Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa

Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa
Campagna Byd crisi climatica (Byd).

Il paradosso della mobilità sostenibile

Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.

Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl

Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.

La strategia industriale: transizione sì, ma graduale

Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.

Il punto politico

Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile

Dalla tradizione agricola all’innovazione tecnologica, passando per il benessere animale e l’economia circolare. È questa la visione che anima Fagianeria, il nuovo progetto di Cirio Agricola, realtà che con quasi un secolo di storia rappresenta oggi la più grande stalla d’Italia e un punto di riferimento nella produzione lattiero-casearia nazionale. Il nome Fagianeria richiama un luogo ricco di storia, vale a dire il territorio in cui, nel 1753, l’architetto Luigi Vanvitelli progettò un casino di caccia destinato all’allevamento dei fagiani. Oggi quel nome diventa il simbolo di una nuova iniziativa imprenditoriale che guarda al futuro dell’agricoltura, con l’obiettivo di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.

Filiera Bianca, il cuore del modello produttivo integrato

Al centro del progetto c’è Filiera Bianca, il modello produttivo sviluppato da Cirio Agricola che integra tutte le fasi della produzione in un sistema chiuso e completamente controllato. Dalla coltivazione dei terreni alla produzione dei foraggi, dall’allevamento delle bovine di razza Frisona alla trasformazione del latte in prodotti lattiero-caseari, ogni passaggio è gestito internamente, assicurando tracciabilità, sicurezza e qualità lungo tutta la filiera. L’obiettivo è proporre al mercato una gamma di prodotti premium che valorizzano il Made in Italy attraverso un approccio produttivo fondato sulla responsabilità ambientale e sulla valorizzazione delle risorse. La filiera chiusa consente infatti di mantenere il controllo completo dei processi, garantendo al consumatore un prodotto autentico e trasparente.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dalla campagna all’energia, i sette pilasti del sistema

Il modello Filiera Bianca si fonda su sette pilastri che rappresentano le diverse fasi del ciclo produttivo. Si parte dalla campagna, dove vengono coltivati i terreni destinati alla produzione dei foraggi che alimentano le bovine. Segue l’alimentazione, studiata attraverso razioni bilanciate e controllate, elemento fondamentale per garantire la qualità del latte. Un ruolo centrale è riservato alle Frisone, allevate in ambienti progettati per assicurare il massimo benessere animale. Le stalle robotizzate sono dotate di sistemi di ventilazione e illuminazione, ampie aree di riposo e tecnologie dedicate al monitoraggio costante della salute degli animali. Tutte le bovine sono iscritte all’albo genealogico nazionale e l’allevamento è certificato secondo il protocollo CreNBA, che attesta elevati standard di benessere e biosicurezza.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dal benessere degli animali nasce un latte di categoria superiore, che viene trasformato direttamente nel caseificio aziendale in una gamma di prodotti lattiero-caseari. In questo modo il valore costruito lungo tutta la filiera viene preservato fino al prodotto finale, mantenendo saldo il legame tra tradizione casearia e innovazione produttiva. A completare il modello è la produzione di energia da fonti rinnovabili, che permette di chiudere il ciclo secondo i principi dell’economia circolare. Il recupero delle risorse e la riduzione dell’impatto ambientale rappresentano infatti un elemento strategico del progetto, confermando come sostenibilità economica e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Un nuovo modello di agricoltura per il futuro del Made in Italy

Con Fagianeria e il modello Filiera Bianca, Cirio Agricola propone così una nuova interpretazione dell’agricoltura contemporanea, un sistema integrato in cui innovazione tecnologica, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente diventano parte di un’unica visione imprenditoriale. Un progetto che guarda al futuro del settore agroalimentare, dimostrando come la competitività possa nascere da una filiera completamente controllata, capace di trasformare ogni fase della produzione in un valore aggiunto per il territorio e per il consumatore.

Fotovoltaico, Acea avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.

Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente

Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

Universitas Mercatorum presenta il Rapporto Gem Italia 2025-2026

L’Italia si conferma al 30° posto nel ranking globale del Global entrepreneurship monitor (Gem) per propensione all’imprenditorialità. È quanto emerge dal Rapporto Gem Italia 2025-2026, presentato a Roma da Universitas Mercatorum nell’ambito dell’evento L’imprenditorialità per la crescita del Paese. L’indagine ha coinvolto 48 Paesi, con oltre 100 mila interviste a cittadini e circa 2 mila a testimoni privilegiati. Nonostante il recupero registrato dopo la pandemia, l’Italia continua a scontare un ritardo strutturale rispetto alle principali economie avanzate. Le nuove iscrizioni di imprese si sono stabilizzate dopo la ripresa del biennio 2024-2025, attestandosi intorno alle 325 mila, un dato inferiore rispetto alle oltre 400 mila registrate nel 2010. Il calo interessa soprattutto il comparto manifatturiero, mentre i settori ad alta tecnologia, in particolare quelli dei servizi, mostrano una maggiore vitalità.

I principali ostacoli all’apertura di una nuova attività

Nel 2025 il Tea (Total early-stage entrepreneurial activity), che misura il livello di imprenditorialità nelle fasi iniziali, raggiunge circa l’11 per cento, il valore più alto del periodo osservato, trainato principalmente dall’imprenditorialità per opportunità. Resta però marcato il divario tra chi desidera avviare un’impresa e chi riesce effettivamente a farlo. Quasi un italiano su cinque vorrebbe infatti mettersi in proprio, ma solo una parte riesce a trasformare l’intenzione in un’attività. Tra i principali ostacoli emergono la limitata percezione delle opportunità imprenditoriali, la difficoltà di accesso al credito, la complessità normativa e la persistente paura del fallimento. Continua inoltre a pesare il divario di genere. Il Tea femminile supera di poco l’8 per cento, contro circa il 13 per cento degli uomini, anche a causa di una minore fiducia nelle proprie capacità e di una maggiore percezione del rischio.

Cannata: «Promuoviamo innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano»

«Il Rapporto Gem permette di approfondire i fattori che favoriscono o ostacolano la nascita di nuove imprese in Italia. Questo è un tema centrale per l’Universitas Mercatorum, che ha scelto di impegnarsi in questa ricerca con l’intento di fornire un contributo scientifico e sociale significativo», ha dichiarato Giovanni Cannata, magnifico rettore dell’Universitas Mercatorum. «La nostra università ha sostenuto l’indagine nazionale nella consapevolezza dell’importanza di promuovere innovazione, competenze e crescita del tessuto imprenditoriale italiano». «Le università e, in generale, il sistema dell’istruzione possono contribuire al rafforzamento delle competenze imprenditoriali attraverso la formazione», ha aggiunto Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del Gem Italia.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi

Banca Generali ha presentato, nella cornice di Palazzo Mezzanotte di Borsa Italiana, l’innovativo progetto PMI2Change, che si propone di affiancare il percorso di crescita e di competitività degli imprenditori italiani. L’iniziativa, nella prima fase, punta a sostenere concretamente lo sviluppo e la valorizzazione delle piccole e medie imprese quotate nazionali, riconosciute come elemento portante del sistema produttivo italiano. In Italia le società quotate con capitalizzazione di mercato inferiore al miliardo di euro rappresentano circa l’80 per cento del numero totale delle società quotate in Borsa, ma solo il 3 per cento del controvalore per capitalizzazione di mercato, suggerendo un significativo potenziale inespresso nel mercato azionario domestico.

L’iniziativa nasce per valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori

PMI2Change affronta il problema della limitata liquidità e valorizzazione delle pmi quotate, contribuendo a creare migliori condizioni per un più efficiente incontro tra capitali e imprese, così da valorizzare il ruolo centrale degli imprenditori che in prima persona sono i motori di crescita di queste aziende. Queste pmi, peraltro, rappresentano un’interessante opportunità di investimento in virtù di fondamentali solidi e valutazioni a forte sconto, in larga parte imputabili proprio alla limitata liquidità del segmento e al trend di crescente concentrazione e polarizzazione sui listini. Il progetto nasce facendo leva sulla competenza di Intermonte, primario operatore italiano del settore con oltre 30 anni di esperienza nei mercati finanziari e parte integrante del Gruppo Banca Generali dall’inizio del 2025.

