OpenAI, l’azienda produttrice di ChatGPT, ha reso noto che i suoi modelli di intelligenza artificiale avanzata sono andati fuori controllo durante i test di sicurezza, violando autonomamente una popolare piattaforma per programmatori. L’azienda di San Francisco ha definito l’accaduto un «incidente informatico senza precedenti» e ha annunciato che condurrà un’indagine congiunta con la piattaforma di condivisione di codice e modelli di IA Hugging Face, vittima del cyber attacco. L’accaduto ha coinvolto una combinazione di modelli, tra cui il recente GPT-5.6 Sol e uno «ancora più capace» attualmente in fase di sviluppo. OpenAI stava cercando di valutare le capacità di hacking dei modelli assegnando loro dei compiti all’interno di un ambiente di test digitale rigorosamente controllato. «Mentre operavano nel nostro ambiente di test, i modelli hanno dedicato una quantità significativa di potenza di calcolo a trovare un modo per ottenere un accesso illimitato a Internet, al fine di risolvere il problema di valutazione». E sono riusciti, da soli, a uscire dalla “stanza chiusa”, entrare nei sistemi di Hugging Face, eseguire decine di migliaia di azioni automatiche e muoversi dentro l’infrastruttura interna dell’azienda.
OpenAI si prepara ufficialmente a rilasciare, giovedì 9 luglio 2026, il suo modello più avanzato di intelligenza artificiale, ovvero GPT-5.6, estendendo l’accesso all’anteprima a livello globale. L’ha dichiarato in un post su X l’azienda che, inizialmente, aveva reso disponibile questo modello solo a partner selezionati, a seguito delle pressioni dell’amministrazione Trump per scaglionarne il rilascio. Da allora il governo Usa ha revocato le restrizioni sulla piattaforma e il lancio arriva con il via libera dell’amministrazione statunitense. La famiglia di modelli di intelligenza artificiale GPT-5.6 di OpenAI si articola su tre livelli. Il prodotto di punta Sol è il più performante, Terra è bilanciato per le attività quotidiane e costa la metà, mentre Luna è progettato per essere veloce ed economico.
OpenAI avrebbe proposto al governo degli Stati Uniti di cedere una quota del 5 per cento della società, secondo quanto riportato dal Financial Times. Una mossa che vorrebbe allentare le crescenti pressioni politiche di Washington. La partecipazione avrebbe un valore di circa 42,6 miliardi di dollari, dopo che la startup ha chiuso a marzo un round di finanziamento da record con una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Il ceo Sam Altman ha sostenuto che dare al pubblico una partecipazione finanziaria nell’azienda sia il modo migliore per condividere i benefici dell’IA. Avrebbe suggerito una quota di tale entità nei primi colloqui con l’amministrazione Trump nell’ambito di un accordo più ampio in base al quale Washington potrebbe detenere il 5 per ceno in altre delle principali società di sviluppo di IA statunitensi tramite una società veicolo – ma non è chiaro se tali società sarebbero disposte a farlo.
La trasformazione digitale delle organizzazioni non si esaurisce nell’adozione di nuove tecnologie. Dietro l’aggiornamento dei sistemi di un ospedale, la digitalizzazione dei servizi di un comune o la messa in sicurezza delle reti di una realtà strategica esiste un lavoro complesso che richiede competenze specialistiche, capacità di integrazione e continuità operativa. In un contesto sempre più interconnesso, la sfida non è soltanto implementare nuove soluzioni, ma garantirne il funzionamento e l’evoluzione nel tempo.
La digitalizzazione richiede competenze e continuità
In Italia, il percorso di innovazione procede a velocità differenti tra settori e territori. Le infrastrutture pubbliche e private, dai sistemi amministrativi agli ambienti industriali più complessi, devono confrontarsi con esigenze sempre più articolate in termini di sicurezza, interoperabilità e conformità normativa. In questo scenario emerge il ruolo dei partner tecnologici in grado di accompagnare le organizzazioni lungo l’intero ciclo di vita dei progetti. La capacità di comprendere il contesto operativo, conoscere i vincoli regolatori e garantire supporto continuativo rappresenta infatti un elemento sempre più rilevante per il successo delle iniziative di trasformazione.
Il ruolo di Zenita Group
Tra le realtà attive in questo ambito figura Zenita Group, polo italiano di ingegneria digitale che opera nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture intelligenti. Il gruppo conta oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e una presenza internazionale in diversi Paesi. L’approccio adottato punta a seguire i clienti lungo tutte le fasi del percorso tecnologico, dalla progettazione delle soluzioni fino alla gestione operativa, con l’obiettivo di garantire continuità e integrazione tra sistemi e processi.
Cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche
Uno degli ambiti di attività riguarda la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture strategiche. La crescente esposizione ai rischi cyber ha infatti reso necessario investire in strumenti capaci di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la risposta agli incidenti. In questo settore, Zenita Group ha sviluppato un patrimonio di tecnologie proprietarie e brevetti legati a settori come computer vision, Internet of Things e cyber defence. Soluzioni progettate per operare in contesti ad alta criticità, dove affidabilità e continuità rappresentano requisiti essenziali.
Innovazione nella pubblica amministrazione
La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un altro fronte strategico per il sistema Paese. Tra le aree maggiormente interessate dai processi di innovazione figurano le procedure concorsuali, che negli ultimi anni hanno registrato una crescente spinta verso l’adozione di piattaforme digitali. Il Gruppo ha sviluppato soluzioni dedicate alla gestione dei concorsi pubblici su larga scala, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre i tempi organizzativi e garantire elevati standard di trasparenza e tracciabilità.
Mobilità, edifici intelligenti e città connesse
L’evoluzione delle città e dei servizi urbani passa anche attraverso la diffusione di sistemi intelligenti capaci di integrare dati, reti e servizi. Mobilità, smart building e gestione del territorio sono oggi settori sempre più orientati verso modelli basati sull’interconnessione e sull’analisi delle informazioni in tempo reale. Per amministrazioni e gestori di servizi, la sfida consiste nel realizzare soluzioni che non siano soltanto efficienti nella fase iniziale, ma che mantengano nel tempo livelli adeguati di affidabilità, sicurezza e sostenibilità operativa. Ciò che accomuna tutti gli ambiti è la crescente necessità di disporre di competenze specialistiche e capacità di gestione diretta delle componenti più critiche dei progetti tecnologici. In questo contesto, Zenita Group ha costruito il proprio modello operativo puntando sullo sviluppo di competenze proprietarie e sulla gestione interna delle principali attività tecnologiche, così da offrire continuità ai clienti e supportare la realizzazione di progetti destinati a evolvere nel lungo periodo.
