Alessandro Di Battista «sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento» e «non vede l’ora di riprendere le sue battaglie». È quanto si legge nell’ultimo aggiornamento riguardante l’ex deputato del M5s, fornito sui social dalla sua Associazione Schierarsi, che ha colto l’occasione per ringraziare i medici del reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana «con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana». Ringraziamenti anche per «le autorità italiane, l’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, per l’ambasciatrice Simona De Martino». Nel post pubblicato sui social, Schierarsi ha poi ribadito «la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni» sulle condizioni di salute di Di Battista.
Il rientro in Italia programmato e poi rinviato
Di Battista, colpito da un malore mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, sarebbe dovuto tornare in Italia sabato 5 settembre con un’aeroambulanza dall’Avana, dove era stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Ma i piani sono saltati a causa di un peggioramento delle condizioni di salute, che ha reso necessario un intervento chirurgico.
I carabinieri del Nucleo Investigativo e i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone accusate – a vario titolo – dell’omicidio dell’ex capo degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, a Roma.
Manifesti appesi a Roma a un anno dall’omicidio di Piscitelli (Imagoeconomica).
Le persone individuate come mandanti dell’omicidio
Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’esistenza di un accordo criminoso tra diversi clan romani, volto a tutelare i rispettivi interessi nel narcotraffico. Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan considerato dominante nell’area in cui venne eseguito l’agguato, è stato individuato come mandante apicale: avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli, che si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti assieme a Fabrizio Fabietti e si rifiutava di corrispondere la quota pattuita sui profitti delle sue attività illecite. Leandro Bennato (mandante e organizzatore), a capo avrebbe deliberato l’eliminazione di ‘Diabolik’ ritenendolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer(Raul Esteban Calderon è stato però assolto in appello) a bordo di uno scooter rubato.
La panchina su cui fu uccisio Fabrizio Piscitelli (Ansa).
Il terzo presunto mandante è Alessandro Capriotti, broker della cocaina conosciuto negli ambienti criminali come “il Fornaro” o “il Miliardero”: avrebbe contribuito a organizzare la trappola mortale fissando un appuntamento con Piscitelli nel Parco degli Acquedotti all’ora dell’omicidio. Il sicario, travestito da runner, lo colpì poi con uno sparo in testa sorprendendolo alle spalle mentre era seduto su una panchina. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.
Escalation nelle acque del Golfo Persico e di quello dell’Oman, dove gli Stati Uniti hanno colpito e distrutto cinque petroliere iraniane, a seguito di un attacco dei pasdaran contro una serie di imbarcazioni che tentavano di varcare Hormuz. La risposta americana ha portato a nuovi raid dei Guardiani della rivoluzione, che hanno messo nel mirino obiettivi statunitensi in Giordania.
Gli attacchi iraniani contro due navi della Marina Usa
La nuova escalation è cominciata con gli attacchi dell’Iran contro due navi della Marina americana, otto petroliere e 10 «imbarcazioni non conformi» che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz. I pasdaran, dopo i raid in mare, hanno avvertito di essere pronti ad attaccare «tutte le petroliere presenti nei porti di Kuwait e Bahrein, che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali, sia che si trovino all’ancora sia ormeggiate in banchina». L’Iran ieri aveva dichiarato di aver catturato drone subacqueo dell’esercito statunitense all’imbocco di Hormuz.
CENTCOM forces destroyed five Iranian crude oil carriers, Sept. 8, after the Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) targeted a U.S. Navy warship with ballistic missiles twice over the past two days. The U.S. warship successfully evaded the attempted Iranian attacks and… pic.twitter.com/Gi8a2tloN1
La risposta americana: distrutte cinque petroliere iraniane
Poco dopo, il Comando centrale militare Usa ha comunicato la distruzione di cinque petroliere iraniane in risposta ai «ripetuti tentativi» di Teheran di attaccare due unità americane – una portaerei e un cacciatorpediniere – bersagliate invano con missili balistici e da crociera: quattro sono state colpite nel Golfo dell’Oman, all’esterno di Hormuz, e una accanto all’isola di Kharg, nel Golfo Persico.
