Autostrade celebra il primo prestito obbligazionario quotato sul Mot

Mercoledì 14 ottobre 2026 Autostrade per l’Italia ha celebrato, alla presenza dei rappresentanti di Consob e Borsa italiana, la sua prima emissione obbligazionaria quotata sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato) con la tradizionale cerimonia del “ring the bell”. L’emissione per 750 milioni di euro, conclusa a settembre 2026, ha registrato una forte domanda da parte della comunità finanziaria. Gli ordini hanno raggiunto un picco di 2,6 miliardi di euro, pari a circa 3,5 volte l’offerta. I proventi rafforzano la liquidità disponibile e sostengono il piano di investimenti di Aspi per rendere la rete autostradale sempre più sicura e moderna.

Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese

La quotazione delle emissioni sul Mot di Borsa Italiana rappresenta un ulteriore passo nel percorso avviato con il reshoring del Programma Emtn di Aspi. Autostrade conferma così il proprio sostegno all’iniziativa di Borsa italiana e Consob volta a rafforzare il mercato obbligazionario nazionale e la competitività del Paese. Il finanziamento delle infrastrutture rappresenta un motore essenziale per la crescita economica del Paese poiché rende possibili gli investimenti che favoriscono la mobilità di persone e merci, accrescono produttività e sicurezza, rafforzano la competitività del sistema nazionale e generano occupazione. In questa prospettiva, Autostrade continuerà a far riferimento al mercato dei capitali con nuovi prestiti obbligazionari che, insieme alle linee di finanziamento messe a disposizione da Cdp e Bei, sosterranno l’importante piano di Aspi per la manutenzione, l’ammodernamento e il potenziamento della rete autostradale italiana.

Generali nomina Emanuele Moneghini Group chief Audit officer

Generali ha nominato Emanuele Moneghini Group chief Audit officer, con effetto dal 1° ottobre 2026. Nel suo ruolo sarà responsabile della funzione Group Audit e del coordinamento delle funzioni di Internal audit del Gruppo, con l’obiettivo di valutare l’adeguatezza e l’efficienza del sistema di controllo interno e degli altri elementi del sistema di governance. Moneghini è entrato in Generali nel 2005, ricoprendo posizioni di crescente responsabilità. Nel 2015 è stato nominato Head of Internal audit Austria, Central Eastern Europe & Russia e nel 2021 ha assunto il ruolo di Group head of GHO & Thematic audit, con la responsabilità delle attività di assurance sulle aree business, finance e governance del Group head office.

Amazon tratta l’acquisto di Decart

Amazon sta trattando l’acquisto di Decart, startup di intelligenza artificiale conosciuta per un modello di IA in grado di modificare i video mentre vanno in onda: sul piatto sette miliardi di dollari. La trattativa è stata rivelata dal Wall Street Journal, secondo cui l’accordo potrebbe essere raggiunto a breve, a meno non spunti un altro potenziale compratore.

Lo stretto legame già esistente tra Amazon e Decart

Amazon è già il principale cliente di Decart, società fondata nel 2023 dai tre ingegneri israeliani Dean e Orian Leitersdorf e Moshe Shalev, nonché uno dei suoi maggiori utilizzatori dei chip Trainium, ovvero i processori che la startup progetta in casa per l’intelligenza artificiale: tale tecnologia viene utilizzata dal colosso di Jeff Bezos per il commercio online, per la piattaforma di streaming Twitch e anche da Amazon MGM Studios per i suoi film e serie televisive.

Standard Ethics premia la strategia di Acea e migliora il rating prospettico

Standard Ethics ha migliorato il long term expected rating di Acea a EEE- (excellent), confermando contestualmente il corporate standard ethics rating (SER) a EE+ (very strong). Il miglioramento del giudizio prospettico rappresenta il riconoscimento della capacità del Gruppo di integrare la sostenibilità nelle strategie industriali e di tradurre gli impegni Esg in risultati concreti e duraturi nel tempo.

