La società statunitense North American Blue Energy Partners (Nabep) acquisirà il controllo di 14 giacimenti petroliferi in Venezuela, precedentemente gestiti da diverse aziende cinesi e da una russa. Lo hanno riferito a Reuters due funzionari americani, spiegando che il governo di Washington otterrà una partecipazione del 35 per cento Nabep, oltre a un «accesso preferenziale» a un quinto del petrolio prodotto al prezzo di costo.
Trump ha annunciato il «più grande accordo petrolifero» di sempre con Caracas
La scorsa settimana Donald Trump ha annunciato in pompa magna il «più grande accordo petrolifero della storia» tra Washington e Caracas. In base all’intesa, gli Stati Uniti otterranno il controllo di giacimenti petroliferi venezuelani per un totale di 65 miliardi di barili. Ciò dovrebbe consentire al Venezuela di attrarre circa 100 miliardi di dollari di investimenti privati, che contribuiranno alla ripresa economica del Paese sudamericano.
Dopo l’organizzazione del piccolo “Squadrismo Summer Fest” in Veneto, anche la partecipazione al raduno neonazi “Ritorno a Camelot 2026”, che messo in piedi da Veneto Fronte Skinheads richiamerà dal 3 al 6 settembre a Pietramurata, frazione di Dro (Trento), il “meglio” – ossia il peggio – dell’ultradestra europea. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, in costante ascesa nei sondaggi, non sembra aver alcuna intenzione di discostarsi dall’estremismo nero. Al raduno, dove sono attesi anche militanti di Blood & Honour, organizzazione sottoposte a sanzioni dal governo britannico nell’ambito della normativa antiterrorismo, parteciperanno infatti anche tesserati vannacciani. Lo ha annunciato Emilio Giuliana, responsabile di FN per la Provincia di Trento, in un’intervista all’Adige.
Pietramurata sarà blindata: impiegati almeno 120 agenti
Il raduno, ospitato negli spazi dell’Hotel Ciclamino di Pietramurata, dovrebbe richiamare tra le 300 e le 400 persone. E si terrà, nonostante le polemiche. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito oggi a Trento, stabilendo un massiccio dispositivo di sicurezza: verranno impiegati almeno 120 agenti della polizia di Stato, oltre a carabinieri e Guardia di finanza. Questo perché nella frazione di Dro è attesa una manifestazione di protesta contro il raduno neonazi.
Emilio Giuliana (Facebook).
Le parole della sindaca e la richiesta di Bonelli al Viminale
Tra chi si è detto contrario all’evento c’è anche Ginetta Santoni, sindaca di Dro: «Non condividiamo lo spirito della manifestazione e spiace che Pietramurata debba diventare luogo di ritrovo di estremisti ed essere blindata». Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che già aveva annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiedendogli di impedirne lo svolgimento, è tornato alla carica col Viminale dopo l’intervista a Giuliana: «Ha detto che il fatto che Blood & Honour sia classificata come organizzazione terroristica dal governo britannico per lui non sarebbe un problema. È una dichiarazione gravissima, che certifica come un partito che siede o ambisce a sedere in Parlamento europeo consideri irrilevante il fatto di muoversi nell’orbita di una rete neonazista sanzionata per terrorismo da un governo estero». Bonelli, che ha invocato l’applicazione della legge Mancino che punisce chi fa propaganda di idee basate sulla superiorità razziale o sull’odio etnico e religioso, ha poi sottolineato la presenza di riferimenti alla Gioventù hitleriana nel materiale legato al raduno e nei testi delle canzoni delle band che si esibiranno, una decina.