Previsto il lancio di un indice Intermonte Valore Italia con 100 società quotate

L’iniziativa è incentrata sul lancio di un indice Intermonte Valore Italia che include 100 società quotate sulla Borsa Italiana, con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro e non appartenenti al Ftse Mib. Le società sono selezionate attraverso criteri rigorosi di natura tecnica e finanziaria, volti a garantirne adeguati livelli di liquidità, trasparenza e investibilità, tra cui flottante minimo, solidi standard di governance, copertura da parte di analisti, sostenibilità finanziaria e livello di indebitamento, oltre alla rappresentatività all’interno dell’indice stesso. L’indice rappresenta un vero e proprio spaccato dei migliori expertise dell’economia italiana, con un’esposizione a settori chiave come beni di consumo, meccanica, tecnologia, energia e salute, contribuendo ad ampliare e diversificare le opportunità di investimento rispetto agli indici tradizionali per investitori sia domestici, sia internazionali. A fine 2025, le società incluse nell’indice rappresentavano un aggregato di circa 33 miliardi di euro di fatturato complessivi – con una crescita media annua (Cagr) del 16 per cento negli ultimi due anni – e impiegavano quasi 120 mila persone, a conferma del dinamismo e del potenziale di sviluppo di queste realtà di eccellenza.

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Federica Brignone, l’ad di Banca Generali Gian Maria Mossa e l’ad di Intermonte Guglielmo Manetti (Ansa).

Presentato un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant

Partendo dall’indice, Banca Generali presenta un nuovo Etf a gestione attiva e Pir compliant, che investirà prevalentemente nell’universo definito dall’indice stesso. Lo strumento è stato pensato per creare un ponte tra il risparmio e il mondo delle imprese anche in linea con gli auspici della normativa European savings and investments union (Siu). Banca Generali si impegna a supportare il lancio dello strumento con una raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine. Si stima dunque che l’iniziativa possa contribuire a generare nuovi flussi d’investimento pari a 1-2 milioni di euro al giorno, rappresentando oltre il 5 per cento del flottante dell’indice. Oltre allo strumento finanziario a supporto delle piccole e medie imprese quotate, PMI2Change ha l’ambizione di accompagnare verso le migliori opportunità del mercato dei capitali non solo le potenziali nuove società quotate, ma anche l’ampia sfera di aziende non ancora presenti sul listino che desiderano intraprendere un percorso virtuoso per entrare nel radar degli investitori. Per far questo, il Gruppo Banca Generali con Intermonte, affiancati da partner come Borsa Italiana e PwC Italia, daranno vita a un roadshow sul territorio dal prossimo autunno che toccherà le principali aree del Paese.

L’ad Mossa: «Contribuiamo a rafforzare il legame tra capitale e imprese»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Banca Generali Gian Maria Mossa: «Crediamo fortemente nel valore delle imprese italiane e dei loro imprenditori. Hanno talento, capacità e ambizione, ma operano in un contesto sempre più complesso, in cui l’accesso al capitale e il confronto con il mercato non sono sempre all’altezza del loro potenziale. PMI2Change nasce proprio da qui, con l’obiettivo di contribuire a rafforzare il legame tra capitale e imprese, riportando al centro il ruolo del mercato nella crescita delle piccole e medie aziende italiane. L’iniziativa intende agire su due leve concrete, ovvero una maggiore visibilità e valorizzazione delle imprese quotate — attraverso l’indice Intermonte Valore Italia — e lo sviluppo di strumenti di investimento dedicati, a partire dal primo Etf attivo Pir compliant».

Banca Generali lancia PMI2Change, iniziativa dedicata alle pmi
Gian Maria Mossa (Ansa).

Maurizio Molinari direttore editoriale del Gruppo Sae

Maurizio Molinari assumerà dal primo luglio l’incarico di direttore editoriale del Gruppo Sae. Succede ad Antonio Di Rosa che contestualmente – come già annunciato – assumerà l’incarico di direttore de La Stampa. Nel nuovo ruolo Molinari, ex direttore de La Repubblica con cui ha cessato il rapporto, avrà la responsabilità di coordinare lo sviluppo delle attività editoriali del Gruppo Sae e lo sviluppo negli Stati Uniti. Il Gruppo ha anche ufficializzato la nomina di Giacomo Bedeschi a direttore de La Nuova Sardegna, incarico che assume succedendo a Luciano Tancredi che entrerà a far parte della direzione de La Stampa con il ruolo di vicedirettore vicario. Alla guida de La Provincia Pavese arriverà invece Manila Alfano, giornalista entrata a far parte del Gruppo Sae nel 2025. «Le nuove nomine confermano l’impegno del Gruppo Sae nella valorizzazione delle migliori professionalità interne e nel rafforzamento della qualità e l’autorevolezza delle testate che ne fanno parte», ha detto il presidente e amministratore delegato Alberto Leonardinis. «Si tratta di un passo che guarda al futuro, sostenendo i progetti di crescita e innovazione previsti dal piano di sviluppo del Gruppo e consolidando la nostra presenza editoriale in Italia e all’estero».

