Banco Bpm starebbe valutando l’acquisizione di Bff Bank insieme ad Amco

Banco Bpm starebbe valutando un’operazione su Bff Bank insieme ad Amco. Lo scrive Milano Finanza, spiegando che l’ipotesi allo studio prevederebbe una suddivisione delle attività della banca a lungo sotto ispezione di Bankitalia e in fase di revisione strategica sotto il nuovo ceo Giuseppe Sica. Banco Bpm rileverebbe la banca depositaria e i servizi di pagamento, mentre Amco (controllata dal Mef) acquisirebbe il business del factoring verso la pubblica amministrazione. Negli scorsi mesi Bff ha avviato contatti, grazie agli advisor Mediobanca e Morgan Stanley, per individuare un compratore.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank

Il governo federale tedesco ha respinto ufficialmente l’offerta di acquisizione di UniCredit per Commerzbank, affermando di sostenere l’indipendenza dell’istituto di credito guidato da Bettina Orlopp, visto «il ruolo importante nel finanziamento dell’economia nazionale e del settore delle medie imprese». Lo ha reso noto l’Agenzia delle Finanze di Berlino, che gestisce la partecipazione statale di oltre il 12 per cento in Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank
Bettina Orlopp (Imagoeconomica).

Berlino: «Approccio aggressivo di UniCredit e offerta non adeguata»

«Accettare l’offerta non era già un’opzione dal punto di vista finanziario, in quanto non prevedeva un premio adeguato rispetto all’attuale prezzo delle azioni di Commerzbank», sottolinea il governo di Berlino, evidenziando poi «l’approccio aggressivo di UniCredit». La Germania si oppone fermamente all’operazione fin da quando l’istituto di credito italiano guidato da Andrea Orcel ha reso nota la sua partecipazione in Commerzbank, quasi due anni fa: 26 per cento del capitale in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. A metà marzo UniCredit ha annunciato l’offerta pubblica di scambio, iniziata il 5 maggio e la cui chiusura – prevista in origine per oggi – è stata posticipata al 3 luglio.

La Germania respinge l’offerta di UniCredit per Commerzbank
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Avviata un’indagine per possibile manipolazione del mercato

La vicenda UniCredit-Commerzbank si è inoltre arricchito di un altro capitolo: la Procura di Francoforte ha infatti confermato di aver avviato un’indagine preliminare su una possibile manipolazione del mercato in relazione all’offerta pubblica di scambio. L’inchiesta fa seguito a una denuncia penale presentata dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank, pervenuta alla procura il 14 giugno.

BFF Bank, Luigi Lubelli nuovo chief financial officer

BFF Bank, piattaforma pan-europea presente in nove Paesi specializzata nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali verso la pubblica amministrazione e i Sistemi sanitari nazionali, ha annunciato la nomina – con decorrenza odierna – di Luigi Lubelli come nuovo chief financial officer. Il ruolo era ricoperto ad interim da Giuseppe Sica, dal metà marzo amministratore delegato e direttore generale di BFF.

BFF Bank, Luigi Lubelli nuovo chief financial officer
Il logo di BFF Bank (Imagoeconomica).

Chi è Luigi Lubelli

Lubelli vanta più di 30 anni di esperienza internazionale nel settore finanziario. Ha ricoperto ruoli di senior management in importanti istituzioni bancarie, assicurative e di investimento, come Generali e Allfunds Bank. Ha inoltre trascorso più di un decennio in ruoli apicali nelle aree finance e risk management presso MAPFRE, dove è stato group chief risk officer e deputy general manager per Risk e Capital Markets.

Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps

L’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria lanciata da Intesa San Paolo sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena, com’era prevedibile, viene osservata con attenzione dalla stampa economico-finanziaria internazionale. Non solo perché viene visto come un passaggio destinato a incidere sugli equilibri del credito italiano, ma anche per le possibili implicazioni a livello europeo.

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Il Financial Times scrive di «ultimo colpo di scena»

Il Financial Times definisce la mossa di Intesa Sanpaolo su Mps «l’ultimo colpo di scena» della lunga stagione di consolidamento del credito italiano, accogliendola favorevolmente. Il quotidiano britannico, che evidenzia anche il valore strategico delle partecipazioni detenute da Siena attraverso Mediobanca e Generali, sottolinea inoltre che il gruppo guidato da Carlo Messina diventerebbe il secondo istituto dell’Eurozona per capitalizzazione di mercato. Dell’offerta da oltre 30 miliardi di euro di Ca’ de Sass si è occupato anche The Banker, testata di proprietà del Ft.

Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps

Reuters: «Mossa che ridisegna la mappa finanziaria italiana»

L’agenzia di stampa britannica Reuters presenta l’opas come una mossa destinata a «ridisegnare la mappa finanziaria italiana», soffermandosi anche sulla dimensione europea dell’operazione e sul consolidamento del sistema bancario italiano, ormai entrato in una fase molto competitiva. Reuters rimarca poi l’intreccio di finanza, politica e potere industriale dietro il deal che coinvolge Mps, la banca più antica del mondo.

Frankfurter Allgemeine Zeitung cita le parole dell’ad Messina

Il tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung richiama la prospettiva della nascita della seconda maggiore banca dell’Eurozona riportando le parole di Messina, ceo di Intesa Sanpaolo: «Vogliamo diventare la UBS d’Italia».

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Lo spagnolo El País si sofferma sul ruolo del governo Meloni

In Spagna, El País scrive di un’operazione che «scuote lo scacchiere bancario italiano», spiegando che la partita per Mps va ben oltre il perimetro bancario. Il controllo dell’istituto senese, infatti, offre un accesso indiretto a partecipazioni considerate strategiche. A corredo del pezzo una foto di Giorgia Meloni: El País evidenzia la volontà del governo italiano di mantenere una posizione neutrale.

Le reazioni internazionali all’opas di Intesa Sanpaolo su Mps
Una sede di Mps (Imagoconomica).

Le Monde: «La nuova stagione del settore bancario italiano parte in tromba»

«La nuova stagione di consolidamento del settore bancario italiano è partita in tromba», scrive Le Monde. Secondo il quotidiano francese il risiko bancario ripropone anche il tema del ruolo dello Stato e degli interessi nazionali nell’assetto del sistema finanziario d’Italia.

