L’accusa della giornalista Angela Camuso: avance da Ranucci in occasione di un colloquio

Non c’è pace per Sigfrido Ranucci. La giornalista e scrittrice Angela Camuso – che lavora per Fuori dal coro e collabora con La Verità – ha raccontato a Il Tempo di aver ricevuto da parte del conduttore di Report messaggi vocali e scritti che avrebbero oltrepassato i confini di un rapporto esclusivamente professionale: sarebbe successo tra il 2018 e il 2019, quando aveva cercato di entrare nella squadra della trasmissione di Rai 3, proponendosi come inviata e presentando idee per possibili servizi. Camuso

Camuso: «Da Ranucci abuso di potere»

La denuncia di Camuso è avvenuta tramite una lettera inviata al quotidiano romano e indirizzata, nei fatti, a Ranucci, al quale si rivolge direttamente. «Credo che se sei il conduttore di Report non puoi permetterti di fare delle avance a una bella giornalista venuta nel tuo ufficio in cerca di lavoro. Non lo puoi fare, perché quella giornalista tu non l’hai mica incontrata casualmente, chessò, in un locale notturno o a una festa. L’hai ricevuta nel tuo ufficio alla sede Rai di via Teulada e lei ti ha contattato inviandoti il curriculum, non foto provocanti o altro per sedurti», scrive Camuso: «Si chiama abuso di potere. Si chiama approfittarsi del proprio ruolo. Si chiama, Sigfrido, sfruttare i sogni». Nella lettera Camuso ricostruisce i vari passaggi: «In risposta ai miei messaggi in cui mi proponevo come inviata hai mandato un vocale di complimenti sul mio fisico, commentando la foto del mio profilo WhatsApp, per dirmi che ero in grande forma». E poi: «Non ero esattamente l’Olgettina di turno ma a te, Sigfrido, evidentemente, delle mie qualità professionali non importava. Avevi un ruolo e l’hai sfruttato per altri scopi. Hai chiuso il tuo vocale mandandomi un bacio con voce languida e io feci finta di niente». All’epoca Camuso aveva già collaborato con diverse testate e lavorato con Milena Gabanelli per Reportime su Corriere.it.

L’accusa della giornalista Angela Camuso: avance da Ranucci in occasione di un colloquio
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Dopo questo primo approccio, avvenuto a dicembre del 2018, i due si sarebbero incontrati il 9 febbraio 2019 in via Teulada: «La sera, il riscontro del colloquio fu un tuo messaggio in cui mi chiedevi come stavo. Alle 21:30. Scrivevi quindi che avevo gli occhi luminosi e altre cose stupide, per me inutili, tipo che ero l’unica cosa bella che avevi visto quel giorno». Dopo un ultimo messaggio del 23 febbraio 2019, nel quale Ranucci le avrebbe proposto di vedersi «a sera inoltrata», cosa che poi non si era concretizzata, i rapporti tra i due giornalisti – spiega Camuso – erano tornati «sul piano lavorativo, cordiali». A distanza di anni, però, è arrivata la lettera a Il Tempo: «Speravo che tu, Sigfrido, fossi diverso. Invece hai seguito le tue voglie, calpestando i sogni».

Montaruli (FdI): «Fatto gravissimo»

Dopo la pubblicazione della lettera di Camuso sono arrivate le prime reazioni. «Il caso delle pesanti denunce mosse contro Ranucci, pubblicate oggi da Il Tempo, per avances non richieste durante un colloquio di lavoro, è gravissimo. Purtroppo, dobbiamo rilevare che non si tratta di un episodio isolato», ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai: «Siamo di fronte all’ennesima ombra su colui che si è sempre posto come un baluardo dell’etica del Servizio Pubblico. Mi chiedo se la sinistra e i collettivi femministi continueranno a voltarsi dall’altra parte».

Dalla Corea del Nord possibile missile balistico verso il Mar del Giappone

La Corea del Nord ha effettuato il lancio di un oggetto che potrebbe essere un missile balistico verso il Mare del Giappone. L’hanno riportato sia l’ufficio del primo ministro giapponese Sanae Takaichi sia il ministero degli Esteri. La premier ha sottolineato che il governo è impegnato nella raccolta e nell’analisi delle informazioni, nel garantire la sicurezza di aerei e navi e nell’adottare misure di sicurezza nell’eventualità di situazioni impreviste. I fatti arrivano a pochi giorni dall’annuncio da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo a un suo incontro con il leader di Pyongyang, Kim Jong Un, entro la fine dell’anno. Il tycoon ha ribadito di avere «una buona relazione» con il leader nordcoreano, in nome della quale ha anche ordinato al Pentagono di ridurre la scala delle esercitazioni congiunte Usa-Corea Del Sud.

