Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile

La campagna elettorale appena cominciata porta in dono l’amichevole dissing via Instagram fra Matteo Renzi e Roberto Vannacci, due che hanno bisogno della reciproca pubblicità come il pane, ma soprattutto una rinnovata attenzione sulla giustizia da parte del governo. Fallito il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’esecutivo è tornato a fare quello che gli viene meglio sull’argomento: populismo penale.

Cosa cambia sulla presunzione di non imputabilità

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle cosiddette norme “anti-maranza”, che modificano la presunzione di imputabilità. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio l’ha spiegata così: «Non abbiamo abbassato l’età per l’imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità». Cioè? «Oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso, perché c’è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di non capacità di intendere e di volere. Con questa norma invertiamo l’onere della prova».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Imagoeconomica).

Le nuove norme anti-maranza più che essere legate a fatti di cronaca recente, ha precisato il guardasigilli, sono «il seguito di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, che sono stati adottati nei mesi e negli anni scorsi, proprio a seguito della recrudescenza e dell’aumento della delinquenza minorile».

Non c’è un’emergenza tale da giustificare questa svolta

Eppure secondo Antigone, l’organizzazione no-profit italiana che si occupa della tutela dei diritti umani, delle garanzie nel sistema penale e delle condizioni di vita nelle carceri, il nostro Paese non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta: «I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
L’istituto minorile Nicola Fornelli di Bari (foto Imagoeconomica).

Prendiamo segnalazioni di minori per omicidio, che sono rimaste sostanzialmente stabili. Erano 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024, meno di quanto non fossero per esempio tra il 2014 e il 2017, quando erano in media 33 l’anno. «Insomma, molto rumore per nulla», dice Antigone in un rapporto pubblicato a febbraio del 2026.

I dati sul numero complessivo di minorenni denunciati

Quanto al numero complessivo di minorenni denunciati, il confronto più aggiornato a livello europeo (dati Eurostat) fa riferimento al 2023. I dati «collocano comunque l’Italia tra i Paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi, con un tasso di denunce per 100 mila abitanti, cioè 363,4, che è quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9. In realtà si tratta di una notizia solo in parte sorprendente. È noto che il nostro Paese, rispetto ai reati segnalati, si colloca al di sotto della media europea, ma se questo è risaputo per gli adulti, i dati ci dicono che la cosa è ancora più evidente per i minori», dice ancora Antigone, che analizza nel dettaglio anche la situazione delle segnalazioni relative a minori denunciati e arrestati/fermati dalle forze di polizia.

«L’andamento delle segnalazioni è stato in calo per molti anni. Secondo le serie storiche dell’Istat negli Anni 90 erano stabilmente oltre le 40 mila l’anno, addirittura 46.051 nel 1995». Da allora, dopo varie oscillazioni, i numeri hanno iniziato a scendere e questa tendenza è proseguita fino al 2020, arrivando per la prima volta sotto le 30 mila segnalazioni nel primo anno della pandemia di Covid-19: «La tendenza si era in seguito invertita, ma senza superare i numeri del 2015, e anzi registrando il proprio picco nel 2022 per poi tornare a calare nel 2023».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
L’interno di una cella dell’istituto minorile Nicola Fornelli (foto Imagoeconomica).

Nel 2024, ultimo anno disponibile, le denunce sono tornate a salire. «Cresce del 16,7 per cento il totale delle segnalazioni, e per alcuni reati di grande allarme sociale questa crescita è ancora più significativa». Gli omicidi sono rimasti stabili, mentre i tentati omicidi sono aumentati del 26 per cento, le violenze sessuali del 25 per cento. In lieve aumento i furti (+6,2 per cento), maggiore la crescita delle rapine (+10,3 per cento).

Le segnalazioni sono solo indicatori della criminalità

Il punto è che le segnalazioni di minori all’autorità giudiziaria non sono «la criminalità», spiega Antigone: «Sono semmai dei possibili indicatori della criminalità, e trattandosi di denunce sono per la precisione ancora ipotesi, indizi del fatto che possa essere stato consumato un reato, in questo caso da parte di un minore. Alle denunce seguiranno le indagini, alle indagini eventualmente i processi, e ai processi eventualmente le condanne».

