Il co-fondatore e presidente di Netflix, Reed Hastings, ha annunciato che non si ricandiderà al consiglio di amministrazione alla prossima assemblea degli azionisti in programma a giugno 2026. Il suo addio arriva dopo 29 anni nel board della società. L’annuncio è arrivato con la trimestrale, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi. Nonostante i conti solidi e sopra le attese, la reazione degli investitori è stata negativa: il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli.
«Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose»
Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di lasciare la presidenza per dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti. «Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio», ha scritto in una nota. «Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione, ma l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire. Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose», ha concluso. L’altro co-fondatore della società, Marc Randolph, aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.
Il Gruppo Mondadori ha sottoscritto un contratto per l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica di Hoepli. L’operazione, si legge in una nota, è attesa perfezionarsi entro il primo semestre dell’esercizio in corso, subordinatamente all’avveramento di specifiche condizioni sospensive. Si ricorda che il 10 marzo 2026 l’assemblea dei soci della storica libreria e casa editrice Hoepli ha deciso per lo «scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società stessa».
Che cosa significherà comunicare da qui al 2035? In un contesto segnato da diffusione dell’intelligenza artificiale, sovrabbondanza informativa, competizione per l’attenzione e pubblici sempre più frammentati, la comunicazione d’impresa non può più limitarsi a inseguire strumenti e piattaforme. Deve imparare a leggere il futuro, a interpretare i segnali del cambiamento e a costruire senso. Da qui nasce l’esigenza di interrogarsi non solo su come evolveranno i canali, ma anche su quali profili professionali, competenze, attitudini e strumenti serviranno alle imprese per restare rilevanti. A queste domande prova a rispondere I comunicatori del futuro, volume curato da Alberto Mattiacci – professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Sapienza Università di Roma e senior fellow in Luiss Business School – e Carlotta Ventura – chief Communication, Regional affairs & Sustainability officer di A2A e chairwoman di Amsa – edito da Egea, casa editrice dell’Università Bocconi, e dal 17 aprile in libreria.
Il metodo dei future studies per capire come sarà la comunicazione aziendale
Il progetto prende forma da una collaborazione tra A2A e Sapienza Università di Roma e affronta la comunicazione come una leva strategica del management contemporaneo, applicando i metodi dei future studies al settore della comunicazione aziendale. Non per prevedere rigidamente il futuro, ma per esplorarne scenari possibili, individuare forze di cambiamento e offrire una mappa utile a navigare l’incertezza. Il lavoro si fonda su un approccio interdisciplinare e intergenerazionale ispirato alla Bauhaus, che ha coinvolto docenti, ricercatori, manager e professionisti under 30 provenienti da funzioni diverse del Gruppo A2A.
I comunicatori dei prossimo decennio dovranno essere figure sempre più ibride
Il punto di partenza è semplice: chi comunica dovrà farlo in un mondo più difficile da decifrare. Per questo riuscire a porre domande rilevanti diventa una competenza strategica primaria. La crescita delle organizzazioni dipende sempre più dalla capacità di interrogare il presente con continuità, chiedendosi cosa sta cambiando, perché sta accadendo e con quali implicazioni per i diversi stakeholder. Queste domande aprono uno spazio di confronto in cui la strategia diventa un processo di sensemaking collettivo. In un contesto in cui cresce il dialogo con le macchine, l’attenzione diventa la vera moneta del mercato, le audience si frammentano, le identità generazionali cambiano e i messaggi vengono continuamente filtrati, rilanciati, reinterpretati. Per questo i comunicatori del prossimo decennio non potranno essere solo produttori di contenuti ma essere figure sempre più ibride, capaci di muoversi tra strategia, tecnologia, relazioni umane e cultura. Le competenze più ricercate non saranno più legate a una iper-specializzazione, ma alla resilienza operativa, cioè a quella capacità di reinventarsi costantemente.
Le competenze e i profili professionali del futuro
Al centro del volume si pone uno strumento operativo originale, ovvero la Tavola delle competenze dei comunicatori 2035. Costruita sul modello della tavola periodica di Mendeleev, identifica 31 competenze-atomo organizzate in tre domini – Business, Human, Tech – che possono combinarsi in modi diversi per dare forma ai profili professionali del futuro. Da questa architettura prendono forma profili differenti, che restituiscono la natura sempre più ibrida dei comunicatori del futuro. Tra questi:
il digital humanist, che unisce sensibilità culturale e competenze tecnologiche e interpreta il cambiamento senza separare umanesimo e innovazione;
lo strategic orchestrator, che governa la complessità, tiene insieme visione, processi e stakeholder diversi e trasforma la comunicazione in una leva di coordinamento e indirizzo;
l’innovatore AI-powered, che lavora invece sul confine tra creatività, dati e automazione, integrando l’intelligenza artificiale nei processi comunicativi senza rinunciare al giudizio umano;
l’architetto di cultura, che presidia la dimensione simbolica e valoriale delle organizzazioni, contribuendo a dare forma a identità, reputazione e senso di appartenenza.