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Anche il Wsj inserisce l’opas nel più ampio processo di consolidamento bancario

Come le altre testate straniere, anche il Wall Street Journal inserisce l’opas nel più ampio processo di consolidamento bancario in Italia e in Europa, ricordando che l’offerta di Intesa Sanpaolo è stata una replica alla proposta di aggregazione avanzata da Bpm.

Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko

La metafora è abusata, ma continua a funzionare. Quando il sole scioglie la neve, tornano visibili cose che fino al giorno prima sembravano scomparse. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Montepaschi sta producendo qualcosa di simile nel capitalismo italiano, muovendo gli equilibri e al contempo rendendo visibili relazioni, convergenze e interessi che finora erano rimasti sullo sfondo.  

Bpm è nel pool di banche che finanziano LMDV

Come spesso accade, il dettaglio più interessante arriva da una notizia apparentemente laterale. Repubblica ha raccontato che Banco Bpm è entrata nel pool di banche che finanziano Leonardo Maria Del Vecchio nell’operazione con cui il giovane imprenditore, da poco approdato anche all’editoria, punta a riacquistare le quote detenute da due dei suoi fratelli in Delfin. Nel gruppo dei finanziatori siedono già Unicredit e Crédit Agricole, che del resto è anche il principale azionista della stessa Bpm. Di per sé non ci sarebbe nulla di straordinario. Le banche da sempre finanziano gli imprenditori impegnati a ridefinire l’azionariato delle proprie società. Ma è quando si allarga lo sguardo che il quadro diventa più interessante. 

Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Gli incroci tra Mps, Bpm e Delfin

Basta tornare allo scorso aprile, al rinnovo degli organi sociali della banca senese, per accorgersi che molti dei protagonisti di oggi frequentavano già lo stesso tavolo. Allora la lista presentata dall’imprenditore Pierluigi Tortora (risultata poi vincente rispetto a quella del consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni) aveva proposto alla carica di ceo Luigi Lovaglio. La Holding PLT di Tortora risultava già beneficiaria di finanziamenti da parte di Mps. Il voto finale fece emergere che a quell’intesa avevano partecipato, oltre a Lovaglio e a PLT, anche Bpm e Delfin, la stessa Bpm che oggi è coinvolta nel riassetto azionario della cassaforte dei Del Vecchio. Se questo non basta a tratteggiare un patto occulto, è comunque sufficiente a delineare un quadro nitido: da un lato Bpm, titolare di circa il 3,8 per cento di Mps, ha sostenuto la candidatura di Lovaglio già pensando di invitarlo a nozze, come poi è successo domenica scorsa con la proposta di fusione. Dall’altro Bpm e Delfin, quest’ultima titolare di circa il 17,5 per cento di Mps, hanno trovato un ulteriore punto di convergenza nella partecipazione della banca guidata da Giuseppe Castagna al riassetto della stessa Delfin.  

Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Riassumendo. Castagna dialoga con Lovaglio, il quale trova il sostegno di Delfin (socio di riferimento di Montepaschi) e Banco Bpm che a sua volta finanzia Leonardo Maria. Sullo sfondo si muovono Crédit Agricole, Unicredit e gli altri protagonisti del grande risiko bancario. Più che una sequenza di episodi separati, sembra un sistema di relazioni che tende periodicamente a ricomporsi attorno agli stessi nomi. Non risulta che i soggetti coinvolti abbiano chiesto, come prevede l’articolo 22-bis del TUB, preventiva autorizzazione della Bce per la detenzione concertata di partecipazioni capaci di esercitare una notevole influenza. Né che l’accordo sia stato comunicato al mercato, con tutte le conseguenze del caso, inclusa la possibile applicazione della disciplina sull’Opa obbligatoria qualora la somma delle partecipazioni avesse superato il 25 per cento del capitale e vi fossero stati acquisti di azioni nell’anno precedente la stipula del patto. 

Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Milleri prigioniero dei vincoli imposti da Del Vecchio?

In questa storia compare inevitabilmente anche Francesco Milleri, chiamato a gestire una fase delicata per Delfin dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio. È difficile immaginare che un manager della sua esperienza non abbia valutato tutte le implicazioni degli assetti che si stavano formando. Così come è difficile pensare che i diversi protagonisti della vicenda non abbiano ben chiaro il disegno complessivo nel quale si muovono. Milleri, da manager esperto, deve aver percepito il rischio e verosimilmente cercato interlocuzioni anche con altri istituti di credito. Ma a quanto risulta è rimasto prigioniero dei vincoli imposti da Leonardo Maria, che mantiene i propri legami con i finanziamenti di Unicredit e Bpm ottenuti dando in pegno azioni Delfin. Il risultato è un intreccio complesso, una trama che, oltre a sfidare le norme, si presta al sospetto di un evidente conflitto di interessi. 

Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko
Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario

C’è una lettera d’amore e c’è un assegno. Quando Banco Bpm ha proposto a Monte dei Paschi una fusione «tra pari» – nessun premio, nessun contante, solo la promessa di un polo da 50 miliardi – Carlo Messina ha rovesciato il tavolo in 24 ore. Intesa ha lanciato un’Opas da 30,6 miliardi, con premio e un euro cash a titolo.

«La loro è una lettera d’amore, la nostra è un’offerta vera», ha detto l’ad. Brutale, ma vero: una fusione tra pari non mette un euro nelle tasche dell’azionista oggi, un’Opas con premio sì.

Lo schema ormai è noto: Intesa si tiene Mediobanca e il 13,2 per cento di Generali (di cui ha approvato in chiave difensiva anche l’acquisto del 3 per cento), gira a Unipol e Bper il retail di Siena, 635 sportelli che diventano il terzo polo italiano. Bene, ma non è finita. Perché lo spezzatino di Mps è solo il trailer: il film vero comincia dopo.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio.

Scenario uno: Intesa si prende Generali davvero

Col 13 per cento non si governa nulla, e Messina lo sa: per questo ripete che la sua è «solo una partecipazione». Ma è il primo passo di una scommessa molto più grande. Oggi su Generali pesano due azionisti che valgono quanto e più di Mediobanca: Delfin, la holding dei Del Vecchio, al 10,15 per cento, e Caltagirone al 6,32 per cento. Anche se non comandano, insieme possiedono una partecipazione imprescindibile per chiunque puntasse a prendersi il Leone. Se Intesa, oltre che la quota in Mediobanca, rilevasse quelle di Delfin e Caltagirone, allora smetterebbe di essere un socio, diventando il padrone. A quel punto governerebbe Generali, e l’asse banca-assicurazione-risparmio gestito non sarebbe più uno slogan, ma un colosso mondiale vero, l’unico campione globale che l’Italia avrebbe la forza di esprimere. È costoso, servono altri miliardi sul tavolo.

