ViViBanca, Michele Saponara nominato vicedirettore generale e cfo

ViViBanca ha annunciato la nomina di Michele Saponara in qualità di vicedirettore generale e cfo del Gruppo. Il suo ingresso segna un passo fondamentale nel percorso di rafforzamento della governance e del management, finalizzato a sostenerne lo sviluppo dimensionale, consolidarne la solidità patrimoniale e assicurarne la rispondenza con l’indirizzo imprenditoriale unitario del Gruppo. Nel suo duplice ruolo, Saponara avrà la responsabilità di curare l’attuazione operativa degli indirizzi strategici e delle politiche di governo dei rischi deliberate dal cda, sovrintendendo e coordinando le attività di redazione e revisione dei piani strategici e dei budget sia della capogruppo sia delle società controllate.

Ha lavorato in Solution Bank e Mediobanca

Con oltre 14 anni di esperienza nel settore bancario e finanziario, Saponara porta in ViViBanca un percorso professionale maturato in primarie istituzioni finanziarie italiane. Negli ultimi otto anni ha lavorato in Solution Bank come cfo, guidando la creazione e lo sviluppo dell’intera funzione Finance, coordinando pianificazione strategica, reporting, tesoreria, contabilità, fiscalità e segnalazioni di vigilanza. In precedenza, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità presso il Fondo interbancario di tutela dei depositi, Kpmg Advisory, Banca IMI, Rothschild e Mediobanca.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne

Cambio della guardia alle relazioni esterne di Acea. Dopo tre anni spesi a rifare l’immagine della municipalizzata romana, portandola anche ai tavoli che contano, come Davos, Virman Cusenza lascia l’azienda. L’ex direttore del Messaggero torna al vecchio e mai sopito amore, l’editoria, con ruoli e progetti in corso di definizione.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne
Virman Cusenza, a destra, con l’assessore romano Alessandro Onorato (foto Imagoeconomica).

Al suo posto arriva, da Ferrovie, Ivan Dompè, milanese, 51 anni, un passato in grandi gruppi industriali come Pirelli, Luxottica, Terna e Tim, che nel gruppo di Piazza della Croce Rossa è arrivato alla fine del 2025 sotto la gestione di Stefano Donnarumma, e dove attualmente è responsabile Global Strategy & International – Head of Geopolitical Intelligence Unit. Dompè prenderà servizio in Acea dal 15 settembre.

Acea, cambio della guardia alle relazioni esterne
Ivan Dompè (Imagoeconomica).

Riforma Rai, relatori: «Ad nominato dal cda, membri in carica quattro anni»

Gli emendamenti presentati dai relatori della riforma Rai Roberto Rosso e Claudio Fazzone (Fi) in commissione al Senato prevedono un aumento da tre a quattro anni della durata del mandato del cda, che l’amministratore delegato venga nominato dal cda e nessuna riduzione del canone del 5 per cento ogni anno in casi eccezionali (ad esempio se la Rai guadagna più del previsto, o spende meno) come previsto inizialmente. La riforma è necessaria per adeguarsi al regolamento Ue Freedom media act (Emfa) entrato in vigore ormai un anno fa.

Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda

«Portiamo il mandato dei componenti del cda a quattro anni perché l’Emfa chiede maggiore tempo per applicare i piani industriali»,ha spiegato Rosso. Trovata la quadra anche sui componenti la cui nomina spetta al ministero dell’Economia: «Il Mef continuerà a nominare due componenti del cda ma non l’amministratore delegato, che viene nominato dal cda, così come il presidente. Che poi deve avere la ratifica della commissione di Vigilanza. Qui le prime due votazioni necessitano del quorum dei 2/3 dei componenti, dalla terza scatta la maggioranza assoluta». Quanto alla norma voluta da Giorgetti sulla riduzione del canone, Rosso ha chiarito: «Qualcuno ha fatto notare che se questa cosa (ndr la riduzione in casi eccezionali) capita per cinque anni, si è ridotto di un quarto il canone». E l’Emfa impone risorse certe per la tv pubblica.

Intesa Sanpaolo, la divisione IMI CIB valorizza le eccellenze italiane e favorisce l’internazionalizzazione

Valorizzare le eccellenze imprenditoriali italiane e accompagnarle nel dialogo con la comunità finanziaria internazionale è uno degli obiettivi che la divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, porta avanti attraverso l’Italian stock market opportunities conference. Nata nel 2008, l’iniziativa rappresenta un appuntamento consolidato che offre alle società quotate italiane un’opportunità concreta di confronto con i principali investitori istituzionali europei, contribuendo a rafforzarne il posizionamento sui mercati dei capitali internazionali.

