli ex compagni di partito regna il caos totale. Salvini è sempre più assente (non solo dalle celebrazioni del 2 giugno). Il segretario leghista ha ormai trasferito tutta la gestione della strategia comunicativa a Davide Vecchi, legato agli Angelucci e alla fidanzata Francesca Verdini. Vecchi ha in mano i rapporti con i territori e, da poco, anche quelli con le tv. Mentre la comunicazione dei gruppi, a cui comunque sovrintende, langue. La stessa comunicazione del leader è da mesi ormai molto low profile.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Matteo Salvini con Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Come rilanciarsi e tentare di crescere nei sondaggi, nei quali Lega è tallonata da Vannacci? Con il tesoriere Alberto Di Rubba e il vice Claudio Durigon, Salvini ha pensato di organizzare un ‘ritiro’ di partito, sul modello di quelli organizzati nel tempo dal centrosinistra (iniziò Romano Prodi con l’Ulivo in Toscana nel 1997, seguirono, in anni più recenti, Enrico Letta con i ministri nell’Abbazia di Spineto, nel 2013, ed Elly Schlein a Gubbio nel 2024). Solo che non appena ha fatto diramare la convocazione per il 19 e 20 giugno nella chat del consiglio federale sono partite le defezioni e i distinguo, tra chi aveva un impegno familiare (Luca Zaia) e chi istituzionale (Attilio Fontana). Il raduno è stato quindi spostato al primo weekend di luglio. Tutti i big dovrebbero esserci e sono già state avanzate alcune richieste tipo quelle di una foto di gruppo con i governatori da scattare il primo giorno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

La partita di Zaia e il modello a due Leghe

Zaia ha fiutato l’aria. Teme che il ritiro serva a lanciare la sua candidatura alle Politiche, probabilmente insieme ai governatori che non possono essere ricandidati per il blocco del terzo mandato, come Fontana, Massimiliano Fedriga e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti (i quali dovrebbero però dimettersi in anticipo rispetto alla fine della legislatura). L’ex Doge non intende darla vinta a Salvini così facilmente: vuole determinate garanzie sul suo futuro e anche un po’ fargli pagare tutti gli sgambetti che pensa di aver subito (in primo luogo il mancato superamento del divieto a una sua ricandidatura in Veneto e poi gli uomini legati ad Alberto Stefani sistemati alla guida della Liga veneta). Insomma, si agita e torna a proporre il modello delle due Leghe con due leader ispirato alla Cdu-Csu di cui Salvini non vuol proprio sentire parlare. E via ancora veleni, diffidenza e fendenti. Mentre Vannacci sale nei sondaggi.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza provocare danni alla collettività e venendo rapidamente zittite dagli altri avventori», diceva Umberto Eco nel 2015. In un decennio la situazione è drammaticamente peggiorata. Le legioni di imbecilli ora sono un esercito e il bar sport digitale, con il suo opinionismo dilagante e non moderato, è un oggettivo fattore di aumento della conflittualità e di indebolimento dei legami sociali. Compresi quei modelli di convivialità che hanno in un caffè o in uno Spritz occasioni di incontro con conoscenti e anche con sconosciuti. Legami sociali deboli, come quelli che si hanno con la cassiera del market, che però sono essenziali per la vita di relazione.

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Umberto Eco (Ansa).

I bar e i caffè sono una fabbrica sociale

Bar sport di Stefano Benni resta un capolavoro satirico nella rappresentazione dell’umanità che si ritrova(va) seduta ai tavoli di un caffè a parlare di calcio o di donne e motori con la stessa serietà riservata alla politica o all’agricoltura. «È perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar», sottolineava Benni. Ma al di là delle battute, dobbiamo seriamente considerare che bar e caffè sono una “fabbrica sociale”. Segnalando però che il bar sport digitale sta uccidendo il bar sport reale.

Solo incontrandosi e vedendosi di persona e facendo le cose assieme si accende la socialità. Da soli seduti davanti a uno schermo si attiva addirittura la funzione contraria. La discussione online genera contatto ma non relazioni. Accende e spegne le persone a seconda dei casi e dei temi, ma non attiva quel “noi” che si può manifestare solo attraverso la modalità dal vivo. In altre parole accentua l’isolamento delle persone, condannandole a un irreparabile individualismo.