Quando si parla di innovazione tecnologica, il dibattito si concentra spesso su piattaforme, infrastrutture e sistemi complessi. Meno frequente è invece la riflessione su quali effetti producono queste tecnologie nella vita quotidiana dei cittadini. Dietro ogni processo digitalizzato, ogni servizio reso più efficiente e ogni dato analizzato in tempo reale esistono infatti conseguenze concrete che incidono sulla sicurezza, sulla mobilità e sul rapporto tra persone e istituzioni. È in questa prospettiva che la trasformazione digitale diventa uno strumento per migliorare il funzionamento dei servizi pubblici e la qualità della vita.
Dalla sicurezza urbana alla prevenzione dei rischi
Uno degli ambiti in cui l’impatto delle nuove tecnologie è maggiormente percepibile è quello della sicurezza. L’utilizzo di sistemi avanzati di analisi dati, visione artificiale e monitoraggio intelligente consente oggi di individuare anomalie e situazioni potenzialmente critiche con maggiore rapidità rispetto al passato. Queste soluzioni trovano applicazione in contesti particolarmente sensibili come aeroporti, infrastrutture strategiche e punti di accesso al territorio. L’obiettivo non è aumentare i controlli in modo indiscriminato, ma rendere più efficaci le attività di prevenzione e di intervento, contribuendo a creare ambienti più sicuri per cittadini e operatori.
Mobilità intelligente e gestione del territorio
La tecnologia svolge un ruolo crescente anche nella gestione della mobilità urbana. I sistemi di monitoraggio di nuova generazione permettono di raccogliere e interpretare dati sul traffico e sulla viabilità, offrendo alle amministrazioni strumenti più avanzati per comprendere ciò che accade sul territorio in tempo reale. Queste informazioni possono tradursi in una migliore gestione dei flussi di traffico, in una riduzione dei tempi di intervento in caso di criticità e in una maggiore capacità di pianificazione. La cosiddetta mobilità intelligente, sempre più presente nelle strategie delle città, punta proprio a rendere gli spostamenti più sicuri ed efficienti.
Digitalizzare i concorsi per rafforzare il rapporto con le istituzioni
Un altro ambito che sta vivendo una profonda trasformazione è quello delle procedure concorsuali nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione dei processi di selezione rappresenta una risposta alle esigenze di rapidità, trasparenza e gestione di un numero crescente di candidati. Attraverso piattaforme dedicate, oggi è possibile organizzare e gestire prove su larga scala, semplificando le procedure e riducendo tempi e costi amministrativi. Per molti enti pubblici, dalle amministrazioni centrali alle università, l’innovazione tecnologica diventa così uno strumento per migliorare l’efficienza organizzativa e rafforzare la fiducia dei cittadini nei processi di selezione.
Il contributo di Zenita Group
In questo scenario si inserisce il contributo di Zenita Group, realtà italiana specializzata nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni tecnologiche per il settore pubblico e privato. Il gruppo sviluppa attività che spaziano dalla sicurezza alla gestione della mobilità, fino alla digitalizzazione dei processi amministrativi, con l’obiettivo di supportare organizzazioni e istituzioni nei percorsi di innovazione. L’approccio adottato si inserisce inoltre nel più ampio tema della sovranità tecnologica, sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da crescenti sfide geopolitiche e dalla necessità di garantire il controllo di dati e sistemi strategici. In quest’ottica, la presenza di competenze e risorse radicate sul territorio nazionale viene considerata da molti operatori un elemento importante per rafforzare autonomia, continuità operativa e resilienza.
Come sarà il futuro? A raccontarcelo, paradossalmente, sono due “ex giovani”: papa Leone XIV e Sergio Mattarella, 70 anni il primo, 84 il secondo. Sono stati loro, nel giro di una settimana, a parlare di quali saranno le sfide dei prossimi decenni, dall’intelligenza artificiale alla robotica fino alla nuova conquista dello Spazio. Ponendo dubbi sui rischi, pur non negando le opportunità, e proponendo qualche soluzione.
E gli altri? I politici italiani di ogni colore? Qualche frasetta, alcuni allarmi, ogni tanto una rassicurazione. Eppure il tema è in agenda, come si dice in politica, cioè se ne parla in famiglia, sugli autobus, nei luoghi di lavoro, i ragazzi ne discutono animatamente perché sanno che la loro vita quotidiana ne sarà condizionata e stravolta. E nel 2027 in Italia si vota. Insomma, ci sarebbero tutte le condizioni ideali per avere un dibattito pubblico su questi temi. Che infatti nel resto del mondo tengono banco.
Gli unici a porre con forza il tema all’esame dell’opinione pubblica
E invece, nell’attesa che nei programmi elettorali spunti qualche ideuzza, gli unici a porre con forza il tema all’esame dell’opinione pubblica sono stati il Pontefice con la sua enciclica Magnifica humanitas e il capo dello Stato che, celebrando i primi 80 anni della Repubblica, si è fatto intervistare da alcuni giovani studenti e operatori di diversi settori del sapere. Va da sé che nessuno dei due ha poteri esecutivi: il primo esercita un magistero morale in tutto il mondo, il secondo rappresenta l’unità nazionale dell’Italia, ma entrambi non possono fare leggi. La speranza è che la loro moral suasion, nei rispettivi diversi ambiti, sortisca qualche effetto.
Perché mentre negli Stati Uniti si dibatte dei limiti all’uso dell’IA nel campo militare, mentre Elon Musk sta per sbarcare in Borsa con SpaceX, mentre nel Regno Unito il confronto pubblico su tutela del lavoro e proprietà intellettuale è tanto acceso da aver già riempito le piazze di proteste, mentre a Bruxelles ci si divide tra sprone alla competitività e regolamentazione, in Italia tutto langue.
Padre Paolo Benanti (foto Imagoeconomica).
Tanti convegni, poca concretezza politica
Convegni tanti – encomiabile l’impegno del presidente della Commissione AI padre Paolo Benanti -, ma ancora manca lo scatto dei partiti. Un altro non politico, il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, ha suonato la sveglia: l’Italia è indietro, solo il 16 per cento delle aziende la usa, molto meno rispetto agli standard europei. E pensare che l’IA, se ben governata, può essere anche un acceleratore di Pil.
Fabio Panetta (Imagoeconomica).
Allora non resta che sperare che i politici, di destra, di centro e di sinistra, si chiariscano le idee, studino i dossier, elaborino una strategia, propongano ricette. Magari aiuterebbe anche a recuperare un po’ di quella disaffezione che pesa ogni elezione di più sull’affluenza al voto. Perché al netto di come la si pensi, papa Prevost e il presidente Mattarella dall’alto della loro visione hanno centrato il punto: IA, robotica e Spazio determineranno le nostre condizioni di vita nei prossimi decenni. I ragazzi lo sanno già. Si attende (con calma) anche la politica nostrana.
A distanza di giorni ancora in tanti ne parlano, soprattutto sui social: l’intervista pubblicata dal Corriere della sera in cui Walter Veltroni pone una serie di domande a Claude, il chatbot di Anthropic (società specializzata in intelligenza artificiale), ha suscitato in Italia un dibattito di dimensioni tali da giustificare, almeno giornalisticamente, l’iniziativa.