Quattro incontri che hanno coinvolto oltre 25 società italiane

L’edizione 2026 si è articolata nelle quattro piazze finanziarie di Lugano, Milano, Madrid e Parigi, coinvolgendo complessivamente 27 mid & small cap italiane, protagoniste di 240 incontri one-to-one e di gruppo con 106 investitori istituzionali equity. Un percorso che ha consentito alle imprese di presentare direttamente strategie industriali, risultati e prospettive di crescita a una platea qualificata di investitori internazionali, favorendo nuove opportunità di dialogo e relazione con il mercato. Il ciclo di incontri si inserisce nell’impegno della divisione IMI CIB a supporto dell’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, mettendo a disposizione delle imprese competenze specialistiche, una presenza consolidata nelle principali piazze finanziarie e un network internazionale di investitori.

Mocio: «Così facilitiamo l’incontro tra capitale e imprese»

Queste le dichiarazioni di Massimo Mocio, deputy chief – head of Global banking & markets della divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo: «Le mid & small cap rappresentano una componente essenziale della competitività del sistema produttivo italiano. Si tratta di imprese che esprimono innovazione, capacità industriale e specializzazione, qualità sempre più apprezzate dagli investitori internazionali. Attraverso l’Italian stock market opportunities conference mettiamo il nostro network internazionale al servizio delle aziende italiane, creando occasioni concrete di confronto con la comunità finanziaria e facilitando l’incontro tra capitale e imprenditorialità. Il nostro obiettivo, grazie anche alla collaborazione con la divisione Banca dei territori, è accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita, favorendone la visibilità e l’accesso ai mercati internazionali dei capitali».

Intesa Sanpaolo, lo studio sull’AI come chance di crescita per Italia ed Europa

Nonostante il ritardo accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina, l’intelligenza artificiale può ancora rappresentare una leva decisiva per rilanciare la crescita economica di Europa e Italia. È quanto emerge dallo studio AI in Europa e in Italia: l’ultima chance di crescita del Research department di Intesa Sanpaolo, secondo cui l’AI potrebbe compensare, almeno in parte, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e della contrazione della forza lavoro, sostenendo produttività e Pil nel medio-lungo periodo.

Europa e Italia in ritardo sull’adozione dell’intelligenza artificiale

Dopo il boom dell’IA generativa, investimenti e adozione sono cresciuti rapidamente a livello globale, ma il Vecchio Continente continua a inseguire. L’Europa sconta un gap strutturale negli investimenti tecnologici e nello sviluppo di modelli di frontiera, mentre il nuovo AI Act, pur definendo un quadro normativo pionieristico, rischia di aumentare gli oneri di compliance per le imprese. Il divario emerge anche nell’adozione della tecnologia. Nel 2025 il 21,4 per cento delle imprese dell’area euro utilizza sistemi di intelligenza artificiale, ma in Italia la quota si ferma al 16,4 per cento (escluso il settore finanziario). A frenare la diffusione è soprattutto la struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una forte prevalenza di piccole e medie imprese – l’adozione è invece fortemente concentrata nelle imprese di maggiori dimensioni – che faticano a integrare queste tecnologie nei processi operativi.

Il potenziale dell’AI tra produttività, occupazione e crescita

Secondo il report, però, è proprio qui che si gioca la partita della competitività europea. L’AI può aumentare la produttività attraverso l’automazione delle attività e il supporto ai processi decisionali, con benefici che in Italia, nelle imprese che la adottano, possono tradursi in una produttività del lavoro superiore del 10-15 per cento rispetto a quelle che non la utilizzano. Perché questo potenziale si realizzi, tuttavia, saranno necessari investimenti, competenze e una profonda riorganizzazione dei processi produttivi. Lo studio invita inoltre a superare una delle principali paure legate all’intelligenza artificiale, quella di una distruzione diffusa dei posti di lavoro. L’effetto dell’AI sarà soprattutto trasformativo, con la creazione di nuove professionalità a compensare gli effetti della sostituzione di alcune mansioni. In un Paese come l’Italia, caratterizzato dal progressivo calo della popolazione in età lavorativa, l’aumento della produttività potrebbe contribuire a compensare gli effetti della riduzione della forza lavoro sul Pil potenziale.

