Stellantis ha nominato due manager di lunga esperienza nel settore automobilistico alla guida dei marchi Ram e Jeep. Si tratta di Matt VanDyke, nominato ceo del marchio Ram con effetto dal 20 luglio, e di Branden Coté, nominato ceo del marchio Jeep dal 3 agosto. VanDyke succede a Tim Kuniskis, che nel luglio 2025 è stato nominato responsabile dei marchi americani, della strategia di marketing e retail di Stellantis North America, mantenendo al contempo la guida del marchio Ram. Coté succede invece a Bob Broderdorf, il quale prenderà un congedo per malattia. Al suo rientro, Broderdorf assumerà un nuovo ruolo di leadership all’interno dell’azienda.
Chi sono VanDyke e Coté
VanDyke vanta una consolidata esperienza nel settore automotive. Di recente ha ricoperto il ruolo di presidente di Shift Digital, una delle principali società di marketing digitale che ha lavorato con alcuni noti marchi automobilistici. In precedenza è stato ceo di FordDirect e ha ricoperto diversi incarichi presso Ford Motor Company. Coté entra in Jeep forte di 20 anni di esperienza alla guida delle attività retail. Recentemente, con AutoNation ha ricoperto il ruolo di brand president guidando diversi marchi di alto livello. Prima ha occupato ruoli di leadership in Aston Martin Lagonda, Canoo e Mercedes-Amg/Mercedes-Benz Usa e in altre aziende automobilistiche e della distribuzione.
Nuovo arrivo in casa Gedi. Si tratta di Bernardino Provera che sarà il nuovo responsabile delle Risorse Umane. Provera arriva dal mondo farmaceutico: dal 2024 a oggi, infatti, è stato Head of HR di ViiV Healthcare, società del gruppo GSK e prima ancora di Generali. Se si pensa che la Manzoni, concessionaria del gruppo Gedi, in origine era una farmacia, tout se tient.
Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).
Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero
Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».
Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.
Alberto Cirio (Imagoeconomica).
I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.
L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).
Casagit-Gemelli, accordo in alto mare
Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…
La società tedesca di consegna di cibo a domicilio Delivery Hero ha annunciato di aver accettato un’offerta di acquisizione da parte del colosso statunitense della mobilità Uber. L’operazione ha un valore di 12,7 miliardi di euro. «La piattaforma globale di mobilità e consegna di Uber, unita al nostro comune impegno per l’innovazione, rende questa partnership la scelta giusta per valorizzare i punti di forza di Delivery Hero nella consegna locale di cibo e nel quick commerce», ha dichiarato Niklas Ostberg, ceo e co-fondatore di Delivery Hero.
Google Italy nel 2025 ha raggiunto ricavi per 992,8 milioni di euro, in crescita di quasi il 37 per cento sul 2024, che a sua volta era salito del 7,7 per cento sul 2023. E uno penserebbe che, con questo andamento degli incassi, pure il personale decolli. Invece il più grande motore di ricerca al mondo sta tagliando la forza lavoro in Italia: 34 persone a casa nel giro degli ultimi tre anni.
La sede di Google Italia a Milano, accanto al Bosco verticale.
I dipendenti di Google Italy a fine 2025 erano infatti 250, di cui 44 dirigenti (46 nel 2024), 125 quadri (161) e 81 impiegati (57). Con un processo di riduzioni progressive che ha visto gli organici passare dai 284 del 2022 ai 281 del 2023, fino ai 264 del 2024 e, appunto, ai 250 del 2025.
Costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente
Il costo del personale della società guidata dalla country manager e vice president Melissa Ferretti Peretti, inoltre, è sceso a 66,9 milioni di euro dai 70 milioni del 2024, e rappresenta comunque un costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente, che non è niente male (in crescita rispetto ai 265 mila euro medi del 2024).
Melissa Ferretti Peretti, manager di Google Italia (foto Imagoeconomica).
Le entrate della filiale italiana di Google marciano a pieno ritmo, anche se l’applicazione del principio contabile OIC 34 dal primo gennaio 2024 ha di nuovo reso confusi i conti degli over the top, da Google a Facebook, che invece finalmente stavano facendo chiarezza sui loro business effettivi Paese per Paese e, nello specifico, in Italia.