Riconosciuto l’impegno per la sostenibilità di Acea

Nel report, Standard Ethics riconosce i progressi compiuti da Acea nell’attuazione del Piano di sostenibilità e sottolinea la centralità degli investimenti destinati alla tutela della risorsa idrica, alla resilienza e sicurezza delle infrastrutture e al percorso di transizione energetica. Vengono inoltre evidenziati il rafforzamento dei presidi di governance, l’attenzione ai temi sociali lungo la catena del valore e il focus sull’innovazione tecnologica e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto dell’efficienza operativa e della sicurezza degli operatori. Particolare rilievo viene attribuito all’approccio integrato adottato dal Gruppo nella gestione dei temi ambientali, sociali e di governance e alla crescente capacità di coniugare sviluppo industriale, innovazione e creazione di valore per i territori serviti. Con il nuovo giudizio prospettico, Acea consolida il proprio posizionamento tra le principali utility europee impegnate nell’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali, nella governance e nella strategia industriale.

Latini: «Conferma della credibilità del nostro percorso»

Queste le dichiarazioni di Pierfrancesco Latini, chief Risk management, Sustainability & International officer di Acea: «Il miglioramento del long term expected rating rappresenta un riconoscimento particolarmente significativo perché esprime una valutazione sulla credibilità del nostro percorso futuro. È il riconoscimento della coerenza con cui stiamo portando avanti una strategia che mette al centro la tutela della risorsa idrica, la resilienza delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica e la generazione di valore condiviso. In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più un fattore competitivo, questo risultato conferma la solidità delle scelte compiute e la nostra capacità di affrontare le sfide della transizione con una visione di lungo periodo».

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata

L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila. Dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “geotermia superhot”. Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione geotermica italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero industry act.

Il progetto Shift per ampliare il potenziale della geotermia

Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili. Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot geothermal summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo polare artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura.

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata
Geotermia (Enel).

Tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off meeting tecnico del progetto Shift (Superhot geothermal – Integrated demonstration and flow testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle superhot rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.

L’impegno di Enel

Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’azienda a livello internazionale. In Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33 per cento del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13 mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60 mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto Shift confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della “geotermia supercalda” e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.

Le sfide per l’Italia

L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un piano d’azione nazionale per la geotermia e una roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.

Intesa Sanpaolo sigla un patto per la crescita delle pmi di commercio, artigianato e turismo

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione Banca dei Territori, ha lanciato un piano dedicato alle piccole e piccolissime imprese di commercio, artigianato e turismo per favorire ricadute economiche e stabilità occupazionale nelle diverse aree del Paese. Un’iniziativa in linea con la missione del Gruppo di dare vicinanza e attenzione ai territori, sostenere l’economia di prossimità e le famiglie lavoratrici, compiere azioni a tutela dell’occupazione, e stringere relazioni con il mondo associativo e imprenditoriale verso una strategia comune che risponda alle esigenze di crescita e alle preoccupazioni per il futuro. In particolare, Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per nuovi finanziamenti in innovazione, digitalizzazione e riqualificazione, oltre ad agevolazioni sui sistemi di pagamento digitali con l’azzeramento delle commissioni per importi fino a 20 euro effettuati con il pos fisico. Misure con cui la banca punta a rispondere ai bisogni reali del tessuto produttivo, offrendo un sostegno concreto agli imprenditori che nel corso del tempo hanno ridefinito priorità ed esigenze, trasformando il proprio approccio culturale al fare impresa.

Nuovo patto di sistema con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato

Le misure nascono dal confronto e dalla continua collaborazione con le principali associazioni di categoria dei settori commercio, artigianato e turismo. Sono infatti stati rinnovati gli accordi con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato ed è stato consolidato un nuovo patto di sistema per rafforzare la competitività e affrontare alcune tra le attuali sfide, dai costi energetici agli strumenti digitali fino alla formazione specializzata e alla difesa dell’occupazione. I nuovi interventi sono destinati al segmento delle piccole e piccolissime aziende che alimentano l’economia di prossimità con negozi, servizi, strutture ricettive, laboratori. Un bacino di circa 800 mila imprese clienti della divisione Banca dei Territori, che sostiene quotidianamente il tessuto economico delle comunità locali in cui opera, ascoltando da vicino le varie esigenze grazie ad un presidio costante del territorio. Un’attenzione che dal 2020 al giugno 2026 si è tradotta in oltre 20 miliardi di euro di finanziamenti erogati alle aziende di questo segmento.