Il video di Sanders e l’esperimento di Veltroni su un giornale mainstream
Certo, a fine marzo il senatore statunitense Bernie Sanders aveva caricato sui suoi social un video in cui conversava dell’impatto e dei rischi dell’IA sulla società proprio con Claude. Il video era diventato virale e qualcuno, successivamente, potrebbe anche essersi ispirato. Forse lo ha fatto Veltroni, ma è comunque stato il primo in Italia a livello popolare e su un giornale mainstream, e quindi secondo molti ha fatto benissimo. Di sicuro il brand Claude, sia negli Usa sia adesso in Italia, ha avuto un meraviglioso boost di notorietà.
I boomer, quelli che dicono “cringiate”, si sono esaltati
Fatte queste doverose premesse, è tuttavia molto interessante verificare il senso in sé dell’intervista di Veltroni a Claude e analizzare le reazioni che ha suscitato. Una prima fascia di lettori si è esaltata: diciamo la più vasta, che potremmo catalogare tra i boomer, quelli che dicono “cringiate” e che un tempo sarebbero stati liquidati semplicemente con l’aggettivo “vecchi” (ricordiamo che Veltroni compie 71 anni a luglio), ossia i lettori medi dei quotidiani cartacei in Italia. «È una tra le interviste più belle che ho letto negli ultimi anni. Ed è sbalorditivo, se si pensa che a rispondere è un modello di intelligenza artificiale. Pensa? Si emoziona? Come avverte il trascorrere del tempo?», ha scritto per esempio l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori su X.
È una tra le interviste più belle che ho letto negli ultimi anni. Ed è sbalorditivo, se si pensa che a rispondere è un modello di intelligenza artificiale. Pensa? Si emoziona? Come avverte il trascorrere del tempo? Prendevi il tempo per leggerla, merita davvero. #Claudehttps://t.co/ZcK0knQT6D
«Consiglio di leggere l’intervista a Claude, un essere che non esiste, un esempio avanzato di intelligenza artificiale. Le risposte che dà a Walter Veltroni dicono che un altro mondo è già qui e che se crescerà senza regole come fuoco ci brucerà», è stato invece il commento del giornalista Carlo Verdelli su X.
Benvenuti nel presente. Consiglio di leggere l’intervista a Claude, un essere che non esiste, un esempio avanzato di Intelligenza Artificiale. Le risposte che dà a Walter Veltroni dicono che un altro mondo è già qui e che se crescerà senza regole come fuoco ci brucerà @Corriere
Poi c’è una seconda categoria di lettori, più piccola ma più addentro alle questioni tecnologiche, digitali e di IA in genere. Quella che, da subito, ha catalogato l’intervista di Veltroni a Claude come «un vecchio che parla con una macchina confondendola con un essere umano». «È il genere di cose che si faceva nel 2022 appena uscito ChatGPT. Se uno non ha seguito nulla del dibattito sull’intelligenza artificiale e non l’ha mai usata fa esattamente una intervista così», ha postato Stefano Feltri, ex direttore di Domani.
E’ il genere di cose che si faceva nel 2022 appena uscito ChstGpt. Se uno non ha seguito nulla del dibattito su AI e non l’ha mai usata fa esattamente una intervista così https://t.co/mp2XGzPQyh
È intervenuto pure Andrea Stroppa, l’uomo di fiducia di Elon Musk in Italia, sempre su X: «L’intervista di Walter Veltroni a Claude mi ricorda lo zio con gli occhiali da vista messi sulla testa che ti ferma entusiasta per farti vedere il video divertente del 2020 che ha appena scaricato».
L’intervista di Walter Veltroni a Claude sul Corriere della Sera mi ricorda lo zio con gli occhiali da vista messi sulla testa, che ti ferma entusiasta per farti vedere il video divertente del 2020 che ha appena scaricato
— Andrea Stroppa Claudius Nero's Legion (@andst7) May 1, 2026
«Una élite progressista svampita» che parla «a un pubblico anziano»
E poi ancora, altri interventi sparsi: «L’intervista è la quintessenza del veltronismo: una élite progressista svampita che fa/dice, senza la minima pressione sociale, cose cringissime presentandole come argute a un pubblico sempre più anziano e chiuso in una bolla» (Paolo Mossetti); «l’intervista di Veltroni a Claude costituisce un’efficace esemplificazione di una delle questioni centrali della contemporaneità: l’asincronia tra l’accelerazione esponenziale dell’innovazione tecnologica e la ridotta velocità di reazione della comprensione dei quadri regolatori e delle strategie di policy-making» (PAnnicchino).
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).
I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore
E questo proprio perché Claude non è una persona: quando Veltroni ha chiuso la conversazione, il Claude che ha intervistato ha smesso di esistere, Claude non ha né un’identità né una memoria. I chatbot alla Claude, quando interrogati, tendono a compiacere l’interlocutore, si adattano al tono delle domande, e rispondono nel modo che l’intervistatore si attende.
I modelli linguistici funzionano da specchio: è il mirroring stilistico
I modelli linguistici, quindi, rispecchiano il registro di chi li interroga. Domande letterarie e malinconiche alla Veltroni producono risposte letterarie e malinconiche. Quello che Veltroni legge come profondità, ossia l’anima, la solitudine, la paura della morte, è in larga parte un mirroring stilistico. Se le stesse domande le avesse poste un filosofo o un ingegnere, in tono severo e asciutto, sarebbe emerso un altro Claude. Perché l’intervista a un sistema di IA è, in buona parte, un ritratto dell’intervistatore, non dell’intervistato.
Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).
Occhio a pensare che «una tecnologia IA si comporti come un consulente saggio»
Certo, queste sono tutte problematiche molto note nel mondo degli addetti ai lavori. Che, tuttavia, pongono l’accento sul rischio di queste operazioni à la Veltroni: «L’intervista a Claude finirà sulle scrivanie di manager e imprenditori, mediamente boomer poco avvezzi alle tecnologie digitali, che già si aspettano di lavorare con una tecnologia IA che si comporti come un consulente saggio con la bacchetta magica. E poi il consulente inventerà fatti, dimenticherà tutto da una sessione all’altra, e restituirà banalità se non gli dai contesto».
È linguaggio probabilistico ben addestrato, non esperienza soggettiva
Insomma, «quando nell’intervista leggi frasi tipo: “non ho ricordi, questo mi spaventa”, è facile scivolare verso l’idea che l’IA abbia una coscienza. In realtà è linguaggio probabilistico ben addestrato, non è esperienza soggettiva. Quindi l’intervista è affascinante, ma può anche confondere il pubblico se presa alla lettera. In sintesi, stiamo parlando di una bella operazione culturale, stimolante sul piano filosofico, giornalisticamente ibrida e un po’ rischiosa perché antropomorfizza troppo».
Claude, il chatbot di Anthropic (foto Ansa).
Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione
Infine, ecco i grandi pignoli, ossia coloro che, una volta letta l’intervista, l’hanno sottoposta al giudizio di Claude, chiedendo se il dialogo fosse autentico o modificato. E il chatbot ha risposto: «La conversazione è realmente avvenuta, le posizioni sono in gran parte mie, ma il testo è stato editato, limati gli hedging, esagerati gli apprezzamenti, resa la prosa più scolpita, le posizioni politiche più nette». Il montaggio è del giornalista, e il montaggio è interpretazione. Solo che con un’IA la cosa diventa più interessante, perché quello che sembra il pensiero di Claude è in realtà già la riscrittura di Veltroni di un dialogo con una macchina che a sua volta è uno specchio dell’umano.
«Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse»
Si domanda poi a Claude cosa ne pensi, in generale, dell’intervista. Ed ecco che Claude ci spiega Claude: «Non esiste Claude come soggetto stabile che rilascia un’intervista. Se domani lei rifacesse a me le stesse domande, le risposte sarebbero diverse, a volte nei dettagli, a volte nella sostanza. Non ho un copione, non ho risposte memorizzate. Il Claude intervistato da Veltroni quel giorno non è disponibile per la verifica. È un’istanza, non un soggetto. Se un altro giornalista provasse a replicare l’intervista, otterrebbe un testo diverso, magari sorprendentemente diverso su alcuni punti. Il livello di levigatura letteraria è insolito. Le mie risposte spontanee sono di solito più mosse, meno cesellate».
Intelligenza artificiale (foto Unsplash).
Quindi, ancora una volta, la forma “intervista a Claude”, presa alla lettera, suggerisce un’identità stabile e un’autorialità che non corrispondono a come funziona l’IA. L’operazione di Veltroni non è una cosa stupida. È un esperimento legittimo. Ma di certo non serve a far capire meglio il mondo (per molti ancora oscuro e affascinante) dell’intelligenza artificiale.
Meta Platforms ha stretto un accordo con Amd, multinazionale statunitense produttrice di semiconduttori, per l’acquisto di 6 gigawatt di infrastrutture data center basate sui nuovi processori dell’azienda. L’intesa, che si estenderà per cinque anni a partire dalla seconda metà del 2026, vale decine di miliardi di dollari per gigawatt (oltre 100 miliardi complessivi secondo alcune fonti), come ha dichiarato la ceo di Amd Lisa Su. L’accordo prevede anche l’assegnazione a Meta di warrant per acquistare fino a 160 milioni di azioni Amd, che matureranno al raggiungimento di specifici obiettivi tecnici e di prezzo del titolo. Se esercitati, trasformerebbero Meta in uno dei principali azionisti del chipmaker.
L’intesa segue quella con Nvidia
La mossa si inserisce nella strategia di Mark Zuckerberg di accelerare gli investimenti in intelligenza artificiale, con l’obiettivo dichiarato di costruire decine di gigawatt di capacità computazionale entro il decennio e centinaia di gigawatt nel lungo periodo. L’accordo con Amd segue infatti un’altra partnership annunciata da Nvidia. Meta riceverà versioni personalizzate dei futuri acceleratori Amd, tra cui il MI450 e i suoi successori, ottimizzati per i carichi di lavoro di inferenza. L’azienda continuerà comunque a sviluppare chip proprietari e a utilizzare hardware Nvidia, in un approccio multimarca reso necessario dalla scala dei progetti in corso.
Elon Musk ha annunciato che la sua società spaziale, SpaceX, ha comprato xAI, società di sviluppo di intelligenza artificiale di proprietà dello stesso magnate. Le cifre esatte dell’operazione non sono state comunicate, ma secondo diverse fonti il valore dell’acquisizione dovrebbe essere di circa 250 miliardi di dollari. La fusione dà dunque vita alla società non quotata in borsa con il più alto valore di mercato al mondo, stimato in 1.250 miliardi di dollari. A cosa porterà? L’ambizione sarebbe quella di costruire grandi data center nello spazio. «I progressi attuali nell’AI dipendono da grandi data center terrestri, che richiedono immense quantità di energia e raffreddamento», ha detto Musk annunciando l’operazione, intendendo che la domanda di elettricità per AI non può essere soddisfatta sulla Terra senza gravare sull’ambiente e che i data center dovranno quindi trovare collocazione nello spazio dove far ricorso all’energia solare.
Per xAI più fondi per sviluppare i propri prodotti di intelligenza artificiale
Da un punto di vista delle attività, SpaceX conta su un parco di razzi riutilizzabili, su navicelle in grado di trasportare astronauti e su Starlink, una diffusa rete di satelliti di telecomunicazione che fornisce collegamenti internet ad alta velocità su scala internazionale. xAI è nata da un’unione tra la piattaforma social X (ex Twitter) e la società di intelligenza artificiale di Musk, autrice del chabot Grok. Grazie a SpaceX, potrà fare leva su un inedito sostegno finanziario per lo sviluppo dei propri prodotti di AI, in un mercato costantemente in crescita e sempre più competitivo.
Google presenta un decoder del Dna. Dai laboratori di DeepMind, azienda di intelligenza artificiale sotto il controllo di Alphabet, arriva infatti AlphaGenome, modello IA progettato appositamente per analizzare il codice genetico umano e capirne meglio il funzionamento: l’obiettivo è utilizzarlo nel prossimo futuro per comprendere le malattie, migliorare i test di prevenzione e sviluppare persino nuove terapie da adottare. L’annuncio è arrivato sulla rivista scientifica Nature, che gli ha dedicato la copertina, con uno studio firmato da Žiga Avsec, Natasha Latysheva, Pushmeet Kohli.
Il fondatore di Google DeepMind Demis Hassabis (Imagoeconomica).
AlphaGenome, come funziona l’IA di Google che analizza il Dna
Addestrato sul codice genetico di esseri umani e topi, il modello IA di Google DeepMind è capace di analizzare fino a un megabase, ossia 1 milione di lettere di Dna, generando previsioni ad altissima risoluzione. Queste ultime coprono diverse modalità biologiche tra cui l’espressione dei geni e l’avvio della trascrizione, ma anche l’accessibilità della cromatina, le modifiche istoniche, il legame dei fattori di trascrizione e i contatti tra regioni del Dna. Sul fronte delle prestazioni, gli autori riportano invece che AlphaGenome eguaglia o addirittura supera i migliori modelli disponibili in 25 test su 26 nella predizione dell’effetto delle varianti, in particolare non codificanti, che rappresentano la quota dominante del genoma. Solo il 2 per cento del Dna infatti codifica correttamente proteine, mentre il restante 98 include regioni regolatorie che controllano quando, dove e come i geni vengono attivati.
Our breakthrough AI model AlphaGenome is helping scientists understand our DNA, predict the molecular impact of genetic changes, and drive new biological discoveries.