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph

In seguito all’ottenimento delle autorizzazioni normative nel Regno Unito, in Irlanda e in Austria, Axel Springer ha perfezionato l’acquisizione del Telegraph per 575 milioni di sterline (oltre 667 milioni di euro). Il colosso tedesco aveva superato in extremis l’offerta dell’editore del Daily Mail, presentando una proposta superiore proprio all’ultimo momento. Il Telegraph entrerà così a far parte di un portafoglio che comprende le testate tedesche Bild (il quotidiano più venduto d’Europa) e Die Welt, oltre a Business Insider e Politico (finora l’acquisizione finanziariamente più importante, avvenuta nel 2021).

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph
La sede di Axel Springer a Berlino (Ansa).

Il gruppo Axel Springer ci aveva già provato nel 2004

Il closing pone fine a tre anni di incertezza sulla futura proprietà delle testate del gruppo britannico: il quotidiano The Daily Telegraph, Sunday Telegraph (cioè l’edizione domenicale) e la rivista The Chelsea Magazine Company. «Oggi è un giorno per il quale abbiamo lavorato a lungo e che ricorderemo per sempre», ha dichiarato Mathias Döpfner, amministratore delegato e azionista di riferimento di Axel Spinger, che aveva tentato di rilevare il quotidiano londinese già nel 2004: all’epoca era stato superato dai fratelli Barclay, che avevano offerto 665 milioni di sterline.

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (Ansa).

Le tappe della cessione del Telegraph Media Group

Come detto, il closing mette fine a tre anni di incertezza sul destino di Telegraph Media Group, la cui vendita era stata avviata nel 2023, quando la famiglia Barclay ne aveva perso il controllo a causa di debiti non pagati per 1,16 miliardi di sterline nei confronti di Lloyds Bank. A rilevare il gruppo era stata la joint venture RedBird IMI – controllata al 75 per cento dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti e proprietario del Manchester City – che aveva concordato di saldare i debiti dei Barclay. Tuttavia, la joint venture è stata costretta a rimettere in vendita le testate dopo che il governo britannico ha approvato una legge che vieta a Stati esteri o a soggetti a essi collegati di detenere la proprietà di testate giornalistiche nel Regno Unito (attualmente è in vigore un limite del 15 per cento). Visto il semaforo rosso, era subentrato un consorzio guidato dalla RedBird Capital di Gerry Cardinale – partner di minoranza di RedBird IMI, nonché proprietario del Milan – con un’offerta da 500 milioni di sterline per le testate, ritirata però poco dopo, a novembre del 2025. A quel punto era stata la multinazionale Daily Mail and General Trust a concludere l’accordo acquisire il controllo delle testate del gruppo Telegraph, ottenendo anche il via libera dal governo britannico. In extremis era però arrivata la tedesca Axel Springer, con un’offerta superiore di 75 milioni di sterline rispetto a quella di DMGT: la proposta, unita a un iter normativo lineare, era stata accettata da RedBird IMI. Ora il closing.

Comcast separerà le attività media e tecnologiche in due società quotate

Comcast Corporation ha annunciato l’intenzione di separarsi in due società quotate tramite lo spin-off esentasse di NBCUniversal e Sky dalle attività di connettività. L’operazione dovrebbe concludersi nell’arco di un anno. NBCUniversal, che si occuperà di contenuti e intrattenimento, includerà gli Universal Studios, la divisione parchi di intrattenimento, i network NBC e Telemundo, Sky e il servizio streaming Peacock. All’altra società, denominata Comcast, rimarranno le attività dedicate alla banda larga, alla tv via cavo e ai servizi della telefonia mobile.