Webuild sale al 27,69 per cento del capitale di Trevi, l’ad Salini: «Solido progetto industriale»

Le grandi opere dei prossimi anni, dalle metropolitane alle dighe, dalle ferrovie ad alta velocità alle infrastrutture idriche ed energetiche, chiedono all’Italia di fare sistema. È la logica dell’operazione su Trevi, che Webuild ha rafforzato salendo al 27,69 per cento del capitale e diritti di voto, diventando il primo azionista della società cesenate davanti a Cdp Equity, che detiene il 21,3 per cento. Alla base c’è, ha spiegato l’amministratore delegato Alessandro Salini, un solido progetto industriale. «L’obiettivo è valorizzare Trevi, darle accesso a una piattaforma da 13,6 miliardi di ricavi e 54 miliardi di portafoglio ordini, far crescere l’occupazione in Italia e all’estero e costruire una soluzione integrata, più competitiva nelle grandi gare». L’idea è integrare le competenze di Trevi nelle fondazioni speciali con la scala, i mercati e la capacità realizzativa del Gruppo Webuild, per offrire una soluzione completa dove oggi le fasi di lavoro a maggior valore aggiunto sono spesso affidate anche a soggetti terzi. Le due realtà hanno peraltro già lavorato insieme su opere come la diga di Rogun in Tagikistan e la Linea C della metropolitana di Roma.

Il corrispettivo offerto agli azionisti sale a 5,165 euro per azione

Un progetto di lungo periodo che risponde alle attese dei territori, a partire da Cesena, su occupazione e sviluppo. Webuild ha infatti indicato l’obiettivo di far crescere l’occupazione, mantenendo la sede e l’identità di Trevi, a beneficio dei suoi lavoratori e della filiera. Sul progetto si sono espressi anche gli analisti di Intermonte, che hanno giudicato «solido» il razionale per Webuild e Trevi. Sempre secondo Intermonte, le valutazioni del consiglio di Trevi sul precedente prezzo di 4,50 euro sono superate dall’aumento del corrispettivo offerto, ora pari a 5,165 euro per azione. La cifra è riconosciuta a tutti gli aderenti, anche a chi ha aderito in precedenza. Rientra nell’intervallo di valori indicato dagli advisor del Consiglio di Trevi, equivale a un premio di circa il 49 per cento sul prezzo ufficiale del 26 giugno 2026 ed è sostenuto da linee di credito già attivate. Il periodo di adesione resta aperto fino al 20 novembre 2026, e la soglia di efficacia è ridotta al 50 per cento+1 dei diritti di voto.

Mundys presenta la nuova stagione del podcast Fly me to the moon

Torna Fly me to the moon – Futuri in arrivo, il podcast ideato e promosso da Mundys e condotto dal giornalista Riccardo Luna, con una seconda stagione dedicata alle persone, alle tecnologie e alle idee che stanno già cambiando il nostro modo di vivere e immaginare il futuro. Prodotta da MoST, la nuova stagione amplia lo sguardo su alcune delle trasformazioni più rilevanti del nostro tempo, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla cybersecurity alla salute mentale, dalla sovranità tecnologica al futuro del lavoro e della scuola. Al centro, ancora una volta, non ci sono soltanto le tecnologie, ma soprattutto le persone che le stanno progettando, studiando e utilizzando per affrontare le sfide del presente.

Ospiti e temi delle puntate

Le nove puntate, registrate all’interno dell’Innovation hub dell’aeroporto di Roma Fiumicino, primo acceleratore di startup in Europa nel cuore di un aeroporto, affrontano così alcuni dei temi più importanti del dibattito contemporaneo.

