La Corte Suprema Usa ha respinto la richiesta di Donald Trump di annullare il verdetto con cui una giuria lo aveva ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di E. Jean Carroll, che sarebbe avvenuta nel 1996 nei camerini di Bergdorf Goodman, grande magazzino newyorchese di lusso di fronte alla Trump Tower. L’attuale presidente Usa era stato anche riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti della donna.
Jean E. Carroll (Ansa).
I legali di Trump contestavano, in particolare, il fatto che nel corso del processo sia stata data la possibilità di testimoniare ad altre due donne che hanno accusato il tycoon di abusi sessuali, che sarebbero avvenuti decenni fa. Trump, da parte sua, ha sempre respinto anche tali accuse. Ma la Corte Suprema gli ha dato torto: Carroll ha dunque diritto al risarcimento di 5 milioni di dollari sancito dalla giuria.
Le due cause intentate da Carroll contro Trump
Carroll ha fatto causa a Trump nel 2019 per diffamazione e lo ha poi citato nuovamente in giudizio nel 2022 per diffamazione e violenza sessuale, dopo che lo Stato di New York aveva approvato una legge che consentiva alle vittime di abusi sessuali di intentare cause civili per episodi avvenuti in passato. Il secondo procedimento è arrivato a processo per primo e la giuria ha riconosciuto a Carroll un risarcimento di 5 milioni di dollari. La causa del 2019 è arrivata a processo successivamente e si è conclusa con una sentenza che ha condannato Trump a pagare 83 milioni di dollari. Il tycoon ha impugnato la sentenza, che non è ancora arrivato davanti alla Corte Suprema. In caso di esito analogo, includendo gli interessi, Trump dovrebbe in tutto a Carroll oltre 100 milioni di dollari.
La Corte ha anche consentito a Cook di rimanere alla Fed
La Corte Suprema, con cinque voti favorevoli e quattro contrari, ha anche impedito a Trump di procedere nell’immediato al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, accusata di frode sui mutui. Inoltre, con un’altra sentenza, ha riconosciuto poi al presidente degli Stati Uniti ampi poteri per rimuovere, senza dover fornire motivazioni, i vertici di altre agenzie federali indipendenti. Le due decisioni rappresentano di fatto un verdetto contrastante sul tentativo di Trump di rafforzare il controllo dell’esecutivo sulle autorità indipendenti.
Comcast Corporation ha annunciato l’intenzione di separarsi in due società quotate tramite lo spin-off esentasse di NBCUniversal e Sky dalle attività di connettività. L’operazione dovrebbe concludersi nell’arco di un anno. NBCUniversal, che si occuperà di contenuti e intrattenimento, includerà gli Universal Studios, la divisione parchi di intrattenimento, i network NBC e Telemundo, Sky e il servizio streaming Peacock. All’altra società, denominata Comcast, rimarranno le attività dedicate alla banda larga, alla tv via cavo e ai servizi della telefonia mobile.
Scelti i vertici delle due nuove società
Comcast prevede di mantenere una partecipazione fino al 19,9 per cento in NBCUniversal per un massimo di un anno post nascita dello scorporo. Brian Roberts, presidente e co-amministratore delegato di Comcast Corporation, continuerà a essere attivamente coinvolto nella leadership di Comcast e NBCUniversal, lavorando a stretto contatto con i nuovi vertici delle due società. Mike Cavanagh sarà il ceo di NBCUniversal, mentre Michael Angelakis, ex direttore finanziario di Comcast, diventerà l’amministratore delegato dell’omonima nuova azienda una volta completata la separazione. Al termine dell’operazione, gli azionisti di Comcast Corporation deterranno azioni sia di Comcast che di NBCUniversal.
Theodore Kyriakou sembra deciso a rispettare il copione. Da quando ha preso il controllo di Gedi, la casa editrice di Repubblica ora orfana de La Stampa, la sensazione è quella di assistere a una lenta ma radicale riscrittura del gruppo. Al timone il patron greco del gruppo Antenna ha messo Mirja Cartia d’Asero, arrivata dal Sole 24 Ore dopo una parentesi in Clessidra, il fondo di private equity della famiglia Pesenti. E il primo effetto è sotto gli occhi di tutti: gli organigrammi si svuotano, i nuovi arrivi parlano quasi tutti con lo stesso accento aziendale e la bussola sembra puntare sempre più verso la televisione.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).
È tutto un susseguirsi di cambi al vertice. Escono Michela Marani ed Edoardo Biancardi, rispettivamente responsabili di gestione e controllo e della funzione di Internal Audit. Prima di loro aveva già lasciato Fabiano Begal, che guidava il digitale. E un altro manager di peso, Alessandro Bianco, direttore delle risorse umane, prende la strada della Sae di Alberto Leonardis, dove nel frattempo è approdata La Stampa.
Mirja Cartia d’Asero, ex ad del gruppo Sole 24 Ore (foto Imagoeconomica).
La manager ex Dazn che sbarca proprio adesso…
Chi arriva, però, racconta molto più di chi se ne va. Cartia d’Asero pesca dove conosce meglio le acque: il suo vecchio indirizzo di via Monte Rosa a Milano. Dal Sole 24 Ore approdano Vincenzo Turtur alla centrale acquisti e Alessandra Orsini al marketing. Più che una campagna acquisti, sembra un trasloco. Al digitale, invece, è atteso un nome che da solo racconta dove punta il gruppo: Veronica Diquattro, reduce dal cda dello stesso Sole e, prima ancora, dai vertici di Dazn. Già, proprio Dazn: la manager che ne ha guidato gli esordi sbarca in Gedi nel momento esatto in cui il gruppo sposa Dazn sul canale di news. Coincidenze che, di solito, hanno l’aria di non essere coincidenze.
Veronica Diquattro ai tempi di Dazn. (Ansa)
Al punto che la domanda che circola nelle redazioni è tanto semplice quanto un po’ inquietante. Possibile che in un gruppo che pubblica Repubblica non ci sia nessuno in grado di gestire acquisti, marketing o sviluppo digitale? Oppure il criterio è un altro e la fiducia si concede soltanto a chi ha già lavorato con il nuovo amministratore delegato? Il punto, però, non sono i nomi, che vanno e vengono per natura. È la direzione di marcia che delinea quale sia il progetto alla base del rutilante turnover.