Video footage of the moments when IRAN launched a massive barrage of solid- and liquid-fueled missiles at US bases in Jordan tonight. pic.twitter.com/o6kQgHYNAd
Il raid dei pasdaran contro una base aerea Usa in Giordania
A quel punto Teheran ha condotto un attacco missilistico contro l’aeroporto di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono schierate decine di caccia americani, utilizzando munizioni a grappolo: almeno 30 gli ordigni lanciati. L’esercito di Amman ha reso noto di aver abbattuto 18 razzi provenienti dall’Iran, mentre due «sono caduti in aree disabitate», senza fare vittime.
Il governo britannico, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall’impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi tra cui Canada, Francia e alcuni stati europei (Italia esclusa). Israele ha risposto chiudendo il consolato del Regno Unito a Gerusalemme est.
L’intervento del ministro Miliband
La scure nei rapporti è stata fatta calare alla Camera dei Comuni da Ed Miliband, titolare del Foreign office nella nuova compagine. Il ministro, con Burnham seduto al suo fianco, ha formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità «illegali», denunciandone l’espansione a partire dal contestato progetto E1 in Cisgiordania. Nato da genitori di radici ebraico-polacche in fuga dal nazismo, Miliband ha rivendicato con orgoglio la propria origine di ebreo della diaspora e ricordato i suoi familiari uccisi nell’Olocausto e i legami con Israele, Paese di cui si è detto «amico». Nel contempo, ha tuttavia sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del «diritto alla difesa dello Stato d’Israele» non siano in contrasto con il sostegno a uno «Stato di Palestina» nel quadro di una pace fondata sulla «soluzione dei due Stati». Una prospettiva che l’azione dei coloni e la politica del governo Netanyahu sta portando alla «distruzione», ha proseguito, dopo aver richiamato sia le «traumatiche» devastazioni di Gaza negli ultimi tre anni e le «sofferenze indicibilii» patite da uomini, donne e bambini nella Striscia, sia il «terrorismo dei coloni» estremisti in Cisgiordania. Mentre ha rinfacciato a Netanyahu e soci di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» imputata tanto ai coloni quanto all’incitamento esplicito di ministri come i super falchi Itamar Ben Gvir o Bezalel Smotrich.
L’Alternative für Deutschland si differenzia da buona parte dei partiti di estrema destra in Europa, sovranisti e radicali, per non essere costruita intorno a leader carismatici e per certi versi insostituibili. Nessuno tra Tino Chrupalla e Alice Weidel, la coppia che a livello nazionale regge le sorti della formazione fondata nel 2013, rappresenta il prototipo della figura forte che nel corso degli ultimi decenni si è presentata e si presenta sotto varie spoglie nei Paesi del continente.
Ulrich Siegmund con Tino Chrupalla e Alice Weidel (foto Ansa).
Qualche esempio? In Austria la Fpö (Freiheitliche Partei Österreichs, il Partito della libertà d’Austria) era guidata da Jörg Haider e ora da Herbert Kickl, in FranciaJean-Marie Le Pen aveva ceduto il comando alla figlia Marine, in Olanda l’eredità di Pim Fortuyn è stata raccolta da Geert Wilders. In Ungheria è stato Viktor Orbán il rappresentante forse più noto del populismo nazionalista che un po’ ovunque ha avuto emuli, tra ieri e oggi, dalla Polonia dei gemelli Kaczynski al Regno Unito di Nigel Farage.
In Italia i precursori del partito destrorso fortemente personalizzato sono stati Umberto Bossi con la Lega Nord e Silvio Berlusconi con Forza Italia. Negli Stati Uniti i riferimenti sono quelli di Donald Trump e del movimento Maga (Make America great again) e del tecno-nazionalismo personificato da Elon Musk.