Mundys presenta la nuova stagione del podcast Fly me to the moon
Innovation hub a Fiumicino (Mundys).

Silvia Wang, cofondatrice di Serenis, racconta il rapporto tra psicoterapia, nuove generazioni e intelligenza artificiale. Daniele Pucci, ricercatore e imprenditore, porta la robotica umanoide dalla ricerca all’industria e riflette sulla sfida europea. Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, immagina il mondo del 2100 tra robot, medicina, AI e trasformazione del lavoro. La stagione affronta anche la sovranità tecnologica e la cybersecurity, con l’imprenditore Gianni Cuozzo, e il rapporto tra tecnologia, impresa e umanesimo con Andrea Pezzi. La prima chief information officer del Cern, Enrica Porcari, riflette invece sul futuro dell’AI, sulla condivisione della conoscenza e sul ruolo delle competenze umanistiche nell’innovazione. Francesca Cavallo, autrice di Storie della buonanotte per bambine ribelli, sposta il focus sull’educazione dei maschi e sulla costruzione dell’identità nell’era dei social e degli algoritmi. Tra gli ospiti anche Andrea Colamedici, che parte da un sorprendente esperimento editoriale costruito con l’AI per interrogarsi sul passaggio dalla post-verità alla post-realtà.

Dove ascoltare il podcast

Con la seconda stagione, Fly me to the moon prosegue il suo viaggio attraverso i futuri in arrivo, mettendo in dialogo scienza, tecnologia, impresa e cultura e cercando, attraverso storie personali e prospettive originali, di trasformare l’innovazione da tema per specialisti a una conversazione che riguarda tutti. I nuovi episodi, della durata di circa 30-50 minuti, sono disponibili sulle principali piattaforme di ascolto e sui canali digitali (Spotify, Apple podcast e YouTube), sulla pagina web del Corriere della Sera e sul sito e i social di Mundys.

Autostrade, terminato lo scavo della galleria San Donato

Donne e uomini del Gruppo Autostrade per l’Italia hanno lavorato, per un totale di 495 mila ore, per poter portare la luce dentro la nuova galleria San Donato. Con la caduta dell’ultimo diaframma, Uno scavo condotto su due fronti, per 950 metri complessivi, utilizzando tecniche tradizionali. Una scelta realizzativa che risponde anche alla necessità di assicurare la piena fruibilità delle gallerie esistenti che hanno continuato a garantire per la durata dei lavori i collegamenti tra il Sud e il Nord, preservando un nodo strategico per la viabilità del paese che ospita quotidianamente circa il 30 per cento in più di traffico rispetto alla media nazionale.

L’opera rientra nel progetto di potenziamento del tratto tra Firenze Sud e Incisa

La realizzazione della nuova galleria, che a lavori conclusi ospiterà il traffico su tre corsie in direzione Sud, si inserisce nell’ambito del progetto di potenziamento tra Firenze Sud e Incisa per 18 km complessivi, di cui 6,2 km già aperti al traffico nel 2021. Rientrano tra le principali opere del tracciato di circa 12 km i due viadotti Ribuio, già aperti al traffico. Si tratta di infrastrutture composte da due impalcati separati di 150 metri, realizzati in acciaio e calcestruzzo, con solette larghe 14 metri e travi metalliche alte 2,5 metri. In prossimità di Incisa Reggello si trova il nuovo Viadotto Massone anch’esso realizzato in acciaio e calcestruzzo e composto da due strutture separate a tre campate. Nell’intervento di ampliamento è stata prevista anche la demolizione e la ricostruzione di 11 cavalcavia. Nelle prossime settimane verranno inoltre resi transitabili ulteriori 4 km di nuova carreggiata (tra le aree di servizio Chianti e le gallerie San Donato). Lo spostamento del traffico sul nuovo tratto in variante consentirà di poter avviare i lavori di riqualificazione del tracciato originario della A1. Il valore complessivo dell’intero intervento di ampliamento, in cui operano in media 500 persone, è pari a circa 1 miliardo.