Massimiliano Carli è stato nominato nuovo ceo di Smart Italia. Nel nuovo incarico sarà responsabile della guida del business italiano, con l’obiettivo di sostenere la crescita strategica del brand e rafforzarne ulteriormente il posizionamento sul mercato. Carli opera nel settore automotive dal 1997 e vanta una profonda conoscenza del mondo Smart e Mercedes-Benz. Dal 2007 al 2017 ha ricoperto il ruolo di direttore Vendite Smart a Roma, per poi assumere la responsabilità di direttore Vendite Mercedes-Benz passenger cars, incarico ricoperto fino al 2024. Negli ultimi due anni e mezzo ha inoltre ricoperto il ruolo di head of Branch Roma Salaria di Autotorino. Contestualmente alla nomina di Massimiliano Carli, Smart Italia ha ringraziato Lucio Tropeaper il lavoro svolto e per il contributo offerto alla crescita e al consolidamento del brand sul mercato italiano nel corso degli ultimi anni, augurandogli il meglio per il prosieguo del suo percorso professionale.
Una giornata da ricordare, a Il Messaggero, quella del saluto di Guido Boffo alla redazione. Era pure rivolto all’editore, quell’addio, dato che era presente Azzurra Caltagirone, pronta a tributare i dovuti onori a chi è stato, nel passato, direttore del quotidiano “principe” della casata. Mentre qualcuno pare abbia borbottato un «beato lui che ce l’ha fatta ad andarsene», con tono di chi vorrebbe seguirlo e nutre una certa invidia per il successo dell’operazione, altri mettono in conto le prossime iniziative caltagironiane. Pasteggiando in via del Tritone assieme a Boffo, tra un “dolce e salato” e brindando all’uscita del vicedirettore, girava una domanda: «Ma Pini quando arriva?».
Guido Boffo e Azzurra Caltagirone (foto Imagoeconomica).
Già, perché sembra il segreto di Pulcinella, ma per uno come Boffo che va a Qn alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio c’è chi potrebbe compiere lo stesso percorso, ma al contrario: voci di corridoio fanno proprio il nome della direttrice Agnese Pini, 41 anni. Anzi, la “tridirettrice”, per la precisione, visto che tiene in piedi tre giornali, ossia La Nazione (prima donna a guidare lo storico quotidiano fiorentino nel 2019, a soli 34 anni), Il Resto del Carlino e Il Giorno (dello stesso consorzio fa parte anche Il Telegrafo di Livorno, ma nessuno se ne ricorda mai). Scenario davvero possibile o solo rumors? In via del Tritone non c’è ancora stata una donna al timone, e Roberto Napoletano a maggio ha compiuto 65 anni. Pini poi gode della massima considerazione da parte di Bruno Vespa, e nel salotto di Porta a Porta è molto più comodo arrivarci in presenza lavorando a Roma, piuttosto che nel resto d’Italia (non solo del Carlino). L’aria dell’ultimo giorno di agosto comunque era scanzonata: tutti felici e contenti della soluzione trovata, i colleghi gioivano per la fortuna (sempre decisiva nella professione giornalistica) di Boffo, l’editore per quello che storicamente viene detto quando un capo se ne va, ossia un costo in meno, l’organizzazione perché si libera una stanza. Ora, nel risiko dei giornali, l’eventuale uscita di Agnese Pini da Qn spalancherebbe le porte della direzione del gruppo caro a Lmdv proprio a Guido Boffo, pronto a scendere in campo tornando a rivestire i galloni di numero uno di un quotidiano. Staremo a vedere…
Sergio vuole tenersi San Marino, in attesa di rientrare nel cda
Scherza con i fanti ma lascia stare San Marino. Roberto Sergio ha deciso di lasciare la Rai il 30 settembre, ma vuole tenersi la poltrona della televisione sammarinese. «Magari si trasferisce lì nella Repubblica del Titano e mette sull’auto la targa RSM», scherza un suo vecchio amico. In realtà il suo obiettivo è rientrare in quello che sarà il nuovo consiglio di amministrazione. Di certo però è l’ennesimo caso estivo che pone in fibrillazione la Rai: tra un Paolo Corsini che sta in vacanza con la figlia in Irlanda e deve occuparsi della grana di Report e di Sigfrido Ranucci, ecco affacciarsi l’uscita di Sergio, che tecnicamente ha i suoi diritti per restare alla tivù “straniera”. A suo favore esistono altri precedenti: tra tutti è da ricordare quello riguardante Franco Siddi e la sua permanenza alla presidenza di Confindustria Radio Televisioni. Siddi, “il sindacalista”, già a capo della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, era entrato nella compagine in qualità di consigliere di amministrazione della Rai, ma rimase alla guida della Confindustria di settore anche dopo l’uscita dal board di Viale Mazzini, per anni, con un sontuoso ufficio nella centralissima piazza Santi Apostoli (mica a viale dell’Astronomia, all’Eur, dove si trovano le altre sigle confindustriali). Sergio, a differenza dei meloniani, conosce perfettamente codici e pandette della televisione pubblica, anche perché molti testi li ha scritti lui. Insomma, teniamoci San Marino, per ora, in attesa di trovare un posto nel prossimo cda.