Ma è qui – non nello spezzatino di Siena – che si decide se Intesa gioca per il primato europeo o resta una grande banca nazionale. E Delfin e Caltagirone? Monetizzano una posizione che, una volta arrivata Intesa, in termini di potere conterebbe di meno. Vendono in alto, incassano, e liberano capitale per le loro partite. Tutti, in questa mossa, troverebbero un tornaconto. È il classico nodo che si scioglie quando arriva qualcuno con i contanti e la visione.

E cosa sblocca, davvero, governare Generali? Un gruppo che mette insieme una grande banca commerciale, il primo assicuratore italiano con presenze pesanti in Francia, Germania e Mitteleuropa, e una macchina del risparmio gestito da centinaia di miliardi. Non un campione «anche all’estero», ma un campione che all’estero ci vive già, con i piedi dentro tre o quattro mercati continentali. È l’unico schema con cui l’Italia può sedersi al tavolo dei grandi senza chiedere permesso. Tutto il resto – gli sportelli, i premi, le filiali contese – è tattica. Questa è strategia. E si gioca su un orizzonte di anni, non di mesi: prima Mps-Mediobanca, poi la lenta scalata al capitale di Trieste, un mattone alla volta, finché il 13 per cento di oggi non diventa la maggioranza relativa che comanda.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Carlo Messina, ceo Intesa Sanpaolo (Imagoeconomica).

Scenario due: il terzo polo deve correre, e i francesi fanno la posta

Dall’altra parte del tavolo, il polo Bper-Mps nasce con 2.600 sportelli e 170 miliardi di impieghi. Numeri da terzo gruppo italiano, ma con un mandato chiaro dagli azionisti di Unipol: non un trofeo che brucia cassa e taglia dividendi, bensì massa, solidità, crescita rapida. Il retail di Siena è solo il carburante. Il regista che tutti indicano, tra smentite e mezze ammissioni, è Alberto Nagel, l’uomo con il peso per far crescere ancora la creatura.

E qui entra Banco Bpm, il quarto incomodo. Castagna ha mosso d’anticipo e si è ritrovato scavalcato. La sua proposta senza contanti non regge un assegno con premio. Se Siena sceglie Intesa, a Bpm resterebbe solo il rilancio: con quali soldi, però?

Da sola non ha la potenza di fuoco. L’unico portafogli capace è quello di Crédit Agricole, già al 23 per cento e autorizzata a salire fino al 29,9. Ma attenzione: i francesi sono attentissimi al bilancio. Più che combattere una guerra cash, preferirebbero monetizzare, cedere il controllo di Bpm, prendersi un blocco pregiato di sportelli e diventare di fatto il quarto gruppo italiano senza dissanguarsi. E un terzo polo Bper-Mps in piena corsa sarebbe il compratore naturale di quel che resta. I francesi sarebbero interessati a vendere, Nagel a comprare. Ecco come, in un paio d’anni, la mappa si chiuderebbe su tre poli – Intesa, UniCredit, Bper-Mps – con la Francia che incasserebbe togliendosi così dal campo italiano alle sue condizioni.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Alberto Nagel (Ansa).

Scenario tre: Castagna o paga o diventa preda

Diciamolo senza giri di parole. La sorte di Banco Bpm è segnata: non oggi, ma a breve.

Castagna ha due sole strade: o si muove subito e tira fuori i soldi per comprare qualcuno – un’acquisizione che lo rimetta al centro come regista e non come oggetto. Oppure resta fermo, e diventa la preda che chiude il risiko: assorbito dal terzo polo o consegnato del tutto ai francesi.

Ha ceduto leve strategiche ad Agricole per restare indipendente, e rischia di ritrovarsi senza preda e senza autonomia. Il tempo gioca contro di lui.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Giuseppe Castagna, ceo Banco Bpm (Imagoeconomica).

La cornice: o l’Europa o niente

Ma alziamo un attimo lo sguardo dall’Italia. Mentre a Siena si combatte, UniCredit ha già superato il 34 per cento di Commerzbank: Orcel non gioca in casa, gioca in Europa. E ha capito prima di tutti dove sta il futuro.

Mps è solo il trailer: tre scenari per il futuro del risiko bancario
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

C’è un dato che dovrebbe toglierci il sonno: nella classifica mondiale delle banche per capitalizzazione comandano americani e cinesi. JPMorgan da sola vale oltre 800 miliardi di dollari.

Nessuna banca dell’Eurozona – nemmeno Santander, la più grande del continente – è ai vertici. Nessuna. È la sindrome della Serie A: un tempo il campionato più bello del mondo, oggi scivolato dietro tutti. Stessa parabola, se non si cambia passo. E il consolidamento, da solo, non basta. Il nemico è la frammentazione: 27 mercati, 27 diritti, 27 pozze di capitale.

Se compro casa in Spagna non posso chiedere un mutuo in Finlandia, perché la banca non saprebbe come recuperare su un immobile spagnolo. La startup europea pesca in una pozza, quella americana nuota in un oceano. Così i nostri risparmi finanziano la crescita di Wall Street invece della nostra. Serve l’unione bancaria – ferma da anni sulla garanzia comune dei depositi che i tedeschi non vogliono – e quella dei capitali. E poiché armonizzare 27 codici è impresa secolare, la via realistica è un “ventottesimo regime”: una corsia europea opzionale che scavalchi i sistemi nazionali. Non si tratta di smontare i recinti, ma di costruirci sopra un’autostrada. Ecco perché la partita di Messina su Generali non è un dettaglio italiano. È il tentativo di costruire l’unico colosso mondiale che possiamo permetterci. Riesca o no, la domanda resta una sola: l’Europa avrà il coraggio di costruire il campo da gioco su cui i suoi campioni possano finalmente crescere? O continueremo a fonderci tra di noi – banche un po’ più grandi ma prigioniere di mercati troppo piccoli – finché qualcuno da fuori non verrà a comprarci tutti?