Al via i lavori necessari per renderla transitabile

La conclusione dell’attività di scavo della nuova galleria San Donato segna un punto di svolta nella realizzazione dell’ampliamento. Nella nuova San Donato, infatti, potranno essere avviati i lavori necessari per renderla transitabile, a partire dalle finiture strutturali della calotta e del piano viabile, fino all’allestimento delle dotazioni tecnologiche e della creazione dei by-pass di collegamento con le gallerie esistenti. Da qui a un anno il traffico potrà pertanto essere deviato all’interno del nuovo fornice, mentre a partire dal 2028 inizieranno ad essere resi via via disponibili i nuovi tratti a tre corsie.

Generali rileva il 9,9 per cento della spagnola Bcc

Generali ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una partecipazione pari a circa il 9,9 per cento in Banco de crédito cooperativo (Bcc), holding di Grupo cooperativo Cajamar (Gcc), per un corrispettivo pari a 150 milioni di euro. L’operazione rappresenta un passo significativo nell’evoluzione della partnership di bancassurance tra Generali e Gcc, uno dei principali gruppi finanziari spagnoli, avviata oltre 20 anni fa. L’investimento rafforza inoltre l’allineamento strategico tra le due società e consolida il ruolo di Generali come partner assicurativo di riferimento in Spagna. L’operazione è pienamente in linea con il piano strategico Lifetime partner 27: Driving excellence di Generali, che ha l’obiettivo di accelerare la crescita nei principali mercati europei nei quali il Gruppo vanta già dimensioni rilevanti e una posizione di leadership, anche attraverso solide reti in franchising e partnership di lungo periodo.

Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027

La partnership con Grupo cooperativo Cajamar riveste una rilevante importanza strategica per Generali Spagna e ha contribuito a consolidare la posizione di leadership del Gruppo in segmenti assicurativi chiave, nonché una presenza capillare attraverso l’ampia rete distributiva nazionale di Gcc. L’operazione, che sarà realizzata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti, non avrà un impatto materiale sul solvency ratio del Gruppo. Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027, subordinatamente all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Per Generali, Deloitte ha agito in qualità di advisor finanziario esclusivo e Garrigues in qualità di advisor legale.

Torna FrecciaRosa, l’iniziativa del Gruppo Fs per la prevenzione oncologica

Gruppo Fs e Fondazione IncontraDonna rinnovano l’impegno per la prevenzione con FrecciaRosa, il progetto che nel 2026 raggiunge la 16esima edizione. L’iniziativa, realizzata con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) torna a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale di Trenitalia. Dal lunedì al venerdì, per tutto il mese di ottobre, i viaggiatori potranno ricevere gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica dai professionisti messi a disposizione da Aiom. Sarà inoltre possibile prenotare teleconsulti per ottenere chiarimenti da approfondire successivamente nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Medici e volontari di Fondazione IncontraDonna distribuiranno inoltre il Vademecum della salute, realizzato con il ministero della Salute. La guida sarà disponibile in formato digitale e in più lingue.

Attività anche a terra

Le attività di prevenzione si estendono anche “a terra”, per la prima volta nella stazione Rfi di Cosenza e nello scalo Fs Logistix di Sampierdarena, Genova, affiancando l’appuntamento già previsto presso lo scalo di San Lorenzo a Roma. Quest’anno, inoltre, Rfi sarà protagonista di una speciale “accensione” di 40 stazioni, illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20.00, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione. La stazione di Cosenza tornerà ad accendersi di rosa anche nelle serate del 19 e del 20 ottobre.

I numeri della prevenzione

In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 390 mila nuovi casi di tumore, circa 176 mila dei quali riguardano le donne. Secondo i dati riportati nel progetto, più di 70 mila casi potrebbero essere evitati attraverso stili di vita sani e una maggiore adesione ai programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Nel 2025 il carcinoma mammario, la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile, ha interessato oltre 53 mila donne.