Da dove arriva la narrazione del governo Meloni sulla gioventù debosciata?

E questa è peraltro una semplificazione perché, nel processo minorile, ci sono ulteriori possibili esiti, diversi dalla condanna, anche quando l’evento si è in effetti consumato. «E dunque? La crescita delle denunce è indicativa di una crescita della criminalità, o solo del fatto che è cresciuta la propensione nostra, e delle forze dell’ordine, a denunciare? Ipotesi assolutamente plausibile questa, in una stagione in cui si addita la criminalità giovanile come una delle principali emergenze: più paura, più denunce. Ma esistono dati più affidabili per provare a rispondere alla nostra domanda? Sono aumentate solo le denunce o sono aumentati anche i reati? Allo stato bisogna riconoscere che dati definitivi non ce ne sono». Ordunque, resta intatta un’altra domanda: da dove arriva l’emergenza narrata da anni dal governo Meloni sulla gioventù debosciata?

Sondaggio YouTrend, Vannacci vola oltre il 7 per cento e tallona Forza Italia

Futuro nazionale continua la sua crescita e, dopo aver superato Lega e Alleanza Verdi-Sinistra, si accinge a raggiungere Forza Italia. Lo rileva un sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTg24 e pubblicato il 24 luglio 2026. Rispetto alla precedente rilevazione del 3 luglio, Fratelli d’Italia rimane saldamente in testa ma, ceduto lo 0,5 per cento, scende al 26,4. Seguono il Partito democratico che perde lo 0,1 e si attesta al 21,9 e il Movimento 5 stelle che, perso mezzo punto percentuale, si ferma all’11,5. Al quarto posto c’è Forza Italia al 7,9 per cento (+0,3), subito seguita da Futuro nazionale al 7,6. Negli ultimi 20 giorni, il partito dell’ex generale è cresciuto dell’1,2 per cento, registrando l’incremento più alto tra tutte le forze politiche. La classifica prosegue con Avs al 6,8 per cento (+0,2) e Lega al 4,9 per cento (-0,5). Tra i partiti minori, Azione raggiunge il 3,7 per cento (+0,3), Italia viva scivola al 2,1 per cento (-0,4) e Più Europa sale all’1,9 per cento (+0,6).

Intesa Sanpaolo, lo studio sull’AI come chance di crescita per Italia ed Europa

Nonostante il ritardo accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina, l’intelligenza artificiale può ancora rappresentare una leva decisiva per rilanciare la crescita economica di Europa e Italia. È quanto emerge dallo studio AI in Europa e in Italia: l’ultima chance di crescita del Research department di Intesa Sanpaolo, secondo cui l’AI potrebbe compensare, almeno in parte, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e della contrazione della forza lavoro, sostenendo produttività e Pil nel medio-lungo periodo.

Europa e Italia in ritardo sull’adozione dell’intelligenza artificiale

Dopo il boom dell’IA generativa, investimenti e adozione sono cresciuti rapidamente a livello globale, ma il Vecchio Continente continua a inseguire. L’Europa sconta un gap strutturale negli investimenti tecnologici e nello sviluppo di modelli di frontiera, mentre il nuovo AI Act, pur definendo un quadro normativo pionieristico, rischia di aumentare gli oneri di compliance per le imprese. Il divario emerge anche nell’adozione della tecnologia. Nel 2025 il 21,4 per cento delle imprese dell’area euro utilizza sistemi di intelligenza artificiale, ma in Italia la quota si ferma al 16,4 per cento (escluso il settore finanziario). A frenare la diffusione è soprattutto la struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una forte prevalenza di piccole e medie imprese – l’adozione è invece fortemente concentrata nelle imprese di maggiori dimensioni – che faticano a integrare queste tecnologie nei processi operativi.