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Stefano Benni nel 2013 (Ansa).

Dove si chiudono i bar cresce l’estrema destra

In questa luce risulta particolarmente interessante la ricerca Quando i bar-tabacs chiudono: erosione del legame sociale e aumento del voto all’estrema destra che ha preso in considerazione la chiusura in Francia di circa 18 mila bar-tabac o bistrot tra il 2000 e il 2022. È emerso che le zone dove la percentuale di serrande abbassate è stata più alta, maggiore è risultato l’aumento del sostegno al partito di estrema destra Rassemblement National (RN), salito negli anni successivi tra l’1,3 e il 3,6 per cento circa. Una correlazione, questa, che non si è registrata con la chiusura di altre attività commerciali, come per esempio le panetterie. E che viene confermata dal dato che quando apre un nuovo bar-tabac, la percentuale di voti per l’estrema destra tende a diminuire nel tempo. «Gli effetti di questo processo sono tre volte più forti nelle comunità rurali, dove i bar sono rimasti l’ultimo luogo di socialità», sottolinea il curatore della ricerca Hugo Subtil dell’Università di Zurigo. 

Dove chiudono i bar cresce l’estrema destra: semplice coincidenza?
Marine Le Pen e alle sue spalle Jordan Bardella (Ansa).

La mancanza di spazi terzi di socialità porta a una visione del mondo più angusta

Senza entrare nel merito di cosa si fa al bar, o meglio quanto le singole attività (dal gioco di carte alle scommesse, dal biliardo alle bevute in compagnia) influenzino la visione del mondo dei frequentanti, la cosa più importante è quel “cosa” che si fa assieme. «È l’aspetto condiviso, sociale, a fare la differenza», continua Subtil, definendo i bar-tabac «spazi terzi», rispetto alla casa e al posto di lavoro, dove persone di origini diverse si mescolano. Quando questi posti scompaiono, le persone socializzano in una cerchia più ristretta di amici e familiari che la pensano allo stesso modo. La visione e la prospettiva del mondo si restringono. L’altro, il diverso da sé, quasi scompare. «Questo, col tempo, erode il tessuto sociale e indebolisce i legami che si creano di persona».

In tutta Europa, i sondaggi e le ricerche suggeriscono che dove la fiducia interpersonale e la solidarietà locale sono più deboli, il sostegno ai partiti di destra radicale tende a essere più alto. L’infelicità insomma sembra avere molto a che fare con il populismo e il sovranismo.

Gli infelici sono attratti dagli estremi dello spettro politico

Naturalmente la discussione e un’eventuale confutazione è aperta. Sono però rilevanti le tre chiavi di lettura, che sono anche sintesi estrema della relazione che intercorre tra populismo e infelicità e che considerano anche le implicazioni politiche delle pratiche di cura e condivisione.

  • Il declino della felicità e della fiducia sociale in Europa e negli Stati Uniti spiega gran parte dell’aumento della polarizzazione politica e dei voti antisistema.
  • Atteggiamenti soggettivi come la soddisfazione di vita e la fiducia giocano un ruolo molto più importante nel plasmare i valori e il comportamento di voto rispetto alle ideologie tradizionali o alla lotta di classe.
  • Le persone infelici sono attratte dagli estremi dello spettro politico. Chi ha poca fiducia si trova più spesso all’estrema destra, mentre chi ha molta fiducia è più propenso a votare per l’estrema sinistra.