Neva Sgr, Intesa Sanpaolo connette l’innovazione alla crescita con il venture capital

Neva Sgr, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo controllata al 100 per cento da Intesa Sanpaolo Innovation center, ha tenuto a Torino l’annual meeting intitolato Connettiamo l’innovazione alla crescita. Ha riunito alle Officine Grandi riparazioni investitori, imprenditori, manager, istituzioni e rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione da tutto il mondo per presentare i risultati di sei anni di attività e confrontarsi sulle soluzioni innovative alle grandi sfide globali che il venture capital può supportare, dal cambiamento climatico all’efficienza energetica, dalle nuove frontiere delle scienze della vita alla trasformazione digitale, dalle opportunità della space economy alle tecnologie produttive più evolute.

In sei anni Neva Sgr ha raccolto 600 milioni di euro di capitale

Dall’agosto del 2020 a oggi, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia nei primi due anni e dal mutamento dello scenario geopolitico, Neva Sgr ha raccolto complessivamente 600 milioni di euro di capitale, gestiti con i sei fondi di venture capital Neva First, Neva First Italia, Fondo Sei (Sviluppo ecosistemi di innovazione), Neva II, Neva II Italia e Fondo Neva II Parallelo Lombardia. Tramite i propri fondi, Neva Sgr ha finora investito 273 milioni di euro in oltre 50 tra società altamente innovative in Italia e all’estero e fondi italiani dedicati allo sviluppo dell’innovazione, incassando dalle exit (vendite di quote societarie a seguito della loro valorizzazione) circa 55 milioni di euro. Il resto dei capitali raccolti consente a Neva Sgr di partecipare a nuovi investimenti sia nelle società già investite più promettenti sia in nuove realtà selezionate a livello globale. Nei portafogli dei propri fondi, Neva Sgr annovera già da tempo aziende che hanno precorso i tempi e oggi sono considerate dal mercato come nuovi punti di riferimento nella trasformazione di interi settori strategici. Nella seconda parte dell’evento, investitori e partner industriali hanno potuto ascoltare le testimonianze dirette di founder e ceo di alcune di queste realtà, tra gli imprenditori più innovativi a livello globale.

ITA Airways, l’ex deputata Benedetta Fiorini alla guida di marketing e comunicazione

Benedetta Fiorini, già parlamentare e con una lunga esperienza nelle relazioni istituzionali e nella comunicazione strategica, ha assunto l’incarico di Chief Marketing & Communication Officer di ITA Airways.

ITA Airways, l’ex deputata Benedetta Fiorini alla guida di marketing e comunicazione
Benedetta Fiorini (Imagoeconomica).

Chi è Benedetta Fiorini

Nata a Reggio Emilia nel 1976, Fiorini è laureata in Scienze della comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia e ha conseguito un master in Comunicazione integrata d’impresa. Dopo gli inizi in Max Mara e Fineco, tra il 2012 e il 2014 ha lavorato prima presso l’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministro dell’Interno e poi come vice portavoce del Ministro della Giustizia. Eletta deputata con Forza Italia e poi passata alla Lega durante la sua permanenza a Montecitorio (2018-2022), nel corso del mandato parlamentare è stata segretaria della commissione Attività produttive della Camera. Dal 2017 al 2023 ha lavorato nell’area Institutional & Regulatory Affairs di UniCredit e in seguito è stata, fino a fine 2024, consulente per lo sviluppo delle Relazioni Istituzionali, Culturali ed Economiche presso Cinecittà SpA. Di recente il suo percorso professionale si è incrociato direttamente col settore dell’aviazione civile: dal 2024 al 2026 ha fatto parte del cda di Enac. Da maggio siede nel board di Eni come amministratore non esecutivo indipendente.

Via libera alla maxi acquisizione di Warner da parte di Paramount

Approvando l’accordo transattivo tra Paramount Skydance e un gruppo di Stati americani, che guidati dal procuratore generale della California Rob Bonta avevano fatto causa sostenendo che l’acquisizione di Warner Bros. Discovery avrebbe concentrato nelle mani di un’unica società un potere eccessivo nel settore della televisione via cavo e dei grandi film, il giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín ha dato via libera alla maxi operazione da 111 miliardi di dollari.