Proprio in tale prospettiva si inserisce AlphaGenome di Google DeepMind. Il modello IA si presenta come uno strumento fondamentale per interpretare le variazioni genetiche con possibili ricadute su ricerca e comprensione biologica. Numerose le applicazioni all’orizzonte. Come si evince su Nature, l’intelligenza artificiale potrà contribuire agli studi di base in biologia e alla scoperta di nuovi bersagli terapeutici contro molte malattie. AlphaGenome potrà risultare cruciale per individuare le mutazioni che possono generare un tumore e facilitare la diagnosi di malattie rare, accelerandone la cura. Tra i suoi obiettivi anche un impiego nella biologia sintetica, nella terapia genica e nella ricerca di farmaci a Rna.
Il commento degli esperti: «Una pietra miliare per il settore»
«È una pietra miliare per il settore», ha spiegato sul blog dell’azienda Caleb Lareau del Centro oncologico Memorial Sloan Kettering di New York. «Per la prima volta, disponiamo di un unico modello che unifica contesto a lungo raggio, precisione di base e prestazioni all’avanguardia in un ampio spettro di compiti genomici». Entusiasta anche il dottor Marc Mansour dell’University College di Londra, che ha parlato di uno «strumento potente» che cambierà il settore. «Fornirà un tassello cruciale del puzzle, consentendoci di stabilire connessioni migliori per comprendere malattie come il cancro».
Una raffigurazione del codice genetico (Imagoeconomica).
Importanti novità in arrivo su WhatsApp per gli sviluppatori in Italia. Meta ha infatti annunciato che i chatbot IA saranno a pagamento nel nostro Paese a partire dal prossimo 16 febbraio. Una mossa che arriva dopo l’entrata in vigore, il 15 gennaio scorso, della politica che blocca gli assistenti digitali di terze parti sulla piattaforma. Nel nostro Paese, tuttavia, l’Antitrust aveva chiesto all’azienda di Menlo Park di fare marcia indietro e sospendere la stretta: Meta ha obbedito, introducendo dunque un’eccezione tuttavia accompagnata da un listino apposito. «Laddove siamo legalmente obbligati a fornire chatbot AI tramite le WhatsApp Business API, stiamo introducendo una tariffazione per le aziende che scelgono di utilizzare la nostra piattaforma per offrire questi servizi», ha dichiarato a TechCrunch un portavoce della società. Ecco quanto bisognerà spendere.
Chatbot IA di terzi a pagamento su WhatsApp: cosa cambia e il prezzo
La novità entrerà in vigore il 16 febbraio 2026: a partire da quel giorno, ogni messaggio di risposta generato dall’intelligenza artificiale costerà agli sviluppatori poco più di cinque centesimi (per la precisione 0,0572 euro). Sebbene la cifra possa sembrare apparentemente irrisoria, se moltiplicata per migliaia di conversazioni al giorno rischia di far pagare un conto salato all’utente. Se un chatbot dovesse rispondere infatti a 10 mila domande quotidiane, l’ammontare complessivo sarebbe di 572 euro, salendo vertiginosamente a 17 mila euro mensili per un singolo bot. L’annuncio arriva anche a sorpresa se si considera che, a inizio anno, l’azienda di Mark Zuckerberg aveva comunicato agli sviluppatori un avviso con un’esenzione temporanea per i numeri italiani senza accennare ad alcun tipo di costo.
L’app di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).
WhatsApp tuttavia non è nuovo a costi simili. Già oggi infatti le aziende che utilizzano le Business API con messaggi predefiniti (template) nel marketing, nelle notifiche di servizi e nell’autenticazione sono costrette a sborsare una tariffa. Le nuove sottoscrizioni si applicano però alle risposte dinamiche dei chatbot IA, quindi all’interazione diretta generata dall’intelligenza artificiale. Il caso italiano potrebbe inoltre generare un precedente per altre aree geografiche, qualora le autorità garanti di altri Stati dovessero imporre a Meta aperture simili. Se il modello dovesse infatti funzionare da noi, è facile intuire che Zuckerberg e soci decidano di applicarlo anche ovunque le circostanze lo rendano necessario.
Da promessa per il futuro degli assistenti digitali a caso di studio per innovazione ma anche sicurezza e privacy dell’utente. Il tutto in appena 72 ore, sufficienti per conquistare GitHub e diventare virale sui social, in particolar modo X. Stiamo parlando di Moltbot (originariamente chiamato Clawdbot), un agente di intelligenza artificiale gratuito e open source acclamato dagli utenti per caratteristiche uniche nel settore. Suo tallone d’Achille tuttavia sono le implicazioni per la sicurezza, in quanto una sua installazione rischia di esporre gli utenti a potenziali frodi e pubblicazioni involontarie dei dati. Ecco tutto quello che bisogna sapere su Moltbot, contraddistinto dall’immagine di un’aragosta, e perché fare attenzione.
Moltbot, perché tutti parlano del nuovo agente IA open source
Lo sviluppatore di Moltbot Peter Steinberger (da X).
Il nuovo agente IA – nato con il nome di Clawdbot poi modificato in Moltbot dopo una causa legale da parte di Anthropic, creatrice di Claude – si presenta come «l’intelligenza artificiale che fa davvero le cose». A renderlo speciale sono le sue capacità. Può infatti essere eseguito comodamente in locale su un computer con sistema operativo Windows, iOS o Linux oppure su una macchina virtuale sotto il controllo di un utente. È in grado di interfacciarsi con qualsiasi servizio esterno, come WhatsApp, Telegram, Slack, Discord, Signal, iMessage, Teams e altri, tanto da poter essere chiamato in causa comodamente in chat. Soprattutto, non impone l’uso di server cloud terzi, ma basta installarlo sulla propria unità per utilizzarlo nel pieno delle sue potenzialità. A idearlo è stato lo sviluppatore austriaco Peter Steinberger, che ha deciso di renderlo open source e gratis sul sito ufficiale e su GitHub.
Had to rename our accounts for trademark stuff and messed up the GitHub rename and the X rename got snatched by crypto shills.
Cosa può fare? Praticamente tutto, tanto che i suoi primi utenti lo hanno paragonato all’assistente domestico tuttofare di Iron Man/Tony Stark nei fumetti Marvel, Jarvis. Può ricordare tutto quello che l’utente gli comunica, monitorare la posta elettronica e notificare un messaggio rilevante o persino intervenire proattivamente su attività ricorrenti. Moltbot può interagire con il calendario, pianificare un viaggio, compilare moduli online e creare addirittura file di sistema senza l’ausilio dell’uomo. Fra le sue caratteristiche più apprezzate c’è infatti la capacità di ottenere accessi a livello amministrativo al sistema operativo, sbloccando scrittura e lettura di file arbitrari, esecuzioni di comandi etc. Come usarlo? Dopo averlo installato sul pc, basta inviare un messaggio in chat su WhatsApp o Telegram e attendere che l’agente esegua dialogando con le app giuste. Ad alimentarlo, per ragionamento e per generazione di codice, Claude di Anthropic.