Figure diverse, dunque, ma tutte riconducibili a una stessa meta-identità: quella dell’architetto di senso, chiamata a costruire coerenza, orientamento e significato condiviso in un ambiente segnato da rumore informativo, polarizzazione e incertezza.
L’aeroporto Nice Côte d’Azur ha inaugurato ufficialmente l’ampliamento del Terminal 2. Un evento molto atteso per il territorio, tenutosi alla presenza – tra gli altri – del principe Alberto II di Monaco, del ministro dei Trasporti Philippe Tabarot, del sindaco di Nizza Eric Ciotti e di Alessandro Benetton, presidente di Edizione e Mundys (azionista di maggioranza di Aéroports de la Côte d’Azur). L’entrata in esercizio della nuova infrastruttura contribuirà a migliorare la qualità del servizio e la gestione dei flussi passeggeri, sia in partenza sia in arrivo.
Aumentato del 31 per cento lo spazio per i passeggeri
Il secondo aeroporto francese per capacità – oltre 14 milioni di passeggeri annui, dal 2019 – potrà, grazie all’estensione del Terminal 2, mantenere elevati standard di servizio e garantire una gestione efficiente dei flussi, tanto per i voli Schengen quanto per quelli extra-Schengen. Grazie all’ampliamento del nuovo molo, progettato dallo studio di architettura di Stéphane Aurel, l’aeroporto si estende su un’area di circa 23 mila metri quadrati, con un aumento del 31 per cento dello spazio disponibile per i passeggeri. Uno sviluppo che permette allo scalo di raggiungere la capacità di 18 milioni di viaggiatori all’anno.
Nuovi banchi check-in, accesso diretto ai piazzali aerei, più negozi
Realizzato con interventi di edilizia green sul territorio e nel rispetto dei criteri di sostenibilità, il progetto si è sviluppato in tre fasi. La prima ha riguardato l’ampliamento della zona partenze per i voli extra-Schengen, la creazione di una nuova area di controllo passaporti per le partenze, l’apertura di negozi e di una lounge vip. Questa fase è stata completata prima dell’estate 2025. La seconda ha previsto la realizzazione di un terminal con accesso diretto ai sei piazzali aerei esistenti, eliminando la necessità di navette e permettendo di gestire contemporaneamente i passeggeri, indipendentemente dal loro paese di partenza o destinazione. L’area entrerà in funzione a partire dalla prossima settimana. Infine, un modulo con 36 nuovi banchi check-in e un sistema aggiuntivo di gestione bagagli sarà operativo entro la fine del mese, prima dell’inizio della stagione estiva.
Inaugurazione dell’ampliamento del Terminal 2 dell’aeroporto Nice Côte d’Azur (Mundys).
Goldnadel: «Giornata storica»
«È una giornata storica per l’aeroporto e per l’intera regione», ha dichiarato Franck Goldnadel, presidente del consiglio di amministrazione di Aéroports de la Côte d’Azur. «Questo ampliamento dello scalo trasformerà l’esperienza dei nostri passeggeri, che meritano un’accoglienza e un servizio all’altezza della reputazione della Costa Azzurra. Un aeroporto rappresenta la prima e l’ultima impressione di un viaggio, ed è nostra responsabilità renderla la migliore possibile».
Benetton: «Maggior attrattività per l’aeroporto»
«Il completamento di questo terminal dimostra la capacità del nostro Gruppo di realizzare investimenti strategici nei territori in cui operiamo, mantenendo un dialogo costante con le istituzioni e le comunità locali», ha aggiunto Alessandro Benetton, presidente di Mundys. «Desidero ringraziare il management e tutti i collaboratori di Aéroports de la Côte d’Azur per questo importante risultato, che valorizza in maniera strutturale l’attrattività del secondo aeroporto più grande di Francia. Mundys è un gruppo industriale europeo con una visione di lungo periodo, che considera la Francia un Paese strategico. Qui, nel corso degli anni, abbiamo investito oltre 11 miliardi di euro nel settore infrastrutturale, creando nuovi posti di lavoro e aumentando la competitività dei territori locali. È questa la traiettoria che continueremo a seguire».
Lorenzo Mariani non è ancora arrivato, ma in Leonardo, come nelle migliori tradizioni, le indiscrezioni su chi sbarca e chi lascia sono già iniziate. E non poteva essere diversamente, visto che alcune nomine fatte dal suo predecessore Roberto Cingolani avevano avuto effetti molto divisivi in azienda. Ma cominciamo dalle new entry a Piazza Monte Grappa. Da MBDA, la società missilistica di cui proprio Mariani era diventato amministratore delegato una volta toccata con mano l’impossibilità di convivere con l’ex ministro del governo Draghi, è in arrivo Angelo Sena, suo stretto collaboratore nel ruolo del capo delle relazioni istituzionali Italia. Ancora imprecisato il ruolo, anche se molti lo vedrebbero al posto di Filippo Maria Grasso, Chief Corporate Bodies & Institutional Affairs Office, un manager molto apprezzato da Guido Crosetto, il ministro della Difesa che però da questa tornata di nomine in Leonardo è uscito sconfitto. Data in partenza, o destinata a nuovo ruolo, anche Helga Cossu, l’ex giornalista di Sky molto stimata da Cingolani che, dopo averle dato nel 2023 la direzione della fondazione Leonardo, proprio alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione l’ha nominata anche capo della comunicazione del gruppo.