La benzina torna sopra i 2 euro anche sulla rete stradale

La benzina è tornata sopra quota 2 euro al litro anche sulla rete stradale. È quanto si legge su Osservaprezzi carburanti, il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi dei carburanti praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti.

Il prezzo medio “self service”: 2,002 euro al litro

Il prezzo medio self service lungo la rete stradale nazionale sale a 2,002 euro al litro per la benzina (ieri era 1,997) e a 2,116 euro al litro per il gasolio (ieri 2,107). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self service è di 2,077 euro al litro per la benzina (ieri 2,074) e 2,186 per il gasolio (ieri 2,178). E dalla prossima settimana, a meno di nuove misure varate dal governo, non ci sarà nemmeno più il sollievo del taglio delle accise.

Gli Stati Uniti e la rotta segreta per trasportare petrolio attraverso Hormuz

Secondo quanto riportato da Axios, che cita due funzionari statunitensi, l’esercito americano avrebbe segretamente creato un corridoio di navigazione nello stretto di Hormuz, attraverso la rotta meridionale lungo la costa dell’Oman. Attivo da diverse settimane, consentirebbe a 15-20 petroliere di entrare e uscire ogni notte da Hormuz, per un trasporto quotidiano di circa 10 milioni di barili di greggio: più o meno la metà del volume precedente alla guerra tra Stati Uniti e Iran. «Controlliamo la parte meridionale dello stretto ormai da due mesi ormai. I pasdaran potranno anche essere una seccatura, ma non controllano Hormuz», ha detto una delle fonti di Axios.

Come si svolge il trasferimento di petrolio lungo la rotta segreta

La task force che sovrintende alle operazioni, scrive Axios, ha sede nella Carolina del Nord. E da coordina le proprie azioni con i partner regionali: ogni giorno viene compilato un elenco delle navi in uscita dal Golfo Persico, così come uno delle petroliere vuote in arrivo dal Mar Arabico per caricare greggio. Le imbarcazioni, spiegano le fonti di Axios, viaggiano in fila indiana per un periodo di tempo prestabilito, protette da aerei da combattimento americani. Già nei giorni scorsi Bloomberg aveva riportato che i Paesi esportatori del Medio Oriente avevano istituito canali di trasporto segreti attraverso lo stretto di Hormuz, tramite navi con i transponder spenti e il successivo trasferimento del greggio su altre petroliere in attesa nel Golfo dell’Oman.

Raid russo notturno su Kyiv: almeno 13 morti e 40 feriti

Nuovo massiccio attacco russo su Kyiv. Nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 agosto 2026 Mosca ha colpito la capitale ucraina con missili balistici, missili da crociera e droni, causando un bilancio di 13 morti e 40 feriti secondo quanto riportato dal presidente Volodymyr Zelensky. Danni, oltre che nella regione di Kyiv, anche in quelle di Odessa e Chernihiv. «Nella capitale sono stati danneggiati edifici residenziali, tra cui un grattacielo i cui piani superiori sono stati distrutti, oltre a un ospedale pediatrico e una scuola», ha scritto Zelensky su X. Il sindaco della città ha confermato che i piani alti di un condominio di nove piani sono crollati e hanno preso fuoco. Alcune zone dei quartieri di Sviatoshynsky e Solomyansky sono rimaste senza elettricità. «Nella regione di Odessa il nemico ha effettuato un attacco con droni contro un valico di frontiera con la Moldavia. Nella regione di Chernihiv, ha preso di mira le infrastrutture del gas», ha aggiunto Zelensky.

Allerta anche in Polonia e Romania

Gli attacchi su Kyiv hanno provocato reazioni di sicurezza anche negli Stati membri della Nato confinanti. Il comando militare polacco ha dichiarato di aver mobilitato velivoli e attivato le difese aeree per proteggere lo spazio aereo del Paese, in particolare nelle aree al confine con l’Ucraina. Il ministero della Difesa rumeno ha affermato che i sistemi radar hanno rilevato bersagli aerei vicino al confine ucraino durante la notte, provocando il decollo di due caccia spagnoli impegnati in missioni Nato e di un elicottero dell’aeronautica rumena. Il ministero ha aggiunto che un drone è entrato nello spazio aereo rumeno vicino a Galati prima di schiantarsi in una zona disabitata nella contea di Tulcea.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti

La crisi del salvinismo e della Lega è l’argomento politico dell’estate. In molti, fuori e dentro il partito, raccontano e cercano di capire le ragioni dello scontro tra ‘nordisti’ e ‘lealisti’, mai così aspro finora. Da una parte ci sono il vecchio partito, i governatori attuali ed ex – Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti – insieme alla Lega lombarda e alle segreterie storicamente più rappresentative vale a dire Bergamo, Brescia e Varese. Dall’altra, il nuovo corso, inaugurato da Matteo Salvini nel 2013, partito più ‘leggero’, nazionalista e sovranista, composto in larga parte da fedelissimi al capo.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Lo spartiacque della morte del Senatur