Una Cnn italiana costruita insieme a Discovery
Perché il vero investimento è la televisione. È lì che si concentrano energie e risorse. La joint venture con Dazn per un canale di news in concomitanza con il Mondiale di calcio ha rappresentato il primo passo. Più avanti potrebbe arrivare il digitale terrestre, che secondo indiscrezioni sempre più ricorrenti sono in molti a immaginare nella forma di una Cnn italiana costruita insieme a Discovery.
In arrivo Pucci, responsabile delle news di Mediaset
Anche qui il copione non cambia, e la pesca si fa sempre lontano dalle acque di casa. Per guidare il nuovo polo informativo, infatti, il nome che circola è quello di Andrea Pucci, oggi responsabile delle news a Mediaset. Anche se fonti vicine alla nuova proprietà fanno sapere che la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà coinvolta.
Mario Orfeo (Ansa).
Tutto il malumore del direttore Orfeo, una vita in Rai
Una prospettiva che però avrebbe irritato non poco Mario Orfeo. E non è difficile capirne il motivo. Se c’è una persona che conosce il linguaggio della televisione è proprio il direttore di Repubblica, passato più volte dalla direzione dei telegiornali fino alla guida della Rai. Essere tenuto ai margini proprio del progetto televisivo non è soltanto uno sgarbo. È il modo più elegante per fargli capire che la partita si giocherà altrove.
Restano così sospese due domande che in via Cristoforo Colombo nessuno pone nelle riunioni, ma che tutti si scambiano nei corridoi. La prima: perché le competenze interne sembrano non bastare mai e ogni casella va riempita pescando all’esterno? La seconda, ancora più delicata. Se la televisione è la nuova stella polare, quale futuro aspetta la carta?
I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno. Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere.
Una forte scossa di assestamento di magnitudo 5.1 è stata registrata in Venezuela. Il sisma – tra i più intensi delle scosse di assestamento dal devastante terremoto del 24 giugno – ha avuto epicentro in mare vicino a La Guaira, lo Stato più colpito, dove i soccorritori hanno interrotto le operazioni per motivi di sicurezza. La scossa è stata avvertita distintamente anche nella capitale Caracas, dove sono oltre 700 gli edifici crollati completamente o parzialmente.
Ansa, un soccorritore tra le macerie (Ansa).
Più di 1.400 morti accertati, enorme il numero dei dispersi
Col passare delle ore si riduce sempre più la speranza di ritrovare persone ancora in vita e, di contro, continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime. Sono salite a 1.450 i morti accertati e ci sono più di 3 mila i feriti, mentre i dispersi superano quota 50 mila.
Edificio gravemente danneggiato dal terremoto in Venezuela (Ansa).
L’Ue fornisce subito 5 milioni di euro al Venezuela
L’Unione europea fornirà 5 milioni di euro in aiuti umanitari per fornire assistenza immediata alle comunità più colpite del Venezuela. Come spiega la Commissione Ue, questo finanziamento di emergenza si concentrerà sulla fornitura di alloggi e assistenza sanitaria alle persone colpite dal disastro. Inoltre, Bruxelles sta anche organizzando un ponte aereo umanitario per trasportare beni di prima necessità nelle zone colpite: in primo volo è previsto in partenza da Copenaghen all’inizio di questa settimana, con circa 50 tonnellate di materiale per la costruzione di alloggi, attrezzature per l’acqua e i servizi igienico-sanitari. Questo nuovo aiuto si aggiunge ai 52 milioni di euro già stanziati nel corso del 2026 per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi socio-economica nel Paese.
La Stampa sta attirando molti giornalisti. Il nuovo corso della storica testata sabauda sembra favorire la fuga da altri quotidiani famosi, con Antonio Di Rosa alla guida pronto a imbarcare nuovi “neo-torinesi”. Nel gruppo Sae è arrivato Vito Ribaudo, nuovo direttore generale del gruppo di Alberto Leonardis ed ex numero uno delle risorse umane di Rcs–Corriere della Sera. A Roma si parla molto dell’uscita dal quotidiano Il Messaggero di un big delle pagine dell’economia, Rosario Dimito, pronto dal primo settembre a entrare nel gruppo Sae e a fare contenuti per tutto il digital. Già orfana di Osvaldo De Paolini, che lasciò il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone per approdare a il Giornale e dirigere anche il settimanale Moneta, la redazione economica di via del Tritone ora ha come capo Andrea Bassi, ex di Milano Finanza. Come lo era De Paolini, che era stato il direttore del giornale di via Marco Burigozzo, a Milano. E pure Dimito è un altro ex MF. Tutti professionisti che in tempi lontani hanno lavorato nello stesso giornale, e con la stessa “filosofia giornalistica”. Ma la diaspora è destinata a continuare…
Corriere, chi entrerà alle 6 del mattino?
A settembre si cambia, al Corriere della Sera. La nuova direttiva di Luciano Fontana, alla guida di via Solferino, prevede la chiusura obbligatoria del giornale alle 22.30. Sì, perché risparmiando sulla notte così si può “alimentare” la mattina, anche a beneficio delle altre realtà del gruppo di Urbano Cairo che comprende pure l’emittente televisiva La7. E il sito del Corriere ha bisogno di battere la concorrenza, con i lettori che si collegano a internet appena svegli e vogliono essere aggiornati con news fresche. I contenuti digitali vengono ritenuti strategici per far crescere la testata. Allora che si fa? Dalle 6 del mattino scatterà il primo turno, già definito come quello degli “avanguardisti”, un drappello di scalpitanti giornalisti che vedrà aumentare la consistenza alle 7. Quindi, secondo turno alle 11, per dare corpo al giornale, e ultimo alle 15, che sgobberà fino all’orario di chiusura. Una faticaccia, aprire all’alba: chi si assumerà questo ingrato compito di “alzare la saracinesca”? Lo schema 6-11-15 nella realtà sarà un 30-30-40, vista la percentuale di utilizzo del lavoro nei diversi turni. Il più consistente è dedicato al giornale su carta. Sperando sempre che non ci siano notizie importantissime alla fine della giornata, quando il quotidiano ormai è chiuso…
Luciano Fontana (foto Imagoeconomica).
