Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica

Emanuela Maccarani, che era stata alla guida della nazionale italiana dal 1996 al 2025 prima di finire sotto inchiesta per presunti abusi psicologici su alcune ex ginnaste, è la nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica per gli esercizi di gruppo. La notizia, annunciata dalla federazione di Mosca, è stata poi confermata su Facebook dal marito, Moreno Buccianti.

Maccarani nuova capoallenatrice della Nazionale russa di ginnastica ritmica
Emanuela Maccarani (Imagoeconomica).

Maccarani, una delle allenatrici più titolate al mondo degli esercizi di gruppo, da commissaria tecnica della squadra nazionale italiana di ginnastica ritmica aveva raccolto risultati di enorme prestigio, come la medaglia d’argento ai Giochi olimpici di Atene 2004 e quelle di bronzo a Londra 2012, Tokyo 2020 e Parigi 2024. A marzo dell’anno scorso la Federazione Ginnastica d’Italia – dopo una sospensione di tre mesi – aveva però interrotto i rapporti con Maccarani dopo le denunce di maltrattamenti a livello psicologico da parte di due ex ginnaste, Anna Basta e Nina Corradini, arrivate nell’autunno del 2022. L’ex allenatrice delle “Farfalle” ed ex direttrice tecnica dell’Accademia Internazionale di ginnastica ritmica di Desio, in passato anche membro della giunta del Coni, è stata rinviata a giudizio per i presunti abusi: il processo a suo carico è iniziato a febbraio del 2026.

Elezioni in Svezia, centrosinistra in leggero vantaggio

Con oltre il 94 per cento dei voti scrutinati, i risultati delle elezioni in Svezia per il rinnovo del Parlamento dipingono un sostanziale testa a testa tra centrodestra e centrosinistra. Quest’ultima coalizione è in leggerissimo vantaggio e, al momento, avrebbe 176 seggi contro i 173 della compagine guidata dal premier uscente Ulf Kristersson. Un margine molto risicato che potrebbe cambiare con i voti dall’estero, che non saranno conteggiati prima di mercoledì. Fino ad allora, non si saprà con certezza chi ha vinto. La coalizione di centrosinistra è composta dai Socialdemocratici (primo partito svedese), dai Verdi e dai partiti Sinistra e Centro. Quella di centrodestra è formata dai Moderati, dai Cristiano Democratici e dai Liberali. Qualora dovesse essere confermata la vittoria del centrosinistra, dopo quattro anni di governo Kristersson potrebbe tornare a capo del governo Magdalena Andersson, la leader dei Socialdemocratici. L’affluenza è stata dell’80,3 per cento, inferiore rispetto alle elezioni del 2022 (84,2 per cento).

Arretra l’ultradestra

Per quanto riguarda le singole liste, si segnala un risultato deludente per il partito di estrema destra Democratici Svedesi, che ha perso quasi 3 punti percentuali dalle ultime elezioni passando dall’essere il secondo partito in parlamento al terzo con il 17 per cento dei voti. In questi ultimi quattro anni ha dato un appoggio esterno al governo, condizionandone la linea su immigrazione e sicurezza. I sondaggi lo davano in crescita e puntava a entrare nella coalizione governativa in caso di vittoria del centrodestra.

Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale

Alessandro Onorato è sul piede di guerra. Il fondatore di Progetto Civico Italia protesta contro la norma con cui la maggioranza vuole aumentare la raccolta di firme per le formazioni che non sono in Parlamento e vogliono entrarci. Dice che così si alza un ponte levatoio davanti ai nuovi arrivati. Può avere ragione o torto, ma la vicenda contiene un paradosso evidente: per presentarsi alle elezioni un piccolo partito deve dimostrare di avere un seguito. Per partecipare al dibattito politico, evidentemente, no. 

Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale
Alessandro Onorato nel corso della prima assemblea nazionale di Progetto Civico Italia (foto Ansa).