Alessandro Di Battista, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba, rientrerà in Italia giovedì. Lo scrive l’Ansa, citando fonti ben informate: l’intenzione sarebbe quella di anticipare il volo dai Caraibi a domani, ma difficilmente si riuscirà a organizzare il trasferimento dell’ex deputato prima del 3 settembre.
Di Battista ha detto no al volo di Stato
Di Battista rientrerà in Italia con un volo privato. Sarebbe stato lo stesso ex Cinque stelle, che si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, a rifiutare il volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: un’opportunità, questa, che nell’ultimo anno è stata colta da circa 60 cittadini italiani bisognosi di assistenza sanitaria mentre si trovavano all’estero. Non sarà comunque Di Battista a pagare il volo: il Fatto Quotidiano, prima della sua partenza per il Centro America, aveva attivato un’assicurazione che pertanto coprirà tutte le spese. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista viene mantenuto il massimo riserbo.
L’ex primo ministro britannico Keir Starmer si dimette anche dal ruolo di parlamentare del Regno Unito, che aveva continuato a occupare dopo le dimissioni da leader del Partito laburista e di capo del governo. Ad annunciarlo è stato egli stesso tramite un messaggio condiviso sui social. «È arrivato il momento di farsi da parte e dedicarsi ad altro», ha scritto citando temi che riguardano la difesa, la sicurezza, il commercio e la tecnologia. La persona che lo sostituirà verrà scelta con un’elezione suppletiva nel suo collegio, quello di Holborn and St Pancras, a Londra.
It has been an honour and a privilege to represent Holborn and St Pancras for the last 11 years.
«In due anni abbiamo stabilizzato l’economia e ricostruito i servizi pubblici»
Starmer ha anche ringraziato quanti lo hanno sostenuto «quando mi sono candidato alla guida del Labour, e poi quando ho portato il mio partito dalla rovina politica, morale e finanziaria a una storica vittoria elettorale nel 2024, e nei due anni da primo ministro in cui abbiamo stabilizzato l’economia, ricostruito i servizi pubblici, investito somme record nella difesa e nella sicurezza, iniziato a far uscire centinaia di migliaia di bambini dalla povertà e trasformato la reputazione della Gran Bretagna con i partner internazionali». Una rivendicazione che arriva mentre il suo successore Andy Burnham sta per parlare, per la prima volta da premier, in Parlamento. La suppletiva nel collegio da lui lasciato appare particolarmente insidiosa per il Labour. Si potrebbe infatti candidare il popolare leader dei Verdi, Zack Polanski, che una volta ai Comuni rischierebbe di essere una spina nel fianco per Burnham.
Sono tre gli emendamenti unitari alla Legge elettorale che il centrodestra dovrebbe depositare in commissione Affari costituzionali al Senato. Il primo è quello che traduce in norma l’intesa siglata dalle forze di maggioranza e che prevede l’inserimento delle preferenze, fermo restando il capolista bloccati. «Ogni elettore», si legge in una bozza del testo, «dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità. Ogni elettore, inoltre, può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista». Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista.