Il boom di serrande chiuse: dal Regno Unito all’Italia

Ma tornando allo stretto ambito della ricerca sui bar si deve segnalare che la situazione francese non è unica, perché il declino dei locali pubblici (bar, bistrot, osterie) riguarda l’Europa intera. Una vera e propria istituzione, qual è stata il caffè (come bevanda e come luogo), che dal Settecento in poi è venuto identificandosi con l’Illuminismo e la stessa democrazia, deve fare oggi i conti con una crisi che è deflagrata con la pandemia. Per effetto delle nuove abitudini post Covid, le persone bevono meno, escono con meno frequenza e passano più tempo a casa. Oltremanica, in Inghilterra e in Galles, l’anno scorso hanno chiuso o sono stati convertiti a nuovi usi 366 pub, uno al giorno. Nei Paesi Bassi, un caffè su cinque dal 2020 ha cessato l’attività. Ma anche in Italia negli ultimi anni il settore dei bar e dei caffè ha subito una profonda contrazione, con la chiusura di oltre 21 mila locali nell’arco di un decennio. Solo nel corso del 2024, a fronte di 3.937 nuove aperture, si sono contate ben 12.188 cessazioni di attività, per un saldo netto negativo di 8.251 imprese.

Una desertificazione che induce alla conclusione che la società incattivita nella quale ci troviamo e della quale la crisi della partecipazione politica e della democrazia tout court è espressione, sta seduta ai tavolini di bar che non ci sono più. Come i quattro a amici che «tra un bicchiere di coca e un caffè» volevano cambiare il mondo e ora fanno fatica perfino a uscire di casa.

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?

Parate, discorsi, commemorazioni, sfilate di celebrities grondanti senso civico: per il 2 giugno, ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, scorrono fiumi di retorica così gonfi e impetuosi che la Protezione civile ha diramato l’allarme bianco-rosso-verde. L’unico correttivo possibile è una tradizione dello show-business americano da poco importata in Italia: il roasting. Letteralmente significa “mettere sulla graticola”, e consiste nel bersagliare pubblicamente di lazzi e critiche pungenti una star dalla gloria solida e indiscussa, suggellandone l’inossidabile successo ed esorcizzando nel riso ogni possibile invidia. Forse è il momento giusto per fare arrosto anche la nostra Repubblica, certi che non se la prenderà; anzi, considerate le temperature, forse nemmeno se ne accorgerà. Via, accendiamo il barbecue!

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?
Le frecce tricolori per la parata del 2 giugno a Roma (Ansa).

Per un soffio non vinse la monarchia

La Repubblica vinse per un soffio. Dodici milioni e rotti i voti per la Repubblica, 10 milioni e spiccioli per la monarchia: non proprio un abisso, diciamolo. Quasi metà del Paese si sarebbe tenuta volentieri i Savoia, anche se avevano consegnato l’Italia a Mussolini e nel momento del massimo pericolo si erano dati alla fuga. Ottusa fedeltà alla Corona? No, solidarietà verso una famiglia di emarginati di origine straniera, segnati da tare fisiche dovute ai matrimoni fra consanguinei e non ancora padroni della lingua italiana, che ora rischiavano sfratto e remigrazione. L’unica vera colpa dei monarchici era una sensibilità verso i fragili troppo in anticipo sui tempi.

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?
Manifestazione per la Repubblica nel 1946 (Ansa).

Il miraggio di vedere una donna al Quirinale

Le chance di avere una donna al Quirinale sono rimaste zero. Almeno, con la monarchia c’era la scusa della legge salica che imponeva la successione dei primogeniti maschi. Se in 80 anni non abbiamo ancora avuto una presidente della Repubblica, invece, dobbiamo ringraziare solo il tenace sessismo e l’ottusità del Parlamento e dei grandi elettori, che ci hanno fatto perdere l’opportunità di avere a capo dello Stato figure autorevoli e integerrime come Tina Anselmi, Nilde Iotti e (almeno finora) Emma Bonino.

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?
Tina Anselmi e Nilde Iotti (Ansa).

Vuoi mettere i fasti e l’indotto di una Corona?

È poco glamour. Vogliamo mettere le cerimonie e il fasto della monarchia con le grigie celebrazioni del calendario repubblicano? Incoronazioni, matrimoni reali, nascite, giubilei e altri eventi pittoreschi, ognuno col suo indotto di merchandising, risolleverebbero il Pil in un Paese sempre più deindustrializzato che si avvia a diventare una San Marino in versione extralarge che vivrà solo di turismo e, grazie alla tropicalizzazione del clima, della coltivazione di mango e avocado.