Buttafuoco al Lirico. Come Mussolini
Il Teatro Lirico di Milano è un luogo fondamentale nella storia d’Italia: proprio lì il 16 dicembre 1944 si tenne l’ultimo discorso e l’ultima apparizione pubblica di Benito Mussolini in qualità di capo della Repubblica Sociale Italiana. «Vogliamo che tutta l’Italia sia repubblicana», disse ai “camerati milanesi”: e Mussolini era appena sfuggito da Salò, dove era tenuto sotto controllo dal generale tedesco Karl Friedrich Wolff (quello che l’anno successivo liberò il capo partigiano Ferruccio Parri). Fatto sta che per la destra italiana quel discorso di Mussolini è storico, e viene ritenuto ancora un “testamento politico”, una linea da seguire (a cominciare dal ripudio dei regnanti di casa Savoia). Non a caso, visto che Sky Tg24 Live torna a Milano per una nuova tappa del suo percorso itinerante tra le principali città italiane, al canale all news diretto da Fabio Vitale non poteva dire di no un uomo di destra come Pietrangelo Buttafuoco: il 6 luglio il Teatro Lirico, che oggi porta il nome di Giorgio Gaber, vedrà la presenza di protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della ricerca. Buttafuoco parteciperà in qualità di presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Il Teatro Lirico ha sempre il suo fascino, a destra. Magari ci scappa pure una lacrima…
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).
Fs, per qualcuno c’è «Strisciuoglio»
Nominarlo è difficile, tanto che sembra uscito da una commedia di Eduardo de Filippo, ma anche dalle barzellette di Uccio De Santis, pugliese doc: Gianpiero Strisciuglio conosce fin da piccolo questo tema, avendo un cognome complicato. L’ingegnere barese che è stato indicato dai più come il successore di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs se la deve vedere anche con i giornalisti che storpiano il suo cognome: Veronica Gervaso, per esempio, durante il Tg5 lo ha fatto diventare «Strisciuoglio». Senza nessuna rettifica. Urgono comunicati ufficiali dell’azienda con il nome scritto in stampatello, e con un formato gigante per chi ha problemi di vista, per evitare gaffe di ogni tipo. Che poi con Strisciuglio ci manca pure quel nome, «Gianpiero», con la “enne” invece che con la “emme”, come succede a tutti gli altri «Giampiero» sparsi nel territorio nazionale.
Autostrade per l’Italia accoglie con favore l’accordo che ha portato al rinnovo del CcnlAutostrade e Trafori, raggiunto al termine del negoziato. «Desidero ringraziare tutte le parti coinvolte per il lavoro svolto, consentendoci di arrivare a questo importante risultato», ha commentato Antonio Cavallera, direttore Human capital and organization del Gruppo Aspi. «Ci troviamo in un’epoca in cui il sistema dei trasporti e delle infrastrutture, per stare al passo con una mobilità in rapida evoluzione, ridefinisce obiettivi, competenze e modalità di lavoro. In un simile contesto, questo accordo è fondamentale poiché rafforza un modello di relazioni industriali fondato sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa. Al centro ci sono le persone che ogni giorno garantiscono efficienza, sicurezza e continuità del servizio sulla rete autostradale. Perché siamo convinti che la capacità del settore di affrontare le trasformazioni in corso, richieda che innovazione tecnologica e infrastrutturale vadano di pari passo con una profonda innovazione sociale. Questo rinnovo investe sulla qualità dell’occupazione, dimostrando che nel nostro Paese c’è ancora ampio spazio per la concertazione, facendo crescere la competitività delle imprese e promuovendo, in un percorso sinergico, i diritti dei lavoratori».
Paura in Germania, dove cinque persone sono morte a causa di una sparatoria vicino a un centro per minori a Stade, in Bassa Sassonia. Il numero di morti, tutti adulti, è stato confermato dalla polizia che ha schierato una grande quantità di agenti nell’area e invitato la popolazione a non avvicinarsi. «Secondo lo stato attuale delle indagini, in una struttura di assistenza ai minori in Dankersstrasse si è verificato un omicidio con diverse vittime. Allo stato attuale, cinque persone sono state uccise, mentre altre hanno riportato ferite», ha riferito in un aggiornamento. «Nel corso delle operazioni di ricerca e di intervento avviate immediatamente, sono state arrestate due persone sospettate di essere coinvolte nell’accaduto, tra cui il presunto autore degli spari», ha aggiunto, specificando che «le indagini sui retroscena e sull’esatta dinamica dei fatti sono ancora in corso». Le autorità non hanno al momento fornito indicazioni sul movente o sul contesto della sparatoria.
Fünf Tote und ein festgenommener Tatverdächtiger nach Schüssen in Stade. NIUS fragte die Pressestelle der Polizei Lüneburg nach der Nationalität des mutmaßlichen Täters. Die Antwort wurde verweigert. Begründung: Die Nationalität habe nichts mit der Tat zu tun.… pic.twitter.com/047OwxhBrz
La prefettura di Biella ha sospeso per un anno la patente al parlamentare vannacciano Emanuele Pozzolo, che il 3 giugno è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che collega il capoluogo piemontese a Vigliano. Sottoposto all’etilometro, al deputato di Futuro Nazionale era stato rilevato un tasso alcolemico doppio rispetto a quello consentito dalla legge. Pozzolo era rimasto illeso e nessun altro era stato coinvolto nell’incidente. «Reputo ci siano molte cose da chiarire, come qualsiasi cittadino italiano farò ricorso», ha dichiarato a Adnkronos.