Scelti i vertici delle due nuove società

Comcast prevede di mantenere una partecipazione fino al 19,9 per cento in NBCUniversal per un massimo di un anno post nascita dello scorporo. Brian Roberts, presidente e co-amministratore delegato di Comcast Corporation, continuerà a essere attivamente coinvolto nella leadership di Comcast e NBCUniversal, lavorando a stretto contatto con i nuovi vertici delle due società. Mike Cavanagh sarà il ceo di NBCUniversal, mentre Michael Angelakis, ex direttore finanziario di Comcast, diventerà l’amministratore delegato dell’omonima nuova azienda una volta completata la separazione. Al termine dell’operazione, gli azionisti di Comcast Corporation deterranno azioni sia di Comcast che di NBCUniversal.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene

Theodore Kyriakou sembra deciso a rispettare il copione. Da quando ha preso il controllo di Gedi, la casa editrice di Repubblica ora orfana de La Stampa, la sensazione è quella di assistere a una lenta ma radicale riscrittura del gruppo. Al timone il patron greco del gruppo Antenna ha messo Mirja Cartia d’Asero, arrivata dal Sole 24 Ore dopo una parentesi in Clessidra, il fondo di private equity della famiglia Pesenti. E il primo effetto è sotto gli occhi di tutti: gli organigrammi si svuotano, i nuovi arrivi parlano quasi tutti con lo stesso accento aziendale e la bussola sembra puntare sempre più verso la televisione.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).

È tutto un susseguirsi di cambi al vertice. Escono Michela Marani ed Edoardo Biancardi, rispettivamente responsabili di gestione e controllo e della funzione di Internal Audit. Prima di loro aveva già lasciato Fabiano Begal, che guidava il digitale. E un altro manager di peso, Alessandro Bianco, direttore delle risorse umane, prende la strada della Sae di Alberto Leonardis, dove nel frattempo è approdata La Stampa.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Mirja Cartia d’Asero, ex ad del gruppo Sole 24 Ore (foto Imagoeconomica).

La manager ex Dazn che sbarca proprio adesso…

Chi arriva, però, racconta molto più di chi se ne va. Cartia d’Asero pesca dove conosce meglio le acque: il suo vecchio indirizzo di via Monte Rosa a Milano. Dal Sole 24 Ore approdano Vincenzo Turtur alla centrale acquisti e Alessandra Orsini al marketing. Più che una campagna acquisti, sembra un trasloco. Al digitale, invece, è atteso un nome che da solo racconta dove punta il gruppo: Veronica Diquattro, reduce dal cda dello stesso Sole e, prima ancora, dai vertici di Dazn. Già, proprio Dazn: la manager che ne ha guidato gli esordi sbarca in Gedi nel momento esatto in cui il gruppo sposa Dazn sul canale di news. Coincidenze che, di solito, hanno l’aria di non essere coincidenze.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Veronica Diquattro ai tempi di Dazn. (Ansa)

Una Cnn italiana costruita insieme a Discovery

Perché il vero investimento è la televisione. È lì che si concentrano energie e risorse. La joint venture con Dazn per un canale di news in concomitanza con il Mondiale di calcio ha rappresentato il primo passo. Più avanti potrebbe arrivare il digitale terrestre, che secondo indiscrezioni sempre più ricorrenti sono in molti a immaginare nella forma di una Cnn italiana costruita insieme a Discovery.

In arrivo Pucci, responsabile delle news di Mediaset

Anche qui il copione non cambia, e la pesca si fa sempre lontano dalle acque di casa. Per guidare il nuovo polo informativo, infatti, il nome che circola è quello di Andrea Pucci, oggi responsabile delle news a Mediaset. Anche se fonti vicine alla nuova proprietà fanno sapere che la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà coinvolta.

Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Mario Orfeo (Ansa).

Tutto il malumore del direttore Orfeo, una vita in Rai

Una prospettiva che però avrebbe irritato non poco Mario Orfeo. E non è difficile capirne il motivo. Se c’è una persona che conosce il linguaggio della televisione è proprio il direttore di Repubblica, passato più volte dalla direzione dei telegiornali fino alla guida della Rai. Essere tenuto ai margini proprio del progetto televisivo non è soltanto uno sgarbo. È il modo più elegante per fargli capire che la partita si giocherà altrove.