Si ragiona sulla norma anti cespugli
Il secondo emendamento presentato è quello che prevede l’abolizione della norma anti cespugli introdotta alla Camera in base alla quale i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3 per cento non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del “miglior perdente”. All’interno della maggioranza si sta però ragionando sulla possibilità di modificarla invece di cancellarla. Il nodo è dunque rinviato a quando la legge approderà in aula. Il terzo emendamento, infine, è di natura più tecnica ed è finalizzato a garantire la piena funzionalità della procedura prevista per il Senato nel caso in cui alla coalizione o alla lista singola cui è stato attribuito il premio di governabilità risultino assegnati più di 113 seggi. L’emendamento disciplina la procedura da seguire nel caso in cui il numero di seggi da sottrarre si riveli superiore ai seggi assegnati tramite resto e si prevede di ricorrere alla graduatoria crescente delle cifre elettorali regionali percentuali.
Aumenta ancora la pressione su Matteo Salvini, leader della Lega sempre più sulla graticola visto il costante calo di consensi del partito, ma non intenzionato a farsi da parte nonostante le spinte dei nordisti. Si sta avvicinando l’appuntamento di Pontida, e dunque una probabile resa dei conti. Ma c’è di più. Il 28 agosto, infatti, con l’obiettivo di ottenere la convocazione del congresso del partito originario Lega Nord per l’indipendenza della Padania, fondato da Umberto Bossi, è stato costituito a Forlì il ‘Comitato per il Congresso federale’.
Un raduno della “vecchia” Lega a Pontida (Imagoeconomica).
L’attuale commissario della Lega Nord è un fedelissimo di Salvini
La Lega per Salvini premier e la Lega Nord per l’indipendenza della Padania sono due entità diverse. Hanno entrambe sede in via Bellerio, ma la prima – nata nel 2017 – è una sorta di spin-off della seconda, che poi è stata commissariata nel 2020. L’intento dei promotori del Comitato, che vogliono «separare nettamente il fallimentare progetto salviniano e sovranista riscoprendo la Lega federalista e del buon governo», è convincere il commissario Igor Iezzi (salviniano di ferro) a convocare un nuovo congresso della Lega “originale”, così da ripristinare la piena operatività dei suoi organismi statutari e avere un partito già pronto per le prossime Politiche, riprendendosi peraltro il simbolo storico che raffigura il guerriero Alberto da Giussano con una spada sguainata e uno scudo con il Leone di San Marco.
Un raduno leghista a Pontida (Imagoeconomica).
La “vecchia” Lega potrebbe diventare un punto di riferimento per i dissidenti
L’ultimo congresso della Lega Nord si era tenuto nove anni fa a Parma: in quel caso Salvini prevalse senza troppi problemi contro Gianni Fava. Presidente e promotore fondatore del ‘Comitato per il Congresso federale’ è l’ex parlamentare Gianluca Pini, assieme a Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Il comitato, spiegano, ha già ottenuto anche un proprio codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate e incassato l’adesione di centinaia di vecchi leghisti. Insomma, non si tratta di un’operazione nostalgia, di una provocazione o di una questione meramente ideologica, ma di un vero tentativo di rimettere in piedi la vecchia Lega Nord, che potrebbe diventare un punto di riferimento per tutti tutti i dissidenti della linea salviniana.
Scalare la Lega Nord. La mossa, inedita, arriva da un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali del partito fondato da Umberto Bossi. E non ha nulla a che fare con il movimento per un «rinnovamento» del partito avviato dai lombardi Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. L’obiettivo – anticipato dal cronista più esperto di Lega, Marco Cremonesi del Corriere della sera – è riprendere il controllo della ‘vecchia’ Lega Nord, nei fatti rottamata a fine 2017 e sostituita dalla Lega Salvini premier. Il vecchio movimento è stato negli anni tenuto in vita per saldare il debito con lo Stato per le irregolarità commesse dal tesoriere Francesco Belsito nella rendicontazione dei rimborsi elettorali. Insomma, è la Lega dei ‘famosi’ 49 milioni.
Matteo Salvini al Meeting di Rimini (Imagoeconomica).