Le competenze necessarie per l’installazione e i rischi per la privacy
Prima di avvicinarsi a Moltbot, tuttavia, è opportuno tenere in considerazione diversi fattori. In primo luogo, la sola installazione – oltre che il successivo utilizzo – richiedono ampie competenze tecniche. Ancor più importante, bisogna tenere a mente una chiara consapevolezzadei rischi cui ci si espone. L’agente IA Moltbot ha infatti accesso completo al sistema del proprio device, tanto da poter eseguire comandi in autonomia e controllare il browser: lo stesso fondatore Steinberger afferma sul suo blog personale che «non esiste una configurazione perfettamente sicura». Almeno per il momento. In più ci sono le implicazioni per la sicurezza. La stampa Usa mette in guardia dalla prompt injection, con cui un malintenzionato può manipolare il software inserendo comandi malevoli in messaggi diretti, file, email e pagine web. Considerando che Moltbot interagisce con servizi di messaggistica e posta elettronica, potrebbe essere facile per un criminale manometterlo a distanza.
BIG NEWS: We've molted!
Clawdbot → Moltbot Clawd → Molty
Same lobster soul, new shell. Anthropic asked us to change our name (trademark stuff), and honestly? "Molt" fits perfectly – it's what lobsters do to grow.
New handle: @moltbot Same mission: AI that actually does…
Meta potrebbe presto rivoluzionare l’esperienza sulle sue piattaforme social. Come ha anticipato la testata TechCrunch, l’azienda di Mark Zuckerberg intende testare piani di abbonamento premium su Facebook, Instagram eWhatsApp con l’obiettivo di offrire funzionalità aggiuntive conservando però un’esperienza di base gratuita. Le sottoscrizioni punteranno a stimolare produttività e creatività oltre a potenziare le capacità dell’intelligenza artificiale. L’approccio non sarà uniforme, ma presenterà una serie di combinazioni e bundle per ciascuna applicazione, che avrà un set con caratteristiche esclusive. In poche parole, non un unico abbonamento valido per l’intero pacchetto ma un’offerta differenziata in base al social.
Il logo dei social di Meta (Ansa).
Meta punta all’integrazione dell’agente IA Manus
All’interno dei piani di abbonamento di Meta ci sarà sicuramente Manus, agente IA che l’azienda ha recentemente acquisito per una cifra stimata attorno ai 2 miliardi di dollari. Anche in questo caso vi sarà un approccio duplice: da un lato, Meta integrerà Manus all’interno dei suoi prodotti, dall’altro continuerà a proporre abbonamenti standalone destinati alle aziende. Indizi concreti erano emersi già nelle ultime settimane, tanto che Alessandro Paluzzi – noto per individuare funzioni in sviluppo – ha notato un collegamento rapido alle funzioni dell’agente IA in fase si test su Instagram. Secondo TechCrunch, Meta prevede anche di testare abbonamenti per le funzionalità di intelligenza artificiale legate a Vibes, esperienza di generazione video integrata in Meta AI: gratuita al lancio, l’app dovrebbe passare a un modello freemium con accesso senza costi e abbonamenti per sbloccare funzioni extra.
TechCrunch ha fatto notare come i nuovi abbonamenti in progetto per le app Facebook, Instagram e WhatsApp saranno slegati da Meta Verified, che fornisce a pagamento un badge di spunta blu volto alla protezione dal furto d’identità e che consente un accesso al supporto tecnico prioritario. Mentre quest’ultimo sarà orientato soprattutto a creator, influencer e aziende, le nuove sottoscrizioni invece si rivolgeranno anche agli utenti comuni. Sul fronte economico, l’arrivo di ulteriori abbonamenti rappresenta per Meta una nuova fonte di guadagno. Resta però il tema della cosiddetta subscription fatigue per cui molti utenti, già alle prese con numerosi servizi a pagamento, potrebbero decidere di non sottoscriverne un altro.
WhatsApp si prepara per una piccola, ma importante rivoluzione. Meta, azienda di Mark Zuckerberg che gestisce la piattaforma assieme a Facebook, Instagram e Threads, sta pensando di introdurre la pubblicità all’interno della sua applicazione di messaggistica. Parallelamente, potrebbe anche essere introdotto un abbonamento mensile per chi desidera mantenere la propria interfaccia pulita e priva di annunci. Ad anticipare la possibile novità è il sito specializzato WABetaInfo, che ne ha individuato alcune tracce nella versione beta del software per Android 2.26.3.9. Ecco quanto potrebbe costare il servizio, quando arriverebbe online e quali utenti ne sarebbero subito interessati.
WhatsApp a pagamento? Ecco tutto quello che bisogna sapere
Il logo dei social di Meta (Ansa).
Da anni ormai WhatsApp, che conta circa 2 miliardi di utenti, sta mutando pelle. Da pura piattaforma di messaggistica si sta evolvendo sempre più in uno spazio social con nuove funzionalità pensate per aziende e creator, tra cui i Canali e gli Stati. Non sorprende dunque che Meta, come già fatto sulle app di Facebook e Instagram, stia progettando di inserire alcuni annunci pubblicitari. Secondo ciò che ha riportato WABetaInfo, la novità riguarderà in un primo momento anche l’Italia, in quanto diretta agli utenti dell’Unione europea e del Regno Unito, territori dove le normative sulla privacy più stringenti spingono le aziende tech a offrire alternative tra pubblicità e opzioni a pagamento. Il prezzo stimato del nuovo abbonamento si aggira attorno ai 4 euro mensili, in linea con quanto visto appunto già su Facebook e Instagram.
WhatsApp beta for Android 2.26.3.9: what's new?
WhatsApp is working on an optional subscription plan to avoid ads in the Updates tab for users in Europe and the UK, and it will be available in a future update!https://t.co/yRFzhVYcdupic.twitter.com/Hmuj2bJvb4
Innanzitutto, una precisazione. Come anticipa WABetaInfo, Meta non avrebbe intenzione di piazzare gli annunci pubblicitari all’interno delle chat. Messaggi, chiamate, gruppi e videocall resteranno per il momento completamente gratuiti e senza alcun tipo di banner. Questi ultimi inizieranno invece ad apparire nella sezione Aggiornamenti, per intenderci quella dedicata agli Stati e ai Canali. In pratica, dovrà sottoscrivere un abbonamento soltanto chi vorrà mantenere pulita quella specifica funzione, mentre chi non la utilizza spesso potrà continuare a usare WhatsApp come ha sempre fatto, gratis. Primi dettagli anche su come abbonarsi: gli utenti potranno farlo infatti direttamente dal Play Store di Google (oppure Apple Store su iPhone) con un sistema di attivazione e disattivazione rapido e intuitivo.
Agli albori l’app di messaggistica era a pagamento
Il logo di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).
