Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio

Con un messaggio sul suo social Truth, Donald Trump ha annunciato che a partire «dal primo gennaio 2027 i dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l’acciaio» provenienti dal Canada «saliranno al 50 per cento». Nel suo post, il tycoon ha accusato Ottawa di aver «truffato» per anni Washington con le sue tariffe «scandalosamente elevate» sui prodotti agricoli statunitensi: «Non è sostenibile, non più. Il Canada non sarà più trattato come uno Stato! Anche sul fronte commerciale, oltre che sotto altri aspetti, è una delle nazioni con cui è più difficile trattare al mondo. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi».

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio
Il post di Trump su Truth.

E pensare che il 19 giugno Trump aveva annunciato su Truth la sospensione per tre giorni dei nuovi dazi del 50 per cento su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore quel giorno. Alla base della decisione progressi – a questo punto finiti nel nulla – nelle trattative tra Washington e Ottawa.

Salta la visita di Kushner e Witkoff a Mosca: «Poca sostanza»

La prevista visita a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump, è stata rinviata «poiché non esiste un’agenda sufficientemente sostanziosa per l’incontro» e, certamente, non si terrà prima di settembre. Lo ha riferito alla Tass Ivan Timofeev, direttore generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali. Witkoff e Kushner in questi giorni erano (in teoria) attesi sia a Kyiv che a Mosca: i due hanno però disertato le celebrazioni per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica in Ucraina e adesso è arrivata anche la notizia che non si presenteranno in Russia.

Timofeev: «Un conto è fare tentativi, un altro è ottenere risultati»

«È positivo che ci sia una certa attività da parte americana e dei tentativi, seppur procedendo per tentativi ed errori, di individuare un approccio praticabile», ha dichiarato Timofeev: «Ciò contrasta con l’atteggiamento dell’Amministrazione Biden, che non ha intrapreso iniziative di questo genere. Tuttavia, un conto è fare dei tentativi, un altro è ottenere risultati. E di questi ultimi non se ne sono ancora visti». Del rinvio della visita di Witkoff e Kushner ha parlato anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il quale ha ribadito la disponibilità da parte di Vladimir Putin a un nuovo incontro con gli emissari di Trump. Resta da capire, ha sottolineato, quali proposte presenteranno al Cremlino.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina

Si tiene oggi a Kyiv, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, un nuovo vertice della Coalizione dei Volenterosi, con leader in presenza e videocollegamento (tra quest’ultimi anche Giorgia Meloni). Al centro dei colloqui, a cui prende parte anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, la richiesta ucraina di rafforzare la difesa aerea del Paese e aumentare la pressione sulla Russia: a tal proposito, ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa per l’Ucraina per un valore di 6,1 miliardi di euro. I nuovi fondi stanziati da Bruxelles sono destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar, «a conferma dell’impegno dell’Europa a sostenere la difesa e la resilienza dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione da parte della Russia», sottolinea la Commissione europea in una nota.

Von der Leyern: «Sostegno dell’Ue incrollabile e concreto»

«Nel giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, l’Europa dimostra che il suo sostegno è incrollabile e concreto», ha scritto sui suoi canali social Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il nuovo finanziamento Ue, che fa parte del Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro, arriva in un momento molto difficile per il Paese, che negli ultimi due mesi ha dovuto affrontare numerosi e massicci attacchi missilistici russi. Dal 2022 l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un sostegno complessivo di circa 220 miliardi di euro.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky ha appena annunciato un piano per la fine della guerra

Nel fine settimana Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver elaborato con Unione europea e Stati Uniti un piano di pace per porre fine alla guerra, che prevede un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera attraverso un arretramento delle forze ucraine e russe e la formazione di una fascia cuscinetto affidata all’amministrazione di una parte terza, e infine garanzie e impegni di Ue, Nato e Kyiv. L’ultimo round di colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia si è tenuto a Ginevra il 17 e 18 febbraio.

Crans Montana, Jacques Moretti in carcere per violenza sulla moglie

Jacques Moretti, proprietario del Constellation, è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di violenze sulla moglie Jessica. L’episodio – secondo quanto riferito dalle televisioni svizzere Léman Bleu e Rts – risalirebbe alla notte tra l’11 e il 12 agosto 2026. La donna sarebbe stata ricoverata in ospedale. I coniugi Moretti, titolari del locale in cui sono morte 41 persone, sono indagati per la strage di Capodanno dalla procura del Vallese insieme con altre 14 persone.

Gli avvocati: «Fatti della vita privata»

Sulla vicenda sono intervenuti gli avvocati della coppia Mes Yaël Hayat, Nicola Meier et Patrick Michod, spiegando che «questi fatti, oggetto di un procedimento separato, riguardano esclusivamente la loro vita privata» e pertanto «non vanno confusi con la tragedia del Constellation». «Si inseriscono comunque in un contesto che non può essere ignorato, quello di una prova particolarmente intensa che i Moretti stanno cercando di affrontare insieme dall’1 gennaio. La vita privata deve ora riprendere i suoi diritti», hanno aggiunto.Fino al 9 ottobre i due hanno il divieto di lasciare la Svizzera e l’obbligo di presentarsi quotidianamente a un posto di polizia.