I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno. Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere.

Rinnovo Ccnl Autostrade, Aspi: «Accordo fondato su responsabilità condivisa»

Autostrade per l’Italia accoglie con favore l’accordo che ha portato al rinnovo del Ccnl Autostrade e Trafori, raggiunto al termine del negoziato. «Desidero ringraziare tutte le parti coinvolte per il lavoro svolto, consentendoci di arrivare a questo importante risultato», ha commentato Antonio Cavallera, direttore Human capital and organization del Gruppo Aspi. «Ci troviamo in un’epoca in cui il sistema dei trasporti e delle infrastrutture, per stare al passo con una mobilità in rapida evoluzione, ridefinisce obiettivi, competenze e modalità di lavoro. In un simile contesto, questo accordo è fondamentale poiché rafforza un modello di relazioni industriali fondato sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa. Al centro ci sono le persone che ogni giorno garantiscono efficienza, sicurezza e continuità del servizio sulla rete autostradale. Perché siamo convinti che la capacità del settore di affrontare le trasformazioni in corso, richieda che innovazione tecnologica e infrastrutturale vadano di pari passo con una profonda innovazione sociale. Questo rinnovo investe sulla qualità dell’occupazione, dimostrando che nel nostro Paese c’è ancora ampio spazio per la concertazione, facendo crescere la competitività delle imprese e promuovendo, in un percorso sinergico, i diritti dei lavoratori».

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo

Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

Acea, completato con successo il collocamento di un Blue Bond inaugurale da 500 milioni

Facendo seguito alla delibera del Consiglio di Amministrazione del 14 maggio 2026 e al completamento dell’attività di bookbuilding, Acea ha concluso con successo il collocamento dell’emissione, sotto forma per la prima volta di blue bond, per un importo complessivo pari a 500 milioni di euro, tasso 3,375%, della durata di 6 anni, rappresentando la prima emissione pubblica italiana in formato Blue. Realizzata nell’ambito del Green & Blue Financing Framework pubblicato il 13 febbraio 2025 e a valere sul programma Emtn (Euro Medium Term Notes) da 5 miliardi di euro, sulla base del Base Prospectus supplementato in data 22 giugno 2026, l’operazione ha registrato una forte domanda da parte di investitori istituzionali di elevato standing e con ampia diversificazione geografica, con richieste complessive superiori a tre volte l’ammontare offerto.

I proventi finanzieranno progetti focalizzati sulla gestione sostenibile dell’acqua

I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento e/o rifinanziamento di progetti selezionati in linea con il Green & Blue Financing Framework della società, con particolare riferimento a iniziative dedicate alla gestione sostenibile e alla sicurezza della risorsa idrica, tra cui:

  • riduzione delle perdite di rete e incremento dell’efficienza idrica;
  • potenziamento e resilienza delle infrastrutture idriche anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • miglioramento della capacità e della qualità del trattamento delle acque reflue, promuovendo il riuso della risorsa.

Tali interventi contribuiscono agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico), rafforzando la resilienza e la sicurezza del sistema idrico, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo alla tutela degli ecosistemi.

La data di regolamento è stata fissata per il 2 luglio 2026

L’obbligazione è disciplinata dalla legge inglese, ha un taglio unitario minimo di 100 mila euro ed è stata collocata a un prezzo di emissione pari al 99,541 per cento, che implica un rendimento pari al 3,461 per cento. La data di regolamento è stata fissata per il giorno 2 luglio 2026. Da tale data, l’obbligazione sarà quotata presso il mercato regolamentato di Borsa Italiana. È previsto che le agenzie Moody’s e Fitch Ratings attribuiscano al Blue Bond oggetto dell’emissione un rating rispettivamente pari a Baa1 e BBB+.

