Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste

Sarà la prima Pontida dopo la morte di Umberto Bossi. Il Senatùr, va detto, non era più una presenza assidua sul pratone. La sua ultima volta fu nel 2017, ai tempi della critica alla svolta nazionale salviniana, quando non gli fu concesso di parlare dal palco. Dopodiché saltò, anche per ragioni di salute, tutti i raduni a partire dal 2018. Nonostante questo la famiglia ha voluto che i suoi funerali fossero celebrati proprio nell’abbazia di Pontida. Gli amici hanno organizzato una messa in suo ricordo: l’appuntamento, promosso dall’ex senatore Giuseppe Leoni, è per sabato 19 settembre, giorno in cui Bossi avrebbe compiuto 85 anni. Dopo la funzione, i bossiani pianteranno un ulivo in segno di «pace e riconciliazione», ha spiegato Leoni, invitando i militanti a portare una manciata di terra da casa «in segno di unità e fratellanza».

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Umberto Bossi si commuove dopo l’elezione di Roberto Maroni a segretario della Lega Nord, con lui da sinistra Giuseppe Leoni e Bruno Caparini (Ansa).

Come sono cambiati gli equilibri dopo la morte di Bossi

Ma quest’anno il clima che si respira sotto il cielo di Pontida non è esattamente pacifico. Persino questa iniziativa è vista con sospetto perché si sovrappone a quella della Lega Giovani, in programma il giorno prima del raduno, come sempre. Bossi avrebbe voluto una “pacificazione”, va dicendo da mesi Leoni. Ma quello che resta del partito che fondò 35 anni fa è un movimento con un leader indebolito, schiacciato dalla crescita dei consensi di Giorgia Meloni prima e di Roberto Vannacci poi. Un partito profondamente balcanizzato al suo interno. Ecco dunque una mappa del ‘pratone’ leghista, sconvolto negli equilibri dopo la morte del fondatore e dopo le contestazioni interne al segretario arrivate in agosto.

Verso Pontida: una mappa aggiornata delle fazioni leghiste
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).

Il cerchio magico di Salvini: lo staff, i fratelli e i falchi

Attorno al leader Matteo Salvini si è creato da tempo un ‘cuscinetto’ di protezione molto attivo, costituito sostanzialmente dal suo staff, il portavoce Cristiano Bosco e il responsabile comunicazione Davide Vecchi, amico della fidanzata Francesca Verdini. Sarebbe stata proprio lei ad aver favorito la sostituzione di Matteo Pandini, ‘promosso’ all’Enav, con l’ex direttore del Tempo. Poi ci sono i sottogruppi del cerchio magico. Il primo è formato dai “fratelli”, gli amici di lunghissimo corso: i milanesi Alessandro Morelli e Igor Iezzi e gli ex commissari lombardi Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili. Quest’ultimo si è dato un gran daffare questa estate per controllare i movimenti dei critici Massimiliano Romeo e Attilio Fontana, presenziando a tutte le presentazioni del libro del capo della Lega lombarda. Altra sottocategoria è quella dei falchi sovranisti che, a ogni situazione di confusione, riescono a conquistare spazio e visibilità: tra questi figurano l’ideologo della Flat tax Armando Siri e gli economisti euroscettici Claudio Borghi e Alberto Bagnai.

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I ribelli nordisti: la fronda lombarda

Dalla morte di Bossi è cresciuto il malcontento sotterraneo della base lombarda: il segretario Romeo e il governatore Fontana sono i principali interpreti di questo disagio. Da tempo chiedono un ritorno ai temi della Lega delle origini: attenzione alle identità locali e lotta al centralismo. È un movimento soprattutto lombardo (del resto Bossi fondò la Lega lombarda nel 1984 e da questa promosse la federazione di tutte le Leghe autonomiste nella Lega Nord nel 1991) ed è sostenuto dalle segreterie provinciali di Brescia, Bergamo, Varese e Sondrio. Tra i ribelli più attivi c’è l’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, molto vicino a Giancarlo Giorgetti. Nel direttivo lombardo del 7 agosto, questa fronda è arrivata a chiedere un “passo di lato” di Salvini e un “rinnovamento” della leadership. Del direttivo fanno parte anche alcuni ex deputati come Daniele Belotti, storico speaker di Pontida ed ex segretario bergamasco.

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L’asse scricchiolante dei governatori

Fino a qualche mese fa unito – la foto del pranzo a base di sushi alla vigilia delle Regionali venete a testimoniare l’alleanza – il fronte degli amministratori più influenti si è sostanzialmente diviso dopo la ribellione lombarda. Del gruppo facevano parte Fontana e Romeo, insieme al governatore del Friuli Venezia-Giulia Massimiliano Fedriga, al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti e al presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia. Mentre Fugatti quest’estate si è distinto per aver evitato il selfie con Salvini in vacanza a Pinzolo (il trentino continua a chiedere la revisione del divieto di terzo mandato), Zaia, pur molto critico nei confronti di Salvini, non ha appoggiato la ribellione lombarda, mentre Fedriga lo ha fatto sottotraccia e solo in un primo momento. Alla base dello scontro tra governatori e segretario, lo stop al terzo mandato che ha bloccato la ricandidatura di Zaia e bloccherà quella di Fedriga, Fontana e Fugatti. Per mesi i governatori hanno insistito affinché Salvini ottenesse un’apertura alla modifica delle regole da parte degli alleati di centrodestra, contrari a cambiarle. Invece Salvini è sembrato non troppo convinto della battaglia. Forse – malignano i critici – anche per togliersi di torno figure ingombranti. In più, con il via libera degli alleati alla candidatura del leghista Alberto Stefani in Veneto, il segretario ha firmato un impegno a cedere a Fratelli d’Italia la candidatura in Lombardia quando si andrà a votare nel 2028, scatenando così l’ira dei lombardi.