Claudio Calabi entrerà nel nuovo cda di Cairo Communication. L’Assemblea degli azionisti è stata convocata per il 7 maggio. Una nomina, quella di Calabi, che corona un rapporto ventennale con il patron di Rcs. Nel 2022 fu proprio grazie alla mediazione del manager che Urbano Cairo riuscì a sotterrare l’ascia di guerra con Blackstone e riacquistare la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino 28. Oltre a Calabi e Cairo, della lista presentata dal socio U.T Communications spa che detiene il 44,59 per cento della società fanno parte anche Uberto Fornara, Marco Pompignoli, Roberto Cairo, Laura Maria Cairo, Federico Giuseppe Cairo, Luisa Maria Virginia Collina, Laura Guazzoni, Cesira Russo.
Claudio Calabi (Imagoeconomica).
Da Rcs al Sole 24 Ore: chi è Claudio Calabi
Classe 1948, Calabi dallo scorso 23 dicembre è presidente di Arepo Fiduciaria, società controllata da Banca Profilo. Esperto in ristrutturazioni e rilanci aziendali – dopo il Pandoro gate nel 2024 è stato nominato amministratore unico di Fenice al posto di Chiara Ferragni – è stato amministratore delegato di grandi gruppi italiani come Rcs Editori, Camuzzi, I Viaggi del Ventaglio, Il Sole 24 Ore e Risanamento. È stato anche membro del cda e presidente del comitato esecutivo di Banca Carige, membro del cda del San Raffaele e presidente con deleghe di Capital Dev.
Crédit Agricole Italia e i Giovani imprenditori di Confindustria hanno avviato una collaborazione triennale finalizzata a sostenere la crescita del nuovo tessuto imprenditoriale italiano. L’accordo ha preso il via a Borgo Egnazia, in occasione del convegno nazionale Voci, e mira a rafforzare il patrimonio di competenze delle giovani imprese, con particolare attenzione a internazionalizzazione, transizione tecnologica e sostenibilità. L’istituto bancario guidato dall’amministratore delegato e senior country officer Hugues Brasseur affiancherà il movimento prendendo parte ai principali appuntamenti associativi, tra cui i tradizionali convegni di Rapallo e Capri, oltre all’incontro pugliese. Sul piano operativo, la collaborazione metterà a disposizione strumenti finanziari, servizi di consulenza e l’accesso al network internazionale del gruppo, con l’obiettivo di consolidare le competenze industriali e manageriali e di accompagnare le iniziative imprenditoriali verso percorsi di crescita più strutturati, rafforzando così la competitività delle aziende guidate dalle nuove leve dell’impresa.
La proprietà del Gruppo Msc passa dal fondatore Gianluigi Aponte ai figli Diego e Alexa Aponte. Ad annunciarlo è stato il Gruppo in una nota, spiegando che il trasferimento è avvenuto nel corso dell’ultimo trimestre del 2025 e rappresenta una tappa significativa nella storia dell’azienda con sede a Ginevra. «Diego Aponte, presidente del Gruppo, e Alexa Aponte, chief financial officer del Gruppo, hanno dimostrato leadership e visione, ottenendo risultati notevoli nei rispettivi ruoli all’interno della compagnia. Il passaggio garantirà la continuità, la stabilità e la crescita del Gruppo Msc con la nuova generazione alla guida», recita il comunicato.
Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman
Gianluigi Aponte si è detto estremamente orgoglioso, spiegando che il trasferimento ai figli «non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia». Con loro al timone, ha aggiunto, «sono certo che il nostro Gruppo continuerà a prosperare e a onorare la nostra eredità fatta di innovazione, resilienza e impegno costante verso il mare». La nota sottolinea infine che Msc continuerà a concentrarsi sulla propria attività principale, il trasporto marittimo di merci. Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman.
Unicredit ha erogato un finanziamento Futuro sostenibile plus di 55 milioni di euro alla società Generale Costruzioni Ferroviarie del Gruppo RossFin. L’operazione è finalizzata a supportare l’impresa nella costante campagna di investimenti industriali, con un focus particolare alla transizione green.
La società ha 10 sedi italiane e nove branch estere
Generale Costruzioni Ferroviarie è un’eccellenza nel settore dell’armamento, dell’elettrificazione e del segnalamento ferroviario. In oltre 70 anni di attività e di esperienza ha consolidato il suo ruolo sul mercato ferroviario italiano e rafforzato la presenza a livello europeo ed internazionale. Le sue 10 sedi italiane e le nove branch estere sono oggi un punto di riferimento per clienti e partner che trovano nell’azienda un modello di operatività capace di offrire altissimi standard di produttività, sicurezza, qualità in tutti i cantieri di armamento ferroviario e metropolitano, rinnovamento e risanamento, manutenzione, trazione elettrica e segnalamento ferroviari. La società è un fornitore qualificato di Rete ferroviaria italiana e Italferr, nonché dei consorzi che gestiscono lavori di costruzione di linee ad alta velocità e per società di trasporti ferroviari come Ferrovie Nord, Atac e Atm Milano. Occupa circa 2.600 dipendenti.