L’obiettivo è chiedere un congresso per rianimare la bad company
Un neonato comitato, guidato dall’ex deputato romagnolo Gianluca Pini, chiede ora il congresso per ‘rianimare’ la bad company mai completamente dismessa, sostenendo che sia titolare del simbolo usato dalla Salvini premier, l’Albertino da Giussano con lo ‘spadone’ sguainato.
Gianluca Pini a Pontida nel 2015 (Imagoeconomica).
Pini & Co. vorrebbero sostituire il commissario in carica, il deputato milanese Igor Iezzi, amico storico di Matteo Salvini, perché, sostengono, «impedisce ai militanti di fare politica attiva e ha messo in atto violazioni pesantissime riguardo alle previsioni statutarie. Per esempio, non c’è il presidente, che era il povero Umberto Bossi». Insomma l’obiettivo è di «andare a congresso per eleggere un nuovo segretario e presentarsi alle prossime elezioni. Con in mano gli elenchi dei militanti». Al neonato comitato avrebbero «già aderito centinaia di vecchi leghisti che non sopportano più le operazioni salviniane».
Igor Iezzi (Imagoeconomica).
Zaia resta alla finestra
I tentativi di rinnovare la leadership leghista appaiono sempre più scomposti mano a mano che passano i giorni. Intanto Luca Zaia continua a tacere e non schierarsi ufficialmente con il fronte dei critici di Salvini. Ma a fare campagna solo per se stesso e le battaglie che propone da mesi non esattamente in linea con il partito come quella a favore di una legge per il fine vita.
Il presidente del Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia (Ansa).
Salviniani all’attacco sui 49 milioni
In via Bellerio e nell’entourage del segretario, la richiesta di un congresso per il ritorno alla Lega Nord è stata accolta con «sorpresa», fanno sapere fonti del partito. «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?».
Dopo otto anni e mezzo a Deliveroo, in cui è stato a capo della comunicazione per Italia e Belgio e poi direttore delle relazioni esterne per Italia e direttore le politiche pubbliche per l’area dell’Europa meridionale (dove il gruppo è presente con il marchio Wolt), Gian Luca Petrillo è pronto a dire addio alla multinazionale leader nella consegna del cibo a domicilio per passare a Airbnb. Nuova avventura professionale dunque per Petrillo, che dal 2023 siede peraltro nel cda di Rai Way, società quotata in Borsa che gestisce torri di telecomunicazioni, e dal 2024 fa parte del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.
È salito a 987 il numero dei morti a causa delle inondazioni che hanno colpito il Nepal. Lo hanno reso noto le autorità locali. Considerando le almeno 16 persone che hanno perso la vita in Tibet secondo i dati ufficiali, il numero complessivo delle vittime accertate sale quindi sopra mille. Secondo l’autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri, ripresa dalla Cnn, le persone disperse in Nepal sono al momento 3.916. In Tibet, stando ai dati ufficiali delle autorità cinesi, ne mancano all’appello 546. Sono quindi almeno 4.462 i cittadini di cui non si hanno notizie dopo le inondazioni su entrambi i lati della frontiera. Le autorità nepalesi hanno affermato che almeno 11.814 persone sono state tratte in salvo dai soccorritori. Le squadre di soccorso stanno usando dei velivoli per raggiungere le zone rimaste isolate a causa dei danni a strade e ponti.
Sigfrido Ranucci è tornato all’attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervicenzi, scelti come nuovi conduttori di Reportdopo il suo siluramento: il giornalista ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha rimarcato la «mediocrità» della decisione della Raie rivendicato (autoincensandosi) i principali successi della sua carriera.
L’attacco a Piervincenzi dopo l’intervista al Domani
«Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana», inizia Ranucci. Che poi va nello specifico: «Un servizio realizzato per Report – peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte – non fa di nessuno un conduttore». Dopo aver ricordato il flop di Piervincenzi alla conduzione di Popolo Sovrano, Ranucci ha poi rievocato un episodio specifico: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro».
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).
L’affondo contro Presutti: «Ha mentito in maniera seriale»
Quanto a Presutti, ecco l’affondo di Ranucci: «Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E poi: «Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi – anche quelli più vicini – tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso».