Con le dinastie di oggi, Emanuele Filiberto si difenderebbe alla grande

In fondo i Savoia-Carignano non sono così male. Okay, nel 1946 Vittorio Emanuele III e Umberto II dovevano competere con sovrani europei di ben altra caratura e patriottismo, Giorgio VI aveva vissuto il London Blitz, Cristiano X di Danimarca aveva difeso gli ebrei, Guglielmina d’Olanda dall’esilio sosteneva la resistenza. Oggi l’asticella si è abbassata parecchio: le dinastie continentali annoverano trafficanti d’armi, corrotti, maniaci sessuali, tossicodipendenti e pedofili, quando non tutte queste cose insieme. Alla fin fine, il più pulito è povero Emanuele Filiberto, di cui si può dire di tutto, ma almeno non compare negli Epstein Files.

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?
Emanuele Filiberto di Savoia.

Gli italiani sognano un re: e chi se non Mattarella?

Gli italiani sognano una monarchia. E il loro sovrano ideale si chiama Sergio Mattarella: benvoluto, decorativo, elegantemente pop, moralmente e intellettualmente inattaccabile, è la luce che brilla sul Colle più alto e ci dà sicurezza nei momenti più duri, come si è visto durante la pandemia. Il 2 giugno è l’occasione ideale per pensionare con onore la Repubblica, e posare una corona sulla veneranda canizie di Mattarella, che incarna perfettamente la maestà dello Stato e, alle soglie degli 85 anni, è più lucido e sul pezzo di parecchi cinquantenni. Oltretutto, dopo di lui salirebbe al trono la sua primogenita Laura, oggi perfetta first-lady e già regina ufficiosa del Quirinale. Pensate che sollievo, poterci risparmiare la fiera del bestiame che sarà l’elezione del prossimo Capo dello Stato. I nomi di Draghi e Monti girano già adesso, tanto per bruciarli con largo anticipo, mentre Ignazio La Russa ripete: «Io al Quirinale? Mai». Ma lo ripete un po’ troppo spesso.

Per il 2 giugno cosa c’è di meglio di un roasting per la Repubblica?
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff

Ogni tanto, nel mezzo di un’intervista, qualcuno dice la verità per sbaglio. È successo al francese Damien Comolli, amministratore delegato della Juventus, mentre raccontava ai giornalisti la sua celebre arma segreta. «L’algoritmo è un metodo economico», ha detto. Cinque parole. È l’unica frase di tutta l’intervista in cui ha descritto con precisione chirurgica ciò che fa davvero. Solo che credeva di vantarsi. Perché un conto è l’algoritmo che ci ha venduto per un anno e mezzo, quello alla Moneyball, basato sulla scienza dei dati, per una Juve che finalmente smette di comprare a sentimento. Un altro conto è quello che esce, riga dopo riga, dalle sue stesse dichiarazioni: un filtro per spendere meno. Che non è la stessa cosa. Anzi, è l’esatto contrario.

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Cos’è Moneyball: battere i ricchi comprando chi è sottovalutato

Conviene ripassarlo, perché è semplice. Moneyball non era una formula magica chiusa in un computer. Era un’idea, e per giunta facile: il mercato del baseball prezzava male alcuni giocatori, e chi se ne accorgeva poteva comprarli a poco e vincere lo stesso. Billy Beane, con un budget da poveri, batteva i ricchi perché comprava ciò che tutti gli altri sottovalutavano.

Metodo predittivo, controcorrente e che non lascia spazio all’intuizione

Tre cose definivano quel metodo. Era predittivo: produceva un numero, una stima che potevi verificare. Era controcorrente: compravi proprio ciò che gli osservatori scartavano, perché lì stava l’affare. Ed era spietato con l’intuizione: nasceva per cacciare dalle decisioni il «carattere», il «fisico da campione», l’occhio dell’esperto. Tutta roba che costa cara e non si misura. Tenete a mente questi tre punti. Perché Comolli, nella stessa intervista, è riuscito nell’impresa di sbagliarli tutti e tre. Di fila.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Giorgio Chiellini e Damien Comolli (Ansa).

