Spagna, scontro tra due treni sulla linea ad alta velocità: decine di morti e feriti

Incidente ferroviario in Spagna, dove due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Toledo. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El País, secondo le prime stime del governo ci sarebbero almeno 10 morti, ma la cifra è destinata a salire. Due carrozze sarebbero uscite dai binari e precipitate lungo una scarpata. L’incidente è avvenuto poco dopo le 9 di mercoledì 28 ottobre 2026, tra le località di Los Yébenes e Urda. Nello scontro sono rimasti coinvolti un treno AVE, partito da Madrid e diretto a Siviglia, e un convoglio della compagnia Iryo che viaggiava nella direzione opposta. La circolazione è stata sospesa sulla linea ad alta velocità che collega Madrid all’Andalusia.

Indagini in corso sulla dinamica

La dinamica dei fatti non è ancora chiara. Secondo le prime analisi, il treno ad alta velocità di Iryo era fermo a un segnale nei pressi di Toledo, su indicazione del gestore dell’infrastruttura ferroviaria Adif. Per questo motivo, Adif stava impartendo ai treni in circolazione sulla linea l’obbligo di procedere con la cosiddetta «marcia a vista», a una velocità di 40 chilometri orari. In quel momento, un treno ad alta velocità di Renfe avrebbe urtato a velocità elevata il convoglio fermo, provocando il deragliamento di alcune carrozze di entrambi i treni. «Sono costernato per il grave incidente ferroviario a Toledo. Il mio affetto, solidarietà e sostegno a tutte le vittime e alle loro famiglie» ha scritto su X il premier Pedro Sanchez.

Padoan lascerà la presidenza di UniCredit al termine del mandato

UniCredit ha annunciato che Pier Carlo Padoan lascerà l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione al termine del suo mandato. La notizia arriva con circa sei mesi di anticipo sul rinnovo del consiglio e apre il percorso per individuare il successore.

Padoan lascerà la presidenza di UniCredit al termine del mandato
Pier Carlo Padoan (Ansa).

Padoan lascia per motivi personali

Padoan, ministro dell’Economia dal 22 febbraio 2014 al primo giugno 2018 nei governi Renzi e Gentiloni, lascia per motivi personali: la transizione è stata concordata tra le parti e Padoan collaborerà strettamente con Jeffrey Edberg, in qualità di responsabile del Comitato Nomine della banca, per individuare un successore adeguato, assicurando un passaggio di consegne ordinato e senza discontinuità. «Desidero ringraziare personalmente Pier Carlo per la sua leadership e il suo supporto sin dall’inizio del mio mandato. È stato per me una fonte costante di saggi consigli e di grande esperienza, e ho molto apprezzato la nostra collaborazione», ha dichiarato il ceo Andrea Orcel.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti

«Non rinuncerò al mio Brasile», aveva assicurato dal quartier generale di Brasilia nella notte elettorale in cui era uscito sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva nel ballottaggio presidenziale. Come non detto: braccato dai giudici e vicino alla scadenza dell’immunità parlamentare, Flavio Bolsonaro è invece subito scappato negli Stati Uniti del suo amico Donald Trump, pronto a concedergli asilo politico. Una fuga rocambolesca, quella di Bolsonaro, che (in teoria) aveva il divieto di espatrio.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Flavio Bolsonaro e Lula (Ansa).

Bolsonaro adesso si trova in Florida

Bolsonaro è giunto negli Stati Uniti assieme alla moglie e alle due figlie: si trova per la precisione in Florida, dove poco ha già incontrato il fratello Eduardo, ex deputato, e la sua famiglia. Avrebbe intenzione di tenere una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua partenza dal Brasile.

LEGGI ANCHE: Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti

Perché è fuggito dopo le elezioni

Indagato per riciclaggio di denaro e corruzione, dopo la visita al padre (ed ex presidente) Jair, agli arresti domiciliari, Bolsonaro ha fatto sapere che un giudice della Corte Suprema gli aveva sospeso il passaporto, intimandogli di consegnare il documento alla polizia federale entro le 11 di martedì mattina e di non uscire dal Paese. Temendo di essere arrestato, il senatore brasiliano (a gennaio decadrà l’immunità parlamentare) non ha però rispettato la scadenza e si è dato alla fuga.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Flavio Bolsonaro (Ansa).

La rocambolesca fuga dal Brasile

Bolsonaro non è arrivato negli Usa direttamente dal Brasile: prima è passato dall’Argentina e poi dall’Ecuador. Dopo le indiscrezioni dei media locali, le autorità argentine hanno confermato il rapido transito nel Paese di una parte della famiglia Bolsonaro, documentandone l’ingresso via terra e l’immediata ripartenza aerea verso l’Ecuador. «Alle ore 22:50 del 27/10 sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi», ha scritto su X la Direzione Nazionale delle Migrazioni argentina. Successivamente, dall’aeroporto di Puerto Iguazú il gruppo «si è imbarcato su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil»: ha utilizzato un Gulfstream G400 con matricola argentina LV-JQW, arrivato a lunedì sera da Buenos Aires. Vista la sospensione del passaporto brasiliano, Bolsonaro potrebbe aver varcato la frontiera con l’Argentina grazie a quello italiano: gode infatti della doppia cittadinanza (la famiglia ha origini venete). Dall’Ecuador ha poi preso un volo per Fort Lauderdale, in Florida.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Donald Trump (Ansa).