Giulia Presutti (Imagoeconomica)
Le critiche alla Rai e la lista dei suoi successi professionali
La Rai, continua Ranucci, «ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste». Da qui inizia l’autocelebrazione di Ranucci, che nel post ricorda anche di essere stato per 10 anni coautore di Milena Gabanelli, respirando la «sua stessa aria». Eccola: «Io sono entrato in Rai 36 anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali – come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino – e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo».
Ranucci: «Disumano condurre Report senza meritarlo»
Infine la chiosa: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da 30 lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata».
Addio a Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, morto all’età di 83 anni. Monaco, saggista, esperto di biblismo e fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute.
Chi era Enzo Bianchi
Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi è stato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Figura forte del post Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, era comparso l’ultima volta sulla scena pubblica a maggio 2026 quando a Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli ultimi tempi aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito antico, dibattendo con altri teologi sempre mantenendo posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme. Per tutta la vita è rimasto profondamente legato alla Chiesa senza essere sacerdote. «Mai sentita la vocazione. Il cardinal Pellegrino mi ha chiesto più volte se volevo ordinarmi prete, ma io sono sempre voluto restare un semplice laico come tutti», aveva raccontato.
La comunità di Bose
Nel 1965 fondò la comunità di Bose. Tutto nacque dopo essere capitato, quasi per caso, in una piccola chiesa nel Biellese circondata da case abbandonate. Per tre anni ha vissuto lì praticamente solo, conducendo una vita quasi eremitica, fino a quando nel 1968 cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosità. Così nacque la comunità monastica, che in breve tempo divenne conosciuta in tutto il mondo. Negli anni sono arrivati credenti di diverse confessioni cristiane, ma anche persone lontane dalla fede.
Svolta nel riassetto di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio da oltre 40 miliardi di valore. I giudici lussemburghesi hanno dato semaforo verde al trasferimento delle rispettive quote del 12,5 per cento detenuto da Paola e Luca Del Vecchio in un veicolo societario di loro proprietà. Lo riporta Milano Finanza.
Perché serviva l’ok dei giudici
Le azioni di Delfin non resteranno più intestate direttamente ai due fratelli, ma confluiranno in una società da loro controllata. L’ok dei giudici era imprescindibile, in quanto lo statuto della holding stabilisce che i soci siano solo persone fisiche eredi del fondatore. L’operazione consentirà pertanto agli eredi di Leonardo Del Vecchio di aggirare il veto statutario di dare in pegno le azioni Delfin, aprendo margini operativi maggiori e sbloccando di fatto il riassetto della holding che, oltre al 32,4 per cento di EssilorLuxottica, custodisce anche il 17,5 per cento di Monte dei Paschi di Siena, il 10 per cento di Generali, il 2,7 per cento di UniCredit e il 28 per cento di Covivio, società attiva nel settore immobiliare.
Chiamalo se vuoi Sevizio pubblico. La Rai meloniana travolta da addii, defezioni, nuovi editti e cacciate può solo appellarsi a Santo Stefano De Martino, sperando nella grazia sanremese e nella reunion dei Maneskin all’Ariston. Per il resto, tra Report e Belve – per citare solo gli ultimi due casi – la situazione comincia a essere insostenibile.
Stefano De Martino (Ansa).
I motivi dietro l’insofferenza di Francesca Fagnani
Francesca Fagnani ha intenzione di mettere fine al suo contratto. Si è compromesso il rapporto di fiducia, ha spiegato, accennando a idee divergenti con l’azienda. Tra le motivazioni ci sarebbero anche i cachet troppo onerosi degli ospiti. Fatto sta che perdere Belve e il suo share (con picchi del 12 per cento) è un rischio che questa tivù pubblica non può permettersi. E infatti è subito intervenuto Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time. «Francesca Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime Time ed è legata all’azienda da un contratto di esclusiva», ha messo in chiaro. «Durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma. Oggi siamo al lavoro». I problemi legati a un’eventuale uscita di Fagnani non finiscono con le percentuali di ascolto. Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, perdere Belve, co-prodotto dalla Rai e da Fremantle, significherebbe perdere pure l’accordo economico siglato con Disney+ attraverso la controllata Rai Com. Di sicuro, Fagnani non avrebbe problemi a ricollocarsi. Per lei si potrebbero aprire le porte di Mediaset, anche ai grazie ai buoni rapporti con Maria De Filippi, magari in accoppiata con Enrico Mentana, sempre più insofferente a La7.