«Nomi che anche lo scouting apprezza»: allora c’è un problema

Primo. Si vanta che l’algoritmo ha prodotto «nomi che anche lo scouting apprezza». Fermatevi qui. Il senso di Moneyball era comprare ciò che gli scout non apprezzano: è lì che si nasconde il valore a buon mercato. Se invece il tuo algoritmo conferma quello che gli osservatori pensavano già, non stai trovando affari: stai facendo un sondaggio interno. Comolli ha inventato il software più costoso del mondo per scoprire di essere d’accordo con i suoi dipendenti.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
David in azione durante la partita persa dalla Juventus in casa contro il Como (foto Ansa).

Ma come, le variabili impalpabili non dovevano essere tagliate?

Secondo. Subito dopo, racconta che con l’allenatore Luciano Spalletti vogliono analizzare «la personalità dei giocatori», il «linguaggio del corpo», il «carattere», perché per giocare alla Juve «serve qualcosa di speciale». Bellissimo. Peccato che siano esattamente le variabili impalpabili che Moneyball era nato per buttare fuori dalla porta. Lui le fa rientrare dalla finestra, con la valigia in mano. Lo strumento scientifico dura il tempo di una frase, poi torna il vecchio totem del calcio italiano: il giocatore che «ce l’ha dentro».

Risparmiare era solo l’effetto collaterale, non la mission

Terzo, il capolavoro: «metodo economico». Moneyball non era spendere poco. Era spendere bene. Risparmiare era l’effetto collaterale di aver trovato il prezzo sbagliato, non lo scopo. Chiamarlo «metodo economico» tradisce cosa sia davvero nella sua testa: non un modello che misura il valore, ma una scrematura di listino entro un tetto di budget. Un filtro. Che è poi il punto: quando uno ti dice «uso un modello quantitativo» e poi sceglie a naso entro il limite di spesa, quello non è Beane. È un commercialista con l’abbonamento a una banca dati.

Il fallimento dell’esperienza di Comolli al Liverpool

C’è un particolare che rende tutto più gustoso. Comolli un Moneyball vero lo ha già provato sul serio. E lo abbiamo visto tutti. Liverpool, 2010-2012. Ragionamento da manuale: il centravanti Andy Carroll segna di testa sui cross, quindi compriamo i migliori crossatori del campionato. Logico, no? Carroll costò 35 milioni, record britannico dell’epoca. Poi arrivarono Jordan Henderson, Charlie Adam e Stewart Downing, un’altra cinquantina di milioni. Risultato: sette acquisti su nove furono delusioni, Downing chiuse la prima stagione con zero gol e zero assist in Premier League, il Liverpool finì ottavo e nell’aprile 2012 Comolli venne licenziato proprio per quella politica di mercato.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Andy Carroll ai tempi del Liverpool (foto Ansa).

Filtrare numeri grezzi senza capirli è superstizione con il foglio Excel

Il modello aveva un difetto piccolo piccolo: la statistica sui cross non dice nulla sulla qualità di un giocatore in Premier League. Filtrare numeri grezzi senza capirli non è scienza, è superstizione con il foglio Excel. Lo dice la sua biografia: Comolli non ha portato a Torino il metodo che fece grande Oakland. Ha portato il Liverpool che lo fece esonerare. Con 13 anni di ritardo, ma la stessa identica idea.

Gli errori di valutazione fatti di continuo, come sull’allenatore Tudor

Vediamolo all’opera oggi, il dirigente dei dati. A giugno 2025 ha confermato l’allenatore Igor Tudor esaltandone intensità e resilienza, una dote che giudicava «impressionante». Lo ha esonerato il 27 ottobre. Dopo appena quattro mesi. La previsione più importante della stagione — chi deve guidare la squadra — gli è collassata in poco più di un trimestre. Se l’algoritmo serviva a evitare gli errori di valutazione, qui ha fatto il pieno.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Igor Tudor, ex allenatore della Juventus (foto Ansa).