Il potenziale dell’AI tra produttività, occupazione e crescita

Secondo il report, però, è proprio qui che si gioca la partita della competitività europea. L’AI può aumentare la produttività attraverso l’automazione delle attività e il supporto ai processi decisionali, con benefici che in Italia, nelle imprese che la adottano, possono tradursi in una produttività del lavoro superiore del 10-15 per cento rispetto a quelle che non la utilizzano. Perché questo potenziale si realizzi, tuttavia, saranno necessari investimenti, competenze e una profonda riorganizzazione dei processi produttivi. Lo studio invita inoltre a superare una delle principali paure legate all’intelligenza artificiale, quella di una distruzione diffusa dei posti di lavoro. L’effetto dell’AI sarà soprattutto trasformativo, con la creazione di nuove professionalità a compensare gli effetti della sostituzione di alcune mansioni. In un Paese come l’Italia, caratterizzato dal progressivo calo della popolazione in età lavorativa, l’aumento della produttività potrebbe contribuire a compensare gli effetti della riduzione della forza lavoro sul Pil potenziale.

Le leve per accelerare la trasformazione digitale

Per accelerare questa trasformazione, Intesa Sanpaolo individua due leve strategiche, ovvero la digitalizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo delle infrastrutture. L’impiego dell’AI nella pa potrebbe ridurre sensibilmente i tempi procedurali, mentre la crescita dei data center hyperscale, con 21 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi cinque anni, genererà nuovi posti di lavoro e aumenterà la capacità tecnologica del Paese. Le simulazioni elaborate da Intesa Sanpaolo mostrano che, nello scenario di base, entro il 2045 la produttività potrebbe aumentare di circa il 3 per cento nell’Unione europea e di quasi il 2 per cento in Italia. Ma il risultato dipenderà dalla capacità di accelerare l’adozione dell’AI, investire nelle competenze e favorirne la diffusione anche tra le piccole e medie imprese. Dopo oltre 20 anni di stagnazione della produttività, conclude il report, l’intelligenza artificiale rappresenta forse l’ultima occasione di crescita strutturale per Europa e Italia.

Esplosioni e fumo vicino all’aeroporto di Erbil sede di truppe Usa

13esima notte consecutiva di attacchi tra Usa e Iran. Diverse esplosioni sono state avvertite anche nei pressi dell’aeroporto di Erbil, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp. In dettaglio, sono stati avvistati dei droni sorvolare la città e del fumo salire nella zona dell’aeroporto. Da quando sono riprese le ostilità in Medio Oriente, i droni sono stati ripetutamente intercettati sopra Erbil, sede anche di un importante complesso consolare statunitense.

L’Iran minaccia ritorsioni a chi aiuta gli Usa

Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che qualsiasi Paese che partecipi, collabori o assista gli Stati Uniti sarà ritenuto responsabile da Teheran. «Qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nella commissione di un’aggressione contro l’Iran comporterà la responsabilità internazionale delle parti coinvolte», ha affermato, aggiungendo che l’Iran «si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nell’ambito della legittima autodifesa». Dal canto suo, il presidente Usa Donald Trump ha scritto su Truth che «d’ora in poi tutti i danni causati alle navi, al carico o a qualsiasi elemento ad essi correlato, saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano».

Telepass porta il digitale in mare: ormeggi e servizi diventano smart

La crescita del turismo via mare e l’aumento della pressione sulle destinazioni costiere stanno rendendo sempre più centrale il tema della gestione della nautica da diporto. In particolare nelle isole minori e lungo le coste italiane, organizzare accessi, ormeggi e servizi ai diportisti è diventato un fattore determinante non solo per migliorare l’accoglienza, ma anche per tutelare gli ecosistemi marini e pianificare in modo più efficiente i flussi turistici. A questa pressione si aggiunge un problema strutturale di domanda e offerta: a fronte di un parco nautico molto ampio, la disponibilità di posti barca e di informazioni aggiornate non è sempre sufficiente o omogenea. Il settore, tuttavia, resta ancora caratterizzato da una forte frammentazione. La disponibilità di dati aggiornati sui posti barca non è sempre omogenea e molti servizi continuano a essere gestiti attraverso procedure separate. In questo scenario, la digitalizzazione viene sempre più considerata una leva per rendere la nautica da diporto più semplice da utilizzare, più gestibile per porti e marine e più misurabile per amministrazioni e territori.