Il ruolo dell’Amministrazione Trump

Secondo Simón Levy, imprenditore messicano vicino al mondo MAGA, la fuga di Bolsonaro sarebbe stata organizzata dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Washington, al momento, non ha confermato. Dopo la vittoria di Lula, Trump aveva subito mostrato il suo sostegno a Bolsonaro, parlando di «elezioni truccate»: ora è pronto a concedergli asilo politico.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Murale dedicato a Flavio Bolsonaro (Ansa).

Tale padre, tali figli: le fughe dei Bolsonaro negli Usa

Come detto, Flavio Bolsonaro si è già riunito in Florida col fratello Eduardo, latitante, che vive negli Stati Uniti grazie a un permesso rilasciato dalla Casa Bianca. Anche il padre Jair era fuggito negli Usa dopo essersi rifiutato di riconoscere la sconfitta contro Lula nel 2022. Tornato poi in Brasile, è stato successivamente condannato a 27 anni per aver pianificato un colpo di Stato. «Poteva rimanere per provare la propria innocenza. Fuggire dal Brasile è una vergogna. Ma d’altronde la famiglia Bolsonaro è così. Il Brasile è la loro seconda patria. La prima sono gli Stati Uniti», ha scritto Lula su X.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo

Per i risultati definitivi potrebbero occorrere giorni, ma gli exit poll sembrano assegnare la vittoria a Benjamin Netanyahu. Con oltre la metà delle schede scrutinate, il blocco del premier israeliano è in vantaggio rispetto a quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot, ex generale con un figlio caduto a Gaza, che nei sondaggi era riuscito a portare il suo Yashar (Diritto!) in testa. Al conteggio mancano ancora i voti di diplomatici e militari all’estero, il cui scrutinio comincerà martedì notte e potrebbe concludersi nella giornata di giovedì. Si stimano oltre mezzo milione di voti.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Trump si intesta la rimonta di Netanyahu

Per una volta dunque l’endorsement di Donald Trump sembra non aver affossato il candidato. Anzi, il presidente americano mette il cappello sulla rimonta dell’amico e alleato. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu», ha scritto nella notte su Truth. «Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America». Al netto dei soliti toni trumpiani, con molta probabilità il presidente Isaac Herzog affiderà a Netanyahu l’incarico di formare il nuovo governo. E da abile negoziatore, il premier cercherà di strappare pezzi dell’opposizione. Anche se il Likud si confermerà primo partito, difficilmente otterrà i 61 seggi (su 120) necessari per assicurarsi la maggioranza. Se Netanyahu non riuscisse nell’impresa entro sei settimane, il compito passerebbe a Eisenkot Per riuscirci, tuttavia, il blocco del «cambiamento» dovrebbe sedersi al tavolo con le formazioni arabe-palestinesi: la Lista comune e Ra’am.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Un manifesto con Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Tel Aviv (Ansa).

Il flop di Ben-Gvir e il boom dei partiti arabo-palestinesi

Oltre alla rimonta di Netanyahu, infatti ci sono altri due dati che emergono dalle urne. Il primo è il flop del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir: Otzma Yehudit (Potere ebraico) al momento è fermo a sei seggi. Il secondo è il boom dei partiti arabo-palestinesi che alla Knesset potrebbero ottenere 16-18 seggi rispetto ai 10 attuali. E con cui Eisenkot potrebbe essere costretto a trattare per arrivare a una maggioranza.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Trattative in salita per Eisenkot

Ra’am guidato da Mansour Abbas è già stato al governo con il conservatore di Naftali Bennet, oggi alleato di Eisenkot. Il vice di Abbas è un ebreo sionista e si è già detto disposto ad accettare un compromesso per «far cadere Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir». I seggi portati in dote da Ra’am (dai cinque ai sette) però potrebbero non essere sufficienti. Eisenkot dovrebbe allora trattare con Lista Comune (10-11 seggi). Tutt’altro che una passeggiata.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Gadi Eisenkot (Ansa).

Le condizioni poste dal leader di Yashar – riconoscere Israele come Stato ebraico e democratico; accettare i valori espressi nella dichiarazione d’indipendenza; accettare la coscrizione obbligatoria per i cittadini palestinesi di Israele, attualmente esentati; e condannare Hamas come organizzazione terroristica – difficilmente saranno accettate a scatola chiusa dalla lista. Amjad Shbita, leader di Hadash, il partito socialista che costituisce la componente più consistente della Lista comune, ha infatti dichiarato che Eisenkot non è nella posizione di imporre condizioni per l’avvio dei negoziati sulla coalizione. «Tratteremo da pari a pari, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri». Dall’altra parte, molti parlamentari del blocco di opposizione hanno assicurato che non accetteranno mai di sedersi in un governo con i partiti arabi. Senza un accordo con le formazioni palestinesi, l’ex generale potrebbe tentare allora di formare un governo di minoranza. A quel punto, però, Israele rischierebbe di andare nuovamente al voto. Un assist per Bibi. «Ulteriori elezioni sarebbero un regalo a Netanyahu. La palla è nel campo del blocco del cambiamento», ha dichiarato alla Radio dell’esercito israeliano un esponente della Lista comune.