Le leve per accelerare la trasformazione digitale

Per accelerare questa trasformazione, Intesa Sanpaolo individua due leve strategiche, ovvero la digitalizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo delle infrastrutture. L’impiego dell’AI nella pa potrebbe ridurre sensibilmente i tempi procedurali, mentre la crescita dei data center hyperscale, con 21 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi cinque anni, genererà nuovi posti di lavoro e aumenterà la capacità tecnologica del Paese. Le simulazioni elaborate da Intesa Sanpaolo mostrano che, nello scenario di base, entro il 2045 la produttività potrebbe aumentare di circa il 3 per cento nell’Unione europea e di quasi il 2 per cento in Italia. Ma il risultato dipenderà dalla capacità di accelerare l’adozione dell’AI, investire nelle competenze e favorirne la diffusione anche tra le piccole e medie imprese. Dopo oltre 20 anni di stagnazione della produttività, conclude il report, l’intelligenza artificiale rappresenta forse l’ultima occasione di crescita strutturale per Europa e Italia.

Telepass porta il digitale in mare: ormeggi e servizi diventano smart

La crescita del turismo via mare e l’aumento della pressione sulle destinazioni costiere stanno rendendo sempre più centrale il tema della gestione della nautica da diporto. In particolare nelle isole minori e lungo le coste italiane, organizzare accessi, ormeggi e servizi ai diportisti è diventato un fattore determinante non solo per migliorare l’accoglienza, ma anche per tutelare gli ecosistemi marini e pianificare in modo più efficiente i flussi turistici. A questa pressione si aggiunge un problema strutturale di domanda e offerta: a fronte di un parco nautico molto ampio, la disponibilità di posti barca e di informazioni aggiornate non è sempre sufficiente o omogenea. Il settore, tuttavia, resta ancora caratterizzato da una forte frammentazione. La disponibilità di dati aggiornati sui posti barca non è sempre omogenea e molti servizi continuano a essere gestiti attraverso procedure separate. In questo scenario, la digitalizzazione viene sempre più considerata una leva per rendere la nautica da diporto più semplice da utilizzare, più gestibile per porti e marine e più misurabile per amministrazioni e territori.

Telepass Mare si apre a porti e marine

Parallelamente cambia anche il ruolo delle marine, che stanno evolvendo da semplici luoghi di approdo a piattaforme di servizi. Prenotazione e pagamento degli ormeggi, gestione dei rifiuti, campi boe, servizi portuali, monitoraggio dei flussi, diventano elementi di un ecosistema integrato, capace di migliorare sia l’esperienza dei diportisti sia gli strumenti a disposizione dei gestori. In questo contesto si inserisce Telepass Mare, la piattaforma digitale con cui Telepass estende al mare il proprio modello di mobilità integrata. Nata nell’estate del 2025 con la sperimentazione a Ponza per il pagamento digitale del ticket ambientale previsto dal Comune per le imbarcazioni che ormeggiano nelle acque di Ponza e Palmarola, la piattaforma entra ora in una nuova fase di sviluppo e si apre progressivamente anche a porti e marine. Il progetto evolve così da una soluzione nata per una specifica esigenza territoriale a un modello multi-porto, scalabile e integrabile con i sistemi esistenti, capace di adattarsi ai servizi e alle necessità dei singoli territori.

Come funziona

L’evoluzione del progetto punta ad accompagnare comuni, porti e marine nella gestione digitale dei servizi legati alla mobilità marittima – dalla prenotazione e dal pagamento degli ormeggi ai servizi portuali, fino al ritiro dei rifiuti barca a barca e, dove previsto dalle amministrazioni locali, ai contributi o ticket legati allo stazionamento e alla tutela ambientale. Questa possibilità non rappresenta un servizio attivo indistintamente in tutti i porti, ma una funzionalità che può essere integrata nella piattaforma in base alle esigenze e alle misure adottate dai singoli territori. Il servizio è accessibile tramite app anche a chi non è cliente Telepass, con pagamento tramite carta di credito. Ponza ha rappresentato il primo banco di prova del modello. L’adesione delle marine di Bosa Nautica Pinna e del Porto Turistico di Rodi Garganico ne mostra ora la progressiva estensione a realtà portuali con servizi, caratteristiche ed esigenze differenti.