L’impegno per la sostenibilità
Il finanziamento Futuro sostenibile plus di Unicredit è un finanziamento chirografario destinato alle imprese che prevede una riduzione dello spread, rispetto alle condizioni offerte per questa tipologia di operazioni, riconosciuta alle aziende che si impegnano a migliorare l’ambiente, la società e la buona amministrazione della propria azienda, ossia che ispirano la propria azione ai fattori Esg. I target di sostenibilità scelti da Generale Costruzioni Ferroviarie per il finanziamento sono l’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili consumata in rapporto al totale di energia consumata e la riduzione delle tonnellate di Co2 generate dalle attività aziendali in rapporto al fatturato generato nell’anno di riferimento.
Stefano Cantino è stato nominato co-ceo di Dolce&Gabbana al fianco di Alfonso Dolce, presidente e amministratore delegato del Gruppo. Lo si legge in una nota del Gruppo. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, Cantino è entrato a far parte di D&Gdopo aver maturato esperienze professionali in aziende quali Prada, Louis Vuitton e Gucci, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità globale in vari ambiti – tra cui quello commerciale, nella direzione comunicazione, marketing e corporate, fino a raggiungere incarichi di vertice. Il suo arrivo «fa seguito al percorso di crescita di Dolce&Gabbana orientato all’evoluzione del modello organizzativo da brand fashion ad azienda di lifestyle». La notizia segue l’addio alla presidenza di Stefano Gabbana, che ora valuta il futuro della sua quota del 40 per cento mentre la maison si prepara a negoziare con le banche una ristrutturazione di circa 450 milioni di euro di debito.
Stefano Gabbana ha lasciato la presidenza di D&G, assunta da Alfonso Dolce (fratello di Domenico, già ceo del marchio). Lo riporta l’agenzia Bloomberg, secondo cui il gruppo, alle prese con il rallentamento del lusso, si prepara a negoziare con le banche una ristrutturazione di circa 450 milioni di euro di debito, con la richiesta di nuovi fondi fino a 150 milioni. Sul tavolo, sempre secondo Bloomberg, anche la possibile cessione di asset immobiliari e il rinnovo di licenze per rafforzare la liquidità. Gabbana starebbe vagliando diverse ipotesi su come gestire la sua partecipazione, pari al 40 per cento, nel capitale sociale della maison. Tra queste ci potrebbe essere anche la cessione della sua quota. Ne possiede una equivalente anche Domenico Dolce, mentre la restante percentuale del capitale è ripartita tra i fratelli Dolce.
Habemus nomine. Dopo settimane turbolente, il governo ha sciolto le riserve sui vertici di Leonardo, Eni, Enav ed Enel. Ora manca solo Terna, ma pare sia questione di giorni. Dopo la conferma a Poste di Matteo Del Fante nel ruolo di ad e Silvia Rovere in quello di presidente, gli alleati della maggioranza hanno così trovato la quadra.
Leonardo: Lorenzo Mariani al posto di Roberto Cingolani
Partiamo da Leonardo, dove Giorgia Meloni ha voluto sostituire sia il capo azienda sia il presidente. Al posto di Roberto Cingolani, arriva Lorenzo Mariani, manager di lungo corso e condirettore del gruppo di Piazza Monte Grappa nonché capo della costola italiana di Mbda, il consorzio europeo che produce missili.
Da sinistra Stefano Pontecorvo, Roberto Cingolani e Lorenzo Mariani (Imagoeconomica).
Mentre la poltrona di presidente passa da Stefano Pontecorvo a Francesco Macrì, consigliere d’amministrazione del colosso della Difesa dal 2023, in quota FdI.
Francesco Macrì (Imagoeconomica).
Eni: confermato Descalzi, alla presidenza arriva Giuseppina Di Foggia
In Eni resta saldo per il quinto mandato consecutivo l’ad Claudio Descalzi mentre alla presidenza – al posto del generale della GdF Giuseppe Zafarana, arriva da Terna Giuseppina Di Foggia. L’ipotesi Andrea De Gennaro era sfumata dopo che il governo, con un emendamento al decreto Sicurezza, ha prorogato il suo incarico alla guida delle Fiamme Gialle di sei mesi, fino al 31 dicembre 2026. A quel punto sembrava che la favorita fosse Elisabetta Belloni, battuta però da Di Foggia.
Giuseppina Di Foggia (Imagoeconomica).
Terna verso Pasqualino Monti ad e Stefano Cuzzilla presidente
A Terna, Di Foggia dovrebbe lasciare il posto a Pasqualino Monti, attuale ad di Enav, dato in quota FdI, che a sua volta cederebbe la poltrona di Ceo dell’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo a Igor De Biasio, presidente di Terna di area leghista. Alla presidenza di Terna invece dovrebbe andare Stefano Cuzzilla, vicino a Forza Italia, mentre in quella di Enav è stato designato l’attuale presidente di Ita Airways Sandro Pappalardo (vicino a FdI).