Trump annuncia un incontro tra Putin e Zelensky molto presto

Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che un incontro tra Putin e Zelensky sarà organizzato «molto presto» e «penso che potranno essere fatti molti progressi». Intanto, l’amministrazione Trump sta valutando la revoca delle sanzioni contro il principale fondo d’investimento della Russia, il Russian Direct Investment Fund, considerato da tempo dai funzionari americani come uno dei più potenti strumenti di influenza internazionale di Mosca. Lo riporta il New York Times. ll fondo, guidato da Kirill Dmitriev, era stato sanzionato dall’amministrazione Biden poco dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.

Il gossip Berrettini-Musetti, gli amori di Sinner e tutti i bollori intorno al tennis

Dopo aver passato tutta l’estate a inseguire le indiscrezioni sullo stato di salute del ginocchio di Jannik Sinner, i tifosi di tennis stanno sollevando il sopracciglio per i gossip – indiscrezioni, voci, allusioni, ma nulla di confermato – che vedrebbero coinvolti Matteo Berrettini, la sua ex fidanzata Vanessa Bellini e Lorenzo Musetti, teoricamente accoppiato con Veronica Confalonieri, da cui ha già avuto due figli.

Il gossip Berrettini-Musetti, gli amori di Sinner e tutti i bollori intorno al tennis
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A prescindere da quello che ci possa essere di vero o di falso nella storia di sussurrati tradimenti e rotture di amicizie, va tuttavia detto che nel circus del tennis questo genere di situazioni accade da sempre. E d’altronde è abbastanza comprensibile, visto che parliamo di un caravanserraglio di 300-400 persone che stanno sempre insieme e girano il mondo per tutto l’anno…

Senza andare troppo indietro, come non ricordare la campionessa Chris Evert, fidanzata col tennista Jimmy Connors e poi moglie dell’altro mago della racchetta John Lloyd. Oppure la clamorosa frequentazione di Guillermo Vilas con la principessa Carolina di Monaco, all’epoca fresca di divorzio da Philippe Junot. O, ancora, la cantante Loredana Bertè che soffia Adriano Panatta all’attrice Mita Medici, ma poi sposa Bjorn Borg.

Il gossip Berrettini-Musetti, gli amori di Sinner e tutti i bollori intorno al tennis
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In tempi più recenti ecco Flavia Pennetta fidanzata del campione spagnolo Carlos Moya (metà Anni 2000), salvo poi scoprire i suoi tradimenti sfogliando una rivista di gossip e rompere la relazione, per legarsi successivamente al tennista italiano Potito Starace e, infine, fare famiglia con Fabio Fognini.

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Gli Anni 2000 sono anche quelli di Grigor Dimitrov con Maria Sharapova o di Ana Ivanovic in coppia fissa con Fernando Verdasco.

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Uno dei momenti più imbarazzanti nelle storie rosa sul circuito tennistico avvenne alla fine di un incontro tra lo svizzero Stan Wawrinka e l’esuberante australiano Nick Kyrgios. Wawrinka, in quei giorni, aveva ufficializzato sia la separazione dalla moglie sia l’inizio della sua relazione con la avvenente tennista croata Donna Vekic. Ebbene, Kyrgios, stringendo la mano a Stan al termine del match, pensò fosse una buona idea informare il tennista elvetico che «Donna Vekic è andata a letto con Thanasi Kokkinakis (altro tennista australiano, ndr), mi spiace ma dovevo dirtelo».

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E in effetti Kyrgios è sempre stato piuttosto informato su quanto accadesse tra tennisti sotto le lenzuola, essendo uno tra i più intraprendenti: famose le sue storie (quelle, almeno, conosciute) con Kristyna Pliskova e con Anna Kalinskaya (che poi si fidanzerà per qualche tempo proprio con Sinner).

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Kristyna Pliskova (foto Ansa).
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Anna Kalinskaya (foto Ansa).

Cuori infranti e popolo francese in lacrime per l’ultima vicenda rosa sul circuito, ossia il divorzio, dopo otto anni di relazione (poi matrimonio a luglio 2021 e la nascita di una figlia nell’ottobre 2022) tra il tennista francese Gael Monfils e la tennista ucraina Elina Svitolina. Una dolorosa rottura avvenuta a fine ottobre 2026, proprio quando Monfils, pronto al ritiro, avrebbe dovuto giocare i suoi ultimi incontri di addio da enfant du pays a Lione e a Parigi Bercy. E invece nulla, fiaccato dalla delusione.

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Gael Monfils con Elina Svitolina (foto Ansa).

Con chi fossero fidanzati Andreas Seppi, Filippo Volandri o Davide Sanguinetti, obiettivamente, non interessava nulla a nessuno. Ma appena il tennis italiano è tornato al centro delle cronache sportive, ecco che anche la parte più romantica è finita di nuovo sotto i riflettori.

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L’ambitissimo Matteo Berrettini ha avuto relazioni, per ricordarne solo alcune, con la tennista Ajla Tomljanovic, con la showgirl Melissa Satta, con la ex ballerina di Amici Vanessa Bellini (fino al mese di giugno del 2026) e attualmente pare essere impegnato con la dj e producer musicale Peggy Gou.