Nessuno si ricorda più dei recenti predecessori di Weidel e Chrupalla
In Germania le cose sono diverse e nessuno si ricorda più dei recenti predecessori di Weidel e Chrupalla, da Bernd Lucke passando per Frauke Petry e Jörg Meuthen. Ora sugli scudi c’è Ulrich Siegmund, che rischia di diventare il primo governatore dell’AfD e ha modellato la frazione locale a sua immagine, conducendola al trionfo. Ma si tratta appunto di un leader regionale e il futuro rimane ancora incerto.
Candidati noti nei propri Länder, perfetti sconosciuti altrove
La forza dell’Alternative für Deutschland sta più che altro nell’insieme del movimento e nella rete che lo forma, non nei singoli. I candidati a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove si vota domenica 20 settembre, sono noti sì nei propri Länder, sono dei perfetti sconosciuti però altrove: Kristin Brinker, architetta berlinese, e il duo costituito da Leif-Erik Holm ed Enrico Schult, che rischia di ripetere a Schwerin il successo di Siegmund a Magdeburgo, non appaiono certo modelli di carisma e trascinatori di folle. Porteranno comunque l’AfD in prima fila, consolidando un trend che in questo momento pare difficile da contrastare.
Höcke aspira a diventare leader, ma i guai giudiziari…
Björn Höcke, capo del gruppo parlamentare in Turingia, dove nel 2024 l’AfD è diventata il primo partito senza però arrivare al governo, è il personaggio che aspirerebbe a diventare l’unico leader a livello nazionale, ma rimarrà invece con gran probabilità confinato dov’è, anche solo per essere stato condannato due volte per aver pronunciato uno slogan nazista.
Björn Höcke.
Höcke è considerato comunque uno degli ideologi più estremisti del partito, colui che ha tradotto in prassi l’ideologia identitaria e nazionalista. L’ex leader della fazione radicale Der Flügel, sciolta ufficialmente ma rimasta dominante nei contenuti, ha sempre integrato nei programmi e nei discorsi i richiami alla cosiddetta rivoluzione conservatrice, imbevuta di nostalgia nazionalsocialista.
Tra i pensatori di riferimento c’è il teorico del concetto di remigrazione
Con lui, nella schiera dei pensatori e presunti tali, dentro o vicini all’Alternative für Deutschland, ci sono anche Hans-Thomas Tillschneider, deputato regionale nella Sassonia-Anhalt e promotore del riavvicinamento ideologico al Movimento identitario, e Martin Sellner, teorico del concetto di remigrazione, ossia espulsione di massa di immigrati, inclusi cittadini naturalizzati.
Anche Götz Kubitschek, stratega e vordenker, pensatore di riferimento, della nuova destra tedesca è con la casa editrice Antaios uno degli elementi fondamentali del complesso puzzle strutturale dell’AfD.
Götz Kubitschek.
Un’onda anomala che ha saputo cavalcare bene i social media
L’onda anomala dell’Alternative für Deutschland, dunque, più che sulla scia di un unico leader carismatico scorre su una rete ampia e diversificata, anche capillare, che ha fondato sui social media la propria ascesa, come ha mostrato Siegmund in Sassonia-Anhalt. L’esempio è anche quello di Jean-Pascal Hohm, deputato regionale del Brandeburgo e leader della nuova organizzazione giovanile legata al partito, Generation Deutschland.
I messaggi nazionalisti sono inoltre veicolati attraverso i nuovi media con il supporto di influencer come Naomi Seibt, una sorta di anti-Greta Thunberg, arrivata anche alla corte di Musk; oppure di Reinhild Boßdorf, alla guida del network femminile Lukreta, con l’obiettivo di avvicinare le giovani donne all’ideologia del partito.
Insomma, l’ultradestra tedesca non ha un uomo solo al comando, ma un fronte ampio e stratificato, più adatto a intercettare gli elettori in questo momento: non è un caso che i risultati in Sassonia-Anhalt abbiano certificato come l’AfD sia il primo partito, con percentuali differenti, in diverse categorie di elettori, soprattutto tra i giovani, gli operai e le persone in difficoltà economiche.