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Francesco Gaetano Caltagirone, dopo la sconfitta della battaglia su Monte dei Paschi di Siena, si appresta a contare i soldi della plusvalenza grazie all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo d’accordo con Carlo Cimbri, Unipol e Bper, in risposta alla mossa di Bpm. E intanto che fa il costruttore-editore? Nel pomeriggio di martedì 9 giugno è in programma nella romana Villa Miani, a Monte Mario, la solita kermesse aziendale del suo gruppo, con l’Ingegnere in pole position pronto a dettare la linea ai suoi “scudieri” e a chi «deve ascoltare le sue parole». L’incontro è intitolato “Futuro Capitale – La Nuova Italia: Roma motore strategico del Sistema Paese”. Con Calta, «presidente de Il Messaggero» ci saranno, tra gli altri, Flavio Cattaneo, ad di Enel, Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri, Claudio Descalzi, ad di Eni, Fabrizio Palermo, ad e dg di Acea, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea. Certo, quel titolo “Futuro Capitale” suona molto simile al vannacciano Futuro Nazionale, ma almeno qui lasciamo stare il generalissimo…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cairo ringrazia Gualtieri e Onorato: cosa c’è dietro?

A destra è allarme rosso: i meloniani sfogliano le pagine capitoline del Corriere della Sera e trovano solo articoli elogiativi della giunta “de sinistra”. Perché accade? I maligni hanno subito la risposta pronta. Roma ormai è diventata la sede del gran finale del Giro d’Italia, che una volta si svolgeva a Milano. Dal 2023 la Capitale si è garantita la vetrina fissa dell’ultima tappa (in precedenza era successo, in via eccezionale, solo nel 1911, 1950, 2009 e 2018), versando nelle casse di Urbano Cairo 1,2 milioni di euro a stagione. Soldi che nel 2023 erano stati presi addirittura dal Pnrr, poi invece si è attinto a fondi ordinari del Comune, comunque pubblici. Il sindaco Roberto Gualtieri gongola, e pure l’assessore ai Grandi eventi Alessandro Onorato, che nelle pagine romane viene sempre lodato: anche nell’edizione di domenica 7 giugno, con tanto di foto. E poi c’è la marcia di avvicinamento all’evento del 12 giugno, quando Onorato riunirà tutti i suoi amici in vista del passaggio alla politica nazionale (la famosa quarta gamba centrista del campo largo, o anche “partito degli amministratori”).

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
L’intervista a Onorato sul Corriere.

Comunque le pagine del Corriere della Sera sono davvero da incorniciare, per merito del Giro d’Italia: «Il Giro come se fosse il concertone del Primo Maggio», si legge, «una marea rosa che aveva voglia solo di divertirsi e fare festa», «il trionfo del Giro si celebra a Roma per il quarto anno consecutivo mentre il quinto è già nel mirino», fino all’apoteosi, «i Campi Elisi parigini al confronto sono una strada di periferia». Il traffico diventa «un festoso ingorgo» (chiedetelo ai romani in coda), e poi «ha vinto il Giro, ha vinto Roma. Il binomio funziona», «il presidente di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, si è goduto una giornata da ricordare», «il sindaco non può che condividere le parole di Cairo», dato che la corsa «costruisce un rapporto di amore e passione con i romani», e il patron di Rcs sottolinea come «il Giro sia la più grande festa popolare italiana» che «coinvolge tutta Roma, dal centro storico a Ostia». Sì, proprio nel quartier generale di Onorato. Fino al dato “spannometrico”, che serve sempre a riempire gli articoli, sul fatto che il Giro fa «cascare sulla città 175 milioni». Evviva. «Che passione, aumenta ogni anno», dice Cairo, che ha sempre un occhio di riguardo al fatturato, quando registra un segno positivo.

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Cento anni di Tortorella con una (quasi) centenaria

Due giornate, lunedì 8 e martedì 9 giugno a Roma, per ricordare Aldo Tortorella nel centenario della nascita e anche la storia del comunismo italiano. Tortorella fu partigiano, dirigente nazionale del Pci, direttore de l’Unità e protagonista del dibattito politico e culturale italiano del secondo Novecento: il convegno si intitola “Passione politica e libertà – Aldo Tortorella a 100 anni dalla nascita” ed è promosso dalla Fondazione Gramsci, dall’Associazione Enrico Berlinguer, dall’Associazione per il rinnovamento della sinistra e dalla rivista Critica Marxista. Sessioni dedicate alla sua esperienza nel Pci, alla direzione del giornale fondato da Gramsci, al rapporto con Berlinguer, alla crisi e alla trasformazione della sinistra italiana dopo il 1989 e ai principali nuclei della sua riflessione teorica, dall’idea di libertà al socialismo, dal razionalismo critico al rapporto tra politica, cultura e femminismo. Ci sarà anche Luciana Castellina, classe 1929, in un momento che si annuncia anche spiritoso, dato che il titolo è “Sei una pivla!…”, cioè come Tortorella definiva, con la sua “evve” moscia, la Castellina. E nei due giorni non mancheranno pause e buffet. Per ricordare che i comunisti si cibano come tutti gli altri, mica mangiano i bambini…

Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
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Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole
Caltagirone tra plusvalenze e kermesse, Cairo pro Gualtieri e altre pillole

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. L’opas avrà a oggetto un massimo di 3.036.151.673 azioni dell’emittente. Come si legge in una nota, l’operazione valorizza le azioni della banca senese 10,091 euro l’una ed è strutturata con un corrispettivo in azioni di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione di Mps, con un premio del 12,5 per cento rispetto al prezzo ufficiale in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro.

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Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Rocca Salimbeni (Imagoeconomica).

La proposta di Bpm a Mps: fusione alla pari

La mossa di Intesa Sanpaolo è di fatto una risposta a Bpm, che ha sottoposto a Mps un’offerta di fusione alla pari. L’aggregazione dei due istituti bancari – con Siena che sta completando l’integrazione di Mediobanca – porterebbe alla creazione del secondo operatore nazionale, dietro proprio a Intesa Sanpaolo. Il primo azionista della nuova entità sarebbe la francese Crédit Agricole, (che detiene quasi il 23 per cento di Bpm), poi ci sarebbero Delfin e il gruppo Caltagirone.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
La sede di Banco Bpm (Imagoeconomica).