Cresciuti i ricavi lordi da pubblicità, ma anche i costi della produzione
Come spiegato in nota integrativa del bilancio di Google Italy 2025, infatti, i ricavi lordi da pubblicità di Google in Italia sono stati pari a 992,8 milioni di euro (+36,8 per cento sul 2024), con costi della produzione saliti però a quota 900,4 milioni (+38 per cento). «La società riporta i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria al netto dei costi diretti di vendita correlati, in quanto l’obbligo di prestazione consiste nell’offrire, rivendere e fornire supporto post-vendita agli inserzionisti per conto di Google Ireland Limited, per la quale la società guadagna una commissione. Nella valutazione di questa decisione, la società tiene conto del fatto che, ai sensi delle linee guida contabili OIC 34, sta agendo per conto di Google Ireland Limited nella transazione in quanto non controlla l’inventario pubblicitario prima del suo trasferimento all’inserzionista».
La sede californiana di Google (foto Ansa).
Perciò il risultato netto (992,8-900,4), che va a formare il valore della produzione del bilancio di esercizio 2025 di Google Italy, è di 92,4 milioni (72,6 mln nel 2024), da sommarsi ai ricavi da attività di marketing e supporto, 51 milioni (78,2 mln nel 2024), ai ricavi da ricerca e sviluppo, 11 milioni (11,4 mln nel 2024), arrivando quindi ai 154,5 milioni (162,3) di ricavi totali iscritti nel conto economico 2025 di Google Italy, per 22,2 milioni di utili (21,6 mln nel 2024) e un patrimonio netto di 166,2 milioni di euro (143,9 mln nel 2024). In tema di rapporti col fisco, i debiti tributari di Google Italy a fine 2025 risultano pari a 24 milioni di euro, di cui 18,2 milioni di debito per la Digital services tax, ossia l’imposta sui servizi digitali maturata per il 2025.
L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione composto da Tommaso Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Daniela Rota, Silvia Marzot, Pietro Bracco, Franco Fenoglio e Loredana Ricciotti. Il board rimarrà in carica per il triennio 2026-2028. L’assemblea ha quindi confermato Tanzilli presidente (ricopre l’incarico da giugno 2024) e ha invitato il nuovo consiglio di amministrazione a nominare Gianpiero Strisciuglio come nuovo ceo.
Tommaso Tanzilli (Imagoeconomica).
Strisciuglio subentra a Donnarumma
Strisciuglio, che subentra a Stefano Donnarumma, sarà chiamato a scegliere i nuovi amministratori delegati delle società controllate Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. Le nomine sono attese dopo l’estate.
Gianpiero Strisciuglio (Imagoeconomica).
Per il ruolo di ceo di Trenitalia, lasciata vacante appunto dal nuovo ceo di FS, è in pole Sabrina De Filippis, che dal 2023 ricopre gli incarichi di amministratrice delegata e direttrice generale di FS Logistix e di responsabile del Polo Logistica del Gruppo FS.
È stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Comtel International (società del gruppo Comtel). Mattia Conti è stato nominato presidente, mentre Stefano Asperti assumerà il ruolo di amministratore delegato. Completano il cda Carlo Nardello e Francesca Furiato. Una nuova struttura societaria dettata dalla particolare importanza delle attività internazionali per l’intero Gruppo, rafforzandone così la governance e ponendo le basi per una crescita più rapida. Comtel, infatti, è già presente su diversi mercati esteri quali Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico con Voice, soluzione di unified communications (app voce, messaggistica, videoconference) dedicata a istituzioni e realtà private in settori strategici quali finance, infrastrutture, hotellerie e sanità.
Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).
Perché il design dei due social creerebbe dipendenza
Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).
Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea
«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».
Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.
I punti principali del rapporto
Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.
Emirates Telecommunications Corporation (Etisalat) ha ceduto la sua intera quota del 16,2 per cento in Vodafone all’imprenditore francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Iliad e principale azionista di Le Monde, che diventa così il principale azionista della multinazionale britannica operante nel settore delle telecomunicazioni.
Logo Vodafone (Ansa).