Dovrà anche sottoporsi a un controllo della commissione medica
Pozzolo aveva spiegato di essersi messo alla guida dopo un pranzo e che era stato un nubifragio a provocare l’uscita di strada: la prefettura di Biella ha deciso comunque di raddoppiare la sospensione minima prevista di sei mesi. Il deputato, che a ottobre del 2025 è stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi per la vicenda dello sparo di Capodanno 2024, dovrà inoltre sottoporsi a un controllo da parte della commissione medica.
Per anni Banca Ifis ha investito una cifra monstre in immagine, sponsorizzazioni, mostre, eventi e convegni d’ogni sorta, costruendo l’aura dell’istituto diverso da tutti gli altri: vellutato, colto, mecenate, banca con l’anima, non solo attenta al vil denaro. E i dipendenti, chiamati Ifis people come fossero una classe di eletti, dovevano essere orgogliosi di lavorare lì. Una macchina del consenso oliata alla perfezione, capace di travestire da fondazione culturale un gruppo che tra i principali mestieri ha più prosaicamente quello di vendere crediti deteriorati.
Il presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio presenta l’opera restaurata “Il bambino migrante” dello street artist Banksy (foto Ansa).
Poi venerdì 26 giugno in una seduta sola il titolo ha bruciato il 36,87 per cento. E, alla ripresa di lunedì 29 giugno, a metà giornata, quasi il 9 per cento, che rende ancora più cupi i contorni della catastrofe. È come se una folata di vento appena più forte avesse abbattuto un castello di carte.
Le banche d’affari hanno certificato il disastro
A certificare il disastro hanno provveduto le banche d’affari, matita rossa impugnata con ineludibile severità. Intesa Sanpaolo da buy a neutral, con target price quasi dimezzato da 27,6 a 15,2 euro e stime di utile per azione 2026 tagliate del 70 per cento. Banca Akros da accumulate a neutral, prezzo obiettivo anche qui dimezzato da 28 a 14,8, e quel pudico riferimento alla «fase di transizione» con cui in finanza si indica il momento in cui non si capisce più granché. Persino la generosa Equita, che il buy lo conserva, ha dovuto resettare le attese e allinearsi alla parte bassa della guidance, da 28 a 19 euro.
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).
Ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra
All’origine del patatrac, la decisione di avviare la vendita del business Npl, quei crediti deteriorati raccontati per anni come il gioiello di famiglia, per deconsolidarli, complici le nuove regole sul calendar provisioning. Tradotto: ciò che ieri era un asset strategico oggi è diventato zavorra da scaricare in fretta. E la guidance 2026, già che c’eravamo, ridotta da 170-190 a 100-110 milioni, una notizia comunicata con la nonchalance di chi annuncia un semplice cambio di stagione.
Una promessa su cui il mercato ha smesso di credere
Il punto delicato, però, sta nei tempi. Il deconsolidamento arriva pochi mesi dopo l’acquisizione di Illimity, la banca di Corrado Passera che Ernesto Fürstenberg Fassio e l’amministratore delegato Frederik Geertman hanno portato in casa con un’Ops costruita anch’essa su una narrazione di crescita e visione. Il copione era quello del gruppo che si fa grande comprando il futuro. Salvo poi scoprire che, mentre si recitava la parte dell’acquirente ambizioso, il motore storico della redditività, proprio gli Npl, andava smontato perché il regolatore non lo finanzia più a buon mercato. Il presidente che mette il nome sull’operazione e il manager che la esegue ora condividono la titolarità di una promessa su cui il mercato, numeri alla mano, ha smesso di credere.
Ernesto Fürstenberg Fassio (foto Ansa).
Di solito in questi casi prima o poi qualche testa rotola
Ora il futuro si regge più sulle speranze che sulle certezze, tant’è che Banca Ifis ha rinunciato a fare previsioni. Resta da capire chi pagherà il conto di uno spettacolo partito come festa e trasformatosi in un film dell’orrore. Perché una regola non viene mai meno: quando un titolo in due sedute dimezza la sua capitalizzazione di Borsa, prima o poi qualche testa rotola. Di solito, si comincia da quella di coloro che prima del crollo hanno imbastito la sceneggiatura.
È stato arrestato in Spagna il latitante Domenico Paviglianiti, detto ‘Don Mico’, elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. L’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, è stata eseguita in stretta collaborazione con la polizia spagnola. L’uomo era latitante dal 2022, quando era stato emesso nei suoi confronti un ordine di arresto per cumulo di pene dalla procura di Bologna, che disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Per arrivare all’arresto è stato determinante il monitoraggio di alcuni soggetti che avevano rapporti con lui e dei viaggi che questi ultimi effettuavano con frequenza dall’Italia alla Spagna, dove Paviglianiti si era già stabilito dagli Anni 90. Attività di osservazione e pedinamento hanno consentito agli investigatori di individuare il ricercato in Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante. È già rientrato in Italia.
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione di LazioCrea. A guidarlo sarà Giuseppe Sacco, affiancato dai consiglieri Fabio D’Acuti e Laura Pastore. Nel comunicare le nomine, Rocca ha ringraziato il presidente uscente Marco Buttarelli e il precedente cda per il lavoro svolto. Le scelte hanno subito scatenato le polemiche nella maggioranza di centrodestra. Marco Di Stefano, coordinatore laziale di Noi Moderati e capogruppo in Campidoglio, ha accusato il governatore di utilizzare le nomine per «placare le lotte interne» di Forza Italia e Fratelli d’Italia, denunciando una «monopolizzazione politica» delle partecipate regionali. Di Stefano ha inoltre collegato la vicenda alla recente esclusione del consigliere Nazzareno Neri dalla Commissione Sanità e annunciato per il 9 luglio una direzione regionale del partito per valutare i rapporti con gli alleati e fare il punto sui tre anni della giunta Rocca.
Antonio Tajani parteciperà alla festa a Villa Taverna per l’Independence Day, in programma all’ambasciata Usa il 2 luglio (dunque con due giorni di anticipo sulla festività), che si terrà sullo sfondo di tensioni tra Washington e Roma. Lo ha annunciato lo stesso ministro degli Esteri a Radio 24. «Sicuramente io ci sarò, ci saranno altri rappresentanti del governo, proprio a dimostrare che per noi le relazioni transatlantiche sono un punto fondamentale della nostra politica», ha detto il titolare della Farnesina: «Dobbiamo guardare avanti, non vogliamo alimentare la polemica, vogliamo invece far sì che all’interno dell’Alleanza Atlantica si possa lavorare bene per garantire la sicurezza di tutti i nostri cittadini e continuare anche a lavorare con gli Stati Uniti, perché abbiamo molti interessi in comune e siamo le facce dell’Occidente ed è giusto che si lavori insieme».