Telepass Mare si apre a porti e marine

Parallelamente cambia anche il ruolo delle marine, che stanno evolvendo da semplici luoghi di approdo a piattaforme di servizi. Prenotazione e pagamento degli ormeggi, gestione dei rifiuti, campi boe, servizi portuali, monitoraggio dei flussi, diventano elementi di un ecosistema integrato, capace di migliorare sia l’esperienza dei diportisti sia gli strumenti a disposizione dei gestori. In questo contesto si inserisce Telepass Mare, la piattaforma digitale con cui Telepass estende al mare il proprio modello di mobilità integrata. Nata nell’estate del 2025 con la sperimentazione a Ponza per il pagamento digitale del ticket ambientale previsto dal Comune per le imbarcazioni che ormeggiano nelle acque di Ponza e Palmarola, la piattaforma entra ora in una nuova fase di sviluppo e si apre progressivamente anche a porti e marine. Il progetto evolve così da una soluzione nata per una specifica esigenza territoriale a un modello multi-porto, scalabile e integrabile con i sistemi esistenti, capace di adattarsi ai servizi e alle necessità dei singoli territori.

Come funziona

L’evoluzione del progetto punta ad accompagnare comuni, porti e marine nella gestione digitale dei servizi legati alla mobilità marittima – dalla prenotazione e dal pagamento degli ormeggi ai servizi portuali, fino al ritiro dei rifiuti barca a barca e, dove previsto dalle amministrazioni locali, ai contributi o ticket legati allo stazionamento e alla tutela ambientale. Questa possibilità non rappresenta un servizio attivo indistintamente in tutti i porti, ma una funzionalità che può essere integrata nella piattaforma in base alle esigenze e alle misure adottate dai singoli territori. Il servizio è accessibile tramite app anche a chi non è cliente Telepass, con pagamento tramite carta di credito. Ponza ha rappresentato il primo banco di prova del modello. L’adesione delle marine di Bosa Nautica Pinna e del Porto Turistico di Rodi Garganico ne mostra ora la progressiva estensione a realtà portuali con servizi, caratteristiche ed esigenze differenti.

Dati e tecnologia per una gestione più sostenibile dei flussi

La digitalizzazione semplifica l’accesso ai servizi e rende allo stesso tempo i flussi nautici più misurabili. Nel rispetto delle normative vigenti, la piattaforma può consentire infatti di raccogliere dati aggregati sui flussi di accesso, sulle soste e sulla stagionalità dei transiti turistici, informazioni che possono supportare le amministrazioni nelle attività di monitoraggio ambientale, pianificazione turistica e gestione sostenibile delle aree costiere e portuali. Nei contesti maggiormente esposti all’overtourism, strumenti di questo tipo possono contribuire a organizzare in modo più ordinato accessi e permanenze, migliorando la qualità dell’offerta e la tutela del territorio. La sostenibilità, in questa prospettiva, riguarda quindi anche la capacità di conoscere, pianificare e gestire meglio i flussi nautici, soprattutto nei periodi di maggiore pressione turistica. Il progetto guarda inoltre a uno sviluppo su scala più ampia. Dopo la sperimentazione avviata a Ponza e il protocollo sottoscritto con Ancim per promuovere l’adozione della piattaforma nei Comuni delle isole minori, l’obiettivo è costruire un modello digitale replicabile lungo le coste italiane e, in prospettiva, nel Mediterraneo.

Un settore in crescita tra opportunità e innovazione

Il potenziale è significativo. In Italia il parco nautico è stimato in oltre 500 mila unità da diporto, a fronte di circa 160 mila posti barca disponibili, mentre nel Mediterraneo si contano circa 940-950 porti turistici e marine e oltre 400 mila posti barca. Un sistema ampio ma ancora frammentato, nel quale piattaforme digitali come Telepass Mare si propongono come risposte a un’esigenza già riconosciuta dal settore, ovvero rendere la nautica da diporto più semplice per chi naviga, più gestibile per porti e marine e più sostenibile per territori e amministrazioni.

Guardiola rifiuta l’offerta della Federcalcio: non sarà ct dell’Italia

Pep Guardiola non sarà il commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha comunicato ai vertici della Federcalcio che nei giorni scorsi gli avevano offerto di guidare gli azzurri. Da quanto si apprende, Guardiola ha detto ai dirigenti italiani di essere stato molto tentato, ma alla fine hanno prevalso gli impegni che il tecnico aveva preso con la sua famiglia. Non avrebbe infatti rinunciato per motivazioni economiche ma per dedicare più tempo ai familiari.