La partecipazione di Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro
La partecipazione della compagnia telefonica emiratina Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro, con un premio del 15 per cento rispetto all’ultimo prezzo delle azioni Vodafone: verrà rilevata dalla società veicolo Vega, detenuta dalla famiglia di Niel. L’imprenditore francese aveva peraltro già rilevato una quota del 2,5 per cento in Vodafone nel 2022. Dopo Niel i principali azionisti sono i fondi Blackrock con il 7,1 per cento e Vanguard con il 5,8 per cento, seguiti dall’imprenditore svizzero Martin Ebner, il quale detiene il 3,1 per cento. L’investimento di Vega in Vodafone sarà interamente finanziato da Xavier Niel (che aveva tentato di comprare Vodafone Italia, poi ceduta a Swisscom) e da istituzioni finanziarie, senza alcun ricorso e senza alcun impatto sulla leva finanziaria di alcuna entità controllata dal gruppo della famiglia Niel, si legge in una nota.
EasyJet ha ricevuto una nuova offerta dalla società di private equity Apollo Global Management di 5,7 miliardi di sterline. Una proposta di circa il 3,6 per cento superiore all’ultima offerta di Castlelake, che la compagna low-cost «non intende più raccomandare». Al contrario, i termini finanziari dell’offerta di Apollo «sono a un livello tale da indurre la società a raccomandarla agli azionisti». L’improvvisa entrata in gioco del fondo segue diversi round di negoziazione tra EasyJet e Castlelake, che aveva continuamente aumentato la propria offerta per avviare i colloqui. Apollo ha affermato che gli azionisti della compagnia aerea avranno la possibilità di convertire le proprie azioni esistenti in una cosiddetta alternativa di “stub equity“, attraverso la quale i fondi Apollo manterranno il loro investimento nella compagnia aerea. Ha anche dichiarato che si impegnerà a soddisfare la condizione necessaria affinché gli investitori esteri possano controllare una compagnia aerea europea. La normativa prevede che le compagnie aeree siano controllate in maggioranza da un’entità europea, un ostacolo che Castlelake aveva cercato di superare assumendo due dirigenti irlandesi del settore aereo.
Hanno raggiunto quota 240 mila le richieste di rilascio e rinnovo passaporti targato Poste italiane, un risultato che consolida il servizio offerto dagli uffici postali facendone un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini. Esteso sin da aprile a tutti gli sportelli coinvolti nel progetto Polis, ha infatti collezionato oltre 184 mila richieste nei soli comuni con meno di 15 mila abitanti, dove i cittadini hanno scelto, nell’80 per cento dei casi, la consegna a domicilio offerta da Poste. Sono invece già circa 56 mila le richieste presentate nei 431 uffici già operativi nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna e Napoli. A trainare i grandi numeri registrati da questa iniziativa c’è il Nord-Est, da dove arriva quasi un passaporto su tre, con la provincia di Verona che svetta su tutte con circa 24 mila richieste.
Prosegue il piano di sviluppo del progetto Polis
Intanto, prosegue con decisione il piano di sviluppo del progetto Polis. Sono infatti più di 5.600, oltre l’80 per cento del totale, gli uffici postali dei piccoli comuni in cui sono terminati gli interventi di ammodernamento. All’interno del piano avanza anche il progetto Spazi per l’Italia, con 170 aree per il coworking già realizzate negli edifici messi a disposizione da Poste italiane. Il progetto Polis si conferma, dunque, centrale nella strategia dell’azienda che punta alla valorizzazione dei territori e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione per accorciare le distanze e semplificare la vita dei cittadini.
Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.
Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»
L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».
Eni Storage Systems, società di Eni Industrial Evolution e Fib (gruppo Seri Industrial), ha avviato nel sito industriale di Brindisi il cantiere per la costruzione del nuovo polo italiano ed europeo integrato per la produzione di batterie al litio-ferro-fosfato (Lfp), destinate prevalentemente ai sistemi di accumulo (Bess) che supportano la diffusione delle energie rinnovabili e la stabilità delle reti elettriche. In particolare, tali sistemi accumulano l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili nei momenti di eccesso di produzione e la rilasciano quando è necessario, e sono quindi fondamentali per gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili. La domanda europea di tali sistemi è stimata in crescita da 36 GWh nel 2025 a circa 138 GWh al 2030*.