Francesca Fagnani (Imageconomica).
Il caso Report e l’autogol dei vertici Rai
C’è poi il caso Report. La cacciata di Sigfrido Ranucci dalla conduzione ha avuto l’effetto di compattare la redazione. Fino a luglio, la stragrande maggioranza della squadra convergeva su una soluzione collegiale ma, dopo la bufera mediatica sollevata contro il conduttore dai giornali di destra, gli inviati hanno fatto fronte comune minacciando di lasciare in blocco la Rai. Evidentemente i vertici dell’azienda pensavano che bastasse come garanzia la doppia nomina a capo-autore di Bernardo Iovene e Giulio Valesini, ma è andata diversamente. I due hanno risposto picche ed è partita la rivolta contro i nuovi volti imposti dai vertici: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Destinato alla sede campana della TgR, Piervincenzi a Napoli non ha mai messo piede. Circostanza che, a posteriori, ha corroborato l’ipotesi che la scelta di Presutti e Piervincenzi fosse stata presa da tempo dai vertici, senza minimamente consultare la redazione, informata dall’avvicendamento solo da un lancio d’agenzia. Un pasticcio che ha infiammato animi già surriscaldati. Ora anche il cdr dell’Approfondimento Rai invita alla battaglia per difendere il «giornalismo di inchiesta».
Sigfrido Ranucci (Ansa).
Il botta e risposta tra Ranucci e Piervincenzi
Ranucci, che con i suoi legali sta preparando la causa contro il suo allontanamento, dai teatri e dalle serate firmacopie continua a cannoneggiare contro l’azienda. «Ci sono imprenditori pronti a finanziare la battaglia per la libertà di stampa e aiutare i colleghi esterni con centinaia di migliaia di euro», ha tuonato. «Anche su YouTube, faremmo numeri più alti di certe trasmissioni», attaccando di nuovo i due presunti usurpatori con cui ha ingaggiato un botta e risposta a distanza. I maligni sussurrano che alla fine potrebbe persino candidarsi con il Movimento 5 stelle, seguendo le orme di Lucia Annunziata che, un anno dopo aver lasciato In mezz’ora, scese in campo col Partito democratico alle Europee trasferendosi a Strasburgo.
Chi l’ha visto? resisterà senza Federica Sciarelli?
Ai cahiers de doléances va poi aggiunto Chi l’ha visto?. L’uscita di scena di Federica Sciarelli potrebbe causare contraccolpi agli ascolti. Tra i papabili candidati a sostituirla c’era pure Fagnani, che si era resa disponibile. Non se ne è fatto nulla e al posto della Fede nazionale è arrivata l’interna Raffaella Griggi. Anche questo, per inciso, sarebbe uno dei motivi delle frizioni tra la Signora delle Belve e la Rai.
Federica Sciarelli nello studio di Chi l’ha visto? (Ansa).
Roberto Sergio lascia la poltrona di dg
Per non farsi mancare nulla, ai piani alti dell’azienda si registra l’uscita di Roberto Sergio che lascerà l’incarico di direttore generale a fine settembre. I motivi non sarebbero solo anagrafici (Sergio è nato nel 1960): si mormora che i rapporti con il presidente facente funzione Antonio Marano non siano dei migliori. A Sergio resta la guida di tv San Marino. L’interim, ha scritto Il Fatto, potrebbe andare all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, almeno fino a quando la tanto agognata riforma della Rai non vedrà la luce. Chissà se davanti alla nuova ondata di uscite (che arrivano, vale la pena di ricordarlo, dopo quelle di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, oltre che di Bianca Berlinguer, Amadeus, Corrado Augias, Massimo Gramellini e la già citata Annunziata) Rossi ripeterà la battuta con cui commentò le dimissioni di Augias: «La Rai è sopravvissuta all’addio di Baudo…». Il punto però è come sopravviverà.