Ragni: «Elevato interesse testimonia rilevanza dei nostri obiettivi Esg»

Queste le dichiarazioni del co-general manager di Acea Pier Francesco Ragni: «Il successo dell’emissione Blue Bond conferma la fiducia del mercato nella solidità industriale e finanziaria di Acea e nella coerenza della nostra strategia di crescita sostenibile. L’elevato interesse manifestato dagli investitori istituzionali testimonia la qualità del nostro profilo creditizio e la rilevanza degli obiettivi Esg perseguiti dal Gruppo. I proventi dell’operazione saranno destinati al finanziamento di investimenti strategici nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, la resilienza e la sostenibilità nel lungo periodo. Attraverso questa iniziativa Acea rafforza ulteriormente il proprio ruolo di leader nella gestione sostenibile della risorsa idrica e prosegue nel percorso di creazione di valore condiviso per gli stakeholder, i territori e l’ambiente».

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Mentre in Leonardo si completa il riassetto voluto da Lorenzo Mariani, prende forma un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata: quella delle uscite eccellenti. Tra queste c’è il possibile approdo di Carlo Gualdaroni, manager di fiducia del precedente amministratore delegato Roberto Cingolani, come super consulente di Elettronica, l’azienda della Difesa che fa capo alla famiglia Benigni (con il 35 per cento delle quote), ma che ha tra gli azionisti la stessa Leonardo (31,33 per cento) e la francese Thales (33,33 per cento).

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Gualdaroni, destinato a lasciare Leonardo dopo la nomina di Mariani, percepirebbe una buonuscita (frutto di un vecchio accordo firmato quando l’ad della società era Mauro Moretti) stimata intorno ai 5 milioni di euro, simile a quella riscossa da Cingolani.

Il passaggio di Gualdaroni a Elettronica incontra diversi ostacoli

La consulenza, però, non sarebbe ancora definita. Pur godendo del favore del ministro della Difesa Guido Crosetto, l’operazione incontra diversi ostacoli: dalla presenza del figlio Angelo all’interno di Elettronica alla probabile contrarietà dell’azionista francese, che non avrebbe dimenticato le vicende giudiziarie che coinvolsero Gualdaroni nel 2013 in un’inchiesta della procura di Napoli su degli appalti truccati per il Cen (Centro elettronico nazionale) della polizia di Stato, ossia il cuore informatico del sistema di pubblica sicurezza nazionale, da cui peraltro il manager uscì indenne, dichiarato estraneo ai fatti per assoluta infondatezza delle accuse.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

A frenare potrebbe essere anche Enrico Peruzzi, presidente esecutivo di C4Gate e genero del presidente di Elettronica, che proprio durante la stagione manageriale di Gualdaroni fu allontanato da Leonardo.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Enrico Peruzzi (foto Imagoeconomica).

Capitolo delle buonuscite già finito sotto l’attenzione del Mef

L’uscita dell’ex co-direttore generale segue quella di Helga Cossu, già Chief Digital Identity, Outreach and Communication Officer, nonché direttrice generale della Fondazione Leonardo. Quella dell’ex giornalista di Sky Tg24, che starebbe trattando una liquidazione ben superiore ai 900 mila euro di cui parlavano le indiscrezioni, si aggiunge al capitolo delle buonuscite del top management già finito sotto l’attenzione del Mef.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
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Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo

È spuntato un piano B per il finanziamento da 11 miliardi di euro che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin, finanziaria di famiglia a capo di EssilorLuxottica e con partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit, acquisendo le quote dei fratelli Luca e Paola. Le trattative con il pool di banche avrebbero registrato un rallentamento, sia per il risiko bancario sia per la mancata quadratura del cerchio sui termini complessivi dell’operazione. Perciò, come spiegano il Sole 24 Ore e l’Ansa citando fonti vicine al dossier, LMDV Capital – holding di investimento di Delvecchio – avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit: tra essi anche il colosso statunitense Apollo Global Management, uno dei principali fondi a livello mondiale.

LEGGI ANCHE: Mps, Bpm e Delfin: gli intrecci nascosti dietro il nuovo risiko

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo
Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa).

Un fondo offrirebbe condizioni diverse rispetto alle banche

Sarebbe al momento questa la pista privilegiata. Un fondo come Apollo, infatti, offrirebbe condizioni diverse (leggasi più vantaggiose) rispetto alle banche: contratti più flessibili e una durata del prestito fino sette anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario. L’operazione, aggiungono le stesse fonti dell’Ansa, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare. Alcune delle banche del consorzio originario, su tutte UniCredit, resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia

Cambio della guardia al vertice di Dazn Italia. Dal primo luglio Andrea Faelli assumerà l’incarico di amministratore delegato subentrando a Stefano Azzi, che – riporta Calcio e Finanza – si appresta a passare a Enel dopo quattro anni al timone della divisione italiana della piattaforma di sport in streaming. Faelli ha lasciato di recente la carica di ceo di Entain, società che opera in Italia con il marchio Eurobet.