I festeggiamenti del 4 luglio a Villa Taverna nel 2022 (Imagoeconomica).
Tajani: «Andremo a Villa Taverna a testa alta e schiena dritta»
Dopo lo strappo tra Donald Trump e Giorgia Meloni si era fatta strada l’idea di disertare il ricevimento ospitato nella residenza romana dell’ambasciatore Usa (al momento Tilman Fertitta), ipotesi poi rientrata. Lo stesso Tajani, dopo l’uscita di Trump su Meloni e la foto “implorata” dalla premier al G7 di Evian, aveva annullato la visita ufficiale del 21-22 giugno a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare a un business forum con l’omologo statunitense Marco Rubio. «Andremo a Villa Taverna, a testa alta e schiena dritta. Abbiamo sempre lavorato nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, anche quando abbiamo fatto da ponte, come nel caso della trattativa sui dazi, perché non c’era dialogo tra Unione europea e Stati Uniti», ha aggiunto Tajani. «Poi ci sono state le divergenze, penso alla vicenda della Groenlandia e all’Iran, però noi continuiamo a difendere le nostre tesi e a tutelare l’interesse nazionale, come abbiamo sempre fatto l’interesse dell’Italia e l’interesse dell’Europa».
È previsto per oggi il picco dell’eccezionale ondata di calore che sta attanagliando l’Italia e buona parte dell’Europa. In Pianura Padana attesi fino a 41°C, mentre nelle zone interne tirreniche e sarde, nel Tavoliere delle Puglie e in alcune aree della Sicilia il termometro arriverà a segnare 39 °C. L’anticiclone africano, che sta portando aria calda dal Mediterraneo meridionale, cederà poi tra mercoledì e venerdì, giorni in cui si rafforzerà quello delle Azzorre. Nel gap tra i due sistemi si infilerà aria di origine nord-atlantica: le correnti più fresche nei prossimi giorni porteranno, oltre al calo termico, anche rovesci e temporali a tratti di forte intensità con rischio grandine.
Turista cerca refrigerio in una fontana di Roma (Ansa).
Le temperature record toccate in Europa
Più di 191 milioni di persone nel Vecchio Continente hanno dovuto affrontare negli ultimi giorni temperature di almeno 35°C, con allerte per caldo estremo. L’ondata di calore si sta spostando a Est e oggi le temperature più estreme interesseranno in particolare Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, decisamente già colpite. Domenica 28 giugno la Germania ha registrato una nuova temperatura massima di 41,7°C a Coschen, vicino al confine polacco: questo dato ha superato il precedente record di 41,5°C stabilito appena il giorno prima a Drewitz. Anche l’Ungheria ha battuto il suo record assoluto ieri, con i 40,7°C registrati a Budakalßsz, superiore ai 40,0°C di sabato. La Repubblica Ceca ha registrato un nuovo record assoluto di 41,9°C a Doksany e per la Slovacchia il nuovo primato quanto al caldo è stato rilevato a Mula, con 39,3°C. La Danimarca ha registrato sabato la temperatura più alta da quando sono iniziate le misurazioni nel 1874: 36,6°C a nord di Odense. In Polonia sono stati toccati i 40,5°C a Subice, al confine con la Germania: superato battendo il precedente record di 40,2°C, stabilito nel 1921.
(Ansa).
L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che in Europa, dal 21 giugno, si sono registrati oltre 1.300 decessi riconducibili all’ondata di calore record che sta attanagliando gran parte del Vecchio Continente. «Lo stress da calore è spesso definito il “killer silenzioso” e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature», ha dichiarato in un video su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms: «L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale».
Europe is the fastest-warming continent on Earth, heating at twice the global average. Right now 150 million people are living under extreme heat, hundreds have died, schools are shut, grids are buckling.
Driven by climate change and global warming, the phenomenon of the…
— Tedros Adhanom Ghebreyesus (@DrTedros) June 28, 2026
A proposito di vittime del caldo estremo, l’Agenzia nazionale per la sanità pubblica ha dichiarato che in Francia tra il 24 e il 27 giugno sono stati registrati 1.000 decessi in più rispetto ai mesi precedenti, perlopiù riconducibili alle alte temperature. Queste cifre sono provvisorie e la previsione è che aumenteranno significativamente. Secondo i dati preliminari provenienti dalla Spagna, giovedì 25 e domenica 28 giugno sono stati registrati nel Paese almeno 327 decessi riconducibili al caldo.
Polemica in Francia per l’ultima copertina di Charlie Hebdo dedicata al ct della Francia Didier Deschamps, che pochi giorni fa ha perso la madre Ginette. La vignetta raffigura l’allenatore della Nazionale mentre solleva un’urna funeraria con la scritta “Maman”, come se fosse un trofeo. Ad accompagnare la vignetta la frase «Didier Deschamps porta a casa la coppa», con riferimento a Ramenez la coupe à la maison, il celebre brano di Vegedream diventato simbolo del trionfo della Francia ai Mondiali del 2018. La pubblicazione ha generato un’ondata di critiche sui social, dove numerosi utenti hanno attaccato il settimanale accusandolo di aver oltrepassato il limite.
Vignetta di Charlie Hebdo sulla madre morta di Deschamps (X).
La Federcalcio francese condanna la vignetta
Condanna anche dalla Federcalcio francese. «Questa vignetta mi ha scioccato. Inappropriata nei confronti di un uomo che sta vivendo un momento di grande dolore. La federazione sostiene pienamente la libertà di espressione, ma questa copertina resta irrispettosa e indecente», ha detto il presidente Philippe Diallo. Intanto Deschamps è rientrato negli Stati Uniti dopo aver partecipato al funerale della madre in Francia e ha diretto la sua prima sessione di allenamento dal suo ritorno presso il campus della Bentley University a Waltham, Massachusetts. Dopo aver concluso al primo posto del Gruppo I, la Francia affronterà la Svezia nei 16esimi martedì 30 giugno 2026 a East Rutherford.