Nel risiko bancario entra anche Unipol

Nel riassetto del settore bancario italiano legato all’operazione su Monte dei Paschi di Siena entra anche Unipol, che ha sottoscritto un accordo con Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di un ramo bancario composto da 635 filiali Mps una volta completata l’opas promossa dall’istituto guidato da Carlo Messina. Unipol, si legge in una nota, proporrà a Bper – di cui è azionista di riferimento – una combinazione tra l’istituto modenese e la banca ceduta da Intesa, con il gruppo post-fusione che prenderà il nome Banca Monte dei Paschi. A supporto dell’operazione è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. Il perimetro interessato comprende una rete con circa 55 miliardi di raccolta diretta e 42 miliardi di finanziamenti alla clientela, oltre a una base di circa 2 milioni di clienti. Il corrispettivo massimo dell’acquisizione sarà pari a circa 3,5 miliardi di euro.

Intesa Sanpaolo risponde a Bpm: opas sul Monte dei Paschi di Siena
Logo Unipol (Imagoeconomica).

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato

I matrimoni che non s’hanno da fare sono i più ostinati. Quello tra Milano e Siena, dato per morto almeno un paio di volte, ha scelto una domenica per risorgere, contendendo allo sport il suo giorno di gloria. Giuseppe Castagna, ad di Bpm, ha infatti mandato a Luigi Lovaglio, il suo omologo del Montepaschi, una proposta di nozze. Alla pari, per prevenire la suscettibilità di due galli la cui convivenza nello stesso pollaio sulla carta non promette bene specie quando, apprendiamo dalla missiva inviata a Siena, in palio c’è la costruzione del secondo polo bancario italiano. Non più il terzo, come lo si era sin qui battezzato per distinguerlo dai giganti Intesa e Unicredit. Ma bisogna pur sempre ricordare che se Lovaglio all’ultima assemblea dei soci è tornato clamorosamente alla guida della banca di Rocca Salimbeni lo deve proprio a Castagna, che lo ha sostenuto in un’impresa che sembrava persa in partenza. Eguali sì, ma con qualche debito di riconoscenza del Napoleone senese verso l’ex campione di nuoto olimpico. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Lega e Mef tornano a spingere sull’acceleratore

Passano i mesi, ma il disegno è sempre lo stesso, quello teorizzato a suo tempo da un governo in maggior spolvero di adesso, e ostinatamente difeso quando Unicredit, che aveva messo occhi e mani su Bpm, voleva rovinargli la festa: unire Milano e Siena, costruire un’alternativa ai poteri forti bancari ammantandola da crociata in difesa dell’italico risparmio. Sullo sfondo Generali, la preda più ambita, l’oggetto del desiderio di chiunque voglia cementare la propria egemonia. A spingere sull’acceleratore, allora come oggi, la Lega e il Mef, per mano di un Giancarlo Giorgetti che a suo tempo, pur di frenare le mire di Andrea Orcel e della sua Unicredit su Piazza Meda, non aveva esitato a maneggiare il golden power con incredibile disinvoltura facendo alzare più di un sopracciglio in Europa. Un esecutivo che da arbitro si era trasformato in giocatore. Uno strumento nato per difendere gli asset strategici dagli appetiti stranieri, impiegato invece per orientare il risiko domestico, cui quella di Orcel non poteva partecipare in quanto «banca tedesca» (copyright Matteo Salvini). 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Niente golden power per Crédit Agricole?

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Lovaglio è stato fatto fuori e poi subitamente reintegrato dagli azionisti, si è preso Mediobanca e due settimane fa ha sentenziato che «tutte le strade portano a Siena». Profezia o presagio, dipende dai punti di vista. Ma sotto i ponti della politica l’acqua invece non sembra scorrere, e quel progetto Roma continua a coltivarlo con la tenacia di chi non si rassegna. C’è però un particolare che meriterebbe un soprassalto di coerenza. Se le nozze si celebrassero, il primo azionista del nuovo soggetto sarebbe il Crédit Agricole, socio di riferimento di Bpm. Vale a dire una banca francese. Per gli amanti delle simmetrie, esattamente il medesimo contesto (ammessa e non concessa l’inverosimile etichetta tedesca appiccicata dall’esecutivo a Unicredit) contro cui il golden power era stato sfoderato. A rigore, il governo dovrebbe dunque rispolverarlo all’istante. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Il logo di Crédit Agricole (Imagoeconomica).

La contromossa di Messina in tandem con Bper

Ma le cose non finiscono qui perché, in serata, ecco arrivare la contromossa dell’ad di Intesa Carlo Messina, pronto a mettersi di traverso in tandem con Bper e, sullo sfondo, l’ombra della Unipol di Cimbri. Dal terzo polo al terzo incomodo. Ed è qui che la faccenda comincia a popolarsi di interrogativi. A partire da quello sulla natura e il senso della lettera di Castagna, non l’annuncio di un’Opa con tanto di concambi ma una richiesta affinché Siena convenisse sulla bontà del matrimonio. Il che è curioso, per non dire incomprensibile. Le offerte, di norma, si fanno, non si annunciano. Le si lascia parlare con i numeri, non con i comunicati. A meno che lo scopo non fosse l’offerta in sé, ma il presidio del territorio: piantare una bandierina su Mps prima che pretendenti più ingombranti si presentassero al portone. Tipo, appunto, Messina. Se così fosse, la mossa avrebbe già mancato il suo obiettivo. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Carlo Messina (Imagoeconomica).

Occhi puntati sulle mosse del governo

Resta la domanda delle domande: cosa farà ora il governo. Non fosse altro perché il Mef siede ancora, con il suo 5 per cento, al tavolo di Mps, tra Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio i quali, comunque vada, ne usciranno ricchissimi. Almeno a parole, Giorgia Meloni aveva detto che di Mps non voleva più sentir parlare, specie dopo che la Procura di Milano era entrata a piedi uniti nel dossier. Vedremo se manterrà il proposito. Difficile, comunque, immaginare una regia ferma da parte di un esecutivo reduce da una sconfitta referendaria che ne ha incrinato l’aura. E con la Lega di Salvini, il partito più innamorato delle nozze tra Milano e Siena, alle prese con l’emorragia dei suoi uomini che sfollano numerosi in direzione Vannacci

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un governo indebolito, un partito che perde pezzi, una banca francese in cima alla catena di comando e un terzo incomodo che bussa perentoriamente alla porta. L’offerta di matrimonio arriva lunedì mattina sul tavolo del cda di Siena, dove però la dote l’aveva messa anni fa il contribuente. Resta da capire chi si siederà a capotavola. Tradizione vuole infatti che nei matrimoni combinati gli sposi siano gli ultimi a saperlo. 