L’algoritmo ha riportato indietro la Juventus

I numeri, già che ci siamo. La Juventus che ereditò arrivava da un quarto posto e dalla partecipazione alla Champions. La Juventus che consegna è sesta e in Europa League. L’algoritmo ha preso una squadra nell’élite europea e l’ha riportata indietro: in discesa, ma con metodo. Per la cronaca, fuori dalla Champions per due punti dal Como, ma a 18 dall’Inter. Cioè vicinissima al quarto posto e lontanissima dal vincere lo scudetto, che era l’unica cosa promessa. L’ossessione per la vittoria, applicata con rigore, ha prodotto il sesto posto.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Luciano Spalletti e Damien Comolli (foto Ansa).

Un processo quantitativo serve a sapere perché hai sbagliato

Poi c’è la perla finale. Sull’attaccante Loïs Openda — belga di scuola francese, preso e mai sbocciato in bianconero — Comolli ha ammesso candidamente di non sapere perché non abbia funzionato: «Abbiamo sbagliato noi o non era pronto per la Juve?». Ecco la domanda che uccide il personaggio. Un processo quantitativo serve esattamente a sapere perché hai sbagliato: scomponi, misuri, correggi. Comolli, invece, apre le braccia. E non è un caso isolato.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Openda dopo l’unico gol segnato in campionato, contro la Roma (foto Ansa).

David, Zhegrova, Openda: il sistema usato parla (e male) solo francese

C’è un filo che lega i suoi colpi di mercato, ed è curiosamente lo stesso del suo passaporto: Jonathan David, preso a parametro zero dal Lilla, solo 6 gol in campionato (tra l’altro distribuiti malissimo: quattro raggruppati in cinque partite, tra gennaio e febbraio); Edon Zhegrova, ancora dal Lilla, parcheggiato in panchina da Spalletti (zero gol e zero assist in tutte le competizioni, una rete enorme decisiva mangiata in Champions contro il Galatasaray e soprattutto il lunare giudizio finale di Comolli: «Siamo felici del suo contributo e anche l’allenatore è felice del suo contributo»); e lo stesso Openda (una sola rete in Serie A). Comolli è andato a fare la spesa nel campionato che conosce meglio e ha riportato a Torino una fila di occasioni mancate con l’accento giusto. L’algoritmo, evidentemente, parla solo francese.

Comolli ha ammesso involontariamente che il suo algoritmo per la Juve è un bluff
Damien Comolli con Kenan Yldiz e Edon Zhegrova (foto Ansa).

La responsabilità più comoda del mondo

Per chiudere, il bon ton istituzionale. «Mi prendo la piena responsabilità», ha detto. E due righe dopo: «Non ho mai pensato a una mia possibile uscita». È la responsabilità più indolore mai vista in un campo da calcio: tutta la colpa, zero conseguenze. Una responsabilità a sovranità limitata, garantita dal fatto che a deciderlo è lui stesso. Comolli ha aggiunto anche che il giudizio sul suo lavoro va dato «tra i tre e i cinque anni», cioè il periodo perfetto: abbastanza lungo da non rispondere oggi, abbastanza vago da non rispondere mai. Resta una sola cosa vera, in tutta l’intervista. Quella frase di cinque parole all’inizio. «L’algoritmo è un metodo economico». Sì. È un modo per spendere meno, travestito da scienza, che conferma gli scout invece di smentirli e rimette al centro il «carattere» che doveva eliminare. Non è il Moneyball di Beane. È money, e basta. La ball, a Torino, si è persa per strada.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa

In vista delle elezioni Usa di metà mandato, le società di intelligenza artificiale, il settore delle criptovalute e i gruppi filo-israeliani stanno spendendo valanghe di dollari per ostacolare membri del Congresso e candidati poco graditi. Come sottolinea Axios, non si può ignorare l’entità di queste spese, perché si tratta di un volume di investimenti «che può stroncare carriere e bloccare sul nascere movimenti politici».