Stati Uniti e Iran hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, che erano ripresi nei giorni scorsi, e di tenere un incontro martedì 30 giugno a Doha, in Qatar. Lo riporta Axios, citando un funzionario americano. Secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Tasnim, oggi erano previsti colloqui tecnici, ma Teheran li ha annullati dopo i raid incrociati degli ultimi giorni.
Perché erano ripresi i raid reciproci
A far riprendere le ostilità tra Usa e Iran, sostanzialmente, era stata la diversa interpretazione del memorandum d’intesa firmato pochi giorni fa. Secondo Washington il testo prevede la libera circolazione nello stretto di Hormuz, mentre per Teheran lascia mano libera all’Iran per decidere con l’Oman come gestire il braccio di mare. Tramite il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, Teheran ha tra l’altro annunciato che a Muscat c’è stato un primo incontro sulla gestione di Hormuz, a cui ha partecipato Abdulaziz Al-Hinai, ministro degli Esteri dell’Oman. Non solo. Durante i negoziati in Svizzera, la delegazione Usa – guidata dal vicepresidente JD Vance – ha concordato con la parte iraniana di stabilire una linea diretta su Hormuz: gli Stati Uniti sostengono che sia da considerare a livello militare, tra Pentagono e pasdaran, mentre per gli ayatollah è solo a livello politico tra i due governi.
Gli attacchi degli ultimi cinque giorn
Tutto è ricominciato giovedì 25 giugno, con l’attacco dei pasdaran a una nave mercantile, raid che aveva provocato la risposta degli Stati Uniti. Media iraniani avevano segnalato esplosioni nelle regioni meridionali di Sirik e Qeshm, con il Comando Centrale americano (Centcom) che aveva reso noto di aver colpito «infrastrutture di sorveglianza militare iraniane, sistemi di comunicazione, strutture di difesa aerea, depositi di droni e mezzi per la posa di mine». Successivamente i pasdaran avevano rivendicato attacchi contro la base aerea Usa di Ali Al Salem in Kuwait e contro la Quinta Flotta Navale americana nei pressi di Manama, capitale del Bahrein. In tutto questo sono arrivate anche le solite minacce di annientamento da parte di Donald Trump, a cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato annunciando che Teheran manterrà il controllo esclusivo di Hormuz per i prossimi 30 giorni. Resta una certezza: la fragile tregua tra Usa e Iran resta appesa a un filo.
Sono ancora in corso le ricerche di Luigi Cavallari, il marito della ministra Eugenia Roccella, disperso da sabato 27 giugno 2026 nel lago di Vico, in provincia di Viterbo. Le operazioni, condotte da squadre di sommozzatori di Napoli, Firenze e La Spezia, sono particolarmente complicate dalla presenza di fango, alghe e melma sul fondo del lago. Nemmeno «Gov 20», l’ecoscandaglio che serve a individuare fonti di calore e monitorare il fondale per trovare oggetti o persone, è servito. «Si tratta di una ricerca particolarmente complessa per lo scenario. La visibilità è molto bassa già a pelo dell’acqua, quindi più si scende più si riduce ed è prossima allo zero», ha detto il vicario del prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo.
Cos’è successo
Dalle prime ricostruzioni è emerso che l’uomo si trovava su una piccola barca insieme alla moglie quando si è tuffato per rinfrescarsi. Dopo essere riemerso per qualche istante, avrebbe detto di non sentirsi bene. Ma l’imbarcazione, che non era ancorata, si è allontanata e chi era a bordo non è riuscito a raggiungerlo in tempo. A lanciare l’allarme è stata la stessa Roccella che, dopo essere stata portata a riva, è stata accompagnata nella sua casa sua in provincia di Viterbo.
Il Premio Strega 2026 conferma una dinamica sempre più riconoscibile nel panorama letterario italiano: la centralità delle grandi case editrici, la forza dei filoni narrativi consolidati e una progressiva trasformazione del romanzo in oggetto editoriale sensibile al marketing, non solo letterario. In questo quadro, la sestina dei finalisti offre un osservatorio privilegiato.
Un caso mediatico senza precedenti per lo Strega
Lo Strega compie 80 anni e la premiazione di mercoledì 8 luglio è stata organizzata in via eccezionale in piazza del Campidoglio. Come favorito era dato I convitati di pietra di Michele Mari, che ha raccolto nella votazione per la finale le maggiori preferenze. Ma poi un caso mediatico senza precedenti per lo Strega, a proposito di un giudizio poco lusinghiero di Mari nei confronti della scrittrice Michela Murgia, morta nel 2023 a 51 anni, potrebbe aver rimesso tutto in discussione.
Quanto verrà influenzato il voto degli Amici della domenica?
La Fondazione Bellonci, che assegna il premio, si è espressa subito per sopire la diatriba, auspicando che «la parola torni alla letteratura», non ai bisticci tra scrittori. Il critico letterario Gianluigi Simonetti, che dello Strega è uno dei massimi esperti (suo il saggio Caccia allo Strega. Anatomia di un premio letterario uscito nel 2023), spiega a Lettera43: «Non possiamo sapere con certezza in che misura ciò che è accaduto influenzerà il voto degli Amici della domenica, il corpo elettorale che decreta il vincitore».
Il critico letterario Gianluigi Simonetti.
Mari, una scrittura che punta sulla riconoscibilità stilistica
«Prima dell’incidente, il libro di Mari poteva essere considerato favorito per vari motivi. Intanto perché ha alle spalle una macchina editoriale come quella di Einaudi. E poi perché Mari è certamente uno dei più grandi scrittori italiani viventi, riconosciuto dalla critica anche se non sempre dal mercato. Non è fatto per piacere a tutti: la sua è una scrittura che punta sulla riconoscibilità stilistica. Per lo Strega questo è forse l’unico libro di Mari che può funzionare bene, perché ha una linearità, una velocità, una commestibilità che lo rende più trasversale del solito», continua Simonetti.