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).
Enel: confermati Cattaneo e Scaroni
Nessun cambiamento ai vertici di Enel: restano al loro posto sia l’ad Flavio Cattaneo sia il presidente Paolo Scaroni (quota FI). Nel cda entra però Alessandro Monteduro, capo di gabinetto di Alfredo Mantovano.
Il mondo dell’energia richiede nuove competenze capaci di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e visione internazionale. Per questo Eni investe da anni in percorsi formativi avanzati che uniscono eccellenza accademica, esperienza sul campo e un forte orientamento alle sfide del futuro. Attraverso Eni Corporate University e in collaborazione con università e centri di ricerca italiani e internazionali, l’azienda promuove master e programmi specialistici rivolti a giovani laureati e laureate che desiderano intraprendere un percorso professionale nei settori più strategici dell’energia. I percorsi proposti da Eni rappresentano un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro. Modelli didattici innovativi, docenti provenienti dal mondo accademico e aziendale, borse di studio complete e opportunità di inserimento professionale rendono questi programmi un punto di riferimento per chi vuole contribuire alla trasformazione del settore energetico. Tra le iniziative attualmente attive si distinguono il Master Medea della Scuola Enrico Mattei, l’Eni Engineering academy, Gems, master dedicato alle geoscienze per l’energia e Minds, il Master in Natural resources, Development and Storage in collaborazione con il Politecnico di Torino.
Master Medea – Scuola Enrico Mattei
Il Master Medea è il programma storico della Scuola Enrico Mattei, attivo dal 1957 e riconosciuto a livello internazionale come uno dei percorsi più avanzati per la formazione nell’ambito dell’energia, dell’ambiente e del management. Realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, il master si sviluppa in 10 mesi intensivi, da settembre a giugno, e coinvolge gli studenti in un’esperienza immersiva a stretto contatto con i docenti. Il piano di studi ha un orientamento specifico verso i temi dell’energia e dell’ambiente, una visione internazionale e una impostazione interdisciplinare. La didattica combina lezioni frontali, flipped classroom, project work e attività interdisciplinari, con il coinvolgimento di docenti universitari, manager Eni ed esperti del settore. L’esperienza è immersiva e internazionale, grazie alla partecipazione di studenti provenienti da tutto il mondo e a un network consolidato di alunni. Il master è completamente gratuito e prevede borse di studio che coprono l’intero valore del percorso (50 mila euro), oltre a un contributo mensile di 1.500 euro lordi. Le candidature sono aperte fino al 30 aprile 2026 per i candidati internazionali e fino al 15 maggio 2026 per i candidati italiani, con requisiti specifici per età, background accademico e votazione di laurea.
Studenti a lezione (Eni).
Eni Engineering academy
L’Eni Engineering academy è il programma di formazione tecnica avanzata dedicato ai giovani ingegneri che desiderano entrare in EniProgetti, la società di ingegneria del Gruppo. Il percorso prevede una formazione strutturata di tre mesi che integra training on the job, lezioni in inglese, site visit, role play e simulazioni 3D e si conclude con l’assunzione con contratto a tempo indeterminato nella società. L’academy è rivolta a laureati magistrali in 12 indirizzi ingegneristici, con meno di tre anni di esperienza professionale, e rappresenta un accesso privilegiato alle attività di progettazione onshore e offshore, alle tecnologie rinnovabili, alle opere navali e ai sistemi innovativi. Le posizioni aperte per la nuova edizione dell’academy, sono:
process engineer
piping engineer
mechanical engineer
instrumentation & automation engineer
electrical engineer
civil & structural engineer
naval engineer
safety engineer
renewables engineer
project engineer
Le attività si svolgono principalmente presso la sede di San Donato Milanese, con possibili trasferte e mobilità in altri contesti operativi. Le candidature sono attualmente aperte, con inserimenti previsti tra giugno e settembre 2026.
Gems – Geoscience for energy – Eni Master School
Gems (Geoscience for energy – Eni Master School) è il corporate master dedicato alla formazione di giovani laureati in Geoscienze, Fisica, Matematica o Ingegneria. Il percorso, interamente in inglese e della durata di nove mesi, offre una preparazione avanzata in geologia, geofisica, data science, tecniche di esplorazione e valutazione delle risorse, integrando lezioni, laboratori, attività sul campo e un progetto finale. Il percorso formativo prevede lezioni di manager ed esperti Eni integrate da interventi tenuti da eccellenze del panorama universitario nazionale e internazionale nell’ambito delle Geoscienze, un corpo insegnanti interdisciplinare e con un forte orientamento all’applicazione pratica delle conoscenze. È completamente finanziato da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi. È rivolto a laureati magistrali con un voto minimo di 100/110 in discipline Stem affini alle geoscienze, con età inferiore ai 29 anni al 31 dicembre 2026. È un master aperto ad un massimo di 20 partecipanti. Le candidature per la nuova edizione sono aperte fino al 10 agosto 2026 per gli studenti internazionali e fino al 25 agosto 2026 per gli studenti italiani. Le prove di selezione si terranno nella prima metà di settembre 2026. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. Il master inizierà il 2 novembre 2026.