Se il peso sui media supera di gran lunga quello nelle urne

Partitini che valgono il 2 o il 3 per cento, a volte meno, ottengono sui media uno spazio che farebbe pensare a ben più solide percentuali. Carlo Calenda, leader di Azione, nei salotti tv è un inquilino fisso, Matteo Renzi non ha mai smesso di esserlo. Luigi Marattin, costola staccatasi dal senatore di Rignano e messasi in proprio, ha molte più interviste che deputati (che poi è uno, lui). Maurizio Lupi attraversa imperterrito governi, legislature e studi televisivi con il suo gruppetto, Noi Moderati, inchiodato da anni attorno all’1 per cento, eppure i giornali lo interpellano a giorni alterni come fosse De Gasperi. Ultimi arrivati gli scissionisti piddini di Spazio Pubblico, che almeno godono di un privilegio: essendo appena nati, la loro consistenza è ancora tutta da scoprire. Il risultato è che sui media finiscono per pesare assai più che nelle urne. E una parte della spiegazione sta proprio nella tivù. A essere aumentati esponenzialmente più dei partiti sono i luoghi dove farli esibire: talk show a tutte le ore, famelici come non mai di ospiti. Una volta c’erano le Tribune politiche, riservate ai leader. Oggi si pesca anche tra le quarte e le quinte linee, che raramente rifiutano un passaggio in video, gradita compensazione all’altrimenti anonima vita da peone. Sono i soldatini del palinsesto, quelli che ne consentono dilatazioni un tempo impensabili. Per di più gratis. 

Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale
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Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale

I personaggi politici hanno imparato dagli influencer

L’ubiquo Calenda è un caso di scuola. Gli si può chiedere di tutto e una risposta ce l’ha sempre. Renzi conosce i tempi televisivi meglio di parecchi conduttori, Marattin maneggia bene numeri e provocazioni. Intendiamoci, non c’è nulla di male: se ti invitano, vai. Sarebbe singolare pretendere che il leader di Azione, prima di accettare, consultasse l’ultimo sondaggio e rispondesse: guardi, oggi sono al 3,1, quindi mi spettano solo tre minuti e sette secondi. Il problema, semmai, è nostro. A forza di vedere un volto sul piccolo schermo finiamo per attribuirgli un peso proporzionale alla frequenza con cui appare. È un vecchio trucco della pubblicità, dove quello che si riconosce sembra più grande. Una volta succedeva con i fustini del detersivo, adesso con i personaggi politici, che nel frattempo hanno imparato parecchio dagli influencer. Rappresentare bene se stessi conta ormai più che avere al seguito una comunità. Basta una posa, una faccia, possibilmente un nemico e un’opinione abbastanza netta da diventare una clip. Il resto lo fanno i social: la battuta rimbalza, genera una replica cui segue una controreplica, e il giorno dopo si torna in tv a commentare quel che si è detto la sera prima. Non si butta via niente. 

Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

La verità è che in una coalizione i cespugli servono

Ma sarebbe ingeneroso attribuire tutta la fortuna dei cespugli ai vari Floris, Berlinguer, Vespa e compagnia. Se sopravvivono è anche perché servono. La legge elettorale ha trasformato le piccole percentuali in merce pregiata. Un 2 per cento da solo rischia di non portarti da nessuna parte, ma dentro una coalizione può decidere le sorti di un collegio. Un piccolo gruzzolo di voti in cambio di qualche candidatura: contabilità applicata ai resti elettorali. I cespugli l’hanno capito da tempo. Non serve diventare alberi, basta essere quel poco di verde senza il quale il giardino dell’altro non raggiunge la maggioranza. E così continuano a nascere sigle che vanno a ingrossare un’area già affollatissima, quasi sempre con la promessa di riunirla. Liberali, popolari, riformisti, moderati, centristi, liberal-democratici. Ogni tanto, ma sempre solo nelle intenzioni, provano a mettersi insieme. Spazio Pubblico è l’ultimo arrivato, vedremo che cosa diventerà e soprattutto quanti voti prenderà. Intanto esiste già mediaticamente, perché non occorre più aspettare le elezioni per acquisire lo status di soggetto politico. Basta entrare nel giro. Un’intervista chiama l’altra, un invito televisivo per effetto domino ne produce altri e la notorietà finisce per diventare una specie di certificato di rappresentanza. Pina Picierno, per dire, da quando ha detto addio al Pd è molto più presente sui media di quando ci stava dentro. 

Onorato e il paradosso dei partitini: quando il peso mediatico supera quello reale
Pina Picierno (Ansa).

Il consenso, ammesso che arrivi, viene dopo i follower e i talk

E alla fine si torna al povero Onorato. Per partecipare alle elezioni il governo gli chiede una montagna di firme, cioè la prova che qualcuno abbia davvero intenzione di votarlo. Per entrare nel circuito mediatico, invece, basta essere invitati. È questo che è cambiato. Il consenso, ammesso che arrivi, viene dopo. Prima ci sono la notorietà, le interviste, i talk, le clip, i follower. E a forza di apparire si finisce, anche quando non lo si è, per sembrare importanti.