Ma quel che nessuno sottolinea è che questa crisi profonda si consuma a pochi mesi dalla morte di Umberto Bossi, scomparso il 19 marzo scorso. Un po’ come se si fosse creato uno spartiacque: c’è un ‘prima di Bossi’ e un ‘dopo Bossi’. Come se con la morte del fondatore non avessero più retto gli argini. Nella prima estate dell’era d.B (dopo Bossi, appunto) la Lega si è rotta. Si è sfaldata come in quelle famiglie in cui, morto il nonno, improvvisamente saltano psicologicamente tutti i freni, con i cugini che litigano per l’eredità e smettono di parlarsi. Non che il Senatur negli ultimi anni della sua vita godesse di una vera considerazione. Dopo le dimissioni della primavera del 2012, Bossi è stato bistrattato dal partito. Sostanzialmente perdonato dai militanti per gli scandali sui fondi irregolari, il vecchio capo è stato evocato e usato quando faceva comodo, mentre Salvini non gli ha mai perdonato di essersi candidato contro di lui alle primarie del 2013 (che peraltro vinse, 82 per cento contro il 18).

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Matteo Salvini e Umberto Bossi nel 2013 (Imagoeconomica).

Dalla Lega a due teste a partito schizoide

Un tempo formazione leninista, come amava definirla Roberto Maroni per la ferrea gerarchia, da tempo nella Lega convivono due partiti. Il congresso federale dell’anno scorso a Firenze lo ha reso plastico, come L43 fece notare. Nella prima parte dell’assise si erano concentrati gli interventi dei fedelissimi che avevano chiesto a Salvini di tornare al Viminale; nella seconda parte, i governatori e i ministri non avevano minimante accennato alla questione. Ecco, la Lega dei primi mesi d.B non è più a due teste. La Lega post Bossi ha tendenze schizoidi.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Roberto Maroni e Umberto Bossi (Imagoeconomica).

Salvini chiuso nel bunker mentre i big tentennano

Salvini si è chiuso nel bunker con qualche fedelissimo e non molla la segreteria, resistendo alla discesa nei sondaggi, e agli errori inanellati uno dietro l’altro a partire dal Papeete del 2019. Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli cercano di sopravvivere a questa stagione come sono sopravvissuti a tutte quelle precedenti senza dare un reale contributo da ‘saggi’ quali potrebbero essere. Luca Zaia continua a rinviare ogni decisione sul suo futuro, incollato alla sua comfort zone veneta, e senza alcuna voglia di farsi in quattro per salvare il partito. Ciclicamente si ‘risveglia’ e propone una reazione. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: lanciare il sasso e tirare indietro la mano. Lo sanno bene i militanti bresciani che avevano cominciato a raccogliere le firme per farlo diventare segretario: un’iniziativa mai decollata perché l’ex doge si è nuovamente tirato indietro.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Romeo pensa al suo sogno, Molinari non tocca palla

Poi c’è Fontana, l’Attilio da Varese, storico amico di Bobo Maroni. Quando era sindaco girava la città giardino in Porsche, e continua a comportarsi da ricco avvocato. Visto che non ha nulla da perdere, è l’unico che ora riporta senza peli sulla lingua quel che sente dire a ogni festa di partito: Salvini ha stufato. E i capigruppo al Senato e alla Camera? Massimiliano Romeo conosce Salvini da una vita (è stato prima di lui fidanzato con Giulia Martinelli, capo segreteria di Fontana e, appunto, ex di Salvini). È uno dei pochi che ha il coraggio di dire le cose in faccia al segretario. Ma si mormora che non pensi ad altro che a realizzare il suo sogno: diventare governatore lombardo. Ha anche accelerato la pubblicazione di un libro sulla Lega, pubblicizzato da un video in cui chiede un ritorno al ‘celodurismo’ con un vistoso Rolex al polso.

