Alessandro Di Battista non farà ritorno in Italia domani, bensì venerdì 4 novembre. È stato lo stesso ex deputato del M5s a renderlo noto con un post sui profili social. «Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto “Dibba”, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano.
Di Battista farà rientro in Italia con un’aeroambulanza
«Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali», ha aggiunto Di Battista, che per il rientro in Italia ha detto no al volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: «Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza». Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.
Il post scriptum sui medici e infermieri palestinesi
Poi il post scriptum: «Da anni ho deciso di “sfruttare” gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l’Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall’altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui. Grazie a tutti per l’affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato».
Un’esplosione si è verificata intorno alle 5 di mercoledì 2 settembre 2026 alla stazione centrale di Augusta, in Germania. Lo riporta la Bild, secondo cui un oggetto non identificato è esploso in un passaggio interno di un edificio. Due persone hanno riportato lievi ferite da shock acustico, secondo quanto riferito. Anche i vetri delle finestre sarebbero stati danneggiati dall’esplosione. La causa è ancora sconosciuta. Gli artificieri dell’Ufficio criminale regionale della Baviera sono sul posto. A causa dell’intervento in corso, le strade nella zona della stazione centrale sono state chiuse al traffico. Anche il trasporto pubblico locale di Augusta è interessato dal disservizio. Un portavoce della polizia ha riferito inoltre alla Bild che l’edificio della stazione e il binario 1 sono attualmente chiusi. Ripercussioni anche sul traffico ferroviario.
Chi inizia ad annoiarsi con il risiko bancario potrebbe scoprire al rientro dalle ferie un’alternativa: il risiko degli yacht. Niente a che vedere con le solite facce dei vari Lovaglio, Caltagirone e Donnet. Questa è una storia di bellissime barche contese, di autorità italiane sbertucciate e forse anche di segreti militari trafugati.
Ferretti ha in portafoglio la crème della crème delle imbarcazioni di lusso
Il tribunale di Bologna e più avanti l’autorità del Golden power sono chiamati a pronunciarsi su un’inedita battaglia tra Pechino e Praga che si svolge sul suolo (o per meglio dire sul mare) italiano e ha per oggetto Ferretti, il gruppo che ha in portafoglio la crème della crème delle imbarcazioni di lusso (Ferretti, Itama, Riva, Pershing eccetera).
Alberto Galassi (foto Imagoeconomica).
I cinesi del gruppo statale Weichai hanno controllato per anni la società con una quota di minoranza, lasciando però la gestione in mani italiane. Fino a maggio del 2026 la presidenza era affidata a Piero Ferrari (figlio del Drake) con l’amministratore delegato Alberto Galassi. Nel capitale c’è il magnate ceco Karel Komarek, già noto in Italia per essersi aggiudicato con Igt la gara per il Lotto.
Piero Ferrari.
Kkcg Maritime, questa la società di Komarek, voleva dare maggiore peso alla sua presenza in Ferretti, salendo dal 13 al 29 per cento. Ha stretto quindi un’alleanza con i manager italiani, insofferenti dell’invadenza cinese, lanciando un’Opa sulla maggioranza della Ferretti, che però è riuscita solo in parte (si è arrivati a poco più del 23 per cento).
Karel Komarek (foto Imagoeconomica).
Addirittura è stata sconfitta la Banca d’Italia
Il 14 maggio i due contendenti si sono affrontati in assemblea e, a sorpresa, Weichai ha sconfitto Kkcg. Perché a sorpresa? Perché nel capitale di Ferretti ci sono circa 150 fondi italiani e stranieri che votano tutti per i cechi. Non solo: c’è addirittura la Banca d’Italia, con l’1,38 per cento del capitale. Via Nazionale, per tradizione, non vota in assemblea. Questa volta lo ha fatto ed è finita tra gli sconfitti. Cose mai viste.
Fabio Panetta, governatore di Bankitalia (Imagoeconomica).
I cinesi hanno eluso le regole di comunicazione e l’obbligo di Opa
Come hanno fatto i cinesi a vincere, per la precisione 52 per cento contro 47? Semplice: accanto a Weichai sono comparsi con pacchetti inferiori al 3 per cento – e quindi senza obbligo di notifica alla Consob – Bank of China, AdTech, Yanjian International, Hong Kong Securities e altri soggetti cinesi per una quota del 10 per cento circa. Eludendo non solo le regole di comunicazione, ma anche l’obbligo di Opa.
Ora, si può immaginare che in Germania o in Francia qualcuno assuma il controllo di un’azienda contro le indicazioni della Bundesbank e di Banque de France, o aggirando le regole delle Consob locali? Da noi è successo ed è sulla correttezza di questi comportamenti che deve esprimersi il tribunale di Bologna.
Un manager bulgaro privo di esperienza (e il titolo crolla in Borsa)
Dopo l’assemblea di maggio gli italiani sono stati cacciati. Alla presidenza è arrivato un cinese e come amministratore delegato Stassi Anastassov, manager bulgaro di lungo corso, ma privo di esperienza nella cantieristica e nella nautica di lusso. Tanto è vero che dal suo insediamento il titolo Ferretti ha perso quasi il 20 per cento.
Stassi Anastassov, manager bulgaro.
C’è dell’altro? Sì, c’è molto altro. C’è la divisione difesa della Ferretti che produce scafi dual use (cioè buoni sia per le imbarcazioni da diporto sia per quelle militari) e che è valsa, secondo la presidenza del Consiglio dei ministri, la definizione di azienda strategica. Su questa base Weichai avrebbe dovuto notificare al Golden power il nuovo assetto azionario. Ma loro, zitti zitti, si sono limitati a far sapere che è un business minore in via di dismissione.
I dubbi dell’ex capo di Stato maggiore Camporini
Chi non la pensa così è però Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore e forse il massimo esperto di cose militari in Italia. In un articolo di giugno su Il Sole 24 Ore ha scritto: «Il gruppo Ferretti custodisce scafi plananti oltre i 45 nodi, carbonio che riduce la firma radar, propulsione ibrida che abbatte la segnatura acustica, competenze che convertono uno yacht veloce in un pattugliatore o in un mezzo d’assalto». Immaginate un barchino iraniano con quelle caratteristiche stealth lanciato contro una portaerei Usa e intercettabile solo quando è a portata di binocolo.
Vincenzo Camporini (foto Imagoeconomica).
La richiesta in America: mettete Weichai in black list
Anastassov ha minimizzato: «Abbiamo chiuso la divisione difesa, non ci interessa, sarebbe come chiedere a Ferrari di produrre un carro armato». Chiusa per andare dove? Nel polo nautico di Qingdao, sede della flotta settentrionale cinese? «Emerge un trasferimento di tecnologie produttive», ha scritto ancora Camporini, che ora nessun manager italiano potrà contrastare. In ogni caso, a non credere al manager bulgaro è il senatore repubblicano Jim Banks, un super falco ex ufficiale della Marina americana, che ha chiesto al segretario alla guerra Pete Hegseth di mettere il gruppo Weichai in black list. Ce n’è abbastanza perché il Golden power batta un colpo.