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Lorenzo Musetti, classe 2002, ha conosciuto Veronica Confalonieri nel 2020, a 18 anni. Nel 2024 e nel 2025 dalla relazione sono nati due figli. E questa estate, in base ai pettegolezzi, ci sarebbe stata qualche incrinatura nel rapporto. Piuttosto tranquillo pare Flavio Cobolli, pure lui classe 2002, che dal 2020 frequenta Matilde Galli.

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Flavio Cobolli e Matilde Galli.

Il più irrequieto di tutti, come già scritto in passato da Lettera43, è proprio Jannik “Il Peccatore” Sinner. Il classe 2001, pur gelosissimo della sua privacy, dal 2020 al 2025 è già svolazzato qua e là di fiore in fiore, con relazioni mai troppo lunghe. Quelle note sono almeno cinque. La prima è nata nel 2020, quando Sinner aveva 19 anni, con Maria Braccini, modella e influencer di Montevarchi. Tutto però è finito nel 2021. Nei mesi successivi Sinner è stato paparazzato con Laura Margesin, modella altoatesina. Il 2024 è stato l’anno della tennista russa Anna Kalinskaja (ex di Nick Kyrgios), a cui è seguita la modella russa Lara Leito e poi quella danese Laila Hasanovic. Ma, sempre secondo il gossip, anche quest’ultima relazione si sarebbe interrotta nell’estate 2026, per fare spazio a un corteggiamento alla modella Greta Galassi. E intanto il ginocchio non guarisce…

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Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre

Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del settore taxi, riunitesi oggi a Firenze e già sul piede di guerra per il caro-carburanti, hanno proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre, accompagnato da una manifestazione a Roma, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà economiche e operative. Oltre allo sciopero, le sigle che rappresentano il comparto hanno annunciato tre manifestazioni: a Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre).

Taxi, sciopero nazionale il 15 dicembre
Rifornimento di carburante per un taxi (Imagoeconomica).

I motivi dello sciopero: concorrenza sleale, prezzi ad asta e caro-carburanti

Il motivo dello sciopero risiede nella «totale inerzia del governo», spiegano i tassisti. «Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro», si legge nel comunicato diffuso dopo la riunione da organizzazioni sindacali e associazioni di categoria: «Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e Ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, ed infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo». E poi: «Nonostante il preavviso di mobilitazione, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero dell’Economia e delle Finanze, il ministero dell’Interno e il ministero delle Imprese e del Made in Italy non hanno fornito ad oggi alcun riscontro».

Manovra, salta l’ipotesi del taglio Irpef oltre i 50 mila euro

Sfuma per il momento l’ipotesi di inserire nella Manovra un taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50 mila euro. È quanto filtra da fonti della maggioranza, secondo cui la misura al momento non troverebbe posto nel testo del disegno di legge di bilancio atteso domani – mercoledì 28 ottobre – in Consiglio dei ministri, perché mancherebbero le coperture.

L’idea, inizialmente congelata, era tornata d’attualità

L’idea di un intervento era stata congelata nelle scorse settimane, ma poi era tornata d’attualità negli ultimi giorni, con l’ipotesi di estendere l’aliquota al 33 per cento almeno fino a 55 mila euro, per poi arrivare a 60 mila euro nel 2028. Una misura che potrebbe coinvolgere circa tre milioni di contribuenti, ma subordinata all’esito del negoziato con Bruxelles sulla flessibilità di bilancio. Dal vertice di maggioranza di ieri sera sarebbe però emerso un nuovo orientamento.

Un nuovo arrivo all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale

Movimenti dalle parti di via Goito. Lucilla Perrone, la fedelissima di Roberto Garofoli ai tempi in cui era capo di gabinetto al Mef, viene distaccata da Cassa Depositi e Prestiti dove ricopriva il ruolo Senior expert, Direzione relazioni esterne, comunicazione, arte e cultura per entrare in ACN, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale diretta da Andrea Quacivi, in carica dallo scorso giugno. Perrone lavorerà sotto il direttore della Comunicazione e Rapporti Istituzionali dell’Agenzia Marco Lodovico, con un passato in Anas.

Fakir, per i periti della Procura lo schiacciamento fu «concausa della morte»

La perizia medico-legale definitiva sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto il 19 luglio 2026 a Bologna durante un intervento di due agenti delle volanti della polizia, ha stabilito che lo schiacciamento e la compressione toracica in posizione prona sono stati una concausa della morte, assieme alla presenza di cocaina nell’organismo.

LEGGI ANCHE: La morte di Fakir, l’inadeguatezza dello Stato e l’avanzare della barbarie

Il fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo

La prima autopsia aveva evidenziato la presenza di sangue vivo nei polmoni e schiacciamento. La Procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro delle annotazioni preliminari i due agenti della polizia intervenuti nel fermo e i quattro soccorritori della Croce Rossa, tutti non formalmente indagati. I pm si riuniranno il 28 ottobre per stabilire come procedere nell’inchiesta: dovranno decidere se archiviare o formalizzare l’accusa di omicidio colposo per i due poliziotti responsabili del fermo e per i quattro soccorritori.