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I sudisti capitanati da Durigon

il vicesegretario Claudio Durigon è il dominus della fazione dei sudisti, comparsa nel 2017 con la svolta nazionale voluta da Salvini. Negli ultimi mesi ogni strategia sembra passare da Durigon. Lui ha gestito il negoziato per un accordo con Zaia, saltato lo scorso giugno. E sempre Durigon ha organizzato la convention romana alle Officine Farneto per illustrare le idee della Lega in vista della «finanziaria», come si chiamava la legge di bilancio fino al 2009. La kermesse, documentata con grandeur sui social della Lega, è sembrata ai più una sorta di esibizione del potere di Durigon. Eppure, nei corridoi di via Bellerio, si mormora che il vicesegretario abbia avviato le trattative per passare con FdI a ridosso delle Politiche e che stia addirittura negoziando posti per altri colleghi, come Simonetta Matone, Roberto Marti e persino un fedelissimo salviniano come Andrea Paganella. Da settimane di lui Zaia dice che sarà il primo a tradire.

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I basculanti tornati fedeli alla linea

Ci sono poi i basculanti. In questa categoria rientra la maggior parte della classe dirigente leghista che, a seconda di come tira l’aria, è pronta a riposizionarsi in base alle prospettive di ricollocamento. Nel gruppo figurano le “Erinni”, Silvia Sardone e Susanna Ceccardi, un tempo molto critiche della gestione salviniana, anche se per motivi diversi, ora sono riallineatissime. Sardone si era alleata con Romeo, e fino a qualche mese fa si esibiva in dure invettive contro la gestione della sicurezza da parte del governo. Dopo essersi imposta alle Primarie milanesi e aver incassato la promessa di una candidatura per Palazzo Marino, tutto sembra essere rientrato. Così come Ceccardi. L’europarlamentare toscana ha fatto la guerra a Roberto Vannacci alle Regionali dell’anno scorso ed è stata protagonista di un duro scontro su questo tema con Salvini durante un consiglio federale. Uscito dalla Lega il generale, Ceccardi si è riscoperta salviniana. Poi ci sono Andrea Crippa e Luca Toccalini, gli ex giovani, creature puramente salviniane. Il fidanzato di Anna Falchi è caduto in disgrazia più volte per le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Meloni, tanto che la sua nomina a vicesegretario non è stata rinnovata nel congresso di Firenze dell’aprile 2025. Ora appare riabilitato. Così come Toccalini, a lungo critico con il segretario dopo che quest’ultimo lo ha costretto a ritirare la candidatura contro Romeo al congresso lombardo. Infine, il caso più eclatante è quello del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Tra i più critici fino a qualche mese fa sulla strategia e l’organizzazione del partito, il piemontese è completamente rientrato nei ranghi.

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I don Abbondio della Lega

Se il romanzo lombardo per eccellenza, I Promessi sposi, ci ha regalato una figura unica, quella del pavido don Abbondio, la Lega di Bossi-Maroni è riuscita nell’impresa di raddoppiarla. Noti per la mancanza di iniziativa politica e per la capacità di sopravvivere a tutte le stagioni, i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli sanno fare benissimo ciò che hanno fatto durante la loro lunga vita politica: obbedire al capo. Per tutta l’estate, secondo alcuni retroscena ben informati, hanno mandato avanti i ribelli lombardi appoggiandone le istanze ma quando è stato il momento di venire allo scoperto avrebbero tirato indietro la mano. Buona parte della militanza imputa loro la responsabilità dell’immobilismo che sta facendo precipitare il partito. Nella famiglia Calderoli ha parlato però la moglie del ministro, Gianna Gancia, che in pieno agosto in un’intervista a Repubblica ha inveito contro gli «opportunisti e i ruffiani». «Chi critica Salvini lo osannava», ha puntualizzato.

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Gli ex e i nostalgici sulle barricate

C’è infine una folta schiera di ex, fuoriusciti o espulsi dal partito, che vorrebbe riesumare le battaglie della Lega Nord. Il primo è Paolo Grimoldi che da qualche anno ha dato vita al partito Patto per il Nord. Poi ci sono l’ex deputato Gianluca Pini e l’ex assessore lombardo Gianni Fava che hanno presentato ricorso in tribunale affinché si tenga il congresso della Lega Nord, formazione tenuta in vita come ‘bad company’ per saldare il debito con lo Stato in seguito alla condanna per uso irregolare dei rimborsi elettorali. Pini e Fava sostengono che la ‘vecchia’ Lega Nord detenga il simbolo di Alberto da Giussano con lo spadone e vorrebbero bloccarne l’uso da parte della Lega Salvini premier.

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