Mario Calabresi è pronto a lasciare la direzione editoriale la carica di presidente del consiglio di amministrazione di Chora & Will Media, società leader nel mondo dei podcast. Lo scrive il Sole 24 Ore. Nel futuro dell’ex direttore di La Repubblica e La Stampa c’è la candidatura a sindaco di Milano.
Calabresi, che nel 2020 è stato tra i cofondatori di Chora Media assieme a Guido Maria Brera, Mario Gianani e Roberto Zanco, al momento è anche amministratore delegato e editor in chief a Chora News, e azionista di Be Water, la holding (su cui ha investito molto Tether) che controlla Chora & Will Media, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be Water Film e molto altro.
La nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano è «molto ridicola» e degna di una favola satirica di Gianni Rodari. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. «Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera», ha affermato durante un briefing. «È simbolico che l’innovazione in Italia sarà gestita da un uomo che, in una recente intervista, ha riconosciuto l’assoluta inefficacia del suo stesso dipartimento, dichiarando di ritenere che l’efficienza del sistema statale ucraino sia all’incirca del 5 per cento», ha aggiunto. «Questo è un esempio perfetto di come gli occidentali utilizzano l’Ucraina e gli ucraini. Mentre i cittadini comuni vengono mobilitati nelle trincee in Ucraina per affrontare una morte certa, i manager del regime di Kyiv stanno convertendo le sconfitte militari in contratti internazionali personali, e non se ne vergognano».
Secondo l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto condotto da Swg per il TgLa7, Futuro Nazionale è ora virtualmente la quarta forza politica del Paese. Dopo aver superato la Lega e anche Alleanza Verdi e Sinistra, il partito di Roberto Vannacci ha infatti staccato pure Forza Italia, attestandosi al 7,5 per cento: +0,3 nel giro di quattro settimane.
Non solo Lega: FN rosicchia voti anche a FI e FdI
Fratelli d’Italia è ancora saldamente il primo partito d’Italia col 26,8 per cento. Ma ad agosto ha perso lo 0,2. Dietro c’è il Partito democratico, dato al 20,7 (+0,1). Sul gradino più basso del podio il Movimento 5 stelle col 12,7 per cento (-0,3). FI, superata da FN, si attesta al 7,1 per cento, con un calo dello 0,3: i vannacciani apparentemente hanno rosicchiato consensi anche ad altri partiti di centrodestra oltre alla Lega, che peraltro recupera qualcosa salendo al 5,7 per cento (+0,3). Sopra c’è Avs al 6,7 per cento (+0,2). Per quanto riguarda gli altri partiti, Azione è data al 3,2 per cento (-0,1), Italia Viva stabile al 2,4 per cento, +Europa all’1,3 per cento (+0,1), Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1).
Daniel P. Driscoll, segretario del dipartimento dell’Esercito Usa, ha presentato le proprie dimissioni al presidente Donald Trump. La decisione sarebbe legata a divergenze con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che, negli ultimi mesi, ha rimosso diversi e importanti ufficiali dell’esercito spesso senza dare spiegazioni e bloccato la promozione di vari colonnelli solo perché legati a figure a lui sgradite. Driscoll era la massima autorità civile dell’esercito statunitense. Il suo ruolo dipende direttamente dal segretario alla Difesa. È una figura strettamente amministrativa e politica, di nomina presidenziale e sottoposta a conferma da parte del Senato. Ora l’esercito si troverà senza un leader civile, almeno fino a quando Trump non ne nominerà un nuovo. Dato che le dimissioni di Driscoll sono arrivate a ridosso delle elezioni di metà mandato, potrebbe essere difficile nominare il suo successore in tempi brevi.