I ratti cancellati da Del Vecchio, il flash mob anti-burqa di Sangiuliano e le altre pillole

Ratti, non parole! Dopo il gioco dell’Opa sul Fatto Quotidiano e una nuova intervista biascicata, questa volta in radio, a Rtl 102.5, un confuso Leonardino Maria Del Vecchio ha fatto una retromarcia. Anche se ormai era tardi. Consigliato finalmente da qualcuno (chissà se è stato il suo ufficio stampa oppure Fedez, che sembra curargli sempre di più la comunicazione), il rampollo ha cancellato il tweet in cui dava dei «ratti del giornalismo» a Marco Travaglio & co. Lo stesso Travaglio che lui «stima» (pensa cosa avrebbe detto se non l’avesse stimato) anche se «non ci devo andare fuori a cena», col quale però adesso si è messo in testa di voler fare «un confronto pubblico».

I ratti cancellati da Del Vecchio, il flash mob anti-burqa di Sangiuliano e le altre pillole
Il tweet cancellato da Del Vecchio.

A ogni modo, il post su X non ci sarà più, ma l’insulto riecheggia ancora. Tanto che qualcuno l’ha rispedito nella metà campo di Lmdv. «Non possiamo lasciare i giornali da soli in pasto ai ratti del capitalismo: quelli che possono approfittare della crisi dell’editoria per mettere le mani sulle testate compromettendone la linea editoriale nonostante le promesse e le parole di facciata», ha detto Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 stelle e già presidente della commissione di Vigilanza Rai. L’erede di Luxottica intanto ha dichiarato di voler chiudere tutte le cause contro i fratelli: «Basta guerre fratricide». L’unico a non salvarsi è Francesco Milleri: «Ha tradito il mandato di mio padre». Fino al prossimo dietrofront via social.

Vannacci al monastero, ma senza benedizione

Questa volta Roberto Vannacci e i suoi dovranno rinunciare alla benedizione. Nel pomeriggio di martedì 27 ottobre il coordinamento campano di Futuro Nazionale ha organizzato un evento nel complesso monumentale vincenziano di Napoli, con guest star Gianni Alemanno. Ma i religiosi si sono affrettati a prendere le distanze dagli arditi. Con tanto di nota ufficiale: «La nostra realtà non ha preso parte all’organizzazione dell’iniziativa, né ne condivide i contenuti o le finalità, contrariamente a quanto emerso da recenti comunicazioni che potrebbero accostarci al movimento politico». Insomma con i futuristi non vogliono avere nulla a che fare. «La concessione degli spazi», ricorda il comunicato, «è avvenuta secondo la prassi con cui il Complesso accoglie da anni iniziative culturali, civiche e associative nel cuore del Rione Sanità. Tale concessione non costituisce in alcun modo adesione, patrocinio o condivisione dei contenuti dell’evento, né dei suoi promotori. L’uso della denominazione “Monastero dei Vincenziani” nella comunicazione dell’iniziativa non implica alcun coinvolgimento della comunità religiosa». Tra l’altro, l’impegno sociale dei Padri Missionari Vincenziani «si fonda sulla dignità inviolabile di ogni persona, sull’accoglienza dello straniero e del migrante, sulla solidarietà verso chi è fragile, senza distinzione di origine, cultura o religione. Ogni visione che contrapponga le persone, escluda o selezioni chi è degno di essere accolto è lontana dal nostro modo di intendere la carità». E buona remigrazione a tutti.

Le priorità di Sangiuliano in Campania? Le donne col velo

La camorra? La crisi economica? Il divario Nord-Sud che continua ad ampliarsi? La disoccupazione? No: per Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Campania, il problema di Napoli sono le donne col burqa e col niqab. Non si sa dove siano, non si sa quante siano, ma Sangiuliano, uno che ha il fiuto politico di una volpe, ha deciso su quale argomento puntare per risollevare un partito che in Italia svetta al primo posto della classifica delle forze politiche, mentre a Napoli e in Campania langue. E così Genny ha organizzato un flash mob in Piazza Garibaldi contro le donne col volto coperto. «C’è stata una grande partecipazione», ha scritto l’ex ministro, che ha già prenotato un posto da capolista bloccato al Senato, «abbiamo unito due battaglie che Fratelli d’Italia porta avanti con decisione: quella contro il velo integrale nei luoghi pubblici e la riappropriazione di piazza Garibaldi che deve tornare a essere suolo della Repubblica italiana e non un’enclave afroislamica». La grande partecipazione dalle foto proprio non si vede. Si vede invece Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito, arrivata da Roma a dar manforte a Sangiuliano. E si vede pure, sorriso e occhiali da sole, Marco Nonno, coordinatore cittadino di FdI a Napoli, con sul groppone una condanna definitiva a due anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. Niente male, per un partito «sempre dalla parte delle forze dell’ordine»…

I ratti cancellati da Del Vecchio, il flash mob anti-burqa di Sangiuliano e le altre pillole
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La Russa contro Ponzani? Per lei c’è la Camera, da Fontana

Da una parte c’è il presidente del Senato Ignazio La Russa che annuncia la querela contro la storica Michela Ponzani, dall’altra c’è il leghista presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana che ospita la stessa Ponzani per la presentazione del libro Ventotene. Le radici della nostra libertà di Federico Fornaro, dialogando insieme ad Anna Ascani, Chiara Braga e Nicola Zingaretti. Ponzani è stata accolta con molta gioia dai parlamentari del Partito democratico, specie dopo il duello con La Russa su quanto accaduto nel 1973 per colpa delle dichiarazioni della professoressa nel corso di Otto e mezzo, la trasmissione di La7, in relazione alla morte dell’agente Antonio Marino.