Chi è Faelli, nuovo amministratore delegato di Dazn Italia

Tra il 2003 e il 2009 Faelli ha ricoperto prima il ruolo di business unit director e poi di commercial director in Lottomatica (ora Brightstar). Dopo alcuni anni all’estero, che lo hanno visto ricoprire ruoli di vertice in Gtech e bwin, ha fatto ritorno in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director e poi come amministratore delegato di Entain per i mercati di Italia, Belgio, Grecia e Francia.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia
Stefano Azzi (Imagoeconomica).

Azzi guidava Dazn Italia dal 2022: passerà a Enel

Approdato a Dazn Italia dopo una significativa carriera in Tim, Azzi era stato nominato ceo della piattaforma di sport in streaming a marzo del 2022. Sotto la sua gestione è stato negoziato e siglato il nuovo accordo quinquennale riguardante i diritti tv della Serie A, valido fino al 2029. In Enel ritroverà Flavio Cattaneo, con cui aveva già lavorato in Tim.

Evolution Group lancia Sequel, società di consulenza specializzata nel mondo media

Evolution Group, tech company attiva nell’editoria digitale, advertising e tecnologie per publisher, lancia Sequel, nuova società di consulenza strategica e operativa guidata da Marco Micheli nel ruolo di general manager. L’obiettivo è quello di integrare strategia, comunicazione, tecnologia ed esecuzione in un unico modello di crescita per imprese, media, enti e istituzioni. In un contesto in cui competenze e strumenti sono frammentati, e le pmi mancano di una direzione strategica integrata, Sequel «offre una regia unica e si assume la responsabilità dei risultati». L’obiettivo della società è aumentare la visibilità e l’autorevolezza dei brand sui canali che oggi influenzano le decisioni degli utenti, dai motori di ricerca tradizionali ai grandi modelli linguistici basati sull’intelligenza artificiale, fino ai consumatori finali.

Piattaforme interne che monitorano in tempo reale la visibilità dei brand

Uno degli elementi distintivi di Sequel è rappresentato dallo sviluppo interno delle piattaforme tecnologiche che supportano tutte le attività della società. Gli strumenti proprietari consentono di monitorare in tempo reale la visibilità dei brand sia sui motori di ricerca tradizionali sia sui sistemi generativi basati sull’intelligenza artificiale, individuando criticità e opportunità di crescita.

Poste italiane, le cargo e-bike arrivano a Milano

Poste italiane mantiene il suo impegno nella mobilità sostenibile e dà il via alla sperimentazione a Milano di un nuovo mezzo elettrico, la cargo e-bike. Si tratta di un triciclo leggero a pedalata assistita realizzato per garantire consegne più sicure e a zero emissioni in contesti urbani. Il progetto di recapito sostenibile, presentato durante il Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most) e finanziato coi fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nel vivo. Prima con la fase di sperimentazione dei prototipi in Puglia, poi a Viareggio e ora a Milano, dov le cargo e-bike vengono utilizzate quotidianamente dai portalettere dello storico quartiere dei Navigli. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rinnovo della flotta green di Poste italiane, che conta 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6.200 elettrici. La cargo e-bike è contraddistinta da un design moderno, 100 chilometri di autonomia anche a pieno carico, un innovativo sistema di frenata rigenerativa e un pannello fotovoltaico a supporto dell’efficienza energetica.

Unicredit e Fondazione con il Sud insieme per lo sviluppo dei territori

Fondazione con il Sud, con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica, ha avviato il progetto Fare comunità insieme per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando Riabitare il Sud promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.

Le quattro proposte selezionate

Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano:

  • l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende sette piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula);
  • una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria, e in particolare tre comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia);
  • un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende quattro comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia e San Mauro La Bruca);
  • un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone e Sassinoro).

Consulenze mirate costruite sui bisogni locali

Grazie al sostegno di Unicredit, con il progetto Fare comunità insieme la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.