C’è chi ha definito I convitati di pietra un’opera minore dell’autore, ma il critico respinge questa lettura: «Non è il suo libro migliore, però è un bel libro. Le caratteristiche di fondo della sua scrittura ci sono tutte e la lingua resta quella di Mari, una lingua letteraria».
Funzionano le biografie romanzate, come nel caso di Nucci
Lo Strega rappresenta anche un osservatorio privilegiato sulle principali tendenze della narrativa contemporanea, con il suo posizionarsi per generi, filoni letterari riconosciuti e apprezzati da una precisa tipologia di pubblico. Come le biografie romanzate. È il caso del secondo autore più votato, Matteo Nucci, con Platone. Una storia d’amore edito da Feltrinelli e frutto di un lungo e accurato lavoro di documentazione.
Il romanzo appartiene al filone che recupera personaggi del passato diventati brand, nel bene e nel male, come dimostra il successo dei cinque libri su Benito Mussolini di Antonio Scurati, vincitore non a caso dello Strega 2019, o guardando oltre confine le opere della francese Maylis Besserie sul pittore Lucian Freud, nipote di Sigmund, e sugli ultimi giorni di Samuel Beckett, Premio Nobel per la letteratura nel 1969. Senza dimenticare Il mago di Colm Tòibin su Thomas Mann e Il rumore del tempo di Julian Barnes sul compositore e pianista sovietico Shostakovich.
Piace molto la ricostruzione narrativa di grandi personalità
«Ma anche il libro finalista di Elena RuiVedove di Camus, pur molto diverso stilisticamente, si inserisce in questo filone», fa notare Simonetti. «In generale le biografie romanzate, incrociate spesso al romanzo storico, sono una presenza fissa nei premi letterari degli ultimi anni, perché incontrano il favore di lettori colti e di un pubblico in cerca di cultura, interessato alla ricostruzione narrativa di grandi personalità».
Quello di Pitzorno è un libro pienamente di genere
Un filone interno al genere è quello della «biografia romanzata di donne straordinarie, in cui predomina il tema molto contemporaneo del riscatto, dell’eroismo quotidiano, opere di solito ambientate in un passato più o meno lontano, come un altro candidato, La sonnambula di Bianca Pitzorno, nel quale l’autrice applica le regole del romanzo d’appendice, senza però sovvertirle. Un libro pienamente di genere, che forse per questo non ci aspetteremmo in una finale di un premio letterario prestigioso».
Ciabatti mixa diversi sottogeneri di tendenza: una matrioska
Una storia al femminile (anzi più storie) occupa in qualche misura anche Donnaregina di Teresa Ciabatti, una sorta di reportage sulla camorra attraverso l’intervista al collaboratore di giustizia Giuseppe Misso. Ciabatti mixa diversi sottogeneri di tendenza, e il risultato è un libro che ne contiene altri due, come una matrioska.
Il primo, spiega il critico, è quello sul camorrista, simile a una versione più problematica e frammentaria di Gomorra. «Dal punto di vista narrativo si ritrova lo stesso meccanismo di Resistere non serve a niente di Walter Siti, che vinse nel 2013, guarda caso», ricorda Simonetti. «Lo scrittore autofittivo incontra un simpatico criminale, che dopo averlo annusato e apprezzato gli commissiona la propria biografia. Ma all’interno del libro di Ciabatti si aggiunge prima la storia dell’adolescenza difficile della figlia della narratrice e, successivamente, una patografia della malattia di M., il cui referente empirico è evidentemente Michela Murgia». Nell’insieme si intravede il calcolo di tenere il piede in più scarpe «per accattivarsi il lettore usando tutti i generi alla moda, ma la scrittura non ha la forza di tenere tutto insieme».
Il lavoro di Pierantozzi è uno dei più interessanti
Infine, accanto ai filoni consolidati, lo Strega continua a mostrare una tensione verso forme ibride tra fiction e non fiction, dove memoir, autopatografia e autofiction si intrecciano. È il caso di Alcide Pierantozzi, con Lo sbilico, che Simonetti considera uno dei più interessanti della sestina, «un bel lavoro che supera i limiti usuali del genere e realizza un’opera molto potente e originale nella quale la forza metaforica della scrittura riesce a dare valore universale a una storia molto personale».
Alla presentazione dei palinsesti Rai (la kermesse è in programma venerdì 3 luglio ad Ancona) i vertici della tivù pubblica ci arrivano in un momento di grande difficoltà. Innanzitutto, entro quella data si deve decidere il nuovo conduttore o conduttrice di Chi l’ha visto?. L’intenzione è arrivare ad Ancona con un nome da presentare a stampa e inserzionisti, dando così l’idea di non essere stati presi in contropiede dalla rinuncia di Federica Sciarelli. Come invece è stato, nonostante la giornalista abbia mandato da tempo segnali di stanchezza e lasciato intendere la volontà di fermarsi col programma, dopo 22 anni, e intraprendere qualcosa di nuovo.
Al momento il nome più accreditato alla sostituzione, anche se non è un’interna Rai, sembra essere quello di Luisella Costamagna. Ma naturalmente girano anche altri candidati come Francesca Fagnani, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e addirittura Stefano Coletta, che però è un dirigente che non ha mai condotto nulla. Staremo a vedere. Intanto Sciarelli e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi stanno discutendo su un nuovo progetto, che però deve ancora prendere forma.
Sembra invece risolta, ma vedremo poi come andranno gli ascolti, la sostituzione di Milo Infante, passato a Mediaset. Ore 14 sarà condotto da Salvo Sottile, mentre a Far West arriverà Antonino Monteleone, che questa estate è impegnato anche con Filorosso.
Polemiche su due programmi cancellati
Mentre hanno fatto discutere altre chiusure: il programma di Stefano MassiniRiserva indiana, quello di Stefano Bollani e sua moglie Valentina CenniVia dei matti numero 0 e anche il programma radiofonico Caterpillar. Le polemiche sembrano però esagerate, anche perché, come fa notare qualcuno, «non è che un programma Rai è un diritto divino, ogni prodotto può essere cambiato, modificato o cancellato quando si mette a punto un nuovo palinsesto».