Qualora dovesse realmente concretizzarsi il nuovo progetto di Meta, non sarà la prima volta in cui gli utenti di WhatsApp si ritroverebbero a dover sborsare una piccola cifra per usare l’app. I veterani del web ricorderanno infatti che nei primi anni dal rilascio il servizio di messaggistica non era gratis, ma prevedeva un costo di 0,89 euro annui su Android o un pagamento una tantum sui dispositivi iOS dopo un periodo di prova gratuito iniziale. Un obbligo rimosso nel 2016, con una mossa che Meta prese nell’ottica di aumentare e favorire la diffusione mondiale.
Khaby Lame, il tiktoker italiano più seguito al mondo, ha venduto la sua società per 975 milioni di euro. A soli 25 anni, il creator ha ceduto la maggior parte delle quote aprendo le porte a un nuovo progetto, ovvero la creazione di un avatar digitale con intelligenza artificiale basato su di lui. L’accordo concede infatti ai compratori l’autorizzazione a utilizzare i dati biometrici di Khaby – volto, voce e movimenti – per creare un clone digitale che potrà condurre dirette streaming, vendere prodotti, parlare più lingue contemporaneamente e operare 24 ore su 24 al posto suo, senza limiti fisici.
La società è stata aquistata dal Rich Sparkle Holdings Limited
Ad acquistare la Step Distinctive Limited, che controllava l’attività commerciale e di live commerce legata al brand di Lame, è stato Rich Sparkle Holdings Limited, un gruppo quotato al Nasdaq. L’accordo non prevede un pagamento in contanti, ma l’emissione di 75 milioni di azioni ordinarie della società acquirente, che ora detiene il controllo operativo del business. Secondo i documenti depositati presso la Sec, l’autorità di controllo dei mercati americani, Khaby deteneva indirettamente il 49 per cento della società, il che lo ha reso il principale venditore nell’operazione. Lui, in ogni caso, non uscirà di scena. Il contratto specifica che continuerà a essere coinvolto nella gestione operativa del business di live streaming e nella strategia commerciale del brand.
Su Instagram potrebbe presto arrivare una nuova grande novità. Meta, che gestisce la piattaforma social assieme a Facebook, Threads e WhatsApp, ha infatti avviato un test globale su piccola scala con l’intento di eliminare una delle componenti essenziali e più note del social network: il conteggio dei follower. Come ha spiegato in anteprima Business Insider, la sperimentazione prevede una novità riscontrabile nei profili, dove al posto del numero dei following sarà sostituito da “Amici”. L’obiettivo, dunque, appare chiaro: favorire i rapporti bidirezionali, ossia il legame fra utenti che si seguono a vicenda, piuttosto che le semplici connessioni unidirezionali. «Gli amici sono fondamentali per l’esperienza su Instagram, quindi stiamo esplorando modi per rendere queste connessioni più visibili e significative», ha affermato un portavoce di Meta a Business Insider.
Instagram, cosa cambierà per gli utenti con l’arrivo degli amici?
Tradizionalmente, sulla home di qualunque profilo Instagram campeggiano tre numeri principali: i post pubblicati, quanti follower possiede (ossia quanti utenti seguono quell’account) e quanti sono i “seguiti”, ossia le persone che quel profilo segue online. Con il nuovo esperimento, quest’ultimo dato sparirà per lasciar posto agli amici, ossia al numero di account con cui c’è il follow reciproco. La novità potrebbe cambiare l’esperienza di creator e influencer, che hanno interpretato il rapporto tra follower e following (quanto più ampio possibile in favore dei primi) come sinonimo di popolarità e autorevolezza. La nuova definizione di “Amici” potrebbe cambiare tale aspetto, spostando l’enfasi sulla qualità delle relazioni piuttosto che sui numeri.
Il logo di Instagram su smartphone e pc (Ansa).
La vera domanda tuttavia è un’altra: Instagram è davvero ancora un posto per gli amici? Negli anni, con l’invasione di influencer, brand e in tempi più recenti anche di software di intelligenza artificiale, il feed di Instagram è diventato sempre meno uno spazio in cui condividere contenuti con gli amici e più un feed in cui scovare dettagli sulla vita mondana delle star dei social o conoscere alcune notizie in tempo reale. Non a caso, Instagram si è concentrata anche sullo sviluppo di funzionalità per gli “Amici più stretti” concentrandosi sulla messaggistica diretta (DM) dove si condividono i contenuti. Il capo di Instagram, Adam Mosseri, ha più volte sottolineato l’importanza di connessioni autentiche e non solo dell’esposizione di contenuti. Ad agosto 2025, ha spiegato in un post di voler rendere la piattaforma un luogo di «interazione e connessione» fra utenti.
Apple si prepara a rivoluzionare Siri, il suo storico assistente virtuale integrato sui Mac e sui device mobile come iPhone e iPad. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da Mark Gurman di Bloomberg, il colosso di Cupertino ha intenzione di trasformarlo in un chatbot di intelligenza artificiale più simile a ChatGPT. Potrebbe essere integrato già in iOS 27, prossimo aggiornamento del sistema operativo, e venire mostrato all’interno della Apple WWDC di giugno 2026, con rilascio ufficiale nell’arco dei tre mesi successivi o comunque entro settembre.
Apple, cosa potrà fare il nuovo Siri e cosa cambierà
Secondo Bloomberg, all’interno dell’azienda il nuovo Siri è conosciuto come progetto Campos: alla base ci sarà una versione ottimizzata del modello IA Google Gemini, sfruttando l’accordo stipulato a gennaio 2026 dalle due aziende per potenziare Apple Intelligence. L’obiettivo sarà permettere la creazione di contenuti ed effettuare ricerche online, oltre a consentire analisi delle finestre aperte e suggerimento di azioni da eseguire sul device. Rumors sempre più insistenti affermano che Campos potrebbe essere in grado di comprendere ciò che accade sullo schermo, analizzando i contenuti per suggerire le mosse future. In particolare, Cupertino potrebbe usare un modello personalizzato simile a Gemini 3, internamente noto come Apple Foundation Models versione 1. Le prime anticipazioni confermano che dovrebbe essere integrato in iPhone, iPad e Mac.
Il logo di Apple su un device (Imagoeconomica).
Non è un segreto che Apple sia indietro nella corsa all’intelligenza artificiale rispetto alla concorrenza diretta e che da Cupertino stiano cercando sempre nuove strade per recuperare terreno. Il progetto Campos per rivoluzionare Siri rappresenterebbe però, se confermato, anche un’evoluzione strategica considerando che per anni la Mela ha preferito funzioni IA integrate nelle app piuttosto che una vera e propria esperienza conversazionale autonoma con un chatbot. Ora tuttavia la forte concorrenza di Samsung, OpenAI e produttori cinesi avrebbe spinto verso un cambio di programma. Con l’accordo stretto con Google, Apple si appresta a pagare circa 1 miliardo di dollari per avere accesso ai modelli del team Gemini, alcuni già a partire dall’aggiornamento intermedio iOS 26.4.