Il grande favorito ora è Andrea Pirlo

Ora il favorito per il ruolo di ct è Andrea Pirlo, attualmente allenatore dello United Football di Dubai dove ha un contratto fino al 2027 (ma ritiene che non sarebbe un problema interromperlo in anticipo). Sembrano invece tramontate le ipotesi legate a Mancini (il preferito di Giovanni Malagò) e a Conte, il prediletto dei club di A.

Fakir, gli esiti della Tac in attesa dell’autopsia

L’esito della Tac su Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto al Pilastro di Bologna durante un fermo di Polizia, ha evidenziato che l’uomo aveva i polmoni pieni di sangue, cosa che farebbe supporre che possa essere morto soffocato dal suo stesso liquido ematico. Solo l’autopsia in programma venerdì 24 luglio potrà avvalorare o meno questa ipotesi. In diversi video girati sia dai residenti sia dalla bodycam di uno dei due agenti intervenuti, si vedono comunque copiose macchie di sangue sull’intero viso (comparse a intervento in corso, quando è stato atterrato non erano presenti). L’autopsia dovrà chiarire se Fakir sia deceduto a causa dell’emorragia che ha riempito i polmoni e portato al soffocamento, oppure se questa sia una concausa associata ad altri elementi.

Nicola Zingaretti nominato relatore S&D sul regolamento europeo per Cloud e AI

Nicola Zingaretti è stato nominato relatore ombra per il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) sul Cloud and AI Development Act, il nuovo regolamento europeo che punta a rafforzare l’ecosistema europeo del cloud e dell’intelligenza artificiale. «Proprio in questi giorni l’Unione europea sta conducendo una battaglia a difesa dei cittadini europei nei confronti dei giganti del web.
Ora siamo chiamati a costruire l’ecosistema digitale europeo e questo regolamento ne rappresenta una parte fondamentale.
Lavoreremo per promuovere un’innovazione al servizio della persona e dell’Europa, rafforzando la nostra autonomia tecnologica, la competitività e la capacità dell’Unione di guidare la trasformazione digitale senza rinunciare ai propri valori», ha dichiarato l’europarlamentare del Partito democratico.

Al via i nuovi dazi Usa tra il 10 e il 12,5 per cento su 60 Paesi

Scattano i nuovi dazi imposti dagli Usa su decine di Paesi in tutto il mondo, in vista della scadenza delle tariffe generalizzate del 10 per cento introdotte come misura provvisoria. Le misure, valide per 150 giorni, sono entrate in vigore alle 00:01 di venerdì 24 luglio 2026 (ora della costa orientale degli Stati Uniti, le 6 di mattina in Italia). Le tariffe sono comprese tra il 10 e il 12,5 per cento e riguardano 60 partner commerciali, tra i quali anche alcuni Paesi europei. Copriranno il 99,4 per cento del commercio statunitense, secondo una scheda informativa pubblicata dall’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti. Il piano punta a contrastare il presunto lavoro forzato.

I Paesi coinvolti

La mossa è il risultato di un’indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede coinvolti importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all’Ue e al Regno Unito. Nell’indagine figurano anche la Cina e il Brasile. Ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10 per cento, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5 per cento, quindi il 12,5 per cento.

Perché il ritorno di Salvini al Viminale rischia di restare uno slogan

Romanzo Viminale parte 2. Tutto ha inizio il 20 dicembre 2024, quando il Tribunale di Palermo assolve Matteo Salvini dalle accuse di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio in relazione al blocco della nave Open Arms a inizio agosto 2019. Si tratta di una delle azioni più eclatanti compiute da quando è ministro dell’Interno del governo Lega-M5s. La sentenza di assoluzione, poi confermata in Cassazione a fine 2025, è piena perché, secondo i giudici, «il fatto non sussiste». Dopo il sollievo (Salvini rischiava fino a 15 anni di carcere) e la gioia condivisa con l’avvocato Giulia Bongiorno, le parole d’ordine sulle labbra di ogni leghista che si rispetti diventano «ritorno al Viminale». Sanata quella ferita – con la nomina bloccata per il processo in corso (non avrebbe avuto l’avvallo del Colle) – per via Bellerio la strada del segretario verso il ministero dell’Interno sembra spianata.