Panetta eletto presidente della Banca dei regolamenti internazionali

Il consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) ha eletto come nuovo presidente Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia. Succederà all’omologo transalpino François Villeroy de Galhau, che aveva annunciato la decisione di lasciare la Banca di Francia.

Cos’è la Banca dei regolamenti internazionali

La Bri, fondata nel 1930 e con sede a Basilea in Svizzera, funge da “banca centrale delle banche centrali”, promuovendo la cooperazione tra 63 istituti nazionali. Il cda, che si riunisce regolarmente durante l’anno, è responsabile è responsabile della definizione degli orientamenti strategici e politici della Bri, della supervisione della sua gestione e dell’adempimento dei compiti specifici previsti dallo Statuto.

Delfin, Rocco Basilico fa ricorso contro la procedura per il passaggio delle quote

Rocco Basilico, figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio, ha presentato un ricorso al Tribunale del Lussemburgo contro la procedura per il passaggio del 25 per cento di Delfin, la holding di famiglia che controlla quasi un terzo di EssilorLuxottica, a Leonardo Maria Del Vecchio per circa 10 miliardi. Lo riporta Bloomberg spiegando che Basilico, che detiene il 12,5 per cento di Delfin, sostiene che l’assemblea abbia applicato una soglia di approvazione del 75 per cento anziché dell’88 per cento richiesto dallo statuto per i trasferimenti a terzi. Tale soglia avrebbe conferito al suo voto contrario potere di veto. L’erede contesta inoltre l’approvazione di una politica di dividendi minimi all’80 per cento dell’utile netto per il triennio 2025-2027, che non figurava nell’ordine del giorno originale. L’operazione, che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin come primo azionista, dovrebbe chiudersi entro il 27 giugno. All’Ansa fonti finanziarie hanno segnalato che l’iniziativa di Basilico non impedisce il trasferimento delle quote.

Mps, Palermo si dimette dal cda

Fabrizio Palermo, consigliere d’amministrazione indipendente e componente del Comitato per le operazioni con le parti correlate di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha rassegnato le dimissioni dalla carica, con decorrenza immediata: alla base della decisione le recenti determinazioni in materia di governance, non condivise dal ceo e direttore generale di Acea. Lo ha reso noto Mps in un comunicato.

Mps, Palermo si dimette dal cda
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).

Palermo era in pole come nuovo ceo, poi il ribaltone

Palermo era stato indicato come unico candidato alla carica di amministratore delegato nella lista del cda uscente per il rinnovo del board del Monte. Ma nell’assemblea del 15 aprile 2026 c’è stato il ribaltone con la vittoria a sorpresa della lista promossa da Plt Holding, che sosteneva il ceo uscente Luigi Lovaglio, il quale ha dunque ottenuto la conferma alla guida di Rocca Salimbeni.

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Vivaldi è stato invece dichiarato decaduto

Nei giorni scorsi Carlo Vivaldi, altro rappresentante della lista del consiglio poi superata da quella di Plt Holding, era stato invece dichiarato decaduto per non aver dato le dimissioni da consigliere di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto di Mps prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedono nel board di un istituto concorrente.

Borsa Italiana rinnova il cda, Testa confermato amministratore delegato

L’assemblea di Borsa Italiana, che ha come unico socio Euronext, ha rinnovato il consiglio di amministrazione, che ha poi confermato Fabrizio Testa come amministratore delegato e Claudia Parzani nel ruolo di presidente. Il rinnovo senza una procedura di valutazione e selezione è arrivato nonostante la contrarietà di Cassa depositi e prestiti, che si era rivolta alla Corte di Amsterdam contro la gestione delle nomine dei vertici da parte di Euronext, ottenendo però una sentenza sfavorevole.

Borsa Italiana rinnova il cda, Testa confermato amministratore delegato
Claudia Parzani (Imagoeconomica).

Il contenzioso tra Euronext e Cdp

Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono confermati. Oltre che alla Corte di Amsterdam, Cdp – azionista di Borsa Italiana – si è rivolta anche al Tribunale di Milano, vedendosi però respingere l’istanza presentata.

Rinnovati anche i vertici di MTS

Dopo il rinnovo, il board di Borsa Italiana oltre a Testa e Parzani ha confermato Gianluca Garbi come vicepresidente e Giorgio Modica (cfo del gruppo Euronext) consigliere con delega alla finanza. Il contenzioso tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext riguarda non solo Piazza Affari, anche il rinnovo dei vertici di MTS, che a sua volta si è riunito per confermare Maria Cannata presidente e Angelo Proni amministratore delegato.

Mps, Vivaldi dichiarato decaduto

Il consiglio di amministrazione di Mps, riunitosi sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha dichiarato Carlo Vivaldi decaduto dalla carica di consigliere in quanto ricopre, al contempo, l’incarico di consigliere di amministrazione di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedano nel cda di una banca concorrente. Il posto di Vivaldi dovrebbe andare al primo dei non eletti nella lista dei cda, ovvero Gianluca Brancadoro. Se anche l’ex vicepresidente di Mps declinasse l’invito, la poltrona andrebbe di diritto ad Alessandro Caltagirone, secondogenito del costruttore romano.

Costituiti i comitati endoconsiliari

Il board ha poi deliberato di procedere alla costituzione dei comitati endoconsiliari, nominandone i relativi componenti:

  • Comitato Rischi e sostenibilità, formato da cinque membri: Carlo Corradini (presidente), Livia Amidani Aliberti, Antonella Centra, Paola De Martini e Massimo Di Carlo;
  • Comitato Remunerazione, formato da tre membri: Livia Amidani Aliberti (presidente), Antonella Centra e Paola Leoni Borali;
  • Comitato per le Operazioni con le parti correlate, formato da tre membri: Flavia Mazzarella (presidente), Patrizia Albano e Fabrizio Palermo;
  • Comitato IT e digitalizzazione, formato da tre membri: Paolo Boccardelli (presidente), Carlo Corradini e Paola Leoni Borali.