Master Minds
Il Master Minds in Natural resources development and storage, organizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino ed erogato in lingua inglese, fornisce ai propri studenti una visione a 360° del mondo dell’energia, con un focus particolare sulle competenze tipiche del mondo dell’energia tradizionale e ai temi legati alla digitalizzazione e alla transizione energetica. Attualmente alla sua 22esima edizione, il master ha una durata complessiva di 12 mesi e accoglie giovani laureati magistrali che trascorrono otto mesi al Politecnico frequentando una delle due specializzazioni previste – Reservoir oppure Drilling & production -, per poi concludere il percorso con un tirocinio aziendale di quattro mesi. Il master è finanziato interamente da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi per tutti i partecipanti che ricevono, al termine del percorso, un titolo accademico da parte del Politecnico di Torino. Maggiori informazioni relative ai requisiti di accesso al master quali le classi di laurea magistrali specifiche richieste, voto di laurea, requisiti di età e conoscenza della lingua inglese verranno pubblicate nei prossimi mesi nel nuovo bando, che sarà disponibile sul sito Eni.com. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. L’inizio del master è fissato per gennaio 2027.
Poco prima delle 12:15 di giovedì 9 aprile, sulla A14 Bologna-Taranto, sono stati riaperti i tratti compresi tra Vasto Sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara, chiusi a causa della frana di Petacciato. Dalla giornata precedente, oltre 100 persone e 40 mezzi di Autostrade per l’Italia sono stati impegnati, anche nella notte, nelle attività di ripristino e messa in sicurezza della carreggiata Nord. Nel dettaglio sono stati realizzati lavori di consolidamento del rilevato autostradale e il rifacimento della pavimentazione. Congiuntamente sono state eseguite ispezioni approfondite per verificare tutti i dispositivi di sicurezza, quali soprattutto barriere laterali e spartitraffico. Nel contempo è proseguita l’attività di monitoraggio attraverso la sensoristica installata sulla rete e con l’impiego di mezzi speciali, come il by-bridge, che hanno consentito ai tecnici di verificare sul posto l’infrastruttura.
In corso i lavori per riaprire anche la carreggiata Sud
La riapertura al traffico è stata possibile grazie all’installazione di una corsia in deviazione lungo la carreggiata Nord, dove la circolazione è garantita sia verso Pescara che verso Bari con una corsia per senso di marcia. I lavori sono stati effettuati a partire dal pomeriggio dell’8 aprile, anche in accordo con gli organi preposti che ne hanno autorizzato l’esecuzione, alla luce degli ultimi esiti del monitoraggio del fronte franoso. Le attività di messa in sicurezza da parte della task force di Aspi continueranno per garantire la riapertura anche della carreggiata Sud in tempi brevi.
Giana: «Restituito in tempi record un collegamento strategico e indispensabile»
«Voglio ringraziare tutte le persone di Autostrade per l’Italia che, grazie alla loro determinazione, hanno consentito la riapertura dell’infrastruttura in tempi record, consentendoci di restituire agli utenti una via di collegamento indispensabile e strategica per il territorio e per l’intero Paese», ha affermato Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Aspi. «Questo risultato è stato ottenuto con il coordinamento del governo e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in sinergia con la Protezione civile».
Il premio giornalistico TgPoste riparte con la terza edizione. Fino al 30 giugno 2026 sarà possibile candidarsi all’iniziativa promossa da Poste italiane per scoprire e valorizzare giovani talenti del mondo dell’informazione che sappiano raccontare le notizie in modo originale e con un linguaggio diretto e innovativo. A scegliere il vincitore sarà una giuria di eccellenza formata dai direttori delle più importanti testate giornalistiche italiane, nazionali e locali.
Premio giornalistico TgPoste 2024 (Ansa).
Come candidarsi, chi può partecipare e cosa si vince
Il premio è aperto agli under 35 iscritti all’Ordine dei giornalisti o praticanti nelle scuole di giornalismo riconosciute dall’Odg. Il primo classificato riceverà una borsa di studio per frequentare un corso di alta formazione giornalistica all’estero e avrà l’opportunità di vivere un’esperienza professionale nella Comunicazione di Poste italiane. Le candidature dovranno essere inviate tramite il sito dedicato premiotgposte.posteitaliane.it, come mostra il seguente tutorial.
I partecipanti dovranno realizzare un breve video di presentazione e un elaborato giornalistico inedito ispirato ai principali ambiti su cui l’azienda investe quotidianamente: innovazione, trasformazione digitale, sostenibilità, territori, Progetto Polis, logistica ed e-commerce. Si può scegliere tra le seguenti tipologie (si può concorrere con un solo elaborato):
contenuto informativo video per i social media (durata massima 90 secondi);
video per un telegiornale (durata massima 2 minuti);
articolo scritto per un giornale cartaceo o per il web (lunghezza massima 6 mila battute).