Dati e tecnologia per una gestione più sostenibile dei flussi

La digitalizzazione semplifica l’accesso ai servizi e rende allo stesso tempo i flussi nautici più misurabili. Nel rispetto delle normative vigenti, la piattaforma può consentire infatti di raccogliere dati aggregati sui flussi di accesso, sulle soste e sulla stagionalità dei transiti turistici, informazioni che possono supportare le amministrazioni nelle attività di monitoraggio ambientale, pianificazione turistica e gestione sostenibile delle aree costiere e portuali. Nei contesti maggiormente esposti all’overtourism, strumenti di questo tipo possono contribuire a organizzare in modo più ordinato accessi e permanenze, migliorando la qualità dell’offerta e la tutela del territorio. La sostenibilità, in questa prospettiva, riguarda quindi anche la capacità di conoscere, pianificare e gestire meglio i flussi nautici, soprattutto nei periodi di maggiore pressione turistica. Il progetto guarda inoltre a uno sviluppo su scala più ampia. Dopo la sperimentazione avviata a Ponza e il protocollo sottoscritto con Ancim per promuovere l’adozione della piattaforma nei Comuni delle isole minori, l’obiettivo è costruire un modello digitale replicabile lungo le coste italiane e, in prospettiva, nel Mediterraneo.

Un settore in crescita tra opportunità e innovazione

Il potenziale è significativo. In Italia il parco nautico è stimato in oltre 500 mila unità da diporto, a fronte di circa 160 mila posti barca disponibili, mentre nel Mediterraneo si contano circa 940-950 porti turistici e marine e oltre 400 mila posti barca. Un sistema ampio ma ancora frammentato, nel quale piattaforme digitali come Telepass Mare si propongono come risposte a un’esigenza già riconosciuta dal settore, ovvero rendere la nautica da diporto più semplice per chi naviga, più gestibile per porti e marine e più sostenibile per territori e amministrazioni.

Acea, i risultati del primo semestre 2026: utile netto cresce a 454 milioni

Il consiglio di amministrazione di Acea, riunitosi sotto la presidenza di Alessandro Rivera, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. I ricavi consolidati pro-forma hanno raggiunto 1,55 miliardi di euro, evidenziando una crescita del 2 per cento rispetto ai 1,52 miliardi del corrispondente periodo del 2025. Le attività regolate hanno contribuito per circa 1,2 miliardi di euro, confermandosi su livelli sostanzialmente in linea con quelli dell’esercizio precedente.

Ebitda consolidato pro-forma a 721 milioni

L’Ebitda pro-forma ricorrente è aumentato del 4 per cento a 719 milioni di euro, sostenuto dalla crescita organica dei business regolati a conferma della solida performance operativa del Gruppo. L’Ebitda consolidato pro-forma si è attestato a 721 milioni, in lieve flessione (-1,9 per cento) rispetto al primo semestre 2025. Tale andamento riflette principalmente la contabilizzazione, nel 2025, dei premi per la qualità tecnica e contrattuale del servizio idrico integrato per il periodo 2022-2023, nonché gli effetti della variazione di perimetro legata alla cessione delle attività di Alta tensione e di alcuni asset fotovoltaici, oltre al deconsolidamento di Publiacqua. L’Ebit consolidato pro-forma è passato da 374,4 milioni di euro del primo semestre 2025 a 338,4 milioni di euro nel primo del 2026. La variazione è principalmente riconducibile agli effetti non ricorrenti e alle modifiche del perimetro di consolidamento che hanno interessato i periodi a confronto.

Utile netto +100 per cento, investimenti a 662,5 milioni

L’utile netto consolidato ha raggiunto quota 454,5 milioni di euro, in crescita del 100,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato beneficia, tra le altre, della plusvalenza realizzata a seguito della cessione di Acea Energia (268,5 milioni di euro). L’utile netto ricorrente ha registrato un incremento del 16 per cento a 176 milioni di euro, beneficiando della positiva dinamica registrata a livello operativo. Infine, gli investimenti lordi realizzati dal Gruppo nel primo semestre del 2026 sono stati pari a 662,5 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto al corrispondente periodo del 2025 (668,0 milioni). Gli investimenti al netto dei contributi ammontano a circa 570 milioni di Euro (vs 573 milioni) e risultano prevalentemente concentrati nei business regolati, che continuano a rappresentare la quota preponderante (91 per cento) dei capex complessivi.