È stato inoltre integrato il Comitato Nomine, formato da cinque membri, con la nomina del consigliere Corrado Passera. Il Comitato Nomine risulta pertanto costituito da quest’ultimo e da Patrizia Albano (presidente), Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali e Flavia Mazzarella, nominati in data 23 aprile 2026. È stato, da ultimo, costituito l’organismo di vigilanza con compiti di presidio composto da due professionisti esterni, Romina Guglielmetti (presidente) e Gianluca Tognozzi, nonché dal consigliere Nicola Maione.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno

Prende il via oggi 5 maggio l’offerta pubblica di sottoscrizione di UniCredit su Commerzbank. L’operazione resterà aperta fino al 16 giugno e prevede un rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank conferito. Lo ha comunicato l’amministratore delegato Andrea Orcel nel corso della conference call con gli analisti sui risultati trimestrali.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da UniCredit

Il via libera di UniCredit all’aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro a servizio dell’offerta su Commerzbank è stato approvato il 4 maggio dall’assemblea straordinaria dei soci, che si è tenuta a Milano. L’operazione, a cui ha dato semaforo verde il 99,55 per cento del capitale e avente diritto di voto, prevede l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie UniCredit, con godimento regolare e le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione. L’istituto guidato da Orcel è aperto a raccogliere la totalità delle quote ordinarie della banca tedesca non già detenute direttamente, pari a circa il 30 per cento.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Torre Unicredit a Milano (Imagoeconomica).

Il management di Commerzbank e Berlino continuano a opporsi all’operazione

«Ciò che UniCredit ha messo sul tavolo dopo 18 mesi e numerosi incontri è un piano che smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti», ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Commerzbank, Michael Kotzbauer. Unicredit, entrata in Commerzbank a settembre 2024, è già ora il maggiore azionista dell’istituto, davanti allo Stato tedesco. A marzo il governo federale di Berlino, che detiene una partecipazione del 12 per cento, tramite il portavoce del ministero delle Finanze Maximilian Kall aveva espresso la sua opposizione all’ops, definita «inaccettabile» in quanto la seconda banca privata tedesca per dimensioni «è di importanza sistemica». Orcel, presentando un piano di ristrutturazione in caso di acquisizione, aveva criticato la rete estera di Commerzbank definendola «sovradimensionata» e «inefficiente». Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit, nel corso dell’assemblea straordinaria ha rassicurato i tedeschi parlando di «interesse chiaro affinché la banca esprima pienamente il proprio potenziale» e di «opinione condivisa, sia dal consiglio di amministrazione sia dal management, che ciò non stia attualmente accadendo nella misura in cui sarebbe possibile e opportuno».

Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza

Il nuovo corso di Banca Monte dei Paschi di Siena ha preso forma con la prima riunione del cda, che ha definito il nuovo ticket di vertice e più in generale la riorganizzazione interna, senza alcuno spazio concesso alla minoranza. Luigi Lovaglio è stato confermato amministratore delegato e direttore generale. Cesare Bisoni, che tra il 2019 e il 2021 ha presieduto Unicredit, è stato investito della carica di presidente. Ha prevalso dunque la linea della lista Plt, promossa dall’imprenditore Pierluigi Tortora, che era uscita vincitrice dall’assemblea del 15 aprile.

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Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza
Cesare Bisoni (Imagoeconomica).

La maggioranza ha deciso di non aprire al confronto

Le decisioni sono state approvate a maggioranza, con il voto favorevole degli otto consiglieri – sui 15 totali – espressione di Plt Holding (tra cui gli stessi Lovaglio e Bisoni), senza il coinvolgimento delle minoranze. A votare in senso contrario sono stati i sei membri della lista del cda uscente e quello espresso dalla lista di Assogestioni. Secondo quanto scrive Adnkronos da fonti ben informate, i consiglieri che si sono opposti alla nomina di Bisoni sarebbero stati anche pronti a votare Lovaglio come ceo, qualora la presidenza fosse stata assegnata a un profilo super partes. Ma la maggioranza ha deciso di non aprire al confronto, forte dei voti necessari per imporre il suo ticket. Nominati anche i due vicepresidenti, sempre della lista Plt: Flavia Mazzarella, ex presidente di Bper; e Carlo Corradini, ex consigliere delegato di Banca Imi.

Mps, Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

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Le voci sulla cessione della partecipazione in Generali

Secondo il Financial Times, che cita cinque fonti vicine a Siena, Lovaglio starebbe valutando la cessione della partecipazione di Mps in Generali tramite Mediobanca (il 13,2 per cento, valutato attorno ai 7,4 miliardi di euro) per finanziare l’acquisizione di Banco Bpm. Tra le opzioni vagliate al momento, scrive il Ft, ci sono la vendita dell’intero pacchetto a investitori italiani, con Unicredit e Intesa Sanpaolo tra i candidati, e la distribuzione della quota agli azionisti Mps come dividendo straordinario. Rocca Salimbeni ha però smentito.

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

Bppb, Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Acito condirettore generale

Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata (Bppb) ha definito gli assetti di governo societario per il triennio 2026-2028. In tale ambito, sono stati costituiti i seguenti comitati endoconsiliari: Comitato Rischi, presieduto da Giuseppe Abatista e composto da Caterina Luisa Appio e Candida Bussoli; Comitato Esg, presieduto da Lucia Forte e composto da Rosa Calderazzi e Valeria Stefanelli; Comitato Esecutivo, di nuova costituzione, presieduto da Luigi Montemurro e composto da Giovanni Rosso e Giuseppe Tammaccaro. Alla carica di vicepresidente è stata nominata Rosa Calderazzi. Nel corso della stessa seduta, il cda ha nominato Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Paolo Acito condirettore generale. La scelta dei due manager è finalizzata ad assicurare continuità gestionale e a valorizzare le risorse interne.