Perché il ritorno di Salvini al Viminale rischia di restare uno slogan
Matteo Salvini con l’avvocato Giulia Bongiorno (Ansa).

I quattro tentativi falliti per tornare al Viminale

Ma Giorgia Meloni non vuole sentir parlare di rimpasti e tutto evapora in pochi giorni. Così come si esaurisce in un soffio l’altra spinta propulsiva fatta lanciare da Salvini ai suoi durante il congresso federale che lo ha confermato per altri quattro anni (con mandato esteso di un anno) alla guida del partito. Ad aprile 2025 basta un breve confronto con Meloni e l’altro vicepremier, Antonio Tajani, per seppellire la pretesa leghista. Alla delusione segue una nuova richiesta, forse l’unica che avrebbe potuto realmente andare a buon fine, poco prima della scelta delle candidature per le Regionali in Campania dell’autunno 2025. A un certo punto, sembra che Matteo Piantedosi possa correre come candidato del centrodestra nella sua Regione d’origine. Ma niente: il ‘prefetto d’Italia’ riesce a rimanere saldo al suo posto (sopravvissuto anche al gossip della presunta relazione con Claudia Conte). E i desiderata leghisti sono nuovamente sopiti.

Perché il ritorno di Salvini al Viminale rischia di restare uno slogan
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’ultima tentazione per salvare Pontida 2026

Si arriva a queste ultime settimane di grande crisi della leadership salviniana: le liti tra “nordisti” e “sudisti” al federale del 10 giugno, il patto per una cogestione con Luca Zaia saltato in extremis, il raduno convocato, poi posticipato e infine annullato. Con il sorpasso del partito di Roberto Vannacci e gli striscioni di contestazione al segretario, come si arriva al raduno Pontida del 20 settembre? L’ultima volta che Salvini ha solcato il ‘sacro prato’ è stata lo scorso marzo, al termine del funerale di Umberto Bossi, quando un militante lo contesta gridando: «Ridacci la Lega», attirandosi gli insulti della fidanzata del capo, Francesca Verdini. Per questo è necessario arrivare sul pratone con un’idea salvifica. Ed è così che nelle settimane scorse torna l’eterna proposta, il sequel del tormentone Ritorno al Viminale. Salvini ne parla ai fedelissimi in diverse occasioni: la sua amica «Gio», come chiama Meloni, si sarebbe convinta, avrebbe dato l’ok per l’annuncio a Pontida solo dopo aver scavallato il record del governo più longevo della storia repubblicana a inizio mese. Addirittura si sarebbe trovata una collocazione degna per Matteo Piantedosi, una nomina europea sulla sicurezza. Ma la versione del segretario leghista non trova riscontro in via della Scrofa.

Perché il ritorno di Salvini al Viminale rischia di restare uno slogan
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).

Gli ostacoli all’ambizione di Salvini

In primo luogo, per un’operazione di questo tipo, servirebbe il via libera di Sergio Mattarella. E avere – si ragiona dalle parti di FdI – la certezza che il capo dello Stato non rimandi tutto alle Camere e pretenda che l’esecutivo chieda la fiducia. A quel punto, è il pensiero dei meloniani, Giorgia forse preferirebbe chiedere la fiducia agli elettori piuttosto che quella del parlamento. Poi bisognerebbe superare le ostilità di Forza Italia, che pretenderebbe una compensazione adeguata, in un momento in cui i rapporti con gli azzurri sono già abbastanza tesi per le divisioni nel partito sull’introduzione delle preferenze alla legge elettorale. Dalle parti del centrodestra poi non si ritiene che Mattarella sia così propenso a cambiare il ministro dell’Interno a sei mesi dal voto (le Politiche potrebbero tenersi in anticipo ad aprile 2027). Un periodo così ridotto forse non basterebbe neanche a Salvini per riambientarsi. Vero, in politica tutto è possibile, ma a guardarlo da tutte le angolazioni, quello del Viminale salviniano non è un film che si può girare in questa legislatura. E per la prossima bisognerà vedere i numeri e le pretese. Perché, se si dovesse fare l’accordo con Vannacci, sarà forse il generale al pretendere un ministero di peso. E sarà forse allora che assisteremmo al vero ‘romanzo Viminale’.

Perché il ritorno di Salvini al Viminale rischia di restare uno slogan
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).