Mfe riorganizza il Gruppo, nasce Mediaset Italia

Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, ha definito insieme ai suoi più stretti collaboratori una nuova strategia che prevede anche un diverso assetto organizzativo per il Gruppo e Mediaset. Questo prevede anche la nascita di Mediaset Italia dalla fusione per incorporazione di Mediaset in Rti. L’organizzazione è stata ridisegnata per rendere il Gruppo multinazionale ancora più efficace e veloce, così da accelerare la realizzazione delle sinergie previste. Maggiore chiarezza organizzativa, responsabilità ben definite, una linea di comando più corta e una capacità di azione ancora più tempestiva gli obiettivi della strategia.

Il nuovo assetto organizzativo

Al completamento dell’operazione, Pier Silvio Berlusconi assumerà la carica di presidente e amministratore delegato della nuova Mediaset Italia. Niccolò Querci ricoprirà quella di vicepresidente. L’assetto organizzativo conferma Mauro Crippa quale direttore generale Informazione e comunicazione. Inoltre, rafforza l’area editoriale attraverso tre strutture dedicate al prodotto televisivo. Giancarlo Scheri assume la vice direzione generale Reti, Palinsesto e Promozione. Alla guida di Canale 5 gli subentra Sebastiano Lombardi, nominato direttore della rete. Giorgio Restelli assume la vice direzione generale Intrattenimento e Risorse artistiche e Giampaolo Letta la vice direzione generale Fiction e Cinema. Completano l’organizzazione la nomina di Riccardo Siro Galli alla direzione del nuovo Marketing operativo in Italia, in coordinamento con la struttura internazionale guidata da Federico di Chio. E Andrea Chinese diventa responsabile della nuova direzione Promozione alle dirette dipendenze di Giancarlo Scheri. L’obiettivo è promuovere ulteriormente l’evoluzione del prodotto televisivo, con responsabilità più definite e un’organizzazione più tempestiva ed efficace.

Venture Forum 2026, Roma si candida come hub del venture capital nel Mediterraneo

Si è tenuta mercoledì 22 luglio 2026 la quinta edizione del Rome Venture Forum, l’appuntamento dedicato al venture business e all’economia dell’innovazione promosso da Roma Startup in collaborazione con Sace, l’export credit agency italiana. L’evento ha riunito alcuni tra i principali investitori privati e istituzionali italiani ed europei della filiera dell’innovazione, rappresentanti di fondi di venture capital, grandi imprese e partner dell’ecosistema startup, in un confronto sullo stato del mercato nel 2026 e sul ruolo di Roma come piattaforma di attrazione per capitali e talenti, anche in una prospettiva mediterranea.

Carnovale: «Polo a Roma per cogliere le opportunità del Mediterraneo»

Ad aprire i lavori è stato Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, che ha richiamato l’etimologia della parola “venture”, dal latino adventura, ciò che deve ancora accadere, per ricordare come Roma sia stata storicamente una delle grandi piattaforme di innovazione e di scala della storia: «Il sistema italiano del venture capital ha bisogno di completare il suo ciclo di maturazione, dopo la sua genesi tardiva rispetto agli altri Stati Ue, e questo passa per almeno due fattori. Da una parte deconcentrare il settore attraverso il consolidamento di un secondo polo nazionale centrato su Roma, per cogliere le opportunità del Centro-Sud e del Mediterraneo. Dall’altra proseguire nell’allocazione di capitale di natura pubblica all’interno del settore, proseguendo nel solco del governo Draghi e dell’Unione europea, per accompagnare senza interruzioni o incertezze gli investimenti lungo l’arco temporale tipico con cui i fondi vc portano i risultati, che è nell’ordine di 10-15 anni – durante i quali non si può fermare il sostegno perché sarebbe come smettere di irrigare un campo a metà tra il momento della semina e quello del raccolto».