Via libera alla maxi acquisizione di Warner da parte di Paramount
Logo di Warner Bros. (Ansa).

L’assemblea degli azionisti Warner aveva approvato la vendita ad aprile

L’assemblea straordinaria degli azionisti di Warner Bros. Discovery ha approvato ad aprile la vendita a Paramount Skydance, che a febbraio in extremis aveva fatto pervenire un’offerta che aveva sopravanzato quela di Netflix. A quel punto la piattaforma di streaming aveva deciso di non rilanciare, dopo aver siglato già a dicembre 2025 un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business. L’offerta di Paramount Skydance è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.

Dopo la causa Paramount Skydance aveva minacciato di lasciare la California

Ricevuto tutte le autorizzazioni normative richieste dall’accordo, l’operazione – una delle più grandi fusioni nel settore di sempre – ha poi dovuto affrontare la causa antitrust intentata dai 12 Stati: alla base dell’azione legale i timori di danni per la distribuzione cinematografica e televisiva e di una riduzione dei posti di lavoro nel settore dei media e dell’intrattenimento. Paramount Skydance aveva minacciato di trasferirsi fuori dalla California, se il procuratore generale Bonta non avesse ritirato la causa. Infine è arrivato l’accordo transattivo.

Closing atteso il 6 giugno, David Ellison e Ynon Kreiz saranno co-ceo

Il closing a questo punto è atteso per il 6 ottobre. Per quanto riguarda la governance della nuova azienda, che riunirà anche importanti realtà come HBO Max, CBS e CNN, l’ex amministratore delegato di Mattel Ynon Kreiz assumerà l’incarico di Co-Chief Executive Officer affiancando David Ellison. Krezi avrà la responsabilità di seguire la gestione quotidiana e il processo di integrazione operativa delle attività di Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery., mentre Ellison si concentrerà sulla strategia di lungo periodo.

Poste italiane, via all’integrazione con Tim

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.

Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi

L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.

Trenord, Roberto Cattaneo alla guida di comunicazione e relazioni territoriali

Trenord ha ufficializzato l’ingresso nell’azienda di Roberto Cattaneo, con il ruolo di direttore comunicazione e relazioni territoriali. Nel suo nuovo incarico coordinerà media, brand, digitale e social e riporterà direttamente ad Andrea Severini, amministratore delegato dell’azienda di trasporti, che svolge ogni giorno il proprio servizio per quasi 800 mila e che ha circa 5 mila dipendenti.

Chi è Roberto Cattaneo

Cattaneo ha iniziato la carriera nel giornalismo tecnologico. Successivamente è passato alla comunicazione d’impresa, con incarichi in NRG Italia (Ricoh Italia), IBM Italia e Gruppo Bracco. Nel 2019 è entrato in Brembo, di cui due anni dopo è diventato Chief Communication Officer. Nel 2021 l’approdo a Prometeon Tyre Group, dove ha assunto la guida di Comunicazione e Relazioni istituzionali

Trevi, l’offerta di Webuild punta su valore certo e crescita industriale

Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.

Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…

L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.

… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi

Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.

Da Icop un’ops basata sul concambio azionario

L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.

Autostrade, Amplia si rafforza con il ramo Ingegneria di Tecne

Autostrade per l’Italia avvia una nuova fase con la riorganizzazione dei due pilastri del Gruppo nei settori dell’ingegneria e delle costruzioni, Amplia Infrastructures e Tecne, in vista delle prossime fasi dell’imponente piano di rigenerazione della rete autostradale in gestione. L’operazione punta a rafforzare la filiera, integrando e valorizzando al meglio le competenze e l’expertise delle due società.
Al termine del processo, il ramo di Tecne dedicato alla progettazione ingegneristica confluirà in Amplia, rafforzandone ulteriormente la struttura. Alle oltre 1.500 persone di Amplia si aggiungeranno 500 tecnici e ingegneri di Tecne. Quest’ultima manterrà, con oltre 500 risorse, le attività di direzione lavori e di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Si concretizza così un passaggio strategico della visione dell’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, finalizzato a rafforzare il Gruppo e ad accelerare la realizzazione del piano di investimenti in corso.