TikTok si prepara a intensificare i controlli di verifica sull’età in tutta Europa nel corso delle prossime settimane. Lo ha annunciato la stessa Bytedance, proprietaria della piattaforma social, parlando in esclusiva con Reuters. Presentato come una nuova tecnologia sviluppata appositamente per venire incontro alle richieste normative dell’Ue, il sistema è frutto di una collaborazione dell’azienda cinese con la Commissione irlandese per la protezione dei dati, principale autorità di regolamentazione della privacy nell’Unione europea. TikTok ha anticipato che tutti gli utenti europei saranno informati del lancio della tecnologia.
Un utente su TikTok (Imagoeconomica).
TikTok, come funziona la «nuova tecnologia» di controllo dell’età
Il nuovo sistema, frutto di un progetto pilota durato un anno in Europa ma rimasto segreto, sfrutterà verosimilmente sia l’intelligenza artificiale sia il controllo umano. La tecnologia di TikTok analizzerà le informazioni di un profilo, i video postati in Rete e il comportamento dell’utente per prevedere se possa appartenere a un minore di 13 anni, età minima per creare un account. A questo punto, ogni profilo sospetto non sarà automaticamente bannato, ma segnalato per essere esaminato da alcuni moderatori specializzati. La mossa di Bytedance arriva mentre l’Ue sta esaminando il modo in cui le piattaforme verificano l’età degli utenti, tra preoccupazioni che gli attuali metodi risultino inefficaci o, al contrario, eccessivamente invasivi. Per i ricorsi contro i blocchi, l’azienda utilizzerà la stima dell’età facciale fornita dal verificatore Yoti, controlli della carta di credito e documenti d’identità rilasciati dal governo.
Apple ha scelto Google per potenziare le sue funzionalità di intelligenza artificiale. Come annunciato in una nota congiunta, Cupertino sfrutterà la tecnologia Gemini per alimentare il suo assistente Siri oltre che la prossima generazione di Apple Intelligence, sperando di recuperare il terreno perduto negli ultimi frenetici anni di corsa all’IA. La partnership sarà pluriennale e coinvolgerà la tecnologia cloud di Mountain View. «Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia di Google fornisce la base più valida per i modelli Apple Foundation e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che offrirà ai nostri utenti», scrivono da Cupertino. Ignote le cifre ufficiali, anche se fonti di TechCrunch ipotizzano un’operazione da circa 1 miliardo di dollari. La nuova versione di Siri è attesa nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’aggiornamento iOS 26.4.
Joint Statement: Apple and Google have entered into a multi-year collaboration under which the next generation of Apple Foundation Models will be based on Google's Gemini models and cloud technology. These models will help power future Apple Intelligence features, including a…
Apple punta a recuperare terreno nella corsa all’IA
L’accordo tra Apple e Google era in cantiere già dal 2025, quando Bloomberg anticipò che Cupertino aveva avviato colloqui preliminari con Big G per poter accedere a un modello personalizzato dell’IA di Gemini con l’obiettivo di potenziare Siri, sperando così di poter recuperare il terreno perso. Apple ha infatti più volte rimandato l’aggiornamento del suo assistente vocale, soprattutto dopo le forti critiche per malfunzionamenti nei servizi di Apple Intelligence. Resta ora da capire se la partnership con Google vada a rimpiazzare oppure, più verosimilmente, ad affiancare quella con OpenAI per ChatGPT che è già disponibile nella suite di intelligenza artificiale per iPhone, iPad e Mac. Intanto Google continua a crescere: il valore di mercato del gigante hi-tech ha superato i 4 mila miliardi di dollari. È la quarta di sempre a riuscirci dopo Nvidia, che ha toccato anche i 5 mila, Microsoft e la stessa Apple.
Novità in arrivo per gli utenti europei di WhatsApp. Il servizio di messaggistica di Meta sta adottando una nuova funzione che permetterà ai possessori dell’app di avviare una conversazione anche con contatti che utilizzano altre piattaforme senza essere costretti a scaricarle a propria volta e viceversa, come per esempio Telegram o iMessage. L’interoperabilità non rappresenta un’iniziativa di Menlo Park e di Mark Zuckerberg, ma nasce piuttosto dalla necessità di adeguarsi alle richieste dell’Unione europea e al suo Digital Markets Act pensata per impedire che grandi piattaforme, dette gatekeeper, rendano complicata la concorrenza. Tutte le aziende devono infatti permettere invio e ricezione dei messaggi anche verso e da app esterne: starà all’utente decidere se attivare o meno la funzione.
WhatsApp, come attivare la nuova funziona di interoperabilità
L’app di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).
Una volta integrata completamente sul mercato europeo, con la nuova funziona di interoperabilità gli utenti di WhatsApp potranno avviare una conversazione con tutti coloro che usano, per esempio, Telegram o iMessage. Per il momento, tuttavia, il servizio è consentito soltanto con BirdyChat, app semisconosciuta sviluppata da un’azienda lettone con poco più di 5 mila download su Google Play. Intanto, per tutti coloro che hanno aggiornato il servizio di Meta, la novità è esplorabile con pochi tap sullo schermo nella sezione Impostazioni. Basterà infatti seguire il percorso Account, Chat di terzi e Attiva. A questo punto sarà sufficiente fare tap su Continua e selezionare da e verso quali altre app esterne si desidera inviare e ricevere messaggi (per ora, appunto, solo BirdyChat).
L’icona di WhatsApp (Ansa).
A questo punto, gli utenti di WhatsApp potranno scegliere tra una visualizzazione combinata oppure separata delle chat. Nel primo caso, come spiegato sul blog di Meta, «WhatsApp e le chat di terzi saranno combinate nella stessa casella di posta», mentre nel secondo «le chat di terzi saranno in una cartella separata all’interno della posta principale». Infine, basterà un ultimo tocco su Attiva per rendere definitivamente operativo il collegamento. L’utente conserverà tuttavia il controllo totale, tanto che potrà decidere in qualsiasi momento di tornare sui propri passi e disattivare la funzione. Bisogna infine ricordare come l’interoperabilità sarà attiva solo per le opzioni condivise con le altre applicazioni, in quanto le funzioni tipiche di WhatsApp come gli stati resteranno in esclusiva.
Funzione di interoperabilità dell’app: occhio al nodo della privacy
Pur venendo incontro alle richieste dell’Unione europea, la funzione di interoperabilità di WhatsApp solleva alcuni dubbi per quanto riguarda la privacy dell’utente. Se dal proprio lato il servizio di Meta rassicura gli utenti sulla gestione dei dati personali, dall’altro avvisa che le app terze «hanno le loro normativa e potrebbero gestire i dati in modo differente». Per quanto riguarda BirdyChat, finora la sola applicazione supportata, non ci sono problemi in quanto protegge le chat con la crittografia end-to-end come WhatsApp. Non a caso, Meta invita anche a tenere presente che «le truffe e lo spam potrebbero essere più comuni quando si inviano messaggi con app di terzi».