Pignotti: «Ecosistema più integrato per unire imprese, investitori e istituzioni»

Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, ha richiamato lo stretto legame tra internazionalizzazione, missione dell’azienda e innovazione, citando il fenomeno che gli economisti definiscono learning by exporting – le aziende che competono sui mercati internazionali crescono e innovano più velocemente di quelle che restano sui mercati domestici. «Per rafforzare la competitività del nostro Paese», ha dichiarato, «è necessario costruire un ecosistema sempre più integrato, capace di mettere in relazione imprese innovative, investitori e istituzioni e di accompagnare le realtà a maggiore potenziale dalla fase di avvio fino alla crescita sui mercati internazionali». E ancora: «Il venture capital svolge un ruolo fondamentale nel trasformare idee, competenze e tecnologie in imprese solide e competitive. Sace può accompagnarne il successivo percorso di sviluppo sostenendo gli investimenti, mitigando i rischi e facilitando l’accesso ai mercati globali. Favorire l’incontro tra capitali pubblici e privati, investitori istituzionali e nuove imprese significa trasformare il potenziale innovativo italiano in crescita concreta, occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni».

Gualtieri: «A Roma un innovation campus su aerospazio, difesa e AI»

Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ha citato i dati del Global cities index di Kearney sull’attrattività delle città, secondo cui Roma è salita di 19 posizioni negli ultimi anni, entrando nella top 10 europea come prima città italiana. Il primo cittadino ha collegato il risultato agli investimenti in corso sull’innovazione digitale dell’amministrazione – dal 5G di nuova generazione all’impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi comunali – e ha ribadito l’ambizione di realizzare in città un innovation campus di dimensioni paragonabili alle maggiori esperienze europee e internazionali, con un focus su quantum computing, aerospazio e difesa, life science e intelligenza artificiale. «Oggi è importante incontrare gli attori dell’innovazione a Roma», ha dichiarato, «perché la città sta diventando un ecosistema dell’innovazione sempre più ricco. Tutto questo deve fare squadra, deve fare sistema, perché noi possiamo attrarre talenti invece di esportarli, possiamo investire il risparmio che produciamo copiosamente nella nostra città, nel nostro Paese».

Simest, i risultati del primo semestre 2026: investimenti per circa 6 miliardi 

Il Consiglio di amministrazione di Simest, la società del Gruppo Cdp per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, presieduta dal professor Vittorio de Pedys, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. In un contesto internazionale caratterizzato da persistenti elementi di complessità e da una crescente domanda di strumenti a supporto della competitività, Simest conferma il proprio ruolo di partner strategico delle imprese italiane nei percorsi di crescita sui mercati esteri. Nel periodo in oggetto la società ha sostenuto investimenti per circa 6 miliardi di euro, in crescita del 20 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025. Prosegue anche l’ampliamento della platea delle imprese supportate. con circa 1.900 imprese imprese, di cui oltre 1.100 nuove aziende, a conferma della capacità di raggiungere un numero crescente di realtà che investono nella crescita internazionale. Circa il 90 per cento dei clienti è rappresentato da piccole e medie imprese.

Cresce il supporto all’export

Il semestre evidenzia una crescita diffusa delle principali attività della società. Il supporto all’export – gestito attraverso il Fondo 295/73 in convenzione con il mnistero degli Esteri – ha raggiunto 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 15 per cento rispetto al primo semestre 2025, confermando il ruolo di Simest nel favorire la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali. Particolarmente significativa la performance della finanza agevolata – gestita attraverso il Fondo 394/81 in convenzione con il ministero degli Esteri – che ha registrato finanziamenti per circa 1 miliardo di euro, in crescita del 112 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a testimonianza dell’efficacia degli strumenti pubblici a sostegno degli investimenti per l’internazionalizzazione.

Utile netto a 7 milioni

Prosegue anche il rafforzamento della solidità patrimoniale, con un patrimonio netto di circa 340 milioni di euro, in crescita del 4 per cento rispetto al primo semestre 2025. Il risultato lordo raggiunge circa 10,4 milioni di euro, in crescita del 15 per cento, mentre l’utile netto si attesta a circa 7 milioni di euro, con un incremento dell’8 per cento.

Stellantis, due nuovi ceo per Ram e Jeep

Stellantis ha nominato due manager di lunga esperienza nel settore automobilistico alla guida dei marchi Ram e Jeep. Si tratta di Matt VanDyke, nominato ceo del marchio Ram con effetto dal 20 luglio, e di Branden Coté, nominato ceo del marchio Jeep dal 3 agosto.
VanDyke succede a Tim Kuniskis, che nel luglio 2025 è stato nominato responsabile dei marchi americani, della strategia di marketing e retail di Stellantis North America, mantenendo al contempo la guida del marchio Ram. Coté succede invece a Bob Broderdorf, il quale prenderà un congedo per malattia. Al suo rientro, Broderdorf assumerà un nuovo ruolo di leadership all’interno dell’azienda.