È anche vero che non si è mai visto un amministratore delegato vantarsi della perdita di telespettatori, come ha fatto Rossi parlando di Rai 3. «Prima era TeleKabul, ora è molto più pluralista e poco importa che se molte persone che la guardavano si sono trasferite su La7», è stato il suo ragionamento molto poco aziendale partorito alla festa de Il Foglio.
Marano e Sergio, lite durante il cda
Ai palinsesti si arriva anche con un vertice Rai spaccato, con il presidente Antonio Marano e il direttore generale Roberto Sergio che non si parlano, dopo lo scontro avuto in un consiglio di amministrazione in cui si discuteva del piano immobiliare messo a punto dal dg. Tanto che Sergio ha fatto ventilare la possibilità di dimissioni, salvo poi smentire le voci messe in giro da lui stesso.
Il problema nasce dal fatto che lo stesso Sergio aveva architettato un piano per portare Simona Agnes a diventare direttrice generale al suo posto e lui sarebbe diventato presidente sostituendo Marano. Cosa che il dirigente leghista ha sventato, ma se l’è legata al dito, contrattaccando. La questione Agnes resta quindi bloccata, con la conseguenza che è paralizzata pure la commissione di Vigilanza Rai, che ogni tanto riesce a riunirsi, ma dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione continua proprio sulla candidatura di Agnes alla presidenza.
La redazione del Tg1 contro il direttore Chiocci
A tutto ciò si aggiunge anche il conflitto al Tg1 tra una parte della redazione e il direttore Gian Marco Chiocci dopo le sue parole pro-Meloni. «Siamo amici, ci sentiamo spesso, ma lei sul Tg1 non è mai intervenuta perché si fida». La parte della redazione iscritta all’Usigrai è subito partita all’attacco, con l’idea di sfiduciare Chiocci (anche se poi in Rai le mozioni di sfiducia delle redazioni ai direttori contano poco), ma la novità è che il sindacato rosso ha trovato sponda anche in una parte di Unirai, la sigla di destra, dove c’è una fazione che non ha particolare simpatia per il direttore, ex capo dell’Adnkronos.
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).
Infine, si sono aperti altri due casi. Con il siluramento di Giuseppe Carboni dalla direzione di Rai Parlamento, i cinque stelle sono rimasti senza alcun direttore di testata e questo è stato fatto notare dal partito di Giuseppe Conte ai vertici della tivù pubblica. Nelle prossime nomine i pentastellati attendono dunque una compensazione. Mentre è andato in scena sotto Via Asiago un flash mob di parlamentari e militanti di Futuro nazionale.
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).
Il movimento di Roberto Vannacci, infatti, nonostante i sondaggi in continua crescita non ha praticamente alcuna visibilità nei programmi e nei tg della televisione di Stato. Tanto che qualcuno ipotizza ci sia stato un diktat da Fratelli d’Italia e Lega per dare il minor spazio possibile al generale. Che però se n’è accorto e ora reclama visibilità. Con i palinsesti all’orizzonte, davvero un bel clima.
Qui Roma, presidio sotto la sede Rai per protestare contro la censura della tv di Stato nei confronti di Futuro Nazionale, orchestrata dal centrodestra moderato. Un partito che in 3 mesi può contare su 112.000 iscritti e che sta cambiando gli equilibri politici nazionali, secondo… pic.twitter.com/2t8mkhOVv8
Andrà agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne albanese che era alla guida del suv inseguito in motocicletta dal vigile Francesco Imprezzabile, morto poi in seguito a una caduta. La misura, che era stata chiesta dalla pm Francesca Crupi al posto della custodia in carcere, è stata decisa per fuga pericolosa e per morte come conseguenza di altro reato e concessa in virtù dell’ammissione delle proprie responsabilità da parte dell’indagato (che aveva forzato un posto di blocco) e dell’arrivo dall’Albania della madre e della sorella.
La Rai avrebbe individuato in Stefano Coletta, attualmente direttore del Coordinamento Generi, il successore diFederica Sciarellialla conduzione di Chi l’ha visto?, che la giornalista abbandonerà dopo 22 anni. Il nome di Coletta, già citato come possibile candidato di Sciarelli assieme a quelli di Eleonora Daniele, Massimo Giletti, Francesca Fagnani, Giorgia Cardinaletti e Serena Bortone, avrebbe assunto i contorni di una scelta quasi definitiva. Ma, va precisato, le altre ipotesi non sono state ancora accantonate. Coletta, spiega Adnkronos che dà per quasi fatto l’avvicendamento, rappresenterebbe una precisa strategia editoriale da parte della Rai: affidare uno dei programmi più identificativi del servizio pubblico a una figura che ne conosce la storia e la missione. Il diretto interessato, ormai abituato a lavorare dietro le telecamere, starebbe valutando la proposta.
Romano classe 1965, Coletta è entrato in Rai nel 1991 come redattore e conduttore radiofonico a Radio 2, prima di passare alla televisione tra Rai 1 e Rai 3. Tra il 1997 e il 2007 ha firma da autore e capo progetto diversi programmi di prima e seconda serata, come Mi manda Raitre, Tatami e Amore criminale. Nel 2008 è stato scelto come responsabile del Nucleo Produttivo di Programmi di servizio sociale: in queste vesti si è occupato anche di Chi l’ha visto?. La svolta dirigenziale è arrivata nel 2013, quando è stato nominato vicedirettore di Rai 3 con delega a palinsesto e marketing. Quattro anni dopo ha poi assunto la direzione della terza rete. Nel 2020 Coletta – di area Pd – è diventato direttore di Rai 1, per poi essere “retrocesso” nel 2022 alla direzione di genere Intrattenimento Prime Time, ottenendo peraltro ottimi risultati con il Festival di Sanremo targato Amadeus. Nel 2023 l’ultimo – finora – spostamento: la direzione di Distribuzione e Coordinamento Generi.