Il tema dell’incontro alla Camera è stato proprio quel manifesto di Ventotene che già fece arrabbiare Giorgia Meloni, protagonista nel 2025, secondo Ascani, di un commento «sorprendente e scomposto». La vicepresidente della Camera ha parlato poi di «un’Europa federale e di pace», con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni protagonisti. Cosa ha detto invece Ponzani? «L’Italia è un Paese assai smemorato e smarrito», che spesso «ha molta difficoltà a fare i conti con il passato». Citazione (non di merito) pure per Silvio Berlusconi che nel 2003 aveva definito «le isole di relegazione come dei luoghi di villeggiatura, perché da lì si vedeva il mare».

I ratti cancellati da Del Vecchio, il flash mob anti-burqa di Sangiuliano e le altre pillole
Michela Ponzani (foto Imagoeconomica).

Porro cede a Cerno l’intervista a Messina

In tutte le agende era stato scritto che l’intervista al numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sarebbe stata condotta da Nicola Porro. Ma qualcosa deve essere successo, perché alla fine chi è stato chiamato a porgere le domande al banchiere è stato il direttore del Giornale, Tommaso Cerno, nello scenario di Palazzo Colonna, nel pomeriggio di martedì 27 ottobre. Che poi la mega kermesse romana, il “Forum Economico Moneta”, alla sua prima edizione e intitolata “Competere nel nuovo scenario globale”, era nata dalla mente di Osvaldo De Paolini, quando ancora si trovava al Giornale, prima di concludere in maniera burrascosa e improvvisa la sua avventura giornalistica con il gruppo Angelucci e tornare a lavorare per Francesco Gaetano Caltagirone alla guida del veneziano Il Gazzettino. I nomi dei partecipanti al forum, che ha il “cappello” di Ambrosetti, sono quelli di Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, e di una sfilza di amministratori delegati: Claudio Descalzi di Eni, Arrigo Giana di Aspi, Pasqualino Monti di Terna, Dario Scannapieco di Cdp, Agostino Scornajenchi di Snam, Gianpiero Strisciuglio del Gruppo Fs, Marco Troncone di Adr, Fabrizio Palermo di Acea, Flavio Cattaneo di Enel, Matteo Del Fante di Poste Italiane. Invitati anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, Emanuele Orsini, presidente Confindustria, Antonio Patuelli, presidente di Abi. Alla fine, ma non ditelo a nessuno, è in programma una cena di gala con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma c’è una partita di calcio, allo stadio Olimpico, nella serata: la Roma gioca contro il Cagliari. Guarda caso non è previsto l’arrivo del numero uno di Unipol, il cagliaritano Carlo Cimbri.

I ratti cancellati da Del Vecchio, il flash mob anti-burqa di Sangiuliano e le altre pillole
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Del Vecchio propone a Travaglio un confronto pubblico sul Fatto

Leonardo Maria Del Vecchio conferma e rilancia il proprio interesse per il Fatto Quotidiano, proponendo al direttore Marco Travaglio un confronto pubblico sulle prospettive della testata. «Nel contesto che preferisce, per parlare di piani industriali e avere l’opportunità di chiarire la mia posizione in merito all’offerta d’acquisto», ha scritto su X.

L’annuncio arriva dopo che il cda della sua società di investimento personale, la LMDV, ha annunciato di aver autorizzato un’attività di due diligence sulla Seif, società editrice del giornale, per promuovere successivamente un’offerta per l’acquisto. La due diligence è l’analisi preliminare sulla situazione economica e finanziaria di una società che si vuole acquisire, per verificare i suoi conti e prospettive. Nel comunicato, LMDV ha spiegato che in questo caso intende svolgere «analisi più approfondite» per valutare «il fabbisogno operativo e di cassa di Seif nei prossimi 24 mesi» e verificare se la società, come risulta da alcune stime preliminari fatte sulla base di documenti pubblici, «necessiti di un apporto di ulteriori mezzi finanziari non superiore a 4 milioni di euro, per supportarne la continuità aziendale ed editoriale». Se il fabbisogno del Fatto non superasse effettivamente i 4 milioni e la due diligence avesse un esito positivo, verrebbe avviata un’opa.

Salvini apre a Garavaglia nella segreteria della Lega

«Se Massimo Garavaglia è d’accordo, entrerà in segreteria. Lui si è esposto, al contrario di altri che hanno parlato per mesi e che poi alla fine non si sono esposti». Lo dice Matteo Salvini nel libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre. Al congresso straordinario della Lega Salvini è stato riconfermato segretario con i voti di 465 delegati su un totale di 619 registrati (su 705 aventi diritto): il 76 per cento dei votanti. Circa il 24 per cento (146 voti) è andato appunto allo sfidante Garavaglia, ex ministro del Turismo e senatore del Carroccio, sostenuto dai malpancisti del Nord.