Il piano di sviluppo di Eni Storage Systems
In un’area dello stabilimento industriale Versalis, un tempo adibita allo stoccaggio dei polimeri e ad altre attività industriali da tempo dismesse, lunedì 6 luglio 2026 è stata celebrata, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e delle autorità locali, la cerimonia di posa della prima pietra del primo polo integrato per la produzione di batterie stazionarie. Il piano di sviluppo di Eni Storage Systems prevede la realizzazione a Brindisi della gigafactory per la produzione di celle e di moduli di batterie e dell’impianto di assemblaggio di pacchi batterie, questo ultimo di capacità maggiorata, tale da assemblare anche i moduli provenienti dalla gigafactory Seri Industrial di Teverola (Caserta). Nella seconda fase, a completamento del progetto, a Brindisi saranno svolte anche le attività di produzione di materia attiva catodica (Lfp) e di riciclo delle batterie, entrambi dimensionati per le due gigafactory. Il progetto prevede una capacità complessiva di 16 GWh/anno entro il 2030 (di cui metà a Brindisi e metà nello stabilimento a Teverola), pari a oltre il 10 per cento del mercato europeo degli accumuli stazionari.
A cinque mesi dall’incorporazione in SpaceX, tramite un’operazione interamente in azioni che ha valutato la società combinata quasi 1,25 trilioni di dollari, l’azienda di intelligenza artificiale xAi cambia ufficialmente nome diventando SpaceXAI. Il cambio di brand, che era stato anticipato dal patron Elon Musk un paio di mesi fa, è stato annunciato tramite un post su X in cui è stato ha svelato anche il nuovo logo. Il rebranding segue l’offerta pubblica iniziale di SpaceX di giugno, la più grande mai registrata, che ha reso Musk per un breve periodo il primo trilionario della storia.
La nuova denominazione riflette l’integrazione sempre più stretta tra le attività di intelligenza artificiale e quelle spaziali di Musk. SpaceX, fondata nel 2002 dal magnate con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e (chissà) permettere la colonizzazione di Marte, continuerà a mantenere un profilo separato dedicato alle attività aerospaziali, ai lanci e allo sviluppo dei veicoli. Sotto il controllo del nuovo marchio SpaceXAI rientrerà invece la piattaforma social X: l’ex Twitter era stata acquisita da xAI nel 2025.
Negli ultimi anni Fincantieri ha scoperto che il vero tesoro del mare non galleggia. Sta sotto. E lì ha deciso di costruire il suo futuro. Per decenni è stata la società che costruiva navi da crociera, militari, traghetti. Oggi continua a farlo, naturalmente. Ma il baricentro strategico si è spostato di qualche centinaio di metri più in basso, sul fondale. È lì che passano i cavi internet, gli oleodotti, i gasdotti, i sensori, le infrastrutture energetiche. È lì che si combatte una parte crescente della competizione geopolitica. Ed è lì che si stanno aprendo alcuni dei mercati più redditizi dell’industria mondiale.
Così il Gruppo vuole controllare l’intera catena del valore
Va in questa direzione l’acquisizione, con un esborso iniziale di 600 milioni, della maggioranza del capitale di quattro aziende molto diverse tra loro ma unite da un filo preciso, ovvero Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. La prima mappa i fondali e le infrastrutture sommerse, la seconda sviluppa sistemi di comunicazione subacquea, la terza realizza robot autonomi destinati a operare negli abissi mentre la quarta è specializzata nei droni navali di superficie. Mettendole insieme nasce una filiera praticamente completa dell’underwater. L’idea è quella di non limitarsi più a costruire piattaforme, ma controllare l’intera catena del valore – dalla raccolta dei dati alla sorveglianza dei fondali, dai robot autonomi alla manutenzione delle infrastrutture critiche fino alla difesa. È un cambio di paradigma. Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una via di comunicazione. Oggi è diventato un’infrastruttura. Sul fondo degli oceani passa oltre il 95 per cento del traffico mondiale di dati attraverso migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica. Gasdotti, elettrodotti e impianti eolici offshore moltiplicano il valore economico del sottosuolo marino. Dopo il sabotaggio del Nord Stream nessuno considera più quei fondali un luogo neutrale. Sono diventati un terreno di competizione strategica tra Stati, aziende energetiche e difesa. Fincantieri ha deciso di arrivarci prima degli altri.