Giana: «Operazione che valorizza nostro know-how per realizzazione piano investimenti»

«L’integrazione tra culture, professionalità ed esperienze diverse», ha affermato l’ad, «è la principale leva di valore del nuovo assetto. Maggiore sinergia tra competenze di ingegneria e costruzione, maggiore rapidità nella gestione delle decisioni e snellimento dei processi, soprattutto nella fase tra progettazione e realizzazione, sono presupposti fondamentali per l’avanzamento del grande piano di rigenerazione della rete autostradale. Un’operazione volta a valorizzare le nostre persone e il know-how di una grande azienda come Autostrade per l’Italia».

Da Intesa Sanpaolo e Bei 300 milioni per sostenere housing sociale e residenze universitarie

La Bei (Banca europea per gli investimenti) e Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking, hanno sottoscritto un accordo da 300 milioni di euro finalizzato a sostenere la realizzazione di nuovi studentati e alloggi a prezzo calmierato in Italia. L’iniziativa consentirà di finanziare programmi di investimento promossi da operatori pubblici e privati per la realizzazione di alloggi a canoni sostenibili e di strutture dedicate agli studenti, contribuendo a rispondere a una crescente domanda abitativa in particolare nelle aree caratterizzate da una maggiore pressione demografica e universitaria.

L’impegno per soluzioni abitative sostenibili e di qualità

L’operazione si inserisce nella strategia del Gruppo Bei volta a sostenere investimenti con un elevato impatto sociale e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili e di qualità. Negli ultimi cinque anni, ha destinato oltre 18 miliardi di euro al social e affordable housing in Europa, contribuendo alla costruzione di oltre 84 mila nuove abitazioni e alla riqualificazione di 580 mila alloggi. Per Intesa Sanpaolo l’accordo testimonia l’impegno del Gruppo nel supportare iniziative capaci di generare valore economico e sociale per il Paese. Il Piano d’Impresa 2026-2029 conferma questo impegno, con l’obiettivo di rafforzare l’inclusività finanziaria tramite il social lending, attraverso il credito al terzo settore, il finanziamento di affordable housing e infrastrutture essenziali e il credito alle persone vulnerabili.

I dettagli dell’accordo

Il finanziamento della Bei potrà coprire fino al 50 per cento del costo complessivo dei singoli progetti eleggibili, mentre la restante quota sarà assicurata attraverso ulteriori fonti di finanziamento e mezzi propri dei soggetti promotori. Grazie all’accordo potranno essere attivati investimenti complessivi per circa 600 milioni di euro. Intesa Sanpaolo agirà come intermediario finanziario, mettendo a disposizione le risorse della Bei attraverso specifiche operazioni di finanziamento rivolte a progetti che rispettino i criteri previsti dalla normativa europea e dalla stessa Banca europea per gli investimenti.

SAE affida a Valerio Berruti la nuova sezione motori de La Stampa

Dal 3 ottobre, ogni sabato, su La Stampa troverà spazio una sezione dedicata al mondo dell’automotive e della mobilità, con una parte online aggiornata quotidianamente. A guidare la redazione motori della testata torinese sarà Valerio Berruti, che dal 2010 era responsabile Motori del quotidiano e del sito de la Repubblica. Il progetto nasce sotto la nuova proprietà del Gruppo SAE, che ha scelto di riportare al centro dell’offerta editoriale un settore profondamente legato alla storia industriale di Torino.

Chi è Valerio Berruti

Berruti sempre per Repubblica ha ricoperto anche il ruolo di caporedattore dello Sport, caporedattore della Cronaca di Roma e caposervizio di Trovaroma. Tra le voci più autorevoli dell’automotive italiano, nel 2009 Berruti ha inoltre ideato e curato l’Enciclopedia dell’Automobile, opera in 10 volumi edita dal gruppo Espresso.