Salvini apre a Garavaglia nella segreteria della Lega
Massimo Garavaglia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini: «Farò una segreteria territorialmente equilibrata»

Il congresso ha certificato l’addio alla dicitura ‘Salvini premier’ nel simbolo e l’esistenza della prima minoranza interna, così come la nascita della segreteria politica della Lega, tramite un emendamento allo statuto che ha ricevuto l’ok per acclamazione. Massimo nove membri, nominati e revocati dal segretario federale (fino al 2030 Salvini), che dovranno essere espressione dei livelli nazionale, regionale e locale. «Farò una segreteria territorialmente equilibrata con almeno un sindaco e almeno il rappresentante di una Regione. Poi, come sempre avvenuto nella storia della Lega, chi ha preso un voto in più decide, sempre ascoltando tutti gli altri», ha spiegato Salvini.

Vittorio Sgarbi trasferito in terapia sub-intensiva

Vittorio Sgarbi è uscito dalla terapia intensiva del Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato ricoverato il 30 settembre a causa di una grave crisi respiratoria. Come riporta l’Adnkronos Salute, il 74enne critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura è stato trasferito nel reparto di terapia sub-intensiva. I medici hanno rilevato un miglioramento della funzione respiratoria, anche se permane la tracheostomia che era stata praticata nelle scorse settimane. Sgarbi inizierà la riabilitazione respiratoria.

Banco Bpm diserta l’assemblea di Monte dei Paschi di Siena

Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, prendendo «preso atto dei vincoli legali connessi alla posizione di socio di Monte dei Paschi di Siena e al relativo conflitto di interesse», ritiene «opportuno» non partecipare all’assemblea di Mps in programma il 29 ottobre». Lo ha reso noto un portavoce dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Secondo quanto filtra da fonti finanziarie, la decisione è stata presa all’unanimità.

LEGGI ANCHE: Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge

Banco Bpm detiene il 3,7 per cento di Mps

Banco Bpm da un lato possiede circa il 3,7 per cento del capitale di Mps, dall’altro è oggetto di una delle due offerte pubbliche di scambio (l’altra è su Banca Generali) annunciate da Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Rocca Salimbeni. Il board di Piazza Meda – dove si rafforza l’ipotesi di un merger con Crédit Agricole – era chiamato a stabilire quale posizione assumere sulle proposte presentate da Lovaglio (dunque anche sulla fusione con Mediobanca) e stava valutando due possibilità: astenersi oppure non partecipare all’assemblea. Alla fine ha prevalso la seconda.

Attacchi hacker alla Camera, prese di mira caselle mail

I sistemi informatici della Camera hanno subito un attacco hacker che ha coinvolto anche le caselle postali di numerosi parlamentari, tra cui quella da deputata di Giorgia Meloni. Un’operazione che ha riguardato tutto il sistema ma comunque tenuta sotto controllo dai tecnici della Camera. In particolare, per quanto riguarda la casella della premier, fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che non è quella che viene utilizzata dalla presidente del Consiglio per le comunicazioni di governo. Da Montecitorio alcune fonti hanno comunicato che «si tratta di una questione che non ha carattere di emergenza e che si presenta quotidianamente». Le stesse hanno evidenziato che sono state messe in campo tutte le misure di protezione, anche in collaborazione con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale con cui è attivo un protocollo specifico. Le misure possono prevedere anche la temporanea disattivazione di alcune funzionalità dei sistemi informatici, secondo prassi. Da alcuni giorni si sono intensificati analoghi tentativi di attacco e pressioni sui sistemi informatici anche verso altre istituzioni nazionali, europee e internazionali.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo

Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Store hanno avuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin. Lo ha fatto sapere Helsinki, spiegando che la chiamata, «legata al prossimo round di colloqui previsto ad Abu Dhabi», ha avuto l’obiettivo di portare un messaggio diretto allo zar in relazione ai futuri negoziati sull’Ucraina. Stub e Store, ha precisato la presidenza finlandese, hanno parlato «in veste di leader dei rispettivi Paesi e non a nome dell’Europa». Stubb e Store, assieme al presidente ceco Petr Pavel, alla premier danese Mette Frederiksen e a Giorgia Meloni, figurano tra i possibili negoziatori che secondo il Telegraph sarebbero in lizza per confrontarsi con Putin a nome dell’Europa nei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo
Vladimir Putin (Ansa).

Di cosa hanno discusso Stubb e Store con Putin

La conversazione è stata definita «franca e utile». Della telefonata ha riferito anche Mosca: nel corso della conversazione con i leader di Finlandia e Norvegia, Putin ha valutato la situazione attuale nella zona di conflitto in Ucraina «ricordandone le cause profonde», ha dichiarato l’ufficio stampa del Cremlino, aggiungendo che secondo lo zar «una pace giusta e duratura è possibile solo se si tiene conto degli interessi della Russia». Putin, viene spiegato, ha anche discusso con le controparti delle garanzie di sicurezza nel Mar Baltico e nell’Europa settentrionale. I tre leader hanno ribadito l’importanza di sostenere il diritto marittimo internazionale e il principio della libertà di navigazione. Dopo la conversazione con Putin, Stubb e Store hanno parlato al telefono anche col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha fatto sapere Kyiv.