Chi sono VanDyke e Coté

VanDyke vanta una consolidata esperienza nel settore automotive. Di recente ha ricoperto il ruolo di presidente di Shift Digital, una delle principali società di marketing digitale che ha lavorato con alcuni noti marchi automobilistici. In precedenza è stato ceo di FordDirect e ha ricoperto diversi incarichi presso Ford Motor Company. Coté entra in Jeep forte di 20 anni di esperienza alla guida delle attività retail. Recentemente, con AutoNation ha ricoperto il ruolo di brand president guidando diversi marchi di alto livello. Prima ha occupato ruoli di leadership in Aston Martin Lagonda, Canoo e Mercedes-Amg/Mercedes-Benz Usa e in altre aziende automobilistiche e della distribuzione.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno

Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).

Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero

Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
Alberto Cirio (Imagoeconomica).

I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).

Casagit-Gemelli, accordo in alto mare

Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…

Food delivery, Uber acquisisce Delivery Hero

La società tedesca di consegna di cibo a domicilio Delivery Hero ha annunciato di aver accettato un’offerta di acquisizione da parte del colosso statunitense della mobilità Uber. L’operazione ha un valore di 12,7 miliardi di euro. «La piattaforma globale di mobilità e consegna di Uber, unita al nostro comune impegno per l’innovazione, rende questa partnership la scelta giusta per valorizzare i punti di forza di Delivery Hero nella consegna locale di cibo e nel quick commerce», ha dichiarato Niklas Ostberg, ceo e co-fondatore di Delivery Hero.

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale

Google Italy nel 2025 ha raggiunto ricavi per 992,8 milioni di euro, in crescita di quasi il 37 per cento sul 2024, che a sua volta era salito del 7,7 per cento sul 2023. E uno penserebbe che, con questo andamento degli incassi, pure il personale decolli. Invece il più grande motore di ricerca al mondo sta tagliando la forza lavoro in Italia: 34 persone a casa nel giro degli ultimi tre anni.

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
La sede di Google Italia a Milano, accanto al Bosco verticale.

I dipendenti di Google Italy a fine 2025 erano infatti 250, di cui 44 dirigenti (46 nel 2024), 125 quadri (161) e 81 impiegati (57). Con un processo di riduzioni progressive che ha visto gli organici passare dai 284 del 2022 ai 281 del 2023, fino ai 264 del 2024 e, appunto, ai 250 del 2025.

Costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente

Il costo del personale della società guidata dalla country manager e vice president Melissa Ferretti Peretti, inoltre, è sceso a 66,9 milioni di euro dai 70 milioni del 2024, e rappresenta comunque un costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente, che non è niente male (in crescita rispetto ai 265 mila euro medi del 2024).

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
Melissa Ferretti Peretti, manager di Google Italia (foto Imagoeconomica).

Le entrate della filiale italiana di Google marciano a pieno ritmo, anche se l’applicazione del principio contabile OIC 34 dal primo gennaio 2024 ha di nuovo reso confusi i conti degli over the top, da Google a Facebook, che invece finalmente stavano facendo chiarezza sui loro business effettivi Paese per Paese e, nello specifico, in Italia.

Cresciuti i ricavi lordi da pubblicità, ma anche i costi della produzione

Come spiegato in nota integrativa del bilancio di Google Italy 2025, infatti, i ricavi lordi da pubblicità di Google in Italia sono stati pari a 992,8 milioni di euro (+36,8 per cento sul 2024), con costi della produzione saliti però a quota 900,4 milioni (+38 per cento).
«La società riporta i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria al netto dei costi diretti di vendita correlati, in quanto l’obbligo di prestazione consiste nell’offrire, rivendere e fornire supporto post-vendita agli inserzionisti per conto di Google Ireland Limited, per la quale la società guadagna una commissione. Nella valutazione di questa decisione, la società tiene conto del fatto che, ai sensi delle linee guida contabili OIC 34, sta agendo per conto di Google Ireland Limited nella transazione in quanto non controlla l’inventario pubblicitario prima del suo trasferimento all’inserzionista».

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
La sede californiana di Google (foto Ansa).