Riccardo Molinari invece sembra affetto dalla sindrome di Stoccolma. Prigioniero di Salvini, che a taccuini chiusi critica da anni, è l’unico dirigente che in questa fase non riesce a toccare palla.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

Lorenzo Fontana difende il capo ma punta su Stefani

Chi, seppur solitamente silente, questa volta si è sbilanciato è il presidente della Camera Lorenzo Fontana che ha chiesto più rispetto per il segretario. Ma a chi lo incontra privatamente, Fontana confida che Matteo dovrebbe farsi da parte. Quando vivi nel disordine da troppo tempo, è il ragionamento che fa in privato, poi ne subisci le conseguenze. Sarebbe ora di fare spazio ai giovani, afferma spesso Fontana.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

E nella mente del presidente della Camera c’è un nome in particolare: Alberto Stefani da Borgoricco, sua creatura che vorrebbe a tutti i costi come segretario federale. Veniamo poi a Claudio Durigon. Lo scorso giugno ha tentato di portare a termine una difficile trattativa tra Zaia e Salvini. Il testo dell’accordo che avrebbe dovuto dar vita a una formazione nordista è stato stracciato dal segretario. E ora il vicesegretario si trova a criticare gli stessi (Zaia & Co) che cercava di coinvolgere.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Alberto Stefani (Imagoeconomica).

La comunicazione e la “fabbrica del retroscena”

L’altro capitolo riguarda la comunicazione del partito: la nuova gestione, guidata da Davide Vecchi e Cristiano Bosco, è finita nel mirino dei critici per i troppi errori (scivoloni sui provvedimenti approvati e sulla morte di Franco Baresi quando era ancora vivo). Negli ultimi giorni si è arrivato addirittura alla fabbrica del retroscena. È stato chiesto ad alcuni fedelissimi di intervenire in difesa del segretario nella chat usata per le comunicazioni di servizio del consiglio federale. Nessuno dei componenti nordisti è intervenuto, ma lo staff di Salvini ha screenshottato gli interventi costruiti ad hoc girandoli alla stampa. E alcune testate sono cadute nel tranello riportando queste frasi come se fossero un retroscena vero, non un’operazione architettata appositamente. Una mossa che non ha portato a molto mentre il caos aumenta a mano a mano che ci si avvicina alla scadenza del raduno di Pontida. E aumentano anche i nervosismi di Salvini e le pretese sull’operato del governo. Mentre i nordisti rassicurano sulla tenuta dell’esecutivo. Anche se la nuova legge elettorale non piace, per esempio, assicurano che la voteranno perché fedeli ai patti di coalizione. Insomma tanta confusione e nessuna direzione.

Lega, tanta confusione e nessuna direzione: la mappa dello scontro tra nordisti e lealisti
Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran

Nuova mossa di Donald Trump: alla ricerca di una via d’uscita dal pantano dello stretto di Hormuz, il presidente Usa ha annunciato una «guerra economica» e un «isolamento senza precedenti» contro l’Iran, minacciando «conseguenze tremende» per qualsiasi Paese che aiuti o faccia affari con la Repubblica Islamica. L’annuncio di Trump è arrivato dopo giorni in cui si sono rincorse voci di nuove durissime sanzioni contro Teheran.

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Il post di Donald Trump su Truth.

«Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti», ha scritto Trump su Truth. Il presidente Usa ha poi aggiunto: «Qualsiasi Paese che consentirà alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende». Trump non ha citato alcun Paese alleato dell’Iran, ma il riferimento è ad altri due storici rivali degli Stati Uniti: Russia e Cina, che hanno consentito a Teheran di aggirare le misure occidentali tramite contrabbando di petrolio, trasferimenti di denaro e società di facciata. «Sapete bene chi siete. Sarà un “D-Day economico” e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran», ha scritto The Donald.

Trump annuncia una «guerra economica contro l’Iran» e minaccia chi aiuta Teheran
Donald Trump e Scott Bessent (Ansa).

Tra le ipotesi l’introduzione di sanzioni di secondo grado

Non è ancora chiaro cosa abbia di preciso in mente Trump: negli ultimi mesi il segretario al Tesoro Scott Bessent ha infatti già varato misure volte a colpire valuta, società di comodo e intermediari che aiutano i pasdaran. Tra le ipotesi ci sono il blocco terrestre delle merci e la stretta sulle raffinerie indipendenti cinesi, così come l’introduzione di sanzioni di secondo grado, destinate a colpire soggetti e aziende di paesi Terzi che effettuano transazioni commerciali o finanziarie con stati, entità o individui già sottoposti a misure restrittive. In questo caso verrebbero interessate soprattutto banche e aziende cinesi.

Il fondatore di Evergrande è stato condannato all’ergastolo

Xu Jiayin, fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale cinese per una serie di reati finanziari. L’ha riferito la China central television, secondo cui il Gruppo è stato multato per 8,82 miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di dollari), mentre Evergrande Real Estate dovrà pagare una multa di 7 miliardi di yuan. In totale circa 2,35 miliardi di dollari.
Per Jiayin il tribunale intermedio di Shenzhen ha disposto, oltre all’ergastolo, la revoca a vita dei diritti politici e la confisca di tutti i suoi beni personali.