I leader di Finlandia e Norvegia sentono Putin: i temi sul tavolo
Alexander Stubb, Volodymyr Zelensky e Jonas Gahr Store (Ansa).

Scontri a Milano, Youssef Siher non risponde al gip

Youssef Siher, il creatore dei canali social del Movimento 17 ottobre, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio con la gip Tiziana Landoni nel carcere milanese di San Vittore. Il ricercatore 30enne, legato sia a gruppi ProPal che all’antagonismo milanese, è stato fermato il 24 ottobre per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, perché ritenuto l’amministratore degli account del Movimento 17 ottobre da lui creati subito dopo la guerriglia urbana in pieno centro a Milano. Dopo l’udienza, la gip dovrà decidere sulla richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare in carcere avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere

Israele al voto per il rinnovo della Knesset e per definire il prossimo governo. Chiamati al voto circa 7,3 milioni di cittadini: sono 36 le liste che si contendono i 120 seggi del parlamento monocamerale dello Stato ebraico, ma solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché in grado di superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Atteso un testa a testa tra il premier uscente Benjamin Netanyahu, che si gioca il futuro politico dopo tre anni di guerra, e lo sfidante Gadi Eisenkot. Le cose da sapere su questa importante tornata elettorale, la prima nel Paese dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Benjamin Netanyahu contro Gadi Eisenkot (Ansa).

Seggi aperti dalle 7 alle 22, con qualche eccezione

Il voto è iniziato alle ore 7 locali (le 6 in Italia) e terminerà alle 22 (le 21 da noi). Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori, i seggi rimarranno però aperti meno a lungo: dalle 8 alle 20. Lo stesso orario si applica ad alcuni seggi speciali come ospedali, case di riposo e carceri.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Voto in Israele (Ansa).

Il testa a testa previstio dai sondaggi

Gli ultimi sondaggi diffusi prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento del primo ministro Netanyahu (leader di Likud) e il blocco dell’opposizione guidato da Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle IDF, oggi presidente del partito Yashar. Secondo le previsioni, nessuna delle due coalizioni (rispettivamente di estrema destra e destra) sarebbe in grado di raggiungere la maggioranza di 61 seggi alla Knesset. Potrebbe quindi essere decisivo il terzo blocco, quello formato dai partiti arabi. Attesa un’affluenza particolarmente alta: i sondaggisti rilevano che il 74 per cento della popolazione ha espresso la volontà di andare a votare.

Elezioni in Israele per il rinnovo della Knesset: le cose da sapere
Voto in Israele (Ansa).

Subito gli exit poll, poi l’attesa per i risultati definitivi

In Israele vige un sistema proporzionale puro a collegio unico. I primi exit poll verranno pubblicati immediatamente con la chiusura delle urne. I risultati finali saranno però ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, ovvero il 4 novembre. Questo perché il conteggio delle “buste doppie” (ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate) richiede più tempo.

Le tensioni e il ruolo dei partiti arabi

Le elezioni si svolgono in un clima di tensione: il partito Haredi Public, ad esempio, ha denunciato alla polizia che i suoi attivisti hanno subito aggressioni e che i gazebo allestiti fuori dai seggi sono stati oggetto di atti di vandalismo nelle città ultraortodosse di Bnei Brak, Beit Shemesh e Beitar Illit. Non solo: le forze di sicurezza israeliane hanno imposto un rigido cordone attorno alla Cisgiordania. In un video girato nell’insediamento dei coloni di Peduel, Netanyahu ha ribadito il suo slogan elettorale secondo cui «il vero tema di queste elezioni è o la destra o la Palestina», affermando poi che il suo principale rivale Eisenkot avrà bisogno del sostegno dei partiti arabi per governare. Il blocco di destra, tuttavia, ha escluso qualsiasi alleanza con qualsiasi formazione guidata da cittadini arabi.

L’aumento di Unipol per Mps sottoscritto al 98,4 per cento

Si è concluso con successo il periodo di offerta in opzione dell’aumento di capitale di Unipol finalizzato all’acquisto degli sportelli di Mps, con la sottoscrizione del 98,42 per cento del totale delle azioni offerte, per un ammontare complessivo di 2,46 miliardi di euro. I diritti di opzione non esercitati, si legge in una nota, saranno offerti in Borsa il 28 e il 29 ottobre 2026, salvo chiusura anticipata dell’asta. Restano inoptate solo 1,92 milioni di azioni, per un valore di circa 39,45 milioni di euro. L’operazione, deliberata il 7 ottobre dal consiglio di amministrazione della compagnia, è finalizzata all’acquisto da Intesa Sanpaolo di 635 filiali di Mps in caso di successo dell’opas sulla banca di Siena. Filiali che saranno poi trasferite a Bper, con Unipol che vedrà crescere la sua partecipazione nel polo bancario. I principali azionisti – il patto delle cooperative guidato da Coop Alleanza 3.0 – titolari complessivamente del 50,27 per cento del capitale, hanno rispettato integralmente gli impegni di sottoscrizione.