Banco Bpm, Castagna e Tononi rieletti ai vertici

Giovedì 16 aprile 2026 i soci di Banco Bpm si sono riuniti a Milano per rinnovare la governance, confermando l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e il presidente Massimo Tononi per un nuovo mandato. La lista del cda ha infatti ottenuto il 58,87 per cento dei voti, accaparrandosi 10 posti in Consiglio. Quattro sono andati ai francesi di Credit Agricole, che hanno ottenuto il 30,9 per cento delle preferenze, e uno ad Assogestioni, che ha registrato l’8 per cento. Dopo la notizia della riconferma dei vertici, il titolo di Banco Bom ha registrato un rialzo di quasi tre punti percentuali a Piazza Affari. Alla votazione era presente il 72,32 per cento del capitale. Il nuovo Consiglio di Piazza Meda che sarà in carica fino alla primavera del 2029 risulta così composto: Massimo Tononi (presidente), Giuseppe Castagna (amministratore delegato), Marina Mantelli, Luigia Tauro, Alberto Oliveti, Costanza Torricelli, Eugenio Rossetti, Giovanna Zanotti, Francesco Mele, Silvia Stefini (lista del cda), Domenico Siniscalco, Frederic de Courtois, Rossella Leide, Alessio Foletti (Credit Agricole) e Giampiero Massolo (Assogestioni).

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri

C’è un’ironia sottile, quasi crudele, in quello che è accaduto mercoledì all’assemblea del Monte dei Paschi. Mentre la Procura di Milano continua a scavare, convinta dell’esistenza di un concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri nell’operazione che ha portato la banca senese a mettere le mani su Mediobanca, gli stessi protagonisti si sono presentati all’appuntamento per il rinnovo dei vertici suonando spartiti diversi

Il vecchio ad defenestrato torna in sella

Concerto che diventa sconcerto, dunque. Per i protagonisti, ma anche per quanti, quasi tutti, avevano scommesso sulla vittoria della lista del cda uscente. Tanto più che il nuovo amministratore delegato, che poi è il vecchio appena defenestrato, torna in sella pur essendo a sua volta toccato dall’accusa di aver partecipato (concorso esterno, bizzarra e assai discutibile formula) a quel medesimo concerto. Luigi Lovaglio, fatto scendere dal podio, ci è risalito nell’incredulità generale. Forse anche nella sua. Ma veniamo ai concertisti, presunti tali. Delfin, cioè la famiglia Del Vecchio, vota contro la lista del cda uscente, quella che aveva in Caltagirone il suo sponsor più convinto. E aggiunge a una storia già piuttosto barocca un elemento quasi teatrale, che i magistrati milanesi faranno fatica a incasellare nelle loro costruzioni. Il mondo al contrario, direbbe qualcuno. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Luigi Lovaglio (Ansa).

Dalla rottura tra Caltagirone e Lovaglio al colpo di scena di Delfin

Breve riassunto delle puntate precedenti. Il governo stoppa UniCredit nel tentativo di scalata a Bpm, invocando un golden power che grida vendetta per la sua bislaccheria. Nel frattempo spinge Mps a osare l’inosabile: l’assalto a Piazzetta Cuccia, con un occhio a ciò che davvero conta, il controllo delle Generali. L’operazione riesce. Fine della storia? Nemmeno per sogno, perché subito qualcosa si incrina. Lovaglio e Caltagirone, che all’indomani della conquista di Milano si scambiavano affettuosi convenevoli, si dividono sulla gestione della preda. Il consiglio si spacca e si arriva alla resa dei conti. E qui il colpo di scena. Delfin vota contro la lista del cda, quindi contro il suo alleato Caltagirone. Una scelta che riflette la tensione crescente tra gli eredi Del Vecchio e lo stesso Milleri, con i primi che gli avrebbero imposto di votare contro la lista del cda. Cosa che, sorprendentemente, fa anche Bpm. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

L’assenza del Mef a Siena pesa più di una presenza

Eravamo tre amici al bar, poi non più. Calta e i signori degli occhiali si dividono e il governo, che su Mps era entrato in scena come azionista forte, decide che non è più il caso di occuparsene. Così a Siena il Mef non si fa vedere. Una scelta che pesa più di una presenza, perché segnala che la sua regia non è più operativa. O forse che ha semplicemente cambiato posizione, defilandosi in un momento in cui, specie dopo il tracollo referendario, l’attenzione giudiziaria consiglia di non venire allo scoperto. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il voto di Bpm rafforza il progetto di un terzo polo bancario

A questo punto la domanda è inevitabile: come si passa, in poche settimane, da un’operazione percepita come coordinata a una dispersione così evidente delle forze in campo? E ancora: perché anche Bpm, che quel percorso aveva accompagnato, decide di votare Lovaglio? Qui la politica riemerge, ma senza dichiararsi. La banca più sensibile agli umori leghisti potrebbe aver fatto i suoi calcoli: con Lovaglio al timone, l’ipotesi di un terzo polo bancario che unisca Milano e Siena si fa più agibile. Un progetto cui potrebbero frapporsi  dinamiche personali, tipo la non irresistibile sintonia tra Lovaglio e Castagna, ma che resta, nel complesso, coerente con un disegno che circola da tempo. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Palermo resta una riserva credibile per le prossime partite

In questo gioco di spostamenti laterali, esce di scena Fabrizio Palermo. Non era l’amministratore delegato uscente, ma quello designato a segnare la discontinuità rispetto alla precedente gestione. Il mercato, ovvero i proxy advisor che ne raccolgono gli umori, avevano indicato in lui un profilo di garanzia per il futuro di Rocca Salimbeni. Resta in Acea, con un secondo mandato davanti. E con un’età, 55 anni, e una rete di relazioni che lo rendono una riserva credibile per le prossime partite pubbliche quando molti degli attuali protagonisti usciranno di scena. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Fabrizio Palermo (Ansa).

La vittoria di Lovaglio fa emergere nuovi equilibri in via di definizione

Tutto finito dunque col ritorno di Napoleone Lovaglio? Difficile crederlo. La politica è già in campagna elettorale e nei prossimi mesi le fibrillazioni aumenteranno. Impensabile che il sistema finanziario ne resti immune. Siena chiude una pagina e ne riapre subito un’altra. Con nuovi equilibri, vecchie logiche e attori pronti a rientrare in gioco. Quella di Lovaglio non è solo una vittoria, è l’emersione di equilibri che stanno altrove: più opachi, più mobili, ancora in cerca di una forma definitiva. Alleanze che fino a ieri venivano raccontate come granitiche si sono rivelate per quello che sono sempre state: costruzioni temporanee, tenute insieme più dalla convenienza che dalla convinzione. Non si rompono davvero, semplicemente smettono di coincidere. E a quel punto ciascuno torna a muoversi lungo la propria traiettoria, su nuovi fronti, come se nulla ci fosse stato prima.