TgPoste, il telegiornale di Poste Italiane, è visibile negli uffici postali e sui siti web dell’azienda, e va in onda ogni giorno in diretta alle 12 aprendo una finestra sul mondo per offrire una panoramica sui più importanti fatti dell’attualità economica, politica e culturale italiana e internazionale, approfonditi grazie al contributo di esperti e firme del giornalismo, proponendo in ciascuna edizione focus tematici sulle iniziative e sul business della più grande azienda italiana.
Il Gruppo Acea annuncia la nascita di Fondazione Acea, con la missione principale di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, industriale e culturale dell’azienda fondata a Roma nel 1909 dal sindaco Ernesto Nathan e dall’assessore ai servizi tecnologici ed economista Giovanni Montemartini. Oltre alla valorizzazione del patrimonio storico aziendale – di recente esposto nella mostra Heritage che ha ricevuto importanti riconoscimenti, entrando nella short list dei finalisti del premio Cultura+Impresa 2025–2026 – e allo sviluppo dell’archivio storico aziendale, la Fondazione ha l’obiettivo di creare valore sociale e culturale, a Roma e nelle altre città dove Acea opera, promuovendo iniziative dedicate a giovani, sport, volontariato d’impresa, solidarietà, cultura, ricerca e formazione.
Mostra Heritage (Acea).
L’arte come strumento per educare e unire generazioni
L’attività della Fondazione Acea si svilupperà infatti intorno a sei aree strategiche – arte e cultura, ambiente, sport e salute, scuola (con particolare attenzione all’educazione sui temi legati all’acqua), promozione sociale e rigenerazione urbana. Ambiti diversi ma profondamente interconnessi, pensati per generare nuove forme di partecipazione e consapevolezza collettiva. Al centro della visione c’è un’idea semplice e suggestiva: educare al futuro significa imparare a immaginarlo. In questo percorso, l’arte diventa uno strumento privilegiato di conoscenza, capace di unire generazioni e linguaggi diversi, trasformando la sostenibilità in un’esperienza concreta e condivisa. Il cuore del progetto è l’educazione al valore dell’acqua. Comprendere l’importanza di questa risorsa significa leggere l’equilibrio tra ambiente, città e comunità, formando nuove generazioni più consapevoli.
Il cda della Fondazione
La Fondazione, con sede a Piazzale Ostiense e fortemente voluta dalla presidente di Acea Barbara Marinali e dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, è amministrata da un consiglio di amministrazione presieduto da Ignazio Vacca, chief Institutional affairs & Business development officer di Acea, e composto dai consiglieri Giuseppe Del Villano, chief Legal&Compliance officer, e Sabrina Fiorino, responsabile Iniziative culturali di Acea.
Intesa Sanpaolo, partner istituzionale del Salone del Mobile di Milano, rinnova il proprio impegno a fianco delle imprese del design e del sistema casa con un incontro in programma mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 17.30 presso le Gallerie d’Italia. L’evento è intitolato Design e Made in Italy. Il supporto di Intesa Sanpaolo all’impresa italiana e alla visione creativa sulla scena globale e si inserisce nel percorso di supporto che la banca porta avanti da anni per il settore del design e più in generale per il Made in Italy, una filiera composta da migliaia di pmi che rappresentano un’eccellenza produttiva e creativa riconosciuta a livello internazionale.
Partnership e strumenti per la filiera
La collaborazione con il Salone del Mobile, avviata nel 2017, rappresenta uno strumento concreto a sostegno delle imprese della filiera del design e del sistema casa. Un impegno che vede Intesa Sanpaolo attiva anche attraverso il programma Sviluppo filiere, che coinvolge oggi oltre 240 filiere del Made in Italy, più di 32 mila addetti e quasi 7.700 fornitori, per un giro d’affari che supera i 32 miliardi di euro nei settori arredamento, abbigliamento, alimentare e automazione. Il programma, avviato dal Gruppo da 10 anni, è esteso a tutti i settori produttivi italiani e nel tempo ha permesso alle pmi di rafforzare l’accesso al credito e di sostenere con maggiore efficacia gli investimenti in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità ed economia circolare, accompagnandole allo stesso tempo nei percorsi di crescita e sviluppo sui mercati internazionali. Dal 2020 Intesa Sanpaolo, attraverso l’attività della divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, ha sostenuto le pmi del Made in Italy con finanziamenti per 26 miliardi di euro destinati a internazionalizzazione, export e crescita dimensionale, confermando il proprio ruolo di partner strategico per lo sviluppo dell’industria italiana.
Focus su scenari macroeconomici e sfide del futuro
L’appuntamento alle Gallerie d’Italia è l’occasione per ripercorrere il valore economico e culturale del design italiano attraverso gli interventi dei rappresentanti della banca impegnati nella promozione culturale e nel sostegno allo sviluppo delle imprese, insieme a progettisti e testimonianze di eccellenze mondiali come Kartell. Nel corso dell’incontro sarà inoltre offerto dal Research department di Intesa Sanpaolo un aggiornamento sullo scenario macroeconomico, che si conferma incerto e complesso, anche alla luce delle recenti tensioni geopolitiche internazionali, con possibili effetti sia sul fronte internazionale sia sui consumi. In questo contesto, l’espansione sui mercati esteri rimane prioritaria per le imprese del mobile e del design Made in Italy, rendendo necessario un ulteriore rafforzamento nella diversificazione degli sbocchi commerciali. Questo percorso di crescita potrà contare sull’eccellenza qualitativa delle produzioni nazionali, radicata nelle competenze e nel know-how manifatturiero, unita alla forza del mondo del design dove l’Italia, con 6,2 miliardi di euro di fatturato, è leader a livello europeo.