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta

C’è sempre qualcosa di stonato nel vedere la politica prendere le distanze dalle mode che essa stessa, fino al giorno prima, aveva contribuito ad alimentare. Succede adesso con il woke, concetto evocato per molto tempo con reverenza o disprezzo, mai con indifferenza, e che improvvisamente a sinistra comincia a provocare l’imbarazzo di quando si guarda una foto dei tempi andati. Possibile che ci vestissimo davvero così? 

Lo strappo in avanti di Conte

Giuseppe Conte, che possiede la furbizia di accorgersi rapidamente quando il vento cambia, ha rotto gli indugi. Su Repubblica ha spiegato che il progressismo deve lasciarsi alle spalle certe degenerazioni identitarie e tornare a occuparsi di diseguaglianze, lavoro povero, sanità e via discorrendo. Non proprio una scoperta copernicana, visto che poveri, diseguali e malati esistevano anche prima. Ma tant’è. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il distinguo di Boldrini: l’Italia ora non è l’America

Pochi giorni dopo, sul Corriere della Sera, arriva l’intervista a Laura Boldrini, ovvero la campionessa italiana di woke, anche se dalle sue risposte non sembra così. Qualche esagerazione c’è stata, dice, ma soprattutto negli Stati Uniti, non da noi dove si puntava sull’inclusione e sul rispetto dei diritti civili. Niente a che vedere con le follie dei campus americani. Ma la memoria di quel recente passato racconta una storia un po’ diversa. Perché Boldrini non fu una comparsa, ma diventò uno dei volti più riconoscibili di quella temperie culturale, attirandosi per anni feroci e spesso volgari attacchi della destra. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini (Imagoeconomica).

La vecchia battaglia sul linguaggio

E se c’era un terreno sul quale tutto questo si misurava ogni giorno era proprio il linguaggio. Da presidente della Camera, Boldrini volle che negli atti parlamentari le cariche fossero declinate al femminile: sindaca, ministra, avvocata, ingegnera. Non era un vezzo grammaticale. Dietro c’era una teoria precisa: il modo in cui chiamiamo le cose contribuisce a costruire la realtà e dunque, per trasformarla, bisogna cominciare dalle parole. Spirito del tempo: siccome cambiare il mondo restava complicato, a sinistra si cominciò dal vocabolario. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini è stata presidente della Camera da marzo 2013 a marzo 2018 (Imagoeconomica).

I tempi di «I can’t breathe» e «Black lives matter» alla Camera

Poi arrivò il caso di George Floyd e l’America, che oggi appare così lontana, sembrò improvvisamente dietro l’angolo. Boldrini riprese alla Camera il «I can’t breathe» delle proteste americane declinandolo all’italiana: «Non respiro perché sono donna, disabile, immigrata, ebrea, musulmana, gay, lesbica o perché ho la pelle nera». Concluse con «Black lives matter!» e si inginocchiò insieme ad altri deputati del Pd. A parte l’enfasi, niente di scandaloso, anzi. Solo che allora tra il progressismo americano e quello di casa nostra non sembrava esserci quella distanza che Boldrini oggi rivendica. Ma dalle parole ai simboli il passo era breve. Se il linguaggio non è mai neutrale, non lo sono neppure i segni che la storia lascia dietro di sé.

Un terreno sul quale Boldrini si era avventurata già qualche anno prima, quando propose di togliere la scritta «Mussolini Dux» dall’obelisco del Foro Italico. Non, bontà sua, di abbatterlo. In fondo il principio era sempre quello: le parole contano, ancor più se sono scolpite nel marmo. Si poteva essere d’accordo oppure no, ma una coerenza c’era. Ed è qui che la sua presa di distanza di oggi mostra qualche crepa. Non perché abbia cambiato idea, cosa perfettamente legittima. Ma perché, a sentirla adesso, sembra quasi che da quelle parti non sia mai passata. Gli eccessi erano americani, lei difendeva soltanto i diritti. Possibile. Solo che all’epoca il confine appariva assai meno sorvegliato. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini (Imagoeconomica).

La moda è passata e ora se ne prendono le distanze

Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato. E a dare il segnale non è stata Elly Schlein, segretaria del partito nel quale milita Boldrini, ma Giuseppe Conte. Il capo dei Cinque Stelle ha capito prima di altri che certe battaglie cominciavano a pesare più di quanto rendessero e si è mosso. Il Pd, come quasi sempre gli accade, si è accodato. Ed è forse questo l’aspetto politicamente più interessante della vicenda. Non stabilire quanto Boldrini sia stata o meno woke, esercizio che ormai interessa soprattutto gli archeologi del politicamente corretto. E neppure chi abbia ragione: Conte quando dice che la sinistra farebbe meglio a tornare a occuparsi di questioni sociali, oppure l’ex presidente della Camera quando ricorda che molte delle sue iniziative riguardavano diritti che meritano di essere difesi. Interessa vedere con quale rapidità ciò che fino a pochi anni fa sembrava destinato a cambiare la sinistra sia diventato un argomento da cui prendere le distanze. E come, quando certe convinzioni cominciano a mostrare l’usura del tempo, ci sia sempre chi scopre di non averle mai condivise fino in fondo.