Le spese folli dei PAC per affossare i candidati sgraditi alle midterm

In base ai dati della Commissione elettorale federale, otto dei 12 maggiori finanziatori esterni nelle primarie per la Camera dei Rappresentanti di questo ciclo elettorale sono PAC (Political Action Committee, organizzazioni nate per raccogliere fondi a favore o contro un candidato) legati alle criptovalute e all’IA, oppure vicini a Tel Aviv. E in quattro occupano, appunto, le prime quattro posizioni di questa speciale classifica.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Al Green (Ansa).

In vetta c’è Protect Progress, cioè la sezione democratica di Fairshake, ovvero il principale PAC finanziato dall’industria delle criptovalute, che ha speso 15,8 milioni di dollari in una decina di distretti. Quasi 5 quelli spesi nel 18esimo del Texas per estromettere il deputato di lunga data Al Green a favore del dem Christian Menefee, eletto al Congresso nel 2025. Segue lo United Democracy Project, affiliato all’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee – il più potente e influente gruppo di pressione pro-Israele negli Stati Uniti), che ha speso 11,6 milioni di dollari, di cui quasi 8 contro il deputato repubblicano Thomas Massie nel quarto distretto del Kentucky.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Thomas Massie (Ansa).

In precedenza l’AIPAC si era messo di traverso nelle suppletive per l’11esimo distretto del New Jersey: Tom Malinowski, critico nei confronti di Israele, alle primarie dem ha dovuto così lasciare il passo a Analilia Mejia.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Tom Malinowski (Ansa).

Al terzo posto troviamo Elect Chicago Women, organizzazione affiliata all’AIPAC, che ha speso ben 9,8 milioni di dollari per sostenere due candidate alla Camera dei Rappresentanti in Illinois: l’ex deputata Melissa Bean e la senatrice statale Laura Fine. Ai piedi del podio Think Big, sezione democratica del comitato pro-IA Leading the Future: degli 8,2 milioni di dollari spesi, la maggior parte è stata usata per sostenere la già citata Bean e per sfavorire Alex Bores, candidato alla Camera dei Rappresentanti per lo Stato di New York, favorevole alle misure di salvaguardia contro l’intelligenza artificiale.

I principali Super PAC preferiscono concentrarsi sulle elezioni generali

Una potenza di fuoco impressionante: di fatto, gli unici enti che possono davvero competere con tali livelli di spesa sono i principali Super PAC dei due partiti, ossia l’House Majority PAC dei Democratici e il Congressional Leadership Fund dei Repubblicani. Che, però, difficilmente spendono ingenti somme nelle primarie, preferendo invece concentrare le proprie “energie” sul sostegno ai candidati dei distretti più contesi nelle elezioni generali. E ciò lascia ampio spazio di manovra a PAC – per così dire – “alternativi”.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Benjamin Netanyahu e Donald Trump (Ansa).

L’attività di promozione e di affossamento avvengono generalmente alla luce del sole. Come spiega Axios, i candidati presi di mira da questi PAC hanno cercato di fare dell’ingombrante presenza di tali organizzazioni il tema centrale delle loro campagne elettorali. Ma la tattica non si è rivelata efficace, in particolare contro i PAC legati alle criptovalute e all’IA, che sono riusciti in larga misura a promuovere i propri ‘protetti’. Ma anche l’AIPAC, che ha preferito utilizzare gruppi come Elect Chicago Women per occultare la propria interferenza, ha portato a casa risultati tutto sommato soddisfacenti, considerando che Israele al momento non gode esattamente di grande popolarità.

Nel distretto di New York si prospetta un “derby” tra PAC legati all’IA

E adesso, via con altre spese, perché le primarie sono tutt’altro che finite. Sia Protect Progress che United Democracy Project nel quinto distretto del Maryland sostengono il deputato statale Adrian Boafo come successore di Steny Hoyer, ex leader della maggioranza dem alla Camera. Nel 12esimo distretto di New York, invece, si prospetta un “derby” tra PAC legati all’intelligenza artificiale. Il già citato Bores, contro cui ha già speso molto Think Big (tra i suoi finanziatori c’è OpenAI), ha ottenuto il sostegno del Jobs and Democracy PAC, finanziato da Anthropic, così come di You Can Push Back, legato al mondo delle criptovalute.