Perciò il risultato netto (992,8-900,4), che va a formare il valore della produzione del bilancio di esercizio 2025 di Google Italy, è di 92,4 milioni (72,6 mln nel 2024), da sommarsi ai ricavi da attività di marketing e supporto, 51 milioni (78,2 mln nel 2024), ai ricavi da ricerca e sviluppo, 11 milioni (11,4 mln nel 2024), arrivando quindi ai 154,5 milioni (162,3) di ricavi totali iscritti nel conto economico 2025 di Google Italy, per 22,2 milioni di utili (21,6 mln nel 2024) e un patrimonio netto di 166,2 milioni di euro (143,9 mln nel 2024). In tema di rapporti col fisco, i debiti tributari di Google Italy a fine 2025 risultano pari a 24 milioni di euro, di cui 18,2 milioni di debito per la Digital services tax, ossia l’imposta sui servizi digitali maturata per il 2025.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo

L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione composto da Tommaso Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Daniela Rota, Silvia Marzot, Pietro Bracco, Franco Fenoglio e Loredana Ricciotti. Il board rimarrà in carica per il triennio 2026-2028. L’assemblea ha quindi confermato Tanzilli presidente (ricopre l’incarico da giugno 2024) e ha invitato il nuovo consiglio di amministrazione a nominare Gianpiero Strisciuglio come nuovo ceo.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Tommaso Tanzilli (Imagoeconomica).

Strisciuglio subentra a Donnarumma

Strisciuglio, che subentra a Stefano Donnarumma, sarà chiamato a scegliere i nuovi amministratori delegati delle società controllate Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. Le nomine sono attese dopo l’estate.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Gianpiero Strisciuglio (Imagoeconomica).

Per il ruolo di ceo di Trenitalia, lasciata vacante appunto dal nuovo ceo di FS, è in pole Sabrina De Filippis, che dal 2023 ricopre gli incarichi di amministratrice delegata e direttrice generale di FS Logistix e di responsabile del Polo Logistica del Gruppo FS.

Comtel International, nuovo cda: Mattia Conti nominato presidente

È stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Comtel International (società del gruppo Comtel). Mattia Conti è stato nominato presidente, mentre Stefano Asperti assumerà il ruolo di amministratore delegato. Completano il cda Carlo Nardello e Francesca Furiato. Una nuova struttura societaria dettata dalla particolare importanza delle attività internazionali per l’intero Gruppo, rafforzandone così la governance e ponendo le basi per una crescita più rapida. Comtel, infatti, è già presente su diversi mercati esteri quali Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico con Voice, soluzione di unified communications (app voce, messaggistica, videoconference) dedicata a istituzioni e realtà private in settori strategici quali finance, infrastrutture, hotellerie e sanità.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse

Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).

Perché il design dei due social creerebbe dipendenza

Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).

Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea

«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».

Intesa Sanpaolo presenta il rapporto 2026 Italian maritime economy

Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.

I punti principali del rapporto

  • Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
  • Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
  • Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
  • Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
  • Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
  • L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
  • I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
  • Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
  • Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
  • La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista

Emirates Telecommunications Corporation (Etisalat) ha ceduto la sua intera quota del 16,2 per cento in Vodafone all’imprenditore francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Iliad e principale azionista di Le Monde, che diventa così il principale azionista della multinazionale britannica operante nel settore delle telecomunicazioni.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista
Logo Vodafone (Ansa).

La partecipazione di Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro

La partecipazione della compagnia telefonica emiratina Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro, con un premio del 15 per cento rispetto all’ultimo prezzo delle azioni Vodafone: verrà rilevata dalla società veicolo Vega, detenuta dalla famiglia di Niel. L’imprenditore francese aveva peraltro già rilevato una quota del 2,5 per cento in Vodafone nel 2022. Dopo Niel i principali azionisti sono i fondi Blackrock con il 7,1 per cento e Vanguard con il 5,8 per cento, seguiti dall’imprenditore svizzero Martin Ebner, il quale detiene il 3,1 per cento. L’investimento di Vega in Vodafone sarà interamente finanziato da Xavier Niel (che aveva tentato di comprare Vodafone Italia, poi ceduta a Swisscom) e da istituzioni finanziarie, senza alcun ricorso e senza alcun impatto sulla leva finanziaria di alcuna entità controllata dal gruppo della famiglia Niel, si legge in una nota.