Verrà anche presentato il volume Le fabbriche del design
L’incontro sarà, inoltre, l’occasione per presentare la riedizione del volume Le fabbriche del design, pubblicato dalla casa editrice Allemandi con il supporto di Intesa Sanpaolo e del Salone del Mobile. Il libro, considerato un classico dell’editoria di settore, offre una ricostruzione delle radici industriali e culturali del design italiano e contribuisce alla riflessione sul valore della visione creativa dell’impresa italiana da parte del Gruppo Intesa Sanpaolo. In chiusura, atteso il dialogo tra Maria Porro, presidente del Salone del Mobile di Milano, e Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
Per Andrea De Gennaro la giostra delle nomine finisce qui. Il comandante generale della Guardia di Finanza, dato in arrivo alla presidenza di Eni, rimarrà alla guida delle Fiamme Gialle fino al 31 dicembre 2026. Con un emendamento al decreto Sicurezza, il governo ha infatti prorogato di sei mesi il suo incarico. Una scelta dovuta, si legge nel testo, anche alle «esigenze connesse all’attuale straordinaria situazione geostrategica e di tensione internazionale». Nessuna promozione dunque né per Bruno Buratti, attuale vice di De Gennaro, né per Fabrizio Cuneo, comandante Interregionale dell’Italia Centrale della GdF, dati tra i favoriti alla successione, perché andranno entrambi in pensione prima di fine anno. Tornando alla presidenza Eni, viene smentita anche l’ipotesi, avanzata dal Foglio, del direttore dell’Aise Giovanni Caravelli.
Il fondo speculativo americano Pershing Square ha messo sul piatto 9,4 miliardi di dollari per acquistare Universal Music Group tramite fusione. Secondo quanto riporta Bloomberg, l’offerta del fondo di Bill Ackman prevede 30,40 euro per azione: il 78 per cento in più rispetto all’ultima chiusura (a 17,10 euro) della Borsa di Amsterdam, dove è quotato il colosso del settore discografico, che secondo la società è sottovalutato dai mercati azionari. Gli azionisti che aderiranno all’offerta 5,05 euro per azione e 0,77 azioni della nuova società per ogni azione Umg posseduta. Il successo dell’operazione dipenderà in larga misura dalla decisione di Vincent Bolloré, che controlla il 18,5 per cento di Universal Music come azionista di maggioranza. Vivendi, a sua volta controllata dalla famiglia Bolloré, detiene un ulteriore 10 per cento. Ackman, che ha progressivamente ridotto la sua quota nell’etichetta, oggi ha in mano il 4,74 per cento. L’offerta, che non è vincolante, comporterebbe il trasferimento della quotazione di Universal da Amsterdam a New York.
Intesa Sanpaolo sostiene lo sviluppo di Techbau mettendo a disposizione 110 milioni di euro per supportare i piani di crescita dell’azienda, general contractor attivo nello sviluppo di progetti nei diversi ambiti dell’ingegneria civile e delle infrastrutture, con particolare attenzione ai più elevati standard di sostenibilità, qualità e sicurezza. Il finanziamento è stato erogato attraverso la divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, in collaborazione con la struttura Corporate finance mid cap della divisione IMI CIB, per supportare la realizzazione di un ampio polo logistico nel Comune di Alessandria.
L’attenzione ai criteri Esg e alla valorizzazione del territorio
Il progetto prevede lo sviluppo di un’area di circa 187 mila metri quadrati, con la copertura degli edifici tramite impianto fotovoltaico, e punta al conseguimento della certificazione LEED Platinum, il più alto livello riconosciuto a livello internazionale in ambito di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici. Techbau è orientata allo sviluppo di piattaforme logistiche di nuova generazione progettate secondo avanzati criteri Esg e con particolare attenzione ai territori in cui i progetti vengono realizzati. Questo approccio è alla base dell’attività di sviluppo della società ed è già stato adottato in numerosi interventi realizzati negli ultimi anni. Nel 2025 tale attenzione si è tradotta anche in iniziative di qualificazione ambientale e paesaggistica, con la realizzazione di 462.981 mq di aree verdi e oltre 86 mila nuove piantumazioni tra alberi e arbusti nei contesti urbani interessati.
L’impegno di Intesa nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile
L’operazione si inserisce quindi nel più ampio impegno di Intesa Sanpaolo nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile, accompagnando le imprese nei percorsi di efficientamento energetico, riduzione delle emissioni e sviluppo di infrastrutture innovative. Attraverso soluzioni finanziarie dedicate e servizi di consulenza specialistica, la banca supporta i clienti nella realizzazione di progetti che coniugano crescita industriale, sostenibilità ambientale e competitività di lungo periodo.