Nel segmento underwear attesi ricavi superiori al miliardo nel 2026
I numeri spiegano meglio delle parole perché il Gruppo stia accelerando così tanto. Grazie alle nuove acquisizioni, il segmento underwear – che nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7 per cento dei ricavi sul portafoglio del Gruppo – è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda pari a circa 220 milioni di euro, anticipando di quatto anni l’obiettivo di ricavi e Ebitda underwater previsti al 2030. Il messaggio ai mercati è altrettanto chiaro. Per anni Fincantieri è stata giudicata soprattutto sulla capacità di riempire i bacini di costruzione e consegnare navi nei tempi previsti. Un business enorme, ma caratterizzato da margini relativamente contenuti e cicli lunghi. L’underwater cambia completamente la prospettiva. Qui i margini sono più elevati, la componente tecnologica pesa molto di più della carpenteria, la proprietà intellettuale conta quasi quanto gli impianti industriali e la domanda è sostenuta da governi che stanno aumentando ovunque le spese per la sicurezza. È il passaggio da industria pesante a industria pesante ad alta intensità tecnologica.
Estate tempo di saldi, offerte e sconti. Poste italiane si contraddistingue come punto di riferimento nello shopping, soprattutto digitale, con oltre 29 milioni di carte emesse e quasi 15 milioni di wallet. Nel 2025 sono state registrate circa 3,4 miliardi di transazioni con carte Postepay, e ben 795 milioni per operazioni e-commerce. Un fenomeno, quello degli acquisti online, che aumenta sempre di più e favorisce lo sviluppo della logistica. Solo nei primi tre mesi del 2026, Poste Italiane ha consegnato 89 milioni di pacchi (+14,6 per cento a/a).
Secondo le previsioni del Rapporto Export 2026 di Sace, intitolato Re-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale, l’export italiano di beni in valore crescerà del 2 per cento nel 2026, per poi accelerare al 2,5 per cento nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8 per cento nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Una dinamica possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l’obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero e supporto di sistema, in linea con il nuovo Piano strategico 2026-2028 Sace50.
La geografia dell’export italiano
Il Rapporto Export dedica un ampio approfondimento a geografie e settori di opportunità. Sul piano geografico, l’Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l’export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5 per cento nel 2026 e del 3,4 per cento medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell’area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3 per cento. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2 per cento nel 2026 e del 3,1 per cento medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L’Africa, anche grazie al Piano Mattei della presidenza del Consiglio dei ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi. L’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1 per cento rispetto al 2024. Nei mercati più tradizionali, infine, l’Europaavanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l’Europa Centro-Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell’intero triennio. Anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell’1,9 per cento nel 2026 e del 3,2 per cento medio annuo nel biennio successivo.
Picchi: «Crescita sui mercati internazionali richiede approccio più proattivo e coordinato»
Queste le dichiarazioni di Guglielmo Picchi, presidente di Sace: «La 19esima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: Re-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato».
Pignotti: «Vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export»
Così invece Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano strategico Sace50. L’obiettivo è chiaro, vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di sistema».
Terzulli: «Diversificazione intelligente chiave per sostenere la competitività delle nostre imprese»
Infine Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, ha dichiarato: «In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo “andare all’estero”, ma farlo in modo strategico. Una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi, rappresenta la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle nostre imprese, sia dal punto di vista dei mercati di sbocco che da quello dei mercati di approvvigionamento».
Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.
Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete
Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.
Il memorandum sottoscritto da Rai con F2i e MFE – MediaForEurope per una possibile operazione di aggregazione tra Rai Way e EI Towers è scaduto senza il raggiungimento di «una base negoziale condivisa e idonea» e, pertanto, il matrimonio è saltato. Lo ha reso noto la Rai, spiegando che «le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione». Come si legge in una nota, durante la riunione del cda l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha confermato l’impegno «a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti».
Rai Way e EI Towers: le società del “matrimonio” saltato
Rai Way è una società per azioni del gruppo Rai: possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai e ha il compito di gestirla e mantenerla. EI Towers, proprietaria dell’infrastruttura di rete necessaria alla trasmissione del segnale del Gruppo Mediaset, di cui faceva parte, è detenuta al 60 per cento da F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali) e al 40 per cento da MFE – MediaForEurope, holding internazionale con attività di broadcast in Europa, controllata da Fininvest.